<h2>SubmittedText<h2><p>Quali misure intende adottare il Consiglio federale nel caso in cui un peggioramento dell'attuale crisi iraniana compromettesse l'approvvigionamento in petrolio del nostro Paese?</p><p>A più lungo termine e a prescindere dalle misure annunciate riguardanti l'impiego di biocarburanti e di gas naturale, come intende ridurre la dipendenza del nostro Paese dal petrolio, considerato l'aumento costante del consumo energetico?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è consapevole della problematica in relazione agli avvenimenti in Medio Oriente e alle conseguenze che essi potrebbero avere per il mercato petrolifero.</p><p>Per compensare le lacune a breve termine di approvvigionamento in petrolio, la Svizzera dispone di riserve obbligatorie equivalenti ad un consumo normale di quattro mesi e mezzo. Oltre a questa misura, che viene attuata dal DFE, il Consiglio federale può, in casi di grande emergenza, ordinare la limitazione del consumo, conformemente alla legge sull'approvvigionamento del Paese. In questo caso la Svizzera non agirebbe da sola, ma nel quadro di un programma d'azione dell'Agenzia internazionale dell'energia (AIE). L'AIE è stata istituita nel 1974, come reazione alla prima crisi petrolifera dei Paesi dell'OCSE. L'organizzazione gestisce un sistema comune di prevenzione e gestisce le crisi nel settore petrolifero (riserve di emergenza per almeno 90 giorni, programma per la riduzione del consumo di petrolio, sistema di distribuzione in casi di grave crisi, ecc.).</p><p>Oggi si può affermare che il mercato petrolifero è concorrenziale ed efficace. D'altronde, se si considera l'ultimo secolo, si può constatare che diversi Paesi produttori (ad es. Libia, la ex URSS/Russia, l'Irak e anche l'Iran), pur essendo stati colpiti da avvenimenti drammatici, non hanno mai rinunciato alle loro esportazioni e ai relativi introiti. Singole perdite di produzione sono state compensate da un aumento delle quote di altri Paesi. Attualmente, tuttavia, le riserve di capacità di produzione di alcuni Paesi dell'OPEC sono limitate e questo è una delle ragioni delle tensioni del mercato.</p><p>Nella sua strategia energetica, approvata il 21 febbraio 2007, il Consiglio federale intende ridurre a lungo termine la dipendenza della Svizzera dalle fonti di energia fossile. La strategia poggia su quattro pilastri: misure di efficienza energetica, promovimento delle energie rinnovabili, politica estera in materia energetica e impianti di grande potenza. Il Consiglio federale ha incaricato il DATEC di elaborare entro la fine del 2007 dei piani d'azione per migliorare l'efficienza energetica in tutti i settori e promuovere le energie rinnovabili. Alla fine di quest'anno, una volta disponibili i piani, il Consiglio federale prenderà una decisione in merito al tipo e alla portata delle misure da adottare. Nell'ambito dei piani d'azione, il DATEC esaminerà anche provvedimenti volti a ridurre il consumo di fonti di energia fossile.</p><p>Poiché la Svizzera non può a breve, a medio e probabilmente anche a lungo termine, rinunciare ai prodotti petroliferi, le aziende del settore si sono imposte una strategia che punta sulla massima diversificazione delle importazioni. Nel 2005 il nostro Paese ha importato un terzo del proprio fabbisogno sotto forma di greggio, di cui l'88 per cento dall'Africa (Libia, Nigeria, Algeria), il 6 per cento dal Kazakistan e il 4 per cento dal Medio Oriente (Iran 0,5 per cento). Il 99,9 per cento dei prodotti petroliferi importati provenivano da Paesi dell'UE. Considerata la statistica degli acquisti di petrolio di questi Paesi, l'origine dei prodotti consumati in Svizzera è all'incirca la seguente: Africa, 43 per cento; ex URSS, 24 per cento; Mare del Nord, 16 per cento; Medio Oriente, 15 per cento.</p>  Risposta del Consiglio federale.