<h2>InitialSituation<h2><p><b>Comunicato stampa del Consiglio federale del 13.12.2019</b></p><p><b>Legge sugli embarghi: il Consiglio federale approva il messaggio </b></p><p><b>Il Consiglio federale propone una modifica della legge sugli embarghi. Lo ha deciso il 13 dicembre 2019. La modifica è intesa a mantenere il divieto di importazione dalla Russia e dall'Ucraina di armi da fuoco, relative parti e munizioni nonché altri beni e a far sì che in futuro il Consiglio federale non debba più far ricorso alla Costituzione federale per disciplinare simili casi. L'Esecutivo ha inoltre approvato il rapporto sui risultati della consultazione. </b></p><p>L'ordinanza che istituisce provvedimenti per impedire l'aggiramento delle sanzioni internazionali in relazione alla situazione in Ucraina (RS 946.231.176.72) vieta l'importazione dalla Russia e dall'Ucraina di armi da fuoco, relative parti e munizioni nonché di esplosivi, pezzi pirotecnici e polvere da fuoco a fini militari. Il divieto di importazione è stato disposto nel 2015 per la durata di quattro anni sulla base dell'articolo 184 capoverso 3 della Costituzione federale (Cost.). Il 26 giugno 2019 il Consiglio federale ha deciso di prorogare il divieto di altri quattro anni e ha incaricato il DEFR di elaborare una base legale per il contenuto dell'ordinanza.</p><p>A questo scopo il Consiglio federale propone di modificare la legge sugli embarghi per avere la facoltà di estendere in parte o interamente ad altri Stati eventuali misure coercitive, se necessario per tutelare gli interessi del Paese. Nella procedura di consultazione la modifica è stata sostenuta dalla maggior parte dei Cantoni, dei partiti e delle cerchie interessate. </p><p></p><p>Nessun cambiamento nella politica svizzera</p><p>La normativa proposta non comporta alcun cambiamento materiale della politica svizzera in materia di sanzioni economiche internazionali. Il Consiglio federale dispone già oggi della competenza di estendere in singoli casi delle misure coercitive, come mostra il divieto di importazione dalla Russia e dall'Ucraina di armi da fuoco, relative parti e munizioni nonché di altri beni. La modifica della legge sugli embarghi mira unicamente a fare in modo che in futuro non sia più necessario ricorrere all'articolo 184 capoverso 3 Cost., che si è rivelato problematico a causa del limite temporale ivi contenuto.</p><p></p><p>Attuazione di sanzioni</p><p>Dal 1° gennaio 2003 la legge sugli embarghi costituisce la base legale per l'attuazione di sanzioni da parte della Svizzera. La legge consente alla Confederazione di disporre misure coercitive per applicare le sanzioni volte a far rispettare il diritto internazionale pubblico, in particolare i diritti dell'uomo, adottate dall'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), dall'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) o dai principali partner commerciali della Svizzera. Le misure che vanno oltre le sanzioni dell'ONU o dei principali partner commerciali non possono essere decise sulla base della legge sugli embarghi, ma devono fondarsi sulla Costituzione federale.</p><h2>Proceedings<h2><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 03.06.2021</b></p><p><b>Embarghi senza limiti di tempo, approvata legge</b></p><p><b>In futuro, il Consiglio federale potrà, al fine di tutelare gli interessi del Paese, decretare misure coercitive nei confronti di Stati senza limiti temporali. Tale richiesta è contenuta nella nuova legge sugli embarghi adottata oggi dal Consiglio degli Stati con 38 voti contro 4.</b></p><p>Attualmente il governo può decretare simili misure solo basandosi sull'articolo 184 capoverso 3 della Costituzione federale. Il problema è che la validità delle ordinanze dev'essere limitata nel tempo.</p><p>Il relatore della commissione, Damian Müller (PLR/LU), ha fatto l'esempio del divieto di importazione dalla Russia e dall'Ucraina di armi da fuoco, relative parti e munizioni nonché di altri beni. Questa misura è stata disposta nel 2015 - per impedire l'aggiramento delle sanzioni internazionali - per la durata di quattro anni e rinnovata per un altro quadriennio due anni fa.</p><p>Con la nuova legge il Consiglio federale non dovrà più far ricorso alla Costituzione federale per disciplinare simili casi. La normativa proposta, ha precisato Müller, non comporta alcun cambiamento materiale della politica svizzera in materia di sanzioni economiche internazionali.</p><p>Durante le discussioni il Consiglio degli Stati ha deciso che la legge non si applicherà solo a embarghi diretti contro Stati, ma anche alle misure coercitive emesse contro persone o entità. Nel raffronto internazionale, l'applicazione delle disposizioni previste dalla legge non dovrà inoltre penalizzare le aziende svizzere.</p><p>La legge sugli embarghi, in vigore dal 2003, costituisce la base legale per l'attuazione di sanzioni da parte della Svizzera. Le misure che vanno oltre le sanzioni dell'ONU o dei principali partner commerciali non possono essere decise sulla base della legge sugli embarghi, ma devono fondarsi sulla Costituzione federale.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 09.06.2022</b></p><p><b>Berna deve poter adottare sanzioni in modo autonomo</b></p><p><b>Il Consiglio federale deve poter introdurre o estendere autonomamente sanzioni internazionali. È quanto prevede una revisione delle legge sugli embarghi approvata oggi dal Consiglio nazionale con 136 voti a 53.</b></p><p>Le misure adottate, o non adottate, dal Governo dall'inizio della guerra in Ucraina hanno fatto molto discutere. Molti hanno criticato Berna per aver aver seguito, troppo lentamente a loro avviso, quanto deciso dall'Unione europea. Altri hanno storto il naso per l'eccessiva esposizione della Confederazione sul tema e hanno tirato in ballo la neutralità.</p><p>Oggi la Svizzera può adottare solo sanzioni decretate dalle Nazioni Unite (ONU), dall'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) o dai suoi principali partner economici.</p><p>Se vuole spingersi oltre, il Consiglio federale deve far leva sulla Costituzione. Lo ha fatto dopo l'annessione della Crimea da parte di Mosca. Nel 2015 ha vietato l'importazione di armi da fuoco, loro componenti, munizioni e materiali esplosivi dalla Russia e dall'Ucraina. Le misure sono state prorogate nel 2019.</p><p>Queste ordinanze, limitate a quattro anni, possono però essere prorogate una sola volta. Decadono se non viene presentato un progetto di base giuridica sei mesi dopo l'entrata in vigore della proroga.</p><p>Il Consiglio federale ha quindi proposto una revisione generale della legge sugli embarghi che preveda la possibilità per l'Esecutivo di adottare autonomamente sanzioni, se necessario, per salvaguardare gli interessi del Paese. Seguendo la Camera dei cantoni, il Nazionale ha deciso di concedere la facoltà di decretare misure anche contro individui e aziende, a condizione che le società svizzere non siano svantaggiate.</p><p>Una puntualizzazione inutile secondo sinistra e Verdi Liberali. "Il chiarimento è superfluo, perché gli interessi del Paese devono già essere garantiti", ha dichiarato Claudia Friedl (PS/SG). "La formulazione potrebbe anche rafforzare il pregiudizio che la Svizzera stia cercando di trarre profitto dalla mancata o meno rigorosa applicazione delle sanzioni. Ciò danneggerebbe l'immagine della Svizzera", ha da parte sua affermato, invano, il ministro dell'Economia Guy Parmelin.</p><p>Ma il Consiglio nazionale si è spinto oltre i "senatori". Potranno essere sanzionate anche persone o entità coinvolte in violazioni del diritto internazionale umanitario o dei diritti umani o in qualsiasi altra forma di atrocità. La decisione è stata presa con 107 voti a 82, con disappunto dell'UDC e del PLR.</p><p>"Una misura del genere costituirebbe un cambiamento radicale nella politica sanzionatoria svizzera", ha sottolineato Parmelin, aggiungendo che "le sanzioni unilaterali hanno una portata limitata e sono più efficaci se sono ampiamente condivise".</p><p>Temendo per la neutralità elvetica, l'UDC ha tentato in tutti i modi di bocciare la revisione o di renderla quantomeno "indolore". "Le sanzioni sono armi da guerra", ha per esempio criticato Yves Nidegger (UDC/GE). Secondo Roger Köppel (UDC/ZH) trascinano addirittura la Confederazione in guerra.</p><p>"Neutralità significa che tutte le parti in conflitto, non solo l'Ucraina, considerano la Svizzera neutrale. Eppure la Russia ha inserito la Svizzera nella lista dei Paesi ostili", ha proseguito lo zurighese, temendo che dopo le sanzioni si possa finire per consegnare munizioni e armi.</p><p>Un punto di vista non condiviso da nessun altro partito. "La revisione proposta rispetta la neutralità della Svizzera e rafforza la coerenza della sua politica in materia di sanzioni", ha dichiarato Laurent Wehrli (PLR/VD) a nome della commissione preparatoria.</p><p>Più in generale, diversi oratori di destra e di sinistra hanno affermato che Berna dovrebbe essere in grado di adottare sanzioni in modo rapido e indipendente. Ciò rafforzerebbe la sua sovranità, ha per esempio dichiarato Tiana Angelina Moser (PVL/ZH). La Svizzera deve uscire dalla sua posizione di spettatrice, ha da parte sua rilevato Elisabeth Schneider-Schneiter (Centro/BL), facendo notare che il mondo è cambiato, così come il concetto di neutralità.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 19.09.2022</b></p><p><b>Sanzioni, nessun "alleingang" della Svizzera</b></p><p><b>La possibilità per il Consiglio federale di imporre sanzioni autonomamente a persone o entità colpevoli di gravi violazioni del diritto umanitario o dei diritti umani sarebbe inefficace e comprometterebbe la neutralità.</b></p><p>Con questa motivazione il Consiglio degli Stati ha bocciato per 29 a 12 un'aggiunta alla revisione della Legge sugli embarghi - sulla quale si basano per esempio le sanzioni contro la Russia - voluta dal Consiglio nazionale. Toccherà ora alla camera del popolo sciogliere quest'ultima divergenza con i "senatori".</p><p>A nome della commissione preparatoria, Damian Müller (PLR/LU) ha affermato che questa aggiunta comporterebbe un drastico cambiamento nella politica di sanzioni elvetica e porrebbe problemi in termini di neutralità.</p><p>Finora la Svizzera, hanno spiegato sia Müller che Pirmin Bischof (Centro/SO) e Andrea Caroni (PLR/AR), si è adeguata alle sanzioni decretate da organismi internazionali come le Nazioni Unite o i suoi principali partner economici (come l'Ue). Solo agendo in questo modo le sanzioni sono efficaci, mentre decisioni prese soltanto dal nostro paese avrebbero una portata molto limitata e potrebbero provocare spiacevoli contromisure. La Svizzera, hanno aggiunto, sarebbe il più piccolo Paese ad avere una simile disposizione nella sua legislazione.</p><p>Bischof ha messo in rilievo anche il carattere arbitrario di questa disposizione che colpirebbe determinate violazioni e non altre. In teoria, ha sottolineato il "senatore" solettese, la Svizzera dovrebbe sanzionare, sulla base di questa aggiunta del Nazionale, tutte le violazioni gravi dei diritti umani, ciò che è impossibile. Bischof ha ricordato che la maggior parte dei Paesi non sono Stati di diritto. Insomma, l'aggiunta del Nazionale è "simpatica" ma del tutto inutile e per di più inefficace.</p><p>Attualmente, la Svizzera può riprendere solo le sanzioni decise dall'ONU, dall'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) o dai suoi principali partner economici. Se vuole andare oltre, il Consiglio federale deve affidarsi alla Costituzione. Le ordinanze emesse sono limitate a quattro anni e possono essere prorogate una sola volta: decadono se non viene presentato un progetto di base giuridica sei mesi dopo l'entrata in vigore della proroga.</p><p>La revisione in corso prevede che il Consiglio federale possa estendere autonomamente misure a Stati, entità o persone se l'interesse del Paese lo richiede. Per il Consigliere federale Guy Parmelin, questa aggiunta alla legge attuale basta e avanza e la decisione del Consiglio nazionale va troppo lontano. Adottando sanzioni autonomamente, perlopiù simboliche, la Svizzera si esporrebbe inutilmente, secondo il "ministro" dell'economia.</p><p>Unici a difendere in aula la versione del Nazionale, Daniel Jositsch (PS/ZH) e Carlo Sommaruga (PS/GE) hanno sostenuto la necessità di rendere ancora più coerente la nostra politica di sanzioni con i valori della nostra politica estera a difesa dei diritti umani. È vero che la Svizzera è un piccolo paese, ha spiegato Sommaruga, ma la sua piazza finanziaria è importante e sanzioni nei confronti di persone o entità colpevoli di gravi crimini possono fare male. Di fronte a certi crimini, ha aggiunto Jositsch, la neutralità non esiste; un atteggiamento condiviso secondo lui anche dalla popolazione.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 29.09.2022</b></p><p><b>Sanzioni, progetto pronto per voto finale</b></p><p><b>Il Consiglio federale non potrà imporre sanzioni autonomamente a persone o entità colpevoli di gravi violazioni del diritto umanitario o dei diritti umani. Il Consiglio nazionale ha rinunciato oggi - con 103 voti contro 83 - a questo emendamento nel discutere revisione della Legge sugli embarghi, che è così pronta per le votazioni finali.</b></p><p>Attualmente, la Svizzera può adottare misure restrittive decretate dall'ONU, dall'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) o dai suoi principali partner economici. Se vuole andare oltre, il Consiglio federale deve affidarsi alla Costituzione. E queste sanzioni sono limitate nel tempo.</p><p>Il Consiglio federale ha proposto una riforma che gli consentirebbe di adottare autonomamente misure coercitive se gli interessi del Paese lo richiedessero. Ciò non solo per gli Stati, ma anche per gli individui e le aziende. Nelle precedenti sedute, il Parlamento ha ampiamente accettato di concedere questo ulteriore margine di manovra al Governo.</p><p>Ma, a giugno, il Consiglio nazionale è andato oltre chiedendo la possibilità di sanzioni autonome contro persone o entità coinvolte in violazioni del diritto internazionale umanitario o dei diritti umani o in qualsiasi altra forma di atrocità.</p><p>L'introduzione di questa disposizione avrebbe gravi ripercussioni sulla neutralità del Paese e solleverebbe una serie di difficoltà dal punto di vista dello Stato di diritto, aveva sostenuto dieci giorni fa il Consiglio degli Stati, che aveva messo in dubbio la costituzionalità della misura.</p><p>Una perplessità, come detto, fatta sua oggi anche dal Nazionale. Decisivo è stato il voto del Centro, che, dopo aver sostenuto l'emendamento in prima lettura, oggi si è opposto.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 30.09.2022</b></p><p><b>CN: bocciata revisione legge embarghi nelle votazioni finali</b></p><p><b>Il Consiglio federale non potrà introdurre o estendere autonomamente sanzioni internazionali. Un'insolita alleanza UDC-sinistra ha bocciato la revisione della Legge sugli embarghi durante le votazioni finali con 118 voti a 70 e 5 astensioni.</b></p><p>Attualmente, la Svizzera può adottare misure restrittive decretate dall'ONU, dall'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) o dai suoi principali partner economici. Se vuole andare oltre, il Consiglio federale deve affidarsi alla Costituzione. E queste sanzioni sono limitate nel tempo.</p><p>Il Governo aveva così proposto una riforma che gli avrebbe consentito di adottare autonomamente misure coercitive se gli interessi del Paese lo richiedessero. Ciò non solo per gli Stati, ma anche per gli individui e le aziende.</p><p>Durante i dibattiti, il Consiglio nazionale era andato oltre chiedendo la possibilità di sanzioni autonome contro persone o entità coinvolte in violazioni del diritto internazionale umanitario o dei diritti umani o in qualsiasi altra forma di atrocità. Vista l'opposizione degli Stati, la Camera del popolo aveva in seguito rinunciato a questo emendamento.</p><p>La bocciatura odierna del progetto da parte della sinistra va ricercata proprio nella mancata estensione della portata della legge. L'UDC è invece sempre stata contraria a conferire all'esecutivo la possibilità di pronunciare sanzioni autonomamente.</p><p>È stata quindi inutile l'approvazione all'unanimità dell'oggetto da parte degli Stati nelle votazioni finali.</p>