<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nell'ambito dei suoi programmi e progetti in materia di politica estera, il Consiglio federale cerca per quanto possibile di sostenere l'evoluzione democratica negli Stati dell'Est e del Sud mediante scambi di esperienze e attività impostate in forma dialogica. Nonostante il Governo condivida di principio la richiesta dell'interpellante, nella prassi l'attuazione della stessa non si rivela sempre sensata e opportuna.</p><p></p><p>Nel dicembre del 1998 il Consiglio federale aveva accettato una raccomandazione del consigliere agli Stati Onken (98.3521), la quale proponeva di invitare delegazioni di osservatori elettorali da Paesi dell'ex blocco comunista (Boll. Uff. 1998 p. 1195 seg.). Nel 1999 la raccomandazione è stata attuata dalla Cancelleria federale in collaborazione con il Dipartimento federale degli affari esteri. Due dei tre Stati invitati (Kirghistan, Bielorussia e Azerbaigian) hanno inviato una delegazione di quattro persone ciascuna. Dopo avere accettato oralmente, il terzo Stato ha rinunciato per iscritto, su ordine del Governo, a dare seguito all'invito. Le trattative con un altro Stato si sono rivelate difficili poiché il Governo ha tentato in vari modi di impedire che rappresentanti dell'opposizione facessero parte della delegazione. Dal canto loro, i rappresentanti del Governo hanno partecipato alla missione di osservazione in modo estremamente mirato; non vi erano nemmeno i presupposti per una disponibilità al dialogo tra rappresentanti governativi e dell'opposizione in merito alle condizioni per elezioni imparziali. L'interesse dei rappresentanti governativi si limitava a determinate parti del disciplinamento, che non miravano propriamente a un'organizzazione e a un'attuazione imparziali delle elezioni, ma piuttosto a risultati elettorali in favore del Governo. Gli sviluppi in questi Stati dopo tali osservazioni elettorali confermano purtroppo questo scettico bilancio: l'OSCE ha constatato l'inosservanza degli standard democratici minimi.</p><p></p><p>Un'osservazione elettorale - in Svizzera o all'estero - è per sua natura un'esperienza molto limitata nel tempo e può fornire soltanto un'immagine contingente della coscienza democratica di una società. Ha quindi un valore didattico limitato. L'esperienza insegna che il fatto di assistere attivamente e a lungo termine gli Stati dell'Est e del Sud nel quadro di programmi di democratizzazione offre sovente maggiori speranze di successo. La Svizzera cerca già attualmente di assicurare una simile assistenza operativa nell'ambito della sua politica estera.</p><p></p><p>Nel mondo esistono sistemi elettorali molto diversi tra loro e con ogni variante pensabile, che soltanto mediante la combinazione degli elementi conducono a una valutazione imparziale o a un risultato manovrabile predeterminato. Dopo l'esperienza del 1999, l'importante ruolo del voto per corrispondenza fa della Svizzera un campo di osservazione problematico per le delegazioni di vigilanza elettorale. Ad esempio la vasta ammissione del voto per corrispondenza presuppone un accresciuto senso di onestà nella democrazia dello Stato di diritto e perciò anche la disponibilità a riconoscere l'attuazione corretta di risultati elettorali meno favorevoli per la propria parte. La crescita estremamente elevata dei voti per corrispondenza proprio negli agglomerati urbani (fino al 92 % del totale dei voti) sottolinea questa situazione.</p><p>3</p><p></p><p>Le delegazioni di osservatori elettorali in Svizzera sono confrontate con locali di voto vuoti e una partecipazione minima. I loro interrogativi sono evidenti. Spiegare il ruolo del voto per corrispondenza diventa inevitabile. Dal punto di vista democratico e dello Stato di diritto, l'interesse dei rappresentanti governativi di Stati amministrati in maniera discutibile - lo ha dimostrato l'esperienza del 1999 - si concentra molto presto e quasi esclusivamente sulla tecnica del voto per corrispondenza. Le indicazioni sull'armonia delle diverse norme necessaria per un'elezione imparziale dal punto vista dello Stato di diritto vengono rifiutate, con l'obiezione che ogni Stato deve creare da solo il proprio sistema elettorale. Un tale processo di apprendimento negativo deve assolutamente essere evitato.</p><p></p><p>È quindi lecito chiedersi se in futuro gli inviti di osservatori elettorali non debbano avvenire nel quadro di organizzazioni internazionali come il Consiglio d'Europa, l'Unione Interparlamentare UIP e l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa OSCE, con le quali evidentemente la Svizzera collaborerà come ha fatto finora. Tale ambito offre il vantaggio che le delegazioni dei diversi Stati vengono invitate ad assistere a elezioni in Paesi che presentano un sistema elettorale affine e le manipolazioni risultano perciò difficili. Per i motivi citati, proprio nel campo dell'osservazione elettorale un procedimento deciso a livello multilaterale è chiaramente da preferire al bilateralismo.</p>  Risposta del Consiglio federale.