<h2>InitialSituation<h2><p><b>Comunicato stampa del Consiglio federale del 15.09.2017</b></p><p><b>Migliorare la protezione dei dati e rafforzare la piazza economica </b></p><p><b>Il Consiglio federale intende adeguare la protezione dei dati all'era di Internet migliorando nel contempo la situazione per i cittadini. Adegua inoltre il diritto nazionale agli sviluppi in seno all'Unione europea e al Consiglio d'Europa per continuare a permettere lo scambio di dati tra le imprese svizzere e quelle dell'UE e soddisfare in tal modo una richiesta dell'economia svizzera. Nella sua seduta del 15 settembre 2017 il Consiglio federale ha approvato il corrispondente messaggio. </b></p><p>La revisione della legge sulla protezione dei dati (LPD) consente di proteggere meglio i dati dei cittadini. Questi traggono profitto da una maggiore trasparenza del trattamento di dati da parte delle imprese e da migliori possibilità di controllo sui loro dati. La revisione è importante anche per la piazza economica svizzera: adeguando la legislazione al diritto europeo, il Consiglio federale crea le premesse affinché la trasmissione di dati tra la Svizzera e gli Stati membri dell'UE rimanga possibile senza ulteriori ostacoli.</p><p>La revisione tiene anche conto in generale delle esigenze dell'economia. Gli adeguamenti si limitano a quanto richiesto dal diritto dell'UE e non prevedono una normativa più severa. In tal modo il Consiglio federale tiene conto delle critiche espresse in sede di consultazione.</p><p></p><p>Maggiore trasparenza per i privati </p><p>La revisione migliora la protezione dei dati dei cittadini. Le imprese che rilevano dati devono d'ora in poi comunicare il rilevamento di qualsiasi tipo di dati alle persone interessate. Inoltre devono ad esempio tenere conto delle prescrizioni in materia di protezione dei dati sin dalla fase di pianificazione di un progetto. La revisione promuove anche l'autoregolamentazione, dando alle imprese la possibilità di elaborare un codice di condotta specifico al settore in cui operano. </p><p></p><p>Maggiore indipendenza dell'Incaricato della protezione dei dati</p><p>Infine, la revisione rafforza l'indipendenza e la posizione dell'Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (IFPDT). Mentre secondo il diritto vigente l'IFPDT può soltanto emanare raccomandazioni nei confronti delle imprese, la revisione prevede che possa aprire inchieste, d'ufficio o a querela di parte, e, se necessario, adottare provvedimenti cautelari ed emanare una decisione alla fine dell'inchiesta. Anche in futuro non potrà invece pronunciare sanzioni amministrative, poiché tale compito spetta ai tribunali. </p><p>La revisione adegua l'elenco dei comportamenti punibili ai nuovi obblighi di chi tratta dati. In seguito alle critiche avanzate in sede di consultazione, il catalogo dei reati e l'importo delle multe sono stati ridotti rispetto all'avamprogetto e la commissione per negligenza non è punita. L'importo massimo previsto per le multe è pari a 250 000 franchi.</p><p></p><p>Importante per l'economia svizzera</p><p>La revisione totale della LPD tiene conto degli sviluppi più recenti in seno all'UE e al Consiglio d'Europa. Recepisce i requisiti della direttiva UE 2016/680 relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali nell'ambito del diritto penale, in modo da permettere alla Svizzera di adempiere gli obblighi derivanti dall'associazione a Schengen. Consente inoltre di adeguare il diritto svizzero ai requisiti del regolamento UE 2016/679 relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali. Infine, la revisione totale della LPD garantisce che la Svizzera possa firmare quanto prima la Convenzione riveduta del Consiglio d'Europa per la protezione delle persone in relazione all'elaborazione automatica dei dati a carattere personale.</p><p>L'adeguamento al diritto dell'UE costituisce il presupposto affinché anche in futuro la Commissione europea riconosca la Svizzera come Stato terzo con una protezione dei dati adeguata, in modo da continuare a garantire la comunicazione transfrontaliera di dati. Ciò è d'importanza fondamentale soprattutto per l'economia svizzera. Un livello di protezione elevato e riconosciuto su scala internazionale favorisce altresì lo sviluppo di nuovi rami economici nel settore della digitalizzazione della società.</p><h2>Proceedings<h2><p><b>Disegno 1 + 2</b></p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 12.06.2018</b></p><p><b>Protezione dei dati, esame revisione legge in due tappe </b></p><p><b>Le legge sulla protezione dei dati va sì adeguata all'era di Internet, ma in due tappe. È il parere del Consiglio nazionale secondo cui, prima di affrontare il dossier, la normativa va resa eurocompatibile.</b></p><p>Dopo essere entrato nel merito della revisione proposta dal Consiglio federale, la Camera del popolo ha adottato tacitamente una mozione per suddividere l'oggetto.</p><p>Grazie a ciò, ha sottolineato Jean-Luc Addor (UDC/VS) a nome della commissione, è possibile esaminare dapprima il recepimento del diritto europeo che, in base agli accordi di Schengen, deve avvenire entro un termine definito (la Direttiva 2016/680 relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali nell'ambito del diritto penale deve essere attuata entro il primo agosto).</p><p>In un secondo tempo, ha aggiunto Addor, si potrà quindi avviare senza fretta la revisione totale della legge sulla protezione dei dati. Anche Marco Romano (PPD/TI) ha sottolineato come occorra una soluzione pragmatica senza uno "swiss finish".</p><p>Una minoranza, guidata da Cédric Wermuth (PS/AG), credeva invece che modificare la legge due volte in poco tempo comporterebbe un onere supplementare per gli attori coinvolti e ne risulterebbe un'incertezza del diritto.</p><p>Il socialista argoviese ha pertanto chiesto in un primo tempo il rinvio della legge in commissione incaricandola di esaminare integralmente il progetto del Consiglio federale. Ma, poi, anche in ragione dei rapporti di forza in Parlamento, Wermuth ha ritirato la sua minoranza.</p><p></p><p>"Mister dati"</p><p>Le modifiche proposte dall'esecutivo contemplano, tra l'altro, il rafforzamento del ruolo dell'Incaricato federale alla protezione dei dati e un inasprimento delle disposizioni penali. Per quanto riguarda "Mister dati" il Nazionale ha precisato che esso non può, non soltanto ricevere, ma neppure sollecitare delle istruzioni né da parte di un'autorità né da parte di un terzo.</p><p>Il modello governativo, che si allinea alle norme UE e del Consiglio d'Europa, consente di proteggere meglio i dati dei cittadini. Questi traggono profitto da una maggiore trasparenza nel trattamento di dati da parte delle imprese e da migliori possibilità di controllo di essi.</p><p>L'Incaricato della protezione dei dati e della trasparenza potrà da parte sua avviare inchieste per la violazione delle disposizioni e decidere sanzioni fino a 250'000 franchi (contro gli attuali 10'000). Rispetto al progetto inviato in consultazione, l'importo delle multe è stato però ridotto da 500'000 a 250'000.</p><p>Verrà pure rafforzata l'indipendenza di "Mister dati": il suo mandato potrà essere rinnovato solo due volte, per un periodo massimo di 12 anni. Il Consiglio federale vuole evitare che il timore di non essere riconfermato lo freni nel suo operato.</p><p></p><p>Schengen</p><p>Il governo propone anche di rinunciare alla protezione dei dati delle aziende, come avviene nella maggior parte degli altri Paesi. Ciò dovrebbe facilitare lo scambio di informazioni con l'estero.</p><p>Il progetto stabilisce infine le condizioni che devono essere rispettate per la comunicazione di dati personali da uno Stato Schengen a uno Stato terzo e regola i compiti e le competenze delle autorità di controllo.</p><p>In particolare, la comunicazione dei dati verso Schengen dovrà essere sottoposta a regole più severe soltanto per la trasmissione di informazioni alle autorità penali svizzere. Le persone interessate potranno domandare a "Mister dati" in taluni casi di verificare che le informazioni che le concernono siano trattate in modo legale, o potranno persino chiedere un'inchiesta.</p><p>Il dossier va ora al Consiglio degli Stati, che dovrebbe affrontarlo già nella prossima sessione autunnale delle Camere federali. Stando alla consigliera federale Simonetta Sommaruga, Bruxelles dovrebbe mostrarsi comprensiva di fronte al ritardo accumulato durante l'esame di questo ponderoso progetto di legge.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 11.09.2018</b></p><p><b>Le legge sulla protezione dei dati va sì adeguata all'era di Internet, ma in due tappe. Dopo il Nazionale, anche il Consiglio degli Stati ha deciso che, prima di affrontare il dossier, la normativa vada resa eurocompatibile.</b></p><p>Dopo essere entrato nel merito della revisione proposta dal Consiglio federale, la Camera dei Cantoni ha adottato una mozione per suddividere l'oggetto, una decisione invisa alla sinistra e, in particolare, alla consigliera federale Simonetta Sommaruga.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 17.09.2018</b></p><p><b>La parte più urgente della grande revisione della legge sulla protezione dei dati può essere applicata senza attendere.</b></p><p><b>Dopo aver deciso di scindere in due il progetto, oggi il Nazionale ha approvato la prima sezione di questo dossier adeguandosi alle decisioni del Consiglio degli Stati.</b></p><p>La parte più consistente della riforma, necessaria vista l'importanza crescente di Internet, potrebbe essere affrontata già durante la sessione invernale. Una direttiva riguardante Schengen ha obbligato però il Parlamento ad adottare i primi provvedimenti.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 24.09.2019</b></p><p><b>Protezione dei dati, primo passo avanti </b></p><p><b>I dati concernenti le misure d'assistenza sociale continueranno a essere considerati informazioni degne di particolare protezione. Lo ha deciso il Consiglio nazionale nel discutere la revisione totale della legge sulla protezione dei dati (LPD). Le discussioni continueranno domani.</b></p><p>La proposta era stata formulata dalla commissione preparatoria. "Potrebbe essere nell'interesse delle parti contrattuali, o anche del pubblico, sapere se una persona riceve prestazioni dell'aiuto sociale", ha affermato la sua relatrice Valérie Piller Carrard (PS/FR).</p><p>La consigliera federale Karin Keller-Sutter non ha invece esitato a definire "problematica" tale proposta che, se accettata, comporterebbe un indebolimento della normativa vigente in materia di protezione dei dati. Se approvata avrebbe inoltre spinto la sinistra a bocciare il testo nel voto d'insieme, mettendo a rischio l'intera riforma (anche l'UDC è infatti contraria, ma per ragioni opposte).</p><p>Dal 1993 le informazioni sulle misure di assistenza sociale sono considerate come sensibili, ha ricordato la consigliera federale. Dal punto di vista della protezione dei dati la situazione non è però cambiata negli ultimi 25 anni, ha aggiunto la ministra di giustizia e polizia convincendo il plenum (con 126 voti contro 67).</p><p>Keller-Sutter non è invece riuscita a convincere il plenum nel dichiarare sensibili i dati e le opinioni sindacali. La maggioranza ha ritenuto tale precisazione superflua poiché ricade già nella protezione delle informazioni politiche.</p><p>Nel discutere di come i cittadini devono dare il proprio consenso per l'utilizzo dei dati, la camera ha deciso che l'accordo deve essere esplicito per i dati sensibili, ma non per le profilazioni (ossia la valutazione di determinate caratteristiche di una persona sulla base di dati trattati automaticamente).</p><p>In questo modo si indebolisce l'attuale livello di protezione dei dati, ha fatto notare Keller-Sutter sostenendo una proposta di compromesso di Balthasar Glättli (Verdi/ZH). Il consenso non sarebbe richiesto per ogni singola "profilazione", ma per quelle con un elevato rischio per la persona coinvolta, in particolare quando ci sono dati provenienti da diversi fonti. In molti hanno ammesso che spetterà al Consiglio degli Stati rielaborare questo articolo di legge.</p><p>La Camera del popolo deve ancora esprimersi - lo farà come detto domani - su altri punti importanti della legge, come il modo d'elezione dell'Incaricato della protezione dei dati e della trasparenza ("Mister dati"). Questi in futuro dovrebbe essere nominato direttamente dall'Assemblea federale, in modo da garantire una maggiore indipendenza. Attualmente è previsto che questo compito spetti al Governo, con approvazione da parte delle Camere.</p><p>Stamattina, prima di iniziare la discussione di dettaglio, la camera è stata chiamata ad esprimersi su una proposta di rinvio al Consiglio federale formulata dall'UDC che voleva alleviare l'onere che pesa sulle imprese. Ridondando che il disegno di legge supera le 250 pagine, Jean-Luc Addor (UDC/VS) ha definito la nuova LPD "un mostro burocratico".</p><p>Inizialmente anche la sinistra aveva depositato una proposta di rinvio (in commissione). Oltre alla compatibilità europea, lo schieramento rosso-verde chiedeva di non indebolire il livello di protezione dei dati rispetto alla legge in vigore. Tale proposta è poi stata ritirata, ciò non significa però che PS e Verdi approveranno il progetto al termine della discussione di dettaglio. "C'è poi anche il rischio di referendum", ha ricordato Cédric Wermuth (PS/AG).</p><p>Per PLR e PPD la legge è invece necessaria e urgente. La legislazione attuale risale al 1992, ossia prima dell'apparizione di internet, ha ricordato la relatrice commissionale Valérie Piller Carrard (PS/FR). Introducendo standard elevati di protezione riconosciuti a livello internazionale si potrà mantenere e rafforzare la competitività della Svizzera, ha aggiunto la friburghese.</p><p></p><p><b>Disegno 3</b></p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 25.09.2019</b></p><p><b>"Sì" a revisione legge protezione dati </b></p><p><b>Dopo una lunga e dettagliata discussione durata oltre sei ore il Consiglio nazionale ha approvato - con 98 voti contro 68 e 27 astenuti - il progetto di revisione totale della legge sulla protezione dei dati. Il dossier passa ora agli Stati.</b></p><p>I dibattiti su questo ponderoso oggetto erano cominciati ieri, ma non erano stati ultimati. La revisione mira ad adeguare la legislazione svizzera agli standard europei.</p><p>Dopo che ieri la Camera del popolo aveva sconfessato la sua commissione preparatoria, stabilendo che i dati concernenti le misure di assistenza sociale continueranno ad essere considerati informazioni degne di particolare protezione, oggi il plenum ha seguito una proposta commissionale su un altro aspetto importante della revisione: con 162 contro 30 e 1 astenuto, ha stabilito che l'Incaricato della protezione dei dati e della trasparenza va nominato direttamente dall'Assemblea federale, in modo da garantire una maggiore indipendenza. Attualmente è previsto che questo compito spetti al Governo, con approvazione da parte delle Camere.</p><p>Una minoranza, guidata dal consigliere nazionale Marco Romano (PPD/TI), ha chiesto invano di attenersi alla legislazione attuale.</p><p>Ieri un'altra proposta governativa, sostenuta in aula dalla consigliera federale Karin Keller-Sutter, era stata respinta: la ministra di giustizia e polizia non era infatti riuscita a convincere il plenum a dichiarare sensibili i dati e le opinioni sindacali. La maggioranza aveva ritenuto tale precisazione superflua poiché ricade già nella protezione delle informazioni politiche.</p><p>Contrariamente all'esecutivo, con 134 voti contro 63, la Camera del popolo non ha voluto neppure una regolamentazione speciale per la gestione dei dati di persone defunte, poiché esistono già soluzioni ai problemi che possono porsi in tale contesto.</p><p>Il Nazionale ha inoltre introdotto il diritto alla portabilità dei dati: ciò consente a chiunque di recuperare i propri dati personali trattati da un prestatore di servizi al fine di trasmetterli a un altro.</p><p>Ieri il Nazionale, discutendo di come i cittadini devono dare il proprio consenso per l'utilizzo dei dati, aveva inoltre deciso che l'accordo deve essere esplicito per i dati sensibili, ma non per le profilazioni (ossia la valutazione di determinate caratteristiche di una persona sulla base di dati trattati automaticamente).</p><p>In questo modo si indebolisce l'attuale livello di protezione dei dati, aveva fatto notare Keller-Sutter sostenendo una proposta di compromesso di Balthasar Glättli (Verdi/ZH). Il consenso non sarebbe richiesto per ogni singola "profilazione", ma per quelle con un elevato rischio per la persona coinvolta, in particolare quando ci sono dati provenienti da diversi fonti.</p><p>Molti oratori avevano ammesso che spetterà al Consiglio degli Stati, a cui passa ora il voluminoso dossier, rielaborare questo articolo di legge.</p><p>In materia di sanzioni è stato, infine, approvato il sistema di proposto dal Consiglio federale, il quale prevede che in caso di violazione della legge potranno essere punite soltanto le persone fisiche, in particolare i dirigenti aziendali. Le multe dovrebbero ammontare a 250'000 franchi al massimo. La sinistra avrebbe preferito un importo più dissuasivo di 500'000 franchi.</p><p>La legge entrerà in vigore quando il Consiglio federale avrà fissato una data che tiene conto dei bisogni dell'economia privata. La destra avrebbe preferito un termine di due anni, al fine di dare alle imprese il tempo per procedere agli adattamenti necessari.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 18.12.2019</b></p><p><b>Protezione dati, "senatori" inaspriscono alcuni provvedimenti </b></p><p><b>La nuova legge sulla protezione dei dati divide i due rami del Parlamento. Se in autunno il Consiglio nazionale aveva annacquato il testo, oggi il Consiglio degli Stati ha rafforzato diverse misure a tutela della sfera privata. In votazione finale, il progetto è stato approvato per 29 voti a 4. Il dossier ritorna alla Camera del popolo.</b></p><p>La riforma mira a proteggere meglio i cittadini e ad adeguare la legislazione svizzera agli standard europei. Il Parlamento ha diviso il progetto in due parti. Le disposizioni necessarie per l'attuazione di una direttiva europea relativa a Schengen sono in vigore da marzo.</p><p>La seconda parte delle revisione è essenziale per ottenere il riconoscimento dell'equivalenza nella protezione dei dati da parte dell'UE. Ma la versione del Nazionale abbassa il livello di protezione rispetto alla legge vigente. Il Consiglio degli Stati ha quindi corretto il tiro.</p><p>In particolare, i "senatori" hanno ritenuto che i dati riguardanti le attività dei sindacati dovrebbero essere oggetto di una tutela speciale. In questo modo si evitano discrepanze con la normativa europea. Il Nazionale aveva deciso di stralciare simili informazioni dalla lista dei dati sensibili.</p><p>Agli occhi della Camera dei Cantoni va rafforzata anche la trasparenza. Il mancato rispetto intenzionale delle esigenze a livello di sicurezza dei dati dev'essere sanzionato con una multa fino a 250'000 franchi.</p><p>Anche i diritti delle persone sottoposte a valutazione della solvibilità devono essere maggiormente protetti, secondo "i senatori". I dati trattati non risalire ad oltre cinque anni e non dieci come stabilito dal Nazionale.</p><p>I giornalisti devono poter accedere a dati personali potenzialmente dannosi per la personalità, quando sono stati raccolti e conservati per pubblicazione, anche se l'articolo non verrà mai stampato. La misura risponde ai timori espressi dai media.</p><p>Su richiesta dei deputati, i senatori hanno rivisito l'aspetto relativo alla profilazione degli utenti, operazione che consente di ottenere accurate analisi dei potenziali clienti. Hanno introdotto il principio di "profilazione ad alto rischio" con 19 voti a 14. La protezione sarà rafforzata solo quando il trattamento dei dati rientra in questa categoria.</p><p>La sinistra e alcuni esponenti della destra hanno tentato di tornare alla versione originale del Consiglio federale che garantisce una maggiore protezione non appena l'elaborazione dei dati corrisponde a una profilazione, quindi senza fare distinzioni in base al rischio.</p><p>I "senatori" si sono adeguati al Nazionale per quanto riguarda le imprese. Coloro che assumono un consulente alla protezione dei dati beneficeranno di agevolazioni. L'obiettivo è di promuovere l'autoregolamentazione e la responsabilità.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 05.03.2020</b></p><p><b>Protezione dati; resta divergenza su "profiling" utenti </b></p><p><b>Il progetto di revisione totale della legge sulla protezione dei dati è in fase di appianamento delle divergenze. Il Consiglio nazionale si è allineato oggi agli Stati su numerosi punti, ma non su quello del "profiling" degli utenti.</b></p><p>Con questo termine si intende il trattamento automatizzato di dati personali e del loro uso per valutare alcuni aspetti personali, ha spiegato Kurt Fluri (PLR/SO). Si tratta di un'operazione che consente di ottenere accurate analisi di potenziali clienti.</p><p>Con una votazione serrata, per 65 voti contro 57 e 65 astenuti, la Camera del popolo ha deciso di introdurre il principio di "profilazione ad alto rischio", che garantisce una maggiore protezione in caso di dati personali sensibili.</p><p>Ha invece bocciato - con 106 voti contro 82 - il compromesso elaborato dalla Camera dei cantoni. Questo prevedeva una protezione particolare contro alcuni di tipi "profiling" con elevati rischi per la personalità o i diritti fondamentali.</p><p>La riforma mira a proteggere meglio i cittadini e ad adeguare la legislazione svizzera agli standard europei. In generale, gli Stati avevano deciso di rafforzare diverse misure a tutela della sfera privata.</p><p>In particolare, i "senatori" avevano ritenuto che i dati riguardanti le attività dei sindacati dovrebbero essere oggetto di una tutela speciale. In questo modo, a loro avviso, si evitano discrepanze con la normativa europea. Il Nazionale si è allineato oggi tacitamente su questo punto alla Camera dei cantoni.</p><p>Il Nazionale ha seguito anche le proposte degli Stati in particolare riguardo ai casi in cui un responsabile può evitare di informare una persona sulla raccolta dati che la concerne se questo richiede oneri sproporzionati. La particolare situazione dei gruppi d'impresa è analogamente considerata.</p><p>La Camera del popolo ha anche tralasciato l'introduzione di un catalogo esaustivo delle informazioni che il responsabile del trattamento deve comunicare all'interessato quando questo esercita il suo diritto d'accesso.</p><p>In materia di solvibilità, ha però respinto la soluzione degli Stati, secondo cui i dati personali trattati non possono risalire ad oltre cinque anni. La Camera del popolo ha mantenuto l'idea che i dati non risalgano "a oltre dieci anni". Per contro, il Nazionale ha detto "sì" a una migliore protezione dei minorenni in materia.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 02.06.2020</b></p><p><b>Legge protezione dati, ancora due divergenze col Nazionale </b></p><p><b>Rimangono ancora due divergenze tra le camere in merito alla nuova legge sulla protezione dei dati. Nella sua seduta odierna, il Consiglio degli Stati ha deciso di fare un passo verso il Nazionale circa il "profiling" degli utenti che "navigano" nel web, ma mantenuto una divergenza circa il trattamento dei dati per valutare la solvibilità di una persona. Il dossier ritorna alla Camera del popolo, che potrà trattarlo però solo in settembre</b>.</p><p>Col termine "profiling" s'intende il trattamento automatizzato di dati personali e del loro uso per valutare alcuni aspetti personali. Si tratta di un'operazione che consente di ottenere accurate analisi di potenziali clienti.</p><p>Lo scorso marzo, il Nazionale aveva deciso di introdurre nella legge il principio di "profilazione ad alto rischio" che dovrebbe garantire una maggiore protezione in caso di dati personali sensibili. Aveva invece bocciato il compromesso elaborato dalla Camera dei cantoni che prevedeva una protezione particolare contro alcuni di tipi "profiling" con elevati rischi per la personalità o i diritti fondamentali.</p><p>Il plenum si è espresso oggi per un compromesso (39 voti a 5) elaborato dalla propria commissione preparatoria che dovrebbe garantire il medesimo grado di protezione delle informazioni personali sensibili grazie al principio di "profilazione ad alto rischio" che poggia sulla definizione prevista dal diritto vigente per i profili della personalità.</p><p>Per 25 voti a 17, il plenum ha poi ribadito che i dati trattati allo scopo di valutare la solvibilità di una persona non devono risalire a più di cinque anni addietro. Una minoranza auspicava che questa scadenza venisse portata a 10 anni, soluzione scelta dal Consiglio nazionale.</p><p>La riforma all'esame del Parlamento mira a proteggere meglio i cittadini e ad adeguare la legislazione svizzera agli standard europei. Il Parlamento aveva tempo fino al 20 maggio 2020 per adeguare la legislazione svizzera in materia di protezione dei dati agli standard europei legati a Schengen. Il dossier avrebbe dovuto essere trattato agli Stati durante la sessione speciale di inizio maggio, poi diventata sessione straordinaria per il Covid-19. Il tema è quindi slittato a giugno.</p><p>Tuttavia, il tema non potrà venir liquidato nemmeno durante questa sessione. Come indicato in aula dal presidente degli Stati, Hans Stöckli (PS/BE), la commissione competente del Nazionale non potrà trattare le divergenze in tempi utili. Il dossier dovrebbe quindi tornare sui banchi del Parlamento solo in settembre, nel corso della sessione autunnale.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 17.09.2020</b></p><p><b>Protezione dati, nodo "profiling" non ancora sciolto </b></p><p><b>Il tema del "profiling" in merito alla nuova legge sulla protezione dei dati continua a dividere i due rami del Parlamento. Al termine di una votazione piuttosto serrata - 98 voti a 88 - oggi il Consiglio nazionale, seguendo la propria commissione preparatoria, ha respinto un compromesso elaborato dagli Stati.</b></p><p>Col termine "profiling" s'intende il trattamento automatizzato di dati degli utenti e del loro uso per valutare alcuni aspetti personali. Si tratta di un'operazione che consente di ottenere accurate analisi di potenziali clienti, per esempio da parte dei negozi online.</p><p>L'oggetto, che ora finirà in Conferenza di conciliazione, è protagonista da tempo di un ping pong fra le Camere. Entrambe se ne sono occupate a più riprese: l'ultima volta era toccato agli Stati durante la sessione estiva. La versione dei "senatori" prevedeva una protezione particolare per i cittadini contro alcuni di tipi profilazione con elevati rischi per la personalità o i diritti fondamentali.</p><p>La sinistra, insieme ai Verdi liberali e ad alcuni dissidenti degli altri gruppi, era d'accordo con questa versione, ma si è trovata in inferiorità numerica. Gli Stati hanno adottato una via di mezzo soddisfacente che garantisce la certezza del diritto mantenendo un livello di protezione dei dati equivalente a quello attuale, ha affermato vanamente Cédric Wermuth (PS/AG).</p><p>La Camera del popolo ha però preferito tornare alla propria variante iniziale, rinunciando dunque a sottoporre il "profiling" a esigenze specifiche, nonostante il parere contrario pure del governo, ribadito in aula dalla consigliera federale Karin-Keller Sutter. Il pericolo è ora che PS e Verdi puntino i piedi in fase di votazione finale, mandando all'aria tutto il dossier.</p><p>A nome del gruppo del centro, Marco Romano (PPD/TI) ha definito il compromesso degli Stati un classico "swiss finish" che non porta a nulla, ma anzi crea più incertezza. "È solo burocrazia", lo ha sostenuto Andri Silberschmidt (PLR/ZH). I partiti borghesi hanno respinto tale soluzione anche temendo conseguenze negative per l'economia svizzera.</p><p>Un'altra minoranza di commissione, della quale si è fatto portavoce in aula Balthasar Glättli (Verdi/ZH), ha appoggiato invano l'introduzione di un diritto di opposizione in caso di profilazione. La persona interessata deve avere questa facoltà in primo luogo, ha detto il deputato ecologista, aggiungendo che fare causa in seguito diventerebbe molto problematico.</p><p>"Buon divertimento ad andare contro Google", ha commentato con un sorriso sarcastico Glättli. Per 105 a 84 però i suoi colleghi hanno respinto l'inserimento nella legge del diritto di opposizione al "profiling".</p><p>Infine, è stata mantenuta - per 104 a 87 - una divergenza con l'altra Camera sull'anzianità dei dati riguardo alla solvibilità di una persona. Per il Nazionale queste informazioni devono poter risalire fino a dieci anni addietro, mentre una minoranza si batteva per limitare tale scadenza a cinque anni.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 23.09.2020</b></p><p>Il Consiglio degli Stati ha mantenuto una divergenza col Nazionale circa il progetto di legge sulla protezione dei dati. Gli Stati ci tengono a far figurare nella legge il principio di profilazione ad alto rischio. Una conferenza di conciliazione tenterà domani di mettere d'accordo i due consigli su questo aspetto.</p><p></p><p><b>Notizia ATS, 24.09.2020</b></p><p><b>CN+CSt: protezione dati, disciplinata profilazione ad alto rischio </b></p><p>Dopo tre anni di dibattiti, la revisione della legge sulla protezione dei dati è vicina al traguardo. Il Consiglio nazionale - con 134 voti a 42 - e successivamente gli Stati - all'unanimità - hanno approvato il principio di profilazione ad alto rischio, come proposto dalla conferenza di conciliazione, evitando di affossare l'intero progetto. Il dossier è quindi pronto per le votazioni finali di domani.</p>