<h2>SubmittedText<h2><p>A nome del Consiglio federale, il presidente della Confederazione Didier Burkhalter ha espresso le sue condoglianze al Sudafrica e alla famiglia "di questo uomo straordinario". In questa occasione ha dichiarato che la morte di Nelson Mandela ci riguarda tutti. Mandela era e rimane un esempio per l'umanità, per la forza della libertà, per il perdono e per la riconciliazione. </p><p>Al riguardo non c'è altro da aggiungere. Tuttavia il rifiuto da parte del governo svizzero di aprire gli archivi permettendo l'accesso a documenti concernenti le relazioni tra la Svizzera e il Sudafrica durante il regime dell'apartheid sono in netto contrasto con queste parole. Quale contributo fornisce la Svizzera per il perdono e la riconciliazione? E per la forza della libertà e l'umanità?</p><p>Nel 2003 il Consiglio federale ha vietato l'accesso ai documenti riguardanti le relazioni in ambito bancario, dei capitali e dell'armamento intrattenute tra la Svizzera e il Sudafrica durante il regime dell'apartheid. Nella sua risposta del 20 novembre 2013 all'interpellanza Rechsteiner (13.3739), il Consiglio federale ha respinto la revoca di questo divieto in quanto preferisce garantire l'impunità dei complici di uno dei più grandi crimini contro l'umanità del XX secolo.</p><p>In questo contesto le testimonianze di cordoglio del Consiglio federale per il decesso di Nelson Mandela lasciano l'amaro in bocca. Come possiamo rendere omaggio a questa grande figura della storia, se non siamo pronti a fare la nostra parte per costruire un nuovo Sudafrica? </p><p>Invito pertanto il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Il Consiglio federale è disposto ad impegnarsi per il perdono e la riconciliazione con la storia del Sudafrica, a revocare il divieto di consultare gli archivi concernente i documenti del regime dell'apartheid e, infine, a riconoscere che la Svizzera ha sostenuto l'apartheid a livello militare, economico e finanziario e ad esprimere pubblicamente il proprio rammarico?</p><p>2. Il Consiglio federale come giustifica il divieto di consultare gli archivi, sebbene anche il diritto penale svizzero stabilisca che l'apartheid debba essere classificato come crimine contro l'umanità?</p><p>3. Il Consiglio federale giustifica il divieto di consultare gli archivi con la paura di denunce collettive. Fino a che punto deve arrivare l'impunità dei crimini contro l'umanità? I principi di politica estera della Svizzera riguardanti l'"Analisi del passato" (dealing with the past), in particolare il riconoscimento politico dei torti del passato, valgono anche per la Svizzera?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Dalla fine dell'Apartheid in Sudafrica avvenuta due decenni fa, il Consiglio federale si è pronunciato a più riprese sulla politica seguita rispetto a questo regime come pure sul divieto parziale e provvisorio di consultare i dossier conservati negli archivi, in particolare in risposta alle interpellanze 05.3913, "Svizzera e Sudafrica tra il 1948 e il 1994. Conclusioni dal rapporto finale", e 11.3939 "Sudafrica. Divieto di consultare gli archivi e crimine dell'apartheid". In questo contesto il Consiglio federale rammenta che dagli anni Sessanta sono stati depositati alle Camere federali diversi interventi che chiedevano una presa di posizione più determinata del nostro Paese nei confronti del Sudafrica. Le Camere federali hanno respinto questi interventi in modo chiaro, in particolare per quanto riguarda le sanzioni economiche.</p><p>Per quanto concerne la limitazione d'accesso criticata nell'interpellanza a determinati incarti depositati nell'Archivio federale e relativi ad affari di esportazione di capitali di aziende svizzere verso il Sudafrica, il 24 settembre 2010 il Consiglio federale è giunto alla conclusione di mantenere il divieto di accesso fino alla decisione del tribunale statunitense di prima istanza in merito alla denuncia collettiva. Dalla risposta del Consiglio federale all'interpellanza 13.3739 del 20 novembre 2013 la procedura giudiziaria è ulteriormente avanzata. Il 26 dicembre 2013 il tribunale distrettuale statunitense del distretto meridionale di New York ha respinto parzialmente la denuncia collettiva. Il Consiglio federale sta pertanto valutando se la situazione legata ai rischi per le aziende svizzere inizialmente coinvolte nella denuncia collettiva abbia subito cambiamenti tali da giustificare una soppressione della limitazione d'accesso. Questa nuova analisi dovrebbe concludersi entro metà anno.</p>  Risposta del Consiglio federale.