<h2>SubmittedText<h2><p>Gli agrocarburanti sono considerati carburanti ecologici e rispettosi del clima. La revisione della legge sull'imposizione degli oli minerali prevede infatti l'esenzione parziale di tali carburanti dalla tassa sugli oli minerali. Per incrementare la produzione di canna da zucchero, mais, colza, ecc. necessari a produrre agrocarburanti sono tuttavia impiegate grosse quantità di agenti energetici fossili, concimi, pesticidi, ecc. Se queste materie prime derivate da prodotti alimentari vengono indirettamente utilizzate per riempire i serbatoi delle nostre auto, corriamo inoltre il rischio di veder crescere i prezzi dei beni alimentari di base nei Paesi produttori, senza parlare dei disboscamenti necessari per coltivare la canna da zucchero o la palma da olio.</p><p>Chiedo dunque al Consiglio federale quanto segue:</p><p>1. Vi sono accordi, contratti o dichiarazioni d'intenti tra la Svizzera e Paesi terzi sulla fornitura o la consegna di agrocarburanti? Se sì, quali sono gli accordi relativi a quantità, qualità (ecologica e sociale), durata e prezzo?</p><p>2. Che quantitativi di agrocarburanti la Svizzera ha importato negli ultimi sette anni? E da che Paesi?</p><p>3. Che quantitativi di agrocarburanti ha prodotto la Svizzera negli ultimi sette anni?</p><p>4. È attualmente in fase di elaborazione un marchio per il bioetanolo. Quali sono i criteri di cui si sta tenendo conto?</p><p>5. Come fa il Consiglio federale per assicurare che gli agrocarburanti importati soddisfino i criteri del marchio? Intende il Consiglio federale autorizzare l'importazione solo di quelli muniti di marchio?</p><p>6. Il Consiglio federale è pronto a garantire che per produrre gli agrocarburanti importati non sia stata abbattuta alcuna foresta?</p><p>7. Il Consiglio federale è pronto a garantire che per produrre gli agrocarburanti importati non si sia sfrattato nessuno dalla propria terra (popolazioni indigene, piccoli contadini) o non si sia sfruttata manodopera a basso costo?</p><p>8. Come intende evitare che la crescente domanda di agrocarburanti non porti nei Paesi poveri a un aumento dei prezzi dei generi alimentari?</p><p>9. Come intende assicurare che la produzione di agrocarburanti non entri in concorrenza con la produzione di generi alimentari?</p><p>10. Il Consiglio federale ha un'idea di che quota di mercato potrebbero occupare gli agrocarburanti nei prossimi dieci anni? Se sì, quale obiettivo viene perseguito in quest'ottica?</p><p>11. Qual è l'attuale stato di sviluppo degli agrocarburanti (nuove fonti e modalità di produzione)?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Non esiste nessun accordo, contratto o dichiarazione d'intenti tra la Svizzera e Paesi terzi sulla fornitura o l'acquisto di biocarburanti.</p><p>2./3. I carburanti prodotti a partire da materie prime rinnovabili si suddividono in quattro gruppi: bioetanolo, biodiesel, oli/oli usati di origine vegetale e biogas.</p><p>Tra il 2000 e il 2007, le importazioni di carburanti prodotti a partire da materie prime rinnovabili si sono limitate al biodiesel. Concretamente sono stati importati i seguenti quantitativi dai Paesi elencati qui di seguito (dati in 1000 litri a 15 °C - tabella).</p><p>In Svizzera, tra il 2000 e il 2007 sono stati ricavati da materie prime rinnovabili in cosiddetti impianti pilota e di dimostrazione (art. 35 OIOm) i seguenti quantitativi di carburanti (dati in 1000 litri a 15 °C, biogas in 1000 kg - tabella).</p><p>In Svizzera, nel 2006 i biocarburanti hanno raggiunto una quota (in equivalente diesel) dello 0,2 per cento del consumo complessivo di carburanti.</p><p>4./5. Con la modifica della legge del 23 marzo 2007 sull'imposizione degli oli minerali, il Parlamento ha incaricato il Consiglio federale di stabilire delle esigenze minime relative al bilancio ecologico globale positivo nonché a condizioni di produzione socialmente accettabili per l'agevolazione fiscale dei biocarburanti. Queste esigenze minime (art. 19b cpv. 1 e art. 19d cpv. 1 OIOm) si applicano sia ai carburanti prodotti in Svizzera che a quelli importati.</p><p>La modifica del 30 gennaio 2008 dell'ordinanza sull'imposizione degli oli minerali (OIOm) sancisce che possono essere promossi solo i biocarburanti che dalla coltivazione al consumo producono almeno il 40 per cento in meno di emissioni di gas serra rispetto alla benzina fossile, che sull'arco dell'intero ciclo di vita non hanno un impatto ambientale considerevolmente maggiore rispetto alla benzina fossile e la cui coltivazione non pregiudica la conservazione delle foreste pluviali e della biodiversità. Nell'ambito della coltivazione delle materie prime e della produzione dei carburanti è indispensabile il rispetto della legislazione sociale applicabile al luogo di produzione o perlomeno delle convenzioni principali dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL).</p><p>Il Politecnico federale di Losanna collabora con un'ampia cerchia di gruppi d'interesse allo scopo di elaborare un marchio riconosciuto a livello internazionale per i carburanti prodotti a partire da materie prime rinnovabili (etanolo, biodiesel, biogas). I principi ecologici e sociali di base vanno nella stessa direzione delle esigenze minime stabilite nell'OIOm. L'elaborazione dei criteri e degli indicatori richiederà però ancora del tempo (http://cgse.epfl.ch/biofuels). Il progetto è sostenuto dalla Confederazione (attraverso l'Ufficio federale dell'energia e la Segreteria di Stato dell'economia).</p><p>Attualmente non esiste nessun marchio che soddisfa i criteri ecologici e sociali dell'OIOm. È comunque auspicabile l'elaborazione di tali standard a livello internazionale, ma ci vorrà ancora del tempo. Non appena saranno disponibili dei marchi che soddisfano i requisiti dell'ordinanza, potranno essere presi in considerazione.</p><p>6. Per il Consiglio federale, è esclusa la promozione dei carburanti a scapito delle foreste pluviali. Per poter beneficiare dell'agevolazione fiscale per i biocarburanti, il richiedente deve dimostrare in modo credibile che la loro produzione non compromette la biodiversità e segnatamente la conservazione delle foreste pluviali (art. 19b cpv. 1 lett. 3 OIOm).</p><p>Le esperienze attuali mostrano che la produzione di olio di palma e soia comporta una notevole minaccia per le foreste pluviali e la biodiversità. Per i carburanti prodotti sulla base di queste materie prime occorre partire dal presupposto che non soddisfano tale esigenza ecologica minima (art. 19b cpv. 3 OIOm). Gli importatori o i produttori che ritengono invece di soddisfare i requisiti possono presentare la prova di un bilancio ecologico globale positivo anche per i carburanti ricavati da queste materie prime (art. 19c cpv. 3 OIOm).</p><p>7. Nell'ordinanza sull'imposizione degli oli minerali (OIOm), il Consiglio federale ha stabilito dei criteri relativi al rispetto di condizioni di produzione socialmente accettabili per i biocarburanti. Per poter beneficiare di un'esenzione fiscale, sia i produttori e gli importatori di biocarburanti svizzeri che quelli stranieri devono poter esporre in modo credibile che nell'ambito della coltivazione delle materie prime e della produzione dei carburanti è stato garantito il rispetto della legislazione sociale applicabile al luogo di produzione (principio dell'origine) o perlomeno delle otto convenzioni principali dell'OIL (convenzioni OIL n. 29, RS 0.822.713.9; n. 87, RS 0.822.719.7; n. 98, RS 0.822.719.9; n. 100, RS 0.822.720.0; n. 105, RS 0.822.720.5; n. 111, RS 0.822.721.1; n. 138, RS 0.822.723.8; n. 182, RS 0.822.728.2). La credibilità dei dati è sottoposta a verifiche.</p><p>Il Consiglio federale è consapevole del fatto che sarà difficile dimostrare in modo definitivo in che misura la coltivazione di piante per la produzione di biocarburanti sfratti i piccoli contadini nel Paese di coltivazione.</p><p>8./9. Studi di vari istituti di ricerca (soprattutto FAPRI e OCSE-FAO) mostrano che gli aumenti dei prezzi dei generi alimentari sono da attribuire a vari fattori. Tra questi si annoverano la crescente domanda dovuta a fattori demografici come pure il crescente potere di acquisto nei Paesi in via di sviluppo più avanzati e la conseguente evoluzione delle abitudini di consumo (l'aumento del consumo di carne si traduce in un aumento sproporzionato della produzione di foraggi). Negli ultimi mesi, a ciò si sono aggiunti fattori straordinari come la siccità in importanti aree di coltivazione in Australia e in Cina. L'andamento dei prezzi è stato peraltro influenzato anche dall'aumento dei prezzi dei vettori energetici fossili e dalla domanda di carburanti provenienti da fonti rinnovabili.</p><p>Vi sono opinioni divergenti sulla misura in cui la tendenza al rialzo dei prezzi dei generi alimentari sia da considerare un fenomeno negativo in generale. L'esempio dell'Africa mostra che un prezzo più alto per le materie prime coltivate può ripercuotersi favorevolmente sul reddito della popolazione rurale. Per la popolazione urbana, invece, i prezzi più alti dei generi alimentari hanno un impatto negativo.</p><p>In relazione a questa problematica è opportuno promuovere i biocarburanti con moderazione. Per tale motivo sono promossi senza la prova di un bilancio ecologico globale positivo solo i carburanti ricavati da rifiuti biogeni e da scarti della produzione o della trasformazione di prodotti agricoli o silvicoli. L'influsso della domanda svizzera di biocarburanti sull'andamento dei prezzi dei generi alimentari a livello mondiale è tuttavia marginale.</p><p>I cereali sono particolarmente problematici dal profilo ambientale, ma anche dal punto di vista della concorrenza con la produzione alimentare. Di norma, i carburanti prodotti a partire da queste materie prime non possono beneficiare della promozione (art. 19b cpv. 3 OIOm).</p><p>10. Conformemente al messaggio concernente la modifica della legge sull'imposizione degli oli minerali, a medio termine si prevede una miscelazione di biodiesel all'olio diesel pari al 2 a 3 per cento. Sempre a medio termine, il biogas dovrebbe sostituire il 10 per cento del gas naturale utilizzato come carburante.</p><p>Mancano le basi per previsioni a più lungo termine. Occorre individuare e tenere in considerazione nuovi dati sulle opportunità e sui rischi in settori ecologici, sociali ed economici. Per questo motivo, a differenza della direttiva 2003/30/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'8 maggio 2003, sulla promozione dell'uso dei biocarburanti o di altri carburanti rinnovabili nei trasporti, la Svizzera ha rinunciato volutamente a fissare un obiettivo per la quota di biocarburanti sul consumo totale di carburanti.</p><p>11. In Svizzera, oggi vengono estratti carburanti da fonti rinnovabili in impianti pilota e impianti di dimostrazione (art. 35 OIOm). Attualmente, questi impianti producono solo carburanti di prima generazione. Le principali materie prime utilizzate sono le seguenti (tabella).</p><p>Nell'UE, negli Stati Uniti e in altri Paesi si stanno già sviluppando carburanti di seconda generazione. I biocarburanti di seconda generazione sono ottenuti da biomassa contenente legnocellulosa (definizione secondo United Nations-Energy, Sustainable Bioenergy: A Framework for Decision Makers, 2007) mediante processi tecnici all'avanguardia. Le fonti di legnocellulosa comprendono materiali "legnosi" contenenti carbonio, che non sono in concorrenza con la produzione alimentare, ad esempio foglie, corteccia, paglia o trucioli di legno. Questi materiali possono essere trasformati mediante processi di conversione biochimica (con l'ausilio di enzimi) o termochimica (gassificazione, Biomass-to-Liquid BTL). Gli specialisti prevedono tuttavia che a lungo termine prevarrà soprattutto la produzione di biocarburanti sulla base di materiali come le alghe, che non richiedono terreni coltivabili.</p><p>In Svizzera, la ricerca si concentra sulla trasformazione di rifiuti e scarti di legno in metano mediante gassificazione.</p><p>La seconda generazione di biocarburanti può presentare un bilancio delle emissioni di gas serra più favorevole. Permette inoltre di utilizzare una quantità maggiore di biomassa grezza. L'utilizzo dell'intera pianta non comporta tuttavia necessariamente una resa maggiore di carburante per ettaro, poiché le perdite durante la conversione energetica possono essere ingenti. Se i carburanti sono ricavati anche da piante energetiche coltivate, come per le piante energetiche tradizionali sussiste inoltre un conflitto d'interessi tra massima resa per unità di superficie e basso impatto ambientale. Spesso è possibile ottenere una resa maggiore solo incrementando l'apporto di concimi e pesticidi (ecobilancio dei prodotti energetici: Life cycle Assessment of Biomass-to-Liquid Fuels, 2008). Queste piante energetiche non sono tuttavia in concorrenza diretta con la produzione alimentare.</p><p>Oggi i costi di produzione dei biocarburanti di seconda generazione sono ancora relativamente alti e occorrono ancora importanti sforzi in materia di sviluppo. Da un'ampia indagine realizzata nell'UE (Biofuel issues in the new legislation on the promotion of renewable energy, Public consultation exercise, Energy and Transport Directorate-General, European Commission, April-May 2007) è emerso che la maggior parte degli esperti si aspettano una commercializzazione dei biocarburanti di seconda generazione nei prossimi cinque a dieci anni.</p><p>Gli interventi che contengono grafici o tabelle possono essere scaricati da: Attività parlamentare / Curia Vista / Interventi che contengono grafici o tabelle.</p>  Risposta del Consiglio federale.