<h2>SubmittedText<h2><p>Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Quante guardie di confine si trovavano in prepensionamento il 31 dicembre 2015?</p><p>2. Il Consiglio federale sarebbe disposto a reintegrare, su base volontaria, ex collaboratori in prepensionamento a sostegno del corpo delle guardie di confine?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il 31 dicembre 2015 vi erano 153 persone in prepensionamento. Di fatto ciò corrisponde a un pensionamento a 58 anni. Circa il 30 per cento (48 persone) ha più di 60 anni e quindi quest'anno raggiunge l'età ordinaria di pensionamento. Il personale che fino al pensionamento ha prestato il servizio al confine, molto faticoso a livello fisico, ha infatti diritto di andare in pensione al compimento del 60° anno d'età. Nel quadro di una regolamentazione transitoria, il sistema del prepensionamento durerà fino al 30 giugno 2018. Dopo tale data esso verrà abolito al fine di alleggerire le casse della Confederazione.</p><p>2. Con la possibilità del prepensionamento si prendono in considerazione le particolari esigenze fisiche e psichiche nonché il forte stress che comporta l'esercizio della funzione di guardia di confine (p. es. lavoro notturno e domenicale, condizioni climatiche, materiale d'impiego pesante, lunghi periodi in piedi, gas di scarico). Inoltre il sistema di prepensionamento tiene conto del fatto che una parte dei collaboratori prossimi alla pensione non dispone più delle condizioni fisiche necessarie per il servizio di guardia di confine né delle capacità di reazione. Per le guardie di confine che devono adottare anche misure coercitive (compreso l'uso dell'arma) ciò può comportare in alcuni casi un rischio per la sicurezza.</p><p>Non bisogna dimenticare il dispendio amministrativo e di tempo causato da un eventuale reinserimento di ex collaboratori. Infatti esso richiederebbe, molto probabilmente, la creazione di una base legale nonché il chiarimento di aspetti in materia di assicurazioni e responsabilità. Occorrerebbe stabilire se i volontari, come tutti gli altri collaboratori armati, devono sottoporsi nuovamente a un esame di idoneità medica. Inoltre essi dovrebbero ricevere un'uniforme, un'arma di servizio e una ricetrasmittente e, se del caso, seguire una formazione su nuovi mezzi tecnici ausiliari, nuove prescrizioni o settori d'impiego loro sconosciuti. Infine occorrerebbe anche chiarire quale dispendio comporta il trasferimento temporaneo dei volontari dal proprio domicilio nella regione di confine loro assegnata e le difficoltà poste dalle barriere linguistiche.</p><p>Attualmente l'Amministrazione federale delle dogane non è in grado di stimare quante delle circa cento persone che entrano in linea di conto sarebbero disposte e in grado di mettersi nuovamente a disposizione per il servizio al confine.</p><p>Un eventuale reinserimento di ex collaboratori non fornirebbe tuttavia un sostegno importante al Cgcf. Per rafforzare il corpo, il Consiglio federale predilige soluzioni a lungo termine, ad esempio promuovendo una durata d'impiego più lunga dei singoli collaboratori grazie a buone condizioni quadro.</p>  Risposta del Consiglio federale.