<h2>SubmittedText<h2><p>Nel dicembre 2022, in occasione di un vertice delle Nazioni Unite nel quadro della 15a Conferenza sulla biodiversità, è stato adottato un nuovo accordo per la protezione delle specie. Questa decisione, che peraltro ha avuto poco riscontro mediatico, avrà conseguenze di ampia portata anche per la Svizzera, la quale notoriamente interpreta i trattati internazionali sempre in modo molto restrittivo, inasprendoli possibilmente con un eccesso di zelo svizzero. Così, entro il 2030, a livello mondiale si prevede di destinare complessivamente il 30 per cento delle superfici alla tutela della biodiversità, e il 30 per cento degli ecosistemi degradati dovrà essere ripristinato ("30 by 30"). Inoltre, i Paesi partecipanti, tra cui anche la Svizzera, si sono accordati su molti altri obiettivi, ad esempio sull'obbligo per le imprese di rendere conto dell'impatto delle proprie attività sulla diversità biologica. Si profila quindi il rischio di molte nuove regolamentazioni, associate a molteplici flussi di denaro per un ammontare di gran lunga superiore ai cento miliardi di dollari US all'anno verso i Paesi in via di sviluppo.</p><p>1. Le cerchie interessate sono state sufficientemente coinvolte nella preparazione del mandato negoziale conferito alla delegazione svizzera e, in caso affermativo, le loro riserve sono state adeguatamente prese in considerazione?</p><p>2. Per raggiungere gli obiettivi fissati, la Svizzera dovrebbe raddoppiare le proprie superfici protette per la biodiversità. Ma ciò è possibile in un Paese densamente popolato come il nostro, senza compromettere la capacità produttiva dell'agricoltura?</p><p>3. L'economia svizzera, e in particolare le PMI, risentono di una crescente burocrazia e regolamentazione. Per quale motivo la delegazione svizzera ha accettato l'obbligo di rendicontazione per le imprese in merito all'impatto delle proprie attività sulla diversità biologica?</p><p>4. Quanto costerà alla Svizzera l'attuazione del nuovo accordo per la protezione delle specie, come sarà finanziata in tempi di ristrettezze delle finanze federali e in che modo avverrà la compensazione?</p><p>5. Il Consiglio federale può garantire che per questo compito aggiuntivo non saranno creati nuovi servizi federali e che la compensazione, qualora necessaria, avverrà in altro modo?</p><p>6. In che modo il Consiglio federale pensa di poter attuare il nuovo accordo per la protezione delle specie in un Cantone piccolo come Appenzello Interno, senza indebolire strutture consolidatesi nel tempo come gli insediamenti sparsi, la capacità produttiva e la competitività dell'agricoltura nonché l'economia delle PMI?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il mandato negoziale del Consiglio federale è stato definito dopo aver consultato le Commissioni della politica estera delle Camere federali (CPE). In vista della Conferenza dei Paesi contraenti della Convenzione sulla biodiversità (Convention on Biological Diversity, CBD), si è portato avanti uno scambio regolare con le cerchie interessate dell'economia, della ricerca e della scienza nonché con organizzazioni ambientaliste e per lo sviluppo. Inoltre, la delegazione svizzera era composta da rappresentanti dell'Amministrazione federale, ma anche da tre rappresentanti delle cerchie interessate (ambiente, economia, scienza).</p><p>2. L'obiettivo fissato in termini di superfici è un obiettivo globale. Non implica di per sé che la Svizzera destini il 30 per cento della propria superficie alla tutela della biodiversità L'idea è che ogni Paese contribuisca in modo proporzionale alle proprie possibilità. Il Consiglio federale intende esaminare con maggiore attenzione le decisioni prese a livello internazionale e ciò che una loro attuazione comporterebbe per la Svizzera.</p><p>3. L'obbligo di rendicontazione previsto interessa grandi imprese e multinazionali, le quali, già oggi, sottostanno a determinati obblighi in tal senso sia a livello nazionale sia a livello di UE. Il nuovo obiettivo globale è stato adottato da tutti i Paesi contraenti della CBD; una condizione, questa, suscettibile di produrre in futuro una maggiore armonizzazione a livello internazionale per quanto riguarda la rendicontazione in materia di biodiversità da parte delle grandi imprese.</p><p>4. e 5. In occasione della 15a CBD, si è deciso, tra le altre cose, di portare a 30 miliardi annui, da qui al 2030, i finanziamenti pubblici e privati per la protezione e l'uso sostenibile della biodiversità nei Paesi in via di sviluppo. Inoltre, ci si è accordati sull'eliminazione degli incentivi dannosi per la biodiversità - sussidi compresi -, andando a promuovere contestualmente gli incentivi positivi. Il Consiglio federale valuterà se e in che modo la Svizzera sia in grado di fare la sua parte, tenendo conto di tutte le possibili fonti di finanziamento (finanziamenti pubblici e privati per la biodiversità a favore dei Paesi in via di sviluppo, ma anche investimenti diretti esteri). In questo contesto, occorrerà tener conto della difficile situazione finanziaria attuale.</p><p>6. Al momento, il DATEC sta esaminando la rilevanza, per la politica svizzera in materia di biodiversità, delle decisioni della 15a CBD, le quali verrebbero se del caso attuate nell'ambito di strumenti di comprovata efficacia della Confederazione, dei Cantoni e dei Comuni, come i piani direttori e di utilizzazione o gli accordi programmatici nel settore ambientale tra la Confederazione e i Cantoni. In tale contesto, tiene conto delle condizioni locali e degli oneri normativi che ne deriverebbero per le PMI.</p>  Risposta del Consiglio federale.