<h2>SubmittedText<h2><p>La Svizzera deve raggiungere la neutralità climatica, ovvero un "impatto zero" sul clima, e a tal fine deve impegnarsi a livello internazionale a ridurre del 100 per cento le proprie emissioni. È quanto proposto dalla consigliera federale Leuthard. Questo obiettivo dovrà essere raggiunto sia mediante lo scambio di certificati di emissione che attraverso progetti di riduzione del CO2 nei Paesi industrializzati e in quelli in via di sviluppo. L'Unione europea ha introdotto un sistema di scambio di certificati di emissione e, in tale ambito, ha attributo a ogni Stato membro una determinata quantità di diritti di emissione che poi possono essere assegnati dallo Stato stesso alla propria industria nazionale. Dalle esperienze effettuate con i certificati di emissione è tuttavia emersa tutta una serie di problemi.</p><p>Si chiede pertanto al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Quali settori dell'economia sono coinvolti nello scambio di quote di emissioni?</p><p>2. Come vengono assegnate le quote di riduzione per le singole imprese? Sono fissate in base ai settori?</p><p>3. Qual è il valore di riferimento per il calcolo delle quote di riduzione? Le attuali emissioni di CO2?</p><p>4. I diritti di emissione vengono attribuiti gratuitamente o mediante asta?</p><p>5. I partecipanti allo scambio di quote di emissioni ricevono certificati per l'intera quantità di CO2 emessa?</p><p>6. Lo scambio di quote di emissioni sarà accompagnato ogni anno da un inasprimento della quota di riduzione?</p><p>7. In che modo il Consiglio federale intende garantire che le compensazioni di CO2 nei Paesi in via di sviluppo si traducano effettivamente in misure di riduzione e che progetti di aiuto allo sviluppo non vengano dichiarati come compensazioni?</p><p>8. Sono previste compensazioni anche entro i confini nazionali?</p><p>9. Chi organizza e chi controlla questo scambio di quote di emissioni?</p><p>10. Attraverso quale piattaforma verranno scambiati i certificati di emissione a livello internazionale?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il sistema svizzero di scambio di quote di emissioni è in fase di allestimento insieme alla tassa sul CO2 sui combustibili, che sarà riscossa a partire dal 1° gennaio 2008. Per l'integrazione nel sistema di scambio europeo si dovrà stipulare una convenzione con l'Unione europea. I primi contatti a livello tecnico hanno già avuto luogo. Per quanto riguarda l'allestimento del suo sistema, la Svizzera può trarre vantaggio dalle esperienze fatte nell'UE.</p><p>1.-6. Il sistema di scambio di quote di emissioni dell'UE prevede l'adesione vincolante di centrali elettriche, raffinerie di petrolio, cementifici, acciaierie e vetrerie. L'assegnazione dei diritti di emissione per il periodo dal 2008 al 2012 avviene secondo un piano di allocazione nazionale che viene stabilito dai Paesi membri dell'UE e approvato dalla Commissione europea. Quale valore di riferimento per la fissazione degli obiettivi di riduzione vale, di regola, il livello di emissioni di CO2 registrato nel 2005. L'assegnazione avviene secondo l'obiettivo di riduzione che le aziende sono tenute a rispettare. I Paesi membri dell'UE assegnano gratuitamente almeno il 90 per cento dei diritti di emissione. All'asta può essere messo fino a un massimo del 10 per cento delle quote di emissione assegnate. Durante il periodo di adempimento non è previsto un inasprimento degli obiettivi di riduzione.</p><p>7. I progetti di riduzione delle emissione previsti nei Paesi in via di sviluppo (il cosiddetto Clean Development Mechanism, progetti CDM) devono seguire un ciclo progettuale chiaramente definito, regolato nelle disposizioni esecutive del Protocollo di Kyoto. Prima dell'assegnazione dei certificati da parte del consiglio esecutivo del CDM, un servizio di controllo indipendente e accreditato controllerà la documentazione progettuale e la riduzione dei gas serra. Determinante sarà al riguardo la prova che si tratta di progetti supplementari la cui realizzazione non sarebbe in ogni caso entrata in linea di conto. I progetti CDM devono dapprima essere approvati dagli Stati coinvolti. In Svizzera, l'utilizzazione dei meccanismi flessibili è affidata al settore privato. I timori che i progetti di aiuto allo sviluppo possano essere dichiarati come compensazioni di emissioni sono pertanto infondati. Nel 2004, nell'ambito di un incontro ad alto livello del comitato per l'assistenza allo sviluppo, l'OCSE ha deciso che i mezzi previsti per la cooperazione allo sviluppo non possono essere utilizzati come strumento di compensazione delle emissioni. Le agenzie allo sviluppo si sono impegnate a rispettare tale principio.</p><p>8. Al momento, le compensazioni a livello nazionale sono finanziate per esempio dalla fondazione per il centesimo del clima. Anche i potenziali gestori di centrali a gas a ciclo combinato devono compensare le emissioni nel proprio Paese. Le aziende che chiedono di essere esentate dalla tassa sul CO2 devono impegnarsi nei confronti della Confederazione a ridurre le emissioni dei loro impianti. Ai fini del raggiungimento degli obiettivi possono però computare una quantità limitata di certificati acquistati all'estero.</p><p>9. Ogni credito di emissione è contrassegnato da un numero di serie e può essere identificato senza alcun equivoco. Un servizio di controllo internazionale (International Transaction Log) esamina ogni singolo trasferimento di quote di emissioni. Gli Stati partecipanti devono allestire un registro nazionale dello scambio di quote di emissioni. Il registro nazionale svizzero è tenuto e gestito dall'UFAM.</p><p>10. Lo scambio dei certificati di emissione è gestito da varie borse (ad es. la European Energy Exchange EEX, Lipsia; la European Climate Exchange ECX, Londra; Powernext, Parigi). Tuttavia, avviene anche fuori borsa, dove, ad esempio, viene gestito da broker. Ai vari mercati hanno accesso in modo equo tutte le parti interessate.</p>  Risposta del Consiglio federale.