<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il rapporto del Consiglio federale all'Assemblea federale del 7 giugno 1999 sulla politica di sicurezza della Svizzera (RAPOLSIC 2000) tiene conto di un ampio spettro di minacce e di pericoli, tra cui anche l'eventualità di attacchi terroristici e di atti d'estremismo violento in Svizzera o contro la Svizzera. Anche dopo gli attentati perpetrati negli Stati Uniti, il Consiglio federale non ritiene che vi siano motivi per dare alla politica di sicurezza nel suo complesso un nuovo orientamento. L'adeguatezza dell'orientamento di base della politica di sicurezza svizzera, cioè la "Sicurezza attraverso la cooperazione" nel pieno rispetto della neutralità permanente e armata, è stata piuttosto confermata dagli avvenimenti degli ultimi mesi: infatti, proprio il terrorismo è un fenomeno che ignora i confini nazionali e che può essere affrontato con buone prospettive di successo soltanto nell'ambito di una cooperazione internazionale.</p><p>Al pari della polizia e della protezione dello Stato, l'esercito è uno strumento della politica di sicurezza svizzera. Provvedere alla sicurezza attraverso la cooperazione nel Paese significa armonizzare tra di loro i diversi strumenti e promuovere la loro cooperazione, ma contemporaneamente - già soltanto per motivi di efficienza e nell'interesse di una chiara definizione delle responsabilità - far in modo che si attengano alle rispettive competenze. Conformemente alla missione in materia di politica di sicurezza, far fronte alla minaccia del terrorismo è primariamente compito della polizia e della protezione dello Stato. Qualora i mezzi civili non fossero più sufficienti, l'esercito può fornire il suo appoggio alla polizia mediante impieghi sussidiari di sicurezza. Attualmente, l'esercito e il personale del DDPS forniscono contributi alla protezione dalla minaccia terroristica con il controllo e la protezione dello spazio aereo, con l'appoggio alla polizia di frontiera nonché con la protezione di installazioni svizzere all'estero. Occorre tuttavia respingere un orientamento specifico dell'esercito alle minacce derivanti dal terrorismo e dall'estremismo violento. Tale orientamento sarebbe in contraddizione con un approccio globale della gamma dei pericoli e con il principio dell'impiego oculato dei mezzi. I militari di milizia non possono disporre in tempi brevi del know-how di base della polizia necessario per la lotta al terrorismo. Per questo motivo essi sono impiegati soprattutto per compiti di sorveglianza. I militari di milizia sarebbero in grado di assumere, se necessario, compiti ulteriori più complessi soltanto dopo un prolungato periodo di preparazione.</p><p>Nel contesto della verifica del sistema di sicurezza interna della Svizzera (USIS) tuttora in corso, si attribuisce la debita importanza alla difesa dalle minacce terroristiche, anche alla luce dei più recenti sviluppi, e si mira a una collaborazione ottimale tra la polizia e l'esercito in questo ambito.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.