<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di presentare al Parlamento misure intese a permettere alle Camere federali di essere informate tempestivamente, sotto una forma appropriata e secondo una procedura che includa un parere del Consiglio federale relativo alle possibilità di agire di cui dispone la Svizzera, sui progetti di atti legislativi europei importanti per la Svizzera.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Come giustamente rilevato dagli autori della mozione, il trattato di Lisbona non rafforza soltanto il diritto di partecipazione e codecisione del Parlamento europeo nel processo legislativo dell'Unione europea, bensì anche il ruolo dei parlamenti nazionali degli Stati membri dell'UE nel quadro di questo processo.</p><p>I parlamenti nazionali ricevono in visione i progetti dei nuovi atti legislativi dell'UE. Il loro compito consiste però unicamente nel verificare se le proposte legislative europee rispettano il principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato. Essi possono esprimere un parere motivato (cfr. art. 3 del protocollo n. 1 sul ruolo dei parlamenti nazionali nell'Unione europea). Quando un terzo dei deputati dei parlamenti nazionali ritiene che il testo non rispetti il principio di sussidiarietà, il progetto deve essere riesaminato. Da notare che i parlamenti nazionali non procedono tuttavia all'esame materiale del progetto di atto legislativo. Le informazioni relative a progetti di atti legislativi europei sono trasmesse soltanto ai parlamenti nazionali degli Stati membri dell'UE e non a quelli degli altri Stati (come la Svizzera).</p><p>Maggiori ripercussioni su un Paese terzo come la Svizzera ha per contro il rafforzamento del ruolo del Parlamento europeo. La conclusione di nuovi accordi bilaterali, per esempio, dovrà essere approvata anche dal Parlamento europeo. La Svizzera dovrà dunque seguire i lavori del Parlamento europeo e delle sue commissioni con maggiore attenzione e rigore, in particolare negli ambiti nei quali ha concluso o conta di concludere accordi bilaterali con l'UE.</p><p>Il Consiglio federale condivide quanto constatato nella motivazione della mozione, ossia che il nostro Paese sarà sempre più interessato dalla legislazione europea. Per tenere conto di questa evoluzione e, più in generale, della necessità di seguire con attenzione il processo legislativo europeo, il Consiglio federale ha già adottato misure, per esempio il rafforzamento della rapidità nel trasmettere al Parlamento federale le informazioni sugli sviluppi legislativi in seno all'UE d'interesse per la Svizzera. Si tratta soprattutto della prassi di informare prima di ogni seduta con una tabella elaborata dall'Ufficio dell'integrazione DFAE/DFE le Commissioni della politica estera delle due Camere sugli ultimi sviluppi dell'acquis comunitario (soprattutto nel settore Schengen/Dublino). Il Consiglio federale ritiene che questi provvedimenti tengano ampiamente conto delle richieste espresse nella mozione.</p><p>Per consentire una rapida informazione delle Camere federali sui progetti di atti legislativi europei rilevanti per la Svizzera nel modo auspicato dagli autori della mozione sarebbe necessario elaborare un sistema di monitoraggio permanente dell'intero processo legislativo dell'UE da parte delle Camere federali e dell'amministrazione federale. Secondo i dati ufficiali dell'UE (http://eur-lex.europa.eu/fr/prep/latest/index.htm), il 1° gennaio 2010 erano in preparazione 1019 atti legislativi europei. Monitorare in modo completo questi progetti, valutarne l'importanza per la Svizzera ed elaborare le relative prese di posizione richiederebbe ingenti mezzi e l'assunzione di molto personale supplementare. Non è dunque opportuno che le Camere federali o l'amministrazione federale seguano in modo sistematico l'elaborazione della legislazione europea, perché il rapporto tra costi e benefici sarebbe sproporzionato.</p><p>Più in generale, occorre rilevare che, esattamente come la Svizzera, anche l'UE accorda grande importanza al rispetto della sua autonomia decisionale e non accetta per principio di esaminare pareri non richiesti. Sarebbe diverso se fosse l'UE a proporre alla Svizzera di partecipare all'elaborazione delle decisioni, in genere con il coinvolgimento di esperti nei lavori preparatori, che potrebbero interessarla nel quadro degli accordi bilaterali (decision shaping). Il Consiglio federale ritiene infine che potrebbe essere controproducente per la difesa degli interessi nazionali, soprattutto se si prospettano ulteriori negoziati, rivelare sistematicamente il suo parere alle Camere federali sulle possibili opzioni per la Svizzera nel quadro del processo legislativo interno all'UE. Ai sensi dell'articolo 152 capoverso 2 LParl, esso è invece disposto a fornire alle competenti commissioni parlamentari le informazioni necessarie.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.