<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di esaminare la possibilità d'introdurre il regime di auto-impresa nel sistema del diritto commerciale, fiscale e sociale in vigore per permettere alle persone interessate di avviare un'attività commerciale indipendente con maggiore facilità.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>In Svizzera è previsto un numero definito (numerus clausus) di forme giuridiche per le imprese, che sono disciplinate in maniera esaustiva dalla legge. Le forme previste dal diritto attuale rispondono alle diverse esigenze delle imprese, tutelando gli interessi dei partecipanti. Il diritto commerciale e delle società prevede che le società di capitali (SA e Sagl) debbano disporre di un capitale minimo, il cui importo è fissato dalla legge e deve essere costituito al momento della fondazione; di principio gli azionisti o i soci non rispondono personalmente dei debiti della società con il loro patrimonio privato. Riguardo alle società di persone (società in nome collettivo o in accomandita) e alle imprese individuali, i membri rispettivamente i titolari di imprese individuali rispondono di principio con il loro patrimonio privato. L'auto-impresa combina i vantaggi delle società di capitali e delle società di persone, poiché la responsabilità personale dell'auto-imprenditore è limitata, senza che egli debba fornire capitali come copertura per la sua responsabilità. Ne risulta una discriminazione importante per le altre forme giuridiche e un'ingerenza in un sistema collaudato, che tiene in equilibrio gli interessi di tutti i protagonisti della vita economica. L'auto-impresa non tiene conto della protezione di cui devono beneficiare i creditori. Privilegiando l'auto-imprenditore sul piano della responsabilità si trasferisce a terzi il rischio legato all'impresa.</p><p>Inoltre l'introduzione dell'auto-impresa creerebbe considerevoli difficoltà di delimitazione nell'applicazione del diritto. Nella pratica sarebbe impossibile fissare con precisione il limite tra un'auto-impresa privilegiata e un'impresa individuale (ordinaria). Le autorità non disporrebbero di mezzi efficaci per raccogliere le informazioni necessarie e le agevolazioni previste per l'auto-impresa (in particolare riguardo alla contabilità) si trasformerebbero in complicazioni al momento di stabilire i criteri rilevanti. Proprio per l'auto-impresa, una regolare contabilità sarebbe determinante per i contributi sociali (AVS, AI, APG), il cui importo esatto dovrebbe essere calcolato sulla base della dichiarazione delle imposte soltanto dopo la chiusura dell'esercizio contabile. L'introduzione di una nuova categoria d'imprese esentata dal pagamento dell'IVA sarebbe contraria alla semplificazione perseguita dalla Confederazione e concretizzata nella revisione della legge sull'IVA entrata in vigore il 1° gennaio 2010. Per quanto concerne l'imposta federale diretta, occorre rammentare che eventuali agevolazioni fiscali dovrebbero rispettare i principi d'imposizione previsti dall'articolo 127 capoverso 2 della Costituzione.  In generale, gli auto-imprenditori approfitterebbero in modo scorretto e giuridicamente poco equo di vantaggi a scapito di terzi.</p><p>Nel 2009 in Francia è stato effettivamente creato un numero considerevole di auto-imprese. Il 16 dicembre 2009 il Senato francese ha tuttavia pubblicato un rapporto di valutazione, secondo cui vi sarebbe una forte proporzione di imprese inattive, una sovrastima dovuta alle procedure amministrative, un effetto di sostituzione delle auto-imprese alle forme più classiche d'impresa, che si sarebbero comunque iscritte nel registro di commercio. Inoltre, stando al rapporto, l'introduzione dell'auto-impresa potrebbe ripercuotersi sugli artigiani e sulle PMI in termini di concorrenza sleale e di distorsione dei prezzi.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.