<h2>SubmittedText<h2><p>La discussione sull'impostazione del 7° programma quadro di ricerca e sviluppo tecnologico dell'Unione europea (2007-2010) si preannuncia difficile specialmente per quanto riguarda l'impiego dei mezzi e la definizione delle priorità. Se da un lato dall'impostazione del programma dipende l'investimento finanziario necessario per la partecipazione della Svizzera, dall'altro il suo contenuto influenza durevolmente anche gli istituti di ricerca svizzeri e in particolare la Commissione per la tecnologia e l'innovazione (CTI) e il Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (FNS). Nel caso in cui dovesse realizzarsi lo scenario che prevede un raddoppio dei mezzi destinati dall'Unione europea alla ricerca (che passerebbero dai cinque miliardi di euro attuali a dieci) e una progressione della ricerca fondamentale a scapito della ricerca applicata, per la Svizzera si porrebbero alcune domande di principio.</p><p>1. La Svizzera sarebbe in grado di far fronte, sul piano politico-finanziario, a un raddoppio del suo contributo al 7° programma quadro di ricerca, anche se l'educazione e la ricerca fanno parte dei compiti prioritari della Confederazione?</p><p>2. In che modo sarebbe possibile compensare una simile fuga di mezzi verso Bruxelles? Per esempio, sarebbe ipotizzabile che in futuro in Svizzera si rinunci del tutto a attività di ricerca che vengono svolte nell'ambito 7° programma quadro di ricerca, benché gli strumenti di promozione dell'UE siano sempre più onerosi sul piano amministrativo e sempre più difficilmente accessibili per le piccole e medie imprese (PMI)?</p><p>3. Non sussiste il pericolo che la CTI e il FNS restino privi di risorse, quando invece, per la piazza finanziaria e della ricerca svizzera, questi enti hanno un'importanza assai maggiore dei programmi quadro di ricerca dell'UE?</p><p>4. Se la partecipazione al 7° programma quadro di ricerca non deve essere realizzata a spese della CTI e del FNS c'è il rischio che, invece di una partecipazione completa, si ritorni a una collaborazione "progetto per progetto", com'era il caso in precedenza. Qual è la posizione del Consiglio federale su un simile cambiamento di strategia?</p><p>Dato che in parte le domande poste sono di tipo strategico, il Consiglio federale è invitato a motivare le sue risposte affinché la direzione impressa alla politica in materia di ricerca possa, se necessario, essere corretta per tempo.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il contesto generale entro cui si svolgono le discussioni in corso sull'impostazione del 7° programma quadro di ricerca e sviluppo tecnologico dell'Unione europea (7° PQR) è costituito dal cosiddetto "processo di Lisbona". Nell'ambito di tale processo gli Stati membri dell'UE si sono posti come obiettivo quello di rendere l'Unione europea, nei prossimi anni, lo spazio economico fondato sul sapere più competitivo al mondo, in particolare rispetto agli Stati Uniti e al Giappone. In quest'ottica la ricerca e l'innovazione sono considerate come un fattore chiave di crescita e un'importanza centrale è accordata soprattutto allo sviluppo di uno spazio europeo della ricerca.</p><p>Tra gli obiettivi fissati dall'UE a Lisbona figura anche un aumento degli investimenti globali per la ricerca stimato, in media, al 3 per cento circa del prodotto interno lordo (PIL) dell'UE, di cui 2/3 provenienti da fondi privati e 1/3 da fondi pubblici. Conformemente a tale obiettivo, la competente direzione generale dell'UE ha avanzato la sua richiesta di raddoppiare i mezzi per il 7° PQR. A tutt'oggi però, il relativo budget non è ancora stato deciso poiché dipenderà in larga misura dalle prospettive finanziarie dell'UE per gli anni 2007-2013, che saranno probabilmente adottate soltanto nell'autunno 2005. Stando alle informazioni disponibili, è poco probabile che i mezzi per il 7° PQR vengano raddoppiati e, almeno per il momento, non è possibile fare previsioni sull'ammontare effettivo del budget.</p><p>Dal punto di vista dei contenuti del 7° PQR, le discussioni vertono essenzialmente sui seguenti nuovi elementi: l'intensificazione degli sforzi profusi in favore delle nuove iniziative tecnologiche, il miglioramento del coordinamento concernente l'estensione e la gestione delle infrastrutture di ricerca più costose, il lancio di un'iniziativa nel settore della ricerca europea sulla sicurezza, la promozione della ricerca fondamentale - a complemento dell'attuale promozione della ricerca applicata - con, eventualmente, l'istituzione di una speciale agenzia per la promozione della ricerca ("European Research Council") e un potenziamento delle attività di promozione nel settore spaziale. Un progetto ufficiale di programma non è ancora disponibile, ma è stato annunciato dalla Commissione UE per il 21 aprile 2005.</p><p>Il contributo annuo della Svizzera, in qualità di Paese associato, al 6° programma quadro di ricerca e sviluppo tecnologico dell'UE ammonta a 240 milioni di franchi. A titolo comparativo, i fondi concessi per il 2005 dalla Confederazione al Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (FNS) ammontano a 457 milioni di franchi (dedotti gli accantonamenti pari a 50 milioni) e il budget della Commissione per la tecnologia e l'innovazione (CTI) è di 100 milioni di franchi.</p><p>Sulle base di queste considerazioni, il Consiglio federale risponde come segue alle domande poste dall'interpellante:</p><p>1. Al momento non è possibile valutare in maniera attendibile le conseguenze finanziarie della partecipazione della Svizzera al 7° PQR. Ciò potrà essere fatto soltanto dopo che il Consiglio e il Parlamento europei avranno preso le decisioni circa il budget del programma e dopo che sarà stata fatta chiarezza sul margine di manovra finanziario della Svizzera dopo il 2007, che dipenderà fra l'altro dall'esito dei dibattiti parlamentari sul programma di sgravio 2004.</p><p>2. / 3. Le informazioni disponibili sul 7° PQR non consentono di rispondere in modo esaustivo a queste domande, poiché non sono ancora stati decisi né il budget del programma né gli orientamenti tematici prioritari che potrebbero sovrapporsi alle attività di promozione della ricerca condotte dal FNS o dalla CTI. </p><p>Il Consiglio federale ritiene che, di norma, i programmi quadro di ricerca dell'UE non possano sostituire la promozione della ricerca nazionale, e in particolare le attività del FNS e della CTI, in quanto la Svizzera, oltre alla cooperazione internazionale, ha anche altre esigenze specifiche nel settore della ricerca. Il collegio governativo è quindi pienamente consapevole dell'importanza centrale che le nostre agenzie di promozione rivestono per la ricerca svizzera. La promozione effettuata attraverso i programmi quadro di ricerca, specialmente nel settore della ricerca applicata, gioca tuttavia già oggi un ruolo importante, in particolare per le piccole e medie imprese (PMI) la cui partecipazione ai programmi, contrariamente a quanto affermato dall'interpellante, si è sviluppata in modo assai positivo negli ultimi anni.</p><p>Il peso futuro e la dotazione finanziaria dei succitati strumenti di promozione della ricerca svizzera (FNS, CTI, programmi quadro) dovranno essere stabiliti dopo che l'UE avrà preso le sue decisioni e a seguito di una valutazione dei bisogni, dei compiti e delle competenze in fatto di promozione della ricerca. Il Consiglio federale terrà conto di questi risultati nell'ulteriore pianificazione finanziaria (rispettando il freno alla spesa) e nei messaggi sulla partecipazione della Svizzera ai programmi europei di ricerca e educazione dal 2007 e sul promovimento dell'educazione, della ricerca e della tecnologia (ERT) negli anni 2008-2011. Già oggi si può però affermare che la Svizzera non potrà permettersi doppioni nemmeno nel settore ERT.</p><p>4. Sulla base delle decisioni dell'UE circa il budget del 7° PQR, il Consiglio federale valuterà a tempo debito le diverse opzioni per i negoziati con l'UE in vista della partecipazione della Svizzera al 7° programma quadro di ricerca europeo. Per il momento si può dire che la partecipazione della Svizzera ai programmi di ricerca ha dato buoni risultati, rispondendo alle esigenze della piazza di ricerca elvetica, e si è rivelata di grande utilità per il nostro Paese.</p>  Risposta del Consiglio federale.