<h2>SubmittedText<h2><p>Il taglio delle accise sui carburanti in Italia sta mettendo in ginocchio il settore nel Canton Ticino. I volumi di carburanti venduti tra Lugano e Chiasso hanno subito riduzioni, in molti casi, fino al 90%. Di fatto il Governo italiano, in pochi giorni ha deciso la riduzione delle tasse sui carburanti e fornito una risposta ai suoi cittadini. I commercianti ticinesi, invece, aspettano oramai da mesi un'azione concreta da parte del Consiglio federale. A rischio molte attività economiche, posti di lavoro e indotti correlati al settore della vendita di carburanti. A fronte dell'importante differenziale di prezzo tra Italia e Ticino, molti ticinesi si recano oltre confine per fare rifornimento. Questa mancanza di domanda, aggiunta all'annullamento di quella dei lavoratori frontalieri, che solitamente si riforniscono in Ticino, ha provocato l'arresto dei consumi.</p><p>Chiedo al Consiglio federale:</p><p>1. Intende agire per cercare di dare una risposta a questo settore nelle zone di confine con l'Italia, in particolare al Ticino?</p><p>2. Se sì, con che misure concrete e con che tempistiche?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. e 2. Il Consiglio federale è consapevole delle sfide legate all'aumento dei prezzi dell'energia. Considerati i risultati del gruppo di lavoro interdipartimentale istituito dal DATEC, dal DEFR e dal DFF, al momento non ritiene necessario definire misure urgenti, nemmeno per le stazioni di servizio nelle regioni di confine. Tuttavia, l'andamento dei prezzi rimane volatile e gli ulteriori sviluppi sono incerti. I lavori vengono pertanto portati avanti in modo mirato cosicché, all'occorrenza, si potranno effettuare i necessari interventi.</p><p>I prezzi dell'energia hanno subito un forte aumento a livello internazionale, causando anche in Svizzera un incremento del rincaro generale. L'inflazione, tuttavia, resta moderata rispetto ad altri Paesi: nel maggio 2022 era del 2,9 per cento, circa 5 punti percentuali in meno rispetto all'eurozona. I motivi sono due: i nuclei familiari svizzeri spendono meno per l'energia, e l'economia è più efficiente dal punto di vista energetico. Le attuali stime sul rincaro emesse da diversi istituti per il 2022 si aggirano attorno al 2-2,5 per cento, mentre ci si attende un rincaro medio nuovamente inferiore per il 2023. Si prevede inoltre un proseguimento della ripresa economica post-pandemica, seppure in misura più moderata rispetto a quanto pronosticato prima della guerra in Ucraina.</p><p>La Banca nazionale svizzera (BNS) ha il compito di garantire la stabilità dei prezzi. A tal fine dispone di strumenti per contrastare un eventuale ulteriore aumento dell'inflazione in Svizzera.</p><p>In risposta al rincaro dei carburanti, l'Italia ha deciso un taglio delle accise sulla benzina e sul diesel. Questa misura è temporanea e scadrà a luglio. In genere è nell'interesse delle aziende prepararsi alle fluttuazioni dei prezzi e poter reagire di conseguenza. Questo vale anche per le stazioni di servizio nelle regioni di confine. Già prima si potevano osservare in alcune regioni limitrofe variazioni o anche un'inversione nelle differenze dei prezzi tra la Svizzera e i Paesi confinanti. Simili evoluzioni rientrano nel rischio aziendale generale di questo settore economico.</p><p>Gli interventi sui prezzi distorcono gli incentivi degli attori del mercato, il che può peggiorare ulteriormente una situazione già tesa a livello di approvvigionamento: una riduzione dei prezzi stimola la domanda ed è quindi in contrasto con gli sforzi per raggiungere gli obiettivi energetici e climatici della Confederazione. Per poter ridurre l'imposta sugli oli minerali è inoltre necessaria una modifica legislativa e un'attuazione tempestiva sembra pertanto improbabile. In aggiunta, dato che tutte le stazioni di servizio beneficerebbero di una riduzione a livello nazionale di questa imposta, vi sarebbero notevoli effetti inerziali e grandi perdite di entrate per la Confederazione. Una riduzione ad esempio di 10 centesimi al litro dell'imposta sugli oli minerali per la benzina e il diesel comporterebbe, se i consumi rimangono invariati, una perdita di entrate di circa 600 milioni all'anno. Ciò si ripercuoterebbe in particolare sul finanziamento delle strade, a cui è destinata la maggior parte dell'imposta sugli oli minerali.</p>  Risposta del Consiglio federale.