<h2>SubmittedText<h2><p>Nel settembre 2014, al termine del vertice NATO tenutosi in Galles, è stata adottata una dichiarazione articolata in 113 punti. Il punto 88 concerne la creazione della Partnership Interoperability Initiative (PII), che comprende anche 5 Stati non membri della NATO, e della Piattaforma per l'interoperabilità (IP, Interoperability Platform), alla quale sono affiliati complessivamente 24 (o 25?) Stati non membri della NATO, tra cui, a quanto sembra, anche la Svizzera.</p><p>1. La "Partnership Interoperability Initiative" e la "Piattaforma per l'interoperabilità" sono due organizzazioni/enti diversi e autonomi? In caso affermativo, in che rapporto stanno tra loro? In quale misura sono integrati in organizzazioni già esistenti (p. es. NATO o PPP)?</p><p>2. Qual è lo scopo di questa(e) organizzazione(i)? È vero che uno degli obiettivi consiste nel fatto che i partner - quindi anche la Svizzera - devono essere in grado di operare con le forze armate della NATO? Si tratta di adeguare l'istruzione, le Armi e la strategia alla NATO? In che maniera è garantito che la collaborazione prevista - caso per caso - è effettivamente basata sulla volontarietà e non sulla coercizione diretta o indiretta?</p><p>3. Secondo il testo adottato, nell'ambito della collaborazione vi saranno presumibilmente cooperazioni più ampie rispetto al passato ("deeper access to cooperation on interoperability issues"). In quale misura la Svizzera intende intensificare la collaborazione con la NATO?</p><p>4. Chi - da parte svizzera - ha auspicato il rafforzamento di questa collaborazione? In tale ambito il nostro Paese ha firmato un accordo qualsiasi (o un'eventuale dichiarazione d'intenti o simili)? In caso affermativo, qual è l'esatto contenuto? </p><p>5. Chi parteciperà in futuro in rappresentanza della Svizzera agli incontri di questa(e) organizzazione(i)? Con che frequenza - e in quale contesto - si svolgeranno tali incontri? Quale sarà l'investimento della Svizzera a livello di personale? A quanto ammonteranno i relativi costi?</p><p>6. Nel menzionato documento della NATO ("Wales Summit Declaration", con il citato punto 88) la Russia è criticata in vari punti e si indica anche il conflitto in Siria definendolo una minaccia per gli Stati della NATO. Al riguardo, la NATO intende "osservare ed esaminare accuratamente" la situazione e valutare quali opzioni ha a sua disposizione. La "Piattaforma per l'interoperabilità" è una componente di questo meccanismo destinato a verificare tali Paesi? Non vi è, di conseguenza, l'eventualità che ciò crei conflitti con il tradizionale ruolo neutro della Svizzera?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale risponde come segue alle singole domande:</p><p>1. La Partnership Interoperability Initiative e la Piattaforma per l'interoperabilità non sono organizzazioni o enti. La prima è, come dice il nome, un'iniziativa della NATO volta a mantenere e migliorare la capacità di cooperazione in ambito militare con gli Stati partner. Nell'ambito di questa iniziativa vengono sviluppate diverse attività e forme di cooperazione, tra le quali figura anche la Piattaforma per l'interoperabilità. Quest'ultima è semplicemente una nuova modalità per lo scambio di informazioni e di opinioni incentrata su un tema preciso, ovvero sulla capacità di cooperazione in ambito militare. Forme di dialogo di lunga data quali il Consiglio di partenariato euro-atlantico (EAPC) o il Dialogo mediterraneo hanno invece principalmente un'impronta geografica. Agli incontri della Piattaforma per l'interoperabilità partecipano non solo gli Stati dell'aerea euro-atlantica ma anche quelli dell'Asia e del Vicino Oriente.</p><p>2. Gli incontri della Piattaforma per l'interoperabilità servono a confrontarsi con regolarità sulle questioni che riguardano la cooperazione militare, soprattutto sulle possibilità di preservare e migliorare la cooperazione militare nell'ambito degli impieghi internazionali di promovimento della pace. Anche in questo contesto, esattamente come nel caso del Partenariato per la pace, vige la regola della cooperazione volontaria: ogni Stato decide autonomamente le modalità e la frequenza degli scambi e della partecipazione. Non esiste alcun tipo di obbligo o coercizione.</p><p>3. Nel quadro della Partnership Interoperability Initiative la NATO ha creato delle possibilità di ampliare la cooperazione militare. Su questa base cinque Stati hanno deciso di rafforzare la loro cooperazione (Australia, Finlandia, Georgia, Giordania, Svezia). La Svizzera non rientra tra questi Paesi, ma partecipa - con altre 24 nazioni - all'incontro nella modalità della Piattaforma per l'interoperabilità e segue le attività in corso in tale contesto. L'interesse della Svizzera verso questa tematica resta sostanzialmente invariato. L'obiettivo è rimanere al passo con gli sviluppi militari nel nostro contesto, confrontarsi con altri eserciti e sfruttare le conoscenze altrui.</p><p>4. La tipologia e l'entità della cooperazione della Svizzera con la NATO e i suoi Stati membri rispecchia la volontà del Consiglio federale. Nel suo rapporto sulla politica di sicurezza della Svizzera adottato il 24 agosto 2016 il Consiglio federale ha esposto in modo dettagliato come e in quali ambiti tematici la Svizzera coopera con la NATO. La Svizzera non ha firmato alcun accordo né dichiarazioni di intenti in relazione con questo incontro nel 2014 o con la "Piattaforma per l'interoperabilità".</p><p>5. Gli incontri della "Piattaforma per l'interoperabilità" si svolgono a diversi livelli, possono coinvolgere ad esempio i ministri della difesa, i capi degli eserciti, le rappresentanze permanenti al Quartiere generale della NATO a Bruxelles oppure possono essere incontri a livello tecnico. Non è possibile sapere quale sarà la cadenza di tali incontri in futuro. Si sono già tenuti singoli incontri a diversi livelli. Bisogna però ancora capire se e come esattamente questa modalità si consoliderà in parallelo alle altre, che esistono già da tempo. Per questi incontri e per la Piattaforma per l'interoperabilità non sono necessarie ulteriori spese finanziarie o in termini di personale; queste rientrano in quelle previste per la cooperazione generale della Svizzera con la NATO. Ogni anno il Consiglio federale indica nel proprio rapporto sulla partecipazione della Svizzera al Consiglio di partenariato euro-atlantico e al Partenariato per la pace le spese globali per queste attività. I costi rimangono costanti e ammontano a circa 4 milioni di franchi all'anno.</p><p>6. La dichiarazione da cui è tratta la citazione dell'autore dell'interpellanza è un documento che è stato adottato dai capi di Stato e di governo degli Stati membri della NATO. Si tratta quindi di una dichiarazione politica dell'alleanza e dei suoi Stati membri, non degli Stati partner. Come detto in precedenza la Piattaforma per l'interoperabilità si occupa solo di scambi sul tema della capacità di cooperazione militare; non vengono dunque valutati o controllati singoli Paesi. Questo non interferisce quindi neanche con la neutralità della Svizzera.</p>  Risposta del Consiglio federale.