<h2>SubmittedText<h2><p>È purtroppo notizia di oggi che l'ambasciatore degli Stati Uniti e due suoi funzionari sono stati barbaramente trucidati in Libia, a seguito di una non meglio precisata ritorsione contro gli Stati Uniti.</p><p>Le Camere federali hanno deciso la scorsa primavera di inviare a protezione della nostra ambasciata in Libia militari dell'esercito.</p><p>A seguito quindi del clima politicamente instabile venutosi a creare e con il pericolo di ulteriori ritorsioni contro Paesi occidentali, ma soprattutto nei confronti del nostro Paese, già parte di una controversia diplomatica durata parecchi mesi, chiedo al Consiglio federale:</p><p>1. È stata valutata l'opportunità di chiudere l'ambasciata svizzera a Tripoli?</p><p>2. Sono stati rafforzati i dispositivi di sicurezza al fine di proteggere i nostri rappresentanti, i dipendenti e coloro che sono incaricati della protezione della nostra ambasciata?</p><p>3. Quali sono i passi che la Svizzera intende intraprendere per condannare fermamente il gesto barbarico?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Paese in transizione verso la democrazia dopo un lungo periodo di dittatura, la Libia conta sul sostegno della comunità internazionale. Grazie alla sua presenza attiva in Libia la Svizzera intende sostenere questo Paese nei suoi sforzi di sviluppo sul piano istituzionale ed economico.</p><p>Il Consiglio federale segue con attenzione l'evoluzione della situazione in Libia dal punto di vista politico e della sicurezza. Con l'autorizzazione del Parlamento (decreto federale del 15 marzo 2012), l'ambasciata svizzera a Tripoli è protetta da febbraio 2012 da un distaccamento delle forze speciali dell'esercito.</p><p>Non vi sono ragioni di ritenere che la controversia di alcuni anni fa tra il nostro Paese e i responsabili del regime libico precedente influenzi in modo negativo l'immagine della Svizzera e costituisca dunque una minaccia. La Svizzera non è bersaglio specifico di manifestazioni di ostilità; non si può però escludere che come Paese occidentale essa possa subire atti di violenza diretti o indiretti. Per questa ragione è importante che la protezione del personale dell'ambasciata sia gestita in modo professionale ed efficace.</p><p>1./2. Il Consiglio federale ritiene che non vi siano attualmente ragioni per chiudere l'ambasciata svizzera a Tripoli. Il distaccamento delle forze speciali segue con attenzione la situazione; il dispositivo di sicurezza è adattato regolarmente all'evoluzione della situazione ed è pertanto adeguato rispetto ai rischi. Il dispositivo di sicurezza dell'ambasciata contempla misure di tipo preventivo e i necessari piani d'urgenza.</p><p>L'attacco al consolato degli Stati a Bengasi uniti segue nel tempo una lunga serie di precedenti aggressioni contro istituzioni non libiche presenti in questa città. L'ambasciata svizzera aveva tenuto conto di tale situazione e preso delle misure già prima dell'attacco dell'11 settembre 2012.</p><p>3. Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha reagito immediatamente all'attacco contro il consolato degli Stati Uniti a Bengasi. In una nota del 12 settembre 2012 ha pubblicamente e fermamente condannato gli atti di violenza che l'11 settembre hanno condotto all'uccisione dell'ambasciatore americano in Libia di altri tre collaboratori del consolato americano. Il capo del DFAE Didier Burkhalter ha inoltre espresso per conto del Consiglio federale la partecipazione delle autorità svizzere in una lettera di condoglianze inviata alla segretaria di Stato Hillary Clinton.</p><p>Il DFAE è dell'avviso che gli autori e i motivi di questo grave atto di violenza non debbano in alcun modo essere considerati rappresentativi della società civile e della classe politica libiche. Attraverso la sua presenza in Libia, il DFAE partecipa agli sforzi messi in atto nel Paese per lo sviluppo di uno Stato di diritto e della democrazia.</p>  Risposta del Consiglio federale.