<h2>SubmittedText<h2><p>La neutralità svizzera, in quanto efficace strumento di pace e sicurezza, è estremamente importante per il nostro Paese, cui conferisce una posizione unica quale piattaforma per la diplomazia di pace e per gli impieghi umanitari. Secondo i sondaggi, oltre il 90 per cento dei cittadini svizzeri è favorevole alla neutralità.</p><p>La nostra neutralità è tuttavia vista con scetticismo, se non rifiutata, da una parte della cosiddetta élite, che intende ridurre il nostro esercito di milizia e di difesa quasi al ruolo di marionetta della NATO per poterlo integrare, in forma modulare, nelle forze del Patto atlantico durante gli impieghi all'estero.</p><p>Il conflitto Est-Ovest scoppiato recentemente in seguito alla crisi in Ucraina ci mostra ancora una volta l'importanza di una neutralità in senso stretto. Se vuole che la sua azione di mediazione sia efficace (anche nell'ambito della presidenza dell'OSCE), la Svizzera deve fare in modo che la propria neutralità sia credibile e riconosciuta come tale da tutte le parti in causa. Le associazioni unilaterali a programmi come il Partenariato per la pace della NATO sono sempre state in contrasto con la nostra neutralità, ma tale incompatibilità è diventata ancora più palese con il conflitto ucraino. </p><p>Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande: </p><p>1. Il Consiglio federale condivide l'opinione secondo cui la nostra neutralità è fondamentale per la sicurezza e la pace in Svizzera e ultimamente ha assunto un'importanza ancora maggiore? È anch'esso dell'avviso che la neutralità svizzera sia da intendersi in senso stretto, ovvero nessuna presa di posizione, nessuna ingerenza della Svizzera ufficiale in conflitti esteri e concentrazione esclusivamente su azioni umanitarie e su impieghi finalizzati alla diplomazia di pace?</p><p>2. È anch'esso convinto che occorra escludere qualsiasi avvicinamento o addirittura associazione alla NATO o ad altri grandi organismi o strutture di potere internazionali? </p><p>3. Come giudica la partecipazione della Svizzera al Partenariato per la pace della NATO? Quali sono i limiti di tale partenariato? </p><p>4. Condivide l'opinione secondo cui il Partenariato per la pace della NATO mette in discussione la credibilità della neutralità svizzera? Come motiva il suo atteggiamento al riguardo? </p><p>5. Qual è la sua posizione in merito a un'eventuale disdetta della partecipazione al Partenariato per la pace della NATO? </p><p>6. Come intende rafforzare la credibilità della neutralità svizzera e quali misure ha adottato per adempiere il mandato costituzionale (art. 185 Cost.) in base al quale è tenuto a prendere provvedimenti a tutela della neutralità? </p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale condivide l'opinione dell'autore dell'interpellanza secondo cui la neutralità è un principio importante della politica estera svizzera e lo conferma sia con una prassi costante in tal senso sia nei documenti alla base della politica estera stessa, tra cui l'ultima strategia di politica estera 2012-2015. La neutralità non esclude tuttavia ogni forma di cooperazione in materia di politica di sicurezza e di difesa. La partecipazione della Svizzera al Partenariato per la pace (PPP) è compatibile con la neutralità poiché non prevede nessun obbligo di assistenza militare in caso di conflitti armati e non crea vincoli che potrebbero porre la Svizzera nell'impossibilità di rimanere neutrale. D'altronde, il documento di presentazione del 30 ottobre 1996 recita: "La Svizzera si attiene a una neutralità permanente e armata. Essa non ha l'intenzione di rinunciare alla neutralità. Essa non intende aderire alla NATO."</p><p>1. Il Consiglio federale condivide l'opinione secondo cui la neutralità è un principio fondamentale della politica estera e di sicurezza della Svizzera. La neutralità consiste in primo luogo nel fatto che la Svizzera non partecipa a conflitti armati internazionali né sostiene militarmente una delle parti coinvolte in simili conflitti. La politica di neutralità serve a consentire anche in futuro l'applicazione di una neutralità credibile e a mostrare la volontà della Svizzera di rimanere neutrale. La neutralità richiede pertanto un certo livello di imparzialità e di obiettività nelle prese di posizione, ma non una rinuncia a queste ultime. Non è in contraddizione con i nostri interventi nell'ambito dell'aiuto umanitario e della diplomazia di pace: anzi, a seconda dei contenuti di tali interventi, può addirittura rafforzare la credibilità del nostro impegno in questi settori.</p><p>2. Un'adesione della Svizzera alla NATO o a qualsiasi altra alleanza militare non è in discussione.</p><p>3. Il Consiglio federale ritiene utile la partecipazione al Partenariato per la pace e considera quest'ultimo un importante strumento per la promozione della pace e della stabilità in Europa. Il Partenariato per la pace consente di collaborare in modo mirato e in base ai propri interessi con gli Stati della regione nell'ambito della politica di sicurezza e fornisce il quadro necessario per instaurare un dialogo in tale settore. Così si rafforza la sicurezza della Svizzera, che può a sua volta acquisire conoscenze utili per l'ulteriore sviluppo della propria politica di sicurezza e dell'esercito. I limiti sono rappresentati da tutto ciò che potrebbe determinare per la Svizzera un obbligo di assistenza in caso di guerra o imporle un atteggiamento contrario alla neutralità.</p><p>4. La partecipazione al Partenariato per la pace non mette in discussione la credibilità della nostra neutralità. Vi partecipano 50 Stati (28 membri della NATO e 22 partner), tra cui anche gli altri Stati europei neutrali o non appartenenti ad alleanze nonché tutti gli Stati dell'ex Unione sovietica.</p><p>5. Il Consiglio federale non vede alcun motivo per rinunciare alla propria partecipazione al Partenariato per la pace.</p><p>6. Il Consiglio federale si attiene sempre al diritto di neutralità e adotta anche le necessarie misure in materia di politica di neutralità per rafforzare l'efficacia e la credibilità della neutralità stessa. La neutralità svizzera è riconosciuta a livello internazionale e nessuno Stato l'ha mai messa in discussione, nemmeno in riferimento agli avvenimenti in Ucraina. Inoltre, in quanto presidente dell'OSCE, che riunisce i 57 Stati della regione euro-atlantica ed euro-asiatica, la Svizzera è addirittura "doppiamente" imparziale.</p>  Risposta del Consiglio federale.