<h2>SubmittedText<h2><p>La scorsa settimana il Consiglio federale ha presentato la sua strategia per la piazza finanziaria, una strategia che però non sembra essere tale. In quest'ottica, si rende ancora più urgente fornire una risposta alle seguenti domande:</p><p>1. Ai fini di una consultazione facoltativa, il Consiglio federale porta davanti al Parlamento l'accordo UBS con gli USA. Per contro non prevede misure accompagnatorie. Parallelamente, non ritiene il Consiglio federale assolutamente indispensabile affrontare la problematica del "too big to fail", in particolare elaborare una strategia di liquidità, per porre fine alla garanzia de facto dello Stato e impedire che un eventuale fallimento negli USA debba essere finanziato tramite valori patrimoniali svizzeri? Il rischio, altrimenti, non verrebbe solamente procrastinato anziché eliminato? Anche il FMI critica la Svizzera per l'assenza di una gestione dei rischi. Fintanto che UBS dipende di fatto dall'aiuto statale, non si dovrebbe proibire il versamento dei bonus e non sarebbe inoltre opportuno creare senza indugio una nuova base per limitare questi bonus?</p><p>2. Il Consiglio federale vuole risolvere il futuro del segreto bancario tramite le convenzioni di doppia imposizione. Non sarebbe più sensato abolire in una legge quadro offshore e onshore la distinzione tra sottrazione d'imposta e frode fiscale e, con effetto immediato, non applicarla più nei confronti di Stati terzi? Una futura regolamentazione valida per tutti gli Stati terzi non deve essere impostata in modo che non si continui a favorire l'evasione fiscale dal terzo mondo?</p><p>3. Il modello del Liechtenstein, peraltro già messo in atto, non rappresenta oggi l'unica alternativa allo scambio di dati automatico secondo l'UE? Con il suo atteggiamento, il Consiglio federale non finisce col favorire proprio quest'ultimo?</p><p>4. Tasse di bollo: corrisponde sempre al vero che a medio termine è prevista la loro soppressione e quella di una parte dell'imposta preventiva e la conseguente compensazione con l'imposta sul valore aggiunto, al fine di sgravare le banche da una nuova regolamentazione più restrittiva? Non è la popolazione a pagarne di fatto le conseguenze (aumento dell'imposta sul valore aggiunto, tagli alle prestazioni)?</p><p>5. Non è urgentemente necessario introdurre una nuova imposta sulle banche, ad esempio secondo il modello Obama, tra l'altro quale parte integrante di una adeguata risposta alla problematica "too big to fail", per contrastare le truffe?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. In seno alla commissione di esperti istituita dal Consiglio federale i lavori concernenti la problematica del "too big to fail" procedono a ritmo sostenuto. Tutte le proposte fatte su questo tema dal FSB e dal FMI, ma anche dai singoli Stati, sono esaminate in dettaglio. Il 22 aprile 2010 è stato pubblicato il rapporto intermedio della commissione di esperti e, in occasione della sua seduta del 28 aprile 2010, il Consiglio federale ha annunciato il suo sostegno alle raccomandazioni elencate nel rapporto volte ad arginare i rischi assunti dalle grandi imprese che potrebbero ripercuotersi sull'economia nazionale. Esso condivide l'esistenza di una necessità d'intervento e incarica il Dipartimento federale delle finanze (DFF) di delineare nel rapporto finale dell'autunno 2010 il processo legislativo.</p><p>In base ai risultati dell'analisi la commissione di esperti raccomanderà di respingere o di portare avanti le misure proposte. Il rapporto della commissione di esperti sarà concluso entro l'autunno del 2010. </p><p>Relativamente ai bonus bisogna constatare che dall'inizio dell'anno sono in vigore le nuove disposizioni per i sistemi di remunerazione nel settore finanziario emanate in una circolare della FINMA. Per evitare eccessi salariali, la Svizzera ha così reagito rapidamente alla crisi finanziaria. Inoltre, attualmente il Consiglio federale sta verificando diverse misure in materia di remunerazioni (bonus) delle imprese.</p><p>2. Finora la Svizzera ha concluso e posto in vigore convenzioni di doppia imposizione con 73 Stati. Sebbene la prassi svizzera in materia di convenzioni si basi sul modello di convenzione dell'OCSE, ognuna di queste convenzioni ha le sue peculiarità. Ciò non sorprende, in quanto una convenzione di doppia imposizione rappresenta un anello di congiunzione fra gli ordinamenti fiscali di due Stati contraenti. Visti gli ordinamenti fiscali molto diversi dei nostri partner contrattuali, si sono dovute e si devono trovare soluzioni che tengano conto, almeno fino ad un certo livello, di tali differenze per poter portare a termine con successo i negoziati sulla conclusione di una convenzione.</p><p>Il 13 marzo 2009 il Consiglio federale ha deciso di revocare la riserva riguardo all'articolo 26 del modello di convenzione dell'OCSE concernente l'assistenza amministrativa in materia fiscale e di avviare negoziati per rivedere le pertinenti convenzioni di doppia imposizione. L'attuazione dello standard OCSE nel quadro delle convenzioni di doppia imposizione consente di negoziare con ciascun Stato miglioramenti puntuali e di trovare soluzioni individuali e adeguate alla situazione concreta.</p><p>La distinzione tra sottrazione d'imposta e frode fiscale applicata ai contribuenti in Svizzera riflette il diverso grado di illiceità di queste due fattispecie. La sottrazione d'imposta presenta un grado minore d'illiceità, per cui in questi casi la protezione della sfera privata non è soppressa. La sottrazione d'imposta non rappresenta tuttavia una trasgressione perdonabile, ma viene perseguita nell'ambito della procedura penale amministrativa ed è sanzionata con una multa e il ricupero d'imposta.</p><p>3. Il 24 febbraio 2010 il Consiglio federale ha incaricato il DFF di elaborare possibili soluzioni per evitare che nuovi fondi non tassati finiscano in Svizzera. Il DFF ha avviato i pertinenti lavori.</p><p>4. In diversa misura tutte le tasse di bollo provocano effetti di distorsione dell'economia oppure svantaggi sul piano della concorrenza internazionale. Pertanto il Consiglio federale sta facendo analizzare le ripercussioni di un'eventuale abrogazione delle tasse di bollo. Visto il significativo contributo delle tasse di bollo alle entrate federali, una loro drastica abrogazione nel rispetto del freno all'indebitamento risulta irrealistica. Il Consiglio federale intende quindi chiarire le priorità, lo scadenzario e le misure compensative a livello di finanze federali per poter abrogare del tutto o in parte le tasse di bollo.</p><p>Per quanto riguarda la tassa d'emissione sul capitale proprio, la sua abrogazione sarà già proposta nella riforma dell'imposizione delle imprese in programma. Nello stesso contesto sono inoltre previste anche modifiche minori dell'imposta preventiva. Tuttavia, contrariamente al testo dell'interpellanza, il Consiglio federale non si è mai pronunciato a favore della compensazione delle minori entrate risultanti dall'abrogazione delle tasse di bollo con aumenti dell'aliquota dell'imposta sul valore aggiunto.</p><p>5. In vista di eventuali iniziative internazionali, nella sua risposta al postulato Kiener Nellen 10.3049, il Consiglio federale si adopera per l'allestimento di un rapporto. Quest'ultimo dovrebbe contenere un inventario e una valutazione delle diverse varianti d'imposta nel settore finanziario. L'obiettivo principale di questo rapporto è l'elaborazione di basi solide che favoriscano il mantenimento di una politica fiscale coerente in un contesto volatile.</p><p>Nella sua seduta del 28 aprile 2010 il Consiglio federale ha incaricato il DFF di elaborare tre misure nel settore della prassi di retribuzione. I sistemi salariali delle imprese finanziarie che devono ricorrere all'aiuto dello Stato dovranno essere regolati per tutta la durata dell'aiuto. Inoltre, le componenti variabili di stipendio che dipendono dagli utili delle imprese dovranno essere tassate come distribuzione di utili. Infine, le opzioni dei collaboratori non dovranno più essere tassate al momento della loro assegnazione, bensì al momento dell'esercizio dell'opzione. Con queste misure il Consiglio federale invia un segnale contro gli eccessi retributivi del settore finanziario, particolarmente urtanti nel caso delle imprese in perdita.</p>  Risposta del Consiglio federale.