<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di stabilire una definizione delle "persone sfollate a causa di catastrofi naturali legate al cambiamento climatico" e di riconoscere loro uno statuto giuridico di rifugiato in Svizzera, a complemento della Convenzione del 1951 sullo statuto dei rifugiati, in modo da migliorare la loro protezione.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nel suo parere del 13 febbraio 2008 relativo alla mozione 07.3816 Zisyadis "Statuto internazionale per i profughi ambientali", il Consiglio federale aveva già indicato che la Svizzera riconosce la problematica delle migrazioni climatiche e si adopera da molti anni per migliorare la protezione delle persone sfollate nel contesto di disastri e cambiamenti climatici. Nel 2012 ha infatti lanciato, insieme alla Norvegia, l'iniziativa Nansen, che nel 2015 è sfociata in un'agenda di protezione adottata da 109 Stati (cfr. parere del Consiglio federale relativo alla mozione 21.3255 Buffat "Nessuna estensione per vie indirette dello status di rifugiato"). La Svizzera si adopera a favore dell'attuazione di questa agenda, in particolare sostenendo la piattaforma sulle migrazioni dovute a catastrofi naturali ("Platform on Disaster Displacement"), che promuove la cooperazione internazionale e attua progetti.</p><p>Ad oggi non esiste alcuna definizione uniforme e generalmente accettata delle persone che a causa di catastrofi naturali o del cambiamento climatico cercano rifugio, in maniera temporanea o permanente, all'interno del loro Paese o all'estero (cfr. la risposta del Consiglio federale all'interpellanza 10.3036 Rennwald "Rifugiati ambientali"). L'Alto Commissariato dell'ONU per i rifugiati (ACNUR) predilige l'espressione "persone sfollate nel contesto di disastri e cambiamenti climatici" rispetto a quella di "rifugiati climatici".</p><p>I movimenti migratori di origine climatica non sono legati a persecuzioni mirate per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale od opinioni politiche. Le persone costrette a lasciare il proprio Paese a causa di catastrofi naturali o delle conseguenze negative del cambiamento climatico non rientrano pertanto né nel concetto di rifugiato della Convenzione sullo statuto dei rifugiati (RS 0.142.30) né nell'articolo 3 della legge sull'asilo (LASi; RS 142.31).</p><p>Una persona che fa valere di aver lasciato il proprio Paese di provenienza soltanto a causa del cambiamento climatico non ottiene quindi l'asilo in Svizzera. Per contro, quando respinge una domanda d'asilo, la SEM esamina sistematicamente se l'esecuzione dell'allontanamento nel Paese di provenienza è ragionevolmente esigibile (art. 44 LAsi in combinato disposto con l'art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione [RS 142.20]). Se l'esecuzione è inesigibile, la SEM ordina un'ammissione provvisoria. Le basi legali esistenti sono pertanto sufficienti per proteggere le persone la cui vita o integrità fisica sarebbe concretamente minacciata a causa del cambiamento climatico in caso di ritorno nel Paese di origine.</p><p>Il Consiglio federale non ritiene pertanto opportuno istituire uno statuto particolare per queste persone.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.