B u n d e s v e rw a l t u n g s g e r i ch t T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i f f éd é r a l T r i b u n a l e am m i n i s t r a t i vo f e d e r a l e T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i v fe d e r a l Corte I A-1732/2021 e A-1733/2021 S e n t e n z a d e l 2 3 m a r z o 2 0 2 2 Composizione Giudici Raphaël Gani (presidente del collegio), Annie Rochat Pauchard, Alexander Misic, cancelliera Sara Pifferi. Parti 1. A._______, 2. B._______, entrambi patrocinati dall’avv. Rosa Maria Cappa, Gaggini & Partners, Via Serafino Balestra 2, casella postale 6412, 6901 Lugano, contro Amministrazione federale delle contribuzioni AFC, Servizio per lo scambio d’informazione in materia fiscale SEI, Eigerstrasse 65, 3003 Berna, autorità inferiore. Oggetto Assistenza amministrativa (CDI CH-IT). A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 2 Fatti: A. A.a Il 10 luglio 2017 il Comando generale della Guardia di Finanza, II Reparto, Ufficio Cooperazione Internazionale e Rapporti con Enti Collate - rali – autorità dello Stato richiedente italiano (di seguito: GdF o autorità richiedente italiana) – ha presentato dina nzi all’Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) otto domande di assistenza amministrativa in materia fiscale fondate sull’art. 27 della Convenzione del 9 marzo 1976 tra la Confederazione Svizzera e la Repubblica Italiana per evitare le doppie imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio (RS 0.672.945.41; di seguito: CDI CH -IT), in combinato disposto con la lett. ebis del relativo Protocollo aggiuntivo (in vigore dal 13 luglio 2016, anch’esso pubblicato nella RS 0.672.945.41; RU 2016 2769, 2771), rispettivamente sulla Convenzione del 25 gennaio 1988 sulla reciproca assistenza amministrativa in materia fiscale (RS 0.652.1; di seguito: MAC), per il periodo fiscale dal 1° gennaio 2014 a data corrente. Le persone interessate dalle predette otto domande sono presumibilmente contribuenti fiscali italiani, identificabili in base agli elenchi/alle liste allegate alle domande. Il detentore delle informazioni in Svizzera è la banca B._______, con sede a X._______. La tipologia d’imposta interessata è l’imposta sul reddito delle società / persone fisiche. A.b Nelle domande la fattispecie viene descritta come segue: « […] 1. Un Reparto della Guardia di Finanza ha sottoposto a verifiche e controlli fiscali: a) la stabile organizzazione di D._______; b) la stabile organizzazione di C._______; c) E._______; tutte appartenenti al Gruppo societario in oggetto. Le evidenze istruttorie emerse hanno consentito di individuare alcuni schemi evasivi funzionali all’occultamento all’Amministrazione Fiscale italiana della reale situazione patrimoniale ed economica di numerosi contribuenti italiani. In particolare, le cit ate società del Gruppo C._______, come peraltro emerso anche sugli organi di stampa nazionali, agivano proattivamente nel mettere a disposizione di propri clienti veicoli societari (società -schermo estere cui fittiziamente intestare le posizioni finanziari e gestite) o finanziari (creazione di polizze assicurative e/o rapporti bancari che consentissero l’anonimato del titolare/beneficiario della posizione finanziaria) al fine di agevolare la detenzione all’estero di asset in completa violazione delle disposizioni normative tributarie e di quelle sul monitoraggio fiscale italiane. Nello specifico. al termine delle attività ispettive, è stata constatata l’esistenza in Italia di una stabile organizzazione occulta di C._______. Il A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 3 procedimento amministrativo tributario si è concluso mediante il versamento all’Erario italiano di una somma pari a circa 101 milioni di euro. Parallelamente alle attività di verifica fiscale, lo stesso Reparto del Corpo ha, altresì, effettuato indagini di polizia giudiziaria delegate dalla Procura della Repubblica di Y._______, nell’ambito di un procedimento penale accesso per l’ipotesi di riciclaggio quale presupposto per la responsabilità amministrativa delle società ed enti ex D.Lgs. n. 234 del 2001 che disciplina la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. Le investigazioni hanno consentito di accertare in capo a C._______ (principale società del Gruppo) responsabilità specifiche per aver omesso di adottare ed efficacemente attuare modelli di organizzazione e gestione idonei ad evitare la commissione del reato di riciclaggio di fondi di provenienza delittuoso (ex artt. 5, comma 1, lett. a) e b), 6, 7, 8, 21 e 25 octies del D.Lgs. n. 231 del 2001). Il procedimento penale, previa richiesta di patteggiamento, si è concluso con una sentenza di condanna ex D,lgs. n. 231 del 2001 in relazione al reato presupposto di riciclaggio, a seguito della quale C._______ ha versato la somma complessiva di 8,5 milioni di euro. 2. Nell’ambito delle citate attività di verifica e di polizia giudiziaria, sono stati acquisiti, anche mediante l’ausilio di personale dell’Information Technology di C._______, documenti informatici nella disponibilità di dipendenti delle società sub l. e relativi a 18.126 posizioni (sostanzialmente distinte tra polizze assicurative e altri rapporti finanziari) accese da soggetti in massima parte italiani, per un patrimonio sottostante pari a 18.221.354.346 di euro. I successivi riscontri effettuati con l’ausilio delle banche dati in uso all’Amministrazione finanziar ia italiana e di tutti gli altri mezzi d’indagine disponibili sul territorio nazionale, nonché le specifiche attività di analisi finalizzate ad aggregare i dati delle citate posizioni rilevanti ai fini ispettivi, hanno consentito di: a) identificare compiutamente contribuenti italiani titolari di 3.297 posizioni tra polizze e rapporti finanziari (per un controvalore pari a 2.794.045.542 euro), nei cui confronti sono state avviate azioni ispettive, alcune già concluse e altre in corso di ulteriori approfondimenti in ambito nazionale. Per le attività portate a compimento, al 16 gennaio 2017, sono già stati effettuati versamenti all’Erario italiano per euro 172.969.761,31 a titolo di imposte, sanzioni e interessi; b) estrapolare 9.953 posizioni (per un patrimonio sottostante pari comples- sivamente ad euro 6.676.134.954) per le quali, utilizzando le usuali fonti d’informazione previste dalla procedura fiscale interna, non è stato possibile identificare compiutamente ed inequivocabilmente i titolari e/o i beneficiari effettivi; c) individuare complessivamente ulteriori 2.441 polizze/rapporti (per un patrimonio sottostante pari complessivamente ad euro 5.266.460.130) relativi a rapporti di clienti italiani che verosimilmente si sono rivolti a intermediari operanti sul territorio ital iano; dette posizioni non sono, allo stato, oggetto di richiesta di cooperazione internazionale. 3. Con riferimento alle 9.953 posizioni di cui sub 2.b., si è proceduto a raggruppare i relativi elementi in nr. 8 specifici elenchi, contenenti categorie omogenee di dati. In particolare: a) i primi quattro elenchi sono accomunati dalla specifica indicazione di un nominativo nel campo relativo all’intestatario del rapporto; essi A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 4 concernono, quindi, posizioni riferibili a soggetti italiani con presenza di nome e cognome ovvero ragione sociale. Più in particolare: (1) elenco di n. 664 polizze, per un valore sottostante pari ad Euro 807.818.464, con specifica indicazione del cognome e nome e per le quali risulta indicato anche il cd. C.I.F.; (2) elenco di n. 1.022 po lizze, per un valore sottostante pari ad Euro 156.402.243, con specifica indicazione del cognome, nome e cittadinanza italiana; (3) elenco di n. 2.857 rapporti finanziari, per un valore sottostante pari ad Euro 674.170.432 relativi a persone fisiche, con specifica indicazione del cognome, nome e residenza in Italia; (4) elenco di n. 707 rapporti finanziari, per un valore sottostante pari ad Euro 1.525.347.458 relativi a soggetti diversi da persone fisiche, per le quali si dispone della denominazione; b) gli ulteriori quattro-elenchi sono accomunati dall’assenza di nominativo nel campo relativo all’intestatario del rapporto: (1) elenco di n. 898 polizze, per un valore sottostante pari ad Euro 1.321.861.595, per il quale è indicato, oltre al numero di polizza, anche il c.d. C.I.F. intestato ad intermediari del Gruppo C._______; (2) elenco di n. 372 polizze, per un valore sottostante pari ad Euro 230.263.313, identificate esclusivamente a mezzo numero di polizza; (3) elenco di n. 23 rapporti finanziari, per u n valore sottostante pari ad Euro 89.143.356, per il quale è indicato iI C.l.F. intestato a società del Gruppo C._______; (4) elenco di n. 3.440 rapporti finanziari, per un valore sottostante pari ad Euro 1.874.128.093, per il quale è indicato il C.l.F. i ntestato a posizioni cifrate. Per quanto sopra, emerge l’esigenza di attivare i canali di cooperazione al fine di identificare compiutamente od inequivocabilmente i soggetti italiani titolari e/o beneficiari effettivi delle citate posizioni (polizze e/o ra pporti finanziari) ed appurare se tali soggetti abbiano correttamente adempiuto agli obblighi di monitoraggio fiscale e dichiarativi previsti dall’ordinamento italiano. A tal riguardo, giova evidenziare che i dati contenuti nei file originari reperiti nel corso delle attività di natura tributaria e giudiziaria condotte, riportano chiare indicazioni in ordine alla riconducibilità all’Italia delle singole posizioni in relazione alle quali si richiedono riscontri. Sono, infatti, di volta in volta indicati: la cittadinanza, la residenza, ovvero il Paese di riferimento degli intestatari in Italia (codice Paese ”111"; MIS_dom_Name; Staatsangehörigkeit; ecc.). La richiesta di collaborazione è, pertanto, diretta a consentire l’effettuazione, anche attraverso una si stematica e puntuale ricognizione delle informazioni a disposizione, degli approfondimenti necessari per una completa e corretta analisi delle posizioni riferibili ai soggetti coinvolti e delle presumibili violazioni dichiarative ai fini reddituali e/o ai fini degli obblighi di monitoraggio previsti dal D.L. n.167/90 da essi commesse […] ». I suddetti elenchi sono stati spiegati dall’autorità richiedente italiana in otto domande separate corredate da esempi. Nella misura in cui le predette otto A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 5 domande di assistenza amministrativa sono – fatta eccezione per gli esempi ivi indicati – identiche, l’AFC le ha trattate come una sola domanda di assistenza amministrativa basata su otto elenchi/liste. A.c Nel caso in esame, la domanda in oggetto fa riferimento alle posizioni contenute nell’elenco sub 3.a.(4), e meglio: « […] i dati concernenti 707 posizioni finanziarie (rapporti finanziari), dove i codici C.I.F. risultano riferiti a soggetti diversi dalle persone fisiche con denominazione di società o enti ed espressa m enzione del domicilio italiano nel campo “MIS_Dom_Name” […] ». A.d Con scritto 25 giugno 2019, l’autorità richiedente italiana – a seguito di vari scambi di corrispondenza intercorsi con l ’AFC, che non occorre qui evocare in dettaglio – ha poi circoscritto le sue otto domande di assistenza amministrativa al periodo fiscale dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2017 (e non più dal 1° gennaio 2014, come inizialmente richiesto il 10 luglio 2017), chiedendo all ’AFC le seguenti informazioni, sulla sola base dell’art. 27 CDI CH-IT (e non più anche sulla base della MAC): «[…] a) per i conti bancari:  i nomi, i cognomi, le date di nascita e gli indirizzi dell’ultimo domicilio conosciuto: (i) del/della titolare / dei titolari del conto; (ii) dell’avente / degli aventi diritto economico; (iii) nel caso in cui un/una titolare del conto oppure un avente diritto economico fossero deceduti, le informazioni sono richieste per tutti i successori legali o le persone alle quali sono stati versati i valori patrimoniali, se conosciuti;  il tipo di relazione bancaria;  la data della chiusura del conto;  la situazione patrimoniale al 23 febbraio 2015, 31 dicembre 2015, 31 dicembre 2016 e 31 dicembre 2017; b) per le polizze assicurative:  i nomi, i cognomi, le date di nascita e gli indirizzi dell’ultimo domicilio conosciuto: (i) del/della titolare / dei titolari del conto (compagnia di assicurazioni); (ii) dell’assicurato (« policy holder »); (iii) dei beneficiari residenti in Italia durante il periodo interessato e i quali hanno ricevuto dei versamenti;  il tipo di relazione bancaria;  la data di chiusura del conto;  la situazione patrimoniale al 23 febbraio 2015, 31 dicembre 2015, 31 dicembre 2016 e 31 dicembre 2017 […] ». A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 6 B. B.a Con decreto di edizione del 23 settembre 2019, l’AFC ha esortato la banca C._______ a trasmettere tutte le informazioni richieste. La banca è stata inoltre invitata ad informare l e persone interessate e legitti mate a ricorrere in merito al procedimento di assistenza amministrativa e alle parti essenziali del contenuto della domanda. B.b Tra il 31 gennaio 2020 e il 4 febbraio 2020, la banca C._______ ha dato seguito alla richiesta di trasmissione delle informazioni dell’AFC e ha provveduto ad informare le persone interessate e legittimate a ricorrere. In particolare, la società B._______ – titolare di un conto, di cui la signora A._______ è l’avente diritto economico – è stata informata al riguardo dalla predetta banca con lettera del febbraio 2020. B.c Con pubblicazione nel Foglio federale del 24 marzo 2020 (FF 2020 2210), l’AFC ha anch’essa informato le persone interessate e legittimate a ricorrere della procedura di assistenza amministrativa pendente e delle parti essenziali del contenuto della domanda di assistenza amministrativa. Le pers one interessate e legittimate a ricorrere sono state invitate a indicare all’AFC entro 20 giorni il loro indirizzo attuale in Svizzera o in Italia, o a designare un rappresentante autorizzato a ricevere notificazioni in Svizzera o in Italia. Sempre nella c itata pubblicazione, l ’AFC ha altresì indicato alle persone interessate la possibilità di optare per la procedura semplificata, comunicando loro che, in caso di mancata adesione a tale procedura, la stessa avrebbe emesso una decisione finale per ogni singola persona interessata, rispettivamente legittimata a ricorrere. B.d Con scritto 2 8 settembre 2020, la società B._______ e la signora A._______ – per il tramite del loro patrocinatore e dopo avere avuto accesso agli atti dell ’incarto trasmessogli dall’AFC il 7° settembre 2020 – si sono opposti alla trasmissione delle informazioni all’autorità richiedente italiana. B.e Con due decisioni finali distinte del 10 marzo 2021, di contenuto identico, l’AFC ha accolto la domanda di assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017 fondata sulla lista sub 3.a.(4) per quanto concerne la società B._______ e la signora A._______, concedendo l ’assistenza amministrativa all’autorità richiedente italiana. A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 7 C. C.a Avverso le due predette decisioni finali , la signora A._______ (di seguito: ricorrente 1) e la società B._______ (di seguito: ricorrente 2) – per il tramite del loro patrocinatore – hanno inoltrato separatamente ricorso 12 aprile 2021 dinanzi al Tribunale amministrativo federale . Protestando tasse, spese e ripetibili, le ricorrenti postulano in ordine la congiunzione delle due procedure parallele A-1732/2021 (ricorrente 1) e A-1733/2021 (ricorrente 2). Sempre prote stando tasse, spese e ripetibili, le ricorrenti postulano in via principale il suo annullamento e che all’autorità richiedente italiana non venga accordata alcuna assistenza amministrativa né trasmesso alcun documento e/o informazione relativi alla relazione bancaria presso la banca C._______, per quanto l e concerne. In via subordinata – sempre protestando tasse, spese e ripetibili – le ricorrenti postulano il suo annullamento e che gli atti vengano rinviati all’AFC affinché quest’ultima pronunci una nuova decisione finale, previa richiesta all’autorità richiedente italiana di accertare di nuovo e in maniera completa, ai sensi dei considerandi, la fattispecie soggiacente alla sua domanda 10 luglio 2017. In via ancora più subordinata – sempre protestando tasse, spese e ripetibili – le ricorrenti postulano l’accoglimento del loro ricorso e che all ’autorità richiedente italiana venga concessa l ’assistenza amministrativa per quanto l e concerne, unicamente per il periodo compreso tra il 23 febbraio 2015 e il 31 dicembre 2016. C.b Con risposta 20 agosto 2021, l’AFC (di seguito: autorità inferiore) ha postulato la reiezione dei due ricorsi. D. Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessario, nei considerandi in diritto del presente giudizio. Diritto: 1. 1.1 Giusta l ’art. 31 LTAF, il Tribunale amminis trativo federale giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell ’art. 5 PA. In particolare, le decisioni pronunciate dall’AFC nell’ambito dell’assistenza amministrativa internazio- nale in materia fiscale ai sensi delle convenzioni di doppia imposizione – in casu la CDI CH -IT – possono essere impugnate dinanzi al Tribunale amministrativo federale (cfr. art. 33 lett. d LTAF; art. 5 cpv. 1 della legge federale del 28 settembre 2012 sull’assistenza amministrativa internazio- nale in materia fiscale [LAAF, RS 651.1] e art. 17 cpv. 3 LAAF). A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 8 Per quanto concerne il diritto interno, l ’assistenza amministrativa interna- zionale in materia fiscale è retta dalla LAAF, in vigore dal 1° febbraio 2013 (RU 2013 231). Sono fatte salve le disposizioni derogatorie della con ven- zione applicabile nel singolo caso (cfr. art. 1 cpv. 2 LAAF), in concreto della CDI CH-IT. Presentata il 10 luglio 2017, la domanda di assistenza litigiosa rientra nel campo di applicazione di detta legge (cfr. art. 24 LAAF a contrario). Per il rimanente, la procedura di ricorso è retta dalle disposizioni generali della procedura federale, su riserva di disposizioni specifiche della LAAF (cfr. art. 19 cpv. 5 LAAF; art. 37 LTAF). 1.2 Circa la natura della domanda di assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017 (cfr. atto n. 1 dell’incarto prodotto dall ’autorità inferiore su chiavetta USB [di seguito: inc. AFC]), il Tribunale precisa già sin d’ora che la stessa è invero composta da otto domande separate di assistenza am - ministrativa, di identico contenuto (eccetto per quanto concerne gli esempi ivi indicati), fondate su otto liste di numeri di conto bancario e/o di polizze assicurative, che l’autorità inferiore ha trattato come una sola domanda di assistenza amministrativa basata su otto liste (cfr. decisione impugnata, pag. 4). Tale modo di procedere è di per sé adeguato, dal momento ch’effettivamente la fattispecie alla base delle otto domande è la mede - sima, sicché può di principio essere seguito pure dal Tribunale. Cionon - dimeno, nella misura in cui le otto liste alla loro base differiscono per contenuto, l’ammissibilità della domanda andrà esaminata di volta in volta tenuto conto della lista determinante nello specifico. Per quanto concerne la presente procedura, la domanda è fondata sulla lista/sul l’elenco sub 3.a.(4) di 707 posizioni finanziarie (rapporti finanziari). Ora, la domanda in oggetto, che di fatto identifica le persone interessate mediante un numero di conto bancario e/o di polizza assicurativa, è chiaramente una « domanda collettiva » (o « domanda su lista ») ai sensi della giurisprudenza del Tribunale federale, fondata sull’art. 27 CDI CH-IT in combinato disposto con la lett. ebis del Protocollo aggiuntivo (cfr. DTF 146 II 150 considd. 4.4-4.5; consid. 4.3.2 del presente giudizio, cir ca la distinzione tra domanda collettiva e raggruppata). 1.3 In concreto, nei loro rispettivi ricorsi, le ricorrenti postulano in ordine la congiunzione delle due cause parallele A -1732/2021 e A -1733/2021 (cfr. ricorsi 12 aprile 2021, punto 5). A tal proposit o, il Tribunale rileva innanzitutto che, giusta l ’art. 24 della legge federale del 4 dicembre 1947 della procedura civile federale (PC, RS 273) in combinato disposto con l’art. 4 PA, è possibile riunire in un’unica A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 9 procedura più ricorsi che presentano una stretta unità di contenuto relativa ai fatti e in cui vengono poste le medesime questioni giuridiche (cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesver - waltungsgericht, 2 a ed. 2013, n. 3.17). Tale soluzione corrisponde al principio dell ’economia procedurale, è nell ’interesse di tutte le parti (cfr. DTF 131 V 224 consid. 1; 128 V 126 consid. 1) e permette di evitare la pronuncia di decisioni contrarie o incoerenti (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-847/2018 del 12 aprile 2018 consid. 2.1). Ciò posto, il Tribunale constata che, nel caso in disamina, l’autorità inferiore ha emanato per la stessa procedura 631.1 -2017-IT-0004-0440-005148 due decisioni fi nali distinte nei confronti delle ricorrenti, di contenuto identico e datate 10 marzo 2021 . I n particolare, nel rubrum delle due predette de cisioni finali figurano entrambe le ricorrenti, quali persone interessate dalla domanda di assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017. In tale contesto, le ricorrenti hanno presentato, per il tramite dello stesso patrocinatore, un atto di ricorso separato avverso la decisione finale ad ess e indirizzata, invocando essenzialmente gli stessi motivi di ricorso. Ora, la fattispecie alla base delle due procedure di ricorso parallele A-1732/2021 e A-1733/2021 è indubbiamente la medesima. In tali circo - stanze, per economia di procedura e nell’interesse delle ricorrenti, appare qui giustificato procedere alla congiunzione delle due cause parallele A-1732/2021 e A -1733/2021 e all’emanazione di un unico giudizio , così come postulato dalle ricorrenti. 1.4 I due ricorsi sono stati interposto nel rispetto delle esigenze di contenuto e di forma previste dalla legge (cfr. art. 50 cpv. 1 PA e art. 52 PA). Pacifica è la legittimazione ricorsuale delle ricorrenti (cfr. art. 48 PA; art. 19 cpv. 2 LAAF). I due ricorsi sono ricevibili in ordine e vanno pertanto esaminati nel merito. 1.5 Il ricorso ha effetto sospensivo ex lege (cfr. art. 19 cpv. 3 LAAF). L’eventuale trasmissione di informazioni da parte dell’autorità inferiore non può intervenire che alla crescita in giudicato della decisione di rigetto del ricorso (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A -5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.3 con rinvii). 2. 2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del potere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 10 l’inadeguatezza (cfr. art. 49 let t. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 2.149). 2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti (cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle pa rti (cfr. DTF 142 V 551 con - sid. 5; 141 V 234 consid. 1; DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit administratif, vol. II, 3 a ed. 2011, no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della massima inquisitoria e dell ’applicazione d ’ufficio del diritto sono tuttavia limitati: l’autorità competente procede difatti spontaneamente a constata - zioni complementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234 con - sid. 1 con rinvii; 122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27 consid. 3.3). Secondo il principio di articolazione delle censure (« Rüge- prinzip ») l’autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non appaiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. DTF 141 V 234 consid. 1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.55). Il principio inquisitorio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all ’istruzione della causa (cfr. DTF 143 II 425 consid. 5.1; 140 I 285 consid. 6.3.1; 128 II 139 consid. 2b). Il dovere processuale di collaborazione concernente in particolare il ricorrente che interpone un ricorso al Tribunale nel pr oprio interesse, comprende, in particolare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d ’informare il giudice sulla fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso contrario arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove (cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 119 III 70 con - sid. 1; MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.). 3. Le ricorrenti censurano innanzitutto una grave violazione del loro diritto di essere sentite in correlazione con la motivazione della decisione impugna- ta, dal momento che l’autorità inferiore non avrebbe considerato, neppure marginalmente, gli argomenti e le censure da loro sollevate con scritto 28 settembre 2020 (cfr. ricorsi 12 aprile 2021, punti 14-15, 45, ecc.). Tale censura di natura formale va qui esaminata prioritariamente dal Tribunale, considerato come la violazione del diritto di essere sentito può, di principio, comportare l’annullamento della decisione impugnata, indipen- dentemente dalle possibilità di su ccesso del ricorso nel merito (cfr. DTF 142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2; DTAF 2009/36 consid. 7). A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 11 3.1 3.1.1 Il diritto di essere sentito, sancito a livello costituzionale dall ’art. 29 cpv. 2 Cost. e a livello procedurale dall ’art. 34 PA, implica in particolare il dovere per l’autorità di motivare in maniera chiara la sua decisione, ovvero in modo che il destinatario possa comprendere le ragioni della medesima e, se del caso, impugnarla in piena coscienza di causa e che l ’autorità di ricorso possa esercitare il suo controllo (cfr. DTF 142 II 49 consid. 9.2; 134 I 83 consid. 4.1; 133 III 439 consid. 3.3). È quindi sufficiente che l’autorità si esprima sulle circostanze significative atte ad influire in un modo o nell’altro sul giudizio di merito. L ’autorità non è tuttavia tenuta a prendere posizione su tutti i fatti, le censure e i mezzi di prova invocati dal ricorrente, ma può limitarsi ad esporre le sole circostanze rilevanti per la decisione (cfr. DTF 143 III 65 consid. 5.2; 142 IV 249 consid. 1.3.1; [tra le tante] sen- tenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 3.1.1; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.5.2.1). 3.1.2 Il diritto di far amministrare le prove costituisce anch’esso un aspetto del diritto di essere sentito. Esso presuppone che il fa tto da provare sia rilevante, che il mezzo probatorio proposto sia necessario per constatarlo e che la domanda sia formulata nelle forme e nei termini prescritti. Conformemente all’art. 33 cpv. 1 PA, l’autorità ammette dunque i mezzi di prova offerti dalla parte se risultano idonei a chiarire i fatti. Questa garanzia costituzionale permette all’autorità di porre un termine all ’istruzione, allor- quando le prove assunte le abbiano permesso di formarsi una propria con- vinzione e che essa, procedendo in modo no n arbitrario ad un apprezza - mento anticipato delle prove proposte, è convinta che le stesse non potrebbero condurla a modificare la sua opinione. L ’autorità può dunque rinunciare all’amministrazione di certe prove proposte senza violare il diritto di esser e sentito delle parti (cfr. DTF 144 II 427 consid. 3.1.3; 141 I 60 consid. 3.3; [tra le tante] sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 3.1.2; A-2845/2020 del 19 luglio 2021 consid. 2.3 con rinvii; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.5.2.2). 3.1.3 Nell’ambito dell’assistenza amministrativa internazionale in materia fiscale, l’informazione delle persone legittimate a ricorrere prevista dalla LAAF (cfr. art. 14 LAAF) nonché il diritto di partecipazione ed esame degli atti (cfr. art. 15 LAAF) concretizzano il diritto di essere sentito (cfr. sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 3.1.3; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.5.2.3). 3.1.4 A titolo eccezionale, la violazione del diritto di essere sentito può essere sanata nella procedura di ricorso, se i motivi determinanti sono stati A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 12 addotti in risposta dall’autorità, se il ricorrente ha potuto commentarli in un successivo memoriale e, soprattutto, se il potere d ’esame della giurisdi - zione competente non è più ristretto di quello dell’istanza inferiore (cfr. DTF 142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2). Tale riparazione deve tutta- via rimanere l’eccezione ed è ammissibile, di principio, solo nel caso di una violazione non particolarmente grave dei diritti procedurali della parte lesa. Ciò sancito, una tale riparazione può altresì giustificarsi, anche in presenza di una violazione grave, qualora l’annullamento della decisione impugnata e il rinvio della causa all’autorità inferiore costituiscano una mera formalità e conducano ad un in utile prolungamento della procedura incompatibile con l’interesse delle parti ad una risoluzione celere della vertenza (cfr. DTF 142 II 218 consid. 2.8.1; 138 I 97 consid. 4.1.6.1; [tra le tante] sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 3.1.4; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.5.3). 3.2 In concreto, circa la censura della violazione del diritto di essere sentito in rapporto alla motivazione generica/standardizzata delle decisioni finali dell’autorità inferiore nell ’ambito dell’assistenza amministrativa in materia fiscale, il Tribunale rileva che lo stesso ha già avuto modo di pronunciarsi al riguardo in correlazione con una domanda collettiva di assistenza ammi- nistrativa francese nell’ambito della sentenza di principio A-5662/2020 del 10 maggio 2021 (consid. 1.5.4), giungendo alla conclusione che la stessa è conforme alle esigenze di motivazione poste dal diritto di essere sentito e appare giustificata nel contesto di un ’amministrazione che emana deci- sioni di massa, come nel caso delle procedure di assistenza amministrati- va. Nella misura in cui detta sentenza è cresciuta in giudicato – il Tribunale federale non essendo entrato nel merito al riguardo (cfr. sentenza del TF 2C_435/2021 del 2 giugno 2021) – il Tribunale non ha qui motivo di disco- starsene, sicché va applicata anche ai presenti casi concernenti la doman- da collettiva di assistenza amministrativa italiana (cfr. sentenza del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 3.2). Per quanto qui necessario, il Tribunale osserva – analogamente a quanto ritenuto nell’ambito della causa A-5662/2020 – che se è vero che nelle due decisioni impugnate l’autorità inferiore espone in maniera standardizzata, senza riferimento esplicito alla presa di posizione delle ricorrenti, i motivi per i quali essa ritiene che le informazioni vadano trasmesse all ’autorità richiedente italiana, rispettivamente in motivi per cui la domanda di assi - stenza amministrativa italiana vada accolta, vero è anche che tale motiva- zione standardizzata non pregiudica tuttavia il loro diritto di essere sentite. Nonostante l’uso di paragrafi standardizzati – il cui uso appare giustificato nel contesto di un ’amministrazione che emana decisioni di massa – gli A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 13 argomenti giuridici esposti dall ’autorità inferiore nelle due decisioni impu- gnate risultano chiari e permettono di comprendere le ragioni per cui le censure sollevate dalle ricorrenti con scritto 28 settembre 2020 non sono state da lei considerare come decisive. Nella fattispecie, tale è segnata - mente il caso per gli argomenti che rispondono alle censure circa la sospetta provenienza illecita dei dati all ’origine della domanda e la que - stione inerente alla necessità di indagare al riguardo (cfr. decisioni impugnate, consid. 6), il mancato adempime nto dei requisiti formali alla base dell’ammissibilità della domanda (cfr. decisioni impugnate, consid. 3), l’assenza di rilevanza verosimile e la violazione del divieto della fi shing expedition (cfr. decisioni impugnate, consid. 4), le restrizioni allo sc ambio di informazioni, quale l’ordine pubblico e il segreto bancario (cfr. decisioni impugnate, consid. 5) nonché il mancato rispetto del principio della sussidiarietà e della specialità (cfr. decisioni impugnate, considd. 7 e 8), ecc. In particolare, circ a le censure relative all ’asserito domicilio in uno Stato terzo e alla pertinenza del codice domicilio italiano « 111 », l’autorità inferiore si è espressa al consid. 4.6 delle due decisioni impugnate. In altri termini, da un esame delle due decisioni impugnate, risulta ch’esse sono sufficientemente motivat e affinché le ricorrenti possano compren- derne la portata e contestarle con cognizione di causa, così come richiesto dal diritto di essere sentito (cfr. consid. 3.1.1 del presente giudizio), ciò che peraltro esse hanno fatto. Con i due ricorsi 12 aprile 2021, l e ricorrenti hanno potuto infatti contestare pienamente in questa sede dette decisioni, indicando i motivi per cui rit engono la domanda di assistenza ammini - strativa italiana come inammissibile, rispettivamente perché i loro dati non dovrebbero essere trasmessi all’autorità richiedente italiana. Anche ad avere ancora dubbi al riguardo, ogni eventuale violazione del loro diritto di essere sentit e in rapporto al la motivazione standardizzata dell e due decisioni impugnate – ciò che, come visto, non è tuttavia qui il caso – va comunque considerata come sanata in questa sede (cfr. consid. 3.1.4 del presente giudizio), dal momento che le ricorrenti hanno potuto esporre nuovamente le loro censure e che il Tribunale entrerà nel loro merito, per quanto necessario, nel contesto del presente giudizio. Visto quanto precede, detta censura va pertanto respinta. 4. Nel caso in disamina, oggetto del litigio sono le due decisioni finali del 10 marzo 2021 dell ’autorità inferiore, di contenuto identico, con cui A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 14 quest’ultima ha accolto la domanda collettiva del 10 luglio 2017 di assi - stenza amministrativa in materia fiscale inoltrata dall ’autorità richiedente italiana, sulla base dell ’art. 27 CDI CH -IT, per quanto concerne le qui ricorrenti. In tale contesto, per il Tribunale si tratta essenzialmente di esami- nare l’ammissibilità della predetta domanda, sia dal punto di vista formale che da quello materi ale, alla luce delle pun tuali ce nsure sollevate dalle ricorrenti. A tal fine, di seguito, il Tribunale richiamerà preliminarmente i principi appli- cabili alla presente fattispecie (cfr. consid. 4.1 segg. del presente giudizio). 4.1 4.1.1 L’assistenza amministrativa con l’Italia è retta dall’art. 27 CDI CH-IT. Tale disposizione, insieme a quelle del Protocollo aggiuntivo, si fonda, sul piano formale e materiale, sul Modello di convenzione dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ( OCSE; di seguito: MC OCSE) e sulla politica svizzera in materia di convenzioni in questo ambito (cfr. Messaggio del 12 agosto 2015 concernente l ’approvazione di un Protocollo che modifica la Convenzione tra la Svizzera e l’Italia per evitare le doppie imposizioni, FF 2015 5631, 5635 e 5637 [ di seguito: Messaggio CDI CH-IT]). Per analogia alla giurisprudenza del Tribunale federale resa in merito alla Convenzione del 26 febbraio 2010 tra la Confederazione Svizzera e il Regno dei Paesi Bassi per evitare la doppia imposizione in materia di impost e sul reddito (RS 0.672.963.61; di seguito: CDI CH -NL; cfr. DTF 143 II 136 consid. 5.3.2 [concernente la CDI CH -NL]), anche la CDI CH -IT e il Protocollo aggiuntivo che ne fa parte integrante devono essere qui considerati come un ’unità interpretativa. Da ciò deriva che sia la CDI CH -IT che il Protocollo aggiuntivo sono qui vincolanti ex art. 190 Cost. Nella loro versione in vigore dal 13 luglio 2016, modificata dagli artt. I e II del Protocollo di modifica del 23 febbraio 2015, l’art. 27 CDI CH-IT e le disposizioni del Protocollo aggiuntivo trovano applicazione per quelle domande di informazioni presentate al 13 luglio 2016 o dopo tale data, che si riferiscono a fatti e, o, circostanze esistenti o realizzate il 23 febbraio 2015 o dopo questa data (cfr. art. III par. 2 del Protocollo di modifica del 23 febbraio 2015; RU 2016 2769, 2771; Messaggio CDI CH -IT, FF 2015 5631, 5637; sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.1.1; A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 3.3.1). Tale è segnatamente il caso della domanda di assistenza amministrativa in oggetto, presentata il 10 luglio 2017 dall’autorità richiedente italiana e riguardante il periodo fiscale dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2017. A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 15 4.1.2 Le disposizioni dell’art. 27 CDI CH-IT sono precisate alla lett. ebis del Protocollo aggiuntivo. Detta norma disciplina in particolare le esigenze formali a cui deve sottostare la domanda di informazioni (cfr. Messaggio CDI CH-IT, FF 2015 5631, 5636), prevedendo al n. 2 che le autorità fiscali dello Stato richiedente forniscono le seguenti informazioni alle autorità fiscali dello Stato richiesto quando presentato una richiesta di informazioni secondo l’art. 27 CDI CH-IT: (i) l’identità della persona oggetto del controllo o dell’inchiesta; (ii) il periodo di tempo oggetto della domanda; (iii) la descrizione delle informazioni richieste, nonché indicazioni sulla forma nella quale lo Stato richiedente desidera ricevere tali informazioni dallo Stato richiesto; (iv) lo scopo fiscale per cui le informazioni sono richieste; (v) se sono noti, il nome e l ’indirizzo del detentore presunto delle informazioni richieste. Il Protocollo aggiuntivo precisa inoltre che queste esigenze (lett. i-v) non devono essere interpretate in modo da ostacolare uno scambio effettivo di informazioni (cfr. lett. ebis n. 3 del Protocollo aggiuntivo; Messaggio CDI CH-IT, FF 2015 5631, 5636). In merito alla lista d ’indicazioni circa il contenuto di una domanda di assistenza che lo Stato richiedente è tenuto a fornire nel contesto delle CDI (cf r. art. 6 cpv. 2 LAAF applicabile a titolo sussidiario), la giurisprudenza del Tribunale federale considera che detta lista è concepita in modo tale che se lo Stato richiedente vi si conforma scrupolosamente, lo stesso è di principio reputato fornire le in formazioni sufficienti a dimostrare la « rilevanza verosimile » della sua domanda (cfr. DTF 144 II 206 consid. 4.3; 142 II 161 consid. 2.1.4; [tra le tante] sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.1.2; A-2980/2019 del 20 maggio 2020 consid. 3.2). 4.2 Giusta l ’art. 27 par. 1 CDI CH -IT, le autorità competenti degli Stati contraenti si scambiano le informazioni verosimilmente rilevanti per appli - care le disposizioni della presente Convenzione oppure per l ’amministra- zione o l ’applicazione del diri tto interno relativo alle imposte di qualsiasi natura o denominazione riscosse per conto degli Stati contraenti, delle loro suddivisioni politiche o enti locali nella misura in cui l ’imposizione prevista non sia contraria alla Convenzione. Il requisito della rilevanza verosimile – ovvero, la condizione « verosimilmente rilevante » (cfr. lett. ebis n. 3 del Protocollo aggiuntivo) – è dunque la chiave di volta del sistema di scambio d’informazioni (cfr. DTF 144 II 206 consid. 4.1 con rinvii; [tra le tante] sen- tenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.2; A-5662/2020 del A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 16 10 maggio 2021 consid. 2.3; A -1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.1.1). L’apprezzamento del requisito della rilevanza verosimile delle informazioni richieste è in primo luogo di competenza dello Stato richiedente. Non spetta pertanto allo Stato richiesto rifiutare una domanda di assistenza o la trasmissione d ’informazioni, solo perché da lui considerate prive di pertinenza per l ’inchiesta o il controllo sottostante (cfr. art. 27 par. 4 CDI CH-IT; DTF 144 II 206 consid. 4.3 con rinvii; 142 II 161 considd. 2.1.1, 2.1.4 e 2.4 [che evoca in particolare una « ripartizione dei ruoli » tra Stato richiedente e Stato richiesto]). La condizione « verosimilmente rilevante » può essere sodd isfatta sia in casi relativi ad un singolo contribuente (identificato con il nome oppure altrimenti) sia in casi relativi ad una pluralità di contribuenti (identificati con il nome oppure altrimenti; cfr. lett. ebis n. 3 del Protocollo aggiuntivo). Il ruol o dello Stato richiesto si limita ad un controllo della plausibilità; egli deve limitarsi a verificare l ’esistenza di un rapporto tra la fattispecie illustrata e i documenti richiesti, tenendo presente la presunzione della buona fede dello Stato richiedente (cfr. DTF 143 II 185 consid. 3.3.2; 142 II 161 considd. 2.1.1, 2.1.4 e 2.4; 141 II 436 con - sid. 4.4.3; [tra le tante] sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.2; A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.1.2 con rinvii). Il requisito della rilevanza verosimile è adempiuto allorquando, al momento della formulazione della domanda, esiste una ragionevole probabilità che le informazioni richieste abbiano un nesso con le circostanze illustrate e quindi si rilevino pertinenti al fine dell ’inchiesta o del controllo nello Stato richiedente. Ne consegue quindi che di principio lo Stato richiesto non può respingere una domanda di assistenza amministrativa poiché sarebbe giunto ad una diversa conclusione (cfr. DTF 143 II 185 consid. 3.3.2; 142 II 161 considd. 2.1.1, 2.1.4 e 2.4; 141 II 436 consid. 4.4.3; [tra le tante] sen- tenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.2; A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.1.3). 4.3 4.3.1 Il riferimento a informazioni « verosimilmente rilevanti » ha lo scopo di garantire uno scambio di informazioni in ambito fiscale il più ampio possibile, senza tuttavia consentire agli Stati contraenti di intraprendere una ricerca generalizzata e indiscriminata di informazioni ( « fishing expe- dition ») o di domandare informaz ioni la cui rilevanza in merito agli affari fiscali di un determinato contribuente non è verosimile (cfr. lett. ebis n. 3 del Protocollo aggiuntivo; art. 7 lett. a LAAF; DTF 146 II 150 consid. 6.1.2; 144 II 206 consid. 4.2; 143 II 136 consid. 6; sentenza del TF 2C_1162/2016 A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 17 del 4 ottobre 2017 consid. 9.1; [tra le tante] sentenza del TAF A-5893/2017 dell’8 ottobre 2019 consid. 2.4 con rinvii). Il divieto delle « fishing expe - ditions » corrisponde al principio della proporzionalità (cfr. art. 5 cpv. 2 Cost.), al quale deve conformarsi ogni domanda di assistenza ammini - strativa (cfr. DTF 139 II 404 consid. 7.2.3). Ciò indicato, non è atteso dallo Stato richiedente che ognuna delle sue richieste conduca necessariamente a una ricerca fruttuosa corrispondente (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.3.1; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.5.1; A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.2.1 con rinvii). 4.3.2 Una domanda di informazioni non costituisce una « fishing expe - dition » per il semplice fatto che essa non precisa il nome o l ’indirizzo (o entrambi) del contribuente oggetto di un controllo o di inchiesta fiscale. L’identificazione del contribuente deve ciononostante essere possibile con altre modalità, sulla base delle inf ormazioni trasmesse dallo Stato richie - dente (cfr. DTF 143 II 136 consid. 6.1.2; [tra le tante] sentenze del TAF A-3060/2018 del 3 novembre 2020 consid. 4.2; A-6226/2017 del 21 marzo 2019 consid. 4.2.2 con rinvii; ANDREA OPEL, in: Zweifel/Beusch/Oesterhelt [ed.], Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, Amtshilfe, 2020, § 10 n. 64). Ciò è il caso delle domande raggruppate (« Gruppenersuchen ») ai sensi dell’art. 3 lett. c LAAF fondate sull’art. 27 CDI CH-IT che identificano i contribuenti interessati mediante un modello di comportamento, la lett. ebis n. 3 del Protocollo precisando infatti che la condizione « verosimilmente rilevante » può essere soddisfatta anche nei casi relativi ad una pluralità di contribuenti, identificati con il nome oppure altrimenti. Analogo discorso vale altresì per le domande collettive ( chiamate anche domande su lista; « Listenersuchen ») che – a differenza delle domande raggruppate – non identificano le persone interessate mediante un modello di comportamen- to, bensì per nome o per mezzo di un elenco di numeri, come i numeri di carta di credito o di conto corrente bancario. Le domande collettive vanno considerare come un insieme di richieste i ndividuali. Per motivi di econo - mia procedurale, l’autorità richiedente riunisce queste richieste in una do - manda congiunta, ma in linea di principio potrebbe anche presentarle indi- vidualmente (cfr. DTF 146 II 150 consid. 4.4; 143 II 628 considd. 4.4 e 5.1; [tra le tante] sentenza del TAF A -5662/2020 del 10 maggio 2021 con - sid. 4.2 con rinvii). A differenza di un modello di comportamento definito, un numero di carta di credito o di conto rappresenta un elemento di identificazione individuale, per cui in ta li casi non si è confrontati con una domanda raggruppata ai sensi dell ’art. 3 lett. c LAAF (cfr. DTF 146 II 150 considd. 4.4 e 4.5 con rinvii; sentenza del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.3.2). A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 18 4.3.3 Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, l e domande di assistenza amministrativa che non identificano nominalmente le persone interessate devono essere sottoposte a un esame più attento per escludere la fishing expedition (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.1.3; 139 II 404 con - sid. 7.2.3 seg.). A tal fine, il Tribunale federale ha elaborato i tre seguenti criteri con riferimento al Commentario OCSE (cfr. OCSE, Model Tax Con- vention on Income and on Capital: Condensed Version 2017 [di seguito: Commentario OCSE]) sull ’art. 26 MC OCSE (cfr. DTF 146 II 150 con- sid. 6.1.3; 143 II 136 consid. 6.1.2; [tra le tante] sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.3.3; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.5.2; A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.2.3): 1) la domanda deve fornire una descrizione dettagliata del gruppo, descrivendo i fatti e le circostanze specifiche che l’hanno portata alla richiesta; 2) la domanda deve spiegare la legge (fiscale) applicabile e indicare perché vi sono motivi per ritenere che i contribuenti del gruppo non abbiano adempiuto ai loro obblighi, ovvero violato la legge fiscale; 3) la domanda deve dimostrare che le informazioni richieste possono portare all’adempimento degli obblighi riconducibili dei contribuenti fiscali appartenenti al gruppo. Benché detti criteri siano stati sviluppati in primo luogo in riferimento alle domande raggruppate ai sensi dell’art. 3 lett. c LAAF, il Tribunale federale ha ritenuto in varie sentenze che gli stessi, per motivi di coerenza, vadano altresì applicati al fine di distinguere le domande collettive ammissibili dalle « fishing expeditions » vietate (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 628 consid. 5.1; [tra le tante] sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.3.3; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.5.2). Riguardo alla seconda condizione, ovvero la sussistenza di un sospetto di comportamento contrario al diritto fiscale, il Tribunale federale ha sancito che l’autorità richiedente deve presentare i fatti che indicano un possibile comportamento illecito da parte delle persone appartenenti al gruppo o alla lista (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 628 consid. 5.2). Ci devono essere indicazioni concrete di una possibile violazione degli obblighi fiscali. Non sono ammesse richieste presentate a scopo di imposizione senza che vi siano sospetti (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 136 con - sid. 6.1.2). Per contro, lo Stato richiedente non deve dimostrare con una probabilità prossima alla certezza che il comportamento viola il diritto fiscale, essendo sufficienti dei so spetti concreti (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 628 consid. 5.2; 142 II 161 consid. 2.1.1; 139 II 404 consid. 9.5; sentenza del TAF A -1296/2020 del 21 dicembre 2020 A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 19 consid. 4.2.2.3 con rinvii ). Se i sospetti presentati sono sufficienti deve essere accertato sulla base di una valutazione globale. Laddove si tratti di una lista potenziali contribuenti fiscali, individuati per il tramite di un numero di conto, i sospetti non devono necessariamente riferirsi alle singole persone, bensì in generale al le persone appartenenti a questo gruppo (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 628 consid. 5.4). A seconda delle circostanze, il modo in cui lo Stato richiedente è venuto a conoscenza della lista può costituire anche un indizio del fatto che i titolari del conto non hanno adempiuto i loro obblighi fiscali (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; sentenza del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.3.3). 4.4 4.4.1 Il principio della buona fede (cfr. art. 26 della Convenzione di Vienna del 23 maggio 1969 sul diritto dei trattati [RS 0.111; di seguito: CV]) trova applicazione, quale principio d ’interpretazione e d ’esecuzione dei trattati, nell’ambito dello scambio d ’informazioni ai sensi delle Convenzioni di doppia imposizione (cfr. DTF 146 II 150 consid. 7.1; 143 II 224 consid. 6.3; 143 II 202 consid. 8.3; [tra le tante] sentenze del TAF A-506/2018 del 15 no- vembre 2019 consid. 3.1.4 con rinvii; A-2325/2017 del 14 novembre 2018 consid. 4.3.4 con rinvii), come la CDI CH-IT. La buona fede di uno Stato è presunta nelle r elazioni internazionali (principio dell ’affidamento). Nel contesto dell ’assistenza amministrativa in materia fiscale, detta presun - zione implica che lo Stato richiesto non può, di principio, mettere in dubbio le allegazioni dello Stato richiedente, a meno che sussistano dei seri dubbi. Detto in altri termini, le dichiarazioni dello Stato richiedente vanno conside- rate corrette, fintanto che una contraddizione manifesta non risulta dalle circostanze (cfr. DTF 146 II 150 consid. 7.1; 143 II 224 consid. 6.4; 143 II 202 considd. 8.7.1 e 8.7.4). Nel caso contrario, il principio dell’affidamento non si oppone ad una domanda di chiarimento allo Stato richiesto; il rove- sciamento della presunzione della buona fede di uno Stato dovendosi in ogni caso fondare su fatti constatati e concreti (cfr. DTF 144 II 206 con - sid. 4.4; 143 II 202 considd. 8.7.1 e 8.7.4; 142 II 161 consid. 2.1.3; [tra le tante] sentenza del TAF A-2325/2017 del 14 novembre 2018 consid. 4.3.4 con rinvii). In virtù del principio dell’affidamento, lo Stato richiesto è vinco- lato alla fattispecie e alle dichiarazioni presentate nella domanda di assi - stenza, nella misura in cui quest ’ultime non possono essere immediata - mente confutate (« sofort entkräftet ») in ragione di errori, lacune o contra- dizioni manifeste (cfr. DTF 142 II 218 consid. 3.1; [tra le tante] sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.4.1; A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.3.1 con rinvii). A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 20 In tale contesto, non si può esigere dallo Stato richiedente che, oltre a dover menzionare nella domanda la fattispecie rilevante, l ’esposizione fornita sia priva di lacune o totalmente priva di contraddizioni. Ciò non sarebbe infatti compatibile con lo scopo dell ’assistenza amministrativa, poiché proprio con le informazioni ed i documenti richiesti allo Stato richie- sto, lo Stato richiedente cerca di chiarire i punti rimasti all’oscuro (cfr. DTF 142 II 161 consid. 2.1.1; 139 II 404 consid. 7.2.2; [tra le tante] sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.4.1; A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.3.1 con rinvii). 4.4.2 Ora, salvo nel caso in cui la presa in considerazione di un fatto notorio lasci trasparire immediatamente che le indicazioni fornite dall ’autorità richiedente nella propria domanda di assistenza amminis trativa sono manifestamente erronee o che lo Stato richiesto sospetta l’esistenza di una situazione descritta all’art. 7 LAAF, rispettivamente nel caso in cui vi sia un palese abuso di diritto o emergano domande legittime circa la tutela dell’or- dine pubbl ico svizzero o internazionale, le regole di procedura previste dalla LAAF non impongono allo Stato richiesto né di procedere lui stesso a delle verifiche né di rimettere in discussione il ben fondato delle informa - zioni fornite dallo Stato richiedente (cfr. DTF 144 II 206 consid. 4.4; 142 II 218 consid. 3.3; 142 II 161 consid. 2.1.4; [tra le tante] sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.4.2; A-1296/2020 del 21 dicem- bre 2020 consid. 4.2.3.2 con rinvii). 4.4.3 Non si entra nel merito di una domanda di assistenza amministrativa se viola il principio della buona fede, « in particolare se si fonda su informa- zioni ottenute mediante reati secondo il diritto svizzero » (cfr. art. 7 lett. c LAAF). Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale relativ a alle do- mande di assistenza fondate sui dati rubati, per reati vanno intesi dei reati effettivamente punibili in Svizzera. Ciò presuppone, oltre all’adempimento delle condizioni oggettive della norma penale svizzera di cui si presume la violazione, la competenza ratione loci della Svizzera (cfr. DTF 143 II 202 consid. 8.5.6). L’art. 7 lett. c LAAF mira a concretizzare il principio della buona fede nell’ambito dell’assistenza amministrativa in correlazione con le domande fondate su delle informazioni ottenute mediante reati puniti in Svizzera (cfr. XAVIER OBERSON, La mise en oeuvre par la Suisse de l’art. 26 MC OCDE, in: IFF Forum für Steuerrecht 2012, pag. 17). Nell ’ambito dell’assistenza amministrativa in materia fiscale, la Svizzera può aspettarsi che lo Stato richiedente si comporti in modo corretto nei suoi confronti, in particolare in relazione a situazioni che possono rientrare nell ’art. 7 lett. c LAAF, e che rispetti gli impegni assunti in merito alle modalità di applica - zione della CDI interessata. Se questo sia il caso o meno è una questione A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 21 che deve essere decisa in ogni singolo caso. Fatto salvo il caso in cui lo Stato richiedente acquista dati rubati in Svizzera allo scopo di presentare una domanda di assistenza amministrativa, il principio della buona fede tra gli Stati non è violato per il solo fatto che la domanda di assistenza si basa su dati di origine illecita. Inoltre, il rifiuto di uno Stato di confermare l’origine lecita dei dati che hanno portato alla domanda non è di principio sufficiente a qualificare l’approccio come contrario alla buona fede (cfr. sentenza TF 2C_648/2017 del 17 luglio 2018 consid. 3.4). Peraltro, una domanda viola la fiducia legittima che la Svizzera può riporre nell ’impegno preso dallo Stato richiedente, se quest ’ultimo fornisce la garanzia ( « Zusicherung ») che nessuno dei dati rubati a una banca sul territorio svizzero sarà utiliz - zato nel contesto di una domanda di assistenza amministrativa e presenta comunque una tale domanda, in relazione causale diretta o indiretta con i dati rubati. In tal caso, se si è in presenza di dati provenienti da reati effetti- vamente punibili secondo il diritto svizzero (ai sensi della giurisprudenza; cfr. DTF 143 II 202 consid. 8.5.6), l’art. 7 lett. c LAAF trova applicazione e la Svizzera deve rifiutare l ’assistenza (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.4.3; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.4.3; A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.4 con rinvii). 4.5 Il principio della specialità esige che lo Stato richiedente utilizzi le infor- mazioni ricevute dallo Stato richiesto unicamente nei confronti delle perso- ne e dei comportamenti per i quali esso ha richiesto ed ottenuto dette infor- mazioni (cfr. art. 27 par. 2 CDI CH -IT). La giurisprud enza ha ricordato il carattere personale del suddetto principio, nel senso che lo Stato richie - dente non può utilizzare nei confronti di terzi le informazioni che ha ricevuto tramite l ’assistenza amministrativa, a meno che questa possibilità risulti dalle leggi di entrambi gli Stati e l’autorità competente dello Stato che forni- sce le informazioni autorizzi tale utilizzo (cfr. DTF 147 II 13 consid. 3.4; 146 I 172 consid. 7.1.3). Sulla base del principio dell ’affidamento, la Svizzera può ritenere che lo Stat o richiedente, con il quale è legato da un accordo di assistenza amministrativa, rispetterà il principio della specialità (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.5; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.6). 4.6 4.6.1 La domanda di assistenza soggiace altresì al rispetto del principio della sussidiarietà, secondo cui lo Stato richiedente deve sfruttare tutte le fonti d’informazioni abituali previste dalla sua procedura fiscale interna pri- ma di richiedere le informazioni (cfr. lett. ebis n. 1 del Protocollo aggiuntivo). In assenza di elementi concreti, rispettivamente di seri dubbi al riguardo, A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 22 non vi è alcuna ragione per rimettere in discussione l ’adempimento del principio della sussidiarietà, allorquando uno Stato presenta una domanda di assistenza amministrativa, in ogni caso quando lo stesso dichiara di aver sfruttato tutte le fonti d ’informazione abituali previste dalla sua procedura fiscale interna prima di richiedere informazioni o di aver agito conforme - mente alla Conven zione (cfr. DTF 144 II 206 consid. 3.3.2; sentenze del TF 2C_514/2019 del 17 agosto 2020 considd. 4.4-4.5; 2C_904/2015 dell’8 dicembre 2016 consid. 7.2; [tra le tante] sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.6.1; A-1296/2020 del 21 dicem- bre 2020 consid. 4.2.5 con rinvii). 4.6.2 Il principio della sussidiarietà non implica per lo Stato richiedente d’esaurire l’integralità delle fonti di informazione, bensì quelle abituali. Una fonte d’informazione non può più essere considerata come « abituale » se comporta uno sforzo sproporzionato per lo Stato richiedente – rispetto a una domanda di assistenza amministrativa – o se le probabilità di successo sono considerate molto basse (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.7.2). Il principio della sussidia- rietà risulta – di principio – violato, se lo Stato richiedente ha già emanato una decisione sui punti per i quali richiede l ’assistenza e non fornisce alcuna spiegazione comprovante ch ’esso intende riconsiderare tale deci- sione. Ciò sancito, non è escluso che uno Stato richiedente possa neces - sitare di informazioni in merito ad una procedura già conclusa, ad esempio se ha motivo di pensare che la decisione possa essere oggetto di revisione. In tal caso, la Svizzera è tuttavia in diritto d’aspettarsi una spiegazione al riguardo, affinché sia possibile comprendere ciò che motiva la domanda di assistenza. Il criterio decisivo per la concessione dell ’assistenza ammini- strativa rimane la rilevanza verosimile delle informazi oni richieste (cfr. al riguardo, consid. 4.2 del presente giudizio; cfr. [tra le tante] sentenz e del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.6.2; TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.7.2 con rinvii). 4.7 Devono essere rispettate pure le norme proced urali applicabili nello Stato richiedente e nello Stato richiesto. L ’AFC dispone tuttavia dei poteri procedurali necessari per imporre alle banche di fornire tutti i documenti richiesti che soddisfano la condizione (cfr. consid. 4.2 del presente giudi - zio) della rilevanza verosimile (cfr. DTF 142 II 161 consid. 4.5.2; [tra le tante] sentenz e del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.7; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.8). 4.8 Una domanda di assistenza amministrativa può avere quale scopo quello d’accertare la residenza fiscale di una persona (cfr. DTF 145 II 112 A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 23 consid. 2.2.2; 142 II 161 consid. 2.2.2). Può succedere che un contribuen- te, considerato dallo Stato richiedente come uno dei suoi residenti fiscali secondo i criteri del suo diritto inter no, possa essere considerato come residente fiscale di un altro Stato secondo i criteri del diritto interno di quell’altro Stato. Tuttavia, per costante giurisprudenza, la determinazione della residenza fiscale a livello internazionale è una questione di merito che non deve essere affrontata dallo Stato richiesto allo stadio dell ’assistenza amministrativa (cfr. DTF 142 II 161 consid. 2.2.1; 142 II 218 consid. 3.6). Allorquando la persona interessata dalla domanda di assistenza ammini - strativa è considerata da due Stati come uno dei suoi contribuenti, la que- stione della conformità alla Convenzione, in concreto, ai sensi dell ’art. 27 par. 1 in fine CDI CH-IT, deve essere valutata alla luce dei criteri applicati dallo Stato richiedente per considerare questa persona come uno dei suoi contribuenti. In questo contesto, il ruolo della Svizzera in quanto Stato richiesto non è quello di statuire lei stessa nell ’ambito della procedura di assistenza amministrativa sull’esistenza di un conflitto di residenza, ma si limita a verificare che il criterio di assoggettamento fiscale a cui fa ricorso lo Stato richiedente sia tra quelli previsti dalla disposizione della Conven - zione applicabile alla determinazione della residenza fiscale (cfr. DTF 145 II 112 consid. 3.2; 142 II 161 consid. 2.2.2; sentenza del TF 2C_953/2020 del 24 novembre 2021 consid. 3.2). L’unica costellazione in cui il Tribunale federale accetta che la Svizzera verifichi il criterio di assoggettamento fiscale utilizzato dallo Stato richiedente è il caso in c ui la persona interessata è soggetta a un’imposizione illimitata in Svizzera (cfr. DTF 142 II 161). In questa situazione di potenziale doppia imposizione, la Svizzera può verificare che il criterio di assoggettamento fiscale utilizzato dallo Stato richiedente corrisponda a uno dei criteri di determinazione del domicilio fiscale contenuti nella CDI in essere tra la Svizzera e lo Stato richiedente. Ad esempio, se la qui ricorrente fosse stata assoggettata all ’imposizione illimitata in Svizzera – ciò che non è qui il caso –, l’AFC avrebbe allora dovuto verificare che il criterio di assoggettamento fiscale si trovi all ’art. 4 CDI CH -IT e che l ’imposizione in Italia non porti quindi a un risultato « contrario alla Convenzione » ai sensi dell’art. 27 par. 1 in fine CDI CH-IT (cfr. parimenti DTF 142 II 161 consid. 2.2.2). Questo problema specifico non si pone quindi per definizione, quando la persona interessata dichiara di essere residente fiscale di uno Stato terzo (cfr. sentenza del TF 2C_953/2020 del 24 novembre 2021 consid. 3.6; sentenza del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.8). Ciò posto, lo Stato richiedente non è tenuto ad aspettare l ’esito della controversia sul principio della residenza fiscale, prima di presentare una domanda di assistenza amministrativa, tanto più che la richiesta può anche A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 24 essere destinata a consolidare la sua posizione sulla residenza fiscale del contribuente interessato. In effetti, in questa fase, lo Stato richiedente chiede specificamente informazioni per determinare se i suoi sospetti sul legame fiscale con il suo territorio della persona interessata dalla richiesta sono fondati. Inoltre, lo Stato richiedente deve poter fare una richiesta anche in caso di conflitto effettivo di residenza, per ottenere dallo Stato richiesto i documenti che sosterebbero il suo credito in concorrenza con quello di quest ’ultimo o di uno Stato terzo. In particolare, occorre tenere conto della situazione in cui un contribuente soggetto a un ’imposizione illimitata in Svizzera o in uno Stato terzo e di fatto residente nello Stato richiedente, ad esempio perché ha mantenuto la su a residenza permanente in tale Stato (cfr. DTF 142 II 218 cosid. 3.7; 142 II 161 consid. 2.2.2). Se il conflitto di competenza si concretizza, spetterà al contribuente interessato dalla doppia imposizione lamentarsi presso le autorità competenti, cioè le autorità nazionali degli Stati interessati, secon- do i rimedi previsti dal diritto interno (cfr. DTF 142 II 161 consid. 2.2.2); se del caso, la doppia imposizione internazionale sarà evitata mediante le regole di determinazione della residenza fiscale inter nazionale previste dalla convenzione applicabile tra gli Stati interessati o mediante il ricorso alla procedura amichevole (cfr. art. 26 par. 1 CDI CH-IT; cfr. DTF 145 II 112 consid. 2.2.2; 142 II 218 consid. 3.7; sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2 022 consid. 4.8; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.9 con rinvii). 5. Stabiliti i principi applicabili, preliminarmente si impone l’esame della com- petenza della GdF quale autorità richiedente italiana, tale questione essen- do stata espressamente sollevata dalle ricorrenti. 5.1 Più nel dettaglio, le ricorrenti contestano che la GdF rappresenti per l’Italia l ’autorità richiedente competente per l ’inoltro della domanda in oggetto, punto su cui l ’autorità inferiore non si sarebbe peraltro espressa nella decisione impugnata. Esse indicano infatti che, giusta l ’art. 3 par. 1 lett. g CDI CH-IT, l’autorità competente designata per l ’Italia sarebbe il Ministero delle finanze. Poiché l e due decisioni impugnate non indicherebbe né la fonte né la base legale dalla quale si evincerebbe la competenza della GdF, quest’ultima risulterebbe incompetente, sicché già per tale motivo la domanda sarebbe irricevibile (cfr. ricorsi 12 aprile 2021, punti 18-19). 5.2 In proposito, il Tribunale rileva come lo stesso abbia già avuto modo di esaminare e di confermare la competenza della GdF, quale autorità italiana A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 25 competente ai sensi dell ’art. 3 par. 1 lett. g CDI CH -IT, trattandosi di un’unità sottostante al Ministero delle Finanze, abilitata da quest’ultimo ad occuparsi dello scambio d ’informazioni in materia fiscale e a presentare domande di assistenza amministra tiva in sua vece, così come risultante dal rapporto del Forum globale sulla trasparenza e sullo scambio di informazioni a fini fiscali dell ’OCSE, denominato « Global Forum on Transparency and Exchange of Information for Tax Purposes: Italy 2017 (Second Round): Peer Review Report on the Exchange of Information on Request » (cfr. sentenza del TAF A -2980/2019 del 20 maggio 2020 consid. 4.1; parimenti sentenza del TAF A -1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 5.2). Nella misura in cui gli argomenti dell e ricorrenti non sono tali da rimettere in discussione quanto precede, la loro censura va qui respinta. 6. Ciò premesso, il Tribunale deve innanzitutto esaminare se la domanda di assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017 – che di fatto è una domanda colletti va, composta da otto domande fondate su otto liste di numeri di conti bancari e/o di polizze assicurative (cfr. consid. 1.2 del pre- sente giudizio) – adempie ai requisiti formali alla base della sua ammis - sibilità, fornendo in maniera sufficiente tutte le informazioni richieste dall’art. 27 par. 1 CDI CH -IT nonché dalla lett. ebis n. 2 del Protocollo aggiuntivo (cfr. consid. 4.1.2 del presente giudizio, circa i requisiti formali). 6.1 6.1.1 Per quanto attiene all’identità delle persone interessate, la domanda le identifica individualmente sulla base di numeri di conti bancari, di polizze assicurative e di altri numeri bancari noti presso la banca C._______, contenuti in otto liste ivi allegate (cfr. atto n. 1 dell ’inc. AFC, punto 7). Secondo le predette liste, l’identità delle persone può essere stabilita sulla base dei numeri ivi indicati, che si riferiscono ai conti detenuti presso la predetta banca; questi sono i « numeri di polizza » e i « CIF » (Client Identification Number, ovvero il numero cliente). Di fatto, q uesti numeri consentono alla banca C._______ di identificare le persone interessate in modo univoco e inequivocabile, sicché si deve ritenere come adempiuto il primo requisito della lett. ebis n. 2 del Protocollo aggiuntivo. Nello specifico, la domanda qu i applicabile è fondata sulla lista di cui sub 3.a.(4) concernente 707 rapporti finanziari, dove i codici C.I.F. risultano riferiti a soggetti diversi dalle persone fisiche con denominazione di società o enti ed espressa menzione del domicilio italiano nel campo « MIS_Dom_Name », rispettivamente l’attribuzione di un codice domicilio « 111 » riferito all ’Italia. A prescindere dal ben fondato del criterio del A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 26 domicilio su cui si statuirà in un secondo momento (cfr. considd. 7.2.4 e 7.3.2 del presente giudizio ), dal profilo meramente formale le indicazioni fornite dall’autorità richiedente italiana nella lista appaiono sufficienti per identificare le persone interessate. 6.1.2 Circa il periodo fiscale interessato dalla domanda, si osserva come inizialmente tale domanda indicasse quale periodo fiscale interessato dalla richiesta d ’informazioni il periodo « Dal 01/01/2014 a data corrente » (cfr. atto n. 1 dell ’inc. AFC, punto 9). A seguito di un primo scambio di corrispondenza intercorso tra l ’autorità inferiore e l ’autorità richiedente italiana, quest’ultima l’8 novembre 2018 (cfr. atto n. 4 dell’inc. AFC, pag. 7) ha poi delimitato il periodo fiscale interessato dalla domanda collettiva al 31 dicembre 2016, ciò in applicazione della CDI CH -IT. Dopo un ulteriore scambio di corrispondenza tra dette autorità, in data 25 giugno 2019 (cfr. atto n. 6 dell’inc. AFC, pag. 3) la GdF ha ulteriormente modificato il periodo fiscale circoscrivendolo – in applicazione della CDI CH -IT – agli anni 2015-2017, e meglio al periodo « dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2017 ». Detto nuovo periodo fiscale ricade sotto il campo di applicazione dell’art. 27 CDI CH-IT e della lett. ebis del Protocollo aggiuntivo, nella loro versione attuale (cfr. consid. 4.1.1 del presente giudizio), sicché si d eve ritenere che anche sotto il punto di vista del periodo fiscale le informazioni fornite dalla domanda sono sufficienti. Ora, il fatto che il periodo fiscale sia stato modificato più volte dall ’autorità richiedente italiana, non ne inficia la validità formale. Se è vero che – come peraltro sollevato dalle ricorrenti (cfr. ricorsi 12 aprile 2021, punto 23) – il periodo fiscale 2014 non ricade sotto l’applicazione dell’art. 27 CDI CH-IT, nonché della lett. ebis del Protocollo aggiuntivo, vero è anche che nulla impedisce all’autorità richiesta di chiedere all’autorità richiedente di correg- gere la propria domanda di assistenza amministrativa, laddove non con - forme ai requisiti formali, tale prerogativa essendo espressamente prevista dall’art. 22 cpv. 2 LAAF, nonché dall ’art. 6 cpv. 6 LAAF. Analogo discorso vale per l ’estensione del periodo fiscale anche all ’anno 2017, ciò quand’anche la domanda sia di per sé stata inoltrata il 10 luglio 2017. Nulla vieta infatti all’autorità richiedente italiana di modificare la propria domanda nel corso della procedura di assistenza amministrativa e, di riflesso, di estendere il periodo fiscale per il quale richiede le informazioni. Nel caso in disamina, ciò è quanto avvenuto. 6.1.3 Per quanto attiene alla descrizione delle inform azioni richieste, si osserva come la domanda le indichi in maniera sufficiente. Come per il periodo fiscale interessato (cfr. consid. 6.1.2 del presente giudizio), la A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 27 descrizione delle informazioni richieste – esposta in dettaglio nei fatti, sub lett. A.d, a cui si rinviano le parti – è stata ulteriormente precisata dalla GdF in data 25 giugno 2019 (cfr. atto n. 6 dell’inc. AFC). 6.1.4 Circa lo scopo fiscale, la domanda precisa ch ’essa è « […] diretta a consentire l ’effettuazione, anche attraverso una sistematic a e puntuale ricognizione delle informazioni a disposizione, degli approfondimenti necessari per una completa e corretta analisi delle posizioni riferibili ai soggetti coinvolti e delle presumibili violazioni dichiarative ai fini reddituali e/o ai fini degli obblighi di monitoraggio previsti dal D.L. n. 167/90 da essi commesse […] » (cfr. fatti, sub lett. A.b), rispettivamente formulata al fine della riscossione dell ’imposta sul reddito (cfr. atto n. 1 dell ’inc. AFC, punto 11), così come previsto dall’art. 27 CDI CH-IT. Pure tale indicazione è sufficiente sotto il profilo della lett. ebis n. 2 del Protocollo aggiuntivo. Il fatto che la domanda non menzioni in dettaglio le basi legali del diritto fiscale italiano – contrariamente a quanto ritenuto dalle ricorrenti – non permette di ritenere che lo scopo fiscale non sia stato indicato in maniera sufficiente. L’unico fattore decisivo è la descrizione dello scopo fiscale della domanda. Non è importante per lo Stato richiesto sapere quale articolo preciso di quale legge specifica sarà eventualmente applicabile dopo che le informazioni saranno state trasmesse. L’autorità richiesta non è in grado di controllare l’esattezza della base giuridica della legge straniera. Ciò che è importante è determinare perché o come l ’informazione richiesta è in linea con lo scopo fiscale dello Stato richiedente. Pertanto, nel caso in questione, l’indicazione, anche in forma abbreviata, di una base giuridica italiana è più che sufficiente, tenuto conto che lo scopo fiscale era altrimenti ampiamente descritto nella domanda. L ’indicazione fornita nel caso in disamina sembra essere sufficiente alla luce dei requisiti formali della CDI CH-IT e del Protocollo aggiuntivo. Ora, tenuto anche conto della presun - zione della buona fede dello Stato richiedente (cfr. consid. 4.4.1 del pre - sente giudizio), si deve partire dal presupposto che quanto da lui indicato è corretto, salvo in presenza di errori manifesti, ciò che non è qui il caso. 6.1.5 Da ultimo, la domanda indica quale presunto detentore delle informa- zioni la banca C._______, fornendone le generalità (cfr. atto n. 1 dell’inc. AFC, punto 15). Tale informazione è indubbiamente sufficiente sotto il profilo della lett. ebis n. 2 del Protocollo aggiuntivo, tant’è che non è neppure contestata dalla ricorrente. 6.2 Da quanto precede discende che tutti i requisiti formali sono di principio soddisfatti, sicché dal profilo formale la domanda collettiva di assistenza A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 28 amministrativa italiana del 10 luglio 2017, qui fondata sulla lista/sull’elenco sub 3.a.(4), risulta ammissibile. Le censure sollevate dall e ricorrenti al riguardo (cfr. ricorsi 12 aprile 2021, punti 22-23) – che non occorre evocare qui in dettaglio, il Tribunale avendovi già risposto al consid. 6.1 – non sono tali da inficiare tali conclusioni, sicché vanno respinte in toto. 7. Ciò constatato, per il Tribunale si tratta dunque di esaminare ancora se dal punto di vista materiale l’autorità inferiore poteva o meno dare seguito alla predetta domanda di assistenza, alla luce della recente giurisprudenza del Tribunale federale e delle censure sollevate dalle ricorrenti. 7.1 7.1.1 Le ricorrenti ritengono che la domanda di assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017 lederebbe il principio della buona fede, sotto vari aspetti. Da un lato, la fattispecie e le dichiarazioni della GdF sarebbero manifestamente erronee e lacunose, ciò che sarebbe comprovato dal fatto che la domanda toccherebbe anche cittadini italiani non domiciliati/residen- ti in Italia, così come rilevato e comunicato all’autorità inferiore il 31 gennaio 2020 dalla banca C._______. Tali persone avrebbero dovuto essere escluse dalla domanda. Per gli stessi motivi, si sarebbe pure confrontati ad un palese abuso di diritto (cfr. ricorsi 12 aprile 2021, punti 42-43). D’altro lato, la domanda si fonderebbe su dati di origine illecita. Più nel dettaglio, stando alla fattispecie descritta nel la domanda, i dati bancari dei cittadini italiani sarebbero stati raccolti a seguito di provvedimenti coercitivi eseguiti dal Reparto della GdF nell’ambito di indagini di polizia giudiziaria nel con - testo del procedimento penale aperto nei confronti della banca C._______. A mente delle ricorrenti, poiché i dati così raccolti in Italia sarebbero alla base della domanda, l ’autorità richiedente italiana avrebbe dovuto comprovare all’AFC la liceità delle misure coercitive adottate dalle autorità italiane per ot tenere tali dati e la loro conformità con il diritto italiano, ciò che però non avrebbe fatto. In tale contesto, ess e ritengono allarmante il fatto che in una filiale italiana della banca C._______ fossero presenti documenti relativi a relazioni bancarie svizzere e che documenti informatici riguardanti i clienti siano stati acquisiti mediante il supporto stesso della banca, senza che quest’ultima sia mai stata autorizzata dalla clientela inte- ressata – ivi comprese le ricorrenti – a procedere a tale estrapolazione. Nei confronti dell e ricorrenti , la banca depositaria della documentazione avrebbe dunque commesso un ’infrazione equivalente alla violazione del segreto bancario ex art. 47 della legge federale dell’8 novembre 1934 sulle banche e le casse di rispar mio (LBCR, RS 952.0). Poiché per una viola - zione dell’art. 47 LBCR sarebbe decisivo il coinvolgimento di una banca A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 29 assoggettata alla LBCR e che ciò sarebbe qui il caso – visto che la deten- trice delle informazioni indicata nella domanda è la banca C._______ in Svizzera – andrebbe ritenuta la sussistenza di un reato effettivamente punibile secondo il diritto svizzero. Lo stesso varrebbe nel caso in cui si dovesse ritenere che i dati siano stati rinvenuti in una succursale italiana del Gruppo C._______. In ef fetti, posto che i dati rinvenuti in Italia non potrebbero che all’origine essere stati sottratti illecitamente dalla sede o da una succursale svizzera della banca – le relazioni bancarie interessate es- sendo state aperte in Svizzera –, la competenza territoriale dell’autorità di perseguimento penale svizzera sarebbe comunque data. Tale conclusione sarebbe pure confermata dal Messaggio CDI CH -IT, secondo cui la Svizzera si è impegnata a non concedere l’assistenza all’Italia nel caso di domande fondate su da ti di origine illecita (cfr. ricorsi 12 aprile 2021, punti 33, 44-45). 7.1.2 Al riguardo, il Tribunale ricorda innanzitutto come la questione della sussistenza di eventuale comportamento costitutivo di una violazione del principio della buona fede ai sensi dell ’art. 7 lett. c LAAF vada esaminata nel singolo caso. Ai sensi della giu risprudenza del Tribunale federale, lo Stato richiedente viola il principio della buona fede allorquando non rispetta un’eventuale impegno a non utilizzare dati provenienti da atti effettiva - mente punibili secondo il diritto svizzero e inoltra comunque una domanda che presenta un nesso causale diretto o indiretto con tali dati o nel caso in cui è provato ch ’esso ha acquistato dei dati acquisiti illegalmente per fondare la sua domanda (cfr. consid. 4.4.3 del presente giudizio). 7.1.3 Nello specifico, l’autorità richiedente italiana non si è mai impegnata a non inoltrare una domanda fondata su dei dati ottenuti illegalmente. In assenza di un tale impegno, il semplice fatto che la domanda si fondi su dati eventualmente rubati non basta, a lui solo, a ritenere la sussistenza di un comportamento dello Stato richiedente contrario alla buona fede. Il fatto che, come traspare dal Messaggio CDI CH -IT relativo all ’art. I del Protocollo di modifica concernente l’art. 27 CDI CH-IT (cfr. Messaggio CDI CH-IT, FF 2015 5631, 5636), la Svizzera si sia impegnata a non concedere l’assistenza amministrativa in materia fiscale all ’Italia se la domanda di assistenza si basa su dati ottenuti illegalmente, non è, in questo contesto, decisivo. In effetti, ai sensi della giurisprudenza dell’Alta Corte, nell’esame dell’ammissibilità di una domanda, è innanzitutto decisivo se lo Stato richiedente si sia o meno impegnato a non presentare una domanda fondata su dei dati rubati (cfr. consid. 4.4.3 del presente giudizio). Altra è la questione a sapere se il divieto previsto dal diritto svizzero all ’art. 7 lett. c LAAF, che è stato ricordato all ’Italia al momento della negoziazione del A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 30 Protocollo di modifica, debba avere una qualche rilevanza nel caso in questione. Questa questione sarà trattata ai considd. 7.1.6 e 7.1.7 del presente giudizio. 7.1.4 Ciò premesso, per quanto attiene all ’origine dei dati alla base della domanda di assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017, l’autorità richiedente italiana ha in sostanza indicato quanto segue. A seguito di una verifica fiscale presso la stabile organizzazione di D._______, la stabile organizzazione di C._______ e E._______, la GdF avrebbe potuto constatare l’esistenza in Italia di una stabile organizzazione occulta della banca C._______, volta all ’occultamento della reale situazione patrimoniale di numerosi contribuenti italiani. Detta verifica fiscale si sareb- be conclusa mediante il versamento all’Erario italiano di una somma pari a circa 101 milioni di euro. In parallelo, la GdF avrebbe effettuato indagini di polizia giudiziaria delegate alla Procura della Repubblica di Y ._______, nell’ambito di un procedimento penale accesso per l ’ipotesi di riciclaggio quale presupposto per la responsabilità amministrativa delle società ed enti ex D.Igs. n. 231 del 2001. Tale procedimento penale, previa richiesta di patteggiamento, si sarebbe concluso con una sentenza di condanna per il predetto reato, a seguito del quale la banca C._______ avrebbe versato la somma complessiva di 8.5 milioni di euro (cfr. atto n. 1 dell ’inc. AFC, punto 1). Sarebbe in tale contesto, ovvero nell’ambito delle citate attività di verifica e di polizia giudiziaria, che la GdF avrebbe acquisito, anche « […] mediante l’ausilio di personale dell ’Information Technology di C._______, documenti informatici nella disponibilità dei dipendenti delle società sub 1. e relativi a 18'126 posizioni (sostanzialmente distinte tra polizze assicurative e altri rapporti finanziari) accese da soggetti in massima parte italiani […] ». Con l ’ausilio dell e banche dati in uso all ’Amministrazione finanziaria italiana e di tutti gli altri mezzi d’indagine disponibili sul territorio nazionale, nonché le specifiche attività di analisi finalizzate ad aggregare i dati delle citate posizioni rilevanti ai fini ispett ivi, la GdF avreb be infine potuto individuare otto liste di numeri di conto bancario, di polizza assicurativa e altri numeri, per i quali ha ritenuto la sussistenza di un sospetto di non adempimento degli obblighi fiscali verso l ’Erario italiano (cfr. atto n. 1 dell’inc. AFC, punto 2; parimenti fatti sub. lett. A.b). L’8 novembre 2018, la GdF ha poi ribadito quanto segue, circa l’origine dei dati (cfr. atto n. 4 dell’inc. AFC, punto 1): « […] Therefore, please note that the information requested in our prev ious letter is based on data acquired from the ltalian offices of companies belonging to the " C._______ Group", in the framework of criminal proceedings that, following a plea bargaining request, resulted in a judgement of conviction under Legislative Decree no. 231 of 2001, pronounced against the mentioned Swiss A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 31 institute concerning the predicate crime of the laundering of proceeds deriving from the commission of tax crimes. In summary, within the framework of fiscal and judicial police investigations conducted by the Guardia di Finanza Economic -Financial Police Unit in Y._______ into companies of the C._______ Group, computerised documentation available to the employees of the Swiss Group was obtained, also through the assistance of personnel of the C._______ Information Technology, regarding 18,126 positions (basically divided between insurance policies and other financial relations) opened by subjects, predominantly ltalian, for an underlying capital of € 18,221,354,346.00 […] ». Da quanto precede risulta che i dati alla base della domanda – ovvero le otto liste di numeri di conto e/o di polizze assicurative – sono stati verosimil- mente acquisiti dalla GdF nell’ambito delle verifiche fiscali e delle inchieste penali effettuate sul territorio italiano nei confronti del Gruppo di C._______, rispettivamente della banca C._______. Più concreta mente, sarebbe stato il « personale dell’Information Technology di C._______ » a fornirle i dati informatici contenuti nei computer dei dipendenti del Gruppo di C._______ in Italia. Detto in altri termini, questi dati sembrerebbero essere stati acquisiti dalla GdF sul territorio italiano. 7.1.5 Ora, vero è che la domanda non for nisce informazioni cronologiche né circa le verifiche fiscali e le indagini penali esperite sul territorio italiano, né circa le otto liste di numeri di polizza assicurativa e di conti bancari otte- nute in tale contesto, sicché non è possibile stabilire a quando esse rimon- tino precisamente. A lei sola, tale imprecisione non è tuttavia sufficiente a mettere in dubbio la veridicità e l ’attendibilità delle informazioni fornite dall’autorità richiedente italiana, non essendoci agli atti indizi lascianti pen- sare che quanto da lei indicato sia manifestamente erroneo o, ancora peggio, ch’essa abbia in malafede dichiarato il falso. Tanto più che, come giustamente segnalato dalla stessa GdF nella sua domanda, la vicenda alla sua base – e meglio lo scandalo dell’occultamento della reale situazio- ne patrimoniale ed economica di numerosi contribuenti italiani, clienti della banca C._______, all’Erario italiano – e l’origine italiana di dette liste sono un fatto notorio emerso pure sugli organi di stampa nazionali itali ani (cfr. p.es. gli articoli seguenti: FiscoEquo, Maxi-riciclaggio da 14 miliardi: C._______ indagata a Y ._______, 19.03.2016, < https://www.fiscoequo.it/ maxi-riciclaggio-da-14-miliardi-credit-suisse-indagata-a-milano/ >, consul - tato il 09.03.2022; L’Espresso, C._______ indagata per frode miliardaria: agli atti il « manuale del perfetto evasore », 09.03.2016, < https://espresso. repubblica.it/inchieste/2016/03/09/news/credit-suisse-indagata-per-frode- miliardaria-agli-atti-il-manuale-del-perfetto-evasore-1.253375/ >, consulta- to il 20.12.2021; Il Sole 24 ore, C._______ indagata a Y ._______: nel A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 32 mirino 14 miliardi finiti all ’estero con finte polizze vita, 09.03.2021, < https://st.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2016-03-09/soldi-corren- tisti-all-estero-credit-suisse-indagata-milano-122708.shtml?Uuid=ACeJqo kC&_st=true >, consultato il 09.03.2022). In tale contesto, tenuto altresì conto della presunzione della buona fede dello Stato richiedente (cfr. con- sid. 4.4.1 del presente giudizio), si deve partire d al presupposto che le informazioni fornite dalla GdF sono corrette. Peraltro, sempre tenuto conto della presunzione della buona fede dello Stato richiedente, il Tribunale non ha alcun motivo di dubitare della legalità delle misure adottate dalla GdF alla base dell’ottenimento dei dati consegnatoli dal « personale dell’Infor- mation Technology di C._______ ». 7.1.6 Vero è che, oggettivamente, il fatto che i dati bancari svizzeri si trovino sul territorio italiano potrebbe costituire una violazione dell ’art. 47 LBCR, cioè una violazione del segreto bancario svizzero. Tuttavia, nessun procedimento penale è stato aperto in Svizzera per questi fatti, tantomeno è stata emessa una condanna in Svizzera. Di conseguenza, non si può ammettere che, senza questi elementi, ci s ia stato un atto illecito in Svizzera ai sensi dell’art. 7 lett. c LAAF (cfr. DTF 143 II 202 consid. 8.5.6, parimenti consid. 4.4.3 del presente giudizio). Inoltre, nulla è dato di sapere circa il nesso di causalità tra questi fatti e l’avvenuta acquisizione di dati in Italia. 7.1.7 Quand’anche si dovesse poi ritenere tale acquisizione come illecita – ciò che non è però verosimilmente qui il caso – tale evenienza non sarebbe ancora sufficiente per ritenere che i dati siano stati acquisiti in maniera illecita a seguito di un reato ai sensi del diritto svizzero. Per l ’applicazione dell’art. 7 lett. c LAAF a seguito ad una violazione del segreto bancario ex art. 47 LBCR – così come invocato dalle ricorrenti – è infatti decisivo il coinvolgimento di una banca assogget tata alla LBCR, ciò che però non risulta essere qui il caso, dal momento che le banche coinvolte che hanno fornito i dati sono per l ’appunto tutte ubicate in Italia e non ricadono sotto l’applicazione della LBCR. Le succursali estere delle banche svizzere non sono di fatto assoggettate alla LBCR (cfr. DTF 143 II 202 consid. 8.6.1). Poco importa dunque sapere se le banche in Italia che hanno fornito i dati all’autorità richiedente italiana siano o meno delle succursali estere della banca C._______ in Svizzer a. In ogni caso, come sancito poc ’anzi (cfr. consid. 7.1.5 del presente giudizio), nulla permette di mettere in dubbio la veridicità delle dichiarazioni della GdF e di ritenere ch’essa abbia invero ottenuto i dati direttamente dalla banca C._______ in Svizzera e non da un istituto in Italia. Per una tale trasmissione, la GdF avrebbe se del caso dovuto passare per il tramite dell ’assistenza giudiziaria, ciò che non A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 33 sembra però essere qui il caso. Di riflesso, nulla lascia poi pensare che la banca in Svizzera avrebbe in qualche modo trasmesso i dati all’Italia, vio- lando il segreto bancario dei suoi clienti. Il fatto che in alcuni casi l ’indica- zione del domicilio italiano nelle predette liste possa poi essersi avverato erroneo per talune delle persone interessate, così come rilevato dalla ban- ca C._______ in data 31 gennaio 2020 (cfr. atto n. 10 dell ’inc. AFC, pag. 4), non è tale né da far dubitare della buona fede dell ’autorità richie- dente italiana, né da far ritenere ch ’essa abbia commesso un abuso di diritto. Peraltro, non va dimenticato che dallo Stato richiedente non è possi- bile esigere che l’esposizione fornita sia priva di lacune o totalmente priva di contraddizioni, dal momento che proprio con le informazioni ed i docu - menti richiesti lo stesso cerca di chiarire punti rimasti all ’oscuro (cfr. con- sid. 4.4.1 del presente giudizio). 7.1.8 In tale situazione, il fatto che l’autorità inferiore abbia o meno indaga- to ulteriormente circa il carattere illecito o meno dei dati alla base della domanda di assistenza italiana non ha poi qui alcuna influenza, dal mo - mento che un tale accertamento non appare in ogni caso come necessario, in assenza di seri indizi in tal senso. Le regole di procedura previste dalla LAAF non impongono infatti allo Stato richiesto né di pro cedere lui stesso a delle verifiche né di rimettere in discussione il ben fondato delle informa- zioni fornite dallo Stato richiedente (cfr. consid. 4.4.2 del presente giudizio). 7.1.9 In definitiva, non è possibile ritenere che la domanda in oggetto si fondi direttamente su dati ottenuti illegalmente, i dati alla sua base essendo stati rinvenuti durante le indagini penali in Italia. Non è neppure possibile ritenere che l’autorità richiedente italiana abbia acquisito dei dati acquisiti illegalmente ai sensi del di ritto svizzero per fondare la propria domanda. Ne consegue che non è qui ravvisabile alcun caso di applicazione dell’art. 7 lett. c LAAF, sicché si deve ritenere che la domanda in oggetto non è fondata su dati rubati ai sensi della giurisprudenza del Tribu nale federale. Le censure delle ricorrenti al riguardo vanno pertanto respinte. 7.2 7.2.1 Le ricorrenti censurano poi che la domanda di assistenza amministra- tiva italiana del 10 luglio 2017 sia una fishing expedition, in quanto non adempirebbe ai requisiti posti dalla giurisprudenza del Tribunale federale. Più nel dettaglio, le ricorrenti ritengono innanzitutto la descrizione del gruppo nonché quella dei fatti e delle circostanze soggiacenti alla domanda come gravemente lacunose e non idonee a fondare un obbligo f iscale in Italia, rispettivamente il sospetto di reato fiscale. Ess e contestano la A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 34 rilevanza del criterio della nazionalità/cittadinanza italiana dei soggetti interessati contenuto nelle liste, come rilevato dalla stessa AFC in data 27 marzo 2018. Analogo discorso varrebbe per il criterio del domicilio italiano « 111 » attribuito nelle liste ai soggetti interessati che invero – come nel loro caso – sarebbero domiciliati/avrebbero la loro sede in uno Stato terzo. Tenuto conto poi dell’indicazione data il 31 gennaio 2020 dalla banca C._______, secondo cui per talune persone indicate nelle liste della GdF (ricorrenti incluse) non sareb be ravvisabile alcun nesso con l ’Italia, esse ritengono tali liste come non attendibili e lacunose. Per quanto concerne il sospetto di reato, esse sottolineano che nella domanda si leggerebbe che i dati riguarderebbero presunti contri buenti italiani, e meglio « 18'126 posizioni accese da soggetti in massima parte italiani », di cui 3'927 posizioni per le quali la GdF sarebbe riuscita ad identificare i relativi titolari contribuenti italiani e avviato dei controlli fiscali e 9'953 posizioni per le quali i titolari e/o i beneficiari economici non sarebbero invece stati identificati compiutamente. Poiché le 3'297 posizioni oggetto di v erifiche fiscali – di cui peraltro non si conoscerebbe l’esito – corrisponderebbero ad appena il 18% del totale di ben 18'126 posizioni, tale campione non sarebbe sufficientemente significativo per far sorgere il sospetto di reati fiscali per tutte le rimanenti posizioni, quali le ben 2'857 (ricorrenti incluse) oggetto della domanda. Concludere come avrebbero fatto l ’autorità richiedente italiana e l’autorità inferiore, per un concreto sospetto reato di evasione fiscale per l ’82% delle restanti posizioni sa rebbe dunque arbitrario e semplicistico (cfr. ricorsi 12 aprile 2021, punto 33). La domanda non fornirebbe poi una spiegazione sufficiente della legge fiscale applicabile, la stessa limitandosi ad una vaga menzione a « presu- mibili violazioni dichiarative ai fini reddituali e /o ai fini degli obblighi di moni- toraggio previsti dal D.L. nr. 167/90 ». Neppure nei suoi successivi scritti la GdF avrebbe apportato chiarimenti al riguardo. A loro avviso, la GdF non avrebbe saputo indicare il diritto fiscale che sospettava essere violato perché, per sua stessa ammissione, la domanda avrebbe avuto quale sco- po di permettere alle autorità italiane di identificare compiutamente i possi- bili contribuenti per poi verificare, in un secondo momento, se la loro situa- zione fiscale fosse in regola. Di conseguenza, ci si troverebbe confrontati con una domanda presentata a scopo di imposizione del tutto sprovvista di sospetti di evasione e di qualsiasi voglia collegamento con un procedimen- to fiscale in corso e pertanto inammissibile. Peraltro, come già evidenziato dall’AFC, ess e ritengono che dalla semplice detenzione di un conto corrente bancario all’estero non sarebbe possibile dedurre che vi sia stata una condotta di evasione fiscale, tant’è che la domanda non fornirebbe dei sospetti concreti di un comportamento lesivo delle normative fiscali in Italia A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 35 da parte delle persone interessate. Il procedimento penale aperto nei con- fronti della banca C._______ non muterebbe poi questa circostanza. Infatti, già negli scritti 27 marzo 2018 e 9 aprile 2019 l’autorità inferiore avrebbe qualificato come assolutamente illegittima la deduzione secondo cui dal momento che società riconducibili al gruppo bancario sarebbero state oggetto di alcuni procedimenti penali e amministrativi in Italia, allora pure i suoi clienti avrebbero posto in essere condotte di evasione fiscale. Di fatto, le uniche circostanze allegate dalla GdF riguarderebbero il comportamento illecito del detentore delle informazioni, non ascrivibile automaticamente ai clienti della banca. Non vi sarebbero pertanto sospetti concreti di reati né in termini generali né nello specifico periodo temporale oggetto della domanda (cfr. ricorsi 12 aprile 2021, punto 34). Per finire le informazioni richieste non sarebbero idonee a portare all’adem- pimento degli obblighi dei contribuenti appartenenti al gruppo. Nel loro caso caso, la ricorrente 1 essendo domiciliata in Sud Africa già dagli anni 90 e la ricorrente 2 avendo la propria sede nel Principato del Liechtenstein anch’essa già dagli anni 90 , rispettivamente già al momento dell ’apertura del conto bancario e durante il periodo oggetto della domanda, la trasmissione delle informazioni alla GdF non muterebbe in alcun modo la sua situazione nei confronti dell ’erario italiano, verso il quale ella non sarebbe debitrice e non avrebbe dunque alcun obbligo fiscale (cfr. ricorsi 12 aprile 2021, punto 35). 7.2.2 Nel caso concreto, per il Tribunale si tratta essenzialmente di esami- nare se la domanda di assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017 – che per inciso è una domanda collettiva – adempie ai requisiti posti dalla giurisprudenza del Tribunale federale per la distinzione tra una domanda collettiva ammissibile e la fishing expedition, tenuto altresì conto delle pun- tuali censure delle ricorrenti esposte poc’anzi. Più concretamente si tratta di verificare se la predetta domanda (1) contiene una descrizione detta - gliata del gruppo di contribuenti in teressato, descrivendo i fatti e le circo - stanze che hanno portato alla richiesta d ’informazioni; (2) spiega la legge fiscale applicabile, indicando perché vi sono motivi per ritenere che i con - tribuenti del gruppo abbiano violato tale legge; (3) dimostra che le informa- zioni richieste possono portare all’adempimento degli obblighi riconducibili ai contribuenti del gruppo (cfr. consid. 4.3.3 del presente giudizio). 7.2.3 A tal proposito, il Tribunale constata preliminarmente che la domanda descrive i fatti concreti alla sua base e contiene otto liste di numeri di conti bancari e/o di polizze assicurative, nonché altri numeri bancari riconducibili alla banca C._______ in Sv izzera, tramite le quali la GdF identifica il A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 36 gruppo di contribuenti italiani interessato dalla sua richiesta d’informazioni: dei soggetti sospettati di aver violato i loro obblighi fiscali di dichiarazione dei redditi e/o di monitoraggio in Italia previsti dalla D.L. n. 167/90, ovvero sospettati di evasione fiscale. La domanda indica altresì la legge fiscale applicabile e il perché le informazioni richieste sono idonee a far sii ch’essa venga rispettata. 7.2.4 Per quanto attiene più in particolare alla sussisten za di indizi suffi - cienti per ritenere che i contribuenti interessati appartenenti al gruppo non abbiano adempiuto ai loro obblighi, il Tribunale rileva invece quanto segue. 7.2.4.1 In concreto, come già rilevato dal Tribunale (cfr. consid. 7.1.4 del presente giudizio), la domanda indica che nell’ambito di verifiche e controlli fiscali la GdF ha constatato l’esistenza in Italia di una stabile organizzazio- ne occulta della banca C._______, conclusosi con il versamento all’Erario italiano di una somma di circa 101 milioni di euro. Le società appartenenti al Gruppo C._______ avrebbero agito proattivamente nel mettere a disposizione dei propri clienti veicoli societari o finanziari al fine di agevolare la detenzione all ’estero di asset in completa violazione delle disposizioni normative tributarie e di quelle sul monitoraggio fiscale italiane. Parallelamente a tali controlli fiscali, la GdF ha altresì effettuato delle indagini di polizia giudiziaria nell ’ambito di un procedimento penale, nel quale ha potuto appurare resp onsabilità specifiche in capo alla banca C._______ – principale società del Gruppo C._______ – per aver omesso di adottare ed efficacemente attuare modelli di organizzazione e gestione idonei ad evitare la commissione del reato di riciclaggio di fondi di provenienza delittuosa. Tale procedimento si è concluso con una sentenza di condanna, previo richiesta di patteggiamento, per il presupposto di riciclaggio di fondi di provenienza delittuosa, a seguito del quale la banca C._______ ha versato 8.5 milioni di euro all’Erario italiano. È in tale contesto che sono emerse le otto liste relative a 18'126 posizioni presso la banca C._______, aperte prevalentemente da soggetti italiani e ottenute mediante l ’ausilio del « personale dell’Information Technology di C._______ », per le quali la GdF ha ritenuto un sospetto di pratiche di evasione fiscale verso l’Erario italiano. Riguardo all’origine di tali liste e alla loro attendibilità, si rimanda al consid. 7.1 del presente giudizio. Per quanto qui necessario, il Tribunale ribadisce che non vi è alcun elemento agli atti permettente di dubitare della loro attendibilità o lasciante pensare che le stesse siano state acquisite in maniera illecita, rispettivamente a seguito di un reato ai sensi del diritto svizzero (cfr. consid. 7.1.8 del presente giudizio). Ora, ai sensi della giurisprudenza del Tribunale federale, le A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 37 circostanze secondo cui tali liste sono state rinvenute nell ’ambito di un procedimento penale nei confronti della banca C._______ costituiscono un indizio che i titolari dei conti non hanno rispettato i loro obblighi fiscali (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2 e 6.2.6; consid. 4.3.3 del presente giudizio). 7.2.4.2 Ciò premesso, se è vero che il comportamento della banca C._______ non è automaticamente ascrivibile ai suoi clienti e dunque alle persone figuranti sulle liste, vero è anche che non è neppure possibile escludere automaticamente un loro coinvolgimento perlomeno indiretto nella vicenda a livello fiscale. Nel stabilire se il sospetto di evasione fiscale espresso dalla GdF sia plausibile o meno, va tenuto conto dell ’insieme delle circostanze (cfr. consid. 4.3.3 del presente giudizio). Ora, tenuto con- to dei risultati delle verifiche fiscali, secondo cui è stata appurata l’esistenza di una stabile organizzazione occ ulta di C._______ in Italia nonché di pratiche di evasione fiscale coinvolgenti gli stessi clienti della banca, il sospetto espresso dalla GdF nei loro confronti appare legittimo, soprattutto tenuto conto degli elementi seguenti. Dalla domanda emerge che per 3'297 di queste 18'126 posizioni la GdF ha potuto identificare compiutamente i contribuenti italiani titolari di polizze e rapporti finanziari, contro i quali sono stati avviate delle procedure, conclu- sosi con il versamento all ’Erario italiano di 172'9 69'761,31 euro a titolo di imposte, sanzioni e interessi. Altre 2'441 posizioni sono state escluse dalla domanda, sicché le informazioni sono richieste per 9'953 posizioni, per le quali la GdF non è riuscita ad individuare in maniera completa e univoca il titolare e/o l ’avente diritto economico. La percentuale del 18% avanzata dalle ricorrenti non è qui decisiva. Infatti, le ricorrenti comparano sempli - cemente il numero totale di posizioni contenute nelle otto liste con il numero di posizioni nella lista che la interessa. Questo rapporto – certo del 18% – non permette tuttavia in alcun modo di dire se i clienti di quella lista siano o meno sospettati. Nella misura in cui per 3'297 posizioni la GdF ha accertato i suoi sospetti di evasione fiscale nei confront i di contribuenti italiani, vi sono sufficienti motivi per ritenere il sospetto espresso per le 9'953 posizioni come plausibile, in quanto in linea con la recente giurisprudenza del Tribunale federale (cfr. DTF 146 II 150 considd. 6.2.5 e 6.2.6). Più concr etamente, nel caso di una domanda collettiva francese fondata anch’essa su delle liste rinvenute nell ’ambito di un procedimento penale, il Tribunale federale ha infatti avuto modo di sancire che i primi risultati delle inchieste condotte dall ’autorità rich iedente francese nei confronti di un 1/3 dei nominativi appartenenti alla lista A, secondo cui è stata appurata la violazione degli obblighi fiscali per circa la metà di essi, A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 38 era sufficiente a fondare il sospetto di violazione degli obblighi fiscali per le altre due liste B e C legate alla lista A. 7.2.4.3 In merito al criterio di assoggettamento fiscale in Italia a fonda - mento di un obbligo fiscale in Italia, nella domanda la GdF ha precisato che « […] i dati contenuti nei file originari reperiti nel corso delle attività di natura tributaria e giudiziaria condotte, riportano chiare indicazioni in ordine alla riconducibilità all ’Italia delle singole posizioni in relazione alle quali si richiedono riscontri. Sono, infatti, di volta in volta indicati: la cittadinanza, il domicilio, ovvero il Paese di riferimento degli intestatari in Italia (codice Paese “111”; MIS_dom_Name; Staatsangehörigkeit, ecc.) […] ». Da quan- to precede, risulta dunque che l ’Italia utilizza quale criterio principale di assoggettamento fiscale in Italia quello del domicilio italiano. Ora, le liste che utilizzano il criterio del codice domicilio quale criterio di assoggetta - mento fiscale sono in linea con la recente giurisprudenza dello scrivente Tribunale resa nel contesto di una domanda colletti va francese, secondo cui i codici domicilio che figurano nelle liste costituiscono criteri sufficienti per ritenere le persone che figurano in queste liste come imponibili in uno Stato nel periodo in esame (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 5.1). Ciò rilevato, nello specifico la domanda qui in esame è fondata sulla lista/sull’elenco sub 3.a.(4) di 700 posizioni finanziarie (rapporti finanziari), dove i codici C.I.F. risultano riferiti a soggetti diversi dalle perso ne fisiche con denominazione di società o enti ed espressa menzione del domicilio italiano nel campo « MIS_Dom_Name ». Per questa lista, il criterio di assoggettamento fiscale in Italia è dunque rappresentato dal domicilio italiano. In tale contesto, la questione a sapere una lista che non individua le persone interessate con il criterio del domicilio, bensì con quello della nazionalità – qui recisamente contestato dalle ricorrenti – sia o meno idonea a fondare tale sospetto può rimanere qui aperta. Altra è invece la questione a sapere se in presenza di un domicilio estero – così come censurato dalle ricorrenti – viene meno la rilevanza verosimile delle informazioni richieste, questione che verrà esaminata in un secondo momento (cfr. consid. 7.3 del presente giudizio). 7.2.5 Riguardo all’indicazione della legge fiscale, il Tribunale rileva che la domanda la indica in maniera sufficiente, così come già sancito in prece - denza (cfr. considd. 6.1.4 e 7.2.2 del presente giudizio). Da una sua lettura, risulta che le persone interessate sono sospettate di essere venute meno al loro obbligo di dichiarazione delle polizze e/o dei conti in Italia. Se è vero A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 39 che la semplice detenzione non è di per sé sufficiente a fondare il sospetto di reato fiscale, in presenza di altri ele menti, quale un sospetto concretiz- zato ed accertato per una parte di essi – in concreto 3'297 posizioni – si deve tuttavia ritenere che lo stesso sussista anche per le 9'953 posizioni. La trasmissione delle informazioni è idonea a permettere alla GdF di verificare se le persone interessate hanno degli obblighi fiscali nei confronti dell’Italia e, in caso affermativo, se gli stessi sono stati rispettati o meno. Se è vero che dallo scambio di scritti tra autorità risulta che le due parti concordano sul fatto che solo una volta in possesso delle informazioni, la GdF potrà concretizzare il sospetto di evasione fiscale, vero è anche che per farlo ha bisogno di tali informazioni. In tali circostanze, nulla permette di ritenere che, nel richiedere informazioni al fine di chiarire la sussistenza di pratiche evasive da parte dei contribuenti appartenenti al gruppo, l’autorità richiedente italiana abbia invero inoltrato una domanda volta all’ottenimento di informazioni in maniera generalizzata ed indiscriminata. Lo scopo della richiesta d’informazioni è infatti chiaro. 7.2.6 In definitiva, si deve dunque ritenere come adempiuti i criteri posti dalla giurisprudenza del Tribunale federale, sicché la domanda di assisten- za amministrativa italiana del 10 luglio 2017 non è qualif icabile di fishing expedition. Come visto, la domanda fornisce una descrizione dettagliata del gruppo di contribuenti interessato e degli elementi sufficientemente concreti per sospettare che le persone che si trovano dietro le liste a cui viene attribuito un codice domicilio italiano – in casu, la lista sub 3.a.(4) –, abbiano agito in violazione del diritto fiscale italiano. La domanda indica in maniera sufficiente il diritto fiscale italiano applicabile e dimostra che le informazioni richieste sono necessarie per garantire il rispetto degli obblighi fiscali dei potenziali contribuenti italiani. Ne consegue che le censure delle ricorrenti vanno qui respinte. 7.3 7.3.1 Le ricorrenti censurano poi l ’assenza di r ilevanza verosimile delle informazioni oggetto della domanda di assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017, per i motivi seguenti. A loro avviso, la CDI CH-IT sarebbe inapplicabile al loro caso, considerato che nessuna delle due ricorrenti sarebbe stata e sarebbe tutt’ora dom iciliata in Italia. Più nel dettaglio, durante il periodo interes sato dalla domanda e già al momento dell’apertura del conto bancario, la ricorrente 1 non sarebbe stata – e non lo sarebbe tutt’ora (dagli anni 90) – domiciliata né in Svizzera né in Italia, bensì in uno Stato terzo, ovvero in Sud Africa, luogo del centro dei suoi interessi, come si evincerebbe dai vari documenti da lei prodotti. In tali circostanze, sarebbe in modo manifestamente errato che la banca A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 40 C._______ le avrebbe attribuito un codice domicilio italiano, pur essendo a conoscenza del domicilio in Sud Africa sin dall ’apertura del conto. Tale circostanza sarebbe peraltro stata nota alle autorità italiane, dal momento che in data 1° giugno 1993 l’Ufficiale dell’anagrafe speciale per i cittad ini italiani residenti all’estero (AIRE) avrebbe certificato il trasferimento della dimora abituale della ricorrente in Sud Africa. Analogo discorso varrebbe per la ricorrente 2 che sin dal momento della sua costituzione nel lontano marzo 1993 – e dunque, durante il periodo interessato dalla domanda e già al momento dell’apertura del conto bancario – avrebbe avuto la propria sede in uno Stato terzo, vale a dire nel Principato del Liechtenstein, come si evincerebbe dai vari documenti da lei prodotti. Già dalla lista annessa alla domanda di assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017 si sa- rebbe poi potuto evincere che il domicilio (leggasi: sede) della ricorrente 2 non era in Italia, ritenuto che la sezione corrispondente ( « Domicilio ») è stata compilata con un codice di riferimento diverso (« 125 »), verosimil- mente riconducibile al Liechtenstein. Questi elementi, uniti all’errata indica- zione del codice domicilio italiano ( « 111»), sarebbero la prova dell ’ine- sattezza e della conseguente inattendibilità e irrilevanza delle liste annesse alla domanda sulle quali essa si fonda. Qualora si dovesse ritenere la CDI CH-IT applicabile al loro caso, le ricorrenti ritengono che andrebbe comunque negata l ’assistenza, in quanto le informazioni richieste non avrebbero alcuna correlazione con i fatti esposti nella doman da e non sarebbero neppure adatte ad essere utilizzate nell ’ambito di un procedi - mento in Italia, le ricorrenti non avendo alcun obbligo fiscale verso l’Erario italiano. Nel loro caso, si sarebbe dunque confrontati ad una fishing expedition. Esse ribadiscono poi che l’autorità inferiore sarebbe già stata messa in guardia dalla stessa banca C._______ circa l’irrilevanza dei dati bancari di taluni clienti in data 31 gennaio 2020. Di riflesso, la domanda violerebbe altresì il principio costituzionale della proporzionalità di cui all’art. 5 cpv. 2 Cost. (cfr. ricorsi 12 aprile 2021, punti 25-30). 7.3.2 Nel caso concreto, stabilito che non si è in presenza di una fishing expedition (cfr. consid. 7.2.6 del presente giudizio), per il Tribunale si tratta in sostanza di stabilire se, tenuto conto degli elementi relativi all ’assenza di un domicilio in Italia – così come invocati dalle ricorrenti in concreto –, viene meno la rilevanza verosimile, se gnatamente del codice domicilio italiano e delle liste allegate alla domanda di assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017 che fanno appello a tale criterio. Ora, su tale questione il Tribunale ha già avuto modo di pronunciarsi nell’ambito di una domanda collettiva francese anch’essa fondante l’assog-A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 41 gettamento fiscale sul criterio del codice domicilio, giungendo alla conclu - sione che tale non è il caso (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 5.1.3). Per quanto qui necessario, il Tribunale rileva che, come visto (cfr. consid. 7.2.4.5 del presente giudizio), nello specifico i codici di domicilio italiano che figurano nelle liste costituiscono dei criteri sufficienti per ritenere le persone che figurano in queste liste come imponibili in Italia nel periodo in esame. In tali circostanze, tenuto altresì conto del fatto che è appurato che la qui ricorrente 2 figura con un codice di domicilio italiano « 111 » nel campo « Mis_Dom », rispettiva - mente la menzione « Italia » nel campo « MIS_Dom_Name » nella lista sub. 3.a.(4) allegata alla domanda italiana in oggetto, si deve dunque ritenere che il criterio di assoggettamento fiscale invocato dallo Stato richiedente italiano nello specifico, ossia quello del domicilio, sia apparen- temente plausibile (cfr. [tra le tante] sentenz a del TAF A -5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 5.1.3; parimenti sentenz e del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 7.3.2; A-1761/2021 del 2 dicembre 2021 consid. 6.1.3). Ciò a maggior ragione se si considera che nel caso della domanda italiana il codice domicilio si è rilevato corretto per le 3'297 posizioni rinvenute nell’ambito delle indagini finora condotte in Italia dall’autorità richiedente italiana, così come giustamente rilevato dall’autorità inferiore (cfr. decisione impugnata, consid. 4.6). Che poi su tale lista figuri altresì un altro codice – e meglio il codice « 125 » nei campi « Nazionalità » e « Domicilio » – non inficia a lui solo la validità del criterio di assoggettamento fiscale utilizzato dallo Stato richiedente italiano. 7.3.3 Ciò sancito, la questione a sapere se il criterio del domicilio concorra con un criterio d ’assoggettamento fiscale dello Stato terzo in cui la ricorrente 1 sostiene di essere stat a domiciliata fiscalmente e la ricorrente 2 di avere avuto la propria sede, già al momento dell’apertura del conto bancario e nel periodo interessato dalla domanda non deve invece essere esaminata dal Tribunale. In presenza di un conflitto di residenza, la Svizzera deve di principio limitarsi, in qualità di Stato richiesto, a verificare se il criterio d’assoggettamento invocato dallo Stato richiedente è contem- plato dalla norma c onvenzionale applicabile concer nente la determina - zione formale del domicilio. Il Tribunale non dispone infatti né dei mezzi materiali, né della competenza formale per statuire sul conflitto di residenza allorquando riceve una domanda di assistenza (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 7.3.3; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 5.1.3; parimenti consid. 4.8 del presente giudizio). 7.3.4 Contrariamente a quanto ritenuto dalle ricorrenti, l’eventuale sussi- stenza di un domicilio /di una sede in uno Stato terzo, ovvero diverso dai A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 42 due Stati contraenti alla CDI CH -IT, non inficia in ogni caso l ’applicabilità della CDI CH -IT alla domanda di assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017 e, di riflesso, all e stesse ricorrenti. La domanda mira infatti ad ottenere informazioni proprie ad accertare la sussistenza di contribuenti italiani, presumibilmente domiciliati in Italia, conformemente all’art. 4 par. 1 CDI CH -IT. Nulla muta al riguardo la circostanza secondo cui la banca C._______ in data 31 gennaio 2020 avrebbe messo in guardia l ’autorità inferiore circa l’assenza di un nesso con l’Italia per talune posizioni presenti sulle liste ( « […] Gerne möchten wir Ihnen dennoch mitteilen, dass die Bank gestützt auf die vorliegenden Informationen bei gewissen Personen auf den Listen der GdF keinen Bezug zu Italien erkennen kann […] », cfr. atto n. 10 dell’inc. AFC, pag. 4). Che dalle informazioni richieste possa poi eventualmente risultare un domicilio diverso da quello Italiano indicato dalla GdF, non comporta l’inapplicabilità della CDI CH -IT e/o l’assenza di rilevanza verosimile di t ali informazioni. Ora, dal momento che nel caso della ricorrente 2, la stessa figura sulla lista sub. 3.a.(4) con un codice domicilio italiano, spetterà – se del caso – a quest’ultima fare valere dinanzi alle competenti autorità italiane la sussi stenza di un domicilio in un altro Stato. Analogo discorso vale per la ricor rente 1, qui avente diritto economico del conto intestato alla ricorrente 2. 7.3.5 Visto quanto precede, le censure delle ricorrenti circa l’assenza di un domicilio italiano non sono tali da inficiare la validità del criterio del codice domicilio italiano e la rilevanza verosimile delle informazioni richieste dall’autorità richiedente italiana, sicché le stesse vanno qui respinte. 7.4 7.4.1 Le ricorrenti ritengono pure che la d omanda di assistenza ammini - strativa italiana del 10 luglio 2017 sarebbe inammissibile anche sotto il profilo dell’art. 27 par. 3 lett. b CDI CH-IT. Di fatto, si sarebbe infatti confron- tati con informazioni raccolte ab initio in modo illecito e, pertanto, di dati che non avrebbero p otuto essere ottenuti in base al diritto interno e alla prassi degli Stati contraenti alla CDI CH-IT, in quanto oggetto di attività ille- cita all’origine (cfr. ricorsi 12 aprile 2021, punto 39). La predetta domanda sarebbe altresì inammissibile sotto il pr ofilo dell’art. 27 par. 3 lett. c CDI CH-IT, in quanto la trasmissione delle informazioni richieste violerebbe l’ordine pubblico. Più nel dettaglio, le ricorrenti censurano il fatto che, nel contesto del procedimento penale nei confronti della banca C._______ in Italia, la sua clientela (ricorrenti comprese) non sarebbe stata informata – né dalla banca stessa, né dalle autorità coinvolte – circa la raccolta e la trasmissione delle informazioni riguardanti i loro conti bancari. Così facendo, ai clienti della banca sarebbe stato negato il diritto di espri mersi A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 43 al momento della raccolta delle informazioni. A mente dell e ricorrenti, la trasmissione delle informazioni richieste all ’Italia – tenuto conto della predetta violazione del diritto di essere sentito del la clientela della banca, nonché dell’origine illecita dei dati alla base della domanda – non sarebbe dunque conforme all’ordine pubblico. Peraltro, data l’irrilevanza dei dati da trasmettere (in termini di domicilio in Italia e di vetustà), la decisione impugnata violerebbe anche il principio della reciprocità ai sensi dell’art. 6 cpv. 2 lett. f LAAF (cfr. ricorsi 12 aprile 2021, punti 33, 39-40). 7.4.2 Circa la violazione dell ’art. 27 par. 3 lett. b CDI CH -IT, il Tribunale ribadisce come nulla permetta di ritenere che la predetta domanda italiana sia fondata su dati ottenuti in maniera illecita, e meglio a seguito di un reato secondo il diritto svizzero ai sensi dell ’art. 7 lett. c LAAF (cfr. al riguardo, consid. 7.1.8 del presente giudizio). In tali circostanze, il Tribunale non ha motivo di ritenere che le informazioni richieste dalla GdF non potrebbero invero essere ottenute in virtù della sua legislazione o nell’ambito della sua prassi amministrativa oppure quelle della Svizzera, ai sensi dell ’art. 27 par. 3 lett. b CDI CH-IT. A titolo abbondanziale, il Tribunale rileva che le informazioni di cui viene chiesta la trasmissione sono di natura bancaria, sicché è semmai poten - zialmente toccato il segreto bancario, il quale non è tuttavia di ostacolo alla trasmissione delle predette informazioni. Per costante giurisprudenza, in nessun caso le disposizioni dell ’art. 27 par. 3 CDI CH -IT devono infatti essere interpretate nel senso che permettono ad uno Stato contraente di rifiutare di comunicare informazioni unicamen te perché queste sono detenute da una banca – le regole sul segreto bancario (cfr. art. 47 LBCR) non dovendo essere rispettate (cfr. DTF 142 II 161 consid. 4.5.2) –, un altro istituto finanziario, un mandatario o una persona operante come agente o fiduciario o perché queste informazioni si rifanno ai diritti di proprietà di una persona (cfr. art. 27 par. 5 CDI CH-IT; art. 8 cpv. 2 LAAF; cfr. sentenza del TAF A-3810/2018 del 20 aprile 2021 considd. 2.9.1 e 2.9.2). 7.4.3 Circa invece la censura secondo cui la tras missione delle informa - zioni sarebbe contraria all’ordine pubblico ai sensi dell’art. 27 par. 3 lett. c CDI CH-IT, in ragione dell ’asserita violazione del diritto di essere sentito della clientela della banca nel contesto del procedimento penale in Italia, si impongono invece le seguenti precisazioni. 7.4.3.1 Giusta l’art. 27 par. 3 lett. c CDI CH-IT, i par. 1 e 2 dell’art. 27 CDI CH-IT non possono essere interpretati nel senso che facciano obbligo ad uno Stato contraente di fornire informazioni che potrebbero rivelare segreti A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 44 commerciali o d’affari, industriali o professionali oppure metodi commerciali o informazioni la cui comunicazione sarebbe contraria all’ordine pubblico. 7.4.3.2 Benché la terminologia utilizzata per definire il concetto di ordine pubblico sia talvolta fluida (cfr. sentenza del TAF A-6589/2016 del 6 marzo 2018 consid. 4.9 con rinvii), si ammette che una decisione sia in ogni caso incompatibile con l’ordine pubblico, se viola i valori essenziali e ampiamen- te riconosciuti che, secondo la concezione pred ominante in Svizzera, dovrebbero costituire il fondamento di ogni ordinamento giuridico (cfr. DTF 138 III 322 consid. 4.1; 132 III 389 consid. 2.2.3; 128 III 191 consid. 4a, tutte pronunciate nel contesto dell’art. 190 cpv. 2 lett. e della legge federale del 18 dicembre 1987 sul diritto internazionale privato [LDIP , RS 291]; sen- tenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 7.4.3.2; A-676/2020 del 2 novembre 2021 consid. 4.2.3 con rinvii; A-6314/2017 del 17 aprile 2019 consid. 4.4.6.2; A-3320/2017 del 15 agosto 2018 consid. 3.3.7.1 con rinvii; parimenti, MARTIN KOCHER, in: Zweifel/Beusch/Matteotti [ed.], Internationales Steuerrecht, 2015, n° 201 ad art. 27 MC OCSE). Una decisione è contraria all’ordine pubblico materiale quando viola princi- pi fondamentali del diritto applicabile nel merito, al punto da non risultare più conciliabile con l ’ordinamento giuridico e il sistema di valori determi - nanti; fra questi principi, si annoverano la protezione delle libertà fonda - mentali e i principi giudici fondamen tali, tra cui, in particolare la fedeltà contrattuale, il rispetto delle regole della buona fede, il divieto dell’abuso di diritto, la proibizione di misure discriminatorie o spogliatrici (cfr. DTF 138 III 322 consid. 4.1; 132 III 389 consid. 2.2.1; 128 II I 191 consid. 6). Come indica il « in particolare », la lista di cui sopra non è esaustiva. Data la difficoltà di definire con precisione l ’ordine pubblico, il Tribunale federale procede per esclusione (cfr. DTF 144 III 120 consid. 5.1 con rinvii). Inoltre, non è sufficiente che un determinato motivo sia contrario all’ordine pubbli- co; è il risultato che si ottiene che deve essere incompatibile con l ’ordine pubblico (cfr. DTF 138 III 322 consid. 4.1; 120 II 155 consid. 6a; 116 II 634 consid. 4; sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 con - sid. 7.4.3.2; A-676/2020 del 2 novembre 2021 consid. 4.2.3; A-6314/2017 del 17 aprile 2019 consid. 4.4.6.2; A -3320/2017 del 15 agosto 2018 consid. 3.3.7.1 con rinvii). 7.4.3.3 A livello convenzionale, la violazione dell’ordine pubblico come mo- tivo di rifiuto dell ’assistenza amministrativa è previsto anche all ’art. 21 par. 2 lett. b e d MAC. A questo proposito, si è detto che una violazione dell’ordine pubblico può essere ritenuta in casi che implicano un grave disprezzo dei valori fondamentali di uno Stato di diritto, ad esempio: una A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 45 procedura contraria ai principi di equità e intollerabilmente offensiva per la concezione svizzera del diritto; pene draconiane per la scoperta di un reato fiscale (pena di morte, pene corporali, pene collettive o altre pene contrarie all’essenza stessa della dignità umana); eccezionalmente la seria messa in pericolo della personalità del titolare del conto (segnatamente tratta - mento contrario ai diritti fondamentali in una procedura penale o violazione delle regole fondamentali di procedura); la segretezza manifestamente insufficiente dei dati; gravi lacune dello Stato di diritto; procedure fiscali a motivazione politica; la violazione dei principi costituzionali dello Stato di diritto e della buona fede; la trasmissione di dati concernenti conti non dichiarati a degli Stati incapaci di rispettare le garanzie minime della Convenzione del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU, RS 0.101) o del Patt o internazionale del 16 dicembre 1966 relativo ai diritti civili e politici (RS 0.103.2; di seguito: Patto ONU II), in presenza di circostanze eccezionali com provabili dalla persona interessata, ecc. (cfr. sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 7.4.3.3; A-676/2020 del 2 novembre 2021 consid. 4.2.3 con rinvii; A-6314/2017 del 17 aprile 2019 consid. 4.4.6.3; A-3320/2017 del 15 agosto 2018 consid. 3.3.7.2 con rinvii). 7.4.3.4 Secondo il Messaggio del Consiglio federale del 10 giugno 2016 concernente la modifica della LAAF (FF 2016 4561, 4564), sia l’art. 26 MC OCSE sia il suo commentario stabiliscono in modo esaustivo le eccezioni allo scambio d’informazioni. Esse sono previste soltanto in casi speciali. Lo scambio di informazioni può essere negato se contrario all’ordine pubblico. Questa espressione è definita in modo molto restrittivo ed è applicabile soltanto a casi estremi come le domande motivate da persecuzioni razzi - ste, politiche o religiose (cfr. sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 7.4.3.4; A-3734/2017 del 31 agosto 2020 consid. 2.10.3; A-6314/2017 del 17 aprile 2019 consid. 4.4.6.4; A-3320/2017 del 15 ago- sto 2018 consid. 3.3.7.3 con riferimenti al Commentario OCSE). 7.4.3.5 Come visto (cfr. consid. 4.4.2 del presente giudizio), salvo nel caso in cui emergano domande legittime circa la tutela dell ’ordine pubblico svizzero o internazionale, le regole di procedura previste dalla LAAF non impongono allo Stato richiesto né di procedere lui stesso a delle verifiche né di rimettere in discussione il ben fondato delle informazioni fornite dallo Stato richiedente. 7.4.3.6 Nel caso concreto – tenuto altresì conto della presunzione della buona fede dello Stato richiedente – nulla permette di ritenere la sussisten- za di una violazione dell ’ordine pubblico ai sensi dell ’art. 27 par. 3 lett. c A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 46 CDI CH-IT. Più nel dettaglio, quand’anche si dovesse ritenere che il diritto di essere sentito della clientela della banca C._______ sia stato effettivamente violato nell’ambito del procedimento penale svoltosi in Italia, in ragione del fatto che la stessa non sarebbe stata consultata al momento della trasmissione delle liste di conti bancari – ciò che va ancora dimostra- to, trattandosi di una mera allegazione della ricorrente qui non sostanziata –, tale violazione n on configurerebbe ancora comunque una violazione dell’ordine pubblico ai sensi della giurisprudenza dell’Alta Corte della legi- slazione citata poc’anzi. Come visto (cfr. consid. 7.4.3.2 del presente giudi- zio), è il risultato a dover essere contrario all ’ordine pubblico. Più concre- tamente, alla luce della riserva dell ’ordine pubblico e della sua interpreta - zione restrittiva nel contesto dell ’assistenza amministrativa internazionale in materia fiscale, sono le conseguenze concrete dell’ammissione della do- manda di assistenza amministrativa a dover essere esaminate in tal senso (cfr. sentenza del TAF A -6314/2017 del 17 aprile 2019 consid. 5.3.3.3). Ora, le ricorrenti censurano il comportamento della GdF alla base della do- manda di assistenza amministrativa de l 10 luglio 2017 – ovvero, il fatto ch’essa si sarebbe fondata su delle liste ottenute in violazione del diritto di essere sentito della clientela della banca –, senza tuttavia dimostrare in cosa la trasmissione delle informazioni richieste violerebbe l’ordine pubbli- co. In tali circostanze, non è ravvisabile alcun motivo tale da far ritenere la trasmissione delle informazioni all’Italia come contraria all’ordine pubblico. Ciò ancora di meno, se si considera che, nell’ambito della presente proce- dura di assistenza amministrativa in Svizzera, le persone interessate sono state debitamente informate dal detentore delle informazioni (la banca C._______) e/o dall’AFC in merito alla domanda italiana e alle informazioni richieste dall’autorità richiedente italiana, in conformità agli artt. 14 e 14 a LAAF, nel rispetto del loro diritto di essere sentite. La clientela della banca interessata dalla domanda – ivi comprese le ricorrenti – ha dunque avuto modo prendere posizione circa la trasmissione delle informazioni all’Italia, prima di tale trasmissione. In tale contesto, in assenza di domande legittime circa la tutela dell’ordine pubblico, non spetta né all’autorità inferiore né allo scrivente Tribunale in- dagare ulteriormente al riguardo (cfr. considd. 4.4.2 e 7.4.3.5 del presente giudizio). Del resto, il Tribunale non è in ogni caso in grado di esaminare materialmente l’asserita violazione del diritto di essere sentito, in quanto la stessa è correlata a fatti verificatosi all’estero che, in virtù del principio della territorialità, sfuggono all ’esame delle autorità giudiziarie svizzere. Tale A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 47 violazione del diritto di essere sentito andrà pertanto semmai material - mente censurata dall e ricorrenti dinanzi alle competenti autorità estere interessate. 7.4.4 In definitiva, visto quanto precede, le censure delle ricorrenti circa la violazione dell’art. 27 par. 3 lett. b e c CDI CH-IT vanno qui respinte. 7.5 7.5.1 Le ricorrenti sollevano inoltre una violazione del principio della sussi- diarietà – e dunque della lett. ebis n. 1 del Protocollo aggiuntivo – in quanto ritengono come non provato che l ’autorità richiedente italiana abbia esaurito le fonti abituali di informazione previste dalla sua procedura fiscale interna prima di ricorrere all’assistenza amministrativa. Di fatto, le dichiara- zioni dell’autorità richiedente italiana – limitatosi ad affermare che « sono state esaurite le fonti d’informazione usuali previste dalla procedura fiscale interna » – non fornirebbero dettagli in merito al tenore e al contenuto della prassi amministrativa italiana permettente l’ottenimento delle informazioni così come richieste. La GdF non avrebbe fornito alcuna indicazione sui mezzi interni disponibili che sarebbero stati esauriti, rispettivamente circa le specifiche misure adottate e le modalità di acce rtamento messe in atto sul territorio nazionale alfine di recuperare i d ati bancari richiesti. La violazione sarebbe tanto più grave se si pone mente al fatto che la stessa autorità inferiore si sarebbe resa conto che verosimilmente il principio della sussidiarietà non era rispettato e pertanto avrebbe chiesto specificamente se le verifiche erano state fatte utilizzando solo le generalità delle persone coinvolte oppure raffrontando quelle con i codici identificativi dei conti / clienti della banca, invitand o a tale raffronto l ’autorità richiedente italiana. Ciò che quest’ultima non avrebbe fatto. Nel caso della ricorrente 1 – avente diritto economico del conto intestato alla ricorrente 2 – la violazione del principio della sussidiarietà sarebbe altresì manif esta, con siderato che l’autorità richiedente italiana avrebbe potuto accertare il suo domicilio rivolgendosi all’AIRE ed evitare così di includerla nella domanda, ciò che invece non avrebbe fatto (cfr. ricorsi 12 aprile 2021, punti 46-49). 7.5.2 Al riguardo, il Tribunale osserva come nella domanda di assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017, l ’autorità richiedente italiana abbia precisato di avere esaurito tutte le fonti interne abituali d ’informa- zione (« […] sono state esaurite le fonti d’informazione usuali previste dalla procedura fiscale interna […] »). Interpellata al riguardo dall ’AFC in data 27 marzo 2018, tale evenienza è stata ribadita dalla GdF anche successi- vamente, con scritto 8 novembre 2018 (cfr. atto n. 4 dell’inc. AFC; « […] As already specified, for all the positions requested, we have in advance A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 48 exhausted all the possibilities available in our national system […] », «[…] We preliminarily reiterate that the lists attached to the assistance request made to the Swiss authorities only r eport financial positions for which we were unable to proceed to their unequivocal identification by employing all the tools available to the national tax administration […] », ecc.). Ora, da un esame della domanda, tali dichiarazioni appaiono plausibili. In effetti, risulta che la GdF non si è semplicemente basata sui dati acquisiti presso la banca nell’ambito dell’inchiesta penale e dei controlli fiscali, relativi alle 18'126 posizioni. Di fatto, prima di inoltrare la propria domanda, l ’autorità richiedente italiana ha infatti rielaborato queste 18'126 posizioni con tutti i mezzi interni d’indagine («[…] con l’ausilio delle banche dati a disposizione dell’Amministrazione finanziaria italiana e di tutti gli altri mezzi d ’indagine disponibili sul territorio nazionale nonché le specifiche attività di analisi fina- lizzate ad aggregare i dati […] »). In tal modo, essa ha individuato i contri- buenti italiani in relazione a 3'297 posizioni per le quali le indagini sono già state completate o sono ancora in corso a livello nazionale, rispettivamente 2'441 posizioni relative ai clienti italiani che molto probabilmente si sono avvalsi dei servizi degli intermediari operanti in Italia, esclusi dunque dalla domanda d’informazioni. Per le 9'953 posizioni, «[…] utilizzando le consue- te fonti d’informazione previste dalla procedura fiscale interna […] », essa non è invece riuscita ad «[…] identificare compiutamente ed inequi voca- bilmente i titolari e/o beneficiari effettivi […] », sicché è per quest ’ultime ch’essa necessita della cooperazione della Svizzera. Ne discende che di queste 18'126 posizioni solo 9'953 posizioni sono interessate dalla doman- da in oggetto, sicché si deve ritenere che i controlli interni effettuati dalla GdF le hanno permesso di escludere circa il 45 % delle posizioni figuranti nelle otto liste. Benché la domanda non indichi in dettaglio quali siano le fonti abituali previste dal diritto fiscale italiano che l’autorità richiedente italiana avrebbe esaurito per individuare queste 9'953 posizioni, nulla permette di dubitare della veridicità delle sue dichiarazioni e ritenere che di fatto essa avrebbe violato in qualche modo il principio della sussidiarietà. Agli atti non vi sono infatti indizi che lascino trasparire lacune o contraddizioni palesi nelle dichiarazioni della GdF, sicché – in virtù del principio dell’affidamento – le stesse vanno ritenute come sufficienti a comprovare il rispetto del principio della sussidiarietà (cfr. sentenza del TAF A-2980/2019 del 20 maggio 2020 consid. 5.5.2). Del resto, non va dimenticato che una verifica esaustiva del rispetto di tale principio da parte dello Stato richiesto è difficilmente attuabile, sicché lo stesso è limitato nel suo esame. Ora, il fatto che l’auto- rità inferiore – quale autorità richiesta – abbia in un primo tempo chiesto A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 49 dei ragguagli al riguardo all’autorità richiedente italiana non significa auto- maticamente che la stessa abbia ritenuto una violazione del principio della sussidiarietà, tant’è che nella decisione impugnata non l’ha rilevata a giusto titolo (cfr. decisione impugnata, consid. 7). Nulla muta a tale conclusione la censura delle ricorrenti secondo cui, nel caso della ricorrente 1 la GdF avrebbe potuto sincerarsi dell’inesattezza del domicilio italiano attribuitogli consultando l’AIRE in proposito. Se da un lato non si può escludere che la GdF abbia effettuato tale controllo, d’altra parte quand’anche non l’avesse effettuato tale evenienza non sarebbe sufficiente per ritenere la GdF abbia violato il principio della sussidiarietà. Nulla impedisce all’autorità richieden- te italiana di ve rificare la veridicità delle informazioni in suo possesso – segnatamente la sussistenza di un domicilio italiano – attivando il canale dell’assistenza amministrativa in materia fiscale. Ora, è proprio per comple- tare le informazioni in suo possesso, ch’essa ha chiesto delle informazioni alla Svizzera. A titolo abbondanziale, il Tribunale sottolinea che anche se l ’autorità richiedente italiana conosce il nome della persona interessata, può essere certa della completezza delle informazioni dichiarate da ques ta persona solo attraverso una richiesta di assistenza amministrativa in materia fiscale internazionale. In caso contrario, essa non è in grado di determinare se il suo contribuente abbia o meno dichiarato correttamente tutti i suoi redditi. La censura delle ricorrenti va pertanto respinta. 7.6 7.6.1 Le ricorrenti censurano altresì la violazione del principio della specialità – e dunque dell’art. 27 par. 2 CDI CH-IT, che limiterebbe l’utilizzo delle informazioni ai soli procedimenti fiscali –, l’autorità richiedente italiana non avendo fornito sufficienti garanzie in merito al rispetto di tale principio. Più nel dettaglio, la GdF avrebbe affermato di voler utilizzare i da ti per il perseguimento dei reati di riciclaggio di denaro e di reimpiego di capitali illeciti. A mente delle ricorrenti, il Commentario OCSE dell’art. 26 conside- rerebbe tale impiego diverso da quello fiscale, sicché sarebbe vietato. L’art. 27 par. 2 CDI CH -IT sarebbe dunque leso, dal momento ch ’essa limiterebbe l’utilizzo delle informazioni trasmesse agli scopi esplicitamente menzionati, vale a dire l ’accertamento o la riscossione, l ’esecuzione o il perseguimento, o le decisioni di ricorso presentate per tali imposte o il controllo dei suddetti scopi (cfr. ricorso 12 aprile 2021, punti 50-51). 7.6.2 In proposito, il Tribunale rileva quanto segue. Nelle due decision i impugnate, l’autorità inferiore indica di aver precisato, con scritto 27 marzo A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 50 2018, alla GdF che dai fatti esposti nella sua domanda di assistenza ammi- nistrativa del 10 luglio 2017 non risultava alcun riferimento all ’evasione fiscale in relazione a ogni singolo conto interessato e che, al contrario, solo dopo aver ricevuto le informazioni richieste, sarebbe stato possibile accer- tare se sono stati commessi reati fiscali in relazione ai conti in questione. In tale contesto, essa ha precisato alla GdF che se la commissione di un reato fiscale dovesse essere confermata in un singolo caso, essa sarà libera di utilizzare le informazioni per un procedimento penale fiscale sulla base dell’art. 27 par. 2 CDI CH-IT. Se dovesse invece essere confermato un caso specifico la commissione di ulteriori reati, spetterà alla GdF rivol - gersi nuovamente all ’AFC per chiedere l ’autorizzazione all ’utilizzo delle informazioni nell’ambito di un siffatto procedimento penale ex art. 27 par. 2 CDI CH -IT. Con scritto 8 novembre 2018 , la GdF avrebbe avvalorato il parere dell’autorità inferiore (cfr. decisioni impugnate, consid. 8.2). Il rispetto del principio della specialità essendo presunto nelle relazioni internazionali tra Stati, le garanzie fornite dall ’autorità richiedente italiana sono tali che, sempre in virtù del principio della buona fede e dell ’affi- damento (cfr. consid. 4.4.1 del presente giudizio) e in assenza di motivi seri di ritenere il contrario, si deve partire dal presupposto che le informazioni verranno da lei utilizzate solo allo scopo fiscale ivi indicato, ciò nel rispetto dell’art. 27 par. 2 CDI CH-IT e che, per altri utilizzi, la stessa avvierà invece l’apposita procedura di approvazione. Secondo detta disposizione, l’impie- go delle informazioni ricevute nell ’ambito del procedimento di assistenza amministrativa a fini diversi da quelli fiscali non è possibile, a meno che tale impiego sia previsto dalle leggi dei due Stati e l’autorità inferiore dia il suo esplicito consenso ex art. 20 cpv. 3 LAAF (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-2980/2019 del 20 maggio 2020 consid. 4.2.3). In tale contesto, l’utilizzo delle informazioni da parte dello Stato richiedente per il persegui- mento d’infrazioni penali fiscali è tuttavia riservato. Lo Stato richiedente ha pertanto il diritto di utilizzare le informazioni ottenute per perseguire i reati fiscali secondo la sua legislazione interna (cfr. XAVIER OBERSON, in: Robert J. Danon et al. [ed.], Modèle de Convention fiscale OCDE concernant le revenu et la fortune: Commentaire, 20 14, n. 93 ad art. 26 MC OCSE; Commentario OCSE, n. 12.3 ad art. 26 MC OCSE). Tale limitazione è del resto stata espressamente ricordata dall’autorità infe- riore nelle due decisioni impugnate, ove la stessa si è impegnata a ribadirla alla GdF alla crescita in giudicato del predetto giudizio, conformemente all’art. 20 cpv. 2 e 3 LAAF (cfr. decisioni impugnate, consid. 13), così come formulato alla cifra 3 del dispositivo della decisione impugnata: A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 51 « […] a. le informazioni citate al punto 2 possono essere utilizzate nello Stato richiedente solo in procedimenti nei confronti della/e persona/e interessata/e solo per la fattispecie menzionata nella richiesta del 10 luglio 2017. b. le informazioni ottenute in applicazione del diritt[o] interno svizzero, devono essere tenute segrete e sono accessibili soltanto alle persone o autorità (compresi i tribunali e le autorità amministrative), che si occupano dell’accertamento o della riscossione delle imposte menzionate all’art. 27 capoverso 2 della CDI CH -IT, dell’esecuzione o del perseguimento penale oppure della decisione di ricorrere a rimedi giuridici inerenti e queste imposte. Tali persone o autorità possono utilizzare le informazioni unicamente per questi fini […] ». In tale contesto, le persone, la cui identità appa re nella documentazione bancaria, risultano protette dal principio della specialità, che impone allo Stato richiedente di utilizzare le informazioni ricevute dallo Stato richiesto solo per le persone e le attività per le quali ha richiesto le informazioni e alle quali sono state trasmesse (cfr. art. 27 par. 2 CDI CH-IT; DTF 147 II 13 consid. 3.4; 146 I 172 consid. 7.1.3; [tra le tante] sentenza del TAF A-5522/2019 del 18 agosto 2020 consid. 3.4.3). La censura delle ricorrenti non può pertanto che essere respinta. 7.7 In conclusione, alla luce dei considerandi che precedono, si deve ritenere che la domanda collettiva di assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017, qui fondata sulla lista/sull’elenco sub 3.a.(4), soddisfa tutti i requisiti materiali all a base della sua ammissibilità, sicché risulta qui ammissibile anche dal profilo materiale. 8. Ciò sancito, occorre ancora esaminare la censura sollevata dalle ricorrenti circa la trasmissibilità temporale dei dati che la concernono. 8.1 Di fatto, le ricorrenti si oppongono alla trasmissione all’Italia del saldo al 31 dicembre 2017 del conto di cui la ricorrente 2 è titolare e la ricorrente 1 avente diritto economico, in quanto a loro avviso non coperto dalla domanda di assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017. Alla data dell’inoltro della predetta domanda, l’ultimo periodo fiscale per il quale risultava spirato il termine per la presentazione della dichiarazione d’imposta era infatti il 2016 e non il 2017, così come evidenziato dalla stessa autorità inferiore con scritto 27 marzo 2018. Tale evenienza sarebbe stata altresì sottolineata dalla GdF con scritto 8 novembre 2018, nel quale essa avrebbe delimitato il periodo fiscale toccato al 31 dicembre 2016 (cfr. ricorsi 12 aprile 2021, punto 23). A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 52 8.2 Al riguardo, come già constatato in precedenza (cfr. consid. 6.1.2 del presente giudizio), il Tribunale ricorda che il periodo fiscale interessato dalla domanda di assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017 è invero il periodo dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2017, sicché – contra- riamente a quanto ritenuto dalla ricorrente – il saldo del conto al 31 dicem- bre 2017 è coperto dalla domanda e va pertanto trasmesso alla GdF. A titolo abbondanziale, il Tribunale osserva che da un esame degli atti dell’incarto risulta ch ’effettivamente l’autorità inferiore e la GdF avevano inizialmente convenuto che in applicazione della CDI CH-IT e in virtù della domanda inoltrata il 10 luglio 2017, l’ultimo periodo fiscale rilevante per la trasmissione delle informazioni decadeva il 31 dicembre 2016 (cfr. atti n. 2 e 4 dell ’inc. AFC), così come indicato dalle ricorrenti. Ora però le due predette autorità hanno poi convenuto di estendere il periodo fiscale inte - ressato dalla domanda anche all’anno 2017, e meglio fino al 31 dicembre 2017 (cfr. atti n. 5 e 6 dell ’inc. AFC). Ciò è avvenuto il 25 giugno 2019. A quella data, il termine per presentare la dichiarazione d’imposta per l’anno 2017 era scaduto. Ora, come visto (cfr. consid. 6.1.2 del presente giudizio), nulla vieta al l’autorità richiedente di modificare la propria domanda nel corso della procedura di assistenza amministrativa e, di riflesso, di estendere il periodo fiscale per il quale richiede le informazioni. La data dell’inoltro della domanda – ovvero il 10 luglio 2 017 – non è di per sé determinante per stabilire se un’informazione vada o meno trasmessa dal punto di vista temporale, essendo invece determinante il periodo fiscale designato dalla GdF e se lo stesso è coperto dalla CDI CH-IT. La censura delle ricorrenti va dunque respinta. 9. In definitiva, alla luce di quanto precede, i due ricorsi delle ricorrenti vanno qui integralmente respinti. In considerazione dell’esito della lite, giusta l’art. 63 cpv. 1 PA, le spese di procedura sono poste a carico delle ricorren ti qui parti integralmente soccombenti (cfr. art. 1 segg. del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS -TAF, RS 173.320.2]). Nella fattispecie , tenuto conto della congiunzione delle due cause parallele A-1732/2021 e A-1733/2021 con il presente giudizio, le spese processuali ammontano complessivamente a 7'500 franchi (cfr. art. 4 TS-TAF). Detto importo va suddiviso in parti uguali tra la ricorrente 1 e la ricorrente 2, sicché ad ognuna va messo a carico l’importo di 3'750 franchi (= ½ di fr. 7'500). Nella misura in cui le ricorrenti hanno entrambe versato a suo tempo un anticipo spese di 5'000 franchi A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 53 negli incarti A-1732/2021 e A-1733/2021, gli importi di 3'750 franchi a loro carico verranno prelevati da quest’ultimo alla crescita in giudicato del pre- sente giudizio. Il saldo rimanente di 1'250 franchi per ciascuna (= fr. 5'000 – fr. 3'750) verrà loro invece restituito. Non vi sono poi i presupposti per l’assegnazione all e ricorrenti di un ’indennità a titolo di spese ripetibili (cfr. 64 cpv. 1 PA a contrario, rispettivamente art. 7 cpv. 1 TS -TAF a contrario). 10. Contro la presente decisione, relativa ad un ’assistenza amministrativa internazionale in materia fiscale, può essere interposto ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. h LTF). Il termine ricorsuale è di 10 giorni dalla sua notificazione. Il ricorso inoltre è ammis - sibile soltanto se concerne una questione di diritto di importanza fonda - mentale o se si tratta per altri motivi di un caso particolarmente importante ai sensi dell’art. 84 cpv. 2 LTF (cfr. art. 84a LTF). Il Tribunale federale è il solo competente a determinare il rispetto di tali condizioni. (Il dispositivo è indicato alla pagina seguente) A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 54 Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 1. Le due cause parallele A-1732/2021 e A-1733/2021 sono congiunte sotto il numero di riferimento A-1732/2021. 2. I due ricorsi sono respinti. 3. Le spese processuali, di 3’750 franchi, sono poste a carico della ricorrente 1. Detto importo verrà detratto dall’anticipo spese di 5'000 franchi versato dalla ricorrente 1 nell’incarto A-1732/2021. L’importo rimanente di 1'250 franchi le verrà invece restituito , alla crescita in giudicato del presente giudizio. 4. Le spese processuali, di 3’750 franchi, sono poste a carico della ricorrente 2. Detto importo verrà detratto dall’anticipo spese di 5'000 franchi da lei versato dalla ricorrente 2 nell ’incarto A -1733/2021. L’importo rimanente di 1'250 franchi le verrà invece restituito, alla crescita in giudicato del presente giudizio. 5. Non vengono assegnate indennità a titolo di spese ripetibili. 6. Questa sentenza è comunicata alle ricorrenti e all’autorità inferiore. I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. Il presidente del collegio: La cancelliera: Raphaël Gani Sara Pifferi A-1732/2021 e A-1733/2021 Pagina 55 Rimedi giuridici: Contro le decisioni nel campo dell’assistenza amministrativa internazionale in materia fiscale può essere interposto ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 10 giorni dalla sua no tificazione, soltanto se concerne una questione di diritto di importanza fondamentale o se si tratta per altri motivi di un caso particolarmente importante ai sensi dell ’art. 84 cpv. 2 LTF (art. 82, art. 83 lett. h, art. 84a, art. 90 e segg. e 100 cpv. 2 lett. b LTF). Il termine è reputato osservato se gli atti scritti sono consegnati al Tribunale federale oppure, all’indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una rappresentanza diplomatica o consolare svizzera al più tardi l ’ultimo giorno del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). Negli atti scritti occorre spiegare perché la causa adempie siffatta condizione. Inoltre, gli atti scritti devono essere redatti in una lingua ufficiale, contenere le conclusioni, i motivi e l ’indicazione dei mezzi di prova ed essere fir mati. La decisione impugnata e – se in possesso della parte ricorrente – i documenti indicati come mezzi di prova devono essere allegati (art. 42 LTF). Data di spedizione: