<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Ad 1:</p><p>In occasione della preparazione della conferenza ministeriale di Seattle, il Consiglio federale era cosciente dell'importanza di un'informazione trasparente in merito agli obiettivi e al contenuto di un prossimo ciclo negoziale sul commercio mondiale e riguardo alla difesa degli interessi svizzeri nell'ambito di tali trattative. La trasparenza stimola gli ambienti esterni a formulare utili suggerimenti e favorisce nel contempo il consenso. In previsione della conferenza ministeriale di Seattle, il Parlamento è stato informato sull'andamento dei negoziati dalle Commissioni della politica estera (CPE). Sindacati, rappresentanti dell'economia e altre organizzazioni non governative (ONG) sono state informate in occasione di periodici incontri con i competenti organi federali (sottocommissione OMC della commissione Ratti, sottogruppo IDA-Rio/OMC, gruppo di contatto OMC nonché commissione consultiva del commercio con l'estero e commissione di periti doganali). Il 17 novembre 1999, il Consiglio federale ha informato l'opinione pubblica sul mandato della delegazione svizzera alla conferenza ministeriale di Seattle. Il Consiglio federale avrebbe altresì ragguagliato l'opinione pubblica e il Parlamento sui mandati di un futuro negoziato multilaterale. </p><p>La Conferenza di Seattle si è conclusa senza l'approvazione di un programma negoziale e i lavori sono stati sospesi sine die. Ciò significa che a partire dall'anno prossimo, i negoziati già previsti negli accordi sull'agricoltura e sui servizi verranno avviati, mentre, per quanto riguarda gli altri settori, i membri dell'OMC dovranno decidere quale seguito dare ai lavori nel frattempo sospesi. Il Consiglio federale ne informerà il Parlamento e l'opinione pubblica. </p><p>Ad 2:</p><p>La delegazione svizzera a Seatlle era composta esclusivamente da rappresentanti del Governo e dell'Amministrazione. Tuttavia, nel corso della fase di preparazione e di negoziazione, i sindacati, i rappresentanti dell'economia e altre ONG non solo sono stati regolarmente informati ma è anche stata concessa loro la possibilità di esprimersi. In questo modo si è potuto tenere conto delle loro richieste. Molte organizzazioni non governative hanno partecipato alla conferenza ministeriale dell'OMC. Per dare a tutte la possibilità di presentare le proprie argomentazioni, è stato organizzato a Seattle, il 29 novembre, ossia un giorno prima dell'inizio della conferenza ministeriale, un apposito incontro. Il Consiglio federale ritiene che le possibilità attualmente offerte alle ONG per esercitare la loro influenza siano adeguate. A Seattle appariva inoltre importante che nel processo di formazione dell'opinione esse difendessero i loro interessi in modo indipendente, quale delegazione autonoma. Per il futuro, il Consiglio federale deciderà di volta in volta se includere le organizzazioni non governative nella delegazione svizzera, secondo le direttive del 24 novembre 1999.</p><p>Ad 3 e 4:</p><p>La nozione di servizio pubblico si riferisce alla volontà politica di combinare la prestazione di alcuni servizi con la componente dell'interesse generale. L'interesse generale e le esigenze che ne derivano sono definite in funzione dei processi politici propri ad ogni Paese. Ne consegue che non è possibile isolare alcuni servizi dal processo negoziale con l'argomentazione che si tratta di servizi "pubblici", in quanto il contenuto e la portata politica dell'interesse generale variano a seconda dei Paesi. </p><p>Il sistema delle regole dell'OMC, e in particolare l'Accordo generale sullo scambio di servizi (GATS), sono senz'altro in grado di tenere conto delle specificità dei diversi settori d'attività di servizio:</p><p>* In primo luogo, esso si basa sul principio della liberalizzazione progressiva, il che significa che nessun Paese può essere obbligato a liberalizzare, in tutto o in parte, l'una o l'altra attività di servizio contro la propria volontà;</p><p>* in secondo luogo, nulla impedisce agli Stati di emanare delle leggi, a condizione però che non ne risultino diversità di trattamento fra operatori stranieri e operatori nazionali. In particolare, lo Stato resta libero di definire l'interesse generale e di promulgare le rispettive prescrizioni nei settori interessati, sempreché rispetti i suoi impegni internazionali;</p><p>* in terzo luogo, il GATS contiene una clausola, detta di ordine pubblico, che permette agli Stati di derogare agli obblighi dell'Accordo se la salvaguardia degli interessi pubblici fondamentali dei membri lo richiede.</p><p>Il Consiglio federale è perfettamente conscio della portata dell'interesse generale che è proprio di alcuni settori di servizio. Esso costata tuttavia che l'OMC, e più in particolare il GATS, prevedono la flessibilità necessaria per tenere conto della specificità delle diverse attività di servizio e delle politiche nazionali perseguite dai membri dell'OMC. Per questo motivo, esso non ritiene né opportuno né auspicabile escludere alcuni settori di servizio dai prossimi negoziati sul commercio multilaterale.</p><p>Ad 5:</p><p>Il Consiglio federale è dell'avviso che tutti gli Stati sono tenuti a conformarsi alle norme fondamentali dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL). Con l'approvazione della Dichiarazione OIL sui diritti e i principi fondamentali del lavoro, del 1998, i 174 Stati membri dell'OIL si sono impegnati ad osservare questi principi fondamentali. Già nel dicembre 1996, la Dichiarazione dei Ministri dell'OMC riunitisi a Singapore invitava gli Stati ad agire in tal senso. La Svizzera, dal canto suo, ha ratificato tutte le sette convenzioni fondamentali dell'OIL e il 20 settembre 1999, il Consiglio federale è stato uno dei primi governi al mondo a proporre al Parlamento di approvare la nuova Convenzione OIL (n. 182) contro le peggiori forme del lavoro minorile. Come l'OIL, anche il Consiglio federale considera tuttavia le sanzioni commerciali uno strumento inadeguato per garantire il rispetto delle norme minime di protezione dei lavoratori.</p><p>La responsabilità principale per la dimensione sociale della globalizzazione spetta all'OIL. Per questo motivo, il Consiglio federale ritiene prioritaria la riforma dell'OIL, in particolare nella prospettiva di rafforzarne le norme e di promuovere il rispetto della Dichiarazione OIL del 1998 sui diritti e i principi fondamentali. Il Consiglio federale spera inoltre che, in occasione della conferenza successiva al Vertice sociale mondiale, che su suo invito si terrà a Ginevra nel 2000, vengano adottate misure concrete per promuovere la dimensione sociale della globalizzazione.</p><p>Nell'ambito dell'OMC, le possibilità di riuscire a convincere i Paesi in sviluppo della necessità di trattare questo tema sono alquanto esigue. La maggior parte dei membri dell'OMC respinge una clausola sociale nell'OMC. Ciononostante, vi sono alcune voci che si levano in favore della trattazione di tale questione in seno all'OMC, sia in un comitato formale che in un comitato informale OMC/OIL. Considerate le posizioni contrastanti, il nostro Paese si impegna in seno all'OMC a favore di un dialogo che consenta di chiarire un eventuale bisogno di azione.</p><p>Ad 6:</p><p>Varie istituzioni internazionali, fra le quali la Banca mondiale, nonché alcuni ambienti accademici e privati hanno condotto una serie di studi intesi ad analizzare le conseguenze della liberalizzazione sullo sviluppo, sull'ambiente, sulle condizioni sociali e sui diritti dell'uomo. La Svizzera ha offerto la sua collaborazione per una serie di studi dell'Organizzazione internazionale del lavoro, finalizzati all'esame della dimensione sociale della globalizzazione e della liberalizzazione in alcuni Paesi, fra cui la Svizzera. Questi studi mostrano, da un lato, che l'influenza e l'interdipendenza dei vari fattori economici, come il progresso tecnico, gli adattamenti strutturali, ecc. complicano notevolmente il compito di coloro che vogliono trarre conclusioni chiare su queste conseguenze. D'altro lato, detti studi hanno evidenziato che nelle economie aperte, lo sviluppo economico generale avanza più rapidamente rispetto allo sviluppo di quei Paesi che attuano la liberalizzazione commerciale con maggiore cautela. Un nuovo studio, condotto autonomamente dal nostro Paese al fine di analizzare le conseguenze nella sola ottica svizzera, giungerebbe verosimilmente alle stesse conclusioni delle inchieste nazionali comparabili di altri Paesi o degli studi plurilaterali. Considerata la limitata utilità di un ulteriore studio nazionale, la partecipazione della Svizzera agli studi plurilaterali appare molto più opportuna. La Svizzera si è perciò impegnata, nell'ambito dell'OCSE, in favore della realizzazione di studi sugli effetti dell'Uruguay Round nei vari Paesi.</p><p>Ad 7:</p><p>Il problema dell'effettiva integrazione dei Paesi in sviluppo, e in particolare di quelli più poveri, nel processo decisionale dell'OMC è ormai noto da tempo. La Svizzera, ma anche un certo numero di altri Stati industrializzati, sostengono attivamente - ossia con i fondi della cooperazione tecnica e, in parte, anche con l'impiego diretto di esperti propri - l'integrazione di questi Paesi nel sistema del commercio mondiale. Tale sostegno risiede anche nell'interesse proprio dei Paesi industrializzati in quanto contribuisce a creare le condizioni atte a migliorare a lungo termine il funzionamento del sistema. La Svizzera offre pertanto il suo sostegno ai Paesi in sviluppo e ai Paesi in transizione nel modo seguente:</p><p>* attraverso l'Agence de coopération et d'information pour le commerce international (ACICI) a Ginevra che la Svizzera finanzia integralmente. Il suo obiettivo consiste nell'aiutare le missioni diplomatiche dei Paesi che, a causa delle scarse risorse umane, sono ostacolate nel procacciamento delle informazioni presso gli organismi commerciali internazionali (OMC, UNCTAD, Centro del commercio internazionale). L'ACICI sostiene altresì i Paesi che intendono aderire all'OMC.</p><p>* mediante il finanziamento di "policy dialogues" per i negoziatori delle missioni dei Paesi in sviluppo con sede a Ginevra, che saranno organizzati dall'IUHEI a Ginevra in vista del nuovo ciclo negoziale;</p><p>* attraverso il finanziamento e l'organizzazione, in collaborazione con il Segretariato dell'OMC o con l'UNITAR, di stage per funzionari provenienti dai Paesi dell'Europa centrale ed orientale e dalle Repubbliche della CIS che stanno negoziando l'adesione dei loro Paesi all'OMC;</p><p>* mediante il cofinanziamento di un programma annuale inteso a migliorare le conoscenze e le informazioni di coloro che detengono il potere decisionale politico nei Paesi del Sud e dell'Est del continente africano e tramite la messa a disposizione dei Paesi meno avanzati di locali per installare, a Ginevra, una rappresentanza presso l'OMC.</p><p>Questi esempi delle attività svizzere sono solo una piccola parte delle prestazioni offerte ai rappresentanti dei Paesi in sviluppo. Viste le scarse risorse, sono tuttavia ancora circa 30 i Paesi che rinunciano ad aprire una propria rappresentanza a Ginevra preferendo qualche altra città sede di un'organizzazione internazionale o capitale di un importante partner.</p>  Risposta del Consiglio federale.