B u n d e s v e rw a l t u n g s g e r i ch t T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i f f éd é r a l T r i b u n a l e am m i n i s t r a t i vo f e d e r a l e T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i v fe d e r a l Corte IV D-5903/2018 S e n t e n z a d e l 1 7 a p r i l e 2 0 2 0 Composizione Giudici Daniele Cattaneo, giudice unico, con l’approvazione del giudice Simon Thurnheer, cancelliere Manuel Piazza. Parti A._______, nato il (…), Iran, patrocinato dall'avv. Rosario Mastrosimone, Consultorio giuridico di SOS Ticino, ricorrente, contro Segreteria di Stato della migrazione (SEM), Quellenweg 6, 3003 Berna, autorità inferiore. Oggetto Asilo ed allontanamento; decisione della SEM del 13 settembre 2018 / N (…). D-5903/2018 Pagina 2 Fatti: A. L'interessato, cittadino iraniano, è espatriato ed entrato in Svizzera verso metà dicembre 2016. Dopo esser transitato da Francia, Germania e Islanda, è ritornato in Svizzera il 31 agosto 2017 dove il giorno stesso ha depositato una domanda d'asilo (cfr. atto A8). B. Sentito sui motivi d'asilo, ha dichi arato in sostanza e per quanto qui di ri- lievo di avere problemi con la polizia morale iraniana a causa del suo aspetto da satanista. In particolare, tra il 2004 e il 2015 sarebbe stato og- getto di fermi o arresti – di questi ultimi, il più recente daterebbe della fine del 2014 – in una ventina di occasioni, dopo i quali sarebbe stato rilasciato col pagamento di una tangente. Nell’estate del 2015 sarebbe stato con- dotto a forza da un parrucchiere, affinché gli fossero tagliati i capelli . In un’altra occasione gli sarebbe stato bruciato il braccio in tre punti con una sigaretta, in corrispondenza di un tatuaggio. Nel settembre del 2016, infine, durante una sua assenza la polizia avrebbe fatto irruzione nel suo appar- tamento (cfr. atti A8, 7.01 e 7.02; A18, Q57 e 61). C. Con decisione del 13 settembre 2018, notificata al richiedente il giorno suc- cessivo, la SEM ha respinto la succitata domanda d'asilo e pronunciato l'allontanamento del richiedente dalla Svizzera. Nel contempo ha ritenuto ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile l'esecuzione dell'allon- tanamento. D. In data 15 ottobre 2018 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'entrata: 16 ottobre 2018), il ricorrente è insorto contro la summenzionata decisione con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tri- bunale), chiedendo, in via principale, l'annullamento della decisione impu- gnata nonché la concessione dell'asilo, in via subordinata, la concessione dell'ammissione provvisoria e, in via ancor più subordinata, il rinvio degli atti alla SEM perché prenda una nuova decisione . Ha altre sì presentato una domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dalle spese processuali e dal relativo anticipo. D-5903/2018 Pagina 3 E. Con decisione incidentale del 12 dicembre 2018, il Tribunale ha autorizzato il ricorrente a soggiornare in Svizzera fino a conclusione della procedura e ha accolto l’istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria, a condizione che ne fosse dimostrata l’indigenza con un’attestazione entro il 27 dicem- bre 2018. L’interessato ha tempestivamente presentato l’attestazione d’in- digenza richiesta (cfr. risultanze processuali). F. Il 20 dicembre 2018, il Tribunale ha invitato l’autorità inferiore a presentare una risposta al gravame. G. Il 4 gennaio 2019, l ’autorità intimata ha trasmesso al Tribunale le sue os- servazioni al riguardo, riconferma ndosi nelle proprie valutazioni e propo- nendo, quindi, il respingimento del ricorso. H. Il ricorrente ha presentato la sua replica il 30 gennaio 2019, riconferman- dosi nel ricorso. Tale scritto è stato inviato per informazione alla SEM da parte del Tribunale in data 1o febbraio 2019 (cfr. risultanze processuali). I. Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza. Diritto: 1. Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. cpv. 1 delle Disposi- zioni transitorie della modifica del 25 settembre 2015 della LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra tra d ette autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA. D-5903/2018 Pagina 4 Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de- gno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. I requisiti relativi ai termini di ricorso (vart. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 2. Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile- vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l'ina- deguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribu- nale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle con- siderazioni giuridiche della decisione impugnat a, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 3. I ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei considerandi che seguono, sono decisi dal giudice unico con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata solo sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). 4. 4.1 Nella decisione impugnata la SEM ha per prima cosa considerato inve- rosimili le allegazioni del ricorrente, secondo le quali la polizia avrebbe fatto irruzione nel suo appartamento e da quel momento lo ricercherebbe. Esse si baserebbero infatti solo su informazioni date e deduzioni fatte da un vi- cino. Sorprenderebbe inoltre il fatto che i suoi famigliari, pur abitando nell’immobile a fianco, non si sarebbero resi conto di nulla e che la polizia non vi si sarebbe recata, non avendo trovato il ricorrente presso il proprio appartamento ed essendo il suo indirizzo ufficiale presso i genitori. Incon- sistenti sarebbero anche la deduzione di essere ricercato, perché sarebbe stato l’unico ad abitare a quel piano, e la supposizione di essere stato de- nunciato dai vicini. Non proverebbe infine nulla il blocco del suo telefono. La SEM ha inoltre rilevato che il ricorrente non avrebbe fondato timore di essere esposto a seri pregiudizi. In primo luogo, perché le angherie subite non gli avrebbero impedito di tornare in Iran. In secondo luogo, perché non disporrebbe di un profilo politico tale da rappresentare una minaccia per le D-5903/2018 Pagina 5 autorità del suo paese. Per quanto riguarda questo secondo aspetto, dalle sue dichiarazioni non emergerebbe infatti nessuna attività politica di rilievo e durante i controlli alle frontiere in occasione di suoi soggiorni all’estero gli sarebbero state poste semplici domande di routine. 4.2 Nel ricorso il ricorrente ribadisce dapprima che l’irruzione nel suo ap- partamento sarebbe verosimile, considerando il contesto iraniano, il suo profilo personale, le persecuzioni di cui sarebbero oggetto persone con tali profili e i precedenti fermi del ricorrente. In particolare, egli sarebbe credi- bile nel suo atteggiamento di opposizione verso il regime iraniano e verso il tradizionalismo religioso. Inoltre non avrebbe modo di verificare le infor- mazioni ricevute, in quanto non ne avrebbe avuto conoscenza diretta. I fa- migliari non si sarebbero accorti di nulla perché il padre sarebbe novan- tenne, la sorella abiterebbe a B._______, il fratello lavorerebbe fino a tardi e la madre – ipotizza – non sarebbe stata in casa. Egli sarebbe comunque l’unico abitante dell’edificio con un profilo d’interesse per le autorità. La de- nuncia dei vicini sarebbe infine plausibile, in quanto il padre avrebbe subito il loro biasimo per i comportamenti del figlio. Il ricorrente sostiene inoltre che correrebbe il rischio di subire persecuzioni in quanto apostata e a causa del suo aspetto e del suo comportamento, moralmente non accettabili dalla società iraniana e costituenti un ’espres- sione di dissenso. Il numero di fermi avvenuti in passato ne sarebbe un’in- dicazione. A maggior ragione considerando i simboli satanici che gli agenti avrebbero osservato nella sua camera, durante l’irruzione. 4.3 Nella risposta e nella replica la SEM e il ricorrente hanno sostanzial- mente confermato le rispettive posizioni. 5. La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto accor- dati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Sono rifugiati le persone che, nel paese d'origine o d'ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni poli- tiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita, dell'inte- grità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione D-5903/2018 Pagina 6 psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Inoltre, occorre tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 in fine LAsi). 6. 6.1 La verosimiglianza delle allegazioni del ricorrente è fondamentalmente ammessa dalla SEM, tranne per quanto riguarda l’irruzione della polizia nel suo appartamento del settembre del 2016. Bisogna quindi esaminare quest’ultimo aspetto, non avendo il Tribunale motivo di dubitare della vero- simiglianza delle ulteriori dichiarazioni del ricorrente. 6.2 A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una proba bilità preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle- gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l'asilo siano suffi- cientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso di- chiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad- dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti o all'esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi- mili ai sensi dell'art. 7 LAsi. È altresì necessario che il richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Que- sta qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, i n corso di procedura ri- tratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le alle- gazioni del richiedente l'asilo siano sostenute da prove rigorose; al contra- rio, è sufficiente che l'autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale ver- sione dei fatti sia in preponderanza v eritiera. Il giudizio sulla verosimi- glianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev'essere il frutto di una pon- derazione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo sarà dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti). D-5903/2018 Pagina 7 6.3 Nella fattispecie si rileva innanzitutto che il ricorrente non ha assistito direttamente all’irruzione, ma riporta esclusivamente ciò che gli è stato r i- ferito da un amico che lavora poco distante (cfr. atto A18, Q75). Né lui né un famigliare o un amico si sono successivamente recati sul posto o hanno contattato la padrona di casa per verificare se effettivamente fosse avve- nuta un’irruzione e possono fornire ulteriori informazioni . Inspiegabile ri- sulta inoltre il motivo per cui non si è resa conto di nulla perlomeno la madre del ricorrente, che egli può solo supporre essere stata assente da casa propria, adiacente a quella del ricorrente (cfr. atto A18, Q76). Ancor più inspiegabile è il fatto che la polizia non si sia recata, per trovare il ricorrente dopo averlo infruttuosamente cercato al suo appartamento, presso i suoi genitori, dove tra l’altro era ancora ufficialmente domiciliato. Anche l’affer- mazione secondo la quale i suoi vicini potrebbero averlo denunciato non serve a rendere verosimile l’irruzione, essendo una semplice supposizione. Nemmeno il fatto che il suo cellulare è bloccato porta a una qualsivoglia conclusione al riguardo. Infine, alla domanda a sapere perché le autorità iraniane si sarebbero interessate al punto da intervenire presso di lui, il ricorrente ammette di non sapere rispondere (cfr. atto A18, Q81). Riassumendo, bisogna ritenere che la verosimiglianza dell ’irruzione si basa solo sulla testimonianza di un vicino di casa del ricorrente. Non vi sono altre circostanze oggettive che, direttamente o indirettamente, contri- buiscono a rafforzarla. Al contrario invece vi sono forti criticità che minano la verosimiglianza dell’irruzione, quale il motivo che avrebbe avuto la poli- zia o il perché non si sarebbe recata dai genitori del ricorrente. Ciò detto, nell’ambito di una valutazione d’insieme sono preponderanti gli elementi a sfavore della verosimiglianza dell’allegata irruzione. Bisogna quindi partire dal presupposto che il ricorrente non ha reso verosimile che la polizia ira- niana abbia fatto irruzione nel suo appartamento. 7. 7.1 Il prossimo passo è esaminare se in casu il ricorrente è esposto a seri pregiudizi ovvero ha fondato timore di essere esposto a seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. 7.2 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all'art. 3 LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi riconosciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d'essere esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul piano soggettivo, D-5903/2018 Pagina 8 deve essere tenuto conto degli antecedenti dell'interessato, segnatamente dell'esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua appartenenza ad una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo espongono maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni. Infatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l'oggetto per la prima volta (DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). Sul piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su indizi concreti e suffi- cienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un'alta pro- babilità, l'avvento di seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi. Non sono suffi- cienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). Nel caso in cui un atto pregiudizievole rilevante in materia d'asilo si sia già prodotto al momento della fuga, si può partire dalla presunzione che un fondato timore di esposizione a seri pregiudizi ulteriori sia dato (cfr. WALTER KÄLIN, Grundriss des Asylverfahrens, 1990, pag. 127; OSAR [ed.], Manuel de la procédure d'asile e de renvoi, 2 a ed., 2016, pag. 194 e riferimenti citati). Perché sia pertinente nella nozione di rifugiato, è tuttavia necessario che la situazione di persecuzione sia ancora attuale. In tal senso, tra i pre- giudizi e la fuga deve intercorrere un nesso causale temporale. Quest'ul- timo è da considerarsi decaduto, in regola generale, allorquando tra l'ultima persecuzione subita e l'espatrio è trascorso un lasso di tempo relativa- mente lungo. A norma della giurisprudenza, la qualità di rifugiato non può quindi più essere riconosciuta quando la fuga medesima interviene da sei a dodici mesi dopo la fine delle persecuzioni. Vanno tuttavia riservati i casi nei quali vi sono motivi oggettivamente plausibili o valide ragioni di natura personale atti a giustificare una partenza differita dal paese d'origine (cfr. DTAF 2011/50 consid. 3.1.2.1; DTAF 2009/51 consid. 4.2.5). Oltre al nesso causale temporale, l'attualità e la concretezza delle minacce implica altresì la persistenza di un legame di causalità materiale entro queste ultime ed il bisogno di protezione. Lo stesso si ritiene interrotto allorquando al mo- mento della pronuncia della decisione nel paese d'origine sia già interve- nuto un cambiamento oggettivo delle circostanze tale da non potersi più presupporre l'esistenza di un rischio concreto di ripetizione delle persecu- zioni (cfr. DTAF 2011/50 consid. 3.1.2.2 e riferimenti citati, in particolare quanto all'esistenza di ragioni imperiose che permettano di derogare alla condizione dell'attualità del bisogno di protezione; DTAF 2010/57 con- sid. 4.1). Il nesso di causalità materiale fa parimenti difetto se, al momento dell'espatrio, il fondato timore di essere perseguitato sia originato da cause D-5903/2018 Pagina 9 che non siano riconducibili alle persecuzioni subite sino ad allora (cfr. WAL- TER KÄLIN, op. cit., pag. 129 e, a titolo esemplificativo, sentenza del Tribu- nale D-2243/2015 del 15 dicembre 2017 consid. 8.4.1). 7.3 Su tali presupposti, gli eventi vissuti in patria tra il 2004 e l ’estate del 2015 (una ventina di fermi e arresti, taglio forzato dei capelli, bruciature di sigaretta sul braccio ) risultano ininfluenti in materia d ’asilo. Detti episodi paiono infatti sconnessi e non lasciano trasparire finalità persecutorie con- crete da parte dell’apparato statale o di terzi. Fa inoltre difetto il necessario nesso causale temporale e materiale con l’espatrio, essendosi gli eventi in questione svolti almeno 13 mesi prima dell’espatrio ed avendo l’interessato ricondotto la fuga ad altre ragioni (l’irruzione della polizia nel suo apparta- mento a settembre 2016, risultata inverosimile) . Detti avvenimenti nem- meno raggiungono la necessaria intensità, a detta del ricorrente stesso in- fatti duranti gli arresti non gli accadeva nulla (cfr. atto A8, 7.02). Non si può quindi affermare che il ricorrente sia già stato vittima di perse- cuzioni. 7.4 Per quanto riguarda l’apostasia dall’Islam, essa è in Iran vietata. Il di- ritto islamico, infatti, non riconosce la possibilità per un musulmano di abiu- rare la fede islamica. Secondo il Corano l’apostasia equivale al tradimento della comunità islamica e dev ’essere punita con la morte. Il diritto penale iraniano codificato, tuttavia, al momento non conosce l’apostasia quale fat- tispecie. Il giudice non può quindi basare la pena di morte per un apostata sul diritto penale codificato, ma solo sulla sharia. La sola apostasia n on conduce però di principio a una persecuzione individuale da parte dello Stato, fintanto che l ’apostata rispetta la posizione di assoluto potere dei musulmani. Una persecuzione da parte dello Stato iraniano entra in consi- derazione solo quando l’apostasia viene resa nota e contemporaneamente l’apostata compie attività, che vengono viste dal regime come attacco allo stato (cfr. sentenze della CorteEDU A. contro Svizzera del 19 dicembre 2017, 60342/16, n. 26-31; F.G. contro Svezia del 23 marzo 2016, 43611/11; DTAF 2009/28 consid. 7.3.4; sentenza del Tribunale D -6142/2017 del 20 giugno 2018 consid. 7.3.2). 7.5 Si pone quindi la questione di sapere se le autorità iraniane sono ve- nute a conoscenza dell’apostasia del ricorrente e se le attività di quest ’ul- timo vengono viste da esse come un attacco allo stato. Egli è un satanista non praticante e non legato a un particolare movimento, che esprime il proprio satanismo principalmente attraverso l’ascoltare e D-5903/2018 Pagina 10 suonare musica black metal. In effetti, solo due volte e in Inghilterra ha fatto dei rituali, disegnato il pentagramma e acceso delle candele. Ammette an- che di non essere molto informato sul tema, di non aver mai letto libr i, di non aver mai fatto ricerche né volerne fare . Anzi, nemmeno crede in Sa- tana. Ascoltare e suonare musica black metal è, a detta sua, piuttosto un atto di ribellione contro la religione e il governo (cfr. atti A8, 1.13 e A18, Q36). Il ricorrente si è avvicinato a questa musica, perché subiva pressioni religiose che non riusciva a sopportare (cfr. atti A8, 7.01 e A18, Q54). Se- condo il Tribunale, quindi, il ricorrente ha lasciato la sua patria soprattutto perché era insofferente alle severe regole imposte dalla religione islamica e allo stile di vita che doveva seguire e a causa dei problemi che riscon- trava con la polizia in caso di trasgressione. La sua attività, oltre all’ascol- tare e suonare musica black metal, si è inoltre limitata al decorare di nero e con simboli satanici il proprio appartamento, al ricevere le visite di per- sone con la stessa passione, al partecipare a concerti di musica black me- tal con circa fino a 16 persone, al vestirsi da satanista e al portare i capelli lunghi. Al contrario, egli non ha mai fatto dei video su sé stesso o sui con- certi a cui partecipava (cfr. atti A8, 7.01 e A18, Q69 e 88). Tutto ciò sta a indicare che il ricorrente non ha oggettivamente esposto la propria aposta- sia in una maniera tale, per cui le autorità iraniane ne sono ragionevol- mente venute a conoscenza. Tanto più che egli non sembra nemmeno es- sere più apparso pubblicamente dal 2009, quando ha partecipato a delle manifestazioni davanti all’ambasciata iraniana a Londra (cfr. atto A18, Q84 e 95). Egli pare anzi aver tenuto un profilo discreto, visti anche i suoi lunghi soggiorni all’estero (in Inghilterra dal gennaio del 2009 al marzo del 2011 e in Turchia dall’autunno 2011 alla primavera del 2015) dai quali tornava solo per rinnovare i l visto (cfr. atto A8, 2.04). A riprova di ciò vi è il fatto che i fermi della polizia sono avvenuti perché il ricorrente consumava alcol o per via dell’abbigliamento, dei tatuaggi o dei capelli (cfr. att i A8, 7.01 e A18, Q61). Dagli atti all'inserto non si evincono elementi che permettano di rite- nere che la polizia sia stata a conoscenza del definitivo allontanamento dall’Islam del ricorrente e che abbia proceduto ai fermi a causa di ciò. Inol- tre il ricorrente non ha reso verosimile che le autorità iraniane hanno fatto irruzione nel suo appartamento (cfr. supra consid. 6.3), perciò non se ne può dedurre che hanno scoperto i simboli satanici contenuti nello stesso . Ma, anche se le autorità fossero a conoscenza dell’apostasia del ricorrente, non s’intravvede perché egli dovrebbe essere finito nel loro mirino quale nemico dello stato. Infatti, il ricorrente stesso ammette che non diceva a nessuno di essere satanista e non cercava d ’imporre il proprio punt o di vista (cfr. atto A18, Q83). Prove di una militanza politica contro il regime o di un impegno contro la religione islamica particolarmente esposti non ve ne sono. D-5903/2018 Pagina 11 Non vi è quindi motivo di credere che lo Stato iraniano sia interessato alla persecuzione del ricorrente. 7.6 In Iran il ricorrente non è quindi stato esposto a seri pregiudizi rilevanti in materia d’asilo ai sensi dell’art. 3 LAsi né ha, in caso di ritorno, un fondato timore di essere esposto, con probabilità preponderante, a tali pregiudizi. 8. In conclusione, visto quanto precede, le allegazioni del ricorrente non sod- disfano le condizioni di verosimiglianza poste dall'art. 7 LAsi e nemmeno quelle di rilevanza ai sensi dell'art. 3 LAsi. In virtù di quanto sopra esposto, il ricorso in materia di riconoscimento della qualità di rifugiato e di concessione dell'asilo non merita tutela e la deci- sione impugnata va confermata. 9. Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l 'esecuzione; tiene però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi). Il ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14 cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; DTAF 2013/37 consid. 4.4). Pertanto, anche la pronuncia dell'allontanamento va confermata. 10. 10.1 Per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, per rinvio dell'art. 44 LAsi, l'art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia am- missibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l'ammissione provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI). Secondo prassi costante del Tribunale, circa l'apprezzamento degli ostacoli all'esecuzione dell'allontanamento vale lo stesso apprezzamento della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricor- rente deve provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un osta- colo all'esecuzione dell'allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2). D-5903/2018 Pagina 12 Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione dell'allonta- namento è quell o che esiste al momento in cui si statuisce (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.4). 10.2 Nella propria decisione la SEM ha considerato l'esecuzione dell'allon- tanamento del richiedente ammissibile, ragionevolmente esigibile e possi- bile. Egli sarebbe infatti giovane, istruito, in buona salute e disporrebbe di una rete famigliare che in passato non gli avrebbe fatto mancare un soste- gno finanziario. Nel gravame, l’insorgente avversa anche tale assunto. Egli sarebbe infatti esposto al rischio di trattamenti inumani e degradanti, tortura e altri tratta- menti vietati dall ’art. 3 CEDU in ragione dell ’atteggiamento delle autorità iraniane nei confronti di profili come il suo. 10.3 A norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto internazionale pubblico della Svizzera. La por tata di detta norma non si esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi all'esecu- zione del rimpatrio, in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti dell'uomo (CorteEDU) ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire dei maltrattamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di vio- lenza generalizzata nel paese di destinazione non è sufficiente per ritenere una violazione dell'art. 3 CEDU. Spetta infatti all'interessato provare o ren- dere verosimile l'esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli correrà un reale rischio («real risk») di essere sottoposto, nel paese verso il quale sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti). Nel caso in esame, visto che l’insorgente non è riuscito a dimostrare l'esi- stenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposto a tali pregiu- dizi ai sensi dell'art. 3 LAsi, il principio del divieto di respingimento non trova applicazione ed il suo rinvio verso l ’Iran è dunque ammissibile sotto l'a- spetto dell'art. 5 cpv. 1 LAsi e dell'art. 33 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1952 (Conv. rifugiati, RS 0.142.30). Inoltre il Tribunale ha già avuto modo di stabilire che l ’esecuzione dell’al- lontanamento in Iran non risulta essere generalmente inammissibile (cfr. sentenza del Tribunale E-5026/2019 del 25 novembre 2019 consid. 8.3). D-5903/2018 Pagina 13 In siffatte circostanze non vi è inoltre motivo di considerare l'esistenza di un rischio personale, concreto e serio per l'insorg ente di essere esposto, nel suo paese d'origine, ad un trattamento proibito ai sensi dell'art. 3 CEDU o dell'art. 3 Conv. tortura. Per quanto attiene ai menzionati fattori di rischio nella fattispecie, nell'ambito di una valutazione d'insieme, secondo il Tribu- nale non vi è da ritenere, nonostante il ricorrente abbia chiesto asilo all'e- stero, che la soglia per ammettere un «real risk» sia raggiunta. A tal propo- sito va rilevato che il timore che le autorità iraniane espongano il ricorrente a seri pregiudizi a causa della sua apostasia è stato ritenuto infondato (cfr. supra consid. 7.5). Pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto pubblico internazionale nonché della LAsi. 10.4 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI l'esecuzione non può essere ragionevol- mente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica. La disposizione citata si applica principalmente ai « réfugiés de la vio- lence», ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale anche nei confronti delle persone per le quali l' allontanamento comporte- rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, a una degradazione grave del loro stato di salute, all'invalidità o persino alla morte. Tuttavia, le difficoltà socio-economiche che costituiscono l'ordinaria quotidianità di una regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale esposi- zione al pericolo. L'autorità alla quale incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo caso, confrontare se gli aspetti umanitari legati alla situa- zione nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo paese siano tali da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26 con- sid. 7.6-7.7 e relativi riferimenti). Si tratta dunque di esaminare, con riferimento ai criteri su esposti, se l’in- sorgente conclude a giusta ragione o meno al carattere inesigibile dell'e-D-5903/2018 Pagina 14 secuzione dell'allontanamento, tenuto conto della situazione generale vi- gente attualmente in Iran, da un lato, e della sua situazione personale, dall'altro. Nella fattispecie, in Iran attualmente vi sono delle proteste di piazza contro il regime al governo ma non vige una situazione di guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l'insieme della popolazione nella to- talità del territorio nazionale (cfr. s entenza del Tribunale D-5473/2019 del 25 novembre 2019 consid. 5.2.1). Quanto alla situazione personale del ricorrente, egli è giovane ([…] anni), ha conseguito la maturità, frequentato dei corsi preuniversitari e cominciato degli studi in ingegneria del suono. Conosce l’inglese quasi come se fosse la sua lingua madre, avendo soggiornato a Londra dal gennaio del 2009 al marzo del 2011 e avendovi frequentato dei corsi di lingua . In passato ha già lavorato come cameriere, lavapiatti e venditore di vestiti, ha riparato auto d’epoca e fatto lavori annessi. In ogni caso suo padre sta bene finan- ziariamente e quindi lui , per sua stessa ammissione, non ha bisogno di lavorare. I genitori, la sorella e il fratello vivono a C._______ (l’ultimo domi- cilio del ricorrente in Iran), così come zii e zie, coi quali però non ha contatti. La situazione personale del ricorrente, conseguentemente, permette di concludere al carattere esigibile dell’esecuzione dell’allontanamento. Infine, il ricorrente non ha preteso nel gravame di soffrire di gravi problemi di salute tali da giustificare un'ammissione provvisoria, senza che da un esame d'ufficio degli atti di causa emerga la necessità di una sua perma- nenza in Svizzera per motivi medici (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.1 -8.3 e 2009/2 consid. 9.3.2 con relativi riferimenti). In considerazione di quanto precede, l'esecuzione dell'allontanamento è ragionevolmente esigibile nella fattispecie (art. 83 cpv. 4 LStrI). 10.5 In ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 2 LStrI). Infatti, il ricorrente, usando della necessaria diligenza, potrà pro- curarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi e DTAF 2008/34 consid. 12). L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile. 10.6 Di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell'allontanamento la decisione dell'autorità inferiore va confermata. D-5903/2018 Pagina 15 11. Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha ac- certato in modo inesatto o incomplet o i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi); altresì la decisione non è inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto. 12. Visto l’esito della procedura, le spese processuali sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regola- mento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Ciò nonostante, avendo il Tribunale accolto l ’istanza di assistenza g iudiziaria con decisione incidentale del 12 dicembre 2018 , non sono riscosse le spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA). 13. La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente una domanda di estradizione presentata dallo stato che hanno abban do- nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri- corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. (dispositivo alla pagina seguente) D-5903/2018 Pagina 16 Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun- cia: 1. Il ricorso è respinto. 2. Non si prelevano spese processuali. 3. Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto- nale competente. Il giudice unico: Il cancelliere: Daniele Cattaneo Manuel Piazza Data di spedizione: