B u n d e s v e rw a l t u n g s g e r i ch t T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i f f éd é r a l T r i b u n a l e am m i n i s t r a t i vo f e d e r a l e T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i v fe d e r a l Corte IV D-7856/2010 S e n t e n z a d e l 2 0 g i u g n o 2 0 1 2 Composizione Giudici Pietro Angeli-Busi (presidente del collegio), Christa Luterbacher, Robert Galliker, cancelliera Camilla Fumagalli. Parti A._______, nato il (…), Afghanistan, rappresentato dal lic. iur. Mario Amato, ricorrente, contro Ufficio federale della migrazione (UFM), Quellenweg 6, 3003 Berna, autorità inferiore. Oggetto Asilo; decisione dell'UFM del 7 ottobre 2010 / N […]. D-7856/2010 Pagina 2 Fatti: A. Il (…), l'interessato ha presentato domanda di asilo in Svizzera, dichia- rando, nella sostanza e per quanto qui di rilievo (cfr. verbali di audizione del 28 agosto 2000 [di seguito: verbale 1] e del 27 settembre 2000 [di se- guito: verbale 2]), che durante i regimi comunisti di Karmal e Najibullah egli sarebbe stato vice-procuratore (dal […] al […]) e poi procuratore mili- tare fino al (…). Dopo l'avvento al potere dei Mujaheddin nel (…), rispetti- vamente nel (…), con la liberazione di numerosi condannati, per timore di una vendetta da parte di quest'ultimi, l'interes sato avrebbe lasciato il P a- ese. Parallelamente, egli avrebbe temuto per la sua vita in considerazi o- ne della sua origine russa, ritenuto l'odio esistente in Afghanistan contro i russi, a seguito dell'invasione del Paese di questi ultimi tra il 1979 e il 1988 e della guerra civile scoppiata con i Mujaheddin. L'interessato si sa- rebbe dapprima rifugiato in Iran, poi in Turchia, prima di raggiungere l'It a- lia ed infine la Svizzera. B. Il (…), rispettivamente il (…), giunte in Svizzera, anche la moglie e le (…) figlie minorenni dell'interessato hanno depositato una domanda di asilo. C. Il 6 aprile 2004, l'allora Ufficio federale dei rifugiati (UFR, attualmente e di seguito UFM) ha respinto la domanda di asilo dell'interessato, escluden- done la qualità di rifugiato in applicazione dell'art. 1 F lett. c della Co n- venzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30). Ha tuttavia ritenuto ina mmissibile l'esecuzione dell' allontanamento verso l'Afghanistan e l'ha ammesso provvisoriamente in Svizzera. Con decisione separata, di medesima data, l'UFM ha riconosciuto la qua- lità di rifugiato alla moglie dell'interessato ed alle figlie in virtù dell'art. 51 cpv. 1 della Legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31), accor- dando loro l'asilo in Svizzera. D. Il 6 maggio 2004, l'insorgente ha inoltrato ricorso dinanzi alla Commissi o- ne svizzera in materia di asilo ( di seguito: CRA) contro la citata decisione dell'UFM, chiedendo l'annullamento del provvedimento litigioso, il ricon o- scimento della qualità di rifugiato, nonché la concessione dell'asilo. D-7856/2010 Pagina 3 E. Con sentenza D-3334/2006 dell'8 gennaio 2009, il Tribunale amministrati- vo fede rale (di seguito: il Tribunale) , q uale autorità competente dal 1° gennaio 2007 per statuire sui grava mi pendenti presso la CRA al 31 dicembre 2006 (cfr. art. 53 cpv. 2 della Legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale amministrativo federale [LTAF, RS 173.32]), ha accolto il ricorso dell'insorgente e rinviato gli atti di causa all'autorità inferiore affinché a b- bia a procedere al completamento dell'istruttoria ed alla pronuncia di una nuova decisione, in quanto l'UFM aveva erroneamente ritenuto applicabi- le l'art. 1 F lett. c Conv. e non aveva effettuato un esame di applica bilità delle lettere a e b di suddetta norma, nonché dell'art. 53 LAsi, la cui anali- si è determinante riguardo alla conce ssione dell'asilo, in caso di inappli- cabilità dell'art. 1 F lett. a e b Conv. F. Il 1° maggio 2009, l'UFM ha riaperto l'istruzione n ella procedura di asilo del ricorrente. G. Con scritto del 21 luglio 2009, l'UFM ha chiesto all'Alto Commissariato delle nazioni Unite per i rifugiati (di seguito: UNHCR) informazioni in meri- to al riconoscimento in Iran, in data (…), dello statuto di rifu giato dell'in- sorgente e della sua famiglia. H. In risposta a suddetta richiesta, l' UNHCR ha osservato , in data 2 ottobre 2009, che lo statuto di rifugiato rilasciato in favore della famiglia in questione sarebbe da ricondurre ad un esame prima facie . Inol tre, l'UNHCR fa sapere che non sarebbe possibile recuperare i relati vi docu- menti dell'incartamento, in considerazione del tempo trascorso dai fat ti, ovvero dal (…), nonché al ritiro della Delegazione UNHCR da B._______ (Iran). I. In data 5 maggio 2010 e 12 maggio 2010, l'insorgente è stato sottoposto ad un'ulteriore audizione federale conformemente all'art. 41 LAsi (cfr. ver- bale di audizione del 5 , rispettivamente 12 maggio 2010 [di seguito: ve r- bale 3]). J. Con decisione del 7 ottobre 2010 in lingua francese (notificata all'intere s- sato il giorno seguente; atto UFM A 46/1), l'UFM ha escluso la qualità di D-7856/2010 Pagina 4 rifugiato dell'interessato ai sensi dell'art. 1 F lett. a Conv., respingendone, di conseguen za, la domanda di asilo. I noltre, detto Ufficio ha ritenuto inammissibile l'esecuzione dell'allontanamento del richiedente ver so l'Afghanistan, ammettendolo quindi provvisoriamente in Svizzera. K. L'8 novembre 2010, l'insorgente ha inoltrato ricorso dinanzi al Tribunale contro la predetta decisione dell'UFM, chiedendo l'annullamento del prov- vedimento impugnato e il riconoscimento della qualità di rifugiato, nonché la concessione dell'asilo. Ha altresì presentato una domanda di assiste n- za giudiziaria, nel senso della dispensa dal pagamento delle spese pr o- cessuali e del relativo anticipo. L. Con decisione incidentale del 24 novembre 2010, il Tribunale ha rinuncia- to, ritenuta la sussistenza di motivi particolari (art. 63 cpv. 4 della Legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa [PA, RS 172.021]), a chiedere al ricorrente il versamento di un anticipo a copertura delle presumibili spese processuali. Nel contempo, ha invitato l'autorità inferiore a pronunciarsi in merito al ricorso. M. Tramite osservazioni del 2 dicembre 2010, l'UFM ha proposto la reiezione del gravame, sottolineando che lo stesso non conterrebbe fatti o mezzi di prova nuovi atti a giustificare una modifica della propria posizione. Tali osservazioni sono state inviate dal Tribunale al ricorrente per informazio- ne, in data 7 dicembre 2010. Diritto: 1. 1.1. Le procedure in materia di asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dal- la Legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale (LTF, RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 1.2. Il Tribunale giudica definitivamen te i ricorsi contro le dec isioni dell'UFM in materia di asilo , salvo nei casi in cui viene depositata una domanda di estradizione da parte dello Stato abbandonato dal richiede n- te l'asilo in cerca di protezione (art. 31 e 33 lett. d LTAF, art. 105 LAsi e art. 83 lett. d cifra 1 LTF). D-7856/2010 Pagina 5 2. Vi è motivo di entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni di ammissibilità di cui agli art. 48 cpv. 1 e 52 PA, nonché all'art. 108 cpv. 1 LAsi. 3. 3.1. Giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua del- la decisione impugnata. Se le parti utilizzano un'altra lingua, il proced i- mento può svolgersi in tale lingua. 3.2. Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata redatta recidiva- mente a torto in lingua francese. Tuttavia, ritenuto che il ricorrente nel presente procedimento è debitamente rappresentat o da un mandatario specialista del diritto di asilo il quale, ritenuto il tenore del ricorso , può es- sere considerato avere compreso il contenuto della decisione in questi o- ne, la presente sentenza può essere redatta in italiano, ovvero nell'idioma in cui si è espresso il rappresentante in sede di ricorso e che del resto rappresenta la lingua ufficiale del Cantone di attribuzione dell'insorgente (cfr. art. 16 LAsi e art. 4 dell'Ordinanza 1 dell'11 agosto 1999 sull'asilo re- lativa a questioni procedurali [OAsi 1, RS 142.311]; DTAF 2009/56 e rela- tivi riferimenti). 4. Il Tribunale esamina liberamente l'applicazione del diritto federale, l'accer- tamento dei fatti e l'inadeguatezza, senza essere vincolato dai motivi i n- vocati dalle parti (art. 62 cpv. 4 PA) o dai considerandi della decisione im- pugnata (cfr. DTAF 2009/57, consid. 1.2 p. 798; PIERRE MOOR, Droit a d- ministratif, vol. II, 3ª ed., Berna 2011, n. 2.2.6.5). 5. 5.1. Nella decisione impugnata, l'UFM ha ritenuto che il richiedente adempiva a tutte le condizioni necessarie al riconoscimento della qualità di rifugiato al momento della sua fuga dal Paese di origine nel (…). Inol- tre, sebbene nel frattempo la situazione in alcune regioni dell'Afghanistan, in particolare a C._______, non sia più così difficile ed incerta dal profilo della sicurezza e le persone che avrebbero lavorato per il vecchio regime comunista non siano più oggetto di attacchi sistematici, l'interessato po- trebbe essere confrontato ad un timore fondato di persecuzioni future. I n- fatti, le importanti personalità del vecchio regime (es. ministri, direttori e D-7856/2010 Pagina 6 generali) che avrebbero commesso delle gravi violazioni dei diritti dell'uomo, così come i loro familiari, nonché membri meno rilevanti dell'ex regime comunista, a seconda delle circostanze particolari del caso, r i- schierebbero di incorrere in seri pregiudizi in caso di rientro in Afghan i- stan, come sarebbe il caso del richiedente , il quale – in ragione dell'attivi- tà di vice-procuratore e di procuratore militare, degli stretti legami intratte- nuti con gli uffici del "Khadamat-e Etela'at -e Dawlati" (KhAD), ovvero il Servizio di sicurezza ed intelligence dell'Afghanistan e del periodo di st a- ge svolto a D._______ (Russia), da cui la (…) sarebbe originaria – sareb- be una persona dal profilo considerevole, che avrebbe operato in maniera sostanziale nell'apparato repressivo del potere comunista e che potrebbe dunque sempre temere vendette da parte della popolazione locale. Non- dimeno, l'autorità inferiore ha considerato che, avuto riguardo agli atti in cui il richiedente sarebbe stato implicato in maniera attiva, intensa ed a lungo termine, sarebbe applicabile nei suoi confronti la clausola di escl u- sione dal ric onoscimento della qualità di rifugiato ai se nsi dell'art. 1 F lett. a Conv.. In virtù di quest'ultima disposizione, sarebbe suf- ficiente che vi siano « seri motivi » sulla base di un insieme di indizi co n- creti di sospettare che un crimine contro l'umanità ai sensi dell'art. 7 dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale ( Statuto di Roma, RS 0.312.1) sia stato effettivamente perpetrato. Secondo le fonti consu l- tate dall'UFM, sarebbero state denunciate massive violazioni dei diritti umani durante il regime comunista di Karmal e di Najibul lah, mediante la commissione di crimini contro l'umanità, tra i quali attacchi contro la popo- lazione civile, esecuzioni extragi udiziarie, nonché tortura, usata per ott e- nere informazioni o confessioni nei centri di detenzione di Kabul e delle province, nei centri militari o nelle prigioni. Sarebbe notorio, d'altronde, che con la creazione del KhAD nel 1980, sarebbero stati aperti c entri per interrogatori, dove veniva sistematicamente utilizzata la tortura, oltre a corsi speciali rivoluzionari incentrati sui delitti commessi contro la sicurez- za interna ed esterna del Paese. Inoltre, i Tribunali avrebbero condannato anche alla pena di morte i prigionieri di coscienza, senza possibilità di r i- corso e senza testimoni. Sarebbe altresì di pubblico dominio che i membri del KhAD e le persone legate ad altri serviz i di sicurezza del g overno ve- nivano inviati a D._______ per corsi di sei mesi, d urante i quali venivano insegnate loro tecniche di interrogatorio e torture. Non sarebbe pertanto verosimile che, nel contesto politico di quel periodo, il richiedente vi fosse stato inviato per seguire un corso di diritto militare, allorquando egli a- vrebbe ammesso di avere seguito un corso per tecniche di interrogatorio, il quale tuttavia a suo dire portava su degli aspetti di criminologia. Del r e- sto, il richiedente avrebbe reso dichiarazioni vaghe e d incongruenti sul proprio soggiorno a D._______, sul con tenuto del corso e sui motivi per D-7856/2010 Pagina 7 cui l'avrebbe scelto, nonché sul momento in cui esso si sarebbe svolto. Egli si sarebbe contraddetto circa l'avvenimento della sua promozione, come pure riguardo alla sua partecipazione alle esecuzioni di morte co n- fermate dal Presidente, relativizzando in tal modo la sua carriera e il suo ruolo di procuratore, come pure dissimulando alcuni elementi del suo percorso professionale, di cui peraltro non avrebbe versato alcun doc u- mento, sebbene secondo l'esperienza generale una persona di tale livello avrebbe dovuto fare in modo di disporne, avendo preso la decisione di espatriare, o farseli trasmettere da terzi, visto che avrebbe ancora dei membri della sua famiglia in Afghanistan. In aggiunta, e gli avrebbe ric o- nosciuto espressamente di aver e collaborato da vicino con il KhAD e di avere partecipato ad interrogatori per ottenere le informazioni del caso, sia direttamente , sia dandone ordine ai suoi subordinati, recandosi lui stesso presso le prigioni e d i posti di polizia, oppure direttamente nel suo ufficio. Conto tenuto del periodo in cui avrebbe esercitato la funzione di procuratore militare e delle sue competenze, non sarebbe verosimile che egli abbia potuto svolgere il suo lavoro nel rispetto delle norme legali e dei diritti degli imputati, come avrebbe lui stesso ammesso, posto che gli accusati non avrebbero avuto i mezzi per difendersi. Alla luce di tutte le considerazioni esposte, l'UFM ha concluso che il richiedente avrebbe cercato di minimizzare, oltre allo scopo ed al contenuto del suo soggiorno a D._______, anche le sue azioni, così come i procedimenti utilizzati nell'ambito delle sue funzioni ed il suo grado di responsabilità nel regime in carica. Non sarebbe inoltre credibile che, in considerazione della sua posizione e della sua formazione in Russia, egli o i subordinati non a b- biano mai utilizzato la forza per estorcere delle confessioni durante l'istr u- zione dei casi, alla probabile presenza di agenti del KhAD o di consiglieri sovietici. A questo proposito, il richieden te ha riconosciuto che i rappr e- sentanti del regime sarebbero incorsi in misure repressive, affermando tuttavia che esse sarebbero cessate con l'ascesa al potere del Presidente Karmal, ciò che sarebbe in contraddizione con i numerosi rapporti di or- ganizzazioni in difesa dei diritti dell'uomo. Il KhAD nel (…) avrebbe com- preso il dipartimento legato alla sicurezza militare, il quale controllava l' e- sercito afghano e si occupava dei casi di diserzione, casi che anche il r i- chiedente, in qualità di procur atore militare, avrebbe ammesso di aver e trattato. Dunque, ciò non lascerebbe alcun dubbio al fatto che egli abbia collaborato strettamente con il KhAD. Anche nell'ambito del suo ruolo di procuratore, il richiedente avrebbe collaborato con i potenti serviz i del KhAD, trasmettendo loro tutti i condannati considerati "politici". Dei prigio- nieri, secondo la stima di Amnesty International (di seguito: AI), 200'000 sarebbero stati uccisi fino al (…) nelle prigioni dell'esercito sovietico e d afghano, nonché del KhAD. In aggiunta, vista la carriera nella giustizia D-7856/2010 Pagina 8 militare e la sua formazione, il richiedente sarebbe stato considerato f e- dele al regime, avrebbe goduto di protezioni ed agganci importanti per mantenere una posizione privilegiata. Infatti, egli non avre bbe subito a l- cun pregiudizio in relazione ai legami di alcuni membri della sua famiglia con i Mujaheddin, né sarebbe stato colpito da misure di epurazione effe t- tuate nell'esercito e nel Partito democratico popolare dell'Afghanistan (PDPA) dall'ex-Presidente Najibullah nel 1990. Non da ultimo, il richieden- te avrebbe potuto distanziarsi dal regime conosciuto per la repressione e le torture molto prima del deterioramento della situazione, dato che avrebbe vissuto vicino alla frontiera ira niana ed avrebbe potuto organiz- zare il proprio espatrio con la famiglia. Per tutti questi motivi, esisterebbe un insieme di indizi concreti e sufficienti per ammettere che il richiedente, quale rappresentante statale e detentore di potere importante nella fase preparatoria del la procedura penale, nell'ambito delle sue funzioni, s a- rebbe personalmente responsabile di violazioni gravi dei diritti dell'uomo, inclusi nella nozione di crimini contro l'umanità , s ia perché in qualità di procuratore militare , avrebbe commesso lui stesso tali violazioni , ne a- vrebbe dato ordine ai suoi subordinati o perlomeno avrebbe saputo che quest'ultimi avrebbero applicato questi metodi, sia perché alcuni casi di prevenuti di cui avrebbe seguito l'istruzione sarebbero poi stati consegnati nelle mani del KhAD, del quale egli avrebbe conosciuto i metodi. Tali a- zioni, d'altronde, sarebbero state commesse attraverso l'apparato statale su larga scala ed in maniera sistematica contro la popolazione civile, o v- vero contro gli oppositori politici a l regime comunista afghano e contro le persone accusate per altri motivi, segnatamente per diserzio ne. Quindi, il richiedente avrebbe partecipato ad azioni repressive, implicanti la tortura e/o avrebbe contribuito alla commissione di tali azioni in piena c onoscen- za di causa ed in maniera sostanziale. Pertanto, al richiedente, il quale sarebbe senza dubbio responsabile di atti qualificabili di crimini gravi, non potrebbe essere riconosciuta la qualità di rifugiato in considerazione dell'art. 1 F lett. a Conv ., mentre potrebbe essere lasciata aperta l'appl i- cazione della lett. b della citata norma. Infine, il riconoscimento della qu a- lità di rifugiato da parte dell'UNHCR di B._______, gli sarebbe stato a c- cordato su un esame prima facie, non in maniera individuale, bensì collet- tivamente nell'ambito di un arrivo massiccio di rifugiati in Iran, dopo la c a- duta del regime comunista in una situazione di urgenza, nonché sulla ba- se di circostanze oggettive, senza una valutazione individuale della pr o- cedura di esclusione dell'asilo. Il richiedente non avrebbe quindi lo statuto di rifugiato e non gli sar ebbe applicabile il principio del divieto di respi n- gimento secondo l'art. 5 cpv. 1 LAsi. Tuttavia, il richiedente sarebbe a m- messo provvisoriamente in Svizzera, in quanto – in considerazione dell'insieme delle circostanze determinanti del caso di specie – un rimpa-D-7856/2010 Pagina 9 trio violerebbe l'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101). 5.2. Nel gravame, richiamati i fatti esposti nella precedente procedura, il ricorrente contesta il giudizio dell'UFM, sostenendo che non sarebbe chiaro come l'autorità inferiore abbia compiuto il passaggio logico dalla definizione di crimine contro l'umanità alla determinaz ione della respo n- sabilità del ricorrente nella commissione di tali atti, ritenuto che non vi s a- rebbe alcun serio motivo per sospettare l'insorgente a tal proposito. Infat- ti, ammesso e non concesso che l'atto imputato all'insorgente sia la tort u- ra, non si potrebbe ritenerlo responsabile delle 200'000 vittime del regime comunista a cui l'UFM farebbe riferimento. La tortura , infatti, per essere qualificata come crimine contro l'umanità, implicherebbe un attacco o e- steso contro le popolazioni civili, ciò che non avrebbe potuto essere com- piuto dal ricorrente nell'esercizio delle proprie funzioni di procuratore mili- tare. Sebbene riconosca che i regimi in cui ha operato praticassero la to r- tura, il ricorrente nega di aver e commesso questo genere di atti o dato ordine ad altri di praticarli. Inoltre, come sarebbe già stato rilevato dal Tri- bunale nella sentenza di cassazione, benché vi siano sufficienti e cons i- stenti indizi rivelatori della commissione di gravi, ripetute e massicce to r- ture nei centri di interrogatori e di detenzione durante i regimi di Karmal e Najibullah, il fatto di aver e saputo o di dover e sapere quanto accadeva, non costituirebbe un elemento indicante che il ricorrente avrebbe dirett a- mente e concretamente partecipato a tali tecniche o che abbia par tecipa- to volontariamente alla violazione dei diritti umani. Per di più, non si p o- trebbe pretendere che un procuratore distrettuale afghano, come il rico r- rente, si opponesse effettivamente alla commissione di torture ordinate dagli alti funzionari del regime centrale. D'altronde, l'avere soggiornato sei mesi a D._______ non potrebbe rappresentare un serio indizio a suo scapito, laddove altre figure (es. intellettuali, economisti, attori, ecc.) sa- rebbero state inviate in detta città per motivi di studio e di formazione. In- fine, con il completamento di ist ruttoria da parte dell'UFM, non sarebbero stati apportati nuovi elementi suscettibili di ammettere che il ricorrente abbia commesso dei crimini contro l'umanità e quindi possa essere e- scluso dalla qualità di rifugiato ai sensi dell'art. 1 F lett. a Conv. Di cons e- guenza, l'autore del gravame chiede che gli venga riconosciuta la qualità di rifugiato e che gli sia accordato l'asilo. D-7856/2010 Pagina 10 6. 6.1. Tuttavia, sebbene la questione principale del ricorso verta sull'esclu- sione della qua lità di rifugiato dell'insorgente in applicazione dell'art. 1 F lett. a Conv., secondo il principio generale dell'"inclusion befo- re exclusion" (cfr. DTAF 2010/44, consid. 2 p. 619) occorre esaminare in- nanzitutto se l'insorgente adempie effettivam ente le condizioni per il ric o- noscimento della qualità di rifugiato ai sensi dell'art. 3 LAsi. 6.2. 6.2.1. Secondo l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiate le persone che, nel Pa e- se di origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato tim o- re di essere esposte a tali pregiudizi. Costituiscono pregiudizi seri segn a- tamente l'esposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della liber- tà, nonché le misure che comportano una pressione psichica insopport a- bile. Inoltre, occorre tenere conto dei motivi di fuga specifici della cond i- zione femminile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Il fondato timore di esposizione a ser i pregiu dizi, come stabilito all'art. 3 LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi r i- conosciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente ricon o- scibili da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) di e s- sere esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecuzione (cfr. GICRA 2000 n. 9, consid. 5). 6.2.2. Secondo la giurisprudenza , possono temere l'esposizione a seri pregiudizi rilevanti in materia di asilo, in caso di rientro in Afghanistan, so- lo le persona lità di alto rango dell'ex regime comunista, quali ministri, d i- rettori e generali che hanno commesso gravi violazioni dei diritti dell'u o- mo. A seconda della gravità delle loro violazioni, anche i loro parenti sono soggetti a tale timore. Inoltre, il rischio di essere confrontati a dei seri pr e- giudizi per i membri meno profilati dell'ex regime comunista deve essere apprezzato in funzione delle circostanze particolari del caso di specie, quali la rete sociale, lo statuto familiare, il passato politico, l'implicazione o meno nelle violazioni dei diritti dell'uomo o, infine, l'appartenenza ad un clan influente. Per contro, le persone che hanno esercitato una funzione tecnica nell'apparato statale – essendo considerate come politicamente neutrali, poiché non hanno causato alcun pregiudizio – così come i se m-D-7856/2010 Pagina 11 plici membri del PDPA non corrono in regola generale alcun rischio di persecuzione (cfr. GICRA 2005 n. 18, consid. 5.7.2 e GICRA 2004 n. 24 , consid. 4a). 6.3. Come rettamente precisato dall'UFM (cfr. consid. 5.1) e come già sancito nella precedente sentenza del Tribunale (cfr. Sentenza del Tribu- nale dell'8 gennaio 2009 D-3334/2006, consid. 9 p. 7) , per il ricorrente , nel conte sto po litico attuale dell'Afghanistan , sussiste ancora un timore oggettivamente fondato di essere esposto, sia dal punto di vista oggettivo che da quello soggetti vo, a seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi. Di conseguenza, egli ossequia le condizioni per il riconoscimen to della qualità di rifugiato. 7. 7.1. Si tratta ora di analizzare se, come ritenuto dall'UFM, all'autore del gravame è applicabile un motivo di esclusione della qualità di rifugiato ai sensi dell'art. 1 F lett. a Conv.. 7.2. 7.2.1. Giusta l'art. 1 F lett. a Conv., le disposizioni della medesima legge, segnatamente l'art. 1 A cpv. 2 Conv., il quale definisce le condizioni del ri- conoscimento della qualità di rifugiato in modo analogo all'art. 3 LAsi (cfr. DTAF 2010/43, consid. 5.3.1. p. 609 e relativi riferimenti ), non sono applicabili in particolare alle persone nei confronti del le quali vi siano se- rie ragioni di sospettare la commissione di un crimine contro la pace, un crimine di guerra o un crimine contro l'umanità. Secondo i principi direttori sulla protezione internazionale sanciti dall' UNHCR relativamente alle clausole di esclusione, lo scopo primario di tali disposizioni è quello di pri- vare le persone autrici di atti abominevoli della protezione internazionale accordata ai rifugiati e di assicurarsi che le persone in questione non a- busino dell'istituto dell'asilo con il proposito di evitare di essere considera- ti giuridicamente responsabili dei propri atti (cfr. UNHCR, Principes direc- teurs sur la protection internationale: Application des clauses d'exclusion: article 1 F de la Convention de 1951 relative au statut des réfigiés, 4 septembre 2003, par. 2 p. 2 [di seguito: Principes directeurs UNHCR]). Tuttavia, tenuto conto delle gravi conseguenze che esse hanno per gli in- teressati, le clausole di esclusione devono essere interpretate restrittiv a- mente (cfr. anche Manuale sulle procedure e sui criteri per la determin a- zione dello status di rifugiato, UNHCR, Ginevra 1979, par. 149 p. 36 [di seguito: Manuale UNHCR]). In altri termini, le garanzie of ferte dalla D-7856/2010 Pagina 12 Conv. sono senza effetto se il richiedente l'asilo non merita la protezione accordata ai rifugiati in ragione delle gravi infrazioni commesse (cfr. ERIKA FELLER / VOLKER TÜRK / FRANCES NICHOLSON, in: La protection des réf u- giés en droit Inter national, Larcier e UNHCR éd., Bruxelles 2008, parte 7 II pp. 483 ss.). 7.2.2. In relazione all'onere della prova e al grado di prova che deve e s- sere ritenuto, va rilevato che i parametri della Conv. non coincidono con i concetti abituali del diritto penale e della procedura penale: conform e- mente al principio della responsabilità individuale, di regola, è sufficiente che il richiedente l'asilo abbia contribuito in maniera sostanziale, per azione o omissione, alla commissione di un crimine cond annato dall'art. 1 F Conv., sapendo che il proprio atto o la propria omissione fac i- litano la commissione del crimine in questione ( cfr. DTAF 2010/43 , consid. 5.3.2.1 p. 609 e relativi riferimenti). L'art. 25 cpv. 3 Statuto di R o- ma stabilisce che una persona è penalmente responsabile e può essere punita per un reato di competenza della Corte penale internazionale (di seguito: CPI), se detta persona commette il reato quale autore diretto, coautore, autore mediato o contribuisce in ogni altra maniera alla perp e- trazione o al tentativo di perpetrazione di tale reato da parte di un gruppo di persone che agiscono di comune accordo (cfr. PHILIPPE CURRAT, Les crimes contre l'humanité dans le Statut de la Cour pénale internationale, Ginevra-Zurigo-Basilea 2006, pp. 603 e ss .). Conformemente ai principi generali del d iritto, appartiene a colui che li invoca di provare i fatti pert i- nenti in materia, mentre compete alle autorità di asilo, allorquando inte n- dono applicare una clausola di esclusi one della qualità di rifugiato, o una clausola di esclusione dell'asilo, portare la prova di atti significativi ai se n- si della disposizione in questione. Per quanto attiene al grado della prova, è sufficiente che le autorità competenti in materia di asilo stabiliscano l'e- sistenza di un « serio motivo » di sospettare che un atto previsto dalle clausole di esclusione sia effettivamente stato perpetrato (cfr. DTAF 2010/44, consid. 5.2 pp. 624 -625 e relativi riferimenti) . Per d i- mostrare l'esistenza di una fattispecie sussumibile all'art. 1 F lett. a Conv., è sufficiente un grado di verosimiglianza ridotto rispetto a quello della « probabilità preponderante » necessaria per la q ualità di rifugiato dell'art. 7 LAsi. Il « serio motivo » esige, ad ogni modo, un sospetto chiaro ed evidente, fondato su una serie di indizi concreti, ovve ro un'implicazio- ne manifesta e credibile rispetto ad atti passibili di esclusio ne. Semplici supposizioni non sono sufficienti (cfr. DTAF 2010/43, consid. 5.3.2.4 pp. 610-611 e relativi riferimenti). Inoltre, è necessario che atti reprensibili precisi possano es sere imputati alla persona in questione (cfr. Principes directeurs UNHCR, par. 18, p. 6). La nozione di responsabilità individuale D-7856/2010 Pagina 13 è dunque più ampia di quella di colpa riconducibile al diritto penale. In particolare, le autorità competenti in materia di asilo non devono prova- re la commissione di un crimine, come succede all'accusa nel processo penale. Parallelamente, i principi della presunzione di innocenza, rispett i- vamente del beneficio del dubbio non soccorrono l'interessato. Le autorità del Paese di accoglienza beneficiano quindi di una flessibilità che è r i- conducibile all'oggetto delle loro decisioni - ad ogni modo prive di pena – ed ai limitati mezzi istruttori di cui dispongono al fine di provare fatti avve- nuti in circostanze spesso molto difficili da stabilire. Escludendo una pe r- sona dalla qualità di rifugiato, l'autorità amministrativa non pronuncia un verdetto di colpevolezz a, ai sensi del diritto penale, di crimine contro la pace, di crimine di guerra o di crimine contro l'umanità. Essa con stata semplicemente l'esistenza di una serie di indizi concreti che permettono di dedurre una responsabilità individuale dell'interessato , relativa a uno o più atti passibili di esclusione (cfr. DTAF 2010/43, consid. 5.3.2.2 p. 610 e relativi riferimenti). 7.2.3. 7.2.3.1 Lo Statuto di Roma fissa al proprio art . 7 la definizione di crimine contro l'umanità. Tale disposizione indica preliminarmente il trattarsi di atti commessi nell'ambito di un esteso o sistematico attacco contro popol a- zioni civili, e con la consapevolezza dell'attacco. Di seguito, vengono e- numerati gli atti in questione tra i quali l 'omicidio, lo sterminio, la deporta- zione o trasferimento forzato della popo lazione, l'imprigionamento o altre gravi forme di privazione della li bertà personale, la tortura e altri atti in u- mani di analogo carattere provocanti intenzionalmente grandi sofferenze o gravi danni all'integrità fisica o al la salute fisica o mentale (cfr. DTAF 2010/43, consid. 5.3.3.1 pp. 611 -612 e relativi riferimenti ). Dallo Statuto di Roma si evince che un crimine contro l'umanità è reali z- zato in circostanza di una violazione grave e mirata dei diritti umani, che colpisca l'individuo in ciò che vi è di più profondo nel suo essere, ovvero le sue convinzioni, le sue credenze o la sua dignità. Inoltre, i crimini co n- tro l'umanità si distinguono dalle infrazioni isolate e dai reati di diritto c o- mune nella misura in cui fanno parte di un attacco generalizzato e sist e- matico contro la popolazione civile. In alcuni casi, ciò può essere il risulta- to di una politica di persecuzione o discriminazione grave e sistematica verso un particolare gruppo nazionale, etnico, razziale o religi oso (cfr. UNHCR, Note d'information sur l'application des clauses d'exclusion: art i- cle 1 F de la Convention de 1951 relative au statut des réfugiés , par. 36 p. 14 [di seguito: UNHCR Note d'information Convention] ). Un atto in u- mano commesso contro una pers ona, quale per esempio la tortura, può D-7856/2010 Pagina 14 costituire un crimine contro l'umanità se fa parte di un sistema coerente o di una successione di atti sistematici e ripetuti (cfr. anche Sentenza della Camera d'appello del Tribunale penale internazionale per l'ex -Jugoslavia [di seguito: TPIJ] caso Tadic, no. IT -94-1-T, 15 gennaio 1999, par. 271 p. 125). Un crimine contro l'umanità deve essere perpetrato in esecuzione del disegno politico di uno Stato o tramite un' « organizzazione diretta a realizzare l'attacco » (cfr. art. 7 cpv. 2 lett. a Statuto di Roma) ed avente a disposizione mezzi importanti. Lo Statuto di Roma non ritiene alcun colle- gamento tra crimine conto l'umanità e conflitto armato: un crimine contro l'umanità può quindi essere commesso in tempo di pace (cfr. DTAF 2010/43, consid. 5.3.3.2 p. 612 e relativi riferimenti). 7.2.3.2 I crimini di guerra, anch'essi definiti nello Statuto di Roma (art. 8), implicano delle violazioni gravi del diritto internazionale umanitario (diritto dei conflitti a rmati) e possono essere commessi da, rispettivamente perpetrati contro, persone civili e militari. Gli attacchi commessi contro qualsiasi persona che non partecipi più alle ostilità, come i belligeranti feriti o malati, i prigionieri di guerra o i civili, sono considerati come crimini di guerra (cfr. UNHCR , Note d'information Convention , par. 30 p. 12). Si tratta, fra gli altri, di atti posti in essere contro persone e beni protet ti dalle norme delle Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949 (CG; in particolare C onvenzione di Ginevra del 12 agosto 1949 per migliorare la sorte dei feriti e dei malati delle forze armate in campagna [CGI, RS 0.518.12]; Convenzione di Ginevra del 12 agosto 1949 per migliorare la sorte dei feriti, dei malati e dei naufraghi delle forz e armate di mare [CGII, RS 0.518.23]; Convenzione di Ginevra del 12 agosto 1949 relativa al trattamento dei prigionieri di guerra [CGIII, RS 0.518.42]; Convenzione di Ginevra del 12 agosto 1949 per la protezione delle persone civili in tempo di guerra [CGIV, RS 0.518.51]), quali l'omicidio volontario, la tortura o trattamenti inumani, la privazione del diritto ad un equo e regolare processo. Tali crimini possono essere commessi anche durante conflitti armati che non presentano un carattere internazionale, c ome dimostrano la giurisprudenza del TPIJ e lo stesso Statuto di Ro ma (cfr. art. 8 cpv. 2 lett. d e art. 8 cpv. 2 lett. f Statuto di Roma). Determinare l'esistenza di un conflitto armato a carattere non internazionale è tuttavia più complesso. Nel caso Tadic, il TPIJ ha ritenuto che un conflitto armato a carattere non internazionale, nel contesto dell'art. 3 comune alle quattro CG, nonché dagli artt. 4 cpv. 2 e 17 del Protocollo aggiuntivo dell’8 giugno 1977 alle CG relativo alla protezione delle vittime dei conflitti armati non internazionali (PA II; RS 0.518.522) , esiste in presenza di violenza armata prolungata tra forze armate governative e gruppi armati organizzati o tra tali gruppi (cfr. Camera d'appello del TPIJ, Prosecutor v. D-7856/2010 Pagina 15 Tadic, Decision on De fence Motion for Interlocutory Appeal on Jurisdiction, IT-94-1- AR72, del 2 ottobre 1995, par. 80 ss. ; cfr. anche FF 2008 3293, pp. 3362 s. e relativi riferimenti). 7.3. Nella fattispecie, conviene analizzare la pertinenza della norma di esclusione dell'art. 1 F lett. a Conv., considerato il contesto storico e la funzione statale del ricorrente (cfr. sulla nozione PHILIPPE CURRAT, op. cit., p. 595), il quale - dopo un brillante corso di studi alla facoltà di diritto mil i- tare di C._______ - nel (…) è stato nominato vice -procuratore militare a E._______ ed in seguito procuratore militare per la provincia di F._______, ciò durante i regimi comunisti di Karmal e Najibullah (cfr. Sen- tenza del Tribunale D-3334/2006 dell'8 gennaio 2009, consid. 12.2 p. 10). Come già osservato nell a precedente sentenza concernente il ricorrente, oltre che rettamente sottolineato dall'UF M nella decisione impu gnata (p. 6) , è indubbio che i regimi comunisti succedutisi in Afghanistan dal 1978 al 1992 (inclusi que lli di Karmal e Najibullah) siano stati ritenuti coinvolti in crimini contro l'umanità e crimini di guerra , tra cui attacchi s i- stematici lanciati contro la popolazione civile, assassinii, esecu zioni extragiudiziali, torture e d altri atti inumani, persecuzioni, imprigionamenti o altre forme di priva zione grave della libertà in violazione delle dispos i- zioni fondamentali del diritto internazionale. È pure no to l'utilizzo di tortu- re, fra l'altro per ottenere informazioni o confessioni, in diversi centri di in- terrogatorio a C._______ o nelle province, ma pure nelle prigioni o nei posti e centri di detenzione militari (cfr. Sentenza del Tribunale D-3334/2006 dell'8 gennaio 2009 consid. 10.1 pp. 7 -8 e relativi riferimen- ti). In particolare, numerose violazioni dei diritti umani sono state perp e- trate dal servizio di intelligence del governo afgano, il KhAD/WAD ("Kha- damat-e Etela'at-e Dawlati", dal 1986 sotto il nome di "Wizarat -i Amaniy- yat-i Dawlati"), durante il regi me filosovietico ( cfr. nello specifico Council of the European Union, Netherlands delegation to CIREA, Security serv i- ces on Commun ist Afghanistan 1978 -1992, Bruxelles 26 aprile 2001 [di segiuto: Netherlands delegation to CIREA] e UNHCR, Note on the Struc- ture and Operation of the KhAD/WAD in Afghanistan 1978-1992 [di segui- to: UNHCR Note on KhAD/WAD]). Inoltre, la seconda fase istruttoria ha permesso all'autorità di prime cure di raccogliere elementi essenziali circa l'agire personale del ricorrente , nel contesto del regime. Infatti, sebbene l'insorgente, nelle proprie dichiar a- zioni iniziali, dipinga il sistema legale e la procedura giudiziaria afghana come perfettamente conformi al rispetto dei diritti umani, o comunque di fatto applicate nel pieno rispetto dei diritti dei prevenuti, oltre che garanti di una netta separazione dei poteri (cfr. verbale 3, Q125 p. 14), in concre-D-7856/2010 Pagina 16 to, è noto che tali diritti venivano costantemente violati. Le violazioni era- no infatti dovute all'assenza di avvocati difensori, all'impossibilità di rico r- rere contro le sentenze, a lunghe detenzioni preventive, oltre alle atrocità perpetrate al fine di estorcere con fessioni (cfr. AI, Afghanistan: Reports of Torture and Long -term Detention W ithout Trial, March 1991), come del resto ammesso del ricorrente (cfr. verbale 3, Q165). Emerge peraltro dal- le dichiarazioni successive del ricorrente la propria consapevolez za r i- guardo all'operato dei regimi comunisti in Afghanistan. In particolare, egli è cosciente del fatto che i diritti dei p revenuti nel proprio Paese erano mi- nimi (cfr. verbale 3 , Q165) e non nega nemmeno la circostanza per cui durante tali regimi era effettivamente diffusa la tortura, praticata sis tema- ticamente da membri del KhAD/WAD (cfr. verbale 3, Q160). Ad ogni buon conto, come g ià sancito dal Tribunale ( cfr. Sentenza del Tri bunale D-3334/2006 dell'8 gennaio 2009 consid. 12.2 p. 10) e sottolineato dall'insorgente nel proprio ricorso (p. 4) , il fat to che egli abbia saputo, o almeno avrebbe dovuto sapere, quanto accadeva nei centri di interrog a- torio e detenzione militare non è un elemento sufficiente per dimostrare che egli abbia direttamente e concretamente implementato tali pratiche o che abbia partecipato alla violazione di diritti umani. Il Tribunale è tuttavia concorde con l'UFM nel considerare che l'autore del gravame ha dato spiegazioni poco verosimi li e vaghe sui motivi su l pro- prio stage a D._______, oltre che sulle circostanze della successiva pr o- mozione. Se, da un lato, questo singolo fatto non è sufficiente ad imputa- re una responsabilità dell'insorgente ai sensi della norma di esclu sione in analisi, dall'altro lato, l'attitudine con cui il ricorrente cerca di minimizzare il proprio percorso professionale nel corso dell'ultima audizione è rivelatri- ce. Per di più , ritenuto il livello intellettuale del medesimo e le sue con o- scenze in ambito legale, è logico considerare che egli conoscesse gli scopi dell'audizione, avendo giuridicamente ben compreso le direttive im- partite dal Tribunale all'autorità inferiore nella precedente sentenza che lo riguarda. Peraltro, l'autore del gravame riconosce che durante il proprio soggiorno a D._______ ha appreso tecniche di interrogato rio, ma di se- guito asserisce che la formazione sarebbe stata incentrata unicamente su aspetti criminologici (cfr. verbale 3, Q101-105). Spiegazione poco plausi- bile, considerato l'assetto geopolitico dell'epoca. A ciò si aggiunga la nota prassi per cui anche alti ufficiali del KhAD – a partire dal grado di (…) ([…], lo stesso del ricorrente ) – venivano inviati a Mosca per uno stage, rispettivamente altri agenti imparavano t ecniche di interrogatorio durante soggiorni da tre a sei mesi in Unione Sovietica o in scuole sovieti che cre- ate ad hoc nei dintorni di Kabul (cfr. UNHCR Note on KhAD/WAD, par. 22 p. 8 ; vedi anche Netherlands delegation to CIREA , p. 24 ). Peraltro, a l-D-7856/2010 Pagina 17 quanto inverosimilmente, il ricorrente non ricorda nemmeno il momento della propria promozione al grado di (…) (cfr. verbale 3, Q112 p. 12). È del resto rimarchevole che nei racconti dell'insorgen te questi elementi appaiano man mano meno chiari, aggiunto il fatto che nessun documento relativo alla propria formazione o funzione è stato versato agli atti, benché – come opportunamente osservato dall'autorità di prime cure – secondo l'esperienza generale una persona del livello sociale, intellettuale e pr o- fessionale del ricorrente, in ragione del deteriorasi della situazione politica del proprio Paese ed in vista di un imm inente espatrio, avrebbe dovuto adunare tale documentazione o fare in modo di farse la trasmettere suc- cessivamente dai propri famigliari o conoscenti ancora residenti in Afgha- nistan. Poco importa che l'autore del gravame cerchi di minimizzare la propria presenza durante la pronuncia di sentenze capitali (cfr. verbale 2 , p. 8 e verbale 3, Q191-Q193 p. 25). Infatti, se da un lato l'insorgente è stato r e- sponsabile dell'azione penale per reati di diritto comune quali ad esempio il traffico di droga, il furto (c fr. per es. verbale 2 , p. 8), lo stupro e l'omic i- dio, caso conclusosi in esecuzione capita le (cfr. verbale 3 Q191 p. 25), i quali, giusta la giuri sprudenza (cfr. GICRA 1999 n. 12 , consid. 5d p. 91), seppure giudicati secondo procedure inique, non sono circ ostanze sus- sumibili all'art. 1 F lett. a Conv., dall'altro lato, il ricorrente ammette di ave- re trattato numerosi casi di disertori (cfr. verbale 3 , Q173 p. 22), sebbene l'abbia negato nelle domande successive (cfr. ibidem, Q178 e ss., in par- ticolare Q180 p. 23). Orbene, secondo le fonti consultate dal T ribunale, all'epoca in Afghanistan gli ufficiali intenzionati a lasciare la propria carica venivano puniti in applicazione della Legge sui crimini militari del 16 Ha- mal 1365 (5 aprile 1986). Giusta l'art. 15 di tale legge, la diserzione ( Fa- rar) consiste nell'abbandono della propria unità o posto di servizio, o in al- tre forme di assenza non autorizzata (quindi non dovute a ragioni di sal u- te o di trasferimento) , da parte del personale militare. Il testo di legg e - applicabile al personale del Ministero degli Interni, del Ministero della D i- fesa e al KhAD/WAD – considerava tali comportamenti quali crimini milita- ri contro la sicurezza della Repubblica Democratica dell'Afghanistan, con- tro la capacità di difesa delle forze armate e contro la disciplina imposta dal servizio militare. Queste condotte venivano punite con la reclusi one tra i cinque e i 15 anni, o con sentenza capitale, mentre durante periodi considerati di emergenza, per le stesse azioni l'autore era punito con u na pena che poteva andare dai dieci ai 20 anni di reclusione o con la morte (cfr. UNHCR Note on KhAD/WAD, par. 20 p. 7 e p. 8 nota 27). Considera- ta l'ammissione da parte dell'insorgente, di essersi occupato della promo- zione dell'accusa nell'ambito di reati di diserzione (cfr. verbale 3, Q173), è D-7856/2010 Pagina 18 logico e conseguente ritenere pure che egli applicasse suddetta dispos i- zione e proponesse le summenzionate pene , segnatamente la pena di morte, in u n contesto istruttorio di costante violazione dei diritti umani di cui si è detto precedentemente (cfr. p. 16 della presente). Inoltre, l'insorgente nega qualsiasi competenza riguardo a meri oppositori politici, i cui dossier, comunque dopo una prima istruzione, venivano tr a- smessi al KhAD (cfr. verbale 3, Q120, Q123 e Q185) e giudicati dai t ribu- nali rivoluzionari (cfr. verbale 3, Q126 p. 14). In questo contesto, egli a m- mette di essere perfettamente a conoscenza della fine riservata ai preve- nuti una volta giunti nelle mani del KhAD (cfr. verbale 3 , Q186-Q187). Questa procedura di trattamento dei casi, quindi la stretta collaborazione tra KhAD/WAD e procura militare, era dovuta sia alla presenza fisica a l i- vello provinciale della polizia KhAD/WAD e del KhAD/WAD militare all'i n- terno rispettivamente del Ministero degli Interni e al Ministero della Difesa (cfr. UNHCR Note on KhAD/WAD , p. 3 par. 6 e p. 4 par. 8, vedi anche verbale 3, Q183 p. 23), in cui era appunto impiegato anche il ricorrent e (cfr. verbale 3, Q117 e Q211 p. 13), sia al fatto che a partire dal 1986 con la riduzione delle attività e dell'organico del KhAD/WAD gli arresti veniv a- no conferiti anche, a scopo di sgravio, alle procure provinciali (cfr. UNHCR Note on KhAD/WAD , p. 7 par. 19). Alla luce di quanto precede, ossia ritenuta la stretta collaborazione con il KhAD/WAD, è impensabile che il ricorrente abbia sempre operato nel rispetto dei diritti dei perseguiti, rispettivamente non può seriamente essere esclusa qualsivoglia forma di partecipazione o contributo alla perpetrazione di atti quali segnatamente la tortura e la privazione del diritto ad un equo e regolare processo (cfr. nello specifico Netherlands delegation to CIREA, p. 26 i.f.). Considerati tutti i fatti summ enzionati, ovvero l'istruzione preliminare dei casi politici (cfr. verbale 3, Q120, Q123 e Q185), la stretta collaborazione con il KhAD/WAD (cfr. anche verbale 3, Q183 p. 23) e l'influenza esercita- ta da quest'ultimo, la competenza diretta per i casi di diserzione (cfr. ver- bale 3, Q173 p. 22), la proposta di pene, rispettivamente la presenza du- rante la pronuncia di sentenze capitali in casi di diserzione (cfr. verbale 2, p. 8 e verbale 3, Q191-Q193 p. 25), nonché altre attività quali la tenuta in prima persona di interrogatori in casi importanti (cfr. verbale 3, Q143 e ss. p. 18) e per que sto motivo l'essersi recato nella nota prigione di G._______ (cfr. verbale 3, Q136 p. 17 ; cfr. UNHCR Note on KhAD/WAD, par. 18 p. 7; AI , Afghanistan. Torture of poli tical Prisoners, November 1986, p. 7), le raccomandazioni precise fornite agli auditori durante l'istru- zione circa le prove da ottenere e il come ottenerle (cfr. verbale 3 , Q155), ed il lapalissiano nonché rivelatore tentativo del medesimo di minimizzare D-7856/2010 Pagina 19 qualsiasi responsabilità in que sto senso, il Tribunale ritiene che l'autore del gravame abbia partecipato, rispe ttivamente abbia contribuito, alla perpetrazione dei documentati orrori del regime dell'epoca. Nondimeno, al di là della (…) russa dell'insorgente, il fatto di non essere attivo politicamente (cfr. verbale 1 , p. 6 e verbal e 3 , Q77-Q86 pp. 9-10) e l' avere una (…) pro Mujahidin (cfr. verbale 2 , p. 10) l'hanno indotto con tutta probabilità a dovere provare in altro modo ed in maniera accresciuta la sua lealtà verso il regime . È in questo contesto che va si- tuata la stretta collaborazione dell'insorgente con l'intelligence del regime. Sono inverosimili infatti le dichiarazioni secondo cui egli avrebbe utilizzato la legge per aggirare le richieste del KhAD /WAD (cfr. verbale 3 , Q189 p. 24), soprattutto alla luce di tutt o quanto precedentemente esposto, se- gnatamente alla nota illegalità nella quale operava il KhAD/WAD (cfr. in particolare Netherlands delegation to CIREA, p. 26) ed alla facilità con cui all'epoca si rischiava di essere additati come nemici del regime (cfr. ibi- dem, consid. 2.2 p. 12) . Non da ultimo, egli è stato nominato procuratore militare per una provincia molto periferica (F._______), rispetto al potere centrale sito a C._______, ciò è certamente indice del fatto che i vertici del regime riponevano grande stima e fiducia nella sua persona, il che si traduce in certa e comprovata lealtà da parte sua. In aggiunta, n on soccorre l'insorgente nemmeno l'argomento secondo cui, in qualit à di procuratore militare, non avrebbe potuto porre in essere un "esteso o sistematico attacco c ontro popolazioni civili" (art. 7 cpv. 1 Statuto di Roma; cfr. ricorso p. 4), in quanto il reato di crimini contro l'umanità può essere commesso da chiunque da rappresentanti ci- vili dello Stato oppure da militari o da persone senza legame con il potere statale. La nazionalità della vittima non ha infatti nessuna importanza. La vittima può possedere la stessa nazionalità dell'autore, una nazionalità diversa o essere apolide. Inoltre i crimini contro l'umanità sono punibili i n- dipendentemente dalla persona contro la quale sono commessi. Secondo la giurisprudenza dei tribunali penali internazionali e nazionali, sono qui n- di protetti anche i membri delle forze armate che hanno depo sto le armi e tutte le altre persone che per malattia, ferimento, cattura o altre cause sono fuori combattimento (cfr. FF 2008 3293, consid. 2.1.4.2 p. 3347 e re- lativi riferimenti; allo stesso proposito in relazione ai crimini di guerra cfr. consid. 7.2.3.2 della presente). D'altronde, sebbene sia chiaro che, come sostiene l'autore del gravame (cfr. ricorso p. 4), i 200'000 morti del regime nel (…) non gli siano imputa- bili, è indubbio che l'insieme delle circostanze sopraelencate conducano a D-7856/2010 Pagina 20 ritenere l'esistenza di seri indizi rivelatori di una consistente probabi lità della perpetrazione, rispettivamente la partecipazione alla commissione di crimini contro l'umanità e crimini di guerra. In ultima analisi, i l completamento dell'istruttoria, oltre a circ oscrivere l'o- perato personale del ricorrente in seno al regime, ha permesso di chiarire le circostanze del riconoscimento della qualità di rifugiato del medesimo da parte dell' UNHCR a B._______ (cfr. consid. H della presente) . Il rico- noscimento basato su u n esame detto prima facie è prassi in caso di esodi di massa, dove una procedura di determinazione individuale dello statuto di rifugiato risulterebbe eccessivamente lunga, quindi inefficace. Si tratta pertanto di un'accettazione collettiva, pronunciata nella misura in cui gli individui toccati presentino tutte le caratteristiche del rifugiato , sulla base di circost anze apparenti e oggettive nel Paese di origine motivanti l'esodo (cfr. UNHCR Note d'information C onvention, par. 96 p. 38) . In questo contesto, data l'assenza di trattamento individuale dei casi, l' e- sclusione di persone non meritevoli della protezione internazionale risulta difficoltosa (cfr. UNHCR Note d'information Convention, par. 97 pp. 38-39; sulla problematica cfr. anche UNHCR, Consultation mondiale su r la pro- tection internationale, Protection des réfugiés lors d'afflux massifs: cadre général de la protection, EC/GC/01/4). 7.4. Ritenuta l'esistenza del « serio motivo » di sospettare la commissi o- ne, r ispettivamente partecipazione alla commissione, da parte del ricor- rente di atti sussumibili alla norma di esclusione , art. 1 F lett. a Conv., il medesimo è escluso dal riconoscimento dalla qualità di rifugiato . Di conseguenza, il gravame va disatteso e la querelata decisione confer- mata. 8. In co nsiderazione di quanto precede , la questione dell'applicazione dell'art. 1 F lett. b Conv. può rimanere indecisa. 9. 9.1. L'esecuzione dell'allontanamento è ordinata se possibile, ammissibile e ragionevolmente esigibile , segnatamente se nessuna delle condizioni previste dalla legge relative al beneficio dell'ammissione provvisoria è o s- sequiata (art. 44 cpv. 1 e 2 LAsi). L'ammissione provvisoria è prevista dall'art. 83 della Legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20), entrato in vigore il 1° gennaio 2008. Tale disposizione ha D-7856/2010 Pagina 21 rimpiazzato l'art. 14a della Legge federale del 26 marzo 1931 concernen- te la dimora e il domicilio degli stranieri (LDDS). 9.2. Nel caso di specie, il Tribunale non è tenuto a pronunciarsi su questo aspetto, segnatamente sul carattere lecito dell'esecuzione dell'allontana- mento del ricorrente, in quanto il ricorrente è già a beneficio di un' ammis- sione provvisoria (cfr. consid. C della presente). 10. 10.1. Giusta l'art. 98a LAsi, l'UFM o il Tribunale amministrativo federale trasmette alle autorità preposte del perseguimento penale le informazioni ed i mezzi di prova concernenti richiedenti l'asilo seriamente sospettati di avere violato il diritto internazionale pubblico, commettendo un crimine contro la pace, un crimine di guerra o un crimine contro l'umanità, part e- cipando ad un genocidio o praticando la tortura (cfr. Sentenza del Tribu- nale dell'11 maggio 2010 E-5538/2006 consid. 10.1, p. 24). Questo dove- re è precisato dall'art. 4 dell'Ordinanza 3 dell'11 agosto 1999 sull'asilo r e- lativa al trattamento di dati personali (OAsi 3, RS 142.314), il quale pr e- vede che, in caso di serie ragioni di sospettare la commissione di un cr i- mine ai sensi dell'art. 1 F lett. a e c Conv., l'UFM tra smetta alle autorità preposte al perseguimento penale competenti le informazione e i mezzi di prova dei quali dispone. 10.2. Nella fattispecie, le informazioni ed i mezzi di prova summenzionati si trovano esclusivamente nel dossier dell'UFM. L'Ufficio è quindi invitato ad intraprendere i passi necessari al fine di segnalare il ricorrente alle au- torità di perseguimento penali competenti. 11. 11.1. Giusta l'art. 65 cpv. 1 PA, se una parte non dispone dei mezzi n e- cessari e le sue conclusioni non sembrano prive di possibilità di succe s- so, l'autorità di ricorso, il suo presidente o il giudice dell'istruzione la d i- spensa, a domanda, dopo il deposito del ricorso, dal pagamento delle spese processuali. In particolare, l'assistenz a giudiziaria viene ammessa solo nei casi in cui le probabilità di esito favorevole del ricorso siano s u- periori a quelle di rigetto, o, perlomeno, se non siano eccessivamente i n- feriori a quest'ultime. L'autorità chiamata a pronunciarsi sulla richiesta de- ve, altresì, sulla base degli atti a sua disposizione, procedere ad un a p- prezzamento anticipato e sommario dei mezzi di prova per determinare l'esito probabile della procedura (cfr. DTF 124 V 89, consid. 6a p. 89). D-7856/2010 Pagina 22 11.2. Nella fattispecie, viste le allegazioni ric orsuali sprovviste di esito f a- vorevole – le quali hanno condotto all'esito negativo della presente pr o- cedura – le condizioni di cui all'art. 65 cpv. 1 PA non sono adempiute, di modo che la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese processuali, è respinta. 11.3. Ne consegue che le spese processuali, di CHF 600. -, che seguono la soccombenza, sono poste a carico dell'in sorgente (art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del R egolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). (dispositivo alla pagina seguente) D-7856/2010 Pagina 23 Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 1. Il ricorso è respinto. 2. La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal ve r- samento delle spese processuali, è respinta. 3. Le spese processuali, di CHF 600. -, sono poste a carico del ricorrente. Il succitato saldo deve essere versato alla cassa del Tribunale, ent ro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente decisione. 4. Questa sentenza è comunicata al ricorrente, all'UFM e all'autorità cant o- nale competente. Il presidente del collegio: La cancelliera: Pietro Angeli-Busi Camilla Fumagalli Data di spedizione: