<h2>SubmittedText<h2><p>La portata della crisi umanitaria in Siria resta notevole dal 2011. Mentre 6,6 milioni di persone sono state costrette a spostarsi all'interno del Paese, oltre 4,9 milioni hanno cercato protezione nei Paesi vicini. In totale, due terzi della popolazione siriana dipendono dall'aiuto umanitario. </p><p>Dal 2011 14 414 cittadini siriani hanno chiesto asilo in Svizzera. 3654 l'hanno ottenuto e 7254 sono stati ammessi provvisoriamente. Il Consiglio federale (CF) ha inoltre deciso, nel 2015, di accogliere 5000 persone nel quadro di diversi programmi d'ammissione. </p><p>Nel 2015, confrontata con l'arrivo in massa sul suo territorio di persone in cerca di protezione, l'UE ha deciso due programmi di ricollocazione: 160 000 persone, rifugiate principalmente in Grecia e in Italia, dovrebbero essere ammesse in vari Paesi UE nell'arco di due anni.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il ritorno dei profughi dipende da numerosi fattori legati all'esito del conflitto in Siria e alla situazione politica ed economica in loco. Il contesto attuale nella regione non permette al Consiglio federale di azzardare previsioni per il medio e lungo termine.</p><p>2. Dallo scoppio della crisi siriana, la Svizzera ha stanziato oltre 315 milioni di franchi per aiutare la popolazione bisognosa. Per il 2017 questo sostegno è stato aumentato a 66 milioni, il che corrisponde a un incremento di oltre il 30 per cento rispetto all'anno precedente. Il 54 per cento di questo sostegno finanziario è destinato alla Siria e il 46 per cento a Giordania, Libano, Iraq e Turchia. I fondi supplementari stanziati per il 2017 permetteranno di potenziare l'aiuto umanitario in Siria e di aiutare i Paesi limitrofi a migliorare a lungo termine le prospettive di vita dei rifugiati siriani e della popolazione locale. Il sostegno è destinato anche a progetti di educazione e formazione professionale. Nel quadro della sua cooperazione internazionale in materia di istruzione, la Svizzera rinnoverà entro il 2018 140 scuole: 88 in Giordania e 52 in Libano. In tal modo garantisce a 87 000 bambini parità di accesso alla formazione formale permettendo loro quindi di beneficiare di migliori possibilità formative. </p><p>La Svizzera prevede inoltre di aprire un ufficio umanitario a Damasco nel 2017. Oltre al suo impegno umanitario, il nostro Paese sostiene gli sforzi profusi a livello locale e internazionale per risolvere il conflitto armato in Siria. Nel 2017 ha destinato a tal fine 7,5 milioni di franchi. </p><p>3. Il 9 dicembre 2016 il Consiglio federale ha deciso di accogliere, sull'arco di due anni, 2000 vittime della crisi siriana nel quadro del programma di reinsediamento. In questo modo ha confermato la partecipazione svizzera alle misure tese ad alleviare la crisi umanitaria legata al conflitto nella regione. Una volta che il programma attuale sarà a uno stadio avanzato, il Consiglio federale vaglierà un'eventuale proroga.</p><p>4. A marzo 2017 Confederazione e Cantoni hanno concordato di lanciare un processo congiunto, l'Agenda Integrazione Svizzera. Nel quadro di tale agenda, saranno elaborati entro fino anno obiettivi comuni volti a rafforzare la promozione dell'integrazione quale processo dall'entrata in Svizzera fino alla formazione o all'attività lucrativa, per permettere agli adolescenti e ai giovani adulti giunti tardivamente in Svizzera di accedere a formazioni nonché per intensificare le misure d'integrazione per i rifugiati riconosciuti e le persone ammesse provvisoriamente. </p><p>5. Il 18 settembre 2015 il Consiglio federale ha approvato la partecipazione della Svizzera al primo programma di ricollocazione dell'UE (40 000 persone) per 1500 persone e ha autorizzato il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) a garantire la partecipazione del nostro Paese al secondo programma. Tra l'avvio del primo programma UE, nel settembre 2015, e fine luglio 2017, la Svizzera ha accolto 1058 persone. A fine luglio 2017, 24 676 persone (su 40 000) sono state ricollocate a livello europeo nel quadro del primo programma. Dato che l'attuazione di quest'ultimo non è ancora terminata, non è stata finora concretizzata la partecipazione svizzera al secondo programma. Inoltre, secondo i rapporti mensili della Commissione europea sulla ricollocazione e il reinsediamento, il numero di cittadini siriani ed eritrei (ossia le principali nazionalità considerate nella ricollocazione) in territorio italiano e greco è meno elevato di quanto inizialmente previsto. Il DFGP analizza costantemente la situazione.</p>  Risposta del Consiglio federale.