<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>In relazione a quanto affermato nell'introduzione dell'interpellanza, ricordiamo che il Consiglio federale aveva già indicato, nel suo messaggio sul bonus d'investimento del 1997 (cfr. FF 1997 II 1022), sette ragioni principali per la debole crescita economica in Svizzera nel corso degli anni Novanta. Il messaggio precisa inoltre che, per favorire l'occupazione, nel corso dello stesso decennio la Confederazione aveva associato importanti misure di rivitalizzazione dell'economia di mercato a misure volte a sostenere la domanda. Per quanto riguarda l'influenza della politica monetaria sulla crescita, il Consiglio federale si era già espresso nella risposta all'interpellanza Susanne Leutenegger Oberholzer (Ip 00.3163), intitolata "Crescita economica: il ritardo della Svizzera", affermando che: "La dinamica della crescita non dovrebbe venire turbata da spinte alla rivalutazione che vanno al di là della possibile crescita della produttività. Viceversa, un'evoluzione del corso dei cambi troppo favorevole ai produttori non costituirebbe una fonte di crescita duratura. Occorre piuttosto che la ristrutturazione nel mercato interno assuma carattere di continuità affinché in futuro, considerata la sensibile riduzione della disoccupazione, la crescita risulti soprattutto dai guadagni di produttività." Queste osservazioni sono tuttora pertinenti.</p><p></p><p>Il Consiglio federale risponde come segue alle domande poste nell'interpellanza:</p><p></p><p>1. Come già sottolineato nella risposta all'interpellanza Susanne Leutenegger Oberholzer (Ip 00.3163) "Crescita economica: il ritardo della Svizzera", il Consiglio federale non fissa alcun obiettivo di crescita quantitativo per l'economia svizzera. Il compito dello Stato consiste nel creare, mediante condizioni quadro adeguate, i presupposti della prosperità economica. Il livello della crescita economica dipende, in seguito, dall'attività economica privata. </p><p></p><p>La risposta all'interpellanza del Gruppo radicale democratico (Ip 01.3553) "Garantire la crescita economica" dimostra che, per l'introduzione delle misure destinate a consolidare la crescita e la competitività dell'economia svizzera, non si attenderà in alcun caso la legislatura 2003-2007. Vi si può del resto constatare che le proposte concrete presentate in Parlamento o in fase di studio sono numerose (ad es. revisione della legge sui cartelli, seconda riforma della fiscalità delle aziende). </p><p></p><p>Il gruppo di lavoro interdipartimentale "Crescita", istituito dal Consiglio federale in seguito al rapporto sulla crescita pubblicato dal DFE, è stato incaricato di elaborare, sulla base delle pratiche già in corso, misure per il proseguimento delle riforme da integrare nella prossima legislatura. Le riforme sono infatti una necessità costante di fronte ad un ambiente internazionale divenuto sempre più competitivo. </p><p></p><p>2. Nel suo rapporto del 27 maggio 2002 "Strategia per uno sviluppo sostenibile 2002", il Consiglio federale esamina in maniera approfondita i rapporti tra le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile (economia, ambiente e società); egli constata che spesso non esistono contraddizioni tra queste tre dimensioni. </p><p></p><p>Se ci prefiggiamo la crescita economica mettendo l'accento su un ulteriore aumento della produttività del lavoro dobbiamo, da un lato, rinunciare ad una crescita basata sull'immigrazione, onerosa in termini di risorse (problema dello spazio abitabile), e, dall'altro, imporre una modernizzazione dell'apparato produttivo. Le nuove tecnologie e i nuovi beni di capitale, come pure il mutamento strutturale verso il settore dei servizi, fanno supporre che i danni ambientali non dovrebbero, perlomeno, aggravarsi. Tale sviluppo è favorito, inoltre, dalla maggiore sensibilità ecologica generalmente legata alla progressione dei redditi, almeno nell'ambito della produzione dei beni, anche se non necessariamente nelle abitudini legate al tempo libero. </p><p></p><p>Per quanto riguarda la dimensione sociale, va rilevato che il finanziamento delle opere sociali dipende in misura considerevole dalla crescita economica. Viceversa, la riduzione delle tensioni sociali contribuisce in pari modo alla crescita. </p><p></p><p>Tuttavia, gli effetti positivi della crescita economica sull'ambiente e la società non sono automatici; affinché possano manifestarsi, è necessario che vi sia altresì un apparato normativo adeguato. </p><p></p><p>Il programma prioritario "Ambiente" del Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica ha messo in evidenza i diversi punti in cui la Svizzera è ancora lontana dall'obiettivo della sostenibilità ecologica e in cui è necessario l'intervento della politica ambientale, ad esempio mediante una riforma fiscale a favore dell'ambiente senza incidenza sulla quota delle uscite della Confederazione, questione nuovamente in discussione nel rapporto "Strategia per uno sviluppo sostenibile 2002". Altro elemento importante è una politica d'assetto del territorio che garantisca il coordinamento e l'equilibrio degli interessi tra ambiente, economia e società. In ogni caso, per raggiungere gli obiettivi sociali non si può mettere l'accento soltanto sulla crescita economica, ma occorre altresì intervenire nei settori politici coinvolti (ad es. educazione, politica sociale, politica del mercato del lavoro). </p><p></p><p>3. Considerato il tasso record di persone attive che caratterizza la Svizzera, una strategia di crescita basata unicamente sull'aumento di personale non sarebbe in alcun modo sostenibile. Se l'immigrazione può attenuare in parte i problemi legati all'invecchiamento della popolazione, essa non è tuttavia in grado di risolverli in maniera duratura. In particolare, l'esperienza di questi ultimi decenni indica che essa può portare ad una crescita insoddisfacente della produttività, ciò che rimette in questione l'effetto positivo dell'immigrazione per quanto riguarda il finanziamento di alcune opere sociali. </p><p></p><p>Infine va rilevato che, in seguito all'entrata in vigore degli accordi bilaterali, l'immigrazione non è più sottoposta a così tante restrizioni. In aggiunta al saldo migratorio con gli Stati dell'UE/AELS, risultante dall'uso individuale della libera circolazione delle persone, vi sarà, in misura comunque contenuta, un'immigrazione proveniente da Stati terzi e regolamentata dalle autorità. Dal punto di vista del potenziale di crescita, essa dovrà basarsi su criteri qualitativi, a meno che l'aspetto umanitario diventi provvisoriamente prioritario in seguito a eventi politici eccezionali. </p><p></p><p>4. Non si capisce su cosa si fonda l'interpellanza quando afferma che il rapporto non presenta alcuna conclusione in merito al modo di correggere l'elevato livello dei prezzi. I due capitoli intitolati "Mercati concorrenziali" e "Apertura internazionale" esaminano tale questione in maniera approfondita. L'adozione di sanzioni più severe intese a punire i comportamenti contrari alla concorrenza è solo una delle direttive proposte nel rapporto e si basa, tra l'altro, sul confronto internazionale dei prezzi. </p><p></p><p>Per quanto riguarda, da un lato, i beni e i servizi particolarmente costosi nel confronto internazionale, come ad esempio le pigioni, le prestazioni sanitarie, i trasporti pubblici e i prodotti agricoli, e, dall'altro, le direttive enunciate nel rapporto, si può affermare quanto segue: </p><p></p><p>o la "proporzionalità degli obblighi fissati dallo Stato" è una questione che va analizzata più nei dettagli, soprattutto per quanto riguarda gli immobili e le pigioni; infatti, non sono tanto i lavori di costruzione propriamente detti ad essere costosi (risultano al contrario relativamente poco onerosi in un confronto basato sulla parità del potere d'acquisto), quanto piuttosto altri fattori di rincaro, come ad esempio disposizioni in materia di costruzione o esigenze elevate in materia di qualità o di equipaggiamento;</p><p></p><p>o un'altra direttiva proposta nel rapporto è "l'introduzione di misure atte a controllare l'aumento dei costi della salute". In tale ambito è già in corso un'ampia discussione in merito alle misure adeguate da adottare;</p><p></p><p>o la questione dei trasporti pubblici viene affrontata con la direttiva che prevede "l'avvio di un nuovo ciclo di riforme nel campo delle infrastrutture pubbliche";</p><p></p><p>o per quanto riguarda le derrate alimentari, il "proseguimento della riforma agricola" contribuisce all'apertura internazionale; il fatto che tale apertura sia la via più diretta per riportare, come chiesto nell'interpellanza, i nostri prezzi al livello europeo, è un'evidenza che non necessita di ulteriori spiegazioni; peraltro, essa non riguarda soltanto i prodotti agricoli. </p><p></p><p>È opportuno rilevare che l'OCSE, nel suo ultimo rapporto economico sulla Svizzera, ha concluso che un determinato numero di riforme settoriali avrebbe avuto impatti positivi sulla crescita nella misura di alcuni punti percentuali.</p><p></p><p>5. L'alto livello qualitativo dei servizi che caratterizzava il nostro paese può spiegare il fatto che in Svizzera le riforme strutturali nei settori dell'infrastruttura pubblica siano state intraprese con relativa cautela. Le numerose esperienze compiute all'estero mostrano tuttavia che l'adozione di regolamentazioni moderne in tali settori può comportare vantaggi notevoli per la clientela (in termini di prezzi, varietà dei prodotti, qualità delle prestazioni, in particolare in seguito alla pressione esercitata dalla concorrenza). Per le imprese e le persone attive in tali settori, l'adeguamento ad un sistema di concorrenza costituisce tuttavia una sfida. Dal canto suo lo Stato deve provvedere, imponendo condizioni adeguate, affinché in tutto il paese vengano forniti servizi di base a prezzi accessibili.</p><p></p><p>Grazie alle esperienze compiute a livello internazionale, il rischio che vengano intraprese deregolamentazioni e privatizzazioni affrettate è attualmente molto basso. Allo stesso tempo, non ci sono dubbi sul fatto che la Svizzera debba ancora compiere ulteriori passi avanti in tali settori se intende preservare la sua competitività. Questa constatazione è peraltro avvalorata anche dalle raccomandazioni formulate da organizzazioni internazionali quali l'OCSE o il FMI. Considerazioni di politica d'integrazione, da un lato, e i vantaggi di una chiara separazione tra gli attori (imprese di servizio pubblico) e gli organi arbitrali (istanze di regolamentazione), dall'altro, costituiscono ulteriori motivi per proseguire le riforme strutturali.</p><p></p><p>6. Secondo quanto indicato nel rapporto sulla crescita, le direttive nel settore dell'educazione sono le seguenti: rafforzamento della formazione terziaria, adeguamento della formazione professionale alle esigenze della società del sapere e della comunicazione nonché sorveglianza costante dell'efficacia della scuola obbligatoria. Le constatazioni contenute nel rapporto non si limitano quindi alla sfera di competenza della Confederazione. I Cantoni e i Comuni, così come le istituzioni private che propongono corsi di formazione, hanno altresì un ruolo importante da svolgere. Limitarsi ad aumentare le risorse a disposizione non permetterebbe di raggiungere gli obiettivi prefissati. Il rapporto sulla crescita è caratterizzato dal fatto di voler indicare, fornendo l'esempio di numerosi piccoli Stati d'Europa come la Finlandia, possibili vie in grado di condurre ad una maggiore prosperità.</p><p></p><p>7. Il rapporto sulla crescita spiega in maniera esauriente che il processo di crescita, e di conseguenza anche la stagnazione degli anni Novanta, dipende da numerosi fattori e certamente non dall'attuazione di una determinata politica. Contrariamente a quanto sembra suggerire la domanda dell'interpellanza, il rapporto indica che le condizioni di stabilità politica necessarie affinché vi sia una crescita equilibrata in Svizzera sono, da qualche anno a questa parte, molto favorevoli. </p><p></p><p>8. L'analisi delle ripercussioni economiche di un'adesione all'UE, svolta in occasione del rapporto sull'integrazione del 1999, tratta numerose questioni, che sono state prese in considerazione anche nel rapporto sulla crescita. Quanto constatato è tuttora pertinente: </p><p></p><p>o la via bilaterale presenta alcuni dei principali vantaggi economici legati ad un'adesione all'UE senza però comportare, come avverrebbe in caso di un'adesione programmata nel breve termine, significative difficoltà di adattamento;</p><p></p><p>o alcuni dei vantaggi economici supplementari di un'adesione all'UE possono essere ottenuti in maniera autonoma, anche se, in assenza di vincoli esterni, la loro realizzazione comporta grandi difficoltà politiche;</p><p></p><p>o altre misure destinate a favorire la crescita, come l'abolizione delle frontiere, risultano realizzabili soltanto con l'adesione all'UE. </p><p></p><p>L'adesione è tuttavia una questione che non può più essere valutata prendendo in considerazione unicamente o principalmente gli aspetti di politica economica. La progressione dell'UE verso un'unione politica si constata d'altronde attraverso i temi che dovrebbero essere oggetto del nuovo ciclo di negoziati bilaterali e che non sono più di natura puramente economica.</p><p></p><p>9. Le conseguenze su ampia scala di una debole crescita che si estende su vari anni sono facili da determinare: una differenza di crescita pari all'1,5% corrisponde, dopo 10 anni, ad un prodotto interno lordo (PIL) del 16% più elevato, ciò che equivale, in relazione al PIL nominale della Svizzera registrato nel 2000, a circa 64 miliardi di franchi. </p><p></p><p>Sulla base di questi valori è relativamente facile dedurre l'impatto sulla massa salariale, in quanto la quota dei salari nel reddito nazionale rimane costante a lungo termine. Tuttavia, non potendo determinare con certezza quale sarebbe stata la migrazione nel caso in cui il tasso di crescita avesse avuto un'evoluzione diversa, è quasi impossibile valutare gli effetti sui salari individuali. Dato che le rendite sono legate ai salari, lo stesso vale anche per le prestazioni dell'AVS. </p><p></p><p>Anche le incidenze di un PIL più elevato sulla quota delle uscite della Confederazione non possono essere determinate con certezza. In seguito alla stagnazione economica persistente degli anni Novanta, lo Stato ha dovuto far fronte a nuove ed importanti spese. Allo stesso tempo, in seguito agli effetti della stagnazione sulle entrate dello Stato, è stato necessario adattare il tasso di fiscalità così da poter arrestare l'accumulo del debito pubblico. Queste due osservazioni bastano a dimostrare che si può soltanto speculare su quali sarebbero state le decisioni politiche in materia di entrate e di uscite qualora vi fosse stato un altro contesto economico.</p><p></p><p>10. Il rapporto sulla crescita analizza i fattori determinanti della crescita economica a lungo termine in Svizzera. Questi fattori non sono influenzati dalle fluttuazioni che caratterizzano l'evoluzione congiunturale. Per questo motivo, non sarebbe sensato costringere il Consiglio federale a redigere ogni anno un rapporto sull'evoluzione dei fattori determinanti della crescita. Tuttavia, in futuro il Consiglio federale prevede di pubblicare un rapporto di questo tipo in occasione di ogni legislatura. Infine va segnalato che il rapporto di gestione del Consiglio federale, pubblicato ogni anno, illustra i progressi dell'attuazione delle misure politiche volte a favorire concretamente la crescita economica.</p>  Risposta del Consiglio federale.