<h2>SubmittedText<h2><p>Sui media odierni (14 giugno 2022) si legge dell'avvio dei primi voli britannici verso il Ruanda, nell'ambito del disegno che intende spostare in quel Paese le persone che chiedono asilo nel Regno Unito.</p><p> Il modello inglese prevede di alloggiare in Ruanda i migranti durante lo svolgimento della procedura, ma anche in seguito, in caso di accoglimento della domanda.</p><p>La Danimarca già l'anno scorso ha dichiarato di voler creare dei centri asilanti in Africa. Risulta ora che anche in Austria ci sia interesse per questa opzione.</p><p>Nella sua presa di posizione sulla mozione 21.3785, riferita al progetto danese, il CF rilevava le difficoltà a suo dire insormontabili nel seguire questa via, evidenziando come nella pratica nessun paese la applicasse. Aggiungeva tuttavia che avrebbe seguito l'evolversi della situazione.</p><p>Adesso il quadro, con l'inizio dei voli britannici presso il Ruanda, appare radicalmente mutato. Ed anche da un ulteriore paese, oltretutto Stato membro UE (Austria), arrivano segnali di interesse per il modello in discussione.</p><p>L'interesse della Svizzera ad alloggiare in paesi extraeuropei i richiedenti l'asilo è evidente in considerazione all'alto numero di profughi ucraini già presenti sul nostro territorio, la cui partenza - vista la situazione - non è certo imminente, e del fatto che il protrarsi della guerra in Ucraina provocherà indirettamente un incremento dei flussi migratori anche da altre parti del mondo. La Svizzera, a seguito del suo sistema d'asilo estremamente generoso, è meta particolarmente gettonata. In particolare da parte di migranti non integrabili.</p><p>Chiedo al Consiglio federale (CF):</p><p>- In ragione dell'inizio dei voli britannici verso il Ruanda, il CF continua a reputare impraticabile il trasferimento dei richiedenti l'asilo in paesi extraeuropei?</p><p>- Il CF ha effettivamente seguito il progetto britannico?</p><p>- Adesso che il trasferimento si è dimostrato fattibile, è intenzione del CF procedere sulla stessa strada, in particolare in prospettiva dei flussi migratori che si registreranno nel futuro prossimo? Oppure sussiste una preclusione di principio, e le difficoltà d'attuazione evocate costituiscono un semplice paravento?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. e 3. Il Consiglio federale si è già espresso a più riprese in merito alla creazione di centri per richiedenti l'asilo al di fuori dell'Europa, in particolare nel suo rapporto sulla ridefinizione di Schengen-Dublino, il coordinamento europeo e la ripartizione degli oneri, pubblicato a maggio 2017 in adempimento del postulato15.3242 Pfister, nonché nelle sue risposte agli interventi parlamentari seguenti: interpellanza 21.3387 Hess "La visione danese "zero richiedenti l'asilo". Un'opzione anche per la Svizzera?", mozione 21.3785 Quadri "Svizzera sulla falsa riga della Danimarca, creare centri asilanti in paesi extraeuropei", mozione 21.3992 del Gruppo dell'Unione democratica di centro "Richiedenti l'asilo. Garanzia della protezione in uno Stato terzo sicuro".</p><p>Dopo la firma del partenariato tra il Regno Unito e il Ruanda, il Consiglio federale non dispone di nuovi elementi sufficientemente probanti per rivedere le conclusioni riportate nelle risposte agli interventi summenzionati. Resta pertanto del parere che la delocalizzazione delle procedure d'asilo sia attualmente irrealistica in quanto solleverebbe questioni giuridiche complesse e comporterebbe sfide politiche e operative troppo importanti. Inoltre, la strategia danese di delocalizzazione non è ancora attuata e nulla indica che lo sarà in un futuro prossimo. Per di più, il primo volo previsto il 14 giugno 2022 dal Regno Unito verso il Ruanda è stato annullato sulla base di singole decisioni dei tribunali britannici e di una decisione del medesimo giorno della Corte europea dei diritti dell'uomo (Corte EDU) che ha accordato una misura cautelare urgente concernente l'imminente respingimento di un richiedente l'asilo verso il Ruanda. In questo contesto, la Corte ha segnatamente tenuto conto delle preoccupazioni sollevate dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati secondo cui i richiedenti l'asilo trasferiti verso il Ruanda non avrebbero accesso a una procedura equa ed effettiva sulla determinazione dello status di rifugiato.</p><p>Il diritto di presentare una domanda d'asilo e il rispetto del principio di non respingimento sono elementi centrali della politica svizzera in materia d'asilo e sono garantiti sia dal diritto nazionale sia da quello internazionale. Il Consiglio federale non cerca di delocalizzare le procedure d'asilo al di fuori dell'Europa. Gli obiettivi della politica d'asilo svizzera si concentrano piuttosto su procedure celeri ed eque, su un'integrazione rapida delle persone da proteggere e su un ritorno in patria quanto prima delle persone che non necessitano della protezione della Svizzera. Le domande d'asilo manifestamente infondate sono trattate in tempi brevi e ai richiedenti l'asilo respinti è notificata sistematicamente una decisione di allontanamento. Negli ultimi anni il legislatore e le autorità svizzere competenti in materia d'asilo hanno adottato varie misure volte ad accelerare le procedure e incoraggiare i ritorni, e il numero delle domande d'asilo manifestamente infondate è diminuito sensibilmente. Attualmente soltanto il 2 per cento di tutte le domande d'asilo in Europa è presentato in Svizzera.</p><p>2. Il Consiglio federale ha preso atto del partenariato, firmato il 14 aprile 2022 e giuridicamente non vincolante, tra il Regno Unito e il Ruanda in materia d'asilo e ne osserva attentamente lo sviluppo e l'attuazione. In tale contesto, il Consiglio federale segue in particolare l'evolversi della giurisprudenza dei tribunali britannici e della Corte EDU, che non si è ancora pronunciata sul merito della suddetta causa.</p>  Risposta del Consiglio federale.