<h2>SubmittedText<h2><p>Da inizio ottobre 2007, la situazione sui mercati finanziari internazionali si è notevolmente aggravata (cfr. la risposta del Consiglio federale alle domande Fehr Hans-Jürg 07.5275 a 5277). Ne sono un'ulteriore prova gli elevati ammortamenti e accantonamenti operati anche da istituti finanziari svizzeri: 4 miliardi di franchi per UBS, 2 miliardi di franchi per Credit Suisse Group e 1,2 miliardi di franchi per SwissRe. Secondo il vicepresidente della direzione generale della Banca nazionale, Philippe Hildebrand, la situazione è "molto seria". Il banchiere Hans-Jörg Rudloff chiede una regolamentazione internazionale più rigorosa per le transazioni finanziarie effettuate fuori del sistema bancario (hedge fund, società di private equity e via di seguito).</p><p>Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Come valuta attualmente il Consiglio federale l'attitudine al rischio dei maggiori operatori finanziari svizzeri e il pericolo che la crisi finanziaria possa ripercuotersi sull'economia reale? Quali ripercussioni si attende per la situazione congiunturale del nostro Paese?</p><p>2. Quali misure prevede il Consiglio federale per tutelare l'economia svizzera e il mercato del lavoro dagli effetti delle speculazioni sul mercato finanziario?</p><p>3. Quali sono le ripercussioni della crisi finanziaria sulle casse pensioni e sulle compagnie di assicurazioni sulla vita, considerato che un'importante società di riassicurazioni presenta un'esposizione al rischio superiore al previsto?</p><p>4. Sono ipotizzabili sconvolgimenti analoghi sul mercato ipotecario nazionale, visto che ipoteche svizzere vengono negoziate anche nel mercato finanziario internazionale?</p><p>5. Il Consiglio federale condivide l'opinione secondo cui i settori del mercato finanziario che esulano dal sistema bancario tradizionale sottoposto a sorveglianza necessitino di una regolamentazione e di una vigilanza più rigorose e che la supervisione delle operazioni con le banche non sia sufficiente?</p><p>6. Il governo considera il fatto che gli hedge fund singoli rivestono un ruolo secondario nella realtà del nostro Paese, anche quale elemento di attrattiva per la piazza finanziaria elvetica?</p><p>7. In che misura i sistemi remunerativi dei grandi istituti bancari orientati a obiettivi a breve termine (bonus in funzione dei risultati) hanno concorso alla crisi finanziaria?</p><p>8. Direttori generali e presidenti dei consigli di amministrazione delle grandi banche e assicurazioni giustificano i loro smodati stipendi con le loro grosse responsabilità. Il Consiglio federale è dell'avviso che i vertici delle imprese coinvolte, come direttori e presidenti dei consigli di amministrazione, siano responsabili delle perdite miliardarie e debbano pagare anche personalmente le conseguenze?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Alcune delle banche che hanno risentito pesantemente della crisi dovranno senza dubbio tenerne conto nella gestione dei rischi. Il settore bancario non è però in pericolo. Le grandi banche che operano su scala internazionale dispongono di entrate diversificate e di un ampio portafoglio di investitori. Sono pertanto in grado di sopportare perdite anche gravi in singoli segmenti di attività presenti in determinati mercati. Per quanto riguarda le ripercussioni dei mercati finanziari sull'economia reale, fino al terzo trimestre del 2007 è stato osservato che a livello nazionale la creazione di valore aggiunto degli intermediari finanziari è rimasta sostenuta. Non sono tuttavia da escludere alcuni rischi, ad esempio gli sviluppi negli Stati Uniti a seguito della crisi ipotecaria. Dato che ha un'economia molto articolata, la Svizzera non potrebbe certo sottrarsi a tali sviluppi, tanto più se si pensa che il motore del suo maggiore partner commerciale, l'UE, si arresterebbe. Gli indicatori più recenti segnalano comunque che la crescita dell'economia nell'UE perdura a un ritmo soddisfacente, benché meno rapido del 2007. Viste le attuali turbolenze delle borse, il Consiglio federale monitorerà la situazione in modo permanente.</p><p>2. All'estero, soprattutto negli Stati Uniti, si sono registrate perdite di posti di lavoro a seguito della crisi ipotecaria. In Svizzera per ora non ci sono segnali che lascino prevedere una crisi occupazionale. Al contrario, la crescita del mercato del lavoro sembra essere improntata al dinamismo. La disoccupazione, tenendo conto delle variazioni stagionali, ha continuato a diminuire fino alla fine del 2007. Provvedimenti a tutela dell'economia pubblica svizzera non sono quindi necessari.</p><p>3. Riguardo agli investimenti patrimoniali delle casse pensioni in Svizzera, alcune società di consulenza leader sul mercato sono concordi nell'affermare che le casse pensioni loro affidate non investono direttamente in prodotti subprime. Non è chiaro però in quale misura siano stati attivati investimenti indiretti (ad esempio tramite fondi in strumenti del mercato monetario oppure fondi obbligazionari di banche). La crisi finanziaria ha tuttavia determinato una crescita modesta dei mercati finanziari nel 2007. Finora i mercati del 2008 sono caratterizzati da un'elevata volatilità. Poiché la gran parte degli istituti di previdenza necessita di una performance minima del 4 per cento per riuscire a mantenere il proprio grado di copertura, è da presupporre un calo del grado di copertura, anche se, per questi casi, gli istituti di previdenza hanno costituito riserve di fluttuazione.</p><p>Al 22 gennaio 2008 era evidente che l'evoluzione dei mercati finanziari aveva causato, rispetto alla fine del 2007 e in differenti entità, una riduzione dei capitali propri delle imprese di assicurazione sulla vita. Le esigenze della Solvibilità I erano comunque pur sempre soddisfatte. A tale data le imprese di assicurazione sulla vita avevano coprito ampiamente con attivi i loro impegni attuariali. In particolare, nel quadro dei capitali previdenziali interamente riassicurati dagli assicuratori sulla vita privati, la copertura minima del 100 per cento è ampiamente garantita. Le esigenze della Solvibilità I definiscono in modo convenzionale l'ammontare del capitale proprio libero e senza vincoli che un'impresa di assicurazione deve tenere a disposizione in funzione del suo volume d'affari.</p><p>Le società d'assicurazione domiciliate in Svizzera non hanno investito in misura ragguardevole nell'assegnazione di crediti subprime. Per quanto concerne gli impegni indiretti tramite fondi, derivati sui crediti, titoli garantiti in generale e altri prodotti strutturati, alcune imprese di assicurazione hanno previsto esposizioni di differenti grosse entità. È ovvio che, al pari di altri operatori del mercato, anche alcune imprese di assicurazione siano toccate degli effetti delle attuali turbolenze, in particolare con riguardo alle quotazioni borsistiche. La situazione potrebbe pertanto acuirsi e per singole imprese di assicurazione potrebbero rendersi necessari ulteriori ammortamenti o prodursi altre ripercussioni.</p><p>L'Ufficio federale delle assicurazioni private (UFAP) segue costantemente la situazione.</p><p>Gli assicuratori diretti sono tenuti a coprire i loro accantonamenti attuariali con un patrimonio vincolato e a rispettare le prescrizioni per gli investitori, che obbligano le imprese di assicurazione a condurre una prudente politica d'investimento. Queste prescrizioni non sono applicabili al patrimonio libero.</p><p>4. Nel raffronto internazionale, la Svizzera gestisce il settore delle ipoteche con molta cautela, dopo l'esperienza maturata negli anni Novanta. Il mercato ipotecario non sembra aver sofferto in termini di stabilità a seguito di sviluppi analoghi a quelli verificatisi sul mercato ipotecario statunitense. Occorre altresì precisare che l'aumento dei prezzi degli immobili registrato in Svizzera negli ultimi anni è stato, in media, piuttosto contenuto. A tutt'oggi le mobiliarizzazioni di prestiti su crediti ipotecari svizzeri sono da ritenere trascurabili. Poiché la situazione su questo mercato è momentaneamente calma non sono da attendere cambiamenti di sorta.</p><p>5. Nel mese di settembre del 2007 la Commissione federale delle banche ha pubblicato un rapporto informativo sugli hedge fund con riferimento alla stabilità del sistema, all'integrità del mercato, alle condizioni-quadro regolamentari, alla tutela dell'investitore e alla piazza economica. Da una prima analisi emerge che le attuali turbolenze sui mercati finanziari sono dovute alla crisi ipotecaria dei subprime statunitensi. Gli hedge fund non hanno causato queste turbolenze, né influenzato negativamente il mercato più di quanto abbiano fatto altri operatori sul mercato. I maggiori responsabili sono i prestatori di crediti estranei al settore bancario e le banche di investimento, che vendono le mobiliarizzazioni di prestiti ipotecari e i prodotti loro correlati. Alla luce di queste considerazioni, possiamo condividere le conclusioni del rapporto della Commissione federale delle banche, nel senso che la sorveglianza indiretta degli hedge fund attraverso la loro interfaccia con le banche sembra essere tuttora adeguata.</p><p>6. Come spiegato nella risposta alla domanda 5, non vi sono indizi che lascino presupporre un'eventuale influenza negativa degli hedge fund sulle turbolenze del mercato finanziario. Al momento la piazza finanziaria svizzera funge da "rete distributiva" per hedge fund e nulla di più. Il Consiglio federale si adopera per creare condizioni-quadro interessanti dal punto di vista fiscale e normativo a favore della piazza finanziaria svizzera, dal momento che questa contribuisce in maniera rilevante al benessere del Paese. E gli hedge fund ne fanno certamente parte.</p><p>7. Per sua natura, il sistema dei bonus per il personale bancario rileva più facilmente il contributo individuale in relazione al risultato annuale calcolabile sotto forma di rendimento piuttosto che l'azione orientata al futuro finalizzata a prevenire le perdite. Le banche sono consapevoli di questo fatto. Tuttavia, la strutturazione dei sistemi dei bonus potrebbe aver contribuito a creare sul mercato statunitense gli eccessi relativi alle ipoteche con scarsa solvibilità e di conseguenza a ridurre il valore dei titoli. Le regolamentazioni differenziate dei bonus e la distribuzione al personale di azioni (e opzioni) differita nel tempo rafforzano l'incentivo a partecipare al successo sostenibile e duraturo dell'impresa. Simili regolamentazioni dei bonus esistono già oggi e vanno a vantaggio degli azionisti. Sul lungo periodo è pertanto nell'interesse degli azionisti che il governo societario includa la gestione dei rischi all'interno del sistema remunerativo per i collaboratori interessati, in modo che nel conseguimento degli obiettivi di rendimento questi ultimi siano stimolati a riflettere in modo adeguato.</p><p>Bisogna pertanto garantire che i legittimi interessi degli azionisti nell'impresa possano essere tutelati al meglio. Per questa ragione il Consiglio federale ha avviato una revisione del diritto della società anonima che verte principalmente sulla buona gestione aziendale. Uno degli scopi del disegno di legge è migliorare il governo d'impresa e, in particolare, rafforzare la posizione degli azionisti quali proprietari della società anonima. Questo vale segnatamente per le indennità versate ai membri del consiglio d'amministrazione e della direzione. La revisione prevista non intende tuttavia regolamentare la strutturazione dei sistemi dei bonus nelle imprese private.</p><p>8. La Commissione federale delle banche è tenuta a garantire l'osservanza delle disposizioni in materia di sorveglianza da parte delle banche e, all'occorrenza, a mettere in atto gli opportuni interventi correttivi. Spetta però agli azionisti delle banche - e non al Consiglio federale - valutare se le prestazioni della direzione e del consiglio di amministrazione collimano con gli interessi dei proprietari.</p>  Risposta del Consiglio federale.