B u n d e s v e rw a l t u n g s g e r i ch t T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i f f éd é r a l T r i b u n a l e am m i n i s t r a t i vo f e d e r a l e T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i v fe d e r a l Corte IV D-5306/2018 S e n t e n z a d e l 9 a p r i l e 2 0 2 0 Composizione Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio), Hans Schürch, Walter Lang, cancelliera Alissa Vallenari. Parti A._______, nata il (…), Eritrea, rappresentata dalla MLaw Cinzia Chirayil, ricorrente, contro Segreteria di Stato della migrazione (SEM), Quellenweg 6, 3003 Berna, autorità inferiore. Oggetto Asilo (senza esecuzione dell’allontanamento); decisione della SEM del 14 agosto 2018. D-5306/2018 Pagina 2 Fatti: A. Il (…) dicembre 2016, l’interessata, di nazionalità eritrea ed etnia tigrigna, ha presentato una domanda d ’asilo in Svizzera, dopo essere giunta su suolo elvetico nell’ambito di una procedura di ricollocazione dall’B._______ (cfr. atto A1/2 e verbale d ’audizione sulle generalità del 9 dicembre 2016 [di seguito: verbale 1], p.to 1.08 segg., pag. 3; p.to 2.06, pag. 4 e p.to 5.02 segg., pag. 6). B. Sentita il (…) dicembre 2016 nell’ambito dell’audizione sulle generalità ed il (…) luglio 2018 più specificamente in merito ai suoi motivi d’asilo (cfr. atto A11/13; di seguito: verbale 2), la richiedente ha indicato di essere di con- fessione ortodossa come la (…) presso la quale sarebbe cresciuta, nonché che avrebbe frequentato la scuola sino alla quinta classe, interrompendo la stessa nel (…), lavorando in seguito con la (…) come (…). Secondo le sue dichiarazioni, l ’interessata avrebbe ricevuto presso il suo domicilio, mentre lei era assente e consegnate alla (…), due convocazioni per svolgere il servizio militare, il primo verso la fine dell ’anno 2014 ed il secondo ad inizio del 2015. A seguito di tali convocazioni, ella ha asserito, nel corso della prima audizione , che lei non sarebbe stata ricercata, es- sendo tuttavia impossibilitata ad uscire di casa poiché non in possesso di un permesso di circolazione, mentre che durante l’audizione sui motivi, la richiedente ha affermato che sarebbe stata ricercata in due occasioni presso il domicilio, a seguito di tali convocazioni militari. Inoltre, interrogata in merito, ella ha affermato durante l’audizione sulle generalità di non aver mai riscontrato alcuna problematica né con le autorità del suo Paese d’ori- gine, né con terze persone, come neppure di essere mai stata attiva politi- camente o religiosamente. Nella seconda audizione, ha invece narrato di essere nata in p rigione, in quanto sia la madre, che il padre e lo zio (…) (quest’ultimo l’avrebbe cresciuta insieme alla […]), sarebbero stati perse- guitati dalle autorità a causa della loro fede pentecostale. Segnatamente, la madre sarebbe stata incarcerata, e poco dopo il suo rilascio sarebbe espatriata verso il C._______ poiché avrebbero chiuso il suo posto di la- voro, decedendo a causa di un (…) quando l’interessata avrebbe avuto (…) o (…) anni. Il padre sarebbe pure stato incarcerato a causa della sua fede, e non ne avrebbero più avuto notizie, come pure nel corso del 2011 lo zio (…) sarebbe stato arrestato e picchiato presso il domicilio, nel quale fran- gente ella sarebbe intervenuta tenendo le gambe del militare, che l’avrebbe spintonata, provocandole una ferita alla (…). A causa della fede dei genitori D-5306/2018 Pagina 3 e dello zio, anche lei sarebbe stata evitata dalle persone ed a scuola avrebbe subito diverse vessazioni, segnatamente gli insegnanti avrebbero fatto dell’ostruzionismo al suo accesso alla scuola, come pure le avrebbero rivolto degli insulti a sfondo religioso (cfr. verbale 2, D13 segg., pag. 3 segg.). Altresì, sempre in tale contesto, l ’interessata ha riportato dei mal- trattamenti fisici da parte dei passatori, che sarebbero successi in territorio (…) (cfr. verbale 2, D60 segg., pag. 8 seg.). Ha addotto di essere espatriata nel (…) mese del 2015 verso il C._______, a seguito del ricevimento del secondo richiamo per il servizio di leva e poiché non ci sarebbero né libertà né democrazia in Eritrea. Questionata in merito ai motivi che si opporreb- bero al suo ritorno nel Paese d’origine, ella ha infine riferito di essere uscita illegalmente dallo stesso, e che verrebbe imprigionata od uccisa se vi fa- cesse rientro (cfr. verbale 2, D79, pag. 10). Nel corso dell’audizione sulle generalità, la richiedente ha consegnato l’ori- ginale del lascia-passare (…) datato (…) (cfr. anche verbale 1, p.to 4.01, pag. 5) nonché ulteriore documentazione (…) originale, m entre che du- rante l’audizione sui motivi, gli originali del suo certificato di battesimo e della sua pagella scolastica per l’anno (…) (cfr. anche verbale 2, D4 segg., pag. 2). C. Con decisione del 14 agosto 2018, notificata il 17 agosto 2018 (cfr. atto A17/1), la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) non ha riconosciuto la qualità di rifugiato alla richiedente ed ha respinto la succitata domanda d ’asilo. L ’autorità inferiore ha altresì pronunciato l ’allontana- mento dell’interessata dalla Svizzera, tuttavia concedendo alla stessa l’am- missione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento. L’autorità inferiore ha in primo luogo rilevato che le dichiarazioni rese dall’interessata circa le discriminazioni ed i maltrattamen ti che avrebbero subito i genitori e lo zio, come pure quanto sarebbe successo a lei perso- nalmente a causa della fede pentecostale degli stessi, sarebbero tardive ed in parte contraddittorie. Ad uguale conclusione è giunta la SEM per quanto attiene le alle gazioni circa le due convocazioni al servizio militare che avrebbe ricevuto la richiedente. Anche la sua narrazione in relazione all’espatrio, presenterebbe degli elementi tardivi e risulterebbe vago e con- fuso, in quanto in particolare solo al termine dell’audizione sui motivi d’asilo avrebbe riferito di essere stata maltrattata dai passatori, nonché non avrebbe chiarito né il motivo delle stesse vessazioni né perché sarebbero state perpetrate soltanto in C._______, come neppure l’atteggiamento dei D-5306/2018 Pagina 4 passatori nei suoi confronti. Tali dichiarazioni sono state pertanto ritenute, dall’autorità di prime cure, come inverosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. In secondo luogo, la SEM ha concluso all ’irrilevanza ex art. 3 LAsi sia dell’allegazione dell’interessata inerente la sua contrarietà a voler prestare servizio militare, sia riguardo il timore da lei dichiarato di subire delle san- zioni per renitenza alla leva o per diserzione, in quanto, ritenute le sue al- legazioni in merito come inverosimili, ella non avrebbe alcun timore fondato che le autorità eritree prendano nei suoi confronti delle misure pertinenti in materia d’asilo per tali motivi. D. Il 17 settembre 2018 (cfr. risultanze processuali), l’insorgente ha interposto ricorso dinanzi al Tribunale amministra tivo federale (di seguito: il Tribu- nale), contro la summenzionata decisione della SEM. La ricorrente ha chie- sto, a titolo principale, il riconoscimento della qualità di rifugiato e la con- cessione dell’asilo in Svizzera, ed a titolo subordinato, la restituzione degli atti di causa all ’autorità inferiore per un complemento d ’audizione ed una nuova valutazione sul punto del riconoscimento della qualità di rifugiato. Altresì ella ha presentato un ’istanza di assistenza giudiziaria, nel senso della concessione dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo anticipo. L’insorgente, nel proprio ricorso, dopo aver ripreso alcuni fatti, avversa dapprima le considerazioni e le conclusioni contenute nel provvedimento impugnato, in merito all’inverosimiglianza di alcune sue dichiarazioni rese durante le due audizioni. Pur confermando di non aver menzionato l’orien- tamento religioso dei genitori e dello zio (…) durante l’audizione sommaria, tuttavia tale mancanza sarebbe d’un canto ascrivibile al fatto che ella fosse giunta in Svizzera soltanto da qualche giorno quando si sarebbe svolta la precitata audizione ed avrebbe preso nozione dei suoi diritti e doveri circa la procedura d ’asilo solamente nel corso della stessa, sottraendole del tempo alla già bre ve audizione, nonché sarebbe stata interrotta alla fine dell’audizione. D’altro canto, tali fatti sarebbero di molto antecedenti il suo espatrio ed il motivo principale che avrebbero indotto la stessa alla fuga. Inoltre, all’epoca dell’espatrio sia la rico rrente che la (…) della medesima si professavano di religione ortodossa, nonché dal rapporto della rappre- sentante delle opere assistenziali, si desumerebbe che il racconto della ricorrente presenta degli elementi indicativi di un vissuto personale ed emo- tivamente sentito riguardo le circostanze legate alla fede pentecostale. Proseguendo nell ’analisi, anche le allegazioni rese dall ’interessata ri-D-5306/2018 Pagina 5 guardo gli spostamenti che avrebbe effettuato dopo aver ricevuto le con- vocazioni al servizio militare, non sarebbe ro contraddittorie, bensì quanto narrato nel corso dell’audizione sui motivi, sarebbe da ritenere quale com- plemento a quanto già riportato nella prima audizione. Inoltre, la verosimi- glianza delle dichiarazioni da lei rese in merito alla chiamata al servizi o di leva, non sarebbero state, a torto, apprezzate dalla SEM alla luce delle informazioni sull’Eritrea disponibili in materia, che rendono le stesse in pre- ponderanza verosimili. In merito a quest’ultimo punto, se le visite dei militari successive alle convocazioni dovessero essere ritenute inverosimili, l’inte- ressata ritiene che non dovrebbero essere apprezzate sotto l’aspetto della verosimiglianza della ricezione delle convocazioni, ma tutt ’al più dovreb- bero convergere nell ’apprezzamento della credibilità personale. Neppure condivisibili sarebbero le conclusioni dell ’autorità inferiore in relazione all’inverosimiglianza dell’espatrio illegale, in quanto segnatamente la SEM non avrebbe analizzato il racconto dell ’insorgente con le informazioni di- sponibili sull’Eritrea come pure rispetto alla situazione particolare della ri- corrente, ed inoltre, seppure conciso, il racconto della ricorrente del suo espatrio coinciderebbe con la topografia della regione di frontiera nella quale ella viveva, e semmai sarebbe toccato alla SEM di porre dei quesiti in merito in sede di audizione dei motivi per avere maggiori informazioni circa le zone da lei attraversate. Anche le giustificazioni rese dall’insorgente per i maltrattamenti che avrebbe subito dai passatori, sarebber o credibili. Sulla scorta di tali elementi, l’interessata conclude, ritenendo che, in caso di un suo ritorno in patria, a causa della sua renitenza alla leva, ella rischie- rebbe di essere vista quale oppositrice dalle autorità eritree come pure di subire un arresto arbitrario e/o una pena disproporzionata. Tale rischio, sa- rebbe inoltre accresciuto dall’evenienza dell’espatrio illegale. A titolo sussidiario, l ’insorgente postula la restituzione degli atti di causa alla SEM, in quanto ella si sarebbe convertita recentemente alla fede evan- gelico-pentecostale, ed anche tenuto conto del trascorso famigliare, riter- rebbe di avere un timore fondato di persecuzione futura a causa della sua religione in caso di un ritorno in Eritrea, situazione che andrebbe vagliata dall’autorità inferiore nell’ambito di una nuova audizione sui motivi. E. Con decisione incidentale del 26 settembre 2018, il Tribunale ha invitato la ricorrente segnatamente a produrre, entro il termine di sette giorni dalla notificazione della stessa, gli allegati menzionati nel gravame. L’insorgente ha risposto alla richiesta del Tribunale con scritto del 27 settembre 2018, allegando il rapporto della rappresentante dell’opera assistenziale menzio- nato nel ricorso. D-5306/2018 Pagina 6 F. Con ulteriore scritto datato 27 settembre 2018, per supportare le sue alle- gazioni circa il suo avvicinamento e la sua conversione alla fede penteco- stale in Svizzera nel corso del 2018, la ricorrente ha prodotto quale ulteriore documentazione: copie di due dichiarazioni datate rispettivamente (…) e (…) da parte di due persone appartenenti al gruppo di fede penteco- stale che la richiedente frequenterebbe, con le rispettive copie dei permessi di soggiorno di entrambe. G. Per il tramite della decisione incidentale del 4 ottobre 2018, il Tribunale ha respinto la domanda di assistenza giudiziaria della ricorrente, invitandola parimenti a versare, entro il 19 ottobre 2018, un anticipo di CHF 750.– a copertura delle presumibili spese processuali, con comminatoria d ’inam- missibilità del ricorso in caso d ’inosservanza. L’insorgente ha provveduto tempestivamente al versamento dell ’anticipo richiesto in data 12 ottobre 2018 (cfr. risultanze processuali). H. Come richiesto dal Tribunale con decisione incidentale del 4 ottobre 2018, la SEM ha presentato la sua rispo sta al gravame il 19 novembre 2018, riconfermandosi integralmente nei considerandi della sua decisione e pro- ponendo il respingimento del ricorso. L ’autorità inferiore, circa la recente conversione della ricorrente al credo pentecostale, ha tuttavia rilevato che la stessa, come pure la sola appartenenza a tale gruppo religioso, non co- stituirebbero delle ragioni sufficienti per riconoscere un timore fondato di persecuzioni in capo all ’interessata, nel caso di un suo rientro in Eritrea, che comporterebbe il riconoscimento della qualità di rifugiato. I. Con replica del 10 dicembre 2018 (recte: 11 dicembre 2018; cfr. risultanze processuali), la ricorrente si è essenzialmente riconfermata nelle sue alle- gazioni e conclusioni già precedentemente esposte nel gravame. La stessa è stata trasmessa per conoscenza dal Tribunale alla SEM il 12 dicembre 2018. J. Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti, verranno ripresi nei considerandi seguenti, qualora risultino decisivi per l ’esito della ver- tenza. D-5306/2018 Pagina 7 Diritto: 1. Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, in quanto la legge sull ’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni transi- torie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1 nLAsi, in vigore dal 1° marzo 2019). Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell ’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all ’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi) e l ’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA. La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un interesse de- gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto è legittimata ad aggravarsi contro di essa. I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 vLAsi), alla forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 2. Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio- lazione del diritto federale e l ’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomenta- zioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 3. Preliminarmente il Tribunale osserva che, essendo stata la ricorrente posta al beneficio d ell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell ’esecuzione dell’allontanamento nella decisione avversata del 14 agosto 2018, oggetto del litigio in questa sede risulta pertanto essere esclusivamente la deci- sione riguardante il rifiuto della sua domanda d’asilo. 4. D-5306/2018 Pagina 8 4.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi- zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 4.2 Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’ori- gine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo so- ciale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l ’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). 5. 5.1 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare, o per lo meno rendere verosimile, la sua qualità di rifugiato. La qualità di rifugiato è resa verosimile se l ’autorità la ritiene data con u na probabilità preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle- gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 5.2 È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l ’asilo siano sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad- dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi- mili ai sensi dell ’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Que- sta qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera fa lsata, in corso di procedura ri- tratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le alle- gazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da prove rigorose; al contra- rio, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale ver- sione dei fatti sia in prepond eranza veritiera. Il giudizio sulla verosimi- glianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una pon- derazione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo D-5306/2018 Pagina 9 sarà dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata). 6. 6.1 Nel caso di specie, a mente del Tribunale, occorre ammettere dapprima che il racconto della ricorrente in merito alle due convocazioni militari che avrebbe ricevuto presso il suo domicilio, come pure riguardo a quanto sa- rebbe successo in seguito, sia effettivamente pervaso da elementi incon- gruenti come ritenuto nella decisione avversata, mentre che, in sede ricor- suale non sono stati presentati argomenti o prove suscettibili di giustificare una diversa valutazione. Anzitutto, già le dichiarazioni in merito alla situazione personale nella quale si sarebbe trovata l ’insorgente al momento della ricezione delle due con- vocazioni militari risultano contraddittorie. La ricorrente ha difatti asserito in un primo tempo di aver interrotto gli studi nel (…) del (…), esercitando in seguito e sino a fine del 2014, l ’attività lavorativa quale (…), mentre che dopo e fino al suo espatrio, sarebbe rimasta presso il domicilio della (…) senza fare nulla (cfr. verbale 1, p.to 1.17.04 seg., pag. 4), salvo poi soste- nere invece che all’età di (…) anni, ella avrebbe ricevuto diversi scritti per svolgere il servizio militare, mentre ancora frequentava la scuola (cfr. ver- bale 1, p.to 7.01, pag. 6 seg.). Del resto discrepanti risultano pure essere le circostanze narrate dall’insorgente circa la consegna delle convocazioni alla (…), come pure de l contenuto delle medesime. Invero, ella ha dap- prima sostenuto di non essere stata presente al momento della consegna delle stesse e quindi non avrebbe saputo chi le avesse portate (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 7), salvo poi invece sostenere che a consegnare i richiami alla (…) sarebbero stati nella prima occasione due miliziani (cfr. verbale 2, D36, pag. 6) mentre che il secondo sarebbe stato consegnato da due per- sone (cfr. verbale 2, D48, pag. 7). In merito a quanto scritto nelle convoca- zioni, se in un primo momento la richiedente ha asserito che ella si sarebbe dovuta recare al militare e presentarsi all ’amministrazione al più tardi due giorni dopo (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 7), nel corso della seconda audi- zione ha invece sostanzialmente modifica to tali asserti, aggiungendo an- che ulteriori dettagli in precedenza non riferiti, ovvero che ella avendo in- terrotto la scuola, sarebbe dovuta andare ad D._______ e presentarsi al (…) della sua (…) la mattina seguente la ricezione del primo richiamo (cfr. verbale 2, D38 seg., pag. 6). Tali incongruenze importanti non possono es- sere spiegabili con le motivazioni addotte nel ricorso dall ’insorgente, ov- vero con le informazioni conosciute allo scrivente Tribunale riguardo al re-D-5306/2018 Pagina 10 clutamento di giovani nel servizio militare, nonché alle evenienze che l’in- teressata fosse minorenne all ’epoca e che abbia dovuto interrompere il percorso scolastico per provvedere al suo mantenimento con la (…). In- vero, malgrado la plausibilità del reclutamento al servizio di leva da parte delle autorità eritree anche di minori che hanno interrotto il percorso scola- stico, tuttavia tali affermazioni generiche non dissipano i dubbi circa le con- traddizioni sostanziali della ricorrente in punto alle due convocazioni rice- vute. Tra l’altro, i richiami alla leva militare sarebbero stati il motivo deter- minante l ’espatrio della ricorrente, e pertanto ci si può attendere dalla stessa una linearità nel racconto di eventi che l ’avrebbero portata ad una scelta radicale nella sua vita, ciò che non risulta essere pacificamente il caso di specie. Infine, non collimanti appaiono essere le dichiarazioni dell’insorgente circa i fatti che sarebbero avvenuti successivamente le convocazioni ed il com- portamento che ella avrebbe tenuto. Se dapprima ella ha infatti asserito che nessuno l’avrebbe ricercata, ma che lei non sarebbe potuta uscire di casa, poiché non avrebbe avuto il permesso per spostarsi (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 7), nel corso della seconda audizione ha invece rilasciato delle asserzioni diametralmente opposte, riferendo che ella si sarebbe na- scosta dalle autorità in campagna già dopo la prima convocazione, tor- nando soltanto verso mezzanotte presso il proprio domicilio, oltreché a se- guito delle due convocazioni, ella sarebbe stata ricercata in due occasioni a casa, durante le quali avrebbero pure minacciato la (…) di incarcerarla per aver nascosto la (…) (cfr. verbale 2, D14, pag. 3 e D45 segg., pag. 7 seg.). Va da sé che, anche a tal riguardo, la giustificazione fornita in sede d’audizione sui mot ivi d’asilo per spiegare tale contraddizione, pare mal- fondata ed interlocutoria, limitandosi la ricorrente ad addurre che lei – nel corso della prima audizione – avrebbe riferito che continuava a nascon- dersi, ciò che non è peraltro riscontrabile nel verbale d’audizione, ed inoltre sostenendo che non le fossero state poste delle domande specifiche in merito (cfr. verbale 2, D74, pag. 9). A tal proposito inoltre, la giustificazione fornita in sede ricorsuale – ovvero che quanto addotto dalla ricorrente nell’ambito dell’audizione sui motivi sarebbe un completamento di quanto narrato in sede di audizione sommaria – oltre a costituire una mera argo- mentazione di parte, che non era stata in alcun modo addotta dall’interes- sata nell’ambito della contestazione su tale punto durante l’audizione sui motivi d’asilo, non è atta a modificare la conclusione d’incompatibilità tra le versioni rese dalla ricorrente. Neppure soccorre in tal senso la situazione presente nel Paese d’origine della ricorrente, come sostenuto dalla rappre- sentante legale della stessa nel gravame, in quanto non spiega le diver- genze importanti già sopra rimarcate. D-5306/2018 Pagina 11 6.2 6.2.1 In secondo luogo, per quanto riguarda le dichiarazioni espresse dalla ricorrente circa la fede professata dai genitori e dallo zio (…), come pure le persecuzioni che essi avrebbero subito a causa del loro credo, nonché le ripercussioni e discriminazioni che l ’insorgente avrebbe direttamente su- bito per la fede degli stessi, il Tribunale ritiene che la SEM, nella decisione avversata, abbia rettamente considerato le medesime come tardive e con- traddittorie. 6.2.2 In merito alla tardività degli asserti della richiedente, si rileva innanzi- tutto che, secondo la giurisprudenza, tenuto conto del carattere sommario dell’audizione sulle generalità, le dichiaraz ioni espresse in tale occasione assumono un valore probatorio ristretto nell’apprezzamento della verosimi- glianza dei motivi d’asilo. Delle contraddizioni eventuali non possono per- tanto essere ritenute nell’apprezzamento, se non allorché le dichiarazioni rese risultano diametralmente opposte a quelle esposte posteriormente, o quando degli avvenimenti o dei timori determinati allegati di seguito come motivo d’asilo non sono stati invocati, almeno nelle grandi linee nel corso della prima audizione (cfr. senten ze del Tribunale E -5884/2018 del 14 febbraio 2020 consid. 3.1.1, D -997/2017 del 29 agosto 2019 consid. 5.1.2 con riferimenti citati). In tali circostanze particolari, l ’invoca- zione tardiva di un motivo d ’asilo può tuttavia essere scusabile. Tale può essere il caso, ad esempio, in presenza di vittime di tortura o di gravi trau- matismi, i quali hanno sovente bisogno di tempo per potersi esprimer e su alcuni episodi tragici della loro vita (cfr. DTAF 2009/51 consid. 4.2.3 e rife- rimenti citati; sentenza del Tri bunale D -997/2017 succitata consid. 5.1.2 con ulteriori riferimenti menzionati). 6.2.3 Nel caso di specie, i motivi d’asilo espressi dalla ricorrente nel quadro dell’audizione sommaria, erano unicamente in riferimento alla chiamata al servizio militare da parte delle autorità eritree (cfr. verbale 1, p.to 7.01 seg., pag. 6 seg.). Questionata specificatamente dall’auditore della SEM in me- rito all ’esistenza di eventuali ulteriori ragioni che l ’avrebbero spinta all’espatrio, come pure che si opporrebbero ad un suo r itorno nel Paese d’origine, la ricorrente si è limitata in entrambi i quesiti, a negare la sussi- stenza di ulteriori motivi (cfr. verbale 1, p.to 7.02 e p.to 7.03, pag. 7). Inoltre, la stessa ha negato di avere avuto delle problematiche sia con le autorità, la polizia, persone private, o ancora di essere stata attiva politicamente o religiosamente, come pure di essere stata in carcere (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 7). È soltanto nel corso dell ’audizione sui motivi d ’asilo, che la richiedente ha narrato della fede pentecostale dei genitori e dello zio (…), D-5306/2018 Pagina 12 così come delle vessazioni che gli stessi avrebbero subito, nonché di es- sere nata in (…) e delle ripercussioni e discriminazioni che lei avrebbe pure riscontrato a causa del loro credo (cfr. verbale 2, D13 segg., pag. 3 segg.). Né l’incarto, come neppure le allegazioni sollevate in fase ricorsuale, non contengono tuttavia alcuna ragione oggettiva che possa giustificare l’invo- cazione tardiva di tali motivi. Per quanto alcuni elementi fattuali narrati pos- sano rivestire un certo vissuto di sofferenza, tuttavia sia tenuto conto del tempo trascorso dai fatti inerenti i parenti della richiedente, sia che non risulta all’evidenza alcun traumatismo specifico per quanto concerne le di- scriminazioni personali che la r icorrente avrebbe riscontrato nella società ed a scuola, essendo in particolare che la stessa ha continuato a poter vivere presso la (…) ed a lavorare tranquillamente come (…), tale tardività degli asserti risulta incomprensibile a fondare una reticenza della ricorrente ad esprimersi su tali tematiche. Questionata durante l’audizione sui motivi anche in merito alla tardività e contraddittorietà degli asserti circa l ’orientamento religioso dei genitori e dello zio, nonché dei problemi derivanti da questo, la richiedente ha nuo- vamente tentato una spiegazione che risulta soltanto interlocutoria, ovvero che durante l’audizione sommaria, l’auditore non le avrebbe posto dei que- siti di dettaglio, ciò che non risulta essere il caso di specie, avendole il me- desimo offerto più volte l’occasione di esprimersi circa ulteriori motivi (cfr. verbale 1, p.to 7.01 segg., pag. 7), così come già sopra rilevato. Sempre in tale contesto, alla lettura del verbale d ’audizione sulle generalità, nulla è poi indicativo del fatto che la lettura del foglio informativo circa i diritti e doveri nella procedura d’asilo da parte della richiedente durante la predetta audizione, le abbia sottratto del tempo per esprimersi in merito ai suoi mo- tivi, come pure di essere stata interrotta alla fi ne dell’audizione, allorché avrebbe voluto aggiungere delle precisazioni. Tali allegazioni ricorsuali, ri- sultano pertanto delle mere allegazioni di parte, non sostenute dal benché minimo elemento fondante gli stessi. Infine, non risulta neppure dagli atti di causa, che lo stato di salute psicolo- gico dell’interessata – la quale durante l’audizione sommaria ha riferito di essere in buona salute (cfr. verbale 1, p.to 8.02, pag. 8) – avrebbe avuto un ruolo essenziale circa le sue risposte. In particolare il ve rbale d’audi- zione sommaria non rende conto di alcuna difficoltà di comprensione o di problema di comunicazione della medesima, che possa spiegare il fatto che l’interessata abbia taciuto degli elementi così centrali del suo vissuto e per la sua domanda d’asilo. D-5306/2018 Pagina 13 6.2.4 Visto tutto quanto sopra, è a giusto titolo che la SEM ha ritenuto le dichiarazioni collegate al credo dei genitori e dello zio della richiedente rese nel corso dell ’audizione sui motivi d ’asilo, come inedite e quindi tardive nonché incoerenti rispet to a quanto precedentemente addotto nell ’audi- zione sommaria. Ne consegue quindi che, rispetto alla giurisprudenza suc- citata (cfr. consid. 5.2 e 6.2.2), gli elementi fattuali succitati non sono stati resi verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. 6.2.5 A titolo abbondanziale, come sostenuto anche implicitamente nel gra- vame dall’insorgente (cfr. p.to 1, pag. 4 del memoriale ricorsuale), anche si ammettesse la verosimiglianza della fede pentecostale dei genitori e dello zio (…) della ricorrente e le problematiche a loro occasionate da tale credo, tra i pregiudizi da loro subiti e l ’espatrio della richiedente, è trascorso un lasso di tempo di svariati anni prima del suo espatrio intervenuto soltanto nel (…) del 2015 (l’episodio della zio – dove tra l ’altro anche lei sareb be stata spintonata da un militare –, risalirebbe al 2011, mentre che gli eventi relativi ai genitori molti anni prima, cfr. verbale 2, D13, pag. 3), e quindi il nesso causale sarebbe ad ogni modo interrotto, anche nell ’ottica di un’eventuale persecuzione riflessa (cfr. DTAF 2011/50 consid. 3.1.2.1; DTAF 2009/51 consid. 4.2.5). Inoltre le discriminazioni che la stessa avrebbe subito a causa della fede dei parenti, che tra l ’altro all’epoca lei non professava dichiarandosi ortodossa come la (…) che l’avrebbe cre- sciuta, non hanno avuto alcuna conseguenza significativa sulla sua esi- stenza, essendo che l’interruzione della scuola sarebbe ascrivibile piutto- sto alla situazione economica nella quale versavano, che non ai maltratta- menti allegati (cfr. verbale 2, D13 segg., pag. 3 segg.), avendo la stessa segnatamente continuato a vivere presso il domicilio della (…) e lavorato quale (…) per diversi anni prima del suo espatrio. Gli stessi fatti non rive- stono pertanto un ’intensità sufficiente ai sensi dell ’art. 3 LAsi (cfr. DTAF 2010/28 consid. 3.3.1.1), come pure il nesso di causalità fa parimenti difetto, in quanto al momento dell ’espatrio, il fondato timore della richie- dente di essere perseguitata era riconducibile al solo reclutamento militare, ritenuto peraltro gi à inverosimile, e non alle asserite vessazioni subite a causa della fede dei suoi famigliari (cfr. a titolo esemplificativo le sentenze del Tribunale D -6615/2018 del 14 febbraio 2020 consid. 7.2 e D -2243/2015 del 15 dicembre 2017 consid. 8.4.1 con ulte- riore riferimento citato). 6.2.6 In seguito, malgrado l ’insorgente abbia addotto dei maltrattamenti che avrebbe subito dai passatori durante il viaggio d’espatrio dal suo paese d’origine (cfr. verbale 2, D60 segg., pag. 8 seg.), anche se gli stessi venis-D-5306/2018 Pagina 14 sero ritenuti verosimili, non risultano avere un’intensità sufficiente per rico- noscerle la qualità di rifugiato, in quanto i passatori l’avrebbero fatta pian- gere e provocato delle bruciature (cfr. verbale 2, D60, pag. 8), nonché con verosimiglianza preponderante sarebbero da classificare quali atti criminali e non come persecuzioni rilevanti ai sensi dell ’asilo (cfr. in merito anche: sentenze del Tribunale D -895/2019 del 22 marzo 2019 consid. 10, D-5754/2018 del 29 novembre 2018 consid. 6.4.2), tra l’altro avvenuti in al- tro Stato, in quanto sarebbero delle evenienze occorse in C._______ (cfr. verbale 2, D61 segg., pag. 8 seg.). 6.2.7 Ne discende dunque che, alla luce delle suesposte considerazioni, si può a diritto considerare che le dichiarazioni della ricorrente motivanti il suo espatrio risultino inverosimili ed in parte irrilevanti, e si può dunque a giusto titolo concludere che i criteri di verosimiglianza ai sensi dell’art. 7 LAsi e di rilevanza previsti dall’art. 3 LAsi, non siano in specie ossequiati. Pertanto, sulla questione della concessione dell ’asilo, il ricorso va conseguente- mente respinto e la decisione impugnata confermata. 7. Resta tuttavia da esaminare se l ’interessata può vedersi riconoscere la qualità di rifugiato, all’esclusione della concessione dell’asilo, per dei motivi soggettivi insorti dopo la fuga (cfr. art. 54 LAsi), in ragione della sua dichia- rata conversione alla fede pentecostale che sarebbe avvenuta in Svizzera (cfr. infra consid. 7.1), come pure della sua partenza dal paese d ’origine (“Republikflucht”) e della sua asserita renitenza alla leva (cfr. infra consid. 7.2). 7.1 La questione dell’appartenenza della ricorrente alla religione penteco- stale ed in particolare, la determinazione della rilevanza di tale motivo d’asilo, si pone a seguito del ricorso della ricorrente, ove, tra le altre cose, ha fatto valere la sua conversione alla fede pentecostale, riconfermata in seguito con l’inoltro dello scritto del 27 settembre 2018. Tenuta a pronun- ciarsi anche in merito, in sede di risposta la SEM, pur non contestando la verosimiglianza della conversione della medesima a tale credo, l ’ha rite- nuta tuttavia insufficiente ai fini del riconoscimento della qualità di rifugiato. 7.1.1 È d’uopo rilevare che in merito, malgrado tale fatto sia stato sollevato dalla ricorrente soltanto in fase ricorsuale, sia lei che l ’autorità resistente, hanno potuto esprimersi compiutamente durante la stessa riguardo ai mo- tivi religiosi addotti. Non v’è pertanto luogo di accogliere la richiesta dell’in- teressata tendente alla cassazione della decisione impugnata ed alla resti- tuzione degli atti di causa alla SEM per tale motivo. D-5306/2018 Pagina 15 7.1.2 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3 LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto con l a situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà ricono- sciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) di essere esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro pro ssimo, a una persecu- zione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e DTAF 2010/57 consid. 2.5). Sul piano soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecendenti dell’interes- sato, segnatamente dell’esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua appartenenza a una razza, a un gruppo religioso, sociale o politico, che lo espongono maggiormente a un fondato timore di future persecu- zioni. Infatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi og- gettivi di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l ’oggetto per la prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 con giurisprudenza ivi citata). Sul piano oggettivo, tale timore dev ’essere fondato su indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). 7.1.3 Una persona può inoltre fondare a titolo eccezionale la sua domanda d’asilo sul timore di subire delle persecuzioni non mirate personalmente contro di lei. Ciò è segnatamente il caso quando il richiedente nel suo Paese d’origine o di provenienza appartiene ad un determinato gruppo di persone esposto in maniera effettiva ed intensa a persecuzioni rilevanti ai sensi dell’asilo (cfr. DTAF 2014/32 consid. 6.1; 2013/21 consid. 9). È tutta- via opportuno sottolineare che per invalsa prassi, il Tribunale riconosce la sussistenza di una persecuzione collettiva solo a condizioni molto restrit- tive tant’è che la sola appartenenza ad un determinato gruppo vittima di persecuzioni non è sufficiente per motivare la qualità di rifugiato, essendo altresì necessario l’adempimento delle usuali condizioni previste all ’art. 3 LAsi circa l’intensità dei pregiudizi o il timore fondato quanto alla loro rea- lizzazione. Solo ove le misure di persecuzione siano dirette contro tutti i membri della comunità e nel contempo frequenti e persistenti, i singoli individui facenti parte di tale comunità potranno avvalersi con successo dell ’esistenza di un fondato timore di future persecuzioni (cfr. Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 1995 n. 1 consid. 6a). D-5306/2018 Pagina 16 7.1.4 Per quanto riguarda la situazione religiosa in Eritrea, si rileva innan- zitutto che le persone attivamente impegnate in seno ad una religione dif- ferente da quelle ufficialmente riconosciute – ovvero il cattolicesimo, l’orto- dossia tewahedo eritrea, il luteranesimo e l ’islam sunnita – come la fede pentecostale, sono sorvegliate dalle autorità e, occasionalmente, arrestate ed imprigionate senza alcuna decisione o processo. Il numero di profes- santi incarcerati è stimato tra 1’200 e 3’000 persone, detenute in condizioni difficili e maltrattate, facenti inoltre oggetto di pressioni per abbandonare la loro fede (cfr. sentenze del Tribunale E -2494/2018 del 19 dicembre 2019 consid. 4.2.1 con ulteriori riferimenti citati e D-997/2017 del 29 agosto 2019 consid. 6.1 con riferimenti menzionati). Talvolta, alcune autorità locali rifiu- terebbero loro pure l’accesso ai buoni statali, i quali permettono ai detentori di fare degli acquisti a prezzi ridotti in alcuni negozi. Ciò non toglie che, se alcuni tentano di impedire loro di riunirsi, altri sembrano tollerare la loro presenza così come le loro attività. Così, ad esempio, nel giugno del 2018, il governo eritreo ha concesso l’entrata sul territorio a E._______, un pre- dicatore pentecostale etiope, conosciuto per i suoi interventi televisivi; in tale occasione, i passanti l ’hanno filmato mentre egli predicava nelle vie di F._______ (cfr. US Departement o f State, International Religious Freedom Reports: Eritrea, 2017 e 2018, rispettivamente del 29 maggio 2018 e del 21 giugno 2019, < https://www.state.gov/international-religious-freedom-reports/ >, consul- tato il 20 marzo 2020; British Home Office, Country Policy and Information Note, Eritrea: Religious groups, febbraio 2018, < https://assets.pu- blishing.service.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment< _data/file/680007/Eritrea_-_Religious_Groups_-_CPIN_-_v3.0.pdf >, con- sultato il 20 marzo 2020). Inoltre, in più dell ’appartenenza religiosa, un ti- more fondato di essere perseguitato su tale base deve essere reso ugual- mente verosimile (cfr. sentenze del Tribunale D -997/2017 consid. 6.1, E-6636/2017 del 21 giugno 2018 consid. 7.2 e riferimenti ivi citati). 7.1.5 È dunque ora necessario esaminare se, indipendentemente dalla ve- rosimiglianza o meno delle dichiarazioni della ricorrente circa la sua con- versione alla fede pentecostale, l ’interessata abbia un timore fondato di subire delle persecuzioni future a causa della sua confessione religiosa. 7.1.5.1 Anzitutto, l’insorgente non ha addotto di avere assunto una posi- zione particolare in seno a questa confessione. Invero ella frequenterebbe e parteciperebbe a dei gruppi di preghiera ed avrebbe professato la sua attuale fede dinnanzi alla comunità il (…) (cfr. scritto del 27 settembre 2018 della ricorrente e le dichiarazioni allegate rispettivamente del […] e del […]). Pertanto, la sua partecipazione a tale religione risulta essere soltanto D-5306/2018 Pagina 17 passiva. D’altra parte, la ricorrente ha indicato al suo arrivo in Svizzera di essere di confessione ortodossa, producendone anche il relativo certificato di battesimo, e di avere professato la stessa durante gli anni in Eritrea (cfr. verbale 1, p.to 1.13, pag. 3; ve rbale 2, D4, pag. 2 e D13 segg., pag. 3 segg.), peraltro ove la ricorrente ha dichiarato di non aver mai avuto pro- blemi con le autorità eritree (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 7), a parte quanto già ritenuto inverosimile ed irrilevante (cfr. supra consid. 6). Pertanto, la conversione della ricorrente alla fede pentecostale avvenuta soltanto dopo il suo arrivo su suolo elvetico, risulta molto probabilmente sconosciuta alle autorità eritree, argomento che del resto l’insorgente non solleva. 7.1.5.2 Di conseguenza, anche ammettendo la verosimiglianza dell’avvici- namento e della conversione religiosa della ricorrente alla fede penteco- stale e delle attività legate alla stessa che lei ha dichiarato esercitare, non vi sono elementi che permettano di ritenere che le autori tà eritree siano a conoscenza della sua recente conversione religiosa, per il che il Tribunale ritiene che l ’insorgente non ha un timore fondato di subire una persecu- zione rilevante ai sensi dell ’art. 3 LAsi a causa della sua appartenenza al movimento pentecostale. Inoltre, come già rilevato nei considerandi prece- denti (cfr. supra consid. 7.1.3 e 7.1.4), la ricorrente non può prevalersi con successo di una persecuzione collettiva in Eritrea dei professanti fede pen- tecostale. Il suo credo religioso non risul ta quindi essere, di per sé solo, sufficiente per giustificare il riconoscimento della qualità di rifugiato all’in- sorgente, per dei motivi soggettivi posteriori alla fuga (art. 3 e 54 LAsi). 7.2 7.2.1 Proseguendo nell’analisi, il timore di essere sanzionati per renitenza o diserzione è oggettivamente fondato allorquando il richiedente è in con- tatto con le autorità militari (cfr. GICRA 2006 n. 3 consid. 4.10 pag. 39). Detto contatto è presunto se la diserzione è intervenuta durante il servizio attivo oppure se la per sona ha ricevuto un ordine di marcia (cfr. GICRA 2006 n. 3 consid. 4.10 pag. 40). Al contrario, il solo rischio di dover proba- bilmente effettuare il servizio nazionale nel contesto eritreo non costituisce un pregiudizio determinante ai sensi dell ’art. 3 LAsi. Dal canto suo, se- condo la sentenza di riferimento del Tribunale D -7898/2015 del 30 gen- naio 2017, l’espatrio illegale dall’Eritrea – anche allorché la stessa è resa verosimile – non risulta essere sufficiente, di per sé, per giustificare il rico- noscimento della qualità di rifugiato. Invero, l’espatrio illegale dall’Eritrea è da considerarsi rilevante in materia d ’asilo, solo in presenza di elementi supplementari che lascino presupporre che la persona sia malvista dalle autorità eritree (cfr. consid. 5.1). D-5306/2018 Pagina 18 7.2.2 Nel caso in disamina, ritenuta l ’inverosimiglianza delle convocazioni militari e delle ricerche successive da parte delle autorità eritree (cfr. supra consid. 6.1), come pure l’inverosimiglianza ed irrilevanza in materia d’asilo dei pregiudizi che sarebbero derivati alla ricorrente a causa della fede dei famigliari (cfr. supra consid. 6.2) e dei maltrattamenti subiti dai passatori (cfr. supra consid. 6.2.6), nonché dell’irrilevanza della sua conversione alla fede pentecostale (cfr. supra consid. 7.1), ed in assenza di ulteriori evi- denze che permettano di concludere all’esistenza di un pregresso contatto con le autorità militari, come da lei stessa dichiarato (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 7), si può escludere il caratterizz arsi in specie di un fondato ti- more per l’insorgente di essere esposta, in caso di rientro in patria, a trat- tamenti che comportino seri pregiudizi ai sensi dell ’art. 3 cpv. 2 LAsi a causa di renitenza o diserzione. 7.2.3 Per quanto concerne l ’asserito espatrio illegale – quandanche lo stesso venisse ritenuto verosimile – esso non risulta essere rilevante nella fattispecie. Invero, non vi sono elementi supplementari, in particolare avendo l’insorgente dichiarato di non essere stata politicamente o religio- samente attiva (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 7), né di aver subito delle incarcerazioni o altre problematiche da parte delle autorità eritree – a parte quanto già sopra ritenuto inverosimile ed irrilevante – che lascino presup- porre che la ricorrente sia malvista dalle autorità eritree e che giustifichino il riconoscimento della qualità di rifugiato alla stessa. 7.3 Ne consegue che anche in merito al riconoscimento della qualità di ri- fugiato per dei motivi soggettivi posteriori alla fuga (art. 54 LAsi), il ricorso sia destituito di fondamento e non merita tutela e la decisione impugnata va confermata. 8. In conclusione, visto tutto quanto sopra considerato, il ricorso in materia di riconoscimento della qualità di rifugiato e della concessione dell’asilo è re- spinto e la decisione avversata è confermata. 9. Di conseguenza la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il di- ritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). D-5306/2018 Pagina 19 10. Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se- guono la soccombenza, sono poste a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe- tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb- braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), e sono prelevate sull ’anticipo spese versato il 12 ottobre 2018. 11. La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen- dente una domanda d ’estradizione presentata dallo Stato che ha abban- donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. (dispositivo alla pagina seguente) D-5306/2018 Pagina 20 Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun- cia: 1. Il ricorso è respinto. 2. Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico della ricorrente. Tale ammontare è prelevato sull’anticipo spese versato il 12 ottobre 2018. 3. Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all’autorità can- tonale competente. Il presidente del collegio: La cancelliera: Daniele Cattaneo Alissa Vallenari Data di spedizione: