<h2>SubmittedText<h2><p>Tra il 2013 e il 2016 il Cantone Ticino ha dichiarato all'UFSP un centinaio di casi di epatite E. I prodotti a base di fegato di maiale crudo, come la mortadella, sembrano essere particolarmente a rischio di contaminazione (prevalenza del 20 per cento). Oltre l'80 per cento dei maiali consumati in Ticino sono tuttavia di provenienza svizzera e il tema è perciò ampiamente d'interesse nazionale.</p><p>Fin dalla sua scoperta in India nel 1980 l'infezione da epatite E è stata considerata in Occidente come una malattia associata ai viaggi. Tuttavia, soprattutto nei Paesi con sistemi sanitari in grado di impedire una trasmissione oro-fecale del virus, negli ultimi anni è emersa una seconda via di contagio: la trasmissione per via zoonotica, con differenti genotipi. L'attuale regolare aumento del numero di casi diagnosticati a livello europeo e globale suggerisce una presenza ubiquitaria del virus, con un problema emergente anche alle nostre latitudini. L'OMS stima a 20 milioni i nuovi casi annui, 3,3 milioni dei quali svilupperebbero una sindrome clinica e causerebbero circa 57 000 morti.</p><p>Per ridurre il rischio di trasmissione zoonotica del virus nella catena alimentare sono necessarie stringenti misure igieniche nell'industria alimentare e monitorizzata l'evoluzione epidemiologica. Inoltre in Cina esiste un vaccino apparentemente efficace e sicuro.</p><p>Alla luce di queste informazioni chiedo al Consiglio federale:</p><p>1. Qual è la situazione epidemiologica in Svizzera? </p><p>2. L'epatite E è un problema di salute pubblica?</p><p>3. Esiste una sorveglianza epidemiologica dell'infezione (dichiarazione obbligatoria, sentinella, altro)?</p><p>4. Il corpo medico e l'industria alimentare sono adeguatamente istruiti su come fronteggiare il virus?</p><p>5. Il vaccino disponibile in Cina è stato oggetto di analisi da parte delle nostre autorità?</p><p>6. È necessario offrire alla popolazione la possibilità di un'immunizzazione attiva mirata o generalizzata?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1.-3. Poiché attualmente in Svizzera non vige l'obbligo di notifica dei casi di epatite E, non sono disponibili dati utili alla valutazione della situazione epidemiologica dell'intera popolazione. Tuttavia alcune informazioni, per esempio le statistiche mediche degli ospedali, gli studi sui donatori di sangue e una concentrazione di segnalazioni provenienti dal Cantone Ticino lasciano supporre che i casi di epatite E siano in aumento. Tra il 2011 e il 2015 il numero di ricoveri ospedalieri dovuti all'epatite E acuta è costantemente aumentato di 2 a 3 casi all'anno, passando da 11 a 25 casi. Nelle donazioni di sangue è risultato positivo, a seconda dei Cantoni, dal 13 al 34 per cento dei campioni.</p><p>Uno studio finanziato dall'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV) intitolato "Assessment of the risk of foodborne transmission and burden of Hepatitis E in Switzerland" stima, in base a un modello, in circa 1500 all'anno il probabile numero totale di casi di epatite E acuta in Svizzera e identifica alcuni alimenti che potrebbero effettivamente rappresentare un rischio per la salute dei singoli. Questi alimenti sono stati poi definiti più precisamente in una lettera informativa dell'USAV ai Cantoni (cfr. la risposta alla domanda 4).</p><p>L'infezione causata dal virus dell'epatite E (HEV-3) diffuso in Europa decorre prevalentemente in modo asintomatico. Le infezioni sintomatiche hanno solitamente un decorso acuto, autolimitante e spesso senza ittero, con sintomi lievi o aspecifici (p. es. dolori addominali, diarrea, malessere). In Ticino si è osservata una concentrazione di patologie neurologiche (fra cui nevriti delle estremità superiori) che sono state ricondotte all'epatite E. La causa e il significato di questa osservazione sono tuttavia ancora in fase di chiarimento. Dal punto di vista della sanità pubblica, attualmente si ritiene che il rischio per l'intera popolazione sia piuttosto ridotto, in quanto le infezioni da epatite E sono da decenni considerate innocue. È comunque indubbio che sia necessario ampliare la base di dati per poter valutare meglio la situazione e monitorarla a lungo termine.</p><p>4. Per sensibilizzare i produttori alimentari sul rischio di una possibile trasmissione del virus HEV per via alimentare, il 1° maggio 2017 l'USAV ha pubblicato la lettera informativa 2017/2 intitolata "Epatite E: possibile trasmissione tramite derrate alimentari" (cfr. <a href="http://www.usav.admin.ch">www.usav.admin.ch</a> &gt; Alimenti e nutrizione &gt; Basi legali ed esecutive &gt; Mezzi ausiliari e basi esecutive &gt; Lettere informative). Con questa lettera si chiede all'industria alimentare di adottare misure per ridurre al minimo il rischio di trasmissione del HEV per via alimentare, nel quadro del controllo autonomo richiesto dalla legge. Per informarli e sensibilizzarli, la lettera è stata inviata anche agli uffici dei medici cantonali.</p><p>5. Il vaccino menzionato non è stato omologato da Swissmedic, ma è possibile che quest'ultimo conceda un'autorizzazione speciale o un'autorizzazione per l'importazione singola di un vaccino ancora non omologato in Svizzera. Tuttavia, questo potrà avvenire solo se il vaccino è già stato omologato in un Paese con un controllo dei medicamenti equivalente a quello svizzero (p. es. Stati membri dell'UE, AELS e SEE, Australia, Giappone, Canada, Stati Uniti; la Cina non è tra questi Paesi).</p><p>6. Attualmente in Svizzera non sono disponibili dati epidemiologici sufficienti sull'epatite E per valutare l'utilità di un'eventuale vaccinazione. Poiché l'unico vaccino contro l'epatite E, attualmente reperibile solo in Cina, non presenta ancora sufficienti garanzie di efficacia e sicurezza, l'Organizzazione mondiale della sanità non raccomanda una vaccinazione di routine. Per questi motivi, in Svizzera al momento non viene consigliata una vaccinazione contro l'epatite E.</p>  Risposta del Consiglio federale.