<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di esaminare e di elaborare un rapporto su come sviluppare un freno climatico sul modello del freno all'indebitamento al fine di ridurre le emissioni di CO2 a un saldo netto pari a zero entro il 2050 e sui relativi effetti sulle decisioni presenti e future.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale attribuisce grande importanza alla riduzione sistematica delle emissioni di gas serra. Nell'agosto 2019, ad esempio, ha deciso di puntare a un bilancio climatico neutro entro il 2050. Il freno all'indebitamento è disciplinato dall'articolo 126 della Costituzione federale. Il suo obiettivo è mantenere costante l'indebitamento della Confederazione durante il ciclo congiunturale, garantendo che le spese annuali della Confederazione non superino le entrate corrette con il fattore congiunturale. Questo meccanismo non può essere applicato alle emissioni di gas serra. Si intende probabilmente un freno climatico analogo al freno alle spese secondo l'articolo 159 capoverso 3 della Costituzione federale, secondo il quale le disposizioni in materia di sussidi contenute in leggi e decreti federali di obbligatorietà generale nonché i crediti d'impegno e le dotazioni finanziarie implicanti nuove spese uniche di oltre 20 milioni di franchi o nuove spese ricorrenti di oltre 2 milioni di franchi richiedono il consenso della maggioranza dei membri di ciascuna Camera. L'effetto di un simile freno climatico sarebbe tuttavia incerto. Da un lato, la maggioranza dei progetti di legge influisce solo in misura limitata sulle emissioni di gas serra della Svizzera. L'efficacia del freno climatico proposto sarebbe quindi ridotta. Rispetto al bilancio finanziario, è molto più difficile determinare gli effetti diretti e indiretti dei singoli progetti di legge sul bilancio climatico e, quindi, stabilire quando il freno climatico dovrebbe essere disinserito. Il freno climatico dovrebbe inoltre essere continuamente rivalutato nelle discussioni parlamentari. Infine, la struttura delineata, secondo la quale tutti gli atti approvati in un anno non devono superare una quota annuale precedentemente definita, sarebbe difficilmente attuabile: i progetti oggetto di votazione nella sessione primaverile avrebbero ad esempio maggiori possibilità di essere attuati rispetto a quelli posti in votazione nella sessione invernale.</p><p>D'altra parte, il freno climatico limiterebbe soltanto le nuove emissioni di gas serra, ma non ridurrebbe quelle esistenti. Il rispetto dell'obiettivo di un saldo netto delle emissioni pari a zero entro il 2050 richiede una riduzione sistematica delle emissioni di gas serra. Allo stesso tempo, per compensare le emissioni inevitabili, devono essere sviluppate le cosiddette tecnologie a emissioni negative, che sottraggono in modo permanente il CO2 dall'atmosfera. Per realizzare questo sviluppo sono necessarie misure concrete di politica climatica. Un primo passo verso il saldo netto pari a zero è la revisione totale della legge sul CO2 approvata dal Parlamento nella sessione autunnale del 2020. Ad esempio, in sede di costruzione e modifica sostanziale di impianti, occorre ora ridurre le emissioni di gas serra nella maggior misura possibile dal punto di vista tecnico e dell'esercizio e sopportabile sotto il profilo economico (art. 8). Inoltre, nel giugno 2020 il Consiglio nazionale ha presentato un postulato della sua Commissione dell'ambiente, della pianificazione del territorio e dell'energia (20.3001) che chiede al Consiglio federale di presentare proposte su come l'esame di impatto ambientale (EIA) possa tener conto degli impatti positivi e negativi sul clima. Il Consiglio federale ritiene che questi strumenti siano più efficaci del proposto freno climatico, respinto peraltro anche dal Consiglio nazionale nella sessione autunnale 2020 nel quadro di un'iniziativa parlamentare del Gruppo dei Verdi (19.404).</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.