<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale ha previsto di incoraggiare e promuovere azioni specifiche volte a evitare la radicalizzazione dei giovani e meno giovani da parte di movimenti che propugnano azioni violente e l'odio religioso e/o razziale:</p><p>1. incoraggiando azioni preventive sul modello danese in materia di prevenzione e deradicalizzazione?</p><p>2. agendo su scala internazionale al fine di concludere accordi internazionali per bandire da Internet siti che incitano all'odio religioso e/o razziale e/o all'azione violenta?</p><p>I recenti attentati in Europa legati all'estremismo violento musulmano hanno mostrato che le persone implicate si erano spesso radicalizzate in prigione o su Internet. Nemmeno una schedatura e una sorveglianza da parte dei servizi speciali hanno permesso di evitare gli attentati.</p><p>Sarebbe stato preferibile evitare la radicalizzazione delle persone implicate.</p><p>Chiedo pertanto al Consiglio federale se ha previsto di promuovere azioni specifiche volte a evitare la radicalizzazione dei giovani e meno giovani da parte di movimenti che propugnano azioni violente e l'odio religioso e/o razziale. Potrebbe in particolare incoraggiare azioni preventive sul modello danese in materia di prevenzione e deradicalizzazione. O ancora agire su scala internazionale al fine di concludere accordi internazionali per bandire da Internet siti che incitano all'odio religioso e/o razziale e/o all'azione violenta.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nella sua analisi sul terrorismo, il Consiglio federale giunge alla conclusione che dal 2012 è riscontrabile in Europa e quindi anche in Svizzera un aumento della minaccia generale, causato soprattutto dal rapido incremento dei viaggi con finalità jihadiste. Inoltre, non è possibile escludere che anche in Svizzera possano essere perpetrati attacchi terroristici analoghi a quelli compiuti a Parigi o a Copenaghen all'inizio del 2015. I mezzi esistenti per contrastare il fenomeno del terrorismo sono pertanto sottoposti costantemente ad attente verifiche e, laddove necessario, ottimizzati.</p><p>Il 26 febbraio 2015 la task force TETRA (Terrorist Travellers), composta da autorità federali e cantonali, ha presentato il suo primo rapporto sul fenomeno dei viaggi intrapresi con finalità jihadiste verso le zone di conflitto. Dal rapporto si evince che le autorità svizzere già oggi adottano misure per individuare tempestivamente e prevenire le forme di radicalizzazione che portano al terrorismo e all'estremismo violento. In tale contesto si inseriscono le misure adottate dal Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), che comprendono tra l'altro il monitoraggio dei siti Internet jihadisti, la presa di contatto a fini preventivi con i soggetti radicalizzati e la richiesta presso l'Ufficio federale di polizia (Fedpol) di pronunciare divieti di entrata nei confronti di persone che diffondono messaggi di propaganda estremista. Tali strumenti si sono rivelati efficaci e permettono alle autorità di perseguimento penale di essere informate tempestivamente in caso di sospetto di reato. Da parte sua, la Polizia giudiziaria federale (PGF), che fa parte di fedpol, è impegnata nella lotta contro la partecipazione e il sostegno a organizzazioni criminali terroristiche su Internet. La PGF fornisce inoltre assistenza alle autorità inquirenti cantonali, in particolare nel perseguire le istigazioni a commettere un crimine o atti di violenza, la discriminazione etnico-religiosa nonché le rappresentazioni di atti di cruda violenza su Internet. Inoltre, recentemente sono state adottate misure volte a sensibilizzare le autorità svizzere di polizia.</p><p>Nel suo rapporto la task force TETRA, oltre a delineare un quadro della situazione in relazione alle misure già adottate, elenca ulteriori possibili strumenti per combattere e prevenire la radicalizzazione jihadista. Attualmente la task force sta valutando l'efficacia e l'attuabilità di simili strumenti di deradicalizzazione e di lotta alla radicalizzazione (de-radicalisation/counter-radicalisation). In tale contesto, essa esamina i corrispondenti programmi a livello europeo nonché i programmi di prevenzione della violenza a livello cantonale e comunale e definisce le competenze e le responsabilità in vista dell'introduzione in Svizzera di nuove misure.</p><p>Per quanto concerne la cooperazione internazionale nell'ambito del blocco dei siti Internet creati allo scopo di diffondere materiale di propaganda, la Confederazione dispone già degli strumenti necessari per bloccare simili contenuti diffusi dalla Svizzera o per richiederne la rimozione. La Svizzera si impegna inoltre attivamente in seno a organizzazioni internazionali (ONU, OSCE) e a gruppi di lavoro, quali il "Global Counterterrorism Forum", al fine di poter usufruire anche in futuro di strumenti giuridici e forme di cooperazione adeguate. Il nostro Paese partecipa inoltre all'elaborazione di un protocollo aggiuntivo contro i viaggi con finalità jihadiste nel quadro della Convenzione del Consiglio d'Europa per la prevenzione del terrorismo.</p><p>Gli organi di sicurezza della Confederazione hanno instaurato un dialogo con i fornitori di servizi Internet internazionali o aventi sede in Svizzera al fine di poter intervenire ancora più velocemente ed efficacemente contro la propaganda della violenza e dell'odio su Internet. Inoltre, la Svizzera coopera strettamente con le autorità partner europee, ad esempio con il gruppo di lavoro di Europol "Check the Web". Quest'ultimo gestisce una piattaforma Internet attraverso la quale mette a disposizione delle autorità inquirenti pubblicazioni selezionate di gruppi jihadisti di stampo terroristico e inclini all'estremismo violento. L'UE sta cercando attualmente di creare sulla scorta di tale gruppo di lavoro una "EU Internet Referral Unit". Lo scopo di tale unità non sarà soltanto di monitorare i siti Internet di stampo terroristico o di estremismo violento già noti, ma anche di individuare, in collaborazione con i fornitori di servizi Internet, i dati tecnici e le informazioni sulla localizzazione dei siti Internet, e in seguito di comunicarli alle autorità inquirenti competenti, affinché queste ultime possano intervenire nei confronti dei gestori di tali siti.</p>  Risposta del Consiglio federale.