<h2>SubmittedText<h2><p>Nel rispondere alla domanda 18.5670 il Consiglio federale ha dichiarato che il Dipartimento federale degli affari esteri sta cercando di far luce sui fatti intorno alla faccenda delle olive che la Turchia ha portato via da Afrin. </p><p>In questo contesto vorrei porre le seguenti domande: </p><p>1. Quante olive sono state raccolte nel 2018 nella regione di Afrin?</p><p>2. Dove sono state portate queste olive dopo la raccolta e dove è avvenuta la loro lavorazione?</p><p>3. In quali Paesi sono stati esportati le olive e i prodotti derivati?</p><p>4. A quanto sono ammontati i proventi della raccolta di queste olive e dei prodotti derivati e chi li ha incassati?</p><p>5. Secondo le notizie diffuse dai media, le truppe di occupazione turche hanno tagliato innumerevoli ulivi. Quanti alberi sono e come va giudicato un comportamento di questo tipo da parte di una potenza occupante?</p><p>6. Il 20 gennaio 2018 la Turchia ha invaso la regione di Afrin e continua a essere presente nell'area. Perché la Svizzera non esorta la Turchia - senza mezzi termini - a porre fine all'occupazione?</p><p>7. Il fatto che la Turchia stia costruendo infrastrutture in Siria è indice della sua volontà di annettere questi territori. In che modo la Svizzera si oppone a tale annessione?</p><p>8. Il presidente turco Erdogan ha annunciato una nuova offensiva nel Nord-Est della Siria. Perché la Svizzera non esorta pubblicamente e con veemenza la Turchia a rinunciare a questo ulteriore inasprimento delle ostilità?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1.-5. Non sono disponibili dati attendibili, provenienti da fonti indipendenti, sui quantitativi raccolti e prodotti nonché sulla lavorazione, l'esportazione e i proventi derivati dalle olive della regione di Afrin. Il Consiglio federale non dispone pertanto di informazioni certe.</p><p>Secondo quanto dichiarato dalle autorità turche, per la commercializzazione di prodotti agricoli della regione di Afrin, comprese le olive, è in piedi una cooperazione con le autorità e i produttori locali che mira a stabilizzare l'economia della zona aiutando la popolazione a riprendere le precedenti attività generatrici di reddito. La Turchia sosterrebbe così il ripristino e il rinnovamento delle infrastrutture del posto. Le autorità turche permetterebbero inoltre di esportare più facilmente all'estero, attraverso il loro Paese, una parte della produzione di olio d'oliva con le stesse modalità dei prodotti fabbricati in Turchia. Queste misure consentirebbero ai produttori di Afrin di assicurarsi per i loro prodotti prezzi più elevati di quelli che otterrebbero sul mercato locale. Le autorità turche hanno infine assicurato che il loro Paese non è il mercato finale della produzione di olive della regione di Afrin e che la Turchia non ne trae alcun profitto finanziario. Secondo quanto dichiarato dal ministro dell'agricoltura turco, il mandato copre 5000 tonnellate di olio d'oliva, anche se le importazioni in Turchia sono limitate a 600 tonnellate, un quantitativo a suo dire insignificante a fronte di una produzione interna turca totale di 200 000 tonnellate di olio d'oliva.</p><p>6.-8. Come dichiarato nel parere del Consiglio federale sulla <a href="https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/amtliches-bulletin/amtliches-bulletin-die-verhandlungen?SubjectId=44780">domanda Guhl 18.5680</a> e sulla <a href="https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/amtliches-bulletin/amtliches-bulletin-die-verhandlungen?SubjectId=44780">domanda Guhl 18.5679</a> sul conflitto siriano, il Consiglio federale continua a considerare l'impegno a livello multilaterale e il dialogo diretto, critico e costruttivo con il Governo turco e le altre parti coinvolte come il mezzo più efficace per migliorare la situazione. Il parere del Consiglio federale sull'interpellanza <a href="https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20183366">Guhl</a><a href="https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20183366">18.3366</a> riferisce inoltre che la Svizzera ha esortato gli Stati coinvolti nel conflitto siriano a deporre le armi e a contribuire a una soluzione politica del conflitto; nei confronti della Turchia lo ha fatto, l'ultima volta, nel mese di settembre in occasione di un incontro tra il capo del Dipartimento federale degli affari esteri e il ministro degli esteri turco. La Svizzera continuerà su questa strada nell'ambito delle sue relazioni bilaterali con la Turchia.</p>  Risposta del Consiglio federale.