<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. STOP AIDS è la campagna d'informazione e di prevenzione più conosciuta in Svizzera. Il suo successo è dovuto unicamente al fatto che è sempre riuscita ad attirare l'attenzione sul tema dell'HIV e dell'Aids, e a provocare un dibattito. Le affermazioni della campagna STOP AIDS non possono essere considerate pornografiche, nel senso dell'articolo 197 CP. Dato che l'Aids e la trasmissione del virus HIV sono strettamente connesse con i rapporti sessuali, è inevitabile che la sessualità sia un tema ricorrente nella campagna STOP AIDS.</p><p></p><p>2. Sin dall'inizio, la campagna STOP AIDS ha sempre puntato su un comportamento responsabile dei cittadini. La campagna vuole evitare messaggi che vietano o impongono un certo tipo di comportamento. L'intento è innanzitutto quello di informare regolarmente sul modo migliore di proteggersi. La reciproca fedeltà in una relazione intima contribuisce certamente a questa protezione contro il contagio dell'HIV. Tuttavia lanciare un appello isolato alla fedeltà può avere anche conseguenze negative. I giovani, per esempio, nella maggior parte dei casi sono fedeli, ma dopo un certo tempo cambiano partner. Essi non sarebbero quindi adeguatamente protetti, esattamente come le persone ignare di essere tradite dal proprio partner. È un fatto provato che non in tutte le coppie si riesce, alla lunga, a rimanere fedeli. Per questa ragione l'uso abituale del preservativo, così come propagato nella campagna STOP AIDS, può essere inteso come espressione del rispetto del prossimo ed è un atto di responsabilità.</p><p></p><p>3. L'attuale campagna contro l'Aids non adempie la fattispecie dell'articolo 261 CP. Secondo la dottrina giuridica dominante sarebbe necessario un atto di una certa gravità contro convinzioni e sentimenti religiosi. Il Consiglio federale ritiene che la campagna in questione non scriditi, offenda o schernisca in alcun modo i valori religiosi.</p>  Risposta del Consiglio federale.