<h2>SubmittedText<h2><p>Conformemente a quanto comunicato dall'Ufficio federale della sanità pubblica, in Svizzera c'è un primo caso sospetto di Ebola.</p><p>A questo proposito chiedo al Consiglio federale:</p><p>1. L'Ufficio federale della migrazione e il corpo delle guardie di confine, in quanto primi interlocutori per i richiedenti l'asilo, sono pronti per affrontare il problema dell'Ebola?</p><p>2. Quali provvedimenti sono stati adottati per riconoscere e accertare i casi sospetti in modo sicuro per evitare la diffusione della malattia?</p><p>3. Quali provvedimenti sono stati adottati per trattare i casi di emergenza e escludere il pericolo di contagio per la popolazione?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Premessa: le seguenti risposte si basano sulla valutazione attuale della situazione. Tenuto conto della continua evoluzione sul fronte Ebola, la Confederazione verifica costantemente le sue valutazioni e, di riflesso, anche le raccomandazioni emesse nonché le misure adottate.</p><p>Fin dall'inizio della crisi sanitaria in Africa occidentale la Svizzera si è dichiarata disposta a far curare sul proprio territorio operatori umanitari che dovessero ammalarsi di Ebola. Ora si è verificato il caso di un medico operante in Sierra Leone, che ha contratto l'infezione ed è stato trasferito a Ginevra il 21 novembre 2014 per ricevere il trattamento sanitario necessario.</p><p>1. I richiedenti l'asilo provenienti dagli Stati colpiti dall'epidemia sono sotto attenta osservazione. In stretta collaborazione, l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) e l'Ufficio federale della migrazione (UFM) hanno definito una procedura per i casi sospetti la cui attuazione è di competenza dei medici cantonali, dei medici specialisti designati e dell'infrastruttura medica disponibile. Il corpo delle guardie di confine può rivolgersi al numero per le urgenze dell'UFSP in funzione 24 ore su 24, nel caso in cui sorgessero domande durante il controllo delle persone provenienti dai Paesi interessati.</p><p>Per l'analisi della situazione e l'adozione di eventuali misure, la Svizzera si allinea alle raccomandazioni dell'OMS. Le misure si concentrano sulla diagnosi precoce delle persone affette da Ebola, nonché sull'identificazione e la sorveglianza di coloro che potrebbero essere stati contagiati, ma che si trovano ancora nel periodo d'incubazione (fino a 21 giorni).</p><p>2. Attualmente, in Svizzera e nella maggior parte degli altri Paesi europei non sono previsti controlli speciali ai punti d'entrata. Fanno eccezione la Francia e il Belgio, poiché sono i soli ad avere collegamenti aerei diretti con gli Stati colpiti. Controlli supplementari sono stati introdotti anche nel Regno Unito. Negli aeroporti svizzeri è stato predisposto un piano d'intervento nell'eventualità di casi sospetti.</p><p>Per curare i malati di Ebola, i grandi ospedali del nostro Paese dispongono delle necessarie camere d'isolamento e di personale medico appositamente istruito. Ciò permette d'individuare tempestivamente i casi sospetti e di trattarli in maniera appropriata.</p><p>La procedura adottata per il primo caso sospetto ha dimostrato l'efficienza delle misure elaborate congiuntamente da UFSP e UFM per i centri di registrazione e di procedura. Le misure hanno dato buona prova e continueranno ad essere applicate.</p><p>3. Dalla fine di agosto 2014, ogni richiedente l'asilo proveniente da un Paese colpito dall'epidemia di Ebola è interrogato al posto di controllo dei centri di registrazione e di procedura sulla data di partenza dalla zona epidemica. Se il periodo intercorso è inferiore a 21 giorni o se la data di partenza è sconosciuta, è contattato telefonicamente l'UFSP, che predispone un accertamento preciso e immediato da parte del medico cantonale. Non vi sono test in grado di rilevare l'infezione da Ebola in persone asintomatiche già durante il periodo d'incubazione (dal 2° al 21° giorno). Queste persone sono pertanto interrogate su eventuali contatti avuti con persone malate di Ebola o decedute a causa della malattia e, se necessario, isolate dal centro di registrazione e di procedura fino alla fine del periodo d'incubazione, in modo da poter reagire immediatamente in caso di manifestazione dei sintomi.</p><p>Le persone originarie dei Paesi colpiti dall'epidemia attualmente residenti in Svizzera, provviste di un permesso di soggiorno e con un indirizzo noto (circa mille persone), sono state informate mediante una circolare, elaborata insieme all'UFM in numerose lingue, sul comportamento corretto da tenere in caso di viaggi verso il loro Paese d'origine o di visite di conoscenti provenienti da queste regioni.</p>  Risposta del Consiglio federale.