<h2>SubmittedText<h2><p>Sempre più spesso nelle regioni di confine si verificano reati violenti. Si parla di attacchi alle donne, assalti a furgoni portavalori e bancomat, furti con scasso in serie e bande scorazzanti di giovani armati. Negli ultimi mesi soltanto a Perly-Certoux, piccolo Comune di confine ginevrino, sono stati aggrediti quattro donne e un adolescente. Ma anche in Ticino, nella Svizzera orientale, nel Giura, nel Canto Vaud e in altre regioni le autorità locali suonano il campanello d'allarme. La popolazione è insicura e chiede che lo Stato assolva il suo compito principale, ossia garantire il rispetto del diritto e l'ordine pubblico. Nelle regioni di confine la sicurezza del confine spetta a Confederazione e Cantoni. Il Consiglio federale è pertanto invitato a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Il Consiglio federale è cosciente del peggioramento della situazione in materia di sicurezza nelle regioni di confine? Prende sul serio le preoccupazioni espresse dalle autorità locali e dalla popolazione?</p><p>2. A quali misure o mezzi immediati intende ricorrere il Consiglio federale per garantire nuovamente la sicurezza nelle regioni di confine?</p><p>3. Il Consiglio federale è disposto a ordinare controlli al confine temporanei al fine di garantire la sicurezza interna e l'ordine pubblico come previsto dal codice frontiere Schengen?</p><p>4. Il Corpo delle guardie di confine (CGCF) sarebbe in grado, con l'effettivo attuale e pianificato, di effettuare controlli al confine temporanei o mettere in atto altre misure supplementari?</p><p>5. La polizia militare sarebbe in grado di fornire puntualmente sostegno al CGCF?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale prende molto sul serio le preoccupazioni delle autorità locali e della popolazione. La situazione relativa alla sicurezza in Svizzera e, in particolare, nelle regioni di confine viene costantemente analizzata. Non è tuttavia possibile confermare un peggioramento generale della situazione in materia di sicurezza nelle regioni di confine.</p><p>2. La lotta alla criminalità transfrontaliera è una priorità. Le autorità cantonali e federali competenti (polizie cantonali, Amministrazione federale delle dogane, AFD, fedpol) collaborano strettamente. A cadenza regolare vengono svolti incontri strategici e operativi con le autorità partner delle regioni di confine, al fine di valutare la situazione relativa alla sicurezza, di coordinare le indagini nonché di adottare provvedimenti operativi. La Svizzera ha inoltre concluso accordi con tutti gli Stati limitrofi, che disciplinano la collaborazione transfrontaliera in materia di polizia e che hanno soprattutto lo scopo di contrastare la criminalità transfrontaliera. La collaborazione nell'ambito di tali accordi si è rivelata molto efficiente. I Centri di cooperazione di polizia e doganale di Ginevra e Chiasso forniscono il loro sostegno nell'ambito dello scambio internazionale di informazioni con Francia e Italia. La diretta collaborazione con le autorità degli Stati limitrofi è molto importante. Vengono infatti svolti pattugliamenti congiunti e coordinate indagini o impieghi. Uno degli esiti di questa collaborazione internazionale è stato, ad esempio, l'arresto di varie persone sospette in Francia, che avevano previsto un assalto a un portavalori in Svizzera.</p><p>Per la lotta alla criminalità transfrontaliera si ricorre in particolare anche a mezzi tecnici ausiliari come fotocamere fisse o mobili, sistemi d'allarme automatico e apparecchi multifunzionali di controllo. Questi ultimi servono alla valutazione immediata di informazioni e permettono di intervenire in modo mirato. Inoltre, grazie all'impiego mirato di mezzi tecnici ausiliari, le autorità di sicurezza riescono ad aumentare la propria efficienza senza però impiegare maggiori risorse di personale.</p><p>Eventuali misure volte alla chiusura automatica dei valichi di confine richiedono un esame più approfondito.</p><p>Il Consiglio federale rinvia inoltre alla sua risposta all'interpellanza Pantani del 18 settembre 2019 (19.4048 "Ripristino presidi doganali fissi").</p><p>3. Attualmente il Consiglio federale non ritiene necessaria la reintroduzione dei controlli sistematici al confine.</p><p>4. Grazie a impieghi di rinforzo, l'AFD è in grado di fornire sostegno, in termini di personale, a singole regioni nell'esecuzione dei controlli. Tuttavia, vista l'odierna organizzazione dell'AFD, tali collaboratori dovrebbero essere spostati da altre regioni, dove poi verrebbero a mancare. Nel quadro dell'ulteriore sviluppo dell'AFD e della futura formazione di base operativa uniforme, l'effettivo per tali impieghi di rinforzo sarà aumentato anche a favore di una maggiore capacità di resistenza. La riunione in un unico ambito direzionale di Dogana e CGCF consentirà di eseguire più impieghi di rinforzo. L'AFD punta maggiormente su moderni strumenti tecnici nonché su un'analisi dei rischi completa per poter contrastare in modo più mirato ed efficace la criminalità transfrontaliera.</p><p>5. La polizia militare sarebbe in grado di fornire il suo appoggio all'AFD nell'esecuzione di compiti di polizia di confine. In tal caso valgono le condizioni previste nell'articolo 67 della legge militare (RS 510.10). Il Consiglio federale non ravvisa per ora alcuna esigenza per un tale servizio d'appoggio.</p>  Risposta del Consiglio federale.