<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale condivide l'analisi dell'interrogante per quanto concerne il ruolo chiave svolto dalla ricostruzione di una società civile sul cammino della pace e della stabilità. Questo principio è valido per tutti gli Stati che si trovano in un difficile processo di transizione o che escono da un conflitto interno od esterno.</p><p></p><p>In Albania in particolare, il passaggio da un sistema comunista autoritario, isolato durante decenni sul piano internazionale, a una società aperta, pluralista e orientata verso l'economia di mercato si  rivela anzitutto destabilizzante e conflittuale. Una delle chiavi per padroneggiare questa difficile situazione consiste in effetti nella ricostruzione di una società civile strutturata democraticamente. Le esperienze fatte finora nell'ambito della cooperazione allo sviluppo mostrano chiaramente che le possibilità e i limiti di un sostegno esterno di siffatti processi sono strettamente legati alla volontà degli attori politici e della popolazione nel Paese partner. I tentativi di guidare esclusivamente dall'esterno lo svolgimento di tali processi di transizione in vista di ridurre i rischi di conflitti sono raramente coronati da successo. Tuttavia il Consiglio federale è persuaso che è possibile, anche in una situazione difficile, mobilitare le forze positive di una società grazie a un impegno continuo a lungo termine.</p><p></p><p>In questi ultimi anni la comunità internazionale ha chiaramente preso viepiù coscienza della mancanza di strumenti adeguati e della volontà politica di agire in modo coordinato in vista della ricostruzione di società devastate da conflitti. Invece di operare coerentemente in modo finalizzato, i diversi attori bilaterali e multilaterali hanno spesso agito senza concertarsi sugli obiettivi e le condizionalità. Il processo di pace nell'America centrale (El Salvador, Guatemala) e il superamento della guerra civile nella regione dei Grandi Laghi hanno ampiamente contribuito a far riconoscere  questo fenomeno e hanno permesso un processo di apprendimento.</p><p></p><p>La Svizzera si è immediatamente impegnata in questo processo d'apprendimento. Fa parte, per esempio, dei committenti più importanti dello studio realizzato dal PNUD (Programma di sviluppo delle Nazioni Unite) "Linking relief and Development" (Aiuto d'urgenza e sviluppo 1993/94) e dei seminari UNRISD (Istituto di ricerca per lo sviluppo sociale delle Nazioni Unite) che si sono svolti a Ginevra sotto il titolo "Ricostruzione delle società devastate dalla guerra". Questi sforzi sono sfociati nel 1995 in un importante progetto di ricerca internazionale dell'UNRISD, intitolato "War Torn Societies Project". Grazie al tempestivo impegno della Svizzera, parecchi altri committenti importanti hanno pure contribuito a questo progetto (Paesi Bassi, Svezia, Francia, Stati Uniti, Canada e Norvegia). In quattro Paesi (Eritrea, Mozambico, Somalia, Guatemala) il  progetto permette una migliore integrazione dell'aiuto umanitario e lo sviluppo di programmi adeguati tenendo conto degli attori locali, troppo spesso purtroppo dimenticati (p. es nel campo del disarmo e della reintegrazione dei combattenti, del sostegno alla giustizia, del lavoro mediale e dei meccanismi locali di conciliazione, ecc.)</p><p></p><p>Dal 1995. il Comitato di Aiuto allo Sviluppo dell'OCSE si occupa pure del problema. Una "Task force" dell'OCSE, composta di esperti, nel 1995/96 ha discusso i differenti aspetti "pace, conflitti e cooperazione allo sviluppo" per trarre gli insegnamenti dalle esperienze positive e negative fatte finora. Si tratta soprattutto di sensibilizzare i Paesi donatori alle nuove forme d'intervento per ricostruire società devastate dai conflitti e per assicurare la pace in modo duraturo. Dall'aprile 1997 sono disponibili linee direttrici dettagliate per il sostegno di società devastate dalla guerra e per la prevenzione di avvenimenti come quelli dell'Albania. </p><p></p><p>In seno al Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) un gruppo di studio - parallelamente al dibattito internazionale in seno all'OCSE - ha esaminato le conseguenze per la Svizzera e la cooperazione svizzera allo sviluppo. L'obiettivo è anche qui di promuovere un miglior dialogo tra gli attori esterni e sviluppare creativamente programmi e strumenti che possano servire a ricostruire una società civile.</p><p></p><p>Nel quadro dell'OSCE, la Svizzera si impegna particolarmente per l'attuazione degli obblighi nel campo della dimensione umana, in breve per il promovimento della società civile. Convinta che detta attuazione costituisce il compito centrale dell'OSCE per assicurare a lungo termine la pace e la stabilità in Europa, la Svizzera ha fatto di questa questione una priorità nel 1996, mentre assicurava la presidenza dell'OSCE. Le società civili efficienti hanno la capacità di opporsi alle nuove minacce sempre più importanti come il nazionalismo aggressivo, il razzismo, l'intolleranza o il crimine organizzato che mettono in pericolo i diritti dell'uomo e contro i quali i mezzi statali non sono sufficienti.</p><p></p><p>Il mandato dell'OSCE in Albania ingloba parimenti la consulenza e il sostegno nei campi della democratizzazione, dei media e dei diritti dell'uomo. Questo mandato è tuttavia limitato per il momento e fino all'attuazione delle elezioni pianificate. Le risorse a disposizione saranno dunque impiegate, a causa dell'urgenza della situazione, per la preparazione e la sorveglianza delle elezioni.</p><p></p><p>Il Consiglio federale è dunque del parere che le ricerche concernenti la problematica sollevata dall'interrogante siano già ben avanzate sul piano concettuale e che sia ora urgente concentrarsi sull'attuazione delle conoscenze acquisite. Come è anche stato sottolineato dall'interrogante, è essenziale in merito un modo di procedere coordinato a livello internazionale. Il Consiglio federale è disposto a sostenere gli sforzi in vista della ricostruzione della società civile in Albania e in altre regioni che subiscono situazioni analoghe (latentemente conflittuali o postconflittuali) nel quadro della cooperazione allo sviluppo, dell'aiuto ai Paesi dell'Europa centrale e orientale, nonché dei provvedimenti del DFAE per promuovere la pace. Inoltre, l'efficacia del sostegno esterno dipende naturalmente anche dalla volontà mostrata dai paesi beneficiari per creare le necessarie condizioni quadro.</p>  Risposta del Consiglio federale.