<h2>SubmittedText<h2><p>A seguito dell'apertura del Myanmar nel 2011, il Dipartimento federale degli affari esteri ha deciso di incrementare notevolmente il proprio impegno nel Paese. In questo modo il Consiglio federale intendeva sostenere il cambiamento politico e cogliere le opportunità per l'economia svizzera. Il budget per il periodo 2013 a 2017 è pari a circa 35 milioni di franchi all'anno. In risposta alla mia interpellanza 13.3985 il Consiglio federale ha dichiarato: "Il processo di pace è una condizione imprescindibile per lo sviluppo [...] del Paese". Tuttavia da allora la situazione in Myanmar ha purtroppo continuato a peggiorare. Gli investimenti esteri sono crollati e la povertà resta diffusa.</p><p>Attualmente il Myanmar fa notizia soprattutto in negativo. Secondo l'ONU, nel 2017 oltre 650 000 persone appartenenti alla minoranza musulmana dei Rohingya sono dovute fuggire dal Myanmar a causa della violenza brutale nei loro confronti e dell'oppressione subita. L'ONU definisce "pulizia etnica" la deportazione sistematica e crudele dei Rohingya da parte delle forze d'intervento birmane. Pare che vengano perpetrati stupri e massacri e che vi siano migliaia di morti. Nel Paese il potere continua a essere in mano ai generali. </p><p>Chiedo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Come valuta gli sviluppi in Myanmar?</p><p>2. Il DFAE impiega 67 persone in Myanmar (cfr. Admin Directory) per funzioni diplomatiche come pure per progetti e programmi della DSC. È opportuno questo cospicuo impegno in termini di personale, tenuto conto del fatto che in vari Paesi è stato necessario chiudere le ambasciate svizzere per motivi di risparmio?</p><p>3. È ragionevole questo elevato impiego di mezzi e di personale del DFAE in un Paese insicuro dal punto di vista politico, nel quale i generali godono nuovamente di una posizione stabile e le violazioni dei diritti umani, al pari dei conflitti con le minoranze religiose, sono diffusi? </p><p>4. Il DFAE versa cifre enormi (più di 10 000 franchi al mese) per l'affitto delle abitazioni dei propri collaboratori. Chi beneficia di queste pigioni esorbitanti? Può giustificarlo?</p><p>5. Ritiene il Consiglio federale che sia opportuno valutare una riduzione del proprio impegno in Myanmar?</p><p>6. Il DFAE ha bilanciato l'apertura dell'ambasciata a Yangon nel 2012 con la chiusura di vari consolati e la significativa riduzione di personale in altre ambasciate. A suscitare perplessità è in particolare la decisione del DFAE di chiudere l'ambasciata in Paraguay. Il Consiglio federale è disposto a intervenire e a rivedere questa scelta?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Dalle elezioni del novembre 2015 le priorità del Governo civile di Aung San Suu Kyi sono le seguenti: costruire la democrazia, promuovere lo sviluppo economico e garantire una pace duratura. Il Myanmar deve far fronte a due grandi crisi: nella parte nord-orientale del Paese, dove il cessate il fuoco non è in vigore, e nello Stato Rakhine. Il Consiglio federale condanna nel modo più assoluto le gravi violazioni dei diritti umani commesse nel Rakhine. La procedura da seguire va tuttavia calibrata attentamente al fine di sostenere il fragile processo di transizione verso la democrazia.</p><p>2. Nell'Ambasciata di Svizzera a Yangon lavorano 11 collaboratrici e collaboratori svizzeri del DFAE e 34 impiegate e impiegati locali. 39 persone (di cui due di nazionalità svizzera) sono formalmente subordinate all'Ambasciata, ma attuano direttamente progetti dell'Aiuto umanitario in un ufficio distaccato a Mawlamyine. Tutte hanno un contratto di lavoro a tempo determinato fino all'autunno del 2018. Nel quadro dei progetti in questione, dal 2011 vengono costruite o ripristinate scuole e strutture sanitarie nelle zone più remote che sono state teatro di conflitti. In questo modo la Svizzera consente a oltre 109 000 persone di accedere ai servizi sanitari e all'istruzione.</p><p>3./5. Sin dall'apertura della sua rappresentanza in Myanmar nel 2012, la Svizzera sostiene gli sforzi per la pace e la democratizzazione nel Paese. Il messaggio concernente la cooperazione internazionale 2017 a 2020 (FF 2016 2005) prevede un maggiore impegno della Svizzera nei contesti fragili. L'esempio del Myanmar dimostra che la pace è un presupposto importante per lo sviluppo. La Svizzera offre a questo Paese un sostegno all'autoaiuto per il miglioramento dell'agricoltura e della sicurezza alimentare, della formazione professionale, delle condizioni di lavoro nelle piccole e medie imprese, dell'assistenza sanitaria e delle infrastrutture sociali. Inoltre, si adopera per la promozione della pace, la trasformazione dei conflitti, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani. Offrendo un sostegno a lungo termine ai gruppi di popolazione svantaggiati, la Svizzera mira ad affrontare le cause dei conflitti e a rafforzare il processo di pace. La Svizzera presta anche aiuto d'emergenza nello Stato Rakhine: già prima delle nuove violenze dell'agosto 2017 aveva stanziato 4,5 milioni di franchi. Il valore aggiunto dato da questo impegno è riconosciuto. Ridurlo significherebbe penalizzare soprattutto le persone più povere e vulnerabili, tra cui gli sfollati all'interno del Paese.</p><p>4. A Yangon gli appartamenti con uno standard occidentale hanno prezzi di mercato molto più alti rispetto alle abitazioni che corrispondono agli standard locali. Fatta eccezione per la residenza dell'ambasciatore, anch'essa in affitto, che viene utilizzata anche per eventi di rappresentanza, gli alloggi privati del personale distaccato dalla Svizzera costano in media sui 6000 franchi al mese. Nella ricerca dell'alloggio, oltre a tenere conto della sicurezza e della distanza dal posto di lavoro, la rappresentanza attribuisce grande importanza anche all'economicità e controlla che i proprietari delle abitazioni non siano persone politicamente esposte. Visti i numerosi ingorghi stradali, scegliere un altro quartiere significherebbe allungare di due o addirittura di quattro ore al giorno il tragitto per recarsi al lavoro, il che ridurrebbe la sicurezza per le collaboratrici e i collaboratori in questo Paese ancora fragile.</p><p>6. La funzionalità e l'utilità della rete esterna vengono costantemente valutate e, se necessario, adeguate. A tal fine sono presi in considerazione i seguenti fattori: gli spostamenti dei centri di gravità politici a livello globale, l'emergere di nuovi mercati in crescita per l'economia e il turismo svizzeri, la concentrazione sui Paesi prioritari della cooperazione internazionale, il crescente numero di cittadine e cittadini svizzeri che si recano in Paesi lontani, la risposta alle esigenze delle Svizzere e degli Svizzeri all'estero, i vantaggi in termini di efficienza dovuti ai progressi tecnici e tecnologici nonché le risorse finanziarie decise dal Parlamento. Da questi punti di vista la presenza della Svizzera in Myanmar non viene messa in discussione.</p>  Risposta del Consiglio federale.