<h2>SubmittedText<h2><p>Per quanto concerne il conflitto siriano, i media europei si limitano ormai sempre più a parlare soltanto dei flussi di profughi in Europa. È assolutamente necessario che l'Europa trovi soluzioni comuni volte a offrire protezione ai profughi. Nel frattempo, in Siria continuano a regnare guerra e terrore. In Siria e nei Paesi limitrofi vivono ormai milioni di sfollati interni e profughi, spesso in condizioni molto precarie. La maggior parte di essi desidera restare nelle vicinanze della propria casa o non ha il denaro necessario per affrontare un pericoloso viaggio. Soltanto un cessate il fuoco e l'avvio di un processo di pace che permetta di individuare soluzioni politiche potrà porre rimedio a questa situazione. Recentemente si fa sempre più strada l'opinione secondo cui un tale processo sarebbe fattibile. Al contempo sono necessari progetti per la promozione della pace e il rafforzamento dei diritti umani.</p><p>1. Come valuta il Consiglio federale la possibilità che il conflitto si plachi?</p><p>2. La Svizzera partecipa a un processo volto a trovare una soluzione politica al conflitto?</p><p>3. La Svizzera è disposta a fornire un contributo a livello diplomatico, ad esempio in qualità di mediatrice o ospite nel caso di un avvio del processo di pace a Ginevra?</p><p>4. La Divisione sicurezza umana persegue il programma, riconosciuto a livello internazionale, che si prefigge di coinvolgere attivamente le donne nei processi di pace. Il Consiglio federale è disposto a portare avanti e sostenere in maniera attiva un tale modo di procedere?</p><p>5. La Svizzera ha già lanciato progetti e programmi di promozione della pace e di rafforzamento dei diritti umani in Siria? Cosa fa il Consiglio federale per sostenere e rafforzare i difensori dei diritti umani e le forze pacifiste in Siria ed estendere gli spazi in cui vige una pace relativa? Contribuisce a documentare i crimini di guerra in Siria in maniera inequivocabile per contrastare la cultura dell'impunità?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale si impegna a favore di una soluzione politica e negoziata del conflitto che continua a dilaniare la Siria. A tal fine, sostiene il processo di dialogo promosso da Staffan de Mistura, inviato speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per la Siria. Il Consiglio federale è tuttavia consapevole del fatto che, senza una chiara volontà da parte dei principali attori del conflitto, sarà difficile garantire reali prospettive di pace al popolo siriano. Per questo esorta tutte le parti belligeranti a unire le forze per stabilizzare la situazione, mettendo da parte le rivalità regionali.</p><p>2./3. La Svizzera promuove la pace in Siria sostenendo l'ONU nel suo impegno per favorire una soluzione politica del conflitto nonché attuando iniziative locali.</p><p>Sul piano multilaterale, e in linea con la sua tradizione di Stato ospite, la Svizzera sostiene il lavoro svolto da Staffan de Mistura, inviato speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per la Siria, e partecipa attivamente agli sforzi compiuti da quest'ultimo fornendo contributi tematici e supporto strutturale. La Svizzera cerca così di incentivare la conduzione di discussioni parallele in seno ai quattro gruppi di lavoro intra-siriani creati per trattare le principali questioni al centro del Comunicato di Ginevra del 2012. L'ONU ha designato un cittadino svizzero, il professor Nicolas Michel, come facilitatore in uno di questi gruppi di lavoro. Oltre al professor Michel, la Svizzera prevede di inviare anche due esperti che andranno a rafforzare il processo avviato dall'ONU. Chiede inoltre la creazione in tempi rapidi di un gruppo di contatto internazionale incaricato di contribuire alla ricerca di una soluzione politica, come affermato dal consigliere federale Didier Burkhalter nel discorso che ha tenuto dinanzi al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a New York.</p><p>A livello locale, la Svizzera sostiene iniziative volte a creare spazi civici di incontro e di promozione del dialogo intercomunitario che favoriscano la cessazione delle violenze.</p><p>4. La risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza fu la prima ad adottare, nel 2000, una prospettiva di genere nel campo della pace e della sicurezza. Tale risoluzione riconosce le donne non solo come vittime, ma anche come attrici fondamentali nel lavoro a favore della pace e della sicurezza. Per attuare questa risoluzione, nel 2007 la Svizzera ha adottato il piano d'azione nazionale 1325, che, oltre a contenere misure concrete di sostegno alle donne e alle ragazze, tese anche ad attenuare le ripercussioni che i conflitti armati hanno su di loro, sottolinea il ruolo essenziale delle donne nei processi politici.</p><p>In riferimento alla Siria, la Svizzera presta una particolare attenzione al ruolo delle donne in quanto attrici di primo piano del processo di pace. A tale proposito va ricordato che i quattro principali partner siriani con i quali la Svizzera coopera per rafforzare le capacità locali di promozione della pace hanno una donna come direttrice esecutiva. Sebbene questo fattore sia stato valutato positivamente nella selezione del partner, la scelta si è fondata principalmente su criteri meritocratici, visto l'elevato livello di specializzazione e di impegno delle quattro organizzazioni summenzionate.</p><p>Il Consiglio federale è consapevole dell'importanza di promuovere il ruolo delle donne non solo in quanto attrici del cambiamento in seno alla società civile, ma anche nei processi formali di risoluzione dei conflitti. Per questo motivo, nel corso dei cosiddetti negoziati di Ginevra II, la Svizzera ha favorito la costituzione di un gruppo di lavoro formato da donne appartenenti a correnti politiche diverse, il quale ha successivamente presentato i risultati della propria attività all'inviato speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per la Siria, carica allora ricoperta da Lakhdar Brahimi. Attualmente la Svizzera sostiene il lavoro della Lega internazionale delle donne per la pace e la libertà, che coopera con le principali reti di donne siriane allo scopo di promuovere e tutelare gli interessi di queste ultime.</p><p>5. La strategia della Svizzera in merito al conflitto siriano si basa su tre pilastri: facilitazione di una soluzione politica, aiuto umanitario e resilienza della popolazione civile nonché promozione del diritto internazionale, in particolare del diritto internazionale umanitario.</p><p>In questo contesto è fondamentale la cooperazione con organizzazioni locali. Per rafforzare in modo più specifico le strutture locali nel campo della promozione della pace, la Svizzera sostiene varie iniziative sul posto volte a creare spazi civili di incontro e promozione del dialogo intercomunitario: spazi che hanno permesso, tra l'altro, di pubblicare riviste per i giovani, di attuare programmi d'istruzione di base e di formazione continua e di lanciare iniziative di microcredito.</p><p>Per quanto concerne la promozione del diritto internazionale, la Svizzera si impegna attivamente, in particolare, a favore di una formazione dei gruppi armati incentrata sul rispetto delle norme del diritto internazionale umanitario e sulla documentazione delle violazioni commesse. Attraverso varie ONG internazionali, ha così contribuito a includere le norme del diritto internazionale umanitario nelle regole di ingaggio di numerosi gruppi armati siriani. In merito alla questione delle violazioni commesse, la Svizzera sostiene - sia finanziariamente sia mettendo a disposizione la propria competenza - tre enti siriani che si occupano di documentarle. Ha inoltre svolto un ruolo chiave nell'istituzione della principale piattaforma di cooperazione tra gli enti di documentazione siriani ("Transitional Justice Coordination Group"). Queste attività contribuiscono alla lotta contro l'impunità, condizione essenziale per garantire un'adeguata elaborazione del passato e ripristinare condizioni di pace durature. In tutti i suoi interventi, la Svizzera punta anche alla promozione del buongoverno (good governance) e, in particolare, esorta le autorità dei Paesi coinvolti ad adottare politiche inclusive e democratiche che favoriscano una pace duratura dopo la fine del conflitto.</p><p>Il 18 settembre 2015 il Consiglio federale ha deciso di stanziare 30 milioni di franchi supplementari per la realizzazione di progetti nella regione siriana e in Iraq fino alla fine del 2015.</p>  Risposta del Consiglio federale.