<h2>SubmittedText<h2><p>Il Ticino ha bisogno di sentirsi maggiormente sicuro lunga la fascia di confine e sta chiedendo il ripristino dei controlli doganali ai valichi. Richieste in tal senso sono state presentate da Comuni del Mendrisiotto (dove ci sono stati furti con esplosivo), del Luganese (soprattutto nel Malcantone) e di recente anche da Sindaci di Comuni italiani a ridosso del confine. La mancata presenza delle guardie di confine ai valichi non ha fatto altro che incrementare il fenomeno del pendolarismo del crimine. Il copione che va in scena è sempre lo stesso: il malvivente raggiunge il Ticino, commette un reato (spesso a mano armata) e se ne va indisturbato, sfruttando i valichi incustoditi.</p><p>Il poco invidiabile primato ticinese spetta a San Pietro di Stabio e Ligornetto.</p><p>Considerato anche come allo stato attuale le guardie di confine svolgono compiti che dovrebbero essere di competenza della Polizia cantonale e che una presenza fissa ai valichi permetterebbe un maggior controllo e un migliore impiego delle forze di polizia presenti sul territorio, chiedo:</p><p>1. Il Consiglio federale è consapevole della poco invidiabile situazione in Ticino?</p><p>2. Come intende muoversi il Consiglio federale per rispondere alle richieste dei Comuni ticinesi?</p><p>3. È ipotizzabile la presenza di nuovo delle guardie di confine a tutti i valichi tra Svizzera e Italia?</p><p>4. Se quest'ultima non è un'ipotesi percorribile, come pensa il Consiglio federale di andare incontro alle esigenze della popolazione abitante sulla fascia, al di qua e al di là del confine?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale è consapevole della preoccupazione della popolazione ticinese per via dei furti, delle rapine e degli atti di violenza avvenuti finora. Lo stesso vale per la situazione dei Comuni ubicati lungo la fascia di confine e gli assi di traffico molto frequentati, particolarmente colpiti dalla criminalità transfrontaliera.</p><p>2./4. Il Consiglio federale prende molto sul serio le preoccupazioni espresse dai Comuni ticinesi e si impegna affinché le autorità di protezione dei confini e di sicurezza impieghino i mezzi necessari in modo efficiente e mirato nella lotta contro la criminalità transfrontaliera. L'Amministrazione federale delle dogane (AFD) è in contatto con i Comuni ticinesi interessati e ha già adottato diverse misure, tra cui la stretta collaborazione con la polizia cantonale ticinese mediante la Centrale cantonale di allarme, la creazione a metà marzo di quest'anno di pattuglie miste con le autorità partner italiane nonché l'impiego di diversi mezzi ausiliari tecnici. La situazione è sotto costante sorveglianza e le misure vengono adeguate di conseguenza. Occorre rammentare che sono i Cantoni i primi responsabili per la sicurezza territoriale e che la competenza in materia di indagini nel caso di furti con scasso o rapine spetta alle autorità cantonali.</p><p>3. Dal punto di vista del personale non è possibile garantire una presenza costante di collaboratori dell'AFD presso tutti i valichi di confine. Inoltre tale misura non è mirata né proporzionale. In questo contesto il Consiglio federale rimanda alla risposta all'interpellanza Pantani 19.3656, "Valichi secondari e chiusure notturne", del 19 giugno 2019, nella quale precisa, ad esempio, che nel caso dei saccheggi dei bancomat avvenuti in Ticino i criminali hanno passato il confine verde a piedi. Nell'ambito della lotta alla criminalità transfrontaliera i controlli mobili sono più efficaci per via del loro effetto sorpresa rispetto alle misure statiche che risultano prevedibili.</p>  Risposta del Consiglio federale.