<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Quale influsso ha la RIC svizzera sui prezzi all'ingrosso internazionali?</p><p>2. Il Consiglio federale ritiene che le attuali difficoltà di determinati gruppi energetici siano dovute alla RIC svizzera o all'orientamento delle loro strategie aziendali al commercio internazionale di energia elettrica e al relativo livello dei prezzi?</p><p>3. La situazione di queste imprese energetiche, in Svizzera, sarebbe complessivamente migliore o peggiore se avessimo già un mercato dell'energia elettrica completamente liberalizzato fino al livello delle piccole imprese e delle economie domestiche?</p><p>4. Il Consiglio federale conosce le basi sulle quali l'esercente delle due centrali nucleari di Beznau ha calcolato che, in caso di disattivazione forzata, gli spetterebbe un indennizzo compreso fra 1,5 e 2 miliardi di franchi?</p><p>5. Come giudica questa cifra tenuto conto che, secondo un consigliere di amministrazione della Axpo (trasmissione "Echo der Zeit" del 9 marzo 2016 su SRF 1), nel prossimo futuro le due centrali continueranno a divorare liquidità e che per il finanziamento dei costi di disattivazione e di smaltimento dovranno essere liquidate le riserve accumulate dalla società?</p><p>6. L'esecutivo è consapevole del fatto che per entrambi i reattori di Beznau, alla fine del 2014, mancava ancora oltre un miliardo di franchi nel fondo di disattivazione e nel fondo di smaltimento rispetto al valore da raggiungere secondo lo studio sui costi 2011?</p><p>7. È inoltre consapevole del fatto che nel 2015 i due fondi hanno registrato un reddito del capitale negativo?</p><p>8. Come giudica queste cifre alla luce anche del fatto che Beznau 1 è fuori servizio da ormai un anno?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2. Il settore elettrico svizzero soffre per il crollo dei prezzi che si registra sul mercato europeo dell'energia elettrica, dovuto a un forte eccesso di capacità produttive. Alcune imprese di approvvigionamento energetico svizzere hanno contribuito in passato a creare questa situazione con i loro investimenti nel parco europeo di centrali elettriche. Le ragioni di questo eccesso di capacità in Europa sono il crollo del prezzo del carbone sui mercati mondiali in conseguenza dell'estrazione dei gas da scisto (gas da fracking) negli Stati Uniti e i bassi prezzi del CO2 nel sistema europeo di scambio di quote di emissioni. Questi due fattori hanno fatto sì che tornasse ad essere redditizio l'esercizio o la riattivazione di centrali a carbone già ammortizzate e disattivate, in particolare in Germania. Il notevole raffreddamento della congiuntura registrato negli ultimi anni a causa della crisi finanziaria e dei debiti nonché le misure di aumento dell'efficienza energetica hanno avuto l'effetto di ridurre la domanda di energia. Anche l'aumento della produzione di energia da nuove fonti rinnovabili contribuisce all'eccesso di capacità.</p><p>Dal punto di vista della sicurezza di approvvigionamento, la Svizzera non può fare a meno dell'interscambio di energia elettrica con l'Europa. Il cambiamento della situazione sul mercato dell'energia elettrica comporta tuttavia condizioni svantaggiose per la produzione in Svizzera. Nel contesto attuale, molte centrali idroelettriche e in misura crescente anche le centrali nucleari non riescono più a coprire i costi di produzione vendendo l'energia sul libero mercato. Per contro, per la quota di energia smerciata nell'ambito del servizio universale i produttori riescono a fatturare prezzi pari ai costi di produzione.</p><p>L'influsso della rimunerazione a copertura dei costi per l'immissione in rete di energia elettrica (RIC) sui prezzi all'ingrosso, influenzati dal contesto globale di mercato, è trascurabile. La produzione lorda indigena di energia da fonti rinnovabili, promossa con le risorse del fondo del supplemento di rete (in particolare attraverso la RIC), ammontava nel 2015 a circa 2 terawattore. Si tratta di una quantità troppo bassa per influire sui prezzi dell'energia nelle borse elettriche internazionali. A titolo di confronto: nella sola Germania, la quantità lorda di energia elettrica da fonti rinnovabili sovvenzionata ammontava nel 2015 a circa 194 terawattore. Nel 2014 il volume degli scambi alla borsa energetica European Energy Exchange (EEX) di Lipsia è stato di 387 terawattore sul mercato spot e di 1570 terawattore mercato a termine.</p><p>3. L'apertura del mercato dell'energia elettrica in Svizzera è stata scaglionata nel tempo ed è realtà per i grandi consumatori dal 2009. In un periodo di prezzi bassi come quello attuale, una liberalizzazione completa del mercato porterebbe vantaggio soprattutto alle economie domestiche e alle PMI, che potrebbero scegliere liberamente il proprio fornitore di energia elettrica. Per contro, la situazione degli esercenti e dei proprietari delle centrali sarebbe ancora più tesa. Nel caso dell'energia idroelettrica, per esempio, circa il 50 per cento della produzione viene venduto nell'ambito del servizio universale a un prezzo che copre il costo di produzione. In caso di liberalizzazione completa del mercato ciò non sarebbe più possibile. Ne sarebbero penalizzate soprattutto le aziende cittadine, che attualmente smerciano la maggior parte della loro energia elettrica in regime di servizio universale. Per i proprietari delle centrali partner senza servizio universale non vi sarebbero grandi cambiamenti rispetto alla situazione attuale: di regola, essi hanno sottoscritto contratti a lungo termine che li obbligano ad acquistare l'energia elettrica dalla centrale partner a prezzo di costo e a venderla sul libero mercato.</p><p>La liberalizzazione del mercato dell'elettricità è una precondizione per un accordo sull'energia elettrica con l'UE, che attualmente è tuttavia bloccato per le questioni istituzionali ancora irrisolte in merito al rapporto fra la Svizzera e l'UE. Il collegamento del mercato svizzero dell'elettricità al mercato interno UE è fondamentale per le aziende di approvvigionamento energetico attive nel commercio internazionale. Esso garantisce in Svizzera la sicurezza di approvvigionamento a lungo termine e prezzi dell'energia elettrica interessanti. Inoltre risulterebbe così garantito l'accesso senza discriminazioni alle capacità transfrontaliere e semplificato il commercio con gli altri Paesi, in quanto l'energia e le capacità di rete transfrontaliere sarebbero trattate in modo integrato sul mercato spot (Market Coupling). A tempo debito il Consiglio federale informerà su come intende procedere in relazione alla seconda tappa di apertura del mercato.</p><p>4./5. Secondo la legge federale del 21 marzo 2003 sull'energia nucleare (LENu; RS 732.1), una centrale nucleare può essere esercitata fintantoché la sua sicurezza è garantita. Per contro, la messa fuori servizio per motivi politici non è prevista dalla LENu ed è quindi inammissibile. La messa fuori servizio determinata da carenze concernenti la sicurezza tecnica (sicurezza interna) è dettata da motivi di polizia e non comporta il versamento di indennizzi per gli investimenti non ammortizzati. In questo contesto il Consiglio federale non ritiene opportuno esprimere giudizi su eventuali richieste di indennizzo di danni.</p><p>6.-8. Il calcolo dei costi e la fissazione dei contributi da versare nel fondo di disattivazione e nel fondo di smaltimento sono disciplinati in modo tale che al momento della messa fuori servizio di una centrale nucleare i contributi dovuti siano versati integralmente e i costi complessivi di disattivazione e di smaltimento risultino coperti, tenuto conto dell'interesse sul patrimonio dei fondi. I costi di disattivazione e di smaltimento calcolati per ciascuna centrale danno luogo ai contributi individuali che le centrali stesse devono versare nei fondi durante un periodo di tassazione, indipendentemente da eventuali periodi di arresto. Alla fine del 2014 il fondo di disattivazione e il fondo di smaltimento per gli impianti nucleari, alimentati dagli esercenti delle centrali, avevano raccolto in tutto 6,1 miliardi di franchi, mezzo miliardo in più dell'importo teorico previsto. Secondo i risultati finanziari dei fondi, pubblicati nel marzo 2016, dopo numerosi anni favorevoli il reddito del capitale per il 2015 è stato pari a circa meno 0,5 per cento. Quando saranno stati presentati gli studi sui costi 2016, la commissione amministrativa dei fondi, sulla base dell'ammontare di questi ultimi, fisserà i contributi annuali per il prossimo periodo di tassazione 2017-2021.</p>  Risposta del Consiglio federale.