<h2>SubmittedText<h2><p>Le sanzioni inflitte alla Siria non sono una base utile a creare uno sviluppo economico, democratico e rispettoso dei diritti dell'uomo; la situazione attuale pesa gravemente su oltre 17 mio. di abitanti. La comunità internazionale si rivela estremamente rigida e l'assetto geopolitico non lascia presagire sviluppi utili alla popolazione residente e ai profughi sparsi nel mondo, pronti a rientrare di fronte a uno scenario di possibile sviluppo costruttivo. I primi siriani pronti a rientrare sono quelli rifugiati in Turchia, Libano e Giordania (vari milioni di persone), essenziali per la crescita del proprio Paese. La Svizzera ha sempre avuto un ruolo neutrale e pacifico a livello internazionale, rivelandosi spesso una chiave per l'equilibrio politico non solo in Medio Oriente. Alla luce del contesto attuale e del potenziale di cui dispone la Svizzera per migliorare la dinamica globale formulo le seguenti domande.</p><p>1. Il Consiglio federale non reputa nocivo sul lungo periodo, soprattutto per la popolazione locale, il mantenimento delle sanzioni? </p><p>2. La Diplomazia elvetica intravvede la possibilità di mediare e generare una dinamica internazionale utile a mitigare ed eliminare le sanzioni in essere?</p><p>3. Quali sono le conclusioni che la Svizzera trae dallo studio "Walker, Justine; Study on Humanitarian lmpact of Syria-Related Unilatera! Restrictive Measures. Report prepared for the United Nations (UN) Economie &amp; Social Commission for Western Asia; 2016"? </p><p>4. Il Consiglio federale ha preso atto e ha colto spunti dal rapporto della Federazione degli Aramei (Siriaci) in Svizzera "Rifugiati cristiani in Turchia e in Iraq, 11 giugno - 22 giugno 2015"?</p><p>5. Un approccio più determinato della Svizzera non potrebbe generare una dinamica favorevole alla riduzione delle sanzioni che colpiscono pesantemente la popolazione che ancora risiede nel Paese?</p><p>6. Quali azioni - dirette e tramite azioni multilaterali - ha messo in campo la Confederazione per mitigare gli effetti delle sanzioni creando le condizioni utile a un rientro parziale dei profughi nel loro Paese di origine?</p><p>7. Nel quadro degli organismi internazionali, quale è il ruolo della Svizzera e come si agisce per ridurre le sanzioni? </p><p>8. La Svizzera sostiene o gestisce progetti utili alla ricostruzione del Paese e delle sue Istituzioni? </p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1, 2, 3, 5, 6, 7: nelle sue risposte al postulato Reynard 18.3309 e all'interpellanza Ingold 17.3061 il Consiglio federale ha già sottolineato l'importanza che attribuisce alla prevenzione di eventuali conseguenze involontarie delle sanzioni, in particolare dal punto di vista umanitario e della popolazione civile. Per quanto riguarda la Siria, il Consiglio federale si è unito alle sanzioni emanate dall'UE nel 2011. In questo modo la Svizzera ha reagito al deterioramento della situazione in Siria e all'aumento delle violazioni gravi dei diritti dell'uomo, in particolare repressioni violente della popolazione civile da parte delle forze armate e di sicurezza siriane.</p><p>È importante notare che le sanzioni svizzere mirate (smart sanctions) non riguardano forniture mediche e umanitarie, alimenti né aiuti umanitari; sempre per motivi umanitari, sono inoltre previste deroghe. Il Consiglio federale decide di volta in volta in merito a nuovi allentamenti; a titolo di esempio, citiamo l'introduzione nell'ottobre del 2019 di una disposizione volta a facilitare le relazioni commerciali necessarie per il lavoro delle organizzazioni umanitarie in Siria.</p><p>Certo, è innegabile che gli aiuti umanitari in Siria incontrino numerosi ostacoli e che gli attori privati siano restii a realizzare operazioni con la Siria; tuttavia, la gravità della situazione umanitaria non può essere attribuita, in primis, alle sanzioni internazionali. Questo stato di cose ha molteplici cause, prima fra tutte il conflitto armato oramai in corso da diversi anni.</p><p>In questo contesto, a livello internazionale la Svizzera ha un ruolo importante nella riduzione delle conseguenze involontarie delle sanzioni, anche se occorre ricordare che in materia di politica sanzionatoria ogni Paese è sovrano. A questo proposito, negli ultimi anni la Svizzera ha sostenuto numerosi studi, fra cui il citato rapporto della dottoressa Justine Walker. Lo studio ha fornito una base importante per una migliore comprensione dell'impatto delle sanzioni nel contesto siriano e conferma l'importanza dei contatti istituiti da tempo fra i servizi competenti dell'Amministrazione federale e gli attori umanitari privati. Oltre a queste azioni molto concrete, nel 2019 la DSC ha organizzato il "Compliance Dialogue on Syria - related Humanitarian Payments", che ha riunito gli attori chiave a livello nazionale e internazionale per discutere del problema del trasferimento di fondi umanitari in Siria.</p><p>4 : il Consiglio federale è a conoscenza del rapporto della Federazione degli Aramei in Svizzera menzionato dall'interpellante e riconosce la difficile situazione in cui si trovano le popolazioni vittime delle crisi siriana e irachena, ivi comprese le minoranze. In Siria e in Iraq la Svizzera offre aiuto a tutte le persone vulnerabili, senza distinzioni e nel rispetto dei principi umanitari.</p><p>8: l'impegno umanitario della Svizzera in Siria rientra nel quadro del piano di risposta umanitaria dell'ONU (Plan de Réponse Humanitaire de l'ONU, HRP). La Svizzera non finanzia interventi di ricostruzione in Siria, dato che questi ultimi esulano dal piano summenzionato. In compenso, il nostro Paese sostiene numerosi progetti nei settori della resilienza e dell'accesso ai servizi di base - terzo campo d'intervento dell'HRP - per aiutare le persone e le comunità a riacquisire autonomia e dignità. Gli aiuti vanno dalla fornitura di acqua potabile tramite le infrastrutture esistenti all'istituzione di servizi di qualità per la salute e l'educazione.</p>  Risposta del Consiglio federale.