<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Fondo per lo spegnimento di impianti nucleari (Fondo) è stato istituito con la relativa ordinanza del 5 dicembre 1983 (RS 732.013). Il Fondo ha lo scopo di coprire i costi per lo spegnimento e lo smantellamento di impianti nucleari in disuso nonché quelli per lo smaltimento delle scorie nucleari prodotte.</p><p>Nell'ipotesi di un periodo di esercizio di quarant'anni, i contributi versati annualmente dagli esercenti vengono calcolati in modo che possano coprire tutti i costi al più tardi al momento dello spegnimento degli impianti. I costi e i contributi annuali vengono verificati periodicamente e se necessario adeguati dalla Commissione amministrativa del Fondo. L'ordinanza prevede inoltre pagamenti complementari da parte degli esercenti interessati e anche un obbligo di versamenti supplementari secondo il principio della responsabilità solidale, in caso i contributi versati da uno degli esercenti non siano sufficienti. Questo sistema garantisce praticamente i mezzi finanziari necessari allo smantellamento di un impianto. </p><p>Il Consiglio federale risponde alle singole domande come segue:</p><p>1. Il confronto di diverse cifre, come proposto dall'interpellante, presenta degli inconvenienti: infatti, alcuni Paesi considerano, per il calcolo dei costi di spegnimento, il totale smantellamento dell'impianto, mentre altri, come ad esempio la Svizzera, i costi per lo smantellamento e per lo smaltimento delle parti dell'impianto contaminate da radiazioni. Criteri fondamentali per il calcolo dei costi di spegnimento delle centrali nucleari sono, oltre al tipo di reattore, anche la ripartizione in costi di spegnimento e costi di smaltimento delle scorie. Quindi, gli investimenti effettuati prima del confinamento delle scorie derivanti dallo spegnimento della centrale possono essere imputati parzialmente o interamente ai costi di smaltimento. Per questo bisognerebbe considerare i costi di spegnimento e di smaltimento nel loro insieme. Ciò spiega perché, nel confronto internazionale, i costi complessivi calcolati per gli impianti nucleari svizzeri sono particolarmente elevati.</p><p>In Germania, lo studio NIS condotto negli anni 1977-1980 è stato aggiornato nel 1991-1992, nell'ambito di un progetto finanziato dall'Unione europea. Il rapporto finale (NIS, Nuklear-Ingenieur-Service: Decommissioning Costs of Light Water Nuclear Power Plants in Germany from 1977 to Date, EUR Report 14798, Commissione delle Comunità europee) è stato pubblicato nel 1993. Gli aspetti tecnici e finanziari sono stati aggiornati: ad esempio, i costi per lo spegnimento di un reattore ad acqua pressurizzata della classe Biblis A (1250 megawatt), simile a quello di Gösgen, sono stati stimati a 473 milioni di marchi (senza periodo di decadimento) o a 490 milioni di marchi (con periodo di decadimento pari a 30 anni).</p><p>2.+3. I costi per lo spegnimento delle centrali nucleari si basano su vaste analisi, basate tra l'altro anche sullo studio NIS del 1977-1980 e presentati dagli esercenti degli impianti alla Confederazione alla fine del 1980. La Divisione principale per la sicurezza degli impianti nucleari (DSN) e la Commissione federale per la sicurezza degli impianti nucleari (CSI) hanno esaminato le analisi presentate e sono giunte alla conclusione che per lo spegnimento degli impianti nucleari esistono metodi e procedure adeguate e che le norme sancite dalla legge possono essere rispettate. I pareri emessi dai due organi summenzionati sono pubblici e gli studi sullo spegnimento degli impianti possono essere consultati. Il Consiglio federale non ha pertanto nessun motivo per mettere in dubbio l'autonomia e la competenza della DSN e della CSI.</p><p>4. Nel maggio di quest'anno, la Commissione amministrativa del Fondo ha deciso di far valutare l'insieme dei costi relativi allo spegnimento degli impianti nucleari. Dopo una verifica da parte degli organi federali interessati, sarà pubblicato un nuovo studio, in base al quale verranno fissati i nuovi contributi annuali degli esercenti. I costi e i contributi annuali saranno oggetto di verifiche e eventualmente di aggiornamenti periodici anche in futuro.</p>  Risposta del Consiglio federale.