<h2>InitialSituation<h2><p><b>Comunicato stampa del Consiglio federale del 16.11.2016</b></p><p><b>Le multe e le retribuzioni corruttive non devono essere fiscalmente deducibili </b></p><p><b>Le imprese non devono poter dedurre dalle imposte le sanzioni finanziarie che perseguono uno scopo penale e le retribuzioni corruttive. In occasione della sua seduta del 16 novembre 2016, il Consiglio federale ha licenziato il messaggio concernente la legge federale sul trattamento fiscale delle sanzioni finanziarie. Il disegno è inteso ad attuare la mozione Luginbühl "Deducibilità fiscale delle multe" (Mo. 14.3450). </b></p><p>Il trattamento fiscale di multe, pene pecuniarie e sanzioni amministrative di natura finanziaria che perseguono uno scopo penale non è specificamente disciplinato nel diritto vigente. Per eliminare l'incertezza giuridica vigente, il Parlamento aveva incaricato il Consiglio federale di elaborare una normativa che dichiari esplicitamente l'indeducibilità di tali pagamenti. Il relativo messaggio è ora disponibile. Il disegno di legge esclude dalla deducibilità fiscale anche le retribuzioni corruttive versate a privati e le spese connesse a reati penali. Per contro, rimangono deducibili le sanzioni che incidono sull'utile e che non perseguono uno scopo penale.</p><p>Il 26 settembre 2016 il Tribunale federale ha deciso che le sanzioni di natura finanziaria che perseguono uno scopo penale non sono deducibili nel diritto vigente, confermando in tal modo la concezione giuridica del Consiglio federale.</p><p></p><p>Procedura di consultazione in parte controversa</p><p>Nell'ambito della procedura di consultazione sono pervenuti 56 pareri. Il risultato è in parte controverso. Inoltre è emerso che le autorità fiscali cantonali hanno affrontato questa tematica solo in singoli casi, ragione per cui in molti Cantoni non esiste una prassi consolidata.</p><p>La stragrande maggioranza dei Cantoni (25), tre partiti (PBD, PPD e PS) nonché nove organizzazioni accolgono favorevolmente l'indeducibilità fiscale di multe, pene pecuniarie e sanzioni amministrative di natura finanziaria che perseguono uno scopo penale. La normativa proposta è respinta da un Cantone (LU), dai partiti PLR e UDC nonché da 15 organizzazioni.</p><p>La deducibilità delle sanzioni di carattere non penale che incidono sull'utile ha raccolto un ampio consenso. Soltanto un Cantone e tre organizzazioni hanno respinto la proposta, mentre tutti i partiti, 24 Cantoni e 14 organizzazioni si sono dichiarati a favore.</p><p>L'indeducibilità fiscale delle spese processuali è respinta da 22 Cantoni, dai partiti UDC e PLR nonché da 15 organizzazioni. Questa misura è accolta da quattro Cantoni, dai partiti PBD, PPD e PS nonché da due organizzazioni. L'indeducibilità fiscale delle spese finalizzate a rendere possibile un reato o versate come compenso per la perpetrazione di un reato è stata respinta soprattutto a causa di notevoli difficoltà di applicazione (22 Cantoni, i partiti PLR e UDC e 9 organizzazioni). Questa proposta è stata accolta da quattro Cantoni e dai partiti PBD, PPD e PS nonché da otto organizzazioni. Ciononostante, il Consiglio federale ribadisce di non voler ammettere la deduzione di spese finalizzate a rendere possibile un reato o versate come compenso per la perpetrazione di un reato. Per ridurre al minimo le temute difficoltà di applicazione, nel messaggio il Consiglio federale spiega l'attuazione in maniera approfondita. Per quanto riguarda l'indeducibilità delle spese processuali, il Consiglio federale riconosce determinate difficoltà pratiche a livello di attuazione. Esso rinuncia pertanto a includere l'indeducibilità delle spese processuali nel progetto.</p><p></p><p>Prossimo passo nella lotta contro la corruzione</p><p>Dall'entrata in vigore, il 1° luglio 2016, della revisione del Codice penale, le corruzioni di privati vengono perseguite d'ufficio. Si applica una deroga per i reati di lieve entità. L'indeducibilità di retribuzioni corruttive versate a privati porta a un'armonizzazione del diritto penale con quello fiscale. Nella consultazione questa disposizione ha riscontrato un ampio consenso. È stata respinta da un solo Cantone, dall'UDC e da tre organizzazioni. L'indeducibilità fiscale corrisponde alle finalità delle disposizioni internazionali. Con la contestuale punibilità della corruzione di privati, essa rappresenta uno strumento efficace per combattere la corruzione. </p><h2>Proceedings<h2><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 07.03.2018</b></p><p><b>Multe inflitte all'estero, no deducibilità fiscale </b></p><p><b>No alla deducibilità fiscale delle multe inflitte all'estero alle società elvetiche. Lo ha deciso oggi il Consiglio degli Stati per 28 voti a 12, sconfessando la propria commissione preparatoria.</b></p><p>Secondo la commissione, sovente le sanzioni inflitte fuori dai confini nazionali sono motivate politicamente. Da qui la proposta di fare in modo che simili ammende possano essere considerate dei costi e quindi deducibili dalla dichiarazione delle imposte.</p><p>Un'opinione non condivisa dal Consigliere federale Ueli Maurer e da una maggioranza del plenum, secondo cui una simile soluzione sarebbe considerata "esotica" all'estero, leggi poco comprensibile.</p><p>Inoltre, trattare in modo diverso le ammende inflitte in Svizzera da quelle inflitte all'estero sarebbe contrario al principio della parità di trattamento e violerebbe il senso di giustizia.</p><p>Secondo Christian Levrat (PS/FR), e altri oratori, non vi è motivo per creare una differenza di trattamento tra le multe di carattere penale inflitte in Svizzera, non deducibili secondo la proposta del Consiglio federale, e quelle adottate all'estero.</p><p>Riferendosi alle sanzioni comminate alle banche elvetiche attive negli Stati Uniti, il "senatore" socialista ha fatto notare che la deducibilità di simili sanzioni viene in ultima analisi "pagata dai contribuenti".</p><p>In fondo, come indicato anche dalla sua collega di partito Anita Fetz (BS), "nessuno è obbligato a violare il diritto locale. Simili sanzioni fanno parte del rischio imprenditoriale che l'azienda deve assumersi".</p><p>Benché la soluzione del Consiglio federale non sia stata giudicata ottimale, diversi oratori come Konrad Graber (PPD/LU), Isidor Baumann (PPD/UR) e Werner Luginbühl (PBD/BE) hanno invitato il plenum a votare per la minoranza, giudicando "urtante" che un'azienda possa dedurre fiscalmente le multe ricevute all'estero.</p><p>Di diverso avviso Ruedi Noser (PLR/ZH) e Hannes Germann (UDC/SH), secondo cui non sono in gioco solo le grandi aziende, ma anche le imprese di media grandezza, che possono incorrere nei rigori della legge senza colpa alcuna all'estero. Penalizzarle due volte sarebbe ingiusto, nonché pericoloso per la loro stessa sopravvivenza. Secondo Noser, ogni caso di azienda sanzionata andrebbe esaminato singolarmente, come avviene in altri Paesi. Dietro ogni multa non sempre vi sono azioni criminali.</p><p>Germann ed altri oratori hanno fatto notare che aziende elvetiche sono attive anche in paesi corrotti dove la giustizia sovente agisce con motivazioni politiche e prende decisioni arbitrarie. Per Germann, in una materia sensibile come questa è necessario essere ragionevoli ed avere un occhio di riguardo per l'economia. Insomma, ci sono posti di lavoro che rischiano di andare persi, ha sottolineato Noser.</p><p>Intervenendo sul dossier, il ministro delle finanze Ueli Maurer ha ammesso che forse il sistema proposto dal Consiglio federale non è il migliore, ma ha invitato il plenum a seguire la minoranza, nella speranza che forse dal cappello del Nazionale possa uscire una soluzione migliore. Secondo Maurer, la non deducibilità delle sanzioni penali inflitte da autorità estere è prassi in diversi Paesi sviluppati e anche a noi vicini. Una decisione contraria verrebbe considerata "esotica" all'estero, insomma fuori luogo.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 18.09.2018</b></p><p><b>Si sta delineando in Parlamento, non senza polemiche, un compromesso circa la la deducibilità fiscale delle multe inflitte alle aziende svizzere operanti anche all'estero, una riforma figlia delle vicissitudini delle banche svizzere pesantemente sanzionate negli anni passati dalle autorità americane per aver violato il diritto statunitense. Oggi il Consiglio nazionale, per non punire eccessivamente la piazza economica, ha deciso che simili detrazioni dovrebbero essere possibili anche in futuro, ma a determinate condizioni.</b></p><p>In breve, le ammende a carattere penale dovrebbero poter continuare ad essere dedotte fiscalmente se violano la nozione di ordine pubblico svizzero, se puniscono un atto che non sarebbe sanzionabile da noi oppure se oltrepassano il massimo previsto dal diritto elvetico per il reato in questione.</p><p>Anche se di misura - 94 voti a 88 - la maggioranza del plenum ha seguito le raccomandazioni della propria commissione preparatoria, correggendo la decisione del Consiglio degli Stati risalente al 7 marzo scorso.</p><p>Secondo Christian Lüscher (PLR/GE), sostenuto dall'UDC, bisogna tenere conto del fatto che certe multe comminate all'estero possono contenere elementi arbitrari, motivati per esempio da ragioni politiche. Certe sanzioni, e il loro ammontare - ha aggiunto - s'inseriscono in un clima di guerra economica, volta ad avvantaggiare gli operatori locali. "Non si tratta di fare un regalo a chi fa il furbo, ma non bisogna nemmeno azzoppare la nostra economia di esportazione", ha dichiarato il deputato ginevrino.</p><p>La soluzione proposta dalla commissione è stata combattuta in aula dal campo rosso-verde e dal PPD. A loro avviso, le multe e le sanzioni non devono essere deducibili fiscalmente a prescindere dal fatto che siano inflitte in Svizzera o fuori dai confini nazionali. Oltre a istituire una differenza di trattamento tra aziende attive sul nostro territorio e quelle operanti all'estero, con la soluzione escogitata da PLR e UDC si rischia semplicemente che a pagare il conto di comportamenti censurabili all'estero siano in fin dei conti i contribuenti svizzeri.</p><p>Per diversi oratori di sinistra e del PPD, la soluzione perorata dalla maggioranza è "perversa", una "presa in giro", la prova che non si è imparato nulla dalla crisi del 2008. Non è possibile, insomma, che le aziende sanzionate all'estero per comportamenti illeciti "ottengano anche un ribasso sulla multa", ha detto a nome del PBD, Martin Landolt (GL).</p><p>Su un aspetto la minoranza ha avuto la meglio sul campo PLR-UDC riuscendo a far iscrivere nella legge che le spese volte a far commettere infrazioni - per esempio finanziamento del terrorismo - non possano essere dedotte dalla dichiarazione fiscale.</p><p>PLR e UDC proponevano di stralciare questa parte della legge, giudicandola inutile, dal momento che è del tutto palese che simili spese non possano essere fatte valere quale costo che incide sull'utile.</p><p>Il campo rosso-verde, cui si è aggiunto il PPD, ha invece voluto rimanere alla versione degli Stati e del Consiglio federale, argomentando che era meglio specificare esplicitamente nella normativa questo aspetto, per evitare sorprese in futuro.</p><p>La legge sul trattamento fiscale delle sanzioni finanziarie prevede la deducibilità fiscale per le ammende che non hanno carattere penale. Non considera invece detraibili il versamento di commissioni occulte - leggi tangenti o altre regalie - ai sensi dei diritto penale svizzero.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 06.03.2019</b></p><p><b>Deducibilità fiscale multe, dossier rinviato in commissione </b></p><p><b>Prima di esprimersi sullo spinoso dossier concernente la deducibilità fiscale delle multe inflitte a aziende svizzere all'estero, il Consiglio degli Stati vuole che venga fatta maggiore chiarezza, in particolare dopo la recente multa miliardaria inflitta a UBS in Francia. Il dossier è così stato rinviato in commissione.</b></p><p>Le Camere federali stanno da tempo discutendo se, e a quali condizioni, le multe e le sanzioni pecuniarie inflitte all'estero possano essere dedotte fiscalmente dalle imprese interessate. Il tema, controverso, è legato alle vicissitudini delle banche svizzere pesantemente punite negli anni passati dalle autorità americane per aver violato il diritto statunitense.</p><p>In prima lettura la Camera dei cantoni, un anno fa, si era detta contraria alla deducibilità, mentre a settembre il Nazionale, per non penalizzare eccessivamente la piazza economica, ha ammesso tale possibilità, pur fissando determinate condizioni. Durante i dibattiti era stato fatto notare che certe sanzioni inflitte all'estero possono contenere elementi arbitrari, motivati per esempio da ragioni politiche.</p><p>La commissione preparatoria degli Stati aveva poi proposto un'ulteriore variante, a suo avviso compatibile con il senso di equità, che si spinge un po' meno lontano di quanto deciso dalla Camera del popolo. A beneficiare di uno sgravio fiscale sarebbero in questo modo solo le società elvetiche che hanno intrapreso "tutto quanto si possa ragionevolmente pretendere per tenere un comportamento corretto", ha affermato oggi il relatore commissionale Martin Schmid (PLR/GR).</p><p>In sostanza, le multe inflitte all'estero potrebbero essere dedotte fiscalmente soltanto se la sanzione viola la nozione di ordine pubblico svizzero o se la condotta punita poggia sulla buona fede. Proprio quest'ultimo concetto è stato ritenuto troppo vago da Anita Fetz (PS/BS) che ha domandato il rinvio in commissione per fare chiarezza (proposta poi approvata con 21 voti contro 18).</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 03.12.2019</b></p><p><b>Multe inflitte all'estero; possibile deduzione fiscale </b></p><p><b>Banche e aziende svizzere che si fanno multare all'estero potrebbero in taluni casi dedurre fiscalmente le sanzioni. Lo ha deciso oggi il Consiglio degli Stati con 26 voti contro 14. La Camera dei cantoni si è tuttavia mostrata meno generosa del Nazionale, al quale ritorna il dossier.</b></p><p>I "senatori" auspicano che le multe pronunciate da un'autorità estera possano essere dedotte dalle imposte soltanto se la sanzione viola la nozione di ordine pubblico svizzero (per esempio se la società svizzera coinvolta non ha avuto il diritto di essere ascoltata) o se il gruppo punito ha agito in buona fede, ha precisato oggi Pirmin Bischof (PPD/SO) a nome della commissione.</p><p>Le multe inflitte saranno deducibili "se il contribuente può mostrare in modo credibile che ha intrapreso tutto quanto è ragionevolmente possibile per comportarsi in maniera conforme al diritto". La condizione relativa all'ordine pubblico sarà mantenuta.</p><p>Christian Levrat (PS/FR) ha tentato invano di convincere il plenum a ritornare alla prima decisione degli Stati, secondo la quale nessuna multa di carattere penale pronunciata all'estero sia deducibile fiscalmente. Anche il ministro delle finanze Ueli Maurer difendeva questa posizione. "Le eccezioni proposte rischiano di rendere il testo difficilmente applicabile a livello dei cantoni e delle autorità fiscali", ha sottolineato il consigliere federale.</p><p>Nazionale più generoso</p><p>"È difficile creare nuove eccezioni e siamo già alla decima variante" del testo, ha messo in guardia Maurer, il quale ha tuttavia dichiarato di preferire la versione scaturita dai dibattiti alla Camera dei cantoni rispetto a quella voluta dalla Camera del popolo.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 02.03.2020</b></p><p><b>Multe inflitte all'estero; possibile deduzione fiscale </b></p><p><b>Banche e aziende svizzere che vengono sanzionate all'estero potranno in taluni casi dedurre le multe dalle imposte. Il Consiglio nazionale si è allineato oggi - con 108 voti contro 86 - a una proposta in tal senso degli Stati, eliminando l'ultima divergenza che ancora opponeva le due Camere. Il dossier è pronto per le votazioni finali.</b></p><p>Rispetto al progetto del Consiglio federale, la versione uscita dal Parlamento prevede che le multe pronunciate da un'autorità estera possano essere detratte fiscalmente se le sanzioni sono contrarie all'ordine pubblico svizzero (ad esempio se la società elvetica coinvolta non ha avuto il diritto di essere ascoltata) o "se il contribuente dimostra in modo credibile di aver intrapreso tutto quanto si poteva ragionevolmente pretendere per conformarsi alla legge" (principio della buona fede), hanno sottolineato oggi Leo Müller (PPD/LU) e Christian Lüscher (PPD/SO) a nome della maggioranza.</p><p>La sinistra, per bocca di Prisca Bieri-Heimo (PS/LU), ha tentato invano di convincere il plenum a ritornare alla prima decisione degli Stati, secondo la quale nessuna multa di carattere penale pronunciata all'estero sia deducibile fiscalmente. Anche il ministro delle finanze Ueli Maurer difendeva questa posizione. "Le eccezioni proposte rischiano di rendere il testo difficilmente applicabile a livello dei cantoni e delle autorità fiscali", ha sottolineato invano il consigliere federale durante i dibattiti in Parlamento.</p>