<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di adeguare la legge Covid-19 e le ordinanze Covid-19 sui casi di rigore in modo che le limitazioni d’impiego previste per le imprese che hanno percepito indennità per i casi di rigore nel quadro dei provvedimenti Covid-19 si applichino unicamente per contrastare gli abusi. Una limitazione d’impiego è violata soltanto in caso di intento di abuso.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>All’articolo&nbsp;12 capoverso&nbsp;1ter della legge COVID-19 (RU&nbsp;2020 3835; 2020 5821; 2021 153) il Parlamento ha stabilito che nell’esercizio in cui è accordato il provvedimento per un caso di rigore o nei tre anni successivi le imprese beneficiarie non possono distribuire dividendi o tantièmes o deciderne la distribuzione e non possono restituire apporti di capitale o deciderne la restituzione.</p><p>&nbsp;</p><p>Le ordinanze sui casi di rigore non escludono la cessazione di attività. La cessazione non deve per contro generare un utile o un dividendo di liquidazione, poiché ciò equivale a una distribuzione di utili e comporta una restituzione dell’aiuto in misura corrispondente all’importo ricevuto.</p><p>&nbsp;</p><p>A titolo sussidiario si applica la legge sui sussidi (LSu; RS&nbsp;<i>616.1</i>), in base alla quale, in caso di sottrazione allo scopo, l’aiuto finanziario deve essere chiesto in restituzione (art.&nbsp;29). Con gli aiuti per i casi di rigore il Parlamento intendeva mantenere le strutture e garantire la continuità delle imprese in un periodo di forte calo dei fatturati causato dalla pandemia. L’impresa beneficiaria dovrebbe perciò poter contare su tale aiuto finanziario nell’esercizio in cui è accordato o nei tre anni successivi.</p><p>Se prima di tale scadenza viene realizzato un utile o un dividendo di liquidazione imponibile, l’aiuto non viene utilizzato in modo conforme al suo scopo. Ciò non costituisce un abuso, ma comporta una restituzione, poiché l’aiuto per i casi di rigore era vincolato alla condizione sopra esposta.</p><p>Se, in caso di acquisizione o cessazione dell’attività di un’azienda, l’aiuto per i casi di rigore viene rimborsato al Cantone, la limitazione d’impiego dei fondi decade.</p><p>Se non si procedesse alla restituzione, la stragrande maggioranza dei beneficiari di aiuti per i casi di rigore, che ha utilizzato gli aiuti conformemente allo scopo (mantenimento dell’impresa), sarebbe penalizzata.</p><p>&nbsp;</p><p>Dato che la LSu è applicabile a titolo sussidiario, non esistono lacune a livello legislativo, nemmeno se il titolare di un’impresa individuale è incapace al lavoro in modo duraturo, raggiunge l’età AVS o muore. Spetta ai Cantoni esaminare se, in questi tre casi, vi sia una deroga in virtù dell’articolo 29 capoverso&nbsp;1&nbsp;secondo periodo LSu che consenta di ridurre l’importo della restituzione; i Cantoni tengono tuttavia conto del fatto che gli aiuti per i casi di rigore non possono essere impiegati per scopi diversi da quelli previsti (afflusso degli utili nel patrimonio privato).</p>