<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di proporre, a partire dal 2022, l'introduzione di un supplemento straordinario del 3 per cento dell'imposta federale diretta sull'utile delle imprese. Questo provvedimento sarà limitato a cinque anni. Il gettito servirà a rimborsare il debito contratto dalla Confederazione per affrontare la crisi dovuta al coronavirus.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Grazie al basso debito pubblico e un freno all'indebitamento flessibile, la Confederazione è ben preparata per far fronte alle ripercussioni finanziarie dovute alla pandemia di COVID-19. Poiché, in caso di eventi eccezionali che sfuggono al controllo della Confederazione, il freno all'indebitamento permette di aumentare l'importo massimo delle uscite (art. 15 cpv. 1 lett. a LFC; RS 611.0), la Confederazione è in grado di reagire alla crisi con la dovuta flessibilità senza compromettere il regolare adempimento dei compiti. A fine 2020 il Consiglio federale prenderà una decisione riguardo alle modalità di riduzione del debito straordinario correlato alla crisi pandemica sulla base di una valutazione complessiva della situazione politico-finanziaria. Confida che non sarà necessario prevedere aumenti delle imposte.</p><p>Il Consiglio federale condivide l'opinione secondo cui bisogna farsi carico solidalmente delle ripercussioni causate dalla pandemia di COVID-19. Anche in questo frangente non è opportuno aumentare le imposte né imporre nuove imposte, perché quelle vigenti hanno già un effetto compensatorio. Infatti, i contribuenti che non realizzano alcun utile, che realizzano utili esigui o che hanno un reddito basso devono pagare meno imposte, il che supplisce alla riduzione del reddito disponibile. Viceversa, i contribuenti che conseguono un incremento dell'utile o del reddito pagano più imposte, il che neutralizza parzialmente l'aumento di reddito primario.</p><p>Se, contrariamente alle attese del Consiglio federale, dovesse rivelarsi necessario aumentare temporaneamente le imposte per ridurre il debito, si prenderebbero anzitutto in considerazione tipologie di imposta con un impatto sulla crescita possibilmente moderato. L'imposta sull'utile non rientra in questa categoria: un onere dell'imposta sull'utile basso ovvero un'imposizione sull'utile competitiva è fondamentale, da un lato per mettere in moto la crescita tramite nuovi insediamenti di imprese, dall'altro per incoraggiare investimenti che favoriscono la crescita di imprese già insediate.</p><p>Secondo l'articolo 128 capoverso 1 lettera b della Costituzione federale, l'aliquota massima applicabile all'imposta federale diretta delle persone giuridiche è pari all'8,5 per cento del reddito netto. Poiché il diritto vigente sfrutta già pienamente questo limite massimo, un ipotetico aumento dell'aliquota nell'iter legislativo ordinario richiederebbe una modifica costituzionale. Nel caso del freno all'indebitamento non sussiste un'urgenza per cui l'entrata in vigore di un eventuale aumento delle imposte sarebbe da considerare indifferibile e tale da escludere un iter legislativo ordinario. Perciò il Consiglio federale respinge la proposta formulata nella motivazione di aumentare le imposte attraverso una legge urgente secondo l'articolo 165 capoverso 3 della Costituzione federale, che sarebbe quanto meno contraria ai principi della stessa. </p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.