<h2>SubmittedText<h2><p>La vendita (o piuttosto la svendita) del palazzo postale di Lugano Centro da parte delle due aziende parapubbliche  - Swisscom SA è di proprietà della Confederazione per oltre il 66 percento, la Posta SA per il 100 percento (ad un gruppo privato a poco più di 16 milioni di franchi quando il solo valore di stima era 32 milioni) - pone alcune domande, a cui vorremmo risposte precise:</p><p>1. Perché, in nome di quella trasparenza che dovrebbe accompagnare tutte le operazioni di un certo rilievo da parte di aziende statali o parastatali, non si è provveduto a pubblicare un regolare concorso pubblico sulla vendita del palazzo postale di Lugano Centro? Non crede il Consiglio federale che questo modo di agire avrebbe evitato numerose sterili polemiche?</p><p>2. Perché la Posta SA ha venduto a privati parte di uno stabile che poi occuperà come semplice inquilino? Quali sono le condizioni finanziarie di questo rapporto di locazione?</p><p>3. Come può la Posta SA mettersi a "ristrutturare" in Ticino tagliando decine di posti di lavoro e chiudendo decine di uffici postali per risparmiare qualche milione di franchi all'anno, quando poi in un sol colpo regala quasi 10 milioni di franchi ad un imprenditore privato? Quali provvedimenti intende prendere la direzione della Posta SA con i funzionari che hanno trattato questa vendita e poi in seguito hanno firmato il contratto di riaffitto con lo stesso privato a cui avevano già regalato milioni di franchi?</p><p>4. È vero che l'edificio della Posta SA di Molino Nuovo sarà messo in vendita dopo essere costato una decina di milioni di franchi, e che l'ufficio postale verrà trasferito in affitto in uno stabile appartenente allo stesso gruppo immobiliare che ha acquistato il palazzo postale di Lugano Centro?</p><p>5. Swisscom SA come si è comportata nelle vendite del proprio patrimonio immobiliare in Svizzera? Perché, nel palazzo postale di Lugano Centro, dopo aver venduto a prezzi inferiori al 50 percento di quelli di mercato, ha firmato un contratto di riaffitto? Quali sono le condizioni di tale contratto?</p><p>6. Sia per la Posta SA che per Swisscom SA, chi sono i responsabili di queste fallimentari operazioni immobiliari? Quale misure intendono intraprendere le due ex regìe federali contro queste persone?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La Posta e Swisscom SA erano entrambe proprietarie dell'edificio della Posta centrale di Lugano, considerato monumento storico. Conformemente al registro fondiario, Swisscom (SIMAG) e la Posta detenevano rispettivamente 542/1000 e 458/1000 parti dello stabile Lugano 1. Le due aziende disponevano di un diritto di prelazione reciproco. Entrambe non sono tuttavia tenute a sottoporre a concorso pubblico la vendita di immobili. Ciononostante esse si sforzano nel limite del possibile di prendere in considerazione, come possibile acquirente, anche l'ente pubblico. Il 14 gennaio 2000, Swisscom aveva diramato un comunicato stampa, informando l'opinione pubblica della prevista vendita di immobili su larga scala. Ciò ha condotto a una pletora di domande di acquisto provenienti da ogni parte della Svizzera. Sul mercato immobiliare, le intenzioni di vendita di Swisscom SA erano dunque note a tutti; eventuali altri acquirenti avrebbero così potuto dichiarare il proprio interesse per lo stabile in questione. Al momento della vendita delle parti di Swisscom SA, la Posta ha rinunciato ad esercitare il proprio diritto di prelazione, ragion per cui quest'ultimo è stato trasferito all'acquirente. Così, per l'acquisizione delle parti di proprietà della Posta, entrava in considerazione unicamente il nuovo proprietario. Cedendo la propria partecipazione minoritaria in un immobile bisognoso di ingenti lavori di miglioria, la Posta ha potuto effettuare un disinvestimento, evitando notevoli costi di manutenzione e di trasformazione dello stabile.</p><p>2. La Posta ha esaminato diverse alternative alla vendita della propria parte minoritaria nell'immobile in oggetto. L'ottimizzazione delle procedure ha consentito di ridurre della metà circa (1500 metri quatrati) la superficie d'esercizio. Per giunta, attualmente una superficie di circa 700 metri quadrati non può essere affittata, rimanendo così inutilizzata. Grazie alla vendita, è stato possibile evitare grossi investimenti, eliminare il rischio di superfici non utilizzate e riaffittare gli spazi effettivamente necessari all'esercizio della Posta. L'affitto concordato è inferiore agli usuali prezzi di mercato.</p><p>3. Oltre al ricavato della vendita, questa soluzione ha consentito alla Posta di ridurre notevolmente i costi d'esercizio rispetto alle altre varianti. Tra i potenziali acquirenti, vista la situazione, solo l'attuale proprietario era disposto a pagare la somma richiesta. Ogni decisione di vendita poggia su un approfondito esame di economicità. È pertanto errato parlare di un regalo dell'ordine di milioni di franchi.</p><p>4. Per quanto riguarda l'edificio della Posta di Molino Nuovo, sono attualmente in corso trattative volte a razionalizzare la rete postale urbana in Ticino. Non è ancora stato deciso se vendere o meno lo stabile in questione. In caso di vendita delle parti di proprietà della Posta, attraverso gli organi di stampa verrà pubblicato un bando di concorso.</p><p>5. Swisscom ha costituito due grossi portafogli con gli immobili destinati alla vendita, procedendo in seguito, con successo, a una vendita all'asta in due tappe. Nel fare questo, l'impresa ha collaborato con agenzie immobiliari svizzere specializzate nel settore e con banche internazionali d'investimento. Questo processo ha permesso di rivolgersi a 162 potenziali acquirenti, di esaminare un gran numero di offerte e, in un clima trasparente, di instaurare un regime di massima concorrenza tra i diversi offerenti. Per quanto concerne l'edificio Lugano 1, un'agenzia immobiliare svizzera esterna ne ha valutato il valore commerciale. Il 9 giugno 2000, SIMAG ha venduto la sua parte a un prezzo più elevato. È così stato possibile ottenere un prezzo adeguato, conforme al mercato, e trasferire agli acquirenti il rischio di superfici inutilizzate come pure gli ingenti lavori di miglioria da realizzare. Il riaffitto delle superfici necessarie corrisponde alla strategia di Swisscom, che dimostra così di essere pronta a reagire in modo flessibile, tenendo conto della dinamicità del settore delle telecomunicazioni. Le condizioni del contratto di locazione rivestono peraltro carattere confidenziale e non vengono divulgate da Swisscom.</p><p>6. È fuori luogo, in questo contesto, parlare di operazioni fallimentari. Gli organi competenti si sono pienamente attenuti al proprio dovere di diligenza, raggiungendo gli obiettivi prefissati. La responsabilità dell'acquisto e della vendita del patrimonio immobiliare di Swisscom SA incombe alla direzione dell'impresa, più precisamente al suo consiglio d'amministrazione in qualità di organo di controllo e di direzione. Inoltre, la commissione di revisione del consiglio d'amministrazione si è accertata che la transazione avvenisse nel pieno rispetto delle pertinenti disposizioni. La politica immobiliare della Posta è soggetta all'approvazione del suo consiglio d'amministrazione. Le vendite di immobili vengono effettuate secondo il regolamento di organizzazione interno della Posta e, a dipendenza delle somme in gioco, devono essere approvate dal consiglio d'amministrazione, dalla direzione del gruppo o del settore. Nel caso in oggetto, la vendita è stata approvata dalla direzione del gruppo.</p>  Risposta del Consiglio federale.