<!DOCTYPE html> <html lang="it"><head><meta charset="utf-8"/></head><body><div class="Section1"> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td colspan="2" valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span><img alt="" height="38" src="http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&amp;WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&amp;WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&amp;OmnisLibrary=JURISWEB&amp;OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&amp;OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&amp;Parametername=WWWTI&amp;Schema=TI_WEB&amp;Source=&amp;Aufruf=getImage&amp;nF38_KEY=112993" width="37"/></span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span><img alt="" height="25" src="http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&amp;WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&amp;WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&amp;OmnisLibrary=JURISWEB&amp;OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&amp;OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&amp;Parametername=WWWTI&amp;Schema=TI_WEB&amp;Source=&amp;Aufruf=getImage&amp;nF38_KEY=112994" width="21"/></span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td><p class="MsoNormal"> </p></td> </tr> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Incarto n.<br/> </span><a id="IN_NUMERO"><span>12.2001.00103</span></a></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><a id="ID_LUOGO"><span>Lugano</span></a></p> <p class="MsoNormal"><a id="IN_DATA_DECISIONE"><span>20 novembre 2001</span></a><span>/fb</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td colspan="3" valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>In nome<br/> della Repubblica e Cantone<br/> del Ticino</span></p> </td> <td><p class="MsoNormal"> </p></td> </tr> <tr> <td colspan="6" valign="top"> <p class="MsoNormal"><a id="IN_ISTANZA_SPEC"><b><span>La seconda Camera civile del Tribunale d'appello</span></b></a></p> </td> </tr> <tr> <td colspan="6" valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> </tr> <tr> <td colspan="6" valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> </tr> <tr> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>composta dei giudici:</span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Cocchi, presidente, <br/> Chiesa e Rusca</span></p> </td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>segretario:</span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Petrini</span></p> </td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>sedente per statuire nella causa n. DI.1998.00110 della Pretura della giurisdizione di Mendrisio Sud promossa con istanza 14 maggio 1998 da</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><b><span> </span></b></p> </td> <td colspan="2" valign="top"> <p class="MsoNormal"><b><span>__________</span></b></p> <p class="MsoNormal"><span>rappr. dall'__________</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> </tr> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>contro</span></p> </td> <td><p class="MsoNormal"> </p></td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><b><span>__________</span></b><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>rappr. dall'avv. __________ </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> </tr> </table> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>chiedente che, a liquidazione di un rapporto di lavoro, la convenuta fosse condannata a pagare all'istante la somma complessiva di fr. 11'935.75 oltre interessi, a diverso titolo, oltre a un'indennità per disdetta ingiustificata;</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>domanda cui la convenuta si è opposta, fatta eccezione per il salario del mese di marzo 1998 e per la tredicesima pro rata temporis, e che il segretario assessore -con decisione 27 giugno 2001- ha accolto nella misura di fr. 2'450.- lordi;</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>appellante l'istante che, in riforma di quella pronuncia, postula l'accoglimento integrale dell'istanza;</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span>lette le osservazioni all'appello di __________;</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span>esaminati gli atti dell'incarto;</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span>considerato</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><b><span>in fatto e in diritto:</span></b></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> <b>1.</b> L'istante ha lavorato come impiegata d'ufficio presso la convenuta dal 20 agosto 1990 fino al 30 gennaio 1998; il 1° febbraio successivo ha dato alla luce un bambino. Verso la fine di marzo, dopo che le parti del contratto si erano sentite solo oralmente, esse hanno puntualizzato per scritto le rispettive posizioni: la datrice di lavoro esigendo che la lavoratrice riprendesse il lavoro lunedì 30 marzo, ossia otto settimane dopo il parto; la lavoratrice sostenendo di avere diritto a un'assenza di sedici settimane. Lo stesso 30 marzo la convenuta diffidava la signora __________ a presentarsi al lavoro al ricevimento di quella missiva; non avendo dato seguito alla stessa, la lavoratrice è così stata licenziata con effetto immediato, per cause gravi, a mezzo di una comunicazione 2 aprile 1998 (doc. 3).</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> <b>2.</b> Con l'istanza in esame è posto a giudizio un credito complessivo di fr. 11'935.75 così composto: fr. 1'410.20 come saldo dello stipendio di marzo, pagato solo parzialmente; fr. 3'007.30 per ogni mese di aprile, maggio e giugno 1998 a dipendenza dell'ingiustificato licenziamento in tronco e fr. 1'503.65 a titolo di tredicesima mensilità pro rata temporis, calcolata fino al 30 giugno. Inoltre la lavoratrice ha chiesto un'indennità ai sensi dell'art. 337c cpv. 3 CO.</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> <b>3.</b> Tenuto conto dell'ammissione del credito relativamente allo <i>stipendio per il mese di marzo e la tredicesima pro rata</i> (cfr. risposta nel verbale 22 giugno 1998), il segretario assessore ha argomentato che il periodo di protezione dalla disdetta del contratto di lavoro, previsto dall'art. 336c lett. c CO e corrispondente alla gravidanza e a sedici settimane dopo il parto, vale soltanto a fronte di disdette ordinarie, ma non nei casi di rescissione immediata per cause gravi e ciò anche qualora tale disdetta si riveli poi ingiustificata: ne conclude, in concreto, che la disdetta intimata all'istante ha piena validità. Essa è peraltro legittima a dipendenza dell'assenza ingiustificata della lavoratrice dal posto di lavoro. In sostanza il primo giudice ha così ammesso l'istanza soltanto per l'importo riconosciuto dalla società convenuta. </span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> <b>4.</b> L'istante impugna questa sentenza riproponendo la propria tesi secondo cui il diritto a sedici settimane di congedo maternità scaturisce da una corretta applicazione degli art. 74 cpv. 2 LAMal -che prevede il pagamento dell'indennità giornaliera durante sedici settimane di cui almeno otto dopo il parto- e dell'art. 27 CCNL che imporrebbe ai datori di lavoro di concludere un contratto collettivo di assicurazione che rispetti le prestazioni e le disposizione della LAMal. Critica inoltre l'applicazione in senso restrittivo dell'art. 15 cpv. 5 CCNL.</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> Con le osservazioni all'appello, la convenuta ne propone la reiezione, osservando che l'art. 74 LAMal è norma riguardante l'assicurazione facoltativa d'indennità giornaliera, così come l'art. 27 CCNL si limita a raccomandare la conclusione di un'assicurazione per perdita di guadagno.</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> <b>5.</b> La presente fattispecie appartiene al campo d'applicazione dell'art. 337 CO in forza del quale ogni parte del contratto di lavoro può in ogni tempo recedere immediatamente dal medesimo se esistono cause gravi, ossia circostanze che non permettano, per ragioni di buona fede, di esigere da chi dà la disdetta che abbia a continuare nel contratto (cpv. 1 e cpv. 2). Dottrina e giurisprudenza considerano causa grave anche la fattispecie dell'abbandono ingiustificato del posto di lavoro da parte del lavoratore, rispettivamente la circostanza di non presentarsi o ripresentarsi sul posto di lavoro, malgrado formale sollecito del datore di lavoro: ciò che corrisponde a mora del lavoratore (<b>Rehbinder</b>, in Comm. di Berna, <i>1992</i>, art. 337 CO, N. 6).</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> Considerando se sono dati motivi gravi tali da giustificare la disdetta immediata il giudice gode di ampia facoltà d'apprezzamento (art. 337 cpv. 3 CO). Nel caso in cui egli accertasse la disdetta come ingiustificata, il contratto sarebbe comunque terminato (<b>Rehbinder</b>, op. cit., art. 337 CO, N. 18), mentre il lavoratore avrebbe diritto a quanto dovutogli se il rapporto di lavoro fosse cessato alla scadenza del termine di disdetta o col decorso della durata determinata dal contratto (art. 337c cpv. 1) oltre all'indennità prevista dall'art. 337c cpv. 3 CO. </span></p> <p class="R1"><span> <b>6. </b>Nel caso concreto, per stabilire la presenza o no di presupposti per la disdetta immediata, potrebbe anzitutto essere rilevato che non è riconosciuto il diritto a tale forma di disdetta nel caso in cui il lavoratore, malgrado la sollecitazione contraria del datore di lavoro, potesse credere in buona fede alla legittimità della sua astensione dal lavoro (<b>Rehbinder</b>, op. cit., art. 337 CO, N. 6). In altre parole al lavoratore è offerta la possibilità di provare che, malgrado la gravità oggettiva dei fatti, esistessero circostanze tali da indurlo a credere nella possibilità di continuare nel rapporto di lavoro (<b>Brühwiler J</b>., Kommentar zum Einzelarbeitsvertrag, ed. 2, art. 337 CO, N. 7 c). Si tratta cioè di circostanze che esorbitano dal concetto generale di causa grave così come definita dall'art. 337 cpv. 2 CO e che trovano peraltro normativa pressoché corrispondente, nell'ambito della disdetta ordinaria, in uno dei casi riconosciuti di abusività (art. 336 cpv. 1 lett. d CO). In concreto, data l'incontestata buona fede della lavoratrice in relazione ai motivi addotti per non presentarsi sul lavoro all'inizio di aprile, vi sarebbe almeno di che mettere in dubbio la decisione impugnata.</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> Il primo giudice poi non ha esaminato l'eventuale applicabilità al caso concreto dell'art. 337 cpv. 3 CO secondo il quale l'impedimento al lavoro senza colpa del lavoratore non può mai essere riconosciuto come causa grave. La norma non indica di che impedimenti possa trattarsi, tuttavia a tale scopo è genericamente fatto riferimento all'art. </span><span>324a CO (<b>Brühwiler</b>, op. cit., ibidem, N. 17; <b>Rehbinder</b>, op. cit., art. 337 CO, N. 11). </span><span>Ne consegue che fra le fattispecie contemplate da questa norma si trovano la gravidanza e il puerperio (art. 324a cpv. 3 CO) considerati -a prescindere dalle caratteristiche soggettive di ogni lavoratrice- impedimenti oggettivi al lavoro nei limiti di tempo riconosciuti dalla stessa norma (<b>Rehbinder</b>, op. cit., art. 324a CO, N. 6, pag. 330). Conclusione cui si giunge anche per mezzo della verifica dei diritti della lavoratrice nel caso concreto, in quanto opposti al motivo del suo licenziamento in tronco, ossia quello del possibile periodo di assenza dal posto di lavoro a causa del puerperio.</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> <b>7.</b> L'art. 15 CCNL (doc. A) applicabile al caso in esame si limita ad avvertire i datori di lavoro che le puerpere non possono essere occupate durante le otto settimane successive al parto, ossia che non può essere esatta una ripresa del lavoro prima di tale termine, conformemente all'art. 35 della Legge federale sul lavoro. Non dice tuttavia quale sia il periodo durante il quale la lavoratrice ha diritto ad astenersi dal lavoro, rinviando genericamente al diritto federale. Orbene, prescindendo da ogni verifica di soluzione, con riferimento al caso concreto, sulla base delle norme previdenziali (a torto o a ragione invocate dall'istante), l'art. 324a CO contempla il diritto del lavoratore ad essere rimunerato in caso di suo impedimento al lavoro, ovvero -come già detto- anche nel caso di gravidanza o di puerperio, considerate come condizioni in sé e per sé opponibili all'attività lavorativa, ossia senza la necessità che vi sia un concreto impedimento al lavoro (<b>Rehbinder,</b> op. cit., art. 324a CO, N. 6; <b>Brühwiler</b>, op. cit., art. 324a CO, N. 7 f). In tal caso il diritto all'assenza dal posto di lavoro non è vincolata a nessuna formalità, salvo alla comunicazione del fatto stesso e si estende al tempo indicato dall'art. 324a cpv. 2 CO (<b>Brühwiler,</b> op. cit., ibidem, N. 22), laddove -con riferimento al motivo concreto- il periodo di gravidanza e il tempo del puerperio vengono sommati come oggetto dello stesso diritto (<b>Brühwiler</b>, op. cit., ibidem, N. 10 c). </span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> La durata della possibile assenza -salvo diversa convenzione individuale o collettiva- corrisponde, nel primo anno di servizio, a tre settimane, e poi a un tempo adeguatamente più lungo, secondo la durata del rapporto di lavoro e le circostanze particolari (art. 324a cpv. 2 CO). Il CCNL applicabile alla fattispecie, all'art. 27 (<i>Salario in caso di impedimento al lavoro</i>) ultimo capoverso indica che <i>per il caso di gravidanza o di puerperio trova applicazione l'art. 324a, comma 3, del CO; </i>ciò che in concreto significa, dopo 3 anni, che la lavoratrice ha diritto a un'assenza retribuita con lo stipendio durante tre mesi (CCNL, art. 27 cpv. 1). Orbene, se tale diritto maturato dall'istante -che si trovava nell'ottavo anno di attività- non corrisponde alla sua tesi fondata sulla pretesa di un'assenza di sedici settimane, basta tuttavia -a fronte del fatto (pacifico) che essa non aveva goduto di nessuna assenza a motivo della gravidanza- per far apparire ingiustificata sia la pretesa della datrice di lavoro che si ripresentasse in ditta già agli inizi di aprile 1998, sia -di conseguenza- la disdetta per gravi motivi. </span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> <b>8.</b> Per quanto riguarda le conseguenze del licenziamento ingiustificato (art. 337c CO), il CCNL di categoria prevede che la disdetta ordinaria dev'essere data -dopo il primo anno di assunzione- per la fine del secondo mese successivo (art. 9.1., ultimo cpv.). Ciò che in sostanza si traduce nelle tre mensilità di aprile e dei due mesi successivi di maggio e giugno, essendo quest'ultimo il secondo mese per la fine del quale avrebbe avuto validità la disdetta ordinaria, così come comunicata alla lavoratrice nel corso del mese di aprile (doc. D). Ed è ciò che l'istante ha chiesto in causa e non è stato ammesso dal primo giudice. In tal senso, accogliendo l'appello, dev'essere riformata la sentenza impugnata; parimenti, considerati i tre mesi in più di stipendio, dovrà essere adeguata la posta di credito dipendente dal diritto alla tredicesima mensilità, così come postulato con l'istanza e non contestato nell'ammontare, nemmeno a titolo subordinato. </span></p> <p class="R1"><span> <b>9.</b> Inoltre, non avendo accertato l'illegittimità della disdetta immediata, il primo giudice non ha dovuto decidere la richiesta di condanna della convenuta al versamento dell'indennità prevista dall'art. 337c cpv. 3 CO. Non si tratta di un risarcimento danni, ma di una vera e propria penalità (<i>Privatbusse</i>: <b>Brühwiler</b>, op. cit., art. 337c CO, N. 10 a) che il giudice deve stabilire secondo il suo libero apprezzamento ma che è tenuto a motivare per quanto riguarda l'ammontare, tenendo conto in particolare della colpa del datore di lavoro, del grado di illiceità della disdetta immediata, della situazione economica e personale delle parti, della durata del rapporto di lavoro, dell'eventuale gravità di una lesione della personalità del lavoratore, così come di una sua concolpa, ecc. </span><span>(<b>Brühwiler</b>, op. cit., ibidem, N. 11; <b>Rehbinder</b>, op. cit., art. 377c CO, N. 9). </span><span>In concreto, a fronte di un importo massimo previsto dalla legge equivalente a sei mesi di salario e, in concreto, di poche o nessuna informazione sulla situazione delle parti e sulle conseguenze della disdetta per la lavoratrice, appare adeguato attribuire a quest'ultima un'indennità pari ad approssimative due mensilità e mezzo; e ciò tenuto conto in particolare sia della durata di media entità del rapporto di lavoro precedente la disdetta, sia del fatto che la stessa, considerata come ordinaria a fronte dell'assenza di motivi gravi, sarebbe stata nulla in virtù dell'art. 336c cpv. 1 lett. c e cpv. 2, ovvero in quanto avvenuta in tempo inopportuno. Tale nullità avrebbe imposto alla datrice di lavoro di procedere a un'ulteriore disdetta, possibile soltanto alla fine delle sedici settimane dopo il parto previste dalla norma menzionata, con validità per la fine del secondo mese successivo (art. 9.1 CCNL); ciò che dimostra il grado di protezione garantito alle lavoratrici in caso di gravidanza e di puerperio e di conseguenza la relativa gravità dell'agire della società convenuta. </span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> L'attribuzione delle ripetibili di prima e di seconda sede segue la soccombenza (art. 148 CPC).</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span>Motivi per i quali,</span></p> <p class="R1"><span>richiamati per le spese gli art. 148 e 417 cpv. 1 lett. e CPC, nonché la TOA</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><b><span>pronuncia:</span></b></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> <b>I.</b> L'appello 12 luglio 2001 di __________ è accolto.</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> Di conseguenza la decisione 27 giugno 2001 del Segretario assessore della Pretura di Mendrisio-Sud è riformata come segue:</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> <b><i>1.</i></b><i> L'istanza 14 maggio 1998 è accolta.</i></span></p> <p class="R1"><i><span> Di conseguenza __________ è condannata a versare a __________ fr. 11'935.75 lordi, oltre interessi al 5% dal 1° luglio 1998, nonché al versamento di un'indennità di fr. 7'500.-.</span></i></p> <p class="R1"><i><span> </span></i></p> <p class="R1"><i><span> <b>2.</b> Non si prelevano spese né tassa di giustizia. __________ verserà all'istante l'importo di fr. 1'000.- a titolo di ripetibili.</span></i></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> <b>II.</b> Non si prelevano spese, né tassa di giustizia, mentre __________</span></p> <p class="R1"><span> __________ verserà all'appellante l'importo di fr. 300.- a titolo di</span></p> <p class="R1"><span> ripetibili d'appello. </span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> <b>III.</b> Initmazione: - __________</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> Comunicazione alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio Sud.</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><b><span>Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello</span></b></p> <p class="MsoNormal"><span>Il presidente Il segretario</span></p> </div></body></html>