<h2>SubmittedText<h2><p>In relazione alle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale pubblico da parte della Turchia, all'interno del Paese e in Siria, e alla minaccia di invasione dell'Iraq per evitare una regione curda contigua, il Consiglio federale è invitato a rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. In risposta a una serie di interventi parlamentari sulla Turchia e sui diritti umani il Consiglio federale ha dichiarato di impegnarsi sul piano bilaterale e multilaterale per trovare una soluzione politica al conflitto. Questa risposta è stata data già un anno fa. Quali progressi ha compiuto la Svizzera in questo senso dall'entrata delle truppe turche presso Afrin il 20 gennaio 2018?</p><p>2. Nella città di Afrin, che conta 300 000 abitanti e che si trova attualmente sotto assedio turco, la Turchia ha interrotto la fornitura di acqua, energia elettrica e medicinali. Come si esprime il Consiglio federale in merito a questa violazione dei diritti umani?</p><p>3. Gli islamisti che combattono nella regione di Afrin con il sostegno turco stanno evidentemente iniziando a espellere gli yazidi e i curdi stanziati in questa regione. Cosa farebbe il Consiglio federale per impedirlo, qualora vi fossero prove indipendenti di tali espulsioni?</p><p>4. Secondo notizie di oggi, la Turchia non intende restituire il territorio di Afrin alla Siria, ma occuparlo in via permanente. Quali misure intende prendere la Svizzera qualora la Turchia non si ritirasse immediatamente da Afrin?</p><p>5. Il Consiglio federale sospenderebbe la ratifica dell'ampliamento dell'Accordo di libero scambio tra l'AELS e la Turchia, qualora la Turchia non si ritirasse immediatamente da Afrin e quindi dalla Siria, e continuasse invece a occupare questa zona o addirittura a conquistare altri territori siriani o iracheni? </p><p>6. Il Consiglio federale è consapevole del fatto che se la Svizzera non interverrà pubblicamente e in maniera più energica, nel caso in cui le violazioni del diritto internazionale pubblico e dei diritti umani non cessassero immediatamente, ciò verrà interpretato come un segnale di incoraggiamento per la Turchia a continuare su questa strada?</p><p>7. Non è forse vero che più la Turchia conduce operazioni di guerra in Siria provocando vittime e più aumenta il numero dei profughi tra gli abitanti, maggiore diviene l'odio e più difficile sarà la conclusione di un accordo di pace?</p><p>8. Supponendo che alla domanda 7 sia data risposta affermativa, perché non viene fatta pressione per porre immediatamente fine agli attacchi già sferrati dalla Turchia e a quelli in programma?</p><p>9. Cosa può fare la Svizzera per fermare l'aggressione della Turchia contro la formazione di una regione curda contigua al di fuori del suo territorio?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La Svizzera si è espressa in modo netto e critico sui più recenti sviluppi ad Afrin, che costituiscono un nuovo deplorevole capitolo del sanguinario conflitto armato in Siria che colpisce in particolare la popolazione civile. Insieme a numerosi altri attori statali e non statali, la Svizzera, sin dall'inizio del conflitto in Siria sette anni fa, si è impegnata ad alleviare le sofferenze della popolazione tramite l'aiuto umanitario, a promuovere il rispetto del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani e a favorire la ricerca di una soluzione politica sotto l'egida dell'ONU. La Svizzera intende perseverare su questa strada.</p><p>1./6. Alla luce dell'inasprimento delle ostilità in Siria, la Svizzera si è rivolta a vari Paesi coinvolti (Turchia, Russia, Iran) per condannare gli attacchi alla popolazione civile e le violazioni sistematiche del diritto internazionale umanitario commessi da tutte le parti in conflitto, esortando nel contempo i belligeranti a deporre le armi e a contribuire a una soluzione politica del conflitto. La Svizzera ha inoltre pubblicamente preso posizione sui combattimenti ad Afrin (comunicati stampa del 12 febbraio e del 7 marzo 2018).</p><p>Il Consiglio federale continua a ritenere che l'impegno a livello multilaterale, vale a dire il sostegno degli sforzi per la pace con la mediazione dell'ONU e il dialogo diretto, critico e costruttivo con il Governo turco siano gli strumenti più efficaci per contribuire a un miglioramento della situazione. A tale proposito occorre anche considerare il ruolo particolare di mediatrice assunto dalla Svizzera nel contesto internazionale, che necessita l'apertura costante dei canali di dialogo.</p><p>2./3. Anche in futuro, la Svizzera si adopererà a favore delle fasce di popolazione più minacciate in Siria e nei Paesi limitrofi. È indispensabile che tutte le parti in conflitto garantiscano un accesso umanitario rapido e senza ostacoli a tutte le persone in situazioni di emergenza. La Svizzera sottolinea anche l'impegno a rispettare le infrastrutture necessarie per la sopravvivenza della popolazione civile. Nel marzo 2018, convogli umanitari del CICR e dell'ONU hanno raggiunto Afrin e dintorni per prestare soccorso alla popolazione e agli sfollati. Quest'anno la Svizzera sostiene l'attività del CICR in Siria con circa 3,5 milioni di franchi svizzeri e versa contributi a varie agenzie dell'ONU pari a 5,9 milioni di franchi svizzeri.</p><p>Di fronte alle immense esigenze umanitarie della crisi siriana, dal 2011 la Svizzera ha stanziato 315 milioni di franchi svizzeri per alleviare le sofferenze della popolazione in Siria e nei Paesi limitrofi; quest'anno verranno destinati a tale scopo ulteriori 61 milioni di franchi svizzeri. Da dicembre 2017 la Svizzera ha potenziato il suo impegno umanitario incrementando la presenza umanitaria in Siria.</p><p>4. Il Consiglio federale riconosce l'integrità territoriale della Siria e sottolinea che lo status internazionale della regione di Afrin non può essere modificato unilateralmente. Inoltre ricorda che in caso di occupazione trovano applicazione regole particolari del diritto umanitario internazionale, e in particolare la Quarta Convenzione di Ginevra del 1949.</p><p>5. Mediante l'aggiornamento dell'accordo di libero scambio tra l'AELS e la Turchia entrato in vigore nel 1992, si intende accrescere la certezza giuridica e la stabilità delle relazioni commerciali preferenziali a vantaggio degli attori privati sia svizzeri sia turchi. È pertanto nell'interesse della Svizzera ratificare questo accordo di libero scambio modernizzato e ampliato.</p><p>7. Nel quadro della promozione della pace, il Consiglio federale si impegna a creare i presupposti per una soluzione politica del conflitto armato. La Svizzera continua a sostenere il processo di pace portato avanti dall'inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria a Ginevra offrendo un supporto logistico nel quadro dei buoni uffici, mettendo a disposizione competenze e personale e organizzando ad esempio incontri riservati tra le diverse parti in conflitto.</p><p>8. Il Consiglio federale condivide il parere che tutte le ostilità debbano cessare al più presto e che occorra garantire l'accesso delle organizzazioni umanitarie a tutte le regioni in cui si trovano persone in situazioni di emergenza.</p><p>9. La Svizzera affronta regolarmente questo tema nelle sue relazioni bilaterali con la Turchia. Il 14 marzo 2018, il capo del DFAE ha ad esempio espresso la sua preoccupazione per l'intervento della Turchia nella regione di Afrin in occasione di un incontro con il presidente della Commissione della politica estera del Parlamento turco.</p>  Risposta del Consiglio federale.