<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale ha fatto bloccare gli averi di ex dirigenti degli Stati del Nord Africa, delle loro famiglie e del loro entourage più stretto immediatamente dopo la loro destituzione. Questo, dopo non aver espresso per decenni alcuna riserva nei loro confronti. Tale comportamento ha provocato inquietudine sia negli ambienti economici svizzeri che tra i nostri partner commerciali stranieri. La politica del Consiglio federale è imprevedibile, mentre dovrebbe essere chiarita e dotata di un orientamento più a medio termine.</p><p>Assenza di coordinazione a livello internazionale: gli organi statali di altre piazze finanziarie del mondo occidentale, in concorrenza diretta con la Svizzera e legate al rispetto dei medesimi valori politici e umanitari, non hanno adottato alcuna misura, oppure l'hanno fatto in modo meno immediato o meno invasivo. Questa mancata coordinazione a livello internazionale penalizza in particolare l'economia finanziaria svizzera nei confronti dei suoi concorrenti stranieri. La Svizzera non fa il suo interesse agendo da sola.</p><p>Una politica svizzera incostante e imprevedibile: per decenni il Consiglio federale non ha espresso alcuna riserva in merito alle relazioni commerciali con le personalità summenzionate e ha agito solamente una volta destituiti i dirigenti al potere. Questi ultimi hanno adottato tuttavia sempre la stessa linea politica durante tutti gli anni del loro potere. Finora, il Consiglio federale non ha mai proceduto a un controllo né a una regolare valutazione. È necessario cercare di ottenere uno scambio costante tra la Confederazione e chi si occupa della gestione di patrimoni. In questo modo la Svizzera potrà reagire in modo ottimale e coordinato a eventuali crisi.</p><p>Messa a rischio di relazioni a lungo termine: le relazioni con la clientela si costruiscono in una prospettiva a lungo termine. Nella maggior parte dei casi, è impossibile stabilire chi un giorno sarà alla guida di uno Stato o chi graviterà nelle alte sfere del potere. Chiunque debba mettere in conto, anche se in un remoto futuro, che i suoi averi in Svizzera vengano bloccati in così breve tempo, eviterà di avere rapporti con un istituto finanziario svizzero.</p><p>Trasparenza nelle decisioni di blocco degli averi: il Consiglio federale adotta misure con un carattere "unicamente" preventivo. Sulla base della sua ordinanza, l'origine criminale dei fondi non è data di per sé, nonostante i media e l'opinione pubblica abbiano talvolta una percezione differente. Il blocco degli averi ha pertanto un carattere arbitrario, in particolare nel contesto del metodo di comunicazione scelto. È necessario disporre di una procedura trasparente per decidere il blocco degli averi e di una comunicazione aperta. Bisogna anche fissare criteri chiari che il Consiglio federale deve applicare per bloccare tali averi.</p><p>Il Consiglio federale è chiamato a indicare come intende organizzare a medio termine la sua politica in materia, al fine di rendere più prevedibile la sua politica nei confronti dell'economia svizzera e dei suoi partner commerciali stranieri, oltre che nei confronti dei Paesi esteri.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Le ordinanze emanate dal Consiglio federale all'inizio del 2011 ai sensi dell'articolo 184 capoverso 3 della Costituzione s'iscrivono nella politica che il Consiglio federale conduce proattivamente da molti anni nella lotta contro il riciclaggio di denaro e per la restituzione degli averi patrimoniali acquisiti in modo illecito. La Svizzera ha ogni interesse a impedire che la sua piazza finanziaria sia utilizzata in modo abusivo per accogliere averi acquisiti in modo illecito, e a partire dagli anni 1980 ha adeguato la sua legislazione in tal senso. In passato il Consiglio federale si era già avvalso della competenza eccezionale prevista dall'articolo 102 numero 8 della Costituzione federale della Confederazione svizzera del 29 maggio 1874 per bloccare gli averi patrimoniali di persone politicamente esposte, ad esempio nel 1986 nel caso Marcos o nel 1997 nel caso Mobutu. Di fronte agli eventi politici straordinari verificatisi all'inizio del 2011 in Nord Africa, il Consiglio federale ha bloccato eventuali averi patrimoniali degli (ex) capi di Stato dei Paesi in questione e del loro entourage depositati in Svizzera. Questa procedura perseguiva due obiettivi: da un lato quello di agire rapidamente - quale misura preventiva - per evitare il ritiro di averi patrimoniali che avrebbero magari potuto rivelarsi fondi pubblici intascati illegalmente e dall'altro quello di consentire alle autorità giudiziarie dei Paesi in questione di indirizzare alla Svizzera domande di assistenza giudiziaria, nell'ambito di un procedimento penale, per recuperare eventuali averi patrimoniali. Nel frattempo, la Tunisia e l'Egitto hanno presentato domande di assistenza giudiziaria. L'adozione in rapida successione delle quattro ordinanze ha contribuito a una maggior sensibilizzazione nei Paesi in questione, attirando la loro attenzione sul fatto che la Svizzera è sostanzialmente disposta - nell'ambito della legislazione in vigore - a prestare assistenza giudiziaria. È inoltre stato ampiamente discusso il fenomeno della corruzione dilagante. I segnali forti che il Consiglio federale intendeva lanciare con la sua procedura sono stati colti. Il contesto attuale è infatti mutato rispetto alla situazione vigente in gennaio e febbraio. </p><p>La Svizzera ha avuto - e ha tuttora - stretti contatti con altri Stati in merito agli sviluppi in Nord Africa e in Medio Oriente. Con il blocco degli averi ordinato dal Consiglio federale nei confronti di cittadini originari della Tunisia, dell'Egitto e della Libia, la Svizzera ha agito rapidamente per evitare che eventuali averi acquisiti illecitamente siano ritirati e nascosti. L'azione rapida e coerente della Svizzera le è valsa il riconoscimento internazionale. Va notato che successivamente l'UE ha adottato, anch'essa, misure di blocco che vanno sostanzialmente nella stessa direzione. Lo stesso hanno fatto le Nazioni Unite nei confronti della Costa d'Avorio e della Libia.</p><p>In seno all'amministrazione federale vi è stato uno scambio interno di idee sulle ordinanze di blocco. L'amministrazione federale è inoltre in contatto con l'Associazione svizzera dei banchieri. Tutti gli ambienti coinvolti hanno definito utile questo scambio approfondito e hanno convenuto di restare regolarmente in contatto anche in futuro. </p><p>L'11 maggio 2011, il Consiglio federale ha inoltre incaricato il DFAE di elaborare, d'intesa con gli uffici interessati, una base giuridica formale che gli consenta di bloccare preventivamente gli averi patrimoniali di persone politicamente esposte e del loro entourage. Questa base giuridica formale preciserà i criteri e le modalità di tali blocchi.</p>  Risposta del Consiglio federale.