<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il caso Abacha dimostra la determinazione della Svizzera nell'impedire che la propria piazza finanziaria venga utilizzata per il deposito di fondi di provenienza illecita, in particolare di proventi di reati commessi da persone esposte politicamente. Il nostro Paese si è dimostrato molto attivo nel localizzare, sequestrare e infine restituire i fondi Abacha depositati in Svizzera.</p><p>1. È in corso di elaborazione un accordo con la Banca Mondiale, in base al quale quest'ultima, nell'ambito di una procedura di controllo finanziario, esamina i progetti che la Nigeria ha finanziato con il patrimonio Abacha restituito. La Nigeria ha approvato tale modo di procedere. L'attività della Banca Mondiale sarà finanziata dalla Svizzera.</p><p>2. I dipartimenti interessati dell'Amministrazione federale (DFGP e DFAE) hanno avviato un dialogo con le organizzazioni non governative (ONG) svizzere e nigeriane, in merito all'utilizzo dei fondi Abacha bloccati in Svizzera. Con l'intermediazione della Svizzera, in occasione del Forum economico mondiale 2005 a Davos si è giunti inoltre a un incontro tra la ministra delle finanze nigeriana e rappresentanti della società civile nigeriana sul tema relativo al rimpatrio dei fondi Abacha. È tuttavia chiaro che le modalità d'impiego di tali averi e la questione relativa all'eventuale ruolo svolto dalle ONG e al loro eventuale finanziamento può essere definita unicamente dai governi interessati.</p><p>3./4. Il problema relativo ai fondi appartenenti a "persone esposte politicamente" (PEP) in Svizzera è stato riconosciuto già da tempo dall'Amministrazione federale, che già nel febbraio del 1997 ha istituito un gruppo di lavoro interdipartimentale sotto la direzione del DFAE. Questo gruppo si occupa di volta in volta del coordinamento del modo di procedere di tutti gli uffici coinvolti. È dunque in questo ambito che la questione relativa al controllo dell'impiego dei fondi restituiti è stata e sarà trattata da tutti gli uffici interessati.</p><p>Non appena apparve possibile un'effettiva restituzione dei fondi Abacha alla Nigeria, le autorità svizzere segnalarono a quelle nigeriane il loro interesse a un impiego il più trasparente possibile dei fondi da restituire. Dal punto di vista elvetico, la trasparenza deve permettere di impedire che i valori patrimoniali rimpatriati rientrino nel flusso finanziario dei fondi di origine criminale. Il tema dell'impiego dei fondi ha tuttavia implicazioni che vanno al di là dell'esigenza di trasparenza. Solleva la questione, delicata in particolare per aspetti legati alla sovranità, relativa alla possibilità di obbligare lo Stato che riceve valori patrimoniali a impiegare tali fondi a un determinato scopo. Si tratta in definitiva di legittima proprietà dello Stato al quale i fondi sono stati sottratti. Non esistono norme di diritto internazionale che limitano l'uso che lo Stato può fare dei fondi restituiti. Un regolamento relativo alla destinazione di simili valori patrimoniali può pertanto essere convenuto soltanto con l'accordo dello Stato a cui vengono restituiti i fondi. Lo stesso vale per la creazione di meccanismi di controllo. Il diritto vigente permette simili soluzioni consensuali, per cui non si impone alcuna modifica della legislazione svizzera.</p><p>5. Grazie alle sue esperienze nel campo della restituzione di fondi incriminati appartenenti a despoti stranieri, la Svizzera dispone di conoscenze alle quali sono interessati anche altri Stati. Il nostro Paese ha tra l'altro organizzato due seminari internazionali su tale tematica, e le sue proposte volte alla restituzione dei fondi sottratti sono state riprese nel rapporto "Commission for Africa" di recente pubblicazione, che dovrà essere discusso in luglio nell'ambito del vertice del G8. La Svizzera mantiene pure la sua disponibilità a partecipare attivamente a un dibattito costruttivo concernente le regole di condotta accettate a livello internazionale in materia di rimpatrio di valori patrimoniali. Un simile dialogo deve essere condotto sul piano internazionale, in particolare tra le preminenti piazze finanziarie, i Paesi in via di sviluppo e le organizzazioni internazionali.</p>  Risposta del Consiglio federale.