<h2>SubmittedText<h2><p>Il presidente degli Stati Uniti D. Trump ha firmato un decreto che minaccia sanzioni economiche contro la procuratrice capo e i giudici della Corte penale internazionale (CPI) qualora indaghino su soldati e funzionari americani per crimini di guerra in Afghanistan.</p><p>Dall'inizio dell'intervento degli Stati Uniti a oggi, in Afghanistan centinaia di civili, tra cui bambini, donne, uomini e anziani, sono morti a seguito di attacchi aerei o altre azioni di "guerra chirurgica".</p><p>È a dir poco opportuno che un organo giudiziario internazionale indaghi su questi eventi.</p><p>Il presidente degli Stati Uniti, però, pensa probabilmente che lui e il suo Paese siano al di sopra della legge e che quest'ultima sia valida solo per il resto del mondo.</p><p>- Il Consiglio federale, che mira a un seggio nel Consiglio di sicurezza dell'ONU per la Svizzera, è disposto a condannare con la massima fermezza tali minacce contro i rappresentanti della giustizia internazionale?</p><p>- Il Consiglio federale intende sostenere gli sforzi della CPI affinché le centinaia di vittime in Afghanistan possano avere giustizia?</p><p>- Oppure il Consiglio federale crede davvero che sia necessario un sistema giudiziario a due livelli, uno per i poveri e i deboli e uno per i ricchi e i potenti?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Conformemente alla Strategia di politica estera 2020-2023, il Consiglio federale si impegna a favore di una Corte penale internazionale (CPI) efficiente. Attualmente la Corte sta conducendo 13 indagini, di cui una sull'Afghanistan, e numerose indagini preliminari. In questo modo la CPI contribuisce alla riconciliazione duratura, alla convivenza pacifica e, infine, alla stabilità e alla prosperità.</p><p>Già il 12 giugno 2020, il giorno dopo l'entrata in vigore del regime sanzionatorio statunitense, la Svizzera ha espresso pubblicamente il suo rammarico al riguardo e ha invitato gli Stati Uniti a revocare le misure. Alcuni giorni più tardi, la Svizzera ha avviato, insieme al Costa Rica, una presa di posizione pubblica a sostegno della CPI, che è stata firmata da altri 65 Stati.</p><p>Contemporaneamente, la Svizzera utilizza anche canali diplomatici diretti con gli Stati Uniti. In occasione di contatti bilaterali e insieme ad altri Stati continua a cercare di ottenere la revoca delle misure durante i colloqui con le autorità americane.</p><p>La Svizzera ribadisce regolarmente il suo sostegno alla CPI. Nei forum multilaterali, in particolare presso l'ONU, la Svizzera appoggia con coerenza la CPI. Il 23 settembre 2020 anche la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga ha confermato il sostegno della Svizzera alla CPI in occasione del suo discorso di apertura della 75a Assemblea generale dell'ONU.</p><p>La Svizzera appoggia inoltre misure che consentono alla CPI di rafforzarsi dall'interno e di mantenere la propria indipendenza. Con questo impegno a favore di una CPI più efficiente, la Svizzera contribuisce a fare in modo che la Corte riesca a resistere meglio alle pressioni politiche e a dedicarsi al suo compito principale: punire i crimini più gravi in modo indipendente e imparziale.</p>  Risposta del Consiglio federale.