<h2>SubmittedText<h2><p>I piani di protezione basati sulle direttive della Confederazione in materia di coronavirus proposti da INSOS Svizzera, l'associazione nazionale di categoria delle istituzioni per persone con disabilità, non menzionano in alcun modo la sfera affettiva e/o sessuale e tanto meno il quadro in cui questa potrebbe essere vissuta. In generale, il diritto all'autodeterminazione di chi risiede in istituto è largamente limitato, per non dire eluso, in numerosi Cantoni. Ricordo che la Convenzione dell'ONU sui diritti delle persone con disabilità (CDPD) sancisce in particolare il diritto all'intimità, alla vita privata, alla creazione di una famiglia e all'autodeterminazione.</p><p>Il Consiglio federale è pertanto pregato di rispondere alle domande seguenti.</p><p>1. Come valuta l'aspetto dell'autodeterminazione nel quadro dei provvedimenti adottati per combattere il coronavirus?</p><p>2. Qual è il suo parere in merito al divieto di ricevere visite e di uscire, che in alcuni Cantoni è rimasto in vigore ben oltre gli allentamenti dell'11 maggio, in certi casi fino a un mese in più?</p><p>3. Non reputa che il divieto di ricevere visite sia contrario alla CDPD?</p><p>4. Che cosa pensa del divieto di visita nelle case di cura e per anziani?</p><p>5. Il 6 giugno 2020, il Consiglio federale ha revocato il divieto di attività per i servizi di prostituzione rendendo nuovamente possibile l'accompagnamento sessuale delle persone con disabilità, una parte significativa delle quali vive in istituto. Qual è il suo parere in merito alle visite di questo tipo negli istituti e come pensa si possa fare per evitare una discriminazione di chi invece non risiede in istituto?</p><p>6. I diritti sessuali e il diritto all'autodeterminazione hanno subìto forti limitazioni durante la pandemia. Come pensa di avviare un dibattito nazionale con i Cantoni (responsabili dell'attuazione) su questi diritti, affinché in futuro siano meglio rispettati?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1.-5. Il 13 marzo 2020 il Consiglio federale ha proclamato la "situazione straordinaria" secondo la legge del 28 settembre 2012 sulle epidemie (LEp; RS 818.101). Questa situazione estrema ha costituito il quadro per gli ulteriori provvedimenti che, su raccomandazione dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), sono stati in seguito attuati dai Cantoni e dagli istituti per proteggere le persone con disabilità e il personale da un possibile contagio. Si stima che circa la metà delle persone disabili che vivono in un istituto faccia parte di un gruppo a rischio. Di conseguenza, in molti luoghi i loro familiari hanno subito un'ampia limitazione dei loro diritti fondamentali, per esempio con l'imposizione del divieto di ricevere visite e di uscire.</p><p>Considerato l'andamento dei casi, le severe disposizioni in materia di accesso e visite negli istituti sono state gradualmente allentate a partire dalla metà di maggio del 2020 (dove prima, dove dopo a seconda della situazione epidemiologica dei singoli Cantoni). Le autorità cantonali hanno stabilito le condizioni (misure di protezione) necessarie per permettere nuovamente le visite dei famigliari negli istituti. Questo ritorno alla nuova normalità richiede sempre una difficile ponderazione tra le libertà individuali e i diritti della personalità delle persone che vivono in istituto, da un lato, e la necessità di proteggere loro e la salute pubblica, dall'altro. Il Consiglio federale ha revocato la situazione straordinaria secondo la LEp con effetto dal 19 giugno 2020.</p><p>6. Per le ragioni summenzionate, le disposizioni sull'accesso e le visite negli istituti per disabili e nelle case di cura in vigore durante la pandemia hanno comportato, tra l'altro, una limitazione dei diritti sessuali delle persone con disabilità. Anche in tempi normali, l'autodeterminazione sessuale delle persone con disabilità, in particolare per quelle che vivono in un istituto, può essere oggetto di complessi conflitti. Un dibattito su questo tema è più che legittimo. Il Consiglio federale ritiene però che questo già avvenga nel quadro delle competenze e delle strutture federalistiche vigenti e che non sia necessario avviare un dibattito nazionale in materia.</p>  Risposta del Consiglio federale.