<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Non è facile interpretare l'aumento del 25 per cento dei nuovi casi di sieropositività registrati nel 2002: probabilmente si tratta in gran parte di contagi risalenti ad anni fa e solo in misura minore di infezioni recenti. </p><p>L'aumento del 25 per cento riguarda soprattutto uomini svizzeri che hanno rapporti sessuali con uomini (147 casi nel 2002, contro 102 nel 2000) e persone originarie di Paesi a sud del Sahara. Non è noto se queste persone siano state contagiate nel loro Paese d'origine o attraverso contatti sessuali in Svizzera.</p><p>La determinazione delle fonti del virus è stata un elemento centrale delle strategie di lotta contro le epidemie in passato. Oggi lo è ancora per poche malattie a cui non possono essere applicate altre strategie più moderne di lotta contro l'infezione. Nella storia della medicina, tra l'altro, non esiste nessun esempio di lotta efficace contro una malattia sessualmente trasmissibile esclusivamente attraverso misure di polizia sanitaria. Proprio la lotta contro l'HIV è invece riconosciuta a livello internazionale come esempio dell'efficacia delle strategie di "New Public Health".</p><p>A</p><p>1. Nel 2002, i casi di Aids non sono aumentati. È aumentato del 25 per cento rispetto all'anno precedente il numero dei nouvi casi di persone risultate positive al test degli anticorpi HIV. </p><p>2. Non è generalmente vero che il lasso di tempo che intercorre tra il momento in cui le persone apprendono di essere contagiate e la manifestazione dei sintomi della malattia sia sempre più corto. Per gli uomini con contatti omosessuali il lasso di tempo tra l'infezione e il riscontro positivo del test si è allungato negli ultimi anni. Anche se per una parte degli interessati l'infezione da HIV è diagnosticata solo al momento della comparsa dei sintomi dell'Aids, ciò non significa necessariamente che siano rimasti "sorpresi" dall'esito dell'esame e che non abbiano adeguato il loro comportamento già in precedenza. </p><p>B</p><p>1. In Svizzera non sono noti né il numero di casi di Aids né quello di infezioni da HIV tra i richiedenti l'asilo. Le disposizioni sulla protezione dei dati impediscono rilevazioni di questo genere nel quadro del sistema di notifica obbligatoria. È nota la nazionalità, ma non lo statuto di soggiorno.</p><p>2. Non è noto il numero di persone che hanno chiesto il diritto di asilo in cura perché affette da Aids. Non è quindi possibile avanzare stime sui costi complessivi delle cure.</p><p>3. Questo punto non è oggetto di nessuna indagine statistica (protezione dei dati). In base alla prassi delle autorità svizzere in materia d'asilo, un'infezione con il virus HIV da sola di norma non comporta la non esigibilità dell'esecuzione. L'esigibilità è valutata in base allo stadio della malattia e allo stato delle prestazioni mediche nel Paese d'origine. Se il rientro rappresenta una minaccia concreta perché si è manifestata la malattia, perché la situazione è aggravata da altre malattie o difficoltà sociali e perché nel Paese d'origine non è possibile un trattamento adeguato, l'interessato è accolto temporaneamente (art. 14a cpv. 1 e 4 LDDS; RS 142.20).</p><p>4. La Confederazione non dispone di informazioni statistiche in merito. All'entrata in Svizzera le persone non sono sottoposte ad un test della sieropositività. Grazie al sistema di notifica obbligatoria, la Confederazione conosce il Paese d'origine delle persone, ma per motivi di protezione dei dati non è richiesto lo statuto di dimora.</p><p>C</p><p>Da 1. a 3. La Confederazione non dispone di cifre sulle prostitute straniere senza permesso di dimora o di domicilio in Svizzera né sulla loro eventuale sieropositività. Cifre di questo genere potrebbero essere ottenute solo con uno sforzo notevole, mediante studi difficili da realizzare, dispendiosi e costosi. Dal punto di vista giuridico non è possibile obbligare le prostitute senza permesso di dimora o di domicilio a sottoporsi a un test della sieropositività prima dell'espulsione, se non ne è dimostrata l'utilità caso per caso. E l'utilità non è dimostrata propria a causa del rimpatrio. Il consenso a sottoporsi al test della persona interessata è una norma applicata a livello internazionale.</p><p>A prescindere da ciò, da questi studi difficilmente sarebbe possibile ricavare una strategia di prevenzione diversa da quella già perseguita attualmente dalla Confederazione. Non vi sono neanche segnali di un aumento delle infezioni da HIV a causa della prostituzione di origine straniera. Per il resto, il Consiglio federale rimanda alla sua risposta all'interrogazione ordinaria Dunant del 3 dicembre 2002 "Infezioni HIV e prostituzione" (02.1136). </p><p>D</p><p>1. Non vi è nessun aumento dei casi di Aids in Svizzera. E non vi sono neanche prove che l'aumento dei casi di sieropositività tra la popolazione residente in Svizzera negli ultimi anni sia legato a contatti sessuali con richiedenti l'asilo o prostitute straniere senza permesso di dimora o di domicilio. Si suppone invece che un numero non trascurabile di nuove infezioni di uomini residenti in Svizzera continui ad essere riconducibile a rapporti sessuali non protetti durante vacanze o viaggi d'affari all'estero. </p><p>2. L'identificazione di catene di contagio richiede molto personale ed è possibile solo con la collaborazione degli interessati e delle persone con cui hanno avuto contatti. L'imposizione del "contact tracing" contro la volontà degli interessati non ha mai avuto successo. Nella misura in cui è possibile e sensato, il "contact tracing" rientra già oggi nella prassi medica corrente. Non si tratta quindi di introdurre o meno questa misura, ma è una questione di disponibilità di personale medico adeguato e di risorse sufficienti, in particolare di tempo, e di fiducia tra il personale medico e il paziente.</p>  Risposta del Consiglio federale.