<h2>SubmittedText<h2><p>Nel 2006 in Algeria è stata emanata l'"ordonnance no. 06-03 du 28 février 2006" che vieta alla minoranza cristiana del Paese - sotto comminatoria di una multa e della reclusione sino a cinque anni - di praticare attività religiose relative al culto cristiano al di fuori delle organizzazioni ecclesiastiche riconosciute dallo Stato. Nella sua Costituzione l'Algeria riconosce tuttavia ai suoi cittadini la libertà di credo e la libertà religiosa; l'Algeria è inoltre firmataria delle convenzioni ONU sui diritti umani, che garantiscono tali libertà.</p><p>Nelle ultime settimane i media hanno ripetutamente riferito in merito ai processi intentati contro i cristiani evangelici accusati dalle autorità giudiziarie algerine - probabilmente dietro pressione degli islamisti - di aver praticato la loro fede al di fuori degli istituti autorizzati dallo Stato algerino, contrariamente a quanto disposto dall'"ordonnance" del 2006. I processi contro i membri della minoranza cristiana in Algeria sono arbitrari, hanno motivazioni politiche e ledono pertanto diritti fondamentali quali la libertà di credo e la libertà religiosa dei cittadini, ossia diritti garantiti dalla Costituzione così come dalle convenzioni ONU e della CEDU sui diritti umani.</p><p>1. Anche il Consiglio federale è dell'opinione secondo cui la summenzionata "ordonnance" del 2006 emanata dal governo algerino e le azioni delle autorità giudiziarie contro la minoranza cristiana siano manifestamente contrarie alla libertà religiosa garantita dalla Costituzione algerina e dalle convenzioni ONU sui diritti umani?</p><p>2. Il Consiglio federale è disposto a parlare di questo caso in seno al neocostituito Consiglio ONU dei diritti dell'uomo a Ginevra?</p><p>3. Il Consiglio federale è pronto a fare uso delle possibilità esistenti e ad agire a livello bilaterale presso le autorità algerine nonché nell'ambito dell'ONU per rimediare alle violazioni summenzionate di diritti garantiti dalla Costituzione e dalle convenzioni ONU in materia di diritti umani e per indurre l'Algeria al loro rispetto?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è al corrente delle vessazioni di cui sono vittime alcune comunità cristiane in Algeria. Lo inquieta soprattutto il fatto che, dall'inizio del 2008, queste comunità siano sempre più colpite da processi, condanne e restrizioni in applicazione della legge che vieta la pratica illegale di un culto non musulmano ("loi fixant les règles de l'exercice des cultes autres que musulmans"; "ordonnance No. 06-03" del 26 febbraio 2006). La legge algerina, di per sé, non viola il diritto internazionale; è piuttosto la sua applicazione che può tradursi in discriminazioni nei confronti delle minoranze cristiane. Il Consiglio federale segue con estrema attenzione la situazione dei cristiani in Algeria, tant'è che questa problematica è di recente stata affrontata in occasione di uno scambio con le autorità algerine.</p><p>La libertà religiosa è parte integrante della politica svizzera dei diritti dell'uomo. Le discriminazioni di minoranze religiose o le violazioni dei diritti di tali minoranze non possono essere tollerate. La Svizzera s'impegna in difesa e a sostegno della libertà di culto, oltre che per la prevenzione di qualsiasi forma di intolleranza religiosa, collaborando con gli organismi preposti delle organizzazioni internazionali, tra cui l'ONU e l'OSCE. Il nostro Paese partecipa inoltre alle numerose iniziative finalizzate a promuovere il dialogo tra le diverse culture e religioni, nella prospettiva della comprensione e del rispetto reciproci.</p><p>In seno al Consiglio dei diritti dell'uomo e all'Assemblea generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, la Svizzera sostiene la posizione secondo cui tutte le forme di discriminazione e intolleranza religiosa devono essere affrontate e trattate nello stesso modo e si schiera in difesa della libertà religiosa e di credo, in quanto diritto fondamentale di ogni persona. In occasione della 6a sessione del Consiglio ONU dei diritti dell'uomo (dicembre 2007), la Svizzera ha inoltre pienamente appoggiato la risoluzione intitolata "Eliminazione di tutte le forme di intolleranza e di discriminazione basate sulla religione o sul credo". Nel suo rapporto, il relatore speciale delle Nazioni Unite per la libertà religiosa e di credo ha criticato la legge algerina del 2006 che vieta la pratica illegale di un culto non musulmano. Questa critica è stata reiterata nell'ambito dell'esame periodico universale dell'aprile 2008.</p>  Risposta del Consiglio federale.