<h2>SubmittedText<h2><p>Nell'autunno del 1993 nel Locarnese vi fu un'inondazione causata dalla fuoriuscita del lago Maggiore. Le acque raggiunsero la Piazza Grande con tutti gli inconvenienti immaginabili e soprattutto danni valutati in parecchie decine di milioni di franchi.</p><p>Lo scorso mese di ottobre il problema si è presentato nuovamente in misura maggiore a seguito di intemperie che hanno essenzialmente interessato la regione italiana dell'Ossola. I fiumi italiani che si gettano nel lago Maggiore hanno causato in modo preponderante il suo innalzamento, mentre quelli ticinesi (Maggia, Ticino e Verzasca) non hanno raggiunto livelli estremamente preoccupanti.</p><p>Tuttavia, da una quota normale di 195,50 metri il lago si è alzato sino a 197,50 metri! </p><p>Anche in tale occasione i disagi hanno messo a dura prova i servizi competenti ad intervenire in simili circostanze. Attualmente i danni conseguenti solamente in territorio elvetico sono quantificabili in circa 200 a 250 milioni di franchi.</p><p>Alcuni esperti hanno già analizzato il problema, sottolineando che simili inondazioni non rivestono più un carattere di eccezionalità, alla luce delle particolari condizioni climatiche. Inoltre, è emerso che nell'eventualità di uno spostamento dell'epicentro delle ultime precipitazioni di circa 20 chilometri in linea d'aria verso est, quindi in direzione delle montagne ticinesi, il lago avrebbe raggiunto la quota ipotizzata di 199,60 metri. Ora, urgono provvedimenti che devono giocoforza trovare origine in una chiara collaborazione con le autorità italiane.</p><p>Infatti, dal profilo dell'informazione sono state innanzitutto evidenziate palesi carenze organizzative negli organi di controllo italiani, i quali non hanno tempestivamente comunicato agli omologhi servizi svizzeri la crescita dei fiumi italiani che sfociano nel Lago Maggiore.</p><p>Inoltre, sappiamo che le chiuse di Sesto Calende conoscono una limitazione in caso di emergenza, poiché sottodimensionate. Senza dimenticare che la loro apertura si ripercuoterebbe in modo disastroso a sud, dove il Ticino con i suoi canali di irrigazione, ed il Po in seguito, non conoscono le necessarie protezioni in caso di piena.</p><p>Pertanto, si formulano le seguenti domande:</p><p>1. Esiste un obbligo di informazione reciproco tra la Svizzera e l'Italia in caso di simili avvenimenti?</p><p>2. In caso contrario, ritiene opportuno il Consiglio federale procedere alla stipulazione di accordi, o quantomeno garantire un passaggio di informazioni, tale da garantire un'adeguata preparazione degli organi di intervento in caso di catastrofe?</p><p>3. Come intende affrontare il Consiglio federale il problema dei deflussi insufficienti dalle dighe di Sesto Calende?</p><p>4. Esistono contatti con le autorità italiane per sensibilizzarle sulla necessità di creare le auspicabili protezioni agli argini dei fiumi Ticino e Po?</p><p>5. Ritiene possibile il Consiglio federale un'eventuale collaborazione per risolvere il problema?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. I problemi insorgenti in merito alla sistemazione del lago Maggiore sono trattati dalla Commissione italo-svizzera per la sistemazione del lago Maggiore. In seno a tale organo è stato disposto già dalla metà degli anni ottanta uno scambio d'informazioni sui dati idrologici. La Convenzione del 2 maggio 1995 tra la Confederazione Svizzera e la Repubblica Italiana sulla cooperazione nel campo della previsione e della prevenzione dei rischi maggiori e dell'assistenza reciproca in caso di catastrofi naturali o dovute all'attività dell'uomo, in vigore dal 26 maggio 1998, ha istituito l'obbligo d'informazione a livello bilaterale. A tal fine, i servizi competenti di entrambi i paesi hanno preso le misure necessarie. Così, per esempio, la </p><p>Svizzera ha messo a disposizione sul sito Internet del Cantone Ticino i dati relativi ai principali fiumi e ai due laghi ticinesi (il lago Maggiore e il lago di Lugano), mentre l'Italia fornisce agli uffici svizzeri i dati di deflusso del fiume Toce nonché quelli provenienti da circa dieci stazioni pluviometriche. Inoltre, il servizio meteorologico svizzero (Locarno-Monti) riceve dall'Italia, nell'ambito di accordi internazionali tra i diversi servizi meteorologici, i dati necessari all'elaborazione delle previsioni del tempo e delle precipitazioni.</p><p>2. Lo scambio dei principali dati idrologici - particolarmente in caso d'intemperie - è efficace; ulteriori provvedimenti non sono quindi previsti. Eventuali miglioramenti legati al progresso tecnologico o volti a coprire nuovi bisogni emergenti possono essere decisi direttamente dalle autorità competenti. </p><p>3. Nonostante i lavori effettuati tra il 1938 e il 1943 (drenaggio del letto fluviale e costruzione della chiusa di Sesto Calende), la capacità di deflusso del lago Maggiore è insufficiente. In vista di ridurre i danni provocati dalle piene lungo le sponde del lago (quattro quinti sotto sovranità italiana, e un quinto sotto quella svizzera), la Delegazione svizzera presso la Commissione internazionale per la sistemazione del Lago Maggiore ha proposto, già negli anni settanta, all'intenzione dei rappresentati italiani, nuove misure di costruzione volte a incrementare la capacità di deflusso del lago. Uno studio condotto alla fine degli anni ottanta su iniziativa svizzera ha confermato che soltanto un incremento della capacità di deflusso del lago avrebbe apportato una diminuzione sensibile delle piene. </p><p>Da parte italiana la proposta svizzera è stata accolta con prudenza. Si sono espressi, tra l'altro, timori per gli insediamenti a valle del lago, da un lato a causa di un sensibile aumento del deflusso delle acque, dall'altro in ragione di un ulteriore rischio d'inondazioni nel caso della possibile concomitanza delle piene del Ticino e del Po. Nel 1998, queste riflessioni hanno spinto la parte italiana a riesaminare, in collaborazione con la Svizzera, il concetto della sistemazione nella sua totalità, in vista di un'ottimizzazione della gestione delle acque del lago come pure di una riduzione delle piene. I risultati di questa analisi, finanziata nell'ambito dell'iniziativa omunitaria di cooperazione transfrontaliera (Interreg), dovrebbero essere disponibili in primavera 2001. </p><p>Le due catastrofiche piene del Lago Maggiore nel 1993 (quota massima: 197,23 metri, ovvero circa 2 metri al di sopra del limite di tolleranza) e nell'ottobre 2000 (quota massima: 197,55 metri) hanno provato ancora una volta l'insufficienza della capacità di deflusso del lago e hanno dimostrato la necessità di prestare maggiore attenzione anche alla protezione degli insediamenti a valle. Ciò complica considerevolmente il compito di elaborare un progetto di risanamento comune, in quanto si è in presenza di un conflitto diretto d'interessi tra gli insediamenti a monte e quelli a valle del lago (gli abitanti della regione lungo le sponde italiane del Ticino e della pianura padana). Si auspica che nel quadro dello studio Interreg siano proposte soluzioni atte a risolvere tale conflitto.</p><p>I contatti oggi esistenti devono non soltanto essere proseguiti, bensì intensificati in base all'esperienza delle due grandi piene dell'ultimo decennio. Il Consiglio federale spera che i periti tecnici possano elaborare a medio termine una proposta, ed è disposto a fornire i mezzi finanziari necessari a queste indagini nell'ambito dei crediti approvati. </p><p>4. La delegazione svizzera presso la Commissione internazionale per la sistemazione del lago Maggiore è composta da rappresentanti della Confederazione e del Cantone Ticino, designati dal Consiglio federale. Da parte italiana sono rappresentati i seguenti uffici: "Il magistrato per il Po" a Parma (che dipende direttamente dal Ministero dei lavori pubblici), "Il consorzio del Ticino" a Milano (impresa pubblica a scopo non lucrativo sotto la sorveglianza del Ministero dei lavori pubblici, responsabile della sistemazione e dell'esercizio delle acque del lago Maggiore e della manutenzione fluviale) e, ultimamente, l'"Autorità di bacino del fiume Po" a Parma (organizzazione mista statale e regionale, sotto il patrocinio del Ministero dei lavori pubblici). La cerchia delle autorità italiane competenti è sufficientemente vasta per poter esaminare in maniera ottimale il problema in tutti i suoi aspetti (lago Maggiore/fiume Ticino/pianura padana). In assenza di proposte concrete tollerabili per le regioni interessate, un intervento governativo non appare utile. </p><p>5. Il Consiglio federale ritiene indispensabile una collaborazione tra i rappresentanti tecnici dei due Stati ed è disposto a promuoverla. In tempi brevi, deve essere chiarita la possibilità di trovare una soluzione soddisfacente in vista di ridurre le piene del lago Maggiore. Il consenso sulle misure è la premessa indispensabile all'introduzione dei provvedimenti ad hoc, che necessita un progetto con effetti transfrontalieri.</p>  Risposta del Consiglio federale.