<h2>SubmittedText<h2><p>I sottoscritti chiedono al Consiglio federale di presentare all'Assemblea federale, il più presto possibile, un rapporto sulle implicazioni del settore bancario e parabancario svizzero negli scandali di "tangentopoli" in Italia. Il rapporto deve tra l'altro indicare:</p><p>1. l'ammontare dei capitali, approssimativamente, legati allo scandalo di "tangentopoli" in Italia, depositati o transitati nelle banche e negli istituti parabancari svizzeri;</p><p>2. quali sono i principali istituti bancari e parabancari svizzeri implicati;</p><p>3. quante e quali società o ditte svizzere sono, direttamente o tramite succursali all'estero, coinvolte in inchieste di "tangentopoli" in Italia;</p><p>4. quante procedure, relative agli scandali di "tangentopoli", sono aperte in Svizzera nel quadro delle richieste di assistenza giudiziaria giunte dall'Italia;</p><p>5. quali personalità politiche svizzere, direttamente o indirettamente - ad esempio per la loro appartenenza a consigli di amministrazione di società - appaiono nell'ambito degli scandali di "tangentopoli".</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nel corso degli ultimi due anni il Consiglio federale si è più volte pronunciato in merito allo scandalo delle tangenti (vedasi questione Maspoli, Fragestunde del 9 giugno 1992; interpellanza Rechsteiner, 93.3427 del 29 settembre 1993; questioni Misteli, 93.5138, e Rechsteiner, 93.5144, Fragestunde del 4 ottobre 1993). Egli ha risposto in modo esauriente a questi interventi. Il presente postulato corrisponde quanto al contenuto in ampia misura a tali interventi.</p><p>Secondo quanto noto al Consiglio federale, il Tribunale federale non ha avuto modo finora di occuparsi in merito a un eventuale coinvolgimento degli istituti finanziari svizzeri nello scandalo delle tangenti. Le sentenze emanate dall'alto Tribunale si sono limitate a pronunciarsi sull'ammissibilità delle richieste rogatoriali presentate dall'Italia. Non esistono dunque motivi per dichiarare illecito il comportamento degli istituti di credito elvetici che hanno operato con fondi versati da persone implicate nelle indagini della magistratura italiana.</p><p>Sempre a conoscenza del Consiglio federale, soltanto il Ministero pubblico del Cantone Ticino ha dato avvio, nel mese di maggio 1992, a un'inchiesta preliminare contro ignoti per ipotizzati reati di ricettazione e riciclaggio. Tuttavia tale inchiesta è stata interrotta a seguito della sentenza del 3 settembre 1992 della Camera dei ricorsi penali (CRP) del Tribunale d'appello di Lugano, la quale ha annullato i decreti d'inchiesta e sequestro adottati dal Ministero pubblico. La decisione della CRP giunse a tale conclusione poiché "la corruzione di funzionari esteri non costituisce reati per il diritto svizzero .... il provento di tale corruzione non può pertanto essere oggetto di riciclaggio o di ricettazione". (Sentenza CRP del 3.9.1992, pag. 72) Non esistono quindi ragioni sufficienti per mettere in causa la responsabilità penale di detti istituti.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.