<h2>SubmittedText<h2><p>La clausola di sovranità (art. 17 del regolamento Dublino III) permette a uno Stato di rinunciare al trasferimento di un richiedente l'asilo verso il Paese responsabile e di trattare una domanda, in particolare "al fine di procedere al ricongiungimento di persone legate da qualsiasi vincolo di parentela".</p><p>Nel trattare i casi Dublino, la Svizzera come tiene conto del diritto del minore di crescere stabilendo relazioni con entrambi i genitori?</p><p>Questo motivo ha indotto le autorità competenti ad attivare la clausola di sovranità? Se sì, in quanti casi?</p><p>Il Consiglio federale non pensa che il rinvio di madri di bambini in tenera età verso lo Stato inizialmente responsabile mentre il padre è in Svizzera violi il diritto del minore di conoscere ed essere cresciuto dai suoi genitori?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) esamina accuratamente ogni domanda d'asilo considerando le circostanze concrete del singolo caso. In occasione dell'esame dello Stato Dublino competente, anche gli interessi del bambino a crescere con i propri genitori e quindi anche il suo bene confluiscono nella valutazione del singolo caso. Se la SEM giunge alla conclusione che l'applicazione della clausola di sovranità è giustificata, la procedura d'asilo è condotta in Svizzera. Non è però possibile valutare statisticamente in quanti casi la Svizzera ha applicato la clausola di sovranità in ragione del bene del minore. Il Consiglio federale riconosce che i bambini necessitano di particolare protezione e - se possibile - devono poter crescere insieme ai loro genitori. Il regolamento Dublino prevede criteri che definiscono in quali situazioni è possibile riunire o separare i membri di una famiglia. Nell'applicare tali criteri, la SEM si orienta alla giurisprudenza del Tribunale amministrativo federale. Esamina in particolare se la relazione tra la madre e il padre del bambino è degna di protezione ai sensi dell'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU), valutando se esiste una relazione intatta e vissuta tra queste due persone e tra il padre e il bambino. In occasione di tale esame si considerano fattori quali un'abitazione comune, una comunione delle finanze, i legami reciproci tra i partner, nonché la stabilità e la durata della relazione. In virtù della giurisprudenza del Tribunale federale, una persona può appellarsi alla protezione della vita famigliare ai sensi dell'articolo 8 CEDU se un famigliare in Svizzera dispone di un diritto di soggiorno durevole. Se questi criteri sono adempiuti, si rinuncia a una procedura Dublino. Inoltre, il genitore che vive in Svizzera ha la possibilità - se è interessato a mantenere la relazione - di cercare di ottenere il ricongiungimento famigliare con il figlio o il partner previsto dal diritto materia di stranieri. Oltre a ciò, la Convenzione sui diritti del fanciullo garantisce soltanto che il bambino possa intrattenere un contatto con entrambi i genitori (art. 9 par. 3 CDF). La CDF non garantisce tuttavia né un diritto al soggiorno né all'autorità parentale congiunta (art. 9 par. 3 e 10 CDF). Il Consiglio federale non ravvisa pertanto alcuna violazione dei diritti dei minori nell'applicazione dei criteri menzionati.</p>  Risposta del Consiglio federale.