<h2>SubmittedText<h2><p>Poiché la definizione legale di malattia professionale, essendo molto restrittiva, non permette sempre la presa a carico dei casi di esaurimento sul posto di lavoro e di determinate conseguenze fisiche sulla salute, come una serie di disturbi muscolo-scheletrici, incarico il Consiglio federale di presentare un rapporto che faccia il punto della situazione in Svizzera in confronto alla situazione in Europa e delinei una strategia specifica per la prevenzione delle malattie dovute ai rischi psicosociali sul lavoro. Il rapporto dovrà rispondere in particolare alle seguenti domande:</p><p>- Quanti casi di malattie correlate al lavoro come l'esaurimento, lo stress, la depressione o altri disturbi mentali sono stati dichiarati come malattie professionali nel 2022 e quanti di questi non sono stati riconosciuti come tali? A titolo di confronto, quanti casi in cui erano fatte valere malattie figuranti sull'elenco delle malattie professionali sono stati respinti?</p><p>- Quali sono le misure che il Governo considera appropriate per incentivare le persone professionalmente attive a parlare con più coraggio della propria malattia correlata al lavoro e a farla dichiarare, oltre che per migliorare la loro presa a carico?</p><p>- Perché nella presentazione della sua Strategia di prevenzione delle malattie non trasmissibili l'UFSP non considera il lavoro e la reiterata esposizione a compiti o ritmi che presuppongono un'alta produttività come fattori di rischio per le malattie mentali e la demenza? È possibile prendere in considerazione una riflessione in questa prospettiva?</p><p>- Che cosa impedisce ai datori di lavoro e ai medici curanti di riconoscere che determinate patologie sono dovute al lavoro e di dichiararle come malattie professionali? Come abbattere questi ostacoli?</p><p>- Più in generale, quali strumenti possono essere messi in campo per rafforzare la prevenzione delle malattie correlate al lavoro come l'esaurimento professionale (stress, burnout) e i disturbi mentali potenzialmente riconducibili all'attività lavorativa (depressione ecc.)?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è consapevole dei problemi causati dalla sofferenza sul posto di lavoro e condivide la preoccupazione dell'autore del postulato per le persone interessate.</p><p>Non vede tuttavia alcun motivo di redigere un rapporto che faccia il punto della situazione sui casi di esaurimento sul posto di lavoro e su determinati problemi di salute mentale in Svizzera. Un rapporto difficilmente fornirebbe nuove conoscenze, poiché vi sono già una sensibilità per i disagi psicosociali sul posto di lavoro e una collaborazione consolidata tra la Segreteria di Stato dell'economia (SECO), Promozione Salute Svizzera, l'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (SUVA), l'Associazione svizzera d'assicurazioni (ASA), gli assicuratori privati, la Commissione federale di coordinamento per la sicurezza sul lavoro (CFSL) e le parti sociali (cfr. risposta all'interpellanza Berberat 15.3219). Il Consiglio federale risponde alle domande 1-5 come segue:</p><p>1. Il Servizio centrale delle statistiche dell'assicurazione contro gli infortuni (SSAINF) non dispone ancora di dati per il 2022. Tra il 2016 e il 2020 agli assicuratori contro gli infortuni sono stati notificati in media 12 casi all'anno di problemi mentali dichiarati come malattie professionali. In media nove casi all'anno sono stati respinti. La quota di riconoscimento di una malattia compresa nell'elenco delle malattie professionali di cui all'allegato 1 dell'ordinanza sull'assicurazione contro gli infortuni (OAINF; RS 832.202) è pari al 78 per cento e quindi più elevata, in quanto per provare il nesso di causalità è necessario che la malattia sia causata esclusivamente o prevalentemente da un'attività professionale (art. 9 cpv. 1 della legge federale sull'assicurazione contro gli infortuni, LAINF; RS 832.20). Nel caso di malattie non elencate nell'allegato 1 OAINF la difficoltà è maggiore, poiché deve essere provato che siano causate esclusivamente o in modo affatto preponderante dall'esercizio dell'attività professionale (art. 9 cpv. 2 LAINF). In questo caso la quota di riconoscimento si attesta al 48 per cento.</p><p>2. Per quanto concerne la protezione della salute dei lavoratori, la responsabilità principale in ambito legale ricade inequivocabilmente sul datore di lavoro, che è dunque l'interlocutore privilegiato per discutere di eventuali problemi. Se per qualche ragione ciò non è possibile o non ha esito positivo, occorre fare appello all'autorità esecutiva. La CFSL, composta da rappresentanti di tutti gli organi interessati, sta esaminando la necessità di chiarire il sistema attuale e di precisare la ripartizione dei compiti.</p><p>3. La Strategia nazionale sulla prevenzione delle malattie non trasmissibili (Strategia MNT) si articola su fattori di rischio e di protezione quali l'alimentazione, l'attività fisica, l'alcol e il tabacco. Il lavoro non è considerato in sé un fattore di rischio. Tuttavia, l'ambito lavorativo è rilevante per la promozione della salute e la prevenzione. Nel quadro della Strategia MNT, la fondazione Promozione Salute Svizzera si adopera già per la promozione della salute mentale con l'implementazione di misure volontarie di gestione della salute in azienda.</p><p>4. Le malattie professionali sono riportate in un elenco esaustivo (cfr. all. 1 OAINF). Le malattie professionali elencate sono quelle causate esclusivamente o prevalentemente da sostanze nocive o da determinati lavori nell'esercizio dell'attività professionale (art. 9 cpv. 1 LAINF). Possono essere considerate professionali anche altre malattie, come i disturbi psichici, di cui è provato siano state causate esclusivamente o in modo affatto preponderante (oltre il 75 %) dall'esercizio dell'attività professionale (art. 9 cpv. 2 LAINF). Per il medico curante è difficile provare questo nesso di causalità. Tuttavia, tentare di integrare lo "stato di esaurimento sul posto di lavoro" nell'elenco delle malattie professionali di cui all'allegato 1 OAINF non sarebbe una soluzione adeguata, perché tali problemi di salute rappresentano regolarmente un quadro clinico multifattoriale e si andrebbe dunque a violare il principio di causalità della LAINF.</p><p>5. La SECO, incaricata di esercitare l'alta vigilanza sull'esecuzione della legge sul lavoro (RS 822.11), svolge già un'attività di prevenzione e mette a disposizione diversi strumenti, quali ausili all'esecuzione utili nel quadro delle ispezioni sul lavoro e documenti specifici destinati ai datori di lavoro e ai lavoratori (p. es. SECO &gt; Servizi e pubblicazioni &gt; Pubblicazioni &gt; Lavoro &gt; Condizioni di lavoro &gt; Opuscoli e volantini &gt; "Tutela dai rischi psicosociali sul posto di lavoro" o "Prevenire il burnout"). Inoltre, in collaborazione con i Cantoni, svolge regolarmente programmi prioritari come quello sui rischi psicosociali condotto nel periodo 2014-2018. I fondi disponibili per queste attività di prevenzione sono tuttavia limitati, poiché sono finanziati con i budget amministrativi generali di Confederazione e Cantoni e non attraverso premi supplementari come quelli per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali secondo l'articolo 87 LAINF. Per questo motivo anche la CFSL sta attualmente discutendo la questione.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.