<h2>SubmittedText<h2><p>Lo scioglimento della calotta glaciale artica dovuto al surriscaldamento climatico rende oggi accessibili risorse e vie navigabili un tempo ricoperte dai ghiacci. Le attività industriali (e in particolare lo sfruttamento di giacimenti di petrolio e gas) nell'Artide sono molto rischiose in ragione delle condizioni climatiche estreme e della distanza dalla terraferma. In caso di disastro petrolifero, l'ecosistema artico, finora quasi interamente allo stato vergine, sarebbe perturbato per molti anni a venire. L'Artide offre inoltre rifugio a specie ittiche endemiche o in via d'estinzione in altre aree a causa della pesca. </p><p>Già oggi vi sono conflitti tra gli Stati limitrofi per i diritti territoriali nella zona. Alcuni di essi stanno rafforzando, o intendono rafforzare, il loro armamento militare in questa prospettiva. </p><p>Attualmente non esistono trattati sulle acque internazionali dell'Artide che siano all'altezza di queste sfide derivanti dal surriscaldamento climatico. </p><p>Nel marzo 2014, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione sull'Artide (2013/2595) che prevede, all'articolo 38, lo sviluppo di una rete di zone di conservazione nelle acque internazionali (alto mare) intorno al Polo Nord, al di fuori delle zone economiche degli Stati costieri. Anche la Svizzera desidera impegnarsi sul piano internazionale a favore della protezione delle risorse naturali e attribuisce grande importanza all'inasprimento delle disposizioni ambientali internazionali. Un impegno rafforzato sarebbe essenziale soprattutto per la protezione della biodiversità in alto mare poiché oggi non esiste alcun accordo internazionale che consenta di delimitare o creare riserve marine. </p><p>Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande: </p><p>1. Che cosa pensa della risoluzione sull'Artide e, più precisamente, della richiesta del Parlamento europeo di creare una rete di zone di conservazione? </p><p>2. Come intende reagire di fronte alle nuove sfide che si presentano in questa regione? </p><p>3. In quale misura la Svizzera potrebbe impegnarsi nell'ambito delle relazioni internazionali (ad es. ONU, AELS, OMI, Convenzione OSPAR) a favore della creazione di una rete di zone di conservazione in acque internazionali (alto mare) intorno al Polo Nord, al di fuori delle zone economiche degli Stati costieri?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale risponde come segue alle domande:</p><p>1. A causa dei cambiamenti climatici la calotta glaciale artica continua a ridursi. Tale fenomeno, che consente di ottimizzare lo sfruttamento delle risorse della regione interessata e che renderà presto accessibili nuove vie navigabili, comporta opportunità e rischi. La risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2014 sulla strategia dell'UE per l'Artico affronta la nuova situazione in una prospettiva globale: occorre far fronte alle sfide legate alla protezione dell'ambiente assicurando al contempo uno sviluppo sostenibile della regione artica. Lo sviluppo di una rete di zone di conservazione nell'Artide, in particolare nelle acque internazionali intorno al Polo Nord, al di fuori delle zone economiche degli Stati rivieraschi, rappresenta solo una delle numerose richieste dalla risoluzione.</p><p>Poiché la regione artica è in gran parte sotto la sovranità degli Stati rivieraschi, il Consiglio federale è dell'avviso che spetta in prima linea a questi ultimi adottare le misure necessarie per garantire la protezione di questo fragile ecosistema.</p><p>In generale il Consiglio federale appoggia tuttavia la creazione di aree protette come quelle previste da diverse convenzioni internazionali per la protezione dell'equilibrio di ecosistemi terrestri e acquatici. La creazione di un'area naturale veramente protetta presuppone che tutti gli Stati rivieraschi si mettano d'accordo e che vengano elaborate misure vincolanti volte alla conservazione della zona in questione (piano di gestione).</p><p>2. A causa delle difficili condizioni climatiche e geografiche, le attività nell'Artico non sono paragonabili a quelle delle nostre latitudini. Gli interventi sulla natura e sull'ecosistema devono essere sottoposti a norme particolarmente rigorose a livello di prevenzione e protezione. Nel quadro delle organizzazioni e dei consessi menzionati al numero 3, il Consiglio federale mira all'adozione di ulteriori misure che tengano conto della particolare situazione geografica e della fragilità ecologica dell'Artide.</p><p>3. A livello internazionale esiste già un importante quadro giuridico che comprende la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (RS 0.747.305.15.) e altri strumenti di diritto internazionale, come le convenzioni Espoo (Convenzione di Espoo sulla valutazione dell'impatto ambientale in un contesto transfrontaliero della Commissione economica delle Nazioni Unite per l'Europa, UNECE; RS 0.814.06.) e OSPAR (Convenzione di Oslo e Parigi per la protezione dell'ambiente marino dell'Atlantico del Nord-Est; RS 0.814.293.), che mirano a garantire la protezione e un uso sostenibile delle risorse della regione artica sotto la sovranità degli Stati rivieraschi. Le tre convenzioni summenzionate contengono precise disposizioni in materia di protezione dell'ambiente marino. I testi normativi adottati nell'ambito dell'Organizzazione marittima internazionale (OMI), in particolare attraverso il comitato per la protezione dell'ambiente marino, rafforzano il quadro giuridico internazionale e contribuiscono alla tutela dell'Artide.</p><p>La Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare summenzionata conferisce al fondo e al sottosuolo marini oltre i limiti delle giurisdizioni nazionali lo statuto speciale di "patrimonio comune dell'umanità". L'Autorità internazionale dei fondi marini ha il compito di gestire le risorse delle acque profonde come "patrimonio comune dell'umanità", anche se nell'Artico non è ancora entrata in funzione. Alcuni Stati rivieraschi dell'Artide (Danimarca, Russia, Canada) rivendicano, nel quadro del regime dello zoccolo continentale, un'estensione della loro Zona economica esclusiva (ZEE) da 200 a 350 miglia marittime che ridurrebbe la superficie dell'Artide non soggetta ad alcuna giurisdizione nazionale.</p><p>Non da ultimo, le misure che saranno adottate per la protezione e lo sfruttamento sostenibile dell'Artide devono tener conto anche dei diritti della popolazione indigena. Le comunità autoctone e locali con le loro forme di vita tradizionali sono molto esposte ad agenti inquinanti, come i metalli pesanti, trasportati su lunghe distanze. Questi pericoli si possono evitare solo con l'impiego di strumenti globali, come la Convenzione sul mercurio adottata nel 2013 grazie al significativo impegno della Svizzera.</p>  Risposta del Consiglio federale.