<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>In base a un'indagine trimestrale svolta presso circa 52 000 aziende dei settori secondario e terziario, l'Ufficio federale di statistica rileva, nell'ambito della statistica dell'impiego (Statimp), il numero delle persone occupate, inclusi i quadri, i proprietari che lavorano nella loro stessa azienda, gli apprendisti, i rappresentanti e le persone che lavorano nel servizio esterno. L'indagine serve come base per le statistiche seguenti:</p><p>i) penuria o eccedenza di manodopera, con cifre ripartite per grande regione o divisione economica (suddivisione a 2 cifre nella NOGA);</p><p>ii) indice dei posti vacanti;</p><p>iii) indice delle prospettive occupazionali.</p><p>Anche il segretariato di Stato dell'economia (SECO) rileva i posti vacanti annunciati, ma su base mensile. Mentre Statimp si limita alle aziende dei settori secondario e terziario, la statistica dei posti vacanti effettuata dal SECO ricopre tutti i settori economici. Siccome in Svizzera l'annuncio dei posti vacanti non è obbligatorio, è lecito pensare che le cifre degli indicatori si situino al di sotto del livello reale. Esse forniscono tuttavia informazioni utili per quanto attiene alla domanda relativa di manodopera nei diversi settori d'attività.</p><p>Le informazioni statistiche disponibili sono quindi sufficienti per rispondere alle questioni sollevate dall'autrice dell'interpellanza. Anche gli strumenti statistici inerenti al mercato del lavoro sono sufficienti per formulare previsioni affidabili in merito all'evoluzione dell'offerta e della domanda di lavoro. Precisiamo inoltre che i risultati sono resi costantemente accessibili a un vasto pubblico. </p><p>Non bisogna dimenticare che, analogamente a quanto avviene su altri mercati, la domanda di manodopera dipende dal livello salariale e dall'offerta di lavoro a tale livello salariale. Quanto a sapere se la domanda sia soddisfatta o meno, ossia se venga stipulato un contratto di lavoro, dipende da quanto il datore di lavoro è disposto a pagare. Questo fatto è rilevante nel senso che un'azienda può far valere una penuria di manodopera anche quando non è disposta a pagare il salario usuale sul mercato. In tal caso, la sua domanda non sarà soddisfatta, a meno che non vi siano persone disposte a lavorare per un salario inferiore a quello del mercato.</p><p>Dalle cifre relative alla penuria di manodopera per il secondo trimestre 2001 emergono chiare differenze determinate dal livello di qualificazione. Mentre la mancanza di lavoratori qualificati si fa notevolmente sentire, la domanda di lavoro per la manodopera poco qualificata o non qualificata permane debole. Solo il 5 percento delle aziende interrogate lamentano la mancanza di manodopera senza formazione e appena il 10 percento una penuria di manodopera con una formazione sommaria. Sull'altro versante, il 20 percento delle aziende segnalano una mancanza di manodopera qualificata. Le notifiche riguardanti le eccedenze di manodopera confermano questa situazione: circa il 14 percento delle aziende dichiarano di avere troppi lavoratori non qualificati, il 4 percento troppi lavoratori poco qualificati e solo il 2 percento troppi lavoratori qualificati. Queste cifre riguardanti la penuria e l'eccedenza di manodopera sono completate dalla statistica della disoccupazione, da cui risulta che il tasso di disoccupazione è superiore alla media nel gruppo delle persone poco qualificate.</p><p>Si può quindi asserire che il punto critico del mercato svizzero del lavoro si situa essenzialmente al livello dei lavoratori qualificati, mentre la domanda di manodopera non qualificata o poco qualificata è soddisfatta. Anche esaminando l'evoluzione nel corso degli ultimi tre anni non si registra alcuna penuria nel segmento della manodopera non qualificata.</p><p>Il Consiglio federale ritiene pertanto che le fonti attuali di informazione statistica siano sufficienti e che non sia necessario stilare un rapporto in materia.</p>  Risposta del Consiglio federale.