<h2>SubmittedText<h2><p>Secondo la statistica del commercio estero pubblicata dall'Amministrazione federale delle dogane, nei primi nove mesi del 2011 la Svizzera ha esportato materiale bellico in Bahrein, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti per un totale rispettivamente di 2,23, 20,18 e 159,47 milioni di franchi. Come è accaduto in molti altri Stati autocratici della regione, in Bahrein migliaia di persone sono scese in piazza da febbraio 2011 per difendere i propri diritti sociali e democratici. Il Paese ha dichiarato lo stato di emergenza, il potere è passato in mano all'esercito e il 14 marzo 2011 le autorità hanno chiesto l'aiuto militare della vicina Arabia Saudita, la quale ha inviato oltre un migliaio di soldati per soffocare nel sangue un movimento di contestazione per lo più pacifico. Anche le forze di polizia degli Emirati Arabi Uniti hanno contribuito a far cessare con la violenza le manifestazioni. I rapporti di Amnesty International indicano che anche in Arabia Saudita è stata condotta una repressione sistematica degli oppositori e dei militanti, con conseguente violazione dei diritti umani, durante le manifestazioni sporadiche che si sono verificate a partire da febbraio 2011. Migliaia di persone sono state arrestate per presunti atti di terrorismo, spesso senza accusa né giudizio. Torture e abusi di vario genere sono ampiamente diffusi. Il 22 novembre 2011 in Arabia Saudita sono state inflitte pesanti condanne, dai cinque ai trenta anni di carcere, a sedici persone, tra cui a nove militanti del movimento riformista, giudicati colpevoli di aver finanziato il terrorismo e di "aver sobillato contro il re".</p><p>Rivolgo dunque al Consiglio federale le domande seguenti:</p><p>1. Perché, dopo la proclamazione dello stato di emergenza in Bahrein, l'arrivo di rinforzi militari dall'Arabia Saudita e di forze di polizia dagli Emirati, non ha immediatamente bloccato le esportazioni svizzere di materiale bellico verso questi tre Stati?</p><p>2. È disposto ora a sospendere le esportazioni di materiale bellico verso il Bahrein, l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti?</p><p>3. Quali altre misure adotta affinché la Svizzera, con le sue esportazioni di materiale bellico, non finisca sempre per apparire dalla parte dei regimi autocratici che non esitano ad imporre con le armi il rispetto del loro potere illimitato alla popolazione?</p><p>4. Conferma le voci secondo cui la Svizzera avrebbe fornito anche puntatori laser per pistole mitragliatrici destinati alla Guardia nazionale del Bahrein?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. In passato la Svizzera ha autorizzato in misura moderata le esportazioni di materiale bellico verso il Nordafrica e gli Stati del Vicino e Medio Oriente. Tale atteggiamento di moderazione si è imposto nell'ambito di una valutazione globale sulla base dei criteri di autorizzazione previsti dalla legge, che prende in considerazione anche il tipo di armi in questione.</p><p>Le esportazioni di materiale bellico autorizzate concernevano principalmente sistemi di difesa antiaerea, che non si prestano a essere utilizzati contro la popolazione civile.</p><p>Le esportazioni verso il Bahrein menzionate nell'interpellanza riguardano esclusivamente pezzi di ricambio destinati a sistemi di difesa antiaerea precedentemente esportati e non armi di piccolo calibro o mezzi corazzati che potrebbero essere impiegati per reprimere una rivolta. In sostanza, dopo gli eventi sopraggiunti nel mondo arabo, non sono state più rilasciate nuove autorizzazioni d'esportazione verso il Bahrein. Nel 2011 sono state autorizzate soltanto tre domande, che riguardavano riparazioni di velivoli di protezione dello spazio aereo e pezzi di ricambio utilizzati per sistemi di difesa antiaerea. La fornitura di pezzi di ricambio per sistemi precedentemente consegnati è conforme al principio della buona fede sottinteso all'articolo 23 della legge federale sul materiale bellico (RS 514.51).</p><p>Le esportazioni verso l'Arabia Saudita (circa 20 milioni di franchi) concernono per lo più pezzi di ricambio e lavori di riparazione relativi a sistemi di difesa antiaerea forniti in passato, ai quali si aggiungono componenti per armi da fuoco. Per quanto riguarda le domande di esportazione verso gli Emirati Arabi Uniti, va precisato innanzitutto che nel 2009 il Consiglio federale ha adeguato la prassi nei confronti di questo Paese e ha ordinato di non autorizzare più alcuna domanda, vista la situazione precaria dei diritti dell'uomo. Sono escluse da questo cambiamento della prassi le autorizzazioni d'esportazione rilasciate in precedenza e le forniture di pezzi di ricambio e di munizioni destinate a materiale bellico già consegnato dalla Svizzera. In linea di massima è tuttora possibile esportare alcune armi da fuoco portatili e armi corte da fuoco destinate a singoli individui per scopi privati o sportivi. Tuttavia non è escluso un rifiuto, in un caso concreto specifico, anche nelle situazioni eccezionali menzionate. Alla luce di questo scenario, nel 2011 le autorizzazioni hanno riguardato in prima linea pezzi di ricambio per sistemi di difesa antiaerea. A ciò si sono aggiunte, in misura modesta, pezzi di ricambio per mezzi corazzati, componenti per armi da fuoco e armi da fuoco per privati.</p><p>Per quanto riguarda gli Emirati Arabi Uniti, nel 2011 le esportazioni hanno riguardato principalmente velivoli militari da addestramento del tipo PC-21, che non sono considerati materiale bellico. La loro esportazione era stata autorizzata dal Consiglio federale nel 2009 e nel 2011 sulla base della legge sul materiale bellico, poiché all'inizio non era escluso che gli aerei dovessero essere armati. Infine gli aerei sono stati esportati senza le armi e senza una preparazione specifica in vista di un eventuale armamento. Inoltre sono stati esportati soprattutto pezzi di ricambio per sistemi di difesa antiaerea. Le domande di esportazione autorizzate nel 2011 hanno riguardato essenzialmente gli aerei militari di addestramento consegnati in gran parte nel corso dello stesso anno.</p><p>Il Consiglio federale ritiene che ognuno dei tre Paesi si trova in una situazione diversa. Negli Emirati Arabi Uniti, a differenza del Bahrein, non ci sono state rivolte e la situazione è fondamentalmente stabile. Considerata la pratica restrittiva verso il Bahrein e l'Arabia Saudita in materia di autorizzazioni, per il Consiglio federale non vi era motivo di oltrepassare le misure esistenti e di escludere in toto e a tempo indeterminato le esportazioni svizzere di materiale bellico in questi due Paesi.</p><p>2. Le domande di esportazione di materiale bellico vengono esaminate singolarmente dal DFE e dal DFAE sulla base dei criteri di autorizzazione previsti dalla legislazione. Questa procedura consente di esaminare ogni domanda individualmente, di verificare concretamente la sua conformità rispetto ai criteri di autorizzazione e agli eventi sopraggiunti nel Paese di destinazione nonché di elaborare una prassi adeguata alla situazione. Per il momento una sospensione in blocco delle esportazioni non terrebbe conto dei diversi contesti nei tre Paesi. Il Consiglio federale continuerà a seguire attentamente l'evoluzione della situazione nei tre Paesi e, se necessario, adotterà nuovi provvedimenti.</p><p>3. Considerata l'attuale prassi restrittiva in materia di autorizzazione, il rischio che il materiale bellico consegnato dalla Svizzera sia utilizzato contro la popolazione civile del Paese di destinazione è modesto, per cui non sono necessarie misure supplementari.</p><p>4. Nel 2010 sono stati forniti alla Guardia nazionale del Bahrein 50 puntatori laser a titolo di accessori per armi corte da fuoco, ma non provenivano dalla Svizzera. Contrariamente a quanto affermato da alcune fonti, verso il Bahrein non sono state esportate né armi leggere né armi di piccolo calibro.</p>  Risposta del Consiglio federale.