<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di modificare l'ordinanza sulla previdenza professionale (OPP 2) al fine di facilitare gli investimenti delle casse pensioni in società non quotate. </p><p>In un periodo caratterizzato da tassi d'interesse negativi, questo permetterebbe di ampliare le possibilità d'investimento delle casse pensioni, rafforzando al contempo il loro ruolo di investitori responsabili nell'economia reale.</p><p>Secondo l'OPP 2, gli investimenti in società non quotate (private equity) rientrano nella categoria degli investimenti alternativi, ossia speculativi. Questa classificazione frena gli investimenti in questo tipo di società.</p><p>La categoria "private equity" andrebbe aggiunta all'elenco degli investimenti classici dell'articolo 53 capoverso 1 lettera d OPP 2. </p><p>All'articolo 55, che definisce i limiti d'investimento, andrebbe inoltre aggiunta la categoria "società non quotate", con un limite per esempio del 20 per cento, ossia leggermente superiore al 15 per cento autorizzato per gli investimenti alternativi.</p><p>Queste modifiche sono di facile attuazione, aprirebbero in modo determinante il mercato e sosterrebbero efficacemente i nuovi settori di crescita economica svizzeri.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale ha già avuto l'occasione di esprimersi su temi analoghi, segnatamente in risposta alla mozione Graber Konrad 13.4184, "Casse pensioni. Investimenti a lungo termine sul progresso tecnologico e creazione di un fondo per il futuro della Svizzera", alla mozione Weibel 15.3905, "Rendere più interessanti gli investimenti infrastrutturali per le casse pensioni", e all'interpellanza Derder 16.3129, "Il Consiglio federale intende proporre modalità e misure per incentivare le casse pensioni a investire nel tessuto economico locale, come richiesto dal Parlamento?".</p><p>Le prescrizioni di investimento della previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità (OPP 2; RS 831.441.1) prevedono già oggi la possibilità di effettuare investimenti in azioni non quotate/private equity e gli istituti di previdenza ne fanno uso. Se rispettano gli obblighi in materia di diligenza e prestano la necessaria attenzione alla sicurezza, alla capacità di rischio e alla diversificazione, essi godono di una certa libertà nella scelta degli investimenti e, fornendo una debita motivazione, possono anche superare i limiti fissati. Considerata l'impostazione relativamente liberale delle prescrizioni di investimento nella previdenza professionale, è poco probabile che una modifica delle stesse possa influire notevolmente sulle strategie d'investimento degli istituti di previdenza. Ben più determinanti sono la situazione finanziaria e la capacità di rischio di questi ultimi e l'attrattività relativa degli investimenti.</p><p>Anche a livello internazionale, gli investimenti in azioni non quotate/private equity sono giustamente considerati investimenti alternativi, poiché sono spesso illiquidi e perlopiù difficili da valutare. Per questo genere di investimenti gli istituti di previdenza devono disporre di conoscenze specialistiche. Il settore del private equity è molto dispendioso e presenta rischi elevati. Contrariamente a quanto accade per le società quotate, per gli investimenti alternativi non esistono borse che provvedano al buon funzionamento delle negoziazioni, garantiscano l'affidabilità degli attori del mercato o forniscano rapidamente rapporti attendibili sulle società in questione. Il fatto che le prescrizioni di investimento per i risparmi obbligatori della previdenza professionale prevedano regole diverse per gli investimenti in azioni classici e quelli in azioni non quotate/private equity è pertanto giustificato e sensato e ha finora dato buoni risultati. L'attuale regolamentazione va dunque mantenuta.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.