<h2>SubmittedText<h2><p>La pandemia del Coronavirus ha messo in luce quanto possano essere nocive le informazioni false e la disinformazione mirata, soprattutto nello spazio digitale. Le Nazioni Unite le considerano un pericolo e hanno avviato o annunciato misure per frenare la disinformazione. L'UE intensifica la lotta contro questo fenomeno con un piano d'azione contro la disinformazione. Anche in Svizzera le false informazioni impediscono alla popolazione di informarsi in modo oggettivo su molti temi. La disinformazione è sempre in conflitto con la libertà di espressione, che ovviamente non deve essere compromessa. Una disinformazione mirata può impedire un accordo su posizioni comuni, equilibrate e ampiamente condivise ed è quindi particolarmente nociva per la nostra democrazia diretta. La portata del problema si riflette nell'ampiezza degli argomenti più colpiti: lotta alla pandemia, protezione vaccinale, protezione del clima, svolta energetica e infrastruttura di radiocomunicazione mobile. Diversi progetti per il futuro vengono in questo modo ostacolati e l'innovazione rallentata. Mentre la società civile ha iniziato a impegnarsi ad esempio con la piattaforma ReclaimTheFacts.com, ci si chiede cosa intraprenda il Consiglio federale per combattere la disinformazione. Lo invito pertanto a rispondere alle seguenti domande.</p><p>1. Secondo il Consiglio federale quanto è grande il problema e il potenziale di pericolo della disinformazione per i temi succitati?</p><p>2. Il Consiglio federale dispone di informazioni sugli autori, le strategie e i meccanismi della diffusione mirata di informazioni false?</p><p>3. Il Consiglio federale scambia informazioni con le istituzioni di altri Stati in merito a pericoli, situazione e possibilità di combattere le informazioni false?</p><p>4. Qual è la strategia dei Dipartimenti nel trattare le fake news e la disinformazione, in considerazione della libertà di espressione?</p><p>5. Il Consiglio federale intende mettere attivamente al corrente la popolazione in merito alla disinformazione e alle fake news, in particolare ai temi summenzionati?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nei social media (ad es. Facebook) e su altre piattaforme Internet (ad es. Youtube), tutte le persone e le organizzazioni possono, in linea di principio, comunicare pubblicamente. Sebbene i fornitori di queste piattaforme (intermediari) vigilino sul rispetto delle regole da loro stabilite ("community standard"), non effettuano alcun controllo giornalistico-redazionale sulle dichiarazioni dei loro utenti. Da una parte gli intermediari contribuiscono in questo modo a una migliore attuazione della libertà di espressione. Dall'altra, però, facilitano anche la diffusione pubblica di contenuti non autorizzati (ad es. diffamazione, incitamento alla violenza, discriminazione razziale) e di contenuti indesiderati a livello sociale come la disinformazione. Le forme di questa disinformazione spaziano dall'inoltro involontario di informazioni false allo pseudogiornalismo fuorviante, a campagne di propaganda manipolativa mirata.</p><p>Domanda 1:</p><p>Le informazioni come le false notizie sono in linea di principio protette dalla libertà di espressione. Nello spazio digitale rappresentano una sfida aggiuntiva a causa della velocità della loro possibile diffusione verso un vasto pubblico ("diffusione virale"). Contenuti manipolativi e/o ingannevoli possono ad esempio influenzare la formazione delle opinioni politiche, o mettere a rischio beni pubblici come la salute ("bere candeggina contro il coronavirus"), l'ambiente o la sicurezza. Allo stesso tempo, il contesto mediatico e sociale contribuisce a rendere la Svizzera più resistente contro la disinformazione digitale, rispetto ad altri Paesi.</p><p>Domanda 2:</p><p>La ricerca internazionale ha potuto più volte dimostrare campagne di disinformazione mirate, ad esempio nella campagna per le elezioni presidenziali negli Stati Uniti del 2016 o concernenti il referendum britannico "Brexit".</p><p>Per la Svizzera vi sono solo pochissimi risultati provenienti dalla ricerca su autori, strategie e meccanismi di diffusione mirata della disinformazione. Inoltre, gli studi disponibili sono spesso limitati a Twitter perché gli altri intermediari ostacolano fortemente o impediscono completamente l'accesso ai ricercatori. Inoltre, la maggior parte degli intermediari non pubblica rapporti specifici per la Svizzera.</p><p>Gli studi su Twitter mostrano che la discussione sulla malattia COVID-19 in Svizzera è stata fortemente influenzata dalle autorità e dai media tradizionali, compresa la radiotelevisione pubblica. Informazioni false e teorie di cospirazione erano presenti, ma hanno ricevuto relativamente poca attenzione.</p><p>Domanda 3:</p><p>Nel quadro di diversi forum la Svizzera scambia inoltre informazioni con altri Paesi su come trattare le informazioni false, come ad esempio nel Comitato direttivo sui media e la società dell'informazione (CDMSI) del Consiglio d'Europa. Questo comitato elabora raccomandazioni sulla lotta contro la disinformazione - attualmente sullo sfondo della pandemia del Coronavirus. Nel 2019 la Svizzera ha aderito alla "Freedom Online Coalition", un'associazione di 32 Stati che promuove la libertà su Internet e la protezione dei diritti dell'uomo nel settore online e che nel novembre 2020 ha pubblicato una dichiarazione comune sulla disinformazione.</p><p>Domande 4 e 5:</p><p>Il Consiglio federale si è più volte occupato dei diversi aspetti relativi agli intermediari, ad esempio nel suo rapporto dell'11 dicembre 2015 sulla responsabilità civile dei provider o nella sua analisi sulle basi legali per i media sociali, pubblicata il 10 maggio 2017. Il 13 dicembre 2019 il Consiglio federale ha inoltre preso atto del rapporto "Sfide dell'intelligenza artificiale" e ne ha commissionato un altro sulla "governance degli intermediari dell'informazione". Questo rapporto serve a rilevare le opportunità e i rischi degli intermediari, a raccogliere i risultati empirici esistenti, a identificare la necessità d'intervento e, se necessario, a proporre misure. Il rapporto è previsto per la fine del 2021 e tratterà anche l'educazione della popolazione e la formazione delle competenze digitali. Anche il rapporto del Consiglio federale sulla politica di sicurezza della Svizzera, previsto per la fine del 2021, approfondirà la dimensione della politica di sicurezza in merito alla disinformazione e alle attività volte a influenzare il pubblico.</p><p>Inoltre, portali quali "ch.ch" indicano al pubblico come riconoscere e gestire la disinformazione. In aggiunta, i servizi federali interessati e i Cantoni hanno intensificato la loro collaborazione in questo settore.</p>  Risposta del Consiglio federale.