<h2>SubmittedText<h2><p>Si invita il Consiglio federale a intraprendere le necessarie modifiche legislative, in particolare della Legge federale sui lavoratori distaccati (RS 823.20), affinché la lettera b dell'articolo 1 dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALCP; RS 0.142.112.681) venga interpretata conformemente alla legislazione sugli acquisti pubblici, escludendo quindi dalle "prestazioni di servizio" i lavori edili.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Uno degli obiettivi dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALCP) è quello di agevolare la prestazione transfrontaliera di servizi (art. 1 lett. b ALCP). L'ALCP, tuttavia, non prevede una ripresa integrale della libera circolazione dei servizi così come esiste all'interno del mercato europeo, ma soltanto una liberalizzazione parziale (FF, 1999, pagine 5116 e 5270). L'accordo, infatti, contempla unicamente i servizi di durata inferiore a 90 giorni per anno civile e quelli basati su accordi specifici tra Svizzera e UE. Le persone che forniscono servizi per una durata superiore a 90 giorni per anno civile sono sottoposte a una procedura d'autorizzazione (art. 26 della legge federale sugli stranieri). Sono presi in considerazione tutti i settori d'attività, salvo le attività elencate all'articolo 22 dell'allegato I ALCP, ossia le attività delle agenzie di collocamento per impieghi temporanei e interinali, i servizi finanziari soggetti ad autorizzazione e le attività che rientrano nell'esercizio dell'autorità pubblica.</p><p>Escludere i servizi del settore dell'edilizia dal campo d'applicazione dell'ALCP richiederebbe pertanto una revisione dell'accordo stesso. Una tale esclusione sarebbe incompatibile con il principio della non discriminazione, che è uno dei pilastri fondamentali della libera circolazione delle persone.</p><p>Facciamo presente, inoltre, che la legge federale sugli acquisti pubblici copre sia i lavori edilizi (art. 5 cpv. 1 lett. c LAPub) sia le prestazioni legate alla costruzione, come ad esempio i servizi di architettura e del genio civile (cfr. punti 11 e 12 dell'allegato 1a dell'ordinanza sugli acquisti pubblici). Tutti questi tipi di mandati sono contemplati dall'articolo 1 lettera b ALCP.</p><p>Per evitare che il livello salariale svizzero sia messo sotto pressione dalla libera circolazione delle persone e dalla libera prestazione di servizi che ne consegue, sono state introdotte apposite misure di accompagnamento, poi perfezionate a varie riprese. Uno dei loro principi fondamentali è che i prestatori di servizi stranieri offrano ai loro dipendenti le medesime condizioni salariali e di lavoro applicabili ai lavoratori in Svizzera. Proprio nel settore edilizio sono oggi in vigore numerosi contratti collettivi di lavoro (CCL) di obbligatorietà generale che prevedono condizioni salariali e lavorative minime. Grazie a essi, il settore edilizio è al riparo dalle pressioni salariali derivanti dalla libera prestazione di servizi. Il Consiglio federale è consapevole che la situazione in Ticino è tra le più tese in Svizzera. Le misure adottate per contrastare il dumping salariale, tuttavia, tengono già conto delle esigenze specifiche dei cantoni di confine in generale e del Ticino in particolare.</p><p>In questo cantone, infatti, è previsto un forte aumento dei controlli: dai 1050 controlli effettuati nel periodo 2013/14 si passerà pertanto a 2250 controlli nel 2015/16 (più di 115 per cento). Nel 2015, inoltre, la Confederazione cofinanzierà un maggior numero di posti legati all'esecuzione di tali controlli.</p><p>La questione della prestazione transfrontaliera di servizi, infine, concerne anche l'attuazione dell'articolo 121a della Costituzione federale. Le parti interessate avranno quindi l'occasione di pronunciarsi al riguardo.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.