<h2>SubmittedText<h2><p>Malgrado la situazione incerta e difficile che regna in Ucraina la Svizzera farebbe bene a non agire in modo affrettato mettendo a rischio le buone relazioni economiche e politiche con la Russia. Inoltre, per motivi di neutralità politica e giuridica, non dovrebbe allinearsi alla strategia aggressiva messa in campo dagli Stati Uniti e dall'Unione europea.</p><p>Le sanzioni dell'UE e degli Stati Uniti (adottate in parte anche dalla Svizzera) puntano a discriminare le persone fisiche e le imprese russe. Queste misure però possono avere ripercussioni negative sulle nostre aziende esportatrici che forniscono beni industriali e servizi alla Russia, per non parlare delle banche elvetiche che finanziano questo tipo di esportazioni.</p><p>La Russia è un importante acquirente di beni e servizi svizzeri. Le sanzioni varate contro le banche russe colpiscono anche l'industria svizzera in quanto gli operatori che vogliono esportare in quel Paese devono garantire anche il finanziamento delle operazioni. Per questo le banche svizzere, quelle russe e le loro filiali svizzere ed europee collaborano a stretto contatto con gli esportatori elvetici. In questo contesto l'ASRE, che assicura una parte dei rischi legati a questo tipo di esportazioni per conto della Confederazione, svolge un ruolo fondamentale. In caso di sanzioni o di altre misure restrittive delle autorità svizzere che ostacolano o impediscono il finanziamento dei progetti le commesse vengono annullate.</p><p>1. Il Consiglio federale è consapevole che le banche svizzere, quelle russe e le loro filiali svizzere ed europee svolgono un ruolo essenziale nel finanziamento delle esportazioni verso la Russia?</p><p>2. Il Consiglio federale concorda sulla necessità di non intaccare il volume di questi finanziamenti, che riguardano soprattutto i beni industriali?</p><p>3. La Svizzera, la quale assicura la presidenza dell'OSCE, e il Consiglio federale si impegneranno per revocare il più rapidamente possibile le sanzioni imposte dall'Europa e dagli Stati Uniti e proseguire il dialogo con la Russia per giungere a una soluzione politica del conflitto in Ucraina?</p><p>4. In che modo il Consiglio federale pensa di tutelare la piazza industriale svizzera dagli effetti delle sanzioni?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La legge federale sull'applicazione di sanzioni internazionali (RS 946.231) disciplina l'applicazione a livello nazionale delle sanzioni a carattere non militare dell'ONU, dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) o dei principali partner commerciali della Svizzera adottate per garantire il rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani. In base al diritto internazionale la Svizzera è obbligata ad applicare le sanzioni varate dal Consiglio di sicurezza dell'ONU in virtù del capitolo VII dello Statuto delle Nazioni Unite. Per quanto riguarda le sanzioni dei principali partner commerciali, in particolare quelle dell'Unione europea, non vi sono obblighi politici o giuridici che impongono alla Svizzera di adottarle. In questi casi il Consiglio federale valuta attentamente la situazione per decidere quale decisione prendere nell'interesse generale del Paese: recepire le sanzioni interamente, solo in parte o per niente. La valutazione si concentra su questioni di politica estera, diritto e politica economica internazionale e ne determina l'importanza. Naturalmente anche le considerazioni economiche esposte dall'autore dell'interpellanza hanno il loro peso, ma non possono essere decisive. Il Consiglio federale ha esaminato in quest'ottica anche la situazione dell'Ucraina. Dopo un'attenta ponderazione degli interessi ha deciso di non aderire alle sanzioni dell'UE ma di adottare misure specifiche per evitarne l'aggiramento tramite affari conclusi sul territorio svizzero.</p><p>1. Con un volume commerciale di 4,1 miliardi di franchi, nel 2013 la Russia si è classificata al 15° posto fra i partner commerciali della Svizzera (export: 3,1 miliardi di franchi; import: 980 milioni di franchi). È evidente che le banche svizzere e quelle russe svolgono un ruolo essenziale nel finanziamento e nella realizzazione di queste operazioni commerciali. Tuttavia, i dati specifici non sono accessibili pubblicamente.</p><p>2./4. Attualmente in Svizzera le restrizioni all'esportazione riguardano solo il materiale bellico, i beni a duplice impiego e i beni militari speciali, qualora siano totalmente o parzialmente destinati a scopi militari oppure a utilizzatori finali militari. Sono inoltre vietati l'esportazione verso la Crimea di determinati beni utilizzati nell'industria del petrolio e del gas nonché lo stanziamento di fondi e il sostegno economico legati a questi beni. Tutte le altre esportazioni verso la Russia sono tuttora consentite e finanziabili. Inoltre, in linea di massima ogni banca può decidere liberamente se svolgere una determinata operazione oppure no. Per quanto ne sappia il Consiglio federale, le banche svizzere applicano le sanzioni dell'UE e in alcuni casi anche le sanzioni degli Stati Uniti, tanto più se si considera che tali sanzioni richiedono un effetto extraterritoriale in vari campi.</p><p>Pertanto, le misure restrittive adottate dal Consiglio federale hanno avuto un impatto alquanto limitato sulla piazza industriale svizzera.</p><p>3. Il Consiglio federale ha già sottolineato più volte l'importanza del dialogo diretto con tutti i partner per trovare soluzioni politiche ai conflitti e continuerà a impegnarsi in tal senso in nome della politica estera indipendente della Svizzera e sotto l'egida della presidenza svizzera dell'OSCE nel 2014.</p>  Risposta del Consiglio federale.