<h2>SubmittedText<h2><p>Le zone di confine del Ticino, ma anche quelle di altre regioni del paese, sono state in passato e sono ancora ora oggetto di furti in abitazioni, rapine di distributori di benzina e chioschi e assalti a portavalori e rapine.</p><p>Ancora nelle ultime settimane in Canton Ticino si sono registrate rapine a mano armata in distributori di benzina, a ridosso del confine, spesso a poche centinaia di metri dallo stesso, che non essendo più presidiate favoriscono la criminalità transfrontaliera. Che nella gran parte dei casi gli autori provengano dall'estero, spesso con organizzazioni criminali transfrontaliere ben strutturate, è oramai dato assodato. I Cantoni e i Comuni di frontiera subiscono questo fenomeno, spesso senza avere molte possibilità di contrastarlo. I valichi sempre aperti, non presidiati se non occasionalmente, sono un invito a nozze per i criminali transfrontalieri, che possono beneficiare di vie di fuga oramai consolidate.</p><p>Il sentimento tra la popolazione, dinnanzi a episodi spesso violenti, a mano armata, è quello dello sgomento. Molti cittadini chiedono più sicurezza alle Autorità comunali e cantonali, che, purtroppo, non hanno molti strumenti per migliorare le condizioni quadro.</p><p>Si chiede pertanto al Consiglio federale di voler analizzare approfonditamente la situazione degli ultimi 10 anni legata al fenomeno della criminalità transfrontaliera e più in generale, la sicurezza nelle regioni di confine con un rapporto specifico, considerando almeno i seguenti elementi:</p><p>1. Effetti negativi e positivi dell'accordo di Schengen, indicando in modo chiaro e differenziato per regione, i dati relativi alla sicurezza;</p><p>2. Effetti negativi e positivi dell'accordo di Schengen, indicando in modo chiaro e differenziato per regione, i dati relativi alla criminalità transfrontaliera;</p><p>3. I costi sostenuti dai Cantoni e l'aumento degli stessi nel tempo, per contrastare la criminalità transfrontaliera;</p><p>4. Valutare gli estremi di una limitazione dell'accordo di Schengen per le zone più sensibili e più soggette negli anni alla criminalità transfrontaliera.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Sulla base di una decisione pronunciata nel 2019 dalle Commissioni della gestione delle Camere federali, il Consiglio federale presenta loro ogni anno un rapporto sullo stato di attuazione di Schengen/Dublino. Una volta per legislatura viene allestito un rapporto completo, l’ultimo nell’anno 2021, mentre per ciascuno degli altri tre anni è presentato un rapporto breve. Questi rapporti forniscono informazioni dettagliate sulle conseguenze degli accordi di associazione a Schengen (AAS) e a Dublino (AAD). Inoltre, nel febbraio 2018 il Consiglio federale ha presentato un rapporto in adempimento del postulato del Gruppo socialista 15.3896 «Vantaggi economici conseguenti all’associazione a Schengen», che valuta le conseguenze economiche e finanziarie dell’AAS e dell’AAD e permette di trarre anche conclusioni su temi correlati come la sicurezza interna.</p><p>&nbsp;</p><p>1–3. La criminalità non conosce frontiere e pertanto va combattuta in modo interconnesso a livello internazionale. Grazie allo scambio di informazioni con tutti gli Stati Schengen, la Svizzera fa parte di uno spazio di ricerca europeo comune. Questa cooperazione poggia sul principio che le autorità di polizia degli Stati Schengen devono sostenersi a vicenda per prevenire e perseguire i reati e che le informazioni in possesso di una di queste autorità vanno messe a disposizione delle altre in tempo utile. I successi in materia di ricerche ottenuti tramite l’intensificazione dello scambio di informazioni di polizia migliorano notevolmente l’efficacia della lotta contro la criminalità organizzata e transfrontaliera. Nel 2022 fedpol, che funge da punto di contatto nazionale per lo scambio di informazioni, ha trattato complessivamente 394&nbsp;266&nbsp;comunicazioni trasmesse nel quadro dell’AAS e dell’AAD, un dato che conferma la tendenziale crescita registrata negli ultimi anni (339&nbsp;715 nel 2020, 301&nbsp;119 nel 2018 e 259&nbsp;278 nel 2016).</p><p>&nbsp;</p><p>La perdita degli strumenti Schengen nella cooperazione di polizia comporterebbe una lacuna importante per la Svizzera, poiché il nostro Paese non avrebbe più accesso né al sistema di ricerca SIS, né al sistema d’informazione visti VIS e nemmeno alla banca dati centrale europea delle impronte digitali nel settore dell’asilo Eurodac. Ne conseguirebbe un calo della qualità sia dei controlli di frontiera sia dei controlli di polizia sulle persone. Anche la lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata ne uscirebbe penalizzata, poiché in questo campo si evidenzia una tendenza crescente allo scambio automatico di dati. Al fine di garantire il massimo livello di sicurezza interna possibile, la Svizzera sarebbe quindi tenuta ad adottare misure supplementari per colmare questa lacuna. Aumentare, ad esempio, gli effettivi dei corpi di polizia cantonali al fine di rafforzare la presenza sul territorio nonché procedere all’installazione di più sistemi di videosorveglianza comporterebbe, secondo il rapporto del 2018, una spesa tra 400 e 500&nbsp;milioni di franchi. L’introduzione di controlli sistematici alle frontiere svizzere inoltre costerebbe addirittura circa 1,5&nbsp;miliardi di franchi l’anno e l’efficacia di questa misura sarebbe comunque ridotta considerata l’impossibilità di accedere ai sistemi di Schengen.</p><p>&nbsp;</p><p>Secondo la statistica criminale di polizia, tra il 2009 e il 2022 la frequenza annuale delle infrazioni al Codice penale (numero di infrazioni ogni 1000&nbsp;abitanti) è complessivamente diminuita in quasi tutti i Cantoni di frontiera (salvo a BS e SO), in alcuni persino in modo considerevole (TI: da 61 a 32; VD: da 85 a 53; GE: da 143 a 86). I reati violenti sono diminuiti nella maggior parte di questi Cantoni (TI, GR, SG, TG, ZH, AG, BL, JU, NE e GE registrano un calo, VD una situazione stabile, mentre SH, BS, SO e VS registrano un aumento).</p><p>&nbsp;</p><p>4. Limitare la cooperazione Schengen a talune regioni non è possibile né sul piano giuridico né su quello pratico, e non è nemmeno una soluzione opportuna per la lotta alla criminalità. Il regolamento&nbsp;(UE)&nbsp;2016/399 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9&nbsp;marzo 2016, che istituisce un codice unionale relativo al regime di attraversamento delle frontiere da parte delle persone (codice frontiere Schengen) consente agli Stati Schengen di ripristinare temporaneamente i controlli sulle persone alle frontiere interne in caso di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna. Diversi Stati hanno già usufruito di questa possibilità in alcune zone a causa della crisi migratoria o in seguito agli attentati terroristici degli ultimi anni. La Svizzera finora non è mai arrivata a tanto (o unicamente per fronteggiare la pandemia di COVID-19), poiché in realtà i controlli sulle persone sono tuttora ammessi anche al di fuori di una situazione di crisi, purché perseguano obiettivi di polizia o servano ad analizzare una situazione di minaccia. In virtù degli accordi conclusi con i Cantoni competenti, l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini può effettuare controlli sulle persone nelle zone di frontiera e sui treni. Partecipa anche a controlli congiunti con i corpi di polizia interessati.</p><p>&nbsp;</p><p>Alla luce di quanto precede e considerati anche i rapporti periodici riguardanti l’AAS e l’AAD, il Consiglio federale ritiene che non vi sia ragione di elaborare un ulteriore rapporto che non avrebbe alcuna utilità supplementare.</p>