<h2>SubmittedText<h2><p>Nell'ambito dell'imminente riforma dell'imposizione dei coniugi e delle famiglie, il Consiglio federale è invitato a esaminare, per quanto riguarda l'imposizione del reddito delle persone fisiche, il passaggio, per il calcolo del reddito imponibile, dal soggetto fiscale "individuo" rispettivamente "coniugi" al soggetto fiscale "economia domestica" risp. "reddito totale dell'economia domestica".</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nel diritto vigente l'imposta diretta è strutturata come imposta personale, ossia si riferisce alla persona contribuente. Per tale ragione, ogni persona fisica è, di principio, tassata individualmente. I coniugi sono due soggetti fiscali indipendenti ma sono tassati in comune. I loro redditi e le loro sostanze (nonché i redditi della sostanza e le sostanze dei loro figli minorenni) vengono sommati. Vi è quindi una responsabilità solidale per le imposte. Questo sistema si giustifica con il fatto che i coniugi sono considerati un'unità giuridica ed economica, almeno finché i fondi sono utilizzati in comune.</p><p>Il postulato avrebbe l'obiettivo di realizzare la tanto necessaria soppressione della cosiddetta "penalizzazione del matrimonio". Questo obiettivo non verrebbe però conseguito attraverso uno sgravio dei coniugi bensì attraverso un maggiore aggravio degli altri tipi di convivenza. Il 23 settembre 2005, il Consiglio federale ha deciso di porre in consultazione un provvedimento immediato per attenuare la discriminazione dei coniugi con doppio reddito. Inoltre, si può affermare con certezza che, a medio termine, la tendenza è piuttosto quella di passare all'imposizione individuale e non a un'ampia tassazione comune ai sensi del postulato. Si può quindi ipotizzare che a livello politico la proposta dell'imposizione delle economie domestiche abbia poche possibilità di riuscita.</p><p>Problemi giuridici e pratici impediscono inoltre l'attuazione del postulato: la Costituzione federale esige un'imposizione in funzione della capacità economica. Nell'imposizione delle economie domestiche si applica invece l'aliquota del reddito dell'economia domestica al reddito dei singoli contribuenti. A seguito della progressione l'imposta non sarebbe più adeguata alla capacità finanziaria della singola persona e ciò sarebbe anticostituzionale. A differenza dei coniugi, di solito le persone che abitano in una stessa economia domestica non rappresentano una comunità giuridicamente paragonabile e spesso non utilizzano in comune i loro fondi né hanno impegni comuni.</p><p>Visto che l'ammontare dell'imposta dipende dai fattori degli altri membri, ogni contribuente dovrebbe poter accedere ai dati fiscali dei coinquilini. È evidente che ciò possa rivelarsi problematico.</p><p>Infine, le tassazioni potrebbero essere eseguite solo in presenza delle dichiarazioni d'imposta di tutti i coinquilini. La mancanza di una dichiarazione d'imposta ritarderebbe, come minimo, la tassazione definitiva degli altri inquilini e le eventuali procedure giudiziali fiscali. L'onere amministrativo supplementare sarebbe indubbiamente enorme sia per chi paga l'imposta sia per l'amministrazione. Inoltre, il diritto fiscale diverrebbe più complicato.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.