<h2>SubmittedText<h2><p>Gli abitanti di alcune regioni del nostro Paese hanno recentemente ricevuto una proposta del gigante giallo per partecipare a un test che consiste nel ricevere, un giorno di loro scelta, tutta la posta-lettere, i giornali e la pubblicità.</p><p>Dopo aver abbandonato numerosi uffici di campagna, e se il test risulta positivo, l'evoluzione della Posta distruggerà il legame sociale che intercorre tra la stampa quotidiana e la popolazione delle regioni discoste. Questa proposta è pericolosa per la libertà e la diffusione dell'informazione. Infatti, gli abbonati di alcune regioni riceveranno tutti i loro quotidiani solo una o due volte alla settimana. </p><p>Quale sarebbe la loro motivazione a leggere notizie vecchie di diversi giorni?</p><p>Il Consiglio federale sostiene questo tipo di proposta tramite il mandato affidato alla Posta? </p><p>La Posta in quanto partner indispensabile ma anche imposto, che beneficia della manna federale tramite il sostegno alla stampa, non dovrebbe mantenere un servizio universale in tutte le regioni? </p><p>Se viene attuata, questa proposta non rischia alla lunga di causare la morte della stampa regionale? </p><p>Legalmente la Posta ha il diritto di instaurare un servizio "à la carte" per i giornali e i periodici in abbonamento?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale riconosce l'importanza di fornire su tutto il territorio un servizio universale accessibile a tutti, allo scopo di garantire la qualità di vita della popolazione e l'attrattività della piazza economica svizzera. Pertanto, con la nuova legislazione sulle poste, entrata in vigore il 1° ottobre 2012, il legislatore ha disciplinato in modo esaustivo la portata del servizio universale a livello di legge e d'ordinanza. D'ora in avanti, la definizione dettagliata delle prestazioni non spetterà più alla Posta, ma al Parlamento e al Consiglio federale. Nel suo rapporto in adempimento della mozione 12.3004, "Garantire le funzioni dei media in termini di politica statale e democratica", del 5 dicembre 2014, il Consiglio federale ha inoltre costatato che i quotidiani in abbonamento sono ancora molto presenti nella vita quotidiana della popolazione svizzera.</p><p>Gli abbonati a quotidiani preferiscono generalmente ricevere l'esemplare quanto prima possibile il giorno della sua pubblicazione. Pertanto, la maggior parte degli editori di quotidiani scelgono il recapito mattutino quale forma di distribuzione. Contrariamente alla distribuzione regolare, questa prestazione non rientra nel servizio universale e viene principalmente offerta nelle regioni densamente popolate, dove i costi di distribuzione sono meno elevati rispetto a quelli delle regioni rurali. Il recapito mattutino viene effettuato indipendentemente dalla distribuzione regolare, la quale fa parte del mandato di servizio universale della Posta svizzera.</p><p>In tutti gli insediamenti abitati tutto l'anno, la Posta è tenuta per legge a garantire la distribuzione di lettere, pacchi, giornali e periodici in abbonamento almeno cinque giorni a settimana. I quotidiani in abbonamento vengono distribuiti sei giorni alla settimana. La Posta deve rispettare la frequenza di distribuzione sancita per legge e non può unilateralmente derogare a questa disposizione. Lo stesso vale anche per la distribuzione regolare di giornali e periodici in abbonamento, che beneficiano della riduzione sui prezzi per la distribuzione. Il tentativo di ridurre la frequenza di distribuzione rappresenta un esperimento circoscritto al contesto locale, che presuppone la partecipazione volontaria da parte dei clienti. Senza il loro esplicito consenso, la Posta non può stabilire una frequenza di distribuzione diversa da quella prescritta dalla legge. Di conseguenza, il Consiglio federale parte dal presupposto che i partecipanti all'esperimento conoscano le condizioni di quest'ultimo e che siano disposti ad accettare una frequenza di distribuzione ridotta rispetto a quella prevista nel quadro del servizio universale e le conseguenze che ne derivano.</p><p>Tuttavia, l'accordo circa una nuova frequenza di distribuzione non solleva la Posta dall'obbligo di adempiere le disposizioni legali in materia di servizio universale. La Commissione federale delle poste (Postcom) vigila sul rispetto di quest'obbligo. Al contrario, una modifica del mandato di servizio universale della Posta svizzera richiederebbe un adeguamento a livello legislativo.</p><p>Nel quadro della revisione totale della legislazione sulle poste è stato modificato anche il sostegno indiretto alla stampa. Dal 1° gennaio 2013, la Confederazione stanzia annualmente 50 milioni di franchi (20 milioni di franchi per la stampa regionale e locale, 30 milioni per la stampa associativa e delle fondazioni) per la riduzione sui prezzi di distribuzione. Questi importi sono versati interamente agli editori aventi diritto al sostegno. Il sostegno indiretto alla stampa è legato alla distribuzione regolare, in modo da garantire che tutte le regioni possano beneficiare di queste sovvenzioni.</p>  Risposta del Consiglio federale.