<h2>SubmittedText<h2><p>Il 13 febbraio 2019 il Consiglio federale ha preso posizione sulla mozione Quadranti 18.4128 concernente un maggiore impegno per la regolamentazione internazionale dei sistemi d'arma autonomi. Le spiegazioni del Consiglio federale alimentano tuttavia più interrogativi che risposte. Il Consiglio federale è quindi invitato a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Nell suo parere sullamozione il Consiglio federale afferma che la Svizzera si impegna affinché siano adottate misure di accompagnamento tese a garantire la conformità di sistemi sempre più autonomi al diritto vigente. Di che misure di accompagnamento si tratta? In che modo queste misure possono garantire il rispetto del diritto internazionale pubblico se non sono sancite in un protocollo addizionale, giuridicamente vincolante, alla convenzione sul divieto o sulla limitazione dell'impiego di talune armi classiche?</p><p>2. Nell suo parere sulla mozione il Consiglio federale non esclude che determinati sistemi d'arma autonomi debbano essere sottoposti a regolamentazioni specifiche o vadano vietati. Come interpreta il Consiglio federale il termine "dereinst" (v. versione tedesca della mozione, termine non tradotto in italiano che significa "in futuro")? Non è meglio agire prima che i sistemi d'arma autonomi vengano utilizzati per la prima volta?</p><p>3. Il Consiglio federale scrive che occorre verificare fino a che punto e a quali condizioni l'uomo possa delegare ai sistemi d'arma autonomi la facoltà di decidere sulla vita e la morte. Chi si occupa di verificare questo aspetto e con quali tempi? Come saranno trasposti i risultati di tale esame in misure concrete?</p><p>4. Il Consiglio federale scrive che nella Convenzione delle Nazioni Unite su certe armi convenzionali (CCAC) vi sono notevoli divergenze su una definizione dei sistemi d'arma autonomi e sull'esigenza concreta di regolamentarli. Fintantoché non si troverà un accordo non si prospetta una regolamentazione internazionale nella CCAC. Cosa fa concretamente la Svizzera per risolvere questa situazione?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale accoglie favorevolmente la consultazione di esperti sui sistemi d'arma autonomi avviata a Ginevra. La Svizzera infatti si batte per risultati concreti in questo campo. Il rispetto del diritto internazionale pubblico e in particolare di quello umanitario è anche per il Consiglio federale un presupposto fondamentale per affrontare le sfide poste dai sistemi d'arma autonomi.</p><p>1. I controlli giuridici sui sistemi d'arma autonomi devono dimostrare che le nuove armi non violino il diritto internazionale pubblico. L'obbligo di verifica è sancito dalle Convenzioni di Ginevra (art. 36 del protocollo aggiuntivo) e, a livello nazionale, dall'ordinanza del Dipartimento federale della difensa, della protezione della popolazione e dello sport sul materiale (RS 514.20). Inoltre, se i sistemi d'arma acquisiranno maggiore autonomia, le verifiche necessarie saranno più impegnative. Il Consiglio federale vede in questo ambito un potenziale per interventi pratici, e intende sostenere per esempio lo sviluppo di metodi standard e protocolli di prova per svolgere le verifiche dei sistemi d'arma.</p><p>Il Consiglio federale auspica inoltre che a livello internazionale vengano chiariti il tipo e la qualità del controllo umano sui sistemi d'arma autonomi. È inoltre dell'avviso che queste misure potrebbero essere tradotte in buone pratiche o standard tecnici o politici per incentivare il rispetto degli obblighi di diritto internazionale pubblico vigenti.</p><p>2.-4. L'approccio delineato nella risposta 1 non esclude che queste e altre misure non si traducano in futuro in uno strumento giuridicamente vincolante. Questo strumento dovrebbe però avere un evidente valore aggiunto e godere di un sufficiente sostegno a livello internazionale. Dai colloqui svolti finora a Ginevra emerge che vi sono tuttora divergenze di opinione sull'esigenza e sulla portata di una regolamentazione in questo campo. Perfino i sostenitori di uno strumento giuridicamente vincolante propongono approcci di vario tipo che devono essere analizzati ulteriormente. Rimangono molti punti nebulosi su un divieto di specifici sistemi d'arma, segnatamente a livello di configurazione del divieto e di definizione di tali sistemi. Anche la proposta più recente, ovvero quella di una norma positiva per garantire i controlli necessari, dev'essere chiarita. Entrambi gli approcci però non godono ancora del sostegno necessario.</p><p>Il Consiglio federale ritiene che una dichiarazione politica potrebbe essere la soluzione più indicata, almeno fino a quando non sarà possibile stimare i tempi per la realizzazione di uno strumento giuridicamente vincolante che riscuota un ampio consenso. Grazie a una dichiarazione non solo emergerebbero misure pratiche con effetti concreti, ma si potrebbero ridurre le divergenze sulla definizione e sull'esigenza di una regolamentazione e trarre conclusioni su un'eventuale regolamentazione giuridicamente vincolante.</p><p>La Svizzera lavora attivamente per chiarire questioni d'importanza centrale, ad esempio analizzando la questione del controllo umano in collaborazione con il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) e l'Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma (SIPRI). Cura inoltre uno scambio di conoscenze con esperti di etica del mondo accademico nazionali e internazionali.</p>  Risposta del Consiglio federale.