<h2>SubmittedText<h2><p>Sabri al-Banna (anche chiamato Abu Nidal), il fondatore del Consiglio rivoluzionario di al-Fatah (Fatah-CR), è responsabile della morte di centinaia di persone, soprattutto negli anni Ottanta. Come riportato dalla "NZZ" nelle edizioni del 14 e 15 novembre 2017, Sabri al-Banna e alcuni suoi complici hanno soggiornato spesso in Svizzera. Secondo alcuni documenti della CIA, il Fatah-CR aveva una sede in Svizzera: la società Intermador AG, all'epoca domiciliata a Opfikon (all'indirizzo Giebeleichstrasse 82) e diretta dal giordano Ibrahim Elabed. Quest'ultimo, come pure il suo successore Kamal Khalil, avrebbero ottenuto permessi di lavoro dal Canton Zurigo. Anche Samir Najmeddin, il capo delle finanze del Fatah-CR, si sarebbe trattenuto spesso in Svizzera per traffici d'armi fino al 1988, anno in cui è stato emanato un divieto d'entrata nei suoi confronti. Infine, nel quadro di una conciliazione nel 1998, il Ministero pubblico della Confederazione avrebbe consegnato alla moglie di Sabri al-Banna 8 milioni di dollari precedentemente sequestrati. Questo denaro si trovava su due conti che erano stati bloccati in seguito a sospetti di traffico d'armi. Si pongono pertanto le domande seguenti:</p><p>1. Il Consiglio federale è al corrente che Sabri al-Banna ha soggiornato a più riprese in Svizzera negli anni Ottanta?</p><p>2. Corrisponde al vero che l'organizzazione terrorista del Fatah-CR era domiciliata a Opfikon a metà degli anni Ottanta per il tramite della società Intermador AG e che il Canton Zurigo ha rilasciato permessi di lavoro ad almeno due suoi dirigenti (Ibrahim Elabed e Kamal Khalil)?</p><p>3. Il Consiglio federale è al corrente delle varie indagini di polizia giudiziaria condotte negli anni Ottanta nei confronti di Sabri al-Banna e conservate, segretate, presso l'Archivio federale (segnatura E4268-06#2014/25#3608* segg.)?</p><p>4. È al corrente della decisione di archiviazione del Ministero pubblico della Confederazione del 26 gennaio 1998 con la quale 8 milioni di dollari sono stati consegnati alla moglie di Sabri al-Banna?</p><p>5. Sa in quali circostanze è stato pronunciato un divieto d'entrata nei confronti di Samir Najmeddin all'inizio del 1988?</p><p>6. Sa se altri terroristi ricercati a livello internazionale hanno soggiornato in Svizzera negli ultimi decenni?</p><p>7. Può garantire che nessuna persona sospettata di terrorismo è stata accettata sul territorio svizzero di recente?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale è al corrente che, secondo quanto riportato da vari media, Sabri al-Banna, alias Abu Nidal, in passato avrebbe soggiornato in Svizzera. Dalle ricerche effettuate all'epoca dalla polizia e dai servizi preposti alle attività informative non erano tuttavia risultati indizi secondo cui Abu Nidal si sia trattenuto in Svizzera.</p><p>2. In base all'estratto del registro di commercio del Cantone di Zurigo, negli anni Ottanta la società Intermador AG era domiciliata a Opfikon. È assai probabile che questa sede fosse controllata dal Fatah-CR. Quanto ai permessi di lavoro, non è più possibile ottenere maggiori informazioni visti i termini di conservazione nel frattempo scaduti.</p><p>3. Il procedimento è stato condotto dalle autorità penali dell'epoca. Il Consiglio federale è quindi a conoscenza delle indagini di polizia giudiziaria conservate presso l'Archivio federale sotto la segnatura indicata.</p><p>4. Il Consiglio federale è al corrente del decreto d'abbandono emesso del Ministero pubblico della Confederazione.</p><p>5. Il Consiglio federale è al corrente del divieto di entrata nei confronti di Samir Najmeddin. Le circostanze più precise non sono tuttavia documentate.</p><p>6./7. Conformemente alla Strategia della Svizzera del 18 settembre 2015 per la lotta al terrorismo (cfr. FF 2015 6143), le autorità di sicurezza provvedono a tenere i presunti terroristi lontani dalla Svizzera e, se questi si trovano nel nostro Paese, ad espellerli. È tuttavia impossibile garantire che nessun presunto terrorista si trattenga mai in Svizzera. Le autorità competenti si avvalgono di tutti gli strumenti a loro disposizione per impedire gli atti di terrorismo e il loro finanziamento. A tale proposito va rilevata in particolare l'eccellente cooperazione con partner internazionali quali Interpol ed Europol nonché gli intensi contatti a livello nazionale tra le autorità federali e cantonali.</p><p>Le autorità preposte alla sicurezza e al perseguimento penale esaminano attivamente ogni indizio su attività di persone legate alla Svizzera che promuovono attività terroristiche. Se i sospetti sono sufficienti, è avviato un procedimento penale. Se le autorità di sicurezza ritengono che una persona presente in Svizzera costituisca una minaccia per la sicurezza interna o esterna del Paese, essa può essere espulsa in virtù dell'articolo 68 della legge federale sugli stranieri (LStr; RS 142.20). L'espulsione rappresenta una misura preventiva di polizia e può quindi essere disposta anche senza una condanna penale. È corredata di un divieto di entrata. È fatto salvo il divieto di respingimento secondo l'articolo 25 capoverso 3 della Costituzione federale (RS 101) e l'articolo 3 della Convenzione dell'ONU contro la tortura (RS 0.105), secondo cui un'espulsione non può essere eseguita se dopo il rimpatrio la persona rischia la tortura o un altro genere di trattamento o punizione crudele e inumano. Inoltre, in virtù dell'articolo 73 della legge federale sulle attività informative (LAIn; RS 121) il Consiglio federale può vietare a una persona un'attività che minaccia concretamente la sicurezza interna o esterna e che direttamente o indirettamente serve a propagare, sostenere o favorire in altro modo attività terroristiche. Se vengono a conoscenza di nuovi casi, le autorità di sicurezza e il Consiglio federale adottano le pertinenti misure.</p>  Risposta del Consiglio federale.