<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p></p><p></p><p>1.Secondo il Concetto federale per la ricerca energetica 1995-1999 i fondi versati nel 1993 alla ricerca sulla fusione nucleare (32,2 milioni di franchi, valore nominale) devono essere ridotti a 30 milioni entro il 1999 (valore reale nel 1995). Le cifre citate nel presente intervento mostrano che tale obiettivo è stato raggiunto già prima del tempo. </p><p></p><p>Il Concetto federale precisa che le diverse classi di promovimento vengono applicate soltanto se si impongono tagli al budget globale della ricerca energetica. Ciò è stato il caso negli ultimi anni e per questo motivo è prevista un'ulteriore riduzione dei fondi destinati alla ricerca sulla fusione nucleare.</p><p></p><p>2.All'inizio del 1997 il Fusions Evaluation Board della Commissione Europea ha mostrato che i progressi raggiunti nella fisica e nella tecnologia relative alla fusione nucleare permettono di prendere in considerazione seriamente la costruzione e l'esercizio sicuro di un reattore a fusione sperimentale. I contributi del programma svizzero, integrato completamente in quello dell'UE, sono considerati significativi e di alta qualità.</p><p></p><p>Nel secondo semestre del 1997 il Dipartimento federale dell'interno, responsabile della politica scientifica in materia di fusione nucleare, ha esaminato le attività svolte dal nostro Paese, consultando anche la Commissione federale per la ricerca energetica (CORE). I risultati della verifica sono stati positivi sotto molti punti di vista: integrazione perfetta delle attività svizzere nel programma europeo, importanza politica di tali lavori (cooperazione internazionale, centro di ricerca al PF di Losanna), legami con l'Europa, aspetti economici e infine prospettive a lungo termine offerte dalla fusione, come potenziale fonte di elettricità poco inquinante e sicura.</p><p></p><p>Anche il Consiglio federale ha tenuto conto degli aspetti summenzionati per valutare l'utilità della ricerca sulla fusione nucleare. Attualmente esso non ritiene tuttavia necessario ritornare sulla propria posizione espressa nel Concetto federale. Inoltre, nell'ambito della pianificazione strategica per gli anni 2000-2003 il Consiglio dei PF dovrà rivedere il suo impegno a livello scientifico e finanziario nella ricerca sulla fusione nucleare.</p><p></p><p>E' opportuno ricordare che l'UE ha investito ingenti somme di denaro negli impianti elvetici (circa 93 milioni di franchi dal 1979); ciò implica naturalmente certi obblighi per il nostro Paese. Un'interruzione dei lavori in Svizzera comprometterebbe le nostre relazioni con l'UE. </p><p></p><p>3.Con il quinto programma quadro l'UE intende proseguire le sue attività di ricerca nel campo della fusione e mantenere la sua posizione di leader mondiale nel settore. La continuazione e la rapidità di attuazione del programma dipenderanno tuttavia in primo luogo dalla volontà politica di mettere a disposizione mezzi finanziari sufficienti.</p><p></p><p>In un primo tempo si tratta di dare all'Europa la possibilità di costruire un reattore sperimentale (NET ) o ITER ) a partire dal 2005), in seguito di dimostrarne la capacità di produrre elettricità (DEMO ) a partire dal 2025) e infine di costruire impianti commerciali (a partire dal 2040).</p><p></p><p>Il presente intervento fa riferimento alla situazione negli Stati Uniti. E' vero che in questo Paese il budget destinato alla ricerca sulla fusione nucleare ha subito forti riduzioni (da 369 milioni di $ nel 1995 a 232 milioni di $ nel 1997). Il President's Committee of Advisers on Science and Technology raccomanda tuttavia nel suo rapporto del 1997 di aumentare tali mezzi di nuovo a 320 milioni di dollari all'anno entro il 2002. Va inoltre ricordato che gli Stati Uniti lavorano a un ulteriore programma nell'ambito della fusione nucleare, la cosiddetta "fusione per inerzia", sostenuta tra l'altro dal settore militare. </p><p></p><p>Gli oneri pro capite per la ricerca sulla fusione nucleare in Svizzera non sono pertanto molto più elevati che negli USA.</p><p></p><p>4.+6.E' estremamente difficile mantenere il controllo sulla fusione nucleare. Considerato questo aspetto si può affermare che negli ultimi 25 anni sono stati raggiunti fondamentali progressi, che rendono sempre più realistica la produzione di elettricità mediante tale tecnica.</p><p></p><p>Inoltre, occorre ricordare che il carattere pluridisciplinare della ricerca sulla fusione nucleare ha numerose ripercussioni di natura scientifica (formazione e ricerca) e industriale (spin-offs) in molti altri settori. Qui di seguito alcuni risultati ottenuti esclusivamente con la ricerca effettuata in Svizzera, che hanno portato ad applicazioni pratiche nell'industria:</p><p></p><p>?L'utilizzazione del plasma nei processi industriali quali la stratificazione di silicio amorfo per la produzione di celle fotovoltaiche, il rivestimento di utensili con uno strato di diamante per prolungarne la durata di utilizzazione, la posa di strati decorativi nell'industria orologiera, l'imballaggio di generi alimentari con materiali speciali per garantire una conservazione a lungo termine, o detto in modo più generale, il rivestimento di  grandi superfici con materiali specifici. Tutte queste attività sono frutto della collaborazione tra la ricerca sulla fusione nucleare al PF di Losanna, le università svizzere e le industrie (università di Neuchâtel, Balzers, ASULAB, Tetra Pak, Sulzer Metco). </p><p></p><p>?Grazie alla collaborazione con ABB e Thomson Tubes Electronics (TTE) sono state sviluppate fonti di microonde ad alta frequenza. Una fonte di 500 kW ha permesso una produzione industriale in due centri di ricerca. Ulteriori potenziali risiedono in particolare nella produzione di ceramica per diverse industrie come ad esempio quella automobilistica. </p><p></p><p>?La ricerca sulla fusione nucleare è e rimarrà il motore di numerosi sviluppi nell'ambito della superconduttività ad alta e bassa temperatura. Le industrie svizzere attive in questo campo quali Schweizer Metallwerke e Kabelwerke Brugg hanno regolarmente partecipato allo sviluppo di diversi cavi superconduttori per la fusione. Il PF di Losanna insieme alle industrie summenzionate ha partecipato allo sviluppo di un prototipo di cavo superconduttore ad alta temperatura per il trasporto di energia.</p><p></p><p>?Anche lo sviluppo di nuove leghe compatibili con i reattori a fusione ha delle ripercussioni su altri settori. L'acciaio "Optimax", sviluppato in collaborazione con Sulzer Innotec, ha ad esempio delle proprietà che potrebbero rivelarsi ideali per la produzione delle pale delle turbine. Attualmente, in collaborazione con l'industria si stanno effettuando anche ricerche sulle leghe di titanio.</p><p></p><p>Confrontare la fusione nucleare con l'energia solare o con altre fonti energetiche non è il modo giusto di affrontare la questione. Si tratta in primo luogo di scoprire quali soluzioni possono essere adottate per soddisfare la futura domanda di elettricità. Visto che il ricorso alla fusione nucleare resta una prospettiva ancora assai lontana, spetta al settore pubblico sostenere le ricerche promettenti con mezzi finanziari sufficienti. E' troppo importante trovare una soluzione ai futuri problemi energetici per permetterci di trascurare un settore di ricerca, che sia quello della fusione nucleare, quello della fotovoltaica o altri. </p><p></p><p>5.La forte crescita a livello mondiale del mercato delle celle solari è dovuta in primo luogo agli ingenti investimenti privati e pubblici effettuati in Giappone, Germania, Stati Uniti e  Paesi Bassi, soprattutto nell'ambito delle tecniche convenzionali.</p><p></p><p>La ricerca in materia di celle solari in Svizzera si occupa tuttavia quasi esclusivamente di nuove tecnologie. I mezzi finanziari a disposizione di questo settore sono utilizzati in modo molto efficiente ed è lecito osservare che la Svizzera è tra i Paesi leader nella ricerca di questo campo. Il grande interesse a livello internazionale per i lavori svolti nel nostro Paese ne è la prova. Le persone e gli ambienti interessati si impegnano, nell'ambito delle risorse umane e finanziarie a loro disposizione, a mantenere il vantaggio conquistato nel settore dalla Svizzera.</p><p></p><p>Nel nostro Paese la commercializzazione dei prodotti derivanti da questo campo di ricerca spetta soprattutto al settore privato. La Confederazione e i Cantoni sostengono in modo limitato i progetti pilota. Attualmente, sono per esempio in fase di esame diversi progetti industriali svizzeri relativi alla produzione di celle. </p><p></p><p>7.I lavori nell'ambito della fusione nucleare si estendono su un arco di tempo così lungo che spesso viene messa in discussione la loro classificazione nella ricerca energetica e si considera l'eventualità di integrarle nella ricerca fondamentale. Per quanto concerne il programma dell'UE in materia e il relativo programma parziale svizzero integrato, essi hanno sempre mirato a un obbiettivo preciso: la produzione di elettricità in reattori a fusione. In quest'ottica la fusione nucleare rientra chiaramente nella ricerca energetica. Va tuttavia sottolineato che essa contiene tanti elementi della ricerca fondamentale e fornisce perciò importanti contributi anche ad altri settori. </p><p></p><p>Inoltre, tali lavori sono sottoposti a severi criteri di valutazione e in continua competizione con altri settori della ricerca.  </p><p></p><p>8.Sia la valutazione effettuata nel 1997 che il riconoscimento a livello internazionale per i relativi lavori dimostrano chiaramente che il programma svizzero in materia di fusione nucleare non può essere considerato un'"attività protetta" o un "self-service". A livello internazionale vi è una forte concorrenza per aggiudicarsi i fondi dell'UE, a livello nazionale, invece, sono molto ambiti i finanziamenti dei PF.</p><p></p><p>In Svizzera il finanziamento dei lavori dipende dalla strategia dei PF in materia di ricerca e di formazione che è di competenza del Consiglio dei PF (legge sulla ricerca e legge sui PF). I PF decidono tuttavia in modo autonomo in merito all'attribuzione definitiva di mezzi finanziari a un determinato tipo di ricerca.</p><p></p><p>9.Il 19 dicembre 1997 il Consiglio federale ha deciso di attribuire il settore dei PF al cosiddetto terzo livello di competenza (istituzioni di diritto pubblico). Di conseguenza  a partire dal 1° gennaio 2000 il Consiglio federale affiderà ai PF un mandato di prestazioni di quattro anni conformemente alla legge sui PF. Ogni quattro anni il Consiglio dei PF trasmetterà al Consiglio federale un rapporto dettagliato sulle proprie attività all'attenzione del Parlamento. Annualmente, saranno sottoposti alle Camere, in allegato al budget e ai conti della Confederazione e con un decreto separato, il budget, i conti e il rapporto di gestione dei PF. In questo modo si potrà garantire una grande trasparenza. Il Consiglio dei PF, a sua volta, dirige le istituzioni con convenzioni basate sul mandato di prestazioni del Consiglio federale. </p><p></p><p>Prima di affidare il mandato di prestazioni ai PF, il Consiglio federale sottopone il progetto al Parlamento. Esso dispone del "mandato", uno strumento per esigere dal Consiglio federale la modifica del mandato di prestazioni. Se il Consiglio federale non intende dare seguito al mandato delle Camere, deve giustificarlo in modo esauriente. </p><p></p><p>Indipendentemente dal mandato di prestazioni e dai conti presentati, l'attuale legge sui PF non permette di influire direttamente sull'utilizzazione dei mezzi finanziari attribuiti.</p><p></p><p>10.Anche dal punto di vista democratico il Consiglio federale ritiene che la volontà di rafforzare l'indipendenza nell'insegnamento e nella ricerca, manifestata dal legislatore nella legge sulla ricerca, merita di essere sostenuta.</p><p></p><p>Parallelamente al messaggio concernente il promovimento della formazione, della ricerca e della tecnologia negli anni 2000-2003, il Consiglio federale presenterà al Parlamento anche il programma sulla ricerca energetica (inclusa la fusione nucleare) per lo stesso periodo.</p>  Risposta del Consiglio federale.