<h2>SubmittedText<h2><p>Tra i ricercatori sul clima c'è un ampio consenso sul fatto che le emissioni negative di CO2 saranno indispensabili per limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi. Si parla di emissioni di CO2 negative quando il CO2 viene rimosso dall'atmosfera e immagazzinato in modo permanente. Ciò può avvenire tramite processi naturali, come il rimboschimento, o attraverso sistemi di cattura e stoccaggio diretto del carbonio nell'aria (Direct Air Carbon Capture and Storage, DACCS), che filtrano il CO2 dall'atmosfera e lo immagazzinano in modo permanente. Il presupposto che tali impianti di recupero di CO2 saranno necessari è alla base anche dell'Accordo di Parigi sul clima. Siamo inoltre convinti che il recupero e lo stoccaggio permanente di CO2, ad esempio attraverso la mineralizzazione nel suolo, possa ridurre la pressione sull'economia per una trasformazione. Ad esempio, gli impianti industriali con lunghi cicli di investimento potrebbero essere adeguatamente ammortizzati. Con l'utilizzo di impianti di recupero di CO2 si potrebbe anche introdurre un prezzo preciso delle emissioni di CO2. I principali esperti del settore partono dal presupposto che entro il 2030 una tonnellata di CO2 da filtrare e stoccare costerà ancora tra i 150 e i 200 franchi.</p><p>Ciò solleva le seguenti domande:</p><p>1. In che misura i suddetti impianti di filtraggio del CO2 sono inclusi nelle strategie climatiche e ambientali della Confederazione?</p><p>2. Quale potenziale vede il Consiglio federale, affinché la Svizzera diventi più rapidamente neutrale in termini di CO2 grazie ai suddetti impianti DACCS?</p><p>3. Il Consiglio federale è disposto a promuovere maggiormente in futuro tali impianti DACCS per raggiungere gli obiettivi climatici dell'Accordo di Parigi? In caso affermativo, quali misure concrete pensa di adottare?</p><p>4. Nel Cantone di Lucerna è stata recentemente presentata una mozione che chiede di includere gli impianti di filtraggio del CO2 nel relativo rapporto di pianificazione. La Confederazione è a conoscenza di altre attività in questo ambito in altri Cantoni?</p><p>5. Il Consiglio federale è disposto a creare incentivi per i Cantoni, affinché includano nelle loro pianificazioni anche impianti di filtraggio del CO2? In caso affermativo, di quali risorse dispone la Confederazione a tal fine?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1) Il 28 agosto 2019, il Consiglio federale ha deciso di puntare a raggiungere un livello di emissioni nette di gas serra pari a zero entro il 2050. Il controprogetto diretto del Consiglio federale all'iniziativa per i ghiacciai prevede di fissare l'obiettivo "zero netto" nella Costituzione. A partire dal 2050, sarà possibile compensare in modo duraturo le emissioni residue, in Svizzera o all'estero, mediante pozzi di assorbimento di carbonio come il DACCS. Secondo le Prospettive energetiche 2050+ del 26 novembre 2020, nel 2050 dovranno essere compensate emissioni residue pari a circa 12 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti (CO2-eq) provenienti dall'industria, dal riciclaggio dei rifiuti e dall'agricoltura. A tale scopo saranno utilizzate tecnologie di cattura e stoccaggio del CO2 (CCS) e tecnologie a emissioni negative (TEN) in Svizzera (ca. 7 mio. di tonnellate di CO2eq) e all'estero (ca. 5 mio. di tonnellate di CO2eq, via DACCS). Queste cifre sono anche alla base della strategia climatica a lungo termine 2050, approvata dal Consiglio federale il 27 gennaio 2021.</p><p>2) Nel suo rapporto in adempimento del postulato Thorens Goumaz (18.4211), il Consiglio federale ha illustrato in dettaglio il potenziale di varie TEN, tra cui il DACCS. Il potenziale del DACCS è limitato dalle scarse capacità di stoccaggio di CO2 (in particolare a livello geologico), dal fabbisogno di grandi quantità di energia rispettosa del clima e dai costi attualmente elevati. In considerazione delle sfide legate a questa tecnologia, il Consiglio federale non prevede che la Svizzera potrà ridurre le sue emissioni di gas allo zero netto molto prima del 2050 mediante il DACCS.</p><p>3) Nel rapporto di cui sopra, il Consiglio federale sottolinea l'urgente necessità di definire oggi le condizioni quadro per indagare e potenziare significativamente le TEN (incluso il DACCS). Sulla base delle opzioni di intervento indicate al numero 3 del rapporto, ha quindi incaricato l'Amministrazione federale sotto la direzione dell'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) di elaborare una "roadmap TEN" che, in linea con la strategia climatica a lungo termine, mostri più concretamente come raggiungere entro il 2050 le necessarie emissioni negative.</p><p>4 e 5) La Confederazione non è a conoscenza di attività DACCS concrete in altri Cantoni. Tuttavia, diversi Cantoni e Comuni stanno discutendo l'importanza e il ruolo delle TEN sulla base dei propri obiettivi climatici (o di corrispondenti interventi politici). Il Consiglio federale è favorevole a uno scambio più intenso con i Cantoni (per esempio nel quadro di un "Cercle Climat" dei Cantoni) e i Comuni su questo tema. Inoltre, il Fondo per il clima previsto nella revisione totale della legge sul CO2 ha lo scopo di sostenere misure innovative di protezione del clima. In questo quadro, anche i progetti cantonali e comunali possono ricevere un sostegno finanziario.</p>  Risposta del Consiglio federale.