<h2>SubmittedText<h2><p>Invito il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti:</p><p>- Intende firmare prossimamente la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie e avviare la procedura di approvazione parlamentare?</p><p>- Che cosa occorrerà fare affinché la Svizzera possa ratificare la convenzione?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Come ha già spiegato nella sua risposta del 10 settembre 2003 a un'interrogazione ordinaria del consigliere nazionale Paul Rechsteiner (03.1079), il Consiglio federale ritiene problematica per svariati motivi la firma da parte della Svizzera della Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie.</p><p>Anzitutto la convenzione prevede di attribuire ai lavoratori migranti, a prescindere dal fatto che siano in situazione regolare o irregolare, le medesime condizioni di lavoro di cui godono i cittadini dello Stato contraente. In tal modo la Svizzera potrebbe essere costretta ad accordare un diritto di dimora temporaneo a lavoratori migranti in situazione irregolare, affinché possano far valere in giudizio i loro diritti nei confronti del datore di lavoro. Introducendo diritti che vanno oltre i diritti dell'uomo, la convenzione potrebbe favorire un aumento del numero di lavoratori migranti clandestini nonostante le misure previste per arginare la migrazione illegale.</p><p>A tale proposito, è importante rilevare che la nuova legge federale sugli stranieri (LStr; RS 142.20) entrata in vigore il 1° gennaio 2008 non ha modificato sostanzialmente le disposizioni in materia di regolarizzazione degli stranieri clandestini (sans papiers). Il legislatore si è limitato essenzialmente a sancire nella LStr la prassi già in vigore. Dai dibattiti parlamentari è emerso che un allentamento di queste disposizioni è fuori questione. Il popolo svizzero e la totalità dei cantoni hanno in seguito confermato la linea tracciata dal legislatore approvando la LStr in occasione della votazione del 24 settembre 2006. La legislazione attuale non è dunque compatibile con le esigenze della convenzione. Occorre anche rammentare che conformemente alla sua prassi la Svizzera non firma trattati internazionali fintanto che non è sicura di poterli poi ratificare e trasporre nel diritto nazionale.</p><p>Inoltre, come sottolineato nella risposta all'interrogazione ordinaria summenzionata (03.1079), il Consiglio federale rileva che molti degli importanti diritti garantiti nella parte della convenzione concernente le persone in situazione regolare sono già contemplati da trattati ratificati dalla Svizzera. Si tratta della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (RS 0.101), del Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali (RS 0.103.1) nonché del Patto internazionale relativo ai diritti politici (RS 0.103.2). Le disposizioni sui diritti dell'uomo sono applicabili anche alle persone la cui presenza non è regolarizzata.</p><p>Del resto, occorre aggiungere che l'accordo sulla libera circolazione delle persone concluso tra la Svizzera, da una parte, e la Comunità europea, dall'altra, nonché la Convenzione AELS riveduta garantiscono ai cittadini degli Stati contraenti un accesso al mercato del lavoro e condizioni sociali praticamente equivalenti a quelle di cui beneficiano i cittadini svizzeri. Inoltre, la LStr ha migliorato considerevolmente lo statuto di soggiorno dei lavoratori di Paesi terzi regolarmente ammessi sul mercato svizzero del lavoro.</p><p>Infine, il Consiglio federale rileva che la convenzione, adottata il 18 dicembre 1990 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, è entrata in vigore il 1° luglio 2003 dopo aver ottenuto la firma e la ratifica del numero minimo di Stati necessario alla sua entrata in vigore. Finora è stata ratificata da 37 Paesi tra cui figurano soltanto due Stati membri dell'OCSE (Messico e Turchia) e nessuno Stato membro dell'UE o dell'AELS.</p><p>Il Consiglio federale ritiene dunque che le condizioni per la firma e la ratifica della convenzione non siano date e non intende, a breve o medio termine, avviare una procedura in tal senso.</p>  Risposta del Consiglio federale.