<h2>SubmittedText<h2><p>La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale propone di modificare come segue la Costituzione federale:</p><p>Art. 175</p><p>Cpv. 1</p><p>Il Consiglio federale è composto di nove membri.</p><p>...</p><p>Cpv. 4</p><p>Le diverse regioni e le componenti linguistiche del Paese sono equamente rappresentate.</p><h2>InitialSituation<h2><p><b>Comunicato stampa della commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale del 05.02.2016</b></p><p>Conclusa la procedura di consultazione, la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale (CIP-N) sottopone alla propria Camera il progetto di modifica costituzionale, secondo cui il Consiglio nazionale dovrebbe comporsi di nove membri. </p><p>Il progetto elaborato e approvato con 11 voti contro 10 e 3 astensioni dalla CIP all'attenzione del Consiglio nazionale " <a href="http://www.parlament.ch/i/suche/Pagine/geschaefte.aspx?gesch_id=20130443">13.443</a><b> n Iv.Pa. Equa rappresentanza delle componenti linguistiche in un Consiglio federale composto di nove membri</b>" prevede una modifica dell'articolo 175 della Costituzione federale: in futuro il Consiglio federale dovrebbe comporsi di nove membri. L'articolo costituzionale sarebbe inoltre riformulato in modo che le diverse versioni linguistiche dello stesso meglio concordino nella loro interpretazione comune: la versione tedesca andrebbe adeguata a quelle italiana e francese, che esprimono manifestamente l'esigenza di un'equa rappresentanza delle diverse regioni e componenti linguistiche in seno al Consiglio federale. </p><p>La Commissione ha preso atto che nella consultazione una maggioranza dei partecipanti si è espressa contro il progetto: soltanto cinque Cantoni (LU, FR, TI, VD, JU) l'hanno accolto positivamente. Quanto ai partiti, si sono espressi a favore il PS, il PES e il PBD, mentre UDC, PPD e PLR e pvl hanno manifestato il loro scetticismo. Nel complesso 30 pareri su 44 erano negativi. Occorre tuttavia osservare che più della metà dei pareri negativi provengono dai Governi cantonali, che si sono dichiarati piuttosto scettici sull'aumento dei membri dell'Esecutivo, temendo una diminuzione dell'influenza dei singoli membri. La Commissione attribuisce invece alla composizione linguistica e politico-regionale del Consiglio federale un'importanza simbolica considerevole, probabilmente sottovalutata dai Governi cantonali. È convinta che la riforma sarà attuabile senza eccessivi oneri di coordinamento e senza burocratizzazione. Il progetto sarà trattato in Consiglio nazionale durante la sessione estiva. Il Consiglio federale ha la possibilità di esprimere il suo parere. </p><p>Una minoranza della Commissione è contraria al progetto. Condivide le argomentazioni espresse da numerosi partecipanti alla consultazione secondo cui la scelta di rappresentanti di diverse regioni e componenti linguistiche dipende dalla volontà politica e dalle qualità delle capacità a disposizione e non può essere imposta con una riforma strutturale. Un aumento del numero dei membri del Consiglio federale condurrebbe non a un rafforzamento, bensì a un indebolimento del Governo. Un Governo più grande avrebbe più difficoltà ad agire all'unisono: il principio di collegialità rischia di essere compromesso. </p><p></p><p><b>Comunicato stampa della consiglio federale del 20.04.2016</b></p><p><b>Il Consiglio federale è contrario all'aumento dei suoi membri</b></p><p>Il Consiglio federale è contrario all'aumento dei suoi membri da sette a nove, proposto dalla Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale (CIP N). Non si oppone invece all'adeguamento linguistico della disposizione costituzionale che chiede una rappresentanza equa delle regioni linguistiche. </p><p>Per mezzo di un'iniziativa parlamentare, la CIP-N ha presentato un progetto che prevede due modifiche della Costituzione federale. Secondo la prima modifica, in futuro il Consiglio federale sarà composto da nove membri, anziché sette, così da permettere una rappresentanza equa delle regioni del Paese e di quelle linguistiche, come pure una migliore ripartizione del carico di lavoro del Governo, notevolmente aumentato rispetto al passato. La seconda modifica intende riformulare, ai fini di una maggiore concordanza tra le tre versioni linguistiche, la disposizione sull'equa rappresentanza delle regioni linguistiche nel Consiglio federale (art. 175, cpv. 4 Cost.). Il Consiglio federale non è contrario al proposto adeguamento delle tre versioni linguistiche.</p><p>Il Consiglio federale è per contro contrario all'aumento da sette a nove del numero dei suoi membri. Nel suo parere all'attenzione della CIPN osserva che l'Assemblea federale è già tenuta a garantire un'equa rappresentanza delle regioni e delle componenti linguistiche del Paese, senza che vi si oppongano ostacoli giuridici. Nella prassi, l'Assemblea federale tiene sufficientemente conto di una tale rappresentanza. Secondo il Consiglio federale, l'aumento dei suoi membri è problematico anche per motivi strutturali. Ne risulterebbe infatti un maggiore onere amministrativo in seguito alla creazione di nuovi dipartimenti e al conseguente aumento del bisogno di coordinamento.</p><h2>Proceedings<h2><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 27.09.2016</b></p><p><b>CN: "no" a un governo a nove membri </b></p><p><b>(ats) Il Nazionale è contrario all'aumento dei membri del Consiglio federale da sette a nove, come proposto dalla sua Commissione delle istituzioni politiche (CIP-N). Con 97 voti contro 88, oggi la Camera del popolo non è infatti entrata in materia su un adeguamento della disposizione costituzionale che chiedeva una rappresentanza equa delle regioni linguistiche.</b></p><p>Rilanciando un'idea sollevata in passato dal Canton Ticino, la CIP-N aveva posto in consultazione nel marzo 2015 una modifica dell'articolo 175 della Costituzione federale. Quest'ultimo, secondo il progetto, al primo capoverso recitava "Il Consiglio federale è composto di nove membri" e al quarto "Le diverse regioni e le componenti linguistiche del Paese sono equamente rappresentate", e non più come ora "devono essere rappresentate", ha ricordato Cesla Amarelle (PS/VD) a nome della commissione.</p><p>La maggioranza della commissione, argomentando a favore della modifica, faceva riferimento anche alla minoranza italofona, assente dal governo dal 1999, dopo la partenza del ticinese Flavio Cotti: "si pensi in particolare alla Svizzera di lingua italiana, che nell'attuale costellazione politica e partitica non ha quasi nessuna possibilità di essere rappresentata in un Consiglio federale di sette membri", ha detto Marco Romano (PPD/TI).</p><p>Secondo la CIP-N, un Consiglio federale a nove membri avrebbe anche permesso una migliore ripartizione del carico di lavoro del Governo, che è considerevolmente aumentato rispetto al 1848.</p><p>Oggi il plenum ha però ribadito la sua opposizione all'aumento del numero di consiglieri federali per motivi strutturali, seguendo il parere dello stesso esecutivo: "ne risulterebbe infatti un maggiore onere amministrativo in seguito alla creazione di nuovi dipartimenti e al conseguente aumento del bisogno di coordinamento", ha sottolineato Barbara Steinemann (UDC/ZH). Secondo la maggioranza, il principio di collegialità sarebbe inoltre sottoposto a maggiori pressioni.</p><p></p><p>Pareri critici durante la procedura di consultazione</p><p>Durante la procedura di consultazione il progetto era stato notevolmente criticato: ben 30 prese di posizione su 45 erano sfociate in un parere negativo. Soltanto cinque cantoni (Giura, Friburgo, Lucerna, Ticino e Vaud) l'avevano accolto positivamente. Per quanto riguarda i partiti, tra i favorevoli figuravano socialisti e Verdi, assieme ai borghesi-democratici.</p><p>Si erano invece dichiarati scettici UDC, PPD, PLR e Verdi liberali, ponendo l'accento sui costi annui supplementari (per i due nuovi dipartimenti) stimati in 34-39 milioni di franchi. Oggi queste maggioranze sono state confermate.</p><p>Va detto che la stessa CIP-N, lo scorso 5 febbraio, aveva approvato il progetto con un solo voto di scarto (11 a 10 e 3 astenuti). La commissione non intendeva però darsi per vinta in partenza: a suo avviso, più della metà dei pareri negativi in consultazione provenivano da governi cantonali, che temevano "una diminuzione dell'influenza dei singoli membri del Consiglio federale", ha spiegato invano Marco Romano. A suo avviso, la riforma era fattibile "senza eccessivi oneri di coordinamento e senza burocratizzazione".</p><p>La maggioranza del plenum non lo ha però seguito. Ha preferito condividere l'opinione espressa da numerosi partecipanti alla consultazione, secondo cui la scelta di rappresentanti di diverse regioni e componenti linguistiche dipende dalla volontà politica e dalla qualità delle persone a disposizione e non può essere imposta con una riforma strutturale, come ha rilevato in aula anche il consigliere nazionale Marco Chiesa (UDC/TI).</p><p>Viste tali resistenze, ribadite oggi dalla Camera del popolo, anche i fautori del progetto non si facevano eccessive illusioni. Nel dicembre scorso, nel corso del tradizionale incontro con i media durante le sessioni, anche la Deputazione ticinese - pur sostenendo la proposta - aveva giudicato poco probabile un esito positivo in Parlamento.</p>