<h2>SubmittedText<h2><p>In seguito alle rivolte nei Paesi del Nord Africa, sono molti i giovani che cercano di raggiungere l'Europa come "rifugiati". Il coinvolgimento dimostrato da consiglieri federali, politici e cerchie affini sta inviando un segnale sbagliato in quanto profetizza l'arrivo in Svizzera di un'ondata di profughi e pubblicizza la disponibilità del nostro Paese ad accogliere "la sua parte" di rifugiati e a creare ulteriori strutture di asilo; già solo nelle strutture militari potrebbero essere sistemati subito 7000 rifugiati.</p><p>Questo invito a tutti quelli che non sono rifugiati ma che verrebbero volentieri nel "paradiso svizzero" potrebbe avere conseguenze fatali e attrarre come una calamita i giovani nordafricani. A questa situazione dovrebbe finalmente porre rimedio il tanto acclamato accordo di Schengen/Dublino. Da un lato l'UE dovrebbe finalmente controllare le sue frontiere meridionali; dall'altro la normativa di Dublino prevede che i rifugiati possano chiedere asilo solo nel primo Paese europeo in cui arrivano. Il primo Paese di accoglienza è tenuto a svolgere la procedura e a riprendere i rifugiati che presentano nuovamente una domanda d'asilo in un altro Paese. Questo non sembra per il momento il caso. Schengen/Dublino non pare essere adatto a dare risposte adeguate in momenti di crisi.</p><p>Invito il Consiglio federale a rispondere urgentemente alle seguenti domande:</p><p>1. Come valuta il Consiglio federale la situazione dal punto di vista della politica migratoria alla luce degli sviluppi in Nord Africa? Quali effetti si attende a breve e lungo termine per la Svizzera?</p><p>2. Condivide il parere di chi crede che "pubblicizzare" i flussi migratori attesi anche da noi e le ulteriori disponibilità di strutture di asilo sia un segnale sbagliato e possa attirare come una calamita i giovani nordafricani?</p><p>3. Condivide l'opinione secondo cui questi presunti "rifugiati" (eventualmente ad eccezione della Libia, se Gheddafi rimane al potere) sembrano essere quasi esclusivamente giovani uomini che sperano di trovare una vita migliore in Europa?</p><p>4. Attualmente l'Italia accoglie al giorno solo un volo di riammissione con alcuni "casi Dublino" (cinque da Zurigo, quattro da Ginevra). Questo significa che Dublino non è più in vigore. Cosa intende fare il Consiglio federale per porre fine a questa violazione dell'accordo?</p><p>5. Cosa intende fare il Consiglio federale per controllare efficacemente la nostra frontiera meridionale (solo il 20 per cento dei treni Eurocity dall'Italia è sottoposto a controlli)?</p><p>6. Per venire in aiuto alle guardie di confine, il Consiglio federale pensa di ricorrere provvisoriamente all'esercito?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale segue e valuta con grande attenzione l'evolversi della situazione in Nord Africa. I Paesi della regione devono attualmente far fronte a una forte pressione migratoria. Soprattutto in Libia, in cui all'inizio del conflitto soggiornavano circa 1,5 a 2,5 milioni di lavoratori stranieri, molte persone sono in fuga. All'inizio di maggio 2011, circa 650 000 persone hanno lasciato la Libia alla volta dei Paesi limitrofi Egitto, Tunisia, Niger, Algeria, Ciad e Sudan. Nelle regioni di confine tunisine ed egiziane regnano in parte condizioni molto precarie. Da inizio anno in Italia sono sbarcati circa 35 000 nuovi immigrati, giunti soprattutto dalla Tunisia (23 000) e dall'Africa subsahariana (10 000). Nell'Europa continentale, invece, non si è finora assistito a un aumento notevole della migrazione. Alla luce dell'incertezza della situazione, soprattutto in Libia, è molto difficile formulare previsioni attendibili in merito agli ulteriori sviluppi e alle conseguenze per la Svizzera.</p><p>2. Il Consiglio federale non condivide questo timore. Per contro, ritiene importante prepararsi per tempo a un possibile aumento delle domande d'asilo. Pertanto, attualmente nell'ambito del comitato d'esperti "Procedura d'asilo e alloggio" sono elaborati a titolo precauzionale piani d'azione per l'eventualità di un considerevole aumento delle domande d'asilo. È essenziale sfruttare in maniera ottimale le capacità esistenti. Si tratta inoltre di identificare e rendere disponibili ulteriori capacità sia nelle strutture federali sia in quelle cantonali.</p><p>3. I cittadini tunisini che sbarcano a Lampedusa sono effettivamente perlopiù giovani uomini che hanno lasciato il loro Paese per motivi socio-economici. Non è tuttavia detto che la maggior parte di queste persone presenti effettivamente una domanda d'asilo. Inoltre, la Svizzera non rappresenta il Paese di destinazione preferito dei cittadini tunisini. Non è tuttavia escluso che un certo numero di queste persone possa in un secondo tempo chiedere asilo in Svizzera. Se conformemente all'accordo di Dublino nessun altro Stato Dublino fosse responsabile della procedura, l'Ufficio federale della migrazione tratterebbe queste domande in via prioritaria. Questo, da un lato, per garantire la protezione delle persone perseguitate nello spirito della tradizione umanitaria svizzera e, dall'altro, per segnalare in modo chiaro alle persone che non necessitano della protezione della Svizzera che devono lasciare il nostro Paese.</p><p>4. L'applicazione dell'accordo di Dublino con l'Italia funziona sostanzialmente bene, anche se non sempre senza intoppi. Nei primi quattro mesi del 2011 sono state accolte 1066 domande di presa in carico secondo Dublino (82 per cento delle domande indirizzate all'Italia). Da gennaio 2011 a oggi è stato possibile trasferire effettivamente 617 persone, il che corrisponde in media a 154 trasferimenti al mese (2010: 114 trasferimenti al mese). Nel 2010 l'Italia ha dato una risposta positiva al 92 per cento delle domande di presa in carico, quota questa superiore a quella registrata negli altri Stati Dublino (in media 73 per cento; senza contare la Grecia a causa della sua situazione speciale). Vista la sua posizione geografica, l'Italia è maggiormente esposta al flusso dei richiedenti l'asilo rispetto ad altri Stati Dublino. Per motivi organizzativi ha pertanto limitato il numero di trasferimenti per ogni Stato Dublino. L'Italia ha tuttavia sempre accettato anche i trasferimenti dalla Svizzera che andavano oltre tale limitazione. Il Consiglio federale seguirà con attenzione l'evolversi della situazione e in caso di peggioramento farà tutto il necessario per conseguire un miglioramento grazie ai contatti con il nostro vicino meridionale.</p><p>5. Con l'associazione alla normativa di Schengen sono stati aboliti i controlli delle persone unicamente in riferimento alle frontiere svizzere esterne. All'interno del Paese è invece tuttora possibile effettuare in qualsiasi momento controlli per motivi di polizia. In tale ambito, da inizio marzo il corpo delle guardie di confine (Cgcf) è pronto a intervenire in breve tempo per potenziare il contingente Cgcf in Ticino ricorrendo a guardie di confine provenienti da altre regioni; i piani d'intervento per le situazioni d'emergenza sono stati approntati. Attualmente è possibile far fronte alla situazione con le risorse normalmente a disposizione. Dal 1° aprile 2011 il cantone del Ticino sarà potenziato con ulteriori risorse umane per lottare contro la criminalità transfrontaliera. Tale misura è stata tuttavia adottata a causa dell'aumento della criminalità transfrontaliera (rapine) e non a causa della pressione migratoria dal Nord Africa. Un controllo senza lacune non è tuttavia possibile, come non lo era prima dell'adesione a Schengen.</p><p>6. Nel quadro dell'intervento "Lithos" l'esercito sta già sostenendo il Cgcf con 60 membri della sicurezza militare per il controllo delle frontiere e determinati servizi della forza aerea. Per il momento non è previsto un intervento più esteso dell'esercito per i controlli di frontiera. È indispensabile una formazione specifica per effettuare i controlli nell'ambito della migrazione e lottare contro la criminalità transfrontaliera. Per sostenere il Cfcg in situazioni straordinarie sarebbe tuttavia ipotizzabile l'intervento dell'esercito dotato di ulteriori mezzi di sorveglianza aerea (elicotteri, ricognitori telecomandati) e di un supporto logistico.</p>  Risposta del Consiglio federale.