<h2>SubmittedText<h2><p>La Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale incarica il Consiglio federale di verificare se il mandato della commissione Peace Support Operations (commissione PSO: commissione extraparlamentare per gli impieghi militari della Svizzera per il promovimento internazionale della pace) può essere esteso a tutte le misure di promovimento della pace avviate dalla Svizzera.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La commissione extraparlamentare incaricata degli impieghi della Svizzera per il promovimento internazionale della pace (commissione PSO) consiglia il Dipartimento federale degli affare esteri (DFAE) e il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) in tutte le questioni politiche e concettuali concernenti l'invio di persone e truppe svizzere per impieghi militari internazionali di promovimento della pace. Essa esamina progetti e misure e, di sua iniziativa, attira l'attenzione su eventuali problemi. La commissione è stata istituita il 21 aprile 2004 dal Consiglio federale in seguito a una richiesta del Parlamento. È attualmente composta da un presidente e da dieci membri.</p><p>Nella sua forma attuale, la commissione PSO funziona bene e ha già dato risultati probanti. Nel contesto della riforma dell'amministrazione e, in particolare, del progetto parziale "Commissioni extraparlamentari", il Consiglio federale ha peraltro deciso di mantenere tale commissione.</p><p>La questione dell'estensione del mandato della commissione PSO all'insieme delle misure di promovimento della pace della Svizzera è stata esaminata dagli uffici interessati. Anche se è evidente che le moderne operazioni di promovimento internazionale della pace devono spesso adempiere un'ampia gamma di compiti comprendenti elementi civili e militari e che le necessità di cooperazione e di sfruttamento di sinergie tra DFAE e DDPS nel campo delle operazioni di promovimento internazionale della pace non debbano più essere dimostrate, numerosi argomenti tendono a provare che un'estensione della gamma delle attività della commissione non sarebbe nell'interesse di alcuno dei partner e nuocerebbe al suo funzionamento.</p><p>Innanzitutto, una delle ragioni principali della relativa efficacia della commissione PSO è precisamente la focalizzazione del suo mandato. In caso di estensione del mandato, tenuto conto del volume considerevole delle attività del DFAE, la commissione cambierebbe inevitabilmente di prospettiva e di natura. Una simile decisione implicherebbe di conseguenza un nuovo profilo per i membri della commissione nonché una nuova ripartizione del lavoro per quanto riguarda l'aspetto amministrativo e il peso dei due dipartimenti interessati. La gamma delle attività offerte dal DFAE è così ampia che dissolverebbe quasi inevitabilmente le buone intenzioni e l'orientamento della commissione ai risultati.</p><p>Inoltre, come evocato in precedenza, il Consiglio federale ha in generale dimostrato la propria volontà di limitare il numero delle differenti commissioni nel quadro della riforma dell'amministrazione. Un riorientamento della focalizzazione del mandato e della composizione della commissione PSO sarebbe evidentemente contrario a tale volontà, soprattutto in considerazione del rischio di perdita di sostanza da parte di una commissione utile.</p><p>Infine, occorre precisare che in Svizzera la sensibilità politica per le operazioni militari di promovimento della pace richiede, molto più delle operazioni civili corrispondenti, un gruppo di esperti interamente dedicato alla questione. In effetti, se l'invio di esperti civili è relativamente poco problematico e passa quasi inosservato nel panorama mediatico svizzero, gli impieghi militari sono spesso controversi. Per tale ragione, la missione di consulenza della commissione PSO, focalizzata sull'invio di persone e truppe svizzere per impieghi militari internazionali di promovimento della pace, deve rimanere prioritaria.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.