<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di stipulare finalmente accordi di riammissione con Tunisia, Marocco, Angola, Guinea, Ghana, Etiopia, Sierra Leone, Eritrea, Costa d'Avorio, Niger, Mali, Iran, Nepal, Pakistan, Yemen, India e i territori autonomi palestinesi, provvedendo affinché tali accordi vengano ratificati da entrambe le parti. Se ciò non dovesse essere possibile per via diplomatica entro due anni, vanno adottate contromisure.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale considera l'esecuzione dei ritorni come un elemento importante di una politica credibile in materia di asilo. Con 47 accordi di riammissione, la Svizzera figura tra i Paesi che hanno concluso il maggior numero di trattati di questo tipo e intende ampliarne la gamma nei prossimi anni.</p><p>Ora, qualsiasi trattativa dipende anche dalla volontà della controparte. Al Consiglio federale preme inoltre sottolineare che l'assenza di accordi di riammissione non implica l'impossibilità di rimpatriare i cittadini dei Paesi in questione che soggiornano illegalmente sul territorio svizzero, come sostenuto dagli autori della mozione. Questo è il caso, ad esempio, con lo Sri Lanka, il Gambia e la Turchia.</p><p>Il Consiglio federale rammenta inoltre che per concretizzare la sua politica migratoria e centrare gli obiettivi prefissati in tale ambito, la Svizzera ha sviluppato, oltre agli accordi di riammissione, altri strumenti, ossia il partenariato in materia di migrazione, il dialogo migratorio, la conclusione di accordi di cooperazione in materia di migrazione, nonché programmi di protezione nella regione, prevenzione della migrazione irregolare o di aiuto al ritorno. Vista l'ampia gamma di strumenti, la Svizzera può adeguare la scelta in funzione dello Stato partner. Inoltre, le esperienze maturate negli ultimi anni hanno mostrato che gli obiettivi della politica migratoria svizzera possono essere conseguiti soltanto con un maggiore impegno e una stretta collaborazione tra i diversi uffici e dipartimenti interessati. Il 16 febbraio 2011 il Consiglio federale ha deciso di istituire una nuova struttura interdipartimentale, ossia il comitato per la cooperazione in materia di migrazione internazionale.</p><p>Per quanto riguarda i Paesi citati, il Consiglio federale osserva che il 14 ottobre 2011 è stato firmato con la Guinea un accordo di cooperazione in materia di migrazione che contiene in particolare clausole sulla riammissione. Un dialogo migratorio è in corso con la Tunisia, il Marocco, l'India, il Niger, l'Angola e il Mali. Una convenzione tecnica in materia di ritorno è in vigore con la Sierra Leone. Alla luce dell'attuale situazione in Eritrea, Etiopia, Costa d'Avorio, Iran, Nepal, Pakistan, Yemen e nei territori occupati, l'avvio di un dialogo migratorio con la Svizzera non è all'ordine del giorno. Visto l'esiguo numero di casi pendenti e visto che il Ghana è considerato un Paese terzo sicuro (safe country), la Svizzera non ritiene prioritario stipulare un accordo di riammissione con questo Paese.</p><p>Gli autori della mozione chiedono inoltre di adottare provvedimenti nel caso in cui i Paesi citati non firmassero alcun accordo di riammissione. Il Consiglio federale non esclude che in singoli casi possa essere opportuno adottare contromisure, ma ritiene sbagliato accogliere tale richiesta come regola generale. In tale contesto rinvia al suo rapporto del 25 agosto 2010 sull'attuazione della condizionalità nella politica estera, nel quale giunge alla conclusione che la condizionalità è sì un elemento fondamentale della politica estera svizzera, ma che non può essere applicata in modo uniforme e sistematico.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.