<h2>SubmittedText<h2><p>La situazione finanziaria generale della stragrande maggioranza delle casse pensioni di diritto privato è attualmente talmente buona ed il livello dei rendimenti conseguiti talmente elevato, che non è assolutamente necessario modificare l'aliquota di conversione al di là di quanto previsto dalla 1a revisione LPP. Gli assicurati affiliati alle fondazioni collettive delle assicurazioni sulla vita sono defraudati di proventi per centinaia di milioni di franchi. Questa prassi dev'essere corretta. Attenendosi alla legge in vigore, una riduzione dell'aliquota di conversione superiore a quella stabilita non sarebbe per ora necessaria neanche per le assicurazioni sulla vita. La prevista revisione di legge va quindi sospesa. Una volta regolata la situazione degli assicuratori-vita, il Consiglio federale dovrà procedere ad una nuova valutazione.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Secondo il rapporto annuale in merito, alla fine del 2005 soltanto un'esigua minoranza degli istituti di previdenza e degli assicuratori sulla vita non presentava una situazione finanziaria equilibrata. Le perdite accusate durante gli anni neri della borsa hanno dunque potuto essere compensate dal buon rendimento degli investimenti. Il rapporto constata tuttavia che circa un terzo degli istituti di previdenza autonomi di diritto privato non dispongono di sufficienti riserve di fluttuazione.</p><p>Un parametro fondamentale per la fissazione dell'aliquota minima di conversione sono le prospettive di rendimento degli investimenti, vale a dire i rendimenti presumibilmente conseguibili in futuro (e non quelli realizzati in passato). A questo proposito va detto che la Banca nazionale svizzera continuerà a garantire la stabilità dei prezzi. La componente inflazionistica dei tassi d'interesse nominali resterà dunque debole. Quanto ai tassi d'interesse reali, la diffusione del risparmio nel nostro Paese avrà - almeno per qualche tempo ancora - un effetto calmierante. Il Consiglio federale ritiene dunque il disegno d'adeguamento dell'aliquota minima di conversione sottoposto alle Camere nel dicembre del 2006 una proposta ragionevole che sarebbe inopportuno lasciar cadere.</p><p>D'altra parte va segnalato che la capacità di rischio non dipende soltanto dall'equilibrio della situazione finanziaria: sono necessarie anche riserve di fluttuazione sufficienti ad affrontare gli imponderabili della borsa senza che gli assicurati abbiano a subire conseguenze. E sono proprio queste riserve a fare tuttora difetto ad un numero considerevole di casse pensioni. Queste casse non sono quindi in grado di operare investimenti ad alto rischio e non possono dunque attendersi rendimenti superiori a quelli conseguibili con investimenti a basso rischio. Le casse pensioni non devono essere costrette ad assumere rischi che non possono sostenere mettendo così a repentaglio le prestazioni promesse agli assicurati.</p><p>Va inoltre ricordato che i provvedimenti proposti dal Consiglio federale non sono riferiti alle caratteristiche specifiche degli assicuratori sulla vita, ma concretizzano il principio di prudenza più generale che vuole ogni istituto di previdenza in grado di garantire durevolmente le prestazioni minime legali. L'ammontare dell'aliquota di conversione dipende unicamente dal tasso di mortalità e dal livello dei tassi d'interesse. È quindi perfettamente logico che gli eventuali utili - quali essi siano - delle compagnie assicurative non abbiano alcuna incidenza sulla sua definizione. Abbandonare questo principio significherebbe dover rimettere presto o tardi in questione le garanzie legali accordate.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.