<h2>SubmittedText<h2><p>Dopo il 9 febbraio 2014 la Svizzera è sottoposta a una forte pressione sul piano della politica migratoria. Essa deve ora trovare una soluzione per regolare l'immigrazione senza mettere a repentaglio gli accordi bilaterali. I media hanno riferito a più riprese che anche altri Paesi europei hanno adottato misure per contenere l'immigrazione o intendono farlo. Se tali misure risultano appropriate o addirittura necessarie, la loro opportunità va esaminata anche per la Svizzera. </p><p>Il Consiglio federale è pertanto invitato a rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Quali misure tese a limitare l'immigrazione sono state adottate da altri Paesi europei nel quadro della libera circolazione delle persone?</p><p>2. In che misura tali provvedimenti possono essere attuati anche per la Svizzera?</p><p>3. Quali misure sono state già vagliate ed eventualmente respinte per la Svizzera?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Gli Stati membri dell'Unione europea (UE) possono limitare la libera circolazione dei lavoratori provenienti dai nuovi Stati membri per un periodo transitorio fino a sette anni dalla rispettiva adesione all'UE. Le disposizioni transitorie sono scadute per la Romania e la Bulgaria alla fine del 2013 e ora valgono soltanto per la Croazia.</p><p>Attualmente, la migrazione per motivi economici e gli abusi in materia di diritto alla libera circolazione delle persone sono discussi in vari Stati membri dell'UE. A differenza di quanto avviene in Svizzera, la discussione non verte prioritariamente sulla limitazione dell'immigrazione e del diritto alla libera circolazione. I suddetti Paesi dell'UE, soprattutto la Germania e il Regno Unito, sono preoccupati per i presunti abusi in materia di prestazioni sociali versate ai beneficiari della libera circolazione e discutono provvedimenti da adottare in tale ambito sul piano nazionale. Nell'agosto 2014 il governo federale tedesco ha adottato un progetto di legge che prevede misure quali l'introduzione di divieti d'entrata a tempo limitato in caso di frode o abuso di diritto, una limitazione della validità del permesso di soggiorno per la ricerca di un impiego, nonché provvedimenti volti a combattere la riscossione indebita di prestazioni sociali. Anche il Regno Unito ha adottato misure tese a inasprire le regole per il versamento di determinate prestazioni sociali.</p><p>In generale va osservato che le basi legali e i diritti legati alla libera circolazione non sono identici all'interno dell'UE e tra la Svizzera e l'UE.</p><p>2./3. Analogamente alle disposizioni transitorie applicate in seno all'UE, in caso di estensione dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) a nuovi Stati membri dell'UE, la Svizzera prevede l'introduzione progressiva della libera circolazione. Il regime transitorio, inclusa la possibilità di invocare la clausola di salvaguardia, è scaduto alla fine di maggio per gli Stati UE-17 e UE-8. I cittadini dell'UE-2 (Bulgaria e Romania) continuano a sottostare a restrizioni fino al 31 maggio 2016. </p><p>In Svizzera, varie misure tese a contrastare gli abusi e le irregolarità in materia di soggiorno e di prestazioni sociali nel contesto della libera circolazione sono state adottate indipendentemente dalle disposizioni transitorie riguardanti l'ammissione al mercato del lavoro previste nell'ALC. Per tutelare efficacemente i lavoratori in Svizzera dal dumping salariale e sociale, il 1° giugno 2004 sono state parimenti introdotte misure di accompagnamento, da allora potenziate a più riprese. Il 24 febbraio 2010 il Consiglio federale ha inoltre adottato un pacchetto di misure tese a migliorare l'esecuzione dell'ALC.</p><p>Il 2 luglio 2014 il Consiglio federale ha infine avviato la consultazione su ulteriori misure volte a evitare gli abusi. L'avamprogetto posto in consultazione prevede di escludere dall'aiuto sociale gli stranieri che entrano in Svizzera alla ricerca di un lavoro. Esso determina inoltre il momento a partire dal quale i cittadini UE/AELS perdono il diritto di soggiorno quali lavoratori se si ritrovano disoccupati e prevede uno scambio automatico di informazioni tra le autorità competenti in materia di prestazioni complementari e le autorità migratorie al fine di evitare la riscossione indebita di prestazioni. Queste normative federali si propongono di uniformare la prassi cantonale.</p>  Risposta del Consiglio federale.