<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è cosciente dell'importanza che riveste la questione della ripercussione di una riduzione del tempo di lavoro sull'occupazione e sulla disoccupazione. Esso desidera tuttavia rammentare che la maggior parte degli studi empirici, che si sono occupati nel passato di questo tema, non hanno constatato alcun effetto positivo degno di nota sull'occupazione. La riduzione del tempo di lavoro si è rivelata praticamente inefficace anche nella lotta alla disoccupazione - quando si tratta di disoccupazione strutturale - poiché non risolve il problema della mancanza di qualifiche dei lavoratori.</p><p></p><p>Il Consiglio federale rinvia anche all'ultimo parere espresso, il 14 maggio 1988, dalla Commissione dei problemi congiunturali, organo consultivo del Consiglio federale per le questioni economiche. Detta Commissione riunisce rappresentanti degli ambienti scientifici, dei partner sociali, dei Cantoni e della Confederazione. Nella loro analisi essi giungono alla seguente conclusione:</p><p></p><p>"Una riduzione del tempo di lavoro sancita per legge non è idonea per lottare contro la disoccupazione strutturale di lunga durata; esiste anzi il pericolo che, in tempi di crisi congiunturale, essa ostacoli l'occupazione e, nelle fasi di ripresa economica, riduca le possibilità di crescita. Inoltre, essa non elimina le cause del problema, ossia le debolezze strutturali del mercato del lavoro e dell'economia in generale." (Comunicato stampa della Commissione dei problemi congiunturali del 14 maggio 1998).</p><p></p><p>Gli esperti degli ambienti scientifici, nonché delle organizzazioni internazionali - in particolare dell'OCSE - si mostrano critici nei confronti delle esperienze maturate sul piano internazionale. A tale proposito, il Consiglio federale ritiene opportuno sottolineare che l'OCSE, nelle sue periodiche analisi del mercato del lavoro e nelle raccomandazioni sulla politica dell'impiego, ha sempre sconsigliato di ricorrere a riduzioni generalizzate del tempo di lavoro come mezzo idoneo per lottare contro la disoccupazione. Fanno eccezione i casi in cui le stesse imprese decidono di adottare un modello di lavoro flessibile e i lavoratori sono disposti ad accettare una perdita di salario proporzionale.</p><p></p><p>Proprio sulla base di queste argomentazioni, la Commissione di vigilanza del Fondo dell'assicurazione contro la disoccupazione, già nel 1996, si era espressa contro uno studio generale sulle ripercussioni della riduzione dell'orario di lavoro. La Commissione ritiene invece che l'introduzione nelle imprese di nuovi modelli di orario flessibile, non equiparabili a una riduzione generalizzata dell'orario di lavoro, possa avere effetti positivi sul mercato del lavoro. Siffatti modelli sono ora oggetto di uno studio scientifico i cui risultati finali sono attesi per l'ottobre 1998 e verranno quindi messi a disposizione del pubblico il più rapidamente possibile.</p><p></p><p>Considerata l'abbondanza delle analisi e degli studi già effettuati, il Consiglio federale è dell'avviso che, attualmente, nuovi studi sul piano macroeconomico non contribuirebbero a fornire ulteriori chiarimenti in merito alla questione sollevata dall'autore del postulato. Tuttavia, il Consiglio federale segue attentamente l'evoluzione della situazione e commissionerà, all'occorrenza, nuovi studi.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.