<h2>SubmittedText<h2><p>La Svizzera è membro del Partenariato per la pace (PPP) della NATO dal 1996 e il Parlamento federale delega suoi rappresentanti all'Assemblea parlamentare della NATO (AP NATO). Inoltre, il nostro Paese ha creato un Centro per il controllo democratico delle Forze armate (DCAF), con sede a Ginevra. Tuttavia, concretamente, questi strumenti sembrano avere un'efficacia limitata: fino ad oggi, non abbiamo ricevuto alcuna spiegazione ufficiale dalla NATO riguardante i suoi eserciti segreti (NATO's stay-behind armies) malgrado il fatto che l'Italia e il Belgio ne abbiano confermato l'esistenza già dal 1990, malgrado che, apparentemente, nel frattempo tali eserciti siano stati smantellati e malgrado che il Center for Security Studies (CSS) del Politecnico federale di Zurigo gestisca la ricerca di punta, riconosciuta a livello internazionale, in questo settore. Poiché anche la Svizzera ha avuto il suo esercito segreto, la P26, i cui rapporti con i servizi segreti britannici (MI6) e la NATO sono notori, e poiché in quanto membri del PPP non dobbiamo ignorare nulla dei nostri partner, nemmeno i loro lati oscuri, il Consiglio federale è invitato a rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Il Consiglio federale o la NATO possono precisare la missione, passata o presente, del Comitato clandestino alleato (Allied Clandestine Committee, ACC) e del Comitato clandestino di pianificazione (Clandestine Planning Committee, CPC), aggregati al quartiere generale delle forze alleate in Europa (SHAPE)?</p><p>2. Il Consiglio federale o la NATO possono precisare il rapporto esistente tra gli eserciti segreti e la cosiddetta "strategia della tensione", scoperta in Italia contemporaneamente alla rete "Gladio"?</p><p>3. Vi sono stati membri della P26 che hanno partecipato segretamente, durante la guerra fredda, a riunioni del CPC e dell'ACC? Quali sono le fonti che permettono di rispondere con certezza a questa domanda?</p><p>4. Che cosa sappiamo della morte di Herbert Alboth, che per qualche tempo ha diretto l'esercito segreto svizzero? Il 1° marzo 1990, durante i lavori della CPI DMF, egli scrisse al consigliere federale Villiger dichiarandosi disposto a dire tutta la verità sugli eserciti segreti; il 18 aprile del medesimo anno, fu trovato morto nel suo appartamento della Wabersackerstrasse 55 a Liebefeld.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale ha già indicato a più riprese (ad esempio nel rapporto del 30 ottobre 1991 o nella risposta all'interrogazione 95.1084 Rechsteiner del 22 giugno 1995) che, secondo le informazioni in suo possesso, non sussistevano relazioni tra l'organizzazione svizzera di resistenza P26 disciolta nel 1990, da un lato, e la NATO, organi della NATO o organizzazioni di resistenza nei singoli Stati della NATO, dall'altro. Al riguardo, il Consiglio federale non ravvisa alcun motivo per modificare il suo parere.</p><p>La ricerca storica dev'essere libera, da un lato, nel quadro dei termini di protezione legali definiti per l'accesso agli atti e volti a tutelare i legittimi diritti della personalità delle persone interessate, dall'altro, sulla base dell'uguaglianza tra gli individui per quanto concerne l'accesso agli atti, l'interpretazione e la critica. Il Consiglio federale non intende immischiarsi nel lavoro delle autorità penali o rispondere in merito a pretese attività passate o attuali di organizzazioni di cui la Svizzera neutrale non ha fatto parte né intende fare parte.</p><p>Alla luce di queste considerazioni il Consiglio federale risponde alle domande come segue:</p><p>1. Quanto si può leggere nel "Documento di presentazione della Svizzera al Partenariato per la pace" del 30 ottobre 1996 è tuttora valido: "Die Schweiz ist der dauernden und bewaffneten Neutralität verpflichtet. Sie hat nicht die Absicht, die Neutralität aufzugeben. Sie will nicht der Nordatlantischen Allianz beitreten." ("La Svizzera si attiene alla neutralità permanente armata. Essa non ha l'intenzione di rinunciare alla neutralità e non intende aderire all'Alleanza Nord Atlantica.", non disponibile in italiano). Di conseguenza, il Consiglio federale non intende rispondere a domande che riguardano esclusivamente un'organizzazione di cui il nostro Paese non fa parte.</p><p>2. La domanda concerne la NATO o eventualmente l'Italia, non la Svizzera. Per tale ragione, anche a questa domanda non è data risposta.</p><p>3. Il Consiglio federale non ha notizia di simili contatti. Il Consiglio federale non intende né è in grado di prendere posizione in merito alla questione della critica delle fonti storiche.</p><p>4. La domanda concerne il lavoro delle autorità penali, non il Consiglio federale. Come all'autore dell'interpellanza, anche al Consiglio federale sono note le speculazioni apparse sulla stampa. Tuttavia, in considerazione dello stato attuale livello delle conoscenze, esso non ravvisa alcun motivo per predisporre ulteriori misure.</p>  Risposta del Consiglio federale.