<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di presentare un rapporto sulle possibilità di vietare, nel rispetto del diritto OMC e della prassi internazionale, l'importazione di merci, se esiste una forte probabilità che queste, o alcune delle loro componenti, siano state ottenute con l'impiego del lavoro forzato.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale condivide l'opinione espressa nel postulato sulla necessità di adottare misure efficaci per combattere il lavoro forzato. La Svizzera si impegna per la promozione e il rispetto dei diritti e degli obbighi fondamentali sul lavoro, fra cui il divieto del lavoro forzato. In quanto Stato membro dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), la Svizzera ha ratificato la Convenzione fondamentale n. 29 concernente il lavoro forzato od obbligatorio (RS 0.822.713.9), il Protocollo del 2014 relativo alla Convenzione sul lavoro forzato (RS 0.822.713.91) nonché la Convenzione n. 105 concernente la soppressione del lavoro forzato (RS 0.822.720.5).</p><p>Come per la mozione 20.3424 Sommaruga Carlo, che chiedeva di vietare l'importazione di merci provenienti dal lavoro forzato, il Consiglio federale rimane del parere che un approccio fondato sul diritto privato, unito all'impegno multilaterale della Svizzera e alla promozione mirata di condizioni di lavoro dignitose mediante progetti di cooperazione internazionale allo sviluppo, sia il sistema più efficace di lotta contro il lavoro nero.</p><p>Il Consiglio federale si aspetta che le aziende stabilite o attive nel nostro Paese rispettino, per tutte le loro attività in Svizzera e all'estero, le norme e le direttive riconosciute a livello internazionale in materia di gestione aziendale responsabile, come le linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali e i principi guida dell'ONU su imprese e diritti umani. L'Esecutivo sostiene le imprese nell'attuazione di procedure di controllo della dovuta diligenza tramite i due piani d'azione riveduti per il periodo 2020-2023, uno concernente la responsabilità sociale d'impresa (RSI) e l'altro l'economia e i diritti umani (NAP). Dal 2018 l'Amministrazione federale organizza regolarmente, in collaborazione con le associazioni di categoria e le camere di commercio, dei workshop per gli importatori interessati.</p><p>In tale contesto, il Consiglio federale ritiene che il controprogetto indiretto all'iniziativa per multinazionali responsabili adottato dal Parlamento, che prevede nuovi obblighi di rendiconto e di verifica della diligenza, sia parte di un approccio efficace. A questo proposito, rimanda all'iniziativa parlamentare 21.427 Gredig, che persegue lo stesso obiettivo del postulato, ma che propone di estendere al divieto del lavoro forzato i particolari obblighi di diligenza previsti dal controprogetto indiretto sopra indicato.</p><p>Per intensificare il suo impegno internazionale contro il lavoro forzato, dal 1° aprile 2021 la Svizzera ha aderito a Alleanza 8.7, un vasto partenariato mondiale che si batte per eliminare il lavoro minorile, il lavoro forzato e la tratta di esseri umani. La Svizzera e le sue aziende possono beneficiare della rete della piattaforma e delle conoscenze raccolte all'interno dell'Alleanza.</p><p>Le violazioni al divieto del lavoro forzato possono essere identificate e sanzionate solo sulla base di un approccio coordinato sul piano internazionale. Inoltre, un divieto unilaterale d'importazione esporrebbe a una significativa incertezza giuridica le aziende che importano prodotti rilevanti o le cui importazioni provengono da zone a rischio. Di conseguenza, queste aziende dovrebbero rinunciare del tutto a tali importazioni o effettuare controlli preliminari che vanno oltre la verifica della dovuta diligenza in materia di diritti umani.</p><p>Nella pratica sarebbe difficile far rientrare nel campo di applicazione della clausola derogatoria prevista dal diritto dell'OMC un divieto d'importazione di merci ottenute con l'impiego del lavoro forzato. Nella giurisprudenza dell'OMC le eccezioni generali sono sistematicamente interpretate in modo restrittivo e considerate caso per caso.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.