<h2>SubmittedText<h2><p>Gli eventi e le rivolte che scuotono l'Africa settentrionale e buona parte del mondo arabo non possono lasciare indifferenti i Paesi occidentali e tanto meno la Svizzera. Quello che sta per verificarsi è senza dubbio una pagina importante della storia contemporanea. È quindi necessario cogliere questa occasione per stabilire rapporti il più armoniosi possibili con questi Paesi. In tale ottica invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Il Consiglio federale non è dell'avviso che converrebbe accordare un aiuto speciale per la ricostruzione di questi Paesi sia a livello infrastrutturale che dei servizi?</p><p>2. Non ritiene che converrebbe definire una soluzione transitoria particolare per i rifugiati di questi Paesi?</p><p>3. Ha già pensato di offrire il proprio sostegno a taluni Paesi nella loro ricerca di un nuovo ordine democratico?</p><p>4. Non ritiene urgente vietare immediatamente ogni tipo di esportazione di armi in questa zona geopolitica?</p><p>5. Non ritiene che la Svizzera e gli altri Paesi democratici dovrebbero cercare di prevedere meglio questo genere di situazione? Per citare solo un esempio: all'inizio di febbraio il presidente del Senegal ha deciso di abbassare i prezzi di sette prodotti alimentari, segno forse che anch'egli si attende una "rivoluzione" nel suo Paese?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./3. La Svizzera si era detta disposta a sostenere il processo di transizione democratico in questi Paesi e all'occorrenza in tutti gli altri Stati della regione sin dall'inizio delle manifestazioni in Tunisia e in Egitto. Ritiene tuttavia importante che siano le autorità politiche locali a formulare eventuali richieste e a controllare il processo di transizione e le riforme. Gli uffici svizzeri competenti sono in contatto con le autorità egiziane e tunisine e risponderebbero positivamente a un invito a promuovere il dialogo e la fiducia reciproca tra tutti gli attori sociali. Su richiesta della Commissione tunisina per le riforme politiche, la Svizzera ha per esempio inviato un esperto con il compito di chiarire le esigenze in materia di transizione politica e di identificare i settori nei quali la Confederazione potrebbe fornire il suo contributo.</p><p>L'11 marzo 2011, il Consiglio federale ha approvato una strategia per il sostegno alla transizione nei Paesi nordafricani che comprende una serie di misure a corto e medio termine volte ad accompagnare e a sostenere la transizione politica in tutta la regione. L'impegno della Svizzera è incentrato sui settori seguenti: primo, aiuto umanitario per i profughi che necessitano maggiormente di protezione; secondo, sostegno alla democratizzazione, segnatamente alle elezioni; terzo, sostegno alle riforme strutturali per rafforzare lo Stato di diritto e rispettare i diritti dell'uomo e le libertà fondamentali (riforma della giustizia, avvicinamento al cittadino da parte delle autorità locali, rafforzamento della società civile); quarto, promozione economica (infrastruttura, potenziamento dell'economia privata e del settore finanziario); quinto, lotta alla povertà (programmi volti a creare posti di lavoro e a promuovere la formazione del reddito, formazione professionale, gestione idrica equa e sostenibile); sesto, buongoverno a livello di migrazioni internazionali; settimo, cooperazione nel blocco di averi.</p><p>2. Per gestire al meglio la situazione, la Svizzera ha già adottato diversi provvedimenti a livello internazionale e nazionale. La Confederazione è regolarmente in contatto bilaterale e multilaterale con i suoi partner al fine di trovare soluzioni comuni in campo migratorio e di valutare possibilità di cooperazione. Al momento, il flusso di profughi in provenienza dalla Libia alle frontiere tunisina ed egiziana rappresenta una sfida impegnativa. La Svizzera assiste i Paesi della regione nel garantire protezione ai profughi e ai migranti più vulnerabili e nel fornire aiuti, e sostiene le operazioni dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) in Nord Africa, in particolare in Tunisia e in Egitto, un programma dell'OIM per il ritorno volontario nei loro Paesi d'origine di persone provenienti dall'Africa subsahariana e un programma per i migranti, i profughi e i richiedenti l'asilo in Marocco. A media scadenza, la Svizzera intende impegnarsi nella regione nel perfezionamento degli strumenti esistenti secondo le esigenze e le possibilità (programma di protezione, partenariati nel campo della migrazione).</p><p>Il Consiglio federale veglierà sulla corretta applicazione dell'accordo di Dublino da parte dei diversi partner europei, in particolare dell'Italia, e farà in modo che in caso di crisi la Svizzera si dimostri solidale nei loro confronti. Le autorità federali e cantonali, inoltre, sono in costante contatto tra loro, soprattutto nel quadro del comitato d'esperti ampliato "procedura d'asilo e alloggio". Sono stati discussi diversi scenari ed è in corso una pianificazione dettagliata, soprattutto per quanto riguarda gli alloggi e la procedura.</p><p>4. Si veda la risposta alla mozione Lang 11.3206.</p><p>5. Come altri Paesi europei e attori internazionali, anche la Svizzera è stata sorpresa dalla rapidità e dal dinamismo dei sollevamenti popolari in Nordafrica e in Medio Oriente. I fattori che hanno scatenato gli attuali rivolgimenti erano osservabili nella regione già da un certo tempo: la povertà dovuta alle ingiustizie sociali, l'iniqua ripartizione delle risorse, l'esclusione dal processo politico, il mancato rispetto dei diritti fondamentali. A causa della varietà di culture del mondo arabo, questi fattori hanno avuto ripercussioni diverse secondo il Paese e hanno assunto caratteristiche locali. Gli eventi nordafricani hanno dimostrato che stabilità e sviluppo sostenibile sono possibili solo se le autorità rispettano i diritti fondamentali. Le rappresentanze svizzere all'estero e i vari uffici competenti osservano con grande attenzione l'evolversi della situazione nella regione.</p>  Risposta del Consiglio federale.