<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Dall'apparizione del primo caso di BSE in Svizzera, quattordici anni or sono, il Consiglio federale fa tutto il possibile per eradicare questa epizoozia dal nostro Paese e per impedire che la malattia si trasmetta alle persone. A tale scopo, i provvedimenti attuati sono stati e sono tuttora continuamente aggiornati in base allo stato delle conoscenze scientifiche.</p><p>Grazie ad un programma di sorveglianza avviato nel 1999 in Svizzera, l'efficacia dei provvedimenti summenzionati può essere dimostrata. Nel nostro Paese, la situazione epidemiologica relativa alla BSE migliora continuamente e, di anno in anno, il numero dei casi di questa malattia diminuisce. Infatti, nel 2004 sono stati diagnosticati ancora tre casi di BSE nelle mucche; in un altro caso, la malattia si è manifestata in uno zebù nano (nel 2003 i casi erano 21; 24 nel 2002).</p><p>In merito alle domande poste nel testo dell'interpellanza, il Consiglio federale risponde come segue:</p><p>1. Nel nostro Paese, dal 1990 la protezione dei consumatori è garantita mediante l'asportazione sistematica degli organi a rischio. Considerato che, secondo le conoscenze scientifiche più recenti, sono soltanto gli organi a rischio - e non la carne muscolare - ad essere potenzialmente infettivi, i test BSE effettuati a tappeto non consentono di migliorare la sicurezza dei consumatori.</p><p>Nonostante l'evoluzione positiva del numero di casi, le esperienze maturate nell'ambito della lotta alle epizoozie mostrano come sia possibile eradicare le malattie soltanto mediante l'attuazione rigorosa e globale dei provvedimenti decisi. Perciò, anche in futuro le autorità veterinarie, con la collaborazione dell'unità BSE, si impegneranno affinché le misure di lotta alla BSE esistenti vengano applicate senza lacune o manchevolezze. </p><p>2. Il programma di sorveglianza, che prevede l'esame riguardo alla BSE di tutte le mucche morte, di quelle macellate per ragioni di ordine sanitario o uccise, come pure di un campione di 6000 o 7000 mucche sottoposte a macellazione ordinaria, verrà portato avanti anche in futuro e proseguirà al medesimo livello. Accertamenti epidemiologici mostrano che tali esami sono sufficienti per seguire l'evoluzione della malattia in Svizzera. L'importanza dei nuovi casi della cosiddetta BSE atipica, apparsa in diversi Paesi, resta ancora da chiarire. Finora in Svizzera non ne sono stati scoperti: tuttavia, indagini retrospettive dovranno chiarire se in passato simili casi siano eventualmente comparsi anche nel nostro Paese. Le attuali conoscenze riguardo a queste nuove forme di BSE non fanno prevedere la necessità di adeguare il programma di sorveglianza o le misure di lotta alla malattia.</p><p>3. Si distinguono due forme della malattia di Creutzfeldt-Jakob: una forma classica (CJD), conosciuta dal 1920, che si manifesta soprattutto in persone di età superiore a 60 anni; e una nuova variante (vCJD), diagnosticata per la prima volta nel 1996 in Inghilterra, correlata alla BSE. </p><p>Dal 1996 fino al 2000, in Svizzera è stato rilevato un numero annuale di casi della forma classica CJD compreso tra 6 e 11. Nel 2001 si è registrato un aumento improvviso del numero di casi, che sono diventati 19. Da allora, tale numero si è mantenuto a questo livello. Finora in Svizzera non è apparso nessun caso di vCJD.</p><p>Negli ultimi anni, anche in altri Paesi il numero dei casi accertati di CJD è aumentato. Secondo la spiegazione ritenuta più probabile, un'accresciuta attenzione da parte degli ambienti medici nei confronti della malattia, dovuta alla comparsa della vCJD in Inghilterra, avrebbe determinato una crescita apparente del numero di casi. </p><p>Considerato che non si può escludere completamente un rapporto causale tra BSE e aumento dei casi, la Confederazione ha svolto, o ha incaricato di svolgere, diverse indagini. Dal 2001, ogni caso di CJD in Svizzera viene studiato approfonditamene nell'ambito di una collaborazione tra l'Ufficio federale della sanità pubblica, il centro nazionale di riferimento per le malattie da prioni e la clinica neurologica dell'ospedale universitario di Zurigo. Finora, i risultati di queste indagini non hanno mai evidenziato nessun elemento a favore dell'ipotesi di un legame tra i casi svizzeri di CJD e la BSE. È in corso uno studio caso-controllo per ampliare l'analisi dei dati raccolti, i cui risultati dovrebbero essere disponibili alla fine del 2005. Inoltre, si sta svolgendo un progetto di ricerca allo scopo di caratterizzare e paragonare i tipi di prioni presenti nell'essere umano e nell'animale in Svizzera. Utilizzando metodi biochimici e immunoistologici, nonché effettuando onerosi esperimenti su animali, tessuti provenienti da casi svizzeri di CJD vengono confrontati con tessuti provenienti da casi di BSE, allo scopo di mettere in evidenza o escludere un'eventuale correlazione tra i casi della forma classica di CJD e la BSE. A seconda dell'andamento degli esperimenti, i risultati saranno disponibili tra uno o due anni.</p><p>4. Tutte le indagini infettivologiche svolte finora, hanno dimostrato che - al contrario di cervello, midollo spinale, occhi, determinati gangli nervosi, tonsille e alcune parti dell'intestino - la carne muscolare non può trasmettere la BSE. Perciò, una mucca positiva al test BSE non è fonte di pericolo, se dalla sua carcassa viene asportato con cura tutto il materiale a rischio. Di conseguenza, la sicurezza dei consumatori non dipende dai test BSE effettuati, bensì dall'asportazione sistematica del materiale potenzialmente pericoloso.</p><p>5. Il Consiglio federale continua ad essere convinto che un'informazione aperta ed esaustiva sui provvedimenti e sui rischi inerenti alla BSE sia il metodo migliore per mantenere elevata la fiducia dei consumatori. La sospensione dei test BSE effettuati su base volontaria non pregiudicherà la qualità della carne bovina svizzera. Con la decisione 2/2003 del 25 novembre 2003, il Comitato misto veterinario ha riconosciuto che le misure di lotta alla BSE attuate dal nostro Paese sono equivalenti a quelle dell'UE. Di conseguenza, i bovini vivi come pure gli ovuli e gli embrioni di questi animali provenienti dalla Svizzera hanno nuovamente accesso ai mercati europei. Il Consiglio federale si sta impegnando affinché l'equivalenza delle normative possa essere estesa all'intero settore delle derrate alimentari di origine animale, nell'interesse delle esportazioni di prodotti tipici della Svizzera.</p>  Risposta del Consiglio federale.