<h2>InitialSituation<h2><p><b>Credito aggiuntivo Ia (=disegno 1 e 2)</b></p><p><b></b></p><p><b>Comunicato stampa del Consiglio federale del 29.03.2023</b></p><p><b>Il Consiglio federale adotta un messaggio speciale concernente i crediti d'impegno per la Banca nazionale svizzera e UBS</b></p><p><b>Oltre ai crediti aggiuntivi ordinari a complemento del preventivo 2023, nella seduta del 29 marzo 2023 il Consiglio federale ha adottato il messaggio speciale concernente i due crediti d'impegno urgenti destinati alla Banca nazionale svizzera (BNS) e a UBS per un totale di 109 miliardi di franchi. Si tratta di garanzie che non hanno ripercussioni finanziarie dirette per la Confederazione. È inoltre chiesto un credito aggiuntivo di 5 milioni di franchi per risorse supplementari. L'Esecutivo ha altresì deciso di svolgere un'analisi approfondita di quanto accaduto e sottoporre a un'accurata valutazione la regolamantazione "too big to fail" (TBTF).</b></p><p>Il 16 e il 19 marzo 2023 il Consiglio federale ha deciso diverse misure volte a scongiurare l'imminente dissesto di Credit Suisse (CS), banca di rilevanza sistemica attiva a livello globale, e dunque una crisi finanziaria internazionale come pure un danno di enormi proporzioni per la piazza finanziaria svizzera e l'intera economia nazionale. L'Esecutivo ritiene che il pacchetto di misure incentrato sull'acquisizione di CS da parte di UBS abbia consentito di raggiungere questo obiettivo minimizzando i costi per lo Stato e i contribuenti, tenuto conto delle circostanze. </p><p></p><p>Messaggio speciale concernente i crediti d'impegno</p><p>Il pacchetto di misure in questione comprende anche la concessione alla BNS e a UBS di garanzie da parte della Confederazione per le quali era necessario lo stanziamento di crediti d'impegno. Data l'urgenza, la Delegazione delle finanze delle Camere federali ha autorizzato entrambi i crediti d'impegno già il 19 marzo 2023. I due crediti saranno sottoposti anche alle Camere federali tramite il messaggio speciale adottato dal Consiglio federale in data odierna. Essi riguardano le seguenti garanzie della Confederazione: </p><p><b>- </b>garanzia in caso di dissesto di 100 miliardi a favore della BNS per ulteriori mutui a sostegno della liquidità erogati a CS. I mutui supplementari a sostegno della liquidità garantiti dalla Confederazione sono erogati solo in caso di necessità per permettere a Credit Suisse di proseguire la propria attività e quindi di procedere in modo ordinato all'acquisizione da parte di UBS. Questi mutui a sostegno della liquidità sono garantiti anche mediante un privilegio nel fallimento. Ciò significa che, in caso di fallimento, il rimborso dei mutui utilizzati avrà la precedenza sulle pretese di determinati altri creditori. La mutuataria dovrà inoltre versare un premio per la messa a disposizione di una garanzia in caso di dissesto e un premio di rischio;</p><p><b>- </b>garanzia di perdita per UBS pari a 9 miliardi di franchi. Affinché l'acquisizione di CS da parte di UBS possa andare in porto, la Confederazione concede una garanzia di 9 miliardi di franchi al massimo per eventuali perdite su un determinato portafoglio di attivi difficilmente valutabili. Tuttavia, questa garanzia verrebbe applicata solo se la realizzazione di tali attivi dovesse cagionare a UBS perdite superiori a 5 miliardi di franchi. </p><p>Le due garanzie non hanno ripercussioni finanziarie dirette per la Confederazione. Il bilancio straordinario della Confederazione sarebbe gravato solo se CS fallisse e la BNS, nonostante il privilegio nel fallimento, subisse una perdita definitiva sui mutui garantiti che non potrebbe essere coperta dalla massa fallimentare, oppure se la realizzazione degli attivi assunti con l'acquisizione di CS provocasse perdite superiori a 5 miliardi di franchi per UBS. </p><p>Oltre ai crediti d'impegno è chiesto un credito aggiuntivo di 5 milioni di franchi per risorse supplementari, necessarie per accompagnare l'attuazione delle misure e svolgere un'analisi di quanto accaduto.</p><p>Le Camere federali tratteranno il messaggio speciale nella sessione straordinaria di aprile.</p><p></p><p>Analisi dei fatti</p><p>Contestualmente all'adozione del messaggio speciale, il Consiglio federale ha altresì deciso di svolgere un'analisi approfondita di quanto accaduto e sottoporre a un'accurata verifica la regolamentazione TBTF. Avvalendosi di perizie esterne, il Dipartimento federale delle finanze esaminerà nel dettaglio le circostanze che hanno reso necessario questo pacchetto di misure e valuterà accuratamente la regolamentazione TBTF. I risultati saranno presentati al Parlamento entro un anno nel quadro del prossimo rapporto sulla valutazione delle banche di rilevanza sistemica secondo l'articolo 52 della legge sulle banche. Il rapporto servirà inoltre all'adempimento dei postulati che verranno trasmessi dal Parlamento. Se anche quest'ultimo decidesse di procedere a un'analisi dei fatti, il Consiglio federale ne terrà conto</p><p></p><p></p><p><b>Credito aggiuntivo Ib</b><b>(=disegno 3 e 4) </b></p><p></p><p><b>Comunicato stampa del Consiglio federale del 29.03.2023</b></p><p><b>Il Consiglio federale approva 16 crediti aggiuntivi al preventivo 2023</b></p><p><b>Nella seduta del 29 marzo 2023 il Consiglio federale ha licenziato la prima aggiunta ordinaria al preventivo 2023. Con essa sottopone al Parlamento 16 crediti aggiuntivi per una somma totale di 433,8 milioni di franchi. Le aggiunte più consistenti riguardano il settore dell'asilo (166,1 mio.), il pacchetto di aiuti all'Ucraina e alla Repubblica di Moldova (113 mio.) e le indennità a favore del traffico regionale viaggiatori (87 mio.). I crediti d'impegno legati a Credit Suisse sono presentati al Parlamento nell'ambito di un messaggio separato. </b></p><p>Il 24 febbraio 2023 il Consiglio federale ha deciso di fornire un sostegno alle persone colpite dalla guerra in Ucraina e nelle regioni limitrofe (in particolare la Repubblica di Moldova) attraverso un pacchetto di aiuti dell'ordine di 140 milioni di franchi. Di questi, 27 milioni possono essere finanziati con mezzi preventivati, ragion per cui risulta un credito aggiuntivo pari a 113 milioni.</p><p>A causa delle persone in cerca di protezione provenienti dall'Ucraina, dalla primavera del 2022 sia la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) che i Cantoni e i Comuni sono confrontati con una situazione straordinaria. Al contempo cresce il numero di domande d'asilo. Attualmente per il 2023 sono attese 30 000 domande. Al fine di evitare un aumento delle pendenze, la capacità di trattamento mensile delle domande d'asilo della SEM deve essere potenziata temporaneamente di 180 posti supplementari (26,2 mio.). Le ulteriori uscite supplementari riguardano i centri federali d'asilo e la messa a disposizione di posti in infrastrutture militari (139,9 mio.).</p><p>Per quanto riguarda le imprese di trasporto del traffico regionale viaggiatori, per il 2023 sono previsti costi scoperti sensibilmente più elevati (87 mio.). Il maggior fabbisogno è dovuto a effetti non previsti della pandemia di COVID e alla guerra in Ucraina.</p><h2>Proceedings<h2><p><b>Credito aggiuntivo Ia (=disegno 1 e 2)</b></p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito il 11.04.2023</b></p><p><b>CSt+CN: garanzie CS-UBS; "senatori" approvano, Nazionale boccia</b></p><p><b>Dopo un lungo dibattito, un'alleanza sinistra-UDC ha respinto al Consiglio nazionale le garanzie finanziarie della Confederazione, pari a 109 miliardi di franchi, per l'acquisizione del Credit Suisse (CS) da parte di UBS. In precedenza gli Stati le avevano invece approvate.</b></p><p>I due crediti d'impegno - 100 miliardi erogati dalla Banca nazionale svizzera (BNS) al CS sotto forma di prestito coperto da garanzia federale nonché di una garanzia di 9 miliardi di franchi della Confederazione a UBS per ridurre i rischi derivanti dall'acquisizione di alcune attività potenzialmente in perdita - sono stati approvati dagli Stati con 29 voti contro 6 e 7 astenuti. Il "niet" del Nazionale è giunto con 102 voti contro 71 e 2 astensioni. Il dossier torna ora ai "senatori", che si riuniranno già domani alle 08.15.</p><p></p><p>Un passo necessario</p><p>In apertura di seduta, i relatori commissionali delle due camere, Johanna Gapany (PLR/FR) per la Commissione delle finanze degli Stati (CdF-S) e Alex Farinelli (PLR/TI) per quella del Nazionale (CdF-N), hanno brevemente ricordato le tappe che hanno portato alla situazione attuale. Per Gapany il salvataggio di Credit Suisse era un passo necessario: in caso di fallimento della banca le ripercussioni per l'economia svizzera sarebbero ammontate, nella migliore delle ipotesi, a 146 miliardi di franchi. Molte PMI dipendono dal Credit Suisse: il 20% dell'economia sarebbe stata colpita, ha aggiunto da parte sua il "senatore" Olivier Français (PLR/VD).</p><p>Sottolineando come il Credit Suisse abbia commesso gravi errori e corso rischi insostenibili, il vodese ha detto che il Consiglio federale ha fatto bene a ricorre al diritto d'urgenza. "Con il diritto ordinario - ha spiegato - non sarebbe stato possibile salvare il CS". La consigliera federale Karin Keller-Sutter e i suoi collaboratori hanno fatto un ottimo lavoro, ha aggiunto il consigliere agli Stati Benedikt Würth (Centro/SG).</p><p>La "senatrice" Adèle Thorens (Verdi/VS) ha da parte sua evocato la lunga lista degli scandali che hanno coinvolto il Credit Suisse. Per l'ecologista, "quello che deve sorprendere non è la crisi del CS ma il fatto che c'erano ancora persone disposte a concedere fiducia a una banca dove l'incompetenza e l'assenza di scrupoli erano alla luce del giorno". In questo contesto il sostegno della Confederazione è una aberrazione morale e un distorsione del liberalismo.</p><p>Marco Chiesa (UDC/TI) ha criticato i manager del CS che, incassando bonus sempre più giganteschi, hanno voluto allargare il loro raggio d'azione "perdendo così l'anima svizzera" della banca. In questo modo "il CS ha letteralmente perso il suo credito presso gli investitori e con esso anche la sua credibilità".</p><p>Alcuni "senatori" si sono poi detti preoccupati dalla dimensione della nuova UBS. Per Hansjörg Knecht (UDC/AG) ciò rappresenta un enorme rischio per la Svizzera. La manovra ha generato un "mostro bancario", ha detto Carlo Sommaruga (PS/GE). Per Olivier Français andrebbe studiata l'eventualità di separare le attività svizzere del Credit Suisse.</p><p>La consigliera federale Karin Keller-Sutter ha detto di comprendere le critiche, ma ha ribadito di aver agito con l'unico scopo di limitare il più possibile i danni. Era necessario concedere una garanzia statale per ripristinare la fiducia delle altre banche. "Un fallimento avrebbe avuto conseguenze catastrofiche". La Confederazione ha studiato altre alternative, ma i rischi erano troppo grandi.</p><p>Questi argomenti sono stati ripetuti in serata al Consiglio nazionale. "L'avidità e la propensione al rischio, incoraggiato dal versamento di bonus incedenti, ha portato il Credit Suisse in una situazione insostenibile", ha sostenuto Jean-Paul Gschwind (Centro/JU). "Il gruppo PLR deplora il fatto che i dirigenti strapagati della banca abbiano messo in serio pericolo la nostra economia e il sistema finanziario globale e che lo Stato abbia dovuto intervenire per evitare il peggio", ha aggiunto Anna Giacometti (PLR/GR).</p><p>È stato giusto salvare il Credit Suisse ma ora è necessario adottare condizioni quadro per limitare i rischi, ha detto Sarah Wyss (PS/BS). La popolazione svizzera è preoccupata della grandezza della nuova UBS, ha sostenuto Felix Wettstein (Verdi/SO). "Non vogliamo più banche che dominano il mercato, vogliamo che in futuro non esitano più banche troppo grandi per fallire", ha detto Pirmin Schwander (UDC/SZ).</p><p></p><p>Poco margine di manovra</p><p>Illustrando le scelte che oggi il Parlamento era chiamato a prendere, i due relatori commissionali hanno sottolineato che qualsiasi decisione sarebbe stata presa, le garanzie finanziarie della Confederazione di 109 miliardi di franchi sarebbero state in ogni caso erogate.</p><p>Il Consiglio federale, dopo aver avuto il via libera della Delegazione delle finanze del Parlamento, ha infatti preso, in accordo con l'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) e la BNS, degli impegni "giuridicamente vincolanti", ha ricordato la relatrice della CdF-S Johanna Gapany. Il margine di manovra del Parlamento è insomma limitato alle condizioni che la Confederazione può esigere dalle due banche.</p><p>A tal proposito, i "senatori" hanno deciso senza voti contrari che la Segreteria generale del Dipartimento delle finanze dovrà esaminare "in maniera approfondita le possibilità di azioni in materia di responsabilità contro le istanze dirigenti di Credit Suisse". Con 28 voti contro 14 la Camera dei cantoni ha inoltre stabilito che eventuali garanzie supplementari non potranno essere concesse tramite procedura urgente.</p><p>Gli ex dirigenti del Credit Suisse devono rispondere delle loro azioni, ha sostenuto Olivier Français. "Dovrebbero restituire i bonus ricevuti e non dovrebbero riceverne altri", ha aggiunto.</p><p>Più in generale, la "non scelta" lasciata al Parlamento è stata fortemente criticata dal "senatore" Hansjörg Knecht (UDC/AG). "Non è accettabile che Consiglio nazionale e degli Stati possano solo approvare i crediti; in futuro il Parlamento dovrà avere maggiore voce in capitolo", ha sostenuto.</p><p></p><p>Aggiornare il "too big to fail"</p><p>Ciò passa per la modifica delle disposizioni "too big to fail", hanno affermato vari oratori, sia al Consiglio nazionale che agli Stati. Non c'è però unanimità sulla velocità con la quale adottare le riforme. Per la sinistra e l'UDC vanno fatte rapidamente: "il Consiglio federale deve fare una prima analisi entro l'estate", ha sostenuto Jakob Stark (UDC/TG). Secondo Adèle Thorens è chiaro che le misure prese dopo il dissesto di UBS nel 2008 sono risultate alla luce dei fatti "chiaramente insufficienti".</p><p>Una visione condivisa da Marco Chiesa che non ha esitato a parlare di "corresponsabilità dei politici". Per il ticinese ora l'esecutivo deve fare in modo che non ci siano più aziende "too big to fail": un'impresa deve poter fallire senza trascinare la Svizzera o il mondo intero nel baratro, ha sostenuto.</p><p>"Bisogna mantenere il sangue freddo", ha replicato Olivier Français. Per Thomas Hefti (PLR/GL) non si deve cadere in una frenesia legislativa: "la colpa della crisi non è dei politici, ma del CS", ha sottolineato. Da parte sua, Benedikt Würth si è chiesto quale margine di manovra abbia la Svizzera, dato che le regolamentazioni del settore bancario dipendono anche dalle disposizioni prese a livello internazionale.</p><p>Gli Stati hanno quindi tacitamente approvato un postulato che chiede al governo di presentare modifiche della regolamentazione "too big to fail" per obbligare le banche a cessare l'attività delle succursali estere o delle parti di rilevanza sistemica. Dovrà inoltre esaminare diverse disposizioni per ridurre drasticamente i rischi per le finanze federali e l'economia svizzera dovuti agli istituti di rilevanza sistemica. Atti parlamentari simili sono stati depositati anche al Nazionale.</p><p>Da notare che al Consiglio nazionale durante le discussioni poi sfociate nella bocciatura dei due crediti d'impegno, erano state approvate le proposte dell'UDC che volevano esaminare le responsabilità dei dirigenti di Credit Suisse e garantire la concorrenza nel settore bancario dopo la fusione tra UBS e il CS.</p><p>Era invece stata bocciata invece la richiesta ecologista di modificare le basi legali per fare in modo che le imprese che ricevono aiuti dalla Confederazione si impegnino a rispettare obiettivi di sostenibilità. Questi aspetti, ha spiegato Alex Farinelli a nome della commissione, saranno discussi in un postulato che sarà trattato separatamente. "No" infine anche alle richieste della sinistra che voleva creare un gruppo di lavoro volto a salvaguardare i posti di lavoro. "È un compito dei partner sociali", ha sostenuto Farinelli. </p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito il 12.04.2023</b></p><p><b>CN+CSt: respinte garanzie CS-UBS, che saranno comunque concesse</b></p><p><b>Il Consiglio nazionale ha definitivamente bocciato oggi i crediti d'impegno di 109 miliardi per l'acquisizione del Credit Suisse da parte di UBS. Inutile il "sì" degli Stati. Malgrado ciò, le garanzie saranno concesse alle due banche.</b></p><p>I due crediti d'impegno - 100 miliardi di franchi erogati dalla Banca nazionale svizzera (BNS) al CS sotto forma di prestito coperto da garanzia federale nonché una garanzia di 9 miliardi della Confederazione a UBS per ridurre i rischi derivanti dall'acquisizione di alcune attività potenzialmente in perdita - erano stati approvati in mattinata dal Consiglio degli Stati.</p><p>La Camera dei cantoni stamattina aveva introdotto nel decreto una richiesta al governo di modificare la legge sulle banche per rendere più restrittive le norme sulle banche di rilevanza sistemica. La revisione avrebbe dovuto esaminare alcune condizioni come un aumento sostanziale del capitale proprio e una limitazione dei bonus per i dirigenti delle banche di importanza sistemica. "Si tratta di costruire un ponte con il Nazionale", aveva dichiarato la "senatrice" Johanna Gapany (PLR/FR) a nome della commissione.</p><p></p><p>Voto di protesta</p><p>La proposta di compromesso non è però stata raccolta dalla Camera del popolo. Il "no" del Consiglio nazionale, giunto dai banchi dell'UDC e dallo schieramento rosso-verde, è da intendersi come un voto di protesta. Democentristi, socialisti ed ecologisti hanno spesso evocato il salvataggio di UBS nel 2008, che a loro dire avrebbe dovuto sfociare in norme "too big to fail" ben più severe di quelle poi adottate.</p><p>Insomma, è forse vero che lo scorso 19 marzo non c'erano alternative migliori, ma per UDC, PS e Verdi è la prova che si doveva agire prima. Oggi i consiglieri nazionali hanno in gran parte ripetuto quando detto ieri. "Abbiamo bisogno di banche più piccole e responsabili", ha ad esempio sostenuto Franziska Ryser (Verdi/AG), chiedendo anche di non dimenticare il criterio della sostenibilità.</p><p>Il PS, per bocca del suo capogruppo Roger Nordmann (PS/VD), si era detto disposto, contrariamente a ieri, ad accettare i due crediti d'impegno nel caso in cui il Consiglio federale si fosse impegnato a rivedere la legge sulle banche di importanza sistemica allo scopo di aumentare capitale proprio e limitare i bonus. La formulazione prevista dal Consiglio degli Stati - il Consiglio federale "esamina" un aumento del capitale proprio e una limitazione dei bonus - è però ancora insufficiente.</p><p>Il governo sta già lavorando in questo senso, come del resto previsto dall'accordo internazionale detto "Basilea 3" che mira proprio ad aumentare il capitale proprio delle banche, ha risposto Karin Keller-Sutter. Per quel che concerne i bonus, il governo sottoporrà al Parlamento un disegno di legge, ha aggiunto la ministra delle finanze, senza però convincere il gruppo socialista.</p><p>Aumentare il capitale proprio non risolverà i problemi, farà solo crescere i costi, ha sostenuto Pirmin Schwander (UDC/SZ). Per il democentrista occorre ridurre la dimensione delle banche: "vogliamo che in futuro non esitano più banche troppo grandi per fallire".</p><p>PLR, Centro e Verdi liberali hanno da parte loro nuovamente chiesto di concedere le garanzie. Si tratta di evitare di inviare cattivi segnali ai mercati finanziari. Per Peter Schilliger (PLR/LU) le misure adottate dal Parlamento hanno il merito di dare un mandato chiaro al Consiglio federale, ma restano sufficientemente aperte per lasciare al governo un certo margine di manovra.</p><p>Il "no" odierno conferma la bocciatura giunta la scorsa notte. Il dossier è dunque definitivamente affossato. Inutile quindi il secondo "sì" del Consiglio degli Stati, che stamattina aveva approvato le garanzie finanziarie della Confederazione con 29 voti contro 5 e 7 astenuti.</p><p></p><p>Diritto d'urgenza</p><p>Concretamente, in questa sessione straordinaria gli Stati e il Nazionale erano chiamati a trasporre nel diritto ordinario i due crediti d'impegno approvati dal governo con il diritto d'urgenza. Come detto, la loro bocciatura non cambierà le carte in tavola, visto che il Consiglio federale ha già sottoscritto accordi vincolanti, dopo aver ottenuto il via libera della Delegazione delle finanze del Parlamento (DelFin).</p><p>Come sottolineato dalla consigliera federale Karin Keller-Sutter, si tratta di una procedura perfettamente legale, e prevista dalla Costituzione in casi eccezionali. Non si può poi dire che il Parlamento sia stato completamente tagliato fuori, visto che le garanzie hanno ricevuto l'"ok" della DelFin, dove siedono tre "senatori" e tre consiglieri nazionali, tutti membri delle rispettive commissioni delle finanze.</p><p></p><p></p><p><b>Credito aggiuntivo Ib</b><b>(=disegno 3 e 4) </b></p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 31.05.2023</b></p><p><b>Crediti aggiuntivi, quasi la metà destinati ad asilo</b></p><p><b>Al preventivo 2023 della Confederazione devono essere aggiunti 409,1 milioni di franchi. Il Consiglio degli Stati ha approvato oggi quasi tutti i crediti supplementari richiesti dal Governo. Quasi la metà dei fondi, 166,1 milioni, sono destinati al settore dell'asilo. Il dossier va al Nazionale.</b></p><p>Alla luce dell'aumento del numero di richiedenti dobbiamo essere in grado di reagire rapidamente per sgravare i centri sovraffollati, ha sottolineato la ministra delle finanze Karin Keller-Sutter. A tal fine, è stato deciso lo stanziamento di 26,2 milioni di franchi per creare 180 impieghi supplementari a tempo determinato in seno alla Segreteria di Stato della migrazione.</p><p>Il Governo chiedeva anche 272,8 milioni di franchi per i centri federali e per l'allestimento di alloggi nelle strutture militari. Questo importo comprende i 132,9 milioni richiesti tardivamente dall'Esecutivo per realizzare nuove strutture di accoglienza temporanea, come i container.</p><p>Questo annuncio tardivo ha suscitato dibattito e non ha convinto il plenum. Abbiamo bisogno di chiarimenti sulla strategia di accoglienza, ha affermato Johanna Gapany (PLR/FR) a nome della commissione preparatoria. Si tratta di una riserva, ha replicato invano Eva Herzog (PS/BS). La Camera ha bocciato la richiesta con 29 voti a 13.</p><p>Nulla da fare nemmeno per un credito da 31,2 milioni per finanziare la compensazione del rincaro del 2,5% per il personale della Confederazione. Gapany non ha messo in discussione il rincaro stesso, ma il fatto di far capo a un supplemento al preventivo. Tutti gli elementi erano già noti al momento della stesura del bilancio, ha sottolineato.</p><p>Non è insolito procedere in questo modo, lo abbiamo già fatto in passato, ha replicato Herzog, senza successo. Il pacchetto è stato affossato con 27 voti a 12. Dato che questa compensazione è già stata concessa dal Consiglio federale, le risorse in questione dovranno essere bilanciate attraverso i costi propri dei dipartimenti, ha sottolineato la ministra.</p><p>Il plenum ha invece approvato lo stanziamento di 113 milioni per il piano d'azione umanitario destinato all'Ucraina e alla Moldavia e di 87 milioni per il trasporto regionale di passeggeri.</p><p>Via libera anche al credito da 7 milioni per aumentare le risorse del Dipartimento federale delle finanze (DFF), al fine di affrontare le questioni economiche e legali legate all'acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS. La concessione di questa somma è subordinata a un esame approfondito della possibilità di azioni legali nei confronti degli organi direttivi di Credit Suisse.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 01.06.2023</b></p><p><b>Asilo, "ok" a stanziamento 132 milioni per container</b></p><p><b>Diversamente dagli Stati, il Consiglio nazionale intende concedere, quale credito supplementare al preventivo 2023, 132,9 milioni di franchi per la creazione di alloggi supplementari destinati a ospitare i richiedenti asilo. I "senatori" si erano opposti sostenendo che sono necessari ulteriori chiarimenti sulla strategia di accoglienza. Il dossier ritorna alla Camera dei Cantoni.</b></p><p>La proposta del governo di realizzare "mini" villaggi composti da container su terreni dell'esercito è stata accolta con 99 voti favorevoli a 83 e quattro astensioni.</p><p>Al pari del Consiglio degli Stati, la Camera del popolo si è detta contraria ad approvare un'aggiunta di 31,2 milioni per l'adeguamento del rincaro del personale federale. Il Parlamento chiede all'esecutivo di finanziare una simile aumento salariale facendo capo al budget esistente. Inizialmente, nel preventivo 2023 era previsto un adeguamento del 2%, che il Consiglio federale ha poi deciso di ritoccare portandolo al 2,5%.</p><p>Alla luce dell'aumento del numero di richiedenti asilo, il plenum ha stanziato, come chiedeva il governo, 26,2 milioni per creare 180 impieghi supplementari a tempo determinato in seno alla Segreteria di Stato della migrazione. A ciò si aggiungono 272,8 milioni per i centri federali; tale somma include i mezzi per realizzare strutture di accoglienza temporanea, ossia i container.</p><p>La Camera ha poi approvato lo stanziamento di 113 milioni per il piano d'azione umanitario destinato all'Ucraina e alla Moldavia e 87 milioni per il trasporto regionale di passeggeri. Via libera anche al credito da 7 milioni per aumentare le risorse del Dipartimento federale delle finanze (DFF), al fine di affrontare le questioni economiche e legali legate all'acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS. La concessione di questa somma è subordinata a un esame approfondito della possibilità di azioni legali nei confronti degli organi direttivi di Credit Suisse.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 06.06.2023</b></p><p><b>Ancora un "no" ai container per richiedenti asilo</b></p><p><b>Il progetto del Consiglio federale da 132,9 milioni di franchi di ospitare temporaneamente i richiedenti asilo in container su terreni dell'esercito è stato respinto per la seconda volta dal Consiglio degli Stati per 23 voti a 19.</b></p><p>Il dossier ritorna al Consiglio nazionale, che giovedì dovrà riesaminare questo credito inserito nella seconda aggiunta al preventivo 2023. La settimana scorsa, i "senatori" avevano già respinto la richiesta del governo sostenendo che il progetto necessitasse di ulteriori chiarimenti.</p><p>Oggi la commissione preparatoria ha presentato un compromesso, dimezzando la somma richiesta dall'esecutivo - 66,45 milioni -, subordinandola a una nuova valutazione della capacità di accoglienza entro l'autunno. Ma il plenum - UDC, parte del Centro e il PLR - ha deciso diversamente, rimanendo quindi sulle proprie posizioni.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 08.06.2023</b></p><p><b>Asilo, si delinea compromesso sui container</b></p><p><b>Si sta delineando un compromesso fra le due Camere in merito al credito per l'eventuale costruzione di container in cui alloggiare i rifugiati. Oggi il Consiglio nazionale ha deciso di approvare ancora tale credito, ma di dimezzarlo - 66,45 milioni - rispetto a quanto chiesto dal Governo.</b></p><p>Ieri, gli Stati, sempre contrari a questa aggiunta al preventivo 2023, avevano bocciato anche un proposta al ribasso, costringendo il Nazionale a riesaminare il dossier. Oggi la Camera del popolo ha quindi rinunciato alla proposta "massimalista", optando per una somma inferiore. Ora non resta che attendere la decisione della Camera dei Cantoni che potrebbe anche raccogliere il ramoscello di ulivo teso dal Nazionale.</p><p>La decisione di ribadire la necessità del credito per i container, sebbene dimezzato, è stata adottata per 103 voti a 76, con l'UDC e PLR fra i contrari (ma con diversi astenuti fra i radicali). I fautori del credito hanno sottolineato il bisogno di prepararsi ad un'eventuale ondata di profughi; le stime parlano di circa 30 mila domande d'asilo solo per quest'anno.</p><p>In aula, la consigliera federale Karin Keller-Sutter ha dichiarato che il governo è d'accordo col compromesso. La somma concessa dovrebbe consentire di creare 1500 posti supplementari in caso di bisogno, che si aggiungono alle altre migliaia già a disposizione.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 13.06.2023</b></p><p><b>no container su aree militari per rifugiati</b></p><p><b>Il Consiglio degli Stati non ne vuol sentir parlare di container per richiedenti asilo, strutture che verrebbero realizzate su terreni dell'esercito in caso di forte afflusso. Oggi i "senatori" hanno respinto anche la proposta di compromesso del Nazionale, che prevedeva un credito di 66 milioni invece dei 132 milioni chiesti dal Consiglio federale.</b></p><p>Dopo un breve dibattito in aula, il compromesso sostenuto dalla commissione delle finanze è stato respinto per 25 voti a 18. Il dossier ritorna quindi per la terza volta sui banchi della Camera del popolo.</p><p>Per i contrari alla proposta del Governo e del Nazionale, non è al momento indispensabile concedere mezzi in questo momento in vista di un'eventuale aumento dei migranti, come temuto dalla Segreteria di Stato della migrazione. Attualmente, le strutture per l'accoglienza sono infatti occupate per metà: c'è ancora insomma margine di manovra. Alcuni oratori, come Werner Salzmann (UDC/BE), hanno criticato l'idea di realizzare simili strutture su terreni dell'esercito, dove avvengono anche esercizi di tiro, un'attività che potrebbe subire rallentamenti, o essere interrotta con grave danno per l'istruzione dei soldati, a causa della presenza di persone traumatizzate.</p><p>I sostenitori del credito, sebbene dimezzato, hanno invece fatto presente il bisogno di prepararsi ad un eventuale forte afflusso di migranti, atteso per il prossimo autunno. Olivier Français (PLR/VD) ha sottolineato che Comuni e Cantoni dispongono senz'altro di rifugi, ma che non è così semplice e scontato che possano metterli a disposizione per i richiedenti asilo in tempi brevi. Con i container, invece, una soluzione temporanea, il problema potrebbe essere risolto a breve scadenza.</p><p>Nonostante questa perorazione, e il sostegno della consigliera federale Karin Keller-Sutter dettasi favorevole al compromesso, al voto si è imposta la linea dura. Ora il Consiglio nazionale dovrà pronunciarsi per la terza volta sul dossier. Qualora dovesse ribadire la sua ultima decisione, il tema ritornerebbe agli Stati. Alla luce del risultato odierno alla Camera dei Cantoni, non si può escludere una conferenza di conciliazione.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 14.06.2023</b></p><p><b>Rifugiati, nuovamente sostenuto credito per container</b></p><p><b>Continua il braccio di ferro tra Consiglio nazionale e degli Stati in merito al credito per la costruzione di container su terreni dell'esercito in cui alloggiare i rifugiati. Oggi il Nazionale ha nuovamente approvato, seppur di strettissima misura, tale spesa, che gli Stati hanno a più riprese bocciato.</b></p><p>Per far fronte al crescente numero dei migranti il Consiglio federale aveva chiesto un credito di 132,9 milioni, avallato il prima lettura dal Nazionale. Visto il "niet" dei "senatori", la Camera del popolo aveva proposto di dimezzarlo a 66,45 milioni.</p><p>Malgrado questo compromesso, ieri gli Stati sono rimasti irremovibili e hanno nuovamente bocciato il credito. Per il Nazionale la necessità di realizzare questi alloggi per i rifugiati è però reale: "secondo la SEM (la Segreteria di Stato della migrazione, ndr.) è evidente che la penuria si farà sentire verso metà settembre, o a metà dicembre al più tardi", ha spiegato Jean-Paul Gschwind (Centro/JU) a nome della commissione. Al voto, la proposta di stralciare l'investimento è così stata bocciata con 95 voti contro 93 e 2 astenuti.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 15.06.2023</b></p><p><b>Rifugiati, no definitivo credito per container</b></p><p><b>Niente da fare per i container destinati, come chiedeva il Consiglio federale, ad accogliere i rifugiati: stamane, per 23 voti a 19, il Consiglio degli stati ha bocciato la proposta della conferenza di conciliazione che voleva concedere 66,45 milioni di franchi.</b></p><p>Questa somma rappresenta la metà dell'importo chiesto dal governo nella prima aggiunta al preventivo 2023 della Confederazione. Con la decisione odierna dei "senatori" - UDC, PLR e qualche esponente del centro -, anche la proposta di compromesso del Consiglio nazionale, fatta propria dalla Conferenza di conciliazione che chiedeva di approvarla, è liquidata.</p><p>Insomma, i container che l'esecutivo avrebbe potuto realizzare su terreni dell'esercito utilizzandoli temporaneamente in caso di forte affluenza di migranti (stime indicano una forte arrivo in autunno, n.d.r), non s'hanno da fare. Il voto negativo della camera dei cantoni affossa definitivamente questo dossier: il voto del Nazionale, che avrebbe dovuto esprimersi dopo aver trattato la Legge sulla pianificazione del territorio, è a questo punto inutile.</p><p>In aula, i contrari al credito di 132 milioni- questa la cifra chiesta dal Consiglio federale - hanno ribadito che il dossier non era ancora abbastanza maturo e che, in caso di aumento delle domande d'asilo, Cantoni e Comuni avrebbero potuto far capo ai rifugi della protezione civile. Diversi oratori hanno poi fatto presente che, al momento, ci sono ancora sufficienti posti liberi a disposizione per i richiedenti asilo.</p><p>Vi è anche chi, fra i "senatori", ha evocato nei dibattiti precedenti la necessità per l'esercito di poter condurre le proprie abituali esercitazioni, senza il rischio di doverle limitare o sospendere per riguardo dei richiedenti asilo, molti dei quali già traumatizzati da tutto quanto hanno vissuto.</p><p></p><p>Necessità di prepararsi</p><p>I favorevoli alla soluzione prospettata dall'esecutivo, hanno invece insistito sulla necessità di prepararsi con un certo anticipo al temuto aumento di migranti, come prospettato dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM). In caso di emergenza, Cantoni e Comuni sarebbero costretti, a loro spese, a mettere a disposizione aree di protezione non sempre attrezzate per accogliere un forte flusso di persone che sarebbe obbligato a trascorrere almeno 140 giorni in questi spazi, ossia il tempo necessario all'esame di una domanda d'asilo. Una soluzione non adatta specie per donne e bambini.</p><p>Il Consiglio federale potrebbe insomma dover far capo al diritto d'urgenza, obbligando Cantoni e Comuni a collaborare e, ciliegina sulla torta, a sopportare i costi per la preparazione dei rifugi.</p><p>Per il resto, il parlamento ha approvato un credito di 26,2 milioni per creare 180 impieghi supplementari a tempo determinato in seno alla SEM. A ciò si aggiungono 140 milioni per i Centri federali (senza i 132 milioni per i container).</p><p>Le Camere hanno poi approvato lo stanziamento di 113 milioni per il piano d'azione umanitario destinato all'Ucraina e alla Moldavia e 87 milioni per il trasporto regionale di passeggeri. Via libera anche al credito da 7 milioni per aumentare le risorse del Dipartimento federale delle finanze, al fine di affrontare le questioni economiche e legali legate all'acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS. La concessione di questa somma è subordinata a un esame approfondito della possibilità di azioni legali nei confronti degli organi direttivi di Credit Suisse.</p>