<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di presentare all'Assemblea federale un disegno di atto legislativo per aggiungere al freno all'indebitamento un freno alla regolamentazione, secondo gli stessi principi. La Confederazione dovrebbe puntare al giusto equilibrio tra la quantità di nuove regolamentazioni, convenzioni internazionali e revisioni e l'abrogazione di leggi, disposizioni, accordi, decisioni e ordinanze in funzione dell'andamento congiunturale.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il freno all'indebitamento ha avuto effettivamente successo ed è legittimo ipotizzare un freno alla regolamentazione orientandosi alle regole per la stesura del preventivo. L'idea di fondo di quest'ultime, ossia aumentare ex ante la disciplina di bilancio grazie all'impegno di tutte le parti in causa, non è però trasponibile tale e quale al settore della regolamentazione. Ci sono infatti notevoli differenze nell'impostazione concreta di un freno alla regolamentazione: a differenza delle regole sui preventivi - che nel caso del freno all'indebitamento ragionano in termini inequivocabili di entrate e uscite misurabili in franchi svizzeri - per quelle sulla regolamentazione manca innanzitutto una base di calcolo: né il numero di nuove regolamentazioni, né il numero di norme giuridiche abrogate (anche solo parzialmente) né tantomeno la rescissione di accordi costituiscono un indicatore affidabile degli oneri che gravano sulle imprese e sui cittadini.</p><p>Bisognerebbe innanzitutto stimare in forma standardizzata i costi della regolamentazione, dichiararli sistematicamente e farli controllare da esperti indipendenti per assicurarne la qualità e la comparabilità. Inoltre, un meccanismo rigido, incentrato esclusivamente sui costi diretti della regolamentazione (previsti) e che faccia astrazione dei costi indiretti delle imprese (mancati ricavi, rischi di responsabilità ecc.) e degli altri costi e vantaggi per l'economia, l'ambiente e la società, non si tradurrebbe automaticamente in una regolamentazione rispondente allo scopo né ridurrebbe gli oneri in modo attendibile.</p><p>Oltretutto, il riferimento esplicito alle convenzioni internazionali contenuto nella richiesta è problematico. Vi è infatti il pericolo che la Svizzera, a causa di questo nuovo ostacolo alle modifiche legislative, non possa far fronte ai propri impegni internazionali, o allora con ritardo. Ciò potrebbe dar adito a frizioni e controversie diplomatiche con le parti contraenti, con tutte le conseguenze a livello di politica estera e di economia che ne risulterebbero. Per le imprese svizzere sarebbe ad esempio più difficile accedere ai mercati esteri e la certezza del diritto potrebbe risultare compromessa.</p><p>La presente mozione punta all'equilibrio tra l'introduzione di nuove regolamentazioni e l'abrogazione di vecchie. Il principio del "one in, one out" va in una direzione simile. Recentemente il Parlamento ha respinto due interventi (mozione Martullo 16.3543 e iniziativa parlamentare Vogt 16.435) che proponevano un freno di questo tipo. Inoltre, l'autore della presente mozione chiede il giusto equilibrio in funzione dell'andamento congiunturale. Il Consiglio federale ammette che gli oneri amministrativi indotti dalla regolamentazione incidono sulle imprese specialmente quando la situazione economica è tesa. Ciononostante, la regolamentazione dovrebbe articolarsi sul lungo termine e non in funzione dei cicli congiunturali.</p><p>Attualmente il Consiglio federale sta redigendo un rapporto in adempimento del postulato Caroni 15.3421, che chiede di valutare l'introduzione di un freno alla regolamentazione. Nel rapporto si esaminano vari modelli di freno alla regolamentazione, con vantaggi e svantaggi. I risultati saranno disponibili alla fine dell'anno e potranno servire da base per la discussione politica.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.