<h2>SubmittedText<h2><p>L'innovazione è uno dei leitmotiv dell'economia svizzera. Eppure le start-up, simbolo per eccellenza di innovazione, fanno fatica a trovare fondi. Allo stesso tempo molti privati ricercano investimenti interessanti. Defiscalizzare questa forma di investimento potrebbe incoraggiarli a fare un passo in questa direzione.</p><p>La Svizzera è a giusto titolo orgogliosa di essere una terra di innovazione. È riconosciuta a livello internazionale per la qualità del proprio settore scientifico e si adopera per preservarlo e svilupparlo: eccellenza universitaria, programmi di ricerca internazionali, concentramento di risorse nella ricerca e nello sviluppo, incentivazione delle industrie d'avanguardia.</p><p>Le start-up sono un elemento chiave in questo ecosistema. In Svizzera esistono vari incubatori, così come aiuti finanziari e strategici. Ma in fase di costituzione e nel corso dei primi anni di attività, cruciali per lo sviluppo, la mobilizzazione di fondi resta spesso un ostacolo che obbliga talvolta le start-up a rivolgersi a investitori stranieri o semplicemente a emigrare.</p><p>Si tratta molto spesso non tanto di un freno tecnologico, quanto di una questione di cultura del rischio. Serve coraggio. Coraggio di lanciarsi e investire il proprio denaro in operazioni rischiose - perché ci si crede -, quando si potrebbe tranquillamente investire in fondi legati a valori sicuri, gestiti da professionisti e che offrono rendimenti garantiti. Questi finanziamenti personali non rappresentano un incentivo a dare il meglio di sé? Un'ulteriore opportunità di successo per le start-up? Si tratta di un modo di vedere le cose che gode del consenso silenzioso dei professionisti del settore.</p><p>Invito pertanto il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>Non sarebbe possibile permettere a coloro che investono nella costituzione e nello sviluppo di una start-up di detrarre dalla propria base imponibile personale le somme investite fino a un tetto massimo da stabilire?</p><p>Il Consiglio federale potrebbe dare un impulso in questo senso a livello federale e intercantonale?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale sottolinea che già nel 2013 aveva respinto la mozione Derder 13.3949, "Incoraggiare la creazione di imprese tramite un differimento dell'imposizione degli investitori", che riguardava una questione correlata. Inoltre, strumenti di questo tipo sono già stati sperimentati in passato. La legge federale dell'8 ottobre 1999 sulle società d'investimento in capitale di rischio prevedeva, tra l'altro, l'esenzione delle società in questione dalle tasse federali di emissione. Le persone fisiche che concedevano mutui di grado posteriore dalla loro sostanza privata potevano far valere, a determinate condizioni, una deduzione fino a un massimo di 500 000 franchi dal loro reddito imponibile in materia di imposta federale diretta. La deduzione era imponibile al momento della restituzione del mutuo.</p><p>Nel rapporto "Capitale di rischio in Svizzera", pubblicato nel 2012, il Consiglio federale ha proceduto a una valutazione delle condizioni quadro esistenti per il capitale di rischio, ivi inclusa la suddetta legge. La legge federale sulle società d'investimento in capitale di rischio non ha dato i risultati sperati, poiché gli investitori non se ne sono quasi mai avvalsi. La sua validità era limitata a dieci anni ed è dunque scaduta senza sostituzione a fine aprile 2010. Tuttavia, il Consiglio federale si occupa ancora di questa tematica e nel 2017, in adempimento del postulato Derder 13.4237, "Migliorare lo sviluppo delle giovani imprese innovative", pubblicherà un rapporto che illustrerà nei dettagli la situazione delle giovani imprese in rapida crescita.</p>  Risposta del Consiglio federale.