<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il rapporto "FOCUS"</p><p></p><p>L'iniziativa di aiuto umanitario conosciuta sotto il nome di "FOCUS" è stata realizzata congiuntamente dalla Russia, dalla Grecia, dall'Austria e dalla Svizzera durante il recente conflitto nell'ex Jugoslavia (RFJ), vale a dire nella Repubblica di Serbia, compresa la Provincia del Kosovo, e nella Repubblica del Montenegro. Le attività umanitarie di FOCUS sono ufficialmente terminate all'inizio del mese di aprile e i progetti non completati a tale data sono stati trasmessi ad altri attori umanitari affinché fossero continuati in modo adeguato. D'ora innanzi, i Paesi che hanno partecipato all'iniziativa FOCUS continueranno le loro attività umanitarie nella RFJ su base bilaterale.</p><p></p><p>Dalla fine delle ostilità (10 giugno 1999), oltre a diverse attività umanitarie nella RFJ, FOCUS ha segnatamente compiuto una serie di studi sulle conseguenze del conflitto nella Repubblica di Serbia e nella Provincia del Kosovo per quanto concerne il riscaldamento, la fornitura di prodotti farmaceutici e l'ambiente (2 studi). I risultati di questi studi, eseguiti da esperti scientifici dei Paesi che fanno parte di FOCUS, sono stati immediatamente trasmessi ai principali attori umanitari operanti nella RFJ. Dalla loro pubblicazione, questi studi sono inoltre accessibili al pubblico sul sito Internet www.focus-initiative.org.</p><p></p><p>Il rapporto pubblicato da FOCUS all'inizio del mese di settembre del 1999, che può essere consultato nel sito sopraccitato, esamina la questione di un'eventuale contaminazione radioattiva dovuta ai bombardamenti della NATO. In tale rapporto, gli esperti di FOCUS rilevano segnatamente che diversi professionisti della salute e di altri settori da loro incontrati si sono detti preoccupati per i rischi che la radioattività e le sostanze tossiche prodotte o diffuse nell'ambiente durante i bombardamenti possono comportare per la salute. Sempre secondo i periti di FOCUS, le informazioni a disposizione del gruppo di valutazione medica mostrano che questi timori sono infondati. Le voci che circolano a tal proposito tra la popolazione, generando angoscia e provocando una richiesta sproporzionata di cure mediche, andrebbero tuttavia prese sul serio.</p><p></p><p>2. Il gruppo di lavoro per i Balcani</p><p></p><p>Nella motivazione, l'interpellante menziona il rapporto di un gruppo di lavoro dell'ONU. A tal proposito, possiamo fornire le informazioni seguenti: in occasione della sua ventesima sessione, il Consiglio dei Governatori del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (PNUA/UNEP) ha deciso di istituire una UNEP/UNCHS (Habitat) Balkans Task Force (BTF) incaricata di eseguire uno studio circostanziato sulle conseguenze del recente conflitto nella RFJ nei settori dell'ambiente e dell'alloggio. La BTF, diretta da Pekka Haavisto, ex Ministro finlandese dell'Ambiente e della Cooperazione, ha rapidamente inviato nella RFJ più di 60 esperti scientifici provenienti da oltre 19 Paesi. Nel rapporto concernente i risultati delle valutazioni effettuate, pubblicato il 5 ottobre 1999, Klaus Töpfer, Direttore Esecutivo dell'UNEP, rilevava quanto segue circa la questione di un'eventuale contaminazione nucleare dovuta ai bombardamenti della NATO: "Fondandosi sui fatti conosciuti e sui risultati della valutazione eseguita, il gruppo di valutazione della Direzione è giunto alle conclusioni seguenti: la mancanza di informazioni ufficiali della NATO intese a confermare o a smentire che durante il conflitto in Kosovo sia stato utilizzato uranio impoverito ("depleted uranium": DU) ha ostacolato il lavoro del gruppo. In base alle condizioni e alle supposizioni attuali, è lecito ritenere che i rischi maggiori si limitino alle zone nelle immediate vicinanze dei bersagli. Se l'uranio impoverito è stato diffuso su superfici più grandi, i rischi corrispondenti sono minori. Se i veicoli contaminati e le accumulazioni visibili di frammenti e di polvere di uranio sono rimossi dalle zone in cui si trovavano i bersagli, i rischi potenziali di esposizioni gravi dipendono da condizioni specifiche la cui realizzazione può essere evitata mediante un'informazione e istruzioni adeguate. L'eventuale contaminazione del suolo mediante uranio impoverito non costituisce un ostacolo al ritorno nei villaggi e nelle regioni che hanno subito gli attacchi e in cui potrebbe essere stata utilizzata munizione contenente DU, sempreché sia tenuto conto di talune raccomandazioni. È possibile che, durante o subito dopo un attacco nel corso del quale è stato utilizzato uranio impoverito, persone nelle immediate vicinanze siano state esposte a tale sostanza per inalazione. Esami medici speciali potrebbero consentire di valutare l'entità del problema. A questi esami potrebbero essere sottoposte anche persone che non si trovano più in loco. I risultati di queste analisi hanno una portata generale e valgono quindi non soltanto per il Kosovo bensì anche per altre zone bombardate durante il conflitto. Occorre procedere a un esame più approfondito degli effetti che un'esposizione di media e lunga durata a DU può avere sulla salute".</p><p></p><p>3. Posizione del Consiglio federale</p><p></p><p>La munizione DU è conosciuta da lungo tempo. È stata segnatamente impiegata nella guerra del Golfo. Le conseguenze della sua utilizzazione sull'ambiente e la salute sono da allora oggetto di studi di cui il Consiglio federale conosce il contenuto.</p><p></p><p>Secondo tali studi è escluso che si possa parlare di una contaminazione delle regioni bombardate. L'uranio impoverito è solo debolmente radioattivo. Gli esperti sono unanimi nell'affermare che le radiazioni emesse dal DU contribuiscono soltanto in infima misura ad aumentare quelle provenienti da fonti naturali e già presenti nell'ambiente.</p><p></p><p>Il Consiglio federale prende tuttavia molto sul serio il problema, segnatamente perché secondo il laboratorio AC di Spiez non si possono escludere danni alla salute in caso di contatto fisico diretto con questi materiali. Il Consiglio federale segue con attenzione gli sviluppi di questa vicenda poiché si adopera per la sicurezza della popolazione coinvolta e degli stranieri che soggiornano nella regione. Tra queste persone vi sono anche cittadini svizzeri, soprattutto membri del Corpo svizzero di aiuto in caso di catastrofe (ASC), che forniscono aiuto umanitario nella regione, e soldati della Swisscoy. Il Consiglio federale segnala che il 4 aprile 2000 il Direttore della DSC (Direzione dello sviluppo e della cooperazione) ha espresso al Direttore del PNUA le preoccupazioni che questa situazione gli causa. Gli ha chiesto di compiere uno studio inteso a chiarire i rischi esistenti per la salute delle persone e degli animali. Il Direttore della DSC ha lasciato intravedere al PNUA che la DSC potrebbe finanziare un siffatto studio e ha proposto di inviare esperti svizzeri per realizzarlo. Questo contatto stretto con il PNUE e con il laboratorio AC di Spiez consentirà al Consiglio federale di ricevere rapidamente informazioni precise e, se necessario, di reagire in modo appropriato e di prendere misure adeguate al fine di proteggere la popolazione indigena e gli Svizzeri interessati.</p>  Risposta del Consiglio federale.