<h2>SubmittedText<h2><p>Un articolo pubblicato il 15 giugno 2010 sul quotidiano "Aargauer Zeitung" fa riferimento all'interpellanza 10.3052, 'Sans-papiers' con certificato AVS". Esso riporta quanto affermato da una collaboratrice dell'UFAS, ossia che il certificato AVS non è un documento ufficiale e non cambia il dato di fatto che il detentore soggiorna illegalmente in Svizzera. Quest'affermazione e le risposte del Consiglio federale all'interpellanza 10.3052 sollevano nuove domande:</p><p>1. Se il certificato AVS non è un documento ufficiale, come deve essere considerato?</p><p>2. In che modo il Consiglio federale garantisce che eventuali prestazioni delle assicurazioni sociali versate ai "sans-papiers" siano tassate a livello federale, cantonale e comunale conformemente alla legge?</p><p>3. Vi sono deroghe legittime al principio di tassazione delle prestazioni delle assicurazioni sociali?</p><p>4. Il Consiglio federale constata lacune dello Stato di diritto nell'intera problematica delle prestazioni delle assicurazioni sociali versate ai "sans-papiers"?</p><p>5. Se sì, quali?</p><p>6. Cosa intende fare per colmarle?</p><p>7. Prevede di adottare misure normative con i cantoni?</p><p>8. Cosa fa per garantire che queste misure soddisfino i principi dello Stato di diritto?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1.-3. Il certificato AVS/AI è un documento attestante che il/la titolare figura sul registro degli assicurati. Questo è sempre il caso per chiunque abbia versato, anche solo per pochi giorni, contributi AVS. Oltre a nome, cognome e data di nascita, il certificato d'assicurazione contiene anche il numero d'assicurazione AVS ed ha lo scopo di agevolare i rapporti con l'assicurazione, per esempio in caso di cambiamento del datore di lavoro o della cassa di compensazione. Il certificato d'assicurazione non è tuttavia una carta d'identità né genera alcun diritto o dovere. Non è un documento d'identificazione valido per altre autorità (per es. la polizia o le autorità competenti per l'asilo o gli stranieri).</p><p>Anche per la richiesta di prestazioni delle assicurazioni sociali il certificato AVS/AI non basta. Oltre ad esso va presentato alla competente cassa di compensazione la copia di un altro documento ufficiale (libretto di famiglia, certificato di famiglia, atto d'origine, permesso di domicilio o di dimora, certificato di deposito dell'atto d'origine, passaporto, libretto per stranieri) sul quale figurino i dati personali del richiedente. Dei dati personali fanno parte oltre a nome, cognome, data di nascita, stato civile e nazionalità anche il luogo di residenza e l'indirizzo esatto dell'assicurato al momento della richiesta. Per attestare il proprio luogo di residenza e indirizzo, gli stranieri devono essere in possesso di un permesso di domicilio, dimora o soggiorno valido, cosa per definitionem impossibile per i "sans-papiers" (per "sans-papiers" si intendono infatti persone senza permesso di soggiorno valido ai sensi del diritto svizzero degli stranieri).</p><p>Il versamento di contributi dà per principio diritto a prestazioni. Da quanto precede risulta tuttavia evidente che ai "sans-papiers" non possono essere versate prestazioni delle assicurazioni sociali. Non ha quindi senso porsi domande sulla loro imposizione fiscale.</p><p>4.-8. Come emerge da quanto suesposto, la "problematica delle prestazioni delle assicurazioni sociali versate ai "sans-papiers" cui si riferisce l'autore dell'interpellanza non esiste. I sans-papiers possono essere registrati soltanto attraverso il versamento di contributi AVS, ma non entrano mai in contatto diretto con l'assicurazione, in quanto è il datore di lavoro che li iscrive e ne versa i contributi paritetici. Prima di assumere uno straniero, tuttavia, il datore di lavoro deve accertarsi direttamente (facendosi mostrare il libretto per stranieri) o tramite le competenti autorità che l'interessato è autorizzato a esercitare un'attività lucrativa in Svizzera, cioè che è in possesso di un permesso ai sensi della legge sugli stranieri. I datori di lavoro che assumono stranieri senza permesso di soggiorno si rendono penalmente perseguibili e sono passibili di pene detentive o pecuniarie. In collaborazione con il Dipartimento federale di giustizia e polizia, il Dipartimento federale dell'interno sta esaminando le possibilità per migliorare il flusso di informazioni fra le autorità deputate alle assicurazioni sociali e quelle preposte alla migrazione.</p><p>Se ciononostante un datore di lavoro iscrive un "sans-papiers" (cioè una persona priva di permesso di soggiorno) alla competente cassa di compensazione, è tenuto a versarne i contributi salariali (per l'AVS, l'AI, le IPG, l'AD e, secondo il salario, anche per la PP). Finché resta tale, il "sans-papiers" non ha per contro alcuna possibilità di far valere il diritto ad eventuali prestazioni (cfr. supra, ad 1-3). L'esenzione dei "sans-papiers" dall'obbligo contributivo è tuttavia improponibile, in quanto equivarrebbe ad un privilegio e costituirebbe una contraddizione al principio della parità di trattamento. Per chi assumesse un sans-papiers, oltre alla violazione del diritto degli stranieri si configurerebbe quindi, a detrimento delle assicurazioni sociali, la fattispecie del lavoro nero. Senza contare che per i datori di lavoro sarebbe finanziariamente più vantaggioso assumere in nero un "sans-papiers" che uno svizzero o uno straniero con le carte in regola. Ecco perché le assicurazioni sociali non possono assolutamente prescindere dall'astringere all'obbligo contributivo tutte le persone professionalmente attive, indipendentemente dal loro statuto di straniero.</p><p>È tuttavia possibile che prima del raggiungimento dell'età pensionabile un "sans-papiers" abbia regolarizzato la propria posizione ed abbia quindi diritto (nella misura in cui adempie le condizioni richieste) ad una rendita di vecchiaia. La stessa cosa vale per i "sans-papiers" che in un secondo tempo hanno soggiornato legalmente in un Paese con cui la Svizzera ha concluso una convenzione di sicurezza sociale bilaterale o multilaterale. Per il calcolo delle prestazioni si tiene conto di tutti i redditi da cui sono stati detratti contributi, inclusi quelli eventualmente conseguiti in qualità di "sans-papiers". Il procedimento è ineccepibile, considerato che dal salario del lavoratore sono stati detratti contributi e che il datore di lavoro ha versato contributi dello stesso importo.</p>  Risposta del Consiglio federale.