<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale condivide le preoccupazioni relative alla possibile operazione militare e alle ripercussioni distruttive che potrebbe avere sull'approvvigionamento petrolifero. Egli è del parere che si debba ricorrere alla violenza militare soltanto se esiste un pertinente mandato del Consiglio di sicurezza dell'ONU. Inoltre, il Consiglio federale ha più volte evidenziato che per la gestione di conflitti pacifici e diplomatici è auspicabile il ricorso ai meccanismi previsti negli articoli dello Statuto dell'ONU. Egli si impegna generalmente e con fermezza contro le armi di distruzione di massa e ribadisce che le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU concernenti l'Iraq debbano essere attuate senza riserve. Il Consiglio federale appoggia senza riserve gli sforzi del Consiglio di sicurezza e del segretario generale dell'ONU volti a ripristinare immediatamente le ispezioni dell'UNMOVIC, conformemente alla risoluzione 1284.</p><p>Il Consiglio federale risponde alle domande come segue:</p><p></p><p>1. Se dovessero venir intraprese operazioni militari contro l'Iraq, sono prevedibili due scenari dal punto di vista della sicurezza di approvvigionamento petrolifero:</p><p>a) L'azione militare è limitata all'Iraq.</p><p>b) Altri Paesi del Medio Oriente sono direttamente o indirettamente coinvolti nel conflitto.</p><p>Un'interruzione globale delle esportazioni di petrolio irachene non comporterebbe ancora difficoltà di approvvigionamento petrolifere a livello mondiale, un'eventuale carenza delle importazoni dall'Iraq può essere compensata grazie alle sufficienti capacità di produzione e di riserva di altri Paesi. Esiste tuttavia il rischio che i prezzi del petrolio aumentino notevolmente a corto termine a causa della volatilità degli affari a termine e che i prezzi evolvano indipendententemente dagli elementi essenziali quali la domanda e l'offerta. Se saranno coinvolti nella crisi irachena anche i campi petroliferi dell'Arabia Saudita e del Kuwait, le circostanze assumerebbero una dimensione completamente diversa. Il mercato non riuscirebbe molto probabilmente a dominare la situazione a corto termine e si troverebbe di fronte a un momento di penuria.</p><p>Nel confronto internazionale il nostro Paese è interessato al consumo petrolifero mondiale nella misura dello 0,3%. Tuttavia il petrolio rimane importante per la nostra economia poiché interessa il 59% del consumo finale di fonti energetiche (2001). Per quanto concerne l'approvvigionamento di petrolio greggio, le nostre due raffinerie dipendono soltanto marginalmente dal Medio Oriente. A causa della dipendenza indiretta, la Svizzera potrebbe essere interessata da un ampliamento della crisi irachena: i Paesi dell'Unione europea (Germania, Francia, Belgio, Olanda, Italia) forniscono la maggior parte dei prodotti petroliferi consumati in Svizzera; tali Paesi dipendono fortemente dal Medio Oriente per quanto riguarda l'acquisto di petrolio greggio. In questo contesto non è da escludere che vi potrebbero essere delle interruzioni d'approvvigionamento nelle raffinerie europee che si ripercuoterebbero anche nel nostro Paese.</p><p>Il nostro Paese dispone di scorte obbligatorie di prodotti petroliferi (benzina per automobile, diesel e olio da riscaldamento) che coprono circa 4,5 mesi del consumo normale (stato 31 agosto 2002). Per quanto riguarda il petrolio per aeromobili, le scorte obbligatorie sono sufficienti per 1,9 mesi; l'obiettivo di 3 mesi non è ancora stato raggiunto. Il potenziamento delle scorte obbligatorie di petrolio per aeromobili è stato ritardato segnatamente a causa degli sviluppi incerti nel settore dei trasporti aerei internazionali. </p><p>Le scorte degli importatori sono sufficienti per circa 10-15 giorni e, a differenza delle scorte obbligatorie, non possono essere considerate come delle riserve strategiche. Inoltre, i consumatori svizzeri dispongo a loro volta di ingenti riserve di olio da riscaldamento (stima: 8,8 milioni mper un consumo annuo dell'ordine di 6,1 milioni m). Alla fine di settembre / fine di ottobre il grado di riempimento dei serbatoi si situa di solito a circa il 65 per cento. </p><p>Lo stato di preparazione è stato incrementato per consentire una fornitura rapida delle scorte obbligatorie nel caso in cui la situazione lo richieda. Inoltre, l'Agenzia internazionale dell'energia (AIE), di cui la Svizzera è uno dei 26 paesi membri, sta allestendo un piano d'emergenza destinato a fungere da rete di sicurezza e che entrerà probabilmente in vigore preventivamente per consentire di far fronte a possibili conseguenze negative per l'approvvigionamento petrolifero su scala mondiale. </p><p>2. In merito alle posizioni divergenti dei differenti Stati membri della NATO, il Consiglio federale non esprime alcun parere. Tali differenze indicano che non sono ancora state prese decisioni definitive in merito a un procedura militare. In relazione a una possibile operazione militare contro l'Iraq, la NATO non ha decretato il "caso d'alleanza" conformemente all'articolo V del trattato di Washington. È più probabile che anche per una tale azione militare, se essa dovesse veramente aver luogo, non si ricorrerebbe alla NATO come tale, ma ai contributi di singoli Stati, come già avvenuto in Afghanistan.</p><p>Anche in tale situazione la partecipazione della Svizzera al Partenariato per la pace non rappresenta anche in tale situazione alcun particolare problema per il nostro statuto di neutralità. Tale partecipazione non contempla alcun obbligo di appoggio attivo o anche soltanto passivo a operazioni militari, e in considerazione del numero e della diversità politica degli Stati membri, la partecipazione al Partenariato per la pace non può essere fraintesa quale presa di posizione politica a favore degli Stati Uniti, di singoli Stati della NATO o della NATO nel suo insieme. </p><p>3. Il capo dello Stato maggiore generale, cdt C Hans-Ulrich Scherrer, ha reso visita al Capo dello Stato maggiore degli Stati Uniti in seguito a un invito ricevuto all'inizio del 2002, d'intesa con il capo del DDPS e dopo essere stato istruito per il caso in cui egli fosse stato interpellato in merito alla posizione svizzera sul Tribunale penale internazionale. Questo viaggio è espressione delle relazioni irreprensibili tra le Forze armate della Svizzera e degli Stati Unti che si manifestano tra l'altro regolarmente anche a livello di capo dello Stato maggiore generale/Chairman of the Joint Chiefs of Staff. Proprio poiché tale prassi è usuale, alla visita non può essere attribuito alcun significato particolare. Contrariamente, un rifiuto sarebbe stato interpretato come un segnale negativo e avrebbe pregiudicato i normali rapporti esistenti nell'interesse della politica di sicurezza ed estera nonché militare della Svizzera.</p><p>In vista di un possibile attacco degli Stati Uniti contro l'Iraq, il parere della Svizzera dovrebbe essere noto agli Stati Uniti in base a una prassi costante: la Svizzera si attiene al diritto internazionale e non appoggia neanche passivamente azioni militari che non si basano su un mandato del Consiglio di sicurezza dell'ONU. L'autonomia decisionale della Svizzera è stata dimostrata recentemente agli Stati Uniti anche in relazione al Tribunale federale internazionale.</p>  Risposta del Consiglio federale.