<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La dichiarazione alla stampa fatta dal Dipartimento federale degli affari esteri sabato 2 giugno, vale a dire alcune ore dopo l'attacco terroristico contro una discoteca di Tel Aviv, condannava con chiarezza questo atto agghiacciante. Tenuto conto dell'atmosfera tesa che caratterizzava il rapporto tra Palestinesi e Israeliani nelle ore successive all'attentato, il capo del DFAE ha pure invitato le due parti a non lanciarsi più oltre nella spirale della violenza. D'altronde, in seguito al nuovo attentato terroristico perpetrato il 9 agosto in un ristorante di Gerusalemme Ovest, il Consiglio federale ha condannato il terrorismo sotto tutte le sue forme e indirizzato un messaggio di profonda simpatia alle famiglie delle numerose vittime civili.</p><p></p><p>2. Sul piano bilaterale, segnatamente in occasione della visita del capo del DFAE nel Vicino Oriente alla fine del mese di marzo 2001, come anche nel quadro di forum internazionali, la Svizzera non ha cessato di ricordare all'autorità palestinese che condannava tutti gli atti terroristici e ha invitato quest'ultima a prendere tutte le misure necessarie in vista di impedire altri attacchi e di punire i colpevoli. Inoltre, la Svizzera, come Parte contraente delle convenzioni di Ginevra, accorda un'importanza primordiale allo stretto rispetto del diritto internazionale umanitario che vieta indistintamente tutte le violenze inflitte alle popolazioni civili.</p><p></p><p>3. Che si tratti di atti terroristici o di misure di rappresaglia sotto forma di esecuzioni sommarie extragiudiziali, il Consiglio federale, come d'altronde l'insieme della comunità internazionale, condanna il ricorso alla forza per la soluzione dei conflitti politici.</p><p></p><p>La posizione costante del Consiglio federale nei confronti del conflitto israelo-palestinese continua a basarsi sulla constatazione che l'obiettivo prioritario di una pace giusta e duratura nel Vicino Oriente può essere conseguito soltanto nell'ambito del rispetto del diritto internazionale applicabile, delle risoluzioni 242 e 338 del Consiglio di sicurezza dell'ONU, della IV Convenzione di Ginevra e infine conformemente al principio "land for peace", ancorato negli accordi di pace di Oslo. In questa ottica, la Svizzera considera che il rispetto del diritto è un elemento costitutivo della pace e che nessun protagonista può derogarvi.</p><p></p><p>4. Rispondendo ufficialmente l'11 giugno all'assassinio del rabbino Abraham Grünbaum perpetrato a Zurigo il 6 giugno 2001, il Municipio di questa città ha condannato lo stesso e ha dichiarato che farà tutto il possibile per individuare e punire il /i colpevole/i e ricordato i valori basilari della tolleranza e del mutuo rispetto che ispirano la sua azione. Esprimendo l'emozione e l'inquietudine della Svizzera in seguito a questo assassinio per motivi presumibilmente razzisti, l'ambasciatore di Svizzera in Israele ha d'altronde visitato la famiglia del rabbino Grünbaum nei dintorni di Tel Aviv. Già precedentemente, ossia nella sua risposta alla interrogazione ordinaria urgente del gruppo socialista il 13 marzo 2000, il Consiglio federale si era di massima espresso su questa questione e aveva dichiarato che respinge con la più grande fermezza qualsiasi atteggiamento caratterizzato dall'intolleranza e dalla xenofobia, ovunque si manifesti. Inoltre, nella sua risposta all'interpellanza Inderkum del 24 marzo 2000 ha ricordato che la Confederazione è fondamentalmente interessata a una continua e sistematica osservazione del razzismo, dell'antisemitismo e della xenofobia in vista di elaborare e di portare avanti una politica preventiva coerente ed efficace contro questi fenomeni.</p><p></p><p>Questa dichiarazione nonché diversi provvedimenti preventivi sono stati attuati segnatamente dalla Commissione federale contro il razzismo. Onde rafforzare la lotta contro il razzismo, l'antisemitismo, la xenofobia e l'estremismo, il Consiglio federale, con decisione del 21 febbraio 2001, ha creato il servizio per la lotta contro il razzismo che agirà all'interno dell'Amministrazione federale nella stessa intenzione. Occorre inoltre ricordare che la condanna dell'antisemitismo e di qualsiasi forma di istigazione alla discriminazione non è soltanto una scelta politica, bensì che è inscritta anche nella legislazione penale e che le autorità competenti provvedono a far rispettare quest'ultima.</p>  Risposta del Consiglio federale.