<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di sviluppare il progetto, che si trova già a buon punto, concernente la cibercriminalità in modo da creare certezza giuridica in materia di diritto civile per i fornitori di prestazioni in rete. Il progetto deve prendere come riferimento i quadri giuridici europei e americani nonché puntare a rendere più sicuri gli investimenti e favorire le innovazioni. Nel 2008 il Consiglio federale deve sottoporre un rispettivo progetto al Parlamento.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>In Svizzera la responsabilità dei fornitori di prestazioni in Internet (provider) poggia sugli stessi principi applicabili ai fornitori di altre prestazioni. I provider sono tenuti a riparare il danno illecitamente causato ad altri, intenzionalmente o per negligenza (art. 41 cpv. 1 CO). La violazione per negligenza dei diritti di terzi non può in tal senso essere invocata sconsideratamente (cfr. in proposito anche la decisione del Tribunale federale 4C.386/2006 del 18 aprile 2007, cons. 5). I provider non sono quindi obbligati a verificare che i testi pubblicati dalle persone a cui forniscono l'accesso rispettino i diritti della personalità di terzi. Analogamente, chi gestisce una piattaforma di scambio di merci in Internet non è tenuto a controllare che la merce offerta non sia contraffatta o rubata; è obbligato a reagire soltanto se è a conoscenza del contenuto illecito della "sua" offerta (cfr. in tal senso anche DTF 126 III 161 segg., cons. 5). Non esistono disposizioni specifiche applicabili ai provider.</p><p>Il Consiglio federale ritiene che il quadro giuridico vigente sia efficace e sufficientemente sicuro. Il 9 novembre 2005, anche in seguito alle obiezioni del mondo economico, il Consiglio federale ha rinunciato a effettuare revisioni parziali del Codice delle obbligazioni e della legge federale contro la concorrenza sleale al fine di migliorare la certezza giuridica nell'ambito del commercio elettronico (FF 2006 649 segg.). La rinuncia a emanare nuove regole è giustificata anche dal fatto che, come ricordato dall'autore della mozione, diversi importanti provider si sono stabiliti proprio in Svizzera. Una normativa speciale per i provider non porterebbe alcun vantaggio. Nella migliore delle ipotesi sarebbe possibile codificare la dottrina attuale e la (scarsa) prassi in materia. Nel peggiore dei casi i provider rischierebbero di essere sottoposti a norme sulla responsabilità più severe. Questo non sarebbe tuttavia né nell'interesse dei provider, né della piazza economica svizzera.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.