<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato a fare quanto in suo potere per proteggere la popolazione del Darfur, in particolare adoperandosi in seno all'ONU affinché si adottino sanzioni mirate, quali ad esempio il blocco di conti e il divieto di lasciare il territorio nazionale, e si predisponga un intervento umanitario.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La situazione nel Darfur si è fortemente deteriorata e complicata in questi ultimi mesi. L'aumento della violenza è dovuto in gran parte al numero considerevole di armi in circolazione, al moltiplicarsi dei gruppi armati e all'indebolimento delle strutture di comando e di controllo al loro interno. Inoltre, il governo va sempre più perdendo autorità presso le truppe e i gruppi armati sotto il suo controllo. Ne consegue una grande insicurezza, anche all'interno delle città. La Svizzera è molto attiva nel Darfur, segnatamente mediante il suo impegno nel promuovere il diritto internazionale umanitario, i diritti dell'uomo e il diritto dei rifugiati, sia a livello bilaterale che a livello multilaterale. Il contributo del nostro Paese al miglioramento della situazione della popolazione civile si manifesta parallelamente attraverso l'aiuto umanitario. Il Darfur e, in seguito alla regionalizzazione del conflitto, la parte orientale del Ciad, fanno parte delle priorità del programma umanitario della DSC, la quale ha dedicato all'insieme della regione oltre 10 milioni di franchi nel 2006.</p><p>La Svizzera è pure attiva in seno al Consiglio dei diritti dell'uomo. Essa ha segnatamente presentato la proposta di convocazione di una sessione straordinaria del Consiglio sulla situazione dei diritti umani nel Darfur, la quale è sfociata in una risoluzione consensuale concernente l'invio nel Darfur di una missione di esperti per valutare la situazione in questo settore. La Svizzera ha svolto un ruolo attivo proponendo, fra le altre cose, una definizione chiara e completa del mandato di tale missione. In occasione della quarta sessione ordinaria dal 12 al 30 marzo 2007, dopo lunghi negoziati il Consiglio dei diritti dell'uomo ha adottato per consenso una nuova risoluzione, tenendo conto del rapporto della missione di esperti. La Svizzera si è dichiarata disposta, nei confronti dell'Alto commissariato per i diritti dell'uomo, a sostenere le misure di verifica di tale nuova risoluzione, come pure il lavoro dei sette relatori speciali.</p><p>La Svizzera segue molto da vicino lo sviluppo della situazione e continua a esaminare sistematicamente l'opportunità e la possibilità di nuove misure atte ad alleviare la sofferenza della popolazione civile.</p><p>In tale contesto prevediamo di procedere alle seguenti azioni:</p><p>1. condurre una strategia di alleanze nelle Nazioni Unite e nel Consiglio dei diritti dell'uomo;</p><p>2. sostenere direttamente la squadra di mediatori dell'ONU e dell'Unione africana diretta dagli inviati speciali Jan Eliasson e Salim Ahmed;</p><p>3. sostenere la proposta fatta alla Svizzera dal vicepresidente sudanese di organizzare a Juba, sotto l'egida del governo del Sudan meridionale, una conferenza che riunisca i movimenti non firmatari dell'accordo di Abuja (tale sostegno si aggiungerebbe a quello che la Svizzera fornisce a questo governo da molti anni);</p><p>4. partecipare al processo di cooperazione con il governo del Sudan, che sarà proposto dal gruppo dei sette relatori speciali del Consiglio dei diritti dell'uomo (cfr. risoluzione del Consiglio dei diritti dell'uomo del 30 marzo 2007) alla prossima seduta del Consiglio;</p><p>5. concludere un accordo di cooperazione con l'Ufficio di coordinamento degli affari umanitari per rafforzare la capacità delle autorità sudanesi incaricate degli affari umanitari, con l'obiettivo di migliorare l'accesso umanitario alle vittime e promuovere la protezione e l'assistenza alle popolazioni;</p><p>6. sostenere l'"Ecole de maintien de la paix" di Bamako nel quadro del potenziamento delle capacità degli ufficiali africani destinati ad assumere responsabilità regionali nelle missioni di mantenimento della pace, prevedendo un programma specifico per il Darfur e i Paesi limitrofi;</p><p>7. mettere a disposizione delle Nazioni Unite un esperto svizzero allo scopo di potenziare le capacità d'analisi operativa dell'Unione africana (si tratta di un'assistenza all'istituzione e all'attuazione di un centro congiunto di analisi a beneficio dell'AMIS nel Darfur);</p><p>8. sostenere l'iniziativa per il dialogo e la consultazione "Darfur-Darfur" dell'Unione africana nel settore "potenziamento delle capacità negoziali";</p><p>9. organizzare una tavola rotonda sul tema del diritto internazionale umanitario consuetudinario;</p><p>10. organizzare in Svizzera un incontro degli ambienti interessati dalla questione del Darfur (principali ONG nell'ambito dei diritti umani e dell'aiuto umanitario);</p><p>11. promuovere un lavoro di fondo sulle questioni del diritto alla terra e della desertificazione, all'origine delle crisi successive nel Darfur; partecipare, se necessario, al finanziamento di tale lavoro.</p>  Il Consiglio federale propone di accogliere il postulato.