<h2>SubmittedText<h2><p>Già prima della crisi innescata dal coronavirus la concorrenza nel settore del commercio al dettaglio si era fortemente inasprita: soltanto nel settore dell'abbigliamento, dal 2015 ogni anno hanno chiuso circa 100 negozi. Si tratta di una conseguenza diretta della rapida crescita del commercio online (nella maggior parte dei casi si tratta di attività svolte da società con sede all'estero) e degli acquisti all'estero (di solito nell'area di confine). A causa del coronavirus la situazione del commercio fisico e dei fornitori è ulteriormente peggiorata. Il lockdown di nove settimane - e le previste conseguenze in termini di fiducia dei consumatori alla riapertura dei negozi a metà maggio - richiedono perciò interventi di regolamentazione temporanea che permettano di evitare la chiusura in massa dei negozi e una conseguente massiccia perdita di posti di lavoro. È chiaro che in mancanza di misure sul piano legislativo, anche a causa delle giacenze si innescherà una vera e propria guerra dei prezzi, che ridurrà ulteriormente i margini di guadagno del settore avviando una spirale discendente inarrestabile. Alcuni commercianti potrebbero gonfiare artificialmente i prezzi per poi offrire i loro prodotti a condizioni apparentemente interessanti: una strategia tutt'altro che favorevole ai consumatori. Inoltre non verrebbero penalizzati soltanto i negozianti, bensì anche i loro subfornitori e fornitori.</p><p>Per salvare il commercio al dettaglio - negozi di abbigliamento, calzature, pelletterie, ecc. (con la filiera a monte: industria, grossisti, ecc.) - occorre perciò reintrodurre urgentemente una regolamentazione temporanea dei periodi di saldi per tutto il settore. In passato questo tipo di normativa esisteva già, sotto forma di una legge che nel frattempo è stata abrogata. La nuova regolamentazione (temporanea) dovrebbe stabilire periodi di saldi (ad es., nel ramo della moda, a decorrere dal 1° febbraio e dal 1° agosto per le merci invernali rispettivamente quelle estive). In questo modo si potrebbero arginare fenomeni come il Cyber Monday o il Black Friday, che a lungo termine non sono economicamente sostenibili.</p><p>Una regolamentazione temporanea di questo tipo permetterebbe di proteggere i consumatori dai falsi saldi, salvaguardare l'occupazione e offrire al commercio al dettaglio condizioni operative sostenibili.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Come numerosi altri settori, il commercio al dettaglio fisico è stato fortemente colpito dai provvedimenti adottati per combattere il coronavirus. Queste misure hanno inasprito le difficoltà a cui doveva già far fronte, in particolare a causa del commercio elettronico e degli acquisti all'estero. Tuttavia il Consiglio federale ritiene che nel contesto attuale la regolamentazione proposta dall'autore della mozione non avvantaggerebbe in alcun modo gli operatori di questo ramo d'attività.</p><p>Fino al 1995 la legge contro la concorrenza sleale (LCSI, RS 241) contemplava disposizioni in materia di liquidazioni, concernenti in particolare l'obbligo di autorizzazione a cui erano soggette. Il Consiglio federale aveva proposto di liberalizzare il regime delle liquidazioni allo scopo di abrogare le norme statali che ostacolavano la concorrenza (v. messaggio dell'11 maggio 1984 concernente una modificazione della legge federale contro la concorrenza sleale. Liberalizzazione del regime delle liquidazioni, FF 1994 III 403), ritenendo che il regime suddetto limitasse la libertà di decisione in ambito commerciale e ostacolasse il processo di adeguamento alla situazione del mercato.</p><p>Quest'analisi è tuttora condivisa dal Consiglio federale: assoggettare il commercio al dettaglio a rigide norme statali in materia di durata delle liquidazioni costituirebbe un ostacolo alla libertà d'impresa garantita dalla Costituzione. D'altra parte questo tipo di regolamentazione sarebbe inefficace in relazione alle conseguenze dei provvedimenti sanitari decisi dal Consiglio federale nel quadro della lotta contro il coronavirus. Indipendentemente dal ramo d'attività (commercio fisico oppure elettronico) i commercianti devono poter operare in piena libertà e decidere quali offerte proporre, in base alla loro situazione particolare e alle condizioni del momento. È bene precisare che vigono già diposizioni che disciplinano le misure contro la concorrenza importuna e la pubblicità ingannevole, che offrono sufficienti garanzie per la tutela di commercianti, concorrenti e consumatori (v. LCSI e ordinanza sull'indicazione dei prezzi, OIP, RS 942.211).</p><p>Per mitigare le conseguenze del coronavirus, il Consiglio federale ha già disposto svariate misure, di cui possono beneficiare immediatamente tutti i settori, come ad esempio i crediti senza interesse, o a tasso agevolato, garantiti dalla Confederazione. Riguardo alle specifiche difficoltà del settore del commercio al dettaglio, il Consiglio federale è dell'opinione che le misure dirette a ridurre il livello dei prezzi in Svizzera siano quelle più efficaci ai fini della competitività di questo settore, in particolare per quanto attiene agli acquisti all'estero.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.