<h2>SubmittedText<h2><p>A fine giugno il Parlamento tedesco ha votato una legge che impone alle reti sociali di eliminare determinati contenuti razzisti o antisemiti, gli incitamenti all'odio, la propaganda terrorista, ma anche semplicemente le false informazioni. Questi contenuti devono essere eliminati entro 24 ore dalla loro segnalazione da parte degli internauti. Chi contravviene alla legge rischia una multa fino a 50 milioni di euro. La legge prevede anche la possibilità di condannare la persona che riveste il ruolo di responsabile per i social media in seno all'impresa a una multa fino a cinque milioni di euro. Ogni sei mesi, queste piattaforme dovranno inoltre fornire un rapporto sul numero di segnalazioni ricevute e sul modo in cui queste ultime sono state trattate. Anche altri Paesi come la Gran Bretagna prevedono di legiferare in tale settore. </p><p>Invito il Consiglio federale a rispondere alla domanda seguente:</p><p>Il Consiglio federale prevede di trattare questa problematica e di legiferare in materia di discorsi d'odio sulle reti sociali?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La lotta contro i discorsi di odio e di violenza sulle reti sociali si fonda sia sul diritto penale (in particolare gli articoli 135, 173segg., 180, 258segg. CP) sia su quello civile (articolo 28segg. CC) e amministrativo. Si pone la questione in che misura le disposizioni che disciplinano il mondo analogico possano essere applicate ed effettivamente imposte a quello digitale. Negli ultimi mesi il Consiglio federale si è già espresso a varie riprese su questo tema nell'ambito di interventi parlamentari (in particolare nei pareri relativi alle mozioni Schwaab 16.4080 e Levrat 16.4082, nel suo rapporto complementare del 10 maggio 2017 "Basi legali per i media sociali: nuova analisi della situazione" in adempimento del postulato Amherd 11.3912, nonché nelle risposte alle interpellanze Schwaab 17.3276 e 17.3277; si veda pure il rapporto dell'11 dicembre 2015 sulla responsabilità civile dei provider). Le difficoltà di applicazione delle norme esistenti alle reti sociali risiedono anzitutto nella natura transfrontaliera di questi servizi. In assenza di collegamento con la Svizzera il principio di territorialità ostacola infatti l'applicazione del diritto svizzero.</p><p>Inoltre, la cancellazione o il blocco di un messaggio diffuso su una rete sociale dietro semplice segnalazione di un utente senza alcuna decisione amministrativa o giudiziaria, come previsto in Germania, solleva delicate questioni di compatibilità con i diritti fondamentali, in particolare con la libertà d'espressione. Per il momento la Svizzera non contempla alcun obbligo legale di questo tipo. L'attuazione di tali misure al di fuori di un procedimento giudiziario è attualmente disciplinata come segue.</p><p>Nell'ambito delle segnalazioni di contenuti problematici, le reti sociali riconoscono in parte uno statuto speciale ai cosiddetti trusted flaggers. I contenuti segnalati da questi ultimi sono cancellati molto rapidamente se violano manifestamente le condizioni di utilizzo della piattaforma. Ciò concerne soprattutto i video con propaganda terroristica o rappresentazioni di violenza. Fedpol beneficia dello statuto di trusted flagger su Youtube e, a questo titolo, segnala regolarmente video violenti o di propaganda, in particolare nell'ambito del terrorismo jiadhista. È pure in contatto con Facebook e Twitter e cerca di ottenere il suddetto statuto anche presso altre reti sociali.</p><p>Nel settore della pedopornografia, Fedpol allestisce una lista nera dei siti illegali che sono poi bloccati dai fornitori di accesso a Internet su base volontaria e non dietro obbligo legale. La revisione in corso della legge sulle telecomunicazioni (LTC; RS 784.10) prevede di obbligare i fornitori di servizi di telecomunicazione a cancellare le informazioni di carattere pornografico segnalate loro da Fedpol (FF 2017 5741).</p><p>Il Consiglio federale ritiene che, in particolare alla luce del carattere transfrontaliero delle comunicazioni e dei problemi giuridici risultanti, occorra anzitutto cercare soluzioni fondate su un impegno volontario delle reti sociali. Sostiene pure gli sforzi profusi a livello internazionale per promuovere misure efficaci contro le violazioni del diritto commesse nelle reti sociali. Segue attentamente l'evoluzione delle reti sociali ed esamina la necessità di adeguare l'arsenale legislativo nazionale. Tali adeguamenti sono tuttavia opportuni soltanto se ci si può effettivamente attendere una migliore protezione dei beni giuridici interessati.</p>  Risposta del Consiglio federale.