<h2>SubmittedText<h2><p>Il fatto che la consigliera federale Micheline Calmy-Rey, con le sue manie di protagonismo, continui a minare la nostra neutralità con il pretesto della neutralità attiva, è diventato da tempo motivo di indignazione nazionale. Basti pensare, ad esempio, all'Iniziativa di Ginevra per il Medio Oriente, costata milioni di franchi ma che non ha portato a nulla di concreto, o si pensi al pellegrinaggio della consigliera federale col capo velato dal negazionista Ahmadinejad, oppure al precipitoso riconoscimento del Kosovo, un atto contrario al principio della neutralità e al diritto internazionale. Un altro tema scottante, sotto l'aspetto della neutralità, è la complicità di Jean-Pierre Gontard, suo consulente personale nonché mediatore, con i terroristi colombiani delle FARC, che il DFAE si ostina tuttora a definire, secondo il costume della sinistra, "combattenti per la libertà".</p><p>Il nuovo capitolo della neutralità attiva e della politica estera di Micheline Calmy-Rey risale al 25 agosto 2008, quando, in seno alla conferenza degli ambasciatori, si è dichiarata disponibile al dialogo addirittura con il capo del terrorismo islamico Osama Bin Laden, che ha migliaia di morti sulla coscienza. Benché espresso in forma interrogativa per motivi tattici, il significato del messaggio era comunque palese. Andando avanti di questo passo, il prossimo interlocutore non potrà che essere il diavolo in persona!</p><p>Simili iniziative arrecano danni irreparabili al nostro Paese. Persino il "Bund", di posizioni peraltro moderate, nell'edizione del 29 agosto 2008 scrive che la posizione della Svizzera è minacciata da una sconveniente "diplomazia fatta di proclami", dalle provocazioni mirate, dalle prese di posizione unilaterali e non da ultimo dagli eccentrici show della ministra degli affari esteri.</p><p>In relazione a questi avvenimenti chiedo al Consiglio federale di rispondere rapidamente alle domande seguenti:</p><p>1. Ritiene anch'esso che la Svizzera, in quanto Paese neutrale, non possa negoziare con organizzazioni criminali e terroristiche?</p><p>2. Come valuta la disponibilità della ministra degli affari esteri di avviare un dialogo addirittura con Osama Bin Laden? La ministra ha inoltre affermato che il dialogo con il partito sciita Hezbollah e con altre organizzazioni islamiche sarebbe già stato condotto. Come giudica tale affermazione?</p><p>3. Anche il Consiglio federale teme che la politica estera iperattiva di Micheline Calmy-Rey indebolisca la credibilità della nostra neutralità e finisca per comprometterla?</p><p>4. È disposto a richiamare all'ordine la ministra degli affari esteri? L'ha magari già fatto?</p><p>5. Pensa anch'esso che un cambio di dipartimento della ministra sia imperativo, al fine di limitare i danni? Oppure pensa che questo impellente problema possa essere risolto altrimenti?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale è dell'avviso che il dialogo rappresenti uno strumento di politica estera che serve alla pace e alla sicurezza della Svizzera. Condurre un dialogo non significa fare proprio il punto di vista dell'altro. Il dialogo è anche una possibilità per esortare al rispetto del diritto internazionale. Ad esempio, riguardo ai contatti con Joseph Kony, che era accusato dal Tribunale penale internazionale di crimini contro l'umanità e crimini di guerra in Uganda, la Svizzera era rimasta sempre fedele alla sua posizione ribadendo che una soluzione politica doveva concordare con lo statuto della corte di giustizia e che una pace autentica era possibile solo se giustizia fosse fatta per le vittime del conflitto.</p><p>2. Nessun membro del Consiglio federale ha mai approvato né persino proposto un dialogo con Osama Bin Laden. Il comunicato dell'agenzia AFP, che erroneamente aveva suggerito quest'idea nel titolo, era stato poi chiarito: un simile dialogo è fuori discussione. Per quanto riguarda il Libano, per tutta la durata della crisi istituzionale che ha scosso il Paese, sono stati condotti colloqui con tutte le parti coinvolte, e anche con Hezbollah. Il Consiglio federale ricorda che Hezbollah sono rappresentati nel Parlamento libanese dal 1992 e che dal 2005 sono presenti nel governo di questo Paese. Questo dialogo, come pure la neutralità della Svizzera sono stati apprezzati dal governo libanese. Secondo quanto affermato dalle massime autorità del Paese, esso ha contribuito a risolvere la crisi.</p><p>3. Come spiegato in diverse occasioni dal Consiglio federale, da ultimo nell'allegato "Neutralità" al rapporto di politica estera 2007 (FF 2007 5113), la neutralità appartiene, oltre alle altre caratteristiche come la mancanza di un passato coloniale e la tradizione federalista e multiculturale, ai punti forti che la Svizzera può vantare nel suo operato internazionale. I principi tradizionali di politica estera della Svizzera, come la rinuncia alla forza e la soluzione pacifica delle controversie, rafforzano l'immagine della Svizzera quale attore imparziale. Neutralità e universalità sono vantaggi, da cui la Svizzera può trarre profitto, per svolgere il suo ruolo di mediatrice e costruire ponti fra gli attori del conflitto. A questo scopo si adopera per curare i contatti con tutti gli attori statali e non statali.</p><p>4./5. Secondo la Costituzione federale, la politica estera della Svizzera deve promuovere la convivenza pacifica fra gli Stati, adoperarsi per la tutela dei diritti umani e la promozione della democrazia, tutelare gli interessi dell'economia svizzera all'estero e offrire un contributo per lenire la miseria e la povertà nel mondo, nonché per conservare le basi vitali naturali. Grazie a questi obiettivi di politica estera è tutelata la globalità degli interessi svizzeri. In particolare il DFAE tutela gli interessi di politica estera della Svizzera nell'ambito del mandato costituzionale ( art. 1 dell'ordinanza sull'organizzazione del DFAE; RS 172.211.1). I timori sollevati dall'autore dell'interpellanza non sono quindi condivisi dal Consiglio federale.</p>  Risposta del Consiglio federale.