<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di garantire che tutti gli svizzeri all'estero possano aprire un conto presso una banca svizzera di rilevanza sistemica e mantenere una relazione bancaria a condizioni ragionevoli. A tal fine occorre creare le pertinenti basi legali nell'ambito della regolamentazione "too big to fail", in contropartita della garanzia implicita dello Stato di aiutare queste banche, se necessario. In singoli casi o in casi di sanzioni inflitte dalla Svizzera deve comunque rimanere la possibilità di applicare eccezioni giustificate.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nella sua risposta alla mozione Büchel Roland 15.4029, di tenore analogo e respinta dal Parlamento il 4 maggio 2017, il Consiglio federale giunse alla conclusione che già oggi numerose banche svizzere, tra cui anche quelle di rilevanza sistemica, offrono agli svizzeri all'estero conti destinati al traffico dei pagamenti, fatte salve le disposizioni legali e regolamentari del rispettivo Paese di domicilio e della Svizzera. Di conseguenza, le banche adeguano l'offerta di servizi a ogni Paese. A seguito della crisi finanziaria, in numerosi Paesi sono aumentate le esigenze normative. Per effettuare gli accertamenti richiesti, le banche devono dunque sostenere un onere amministrativo supplementare che ricade in parte sui clienti svizzeri sotto forma di spese più elevate. Inoltre, sono aumentati i rischi giuridici e i rischi legati alla reputazione a cui le banche sono esposte in questo settore; esse ne tengono conto elaborando l'offerta di servizi finanziari transfrontalieri.</p><p>Secondo il Consiglio federale, l'introduzione di regole che obbligano le banche ad assumere rischi più elevati di quelli che avrebbero scelto di addossarsi, rappresenta una grave ingerenza nella libertà economica di quest'ultime. Inoltre non vi è un interesse pubblico preponderante che giustifichi o renda opportuno un simile intervento. Occorre altresì osservare che la regolamentazione "too big to fail" mira a ridurre i rischi che le banche di rilevanza sistemica comportano per l'economia nazionale. La legislazione "too big to fail" ha l'obiettivo di eliminare la garanzia implicita dello Stato per le banche di rilevanza sistemica. Di conseguenza la questione sulla contropartita, citata nella mozione, non si pone; anche perché manca un legame tra una siffatta contropartita e l'obiettivo della regolamentazione "too big to fail". Oltre a ciò, dal punto di vista della parità concorrenziale non è giustificabile che un simile obbligo legale venga imposto solo a una parte delle banche. Infine, un obbligo sancito nel diritto svizzero non sarebbe comunque sufficiente per garantire agli svizzeri all'estero l'apertura o il mantenimento di un conto in Svizzera, poiché determinate disposizioni legali estere potrebbero ugualmente limitare o vietare l'accesso a una simile offerta.</p><p>Nel quadro del rapporto del 20 aprile 2016 in adempimento del postulato Graber Konrad 14.3752, il Consiglio federale ha esaminato la possibilità di obbligare Postfinance SA ad aprire e tenere conti destinati al traffico dei pagamenti anche per gli svizzeri all'estero. A tale proposito è giunto alla conclusione che non sarebbe adeguato conferire a Postfinance SA un mandato legale a favore degli svizzeri all'estero o estendere l'attuale mandato di servizio universale. Obbligare Postfinance SA a offrire di principio a tutti gli svizzeri che vivono all'estero prestazioni di servizi accrescerebbe sensibilmente i rischi giuridici e i rischi legati alla reputazione. Nella sua veste di proprietario della Posta, il Consiglio federale valuta però positivamente il fatto che questa offra agli svizzeri all'estero servizi del traffico dei pagamenti, a condizione che questi servizi non comportino un onere sproporzionato e non siano legati a rischi giuridici e di reputazione. Con decisione del 9 dicembre 2016 ciò è stato fissato negli obiettivi strategici per la Posta 2017-2020.</p><p>Dai summenzionati pareri del Consiglio federale (Büchel Roland e Graber Konrad) le circostanze non sono cambiate. Pertanto l'esecutivo rimane dello stesso parere di allora ed è tuttora convinto che un intervento non s'impone.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.