<h2>SubmittedText<h2><p>L'esodo di mano d'opera verso i Paesi dell'Europa occidentale danneggia la Romania da dove, negli ultimi anni, sono emigrati più di 2 milioni di persone alla ricerca di un impiego meglio retribuito. Come palliativo al crescente deficit di lavoratori che, solo nel settore edile ammonterebbe a 300 000 persone, il governo rumeno pensa di "importare" operai qualificati dalla Moldavia, dall'Ucraina e addirittura dalla Cina a salari inferiori a quelli percepiti dai rumeni, che già non sono alti! In Romania, attualmente, sono ufficialmente impiegati un migliaio di cinesi per 80 euro al mese, ma il doppio lavora sul mercato nero.</p><p>Poniamo dunque le seguenti domande al Consiglio federale:</p><p>1. Come giudica questa situazione e in che misura la Svizzera contribuisce a quest'esodo?</p><p>2. Non ritiene che questi movimenti migratori possano, con il tempo, risultare dannosi non solo per la Romania ma anche per altri Paesi dell'Europa centrale e orientale, poiché privano questi Stati di un'importante quantità di manodopera e generano fenomeni di dumping sociale e salariale non solo tra l'Europa occidentale e gli ex Paesi dell'Est, ma anche tra l'Europa centrale e orientale e altre regioni nel mondo?</p><p>3. Non ritiene che tali movimenti di popolazione rappresentino per la Svizzera un'ulteriore ragione perché consacri una quota della sua partecipazione alla coesione sociale ed economica dell'Europa per lo sviluppo del partenariato sociale, dei contratti collettivi di lavoro e degli standard sociali minimi in questi Paesi, soprattutto perché l'Unione europea potrebbe ben presto esigere che anche la Romania e la Bulgaria vengano inserite in questo meccanismo?</p><p>4. Per concludere, non è opinione del Consiglio federale che quando la libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l'UE sarà estesa anche alla Romania e alla Bulgaria, occorrerà valutare un aumento delle misure di accompagnamento sociale?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale non ritiene che ci sarà un considerevole aumento del numero di lavoratori rumeni sul mercato svizzero, per due motivi: da un lato queste persone, anche in caso di estensione dell'accordo sulla libera circolazione (non ancora negoziato), saranno soggette per alcuni anni a limiti riguardanti il mercato del lavoro e le misure provvisorie (preferenza nazionale, controllo delle condizioni lavorative e salariali, contingenti) permetteranno un'eventuale apertura del mercato del lavoro svizzero controllata e graduale; dall'altro la Svizzera non fa parte delle principali mete dei cittadini rumeni. Nel nostro Paese ne vivono infatti pochi, nel 2005 erano 4044 (popolazione residente permanente e non).</p><p>2. La migrazione presenta sia vantaggi che svantaggi per il Paese d'origine. Certo, l'emigrazione di mano d'opera verso l'Europa occidentale provoca una diminuzione del potenziale di crescita, il che non è assolutamente auspicabile ma, allo stesso tempo, può generare un aumento di capitale umano. Gli emigrati, infatti, andando all'estero acquisiscono nuove competenze e tornano nel loro Paese d'origine come capitale umano più qualificato. Un altro vantaggio della migrazione è dato dal denaro che gli emigrati trasferiscono nei loro Paesi d'origine, che può contribuire a diminuire la povertà e a stimolare lo sviluppo in loco. Spesso esso costituisce un'entrata importante per le famiglie che lo ricevono e può contribuire alla creazione di posti di lavoro.</p><p>Le misure d'accompagnamento rendono basso, in Svizzera, il rischio di dumping salariale e sociale.</p><p>3. Il contributo della Svizzera all'allargamento dei dieci nuovi Stati entrati nell'UE il 1° maggio 2004 mira a ridurre le disuguaglianze economiche e sociali in seno all'UE allargata. La strategia svizzera di attuazione del contributo all'allargamento si applica per priorità. Tra queste compare, d'accordo con i partner dei nuovi Paesi membri, la realizzazione di programmi prioritari in regioni meno sviluppate, con l'intento di sfruttare il potenziale economico esistente, migliorare la formazione della manodopera e sostenere la creazione di posti di lavoro qualificati. Un'altra priorità è il dialogo sociale che consente di trattare direttamente le cause della migrazione e di ridurre la pressione migratoria. Proprio nel dialogo sociale la Svizzera può mettere a frutto l'esperienza acquisita, ad esempio in Bulgaria, nell'ambito dell'aiuto tradizionale ai Paesi dell'Est.</p><p>Per il momento non si prevede di estendere il contributo all'allargamento a Romania e Bulgaria.</p><p>4. Le misure di accompagnamento sociale per la libera circolazione delle persone sono entrate in vigore il 1° giugno 2004 e sono state completate il 1° aprile 2006.</p><p>Finora hanno dato risultati positivi poiché, nonostante la soppressione della preferenza nazionale e dei controlli salariali preventivi, nella maggior parte dei rapporti di lavoro in Svizzera si riscontra un rispetto delle condizioni consuete di lavoro e di salario. Ciononostante è ancora troppo presto per trarre conclusioni definitive sulle conseguenze della libera circolazione delle persone; bisogna quindi continuare a tenere sotto controllo la situazione e i suoi sviluppi per poter, eventualmente, intervenire. Ricordiamo che il SECO stila ogni anno un rapporto sull'attuazione delle misure d'accompagnamento e che l'Osservatorio sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l'UE, gruppo di lavoro interdipartimentale, segue da vicino e recensisce le conseguenze della libera circolazione delle persone sul mercato del lavoro svizzero.</p>  Risposta del Consiglio federale.