<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di stralciare l'articolo 261 del Codice penale (Perturbamento della libertà di credenza e di culto). L'articolo 261bis (Discriminazione razziale) va mantenuto integralmente e ripreso quale nuovo articolo 261.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'articolo 261 del Codice penale (CP; RS 311.0) punisce con una pena pecuniaria chiunque pubblicamente ed in modo abietto offende o schernisce le convinzioni altrui in materia di credenza, particolarmente di credenza in Dio, ovvero profana oggetti di venerazione religiosa, chiunque con malanimo impedisce, perturba o schernisce pubblicamente un atto di culto garantito dalla Costituzione e chiunque profana con malanimo un luogo od un oggetto destinati ad un culto o ad un atto di culto garantiti dalla Costituzione.</p><p>I beni giuridici tutelati dall'articolo 261 CP sono la libertà di credo e la pace religiosa, mentre la norma anti-discriminazione (art. 261bis CP) protegge la dignità umana e la pace pubblica. Dal canto loro, gli articoli 173segg. CP tutelano l'onore personale.</p><p>Oggigiorno le questioni religiose ed etiche sono affrontate liberamente e apertamente, il che è peraltro conforme alla libertà di opinione garantita dalla Costituzione (art. 16 della Costituzione federale, Cost.; RS 101). Pertanto non si può ammettere alla leggera un attacco "abietto" nei confronti di sentimenti religiosi ai sensi dell'articolo 261 CP. Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, non sono punibili tutte le critiche, neanche se interpretabili come offensive, provocatorie o derisorie, ma soltanto quelle che mirano a disprezzare e denigrare e che, per la loro forma o contenuto, violano il principio elementare della tolleranza (ZR 85 [1986], n. 44, 111). La libertà di opinione costituisce l'elemento centrale di uno Stato liberale. Non è tuttavia assoluta e deve essere applicata in maniera responsabile. In questo contesto, l'articolo 261 CP offre strumenti che permettono di garantire la convivenza pacifica delle religioni.</p><p>L'articolo 261 CP non tutela soltanto la convivenza pacifica di tutte le religioni, bensì anche il diritto al rispetto delle convinzioni religiose, garantendo così anche alle minoranze una protezione penale dalle persecuzioni. Questa protezione è un'espressione della libertà di coscienza e di credo, esplicitamente garantita nell'articolo 15 Cost.</p><p>Il confronto con norme di diritto estero risulta sempre complesso, in particolare quando l'analisi non considera il contesto delle tradizioni e degli ordinamenti giuridici dei Paesi esteri. L'articolo abrogato della Costituzione irlandese, ad esempio, definiva come reato punibile dalla legge la diffusione di "propositi blasfemi, sediziosi e indecenti". Tale disposizione andava tuttavia ben oltre quanto previsto dall'articolo 261 CP, che si limita alla protezione della libertà di credo e della pace religiosa.</p><p>Il Consiglio federale, dopo aver effettuato un'analisi approfondita nel quadro dell'armonizzazione delle pene, non ha ritenuto necessario modificare o abrogare l'articolo 261 CP (Messaggio 18.043, del 25 aprile 2018 concernente l'armonizzazione delle pene e l'adeguamento del diritto penale accessorio alla nuova disciplina delle sanzioni; progetto attualmente discusso in Parlamento).</p><p>In sintesi, il Consiglio federale giunge alla conclusione che l'articolo 261 CP debba essere preservato, innanzitutto per argomenti oggettivi ma anche perché si evita in tal modo di inviare un segnale negativo.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.