<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di accordare la priorità agli obblighi internazionali della Svizzera e al rispetto dei suoi principi di politica estera nel controllo della fabbricazione e del trasferimento di materiale bellico e della relativa tecnologia, senza tener conto degli scopi ormai inadeguati della politica industriale.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>I principi sanciti nell'articolo 54 della Costituzione federale (Cost.; RS 101), ovvero l'alleviamento della sofferenza e della povertà, il rispetto dei diritti umani, la promozione della democrazia e la convivenza pacifica dei popoli, si ritrovano anche nell'articolo 5 capoversi 1 e 2 dell'ordinanza sul materiale bellico (OMB; RS 514.511). Nell'interpretazione dell'articolo 5 OMB si deve tenere conto in ogni caso anche di questi principi sovraordinati.</p><p>L'articolo 54 della Costituzione prevede tuttavia che la Confederazione si adoperi per salvaguardare l'indipendenza e il benessere del Paese. Ciò trova corrispondenza nell'articolo 2 della Costituzione, secondo cui, oltre a tutelare la libertà e i diritti del popolo, la Confederazione Svizzera deve salvaguardare in particolare l'indipendenza e la sicurezza del Paese. Solo in una condizione di sovranità statale e di stabilità e forza negli ambiti relativi alla sicurezza, all'economia e alla società la Svizzera può svolgere il suo ruolo e i suoi compiti internazionali, tra cui ad esempio la promozione della pace e il rafforzamento dei diritti dell'uomo già menzionati dall'autrice della mozione. </p><p>La presenza di mercati aperti e globali è essenziale per la Svizzera e il suo benessere, per questo il nostro Paese è molto interconnesso a livello mondiale. La dipendenza dell'economia elvetica dal buon funzionamento del sistema delle importazioni di materie prime, beni e servizi determina però una costante vulnerabilità dello Stato e dell'economia stessa di fronte a eventuali problemi di approvvigionamento. </p><p>L'esercito e altre istituzioni responsabili della sicurezza statale necessitano pertanto di conoscenze tecnologiche, capacità industriali e competenze nel campo della tecnica di difesa e di sicurezza per non essere completamente dipendenti dall'estero a livello di tecnica degli armamenti, in particolare in caso di pesanti crisi politico-militari. In situazioni di crisi, infatti, le imprese d'armamento estere dovrebbero soddisfare innanzitutto le esigenze nazionali e dei Paesi alleati e, comprensibilmente, metterebbero in secondo piano le necessità di un altro Stato. Da Paese neutrale, inoltre, la Svizzera non fa parte di alleanze difensive e non può pretendere sostegno militare da altri Stati, per cui è fondamentale disporre di una base tecnologica e industriale efficiente. </p><p>Nel frattempo quasi tutti gli Stati hanno rinunciato all'autarchia militare. Ma anche senza ambire a tale obiettivo, un'industria militare autoctona permette di rafforzare la sicurezza nazionale. Maggiore è l'autosufficienza di un Paese, minore, in una situazione di crisi, è il suo grado di dipendenza da imprese estere. L'esistenza di un'industria nazionale della difesa, inoltre, aumenta la libertà d'azione perché, in una certa misura, sostituisce una dipendenza unilaterale con una dipendenza plurilaterale. Proprio su queste considerazioni si basa il passaggio dell'articolo 1 LMB secondo cui in Svizzera deve poter essere mantenuta una capacità industriale adeguata alle esigenze della difesa nazionale, purché vengano tutelati gli obblighi internazionali nonché i principi di politica estera del Paese. Diversamente da quanto sostenuto nella mozione, l'articolo 1 LMB non allude a un'autarchia militare. </p><p>Dal momento che la totale indipendenza dall'estero non è un obiettivo realistico per la Svizzera, si considera prioritaria la padronanza di determinate tecnologie che hanno un ruolo fondamentale per la sicurezza nazionale. </p><p>Allo stesso modo, per sostenere il buon funzionamento dell'esercito, la Svizzera deve disporre delle capacità e delle competenze industriali fondamentali affinché l'industria possa fornire servizi indispensabili (funzionamento, manutenzione, mantenimento e aumento del valore) per l'operatività e la capacità di resistenza dei sistemi dell'esercito. Va precisato che l'industria nazionale della tecnica di difesa e di sicurezza e in particolare delle tecnologie di punta può essere incentivata anche con altri strumenti oltre alla politica di controllo delle esportazioni: acquisti in Svizzera, operazioni "offset", cooperazione internazionale, ricerca applicata, promozione dell'innovazione e scambio di informazioni con l'industria.</p><p>In linea di massima la Svizzera non persegue una politica industriale, come suggerisce erroneamente il titolo della mozione. Il principio della libertà economica sancito nella Costituzione federale (art. 94) prevede che si creino condizioni quadro favorevoli all'economia privata, in modo che quest'ultima contribuisca a garantire il benessere e la sicurezza economica della popolazione. Secondo quanto stabilito nelle basi costituzionali, la politica economica della Svizzera non prevede la promozione specifica di singole aziende, settori o tecnologie (salvo determinate eccezioni stabilite nella Costituzione), il che è in contrasto con il concetto di una politica industriale. Gli strumenti di promozione summenzionati rientrano nel quadro costituzionale e legale e non perturbano il mercato. In molti Stati disporre di una base tecnologica e industriale efficiente è una componente della politica d'armamento e pertanto anche della politica di sicurezza e di difesa.</p><p>Del resto la Svizzera vanta ancora oggi comprovate capacità per eseguire la manutenzione tecnica di aerei da combattimento.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.