<h2>SubmittedText<h2><p>1. Nella sua veste di autorità responsabile delle relazioni con l'OCSE, quali azioni intende intraprendere il Consiglio federale a Parigi per garantire che vengano ascoltate le critiche mosse dalla Svizzera nel caso in cui la Conferenza dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE) non dovesse ricevere una risposta soddisfacente alla sua lettera riguardante l'indagine PISA?</p><p>2. Se l'OCSE non dovesse dimostrarsi collaborativa, che cos'altro potrebbe fare la Svizzera?</p><p>3. La Svizzera dispone all'interno dell'OCSE di risorse umane e finanziarie sufficienti per garantire la difesa efficace dei suoi interessi in materia di formazione, ricerca e innovazione?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La Confederazione partecipa al programma PISA dell'OCSE fin dalla prima rilevazione del 2000 perseguendo diversi interessi. PISA è di fondamentale importanza per monitorare il sistema formativo in maniera sistematica e regolare. Tramite il monitoraggio dell'educazione, i risultati confluiscono ogni quattro anni nel rapporto sul sistema educativo svizzero. La Confederazione desidera sapere quali sono le competenze dei giovani al termine della scuola dell'obbligo, poiché influenzano tutti i percorsi formativi successivi. L'attenzione è rivolta in particolare al livello secondario II con i suoi cicli di formazione professionali e generali subito dopo la scuola dell'obbligo. Il programma PISA consente di confrontare a livello internazionale le competenze dei giovani ed è importante anche per la ricerca nel campo della formazione, ambito nel quale in passato ha fornito risultati molto interessanti e ha dato avvio ad ampi progetti di ricerca. Per il Consiglio federale la partecipazione della Svizzera a uno studio internazionale come questo ha dunque una notevole rilevanza.</p><p>Nell'indagine PISA del 2015 i giovani hanno svolto per la prima volta i compiti al computer, una variante tecnicamente praticabile in Svizzera. Questo passaggio al test computerizzato offre nuove possibilità di valutazione ma rappresenta al contempo un cambiamento radicale che, insieme ad altre innovazioni metodologiche, ha sollevato alcune domande sull'interpretazione dei dati.</p><p>Il Consiglio federale si esprime come segue sulle singole domande:</p><p>1. La risposta dell'OCSE mostra che i dati emersi dall'indagine PISA del 2015 richiedono un'ulteriore elaborazione scientifica. Gli accertamenti del caso sono in corso. Una volta terminati, la Svizzera dovrà discutere gli aspetti critici dapprima nelle conferenze specifiche dell'OCSE. In seguito, per far sentire la propria voce dovrà procedere in modo coordinato con altri Paesi alle prese con problemi analoghi. Come primo passo è pertanto necessario contattare le rappresentanze degli altri Paesi nelle conferenze summenzionate e in seguito si definirà l'iter da seguire.</p><p>2. Per difendere i propri interessi nei confronti dell'OCSE, oltre alle conferenze specifiche, la Svizzera ha a disposizione altre possibilità che dovranno essere scelte a tempo debito. In primo luogo va ricordato che le indagini PISA assolvono la loro funzione sul lungo termine, soprattutto per il monitoraggio nazionale dell'educazione. Ciò viene garantito solo se i dubbi riguardanti l'indagine PISA del 2015 saranno chiariti in maniera definitiva.</p><p>3. La Svizzera dispone attualmente delle risorse necessarie per svolgere con efficienza il proprio ruolo all'interno dell'OCSE, in particolare per il settore formazione, ricerca e innovazione. Inoltre è ben rappresentata nelle conferenze specifiche e può garantire la procedura prevista per quanto riguarda l'indagine PISA senza dover ricorrere a ulteriori risorse finanziarie o di personale.</p>  Risposta del Consiglio federale.