<h2>SubmittedText<h2><p>Dal 1971 il governo comunista della Repubblica popolare cinese di Pechino rappresenta l'insieme della Cina in seno all'ONU. Negli ultimi anni la Repubblica cinese di Taiwan, che è uno Stato sovrano dal 1912, ha regolarmente presentato senza successo la sua candidatura di adesione all'ONU. La Svizzera è ora confrontata per la prima volta con la richiesta di adesione all'ONU della Repubblica cinese di Taiwan.</p><p>Prego il Consiglio federale di rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Come intende prendere in considerazione il Consiglio federale - per quanto concerne la richiesta di adesione all'ONU della Repubblica cinese di Taiwan - la circostanza che tale Stato di fatto esiste, anche se non è riconosciuto giuridicamente dalla Svizzera, e che negli ultimi decenni si è sviluppato ed è diventato una democrazia che soddisfa regolarmente e correttamente i suoi obblighi internazionali?</p><p>2. Come intende il Consiglio federale salvaguardare la politica di neutralità svizzera, che comporta l'assenza di prese di posizione formali in favore di una parte in occasione di una situazione di conflitto internazionale? Oppure voterà per l'adesione di Taiwan all'ONU?</p><p>3. Il Consiglio federale è pronto a prendere in considerazione il fatto che la guerra civile cinese non è giuridicamente terminata e, nel rispetto della tradizione dei buoni uffici della Svizzera, è disposto a svolgere il ruolo di mediatore tra Taipei e Pechino in vista della ripresa di discussioni ufficiali o ufficiose tra le parti?</p><p>4. Il Consiglio federale come intende usare la sua libertà di manovra politica, malgrado la dottrina della Grande Cina, per prendere in considerazione l'esistenza di uno Stato la cui costituzione repubblicana risale al 1912?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Negli ultimi 15 anni la società di Taiwan ha compiuto considerevoli progressi per quanto concerne il rispetto dei diritti dell'uomo, lo Stato di diritto e la democrazia. Oggi la società di Taiwan è senza dubbio una delle più democratiche dell'intera Asia. La Svizzera saluta tali sviluppi e incoraggia le autorità e gli abitanti a proseguire su questa via.</p><p>A causa delle pretese concorrenti delle autorità di Pechino e di Taipei per quanto concerne la legittima rappresentanza delle Stato cinese, le relazioni della Svizzera con tali autorità sono conformi alla dottrina svizzera della Grande Cina. Il Consiglio federale ha riconosciuto la Repubblica popolare cinese il 17 gennaio 1950. La Svizzera è stata fra i primi Paesi occidentali a procedere al riconoscimento di tale repubblica proclamata il 1° ottobre 1949. Da allora la Svizzera segue costantemente la sua politica della Grande Cina e considera le autorità di Pechino quali rappresentanti della Cina. Per quanto riguarda Taiwan, il fatto che un territorio presenti le caratteristiche proprie di uno Stato dal punto di vista della dottrina in diritto internazionale (un territorio, una popolazione e un governo che esercita de facto l'autorità dello Stato) non obbliga assolutamente la Svizzera a riconoscerlo in quanto tale, poiché il riconoscimento di uno Stato è anzitutto una decisione di natura politica. Occorre rilevare che la politica svizzera nei confronti della Cina corrisponde a quella della maggioranza degli Stati della comunità internazionale. Nel 1971 l'Assemblea generale dell'ONU ha riconosciuto la Repubblica popolare cinese quale sola rappresentante della Cina e l'ha ammessa in seno all'ONU, mentre Taiwan ha perso il proprio seggio. Essa ha così sancito la politica della Grande Cina a livello di Nazioni Unite. In seno alle organizzazioni internazionali - ONU compresa - la Svizzera conforma se del caso le sue posizioni alla politica della Grande Cina. Il Consiglio federale si sforza nondimeno di risolvere in modo pragmatico i problemi posti dalla non appartenenza delle autorità di Taiwan alla maggior parte delle organizzazioni.</p><p>2. La questione della neutralità non si pone, poiché la questione di Taiwan non rappresenta un conflitto armato internazionale. La Svizzera dispone pertanto della libertà necessaria per definire la propria posizione. Essa deve segnatamente mantenere costanza e affidabilità nella sua politica estera. Il nostro Paese gode di credibilità e stima a livello internazionale anche per la scelta della neutralità permanente. Se la Svizzera dovesse pronunciarsi su tale questione -nelle presenti circostanze - essa si opporrebbe all'adesione di Taiwan all'ONU, conformemente alla sua politica della Grande Cina. Dal 1950, come la maggioranza degli altri Stati, il nostro Paese considera che Taiwan è parte della Cina. Abbandonando improvvisamente una posizione che manteniamo da oltre 50 anni nocerebbe alla credibilità e all'affidabilità della nostra politica estera.</p><p>3. Dal punto di vista del Consiglio federale il fatto che la guerra civile cinese non sia giuridicamente terminata è un affare interno che concerne unicamente la Cina. Nelle sue relazioni con quest'ultima il Consiglio federale mantiene la politica da esso definita nel 1950. In occasione di contatti ufficiali le autorità svizzere chiamano le autorità della Repubblica popolare cinese per comporre pacificamente le controversie con le autorità di Taiwan. Se le parti interessate dovessero indirizzarcene la richiesta, la Svizzera sarebbe pronta a svolgere il ruolo di mediatore al fine di riavvicinarle, seguendo le modalità stabilite dalle parti stesse. Per il momento alle autorità svizzere non è giunta nessuna richiesta in tal senso.</p><p>4. Gli scambi culturali, economici e umani tra la Svizzera e Taiwan sono molto intensi. L'isola è per esempio il quinto partner commerciale della nostra economia in Asia; i nostri scambi arrivano ogni anno a circa 2 miliardi di franchi. Tali relazioni implicano contatti tecnici tra l'amministrazione svizzera e quella di Taiwan per risolvere i problemi concreti che si pongono inevitabilmente quando gli scambi economici raggiungono un simile sviluppo. L'entrata di Taiwan nell'Organizzazione mondiale del commercio in qualità di territorio doganale separato offre una piattaforma per risolvere alcuni di questi problemi. Il Consiglio federale si sforza inoltre di risolvere in modo pragmatico e conforme alla politica della Grande Cina le altre questioni ancora aperte.</p>  Risposta del Consiglio federale.