<h2>SubmittedText<h2><p>La situazione in Siria è catastrofica. La soluzione può essere solo politica, non militare. In questo contesto la Svizzera può, per esempio, offrire i propri buoni uffici, può fungere da luogo in cui svolgere negoziati e può garantire piattaforme in cui le forze politiche coinvolte che si adoperano in favore della pace possano condurre dibattiti. </p><p>Il 28 e il 29 gennaio 2013 a Ginevra si è tenuta una conferenza che ha riunito le forze di opposizione siriane non violente e democratiche. Nel libro curato da Wolfgang Gehrcke e Christiane Reymann (Colonia, 2013), "Wie man einen säkularen Staat zerstört und eine Gesellschaft islamisiert" (Come distruggere uno stato laico e islamizzare una società), si parla di questo incontro. Secondo quanto riferito in un resoconto, questa conferenza è stata organizzata sotto l'egida della Commissione araba per i diritti umani, dell'Istituto scandinavo per i diritti umani e del Forum per la cittadinanza di Horan. Era prevista la partecipazione di un centinaio di rappresentanti di oltre trenta partiti politici e organizzazioni non governative siriani e di diverse centinaia di membri dell'opposizione siriana all'estero nonché di attivisti provenienti dall'Europa, dagli USA e dall'Africa. Tra gli obiettivi della conferenza: instaurare un clima di fiducia e abbozzare soluzioni che permettano la transizione pacifica verso un governo democratico. </p><p>Nel resoconto si legge però anche che la Svizzera avrebbe rifiutato di concedere il visto d'ingresso a oltre sessanta partecipanti provenienti dalla Siria. Chiediamo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande: </p><p>1. Qual era il suo punto di vista sulla situazione in quel momento? Perché ha rifiutato di concedere il visto a oltre sessanta partecipanti? </p><p>2. Che cosa pensa oggi dell'opposizione interna siriana democratica e non violenta? Considera importante sostenere queste forze nei loro tentativi di farsi riconoscere come parte integrante dell'opposizione siriana e di essere coinvolte nei negoziati sul futuro del Paese? E in caso affermativo in che modo pensa di poter agire? </p><p>3. Il Consiglio federale come promuove il processo di pacificazione della Siria? Quale futuro vede per questo Paese?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La manifestazione in questione era stata organizzata su iniziativa privata. Per i partecipanti dalla Siria sono state applicate le disposizioni ordinarie del diritto Schengen in materia di visti, le cui condizioni sono indicate sul sito web della Segreteria di Stato della migrazione (<a href="https://www.sem.admin.ch/sem/it/home/themen/einreise.html">https://www.sem.admin.ch/sem/it/home/themen/einreise.html</a>) e sui siti web delle rappresentanze svizzere all'estero (p. es. Beirut: <a href="https://www.eda.admin.ch/countries/lebanon/fr/home/visa/visa-sejour-tourisme/visa.html">https://www.eda.admin.ch/countries/lebanon/fr/home/visa/visa-sejour-tourisme/visa.html</a>).</p><p>Per i cittadini siriani vige la procedura di consultazione prevista dal diritto Schengen, secondo cui prima del rilascio di un visto Schengen si richiede agli altri Stati membri per una presa di posizione. La durata della procedura è di almeno due settimane. In mancanza di informazioni precise sulle singole domande è difficile esprimersi in merito, tanto più che si tratta di un evento svoltosi circa tre anni fa. In generale si può solo dire che, tenendo conto della crisi siriana, le condizioni Schengen per il rilascio di un visto sono soddisfatte soltanto in singoli casi particolarmente motivati.</p><p>2. La questione relativa alla suddivisione del potere tra i vari gruppi politici è estremamente difficile e acuisce la frammentazione della scena politica. La Svizzera è convinta che una pace duratura in Siria possa essere raggiunta soltanto attraverso il dialogo con tutte le parti in conflitto. A tale scopo la Svizzera sostiene l'operato dell'inviato speciale dell'ONU per la Siria e i processi di dialogo ai quali partecipano le varie correnti dell'opposizione siriana favorevoli a una soluzione negoziata del conflitto.</p><p>3. Il Consiglio federale sostiene l'ONU dal 2012 nei suoi sforzi per risolvere la crisi siriana, ad esempio mettendo a disposizione dell'inviato speciale del segretario generale dell'ONU Staffan de Mistura esperti svizzeri in materia di mediazione. Oltre a queste competenze tecniche, la Svizzera fornisce supporto organizzativo e logistico nella preparazione di colloqui e conferenze a Ginevra. Recentemente, nel quadro della risoluzione del Consiglio di sicurezza ONU 2254 (2015), le parti si sono accordate su passi concreti in vista di una soluzione politica del conflitto siriano, e questo è incoraggiante. Nell'ambito di questo processo globale volto a porre fine al conflitto in Siria l'ONU continua a rivestire un importante ruolo di mediazione. Il Consiglio federale è ancora disposto a sostenere al meglio il processo di pace sia mettendo a disposizione competenze specialistiche sia nel quadro della tradizionale politica di Stato ospite della Svizzera.</p>  Risposta del Consiglio federale.