<h2>SubmittedText<h2><p>La morte violenta e crudele dell'afroamericano George Floyd, soffocato sotto il ginocchio dell'agente di polizia bianco Derek Chauvin, ha scatenato in tutto il mondo proteste contro il razzismo e in Europa ha pure acutizzato la percezione di quanto in realtà la società occidentale e la sua prosperità siano un'eredità dello sfruttamento coloniale, del razzismo e della schiavitù. È altresì balzato agli occhi che, in numerosi luoghi della memoria, proprietari di schiavi, personaggi che hanno tratto profitto dalla schiavitù e criminali colonialisti sono tuttora onorati come grandi uomini meritevoli con statue, nomi di vie, targhe commemorative e dipinti senza aggiunte di commenti.</p><p>Mentre a Bristol la statua del mercante di schiavi Edward Colston è finita nelle acque del porto, a Richmond la statua del generale sudista e proprietario di schiavi Robert E. Lee ha i giorni contati, ad Anversa la statua di Leopoldo II, noto criminale colonialista, è stata smantellata, a Neuchâtel l'Espace Louis-Agassiz è stato ribattezzato Espace Thilo Frey e una petizione chiede la rimozione della statua di David de Pury, cittadino svizzero che ha tratto grandi profitti dalla schiavitù, i Comuni di Grindelwald (BE), Guttannen (BE) e Fieschertal (VS) continuano a rendere onore - con una vetta alpina - a Louis Agassiz (1807-1873), il più importante razzista scientifico del XIX secolo e pioniere dell'eugenetica nazista.</p><p>Nelle sue risposte alle interpellanze 07.3486 e 15.3852, il Consiglio federale aveva definito un'"eccezione" la decisione di rinominare di sua iniziativa le attuali Punta Dufour nel 1863 e Punta Dunand nel 2014, nonostante la nomenclatura topografica fosse di competenza comunale e cantonale.</p><p>L'attuale ondata di indignazione planetaria contro l'ingiustizia razzista di oggi e di ieri giustifica una ripresa di questa riflessione da parte del Consiglio federale: la discussione sul passato colonialista e sulla struttura subdolamente razzista delle società costituisce una circostanza appropriata per prendere di nuovo una decisione eccezionale che consenta di rimediare al riconoscimento ufficiale della figura indegna di Louis Agassiz e di rendere onore a Renty, lo schiavo congolese di una piantagione della Carolina del Sud fotografato nudo da Agassiz per i suoi studi sulla razza.</p><p>Il Consiglio federale non reputa che sia venuto il momento, vista la mobilitazione civile internazionale contro il razzismo strutturale, di procedere alla ridenominazione dell'Agassizhorn in Rentyhorn e lanciare con un gesto simbolico, ma di sicuro impatto politico, un segnale forte alla comunità internazionale a testimonianza dell'impegno della Confederazione contro il razzismo storico, implicito e sommerso?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale accoglie con favore la riflessione critica sulla nostra storia e la rielaborazione dei suoi aspetti problematici. Soltanto così, infatti, possiamo trarre dal passato insegnamenti che possano migliorare la convivenza di tutti i membri della nostra società e promuoverne un pacifico futuro comune.</p><p>Come già esposto nelle risposte alle interpellanze 07.3486 e 15.3852 dello stesso autore, la Confederazione non è competente per la denominazione o ridenominazione delle cime delle montagne o di altri oggetti geografici. Per l'attribuzione o il cambiamento dei toponimi gli interlocutori sono i Cantoni e le loro commissioni di nomenclatura, e i Comuni interessati. Nel caso dell'Agassizhorn e dell'Agassizjoch, il Comune vallesano di Fieschertal e i Comuni bernesi di Grindelwald e Guttannen. Nel 1863, la ridenominazione dell'attuale Punta Dufour è stata possibile soltanto perché all'epoca i lavori di rilevazione geografica e rappresentazione cartografica della Svizzera non erano ancora conclusi. Quanto alla ridenominazione, nel 2014, dell'attuale Punta Dunant, il nuovo toponimo è stato deciso dal Comune con l'approvazione del Cantone.</p><p>La ridenominazione delle cime citate può costituire un segnale forte e di larga risonanza per l'elaborazione delle forme di razzismo del nostro passato, ma anche di quelle tuttora esistenti. Una decisione di questo genere, tuttavia, dev'essere frutto di un processo democratico. Per questo il Servizio per la lotta al razzismo ha sostenuto progetti che stimolassero la riflessione attiva sul razzismo del bagaglio culturale di Agassiz e sul ritardo della Svizzera nel prenderne coscienza. La mostra itinerante "Glaciologo e razzista: Louis Agassiz (1807-2017)", sempre abbinata a manifestazioni pubbliche, ha suscitato vivaci dibattiti in molte parti del Paese.</p>  Risposta del Consiglio federale.