<h2>SubmittedText<h2><p>1. Secondo i parlamentari recatisi in Eritrea, i richiedenti l'asilo eritrei vanno considerati rifugiati economici. Persino il ministro degli esteri, Didier Burkhalter, ha utilizzato questo termine in radio. Il Consiglio federale condivide tale opinione?</p><p>2. Il 13 novembre 2015 il Consiglio di Stato del canton Zurigo ha invitato pubblicamente la Confederazione ad elaborare un accordo migratorio con l'Eritrea. Che risposta ha ricevuto? Se la risposta è stata positiva, che cosa ha intrapreso finora il Consiglio federale per soddisfare la richiesta del canton Zurigo?</p><p>3. Nell'estate 2015 il direttore delle opere sociali del canton Lucerna, Guido Graf, ha invitato per lettera il capo del DFGP a ripensare la prassi d'asilo nei confronti degli eritrei. La consigliera federale Sommaruga gli ha risposto che si fondava su presupposti errati! Recentemente la Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia della Svizzera orientale ha sollecitato la Confederazione ad adottare ulteriori misure nel settore dell'asilo. Il DFGP prende sottogamba le preoccupazioni dei cantoni? In caso contrario, quali provvedimenti ha adottato?</p><p>4. Interpellata in merito alle conclusioni tratte in seguito al suo viaggio in Eritrea, la consigliera di Stato Hochuli ha deplorato che molte persone hanno scritto e si sono fatte un'opinione su questo Paese senza saperne nulla. Il ministro di giustizia si è già recata in Eritrea? In caso contrario, quando prevede di recarsi in questo Paese per ottenere, come i parlamentari, informazioni di prima mano su questo Stato dell'Africa nord-orientale?</p><p>5. In diplomazia il ministro degli esteri ha più esperienza del capo del DFGP. Non sarebbe più opportuno delegare al Dipartimento degli esteri la responsabilità del dossier eritreo?</p><p>6. Se l'Eritrea fosse davvero una dittatura, come sostiene il ministro di giustizia, come può spiegare il Consiglio federale che ogni anni decine di migliaia di eritrei lasciano senza problemi il loro Paese?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Al loro ritorno, i parlamentari che nel febbraio scorso si sono recati in Eritrea hanno valutato in modi diversi la situazione in loco. Anche la prassi d'asilo della Segreteria di Stato della migrazione è differenziata. Quale protezione venga accordata ai cittadini eritrei in Svizzera non è una questione politica ma giuridica. La SEM valuta individualmente ogni singolo caso. Nel 2015 l'asilo è stato concesso al 37 per cento dei richiedenti eritrei. Il 25 per cento è stato ammesso provvisoriamente come rifugiato e il 7 perché l'allontanamento non era ragionevolmente esigibile; il 3 per cento è stato invece allontanato. L'esecuzione di un allontanamento senza ammissione provvisoria è ordinata per i richiedenti che non devono temere una persecuzione da parte del governo eritreo in caso di ritorno. Il 25 per cento, infine, è stato oggetto di una decisione di non entrata nel merito nel quadro del regolamento Dublino.</p><p>2. Un accordo in materia di migrazione presuppone in particolare che il potenziale Stato partner adempia criteri minimi in materia di Stato di diritto e sia disponibile a cooperare nell'ambito del ritorno. Attualmente l'Eritrea non soddisfa questi criteri in materia di Stato di diritto. Anche tutti i passi intrapresi dal Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) per l'identificazione e il rilascio di documenti di viaggio sostitutivi per le persone da rimpatriare sono rimasti senza risposta. Di conseguenza, al momento le condizioni basilari per un accordo di questo tipo non sono date.</p><p>In linea di massima la Confederazione è disposta a condurre un dialogo migratorio con l'Eritrea e a vagliare una maggiore cooperazione nel settore migratorio. Il 18 settembre 2015 il Consiglio federale ha incaricato il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) e il DFGP di intensificare il dialogo con l'Eritrea in collaborazione con gli Stati europei che hanno il medesimo approccio. In risposta al postulato Pfister Gerhard 15.3954 il Consiglio federale stilerà un rapporto sull'Eritrea contenente eventuali opzioni d'intervento e lo presenterà probabilmente entro la fine del 2016.</p><p>3. La menzionata lettera dell'estate 2015 chiedeva tra l'altro che in futuro gli eritrei non venissero più generalmente riconosciuti come rifugiati. Ciò non è mai stato il caso (cfr. risposta al n. 1). Il Consiglio federale si è già espresso a più riprese in merito alla situazione in Eritrea e alla conseguente prassi d'asilo in Svizzera (cfr. p. es. l'interpellanza Vitali 15.3904, È minacciata la vita e l'integrità personale di tutti gli eritrei? e la mozione Fehr Hans 15.3566, Niente asilo agli immigrati eritrei). Considerate tutte le informazioni disponibili, il Consiglio federale continua a ritenere valida questa valutazione. La prassi d'asilo della SEM per quanto riguarda le domande di cittadini eritrei continua inoltre a essere sostenuta dal Tribunale amministrativo federale ed è comparabile a quella di altri Paesi europei.</p><p>Il Consiglio federale considera pure importante che la Confederazione e i cantoni utilizzino sistematicamente i margini di manovra disponibili. A tal scopo negli anni passati sono già state adottate diverse misure, in particolare per ridurre il numero di domande scarsamente motivate (trattamento prioritario di queste ultime, procedura 48 ore, procedura fast-track, respingimento di domande Dublino multiple). Tale numero è in seguito diminuito in modo marcato, il che ha contribuito a portare la quota di domande d'asilo depositate in Svizzera all'attuale 2,9 per cento del totale in Europa - il valore più basso da oltre vent'anni. Negli ultimi cinque anni la Svizzera ha inoltre firmato 14 nuovi accordi di riammissione.</p><p>4. Negli ultimi anni la SEM ha effettuato vari viaggi di servizio a scopi diversi in Eritrea, l'ultimo dei quali nel marzo 2016. Lo scopo di queste missioni tecniche era acquisire informazioni rilevanti per la procedura d'asilo. Inoltre, l'ambasciatore competente per l'Eritrea effettua regolarmente viaggi di servizio per analizzare la situazione in loco. La consigliera federale Sommaruga ha pure incontrato il ministro degli esteri eritreo a margine del Dialogo delle Nazioni Unite sulla migrazione internazionale e lo sviluppo, svoltosi nell'ottobre 2013 a New York. Il DFGP, infine, valuta continuamente anche le informazioni fornite da organizzazioni internazionali e organizzazioni non governative ed è in contatto con esperti di vari Paesi. Le analisi del DFGP si fondano pertanto su un'ampia base.</p><p>5. I dipartimenti trattano i diversi dossier conformemente alle loro competenze. Questo vale anche per l'Eritrea. La competenza per le questioni generali di politica estera spetta al DFAE, mentre quella per la politica migratoria spetta al DFGP. In ragione delle numerose sovrapposizioni tra le loro competenze, il DFGP e il DFAE collaborano strettamente nel settore della cooperazione internazionale in materia di migrazione.</p><p>6. Dal 1991 l'Eritrea è governata dal presidente Isaias Afewerki, finora mai presentatosi a un'elezione. Neanche il Parlamento è mai stato eletto dal popolo e peraltro non si è più riunito da quindici anni. L'assenza di libertà politiche non rispecchia tuttavia le capacità di sorvegliare le frontiere. La partenza dall'Eritrea senza un'autorizzazione speciale è peraltro illegale ed è sanzionata severamente. I migranti che lasciano il Paese sono spesso fermati e incarcerati.</p>  Risposta del Consiglio federale.