Decisione del 28 ottobre 2022 Corte dei reclami penali Composizione Giudici penali federali Roy Garré, Presidente, Miriam Forni e Patrick Robert-Nicoud, Cancelliere Giampiero Vacalli Parti A., Reclamante contro CORTE DI APPELLO E DI REVISIONE PENALE DEL CANTONE TICINO, Controparte Oggetto Retribuzione del difensore d'ufficio (art. 135 cpv. 3 CPP) B u n d e s s t r a f g e r i c h t T r i b u n a l p é n a l f é d é r a l T r i b u n a l e p e n a l e f e d e r a l e T r i b u n a l p e n a l f e d e r a l Numero dell’incarto: BB.2022.68 - 2 - Fatti: A. Con sentenza del 19 maggio 2022, la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (in seguito: CARP) ha statuito sull'indennità attribuita all'avvo- cato A., difensore d'ufficio di B., nell'ambito di un procedimento penale a carico di quest’ultimo per tentato omicidio intenzionale (art. 111 CP), lesioni gravi (art. 122 CP), lesioni semplici (art. 123 CP), vie di fatto (art. 126 CP), minaccia (art 180 CP) e contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti (LStup), fis- sando la stessa a fr. 10'480.–, composta da fr. 9’180.– a titolo di onorario, fr. 550.80 a titolo di spese e fr. 749.20 di IVA (v. act. 1.1, pag. 68 e seg.). B. Il 30 maggio 2022, l’avv. A. ha interposto reclamo contro la suddetta decisione dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tri bunale penale federale, chiedendo che gli venga riconosciuto un indennizzo complessivo di fr. 15'885.– a titolo di onorari, fr. 1 '209.50 a titolo di spese e fr. 1'2 81.08 di IVA, per un totale di fr. 18'375.58. Egli postula ripetibili di almeno fr. 1'800.– (v. act. 1, pag. 17). C. Con osservazioni del 13 giugno 2022, la CARP si è riconfermata nella propria decisione (v. act. 3). D. Con replica del 4 luglio 2020, trasmessa alla CARP per conoscenza (v. act. 7), il reclamante ha confermato le proprie conclusioni ricorsuali (v. act. 6). E. Con duplica spontanea dell’8 luglio 2022, inoltrata al reclamante per informa- zione (v. act. 9), la CARP ha postulato la reiezione del gravame (v. act. 8). Le ulteriori argomentazioni delle parti saranno riprese, per quanto necessario, nei considerandi di diritto. Diritto: 1. 1.1 In virtù degli art. 135 cpv. 3 lett. b CPP e 37 cpv. 1 della legge federale del 19 marzo 2010 sull’organizzazione delle autorità pe nali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), la Corte dei reclami penali giudica i gravami contro le de- cisioni della giurisdizione di reclamo o del tribunale d'appello cantonale in ma- teria di retribuzione del difensore d'ufficio. In qualità di autorità di ricorso, la - 3 - Corte dei reclami penali esamina con pieno potere cognitivo in fatto ed in diritto i reclami che le sono sottoposti (v. TPF 2021 97 consid. 1.1 e rinvii). 1.2 L'oggetto del presente gravame, ossia l'indennità concessa al reclamante, con- cerne unicamente la sua attività di difensore d'ufficio nella procedura d'appello. La decisione impugnata costituisce dunque una prima decisione ("originärer En- tscheid") suscettibile di essere contestata davanti alla presente autorità (deci- sione del Tribunale pen ale federale BK.2011.24 del 18 gennaio 2012 con- sid. 1.2; HARARI/JAKOB/SANTAMARIA, Commen tario romando, 2a ediz. 2019, n. 42 ad art. 135 CPP; RUCKSTUHL, Commentario basilese, 2a ediz. 2014, n. 19 ad art. 135 CPP). 1.3 Interposto nel termine di dieci giorni dalla notifica della decisione impugnata, il reclamo è tempestivo (v. art. 396 cpv. 1 e 384 CPP; v. HARARI/JAKOB/ SANTAMARIA, op. cit., n. 43 ad art. 135 CPP). 1.4 Il gravame è stato interposto dal patrocinatore d'ufficio destinatario della deci- sione di cui sopra, per cui la legittimazione ricorsuale è in concreto pacifica (v. art. 135 cpv. 3 lett. b CPP). 2. 2.1 Giusta l'art. 135 cpv. 1 CPP, il difensore d'ufficio è retribuito secondo la tariffa d'avvocatura della Confederazione o del Cantone in cui si svolge il procedi- mento. Nella fattispecie, soggiacendo il procedimento alla giurisdizione canto- nale, si applica il diritto ticinese. 2.2 Nel Cantone Ticino, la retribuzione del difensore d'ufficio è stabilita dal regola- mento sulla tariffa per i casi di patrocinio d'ufficio e di assistenza giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili (RL 178.310; in seguito: regolamento cantonale). L'art. 4 del regolament o cantonale prevede che l'onorario dell'avvocato che opera in regime di assistenza giudiziaria è calcolato secondo il tempo di lavoro sulla base della tariffa di fr. 180.– l'ora (cpv. 1). Se la pratica è stata particolar- mente impegnativa, per esempio, avendo richiesto studio e conoscenze speciali o avendo comportato trattazioni di nuove e complesse questioni giuridiche, l'o- norario può essere aumentato fino a fr. 250.– l'ora (cpv. 2). 2.3 Il diritto al patrocinio gratuito, qualora la presenza di un legale s ia necessaria per la tutela dei diritti, è garantito dall’art. 29 cpv. 3 Cost. La garanzia procedu- rale però non comporta il diritto alla retribuzione di qualsiasi prestazione dell’av- vocato, bensì solo alla retribuzione delle prestazioni in nesso causale co n la tutela dei diritti dell’imputato, necessarie per una difesa efficace e proporzio- nate. Soltanto in questa ampiezza si giustifica un risarcimento a carico dello Stato. Questo vale sia in termini di quantità che di qualità. Tuttavia va anche - 4 - considerato un margine di manovra che permetta al patrocinatore di esercitare il suo mandato efficacemente. La retribuzione del difensore d'ufficio deve stare in un rapporto ragionevole con la prestazione fornita e la responsabilità del li- bero professionista, in considerazione della natura, dell'importanza, della com- plessità, delle difficoltà particolari in fatto o in diritto della causa, del tempo con- sacrato dal difensore allo studio e alla trattazione dell'incarto, segnatamente quello destinato ai colloqui e alle udienze presso le autorità di ogni istanza, e il risultato ottenuto. Riferimento per la valutazione dell’’adeguatezza delle presta- zioni è l’operato di un avvocato esperto in materia penale, in grado di agire in modo mirato e efficiente sin dall’inizio. Prestazioni inutili, superflue o rivolte ad altri procedimenti, non sono da risarcire (DTF 141 I 124 consid. 3.1; DTF 122 I 1 consid. 3 ; 117 Ia 22 consid. 3a e 4b; sentenze del Tribunale federale 6B_4/2019 del 19 dicembre 2019 consid. 5.2.2; 9C_857/2012 del 4 di cembre 2012 consid. 3.1; 6B_810/2010 del 25 maggio 2011 consid. 2; RUCKSTUHL, Commentario basilese, 2a ediz. 2014, n. 3 ad art. 135 CPP). Nello stabilire l'in- dennità le autorità cantonali dispongono di un importante margine di apprezza- mento (v. DTF 133 IV 187 consid. 6.1 con rinvii; BOHNET/MARTINET, Droit de la profession d'avocat, 2009, n. 1756). Esse sono infatti meglio posizionate per giudicare se le prestazioni fornite dal patrocinatore d'ufficio si inseriscono nel compito assegnatogli (v. sentenza del Tribunale federale 6B_108/2010 del 22 febbraio 2011 consid. 9.1.3; decisione del Tribunale penale federale BB.2013.22 del 31 ottobre 2013 consid. 4.3 e giurisprudenza citata). Sebbene questa Corte disponga di pieno potere cognitivo nella prese nte fattispecie (v. art. 393 cpv. 2 CPP), ciò che le permette di principio di esaminare libera- mente l’indennità fissata in favore del reclamante, essa esercita il suo controllo con riserbo (decisione del Tribunale penale federale BB.2014.1 dell’11 aprile 2014 consid. 3.5), limitandosi a verificare l’esistenza di abusi (decisione del Tri- bunale penale federale BB.2014.72 del 18 luglio 2014 consid. 6.2 in fine, con rinvii). 3. Il reclamante censura innanzitutto una violazione del suo diritto di essere sen- tito, nella misura in cui la CARP, a fronte di note d’onorario dettagliate, avrebbe proceduto a un calcolo forfettario delle poste d’attività e del dispendio orario, “non chinandosi in maniera compiuta sugli onorari e spese presentati e non motivando in alcun modo le decurtazioni presentate” (act. 1, pag. 6). 3.1 Il diritto di ottenere una decisione motivata è parte integrante del diritto di essere sentito e deriva dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 134 I 83 consid. 4; sentenza del Tribunale federale 1P.57/2005 del 12 agosto 2005 consid. 2.3). La motivazione può essere considerata sufficiente allorquando l'interessato è messo in condi- zione di conoscere gli elementi essenziali su cui l'autorità si è fondata per ema- nare la propria decisione, potendo così contestar la con cognizione di causa - 5 - presso l'autorità di ricorso (DTF 126 I 15 consid. 2a/aa pag. 17; 125 II 369 con- sid. 2c; 124 II 146 consid. 2a; 124 V 180 consid. 1a). Il diritto di essere sentito è una garanzia di natura formale, la cui violazione comporta di massima l’an- nullamento della decisione impugnata, indipendentemente dalle possibilità di successo del ricorso sul merito. Tuttavia, secondo la giurisprudenza, una viola- zione non particolarmente grave del diritto di essere sentito può considerarsi sanata allorquando la persona interessata ha la possibilità di esprimersi dinanzi a un’istanza di ricorso/reclamo con libero potere di apprezzamento sui fatti e sul diritto (DTF 130 II 530 consid. 7.3; 124 V 180 consid. 4; sentenza del Tribunale federale 1C_272/2012 del 29 febbraio 2012 consid. 2.2). Secondo la giurisprudenza emanata in materia di ripetibili – che si applica anche alle indennità riconosciute al difensore d'ufficio – la decisione mediante la quale il giudice fissa l'importo delle ripetibili non abbisogna, di principio, di essere mo- tivata, perlomeno quando lo stesso non eccede i limiti definiti da un tariffario o una disposizione legale e le parti non invocano circostanze straordinarie. Di- verso è quando il giudice statuisce sulla base di un elenco dei costi; se intende scostarsene, egli deve infatti indicare, almeno brevemente, le ragioni che lo hanno indotto a ritenere certe pretese ingiustificate, affinché il destinatario possa contestare la decisione con cognizione di causa (v. sentenza del Tribu- nale federale 6B_124/2012 del 22 giugno 2012 consid. 2.2 e giurisprudenza citata; decisione del Tribunale penale federale BB.2014.121 del 20 novembre 2014 consid. 4.2.1). L'art. 14 del regolamento cantonale prevede che l'autorità competente determina le ripetibili in base agli atti con un ammontare comples- sivo che include anche l'imposta sul valore aggiunto (cpv. 1). Può essere pre- sentata una nota d'onorario e spese (cpv. 2). Giusta l’art. 6 cpv. 1 del medesimo regolamento, al patrocinatore può essere riconosciuto un importo forfetario in per cento dell’onorario quale rimborso per le spese di cancelleria, come quelle di spedizione, di comunicazione, delle fotocopie e di apertura e archiviazione dell’incarto. Per un onorario sino a fr. 5'000. – il rimborso spese ammonta al 10%; oltre i fr. 5'000. – sino a fr. 10'000. – al 6%, ma almeno fr. 500. –; oltre i fr. 10'000.– sino a fr. 20'000.– al 5%, ma almeno fr. 600.–; oltre i fr. 20'000.– al 4%, ma almeno fr. 1'000.–. 3.2 3.2.1 In concreto, il reclamante ha presentato in sede di processo davanti alla CARP due note d’onorario congiunte concernenti le prestazioni da lui fornite per la difesa d’ufficio di B. nel periodo dal 7 gennaio 2021 al 27 aprile 2022. Inoltre, a seguito della rinuncia alla comunicazione orale della sentenza, egli ha inoltrato alla CARP uno scritto aggiuntivo del 5 maggio 2022 concernente le prestazioni da lui fornite per la difesa d’ufficio di B. (v. act. 1.3 nonché atto LXVIII incarto CARP). Contenendo ogni documento una lista dettagliata delle operazioni e delle spese effettuate, tali note implicano per l’autorità giudiziaria cantonale un’analisi delle singole pretese ivi contenute, con la motivazione, perlomeno - 6 - breve, legata alle decurt azioni operate sia a livello di importi che di tempo (v. sentenza 6B_124/2012 consid. 2.3 in fine e giurisprudenza citata). 3.2.2 Nella sentenza impugnata, la CARP, sotto il titolo “ tassazione note d’onorario” ha affermato che «con specifico riferimento al complesso fattuale, nella proce- dura di appello non sono stati addotti né sono emersi elementi nuovi rispetto al procedimento di primo grado. Anzi. il punto principale è stato in primo grado così come in appello l’esame del compimento o meno del reato di tentato omi- cidio intenzionale. Detto diversamente, quindi, alle parti e soprattutto ai loro pa- trocinatori tutta la fattispecie così come le questioni giuridiche erano già del tutto note. L’unico elemento di novità in appello è stata la questione della violazione o meno del principio del ne bis in idem con le sue conseguenze sulla possibilità o meno di esaminare l’accusa di tentato omicidio intenzionale rispettivamente le ipotesi accusatorie di esposizione a pericolo della vita altrui e di lesioni (gravi rispettivamente semplici)» (act. 1.1, pag. 68). L’autorità cantonale ha poi ag- giunto che «un onorario di oltre fr. 18’000. – per la sola procedura di appello, come richiesto dal patrocinatore dell’imputato, si rivela senz’altro esagerato, per tacere dell’esistenza di una richiesta di fr. 1 ‘500.– (a cui dovrebbe aggiungersi l’IVA) per un secondo giorno di dibattimento in appello (il 28 aprile 2022) che in realtà – previsto come giorno di riserva – non vi è stato. Occorre altresì consi- derare che, per ciò che attiene alla procedura di rettifica e interpretazione, il legale aveva – del tutto giustamente – già inoltrato “la sua nota d’onorario per le prestazioni inerenti alla procedura riguardante l’istanza di interpretazione e rettifica in questione” (decisione del 24 febbraio 2022 della Corte delle assise criminali, pag. 4), che quella Corte aveva integralmente ammesso. In quella procedura, la tematica dell’ammissibilità o meno di una istanza di interpreta- zione/rettifica e del ne bis in idem evidentemente già rientravano. Si giustifica un tempo così quantificato da questa Corte: esame della sentenza di primo grado motivata (4h), trasferta in carcere per discuterne con l’imputato (2h e 30 minuti), redazione della dichiarazione di appello (2h), preparazione e allesti- mento dell’istanza probatoria (2h), studio degli aggiornamenti peritali (3h), ulte- riore colloquio con cliente (2h), preparazione dell’arringa per il dibattimento (8h), studio problematica ne bis in idem legata all’istanza di rettifica e interventi presso la prima istanza a seguito di questa istanza di rettifica (già tassati), ap- pello contro la sentenza del 24 febbraio 2022 ed esame appelli PP e accusatrice privata (6h), istanza di scarcerazione e replica (7h), esame decisione su istanza di scarcerazione (30 minuti), altro tempo per corrispondenza varia (atti minori) e aggiornamento a cliente (1 h e 30 minuti), dibattimento di appello e trasferta (9h 30 minuti), esame sentenza di appello e colloquio con cliente (3h) per un totale di 51 ore. Ciò corrisponde a un onorario di fr. 9’180.–. Considerato il forfait di spese del 6% (fr. 550.80, cfr. art. 6 RTar) e I’IVA aI 7.7% (fr. 74 9.20) si per- viene a un importo complessivo di fr. 10’480.–» (act. 1.1, pag. 68 e seg.). - 7 - 3.2.3 Ora, nella misura in cui la CARP si limita in pratica ad affermare unicamente che la nota d ’onorario di oltre fr. 18'000. – del reclamante è esagerata, senza chinarsi sulle singole poste litigiose e senza spiegare sufficientemente le ragioni delle decurtazioni, la motivazione della decisione impugnata risulta effettiva- mente irrispettosa delle garanzie derivanti dall’art. 29 cp v. 2 Cost. Avendo tut- tavia la CARP presentato ampiamente in sede di risposta e di duplica i motivi che l’hanno condotta a respingere le richieste del reclamante , la violazione in questione deve essere considerata sanata nell’ambito della presente proce- dura, ciò di cui si terrà comunque conto nella fissazione delle spese processuali (v. più ampiamente TPF 2008 172 consid. 6 e 7). 4. Il reclamante contesta la quantificazione dell’onorario riconosciutogli, in quanto non prenderebbe “in considerazione le prestazioni presentate e la reale com- plessità della fattispecie” (act. 1, pag. 7). Con la sua sentenza, la CARP, a torto, non avrebbe preso in considerazione il tempo impiegato, l’importanza della pra- tica, l’impegno difensivo, la qualità del lavoro, le difficoltà giuridiche e fattuali, la responsabilità assunta nonché il risultato ottenuto. 4.1 Orbene, è ragionevole supporre che quando un avvocato rappresenta il proprio cliente in appello, dopo averlo già assistito davanti al tribunale di prima istanza, una parte importante del lavoro difensivo – e qui si pensa soprattutto all'analisi dell'intero incarto – sia già stata espletata. Per la preparazione della procedura d'appello la conoscenza e la comprensione di tutti i fatti e di gran parte degli atti da parte del difensore sono quindi assodate, dovendo egli concentrarsi sola- mente sugli atti e sulle questioni puntuali importanti per la difesa in appello. A tale attività, basata su una situazione fattuale e giuridica già conosciuta e stu- diata dal difensore per il processo in primo grado , si aggiunge naturalmente il tempo relativo al dibattimento davanti all'istanza d'appello (v. decisione BB.2014.121 consid. 4.4). 4.2 Il reclamante sostiene che l’esame della sentenza appellata di 112 pagine non potrebbe essere fatto in 4 ore di lavoro. Egli chiede che gli vengano riconosciute 7 ore e 10 minuti. Come rettamente sostenuto dalla CARP in sede di risposta (v. act. 3, pag. 2), occorre rilevare che le prime 42 pagine della sentenza di primo grado co nten- gono la trascrizione di quanto le parti hanno fatto valere al dibattimento, mentre nelle pagine successive vengono a più riprese riproposti estratti di verbali d’in- terrogatorio e della perizia giudiziaria, di cui il reclamante era già cognito. Nella misura in cui il medesimo è già stato remunerato in prima istanza per gli atti compiuti ed esaminati durante l’inchiesta e dinanzi al tribunale di primo grado, il riconoscimento di 4 ore per l’analisi della relativa sentenza non presta il fianco a critiche e va confermato. - 8 - 4.3 Per quanto concerne la redazione della dichiarazione di appello, il reclamante chiede “che gli venga riconosciuta la richiesta presentata al tribunale di prime cure al fine di ottenere il verbale del processo e il verbale di interrogato rio dell’imputato […], così come il colloquio telefonico con il cliente di spiegazione della motivazione della sentenza di prima istanza […]. Inoltre, si chiede anche il riconoscimento del colloquio telefonico con il cliente relativo alle spiegazioni fornitegli in merito l’appello incidentale presentato da parte dell’accusatrice pri- vata” (act. 1, pag. 8). Per quanto precede, egli chiede il riconoscimento di 2 ore e 35 minuti. Tenuto conto che la dichiarazione d’appello costituisce un semplice annuncio senza obbligo di motivazione (v. MINI, Codice svizzero di procedura penale, op. cit., n. 2 ad art. 399 CPP) e che nella sentenza BB.2016.249 del 31 agosto 2016 consid. 4.3 questa Corte ha già avuto occasione di ritenere eccessiva mezz’ora di lavoro per una simile attività, in casu le due ore riconosciute, anche tenuto conto delle attività connesse che il reclamante ha fatto valere, risultano ampia- mente sufficienti. 4.4 Per la preparazione e l’ allestimento delle quattro istanze probatorie, compresi un complemento e tre solleciti, presentate alla CARP, il reclamante chiede che gli vengano riconosciute 7 ore e 10 minuti (v. act. 1, pag. 9). Nella sua risposta al ricorso, la CARP afferma di aver riconosciuto 2 ore di la- voro in relazione alle sole istanze probatorie accolte, ossia quelle concernenti “la richiesta di ottenere un rapporto aggiornato dal direttore del carcere e dalla psichiatra del carcere sulla situazione dell’imputato” (act. 3, pag. 2). Premesso che il riconosc imento del lavoro svolto dal difensore d’ufficio non deve dipen- dere unicamente dall’accoglimento o meno delle richieste presentate al tribu- nale, al reclamante va riconosciuto il tempo concernente la redazione di tutte le istanze probatorie, visto che non erano comunque prive di pertinenza. Una va- lutazione di quest’ultime (poco più 4 pagine in totale) permette di riconoscere al reclamante un dispendio di 4 ore, le quali comprendono anche la redazione del complemento e dei solleciti. 4.5 Per l’esame della perizia giudiziaria di 50 pagine e del rapporto psicologico di 7 pagine, l’insorgente postula il riconoscimento di 6 ore e 25 minuti, precisando che in tale capitolo occorrerebbe considerare anche l’analisi di un’istanza pro- batoria presentata dal pubblico ministero contenente una chiamata telefonica di 50 minuti tra il figlio e l’imputato. Egli contesta quindi le 3 ore fissate nella sen- tenza impugnata. Come rettamente osservato dalla CARP, della presa di posizione peritale dell’11 aprile 2022 (v. atto LVII incarto CARP), di rilievo ai fini dell’onorario risul- tano essere le pagine da 15 a 33. Le prime 15 pagine ricostruiscono gli antefatti - 9 - giudiziari, mentre a partire da pagina 34 vi è l’allegato 1, con la lista dei docu- menti, precisato che da pagina 2 a pagina 15 vengono riproposti stralci della sentenza di primo grado. Per quanto riguarda l’aggiornamento della psicologa del 7 aprile 2022, esso è breve ( in pratica 6 pagine) e le parti importanti sono riprese e spiegate nella presa di posizione di cui sopra, alle pagine 30 e 31. Alla luce di quanto precede, il riconoscimento di 3 ore di lavoro, anche tenuto conto dell’analisi dell’istanza probatoria del pubblico ministero di cui sopra e delle altre attività connesse, rientra nel corretto esercizio del proprio margine d’apprezza- mento da parte dell’istanza precedente e va confermato. 4.6 A fronte delle 3 ore e 25 minuti richiesti, tempo che sarebbe servito a informare il cliente su questioni fattuali e giuridiche complesse al fine di orientarlo sull’an- damento della procedura e sui suoi diritti, il reclamante contesta il riconosci- mento di 2 sole ore di colloqui con il suo assistito. Nella sentenza del 19 maggio 2022 , la CARP riconosce prestazioni del recla- mante di due ore come “ulteriore colloquio con il cliente” (v. sentenza consid. 43.1). Oltre a queste la CARP riconosce ulteriori 1.5 ore per “altro tempo per corrispondenza varia (atti minori) e aggiornamento cliente” e 3 ore per “esame sentenza di appello e colloqui con cliente”. In quale proporzione il tempo rico- nosciuto nelle ultime due posizioni riguardi colloqui/contatti con il cliente, non è specificato. Questo non permette una valutazione complessiva del tempo rico- nosciuto a titolo di colloqui/contatti con il cliente. Certo è soltanto che la CARP riconosce al minimo un tempo poco superiore alle due ore per i colloqui con il cliente. Dalla nota di onorario emerge che i contatti con il cliente c oncernono anche svariate chiamate telefoniche effettuate al reclamante dallo stesso cliente, mentre si trovava in regime carcerario. Dagli atti risulta inoltre che B. è affetto da turba psichica. Anche se il difensore deve limitare le sue prestazioni alle operazioni necessarie, non si può negare che il tempo impiegato per rac- cogliere informazioni da, o spiegare il corso della procedura a una persona con una malattia psichica può rivelarsi più lungo rispetto al tempo impiegato per gli stessi colloqui con una persona mentalmente sana. La CARP non motiva per- ché nella fattispecie essa consideri “ulteriori colloqui” di 2 ore avvenuti nell’arco di oltre un anno con un cliente detenuto e affetto da turba psichica sufficienti per la tutela dei suoi diritti. Sempre in considerazione della forchetta temporale coperta dalla prestazione del reclamante, la gravità dell’accusa nei confronti del cliente, il regime di carcerazione e la sua turb a psichica, colloqui della durata complessiva di 3 ore e 25 minuti sono proporzionati e adeguati. In questo punto il reclamo va accolto. 4.7 Date le molteplici problematiche che si sono presentate (questioni pregiudiziali e di merito, valutazione della colpa, commisurazione della pena, pericolo di re-- 10 - cidiva, espulsione e aggiornamento p eritale), l’insorgente ritiene che il ricono- scimento di 8 ore per la preparazione di un’arringa di quasi 40 pagine sia insuf- ficiente. Egli chiede che gli vengano riconosciute 27 ore e 25 minuti. In sede di duplica la CARP afferma che «in appello non è em ersa la benché minima novità fattuale. L’incarto era ormai da tempo del tutto noto al suo difen- sore […]. Da un punto fattuale il procedimento in appello era finanche più sem- plice per il difensore rispetto al procedimento di primo grado: al riguardo in ap- pello il difensore ha infatti ribadito – proprio come in primo grado e senza che siano emersi nuovi elementi difensivi – le proprie tesi volte a confutare le accuse e, a differenza di quanto successo davanti alla prima Corte, in appello diverse imputazioni non era nemmeno più oggetto di discussione, siccome l’imputato le aveva espressamente riconosciute e non le aveva appellate » (act. 8, pag. 1). Essa aggiunge che «sul tema del ne bis in idem, esso era già stato trattato nell’ambito della procedura di interpretazione e rettifica davanti alla prima Corte, procedimento nel quale il difensore aveva già esposto la propria nota d’onorario e aveva ottenuto (giustamente) quanto spettantegli. A ragione è lo stesso recla- mante a riferire che “Di conseguenza, il tema ne bis in idem è stato riproposto in appello”. In appello poi il difensore non ha aggiunto nulla di nuovo […]. E non di meno la CARP ha conteggiato a favore del reclamante ulteriori 6 ore di lavoro per la redazione dell’appello contro la decisione che la Corte di primo grado ha emanato nell’ambito della procedura di interpretazione e rettifica, ove il tema principale era proprio il ne bis in idem!» (ibidem, pag. 3). Inoltre «la CARP non ha affatto voluto “sminuire l’impegno inteso in ore di lavoro sulle altre questioni che sono state trattate in sede di appello (misura ambulatoriale, espulsione, minacce ecc.)”: a parte il fatto che non si capisce a cosa mai possa rife rirsi quell’”ecc.”, la CARP ha senz’altro considerato il lavoro per la trattazione delle tre questioni appena citate dal difensore e nel tenerne conto ha ritenuto che: per ciò che attiene alla misura ambulatoriale, in appello il perito giudiziario ha indicato che – grazie al percorso effettuato in carcere dall’imputato – la misura ambulatoriale era per il futuro divenuta sufficiente (ed è su questa conclusione peritale che si è fondata la CARP): a fronte di queste risultanze, il lavoro del difensore su ques to tema non necessitava di particolari approfondimenti; per ciò che attiene alla misura dell’espulsione, le norme del CP su quel tema (art. 66a ss) non essendo ancora in vigore all’epoca dei fatti, esse non potevano essere applicate; un breve studio da par te del difensore (in realtà bastava l’esame della norma e della nota presente già a fianco dell’art. 66a CP indicante la data di entrata in vigore della norma stessa) era pertanto sufficiente; per il reato di minaccia, l’imputato era già stato condannato i n primo grado e in ap- pello non è – anche a questo proposito – emerso alcunché di nuovo, se non che l’imputato ha convenuto che al sua versione era ben poco convincente. Anche la riduzione della pena per l’imputato è avvenuta esclusivamente per il proscioglimento pronunciato dalla prima Corte dall’imputazione del reato di esposizione a pericolo della vita altrui, proscioglimento passato in giudicato, - 11 - così che la CARP non ha potuto chinarsi su quell’imputazione, come il difensore ben sa visto che di fatto lo aveva segnalato in primis il Ministero pubblico nell’istanza di interpretazione e rettifica » (ibidem, pag. 3 e seg.). Le particola- reggiate spiegazioni della CARP sono condivisibili ma non sono esaustive. In- fatti, pur tenendo conto dell’assenza di novità di rilievo per rapporto al processo in primo grado, non si può presumere che la conoscenza dell’incarto non sia andata scemata con il trascorrere del tempo. Il fatto che il reclamante abbia studiato integralmente o parzialmente atti che gli erano già noti du rante il pro- cesso di prima istanza, non è inadeguato. Va dunque tenuto conto anche del tempo necessario a questo studio nell’ambito della preparazione dell’arringa. Visti gli atti menzionati nelle note d’onorario è appropriato risarcire ulteriori 4 ore a titolo di preparazione dell’arringa, per un totale di 12 ore. In questo punto il ricorso va dunque parzialmente ammesso. 4.8 Il reclamante contesta il forfait di 6 ore fissato dalla CARP per l’esame della sentenza del Tribunale penale cantonale relativa all’istanza di interpretazione, per l’allestimento dell’appello e il confronto con il cliente. Egli chiede che gli siano riconosciute 9 ore e 50 minuti «in quanto l’appello presentato era compo- sto da ben 10 pagine e non si limitava a una dichiarazione d’appello semplice, ma presentava già un’ampia argomentazione in fatto e in diritto » (act. 1, pag. 13). Come rettamente osservato dalla CARP, svariate poste fatte valere in questo ambito non appaiono giustificate in sede d’appello. Per quanto riguarda la «ri- cerca giuridica ne bis in idem, valutazione della procedura di ricorso contro dec. su ist. di interpretazione » del 4 febbraio 2 022 (di 120 minuti), occorre rilevare che il reclamante ha fatto già valere la sua attività legata all’istanza di interpre- tazione e alla questione del ne bis in idem nell’ambito del procedimento di primo grado, prestazioni che il relativo tribunale aveva già tassato. Per il resto, questa Corte ritiene che il dispendio di 6 ore fissato dalla CARP in questo ambito sia stato valutato nel pieno rispetto dei margini d’apprezzamento ad essa riservati e vada confermato. 4.9 L’insorgente contesta le 7 ore fissate dalla CARP per l’allestimento dell’istanza di scarcerazione e per la replica alle osservazioni del pubblico ministero. Egli chiede che gli vengano riconosciute 9 ore e 25 minuti. Questa Corte ritiene che per la redazione di un’istanza di scarcer azione di 8 pagine (v. atto XXII incarto CARP) e di una replica di 3 pagine, il dispendio di 7 ore fissato dalla CARP sia senz’altro ragionevole e comunque non abusivo, per cui va confermato. Esso tiene anche conto delle spiegazioni fornite al cliente. A tal proposito, si rileva che nei 35 minuti di telefonata col cliente rivendicati dal reclamante sono comprese anche altre tematiche oltre quella della domanda di - 12 - scarcerazione che non rientrano dunque nel capitolo in questione (v. act. 1, pag. 13). 4.10 Il reclamante chiede che venga riconosciuto un colloquio telefonico di 10 minuti con la sorella, necessario al fine di orientare anche i parenti più stretti sull’esito dell’istanza di scarcerazione. Il Tribunale federale ha già avuto occasione di affermare che il difensore d'ufficio deve assistere il suo cliente nel procedimento penale e difenderlo dalle accuse dell'autorità inquirente. Pertanto, il suo mandato è di per sé chiaramente definito e limitato. Certo, il confine tra la difesa penale in senso stretto e l'ulteriore assi- stenza personale e sociale del detenuto, che viene regolarmente fornita dal di- fensore in misura limitata ed è anche in parte necessaria per poter esercitare con successo il mandato difensivo, è naturalmente fluido (sentenza del Tribu- nale federale 6B_464/2007 del 12 novembre 2007 consid. 4.1; SCHMID/JOSITSCH, Schweizerische Strafprozessordung, Praxiskommentar, 3a ediz. 2018, n. 3 ad art. 135 CPP; LIEBER, Commentario zurighese, 3a ediz. 2020, n. 8 ad art. 135 CPP; GALLIANI/MARCELLINI, Codice svizzero di proce- dura penale, Commentario, 2010, n. 4 ad art. 135 CPP). Questo sostegno per- sonale può anche includere, i n particolare, un dispendio orario contenuto per mantenere i contatti del cliente con la sua famiglia (v. sentenza del Tribunale federale 6B_951/2013 del 27 marzo 2014 consid. 3.2). Visto quanto precede, i 10 minuti richiesti, non presi in considerazione dalla CARP, ma nemmeno con- testati da quest’ultima nell’ambito della presente procedura, vanno riconosciuti. 4.11 L’insorgente contesta il fatto che non gli sia stato riconosciuto neanche un col- loquio in carcere prima del processo. Nel capitolo “ Altro tempo per corrispon- denza varia (atti minori) e aggiornamento a cliente (1h e 30 minuti)”, egli postula il riconoscimento del tempo per la trasferta in carcere e per il colloquio col cliente, per un totale di 250 minuti al posto di un’ora e 30 minuti. Premesso che sul colloquio in questione non risulta che la CARP si sia espressa, questa Corte ritiene che la richiesta sia giustificata e ragionevole, per cui, nel capitolo in esame, vanno riconosciute al reclamante 4 ore e 10 minuti. 4.12 Il reclamante contesta infine il dispendio di 3 ore ammesso dalla CARP per l’esame della sentenza d’appello e il colloquio con il cliente. Egli postula il rico- noscimento di 4 ore e 10 minuti, ciò che comprenderebbe “l’esame della sen- tenza, la trasferta presso il carcere e una spiegazione della sentenza con valu- tazione della possibilità di ricorrere” (act. 1, pag. 15). Anche tenuto conto della trasferta al carcere per discutere personalmente col cliente della sentenza della CARP e dell’eventuale impugnazione della stessa, - 13 - questa Corte ritiene che il dispendio orario fissato dall’autorità cantonale , sep- pure nella fascia minima ipotizzabile per l’esame della sentenza, la trasferta e il colloquio, rientri nel suo margine d’apprezzamento e vada quindi confermato. 5. In definitiva, al dispendio orario di 51 ore fissato dalla CARP, occorre aggiun- gere 2 ore concernenti l’allestimento delle istanze probatorie (v. supra consid. 4.4), 1 ora e 25 minuti per l’informazione del cliente (v. supra consid. 4.6), 4 ore per la preparazione dell’arringa (v. supra consid. 4.7), 10 minuti relativi al con- tatto telefonico avuto dal reclamante con la sorella di B. (v. supra consid. 4.10) nonché 2 ore e 40 minuti relativi al capitolo “ Altro tempo per corrispondenza varia (atti minori) e aggiornamento a cliente (1h e 30 minuti) ” (v. supra consid. 4.11), per un nuovo totale di 61 ore e 15 minuti. 6. Visto tutto quanto precede, il reclamo va parzialmente accolto, nel senso che al reclamante va riconosciuto un importo aggiuntivo a quanto deciso dalla CARP nella decisione impugnata di fr. 1845.– a titolo di onorario (10 ore e 15 minuti a fr. 180.– all’ora), ossia, in totale, fr. 12'467.60 (fr. 11’025.– [onorario] + fr. 551.25 [spese; v. art. 6 regolamento cantonale] + fr. 891.35 [IVA]). 7. 7.1 Conformemente all’art. 428 cpv. 1 CPP, le spese processuali sono poste a ca- rico della parte soccombente. In concreto, visto il parziale accoglimento del ri- corso e l’accertata violazione del diritto di essere sentito (v. supra consid. 3.2.3), viene posta a carico del reclamante una tassa di giustizia di fr. 500.–, calcolata giusta gli art. 5 e 8 cpv. 1 del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162). 7.2 Il reclamante, parzialmente vincente, ha diritto a un’indennità per spese ripetibili (art. 436 cpv. 1 in relazione con art. 429 cpv. 1 lett. a CPP). Egli postula un importo di fr. 1'800.– per spese processuali e ripetibili (v. act. 1, pag. 17). Visto il limitato grado di accoglimento del reclamo presentato, solo una parte delle spese legali fatte valere nel petitum possono essere riconosciute quale inden- nità per le spese sostenute. In applicazione degli art. 11 e seg. RSPPF, questa è fissata a fr. 500.–, importo a carico della CARP. - 14 - Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 1. Il reclamo è parzialmente accolto e il punto V.1.2 del dispositivo della deci- sione impugnata riformato, nel senso che le note professionali per le presta- zioni in appello presentate dall’avv. A., difensore d’ufficio di B., sono accolte per fr. 11’025.– (onorario) a cui si aggiungono fr. 551.25 per le spese e fr. 891.35 di IVA, per un totale di fr. 12'467.60. Per il resto, il reclamo è respinto. 2. La tassa di giustizia di fr. 500.– è posta a carico del reclamante. 3. La Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino verserà al recla- mante un importo di fr. 500.– a titolo di ripetibili. Bellinzona, 28 ottobre 2022 In nome della Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale Il Presidente: Il Cancelliere: Comunicazione a: - Avv. A. - Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino Informazione sui rimedi giuridici Contro questa decisione non è dato alcun rimedio giuridico ordinario.