<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Già prima che nel 1990 venisse diagnosticato il primo caso di ESB in Svizzera, l'obiettivo della </p><p>Confederazione era di contenere i possibili danni causati dall'epizoozia attraverso una ricerca, </p><p>un'informazione e una prevenzione mirate. Benché questa malattia di un genere del tutto nuovo </p><p>sollevi ancora molte domande, siamo convinti che la via seguita nell'ultimo decennio sia quella </p><p>giusta; continueremo quindi a comunicare in modo rapido e trasparente le nuove conoscenze </p><p>scientifiche nonché ad adottare le misure che si renderanno necessarie in base a questi </p><p>risultati.</p><p>In merito alle singole domande il Consiglio federale risponde come segue:</p><p>1. Sottoporre a test tutti i bovini di più di 30 mesi fornirebbe solamente, dal punto di vista </p><p>epidemiologico, conoscenze supplementari minime. I test consentirebbero di eliminare un </p><p>piccolo numero suppletivo di animali portatori dell'agente patogeno dell'ESB. Siccome, sulla </p><p>base delle conoscenze scientifiche attuali, la carne è una derrata alimentare sicura per </p><p>quanto riguarda l'ESB, i test in questione non migliorerebbero la protezione della salute dei </p><p>consumatori. Il grosso inconveniente dei test di rilevazione dell'ESB oggi disponibili è che </p><p>essi consentono di accertare la presenza dell'agente patogeno nell'animale solo poco prima </p><p>della comparsa dei sintomi clinici. Un risultato negativo del test non garantisce dunque che </p><p>l'animale sia effettivamente esente dall'agente dell'ESB. I costi di un test di rilevazione su </p><p>tutti i bovini abbattuti di età superiore ai 30 mesi ammonterebbero a circa 20 milioni di </p><p>franchi. Manca tuttavia la base legale che permetta alla Confederazione di assumersi i costi </p><p>del test nel caso in cui diventasse obbligatorio. </p><p>2. Un divieto generale di foraggiamento con farine di origine animale consente di ridurre </p><p>ulteriormente al minimo il rischio di nuove infezioni da ESB poiché in questo modo è </p><p>possibile evitare qualsiasi contaminazione degli alimenti per bovini con farine animali. </p><p>Questa misura permette quindi di accelerare l'eradicazione in Svizzera di questa epizoozia. </p><p>La distruzione di grandi quantità di proteine animali è il prezzo particolarmente alto che </p><p>occorre pagare e deve essere considerato come un inconveniente dal punto di vista </p><p>ecologico. I costi supplementari che ne derivano ammontano a circa 36 milioni di franchi e </p><p>saranno sostenuti dalla Confederazione fino ad un massimo del 75%. La quota restante </p><p>sarà suddivisa fra produttori agricoli, macelli, macellerie e consumatori.</p><p>3. Non esistono per il momento dati o stime affidabili relative a questa questione.</p><p>4. Gli alimenti per animali di origine vegetale provengono in gran parte da Paesi dell'UE. </p><p>Fanno eccezione i semi e i panelli di soia importati principalmente dagli Stati Uniti, dal </p><p>Brasile e dall'Argentina. Il Consiglio federale ha inoltre adottato varie misure per aumentare </p><p>il tasso di auto approvvigionamento delle componenti proteiche nei foraggi concentrati.</p><p>5. L'incenerimento degli scarti della macellazione consente di interrompere il ciclo infettivo </p><p>poiché impedisce che gli alimenti per bovini vengano contaminati con piccole quantità di </p><p>farine animali. I test di rilevazione dell'ESB oggi disponibili non permettono di affermare con </p><p>certezza se un animale è infetto o meno. Un risultato negativo non garantisce dunque che </p><p>gli organi a rischio non contengano una quantità sufficiente di agenti patogeni della malattia </p><p>per contaminare altri bovini. Ne consegue che effettuare test a tappeto su tutti i bovini di più </p><p>di 30 mesi non è una misura sufficiente per eradicare l'epizoozia.</p><p>6. Non appena l'ESB sarà eradicata, rivaluteremo la situazione e, all'occorrenza, daremo </p><p>nuovamente il via libera all'uso di farine animali come alimento per gli animali da reddito. </p><p>Tale impiego, senz'altro opportuno da un punto di vista ecologico, sarà comunque soggetto </p><p>a condizioni severe.</p><p>7. Per escludere qualsiasi rischio che materiale infettivo finisca nel circuito alimentare dei </p><p>ruminanti, dal 1° gennaio 2001, la messa in commercio di concimi contenenti farine animali </p><p>è soggetta ad autorizzazione.</p><p>8. Sulla base dell'attuale stato delle conoscenze si deduce che i bovini sono stati infettati da </p><p>piccole quantità di farine animali. Una contaminazione degli alimenti per bovini con farine di </p><p>origine animale è possibile nei mulini, in occasione del trasporto e nelle aziende agricole. </p><p>Sebbene questi alimenti non possano più contenere farine animali dal 1996, le esperienze </p><p>fatte dimostrano che, pur con provvedimenti e controlli particolarmente rigorosi, è </p><p>impossibile evitare del tutto una contaminazione. Di conseguenza, il divieto totale delle </p><p>farine animali è l'unica possibilità di bloccare questa via d'infezione. </p><p>9. Malgrado un'assidua attività di ricerca non è ancora stato possibile identificare altre vie di </p><p>trasmissione dell'ESB; in determinate condizioni, una trasmissione dalla vacca al vitello non </p><p>può essere completamente esclusa anche se finora in Svizzera non è mai stata osservata. I </p><p>relativi accertamenti epidemiologici continuano a pieno ritmo. In Svizzera, quale misura di </p><p>sicurezza, tutti i discendenti diretti di animali malati di ESB vengono uccisi ed eliminati.</p><p>10. Il Consiglio federale continuerà, come finora, ad adottare le misure che si renderanno </p><p>necessarie in funzione delle conoscenze scientifiche acquisite. Attualmente, non sono </p><p>comunque previsti altri piani di lotta fondamentalmente nuovi.</p><p>11. Non spetta al Consiglio federale influenzare il consumo e, conseguentemente, la produzione </p><p>di carne. È il mercato a doverne decidere il bisogno.</p>  Risposta del Consiglio federale.