<h2>SubmittedText<h2><p>La partecipazione della Svizzera a Schengen/Dublino costa circa 100 milioni di franchi all'anno, ed è quindi 14 volte superiore a quanto promesso prima della votazione (7,4 milioni di franchi). Anche le altre promesse non sono state mantenute, anzi: la sicurezza è notevolmente peggiorata, soprattutto nelle regioni di confine, e le domande d'asilo sono triplicate. In tale contesto si pongono le domande seguenti:</p><p>1. Nell'opuscolo pubblicato dalla Confederazione si propagandava Schengen/Dublino tra l'altro con le seguenti promesse: maggiore sicurezza, miglioramento della situazione nel settore dell'asilo, risparmi consistenti. Come giudica il Consiglio federale le ripercussioni opposte che si stanno verificando?</p><p>2. Il Consiglio federale vede un nesso tra la crescente criminalità, in particolare nelle regioni di confine, l'aumento dell'immigrazione illegale, soprattutto attraverso la via dell'asilo, e l'abolizione dei controlli sistematici alle frontiere? </p><p>3. Quali misure immediate intende adottare per sgravare i cantoni di frontiera dai turisti del crimine?</p><p>4. Perché le domande d'asilo presentate da persone entrate via terra sono aumentate notevolmente, nonostante nella campagna precedente la votazione fosse stato promesso al popolo che i richiedenti l'asilo sarebbero potuti giungere in Svizzera soltanto da Paesi non aderenti a Schengen?</p><p>5. Perché nell'opuscolo elettorale il popolo svizzero è stato tranquillizzato con costi troppo bassi, pari ad appena 7,4 milioni di franchi all'anno, anche se già all'epoca l'amministrazione federale e il Consiglio federale avevano a disposizione anche altre stime?</p><p>6. A quanto sono ammontati i costi complessivi sostenuti dalla Svizzera fino alla fine del 2012 per la partecipazione a Schengen e a tutti i successivi sviluppi?</p><p>7. Per il 2014-2020, l'UE ha preventivato oltre 3,5 miliardi di euro per la sorveglianza delle sue frontiere esterne e per nuovi sistemi d'informazione - il doppio di quanto previsto attualmente (1,8 miliardi di euro). I costi raddoppieranno anche per la Svizzera?</p><p>8. A quanto stima il Consiglio federale i costi complessivi per gli anni 2013-2015?</p><p>9. Quanti sviluppi del diritto Schengen ha trasposto la Svizzera fino alla fine del 2012?</p><p>10. Quali sviluppi prevedibili attendono la Svizzera nei prossimi anni?</p><p>11. Alla luce dei problemi summenzionati, il Consiglio federale è disposto a vagliare finalmente in maniera approfondita la denuncia degli accordi di Schengen/Dublino?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La cooperazione Schengen apporta un reale valore aggiunto in materia di sicurezza. Gli strumenti di cooperazione di polizia istituiti con Schengen (SIS, diritto di inseguimento transfrontaliero, contatti internazionali diretti tra autorità inquirenti) hanno permesso di intensificare la lotta contro la criminalità transfrontaliera, di accrescerne l'efficacia e di ottenere successi importanti come, per esempio, lo smantellamento e l'arresto, in collaborazione con la Francia, di bande organizzate.</p><p>Nell'ambito della cooperazione Dublino la Svizzera trasferisce ad altri Stati europei decisamente più richiedenti l'asilo di quelli che riprende in carico. Questa previsione, dal punto di vista attuale tuttora corretta, è stata formulata dal Consiglio federale nelle spiegazioni relative alla votazione popolare del 5 giugno 2005. Tra il 1° gennaio 2009 e il 31 dicembre 2012 la Svizzera ha trasferito ad altri Paesi europei 12 884 persone, mentre ne ha riprese 1732. Senza l'accordo di associazione a Dublino non avrebbe dovuto riprendere le 1732 persone, ma avrebbe dovuto esaminare le domande d'asilo presentate dalle 12 884 persone.</p><p>2. La criminalità transfrontaliera non è un fenomeno nuovo. Come rilevato a più riprese dal Consiglio federale (mozione 11.3056; interpellanza 10.3964; mozione 12.3126), variazioni della criminalità potevano essere osservate già prima della partecipazione della Svizzera a Schengen. I dati attualmente disponibili non consentono di imputare a Schengen un aumento del tasso di criminalità in Svizzera. </p><p>Già prima dell'introduzione di Schengen non erano effettuati controlli sistematici alla frontiera. Inoltre i controlli doganali continuano a essere svolti in ugual misura rispetto al passato. La partecipazione a Schengen ha pertanto modificato sostanzialmente soltanto il fulcro dei controlli, ma non la loro densità effettiva. Inoltre, anche con l'accordo di Schengen le autorità preposte alla sicurezza dispongono di strumenti, come ad esempio controlli mobili nella zona di confine, che consentono loro di reagire adeguatamente a nuove situazioni di minaccia.</p><p>3. La lotta contro la delinquenza e la criminalità, anche quella transfrontaliera, rientra nella competenza dei cantoni. In collaborazione con la polizia cantonale dei cantoni di frontiera, anche il corpo delle guardie di confine (Cgcf) effettua, alle frontiere e nell'area di confine, azioni comuni contro la criminalità transfrontaliera. In tale contesto, l'anno scorso il Cgcf ha eseguito un maggior numero di controlli intensi nelle regioni di confine di Ginevra e del Ticino.</p><p>4. Il numero di domande d'asilo presentate in Svizzera da persone entrate per via terrestre dipende da vari fattori che possono essere influenzati solo in parte dal nostro Paese. Si può presupporre che Dublino ponga un freno alle domande d'asilo presentate in Svizzera.</p><p>5. Nel messaggio del Consiglio federale del 1° ottobre 2004 concernente gli accordi bilaterali II le maggiori spese annuali per gli anni 2006-2008 sono state stimate in media a 7,37 milioni di franchi. Un considerevole fabbisogno di personale pari a 30-40 posti, da compensare internamente, è stato previsto soltanto temporaneamente (cfr. FF 2004 5522). Mentre le stime per gli importi da versare all'UE erano corrette, le valutazioni effettuate all'epoca in merito alle altre spese correlate a Schengen/Dublino erano troppo basse. In tale contesto, il Consiglio federale ha presto fatto chiarezza (cfr. il parere sulla mozione UDC 10.3557 nonché la risposta all'interpellanza 10.3561 e le altre indicazioni fornite in tale sede).</p><p>I costi di gestione e di personale sono risultati più elevati del previsto, tra le altre cose, perché le stime delle spese per la Svizzera, basate sui dati di Stati membri dell'Unione europea (UE) di dimensioni comparabili, non sono risultate sufficientemente precise. Il fatto che la Svizzera non è né membro dell'UE né aderisce a un'unione doganale con essa ha comportato un incremento dei costi sensibilmente più elevato del previsto. L'aumento dei costi è inoltre riconducibile a complicazioni non prevedibili, sul piano europeo, di progetti informatici e a una forte estensione della cooperazione.</p><p>Tali fattori spiegano tuttavia soltanto in parte le maggiori spese. L'aumento delle uscite è riconducibile anche al fatto che Schengen/Dublino è una collaborazione dinamica. Sviluppi quali il fondo per le frontiere esterne (FFE), Frontex o il sistema d'informazione visti (VIS) sono avvenuti soltanto dopo l'associazione della Svizzera a Schengen/Dublino nel 2008. L'Assemblea federale ha sempre dato il nulla osta a tali sviluppi - che offrono alla Svizzera utili strumenti di cooperazione internazionale in materia di sicurezza interna, asilo e migrazione - approvando implicitamente i correlati aumenti dei costi.</p><p>6. Nel capitolo 8 del breve rapporto del 21 gennaio 2011 sulle ripercussioni finanziarie e sul personale dell'associazione a Schengen e Dublino, stilato dal Consiglio federale all'attenzione della Delegazione delle finanze, sono state indicate le spese complessive per la Svizzera per Schengen/Dublino fino al 2010 (2006: 1,24 mio. CHF, 2007: 10,47 mio. 2008: 49,44 mio. 2009: 69,41 mio. 2010: 85,92 mio.). Nel 2011 le spese complessive per il DFGP sono state pari a 63,5 milioni di franchi. Negli altri dipartimenti (DFF, DFAE) i costi annuali, pari a circa 11,2 milioni di franchi, sono rimasti invariati rispetto a quelli riportati nel rapporto del 21 gennaio 2011. Le spese per la Confederazione sono quindi ammontate complessivamente a circa 74,7 milioni. Le cifre definitive per il 2012 non sono ancora disponibili.</p><p>7. I 3,5 miliardi di euro si riferiscono alle risorse, proposte dalla Commissione, di cui sarà dotato il futuro Fondo sicurezza interna (FSI). Quest'ultimo sarà composto da due strumenti parziali, di cui soltanto la gestione delle frontiere (FSI-frontiere) costituirà uno sviluppo di Schengen. Per il FSI-frontiere sono previsti 2 miliardi di euro per il sostegno degli Stati Schengen nella sorveglianza delle frontiere esterne e 1,1 miliardi di euro per l'allestimento di nuovi sistemi informatici. Il FSI-frontiere sostituirà l'attuale FFE, dotato di risorse pari a 1,8 miliardi di euro.</p><p>L'ammontare esatto dei contributi degli Stati associati al FSI-frontiere deve ancora essere negoziato in un accordo aggiuntivo con l'UE. Gli importi previsti nell'ambito Schengen/Dublino a partire dal 2014 riportati nella risposta alla domanda 8 si fondano su un contributo annuo al FFE per il 2013 pari a circa 20 milioni di franchi. Eventuali spese supplementari correlate alla partecipazione al FSI-frontiere non sono incluse. È prevedibile un aumento del contributo svizzero ai fondi Schengen.</p><p>In compenso, la Svizzera riceverà risorse finanziarie dal FSI-frontiere, come oggi avviene nel caso del FFE. Ciò riguarda, tra le altre cose, anche lo sviluppo, previsto dall'UE, di due nuovi sistemi informatici nell'ambito di Schengen che contribuiscono a rendere più efficiente il passaggio della frontiera: il cosiddetto sistema di ingresso-uscita nonché un programma per viaggiatori frequenti (cfr. anche la risposta alla domanda 10). Lo sviluppo di questi sistemi sarà finanziato interamente dal FSI-frontiere. Pertanto sia i lavori a livello UE sia i lavori di attuazione negli Stati Schengen potranno beneficiare dell'importo di 1,1 miliardi di euro che sarà riservato a tal fine nell'ambito del Fondo.</p><p>8. Per gli anni 2013-2016 per il DFGP sono preventivati o stati ripresi nella pianificazione finanziaria gli importi seguenti: 2013: 88,8 milioni di franchi; 2014: 84,6 milioni di franchi; 2015: 85,9 milioni di franchi; 2016: 81,3 milioni di franchi. Le uscite nel DFF e nel DFAE resteranno immutate a 11,2 milioni di franchi complessivi. Ne conseguono i seguenti costi complessivi prevedibili: 2013: 100 milioni di franchi; 2014: 95,8 milioni di franchi; 2015: 97,1 milioni di franchi; 2016: 92,5 milioni di franchi.</p><p>9. Negli otto anni trascorsi dalla firma dell'accordo di associazione a Schengen, il 26 ottobre 2004, sono stati registrati 139 sviluppi dell'acquis di Schengen (stato al 31.12.2012), che corrispondono in media a circa 17 sviluppi all'anno. Sul piano del contenuto, la loro importanza varia tuttavia considerevolmente: 31 atti normativi (23 per cento) non avevano carattere vincolante, cosicché se ne è preso semplicemente atto. Il 61 per cento degli sviluppi (85 atti normativi), pur essendo vincolanti, presentavano tuttavia un contenuto piuttosto tecnico e subordinato. Spesso si trattava di veri e propri atti d'esecuzione. Gli scambi di note per il loro recepimento hanno pertanto di norma potuto essere conclusi autonomamente dal Consiglio federale come "trattati di portata limitata". Il recepimento ha richiesto l'approvazione da parte del Parlamento in un sesto circa degli sviluppi (22 atti normativi ovvero il 16 per cento). Va infine fatto notare che nel frattempo il 12 per cento di tutti gli sviluppi notificati ha perso importanza e va oggi considerato obsoleto, in quanto è stato sostituito da altri atti normativi. Altri 29 atti normativi (22 per cento) costituiscono vere e proprie normative transitorie o saranno prossimamente sostituiti da strumenti più nuovi e di conseguenza non saranno più applicabili.</p><p>10. Attualmente le competenti istituzioni dell'UE stanno discutendo o stanno per adottare alcuni progetti di atti che costituiscono, per la Svizzera, sviluppi dell'acquis di Schengen o di Dublino. I progetti di modifica del regolamento Dublino e di quello Eurodac dovrebbero essere adottati nel primo semestre del 2013. Anche il nuovo meccanismo di valutazione degli Stati membri di Schengen nonché la modifica del codice frontiere concernente il ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne potrebbero essere adottati nel corso di questo periodo. Inoltre, prossimamente la Commissione dovrebbe proporre di istituire un sistema di controllo delle entrate e uscite dei cittadini di Paesi terzi in seno allo spazio Schengen, nonché un sistema per viaggiatori registrati (Registered traveller programme), che facilita il passaggio delle frontiere ai "viaggiatori frequenti in buona fede". Inoltre, è sempre possibile la notifica di atti di natura strettamente tecnica.</p><p>11. Il Consiglio federale ritiene tuttora (cfr. le mozioni 12.3126 e 11.3056) che gli accordi di associazione a Schengen e Dublino presentino decisamente più vantaggi che svantaggi. Pur prendendo sul serio i timori espressi in materia di sicurezza, asilo, lotta contro la criminalità e immigrazione illegale, resta dell'avviso che sia l'accordo di associazione a Schengen che quello di associazione a Dublino offrano alla Svizzera preziosi strumenti di collaborazione nell'ambito della sicurezza interna, dell'asilo e della migrazione. Un eventuale aumento dei contributi al FSI-frontiere (cfr. n. 7) servirà infatti ad arginare l'immigrazione irregolare alle frontiere esterne di Schengen e contribuirà pertanto a mitigare la pressione migratoria sulla Svizzera. Per quanto concerne i costi in generale, bisogna tenere conto del fatto che, anche senza l'associazione a Schengen e Dublino, la Svizzera avrebbe dovuto e dovrebbe tuttora investire somme importanti in particolare per stare al passo con gli sviluppi tecnologici e modernizzare i suoi sistemi di gestione elettronica (biometria, VIS, sistemi d'informazione di polizia, ecc.). Il Consiglio federale è pertanto dell'avviso che per la Svizzera sarebbe dannoso denunciare tali accordi.</p>  Risposta del Consiglio federale.