<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di opporsi alla liberalizzazione dei visti per la Turchia fintanto che quest'ultima:</p><p>1. non ha chiaramente posto fine a qualsiasi collaborazione, anche indiretta, con il gruppo Stato islamico;</p><p>2. non ha abbandonato la sua ingerenza religiosa nella comunità turca in Svizzera;</p><p>3. non ha posto fine al conflitto armato interno che la oppone ai Curdi e ripreso i negoziati di pace unilateralmente interrotti;</p><p>4. non ha definito nella Costituzione e nella legge il reato di terrorismo conformemente alle norme svizzere ed europee;</p><p>5. non ha rinunciato alla legge che intacca l'immunità parlamentare, legge che tocca essenzialmente parlamentari dell'opposizione;</p><p>6. non garantisce la libertà d'espressione dei cittadini, la libertà accademica, la libertà di stampa, i diritti delle minoranze e l'immunità dei parlamentari contro le accuse politiche.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi s'iscrive nel quadro della politica dei visti dell'Unione europea (UE). Un dialogo in vista della liberalizzazione dei visti tra l'UE e la Turchia è stato intavolato nel dicembre 2013. In caso di abrogazione dell'obbligo del visto in favore dei cittadini turchi da parte dell'UE, la Svizzera sarebbe tenuta a conformarsi, in quanto si tratta di uno sviluppo dell'acquis di Schengen.</p><p>Dall'inizio del dialogo summenzionato, la Svizzera ha comunicato alla Commissione europea le sue priorità a tale proposito. All'apertura del dialogo, l'UE ha trasmesso alle autorità turche i 72 criteri da soddisfare per ottenere l'abrogazione dell'obbligo del visto. Tali criteri riguardano in particolare la sicurezza dei documenti, la gestione della migrazione, l'ordine pubblico e la sicurezza, i diritti fondamentali e la riammissione dei migranti illegali.</p><p>Sia l'UE sia la Svizzera seguono con attenzione i recenti sviluppi in Turchia. A questo titolo, occorre rilevare che la liberalizzazione inizialmente prevista per giugno 2016 nella dichiarazione UE-Turchia del 18 marzo 2016 è stata posticipata a una data ulteriore.</p><p>Il 15 giugno 2016, nell'ambito della valutazione dell'attuazione della suddetta dichiarazione, la Commissione europea ha indicato che sette criteri non sono ancora adempiuti. Uno riguarda la modifica della legislazione nazionale sulla lotta contro la criminalità organizzata e il terrorismo per garantire il diritto alla libertà e alla sicurezza, il diritto a un processo equo e la libertà d'espressione. Alla luce dei recenti eventi in Turchia, questi criteri sono quanto mai fondamentali.</p><p>Prima di entrare in vigore, la proposta della Commissione europea di abrogare l'obbligo del visto per i cittadini turchi dovrà essere approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio, che rifiuta di entrare in materia finché tutti i criteri per una liberalizzazione non saranno adempiuti. Dal canto suo, la Svizzera ha già sottolineato a più riprese, nell'ambito dei diritti di partecipazione di cui beneficia grazie all'associazione a Schengen, di ritenere fondamentale che tutti i criteri siano pienamente adempiuti prima di abrogare l'obbligo del visto per i cittadini turchi.</p><p>Infine, al Consiglio federale preme sottolineare che, parallelamente alla liberalizzazione dei visti per la Turchia, la Commissione europea propone anche di potenziare il meccanismo di sospensione del regime senza visti già previsto nel regolamento (CE) 539/2001. La procedura per la sospensione del regime senza visti sarebbe quindi più accessibile e permetterebbe di reintrodurre, all'occorrenza, l'obbligo del visto per i cittadini turchi nel caso in cui i criteri per una liberalizzazione non fossero più adempiuti.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.