<h2>SubmittedText<h2><p>Il 2 settembre 2015 la Communauté genevoise d'action syndicale (CGAS), l'Union des associations patronales de Genève (UAPG) e il Consiglio di Stato ginevrino hanno annunciato di aver trovato un accordo in merito a una revisione della legge cantonale sull'ispezione e le relazioni di lavoro (LIRT) che rafforzerà i controlli sul mercato del lavoro. Si tratta del primo accordo tripartito di questo genere in Svizzera ed è volto a istituire un ispettorato paritetico delle imprese (IPE) composto da 24 ispettori, di cui 12 designati dai sindacati e 12 dai datori di lavoro. Tale organo avrà le stesse prerogative dell'ufficio cantonale ginevrino dell'ispezione delle relazioni di lavoro (Ocirt), che l'accordo intende rafforzare creando otto nuovi posti di lavoro. Saranno quindi in totale 42 gli ispettori che sorveglieranno il mercato del lavoro, ovvero circa 1 ispettore per 7000 impieghi. </p><p>Rafforzando il controllo delle imprese, Ginevra si dota così dei mezzi necessari per individuare le infrazioni nel mercato del lavoro e migliorare la protezione dei salari, rispondendo alle forti preoccupazioni della popolazione emerse in particolare in occasione del voto del 9 febbraio 2014 e facendo sì che la libera circolazione delle persone venga di nuovo percepita in modo positivo.</p><p>1. Qual è l'opinione del Consiglio federale in merito a tale iniziativa? </p><p>2. È d'accordo sul fatto che misure di questo tipo siano necessarie se desidera che la popolazione rimanga favorevole alla libera circolazione e se intende rispondere alle legittime preoccupazioni dei lavoratori e delle lavoratrici del nostro Paese circa le ripercussioni di quest'ultima sulle loro condizioni di lavoro?</p><p>3. È disposto a incoraggiare la conclusione di tali accordi nel resto della Svizzera?</p><p>4. Oltre a lanciare una campagna di sensibilizzazione,</p><p>- è disposto ad accompagnare le parti sociali a livello nazionale e/o cantonale, eventualmente con degli incentivi finanziari alle più diligenti?</p><p>- è disposto, tramite la SECO, a farsi carico almeno in parte dei costi supplementari dei cantoni?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Innanzitutto, il Consiglio federale desidera ricordare che le questioni sollevate nella presente interpellanza riguardano un progetto di revisione di una legge cantonale (il controprogetto all'iniziativa IN 151, "Pour un renforcement du contrôle des entreprises. Contre la sous-enchère salariale"). Quest'ultimo sarà discusso nel Gran Consiglio ginevrino durante l'ultimo trimestre del 2015. Sarebbe dunque prematuro esprimersi in merito a un progetto che non è definitivo e, soprattutto, valutarne gli effetti sull'attuazione delle misure collaterali alla libera circolazione delle persone.</p><p>1. A livello federale le misure collaterali sono disciplinate dal Codice delle obbligazioni (CO; RS 220) nonché dalla legge sui lavoratori distaccati (LDist, RS 823.20). La legislazione prevede in particolare la ripartizione delle competenze tra le parti sociali e i cantoni. In tale contesto, le autorità cantonali possono definire autonomamente la loro strategia di osservazione del mercato del lavoro e l'organizzazione dei controlli nel rispetto della legislazione federale. </p><p>2. Le misure collaterali devono principalmente garantire il rispetto dei salari in vigore in Svizzera. L'obiettivo è stato raggiunto: finora nel Paese non è infatti stata constatata una pressione generalizzata sui salari. Peraltro, mediante ordinanza il Consiglio federale ha fissato a 27 000 il numero di controlli da effettuare e, con i 40 442 controlli condotti sulle imprese nel 2014 (in parte indennizzati dalla Confederazione), tale obiettivo può dirsi ampiamente raggiunto. In passato il Consiglio federale si è sempre dimostrato disposto, qualora fossero state chiaramente identificate esigenze particolari a livello regionale o settoriale, a prendere parte al finanziamento di controlli supplementari. Occorre tuttavia mantenere una certa proporzionalità tra il numero di controlli realizzati e l'obiettivo finale, ossia garantire la lotta efficiente contro il dumping salariale.</p><p>Il Consiglio federale ritiene che le misure collaterali si siano dimostrate valide. Tuttavia si preoccupa costantemente di migliorarne l'attuazione, come lo attestano d'altronde i numerosi adeguamenti degli ultimi anni. Il futuro ci dirà se la soluzione proposta dal progetto in questione può rendere ancora più efficace la lotta contro il dumping salariale nel cantone di Ginevra.</p><p>3. Visto quanto illustrato, il Consiglio federale non ritiene opportuno incoraggiare la conclusione di accordi di questo tipo nel resto della Svizzera prima di essere in grado di misurare l'impatto di un simile strumento sull'attuazione delle misure collaterali. In linea di principio si possono immaginare diversi modelli organizzativi: sta poi al cantone definire la sua strategia di controllo in un quadro legale specifico.</p><p>Il Consiglio federale è tuttavia consapevole che il rischio di dumping salariale e il livello di protezione delle condizioni lavorative e salariali che ne deriva possono variare a seconda della regione e del settore. Se viene accertato un particolare rischio e l'organo d'esecuzione competente elabora, nel rispetto della legislazione, una soluzione per farvi fronte, il Consiglio federale si è sempre mostrato disposto a fornire il suo sostegno.</p><p>4. Il finanziamento delle attività di controllo dipende dal mandato legale nonché dagli obiettivi fissati con ogni cantone e tiene conto delle relative specificità e proposte. L'indennizzo versato deve permettere all'organo d'esecuzione di raggiungere i suoi obiettivi di controllo e di organizzare il suo sistema di controllo di conseguenza. In tale ottica il Consiglio federale ha sostenuto i cantoni di Ginevra e Ticino, in seguito alla loro richiesta e sulla base di un maggiore rischio accertato, nello sviluppo dei loro sistemi d'esecuzione, aumentando i finanziamenti della Confederazione. Pertanto, il Consiglio federale considera in maniera adeguata le specificità regionali, rispettando i principi del finanziamento attuale.</p>  Risposta del Consiglio federale.