<h2>SubmittedText<h2><p>Si incarica il Consiglio federale di concepire una politica industriale per la Svizzera a tutela dell'occupazione nel Paese e per rafforzare i vantaggi della sua piazza economica. Prendendo spunto dai cambiamenti strutturali che si profilano e dal pericolo che ne deriva per i posti di lavoro nonché da un'analisi dei vantaggi e degli svantaggi della piazza economica svizzera, la Confederazione deve definire insieme ai Cantoni le priorità di una politica industriale per i prossimi anni e le relative misure di incentivazione, che devono includere anche un preciso sfruttamento della ricerca e dello sviluppo. L'obiettivo da perseguire sarà il rafforzamento della competitività e della vitalità dell'industria svizzera nel confronto con i Paesi limitrofi e la protezione dei posti di lavoro nella concorrenza tra piazze economiche.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La storia recente dell'economia del nostro Paese è effettivamente caratterizzata da un processo di disindustrializzazione, come si vede dalle cifre sull'occupazione nei diversi settori. Questa tendenza è molto probabilmente destinata a perdurare come conseguenza della globalizzazione. Anche nel nostro Paese certe parti rimanenti del settore industriale saranno sempre meno presenti con la produzione, per lo meno se si tratta di processi produttivi nei quali il singolo lavoratore non influisce individualmente sulla creazione e sulla qualità del prodotto. Infatti, la standardizzazione della produzione industriale accompagnata dall'uso delle tecnologie dell'informazione consente di impiantare i centri produttivi ovunque. La Svizzera offre dei vantaggi comparativi per quanto riguarda management, ricerca &amp; sviluppo, marketing e comunicazione nonché nelle attività produttive molto avanzate o adattate alle esigenze specifiche del cliente. Queste attività resteranno anche in futuro in Svizzera e forse addirittura se ne aggiungeranno altre. Vengono però classificate in parte nel settore terziario, benché svolte per quello industriale. Il settore industriale corrispondente alla definizione tradizionale (un centro di produzione con tutti i servizi ad esso correlati in una data sede) diventerà sempre più raro in futuro. Nelle riflessioni sul futuro di un settore non bisogna considerare tanto i trasferimenti da un settore all'altro quanto i cambiamenti che hanno luogo al loro interno.</p><p>L'autrice della mozione aveva richiesto in un intervento precedente (postulato Leutenegger Oberholzer 02.3629) un'indagine su questo cambiamento strutturale nel settore interno. Il Dipartimento federale dell'economia, dando adempimento al postulato, ha commissionato cinque studi che saranno conclusi e pubblicati nel 2005. Sia i risultati intermedi di queste indagini sia le esperienze registrate all'estero mostrano con evidenza che ogni tentativo di un paese di influire sulle strutture esistenti, cioè di solito di frenare o addirittura fermare il cambiamento strutturale mediante misure statali, produce risultati a lungo termine peggiori che se si fossero compiuti gli adeguamenti del caso. Nessuna autorità statale, infatti, ha una capacità superiore rispetto a un'impresa privata di stimare le prospettive di imprese o addirittura di interi rami economici. L'intervento dello Stato, che in passato veniva giustificato quasi sempre con la momentanea salvaguardia di posti di lavoro, nella stragrande maggioranza dei casi ha portato al sovvenzionamento protratto dell'impresa interessata o di tutto quel ramo economico. Una volta operato a spese dei contribuenti, questo intervento è difficilmente revocabile in seguito per motivi politici, come insegnano gli esempi dell'industria del carbone, della cantieristica navale, della siderurgia e di molti altri settori. Il risultato è che in questo modo con una decisione politica si riversano in settori non più sostenuti dal mercato fondi che mancano invece ai settori con buone prospettive per il futuro. Il paese che pratica una politica di questo genere risulta così indebolito nella sua competitività. La miglior riprova di ciò è il tasso di disoccupazione notevolmente più elevato in tutti i paesi che l'autrice della mozione cita quali esempi da seguire. Il Consiglio federale rifiuta dunque per principio un intervento statale per guidare il settore industriale, poiché in questo consiste una politica industriale.</p><p>Per quanto concerne le misure proposte dall'autrice della mozione, il Consiglio federale vorrebbe ricordare che una promozione attiva della piazza economica viene praticata da anni, sia a livello federale sia in numerosi Cantoni. Con la revisione della legge sulla formazione professionale sono stati creati incentivi per permettere alla formazione professionale di reagire al cambiamento strutturale, in modo che le esigenze della società dei servizi possano essere soddisfatte con flessibilità sul lato del capitale umano. La creazione di scuole universitarie professionali è un altro modo di perseguire l'obiettivo di reagire alle esigenze del cambiamento strutturale mediante provvedimenti nel campo della formazione e in particolare per permettere alle PMI di allargare e approfondire sostanzialmente la base di capitale umano. La promozione della ricerca applicata nel nostro Paese non ha bisogno di essere reinventata. Già con il decreto del Consiglio federale del 6 agosto 1943 (in esecuzione del decreto del luglio 1942 per la creazione di posti di lavoro) era stato introdotto il sostegno alla ricerca applicata, oggi noto sotto il nome di CTI. Con la legge federale sulle società d'investimento in capitale di rischio, infine, è stata creata nel 1999 la base per promuovere l'impiego di capitale di rischio grazie a sgravi fiscali e alla concessione di prestiti di rango subordinato. Tutte queste misure dimostrano in maniera inequivocabile che il Consiglio federale non si ostina a condurre una strategia di non intervento. Il Consiglio federale reputa quindi realizzata questa parte della mozione concernente l'adozione di misure.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.