<h2>SubmittedText<h2><p>A fine febbraio 2020, per motivi politici la Turchia con il suo capo di Stato Erdogan ha di fatto iniziato ad abrogare il patto sui rifugiati concluso con l'UE nel 2016. Migliaia di migranti stanno da allora cercando di raggiungere l'Europa. Secondo quanto riportato, due terzi di essi provengono dall'Afghanistan nonché da altri Stati e non dalle zone di crisi della Siria, come sovente viene suggerito. La Grecia, dal canto suo, ha deciso, retroattivamente al 1° marzo 2020, di non accettare più alcuna domanda d'asilo. Alla luce di questi sviluppi, il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande.</p><p>1. Come valuta l'evoluzione della situazione? </p><p>2. Quali misure preparatorie ha adottato o adotterà ancora in futuro? </p><p>3. Prevede di adottare misure volte a rafforzare la sicurezza delle frontiere svizzere? La Svizzera potrebbe farlo? </p><p>4. Quante persone prevede chiederanno asilo in Svizzera tra il 1° marzo e il 30 giugno 2020 se il nostro Paese non adotterà misure volte ad assicurare le frontiere? </p><p>5. A quanto stima la quota di riconoscimento dei migranti in considerazione della loro prevedibile composizione? </p><p>6. Prevede che la Svizzera dovrà nuovamente - come già nel 2015 - assumersi la competenza per numerosi migranti perché gli Stati che in realtà sarebbero competenti non rispettano le scadenze Dublino? </p><p>7. Tenuto conto della sospensione delle riammissioni da parte dell'Italia e dell'interruzione delle procedure d'asilo da parte della Grecia, l'Accordo di Dublino è ancora in grado di funzionare? </p><p>8. A quali condizioni il Consiglio federale considererebbe a sua volta la possibilità di non ricevere più domande di asilo e di sospendere la riammissione nel quadro dell'Accordo di Dublino? </p><p>9. Nella risposta alla domanda 20.5080, il Consiglio federale menziona una chiave di ripartizione tra gli Stati Dublino. Condivide l'opinione secondo cui una tale chiave di ripartizione induce ancor più i migranti economici a chiedere asilo in Europa e genera una migrazione interna all'Europa in direzione degli Stati con le prestazioni sociali più interessanti? </p><p>10. Quale influsso un'ondata migratoria avrebbe sulla diffusione del coronavirus nonché sugli sforzi profusi dalle autorità e dal sistema sanitario per combattere la sua diffusione e sul loro carico di lavoro?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale segue attentamente l'evolversi della situazione alla frontiera turco-greca e gli sviluppi legati alla diffusione del COVID-19.</p><p>Nel quadro della lotta contro il coronavirus, il 18 marzo 2020 la Turchia ha chiuso le frontiere con la Grecia e la Bulgaria ponendo così fine al flusso migratorio avviato a inizio febbraio 2020. Dopo aver raggiunto un picco di breve durata nei primi due giorni di marzo 2020, gli sbarchi sulle isole greche sono diminuiti sensibilmente e nel frattempo quasi cessati del tutto. In Europa, diverse misure sono state adottate in relazione al coronavirus, tra cui il potenziamento dei controlli alle frontiere e, in certi casi, la chiusura delle frontiere. Il minor traffico e i maggiori controlli hanno comportato una limitazione notevole della libertà di movimento. Pertanto, attualmente si prevede un basso afflusso di migranti e un calo delle domande d'asilo.</p><p>2. Qualora dovesse delinearsi un considerevole aumento delle domande d'asilo, la Svizzera avvierebbe senza indugio i preparativi per l'attuazione degli esistenti piani d'emergenza e di potenziamento delle capacità. A livello europeo, la Svizzera ha partecipato alle riunioni del Consiglio Giustizia e affari interni dell'Unione europea (UE) del 4 e del 13 marzo 2020, in occasione delle quali è stata adottata una dichiarazione sulla situazione alle frontiere esterne dell'UE. Nella dichiarazione il Consiglio rinvia alla protezione delle frontiere esterne UE, ribadisce la solidarietà con la Grecia e i partner nei Balcani occidentali ed esorta la Turchia ad attuare integralmente la dichiarazione UE-Turchia del 2016. La Svizzera distacca inoltre esperti in seno a Frontex, contribuendo in tal modo agli sforzi profusi sul piano europeo per la protezione delle frontiere esterne.</p><p>3. / 4. Emanando l'ordinanza 2 sui provvedimenti per combattere il coronavirus (Ordinanza 2 COVID-19; RS 818.101.24), il Consiglio federale ha adottato misure per salvaguardare le frontiere e ripristinato i controlli alle frontiere interne. L'ordinanza definisce inoltre le persone per cui l'entrata in Svizzera è in linea di massima vietata e le relative eccezioni. Questo divieto riguarda anche i richiedenti l'asilo, che hanno la possibilità di presentare la loro domanda d'asilo in uno dei Paesi limitrofi alla Svizzera, dove non rischiano alcuna persecuzione rilevante sul piano dell'asilo. Le persone che si trovano in territorio svizzero o la cui ripresa in carico da parte dell'autorità dello Stato limitrofo non è possibile possono tuttora presentare una domanda d'asilo.</p><p>5. Il Consiglio federale non è in grado di fornire indicazioni in merito alla quota di riconoscimento delle persone che non hanno ancora presentato una domanda d'asilo in Svizzera.</p><p>6. Il Consiglio federale non prevede il ripetersi di una situazione simile a quella del 2015. L'aumento registrato all'epoca era dovuto in particolare al fatto che i Paesi lungo la rotta dei Balcani occidentali avevano in ampia misura lasciato transitare indisturbati i migranti, il che non succede più attualmente. Inoltre, all'epoca le autorità italiane e greche non erano più in grado di inserire tempestivamente nell'unità centrale Eurodac le impronte digitali delle persone sbarcate, problema che al momento non si osserva né in Italia né in Grecia.</p><p>7. / 8. Gli Stati Dublino, quindi anche l'Italia, continuano a esaminare le domande presentate dalla Svizzera e da altri Paesi europei conformemente alle disposizioni del regolamento Dublino III. Tuttavia, a causa della crisi cagionata dal coronavirus, l'Italia ha deciso di sospendere temporaneamente i trasferimenti Dublino, misura decisa anche dalla Svizzera e da altri Stato Dublino.</p><p>9. Il Consiglio federale non condivide l'opinione secondo cui una chiave di ripartizione produrrebbe incentivi. Questo a maggior ragione in quanto nel quadro della riforma di Dublino in corso sono discusse normative tese a limitare ulteriormente la migrazione secondaria: ad esempio, a differenza della situazione attuale, la competenza non potrà più passare a un altro Stato, o potrà passare soltanto a condizioni molto severe.</p><p>10. Al momento il Consiglio federale non prevede un aumento della migrazione in Svizzera. In linea di massima, il rischio di contagio e trasmissione non è più elevato tra i richiedenti l'asilo che tra la popolazione residente in Svizzera. Per rispettare le raccomandazioni dell'Ufficio federale della sanità pubblica e del Consiglio federale in materia di igiene (in particolare la distanza minima tra le persone), tutti i centri federali d'asilo hanno attuato numerose misure. Ad esempio, le capacità di alloggio sono state aumentate nonostante il basso numero di ospiti, il che significa che in ogni camera è alloggiato un numero inferiore di persone. Sono stati inoltre approntati settori separati di quarantena e isolamento per le persone particolarmente a rischio, i casi sospetti e i casi confermati.</p>  Risposta del Consiglio federale.