<h2>SubmittedText<h2><p>Negli ultimi mesi e settimane le pressioni internazionali esercitate sulla piazza finanziaria svizzera si sono notevolmente intensificate. In particolare l'OCSE pone continuamente nuove esigenze. La Svizzera si trova ancora nella prima fase del processo di peer review svolto dal Forum globale sulla trasparenza e sullo scambio di informazioni a fini fiscali. Nei confronti della Svizzera l'OCSE continua a porre nuove esigenze per poter essere ammessa alla seconda fase, che deve concludersi entro la fine del 2015. È quindi necessario creare urgentemente le basi per superare gli ostacoli che consentano di accedere alla seconda fase, poiché in caso contrario la Svizzera rischia di nuovo di essere inserita in una lista nera.</p><p>Invitiamo pertanto il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>Una delle possibili soluzioni per passare alla seconda fase consiste nell'adeguare allo riveduto standard OCSE un numero sufficiente delle molte convenzioni per evitare la doppia imposizione (CDI) esistenti </p><p>1. Quante CDI devono essere adeguate dalla Svizzera per essere ammessa alla seconda fase ed entro quale scadenza devono essere adeguate affinché la seconda fase possa essere conclusa entro i termini?</p><p>2. Quali esigenze hanno soddisfatto gli altri Stati, rispettivamente quali esigenze valgono nei loro confronti?</p><p>3. Quali misure devono essere adottate per poter soddisfare queste condizioni?</p><p>4. Come può essere accelerato questo processo affinché la Svizzera possa essere ammessa il più rapidamente possibile alla seconda fase?</p><p>5. Quali conseguenze subirebbe la Svizzera se non fosse ammessa alla seconda fase?</p><p>Negli ultimi mesi, la pressione esercitata dall'OCSE sul settore finanziario è fortemente aumentata in diversi ambiti. La Svizzera viene criticata spesso e volentieri, non di rado a torto. In seno alla stessa OCSE vi sono diversi Paesi che non rispettano le regole dell'organizzazione: la Gran Bretagna con le proprie isole nei Caraibi e gli Stati Uniti con il Delaware sono solo due esempi tra i tanti. Persino la rete per la giustizia fiscale (Tax Justice Network) ha lamentato che l'OCSE misura i Paesi con metri diversi e per questa ragione sono spesso i piccoli Stati a farne le spese.</p><p>6. Cosa può fare la Svizzera per difendersi da queste disparità di trattamento?</p><p>7. Con quali altri Stati il Consiglio federale intende far fronte comune?</p><p>8. Esiste un modo per sospendere i pagamenti all'OCSE o perlomeno ridurli a un minimo?</p><p>9. Quali svantaggi comporta l'esercizio del diritto di veto in seno all'OCSE, e perché la Svizzera non esercita mai questo diritto?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1.-5. La Svizzera ha superato la prima fase della valutazione tra pari (peer rewiev) nel 2011. Benché non tutte le esigenze siano pienamente soddisfatte, il rapporto attesta che la Svizzera ha compiuto notevoli progressi in materia di assistenza amministrativa. Il Forum globale sulla trasparenza e sullo scambio di informazioni a fini fiscali (Forum globale) conclude segnatamente che i seguenti criteri per lo scambio di informazioni non sono soddisfatti o lo sono soltanto in parte:</p><p>i. le esigenze poste per l'identificazione del contribuente e del detentore delle informazioni (ad es. una banca) che devono figurare in una domanda di informazioni sono troppo restrittive;</p><p>ii. la Svizzera non può ancora scambiare informazioni fiscali con tutti i suoi partner;</p><p>iii. la legislazione svizzera non prevede strumenti adeguati che permettano di identificare in ogni caso l'identità dei proprietari di azioni al portatore;</p><p>iv. il diritto nazionale non prevede la possibilità, salvo in casi eccezionali, di trasmettere dati allo Stato richiedente senza preavviso alla persona interessata.</p><p>Per poter essere ammessa alla seconda fase della valutazione tra pari, la Svizzera dovrà soddisfare almeno uno dei criteri essenziali che ancora non soddisfa o che soddisfa soltanto in parte.</p><p>Nel quadro delle convenzioni per evitare la doppia imposizione lo standard sarà considerato attuato quando la Svizzera avrà concluso con i suoi principali partner economici clausole conformi in materia di assistenza amministrativa e la rete delle convenzioni sarà stata in gran parte adeguata. Per la valutazione non sono stati indicati numeri.</p><p>La Svizzera dovrà procedere alla revisione di gran parte della sua rete di convenzioni, che conta oltre 90 accordi, ed estenderla a tutti i suoi principali partner. Fino ad oggi il nostro Paese ha firmato 39 convenzioni interamente conformi allo standard (e in particolare alle condizioni di cui al punto i), 30 delle quali sono già in vigore. Inoltre la Svizzera sta per concludere accordi sullo scambio di informazioni in materia fiscale (Tax Information Exchange Agreement, TIEA) conformi allo standard OCSE ed equivalenti alle CDI, con giurisdizioni per le quali non è prevista una CDI.</p><p>Gli altri Stati vengono valutati in base agli stessi criteri. Alcuni Paesi, come l'Austria e il Lussemburgo, hanno potuto effettivamente accedere alla seconda fase della valutazione tra pari nonostante al momento dell'ammissione a questa fase avessero concluso un numero inferiore di accordi conformi allo standard rispetto alla Svizzera. Questi due Stati avevano però sufficientemente soddisfatto altri standard.</p><p>La mancanza di trasparenza riguardo alle azioni al portatore sarà discussa nel quadro dell'avamprogetto di legge concernente l'attuazione delle raccomandazioni rivedute del gruppo d'azione finanziaria (cfr. punto iii), che il Consiglio federale ha posto in consultazione il 27 febbraio 2013.</p><p>Per attuare la riserva sul preavviso bisogna intraprendere una revisione della legge federale sull'assistenza amministrativa internazionale in materia fiscale (cfr. punto iv più sopra).</p><p>La Svizzera potrà essere ammessa alla seconda fase della valutazione tra pari soltanto dopo la piena realizzazione di una delle misure di cui sopra. Nel frattempo, continuerà a figurare nel novero delle giurisdizioni che non possono ancora passare alla seconda fase della valutazione. È da supporre che il Forum globale non accetterà a lungo andare che uno Stato non compia sufficienti sforzi per poter passare alla seconda fase, sottraendosi in tal modo alla valutazione complessiva. È pure da supporre che anche il G-20 potrebbe proporre contromisure qualora un Paese non passasse alla seconda fase.</p><p>6.-9. Il Forum globale ha il compito di garantire il rispetto delle norme internazionali sulla trasparenza e sullo scambio di informazioni a fini fiscali attraverso un processo completo di valutazione tra pari. Dal settembre 2009 la Svizzera si impegna, collaborando attivamente in seno al comitato direttivo e al gruppo incaricato della valutazione del Forum globale, per evitare che certi Paesi si procurino un vantaggio concorrenziale rifiutando di applicare le norme internazionali o di partecipare al Forum globale. Il Forum decide "all'unanimità meno uno" (in virtù di questa regola, nel contesto dell'adozione di un rapporto di valutazione tra pari, un solo Paese non è in grado di bloccare l'approvazione del rapporto). È stata allestita una procedura che consente alle giurisdizioni che presentano lacune di dimostrare i progressi compiuti. Il Forum globale riferisce inoltre regolarmente al G-20 i progressi compiuti. Le valutazioni tra pari garantiscono dunque il rispetto delle norme internazionali su vasta scala a livello mondiale.</p><p>Il blocco dei contributi finanziari al Forum globale non è di principio possibile in quanto la Svizzera si è impegnata contrattualmente a pagare tali contributi. Il blocco equivarebbe pertanto a un'esclusione dal Forum globale. Il blocco dei contributi finanziari al Forum globale o all'OCSE dovrebbe essere esercitato solo in circostanze straordinarie, come nel 2010, quando la Svizzera aveva percepito di non essere correttamente rappresentata dall'OCSE. Con il blocco dei contributi la Svizzera si posizionerebbe in un ruolo di outsider in tempi difficili, assumendo un atteggiamento che nella situazione attuale non è auspicabile e complicherebbe ulteriormente la posizione del nostro Paese e la difesa dei nostri interessi in seno al Forum globale (ad es. esclusione da determinati gruppi di lavoro).</p><p>All'interno del Forum globale non esiste alcun diritto di veto (cfr. più sopra). Per quanto riguarda il diritto di veto in seno all'OCSE, occorre considerare che l'esercizio di questo diritto potrebbe avere ripercussioni negative sulle relazioni bilaterali con altri Stati membri dell'OCSE. Questi Stati non accetterebbero facilmente il veto, ma per esperienza ricorrerebbero ad altri mezzi per raggiungere l'obiettivo prefissato. Gli Stati membri esercitano molto raramente il diritto di veto al termine di dibattiti e trattative, motivo per cui tale diritto vale nella stessa misura per piccoli e grandi Stati.</p>  Risposta del Consiglio federale.