<h2>SubmittedText<h2><p>Nel suo recente rapporto sulla Svizzera, il delegato ONU per la lotta al razzismo ha criticato la discussione in corso nel nostro Paese riguardante gli uomini e le donne che vivono in Svizzera senza essere in possesso di un passaporto elvetico. A suo avviso, la discussione concernente questi "stranieri" muove quasi esclusivamente da considerazioni di politica della sicurezza.</p><p>Come giudica il Consiglio federale questa critica, a mio avviso giustificata, e in che modo intende reagire affinché i cittadini svizzeri che si sentono insicuri non cerchino le ragioni di questo loro malessere negli stranieri bensì nelle vere cause, che sono di carattere sociale, economico e legate alla situazione politica mondiale?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Le dichiarazioni del delegato speciale dell'ONU, Doudou Diène, citate dall'autore dell'interrogazione, sono state fatte in occasione della seconda sessione del Consiglio dei diritti umani dell'ONU, tenutasi a Ginevra il 19 settembre 2006. Già allora il rappresentante della Svizzera presso il Consiglio dei diritti umani dell'ONU, l'ambasciatore Blaise Godet, ha dichiarato che la Svizzera avrebbe potuto esprimersi in merito al rapporto finale soltanto dopo la presentazione del rapporto finale sulla visita del signor Diène in Svizzera, ossia probabilmente in occasione della quarta sessione del Consiglio dei diritti umani dell'ONU, nell'aprile del 2007.</p><p>Non spetta allo Stato lottare contro la xenofobia presentando agli Svizzeri le presunte cause delle loro paure. È invece importante che le autorità procedano con risolutezza contro i comportamenti illegali. Occorre inoltre istituire le condizioni quadro atte a integrare la popolazione residente straniera.</p>  Risposta del Consiglio federale.