<h2>SubmittedText<h2><p>Nel 2012 la Svizzera ha lanciato, insieme alla Norvegia, l'iniziativa Nansen per la protezione delle persone costrette a fuggire all'estero in seguito a catastrofi naturali e a cambiamenti del loro habitat. Secondo l'ACNUR, dal 2008 a oggi le catastrofi naturali hanno provocato in media 26,4 milioni di profughi all'anno, un numero destinato certamente ad aumentare notevolmente nei prossimi anni a causa dei cambiamenti climatici. </p><p>Le persone che migrano in seguito a catastrofi naturali o al mutamento delle condizioni ambientali non rientrano nel concetto di rifugiato contemplato dalla Convenzione di Ginevra del 1951. Contrariamente alle persone sfollate all'interno del loro stesso Paese, alle quali si applicano le disposizioni di tutela contenute nelle linee guida sui profughi interni adottate nel 1998 dall'ONU, per i profughi ambientali si riscontra una lacuna in termini di protezione.  </p><p>L'iniziativa Nansen cerca di colmare tale lacuna, ma la sua durata è limitata a tre anni. Nell'ottobre del 2015 si è tenuta a Ginevra la conferenza conclusiva globale, nel cui ambito è stato presentato il programma di protezione elaborato. </p><p>1. Il Consiglio federale continuerà a impegnarsi a favore dei profughi ambientali anche dopo la scadenza dell'iniziativa Nansen, a fine 2015?</p><p>2. In caso affermativo, come? </p><p>3. Il Consiglio federale sottoporrà all'Assemblea generale dell'ONU, insieme ad altri Stati, una risoluzione basata sulle conclusioni tratte dall'iniziativa Nansen? </p><p>4. La Svizzera e la Norvegia hanno presieduto il processo intergovernativo dell'iniziativa Nansen, gestito da un gruppo di Stati di tutti e cinque i continenti (Australia, Bangladesh, Costa Rica, Germania, Kenia, Messico e Filippine). Con quale gruppo di Stati il Consiglio federale intende portare avanti, in futuro, il proprio impegno a favore dei profughi ambientali? </p><p>5. Il Consiglio federale prevede di coinvolgere nei lavori a favore dei profughi ambientali anche organi regionali come il Consiglio d'Europa, l'OSCE e il suo programma di riduzione dei rischi? </p><p>6. Il programma di protezione dell'iniziativa Nansen mira a offrire la necessaria tutela a tutti i migranti. Il Consiglio federale si impegnerà nell'ambito della politica estera e interna affinché vengano riconosciuti diversi motivi atti a giustificare l'ammissione temporanea in qualità di rifugiati, tra cui anche motivi ambientali?  </p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2./4. In occasione della Conferenza conclusiva dell'iniziativa Nansen (promossa da Svizzera e Norvegia) tenutasi a Ginevra nell'ottobre 2015, 109 Stati hanno adottato un programma di protezione che mira a migliorare la tutela delle persone che fuggono all'estero a causa di catastrofi naturali e in seguito alle conseguenze del cambiamento climatico.</p><p>Un nuovo gruppo di Stati, costituito dagli ex membri del comitato direttivo nonché da altri Stati interessati, continuerà a portare avanti la tematica anche dopo la conclusione dell'iniziativa Nansen e la Svizzera intende impegnarsi anche nell'ambito del neocostituito gruppo. In collaborazione con Stati interessati e organizzazioni internazionali di rilievo sta definendo le modalità di attuazione del programma di protezione. A tale riguardo finanzia una fase di transizione della durata di sei mesi volta, tra l'altro, ad avviare il processo di radicamento di questa tematica a livello istituzionale. Inoltre, in America centrale la Svizzera continua a sostenere un processo regionale che mira ad armonizzare le buone pratiche esistenti nell'ambito della protezione umanitaria temporanea e a elaborarne le relative linee guida.</p><p>3. Già in passato la Svizzera ha presentato questa tematica nell'ambito di importanti risoluzioni dell'Assemblea generale dell'ONU e lo farà anche in futuro. Alcuni membri del comitato direttivo dell'iniziativa Nansen, tra cui le Filippine, hanno espresso la volontà di sollevare questo tema nel quadro del Consiglio dei diritti umani. Questi Stati potranno godere del sostegno attivo della Svizzera. Non è tuttavia prevista una risoluzione separata dell'Assemblea generale dell'ONU sulle conclusioni dell'iniziativa Nansen sotto il coordinamento della Svizzera.</p><p>5. La Svizzera si era impegnata già durante la fase attiva dell'iniziativa Nansen per integrare e ancorare nei processi e nei pertinenti forum internazionali e regionali il sapere maturato e i risultati raggiunti nell'ambito dell'iniziativa. Nel quadro della terza Conferenza dell'ONU sulla riduzione dei rischi di catastrofe, tenutasi a Sendai nel marzo 2015, l'iniziativa Nansen ha potuto mostrare chiaramente che sussiste un reale potenziale di intervento in particolare nei Paesi e nelle regioni di origine dei profughi e che la protezione delle persone colpite può essere migliorata anche attraverso la prevenzione delle catastrofi e il rafforzamento della resilienza delle popolazioni. Di conseguenza, nel quadro dell'attuazione del programma di protezione le organizzazioni e i forum regionali rivestono un ruolo cruciale. Dove opportuno, la Svizzera continuerà anche in futuro a coinvolgere le organizzazioni e i forum regionali nelle attività a favore dei profughi ambientali.</p><p>6. La Svizzera accorda l'ammissione provvisoria agli stranieri che, in caso di rientro nello Stato di origine o di provenienza venissero a trovarsi concretamente in pericolo (cfr. art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 4 LStr del 16 dicembre 2005, RS 142.20). Secondo la giurisprudenza in vigore, sussiste un pericolo concreto non solo in un contesto di conflitti armati o di violenze armate/politiche, bensì anche - in determinate situazioni - quando a seguito di una situazione umanitaria catastrofica nel Paese di origine o di provenienza una persona fosse privata delle basi vitali necessarie e, di conseguenza, venisse a trovarsi in una situazione disperata in caso di rientro. Già oggi la Svizzera tiene adeguatamente conto dei motivi ecologici e socioeconomici. Si impegna inoltre, in particolare a livello europeo, a favore di un'armonizzazione dei sistemi di protezione nazionali esistenti.</p>  Risposta del Consiglio federale.