<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di modificare la legge sulla previdenza professionale in modo che l'aliquota di conversione sia d'ora in poi adeguata automaticamente in funzione delle reali possibilità di ridistribuzione, ossia secondo una formula che tenga conto della speranza di vita, dei contributi versati e dei rendimenti effettivi, e non più in base a una decisione politica.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è consapevole che è opportuno agire per quanto riguarda l'aliquota minima di conversione. Anche se il popolo ha ampiamente respinto la riforma nella votazione del 7 marzo 2010, il problema permane e bisogna ora elaborare una soluzione in grado di raccogliere il consenso della maggioranza.</p><p>In primo luogo va stabilito se fissare nella legge una formula per calcolare l'aliquota minima di conversione sia una soluzione adeguata. Al riguardo vi è il timore che il ricorso a una formula possa sfociare in risultati incongrui, per esempio a causa dell'evoluzione imprevedibile dei mercati finanziari. Non vi è alcuna formula in grado di fornire ogni volta un risultato conforme alla situazione del momento. Iscrivere una formula nella legge potrebbe quindi avere conseguenze spiacevoli per gli assicurati, i datori di lavoro e gli istituti di previdenza. Già oggi vi è chi dice che quanto previsto dalla legge non corrisponde alla realtà, senza poi dimenticare che la ricerca di una formula darebbe certamente adito a discussioni, considerato il dissenso che prevale sul tema.</p><p>D'altra parte, il ricorso a una formula potrebbe significare una modifica annuale dell'aliquota minima di conversione. Basti pensare alla volatilità dei mercati finanziari. L'aliquota serve a stabilire l'ammontare delle prestazioni che dovranno poi essere versate a lunga scadenza e un suo adeguamento annuale potrebbe generare costi inaspettati per gli assicurati, i datori di lavoro e gli istituti di previdenza. Considerate le incertezze che caratterizzano il sistema, una pianificazione diventerebbe impossibile, il che non mancherebbe di porre un problema soprattutto agli assicurati prossimi al pensionamento. Un tale cambiamento, richiedendo un adeguamento a livello di gestione, causerebbe anche costi amministrativi, che potrebbero essere relativamente elevati se l'aliquota minima di conversione dovesse essere rivista ogni anno. Ne risulta quindi che una revisione periodica - soluzione già prevista dalla legge in vigore - sia da preferire a un adeguamento annuale automatico.</p><p>Visto quanto precede, il Consiglio federale è del parere che iscrivere nella legge una formula per determinare l'aliquota minima di conversione non sia la risposta adeguata al problema in questione. Per trovare un equilibrio tra le prestazioni del secondo pilastro e il loro finanziamento a lungo termine si dovrebbero piuttosto esaminare altre piste, come per esempio un eventuale trasferimento di competenze all'Esecutivo stesso. Inoltre, visto il risultato della votazione popolare del 7 marzo 2010, per il Consiglio federale è chiaro che un semplice adeguamento dell'aliquota minima di conversione - con o senza formula - non entra in linea di conto. Esso dovrebbe infatti essere accompagnato da misure volte a mantenere le prestazioni nominali. Questo tema sarà trattato nel rapporto sul futuro del 2° pilastro che il Consiglio federale trasmetterà al Parlamento nel 2012, dopo aver consultato tra la fine del 2011 e l'inizio del 2012 gli ambienti interessati - tra cui i partiti politici -, che potranno così esprimere il loro parere. Il legislativo avrà in seguito l'occasione di dibatterne.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.