<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di sottoporre al Parlamento un progetto di modifica della legislazione sull'imposta sul valore aggiunto (IVA) che preveda un condono o una riduzione dell'IVA sulla cifra d'affari per le imprese che il Consiglio federale ha chiuso a seguito della pandemia da coronavirus. Il condono o la riduzione si applicherebbe per i 12 mesi successivi alla ripresa dell'attività delle imprese.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Secondo quanto richiesto dall'autrice della mozione, per 12 mesi le imprese interessate non dovrebbero versare all'Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) l'IVA che hanno fatturato ai loro clienti, o dovrebbero versarne solo una parte. L'IVA rimarrebbe quindi presso le imprese e non confluirebbe nelle casse della Confederazione. Un condono intero o parziale richiederebbe una modifica di legge, da porre in vigore con effetto retroattivo. Questo modo di procedere sarebbe problematico sotto il profilo costituzionale.</p><p>Sarebbe inoltre difficile motivare perché una parte delle imprese ne beneficerebbe, e altre no, pur essendo state colpite anch'esse dalle misure dovute al COVID-19. Le imprese che non sono state chiuse per decisione del Consiglio federale ma che hanno comunque dovuto interrompere o ridurre l'attività per carenza di domanda non ne trarrebbero alcun beneficio. Si ricordano, ad esempio, gli alberghi, i tassisti, le imprese di torpedoni e i trasporti pubblici. Andrebbe poi sollevata la questione di come applicare la regolamentazione ai soggetti interessati solo in parte, per esempio i distributori all'ingrosso che hanno potuto offrire soltanto una parte dell'assortimento abituale o i ristoranti che potevano contare su un servizio di take-away.</p><p>Per di più, le imprese che fatturano all'aliquota normale trarrebbero maggiori benefici di quelle che offrono prestazioni all'aliquota ridotta o prestazioni imponibili all'aliquota speciale per l'alloggio. Non ne trarrebbero invece alcun beneficio le imprese non assoggettate all'imposta, come quelle attive nel settore sportivo e culturale, pur essendo state anch'esse colpite dalle misure di confinamento - e spesso più a lungo del commercio al dettaglio - né le imprese che forniscono esclusivamente prestazioni esenti dall'imposta, come nel caso delle imprese esportatrici.</p><p>Inoltre, lo sgravio richiesto dalla mozione permetterebbe di continuare a effettuare la deduzione dell'imposta precedente. Ciò significa che le imprese assoggettate aventi diritto alla deduzione dell'imposta precedente potrebbero continuare a far valere come imposta precedente l'IVA loro fatturata sulle prestazioni acquistate. L'AFC dovrebbe quindi versare l'imposta precedente a tutte le imprese assoggettate interessate, anche se queste non le avessero versato l'IVA o gliene avessero versato solo una quota ridotta. Ne risulterebbe un elevato potenziale di pianificazione fiscale, perché sarebbe vantaggioso prolungare la catena di creazione del valore. Più sono le imprese in una catena di prestazioni, maggiori saranno i versamenti dell'imposta precedente.</p><p>Le minori entrate per la Confederazione sono stimate a svariati miliardi di franchi che, a causa delle destinazioni vincolate, si ripercuoterebbero anche sul fondo AVS e sul Fondo per l'infrastruttura ferroviaria. Si tratta di una stima molto approssimativa, dato che le ripercussioni finanziare dipenderebbero fortemente dall'attuazione della mozione e dalla struttura aziendale delle imprese e anche perché non è dato sapere a quanto ammonterebbe la cifra d'affari realizzata nei 12 mesi in questione rispetto all'anno precedente. L'importo dipenderebbe inoltre dalla misura in cui le imprese metterebbero in atto la pianificazione fiscale menzionata.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.