<h2>InitialSituation<h2><p><b>L'iniziativa popolare "Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico" è stata depositata il 21 giugno 2018 dal Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSoA) e dai Giovani Verdi. L'iniziativa chiede di vietare alla Banca nazionale svizzera, alle fondazioni e agli istituti della previdenza statale e professionale di finanziare i produttori di materiale bellico. Il Parlamento propone di raccomandare a Popolo e Cantoni di respingere l'iniziativa.</b></p><p></p><p>L'iniziativa popolare "Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico" è stata depositata il 21 giugno 2018 con 104 612 firme valide. L'iniziativa chiede di vietare alla Banca nazionale svizzera, alle fondazioni e agli istituti della previdenza statale e professionale di finanziare i produttori di materiale bellico. Prevede inoltre che la Confederazione si adoperi a livello nazionale e internazionale affinché alle banche e alle assicurazioni si applichino condizioni analoghe. La disposizione costituzionale proposta definisce "produttori di materiale bellico" le imprese che realizzano oltre il cinque per cento della loro cifra d'affari annua con la fabbricazione di materiale bellico. Sono esplicitamente esclusi dal divieto di finanziamento gli apparecchi per lo sminamento umanitario, nonché le armi da caccia e da sport e le relative munizioni. Conformemente all'iniziativa, per finanziamento dei produttori di materiale bellico s'intende la concessione di crediti, mutui, donazioni o vantaggi finanziari comparabili, la partecipazione a imprese che producono materiale bellico per esempio tramite l'acquisto di titoli, nonché l'acquisto di quote di determinati prodotti finanziari quali investimenti collettivi di capitale o prodotti strutturati che contengono quote di produttori di materiale bellico. </p><p></p><p>Nel messaggio del 14 giugno 2019 il Consiglio federale ha proposto al Parlamento di raccomandare a Popolo e Cantoni di respingere l'iniziativa popolare senza opporvi un controprogetto diretto o indiretto. Ritiene infatti che l'approccio seguito e le misure previste non siano né adeguate né efficaci. Il divieto di finanziamento avrebbe inoltre ripercussioni negative per l'attività della Banca nazionale svizzera, delle fondazioni e delle casse pensioni, nonché per l'AVS/AI/IPG, che ne risentirebbero in misura sproporzionata. Infine, l'iniziativa mette a rischio la piazza finanziaria svizzera e indebolisce l'industria meccanica, elettrotecnica e metallurgica svizzera.</p><p></p><p>(Fonte: Messaggio del 14 giugno 2019 concernente l'iniziativa popolare "Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico", FF 2019 4265) </p><h2>Proceedings<h2><p>L'iniziativa popolare è stata trattata dal <b>Consiglio nazionale</b> durante la sessione primaverile 2020. La maggioranza della Commissione incaricata dell'esame preliminare aveva proposto alla sua Camera di raccomandare al Popolo e ai Cantoni di respingere l'iniziativa poiché essa, come aveva riassunto il suo portavoce, è pericolosa, non ha alcuna influenza sulla pace nel mondo, è formulata in modo poco chiaro, non è attuabile e avrebbe ripercussioni negative sull'indipendenza della Banca nazionale. </p><p>Una minoranza della Commissione, composta da membri dei gruppi socialista, ecologista e verde liberale, aveva invece proposto di rinviare l'iniziativa alla Commissione con l'incarico di elaborare un controprogetto indiretto che prevedesse il rafforzamento del divieto di finanziamento indiretto delle armi vietate e la sostituzione del divieto di finanziamento con disposizioni volte ad accrescere la trasparenza. Secondo questa minoranza, l'iniziativa popolare non risponde all'esigenza diffusa di distinguere tra le armi il cui impiego è oggetto di condanna internazionale e dunque vietato e le armi che, in linea di principio, sono consentite per garantire il monopolio dello Stato sull'uso della forza. Un controprogetto potrebbe consentire di ovviare alle attuali scappatoie che permettono il finanziamento del materiale bellico vietato in Svizzera. Norme sulla trasparenza, inoltre, consentirebbero di orientare gli investimenti su prodotti più etici. Il Consiglio nazionale ha tuttavia respinto la proposta della minoranza con 105 voti contro 87.</p><p>Una seconda minoranza della Commissione, composta da membri dei gruppi socialista ed ecologista, aveva proposto di raccomandare al Popolo e ai Cantoni di accettare l'iniziativa. Secondo il portavoce della minoranza, l'attuazione dell'iniziativa è necessaria poiché la popolazione non vuole che il suo denaro venga investito in armi da guerra. Inoltre accettare l'iniziativa s'impone ai fini della credibilità e della neutralità della Svizzera. Il Consiglio nazionale ha però seguito la maggioranza della Commissione e deciso, con 120 voti contro 71 e 2 astensioni, di raccomandare al Popolo e ai Cantoni di respingere l'iniziativa. </p><p></p><p>Il <b>Consiglio degli Stati</b> ha trattato l'iniziativa popolare durante la sessione estiva 2020. Anche in questo caso la maggioranza della Commissione incaricata dell'esame preliminare aveva proposto di raccomandare al Popolo e ai Cantoni di respingere l'iniziativa senza opporvi un controprogetto. A parere del portavoce della maggioranza l'iniziativa non contribuisce a portare più pace nel mondo; in questo senso è dunque inefficace. Inoltre, il divieto di finanziamento è difficilmente attuabile, il termine "produttore di materiale bellico" non è chiaro e il limite del cinque per cento arbitrario. Se attuata, l'iniziativa indebolirebbe gli istituti di previdenza statali, come pure la piazza industriale e finanziaria svizzera. Anche l'indipendenza della Banca nazionale svizzera ne risulterebbe danneggiata.</p><p>Una minoranza composta da membri dei gruppi socialista ed ecologista aveva proposto di rinviare l'iniziativa alla Commissione, incaricandola di elaborare un controprogetto indiretto volto ad ampliare il divieto del finanziamento indiretto delle armi vietate. Attualmente è infatti previsto soltanto un divieto del finanziamento diretto del materiale bellico proibito. Il portavoce della minoranza aveva argomentato che, unicamente laddove si tenti di eludere questo divieto, la legge proibisce il finanziamento indiretto e dunque occorreva intervenire. Il Consiglio degli Stati ha respinto la proposta della minoranza con 31 voti contro 14.</p><p>Un'altra minoranza (Céline Vara, G, NE) aveva proposto di raccomandare al Popolo e ai Cantoni di accettare l'iniziativa, poiché, nonostante non sia implicata in maniera indiretta in alcun conflitto, la Svizzera alimenta un grande numero di conflitti nel mondo. A parere della portavoce della minoranza, questo fatto mette in pericolo la neutralità della Svizzera. Il Consiglio degli Stati ha tuttavia seguito la proposta della maggioranza della Commissione e deciso, con 32 voti contro 13, di raccomandare al Popolo e ai Cantoni di respingere l'iniziativa.</p><p></p><p><b>Nelle votazioni finali il Consiglio nazionale ha raccomandato di respingere l'iniziativa con 132 voti contro 27, il Consiglio degli Stati con 32 voti contro 13. In favore dell'iniziativa si sono espressi i membri dei gruppi socialista ed ecologista. </b></p><p></p><p><b>L'iniziative popolare è stata respinta nella votazione del 29 novembre 2020 dal 57,4 per cento dei votanti e 17 Cantoni che dispongono di un voto e 5 Cantoni che dispongono di un mezzo voto. </b></p>