<h2>SubmittedText<h2><p>Il nostro mondo è sempre più interconnesso, e dunque sempre più interdipendente. Nelle nuove tecnologie è intrinseca una complessità che mette a dura prova alcuni dei principi su cui si fonda la Svizzera: la sovranità, l'indipendenza, la neutralità, il rispetto della sfera privata...</p><p>La dipendenza determinata dalla digitalizzazione che, in modo inedito, viene a crearsi fra gli Stati è tale da sconvolgere il quadro delle relazioni internazionali. Che cosa bisognerebbe fare nel caso in cui le tecnologie digitali permettessero a una grande potenza di esercitare il proprio dominio su altri Paesi? O se grazie ad esse riuscisse a neutralizzarne le infrastrutture vitali? Allo stesso modo, le pandemie e gli scompensi climatici non conoscono ormai più alcuna frontiera. Queste sfide richiedono risposte globali e una buona conoscenza delle implicazioni scientifiche e tecnologiche.</p><p>La Svizzera è al contempo un importante polo scientifico, dotato di università e di settori di punta ("Crypto-Valley" di Zugo, biotecnologia), e uno Stato la cui imparzialità è riconosciuta da buona parte della comunità internazionale.</p><p>È in tal modo che la Svizzera, malgrado le sue dimensioni ridotte, può contribuire allo sviluppo di soluzioni innovative, svolgere un importante ruolo di mediatore fra Stati, accogliere istituzioni internazionali che assicurano la governance di questi settori di punta e regolano il loro sviluppo.</p><p>Gli "Obiettivi di sviluppo sostenibile" delle Nazioni Unite costituiscono un intreccio di programmi complementari. Promuovono le sinergie fra gli Stati e i diversi settori dello sviluppo. Anche per essi è necessario escogitare e attuare nuove soluzioni globali.</p><p>Per fare questo, la Svizzera si trova particolarmente ben attrezzata. I nostri ricercatori e le nostre aziende potrebbero apportare soluzioni la cui diffusione sarebbe assicurata dai nostri diplomatici. Ognuno, compresa la comunità internazionale, potrebbe trarvi vantaggio.</p><p>La Ginevra internazionale, che già ospita numerose istituzioni delle Nazioni Unite e ONG, costituirebbe un quadro ideale per un esercizio del genere. La sua rinomanza quale centro di conciliazione ne uscirebbe rafforzata.</p><p>Questo processo, in una certa misura, è già in atto, ma come si può fare per rafforzarlo? Di quali mezzi è opportuno dotarsi?</p><p>Che cosa pensa il Consiglio federale di questa forma di diplomazia scientifica? Potrebbe costituire uno degli assi strategici della nostra politica estera? Se ciò fosse il caso, come sarebbe possibile intensificarne la diffusione? Con quale architettura e con quali risorse?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La scienza e i mutamenti tecnologici hanno effetti di portata sempre maggiore sulla nostra economia e sulla nostra società. Se da un canto sono rese possibili applicazioni innovative, dall'altro aumenta nel contempo anche il rischio di abusi. A essere colpiti sono tanto i singoli quanto gli Stati. La digitalizzazione e i "big data" comportano nuove sfide per il buongoverno.</p><p>Nel nostro Paese esiste una lunga tradizione di diplomazia scientifica. Esempi ne sono l'adesione della Svizzera al CERN nel 1954, l'invio del primo addetto scientifico all'estero negli Stati Uniti, o la conclusione del primo accordo con l'UE in ambito scientifico nel 1986, che sarebbe poi sfociata nell'adesione a pieno titolo ai programmi quadro per la ricerca e l'innovazione dell'UE. La diplomazia scientifica della Svizzera deve innanzitutto mettere i ricercatori del nostro Paese nella condizione di posizionarsi in maniera ottimale in una realtà scientifica globale in costante evoluzione. Questa politica dà un notevole contributo alla capacità della Svizzera di scalare regolarmente i vertici delle graduatorie internazionali nei settori dell'educazione, della ricerca e dell'innovazione (ERI). Con i suoi investimenti nell'ambito della ricerca, anche l'economia privata concorre in maniera sostanziale a questi risultati. Grazie a condizioni quadro favorevoli e a una forte internazionalizzazione gli attori ERI contribuiscono già ora con il loro lavoro di ricerca allo sviluppo di soluzioni innovative volte a fronteggiare le sfide del presente. La diplomazia svizzera può inoltre fare leva su questa situazione di partenza per offrire alla governance globale strumenti per affrontare le sfide di portata internazionale che le si presentano davanti.</p><p>Il settore ERI entra in linea di conto in due ambiti prioritari della strategia di politica estera 2016-2019 (Relazioni con l'Unione Europea e Sviluppo sostenibile e prosperità). Il Consiglio federale intende dare il giusto rilievo all'ambito ERI, in particolare rafforzando la ricerca in Svizzera e promuovendola mediante la sua politica estera. Ciò richiede anche che siano potenziate le competenze interne e i rapporti tra scienza e diplomazia.</p><p>Negli ultimi anni sono state avviate diverse iniziative a questo scopo. I giovani diplomatici svizzeri vengono ad esempio istruiti in merito alle competenze svizzere nel settore ERI. È inoltre promosso l'uso di conoscenze scientifiche nelle trattative diplomatiche, mentre gli organismi multilaterali nel campo del disarmo e della non proliferazione tengono conto delle ripercussioni delle nuove tecnologie. Anche la rete swissnex contribuisce a potenziare il settore ERI svizzero. Quest'ultimo e la Ginevra internazionale fanno parte dei temi chiave di Presenza Svizzera (PRS). Il settore ERI svolge altresì un importante ruolo nell'ambito delle piattaforme di riflessione sul tema del buongoverno globale approntate da diversi attori della Ginevra internazionale. Science Policy Interface, la più recente, è stata creata dall'Università di Ginevra con il sostegno attivo del DFAE allo scopo di promuovere la collaborazione tra la scienza e le organizzazioni internazionali. La piattaforma è pensata per fare incontrare personalità del mondo accademico e aziende attive nel settore della tecnologia in modo che assieme possano proporre soluzioni innovative per le esigenze delle organizzazioni internazionali.</p><p>In questa stessa direzione va anche, nella sua impostazione generale, il prossimo messaggio concernente le misure per rafforzare il ruolo della Svizzera quale Stato ospite. Perché la Ginevra internazionale possa rimanere uno dei centri più importanti della governance globale, deve essere messa nella condizione di posizionarsi rispetto ai nuovi temi e di imporsi come forum di discussione centrale per affrontare le sfide legate all'accelerazione dello sviluppo tecnologico. Di questi nuovi temi fanno parte i settori della cybersicurezza e della governance di Internet. Con la presenza di un'organizzazione come il CERN, che ha lanciato il World Wide Web, la Ginevra internazionale è naturalmente in una buona posizione per svolgere un ruolo chiave in questo ambito. Per questo motivo la Svizzera sostiene l'alleanza Cybersecurity Tech Accord, mediante la quale il 17 aprile 2018 si sono associate più di trenta grandi aziende IT con l'intento di migliorare la cybersicurezza. Le azioni comuni che sarà necessario promuovere a questo scopo potrebbero aver luogo a Ginevra. Il Tech Accord si concilia molto bene con la politica promossa dalla Svizzera a favore di un comportamento responsabile di tutti gli attori coinvolti nel cyberspazio.</p>  Risposta del Consiglio federale.