<h2>SubmittedText<h2><p>Il più recente rapporto del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) delle Nazioni Unite riassume lo stato delle conoscenze sul budget delle emissioni di CO2 a disposizione del pianeta fino al 2050 e al 2100. Si tratta di uno strumento che consente di raggiungere vari obiettivi in materia di riscaldamento climatico entro il 2100. In questo modo, il volume di tonnellate di emissioni generabile negli anni a venire è di pubblico dominio e se ne conosce il limite. Il budget costituisce quindi un importante strumento ausiliario di pianificazione per la politica climatica nazionale. Questo strumento gode di un consenso crescente anche nell'ambito della politica climatica internazionale, soprattutto in vista del nuovo accordo di Parigi sul clima. Al riguardo sorge una serie di interrogativi:</p><p>1. Qual è il budget di emissioni di CO2 a disposizione del pianeta per il periodo 2014-2050, se l'obiettivo già stabilito - e forse troppo poco ambizioso - dei 2 gradi deve essere raggiunto con una probabilità minima del 66 per cento?</p><p>2. Se si parte dal presupposto che i Paesi industrializzati non abbiano una responsabilità storica per le emissioni già causate e che non siano nemmeno responsabili delle emissioni generate in altri Paesi per la produzione di beni importati, quale sarebbe in milioni di tonnellate la quota "equa" della Svizzera al budget globale delle emissioni di CO2 per il periodo 2014-2050?</p><p>3. Se altri Paesi avessero buoni motivi per definire la loro quota "equa" in modo leggermente diverso, il budget globale delle emissioni di CO2 verrebbe comunque rispettato? In caso contrario, la Svizzera di quanto dovrebbe ridurre la propria quota di cui al punto 2?</p><p>4. A quanto ammontano le emissioni generate dall'aviazione e dalla navigazione attribuibili alla Svizzera per il periodo 2014-2050? Quanto resterebbe del budget delle emissioni di CO2 della Svizzera per attività sul territorio nazionale?</p><p>5. A quanto ammontano le emissioni di CO2 complessive per il periodo 2014-2020, considerando l'attuazione della legge sul CO2 attualmente in corso? A quanto è pari il budget rimanente per il periodo 2021-2050?</p><p>6. Per non dover mettere fuori funzione anticipatamente impianti di produzione, riscaldamenti, veicoli che emettono CO2 come pure infrastrutture alimentate con fonti energetiche fossili e poter quindi attuare una protezione del clima efficiente dal punto di vista dei costi, la quota di riduzione annua non dovrebbe superare, a seconda del settore, il 2 a 5 per cento. A ciò si aggiunge il fatto che dei ritardi nella riduzione delle emissioni comportano inevitabilmente quote di riduzione future più elevate, con conseguenti oneri sia finanziari che politici. Se la volontà politica è quella di rispettare il budget delle emissioni di CO2, quali sono le quote annue di riduzione ottimali che si possono ricavare da detto budget calcolato nei termini sopra descritti?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Le considerazioni sul budget contenute nel rapporto dell'IPCC dimostrano che le emissioni di CO2 complessive generate fin dal 1870 devono rimanere inferiori a circa 2900 miliardi di tonnellate (con un margine di incertezza di più/meno 250 miliardi di tonnellate) affinché il riscaldamendo globale non superi il valore soglia di 2 gradi. Fino al 2011, a livello globale erano già stati emessi circa 1900 miliardi di tonnellate di CO2. Attualmente, le emissioni di gas serra generate ogni anno in tutto il mondo ammontano a circa 50 miliardi di tonnellate di CO2 equivalenti. Questa considerazione sul budget fa supporre che al fine di cogliere l'obiettivo dei 2 gradi le emissioni globali debbano essere ridotte in modo rapido e significativo. I rapporti dell'IPCC illustrano diversi parametri di riduzione che consentirebbero di diminuire le emissioni di gas serra globali antropogeniche del 40 a 70 per cento entro il 2050 e di portarle intorno allo zero entro il 2100. Al momento non si può prevedere se la stipulazione dell'accordo di Parigi porterà la comunità internazionale a optare nel 2015 per un parametro di riduzione che consentirà di cogliere l'obiettivo dei 2 gradi.</p><p>2./3. La ripartizione del budget rimanente, pari a circa 1000 miliardi di tonnellate, tra la comunità degli Stati è oggetto di discussione nei negoziati internazionali. Finora non è stata trovata alcuna soluzione condivisa globalmente al problema della ripartizione. Se ci si basa in modo semplice e approssimativo sul numero di abitanti e si considera che la popolazione svizzera corrisponde a circa l'1 per mille di quella mondiale, ne deriva che al nostro Paese dovrebbe essere attribuito circa 1 miliardo di tonnellate di CO2. Attualmente, le emissioni di gas serra generate in Svizzera equivalgono a circa 50 milioni di tonnellate l'anno. Se dovesse tuttavia affermarsi il principio che determinati gruppi di Paesi, per esempio i Paesi in via di sviluppo, possono usufruire di una quota più elevata del budget delle emissioni di CO2, il budget destinato ai Paesi industrializzati diminuirebbe in modo corrispondente. Per il momento, tuttavia, non esistono soluzioni condivise globalmente e le affermazioni formulate in questo contesto sono speculative.</p><p>4. Le emissioni nazionali e internazionali generate dall'aviazione e dalla navigazione attribuibili alla Svizzera ammontano a quasi 5 milioni di tonnellate di CO2 l'anno. Al fine di centrare l'obiettivo dei 2 gradi, occorrerà diminuire anche queste emissioni.</p><p>5./6. La legge sul CO2 (RS 641.71) prevede che le emissioni di gas serra generate in Svizzera siano ridotte del 20 per cento entro il 2020. Considerando che nel 2012 erano stati generati circa 52 milioni di tonnellate di CO2, nel 2020 le emissioni dovranno essere scese a 41,6 milioni di tonnellate. Per il periodo 2012-2020, pertanto, deriva una cifra complessiva pari a circa 375 milioni di tonnellate. Al fine di ridurre le emissioni del 50 a 70 per cento entro il 2050, occorrono quote di riduzione annue equivalenti al 2 a 3 per cento.</p>  Risposta del Consiglio federale.