<h2>SubmittedText<h2><p>Il Kosovo, nato in seguito al crollo della Jugoslavia, il 17 febbraio 2008 ha dichiarato la sua indipendenza. Finora, il nuovo Stato è stato riconosciuto da 72 Paesi, tra cui la Svizzera, che dal 1999 vi è presente con un contingente di soldati svizzeri (Swisscoy) in grado di farsi un'idea dell'atmosfera che ha fatto da sfondo agli eventi e dell'insicurezza regnante. Il bilancio è tutt'altro che positivo. Il Kosovo dipende dagli aiuti internazionali, la corruzione dilaga. Il settore industriale è stato devastato dalle privatizzazioni e dalle svendite al crimine organizzato. Il denaro proviene dalla diaspora kosovara (1999: 600 milioni), dall'economia sommersa e forse dal traffico di droga e di esseri umani. Il Paese non è in grado di produrre elettricità a sufficienza e l'agricoltura, costituita da aziende a conduzione familiare, fa fatica a svilupparsi, dato che i mezzi degli aiuti internazionali vengono trattenuti dallo Stato. Il governo attuale, politicamente instabile e sospettato di discriminare la minoranza serba, ha sollevato interrogativi per supposte frodi durante le elezioni. Secondo un rapporto per l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa redatto dal consigliere agli Stati Dick Marty, infine, il primo ministro Hashim Thaci avrebbe partecipato a un traffico di organi e coprirebbe altre persone coinvolte.</p><p>Il Consiglio federale non crede che il riconoscimento del Kosovo sia stato affrettato e che avrebbe meritato un maggiore approfondimento?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale non crede che il riconoscimento del Kosovo sia stato affrettato o che avrebbe meritato un maggiore approfondimento. Al contrario, continua a essere convinto che la decisione sia giusta e sia stata presa al momento opportuno. Il Consiglio federale ha riconosciuto il Kosovo perché è dell'opinione che questa nuova tappa della ricostruzione politica dell'Europa sudorientale andasse anteposta a qualsiasi altra soluzione e che il chiarimento dello statuto del Kosovo costituisse una condizione per la stabilità e lo sviluppo socioeconomico e politico dell'intera regione. Per tale motivo, il governo svizzero ha portato avanti, e continuerà a farlo, l'impegno della Svizzera in Kosovo e nel resto dell'Europa meridionale. I progressi di tutti gli Stati della regione nella fase di avvicinamento all'adesione all'Unione europea dimostrano d'altronde che la valutazione era corretta. </p><p>L'impegno della Svizzera in Kosovo persegue in primo luogo il potenziamento dello Stato di diritto e la promozione della democrazia, dei diritti dell'uomo e delle minoranze, e dello sviluppo socioeconomico. La Svizzera contribuisce in questo modo alla stabilità e allo sviluppo dell'intera regione. In seguito agli eventi degli anni Novanta, il processo di transizione politico e socioeconomico, sostenuto anche dai nostri principali partner internazionali, a partire dall'Unione europea, ha conosciuto diverse difficoltà. In considerazione della numerosa diaspora kosovara presente nel nostro Paese, per il Consiglio federale è importante che la Svizzera porti avanti il suo impegno e lo sviluppo delle relazioni bilaterali secondo la linea seguita finora a tutto vantaggio dei nostri interessi in termini di stabilità del Continente, di sicurezza interna, di politica migratoria e di relazioni economiche. </p><p>Come indicato nella sua risposta alla mozione della Commissione di politica estera del Consiglio nazionale, che raccomanda di accettare, il Consiglio federale ha preso conoscenza del rapporto sul trattamento disumano di persone e sul traffico illecito di organi in Kosovo, che il consigliere agli Stati Dick Marty ha sottoposto al Consiglio d'Europa. Il rapporto contiene gravi accuse e il Consiglio federale sottolinea quanto sia importante esaminare scrupolosamente gli indizi e le testimonianze e presentare le prove necessarie. Attraverso il DFAE, il Consiglio federale ha invitato gli Stati in questione, segnatamente il Kosovo, a fornire il loro contributo al chiarimento di tali accuse. Il Consiglio federale si aspetta che le autorità competenti - inclusa la missione Eulex dell'Unione europea - adottino le misure giudiziarie del caso.</p>  Risposta del Consiglio federale.