<h2>SubmittedText<h2><p>Lo scorso mese di novembre, un articolo del "Monde diplomatique" ha suonato un campanello d'allarme riguardo alle conseguenze, potenzialmente devastanti, che il partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP), oggetto di negoziati tra Stati Uniti e UE, potrebbe avere per le competenze governative, non soltanto dei Paesi che partecipano all'accordo bensì anche dei Paesi terzi. Questi ultimi sarebbero costretti ad adottare, nelle loro relazioni commerciali con gli Stati Uniti e l'UE, le medesime regole e norme vigenti in questo nuovo grande "mercato comune". E tutti i settori potrebbero essere interessati: finanza, immigrazione, politica sanitaria, agricoltura, ecc. Visto che i negoziati proseguono piuttosto speditamente, occorre prepararsi al peggio. D'altronde il consigliere federale Schneider-Ammann ne è consapevole, poiché auspica che il nostro Paese riesca a stare al passo con questi rapidi sviluppi. Pongo perciò le domande seguenti:</p><p>1. Il Consiglio federale come pensa di evitare che il nostro Paese sia costretto ad adottare norme contrarie alla volontà popolare, più volte manifestata, in relazione alla tutela dell'ambiente, alla protezione degli animali e alla sicurezza alimentare?</p><p>2. Nel caso in cui gli standard previsti da un tale accordo diventassero norma, anche se la Svizzera non partecipa direttamente all'accordo che ne sarebbe del divieto concernente la carne agli ormoni, degli OGM come pure delle altre disposizioni particolari volute dal popolo svizzero?</p><p>3. È vero che in materia di protezione degli investimenti privati il meccanismo di composizione delle controversie nel quadro di questo tipo di accordo è affidata ad un tribunale arbitrale internazionale, evitando così l'intervento degli organi giurisdizionali nazionali? In caso affermativo, cercando di "inserirsi" in questo tipo di accordo il nostro Paese non rinuncerebbe ad una parte cospicua della sua sovranità politica?</p><p>4. Se questo nuovo tipo di "mega accordo" internazionale venisse raggiunto, sarebbe attuato fuori dal quadro normativo vigente in seno all'OMC; le imprese svizzere che non hanno filiali nei Paesi che partecipano a questo accordo non rischierebbero di subire trattamenti discriminatori, se le norme dell'OMC non fossero più prevalenti rispetto a quelle definite nell'accordo? In caso affermativo, il Consiglio federale come valuta, sotto il profilo politico, questo rischio importante per le nostre imprese e, più in generale, per l'economia del nostro Paese?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Come già spiegato in risposta all'interpellanza Böhni 14.3111 del 18 marzo 2014, il Consiglio federale non può esprimere previsioni attendibili sulle ripercussioni per la Svizzera di un eventuale accordo di libero scambio (ALS) tra l'UE e gli Stati Uniti di cui non si conoscono ancora i contenuti. È anche prematuro, secondo il Consiglio federale, ipotizzare quali potrebbero essere le conseguenze di un tale accordo sulla tutela dell'ambiente, sulla protezione degli animali e sulla sicurezza alimentare.</p><p>2. Nel settore agricolo la Svizzera e l'UE sono vincolate all'accordo agricolo bilaterale del 1999. In ambito sanitario e fitosanitario, ad esempio, le rispettive legislazioni sono già ampiamente armonizzate tra loro. Un'eventuale modifica degli standard dell'UE a seguito dell'entrata in vigore di un ALS tra l'UE e gli Stati Uniti avrebbe ripercussioni sulla Svizzera per il semplice fatto che, di regola, il nostro Paese si sforza di armonizzare il suo quadro normativo con quello dell'UE. Questo discorso, tuttavia, interessa soltanto i settori in cui anche gli Stati dell'UE condividono tutti insieme le medesime basi legali, cosa che non sempre vale per gli standard alimentari. Certe questioni, inoltre, sono oggetto di vive controversie anche all'interno dell'UE, come ad esempio quelle dell'ammissione di OMG o dei limiti di tolleranza per commistioni fortuite e additivi destinati all'alimentazione animale. Non è affatto detto, quindi, che in questo campo l'UE sarà disposta a riprendere gli standard degli Stati Uniti. Per quanto concerne la carne agli ormoni, già oggi la Svizzera accetta - contrariamente all'UE - l'importazione di carne bovina trattata con ormoni nell'ambito di determinati contingenti. Questa carne, tuttavia, non può contenere residui di ormoni e deve essere dichiarata in modo conforme.</p><p>In ambito agricolo non si possono perciò stimare, al momento, le possibili ripercussioni di un ALS tra l'UE e gli Stati Uniti sugli standard svizzeri. Sta di fatto, però, che nell'eventualità di una modifica degli standard UE, la Svizzera potrà rivalutare sia le questioni d'accesso al mercato agricolo sia gli aspetti legati alla tutela dei consumatori e che potrà decidere autonomamente quali opzioni adottare. Non esiste alcun automatismo al riguardo.</p><p>3. Al momento non si può dire se un eventuale ALS tra l'UE e gli Stati Uniti conterrà disposizioni sulla protezione degli investimenti e sulla composizione delle controversie tra investitori e Stato. Nel marzo 2014 la Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica al riguardo, dichiarando di volersi dotare di una normativa moderna in materia di investimenti, senza però limitare eccessivamente il diritto dell'UE e dei suoi Stati membri di emanare norme di pubblico interesse nei settori della salute, della sicurezza, della tutela dei consumatori e dell'ambiente. Anche la questione del rapporto tra le procedure avviate dinanzi alle corti nazionali e quelle sottoposte ai tribunali arbitrali internazionali è oggetto della consultazione corrente.</p><p>4. Se l'UE e gli Stati Uniti - i due partner commerciali più importanti della Svizzera - dovessero concludere un ALS in cui ciascuna parte accorda all'altra condizioni d'accesso ai propri mercati più favorevoli di quelle concesse alla Svizzera, è possibile che a seconda dell'esito dei negoziati l'economia svizzera ne risulti penalizzata. Un'eventuale riduzione dei dazi doganali tra UE e Stati Uniti, ad esempio, graverebbe sulla competitività degli esportatori svizzeri. Anche in altri ambiti - come in quelli degli ostacoli tecnici al commercio, delle misure sanitarie e fitosanitarie, della proprietà intellettuale, dei servizi, degli investimenti e degli appalti pubblici - la Svizzera corre il rischio di essere discriminata, a seconda di come si concluderanno i negoziati. Uno studio svolto dal World Trade Institute dell'Università di Berna su incarico della SECO e pubblicato il 10 luglio offre una serie di spunti sulle ripercussioni economiche complessive, calcolate in base a un modello di equilibrio economico generale. Lo studio analizza tre possibili scenari con diversa densità di integrazione. Per tutti e tre gli scenari viene anche analizzata la possibilità della Svizzera di adottare contromisure di politica commerciale, ad esempio sotto forma di un accordo di libero scambio parallelo tra gli Stati dell'AELS e gli Stati Uniti. A seconda di come sarà strutturato il TTIP, ma anche di come vi reagirà la Svizzera, le ripercussioni spaziano da un calo del PIL di 0,5 punti percentuali sul lungo periodo (in caso di TTIP limitato sostanzialmente alla riduzione dei dazi e senza un ALS tra l'AELS e gli Stati Uniti parallelo) fino a un aumento del PIL di 2,9 punti percentuali (in caso di un TTIP di ampia portata e di un ALS tra Stati dell'AELS e Stati Uniti). I risultati quantitativi dello studio, tuttavia, vanno interpretati con una certa cautela, in quanto si limitano a fornire indicazioni sulla possibile entità delle ripercussioni di un TTIP sull'economia svizzera e su singoli settori.</p><p>Un gruppo di lavoro interdipartimentale diretto dalla SECO sta effettuando degli accertamenti su quelle che potrebbero essere le ripercussioni di un ALS tra l'UE e gli Stati Uniti sulla Svizzera. A seconda delle prospettive e dei contenuti dei negoziati tra UE e Stati Uniti il Consiglio federale valuterà diverse opzioni concrete volte a salvaguardare la competitività e l'attrattiva della piazza economica elvetica. Tra di esse figurano anche la negoziazione di un ALS con gli Stati Uniti o l'adesione al suddetto TTIP. Attualmente non si può ancora dire se e a quali condizioni un Paese terzo vi potrà aderire. Le analisi del gruppo di lavoro devono considerare la situazione economica complessiva della Svizzera, ma anche quella dei vari settori economici e tener conto degli aspetti sociali ed ecologici (ad es. le possibili ripercussioni sugli standard ambientali e le rispettive misure di accompagnamento che occorrerebbe adottare).</p>  Risposta del Consiglio federale.