<h2>SubmittedText<h2><p>Relativamente alla questione di Swisscom, il Consiglio federale è invitato a presentare un progetto di separazione strutturale dell'azienda, finalizzata a:</p><p>- offrire a tutti i fornitori di servizi di comunicazione elettronica (fornitori di servizi) le medesime condizioni di utilizzazione della rete di comunicazione elettronica (infrastrutture);</p><p>- mantenere e ampliare ulteriormente in Svizzera una rete di comunicazione elettronica efficiente, funzionale, tecnologicamente avanzata, ecologica e redditizia;</p><p>- assicurare a lungo termine il buon funzionamento delle infrastrutture e potenziarle rapidamente per questioni di sicurezza tecnica e per completare il servizio universale;</p><p>- creare un plusvalore per gli utenti e i clienti grazie a una maggiore concorrenza fra i fornitori di servizi;</p><p>- snellire la regolazione del mercato.</p><p>Per raggiungere questi obiettivi, Swisscom (rete fissa e telefonia mobile) deve essere divisa in due società distinte: una per le infrastrutture e una per i fornitori di servizi.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale aveva già illustrato la suddivisione di Swisscom in occasione della consultazione relativa al progetto di privatizzazione (FF 2006 1487). Esso è tuttavia dell'avviso che questa soluzione non è raccomandabile. La "società di diritto pubblico per lo sfruttamento della rete" - questa è la definizione della divisione strutturale nella consultazione - è stata sostenuta soltanto da una minoranza dei partecipanti alla consultazione.</p><p>Il principio della divisione strutturale dell'ex monopolista persegue l'obiettivo di aumentare la concorrenza nelle industrie di rete. Esso trova applicazione specialmente quando non è opportuno o economicamente vantaggioso promuovere la concorrenza tra diverse infrastrutture, come ad esempio nel settore ferroviario o in quello energetico. Reti di telecomunicazione concorrenti possono invece essere assolutamente redditizie e creare un valore aggiunto per i consumatori. Infatti, tra le reti fisse, di telecomunicazione mobile e della televisione via cavo vi è in parte un'accesa (ma per niente rovinosa) concorrenza, che, insieme alla regolamentazione dell'accesso alla rete, dal 1998 ha portato a una notevole riduzione dei prezzi e all'aumento della molteciplità dei servizi - vale a dire a un miglioramento del servizio. In futuro, questa concorrenza dovrebbe ulteriormente intensificarsi. In uno studio del 2002 l'OCSE giunge alla conclusione che i costi economici di una rigorosa divisione strutturale dell'ex monopolista Telecom potrebbero essere maggiori dell'utile proveniente dall'aumento della concorrenza. Una regolamentazione dell'accesso alle reti dell'impresa che domina il mercato potrebbe pertanto essere più efficace della divisione strutturale dell'ex monopolista. Una divisione strutturale richiesta dalla politica della concorrenza sarebbe concepibile unicamente se questa, in base al modello britannico, si fondasse su una base privata e volontaria, ossia come accordo tra regolatore e impresa. In questo modo, possono essere ridotti i costi economici legati alla divisione. Tale soluzione è tuttavia in contrasto con la richiesta dell'autore della mozione riguardo a una società statale per le infrastrutture.</p><p>La divisione strutturale non costituisce neanche uno strumento adeguato a garantire a lungo termine il servizio universale. Non è chiaro quali parti dell'impresa da separare dovrebbero essere trasferite nella società statale per le infrastrutture. È inoltre sempre più difficile distinguere tra "infrastruttura" e "servizio" in considerazione della sempre maggiore convergenza di telefonia, trasmissione dei dati e diffusione del contenuto dei media. Nella situazione attuale bisogna presumere che ampie parti di Swisscom dovrebbero essere trasferite a una società statale per le infrastrutture, altrimenti vi è l'alto rischio che in futuro la società per le infrastrutture non disponga dell'infrastruttura più efficiente ed economica per la fornitura del servizio universale. Di conseguenza Swisscom dovrebbe essere sottoposta di nuovo a una quasi completa statalizzazione. Alla luce del successo della liberalizzazione avvenuta negli ultimi anni ciò deve essere considerato un passo a ritroso, la cui realizzazione sarebbe anche molto costosa per la Confederazione.</p><p>Nel caso di una divisione strutturale di Swisscom, sorge pure la questione di quale procedura adottare con le reti di telecomunicazione concorrenziali presenti (reti di telecomunicazione mobile, della televisione via cavo ed, eventualmente, reti per l'energia elettrica), affinché la società per le infrastrutture disponga delle stesse armi della concorrenza. Gli offerenti concorrenziali con le proprie reti potrebbero continuare a godere dei vantaggi dell'integrazione verticale. A causa della divisione, la società per le infrastrutture potrebbe non più approfittare di essi e sarebbe dunque svantaggiata nella concorrenza con società private integrate verticalmente. La sopravvivenza della società per le infrastrutture potrebbe essere messa a repentaglio. Un rimedio sarebbe l'incorporazione delle reti concorrenti nell'ambito delle nazionalizzazioni. Questo importante provvedimento non è tuttavia giustificabile dal punto di vista della politica regolamentare dato che per la Confederazione non sarebbe finanziabile e nocerebbe alla concorrenza esistente delle reti e, in tal modo, all'innovazione nelle telecomunicazioni. Ciò comporterebbe ripercussioni negative sull'accesso dell'economia e dei clienti finali privati a servizi di comunicazione efficienti e innovativi. Il sistema attuale rappresenta lo strumento migliore per assicurare il servizio universale. In questo modo la Confederazione può verificare regolarmente se la definizione di servizio universale corrisponde ancora alle esigenze della popolazione e dell'economia. Su questa base essa può rilasciare una concessione all'impresa che fornisce nel modo più efficiente le prestazioni definite a livello politico. In questo modo l'aumento di efficienza andrebbe a vantaggio dei fruitori del servizio universale.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.