<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è deciso a continuare la sua politica d'integrazione europea esposta nel rapporto sulla politica estera della Svizzera negli anni Novanta. Ai quattro punti sollevati dagli interpellanti risponde quanto segue:</p><p></p><p>1. Per quel che riguarda i negoziati settoriali con l'Unione Europea (UE) il Consiglio federale ha preso - e continua a prendere - tutti i provvedimenti possibili per accelerarne la conclusione. Il 3 aprile scorso, dopo aver consultato i presidenti delle Camere federali, le Commissioni di politica estera dei due Consigli, i Cantoni, i partiti di governo e i partner sociali, ha deciso di ampliare i mandati svizzeri di negoziazione. Su questa base, e qualora l'UE adegui anch'essa le sue posizioni, migliorano le possibilità di concludere le trattative rapidamente e con risultati positivi.</p><p></p><p>2. Il Consiglio federale è conscio dell'importanza di un'informazione obiettiva sulle questioni chiave relative all'integrazione e della necessità di promuovere un dialogo più ampio tra la popolazione. Continuerà anche in futuro a operare in tal senso. Il "Concetto informazione Europa", stabilito nel giugno 1993 dal Consiglio federale, è aperto e flessibile, affinché sia possibile adeguarlo e dargli nuovi impulsi in qualsiasi momento, in funzione dell'evoluzione politica. La questione di un sostegno concreto si porrà eventualmente anche per il Parlamento. Si noti d'altronde che dimensione e effetti del dibattito europeo dipendono fortemente anche dall'impegno dei principali protagonisti della società svizzera, come i partiti, i le parti sociali o altri gruppi d'interesse.</p><p></p><p>3. Dal 1992 numerosi interventi parlamentari hanno già chiesto al Consiglio federale di ritirare la sua domanda d'apertura di negoziati per l'adesione all'UE. Contrariamente agli interpellanti, il Consiglio federale è convinto che un ritiro della domanda non permetterebbe un riavvicinamento tra fautori e avversari della politica svizzera di integrazione europea. Una simile decisione, inoltre, non potrebbe essere interpretata se non come l'abbandono, da parte del Consiglio federale, dell'obiettivo strategico dell'adesione all'UE; ciò significherebbe, dopo nemmeno tre anni, il cambiamento di una strategia a lungo termine.</p><p></p><p>4. Per quel che riguarda la proposta di avviare un processo che porti a una seconda votazione sullo SEE come controprogetto alle pendenti iniziative popolari in materia di politica di integrazione europea della Svizzera, il Consiglio federale ritiene ch'essa sia nel contempo tardiva e prematura.</p><p>È tardiva sul piano procedurale, perché il Consiglio federale ha già sottoposto il 23 agosto 1995 i messaggi sulle due iniziative pendenti, raccomandando di respingerle senza controprogetto. Oggi spetta soltanto al Parlamento la decisione di opporre un controprogetto alle iniziative in questione.</p><p>La proposta è invece prematura dal punto di vista del contenuto, perché i negoziati settoriali non sono ancora terminati e si trovano attualmente in una fase decisiva Bisogna evitare di mettere in pericolo questi negoziati bilaterali settoriali con l'avvio di negoziati multilaterali globali. Occorre d'altronde notare che la Commissione di politica estera del Consiglio nazionale ha deciso, il 6 novembre 1995, di rinviare la discussione dell'iniziativa relativa a una seconda votazione sullo SEE, nell'attesa di un chiarimento della situazione concernente i negoziati settoriali.</p>  Risposta del Consiglio federale.