<h2>SubmittedText<h2><p>L'Ufficio federale della sanità pubblica sta esaminando una procedura che prevede di sottoporre sistematicamente i richiedenti l'asilo al test HIV, in aggiunta alle normali visite sanitarie di frontiera relative a tubercolosi ed epatite. Le informazioni in materia di HIV/Aids fornite nell'ambito di questa procedura, in una forma ancora da definire, sarebbero ridotte al minimo. Chiedo pertanto al Consiglio federale quanto segue:</p><p>1. Quali sono le ragioni che giustificano la procedura prevista? Quali conseguenze politiche, etiche e morali comporterebbe una simile procedura nei confronti di una malattia per la quale non esistono cure e, in alcuni Paesi, nemmeno trattamenti adeguati?</p><p>2. Quali sono i vantaggi e gli obiettivi della procedura prevista sia per i cittadini svizzeri che per i richiedenti l'asilo?</p><p>3. Qual è l'utilità di una simile misura per il sistema sanitario e la salute della popolazione residente in Svizzera?</p><p>4. Il test HIV previsto dalla procedura potrebbe rivelarsi utile nell'ottica della prevenzione? E' in sintonia con il Programma nazionale HIV/Aids 2004-2008 e con i criteri di VCT (Voluntary Counselling Testing) descritti nello stesso Programma?</p><p>5. Il Consiglio federale è consapevole delle preoccupazioni suscitate dalla procedura prevista? E' a conoscenza delle riserve sollevate in particolare in merito al principio etico-medico secondo cui qualsiasi test dev'essere effettuato con il consenso informato del soggetto interessato? Qual è la sua posizione al riguardo?</p><p>6. Crede che i richiedenti l'asilo si sottoporranno davvero a questo test senza prove né garanzie che i risultati non influenzeranno la decisione riguardo alla loro candidatura? La procedura prevista non potrebbe costituire un ulteriore incentivo ad entrare nella clandestinità? Quali conseguenze ne risulterebbero sotto il profilo politico-sanitario, economico e umanitario?</p><p>7. Il Consiglio federale ritiene opportuno far eseguire un test HIV a persone di cui non si conosce la durata della permanenza in Svizzera?</p><p>8. Simili procedure applicate in Paesi come il Belgio, gli Stati Uniti o in un Land come la Baviera hanno inciso sulla prevalenza HIV della rispettiva popolazione?</p><p>9. Cosa pensa il Consiglio federale del fatto che lo Stato dovrebbe fornire ai richiedenti l'asilo informazioni approfondite, elaborate in collaborazione con ONG attive nell'ambito della prevenzione HIV/Aids e della migrazione, le cui conoscenze sono frutto di un'esperienza consolidata negli anni?</p><p>10. Esistono a tutt'oggi progetti coordinati nel quadro della migrazione e della prevenzione HIV/Aids per i prossimi 5-10 anni?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Dal 2001, il numero di test HIV positivi dichiarati è di nuovo in aumento. Dall'esame delle notifiche di laboratorio pervenute all'UFSP emerge che una proporzione notevole di tale aumento riguarda migranti provenienti in particolare da Paesi subsahariani.</p><p>In virtù del nuovo Programma nazionale HIV/Aids 2004-2008, adottato il 26 novembre 2003 dal Consiglio federale, i migranti costituiscono uno dei cinque principali gruppi target della campagna di prevenzione.</p><p>In materia di test HIV, le autorità federali si richiamano (anche per quanto riguarda la popolazione svizzera residente) alle raccomandazioni relative al "Voluntary Counselling and Testing" (VCT, consulenza e test su base volontaria) del Programma comune delle Nazioni Unite per l'HIV/Aids (UNAIDS) e dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Il Programma nazionale HIV/Aids 2004-2008 parte dal presupposto che un numero probabilmente crescente di persone si sottoponga al test HIV soltanto dopo la comparsa di sintomi associabili all'Aids. Questo vale soprattutto per i migranti che hanno un minore accesso alle informazioni e ai servizi di consulenza rispetto alla maggioranza della popolazione svizzera. Attualmente, nei centri di registrazione della Confederazione e nei centri di transizione dei Cantoni è disponibile in diverse lingue l'opuscolo dell'UFSP dal titolo "Cosa sono Aids e HIV?". Non vi è invece la possibilità di ottenere una consulenza o di effettuare un test degli anticorpi.</p><p>Dato che l'offerta d'informazione in materia di HIV/Aids non ha raggiunto sufficientemente i richiedenti l'asilo, l'UFSP e l'UFR hanno incaricato un gruppo di lavoro congiunto di esaminare se e in quale misura sia possibile sensibilizzare maggiormente questo gruppo mediante informazioni e consulenze mirate, nonché la possibilità di sottoporsi al test HIV. I risultati sono attesi ancora prima della fine della primavera 2004.</p><p>Le proposte dell'UFSP, riprese nel gennaio del 2004 dai media, riguardavano la possibilità di migliorare la prevenzione in materia di Aids e non l'eventualità di sottoporre i richiedenti l'asilo ad un test obbligatorio. Le opinioni concordano sul fatto che, nonostante il test HIV non abbia di per sé alcun effetto preventivo, la possibilità di sottoporvisi, associata ad una corretta informazione sull'argomento e a una consulenza prima e dopo l'esame incida chiaramente sull'attenzione delle persone nei confronti dei rischi di contagio.</p><p>Il Consiglio federale risponde alle domande come segue:</p><p>1. L'UFSP e l'UFR stanno esaminando congiuntamente la possibilità di migliorare la politica di prevenzione in materia di HIV destinata ai richiedenti l'asilo. L'imposizione di un test sistematico ai richiedenti l'asilo nell'ambito delle visite sanitarie di frontiera è fuori discussione. Il miglioramento del lavoro di prevenzione in materia di Aids, che rientra negli obiettivi del Programma nazionale HIV/Aids 2004 - 2008, deve avvenire nel pieno rispetto dei principi sanciti da tale Programma sia sotto il profilo etico che politico.</p><p>2. La prevenzione dell'HIV tra i richiedenti l'asilo va migliorata. Affinché queste persone adottino un comportamento diverso nei confronti dell'Aids, occorre offrire loro la possibilità d'informarsi correttamente e di confrontarsi personalmente con la problematica.</p><p>3. In Svizzera la prevenzione dell'Aids poggia sulla strategia d'apprendimento, secondo la quale ognuno è responsabile per sé. Un simile approccio presuppone che tutte le persone residenti nel Paese dispongano delle conoscenze necessarie sull'infezione, sui rischi connessi e sulle possibilità di proteggersi (cfr. Programma nazionale HIV/Aids 2004-2008, pag. 10, http://www.</p><p>suchtundaids.bag.admin.ch/imperia/md/content/aids/57.pdf).</p><p>4. Il Programma nazionale HIV/Aids 2004-2008 è vincolante per l'Amministrazione federale conformemente al decreto del Consiglio federale del 26 novembre 2003. Il pacchetto di misure preventive in materia di HIV viene concepito in sintonia con il Programma, secondo cui il VCT o la consulenza individuale preventiva costituisce uno dei tre livelli d'intervento nella lotta contro l'infezione da HIV/Aids (cfr. pag. 19). Anche in questo gruppo la procedura dovrebbe seguire i criteri VCT e prevedere una consulenza prima e dopo il test. Il carattere volontario del test, il consenso previa informazione e la garanzia della protezione dei dati costituiscono tre presupposti imprescindibili in questa procedura.</p><p>5. Il Consiglio federale ha preso atto dello scetticismo espresso pubblicamente. Ogni proposta atta a migliorare la prevenzione HIV tra i richiedenti l'asilo deve attenersi alle regole VCT. Proprio perché l'infezione da HIV può avere pesanti conseguenze per chi ne è colpito, l'esecuzione del test esige sempre il consenso previa informazione dei diretti interessati.</p><p>6. Gli esperti dell'UFSP e dell'UFR sono consapevoli delle riserve sollevate dall'autrice dell'interpellanza, tuttavia per poter rispondere alle sue domande occorre attendere i risultati delle ricerche in corso. Già oggi è possibile affermare con sicurezza che non esiste alcuna correlazione tra una malattia o una terapia in corso e la concessione dell'asilo. Se a un richiedente non può essere concesso l'asilo, deve essere esaminata la questione dell'esecuzione della procedura di allontanamento, per verificare se essa è ammissibile, adeguata e possibile. Nell'esame dell'adeguatezza in linea di principio si deve tener conto anche degli aspetti legati alla salute.</p><p>7. Come menzionato in precedenza, non è previsto alcun test obbligatorio.</p><p>8. Il Belgio non sottopone sistematicamente i richiedenti l'asilo al test HIV. L'entrata negli Stati Uniti è generalmente preclusa alle persone sieropositive. In assenza dei relativi dati, non è possibile stabilire se l'obbligatorietà del test HIV per gli immigrati in Baviera abbia avuto un'incidenza tra i migranti. </p><p>Occorre ribadire che la Svizzera non intende introdurre l'obbligatorietà del test HIV per alcun gruppo di popolazione. Un simile obbligo contravverrebbe infatti ai principi della Declaration of Commitment on HIV/Aids dell'UNGASS del 25-27 giugno 2001: "Stigma, silence, discrimination and denial, as well as lack of confidentiality, undermine HIV prevention, care and treatment, and increase the impact of the epidemic on individuals, families, communities and nations (para. 13)."</p><p>9. La collaborazione che ha dato buona prova viene in ogni caso portata avanti.</p><p>10. Sì, per la durata del Programma nazionale HIV/Aids 2004-2008 esistono già progetti coordinati con la strategia Migrazione e salute dell'UFSP. In collaborazione con un gruppo d'accompagnamento istituito dall'UFSP verrà elaborato entro la fine del 2004 un piano d'azione per la prevenzione dell'HIV tra i migranti.</p>  Risposta del Consiglio federale.