<h2>SubmittedText<h2><p>Negli scorsi mesi in Italia sono state avanzate varie proposte a più livelli istituzionali, volte nelle intenzioni a tutelare il proprio (dell’Italia) mercato del lavoro nelle zone di confine. Parimenti vi è notizia (cfr. l’articolo a firma Amaddeo/Vorpe su La Regione dello scorso 14 febbraio) di attività d’indagine intrapresa dall'Italia nei confronti dei frontalieri che risultano anche titolari di Sagl in Svizzera, specie in Ticino.</p><p>Come già accaduto con la contestazione di stabili organizzazioni delle banche svizzere in Italia qualche anno fa e cosi come sta appunto accadendo ora con l'assoggettamento del salario netto del vecchio frontaliere alla quota di compartecipazione del 3-6% da destinare al servizio sanitario nazionale italiano, lo scopo di queste ulteriori iniziative italiane sembrerebbe essere quello di attrarre ad imposizione i redditi di questi contribuenti, nel caso di titolari di Sagl, che non dovrebbero quindi più essere considerati frontalieri, e cioè dipendenti, ma indipendenti. I periodi fiscali di riferimento sarebbero gli ultimi cinque. Per tali periodi, le imposte alla fonte sono già state regolarmente prelevate sui frontalieri, così come anche i ristorni già versati all'Italia.</p><p>Questa operazione, comporterebbe la disapplicazione dell'Accordo sulla fiscalità dei frontalieri e il regime impositivo ancora recentemente concordato. In assenza di avvisi o azioni contrari, si ricadrebbe in una situazione di acquiescenza, da parte svizzera, con implicita accettazione di simili azioni.</p><p>Si pone, quindi, la questione a sapere:&nbsp;</p><ol><li>Il Consiglio federale è al corrente di tali misure?</li><li>Cosa intende fare nei confronti di tale prassi italiana che comporterebbe una doppia imposizione sui redditi dei frontalieri oggetto d'indagine?&nbsp;</li><li>Qualora l'Italia procedesse effettivamente nei termini indicati, il Consiglio federale intende richiedere la restituzione dei ristorni versati?</li><li>Quali misure, eventualmente anche di reazione da parte Svizzera, intende prendere il Consiglio federale nei confronti di iniziative unilaterali italiane che si ponessero in contrasto con i trattati internazionali sottoscritti e le diffuse dichiarazioni d'intesa politica?</li></ol><h2>FederalCouncilResponseText<h2><div><p style="margin-top:0pt; margin-bottom:0pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; font-size:11pt"><span style="font-family:Arial">La Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali segue dal 2023 la tematica dell’imposizione in Italia dei soci che sono al contempo impiegati della loro Sagl secondo il diritto svizzero.</span></p><p style="margin-top:0pt; margin-bottom:0pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; font-size:11pt"><span style="font-family:Arial">La delegazione svizzera ha segnalato questa tematica alla delegazione italiana anche nella riunione tenutasi il 28 e 29 settembre 2023 ad Ascona nel quadro dell’incontro annuale previsto dall’Accordo del 3</span><span style="font-family:Arial">&#xa0;</span><span style="font-family:Arial">ottobre 1974 tra la Svizzera e l’Italia relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri ed alla compensazione finanziaria a favore dei Comuni italiani di confine. Da un punto di vista tecnico, si tratta di un «conflitto di qualificazione» che si verifica abbastanza frequentemente nell’ambito dell’applicazione di convenzioni per evitare le doppie imposizioni. In questo caso le autorità fiscali italiane riqualificano il reddito derivante da un’attività lucrativa dipendente che il contribuente ha conseguito come impiegato della sua Sagl come reddito derivante da un’attività lucrativa indipendente. Se, nel quadro dei colloqui bilaterali, la qualificazione proposta dall’Italia dovesse essere mantenuta, la Svizzera richiederà una corrispondente restituzione o compensazione per i ristorni versati per questi contribuenti.</span></p></div>