<h2>SubmittedText<h2><p>Come noto l'Italia, dopo che il Senato nei giorni scorsi ha approvato la legge sul rientro dei capitali, ha dato alla Svizzera 60 giorni di tempo per accordare lo scambio di informazioni bancarie in base all'articolo 26 del modello OCSE, in caso contrario il nostro Paese resterà sulla lista nera. </p><p>A parte la contraddizione italiana che da un lato dal 1974 incassa i ristorni come sostituzione delle informazioni bancarie e poi inserisce la Svizzera su liste nere proprio per il segreto bancario (ma pare che per la controparte elvetica questo non sia un problema ...) sorprende che l'Italia, inadempiente su più fronti (vedi cantiere Stabio - Arcisate, vedi applicazione degli Accordi di Dublino) si creda nella condizione di poter formulare diktat all'indirizzo elvetico.</p><p>È evidente che, una volta ottenuto quanto desiderato, l'Italia non avrà più interesse ad un accordo sulla fiscalità dei frontalieri che superi quello contenuto nell'obsoleta Convenzione del 1974, che da quarant'anni danneggia il Ticino.</p><p>A Locarno la consigliere federale Widmer Schlumpf ha dichiarato che, prima dello scadere del termine di due mesi, si giungerà ad un accordo anche sulla fiscalità dei frontalieri soddisfacente anche per il Ticino. Si fatica a crederlo, visto che le trattative avrebbero dovuto essere "nella fase conclusiva" già sei mesi fa. </p><p>Chiedo al Consiglio federale:</p><p>1. In che modo intende tenere conto della volontà parlamentare di aumentare in maniera consistente la fiscalità dei frontalieri tramite l'applicazione di aliquote italiane?</p><p>2. Che garanzie ci sono che la revisione della fiscalità dei frontalieri non verrà sacrificata nella fretta di assecondare la richiesta italiana?</p><p>3. Sottoscriverebbe l'adesione alla richiesta italiana sullo scambio d'informazioni anche in mancanza di un accordo sui frontalieri, oppure questa ipotesi può essere esclusa?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il 23 febbraio 2015 la Svizzera e l'Italia hanno firmato un protocollo di modifica della Convenzione del 1976 per evitare le doppie imposizioni al fine di integrare una clausola sullo scambio di informazioni secondo lo standard dell'OCSE nonché una roadmap contenente un impegno politico in diversi ambiti (segnatamente riguardo ai frontalieri).</p><p>1. Con l'adozione del postulato 12.4048 il 16 settembre 2014, il Consiglio nazionale ha incaricato il Consiglio federale di esaminare in modo approfondito un possibile assoggettamento dei frontalieri italiani attivi in Svizzera secondo le aliquote d'imposta italiane. Il Consiglio federale ha dato seguito al mandato e la questione è stata oggetto di intense discussioni con l'Italia. Nel 2013, a seguito di un'analisi preliminare, il Consiglio federale ha ritenuto che un sistema come quello proposto nel postulato 12.4048 non è auspicabile, in quanto costringerebbe le autorità fiscali cantonali ad applicare aliquote di un sistema fiscale straniero. Durante i negoziati in ambito fiscale con l'Italia la necessità di un'imposizione dei frontalieri italiani paragonabile a quella dei residenti è comunque stata tematizzata. In futuro, l'onere fiscale di questi lavoratori dovrà aumentare gradualmente.</p><p>2./3. Nel quadro di una roadmap la Svizzera e l'Italia dovrebbero impegnarsi a livello politico per concludere rapidamente i negoziati su un nuovo sistema d'imposizione dei lavoratori frontalieri. La nuova soluzione è stata elaborata in stretta collaborazione con le autorità dei tre cantoni di confine e tiene conto degli interessi della Svizzera, compresi quelli del cantone Ticino.</p>  Risposta del Consiglio federale.