B u n d e s v e rw a l t u n g s g e r i ch t T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i f f éd é r a l T r i b u n a l e am m i n i s t r a t i vo f e d e r a l e T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i v fe d e r a l Corte IV D-5485/2020 S e n t e n z a d e l 2 6 n o v e m b r e 2 0 2 0 Composizione Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio), David R. Wenger, Gérard Scherrer, cancelliera Alissa Vallenari. Parti A._______, nata il (…), alias A._______, nata il (…), alias B._______, nata il (…), alias A._______, nata il (…), alias C._______, nata il (…), Somalia, rappresentata dalla signora Simona Cautela, ricorrente, contro Segreteria di Stato della migrazione (SEM), Quellenweg 6, 3003 Berna, autorità inferiore. Oggetto Asilo (senza esecuzione dell’allontanamento); decisione della SEM del 7 ottobre 2020 / N (…). D-5485/2020 Pagina 2 Fatti: A. L’interessata, dichiaratasi di nazionalità somala e minorenne, ha presen- tato una domanda d’asilo in Svizzera il (…) dicembre 2019, giungendo su suolo elvetico insieme al marito D._______, pure cittadino somalo (gli atti dello stesso sono presenti nel medesimo dossier della moglie, N […], ma è beneficiario di una procedura separata, di cui ai ruoli del Tribunale ammi- nistrativo federale [di seguito: Tribunale] D-5482/2020). Nel foglio relativo i suoi dati personali, la richiedente ha segnatamente riferito di essere nata il (…) (cfr. atti SEM n. …-10/2, n. 12/1, n. 17/2, da n. 120/6 a n. 123/6). B. L’(…) gennaio 2020, si è tenuta con l’interessata – alla presenza di un team femminile, come richiesto dalla rappresentante legale in data 30 dicem- bre 2019 (cfr. atto SEM n. …-22/1) – una prima audizione per richiedente minorenne non accompagnato (cfr. atto SEM n. …-28/14; di seguito: ver- bale 1). Durante la medesima, ella ha in particolare sostenuto di essere membro del clan E._______, sotto clan F._______, sotto sotto clan G._______, e di essere nata il (…). Ha inoltre asserito di aver vissuto nella foresta di H._______ fino all’età di (…) anni insieme ai genitori, mentre che in seguito si sarebbe trasferita presso la famiglia di una zia (…) nella città di I._______, per poter frequentare l a scuola. I fatti che l ’avrebbero con- dotta a lasciare il suo Paese d’origine, avrebbero avuto inizio con il decesso dello zio (…) che abitava a J._______, membro dell’(…) della Somalia, che sarebbe stato ucciso – così come un altro zio (…) mentre che suo padre sarebbe stato ferito – da parte del gruppo armato di Al -Shabaab. Poiché tale zio avrebbe sostenuto in precedenza le sue spese scolastiche, gli zii presso la quale ella viveva avrebbero voluto darla in sposa allo zio del ma- rito della zia (…). Ella non appena saput e le intenzioni degli zii, nel mese di (…) del 2015, sarebbe fuggita da casa loro ed avrebbe voluto raggiun- gere l’abitazione della madre. Tuttavia ella, durante il tragitto, sarebbe stata fermata, picchiata e violentata da membri di Al-Shabaab. L’interessata sa- rebbe stata abbandonata in mezzo ad una strada, ma qualcuno l ’avrebbe soccorsa portandola a I._______, ove sarebbe rimasta per (…) giorni in coma. Una volta guarita, i compagni l’avrebbero insultata sapendo quanto le era capitato, e poiché la zia l’avrebbe voluta dare in sposa al succitato, ella si sarebbe trasferita nell’ultimo mese prima della sua partenza a casa di un ’amica sempre a I._______. Poiché non avrebbe potuto recarsi a scuola né vivere in pace, come pure la sua famiglia sarebbe sempre stata perseguitata dal gruppo di Al-Shabaab, la richiedente sarebbe espatriata il (…) 2015 verso il K._______, accompagnata dall ’amica precitata, come D-5485/2020 Pagina 3 pure dal fratello maggiore – che sarebbe deceduto in L._______. Ella avrebbe in seguito soggiornato in L._______ per più di tre anni, ove il (…), avrebbe sposato il marito con rito religioso . In seguito avrebbe viaggiato sino ad entrare in M._______, via mare, il (…) 2019 (cfr. verbale 1, p.to 1.03 segg., pag. 2 segg.). Alla fine dell’audizione, è stata data la possibilità alla richiedente di essere sentita riguardo alla data di nascita da ella fornita, e la SEM ha concluso per l ’inverosimiglianza della stessa considerandola per il resto della procedura come maggiorenne (cfr. verbale 1 , p.to 8.01, pag. 12 seg.). L’interessata è stata pure sentita in merito ad una possibile competenza dell’M._______ per la sua procedura d ’asilo, non opponen- dosi alla stessa (cfr. verbale 1, p.to 8.01, pag. 13); come pure circa il suo stato di salute (cfr. verbale 1, p.to 8.02, pag. 13). C. Alla luce delle surriferite risultanze, la SEM ha mutato la data di nascita della ricorrente nel Sistema d ’informazione centrale sulla migrazione (SIMIC) al (…) (cfr. atto SEM n. …-30/1). Con scritto del 17 feb- braio 2020, l’autorità inferiore ha inoltre informato il rappresentante legale dell’interessata, che il suo (vecchio) dossier (N …) sarebbe stato unito a quello del marito (N …; cfr. atti SEM n. …-55/1 e n. 56/1). D. Il (…) febbraio 2020, l’M._______ ha accettato la richiesta di presa in ca- rico della richiedente , ai sensi dell ’art. 13 par. 1 del regolamento UE n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale pre- sentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell ’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: Regolamento Dublino III), formulata dalle auto- rità competenti elvetiche in data … febbraio 2020 (cfr. atti SEM n. …- 58/7, da n. 59/1 a n. 62/1, n. 66/1 e n. 67/1). E. E.a Con scritto del 31 marzo 2020, la rappresentante legale della richie- dente ha richiesto alla SEM di voler rinunciare a pronunciare una decisione di non entrata nel merito ex art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) nei confronti della medesima (nonché del marito), e di valutare invece l’applicazione della clausola di sovranità alla fattispecie, in quanto esisterebbero dei motivi umanitari, dovuti in particolare alla condizione di estrema vulnerabilità dell’interessata a causa del suo stato di salute come pure quale vittima di violenze sessuali nel suo Paese d ’origine ed in D-5485/2020 Pagina 4 L._______, che renderebbero inammissibile un suo trasferimento verso l’M._______. Ha quindi concluso per la trattazione della domanda d ’asilo della richiedente (e del di lei marito) in procedura nazionale (cfr. atto SEM n. …-75/3). Tali proposte, sono state ribadite con missiva del 27 lu- glio 2020 (cfr. atto SEM n. …-88/1). E.b Per mezzo della decisione del 4 agosto 2020, l’autorità di prime cure ha comunicato alla rappresentante legale, la conclusione della procedura Dublino e l ’esame delle domande d ’asilo dei suoi mandanti in procedura nazionale elvetica (cfr. atto SEM n. …-89/1). F. Il (…) agosto 2020, con la richiedente si è svolto un primo colloq uio con- cernente in particolare i suoi motivi d’asilo (cfr. atto SEM n. …-110/13; di seguito: verbale 2), mentre che il (…) settembre 2020 si è tenuta una se- conda audizione a complemento, vertente sui medesimi (cfr. atto SEM n. …-107/8; di seguito: verbale 3). In sunto e per quanto qui di rilievo, l’interessata ha dichiarato durante i pre- citati colloqui che il padre ed un fratello di quest’ultimo – entrambi militari – nel corso del (…), sarebbero stati avvicinati da membri del gruppo armato Al-Shabaab, che avrebbero proposto loro di entrare a far parte del mede- simo. A causa del loro rifiuto, essi sarebbero stati attaccati: lo zio sarebbe deceduto, mentre che il padre sarebbe rimasto ferito. Ella avrebbe in se- guito appreso dalla zia (…) presso la quale sarebbe andata a vivere, che quest’ultimo poco dopo si sarebbe rifugiato in O._______. Un altro suo zio, vivente a J._______, che era un (…), sarebbe invece stato ucciso sempre da affiliati ad Al-Shabaab nel (…), dopo che questi lo avrebbero avvicinato ingiungendogli di chiudere il (…) che possedeva. Dopo pochi mesi dal de- cesso di quest’ultimo zio, che sosteneva le spese scolastiche dell ’interes- sata, la zia (…) le avrebbe riferito che l ’avrebbe data in moglie al fratello del marito. Il precitato, durante le visite presso la zia, l’avrebbe importunata sessualmente senza il suo consenso, ma con il beneplacito della zia che le avrebbe riferito di dare seguito alle richieste di quest ’uomo, in quanto sarebbe divenuto suo marito. Ella tuttavia, vi ste le insistenze della zia nel farla rimanere con quest’ultimo, un giorno sarebbe scappata da casa, per recarsi presso l’abitazione della madre, al villaggio di H._______. Poiché non avrebbe tuttavia conosciuto la strada per H._______, malgrado non distasse molto da I._______, avrebbe chiesto aiuto ad una conoscente , sua coetanea nonché vicina di casa, che avrebbe deciso di accompa- gnarla. Durante il tragitto, sarebbero tuttavia state fermate da cinque uo-D-5485/2020 Pagina 5 mini armati e con il volto coperto appartenenti ad Al-Shabaab, che avreb- bero dapprima chiesto loro le generalità, ed in seguito avrebbero bendato loro gli occhi. Dopo che avrebbero discusso con il loro capo telefonica- mente in merito alla loro sorte, le avrebbero picchiate – in particolare lei avrebbe ricevuto dei colpi alla testa e ad una mano, che sarebbero state ferite – nonché seviziate, ed abbandonate in strada. Ella si sarebbe risve- gliata in ospedale, avendo durante le percosse perduto i sensi, ove avrebbe appreso dalla madre e dalla zia, di essere stata soccorsa da degli (…), nonché di essere rimasta in coma per (…) giorni. Dopo di ciò ella sa- rebbe restata ancora a casa della zia per essere curata, con la promessa della madre di prenderla con sé non appena fosse guarita. Tuttavia, a casa della zia (…) avrebbe ricevuto dei maltrattamenti, segnatamente non po- tendo più mangiare con loro, poiché ritenuta “sporca” per quanto accadu- tole, non dormiva più con le cugine ma in cucina, nonché la zia l ’avrebbe insultata – ed in un’occasione anche malmenata – poiché la riteneva una vergogna per la famiglia, nonché dandole la colpa per quanto le sarebb e successo con gli uomini di Al-Shabaab, e non volendo uscisse di casa per questo. Anche gli ex compagni di scuola in un’occasione, nonché i bambini vicini di casa, le poche volte che sarebbe uscita di casa, l’avrebbero insul- tata e presa a sassate. Un giorno che il fratello maggiore dell’interessata si sarebbe trovato a casa della zia (…), sentendo come quest’ultima maltrat- tava la sorella, avrebbe preso le sue difese. La zia (…) li avrebbe pertanto cacciati di casa, ed ella si sarebbe rifugiata a casa di un’amica sino al suo espatrio. Ella ha riferito di temere di rientrare in Somalia, in quanto i membri del gruppo di Al-Shabaab che l’avrebbero violentata la potrebbero cercare ed uccidere, in quanto a conoscenza di chi sia, nonché a causa della ver- gogna che ella proverebbe per quanto accadutole, e degli insulti e maltrat- tamenti che per gli stessi motivi ella subirebbe in caso di un suo ritorno in patria. Ella ha inoltre riferito di avere diverse problematiche di salute sia fisiche che psicologiche e psichiche – delle quali si dirà per quanto neces- sario nei considerandi che seguono – per le quali sarebbe in trattamento o avrebbe ancora degli accertamenti medici da esperire, nonché che il marito non sarebbe a conoscenza delle violenze da lei subite in Somalia. G. Il 6 ottobre 2020, la rappresentante legale della richiedente, ha presentato il suo parere al progetto di decisione della SEM del 5 ottobre 2020 (cfr. atti SEM n.115/9 e n. 117/3). H. Con decisione del 7 ottobre 2020, notificata in medesima data (cfr. atto SEM n. 127/1) l’autorità inferiore non ha riconosciuto la qualità di rifugiato D-5485/2020 Pagina 6 alla richiedente, ha respinto la sua domanda d ’asilo ed ha pronunciato il suo allontanamento dalla Svizzera. Ha tuttavia pronunciato un’ammissione provvisoria a favore della stessa, ritenendo l ’esecuzione dell ’allontana- mento non ragionevolmente esigibile. I. Il 5 ottobre 2020 (cfr. risultanze processuali), l ’insorgente ha imp ugnato con ricorso al Tribunale la succitata decisione, chiedendo l ’annullamento della stessa, ed a titolo principale il riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo in Svizzera. A titolo subordinato ha concluso per la restituzione degli atti di causa alla SEM alfine del completamento dell’istruzione e di un nuovo esame delle sue allegazioni. Contestualmente, ha pure presentato un ’istanza di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e de l relativo anti- cipo. Al ricorso è stato allegato quale nuovo documento – essendo che l’ulteriore documentazione medica annessa al gravame è già presente agli atti di causa – il foglio di trasmissione di informazioni mediche (F2) del (…) rela- tivo un consulto psichiatrico della ricorrente. Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti saranno ripresi nei conside- randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. Diritto: 1. Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell ’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all ’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA. La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un interesse de- gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto è legittimata ad aggravarsi contro di essa. D-5485/2020 Pagina 7 I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi e art. 10 dell’Or- dinanza sui provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione al coronavirus del 1° aprile 2020 [Ordinanza Covid-19 asilo, RS 142.318]) alla forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 2. In premessa il Tribunale osserva come le due cause riguardanti la ricor- rente ed il marito (quest’ultima di cui al ruolo D-5482/2020), che sono pure state oggetto di due decisioni separate da parte dell’autorità inferiore mal- grado l ’unione degli incarti, non riguardano essenzialmente fattispecie coincidenti (cfr. a contrario MOSER/BEUSCH/ KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 3.17, pag. 144 seg.). Non appare pertanto giudizioso congiungere le cause, ciò che d ’altronde non viene neppure richiesto dall’insorgente. Tuttavia il Tribunale avrà premura che le stesse vengano evase parallelamente. 3. Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio- lazione del diritto federale e l ’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomenta- zioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 4. Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti. 5. Nella decisione querelata, l’autorità resistente ha in primo luogo ritenuto la minore età dichiarata dall’interessata in corso di procedura come inverosi- mile, sulla base sia di diverse incoerenze relative alle allegazioni da lei rese circa il suo iter scolastico e personale, sia per la mancanza di un docu- mento di legittimazione che ne comprovasse l’età allegata. Inoltre, appari- rebbe strano e poco trasparente che ella abbia indicato alle autorità sviz- zere del N._______ una data di nascita incompleta (“…”). In secondo luogo ha altresì ritenuto non credibili le allegazioni della richiedente l ’asilo inerenti il fatto che il padre e lo zio abbiano fatto parte dell’(…) e che mem- bri del gruppo di Al-Shabaab abbiano cercato di arruolarli, poiché l’interes- sata avrebbe reso delle dichiarazioni in merito incoerenti, a tratti anche va- ghe e poco sostanziate. Ad uguale conclusione è giunta la SEM circa il D-5485/2020 Pagina 8 fatto che le sevizie sarebbero state commesse dai membri di Al-Shabaab poiché ella era figlia di un uomo da loro conosciuto e ricercato, in quanto sostanzialmente l’incontro con gli stessi sarebbe avvenuto del tutto casual- mente, ella non conosceva personalmente tali individui, né li avrebbe più visti né sentiti successivamente, oltreché in tale circostanza sarebbe pure stata stuprata l’amica che l’accompagnava. Ciò escluderebbe sia che essi l’abbiano cercata personalmente, sia che le violenze perpetrate nei suoi confronti avessero altro scopo che quello di un ’aggressione sessuale fine a sé stessa. Una persecuzione riflessa, per la quale il gruppo armato pre- citato sarebbe intenzionato a cercarla ed a trovarla, non sarebbe pertanto verosimile. Inoltre, le preoccupazioni da lei esternate in caso di ritorno in Somalia ne i confronti del gruppo Al -Shabaab, sarebbero inficiate anche poiché, nella prima audizione quale presunta minorenne, lei avrebbe uni- camente allegato di essere espatriata perché non poteva andare a scuola e non poteva vivere in pace, senza tuttavia nominare il suo timore per un possibile incontro con gli uomini del gruppo summenzionato. Del resto, sempre durante la medesima audizione, ella ha negato di avere avuto dei problemi con terze persone, al di là della famiglia della zia. Le altre sue asserzioni sono state valutate dalla SEM dal profilo della rile- vanza ex art. 3 LAsi. In merito, ha dapprima osservato come ella possa contare sulla protezione del marito, quindi di una persona di sesso ma- schile, ciò che permetterebbe di escludere un fondato timore di pe rsecu- zione di natura sessuale in caso di ritorno nel suo Paese d ’origine in con- formità con la giurisprudenza del Tribunale presentata nella DTAF 2014/27. Anche il parere al progetto di decisione non modificherebbe le conclusioni sovra esposte. Invero, l ’argomentazione della sua rappresentante legale secondo la quale non si potrebbe escludere che se ella non fosse stata riconosciuta come la figlia di suo padre, avrebbe potuto essere liberata senza subire violenze, alla luce anche della giurisprudenza dello scrivente Tribunale, non solo apparirebbe pretestuosa, bensì pure estremamente in- genua. Altresì, la circostanza che lei attualmente sarebbe sposata, e che potrebbe pertanto contare sulla protezione del marito, di convesso esclu- derebbe sia l’eventualità di un matrimonio forzato che di una persecuzione legata al genere, ai sensi della giurisprudenza succitata , in caso di un ri- torno in Somalia. D’altronde, il riconoscimento della qualità di rifugiato pre- supporrebbe l’esistenza di una minaccia attuale che non s arebbe data in specie, in quanto la concessione dell’asilo non avrebbe come fine la ripa- razione di un torto subito in passato. Riguardo poi le evenienze che sareb- bero successe alla richiedente dopo le violenze subite da parte dei fami- gliari e della società addotte dalla sua rappresentante legale, d ’un canto l’elenco fornito di tali circostanze sarebbe esaustivo e d ’altro canto il suo D-5485/2020 Pagina 9 vissuto dopo gli stupri sarebbe stato parimenti poco credibile, in quanto vi sarebbero state nelle sue allegazioni alcune incongruenze. Infine, attinente la scelta della procedura celere invece del passaggio alla procedura am- pliata per il caso di specie, segnalata nelle osservazioni dalla rappresen- tante legale, la SEM ha rilevato come il numero di giorni da ella trascorsi nel Centro federale d’asilo, al quale è stata assegnata, non sarebbe impu- tabile all’accertamento dei fatti rilevanti, quanto piuttosto alla procedura Du- blino. Invero, al contrario di quanto affermato nel parere, la fattispecie dell’interessata non sarebbe stata complessa sotto il profilo dell’asilo. 6. Con il suo gravame, la ricorrente ha avversato in toto le tesi e le conclusioni presentate nella decisione avversata. Innanzitutto, in assenza di una perizia medica che ne attesti con un suffi- ciente grado di certezza scientifica l’età, la ricorrente non avrebbe potuto essere ritenuta maggiorenne nel corso della procedura di prima istanza. Inoltre, nella valutazione delle allegazioni dell’interessata sulla sua età ana- grafica, la SEM non avrebbe considerato né il contesto socio-culturale dalla quale ella proviene, né diversi elementi personali immanenti alla stessa, in merito al suo percorso ed al suo stato di salute. Peraltro, non si compren- derebbe quale giovamento ne avrebbe potuto trarre l’insorgente nel dichia- rare un’età non conforme a quella reale, in quanto ella proverrebbe da un Paese verso il quale l’esecuzione dell’allontanamento risulterebbe notoria- mente inesigibile a prescindere dall’età del richiedente l’asilo. Da ultimo, il formulario dell’autorità del N._______, non farebbe parte della procedura d’asilo della ricorrente, oltreché non sarebbe chiaro in quali circostanze il medesimo sia stato compilato. Malgrado l’insorgente sia divenuta maggio- renne in corso di procedura, la questione rimarrebbe per lei d ’interesse, per quanto attinente la corretta indicazione dei suoi dati anagrafici. Prose- guendo, l’interessata sostiene che l’applicazione nel suo caso della proce- dura celere invece che di quella ampliata, sarebbe incoerente rispetto alla lettera e d allo spirito degli art. 26 cpv. 1 e 37 cpv. 2 LAsi. Tale scelta avrebbe inoltre concorso ad un accertamento inesatto ed incompleto dei fatti giuridicamente determinanti da parte della SEM, provocando una le- sione del suo diritto di difesa, a causa dei termini stretti c he caratterizze- rebbero la procedura celere. Nel merito, ha ritenuto le sue allegazioni verosimili, in quanto coerenti e non contraddittorie e non si potrebbe escludere la circostanza che se ella non fosse stata riconosciuta quale figlia di suo padre, avreb be potuto es- sere liberata. Dal profilo dell’art. 3 LAsi, la SEM avrebbe proceduto ad una D-5485/2020 Pagina 10 valutazione parziale e non esaustiva del timore di persecuzioni future. Il fatto che lei avrebbe contratto matrimonio, non sarebbe infatti un pretesto per “annullare l’individualità della donna” (cfr. p.to 9, pag. 13 del ricorso) e valutare il timore di persecuzione soltanto dal lato dell’unione con il marito. Invero il marito, per diversi motivi, potrebbe non essere più presente nella vita della richiedente in caso di un suo ritorno in patria. Inoltre, sarebbe il sistema statale e non un uomo che dovrebbe garantirle protezione, ciò che nel contesto di provenienza è da escludere, come pure che ella possa ot- tenere un processo equo in ordine allo stupro subito. A ciò andrebbe ag- giunto che il coniuge non sarebbe a conoscenza degli abusi da lei subiti in Somalia. Non si potrebbe quindi sapere come il medesimo ed il suo clan potrebbero reagire nel caso in cui ne venissero a conoscenza, ma sarebbe desumibile che ciò potrebbe risultare un problema. Nel contesto d’origine, anche familiare, dell’interessata, le vittime di stupro subirebbero una dop- pia violenza, in quanto oltreché a quanto già subito, si aggiungerebbe una stigmatizzazione per lo stesso. Nella decisione avversata, l ’autorità infe- riore non avrebbe inoltre tenuto conto di alcuni fatti giuridicamente rilevanti, non accertando pertanto in modo completo gli stessi. In primo luogo, non si sarebbe espressa in merito alle molestie subite dalla richiedente nel 2015 da parte dell ’uomo con il quale avrebbe dovuto contrarre forzata- mente un matrimonio, come neppure sull ’efferata violenza carnale da lei subita. Tali evenienze, sarebbero da c onsiderare verosimili e andrebbero analizzate alla luce di “motivi imperativi”, in quanto la richiedente è stata perseguitata nel suo Paese d ’origine a causa del suo genere femminile, tutt’ora sarebbe traumatizzata, soffrendo di una sindrome depressiva cor- relata ad un disturbo post-traumatico da stress – ciò che la SEM avrebbe pure omesso di valutare – per i quali beneficerebbe di una terapia farma- cologica psichiatrica ed un accompagnamento terapeutico. Lo stesso Tri- bunale, nella sua sentenza D -6301/2018 del 23 aprile 2020, avrebbe pe- raltro riconosciuto che il trauma subito da una vittima di stupro possa co- stituire un motivo grave che giustificherebbe la concessione dell’asilo, an- che in assenza di un rischio di persecuzione futura. Pertanto, a fronte delle esperienze traumatizzanti vissute dalla ricorrente in ragione del suo ge- nere, aggravate anche dall’età nella quale le sarebbero occorse, il suo ri- torno in Somalia sarebbe psicologicamente impossibile ed andrebbero considerate quali “motivi imperativi” ai sensi del riconoscimento della sua qualità di rifugiato. Infine, ella avrebbe ora un fondato timore di essere esposta a future persecuzioni rilevanti ai sensi dell ’asilo, in ragione dello stigma sociale correlato alla sua condizione di vittima di violenze sessuali, che comporterebbe una nuova vittimizzazione della medesima. Neppure tali circostanze sarebbero state, a torto, prese in considerazione dalla SEM nel quadro della sua valutazione con riferimento ai motivi specifici di fuga D-5485/2020 Pagina 11 femminili e dell ’appartenenza ad un gruppo sociale determinato di cui all’art. 3 LAsi. 7. La ricorrente ritiene dapprima che l ’autorità inferiore l a abbia, a torto , considerata quale maggiorenne in corso di procedura. 7.1 Qualora la questione della minore età dell’interessato sia contestata, si necessita di dirimere preliminarmente tale aspetto, essendo lo stesso de- terminante a livello procedurale. Questo in quanto, la qualità di minore non accompagnato, impone alla SEM il rispetto di alcune esigenze procedurali nell’ambito della trattazione della domanda d’asilo (cfr. art. 17 cpv. 3 LAsi), che se non ossequiate possono condurre all’annullamento della decisione avversata e al la retrocessione degli atti all’autorità inferiore (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 3.3; DTAF 2014/30; cfr. anche tra le tante le sen- tenze del Tribunale D-6216/2018 del 10 luglio 2020 consid. 3.1 e D-6765/2019 del 17 gennaio 2020 consid. 4). 7.2 Nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura am- ministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi in relazione con l’art. 12 PA, art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). In concreto, essa deve procurarsi la documen- tazione necessaria alla trattazione del caso, chiarire le circostanze giuridi- che ed amministrare a tal fine le opportune prove a riguardo (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5). Per accertare i fatti, l’autorità si serve, se neces- sario, di documenti, di informazioni delle parti, di informazioni e testimo- nianze di terzi, di sopralluoghi e di perizie (art. 12 lett. a-e PA). D’un lato, v’è un accertamento inesatto dei fatti quando la decisione si fonda su fatti incorretti e non conformi agli atti, e dall’altro, v’è un accertamento incom- pleto dei fatti quando non è tenuto conto di tutte le circostanze di fatto giu- ridicamente rilevanti (cfr. DTAF 2015/10 consid. 3.2 e relativi rif erimenti; KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechts- pflege des Bundes, 3a ed. 2013, n. 1043, pag. 369 seg.). Il principio inqui- sitorio non è tuttavia illimitato, in particolare visto il nesso con l’obbligo di collaborare delle parti (a rt. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. anche CHRISTOPH AUER/ANJA MARTINA BINDER, in: Auer/Müller/Schindler [ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren VwVG, 2a ed. 2019, ad art. 12 PA, n. 9). 7.3 Ciò nondimeno, qualora un fatto rimanga non comprov ato nonostante un accertamento completo dei fatti giuridicamente rilevanti, occorre fare D-5485/2020 Pagina 12 riferimento alle regole sulla ripartizione dell’onere della prova derivanti dall’applicazione analogica dell’art. 8 CC. L’onere della prova della minore età incombe al richiedente asilo. In presenza di un accertamento dei fatti esaustivo e corretto, se la valutazione globale degli atti di causa non permette di ritenere che l’interessato l’abbia resa verosimile, questi sarà tenuto ad assumersene le conseguenze, venendo pertanto considerato maggiorenne (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1–5.4 con ulteriori riferimenti ivi citati). 7.4 È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad- dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere cre- duta. Questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, né introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le allegazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da prove ri gorose; al contrario, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo sarà dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti). 7.5 Salvo casi particolari, la SEM ha il diritto di pronunciarsi a titolo pregiudiziale sulla questione dell’età di un richiede nte asilo. Per giungere ad una determinazione al riguardo, l’autorità si basa sui documenti d’identità autentici depositati agli atti, così come sui risultati delle audizioni in relazione al quadro personale dell’interessato nel paese d’origine, alla sua c erchia famigliare ed al suo curriculum scolastico. Se necessario ordina una perizia medica volta alla determinazione dell’età (cfr. art. 17 cpv. 3bis in relazione con l’art. 26 cpv. 2 LAsi). Una volta esperita l’istruttoria, la SEM procede ad un apprezzamento globale degli elementi in presenza D-5485/2020 Pagina 13 in ossequio ai principi sopra citati (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.5 e riferi- menti ivi citati). 7.6 7.6.1 Per quanto concerne il caso in analisi, è a giusto t itolo che l’autorità inferiore ha considerato maggiorenne l’insorgente non ritenendo opportuno istruire ulteriormente la questione. 7.6.2 Occorre in merito rilevare che già dalle dichiarazioni della ricorrente riguardo la sua età, per la loro incoerenza e contraddittorietà, si può giun- gere difatti a tale conclusione. Inizialmente l’interessata interrogata su quanti anni avesse, dopo aver fornito la sua data di nascita, ha risposto di averne (…). Invitata in seguito a riferire quanti anni avesse al momento del suo espatrio, avvenuto nel 2015, ha asserito averne avuti (…), allorché in- vece ne avrebbe dovuto avere (…) o (…) anni. Ha inoltre asserito di avere avuto (…) anni allorché avrebbe smesso di frequentare la scuola nel (…) 2015, quando i nvece secondo i calcoli ne avrebbe dovuto avere (…) di anni. Ogni volta che la ricorrente veniva resa edotta delle incongruenze delle età da lei dichiarate riguardo al suo percorso biografico rispetto alla data di nascita asserita del (…), ha sempre addotto quale motivazione che così le avrebbero insegnato a contare nel suo Paese d’origine, ovvero di non aspettare il giorno della data di nascita, ma di calcolare lo stesso ap- pena inizierebbe l’anno (cfr. verbale 1, p.to 1.06, pag. 3 e p.to 8.01, pag. 13). Tuttavia, tale spiegazione non appare convincente, sia poiché la ricorrente è stata richiamata più volte dalla funzionaria incaricata a rispon- dere esattamente ai quesiti da lei posti, sia perché, anche avesse ragionato in tale modo, al momento della sua fuga dal Paese d’origine, avrebbe avuto (…) anni e non (…) come da lei dichiarato, come rettamente sollevato an- che nella decisione avversata. Inoltre essa ha dimostrato di sapere comun- que fare di conto e rispondere precisamente, come richiestole, quando le è stato chiesto quanti anni avesse quando ha iniziato a frequentare la scuola serale (ovvero nel … del …) rispondendo di avere avuto (…) anni, e non invece (…) anni come invece avrebbe risposto seguendo il suo ragionamento (cfr. verbale 1, p.to 1.17.04, pag. 6). Alla luce di tali eve- nienze, neppure può essere dato credito alla sua asserzione di essersi di- menticata di quanto dettole poco prima dalla collaboratrice della SEM per ben due volte, ovvero di rispondere con precisione alle sue domande (cfr. verbale 1, p.to 1.06, pag. 3 seg. e p.to 1.17.04, pag. 6), per scusare le sue imprecisioni. Nemmeno le spiegazioni fornite dalla ricorrente nel gravame, per la loro inconsistenza, non conducono il Tribunale ad altra conclusione. D-5485/2020 Pagina 14 7.6.3 A tali elementi dissonanti, si aggiunga che l’insorgente, dal canto suo, non ha depositato alcun documento di legittimazione o d’identità ai sensi dell’art. 1a lett. c dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), né alcun mezzo di prova a so- stegno della sua asserita minore età. 7.6.4 Nel complesso il Tribunale ritiene dunque fondata la valutazione di cui all’avversata decisione e ciò tenuto conto anche delle peculiarità del caso in esame. In tale contesto, non vi era in particolare alcuna necessità di ordinare una perizia medico-legale alfine di accertare la sua età anagra- fica come proposto nel gravame dalla ricorrente, che con ogni probabilità non avrebbe contribuito a chiarire ulteriormente i fatti giuridicamente rile- vanti, essendo in particolare che l’insorgente, anche si fosse ritenuta vero- simile la data di nascita da lei avanzata, si trovava molto vicino al compi- mento del diciottesimo anno d’età. Pertanto, in presenza di una fattispecie sufficientemente acclarata, è alla richiedente che va imputata l’assenza di prova – da intendersi al grado della verosimiglianza – quanto all’asserita minore età, come già sopra esposto (cfr. consid. 7.3). In definitiva, v’è dun- que da partire dall’assunto che la ricorrente non sia riuscita a rendere ve- rosimile la propria supposta minore età, e che la conclusione circa la mag- giore età della stessa, così come concluso dalla SEM, sia da confermare. 8. Proseguendo, l’insorgente si prevale nel suo atto ricorsuale, in relazione alla scelta della procedura celere da parte dell’autorità resistente, della vio- lazione delle disposizioni di diritto federale applicabili, come pure di un ac- certamento inesatto ed incompleto dei fatti giuridicamente determina nti (cfr. per la questione anche supra consid. 7.2) della causa e della viola- zione del suo diritto di difesa, per il che risulta d ’uopo esaminare il fonda- mento o meno di tali censure d’ordine formale. 8.1 Concernente lo smistamento tra la procedura celere ai sensi dell’art. 26c LAsi e la procedura ampliata di cui all’art. 26d LAsi, il Tribunale si è già espresso in merito nella sua sentenza di principio E-6713/2019 del 9 giugno 2020 (prevista per la pubblicazione quale DTAF) alla quale si rin- via per ulteriori dettagli. Rispetto a quanto considerato nella giurisprudenza precitata, il Tribunale rileva tuttavia come in particolare non vi sia alcun diritto rivendicabile per la trattazione di una domanda d ’asilo nella proce- dura celere o in quella ampliata (cfr. consid. 9.2 della sentenza del Tribu- nale succitata). Malgrado ciò, la trattazione di un caso nella procedura ce- lere invece che in quella ampliata, può comportare, in alcuni casi, in con- nessione con il termine ricorsuale di s ette giorni lavorativi, la violazione D-5485/2020 Pagina 15 della garanzia della via giudiziaria ai sensi dell ’art. 29a Cost. (RS 101), nonché nello stesso tempo la violazione dell ’art. 13 CEDU in combinato disposto con l’art. 3 CEDU (cfr. consid. 9 e 10 della sentenza di princ ipio citata; cfr. anche la sentenza del Tribunale D -4134/2020 del 14 settem- bre 2020 consid. 5.2). 8.2 Nel caso in parola, l’autorità inferiore ha dapprima svolto una procedura Dublino per la presa in carico della ricorrente da parte dell’M._______ (cfr. art. 26b LAsi), come pure una prima audizione per minorenni non accom- pagnati l’(…) gennaio 2020 e diversi accertamenti medici. Tali atti istruttori, sono tutti da ascrivere alla fase preparatoria, che si è conclusa con la de- cisione della SEM del 4 agosto 2020, comunicante la fine della procedura Dublino e la trattazione della domanda d’asilo dell’insorgente in procedura nazionale (cfr. atto SEM n. 89/1). Ora, poiché la domanda d’asilo era stata presentata dalla richiedente l’asilo già in data (…) dicembre 2019 (cfr. atto SEM n. 10/2), appare pacifico che l’autorità sindacata ha superato di molto il termine di 21 giorni legalmente regolamentato per la fase preparatoria. Anche la fase decisionale successiva, ha superato di gran lunga il termine legale previsto di otto giorni lavorativi, in quanto la prima audizione sui mo- tivi d’asilo dell’interessata si è svolta solamente il (…) agosto 2020 (cfr. atto SEM n. 100/13), seguita da un ulteriore colloquio il (…) settembre 2020 (cfr. atto SEM n. 107/8), quando invece la decisione querelata è stata ema- nata soltanto il 7 ottobre 2020. Alla luce di tali evenienze, il Tribunale con- corda con la ricorrente che la SEM avrebbe dovuto optare per la procedura ampliata, ma per i motivi che la fattispecie presenta invero degli elementi non semplici per la sua definizione – ciò che ne è prova una seconda au- dizione dell’insorgente relativa i suoi motivi d’asilo (per una durata di 2 ore e 5 minuti, senza contare la pausa) , in quanto la prima audizione del (…) agosto 2020 (di 4 ore e 15 minuti, senza contare le pause) non era stata sufficiente per chiarire tutti i fatti di causa – come pure fosse prevedi- bile che i tempi d’evasione in procedura celere sarebbero stati difficilmente rispettati, ciò che è avvenuto in concreto. Ciò posto, il Tribunale ritiene tut- tavia, a differenza di quanto allegato dall’insorgente, che nel caso in parola la decisione dell’autorità inferiore non sia da annullare, in quanto la scelta della procedura celere piuttosto che quella ampliata, non ha comportato per la medesima alcuna violazione del suo diritto alla difesa. La ricorrente è stata infatti rappresentata legalmente durante il corso dell’intero iter pro- cedurale. Inoltre l’insorgente, anche se in applicazione dell’art. 10 dell’Or- dinanza Covid-19 asilo, ha potuto interporre un ricorso, sufficientemente motivato e corposo, entro il termine di 30 giorni, che è lo stesso termine previsto per la procedura ampliata. L’insorgente, al di là di mere allegazioni generiche, non spiega inoltre concretamente nel gravame né quali fatti la D-5485/2020 Pagina 16 SEM non avrebbe accertato correttamente o completamente in rapporto alla scelta della procedura, né quale pregiudizio le avrebbe arrecato la trat- tazione del suo caso in procedura celere piuttosto che in quella ampliata, avendo segnatamente potuto presentare tutte le sue argomentazioni con il parere al progetto di decisione della SEM, come pure successivamente con il ricorso. Per il resto, le censure sollevate nel ricorso dall’interessata, in ordine ad una valutazione parziale e non esaust iva del timore di perse- cuzioni future nella decisione avversata da parte della SEM, che avrebbe condotto pure ad un accertamento incompleto dei fatti giuridicamente de- terminanti per la sua causa – in violazione quindi del principio inquisitorio – non trovano alcun fondamento. Invero, l ’autorità inferiore si è espressa lungamente nella sua decisione rispetto ai motivi per i quali un timore fon- dato né attuale né futuro fosse stato ritenuto nel caso di specie. Ciò anche rispondendo puntualmente alle argomentaz ioni sollevate nel parere da parte dell’insorgente (cfr. p.to II/3 della decisione avversata). In tal senso, ancorché non esplicitamente sollevato dalla ricorrente, neppure è ravvisa- bile in specie una violazione del suo obbligo di motivazione (uno degli ele- menti del diritto di essere sentito della parte, previsto espressamente ex art. 35 PA) da parte dell’autorità resistente. Invero, essa si è espressa con- cretamente su tutte le circostanze che fossero rilevanti per il giudizio preso, e non era invece necessario che si pronunciasse in modo esplicito ed esau- stivo su tutte le argomentazioni addotte dall’insorgente (cfr. DTF 136 I 184 consid. 2.2.1, DTF 136 I 229, DTF 129 I 232 consid. 3.2; Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso in materia di asilo [GICRA] 2006 n. 4 consid. 5, GICRA 2004 n. 38), a differenza di quanto preteso dalla ricorrente nel gravame. Pertanto non si comprendono gli as- sunti dell’insorgente mossi nel suo ricorso rispetto a tali punti in questione, e destituiti di ogni fondamento sono in tal senso da respingere . Agli occhi del Tribunale, tali censure sono in realtà volte piuttosto ad ottenere un ap- prezzamento diverso nel merito rispetto a quello dell’impugnata decisione, e pertanto, come tali verranno trattate d’appresso (cfr. infra consid. 10, 12.2 e 12.3). 8.3 Ne consegue quindi che, né l e censure relative all’accertamento ine- satto ed incompleto dei fatti determinanti da parte dell’autorità resistente – e di convesso quindi neppure la violazione del principio inquisitorio da parte della stessa – né quella inerente la violazione del suo diritto di difesa, sono destinate ad esito favorevole. 9. Venendo ora al merito, il Tribunale osserva in primo luogo come l ’insor- gente, essendo stata posta al beneficio dell ’ammissione provvisoria per D-5485/2020 Pagina 17 inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento con decisione del 7 otto- bre 2020, e non avendo ella censurato la pronuncia dell ’allontanamento, oggetto del litigio in questa sede risulta pertanto essere esclusivamente la decisione riguardante il rifiuto della sua domanda d ’asilo ed il mancato ri- conoscimento della qualità di rifugiato. 10. La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto accor- dati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 10.1 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona- lità appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d ’essere esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l ’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione psichica insopportabile. Occorre tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 LAsi). 10.2 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3 LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi ri- conosciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconosci- bili da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d’essere esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecu- zione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul piano sog- gettivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato, segna- tamente dell’esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua apparte- nenza ad una razza , ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo espongono maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni. In- fatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l ’oggetto per la prima volta ( cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). Sul piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipoteti- che che potrebbero prodursi in un futur o più o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). D-5485/2020 Pagina 18 10.3 Il timore di essere perseguitato presuppone inoltre l ’esistenza di mi- nacce attuali e concrete. In tal senso, tra i pregiudizi e la fuga deve inter- correre un nesso causale temporale. Quest’ultimo è da considerarsi deca- duto, in regola general e, allorquando tra l ’ultima persecuzione subita e l’espatrio è trascorso un lasso di tempo relativamente lungo. A norma della giurisprudenza, la qualità di rifugiato non può quindi più essere riconosciuta quando la fuga interviene da sei a dodici mesi dopo la fine delle persecu- zioni. Vanno tuttavia riservati i casi nei quali vi sono motivi oggettivamente plausibili o valide ragioni di natura personale atti a giustificare una partenza differita dal paese d ’origine (cfr. DTAF 2011/50 consid. 3.1.2.1; 2009/51 consid. 4.2.5). Oltre al nesso causale temporale, l’attualità e la concretezza delle minacce implica altresì la persistenza di un legame di causalità ma- teriale entro queste ultime ed il bisogno di protezione. Lo stesso si ritiene interrotto allorquando, al momento della pronuncia della decisione, nel paese d’origine sia già intervenuto un cambiamento oggettivo delle circo- stanze tale da non potersi più presupporre l’esistenza di un rischio concreto di ripetizione delle persecuzioni (cfr. DTAF 2011/50 consid. 3.1.2.2 e riferi- menti citati, in particolare quanto all’esistenza di ragioni imperiose che per- mettano di derogare alla condizione dell’attualità del bisogno di protezione; DTAF 2010/57 consid. 4.1). Il nesso di causalità materiale fa parimenti di- fetto se, al momento dell’espatrio, il fondato timore di essere perseguitato sia originato da cause che non siano riconducibili alle persecuzioni subite sino ad allora (cfr. WALTER KÄLIN, Grundriss des Asylverfahrens, pag. 129 e, a titolo esemplificativo, sentenza del Tribunale D -2243/2015 del 15 dicembre 2017 consid. 8.4.1). 10.4 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di rifugiato è resa verosimile se l ’autorità la r itiene data con una probabilità preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle- gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). Per il resto, si veda quanto già sopra rilevato al consid. 7.4 in merito all’applicazione dell’art. 7 LAsi. 11. Venendo ora al caso in parola, il Tribunale osserva dapprima come a ra- gione l’autorità sindacata ha ritenuto nella decisione querelata inverosimili sia le allegazioni secondo le quali il padre della ricorrente avesse subito un tentativo di reclutamento da parte di Al-Shabaab sia che i fatti a lei successi a causa di membri di quest’ultimo gruppo nel (…) del 2015, fossero ricon- ducibili al fatto che il padre fosse ricercato dal predetto. D-5485/2020 Pagina 19 11.1 L’insorgente, riguardo sia al ruolo che avrebbe avuto il padre quale militare, come pure circa le circostanze che avrebbero condotto alla sua fuga, ha rilasciato delle dichiarazioni vaghe ed a tratti pure incoerenti. Ha difatti sostenuto in un primo momento che il padre, dopo che membri di Al- Shabaab gli avrebbero proposto di entrare a far parte del gruppo armato, in quanto militare, sarebbe stato attaccato e dopo essere st ato ferito sa- rebbe scappato dalla Somalia, ed avrebbe appreso dalla zia che si trovava in O._______ (cfr. verbale 2, D11, pag. 3). Tuttavia, poco dopo, senza al- cuna spiegazione, ha sostanzialmente mutato le sue asserzioni circa la sorte che sarebbe toccata al padre affermando che dalla sorella di un’amica avrebbe appreso che il padre ed un suo fratello sarebbero stati uccisi (cfr. verbale 2, D13, pag.6). Tale affermazione è stata in parte ribadita nella successiva audizione, dove però, sorprendentemente, ha allegato che il padre sarebbe stato ucciso dai medesimi membri di Al-Shaabab che l’avrebbero in seguito stuprata (cfr. verbale 3, D25, pag. 4). Poco dopo però, la ricorrente è ritornata alla sua prima versione, allegando che il padre sarebbe stato soltanto ferito da parte del gruppo Al-Shabaab e si sarebbe dato alla fuga (cfr. verbale 3, D31, pag. 5). Soltanto allorché la funzionaria incaricata della SEM le ha fatto notare la divergenza (cfr. verbale 3, D32, pag. 5), ella ha evocato a scusante di essersi mal espressa, riferendo che colui che era stato ucciso era lo zio, non il padre, costui essendo stato ferito e scappato dal paese d ’origine e rifugiatosi in O._______ (cfr. verbale 3, D32, pag. 5 e D44, pag. 6). Tale spiegazione non risulta tuttavia credibile, a fronte di discrepanze così importanti su dei punti cruciali di fatti che l’avrebbero in seguito condotta, secondo le sue asserzioni, all ’espatrio. A ciò si aggiunge che la ricorrente, se dapprima ha riferito che proprio perché il padre era militare s otto il (…), Al-Shabaab avrebbe tentato di reclutarlo (cfr. verbale 2, D11, pag. 3 e verbale 3, D26, pag. 4), tuttavia, interrogata poco più avanti circa il grado che avesse il padre al militare, la richiedente ha riferito che il genitore non avrebbe concluso neppure il reclutamento (cfr. verbale 3, D27, pag. 5). Appare quindi poco credibile, oltre al fatto che la richiedente non è neppure stata in grado di indicare a quale forza armata appartenesse il padre (cfr. verbale 3, D28, pag. 5), che miliziani di Al-Sha- baab abbiano tentato di reclutare il medesimo proprio perché per breve tempo avrebbe effettuato il militare, senza alcun grado, e nel frattempo si sarebbe trasferito al villaggio con la famiglia esercitando l’attività lavorativa quale (…) (cfr. verbale 3, D26, pag. 4). Peraltro, la stessa insorgente, que- stionata specificatamente sul motivo per il quale avrebbero voluto reclutare il padre, si è contraddetta, riferendo un ’argomentazione generica, e per nulla coerente con la pregressa ed allegata apparten enza del padre alle D-5485/2020 Pagina 20 forze armate (cfr. verbale 3, D47, pag. 6). Alla luce di tali evenienze, il ten- tativo di reclutamento del padre da parte di Al-Shabaab e le circostanze a lui successe in seguito, non risultano essere verosimili. 11.2 Per i motivi già sopra enucleati, neppure può essere ritenuto verosi- mile che la richiedente sia stata sevizi ata dagli uomini di Al -Shabaab a causa del fatto che l’avrebbero riconosciuta per la figlia dell ’uomo da loro ferito e fuggito (cfr. verbale 2, D11, pag. 4). Inoltre, negli stessi asserti della ricorrente in riferimento a tali circostanze sono desumibili ulteriori incoe- renze, che fanno maggiormente dubitare delle stesse. In primo luogo, se nell’esposizione libera dell’audizione del (…) agosto 2020, ella ha riferito di essere stata interrogata dagli uomini di Al-Shaabab circa le sue generalità e che l’avrebbero riconosciuta per la figlia dell’uomo che era loro scappato e che lavorava con il (…) (cfr. verbale 2, D11, pag. 4), invitata poco dopo nuovamente ad esporre in dettaglio l’incontro avuto con i membri di Al-Sha- baab, lei ha riferito unicamente che le avrebbero chiesto chi era, dove stesse andando, e chi fosse suo padre (cfr. verbale 2, D24, pag. 8). Non ha invece in nessun modo accennato al fatto che l ’avessero riconosciuta quale figlia dell’individuo che era loro sfuggito, riferendo invece che avreb- bero riconosciuto la ragazza che l’accompagnava per la figlia di “(…)” (cfr. verbale 2, D24, pag. 8). In secondo luogo, come a ragione sostenuto dalla SEM nella sua decisione, l’interessata durante il primo verbale d’audizione dell’(…) gennaio 2020, non ha riferito in alcun modo che le violenze perpe- trate da Al-Shabaab nei suoi confronti sarebbero state in relazione con suo padre, quanto piuttosto le ha ricondotte allo zio (…), che era (…) dell’(…) (cfr. verbale 1, p.to 7.01 segg., pag. 12). Tale evenienza mancante, a diffe- renza di quanto sostenuto nel gravame, risulta un elemento che sostiene ancora maggiormente l ’inverosimiglianza degli asserti rilasciati successi- vamente dalla ricorrente in relazione al padre. Invero, il fatto che ella non ne abbia neppure accennato, anche se brevemente nel corso della prima audizione – ove le è stato comunque dato sufficiente spazio per un ’espo- sizione, seppure succinta, dei suoi motivi d ’asilo (cfr. verbale 1, p.to 7.01 segg., pag. 12) – insinua perlomeno dei dubbi circa la credibilità della sua narrazione in riferimento al ruolo che avrebbe giocato la figura di suo padre nelle violenze perpetrate da Al-Shabaab. 11.3 Per quanto attiene poi le asserzioni dell’insorgente in relazione al fatto che la sua famiglia fosse sempre stata perseguitata da Al -Shabaab (cfr. verbale 1, p.to 7.03, pag. 12), le uniche evenienze che due suoi zii siano stati uccisi dal gruppo succitato – a prescindere dalla loro verosimiglianza, e visto quanto invece già sopra ritenuto inverosimile per il padre dell’insor- gente – non conduce difatti a ritenere che la ricorrente abbia reso credibile D-5485/2020 Pagina 21 una possibile persecuzione riflessa nei suoi confronti. Invero, risulta come né lei, né altri suoi famigliari, siano mai stati ricercati da Al-Shabaab dopo i fatti che avrebbero portato all’uccisione degli zii, uno nel (…) e l’altro nel (…). Come lei stessa ha affermato, appare piuttosto che questi ultimi siano stati presi di mira da parte di Al-Shabaab, poiché non avrebbero dato se- guito alle loro richieste (cfr. verbale 1, p.to 7.03, pag. 12; verbale 2, D11, pag. 3), ma non che abbiano in seguito compiuto delle ritorsioni nei con- fronti di altri membri famigliari, una volta che avrebbero elimi nato gli zii. Pertanto, una persecuzione riflessa nei suoi confronti da parte del gruppo di Al-Shabaab può essere esclusa, anche nel caso di un suo ritorno in pa- tria. 11.4 Infine, neppure appaiono verosimili le circostanze che ella ha addotto in relazione ad alcuni maltrattamenti della zia in seguito alle violenze da lei subite, come pure che quest’ultima le volesse far contrarre un matrimonio forzato a seguito delle medesime (cfr. verbale 1, p.to 2.01, pag. 8), per la contraddittorietà delle sue dichiarazioni in merito. Ella ha difatti inizialmente affermato che non avrebbe potuto più eseguire le faccende domestiche, e ciò avrebbe dato fastidio a sua zia (cfr. verbale 2, D11, pag. 5), mentre che successivamente, in modo incoerente, ha invece addotto che la zia n on glieli avrebbe più lasciate fare, poiché la riteneva “sporca” e per questo non avrebbe più dovuto toccare nulla (cfr. verbale 3, D18, pag. 4). Tale contrad- dizione, appare di rilievo se confrontata con quanto da lei asserito nella seconda audizione. Invero, sarebbe stato proprio il fatto che ella non riu- sciva più ad eseguire i lavori domestici, a fondamento della diatriba che ci sarebbe stata anche in presenza del fratello, che avrebbe preso le sue parti, e che avrebbe condotto sua zia a buttarli fuori di casa (cfr. verbale 2, D11, pag. 5). Inoltre, poco dopo ha ulteriormente modificato i suoi prece- denti asserti, riferendo che, avendo la mano ferita, non avrebbe più potuto preparare il cibo, ma dando ad intendere che avrebbe continuato a sbrigare le altre faccende domestiche (cfr. verbale 2, D31, pag. 9). Anche la ver- sione del motivo che l ’avrebbe condotta a lasciare l ’abitazione della zia, risulta in contrasto con quanto riferito nel corso della prima audizione, ove ella ha invece ricondotto tale evento al fatto che la zia volesse farle sposare un uomo molto più anziano di lei (cfr. verbale 1, p.to 2.01, pag. 8). La pre- detta evenienza, è però a sua volta discrepante, con quanto sostenuto suc- cessivamente dall’insorgente, ove ha negato che la zia le volesse far spo- sare il medesimo, in quanto neppure lui l’avrebbe più voluta (cfr. verbale 2, D15, pag. 6). D-5485/2020 Pagina 22 11.5 Alla luce delle pregresse considerazioni, parte delle allegazioni in ma- teria d’asilo dell’insorgente non possono essere ritenute verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. 12. Proseguendo nell ’analisi, occorre determinare se le ulteriori allegazioni dell’insorgente, siano rilevanti ai sensi dell’art. 3 LAsi. 12.1 12.1.1 Per quanto attiene gli atti perpetrati nei suoi confronti da Al-Shabaab (di violenze fisiche e sessuali), il Tribunale rileva dapprima che gli stessi non sono messi in dubbio, come del resto neppure l’ha fatto l’autorità infe- riore, vista la descrizione dettagliata, coerente – salvo gli elementi già so- pra considerati riguardo al padre (cfr. consid. 11.1 e 11.2) – nonché sentita, che ha fornito la ricorrente. Tali eventi drammatici e cruenti, che non si vo- gliono in questa sede in alcun modo minimizzare, erano avvenuti secondo le sue asserzioni nel mese di (…) del 2015 (cfr. verbale 1, p.to 7.01 seg., pag. 12). Sino al suo espatrio, avvenuto il (…) 2015 (cfr. verbale 1, p.to 5.01, pag. 10), ella ha riferito di non avere più visto tali uomini facenti parti del gruppo armato precitato (cfr. verbale 2, D37, pag. 10), che tra l’altro non conosceva e non aveva mai visto prima (cfr. verbale 2, D38, pag. 10; ver- bale 3, D35, pag. 5), malgrado avesse continuato ad abitare presso la zia (…) sino ad un mese prima il suo espatrio. Inoltre, nel corso della sua prima audizione, ella ha ricondotto il suo espatrio al fatto di non poter frequentare la scuola né vivere in pace, senza tuttavia accennare ad un suo timore nei confronti di Al-Shabaab (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 12), come invece ha addotto successivamente (cfr. verbale 3, D21 segg., pag. 4 e D50, pag. 7). A fronte di tal i circostanze, v ’è quindi da concludere che, al momento dell’espatrio della ricorrente dal suo Paese d’origine, non vi era più ogget- tivamente per la ricorrente un timore fondato di essere esposta a delle ri- torsioni o pregiudizi seri rilevanti in materia d’asilo da parte del gruppo ar- mato Al-Shabaab. In relazione poi al matrimonio forzato che la zia (…) le avrebbe voluto far contrarre con un parente del marito, dalle stesse affer- mazioni dell’insorgente, se ne desume che dopo il (…) del 2015, non era più nei programmi e nelle intenzioni né della zia, come neppure dell’uomo che l’avrebbe dovuta sposare (cfr. verbale 2, D15, pag. 6), viste le violenze a lei successe. Lei stessa, nel medesimo colloquio, ha d’altronde ricondotto la sua partenza dal Paese d ’origine unicamente alle problematiche avute con Al-Shabaab (cfr. verbale 2, D11, pag. 5). Anche le molestie che le avrebbe fatto subire l’uomo con il quale avrebbe dovuto contrarre il matri- monio, per quanto abiette e deplorevoli, dopo il (…) del 2015 appaiono essere cessate, visto che il medesimo non era neppure più interessato a D-5485/2020 Pagina 23 sposarla. Pertanto le medesime non risultavano più attuali al momento della partenza dal Paese d’origine della ricorrente. Proseguendo nell’ana- lisi, le evenienze da lei addotte di ins ulti e maltrattamenti ricevuti da parte di coetanei come pure dalla zia paterna successivamente alle violenze su- bite, non appaiono d’un canto raggiungere un’intensità sufficiente ai sensi dell’art. 3 LAsi, e d’altro canto neppure risultavano essere più attuali al mo- mento dell’espatrio dell’insorgente. Invero ella, non appena si è rifugiata presso un’amica, ove è rimasta per un mese prima del suo espatrio, non ha più allegato di aver subito alcuna persecuzione in tal senso (cfr. verbale 1, p.to 2.01, pag. 8; verbale 2, D11, pag. 5). 12.1.2 Per tutto quanto sopra rilevato, si ritiene pertanto che al momento del suo espatrio, la ricorrente non fosse esposta a delle persecuzioni im- minenti e gravi rientranti nella definizione di cui all’art. 3 LAsi. 12.2 12.2.1 La ricorrente ha inoltre addotto in corso di procedura di temere, nel caso di un suo ritorno in Somalia, di dover subire degli atti ritorsivi da parte di Al-Shaabab, nel senso che ha paura che i membri dello stesso gruppo che le avrebbero fatto subire le violenze sessuali possano cercarla ed uc- ciderla (cfr. verbale 3, D21 segg., pag. 4 e D50, pag. 7). Poiché però già prima del suo espatrio ella non è stata ricercata dai medesimi, appare es- sere ancor meno verosimile che ella, pure dopo diversi anni, venga cercata e perseguitata dagli stessi in caso di ritorno in Somalia. U n rischio di seri pregiudizi, mirati alla sua persona, da parte di Al -Shabaab nel caso di un suo ritorno in Somalia, non risulta pertanto essere attuale. 12.2.2 Infine, proprio perché nel frattempo la ricorrente è divenuta maggio- renne e si è sposata, né un matrimonio forzato, né insulti e maltrattamenti da parte dei suoi ex coetanei appaiono essere dei rischi fondati per la ri- corrente nel caso di un suo ritorno in patria. Peraltro, i maltrattamenti e gli insulti da parte della zia (…), già al momento della sua partenza da casa sua erano cessati, e quindi neppure da questo profilo, sempre che la ricor- rente non ritorni a casa di quest’ultima, vi è da temere che ella rischi nuo- vamente di dover subire delle angherie. Per quanto poi attiene l’eventuale stigmatizzazione da parte della società dell’insorgente, viste le violenze su- bite, come allegato nel gravame dalla medesima, le stesse non appaiono neppure essere in alcun modo oggettivamente fondate, in quanto la ricor- rente nel frattempo ha avuto un percorso migratorio specifico, si è sposata e, al di fuori dei suoi famigliari stretti, non appare vi siano ulteriori persone a conoscenza delle evenienze concrete a lei successe da parte di membri D-5485/2020 Pagina 24 di Al-Shabaab. Inoltre, ella spostandosi eventualmente dal suo luogo d’ori- gine, potrà senz’altro evitare ogni contatto anche con gli eventuali terzi o famigliari a conoscenza di tali eventi. Pertanto, neppure dei pregiudizi seri in tal senso appaiono essere concretamente fondati. Per quanto infine at- tiene le asserzioni ricorsuali circa le reazioni che il marito dell ’insorgente come pure il clan di quest’ultimo potrebbero avere sapendo delle violenze subite dalla ricorrente da parte di Al-Shabaab – peraltro si osserva in tale contesto come la stessa ricorre nte ritenga probabile che il marito sappia che ella abbia subito delle violenze, anche se lei le riferisce alla L._______ (cfr. verbale 2, D36, pag. 10) – non essendo in alcun modo concretizzate e sostanziate, risultano delle mere supposizioni senza alcun fondamento, e per questo motivo il Tribunale non intende procedere oltre nel loro esame. 12.2.3 Infine il Tribunale osserva che la ricorrente ha negato di avere mai avuto delle problematiche con le autorità statali somale (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 12), e non ha inoltre mai allegato che le stesse o dei terzi l ’ab- biano personalmente e direttamente perseguitata in ragione della sua ap- partenenza al gruppo degli E._______. Quest’ultimo è spesso catalogato come gruppo minoritario, formante però una comunità meglio considerata e generalmente integrata ai clan tra i quali vive. Invero i membri di tale gruppo etnico, sono ritenuti conoscitori della religione e beneficiano per questo di un certo prestigio. Anche se i medesimi possono essere l’oggetto di discriminazioni generali, non v’è tuttavia luogo di ritenere una persecu- zione collettiva contro i medesimi ai sensi della giurisprudenza (cfr. per la nozione di persecuzione: DTAF 2014/32 consid. 7.2; Austrian Centre for Country of Origin & Asylum Research and Documentation [ACCORD], […], < […] >, consultato il 20 novembre 2020; Landinfo, […] >, consultato il 20 novembre 2020; SEM, Focus Somalia: Clans und Minderheiten, 31.05.2017; cfr. anche la sentenza del Tribunale E -223/2017 del 20 feb- braio 2017 consid. 3.2). 12.2.4 Ne consegue che, in complesso, non sussista un timore fondato (per dei motivi di fuga specifici della condizione femminile) per la ricorrente di essere esposta a dei seri pregiudizi nel caso di un suo ritorno in patria. 12.3 Visto quanto sopra, il Tribunale considera che la giurisprudenza pub- blicata nella DTAF 2014/27, riguardo ai motivi di fuga specifici alla condi- zione femminile in relazione con la Somalia, non risulta applicabile in spe- cie, in assenza di un rischio concreto e fondato di una persecuzione futura attuale in caso di un suo rimpatrio. Non v’è quindi neppure l ’esigenza di esaminare la possibilità per la ricorrente di ottenere una protezione effettiva ed efficace nel caso particolare, che sia da parte di un membro maschile D-5485/2020 Pagina 25 della sua famiglia – in particolare del marito – che da parte del suo clan o delle autorità somale, come neppure della possibilità di trovare un luogo di rifugio interno (cfr. nello stesso senso la sentenza del Tribunale E-2309/2018 del 14 aprile 2020 consid. 4.4). Infine, alla luce di quanto già considerato neppure può essere seguita l’argomentazione della ricorrente circa l’esistenza di “motivi imperativi”, anche con riguardo al suo stato va- letudinario – in quanto in particolare affetta da un disturbo post-traumatico da stress (cfr. p.to 10, pag. 15 del ricorso e l’allegato F2 del 14 ottobre 2020 al ricorso; cfr. anche gli atti SEM n. 72/3, 76/2, 82/2, 87/2, 110/2) nel suo caso (“gravi motivi” ai sensi dell’art. 3 LAsi in relazione con l’art. 1C cifra 5 cpv. 2 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 [RS 0.142.30]; cfr. anche DTAF 2007/31 consid. 5.4 con ulteriori riferi- menti), visto che le persecuzioni dichiarate dall’insorgente non provenivano dallo Stato somalo, bensì da parte di terze persone o da attori non statali (per quanto attiene i miliziani islamisti di Al-Shabaab). Inoltre, come già so- pra rilevato, già al momento della partenza dal Paese d ’origine, il pericolo di persecuzione non sussisteva più , ciò che differenzia il suo caso dalla sentenza del Tribunale citata nel ricorso dall ’interessata, dove invece quest’ultimo era stato riconosciuto (cfr. sentenza D -6301/2018 del 23 aprile 2020 consid. 6; cfr. nello stesso senso la sentenza del Tribunale D-4173/2020 del 18 settembre 2020 c onsid. 7.3; cfr. anche POSSE- OUSMANE/PROGIN-THEUERKAUF, in: Amerelle/Nguyen [ed. ], Code annoté de droit des migrations, Vol. IV: Loi sur l’asile [LAsi], Berna 2015, p.to 2.3.2, pag. 19 seg. ed in particolare p.to 23, pag. 20 ad art. 3 LAsi). 13. Ne discende che la SEM, con la decisione avversata, non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha ac- certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi), per il che il ricorso va respinto. 14. Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali è divenuta senza oggetto. 15. Da ultimo, visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccombenza, sarebbero da porre a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe- tibili dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS- TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le conclusioni ricorsuali D-5485/2020 Pagina 26 d’acchito sprovviste di possibilità di esito favorevole e potendo partire dal presupposto che l ’insorgente è indigente, v ’è luogo di accogliere la do- manda di assistenza giudiziaria nel senso dell ’esenzione dal pagamento delle spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA). 16. La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen- dente una domanda d ’estradizione presentata dallo Stato che ha abban- donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. (dispositivo alla pagina seguente) D-5485/2020 Pagina 27 Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun- cia: 1. Il ricorso è respinto. 2. La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dalle spese processuali, è accolta. 3. Non si prelevano spese processuali. 4. Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all’autorità can- tonale competente. Il presidente del collegio: La cancelliera: Daniele Cattaneo Alissa Vallenari