Sentenza del 10 ottobre 2016 Corte dei reclami penali Composizione Giudici penali federali Stephan Blättler, presidente, Tito Ponti e Giorgio Bomio, Cancelliere Giampiero Vacalli Parti A., rappresentato dall'avv. Stefan La Ragione, Ricorrente contro MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE, Controparte Oggetto Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all’Italia Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) B u n d e s s t r a f g e r i c h t T r i b u n a l p é n a l f é d é r a l T r i b u n a l e p e n a l e f e d e r a l e T r i b u n a l p e n a l f e d e r a l Numero dell’incarto: RR.2016.114 - 2 - Fatti: A. Il 13 marzo 2013 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Ca- labria (Italia) ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria, completata successivamente, nell’ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di B. e altri 19 imputati, tra i quali A., per titolo di associazione per delinquere di stampo mafioso (art. 416 e 416-bis CP/I) ed altri reati collegati. In sostanza, le persone in questione sono sospettate di essere coinvolte, a vario titolo, nell’organizzazione criminale denominata “’ndrangheta”, precisato che le indagini hanno interessato l’Italia, la Germania, la Svizzera, il Canada e l’Australia. I risultati dell’operazione denominata “Crimine” avrebbero consentito di accertare l’attuale struttura dell’organizzazione nella sua dimensione locale, nazionale e transnazionale. Rogatorie con le autorità tedesche avrebbero per- messo agli inquirenti italiani di evidenziare, grazie alla registrazione di conver- sazioni telefoniche, l’esistenza anche in Svizzera di esponenti dell’associazione criminale in questione, in particolare B.. Gli approfondimenti investigativi in Italia e all’estero a carico di persone indagate in Italia avrebbero fatto emergere l’esi- stenza di una “locale” della ‘ndrangheta a Frauenfeld. Gli elementi acquisiti in- dicherebbero che in Svizzera, nella città di Frauenfeld e nelle zone limitrofe, sarebbe attiva una struttura della ‘ndrangheta in cui risulterebbero inseriti diversi personaggi di origine calabrese. Con la sua domanda di assistenza l’auto rità rogante ha formulato una serie di misure istruttorie, tra le quali la perquisizione domiciliare e personale di svariate persone indagate (v. rubrica 1 incarto MPC). B. Mediante decisione del 16 aprile 2013 il Ministero pubblico della Confedera- zione (in seguito: MPC), al quale l’Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) ha delegato l’esecuzione della rogatoria, è entrato nel merito della domanda presentata dall’autorità italiana (v. rubrica 3 incarto MPC). C. Il 25 agosto 2014 il MPC ha ordinato div erse perquisizioni domiciliari e perso- nali, tra le quali quella presso il domicilio di A. (v. rubrica 8, 2a parte, incarto MPC). D. Con decisione di chiusura del 2 giugno 2016 l’autorità d’esecuzione ha accolto la rogatoria, autorizzando la trasmissione all’autorità richiedente di dieci dischi rigidi contenenti tutte le registrazioni ambientali effettuate nell’ambito di un pa- rallelo procedimento penale elvetico aperto nel novembre del 2009 legato ai fatti oggetto della rogatoria italiana, di un rapporto della Polizia giudiziaria fede- rale (in seguito: PGF) del 30 gennaio 2014 inerente all’identificazione delle per-- 3 - sone imputate, con svariati atti autorizzativi delle intercettazioni ambientali non- ché altri oggetti e documenti rinvenuti al domicilio di A. (v. rubrica 4 incarto MPC). E. Il 27 giugno 2016 A. ha impugnato la decisione del 2 giugno 2016 dinanzi alla Corte dei reclami penali del T ribunale penale federale, chiedendone l’annulla- mento (v. act. 1). F. Il 29 luglio 2016 l’UFG ha comunicato di rinunciare ad inoltrare una risposta, postulando la reiezione del gravame nella misura della sua ammissibilità (v. act. 7). Nelle sue osservazi oni del 4 agosto 2016 il MPC ha chiesto che il ricorso venga respinto nella misura della sua ammissibilità (v. act. 8). G. Con replica del 29 agosto 2016 il ricorrente si è riconfermato nelle sue conclu- sioni ricorsuali (v. act. 12). Le ulteriori argomentazioni delle parti saranno riprese, per quanto necessario, nei considerandi di diritto. Diritto: 1. 1.1. In virtù dell'art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale del 19 marzo 2010 sull'or- ganizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), la Corte dei reclami penali giudica i gravami in materia di assistenza giudiziaria internazionale. 1.2. I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana e la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzion e europea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigore il 12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG; RS 0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che completa e agevola l'ap plicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato in vigore me- diante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo -svizzero), nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS; testo non pub- blicato nella RS ma ora consultabile nel fascicolo "Assistenza e estradizione" edito dalla Cancelleria federale, Berna 2014). Di rilievo è anche la Convenzione - 4 - sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, conclusa a Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settembre 1993 per la Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS 0.311.53). Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati non regola espres- samente o implicitamente, come pure quando il diritto nazionale sia più favore- vole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto principio di favore) , si applicano la legge federale sull'assistenza internazionale in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 Accordo italo -svizzero; DTF 140 IV 123 consid. 2; 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 135 IV 212 con- sid. 2.3; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2). Il principio di favore vale anche nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto internazionale (v. art. 48 n. 2 CAS, 39 n. 3 CRic e art. I n. 2 Accordo italo-svizzero). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c). 1.3. La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra- tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 1 72.021) e dalle disposizioni dei pertinenti atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e 12 cpv. 1 AIMP; v. M. DANGUBIC/T. KESHELAVA, Commentario basilese, Interna- tionales Strafrecht, Basilea 2015, n. 1 e segg. ad art. 12 AIMP), di cui al prece- dente considerando. 1.4. Interposto tempestivamente contro la decisione di chiusura del 2 giugno 2016, il ricorso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80 e cpv. 1 e 80k AIMP. Nella misura in cui le intercettazioni ambient ali e telefoniche nonché i rapporti di polizia oggetto della suddetta decisione concernono anche il ricorrente, la legittimazione ricorsuale è data (v. art. 80h lett. b AIMP). Alla medesima con- clusione occorre giungere per quanto riguarda i documenti ed og getti seque- strati presso il domicilio del ricorrente. 2. La Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale non è vincolata dalle conclusioni delle parti (art. 25 cpv. 6 AIMP; DTF 119 Ib 64 consid. 3a). Essa esamina liberamente se i presupposti pe r la concessione dell'assistenza sono adempiuti e in quale misura questa debba esser prestata (v. DTF 123 II 134 consid. 1d; 118 Ib 269 consid. 2e), può esaminare aspetti non censurati nel ricorso, senza tuttavia essere tenuta, come lo sarebbe un'autorità di vigilanza, a verificare d'ufficio la conformità delle decisioni impugnate con l'insieme delle norme applicabili (v. 123 II 134 consid. 1d; 119 Ib 56 consid. 1d; TPF 2011 97 consid. 5; ROBERT ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en ma- tière pénale, 4a ediz., Berna 2014, n. 522). - 5 - 3. Il ricorrente censura una violazione dei diritti alla protezione dall’arbitrio e alla tutela della buona fede nonché della protezione della sfera privata garantiti dagli art. 9 e 13 Cost. Egli afferma di non aver potuto ancora esprimersi nell’ambito del procedimento estero. Egli sarebbe fortemente toccato sia da tale procedi- mento che dalla decisione impugnata. La sua presa di posizione del 26 ottobre 2014 sugli oggetti e documenti da tras mettere all’Italia non avrebbe prodotto nessuna reazione. Le intercettazioni ambientali sarebbero state effettuate in un luogo non pubblico, a sua insaputa e senza il suo consenso. Inoltre, i documenti e oggetti sequestrati presso il suo domicilio oggetto della decisione impugnata, oltre ad avere un grande valore affettivo , sarebbero inutili per il procedimento estero, per cui da restituire. 3.1 Orbene, sul fatto che egli non si sia ancora potuto esprimere dinanzi alle autorità italiane sulle accuse mossegli, si rileva che ciò potrà senz’altro ancora avvenire in futuro, rogatorialmente in Svizzera oppure in Italia, se egli verrà estradato. Per quanto riguarda la sua presa di posizione del 26 ottobre 2014, essa è stata debitamente considerata dal MPC, il qu ale ha tuttavia ritenuto necessario ed utile – va qui ricordato che alla cernita dei documenti e oggetti era presente anche l’autorità rogante (v. act. 1.2 pag. 4) – trasmettere quanto oggetto della decisione impugnata. In merito alle intercettazioni ambientali, le autorizzazioni per la loro attuazione sono state correttamente richieste dall’autorità inquirente elvetica e approvate dalla competente autorità giudiziaria. Essendo per loro na- tura segrete ed effettuate anche in luoghi non pubblici (si pensi anche alle sor- veglianze telefoniche), le censure mosse dal ricorrente in questo ambito vanno respinte. 3.2 3.2.1 Per quanto attiene alla pertinenza della documentazione e degli oggetti litigiosi per le indagini estere, occorre rilevare che la questione di sapere se le informa- zioni richieste nell'ambito di una domanda di assistenza siano necessarie o utili per il procedimento estero deve essere lasciata, di massima, all'apprezzamento delle autorità richiedenti. Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezz i per pronunciarsi sull'opportunità di assumere determinate prove e non può sosti- tuirsi in questo compito all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il principio della proporzionalità sia manifestamente disatteso (DTF 120 Ib 251 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2007.18 del 21 maggio 2007, consid. 6.3 non pubblicato in TPF 2007 57) o se la domanda appaia abusiva, le informazioni richie ste essendo del tutto inidonee a far pro- gredire le indagini (DTF 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a). In base alla giurisprudenza l'esame va quindi limitato alla cosiddetta utilità potenziale, secondo cui la consegna giusta l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi di prova certamente privi di rilevanza per il procedimento penale all'estero - 6 - (DTF 126 II 258 consid. 9c pag. 264; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b). 3.2.2 In concreto, oltre a quanto già evidenziato (v. Fatti lett. A supra), dal comple- mento rogatoriale del 16 maggio 2016 risulta che il ricorrente è stato sottoposto in Italia alla misura cautelare della custodia in carcere per il reato di associa- zione per del inquere di stampo mafioso, unitamente ad altre 17 persone, in quanto sospettato di appartenere alla ‘ndrangheta operante sul territorio nazio- nale ed estero. In particolare, egli è sospettato di essere componente della co- siddetta società minore, con la qualità di partecipe attivo alla locale di Frauen- feld, con il compito di assicurare le comunicazioni tra gli associati, partecipare alle riunioni ed eseguire le direttive dei vertici dell’associazione, riconoscendo e rispettando le gerarchie e le regole interne al sodalizio. L’associazione mafiosa in questione avrebbe disposto di armi e avrebbe finanziato le attività economi- che con il prezzo, il prodotto o il profitto dei reati compiuti. L’autorità rogante ha specificato di procedere anche ad indagini patrimoniali nell’ambito di un proce- dimento di prevenzione volto ad accertare se A. sia titolare di beni (direttamente o indirettamente) di valore sproporzionato rispetto al reddito dichiarato o all’at- tività economica svolta o se gli stessi siano il reimpiego o il frutto di attività illecite (v. rubrica 1 incarto MPC). Inoltre, le registrazioni ambientali, oggetto della de- cisione impugnata, effettuate nell’ambito del procedimento elvetico dimostre- rebbero che gli imputati, tra cui il ricorrente, sarebbero membri, in concorso con altre persone, di un’articolazione svizzera della ’ndrangheta, più precisamente della società della ‘ndrangheta di Frauenfeld facente capo al locale C.. Il gruppo criminale sarebbe composto prevalentemente da cittadini di nazionalità italiana, i quali avrebbero praticato formule e rituali tipici della ‘ndrangheta, riunendosi in un locale pubblico presso il Comune di Wängi, nel Canton Turgovia. Le discus- sioni che si sarebbero tenute all’interno del gruppo avrebbero riguardato in par- ticolare procedure di affiliazione, consuetudine e norme di condotta criminali, forme di egemonia all’interno della struttura criminale e la capacità del gruppo di commettere atti di natura criminale. L’associazione sarebbe organizzata me- diante una suddivisione di cariche, ruoli e compiti assegnati in base all’anzianità di affiliazione e alla pregressa militanza nelle cosche italiane. Visto quanto precede le intercettazioni ambientali e i rapporti di polizia effettuati dall’autorità inquirente elvetica, nonché gli oggetti e la documentazione rinve- nuta al domicilio del ricorrente presentano senz'altro un'utilità potenziale per il procedimento estero, essendoci una sufficiente relazione tra le misure d'assi- stenza richieste e l'oggetto del procedimento pena le italiano. Trattandosi di un’inchiesta tendente ad accertare l’esistenza di un’organizzazione criminale, quanto raccolto dalle autorità elvetiche potrebbe permettere di ricostruire e ap- profondire i vari legami tra le persone coinvolte e le funzioni assunte dai singoli indagati. Benché atti procedurali e non mezzi di prova – il principio è che solo - 7 - quest’ultimi vanno normalmente trasmessi alle autorità estere (cfr. ZIMMER- MANN, op. cit., pag. 309, con giurisprudenza citata alla nota 606) –, le richieste di approvazione e di proroga della videosorveglianza del Club D. di Wängi con le relative decisioni della Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale e del Giudice dei provvedimenti coercitivi sono anch’esse da trasmettere all’au- torità rogante, dato che tali documenti suffragano la legalità di tali misure (v. sentenza del Tribunale federale 6B_125/2013 e 6B_140/2013 del 23 settembre 2013, consid. 2.1). Spetterà comunque al giudice estero del merito valutare se da quanto trasmesso emerge in concreto una connessione penalmente rile- vante fra i fatti perseguiti in Italia e quanto consegnato. Alla luce della domanda rogatoriale e dei relativi complementi, che ben specificano la fattispecie oggetto di indagine, risulta che tutti i documenti e oggetti di cui sopra sono potenzial- mente utile per l’inchiesta estera, motivo per cui la sua trasmissione rispetta il principio della proporzionalità. 4. In definitiva, la decisione impugnata va integralmente confermata ed il gravame respinto. 5. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4 bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fis- sata a complessivi fr. 4’000.--; essa è coperta dall’anticipo delle spese di fr. 4'000.-- già versato. - 8 - Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 1. Il ricorso è respinto. 2. La tassa di giustizia di fr. 4'000.-- è posta a carico del ricorrente . Essa è co- perta dall'anticipo delle spese di fr. 4'000.-- già versato. Bellinzona, 11 ottobre 2016 In nome della Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale Il Presidente: Il Cancelliere: Comunicazione a: - Avv. Stefan La Ragione - Ministero pubblico della Confederazione - Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria Informazione sui rimedi giuridici Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integral e della decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta e se si tratti di un caso pa rticolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari principi procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).