<h2>SubmittedText<h2><p>In relazione alla più volte manifestata intenzione di siglare un accordo di libero scambio in ambito agricolo con l'UE, il Consiglio federale è invitato a rispondere senza indugio alle seguenti domande:</p><p>1. Sulla base di quali cifre e dati il Consiglio federale intende intavolare negoziati bilaterali con l'UE in vista di un accordo globale di libero scambio in ambito agricolo? Quali misure concrete sono previste affinché vengano tenuti in considerazione i settori a monte e a valle? Quale obiettivo persegue il Consiglio federale?</p><p>2. Quali ripercussioni avrà un simile accordo sull'autoapprovvigionamento del nostro Paese? Come valuta il Consiglio federale le cifre presentate dall'Unione svizzera dei contadini e dai produttori di verdure che si fondano su uno studio in tal senso dell'Università di San Gallo? Condivide i timori dell'agricoltura? Se non fosse il caso, perché il Consiglio federale giunge a risultati diversi?</p><p>3. Secondo il Consiglio federale, in futuro come farà l'agricoltura a produrre le materie prime per i mercati d'esportazione? Il Consiglio federale è disposto ad allentare le restrizioni esistenti in questo settore, come il bilancio di concimazione o le superfici PER, nonché altre misure nell'ambito della produzione agricola estensiva? </p><p>4. Sulla base di quali ipotesi il Consiglio federale ritiene che vi sarà un aumento delle esportazioni? Quali saranno i settori e i canali interessati? Il Consiglio federale è disposto a sovvenzionare gli investimenti dell'industria alimentare analogamente alla prassi nell'UE? A quanto ammonteranno i fondi previsti a tal fine e a quali criteri saranno vincolati? Il Consiglio federale pensa che vi sarà una perdita di posti di lavoro anche nelle aziende a monte e a valle? Se sì, quanti posti di lavoro andranno persi? Se no, su quali ipotesi si fonda?</p><p>5. Secondo il Consiglio federale, a quanto ammonteranno le perdite di reddito in ambito agricolo e su quale arco di tempo si verificheranno? Con quali strumenti e in che misura il Consiglio federale intende compensare tali perdite? Può spiegare ai contadini cosa intende per "indennità per la cessazione dell'attività agricola" ("Sterbeprämie")? Quali ritiene saranno le conseguenze per il mondo rurale? Prevede misure di compensazione per le aree rurali? Se sì, in quale misura?</p><p>6. Cosa intende il Consiglio federale per "provvedimenti per attutire le conseguenze sul piano sociale dell'abbandono dell'attività agricola"? Quali fondi saranno approntati, a chi saranno destinati e su quale arco di tempo?</p><p>7. Quando potrebbe entrare in vigore un simile accordo? Quali termini transitori prevede il Consiglio federale? Il Consiglio federale è disposto a sottoporre un simile accordo al referendum obbligatorio, vista l'entità delle ripercussioni possibili?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il 14 marzo il Consiglio federale ha deciso di intavolare negoziati con l'UE in merito a un accordo di libero scambio nel settore agroalimentare (ALSA). Parallelamente a ciò, in adempimento del postulato Frick (06.3401) ha licenziato un rapporto che documenta esaurientemente il contesto, gli obiettivi, i risultati dei colloqui esplorativi nonché i probabili effetti sul piano economico.</p><p>1. L'introduzione di un ALSA implica l'adozione di un approccio globale. È prevista l'eliminazione degli ostacoli al commercio di natura tariffaria (dazi, contingenti, ecc.) e non (discrepanze nelle prescrizioni e nelle disposizioni di omologazione, ecc.). La reciproca apertura dei mercati riguarderà l'intera filiera alimentare, ossia l'agricoltura nonché i rispettivi settori a monte e a valle. Dal profilo macroeconomico, a lungo termine gli effetti di un ALSA saranno chiaramente positivi e determineranno un aumento durevole del prodotto interno lordo (PIL) di almeno 0,5 per cento. Un ALSA comporterà un aumento del potere d'acquisto dei consumatori, contrastando l'isola dei prezzi elevati.</p><p>2. Nonostante i mutamenti nell'ambito della produzione correlati a un'apertura del mercato rispetto all'UE, la sicurezza dell'approvvigionamento sarà garantita anche in futuro. Dai primi modelli di calcolo risulta che la produzione vegetale subirà un lieve calo, mentre quella animale (segnatamente la produzione lattiera) aumenterà. Secondo questi risultati provvisori, complessivamente si registrerà una flessione del 4 per cento delle calorie prodotte, poiché per ogni ettaro di superficie agricola utile sulla quale viene praticata la produzione animale si ottiene un valore aggiunto più elevato, ma viene prodotto un quantitativo minore di calorie. A seconda dell'andamento della domanda sul piano indigeno, il grado di autoapprovvigionamento diminuirà di qualche punto percentuale. Per quanto riguarda l'aspetto della sicurezza dell'approvvigionamento è importante che la superficie agricola utile continui a essere gestita interamente, vale a dire in tutte le regioni della Svizzera. Un'agricoltura orientata verso le esigenze del mercato con ulteriori possibilità di smercio garantisce anche la disponibilità di mezzi di produzione, infrastrutture, cognizioni tecniche e aziende di trasformazione. Ciò permetterebbe di garantire un sufficiente approvvigionamento della popolazione svizzera anche in situazioni di crisi.</p><p>3. Anche in caso di apertura rispetto all'UE la Svizzera manterrà la sua autonomia in materia di politica agricola. Le prestazioni fornite dall'agricoltura svizzera nell'interesse della collettività saranno indennizzate anche in futuro mediante pagamenti diretti (più elevati rispetto a quelli erogati sul piano comunitario) a condizione che siano adempiute le rispettive condizioni (prova che le esigenze ecologiche sono rispettate).</p><p>3./4. In un mercato aperto, qualità, sostenibilità e sicurezza dei prodotti assumono una valenza maggiore sia sul piano nazionale che all'estero. Pertanto, per l'agricoltura svizzera vi sono buoni presupposti per posizionare i suoi prodotti sul mercato interno dell'UE caratterizzato da 490 milioni di consumatori con preferenze analoghe. Grazie a un reciproco accesso agevolato al mercato le imprese addette alla trasformazione hanno l'opportunità di migliorare la loro competitività. Ciò permetterà all'industria svizzera di trasformazione di mantenere la produzione nel Paese anche a lungo termine. Pure l'agricoltura ne trarrà beneficio.</p><p>4./5./6. Per le aziende agricole un'apertura rispetto all'UE rappresenta una sfida. Durante un periodo transitorio il reddito del settore agricolo potrebbe diminuire di circa un terzo, vale a dire 800 milioni di franchi. L'entità del calo del reddito settoriale dipenderà anche dalla capacità del settore agroalimentare svizzero di ridurre i costi e di sfruttare ulteriori potenziali d'esportazione. Parallelamente alla decisione di intavolare negoziati il Consiglio federale ha riconosciuto la necessità di adottare misure collaterali volte a fornire un sostegno adeguato alle aziende interessate a rimanere attive nel settore agricolo o al riorientamento nella fase di transizione verso il nuovo contesto di mercato. Il termine "Sterbeprämie" non corrisponde alle intenzioni del Consiglio federale e non è mai stato utilizzato nei suoi comunicati. Un gruppo di lavoro esterno all'amministrazione è stato incaricato di elaborare proposte concrete in merito all'impostazione delle misure collaterali. Per il loro finanziamento saranno necessari fondi dell'ordine di diversi miliardi di franchi. L'importo esatto di questo contributo dipenderà essenzialmente dalla durata dei termini transitori nonché dall'andamento dei prezzi e dei costi e potrà esser stabilito soltanto prima dell'entrata in vigore dell'accordo.</p><p>7. Terminata la consultazione delle commissioni parlamentari e dei cantoni, i negoziati con l'UE potrebbero essere intavolati nel secondo semestre di quest'anno. Essi potrebbero protrarsi per circa due anni. Dopodiché verrebbero elaborati il messaggio del Consiglio federale per la ratifica dell'accordo nonché le basi legali per le misure collaterali da sottoporre al Parlamento. Un ALSA non potrà presumibilmente entrare in vigore prima del 2012. I termini transitori scaturiranno dai negoziati con l'UE e potranno variare a seconda del settore o del prodotto. È possibile ipotizzare un termine transitorio della durata media di cinque anni. Pertanto, gli effetti di un simile accordo si manifesterebbero pienamente soltanto a partire dal 2017.</p>  Risposta del Consiglio federale.