<h2>SubmittedText<h2><p>Nel quadro dello scenario energetico previsto per il 2050, il Consiglio federale spiega che il risanamento degli edifici costituisce "la chiave della svolta energetica" e che in questo contesto lo standard Minergie-P consente di ridurre fino all'80 per cento le perdite di energia elettrica (interpellanza Wehrli 10.3873). Attualmente, numerose famiglie, PMI e altre imprese innovative decidono di costruire edifici a energia positiva (PlusEnergieBauten, PEB), vale a dire edifici che producono più energia di quanta non ne necessitino nell'arco di tutto l'anno. Questo non avviene soltanto nell'ambito della costruzione di nuovi edifici, bensì sempre più anche nel risanamento di edifici già esistenti. L'efficienza energetica e le eccedenze di energia vengono verificate e confermate dalle centrali elettriche locali o regionali mediante strumenti tarati ufficialmente. L'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) osserva che l'approccio perseguito dagli edifici a energia positiva di ridurre le emissioni di CO2 producendo al contempo corrente elettrica è "molto promettente". Infatti, non consente soltanto di evitare l'importazione di corrente elettrica da centrali a carbone climalteranti, bensì, dopo un periodo di recupero di due anni, anche di produrre elettricità senza alcuna emissione di CO2. Applicando l'approccio al traffico privato, si otterrebbe grazie alle automobili elettriche un'ulteriore riduzione delle emissioni di CO2. I promotori interessati agli edifici a energia positiva temono però che il procedimento, il dispendio e i costi previsti per un'attestazione definitiva del CO2, così come i costi amministrativi e burocratici, si rivelino così importanti dal punto di vista finanziario e temporale da superare il valore dell'attestazione conseguibile. </p><p>A causa della mancanza di progetti, in Svizzera viene al momento attribuito un numero insufficiente di certificati di emissione di CO2. Gli edifici a energia positiva potrebbero dunque rivelarsi opportuni.</p><p>Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. In che misura è stato verificato il ruolo che gli edifici a energia positiva possono rivestire nel programma di riduzione delle emissioni di CO2, in particolare nella semplificazione del procedimento e nel miglioramento dell'efficienza?</p><p>2. Le centrali elettriche locali misurano e confermano per iscritto, mediante strumenti tarati ufficialmente, il consumo energetico globale senza emissioni di CO2, comprese le eccedenze di energia solare derivanti dal risanamento degli edifici a energia positiva. Tale procedura è insufficiente per ottenere un'attestazione definitiva della riduzione del CO2 negli edifici a energia positiva?</p><p>3. Dato che il risanamento degli edifici a energia positiva contribuisce a ridurre le importazioni in Svizzera di energia elettrica a emissioni di CO2, in questi casi non si potrebbe accreditare il mix di CO2 dell'Unione europea come una riduzione delle emissioni di CO2 per gli edifici a energia positiva?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. L'approccio perseguito dagli edifici a energia positiva, ossia di ridurre le emissioni di CO2 producendo al contempo corrente elettrica, è in effetti molto promettente sia per la politica climatica sia per quella energetica. In questo contesto è importante definire in modo uniforme a livello nazionale quando un edificio è da considerarsi "a energia positiva". L'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) e l'Ufficio federale dell'energia (UFE) riconoscono il ruolo importante degli edifici a energia positiva nell'ambito della protezione del clima e di principio ritengono che le riduzioni delle emissioni conseguibili siano da considerarsi appropriate per il rilascio di attestazioni.</p><p>La revisione dell'ordinanza sul CO2 dell'8 ottobre 2014 (RS; 641.711) prevede in modo esplicito la possibilità di riunire in un programma più progetti che, oltre alla riduzione delle emissioni, perseguono un obiettivo comune. Ciò consente di ridurre in modo notevole il costo delle operazioni.</p><p>2. I requisiti posti a progetti e programmi di riduzione delle emissioni realizzati in Svizzera le cui riduzioni di emissioni possono essere attestate sono definiti nell'ordinanza sul CO2. In questo contesto, la documentabilità e la quantificabilità delle riduzioni costituiscono soltanto uno dei requisiti per il rilascio delle attestazioni. Il processo di verifica previsto e pubblicato garantisce inoltre che le attestazioni vengano rilasciate soltanto in caso di riduzioni di emissioni che non avrebbero potuto essere realizzate senza il ricavato della vendita delle stesse attestazioni e che sono state conseguite a prescindere dall'evoluzione di riferimento. Quest'ultima comprende anche le riduzioni di emissioni che vengono conseguite mediante i programmi di incentivazione della Confederazione (p. es. RIC, programma Edifici).</p><p>3. No. Per il calcolo dell'impatto del CO2 causato da impianti che producono corrente elettrica è determinante il fattore di emissione di CO2 dell'energia elettrica prodotta in Svizzera. Questa metodologia di calcolo è conforme ai limiti di sistema del regime climatico internazionale. Ciò consente di garantire che il calcolo delle riduzioni di CO2 attestate sia conforme al bilancio del CO2 svizzero (inventario dei gas serra), il quale bilancia le emissioni e le riduzioni di CO2 registrate in Svizzera (principio di territorialità).</p>  Risposta del Consiglio federale.