<h2>SubmittedText<h2><p>È da troppo tempo che la Svizzera ha purtroppo la fama di essere un Paese con un alto livello dei prezzi. Alcune misure sono già state adottate, ma in determinati ambiti vi sono ancora notevoli abusi che, giustamente, scandalizzano sempre di più i consumatori del nostro Paese.</p><p>Ciò avviene in particolare nel settore dei giornali e dei periodici stranieri venduti in Svizzera. Il prezzo di queste pubblicazioni è infatti proibitivo rispetto a quello praticato nel Paese d'origine, considerando che il corso dell'euro è oggi di fr. 1.2060.</p><p>È sufficiente citare gli esempi seguenti:</p><p>- "Historia" costa 5.50 euro in Francia, 6.50 euro in Grecia, 6.90 euro in Germania, 9.50 euro in Canada e 11 franchi in Svizzera (tasso di cambio: 2);</p><p>- "GEO" costa 5 euro in Francia, 6.50 euro in Grecia, 6.90 euro in Germania e fr. 10.50 in Svizzera (tasso di cambio: 2.1);</p><p>- "Le Canard enchaîné" costa 1.20 euro in Francia e fr. 2.60 in Svizzera (tasso di cambio: 2.3);</p><p>- "Die Süddeutsche Zeitung" costa 2 euro in Germania e fr. 4.80 in Svizzera (tasso di cambio: 2.4);</p><p>- "La Repubblica" costa 1 euro in Italia e 3 franchi in Svizzera (tasso di cambio: 3).</p><p>La situazione è analoga anche per quanto riguarda la vendita in abbonamento: "GEO" per 14 mesi costa 49 euro in Francia, 57 euro in Belgio e 102 franchi in Svizzera (tasso di cambio: 2.08).</p><p>Sebbene sia ammissibile che rispetto ai Paesi dell'Unione europea i costi logistici siano un po' più elevati in Svizzera, queste differenze di prezzo sono scandalose e si ha sempre più l'impressione che la Svizzera sia, in questo come in altri settori, la "mucca da mungere".</p><p>Non si possono nemmeno chiamare in causa i costi di trasporto, dal momento che la Svizzera è situata al centro dell'Europa, quindi spesso è più vicina alle città in cui escono tali pubblicazioni rispetto alla città o alle regioni francesi, tedesche o italiane.</p><p>In considerazione di quanto precede rivolgo al Consiglio federale le seguenti domande:</p><p>1. Di quali mezzi legali dispone il Consiglio federale per mettere fine a questi abusi? E, a suo avviso, tali mezzi sono sufficienti?</p><p>2. Se i mezzi legali appaiono insufficienti all'esecutivo, quali provvedimenti legislativi prevede di adottare?</p><p>3. Il sorvegliante dei prezzi si sta occupando di questo dossier?</p><p>4. La Commissione della concorrenza ha la possibilità di esaminare il mercato dei giornali e dei periodici stranieri, in particolare la posizione degli editori stranieri e dei distributori svizzeri?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale non ha alcuna possibilità di intervenire direttamente contro i prezzi troppo elevati dei giornali e dei periodici stranieri. Tuttavia, sostiene espressamente gli sforzi del sorvegliante dei prezzi intesi a indurre gli editori stranieri a diminuire i prezzi e, al pari del sorvegliante dei prezzi, ritiene che le differenze di prezzo, nella proporzione attuale, siano difficilmente giustificabili.</p><p>2. Occorrerà del tempo per stabilire se il problema può essere risolto in maniera duratura e globale con i soli strumenti del diritto della concorrenza. Per ragioni politico-istituzionali, il Consiglio federale prende in considerazione come ultima ratio - ancora da valutare in maniera approfondita a seconda degli ulteriori sviluppi - l'introduzione di una legge speciale sulla vendita dei periodici e la possibilità, come prevedeva la legge sul prezzo dei libri respinta in votazione popolare, di fissare differenze di prezzo massime rispetto all'estero.</p><p>3. Nel quadro del suo compito di osservazione dei prezzi, il sorvegliante dei prezzi è attivo in questo ambito già dal 2010. Esso ha rilevato le differenze di prezzo dei 50 principali periodici tedeschi, dei 30 principali periodici francesi e dei 20 principali periodici italiani. Già nell'autunno 2010 ha constatato una differenza di prezzo media del 53 per cento rispetto alla Germania, del 62 per cento rispetto alla Francia e del 110 per cento rispetto all'Italia. A causa della forza del franco svizzero, lo scorso anno queste differenze sono ulteriormente aumentate. Secondo le constatazioni del sorvegliante dei prezzi, tuttavia, il problema non è legato unicamente al tasso di cambio. Infatti, in tutta Europa la prassi degli editori consiste nel differenziare i prezzi a seconda del Paese di destinazione. In quest'ultimo i prezzi sono regolarmente più elevati che nel Paese di origine. All'interno dell'UE le differenze di prezzo sono accettate, ma in generale tali differenze sono considerevolmente inferiori a quelle riscontrate in Svizzera.</p><p>Finora i colloqui condotti dal sorvegliante dei prezzi con gli editori stranieri e il grossista Valora non hanno dato i risultati sperati. Gli editori stranieri hanno ridotto i prezzi svizzeri soltanto per alcune pubblicazioni. Il sorvegliante dei prezzi può formalmente intervenire e imporsi soltanto nei confronti delle imprese con una posizione dominante sul mercato e dei cartelli. Inoltre, secondo la legge non vi può essere abuso di prezzo in presenza di una concorrenza efficace. Dato che la vendita di periodici e di giornali è una vendita in conto commissione, i relativi prezzi sono in generale fissati all'estero dagli editori e non dagli operatori del mercato svizzeri. Dal momento che il sorvegliante dei prezzi non può imporre le sue decisioni all'estero, la sua azione dipende, in primo luogo, dall'arbitrio degli editori stranieri. Nei suoi colloqui il sorvegliante dei prezzi mette tuttavia in guardia gli operatori del mercato in merito ai rischi a lungo termine rappresentati da una limitazione politica della loro libertà di fissare i prezzi.</p><p>4. La segreteria della Commissione della concorrenza può effettuare in ogni momento inchieste preliminari d'ufficio, su richiesta degli interessati o su denuncia di terzi. Se esistono indizi concreti di una limitazione illecita della concorrenza, la Commissione della concorrenza apre un'inchiesta come previsto all'articolo 27 della legge sui cartelli. La Sorveglianza dei prezzi e la segreteria della Commissione della concorrenza hanno convenuto che in un primo momento sarebbe stato il sorvegliante dei prezzi ad occuparsi del problema dei prezzi dei periodici. Al termine degli accertamenti del Sorvegliante dei prezzi le autorità in materia di concorrenza decideranno se sarà o meno necessario adottare misure.</p>  Risposta del Consiglio federale.