<h2>SubmittedText<h2><p>1. Può confermare la realtà dei fatti come riferito nella motivazione sottostante? </p><p>2. È prevista una protezione militare da parte dei caschi blu e un rapido trasferimento in un luogo sicuro al di fuori dell'Iraq di tutti gli ex abitanti di Ashraf?</p><p>3. Non sarebbe opportuno esigere che tutti gli ostaggi siano liberati, i feriti curati e i morti degnamente seppelliti, in virtù della quarta Convenzione di Ginevra e sotto l'autorità dell'ACNUR?</p><p>4. La Svizzera è disposta a mettere a disposizione i suoi buoni uffici per trovare una soluzione soddisfacente?</p><p>5. In che modo si possono punire debitamente gli autori di questi crimini?</p><p>6. In particolare, in che modo è possibile richiedere che sia condotta un'indagine indipendente per stabilire l'esattezza dei fatti e le responsabilità?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Secondo le informazioni dell'Alto commissariato dell'ONU per i rifugiati (ACNUR) e della missione delle Nazioni Unite di assistenza in Iraq (UNAMI), il 1° settembre 2013 sono stati effettivamente uccisi 52 dei residenti ancora presenti nel campo. Inoltre, secondo l'ONU, sette persone risultano ancora disperse. A oggi è difficile ricostruire i fatti e accertare le responsabilità; è pertanto importante che le autorità irachene adottino tutte le misure necessarie per fare luce sui fatti e indagare su ogni presunta violazione del diritto, come richiesto dall'Alta commissaria per i diritti umani.</p><p>2. Fintanto che vivranno su territorio iracheno, la sicurezza degli ex abitanti del campo di Ashraf rimane responsabilità dell'Iraq. Il 12 settembre 2013 anche l'ONU ha rivolto un appello alle autorità irachene per accertarsi che la sicurezza di queste persone sia garantita anche dopo il trasferimento transitorio nel "campo Liberty". Inoltre, ha lanciato un appello alla comunità internazionale affinché sia trovato un luogo di permanenza definitivo per questi profughi. Dei quasi 3200 richiedenti l'asilo internati, finora 210 persone hanno trovato rifugio all'estero.</p><p>3. La Svizzera, come gli altri Stati Parte alle Convenzioni di Ginevra, deve effettivamente rispettare e far rispettare le norme umanitarie. Di conseguenza, si impegna affinché le regole in materia di diritti dell'uomo e di diritto internazionale umanitario siano osservate. Immediatamente dopo gli eventi del 1° settembre le autorità irachene sono state richiamate ai loro doveri attraverso un'azione diplomatica presso l'ambasciatore d'Iraq in Giordania, con la quale sono state chieste delucidazioni sui fatti e sulle intenzioni del suo Paese. L'Iraq ha confermato in quest'occasione la propria disponibilità a collaborare con l'ACNUR.</p><p>4. Il DFAE segue attentamente l'evolversi della situazione attraverso i suoi contatti con il CICR, l'ACNUR e la missione delle Nazioni Unite di assistenza in Iraq (UNAMI), oltre che con la propria rappresentanza ad Amman, che è in contatto con l'ambasciatore d'Iraq. Il DFAE ha espresso in più occasioni la propria volontà e disponibilità a sostenere l'ACNUR e l'UNAMI.</p><p>5./6. Ai sensi del diritto internazionale pubblico, tutte le violazioni del diritto denunciate devono essere oggetto di indagine affinché i presunti responsabili possano essere assicurati alla giustizia. La Svizzera non manca mai di ricordare questo obbligo tanto a livello bilaterale quanto multilaterale. Il governo iracheno ha dichiarato di aver ordinato un'indagine che consenta di ricostruire i fatti, mentre l'ONU ha inviato inquirenti sul luogo. La Svizzera continuerà a monitorare con attenzione la situazione. I risultati attualmente disponibili su questo complesso processo sono ancora insufficienti.</p>  Risposta del Consiglio federale.