<h2>SubmittedText<h2><p>La sorte del rifugiato Stanley Van Tha rimpatriato illegalmente in Myanmar/Birmania è già stata oggetto di svariati interventi parlamentari (mozione Müller-Hemmi 04.3489; interpellanza Müller-Hemmi 05.3308; interpellanza Hubmann 05.3313).</p><p>Nella campagna precedente la votazione sulla legge sull'asilo, durante l'intervista rilasciata il 6 settembre 2006 a "Radio 24" il consigliere federale Blocher ha affermato: "Dovevamo decidere su 530 000 casi. E nel caso della Birmania è stata presa una decisione che non sarebbe stata presa se fossero stati noti tutti i fatti. Il richiedente è ritornato in Birmania con i propri documenti, non era un rifugiato. Ma è stato incarcerato, in primo luogo perché non aveva prestato servizio militare, in secondo luogo perché aveva collaborato a un film - sostengono - contro la Birmania, il che è considerato un reato. È stato condannato a 19 anni di carcere. Questo è sproporzionato, pertanto abbiamo bloccato i rinvii in questo Paese." Già il 17 marzo 2005, il capo del DFGP aveva affermato dinanzi al Consiglio degli Stati in merito al medesimo caso: ".... stiamo chiarendo i dettagli: si trova in carcere per un motivo che avremmo dovuto rilevare o altro? Ha nel frattempo commesso un furto o qualcosa di simile? La situazione sarebbe diversa." Nell'intervista del 15 settembre 2006 al "Tages-Anzeiger", il consigliere federale dichiarava, riguardo alle sue affermazioni dinanzi al Consiglio degli Stati: ".... ancora oggi non lo sappiamo. Quello che crediamo attualmente ...."</p><p>Nella risposta del 23 settembre 2005 alla mia interpellanza 05.3308, il Consiglio federale ha tuttavia replicato alla domanda "con quale motivazione il signor Van Tha è stato condannato a una pena detentiva così grave? La Svizzera è in possesso della sentenza?" affermando che "la sentenza emanata dalle autorità del Myanmar parte dal presupposto che il signor Stanley Van Tha abbia messo a repentaglio la sicurezza e la pace del suo Paese, secondo l'articolo 5 (J) dell'Emergency Act. In base alla legge penale del Myanmar è stato inoltre condannato per falsificazione di timbri nel suo passaporto e per entrata illegale nel suo Paese."</p><p>Invito urgentemente il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Per quanto concerne i motivi della condanna di Stanley Van Tha, come si spiega il Consiglio federale le differenze tra la sua risposta all'interpellanza del 23 settembre 2005 e le dichiarazioni del capo del DFGP del 6 e del 15 settembre 2006?</p><p>2. Il Consiglio federale è in possesso della motivazione della sentenza? Se sì, da quando? In caso affermativo, è disposto a pubblicarla? In caso negativo, sta cercando di procurarsi la motivazione della sentenza per poi pubblicarla?</p><p>3. Per quanto concerne le dichiarazioni del ministro della giustizia Blocher in contrasto con la risposta all'interpellanza, il Consiglio federale è disposto ed è in grado di stabilire una volta per tutte, in questo tragico caso, la vera motivazione della sentenza? In caso affermativo, incaricherà il consigliere federale Blocher di renderla pubblica immediatamente e di spiegare anche la precaria situazione, sotto il profilo dei diritti dell'uomo, in Myanmar?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Nella sua risposta del 23 settembre 2005 all'interpellanza Müller-Hemmi 05.3308, "Valutazione della situazione in Myanmar/Birmania dopo una decisione di allontanamento errata", non ancora trattata in Parlamento, il Consiglio federale ha rilevato che secondo la motivazione scritta della sentenza birmana Stanley Van Tha è stato condannato per aver messo a repentaglio la sicurezza e la pace del suo Paese nonché per falsificazione di timbri nel suo passaporto e per entrata illegale in Myanmar. Nelle spiegazioni date a voce dalle autorità birmane a quelle svizzere, sono stati per contro menzionati altri motivi (p. es. rifiuto di prestare servizio militare). Alla luce delle contraddizioni tra le motivazioni scritte e orali della sentenza, anche attualmente non è possibile stabilire in maniera definitiva i veri motivi della pena detentiva sproporzionata a cui è stato condannato Stanley Van Tha. Sebbene la domanda d'asilo di Stanley Van Tha fosse stata respinta sia dall'allora Ufficio federale dei rifugiati sia dalla commissione di ricorso in materia d'asilo - poiché le allegazioni non erano credibili e sebbene fino al momento del rimpatrio non sussistesse alcun motivo per supporre che Stanley Van Tha sarebbe stato arrestato e condannato -, il Consiglio federale ribadisce in tale sede che il consigliere federale Blocher ha più volte deplorato pubblicamente l'incarcerazione e la condanna di Stanley Van Tha.</p><p>2. Una copia della sentenza del Myanmar figura dall'agosto 2004 nella pertinente documentazione dell'Ufficio federale della migrazione. La motivazione della sentenza ivi contenuta è stata resa nota al Consiglio federale nell'ambito della risposta all'interpellanza 05.3308. Per motivi legati alla protezione della personalità e senza il consenso di Stanley Van Tha o del suo rappresentante legale non è possibile pubblicare la motivazione di tale sentenza.</p><p>3. Vista l'incertezza che regna tuttora in merito ai veri motivi della pena detentiva sproporzionata, il Consiglio federale non è in grado, come auspicato, di "chiarire una volta per tutte la vera motivazione della sentenza". Il Consiglio federale è a conoscenza delle difficili condizioni generali e della precaria situazione in materia di diritti umani in Myanmar. Il Dipartimento federale degli affari esteri, d'intesa con l'Ufficio federale della migrazione, ha colto ogni occasione disponibile per intervenire, ad alto livello, presso le autorità del Myanmar in favore di Stanley Van Tha ponendo l'accento sulla sproporzione della condanna e sull'importanza di un trattamento equo di Stanley Van Tha.</p>  Risposta del Consiglio federale.