<h2>SubmittedText<h2><p>La Repubblica democratica del Congo è un Paese in cui le violenze sulle donne si moltiplicano. Si stima a 500 000 il numero di donne vittime di violenze sessuali e, in media, 48 donne all'ora sono vittime di stupri nella regione orientale della Repubblica democratica del Congo. La situazione è talmente grave che l'ONU ha dichiarato la Repubblica democratica del Congo la "capitale mondiale dello stupro". Per numerosi osservatori internazionali, la Repubblica democratica del Congo è un Paese in cui le popolazioni civili sono vittime di soprusi.</p><p>Dal 2000 la Svizzera porta avanti programmi di aiuto e di cooperazione nella Repubblica del Congo. 10 milioni di franchi sono stati destinati alla realizzazione di progetti nella provincia congolese di Sud Kivu. Invito pertanto il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Il programma di sostegno per il sistema sanitario Pass Sud Kivu, che promuove le strutture del sistema sanitario e accompagna gli sforzi di decentralizzazione del settore sanitario ha raggiunto gli obiettivi?</p><p>2. I responsabili svizzeri del programma "Sviluppo e cooperazione in Repubblica democratica del Congo" hanno constatato un inasprimento delle violenze sessuali sulle popolazioni locali, e in particolare nel Nord ed Est Kivu, regioni in preda alla violenza di gruppi armati stranieri e nazionali? </p><p>3. La Svizzera partecipa in modo diretto o indiretto al finanziamento delle strutture locali incaricate di offrire assistenza alle donne, ai bambini e alle persone vittime di violenze sessuali? </p><p>4. La Svizzera partecipa al finanziamento di programmi locali di assistenza per bambini e donne ripudiati dalle loro famiglie dopo essere stati vittime di violenze sessuali? </p><p>5. Nella Repubblica democratica del Congo vi sono 17 000 caschi blu incaricati di proteggere le popolazioni su mandato dell'ONU. Ciononostante gli stupri continuano ad aumentare. L'ambasciata di Svizzera all'ONU ha comunicato la propria preoccupazione a questo proposito? </p><p>6. La Svizzera potrebbe sostenere e/o proporre la creazione di una Corte penale internazionale contro le violenze sessuali usate come armi di guerra nella Repubblica democratica del Congo?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il programma della Svizzera nella regione dei Grandi Laghi (Ruanda, Burundi, Repubblica democratica del Congo) presuppone un'attuazione coordinata della cooperazione allo sviluppo, dell'aiuto umanitario, della politica di pace e della diplomazia. Gli interventi sono centrati sui servizi di base, sul lavoro e sui redditi nonché sulla promozione della democrazia.</p><p>1. Il programma di sostegno per i sistemi sanitari nel Sud Kivu (PASS Sud Kivu), avviato nel 2009, fornisce attualmente supporto a 125 centri sanitari e 8 ospedali di riferimento. Gli obiettivi riguardanti le infrastrutture, le attrezzature, il rifornimento di medicinali come pure la gestione e la supervisione da parte delle autorità delle zone sanitarie e della provincia sono stati raggiunti. Il sostegno fornito dalla Svizzera per il tramite della DSC ha contribuito a migliorare l'assistenza medica: dal 2010, nella zona inclusa nel PASS (circa un milione di persone) il tasso di mortalità infantile e giovanile è sceso da 55 a 28 ogni 100 000 nati vivi.</p><p>2. Sebbene i conflitti armati nella parte orientale della RDC siano ufficialmente cessati, le violenze sessuali permangono a livelli inquietanti. Secondo le stime della Svizzera, nel Sud Kivu le vittime di soprusi sessuali sono circa 2500 all'anno e ancora di più nel Nord Kivu. Nelle zone dove scoppiano nuovi conflitti si assiste puntualmente a un aggravarsi delle violenze. In generale, però, i casi di violenza non sono in aumento.</p><p>3./4. Nel Sud Kivu, come in Burundi e in Ruanda, la Svizzera finanzia, attraverso la DSC, un programma di copertura integrale (medica, psicosociale, giuridica e di reintegrazione) delle ragazze e donne vittime di violenze sessuali. Il sistema è garantito da strutture locali e l'accento è posto su un approccio assistenziale vicino alle vittime e alle loro comunità. Dal 2011 hanno beneficiato di questa copertura integrale 6500 vittime di abusi sessuali, di cui 2000 provenienti dal Sud Kivu. La reintegrazione delle vittime ripudiate (insieme ai loro figli) è un processo delicato che può durare parecchi mesi. Attualmente circa il 30 per cento delle vittime è stato reintegrato con esito positivo nelle comunità di appartenenza, mentre le altre vittime possono continuare a contare sui servizi di mediazione. La Svizzera concorre inoltre a tradurre in pratica l'impegno politico assunto dai capi degli Stati membri della Conferenza internazionale sulla regione dei Grandi Laghi nella lotta conto le violenze sessuali.</p><p>5. Il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha deciso, nella risoluzione 2098 del 28 marzo 2013, di potenziare il mandato e gli effettivi della missione ONU nella Repubblica democratica del Congo (Monusco). Proteggere la popolazione civile, anche dalle violenze sessuali, rientra tra i compiti della missione, che in base al mandato conferitole aiuta il governo congolese a citare in giudizio i presunti autori di crimini di guerra e crimini contro l'umanità, tra l'altro collaborando con gli Stati della regione e con la Corte penale internazionale. La Svizzera lancia puntualmente un appello alle Nazioni Unite e ai suoi Stati membri affinché rafforzino la loro azione contro le violenze sessuali nei conflitti armati. Attraverso la Divisione sicurezza umana del DFAE, essa sostiene il progetto "Profiling", il cui obiettivo è creare una banca dati dei presunti autori di violazioni gravi dei diritti dell'uomo (comprese le violenze sessuali) per facilitare l'operato delle forze di sicurezza.</p><p>6. Il perseguimento e il sanzionamento della violenza sessuale come arma di guerra sono ambiti primariamente di competenza della autorità giudiziarie nazionali. Posto che la RDC ha ratificato lo Statuto di Roma, la Corte penale internazionale (CPI) può incaricarsene qualora le autorità locali si rifiutino o siano incapaci di condurre un'inchiesta o perseguire i reati. Nel 2012 la CPI ha condannato per la prima volta un imputato, nella persona di Lubanga, capo della milizia congolese, per aver assoldato bambini. Contro quattro persone accusate di crimini contro l'umanità o crimini di guerra perpetrati sotto forma di stupro o schiavismo sessuale sono in corso procedimenti giudiziari. Pertanto, la Svizzera non ritiene opportuno creare un tribunale speciale, anche in considerazione del fatto che la DSU ha distaccato un inquirente alla CPI per fornire assistenza nelle indagini in corso contro l'ex capo ribelle Ntaganda.</p>  Risposta del Consiglio federale.