<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. L'articolo 132 capoverso 1 della Costituzione federale attribuisce alla Confederazione la </p><p>competenza di riscuotere una tassa di bollo sui titoli. Secondo la vigente legge federale del </p><p>27 giugno 1973 sulle tasse di bollo (LTB), la Confederazione riscuote, oltre alla tassa </p><p>d'emissione e alla tassa sui premi d'assicurazione, una tassa di negoziazione sul commercio </p><p>di titoli.</p><p></p><p>La tassa di negoziazione prelevata sulle transazioni di titoli è disciplinata nel capo secondo </p><p>della LTB; essa ha apportato alla Confederazione circa due miliardi di franchi annui nel 1998 </p><p>e 1999. Nel 2000 il prodotto di questa tassa è ammontato a 2,8 miliardi di franchi. Queste </p><p>cifre mostrano chiaramente che la tassa di negoziazione costituisce un'importante fonte di </p><p>entrate per la Confederazione.</p><p></p><p>2. Negli ultimi anni, la questione dell'abolizione parziale o totale della tassa di negoziazione è </p><p>stata sollevata a più riprese. Di conseguenza, per quanto riguarda la tassa di negoziazione </p><p>sono stati accordati diversi sgravi. Ricordiamo ad esempio la revisione parziale della LTB del </p><p>4 ottobre 1991 nonché quelle del 19 marzo 1999 e del 15 dicembre 2000, decise in </p><p>procedura d'urgenza. </p><p></p><p>Gli sgravi già adottati sono stati decisi in gran parte per tener conto della globalizzazione dei </p><p>mercati e della pressione dovuta a una concorrenza sempre più forte tra le singole piazze </p><p>finanziarie. Al fine di permettere alla Svizzera di restare una piazza finanziaria attraente per </p><p>gli investitori ed evitare che le operazioni borsistiche emigrino verso altre piazze, negli ultimi </p><p>due anni le necessarie misure sono state prese in procedure d'urgenza. Questi sgravi operati </p><p>in certi settori del commercio di titoli, che causano minori entrate ma che servono a </p><p>sopprimere gli svantaggi per la Svizzera a livello di concorrenza, sono appena sopportabili </p><p>nel quadro di un'amministrazione scrupolosa delle finanze federali, peraltro incontestata. </p><p></p><p>3. La soppressione della tassa di negoziazione richiesta dall'autore della mozione, </p><p>unitamente alla rinuncia a misure di compensazione, non può essere sostenuta e nemmeno </p><p>giustificata dal Governo. La tassa di negoziazione dev'essere mantenuta poiché è un'entrata </p><p>della Confederazione; dal punto di vista della politica finanziaria, la sua soppressione non </p><p>sarebbe sopportabile né oggi né in un prossimo futuro.</p><p></p><p>Come mostrano le recenti analisi, le eccedenze delle entrate della Confederazione previste </p><p>secondo il piano finanziario potrebbero presto scomparire. Ciò avverrebbe sicuramente se </p><p>fosse soppressa la quota della Confederazione ai futuri aumenti dell'aliquota dell'imposta sul </p><p>valore aggiunto a favore dell'AVS/AI. Per questo motivo, la Confederazione non potrà </p><p>soddisfare tutti i desideri in materia di spese e di riduzione di imposte. In particolare, per </p><p>ragioni di budget essa continuerà a dipendere dalle entrate provenienti dalla tassa di </p><p>negoziazione. Di conseguenza gli sgravi accordati nel settore della tassa di negoziazione </p><p>continueranno ad essere limitati come finora ai settori finanziari più colpiti dalla concorrenza </p><p>e dalla fuga di transazioni verso l'estero. Il rischio di veder emigrare gli investimenti all'estero </p><p>dovrebbe essere minore per i clienti privati e i piccoli investitori. Per questi, infatti, una </p><p>differenza minima delle spese di transazione non è un fattore determinante per spostare le </p><p>loro operazioni in titoli da un Paese all'altro. Essi danno piuttosto maggiore importanza alla </p><p>qualità dei servizi, alla stabilità come pure alla discrezione di una piazza finanziaria. Per </p><p>quanto riguarda le misure urgenti concernenti la tassa di negoziazione, nella sessione </p><p>invernale del 2000 anche le Camere federali hanno deciso, in maggioranza, di limitare </p><p>sistematicamente la revisione ai settori economici per i quali esiste un pericolo di fuga di </p><p>transazioni verso l'estero. </p><p></p><p>4. Infine, occorre rammentare che il Consiglio federale respinge l'introduzione di un'imposta </p><p>sugli utili in capitale, come chiesto da un'iniziativa popolare. In effetti, sarebbe difficile </p><p>spiegare ai cittadini svizzeri che talune persone che realizzano in borsa utili talvolta elevati, </p><p>ma non imponibili, possano ora anche beneficiare dell'esenzione dalla tassa di negoziazione, </p><p>che nel confronto è molto modesta. D'altra parte bisogna evidenziare che le cifre d'affari </p><p>realizzate nelle transazioni di titoli sono escluse dall'imposta sul valore aggiunto, e ciò per </p><p>evitare un suo cumulo alla tassa di emissione e a quella di negoziazione.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.