<h2>SubmittedText<h2><p>La risoluzione 1325, adottata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel 2000, chiede a tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite e a tutte le parti in conflitto di garantire la pari partecipazione delle donne alla risoluzione dei conflitti e ai negoziati di pace a tutti i livelli. Con questa risoluzione gli Stati si impegnano a includere una prospettiva di genere nei negoziati e nell'applicazione degli accordi di pace.</p><p>La risoluzione costituisce una base importante per la costruzione dell'uguaglianza tra i sessi e il rispetto dei diritti delle donne nei processi di pace. Per la sua attuazione, dal 2007 a oggi la Svizzera ha elaborato quattro piani d'azione nazionali (PAN 1325). Il quarto PAN 1325 (2018-2022) è stato adottato nel novembre del 2018.</p><p>Nella sua risposta al quarto e al quinto rapporto periodico sulla Svizzera (2016), il Comitato per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW) ha tuttavia espresso preoccupazione per la scarsa partecipazione e il mancato coinvolgimento delle donne nei processi di pace. Il Comitato deplora inoltre gli sforzi insufficienti fatti dalla Svizzera per integrare una prospettiva di genere nelle strategie di prevenzione dell'estremismo violento e di lotta al terrorismo.</p><p>Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Quali misure intende adottare la Svizzera per rafforzare la partecipazione delle donne ai processi di pace? E in particolare come intende promuovere la leadership delle donne nelle organizzazioni che lavorano per la prevenzione dell'estremismo violento?</p><p>2. Il rafforzamento del ruolo delle donne a livello di prevenzione non deve rafforzare gli stereotipi di genere esistenti (secondo i quali per esempio solo alle donne incombe la responsabilità di impedire la radicalizzazione dei loro figli). Che cosa fa la Svizzera affinché i suoi programmi contribuiscano ad ampliare la portata dell'azione politica delle donne e non a consolidare gli stereotipi sessisti?</p><p>3. La risoluzione 2242 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite fornisce alle donne uno strumento politico per la loro inclusione nella prevenzione dell'estremismo violento. Che cosa fa la Svizzera per garantire che tale partecipazione sia reale e contribuisca allo sviluppo di approcci alla sicurezza conformi agli obiettivi della risoluzione 1325?</p><p>4. Che cosa fa la Svizzera per promuovere la partecipazione delle donne ai negoziati di pace ad alto livello?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La partecipazione e l'influenza delle donne nella prevenzione dei conflitti e nei processi di pace sono una priorità del piano d'azione nazionale per l'attuazione della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza dell'ONU. Il sostegno finanziario di lunga durata, e talvolta quello logistico, alle organizzazioni di difesa dei diritti delle donne permette alle donne coinvolte di partecipare ai processi di consultazione e di pace, per esempio nel quadro della piattaforma Civil Society Support Room relativa al processo di pace in Siria. La Svizzera sostiene la formazione delle donne che vivono in contesti fragili e di conflitto in modo tale che possano vigilare sulla messa in atto della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza dell'ONU utilizzando efficacemente i rapporti redatti all'attenzione del CEDAW. Le donne hanno così la possibilità di seguire con un approccio critico il processo di attuazione e di esigere misure appropriate. La Svizzera dà inoltre l'opportunità alle donne che difendono i diritti umani di partecipare ai dibattiti del Consiglio dei diritti umani dell'ONU a Ginevra o a quelli del Consiglio di sicurezza dell'ONU a New York.</p><p>2. Nell'ambito della strategia del Dipartimento federale degli affari esteri Uguaglianza di genere e Diritti delle donne, la Svizzera si impegna a rafforzare i diritti e la partecipazione delle donne in tutti i settori della società. I programmi della cooperazione internazionale tengono sistematicamente conto dei vari aspetti della parità di genere e dei diritti delle donne nei contesti in cui operano. Le attività previste dai programmi mirano in particolare a combattere la discriminazione e gli stereotipi sessisti. Nei programmi sulla violenza domestica e la violenza contro le donne nei conflitti, per esempio, gli uomini vengono coinvolti per affrontare il tema della violenza e rimettere in discussione in modo critico i ruoli e i rapporti di potere esistenti.</p><p>3. L'impegno della Svizzera per prevenire l'estremismo violento (PEV) si concentra anzitutto sulle cause della violenza. Le misure di prevenzione della violenza, compresa quella legata all'estremismo, includono il sostegno allo Stato di diritto, il rafforzamento dei diritti umani - in particolare quelli delle donne - e progetti nel settore della formazione professionale. La Svizzera cita esplicitamente il ruolo delle donne nel Piano d'azione di politica estera per prevenire l'estremismo violento e nel Piano d'azione nazionale contro la radicalizzazione e l'estremismo violento. Integra inoltre in modo sistematico le questioni di genere nelle sue attività di consulenza nei Paesi partner. Collabora poi sul campo con una serie di organizzazioni femminili specializzate in questo ambito.</p><p>4. La Svizzera si impegna a favore della professionalizzazione della mediazione. La risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza dell'ONU è parte integrante del master sulla mediazione nei processi di pace del Politecnico di Zurigo. La partecipazione egualitaria di donne e uomini a questa formazione viene rispettata con rigore. Nei processi di alto livello dell'ONU la Svizzera appoggia la strategia del segretario generale di questa organizzazione in materia di parità di genere e incoraggia il distacco di esperte all'ONU, all'OSCE e in altre organizzazioni internazionali. Quando è coinvolta in processi di pace, la Svizzera si adopera, per quanto possibile, affinché nelle delegazioni siano rappresentati sia uomini sia donne.</p>  Risposta del Consiglio federale.