<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p></p><p></p><p>In seguito allo scoppio dei conflitti nella ex-Jugoslavia, nel 1991, la Svizzera ha accolto circa 30'000 profughi di guerra, molti dei quali provenienti dalla Bosnia Erzegovina. In questo contesto, il Consiglio federale ha applicato le disposizioni che prevedono l'ammissione provvisoria per gruppi. In tal modo è possibile garantire la necessaria protezione, rapidamente e senza lungaggini burocratiche, a persone sottoposte a una grave e reale minaccia a causa della guerra. La Svizzera si è così trovata fra i più generosi Paesi d'accoglienza sul piano internazionale.</p><p></p><p></p><p></p><p>La concezione di protezione provvisoria prevede che le persone ammesse provvisoriamente sono tenute a ritornare nel loro Paese d'origine qualora non necessitino più di una particolare protezione. Di conseguenza, il Consiglio federale, dopo la firma degli Accordi di pace di Dayton alla fine del 1995, nonché alla luce di un'analisi circostanziata della situazione e in accordo con le valutazioni e la prassi riscontrate nel più importante Paese d'accoglienza, la Repubblica federale di Germania, ha deciso, il 3 aprile 1996, di abrogare l'ammissione provvisoria dei profughi di guerra provenienti dalla Bosnia Erzegovina. </p><p></p><p></p><p></p><p>Nel contempo, consapevole delle condizioni di vita generalmente precarie che regnano in questo Paese provato dalla guerra, il Consiglio federale ha deciso di agevolare, mediante uno speciale programma, la reintegrazione dei rientranti. In base a questa decisione, la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), l'Ufficio federale dei rifugiati (UFR), nonché l'Organizzazione Internazionale per la Migrazione (OIM), stanno attuando dal giugno 1996 un programma di aiuto al ritorno e di reinserimento per profughi di guerra provenienti dalla Bosnia Erzegovina. Tutte le persone che partecipano a questo programma lasciano volontariamente la Svizzera, in modo indipendente ed entro determinate scadenze. </p><p></p><p></p><p></p><p>Alla fine del 1997, le persone che avevano lasciato la Svizzera nell'ambito del programma erano in totale 5'242, 3'015 delle quali nel 1997. Altre 6'964 persone si sono iscritte al programma e partiranno nel 1998. Il programma, però, non soltanto ha raccolto grande consenso presso gli interessati, la popolazione svizzera e, non da ultimo, il Parlamento, ma ha anche riscosso l'ampia approvazione dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (ACNUR), delle autorità bosniache e di altri Paesi d'accoglienza europei. </p><p></p><p></p><p></p><p>Nell'aprile 1997 la DSC, quale organizzazione responsabile sul posto dal punto di vista operativo, ha chiesto all'Istituto di etnologia dell'Università di Berna di eseguire una valutazione del programma di aiuto al ritorno e di reinserimento. Il 21 gennaio 1998 il gruppo che ha effettuato la valutazione ha consegnato il rapporto finale ai committenti.</p><p></p><p></p><p></p><p>La valutazione aveva lo scopo di consentire, mediante un'analisi del processo di reinserimento, eventuali correzioni del programma, nonché di trarre conclusioni in merito alla sua trasferibilità ad altri casi di ritorno in patria. La valutazione è stata eseguita essenzialmente in base a una rilevazione metodica, mediante questionari o interviste, delle esperienze vissute dai rientranti.</p><p></p><p></p><p></p><p>L'analisi della situazione di minaccia, che ha influito in modo determinante sulla decisione del Consiglio federale di abrogare l'ammissione provvisoria, non è stata presa in considerazione nella valutazione. Tutti gli accertamenti e le raccomandazioni espressi nella valutazione sono stati esposti dal punto di vista del processo di reinserimento e non da quello della necessità di protezione delle persone rientranti. Non vi è pertanto una contraddizione con l'analisi della situazione eseguita dal Consiglio federale.</p><p></p><p></p><p></p><p>La ricostruzione di un Paese colpito dalla guerra come la Bosnia Erzegovina è legata a grosse difficoltà sia per coloro che sono rimasti nel proprio Paese sia per coloro che vi fanno ritorno. Il Consiglio federale ha tenuto conto di questa circostanza fissando termini di partenza a lunga scadenza e prevedendo la possibilità di prorogarli ulteriormente in particolari casi di rigore (formazione in corso, gravidanza, pregiudizi per la salute, coppie miste). Il rapporto di valutazione rafforza la decisione del Consiglio federale di alleviare, con l'appoggio di un programma di aiuto al ritorno e di reinserimento, l'obbligo di ritorno dei profughi di guerra che subentra in assenza di una necessità di protezione. Anche qualora non consentisse di garantirne la riuscita, un programma come quello attuato dalla Svizzera, che appare generoso anche su scala internazionale, rappresenterà in ogni modo un sostegno determinante per il processo di reinserimento. </p><p></p><p></p><p></p><p>Per quanto attiene alla pubblicazione del rapporto, gli uffici competenti DSC e UFR lo hanno reso pubblico il 30 gennaio 1998 durante una conferenza stampa convocata per l'occasione. Né il Consiglio federale né gli uffici competenti hanno mai avuto l'intenzione di opporsi alla pubblicazione del rapporto.</p>  Risposta del Consiglio federale.