<h2>SubmittedText<h2><p>La posizione della Svizzera nel conflitto in Medio Oriente appare in maniera sempre più unilaterale a favore dei palestinesi e contro Israele. Una visita nei territori non ha fatto che confermare tale ipotesi. I rappresentanti svizzeri a Ramallah sembrano avere una veduta molto miope, hanno risposto in modo un po' contrito alle domande in merito ed hanno fatto un'impressione tutto sommato ambigua.</p><p>Chiedo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. L'impegno della Svizzera a Ramallah desta molti sospetti. Cosa fa il nostro Paese nei bunker altamente protetti dell'OLP e come si può conciliare tutto ciò con la nostra neutralità?</p><p>2. Il Consiglio federale è in grado di garantire che gli oneri finanziari della Svizzera nell'ordine di 22 milioni di franchi vengano utilizzati soltanto per l'aiuto alla ricostruzione e non per scopi politici, vale a dire per il terrorismo?</p><p>3. Quale sostegno offre altrimenti la Svizzera come Paese neutrale allo Stato di Israele?</p><p>4. Nell'ultimo decennio cosa ha intrapreso la Svizzera contro gli attacchi aerei sferrati ad Israele dal sud del Libano e dalla Striscia di Gaza?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La Svizzera ha aperto un ufficio di rappresentanza a Ramallah presso le autorità palestinesi istaurati in conformità con gli accordi di pace israelo-palestinesi di Oslo del 1993. Tramite le funzioni del'ufficio di rappresentanza figura la realizzazione del programma di sviluppo e d'aiuto umanitario nel Territorio occupato palestinese (TPO) della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) del Dipartimento federale degli affari esteri. Il programma della DSC si articola in due settori prioritari: primo il consolidamento dello Stato di diritto e del regime di protezione delle popolazioni più vulnerabili e secondo il sostegno allo sviluppo economico e alla creazione di posti di lavoro. La strategia della DSC nel TPO ricalca la linea d'azione della politica svizzera nella regione, segnatamente la promozione della pace, la tutela della dignità umana e la promozione dello sviluppo economico e sociale.</p><p>La questione della neutralità peraltro non si pone. Il diritto della neutralità disciplina in effetti i diritti e doveri di uno Stato neutrale nel caso di un conflitto armato tra due Stati. Concernente il campo d'applicazione del diritto e della politica di neutralità viene fatto riferimento al rapporto del Consiglio federale del 2007 (FF 2007 p. 5113).</p><p>2. La scelta dei partner della DSC viene operata seguendo criteri severi. Prima di avviare una nuova partnership la DSC procede ad un'analisi istituzionale approfondita: lo statuto dell'organizzazione, obiettivi e principi devono collimare con i valori difesi dalla Svizzera, segnatamente il rifiuto della violenza, il rispetto dei diritti umani e del pluralismo, la non discriminazione e la trasparenza (in particolare per quanto riguarda la gestione e la contabilità). La DSC intrattiene contatti regolari con i suoi partner per verificare la corretta realizzazione dei progetti. I partner sono sottoposti a verifiche e valutazioni regolari da parte di esperti indipendenti.</p><p>3. La DSC non realizza progetti in Israele visto che questo Stato figura tramite quelli più industrializzati al mondo. Peraltro, Israele e la Svizzera intrattengono buone relazioni in numerosi settori, segnatamente quelli economico, scientifico e culturale. Dal 2004, i due Paesi conducono un dialogo politico regolare che consente di sviluppare le relazioni bilaterali e di garantire uno scambio approfondito di opinioni sulla situazione politica nella regione. Nell'autunno 2010, è prevista una visita ufficiale di Ueli Maurer, consigliere federale e responsabile del DDPS. Si tratterà della prima visita di un ministro svizzero della difesa in Israele.</p><p>4. Durante l'ultimo decennio la Svizzera ha regolarmente preteso la cessazione dei lanci di razzi anticarro e la negoziazione di un cessate il fuoco duraturo, sia pubblicamente che in occasione di incontri bilaterali con le parti coinvolte.</p>  Risposta del Consiglio federale.