<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di mostrare come adeguare le basi giuridiche affinché le associazioni come la FIFA siano tassate alla stregua di altre imprese a scopo di lucro di dimensioni analoghe, poiché non soddisfano i requisiti previsti per un'"associazione di utilità pubblica".</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Tradizionalmente la forma giuridica dell'associazione è adatta a scopi ideali. Vi rientrano fini politici, religiosi, scientifici, artistici, benefici o ricreativi, od altro fine non economico, che un'associazione può perseguire (art. 60 cpv. 1 CC). Per quanto concerne gli scopi economici, di solito viene scelta una forma di società definita nel Codice delle obbligazioni (ad es. una società anonima o una cooperativa).</p><p>Tuttavia, al fine di finanziare i propri fini ideali le associazioni possono anche esercitare un'attività gestita secondo criteri commerciali (art. 61 cpv. 2 n. 1 CC). È il caso ad esempio delle ONG che ottengono proventi da licenze per l'utilizzo del loro logo su prodotti e servizi oppure delle federazioni sportive che finanziano l'organizzazione di eventi tramite la vendita dei diritti di trasmissione. In linea di principio, le associazioni sono assoggettate all'imposta. Tuttavia, possono esserne totalmente esentate in considerazione della loro attività di pubblica utilità.</p><p>Anche nel caso delle associazioni che non sono esentate dalle imposte per la loro attività di pubblica utilità, lo scopo ideale rappresenta fondamentalmente l'elemento principale. Se questo viene meno, secondo la legge la costituzione quale associazione non è possibile. In ragione del loro orientamento sostanzialmente ideale, a livello federale le associazioni sono assoggettate solamente a un'imposta pari al 4,25 per cento dell'utile netto, che corrisponde alla metà dell'aliquota applicata alle società anonime e alle cooperative (art. 71 LIFD). Le tariffe d'imposta cantonali per le associazioni sono definite in modo autonomo dai singoli Cantoni.</p><p>Anche la FIFA non è esente dall'imposta federale diretta in quanto non si appella all'esercizio di un'attività di pubblica utilità. Analogamente a tutte le altre associazioni, fondazioni e persone giuridiche che non sono organizzate come società di capitali o cooperative e non sono esenti dall'imposta, la FIFA è assoggettata all'aliquota dimezzata pari al 4,25 per cento (art. 68 in combinato disposto con art. 71 LIFD). Per la determinazione dell'aliquota la legge effettua infatti una distinzione in base alla forma giuridica e non in base alle dimensioni dell'associazione o all'ammontare dell'utile. Poiché l'utile conseguito funge da base di calcolo, ciò comporta automaticamente un onere fiscale maggiore se l'utile è più elevato.</p><p>Se il postulato mira effettivamente a una determinazione diversa dell'aliquota fiscale sulla base delle dimensioni di un'associazione, sarebbe necessario poter distinguere tra associazioni grandi e piccole. In teoria, ciò potrebbe avvenire sulla base di un valore soglia relativo alla cifra d'affari o all'utile.</p><p>Va tuttavia osservato che l'importo della cifra d'affari o dei proventi non fornisce alcuna indicazione in merito al modo in cui l'utile viene utilizzato. Trattamenti fiscali diversi violerebbero inoltre il criterio della parità di trattamento di cui all'articolo 8 Cost. e il principio dell'imposizione secondo la capacità economica di cui all'articolo 127 capoverso 2 Cost. Una deroga ai suddetti principi è ammissibile solamente nel caso in cui si intendono raggiungere altri obiettivi previsti nella Costituzione. Il Consiglio federale non vede alcun motivo per cui le associazioni con una cifra d'affari cospicua o un profitto elevato debbano essere tassate maggiormente rispetto ad associazioni con una cifra d'affari ridotta o un profitto basso. Pertanto, l'Esecutivo propone di respingere il postulato.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.