<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di esaminare quali possibilità esistono a livello legislativo per intervenire in caso di acquisizione o di vendita di imprese importanti per il mercato del lavoro. L'obiettivo è preservare il maggior numero possibile di posti di lavoro in Svizzera. </p><p>Per il momento la Confederazione e i Cantoni hanno poco margine di manovra per influire su questo tipo di transazioni - con il rischio di conseguenze fatali per il mercato svizzero del lavoro. Per fare un esempio: quando nell'autunno del 2015 la General Electric (GE) ha rilevato il comparto energia della francese Alstom, quest'ultima aveva in Svizzera 5300 posti di lavoro. Dopo questa acquisizione sono scomparsi 3300 impieghi. La Confederazione e i Cantoni hanno dovuto assistere impotenti a questa perdita. </p><p>Nei Paesi limitrofi lo Stato dispone invece di possibilità d'intervento che vanno dal controllo delle acquisizioni fino al loro divieto. Nel caso della rilevazione di Alstom da parte di General Electric, lo Stato francese ha potuto imporre delle garanzie per i posti di lavoro - a scapito degli impieghi in Svizzera. Anche il governo tedesco vuole rafforzare il controllo sugli investimenti stranieri e rendere più difficile l'acquisizione di imprese tedesche in settori strategici importanti. E l'Unione europea intende introdurre un nuovo regolamento che consenta di esaminare in modo più rigoroso le acquisizioni aziendali ad opera di società straniere.</p><p>Misure di questo genere dovrebbero essere prese in considerazione anche in Svizzera, in modo che la Confederazione possa esercitare un'influenza mirata sui progetti di acquisizione o vendita di imprese importanti per il mercato del lavoro. Si potrebbe introdurre, ad esempio, un obbligo di informare in anticipo, una verifica o un'autorizzazione preventive, una riserva di approvazione o una reciprocità concreta. Il Consiglio federale è invitato a presentare le misure possibili e le modalità di attuazione a livello legislativo. </p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale condivide il parere dell'autore del postulato sulla necessità di creare e preservare posti di lavoro, che è uno degli obiettivi centrali della politica economica della Confederazione. Di conseguenza, è spiacevole assistere alla soppressione di posti di lavoro da parte di alcune aziende, a prescindere dalle loro dimensioni e dal settore in cui operano. </p><p>È quindi estremamente importante che in Svizzera vi siano condizioni generali favorevoli alle attività economiche e alla creazione di posti di lavoro. Per la prosperità a lungo termine del Paese è altrettanto importante che il cambiamento strutturale non venga ostacolato. Per il successo sul lungo periodo, le strutture economiche devono essere in grado di adattarsi a un contesto in perenne evoluzione. Gli adeguamenti possono avere nell'immediato conseguenze piuttosto negative per le persone colpite, ma il nostro sistema sociale, che è ben equilibrato, permette di attenuarle.</p><p>Negli ultimi decenni questa politica si è dimostrata valida: la prosperità della Svizzera e la partecipazione al mercato del lavoro sono elevate nel raffronto internazionale, proprio rispetto ai Paesi che tendono a perseguire una politica strutturale conservatrice, e la disoccupazione è bassa. Rispetto ad altri Stati membri dell'OCSE, la Svizzera si colloca al quinto posto per tasso di disoccupazione (secondo il metodo di calcolo dell'OIL) con una media del 4,3 per cento negli ultimi 20 anni (per la fascia d'età 15-64 anni), mentre la media OCSE è del 7,1 per cento. Per quanto riguarda il tasso di occupazione, la Svizzera è addirittura al secondo posto, con una media dell'82,2 per cento negli ultimi 20 anni (sempre per la fascia d'età 15-64 anni) rispetto alla media OCSE del 70,8 per cento. Anche il numero degli occupati in Svizzera, circa 5,1 milioni di persone, è più alto che mai. Di questi, quasi 490 000 lavoravano nel 2018 in società affiliate di multinazionali straniere. In altre parole, in Svizzera quasi un dipendente su dieci deve il suo impiego agli investimenti indiretti di una società straniera.</p><p>Di conseguenza, in passato il Consiglio federale si è più volte dichiarato contrario a una politica industriale che tenda a conservare o a favorire strutture nel senso di una politica settoriale e/o tecnologica selettiva (cfr. tra l'altro il rapporto del 16 aprile 2014 "Una politica industriale per la Svizzera" in adempimento del postulato 11.3461 Bischof). Va inoltre considerato che, a lungo termine, la possibilità di un intervento statale in caso di acquisizioni/cessioni di imprese rilevanti per il mercato del lavoro potrebbe determinare piuttosto un effetto negativo sulla creazione di nuovi impieghi e sull'attrattiva della piazza economica elvetica.</p><p>Se si tratta invece di una possibile minaccia per la sicurezza o l'ordine pubblico, va tenuto presente che, adottando la mozione 18.3021 Rieder, il Parlamento ha incaricato il Consiglio federale nel marzo 2020 di creare una base giuridica per il controllo degli investimenti esteri. Il Consiglio federale sta attuando questo mandato.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.