<h2>SubmittedText<h2><p>Nella sua seduta del 23 novembre 2016 il Consiglio federale ha deciso di prorogare fino al 31 dicembre 2020 l'impiego della Swisscoy in seno alla forza multinazionale KFOR. Il Consiglio federale intende inoltre ridurre l'effettivo del contingente, che oggi ammonta a 235 militari al massimo, a 190 militari al massimo entro ottobre 2019 e a 165 militari al massimo entro dicembre 2020.</p><p>Sull'impiego e sulla sua proroga possono esserci pareri discordanti. È però importante che, soprattutto per quanto riguarda la riduzione, si proceda con cautela. Ridurre sì, ma al momento opportuno. Si deve ridurre l'effettivo senza compromettere la buona cooperazione internazionale con gli Stati che partecipano alla KFOR e la credibilità del nostro Paese. Si rischierebbe infatti di intaccare anche la reputazione della Svizzera nell'ambito del promovimento della pace.</p><p>Il nostro Paese porta avanti da anni un enorme impegno in Kosovo sul piano umano e finanziario. Sarebbe deprecabile mandare falsi segnali attraverso la riduzione in questione.</p><p>1. Nelle sue considerazioni relative alla riduzione dell'effettivo, il Consiglio federale ha tenuto conto della nuova situazione internazionale, con le minacce e i pericoli attuali? Mi riferisco ai flussi migratori (anche persone indesiderate), che rappresentano un ulteriore pericolo per un Paese instabile come il Kosovo.</p><p>2. Se il Consiglio federale fosse convinto fino in fondo della sua strategia non avrebbe lasciata aperta la possibilità di un rafforzamento temporaneo. In tempo "di pace" ha senso cercare in un primo momento di ridurre l'effettivo per poi aumentarlo nuovamente sotto la pressione di un cambiamento improvviso e pericoloso della situazione, soprattutto se si è consapevoli del fatto che l'aumento dell'effettivo richiede da sei a nove mesi e che al giorno d'oggi spesso la storia si scrive nell'arco di ore o di giorni?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La stabilità del Kosovo rientra negli interessi di politica estera e di politica di sicurezza della Svizzera. L'impiego della KFOR e la continuazione dell'impiego della Swisscoy contribuiscono a perseguire questi interessi. La proroga dell'impiego con la riduzione prevista dell'effettivo del contingente è da intendersi come un segnale politico, indice dell'interessamento per la situazione sul posto, ma anche del fatto che il prolungamento dell'impiego non è un automatismo.</p><p>Il Consiglio federale risponde come segue alle singole domande:</p><p>1. Il Consiglio federale segue con grande attenzione l'evolversi della situazione sul posto. Dall'adozione del messaggio il 23 novembre 2016 il clima politico è nettamente peggiorato, non solo in Kosovo ma in tutta la regione, anche se non si registra un reale aumento della violenza. Nonostante ciò la NATO ha per ora sospeso i piani annunciati ancora nell'autunno del 2016 che prevedevano di fatto di dimezzare l'effettivo della KFOR. Al momento però il Consiglio federale non vede ancora alcun motivo per fare un passo indietro sulle intenzioni di riduzione presentate nel messaggio. Proprio il fatto di aver comunicato con largo anticipo le nostre intenzioni consente alla KFOR di adattarsi alla nuova situazione. Il Consiglio federale coglie l'occasione per rammentare che non è compito della KFOR né della Swisscoy contribuire alla gestione dei flussi migratori. Tali compiti spettano alle autorità kossovare.</p><p>2. La possibilità di aumentare l'effettivo della Swisscoy in caso di necessità e per un periodo di tempo limitato non è correlata con i piani di riduzione descritti nel messaggio. Permette invece al Consiglio federale di aumentare il contingente per attività di manutenzione o per compiti relativi alla sicurezza. Se a causa del trasferimento di parti del contingente si generano ingenti spese di manutenzione è possibile inviare al massimo cinquanta specialisti della logistica. Una tale situazione può essere pianificata e preparata con largo anticipo. Perciò in questo caso è possibile impiegare militari di milizia che prima devono ancora essere reclutati e istruiti. Se invece si tratta di aumentare l'autoprotezione del contingente è possibile inviare fino a venti specialisti della sicurezza. In questo caso si impiegherebbero militari di professione, perché sarebbe necessario reagire in modo più rapido e non ci sarebbe tempo per reclutare e istruire un distaccamento di protezione.</p>  Risposta del Consiglio federale.