<h2>SubmittedText<h2><p>Il tiro federale in campagna di quest'anno è all'insegna di una campagna politica contro un'iniziativa popolare. Nella "Neue Luzerner Zeitung" del 3 giugno 2009, sotto il titolo "Waffeninitiative. Die Schützen schiessen zurück" (iniziativa popolare "per la protezione dalla violenza perpetrata con le armi". I tiratori rispondono al fuoco), era possibile leggere "Wer am Feldschiessen vom 5. bis 7. Juni ein Standblatt löst, erhält ungefragt ein rotes Büchlein in die Hand gedrückt. Unter dem Titel 'Fertig Schuss? Nein!' zieht der Schweizer Schiesssportverein darin gegen die Initiative 'Schutz vor Waffengewalt' zu Felde." (Chi chiede un foglio di stand al tiro in campagna che si svolge dal 5 al 7 giugno, riceve, senza essere interpellato, un libretto rosso. Sotto il titolo "La fine del tiro? No!", la Federazione sportiva svizzera di tiro, FST, scende in campo contro l'iniziativa popolare "per la protezione dalla violenza perpetrata con le armi.)</p><p>Per quanto riguarda i contenuti, la campagna e lo slogan sono discutibili, poiché i tiratori sportivi in possesso della licenza soddisfano già integralmente o in gran parte le esigenze dell'iniziativa, segnatamente la prova della necessità e delle capacità indispensabili, nonché la registrazione delle armi. È però antidemocratico e scorretto sfruttare una manifestazione sportiva (per giunta sostenuta dall'ente pubblico) per scopi propagandistici, tanto più che l'editoriale dell'organo della FST "Tiro Svizzera" dedicato ai Giochi olimpici di Pechino portava il titolo "Lo sport non è politica" (31 luglio 2008).</p><p>Il 20 febbraio  2008, nella sua risposta alla mia interpellanza 07.3842, "Tiro obbligatorio utilizzato contro un'iniziativa popolare", il Consiglio federale ha affermato: "3. Le somme versate alle società di tiro sono indennità volte a coprire le spese sostenute per l'esecuzione degli esercizi federali e non sono quindi destinate a sostenere eventuali campagne politiche. Il Consiglio federale non è in grado di fornire garanzie ulteriori, ma ritiene di poter partire dal presupposto che le società di tiro abbiano finanziato per altre vie eventuali campagne contro la summenzionata iniziativa popolare."</p><p>Un fatto rimane: il tiro in campagna 2009 è sfruttato, in quanto tale, per una campagna contro l'iniziativa popolare. In tal modo anche i contributi della Confederazione a questo esercizio federale sono oggetto di abuso. Determinate cerchie definiscono ciò "propaganda di Stato".</p><p>Si pongono pertanto le domande seguenti:</p><p>1. Il tiro in campagna, in quanto esercizio federale, viene sostenuto finanziariamente in maniera diretta o indiretta dalla Confederazione?</p><p>2. Se sì: il Consiglio federale trova corretto che una manifestazione sostenuta dalla Confederazione venga sfruttata abusivamente per lanciare la campagna contro un'iniziativa popolare?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Gli esercizi federali (programmi obbligatori 25, 50 e 300 metri) e il tiro in campagna (25, 50 e 300 metri) sono esercitazioni di tiro svolti nell'interesse della difesa nazionale.</p><p>Il Consiglio federale risponde alle domande come segue:</p><p>1. La Federazione sportiva svizzera di tiro (FST) e le società di tiro ricevono indennità dalla Confederazione per l'organizzazione e lo svolgimento del tiro in campagna. La FST riceve due franchi per ogni tiro in campagna svolto con il fucile d'assalto o con la pistola da partecipanti aventi nazionalità svizzera. Le società di tiro ricevono munizioni gratuite e un'indennità di otto franchi per ogni tiro in campagna sparato con il fucile d'assalto o con la pistola da partecipanti di nazionalità svizzera. Queste indennità coprono soltanto una parte delle spese per lo svolgimento del tiro in campagna. Una parte considerevole dei costi è assunta dalle società di tiro, dalle federazioni cantonali e dalla FST.</p><p>2. I fondi stanziati dalla Confederazione sono indennità per le spese risultanti dallo svolgimento del tiro in campagna. Non sono destinati a un eventuale sostegno di campagne politiche. La FST finanzia la campagna elettorale grazie a un contributo di cinque franchi, pagato per tre anni dai tiratori in possesso di una licenza. Il rendiconto annuo della FST è reso noto all'assemblea dei delegati ed è sottoposto a revisione da due esperti contabili diplomati. Una sottrazione allo scopo di contributi della Confederazione sarebbe facilmente comprovabile. Del rimanente, non si può impedire a una società di pronunciarsi politicamente e di adoperarsi per una causa. Determinante è il fatto che la società utilizzi i contributi della Confederazione per lo scopo previsto.</p>  Risposta del Consiglio federale.