<h2>SubmittedText<h2><p>Secondo quanto rimbalzato nella stampa svizzera e italiana, la sottoscrizione dell'accordo sui frontalieri, parafato dai ministri delle finanze di Svizzera e Italia nel 2015, è da considerarsi definitivamente congelata. Alcuni deputati pentastellati considerano che il processo istituzionale si sia sciolto come neve al sole alla camera dei deputati e che nel governo, a trazione Lega/Movimento 5 stelle, da tempo la firma non figuri più nell'agenda politica. Dopo anni di negoziazione tra le parti, fiumi di parole, accuse e controaccuse, avanzate e retromarce, tutto rimarrebbe come è allo stato attuale. I frontalieri continueranno a pagare le imposte alla fonte in Svizzera e i Cantoni a riversare i ristorni in Italia. In Ticino mancheranno almeno 12 milioni supplementari in quanto il tasso d'imposta dall'attuale valori del 61,2 per cento non salirà al 70 per cento. Anche la lotta al dumping salariale sarà frenata. Siamo forse giunti alla fine di una telenovela gattopardesca dove tutto cambia affinché nulla cambi. E la Svizzera, zelante prima della classe, perde nuovamente la faccia o quanto meno i suoi negoziatori e la nostra classe politica non sono promossi a pieni voti. Al fine di fare chiarezza:</p><p>1. Qual è lo stato del processo di sottoscrizione dell'accordo sui frontalieri?</p><p>2. Corrisponde al vero che l'accordo sui frontalieri è oramai sepolto e non vi è un barlume di speranza che possa entrare in vigore nei prossimi anni?</p><p>3. Qual è la valutazione complessiva del Consiglio federale in merito alla Roadmap stabilita con l'Italia? Vi sono forse ingenuità da attribuire alla nostra delegazione?</p><p>4. Quali vantaggi ha ottenuto il nostro Paese dall'Italia e quali contropartite ha effettivamente concesso la Svizzera nell'ambito della Roadmap?</p><p>5. Il Consiglio federale intende prendere delle iniziative nei confronti dell'Italia o si accontenta di subire le conseguenze delle scelte di Roma?</p><p>6. A suo tempo il Consiglio federale aveva rifiutato di immaginare una compensazione per il Canton Ticino in caso di una mancata sottoscrizione dell'accordo. Il mio Cantone rimarrà dunque con un pugno di mosche in mano?</p><p>7. Nella Roadmap si configurava anche l'accesso al mercato finanziario italiano. A che punto siamo su questo fronte? Gli operatori ticinesi possono sperare che a breve tale accesso sia sbloccato? Sono previste pressioni da parte Svizzera nei prossimi tempi affinché l'accesso sia garantito?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2. Il 14 gennaio il consigliere federale Ignazio Cassis ha incontrato il ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale italiano Enzo Moavero Milanesi. In questa occasione, facendo eco a quanto dichiarato dal ministro dell'economia e delle finanze italiano Giovanni Tria nel suo incontro del 5 ottobre 2018 con il consigliere federale Ueli Maurer, il ministro Moavero Milanesi ha assicurato che il governo italiano avrebbe presto trattato la questione della firma dell'accordo relativo all'imposizione dei lavoratori frontalieri, parafato nel mese di dicembre del 2015. A oggi non abbiamo ricevuto alcun parere ufficiale circa la conclusione dell'accordo da parte del nuovo governo italiano.</p><p>3.-5. Il 23 febbraio 2015 è stata firmata una Roadmap per la prosecuzione del dialogo sulle questioni finanziarie e fiscali. Si tratta di un impegno politico che tocca diversi aspetti delle relazioni bilaterali in materia finanziaria e fiscale. Sono state concordate alcune soluzioni ed è stato fissato un programma di lavoro. Dal 2015 sono stati fatti passi in avanti in tutti gli ambiti oggetto della Roadmap e il dialogo previsto a proposito di alcuni temi specifici è stato portato avanti. In questo contesto, è stato possibile ad esempio ottenere che i fondi di clienti italiani non dichiarati depositati presso banche svizzere potessero essere regolarizzati senza massicce fughe di capitali dalla piazza finanziaria svizzera. La valutazione del Consiglio federale della situazione complessiva da quando il dialogo bilaterale in materia fiscale e finanziaria è stato ripreso nel 2012 così come successivamente alla Roadmap del 2015 è dunque in linea di principio positiva; non vi è alcuna ingenuità da attribuire alla delegazione di negoziazione svizzera. Tuttavia, il Consiglio federale ritiene che le discussioni sull'attuazione della Roadmap, in particolare per quanto riguarda la firma dell'accordo relativo all'imposizione dei lavoratori frontalieri negoziato nel 2015, debbano essere portate avanti. Eventuali iniziative volte a sollecitare la firma dell'accordo parafato nel 2015 devono avvenire nel rispetto del quadro normativo vigente.</p><p>6. Il parere del Consiglio federale in risposta alla mozione 17.3639 rimane valido così come le considerazioni giuridiche e politiche in merito alla richiesta di compenso finanziario per un Cantone riportate nelle risposte agli interventi parlamentari citati nel parere summenzionato. Di conseguenza il Consiglio federale ritiene la proposta di compensare finanziariamente il Cantone Ticino non giustificabile né sotto l'aspetto giuridico né sotto l'aspetto politico.</p><p>7. La Svizzera prosegue il dialogo con l'Italia riguardante la fornitura transfrontaliera di servizi finanziari. In particolare, nelle prossime settimane il nostro Paese intende esaminare le proposte a livello tecnico che consentirebbero alle banche di assistere la propria clientela anche oltreconfine. Alla luce dei risultati di tale analisi si prenderà una decisione sull'ulteriore modo di procedere.</p>  Risposta del Consiglio federale.