<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale si sforza da numerosi anni di condurre una riflessione critica sullo strumento costituito dal dialogo sui diritti dell'uomo e di proseguirne lo sviluppo a mente delle idee ed esperienze acuite sinora. Il Parlamento, talune istituzioni scientifiche e diversi Stati partner condividono i punti di vista che la Svizzera e una valutazione esterna effettuata nel 2000 sui dialoghi avviati sino a quel momento hanno considerevolmente contribuito a definire con maggiore precisione le sfide connesse a questo strumento dal profilo del contenuto, della concezione e del metodo. Sulla base del postulato depositato il 14 agosto 2001 dalla Commissione della politica estera e concernente l'ulteriore sviluppo dello strumento costituito dal dialogo sui diritti dell'uomo, il DFAE ha peraltro elaborato il "Concetto a media scadenza 2004-2007: il dialogo sui diritti dell'uomo e i suoi rapporti con altri strumenti bilaterali". Il concetto in questione evidenzia che il dialogo sui diritti dell'uomo non è uno strumento rigido e immutabile e che diversi modelli di dialogo sono ipotizzabili in funzione di vari gradi di approfondimento e di istituzionalizzazione.</p><p>Il dialogo incentrato sui diritti dell'uomo costituisce uno degli strumenti diplomatici della politica estera della Svizzera. Il dialogo è volto al raggiungimento degli obiettivi descritti qui sotto:</p><p>- miglioramento della situazione dei diritti dell'uomo a livello di norme (per esempio riforma del sistema giuridico per adeguarlo alle norme e standard internazionali, abolizione della pena di morte);</p><p>- rafforzamento dei meccanismi di attuazione e di discussione di casi precisi (per esempio ammissione nel Paese di relatori speciali dell'ONU, istanza nazionale indipendente sui diritti dell'uomo e liberazione dei detenuti politici);</p><p>- promovimento della società civile e dei contatti con la stessa.</p><p>La nozione di "dialogo istituzionalizzato sui diritti dell'uomo" è utilizzata per i Paesi con i quali la Svizzera conviene colloqui formali sui diritti dell'uomo a livello governativo e amministrativo e con i quali incoraggia lo scambio di esperti. Il ricorso alle conoscenze di esperti esterni consente di condurre un dialogo che pone fortemente l'accento sulla prassi. La Svizzera può altresì fornire il suo sostegno a progetti realizzati dalla società civile nei paesi in cui conduce un dialogo. Occorre che nell'ambito di tale dialogo le due parti considerino i diritti dell'uomo non solo come un'esigenza comune, ma anche concreta.</p><p>Oltre al dialogo sui diritti dell'uomo, esistono ulteriori possibilità di rafforzare il dibattito sui diritti dell'uomo con gli Stati. L'obiettivo di questi colloqui bilaterali intensificati sui diritti dell'uomo è identico a quello del dialogo sui diritti dell'uomo, con la differenza che questi ultimi sono contraddistinti da una definizione più flessibile della loro forma e del loro ambito. Citiamo, tra le diverse possibilità ipotizzabili, un dialogo politico che ponga maggiormente l'accento sul tema dei diritti dell'uomo oppure dialoghi a livello locale sui diritti dell'uomo.</p><p>Il dialogo sui diritti dell'uomo non esclude gli altri strumenti. Anche se un simile dialogo è già avviato, la Svizzera può intervenire a livello bilaterale oppure sostenere risoluzioni della Commissione dei diritti dell'uomo delle nazioni Unite ("co-sponsoring").</p><p>La valutazione esterna realizzata nel 2000 indicava in particolare che il dialogo sui diritti dell'uomo può essere attuato soltanto se le risorse di personale e le competenze necessarie sono messe a disposizione. Il credito quadro per le misure di gestione civile dei conflitti e di promovimento dei diritti dell'uomo consentirà al Consiglio federale una migliore presa in considerazione futura di questo concetto. Un dialogo sui diritti dell'uomo è in corso con la Cina da 13 anni; un altro dialogo è stato avviato nell'ottobre del 2003 con l'Iran e un primo ciclo dovrebbe essere iniziato con il Vietnam nel corso dell'anno prossimo.</p><p>2. Al termine di ogni ciclo di dialogo viene allestito un rapporto interno dettagliato. I dialoghi sui diritti dell'uomo che non si inseriscono in una durata determinata sono oggetto di una valutazione interna ogni due anni ed esterna ogni quattro anni.</p><p>I dialoghi avviati con i Paesi che condividono i punti di vista della Svizzera servono alla valutazione degli stessi. Essi hanno lo scopo di coordinare le strategie dei diversi Paesi, di scambiare le informazioni e di effettuare un confronto delle valutazioni.</p><p>È raro che i successi, i progressi e i regressi siano unicamente dovuti al dialogo sui diritti dell'uomo con un solo Paese. Il dialogo sui diritti dell'uomo avviato con un determinato Paese costituisce infatti l'elemento di un mosaico che - combinato con altri elementi come gli interventi, le risoluzioni e le dichiarazioni - consente di aumentare le chance di migliorare la situazione dei diritti dell'uomo dal profilo delle norme e dell'attuazione di tali norme.</p><p>3. Il successo del dialogo sui diritti dell'uomo dipende altresì dall'instaurazione di una relazione di fiducia con lo Stato di dialogo. A questo scopo può rivelarsi necessario preservare la confidenzialità di alcune fasi del dialogo. Il Consiglio federale continuerà comunque a informare il pubblico in piena trasparenza sui risultati e i progressi importanti, in particolare alla conclusione dei cicli di dialogo, non appena riterrà che tale informazione non avrà ripercussioni negative sull'evoluzione successiva del dialogo.</p><p>4. Non è previsto alcun rapporto particolare. Nell'ambito del suo rapporto all'attenzione delle Commissioni della politica e del Parlamento, il Consiglio federale informerà parimenti in merito al dialogo sui diritti dell'uomo e sulla sua valutazione.</p>  Risposta del Consiglio federale.