<h2>SubmittedText<h2><p>Dall'entrata in vigore del pacchetto normativo adottato sotto il nome di Via sicura si constata che, per un numero considerevole di automobilisti, motociclisti e altri conducenti, la rigidità delle norme comporta una sorta di "morte sociale". Senza licenza di condurre infatti, a meno di non risiedere all'interno di grandi agglomerati e di non aver bisogno della licenza a scopo professionale, non si è praticamente nessuno: si perde dapprima la licenza di condurre, poi il posto di lavoro e infine, talvolta, il proprio partner.</p><p>Il Parlamento federale ha, se oso dirlo, ampiamente tenuto in considerazione le esigenze dei cittadini e fornito gli input necessari per apportare le modifiche richieste alla legge federale sulla circolazione stradale (LCStr), processo che tarda tuttavia a essere concretizzato. Nel frattempo, giorno dopo giorno, Via sicura continua a colpire.</p><p>1. Esistono dati che permettano di determinare il numero di queste "vittime" di Via sicura?</p><p>2. Quando sarà finalmente posto in consultazione il progetto di revisione della LCStr voluto dal Parlamento?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Dal 2013 al 2017 gli incidenti stradali hanno causato complessivamente 1211 morti e 19 441 feriti gravi. Dall'entrata in vigore di Via sicura la media annuale di decessi è calata di 10 unità, mentre quella dei feriti gravi di 120. L'effetto positivo del programma è quindi evidente.</p><p>1. Nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2013 e la fine del 2017 sono state 1589 le persone condannate per reati di pirateria stradale ai sensi dell'articolo 90 capoverso 3 della legge federale del 19 dicembre 1958 sulla circolazione stradale (LCStr; RS 741.01).</p><p>2. Con la mozione 17.3632 le Camere federali hanno approvato un allentamento della legislazione Via sicura, concedendo al giudice maggiore discrezionalità nel determinare la gravità dei reati di pirateria stradale. La relativa procedura di consultazione concernente la revisione della LCStr sarà avviata presumibilmente a metà 2019.</p>  Risposta del Consiglio federale.