<h2>SubmittedText<h2><p>Ogni tentativo della Svizzera di favorire l'avvicinamento tra l'Armenia e la Turchia si scontra con l'incapacità di Ankara di affrontare nella società civile turca la realtà del genocidio armeno. Intellettuali turchi pagano ogni giorno con la libertà, se non addirittura con la vita, lo sforzo di tematizzare ciò che la comunità scientifica mondiale cataloga inequivocabilmente come genocidio (vedi DTF 6B.398/2007 e 6B.297/2010). E il caso per esempio dello scrittore Dogan Akhanli, arrestato a Istanbul il 10 agosto 2010.</p><p>1. Come mai il Consiglio federale esita ancora a definire genocidio i massacri commessi nei confronti degli Armeni, dopo che nel capitolo 4, "crimine di genocidio", del suo messaggio del 15 novembre 2000 concernente lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale (00.090) aveva citato a esempio le atrocità commesse contro gli Armeni nel 1915, dopo che il 16 dicembre 2003 il Consiglio nazionale ha riconosciuto questo genocidio (postulato Vaudroz/de Buman 02.3069) e dopo che il potere giudiziario svizzero lo ha definito tale nella sua giurisprudenza?</p><p>2. Con il suo romanzo, l'autore Dogan Akhanli, di origine turca e oggi cittadino tedesco, ha lanciato il dibattito del genocidio armeno nella società civile turca. Durante l'ultima visita del presidente turco in Svizzera si è parlato soprattutto della ripresa del processo di avvicinamento tra l'Armenia e la Turchia. Come mai il Consiglio federale non ha colto l'occasione di menzionare il processo aperto nei confronti di Akhanli, che contraddice il pensiero di fondo dei protocolli turco-armeni?</p><p>3. Come mai nella sua risposta del 13 dicembre 2010 alla domanda 10.5590 inerente al processo-farsa contro Dogan Akhanli il Consiglio federale riduce il ruolo dello scrittore, quasi giustificando il suo arresto ("Dogan Akhanli, qui selon les informations disponibles est accusé de vol et de meurtre pour des faits remontant à 1989"), quando altre informazioni a disposizione confermano che cinque giorni prima della risposta, l'8 dicembre 2010, l'11a corte penale di Istanbul aveva deciso di liberare Dogan Akhanli per assenza di un indizio grave?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La volontà dimostrata dall'Armenia e dalla Turchia di normalizzare le loro relazioni è sfociata nella firma dei due Protocolli di Zurigo. Nonostante le difficoltà, il Consiglio federale è convinto che la via del dialogo e della collaborazione, anche nelle questioni più delicate, conduce a un avvicinamento tra i due Paesi, del quale entrambe le parti possono beneficiare. In questo senso, vanno moltiplicati gli sforzi e il Consiglio federale è deciso a portare avanti il suo impegno per la pace, la stabilità e lo sviluppo nella regione.</p><p>Il Consiglio federale risponde come segue alle domande poste:</p><p>1. Il Consiglio federale ha già avuto più volte l'occasione di esprimere rincrescimento e di condannare le tragiche deportazioni di massa e i massacri che hanno contraddistinto la fine dell'Impero ottomano. E tuttavia compito degli storici elaborare gli eventi del 1915 e chiarirli nel modo più completo possibile. Nelle sue relazioni con l'Armenia e la Turchia, la Svizzera vuole incoraggiare i due Stati ad affrontare tali questioni storiche in maniera costruttiva e ai sensi di un avvicinamento. L'invito agli storici a occuparsi dei tragici eventi del 1915 intende promuovere un dibattito trasparente e responsabile che consenta una migliore conoscenza, una migliore comprensione e una maggiore accettazione della tragedia. </p><p>La menzione dei crimini contro gli Armeni nel messaggio del 15 novembre 2000 concernente lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale (00.090) faceva riferimento a un rapporto del 2 agosto 1985 della sottocommissione dell'ONU per la prevenzione della discriminazione e per la protezione delle minoranze. Nella parte intitolata "Fonti legislative ed evoluzione storica del divieto di genocidio", tale rimando, insieme a un altro riferimento a una risoluzione del Parlamento europeo del 18 giugno 1987, intendeva mostrare quali eventi in determinati ambiti erano considerati genocidio, ma non implicava necessariamente che il Consiglio federale fosse della stessa opinione.</p><p>2. Il Consiglio federale sa quanto siano delicati i dibattiti su questioni storiche tra Turchi e Armeni e, come detto, desidera incoraggiare i due Paesi ad affrontarli in modo costruttivo e ai sensi di un avvicinamento. </p><p>3. La risposta del 13 dicembre 2010 era stata data sulla scorta dello stato delle informazioni di cui il Consiglio federale disponeva al momento di occuparsi della domanda 10.5590. Una prima udienza si è tenuta l'8 dicembre 2010. In seguito, Dogan Akhanli è stato liberato. Un'altra udienza è stata fissata per il 9 marzo 2011. </p>  Risposta del Consiglio federale.