<h2>SubmittedText<h2><p>Con l'introduzione del principio "chi inquina paga" e la riscossione di una tassa commisurata al peso o al sacco, la gestione dei rifiuti e la loro riduzione sono state incentrate finora sull'attore terminale della filiera. I rifiuti provenienti dalle economie domestiche sono costituiti prevalentemente da imballaggi dei prodotti acquistati nei grandi supermercati. Per prevenire questa presa in ostaggio dei consumatori, sarebbe opportuno intervenire in maniera mirata alla fonte della produzione dei rifiuti domestici, sia a livello di supermercati che di produttori al fine di: </p><p>- consentire da un lato al consumatore di disfarsi dei rifiuti generati dai sovrimballaggi dei prodotti acquistati direttamente all'uscita dai grandi supermercati;</p><p>- intensificare dall'altro la prevenzione della superproduzione di rifiuti sviluppando la pratica dell'ecoconcezione che già esiste in Europa. L'ecoconcezione induce tra l'altro i produttori a ridurre il peso o le dimensioni del prodotto e del suo imballaggio, a sensibilizzare il personale contro lo spreco di materie e a sopprimere i sovrimballaggi.</p><p>Voglio pertanto porre le domande seguenti al Consiglio federale:</p><p>1. A fine di evitare che il consumatore venga preso in ostaggio durante i suoi acquisti al supermercato, il Consiglio federale può esaminare se ritiene opportuno costringere i grandi supermercati a collocare all'uscita dei  cassonetti di smistamento in cui il consumatore può deporre i suoi  rifiuti?</p><p>2. Essenzialmente, la tassa di smaltimento dei rifiuti fondata sul  principio "chi inquina paga" è a carico del consumatore finale. L'influenza esercitata dallo stesso sulla quantità d'imballaggio che accompagna i prodotti che egli acquista è tuttavia trascurabile. Applicato alla produzione dei rifiuti, il principio "chi inquina paga" non coglie il suo obiettivo. Consapevole di questo fatto, il Consiglio federale ritiene che la tassa di eliminazione fondata sul principio "chi inquina paga" costituisca uno strumento efficace e un incentivo sufficiente per spingere gli operatori addetti ai prodotti e i distributori a limitare la produzione di rifiuti alla fonte, ossia al momento del confezionamento e della vendita dei prodotti? </p><p>3. Il Consiglio federale prevede di intervenire alla fonte della produzione di rifiuti, sviluppando in particolare la pratica dell'ecoconcezione e la sua utilizzazione presso i produttori, analogamente a quanto avviene nell'UE?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. In linea di massima, i rifiuti urbani, ai quali appartengono anche i rifiuti d'imballaggi di beni dell'economia domestica, vengono smaltiti in Svizzera dagli enti pubblici. Per la maggior parte dei rifiuti d'imballaggi, la ripresa e lo smaltimento dei rifiuti d'imballaggi da parte del venditore o del produttore avviene tutt'al più su base volontaria. Il Consiglio federale può introdurre una deroga al principio della competenza in materia di smaltimento di rifiuti urbani da parte dell'ente pubblico, soltanto se si tratta di rifiuti adatti al riciclaggio o rifiuti che richiedono un trattamento particolare. Su questa base, il Consiglio federale ha anche obbligato chi immette in commercio imballaggi per bevande a ritirare gli imballaggi nei loro punti vendita oppure ad affidarne lo smaltimento a pagamento a un'organizzazione privata. Nell'ambito della revisione dell'OTR si sta perciò esaminando se sia il caso di obbligare il commercio al dettaglio a riprendere imballaggi (ad es. scatole di cartone, imballaggi per bevande, polistirolo), se ciò risulta ragionevole dal punto di vista ecologico e, ad esempio, se una raccolta potrebbe essere combinata con le raccolte di rifiuti esistenti oppure se i dettaglianti già si trovano a smaltire rifiuti simili, prodotti all'interno della loro azienda. Studi relativi al bilancio ecologico mostrano, ad esempio, quanto sia ragionevole il riciclaggio di imballaggi di cartone per bevande o di materie plastiche in fogli provenienti dall'industria, dall'artigianato e dall'agricoltura. Misure in tal senso vengono esaminate nel quadro della revisione dell'OTR in corso.</p><p>2. In Svizzera, il principio "chi inquina paga" (principio di causalità) applicato al finanziamento dello smaltimento dei rifiuti è un modello vincente. Esso contribuisce alla riduzione della quantità di rifiuti prodotta, in particolare nell'industria e nell'artigianato, dove una gestione dei rifiuti ottimizzata può consentire di risparmiare costi di smaltimento. Inoltre, le tasse riscosse in base al principio di causalità sotto forma di tassa sul sacco dei rifiuti promuovono il riciclaggio di rifiuti. La quantità di rifiuti da incenerire negli impianti di incenerimento dei rifiuti è diminuita in media del 30 per cento dopo l'introduzione della tassa sul sacco nei comuni, mentre le frazioni di rifiuti raccolte separatamente sono aumentate di pari passo. Il Consiglio federale è per di più del parere che il principio "chi inquina paga" porti al contempo anche a un calo nella produzione di rifiuti; i consumatori, al momento dell'acquisto, devono riflettere se acquistare un prodotto con vita breve, il quale in un tempo altrettanto breve causerà altre spese di smaltimento. Inoltre, nella maggior parte dei casi è possibile scegliere tra diversi prodotti, che si differenziano anche per il loro imballaggio. Pertanto, non si deve derogare al principio di causalità, soprattutto perché esso non riguarda soltanto gli imballaggi ma anche i prodotti che diventeranno rifiuti.</p><p>Dal punto di vista ecologico, i rifiuti d'imballaggi costituiscono meno dell'1 per cento dell'inquinamento ambientale complessivo causato dal consumo; la maggior parte viene causata dalla produzione di prodotti, dai trasporti e dal consumo d'energia. In linea di massima, i consumatori sono liberi di rinunciare all'acquisto di un prodotto se ritengono che l'imballaggio e i costi per il suo smaltimento siano sproporzionati. Ciò obbliga, in ultima istanza, produttori e fornitori di prodotti a ottimizzare i loro imballaggi. È però opportuno tenere conto del fatto che gli imballaggi dei prodotti servono anche a preservarne l'igiene e la protezione e non possono essere ridotti a piacere. Se i prodotti vengono danneggiati da un imballaggio inadeguato, il danno ecologico provocato dalla perdita del prodotto può essere di gran lunga superiore a quello causato da un imballaggio più costoso. Affinché i consumatori possano scegliere di fare acquisti più rispettosi delle risorse e rafforzare la domanda di prodotti ecologici, occorre migliorare le informazioni sul mondo dei prodotti e sui requisiti ecologici per la loro immissione in commercio.</p><p>3. In linea di massima, è ragionevole tenere in considerazione aspetti ecologici a livello di processo di pianificazione, di sviluppo e di gestione dei prodotti (ecoconcezione). Dato che i rifiuti d'imballaggi rappresentano meno dell'1 per cento dell'inquinamento complessivo causato dal consumo (cfr. risposta 2), la Confederazione non prevede alcuna misura nell'ambito dell'ecoconcezione con l'obiettivo diretto di una riduzione dei rifiuti.</p>  Risposta del Consiglio federale.