<h2>SubmittedText<h2><p>Il settore energetico svizzero ha il vento contro; Alpiq e NOK potrebbero addirittura rischiare la bancarotta. Anziché pianificare in modo sostenibile la svolta energetica, gruppi energetici come Alpiq hanno investito in centrali a carbone e a gas all'estero, accelerando la caduta dei prezzi dell'energia elettrica che ora risulta loro fatale.</p><p>Alpiq vuole migliorare la sua liquidità mediante la vendita di quasi la metà delle sue centrali idroelettriche. Tale operazione lascia presupporre ragguardevoli opportunità di guadagno a medio e lungo termine ed è anche interessante per gli investitori esteri. Si tratta quindi di sapere se in questo modo, in caso di "smembramento" del patrimonio idroelettrico nazionale, non si rischi di far passare in mani straniere il potere discrezionale su quella che è praticamente l'unica materia prima del nostro Paese. Un tale scenario pregiudicherebbe l'approvvigionamento elettrico svizzero e l'economia nazionale. Non deve ripetersi quanto accaduto nell'Alto Vallese, in cui la vendita di EnAlpin nel 2001 ha fatto defluire milioni di franchi dai proventi delle imposte sull'utile.</p><p>Il Consiglio federale è incaricato di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Condivide l'opinione secondo la quale le nostre centrali idroelettriche sono la colonna portante dell'approvvigionamento elettrico nazionale e che acquisiranno importanza con il potenziamento dell'energia eolica e solare?</p><p>2. Come valuta il rischio che la vendita di considerevoli quote di capitale delle centrali idroelettriche svizzere a investitori esteri possa pregiudicare l'approvvigionamento del Paese? Nel caso in cui tale rischio venga considerato irrilevante: può spiegare nel dettaglio in che misura tali timori non sono giustificati sulla base, ad esempio, dell'articolo 42 della legge sulle forze idriche?</p><p>3. Come si può evitare che questa vendita faccia perdere posti di lavoro e proventi fiscali alla Confederazione, ai cantoni e ai comuni?</p><p>4. Quali misure politiche possono accelerare la nuova reddittività delle centrali idroelettriche?</p><p>5. Per rendere nuovamente competitive le centrali idroelettriche svizzere, è disposto a rilanciare l'idea di un rincaro dell'energia elettrica prodotta a partire dal carbone o dal gas mediante una tassa sul CO2 in grado di trovare il consenso della maggioranza?</p><p>6. Che cosa pensa dell'idea di istituire un fondo per la forza idrica al fine di mantenere la "batteria delle Alpi" in mani svizzere? È disposto a elaborare una proposta in tal senso?</p><p>7. Condivide l'opinione che la strategia a lungo termine dei summenzionati gruppi energetici debba essere esaminata in modo critico e che debbano essere chiarite le responsabilità in materia?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Con una quota del 56 per cento, la forza idrica, in qualità di fonte energetica rinnovabile, rappresenta un importante pilastro dell'approvvigionamento elettrico nazionale e svolge un ruolo rilevante all'interno della strategia energetica 2050. Soprattutto le grandi centrali ad accumulazione con impianto di pompaggio, in combinazione con l'energia eolica e solare, sono necessarie per lo stoccaggio di energia elettrica ai fini della compensazione degli squilibri tra produzione e consumo.</p><p>2. Oggi i grandi impianti idroelettrici sono detenuti a partecipazione maggioritaria dai cantoni e dai comuni. Tale situazione dovrebbe rimanere tale anche nel medio termine. Nella prospettiva odierna, la questione di possibili riduzioni della sicurezza di approvvigionamento non dipende principalmente da chi detiene la proprietà delle centrali idroelettriche. Che queste ultime siano nelle mani di privati, anche se esteri, o di enti pubblici non ha alcuna rilevanza per la sicurezza di approvvigionamento. Si deve partire dal presupposto che un investitore acquista una centrale per poi continuare a produrre energia elettrica.</p><p>Secondo l'articolo 22 capoversi 3 e 4 della legge del 23 marzo 2007 sull'approvvigionamento elettrico (LAEl; RS 734.7), la Commissione federale dell'energia elettrica (Elcom) è competente per la vigilanza della sicurezza di approvvigionamento. Per la sua valutazione la commissione si fonda su un ampio monitoraggio basato su numerosi indicatori in diversi settori. Attraverso la valutazione degli indicatori pertinenti, nel suo ultimo rapporto del giugno 2014 la Elcom è giunta alla conclusione che la sicurezza di approvvigionamento nel nostro Paese è buona e che è garantita anche a medio termine. Il prossimo rapporto in materia sarà pubblicato nell'estate del 2016. Qualora l'approvvigionamento di energia elettrica nazionale fosse notevolmente minacciato a medio o lungo termine, la Elcom sottopone al Consiglio federale misure secondo l'articolo 9 LAEl (efficienza dell'utilizzazione di energia elettrica, acquisizione di energia elettrica, rafforzamento e potenziamento di reti elettriche).</p><p>In caso di vendita di un impianto idroelettrico a un'impresa estera, conformemente alla legge del 22 dicembre 1916 sull'utilizzazione delle forze idriche (LUFI; RS 721.80) l'ente che accorda la concessione influisce sulla vendita. Secondo l'articolo 42 LUFI, una concessione può essere trasferita in corso di validità solo col consenso dell'autorità che l'ha data. La LUFI non precisa se la modifica delle condizioni di partecipazione alla società che gestisce la centrale idroelettrica necessita di un consenso; a riguardo, non esiste ancora alcuna prassi giuridica, indipendentemente dal fatto che l'investitore sia svizzero o straniero. Alla scadenza di una concessione, l'ente concedente decide se si giungerà a una riversione della centrale e chi otterrà la concessione.</p><p>3. È peculiare di un'economia di mercato che le imprese possano trovarsi in difficoltà e debbano sopportare le conseguenze economiche se, ad esempio, le loro strategie si rivelano inadeguate, vengono commessi errori a livello operativo o le strutture nel contesto internazionale cambiano tanto da avere ripercussioni negative anche sulle imprese svizzere. Per quanto concerne le centrali idroelettriche, un trasferimento dei posti di lavoro all'estero non è plausibile. Inoltre, un concessionario, qualunque sia la sede della sua impresa, è tenuto a versare le tasse e a fornire le prestazioni, accordate nella concessione, all'ente concedente.</p><p>4. Il settore subisce oggi il crollo dei prezzi sul mercato europeo dell'energia elettrica in cui è integrato (cfr. interpellanza Fetz 16.3230, "Gruppi energetici proprietari delle centrali nucleari in difficoltà: colpa della RIC o di decisioni strategiche sbagliate?"). A tali condizioni di mercato, molte centrali idroelettriche non riescono più a coprire i costi di produzione per la quota di energia che vendono sul libero mercato. Eventuali misure di sostegno discusse dal Parlamento nell'ambito del primo pacchetto di misure della strategia energetica 2050 hanno come effetto uno sgravio temporaneo delle centrali idroelettriche. Tali misure sollecitano le imprese, o meglio i proprietari, ad adattare le loro strategie alla situazione del mercato e a ridurre i loro costi.</p><p>5./6. Il 18 maggio 2015, l'Ufficio federale dell'energia ha pubblicato un rapporto sulle centrali idrauliche esistenti, le varianti di sostegno e i loro effetti ("Bestehende Wasserkraft: Unterstützungsvarianten und ihre Wirkung") all'attenzione della Commissione dell'ambiente, della pianificazione del territorio e dell'energia del Consiglio degli Stati. Il rapporto (consultabile in tedesco e francese alla pagina <a href="http://www.strategiaenergetica2050.ch">www.strategiaenergetica2050.ch</a> &gt; Grandi impianti idroelettrici) verifica anche l'opportunità dell'introduzione della cosiddetta tassa sull'energia sporca e giunge alla conclusione che un rincaro unilaterale e artificiale dell'energia elettrica importata (prodotta a partire dal carbone, dal gas, dall'energia nucleare e dalle energie rinnovabili) comporterebbe una disparità di trattamento tra produttori di energia elettrica nazionali ed esteri e sarebbe in contraddizione con gli impegni internazionali assunti dalla Svizzera (Organizzazione mondiale del commercio, OMC; Accordo di libero scambio tra la Svizzera e l'UE, nonché tra la Svizzera e Stati terzi). Esso sarebbe, inoltre, difficilmente attuabile. La produzione di energia elettrica a partire da fonti rinnovabili è certificata mediante garanzie di origine. Non si sa in che misura una tassa sull'energia sporca possa migliorare la competitività della forza idrica svizzera: vi sono infatti abbastanza garanzie di origine per la produzione di energia elettrica a partire da fonti rinnovabili di provenienza europea che possono essere ottenute a prezzi molto bassi. In ogni caso, il Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni e, nello specifico, l'Ufficio federale dell'energia elaborerà entro fine 2016 un rapporto su una tassa sull'energia elettrica differenziata. Il rapporto valuterà le possibilità di strutturazione, l'effetto di promozione delle energie rinnovabili nazionali e la compatibilità con il diritto UE e bilaterale (Svizzera-UE), nonché con il diritto dell'OMC dei vari importi delle tasse per i diversi vettori energetici, nonché l'efficienza economica della misura. Esso, tuttavia, non esaminerà solo l'opportunità di una tassa sull'energia elettrica differenziata, ma cercherà soprattutto di determinare in che modo è possibile creare, in Svizzera, condizioni quadro adeguate alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili a lungo termine.</p><p>Secondo il Consiglio federale, le premesse per la creazione di un fondo per le centrali idroelettriche non redditizie non sono in linea di massima soddisfatte. Il rapporto finale della commissione di esperti sulla limitazione dei rischi economici dovuti alle grandi imprese del 30 settembre 2010 (consultabile alla pagina <a href="http://www.sif.admin.ch">www.sif.admin.ch</a> &gt; Temi &gt; Regolamentazione e vigilanza dei mercati finanziari &gt; Rafforzamento della stabilità nel settore finanziario, "too big to fail") si occupa, tra le altre cose, della rilevanza sistemica delle grandi imprese d'infrastruttura. Secondo il rapporto della commissione di esperti, anche in caso di fallimento di singole imprese d'infrastruttura, tra le quali rientrano anche i gruppi energetici, non si arriverà a interruzioni della produzione e, pertanto, neanche a danni considerevoli all'economia nazionale. In considerazione della cospicua quota di patrimonio investito e dei costi variabili di norma molto bassi, sotto il profilo dell'economia aziendale un nuovo investitore o l'ufficio dei fallimenti possono, di solito, continuare a gestire l'impresa con problemi comparativamente esigui e garantire l'approvvigionamento.</p><p>7. È compito dei proprietari delle centrali idroelettriche e, in generale, del settore, esaminare le strutture attuali e le proprie strategie ed eventualmente riorientare gli sviluppi del mercato a lungo termine.</p>  Risposta del Consiglio federale.