<h2>SubmittedText<h2><p>Ormai da qualche anno e sempre più spesso da qualche mese, la Posta chiude uffici postali ma apre agenzie (o filiali in partenariato, come le chiama adesso) all'interno di locali commerciali. Non paghe di offrire soltanto un numero di servizi limitato (cinque a sei contro la trentina degli uffici tradizionali) e di partecipare alla ristrutturazione o meglio alla soppressione degli impieghi, queste agenzie postali creano dumping salariale. Infatti, agli impiegati responsabili di queste agenzie la Posta non versa più un salario ma soltanto un premio, il che permette alla Posta di sfruttare un lavoratore a un costo inferiore. Come abbiamo visto recentemente in un reportage diffuso dalla RTS, la Posta promette a certi commercianti un partenariato argomentando che, in questo modo, potrebbero mantenere o anche sviluppare la propria attività. In realtà ciò non avviene poiché numerosi negozi divenuti agenzie postali sono rimasti ben presto delusi dalle promesse finanziarie fatte dalla Posta. D'altro canto nel reportage summenzionato abbiamo anche potuto vedere che la persona assunta da uno di questi piccoli commerci per gestire l'agenzia postale, impiegata licenziata dalla Posta in seguito alla chiusura dell'ufficio in cui lavorava, riceveva un salario corrispondente a un quarto di quello che percepiva in quanto impiegata della Posta. Poiché per questo piccolo commercio l'assunzione di quest'impiegata si è rivelata più cara del premio versato dalla Posta, la persona in questione ha dovuto essere licenziata.</p><p>1. Considerando che il dumping salariale è punibile per legge, il Consiglio federale può informare il Consiglio nazionale su come intende agire al fine di lottare contro questa forma di dumping salariale, ad esempio esigendo per gli impiegati di queste agenzie un salario equivalente a quello versato dalla Posta?</p><p>2. In considerazione di quanto sopra, il Consiglio federale in futuro intende continuare a sostenere queste agenzie postali nonostante le condizioni che in realtà non sono conformi alla legge sul lavoro?</p><p>3. Il Consiglio federale può informarci sulla politica che intende difendere e attuare nel nostro Paese in termini di lotta contro il dumping salariale e su come ha intenzione di agire per opporsi e condannare il dumping salariale causato dalla chiusura dei veri uffici postali?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2. La trasformazione digitale ha forti ripercussioni anche sulla Posta svizzera. L'afflusso di clienti allo sportello è in forte calo. Per adempiere il proprio mandato legale in modo efficiente e assicurare a lungo termine il finanziamento del servizio universale, la Posta deve poter reagire in modo appropriato ai cambiamenti di comportamento della clientela, nel rispetto delle disposizioni di legge. Una delle possibilità per far fronte a questa evoluzione è rappresentata appunto dalla trasformazione degli uffici postali in agenzie.</p><p>In quanto subappaltatrici, le agenzie offrono su incarico della Posta servizi postali nel settore della posta lettere e della posta pacchi, tra cui anche prestazioni del servizio universale. Le agenzie contribuiscono dunque all'adempimento delle prescrizioni in materia di raggiungibilità sancite dalla legislazione sulle Poste. Rispetto alla gestione degli uffici postali, questo modello permette alla Posta di erogare i propri servizi a costi inferiori, senza tuttavia ridurre le prestazioni del servizio postale universale. Il partner che gestisce l'agenzia, dal canto suo, può ampliare il ventaglio della propria offerta includendovi i servizi postali. La sua attività principale rimane però invariata, a condizione che i servizi postali rappresentino solo una piccola parte degli introiti globali.</p><p>Se la quota della cifra d'affari annua è inferiore al 50 per cento, allora si applicano le condizioni di lavoro del settore in cui l'agenzia svolge la propria attività principale. Se invece la fornitura dei servizi postali rappresenta una quota superiore al 50 per cento della cifra d'affari totale annua, le agenzie partner devono essere obbligate contrattualmente a rispettare le condizioni di lavoro abituali nel settore, fissate nella legislazione sulle poste.</p><p>Il modello dell'agenzia presuppone che nella località si trovi un partner adeguato, disponibile ad affiancare i servizi postali alla propria attività e che rispetti tutti i requisiti che la Posta ha fissato per le agenzie. La Posta si adopera per lavorare solo con partner seri. Prima di decidere se avviare una simile collaborazione, verifica soprattutto la stabilità economica dell'esercizio, informandosi anche della reputazione di cui gode in loco. Stando alla Posta, finora non sono emersi casi di trattamento scorretto dei collaboratori.</p><p>Se un'attività non sottostà a un contratto collettivo di lavoro che fissa dei salari minimi, i salari usuali del settore fungono da riferimento. Nel quadro dell'articolo 360b del Codice delle obbligazioni, commissioni tripartite dei Cantoni monitorano l'evoluzione del mercato del lavoro. I risultati dell'attività di controllo non hanno mostrato problemi di dumping salariale mirato nelle filiali partner degli uffici postali. Il Consiglio federale ritiene che l'attuale sistema di lotta contro il dumping salariale sia sufficiente e dia buoni frutti. Inoltre il Consiglio federale sostiene il sistema attuale in cui i partner sociali sono liberi di negoziare i salari in Svizzera se ne riscontrano la necessità.</p><p>3. Il Consiglio federale è dell'avviso che la legge sul lavoro, le prescrizioni vincolanti del diritto delle obbligazioni e la possibilità di estendere i contratti collettivi alle ditte subappaltatrici creino i presupposti necessari a garantire buone condizioni di lavoro.</p><p>Inoltre ritiene che siano già disponibili diversi strumenti volti a prevenire il dumping salariale. Nel caso in cui non esistano salari minimi, gli strumenti delle misure collaterali alla libera circolazione sono sufficienti a lottare contro eventuali abusi.</p>  Risposta del Consiglio federale.