<h2>SubmittedText<h2><p>1. Quanti diplomatici lavoravano dieci anni or sono presso il DFAE e quanti sono oggi?</p><p>2. Quante persone lavoravano dieci anni or sono presso la divisione preposta alla cosiddetta promozione della pace (DP IV) e quante sono oggi?</p><p>3. Quanti collaboratori e collaboratrici della DP IV sono diplomatici?</p><p>4. Quanti cosiddetti consulenti di pace, che non fanno parte del personale diplomatico, lavoravano dieci anni fa nelle ambasciate svizzere e quanti sono oggi?</p><p>5. Quali sono i risultati tangibili di questi consulenti di pace?</p><p>6. Non sarebbe opportuno sostituire nelle nostre ambasciate questi consulenti di pace con diplomatici che agiscano effettivamente nell'interesse della Svizzera (ad es. sostenere le PMI e le nostre esportazioni, spiegare all'estero la nostra democrazia diretta)?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Nel 2000 lavoravano al DFAE 355 diplomatici (il 14,3 per cento dei collaboratori del DFAE). Nel 2009 (al 31 dicembre 2009) il loro numero era di 381 (per una percentuale del 12 per cento).</p><p>2./3. Dieci anni or sono la Divisione politica IV, incaricata delle questioni relative alla promozione della pace, ai diritti umani, alla politica umanitaria e alla migrazione, non esisteva ancora nella sua forma attuale. Le sezioni che all'epoca si occupavano di queste questioni - la Divisione politica 3B e la Divisione politica 4 - impiegavano 29 persone. Nel 2003 il Consiglio federale e il Parlamento hanno deciso, attraverso la legge federale su misure di promozione civile della pace e di rafforzamento dei diritti dell'uomo, di estendere il campo di attività della Svizzera in questo settore. Alla fine del 2009 la Divisione politica IV occupava 69 persone (compresi 7 stagisti universitari), 17 delle quali in carriera diplomatica.</p><p>4. Nell'ambito dell'attuazione della legge federale su misure di promozione civile della pace e di rafforzamento dei diritti dell'uomo e del relativo messaggio concernente il credito quadro (RS 193.9 e FF 2007 4339), la Divisione politica IV invia - come previsto nella legge (art. 3 cpv. 1 lett. c) - esperti sul posto. Il primo consulente di pace è stato inviato in Macedonia nel 2003.</p><p>Attualmente, sette consulenti di pace (Peace Building Adviser) e quattro consulenti per i diritti umani (Human Rights Adviser) sono attivi nelle regioni e nei Paesi prioritari della Divisione politica IV (Bosnia Erzegovina, Cina, regione dei Grandi Laghi, Indonesia, Colombia, Nepal, Sri Lanka, Sudan, Europa sudorientale, Vietnam, Africa occidentale).</p><p>Reclutati all'interno del DFAE (personale della carriera diplomatica incluso) o all'esterno, i consulenti di pace e per i diritti umani vengono inviati in missione dal pool svizzero di esperti per la promozione civile della pace.</p><p>5. Gli invii dei consulenti vengono pianificati, realizzati e valutati nel quadro della cosiddetta gestione del ciclo di progetto (Project Cycle Management). La realizzazione delle misure di promozione civile della pace e di rafforzamento dei diritti umani (inclusi gli invii) viene verificata in occasione del controllo semestrale degli obiettivi annuali a livello di sezioni e di divisione. </p><p>I consulenti di pace svolgono una doppia funzione. Da un lato, in qualità di attori svizzeri, sostengono gli sforzi di pace direttamente sul posto, attraverso la facilitazione, la mediazione e uno specifico know-how (p. es. riforma del settore della sicurezza, riforma costituzionale, elaborazione del passato). D'altro lato, sono responsabili, in collaborazione con partner locali, della realizzazione di progetti di promozione della pace sostenuti dalla Svizzera. Senza la presenza sul posto dei consulenti di pace, gli sforzi di mediazione profusi dalla Svizzera (p. es. in Nepal) non avrebbero alcun successo.</p><p>6. Sul piano amministrativo, i consulenti di pace e i consulenti per i diritti umani sono subordinati all'ambasciata competente per il Paese. Di conseguenza, essi sono parte integrante delle ambasciate o degli uffici di cooperazione della DSC interessati.</p><p>In linea di principio, il Consiglio federale ritiene che il contributo della Svizzera alla promozione della pace in generale e il contributo fornito dai consulenti di pace e per i diritti umani in particolare siano essenziali per la realizzazione degli obiettivi di politica estera previsti dalla Costituzione federale, ossia il rispetto dei diritti umani, la promozione della democrazia e la coesistenza pacifica dei popoli. La rete di organizzazioni internazionali, governi, organizzazioni non governative ecc. che si è costituita a tale scopo costituisce un canale importante che permette anche alla Svizzera di far valere e spiegare le proprie posizioni.</p><p>Questo approccio permette inoltre di difendere e di promuovere all'estero interessi svizzeri estremamente concreti. Ogni contributo volto a stabilizzare un contesto fragile aiuta a evitare i flussi di rifugiati, a proteggere i fondamenti dello Stato di diritto e, infine, a ridurre le incertezze economiche, che possono minacciare anche i mercati svizzeri e gli investimenti all'estero. </p><p>Il modello svizzero - fondato sulla coesistenza pacifica di culture, religioni e lingue diverse - non solo legittima l'impegno del nostro Paese nel settore della promozione della pace, ma è anche fonte di ispirazione nella ricerca di soluzioni (p. es. nel dibattito sulle forme di federalismo in Nepal).</p>  Risposta del Consiglio federale.