<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Nel confronto internazionale l'onere fiscale delle società in Svizzera è molto moderato. La quota dell'imposta sull'utile della Svizzera (quale rapporto tra le imposte sui proventi delle imprese costituite come società di capitali e il prodotto interno lordo) con il 2 per cento è tra le più basse di tutti gli Stati dell'OCSE. Le nostre aliquote delle imposte delle società figurano parimenti tra le più basse d'Europa. L'effettivo onere nazionale dell'imposta sull'utile, vale a dire tenendo conto della deducibilità delle imposte, non supera in nessuna capitale cantonale la soglia del 25 per cento. Nella gran maggioranza dei casi potrebbe situarsi addirittura sotto il 20 per cento. Le imposte sul capitale dei Cantoni relativizzano tuttavia questo risultato lusinghiero.</p><p></p><p>Il Consiglio federale è consapevole che le condizioni quadro fiscali per la piazza economica svizzera devono ancora essere ottimizzate in maniera mirata. È tuttavia convinto che una riduzione unilaterale dell'aliquota dell'imposta sull'utile per l'imposta federale diretta delle società dall'8,5 al 7,0 per cento, che provocherebbe perdite fiscali di oltre un miliardo di franchi, non dovrebbe essere giustificata dal punto di vista della politica finanziaria, visto che sono in corso progetti per i quali sono già stimate perdite di 1,8 miliardi di franchi (500 milioni a seguito della revisione della tassa di negoziazione e 1,3 miliardi a seguito del nuovo concetto di imposizione della famiglia).</p><p></p><p>Inoltre, si dovrebbe sollevare la questione se i Cantoni non debbano adottare misure analoghe. Così, ad esempio, non dovrebbe più incontrare opposizioni l'esigenza di un'abolizione generale dell'imposta sul capitale, visto che come noto le imposte patrimoniali non promuovono l'attrattiva della piazza economica svizzera.</p><p></p><p>2. Per quanto riguarda il tema della doppia imposizione economica, bisogna</p><p>ribadire che non è mai stato provato un generale bisogno d'intervento. Così, ad esempio, in occasione dei dibattiti sull'armonizzazione fiscale le Camere federali hanno respinto sia la deduzione di un cosiddetto dividendo normale (nel senso di una remunerazione del capitale proprio) sia un'imposizione parziale dei dividendi percepiti dagli azionisti (esenzione dei dividendi dell'ordine ad esempio del 20 %).</p><p></p><p>La commissione di esperti istituita dal Dipartimento federale delle finanze sulla "imposizione delle imprese indipendente dalla loro forma giuridica" e diretta dal professor Xavier Oberson (Ginevra) si occuperà tra l'altro anche della questione a sapere se la società anonima e l'azionista sono gravati maggiormente rispetto a un'identica impresa gestita come ditta individuale o società di persone. Scopo di questa commissione di esperti è pure l'ulteriore miglioramento delle condizioni quadro delle PMI a prescindere dalla loro forma giuridica. L'indiscusso tendenziale indebitamento eccessivo delle PMI - che non può essere una conseguenza della doppia imposizione economica - rappresenterà un ulteriore motivo per perseguire un'imposizione più equa degli utili dell'impresa e delle riscossioni di utili. Se tuttavia dovesse prevalere la convinzione secondo cui tutti gli utili dell'impresa debbano essere tassati alla stessa aliquota, sarebbe attualmente prematuro prendere una decisione sulla futura aliquota dell'imposta sull'utile. Visto che la suddetta commissione di esperti esaminerà anche se le alienazioni di partecipazioni ad un'impresa di persone e ad un ente debbano essere trattate fiscalmente allo stesso modo e quali ulteriori misure per il promovimento del capitale a rischio di tutte le imprese possano essere adottate, l'accettazione di questa mozione limiterebbe senza ragione alcuna la flessibilità imposta dall'adeguamento alle nuove conoscenze e alle esigenze politico-finanziarie.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.