<h2>SubmittedText<h2><p>Dai media italiani, ripresi da quelli ticinesi, si apprende che, contrariamente alla "rapida conclusione" annunciata, il "nuovo" (?) accordo sulla fiscalità dei frontalieri si trova nuovamente arenato, per volontà italiana.</p><p>La firma quindi non verrà apposta entro fine anno, ma è ancora una volta posticipata a data indeterminata. Non che potessero sussistere molti dubbi al proposito. Sono infatti oltre 5 anni che la firma del trattato sarebbe, a mente del Consiglio federale e dei suoi funzionari, "imminente". Poi si procede di rinvio in rinvio.</p><p>Il viceministro dell'economia italiano Antonio Missiani a margine dell'ultimo incontro tra le delegazioni svizzera ed italiana ha rilevato che il suo Paese - che mai ha voluto il nuovo accordo - ha, oggi, "altre priorità", legate ovviamente alla crisi da coronavirus.</p><p>Anche la Svizzera ha altre priorità. I vantaggi previsti dal nuovo accordo sono chiaramente inferiori a quelli che ci si potrebbe legittimamente attendere (ovvero, trattenere sul territorio ticinese un ammontare equivalente, o comunque vicino, alla totalità delle imposte alla fonte versate dai frontalieri). </p><p>I ristorni versati annualmente all'Italia, il cui ammontare si avvicina ormai ai 100 milioni all'anno ed aumenta in continuazione, servono urgentemente in Ticino a seguito dell'attuale crisi economica determinata dal covid.</p><p>Dopo quasi sei anni di negoziazioni infruttuose, è ora di dichiarare fallite le trattative, disdire la Convenzione del 1974 e trattenere in Ticino la totalità delle imposte alla fonte versate dai frontalieri.</p><p>Chiedo al Consiglio federale:</p><p>- Il Consiglio federale, che aveva preconizzato la conclusione rapida, ossia entro fine anno, del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri, è ancora una volta stato sconfessato dalla controparte italiana: qual è la sua posizione? Ritiene che questa situazione sia ancora sostenibile?</p><p>- Non ritiene il Consiglio federale che sia giunto il momento di disdire la vetusta Convenzione del 1974 e di conseguenza di non versare più ristorni all'Italia, anche in considerazione del fatto che nel corso del 2020 il quadro economico è radicalmente mutato e queste risorse - ormai quasi 100 milioni di franchi all'anno - sono diventate indispensabili al Ticino a seguito della crisi economica provocata dal coronavirus?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il 23 dicembre 2020, la Svizzera e l'Italia hanno firmato a Roma un nuovo accordo sull'imposizione dei lavoratori frontalieri e un Protocollo che modifica la Convezione per evitare le doppie imposizioni. Tale accordo verrà sottoposto, per approvazione, al legislatore svizzero. Una volta in vigore, sostituirà quello del 1974, migliorerà sensibilmente l'attuale dispositivo di imposizione dei frontalieri e contribuirà a mantenere le buone relazioni bilaterali tra i due Paesi. Le autorità dei Cantoni dei Grigioni, del Ticino e del Vallese sono state strettamente coinvolte nelle discussioni e hanno appoggiato la conclusione dell'accordo.</p>  Risposta del Consiglio federale.