<h2>SubmittedText<h2><p>Il 17 marzo 2022 il primo ministro ucraino ha annunciato su Twitter di essere stato in contatto con il CEO di Nestlé e di aver tentato di convincerlo a cessare le sue attività sul mercato russo, senza successo. L'11 marzo Nestlé ha annunciato di aver sospeso l'importazione e l'esportazione di merci da e per la Russia, confermando tuttavia il pieno mantenimento delle sue attività nel Paese; ciò significa che continua comunque a far funzionare l'economia russa e ad alimentare il forziere di guerra di Vladimir Putin. In questo contesto, va ricordato che molte aziende straniere hanno interrotto le loro attività in Russia, così come alcuni noti marchi internazionali. Anche se l'ordinanza del 4 marzo 2022 che istituisce provvedimenti in relazione alla situazione in Ucraina non prende direttamente di mira le imprese svizzere in Russia e le loro attività, queste ultime sollevano alcuni interrogativi sul sostegno indiretto al regime di Putin e al suo attacco contro l'Ucraina.</p><p>Invito pertanto il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. In che misura e a quali condizioni le attività delle imprese svizzere in Russia possono rientrare nelle sanzioni decise dal Consiglio federale?</p><p>2. L'ordinanza del Consiglio federale del 4 marzo 2022 proibisce gli investimenti di imprese o gruppi di imprese svizzere in succursali, filiali o società consorelle in Russia?</p><p>3. Come garantisce il Consiglio federale che le imprese o i gruppi di imprese svizzere che hanno legami con la Russia rispettino rigorosamente le sanzioni imposte dalla Confederazione?</p><p>4. In generale, e indipendentemente dalla suddetta ordinanza, il Consiglio federale non ritiene opportuno che le imprese svizzere di una certa entità e prestigio internazionale sospendano completamente le loro attività economiche in Russia?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Le imprese svizzere che operano in Russia sono tenute a rispettare l'ordinanza del 4 marzo 2022 che istituisce provvedimenti in relazione alla situazione in Ucraina (RS 946.231.176.72, di seguito "ordinanza"), che prevede varie misure nel settore finanziario e commerciale. In ambito finanziario per esempio sono attualmente vietate le transazioni con 15 entità statali citate per nome, mentre le restrizioni commerciali vietano l'esportazione di varie categorie di prodotti, come i beni di lusso o i beni destinati alla navigazione aerea o spaziale.</p><p>2. Attualmente l'ordinanza non sancisce un divieto generale di investire in Russia. Finché le imprese svizzere ottemperano alle norme di legge, sono libere di continuare a investire sul mercato russo e di esercitare attività commerciali. È invece vietato acquisire o aumentare quote di partecipazione a società in Crimea, a Sebastopoli e nelle aree degli oblast ucraini di Donetsk e Luhansk non controllate dal governo ucraino.</p><p>3. Il Consiglio federale si aspetta che le imprese svizzere rispettino l'ordinamento giuridico svizzero, comprese le sanzioni. Le autorità svizzere che ricevono informazioni su beni patrimoniali che avrebbero dovuto essere bloccati devono ovviamente perseguire il caso. Le violazioni sono punite secondo la legge sugli embarghi (LEmb, RS 946.231).</p><p>4. Secondo il principio della libertà contrattuale, le imprese svizzere sono libere di decidere, nei limiti dell'ordinamento giuridico svizzero, quali attività desiderano svolgere. Il Consiglio federale non può imporre alle imprese private di effettuare determinate consegne o pagamenti né di cessare le loro attività in determinati Stati. Tali decisioni sono di esclusiva responsabilità di ogni azienda.</p><p>Ciò nonostante, le aziende svizzere dovrebbero analizzare le attività commerciali in Russia alla luce della loro responsabilità aziendale. In effetti, sia la continuazione che la cessazione delle attività può avere conseguenze negative, ragion per cui nell'applicare la dovuta diligenza le imprese devono soppesare rischi e aspetti contrastanti. Per un'azienda possono esserci motivi contrari al ritiro completo dal mercato russo. Per esempio, le imprese hanno una responsabilità come datore di lavoro nei confronti dei loro collaboratori russi, che dipendono dal loro impiego, e alcune di esse hanno anche una missione di approvvigionamento (medicinali, alimenti di base, ecc.). Un boicottaggio totale potrebbe quindi avere conseguenze spiacevoli per la popolazione civile.</p>  Risposta del Consiglio federale.