<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di presentare un rapporto completo che illustri i diversi obiettivi, gli orientamenti e le azioni che intende intraprendere per ottenere un effetto concreto e rapido sulla riduzione della nostra impronta di carbonio generata all'estero. </p><p>Il rapporto dovrà focalizzarsi sui quattro filoni seguenti e proporre misure chiare e coerenti atte a:</p><p>1. ridurre il consumo di prodotti importati, soprattutto di quelli superflui e/o con un bilancio di carbonio particolarmente negativo; </p><p>2. ridurre le distanze tra produttori e consumatori; </p><p>3. aumentare la quota di prodotti e servizi consumati in Svizzera che provengono da un'economia più locale, equa e sostenibile; </p><p>4. sviluppare circuiti che permettano di prolungare la durata di vita dei beni (riparazione, riutilizzo, riciclaggio).</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La Svizzera è fortemente integrata negli scambi internazionali e importa numerose materie prime nonché prodotti intermedi e finali. Ciò fa sì che gran parte dell'impronta di gas serra e di altre impronte ambientali (biodiversità, sfruttamento eccessivo dell'acqua dolce, impatto ambientale complessivo) sia generata all'estero.</p><p>Il Consiglio federale intende evitare lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali in Svizzera e all'estero. Nella Strategia climatica a lungo termine 2050 e nel progetto sottoposto a consultazione per la Strategia per uno sviluppo sostenibile 2030 ha infatti formulato appositi obiettivi. La problematica dell'impronta di gas serra generata all'estero è trattata anche nella revisione totale della legge federale sulla riduzione delle emissioni di CO2 (legge sul CO2; RS 641.71), che sarà sottoposta a votazione il 13 giugno 2021: l'articolo 3 capoverso 3 prevede infatti che la riduzione delle emissioni all'estero che non sono computabili agli obiettivi di cui all'articolo 3 capoverso 1 della legge sul CO2 debba corrispondere il più possibile alle emissioni cogenerate dalla Svizzera all'estero.</p><p>Gli indirizzi strategici 1-3 menzionati nel postulato esprimono una predilezione unilaterale per i prodotti nazionali rispetto alle importazioni. Nella maggior parte dei casi, però, il bilancio climatico dipende più dalle tecniche di produzione (p. es. alimenti prodotti in serre riscaldate con combustibili fossili invece di prodotti coltivati in campo aperto e maturati al sole) che non dal Paese di origine. Anche l'impatto ambientale legato ai trasporti dipende in genere maggiormente dal mezzo di trasporto scelto (p. es. nave o aereo) che non dalla distanza. La problematica dei prodotti con un bilancio climatico particolarmente negativo dovrebbe essere affrontata a prescindere dalla questione se sono importati o prodotti in Svizzera. Mancano inoltre criteri obiettivi per la determinazione dei beni non di prima necessità.</p><p>Per quanto riguarda l'indirizzo strategico 4 (economia circolare, durata più lunga dei prodotti, riciclaggio), il 19 giugno 2020 il Consiglio federale ha incaricato il Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni (DATEC) di elaborare entro la fine del 2022, con il coinvolgimento del Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) e del Dipartimento federale delle finanze (DFF), misure specifiche per un uso parsimonioso delle risorse e per l'economia circolare. Il Parlamento è inoltre attivo con l'iniziativa parlamentare 20.433 "Rafforzare l'economia circolare svizzera".</p><p>Il Consiglio federale ritiene pertanto che un piano d'azione specifico non sia opportuno per realizzare gli obiettivi fissati.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.