<h2>SubmittedText<h2><p>Nel documento dell'UFSP "Settori d'impiego del certificato COVID" del 19 maggio 2021 sono stati definiti tre settori d'impiego del certificato. Le manifestazioni religiose vi figuravano nel settore verde.</p><p>Nel testo si legge: "In questo gruppo rientrano i settori della vita quotidiana. Un impiego del certificato COVID prescritto a livello di legge o di ordinanza è esplicitamente escluso, in particolare perché le basi legali vigenti non consentono, per quanto attiene [...] all'esercizio di diritti e libertà fondamentali [...], di operare una distinzione per le persone vaccinate, guarite o risultate negative al test. In questi settori continuano ad applicarsi senza eccezioni i piani generali di protezione e di igiene."</p><p>Questa pratica è stata modificata l'8 settembre 2021 con l'introduzione, nell'ordinanza COVID-19 situazione particolare, dell'obbligo del certificato per le manifestazioni religiose con più di 50 persone.</p><p>La libertà di religione è un diritto fondamentale che può essere ristretto soltanto a condizioni rigorose. Una restrizione della libertà di religione per proteggere la salute è quindi ammissibile unicamente se proporzionata; in altre parole questo significa che deve essere imperativamente privilegiato il provvedimento meno restrittivo.</p><p>Se inoltre dovesse entrare in vigore l'obbligo di pagare di tasca propria i test verrebbe a crearsi una nuova disparità, perché le persone senza grandi risorse finanziarie non potrebbero più assistere al culto religioso in presenza.</p><p>Invito il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Perché le manifestazioni religiose non figurano più esplicitamente nel settore verde?</p><p>2. Secondo il Consiglio federale, i piani di protezione che prevedevano una limitazione a due terzi della capienza delle sale per le manifestazioni religiose si sono rilevati uno strumento efficace per contrastare la propagazione della pandemia?</p><p>3. Perché il numero di partecipanti è limitato a 50 persone per le manifestazioni religiose che non prevedono il controllo del certificato e perché, invece, non può essere fissato in base alle dimensioni della sala?</p><p>4. L'obiettivo della protezione della salute potrebbe essere raggiunto anche con provvedimenti meno restrittivi?</p><p>5. A quali condizioni il Consiglio federale sarebbe disposto a revocare le attuali restrizioni per le manifestazioni religiose?</p><p>6. Quali provvedimenti potrebbe introdurre per permettere comunque alle persone non vaccinate che non hanno le risorse finanziarie per pagarsi i test di esercitare la loro libertà di religione?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Le manifestazioni religiose e le manifestazioni per la formazione dell'opinione politica fino a 50 persone rientrano sempre ancora nel settore verde e di conseguenza non sottostanno all'obbligo del certificato COVID. Le manifestazioni con più di 50 persone possono essere svolte in modo sicuro per tutti i presenti grazie all'obbligo del certificato COVID. In fasi precedenti della pandemia di COVID-19 si è dovuto rinunciare completamente a funzioni religiose e ad altre manifestazioni a causa delle scarse possibilità di test e dell'assenza di un vaccino. Anche se i test non sono più gratuiti dall'11 ottobre 2021, ogni persona ha la possibilità di farsi vaccinare gratuitamente e quindi di ottenere il certificato COVID.</p><p>2. Il SARS-CoV-2 viene trasmesso principalmente tramite il contatto stretto e prolungato tra persone. Pertanto, le misure volte a ridurre i contatti stretti sono uno strumento comprovato e collaudato per diminuire il rischio di trasmissione. Tra queste misure rientrano per esempio il distanziamento fisico e le limitazioni della capienza previsti dai piani di protezione per gli assembramenti in ambito religioso.</p><p>3. Sulla base dell'articolo 14a capoverso 1 dell'ordinanza COVID-19 situazione particolare (RS 818.101.26), per le manifestazioni in luoghi chiusi è possibile rinunciare a limitare l'accesso alle persone con un certificato COVID a condizione che il gruppo non sia composto da più di 30 persone e, anche in tal caso, solo se si tratta di un cosiddetto gruppo fisso. Secondo il capoverso 2 dello stesso articolo, alle manifestazioni religiose, compresi i matrimoni, le funzioni commemorative e i funerali, l'obbligo del certificato vige invece soltanto per i gruppi superiori a 50 persone, inoltre decade il criterio del gruppo fisso. Nel contesto della necessità di arginare la pandemia, questa deroga costituisce già un trattamento privilegiato rispetto a quello riservato alle normali manifestazioni. D'altro canto, limitazioni flessibili della capienza basate sulle dimensioni del locale sono difficili da attuare e controllare. Pertanto, la limitazione a 50 persone costituisce un compromesso pragmatico tra pratica religiosa ed esigenza di contenere il rischio.</p><p>4. Il metodo migliore e meno penalizzante per proteggere la popolazione e il sistema sanitario è la massima copertura vaccinale possibile. Tuttavia, poiché il tasso di vaccinazione in Svizzera è ancora insufficiente, fino a nuovo avviso è necessario mantenere ulteriori misure atte a ridurre il rischio di trasmissione del virus.</p><p>5. Nella fase attuale della pandemia, per il Consiglio federale è prioritaria la protezione del sistema sanitario. Secondo il modello a tre fasi approvato nel maggio del 2021, il Consiglio federale adotta provvedimenti quando si teme il sovraccarico degli ospedali e si è attenuto a questo principio nelle sue decisioni di estensione dell'obbligo del certificato. Al momento appare chiaro che per gli ospedali sarebbe praticamente impossibile assorbire le conseguenze di un nuovo aumento dei casi. Questo tuttavia non è uno scenario che può essere escluso: con l'abbassamento delle temperature la vita sociale si sposterà sempre più in luoghi chiusi e l'esperienza dell'autunno del 2020 insegna che questa situazione può accelerare rapidamente l'evoluzione dell'infezione.</p><p>6. Il Consiglio federale reputa che la vaccinazione anti COVID-19 unita a un'elevata copertura vaccinale sia attualmente l'unico strumento adeguato per superare la pandemia. Fino al raggiungimento di una sufficiente immunità di gregge, l'obbligo del certificato consente lo svolgimento sicuro di manifestazioni e previene un lockdown di vasta portata. Mentre la vaccinazione anti COVID-19 rimane gratuita, i test sono invece a pagamento dall'11 ottobre 2021. Tuttavia le chiese sono libere, ad esempio, di celebrare due funzioni religiose consecutive con limitazioni della capienza e senza obbligo del certificato. Inoltre, nulla impedisce all'organizzatore di svolgere contemporaneamente due manifestazioni religiose con e senza obbligo del certificato nella stessa istituzione, a condizione che siano predisposti accessi e locali separati e che si possa escludere il mescolamento dei due gruppi di persone nei locali interni.</p>  Risposta del Consiglio federale.