<h2>SubmittedText<h2><p>Da mesi la disoccupazione è in aumento in Svizzera, soprattutto tra gli stranieri. Stando alla propaganda elettorale del Consiglio federale, questi lavoratori "altamente qualificati e mobili" provenienti dall'UE dovrebbero tuttavia lasciare la Svizzera in caso di perdita del lavoro, sgravando in questo modo il mercato svizzero del lavoro. Nella documentazione relativa alla votazione sul rinnovo della libera circolazione delle persone, il Consiglio federale parlava di un tasso di disoccupazione pari a circa il 3 per cento alla fine del 2009; ora, in aprile 2009, tale percentuale si situa già al 3,5 per cento. Contrariamente alle promesse del Consiglio federale, si continua a registrare un'immigrazione dall'UE. Il leggero calo dei nuovi arrivi non può compensare il fatto che nei primi tre mesi dell'anno già 30 000 nuovi cittadini dell'UE sono giunti in Svizzera. Nonostante l'immigrazione costante e la disoccupazione crescente, il Consiglio federale si rifiuta ricorrere alla clausola di salvaguardia prevista per questo caso. </p><p>Alla luce di tale situazione chiediamo al Consiglio federale di rispondere urgentemente alle domande seguenti:</p><p>1. Dall'abrogazione dei contingenti, il 31 maggio 2007, quanti cittadini provenienti dai "vecchi" 15 Stati membri dell'UE sono immigrati in Svizzera e quanti sono nel frattempo ripartiti?</p><p>2. Quante di queste persone hanno un lavoro e quante dipendono dalle istituzioni sociali?</p><p>3. Qual è il tasso di disoccupazione dei cittadini svizzeri e degli stranieri domiciliati in Svizzera, ripartito a seconda del Paese di provenienza? Come si è evoluto da giugno 2007?</p><p>4. Quali sono le conseguenze della libera circolazione delle persone sul finanziamento delle istituzioni sociali (assicurazione contro la disoccupazione, AI, assicurazione malattia e aiuto sociale)?</p><p>5. Da giugno 2007 quante persone si sono stabilite in Svizzera mediante il ricongiungimento familiare?</p><p>6. Perché il Consiglio federale si rifiuta di ricorrere alla clausola di salvaguardia, sebbene le condizioni per farlo siano adempiute già dal 2008?</p><p>7. Quali condizioni concrete devono essere soddisfatte affinché il Consiglio federale applichi la clausola di salvaguardia?</p><p>8. Il Consiglio federale ha ingannato intenzionalmente il Popolo menzionando la clausola di salvaguardia in occasione della campagna elettorale, senza tuttavia essere disposto ad applicarla?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Tra giugno 2007 e maggio 2008, 115 990 persone provenienti da Stati dell'UE-15 sono immigrate durevolmente in Svizzera. Tuttavia, un buon terzo di queste persone faceva già parte della popolazione residente a titolo non permanente. Nello stesso periodo, 34 783 persone residenti a titolo permanente hanno lasciato il nostro Paese. Tra giugno 2008 e maggio 2009, 92 611 persone si sono aggiunte alla popolazione residente a titolo permanente, ben un terzo delle quali faceva già parte della popolazione residente a titolo non permanente, e 34 998 persone sono emigrate.</p><p>2. Dei 208 601 cittadini dell'UE-15 che tra giugno 2007 e maggio 2009 si sono aggiunti alla popolazione residente a titolo permanente in Svizzera, 134 828 sono giunti come lavoratori (64,6 per cento). Anche i familiari di cittadini dell'UE-15 possono esercitare un'attività lucrativa. Alle persone senza attività lucrativa è rilasciato un permesso di dimora soltanto se possono dimostrare di disporre di mezzi finanziari sufficienti. Non è possibile determinare con esattezza quante delle persone immigrate negli ultimi anni dipendano oggi da prestazioni statali, poiché si tratta di regimi diversi di prestazioni, in cui non è rilevata separatamente la data in cui i beneficiari di prestazioni sono giunti in Svizzera. A fine maggio 2009 vivevano in Svizzera complessivamente 1 005 040 cittadini dell'UE-15; 26 816 cittadini dell'UE-15 erano registrati come disoccupati. L'AI non ha registrato un aumento dei beneficiari di rendite provenienti dai Paesi dell'UE. Non ancora sono disponibili a livello federale dati relativi all'aiuto sociale erogato dai Cantoni per il 2008 e il 2009.</p><p>3. A fine maggio 2009 il tasso di disoccupazione era pari al 3,4 per cento. La quota di disoccupati svizzeri era del 2,5 per cento, mentre quella della popolazione straniera era pari al 6,6 per cento. Distinguendo a seconda dei singoli Paesi d'origine, sono state rilevate le quote seguenti: Germania 3,7 per cento, Austria 3,7 per cento, Italia 4,3 per cento, Francia 5,6 per cento, Portogallo 5,9 per cento. I tassi di disoccupazione delle persone provenienti dall'UE-15 sono quindi decisamente inferiori a quelli dei cittadini di Paesi terzi. A maggio 2007 (ultimo mese prima dell'abrogazione dei contingenti per l'UE-15) il tasso di disoccupazione si attestava in media al 2,7 per cento. La quota di disoccupati svizzeri era pari al 2,0 per cento, quella della popolazione straniera globale al 5,0 per cento. A fine maggio 2008 il tasso di disoccupazione ammontava complessivamente al 2,4 per cento: 1,8 per cento per gli Svizzeri e 4,7 per cento per gli stranieri. In una fase di recessione gli stranieri immigrati di recente sono colpiti in misura maggiore dalla disoccupazione, anche perché le imprese spesso licenziano prima il personale impiegato da meno tempo.</p><p>4. Nel 2006 le maggiori spese dalle assicurazioni sociali cagionate specificatamente dall'Accordo sulla libera circolazione (ALC) sono state pari a circa 240 milioni di franchi (cfr. il IV rapporto dell'Osservatorio sulla libera circolazione delle persone fra la Svizzera e l'UE, 2007, capitolo 5, pagg. 93 segg.) La maggior parte di tali spese ha riguardato l'AVS/AI (127 milioni di franchi). Tuttavia, complessivamente l'AVS/AI profitta della libera circolazione delle persone, anche se i contributi versati danno diritto a una rendita in futuro. Nel 2005 i cittadini dell'UE hanno versato ben il 19 per cento dei contributi, ma hanno fatto ricorso soltanto al 15 per cento dell'importo complessivo delle prestazioni individuali del 1° pilastro. Per quanto riguarda l'assicurazione contro la disoccupazione (AD) l'ALC ha causato un onere supplementare annuo di circa 87 milioni di franchi (cfr. il IV rapporto dell'Osservatorio, pag. 95), che risulta contenuto rispetto al volume totale delle uscite dell'AD, pari a circa 4,8 miliardi di franchi nel 2007, anche se le cifre assolute dovrebbero aumentare in seguito alla crescita complessiva della disoccupazione. L'onere supplementare risulta dalla conteggiabilità dei periodi contributivi all'estero, dal diritto alle prestazioni da parte di persone con permesso per dimoranti temporanei, nonché dal rimborso di contributi in caso di periodo contributivo troppo breve. Non sono disponibili dati riguardo all'aiuto sociale (vedi punto 2). Esso è tuttavia finanziato mediante le imposte ed è quindi cofinanziato anche dai titolari di permessi per dimoranti temporanei e di permessi di dimora. Finora non sono note ripercussioni negative della libera circolazione delle persone sull'assicurazione malattia.</p><p>5. Tra giugno 2007 e maggio 2009, complessivamente 95 405 persone hanno ottenuto il domicilio in Svizzera mediante ricongiungimento familiare, 47 762 delle quali provenienti da Stati dell'UE-15 (50,1 per cento).</p><p>6. Il Consiglio federale ha valutato scrupolosamente i possibili vantaggi e svantaggi del ricorso alla clausola di salvaguardia e per vari motivi ha deciso di rinunciarvi. Innanzitutto, l'effetto frenante del contingente di 44 000 permessi di dimora per i lavoratori immigrati dai Paesi UE-17 (UE-15 più Malta e Cipro) previsto dall'Accordo di libera circolazione sarebbe stato solo limitato. Inoltre, considerato l'indebolimento della congiuntura, il Consiglio federale prevede un'ulteriore diminuzione dell'immigrazione, che dipende infatti dalla richiesta di forza lavoro. Questa previsione viene avvalorata dal confronto tra i permessi rilasciati nei primi sei mesi del 2009 e quelli rilasciati nei corrispondenti mesi dell'anno precedente. Da gennaio a giugno 2009, ai cittadini degli Stati UE-17 sono stati rilasciati in totale 26 649 permessi B e 28 774 permessi L, il che equivale a una riduzione del 39 per cento per i primi e del 12 per cento per i secondi. Finora non si è constatato che i cittadini provenienti dai Paesi UE-15 abbiano soppiantato i lavoratori svizzeri, dato che l'immigrazione ha riguardato principalmente settori con una forte richiesta di lavoratori qualificati, che finora hanno registrato un incremento del numero delle persone occupate. Inoltre, con il ricorso alla clausola di salvaguardia si creerebbero ostacoli burocratici soprattutto per le imprese svizzere. La reintroduzione dei contingenti comporterebbe controlli supplementari da parte degli uffici cantonali della migrazione nell'ambito della ripartizione dei contingenti - con conseguenti tempi di attesa più lunghi -, incertezze delle aziende per quanto riguarda le disposizioni da impartire e numerose richieste di chiarimenti (come nel caso dei contingenti precedenti). Tali ostacoli sarebbero contrari agli interessi dell'economia svizzera. Peraltro, la rinuncia alla clausola di salvaguardia da parte del Consiglio federale è stata condivisa anche dalla maggioranza dei cantoni e dei partner sociali.</p><p>7. Il Consiglio federale continua a osservare con attenzione l'andamento della congiuntura, dell'immigrazione e dell'emigrazione, nonché della disoccupazione. A determinate condizioni, può ancora reintrodurre temporaneamente contingenti nei confronti di cittadini dell'UE-17 fino al 2014. Se, nonostante la congiuntura debole e il calo dell'offerta di posti di lavoro, non si fosse registrata una diminuzione dell'immigrazione, per il Consiglio federale vi sarebbero stati molti motivi per decidere diversamente. La sua decisione di prorogare fino al 2011 le misure transitorie nei confronti dei Paesi dell'UE-8 dimostra l'intenzione del Consiglio federale di sfruttare le possibilità che l'Accordo offre alla Svizzera.</p><p>8. Il Consiglio federale non ha ingannato il Popolo svizzero. La clausola di salvaguardia rappresenta uno strumento di controllo, ma non comporta alcun automatismo. Secondo il Consiglio federale va pertanto applicata soltanto se una reintroduzione dei contingenti comporta effettivamente un vantaggio per la Svizzera. Per quanto riguarda la possibilità di ricorrere alla clausola il 1° giugno 2009, il Consiglio federale ritiene che avrebbe comportato più svantaggi che vantaggi.</p>  Risposta del Consiglio federale.