<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale condivide l'opinione dell'autore del postulato secondo cui Gerusalemme, città santa per ciascuna delle tre grandi religioni monoteiste, è il nerbo del conflitto che oppone Israeliani e Palestinesi. Sotto il mandato britannico Gerusalemme era stata dichiarata capitale della Palestina. In seguito, il piano di ripartizione dell'ONU del 1947 proponeva l'internazionalizzazione della città: con la risoluzione 181 l'Assemblea generale elevò Gerusalemme e la zona circostante a "corpus separatum" posto sotto un "regime internazionale speciale amministrato dalle Nazioni Unite". Gli eventi precipitarono tuttavia con lo scoppio del conflitto arabo-israeliano sicché al momento dell'armistizio del 1948 Gerusalemme si trovò scissa in due, la parte orientale occupata dai Transgiordani e la parte occidentale annessa da Israele.</p><p></p><p>Nella guerra del giugno 1967 gli israeliani si sono impossessati di Gerusalemme est e hanno immediatamente imposto le condizioni di un'occupazione militare. Tutti i territori dichiarati dal ministero della difesa come zone di sicurezza furono assoggettate alla legge dello Stato d'Israele. Il piano di urbanizzazione della città araba fu congelato e al posto delle previste zone residenziali palestinesi furono costruiti insediamenti israeliani. Infine, il 30 luglio 1980 la Knesset ha adottato una legge fondamentale in cui si dichiara che la "Gerusalemme riunificata è la capitale eterna dello Stato di Israele". Questo atto fu ed è tuttora disapprovato da tutta la Comunità internazionale. È inoltre stato condannato da diverse risoluzioni delle Nazioni Unite, fra cui ad esempio la risoluzione 476 del Consiglio di sicurezza la quale "ribadisce che tutte le misure che hanno modificato il carattere geografico, demografico, storico e lo statuto della città santa di Gerusalemme sono nulle e non avvenute", oppure la risoluzione 478, peraltro approvata anche dagli Stati Uniti, in cui si sottolinea che la decisione israeliana di annessione "costituisce una violazione del diritto internazionale e non incide sul rispetto della Convenzione di Ginevra sulla protezione delle persone civili in tempo di guerra nei territori palestinesi e in altri territori arabi occupati dal giugno 1967 inclusa Gerusalemme". Da allora, la Svizzera come praticamente quasi tutta la Comunità internazionale tiene la sua ambasciata a Tel-Aviv, per i motivi che il Consiglio federale ha già esposto in risposta al postulato Zwygart (95.3289).</p><p></p><p>Gli accordi di pace di Oslo I e II hanno differito la questione di Gerusalemme ai negoziati finali. Nel frattempo Israele si è adoperato per trasformare la fisionomia della città vecchia nell'intento di iscrivere perennemente anche nelle opere edificate il suo dominio. A tali problemi si aggiunge inoltre la confisca del permesso di residenza ai Palestinesi di Gerusalemme che non intendono acquisire la cittadinanza israeliana, come pure talune forme di discriminazione nei riguardi degli abitanti arabi di Gerusalemme in materia fiscale e di altre prestazioni pubbliche. Dal canto loro, i Palestinesi hanno sempre ritenuto Gerusalemme est quale parte integrante dei territori occupati nel 1967 e sottostante pertanto alle disposizioni della risoluzione 242 del Consiglio di sicurezza, considerando quindi che la città appartenga al territorio su cui lo Stato di Palestina, non appena costituito, eserciterà la sua sovranità. Questa posizione è fortemente contestata dall'attuale governo israeliano, che mantiene tuttora chiusa la "Casa d'Oriente", ossia la rappresentanza ufficiosa dell'autorità palestinese a Gerusalemme durante tutto il periodo del processo di pace.</p><p></p><p>Nei colloqui di Camp David i negoziatori israeliani e palestinesi non sono riusciti a trovare un'intesa, nonostante le idee avanzate del governo Clinton e la proposta del primo ministro Barak di spartire la sovranità sulla zona orientale occupata (e non quella ovest) della città santa. La parte palestinese ha opposto loro segnatamente le risoluzioni 242, 252 e 267 del Consiglio di sicurezza dell'ONU come pure la quarta Convenzione di Ginevra (art. 137). La questione di Gerusalemme è quindi rimasta senza soluzione e la parte orientale della città rimane, ai sensi del diritto internazionale pubblico, un territorio occupato.</p><p></p><p>La Svizzera ha sempre sostenuto tutte le iniziative conformi al diritto internazionale e miranti ad una pace giusta e duratura in Medio Oriente. Anche oggi, quale nuovo membro dell'ONU, essa è pronta ad unirsi agli sforzi della Comunità internazionale per spezzare la spirale della violenza e delle violazioni del diritto, che minacciano l'intero Medio Oriente, e per riattivare il processo di pace. A questo riguardo ritiene che il ripristino della sicurezza e la ripresa delle negoziazioni devono iscriversi nel quadro di una soluzione politica globale e definitiva che poggi sulle numerose risoluzioni adottate dall'ONU e sull'attuazione degli accordi precedentemente conclusi tra Israeliani e Palestinesi.</p><p></p><p>Quanto alla città di Gerusalemme, l'attuazione di una soluzione equa e soddisfacente per tutte le parti riveste un'importanza capitale di portata universale e costituisce un elemento cruciale per promuovere il "dialogo tra le civilizzazioni". La questione di Gerusalemme è un punto delicato nelle discussioni di pace e la Svizzera considera che il suo statuto definitivo può essere deciso soltanto nel quadro di negoziati che coinvolgano tutte le parti interessate e che si attengano ai principi summenzionati; il risultato di tali negoziati dovrà segnatamente garantire il libero accesso alla città santa agli ebrei, ai cristiani e ai musulmani, di qualsiasi nazionalità essi siano. Le "parti interessate" sono le due nazioni, israeliana e palestinese, che intendono fare di Gerusalemme la loro capitale come pure le tre religioni comprendenti, come nel caso del Cristianesimo, le diverse comunità insediate, sovente da secoli, nella città vecchia e le confessioni a cui appartengono. Per risolvere in modo duraturo la questione di Gerusalemme è importante che in questa città sia garantito il principio di non discriminazione e un sistema democratico fondato sul rispetto del diritto; occorre pure preservare il delicato equilibrio demografico nonché l'insieme delle regole tradizionali e degli accordi bilaterali relativi ai luoghi santi. </p><p></p><p>In seguito alle discussioni di Camp David e di Taba e tenuto conto anche della recente proposta di pace dell'Arabia Saudita, ampiamente sostenuta dalla comunità internazionale, l'amministrazione permanente della città vecchia di Gerusalemme da parte dell'ONU non è più d'attualità. Di conseguenza, una proposta svizzera in merito al problema di Gerusalemme che esuli dal quadro politico che la Comunità internazionale e le parti in conflitto tentano di definire nella prospettiva di negoziati sulle "final status issues" (statuto di Gerusalemme, dei rifugiati palestinesi, degli insediamenti colonici e delle future frontiere della Palestina), non avrebbe pertanto oggi alcuna possibilità di successo.</p><p></p><p>La Comunità internazionale può far valere i suoi interessi in questo contesto anche senza spingersi fino al punto di rivendicare l'amministrazione permanente della città vecchia di Gerusalemme; se necessario può offrire un quadro adeguato ai negoziati e sostenere il rispetto degli accordi conclusi. Inoltre, l'UNESCO intende contribuire attivamente alla tutela e al restauro del patrimonio culturale del nucleo storico di Gerusalemme; la Svizzera sostiene le attività e le proposte dell'UNESCO a questo proposito.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.