<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di decretare una moratoria sul rilascio di permessi G e B in Ticino, alfine di agevolare il ricollocamento dei disoccupati residenti, il cui numero è destinato ad aumentare drammaticamente a seguito della crisi da coronavirus.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è consapevole che il Ticino rientra tra i Cantoni svizzeri più toccati dal COVID-19 a motivo della sua prossimità con la Lombardia.</p><p>Come nel resto della Svizzera, anche le imprese del Canton Ticino hanno reagito ricorrendo anzitutto all'indennità per lavoro ridotto, evitando in tal modo numerosi licenziamenti. Hanno presentato una domanda di indennità per lavoro ridotto per il 56 per cento degli impiegati. In Ticino si è fatto capo a questo importante strumento prima e in misura maggiore rispetto al resto della Svizzera. L'assicurazione contro la disoccupazione costituisce dunque uno stabilizzatore congiunturale che tiene conto anche delle differenze regionali.</p><p>Il Consiglio federale mira ad allentare in maniera progressiva le restrizioni legate al coronavirus in vista di un ritorno alla normalità. Ogni tappa è preceduta da un'analisi dei rischi che considera in ugual misura della situazione sanitaria, economica e sul mercato del lavoro. La sicurezza dei posti di lavoro è essenziale per migliorare la situazione economica. A tale proposito, il Consiglio federale condivide i timori dell'autore della mozione, ma è convinto che il mantenimento della libera circolazione delle persone rientri nelle condizioni necessarie per la ripresa della nostra economia. Ciò permette di assicurare la sopravvivenza delle imprese e quindi dei posti di lavoro non soltanto per i frontalieri, ma anche per i residenti.</p><p>La pandemia ha mostrato che, nonostante le restrizioni necessarie, l'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC; RS 0.142.112.681) ha contribuito a garantire la disponibilità del personale necessario, in particolare nel settore delle cure sanitarie e soprattutto nel Canton Ticino. La Svizzera infatti continua a dipendere dalla manodopera straniera.</p><p>Per il Consiglio federale resta tuttavia importante attuare in maniera coerente le misure accompagnatorie alla libera circolazione delle persone. A tal fine riveste grande importanza lo sfruttamento sistematico del potenziale di manodopera residente da parte dei datori di lavoro in Svizzera. Il Consiglio federale ha pertanto riattivato, dall'8 giugno 2020, l'obbligo di annunciare i posti vacanti.</p><p>Oltre a questo obiettivo strategico, il Consiglio federale rammenta gli obblighi contrattuali della Svizzera. L'articolo 5 dell'Allegato I dell'ALC permette allo Stato di accoglienza di limitare i diritti conferiti da questo accordo per motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza e pubblica sanità. La Svizzera ha fatto ricorso a questa possibilità imponendo dal 13 marzo 2020 misure urgenti nel quadro dell'entrata sul suo territorio. La suddetta disposizione non consente invece restrizioni per ragioni economiche. L'introduzione di una moratoria sul rilascio di permessi G e B in Ticino nel momento in cui si registra un miglioramento della situazione sanitaria sarebbe pertanto contraria all'ALC e non permetterebbe di conseguire l'obiettivo strategico perseguito.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.