<!DOCTYPE html> <html lang="it"><head><meta charset="utf-8"/></head><body><div class="WordSection1"> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable" width="0"> <tr> <td colspan="2" valign="top"> <p class="R2"> </p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><img alt="" height="38" id="Immagine 5" src="http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&amp;WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&amp;WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&amp;OmnisLibrary=JURISWEB&amp;OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&amp;OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&amp;Parametername=WWWTI&amp;Schema=TI_WEB&amp;Source=&amp;Aufruf=getImage&amp;nF38_KEY=297998" width="37"/></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><img alt="" height="25" id="Immagine 6" src="http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&amp;WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&amp;WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&amp;OmnisLibrary=JURISWEB&amp;OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&amp;OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&amp;Parametername=WWWTI&amp;Schema=TI_WEB&amp;Source=&amp;Aufruf=getImage&amp;nF38_KEY=297999" width="21"/></p> </td> <td valign="top"><a id="X_NOT_ACTUALIZE"></a> <p class="MsoNormal"> </p> </td> </tr> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Incarto n.<br/> </span>52.2020.136</p> <p class="MsoNormal"> </p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Lugano</span></p> <p class="MsoNormal"><a id="IN_DATA_DECISIONE">29 aprile 2021</a></p> <p class="MsoNormal"> </p> </td> <td colspan="3" valign="top"> <p class="MsoNormal">In nome<br/> della Repubblica e Cantone<br/> Ticino</p> </td> </tr> <tr> <td colspan="5" valign="top"> <p class="MsoNormal"><b><span>Il Tribunale cantonale amministrativo</span></b></p> </td> </tr> <tr> <td colspan="5" valign="top"> <p class="MsoNormal"> </p> </td> </tr> <tr> <td colspan="5" valign="top"><a id="INIZIO_TESTO"></a> <p class="MsoNormal"> </p> </td> </tr> <tr> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"> </p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable" width="0"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>composto dei giudici:</span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Matteo Cassina, vicepresidente,</span></p> <p class="MsoNormal"><span>Matea Pessina, Sarah Socchi</span></p> </td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable" width="0"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>vicecancelliere:</span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Reto Peterhans</span></p> </td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>statuendo sul ricorso del 6 marzo 2020 di</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable" width="0"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td colspan="2" valign="top"> <p class="MsoNormal"><b><span> RI 1</span></b><span> </span></p> <p class="MsoFooter"><span>patrocinato da: PA 1 </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> </tr> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>contro</span></p> </td> <td><p class="MsoNormal"> </p></td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable" width="0"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>la risoluzione del 5 febbraio 2020 (n. 659) del Consiglio di Stato che respinge l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la decisione del 26 giugno 2018 con cui la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni gli <span>ha negato il rilascio di un permesso per confinanti</span> UE/AELS;</span></p> </td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R2">ritenuto, <b>in fatto</b></p> <p class="R2"> </p> <p class="R1">A.<span> </span>Il cittadino italiano RI 1 (1958), già al beneficio di un'autorizzazione per frontalieri UE/AELS tra il 4 aprile e il 18 ottobre 2016, in data 18 maggio 2017 ha presentato alla Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni una domanda di rilascio di un identico permesso al fine di potere esercitare un'attività lucrativa indipendente a tempo parziale (25 ore settimanali) quale <i>riflessologo plantare</i> presso uno studio pediatrico e ortodontico di __________. </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1">B.<span> </span>Dopo avergli chiesto di produrre alcuni documenti e avergli concesso la facoltà di esprimersi, il 26 giugno 2018 l'Autorità dipartimentale ha negato il rilascio dell'autorizzazione per frontalieri UE/AELS postulata, fissando a RI 1 un termine con scadenza il 30 settembre successivo per cessare la propria attività nel nostro Paese. La Sezione della popolazione ha ritenuto che l'interessato non adempisse i criteri per essere considerato lavoratore indipendente, poiché non aveva effettuato investimenti e in ragione del fatto che era stato autorizzato a operare presso uno studio pediatrico esclusivamente il sabato mattina, ma non presso i clienti; ha inoltre ritenuto l'attività svolta da RI 1 in Svizzera come irregolare e discontinua, a fronte di quella principale esercitata in Italia. </p> <p class="R1">La risoluzione descritta è stata emanata in virtù degli art. 13 <span>dell'allegato I</span> all'accordo <span>tra la Confederazione Svizzera e la Comunità europea, nonché i suoi Stati membri, sulla libera circolazione delle persone del 21 giugno 1999 (ALC; RS</span> 0.142.112.681)<span> e 96 della legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (dal 1° gennaio 2019 rinominata legge federale sugli stranieri e la loro integrazione </span><span>[</span><span>LStrI; RS 142.20</span><span>]</span><span>)</span><span>.</span><span> </span></p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1">C.<span> </span>Con giudizio del 5 febbraio 2020 il Consiglio di Stato ha confermato il suddetto provvedimento dipartimentale, respingendo l'impugnativa contro di esso interposta da RI 1. </p> <p class="R1">Il Governo ha innanzitutto preso atto che dalle proprie attività l'interessato trae un introito regolare e deve sostenere delle spese, in seguito ha però considerato che per lo svolgimento della sua professione egli fa capo a strutture altrui, dimostrando così l'assenza di un rischio imprenditoriale, circostanza che comporta l'impossibilità di riconoscerne il carattere indipendente.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1">D.<span> </span>Contro la predetta pronuncia governativa il soccombente si aggrava dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento e il conseguente rilascio del permesso per confinanti UE/AELS richiesto.</p> <p class="R1">RI 1 si richiama in primo luogo alle disposizioni dell'ALC, evidenziando il diritto di potere lavorare come frontaliere in Svizzera e rammentando il divieto di discriminazione previsto dall'accordo, in particolare per quanto concerne le modalità con cui esercita la propria professione. Al proposito egli precisa di lavorare in maniera autonoma e indipendente presso l'azienda __________ di __________, ciò che avveniva anche in precedenza presso il centro __________ di __________. Contesta quindi di non assumersi alcun rischio imprenditoriale, argomentando al contrario di dipendere dall'afflusso dei clienti. Ritiene del tutto irrilevante il fatto che egli si appoggi su delle strutture altrui; l'accordo di collaborazione con __________ sarebbe invero assimilabile a un contratto di locazione ed egli potrebbe pure decidere di lavorare recandosi direttamente dai clienti. Lamenta infine la severità della politica adottata dall'Autorità dipartimentale in materia di rilascio dei permessi per persone straniere, ciò che lo avrebbe finora dissuaso dall'investire ulteriormente nella propria attività. Sottolinea però che valuterà la possibilità di dotarsi di locali propri una volta chiarito l'esito dell'autorizzazione per frontalieri UE/AELS postulata.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1">E.<span> </span><span>All'accoglimento dell'impugnativa si oppongono sia il Dipartimento</span> sia il Consiglio di Stato, senza formulare particolari osservazioni.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1">F.<span> </span>In replica RI 1 segnala di essersi iscritto al registro di commercio del Cantone Ticino come indipendente il 28 febbraio 2020.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1">G.<span> </span>Con la duplica la Sezione della popolazione si riconferma nelle precedenti prese di posizione. Il Governo è dal canto suo rimasto silente.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R2">Considerato, <b>in diritto</b></p> <p class="R2"> </p> <p class="R1">1.<span> </span><span>La competenza del Tribunale cantonale amministrativo a </span>statuire nel merito della presente vertenza è data dall'art. 9 cpv. 2 della legge di applicazione alla legislazione federale in materia di persone straniere dell'8 giugno 1998 (LALPS; RL 143.100). Il gravame in oggetto, tempestivo giusta l'art. 68 cpv. 1 della legge sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013 (LPAmm;<span> RL 165.100</span>) e presentato da una persona senz'altro legittimata a <span>ricorrere (art. 65 cpv. 1 LPAmm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere deciso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 25 cpv. 1 LPAmm).</span></p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1">2.<span> </span>2.1. L'ALC, direttamente applicabile, si rivolge ai cittadini elvetici e a quelli degli Stati facenti parte della Comunità (ora: Unione) europea e disciplina il loro diritto di entrare, soggiornare, accedere a delle attività economiche ed offrire la prestazione di servizi negli Stati contraenti (art. 1 ALC), stabilendo norme che, in linea di principio, derogano alle disposizioni di diritto interno.<br/> In concreto l'insorgente, essendo cittadino italiano, può prevalersi del menzionato accordo bilaterale per svolgere un'attività lucrativa in Svizzera.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1">2.2. L'art. 7 allegato I ALC regola lo statuto dei lavoratori frontalieri dipendenti. Il suo cpv. 1 prevede che <span>lo sono i cittadini di una parte contraente che hanno la loro residenza sul territorio di una parte contraente e che esercitano un'attività retribuita sul territorio dell'altra parte contraente e ritornano al luogo del proprio domicilio di norma ogni giorno, o almeno una volta alla settimana. Il cpv. 2 della medesima disposizione precisa che tali lavoratori non hanno bisogno del rilascio di una carta di soggiorno; tuttavia, l'autorità competente dello Stato d'impiego può rilasciargli una carta speciale valida per almeno cinque anni o per la durata dell'impiego, se questa è superiore a tre mesi o inferiore a un anno. Tale carta viene rinnovata per almeno cinque anni purché dimostrino di esercitare un'attività economica.</span></p> <p class="R1"> </p> <p class="R1">2.3. L'art. 13 allegato I ALC tratta invece dei lavoratori autonomi frontalieri. Per il suo cpv. 1 lo sono i<span> cittadini di una parte contraente che risiedono sul territorio di una parte contraente ed esercitano un'attività indipendente sul territorio dell'altra parte contraente e ritornano al luogo del proprio domicilio di norma ogni giorno o almeno una volta alla settimana. Ai sensi del cpv. 2 della medesima norma i frontalieri autonomi non hanno bisogno di una carta di soggiorno; tuttavia, l'autorità competente dello Stato interessato può concedergli una carta speciale della durata di almeno cinque anni, purché dimostrino alle autorità nazionali competenti di esercitare o di voler esercitare un'attività indipendente. Essa viene rinnovata per almeno cinque anni, purché i lavoratori frontalieri dimostrino di esercitare un'attività economica indipendente. </span></p> <p class="R1">L'art. 15 cpv. 1 allegato I ALC dispone che il <span>lavoratore autonomo, per quanto riguarda l'accesso a un'attività indipendente e al suo esercizio, riceve nel paese ospitante lo stesso trattamento riservato ai cittadini nazionali.</span> </p> <p class="R1">La nozione di lavoratore autonomo si applica a persone che esercitano un'attività economica reale ed effettiva, in contropartita della quale ottengono una remunerazione. Il lavoratore autonomo svolge quest'attività per proprio conto e a proprio rischio, in assenza di legami di subordinazione; egli deve avere la volontà di stabilirsi sul territorio di una delle parti contraenti e di esercitare un'attività economica in maniera duratura. Per stabilire se si tratta di un'attività dipendente o indipendente occorre tenere conto delle circostanze del singolo caso. Il fattore determinante è che l'attività sia svolta per proprio conto e a proprio rischio. Inoltre la persona che esercita l'attività non deve essere vincolata a direttive di terzi né deve essere integrata nell'organizzazione lavorativa di un'azienda. Non deve nemmeno sussistere alcun rapporto di subordinazione (DTF 123 V 161 consid. 1; cfr. anche Istruzioni e commenti concernenti l'ordinanza sulla libera circolazione delle persone del 22 maggio 2002 [OLCP; RS 142.203] della Segreteria di Stato della migrazione [SEM], versione del gennaio del 2021, n. 4.3.2 e 4.4.2.4). </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1">2.4. Il diritto di esercitare un'attività economica <span>nel territorio dell'altra parte contraente è certificato dal rilascio da parte delle autorità competenti di una carta di soggiorno (<span class="artref">art. 2 cpv. 1 allegato I ALC</span>). La natura delle autorizzazioni UE/AELS alle quali un cittadino di uno Stato dell'Unione europea può avere diritto in virtù dell'ALC non ha carattere costitutivo, ma dichiarativo (DTF 136 II 329 consid. 2.2, 134 IV 57 consid. 4). Ciò vuol dire che quando le condizioni previste dall'ALC per la concessione di una determinata autorizzazione UE/AELS sono date, e non sussistono motivi di ordine pubblico per un diniego (<span class="artref">art. 5 allegato I ALC</span>), il documento richiesto va concesso; in effetti, il permesso non fonda il diritto al soggiorno, limitandosi ad attestarlo (DTF 136 II 405 consid. 4.4, 136 II 329 consid. 2 e 3).</span></p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1">3.<span> </span>3.1. Come esposto in narrativa, nell'evenienza concreta, con decisione del 26 giugno 2018 (confermata dal Consiglio di Stato il 5 febbraio 2020), l'Autorità dipartimentale ha respinto la domanda di rilascio di un'autorizzazione per confinanti UE/AELS presentata da RI 1, ritenendo che quest'ultimo non possa essere considerato come un lavoratore indipendente. Essa ha in particolare rimproverato al ricorrente di non avere effettuato investimenti e di essere stato autorizzato a esercitare unicamente presso uno studio medico pediatrico di __________ il sabato mattina, di modo che la sua attività in Svizzera non può essere considerata regolare e continua, svolgendosi prevalentemente in Italia. Ha inoltre ritenuto che l'eventuale esercizio della professione presso i clienti non potrebbe essere autorizzato, mancando una struttura adeguata. Il Governo ha condiviso le tesi della Sezione della popolazione richiamandosi anche alla DTF 128 IV 170 - riferita agli allora vigenti art. 3 cpv. 3 e 24 cpv. 3 della legge <span>federale sul domicilio e la dimora degli stranieri del 26 marzo 1931 (LDDS; RU 49 293, 1988 332) - </span>con cui l'Alta Corte federale<span> aveva confermato una condanna per il reato di impiego di stranieri non autorizzati a lavorare in Svizzera pronunciata nei confronti del gestore di un salone di massaggi presso cui erano attive come prostitute due donne ungheresi, le quali non erano formalmente al beneficio di un contratto di lavoro con il condannato e non ricevevano indicazioni in merito all'orario di lavoro, al genere di prestazioni o ai clienti da soddisfare, ma gli versavano una parte dei loro guadagni in cambio della messa a disposizione della struttura, degli strumenti di lavoro e del promovimento dell'attività mediante inserzioni e pubblicità. L'Esecutivo cantonale ha inoltre fatto riferimento alla giurisprudenza del Tribunale federale in materia di assicurazioni sociali, secondo cui per stabilire se un'attività può essere considerata indipendente risultano determinanti le circostanze economiche del rapporto contrattuale, non la sua qualifica giuridica. In tale ambito è dunque ritenuto salariato colui che dipende da altri sia dal punto di vista dell'organizzazione del lavoro sia da quello dell'economia d'impresa e che non sopporta il rischio economico. La presenza di investimenti di una certa importanza e l'uso di locali lavorativi propri rappresentano invece indizi di un'attività lucrativa indipendente; il rischio particolare dell'imprenditore deriva dal fatto che la persona interessata deve fare fronte ai costi della propria impresa indipendentemente dall'entità del risultato economico conseguito (STF H 61/02 del 22 maggio 2003 consid. 2). Il Governo ha dunque </span>esposto la situazione professionale dell'insorgente e gli ha rimproverato di fare capo a strutture altrui per potere esercitare la propria professione; sarebbero infatti i suoi partner contrattuali a mettergli a disposizione gli spazi in cui operare e quindi a decidere se l'attività possa svolgersi, pur non impartendo direttive in merito alle modalità, con l'eccezione dei giorni in cui occupare i locali. Queste circostanze si tradurrebbero in un'assenza di rischio imprenditoriale e nella dipendenza organizzativa rispetto alle controparti contrattuali, determinando il mancato riconoscimento della qualità di indipendente e l'impossibilità di vedersi rilasciare il permesso per frontalieri UE/AELS richiesto.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1">3.2. Dalla documentazione agli atti emerge che RI 1 dispone dal 22 maggio 2017 di un'autorizzazione a esercitare in Ticino come terapista complementare, che gli è poi stata rinnovata dall'Ufficio di sanità con prossimo termine di scadenza il 21 maggio 2022. Egli ha quindi postulato il rilascio di un permesso per confinanti UE/AELS al fine di potere utilizzare tale autorizzazione esercitando la professione di <i>riflessologo plantare</i> indipendente, a metà tempo (pari a 25 ore settimanali), presso uno studio pediatrico e ortodontico di __________. Per l'utilizzo di tale struttura l'insorgente versava al titolare della medesima l'importo mensile di fr. 200.-. Il 27 ottobre 2017 egli ha inoltre comunicato alla Sezione della popolazione che ne usufruiva il giovedì pomeriggio, dopo le ore 17:00, e il sabato. Il 18 aprile 2018 ha invece informato l'Autorità dipartimentale in merito al fatto che l'attività in studio si svolgeva unicamente il sabato e su appuntamento, mentre durante la settimana lavorativa si recava presso il domicilio dei clienti. Il 1° giugno 2018 ha annunciato all'Ufficio di sanità l'intenzione di ampliare l'attività, continuando a operare al 20% presso il precitato studio di __________ con bambini di età inferiore a 16 anni (motivo per cui sarebbe venuta meno la limitazione dell'utilizzo al sabato) e, in aggiunta, lavorando al 60% presso __________ di __________, gestito dalla __________, dietro versamento a quest'ultima del 30% del suo fatturato a titolo di remunerazione per l'utilizzo dei locali e delle attrezzature. In seguito, ovvero dal 20 settembre 2018, RI 1 ha modificato le proprie modalità di lavoro, essendo ormai attivo al 50% presso il citato centro di __________ e collaborando per il 30 % del suo tempo lavorativo al progetto __________ con __________ a __________, al quale corrisponde mensilmente fr. 400.- per l'utilizzo della struttura il martedì tra le 9:00 e le 19:00, nonché il 25% dell'onorario della prima seduta con nuovi pazienti segnalati dal suo partner contrattuale. La collaborazione con __________ è tuttavia terminata nell'aprile del 2019, mentre da allora quella con la __________ prevede un compenso mensile fisso di fr. 200.- e il 20% sugli onorari incassati da clienti inviati al ricorrente dalla citata società quale remunerazione per l'utilizzo dei locali e delle apparecchiature. I conteggi e le fatture prodotte sia dinanzi alla Sezione della popolazione sia dinanzi al Governo permettono inoltre di considerare (come peraltro fatto dall'Esecutivo cantonale) che dalla propria attività il ricorrente percepisce introiti regolari e deve fare fronte a diverse spese di esercizio (contributi AVS, compensi ai partner contrattuali, materiale sanitario, materiale di cancelleria, trasferte ecc.).</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1">3.3. Alla luce di quanto precede, si deve considerare che nella misura in cui il ricorrente è al beneficio di un permesso rilasciatogli dalla competente autorità cantonale per potere esercitare nel Cantone Ticino l'attività di terapista complementare, non vi sono <span>assolutamente ragioni che giustifichino la mancata concessione </span><span>dell'autorizzazione di lavoro per frontalieri UE/AELS richiesta,</span><span> stante anche l'assenza di motivi di ordine pubblico ai sensi</span> dell'art. 5 allegato I ALC che vi ostino. Come peraltro osservato dallo stesso Governo, da parte dei lavoratori indipendenti non è atteso un guadagno minimo, così come non è richiesta nemmeno una percentuale minima di occupazione. Le considerazioni addotte a tal proposito dalla Sezione della popolazione, anche in riferimento all'attività svolta in Italia, si avverano di conseguenza prive di qualsiasi rilevanza, determinante essendo unicamente il fatto che, come appena visto, il ricorrente esercita in modo effettivo nel nostro Paese la propria professione, beneficiando della necessaria autorizzazione per poterlo fare. Neppure i motivi evocati dal Consiglio di Stato riferiti all'assenza di locali propri meritano di essere tutelati. L'imposizione di una simile condizione, oltre che ad essere sprovvista di una qualsiasi base legale, è pure chiaramente lesiva della libertà economica sancita dall'art. 27 della Costituzione<span> federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost.; RS 101)</span>. <span>Quale corollario alla libera scelta della professione, al libero accesso ad un'attività economica privata ed al suo libero esercizio,</span> quest'ultima garanzia costituzionale - a cui il ricorrente può richiamarsi in quanto titolare di un diritto giusta l'ALC all'ottenimento del permesso richiesto (DTF 131 II 223 consid. 1, 125 I 182 consid. 5a) - <span>tutela infatti anche la libera scelta del luogo di lavoro (</span><span>DTF 113 V 22</span><span> consid. 4d, </span><span>100 Ia 169</span><span> consid. 3a, sentenza I 750/04 del 5 aprile 2006, in: SVR 2007 IV n. 1 consid. 5.2) e del modo con il quale organizzare l'attività aziendale (<span>Klaus A. Vallender</span></span><span>, n. 22 segg. ad art. 27 Cost., in: Bernhard Ehrenzeller/Benjamin Schindler/Rainer J. Schweizer/Klaus A. Vallender [curatori], Die schweizerische Bundesverfassung, St. Galler Kommentar, III ed., Zurigo 2014).</span> Pertanto, nella misura in cui l'accordo in essere tra la __________ e l'insorgente (così come quelli precedenti con lo studio medico e con il centro di salute di __________) è in sostanza paragonabile a un contratto di (sub)locazione dei locali dove quest'ultimo svolge <span>la sua attività professionale, non è affatto dato di vedere per quale ragione una simile circostanza potrebbe essergli di impedimento all'ottenimento del permesso richiesto. Meritevole di</span> ascolto si avvera pure quanto sostenuto da RI 1 in relazione al rischio imprenditoriale, poiché, a fronte di importanti spese fisse, i suoi guadagni derivano unicamente dall'afflusso di clienti; ciò indipendentemente dall'assenza di importanti investimenti da parte del ricorrente, che per l'attività svolta non appaiono nemmeno necessari. Va d'altronde osservato come egli risulti iscritto al registro di commercio quale ditta individuale e non escluda di dotarsi di spazi propri in futuro, scelta, questa, che comunque, come detto non gli può essere imposta. La conclusione secondo la quale l'insorgente non potrebbe essere considerato alla stregua di un lavoratore indipendente è infine smentita dal fatto che la società sua partner contrattuale non gli impartisce alcuna direttiva circa il modo con il quale svolgere la sua attività: al contrario egli può organizzarsi liberamente all'interno delle finestre di tempo durante le quali può usufruire degli spazi messigli a disposizione.<br/> In ogni caso deve essere rilevato che quand'anche le autorità inferiori avessero dimostrato che RI 1 non può essere ritenuto un lavoratore indipendente, l'autorizzazione per confinanti UE/AELS non poteva comunque essergli negata, dovendo se del caso essergli rilasciata quella quale lavoratore dipendente, giusta l'art. 7 allegato I ALC.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1">4.<span> </span>4.1. In esito a queste considerazioni <span>il gravame deve essere accolto, annullando la decisione dipartimentale impugnata e quella governativa</span> che la tutela. <span>Gli atti vanno quindi retrocessi alla Sezione della popolazione affinché rilasci un permesso per frontalieri UE/AELS al ricorrente.</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1">4.2. Visto l'esito del gravame, si prescinde dal prelievo di spese e tassa di giustizia. Lo Stato del Cantone Ticino rifonderà <span>all'insorgente, assistito da un avvocato, un'adeguata indennità a titolo di ripetibili per entrambe le sedi</span> (art. 49 cpv. 1 <span>LPAmm).</span></p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="MsoNormal"><span>Per questi motivi,</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R2"><b>decide:</b></p> <p class="R1"> </p> <p class="R1">1.<span> </span>Il ricorso è accolto.</p> <p class="R1">Di conseguenza:</p> <p class="R1">1.1. la risoluzione del 5 febbraio 2020 (n. 659) del Consiglio di Stato e quella del 26 giugno 2018 (n. SIMIC __________) della Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni sono annullate;</p> <p class="R1">1.2. gli atti sono retrocessi all'Autorità dipartimentale affinché rilasci un'autorizzazione per confinanti UE/AELS al ricorrente.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1">2. Non si prelevano né tasse né spese di giustizia. All'insorgente va restituito l'importo di fr. 1'200.- versato a titolo di anticipo per le presunte spese processuali.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1">3. Lo Stato del Cantone Ticino rifonderà al ricorrente fr. 2'200.- a titolo di ripetibili per entrambe le sedi.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1">4. Contro la presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 segg. della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF; RS 173.110]).</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable" width="0"> <tr> <td valign="top"> <p class="R1">5. Intimazione a:</p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> </tr> </table> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="MsoNormal"><span>Per il Tribunale cantonale amministrativo</span></p> <p class="MsoNormal"><span>Il vicepresidente Il vicecancelliere</span></p> </div></body></html>