<h2>SubmittedText<h2><p>I programmi di cooperazione in materia di formazione e ricerca portati avanti dalla Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l'innovazione (SEFRI) si svolgono prevalentemente in ambito europeo. Inoltre, la nuova ordinanza sulla promozione della ricerca e dell'innovazione (O-LPRI) sembra privilegiare in maniera unilaterale la collaborazione a livello europeo (cfr. art. 3 cpv. 4 lett. b), anche se ciò non ha alcun fondamento giuridico né costituzionale e ostacola una maggiore apertura della politica estera svizzera in questo settore. Alla luce di questi fatti chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Qual è il costo complessivo degli accordi internazionali nel settore ERI? </p><p>A quanto ammontano, da un lato, i contributi versati all'estero e, dall'altro, i costi generati da questi accordi nel nostro Paese?</p><p>2. A quanto ammonta la quota destinata alla cooperazione internazionale nella formazione e nella ricerca non investita in Europa?</p><p>3. Come viene sostenuta la cooperazione nella ricerca con altre zone del mondo come l'Asia o l'America?</p><p>4. Cosa si può fare per evitare che la nostra politica estera in materia di ricerca, innovazione e formazione si limiti unicamente al mercato europeo?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nel 2010 il Consiglio federale ha adottato una strategia di cooperazione internazionale illustrata nel messaggio concernente il promovimento dell'educazione, della ricerca e dell'innovazione (messaggio ERI). Conformemente alla politica estera della Confederazione tale strategia distingue due gruppi di Paesi: quelli con cui la collaborazione è intensa (Europe e Stati Uniti) e quelli con cui è importante rafforzarla (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, Giappone e Corea del Sud). L'articolo 3 dell'ordinanza sulla promozione della ricerca e dell'innovazione citato dall'autore dell'interpellanza, in vigore dal 1° gennaio 2014, parla di cooperazione internazionale senza privilegiare in alcun modo quella a livello europeo. Gli strumenti illustrati nel messaggio ERI hanno diversi obiettivi: con i Paesi UE si punta a costruire uno spazio competitivo sovranazionale, mentre la collaborazione con i Paesi prioritari extraeuropei permette di esplorare nuovi mercati nel settore ERI e favorire gli scambi all'insegna dell'eccellenza scientifica, dell'interesse reciproco e del cofinanziamento.</p><p>1. In base al capitolo 2.5 del messaggio ERI 2013-2016 i principali strumenti e i costi sostenuti nel 2013 sono i seguenti: programmi UE (592,11 milioni di franchi), cooperazione multilaterale (226,09 milioni di franchi) e cooperazione bilaterale (53,78 milioni di franchi). Mentre alcune attività non comportano spese all'estero, come i programmi di ricerca bilaterali in cui ogni Paese finanzia i propri ricercatori, ve ne sono altre che pur generando spese all'estero garantiscono sempre al nostro Paese un ritorno finanziario diretto o indiretto. In questo modo la Svizzera può finanziare le proprie attività internazionali all'estero, procurare contratti ad aziende e istituzioni, favorire il successo dei ricercatori che partecipano ai bandi di concorso, generare effetti economici indiretti e godere di diritti di utilizzo proporzionati ai contributi versati. I costi a carico del nostro Paese sono legati principalmente alle misure d'accompagnamento che permettono ai ricercatori di presentare progetti competitivi nell'ambito dei programmi europei. Questa quota è difficilmente stimabile.</p><p>2. Gli strumenti di cooperazione bilaterale permettono la collaborazione diretta con i Paesi extraeuropei. Anche i programmi UE e le cooperazioni multilaterali consentono di cooperare con questi Paesi.</p><p>3. I Paesi extraeuropei a forte potenziale sono oggetto di una strategia i cui strumenti principali sono le borse di studio della Confederazione, i programmi di ricerca bilaterali e la rete esterna con mandato ERI.</p><p>4. La cooperazione internazionale nel settore ERI deve essere orientata sia verso i partner europei sia verso i Paesi prioritari e deve saper riconoscere e sviluppare adeguatamente nuove potenziali collaborazioni.</p>  Risposta del Consiglio federale.