<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Quali riduzioni delle emissioni di CO2 possono essere ottenute entro il 2050 potenziando il teleriscaldamento, presupponendo un raddoppio a 17 terawattore per anno della produzione termica assicurata dal teleriscaldamento?</p><p>2. Quali passi intende attuare per promuovere il potenziamento del teleriscaldamento in particolare in collaborazione con i Cantoni e la Conferenza dei direttori cantonali dell'energia?</p><p>3. Quali misure ritiene necessarie al fine di ridurre, da un lato, la dipendenza dall'estero nel settore del calore e, dall'altro, raggiungere gli obiettivi ambiziosi di riduzione delle emissioni di CO2 risultanti dall'Accordo di Parigi?</p><p>4. Ritiene necessario e opportuno gestire una statistica separata del teleriscaldamento al fine di documentare la situazione attuale, ovvero il punto di partenza che consente di definire gli obiettivi di potenziamento a medio e lungo termine del teleriscaldamento e, infine, garantire il controllo dei risultati?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Secondo la statistica globale svizzera dell'energia, il consumo finale di calore a distanza nel 2015 è stato pari a circa 5,1 terawattore. Un aumento a 17 terawattore entro il 2050 corrisponderebbe quindi a più che triplicarlo e richiederebbe, secondo il libro bianco del teleriscaldamento in Svizzera ("Weissbuch Fernwärme Schweiz") pubblicato nel 2014, un utilizzo sistematico delle possibilità di sfruttamento disponibili come pure i necessari investimenti nell'infrastruttura di rete. Questa cifra va quindi interpretata come il potenziale teorico, che si realizzerebbe soltanto in condizioni quadro estremamente favorevoli. </p><p>Teoricamente ciò consentirebbe di risparmiare 6 terawattore di petrolio e altrettanti di gas naturale, con una riduzione di quasi 3 milioni di tonnellate di CO2 a condizione che il calore a distanza sia prodotto interamente da fonti rinnovabili. Oggi la quota di rinnovabili si situa di regola tra l'80 e il 90 per cento. Anche se il calore residuo degli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani (IIRU) è considerato a impatto climatico zero, l'incenerimento di rifiuti incide sul bilancio di CO2. Nell'inventario dei gas serra della Svizzera, elaborato secondo standard internazionali, la quota fossile (plastica, pneumatici, ecc.) deve essere registrata come fonte di emissioni. Inoltre, i possibili risparmi di CO2 dipendono da quanti edifici saranno ancora riscaldati con energie fossili nel 2050. Già oggi, negli edifici nuovi, i sistemi non fossili sono di norma vantaggiosi. Inoltre, sempre più spesso sono installati sistemi non fossili (p. es.: pompe di calore) per sostituire impianti di riscaldamento. </p><p>2. La promozione del teleriscaldamento spetta in prima linea ai Cantoni. Il nuovo "Modello di prescrizioni energetiche dei Cantoni" (MoPEC, 2014) prevede che il teleriscaldamento sia coordinato nei piani direttori cantonali con altri interessi legati al territorio e che venga utilizzato come soluzione standard per la prova energetica. Entro il 2050 i Cantoni intendono ridurre le emissioni degli edifici di almeno l'80 per cento rispetto al 1990. Inoltre, secondo la guida "Gebäudepolitik 2050" elaborata dalla Conferenza dei direttori cantonali dell'energia (EnDK), il MoPEC dovrà essere continuamente adeguato e inasprito conformemente all'obiettivo di lungo termine. A medio e lungo termine, in edifici nuovi e in caso di sostituzione di impianti di riscaldamento dovranno, salvo eccezioni, essere ammessi soltanto sistemi alimentati con energie rinnovabili. In tal modo, anche la produzione di calore a distanza diventerà più allettante.</p><p>3. La dipendenza dall'estero si riduce mediante un utilizzo minimo di energie fossili. L'obiettivo dell'Accordo di Parigi di limitare al massimo a 2 gradi Celsius il riscaldamento terrestre presuppone che a lungo termine il settore degli edifici (come pure quello dei trasporti) non generi più emissioni di CO2. Oltre alle misure adottate dai Cantoni, contribuiscono al raggiungimento dell'obiettivo la tassa sul CO2 applicata ai combustibili e il Programma Edifici di Confederazione e Cantoni. L'ampliamento del teleriscaldamento può essere sostenuto anche attraverso progetti per la protezione del clima realizzati da importatori di carburanti al fine di soddisfare il loro obbligo di compensazione delle emissioni di CO2. Per le riduzioni delle emissioni ottenute, la Confederazione conferisce degli attestati negoziabili. </p><p>Inoltre, dal 2014 tra la Confederazione e gli IIRU vige un accordo settoriale per il cui adempimento possono essere computati anche i risparmi indiretti di emissioni realizzati attraverso l'utilizzo di calore residuo. L'articolo 32 capoverso 2 dell'ordinanza sulla prevenzione e lo smaltimento dei rifiuti (OPSR; RS 814.600) obbliga gli IIRU a fare in modo che almeno il 55 per cento del contenuto energetico di rifiuti urbani e di rifiuti di composizione analoga venga impiegato al di fuori degli impianti.</p><p>4. Dal 1978 l'Ufficio federale dell'energia (UFE) rileva e pubblica dati sulla produzione e il consumo di calore a distanza e dal 1992 lo fa sulla base della legge sulla statistica federale (LStat; RS 431.01). In tale contesto sono rispettate le prescrizioni internazionali per l'elaborazione di statistiche sull'energia. Il rilevamento viene effettuato annualmente presso IIRU, servizi industriali e altri produttori di calore a distanza e comprende le quantità dei vettori energetici utilizzati, la produzione e l'immissione in rete di calore a distanza ed energia elettrica come pure il consumo finale complessivo di calore a distanza. I risultati sono pubblicati nella statistica globale svizzera dell'energia. </p>  Risposta del Consiglio federale.