<h2>SubmittedText<h2><p>Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Dispone di cifre dettagliate sull'importazione di pesci ornamentali marini?</p><p>2. Sarebbe disposto a sostenere uno studio che determini quale percentuale dei pesci marini importati in Svizzera sia stata catturata con il cianuro?</p><p>3. Non ritiene che una dichiarazione dell'origine e del metodo di cattura creerebbe più trasparenza nel commercio e nella vendita e consentirebbe agli acquirenti di scegliere responsabilmente i prodotti?</p><p>4. Non sarebbe ragionevole vietare l'importazione di pesci di provenienza non sostenibile o catturati col veleno? Quali provvedimenti sarebbero necessari?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Secondo la banca dati Swiss Impex della Statistica svizzera del commercio estero, negli anni dal 2013 al 2017 la quantità di pesci marini ornamentali oscillava tra più di 10 000 chilogrammi e meno di 17 000 chilogrammi all'anno. Il numero di animali non è noto all'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV), il quale non dispone neanche di dati differenziati sulle specie animali. Nei sistemi della dogana e nella banca dati Traces, il sistema veterinario di dati per il commercio transfrontaliero di animali, derrate alimentari e sottoprodotti di origine animale, tali dati non sono disponibili in forma analizzabile. Ciò è da ricondurre tra l'altro al fatto che le voci di tariffa doganale per i pesci marini ornamentali non vengono differenziate fino al livello della specie. Secondo uno studio, svolto su incarico dell'USAV, nel 2009 sono stati importati circa 17 800 pesci marini ornamentali. Si deve supporre che i dati attuali siano quindi paragonabili a questi ultimi.</p><p>2. L'utilizzo del cianuro di sodio nella pesca è molto pericoloso dal punto di vista della conservazione delle specie e della protezione degli animali, poiché questa sostanza tossica distrugge le barriere coralline. Per questo tipo di pesca il veleno viene spruzzato tra le fessure dei coralli e stordisce i pesci rendendone possibile la cattura. In caso di dosaggio corretto i pesci colpiti riescono a espellere il veleno, che tuttavia in dosaggi troppo elevati ne causa la morte. Per la Svizzera sarebbe interessante disporre di dati di ricerca sulla percentuale di pesci importati e catturati con il cianuro. Nel suo campo di competenza l'USAV sostiene progetti di diversi istituti di ricerca stanziando in totale ogni anno circa 300 000 franchi e valuterebbe un'eventuale richiesta per un tale progetto di ricerca secondo le apposite direttive interne.</p><p>3. Sarebbe auspicabile la trasparenza sull'origine e sul metodo di cattura dei pesci ornamentali offerti in commercio. Le conoscenze sul commercio e sui metodi di cattura a livello mondiale sono tuttavia ancora molto lacunose (si veda domanda 4).</p><p>4. Tenuto conto del fatto che molte questioni sul commercio di pesci ornamentali marini sono ancora in sospeso, la Svizzera formulerà una proposta, insieme all'UE e agli USA, in occasione della prossima Conferenza degli Stati contraenti della Convenzione del 3 marzo 1973 sul commercio internazionale delle specie di fauna e di flora selvatiche minacciate di estinzione (Convenzione CITES). Lo scopo è colmare diverse lacune in questo ambito, in particolare si intende analizzare in modo approfondito la sostenibilità del commercio di pesci ornamentali marini. Attualmente, motivi giuridici e pratici contrastano con un divieto di importazione di pesci selvatici catturati provenienti da fonti non sostenibili e di pesci catturati con il veleno. Da un lato, secondo il diritto vigente, simili divieti costituiscono ostacoli al commercio che devono tener conto degli obblighi commerciali internazionali della Svizzera, dall'altro, sarebbe molto difficile, se non impossibile, controllare il rispetto delle condizioni all'estero. Infine, una conseguenza dell'adozione di misure unilaterali potrebbe essere il semplice trasferimento del commercio in altri Paesi.</p>  Risposta del Consiglio federale.