<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di commissionare un rapporto indipendente che faccia luce sulle accuse secondo cui la Svizzera avrebbe cofinanziato e contribuito a consolidare il "sistema Putin". Si tratta in particolare di chiarire:</p><p>- il ruolo della Svizzera, e in particolare di alcuni Cantoni, come sede di società legate al Cremlino;</p><p>- il ruolo della Svizzera nel commercio delle materie prime russe;</p><p>- le attività economiche degli oligarchi vicini a Putin in Svizzera;</p><p>- il ruolo degli intermediari finanziari svizzeri nel gestire i patrimoni di tali oligarchi;</p><p>- le modalità di attuazione delle misure adottate per evitare l'aggiramento delle sanzioni internazionali dopo l'annessione della Crimea nel 2014;</p><p>- la concessione dei cosiddetti "visti d'oro" a cittadini russi facoltosi negli ultimi due decenni a norma dell'articolo 32 OASA.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale condanna fermamente l'aggressione militare russa in Ucraina, che costituisce una grave violazione del diritto internazionale.</p><p>A suo avviso è però azzardato parlare, indirettamente, di un ruolo della Svizzera nel finanziamento della guerra. Nell'ambito della propria legislazione la Svizzera crea le condizioni quadro economiche che meglio corrispondono alle esigenze nazionali. Queste condizioni hanno validità generale e - fatte salve in particolare le eventuali sanzioni e misure di controllo delle esportazioni - non sono ritagliate su singoli Paesi o forme di governo. Come spiegato in risposta al postulato Sommaruga Carlo 20.4464 in relazione alla guerra nel Nagorno Karabakh, sottoporre ad approvazione il rimpatrio all'estero degli utili aziendali equivarrebbe a modificare in modo sostanziale la politica economica svizzera, con tutte le conseguenze negative che ne deriverebbero per la nostra piazza economica. L'eventuale utilizzo per scopi illegali di utili aziendali provenienti da attività economiche regolari va contrastato con gli strumenti dello Stato di diritto, in particolare con il diritto penale.</p><p>Un rapporto come quello chiesto dall'autrice del postulato dovrebbe essere di più ampia portata e oltrepassare il contesto svizzero o essere realizzato anche in altri Paesi. Gli eventuali risultati dipenderebbero molto dal metodo di ricerca applicato e dalla definizione di società legata al Cremlino o di oligarca vicino a Putin. In mancanza di una loro definizione generalmente accettata, questi termini rimangono vaghi. I risultati sarebbero poco significativi perché soggetti a grandi variazioni. Operare implicitamente una distinzione tra oligarchi russi e altri oligarchi comporterebbe inoltre una serie di problemi di certezza del diritto e di politica di neutralità.</p><p>Bisognerebbe infine porsi la questione del valore aggiunto che un tale rapporto apporterebbe. Il Consiglio federale si sta già occupando intensamente di molte delle questioni sollevate nel postulato. Dal 28 febbraio 2022 la Svizzera ha aderito alle sanzioni dell'Unione europea contro la Russia e le sta applicando con coerenza. Gli intermediari finanziari sono informati sui loro obblighi, in particolare sul congelamento di determinati beni, e sono supportati a livello attuativo. Tutti i segnali denotano una grande cautela e una stretta osservanza delle regole da parte degli operatori finanziari, che devono anche adempiere ai loro obblighi abituali, ad esempio nella lotta al riciclaggio di denaro. Sono inoltre in corso lavori per migliorare le basi statistiche del commercio di materie prime nel nostro Paese. Il 29 giugno 2022 il Consiglio federale ha ad esempio incaricato i dipartimenti competenti di esaminare in dettaglio l'ipotesi di una raccolta di dati più specifica in Svizzera. La questione dei cosiddetti "visti d'oro" (art. 32 OASA; RS 142.201) rilasciati negli ultimi due anni a cittadini russi facoltosi è stata affrontata dall'Esecutivo il 18 maggio 2022 in risposta all'interpellanza Marti Samira 22.3197. Il 7 giugno 2022 il Governo ha inoltre risposto alla domanda 22.7369 della stessa parlamentare, che lo invitava a indicare quanti cittadini russi inseriti nell'elenco delle sanzioni dell'UE o degli USA hanno beneficiato di una deroga alle condizioni d'ammissione di cui all'articolo 30 della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI; RS 142.20) e quanti di loro sono invece titolari di un permesso di soggiorno ordinario, sempre secondo la LStrI.</p><p>Alla luce dei dati disponibili e dei criteri retrospettivamente poco comprensibili, come società legata al Cremlino e oligarca vicino a Putin, il Consiglio federale è convinto che non ci siano le premesse per l'elaborazione di un rapporto significativo.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.