<h2>SubmittedText<h2><p>Conformemente alle raccomandazioni dell'ACNUR contenute nel suo rapporto del gennaio 2005, il Consiglio federale è invitato a rinunciare all'allontanamento coatto dei cittadini della Bosnia e Erzegovina, segnatamente dei sopravvissuti della Draina-Srebrenica che ancora si trovano in Svizzera, nonché ad accordare loro l'ammissione provvisoria a titolo umanitario. La domanda concerne parimenti le persone che hanno depositato una domanda d'asilo in Svizzera solo parecchi anni dopo la fine della guerra e non hanno pertanto potuto beneficiare né dello statuto di rifugiato né dell'ammissione provvisoria.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Per quel che concerne la prassi vigente in materia di concessione dell'asilo a richiedenti provenienti dalla regione di Srebrenica, il Consiglio federale rinvia alla sua risposta alla mozione della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale (01.3646, Minoranza Vermot-Mangold, Superstiti del genocidio di Srebrenica del 1995). La questione della concessione dell'asilo è risolta dall'Ufficio federale della migrazione (UFM), competente in materia, nel quadro di una decisione materiale finale debitamente motivata, oppure sotto forma di una decisione di non entrata nel merito motivata sommariamente, a meno che non risultino indizi di persecuzione (art. 34 LAsi). Per la definizione di questi due tipi di decisione che, inutile precisarlo, sono emanate con la medesima correttezza giuridica e diligenza, esiste una pertinente giurisprudenza consolidata da parte della commissione svizzera in materia d'asilo (cfr. GICRA 2003/18 e 2004/35).</p><p>Se non sono adempiti i presupposti per la concessione dell'asilo, l'UFM procede in ogni caso a un esame individuale onde stabilire se il ritorno in Bosnia e Erzegovina, se del caso all'infuori del luogo di residenza precedente, è ragionevolmente esigibile. In merito, il Consiglio federale rinvia alla sua risposta alla mozione Müller-Hemmi (04.3031, La Bosnia ed Erzegovina non è un Paese sicuro).</p><p>Conformemente al decreto del Consiglio federale del 25 giugno 2003, la Bosnia e Erzegovina è considerata uno Stato sicuro. Per quel che concerne il rimprovero dell'autore della mozione, secondo cui tale decreto sarebbe prematuro, il Consiglio federale rinvia alla sua risposta alla citata mozione Müller-Hemmi. A titolo complementare può essere precisato quanto segue: tra il 1996 e la fine di agosto del 2005, secondo le statistiche dell'ACNUR, sono ritornati 1 010 114 rifugiati e profughi interni, di cui 452 619 in regioni in cui essi appartengono a minoranze. Dopo un lungo periodo durante il quale i musulmani bosniaci hanno esitato a tornare nella regione di Srebrenica, da qualche anno a questa parte il numero delle persone appartenenti a minoranze che sono rientrate in questa regione è nettamente aumentato. Il processo di restituzione della proprietà, sostanzialmente conclusosi già alla fine del 2003, ha contribuito a chiarire lo stato della proprietà e a instaurare maggiore sicurezza giuridica. In seguito alla diffusione pubblica di un video che accusa i partecipanti al genocidio di Srebrenica, nell'ottobre 2005 anche la Repubblica Srpska ha fornito alla Corte internazionale di giustizia dell'Aia un elenco di circa 20 000 persone implicate in questi fatti. D'intesa con la Corte internazionale di giustizia, dall'inizio 2005 i processi contro i presunti criminali di guerra possono essere tenuti anche da una speciale camera del Tribunale penale bosniaco.</p><p>Alla luce dell'evoluzione complessivamente positiva della situazione, non vi è motivo di rinunciare in maniera generale all'esecuzione degli allontanamenti verso tale Paese, cosa che del resto non è neppure richiesta dall'ACNUR nel contesto del rapporto citato dall'autrice della mozione. Il Consiglio federale continuerà ad attenersi a una prassi e a una valutazione dei casi individuali differenziate. Con ciò è garantito che le persone per le quali l'ordinamento dell'esecuzione dell'allontanamento costituirebbe un rigore ragionevolmente non esigibile possono beneficiare dell'ammissione provvisoria per motivi umanitari. In tal senso, la prassi vigente tiene almeno parzialmente conto della richiesta di fondo della mozione.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.