<h2>SubmittedText<h2><p>Si richiede d'urgenza al Consiglio federale di fermare immediatamente le esportazioni di materiale bellico autorizzate di recente in Arabia Saudita, Pakistan e India.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nonostante nella regione Jammu e Kashmir continui il conflitto tra Pakistan e India, negli ultimi tempi le tensioni tra i due Paesi si sono allentate (apertura della linea del cessate il fuoco in Kashmir, ripresa dei colloqui tra capi di Stato e di governo dei due Paesi, creazione di una linea di bus). Tale situazione ha contribuito alla decisione del Consiglio federale del 29 giugno 2005, con la quale si revocava il divieto di esportazione stabilito nel 1998, in seguito agli esperimenti atomici eseguiti da entrambi i Paesi in questione, e si ripristinava la precedente procedura ordinaria. Secondo il Consiglio federale la situazione dei diritti dell'uomo in India è migliorata, ma sicuramente è migliorabile. Anche in Pakistan la situazione in tale ambito registra dei progressi: l'Alta corte di giustizia, negli ultimi tempi, ha adottato diverse decisioni in favore dei diritti dell'uomo. </p><p>I fucili d'assalto che verranno esportati in India sono destinati alla National Security Guard a New Delhi e saranno spediti via Austria. L'Austria ha già autorizzato importazioni e successive riesportazioni verso l'India e non ritiene la situazione sul posto problematica.</p><p>Dall'entrata in vigore della nuova legge sul materiale bellico, nel 1998, sono state continuamente accettate le domande di esportazione verso l'Arabia Saudita. La situazione dei diritti dell'uomo non è cambiata dalle ultime decisioni del Consiglio federale risalenti al 22 marzo 2004 e al 10 marzo 2006, non esiste quindi una motivazione valida per procedere a un cambiamento della politica finora attuata ma è consigliabile continuare a seguire attentamente la situazione dei diritti dell'uomo e della politica dello sviluppo nella regione.</p><p>Gli Stati membri dell'UE, nel 2005, hanno autorizzato esportazioni di materiale bellico per più di 925 milioni di euro verso l'India, per più di 1,4 miliardi di euro verso il Pakistan e per più di 973 milioni di euro verso l'Arabia Saudita. Da menzionare sono soprattutto la Germania, di cui è nota la politica molto restrittiva di controllo delle esportazioni, l'Austria e la Svezia. Nel decidere sulle domande d'esportazione gli Stati membri dell'UE sono in particolare tenuti a tener conto dei criteri del codice di condotta sulle esportazioni di armi che, per quanto riguarda l'esame della situazione in materia di diritti dell'uomo, corrispondono in larga misura alle disposizioni dell'articolo 5 dell'OMB.</p><p>Il Consiglio federale accoglie favorevolmente il dialogo costruttivo con la CdG-N, la quale nel suo rapporto precisa in modo chiaro che il Consiglio federale, con le sue decisioni del 29 giugno 2005, ha agito legalmente. Già prima della conclusione degli esami della commissione, il Consiglio federale ha introdotto misure aggiuntive che regolano in parte i punti criticati e ha quindi avviato una nuova politica restrittiva riguardo al riciclaggio del materiale bellico in esubero e migliorato l'applicabilità delle dichiarazioni di non riesportazione e della collaborazione tra unità amministrative. Nell'ottica di una revisione dell'ordinanza sul materiale bellico il DFE incaricherà un gruppo di lavoro di precisare i criteri di rilascio delle autorizzazioni all'esportazione.</p><p>Formalmente il Consiglio federale fa riflettere sulla legittimità della presente mozione (art. 120 cpv. 3 della legge parlamentare). Le decisioni del Consiglio federale di cui si fa menzione nella mozione sono state pronunciate nell'ambito di un caso concreto. La mozione vuole influire dunque sulle procedure di emanazione di una decisione. L'abrogazione di tali decisioni da parte del Parlamento sarebbe in contrasto con il principio della separazione dei poteri, della sicurezza giuridica e della garanzia di una procedura equa.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.