<h2>SubmittedText<h2><p>Nel novembre 1990 i governi di 34 Paesi hanno firmato la "Carta di Parigi per una nuova Europa" alla fine del vertice straordinario della CSCE. La Carta di Parigi ha segnato la fine della guerra fredda e della divisione dell'Europa diventando così una delle più importanti convenzioni internazionali. Impegnandosi a favore della democrazia, dei diritti umani, dello Stato di diritto, della protezione dell'ambiente, della cooperazione e del disarmo, e sancendo la quintessenza dei valori europei nel diritto internazionale pubblico, gli Stati parte hanno posto le basi per un'Europa unita e pacifica.</p><p>Nel novembre 2020 la Carta di Parigi ha celebrato il suo 30° anniversario. Mentre altri governi hanno colto l'occasione per rendere omaggio al trattato e hanno sottolineato la sua importanza per la soluzione dei problemi attuali, il Consiglio federale non ha fatto alcuna dichiarazione. Invito pertanto il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Quale importanza attribuisce il Consiglio federale alla Carta di Parigi per un'Europa pacifica, democratica e unita?</p><p>2. Come contribuisce per rispettare gli obblighi di tutti gli Stati parte derivanti dalla Carta? Dove ritiene vi siano possibilità di miglioramento?</p><p>3. Perché non ha reso omaggio alla Carta in occasione del suo 30° anniversario? È disposto a rimediare a questa mancanza e a dare alla Carta di Parigi l'attenzione che merita?</p><p>4. In quali ambiti la Svizzera non rispetta gli obblighi derivanti dalla Carta? Quali misure concrete verranno adottate per consentire alla Svizzera di soddisfare tutti i suoi obblighi?</p><p>5. Come contribuisce concretamente per raggiungere l'obiettivo del controllo coordinato degli armamenti e del disarmo?</p><p>6. Con quali mezzi il Consiglio federale intende rafforzare l'OSCE? Come l'ha appoggiata nel 2020? La Svizzera è riuscita a sostenere le attività del Gruppo di Minsk nei suoi sforzi di pace per far fronte al conflitto tra l'Azerbaigian e l'Armenia?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2./3. Il Consiglio federale attribuisce notevole importanza alla Carta di Parigi, che insieme all'Atto finale di Helsinki contiene i principi fondamentali dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) e ha permesso di dotare la Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa (CSCE) di istituzioni permanenti e capacità operativa. All'OSCE l'anniversario della Carta di Parigi è stato affrontato in più occasioni, ad esempio durante i Security Days tenutisi a Praga il 16 ottobre 2020 sul tema "Revitalizing Trust and Cooperation in Europe - Lessons of the Paris Charter", una discussione interattiva a cui la Svizzera ha preso parte virtualmente insieme a più di altri 100 partecipanti. La Carta resta ancora oggi una fonte di ispirazione per la cooperazione in materia di sicurezza, la democrazia, i diritti umani e lo Stato di diritto. Nel quadro dell'OSCE, la Svizzera si impegna per garantire un ampio concetto di sicurezza nonché per una soluzione pacifica dei conflitti nello spazio OSCE, e sostiene attivamente le istituzioni dell'organizzazione; appoggia inoltre l'operato della cosiddetta terza commissione, ossia la Commissione generale per la democrazia, i diritti umani e le questioni umanitarie, concentrandosi sulla prevenzione della tortura e sulla libertà di espressione. Ogni anno la Svizzera invia infine osservatori elettorali.</p><p>4. Gli obblighi sanciti dalla Carta di Parigi e dagli altri documenti costitutivi dell'OSCE sono in larga misura coerenti con i valori fondamentali della Svizzera, che li onora. La Svizzera si attiene a questi obblighi, tra i quali si annoverano la cooperazione economica, la libertà e la responsabilità economiche, la cura di relazioni amichevoli tra gli Stati parte, l'impegno a favore dei diritti umani e della sicurezza, la tutela dell'ambiente e il riconoscimento del ruolo delle ONG.</p><p>5. La Svizzera si adopera a favore di un controllo degli armamenti e di attività in materia di disarmo che si inseriscano nella cornice di multilateralismo dell'OSCE e contribuisce a sviluppare e perfezionare l'applicazione delle misure di verifica nei pertinenti organismi dell'organizzazione. Prende attivamente parte ai colloqui volti a modernizzare il controllo convenzionale degli armamenti in Europa, tenuti nel quadro del dialogo strutturato, nonché a discussioni in formati informali. Sostiene inoltre alcuni progetti di disarmo dell'OSCE con finanziamenti, materiale e competenza tecnica. La Svizzera si impegna altresì a sostegno del controllo democratico delle forze armate e di sicurezza, mettendo a disposizione contributi finanziari e impiegando esperti.</p><p>6. Uno degli obiettivi del DFAE per il 2021 è la stabilizzazione e il rafforzamento dell'OSCE. Un primo passo in questa direzione è stato compiuto con l'assegnazione dei quattro posti vacanti al vertice dell'OSCE in occasione dell'ultimo Consiglio dei ministri: la Svizzera collaborerà strettamente con i nuovi vertici e con la presidenza svedese. All'inizio del 2021 vengono inviati in diverse missioni e istituzioni dell'OSCE, nonché nel relativo Segretariato, 12 esperti civili e 4 esperti militari svizzeri, tra i quali l'ambasciatore Heidi Grau (rappresentante speciale del presidente in esercizio dell'OSCE in Ucraina e presso il Gruppo di contatto trilaterale) e l'ambasciatore Toni Frisch (coordinatore del gruppo di lavoro umanitario del Gruppo di contatto trilaterale). Ulteriori invii del DFAE e del DDPS sono attualmente in preparazione. Dal momento dell'escalation tra Armenia e Azerbaigian, la Svizzera si è puntualmente espressa in seno al Consiglio permanente dell'OSCE in favore di una soluzione pacifica; nell'ultimo Consiglio dei ministri ha ribadito il suo appoggio agli sforzi profusi dal Gruppo di Minsk per raggiungere una risoluzione pacifica del conflitto.</p>  Risposta del Consiglio federale.