<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La Svizzera rammarica ed è preoccupata per la chiusura dell'Office of the Representative of the Dalai Lama e del Tibetan Refugee Welfare Office, avvenuta il 21 gennaio 2005 a Katmandu. La capa del DFAE e il capo della Divisione politica IV del DFAE hanno sostenuto a più riprese questa posizione nelle risposte scritte a cittadini svizzeri che si informavano sull'atteggiamento del nostro Paese relativamente a questo tema. Questa posizione è stata peraltro resa nota alle associazioni svizzere di amicizia con il popolo tibetano. La Svizzera non dispone di alcun indizio di pressioni di chiusura esercitate dalla Cina.</p><p>2. Il 4 e 21 febbraio 2005, il capo della Divisione politica IV del DFAE e il capo della Divisione politica II (Asia/Oceania) del DFAE hanno comunicato a voce a Berna a Guyan Chandra Acharya, ambasciatore del Nepal accreditato in Svizzera, il rammarico e la preoccupazione della Svizzera in merito a questo affare. Essi hanno altresì espresso l'auspicio che le autorità nepalesi trovino al più presto una soluzione amministrativa che consenta di garantire il proseguimento delle attività sinora svolte dai due Offices ora chiusi. Essi hanno infine chiaramente ribadito che la Svizzera potrebbe intervenire con maggiore rigore presso le autorità nepalesi qualora non venisse trovata una soluzione in tempi ragionevoli.</p><p>Per quanto ci è dato di sapere, le ambasciate di altri Paesi non hanno intrapreso passi per iscritto presso le autorità nepalesi su questa questione. La maggior parte dei Paesi occidentali hanno nondimeno comunicato a voce le proprie preoccupazioni alle autorità di Katmandu. Sempre secondo le nostre informazioni, l'unico attore internazionale ad avere avviato passi concreti è l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), per il tramite del suo rappresentante permanente a Katmandu. La Svizzera segue con grande attenzione l'evoluzione generale in Nepal, segnatamente per il tramite del capo dell'Ufficio di coordinamento della DSC a Katmandu. Quest'ultimo ha partecipato a tutte le discussioni avviate in loco dall'UNHCR.</p><p>La Svizzera ha soprattutto difeso attivamente a livello multilaterale la causa dei rifugiati tibetani in Nepal. La questione è stata abbordata in modo approfondito sotto l'egida del nostro Paese nel quadro della 61a Commissione dei diritti dell'uomo (CDU). La risoluzione E/CN.4/2005/L.90 sul Nepal del 15 aprile 2005 - negoziata dalla Svizzera con il sostegno di altri 40 Paesi e adottata per consenso al punto 9 dell'ordine del giorno della CDU - menziona all'articolo 8 (f) la questione dei rifugiati: "The Commission on Human Rights urges His majesty's Government of Nepal to take all necessary measures to protect and respect the human rights of refugees, including the principle of non-refoulement".</p><p>La negoziazione di questa risoluzione ha altresì consentito di fare accettare alle autorità nepalesi l'istituzione di un ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) a Katmandu. I rappresentanti dell'UNHCR saranno autorizzati a lavorare liberamente nel Paese e a presentare regolari rapporti sulla situazione dei diritti dell'uomo in generale e quella dei rifugiati in particolare. La Svizzera considera che la protezione dei rifugiati nel Nepal dipenda direttamente da un miglioramento globale della situazione dei diritti dell'uomo nel Paese.</p><p>3. Il governo nepalese afferma di aver fondato la propria decisione di chiusura di entrambi gli Offices sul fatto che non erano apparentemente registrati in modo conforme alla legislazione in vigore. Dal 22 marzo sono stati avviati con il sostegno dell'UNHCR i passi in vista della registrazione legale di una nuova organizzazione non governativa di diritto nepalese. Questa nuova struttura - che sarà verosimilmente denominata Tibetan Welfare Society - avrebbe l'obiettivo di riprendere le attività sinora svolte dal Tibetan Refugee Welfare Office. A nostra conoscenza tali passi sono tuttora in corso.</p>  Risposta del Consiglio federale.