<h2>SubmittedText<h2><p>Da lungo tempo la Svizzera si impegna nel processo di pace in Medio Oriente con contributi di diritto internazionale e umanitario, di politica della pace e dei diritti umani, è attiva nell'aiuto allo sviluppo bilaterale ed è uno dei più importanti Paesi nel sostegno all'organizzazione assistenziale delle Nazioni Unite per i profughi palestinesi nel Medio Oriente. Il partito radicale islamico Hamas, responsabile di numerosi atti terroristici e suicidi contro lo Stato di Israele e la popolazione civile, ha vinto a netta maggioranza le elezioni palestinesi del 26 gennaio 2006 e formerà ora il nuovo governo nonostante i suoi esponenti si rifiutino tuttora di riconoscere lo Stato di Israele.</p><p>La Svizzera deve dunque dare una risposta ad alcune questioni essenziali per i futuri rapporti con il governo palestinese, quali i contributi bilaterali e multilaterali nell'ambito della cooperazione allo sviluppo.</p><p>Chiedo dunque al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. È d'accordo con me nel fatto che, a causa della politica mediorientale della Svizzera, una collaborazione bilaterale con il governo Hamas è possibile solo se questo riconosce lo Stato di Israele e gli impegni sanciti nell'accordo di pace mediorientale, rinunciando espressamente alla violenza?</p><p>2. Come ha intenzione di reagire se il nuovo governo palestinese non si dichiara disposto a questi compromessi? Come giudica il ruolo del presidente Abbas cui spetta in futuro negoziare la pace? Condivide l'opinione del governo israeliano secondo la quale il ruolo di Abbas è divenuto irrilevante?</p><p>3. A quanto ammonta l'attuale budget per il sostegno ai territori palestinesi? Quali settori e progetti elvetici su base bilaterale e multilaterale devono essere analizzati ed eventualmente sospesi se il nuovo governo non mostra concretamente di volersi distanziare dall'attuale posizione ufficiale di Hamas nei confronti di Israele? Quali sarebbero le eventuali conseguenze politiche e sociali a breve e a lungo termine, se la Svizzera ed altri Paesi occidentali si limitassero al sostegno umanitario, nel senso stretto del termine?</p><p>4. Che significato assume la nuova costellazione politica per l'iniziativa di Ginevra tanto per la parte palestinese quanto per quella israeliana? Eventualmente, questa situazione mette in pericolo il progetto di pace, visto che ad esempio i partner palestinesi dipendono dal governo Hamas? Le misure di sostegno svizzero all'iniziativa di Ginevra e ad altri progetti di pace devono essere modificate? Eventuali modifiche sono già in corso?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale auspica che il nuovo governo dell'autorità palestinese conduca una politica rispettosa del diritto e prenda in considerazione gli interessi dell'intera popolazione palestinese. La Svizzera è disposta alla collaborazione con un governo il cui operato si fondi sul dialogo e i mezzi pacifici. Il Consiglio federale auspica quindi che il nuovo governo palestinese faccia tutto quello che è in suo potere per impedire in futuro atti terroristici e, se del caso, per tradurre i responsabili davanti alla giustizia. Il Consiglio federale rammenta che l'autorità palestinese è vincolata dagli impegni assunti nel quadro dell'accordo di Oslo, in particolare il riconoscimento del diritto all'esistenza di Israele e della soluzione dei due Stati.</p><p>2. Il Consiglio federale ha inoltre preso atto dell'insediamento del nuovo gabinetto palestinese diretto dal primo ministro Ismaïl Haniyeh e valuterà l'operato del governo in base al rispetto o meno dei principi sopraccitati. Il Consiglio federale auspica infatti che il movimento Hamas, fazione maggioritaria nel nuovo gabinetto, continui ad osservare l'armistizio convenuto tra i diversi gruppi palestinesi nel marzo 2005 in seguito al vertice di Sharm El-Sheik. Auspica ugualmente che il primo ministro Ismail Haniyeh sia disposto al dialogo con il Quartetto, come ha reso noto nel discorso in occasione del suo insediamento. Per quanto riguarda il ruolo del presidente del governo palestinese, questi è stato eletto democraticamente nel gennaio 2005 per quattro anni e ha ribadito le sue prerogative in materia di politica estera, compreso il processo di pace con Israele. Il Consiglio federale sostiene pienamente il presidente Abbas che, soprattutto nel suo discorso di apertura del secondo Consiglio legislativo palestinese, si è presentato come garante dei diritti della popolazione palestinese e della loro affermazione in via del tutto pacifica.</p><p>3. La Svizzera opera attivamente nell'aiuto umanitario nei territori occupati palestinesi, nella cooperazione allo sviluppo e nella promozione civile della pace. A tal scopo, stanzia circa 20 milioni di franchi all'anno. Gli aiuti umanitari sono prestati dalle organizzazioni non governative e dalle organizzazioni internazionali, in particolare dall'organizzazione assistenziale delle Nazioni Unite per i profughi palestinesi nel Medio Oriente. La maggior parte dei progetti di aiuto allo sviluppo e di promozione civile della pace è destinata prima di tutto alla popolazione civile (a. es. organizzazioni per i diritti dell'uomo). Queste attività sono monitorizzate periodicamente affinché siano proseguite alle stesse condizioni. L'impegno svizzero per la pace nel Medio Oriente rimane ugualmente invariato e comprende, oltre all'attuazione della soluzione dei due Stati, la promozione dei diritti dell'uomo e del diritto internazionale pubblico, il dialogo e l'apertura. L'aiuto da parte della Svizzera mira in primo luogo a evitare che le sofferenze della popolazione palestinese peggiorino. In generale, l'impegno svizzero verrà controllato in modo sempre più critico e sarà eventualmente adeguato agli sviluppi politici. Contrariamente all'Unione europea, la Svizzera non elargisce contributi al bilancio dell'autorità palestinese.</p><p>4. È ancora troppo presto per valutare i risultati delle recenti elezioni tenutesi nei territori occupati palestinesi e in Israele sul processo di pace. L'iniziativa di Ginevra, in particolare, è talmente legata agli sviluppi politici che le strategie, i programmi e i progetti devono essere controllati costantemente. La Svizzera resta fedele all'iniziativa di Ginevra, la cui idea fondamentale è la visione di due Stati che vivono fianco a fianco nella pace e nella sicurezza. Questa visione rappresenta l'unica soluzione possibile al conflitto e può essere realizzata soltanto attraverso negoziati. Pertanto deve essere fatto tutto il possibile per mantenerla e impedire tutto ciò che possa minacciarne la realizzazione. La Svizzera è persuasa che il modello dell'accordo elaborato dagli ideatori dell'iniziativa di Ginevra resterà un documento di riferimento determinante per tutti i futuri negoziati.</p>  Risposta del Consiglio federale.