<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di proporre una modifica della legge sull'IVA per esentare la medicina veterinaria degli animali da reddito.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'imposta sul valore aggiunto è un'imposta generale sul consumo e deve gravare il consumo finale in territorio svizzero nel modo più uniforme possibile. Una prestazione esclusa dall'imposta configura al tempo stesso un'eccezione al principio dell'imposta generale sul consumo e un'ingerenza nel principio della neutralità dell'imposta a livello di azienda. Le esclusioni dall'imposta osteggiano inoltre gli sforzi compiuti dal Consiglio federale per semplificare il sistema dell'imposta sul valore aggiunto. </p><p>In virtù dell'articolo 25 capoverso 2 lettera a numero 3 della legge federale del 12 giugno 2009 concernente l'imposta sul valore aggiunto (RS 641.20) le cure dispensate da un veterinario al bestiame (cavalli, asini, muli, bovini, capre, pecore e suini) sono imponibili all'aliquota ridotta. Le cure dispensate agli altri animali, quali cani, gatti, uccelli o rettili, sono invece imponibili all'aliquota normale.</p><p>Se le cure dispensate dai veterinari agli animali da reddito fossero escluse dall'imposta, per la stragrande maggioranza dei veterinari ne deriverebbe un importante aumento dell'onere amministrativo. Infatti, le cure dispensate agli altri animali sarebbero ancora imponibili all'aliquota normale mentre la vendita di medicamenti e foraggio sarebbe imponibile all'aliquota ridotta. L'esclusione si ripercuoterebbe anche sull'imposta precedente: i veterinari potrebbero dedurre a titolo di imposta precedente soltanto l'imposta sulle spese da loro sostenute per le prestazioni imponibili. Queste correzioni dell'imposta precedente risulterebbero alquanto complicate e soggette ad errori in particolare per quanto riguarda i mezzi d'esercizio e i beni d'investimento, che vengono utilizzati sia per prestazioni imponibili sia per prestazioni escluse. Anche per quanto riguarda i medicamenti sorgerebbero però difficoltà di delimitazione:</p><p>- se il veterinario dispensa medicamenti che devono essere somministrati dal detentore dell'animale, la prestazione configura una fornitura di medicamenti imponibile all'aliquota ridotta. L'imposta precedente potrebbe ancora essere dedotta;</p><p>- se però vengono somministrati direttamente dal veterinario nell'ambito del trattamento, i medicamenti fanno parte della cura veterinaria e fiscalmente sono trattati allo stesso modo. Se il veterinario cura un cane o un gatto, si applica l'aliquota normale e l'imposta precedente sulle spese sostenute a tal fine può essere dedotta. Se invece tratta un animale da reddito, la prestazione sarebbe esclusa dall'imposta e l'imposta precedente sulle relative spese non potrebbe essere dedotta.</p><p>Dato che se si escludessero dall'imposta le cure dispensate dai veterinari agli animali da reddito non sarebbe più possibile dedurre l'imposta precedente versata per queste prestazioni, i veterinari cercherebbero di riversarne i costi sui detentori degli animali da reddito (fenomeno della "tassa occulta"). Non è escluso che di conseguenza i consumatori finirebbero per pagare un prezzo leggermente più alto per generi alimentari come la carne, il latte e il formaggio.</p><p>In caso di attuazione della mozione, i reali destinatari dell'intervento (cliniche veterinarie e veterinari) verserebbero complessivamente da mezzo milione a un milione di franchi in meno di imposta sul valore aggiunto all'Amministrazione federale delle contribuzioni. Ma per i conti della Confederazione, le ripercussioni sarebbero ancora minori, dato che comunque i contribuenti che possiedono animali da reddito non potrebbero più dedurre l'imposta precedente sulle prestazioni dei veterinari.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.