<h2>SubmittedText<h2><p>In relazione alle piene verificatesi in Svizzera nel 2005, il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Con quale frequenza sono da attendere in futuro eventi naturali estremi di questo tipo e quale potrebbe essere la loro intensità che, stando agli studi condotti, è in aumento?</p><p>2. Vista la portata degli eventi, è necessario procedere ad adeguamenti di tipo concettuale per quanto concerne la protezione dai pericoli naturali</p><p>a. in relazione alle piene?</p><p>b. in relazione ad altri pericoli?</p><p>3. Sono sufficienti i mezzi finanziari e le risorse di personale di Confederazione e cantoni affinché le necessarie misure di protezione possano essere realizzate in tempo utile?</p><p>4. Le carte dei pericoli per ogni comune sono uno strumento fondamentale per l'attuazione di misure di protezione durature.</p><p>a. In quali cantoni vi sono ancora lacune?</p><p>b. Che cosa intende fare il Consiglio federale affinché possa essere eventualmente accelerata l'elaborazione di questi strumenti da parte dei cantoni?</p><p>5. L'articolo 6 capoverso 2 lettera c della legge sulla pianificazione del territorio obbliga i cantoni a definire le zone di pericolo sul loro territorio. In che misura esse tengono conto degli eventi naturali estremi? Il Consiglio federale è disposto a provvedere affinché i piani direttori cantonali vengano verificati alla luce delle nuove conoscenze?</p><p>6. Quali provvedimenti intende adottare per migliorare le previsioni, i sistemi di allerta, i sistemi di allarme e la protezione della popolazione in caso di eventi naturali estremi?</p><p>7. Che cosa intraprende per proteggere la popolazione da eventi rari, ma non meno pericolosi, come i terremoti?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. È estremamente difficile stabilire la periodicità di eventi naturali come le piene del 2005. Dal punto di vista meramente statistico tali eventi estremi si verificano in media una volta ogni secolo o durante più secoli, ma anche più volte nell'arco di periodi relativamente più brevi. Le piogge torrenziali dell'agosto 2005 sono da ricondurre - come quelle dell'estate 2002 - ad una situazione meteorologica particolare, nella quale una massa d'aria temperata e umida proveniente dal Mediterraneo si è spostata verso l'Europa centrale. La temperatura eccessivamente elevata dell'acqua del Mediterraneo ha favorito l'evaporazione e l'assorbimento di grosse quantità di acqua nell'aria.</p><p>Per quanto concerne gli effetti dei cambiamenti climatici, da un punto di vista fisico si rileva un'intensificazione generale del ciclo dell'acqua a causa del riscaldamento dell'atmosfera. Tale fenomeno sarebbe collegato all'aumento della frequenza delle precipitazioni intense. Questi cambiamenti potrebbero verificarsi nelle zone alpine soprattutto durante i mesi invernali, mentre non è possibile fare previsioni per il periodo estivo.</p><p>2.a. L'esperienza ha dimostrato che nei casi in cui sono state realizzate misure di protezione dalle piene al passo con i tempi e secondo le norme in vigore, è stato evidentemente possibile evitare danni maggiori. Ne sono un esempio l'Engelbergeraa e Sachseln. In particolare si sono rivelati molto utili i principi illustrati nelle istruzioni dell'Ufficio federale delle acque e della geologia pubblicate nel 2001 dal titolo "Protezione contro le piene dei corsi d'acqua".</p><p>Anche la riorganizzazione delle unità di direzione, soccorso e aiuto nell'ambito della riforma della protezione della popolazione ha permesso di effettuare interventi molto più efficienti rispetto agli eventi precedenti. Inoltre, a seguito dell'uragano Lothar del 1999, Meteo Svizzera ha attivato un moderno sistema di preallarme in caso di maltempo.</p><p>Circostanze eccezionali (il susseguirsi di importanti eventi naturali, il deterioramento delle finanze federali) hanno tuttavia evidenziato i limiti della pianificazione finanziaria ordinaria, che, negli anni recenti, si è rivelata uno strumento troppo instabile per assicurare la necessaria sicurezza in materia di pianificazione della protezione dalle piene. Nell'ottica di una pianificazione a lungo termine degli stanziamenti necessari alla protezione dalle piene si consiglia quindi di esaminare la creazione di fondi vincolati allo scopo. Andrebbero tuttavia creati dei fondi destinati soltanto alla prevenzione delle piene e non al ripristino dei danni subiti. Una soluzione di questo tipo potrebbe essere attuata anche a tempo determinato, sino alla conclusione dei più importanti lavori d'ampliamento</p><p>2.b. Un livello di protezione dai pericoli naturali equilibrato e adeguato può essere garantito soltanto con una gestione integrale del rischio che comprende la prevenzione (p. es. misure di manutenzione, cura dei boschi di protezione, misure pianificatorie come gli spazi liberi in caso di inondazioni, opere di protezione, organizzazione, pianificazione delle risorse e degli interventi, formazione), l'intervento (p. es. preallarme, allarme, informazione, soccorso, prevenzione dei danni) e il ripristino (p. es. approvvigionamento e smaltimento, sistemi di trasporto, comunicazione). Le misure di prevenzione già attuate hanno fondamentalmente dato i loro frutti. Esse provano che una politica di protezione secondo una gestione integrale del rischio è adeguata.</p><p>3. Il finanziamento delle misure preventive è sostenuto congiuntamente dalla Confederazione, dai cantoni e dai comuni. Nel quadro della politica di contenimento delle spese, anche a livello cantonale e comunale sono in corso programmi di sgravio. Questi hanno causato ritardi nella realizzazione di certi progetti cosicché la precarietà finanziaria della Confederazione finora non ha praticamente avuto conseguenze sulla realizzazione delle misure preventive. Tuttavia, il 18 novembre 2004 il DATEC ha introdotto un ordine delle priorità per i progetti di protezione contro le piene. Per questo motivo sono già stati vincolati 6 milioni di franchi dei crediti del 2006 e 4 milioni di franchi dei crediti del 2007. Queste delibere hanno segnato una svolta nel finanziamento dei progetti di ingegneria fluviale.</p><p>Nel settore delle foreste, il programma di sgravio 2003 sarà attuato a tappe entro il 2006. Se il maltempo più frequente e più intenso dovesse incrementare le esigenze relative alle misure di prevenzione intese come cura sufficiente delle foreste sugli scoscendimenti e sulle zone rivierasche di tutti i ruscelli e gli alvei, le risorse finanziarie rischierebbero di essere insufficienti.</p><p>4.a. Attualmente tutti i cantoni stanno elaborando delle carte dei pericoli. In tutta la Svizzera circa il 30 per cento delle carte concernenti le piene e i rischi di spostamento di masse d'acqua sono pronte, un altro 20 percento è realizzato in parte o è in corso di elaborazione. I lavori possono essere schematizzati come segue:</p><p>Realizzazione delle carte, fase concettuale: TG, VD, NE, JU.</p><p>Realizzazione delle carte, in corso: ZH, LU, SZ, SO, BS, BL, SH, AR, SG, AG.</p><p>Realizzazione delle carte, fase avanzata: BE, UR, ZG, FR, GR, TI, VS, GE.</p><p>Realizzazione delle carte già ultimata: OW, NW, GL, AI.</p><p>4.b. La realizzazione delle carte dei pericoli e soprattutto la loro successiva attuazione nell'ottica della pianificazione del territorio costituiscono un processo che non può essere accelerato a volontà. La responsabilità delle carte dei pericoli spetta infatti ai cantoni e ai comuni. Per poter tenere conto delle esperienze locali e contare sul necessario consenso della popolazione e delle autorità è importante integrare i cantoni e i comuni nei lavori. Il consenso è del resto un presupposto fondamentale per la necessaria attuazione delle carte dei pericoli nel quadro della pianificazione dell'utilizzazione. A questo livello, per quanto riguarda i tempi, occorre comunque fare i conti con le procedure di autorizzazione e le possibilità di adire le vie legali. I ritardi a livello di attuazione sono di gran lunga maggiori rispetto ai tempi di messa a punto delle carte, che dovrebbero essere ultimate entro il 2011.</p><p>5. L'articolo 6 capoverso 2 lettera c della legge sulla pianificazione del territorio del 1979 obbliga i cantoni a designare i territori che sono minacciati in misura rilevante da pericoli naturali o da immissioni nocive. Nel 1997 la classificazione dei livelli di pericolo stabilita in base alla sua probabilità di accadimento e alla sua intensità è stata integrata nel settore delle piene. Oggigiorno le carte dei pericoli vengono realizzate tenendo conto di eventi con tempo di ritorno fino a 300 anni; nel caso di pericoli dovuti alle acque si tiene inoltre conto dei pericoli residui in relazione a eventi più rari. Le misure a livello di pianificazione territoriale vengono attualmente realizzate nelle zone che possono essere colpite da eventi con tempo di ritorno fino a 300 anni. Nel settore con pericoli residui devono essere evitati utilizzazioni e impianti con danni potenziali molto elevati. In questo contesto le carte dei pericoli tengono conto anche di eventi estremi.</p><p>I piani direttori hanno lo scopo di evidenziare i compiti cantonali e comunali rilevanti per il territorio nel settore dei pericoli naturali, coordinare la loro esecuzione e colmare le relative lacune. I compiti che necessitano di una regolamentazione vincolante per i proprietari fondiari vengono disciplinati nella pianificazione dell'utilizzazione (ad esempio mediante condizioni di utilizzazione). Le autorità cantonali responsabili del settore "pericoli naturali" partecipano all'elaborazione di piani direttori e possono pronunciarsi in merito ai relativi contenuti. I piani direttori di seconda generazione sono conformi alla strategia perseguita dalla Confederazione nell'ambito dei pericoli naturali. Non è quindi urgente una verifica come richiesto dall'autrice dell'interpellanza.</p><p>6. Per quanto concerne le previsioni sui deflussi dei grossi bacini imbriferi, da tempo Meteo Svizzera e il Servizio idrologico nazionale (Ufficio federale delle acque e della geologia) collaborano strettamente tra loro con notevoli risultati. Tale collaborazione si è rivelata efficace anche nelle procedure di preallarme adottate da Meteo Svizzera (preallarme Meteo) e dal Servizio idrologico nazionale (preallarme piene) durante le inondazioni del mese di agosto. Un'ulteriore ottimizzazione dei processi richiede uno sforzo maggiore - legato quindi anche a costi supplementari - nell'elaborazione dei dati di base e dei modelli di previsione del tempo e dei deflussi.</p><p>Il Consiglio federale ha incaricato il DDPS di elaborare, in collaborazione con la piattaforma nazionale pericoli naturali e i competenti servizi della Confederazione, proposte per l'ottimizzazione dei sistemi di preallarme e di allarme nonché di definire le necessarie misure.</p><p>7. Il 12 gennaio 2005, il Consiglio federale ha approvato un piano comprendente otto misure per la prevenzione dei terremoti a livello federale per il triennio 2005-2008. La priorità è accordata al rispetto delle norme antisismiche, all'iscrizione degli edifici nell'inventario della sicurezza antisismica e alla garanzia della sicurezza antisismica per gli edifici della Confederazione. Su raccomandazione di quest'ultima, il 21 aprile 2005 la Conferenza svizzera dei direttori delle pubbliche costruzioni, della pianificazione del territorio e dell'ambiente ha deciso di stabilire misure edilizie da attuare nei cantoni e di creare le necessarie basi legali per obbligare anche i privati a realizzare tali provvedimenti.</p><p>Nel maggio 2004, l'Ufficio federale della protezione della popolazione, in collaborazione con l'ex Ufficio federale delle acque e della geologia e il Servizio sismologico svizzero, ha elaborato le basi per un concetto d'intervento in caso di terremoti in Svizzera. Attualmente si sta lavorando all'attuazione concreta di questo concetto.</p>  Risposta del Consiglio federale.