<h2>SubmittedText<h2><p>Lo scandalo del cibo contaminato dalla diossina ha coinvolto i nostri vicini tedeschi, membri dell'Unione europea. In futuro, non saranno certo sofisticati sistemi d'allerta elaborati dai tecnocrati di Bruxelles a sopperire alle inadempienze dei produttori di alimenti. Una buona garanzia contro questi scandali sono piuttosto la produzione di qualità e la presenza di aziende agricole di piccole dimensioni. Un eventuale accordo agricolo di libero scambio con l'UE provocherebbe un'industrializzazione dell'agricoltura e delle imprese agroalimentari, con la nascita di società anonime di dimensioni sempre maggiori. L'esperienza ha dimostrato che tali aziende sono difficilmente controllabili e mirano più che altro a massimizzare i profitti a vantaggio degli azionisti. Lo scandalo avvenuto in Germania è legato a questa problematica ed è avvilente constatare che saranno ancora una volta gli agricoltori a pagare il prezzo di una gestione fraudolenta, che ha permesso la commercializzazione di alimenti per animali contaminati dalla diossina. Gli agricoltori tedeschi, infatti, non potevano in alcun modo verificare la qualità degli alimenti consegnati loro dai produttori.</p><p>- Il Consiglio federale è consapevole che la globalizzazione della produzione comporta un aumento dei rischi?</p><p>- Come pensa di ridurre tali rischi in caso di firma di un accordo agricolo di libero scambio?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Alla fine di dicembre 2010, in Germania, è stata constatata una contaminazione da diossina degli alimenti per animali. La causa è l'utilizzo illegale di alcuni acidi grassi che non sono ammessi nel settore dell'alimentazione per la produzione di grassi per alimenti per animali. Il preciso avvenimento dei fatti è ancora sotto accertamento. Le aziende dedite all'ingrasso di suini e all'allevamento di pollame e ovaiole e quelle di produzione di latte hanno ricevuto alimenti per animali con grassi contaminati e li hanno utilizzati per il foraggiamento. I contenuti di diossina riscontrati sono superiori ai valori massimi stabiliti nell'UE e in Svizzera solo in pochi campioni. Che nel nostro Paese non siano stati esportati prodotti contaminati lo confermano anche le ulteriori prove di laboratorio condotte dal Controllo federale svizzero delle derrate alimentari e degli alimenti per animali.</p><p>1. Il commercio di prodotti agricoli e derrate alimentari, prodotti industriali e servizi, ma anche la circolazione delle persone aumentano in continuazione, a livello mondiale. Per un'economia orientata all'esportazione, come lo è quella svizzera, il commercio internazionale rappresenta un'enorme opportunità.</p><p>I rischi che possono insorgere con il commercio internazionale possono essere contrastati in modo particolare grazie a una intensificazione dei controlli, basati sui rischi, dei processi e dei prodotti. In Svizzera, i collaboratori competenti dei controlli ufficiali degli alimenti per animali e le rispettive autorità nei vari cantoni vengono formati in modo continuo e resi attenti su nuovi possibili critici metodi di produzioni e su alterati flussi di commercio. E proprio nel settore della sicurezza delle derrate alimentari, la collaborazione transfrontaliera diventa inoltre sempre più importante. L'UE ha anche sviluppato, tra i vari strumenti, il sistema di allerta rapido RASFF (Rapid Alert System for Food and Feed) tramite il quale vengono diramate, all'interno dell'UE, tutte le informazioni su alimenti per animali e derrate alimentari che potrebbero avere effetti nocivi sulla salute. L'utilità di un veloce flusso di informazioni è stata evidente anche nel recente caso di contaminazione da diossina in Germania. Grazie al RASFF si sono potuti ricostruire velocemente i flussi di merci di alimenti per animali e derrate alimentari contaminati e applicare maggiori misure di sorveglianza negli Stati membri.</p><p>2. Oggi la Svizzera è membro parziale del RASFF e ha pertanto solo un accesso limitato alle notifiche degli Stati UE. Il servizio di contatto nell'Ufficio federale della sanità viene informato solo dopo l'arrivo in Svizzera di prodotti interessati o se un'azienda elvetica ha fabbricato o è venuta in contatto con il prodotto. Nel caso in questione, la Svizzera disponeva solo di notifiche generali sul portale del sistema di allerta rapido, le quali erano poco dettagliate e anonime. </p><p>Nell'ambito delle trattative in corso con l'UE per un accordo globale nei settori agricoltura, sicurezza delle derrate alimentari e dei prodotti e sanità pubblica, la Svizzera mira anche a diventare membro a pieno titolo del sistema di allerta rapido. In un caso analogo a quello qui accennato, la Svizzera sarebbe stata informata indipendentemente dal fatto che un prodotto venisse consegnato o no. L'accesso illimitato a tutte le notifiche del RASFF contribuirebbe altresì a far prendere provvedimenti proattivi più veloci e mirati per la protezione dei consumatori elvetici. In caso sospetto in un Paese UE, ad esempio, si potrebbero effettuare immediatamente controlli più severi alle frontiere, rintracciare concretamente la consegna e controllare il luogo di destinazione, monitorare in maniera più mirata il mercato e intraprendere misure maggiormente armonizzate con quelle dell'UE. L'eventuale collaborazione con le autorità europee per la sicurezza delle derrate alimentari, inoltre, in futuro potrebbe consentire alla Svizzera di avvalersi maggiormente delle conoscenze dell'UE in questo settore.</p>  Risposta del Consiglio federale.