<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di dotarsi della possibilità di bloccare, in nome della tutela degli interessi nazionali, ogni acquisizione di imprese svizzere da parte di operatori stranieri.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Per una piccola economia aperta come quella svizzera è particolarmente importante poter accedere nel modo più libero, non discriminatorio e trasparente possibile al mercato internazionale degli investimenti. Il volume degli investimenti diretti all'estero delle imprese svizzere è ragguardevole e nel 2011 ammontava a 1000 miliardi di franchi. Anche il volume degli investimenti diretti esteri in Svizzera è significativo (2011: 606 miliardi di franchi) e fornisce un contributo essenziale alla produttività del nostro Paese. Una politica aperta della Svizzera nei confronti degli investimenti esteri garantisce alla piazza economica del nostro Paese un afflusso sufficiente di capitali e di know-how, condizione indispensabile per la competitività, oltre che creare e mantenere posti di lavoro. Inoltre, tale politica fa sì che gli investimenti diretti all'estero della Svizzera non vengano discriminati.</p><p>Uno dei timori è che l'acquisizione di imprese svizzere da parte di investitori stranieri provochi il trasferimento di posti di lavoro all'estero. Tuttavia, la scelta dei centri di produzione è determinata da diversi vantaggi comparativi e condizioni di mercato (p. es. disponibilità di personale qualificato, costi salariali, ecc.). Le migliori premesse per garantire i posti di lavoro, quindi, sono una regolamentazione favorevole alla concorrenza e una politica formativa orientata alle esigenze del mondo economico. Il secondo timore è che l'acquisizione di imprese che utilizzano tecnologie chiave (p. es. medica e solare) possa far perdere alla Svizzera il suo primato tecnologico. Per rimanere competitiva nel settore dell'innovazione, la nostra piazza economica deve puntare soprattutto su condizioni quadro favorevoli all'innovazione e sulla tutela della proprietà intellettuale.</p><p>In Svizzera non esiste un sistema globale di controllo degli investimenti esteri in entrata. Tuttavia, nell'interesse di determinati obiettivi preponderanti, il diritto vigente tutela alcuni settori a rischio da acquisizioni indesiderate mediante il rilascio di concessioni, il conferimento della proprietà statale o altre misure di carattere privato. I settori interessati sono soprattutto i servizi di base (ospedali, scuole, ecc.) e le infrastrutture (energia, trasporti, telecomunicazioni). Negli altri ambiti le aziende private sono in grado di tutelarsi da sole contro le acquisizioni indesiderate. Ad esempio, secondo il diritto societario svizzero, le imprese possono inserire nei propri statuti alcune limitazioni al diritto di voto o restringere la trasferibilità delle azioni nell'ambito dei vincoli legali imponibili. Inoltre, se si vuole investire in società quotate occorre rispettare anche gli obblighi di notifica previsti dal diritto borsistico.</p><p>In passato il Consiglio federale si è occupato a più riprese degli investimenti esteri in Svizzera, anche in seguito all'aumento degli investimenti diretti internazionali tramite fondi sovrani d'investimento. Il collegio era giunto alla conclusione che gli attuali strumenti normativi (diritto societario, regolamentazioni settoriali, concessioni e partecipazioni di diritto pubblico) sono sufficienti e non vanno modificati.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.