<h2>SubmittedText<h2><p>1. Il Consiglio federale ritiene giusto che una parte di KWh venga venduta nel 2023 a circa 1 franco, mentre la quasi totalità del parco elettrico svizzero produce a meno di 15 centesimi per KWh? </p><p>2. Il Consiglio federale condivide l'analisi secondo cui la mancata liberalizzazione del segmento delle economie domestiche le avrebbe in qualche modo protette dall'esplosione dei prezzi?</p><p>3. Il Consiglio federale concorda con l'analisi secondo cui il diritto per i clienti del mercato libero di tornare al servizio universale porterebbe ad un notevole aumento delle tariffe per le famiglie e sarebbe molto ingiusto, soprattutto se i suddetti clienti fossero poi liberi di uscirne quando lo volessero? </p><p>4. Il Consiglio federale è disposto a valutare la creazione di un pool per la fornitura di elettricità alle PMI e alle imprese energivore, con l'obbligo per i grandi produttori di destinarvi parte della loro produzione al prezzo di costo (compreso un Wacc)?</p><p>5. Il Consiglio federale è disposto a rivedere l'organizzazione del commercio dell'energia elettrica in modo che i prezzi di vendita riflettano i costi di produzione, imponendo ad esempio un'elevata percentuale di contratti di fornitura a lungo termine (da 10 a 15 anni), che consentirebbero di ammortizzare i nuovi impianti di produzione e di offrire prezzi stabili agli utenti?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Va notato per principio che l'aumento dei prezzi indica uno squilibrio tra domanda e offerta. Tale aumento incentiva maggiormente all'uso parsimonioso dell'energia e agli investimenti nell'efficienza energetica e in nuovi impianti di produzione. I prezzi elevati dell'elettricità in Europa si spiegano con la mancata disponibilità di oltre la metà delle 56 centrali nucleari francesi e con i prezzi elevati del gas dovuti alla guerra in Ucraina e agli attuali alti prezzi del CO2. Grazie alla sua integrazione nel sistema europeo, la Svizzera è un price taker dei mercati elettrici limitrofi. Ciò significa che non può fissare direttamente il prezzo sul mercato all'ingrosso. Il mercato dell'elettricità in Svizzera e in Europa è strutturato in modo da fornire incentivi agli investimenti nell'elettricità prodotta a costi marginali bassi a partire dal sole, dall'acqua o dal vento. Data che non sono redditizie, a lungo termine le centrali elettriche a combustibili fossili più costose saranno costrette a uscire dal mercato europeo, che funziona secondo il principio dell'ordine di merito.</p><p>2. Sì. Finora molti clienti del servizio universale sono stati protetti dalle forti variazioni di prezzo. Tuttavia, anche in un mercato dell'elettricità liberalizzato è possibile proteggersi da forti aumenti di prezzo con contratti a lungo termine. Secondo il rilevamento delle tariffe della ElCom, nel 2023 le tariffe elettriche per un'economia domestica tipo (con un consumo di 4500 chilowattora [kWh] all'anno) ammonteranno a un valore mediano di 27 ct./kWh. Ciò corrisponde a un aumento di 5,8 centesimi (+27%) rispetto all'anno in corso. Alcuni valori sono però molto anomali. In una decina di Comuni, la tariffa per il 2023 è superiore a 50 ct./kWh. In Svizzera operano oltre 600 gestori di reti di distribuzione, responsabili dell'approvvigionamento energetico in regime di servizio universale. Le tariffe elettriche delle aziende di approvvigionamento elettrico (AAE) in regime di servizio universale dipendono dal loro portafoglio acquisti e produzione. Le tariffe sono quindi altrettanto eterogenee. Se un'AAE ha una produzione propria sufficiente per i clienti in regime di servizio universale, le tariffe energetiche sono conseguentemente basse. Se invece la produzione propria è scarsa o inesistente, l'AAE deve procurarsi l'elettricità dai produttori o sul mercato tramite contratti a lungo termine. Circa 470 dei 610 gestori di rete acquistano più di quattro quinti del proprio fabbisogno energetico sul mercato. Circa 40 di questi gestori di rete mostrano, per il 2023, un aumento delle tariffe energetiche pari o superiori al 100 per cento rispetto all'anno in corso. Di questi gestori di rete, quasi tutti (39) hanno meno di 5000 consumatori finali. I clienti in regime di servizio universale sono quindi protetti dall'aumento dei prezzi dell'energia solo nella misura in cui la quantità di produzione propria dei loro fornitori lo consenta o i fornitori si siano approvvigionati in anticipo. Se in futuro i prezzi dell'elettricità dovessero nuovamente scendere al di sotto dei costi di produzione delle AAE, i clienti in regime di servizio universale si troverebbero in una posizione più sfavorevole in termini di prezzo rispetto ai clienti in regime di libero mercato.</p><p>3. Sì. La maggior parte delle AAE ha una produzione propria scarsa o inesistente e ha già dovuto aumentare le tariffe del servizio universale a causa dei maggiori costi di acquisto. Il ritorno delle imprese dal libero mercato al servizio universale avrebbe conseguenze finanziarie di vasta portata, perché richiederebbe all'AAE di effettuare ulteriori acquisti di elettricità per la maggior parte sul mercato libero, ai prezzi di mercato attuali. Inoltre, la cerchia degli aventi diritto al ritorno al servizio universale può difficilmente essere definita in modo esaustivo attraverso criteri amministrativi del Consiglio federale, il che significa che potenzialmente potrebbero usufruirne fino a circa 34 000 imprese. Le AAE devono includere i relativi costi aggiuntivi nei prezzi del servizio universale: tutti i clienti devono quindi sostenere i relativi costi aggiuntivi.</p><p>Il Consiglio federale ha pertanto esaminato alcune varianti di un ritorno al servizio universale in cui le imprese avrebbero dovuto sostenere gran parte dei costi aggiuntivi. Questa misura comporterebbe tuttavia un effetto iniquo anche se i costi fossero addebitati esclusivamente alle aziende che ritornano al servizio universale. Si verificherebbe uno squilibrio tra le AAE, poiché esse verrebbero gravate in misura diversa, e anche (a seconda della struttura della misura) tra le imprese in quanto non tutte potrebbero beneficiare degli eventuali prezzi più bassi.</p><p>Inoltre, il Consiglio federale sottolinea che, secondo la prassi della Commissione federale dell'energia elettrica (EICom), il principio secondo cui "una volta libero, per sempre libero" viene già ora leggermente ridimensionato per quanto riguarda i raggruppamenti ai fini del consumo proprio (RCP). A un centro di consumo, che in precedenza operava sul libero mercato, è consentito aderire a un RCP con servizio universale, tranne in casi palesi di abuso di diritto. Questa interpretazione del diritto è motivata dal fatto che la partecipazione a un RCP è aperta a tutti e che un RCP ha anche diritto al servizio universale poiché, nel complesso, va considerato come un centro di consumo proprio (art. 11 cpv. 2 secondo periodo dell'ordinanza sull'approvvigionamento elettrico [OAEl; RS 734.71]). Se si costituisce un RCP, sostanzialmente, si ricomincia da capo e occorre nuovamente scegliere tra servizio universale e libero mercato. Il Consiglio federale sta ora integrando esplicitamente la suddetta prassi dell'ElCom nell'OAEl a partire dal 1° gennaio 2023. Ciò a condizione che, anche con la partecipazione del rispettivo centro di consumo, restino soddisfatte le condizioni per la costituzione di un RCP.</p><p>4. Recentemente i prezzi dell'energia sono scesi ben al di sotto degli importi massimi registrati alla fine di agosto 2022. L'inflazione rimane elevata (3,3 per cento nel settembre 2022), ma è tuttora solo un terzo rispetto a quella della zona euro. Pertanto, il Consiglio federale non ritiene al momento necessario adottare misure straordinarie per l'inverno 2022/23. I contratti a lungo termine consentono alle imprese di acquistare energia elettrica a prezzi calmierati sul lungo periodo. La natura a lungo termine dell'approvvigionamento orientato ai costi può portare a risparmi rilevanti, ma consente soprattutto di ridurre in modo significativo la volatilità dei prezzi dell'elettricità. Possono inoltre essere promossi investimenti nelle energie rinnovabili. Tuttavia, già oggi è possibile stipulare contratti a lungo termine su base privata.</p><p>5. Attualmente si possono già stipulare contratti a lungo termine per il ritiro di energia elettrica. Un intervento dello Stato per costringere i produttori, ad esempio, a vendere l'elettricità ai clienti finali a determinate condizioni comporterebbe una distorsione del mercato. Le aziende elettriche e i grandi clienti sarebbero in gran parte costretti a stipulare contratti a lungo termine. Tali contratti dovrebbero invece essere stipulati su base volontaria.</p>  Risposta del Consiglio federale.