<h2>SubmittedText<h2><p>La scomparsa di Nelson Mandela ha commosso il mondo intero. La morte del grande conciliatore ha suscitato cordoglio anche nell'opinione pubblica svizzera. La lotta di Mandela per più giustizia, umanità e dignità merita considerazione e rispetto. La sua importanza per la ricostruzione del Sudafrica è riconosciuta anche a livello svizzero. In questo contesto le questioni ancora irrisolte sul ruolo della Svizzera durante l'apartheid sono tornate di attualità. Sarebbe bene che il nostro Paese riparasse alle mancanze dell'ultimo decennio e promuovesse un pubblico dibattito sul rapporto finale del programma nazionale di ricerca PNR 42+ concernente le relazioni tra la Svizzera e il Sudafrica. In primo luogo ci si attende che il Consiglio federale si esprima finalmente sul rapporto da esso commissionato. L'opinione pubblica svizzera ha il diritto di sapere in che modo il governo valuta oggi i risultati di questo programma. Inoltre manca tuttora uno studio sulle operazioni condotte per eludere l'embargo, in particolare in un settore di importanza strategica come quello del petrolio.</p><p>A questo riguardo, il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Il Consiglio federale è finalmente disposto a prendere posizione in merito al rapporto finale del PNR 42+?</p><p>2. Quali conclusioni trae dai risultati del PNR 42+?</p><p>3. Qual è la posizione del Consiglio federale riguardo al memorandum sottoscritto da numerosi esponenti della società civile sudafricana, consegnato al governo svizzero nel 2009?</p><p>4. Per quale ragione il Consiglio federale rifiuta ancora di revocare il divieto di consultare gli archivi disposto "temporaneamente" nel 2003 per i documenti riguardanti il Sudafrica all'epoca del regime dell'apartheid? Per quale ragione ha sinora rifiutato di ristabilire regole di consultazione meno restrittive (cfr. comunicato stampa del DFF del 17 aprile 2003, disponibile in tedesco e francese)?</p><p>5. Il Consiglio federale è disposto a commissionare un'inchiesta indipendente sul ruolo della piazza svizzera nel commercio delle materie prime e in particolare sulle operazioni di elusione dell'embargo nel settore petrolifero?</p><p>6. Il Consiglio federale è disposto a scusarsi pubblicamente con le vittime dell'apartheid per aver appoggiato il regime sudafricano per decenni? Quali ragioni adduce a sostegno della propria posizione?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2. Tra il 2000 e il 2005 sono stati realizzati dieci progetti e un rapporto di sintesi nel quadro del PNR 42+ sotto la responsabilità del Fondo nazionale svizzero della ricerca scientifica. Come ha ricordato nel comunicato stampa del 27 ottobre 2005, il Consiglio federale non si esprime sui risultati del modulo complementare al PNR 42. Esso condivide però le discussioni che le ricerche svolte nel quadro del PNR 42+ hanno potuto e possono ancora suscitare.</p><p>3. In tal senso, alla fine di marzo 2009 l'ambasciatore svizzero in Sudafrica ha informato coloro che gli hanno consegnato il memorandum "Swiss National Science Foundations NFP 42+ Research Programme - The Kreis Report" di non aspettarsi una presa di posizione del Consiglio federale sul PNR 42+.</p><p>4. In seguito a un'azione collettiva presentata negli Stati Uniti contro imprese che intrattenevano relazioni d'affari con il Sudafrica, tra le quali anche ditte svizzere, il 16 aprile 2003 il Consiglio federale ha deciso di limitare l'accesso a determinati documenti conservati presso l'Archivio federale sulle esportazioni di merci e capitali verso il Sudafrica nel periodo dell'apartheid. Lo scopo della misura era garantire l'uguaglianza giuridica delle parti svizzere ed estere. Tuttavia la maggior parte dei documenti non è sottoposta a questo divieto parziale. Poiché dal 20 novembre 2009 nessuna azienda svizzera è stata direttamente oggetto dell'azione collettiva negli USA, il Consiglio federale ha effettuato un esame approfondito della limitazione d'accesso. Il 24 settembre 2010 ha deciso di mantenerla finché l'autorità decisionale di prima istanza del tribunale statunitense non avesse deliberato in merito all'azione collettiva. Nel mese di dicembre 2013 il tribunale del distretto sud di New York ha respinto parzialmente l'azione collettiva. Il Consiglio federale sta pertanto valutando se la situazione legata ai rischi per le aziende svizzere interessate dall'azione collettiva abbia subito cambiamenti tali da giustificare l'abrogazione della limitazione d'accesso. Questa nuova analisi dovrebbe essere conclusa entro la metà dell'anno in corso.</p><p>5. Secondo il rapporto sulle relazioni tra la Svizzera e il Sudafrica pubblicato dal gruppo interdipartimentale nel luglio 1999, i prodotti petroliferi e i prodotti derivati dalla lavorazione del petrolio soggiacevano a cosiddette sanzioni convergenti soltanto per quanto riguardava la loro esportazione. Per far sì che una sanzione venisse considerata "convergente", tutti i Paesi della CE, oltre agli USA, vi dovevano aderire in modo vincolante. Secondo la statistica del commercio non ci sono state esportazioni dirette di petrolio dalla Svizzera al Sudafrica. L'organizzazione della vendita di prodotti petroliferi (senza che questi ultimi transitassero sul territorio svizzero) non era invece sottoposta a cosiddette sanzioni convergenti. Pertanto, simili transazioni non possono essere sistematicamente considerate un mezzo per aggirare le sanzioni. Nel quadro del PNR 42+ i ricercatori avrebbero avuto la possibilità di approfondire questa tematica. Si presume che non l'abbiano fatto soprattutto perché le informazioni affidabili su tali transazioni erano e sono scarse. Per questi motivi il Consiglio federale rinuncia a disporre un'inchiesta indipendente in merito. Gli ambienti scientifici hanno dunque la facoltà di decidere se proseguire o meno le loro ricerche in tale ambito.</p><p>6. Il Consiglio federale rammenta che dagli anni Sessanta sono stati depositati alle Camere federali diversi interventi in cui si chiedeva che la Svizzera assumesse una posizione più determinata nei confronti del Sudafrica. Le Camere federali hanno respinto a larga maggioranza questi interventi, in particolare per quanto riguarda le proposte di applicare sanzioni economiche.</p>  Risposta del Consiglio federale.