<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Ad 1. La Svizzera non è ma stata una potenza coloniale e si è così fondamentalmente differenziata da tali potenze a livello di commercio statale internazionale. Questo non occulta il fatto che numerosi cittadini svizzeri siano implicati in misura maggiore o minore nel commercio transatlantico di schiavi, circostanza che il Consiglio federale deplora nella prospettiva attuale. Come ribadito dal testo stesso dell'interpellanza, questi fatti sono noti e sono stati sottolineati da diversi studi.</p><p>Ad. 2 La schiavitù e il commercio di schiavi concernevano numerosi Stati. Il Consiglio federale ritiene pertanto che i diversi aspetti della questione debbano essere trattati a livello internazionale, includendovi la partecipazione della società civile.</p><p>È in questo spirito che la Svizzera ha sostenuto a Durban la Dichiarazione e il Programma d'azione della Conferenza mondiale sul razzismo, documenti che ribadiscono in particolare che la schiavitù e la tratta degli schiavi, l'apartheid e il genocidio costituiscono crimini contro l'umanità e sono importanti fonti e manifestazioni del razzismo, come pure che il colonialismo conduce al razzismo (cfr. § 13, 14 e 15 del Programma d'azione; cfr. parimenti in questo senso il § 99 segg. della Dichiarazione). Essa ha pertanto chiaramente espresso l'idea che è necessario confrontarsi in modo critico con le ingiustizie commesse all'epoca del colonialismo e della schiavitù. A tale scopo sono disponibili gli strumenti usuali del promovimento della ricerca scientifica. La Svizzera ha altresì impegnato risorse di personale e mezzi finanziari per l'attuazione del Programma d'azione, in particolare per il tramite del Servizio di lotta contro il razzismo e del Fondo "Progetti contro il razzismo e a favore dei diritti dell'uomo".</p><p>Ad. 3. Come precisato al punto 2, il Consiglio federale ritiene che i diversi aspetti delle questioni relative al commercio di schiavi debbano essere trattati a livello internazionale. Occorre altresì rilevare che la Svizzera si impegna nella ricerca di posizioni di mediazione tra gli Stati africani e le ex potenze coloniali, per esempio in seno alla Commissione dei diritti dell'uomo. In questo senso la Svizzera partecipa a due Gruppi di lavoro istituiti dalla Commissione dei diritti dell'uomo per dare seguito agli impegni politici presi nell'ambito della Conferenza mondiale sul razzismo. Tali gruppi di lavoro includono esperti della società civile.</p><p>Per concludere occorre rilevare che il Consiglio federale è disposto a sostenere il riesame, politicamente necessario, del passato. Esso ne ravvisa nondimeno un limite nel senso che il passare del tempo e delle generazioni svolge un effetto di prescrizione e che le generazioni attuali non possono essere considerate responsabili degli errori commessi dai loro avi.</p>  Risposta del Consiglio federale.