<h2>SubmittedText<h2><p>Diversi studi hanno recentemente evidenziato che una parte della popolazione svizzera presenta una carenza di iodio. Si tratta di una situazione preoccupante, in quanto lo iodio è un oligoelemento essenziale per la produzione degli ormoni tiroidei che regolano il metabolismo degli organi. La carenza di iodio, che attualmente interessa il 14 per cento della popolazione femminile, ha un impatto negativo sulla salute: può provocare il gozzo e, nei bambini, un ritardo della crescita e dello sviluppo mentale.</p><p>Lo iodio, che si accumula nelle alghe, nei pesci e nei molluschi, è poco presente in Svizzera. Un centinaio di anni fa il nostro Paese aveva perciò deciso di aggiungerne al sale da cucina. Purtroppo le derrate alimentari importate, che provengono spesso da Paesi con uno sbocco sul mare, contengono raramente sale iodato. Inoltre le campagne di sensibilizzazione sugli effetti negativi di una dieta troppo ricca di sale hanno portato a una diminuzione sensibile del tenore di sale e quindi anche di iodio negli alimenti.</p><p>Il formaggio, ampiamente consumato in Svizzera, è fondamentale per l'apporto di iodio. Nel 1994, il 90 per cento dei caseifici utilizzava sale iodato, ma nel 2008 vi ha rinunciato completamente temendo di vedere diminuire il consenso dei Paesi vicini per i formaggi svizzeri. Da allora la carenza di iodio tende ad aumentare in alcuni gruppi vulnerabili della popolazione, in particolare le donne incinte e quelle in età fertile. Una misura preventiva potrebbe consistere nel reintrodurre il sale iodato nella fabbricazione dei formaggi destinati al consumo indigeno. La situazione esposta mi induce a presentare questa interpellanza accompagnata da due domande:</p><p>1. Le autorità politico-sanitarie sono consapevoli del rischio di una carenza di iodio duratura in determinati gruppi della popolazione?</p><p>2. Le autorità politico-sanitarie sono disposte a fare un passo indietro e a incoraggiare i caseifici a utilizzare sale iodato nella fabbricazione di formaggi a pasta dura destinati al consumo indigeno?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Anche il Consiglio federale è del parere che un sufficiente approvvigionamento di iodio sia importante per la popolazione svizzera: in effetti, una sua carenza può comportare disturbi alla salute (in particolare il gozzo) o addirittura gravi disabilità (cretinismo). I terreni poveri di iodio nelle regioni alpine e il consumo piuttosto limitato di pesce di mare possono provocare una carenza di iodio. Per questo motivo, la Svizzera ha iniziato già molto tempo fa a cercare metodi efficaci per garantire un sufficiente apporto di questo minerale. La commercializzazione del sale iodato nel nostro Paese risale addirittura agli anni 1920.</p><p>1. La Confederazione segue con attenzione l'evolversi del fabbisogno di iodio dei consumatori in Svizzera. Ogni cinque anni verifica il rispetto delle raccomandazioni dell'OMS svolgendo uno studio di monitoraggio. Particolare attenzione va all'approvvigionamento di iodio dei gruppi vulnerabili, in particolare delle donne incinte, di quelle che allattano e dei bambini. Dal monitoraggio del 2009 è emerso che la copertura del fabbisogno di iodio di questi gruppi non era più ottimale. D'intesa con l'azienda Schweizer Salinen AG, all'inizio del 2014 si è dunque aumentato da 20 a 25 milligrammi per chilogrammo di sale il tenore di iodio nel sale da cucina e l'ultimo monitoraggio del 2015 ne ha verificato gli effetti: nei bambini si è riusciti ad arrestare l'evoluzione negativa e ora la copertura del loro fabbisogno ha raggiunto i livelli consigliati. Le donne incinte, invece, continuano a registrare valori inferiori a quelli raccomandati dall'OMS. Sono ora al vaglio ulteriori misure quali, per esempio, un ulteriore aumento della concentrazione di iodio nel sale da cucina.</p><p>2. L'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV) sensibilizza già periodicamente l'industria alimentare sull'importanza di utilizzare sale da cucina iodato. L'USAV continuerà a cercare di coinvolgere anche il settore caseario per giungere a una migliore accettazione e a un maggiore impiego del sale iodato.</p><p>Dal monitoraggio condotto nel 2015 è emerso tuttavia che la copertura del fabbisogno delle donne incinte e di quelle che allattano non può essere migliorata solo con un maggiore impiego di sale da cucina iodato nell'industria alimentare. I servizi federali competenti devono dunque valutare ulteriori misure quali, per esempio, l'aumento dei livelli di iodio nei mangimi: crescerebbe così indirettamente il tenore di iodio in tutte le derrate alimentari di origine animale, come il latte e la carne. Si potrebbe inoltre ipotizzare d'informare in maniera mirata la popolazione, sottolineando l'importanza di utilizzare integratori contenenti iodio durante la gravidanza.</p><p>Per garantire un sufficiente approvvigionamento della popolazione, il Dipartimento federale dell'interno inserirà inoltre la profilassi con lo iodio nella sua strategia nutrizionale e continuerà il monitoraggio.</p>  Risposta del Consiglio federale.