<h2>SubmittedText<h2><p>I "China Cables" hanno dimostrato l'esistenza di centri di detenzione, nei quali sono rinchiusi 1-3 milioni di uiguri, costretti in parte a lavori forzati. Secondo China File e altri media, al momento sono attive nella regione dello Xinjiang 68 multinazionali europee. Tra queste vi sono anche imprese svizzere, come ABB, Chubb, Nestlé, Louis Dreyfus, Roche, Novartis, UBS e Swiss Re.</p><p>Per tale motivo chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande.</p><p>1. Data la situazione attuale nello Xinjiang, cosa sta facendo il Consiglio federale affinché le multinazionali svizzere rispettino l'obbligo di diligenza in materia di diritti umani?</p><p>2. Cosa intraprende affinché le multinazionali svizzere garantiscano il rispetto delle direttive dell'ONU in materia di economia e diritti umani nonché delle direttive dell'OCSE per le imprese multinazionali in Cina e nello Xinjiang? Quali misure sono previste? </p><p>3. Come evita che le multinazionali svizzere diventino complici indirette di gravi violazioni dei diritti umani nello Xinjiang?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è seriamente preoccupato per la situazione dei diritti umani nello Xinjiang. La Svizzera ha già varie volte espresso questa preoccupazione, sia direttamente discutendo con rappresentanti del governo cinese, sia a livello multilaterale. Da ultimo lo ha fatto il consigliere federale Ignazio Cassis, capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), durante l'incontro a Berna con il ministro degli esteri cinese Wang Yi del 22 ottobre 2019. All'interno delle organizzazioni importanti dell'ONU, il nostro Paese ha più volte sollevato - autonomamente, ma anche insieme ad altri Stati - la questione degli uiguri nello Xinjiang, chiedendo la chiusura dei campi di internamento.</p><p>1. Il Consiglio federale si aspetta dalle aziende che risiedono o operano in Svizzera che si assumano le proprie responsabilità per tutte le attività svolte sia nel nostro Paese sia all'estero e mettano in atto adeguate misure di diligenza in materia di diritti umani. A tale scopo è determinante fare riferimento agli standard internazionali relativi alla responsabilità sociale d'impresa (RSI), come le direttive dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) per imprese multinazionali e i principi dell'ONU in materia di economia e diritti umani. È dunque importante che, considerata la situazione nello Xinjiang, gli importatori interessati siano più cauti nei confronti dei fornitori cinesi.</p><p>2./3. Dal 2018 l'Amministrazione federale, in cooperazione con camere di commercio e associazioni settoriali, organizza a tal fine alcuni workshop sull'attuazione delle procedure di diligenza in materia di diritti umani. Nel quadro della rete svizzera "Global Compact" sostenuta dalla Confederazione, l'attuazione di tali procedure nelle catene di fornitori viene promossa tramite workshop ed eventi pubblici. Sul portale della Confederazione <a href="http://www.csr.admin.ch">www.csr.admin.ch</a> e sul portale dedicato ai diritti umani <a href="http://www.nap-bhr.admin.ch">www.nap-bhr.admin.ch</a> è possibile trovare consigli specifici per le imprese.</p><p>In collaborazione con la camera di commercio in loco, l'Ambasciata svizzera a Pechino informa le imprese interessate sull'impegno del nostro Paese a favore dei diritti umani in Cina. Inoltre, la Segreteria di Stato dell'economia (SECO) e il DFAE inviteranno a breve le imprese e associazioni di categoria dei settori dell'export a una tavola rotonda.</p><p>Tra il 2020 e il 2023, nel quadro dei piani d'azione relativi alla RSI e al tema "imprese e diritti umani", il Consiglio federale verificherà l'attuazione degli standard internazionali come le direttive dell'OCSE sulla dovuta diligenza e i principi guida dell'ONU.</p>  Risposta del Consiglio federale.