<h2>SubmittedText<h2><p>L'articolo 53 capoverso 1 della Costituzione federale (Cost.) sancisce che "la Confederazione protegge l'esistenza e il territorio dei Cantoni", i quali sono tutti enumerati all'articolo 1 Cost. Le condizioni per una modifica del loro effettivo sono sì disciplinate nell'articolo 53 capoverso 2 Cost., ma rappresentano un ostacolo praticamente insormontabile. </p><p>Nel contempo l'opinione secondo cui 26 Cantoni sono troppi suscita un ampio consenso tra il pubblico. Molti territori cantonali non corrispondono più in alcun modo con la realtà attualmente vissuta, il che indebolisce l'identificazione con le unità federali. Un esempio lampante è quello delle diverse misure di protezione adottate dai Cantoni per contrastare il COVID-19: a distanza di pochi chilometri vigevano altre regole, spesso all'interno dello stesso spazio funzionale.</p><p>Nel 2018 l'Ufficio federale di statistica ha proceduto a una nuova tipizzazione regionale, con 16 grandi bacini d'impiego, definiti in modo che almeno l'80 per cento dei tragitti dei pendolari sono interni alla regione. Secondo molti indizi anche i tragitti percorsi per la formazione, gli acquisti, la cultura, il tempo libero o le cure mediche rientrano in queste regioni.</p><p>È vero che i Cantoni hanno il diritto, per l'adempimento dei loro compiti, di concludere convenzioni intercantonali e di autorizzare organi intercantonali ad attuarle. Nel frattempo sono state infatti stipulate centinaia di convenzioni di questo tipo. Esse presentano tuttavia il grande svantaggio di sfuggire al controllo da parte del Popolo e del Parlamento.</p><p>Alla luce di tale contesto, invito il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Che cosa può imparare la Svizzera dalla Norvegia e dalla Danimarca, che negli ultimi anni hanno entrambe riformato con successo il loro territorio (riduzione del numero di province o di regioni)?</p><p>2. Quali incentivi finanziari potrebbero, a suo avviso, promuovere una riduzione del numero di Cantoni?</p><p>3. Quali incentivi non finanziari potrebbero promuovere una riduzione del numero di Cantoni?</p><p>4. Ritiene ipotizzabile utilizzare gli spazi funzionali "grandi bacini d'impiego" quali regioni di consultazione, ad esempio per indagini conoscitive e consultazioni? </p><p>5. Condividerebbe l'obiettivo di sviluppo secondo cui un Cantone deve di norma comprendere almeno 500 000 abitanti quale soglia critica per svolgere in maniera efficiente i compiti cantonali (con l'eccezione della Svizzera italiana)?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'idea di procedere a riforme territoriali volte a limitare il numero dei Cantoni è regolarmente oggetto di dibattiti. È stata persino tematizzata in occasione della conferenza sul federalismo tenutasi a Mendrisio nel 2011. Anche il Consiglio federale e il Parlamento si sono in passato occupati della questione nel quadro di vari interventi parlamentari. Nel 2010 le Camere federali hanno ad esempio respinto il postulato Comte 10.3621 "Favorire le fusioni cantonali. Studiare le vie percorribili" (si veda anche il postulato Lehmann 12.4182 "Riforma territoriale della Svizzera"). Non si può che constatare che i progetti concreti proposti (voto sulla fusione dei due Cantoni di Basilea, iniziativa popolare per una fusione dei Cantoni di Ginevra e Vaud) non hanno ottenuto un consenso. Finora il Consiglio federale non dispone di indicazioni secondo cui la necessità di limitare il numero di Cantoni goda di un ampio sostegno nella popolazione. Inoltre, un minor numero di Cantoni non porrà fine alle disparità cantonali.</p><p>Il Consiglio federale ritiene che eventuali riforme territoriali possano concretizzarsi soltanto se avviate dai Cantoni interessati, con il sostegno della rispettiva popolazione. Non crede a una riorganizzazione territoriale decretata dall'alto in base a criteri meramente razionali. È vero che le riforme territoriali devono superare un certo numero di ostacoli giuridici (art. 53 Cost.), ma ciò è giustificato in quanto possono influire sull'equilibrio tra i Cantoni, ad esempio sul piano della rappresentanza politica (Consiglio nazionale, Consiglio degli Stati), della rappresentanza linguistica o della perequazione finanziaria.</p><p>1. Nel 2007 la Danimarca ha realizzato una riforma territoriale su ampia scala, con la dissoluzione delle 14 contee e la creazione di cinque regioni nonché due regioni a statuto speciale e la riduzione da 271 a 98 Comuni. La Norvegia, dal canto suo, ha avviato una riforma territoriale nel 2014, riducendo il numero di contee da 19 a 11 e il numero dei Comuni da 428 a 356. Le esperienze di questi due Stati non possono tuttavia essere trasposte in Svizzera: entrambi sono democrazie parlamentari, monarchie costituzionali e Stati unitari organizzati in maniera decentrale. Entrambi sono stati istituiti su basi diverse da quelle dello Stato federale svizzero.</p><p>2./3. Sono ipotizzabili infiniti incentivi, finanziari o di altro tipo, come ad esempio vantaggi fiscali o una migliore rappresentatività decisionale. Ciò significa tuttavia privilegiare entità più grandi a scapito di entità più piccole. Il Consiglio federale dubita che esista un consenso politico in tal senso.</p><p>4.Una riorganizzazione diversa da quella cantonale può essere opportuna in determinati ambiti, per esempio in quello statistico. Tuttavia, dato che la procedura di consultazione "fornisce informazioni sulla congruità di un progetto della Confederazione, sulla sua attuabilità e sul consenso che esso raccoglie" (art. 2 della legge sulla consultazione; RS 172.061), il Consiglio federale preferisce attenersi, in questo settore, ai Cantoni. Questi ultimi rivestono un ruolo importante nella futura attuazione delle misure poste in consultazione e possono influire, tramite i loro diritti d'iniziativa e di referendum, sulla loro adozione. Entità regionali come quelle descritte dall'autore dell'interpellanza non hanno un carattere istituzionale comparabile.</p><p>5.Una riorganizzazione territoriale in regioni di almeno 500 000 abitanti comporterebbe certamente una maggiore efficienza e risparmi sul piano dell'infrastruttura amministrativa. Il Consiglio federale ritiene tuttavia che l'efficienza vada misurata in base a un insieme di criteri: la Svizzera gode di una grande stabilità politica. Questa stabilità garantisce l'efficienza ed è ampiamente dovuta all'organizzazione attuale, che assicura un equilibrio tra le diverse regioni linguistiche e culturali.</p>  Risposta del Consiglio federale.