<h2>SubmittedText<h2><p>La Corte dei conti tedesca ha criticato aspramente il lassismo con cui è applicato l'Accordo di Schengen, affermando che negli ultimi anni gli Stati Schengen non hanno verificato a sufficienza le domande di visto e si sono mostrate negiglenti nel controllo delle persone in entrata nello spazio Schengen. Mette così in discussione il rispetto di norme necessarie e concordate dagli Stati parte, quali le norme uniformi per il rilascio dei visti Schengen, e delle esigenze minime applicabili ai controlli alle frontiere esterne, tutte misure che rientrano nella competenza delle autorità nazionali degli Stati Schengen. La Corte dei conti esorta pertanto il Ministero dell'interno e il Governo ad adoperarsi a livello europeo in favore dell'applicazione corretta e coerente degli strumenti di sicurezza di Schengen. </p><p>Nel 2018 gli Stati Schengen hanno trattato complessivamente 16 milioni di domande di visto. Nello stesso anno nessuno di loro ha trasmesso alla banca dati dell'UE tutti i dati richiesti. Sempre più domande di visto fatte al fine di chiedere illegalmente asilo sono state presentate in maniera mirata presso servizi situati in Paesi extraeuropei e manifestamente meno rigorosi nel rilascio dei documenti in questione. Nel 2015 e nel 2017 almeno due Stati Schengen hanno omesso di verificare le informazioni tramite le banche dati dell'UE. Alla fine del 2016 vari Stati Schengen non hanno controllato nei porti e negli aeroporti le persone provenienti da Paesi terzi né hanno comparato le loro informazioni con quelle contenute nelle banche dati europee. Inoltre, un controllo effettuato nel 2017 ha mostrato che in un caso su due le banche dati UE sono consultate in maniera incompleta per verificare le domande di visto. La qualità delle impronte digitali registrate nel sistema è insufficiente per 400 000 visti Schengen rilasciati. In ultima analisi, questo lassismo nel rilascio dei visti Schengen, contrario alle prescrizioni di Schengen, rappresenta un cavallo di Troia che permette di introdursi nei nostri sistemi sociali. La Commissione UE è da tempo al corrente del problema. </p><p>1. Questa prassi mette a repentaglio la nostra sicurezza?</p><p>2. Il Consiglio federale è al corrente di queste irregolarità? Perché non ne ha fatto menzione nel rapporto del febbraio 2018? Dove sono rilevate?</p><p>3. Quante persone sono potute entrare in Svizzera grazie a domande di visto mal controllate? In assenza di cifre: come possono essere rilevati tali dati?</p><p>4. Vi è un nesso con i sans-papiers?</p><p>5. Quali contromisure adotta il Consiglio federale?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale ritiene che l'associazione della Svizzera a Schengen non comprometta la sicurezza del nostro Paese, bensì l'aumenti. Inoltre, la cooperazione Schengen comprende strumenti che mirano a migliorare in maniera costante l'applicazione delle basi legali in vigore. La Commissione europea organizza ogni anno, in collaborazione con gli Stati Schengen, visite di valutazione negli Stati aderenti per verificare l'applicazione corretta e uniforme dell'acquis di Schengen. In base a queste valutazioni sono all'occorrenza formulate raccomandazioni, la cui attuazione è seguita dalla Commissione europea in collaborazione con gli Stati Schengen. Di recente a livello europeo sono stati inoltre profusi sforzi per potenziare la sicurezza dello spazio Schengen.</p><p>2. Il Consiglio federale è consapevole che applicare in modo uniforme l'acquis di Schengen costituisce una grande sfida. Nel suo rapporto in adempimento del postulato 15.3896 "Conseguenze economiche e finanziarie dell'associazione della Svizzera a Schengen", ha posto l'accento sugli aspetti finanziari ed economici dell'associazione svizzera a Schengen e non su questioni legate all'applicazione dell'Accordo. Il Dipartimento federale di giustizia e polizia fa tuttavia regolarmente rapporto alle Commissioni della gestione in merito allo stato di attuazione dell'acquis di Schengen, compresi i risultati delle valutazioni summenzionate.</p><p>3. Tutti gli Stati Schengen sono tenuti a esaminare caso per caso le domande di visto conformemente alle prescrizioni uniformi del Codice dei visti e delle pertinenti istruzioni. Per valutare se le domande sono state trattate in maniera corretta andrebbe pertanto valutato ogni singolo caso. Un rilevamento di questo tipo non è effettuato e potrebbe esserlo soltanto con un onere sproporzionato.</p><p>4. Non esiste alcun indizio secondo cui la prassi in materia di visti degli Stati Schengen influisca sui sans-papiers in Svizzera.</p><p>5. La Svizzera è rappresentata, sul piano politico e tecnico, in numerosi gruppi di lavoro dell'UE e collabora allo sviluppo costante dell'acquis di Schengen e alla sua applicazione uniforme. Esperti svizzeri partecipano alle valutazioni Schengen della Commissione europea e degli Stati Schengen. Infine, la Svizzera si avvale della possibilità di revocare, alla sua frontiera, i visti ottenuti illegalmente o, nel quadro della procedura di consultazione preliminare relativa ai visti, di porre il suo veto quando è consultata da altri Stati Schengen.</p>  Risposta del Consiglio federale.