<h2>SubmittedText<h2><p>In risposta all'interrogazione Zisyadis 09.5601, il Consiglio federale afferma che secondo Agroscope nei prossimi anni in Svizzera la produzione di cereali panificabili subirà una diminuzione moderata. Stando, invece, a uno studio del Politecnico federale (PF) di Zurigo pubblicato da Swiss granum, qualora venisse sottoscritto un accordo di libero scambio tra la Svizzera e l'UE (ALSA), in Svizzera la produzione di cereali panificabili scomparirebbe e quella di cereali foraggeri diminuirebbe del 45 per cento.</p><p>Alla luce di tali constatazioni desidero porre le seguenti domande al Consiglio federale:</p><p>1. Perché nelle sue risposte il Consiglio federale non tiene conto del serio studio condotto nel 2009 dal PF di Zurigo il quale conclude che, senza un aiuto finanziario supplementare, la produzione di cereali panificabili cesserà di esistere nel nostro Paese?</p><p>2. Il Consiglio federale pensa veramente che gli agricoltori continueranno a coltivare frumento per venderlo a un prezzo inferiore a quello di costo nonostante il massimo sforzo nell'ottimizzare i costi di produzione?</p><p>3. A livello di sicurezza alimentare il Consiglio federale è consapevole che un approvvigionamento che proviene esclusivamente dall'estero può generare una penuria in caso di grave instabilità politica generale?</p><p>4. In merito alla protezione dell'ambiente, il Consiglio federale ritiene logico seguire una politica che da un lato intensifica i trasporti marittimi e terrestri di materie prime alimentari, mentre dall'altro si tenta di diminuire la produzione di CO2?</p><p>5. Nel proporre la sottoscrizione dell'ALSA, quanti posti di lavoro nella filiera agricola e di trasformazione conta di tagliare il Consiglio federale in Svizzera?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale tiene conto molto seriamente dello studio a cura del PF di Zurigo sugli effetti di un possibile accordo di libero scambio (ALSA) sulla filiera cerealicola in Svizzera. Tuttavia esso diverge notevolmente dai modelli di previsione di Agroscope. Queste differenze, e soprattutto la portata dei cambiamenti previsti, sono riconducibili, in gran parte, alle caratteristiche intrinseche dei singoli modelli.</p><p>1. Gli autori dello studio del PF di Zurigo raccomandano di relativizzare i risultati assoluti del loro modello e di concentrarsi sugli indirizzi di fondo e sui motivi economici alla base dei cambiamenti. L'analisi della sensibilità mostra che già cambiamenti minimi nell'ipotesi (livello dei prezzi, contributi per ettaro, rese medie, costi d'opportunità) possono avere un grande impatto sul risultato finale. Nel complesso la produzione futura del settore cerealicolo svizzero dipenderà in primo luogo dal prezzo sul mercato mondiale dei cereali, dal rapporto di prezzo fra prodotti agricoli, dall'ulteriore sviluppo dei pagamenti diretti e dalle misure collaterali.</p><p>2. Analogamente agli autori dello studio del PF di Zurigo, anche il Consiglio federale è convinto che gli attori della filiera cerealicola svizzera possiedano il potenziale per adattarsi alle condizioni quadro future e che riusciranno a metterlo a frutto. Alcuni adeguamenti ad hoc consentono già di mantenere una produzione cerealicola svizzera redditizia. A livello di imprese il PF di Zurigo raccomanda di continuare nell'opera di ottimizzazione dei costi sulla base delle economie di scala, di scegliere un posizionamento adeguato dei prodotti sui mercati (prodotti ad elevato valore aggiunto, prodotti di nicchia, swissness, ecc.) e di valutare con sufficiente anticipo il potenziale d'esportazione. Sul piano settoriale l'obiettivo è sottolineare le possibilità di ridurre i costi di produzione a tutti i livelli, di far conoscere la qualità dei cereali svizzeri e di partecipare all'impostazione delle condizioni quadro per l'avvenire.</p><p>3. La sicurezza dell'approvvigionamento alimentare è un elemento essenziale della politica agricola svizzera. I progetti del Consiglio federale, compreso l'accordo con l'UE, mirano a rafforzare la produzione agricola in Svizzera, affinché possa continuare a fornire il suo contributo all'approvvigionamento. Anche le importazioni contribuiscono in maniera considerevole alla sicurezza dell'approvvigionamento. L'agricoltura dipende dall'estero per il suo approvvigionamento, segnatamente di mezzi di produzione ed energia. Com'è il caso per altri settori economici, non può svilupparsi all'interno di frontiere ermeticamente chiuse.</p><p>4. Le fonti di gas a effetto serra sono molteplici e non sono riconducibili soltanto al trasporto di merci e persone, bensì anche alla produzione agricola. Considerata la complessità del sistema su cui verteva lo studio, è difficile isolare gli effetti che un ALSA avrebbe sulle emissioni di tali gas e le conseguenze per l'ambiente possono essere positive o negative. In vista di un accordo sono necessarie e previste ulteriori analisi dell'impatto sulle tre dimensioni della sostenibilità: economia, ecologia e aspetti sociali.</p><p>5. Il Consiglio federale ha intavolato negoziati con l'Unione europea per offrire una prospettiva alla filiera agroalimentare svizzera. Contrariamente al crescente isolamento, con le perdite di quote di mercato e di posti di lavoro che esso comporta, l'intensificazione delle relazioni commerciali con l'UE permetterà alla filiera agroalimentare di diventare più produttiva, più competitiva e più sostenibile. Indipendentemente dall'apertura dei mercati, l'evoluzione delle strutture, già iniziata nel settore agroalimentare, continuerà. Mediante misure collaterali idonee il Consiglio federale proporrà che questa evoluzione avvenga a un ritmo socialmente sostenibile.</p>  Risposta del Consiglio federale.