<h2>SubmittedText<h2><p>Durante la trasmissione "Samstagsrundschau" del 20 febbraio 2021 il consigliere federale Cassis ha commentato il coinvolgimento della Svizzera nella schiavitù. Fortunatamente, la sua presa di posizione va oltre ciò che la consigliera federale Leuthard aveva detto nel 2017 in Benin sul ruolo della Svizzera per quanto riguarda la schiavitù e il colonialismo. Tuttavia, il consigliere federale Cassis continua a sostenere che né la Svizzera come Paese né gli "organi del Paese" sarebbero stati coinvolti nel commercio degli schiavi e che noi come Paese non avremmo "nessun passato coloniale". Tre falsità confutate dalla ricerca storica.</p><p>La tratta transatlantica degli schiavi è durata dal 1444 al 1888. Il fatto che la Svizzera esista come Stato solo dal 1848 non può essere considerato un suo merito. Invece di cercare di sfruttare questa nascita tardiva per discolparsi si dovrebbe analizzare il coinvolgimento dei nostri ambienti economici, culturali, ideologici e sociali. Non tanto cercando di reperire le tracce delle azioni statali, ma seguendo i movimenti del denaro sporco di sangue. </p><p>È innegabile comunque che i vecchi Cantoni di Zurigo, Berna e Soletta fossero implicati in questo traffico. Inoltre, fino al 1864 il Consiglio federale ha scusato e giustificato il commercio degli schiavi e la schiavitù, considerandoli "zweckmässig" (opportuni). Cercare di spiegare questo fatto dicendo che l'Esecutivo avrebbe agito secondo le "norme che vigevano negli anni 1860" (risposta all'interpellanza 18.3072) è assurdo e antistorico.</p><p>Anche nelle altre potenze coloniali europee, il commercio degli schiavi e la schiavitù erano principalmente affare di privati fino al XVIII secolo. Le Compagnie delle Indie Orientali e Occidentali francesi, olandesi, danesi e inglesi erano imprese commerciali organizzate secondo il diritto privato che disponevano di proprie truppe, organi amministrativi, giurisdizione e proprietà terriere.</p><p>Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>È consapevole che l'isola di Gorée, visitata dal consigliere federale Cassis e descritta in termini così commoventi, non ha svolto un ruolo significativo nell'invio oltremare di persone ridotte in schiavitù e che il mito che la circonda è principalmente stato costruito a uso e consumo del turismo?</p><p>Condivide l'opinione del consigliere federale Cassis che la predominanza della pelle nera in Africa è una conseguenza del clima caldo?</p><p>Cosa fa il Consiglio federale affinché le conoscenze dei suoi membri sul coinvolgimento della Svizzera nel colonialismo, nella tratta degli schiavi e nella schiavitù siano aggiornate alle più recenti conoscenze storiche?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'isola di Gorée è diventata nel tempo un luogo della memoria della tratta degli schiavi. Proprio per questa sua caratteristica, nel 1978 è stata proclamata Patrimonio mondiale dell'UNESCO. Il Consiglio federale riconosce l'importanza dei luoghi della memoria per l'elaborazione del passato e, nel quadro della sua politica estera, fornisce un sostegno in tal senso a numerosi Paesi del continente africano. Tuttavia, il Consiglio federale non ha la presunzione di sapere meglio dei Paesi africani stessi come e dove questi ultimi devono commemorare la dolorosa storia coloniale.</p>  Risposta del Consiglio federale.