<h2>SubmittedText<h2><p>La tortura e gli altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti sono vietati dal diritto internazionale vincolante. Dall'obbligo positivo di proibire e di prevenire la tortura e altri maltrattamenti deriva l'obbligo di regolamentare il commercio di attrezzature utilizzate a tal fine.</p><p>Non si tratta quindi solo di vietare gli strumenti utilizzati specificamente per questo scopo, ma anche di regolamentare le attrezzature che, pur avendo una finalità lecita, vengono spesso utilizzate in modo abusivo.</p><p>Eppure, il commercio di strumenti di tortura è molto fiorente e continua a essere troppo poco regolamentato, consentendo un facile accesso a una vasta gamma di prodotti. La sua ampiezza contrasta nettamente con le terribili conseguenze della tortura e con i chiari impegni presi dagli Stati per porvi fine.</p><p>Nel maggio 2022, su richiesta dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, un gruppo di esperti governativi ha raccomandato la creazione di norme internazionali comuni e la stesura di un accordo giuridicamente vincolante per raggiungere questo obiettivo. Un tale accordo richiede tuttavia un forte impegno da parte degli Stati che lo sostengono.</p><p>La Strategia di politica estera 2020-2023 della Svizzera menziona l'impegno per il divieto della tortura come una delle priorità a favore dei diritti umani (DU). La Svizzera è anche membro della Global Alliance for Torture-Free Trade, che intende "porre fine al commercio di beni utilizzati per infliggere la pena capitale e la tortura". Il piano d'azione del DFAE contro la tortura ha l'obiettivo di ridurre il divario tra il diritto e la prassi.</p><p>Nella consapevolezza che uno strumento internazionale giuridicamente vincolante permetterebbe di avvicinarsi a tale obiettivo: </p><p>- La Svizzera è pronta a impegnarsi a livello internazionale, con il peso necessario, a favore di un tale strumento che vieti le attrezzature di per sé abusive e regoli il commercio di strumenti e mezzi d'intervento che possono essere utilizzati per la tortura e altri maltrattamenti?</p><p>- La Svizzera farà della promozione di un tale strumento una delle priorità del suo lavoro in seno al Consiglio di sicurezza? </p><p>- La Svizzera incoraggerà altri Stati, nel corso di incontri bilaterali, a sostenere la creazione di un tale accordo e, se non l'hanno ancora fatto, ad aderire alla Global Alliance for Torture-Free Trade?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il divieto della tortura è una delle priorità della politica estera svizzera negli ambiti della pace e della sicurezza. Pertanto, la Svizzera ha sostenuto l'ultimo rapporto del Group of Governmental Experts on Torture-Free Trade dell'ONU presentato il 22 giugno 2022 all'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il nostro Paese ha inoltre aderito alla dichiarazione della Global Alliance for Torture-Free Trade e appoggia il processo all'interno dell'ONU.</p><p>I dibattiti in seno all'ONU relativi a uno strumento giuridicamente vincolante hanno appena preso inizio. Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) segue i lavori in corso, ma è troppo presto per promuovere uno strumento che ancora non esiste. Per quanto riguarda il Consiglio di sicurezza, le quattro priorità tematiche definite dal Consiglio federale tengono conto dello stretto legame che unisce i diritti umani e il diritto internazionale umanitario alla pace e alla sicurezza. Entrambi vietano il ricorso alla tortura e a trattamenti crudeli, inumani e degradanti.</p><p>Anche al Consiglio d'Europa sono in corso discussioni su questo tema. Il 31 marzo 2021 il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa ha adottato una raccomandazione sul controllo del commercio transfrontaliero di beni usati per la pena di morte, la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti. La Svizzera ne ha sostenuto l'adozione. Il 19 ottobre 2022 il Consiglio federale ha incaricato il Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) di avviare una procedura di consultazione - che terminerà il 31 gennaio 2023 - su una nuova legge in materia di beni utilizzati per la tortura che consenta di recepire la raccomandazione del Consiglio d'Europa.</p>  Risposta del Consiglio federale.