<h2>SubmittedText<h2><p>Da qualche anno, la Posta persegue una politica volta alla soppressione degli uffici postali, che rimpiazza talvolta con agenzie postali o un servizio a domicilio.</p><p>Tra il 2010 e il 2014, il numero di uffici postali è passato da 1955 a 1562. Queste soppressioni, che riguardano ogni anno un centinaio di uffici, deteriorano il servizio pubblico.</p><p>L'ordinanza sulle poste (OPO) disciplina la procedura in caso di chiusura o trasferimento di un ufficio o un agenzia postale (art. 34). Questo articolo precisa che la Posta consulta le autorità dei comuni interessati e si adopera per trovare una soluzione di comune accordo. Tuttavia, in assenza di una soluzione di comune accordo, le autorità dei comuni interessati possono adire la Postcom entro 30 giorni dalla notificazione della decisione della Posta (art. 34 cpv. 3). A questo momento, la Postcom esamina la decisione e verifica se la Posta ha consultato le autorità comunali per giungere a un accordo, se la decisione soddisfa i requisiti di raggiungibilità e se tiene conto delle caratteristiche regionali (art. 34 cpv. 5).</p><p>Tenendo conto della raccomandazione della Postcom, la Posta decide in via definitiva se chiudere o trasferire l'ufficio o l'agenzia postale in questione (art. 34 cpv. 7). Tuttavia, si tratta solo di una raccomandazione e la Posta può dunque, ad esempio, chiudere un ufficio postale malgrado il parere negativo sia del comune che della Postcom.</p><p>Visto quanto precede, chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. È cosciente che i comuni che presentano ricorso presso la Postcom sono sempre più grandi e che il rischio di conflitti continua ad aumentare?</p><p>2. Non ritiene che l'esame effettuato dalla Postcom dovrebbe tradursi in una decisione anziché in una raccomandazione alla Posta?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La Posta è tenuta per legge a mantenere in tutto il Paese una rete capillare di punti di accesso. Un approvvigionamento sufficiente è garantito se le prestazioni del servizio universale sono disponibili per tutti i gruppi della popolazione in tutte le regioni del Paese a una distanza ragionevole. L'ordinanza sulle poste stabilisce che il 90 per cento della popolazione residente permanente deve poter raggiungere i servizi postali con un tragitto di 20 minuti al massimo e i servizi inerenti il pagamento in contanti con un tragitto di 30 minuti, da percorrere a piedi o con i mezzi pubblici. A condizione di rispettare queste prescrizioni, la Posta è libera di gestire i punti di accesso autonomamente (ufficio postale) o in collaborazione con terzi (agenzia).</p><p>Dal 2010, il numero di punti d'accesso serviti è rimasto pressoché invariato. Dal 2010 al 2014 si riscontra un calo da 2313 a 2223 unità (meno 90). Si rileva uno spostamento dagli uffici postali gestiti autonomamente (meno 393) verso le agenzie gestite in collaborazione con terzi (più 303). Spesso, dopo aver chiuso un ufficio postale in un determinato comune, la Posta propone un servizio a domicilio (più 86), cosa che consente di mantenere l'accesso alle prestazioni del servizio universale.</p><p>Negli scorsi due anni, un centinaio di uffici postali all'anno sono stati trasformati in agenzie, sostituiti con un servizio a domicilio o, in rari casi, chiusi senza essere sostituiti. Prima di chiudere o di trasferire un punto d'accesso con servizio, la Posta deve consultare le autorità dei comuni interessati. Se non si giunge a una soluzione consensuale, il comune interessato può adire la Postcom e chiedere una raccomandazione all'attenzione della Posta. La decisione finale appartiene però alla Posta. Sino alla fine del 2012, spettava alla commissione uffici postali esaminare gli eventuali ricorsi contro la chiusura o il trasferimento di uffici postali.</p><p>1. Il Consiglio federale non riscontra alcun aumento dei casi portati dinanzi alla Postcom dai comuni interessati. Nel triennio 2010-2012, la commissione uffici postali si è occupata di 20 casi, dal 2013 alla Postcom sono giunte 13 domande. Il numero dei casi presentati è stabile anche se rapportato agli accordi annui stipulati tra i comuni e la Posta. Nel lasso di tempo considerato è stata sporta domanda solo nel 5 per cento dei casi. Soltanto in tre casi le autorità hanno emesso una raccomandazione diversa dalla decisione della Posta.</p><p>2. La Posta è tenuta a fornire il servizio universale con mezzi finanziari propri. Per garantire anche in futuro l'autofinanziamento del servizio universale, la Posta deve reagire in modo appropriato ai cambiamenti di comportamento della clientela e adeguare costantemente la propria rete di uffici postali all'evoluzione della società. Fintanto che la Posta rispetta le prescrizioni in materia di raggiungibilità, può continuare ad adattare la propria rete di uffici postali alle mutate necessità dei clienti. Per garantire un servizio universale a basso costo è addirittura tenuta a individuare costantemente possibilità di risparmio affinché possa adempiere il proprio mandato di prestazioni nel modo più efficiente e più vantaggioso possibile. Ciò può comportare anche la chiusura di uffici postali o la loro trasformazione in agenzie. Si fa inoltre presente che, nel confronto internazionale, la Svizzera dispone di una delle più fitte reti di uffici postali.</p><p>Alla luce di quanto precede, il Consiglio federale non vede la necessità di ritirare alla Posta la competenza di trasferire o chiudere un punto d'accesso servito. Il ruolo di intermediario attribuito alla Postcom risulta essere adeguato.</p>  Risposta del Consiglio federale.