<h2>SubmittedText<h2><p>Mentre la Svizzera sta discutendo con gli Stati Uniti su progetti di accordi commerciali, l'Unione europea ha preferito essere prudente ed escludere i prodotti agricoli dal mandato negoziale per un futuro accordo commerciale UE-USA. L'UE ha deciso di concentrare i propri sforzi sulla riduzione dei dazi doganali industriali.</p><p>La Svizzera beneficia di un sistema di agricoltura locale a conduzione familiare in sintonia con l'ambiente circostante, incentrato sulla gestione del suolo e rispettoso degli animali. Quasi il 60 per cento di tutte le categorie di animali da reddito vive in sistemi di stabulazione particolarmente rispettosi degli animali (SSRA) e oltre il 97 per cento delle aziende agricole partecipa al rispetto delle prestazioni ecologiche (PER). In Svizzera è vietato nell'allevamento l'uso di ormoni per stimolare la crescita e lo sviluppo muscolare. Questi numerosi vincoli garantiscono una maggiore qualità e tracciabilità delle derrate alimentari e consentono ai consumatori di acquistare gli alimenti in piena fiducia.</p><p>A livello internazionale la Svizzera ha un tasso di autosufficienza molto basso, con una media del 52 per cento netto negli ultimi tre anni; ogni anno importa 4 milioni di tonnellate di derrate alimentari per un valore di 10 miliardi di franchi. Nel 2017 la popolazione svizzera ha accettato di far entrare il concetto di sicurezza alimentare nella Costituzione con quasi l'80 per cento di voti a favore. </p><p>Non c'è alcun motivo di consentire attraverso gli accordi commerciali un accesso illimitato, senza riserve, a derrate alimentari industriali che non soddisfano, o soddisfano solo in parte, i nostri standard di produzione/allevamento e i nostri requisiti sanitari.</p><p>Sapendo che gli Stati Uniti autorizzano su larga scala l'uso degli OGM, degli ormoni della crescita e dei promotori di crescita antimicrobici, mi sembra impensabile concludere con gli Stati Uniti un accordo sulle derrate alimentari prodotte in tali condizioni, anche perché gli Stati Uniti non sono nemmeno disposti a riconoscere le nostre indicazioni geografiche protette (DOP e IGP).</p><p>Chiedo pertanto al Consiglio federale di escludere i prodotti agricoli, in particolare i prodotti sensibili come la carne, i semi oleosi, i cereali e lo zucchero, dal progetto di accordi commerciali con gli Stati Uniti.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>I colloqui esplorativi con gli Stati Uniti, finalizzati a valutare le posizioni e le aspettative di entrambe le parti nella prospettiva di un possibile accordo di libero scambio, sono in corso e si rifanno alla raccomandazione approvata dalla Commissione dell'economia e dei tributi del Consiglio nazionale nel settembre 2018.</p><p>L'esportazione di prodotti agricoli costituisce uno dei principali interessi degli Stati Uniti, che da sempre perseguono obiettivi offensivi in questo comparto. Di conseguenza escludere l'agricoltura nel quadro di un negoziato per un accordo di libero scambio non è realistico, come dimostra appunto la situazione tra gli Stati Uniti e l'UE. Quest'ultima non desidera discutere dell'accesso al mercato dei prodotti agricoli e pertanto non è entrata in materia per un mandato in questo settore; viceversa, gli Stati Uniti hanno conferito un mandato di ampia portata che punta a un accesso esteso al mercato europeo per i loro prodotti agricoli: ecco perché i colloqui tra l'UE e gli Stati Uniti sono attualmente in una fase di stallo.</p><p>Nell'ambito dei nostri colloqui esplorativi con gli Stati Uniti è dunque importante chiarire il livello di flessibilità degli USA e di delineare eventuali soluzioni per i prodotti sensibili affinché il grado di liberalizzazione sia accettabile per entrambi i Paesi, in particolare nel rispetto della politica agricola svizzera. In proposito è bene rilevare che anche l'agricoltura svizzera avrebbe degli interessi offensivi da far valere sul mercato americano, per esempio per il formaggio e per certi prodotti trasformati.</p><p>Quanto alla sicurezza alimentare, è fondamentale rammentare che un eventuale accordo con gli Stati Uniti non abbasserebbe il livello delle prescrizioni applicabili in Svizzera né tantomeno avrebbe conseguenze sulla salute dei consumatori. Le esigenze svizzere per immettere sul mercato prodotti importati rimarrebbero valide. Per quanto riguarda gli ormoni della crescita, il Consiglio federale rammenta che la Svizzera autorizza già l'importazione di carne bovina prodotta con sostanze ormonali per aumentare le prestazioni, a patto che la carne non contenga residui di tali sostanze e che venga dichiarata come tale.</p><p>In ogni caso le cerchie interessate saranno coinvolte nel processo esplorativo con gli Stati Uniti in tempo utile. Se i colloqui avranno esito positivo il Consiglio federale consulterà le commissioni competenti del Parlamento e i Cantoni per un mandato negoziale.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.