B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i ch t T ri b u n a l ad m i n i s t r a t i f f éd é r a l T ri b u n a l e am m i n i s t r a t i vo f e d e r a l e T ri b u n a l ad m i n i s t r a t i v fe d e r a l Corte IV D-7205/2024 S e n t e n z a d e l 2 1 n o v e m b r e 2 0 2 4 Composizione Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, con l’approvazione della giudice Claudia Cotting-Schalch; cancelliera Alissa Vallenari. Parti A._______, nato (…), alias B._______, nato (…), Turchia, rappresentato da Hayriye Kamile Öncel Yigit, (…), ricorrente, contro Segreteria di Stato della migrazione (SEM), Quellenweg 6, 3003 Berna, autorità inferiore. Oggetto Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi); decisione della SEM del 7 novembre 2024. D-7205/2024 Pagina 2 Fatti: A. A.a L’interessato ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera l’ (…) ot- tobre 2024. A sostegno della sua identità, egli ha presentato agli atti la sua carta d’identità ed il suo passaporto originali. Dai riscontri dattiloscopici dell’unità centrale del sistema europeo “Eurodac” del (…) ottobre 2024, è risultato che il richi edente era entrato illegalmente in Croazia il (…) otto- bre 2024 e vi aveva presentato una domanda d’asilo in medesima data. A.b Il 10 ottobre 2024, la SEM ha quindi presentato alla preposta autorità croata, una domanda di ripresa in carico del richiedente ex ar t. 18 par. 1 lett. b del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de- terminazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit- tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: RD III). A.c Il 22 ottobre 2024 si è tenuto con l’interessato il colloquio Dublino. A.d Il 24 ottobre 2024, la Croazia ha risposto positivamente alla domanda di ripresa in carico inviatale, fondandosi sull’art. 20 par. 5 RD III. B. Con decisione del 7 novembre 2024 – notificata l’8 novembre 2024 (cfr. [atto della SEM] n. [{…}]-27/1) – la SEM non è entrata nel merito della do- manda d’asilo dell’interessato ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31), con conseguente pronuncia del trasferimento del medesimo verso la Croazia e l’esecuzione del predetto provvedimento. C. Tramite il ricorso del 15 novembre 2024, in tedesco (cfr. risultanze proces- suali), l’interessato ha impugnato la suddetta decisione dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), con richieste procedurali tendenti d’un canto alla concessione dell’effetto sospensivo al ricorso, e d’altro canto – a titolo cautelare – che la SEM e le autorità d’esecuzione siano immediatamente istruite, ad astenersi da qualsiasi azione d’esecu- zione fino alla pronuncia della decisione sulla fattispecie, nonché ha formu- lato istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria parziale, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo anti- cipo. Nel merito egli ha concluso, in via principale, all’annullamento della decisione avversata e all’entrata nel merito della sua domanda d’asilo da D-7205/2024 Pagina 3 parte della SEM. In via eventuale, egli ha postulato la restituzione degli atti all’autorità inferiore per chiarimento completo dei fatti. In via ancora più eventuale, egli ha concluso nel senso che alla SEM venga ordinato di ri- chiedere delle garanzie individuali alle competenti autorità croate, circa il ricevimento da parte dell’interessato di un’adeguata presa in carico medica così come di un alloggio adeguato. Al ricorso, sono stati allegati quali nuovi documenti in copia: la procura con la quale si è legittimata la nuova rap- presentante legale del ricorrente, due fog li di trasmissione di informazioni mediche (di seguito: F2) rispettivamente del 13 e del 14 novembre 2024, una prescrizione di medicamenti per il ricorrente del 14 novembre 2024 ed un rapporto di consultazione di (…). D. Ulteriori fatti e argomenti addotti d alle parti verranno ripresi nei conside- randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. Diritto: 1. 1.1 Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 1.2 Il ricorso è tempestivo (art. 108 cpv. 3 LAsi) ed è ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto en- trare nel merito del gravame. 2. In applicazione dell’art. 33a cpv. 1 PA, una parte può presentare il suo ri- corso in una lingua ufficiale svizzera di sua scelta (cfr. anche in merito PATRICIA EGLI in: Waldmann/Krauskopf [ed.], Praxiskommentar VwVG, 3a ed., 2023, n. 2 seg., pag. 899). Nel caso concreto, il ricorrente ha introdotto il suo ricorso in lingua tedesca. Tuttavia, il Tribunale non ravvede alcuna ragione per scostarsi dalla regola sancita all’art. 33a cpv. 2 prima frase PA, applicabile per rimando dell’art. 6 LAsi e dell’art. 37 LTAF. Il procedimento segue quindi la lingua della decisione impugnata. 3. Il ricorso, essendo manifestamente infondato per i motivi che seguono, è deciso dal giudice unico, con l’approvazione di una se conda giudice (art. 111 lett. e LAsi), nonché la decisione è motivata soltanto D-7205/2024 Pagina 4 sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). Inoltre, giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti. 4. Con ricorso al Tribunale, possono essere invocat i la violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile- vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu- gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci- sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami- nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 3.1). 5. 5.1 Il ricorrente propone, quale conclusione eventuale, la restituzione degli atti all’autorità inferiore, in quanto quest’ultima non avrebbe motivato e chiarito dei fatti giuridicamente rilevanti a sufficienza so tto l’aspetto della clausola di sovranità e dell’esistenza di motivi umanitari nel caso concreto (cfr. p.to 4, pag. 9 seg. del ricorso). Tali censure formali sono da esaminare preliminarmente, in quanto sono suscettibili di condurre all’annullamento della decisione avversata (cfr. DTF 144 I 11 consid. 5.3 e giurisprudenza ivi citata; DTF 142 II 218 consid. 2.8.1; per l’obbligo inquisitorio cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1, per lo stabilimento esatto e corretto dei fatti giu- ridicamente rilevanti DTAF 2014/2 consid. 5.1; 2007/37 consid. 2.3 e per l’obbligo di motivazione DTF 136 I 229 consid. 5.2; sentenza del Tribunale federale 2C_1020/2019 del 31 marzo 2020 consid. 3.4.2; DTAF 2013/34 consid. 4.1, 2012/23 consid. 6.1.2). 5.2 Ora, a differenza di quanto riportato nel ricorso, né dagli atti all’inserto né dalla documentazione ivi presente, si evincono alcune circostanze evo- cate per la prima volta dall’insorgente nel suo gravame. Invero, nell’ambito del suo colloquio Dublino (cfr. n. 20/3), non si rileva in alcun modo l’affer- mazione che egli sarebbe stato limitato nella sua libertà e che all’entrata nel campo l’avrebbero spogliato e perquisito, come neppure che egli avrebbe dovuto presentare forzatamente una domanda d’asilo in Croazia in quanto sarebbe altrimenti stato minacciato di essere rinviato nel suo Paese d’origine se non l’avesse depositata (cfr. p.to 1, pag. 3 e p.to 3.2, pag. 7 del ricorso). Non si ravvedono degli elementi concreti e sostanziati apportati dal ricorrente nel gravame, per ritenere che quanto da lui asserito soltanto in fase ricorsuale sia verosimile, visto che si scontra con quanto da lui narrato nel corso del colloquio Dublino. Altresì, al contrario di quanto descritto e argomentato reiteratamente nel ricorso (cfr. p.to 1, pag. 3 e p.to D-7205/2024 Pagina 5 3.2, pag. 7 del ricorso) dalla documentazione all’inserto non risulta in alcun modo che l’accettazione della Croazia si fondi sull’art. 18 par. 1 lett. d RD III, bensì la ripresa in carico del predetto Paese del 24 otto- bre 2024, si basa sull’art. 20 par. 5 RD III (cfr. n. 21/2). Pertanto, non si può seguire l’argomentazione dell’insorgente su tale punto in questione e non si vede come la SEM avrebbe dovuto considerare un possibile respingi- mento a catena del ricorrente da parte della Croazia nella sua motivazione, non essendo in alcun modo dato tale elemento. Piuttosto, risulta dalle sue dichiarazioni e dalla risposta della Croazia del 24 ottobre 2024, che egli avrebbe lasciato spontaneamente il suolo croato, dopo un giorno e mezzo di permanenza in un edificio (…), e dopo aver firmato un foglio, in quanto non avrebbe voluto presentare alcuna domanda d’asilo in Croazia (cfr. n. 20/3). Sul punto, si osserva inoltre come gli elementi utilizzati dall’auto- rità inferiore onde forgiare il proprio convincimento nel provvedim ento im- pugnato sotto il profilo dell’art. 3 par. 2 RD III, s’iscrivono palesemente nella giurisprudenza in materia resa dal Tribunale (cfr. sentenza di riferimento E- 1488/2020 del 22 marzo 2023 consid. 9.3.5 in relazione al consid. 9.3.2, consid. 9.4 e 9.5), che è sola determinante (cfr. nello stesso senso la sen- tenza del Tribunale F -173/2022 del 19 gennaio 2022 consid. 3.3.2). Ciò vale anche per quanto attinente all’argomentazione enucleata dalla SEM nella decisione avversata circa il sistema d’accoglienza e di procedura vi- gente in Croazia (cfr. ex multis la sentenza del Tribunale D-2807/2023 del 26 maggio 2023 consid. 4.4 e rif. cit.). 5.3 Alla luce di quanto sopra, gli atti all’incarto non rendono quindi conto di alcun elemento che permetta di ritenere che la SEM abbia violato il suo obbligo di motivare la decisione o che avrebbe stabilito in maniera incom- pleta o inesatta i fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi); e quindi di conseguenza essa si è attenuta al suo obbligo in- quisitorio. Le censure mosse dal ricorrente a tal proposito, sono quindi re- spinte. 6. Proseguendo nell’analisi, le ricerche intraprese dalla SEM hanno rivelato che l’insorgente aveva già depositato una domanda d’asilo precedente in Croazia il (…) ottobre 2024 (cfr. n. 8/2 e 9/1). Su tale presupposto, il 10 ot- tobre 2024, la predetta autorità ha presentato all’autorità croata preposta, una richiesta di ripresa in carico del ricorrente fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b RD III (cfr. n. 11/5; cfr. anche per le condizioni la DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1). La Croazia ha esplicitamente accolto tale domanda il 24 ottobre 2024, quindi entro il termine previsto all’art. 25 par. 1 RD III, fon- dandosi sull’art. 20 par. 5 RD III, confermando trattarsi di una ripres a in D-7205/2024 Pagina 6 carico (cfr. n. 21/2). A tali condizioni, e nella misura in cui i documenti all’in- serto non attestano in alcun modo che l’insorgente avrebbe lasciato il ter- ritorio degli Stati membri nello spazio Dublino, o che avrebbe ottenuto un titolo di soggiorno da parte di uno di questi Stati nell’intervallo, si giustifica di fare applicazione dell’art. 20 par. 5 RD III in specie, in conformità con la giurisprudenza topica resa in materia (cfr. sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea [Grande Sezione] del 2 aprile 2019, nelle cause con- giunte C-582/17 e C-583/17, §§ 48-50; cfr. anche le sentenze del Tribunale D-5882/2022 del 13 gennaio 2023 consid. 4.3.2-4.3.3; F -4998/2022 del 9 novembre 2022 consid. 5.3.2). La Croazia è quindi tenuta, in principio, a riprendere in carico il ricorrente, al fine di portare a termine il procedimento di determinazione dello Stato membro competente. 7. 7.1 Ciò posto, occorre tuttavia esaminare se, come conclude l’insorgente nel suo memoriale ricorsuale (cfr. p.to 3.2, pag. 6 seg g. del ricorso), vi siano fondati motivi di ritenere che sussistano in Croazia delle carenze si- stemiche nella procedura d’asilo e nelle condizioni di accoglienza dei ri- chiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi del l’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.01.2000; di seguito: CartaUE). 7.2 Come il ricorrente evidenzia nelle sue considerazioni ricorsuali, con ampio riferimento a diverse fonti e rapporti di organizzazioni non governa- tive e testate giornalistiche (cfr. p.to 3.2, pag. 6 segg. del ricorso), anche il Tribunale nella sua giurisprudenza, ha ammesso la forte probabilità, per i richiedenti l’asilo che entrano per la prima volta nel territorio croato, che si producano regolarmente in Croazia dei respingimenti illeciti alla frontiera, o ancora delle violenze eccessive da parte delle autorità di polizia o di fron- tiera (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E -1488/2020 del 22 marzo 2023 consid. 9.3.5 in relazione con il consid. 9.3.2). Tuttavia, ed al contrario di quanto argomentato dall’insorgente nel gravame, per quanto concerne i richiedenti trasferiti in Croazia sulla base del RD III, il Tribunale è giunto alla conclusione che questi abbiano in principio accesso alla pro- cedura d’asilo in tale paese e ha statuito che, nel quadro sia di una proce- dura di presa in carico (“take charge”) sia di ripresa in carico (“take back”), le persone trasferite non rischino, secondo un’alta probabilità, di essere esposte ad una violazion e dei loro diritti derivanti dal principio di non -re- spingimento. Il Tribunale ha inoltre negato che nella procedura d’asilo e nelle condizioni di accoglienza in Croazia, sussistano delle carenze siste- miche ai sensi dell’art. 3 par. 2 RD III, che farebbero apparire il D-7205/2024 Pagina 7 trasferimento dei richiedenti come generalmente inammissibile (cfr. sen- tenza di riferimento del Tribunale E-1488/2020 succitata consid. 9.4 e 9.5). 7.3 Tornando al caso concreto, il ricorrente, con le sue per lo più generiche argomentazioni ricorsuali (cfr. p.to 3.2, pag. 6 segg.), nonché partendo an- che da uno stato dei fatti scorretto (cfr. supra consid. 5.2), non è in grado di ribaltare la presunzione di rispetto da parte della Croazia dei diritti dei richiedenti l’asilo nell’ambito di una procedura di ripresa in carico Dublino. Difatti, dalle dichiarazioni da lui rese nell’ambito del colloquio Dublino, si evince come egli sia potuto entrare in Croazia, abbia presentato domanda d’asilo – anche se non volontariamente – e abbia potuto lasciare il s uolo croato in piena libertà dopo soltanto un giorno e mezzo di permanenza in un edificio (…) dove sarebbe stato condotto da poliziotti (cfr. n. 20/3). A fronte di tali asserti e di quanto già ritenuto inverosimile sopra (cfr. con- sid. 5.2), non si può quin di dar alcun credito alle allegazioni ricorsuali dell’insorgente, laddove in modo del tutto generico e generale, in quanto non supportati da alcun indizio oggettivo, serio e concreto, presenta la si- tuazione d’accoglienza dei richiedenti l’asilo in Croazia, come violante i di- ritti umani, con respingimenti alla frontiera e sistematici maltrattamenti da parte delle autorità croate. Le sole affermazioni rese nel corso della proce- dura dinanzi all’autorità inferiore con riferimento a dei presunti maltratta- menti da parte delle autorità di polizia croate, sono state quelle che egli avrebbe subito delle pressioni e violenze da parte di poliziotti che lo avreb- bero picchiato, ricevendo degli schiaffi e un pugno al petto. Inoltre lo avreb- bero privato del suo telefono, delle medicine e degli oggetti personali, e lo avrebbero preso in giro per il fatto di essere (…), dopo aver rinvenuto nel telefono delle sue fotografie (…). Una poliziotta gli avrebbe pure detto che lui (…). Non gli avrebbero ridato le medicine, nonostante egli le avrebbe richieste. Inoltre nell’edificio in montagna in cui sarebbe stato condotto dalla polizia, i bagni sarebbero stati fuori dall’edificio, vi sarebbero stati letti a castello, ma senza materassi, coperte e cuscini. Infine il cibo gli sarebbe stato lanciato ed avrebbe letto essere cibo per cani (cfr. n. 20/3). Afferma- zioni queste ultime che però non sono supportate da alcun elemento di qualsivoglia sostanza e concretezza. Pure, per quanto il ricorrente si la- menti che non vi fosse un interprete a l momento della firma del foglio di via, tuttavia d’altro canto dalle sue allegazioni è palese come egli compren- desse ciò che fosse il suo contenuto e quanto gli sarebbe stato detto dai poliziotti presenti (cfr. n. 20/3). Ne discende quindi che le predette sue di- chiarazioni generiche, ed a tratti anche incoerenti, risultano insufficienti per concludere che nel caso di un suo ritorno in Croazia, con verosimiglianza preponderante, egli sarebbe vittima di un trattamento contrario agli art. 3 CEDU, 3 della Conv enzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti D-7205/2024 Pagina 8 crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (RS 0.105) o 4 Car- taUE. Inoltre, nel caso di un suo trasferimento in Croazia egli non verrà trattato come un nuovo venuto, bensì verrà accolto direttamente nelle strut- ture ivi presenti. A tal proposito vi è ancora da rilevare che avendo il mede- simo ricorrente scelto di lasciare il predetto Paese dopo soltanto un giorno e mezzo di soggiorno, egli medesimo si è sottratto ad ogni forma di assi- stenza che la Croazia poteva offrirgli, di modo che gli asserti ricorsuali ge- nerici contrari, non sono atti a riflettere né la situazione reale del sistema d’asilo in Croazia, né la sua messa in esecuzione. Inoltre, il Tribunale non ha alcuna ragione di mettere in dubbi o che la Croazia sia uno Stato di di- ritto, con un sistema di giustizia funzionante. Al quale l’insorgente, che del resto nel suo brevissimo soggiorno in Croazia non ha mai addotto di es- sersi indirizzato, potrà rivolgersi per denunciare l’agito di alcuni fu nzionari di polizia nei suoi confronti, o se dovesse essere minacciato da terze per- sone (come da lui riferito di essere stato “ minacciato di morte a causa del proprio orientamento sessuale” [cfr. F2 del 13 novembre 2024 prodotto con il ricorso], asserto in vero soltanto riportato dal ricorrente alla psicologa in data 13 novembre 2024 e di cui non v’è traccia in altri atti all’inserto), o ancora se in futuro i suoi diritti non venissero rispettati (art. 26 della direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e d el Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazio- nale [di seguito: direttiva accoglienza]). Ciò che potrà essere effettuato dal ricorrente anche con l’eventuale aiuto di organizzazioni non governat ive tutt’ora presenti su suolo croato (cfr. nello stesso senso la sentenza del Tribunale E-5359/2024 del 4 settembre 2024 consid. 6.2), e ciò anche se venisse discriminato a causa della sua identità sessuale o delle patologie di cui soffre. Infine, riguard o alle possibilità di cure mediche in Croazia, il Tribunale nella sua giurisprudenza costante ritiene come tale Paese di- sponga di strutture mediche adeguate, anche per le cure di patologie psi- chiatriche e/o psicologiche (cfr. ex multis le sentenze del Trib unale F - 4895/2024 del 12 agosto 2024 consid. 5.6, F-4288/2024 del 25 luglio 2024 consid. 5.7.4). Su tali presupposti, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 RD III non si giustifica nel caso concreto. 8. 8.1 Occorre ancora esaminare se nella fattispecie risulti applicabile la clau- sola discrezionale prevista all’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), disposizione concretizzata in diritto interno svizzero dall’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 ago- sto 1999 (OAs i 1, RS 142.311; cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg. e con- sid. 8.2.1). D-7205/2024 Pagina 9 8.2 Per quanto il Tribunale non misconosca che le condizioni di acco- glienza e di procedura per i richiedenti l’asilo in Croazia possano essere problematiche, tuttavia, visto anche quanto già sopra ritenuto circa l’incon- sistenza e la contraddittorietà degli asserti resi dall’insorgente nel suo gra- vame, la scrivente autorità ritiene che egli non abbia fornito degli indizi seri e concreti suscettibili di comprovare che un suo ritorno in Croazia lo espor- rebbe al rischio di essere privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di vita indegna in violazione della direttiva accoglienza. L’insorgente non ha peraltro né dimostrato, né reso verosimile, con ele- menti fondati e circostanziati, l’esistenza di un rischio concreto che le au- torità croate rifiuterebbero di riprenderlo in carico e che non porterebbero a termine l’esame della sua domanda d’asilo in violazione della direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale, o ancora in violazione del principio di non-respingimento. In proposito si sottolinea ancora come, essendo la Croazia uno stato di diritt o con un sistema giudiziario funzionante, nulla permette di ritenere che l’insorgente non possa far valere i suoi diritti di fronte alle istanze superiori in tale Paese – e perfino adire la Corte europea dei diritti dell’uomo (CorteEDU) – se ritenesse che la sua domanda d’asilo non sia trattata in modo corretto, o che le autorità croate vengano meno ai loro obblighi derivanti dal diritto internazionale e regolamentare, in partico- lare in materia d’accoglienza. 8.3 Anche dal profilo medico, il Tribunale alla stes sa stregua dell’autorità inferiore non ravvede alcuna problematica medica che risulterebbe ostativa ad un suo trasferimento in Croazia (cfr. sentenze della CorteEDU [Grande Camera], N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/06; Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg. confermato in Savran contro Danimarca del 7 dicembre 2021, 57467/15, §121 segg.; DTAF 2011/9 consid. 7.1). Invero, dalla documentazione agli atti e da quella prodotta con il gravame, si evince come l’insorgente sia affetto da HIV positivo già da (…) anni in trattamento (cfr. n. 16/4), in terapia con (…), per il quale necessita di un costante controllo medico -virale, almeno per i prossimi mesi (cfr. n. 30/2), nonché da un disturbo post-traumatico da stress (cfr. F2 del 13 novembre 2024 annesso al ricorso, n. 29/4), per i quali assume dei medicinali (cfr. n. 29/4) con regolari consulti psichiatrici e psicologici impostati (cfr. n. 29/4, F2 del 13 novembre 2024). Invece, dalla documentazione medica all’inserto, non si rileva in alcun modo che egli soffra di atrofia, come lui ha invece genericamente asserito nell’ambito del colloquio Dublino (cfr. n. 20/3). Tale asserto non è tra l’altro supportato nep- pure dalla documentazione medica presentata con il ricorso. Alla l uce di D-7205/2024 Pagina 10 quanto precede, i problemi di salute di cui soffre l’insorgente non risultano essere di particolare gravità ed il trattamento che sta seguendo attualmente non presenta eccezionali specificità, dal poter essere proseguito soltanto in Svizzera. Invero , in futuro, egli potrà senz’altro beneficiare delle cure mediche di cui necessita anche in Croazia, Paese che dispone, come già visto sopra (cfr. consid. 7.3), di strutture mediche adeguate, anche per la cura delle patologie riguardanti lo spettro psichiatrico. A fianco alle strutture statali, vi sono inoltre in Croazia anche offerte per le cure psichiatriche e psicologiche, da parte di organizzazioni non governative (cfr. sentenza del Tribunale E-5359/2024 del 4 settembre 2024 consid. 6.3 con ulteriore ri f. cit.). Se il ricorrente dovesse ritenere, anche in questo ambito, che i suoi diritti vengano violati dalle autorità croate, come ha esternato anche recen- temente con i suoi terapeuti (cfr. F2 del 13 novembre 2024 e rapporto di […]), apparterrà a lui adire le preposte vie legali presenti nel paese, per far valere gli stessi (cfr. art. 26 in relazione all’art. 19 par. 1 e 2 direttiva acco- glienza). Peraltro, prima del trasferimento, sarà premura delle autorità com- petenti informare in maniera precisa e completa le autorità croate dell’arrivo dei problemi di salute del ricorrente (cfr. art. 31 RD III). Infine, attinente alla circostanza che il ricorrente avrebbe subito un peggioramento del suo stato di salute dopo il ricevimento della decisione negativa della SEM (cfr. pag. 7 del ricorso; F2 del 13 novembre 2024), con riferimento a dei pensieri anti- conservativi in passato, ma senza progettualità (cfr. F2 del 13 novem- bre 2024), né atteggiamenti auto e/o eteroaggressivi, né sintomi afferenti alla sfera psicotica o elementi per dispercezioni (cfr. n. 29/4), le stesse eve- nienze non risultano essere ostative all’esecuzione del suo allontana- mento. Ciò in quanto il peggioramento dello stato psichico di un richiedente l’asilo a seguito di una decisione negativa è casisti ca osservabile di fre- quente e non preclude di principio un trasferimento, anche in concomitanza con tentativi di suicidio o tendenze anticonservative (cfr. la sentenza del Tribunale E-443/2023 del 29 ottobre 2024 consid. 7.5.2). 8.4 Visto quanto precede, il ricorrente non è riuscito a provare o a rendere verosimile che un suo trasferimento in Croazia lo esponga ad un rischio serio e concreto di trattamenti inumani o degradanti, che comporti la viola- zione di disposizioni internazionali, segnatamente dell’art. 3 CEDU, 3 Conv. tortura, o dell’art. 4 CartaUE. 8.5 In siffatte circostanze, non si ravvisano indicatori per concludere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di ap- prezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Non vi è quindi alcun mo- tivo di applicare le clausole discrezionali previste all’art. 17 par. 1 RD III rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, né v’è luogo di richiedere delle D-7205/2024 Pagina 11 garanzie specifiche alla Croazia quanto all’accoglienza e alla presa in ca- rico medica del ricorrente, come da lui postulato soltanto nelle conclusioni ricorsuali (cfr. pag. 2 del ricorso, cifra 4 delle conclusioni ricorsuali). La con- clusione, in via ancora più eventuale esposta nel ricorso, è quindi respinta. 9. Di conseguenza, in mancanza dell ’applicazione delle suddette norme da parte della Svizzera, la Croazia è competente per la ripresa in carico dell’in- sorgente in ossequio alle condizioni poste nel RD III. 10. Quindi, con la decisione avversata, la SEM non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere di apprezzamento ed inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il ricorso deve quindi essere respinto e la decisione della SEM con- fermata. 11. Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande dell’insor- gente tendenti alla concessione dell’effetto sospensivo al ricorso nonché all’esenzione dal versamento di un anticipo sulle presumibili spese proces- suali, risultano divenute senza oggetto. 12. 12.1 Altresì, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della di- spensa dal versamento delle spese processuali, è respinta. 12.2 Pertanto, e visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricor- rente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA; nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo fede- rale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 13. La presente decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF). (dispositivo alla pagina seguente) D-7205/2024 Pagina 12 Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun- cia: 1. Il ricorso è respinto. 2. La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa- mento delle spese processuali, è respinta. 3. Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen- tenza. 4. Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto- nale competente. Il giudice unico: La cancelliera: Daniele Cattaneo Alissa Vallenari Data di spedizione: