<h2>SubmittedText<h2><p>In risposta alla mia interpellanza 19.4267, il Consiglio federale ha assicurato che la Svizzera non avrebbe espulso Tibetani e Uiguri verso la Cina nemmeno in caso di domanda d'asilo respinta. Anche i cittadini di Hong Kong che chiedono asilo in Svizzera possono contare sulla nostra protezione umanitaria? Questa domanda si pone anche in considerazione di quanto segue.</p><p>- L'8 dicembre 2020 è scaduto l'accordo tra Svizzera e Cina sull'identificazione dei cittadini cinesi, accordo fortemente criticato da gruppi per i diritti umani.</p><p>- Nel 1999 la Svizzera ha sottoscritto con Hong Kong un accordo sull'assistenza giudiziaria in materia penale che si fondava sull'autonomia giuridica di Hong Kong rispetto alla Repubblica popolare cinese. Nel frattempo, con una legge sulla cosiddetta sicurezza nazionale il Grande Fratello comunista cinese ha di fatto annesso Hong Kong. Quali conseguenze ne trae il Consiglio federale per il suddetto accordo del 1999?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) esamina ogni domanda d'asilo singolarmente, a prescindere dalla nazionalità e dalle origini del richiedente. Se nell'esame della domanda d'asilo di un cittadino cinese proveniente da Hong Kong risulta che quest'ultimo ha subito nella Repubblica popolare cinese persecuzioni rilevanti per l'asilo o rischia di subirne in caso di ritorno, ottiene protezione in Svizzera.</p><p>L'accordo tecnico firmato nel 2015 dal Dipartimento federale di giustizia e polizia e dall'autorità migratoria cinese disciplinava le procedure per l'identificazione delle persone presumibilmente provenienti dalla Cina respinte con decisione passata in giudicato. L'accordo, come gli altri circa 60 accordi stipulati dalla Svizzera in questo settore, è pertanto in linea con il mandato legale secondo cui la SEM deve garantire, insieme ai Cantoni, l'effettivo allontanamento delle persone tenute a lasciare la Svizzera. Accordi di questo tipo sono da molti anni standard sia in Svizzera sia in altri Stati europei.</p><p>Già all'epoca della stipula dell'Accordo del 15 marzo 1999 tra il Consiglio federale svizzero e il Governo della regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica popolare di Cina sull'assistenza giudiziaria in materia penale (RS 0.351.941.6), il Consiglio federale era consapevole della situazione particolare di Hong Kong. L'Accordo, che prevede esclusivamente l'assistenza giudiziaria accessoria, esclude in maniera esplicita l'estradizione di persone ricercate (art. 2 lett. a) ed elenca le situazioni in cui l'assistenza giudiziaria va obbligatoriamente negata (art. 3 par. 1). Questo è in particolare il caso se l'esecuzione di una domanda compromette l'ordine pubblico della Svizzera o altri interessi importanti, se la domanda concerne un reato di carattere politico o se esistono seri motivi per ritenere che la domanda comporti pregiudizi a una persona in ragione della razza, della religione, della cittadinanza o di opinioni politiche. In questo accordo con Hong Kong la Svizzera ha pertanto sancito per iscritto il carattere obbligatorio dei motivi di diniego dell'assistenza giudiziaria. Inoltre, in Svizzera possono essere ordinate misure coercitive quali le perquisizioni o i sequestri soltanto se il presunto reato sarebbe punibile anche nel nostro Paese. Infine, esiste una clausola speciale di esclusione per i reati per cui è comminata la pena di morte. La Svizzera ha pertanto adottato sufficienti precauzioni per poter negare l'assistenza giudiziaria, persino in casi potenzialmente problematici. Il Consiglio federale ritiene dunque corretto continuare ad applicare, con le restrizioni citate, l'accordo concluso nel 1999, tanto più in quanto la Svizzera ha interesse a non pregiudicare l'assistenza giudiziaria con Hong Kong in altri settori (soprattutto lotta alla criminalità organizzata, alla criminalità economica e al riciclaggio di denaro).</p>  Risposta del Consiglio federale.