<h2>SubmittedText<h2><p>Il cambiamento climatico è già iniziato. In molte regioni della Svizzera, a causa della canicola, lo scorso luglio è stato il mese più caldo dall'inizio delle misurazioni, nel 1864. A ciò si sono aggiunte le precipitazioni nettamente inferiori alla media e la siccità persistente. Ne sono conseguite perdite di raccolto nell'agricoltura. Le mucche sono praticamente sparite dai pascoli, perché dovevano essere nutrite con il fieno nelle stalle. Inoltre, a luglio si è registrato un numero di decessi di persone anziane più elevato rispetto al passato nello stesso mese.</p><p>A dicembre la comunità internazionale discuterà del nuovo accordo sul clima che succederà, nel 2020, all'attuale regime convenuto a Kyoto. Il 2015 è un anno fondamentale per la protezione del clima: verranno definiti i punti cardine per la politica climatica degli Stati che vi partecipano e, di riflesso, anche le linee direttrici per la nuova legge sul CO2 che sarà inviata in consultazione nel corso del 2016.</p><p>Chiediamo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Conseguenze e costi dei cambiamenti climatici.</p><p>a. Quali sono finora le conseguenze e i costi stimati che gravano sull'economia pubblica in seguito all'estate torrida 2015 in Svizzera?</p><p>b. Quali sono le conseguenze e i costi stimati che dal 2000 gravano sull'economia pubblica in seguito ai cambiamenti climatici in Svizzera?</p><p>2. Vista la progressione del cambiamento climatico, il Consiglio federale è pronto a rivedere al rialzo l'obiettivo di riduzione dei gas serra per l'anno 2020 secondo la legge sul CO2 come pure l'obiettivo di riduzione fissato nel mandato negoziale per la conferenza di Parigi sul clima prevista a dicembre?</p><p>a. Aumentare l'obiettivo di riduzione per il 2020 dal 20 al 40 percento.</p><p>b. Aumentare l'obiettivo di riduzione per il 2030 dal 50 al 60 percento. La maggior parte delle riduzioni deve avvenire in Svizzera.</p><p>Per raggiungere l'obiettivo dei 2 gradi non si dovrebbe utilizzare più del 20 per cento delle riserve energetiche fossili conosciute.</p><p>Sui mercati finanziari si parte invece dal presupposto che tutte le riserve vengano sfruttate.</p><p>3. Il Consiglio federale si impegnerà, affinché gli investimenti del sistema finanziario in vettori energetici fossili siano ridotti conformemente all'obiettivo dei 2 gradi?</p><p>In futuro, città e comuni saranno sempre più confrontati con la questione di come adattarsi ai cambiamenti climatici, p. es. con la creazione di spazi verdi o il miglioramento della circolazione d'aria. La popolazione soffre il caldo e ha problemi di salute.</p><p>4. Secondo il Consiglio federale quali sono le possibilità in termini giuridici e finanziari per aiutare città e comuni nel far fronte alle conseguenze dei cambiamenti climatici?</p><p>5. Qual è l'opinione del Consiglio federale riguardo a un fondo di adattamento ai cambiamenti climatici alimentato in base al principio di causalità, mediante il quale cofinanziare delle misure per far fronte alle conseguenze dei cambiamenti climatici nelle città e nei comuni?</p><p>Ad essere particolarmente colpiti dai cambiamenti climatici sono anche i Paesi più poveri del mondo, che tuttavia hanno contribuito solo in misura minima al riscaldamento del clima. La Svizzera, in quanto Paese industrializzato, deve gran parte del suo benessere all'utilizzo di risorse fossili ed è quindi responsabile della protezione del clima e dell'adattamento ai cambiamenti climatici in questi Paesi. </p><p>6. Qual è l'opinione del Consiglio federale riguardo a un fondo di adattamento ai cambiamenti climatici alimentato in base al principio di causalità, mediante il quale versare dei contributi al Green Climate Fund per misure di protezione del clima e di adattamento nei Paesi più poveri?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Le conseguenze dell'estate torrida 2015 e i relativi costi che gravano sull'economia pubblica non sono ancora stati studiati in dettaglio. Le prime analisi climatologiche sono pubblicate nel bollettino del clima di "Meteo Svizzera" relativo all'estate 2015 (Klimabulletin Sommer 2015). "Meteo Svizzera" elaborerà un'analisi complessiva entro la fine del 2015. I calcoli effettuati dall'Ufficio federale di statistica nel quadro del monitoraggio della mortalità indicano che nelle prime tre settimane di luglio il numero di decessi di persone a partire dai 65 anni ha superato di circa 350 unità il valore atteso. Un'analisi di UFAM, UFSP, UFPP, "Meteo Svizzera" e altri uffici federali è in fase di elaborazione e dovrebbe essere disponibile entro fine 2016.</p><p>Per quanto concerne l'estate 2003, ancora più calda e secca, sono invece disponibili diverse ricerche, riunite in un rapporto di sintesi elaborato da "Proclim", il forum per il clima e i cambiamenti ambientali globali dell'Accademia svizzera di scienze naturali ("Proclim" 2005: Hitzesommer 2003 - Synthesebericht). Le perdite di raccolto nell'agricoltura in seguito a lunghi periodi di siccità generano costi: per il 2003 sono stati stimati a 500 milioni di franchi. Inoltre, generano costi anche la ridotta produttività del lavoro come pure l'aumento del consumo di elettricità per il raffreddamento. Nel 2003 il consumo energetico del Paese ha raggiunto un nuovo picco, da ricondurre al maggior utilizzo di elettricità a scopo di raffreddamento. Gli effetti dell'estate torrida 2003 sulla produzione di energia idroelettrica sono stati positivi o negativi a seconda del tipo di centrale. Le centrali a filo d'acqua hanno subito perdite di produzione a causa delle portate ridotte. Al contrario, le centrali ad accumulazione con afflussi di acqua da zone con superfici ghiacciate hanno beneficiato di maggiori quantità di acqua di scioglimento. Complessivamente nel 2003 la produzione di energia idroelettrica si è attestata al di sotto della media dei dieci anni precedenti di soli 0,8 punti percentuali circa. La potenza degli impianti nucleari ha dovuto essere ridotta del 25 per cento durante due mesi, con una conseguente diminuzione del 4 per cento della quantità di energia elettrica nel 2003. Vi sono poi anche altri problemi dovuti alla canicola che sono rilevanti per l'economia pubblica, malgrado siano difficili da esprimere in termini monetari quali le malattie cardiovascolari e i decessi prematuri (nel 2003 sono stati circa 1000).</p><p>Sui costi finora generati dal cambiamento climatico che gravano sull'economia pubblica svizzera non esistono studi complessivi. Vi sono solamente calcoli su modello per i danni attesi in Svizzera in caso di un riscaldamento medio (comunità di lavoro Ecoplan/Sigmaplan 2007). Per il 2050 i danni attesi corrispondono allo 0,15 per cento del prodotto interno lordo. Dopodiché, i costi dei danni aumentano in modo significativo. Si prevede che i danni, calcolati in media per l'intero ventunesimo secolo, siano pari a circa un miliardo di franchi l'anno. Una modellizzazione aggiornata sarà presentata dall'EPFL nel 2016.</p><p>2. Il Consiglio federale è disposto ad aumentare l'obiettivo di riduzione entro il 2020 solo a condizione che anche altri emettitori importanti incrementino i loro sforzi. In base agli sviluppi internazionali il Consiglio federale non vede per il momento motivi per rivedere al rialzo la proposta di riduzione della Svizzera. Per il periodo successivo al 2020, il 27 febbraio 2015 la Svizzera ha presentato alla Convenzione dell'ONU sul clima il proprio obiettivo di riduzione. La proposta della Svizzera di ridurre le emissioni di gas serra del 50 per cento entro il 2030 rientra nella forbice raccomandata dal mondo scientifico per poter cogliere l'obiettivo dei 2 gradi, ossia tra il 40 e il 70 per cento. Gli obiettivi di riduzione per il periodo successivo al 2020, sia in termini globali che nazionali, vengono tuttavia stabiliti in via definitiva dal Parlamento nella revisione della legge sul CO2. Il Consiglio federale prevede di inviare in consultazione il relativo progetto nell'estate del 2016.</p><p>3. La propensione a effettuare investimenti rispettosi del clima è basata sulla premessa che siano disponibili informazioni ed esista una maggiore trasparenza in merito alle emissioni di gas serra legate agli investimenti finanziari e alle partecipazioni aziendali. L'UFAM sta elaborando uno studio, ormai prossimo alla conclusione, che dovrebbe migliorare i dati relativi alla Svizzera. I rischi intrinseci agli investimenti effettuati nell'ambito dello sfruttamento delle riserve energetiche fossili sono nel frattempo presi molto sul serio anche in seno al settore finanziario. Il Consiglio federale segue con attenzione questa evoluzione e sostiene gli sforzi internazionali volti a sviluppare delle unità di misurazione uniformi, ad esempio sull'impatto climatico degli investimenti. In collaborazione con la seconda "Investing Initiative", una rete tecnica per gli investimenti nel settore climatico, ci si prefigge di sviluppare tali unità in collaborazione con gli attori interessati e di metterle a disposizione del settore finanziario svizzero. Il governo sta esaminando inoltre fino a che punto questa tematica possa essere presa in maggiore considerazione nella formulazione della politica climatica per il periodo successivo al 2020 e intende analizzare le possibilità di stabilire degli incentivi a favore di investimenti più rispettosi del clima.</p><p>4./5. Il mandato conferito alla Confederazione si limita al coordinamento dei provvedimenti e alla messa a disposizione di dati di base per l'adattamento ai cambiamenti climatici (art. 8 legge sul CO2, RS 641.71). Il Consiglio federale ha approvato una strategia nazionale suddivisa in due parti: la prima definisce le sfide, gli obiettivi e i campi d'azione, mentre la seconda illustra provvedimenti concreti degli Uffici federali. Per le procedure nell'ambito dell'adattamento nei cantoni e nei comuni, l'UFAM ha elaborato delle istruzioni che ha messo a loro disposizione nella primavera del 2015. I cantoni sono tenuti a presentare un primo rapporto sullo stato dell'attuazione a inizio 2016. Sulla base di questi rapporti si potrà valutare l'eventualità di un ruolo più incisivo della Confederazione in quest'ambito. Nel quadro delle possibilità previste dalla legge, la Confederazione sostiene l'adattamento delle città mettendo a disposizione di queste ultime delle conoscenze di base. Per il 2016 l'UFAM sta pianificando, in collaborazione con le città di Zurigo, Basilea e Ginevra, uno studio sul presunto conflitto tra la densificazione interna, un obiettivo previsto dalla pianificazione del territorio, e l'esigenza di adattamento ai cambiamenti climatici, secondo la quale occorre creare, salvaguardare e configurare nelle città degli spazi liberi e dei "corridoi di aerazione".</p><p>6) In occasione di una conferenza di donatori, svoltasi a inizio settembre 2015 a Parigi, la Svizzera ha confermato di volere contribuire alla somma di 100 miliardi di dollari l'anno di mezzi pubblici e privati, che sarà stanziata a partire dal 2020 per ridurre le emissioni di gas serra e finanziare misure di adattamento ai cambiamenti climatici nei Paesi in via di sviluppo. Una chiave di ripartizione fra gli Stati non è ancora stata fissata e si è appena iniziato a elaborare la metodologia per definire le voci che compongono il contributo dei singoli Paesi al finanziamento internazionale delle misure in ambito climatico. La Svizzera ritiene che il finanziamento di tali provvedimenti debba avvenire secondo il principio di causalità e nel 2011 ha calcolato il suo contributo di 30 miliardi di dollari al "Fast Start Financing" soprattutto in funzione delle proprie emissioni e, in misura minore, delle sue disponibilità finanziarie. Il nostro Paese continuerà a impegnarsi affinché il finanziamento internazionale delle misure in ambito climatico continui ad avere una componente stabilita secondo il principio di causalità. L'allestimento e l'alimentazione di un fondo specifico per le misure di adattamento ai cambiamenti climatici che preveda una destinazione parzialmente vincolata della tassa sul CO2 non è tuttavia conforme al sistema di incentivazione nel settore del clima e dell'energia proposto dal Consiglio federale, con cui si intende garantire il passaggio dalla promozione all'incentivazione e ridistribuire l'insieme dei proventi all'economia e alla popolazione.</p>  Risposta del Consiglio federale.