<h2>SubmittedText<h2><p>Sulla base della proposta del gruppo di lavoro del DFE concernente il sistema d'importazione della carne, il Consiglio federale è incaricato, nel quadro della PA 2014-2017, di reintrodurre la prestazione all'interno del Paese quale criterio per la ripartizione di una parte di contingenti per l'importazione di carne, in particolare per quella rossa. A tal riguardo va garantito che la reintroduzione del criterio della prestazione all'interno del Paese e il calo dei ricavi delle vendite all'asta a essa correlato non comportino alcuna conseguenza negativa sul piano finanziario per l'agricoltura.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Dalla consultazione sulla "Politica agricola 2014-2017. Evoluzione della politica agricola negli anni 2014-2017" è sì emerso un notevole sostegno delle cerchie direttamente interessate alla proposta principale del gruppo di lavoro "Sistema d'importazione per la carne" (nuove quote aggiuntive di prestazione all'interno del Paese del 50 per cento per la carne di manzo, vitello e pecora e del 33 per cento per la carne di pollame, cavallo e capra, oltre che per i muscoli di manzo), ma molto spesso con riserva per il caso in cui si dovesse, conseguentemente, ridurre il credito agricolo.</p><p>Secondo il Consiglio federale, reintroducendo una prestazione all'interno del Paese aggiuntiva, le minori entrate nella cassa federale a causa dei ricavi più bassi provenienti dalle vendite all'asta dovranno essere compensate nell'ambito delle uscite. Questa è una conseguenza coerente delle decisioni di politica finanziaria (rinuncia ai tagli delle spese agricole e nuovi contributi d'eliminazione), prese con l'introduzione della vendita all'asta nella Politica agricola 2007. In caso di reintroduzione della prestazione all'interno del Paese, il Consiglio federale comincerebbe col ridurre innanzitutto i contributi d'eliminazione in favore dei macelli e dei detentori di bovini e, in secondo luogo, altre uscite a beneficio della produzione animale.</p><p>Una parziale reintroduzione della prestazione all'interno del Paese quale criterio di ripartizione dei contingenti doganali limiterebbe in misura considerevole la competitività e genererebbe sul mercato indesiderate rendite d'importazione, che vanno a scapito dei produttori e dei consumatori. Considerato che la maggior parte degli animali, come per esempio il pollame o i bovini, viene macellata in poche aziende di grandi dimensioni, la conseguenza sarebbe una forte concentrazione delle importazioni in dette aziende. Questo, partendo dal presupposto che il numero di macellazioni venga considerato come criterio per la prestazione all'interno del Paese.</p><p>Come esposto nel suo messaggio concernente l'evoluzione della politica agricola (Politica agricola 2014-2017), il Consiglio federale ritiene che, per motivi concorrenziali ed economici, l'attuale vendita all'asta sia tuttora il miglior tipo di ripartizione dei contingenti doganali della carne.</p><p>Per la carne di manzo e di pecora, tuttavia, il 10 per cento del contingente dovrebbe essere ripartito, come finora, in base alla prestazione all'interno del Paese con il criterio "numero degli animali acquistati all'asta sui mercati pubblici".</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.