<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Ad 1:</p><p>Già lo scorso anno, il Consiglio federale ha dovuto prendere atto di dichiarazioni antisemite espresse nell'ambito della discussione sugli averi non rivendicati di vittime del nazismo. Esse hanno avuto origine, tra l'altro, dai colloqui avvenuti negli USA con le organizzazioni ebraiche. Il Consiglio federale è rimasto colpito dalla veemenza di alcune di queste dichiarazioni rivolte contro gli Ebrei in Svizzera e all'estero. Pur senza attribuire lo stesso peso a tutte le opinioni espresse, esso è preoccupato per questa evoluzione.</p><p></p><p>Gli appartenenti a una minoranza non sono responsabili del razzismo, dell'antisemitismo o del manifestarsi di ostilità nei confronti degli stranieri. Essi sono piuttosto i capri espiatori di coloro che esprimono giudizi sommari e vogliono diffondere l'odio quando non riescono a gestire le crisi o quando intendono procedere a manipolazioni politiche. In relazione a questa tematica, la difficile situazione a cui la Svizzera si è vista esposta ha minacciato di sfociare in una diffamazione dei nostri concittadini ebrei.</p><p></p><p>È nel nostro interesse indicare nel razzismo, nella xenofobia e nell'intolleranza un pericolo per i valori democratici fondamentali del nostro Paese. Il Consiglio federale è fermamente intenzionato a impedire che affiorino il razzismo, l'antisemitismo e altri atteggiamenti discriminatori nei confronti di appartenenti ad altre religioni, razze, etnie o nazionalità e a combattere questi comportamenti alla radice. Il Consiglio federale è cosciente del fatto che il suo ruolo di guida è estremamente importante nei rapporti con le minoranze. Nella discussione in corso, i suoi membri hanno quindi preso più volte una chiara posizione contro l'antisemitismo, assumendo il loro ruolo quali modelli sociali con un atteggiamento deciso contro il razzismo, l'antisemitismo e la xenofobia. Il comportamento di politici e autorità ha in questo senso un'importanza decisiva. Oltre a questo, è tuttavia necessario un grande lavoro di chiarimento e di presa di coscienza, lavoro che è stato affidato a lungo termine alla Commissione federale contro il razzismo ma che deve essere integrato in ogni tipo di formazione scolastica e professionale.</p><p></p><p>Ad 2:</p><p>La politica della Svizzera in materia di rifugiati getta in effetti ombre sulla nostra storia prima e durante la Seconda guerra mondiale. Nel 1995, il presidente della Confederazione Villiger, nel suo discorso dinanzi alle Camere federali per il cinquantenario della fine della guerra, ha espresso il rincrescimento del Consiglio federale e si è scusato a nome di quest'ultimo "ben sapendo che un tale errore rimane comunque imperdonabile".</p><p></p><p>Il Consiglio federale esaminerà in che modo potrà essere resa giustizia ai superstiti dei profughi che furono respinti. Al riguardo sarà molto importante anche una rilettura storica aperta e senza pregiudizi.</p><p></p><p>Il Consiglio federale è disposto in linea di principio a rendere accessibili all'opinione pubblica tutti i dati personali disponibili sui profughi ebrei e non ebrei che furono respinti. Sono già in corso lavori in questo senso ma ci vuole tempo prima che le informazioni possano essere raccolte dagli archivi cantonali interessati, in collaborazione con l'Archivio federale. I dati già raccolti e rielaborati possono essere consultati e richiesti all'Archivio federale. Anche il centro di ricerca per le vittime dell'Olocausto a Yad Vashem in Israele e l'Holocaust Memorial Museum di Washington partecipano a questi lavori di ricerca.</p><p></p><p>Ad 3:</p><p>Nel discorso menzionato in precedenza per il cinquantenario della fine della guerra, il presidente della Confederazione Villiger ha rilevato che durante la Seconda guerra mondiale vi furono molte persone coraggiose in Svizzera le quali, fondandosi su valori etici che in seguito sarebbero diventati la base del diritto svizzero e internazionale in materia d'asilo e pur sapendo di incorrere in conseguenze personali, salvarono migliaia di profughi. Il presidente della Confederazione ha espresso a queste persone, a nome del Consiglio federale e del popolo svizzero, il riconoscimento morale che spetta loro. Il Consiglio federale ribadisce oggi questo riconoscimento e la sua gratitudine.</p><p></p><p>Il Consiglio federale non ha la competenza di annullare sentenze pronunciate nei confronti di persone a causa del loro impegno a favore dei profughi o della loro resistenza contro i nazisti. È tuttavia disposto a esaminare e se del caso a promuovere e sostenere tutti i provvedimenti che possano portare alla riabilitazione di queste persone. Ha inoltre appreso con soddisfazione che in una procedura di revisione a San Gallo si è riusciti ad annullare la sentenza contro il capo della polizia Grüninger.</p><p></p><p>Il ricordo e la prevenzione sono i due pilastri su cui bisogna fondarsi per trarre insegnamenti dal passato e applicarli al futuro. Secondo il Consiglio federale, anche il fatto di rendere onore a coloro che durante la Seconda guerra mondiale si sono impegnati a favore dei profughi fa parte dei provvedimenti che tengono alti i valori etici fondamentali contro il razzismo e l'intolleranza. Secondo il Consiglio federale, un'educazione al rispetto dei diritti dell'uomo, della dignità umana e alla tolleranza, unitamente a un efficace lavoro di prevenzione sono un modo per onorare le vittime del passato.</p><p></p><p>Ad 4:</p><p>In considerazione della procedura penale in corso, il Consiglio federale non ritiene opportuno esprimersi in merito al comportamento dell'Unione di Banche Svizzere e del guardiano che ha trovato gli atti. È tuttavia soddisfatto che si è potuto salvare questi atti dalla distruzione.</p><p></p><p>Secondo il Consiglio federale, non è necessario prendere provvedimenti particolari per garantire che le banche e gli altri amministratori di patrimoni si attengano al decreto federale del 13 dicembre 1996. Come per altre fattispecie, anche in questo caso la disposizione penale (art. 9 del decreto federale) offre una sufficiente garanzia affinché gli atti utili per le ricerche storiche siano conservati.</p><p></p><p>Per quanto concerne le ritorsioni legali o economiche, menzionate nell'interpellanza, nei confronti di persone - in particolare di coloro che sottostanno al segreto professionale - che si presentano di propria iniziativa alla commissione di esperti indipendente, occorre rilevare che esse possono appellarsi, per giustificare la loro testimonianza, alla tutela di interessi giustificati o di interessi pubblici preminenti.</p><p></p><p>Per il Consiglio federale è estremamente importante che la commissione di esperti Bergier possa svolgere il suo lavoro nelle migliori condizioni e in assoluta indipendenza. Essa non si limiterà a consultare gli atti ma interrogherà anche testimoni. Secondo quanto comunicato dal presidente della commissione, prossimamente sarà designato un servizio di contatto al quale potrà rivolgersi chi ha conosciuto gli avvenimenti dell'epoca, portando la sua testimonianza.</p><p></p><p>L'articolo 2 capoverso 2 del decreto federale del 13 dicembre 1996 concernente le ricerche storiche e giuridiche sulla sorte degli averi giunti in Svizzera a causa del regime nazionalsocialista prevede che la commissione di esperti indipendente, diretta dal professor J.-F. Bergier, informi regolarmente il Consiglio federale sullo stato dei lavori, in particolare nel caso in cui dalle ricerche dovessero scaturire indicazioni concrete riguardo a diritti patrimoniali conformemente all'articolo 1 del decreto federale. In risposta a tre interventi parlamentari, il Consiglio federale si dichiara inoltre disposto a esaminare la problematica generale degli averi non rivendicati e ad avviare una modifica dei disciplinamenti legislativi. Per quanto concerne gli averi non rivendicati risalenti alla Seconda guerra mondiale ed esterni al settore bancario, che saranno probabilmente scoperti nell'ambito delle ricerche della commissione di esperti Bergier, bisognerà esaminare se si deve prevedere una soluzione legislativa specifica o optare invece per il disciplinamento generale degli averi non rivendicati di cui si discute attualmente. La commissione Volcker si occupa dei chiarimenti di fondo relativi agli averi non rivendicati depositati presso le banche, mentre la ricerca di pretese individuali sugli averi non rivendicati depositati presso le banche svizzere è affidata all'ombudsman delle banche. Per le pretese nei confronti di assicurazioni, l'Unione svizzera degli assicuratori privati Vita (UPAV) ha allestito un servizio centrale a cui annunciarsi.</p><p></p><p>Ad 5:</p><p>La commissione di esperti indipendente diretta dal professor J.-F. Bergier affronterà prioritariamente la questione dell'oro trafugato. Il Consiglio federale trarrà le sue conclusioni sulla base dei risultati dei lavori della commissione.</p><p></p><p>Ad 6:</p><p>Oltre ai chiarimenti già in corso da parte della commissione di esperti indipendente diretta dal professor J.-F. Bergier e della commissione Volcker, il Consiglio federale, in risposta a tre interventi parlamentari, si dichiara disposto a esaminare in generale la problematica degli averi non rivendicati e a dare il via alle necessarie modifiche delle prescrizioni legislative. Il Consiglio federale valuta gli sviluppi per quanto concerne il chiarimento della questione degli averi non rivendicati nel complesso molto positivamente. È convinto che siano stati presi i provvedimenti necessari per risolvere questa problematica in modo costruttivo e soddisfacente.</p><p></p><p>Il 26 febbraio 1997, il Consiglio federale si è dichiarato disposto, conformemente alle raccomandazioni del rapporto allestito dagli storici Peter Hug e Marc Perrenoud, a consegnare, quale primo provvedimento, gli elenchi dei proprietari di averi versati sul fondo degli averi non rivendicati, nell'ambito dell'esecuzione del decreto di dichiarazione del 1962, e in seguito impiegati per scopi umanitari ai governi e alle organizzazioni interessati per consentire la ricerca mirata di eventuali aventi diritto. Per poter completare questi elenchi, l'Archivio federale sta rielaborando tutti gli atti raccolti dall'ufficio di dichiarazione del 1962 e intende registrare tutti gli averi allora dichiarati, quindi anche quelli affidati ad amministratori di patrimoni. Non appena saranno disponibili, gli elenchi degli averi restituiti agli amministratori di patrimoni potranno essere consegnati immediatamente all'ombudsman delle banche e al servizio allestito dalle assicurazioni Vita, in modo che questi possano procedere alla ricerca attiva dei singoli aventi diritto.</p>  Risposta del Consiglio federale.