<h2>SubmittedText<h2><p>Il 10 dicembre 2021 il Parlamento dell'entità Srpska ha deciso di compiere un ulteriore passo verso l'indebolimento della Bosnia e Erzegovina che potrebbe portare alla secessione della parte serba del Paese: cercare di togliere allo Stato centrale le competenze in materia di giustizia, fiscalità, sicurezza e difesa. L'adozione di leggi per creare istituzioni parallele nella Republika Srpska costituisce un altro atto nell'escalation che mette in discussione l'accordo di pace di Dayton. In particolare l'annuncio di Milorad Dodik - membro della presidenza tripartita della Bosnia e Erzegovina - di creare un esercito indipendente della Republika Srpska ricorda uno dei capitoli più oscuri della storia dei Balcani: si tratta infatti dello stesso esercito che nei primi anni 1990 ha commesso crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio contro la popolazione non serba.</p><p>Chiedo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Come valuta il Consiglio federale la situazione in Bosnia e Erzegovina e nella Republika Srpska? E i rischi per la stabilità e la pace nell'intera regione?</p><p>2. In che modo la Svizzera si impegna per garantire la pace e la sicurezza in Bosnia e Erzegovina?</p><p>3. La Svizzera intende associarsi alla dichiarazione congiunta delle ambasciate di Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Italia e del rappresentante speciale dell'UE in Bosnia e Erzegovina che condanna la citata decisione del Parlamento della Republika Srpska del 10 dicembre 2021?</p><p>4. La Svizzera è in contatto con l'UE per coordinare eventuali sanzioni contro Milorad Dodik e il suo entourage? Quali sanzioni specifiche potrebbero essere imposte?</p><p>5. La Bosnia e Erzegovina, e quindi anche la Republika Srpska, è membro del Consiglio d'Europa e dell'OSCE.</p><p>Come opererà la Svizzera in queste organizzazioni e in altri organismi multilaterali per evitare un'ulteriore escalation in Bosnia e Erzegovina?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale è preoccupato per gli ultimi sviluppi in Bosnia e Erzegovina e per le persistenti tensioni tra i vari gruppi etnici e politici. La decisione, da parte del Parlamento della Republika Srpska, di elaborare entro sei mesi leggi finalizzate al ritiro unilaterale da importanti istituzioni statali della Bosnia e Erzegovina mette a repentaglio l'accordo di pace di Dayton e la stabilità del Paese. L'attuazione di simili leggi metterebbe in discussione i progressi fatti nei 26 anni successivi alla fine della guerra. Un'ulteriore escalation della situazione può minacciare la stabilità dell'intera regione.</p><p>2. La sicurezza, la stabilità e la prosperità dei Balcani occidentali rivestono un grande interesse per la Svizzera, non da ultimo per la vicinanza geografica e per la comunità di persone provenienti da questa regione presente sul suo territorio. La Svizzera è impegnata in Bosnia e Erzegovina in diverse forme. Dal 1996 a oggi ha investito più di 700 milioni di franchi nel quadro di vari programmi e, insieme all'UE e agli USA, è uno dei principali attori dello sviluppo nel Paese. Oltre a un programma di cooperazione, porta avanti un partenariato in materia di migrazione e si impegna nel settore della politica di sicurezza con il suo contingente per la missione EUFOR Althea.</p><p>Per la Svizzera è importante contribuire allo sviluppo di una società multietnica e pacifica. A 26 anni da Dayton, l'elaborazione del passato rappresenta ancora una grande sfida per la Bosnia e Erzegovina. Per questo la Svizzera sostiene il programma del Meccanismo internazionale incaricato di esercitare le funzioni residuali dei tribunali penali a favore delle comunità colpite, che fornisce un contributo alla giustizia di transizione e al rafforzamento dello Stato di diritto nei Balcani occidentali. Inoltre, collabora con ONG e con la missione dell'OSCE sul posto, in particolare nell'ambito delle questioni riguardanti i diritti umani, la riconciliazione, l'eliminazione delle discriminazioni e il superamento del passato. Infine, sostiene l'Ufficio dell'alto rappresentante in Bosnia e Erzegovina con un contributo annuo alle spese generali. Il 20 dicembre 2021 la segretaria di Stato del DFAE ha ricevuto l'alto rappresentante per discutere della crisi politica e della collaborazione della Svizzera con il suo Ufficio.</p><p>3 e 5. La Svizzera è in stretto contatto con i Paesi che hanno vedute affini e decide caso per caso se aderire a dichiarazioni congiunte. Condivide le opinioni espresse nella dichiarazione citata dall'interpellante. Il 16 dicembre 2021 la Svizzera ha deciso di presentare un parere in seno al Consiglio permanente dell'OSCE in cui ha espresso la sua preoccupazione per gli ultimi sviluppi in Bosnia e Erzegovina. Il Consiglio permanente dell'OSCE si occupa regolarmente della situazione in Bosnia e Erzegovina ed è una piattaforma adeguata per condurre un dialogo sulle questioni relative alla politica di sicurezza.</p><p>4. Per quanto riguarda le sanzioni dell'UE, il Consiglio federale decide di volta in volta, dopo aver ponderato tutti gli interessi (giuridici, di politica estera e di politica economica esterna), se aderire o meno a tali misure. Finora non è stata adottata alcuna decisione in merito all'attuale situazione in Bosnia e Erzegovina, a Milorad Dodik e al suo entourage.</p>  Risposta del Consiglio federale.