<h2>SubmittedText<h2><p>A quanto pare, l'UE sta inasprendo il diritto in materia di armi in reazione agli attentati terroristici di Parigi. La Svizzera, in quanto Stato Schengen, è interessata da tali sviluppi. A tale proposito pongo al Consiglio federale le domande seguenti:</p><p>1. A quanta pressione sarà sottoposta la Svizzera per riprendere senza eccezioni queste modifiche?</p><p>2. Il Consiglio federale ritiene possibile negoziare deroghe per il sistema di milizia e di tiro svizzeri?</p><p>3. Chi sono i responsabili svizzeri del dossier a Bruxelles e nei confronti dell'UE?</p><p>4. Qual è il loro mandato?</p><p>5. In che misura tali modifiche si differenzierebbero, sul piano materiale e generale, dall'iniziativa popolare "per la protezione dalla violenza perpetrata con le armi" respinta da popolo e cantoni nel 2011 e dall'inasprimento del diritto in materia di armi?</p><p>6. Con quale base e motivazione legale l'Ufficio federale di polizia sostiene in linea di massima gli inasprimenti previsti dall'UE?</p><p>7. Le pressioni sulla Svizzera affinché riprenda tali modifiche nel diritto in materia di armi aumenterebbe in seguito alla conclusione di un accordo quadro istituzionale con l'obbligo, di fatto, di recepire dinamicamente il diritto UE da parte del nostro Paese?</p><p>8. Ha un'idea dello scadenzario delle trattative interne all'UE? A suo parere, quando tale tema diventerà d'attualità per la Svizzera?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale ha già indicato nella risposta all'interpellanza Ruiz Rebecca 15.4199, "Nuove direttive europee sulle armi da fuoco. Sono necessari adeguamenti in Svizzera?", che la proposta di modifica della direttiva 91/477/CEE del Consiglio relativa al controllo dell'acquisizione e della detenzione di armi (qui di seguito "direttiva dell'UE sulle armi") costituisce uno sviluppo dell'acquis di Schengen ai sensi dell'accordo di associazione a Schengen (AAS). La Svizzera è dunque tenuta a recepire la direttiva e a trasporla nel suo diritto nazionale.</p><p>2. Le deliberazioni del Consiglio dell'UE sono state avviate alla fine di novembre 2015 a livello di esperti (gruppo di lavoro Genval). Una prima discussione a livello ministeriale ha avuto luogo il 10 marzo 2016. Al momento si ignora ancora se il Consiglio dei ministri e il Parlamento europeo adotteranno il contenuto della normativa, quali saranno tali contenuti e quali dovranno essere attuati dalla Svizzera. Durante le deliberazioni la Svizzera si adopera in favore di soluzioni pragmatiche per tenere conto in particolare del tiro fuori del servizio, strettamente legato al sistema di milizia svizzero e all'arma d'ordinanza.</p><p>3. La capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) rappresenta gli interessi della Svizzera a livello ministeriale (Consiglio GAI). A livello di esperti, la Svizzera è rappresentata dall'Ufficio federale di polizia, responsabile del dossier, durante le deliberazioni del Consiglio (gruppo di lavoro Genval). La posizione della Svizzera è definita da tutti gli organi implicati, in particolare il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport e il Dipartimento federale degli affari esteri.</p><p>4./6. Quanto ai negoziati in corso, al momento non è possibile fornire informazioni dettagliate sulla posizione della Svizzera. Il nostro Paese sostiene in linea di massima le misure per combattere il terrorismo e la criminalità organizzata. Si impegna quindi nella lotta contro il traffico di armi, cercando al contempo soluzioni pragmatiche che tengano conto del tiro fuori del servizio, strettamente legato al sistema di milizia svizzero e all'arma d'ordinanza. Il 10 marzo 2016 la capo del DFGP si è espressa in tal senso a Bruxelles in occasione del Consiglio GAI.</p><p>5. Come indicato nella risposta alla domanda 2, i punti della normativa da recepire non sono ancora chiaramente definiti. Non è pertanto ancora possibile precisare in che misura corrisponderanno o meno al contenuto dell'iniziativa popolare "per la protezione della violenza perpetrata con le armi". È tuttavia chiaro che il Parlamento e, nell'ambito del referendum facoltativo, anche il popolo svizzero potranno esprimersi se adeguamenti legali dovessero essere necessari per l'attuazione della direttiva UE sulle armi modificata.</p><p>7. No. Il campo d'applicazione di un accordo istituzionale sarebbe limitato agli accordi esistenti e futuri tra la Svizzera e l'UE in materia di accesso al mercato (mercato interno). L'AAS, che copre tra l'altro il diritto in materia di armi, non riguarda l'accesso al mercato e pertanto non rientrerebbe nel campo d'applicazione dell'accordo istituzionale.</p><p>8. Per il momento non è possibile formulare stime precise a tale proposito. È vero che la presidenza olandese del Consiglio si è prefissata di consolidare la posizione del Consiglio entro la fine di giugno 2016. Il Parlamento europeo deve tuttavia ancora valutare la proposta della Commissione sulla modifica della direttiva UE sulle armi. Probabilmente anche il Parlamento europeo auspicherà adeguamenti, che dovranno poi essere chiariti con il Consiglio. Soltanto quando questi due organi avranno trovato un compromesso e adotteranno le modifiche della direttiva UE sulle armi questo atto sarà notificato alla Svizzera quale sviluppo. Se l'attuazione della direttiva dovesse comportare modifiche legali in Svizzera, quest'ultima disporrebbe, in virtù dell'AAS, di un termine di due anni al massimo per recepire e attuare la direttiva. Le modifiche della direttiva UE sulle armi dovrebbero quindi essere applicabili al più presto tra tre anni in Svizzera.</p>  Risposta del Consiglio federale.