<h2>SubmittedText<h2><p>Fino al 2005 la Svizzera non mai registrato più di 260 domande d'asilo all'anno presentante da richiedenti eritrei, in termini percentuali all'incirca tante quante gli altri Paesi europei. Il 20 dicembre 2005 la Commissione di ricorso in materia d'asilo ha emanato una delle sentenze più controverse degli ultimi decenni. In questa decisione di principio di 22 pagine ha stabilito che in Eritrea la renitenza alla leva e la diserzione sono punite in maniera sproporzionatamente severa e sulla base di una motivazione che va considerata politica. Le persone che nutrono il fondato timore di essere esposte a una tale punizione devono essere considerate rifugiati. </p><p>Da allora, la Svizzera non riesce ad arrestare l'immigrazione di Eritrei. I Cantoni sono gravati dai costi sociali, un beneficiario su dieci proviene dall'Eritrea.</p><p>1. In un prossimo futuro è previsto un viaggio in Eritrea del Capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia o del Segretario di Stato della SEM? In caso negativo, perché no? Nonostante le pesanti conseguenze, l'Eritrea non rientra nelle priorità della nostra politica migratoria?</p><p>2. Nel gennaio 2017 gli ambasciatori di Svizzera, Germania, Norvegia e Svezia hanno intrapreso un viaggio congiunto a destinazione di Asmara. I quattro Stati speravano che questa stretta cooperazione avrebbe conferito loro maggior peso. Che cosa ha apportato di concreto alla Svizzera questa posizione comune? La Germania, la Svezia o la Norvegia possono organizzare rimpatri coatti verso l'Eritrea? Come si prevede di proseguire la cooperazione con questi quattro Paesi?</p><p>3. Per motivare la sua reticente prassi in materia di allontanamenti, la SEM sostiene che negli ultimi anni né la SEM né le autorità partner hanno potuto visitare carceri in Eritrea nel quadro di viaggi di servizio (Blick 30.09.2018). La possibilità di visitare le carceri costituisce per la SEM un criterio per decidere in merito agli allontanamenti in un Paese? La SEM o il CICR hanno accesso, ad esempio, ai penitenziari in Iran, Turchia, Cina o Russia?</p><p>4. Nel dicembre 2019 il Segretario di Stato della migrazione ha annunciato, in un'intervista rilasciata alla NZZ, che la SEM prevedeva programmi specifici di aiuto al ritorno per i Paesi del Corno d'Africa (Etiopia, Eritrea, Somalia e Sudan). A che punto sono questi programmi? Nel caso non siano stati avviati, perché non è stato fatto?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il numero delle domande d'asilo primarie presentate da cittadini eritrei è diminuito sensibilmente dal 2016. L'Eritrea resta tuttavia una priorità per la politica migratoria svizzera. Fino alla fine del 2019 la Svizzera intratteneva contatti regolari con il governo eritreo. A causa della pandemia di COVID-19, l'aeroporto di Asmara è chiuso e al momento non sono possibili viaggi in Eritrea. Una visita di lavoro di una delegazione da Berna prevista per la primavera 2020 ha pertanto dovuto essere annullata. Analogamente, i collaboratori dell'ambasciata svizzera a Khartum, competente per l'Eritrea, non hanno più potuto intraprendere viaggi verso questo Paese dalla fine del 2019. Non appena possibile la Svizzera riprenderà i contatti, anche ad alto livello.</p><p>2. Dal 2016 la Svizzera intraprende iniziative congiunte insieme a Germania, Svezia e Norvegia, che devono affrontare le medesime sfide cui deve far fronte il nostro Paese. In questo quadro sono stati condotti vari dialoghi e incontri di lavoro. A causa della pandemia di COVID-19, dall'inizio del 2020 non ha potuto aver luogo alcun incontro a quattro. Anche se l'Eritrea continua a non accettare rimpatri coatti né dalla Svizzera né da altri Stati, la Confederazione manterrà le sue iniziative congiunte con i tre Paesi summenzionati, poiché questo approccio permette di consolidare la presenza e il dialogo con l'Eritrea. </p><p>3. I rapporti sulle visite a penitenziari rappresentano solo una delle tante fonti utilizzate per determinare la prassi in materia di allontanamento. Ciò vale sia per l'Eritrea sia per altri Paesi di provenienza dei richiedenti l'asilo quali, ad esempio, l'Iran, la Turchia, la Repubblica popolare cinese o la Russia. La SEM valuta infatti costantemente i rapporti più recenti delle organizzazioni dell'ONU, delle organizzazioni internazionali di difesa dei diritti umani, nonché di ricercatori, autorità partner e altre fonti attendibili. Intraprende inoltre viaggi di servizio e intrattiene scambi intensi con esperti e uffici migratori di altri Paesi europei nonché con l'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo. Grazie a queste numerose fonti, la SEM dispone di un quadro aggiornato e differenziato della situazione in loco e integra queste informazioni nella sua prassi in materia di asilo e di allontanamento.</p><p>4. La SEM offre un aiuto al ritorno per tutti i Paesi del Corno d'Africa. Tale aiuto consiste in un sostegno finanziario iniziale e un incentivo materiale a un progetto, che viene avviato in loco, dopo il ritorno, in collaborazione con un'autorità partner (di norma l'Organizzazione internazionale per le migrazioni OIM). La SEM reputa infatti fondamentale che le risorse siano impiegate in maniera efficiente nella realizzazione di progetti di reinserimento. In Eritrea non è possibile seguire i progetti delle persone che fanno ritorno, in quanto in loco non esistono organizzazioni partner idonee. Dal 2019 la SEM ha pertanto esaminato ulteriori misure di aiuto al ritorno. Una di queste consiste in un progetto di formazione in Svizzera finalizzato al ritorno. Questa misura consentirà di imprimere un maggiore impulso alla promozione del ritorno volontario verso l'Eritrea e nella regione. Questo programma di aiuto al ritorno specifico al Paese non ha ancora potuto essere attuato a causa della pandemia di COVID-19. L'avvio è previsto per il 2021, se la situazione epidemiologica lo consentirà.</p>  Risposta del Consiglio federale.