<h2>SubmittedText<h2><p>Da numerose fonti ho appreso che il Consiglio di Stato del cantone di Vaud ha inviato una lettera alle FFS interpellandole in merito ai requisiti linguistici fissati nelle loro gare d'appalto. </p><p>I requisiti linguistici riguardanti il tedesco, così come formulati nella gara d'appalto cui faccio riferimento nello specifico, possono indurre le imprese francofone a rinunciare a presentare le proprie offerte, il che è profondamente discriminatorio. Si può al limite accettare che la procedura d'appalto si svolga in tedesco, ma è totalmente inaccettabile esigere che il tedesco sia l'unica lingua da utilizzare durante lo svolgimento dei lavori. Le FFS, in qualità di ex regia federale, dovrebbero dare l'esempio evitando qualsiasi tipo di discriminazione.</p><p>Da molti anni le imprese germanofone ottengono la maggioranza degli appalti pubblici della Confederazione, e soltanto il 9 per cento dei mandati va a favore delle imprese romande. In effetti, le imprese di area non germanofona sono svantaggiate da simili gare d'appalto che fissano il tedesco quale unica lingua di lavoro.</p><p>Pertanto, nonostante la mozione de Buman 12.3914 sia stata accolta, invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Il Consiglio federale è disposto a chiedere alle FFS di tenere maggiormente conto delle minoranze linguistiche del nostro Paese e di porre fine a tali pratiche discriminatorie?</p><p>2. Il Consiglio federale ritiene normale che imprese di area francofona rinuncino a presentare un'offerta poiché si richiedono competenze linguistiche specifiche nell'arco di più fasi di progetti complessi? Cosa propone per rimediare a questo genere di discriminazione?</p><p>3. Anche le gare d'appalto per progetti della Confederazione presentano simili requisiti linguistici?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale comprende le ragioni dell'autrice dell'interpellanza. A questo proposito sono già stati depositati diversi interventi (postulato Darbellay 12.3910, mozione Hodgers 12.3739, mozione de Buman 12.3914, mozione Bourgeois 13.4042, interpellanza Cassis 14.3885, mozione Cassis 14.3886, interpellanza Semadeni 14.3870 e mozione Regazzi 14.3872). La legge federale sugli acquisti pubblici (LAPub; RS 172.056.1) e la relativa ordinanza (OAPub; RS 172.056.11) mirano a garantire la parità di trattamento di tutti gli offerenti come pure delle regioni linguistiche. La Confederazione e ampi settori delle FFS sono sottoposti a questi due atti normativi.</p><p>In attuazione della mozione de Buman 12.3914, il 30 aprile 2014 il Consiglio federale ha stabilito che in futuro nei bandi di concorso (pubblicazione) e nell'ambito della ricezione delle offerte, delle richieste di partecipazione e delle domande gli organi federali incaricati dell'aggiudicazione utilizzino e accettino sempre tutte e tre le lingue ufficiali della Confederazione. Nella procedura mediante invito va richiesta per quanto possibile almeno un'offerta proveniente da un'altra regione linguistica. La decisione del Consiglio federale sarà attuata nel quadro della revisione in corso del diritto degli acquisti pubblici; la relativa procedura di consultazione sarà avviata presumibilmente nel primo semestre 2015.</p><p>1. Le FFS sono in linea di massima sottoposte al diritto degli acquisti pubblici e tenute a rispettarlo. In quanto proprietaria, la Confederazione ha tutto l'interesse affinché le minoranze linguistiche non siano discriminate dalle FFS nell'aggiudicazione di commesse pubbliche. Gli offerenti interessati possono sottoporre il loro caso al giudice per esame.</p><p>2. Come spiegato sopra, la revisione in corso del diritto degli acquisti pubblici prevede l'impiego di tutte le lingue ufficiali per i documenti prodotti dagli offerenti.</p><p>3. Secondo il diritto vigente, beni e servizi sono pubblicati e aggiudicati in almeno due lingue ufficiali. Per commesse edili e relative forniture e servizi, il bando di concorso avviene almeno nella lingua ufficiale del luogo della costruzione. Per la documentazione del concorso, per contro, non è prescritta la disponibilità in più lingue, in quanto di regola la traduzione comporta grossi oneri e quindi elevati costi. L'attuale diritto non esclude la possibilità di ammettere richieste di partecipazione od offerte in una sola lingua (cfr. all. 4 cpv. 1 n. 6 lett. b e all. 5 OAPub). Può quindi accadere che vengano poste determinate condizioni linguistiche, che però devono essere oggettivamente motivate.</p>  Risposta del Consiglio federale.