<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di modificare le basi giuridiche affinché la Svizzera possa confiscare autonomamente i fondi di persone, entità e Stati sanzionati e destinarli a uno scopo specifico. In particolare, dovrà essere possibile far confluire i beni congelati agli oligarchi vicini a Putin negli sforzi internazionali per la ricostruzione dell'Ucraina.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale non ha dubbi: l'Ucraina necessita dell'aiuto internazionale per la ricostruzione, e la Svizzera, in linea con il suo impegno di lunga data in questo Paese, che da oltre 20 anni occupa una posizione prioritaria nella sua politica di cooperazione internazionale, è pronta a impegnarsi a tal fine. Per il programma di cooperazione svizzero 2020-2023 era stato inizialmente previsto un budget annuale fino a 27 milioni di franchi (DSC, SECO, DFAE-DPDU). Visto il persistente intervento militare russo in Ucraina, la Svizzera ha rapidamente rafforzato il suo impegno aumentando gli aiuti umanitari nella regione a 80 milioni di franchi tramite un credito aggiuntivo. Sta inoltre contribuendo con altri 20 milioni di franchi al mantenimento dei servizi pubblici (p. es. le scuole), agli sforzi di ricostruzione e al sostegno delle PMI. Non da ultimo, ha ospitato la Ukraine Recovery Conference (URC 2022) che si è tenuta il 4 e 5 luglio a Lugano. La conferenza, organizzata insieme all'Ucraina, ha posto l'accento sulla ricostruzione sostenibile con il coinvolgimento di vari attori politici, economici, scientifici e rappresentanti della società civile.</p><p>Il Consiglio federale segue da vicino le discussioni internazionali sull'eventuale confisca e l'ulteriore utilizzo dei beni dello Stato russo, delle società vicine al Cremlino o di persone sanzionate e prende atto in particolare delle iniziative intraprese dall'UE e dagli Stati Uniti in quest'ambito, che si trovano però ancora a uno stadio iniziale. I vari progetti in corso si limitano a facilitare la confisca dei beni in caso di violazione delle sanzioni, ma non prevedono di utilizzarli per la ricostruzione dell'Ucraina. Finora nessuno Stato ha confiscato beni patrimoniali appellandosi al solo fatto che una persona fisica o giuridica fosse elencata in una lista di sanzioni.</p><p>Confiscare beni unicamente in base a una lista di sanzioni o alla vicinanza allo Stato russo di chi li possiede e utilizzarli per la ricostruzione dell'Ucraina, come richiesto nella mozione, non costituisce attualmente per il Consiglio federale un'opzione praticabile, e questo per i tre motivi seguenti.</p><p>In primo luogo, la confisca di un bene - rispetto al suo congelamento - rappresenta una pesante ingerenza nella garanzia di proprietà e in altri diritti costituzionali fondamentali di un individuo. In Svizzera la confisca di beni presuppone generalmente un reato penale confermato da un tribunale. In assenza di elementi costitutivi del reato, gli estremi per procedere non sussistono né per le aziende vicine a Mosca né per le persone, le imprese e le organizzazioni sanzionate. L'iscrizione in una lista di sanzioni non significa di per sé che la persona abbia commesso un reato e il congelamento dei fondi non implica che questi siano stati acquisiti illegalmente. La confisca di beni appartenenti a società o cittadini russi sull'unica base della loro vicinanza allo Stato o delle sanzioni vigenti sarebbe quindi molto discutibile dal punto di vista dello Stato di diritto. Il Consiglio federale non vede al momento alcun motivo per creare una base legale generale, come richiesto nella mozione, che consentirebbe di confiscare beni senza riferimento a un reato e che sarebbe pertanto estranea agli attuali principi della confisca penale.</p><p>In secondo luogo, nel caso degli attivi finanziari di uno Stato, si pone anche la questione delle immunità. I beni di una banca centrale depositati in Svizzera, ad esempio, sono protetti dall'immunità di esecuzione del patrimonio dello Stato. Non è certo che una tale confisca sarebbe compatibile con l'immunità di giurisdizione e di esecuzione dello Stato accordata dal diritto internazionale. La decisione spetterebbe in definitiva ai tribunali chiamati in causa.</p><p>In terzo luogo, la confisca dei beni produrrebbe l'effetto inverso a quello perseguito dalle sanzioni, che non sono misure penali, bensì misure coercitive di durata temporanea volte a indurre uno Stato a riprendere una condotta conforme al diritto internazionale. Con la confisca dei loro beni, però, le persone e le società interessate non avrebbero più motivo di cambiare comportamento, per cui la misura potrebbe produrre un effetto controproducente.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.