<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di introdurre una certificazione di siti Internet da parte di un organo indipendente, analogamente al sistema PEGI ("Pan European Game Information") valido per i videogiochi.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Con la mozione si chiede che i cosiddetti hosting provider limitino l'accesso ai siti da loro ospitati in base a una certificazione vincolante rilasciata da un organo indipendente. Ritenendola non solo assai dispendiosa, ma anche poco efficace, il Consiglio federale respinge la richiesta. In primo luogo, la certificazione vincolante dei siti Internet da parte dell'apposito organo è un'opzione impraticabile già solo a livello quantitativo. Solo nel dominio .ch, infatti, sono attualmente registrati quasi 1,6 milioni di indirizzi. In tutto il mondo gli indirizzi Internet registrati sono circa 200 milioni, per circa 250 miliardi di pagine web. In secondo luogo, una tale certificazione può essere imposta solo agli hosting provider con sede in Svizzera, che dovrebbero a loro volta verificare in modo affidabile l'età di chiunque utilizzi la rete. Una regolamentazione di questo tipo sarebbe comunque destinata al fallimento, non da ultimo perché i fornitori equivoci operano per lo più dall'estero. L'esempio di Wikileaks dimostra tra l'altro come i siti Internet possano essere trasferiti in brevissimo tempo su server di altri Paesi ed essere così sottratti al controllo dell'autorità statale.</p><p>Dagli esempi che ci vengono dall'estero si può desumere che l'altra possibilità - la maggiore responsabilizzazione dei fornitori di contenuti web - è difficile da realizzare. In Germania è fallita la revisione del trattato di stato per la protezione dei giovani dai rischi dei media (Jugendmedienschutz-Staatsvertrag JMSTV), che mirava a imporre ai fornitori di contenuti web residenti sul suolo nazionale la classificazione in base all'età dei contenuti problematici per lo sviluppo dei giovani. All'atto pratico il fornitore di siti web avrebbe dovuto provvedere a limitare le modalità di accesso (p. es. mediante verifica dell'età), circoscrivere la disponibilità oraria dei contenuti o garantire che la classificazione per età fosse riconoscibile per i programmi informatici di tutela dei giovani installati dagli utenti. Date le notevoli perplessità sulla sua realizzabilità e praticabilità e visto che al momento non esistono programmi informatici per la protezione della gioventù affidabili, i Länder Renania settentrionale-Vestfalia e Schleswig-Holstein hanno respinto il progetto.</p><p>Anche il sistema PEGI citato dall'autrice della mozione, affermatosi in tutta Europa nel campo dei videogiochi off line, in campo on line incontra nuovi limiti. Il PEGI Online Safety Code (POSC) deve garantire un minimo di tutela per i minorenni in un ambiente di gioco on line e si basa sull'autodisciplina di produttori e fornitori, chiamati a eliminare il materiale sconveniente dalle loro pagine web e a provvedere a un comportamento adeguato da parte dei loro utenti. Distribuzione e accessibilità di giochi on line sono tuttavia più difficili da controllare dei giochi su supporti fisici. Senza contare che, nel caso dei cosiddetti giochi in rete, la sorveglianza è un onere necessariamente continuo.</p><p>Sotto il profilo tecnico sono quindi piuttosto i sistemi di filtro ad offrire la protezione più efficace. Con questa soluzione è possibile far attivare i filtri direttamente dal provider, offrendo così agli utenti l'accesso protetto a tutta la rete. In alternativa possono essere installati appropriati programmi sui computer con accesso a Internet. Recenti indagini condotte in Europa confermano l'efficacia di tali sistemi, ma rilevano che la loro protezione è scarsa per le pagine web interattive. Essi non sostituiscono quindi la necessaria assistenza da parte degli adulti di riferimento durante la navigazione in Internet dei minorenni.</p><p>Per questa ragione il Consiglio federale punta attualmente soprattutto a sensibilizzare bambini, giovani, genitori e insegnanti sulle opportunità e i rischi implicati dalla fruizione di media elettronici interattivi. L'11 giugno 2010 ha approvato il programma nazionale "Protezione della gioventù dai rischi dei media e competenze mediali", che sarà realizzato tra il 2011 e il 2015 in collaborazione con il settore dei media.</p><p>Malgrado le difficoltà sopraesposte, il Consiglio federale vaglierà tutte le possibilità di migliorare la protezione della gioventù nella rete. Ha per altro già ricevuto questo incarico dalle mozioni Schweiger 06.3170, "Lotta alla cibercriminalità. Protezione dei fanciulli" e Hochreutener 06.3554, "Estensione della mozione Schweiger alla rappresentazione di atti di cruda violenza", approvate dalle Camere. Si tratterà soprattutto di studiare disposizioni legali che permettano di prevenire efficacemente la pornografia infantile e le immagini violente in Internet. Il governo dovrà in particolare valutare se imporre ai provider di fornire gratuitamente agli utenti i programmi necessari a filtrare i contenuti della rete (comprese le istruzioni indispensabili alla loro impostazione e al loro impiego) e a scannerizzare regolarmente i loro server a garanzia della legalità dei dati in essi registrati.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.