<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale intende prendere o proporre misure urgenti, simili a quelle decise per proteggere i lavoratori dipendenti dalle conseguenze della pandemia di COVID-19, per ridurre in Svizzera le conseguenze sociali ed economiche della guerra in Ucraina e delle sanzioni, presenti e future, contro il regime di Putin (ILR, IPG, ecc.)?</p><p>Se necessario, queste misure potrebbero essere estese ai piccoli lavoratori indipendenti che operano in settori in cui è praticato il subappalto e che non hanno alcun potere decisionale nella scelta dei loro clienti finali russi, come nell'industria dell'orologiera (incastonatori, ecc.)?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'economia si sta gradualmente riprendendo dalla crisi pandemica. Il mercato del lavoro segna un andamento positivo, con una quota di disoccupati lievemente inferiore ai livelli pre-pandemia. La guerra in Ucraina turba però le previsioni. Sull'economia svizzera incideranno soprattutto le conseguenze indirette del conflitto e, in particolare, l'aumento del rincaro dovuto alla crescita globale dei prezzi delle fonti energetiche e di altre materie prime (fra cui alimenti di base, metalli industriali, ecc.). La ripresa economica post-pandemia continuerà, ma in modo meno dinamico di quanto si sperasse prima dell'insorgere del conflitto. </p><p>Sebbene non si delinei la prospettiva di una recessione, vige al momento grande incertezza sul proseguimento della guerra in Ucraina e sulle sue ripercussioni economiche. Le previsioni congiunturali e i relativi sviluppi vengono costantemente aggiornati.</p><p>La situazione attuale non è paragonabile alla crisi COVID, durante la quale sono state prese misure di ampia portata, in Svizzera e all'estero, per ridurre la propagazione del virus (chiusura di aziende, divieto di svolgere grandi manifestazioni, limitazione della capacità, ecc.). Queste misure hanno avuto un impatto così forte sull'attività economica da portare il Consiglio federale e il Parlamento a emanare misure straordinarie per ridurre il danno. Si è così evitato un crollo ancora peggiore dell'attività economica.</p><p>Basandosi in particolare sulle esperienze maturate durante la crisi finanziaria ed economica del 2008/2009, sulle conseguenze del franco forte nel 2011 e nel 2015 e sui principi generali di politica economica, la Svizzera non ritiene opportuno reagire in modo discrezionale alle oscillazioni congiunturali. In caso di recessione interverrebbero gli stabilizzatori automatici già dimostratisi validi in passato (margine di manovra per le spese pubbliche nell'ambito del freno all'indebitamento, assicurazione contro la disoccupazione, indennità per lavoro ridotto, imposta sul reddito e sull'utile). Questi stabilizzatori si sono dimostrati molto efficaci per agire in modo rapido e mirato sul rallentamento dell'attività economica. La Svizzera dispone inoltre di altri strumenti, come la rete di sicurezza sociale.</p><p>L'intervento discrezionale dello Stato per supportare la domanda o attenuare i casi di rigore economici o sociali è limitato a casi di grave recessione (drastico crollo del PIL, forte aumento della disoccupazione). La situazione, al momento, non giustifica l'adozione di misure simili.</p><p>Ultimamente il Consiglio federale si è pronunciato in più occasioni sulla protezione sociale dei lavoratori indipendenti (v. p. es. la mozione Carobbio 21.3807 e il postulato Roduit 20.4141). L'Esecutivo ritiene tuttora opportuno attenersi a regole collaudate e non ravvisa alcuna necessità d'intervento per quanto riguarda la protezione sociale degli indipendenti.</p>  Risposta del Consiglio federale.