<h2>SubmittedText<h2><p>Tramite la DSC, la Svizzera è molto presente in Africa ed è un bene. Detto questo, l'Africa è anche un continente in piena crescita in cui vanno costruite infrastrutture importanti nei settori dell'energia, delle acque e dei trasporti, per citarne solo alcuni. In Svizzera si tende sempre a vedere l'Africa come un continente da aiutare e non come una regione con la quale, alla luce del suo crescente sviluppo, si potrebbero sviluppare importanti relazioni economiche. </p><p>A ciò si aggiunge che la Svizzera ha mantenuto un approccio tradizionale che concepisce l'aiuto allo sviluppo e le attività economiche come separati (a parte qualche piccola eccezione come la SECO). Si tratta di un approccio sostanzialmente superato. Oggi, ad esempio nei Paesi Bassi, l'aiuto allo sviluppo, le relazioni economiche e determinati fondi di investimento sono riuniti e affidati al Ministero degli affari esteri, proprio nell'intento di creare sinergie. </p><p>Invito pertanto il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Il Consiglio federale ha una strategia globale di sviluppo economico con l'Africa? Se sì, con quali Paesi collabora e come si concretizza tale strategia? Questa strategia favorisce i partenariati tra il settore pubblico e quello privato? </p><p>2. I vari attori già presenti in Africa (SECO, DSC, Switzerland Global Entreprise, ASRE, ecc.) non dovrebbero avere una strategia globale per sviluppare gli investimenti privati e gli scambi commerciali? </p><p>3. Il settore privato non viene informato circa le attività della SECO, come migliorare allora l'interazione tra le iniziative pubbliche e quelle private? </p><p>4. La DSC ha posto l'accento sulla formazione, ad esempio sull'apprendistato. Ha anche preso contatto con le imprese svizzere presenti in Africa per sfruttare le sinergie? </p><p>5. Quale quota del sostegno della DSC ai Paesi africani è destinata a creare PMI, che in tempi brevi genereranno impieghi locali e scambi commerciali? </p><p>6. Quale parte dell'ASRE copre i progetti realizzati in Africa? In quanti Paesi i servizi dell'ASRE sono disponibili senza restrizioni? </p><p>7. Esiste un programma di rafforzamento dell'insegnamento superiore come con altri Paesi europei?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Nel suo messaggio concernente la cooperazione internazionale 2013-2016 (FF 2012 2139), la Svizzera ha illustrato il contributo della DSC e della SECO a favore dello sviluppo economico in Africa. La DSC si focalizza sui Paesi e sulle regioni più povere (Benin, Burkina Faso, Mali, Mozambico, Tanzania, Grandi Laghi, Corno d'Africa, Niger, Africa australe, Ciad), e privilegia, in termini di sviluppo economico, la formazione, l'agricoltura, il settore privato e i servizi finanziari.</p><p>Nell'ambito della cooperazione e dello sviluppo economici in Africa, la SECO concentra il proprio sostegno sui Paesi prioritari, ovvero l'Egitto, la Tunisia, il Ghana e il Sudafrica, ma realizza anche programmi supplementari nel Mozambico e nel Burkina Faso e opera in base alle seguenti aree tematiche prioritarie: rafforzamento della politica economica e finanziaria, sviluppo delle infrastrutture e dell'approvvigionamento urbani, sostegno al settore privato e all'imprenditoria, promozione del commercio sostenibile e incentivazione di una crescita rispettosa del clima.</p><p>Sul piano delle relazioni economiche bilaterali, la SECO si focalizza anche sui Paesi in via di sviluppo più avanzati e su quelli emergenti, nei quali la Svizzera registra la maggior parte degli scambi commerciali bilaterali e degli investimenti diretti, in particolare l'Egitto, la Nigeria e il Sudafrica, ma anche l'Algeria, il Ghana, il Marocco e la Tunisia. Con il Sudafrica, principale partner commerciale africano, la Svizzera ha istituito una commissione economica mista comprendente il settore privato che si riunisce regolarmente.</p><p>2. Gli attori menzionati nella domanda coordinano già le proprie attività lavorando in stretta collaborazione con buoni risultati pratici. Caratterizzata da un interesse reciproco, tale cooperazione evidenzia il fatto che l'Africa, con il suo potenziale di crescita, presenta numerose opportunità d'investimento per il settore privato.</p><p>3. La SECO consulta regolarmente le camere di commercio e le associazioni, sostenendone ove possibile le attività. Quando pianifica missioni economiche o altre iniziative, ne informa le associazioni interessate e le coinvolge nei progetti in modo mirato. L'amministrazione e il settore privato intrattengono inoltre scambi regolari anche al di là di queste missioni.</p><p>4. La formazione è una priorità della politica svizzera di sviluppo messa in atto da anni dalla DSC, spesso in partenariato con il settore privato e con risultati tangibili, in modo particolare in Niger, Benin, Burkina Faso, Mali, Ciad e Sudafrica. Per quanto riguarda la formazione professionale, la DSC favorisce gli scambi con alcuni Paesi sfruttando le possibili sinergie con le imprese svizzere presenti sul posto.</p><p>5. Attraverso il messaggio concernente la cooperazione internazionale 2013-2016, la Svizzera si è impegnata ad avviare una collaborazione più stretta con le imprese private. Gli attori dello sviluppo possono vedere rafforzato in modo sostanziale il proprio impatto nella realizzazione degli obiettivi di sviluppo lavorando congiuntamente alla creazione di condizioni quadro favorevoli a investimenti socialmente ed ecologicamente responsabili e promuovendo uno sviluppo economico inclusivo. Da alcuni anni, la DSC interagisce maggiormente con il settore privato ed è attualmente coinvolta in una trentina di partenariati pubblico-privati, segnatamente in Africa. Negli ultimi due anni la DSC ha destinato all'Africa 77 milioni di franchi (il 19 per cento del sostegno ai Paesi africani) per la promozione e il finanziamento del settore privato, appoggiando in modo particolare i settori dell'agricoltura, dell'approvvigionamento idrico e dell'economia o dell'impiego. Inoltre, praticamente in tutti i suoi programmi di cooperazione economica, la SECO mira a promuovere direttamente o indirettamente il settore privato attraverso la concessione di crediti alle imprese, investimenti nell'infrastruttura di base o il miglioramento del quadro giuridico per le PMI.</p><p>6. Dal 2014 l'ASRE ha registrato un forte aumento della domanda di operazioni in Africa, che per ora rappresenta solo il 5 a 10 per cento dei nuovi impegni: una percentuale modesta, ma che potrebbe diventare molto più importante. L'ASRE classifica i Paesi in diverse categorie, in funzione del tipo di debitore e della durata del rischio da coprire. In Africa, sette Stati sono aperti alle operazioni senza alcuna restrizione, mentre altri sono aperti unicamente per determinati tipi di debitori e/o una durata del rischio ben precisa. Oltre a questa prassi generale, l'ASRE esamina la compatibilità di ogni domanda di copertura con i principi della politica estera e della propria politica commerciale, con gli obblighi della Svizzera in virtù del diritto internazionale e con le convenzioni internazionali esistenti nel campo dei crediti all'esportazione che beneficiano di un sostegno pubblico.</p><p>7. Secondo il messaggio concernente la cooperazione internazionale 2013-2016, la DSC dà la precedenza all'istruzione di base e alla formazione professionale, pur sostenendo finanziariamente attraverso iniziative mirate anche gli studi superiori. Si pensi ad esempio al MOOCs4@frica, un progetto del Politecnico federale di Losanna finalizzato alla formazione di quadri in ambito sanitario, idrico e ambientale attraverso corsi gratuiti in rete. La Confederazione è attiva dal 2008 in un programma di cooperazione scientifica con il Sudafrica, lo Swiss-South African Joint Research Programme e sostiene dal 1951 il Centro svizzero di ricerca scientifica ad Adiopodoumé, in Costa d'Avorio e l'Ifakara Health Institute in Tanzania; infine, dal 1961 mette a disposizione borse d'eccellenza per consentire a praticanti, dottorandi e postdottorandi di condurre le proprie ricerche in istituti partner in Svizzera.</p>  Risposta del Consiglio federale.