<h2>SubmittedText<h2><p>La situazione nello Sri Lanka sembra degradarsi di giorno in giorno. Di fronte alla complessità del conflitto, siamo particolarmente scioccati dall'esodo massiccio e dai massacri compiuti contro i civili. Il CICR, l'unica organizzazione non governativa autorizzata a recarsi nella zona nordorientale teatro degli scontri in queste ultime settimane, ha definito catastrofica la situazione e teme addirittura che il numero dei civili uccisi possa aumentare.</p><p>Si è appreso oggi che alla Francia e all'Inghilterra è stato negato l'accesso alla zona del conflitto e che le trattative per un cessate il fuoco sono fallite.</p><p>Nell'appello del 21 aprile 2009 in cui invitava le parti a cessare il fuoco e a rispettare le convenzioni umanitarie, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ricordava che la Svizzera è disposta a intervenire nell'ambito dell'aiuto e della protezione umanitaria, ma anche nell'ambito del dialogo politico. Chiedo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Che cosa ha fatto il DFAE per trasmettere questa proposta a Colombo?</p><p>2. L' appello è stato ascoltato?</p><p>3. Quale forma concreta assumerebbe questo sostegno?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2. Il Consiglio federale è convinto che a medio termine solo una soluzione politica permetterà di risolvere la questione delle minoranze in Sri Lanka. Per questo motivo, la Svizzera sostiene una politica che porti una pace durevole in Sri Lanka. Il 19 maggio, ha invitato tutte le parti e tutti i gruppi in causa, nonché i membri della diaspora ad astenersi da incitamenti all'odio, ad adottare provvedimenti comuni o unilaterali che conducano alla riconciliazione e a cercare una soluzione durevole nell'ambito di un dialogo politico, in uno spirito di apertura e in collaborazione con le istituzioni internazionali.</p><p>La Svizzera offre i suoi buoni uffici, come aveva già fatto in occasione dei colloqui di pace tenutisi nel febbraio e nell'ottobre 2006 a Ginevra. Nell'ambito dell'aiuto umanitario, della protezione umanitaria e del dialogo politico, è sempre disposta ad assumere un ruolo attivo per giungere a una riconciliazione, elaborare soluzioni istituzionali volte a proteggere le minoranze e procedere a una decentralizzazione. Di conseguenza, la Svizzera si impegna a favore di un rientro rapido e sicuro degli sfollati interni e a favore dell'attuazione del piano nazionale d'azione per la protezione e la promozione dei diritti dell'uomo che il governo dello Sri Lanka si è impegnato ad applicare nel corso della sessione speciale del Consiglio dell'ONU per i diritti dell'uomo (26 e 27 maggio 2009).</p><p>3. Secondo il Consiglio federale occorre intervenire con maggior urgenza per assicurare la protezione della popolazione civile, in particolare delle vittime di guerra evacuate e degli sfollati interni. La Svizzera si è impegnata attivamente sul posto affinché le organizzazioni umanitarie internazionali abbiano liberamente accesso a queste persone e possano assisterle fornendo loro cibo, medicamenti e alloggi di soccorso. La situazione in Sri Lanka è notevolmente cambiata nel corso dell'ultimo mese e mezzo. Le operazioni militari sono cessate. Secondo l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), dall'ottobre 2008 ad oggi sono stati registrati oltre 280 000 sfollati interni (5 giugno 2009) che sono temporaneamente sistemati nei 41 campi della regione di Vavunija. Secondo le possibilità e gli ultimi sviluppi sul posto, la popolazione civile interessata è aiutata affinché non appena possibile possa rientrare in modo sicuro e dignitoso nella sua regione d'origine.</p><p>Oltre al suo budget ordinario di 4,8 milioni di franchi, la Svizzera ha stanziato un milione supplementare nell'ambito dell'aiuto umanitario per sostenere la popolazione colpita dal conflitto nel nord dello Sri Lanka. La Svizzera sostiene in tal modo i programmi d'aiuto d'emergenza del CICR, dell' UNHCR e del Programma alimentare mondiale, sia sul piano finanziario sia su quello del personale, inviando sul posto esperti del Corpo svizzero di aiuto umanitario.</p>  Risposta del Consiglio federale.