<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato a spiegare in che modo intende garantire la necessaria indipendenza della Commissione nazionale d'etica per la medicina (CNE), stabilita anche dall'articolo 4 dell'ordinanza del 4 dicembre 2000 sulla Commissione nazionale d'etica in materia di medicina umana (OCNE; RS 814.903), se alcune alte funzionarie dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) si presentano come membri nelle sedute e come coautrici nei pareri della CNE? Quali misure intende adottare per ripristinare l'indipendenza della commissione che, in tal modo, è palesemente violata?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Secondo l'articolo 2 dell'ordinanza del 4 dicembre 2000 sulla Commissione nazionale d'etica in materia di medicina umana (OCNE; RS 810.113), la Commissione nazionale d'etica per la medicina (CNE) può, se necessario, svolgere la propria funzione consultiva anche in collaborazione con i servizi federali interessati. Date queste premesse, i contatti con l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), che si occupa di diverse tematiche delicate nel settore della biomedicina, non sono quindi un fatto eccezionale.</p><p>La commissione decide autonomamente le proprie modalità di organizzazione e funzionamento sulla base delle condizioni quadro stabilite dalla legge (art. 8 OCNE). In virtù di tale autonomia, la CNE ha deciso nel 2003 di istituzionalizzare questi contatti ammettendo regolarmente alle proprie sedute la persona competente presso l'UFSP per le questioni etiche. Il Consiglio federale è dell'avviso che questa procedura non ponga assolutamente in discussione l'indipendenza della commissione o di uno dei suoi membri. Ritiene parimenti non problematico il fatto che, nella sua qualità di specialista riconosciuta nel campo dell'etica della diagnostica preimpianto, la collaboratrice dell'UFSP abbia preso parte, insieme ad altri esperti esterni, ai lavori di preparazione del pertinente parere della CNE. La sua partecipazione si è limitata all'illustrazione degli aspetti etici nella parte teorica della presa di posizione e in proposito vi è stata la dovuta trasparenza. La collaboratrice dell'UFSP non ha ovviamente contribuito in alcun modo né alla formazione dell'opinione, né al processo decisionale sfociati nell'elaborazione delle raccomandazioni della commissione.</p><p>2. Per il Consiglio federale non sussistono quindi motivi per intervenire di conseguenza.</p>  Risposta del Consiglio federale.