<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di integrare il previsto studio sulla fattibilità economica di un accordo di libero scambio con la Cina con una valutazione del suo impatto sociale, ecologico e sui diritti dell'uomo (esame integrato di sostenibilità, Trade Sustainability Impact Assessment).</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La Svizzera e la Cina hanno deciso di effettuare, a livello di autorità competenti, uno studio comune sulla fattibilità di un accordo di libero scambio tra i due Paesi. L'obiettivo di questo studio è quello di elaborare raccomandazioni comuni nell'ottica di un rafforzamento delle relazioni economiche tra le due parti, di circoscrivere il possibile campo di applicazione di un accordo di libero scambio e di valutarne la fattibilità. Lo studio di fattibilità comune solleverà dunque diverse questioni formulate nella mozione, in particolare quelle sull'impatto economico, sugli effetti per la situazione occupazionale e su chi trarrebbe maggior beneficio e chi rimarrebbe penalizzato da un tale accordo.</p><p>Il Consiglio federale non considera il progetto di un accordo di libero scambio con la Cina isolatamente, bensì quale singolo elemento nel contesto complessivo delle relazioni tra la Svizzera e tale Paese. In tal senso, anche questo progetto - come tutte le relazioni della Svizzera con la Cina - viene improntato alla strategia del Consiglio federale a favore di uno sviluppo sostenibile. Diversi temi accennati nella mozione vengono perseguiti dal Consiglio federale in questo contesto più ampio. Ad esempio, egli si adopera in modo sistematico per sostenere la causa dei diritti dell'uomo e la tematizza, tra l'altro, in occasione delle visite di lavoro ufficiali a livello bilaterale nonché nel dialogo con la Cina. Nelle questioni ambientali è stata avviata una collaborazione di ampia portata con la Cina: nel febbraio e nell'aprile 2009 sono stati firmati un memorandum per l'intensificazione della cooperazione tecnica nel campo della tecnologia ambientale e un altro accordo bilaterale in ambito ambientale. Inoltre, nel quadro della collaborazione economica allo sviluppo, la Svizzera sostiene mediante progetti concreti gli sforzi della Cina tesi a impostare le sue attività commerciali in modo più sostenibile. Inoltre, va pure sottolineato che il tema dell'ambiente in generale riveste già oggi un ruolo importante nella politica commerciale. Anche i negoziati multilaterali che si svolgono nell'ambito del ciclo di Doha riconoscono il principio secondo cui il commercio e l'ambiente, in qualità di sistemi, possano e debbano sostenersi a vicenda. Nel corso dei rispettivi negoziati, la Svizzera è interessata a sollevare questioni ambientali rilevanti per il commercio.</p><p>Gli studi di sostenibilità dell'Unione europea menzionati nella motivazione della mozione non sono studi di fattibilità elaborati insieme ai rispettivi partner negoziali, bensì rapporti finanziati dalla Commissione europea e commissionati ad esperti esterni. Questi studi dell'UE, che richiedono dei tempi di realizzazione da due a tre anni, sono molto voluminosi (parecchie centinaia di pagine) e generano costi di diverse centinaia di migliaia di euro l'uno.</p><p>L'enorme complessità delle questioni esaminate in questi studi e menzionate nella mozione (Sustainability Impact Assessment, Employment Impact Assessment, Environmental Impact Assessment, Human Rights Impact Assessment nonché Gender Impact Assessment) costringe all'adozione di ipotesi di lavoro contestabili dal punto di vista metodologico. A ciò si aggiunge che la disponibilità dei dati è in parte molto limitata: mancano, in particolare, delle statistiche disaggregate sugli effetti di specifici flussi commerciali bilaterali su settori rilevanti per l'ambiente, per i diritti dell'uomo o per la questione dei sessi. Mancano anche delle statistiche relative al commercio bilaterale di servizi tra la Svizzera e singoli partner commerciali. A causa di queste circostanze, neppure gli studi di sostenibilità dell'EU, nonostante il notevole dispendio di risorse, forniscono una risposta definitiva a queste questioni né in un'ottica passata né in una futura.</p><p>Sullo sfondo della rete di contatti esistente tra la Svizzera e la Cina, che va oltre la portata di un eventuale ALS, e in considerazione della limitata rappresentatività degli studi menzionati nella mozione, il Consiglio federale ritiene che non sia ragionevole effettuare simili studi in relazione a degli accordi di libero scambio. Il Consiglio federale è del parere che tali studi, nonostante gli elevati costi che comportano, non siano in grado di fornire una risposta soddisfacente alle questioni sollevate. Egli ritiene che il proseguimento del dialogo e della collaborazione con i partner di libero scambio negli ambiti menzionati sia una strategia idonea al raggiungimento degli obiettivi.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.