<h2>SubmittedText<h2><p>Il 28 novembre è diventata una data funesta nella storia della Svizzera. Quel giorno, la ministra degli affari esteri della Svizzera ha apposto la propria firma ad un documento che vuole imporre ad Israele, se vuole essere riconosciuto come membro della Croce Rossa Internazionale, di adottare un cristallo rosso durante gli interventi umanitari all'estero al posto del simbolo tradizionale, il Magen David Adom, chiamato più comunemente la stella di Davide.</p><p>L'autore dell'interpellanza chiede dunque al governo di rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Il governo non ritiene di esser preso in giro quando la ministra degli affari esteri della Svizzera, la signora Calmy-Rey, afferma alla televisione che si è impegnata con vigore in questo progetto di sostituzione di simboli poiché i Paesi arabi non avrebbero accettato la stella di Davide?</p><p>2. Il governo non ritiene che se Israele è obbligato ad accettare il cristallo rosso sarebbe stato più equo sostituire tutti i simboli attuali della Croce Rossa Internazionale con il solo simbolo del cristallo per evitare ogni parzialità e discriminazione? Questo passo non avrebbe avuto anche il vantaggio di evitare attentati contro veicoli che possono essere riconosciuti in base al simbolo che li contraddistingue (croce, luna, stella)?</p><p>3. Il governo non si preoccupa del fatto che la politica estera attuale della Svizzera tende a diventare anti-israeliana o addirittura antisemitica quando si vede come la signora Calmy-Rey posa una corona di fiori sulla tomba di Yasser Arafat, coresponsabile, tra le altre attività terroristiche, del dirottamento di due aerei della Swissair e approva l'abolizione della stella di Davide per gli interventi umanitari israeliani all'estero?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il nuovo e supplementare simbolo di protezione (emblema), il cosiddetto "cristallo rosso", è stato creato dalle Alte Parti contraenti in seguito all'approvazione dell'8 dicembre 2005 del terzo protocollo aggiuntivo alla Convenzione di Ginevra. Ogni Paese è libero di decidere quale degli emblemi riconosciuti dal diritto internazionale umanitario usare in futuro. L'uso di uno di questi emblemi da parte di una società di assistenza nazionale è una condizione perché venga accettata nel Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa.</p><p>Il 28 novembre 2005, prima dell'approvazione del nuovo simbolo di protezione, con il sostegno della Svizzera è stato firmato un memorandum of understanding tra l'organizzazione assistenziale israeliana Magen David Adom e la Mezzaluna Rossa palestinese. Il memorandum non costringe assolutamente Israele ad usare l'emblema supplementare del "cristallo rosso", bensì contiene disposizioni sull'uso territoriale dei simboli di protezione della Convenzione di Ginevra del 1949 ed eventualmente di quelli dei protocolli aggiuntivi, sulle zone di competenza delle due società assistenziali e sulla collaborazione in vari settori.</p><p>1. In occasione delle conferenze diplomatiche del 1949 e del 1974-77, Israele aveva proposto di riconoscere la Stella Rossa di Davide quale simbolo di protezione nella Convenzione di Ginevra. Questa proposta è stata rifiutata dalla maggioranza delle Parti contraenti soprattutto perché si temeva che il riconoscimento di un simbolo nazionale potesse causare la richiesta di altri Paesi di riconoscere altri simbili nazionali moltiplicandoli all'infinito. In passato svariati Paesi hanno proposto più volte simboli nazionali quale emblema di protezione. La creazione di un ulteriore simbolo non collegato a significati nazionali, religiosi, politici o etnici è stata proposta dalla CICR nel 1992 con lo scopo di arrivare ad una soluzione definitiva della questione dell'emblema. Israele ha chiaramente sostenuto l'impegno profuso per l'approvazione del terzo protocollo aggiuntivo ed è stato, insieme alla CICR ed alla Federazione internazionale delle società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, uno dei Paesi che si sono rivolti alla Svizzera agli inizi del 2005 con la richiesta di far riprendere le consultazioni per indire una conferenza diplomatica che approvasse il terzo protocollo aggiuntivo. In veste di Stato depositario della Convenzione di Ginevra, la Svizzera ha soddisfatto quanto volevano le Parti contraenti.</p><p>2. Durante la conferenza diplomatica del 1929 è stata rivista la Convenzione di Ginevra del 1864 e, su insistente richiesta di alcuni Paesi, sono stati riconosciuti la mezzaluna rossa e il leone rosso con il sole quali simboli di protezione, oltre alla croce rossa. Tentativi successivi, in particolare durante la conferenza diplomatica del 1949, di riconoscere un unico, nuovo simbolo o di ritornare alla croce rossa quale simbolo unico non hanno ricevuto il sostegno della maggioranza delle Parti contraenti. Le consultazioni condotte dalla Svizzera prima della conferenza diplomatica del dicembre 2005 hanno mostrato l'ampio consenso esistente sul fatto che il progetto di un terzo protocollo aggiuntivo elaborato nel 2000 rappresentava l'unica base adeguata per risolvere il problema dei simboli di protezione della Convenzione di Ginevra.</p><p>3. Come spiegato dal Consiglio federale nell'ora delle domande del 7 marzo 2005 rispondendo alla domanda dell'autore dell'interpellanza, la deposizione di una corona sulla tomba di Yasser Arafat è stato un gesto compiuto da tutti i visitatori ufficiali a Ramallah nei mesi successivi alla morte e non rappresenta una valutazione dell'operato di Arafat. In particolare, il Consiglio federale ha sempre chiaramente condannato la violenza terroristica. Per quel che riguarda il terzo protocollo aggiuntivo alla Convenzione di Ginevra, sin dagli inizi del 2005 Israele si è rivolto alla Svizzera perché indicesse rapidamente una conferenza diplomatica per l'approvazione. Anche durante le consultazioni, Israele non ha cambiato atteggiamento. Il giorno in cui il terzo protocollo aggiuntivo è stato approvato dalla conferenza diplomatica, il ministero degli esteri israeliano ha pubblicato un comunicato stampa in cui definiva questo passo come un grande successo della diplomazia israeliana. Alcuni giorni dopo l'allora ministro degli esteri israeliano ha ringraziato in una lettera la capa del DFAE dell'impegno profuso dalla Svizzera. Di fronte a questi sviluppi, il Consiglio federale non può condividere le preoccupazioni dell'autore dell'interpellanza.</p>  Risposta del Consiglio federale.