<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è conscio delle difficoltà causate dal reclutamento di personale per determinati settori, in particolare per le economie domestiche. Nel merito rinvia all'atteggiamento assunto riguardo alla mozione Fattebert (00.3506) e all'interrogazione ordinaria Rennwald (01.1057).</p><p></p><p>Grazie all'apertura del mercato dell'occupazione i datori di lavoro svizzeri potranno presto attingere a oltre 150 milioni di manodopera più o meno qualificata disponente di permesso di dimora limitata o duratura. L'imminente introduzione della libertà di circolazione riguardo all'UE, attuata in base a considerazioni economiche e di politica statale, impone anche talune cautele nell'ammissione di lavoratori non appartenenti a Stati dell'UE e dell'AELS o, in altre parole, un'ammissione controllata di forze lavorative qualificate provenienti da Stati terzi. La maggioranza dei partiti svizzeri ha condiviso con il Consiglio federale siffatto scopo della politica in materia di stranieri. Tale atteggiamento fondamentale è emerso chiaramente nella campagna riguardante l'iniziativa "per una regolamentazione dell'immigrazione" (Iniziativa del 18%) ed è stato confermato dal Consiglio federale a votazione avvenuta. Consiglio federale, Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati raccomandavano il rigetto dell'iniziativa fra l'altro per il fatto che si prospettava una stringata limitazione della manodopera qualificata e indispensabile proveniente da Stati non membri dell'UE e dell'AELS. Persino il progetto di legge sugli stranieri che il Consiglio presenterà al Parlamento dopo averlo elaborato in base ai risultati della procedura di consultazione recepisce questo principio.</p><p></p><p>Scopo di tale politica nei riguardi degli stranieri è quello di consentire un'immigrazione di lavoratori da Stati non UE che sia socialmente e politicamente sopportabile e contribuisca in modo duraturo a un mercato equilibrato. Quindi l'impiego di stranieri da Stati terzi deve essere possibile quando risulta proficuo all'interesse a lunga scadenza dell'economia globale nonché dell'economia politica. Questo significa in ogni caso che da Stati non UE sono ammesse soltanto forze lavorative specializzate o qualificate.</p><p></p><p>L'ampliamento delle possibilità d'occupazione presso economie domestiche per gli stranieri di Stati terzi condurrebbe a un duplice aspetto negativo. Primo, a un'apertura generale del mercato lavorativo svizzero indipendentemente dalle qualifiche professionali e, secondo, a una pressione massiccia sull'ammissione di stranieri in provenienza da Stati terzi. Una siffatta politica non si addice agli interessi del nostro Paese e non sarebbe condivisa dalla maggioranza della popolazione.</p><p></p><p>Il Consiglio federale non è disposto a prendere una decisione di fondo e pertanto di anticipare l'iter legislativo in corso in materia di stranieri senza dapprima attendere le ripercussioni dell'accordo sulla libera circolazione. Siffatti auspici potranno essere trattati nell'ambito del dibattito parlamentare.</p><p></p><p>Il Dipartimento federale dell'economia, su incarico del Consiglio federale, prenderà provvedimenti riguardanti il lavoro nero. Una pertinente legge è già in elaborazione. Vista la struttura decentralizzata e la problematica speciale, essa includerà anche il problema della manodopera straniera impiegata nelle economie domestiche.</p><p></p><p>Gli indici riguardanti il mercato del lavoro in Svizzera evidenziano una considerevole disoccupazione di svizzeri e stranieri. Inoltre il recente raffreddamento dell'economia produrrà conseguenze anche nel nostro Paese. Per quanto concerne la libera circolazione dovrebbero quindi essere anzitutto sfruttate le risorse potenziali del mercato indigeno, rispettivamente dello spazio UE/AELS in quanto concerne il fabbisogno di ausiliari. Frenando l'afflusso di persone dagli Stati terzi devono essere in particolare tenuti in considerazione gli intenti di politica integrativa. Questo anche per prevenire possibili difficoltà nel campo dei rapporti di lavoro. Uno dei problemi essenziali concernenti l'impiego di manodopera in economie domestiche risiede nel fatto che di regola trattasi di persone niente affatto qualificate ed in parte ignoranti per quanto concerne le nostre lingue. In caso di disoccupazione sarebbero esposte pertanto a condizioni sociali estremamente difficili.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.