<!DOCTYPE html> <html lang="it"><head><meta charset="utf-8"/></head><body><div class="Section1"> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable" width="658"> <tr> <td colspan="2" valign="top"> <h4><span>Raccomandata</span></h4> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span><img alt="" height="38" src="http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&amp;WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&amp;WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&amp;OmnisLibrary=JURISWEB&amp;OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&amp;OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&amp;Parametername=WWWTI&amp;Schema=TI_WEB&amp;Source=&amp;Aufruf=getImage&amp;nF38_KEY=133798" width="37"/></span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span><img alt="" height="25" src="http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&amp;WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&amp;WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&amp;OmnisLibrary=JURISWEB&amp;OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&amp;OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&amp;Parametername=WWWTI&amp;Schema=TI_WEB&amp;Source=&amp;Aufruf=getImage&amp;nF38_KEY=133799" width="21"/></span></p> </td> <td valign="top"><a id="X_NOT_ACTUALIZE"></a> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td><p class="MsoNormal"> </p></td> </tr> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Incarto n.<br/> </span><span>31.2006.3</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>rg</span><span>/td</span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Lugano</span></p> <p class="MsoNormal"><a id="IN_DATA_DECISIONE"><span>11 agosto 2006</span></a></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td colspan="3" valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>In nome<br/> della Repubblica e Cantone<br/> Ticino</span></p> </td> <td><p class="MsoNormal"> </p></td> </tr> <tr> <td colspan="6" valign="top"> <p class="MsoNormal"><b><span>Il vicepresidente </span></b></p> <p class="MsoNormal"><b><span>del Tribunale cantonale delle assicurazioni</span></b></p> </td> </tr> <tr> <td colspan="6" valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Giudice Raffaele Guffi</span></p> </td> </tr> <tr> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>statuendo sul ricorso del 27 febbraio 2006 di</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><b><span> </span></b></p> </td> <td colspan="2" valign="top"> <p class="MsoNormal"><b><span>RI 1</span></b><span> </span></p> <p class="MsoFooter"><span>rappr. da: RA 1 </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> </tr> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>contro </span></p> </td> <td><p class="MsoNormal"> </p></td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>la decisione su opposizione del 30 gennaio 2006 emanata da</span></p> </td> </tr> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><b><span>Cassa CO 1 </span></b></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>in materia di art. 52 LAVS</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>(in relazione alla fallita <b>FA 1</b>)</span></p> </td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>considerato <b>in fatto e in diritto</b></span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><span>che - RI 1 ha ricoperto la carica di membro del CdA delDT 1 - già FA 1, trasformata in società anonima con atto notarile 26 novembre 2003 - dal<b> </b>4 dicembre 2003 (cfr. estratto RC informatizzato; nessun elemento agli atti permette di ritenere che egli abbia di fatto assunto funzioni di organo precedentemente a tale data; sul punto <b>DTF</b> 123 V 172) al 30 luglio 2004 (data incontestata delle sue dimissioni, doc. 3/B) con diritto di firma collettiva a due;</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> - la DT 1 (in precedenza la FA 1) è stata affiliata alla Cassa CO 1</span> in qualità di datrice di lavoro sino al 31 ottobre 2004;</p> <p class="MsoNormal"> </p> <p class="R1"><b> </b>- a seguito del mancato pagamento dei contributi paritetici, la Cassa, dopo invio di parecchie diffide (la prima nel luglio 2001), ha a diverse riprese proceduto in via esecutiva nei confronti della società sino al (incontestato) rilascio da parte dell’UEF di __________, nei mesi di novembre e dicembre 2003, marzo e luglio 2004, di diversi ACB relativi a contributi non soluti negli anni 2002-2003;</p> <p class="MsoNormal"> </p> <p class="R1"> - con decreti 3 novembre 2004 e 15 febbraio 2005 il Pretore di __________ ha dichiarato il fallimento della FA 1 rispettivamente la sospensione della procedura falli-mentare ex art. 230 LEF. La<span> ragione sociale è stata in seguito radiata d'ufficio in applicazione dell'art. 66 cpv. 2 ORC;</span></p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> - per decisione 14 settembre 2005 la Cassa ha postulato nei confronti di RI 1, in via solidale con __________, __________ ed __________, il risarcimento ex art. 52 LAVS di fr. 162'772.35 per contributi (e spese) non pagati negli anni 2002 a 2004 (sino all’acconto di giugno);</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> - con decisione 30 gennaio 2006, in parziale accoglimento del-l’opposizione presentata da __________ avverso il provvedimento 14 settembre 2005, la Cassa ha ridotto l’ammon-tare del danno a fr. 66'539.60, importo corrispondente ai contributi non soluti negli anni 2003 a 2004 (sino al mese di giugno) e scaduti successivamente all’entrata dell’insorgente nel CdA della FA 1;</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"><span> - contro predetta decisione su opposizione RI 1 si aggrava al TCA chiedendone l’annullamento. Egli assevera in sostanza di essere stato in carica quale membro del CdA per poco più di 7 mesi, che ad occuparsi effettivamente dell’am-ministrazione contabile della società è stato __________ (in precedenza gerente della FA 1), che al momento della trasformazione della ditta in società anonima la situazione finanziaria della stessa era alquanto precaria, che egli ignorava che a tale momento vi fosse un ingente debito contributivo, che non ha avuto mansioni amministrative ma che (come già per la precedente Sagl, in veste di dipendente) si occupava dell’acquisizione della clientela, che non appena resosi conto dell’effettiva situazione finanziaria della società egli ha rassegnato le proprie dimissioni, che a partire da dicembre 2003 sono stati regolarmente versati acconti sui contributi dovuti, che con riferimento ai conteggi allestiti dalla Cassa e dei versamenti effettuati dalla società egli più nulla deve a quest’ultima per quanto riguarda il periodo 3 dicembre 2003-30 luglio 2004, unico periodo per il quale, per denegata ipotesi, egli potrebbe essere tenuto ad un risarcimento;</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> - con la risposta di causa la Cassa postula l'integrale reiezione del gravame e la conferma della decisione impugnata. Riconfermandosi nelle argomentazioni esposte nella decisione su opposizione, la Cassa rileva in particolare come, alla luce della normativa e dei dettami giurisprudenziali applicabili in materia, le circostanze ed i motivi addotti nel ricorso non sono i-donei a liberare il ricorrente da una responsabilità ex art. 52 LAVS;</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> - la presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli artt. 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA;</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><span> - in virtù dell'art. 52 cpv. 1 LAVS - sia nella sua versione in vigore sino al 31 dicembre 2002 che in quella valida dal 1. gen-naio 2003 - il datore di lavoro deve risarcire il danno che egli ha provocato violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni (dell’assicurazione). I presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave;</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> - nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, la responsabilità può estendersi, in via sussidiaria, agli organi che hanno agito in nome suo (<b>DTF </b>123 V 15 con riferimenti; <b>SVR </b>2001 AHV Nr. 6, p. 20). Sussidiarietà significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo la cassa può agire sussidiariamente e direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro (<b>Nussbaumer</b>, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, AJP 1996 p. 107; <b>Frésard</b>, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, RSA 1991, p. 163). In questo contesto si situa anche il rilascio di un attestato di carenza beni definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta ufficialmente, oltre al mancato adempimento dell’obbligo di versare i contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla cassa è lecito richiedere il risarcimento agli organi anche se la società esiste giuridicamente. Per questo, dalla notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (<b>RCC</b> 1988 p. 137, </span>1991 p. 135). <span>Il TFA ha recentemente riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli organi ed ha concluso che la prassi finora adottata deve essere ancora mantenuta (<b>DTF</b> 129 V 11 = <b>Pratique VSI</b> pp. 79ss);</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> - si ha un danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS o per insolvenza del datore di lavoro (<b>DTF </b>123 V 15, 98 V 26). L'ammontare del danno corrisponde a quello dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (<b>DTF </b>98 V 26 = <b>RCC </b>1972 p. 687;<b> Frésard</b>, La responsabilité de l’employeur pour le non-paiement de cotisations d’assu-rances sociales selon l’art. 52 LAVS, RSA 1987, p. 9). Costituiscono elementi del danno risarcibile i contributi AVS/ AI/IPG, sia per la parte del salariato che quella del datore di lavoro (<b>STFA</b> 28 ottobre 2002 nella causa P. e F. [H 66/02]; <b>STCA</b> 10 giugno 2002 nella causa A. [inc. 31.02.10]; <b>Pratique VSI</b> 1994 p. 104), i contributi AD (<b>STFA</b> 4 ottobre 2002 nella causa A. e T. [H 346/01]), i contributi dovuti all’as-sicurazione </span><span>can</span><span>tonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione, gli interessi moratori (art. 41bis OAVS) e le spese esecutive (<b>Trisconi-Rossetti</b>, L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, <b>RDAT</b> II 1995 pp. 369s; vedi anche la numerosa giurisprudenza citata in <b>RDAT </b>II 2002 pp. 519s; <b>STFA</b> 24 ottobre 2000 nella causa T. C. e S. [H 113/00]). Non sono invece computabili le multe inflitte dalla cassa (<b>STFA</b> 19 agosto 2003 nella causa M. [H 142/03] e 4 novembre 1996 nella causa A. [H 194/96]); </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><span> - nell'evenienza concreta, dallo specchietto concernente l'evoluzione del debito contributivo </span>(doc. 3/C-C3)<span>, dagli estratti conto relativi al 2003 e 2004 e dai relativi conteggi di chiusura (doc. F, G, H), risulta che i contributi (e spese) divenuti esigibili e non soluti dopo l’entrata in carica (4 dicembre 2003) del-l’insorgente quale membro dell’esecutivo della FA 1 e sino alle sue dimissioni ammontano complessivamente (come verrà di seguito meglio precisato) a fr. 66'539.60; </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"> - p<span>er definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi (<b>Pratique VSI</b> 1994 p. 99). Le prescrizioni cui fa riferimento l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo di allestire i relativi conteggi. Sono queste disposizioni in senso stretto (art, 14 cpv. 1 LAVS, artt. 34ss OAVS; <b>RCC</b> 1985 p. 607). L’obbligo di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un compito di diritto pubblico (<b>Pratique VSI </b>1994 p. 108) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale del danno (<b>Pratique VSI</b> 1993 p. 84; <b>DTF</b> 111 V 173, 108 V 186 e 192; <b>RCC </b>1985 pp. 646, 650). Inoltre - anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere il prelevamento e la trasmissione alla cassa con la necessaria attenzione. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei confronti della cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (<b>RCC</b> 1985 p. 608);</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"> - l<span>a cassa di compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS rispettivamente degli artt. 34ss OAVS) può presumere che il datore di lavoro ha violato le prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può procedere contro di lui. Incombe allora al datore di lavoro far valere e provare validi motivi di giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei a giustificarla in base a circostanze speciali (<b>DTF </b>108 V 187; <b>SVR </b>1995 AHV Nr. 70 p. 213). L’obbligo del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa (<b>DTF</b> 108 V 187</span>; <b>Knus</b>,<b> </b>Die Schadenersatzpflicht des Arbeitsgebers in der AHV, 1989, p. 54; <b>Frésard</b>, cit., RSA 1987, p. 7);</p> <p class="MsoNormal"><b> </b></p> <p class="R1"> - a<span>i sensi della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire importante a qualsi-asi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione. La misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato (<b>RCC </b>1988 p. 634; <b>DTF </b>112 V 159; <b>Knus</b>, cit., p. 53). I fatti di cui si è resa colpevole una ditta non sono necessariamente imputabili a tutti gli organi della stessa. Si deve infatti esaminare se e in quale misura questi fatti possano essere addebitati ad un organo determinato, tenuto conto della situazione di diritto e di fatto di quest’ultimo nella ditta medesima. Il tema di sapere se un organo ha agito in modo colposo dipende dalle responsabilità e dalle competenze che gli sono state attribuite (<b>DTF </b>108 V 202; <b>RCC </b>1985 p. 647</span>; <b>Knus</b>, cit. p. 52). <span>Nel caso di una società anonima si debbono porre esigenza molto severe per quanto concerne l’attenzione da prestare alle prescrizioni AVS (<b>DTF </b>108 V 203 con riferimenti). La giurisprudenza ritiene che, di regola, la mancata deduzione e relativo trasferimento alla cassa dei contributi configura una grave negligenza (<b>DTF </b>108 V 186). Occorre però esaminare se speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non versare i contributi o potevano scusarlo dal provvedervi (<b>DTF</b> 121 V 244, 108 V 193);</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><span> </span>- secondo costante giurisprudenza (<b>STCA</b> 14 giugno 1995 nella causa C. [inc. 31.95.012]) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa, né a eventuali cause di un fallimento;</p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> - come visto RI 1</span><span> ha ricoperto la carica di membro del CdA della DT 1 dal 4 dicembre 2003 al 30 luglio 2004, con diritto di firma collettiva a due. A</span><span>ccettando tale mandato egli </span><span>ha assunto tutti gli oneri che da questa funzione derivano (<b>STFA </b>2 dicembre 2003 nella causa B. [H 171/02], 31 gennaio 2003 nella causa V. [H 5/02], 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B. [H 10+45/01] e 23 agosto 2002 nella causa V. V. e M. C. [H 405+406/00]);</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><span> - ad ogni amministratore spetta ai sensi dell’art. 716a cpv. 1 ci-fra 5 CO l’alta vigilanza sulle persone incaricate della gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni. L’ammini-stratore deve, di principio, informarsi periodicamente dell’an-damento dell’azienda ed in particolare sugli affari principali, ri-chiedendo rapporti dettagliati, studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto di una gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate (<b>STFA</b> 27 febbraio 2002 nella causa S. [H 282/01] e 25 luglio 1991 nella causa V.E.; <b>DTF </b>114 V 219 = <b>RCC </b>1989 p. 116; cfr. anche<b> STFA</b> 29 agosto 1997 nella causa M.). Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano regolarmente versati, peraltro già prelevati dai salari dei dipendenti in conformità all'art. 51 LAVS (<b>STFA</b> 2 dicembre 2003 nella causa B. [H 171/02], 11 novembre 2003 nella causa B. [H 310/02], 8 ottobre 2003 nella causa C. [H 33/03] e 28 aprile 2003 nella causa P. e M. [H 208/00 e H 209/00]; <b>DTF </b>108 V 202; <b>Frésard</b>, cit., RSA 1991, p. 165). L’amministratore é tenuto all'esame e all'analisi di tutte le poste utili e necessarie per una corretta tenuta della contabilità aziendale (<b>STFA </b>2 dicembre 2003 nella causa B. [H 171/02]). Non è sufficiente esaminare i conti una volta all'anno (<b>STFA </b>27 febbraio 2002 nella causa S. [H 282/01]). Secondo la nostra Massima istanza, i membri del CdA devono rassegnare le proprie dimissioni se, nonostante le sollecitazioni, i contributi paritetici rimangono impagati (<b>STFA </b>17 gennaio 2002 nella causa A. e B. [H 38/01], 21 dicembre 1993 nella causa M.T.S. e 15 dicembre 1993 nella causa N.). Se non ha adempiuto ai suoi obblighi con la dovuta diligenza che, secondo la giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari (<b>STFA</b> 29 maggio 1995 nella causa A.C.; <b>DTF </b>99 II 179; <b>STFA</b> 19 maggio 1995 nella causa M.D.), il membro del CdA o l'amministratore unico sarà ritenuto responsabile del danno;</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> - la responsabilità per il corretto adempimento degli oneri assicurativi nonché la diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali incombeva quindi anche a RI 1, quale membro dell’esecutivo della FA 1, trattandosi, come detto, di attribuzioni inalienabili nel senso dell'art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO (<b>STFA</b> 13 novembre 2000 non pubblicata nella causa F.S. [H 238/98]);</span></p> <p class="R1"><span> - nulla agli atti - né d’altronde l’insorgente lo sostiene - permette di ritenere che l’insorgente sia stato impedito ad accedere alla contabilità della società o raccogliere informazioni in merito al pagamento dei contributi. Né del resto egli asserisce di essersi mai attivato in tal senso. In violazione degli obblighi che gli derivavano dalla carica di membro del CdA di una SA egli non ha svolto nessun tipo di controllo. In tale contesto è quindi irrilevante che RI 1<b> </b>non abbia avuto competenze gestionali o amministrative in seno alla FA 1, rispettivamente che egli abbia asseritamene avuto unica-mente mansioni relative all’acquisizione della clientela. La limitazione della sua attività nel senso sopra indicato non poteva avere nessuna influenza sul suo summenzionato obbligo, quale organo, di vigilare sul pagamento dei contributi (<b>STCA </b>18 giugno 2001 nella causa C., C. e G. [inc. 31.2001.21-23]; <b>STFA</b> 15 dicembre 1993 nella causa L.N., in cui è stato precisato che da un amministratore dai poteri limitati si deve pretendere che solleciti ripetutamente il pagamento dei contributi paritetici e che rassegni quindi le sue dimissioni nel caso in cui questi rimangano impagati). Egli</span><span> avrebbe dovuto verificare puntualmente e personalmente che i contributi paritetici venissero effettivamente versati alla Cassa (<b>STFA </b>2 dicembre 2003 nella causa B. [H 171/02], 3 luglio 2003 nella causa V. [H 265/02], 28 aprile 2003 nella causa P. e M. [H 208/00 e H 209/00], 27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e M.P. [H93/01 + H 169/01] e 17 gennaio 2002 nella causa A. e B. [H 38/01]). Egli avrebbe potuto e dovuto interpellare le persone incaricate della gestione e conduzione della società oppure anche<b> </b>l'ufficio di revisione attingendo ai dati contabili oggettivi (<b>STFA</b> 31 gennaio 2003 nella causa V. [H 5/02]), dai quali avrebbe facilmente potuto dedurre che vi erano oneri sociali scoperti o perlomeno possibili difficoltà finanziarie della società (<b>STFA </b>11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C. [H 349/01]). Non aver proceduto ad una accurata verifica della situazione finanziaria e contributiva della ditta è segno di una grave negligenza di RI 1, cui incombeva il compito di esaminare l'attività dei dirigenti e di orientarsi costantemente sull'andamento degli affari, in particolare in relazione alla questioni contributive (<b>SVR </b>2001 AHV Nr. 15; <b>ST FA</b> 8 ottobre 2003 nella causa C. [H 33/03]).</span><span> Egli avrebbe quindi dovuto - ciò che la sua carica gli avrebbe permesso - costantemente accertarsi della situazione contributiva e sollecitare gli altri amministratori influendo quindi sul pagamento dei contributi e, come detto, rassegnare le proprie dimissioni se, nonostante le sollecitazioni e il suo agire, i contributi paritetici fossero rimasti - come in casu - impagati (<b>STFA </b>17 gennaio 2002 nella causa A. e B. [H 38/01], 21 dicembre 1993 nella causa M.T.S. e 15 dicembre 1993 nella causa N.);</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> - RI 1 risulta quindi aver omesso (egli non sostiene del resto il contrario e neppure dagli atti risulta che si sia esplicitamente interessato a proposito del pagamento dei contributi sociali) di compiere quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona nell'ambito delle incombenze riconducibili alla funzione di membro dell’esecutivo (<b>STFA </b>11 novembre 2003 nella causa B. [H 310/02], 5 giugno 2003 nella causa V.C. e R.G. [H 268/01 e H 269/01] e 20 marzo 2003 nella causa W. [H 265/00]). L’insorgente non poteva accontentarsi di svolgere un ruolo passivo nella società per quanto riguarda in particolare gli aspetti contributivi. Del resto, la passività a dispetto della conoscenza (eventuale) di mancati pagamenti di contributi deve essere considerata un’inosservanza per negli-genza grave delle prescrizioni (<b>RCC</b> 1989 pag. 115). Il comportamento di RI 1 è quindi in relazione di causalità naturale e adeguata (e ciò, come verrà di seguito esposto, per l’intero importo rivendicato dalla Cassa) con il danno subito dalla Cassa (<b>STFA </b>21 maggio 2003 nella causa A. [H 13/03], 13 maggio 2002 nella causa A. [H 65 /01] e 17 gennaio 2002 nella causa A. e B. [H 38/01]);</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> - a sua discolpa l’insorgente invoca inoltre la circostanza secondo cui egli sarebbe stato in carica quale membro del CdA solo per un breve periodo (4 dicembre 2003-30 luglio 2004);</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> - la durata del mancato pagamento dei contributi - rispettivamente del periodo di carica quale organo - costituisce uno degli elementi da considerare nell’esame dell’insieme delle circostanze del singolo caso e può all’occorrenza condurre ad un esonero dalla responsabilità ai sensi della giurisprudenza precedentemente citata. La durata della violazione dell’obbli-go contributivo in quanto tale non può quindi costituire motivo di liberazione da una responsabilità ex art. 52 LAVS (<b>DTF </b>121 V 243; <b>STFA</b> 4 novembre 2004 nella causa K. [H 297/03]). Secondo la giurisprudenza, un motivo di giustificazione può essere ammesso se il mancato pagamento dei contributi si riferisce ad un periodo relativamente corto (pochi mesi) e se precedentemente il datore di lavoro ha pagato regolarmente i contributi. In alcuni casi, tenuto conto dell’in-sieme delle circostanze, il TFA ha segnatamente avuto modo di ritenere siccome giustificato - escludendo quindi l’esisten-za di una negligenza grave -<b> </b>il mancato versamento per un periodo contributivo di <i>due </i>rispettivamente <i>tre</i> mesi<b> </b>(<b>DTF</b> 121 V 243; <b>STFA</b> 30 gennaio 2003 nella causa W. e P. [H 134/02], 4 novembre 2004 nella causa K. [H 297/03] e 20 a-gosto 2002 nella causa A. e B. [H 295/01]);</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> - in</span><span> concreto, i</span><span> contributi cui RI 1 (membro del CdA dal 4 dicembre 2003 al 30 luglio 2004) è chiamato a rispondere concernono i contributi relativi al periodo gennaio-set-tembre 2003 (diffidati l’8 aprile 2004 e precettati il 13 maggio 2004, doc. 3/C1, doc. G), ottobre-dicembre 2003 (diffidati l’8 aprile 2004 e precettati il 13 maggio 2004, cfr. sub doc. 1, doc. 3/F, doc. 3/C2) nonché gli acconti I e II trimestre 2004 (i primi diffidati il 10 maggio 2004 e precettati il 17 giugno 2004, doc. 3/H, doc. 3/C2)<b> </b>- quindi un periodo contributivo che va ben oltre i limiti posti dalla succitata giurisprudenza. Inoltre e-gli, come sopra evidenziato, risulta non essersi mai interessato o aver operato qualsivoglia controllo in merito alla situazione contributiva della società. L’asserito breve periodo di permanenza nel CdA non può pertanto in concreto assurgere a valido motivo di discolpa;</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> - per la quantificazione del danno imputabile all’insorgente, co-me già accennato, devono essere nella fattispecie considerati gli importi divenuti esigibili dopo la sua entrata in carica in seno all’esecutivo della società (4 dicembre 2003) e scaduti prima delle sue dimissioni (30 luglio 2004; durante tale periodo risultano sì essere stati effettuati versamenti da parte della società ma imputabili (e rettamente imputati dalla Cassa) ai debiti contributivi relativi a periodo precedente l’assunzione del mandato; sul punto <b>SVR</b> 2000 AHV Nr. 13) per un importo complessivo di fr. 66’539.60. Tale importo si compone di fr. 31'848.75, concernenti il saldo dovuto per il periodo gennaio-settembre 2003 in base al conteggio di chiusura 31 gennaio 2004 (doc. G) allestito dopo notifica dei salari presentata il 10 gennaio 2004 (sub. doc. 1) e da pagarsi entro 30 giorni dalla data della fatturazione (art. 36 OAVS); fr. 22'924.65 concernenti il saldo dovuto per il periodo ottobre-dicembre 2003 (doc. F) in base al conteggio di chiusura 31 gennaio 2004 seguente la notifica dei salari presentata il 10 gennaio 2004 e da pagarsi, come il precedente importo, entro 30 giorni dalla data di fatturazione; fr. 5'853.10 (più fr. 60.- per spese) relativi all’acconto I trimestre 2004 da pagarsi entro 10 giorni dalla scadenza del periodo di pagamento (art. 34 cpv. 3 e 35 cpv. 1 OAVS; DRC cifra marg. 2008) e fr. 5'853.10 relativi al-l’acconto II trimestre 2004 da pagarsi entro il 10 luglio 2004);</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><span> - per quanto concerne in particolare l’importo di fr. 31'848.75 (saldo dovuto per il periodo contributivo gennaio-settembre 2003) giova ricordare quanto segue.</span></p> <p class="R1"><span> Secondo la giurisprudenza, un amministratore ha il dovere di vegliare affinché vengano versati alla Cassa non solo i contri-buti correnti, ma anche quelli scaduti, dovuti per un periodo precedente alla sua entrata in carica. Un organo entrato a far parte del consiglio di amministrazione alla fine dell’anno può dunque essere ritenuto responsabile del danno contributivo causato dal mancato pagamento del saldo dei contributi esigibile per tutto l’anno. Se, invece, la società era già insolvente al momento della sua entrata in carica, l’amministratore non ha alcuna responsabilità secondo l’art. 52 LAVS nel caso in cui il danno era già insorto a quel momento e l’amministra-tore non poteva intervenire per sanare la situazione. La responsabilità è invece chiaramente riconosciuta per l’aggrava-mento del danno sopraggiunto in seguito, nella misura in cui tale amministratore avrebbe dovuto chiedere il fallimento della società e non lasciar andare le cose, facendo così lievitare il danno patito dalla Cassa (in argomento <b>STCA </b>30 settembre 1998 nella causa R.N, S.N., [inc. 31.1997.13-14]; <b>RCC </b>1992 p. 262, 1994 p. 211; <b>Knus</b>, cit., p. 18).</span></p> <p class="R1"><span> In concreto, stante l’insolvenza della FA 1 attestata dall’ACB 19 novembre 2003 dell’UEF di __________ (doc. 3/E), la responsabilità di RI 1 per quanto concerne contributi già scaduti al momento della sua entrata in carica nel CdA deve essere - come rettamente stabilito dalla Cassa - esclusa. Poiché tuttavia, vista la situazione di insolvenza, per non aggravare il danno RI 1 avrebbe dovuto chiedere per tempo il fallimento della società, egli va considerato responsabile per il danno patito dalla Cassa a seguito del mancato pagamento dei contributi divenuti esigibili dopo la sua entrata nell’esecutivo e quindi in particolare <i>anche</i> del saldo dovuto in relazione al periodo gennaio-settembre 2003, stabilito con conteggio di chiusura 31 gennaio 2004 e pagabile entro 30 giorni. Appare quindi dato anche in tal caso un nesso di causalità adeguata tra il mancato pagamento dei contribuiti (e il conseguente danno subito dalla Cassa) e l’ac-certata violazione per negligenza grave delle prescrizioni da parte di RI 1;</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"> <span>- visto quanto precede, la querelata decisione merita di essere tutelata mentre il ricorso deve essere respinto.</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>Per questi motivi</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><b><span>dichiara e pronuncia</span></b></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><span> 1.- Il ricorso é <b>respinto</b></span><span>.</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> 2.- Non si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato. </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><span> 3.- Comunicazione agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di diritto amministrativo al </span><span>Tribunale federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna</span><span>, entro 30 giorni dalla comunicazione. </span></p> <p class="R1"><span> L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo rappresentante. <br/> Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"> <p class="R1"><span>terzi implicati</span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><b><span>Loran Pizza SA, </span></b><span>6600 Muralto </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><span> </span></p> </td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span>Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni </span></p> <p class="MsoNormal"><span>Il vicepresidente Il segretario</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>Raffaele Guffi Gianluca Menghetti</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><i><span> </span></i></p> </div></body></html>