<h2>SubmittedText<h2><p>Stando allo studio pubblicato da Frontier Economics nell'ottobre 2021, a partire dal 2025 in Svizzera si potrebbe assistere a una penuria di energia elettrica; potrebbero mancare 66 GWh per un periodo di 47 ore. In situazioni ancora più estreme, ma comunque rare, potrebbero addirittura mancare ca. 690 GWh. Questa comprovata situazione di penuria è di natura probabilistica e riguarda soltanto lo 0,1 per cento dell'approvvigionamento elettrico, in casi estremi al massimo l'1 per cento. Le misure da adottare per contrastare la lacuna devono tenere conto di questa situazione.</p><p>Per far fronte alla futura penuria di energia elettrica in Svizzera, attualmente si sta discutendo dell'eventualità di costruire una centrale a gas a ciclo combinato per poter disporre di un'adeguata riserva di energia. La realizzazione di quest'opera dovrebbe ora essere avviata senza indugio.</p><p>Tuttavia, la Svizzera dispone già oggi di una potenza disponibile a breve termine, non integrata nel sistema di approvvigionamento elettrico: si tratta dei gruppi elettrogeni di emergenza, particolarmente ben sviluppati nel nostro Paese, con una potenza stimata a 5 GW.</p><p>Alla luce di quanto precede chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. A quanto ammonta la potenza dei gruppi elettrogeni di emergenza in Svizzera (una volta detratti i gruppi elettrogeni basati sulla tecnologia delle batterie)?</p><p>2. Per quanto tempo all'anno dovrebbero essere operativi i gruppi elettrogeni di emergenza per poter colmare la lacuna messa in luce dallo studio Frontier Economics?</p><p>3. Ammettendo che una simile situazione di penuria si verifichi ogni due anni: a quanto ammonterebbero gli investimenti aggiuntivi necessari sotto il profilo ecologico ed economico per realizzare una centrale a gas a ciclo combinato se rapportati ai costi di utilizzo dei gruppi elettrogeni di emergenza? Base: osservazione di un ciclo di vita di 15 anni.</p><p>4. I gruppi elettrogeni di emergenza sono presenti in maniera decentrata sul territorio: in una situazione di penuria, quale vantaggio ne deriverebbe per il carico della rete? Nel rispondere a questa domanda bisognerà tenere conto in particolare del fatto che una situazione di penuria si verificherebbe a causa delle ridotte capacità di trasporto delle reti elettriche, che non permetterebbe più di garantire le importazioni di energia elettrica.</p><p>5. Quali norme giuridiche devono essere modificate affinché i gruppi elettrogeni di emergenza possano essere impiegati in una situazione di penuria?</p><p>6. Quali presupposti tecnici occorrerebbe creare per poter impiegare in modo ben coordinato i gruppi elettrogeni di emergenza nel quadro dell'approvvigionamento elettrico?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1.) Secondo l'"Inventario delle emissioni di motori stazionari e turbine a gas - stato 2014" (INFRAS 2016, su mandato dell'Ufficio federale dell'ambiente UFAM), attualmente in Svizzera ci sono generatori d'emergenza con una potenza installata complessiva stimata a circa 2000 MW.</p><p>2.) Affinché i generatori d'emergenza possano essere utilizzati come impianti di produzione di energia allacciati alla rete, i proprietari devono dare il loro consenso e affrontare costi d'investimento supplementari. Inoltre gli impianti devono essere adeguati (v. risposta alla domanda 6) .</p><p>Partendo dal presupposto che un ottavo della potenza installata (250 MW) serva a prevenire situazioni di penuria, per generare i 66 GWh ipotizzati nello studio di Frontier Economics, i generatori d'emergenza dovrebbero funzionare per ben 264 ore a pieno carico. Va tuttavia precisato che il fabbisogno annuale di 66 GWh è stato calcolato sulla base della media di 1575 simulazioni.</p><p>Questo significa che, in determinate situazioni, gli impianti devono rimanere in funzione anche molto più a lungo. In questa eventualità, si porrebbero dei problemi anche a livello di logistica per l'approvvigionamento del combustibile.</p><p>3.) Fino ad oggi non è disponibile un confronto. Per quanto riguarda l'utilizzazione dei generatori d'emergenza, sarebbe necessario sviluppare anche un modello per l'indennizzo ai proprietari dei costi d'investimento, d'esercizio e del combustibile supplementari da essi sostenuti.</p><p>4.) I generatori d'emergenza sono collegati alla rete a bassa tensione (NR7). La loro decentralizzazione consente di immettere una potenza minore nelle reti di distribuzione. In questo modo sarebbe effettivamente possibile limitare i sovraccarichi della rete a livello locale, ad eccezione di alcuni singoli casi di carico che andrebbero esaminati individualmente.</p><p>Il gestore della rete di distribuzione locale dovrebbe pertanto controllare per ogni impianto allacciato, se il dimensionamento della rete locale è in grado di assorbire la potenza elettrica supplementare. Un'integrazione su larga scala richiederebbe probabilmente infrastrutture supplementari.</p><p>5.) Le basi legali per una possibile utilizzazione dei generatori d'emergenza in caso di penuria sono già disponibili: in presenza di una situazione di grave penuria già sopraggiunta o imminente, che l'economia non è in grado di affrontare in modo autonomo, secondo il capitolo 3 della legge del 17 giugno 2016 sull'approvvigionamento del Paese (LAP; RS 531), il Consiglio federale può adottare misure d'intervento economico temporanee. Gli articoli 31 e 32 LAP permettono in linea di massima di adottare misure esaustive per gestire la domanda e l'offerta di beni e servizi d'importanza vitale (ad es. prescrizioni riguardanti la produzione e la fornitura o l'utilizzo e il consumo).</p><p>6.) Per un'integrazione concertata dei generatori d'emergenza decentralizzati, è necessario un collegamento IT coordinato. È probabile che ciò non sia il caso attualmente, motivo per cui sarebbero necessari interventi di riequipaggiamento importanti (controllo, sincronizzazione e protezione della rete). In linea di principio, i requisiti per i generatori d'emergenza sono disciplinati nell'ordinanza del 16 dicembre 1985 contro l'inquinamento atmosferico (OIAt; RS <a href="https://www.fedlex.admin.ch/eli/cc/1986/208_208_208/it">814.318.142.1</a>). Se questi impianti vengono utilizzati per più di 50 ore, sono considerati motori a combustione stazionari regolari e sottostanno a requisiti più severi secondo l'<a href="https://www.fedlex.admin.ch/eli/cc/1986/208_208_208/de">allegato 2 numero 82 OIAt</a>. Tale situazione comporta costi d'investimento e d'esercizio supplementari e richiederebbe, in via preliminare, la definizione delle responsabilità in materia di attuazione.</p>  Risposta del Consiglio federale.