<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato a presentare in Parlamento le basi giuridiche necessarie all'imposizione di un divieto per la pubblicità sessista.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il principio della Commissione svizzera per la lealtà (commissione), che dichiara sleale la pubblicità sessista costituisce al momento l'unico disciplinamento in materia. L'autoregolamentazione applicata dal ramo pubblicitario medesimo ha finora dato soddisfazione. Per tener conto della sensibilità piú acuta rispetto alla pubblicità sessista la delegata per le pari opportunità della città di Zurigo è stata nominata membro della commissione in qualità di perito. Da quella data la commissione fa prova di una giurisprudenza piú differenziata e le sue decisioni sono applicate per intero, con qualche rara eccezione. Finanziata dal ramo pubblicitario, questa fondazione ha lo scopo di promuovere l'autocontrollo della pubblicità. La tendenza nei paesi dell'OCDE e dell'Unione europea è quella di un promovimento e di un rafforzamento dell'autoregolazione e dell'autocontrollo da parte dell'economia. Il Consiglio federale approva questi sforzi conformi al principio di sussidiarietà che, per risolvere i problemi, tende a fare appello all'autodisciplina degli interessati piuttosto che alla normativa statale. Se l'autodisciplinamento e l'autocontrollo sono garantiti - com'è qui il caso - non occorre legiferare. Ciò s'impone soprattutto nel campo penale il quale, nel rispetto del principio della legalità, richiede una descrizione quanto mai precisa del comportamento punibile. Il Consiglio federale dubita che si possa concepire un divieto della pubblicità sessista chiaramente deducibile in giudizio ed efficacemente applicabile dai tribunali. Va poi ricordato che, per le persone interessate, è piú facile ricorrere alla commissione che al giudice. La procedura tramite la commissione è d'altronde gratuita e la commissione può esercitare, per mezzo della fondazione, un'influenza diretta sui responsabili della pubblicità, ciò che è piú efficace di una lunga e onerosa azione penale dall'esito incerto. Occorre infine sottolineare che pronunciare un divieto di pubblicità o sanzionare in seguito delle campagne pubblicitarie equivale a ledere la libertà economica, protetta dal diritto costituzionale.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.