B u n d e s v e rw a l t u n g s g e r i ch t T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i f f éd é r a l T r i b u n a l e am m i n i s t r a t i vo f e d e r a l e T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i v fe d e r a l Corte IV D-4356/2013 S e n t e n z a d e l 9 a g o s t o 2 0 1 3 Composizione Giudice Fulvio Haefeli, giudice unico, con l'approvazione del giudice Thomas Wespi; cancelliera Nicole Manetti. Parti A._______, nato il (...), alias B._______, nato il (...), alias C._______, nato il (...), Somalia e la moglie D._______, nata il (...), alias E._______, nata il (...), Somalia, ricorrenti, contro Ufficio federale della migrazione (UFM), Quellenweg 6, 3003 Berna, autorità inferiore. Oggetto Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (Dublino); decisione dell'UFM del 9 luglio 2013 / N (...). D-4356/2013 Pagina 2 Visto: la d omanda d'asilo che gli interessati hanno presentato in Sv izzera in data 26 giugno 2013; i verbali di audizione del richiedente (di seguito: verbale 1) e della richiedente (di seguito: verbale 2), entrambi del 1° luglio 2013, in occasione della quale ai richiedenti è stato concesso il diritto di essere sentiti circa un'evasione della loro domanda ai sensi dell'art. 34 cpv. 2 lett. d della legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31); la decisione dell'UFM del 9 luglio 2013 (notificata ai richiedenti in data 25 luglio 2013; cfr. risultanze processuali) di non entrata nel merito della domanda d'asilo ai sensi dell'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi con contestuale pronuncia dell'allontanamento verso l'Italia, ordinando l'esecuzione al più tardi il giorno seguente la scadenza del termine di ricorso e indicando che un eventuale ricorso non avrebbe avuto effetto sospensivo in applicazione dell'art. 107a LAsi; la medesima decisione nella quale l'UFM ha considerato l'esecuzione del rinvio degli interessati verso l'Italia come lecita, ragionevolmente esigibile e possibile, posto che, da un lato, l'Italia rispetterebbe il principio del d i- vieto di respingimento ai sensi dell'art. 5 cpv. 1 LAsi e, dall'altro lato, non sussisterebbero indizi fondati di violazione in detto Stato dell'art. 3 della Convenzione per la salvaguar dia dei diritti dell'uomo e delle libertà fo n- damentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101); che inoltre l'Italia a p- plicherebbe la direttiva 2003/9/CE del 27 gennaio 2003 recante norme minime relative all'accoglienza dei richiedenti l'asilo negli Stati mem bri (GU L 31/18 del 6 febbraio 2003; di seguito: direttiva accoglienza); il ricorso del 31 luglio 2013 (cfr. timbro del plico raccomandato; data di entrata: 2 agosto 2013) con il quale i ricorrenti hanno chiesto la concessione dell'effetto sospensivo, hanno concluso all'annulla mento della decisione impugnata e hanno anche presentato, secondo il senso, una domanda di assistenza giudiziaria, intesa come dispensa dal versamento delle spese di giustizia e del relativo anticipo, con protesta spese e ripetibili; la sospensione in via supercautelare dell'esecuzione dell'allontanamento in data 6 agosto 2013; D-4356/2013 Pagina 3 l'incarto originale dell'UFM pervenuto al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) il 7 agosto 2013; ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti che verranno ripresi nei co n- siderandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza; e considerato: che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una dec i- sione in materia d'asilo dell'UFM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 della legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 [LTAF, RS 173.32]), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e 52 della legge federale sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021); che nella fattispecie tali condizioni sono soddisfatte e occorre pertanto entrare nel merito del ricorso; che in caso di ricorso contro una decisione di non entrata nel merito in cui l'UFM rifiuta di esaminare la fondatezza della domanda d 'asilo (art. 32– 35a LAsi), l'autorità di ricorso si limita a esaminare se l'autorità inferiore ha rifiutato a giusto titolo di entrare nel merito della domanda d'asilo (cfr. DTAF 2011/30 consid. 3); che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata solta n- to sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi); che, ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti; che vi è luogo di determinare se l'UFM poteva applicare la disposizione di cui all'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi, secondo la quale non entra in materia di una domanda d'asilo allorquando il richiedente può rendersi in uno Stato terzo competente a condurre la procedura d'asilo e di rinvio in virtù di un accordo internazionale; che in applicazione dell'Accordo del 26 ottobre 2004 tra la Confederazi o- ne svizzera e la Comunità europea relativo ai criteri e ai meccanismi che permettono di determinare lo Stato competente per l'esame di una d o- manda d'asilo introdotta in uno degli Stati membri o in Svizzera (ADD, D-4356/2013 Pagina 4 RS 0.142.392.68), l'UFM esamina la competenza relativa al trattamento di una domanda d'asilo secondo i criteri previsti nel Regolamento (CE) n. 343/2003 del Consiglio del 18 febbraio 2003 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l' e- same di una domanda d'asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo (GU L 50/1 del 25 febbraio 2003; di seguito: Regolamento Dublino II) (cfr. art. 1 e 29 a cpv. 1 dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; MATHIAS HERMANN, Das Dublin System, Eine Analyse der europäischen Regelungen über die Zuständigkeit der Staaten zur Prüfung von Asyla n- trägen unter besonderer Berücksichtigung der Assoziation der Schweiz, Zurigo, Basilea e Ginevra 2008, pagg. 193 e segg.); che l'esame della domanda d'asilo non deve essere confuso con la pr o- cedura di determinazione dello Stato responsabile, quest'ultima dovendo essere fatta sulla base della situazione esistente al momento in cui il r i- chiedente ha presentato la sua domanda d'asilo per la prima volta presso uno Stato membro o in Svizzera (cfr. art. 5 cpv. 2 Regolamento Dublino II; CHRISTIAN FILZWIESER / ANDREA SPRUNG, Dublin II-Verordnung, Das E u- ropäische Asylzuständigkeitssystem, 3 ª ed., Vienna 2010, n. 4 pagg. 86 seg.); che, ai sensi dell'art. 3 cpv. 1 Regolamento Dublino II, una domanda d'asilo è esaminata da un solo Stato membro, che è quello individuato come Stato competente in base ai criteri enunciati al capo III; che lo Stato competente è quello dove è autor izzato a soggiornare in qualità di rifugiato un membro della famiglia del richiedente, successiv a- mente, quello che ha rilasciato al richiedente un titolo di soggiorno o un visto, quello tramite il quale il richiedente è entrato, regolarmente o meno, sul territorio di uno o dell'altro degli Stati membri e quello presso il quale la domanda d'asilo è stata presentata la prima volta (cfr. art. 5 in relazione con gli art. 6 a 13 Regolamento Dublino II); che lo Stato membro competente ha l'obbligo di prendere in carico, nelle condizioni previste dall'art. 20 Regolamento Dublino II, il richiedente la cui domanda è in corso di esame e che si trova nel territorio di un altro stato membro senza esserne stato autorizzato (cfr. art. 16 cpv. 1 lett. c Rego- lamento Dublino II); che tale obbligo cessa se il cittadino di un paese terzo si è allontanato dal territorio degli Stati membri per almeno tre mesi, sempre che detto citt a-D-4356/2013 Pagina 5 dino di un paese terzo non sia titolare di un titolo di soggiorno in corso di validità rilasciato dallo Stato membro competente (cfr. art. 16 cpv. 3 Rego- lamento Dublino II); che, tuttavia, in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro può esaminare una domanda d'asilo presentata da un ci t- tadino di un paese terzo (cfr. clausol a di sovranità stabilita all'art. 3 cpv. 2 Regolamento Dublino II e la clausola umanitaria prevista all'art. 15 del ci- tato Regolamento; cfr. ugualmente l'art. 29a cpv. 3 OAsi 1); che, nel caso di specie, i richiedenti hanno dichiarato di avere depositato una domanda d'asilo in Italia (cfr. verbale 1, pag. 5 e verbale 2, pag. 5) in data (...) giugno 2013, la quale non avrebbe ancora avuto esito (cfr. ve r- bale 2, pag. 5); che il (...) luglio 2013 l'UFM ha presentato alle autorità italiane competenti una richie sta, fondata sull'art. 16 cpv. 1 lett. c Regolamento Dublino II, volta a riprendere in carico i richiedenti (cfr. atti A 15/5 e A 16/5); che in data (...) luglio 2013 l'Italia ha riconosciuto la sua competenza gi u- sta l'art. 16 cpv. 1 lett. c Regolamento Dublino II (cfr. atti A 19/1, A 20/1, A 21/1 e A 22/1); che di conseguenza la competenza dell'Italia è data; che nell'atto di ricorso gli insorgenti hanno addotto, in sostanza e per quanto è qui di rilievo, che in Italia le condizioni sanitarie, sociali e di accoglienza non sarebbero conformi agli standard minimi imposti dal diritto internazionale; che, oltretutto, la richiedente incinta non avrebbe ricevuto l'attenzione, l'assistenza e le cure necessarie; che inoltre, prima di giungere in Svizzera, in Italia si sarebbero trovati senza alloggio; che nonostante la deposizione di una domanda d'asilo , non sarebbero mai stati convocati per un'audizione e non avrebbero ricevuto informazioni riguardanti il prosie guo della procedura ; che quindi non avrebbero nemmeno avuto accesso a una procedura effettiva e di conseguenza l'Italia avrebbe violato i loro diritti; che, inoltre, l'UFM avrebbe violato l'obbligo di motivare la sua decisione in quanto non avrebbe spiegato perché i timori fatti valere dai richiedenti non sarebbero rilevanti; che infine le disfunzioni nel sistema italiano sarebbero state denunciate da molte organizzazioni per i diritti umani e riconosciute dai tribunali di diversi paesi europei; D-4356/2013 Pagina 6 che certo appartiene alle autorità svizzere di vegliare a che gli interessati non siano esposti, in caso di trasferimento verso l'Italia, a un trattamento contrario al diritto internazionale, in particolare all'art. 3 CEDU; che tuttavia questo Stato è segnatario della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30), così come della CEDU e della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105); che n on incombe quindi alla Svizzera di determinare se gli interessati saranno assistiti, dopo il trasferimento, in condizioni soddisfacenti; che spetta ai ricorrenti di provare che la loro situazione potrebbe contrav- venire alle esigenze dell'art. 3 CEDU; che vista la presunzione del rispetto del diritto internazionale pubblico da parte dello Stato di destinazione, appartiene ai ricorrenti di inficiarla, a d- ducendo dei seri indizi che permetterebbero di ammettere che, nel loro caso p articolare, le autorità di questo Stato non rispetterebbero questa garanzia e non accorderebbero loro la protezione necessaria o li prive- rebbero di condizioni di vita degne (cfr. sentenza della Corte europea dei Diritti dell'Uomo [Corte EDU] M. S. S. c. Be lgio e Grecia [richiesta n. 30696/09] del 21 gennaio 2011, par. 84-85 e 250; cfr. ugualmente se n- tenza della Corte di giustizia dell'Unione europea [CGUE], cause congiun- te C-411/10 e C-493/10 del 21 dicembre 2011); che i ricorrenti non hanno conseguito stabilire che lo Stato di destinazione sarebbe sprovvisto di istituzioni pubbliche tali da rispondere, se richiesto, ai loro bisogni; che, se da un lato ha nno contestato le modalità di presa a carico dei r i- chiedenti l'asilo da parte delle autorità italiane, dall'altro non hanno fornito indizi seri suscettibili di comprovare che le loro condizioni di vita o la loro situazione personale sarebbero tali da contravvenire alla CEDU in caso di esecuzione del loro trasferimento; che, in particolare, non hanno stabilito che lo Stato di destinazione viol e- rebbe le norme della direttiva accoglienza; che incomberà quindi ai ricorrenti di far valere la loro situazione specifica e le loro difficoltà, in rapporto al loro statuto, nonché di prevalersene d i- nanzi alle autorità ita liane competenti, utilizzando le vie di diritto adegu a- te; D-4356/2013 Pagina 7 che esistono certamente dei rapporti che testimoniano le importanti diff i- coltà con le quali sono confrontati i richiedenti l'asilo in Italia, dal punto di vista delle strutture di accoglienza, di alloggio e di impiego; che, del resto, non si può certo ignorare che le autorità italiane siano con- frontate con un importante afflusso di immigrati con conseguenti difficoltà relative alla capacità delle strutture di accoglienza; che, tuttavia, anche se il sistema di accoglienza e assistenza sociale so f- fre di alcune carenze e i richiedenti l'asilo non possono sempre contare sulla presa a carico da parte delle autorità o delle organizzazioni caritat i- ve private, il Tribunale non ritiene che in Italia vi siano violazioni sistema- tiche della direttiva accoglienza (cfr. sentenza del Tribunale D-5631/2012 del 24 gennaio 2013); che, comunque, va sottolineato che secondo la giurisprudenza della CGUE (cfr. sentenza cause congiunte C -411/10 e C -493/10 del 21 d i- cembre 2011, par. 84 seg.), delle violazioni minori alle norme delle dirett i- ve di accoglienza e procedura non sono sufficienti a impedire il trasfer i- mento di un richiedente l'asilo verso lo Stato membro competente; che neppure il riferimento alle decisioni di altri tribunali europei è pertinen- te al caso di specie, ritenuto che il Tribunale non è vincolato dagli acce r- tamenti della giurisprudenza di un paese terzo; che pertanto, in mancanza di tali prove, la presunzione secondo la quale lo Stato di destinazione rispetta i suoi obblighi non è inficiata (cfr. sente n- za della Corte EDU M. S. S. c. Belgio e Grecia [richiesta n. 30696/09] del 21 gennaio 2011, par. 69, 342 -343 e riferimenti citati; cfr. anche DTAF 2011/35); che l'esecuzione dell'allontanamento verso l'Italia avviene tramite il trasporto aereo e la maggior parte delle compagnie aeree in principio nega l'imbarco alle donne incinte a partire dalla trentaquattresima o trentaseiesima settimana di gravidanza; che alcune compagnie fissano il limite già alla trentaduesima settimana; che la richiedente, secondo gli atti , sarebbe incinta di tre o quattro mesi; che, quindi, al momento della pronuncia della presente sentenza, ella dovrebbe trovarsi nel quarto o quinto mese di gravidanza; che le autorità competenti per l'e secuzione dell'allontanamento hanno sufficientemente tempo per occuparsi del trasferimento (cfr. art. 19 cpv. 3 D-4356/2013 Pagina 8 Regolamento Dublino II) e quindi per organizzarsi in maniera tale da t e- nere debitamente conto di questo aspetto e del decorso della gravidanza in generale; che pertanto non vi è motivo di dubitare che l'autorità prep o- sta comunichi allo Stato italiano la gravidanza della ricorrente ; che, di conseguenza, non vi è ragione di temere per le sue condizioni di salute; che, visto quanto precede, non si è in presenza di un rischio personale, serio e concreto che il tr asferimento dei ricorrenti verso lo Stato di dest i- nazione sarebbe contrario all'art. 3 CEDU o a un altro obbligo derivante dal diritto internazionale pubblico al quale la Svizzera è vincolata; che pertanto non vi è ragione di applicare la clausola di sovranità dell'art. 3 cpv. 2 1a frase Regolamento Dublino II; che, di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte della Svizzera, l'Italia è competente dell'e same della domanda d'asilo dei ricorrenti ai sensi del Regolamento Dublino II ed è tenuta a riprenderli in carico giusta le condizioni previste all'art. 20 Regolamento Dublino II; che quindi è a giusto titolo che l'UFM non è entrato in materia della d o- manda d'asilo dei ricorrenti in applicazione dell'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi e ha pronunciato il loro trasferimento verso l'Italia conformemente all'art . 44 cpv. 1 LAsi, posto che essi non possiedono un'autorizzazione di soggio r- no in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1); che in siffatte c ircostanze non vi è più luogo di esaminare in maniera d i- stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 della legge f e- derale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20), dal momen- to che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel merito nel quadro di una procedura di Dublino (cfr. DTAF 2010/45 consid. 10 pag. 645); che in virtù di quanto sopra enunciato anche la conclusione ricorsuale volta all'annullamento della decisione impugnata va respinta; che visto quanto precede il ricorso deve essere respinto e la decisione dell'UFM, che rifiuta l'entrata in materia della domanda d'asilo e pronuncia il trasferimento dalla Svizzera verso l'Italia, è confermata; D-4356/2013 Pagina 9 che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali è divenuta senza oggetto; che anche la domanda di concessione dell'effetto sospensiv o diviene senza oggetto con la presente sentenza; che la misura supercautelare concessa in data 6 agosto 2013 cessa di avere effetto con la pronuncia della presente sentenza; che, essendo le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito f a- vorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal pagamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA); che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600. – che seguono la soccombenza, sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe- tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]); che la presente decisione non concerne persone contro le quali è pe n- dente una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno a b- bandonato in cerca di protezione (art. 83 lett. d cifra 1 della legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale [LTF, RS 173.110]); che la decisione non può essere impugnata con ricorso in materia di dirit- to pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d LTF); che la pronuncia è quindi definitiva; (dispositivo alla pagina seguente) D-4356/2013 Pagina 10 il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 1. Il ricorso è respinto. 2. La misura supercautelare pronunciata in data 6 agosto 2013 è revocata. 3. La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 4. Le spese processuali, di CHF 600. –, sono poste a carico de i ricorrenti. Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra- tivo federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sentenza. 5. Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti , all'UFM e all'autorità cant o- nale. Il giudice unico: La cancelliera: Fulvio Haefeli Nicole Manetti Data di spedizione: