<h2>SubmittedText<h2><p>Dall'inizio di dicembre a oggi l'Azerbaigian ha ripetutamente creato situazioni bellicose per isolare il Karabakh dalla Repubblica d'Armenia e quindi dal mondo esterno. La mattina del 12 dicembre 2022, alcune persone provenienti dalla Repubblica dell'Azerbaigian, sostenendo di essere ambientalisti, hanno bloccato il traffico nel Corridoio di Laçin, creato con l'accordo di cessate il fuoco firmato tra Armenia, Azerbaigian e Russia il 9 novembre 2020 per garantire il collegamento tra il Nagorno-Karabakh e l'Armenia. </p><p>Pertanto, i residenti del Nagorno-Karabakh sono stati privati del diritto di circolare liberamente in entrambe le direzioni ed è impossibile garantire l'approvvigionamento di beni di prima necessità: ciò significa che la popolazione è minacciata da un'imminente crisi umanitaria. Baku ha anche interrotto le forniture di gas e tutte le scuole del territorio sono state chiuse. </p><p>Questa situazione è in diretto contrasto con il punto 6 dell'accordo trilaterale del 9 novembre 2020, secondo cui: </p><p>a. il Corridoio di Laçin rimane sotto il controllo del contingente di peacekeeping della Federazione russa e </p><p>b. la Repubblica dell'Azerbaigian garantisce la sicurezza della circolazione lungo il Corridoio di Laçin di cittadini, veicoli e merci in entrambe le direzioni. </p><p>Inoltre, sembra che Baku sia responsabile di ripetute violazioni del diritto umanitario e del diritto internazionale pubblico nella regione, come torture ed esecuzioni sommarie ai danni degli Armeni. </p><p>Il blocco del Corridoio di Laçin potrebbe essere un segnale dell'intenzione dell'Azerbaigian di perpetrare un nuovo genocidio contro gli Armeni del Karabakh. Il rischio è reale. Le continue violazioni del regime di cessate il fuoco e le provocazioni delle forze armate azere sulla linea di contatto tra il Karabakh e il resto dell'Azerbaigian rendono particolarmente concreta la minaccia all'esistenza stessa della popolazione residente. Diventa quindi imperativo rilanciare i meccanismi internazionali per garantire i diritti e la sicurezza delle popolazioni, in particolare degli Armeni di questa regione. </p><p>Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande: </p><p>1. È disposto, attraverso i suoi buoni uffici, a intervenire più direttamente nella regione, eventualmente coordinandosi con la comunità internazionale, in particolare con la Francia e gli Stati Uniti, per esercitare pressioni sull'Azerbaigian al fine di impedire un genocidio contro gli Armeni del Nagorno-Karabakh? </p><p>2. In qualità di membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e d'intesa con la Francia, che ha già condannato questi atti di violenza, è disposto a richiamare con urgenza l'attenzione del Consiglio di sicurezza su questo dossier?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale è preoccupato per la situazione della sicurezza nel Caucaso meridionale e, in particolare, al confine tra l'Armenia e l'Azerbaigian e lungo il Corridoio di Laçin. Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) segue attentamente gli sviluppi. Il 15 dicembre 2022 e il 19 gennaio 2023 ha chiesto pubblicamente il ripristino del libero passaggio attraverso questo corridoio. Inoltre, la Svizzera invita le parti a rispettare gli impegni assunti nel quadro dell'accordo trilaterale del novembre 2020, a osservare il cessate il fuoco e a intensificare gli sforzi per trovare una soluzione duratura al conflitto attraverso negoziati. Tale soluzione deve basarsi sul rispetto reciproco della sovranità e dell'integrità territoriale di entrambi i Paesi in conformità con il diritto internazionale e sulla tutela dei diritti delle minoranze, compresi quelli degli Armeni del Karabakh.</p><p>La Svizzera ha ripetutamente ribadito la sua disponibilità a promuovere il dialogo tra le parti, in particolare, se queste lo desiderano, attraverso i suoi buoni uffici. In quest'ottica, il 2 ottobre 2022 ha reso possibile un incontro bilaterale tra i ministri degli esteri di Armenia e Azerbaigian a Ginevra. La disponibilità della Svizzera a facilitare il dialogo vale anche per l'attuale situazione relativa all'accesso al Corridoio di Laçin.</p><p>2. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è il principale attore nell'ambito del mantenimento della pace e della sicurezza internazionali. Alla luce di ciò, il 20 dicembre 2022 ha discusso gli sviluppi lungo il Corridoio di Laçin. Durante il suo mandato in seno al Consiglio di sicurezza negli anni 2023-2024, la Svizzera parteciperà a dibattiti come questo impegnandosi concretamente. Tra le quattro priorità tematiche che il Consiglio federale ha definito per questo mandato figurano anche la "promozione di una pace sostenibile" e la "protezione della popolazione civile nei conflitti".</p>  Risposta del Consiglio federale.