<h2>SubmittedText<h2><p>Il divieto per gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini (USU) di donare il sangue è stato abrogato in Svizzera nel 2017. Tuttavia, la soluzione alternativa rimane di fatto discriminatoria, poiché agli uomini omosessuali o bisessuali è richiesta un'astinenza completa dai rapporti sessuali, anche per le coppie, di 12 mesi (!). Questo esclude in pratica la maggior parte degli USU.</p><p>Nel 2015, il Consiglio federale aveva dichiarato (lp. Daniel Stolz 15.3483 e Mo. Gruppo BD 15.3401) che si deve "fare tutto il possibile per chiarire ulteriormente che il criterio di esclusione è il comportamento a rischio e non l'orientamento sessuale". Studi recenti sottolineano in effetti che il rischio dipende dal comportamento individuale, non dall'orientamento sessuale.</p><p>Alla fine del 2020, il Regno Unito ha deciso di modificare la sua pratica per evitare questa discriminazione. Non fa più distinzione tra persone eterosessuali, bisessuali od omosessuali e autorizza le persone che vivono in una relazione di coppia stabile da almeno 3 mesi a donare sangue, visto che un'infezione da HIV è rilevabile dopo 6 settimane. Nel caso di rapporti sessuali al di fuori di una relazione di coppia, i servizi sanitari britannici procedono a un'analisi della situazione personale del donatore basata sul suo profilo di rischio individuale e non sul suo orientamento sessuale. Questo approccio permette di evitare soluzioni stereotipate o discriminatorie, garantisce un'analisi più precisa ed è in linea con la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (sentenza del 20 aprile 2015). Altri Paesi, come la Francia, la Polonia, il Portogallo o la Spagna, hanno adeguato la loro prassi. </p><p>Pongo pertanto al Consiglio federale le seguenti domande:</p><p>- È a conoscenza del cambiamento di dottrina nel Regno Unito?</p><p>- Non ritiene che la soluzione britannica sia più appropriata e permetta di evitare la discriminazione?</p><p>- Concorda che la soluzione scelta in Svizzera sia discriminatoria nei confronti degli uomini omosessuali o bisessuali?</p><p>- Concorda che un periodo di 12 mesi sia eccessivo e potrebbe essere ridotto? </p><p>- Concorda che permettere agli USU di donare sangue aiuterebbe a ridurre la penuria di sangue tra i giovani uomini?</p><p>- Sono in corso discussioni con il servizio trasfusionale della Croce Rossa Svizzera e Swissmedic per valutare con queste istituzioni se sia opportuno adeguare il sistema? Se sì, entro quando è previsto un risultato? Se no, perché no?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. - 4. Il Consiglio federale ha preso atto del cambiamento di dottrina previsto nel Regno Unito e riscontra in Europa, Australia e Nord America la tendenza ad apportare modifiche normative volte alla progressiva riduzione dei periodi di astinenza per gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini (USU). Tali decisioni si basano però sempre su una valutazione di rischio nazionale che tiene conto della situazione epidemiologica concreta. Il Consiglio federale accoglie con favore l'impegno finalizzato ad applicare in misura maggiore una valutazione di rischio individuale relativa alle infezioni trasmissibili per via ematica. Come già esposto nel parere in risposta alla mozione Gruppo BD 15.3401 e all'interpellanza Stolz 15.3483, nel diritto federale (legge sugli agenti terapeutici, LATer; RS 812.21, e ordinanza sull'autorizzazione dei medicamenti, OAMed; RS 812.212.1) funge da criterio di esclusione unicamente il comportamento a rischio del donatore di sangue e non il suo orientamento sessuale. Con la modifica dei motivi di esclusione per gli USU, nel 2017 è stato approvato in Svizzera un primo allentamento da parte di Swissmedic.</p><p>Nel loro ruolo di aziende farmaceutiche produttrici, i centri trasfusionali regionali sono responsabili della sicurezza e della qualità dei loro prodotti. In veste di organizzazione mantello, Trasfusione CRS Svizzera definisce i criteri di donazione del sangue nella prassi, sotto forma di direttive vincolanti a livello nazionale, basandosi sul diritto in materia di agenti terapeutici e sullo stato della scienza e della tecnica. In seguito all'approvazione da parte di Swissmedic, tali direttive diventano vincolanti per tutti i centri trasfusionali svizzeri. Compete pertanto a Trasfusione CRS Svizzera richiedere a Swissmedic un adeguamento dei criteri di donazione.</p><p>Il Consiglio federale è favorevole a procedere anche in Svizzera a una verifica dei criteri di donazione che consenta agli USU di non essere categoricamente esclusi dalla donazione del sangue. La valutazione dovrebbe avvenire, per quanto possibile, sulla base del profilo di rischio individuale. Sembra ipotizzabile una riduzione del periodo di astinenza, se è possibile dimostrare che ciò non comporta un aumento del rischio per i destinatari dei prodotti ematici.</p><p>5. Secondo Trasfusione CRS Svizzera, nel nostro Paese non si riscontra una penuria di sangue generalizzata, né tantomeno per singoli gruppi di persone, poiché il sangue può essere utilizzato a prescindere dall'età e dal sesso. Le esperienze finora maturate a livello internazionale mostrano che la riduzione dei periodi di astinenza per gli USU non migliora l'approvvigionamento di prodotti ematici.</p><p>6. I criteri di donazione sono rivisti una volta all'anno da Trasfusione CRS Svizzera in collaborazione con specialisti del sangue e delle infezioni, sulla base di nuovi dati, di valutazioni di rischio aggiornate e dello stato più recente della scienza e della tecnica e, se necessario, adeguati. A tal fine, sono monitorati anche gli sviluppi in altri Paesi e le nuove conoscenze scientifiche fungono da base per una revisione dei criteri di donazione basata sul rischio.</p><p>L'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) è regolarmente in contatto con Trasfusione CRS Svizzera. Un eventuale adeguamento dei criteri di donazione in Svizzera dovrà essere discusso anche in questo ambito.</p>  Risposta del Consiglio federale.