<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di presentare un rapporto nel quale evidenzi le modifiche di legge necessarie al fine di garantire l’applicazione del principio di causalità alle restituzioni effettuate nell’ambito della vendita per corrispondenza online. Oltre&nbsp;alle disposizioni vincolanti, occorrerà esaminare l’opportunità di introdurre incentivi finanziari quali ad esempio una tassa d’incentivazione.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><div><p style="margin-top:0pt; margin-bottom:0pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; font-size:11pt"><span style="font-family:Arial">Il 13</span><span style="font-family:Arial">&#xa0;</span><span style="font-family:Arial">giugno 2023 il Parlamento ha respinto la mozione Töngi 21.4208 di analogo tenore. Di conseguenza, il legislatore ha recentemente deciso di non adottare misure che rendano i resi a pagamento nella vendita per corrispondenza. Il presente postulato chiede ora nuovamente di esaminare apposite modifiche legislative.</span></p><p style="margin-top:0pt; margin-bottom:0pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; font-size:11pt"><span style="font-family:Arial">Il Consiglio federale ritiene tuttora che non vi siano motivi sufficienti per una simile ingerenza nella libertà economica, considerando anche l’incerto impatto ecologico complessivo di simili misure. In primo luogo, gli effetti attesi sul volume di traffico sembrano bassi e sono ipotizzabili anche effetti contrari all’effetto auspicato (cfr. parere alla mozione Töngi 21.4208). Inoltre, esistono già incentivi ecologicamente sensati per evitare trasporti inutili. Il principio di causalità («chi inquina paga») viene già applicato ai veicoli commerciali pesanti con la riscossione della tassa sul traffico pesante commisurata alle prestazioni (TTPCP). Per rispettare questo principio, si potrebbe pensare di riscuotere una tassa anche per il traffico commerciale leggero, che presenta altresì un potenziale di risparmio in termini di numero di tragitti, in particolare per quanto riguarda le restituzioni dei negozi online. Tuttavia, respingendo la mozione Wicki </span><a href="https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20204509" style="text-decoration:none"><span style="font-family:Arial; color:#000000">20.4509</span></a><span style="font-family:Arial">, il Parlamento ha deciso di non creare un’apposita base legale. In secondo luogo, attualmente</span><span style="line-height:150%; font-family:'Avenir Roman'; font-size:10.5pt; letter-spacing:0.55pt; color:#1e1e1e; background-color:#ffffff"> </span><span style="font-family:Arial">non ci sono quasi elementi per affermare che in Svizzera vengano distrutte elevate quantità di merci nuove nel settore non alimentare. Questa è la conclusione a cui si giunge nel rapporto del 3</span><span style="font-family:Arial">&#xa0;</span><span style="font-family:Arial">marzo 2023 del Consiglio federale sulla gestione, la prevenzione, la pianificazione e la misurazione dei rifiuti («Abfallwirtschaft, Abfallvermeidung, Abfallplanung, Messung») in adempimento dei postulati Bourgeois 20.3062, Munz 20.3090, Clivaz 20.3727, Gapany 20.4411, Chevalley 20.3110 e della Commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia del Consiglio nazionale 21.4332. Per questo motivo, il Consiglio federale propone di respingere pure la mozione Pointet 23.3649, secondo la quale le aziende dovrebbero essere obbligate a valorizzare i prodotti nuovi invenduti.</span></p><p style="margin-top:0pt; margin-bottom:0pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; font-size:11pt"><span style="font-family:Arial">Secondo il recente studio della Scuola universitaria di Lucerna e della Posta Svizzera menzionato nel postulato, il 20 per cento dei rivenditori online svizzeri fa già ricorso di propria iniziativa a incentivi finanziari come la tassa sui resi. Ciò dimostra che i fornitori valutano individualmente se una tassa di questo tipo abbia o meno senso dal punto di vista economico, alla luce dei costi supplementari legati ai resi. Ciò può variare a seconda del modello commerciale dell'azienda di vendita per corrispondenza. Norme vincolanti e tasse di incentivazione limiterebbero la libertà imprenditoriale e i vantaggi per i consumatori.</span></p><p style="margin-top:0pt; margin-bottom:0pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; font-size:11pt"><span style="font-family:Arial">Infine, sarebbe complesso coinvolgere in tali misure i rivenditori online con sede all’estero. Ciò comporterebbe il rischio di una disparità di trattamento o di un trattamento meno favorevole dei fornitori svizzeri rispetto ai rivenditori online esteri che effettuano consegne anche in Svizzera.</span></p></div><br><br>Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.