<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di presentare una serie di provvedimenti vincolanti per sostituire il bisfenolo A (BPA). Va data la precedenza a tutte le applicazioni per le quali sussiste il pericolo che il BPA giunga nell'ambiente o sia assorbito dal corpo umano, si pensi ad esempio alla carta termica, ai biberon per bambini, alle lacche e alle scatole di conserva.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il bisfenolo A (BPA) è una sostanza sintetica impiegata per lo più come base per la fabbricazione di diverse plastiche, previste tra l'altro per l'utilizzo a contatto con derrate alimentari. Il BPA è un perturbatore endocrino con effetti di tipo estrogeno. Ciò significa che agisce in maniera simile all'estradiolo, l'ormone sessuale femminile, e può influenzare lo stato ormonale dell'organismo umano. Tuttavia, gli effetti del BPA sono circa 10 000 volte più deboli di quelli dell'estradiolo. </p><p>Le ricerche sul BPA proseguono da cinquanta anni, per cui le sue caratteristiche sono ben documentate. L'autorità europea per la sicurezza alimentare EFSA ha sottoposto regolarmente il BPA a valutazioni del rischio (2002, 2006 e 2008), prendendo sempre in considerazione tutte le basi scientifiche disponibili, ed è giunta alla conclusione che l'assunzione della sostanza tramite l'alimentazione rimane ampiamente inferiore alla quantità giornaliera tollerabile. Pertanto è garantita una soglia di sicurezza sufficiente per tutti i consumatori, inclusi i lattanti e i feti. Questa valutazione è condivisa dall'Ufficio federale della sanità pubblica UFSP. Da un recente studio condotto dal Politecnico federale di Zurigo (marzo 2010) è inoltre emerso che la quantità media di BPA assunta dalla popolazione svizzera è circa da 60 (nel caso dei lattanti) a 2000 volte (nel caso degli adulti) inferiore alla quantità massima tollerabile. Altre fonti di trasmissione della sostanza, quali il contatto diretto con carta termica contenente BPA (p. es. biglietti di cassa o di automati, carta per fax) contribuiscono in minima parte alla contaminazione totale, tra l'altro a causa dell'assunzione limitata attraverso la pelle. </p><p>Singoli studi inducono a supporre che i tenori di BPA assunti dall'organismo potrebbero avere effetti negativi sulla salute anche se sono ampiamente inferiori alle quantità massime tollerabili. Questi risultati non hanno però potuto essere riprodotti in condizioni di sperimentazione standard. Tuttavia, l'EFSA li sta analizzando in collaborazione con l'UFSP per verificare in particolare la loro attendibilità e l'eventuale necessità di adeguare la valutazione del rischio. I risultati di questi esami sono attesi per l'estate 2010.</p><p>Da esami della biodegradabilità effettuati in laboratorio e altri studi sul campo risulta che il BPA ha un buon grado di biodegradabilità sia negli impianti di depurazione che nelle acque naturali. Analisi condotte sui pesci hanno mostrato che il potenziale di bioaccumulabilità del BPA è piccolo e che perciò tale sostanza non si arricchisce lungo la catena alimentare. Inoltre, da misurazioni effettuate nel Reno presso Basilea e in dieci punti diversi del fiume Glatt è emerso che le concentrazioni misurabili di BPA nell'acqua si situano tra i 10 e i 100 nanogrammi per litro e sono pertanto almeno 15 volte inferiori del valore limite di sicurezza stabilito in base a criteri ecotossicologici. Dopo pluriennali lavori di valutazione del rischio relativo al BPA, nel 2008 l'UE è giunta alla conclusione che non sono necessarie misure di riduzione del rischio, quali le limitazioni o il divieto di questa sostanza, per proteggere l'ambiente.</p><p>Il Consiglio federale segue con attenzione gli sviluppi in materia. Al momento non ritiene però necessario adottare altre misure per proteggere la salute o l'ambiente.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.