<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di congelare il secondo contributo svizzero all'Italia relativo all'attuazione di programmi di cooperazione per il sostegno di misure nel settore della migrazione (credito quadro per la migrazione) a favore di Stati membri dell'UE selezionati, fino a quando l'Italia non rispetterà l'Accordo di Dublino.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il secondo contributo svizzero ad alcuni Stati membri dell’UE, pari a circa 1,3 miliardi di franchi, è stato approvato dal Parlamento nel quadro di due decreti federali (FF&nbsp;<i>2018</i> 5679 e FF&nbsp;<i>2018</i> 5681), come previsto nel messaggio 18.067 (FF&nbsp;<i>2018</i> 5617) e sancito nel memorandum d’intesa giuridicamente non vincolante firmato il 30&nbsp;giugno 2022 dalla Svizzera e l’UE. Con il credito quadro Migrazione (190 mio. di franchi) la Svizzera contribuisce a far fronte alle attuali sfide legate alla migrazione in Europa, cui è anch’essa confrontata. Il sostegno agli Stati particolarmente toccati dalla migrazione rafforza pure la collaborazione Schengen/Dublino, di cui beneficia anche il nostro Paese.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Tra gennaio e luglio 2023 sono sbarcati in Italia oltre 89&nbsp;158 migranti, il che corrisponde a un aumento del 112&nbsp;per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La migrazione aumenta anche sulla rotta dei Balcani. Le strutture migratorie italiane sono fortemente sollecitate. In questo contesto, da dicembre 2022 l’Italia non riprende più alcun richiedente l’asilo per cui è competente in virtù dell’Accordo di Dublino. Questa decisione riguarda tutti i Paesi dello spazio Dublino. Non si tratta dunque di una misura specificamente diretta contro la Svizzera. L’11&nbsp;aprile 2023 il Consiglio italiano dei Ministri ha infine decretato lo stato di emergenza per la migrazione. In seguito a questa decisione l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha emanato un comunicato stampa in cui esorta gli Stati europei a dar prova di solidarietà sostenendo l’Italia nella gestione delle operazioni di salvataggio e degli sbarchi sulla rotta del Mediterraneo centrale.</p><p>&nbsp;</p><p>Nel corso degli ultimi mesi la Svizzera, insieme ad altri Stati europei, ha chiesto a più riprese a vari livelli presso le autorità italiane e la Commissione europea la ripresa dei trasferimenti Dublino da parte dell’Italia. In occasione dell’incontro del 31&nbsp;maggio 2023 a Roma con il ministro italiano dell’interno Matteo Piantedosi, la consigliera federale Baume-Schneider ha ad esempio sottolineato che la misura introdotta unilateralmente dall’Italia indebolisce il sistema Dublino e quindi la politica europea comune in materia d’asilo. La Consigliera federale ritiene che il diritto vigente debba imperativamente essere rispettato. Secondo Matteo Piantedosi, l’Italia si sta adoperando per aumentare le capacità ricettive in modo da poter riprendere i trasferimenti nel quadro di Dublino nei prossimi mesi, se la situazione lo permetterà.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Il secondo contributo svizzero permette al nostro Paese di sostenere l’Italia nel potenziamento delle strutture migratorie, in particolare nel quadro dell’attuazione delle procedure d’asilo celeri, dell’ampliamento delle infrastrutture e dell’organizzazione dei ritorni volontari. Se l’Italia, con cui condividiamo la maggior parte delle frontiere, migliora la sua gestione della migrazione, anche la Svizzera ne trae vantaggio. Questa forma di cooperazione bilaterale offre inoltre una piattaforma per scambi più stretti e regolari nel settore della migrazione.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Il secondo contributo è uno strumento della politica europea della Svizzera. Nell’attuale contesto delle relazioni bilaterali con l’UE non sarebbe opportuno mettere in discussione il sostegno strutturale a lungo termine all’Italia, anche perché l’8&nbsp;giugno 2023 il Consiglio dell’Unione europea ha raggiunto un’intesa di massima per sancire giuridicamente la solidarietà nel settore della migrazione. Il previsto meccanismo di solidarietà, nella sua forma attuale, non è vincolante per la Svizzera, ma sostenendo l’Italia il nostro Paese dimostra di assumersi le sue responsabilità nel quadro della politica migratoria europea. La Svizzera finanzia già un progetto dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni in Italia che impiega mediatori culturali incaricati di agevolare la comunicazione tra la polizia e i migranti sbarcati. Il progetto, oltre a migliorare la tutela dei diritti dei migranti, contribuisce a procedure celeri e ordinate nonché a regolare la migrazione secondaria.</p>