<h2>SubmittedText<h2><p>Secondo una trasmissione della RTS del 18 febbraio 2019 Yves Bouvier, principale locatario del deposito franco doganale di Ginevra e che ne ha sviluppato le attività nel campo dell'arte, è considerato il "re dei depositi franchi doganali". Egli ha esportato questo modello a Singapore (2010) e nel Lussemburgo (2014). Questo genere di deposito è criticato per via della sua mancanza di trasparenza. Infatti, le merci immagazzinate non sono imposte e l'identità dei proprietari è accessibile solo in misura molto limitata. Va ricordato nuovamente che Yves Bouvier ha fondato i due depositi franchi doganali di Singapore e Lussemburgo. </p><p>Secondo quanto riportato dal giornale L'Express il 18 marzo 2016, nel gennaio 2014 il Controllo federale delle finanze ha pubblicato un rapporto piuttosto severo nei confronti della PFEG (Port Francs e Entrepôts de Genève), di cui il Cantone di Ginevra possiede l'87 per cento delle azioni. Al riguardo sono stati segnalati lo "sviamento" del deposito dal suo scopo, in quanto è stato trasformato in un luogo di deposito permanente, la mancanza di trasparenza degli inventari e le agevolazioni per l'ottimizzazione fiscale. Inoltre non si conosce il valore complessivo della merce immagazzinata, ma si presume che sia almeno di 80 miliardi di euro. </p><p>Sempre secondo L'Express, entro la fine del 2016 si prevedeva di dotare l'ingresso al deposito di tecnologie di riconoscimento biometrico e di fotocopiare il passaporto di ogni visitatore. Ovvero di adottare misure dissuasive in aggiunta ai controlli doganali. Ciò tuttavia con delle serie limitazioni, in quanto solo il quattro per cento delle merci è sottoposto a controllo e solo il nome del proprietario dichiarato - generalmente una società offshore - è noto, ma non il nome dell'avente effettivamente diritto. </p><p>Sempre secondo l'emissione serale della RTS del 18 febbraio 2019, il deposito franco doganale in Lussemburgo è al centro di una controversia che scuote il Parlamento europeo. A seguito della pubblicazione di un rapporto parlamentare, i deputati ritengono che questa struttura rappresenti un terreno fertile per il riciclaggio di denaro e l'evasione fiscale. </p><p>A tal proposito pongo le seguenti domande: </p><p>- Il valore complessivo delle merci immagazzinate nel deposito franco doganale di Ginevra è noto alle autorità federali, segnatamente a quelle doganali? </p><p>- In caso affermativo, a quanto ammonta tale valore? </p><p>- In che modo le autorità doganali e fiscali seguono le transazioni e riscuotono le imposte, non solo sul valore finale delle merci ma su tutte le transazioni che hanno avuto luogo nel deposito franco doganale di Ginevra?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nei depositi franchi doganali possono essere immagazzinate merci non imposte. Tuttavia, tali depositi non sono spazi senza legge in Svizzera. Il loro utilizzo e i relativi obblighi sono disciplinati dagli articoli 62-67 della legge del 18 marzo 2005 sulle dogane (RS 631.0).</p><p>Ogni depositante deve tenere un inventario delle merci immagazzinate nei suoi locali di deposito. Queste registrazioni devono includere, tra le altre cose, il nome del proprietario e il valore delle merci. Se l'Amministrazione federale delle dogane (AFD) effettua controlli basati sui rischi, richiede questi inventari ai singoli depositanti. Tuttavia, l'AFD non registra, a fini statistici, il valore complessivo della merce immagazzinata nei depositi franchi doganali. Pertanto sia l'AFD che le altre autorità federali non sono a conoscenza di tale valore complessivo.</p><p>Se la merce immagazzinata in un deposito franco doganale viene venduta, il depositante deve modificare le informazioni relative al proprietario nell'inventario. Come nel caso di una transazione di vendita in Svizzera, le autorità fiscali non ricevono alcuna comunicazione relativa al cambiamento di proprietario. Su richiesta, l'AFD fornisce alle autorità nazionali incaricate dell'esecuzione della legislazione fiscale tutte le informazioni necessarie. Inoltre può fornire assistenza amministrativa e giudiziaria internazionale.</p>  Risposta del Consiglio federale.