<h2>SubmittedText<h2><p>La politica estera della Svizzera non deve essere incentrata soltanto su Bruxelles. È importante intrattenere buone relazioni con singoli Stati nazionali e regioni, all'interno o all'esterno dell'UE. Dopotutto, la politica estera svizzera dovrebbe riflettere la politica degli interessi del nostro Paese. Eventuali interessi comuni dovrebbero essere sfruttati anche per instaurare una collaborazione. </p><p>1. Come possiamo rafforzare le relazioni con regioni limitrofe come la Baviera, il Vorarlberg o l'Alsazia? </p><p>2. In quale misura la Svizzera può concludere accordi economici con regioni o Land limitrofi? </p><p>3. In Islanda e in Norvegia, varie personalità sono favorevoli alla conclusione di un nuovo accordo di libero scambio tra l'UE e gli Stati dell'AELS, in alternativa agli attuali trattati europei, sulla falsa riga dei trattati stipulati dall'UE con la Corea del Sud e il Canada. Il campo d'applicazione dell'accordo di libero scambio attualmente in vigore tra la Svizzera e l'UE è circoscritto ai prodotti industriali e ai prodotti agricoli trasformati: vi si potrebbe aggiungere il settore dei servizi e, per agevolare l'accesso delle imprese svizzere al mercato europeo, il riconoscimento reciproco delle prescrizioni tecniche. L'accordo dovrebbe riguardare esclusivamente gli scambi economici e non autorizzare alcuna ingerenza politica, giudiziaria o finanziaria. Se si unissero per negoziare, gli Stati non UE, ovvero Islanda, Norvegia, Principato del Liechtenstein e Svizzera, potrebbero consolidare la loro posizione di fronte all'Unione. Ci sono già stati o sono previsti colloqui in proposito con i nostri partner dell'AELS? Il Consiglio federale sarebbe favorevole a negoziati per la conclusione di un simile accordo di libero scambio tra l'AELS e l'UE? </p><p>4. Il primo ministro britannico David Cameron ha collegato per la prima volta la permanenza del suo Paese nell'UE a requisiti concreti, come regole più stringenti in materia di immigrazione e la limitazione delle prerogative della Corte europea dei diritti dell'uomo, problematiche condivise dalla Svizzera. Il Consiglio federale ha già tenuto colloqui con il governo britannico sulla possibilità di agire d'intesa su questi dossier? </p><p>5. Il Consiglio federale è ugualmente del parere che stringendo nuove alleanze la Svizzera potrà affermare meglio i suoi interessi a livello internazionale nonché guadagnarsi maggiore rispetto nei confronti di Bruxelles?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale considera la cura e lo sviluppo delle relazioni con gli Stati limitrofi una delle priorità di politica estera della Svizzera (vedi strategia di politica estera 2012-2015) e, in quest'ottica, accorda un'attenzione particolare ai rapporti con le regioni frontaliere. Come attesta anche il rapporto sulla politica economica esterna 2012, sul piano bilaterale è già in atto una stretta cooperazione transfrontaliera in vari ambiti quali le infrastrutture di trasporto, l'energia, la sanità, l'educazione e la ricerca. In alcune regioni sono così nati veri e propri spazi transfrontalieri (per es. nella regione di Ginevra o in quella del Reno superiore). In Svizzera, i cantoni godono di ampie competenze in materia di cooperazione transfrontaliera, mentre la Confederazione svolge soprattutto funzioni di sostegno. Essa assume un ruolo più attivo solo nei casi in cui la cooperazione transfrontaliera riguarda Stati la cui struttura non è di tipo federale o quando le questioni trattate sono di portata tale da influire sulle relazioni bilaterali con uno Stato vicino o con l'Unione europea. Le regioni limitrofe interessate potrebbero eventualmente approfondire la cooperazione transfrontaliera, nei limiti delle rispettive competenze, qualora esistessero interessi e volontà reciproci. Negli ambiti di competenza dell'UE, gli Stati membri dispongono tuttavia di margini di manovra limitati. In materia di accesso al mercato, ad esempio, non vi è alcuna possibilità di approfondire le relazioni con le regioni limitrofe.</p><p>2. Gli Stati membri dell'UE (e/o gli Stati federati e/o le regioni che li compongono) fanno parte del mercato interno europeo e dell'unione doganale e non dispongono di una propria politica doganale o commerciale, in quanto tali ambiti sono di competenza esclusiva dell'UE. La Svizzera non ha dunque alcuna possibilità di concludere accordi bilaterali in materia doganale o commerciale con gli Stati membri dell'UE (e/o gli Stati federati e/o le regioni che li compongono). Per quanto riguarda, invece, gli ambiti che esulano dalla politica doganale o commerciale, il fatto che sia in vigore o in corso di negoziazione un accordo tra la Svizzera e l'UE indica che l'UE dispone di ampi poteri nei settori in questione, anche se non si tratta di competenze esclusive. Ciò significa che il margine di manovra degli Stati membri per la conclusione di accordi con Stati terzi come la Svizzera in questi ambiti è limitato. Se i futuri sviluppi lo rendessero necessario, la possibilità di concludere accordi separati con gli Stati membri in tali settori andrebbe esaminata caso per caso.</p><p>3. Il Consiglio federale non si pronuncia su eventuali dibattiti di politica interna di altri Paesi. Nessuno Stato membro dell'AELS ha finora sollevato la questione di un accordo di libero scambio tra l'AELS e l'UE in seno agli organi dell'AELS. Norvegia e Islanda (e anche il Principato del Liechtenstein) basano i loro rapporti con l'UE sull'Accordo SEE, che consente loro l'accesso al mercato interno dell'UE e copre quindi già gli ambiti citati nell'interpellanza (libero scambio di beni e servizi, riconoscimento reciproco delle prescrizioni tecniche, ecc.).</p><p>Il Consiglio federale aspira a preservare e rinnovare la via bilaterale per garantire l'accesso dell'economia svizzera al mercato europeo. A tal proposito, è importante ricordare che gli accordi bilaterali I e II vanno oltre la circolazione delle merci e l'abolizione dei dazi doganali prevista nell'Accordo di libero scambio concluso nel 1972 tra la Svizzera e la CEE e creano in diversi settori condizioni analoghe a quelle del mercato interno. Nel quadro dell'adempimento del postulato Keller-Sutter 13.4022 accettato dal Consiglio degli Stati il 17 marzo 2014, il Consiglio federale intende descrivere i vantaggi e gli svantaggi di un accordo di libero scambio di ampia portata rispetto agli accordi bilaterali.</p><p>4. Nei contatti con i rappresentanti degli Stati membri dell'UE, tra cui il Regno Unito, per quanto attiene alla libera circolazione delle persone il Consiglio federale cerca soprattutto di discutere le ripercussioni generali della decisione popolare del 9 febbraio 2014 sugli accordi bilaterali in essere, in particolare l'accordo sulla libera circolazione delle persone, e sul futuro delle relazioni bilaterali tra la Svizzera e l'UE.</p><p>Per quanto riguarda i provvedimenti del Regno Unito in materia di immigrazione, va sottolineato che Londra non ha mai rimesso in questione il principio vero e proprio della libera circolazione delle persone, ossia il diritto di scegliere liberamente il luogo di lavoro e di soggiorno all'interno dell'UE. Le misure adottate dal Regno Unito sono volte piuttosto a inasprire le norme in materia di assicurazioni sociali e a contrastare le condizioni lavorative e salariali abusive.</p><p>Relativamente alla Corte europea dei diritti dell'uomo, un'istituzione del Consiglio d'Europa e non dell'Unione europea, la Svizzera ha avviato o sostenuto a diverse riprese riforme volte ad aumentarne l'efficienza e ridurre i ritardi nel trattamento dei casi, esattamente come aveva fatto la presidenza britannica del Consiglio d'Europa nel primo semestre 2012. La Svizzera si è inoltre adoperata affinché tramite il protocollo numero 15 fosse inserito nel preambolo della Convezione europea sui diritti dell'uomo (CEDU) un capoverso riguardante il principio di sussidiarietà.</p><p>5. Nel quadro della strategia di politica estera 2012-2015, il Consiglio federale ha già espresso la convinzione che il rafforzamento e la diversificazione dei partenariati strategici, al di là dei rapporti con l'UE, rivestano un'importanza decisiva per il nostro Paese. La sottoscrizione di un accordo di libero scambio con la Cina, la prima partecipazione della Svizzera agli incontri dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali del G-20 (entrambi nel 2013), lo sviluppo di cooperazioni rafforzate o di dialoghi politici regolari con Paesi emergenti o economicamente dinamici dell'America latina, della regione del Golfo, dell'Asia o dell'Oceania, ma anche la presidenza dell'OSCE assunta nel 2014 testimoniano la volontà del Consiglio federale di concretizzare tale priorità di politica estera.</p>  Risposta del Consiglio federale.