<h2>SubmittedText<h2><p>Come prevedibile, poiché il Consiglio federale - diversamente dai governi di altre nazioni a noi vicine - rifiuta di prendere provvedimenti per limitare l'arrivo in Svizzera di clandestini intenzionati ad abusare del diritto d'asilo, le entrate illegali in Ticino s'impennano: nella prima settimana di giugno i casi registrati hanno raggiunto la cifra record di 719 e, secondo le guardie di confine, sono destinati ad aumentare. Per una curiosa coincidenza, queste cifre emergono solo dopo la votazione sulla nuova legge sull'asilo.</p><p>Il "caos asilo" potrebbe dunque rapidamente trasformarsi in realtà anche in Svizzera, ed in particolare in Ticino; soprattutto in considerazione del fatto che, se la via Balcanica è chiusa o quasi, quella del Mediterraneo rimane spalancata.</p><p>Si pone dunque con urgenza sempre maggiore il problema dell'allontanamento dalla Svizzera dei migranti economici (a maggior ragione se delinquenti): da un lato tramite rinvio in altri Stati Dublino (nel caso del Ticino, si tratta dell'Italia), dall'altro via riammissione nei paesi d'origine.</p><p>Chiedo al lodevole Consiglio federale:</p><p>1. Condivide che il rischio di "caos asilo", come pure il fatto che tra i flussi di migranti si nascondono terroristi islamici (il capo dell'Europol ha confermato questa situazione davanti al Parlamento europeo), impone una maggiore efficienza nell'allontanamento dalla Svizzera di finti rifugiati?</p><p>2. La nuova situazione non giustifica che l'erogazione di aiuti allo sviluppo vengano vincolati alla sottoscrizione di accordi di riammissione da parte dei paesi beneficiari?</p><p>3. Come valuta l'attuale situazione sul fronte degli accordi di riammissione con i paesi d'origine dei migranti?</p><p>4. Come valuta il funzionamento degli accordi di riammissione con la Tunisia?</p><p>5. Ritiene che gli accordi di riammissione con l'Algeria, ed in particolare la clausola che la riammissione prevede il consenso della persona interessata, siano ancora attuali?</p><p>6. Perché, diversamente da quanto fatto dalla Germania, la Svizzera non stabilisce che Tunisia, Algeria e Marocco sono stati terzi sicuri?</p><p>7. Quali passi concreti sono stati fatti nei confronti dell'Italia per ottenere da quest'ultima un'applicazione corretta degli accordi di Dublino, senza i consueti e caratteristici sotterfugi?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. In virtù degli accordi di riammissione conclusi con tutti gli Stati limitrofi, le persone che entrano irregolarmente in Svizzera e non depositano una domanda d'asilo vengono sistematicamente rinviate. Le persone la cui domanda d'asilo è stata respinta e al cui allontanamento dalla Svizzera nulla si oppone ricevono un termine di partenza entro il quale sono tenute a lasciare la Svizzera. L'esecuzione dell'allontanamento può tuttavia risultare inesigibile, ad esempio se una persona che non adempie la qualità di rifugiato dovrebbe tornare in un Paese in preda a una guerra civile. Di norma queste persone sono ammesse provvisoriamente se non costituiscono un pericolo per la sicurezza e l'ordine pubblici. L'esecuzione dell'allontanamento compete ai cantoni. Per quanto concerne le capacità e i mezzi a disposizione della Confederazione per individuare potenziali terroristi tra i richiedenti l'asilo, rinviamo alla risposta del Consiglio federale all'interpellanza del gruppo liberale-radicale 15.3546.</p><p>2. Nel 2012, nell'ambito delle strutture IMZ, il Consiglio federale ha incaricato la Segreteria di Stato della migrazione di allestire un elenco dei Paesi prioritari dal punto di vista del ritorno, sulla cui base identificare i collegamenti tra la politica migratoria estera e altri settori della cooperazione bilaterale. Il Dipartimento federale degli affari esteri e il Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca sono stati incaricati di informare il Dipartimento federale di giustizia e polizia, fondandosi sul suddetto elenco e coinvolgendo l'intera politica estera ed economica esterna della Svizzera, sulle opportunità concrete per individuare sinergie con altri settori.</p><p>Per contro, in passato Consiglio federale e Parlamento si sono a più riprese pronunciati contro l'applicazione di una stretta condizionalità negativa tra cooperazione allo sviluppo e cooperazione al ritorno. Hanno giustificato la loro posizione adducendo la discutibile efficacia e le possibili ripercussioni controproducenti. Per quanto riguarda le esperienze maturate con l'applicazione della condizionalità, il Consiglio federale rinvia al suo rapporto del 25 agosto 2010 in adempimento del postulato Leuthard 02.3591.</p><p>3. Il Consiglio federale intende rafforzare e formalizzare sotto forma di accordo la cooperazione in materia di migrazione con tutti i Paesi di provenienza importanti. Finora la Svizzera ha concluso 51 accordi di riammissione, sei accordi migratori e cinque partenariati in materia di migrazione. Negli ultimi cinque anni il Consiglio federale ha concluso 14 nuovi accordi di riammissione.</p><p>4. Un accordo migratorio che prevede la riammissione, in vigore dall'agosto 2014, è stato concluso nel quadro del partenariato migratorio con la Tunisia. Dal 2011 oltre 1500 persone sono rientrate volontariamente in Tunisia con un aiuto al ritorno. I voli speciali sono autorizzati. Le lungaggini nelle procedure, dovute a difficoltà tecniche ad esempio nell'identificazione, vanno ancora migliorate. Misure volte ad accelerare il trattamento delle domande e a permettere di migliorare le capacità a livello tecnico sono state decise insieme alle autorità tunisine.</p><p>5. Un accordo di riammissione è stato concluso con l'Algeria ed è in vigore dal novembre 2007. L'accordo include pure i ritorni coatti; il consenso della persona interessata non è quindi necessario. Non sono tuttavia previsti voli speciali. Malgrado progressi conseguiti in materia di identificazione, l'organizzazione pratica del ritorno costituisce la principale difficoltà. Colloqui sulla migrazione hanno luogo regolarmente con le autorità algerine e si cercano soluzioni nell'ambito dell'accordo di riammissione, in particolare per quanto concerne la messa a disposizione di agenti di polizia algerini per facilitare i ritorni a bordo di voli di linea.</p><p>6. La Germania non ha designato come Paesi sicuri né l'Algeria né il Marocco né la Tunisia. Attualmente, nemmeno la Svizzera intende farlo.</p><p>7. La collaborazione con l'Italia al momento è buona: l'Italia identifica e registra le persone che arrivano sulle coste meridionali e ha anche migliorato il sistema d'accoglienza. Il Consiglio federale è consapevole che questa situazione potrebbe cambiare se l'Italia fosse confrontata a un forte aumento della migrazione. Per questo motivo persegue un dialogo regolare con l'Italia sostenendo fermamente che gli obblighi previsti dall'acquis di Dublino vanno rispettati. L'ultimo incontro su temi della migrazione si è tenuto a Roma a fine maggio 2016. All'inizio di luglio, il capo del Dipartimento federale delle finanze ha inoltre incontrato il Ministro degli interni italiano al fine di discutere la collaborazione nell'ambito della protezione delle frontiere e altre questioni concernenti la criminalità transfrontaliera.</p>  Risposta del Consiglio federale.