<h2>SubmittedText<h2><p>1. Come giudica il Consiglio federale l'attuazione del partenariato in materia di migrazione per quanto riguarda il reinserimento dei rom che ritornano in Kosovo?</p><p>2. Che cosa intraprende la Svizzera, nel quadro del partenariato in materia di migrazione, per garantire il reinserimento sociale ed economico dei rom? Come è verificata l'efficacia di queste misure?</p><p>3. Che cosa intraprende lo Stato kosovaro per garantire il reinserimento sociale ed economico dei rom e adempiere in tal modo il memorandum of undestanding?</p><p>4. In che misura l'insufficiente reinserimento sociale ed economico dei rom è oggetto dei colloqui bilaterali e multilaterali tra la Svizzera e il Kosovo?</p><p>5. Che cosa intraprende concretamente la Svizzera per sostenere il governo kosovaro nell'attuazione del piano d'azione teso a promuovere l'integrazione dei rom?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale giudica sostanzialmente buona la cooperazione con il Kosovo. Il governo kosovaro è consapevole della propria responsabilità nei confronti delle minoranze, non soltanto in relazione al partenariato in materia di migrazione con la Svizzera, ma anche alla cosiddetta roadmap dell'UE sulla liberalizzazione dei visti. L'integrazione delle minoranze è regolarmente all'ordine del giorno nei dialoghi migratori bilaterali.</p><p>2. Il Consiglio federale riconosce l'importanza di un reinserimento durevole e da anni sostiene progetti tesi a migliorare il reinserimento sociale ed economico delle minoranze in Kosovo. Per verificarne l'efficacia si ricorre alle misure e agli strumenti usualmente utilizzati nella cooperazione internazionale. Essi comprendono l'accompagnamento dei progetti da parte degli uffici svizzeri di cooperazione della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), la partecipazione ai meccanismi di gestione dei progetti, la consegna di rapporti da parte delle organizzazioni partner e, in particolare in caso di progetti di ampia portata, lo svolgimento di valutazioni esterne.</p><p>3. Nel 2010 il governo kosovaro ha elaborato, con mezzi propri, un piano d'azione statale per promuovere l'integrazione dei rom (dotato di un budget di 3,2 milioni di euro all'anno). L'integrazione risulta tuttavia difficile alla luce della precaria situazione economica del Paese. Anche per questo motivo non è possibile eliminare a breve termine la decennale discriminazione delle minoranze, che si estende a tutta l'area balcanica. Si tratta piuttosto di consentire a lungo termine l'accesso alla formazione e la partecipazione alla vita economica.</p><p>4. La Svizzera cerca di tematizzare l'integrazione dei rimpatriati rom nell'ambito di una discussione globale e in considerazione della situazione economica, e di incentivare soluzioni. Queste questioni si ripresentano regolarmente nei dialoghi migratori bilaterali, organizzati due volte all'anno. La presenza permanente di un funzionario di collegamento in loco consente inoltre di tematizzare tali questioni attraverso contatti con le autorità.</p><p>5. Contrariamente ad altri progetti integrativi, la Svizzera non partecipa finanziariamente al citato piano d'azione. Le autorità kosovare necessitano per contro di sostegno, da un lato, per migliorare la pianificazione e il coordinamento degli aiuti forniti da vari donatori e, dall'altro, per evitare accavallamenti o un eccessivo onere coordinativo. In questo ambito la Svizzera ha offerto il proprio sostegno, soprattutto sotto forma di know-how e di assistenza alle autorità kosovare. L'entità del sostegno deve ancora essere definita dal governo kosovaro. Inoltre, nell'ambito della strategia IMZ (cooperazione internazionale in materia di migrazione) l'Ufficio federale della migrazione, la DSC, la Segreteria di Stato dell'economia e l'Ufficio federale di polizia sostengono progetti in Kosovo per circa un milione di franchi all'anno.</p>  Risposta del Consiglio federale.