<h2>SubmittedText<h2><p>"Dopo tutta la fatica che si compie per arrestarli, dopo tutti i rischi, ecco questo provvedimento che definirei un indulto. Tutto questo delegittima un intero sistema. Già far scontare per intero le pene è diventata cosa particolarmente difficile, ma questo nuovo provvedimento libera di fatto chi ha meno di 18 mesi da scontare e permette i domiciliari a chi nella maggior parte delle volte non ha nemmeno un domicilio certo". Queste le parole di Stefano Paoloni, segretario generale del Sindacato di polizia italiano (SAP) alla notizia della pubblicazione del decreto legge del Governo italiano il 16 marzo 2020.</p><p>Se in Italia vi é preoccupazione, perché persone pericolose sono di fatto fatte uscire dalle carceri a seguito delle difficoltà di gestione nel periodo Covid-19, anche in Svizzera - Ticino in particolare - vi é il timore che in seguito all'abolizione del controllo sistematico alle frontiere, possano a breve varcare il confine per sfuggire alla giustizia italiana.</p><p>A seguito di questo preoccupante scenario chiedo al Consiglio federale:</p><p>1. È a conoscenza di questa decisione adottata dal Governo italiano?</p><p>2. Il Governo italiano ha informato ufficialmente i Governi dei paesi confinanti di questa decisione?</p><p>3. Condivide la preoccupazione che questi criminali potrebbero presto varcare i confini, molti di fatto non più presidiati, per venire in Svizzera e co&amp; sfuggire alla giustizia italiana?</p><p>4. In caso affermativo, che misure intende mettere in atto per impedire, o quantomeno limitare questo fenomeno?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale è a conoscenza del fatto che l'Italia, nel quadro della lotta contro l'epidemia di COVID-19, ha concesso a condannati che stavano scontando la pena in carcere il trasferimento agli arresti domiciliari sotto la sorveglianza delle autorità competenti. Questa decisione è stata presa per ragioni di politica sanitaria (pandemia virale e sovraffollamento carcerario). Il Consiglio federale è anche a conoscenza del decreto-legge italiano del 10 maggio 2020 che impone di esaminare caso per caso il ritorno al regime di detenzione carceraria per la persona in questione, laddove il suo stato di salute e la situazione sanitaria dei detenuti lo consenta. Non sono invece disponibili cifre riguardo al numero di persone finora tornate in prigione o rimaste agli arresti domiciliari.</p><p>2. Il Governo italiano non ha informato il Consiglio federale della decisione adottata.</p><p>3. e 4. Durante la crisi da COVID-19 le competenti autorità svizzere sono sempre rimaste vigili, sia a livello federale che cantonale. La polizia cantonale ticinese, ad esempio, collabora regolarmente con le autorità migratorie per verificare se persone oggetto di un'operazione di polizia presentino eventuali legami con la Svizzera. Questo ha permesso di portare alla luce diversi legami di questo tipo.</p><p>In tale contesto, il potenziamento della cooperazione transfrontaliera riveste un'importanza fondamentale. Come menzionato nelle risposte all'interpellanza urgente Amaudruz 19.4398 del 4 dicembre 2019 ("Misure urgenti contro la criminalità transfrontaliera") e alla mozione Amaudruz 19.4511 del 19 dicembre 2019 ("Pacchetto di misure per la lotta contro la criminalità transfrontaliera"), la lotta alla criminalità transfrontaliera è una priorità per la Svizzera. Le autorità competenti (autorità federali di polizia, doganali e preposte all'immigrazione, autorità cantonali di polizia e migratorie) partecipano alla cooperazione che spazia dallo scambio di informazioni strategiche od operative, all'organizzazione delle pattuglie miste e al sostegno in caso di urgenti misure operative transfrontaliere. A livello locale, questa collaborazione viene sostenuta e agevolata dal Centro di cooperazione di polizia e doganale (CCPD) italo-svizzero a Chiasso. Il quadro viene completato dai contatti intrattenuti da fedpol con le organizzazioni di polizia a livello europeo (Europol) e internazionale (Interpol).</p><p>L'articolo 67 capoverso 4 della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI; RS 142.20) autorizza fedpol a pronunciare, a titolo preventivo, divieti d'entrata nei confronti di cittadini stranieri al fine di salvaguardare la sicurezza interna ed esterna della Svizzera. Anche la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) può pronunciare divieti d'entrata (art. 67 cpv. 2 lett. a LStrI) laddove sussistono informazioni secondo cui una persona straniera violi o esponga a pericolo l'ordine e la sicurezza pubblici in Svizzera o all'estero.</p>  Risposta del Consiglio federale.