<h2>SubmittedText<h2><p>Conformemente agli articoli 60 a 62 dell'ordinanza sull'ammissione, il soggiorno e l'attività lucrativa (RS 142.201), prima di rilasciare un permesso di domicilio occorre verificare il comportamento e il grado di integrazione del richiedente. Per tutti gli stranieri che non hanno diritto a un permesso di domicilio, le condizioni prevedono anche l'apprendimento della lingua parlata nel luogo di domicilio oppure, in casi eccezionali motivati, di un'altra lingua nazionale. È possibile rinunciare ai requisiti linguistici soltanto se tali persone non riescono a raggiungere il livello linguistico richiesto per incapacità incolpevole.</p><p>Una risposta del Consiglio di Stato del cantone di Zugo a due piccole interrogazioni invita a interpretare un corrispondente promemoria dell'Ufficio cantonale della migrazione in modo tale che, nel caso di stranieri particolarmente ricchi, per interessi pubblici importanti occorre rinunciare a esigere l'elevato requisito linguistico (B1) solitamente richiesto, non ponendo alcuna condizione linguistica a dette persone.</p><p>1. La Segreteria di Stato della migrazione ha approvato una tale regolamentazione?</p><p>2. Come giudica in generale sul piano giuridico una tale regolamentazione? L'apprendimento della lingua parlata nel luogo di domicilio previsto nell'ordinanza del Consiglio federale sull'integrazione non si applica agli stranieri particolarmente ricchi? Un cantone può a tal fine fondarsi su motivi importanti? Quali sono i motivi importanti ipoteticamente ammissibili?</p><p>3. Come giudica in generale sul piano politico una tale regolamentazione? Ritiene auspicabile che nel contesto del rilascio del permesso di domicilio, a differenza di quanto previsto per gli altri stranieri, alle persone particolarmente ricche non vengano posti requisiti o siano posti requisiti molto meno severi in materia di integrazione e in particolare di apprendimento della lingua parlata nel luogo di domicilio?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. L'impostazione della prassi relativa al rilascio ordinario del permesso di domicilio nell'ambito del diritto federale compete ai cantoni. L'approvazione della Segreteria di Stato della migrazione non è necessaria.</p><p>2./3. Se non ha diritto al permesso di domicilio, uno straniero può ottenerlo dopo un soggiorno di dieci anni, a condizione che non esistano motivi di revoca quali, ad esempio, condanne penali (art. 34 cpv. 2 in combinato disposto con l'art. 62 della legge federale sugli stranieri, LStr; RS 142.20). Si tratta di una decisione discrezionale che la competente autorità cantonale deve prendere considerando gli interessi pubblici, la situazione personale e il grado d'integrazione dello straniero (art. 96 cpv. 1 LStr). Prima di rilasciare un permesso di domicilio occorre verificare il comportamento tenuto fino a quel momento dal richiedente nonché il suo grado d'integrazione (art. 60 dell'ordinanza sull'ammissione, il soggiorno e l'attività lucrativa; RS 142.201).</p><p>Il diritto federale vigente non vincola dunque espressamente il rilascio del permesso di domicilio all'apprendimento della lingua parlata nel luogo di residenza. Tuttavia, descrive il contributo dello straniero all'integrazione rinviando in particolare all'apprendimento di una lingua nazionale (art. 4 cpv. 4 LStr; art. 4 lett. b dell'ordinanza sull'integrazione degli stranieri; RS 142.205). I cantoni dispongono quindi di un certo margine discrezionale. Sono dunque liberi di stabilire in che misura vincolare il rilascio del permesso di domicilio a requisiti linguistici. La questione se una prassi cantonale rispetta i principi dell'uguaglianza giuridica e della proporzionalità rileva dal diritto e deve pertanto essere decisa dai tribunali competenti.</p><p>Per il Consiglio federale è importante che gli stranieri in Svizzera padroneggino o apprendano la lingua parlata nel luogo di residenza. Il disegno sull'integrazione attualmente dibattuto in Parlamento (13.030, Integrazione) prevede che il permesso di domicilio sia rilasciato soltanto agli stranieri integrati (art. 34 cpv. 2 lett. c D-LStr). Come novità, i criteri d'integrazione, tra cui le competenze linguistiche, sono definiti in maniera esaustiva a livello di legge (art. 58a D-LStr). Il Consiglio federale disciplina a livello di ordinanza le competenze linguistiche richieste per il rilascio e la proroga di un permesso (art. 58a cpv. 2 D-LStr; messaggio dell'8 marzo 2013, commento agli art. 34 cpv. 2 e 4 D-LStr). Il disegno sull'integrazione non prevede quindi più alcun margine discrezionale per i cantoni. Ciò corrisponde al modello graduale che prevede requisiti più severi in materia di integrazione e dunque anche di conoscenze linguistiche per il rilascio del permesso di domicilio e per la naturalizzazione.</p>  Risposta del Consiglio federale.