<h2>SubmittedText<h2><p>Dopo i risultati incoraggianti del 2019, attualmente la viticoltura svizzera versa in una situazione preoccupante: la chiusura dei ristoranti e di altri esercizi pubblici, il calo dei pernottamenti negli alberghi e l'annullamento di grandi manifestazioni hanno causato una drastica diminuzione della cifra d'affari (quasi l'80 % per alcuni produttori).</p><p>Secondo il rapporto dell'Osservatorio svizzero del mercato dei vini (OSMV), la quota di mercato in termini di volume dei vini svizzeri degli otto principali addetti al commercio al dettaglio svizzero (Coop, Denner, Globus, Manor, Migros, Spar, Landi, Volg) nel 2019 era del 27,5 per cento. </p><p>Presso i nostri rivenditori, all'incirca un quarto dell'offerta è costituita da vini svizzeri, poco. L'attuale crisi ci dimostra la volontà di privilegiare il consumo di prodotti locali per questioni sia economiche sia ambientali.</p><p>Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande.</p><p>1. Il Consiglio federale ritiene che si debba esortare i grandi distributori a vendere più vini svizzeri?</p><p>2. Il Consiglio federale ritiene che sia adeguato fissare per i distributori una quota minima di offerta di vini svizzeri, pari, ad esempio, al 50 per cento? </p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Negli scorsi due anni la quota di mercato dei vini svizzeri è aumentata e nel 2019 ammontava al 37 per cento. In seguito alla comparsa del coronavirus e alle misure adottate il 16 marzo 2020 dal Consiglio federale per rallentare la diffusione della pandemia di COVID-19, in particolare la chiusura dei ristoranti e il divieto di manifestazioni, le vendite di vini sono crollate. Le scorte, già elevate, aumenteranno ancora significativamente con l'incantinamento della vendemmia 2020. In questo contesto, il 20 maggio 2020 il Consiglio federale ha approvato l'ordinanza COVID-19 declassamento dei vini (RS 916.141), entrata in vigore il 1° giugno 2020. In virtù di questa ordinanza, sono previsti 10 milioni di franchi per il declassamento del vino. Il 4 giugno 2020 il Parlamento ha approvato il credito aggiuntivo necessario. La misura contribuisce a stabilizzare il mercato che ha subito un crollo delle vendite e a sostenere il prezzo dell'uva per la vendemmia 2020.</p><p>1. Il Consiglio federale ritiene che vi sia, in generale, un potenziale per aumentare la quota di mercato dei vini svizzeri e che esso possa essere sfruttato meglio. La Confederazione sostiene in via sussidiaria il finanziamento di misure decise dal settore vitivinicolo in materia di promozione delle vendite di vini svizzeri. A tal fine, per il 2020 è stato stabilito un importo di quasi 3 milioni di franchi.</p><p>Inoltre, l'Ufficio federale dell'agricoltura fine 2019 ha deciso di accordare un sostegno supplementare alla promozione delle vendite di vini svizzeri per il 2019 e il 2020. Tuttavia, spetta all'Interprofessione della vigna e del vino svizzero e a Swiss Wine Promotion incoraggiare gli addetti al commercio al dettaglio a impegnarsi ancora di più nella commercializzazione di vini svizzeri.</p><p>2. La decisione di commercializzare una derrata alimentare rientra nell'iniziativa imprenditoriale degli addetti al commercio al dettaglio della filiera. Fissare una quota minima di vini svizzeri nell'assortimento dei distributori rappresenterebbe una restrizione della libertà economica garantita dalla Costituzione. Per derogare al principio della libertà economica, sono necessari una base costituzionale sufficiente e un interesse pubblico preponderante. Inoltre, conformemente al principio del trattamento nazionale sancito dall'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) e dagli accordi di libero scambio, la Svizzera è tenuta a non riservare ai prodotti di un'altra parte contraente un trattamento meno favorevole di quello riservato ai prodotti simili di origine nazionale. Per tali ragioni, il Consiglio federale ritiene che non sia adeguato fissare per i distributori una quota minima di offerta di vini svizzeri.</p>  Risposta del Consiglio federale.