<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p></p><p></p><p>Per rispetto dei diritti parlamentari dell'interpellante il Consiglio federale non si occupa dei termini impiegati bensí si esprime sul contenuto. </p><p></p><p></p><p></p><p>L'aumento di richiedenti l'asilo che la Svizzera ha vissuto quest'anno è collegato in gran parte all'immigrazione di cittadini del Kosovo alla ricerca di protezione. Il Consiglio federale ha preso tempestivamente diverse misure, prima ancora che si facessero sentire in Svizzera le conseguenze della crisi nel Kosovo. Infatti si è energicamente impegnata per un contenimento e una soluzione internazionale del conflitto nei Balcani. Il suo impegno si concretizza in particolare nella collaborazione allo sviluppo, che comprende anche il soccorso umanitario. Quando la crisi si è acuita in Kosovo il Consiglio federale ha dapprima favorito gli sforzi volti ad aiutare i profughi ai confini della loro patria, affinché non si sentissero costretti ad avviarsi verso contrade lontane. La DSC, in collaborazione con le organizzazioni internazionali, ha intensificato quindi le attività nel Kosovo stesso e negli Stati limitrofi per far pervenire ai profughi l'aiuto indispensabile. Nel quadro dell'aiuto umanitario della Confederazione la Svizzera è pronta a versare circa 9,5 milioni di franchi per le vittime del Kosovo. I mezzi saranno utilizzati per sostenere da una parte i programmi d'aiuto d'emergenza delle organizzazioni umanitarie e dall'altra gli interventi diretti del Corpo svizzero d'aiuto in caso di catastrofe. </p><p></p><p></p><p></p><p>La soluzione dei problemi internazionali posti dai rifugiati è da cercare a livello internazionale. È fondamentale che tutti gli Stati toccati mettano in comune i loro sforzi. La Svizzera ha perciò proposto di organizzare una conferenza internazionale sul Kosovo allo scopo di esaminare gli aspetti umanitari e i problemi relativi alla protezione. Il gruppo di lavoro per le questioni umanitarie del Consiglio incaricato dell'attuazione del piano di pace in Bosnia-Erzegovina si è occupato il 20 novembre 1998 a Ginevra di questioni relative alla protezione dei profughi del Kosovo. Al termine della discussione gli Stati partecipanti si sono dichiarati d'accordo di sospendere fino alla primavera del 1999 i rimpatri forzati. La richiesta di una ripartizione dell'onere a livello europeo di rifugiati e profughi albanesi del Kosovo non ha trovato nessuna udienza e non è stata accettata da nessun Stato. </p><p></p><p></p><p></p><p>Oltre a ciò il Consiglio federale è disposto a prender parte alla Missione di verificazione nel Kosovo (KVM), diretta dall'OSCE, con un contingente di 50-100 persone. Favorire questa missione significa per la Svizzera contribuire a estirpare in loco le radici del conflitto. Oltre a provvedere al rientro di rifugiati e profughi, la KVM si adopera per contenere e ridurre la pressione migratoria dal Kosovo, alla quale il nostro Paese è particolarmente esposto. </p><p></p><p></p><p></p><p>Ma il Consiglio federale ha preso misure anche all'interno del nostro Paese: da una parte per continuare una politica fedele alla tradizione umanitaria svizzera e proteggere persone effettivamente perseguitate e, dall'altra, per contrastare efficacemente abusi sempre piú diffusi nel campo della legislazione sui rifugiati e sugli stranieri. </p><p></p><p></p><p></p><p>Dato che i richiedenti l'asilo del Kosovo cercano anzitutto una protezione transitoria, il termine per la partenza è stato prorogato al 30 di aprile 1999. Tuttavia già attualmente si sta pianificando il ritorno per il giorno in cui il bisogno di protezione verrà meno. </p><p></p><p></p><p></p><p>Il decreto federale concernente misure urgenti nell'ambito dell'asilo e degli stranieri (DMAS), sottoposto dal Consiglio federale al Parlamento ed entrato in vigore il 1° luglio 1998, esplica già i suoi primi effetti. Da quella data infatti, il numero dei richiedenti l'asilo che consegnano ai centri di registrazione documenti d'identità è costantemente aumentato; per la prima volta dopo il 1996 piú del 50% dei richiedenti l'asilo hanno nuovamente presentato un qualsiasi documento personale; circa il 37% di tutti i richiedenti l'asilo hanno consegnato sia il passaporto sia la carta d'identità. </p><p></p><p></p><p></p><p>Infine, in occasione dell'incontro del 29 ottobre 1998 tra i capi del DFGP e del DFF e rappresentanti della Conferenza dei direttori cantonali delle opere sociali (CDCOS) e della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia (CDCGP), è stato deciso di istituire, sull'esempio del gruppo di lavoro "esecuzione dell'allontanamento", un gruppo di lavoro paritetico, incaricandolo di esaminare nuovi modelli di finanziamento e di assistenza, nonché di elaborare proposte per migliori incentivi strutturali atti a ridurre le spese nel settore dell'asilo. Tale gruppo di lavoro sottoporrà un rapporto intermedio al DFGP nel mese di maggio del 1999.</p><p></p><p></p><p></p><p>Il Consiglio federale ritiene che l'alloggio provvisorio di richiedenti l'asilo in un centro gestito da militari non ha nessuna diretta conseguenza negativa per l'economia e la popolazione. Contrariamente a quanto afferma l'interpellante, ci saranno piuttosto ricadute economiche positive per Bronschhofen. La maggior parte degli acquisti per il centro d'emergenza saranno effettuati a Bronschhofen e dintorni. Le istanze dei privati che faranno valere un danno direttamente dipendente dall'apertura di detta caserma d'emergenza, verranno esaminate dalle competenti autorità federali. </p><p></p><p></p><p></p><p>Confederazione, Cantone e Comune si sono messi d'accordo sull'utilizzazione della caserma di Broschhofen quale provvisorio alloggio d'emergenza. In tale occasione è stato fissato il numero dei richiedenti l'asilo collocati nel centro (al massimo 190 persone) e la durata probabile della sua utilizzazione (fino al 31 marzo 1999). È fuori posto parlare di "progetto insensato di creare uno dei piú grandi centri di richiedenti l'asilo".</p>  Risposta del Consiglio federale.