<!DOCTYPE html> <html lang="it"><head><meta charset="utf-8"/></head><body><div class="Section1"> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td colspan="2" valign="top"> <p class="MsoNormal"> </p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><img alt="" height="5" src="http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&amp;WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&amp;WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&amp;OmnisLibrary=JURISWEB&amp;OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&amp;OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&amp;Parametername=WWWTI&amp;Schema=TI_WEB&amp;Source=&amp;Aufruf=getImage&amp;nF38_KEY=48367" width="3"/></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><img alt="" height="24" src="http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&amp;WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&amp;WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&amp;OmnisLibrary=JURISWEB&amp;OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&amp;OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&amp;Parametername=WWWTI&amp;Schema=TI_WEB&amp;Source=&amp;Aufruf=getImage&amp;nF38_KEY=48368" width="21"/></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"> </p> </td> <td><p class="MsoNormal"> </p></td> </tr> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Incarto n.<br/> </span><a id="IN_NUMERO">80.98.00087</a></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><a id="ID_LUOGO"><span>Lugano</span></a></p> <p class="MsoNormal">15 giugno 1998</p> <p class="MsoNormal"> </p> </td> <td colspan="3" valign="top"> <p class="MsoNormal">In nome<br/> della Repubblica e Cantone<br/> del Ticino</p> </td> <td><p class="MsoNormal"> </p></td> </tr> <tr> <td colspan="6" valign="top"> <p class="MsoNormal"><a id="IN_ISTANZA_SPEC"><b><span>La Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello</span></b></a></p> </td> </tr> <tr> <td colspan="6" valign="top"> <p class="MsoNormal"> </p> </td> </tr> <tr> <td colspan="6" valign="top"> <p class="MsoNormal"> </p> </td> </tr> <tr> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>composta dai giudici:</span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Alessandro Soldini, presidente, <br/> Lorenzo Anastasi, Raffaello Balerna (quest’ultimo in sostituzione del giudice Stefano Bernasconi, astenutosi).</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>vicecancelliere:</span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Andrea Pedroli</span></p> </td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>statuendo sul ricorso del 29 aprile 1998</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>in materia di: IC 95/96 intermedia</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>presentato da:</span></p> </td> <td colspan="2" valign="top"> <p class="MsoNormal"><b><span>__________</span></b><b><span> e <span>__________</span> <span>__________</span>,</span></b><span> <span>__________</span> <span>__________</span> -<span>__________</span>, </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> </tr> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><b><span> </span></b></p> </td> <td><p class="MsoNormal"> </p></td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>ritenuto </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><b><span>in fatto ed in diritto</span></b></p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>1.</b> Inoltrando la dichiarazione fiscale 1995/96, in data 1° marzo 1996, il sig. <span>__________</span> <span>__________</span>, perito contabile diplomato, chiedeva una tassazione intermedia con effetto a partire dal 1994, quando il suo reddito da attività lucrativa dipendente si era ridotto durevolmente nella misura di oltre il 50%. Fino a fine giugno del 1994, egli aveva conseguito, dalla <span>__________</span> <span>__________</span> <span>__________</span> <span>__________</span> uno stipendio di circa fr. 20’100.– al mese; a partire dal successivo luglio aveva iniziato una nuova attività quale dirigente della <span>__________</span> <span>__________</span> <span>__________</span> di <span>__________</span>, conseguendo un reddito di soli fr. 8’860.– al mese.</p> <p class="R1"> L’Ufficio di tassazione di Lugano Campagna respingeva l’istanza con decisione del 13 novembre 1997, rilevando come nella fattispecie non fossero adempiuti entrambi i requisiti cui la legge subordina la concessione di una tassazione intermedia <i>ex</i> art. 99 cpv. 1 lett. <i>e</i> LT 1976, e cioè quello della variazione del tempo di lavoro. </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>2.</b> Il contribuente impugnava la suddetta decisione con reclamo all’autorità fiscale, in data 12 dicembre 1997. In esso contestava anzitutto che la legge richieda un requisito ulteriore oltre a quello della variazione del reddito da attività lucrativa dipendente; quindi, osservava che comunque il suo impegno professionale era sensibilmente diminuito con l’inizio della nuova attività.</p> <p class="R1"> L’autorità di tassazione convocava il reclamante ad un’udienza, nel corso della quale questi precisava che dal 1995 era dipendente della <span>__________</span> <span>__________</span> <span>__________</span> <span>__________</span>, ove godeva di un orario di lavoro più flessibile, che poteva essere quantificato in circa il 70/75% di un orario normale. </p> <p class="R1"> Con decisione del 31 marzo 1998, l'Ufficio di tassazione respingeva il gravame, con la seguente motivazione:</p> <p class="R1"><i><span> «I presupposti per la concessione della tassazione intermedia per riduzione dell’attività nella misura di almeno il 50% sono la riduzione dello stipendio accompagnata dalla riduzione del tempo di lavoro.</span></i></p> <p class="R1"><i><span> «Come risulta dal verbale di audizione del 17 marzo 1998 il tempo di lavoro non è diminuito in misura sufficiente affinché la tassazione intermedia possa essere concessa».</span></i></p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>3.</b> Con tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, i coniugi <span>__________</span> e <span>__________</span> <span>__________</span> ripropongono la domanda di tassazione intermedia con effetto a partire dal 1° luglio 1994. Esposta la situazione lavorativa ai temi della collaborazione con la <span>__________</span> <span>__________</span> <span>__________</span> e le modifiche intervenute con la nuova attività successivamente intrapresa, i ricorrenti ribadiscono di ritenere adempiuti tutti i presupposti per la concessione di una tassazione intermedia secondo il diritto cantonale. Osservano inoltre che la riduzione dell’orario di lavoro del signor <span>__________</span>, in seguito alla cessazione del lavoro per la <span>__________</span>, è perfettamente documentabile, sottolineando come, anzi, la scelta di cambiare lavoro, sia stata dettata principalmente dalla volontà di lavorare meno.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>4.</b> L’art. 99 LT 1976 enumera i casi in cui il reddito e la sostanza sono oggetto di tassazione intermedia. In particolare, secondo l'art. 99 cpv. 1 lett. <i>e</i> si fa luogo ad intermedia in caso «di modificazione durevole del reddito d'attività lucrativa dipendente esercitata a titolo principale nella misura di almeno il 50%». La lettera <i>e</i> dell'art. 99 LT è stata introdotta con la modifica del 3 novembre 1986, in vigore dal 1° gennaio 1987, (BU 86, pag. 323) al fine di adeguare la legislazione tributaria in materia di intermedia alle mutate condizioni sociali (cfr. <b>Messaggio</b> finanze N. 3077 del 26 agosto 1986), poiché era sempre più frequente che una persona - a causa di svariati motivi, personali, congiunturali, od altri - in luogo di cessare definitivamente la sua attività lucrativa, scegliesse o fosse costretta a svolgere una professione a tempo parziale. Al Legislatore è quindi parso opportuno concedere la tassazione intermedia ogni qualvolta si realizzi una durevole modificazione del reddito in ragione di almeno il 50%, a prescindere dal contemporaneo verificarsi di eventi quali l'età, la malattia, l'impegno familiare o la disoccupazione, poiché, simili condizioni, non facilmente definibili, avrebbero dato adito a seri problemi interpretativi, con conseguente stato di incertezza giuridica (<b>Messaggio</b> finanze N. 3077, cit., p. 3). </p> <p class="R1"> Dal citato Messaggio e dal relativo Rapporto (<b>Rapporto</b> della speciale Commissione del Gran Consiglio, N. 3077R, del 27 ottobre 1986) appare chiaro che il legislatore ha richiesto il verificarsi cumulativo delle seguenti tre condizioni:</p> <p class="R1"> - la prima, <i>qualitativa</i>, riferita ad una variazione del reddito da attività lucrativa dipendente; </p> <p class="R1"> - la seconda, <i>temporale</i>, riferita alla durevolezza della variazione;</p> <p class="R1"> - la terza, <i>quantitativa</i>, riferita all'entità della variazione, stabilita dalla lettera della norma nel 50%.</p> <p class="R1"> Attorno a quest'ultima condizione si è sviluppata un'ampia giurisprudenza, che ha consentito di precisare diversi aspetti. In particolare occorre riferire la variazione ad uno stesso e unico momento, che è chiaramente quello in cui l'attività viene ridotta o aumentata. Il reddito modificato va confrontato con quello che sarebbe stato conseguito senza l'aumento o la riduzione dell'attività (<b>RTT</b> 1989 p. 225). Occorre inoltre che la modifica del reddito sia la conseguenza di un evento generatore, vale a dire di un aumento o di una riduzione dell'orario lavorativo e non una semplice oscillazione di reddito (<b>RDAT</b> I-1992 p. 217; inoltre <b>Soldini</b>, La tassazione intermedia per modificazione del reddito da attività dipendente del 50%, in <i>Rep</i>. 1991 215 ss.; CDT n. 118 del 21 giugno 1993 in re P.S.).</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>5.</b> Nella sua giurisprudenza in merito all’art. 99 lett. <i>e </i>LT 1976, la Camera di diritto tributario ha avuto modo di precisare che non ha diritto alla tassazione intermedia per diminuzione del reddito nella misura del 50% non solo l’azionista dipendente (come deciso in <b>CDT</b> n. 146 del 22 agosto 1994) ma neppure un dipendente che ha nella società una posizione preminente, quanto a indipendenza nell'organizzare e nel dirigere l'attività della società (presidente del CdA e consigliere delegato; cfr. <b>CDT</b> n. <span>__________</span>.<span>__________</span>.<span>__________</span> del 31 maggio 1995).</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> 5.1.</p> <p class="R1"> I lavori preparatori della riforma, che è sfociata nell'adozione dell'art. 99 lett.<i> e</i> LT, sono stati dominati dalla preoccupazione di limitare l'applicazione del nuovo motivo di tassazione intermedia ai soli lavoratori dipendenti (cfr. <b>Messaggio</b> n. 3077 del 26 agosto 1986, in Raccolta dei verbali del GC, vol. I, 1986, p. 97 ss.):</p> <p class="R1"><span> <i>«Il reddito di chi esercita un'attività lucrativa indipendente è....soggetto a fluttuazioni spesso importanti. Tali fluttuazioni possono poi essere determinate a piacimento dal contribuente stesso anticipando o posticipando la realizzazione di determinati utili tassabili e con la formazione e lo scioglimento di riserve occulte. L'autorità fiscale concede infatti all'indipendente la possibilità di essere tassato sulla base degli incassi effettivi o sulla base delle fatture emesse. </i></span></p> <p class="R1"><i><span> «...Proprio nell'attività lucrativa indipendente, i cambiamenti del livello del reddito sono così numerosi che fondamentalmente non hanno più carattere di eccezione. Importanti oscillazioni del livello del reddito, siano esse condizionate da una riduzione del lavoro (in senso economico) dell'imprenditore, da intensificazione o riduzione di uno specifico ramo d'azienda, da sviluppo di nuovi rami o semplicemente da influssi congiunturali, appartengono alle normali manifestazioni della vita economica. Di ciò si tiene maggiormente conto, con il sistema praenumerando, basandosi su di un computo continuo e passando il meno possibile dal computo praenumerando a quello postnumerando. È inevitabile e condizionato dal sistema, che in determinati casi non si potrà eseguire una tassazione secondo la potenzialità economica. </span></i></p> <p class="R1"><i><span> Altrimenti, nella frenesia di tali oscillazioni di reddito, il sistema postnumerando sarebbe la regola» </span></i></p> <p class="R1"> (<b>Beer</b>, Die Zwischenveranlagung bei Aufnahme, resp. Aufgabe der Erwerbstätigkeit sowie bei Berufswechsel, p. 85 e 86).</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> 5.2.</p> <p class="R1"> Dal rilievo che si è dato, nella preparazione della norma in esame, alla distinzione tra lavoro dipendente ed indipendente emerge in modo chiarissimo la volontà del legislatore di limitarne l'applicazione ad una categoria ben precisa di lavoratori, accomunati dal fatto di sottostare ad un datore di lavoro, che li retribuisce sulla base di un accordo contrattuale, in base al quale si obbliga a pagare le loro prestazioni lavorative.</p> <p class="R1"> D'altra parte, non bisogna dimenticare che la riforma legislativa è stata ispirata dalla peculiare situazione socio-economica degli anni precedenti; alla metà degli anni settanta, infatti, il Consiglio di Stato aveva rivolto un appello ai cosiddetti doppi redditi, sollecitando che almeno uno dei coniugi riducesse il grado d'occupazione, in considerazione, soprattutto, delle difficoltà occupazionali dei giovani insegnanti in cerca del primo impiego (<b>Soldini</b>, op. cit., p. 210) L’iniziativa parlamentare che aveva suggerito il correttivo fiscale in questione faceva espressamente l'esempio della maestra d'asilo (<b>Messaggio</b> cit., p. 2). </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> 5.3.</p> <p class="R1"> Bisogna sottolineare, a tale proposito, che i pericoli insiti nella formulazione scelta dal legislatore sono stati ben presto denunciati, tanto è vero che nel già citato articolo pubblicato sul Repertorio di giurisprudenza patria si sollevava il problema delle «attività esercitate a titolo dipendente, per le quali il contribuente gode di ampi margini nell'organizzazione del proprio lavoro e nella distribuzione del tempo di lavoro». Seguiva l'esempio delle attività di rappresentanza retribuite a provvigione o a cottimo, definite come «attività che quanto a organizzazione del lavoro più si avvicinano a quelle svolte a titolo indipendente» (<b>Soldini</b>, op. cit., p. 221).</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> 5.4.</p> <p class="R1"> D'altra parte, anche la giurisprudenza di altri Cantoni assimila determinate categorie di lavoratori dipendenti agli indipendenti. Così, in una recente decisione, l'autorità di ricorso del Canton <span>__________</span> ha negato la tassazione intermedia ad un lavoratore dipendente, retribuito mediante elementi di reddito in parte fissi ed in parte variabili (provvigioni). Il tribunale ha ammesso sì che le fluttuazioni di reddito caratterizzano, in linea di principio, le attività indipendenti, per motivi congiunturali e diversi; ha osservato, però, che nella fattispecie, le fluttuazioni erano più forti di quanto non accada solitamente nel caso dei dipendenti, per il fatto che le provvigioni vengono determinate in base alla congiuntura del settore, all'organizzazione della ditta ed all'impegno del lavoratore. Redditi, che si conseguono sulla base di provvigioni, sono pertanto per loro natura fluttuanti (<b>StE</b> 1987 B 63.13 n. 11).</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> 5.5.</p> <p class="R1"> È innegabile, allora, che in simili casi, il dipendente, che nel contempo è azionista e direttore della propria società anonima, gode di ampio margine nell'organizzazione del proprio lavoro. Egli potrà "provocare" le fluttuazioni del proprio reddito senza che occorra neppure invocare particolari ragioni congiunturali o organizzative, facendo dunque astrazione da qualsiasi variazione dell'orario lavorativo. Tanto è vero che, in linea di principio, nella determinazione dell'utile imponibile di una persona giuridica, devono essere riprese, aggiungendole all'utile contabile, le spese non commercialmente giustificate, fra le quali rientrano appunto distribuzioni dissimulate di utili nella forma di salari eccessivi pagati agli azionisti (<b>ASA</b> 49 p. 143; <b>RF</b> 49/1994 p. 310; <b>Masshardt/Tatti</b>, op. cit., p. 271).</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> 5.6.</p> <p class="R1"> Risulta quindi di fatto estremamente difficile, per non dire impossibile, proprio per la posizione dell'azionista dipendente in seno alla sua società, accertare, in simili casi, l’esistenza dell'evento generatore, vale a dire di una riduzione dell'orario lavorativo che si ripercuota proporzionalmente sulla riduzione del salario. Molteplici fattori, indipendentemente dalla oggettiva necessità di una variazione dell'orario lavorativo, possono infatti concorrere a far lievitare o a ridurre, anche in maniera considerevolissima, addirittura a dimezzare o a raddoppiare il salario dell'azionista direttore dipendente della propria società. Non occorre quindi negare a simili profili professionali la qualifica formale di lavoratori dipendenti, di salariati. Basta, nell'ambito di un giudizio relativo all'applicazione dell'art. 99 lett. <i>e</i> LT, dover concludere che non è obiettivamente accertabile una variazione dell'orario lavorativo sostanzialmente proporzionale, quindi in relazione alla diminuzione o all'aumento del salario (cfr. <b>CDT</b> n. 146 del 22 agosto 1994; <b>CDT</b> n. 80.94.00071 del 31 maggio 1995; inoltre <b>RDAT </b>II–1995 n. 8t).</p> <p class="R1"> Sotto questo profilo, certo, la posizione dell'azionista direttore dipendente della propria società anonima non diventa dissimile da quella dell'artigiano indipendente, ma non perché gli venga negata la qualità formale di salariato, quanto piuttosto perché non viene ritenuta soddisfatta la condizione materiale dell'evento generatore, richiesta per l'applicazione dell'art. 99 lett. <i>e</i> LT.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>6.</b> 6.1.</p> <p class="R1"> Venendo all’esame del caso concreto, il ricorrente ha affrontato le seguenti modifiche della propria attività lucrativa dipendente:</p> <p class="R1"> • fino a fine giugno del 1994, quale dipendente della <span>__________</span> <span>__________</span> <span>__________</span> <span>__________</span>, ha percepito i seguenti stipendi annui:</p> <p class="R1"> 1991 fr. 220’075</p> <p class="R1"> 1992 fr. 232’715</p> <p class="R1"> 1993 fr. 238’468</p> <p class="R1"> 1994 (gennaio-giugno) fr. 123’277</p> <p class="R1"> • a partire dal luglio 1994, ha iniziato una nuova attività quale dirigente della <span>__________</span> <span>__________</span> <span>__________</span> di <span>__________</span>, conseguendo un reddito di fr. 53’160 (fino al 31 dicembre 1994);</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> • dal 1° gennaio 1995 è poi diventato dipendente della <span>__________</span> <span>__________</span> <span>__________</span> <span>__________</span>, dalla quale ha percepito i seguenti stipendi:</p> <p class="R1"> 1995 fr. 100’344</p> <p class="R1"> 1996 fr. 100’344</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> 6.2.</p> <p class="R1"> Come spiega chiaramente nel ricorso, il rapporto di lavoro del signor <span>__________</span> con la <span>__________</span> aveva caratteristiche molto particolari. Egli era infatti “partner europeo” della <span>__________</span> <span>__________</span>, oltre che responsabile della filiale di <span>__________</span>. Il ricorrente spiega che ogni partner riceve 100 parti sociali e versa alla partnership l’ammontare equivalente alla quota di parti ricevuta; nella sua qualità di partner europeo della <span>__________</span> <span>__________</span> ogni partner ha quindi diritto ad una quota di utili, conseguiti a livello europeo, corrispondente al risultato della propria area di competenza. Formalmente, l’importo guadagnato viene poi versato quale stipendio dalla società nazionale affiliata, cioè nella fattispecie dalla <span>__________</span> <span>__________</span> <span>__________</span> <span>__________</span>. </p> <p class="R1"> Come lo stesso ricorrente ben illustra, il suo lavoro per la <span>__________</span> era dunque un’attività lucrativa dipendente “sui generis”, difficilmente comparabile con quella di un operaio o di un impiegato. Tanto è vero che egli parla di un numero ingente di ore lavorative straordinarie prestate negli anni di attività quale partner europeo, rilevando la circostanza che le stesse non erano «compensate in alcuna forma».</p> <p class="R1"> Riassumendo, il suo lavoro “dipendente” era dunque caratterizzato dall’esistenza di un contratto di partnership e non di un contratto di lavoro; non esisteva un orario di lavoro obbligatorio e controllato dal datore di lavoro; le ore straordinarie non erano retribuite; la retribuzione avveniva mediante una complessa forma di partecipazione agli utili.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> 6.3.</p> <p class="R1"> Quanto alla successiva attività per la <span>__________</span> <span>____________________</span>., dagli atti fiscali di quest’ultima risulta che si tratta di una società fondata nel 1994 dallo stesso <span>__________</span> <span>__________</span>, che ha sottoscritto una quota di 19’000 franchi, e dal signor <span>__________</span> <span>__________</span>, che ha sottoscritto la rimanente quota di 1’000 franchi. L’autorità fiscale cantonale le ha riconosciuto lo statuto di società ausiliaria; è stato proprio <span>__________</span> a trattare con la Divisione delle contribuzioni, per ottenere tale trattamento fiscale privilegiato. Sempre dalle informazioni che si ricavano dagli atti fiscali della <span>__________</span> <span>__________</span> <span>____________________</span>., risulta pure che il ricorrente ha sottoscritto la quota di fr. 19’000.– solo a titolo provvisorio, in attesa di trasferirla al <span>__________</span>. <span>__________</span>, cittadino americano. </p> <p class="R1"> Anche in questo caso, è dunque evidente che l’attività del ricorrente per la <span>__________</span> <span>__________</span> è ben difficilmente assimilabile ad una qualsiasi attività lucrativa dipendente. Egli ha manifestamente funto da consulente del signor <span>__________</span>, che intendeva costituire una società ausiliaria in <span>__________</span>, ed ha a tal fine condotto le trattative con l’autorità fiscale e partecipato alla fondazione della società. Del resto, sebbene egli risulti aver percepito uno stipendio dalla <span>__________</span> <span>__________</span> <span>__________</span> solo negli ultimi sei mesi dell’anno 1994, le sue prestazioni per la stessa società hanno avuto inizio prima del mese di luglio – tanto è vero che la costituzione della società risale a maggio – e sono poi continuate nell’anno successivo (onorario per consulenze nel 1995: fr. 29’740.–), quando <span>__________</span> lavorava ormai per il suo nuovo datore di lavoro.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> 6.4.</p> <p class="R1"> Per finire, nel 1995 il sig. <span>__________</span> è passato alle dipendenze della <span>__________</span>. <span>__________</span> <span>__________</span> <span>__________</span> di <span>__________</span>. Come è evidente fin dal nome della società, essa appartiene ai coniugi ricorrenti, che hanno sottoscritto il capitale sociale di fr. 20’000.– per metà ciascuno, quando hanno costituito la società alla fine del 1994. All’udienza del 17 marzo 1998 dinanzi all’Ufficio di tassazione, il contribuente ha precisato che, da quando è dipendente della <span>__________</span>. <span>__________</span>. <span>__________</span> <span>__________</span> <span>__________</span> ha un orario di lavoro «più flessibile che può essere quantificato in circa il 70/75% di un orario normale». </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> 6.5.</p> <p class="R1"> Non diversamente dai casi decisi nelle sentenze precedentemente citate, anche la posizione del ricorrente, formalmente di salariato, si avvicina tuttavia notevolmente, relativamente agli aspetti dirigenziali e organizzativi, a quella di un indipendente.</p> <p class="R1"> Come si è visto, è difficile quantificare le variazioni dell’orario lavorativo sia ai tempi in cui lavorava per la <span>__________</span> <span>__________</span> <span>__________</span> sia in seguito. Per le peculiarità delle attività svolte, è pure arduo stabilire quando si sarebbe verificata la riduzione del salario e dell’orario di lavoro, che giustificherebbe la tassazione intermedia, data la sovrapposizione, almeno parziale, delle attività, in particolare di quella per la <span>__________</span> <span>__________</span> <span>__________ __________</span>.. Ma è soprattutto quasi impossibile stabilire il significato delle variazioni di retribuzione ed in particolar modo la loro relazione con le modificazioni dell’orario lavorativo, dato il carattere dirigenziale delle attività sempre esercitate. </p> <p class="R1"> Le circostanze descritte, a cominciare dalla posizione dominante del ricorrente in seno alla società di cui ora è dipendente, rendono pertanto impossibile accertare l’esistenza dell'evento generatore, vale a dire di una riduzione dell'orario lavorativo o, piuttosto, dell'intensità lavorativa, che si ripercuota proporzionalmente sulla riduzione del salario.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>7.</b> Il ricorso deve conseguentemente essere respinto. Tassa di giustizia e spese processuali sono a carico dei ricorrenti, soccombenti.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1">Per questi motivi,</p> <p class="R1">visto per le spese l'art. 231 LT 1994</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"><b><span>dichiara e pronuncia</span></b></p> <p class="R1"><b><span><span> </span></span></b></p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> 1. Il ricorso è <b>respinto</b>.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> 2. Le spese processuali consistenti:</p> <p class="R1"> a. nella tassa di giustizia di fr. 500.–</p> <p class="R1"> b. nelle spese di cancelleria di complessivi fr. 80.–</p> <p class="R1"> per un totale di fr. 580.–</p> <p class="R1"> sono a carico dei ricorrenti.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> 3. Intimazione alle parti.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> 4. Il presente giudizio è definitivo (art. 230 cpv. 3 LT 1994).</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="MsoNormal"><span>per la Camera di diritto tributario</span></p> <p class="MsoNormal"><span>del Tribunale d’appello</span></p> <p class="MsoNormal"><span>Il Presidente: Il Segretario:</span></p> </div></body></html>