<h2>SubmittedText<h2><p>In considerazione dell'aumento del 2,4 per cento del numero di frontalieri, il Consiglio federale è pregato di instaurare una moratoria. Per due anni i datori di lavoro che intendono assumere frontalieri devono ottenere un'autorizzazione subordinata alla dimostrazione che non è stata trovata alcuna competenza equivalente in Svizzera.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è consapevole della continua progressione del numero di frontalieri in Svizzera e delle sfide risultanti per alcune regioni di confine. Questa progressione è tuttavia dovuta in gran parte alla congiuntura economica. Nel contempo è aumentato pure il tasso di attività della popolazione residente.</p><p>L'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC; RS 0.142.112.681) riconosce ai cittadini dei Paesi dell'UE e dell'Associazione europea di libero scambio (AELS) il diritto di lavorare nel nostro Paese quali frontalieri a condizione di disporre di un contratto di lavoro presso un datore di lavoro in Svizzera e di ritornare almeno una volta alla settimana al loro domicilio all'estero.</p><p>Come per i lavoratori dell'UE/AELS che soggiornano legalmente nel nostro Paese, questi frontalieri possono far valere il principio della parità di trattamento con i lavoratori nazionali. Accogliere la presente mozione equivarrebbe a reintrodurre una priorità dei residenti corrispondente al sistema d'ammissione applicato prima della libera circolazione delle persone. Una simile restrizione all'accesso al mercato del lavoro sarebbe in contraddizione con gli impegni assunti dalla Svizzera con l'UE (cfr. art. 2 e 7 lett. a ALC e art. 9 allegato I ALC). Nel quadro dell'attuazione dell'articolo 121a della Costituzione federale, l'UE ha chiaramente rifiutato di entrare in materia su una rinegoziazione in questo senso dell'Accordo, precisando che questa misura era discriminatoria.</p><p>Nel suo messaggio concernente l'iniziativa popolare "per un'immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione)", il Consiglio federale illustra in dettaglio le misure adottate o previste per far fronte alle sfide legate alla migrazione. Tra di esse figura l'obbligo per i datori di lavoro di annunciare i posti vacanti, attuato il 1° luglio 2018. Esso dà un vantaggio temporale di cinque giorni lavorativi alle persone residenti in Svizzera alla ricerca di un impiego ed è compatibile con l'ALC. Se necessario, i Cantoni possono anche proporre al Consiglio federale misure supplementari in caso di problemi seri, in particolare legati a frontalieri (cfr. art. 21a cpv. 8 della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione; RS 142.20).</p><p>L'anno scorso si è constatato che il numero di frontalieri impiegati nell'edilizia e nel settore alberghiero e della ristorazione è aumentato in misura inferiore rispetto a quello dei frontalieri nel loro complesso (cfr. risposta alla domanda Golay 19.5451, Hausse du nombre des frontaliers. La volonté du peuple est-elle bafouée? - Aumento del numero di frontalieri. Calpestata la volontà popolare?). Orbene, proprio questo genere di professioni è toccato dall'obbligo di annuncio in misura maggiore rispetto alla media. È tuttavia ancora troppo presto per trarre conclusioni concrete sulle conseguenze di questa misura, tanto più che il tasso di disoccupazione a partire dal quale i datori di lavoro vi saranno sottoposti scenderà al 5 per cento dal 1° gennaio 2020. Una prima valutazione sarà presentata al più presto nell'autunno 2020.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.