<h2>SubmittedText<h2><p>Le residenze svizzere sono un importante strumento di lavoro per la tutela degli interessi del nostro Paese all'estero. Purtroppo si constata che la strategia del DFAE prevede di trasformare una serie di ambasciate in piccole rappresentanze (le cosiddette basi per la tutela degli interessi, ossia ambasciate senza sezione consolare e senza responsabile della gestione operativa, dotate soltanto di un ambasciatore e di uno o due assistenti locali).</p><p>Un esempio tratto dall'attualità: all'ambasciata di Sofia il ritiro di tre dei quattro collaboratori svizzeri è in corso, anche due posti occupati da personale locale sono stati smantellati (di cui uno occupato dall'assistente commerciale) per non contare la sezione consolare, ormai chiusa da mesi.</p><p>I problemi legati a tale progetto vanno tuttavia ben oltre il taglio di prestazioni nel settore consolare, che interessa soprattutto le colonie svizzere. Sorgono pertanto i seguenti interrogativi:</p><p>1. Altre rappresentanze subiranno sorte analoga e, se sì, quali?</p><p>2. Che forma assumerà la rinuncia ai servizi, necessaria al ridimensionamento delle rappresentanze (ridotte a un solo diplomatico)? In che misura la riduzione delle prestazioni dell'ambasciata in ambito commerciale comprometterà le PMI (si pensi ad es. agli interventi dell'ambasciata presso i ministeri in caso di problemi)? Sino a che punto la chiusura della sezione consolare delle ambasciate limiterà il raggio d'azione delle PMI desiderose d'investire nel Paese ospite? Che impatto avrà il taglio dei compiti e delle prestazioni sull'opinione pubblica e sulle Commissioni di politica estera?</p><p>3. In caso di assenza dell'ambasciatore, chi lo sostituirà? Si procederà a una chiusura temporanea dell'ambasciata? In che misura ciò inciderà sulle relazioni bilaterali con lo Stato ospite? Un'ambasciata non dovrebbe avere una grandezza critica minima per operare, ad esempio un ambasciatore e un gestore operativo svizzeri?</p><p>4. Come saranno selezionati gli ambasciatori delle mini-ambasciate? La SECO, l'OSEC, ecc. saranno consultati? Nei Paesi partner del contributo all'allargamento dell'UE è opportuno trasformare le ambasciate in mini-rappresentanze? E nei Paesi che racchiudono un potenziale per il commercio estero svizzero/per gli investimenti da parte di PMI svizzere?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale condivide l'opinione dell'autrice dell'interpellanza, secondo la quale le residenze rappresentano un importante strumento di lavoro per la tutela gli interessi della Svizzera all'estero e contribuiscono a promuovere l'immagine e la reputazione del Paese.</p><p>Risposte ai singoli interrogativi:</p><p>1. Il DFAE è in permanenza impegnato nell'adattamento della rete delle rappresentanze svizzere all'estero alle nuove e mutate esigenze della politica estera svizzera. A tale scopo, il miglioramento delle sinergie e dell'efficienza riveste un'importanza fondamentale. Rivolgere l'attenzione ai compiti principali delle rappresentanze all'estero si è dimostrata una buona linea d'azione. Nel 2011 sono stati così istituiti otto centri consolari regionali che erogano servizi consolari (p. es. documenti d'identità e visti) in più Paesi. Le ambasciate che non forniranno più servizi consolari, si concentreranno in futuro sulla tutela degli interessi svizzeri (Oslo, Copenaghen, Helsinki, Bruxelles, Lussemburgo, Bratislava, Praga, Budapest, Lubiana, Zagabria, Sofia, Yerevan, Minsk e Karachi). Nella primavera del 2012 sono stati aperti quattro nuovi centri consolari regionali (Madrid, Londra, Buenos Aires, Bangkok). Contestualmente, altre cinque rappresentanze (Lisbona, Dublino, Kuala Lumpur, Asunción, Montevideo) si occuperanno in futuro della tutela degli interessi.</p><p>2. Le rappresentanze che si concentreranno sulla tutela degli interessi della Svizzera e non forniranno più servizi consolari non saranno soltanto quelle "piccole rappresentanze". Per esempio, le missioni svizzere di Bruxelles (UE), New York (ONU), Vienna (OSCE), Parigi (OCSE) e Strasburgo (Consiglio d'Europa), così come le ambasciate di Ottawa e Canberra, da sempre si occupano principalmente della tutela degli interessi svizzeri. In alcune delle rappresentanze citate alla cifra 1, il catalogo dei compiti svolti è stato adattato alle esigenze attuali e l'organico è stato di conseguenza ridotto. Il trasferimento dei servizi consolari nei Centri regionali non avrà alcuna influenza sugli investitori svizzeri delle PMI. Le questioni economiche e commerciali, così come gli interventi presso i ministeri, sono compiti che rientrano nella tutela degli interessi e continueranno a essere svolti nella stessa misura. Nel suo riorientamento, il DFAE si adopera inoltre per ridurre al minimo l'impatto sulle prestazioni nel settore consolare attraverso misure collaterali; a tal fine, è stata per esempio attivata una Helpline consolare disponibile 365 giorni l'anno, 24 ore su 24. Di recente, a Budapest, sono stati anche impiegati per la prima volta strumenti di rilevazione biometrici e ulteriori esperimenti sono già in programma. Nella primavera del 2011, l'allora capo del dipartimento ha fornito alle Commissioni parlamentari di politica estera un rapporto esaustivo sulle misure in questione. Poiché si trattava per lo più di misure di riorganizzazione interne, non è stato pubblicato alcun comunicato stampa. Tuttavia, su richiesta della stampa, sono state di volta in volta fornite informazioni dettagliate.</p><p>3. Nelle sedi in cui è presente un solo collaboratore diplomatico (ambasciatore) o una sola collaboratrice diplomatica (ambasciatrice), il cosiddetto "incaricato d'affari" funge da sostituto. Quest'ultimo è un collaboratore locale qualificato, che è responsabile della reperibilità dell'ambasciata e può svolgere la maggior parte dei compiti ordinari. Naturalmente le ambasciate restano aperte. In casi di emergenza, sono accreditati diplomatici di Stati confinanti ed è attualmente al vaglio la possibilità di una sostituzione tramite ambasciatori di Paesi affini. In tali sedi, la gestione operativa tecnica è affidata a un responsabile locale qualificato. Fino ad oggi si è constatato che le relazioni bilaterali non risultano pregiudicate da questo sistema di organizzazione.</p><p>4. Il dislocamento dei servizi consolari nei centri consolari regionali avviene principalmente in considerazione del carico di lavoro. L'erogazione di tali servizi richiede obbligatoriamente l'impiego di almeno due collaboratori consolari svizzeri. Nelle sedi che eseguono poche pratiche, i costi risultano dunque sproporzionatamente alti (p. es. a Bratislava: per 3 visti e 42 passaporti l'anno, il costo lordo degli stipendi per il personale distaccato è di 300 000 franchi svizzeri). In queste sedi vengono inoltre impegnati collaboratori validi, di cui altre rappresentanze potrebbero avere più urgente bisogno. Esempi di tali situazioni possono essere rappresentati dal potenziamento della sezione visti nei Paesi coinvolti nella strategia di crescita per la piazza turistica Svizzera e dall'apertura di un'ambasciata a Doha e di un consolato generale/Swissnex a Bangalore. Il dislocamento dei servizi consolari e la conseguente attenzione rivolta alla tutela degli interessi non producono alcun effetto sui Paesi partner del contributo all'allargamento dell'UE, poiché tali contributi come pure i programmi speciali della DSC (e di altre organizzazioni) vengono portati avanti nella stessa misura che in passato. La ristrutturazione non pregiudica nemmeno i programmi della SECO o dell'OSEC, pertanto non è stata avviata alcuna consultazione.</p>  Risposta del Consiglio federale.