<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale constata che l'autore dell'interpellanza si basa su cifre errate in merito all'effettivo del personale. Come già detto in occasione delle ultime discussioni sul budget, le cifre indicate nell'interpellanza sono state riprese da una nota di discussione destinata al Consiglio federale e rese note all'opinione pubblica attraverso la stampa. Queste cifre sono il risultato di un'analisi concernente diverse categorie di personale e non si riferiscono quindi al numero totale di impiegati dell'Amministrazione federale. Se si esamina invece il numero totale di impiegati, che è stato portato a conoscenza delle Commissioni delle finanze e della gestione delle Camere federali attraverso la documentazione supplementare sul conto di Stato e gli indicatori della politica del personale, si ottiene un quadro completamente diverso. Tra il 1996 (32'275 persone) e il 2002 (33'791 persone) il numero di impiegati è aumentato di 1'516 unità ossia del 4,7 per cento. Durante i dibattiti sul budget, il DFF ha motivato alle Commissioni delle finanze le ragioni di tale incremento. In questo contesto, si ricordano di nuovo sommariamente i motivi principali, che sono il progetto sull'efficienza: 460 posti, Esercito XXI: 400 posti, la liberalizzazione della Posta, delle FFS e di Swisscom e la conseguente assunzione di compiti di sovranità nazionale: 370 posti, la lotta contro il riciclaggio di denaro, la vigilanza finanziaria e il miglioramento dei controlli fiscali: 230 posti. La metà circa di questi posti non ha però pesato sul bilancio federale, poiché è stata compensata attraverso altri crediti e di conseguenza ha provocato meno spese per beni e servizi o generato maggiori entrate. </p><p></p><p>Alle singole domande il Consiglio federale risponde come segue:</p><p>1. Il Consiglio federale condivide l'opinione dell'autore dell'interpellanza secondo cui i costi fissi (costi del posto di lavoro) sono proporzionalmente più elevati per un impiegato a tempo parziale che per un impiegato a tempo pieno. Per contro è stato ampiamente provato che gli impiegati a tempo parziale raggiungono di regola un grado di prestazione superiore al grado effettivo di occupazione. Ciò dovrebbe compensare almeno una parte dei presunti maggiori costi. Inoltre, nell'ambito della promozione del lavoro a tempo parziale non si dovrebbero dimenticare i vantaggi complessivi per l'economia nazionale. Grazie a modelli di orario di lavoro adeguati, è possibile integrare nel processo produttivo ulteriore manodopera, che andrebbe persa se l'economia non adottasse queste misure. A tale proposito, bisogna aggiungere che nella Confederazione la percentuale degli impiegati a tempo parziale (2002: 16,5%) risulta inferiore alla media nel confronto con l'intera economia (2002: 29,0%). Persino i settori paragonali con l'Amministrazione federale, per esempio le banche (17,3%) e le assicurazioni (18,0%), hanno una percentuale più elevata di impiegati a tempo parziale, come emerge dal barometro dell'impiego dell'Ufficio federale di statistica. </p><p></p><p>Da alcuni anni il Consiglio federale mette a disposizione del Parlamento strumenti moderni per l'esercizio dei necessari controlli. I membri delle Commissioni delle finanze e della gestione sono informati annualmente dell'evoluzione dell'effettivo del personale (= posti calcolati sulla base di unità intere) e dei posti a tempo parziale attraverso la documentazione supplementare sul conto di Stato, in cui sono illustrati gli indicatori della politica del personale e l'HRM Cockpit. Le rispettive cifre sono disponibili dal 1991. In merito ai costi del posto di lavoro, non è stato presentato sinora alcun rapporto alle Camere federali. Il DFF/l'AFF allestisce però ogni anno dal 1994 un elenco, suddiviso per classi di stipendio, in cui figurano i costi medi per ogni impiegato con e senza costi del posto di lavoro. In futuro, il DFF/l'UFPER integrerà questo elenco nella documentazione supplementare sul preventivo delle spese per il personale rispettivamente sul conto di Stato e quindi anche nel rapporto alle Camere.</p><p></p><p>Con la decisione del 16 agosto 2002, il Consiglio federale ha del resto ordinato un esame approfondito dell'evoluzione dei posti di lavoro in seno all'Amministrazione federale. Esso farà inserire i risultati di tale esame nel rapporto che il DFF/l'UFPER presenterà alle Commissioni delle finanze e della gestione. </p><p>2. Il Consiglio federale è perfettamente consapevole della difficile situazione finanziaria della Confederazione e lo ha dimostrato non solo in tempi recenti attraverso l'attuazione del programma di stabilizzazione 1998 e dell'obiettivo di bilancio 2001 bensì anche in passato. Infatti, il Governo persegue da anni una politica delle risorse molto restrittiva. Esso stesso si è imposto con RGA NOVE DUE un progetto pluriennale di piani di rinuncia. Grazie ai risparmi conseguiti nei dipartimenti mediante tali piani, il Consiglio federale è riuscito a fronteggiare il considerevole incremento dei compiti, dovuto per lo più a decisioni delle Camere federali.</p><p></p><p>Il Consiglio federale sottopone le richieste di personale dei dipartimenti a un esame critico nel quadro di una valutazione generale periodica. Sulla base di questa valutazione, avvengono cessioni dalla riserva del Consiglio federale - alimentata da anni attraverso i grandi progetti RGA, senza effetti sul bilancio - che però vengono autorizzate secondo criteri molto restrittivi. In questo modo, i dipartimenti sono costretti a coprire il disavanzo attraverso residui di crediti, risparmi RGA e riorganizzazioni in seno ai dipartimenti e agli Uffici. Il progetto sull'efficienza e il progetto Esercito XXI costituiscono un'eccezione. </p><p></p><p>Nonostante gli sforzi degli ultimi anni, il Consiglio federale compie, nel quadro del programma di alleggerimento 2003, un ulteriore passo in avanti. Oltre a una nuova riforma dell'Amministrazione, nell'ambito della quale si dovranno esaminare eventuali raggruppamenti, soppressioni e privatizzazioni di compiti e/o di servizi, il programma prevede la creazione di un meccanismo permanente che consentirà di analizzare in modo critico i compiti e di allestire piani di rinuncia. Questo meccanismo dovrà essere applicato in particolare quando si tratterà di rioccupare o non rioccupare rispettivamente trasferire i posti vacanti.</p><p>3. L'asserzione secondo cui le spese per il personale crescono in misura sproporzionata rispetto alle uscite complessive della Confederazione non è esatta. Al contrario, la quota di tali spese alle uscite complessive diminuisce tendenzialmente dal 1996. Questo mostra che dal 1996 ad oggi le altre uscite sono cresciute più rapidamente rispetto alle spese per il personale. Presumiamo che l'affermazione dell'autore dell'interpellanza si basi sul confronto tra il tasso di crescita indicato nel preventivo 2003 relativo alle spese per il personale e quello dell'anno precedente. Solo un confronto su più anni legittima una siffatta affermazione e anche in questo caso è unicamente possibile delineare una linea di tendenza, poiché nelle cifre si tiene altresì conto di numerosi fattori straordinari. </p><p></p><p>In merito alla domanda se le spese per il personale mettano in pericolo gli investimenti che sono veramente necessari per la Confederazione, occorre osservare che le risorse umane sono connesse con l'adempimento dei compiti e pertanto le rispettive spese non sono in concorrenza con le uscite per gli investimenti.</p>  Risposta del Consiglio federale.