<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Ad 1:</p><p>Già oggi l'UE è di gran lunga il principale partner commerciale del nostro Paese. L'entrata in vigore dei primi accordi bilaterali ha permesso di colmare talune lacune che ancora sussistevano in materia di accesso ai mercati. Tale processo proseguirà in maniera coerente con il secondo giro di negoziati bilaterali. Segnatamente, la conclusione di accordi sulla libera prestazione dei servizi e sul commercio di prodotti agricoli trasformati faciliterà ulteriormente gli scambi economici. Altri dossier apporteranno vantaggi economici indiretti alla Svizzera. Ad esempio, la prevista partecipazione ai programmi dell'UE in materia di educazione, di formazione professionale e in ambito giovanile contribuirà a migliorare il livello di formazione. Un altro esempio concerne l'ambito "Schengen/Dublino": la partecipazione al visto unico per l'intero territorio di Schengen aumenterà l'attrattiva della Svizzera in quanto meta turistica. Attualmente non è possibile formulare previsioni quantitative in merito all'impatto economico che deriverebbe dalla conclusione di nuovi accordi bilaterali.</p><p>Ad 2:</p><p>Rientra nel normale decorso di ogni negoziato internazionale il fatto che le posizioni di partenza delle due parti non siano identiche. Alla stessa stregua dell'UE, e d'altronde come qualsiasi parte a un negoziato, la Svizzera è disposta a concludere un accordo unicamente se il risultato nella sua totalità apporta un maggiore valore. L'obiettivo del Consiglio federale è pertanto ottenere, sulla base dei lavori preliminari interni, un risultato che permetta di salvaguardare al meglio gli interessi del nostro Paese.</p><p>Ad 3:</p><p>Come il Consiglio federale ha già esposto nella sua risposta all'interpellanza urgente del Gruppo UDC del 5 marzo 2002 "Coordinamento dei mandati per i negoziati bilaterali" (02.3025), lo stretto coordinamento della conduzione dei negoziati è una condizione essenziale per concludere con successo i negoziati. Va da sé che il Consiglio federale accompagna il processo di trattativa in tutte le sue tappe e prende le misure necessarie per la salvaguardia degli interessi del nostro Paese.</p><p>Ad 4:</p><p>Il Consiglio federale parte dall'idea che attualmente vi sia un ampio consenso in Svizzera in merito alla necessità di disciplinare le nostre relazioni con l'UE, a corto e medio termine, tramite accordi bilaterali. Il secondo giro di negoziati bilaterali - come d'altronde già i primi negoziati, l'accordo di libero scambio o l'accordo sulle assicurazioni - non pregiudica in alcun modo gli ulteriori passi in materia di politica europea.</p><p>Ad 5:</p><p>Durante le tre ultime votazioni in materia di politica europea (iniziativa "Negoziati d'adesione all'UE: decida il popolo!", votazione sui primi accordi bilaterali, iniziativa "Sì all'Europa!"), la maggioranza dei cittadini ha seguito le raccomandazioni di voto del Consiglio federale. Il 4 marzo 2001 il popolo ha espresso la volontà di non dare avvio a corto termine a negoziati di adesione all'UE. Tale volontà corrisponde per intero alle intenzioni del Consiglio federale. Non vi è motivo per ritirare la domanda d'adesione, che d'altronde non è attiva.</p><p>Ad 6:</p><p>Il Consiglio federale non è a conoscenza di abusi di competenza da parte di impiegati della Confederazione.</p>  Risposta del Consiglio federale.