<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di reintrodurre i controlli al confine svizzero conformemente all'articolo 23 in combinato disposto con l'articolo 26 del codice frontiere Schengen nonché all'articolo 7 capoverso 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr; RS 142.20).</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Ai sensi dell'articolo 23 del codice frontiere Schengen la reintroduzione temporanea dei controlli delle persone alle frontiere interne è permessa solo in via eccezionale e in caso di grave minaccia all'ordine pubblico o alla sicurezza interna. Tale presunta minaccia deve essere concreta e prevedibile.</p><p>L'evento deve colpire lo Stato che intende reintrodurre i controlli al confine in maniera talmente seria da distinguersi nettamente dalla situazione negli altri Stati Schengen. Il Consiglio federale ritiene che per la Svizzera non è questo il caso: attualmente non sussiste alcuna minaccia alla sicurezza interna o all'ordine pubblico. Pertanto, la reintroduzione dei controlli delle persone alle frontiere interne non è né necessaria né possibile da un punto di vista legale.</p><p>Considerate le attuali circostanze non è possibile constatare un aumento del tasso di criminalità in Svizzera riconducibile all'associazione a Schengen. La lotta mirata alla criminalità transfrontaliera nel quadro dei provvedimenti ordinari di polizia di sicurezza, come già oggi viene praticata (controlli di polizia mobili nell'area di confine, collaborazione con le autorità di polizia dei Paesi vicini, operazioni di polizia mirate) è molto più efficace dei controlli capillari che, alla fine, risulterebbero superficiali e non proporzionati al rischio.</p><p>Anche nel caso di una reintroduzione dei controlli sistematici delle persone ai sensi dell'articolo 23 del codice frontiere Schengen non sarebbe possibile controllare sistematicamente tutti i 1881 chilometri del confine svizzero. Questo non era possibile già prima dell'adesione a Schengen. Le capacità del Cgcf non sono state destinate a tale scopo. Inoltre, considerata l'entità dei flussi transfrontalieri, gli ostacoli che potrebbero sorgere nell'ambito del traffico delle merci e dei frontalieri sarebbero molto seri. Il traffico nelle aree urbane vicine al confine ne sarebbe fortemente colpito, come chiaramente dimostrato già nel 2004 da un breve inasprimento dei controlli in Germania nei confronti della Svizzera.</p><p>Alle frontiere interne svizzere non vengono più effettuati controlli delle persone sistematici e indipendenti dai sospetti dovuti solo al passaggio del confine. Contrariamente agli Stati membri dell'UE, ai confini nazionali svizzeri continuano a essere effettuati controlli doganali, perché la Svizzera non fa parte dell'unione doganale dell'UE. Nell'ambito dei controlli doganali il Cgcf, per motivi di sicurezza o in caso di sospetto di polizia, può continuare ad effettuare controlli delle persone. Nel quadro di controlli concertati, il Cgcf può effettuare in ogni momento anche controlli mirati delle persone nell'area di confine. Questi ultimi permettono di verificare se una persona soggiorna o è entrata legalmente in Svizzera. In alcuni casi tali controlli possono avere come conseguenza l'allontanamento.</p><p>Il Consiglio federale è però consapevole dell'elevato numero di furti con scasso e prende molto seriamente la situazione, soprattutto per ciò che concerne l'area di confine. Tenendo conto della crescita della criminalità transfrontaliera, il Cgcf ha aumentato il proprio effettivo nelle regioni di Ginevra e del Ticino (vedi risposta del Consiglio federale alla mozione 12.3071). La situazione relativa alla sicurezza nell'area di confine va seguita attentamente e, dove necessario, vanno attuate ulteriori misure in collaborazione con i cantoni interessati.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.