B u n d e s v e rw a l t u n g s g e r i ch t T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i f f éd é r a l T r i b u n a l e am m i n i s t r a t i vo f e d e r a l e T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i v fe d e r a l Corte IV D-1961/2013 S e n t e n z a d e l 16 a p r i l e 2 0 1 3 Composizione Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, con l'approvazione del giudice Bruno Huber; cancelliera Nicole Manetti. Parti A._______, nato il (...), la moglie B._______, nata il (...), e la loro figlia C._______, nata il (...), Nigeria, ricorrenti, contro Ufficio federale della migrazione (UFM), Quellenweg 6, 3003 Berna, autorità inferiore. Oggetto Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (Dublino); decisione dell'UFM del 20 marzo 2013 / N [...]. D-1961/2013 Pagina 2 Visto: la domanda d'asilo che gli interessati hanno presentato in Svizzera il 12 febbraio 2013 (la richiedente e la figlia ), rispettivamente il 14 febbraio 2013 (il richiedente); i verbali delle audizioni sulle generalità del 15 febbraio 2013 (di seguito: verbale 1 [ B._______]) e del 20 febbraio 2013 (di seguito: verbale 2 [A._______]), in occasione delle quali ai richiedenti è stato anche con- cesso il diritto di essere sentiti in merito a un'eventuale evasione della domanda d'asilo tramite una decisione di non entrata nel merito ai sensi dell'art. 34 cpv. 2 lett. d della legge sull’asi lo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) con il relativo trasferimento verso l'Italia; la decisione dell'UFM del 20 marzo 2013 (notificata agli insorgenti in data 3 aprile 2013; cfr. copia dell'avviso di notifica e di ricevuta allegata al r i- corso) di non entrata nel merito della domanda d'asilo ai sensi dell'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi con contestuale p ronuncia dell'allontanamento degli i n- teressati verso l'Italia, ordinando l'esecuzione al più tardi il giorno seguen- te la scadenza del termine di ricorso e indicando che un eventuale ricorso non avrebbe avuto effetto sospensivo in applicazione dell'art. 107a LAsi; la medesima decisione nella quale l'UFM ha considerato l'esecuzione del rinvio degli interessati verso l'Italia come lecita, ragionevolmente esigibile e possibile, posto che, da un lato, l'Italia rispetterebbe il principio del d i- vieto di respingimento ai sensi dell'art. 5 cpv. 1 LAsi e, dall'altro lato, non sussisterebbero indizi fondati di violazione in detto Stato dell'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fo n- damentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101); che, inoltre, l'Italia applicherebbe la direttiva 2003/9/CE del 27 gennaio 2003 recante norme minime relative all'accoglienza dei richiedenti l'asilo negli Stati membri (GU L 31/18 del 6 febbraio 2003; di seguito: direttiva accoglienza); il ricorso dell'8 aprile 2013 (timbro del plico raccomandato : 9 aprile 2013; data di entrata: 11 aprile 2013) con il quale i ricorrenti hanno concluso all'annullamento della decisione impugnata nonché alla trasmissione degli atti di causa all'autorità inferiore per una nuova valutazione e, in subordine, alla concessione dell'ammissione provvisoria; che hanno altresì concluso alla concessione dell'effetto sospensivo e hanno presentato una domanda di esenzione dal pag amento anticipato delle spese di procedura, con protesta spese e ripetibili; D-1961/2013 Pagina 3 l'incarto originale dell'UFM pervenuto al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) il 12 aprile 2013; ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti che verranno r i- presi nei considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza; e considerato: che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una dec i- sione in materia d'asilo dell'UFM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 della legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 [LTAF, RS 173.32]), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e 52 della legge federale sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021); che nella fattispecie tali condizioni sono soddisfatte ed occorre pertanto entrare nel merito del ricorso; che in caso di ricorso contro una decisione di non entrata nel merito in cui l'UFM rifiuta di esaminare la fondatezza della domanda d'asilo (art. 32- 35a LAsi), l'autorità di ricorso si limita, secondo la prassi, a esaminare se l'autorità inferiore ha rifiutato a giusto titolo di entrare nel merito della d o- manda d'asilo (cfr. DTAF 2011/30 consid. 3); che i ricorsi manifestamente infonda ti, ai sensi dei motivi che seguono, sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata solta n- to sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi); che, ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti; che vi è luogo di determinare se l'UFM poteva applicare la disposizione di cui all'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi, secondo la quale non entra nel merito di una domanda d'asilo se il richiedente può rendersi in uno Sta to terzo a cui compete, in virtù di un accordo internazionale, l'esecuzione della pr o- cedura d'asilo e di allontanamento; che in applicazione dell'Accordo del 26 ottobre 2004 tra la Confederazio- ne svizzera e la Comunità europea relativo ai criteri e ai meccanismi che permettono di determinare lo Stato competente per l'esame di una d o- manda d'asilo introdotta in uno degli Stati membri o in Svizzera (ADD, D-1961/2013 Pagina 4 RS 0.142.392.68), l'UFM esamina la competenza relativa al trattamento di una domanda d'asilo secondo i criteri previsti nel Regolamento (CE) n. 343/2003 del Consiglio 18 febbraio 2003 che stabilisce i criteri e i me c- canismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda d'asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo (GU L 50/1 del 25 febbraio 2003; di seguito: Regol a- mento Dublino II) (cfr. art. 1 e 29a cpv. 1 dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali de ll'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; MA- THIAS HERMANN, Das Dublin System, Eine Analyse der europäischen R e- gelungen über die Zuständigkeit der Staaten zur Prüfung von Asylantr ä- gen unter besonderer Berücksichtigung der Assoziation der Schweiz, Z u- rigo, Basilea e Ginevra 2008, pagg. 193 e segg.); che l'esame della domanda d'asilo non deve essere confuso con la pr o- cedura di determinazione dello Stato responsabile, quest'ultima dovendo essere fatta sulla base della situazione esistente al momento in cui il r i- chiedente ha presentato la sua domanda d'asilo per la prima volta presso uno Stato membro o in Svizzera (cfr. art. 5 cpv. 2 Regolamento Dublino II; CHRISTIAN FILZWIESER / ANDREA SPRUNG, Dublin II-Verordnung, Das E u- ropäische Asylzuständigkeitssystem, 3 ª ed., Vienna 2010, n. 4 pagg. 86 seg.); che, ai sensi dell'art. 3 cpv. 1 Regolamento Dublino II, una domanda d'asilo è esaminata da un solo Stato membro, che è quello individuato come Stato competente in base ai criteri enunciati al capo III; che lo Stato compet ente è quello dove è autorizzato a soggiornare in qualità di rifugiato un membro della famiglia del richiedente, successiv a- mente quello che ha rilasciato al richiedente un titolo di soggiorno o un vi- sto, quello tramite il quale il richiedente è entrato, re golarmente o meno, sul territorio di uno o dell'altro degli Stati membri e quello presso il quale la domanda d'asilo è stata presentata la prima volta (cfr. art. 5 in relazione con gli art. 6 a 13 Regolamento Dublino II); che lo Stato membro sul territorio del quale il richiedente ha soggiornato per un periodo continuato di almeno cinque mesi prima dell'inoltro della sua domanda è tenuto a prendere in carico, nelle condizioni previste agli art. 17 a 19 Regolamento Dublino II, il richiedente l'asilo che ha i noltrato una domanda in un altro Stato membro (cfr. art. 10 cpv. 2 e 16 cpv. 1 lett. a Regolamento Dublino II); D-1961/2013 Pagina 5 che tale obbligo cessa se il cittadino di un Paese terzo si è allontanato dal territorio degli Stati membri per almeno tre mesi, sempre che dett o citta- dino di un Paese terzo non sia titolare di un titolo di soggiorno in corso di validità rilasciato dallo Stato membro competente (cfr. art. 16 cpv. 3 Rego- lamento Dublino II); che, tuttavia, in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro può esaminare una domanda d'asilo presentata da un ci t- tadino di un Paese terzo (cfr. clausola di sovranità stabilita all'art. 3 cpv. 2 Regolamento Dublino II e la clausola umanitaria prevista all'art. 15 del ci- tato Regolamento; cfr. ugualmente l'art. 29a cpv. 3 OAsi 1); che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dall'UFM hanno rivel a- to, dopo consultazione dell'unità centrale del sistema europeo "EUR O- DAC", che la ricorrente aveva depositato una domanda d'asilo in Italia il (...) (cfr. act. A 4/1) come anche il ricorrente in data (...) (cfr. act. A 10/2); che peraltro la richiedente ha dichiarato che le autorità italiane le avre b- bero rilasciato un permesso di soggiorno valido fino al (...) (cfr. verbale 1, pag. 8); che il (...) l'UFM ha presentato alle autorità italiane competenti due richie- ste separate, fondate sull'art. 16 cpv. 1 lett. e Regolamento Dublino II, vol- te a riprendere a carico il richiedente (cfr. act. A 17/5) nonché la richieden- te assieme alla figlia (cfr. act. A 18/5); che l'Italia ha riconosciuto la sua competenza (cfr. act. A 21/1 e A 23/2); che di conseguenza la competenza dell'Italia è data; che gli interessati ritengono che in Italia non potrebbero disporre di un al- loggio, dovrebbero mendicare e non sarebbero in grado di provvedere ai bisogni della bambina (cfr. verbale 1, pag. 10 e verbale 2, pag. 8); che nell'atto di ricorso gli insorgenti hanno addotto che in Italia la ma n- canza di un alloggio, le discriminazioni nel mondo del lavoro e l'assenza di un sostegno sociale li avrebbero socialme nte emarginati costringendoli a vivere per strada, in condizioni chiaramente inadatte alla crescita della loro bambina; ch e essi sarebbero stati costretti a viv ere chiedendo l'el e- mosina nonché cercando nella spazzatura avanzi di cibo e vestiti; che l'UFM avrebbe dovuto considerare la drammaticità di una realtà, regolar- mente documentata tra l'altro da articoli di stampa e rapporti d'inchiesta, secondo cui in Italia non vi sarebbero le strutture e i mezzi per assicurare D-1961/2013 Pagina 6 un'assistenza degna ai richiedenti l'asilo ; che con una bambina da cr e- scere, tornare in Italia significherebbe condannare anch'ella a un'esiste n- za caratterizzata da disperazione e abbandono; che quindi l'UFM avrebbe dovuto valutare l'esistenza effettiva di un alloggio e di un'adeguata ass i- stenza al loro rientro; che certo appartiene alle autorità svizzere di vegliare a che gli interessati non siano esposti, in caso di trasferimento verso Italia, a un trattamento contrario al diritto internazionale, in particolare all'art. 3 CEDU; che tuttavia questo Stato è segnatario della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30), così come della CEDU e della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105); che non incombe quindi alla Svizzera di determinare se gli interessati sa- ranno assistiti, dopo il loro trasferimento, in condizioni soddisfacenti; che vista la presunzione del rispetto del diritto internazionale pubblico da parte dello Stato di destinazione, appartiene ai ricorrenti d'inficiarla, addu- cendo dei seri indizi che permetterebbero di ammettere che, nel loro caso particolare, le autorità di questo Stato non rispetterebbero questa gara n- zia e non accorderebbero loro la protezione necessaria o li priverebbero di condizioni di vita degne (cfr. sentenza della Corte europea dei Diritti dell'Uomo [Corte EDU] M. S. S. c. Belgio e Grecia [richiesta n. 30696/09] del 21 gennaio 2011, par. 84-85 e 250; cfr. ugualmente sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea [CGUE], cause congiunte C -411/10 e C-493/10 del 21 dicembre 2011); che i ricorrenti non hanno conseguito stabilire che lo Stato di destinazione sarebbe sprovvisto di istituzioni pubbliche tali da rispondere, se richiesto, ai loro bisogni; che i ricorrenti non hanno fornito indizi seri suscettibili di comprovare che le loro condizioni di vita o la loro situazione personale sarebbero tali da contravvenire alla CEDU in caso di esecuzione del loro trasferimento; che in particolare, essi non hanno stabilito che lo Stato di destinazione violerebbe le norme della direttiva accoglienza; che incomberà quindi ai ricorrenti di far valere la loro situazione specifica e le loro difficoltà, in rapporto al loro statuto, nonché di prevalersene d i-D-1961/2013 Pagina 7 nanzi alle autorità italiane competenti, utilizzando le vie di diritto adegu a- te; che pertanto, in mancanza di tali prove, la presunzione secondo la quale lo Stato di destinazione rispetta i suoi obblighi non è inficiata (cfr. sente n- za della Corte EDU M. S. S. c. Belgio e Grecia [richiesta n. 30696/09] del 21 gennaio 2011, par. 69, 342 -343 e riferimenti citati; cfr. anche DTAF 2011/35); che visto quanto precede, non si è in presenza di un rischio personale, serio e concreto che il trasferimento dei ricorrenti verso lo Stato di dest i- nazione sarebbe contrario all'art. 3 CEDU o a un altro obbligo derivante dal diritto internazionale pubblico al quale la Svizzera è vincolata; che a queste condizioni, non esistono nella fattispecie né ostacoli tali da rendere inammissibile l'esecuzione del trasferimento, né delle ragioni umanitarie ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1; che pertanto non vi è ragione di applicare la clausola di sovranità dell'art. 3 cpv. 2 1a frase Regolamento Dublino II; che di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte della Svizzera, l'Italia è competente dell'esame dell a domanda d'asilo dei ricorrenti ai sensi del Regolamento Dublino II ed è tenuta a riprenderli in carico giusta le condizioni previste all'art. 20 Regolamento Dublino II; che quindi è a giusto titolo che l'UFM non è entrato in materia della d o- manda d'asilo dei ricorrenti in applicazione dell'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi e ha pronunciato il loro trasferimento verso l'Italia conformemente all'art. 44 cpv. 1 LAsi, posto che essi non possiedono un'autorizzazione di soggio r- no in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1); che in siffatte circostanze non vi è più luogo di esaminare in maniera d i- stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 della legge f e- derale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20), dal momen- to che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel merito nel quadro di una procedura di Dublino (cfr. DTAF 2010/45 consid. 10 pag. 645); che in virtù di quanto sopra enunciato anche le conclusioni ricorsuali volte all'annullamento della decisione impugnata e al rinvio degli atti all'autorità inferiore vanno respinte; D-1961/2013 Pagina 8 che visto quanto precede il ricorso deve essere respinto e la decisione dell'UFM, che rifiuta l'entrata in materia della domanda d'asilo e pronuncia il trasferimento dalla Svizzera verso l'Italia, è confermata; che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali è divenuta senza oggetto; che anche la domanda di concessione dell'effetto sospensivo diviene senza oggetto con la presente sentenza; che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600. – che seguono la soccombenza, sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe- tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]); che la presente decisione non concerne persone contro le quali è pen- dente una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno a b- bandonato in cerca di protezione (art. 83 lett. d cifra 1 della legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale [LTF, RS 173.110]); che la decisione non può essere impugnata con ricors o in materia di dirit- to pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d LTF); che la pronuncia è quindi definitiva; (dispositivo alla pagina seguente) D-1961/2013 Pagina 9 il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 1. Per quanto ammissibile, il ricorso è respinto. 2. Le spese processuali, di CHF 600. –, sono poste a carico dei ricorrenti. Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra- tivo federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sentenza. 3. Questa sentenza è comunicata a i ricorrenti, all'UFM e all'autorità cant o- nale competente. Il giudice unico: La cancelliera: Daniele Cattaneo Nicole Manetti Data di spedizione: