<h2>SubmittedText<h2><p>Come dimostrano i recenti eventi collegati al sito Internet "Shooterplanet", la Svizzera è ancora un Paese in via di sviluppo per quanto riguarda la protezione della gioventù. È stato dimostrato già da molto tempo che i videogiochi violenti possono avere un effetto negativo sullo sviluppo dei bambini e dei giovani. Tale fatto è confermato dai profili degli autori di sparatorie come quella avvenuta di recente a Winnenden.</p><p>Vi sono diversi interventi pendenti su questo tema, ma non è stata presa alcuna misura, condannando la Svizzera a diventare ogni giorno di più un'isola in cui gli offerenti di videogiochi violenti possono eludere i divieti imposti in altri Stati.</p><p>Sulla base di queste considerazioni, si invita il Consiglio federale di rispondere ai seguenti quesiti:</p><p>1. Il Consiglio federale è consapevole degli effetti deleteri provocati da videogiochi violenti e prodotti simili?</p><p>2. Considera la protezione della gioventù un tema importante ed è disposto ad agire di conseguenza?</p><p>3. È pronto ad adottare tempestivamente misure appropriate per rendere più difficile l'accesso ai videogiochi violenti, in modo da impedire efficacemente ai giovani di utilizzare tali prodotti?In caso affermativo, quali? In caso contrario, perché no?</p><p>4. A tal fine ha in programma di introdurre un divieto di vendita e diffusione di tali prodotti?</p><p>5. Prevede di oscurare i corrispondenti siti Internet?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale è consapevole che l'uso eccessivo e non commisurato all'età dell'utente dei cosiddetti "killer games" (giochi violenti) può avere un effetto negativo sui bambini e sui giovani. Generalmente con il termine "killer games" si intendono programmi elettronici di gioco interattivi, in cui l'uccisione virtuale di persone o altre creature contribuisce al successo del gioco. Le ricerche attualmente disponibili non identificano i giochi violenti come causa di una condotta violenta. Si deve quindi partire dal presupposto che l'uso frequente di giochi violenti può diventare pericoloso soprattutto quando vi sono elementi personali e rapporti sociali problematici di fondo. Fattori di rischio in questo contesto sono la mancanza di controllo da parte dei genitori sulle abitudini di gioco dei bambini e dei giovani, il libero e incontrollato accesso ai media nelle camere dei bambini, l'età precoce con cui si inizia a fruire di prodotti mediatici violenti, i conflitti familiari, ecc.</p><p>2. La protezione dei giovani è una questione particolarmente importante per il Consiglio federale. Con l'approvazione del rapporto "I giovani e la violenza - per una prevenzione efficace nella famiglia, nella scuola, nello spazio sociale e nei media", in risposta ai postulati Leuthard 03.3298, Amherd 06.3646 e Galladé 07.3665, il 20 maggio 2009 il Consiglio federale ha pubblicato i risultati dell'indagine effettuata sulla protezione dei bambini e dei giovani nel settore dei media e ha indicato gli ambiti in cui ritiene che si debba intervenire con maggiore urgenza. La priorità assoluta spetta al potenziamento delle misure di informazione e sensibilizzazione, nonché alla formazione nel settore dei media di bambini, giovani e adulti di riferimento, in particolare per quanto riguarda la gestione di potenziali pericoli e un uso dei media e dei videogiochi adatto all'età dei fruitori.</p><p>3. Per quanto riguarda il commercio legale di videogiochi in Svizzera, le imprese con sede in Svizzera, sotto la guida della Swiss Interactive Entertainment Association, ha già adottato i necessari provvedimenti di autoregolamentazione per vietare l'indesiderata vendita ai minori di videogiochi con rappresentazioni violente.</p><p>In base al sistema di classificazione PEGI, riconosciuto in tutta Europa, i videogiochi devono essere provvisti di indicazioni relative all'età minima dei giocatori e al contenuto. Stando alle conoscenze attualmente disponibili, solo una minima parte dei produttori, dei commercianti e dei punti vendita non si è adeguata a queste disposizioni. In questo contesto i cantoni sono invitati a sostenere i provvedimenti di autoregolamentazione del settore con interventi legislativi e a prevedere misure sanzionatorie da parte dello Stato in caso di inadempimento o violazione. La Confederazione seguirà con attenzione l'ulteriore sviluppo in quest'ambito e interverrà solo se i provvedimenti adottati dal settore e dai cantoni dovessero rivelarsi troppo poco efficaci o non attuabili.</p><p>Sono particolarmente problematici i casi in cui i giovani accedono tramite terzi o attraverso Internet a videogiochi non adatti a loro. Per quanto riguarda i contenuti violenti diffusi attraverso Internet (che, come si sa, è un mezzo di comunicazione esteso a tutto il mondo), le possibilità di regolamentazione sono limitate già in partenza. Nel contesto dell'approvazione del summenzionato rapporto del Consiglio federale, il DFGP è stato incaricato di presentare quanto prima un rapporto speciale sugli strumenti legislativi disponibili per migliorare la protezione dei giovani in rete.</p><p>4. Il Codice penale (CP; RS 311.0) prevede già il divieto assoluto per le rappresentazioni violente di cui all'articolo 135 CP, che è applicabile anche ai videogiochi violenti. Sono tuttavia vietati soltanto i giochi più estremi. Considerando il fatto che questi giochi possono costituire un pericolo solo se sommati ad altri fattori di rischio, per il divieto assoluto (rivolto anche agli adulti) si è fissato volutamente un parametro molto restrittivo (cfr. anche la risposta del Consiglio federale alla mozione Allemann 09.3422). Il Consiglio federale non ritiene, infatti, opportuno estendere l'attuale divieto stabilito dall'articolo 135 CP. Per proteggere maggiormente i giovani contro le rappresentazioni violente non è necessario generalmente vietare tutto ciò di cui gli adulti possono invece usufruire senza effetti dannosi. Dall'altro lato, però, ai giovani non deve nemmeno essere garantito il libero accesso a tutti i videogiochi violenti (non vietati). Per il Consiglio federale, divieti che sanzionino la vendita e la diffusione di giochi violenti a determinate fasce di età sono dunque in linea di massima plausibili, ma dovrebbero riferirsi a una classificazione vincolante. Secondo l'attuale ripartizione delle competenze prevista dalla Costituzione, i provvedimenti legislativi in materia di protezione dei minori e dei giovani spettano essenzialmente ai cantoni. Questi ultimi si stanno adoperando per rendere più vincolanti gli attuali sistemi di classificazione. Come misure accompagnatorie per la loro applicazione sono liberi di adottare anche corrispondenti disposizioni penali. Un intervento della Confederazione (come chiesto ad esempio dalla mozione Hochreutener 07.3870) imporrebbe una modifica costituzionale ed è previsto solo quando le misure adottate dai cantoni si rivelano troppo poco efficaci o non attuabili.</p><p>5. Il blocco di un sito Internet è possibile solo quando i suoi contenuti sono illegali. La molto discussa sentenza "Media Markt" (sentenza del giudice penale unico della circoscrizione giudiziaria VIII Berna-Laupen del 9 luglio 2008; S 08 607), riguardante il gioco "Stranglehold: John Woo", che in base all'attuale classificazione PEGI può essere acquistato da adulti a partire da 18 anni, ha tuttavia mostrato che non ogni videogioco violento soddisfa i requisiti per il divieto assoluto fissati dall'articolo 135 CP. Un eventuale blocco andrebbe disposto competenti autorità cantonali di perseguimento penale.</p>  Risposta del Consiglio federale.