<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Se è indubbio che la recente debolezza del dollaro causa difficoltà all'economia svizzera, non è tuttavia evidente che il dollaro, con un tasso di cambio di 1,36 franchi svizzeri alla fine di giugno, sia effettivamente sopravvalutato. Questo ribasso rappresenta piuttosto una correzione della sopravvalutazione del 2001, quando il dollaro raggiunse un tasso di cambio di 1,80 franchi svizzeri. Inoltre, sarebbe necessario analizzare l'adeguamento della valuta statunitense alla luce della situazione economica degli USA. Dal 1998 il disavanzo della bilancia corrente statunitense sta aumentando sempre più rapidamente, raggiungendo nel primo trimestre del 2003 il 5,1 per cento del PIL statunitense. Si tratta dunque di un disavanzo enorme e in rapida crescita. Quest'evoluzione non può essere duratura: essa mina già ora la fiducia dei mercati finanziari, sempre meno inclini a cofinanziare tale disavanzo investendo il loro capitale negli USA. Ciò provoca un indebolimento del dollaro. In un contesto di questo tipo, in cui l'evoluzione del dollaro dipende innanzi tutto dalla situazione economica degli USA, il successo di un intervento sul mercato valutario non sarebbe garantito (sono invece noti i costi di un intervento inefficace). Inoltre, il successo delle nostre esportazioni non dipende unicamente dal tasso di cambio: sarebbe anche necessario che la domanda di importazione dei nostri partner commerciali fosse sostenuta da una congiuntura favorevole.</p><p>Del resto la Banca nazionale svizzera (BNS) persegue già attualmente una politica monetaria espansionistica e rifornisce generosamente il mercato di liquidità. Ciò si traduce anche in una forte crescita degli aggregati monetari: dall'aprile del 2003 il tasso di crescita dell'aggregato monetario M3 è superiore al 10 per cento (rispetto all'anno precedente), un livello che non era più stato raggiunto dalla fine degli anni Ottanta.</p><p>2. Non solo la deflazione, ma anche l'inflazione e la lotta all'inflazione comportano elevati costi economici. Perciò, secondo la definizione della BNS i prezzi sono stabili se il rincaro è inferiore al 2 per cento, senza tuttavia escludere scostamenti temporanei. A partire dalla metà del 1995 la quota del rincaro è sempre stata inferiore al 2 per cento e quindi compatibile con la stabilità dei prezzi. </p><p>Per quel che concerne il rischio di deflazione, è necessario distinguere tra tassi di rincaro lievemente in regresso, che appaiono soltanto in alcuni mesi oppure toccano determinate categorie di merci o prestazioni, e una vera e propria spirale deflazionistica con un forte calo della domanda e della produzione economiche. Anche nei prossimi mesi non si può escludere un leggero calo dei tassi di rincaro. Esso è però in parte riconducibile a effetti base, a oscillazioni dei prezzi d'importazione o a effetti stagionali (saldi), che non danneggiano l'economia. Nella prospettiva attuale il rischio di una persistente spirale deflazionistica è minimo. Secondo le più recenti previsioni in materia d'inflazione della BNS del mese di giugno del 2003, il rincaro medio di quest'anno ammonterà allo 0,6 per cento. Per il 2004 si prevede una diminuzione dell'inflazione allo 0,4 per cento e per il 2005 un aumento all'1,2 per cento. A partire dal 2006, se gli interessi rimangono invariati, l'inflazione potrebbe superare il limite del 2 per cento collegato alla stabilità dei prezzi. Essenzialmente queste previsioni si basano su tre condizioni: il mantenimento dell'attuale politica monetaria espansionistica (invariato tasso d'interesse trimestrale LIBOR dello 0,25 %), una leggera ripresa dell'economia mondiale, durante la quale gli USA torneranno ad avere una crescita potenziale verso la fine del 2004 e l'Europa nel corso del 2005, e il mantenimento dei tassi di cambio e del prezzo del petrolio. Anche i numerosi istituti di previsione che, contrariamente alla BNS, non utilizzano interessi trimestrali bassi e costanti, pronosticano per il 2003 e il 2004 un aumento medio dei tassi di rincaro dello 0,5 per cento circa.</p><p>Tuttavia, una massiccia rivalutazione del franco potrebbe aumentare il rischio di deflazione. Una spirale deflazionistica causerebbe elevati costi economici. La garanzia della stabilità dei prezzi, uno dei mandati della banca centrale, comprende pertanto la lotta all'inflazione e alla deflazione. La BNS ha ribadito più volte che intende opporsi con ogni mezzo a un'indesiderata e massiccia rivalutazione del franco, perché essa comporta un rischio di deflazione.</p><p>3. Un programma di investimenti mirerebbe a incrementare la domanda interna, sebbene in verità viviamo una diminuzione delle esportazioni dovuta in primo luogo al rallentamento dell'economia mondiale e dell'economia dell'UE in particolare. Se si considera la domanda interna, il consumo privato è rimasto stabile e il regresso degli investimenti in infrastrutture ha rallentato nel primo trimestre di quest'anno.</p><p>In generale, uno dei più grandi svantaggi dei programmi di investimento è che la loro attuazione richiede molto tempo. Pertanto, vi è il rischio che gli effetti sulla domanda e sull'occupazione si producano troppo tardi, quando l'economia si è ormai già ripresa. In un'economia di mercato di piccole dimensioni e aperta, l'efficacia di un programma di investimento è ancora minore, perché una parte della domanda è rivolta all'importazione e produce quindi i suoi effetti all'estero. Il programma di investimento del 1997, ad esempio, non ha avuto l'effetto sperato sull'economia. Ricordiamo che il Centro di ricerca sulla congiuntura (KOF) del politecnico federale di Zurigo ha effettuato una simulazione per valutare gli effetti del programma di investimento del 1997 sulla congiuntura con l'ausilio di un modello macroeconomico. La simulazione del KOF ha rivelato che, a causa della propensione all'importazione dell'economia svizzera, si è percepita solo una parte degli effetti positivi del programma. Naturalmente il Consiglio federale continuerà a seguire con attenzione l'evolversi della situazione, verificando regolarmente se la sua politica congiunturale è ancora adeguata.</p><p>Per quel che concerne la diminuzione delle spese è necessario ricordare che un programma di risparmio di tale portata è necessario al fine di attuare il freno all'indebitamento, che è stato accettato a grande maggioranza dal popolo svizzero. Inoltre, non c'è motivo di credere che il programma di sgravio dibattuto attualmente avrà un effetto prociclico. In primo luogo, il meccanismo del freno all'indebitamento è concepito in modo da tener conto della situazione economica (infatti determinate uscite come le prestazioni dell'assicurazione contro la disoccupazione non sono toccate dal freno all'indebitamento). In secondo luogo, il Consiglio federale propone di ridurre gradualmente nell'arco di quattro anni (piuttosto che di un solo anno) il disavanzo strutturale (cioè il disavanzo ereditato dagli anni precedenti) che, contrariamente alle aspettative, esisteva ancora al momento dell'entrata in vigore del freno all'indebitamento. Al fine di ridurre il disavanzo strutturale entro il 2007, verrà definito un piano vincolante. L'aumento graduale dei tagli al budget previsti per i prossimi tre anni dal programma di sgravio avrà un leggero effetto frenante (rispetto al budget 2004 e al piano finanziario inizialmente previsto) proprio quando l'economia svizzera tornerà a crescere.</p><p>Precisiamo infine che anche se si riduce il preventivo inizialmente previsto per il 2004 il livello delle uscite non sarà inferiore a quello dell'anno precedente. Solo la crescita delle uscite sarà più lenta.</p><p>4. Per quel che concerne il clima di investimento, il rispetto del freno all'indebitamento disciplinato nella legge aumenterà la credibilità delle autorità svizzere e quindi l'attrattiva della piazza finanziaria svizzera. Inoltre, il risanamento delle finanze federali avrà un effetto positivo anche sui tassi d'interesse a lungo termine, che rappresentano un elemento importante per gli investimenti.</p><p>5. La volontà di equilibrare le finanze federali è parte di una strategia che, per mezzo del contenimento dell'indebitamento statale, mira a procurare una base solida e duratura alla crescita economica. Inoltre, non bisogna dimenticare che rinunciare all'equilibrio del bilancio significa anche influire negativamente sulle economie domestiche. I contribuenti sono ben coscienti del fatto che un Paese non può sempre vivere al di sopra delle sue possibilità. Essi sanno che alla fine saranno loro a dover pagare, quando si tratterà di sistemare le finanze pubbliche in modo duraturo.</p><p>6. La riforma dell'imposizione della coppia e della famiglia, che si tenta di conseguire con il pacchetto fiscale 2001, si fonda innanzi tutto su considerazioni attinenti all'equità. Il cambiamento delle strutture famigliari, in particolare il numero sempre maggiore di donne che esercitano un'attività lucrativa, ha tra l'altro causato svantaggi fiscali alle coppie sposate rispetto a quelle che vivono in concubinato. Obiettivo principale della riforma fiscale è di eliminare queste ingiustizie. D'altronde, un aumento delle deduzioni per i figli dovrebbe ridurre l'onere fiscale delle famiglie con figli. </p><p>Dal punto di vista delle conseguenze economiche bisogna in particolare tener conto degli incentivi per le coppie sposate. La tassazione cumulativa attuale può provocare una tassazione con un'aliquota più elevata a coniugi che esercitano entrambi un'attività lucrativa rispetto a concubini con lo stesso reddito. Ciò può influenzare le scelte professionali, nel senso che uno dei coniugi potrebbe scegliere di non svolgere un'attività lucrativa o di lavorare a un grado d'occupazione inferiore rispetto a quanto farebbe se vivesse in concubinato. Se lo svantaggio fiscale venisse eliminato, si assisterebbe a un aumento dell'attività lucrativa che avrebbe effetti positivi sulla crescita economica. Inoltre, i maggiori redditi risultanti potrebbero essere destinati al consumo privato. Tuttavia bisogna rilevare che la riforma dell'imposizione della coppia e della famiglia non rappresenta un programma congiunturale, ma serve a eliminare l'ingiustizia fiscale che colpisce la coppia.</p>  Risposta del Consiglio federale.