<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La Dichiarazione della Sorbona del 1998 e la Dichiarazione di Bologna del 1999 sono dichiarazioni d'intenti politici relativamente aperte, e non convenzioni multilaterali formalmente vincolanti per le parti. Infatti, al momento della firma non era possibile giudicare le conseguenze concrete che gli obiettivi fissati in queste dichiarazioni avrebbero avuto sui differenti Paesi europei. Anche per la Svizzera, a quel momento non era possibile procedere a un'analisi vera e propria delle conseguenze a lungo termine. Tuttavia, prima della firma delle due dichiarazioni è stata consultata la Conferenza dei direttori delle università. Sulla Dichiarazione della Sorbona è stata consultata anche la Conferenza universitaria svizzera, la quale ha dato avviso favorevole.</p><p></p><p>2. Le conseguenze strutturali per la ripartizione dei compiti tra le università e le scuole universitarie professionali non derivano immediatamente dalle due dichiarazioni. In quest'ambito i Paesi firmatari hanno notevole spazio di manovra per le loro politiche sull'insegnamento superiore.</p><p></p><p>È incontestabile che la Dichiarazione di Bologna ha accelerato in tutti i Paesi d'Europa il processo politico in vista di un'ampia riforma dell'insegnamento superiore, e che ha dato avvio a questo processo in quei Paesi dove non era ancora cominciato. Va ricordato che le nostre università e i politecnici sono loro stesse responsabili di definire i piani di studio e i diplomi. Questa responsabilità è parte essenziale della loro autonomia. Ma le due dichiarazioni costituiscono un'opportunità offerta alle nostre università per coordinare le loro riforme a livello nazionale e sul piano europeo. Certe direttive valide per tutte le università del Paese sono tuttavia imprescindibili per indirizzare i processi di riforma.</p><p></p><p>Per quanto riguarda le università e i PF, la Conferenza dei direttori delle università svizzere ha accettato, d'intesa con l'Aggruppamento per la scienza e la ricerca, di svolgere in un primo tempo una funzione di coordinazione. Essa ha perciò provveduto a organizzare il 22 giugno 2000 una prima conferenza nazionale nel corso della quale sono state discusse dai rappresentanti di tutte le università e in presenza di esperti internazionali le conseguenze della Dichiarazione di Bologna sul nostro sistema di insegnamento superiore. Alla conferenza sono stati pure invitati i rappresentanti delle SUP.</p><p></p><p>In quell'incontro la Conferenza dei direttori delle università svizzere, aderendo ai principi enunciati nella Dichiarazione di Bologna, ha espresso il suo sostegno per l'avvio del processo. Essa ha affermato la volontà delle università svizzere di ripensare la struttura degli studi universitari e di adattarla, se necessario, per assicurare una migliore armonizzazione dei sistemi di studio sul piano internazionale, specialmente in Europa, in modo da facilitare la mobilità degli studenti e la comprensibilità dei diplomi. Evidentemente le università rifiutano l'uniformità e il livellamento verso il basso.</p><p></p><p>Quale prossima tappa del processo è previsto un dibattito nell'ottobre 2000 in seno al Consiglio della Conferenza universitaria svizzera (che funzionerà nelle sue nuove strutture presumibilmente a partire dal 1° gennaio 2000). La CUS riunisce i cantoni universitari e la Confederazione in qualità di autorità di tutela delle università e dei PF. Questo dibattito sarà l'occasione di tracciare il bilancio politico dei lavori svolti nel campo delle università e dei PF. La nuova legge federale sull'aiuto alle università, adottata l'8 ottobre 1999, permette d'altra parte di emanare direttive sulla durata normale degli studi e sugli attestati e sui diplomi di studio vincolanti per tutte le parti interessate. In tal modo sono state create le condizioni istituzionali e giuridiche affinché la Confederazione e i cantoni possano agire di concerto sugli obiettivi essenziali contenuti nella Dichiarazione di Bologna.</p><p></p><p>Il Consiglio federale auspica espressamente che le SUP e le loro autorità di tutela partecipino a questo processo. La Commissione federale delle scuole universitarie professionali e il Consiglio delle SUP hanno già avviato il dibattito sull'attuazione dei principi enunciati nella Dichiarazione di Bologna a livello delle SUP.</p><p></p><p>Nel quadro dei suoi rapporti ordinari, il Consiglio federale terrà al corrente il Parlamento e le sue commissioni interessate sugli sviluppi del dibattito e sulle eventuali disposizioni adottate nel processo di Bologna.</p><p></p><p>3. La Dichiarazione di Bologna prevede un sistema articolato su due cicli di studio (undergraduate/graduate). Il primo ciclo deve durare almeno tre anni e portare a un titolo "riconosciuto" sul mercato del lavoro. La natura di questo riconoscimento sul mercato del lavoro non è precisata e resta piuttosto nel vago. I Paesi conservano dunque a questo proposito grande libertà di manovra.</p><p></p><p>Le università svizzere difendono con determinazione il punto di vista che un eventuale primo titolo universitario dopo almeno tre anni di studio (bachelor) deve offrire in linea di massima una formazione scientifica di base che potrà essere considerata come condizione per l'esercizio di diverse attività professionali. Questa formazione di base non deve tuttavia sviluppare attitudini professionali specifiche in vista dell'esercizio di una determinata professione. La qualifica professionale sarebbe conseguita in differenti forme a livello di "master". Contrariamente a quanto sembra temere l'interpellante, non si tratta di interferire con il settore specifico delle SUP per indebolirne la loro posizione concorrenziale nel sistema formativo offrendo una formazione universitaria specificatamente orientata verso una qualifica professionale. La distinzione tra i due tipi di scuole va mantenuta: per una politica universitaria coerente, la ripartizione dei compiti tra le università e le SUP sarà maggiormente accentuata.</p><p></p><p>In che misura le SUP devono proporre successivamente alle attuali formazioni "bachelor" cicli per il conseguimento di "master" è una questione attualmente in esame. Le università ritengono che il livello "master" e il dottorato debbano restare una loro prerogativa. È necessario su questo punto un dibattito approfondito per trovare soluzioni che tengano conto del carattere specifico delle università e delle SUP. Al momento attuale è prematuro fissarsi su questo punto. È opportuno fare riferimento alle esperienze fatte in altri Paesi - nella maggior parte dei paesi europei, le scuole equivalenti alle nostre SUP propongono "master" - per evitare di inoltrarci in una via che altrove ha magari procurato problemi. </p><p></p><p>4. Con le strutture istituzionali esistenti - Conferenza universitaria svizzera, Conferenza dei direttori delle università svizzere, Consiglio delle SUP della CDPE, Commissione federale delle SUP, Conferenza svizzera delle SUP - esistono le condizioni istituzionali per garantire un pilotaggio politico per l'attuazione delle riforme derivanti dalla Dichiarazione di Bologna.</p><p></p><p>5. Il dibattito dei prossimi mesi mostrerà se vi è la necessità di creare un gruppo di pilotaggio comune (o di una task-force) a fianco degli organismi menzionati al punto 4.</p><p></p><p>6. La Svizzera sarà presumibilmente rappresentata alla Conferenza di Praga dal Segretario di Stato Charles Kleiber. Il suo mandato sarà definito nella primavera 2001 in modo congiunto dalle autorità di tutela e dalle università, tenendo conto dell'evoluzione del dossier in Svizzera. Gli organi rappresentativi delle SUP saranno invitati a parteciparvi.</p>  Risposta del Consiglio federale.