<h2>SubmittedText<h2><p>Da una recente visita al Tribunale penale internazionale per il Ruanda (TPIR) ad Arusha, in Tanzania, è apparso che questa autorità giudiziaria internazionale pone la comunità internazionale di fronte a una sfida importante: come permettere di giudicare i principali responsabili del genocidio dei Tutsi in Ruanda?</p><p>Si rammenta che il TIPR è stato istituito dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite al fine di giudicare i principali responsabili del genocidio per i reati commessi tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 1994.</p><p>Il mandato del TPIR scade alla fine del 2008.</p><p>Il TPIR ha svolto un ottimo lavoro: su circa 70 persone figuranti nell'elenco dei responsabili da deferire al Tribunale, 25 cause si sono concluse, 27 sono in corso e 9 sono pronte per il giudizio.</p><p>Tuttavia, 18 accusati non sono ancora stati arrestati e taluni processi, segnatamente in appello, non potranno essere conclusi entro la fine del mandato.</p><p>È quindi indispensabile prendere provvedimenti prima di questa scadenza affinché sia resa effettivamente giustizia in condizioni serene.</p><p>Le possibilità a tal fine sono limitate: proroga generale o ad hoc del mandato del TPIR, rimessione delle cause a giustizie nazionali o assunzione di tutti i procedimenti da parte della giustizia ruandese.</p><p>La giustizia ruandese deve peraltro far fronte a migliaia di processi contro le persone che hanno partecipato al genocidio a livelli intermedi o subalterni ed è ben lungi dal disporre dell'infrastruttura e delle risorse umane di qualità necessarie per svolgere serenamente questo immane compito.</p><p>1. Il Consiglio federale sosterrà l'eccellente lavoro del TPIR affinché lo stesso possa concludere i procedimenti in corso entro la fine del 2008? Se no, per quali motivi? Se sì, quale soluzione propugna davanti alle diverse istanze competenti dell'ONU?</p><p>2. Il Consiglio federale è disposto a contribuire finanziariamente affinché questa autorità giudiziaria internazionale possa continuare la sua attività sino alla conclusione di tutti i procedimenti?</p><p>3. Il Consiglio federale è disposto a partecipare a uno sforzo internazionale diretto a rafforzare la giustizia ruandese? Se sì, quali mezzi ha impiegato o intende impiegare?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La Svizzera sostiene tradizionalmente la giustizia penale internazionale e ha sostenuto sin dall'inizio il Tribunale penale internazionale per il Ruanda ("Tribunale"). Il Tribunale è un elemento essenziale nell'ambito degli sforzi messi in atto dalla comunità internazionale per gestire il passato e contribuire alla riconciliazione in Ruanda dopo il genocidio del 1994. Il Tribunale persegue un numero relativamente esiguo di criminali che hanno svolto un ruolo determinante e che hanno la responsabilità più pesante nella commissione del crimine di genocidio, di crimini contro l'umanità e di crimini di guerra. La grande maggioranza degli autori di questi crimini devono essere giudicati dai tribunali ruandesi, in particolare dalle Corti "Gacaca" (tribunali comunitari dei villaggi). Una commissione di riconciliazione nazionale contribuisce fuori dall'ambito giudiziario alla gestione del passato.</p><p>Il Consiglio di sicurezza dell'ONU, che ha istituito il Tribunale in quanto organo ausiliario, è ora l'unico responsabile della sua sorte istituzionale. Nell'ambito della "completion strategy", il Consiglio di sicurezza ha stabilito che le procedure di prima istanza devono essere concluse entro il 2008 e le procedure di appello entro il 2010 (risoluzione 1503 del 28 agosto 2003 e risoluzione 1534 del 26 marzo 2004). Non è tuttavia sicuro che questi obiettivi saranno raggiunti entro i termini, tanto più che importanti accusati sono ancora in fuga. Per questo motivo il Tribunale non si è sinora pronunciato nelle sue dichiarazioni su un'eventuale data per la sua chiusura. Le istituzioni incaricate delle inchieste penali sono tuttavia già in fase di smantellamento (chiusura dell'ufficio del procuratore a Kigali).</p><p>Il Consiglio federale ritiene essenziale che il Tribunale possa concludere il suo lavoro con successo. La Svizzera ha inoltre un interesse particolare riguardo alle eredità lasciate dal Tribunale ("legacy"). Il problema si presenta anche, pur in modo diverso, per il Tribunale penale internazionale per la ex Iugoslavia, la Corte speciale per la Sierra Leone e le Camere straordinarie nei tribunali cambogiani incaricate di perseguire i Khmer Rossi. Una serie di complesse questioni giuridiche e pratiche potrebbe forse essere pertinente per gli anni, o addirittura i decenni futuri (p. es. competenza delle domande di revisione, competenza dei problemi concernenti il regime penitenziario, archiviazione e accesso ai documenti giudiziari). La Svizzera si impegna attivamente nell'ambito di un gruppo di Stati interessati nella ricerca di soluzioni appropriate e coerenti a queste domande.</p><p>La Svizzera lavora con il Tribunale sulla base del decreto federale del 21 dicembre 1995 concernente la cooperazione con i tribunali internazionali incaricati del perseguimento penale delle violazioni gravi del diritto internazionale umanitario (RS 351.20). Ha inoltre avviato procedimenti penali dinnanzi ai suoi tribunali nazionali per questioni inerenti al genocidio ruandese. La giustizia militare svizzera ha perseguito un sindaco ruandese che aveva ottenuto l'asilo in Svizzera e l'ha condannato in ultima istanza nel 2001, dopo una procedura difficile, a 14 anni di reclusione per violazione delle leggi della guerra (art. 109 del Codice penale militare).</p><p>2. Il Tribunale penale internazionale per il Ruanda è finanziato con i contributi obbligatori nell'ambito del preventivo dell'ONU. La Svizzera vi contribuisce con la sua quota parte. Contrariamente ad altre corti internazionali, che sono finanziate con contributi volontari, il Tribunale non ha sinora avuto problemi a livello di finanziamento.</p><p>3. Dal punto di vista storico, il successo del Tribunale penale internazionale per il Ruanda potrebbe essere misurato con le conseguenze che le sue attività avranno a lungo termine sulla giustizia ruandese. Uno sviluppo positivo in questo senso è la recente abolizione generale della pena di morte in Ruanda. Questo successo non deve tuttavia occultare il fatto che alcuni settori della giustizia ruandese necessitano di sviluppo e di consolidamento. In ogni caso, il Tribunale sembra avere riserve riguardo alla presenza delle condizioni richieste per il trasferimento degli affari pendenti di fronte ad esso alle giurisdizioni ruandesi (presunzione di innocenza, protezione e diritti dell'accusato, condizioni di detenzione, protezione dei testimoni, ecc.). Questi timori sono confermati da un rapporto elaborato nell'ambito dell'African Peer Review Mechanism, uno strumento dell'Unione africana. Il rapporto critica esplicitamente la mancanza di indipendenza nella prassi giudiziaria rispetto alle autorità esecutive (APRM Country Review Report Rwanda, giugno 2006, § 119).</p><p>Tra il 2002 e il 2005, la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) ha stanziato circa 500 000 franchi l'anno per la fase pilota delle Corti Gacaca. Questo contributo è stato sospeso nel 2006. La Svizzera e il Ruanda non sono riusciti ad accordarsi sugli obiettivi per il sostegno della Svizzera alle giurisdizioni Gacaca. Il processo Gacaca è sovraccarico e sembra fuori controllo. Si contano 818 564 accusati di genocidio di cui 77 000 di prima categoria (la più grave). La giustizia classica, incaricata del giudizio degli accusati di prima categoria, non ha ancora iniziato il suo lavoro. Dopo la conclusione del 10 per cento dei processi dinnanzi ai tribunali Gacaca, le prigioni sono di nuovo piene (100 000 prigionieri). Il tasso di mortalità raggiunge soglie allarmanti (tre morti al giorno). Le garanzie minime di un processo equo ("fair trial") richieste per questo tipo di processo nel quale l'accusato rischia una pena detentiva a vita non sono sempre rispettate. Il contributo del processo Gacaca alla riconciliazione è debole. La sensazione di ingiustizia è aumentata dall'assenza di perseguimento penale per crimini di guerra (è perseguito solo il crimine di genocidio).</p><p>La Svizzera si impegna a sostenere le riforme istituzionali nel settore della giustizia e a contribuire in tal modo al rafforzamento dello Stato di diritto e alla riconciliazione nazionale. Occorre tuttavia garantire che l'ambiente politico e le strutture esistenti in Ruanda permettano un impiego ragionevole nella prassi di questi contributi. La DSC continua a sostenere il settore della giustizia in Ruanda, perseguendo un aumento dell'accesso alla giustizia da parte dei più poveri. Contribuisce a questo scopo ai programmi attuati dalle ONG internazionali (Penal Reform International, Avocats sans frontières e Réseau Citoyens/Citizens Network).</p>  Risposta del Consiglio federale.