<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di elaborare un rapporto sulla situazione delle persone LGBTIQ* detenute in Svizzera (carcerazione amministrativa inclusa). Le violazioni dei diritti umani correlate all'orientamento sessuale, l'identità di genere, l'espressione di genere e i caratteri sessuali saranno identificate e saranno formulate raccomandazioni all'attenzione delle autorità competenti, in collaborazione con gli esperti della società civile. Sarà valutata l'opportunità di sviluppare un rilevamento statistico di queste violazioni.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'esecuzione delle pene e delle misure compete ai Cantoni. Pertanto, nel quadro dell'elaborazione del presente parere, presso le 26 autorità cantonali d'esecuzione delle pene e delle misure è stata condotta una breve inchiesta sulla situazione delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, intersessuali e queer (LGBTIQ*) incarcerate (compresa la carcerazione preventiva o di sicurezza e la carcerazione in vista di rinvio coatto). L'inchiesta mirava a raccogliere informazioni statistiche su queste persone e a identificare eventuali violazioni dei loro diritti umani.</p><p>Occorre anzitutto precisare che la problematica della detenzione delle persone LGBTIQ* riguarda due questioni distinte: l'orientamento sessuale e l'identità di genere. Il sesso assegnato figura nei documenti d'identità. Un'eventuale divergenza con le caratteristiche corporee (persone intersessuali o che si sono sottoposte a un intervento chirurgico di riassegnazione sessuale) può essere spesso rilevata durante la procedura d'entrata in uno stabilimento di detenzione. Per contro la transidentità (divergenza tra l'identità di genere e il sesso assegnato) e l'orientamento sessuale non sono direttamente visibili e non risultano dallo stato civile. Inoltre, in virtù del diritto alla protezione della personalità e della vita privata, le autorità penitenziarie non interrogano la persona detenuta in merito alla sua identità e al suo orientamento sessuali. I Cantoni non raccolgono quindi dati in materia e non esiste alcuna statistica sul numero di persone LGBTIQ* private della libertà. Dalle risposte fornite in occasione dell'inchiesta summenzionata e dalle osservazioni del personale penitenziario risulta tuttavia che le persone LGBTIQ* rappresenterebbero una proporzione assai esigua delle persone incarcerate in Svizzera.</p><p>Le autorità cantonali indicano di non essere a conoscenza di potenziali violazioni dei diritti delle persone LGBTIQ*, durante la detenzione, a causa della loro identità di genere o del loro orientamento sessuale. Tuttavia, il rischio di abusi verbali fino ad atti etero-aggressivi da parte di codetenuti esiste. Come per altri detenuti in situazione vulnerabile o che potrebbero essere vittime di violenze verbali o fisiche durante la detenzione, le autorità cantonali prendono molto sul serio la questione. Se necessario, sono adottate le misure atte a garantire la protezione della persona detenuta (ad esempio lo spostamento in un altro reparto della prigione o in un altro penitenziario). Stando ai Cantoni, in considerazione del numero alquanto esiguo di casi sono spesso trovate soluzioni individuali, cercando di evitare l'isolamento della persona interessata e di garantirle condizioni di detenzione il più normali possibile.</p><p>Interrogata in merito alla problematica sollevata dall'autrice del postulato, anche la piattaforma nazionale per le questioni di salute carceraria, "Santé Prison Suisse", ha risposto che in ragione delle rare situazioni incontrate nella pratica eventuali misure sono prese caso per caso. Dal canto suo, la Commissione nazionale per la prevenzione della tortura non ha finora mai riportato in un rapporto ufficiale alcuna violazione concreta dei diritti di una persona LGBTIQ* detenuta.</p><p>Alla luce delle risposte raccolte, il Consiglio federale ritiene che un rapporto sulla situazione delle persone LGBTIQ* detenute non apporterebbe elementi più significativi. Inoltre, l'assenza di una problematica generalizzata e la gestione individualizzata da parte dei Cantoni dei pochi casi identificati non giustificano un intervento, sotto forma di raccomandazioni, da parte della Confederazione.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.