<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato a presentare un rapporto nel quale illustra in che settori e per quali beni la Svizzera dipende strategicamente dalla Repubblica Popolare Cinese. Si chiede inoltre di indicare i rischi per la sicurezza e l'approvvigionamento economico nazionale, gli effetti politici di questa dipendenza e le misure che possono essere adottate per ridurla.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>In quanto economia di medie dimensioni con poche risorse naturali e un mercato interno limitato, la Svizzera è fortemente inserita nelle catene del valore internazionali. Questa interdipendenza contribuisce all'elevato livello di prosperità della Svizzera, ma comporta anche un'esposizione agli shock globali. Un'integrazione ampia e diversificata nell'economia globale permette di attenuarli e di aumentare la propria resilienza.</p><p>L'efficace sfruttamento dei mercati di approvvigionamento globali va inevitabilmente di pari passo con alcune dipendenze reciproche e la gestione di queste interdipendenze è uno dei compiti principali delle aziende.</p><p>Il Consiglio federale le sostiene nella diversificazione dei loro mercati d'acquisto tramite misure volte a garantire e sviluppare l'accesso al mercato comunitario e la collaborazione con l'UE, attraverso una politica commerciale ampiamente condivisa presso l'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), l'aggiornamento e l'ampliamento della rete di accordi di libero scambio e grazie all'abolizione dei dazi industriali voluta dal Parlamento. Come indicato nel rapporto in risposta alla mozione Häberli-Koller del 4 maggio 2020 (20.3268 "Beni essenziali. Ridurre la dipendenza economica"), per garantire l'approvvigionamento di beni d'importanza vitale la legge sull'approvvigionamento economico del Paese (RS 531) prevede a titolo sussidiario una serie di misure statali.</p><p>In generale sono pochi i beni per i quali la Svizzera è fortemente dipendente da pochi Paesi. Se si considerano le importazioni provenienti per più della metà da un solo Paese, la Germania e l'UE si trovano ai primi posti (con rispettivamente ca. il 9 e il 17 %). La dipendenza dalla Cina, in confronto, è bassa e negli ultimi anni rappresenta circa il 2 per cento delle importazioni totali della Svizzera. I prodotti più importati dal Paese asiatico sono dispositivi elettronici (soprattutto PC e cellulari), vestiti, prodotti chimici e giocattoli. Come già illustrato nel rapporto in adempimento della mozione Häberli-Koller (20.3268), per quanto riguarda i beni di importanza vitale, la dipendenza dalla Cina è minima. Per mancanza di dati non è possibile analizzare le dipendenze strategiche da intere catene del valore per diversi beni provenienti dalla Cina. Anche le nuove raccolte di dati potrebbero non essere adeguate alle specifiche situazioni delle quasi 600 000 imprese svizzere e comporterebbero notevoli oneri per loro stesse e per l'Amministrazione federale. Inoltre c'è il rischio che diventino presto obsolete visti i continui mutamenti delle condizioni di mercato e delle catene di approvvigionamento internazionali.</p><p>Il Consiglio federale è tuttavia consapevole dell'importanza del tema e porta avanti ulteriori analisi in merito: nel capitolo centrale del rapporto sull'economia esterna 2022, ha analizzato il ruolo delle catene di approvvigionamento in relazione all'aggressione militare russa in Ucraina. Inoltre, il rapporto di quest'anno dell'OCSE dedicato alla Svizzera tratterà della sicurezza d'approvvigionamento e delle dipendenze strategiche. Sempre quest'anno, nel suo rapporto sulla situazione economica Svizzera, il Consiglio federale analizzerà in maniera approfondita la tematica delle interdipendenze. Con queste iniziative, l'Esecutivo tiene già conto delle richieste formulate nel postulato.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.