<h2>SubmittedText<h2><p>Il Gran Consiglio invita l'Assemblea federale a modificare il Codice penale svizzero al fine di portare da 30 anni a imprescrittibile il termine di prescrizione per le pene detentive a vita.</p><h2>InitialSituation<h2><p class="Standard_d">Il Gran Consiglio invita l'Assemblea federale a modificare il Codice penale svizzero al fine di portare da 30 anni a imprescrittibile il termine di prescrizione per le pene detentive a vita.</p><h2>Proceedings<h2><h4 class="SDA_Meldung_d">Notizia ATS</h4><h3 class="Debatte_sda_linksbündig_d"><strong>Dibattito al Consiglio degli Stati, 16.12.2021</strong></h3><p class="Standard_d"><strong>No a prescrizione per atti puniti con detenzione a vita</strong></p><p class="Standard_d"><strong>Il termine di prescrizione per le pene detentive a vita, attualmente fissato a 30 anni, va soppresso. Seppur di misura, con 21 voti contro 20, il Consiglio degli Stati ha deciso oggi di dar seguito a un'iniziativa in tal senso del canton San Gallo. A differenza del Nazionale, in prima lettura i "senatori" l'avevano bocciata.</strong></p><p class="Standard_d">La Commissione degli affari giuridici della Camera dei cantoni ha ora due anni di tempo per elaborare un progetto di legge.</p><p class="Standard_d">Attualmente il diritto penale prevede l'imprescrittibilità per il genocidio, i crimini contro l'umanità, i crimini di guerra e gli atti terroristici qualificati, nonché i reati sessuali o pedopornografici commessi su bambini.</p><p class="Standard_d">Con la sua iniziativa, San Gallo vuole abolire la prescrizione per chi ha commesso un reato grave. Ciò riguarderebbe in pratica l'assassinio. Nelle motivazioni dell'iniziativa, si sottolinea che i termini attuali potrebbero impedire la risoluzione di taluni casi. In particolare i progressi delle analisi del DNA consentono agli inquirenti di trovare le prove della colpevolezza di un sospetto molti anni dopo i crimini.</p><p class="Standard_d">Il relatore commissionale Carlo Sommaruga (PS/GE) ha tentato invano di convincere il plenum a bocciare per la seconda volta l'iniziativa cantonale e in tal modo ad archiviarla: a suo avviso, la prescrizione è essenziale nell'ordine giuridico. Il suo scopo è il ripristino della pace giuridica dopo un certo lasso di tempo. Il diritto vigente, inoltre, prevede già un termine di prescrizione molto lungo, di 30 anni, per i crimini la cui pena massima è la detenzione a vita.</p><p class="Standard_d">&nbsp;</p><p class="Standard_d">"Incoerenza"</p><p class="Standard_d">Ma vari oratori sono stati di tutt'altro avviso. V'è attualmente un'"incoerenza" nel Codice penale", ha rilevato ad esempio Heidi Z'graggen (Centro/UR). Con la prescrizione, taluni autori di reati non sono purtroppo mai puniti, le ha fatto eco Daniel Jositsch (PS/ZH). A suo avviso, il fatto che vengano giudicati prima o dopo 30 anni non cambia nulla.</p><p class="Standard_d">Nell'ambito di crimini gravi che si sono verificati molti anni or sono, i parenti delle vittime sono ancora in attesa che giustizia sia fatta, ha aggiunto a sua volta Charles Juillard (Centro/JU). Per il "senatore" giurassiano condurre un processo equo anche dopo 30 anni contribuisce alla pace sociale e contribuisce a mostrare alle vittime che lo Stato non le dimentica.</p><p class="Standard_d">&nbsp;</p><p class="Standard_d">Lasciare tempo al tempo</p><p class="Standard_d">Voler riaprire un procedimento penale parecchi anni dopo significa riaprire ferite in seno alla società e presso i parenti delle vittime, gli ha replicato Sommaruga. Il tempo deve consentire il lutto collettivo e alle famiglie non bisogna dare false speranze, ha aggiunto Matthias Michel (PLR/ZG).</p><p class="Standard_d">L'obiettivo dal punto di vista penale è quello di garantire la pace sociale, non di mettere le persone in galera, ha sottolineato dal canto suo Philippe Bauer (PLR/NE). "Non dobbiamo lasciarci trasportare dalle emozioni". Se dopo 30 anni, dei fatti non sono stati chiariti, la società ha il diritto di tirare una riga sul passato. "Certo - ha concesso il "senatore" neocastellano - ciò è difficile da capire per i parenti delle vittime".</p><p class="Standard_d">&nbsp;</p><p class="Standard_d">Dossier controverso</p><p class="Standard_d">Ma tutti questi argomenti non hanno fatto breccia tra la maggioranza del Consiglio degli Stati, che - come detto - ha dato seguito all'iniziativa cantonale sangallese.</p><p class="Standard_d">Sin dalla prima lettura, il dossier ha fortemente diviso le due Camere. Nel giugno 2020, i "senatori" con 20 voti a 18 avevano bocciato l'iniziativa cantonale. Nel giugno scorso, il Nazionale l'aveva invece deciso - seppur di strettissima misura con 90 voti a 89 e 10 astenuti - di darle seguito.</p><p>&nbsp;</p><h2 class="Titel_d"><strong>Informazioni</strong></h2><p class="Auskünfte_d">Simone Peter, segretaria della commissione,</p><p class="Auskünfte_d">058 322 97 47,</p><p class="Auskünfte_d"><a href="mailto:rk.caj@parl.admin.ch">rk.caj@parl.admin.ch</a></p><p class="Auskünfte_d"><a href="https://www.parlament.ch/it/organe/commissioni/commissioni-tematiche/commissioni-cag">Commissione degli affari giuridici (CAG)</a></p>