<h2>SubmittedText<h2><p>In un mercato divenuto particolarmente competitivo e incerto è purtroppo inevitabile che tendano ad intensificarsi gli insuccessi societari e i fallimenti di imprese. Ad urtare è però soprattutto la costatazione di casi dove i promotori di iniziative imprenditoriali passano con insopportabile leggerezza e sfrontatezza da un fallimento all'altro, ripartendo ogni volta senza molto curarsi dei debiti e dei disagi che lasciano alle spalle.</p><p>In considerazione del progressivo affievolimento dei principi di correttezza e rigore che dovrebbero reggere anche le attività economiche, chiedo al Consiglio federale se non intravede la possibilità di adottare norme e misure, in aggiunta a quanto già disponibile, che consentano di maggiormente scongiurare i casi di manifesta violazione della buona fede nell'esercizio del diritto di riavviare attività imprenditoriali.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La creazione di un'impresa presuppone il rispetto di determinate condizioni formali e materiali. Tali condizioni differiscono a seconda del tipo e della forma giuridica dell'impresa. Ad esempio, la fondazione di una società anonima esige un capitale azionario minimo di 100 000 franchi (art. 621 CO). </p><p>Di norma, l'aver dichiarato fallimento non impedisce di creare una nuova impresa. È tuttavia fatto salvo il caso di un'interdizione dell'esercizio di una professione, che può essere pronunciata dal giudice per una durata da sei mesi a cinque anni se una persona, nell'esercizio di una professione, di un'industria o di un commercio, ha commesso un crimine o un delitto per il quale è stata condannata a una pena detentiva superiore a sei mesi o a una pena pecuniaria di oltre 180 aliquote giornaliere, e sussiste il rischio di un ulteriore abuso (art. 67 CP). Inoltre, chiunque voglia esercitare un'attività bancaria o di mediazione di crediti deve godere di ottima reputazione e garantire un'attività irreprensibile (art. 3 cpv. 2 lett. c della legge dell'8 novembre 1934 sulle banche, RS 952.0; e art. 4 cpv. 1 dell'ordinanza del 6 novembre 2002 concernente la legge federale sul credito al consumo, RS 221.214.11). Quest'ultima condizione, che non è soddisfatta nei casi di abuso menzionati dall'autore dell'interpellanza, impedisce di creare o di ricreare un'impresa.</p><p>Naturalmente il divieto di ricostituire un'impresa potrebbe essere esteso ad altri casi oltre a quelli menzionati. Sarebbe addirittura possibile impedire di principio a una persona di ricreare un'impresa in seguito a un fallimento. Una tale soluzione sarebbe tuttavia innegabilmente inconciliabile con il principio della libertà economica, che include la libera scelta della professione, il libero accesso a un'attività economica privata e il suo libero esercizio (art. 27 Cost.). In una libera economia di mercato non vi è alcun motivo che giustifica la soppressione di tale diritto nei confronti di una persona soltanto perché ha fatto fallimento in passato. L'iscrizione - illimitata nel tempo - del fallimento nel registro di commercio (art. 64 segg. dell'ordinanza del 7 giugno 1937 sul registro di commercio; RS 221.411) rappresenta una misura sufficiente a mettere in guardia nuovi creditori.</p>  Risposta del Consiglio federale.