<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale, in collaborazione con l'Unione svizzera dei produttori di verdura, è incaricato di aggiornare appena possibile l'allegato 1 dell'ordinanza sulla liberazione secondo l'OIEVFF (RS 916.121.100) (le cosiddette fasi effettivamente amministrate), tenendo conto degli attuali periodi di produzione indigeni (stagione) nonché del potenziale nei prossimi 10 anni e rispettando gli impegni assunti dalla Svizzera nel quadro dell'OMC.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Dall'introduzione delle fasi effettivamente amministrate, circa 30 anni fa, la coltivazione di verdura in Svizzera è fortemente mutata. Nel complesso, in questo periodo la superficie orticola è cresciuta, passando da 12'300 a 16'400 ettari (+33 %) e quella delle serre è aumentata da 286 a 473 ettari (+65 %). A titolo d confronto, la popolazione residente permanente è invece cresciuta del 25 per cento circa.</p><p>In questi 30 anni le abitudini alimentari della popolazione svizzera e le loro esigenze in materia di qualità nei confronti degli alimenti hanno subito profondi cambiamenti. I produttori orticoli svizzeri ne hanno tenuto conto, ampliando la loro produzione sostenuta da un'elevata protezione doganale. Per quanto concerne le colture in pieno campo, l'adeguamento è stato favorito dal fatto che con il riscaldamento climatico anche i periodi vegetativi si sono allungati. Tra i fattori limitanti si annoverano il crescente fabbisogno irriguo e la maggiore frequenza con cui si verificano eventi meteorologici avversi. Da questo punto di vista è vantaggioso coltivare in serra, dove le condizioni di coltivazione sono controllate e quindi hanno un impatto positivo per quanto concerne l'adempimento dei requisiti qualitativi nonché richiedono un minore impiego di prodotti fitosanitari. Lo svantaggio di questo metodo di coltivazione è indubbiamente quello delle emissioni di CO2 nell'ambiente, soprattutto se comparato con le regioni di coltivazione più calde. L'Unione svizzera dei produttori di verdura (USPV) ne è consapevole e, congiuntamente con il commercio, ha deciso di azzerare l'utilizzo di combustibili fossili entro il 2040 nella coltivazione in serra.</p><p>Per 27 verdure la mozione propone di modificare le fasi effettivamente amministrate. Concretamente si tratta dei periodi durante i quali l'Ufficio federale dell'agricoltura (UFAG) può liberare l'importazione ad aliquote di dazio basse (quantitativi parziali del contingente doganale) soltanto se l'offerta indigena non copre la domanda. Secondo la mozione, per 7 prodotti la fase effettivamente amministrata dovrebbe iniziare più tardi e/o finire prima in modo che sia ridotta di 1-6 settimane, mentre per 16 verdure andrebbe prolungata di 2-10 settimane. Ad esempio, per i pomodori, che sono la principale coltura in serra, la fase effettivamente amministrata dovrebbe iniziare un mese prima (maggio) e terminare 3 settimane dopo, mentre per la batavia, che è la principale coltura in pieno campo, tale fase dovrebbe iniziare 2 settimane prima e terminare 3 settimane dopo. La mozione chiede altresì che 4 prodotti finora non amministrati, per esempio il romanesco, lo siano per 6 mesi. Già tempo fa l'USPV aveva presentato all'UFAG le richieste contenute nella presente mozione. Questi le aveva però respinte al mittente, chiedendo che i produttori e il commercio formulassero una richiesta consensuale, cosa che non è avvenuta.</p><p>L'incremento della protezione doganale richiesto, che interesserebbe prevalentemente le importazioni dall'UE, avrebbe varie conseguenze. Il prolungamento della sicurezza dello smercio per i prodotti indigeni si tradurrebbe in un aumento dei prezzi al consumo. Secondo l'Ufficio federale di statistica nel settore ortofrutticolo questi prezzi in Svizzera si situano già mediamente del 42 per cento al di sopra del livello UE. L'ampliamento dell'amministrazione dei quantitativi parziali del contingente doganale comporterebbe anche un maggiore dispendio amministrativo per le aziende. Inoltre, la tematica dello spreco alimentare e dell'autoapprovvigionamento nel contesto della sicurezza alimentare menzionata nella mozione va oltre i singoli casi citati. Per affrontare queste sfide, nel suo rapporto in adempimento del postulato 18.3829 (Piano d'azione contro lo spreco alimentare) il Consiglio federale ha avanzato proposte di più ampia portata.</p><p>Per i motivi suesposti, il Consiglio federale respinge la mozione. Tuttavia, in linea di principio, non è contrario al fatto che l'UFAG esamini in maniera approfondita una modifica dell'ordinanza sulla liberazione secondo l'OIEVFF (RS 916.121.100) ed eventualmente la invii in consultazione nell'ambito di un pacchetto di ordinanze agricole. Una richiesta consensuale da parte della produzione e del commercio è un requisito fondamentale a tal fine. Va garantito che la protezione doganale per la verdura fresca non sia incrementata nel complesso e che sia preservato il potere d'acquisto.</p><p>Le richieste di prolungamento delle fasi effettivamente amministrate per determinate verdure vanno compensate altrove mediante riduzioni dei dazi. Infine nella ponderazione degli interessi devono essere incluse la compatibilità con gli impegni internazionali assunti dalla Svizzera nonché le ripercussioni sulla politica commerciale, sull'ambiente e sui consumatori.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.