<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale condivide la preoccupazione dell'autore del postulato sulla situazione economica e sociale nella Repubblica di Moldavia (4,2 milioni di abitanti). L'indice dello sviluppo umano classifica questo Paese al 108° posto. Il reddito medio degli abitanti ammonta a 350 dollari. La situazione nel settore agricolo è catastrofica ed il tasso di disoccupazione molto alto ha causato il crollo dei sistemi sociali e un impoverimento generale della popolazione. Solo il ripristino di condizioni generali accettabili di esistenza, con un accesso sufficiente alla formazione, ai servizi sociali e sanitari ed alle infrastrutture sociali di base, nonché migliori prospettive d'impiego, permetterebbero di arginare l'emigrazione dei cittadini moldavi. Ma un simile progetto necessita di un contesto economico, politico e sociale consono ai principi della democrazia e del rispetto dei diritti umani e aperto all'economia di mercato. Invece, la Moldavia avanza solo timidamente sulla strada delle riforme. </p><p>Nonostante le statistiche ufficiali non registrino che 235.000 emigrati, si ritiene che da 600.000 (cifra più riportata) a 1.000.000 di uomini e donne sono costretti a cercare un impiego stagionale o a lungo termine all'estero (in Russia, in Italia, in Portogallo, in Spagna, in Turchia, ecc.), la maggior parte delle volte nell'illegalità. Ciò significa che circa un terzo della popolazione attiva emigra nella speranza di trovare un reddito all'estero. Tra questi, un alto numero di donne giovani, una parte drammaticamente elevata delle quali finisce nella rete del crimine organizzato e della tratta di esseri umani. Il governo non si oppone all'emigrazione, dato che contribuisce a ridurre il tasso di disoccupazione e a ricondurre all'economia nazionale fondi che mancano in maniera disperata. Ufficialmente, i versamenti dall'estero contabilizzati nella bilancia dei pagamenti ammontano a 250 milioni di dollari, ma tutto lascia credere che questa cifra potrebbe essere in realtà due o tre volte più elevata.</p><p>Nel rapporto del 2003, il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (PSNU) chiede alla comunità internazionale di potenziare il proprio appoggio a favore della Moldavia. Nel 2000, la Svizzera è stata uno dei primi investitori bilaterali ad impegnarsi nel Paese per mezzo di un programma di aiuti umanitari della DSC. L'aiuto svizzero (3 milioni di franchi nel budget del 2003) è destinato in primo luogo a migliorare le condizioni di vita nelle campagne grazie a progetti per il rifornimento idrico ed a programmi d'igiene e di sanità destinati soprattutto alle madri ed ai bambini. I gruppi sociali più vulnerabili ricevono viveri e combustibile durante l'inverno. Le vittime della tratta di esseri umani beneficiano di un'assistenza psicologica e sociale e di una formazione pratica in grado di agevolarne il reinserimento nella società. D'altronde, i gruppi della società civile vengono incoraggiati ad impegnarsi come partner nei nostri progetti di cooperazione.</p><p>Nei limiti delle risorse disponibili, la DSC continuerà e intensificherà i progetti in Moldavia. Il futuro orientamento strategico del programma contribuirà in modo ancora più diretto a migliorare le condizioni di vita degli ambienti rurali, allo scopo di offrire soprattutto ai giovani prospettive migliori per l'avvenire e di incitarli a restare nel proprio Paese. Se il Parlamento approva i fondi richiesti, il transfer pratico di sapere, di tecniche e di capacità necessarie ad una migliore integrazione sul mercato del lavoro o alla creazione di piccole imprese diverrà un obiettivo prioritario nelle attività di cooperazione della Svizzera.</p><p>L'emigrazione illegale di manodopera verso l'Europa occidentale e verso la Svizzera rientra in genere nell'ambito della problematica dell'asilo. Mentre la Svizzera non dispone di dati esatti sul numero di residenti illegali sul territorio, la statistica sull'asilo per il 2002 registra solo 191 richieste inoltrate da persone provenienti dalla Moldavia. Le persone rinviate al Paese d'origine sono 77 (fino a maggio 2003). Nonostante l'emigrazione sia spesso frutto di fattori economici, bisogna constatare però che l'iter della procedura d'asilo è scelto solo raramente per ottenere l'accesso "legale" al mercato del lavoro. La doppia nazionalità rumena e moldava lascia un certo margine all'abuso nel settore delle migrazioni illegali in direzione dell'Europa occidentale. A partire dal 1° gennaio 2002, in virtù della doppia nazionalità, circa 300.000 moldavi con passaporto rumeno hanno ricevuto il diritto di stabilirsi per tre mesi nello spazio di Schengen senza bisogno di visto. Da parte sua, la Svizzera esige sempre un visto dai cittadini rumeni e moldavi.</p><p>Il gruppo di lavoro interdipartimentale "Politica estera in materia di migrazione e di rimpatrio" istituito dal Consiglio federale presenterà il rapporto e le raccomandazioni a novembre 2003. Il gruppo è incaricato di elaborare un modello di partenariato nel settore delle migrazioni e di proporre strumenti atti a permettere di gestire il flusso migratorio. Il modello è destinato a persuadere gli Stati a discutere in un spirito di partenariato i problemi che si pongono nel settore dell'asilo ed a cercare congiuntamente soluzioni soddisfacenti per ambo le parti. La volontà di promuovere nel Paese d'origine i progetti ed i programmi atti ad influenzare positivamente il flusso migratorio e a rafforzare le istituzioni (Capacity Building) viene ripresa nella strategia della DSC che intende intensificare le attività di formazione sul luogo.</p><p>Comunque, l'obiettivo principale del postulato non sembra essere garantire ai richiedenti l'asilo un soggiorno limitato ed assistito, bensì offrire ad un determinato numero di giovani la possibilità di seguire una formazione in Svizzera per alleviare il problema dell'emigrazione in Moldavia. Il Consiglio federale non condivide tuttavia quest'opinione: ritiene invece che questo tipo di intervento rischia di provocare un aumento del flusso migratorio. La proposta del Consiglio federale di trasformare in postulato la mozione Schmid Odilo (02.3200) che chiedeva di autorizzare i cittadini dei Paesi non membri dell'UE o dell'EFTA a lavorare e seguire una formazione in Svizzera, ha suscitato forti critiche in Parlamento e provocato un rinvio del dibattito (04.10.2002 CN).</p><p>Bisogna notare, tra l'altro, che nessun Paese finora ha adottato un progetto così ambizioso come quello proposto dall'autore del postulato. I Paesi europei più colpiti dall'immigrazione illegale, come l'Italia e il Portogallo (si tratta di decine di migliaia di immigrati illegali), esaminano con la Moldavia i problemi che ne derivano. Le ricerche effettuate rivelano che nessun programma di formazione pubblica è stato concluso tra la Moldavia ed i Paesi citati nel postulato, cioè l'Italia ed il Portogallo. Invece, corrisponde a verità che alcune città e regioni italiane hanno rilasciato permessi di lavoro a infermiere e a manodopera edile dopo aver loro proposto di seguire corsi di formazione per prepararsi al nuovo impiego. Questa misura è stata utilizzata anche da un certo numero di cittadini moldavi che cercavano un impiego.</p><p>Come avviene in altri Paesi in transizione, in linea di massima non è la mancanza di qualifiche scolastiche o professionali che ostacola l'accesso agli impieghi. Il problema è dovuto soprattutto al tipo di formazione proposto, che non risponde alle esigenze reali del mercato del lavoro. Da sempre la formazione professionale rappresenta un importante aspetto della cooperazione svizzera con gli Stati dell'Europa dell'Est. L'esperienza insegna tuttavia che una formazione duale di 3 o 4 anni fornita secondo il modello svizzero ha una portata limitata a dispetto degli eccellenti risultati registrati sotto l'aspetto della qualità. Per questo la DSC incoraggia soprattutto l'organizzazione locale di corsi di formazione modulari ed innovatori che tiene conto della domanda e della situazione specifica del mercato del lavoro locale. In Albania, 1.500 persone (di cui l'80% donne) hanno potuto frequentare corsi di formazione organizzati dalla DSC per ben due anni. Se all'inizio dei corsi il 90% dei partecipanti, metà dei quali giovani al di sotto dei venti anni, erano disoccupati, al termine della formazione lo era ancora solo il 16%. Questo progetto, la cui durata è prevista per quattro anni (fino alla fine del 2005), dispone di un budget di 3,8 milioni di franchi. Il fatto che il corso sia stato offerto da istruttori del posto e che i partecipanti abbiano dovuto privarsi di una somma non indifferente date le condizioni di vita locali (30%) si è rivelato un elemento determinante. Questo modo di procedere permette da una parte di raggiungere un maggior numero di giovani senza dover sbloccare risorse supplementari e, dall'altra, di tenere in debito conto le specificità del mercato del lavoro e delle esigenze di formazione registrate in particolare nelle piccole imprese.</p><p>La DSC privilegia i programmi di formazione locali perché è convinta che questi ultimi rispondano nel modo migliore ai bisogni particolari dei Paesi interessati. Una formazione in Svizzera è prevista solo quando sono richieste competenze specializzate o profili professionali particolari, nel quadro di un programma di formazione inserito in un progetto pluriennale. In Svizzera, garantire la formazione di una persona (formazione professionale e spese per il mantenimento) verrebbe a costare tra i 40.000 ed i 50.000 franchi all'anno, cioè tra gli 8 e i 10 milioni di franchi per 200 persone. Se la DSC potrà disporre di risorse supplementari, sarà in grado di organizzare in breve tempo un programma di formazione adattato alle condizioni locali moldave. Un budget annuo di 1 o 2 milioni di franchi permetterebbe di dare a un numero ben più elevato di disoccupati migliori prospettive per il futuro nel proprio Paese, grazie a metodi opportuni.</p><p>Tanto le riflessioni sul flusso migratorio, quanto le esperienze fatte in ambito finanziario e di cooperazione mostrano che i programmi di formazione proposti nel Paese d'origine sono i più efficaci. A più lungo termine, si tratta di creare posti di lavoro sul mercato locale. Grazie alla rete di contatti di cui dispone, al know-how, all'esperienza raccolta nei Paesi dell'Europa dell'Est ed alle proprie strutture locali, la DSC è pronta ad introdurre rapidamente un programma di formazione in Moldavia. Per la realtà del Paese questo può significare una soluzione per il futuro accettabile anche dal punto di vista della politica della migrazione.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.