<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>In occasione della pubblicazione del rapporto finale della "Commissione indipendente di esperti Svizzera - Seconda guerre mondiale" (CIE), il Consiglio federale ha dichiarato che spetta ai cittadini, al corpo insegnanti e agli ambienti scientifici farsi un'opinione sugli eventi e discutere o completare le conclusioni della Commissione. I risultati intermedi pubblicati dalla CIE nel 1998 e nel 1999 erano già stati oggetto di un dibattito scientifico, di cui la CIE ha successivamente tenuto conto nell'elaborazione del rapporto finale e delle 25 monografie. </p><p></p><p>La pubblicazione del rapporto finale della CIE il 22 marzo 2002 ha suscitato un grande interesse nel pubblico e nei media. Gli esemplari della prima tiratura in tedesco si sono subito esauriti. Il presidente, ma anche i membri e i collaboratori scientifici della Commissione, hanno partecipato a numerosi dibattiti in Svizzera e all'estero. Nell'ambito dell'esposizione "Il rapporto Bergier" allestita nel Käfigturm di Berna (dal 23 marzo al 29 giugno 2002) sono stati organizzati una decina di incontri sull'argomento. La mostra ha riscosso di per sé un grande successo ed è stata ripresentata a Liestal. In entrambi i casi è stato determinante il cospicuo sostegno finanziario della Confederazione, in particolare del Fondo per progetti contro il razzismo e per i diritti umani istituito dal Consiglio federale. </p><p></p><p>Nella dichiarazione del 22 marzo 2002 il Consiglio federale ha rammentato i provvedimenti adottati nel corso degli ultimi, esprimendo l'auspicio che essi abbiano contribuito a riparare gli errori e le negligenze messe in evidenza dalla CIE in seguito ad altri lavori scientifici. </p><p></p><p>Per il resto, il Consiglio federale rinvia alla risposta data all'interpellanza Müller-Hemmi del 28 novembre 2001 (01.3697) "Trasposizione delle conclusioni della Commissione indipendente di esperti Svizzera - Seconda guerra mondiale". </p><p></p><p>Il Consiglio federale risponde nel modo seguente alle domande poste dall'interpellanza: </p><p></p><p>Domanda 1</p><p></p><p>In seguito ai cambiamenti intervenuti sulla scena mondiale a partire dal 1989, la Svizzera ha modificato la sua politica di neutralità. Di conseguenza ha cominciato a applicare autonomamente delle sanzioni decise dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, anche nel settore economico. Il Consiglio federale ha già avuto l'occasione di fare queste precisazioni, in particolare in risposta agli interventi parlamentari concernenti le relazioni fra la Svizzera e il Sud Africa all'epoca dell'apartheid.</p><p></p><p>Parallelamente la Svizzera si è impegnata a favore di sanzioni mirate (smart sanctions) a carattere finanziario ed ha iniziato il "processo di Interlaken". Il principio di queste sanzioni consiste nel minare i regimi che minacciano la pace e la stabilità internazionale e nell'evitare gli effetti negativi che le sanzioni globali hanno sulla popolazione. Conformemente a quanto ribadito in svariate occasioni, il Consiglio federale considera che le sanzioni rappresentano un settore di attività prioritario della Svizzera in seno all'ONU.</p><p></p><p>Il Consiglio federale osserva tuttavia che la libertà economica è garantita dall'articolo 27 della Costituzione federale e che gli attori economici hanno pertanto una grande responsabilità nella scelta delle loro relazioni d'affari. </p><p></p><p>Domanda 2</p><p></p><p>Per quanto concerne la questione del riciclaggio di denaro, gli sforzi profusi dalla Svizzera in questi ultimi anni sono stati ampiamente apprezzati all'estero. Il nostro Paese è di fatto membro attivo del Gruppo di azione finanziaria sul riciclaggio di capitali (GAFI). Le norme svizzere sono conformi agli elevati standard internazionali definiti dal Gruppo. La Svizzera ha elaborato un ottimo dispositivo di lotta contro la criminalità economica, in particolare contro il riciclaggio di capitali e il finanziamento del terrorismo. Tale dispositivo non interessa soltanto le banche ma anche altri settori finanziari: assicurazioni, uffici di cambio, sale da gioco ecc. L'elevato standard della legislazione svizzera è stato riconosciuto sia dal GAFI sia dal FMI nel Programma di valutazione del settore finanziario del giugno 2002. </p><p></p><p>Domanda 3</p><p></p><p>Nella risposta all'interpellanza de Dardel del 4 ottobre 1995 (95.3407), il Consiglio federale ha espresso la sua gratitudine e testimoniato la sua riconoscenza a tutte le persone che si sono opposte al nazismo e alle sue terribili conseguenze durante la Seconda guerra mondiale. Ha ribadito i suoi ringraziamenti a più riprese, in particolare in occasione della pubblicazione del rapporto finale della CIE. Diversi membri hanno partecipato a cerimonie in onore di Carl Lutz o di membri svizzeri delle Brigate internazionali durante la guerra civile di Spagna. </p><p></p><p>Poco dopo la pubblicazione del rapporto sui rifugiati nel dicembre 1999 è stata depositata un'iniziativa parlamentare - tuttora pendente - affinché le persone che hanno salvato dei profughi o che hanno lottato contro il nazismo e il fascismo, anche durante la guerra civile di Spagna, siano riabilitate (99.464). </p><p></p><p>Domanda 4</p><p></p><p>Nella dichiarazione in occasione della pubblicazione del rapporto della CIE sui rifugiati, il Consiglio federale ha annunciato un potenziamento dell'aiuto alla lotta contro il razzismo e ha rammentato i provvedimenti adottati sinora : "Traendo gli insegnamenti dalle importanti lacune del diritto internazionale di quell'epoca, la comunità internazionale ha da allora elaborato numerose norme in materia. [...] La Svizzera è compartecipe di questa evoluzione, alla quale ha fornito talvolta impulsi decisivi, segnatamente in ambito di diritto internazionale umanitario. Attualmente il nostro Paese è firmatario delle principali convenzioni di protezione dei diritti dell'uomo [...]. Parallelamente la Svizzera ha attuato le misure necessarie al rispetto del principio di "non rinvio" e stanziato le risorse materiali e personali che le consentono di disporre di un'equa procedura d'asilo con controllo giudiziario. Inoltre il nostro Paese ha introdotto una disposizione penale moderna che reprime la discriminazione razziale".</p><p></p><p>La Svizzera è membro delle principali convenzioni dei diritti umani per la repressione della discriminazione razziale o che vi fanno riferimento, compresa la Convenzione internazionale sull'eliminazione di qualsiasi forma di discriminazione razziale del 1965. Regolarmente fa rapporto al competente comitato di sorveglianza e continua a impegnarsi attivamente in seno all'HCR e all'OIM. Inoltre ha partecipato attivamente alla conferenza mondiale contro il razzismo e la discriminazione razziale (Durban, 31.8.2001-8.9.2001), impegnandosi per i prossimi anni ad applicare le raccomandazioni finali. </p><p></p><p>Conformemente a quanto ribadito a più riprese dal Consiglio federale, l'impegno costante sia contro il razzismo, l'antisemitismo e la xenofobia sia a favore dei diritti umani costituiscono le fondamenta di una vita sociale rispettosa della dignità umana in uno Stato di diritto democratico. Continuerà pertanto a impegnarsi in questo settore, nei limiti delle sue competenze e delle disponibilità finanziarie. Al proposito va rilevato che il 21 febbraio 2001 ha chiesto ai dipartimenti di conferire una maggiore attenzione alla prevenzione del razzismo e alla sensibilizzazione ai diritti umani, integrando le relative problematiche nei programmi di formazione dell'Amministrazione federale. Sotto la direzione dell'Ufficio federale del personale, un gruppo di lavoro sta attualmente elaborando delle proposte concrete a tal fine. </p><p></p><p>Da ultimo occorre menzionare la partecipazione attiva della svizzera in seno alla "dimensione umana" de l'OSCE, nonché il sostegno dato all'Alto Commissario dell'OSCE per le minoranze nazionali. Nell'ambito del Consiglio d'Europa, i nostri rappresentanti hanno fornito diversi importanti impulsi al lavoro della Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza, ad esempio appoggiando la proposta di organizzare ogni anno nelle scuole una "Giornata della commemorazione dell'Olocausto e della prevenzione dei crimini contro l'umanità".</p><p></p><p>Domanda 5</p><p></p><p>Grazie all'indipendenza scientifica, all'accesso privilegiato agli archivi privati e alla possibilità di pubblicare integralmente i risultati, la CIE ha redatto dei documenti che non costituiscono né una storia ufficiale né una verità definitiva. Gli istituti di ricerca scientifica (università, Fondo nazionale svizzero ecc.) dispongono delle necessarie risorse per esaminare e elaborare ulteriormente i risultati della CIE. Diversi seminari sono già stati dedicati alla questione o lo saranno. Questi istituti di ricerca garantiscono a loro volta che neanche i risultati dei loro lavori non siano considerati alla stregua di storia ufficiale.</p><p></p><p>Quanto alla possibilità che i lavori proseguano, segnaliamo che la pubblicazione, all'inizio degli anni 1970, del rapporto di Edgar Bonjour sulla neutralità svizzera non ha affatto messo fine alle ricerche storiche su questo argomento. Anzi, oggi possiamo constatare che il rapporto ha addirittura stimolato nuovi studi. Vi è quindi motivo di credere che la pubblicazione del rapporto Bergier avrà un effetto analogo nei prossimi anni.</p>  Risposta del Consiglio federale.