<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale riconosce che l'evoluzione strutturale dell'economia pone le zone rurali e le regioni montane di fronte a sfide particolari. Esso ritiene che l'attrattiva della Svizzera e la coesione nazionale possano essere garantite soprattutto attraverso il mantenimento degli equilibri regionali. Nel 1996, il Consiglio federale ha dunque riorientato la politica regionale della Confederazione al fine di promuovere la concorrenzialità delle regioni sfruttandone le potenzialità e le forze specifiche. Questo nuovo orientamento della politica regionale dovrà venire completato dalla nuova perequazione finanziaria che costituisce lo strumento centrale per la riduzione delle disparità. Il Consiglio federale intende infine adoperarsi per garantire in tutte le regioni del Paese un livello di servizi pubblici di base affinché esso non si trasformi in un fattore limitativo dello sviluppo regionale.</p><p>Domanda 1</p><p>Il Consiglio federale è cosciente del fatto che l'inasprimento della concorrenza fra imprese e piazze economiche, dovuto alla globalizzazione dell'economia e alla sua terziarizzazione, favorisce la concentrazione nei centri urbani di rami economici ad elevato valore aggiunto e ad elevata competitività. Questo processo pone le regioni rurali e montane di fronte a nuove sfide.</p><p>Questa inevitabile evoluzione rende indispensabili riforme economiche in grado di garantire il potenziale di crescita della Svizzera e il finanziamento a lungo termine della perequazione finanziaria e dei servizi pubblici nel campo delle infrastrutture.</p><p>In questo contesto, il Consiglio federale considera assolutamente necessaria la liberalizzazione nel settore delle infrastrutture per aumentare l'efficienza e per soddisfare le nuove condizioni quadro. Esso è tuttavia cosciente che le perdite di posti di lavoro dovute alla ristrutturazione di vecchie imprese pubbliche possono svantaggiare regioni periferiche in quanto i nuovi venuti sul mercato creano posti di lavoro soprattutto nelle regioni centrali.</p><p>Inoltre, il Consiglio federale ritiene irrinunciabile la concretizzazione della politica agricola 2002 poiché essa fornirà ad un'agricoltura diversificata, produttiva e sostenibile le basi che le sono necessarie per mantenere il suo posto in un'economia moderna. Esso è convinto che questa riforma, associata ai pagamenti diretti già in vigore, rappresenta per la popolazione contadina un adattamento delle condizioni quadro nell'agricoltura socialmente ed economicamente sostenibile.</p><p>Le sfide che scaturiscono dalla liberalizzazione dei mercati non devono far dimenticare che questa apertura costituisce per le regioni di frontiera della Svizzera un'occasione per aprirsi a nuovi partner e trarre profitto da nuovi potenziali di sviluppo.</p><p>Non va tuttavia dimenticato che il processo di concentrazione delle attività economiche nelle metropoli pone anche i centrocittà delle regioni urbane di fronte a crescenti sfide (esodo della popolazione verso gli agglomerati urbani, ambiente, trasporti, finanze pubbliche).</p><p>Domanda 2</p><p>Il Consiglio federale ritiene che la coesione nazionale rappresenti effettivamente una sfida.</p><p>La sempre più aspra concorrenza internazionale fra piazze economiche e in particolare fra le città comporta il rischio che i grandi centri urbani cerchino autonomamente il loro posto nella rete delle città mondiali specializzandosi e cooperando con altre città.</p><p>Come già menzionato nelle "Linee guida per l'ordinamento del territorio svizzero" del 1996, il Consiglio federale reputa tuttavia che le città non possano garantire la loro attrattiva a lungo termine senza avvalersi della prossimità di regioni rurali attrattive. Lo sviluppo delle zone rurali è a sua volta strettamente legato alla competitività delle città e alla crescita economica globale.</p><p>Il mantenimento della coesione nazionale ma anche dell'attrattiva della piazza economica svizzera si basa, fra l'altro, su una più stretta collaborazione fra regioni urbane e rurali. In questo processo, anche la Confederazione deve svolgere un ruolo, ad esempio, di mediatore e di fornitore di impulsi. Per adempiere un tale compito la Confederazione vuole essere un partner credibile sia per le regioni urbane che per le regioni rurali e montane. Per questo motivo, il Consiglio federale intende proseguire e rafforzare la sua politica in materia di ordinamento del territorio indirizzata a tutto il territorio nazionale, tenendo conto dei problemi specifici delle varie regioni del Paese e riservando maggiore attenzione alle grandi regioni che integrano in uno spazio funzionale città e periferie rurali.</p><p>Domanda 3</p><p>Il Consiglio federale attribuisce grande importanza al mantenimento della coesione nazionale. Il rafforzamento della solidarietà e il mantenimento degli equilibri nazionali fanno parte degli obiettivi del programma di legislatura 1999-2003. </p><p>La solidarietà deve essere rafforzata attraverso il consolidamento delle assicurazioni sociali. Gli equilibri regionali vanno mantenuti grazie alla positiva conclusione del progetto di "Nuova perequazione finanziaria" e mediante l'attuazione della nuova politica di assetto del territorio. </p><p>Come in passato, il Consiglio federale terrà conto della speciale situazione delle regioni montane anche nell'ambito delle altre sue attività (pagamenti diretti, servizi pubblici di base). Nel suo parere sulla mozione Brunner del 18 giugno 1999 intitolata "Pacchetto di misure per le regioni rurali", il Consiglio federale ha elencato gli strumenti aventi un impatto sull'ordinamento del territorio grazie ai quali esso tiene conto delle molteplici esigenze delle regioni rurali e montane. Il Consiglio federale desidera tuttavia sottolineare che l'articolo 50 della nuova Costituzione, secondo cui la Confederazione deve prendere in considerazione la particolare situazione delle città, degli agglomerati e delle regioni di montagna, non costituisce alcuna base per l'ampliamento delle competenze della Confederazione.</p><p>Domanda 4</p><p>Il Consiglio federale ammette che futuri accordi internazionali potranno avere ripercussioni diverse sulle varie regioni del Paese a seconda della loro specificità geografica e socioeconomica. Per questa ragione esso è disposto ad analizzare gli effetti territoriali di futuri accordi internazionali.</p><p>Nella sua risposta ai postulati Ratti e Hofmann del 7 ottobre 1999 il Consiglio federale ha inoltre assicurato che provvederà entro la metà del 2002 a esaminare in un rapporto l'incidenza territoriale degli accordi bilaterali sulle regioni frontaliere e a trarre le conseguenze in termini di politica di assetto del territorio.</p><p>Domanda 5</p><p>Il Consiglio federale considera la politica regionale parte integrante della sua politica economica ed è deciso a proseguirla.</p><p>Secondo il messaggio del 1996, relativo al riorientamento della politica regionale, la politica regionale deve mirare, come in passato, ad una ripartizione decentralizzata della popolazione e dell'economia, impiegando tuttavia i propri mezzi nelle regioni secondo criteri di efficienza, ossia laddove essi promettono il più importante contributo all'aumento della competitività. Solo in questo modo è possibile garantire durevolmente l'attrattiva della piazza economica svizzera nel suo insieme. In questo contesto si renderà necessario un impiego maggiormente differenziato dei mezzi per tenere conto delle potenzialità regionali specifiche nei settori del turismo, dell'industria e dei servizi.</p><p>Il nuovo orientamento della politica regionale va in questa direzione in quanto definisce i seguenti obiettivi strategici: maggiore ponderazione dei criteri d'efficienza, valorizzazione delle potenzialità regionali, grandi regioni quali livello complementare d'intervento, promovimento di progetti innovativi. Nella nuova LIM, nei programmi REGIO PLUS e INTERREG, questi principi sono già concretizzati.</p><p>Sebbene questi principi conserveranno la loro validità anche nei prossimi anni, la politica regionale e gli attori responsabili dovranno costantemente adattarsi alle nuove condizioni. Così come la Confederazione e i Cantoni, anche le regioni sono sempre più incoraggiate a cogliere autonomamente le opportunità che si offrono loro. </p><p>La questione del futuro sviluppo della politica regionale è strettamente connessa con il progetto per una nuova perequazione finanziaria. Nel contesto dell'evoluzione strutturale e della globalizzazione, la perequazione finanziaria costituisce un mezzo per combattere le ridistribuzioni regionali non volute, per compensare gli oneri supplementari e per ridurre le disparità esistenti. La politica regionale, dal canto suo, mira al sostegno di singoli rami o regioni nell'interesse generale. La perequazione finanziaria e la politica regionale si completano reciprocamente: l'una non può sostituire l'altra.</p><p>Domanda 6</p><p>Il Consiglio federale è disposto a garantire un servizio pubblico appropriato in tutte le regioni del Paese, affinché esso non divenga un fattore limitativo dello sviluppo regionale.</p><p>Nelle nuove leggi (legge sulle ferrovie, sulle poste, sulle telecomunicazioni e sul mercato dell'energia elettrica) sono contenute disposizioni volte a garantire il mantenimento del servizio pubblico nelle regioni poco densamente popolate, nell'ambito di un mercato liberalizzato. Inoltre, il Consiglio federale provvede, attraverso i suoi obiettivi strategici per la Swisscom, la Posta e le FFS e, se necessario, mediante misure supplementari affinché anche in futuro questi servizi pubblici siano garantiti su tutto il territorio nazionale. </p><p>Le commissioni della Confederazione incaricate del coordinamento della politica di ordinamento del territorio, ossia la Conferenza della Confederazione sull'assetto del territorio e il Consiglio per l'assetto del territorio si occupano attualmente delle questioni concernenti la concretizzazione, le possibilità di guida e gli sviluppi futuri nei vari settori toccati dalla questione del servizio pubblico.</p><p>Domanda 7</p><p>Conformemente alla decisione di principio del 19 gennaio 2000, la politica di assetto del territorio deve essere rafforzata attraverso la creazione di un nuovo ufficio in seno al Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni (DATEC). Il 17 maggio 2000 il Consiglio federale ha confermato la sua precedente decisione ed ha definito l'elenco dei compiti e il nome del nuovo ufficio (Ufficio federale per lo sviluppo territoriale).</p><p>Il 1° giugno 2000, l'Ufficio federale della pianificazione del territorio (UFPT) verrà dunque trasferito al DATEC e unito al Servizio per lo studio dei trasporti nonché al settore "Sviluppo sostenibile" inclusa la "Convenzione delle Alpi" per formare il nuovo Ufficio federale per lo sviluppo territoriale. La posizione di questo Ufficio in seno al Dipartimento incaricato delle infrastrutture e dell'ambiente gli consentirà di esercitare ancora più efficacemente il suo compito trasversale di coordinamento delle attività aventi un impatto sul territorio. In particolare la dimensione della politica di assetto del territorio legata ai compiti del servizio pubblico verrà così rafforzata. </p><p>Come sancito nell'ordinanza concernente il coordinamento dei compiti della Confederazione nell'ambito della politica di assetto del territorio, la collaborazione orizzontale in seno all'amministrazione federale rappresenta un compito importante di questa politica. Importanza centrale assume in questo contesto la stretta collaborazione fra il nuovo Ufficio federale per lo sviluppo territoriale ed il seco responsabile della politica di assetto del territorio in senso stretto. Nel corso degli ultimi anni, questa collaborazione fra gli Uffici e i Dipartimenti si è istituzionalizzata e ha portato ottimi frutti; essa deve dunque continuare anche dopo il passaggio dell'UFPT al DATEC. </p><p>Per quanto riguarda il coordinamento in senso lato, l'ordinanza concernente il coordinamento dei compiti della Confederazione definisce anche i compiti della Conferenza della Confederazione sull'assetto del territorio e del Consiglio per l'assetto del territorio nonché la loro direzione comune da parte del nuovo Ufficio per lo sviluppo territoriale e del seco. Anche in futuro l'ordinanza sul coordinamento resterà una base essenziale per l'esecuzione transsettoriale della politica di assetto del territorio.</p>  Risposta del Consiglio federale.