<h2>SubmittedText<h2><p>Negli ultimi anni l'immigrazione ha avuto un effetto positivo sul livello medio di qualificazione dei lavoratori in Svizzera. Molti immigrati di prima generazione provengono da uno dei 28 Paesi dell'Unione europea oppure dall'area AELS e possiedono un diploma di livello terziario (38,4 per cento). La proporzione cresce ancora di più nel caso di immigrati provenienti da Paesi extraeuropei (41,6 per cento; UST, 2014).</p><p>Questo potenziale non è tuttavia utilizzato appieno: secondo l'istituto basilese B.S.S., in Svizzera circa 50 000 immigrati altamente qualificati provenienti da Paesi terzi sarebbero disoccupati oppure troppo qualificati per il lavoro che svolgono. A detta del centro di competenza Platform Neworking for Jobs, per le aziende queste persone rappresentano un importante capitale di risorse umane che, tuttavia, non viene sfruttato a sufficienza. Solo attraverso un'integrazione mirata nel mercato del lavoro elvetico si potranno mettere a frutto queste risorse giacenti nella nostra società.</p><p>Nel quadro dell'attuazione della cosiddetta iniziativa sul personale qualificato, il Consiglio federale intende favorire una migliore integrazione nel mercato del lavoro anche degli immigrati che vivono ormai da tempo in Svizzera. Gli ostacoli da superare sono però ancora molti: spesso, i titoli di master di persone provenienti da Paesi terzi sono rivisti al ribasso in conformità con i criteri di classificazione della Conferenza svizzera delle scuole universitarie. Alcune reti che lavorano con immigrati qualificati riferiscono inoltre di incomprensioni culturali durante le procedure di candidatura e di selezione del personale.</p><p>Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Quali misure specifiche sono state prese al fine di sfruttare meglio il potenziale costituito da immigrati qualificati e di facilitare loro l'inserimento nel mercato del lavoro?</p><p>2. Accesso alle scuole universitarie e riconoscimento dei diplomi: in che modo il Consiglio federale può aiutare gli immigrati qualificati che vivono in Svizzera a superare gli ostacoli che si frappongono al loro accesso alle scuole universitarie e al riconoscimento dei loro diplomi? </p><p>3. Inserimento nel mercato del lavoro: in che modo il Consiglio federale potrebbe promuovere la formazione del personale delle risorse umane in ambito di selezione e assunzione della forza lavoro straniera che vive in Svizzera? Come si potrebbero offrire più posti di lavoro a tempo determinato nel quadro di progetti in modo tale da facilitare l'accesso di questi immigrati al mercato del lavoro?</p><p>4. Apprendimento delle lingue: in che modo il Consiglio federale potrebbe agevolare l'accesso a corsi di lingue intensivi e poco costosi a partire dal livello B2?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale concorda con l'autore dell'interpellanza nel ritenere che occorre sfruttare meglio il potenziale degli immigrati qualificati. Soprattutto in riferimento ai rifugiati riconosciuti e alle persone ammesse provvisoriamente, l'11 febbraio 2015 il Consiglio federale ha conferito un mandato di verifica nel quadro delle misure d'accompagnamento all'attuazione dell'articolo 121a della Costituzione (RS 101), a complemento dell'iniziativa sul personale qualificato del DEFR. Il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP), competente per il settore dell'asilo, è stato incaricato di esaminare, in collaborazione con il DEFR, le possibilità a disposizione per facilitare ai rifugiati riconosciuti e alle persone ammesse provvisoriamente l'accesso alle offerte formative e il loro inserimento nel mondo del lavoro. Entro la fine del 2015 il dipartimento dovrà presentare un rapporto al Consiglio federale. Un eventuale aumento dei crediti federali previsti per promuovere l'integrazione non è previsto prima del 2018. Nel 2012, inoltre, la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha avviato un progetto pilota intitolato "Sfruttare il potenziale dei migranti - formazione di recupero", al fine appunto di utilizzare meglio questo potenziale. L'idea è di mostrare quali ostacoli incontrano concretamente queste persone a integrarsi nel mondo del lavoro con le qualifiche di cui dispongono e quali approcci e misure si possono adottare per affrontare o eliminare tali ostacoli. In base ai risultati intermedi del progetto pilota (2012-2018) e parallelamente al progetto in corso intitolato "Qualificazione e riqualificazione professionale per gli adulti" della SEFRI, quest'ultima e il SEM verificheranno gli ambiti in cui occorre intervenire e le misure che si possono adottare a favore degli immigrati.</p><p>2. Il riconoscimento dei diplomi stranieri per l'accesso alle scuole universitarie svizzere compete all'istituto stesso ovvero al rispettivo ente responsabile. La Confederazione non ha quindi possibilità concrete di intervenire direttamente. In seguito all'entrata in vigore della legge sull'aiuto alle scuole universitarie e sul coordinamento nel settore svizzero universitario, tuttavia, il consiglio delle scuole universitarie, presieduto dalla Confederazione, dispone ora delle basi legali per poter emanare direttive in ambito di ammissione, livelli di studio, permeabilità e mobilità applicabili a tutto il settore delle scuole universitarie. Starà quindi al Consiglio delle scuole universitarie esaminare se e come le scuole universitarie svizzere possano adottare misure complementari per favorire l'accesso alla formazione di cittadini stranieri, senza che ciò vada a scapito della qualità dell'insegnamento e senza che vengano superati i limiti delle loro capacità.</p><p>Per quanto riguarda il riconoscimento accademico dei diplomi, la valutazione di tali diplomi si basa sulle raccomandazioni e sulle buone prassi stabilite dalla Conferenza dei rettori delle università svizzere (swissuniversities). Quest'ultima ha tra l'altro pubblicato informazioni specifiche ai diversi Paesi concernenti le condizioni d'ammissione relative a determinati diplomi.</p><p>Dal 1993 esiste poi un servizio d'informazione per le questioni relative al riconoscimento (Swiss ENIC/NARIC), accorpato a swissuniversities, che si occupa appunto delle domande concernenti il riconoscimento internazionale di diplomi e titoli accademici. Swiss ENIC/NARIC intrattiene contratti frequenti con i servizi di ammissione delle scuole universitarie, che sono pertanto coordinati sia a livello nazionale che internazionale e possono disporre delle informazioni specifiche a ogni Paese. Per quanto riguarda l'ammissione all'esercizio di una professione regolamentata (p. es. medico o avvocato), si applicano le pertinenti leggi nazionali e cantonali in materia di riconoscimento dei diplomi. Nel caso delle professioni non regolamentate, invece, spetta al datore di lavoro riconoscere i diplomi.</p><p>3. La selezione e l'assunzione di personale, al pari della formazione del personale delle risorse umane, dipendono per lo più dalle realtà del mercato. Le imprese formano il personale delle risorse umane e procedono alle assunzioni secondo i propri criteri in ambito di politica del personale.</p><p>Nel quadro dell'iniziativa sul personale qualificato sono state stabilite, in collaborazione con i cantoni e i partner sociali e d'intesa con tutte le parti coinvolte, determinate misure atte ad agevolare l'inserimento nel mercato del lavoro degli immigrati qualificati presenti in Svizzera il cui potenziale resta inutilizzato. Appoggiando queste misure, il Consiglio federale ha incluso la promozione dell'integrazione nel mercato del lavoro dei rifugiati riconosciuti e delle persone ammesse provvisoriamente tra le priorità che figurano nell'accordo concluso tra la Confederazione e i cantoni ("Iniziativa sul personale qualificato plus").</p><p>Nel quadro del dialogo CTA sull'integrazione "Lavoro", i vari partner (Confederazione, cantoni, città, comuni, sindacati e associazioni di settore e dei datori di lavoro) hanno definito come priorità tematiche per il 2015 e il 2016 la gestione delle diversità, l'integrazione e la non discriminazione nella formazione di base e continua dei quadri e dei professionisti delle risorse umane. Concretamente, l'obiettivo è di affrontare queste tematiche in seno a istituti di formazione di base e continua pubblici e privati.</p><p>4. La SEM versa contributi per favorire l'acquisizione di competenze linguistiche da parte degli immigrati (art. 55 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri; RS 142.20), a complemento delle offerte in questo settore presenti sul mercato della formazione continua e dei contributi cantonali alla formazione continua e alle misure di promozione linguistica proposte dalle autorità di formazione e dal mercato del lavoro (p. es. dalle scuole professionali o dall'assicurazione disoccupazione). Dal 1° gennaio 2014, queste misure sono attuate nel quadro dei programmi d'integrazione cantonali (PIC). I cantoni sono liberi di decidere se sovvenzionare i corsi oltre il livello B2, come hanno per esempio fatto Berna e Neuchâtel.</p><p>La SEM, in collaborazione con i partner federali e cantonali, ha sviluppato un sistema di promozione linguistica (fide/tedesco, francese, italiano in Svizzera - imparare, insegnare, valutare), che sarà implementato nei cantoni in modo progressivo. Questo progetto contribuirà a professionalizzare le offerte di promozione linguistica e a improntarle maggiormente alle esigenze della vita quotidiana e professionale. È tra l'altro previsto di sviluppare un passaporto linguistico finalizzato a documentare le competenze linguistiche degli immigrati.</p>  Risposta del Consiglio federale.