<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato a ritornare sulla sua decisione del 25 giugno 2003 e a stralciare la Bosnia ed Erzegovina dalla lista dei Paesi di provenienza considerati sicuri (Safe Countries).</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La nozione di Safe Country è stata introdotta in Svizzera nell'ambito del decreto federale del 22 giugno 1990 sulla procedura d'asilo (DPA) e da allora è stato applicato a circa 40 Paesi. Se in base all'analisi della situazione il Consiglio federale designa uno Stato come sicuro da persecuzione, sussiste la presunzione legale che tale Stato non eserciti persecuzioni rilevanti sotto il profilo dell'asilo e che sia garantita la protezione dalla persecuzione non statale. Si tratta di una sicurezza da persecuzione relativa, che nel singolo caso può essere ribaltata sulla base di indizi concreti e circostanziati. Tale presunzione di principio è considerata contraddetta non appena nell'ambito dell'audizione, condotta in ogni caso, risultano indizi secondo cui queste persone potrebbero effettivamente essere perseguitate. La nozione di Safe Country mira a evitare che le persone provenienti da Paesi sufficientemente sicuri da persecuzione gravino inutilmente il sistema dell'asilo, senza tuttavia escludere dalla concessione della protezione le persone effettivamente perseguitate.</p><p>L'UFR osserva costantemente la situazione dei diritti dell'uomo nei Safe Countries. In caso di un considerevole peggioramento della situazione in uno di questi Paesi, il Consiglio federale revoca la designazione di Safe Country. Tale principio è stato applicato nel 1992 nel caso dell'Algeria e dell'Angola. In merito, il Consiglio federale rinvia alla sua risposta all'interpellanza Bugnon (95.3319, Classificazione dei "Paesi sicuri").</p><p>La decisione del Consiglio federale del 25 giugno 2003, che designa la Bosnia ed Erzegovina come sicura da persecuzione ai sensi dell'articolo 34 della legge sull'asilo, è stata presa in seguito a un'accurata verifica della situazione locale dei diritti dell'uomo e ha tenuto conto dei chiari progressi menzionati in questo Paese. In occasione dell'elaborazione delle basi decisionali l'Ufficio federale dei rifugiati (UFR) ha anche preso in considerazione le conoscenze e i giudizi di altri Paesi dell'Europa occidentale e dell'ACNUR, includendo nella valutazione le analisi specifiche dei Paesi effettuate dai partner europei e dall'ACNUR.</p><p>Inoltre, l'UFR ha illustrato dettagliatamente all'ACNUR in occasione di un incontro avvenuto il 30 settembre 2003 nonché in forma scritta sia il concetto svizzero dei Paesi sicuri sia i motivi alla base della decisione di dichiarare sicura la Bosnia ed Erzegovina.</p><p>In Bosnia ed Erzegovina la situazione politica generale è sensibilmente migliorata dall'Accordo di pace di Dayton del 1995. Infatti -- dopo le modifiche costituzionali nel 2002 -- i tre gruppi etnici (bosniaci, croati e serbi) sono rappresentati in modo paritetico nei parlamenti delle due entità nei quali sono riservati seggi anche per le altre minoranze etniche. Inoltre, sempre nel 2002, la Bosnia ed Erzegovina è diventata membro del Consiglio d'Europa e ha ratificato la Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Gli osservatori sono unanimi nell'affermare che le elezioni dell'ottobre 2002 si sono svolte in modo libero ed equo.</p><p>Infine, tra il 1996 e la fine del 2003 secondo le statistiche dell'ACNUR, sono ritornati 985'000 rifugiati e profughi interni, di cui 434'000 in regioni in cui essi appartengono a minoranze. Il processo di restituzione della proprietà si è sostanzialmente concluso alla fine del 2003. La stabilità e la sicurezza sono in costante miglioramento. La polizia e le forze militari della comunità internazionale sono tutt'ora presenti nella Bosnia ed Erzegovina. In ragione del miglioramento delle condizioni quadro la comunità internazionale ha potuto ridurre considerevolmente il suo mandato e il numero delle forze dispiegate. Nei settori della giustizia e della polizia sono state avviate e attuate riforme di grande portata. Mentre la sicurezza fisica della popolazione della Bosnia ed Erzegovina è garantita, vi sono ancora problemi di natura economica e sociale. Si riscontra parimenti una forte determinazione all'emigrazione. Secondo un inchiesta tra i cittadini della Bosnia ed Erzegovina circa il 70 per cento delle persone tra i 18 e i 28 anni lascerebbe il Paese a causa delle scarse prospettive economiche, se vi si offrisse loro la possibilità. Esperti delle Nazioni Unite stimano che a partire dalla fine della guerra almeno 100'000 giovani hanno lasciato la Bosnia ed Erzegovina.</p><p>Nell'ambito della sua prassi decisionale, l'UFR tiene conto anche della giurisprudenza della Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo (CRA). Le differenze, menzionate dalla mozionante, che riguardano l'interpretazione del concetto di persecuzione sono attualmente oggetto di un esame interno. Le differenze concernono la questione puramente legale a quali condizioni si possa decidere formalmente di non entrare nel merito di una domanda oppure decidere materialmente di respingerla. Il risultato di tale esame non ha però alcun influsso sull'esito della procedura d'asilo di persone particolarmente vulnerabili dato che si tiene conto della situazione di queste persone già nell'ambito dell'esame dell'esigibilità dell'esecuzione dell'allontanamento. Se necessario, si dispone l'ammissione provvisoria in Svizzera. A tale proposito, il Consiglio federale rinvia alla sua risposta all'interrogazione ordinaria Müller-Hemmi (00.1135, Proroga dell'autorizzazione di soggiorno dei rifugiati traumatizzati dalla guerra).</p><p>Finora il Consiglio federale non ha avuto motivo di ritornare sulla sua decisione del 25 giugno 2003. Nel quadro della verifica periodica di tutti i Paesi sicuri, l'UFR esaminerà anche lo statuto di Safe Country della Bosnia ed Erzegovina. La prossima verifica avrà luogo nell'estate 2004.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.