<h2>SubmittedText<h2><p>Fondandomi sull'articolo 160 capoverso 1 della Costituzione federale e sull'articolo 107 della legge sul Parlamento, presento la seguente iniziativa:</p><p>L'articolo 53 del Codice penale, concernente la riparazione, va modificato e completato come segue:</p><p>Art. 53</p><p>...</p><p>Lett. a</p><p>la pena prevista sia una pena detentiva con la condizionale di un anno al massimo;</p><p>...</p><p>Lett. c</p><p>l'autore abbia ammesso i fatti e si sia dichiarato colpevole.</p><h2>InitialSituation<h2><p><b>Rapporto della Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale del 3 maggio 2018 </b></p><p><b>A causa di diversi casi venuti alla luce occorre limitare la possibilità di una riparazione. Da un lato si intende ridurre l'attuale limite massimo di due anni di detenzione e dall'altro l'autore dovrà confessare i fatti. </b></p><p>Introdotto nel 2007 con la revisione della parte generale del CP, l'articolo 53 del Codice penale (CP) prevede l'impunità se l'autore ha riparato il danno. La versione vigente della disposizione è applicata, tra l'altro, se sono adempiuti i requisiti per una pena con la condizionale ai sensi dell'articolo 42 CP. In base a quest'ultimo una pena con la condizionale può ammontare al massimo a due anni di detenzione. Il tenore dell'articolo 53 CP non chiede inoltre che l'autore ammetta effettivamente i fatti. </p><p>Sono emersi casi in cui si è avuto l'impressione che l'applicazione della disposizione in questione equivalesse a un "riscatto della pena". Questo induce a dedurre che, in alcuni casi, l'articolo 53 CP non sia applicato con la giusta interpretazione. In reazione è stato proposto di stralciare del tutto detta disposizione dal CP. Il Parlamento ha però respinto un analogo intervento parlamentare nel 2012. La Commissione propone perciò di restringere il campo d'applicazione della disposizione riducendo il limite massimo di due anni di detenzione. Una riparazione sarà possibile soltanto se entra in linea di conto quale punizione una pena detentiva fino a un anno con la condizionale, una pena pecuniaria con la condizionale o una multa. L'autore dovrà inoltre ammettere i fatti per poter beneficiare dell'impunità. </p><p></p><p><b>Comunicato stampa del Consiglio federale, 04.07.2018</b></p><p>(...) Il Consiglio federale approva il nuovo disciplinamento. La riduzione del limite massimo da due anni a un anno di pena detentiva corrisponde alla proposta originaria presentata nel quadro della revisione della parte generale del CP. Dimezzando il limite massimo la riparazione sarà applicabile unicamente ai casi di lieve entità.</p><p>La competente commissione intende inoltre sancire espressamente nella legge il fatto che la riparazione è possibile soltanto se l'autore riconosce di aver commesso l'atto ammettendo i fatti. Il Consiglio federale ritiene opportuna questa proposta dato che la riconciliazione con il danneggiato è possibile unicamente se l'autore assume la completa responsabilità per l'atto commesso.</p><h2>Proceedings<h2><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 19.09.2018</b></p><p><b>Solo in caso di reati di lieve entità sarà possibile godere dell'impunità riparando il torto commesso. È quanto prevede una modifica del Codice penale adottata oggi dal Consiglio nazionale, con l'eccezione dell'UDC, per 121 voti a 55 ( 4 astenuti). Il dossier passa al Consiglio degli Stati.</b></p><p>Attualmente l'articolo 53 del Codice penale prevede che l'autore di un reato possa evitare un procedimento penale o una punizione se risarcisce il danno. La pena detentiva massima non può eccedere i due anni con la condizionale e l'attuazione del procedimento penale dev'essere di scarsa importanza. La riparazione può avvenire sotto forma di un pagamento in denaro o con un'altra prestazione personale, ad esempio di lavoro.</p><p>Questo articolo di legge, adottato nel 2007 in concomitanza con la revisione totale della parte obbligatoria del Codice penale, ha dato adito in passato a parecchie critiche. L'impressione, ha dichiarato a nome della commissione Lisa Mazzone (Verdi/GE), è che potessero usufruire di questa possibilità solo persone in grado di pagare un risarcimento, ossia solvibili.</p><p>Da qui la proposta di inasprire le condizioni per poterne beneficiare sotto forma di un'iniziativa parlamentare inoltrata già nel 2010 dall'ex consigliere nazionale, ora deceduto, Daniel Vischer.</p><p>La maggioranza del Nazionale, seguendo le proposte della sua commissione, ha quindi voluto rendere più restrittive le condizioni fissando la pena massima a un anno con la condizionale, o se la persone in questione rischia una pena pecuniaria con la condizionale o una multa. Altra novità: la riparazione, ha spiegato Mazzone, sarà possibile solo se l'autore riconosce di aver commesso il reato, ammettendo i fatti.</p><p>L'UDC avrebbe voluto inasprire ancora di più questa parte dell'articolo, restringendone l'applicazione alle sole pene pecuniarie con la condizionale o alle multe. Ma la sua proposta di minoranza è stata bocciata per 117 voti a 59. Per Andrea Geissbühler (UDC/BE), non è giusto che persone sospettate di coazione o furto possano farla franca. "Non si tratta di reati di lieve entità", ha sostenuto invano davanti al plenum.</p><p>Per questo partito è d'altronde l'intero articolo che rappresenta una spina nel fianco. Ma i tentativi esperiti in passato per abolirlo si sono scontrati col "niet" del Parlamento, hanno ricordato in aula diversi esponenti democentristi, secondo cui l'idea che col denaro qualcuno possa comprarsi per così dire l'impunità è "malsana", contraria al principio di equità e uno schiaffo alle vittime.</p><p>Visti i rapporti di forza nel plenum, i democentristi hanno chiesto almeno che si optasse per una versione più restrittiva, tentativo quest'ultimo andato a vuoto, come già indicato. Vista la malaparata, l'UDC ha bocciato in votazione finale il progetto della commissione, tra l'altro sostenuto in aula dalla ministra di giustizia e polizia, Simonetta Sommaruga.</p><p>Quest'ultima ha sottolineato che l'articolo in questione è l'unico caso in cui la "clemenza viene prima del diritto", clemenza che però la persona interessata deve meritarsi dimostrando pentimento e la disponibilità a riparare al torto commesso.</p><p><b></b></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 28.11.2018</b></p><p><b>CSt: diritto penale, riparazione possibile solo per reati lievi </b></p><p><b>Solo in caso di reati di lieve entità sarà possibile godere dell'impunità riparando il torto commesso. È quanto prevede una modifica del Codice penale adottata oggi dal Consiglio degli Stati, dopo che il Nazionale aveva già fatto altrettanto nel settembre scorso. </b></p><p>Attualmente l'articolo 53 del Codice penale prevede che l'autore di un reato possa evitare un procedimento penale o una punizione se risarcisce il danno. La pena detentiva massima non può eccedere i due anni con la condizionale e l'attuazione del procedimento penale dev'essere di scarsa importanza. La riparazione può avvenire sotto forma di un pagamento in denaro o con un'altra prestazione personale, ad esempio di lavoro.</p><p>Questo articolo di legge, adottato nel 2007 in concomitanza con la revisione totale della parte obbligatoria del Codice penale, ha dato adito in passato a parecchie critiche. L'impressione, ha dichiarato a nome della commissione Claude Janiak (PS/BL), è che potessero usufruire di questa possibilità solo persone in grado di pagare un risarcimento, ossia solvibili.</p><p>Da qui la proposta di inasprire le condizioni per poterne beneficiare sotto forma di un'iniziativa parlamentare inoltrata già nel 2010 dall'ex consigliere nazionale, ora deceduto, Daniel Vischer.</p><p>La maggioranza degli Stati, seguendo le proposte della sua commissione, ha quindi voluto rendere più restrittive le condizioni fissando la pena massima a un anno con la condizionale, o se la persone in questione rischia una pena pecuniaria con la condizionale o una multa. Altra novità: la riparazione sarà possibile solo se l'autore riconosce di aver commesso il reato, ammettendo i fatti.</p>