<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di vagliare l'opportunità di elaborare una proposta di modifica dell'articolo 67 Codice Penale (CP) abolendo il tetto massimo di cinque anni per l'interdizione dell'esercizio di una professione in caso di crimine o delitto commesso nell'ambito professionale.</p><p>L'art. 67 CP prevede per chi "nell'esercizio di una professione, di un'industria o di un commercio, ha commesso un crimine o un delitto per il quale è stato condannato a una pena detentiva superiore a sei mesi o a una pena pecuniaria di oltre 180 aliquote giornaliere [...]", l'interdizione ad esercitare quest'attività per un periodo compreso tra i sei mesi e i cinque anni nel caso sussista il rischio di un ulteriore abuso. La cronaca riporta spesso casi scabrosi di condanne a lunghe pene detentive seguite da un'interdizione alla professione. In taluni casi però il limite massimo di cinque anni pare insufficiente, data la gravità di quanto commesso e il forte rischio di recidiva. Recentemente, il Ticino è stato confrontato al caso di un ex infermiere, riconosciuto colpevole per aver perpetrato numerosi abusi sessuali nei confronti di pazienti malate ed inatte a reagire. Teoricamente, scontata la pena di 12 anni ed i cinque anni di interdizione alla professione di infermiere, egli potrà tornare a lavorare in quest'ambito.</p><p>Sulla base dell'esperienza psichiatrica, numerosi esperti ritengono che questo tipo di perversione sia difficilmente curabile, soprattutto nei casi in cui la persona ha perpetrato questi abusi indisturbata per lunghi anni. Il ritorno all'esercizio della professione è dunque fonte di pericolo per i nuovi pazienti e per il soggetto stesso, confrontato con un rischio di recidiva molto alto. Meglio sarebbe se esso venisse allontanato dal campo in cui ha commesso il reato ed imparasse una nuova professione durante la permanenza in carcere.</p><p>Al fine di meglio tutelare la società e di dare comunque un'altra possibilità al condannato di rifarsi una vita, occorre quindi abolire il limite massimo dei cinque anni d'interdizione, come minimo innalzandolo oppure prevedendo un'interdizione a vita per i casi più gravi. Un parallelismo può essere fatto con il controprogetto all'iniziativa "affinché i pedofili non lavorino più con i fanciulli" che prevede un divieto di dieci anni fino ad un'interdizione a vita.</p>