<h2>InitialSituation<h2><p><b>La polizia deve disporre di più mezzi per gestire le persone che rappresentano una minaccia di natura terroristica. La legge federale sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo (MPT) completa, con misure di polizia preventive, gli strumenti di cui dispone la Svizzera per lottare contro questo fenomeno. Sono segnatamente previsti l'obbligo di presentarsi presso un'autorità, il divieto di lasciare oppure accedere ad aree determinate o - in casi estremi - gli arresti domiciliari. La Confederazione deve poter ordinare queste misure caso per caso, su richiesta dei Cantoni. Il Parlamento ha adottato questa legge il 25 settembre 2020. Poiché il referendum contro la legge è riuscito, il Popolo voterà su questo oggetto il 13 giugno 2021.</b></p><p>La minaccia terroristica in Europa resta elevata e pertanto lo stesso vale per la Svizzera. In questi ultimi anni il nostro Paese ha rafforzato il suo arsenale di strumenti per la lotta al terrorismo. A fine novembre 2017 è stato adottato il Piano d'azione nazionale, che mediante misure di prevenzione e di integrazione è volto a combattere la radicalizzazione e l'estremismo violento. Nel settembre 2018 il Consiglio federale ha licenziato all'indirizzo del Parlamento un messaggio concernente il rafforzamento del diritto penale in materia di terrorismo (<a href="https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20180071">18.071</a>). Le nuove misure previste nella MPT sono un complemento a tali strumenti e sono intese a rafforzare le misure di polizia esistenti al di fuori dei procedimenti penali.</p><p></p><p>Queste misure possono essere adottate quando una persona costituisce una minaccia senza che esistano, tuttavia, indizi sufficienti per l'apertura di un procedimento penale. Possono inoltre essere applicate a scopo preventivo, dopo l'esecuzione della pena e, a seconda delle circostanze, anche durante un procedimento penale.</p><p></p><p>Tra le nuove misure sono previsti l'obbligo di presentarsi in orari predefiniti presso un posto di polizia o un'altra autorità, il divieto di lasciare il Paese e il conseguente sequestro del passaporto, il divieto di avere contatti e il cosiddetto divieto di lasciare e di accedere ad aree determinate. Quest'ultimo divieto significa che una persona non è autorizzata ad accedere a una determinata area o a lasciarla. È previsto inoltre il divieto di lasciare un immobile ("arresti domiciliari"). Questa misura va adottata come ultima ratio e richiede, oltre all'autorizzazione dell'Ufficio federale di polizia (fedpol), anche l'approvazione di un'autorità giudiziaria.</p><p></p><p>L'introduzione di una cosiddetta custodia di sicurezza per potenziali terroristi, proposta dalla Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (CDDGP) nell'ambito della procedura di consultazione, è stata esaminata in modo approfondito. Si tratta, tuttavia, di una misura che non può essere attuata perché, contrariamente agli arresti domiciliari proposti, non è compatibile con la Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Questa è la conclusione alla quale è giunta una perizia effettuata su incarico dei Cantoni.</p><p></p><p>Le misure previste dalla nuova legge federale, in particolare gli arresti domiciliari, e gli strumenti attualmente già disponibili consentono di raggiungere gli obiettivi perseguiti. Nel diritto vigente sono infatti già contemplate diverse possibilità per disporre la carcerazione o altre misure restrittive della libertà nei confronti di persone che, dopo aver scontato la loro pena, continuano a rappresentare una seria minaccia. Si tratta, ad esempio, del fermo di polizia ai sensi del diritto cantonale di polizia, del ricovero a scopo di assistenza ai sensi degli articoli 426 e seguenti del Codice civile o dell'internamento ai sensi dell'articolo 64 del Codice penale. D'intesa con la CDDGP, è quindi stato deciso di rinunciare all'introduzione della custodia di sicurezza.</p><p></p><p>Nei confronti dei potenziali terroristi oggetto di un'espulsione, deve sussistere la possibilità di ordinare una carcerazione in vista di rinvio coatto. Il diritto vigente non garantisce tuttavia tale procedura. Viene quindi creato un nuovo motivo di carcerazione per i casi in cui una persona costituisce una minaccia per la sicurezza interna o esterna della Svizzera.</p><p></p><p>Una persona straniera che, pur essendo oggetto di un'espulsione passata in giudicato, non può essere rinviata nel suo Paese d'origine, in futuro non potrà più essere ammessa provvisoriamente. Senza un'ammissione provvisoria, la persona in questione perde soprattutto la possibilità di esercitare un'attività lucrativa o di ricongiungersi con la sua famiglia. Invece dell'aiuto sociale, le verrà inoltre concesso soltanto l'aiuto in situazioni di bisogno. Questo nuovo disciplinamento permette di garantire che i potenziali terroristi oggetto di un'espulsione ai sensi del diritto in materia di stranieri non beneficino di condizioni più favorevoli rispetto alle persone oggetto di un'espulsione ai sensi del diritto penale. Si tratta di una novità inserita nel progetto dopo la procedura di consultazione.</p><p></p><p>Per riuscire a individuare tempestivamente le reti di organizzazioni criminali, anche quelle di stampo terroristico, fedpol deve poter svolgere indagini in incognito su Internet e nei media elettronici. In questo modo vengono potenziate le possibilità di acquisire informazioni. L'estensione dei diritti d'accesso ai sistemi d'informazione della Confederazione consentirà inoltre di rafforzare anche lo scambio di informazioni tra autorità.</p><p></p><p><b>Fonti</b>: <a href="https://www.fedlex.admin.ch/eli/fga/2019/1718/it">messaggio</a> del 22.05.2019 / <a href="https://www.admin.ch/gov/it/pagina-iniziale/documentazione/comunicati-stampa/comunicati-stampa-consiglio-federale.msg-id-75156.html">comunicato stampa</a> del Consiglio federale del 22.05.2019</p><h2>Proceedings<h2><p>Nella sua qualità di Camera prioritaria, il <b>Consiglio degli Stati </b>ha esaminato questo oggetto nella sessione invernale 2019. È entrato in materia senza opposizioni sul disegno della MPT. Con 34 voti contro 10 ha accolto la proposta di Roberto Zanetti (S, SG) di rinviare il disegno alla Commissione, con il mandato di riesaminarlo tenendo in considerazione un corapporto della Commissione degli affari giuridici (CAG-S).</p><p></p><p>In occasione della <b>deliberazione di dettaglio</b> svoltasi durante la sessione primaverile 2020 il Consiglio degli Stati ha seguito il Consiglio federale per quanto concerne la limitazione della proroga degli arresti domiciliari a un massimo di due periodi di tre mesi, contro il parere della maggioranza della Commissione che non voleva alcuna limitazione. Ha inoltre rifiutato di seguire la proposta della maggioranza della Commissione di limitare le deroghe agli arresti domiciliari ai soli motivi di salute. La Camera alta ha inoltre deciso che fedpol deve poter concedere deroghe per gravi motivi, ossia per motivi di salute, ma anche per motivi professionali, religiosi e familiari. Vi è anche stata una discussione sull'età minima per l'applicazione delle misure; una minoranza della Commissione ha proposto 18 anni. I senatori hanno seguito il Consiglio federale e la loro Commissione su questo punto e hanno fissato l'età a 12 anni e, per gli arresti domiciliari, a 15 anni.</p><p></p><p>Nella <b>votazione sul complesso</b>, il Consiglio degli Stati ha approvato il disegno con 35 voti contro 5 e 2 astensioni. </p><p></p><p>Nella sessione estiva 2020, il <b>Consiglio nazionale</b>, <b>come seconda Camera</b>, ha deciso l'entrata in materia con 107 voti contro 84 e 1 astensione. Ha anche respinto due proposte di minoranza volte a rinviare il disegno di legge al Consiglio federale. I gruppi socialista, verde e verde liberale si sono opposti all'entrata in materia.</p><p></p><p>Durante la <b>deliberazione di dettaglio</b>, le questioni della libertà e dei diritti umani sono state al centro dei dibattiti del Consiglio nazionale per determinare fino a dove è possibile arrivare per prevenire il terrorismo. Uno dei punti centrali di questo progetto è stata la proposta della Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale (CPS-N) di introdurre una custodia di sicurezza per le persone potenzialmente pericolose. Questa proposta è stata sostenuta dal gruppo UDC e dal gruppo del Centro PPD-PEV-PBD. Secondo il relatore della Commissione Mauro Tuena (V, ZH) questa misura salva delle vite e garantire la sicurezza è un compito fondamentale dello Stato. Jean-Luc Addor (V, VS) ha aggiunto che la detenzione preventiva è giustificata in particolare alla luce degli attacchi terroristici avvenuti all'estero, i cui autori erano già noti alla polizia. Il gruppo socialista, il gruppo dei verdi, quello dei verdi liberali nonché gran parte dei gruppi liberali-radicali si sono opposti alla proposta. Beat Flach (GL, AG), in rappresentanza della minoranza della Commissione, ha sottolineato che la detenzione preventiva è contraria alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU), ciò che è stato confermato dalla consigliera federale Karin Keller-Sutter. Alla fine, i deputati hanno seguito il parere del Consiglio federale e della minoranza della Commissione e hanno respinto l'introduzione della custodia di sicurezza con 113 voti contro 78 e due astensioni.</p><p></p><p>Anche l'età a partire dalla quale le misure di polizia possono essere applicate è stata ampiamente discussa. Il gruppo socialista, il gruppo dei verdi e quello dei verdi liberali hanno cercato di alzare l'età minima a 14 anni e 18 anni per gli arresti domiciliari. Secondo Léonore Porchet (G, VD) "mettere i minori agli arresti domiciliari è un errore morale e sarebbe controproducente. L'interesse dei bambini si esprime attraverso il diritto all'educazione e alla reintegrazione piuttosto che attraverso la repressione". Jacqueline de Quattro (RL, VD) ha rilevato a nome della Commissione che tali misure saranno utilizzate in modo sussidiario e proporzionato e che la Convenzione sui diritti dell'infanzia non proibisce misure preventive di polizia. La consigliera federale Keller-Sutter ha sottolineato che anche i minori possono radicalizzarsi. Il Consiglio nazionale ha infine deciso di seguire la versione del Consiglio federale e del Consiglio degli Stati, la quale prevede che queste misure si applicheranno a partire dai 12 anni, rispettivamente 15 anni per gli arresti domiciliari.</p><p></p><p>Il Consiglio nazionale ha anche discusso varie proposte di minoranza volte a precisare la definizione di persona potenzialmente pericolosa, a limitare la durata e l'estensione delle misure di polizia, a rendere più severe le condizioni o a estendere le esenzioni dalle misure previste. I deputati le hanno respinte tutte e hanno mantenuto la versione del Consiglio federale e del Consiglio degli Stati.</p><p></p><p>Nella <b>votazione sul complesso</b>, i consiglieri nazionali hanno accettato il disegno con 111 voti contro 85 e nessuna astensione. Il gruppo parlamentare del Centro PPD-PEV-PBD, quello liberale-radicali e l'UDC hanno sostenuto il disegno di legge, mentre il gruppo parlamentare socialista, quelli dei verdi e dei verdi-liberali si sono opposti.</p><p></p><p>Nella sessione autunnale del 2020, il <b>Consiglio degli Stati</b> ha approvato senza opposizione il disegno adottato dal Consiglio nazionale. Le divergenze rimanenti erano di natura puramente linguistica.</p><p></p><p><b>Nella votazione finale, il Consiglio nazionale ha adottato il disegno di legge con 112 voti contro 84 e nessuna astensione, mentre il Consiglio degli Stati lo ha adottato con 33 voti contro 11 e nessuna astensione. Il gruppo socialista, quello dei verdi e dei verdi-liberali hanno votato contro la legge in Consiglio nazionale.</b></p><p></p><p>Il comitato referendario "Nein zur Präventivstrafe", che comprende i giovani verdi, i giovani socialisti, i giovani verdi-liberali e il partito pirata, nonché il comitato "Amici della Costituzione" hanno lanciato un referendum. Il 14 gennaio 2021, i due comitati hanno presentato congiuntamente alla Cancelleria federale 141 264 firme contro la MPT, 3033 delle quali erano munite dell'attestazione del diritto di voto. Il 3 marzo 2021, la Cancelleria federale ha dichiarato, dopo aver richiesto agli uffici competenti l'attestazione del diritto di voto per una parte delle firme rimanenti, che il referendum era formalmente riuscito con 76 926 firme valide.</p><p></p><p><b>Fonti</b>: Keystone-ATS / Articoli nella stampa / <a href="https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/amtliches-bulletin/amtliches-bulletin-die-verhandlungen?SubjectId=47958">Bollettino ufficiale</a> / <a href="https://www.admin.ch/gov/it/pagina-iniziale/documentazione/comunicati-stampa.msg-id-82564.html">Comunicato</a> della Cancelleria federale del 03.03.2021</p><p></p><p><b>Il 13 giugno 2021 il progetto è stato accolto in votazione popolare dal 56,6 % dei votanti.</b></p>