<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La proposta della concessione di un tasso di cambio speciale per l'esportazione svizzera nell'area del dollaro non rappresenta né un passaggio parziale a un sistema con tassi di cambio fissi, né un nuovo strumento di politica monetaria. Come spiegato anche nella motivazione del postulato, si tratta piuttosto di un sussidio prelevato dagli utili della banca centrale e versato a una determinata cerchia di esportatori svizzeri. La misura proposta non è quindi paragonabile all'annuncio di un obiettivo in materia di cambi come quella adottata nel 1978 (corso del DM superiore a 80.00 CHF). Potrebbe piuttosto essere paragonata alle condizioni preferenziali per l'agevolazione della salvaguardia dei corsi del ricavato delle esportazioni che, negli anni Settanta, la Banca nazionale ha inizialmente offerto a singoli rami dell'industria (orologi, tessuti) e in seguito a tutti gli esportatori. L'estensione dei sussidi - altrettanto dubbi dal punto di vista politico - di allora era tuttavia minore di quella proposta nel postulato. Inoltre le possibilità esistenti attualmente sui mercati finanziari di affari volti a salvaguardare i corsi non erano allora ancora disponibili.</p><p>Secondo l'opinione del Consiglio federale la misura proposta non è né ragionevole dal punto di vista economico, né adeguata a raggiungere gli obiettivi menzionati nel postulato. Essa sarebbe inoltre incostituzionale.</p><p>Effettivamente il dollaro si è chiaramente indebolito e il Consiglio federale è conscio che il debole tasso di cambio comporta minori entrate per gli esportatori svizzeri nell'area del dollaro. Ciononostante l'attuale situazione dei tassi di cambio non è attribuibile a un eccessivo rafforzamento del franco. Alla luce del disavanzo della bilancia dei pagamenti correnti degli USA si tratta piuttosto di una (necessaria e attesa) correzione della precedente sopravvalutazione del dollaro. Dopo che a metà del 2001 il dollaro americano aveva raggiunto in termini reali il proprio picco, ha continuato a perdere valore e nel mese di giugno del 2003 l'indice reale del tasso di cambio del franco rispetto al dollaro si trovava di nuovo all'incirca al livello di inizio 1999. Il corso attuale del dollaro dovrebbe corrispondere maggiormente alla realtà economica che non la suddetta temporanea sopravvalutazione del dollaro registrata nei due anni precedenti.</p><p>La politica monetaria della Banca nazionale svizzera (BNS) si prefigge di conseguire la stabilità dei prezzi, tenuto conto dell'evoluzione congiunturale. Dato che in una piccola economia nazionale aperta come quella svizzera, i corsi di cambio hanno sensibili ripercussioni sull'evoluzione di rincaro e congiuntura, la loro situazione costituisce un fattore importante nelle decisioni in materia di politica monetaria della BNS. In occasione della sua ultima valutazione politico-monetaria della situazione, effettuata nel mese di giugno, la BNS ha peraltro ribadito l'attuale politica espansionistica ed evidenziato che si opporrebbe fermamente a una massiccia sopravvalutazione del franco.</p><p>Per contro non è compito della BNS prelevare dai suoi utili fondi da versare a titolo di sussidi mirati a singoli rami dell'economia. Se gli esportatori nell'area del dollaro venissero oggigiorno sostenuti finanziariamente, in futuro la BNS dovrebbe erogare sussidi anche a coloro che esportano nell'area dell'euro, della sterlina o dello yen qualora una di queste valute registrasse un eventuale indebolimento. Inoltre ci si potrebbe chiedere perché bisognerebbe mitigare attraverso sussidi solo i problemi di imprese esportatrici causati dall'instabilità dei cambi e non anche quelli di imprese attive nel mercato interno causati da fluttuazioni congiunturali. Il sussidiamento proposto per gli esportatori nell'area del dollaro comporterebbe immancabilmente ulteriori rivendicazioni nei confronti della BNS, che potrebbero pregiudicare l'indipendenza finanziaria della banca centrale. Le facilitazioni accordate agli esportatori nell'area del dollaro sarebbero inoltre incostituzionali in quanto la politica monetaria deve essere condotta nell'interesse generale del Paese, vale a dire senza privilegiare interessi particolari di singole regioni o settori. Infine, secondo il diritto vigente gli utili della BNS devono essere ripartiti nella misura di un terzo alla Confederazione e di due terzi ai Cantoni. Di conseguenza non è previsto nessun sostegno finanziario all'industria dell'esportazione.</p><p>A prescindere da queste riserve di principio, bisogna pure dubitare che la misura proposta permetta di conseguire gli obiettivi illustrati nel postulato. Infatti, attualmente l'industria dell'esportazione soffre piuttosto di scarsa domanda dall'estero e non di carente competitività in termine di prezzi. Inoltre, in particolare la scelta del luogo di produzione è una decisione strategica aziendale di lungo termine, che non viene influenzata da sussidi temporanei a favore delle esportazioni nell'area del dollaro.</p><p>Occorre pure considerare che in ordine agli investimenti la BNS segue una politica a lungo termine, per cui nel tempo le perdite sui cambi vengono di regola nuovamente compensate da guadagni dello stesso genere. Le perdite contabili registrate dalle riserve in dollari della BNS potranno col tempo essere di nuovo neutralizzate. Con la misura proposta la BNS registrerebbe per conto una perdita definitiva, rispettivamente una perdita realizzata. </p><p>Per terminare è evidente che a livello pratico un meccanismo del genere non sarebbe attuabile e genererebbe incentivi inopportuni. In futuro molti esportatori (ad es. anche quelli dello spazio UE) potrebbero essere portati a fatturare le loro esportazioni solo in dollari, in modo da poter successivamente rivendere a un cambio più alto i loro dollari alla BNS.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.