B u n d e s v e rw a l t u n g s g e r i ch t T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i f f éd é r a l T r i b u n a l e am m i n i s t r a t i vo f e d e r a l e T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i v fe d e r a l Corte IV D-4962/2017 S e n t e n z a d e l l ’11 g e n n a i o 2 0 1 9 Composizione Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio), Christa Luterbacher, Gérald Bovier, cancelliera Alissa Vallenari. Parti A._______, nato il (…), alias B._______, nato il (…), Sri Lanka, ricorrente, contro Segreteria di Stato della migrazione (SEM), Quellenweg 6, 3003 Berna, autorità inferiore. Oggetto Asilo ed allontanamento; decisione della SEM dell’8 agosto 2017 / N (…). D-4962/2017 Pagina 2 Fatti: A. In data (…) maggio 2017 A._______ ha depositato una domanda d’asilo in Svizzera (cfr. atto A1/2). B. Il richiedente è stato sentito rispettivamente il 16 maggio 2017 durante un’audizione sulle generalità, sul viaggio intrapreso così come sommaria- mente sui suoi motivi d’asilo (cfr. verbale d ’audizione sulle generalità del 16 maggio 2017; di seguito: verbale 1), e il 10 luglio 2017 più approfondi- tamente sui suoi motivi d’asilo (cfr. verbale d’audizione sui motivi d’asilo del 10 luglio 2017; di seguito: verbale 2), audizione completata il 14 lu- glio 2017 (cfr. continuazione del verbale d’audizione sui motivi d’asilo del 10 luglio 2017; di seguito: verbale 3). Per quanto qui di rilievo, l’interessato ha dichiarato di essere di etnia e lin- gua tamil, di confessione induista, con ultimo domicilio a C._______, si- tuato nel distretto di D._______, nella provincia del Nord dello Sri Lanka, dove avrebbe lavorato dal (…) rispettivamente dal (…) sino al suo espatrio in un ristorante di sua proprietà (cfr. verbale 1, pag. 3 seg.; verbale 2; D10 segg., pag. 2 seg.). Egli ha asserito di avere aiutato le LTTE (Liberation Tigers of Tamil Eelam) tra il (…) ed il (…) per delle attività secondarie quali: l’affissione di manifesti per loro commemorazioni importanti, l’acquisto di beni in un negozio come pure la partecipazione a delle riunioni. Per timore di essere arrestato dalle autorità srilankesi per la sua relazione con le LTTE, dal (…) sino al (…) si sarebbe nascosto presso il domicilio di una (…) a E._______ (cfr. verbale 1, p.to 1.17.05, pag. 4 e verbale 3, D39 segg., pag. 5 seg.). A seguito del ritorno del padre dall’F._______, nel (…) del (…) avrebbero aperto assieme un ristorante. Nel corso del settembre 2016, si sarebbero presentate presso il domicilio del richiedente, cinque persone sconosciute, mascherate e d armate di coltelli, che lo avrebbero minacciato di morte se egli non avesse consegnato loro i soldi che dete- neva in banca. Il padre sarebbe deceduto il giorno successivo tale avveni- mento, ovvero il (…) settembre 2016, ed egli avrebbe chiuso il ristorante sino al mese di ottobre 2016 a causa del lutto. Nel mese di novembre 2016 egli avrebbe riaperto il locale, ma sarebbe stato nuovamente minacciato nel corso dello stesso mese, dalle medesime cinque persone. Pertanto, dal timore di dover subire delle conseguenze da parte di tali persone, e poiché sarebbe rimasto solo, nel novembre 2016 avrebbe chiuso il locale e si sa- rebbe recato nella città di G._______ per procurarsi un passaporto nonché per nascondersi in una stanza sino al suo espatrio. In due volte dist inte – D-4962/2017 Pagina 3 nel mese di novembre 2016 e nell’aprile 2017 – l’interessato si sarebbe inoltre recato in banca a C._______ per chiudere i suoi conti, fermandosi presso una (…) a H._______ per un giorno nel novembre 2016 rispettiva- mente per due giorni nel corso dell’aprile 2017. Egli sarebbe espatriato il (…) aprile 2017 dall’aeroporto di G._______ a destinazione di I._______ (J._______), munito del suo passaporto, transitando in seguito per il K._______ e la L._______. Il (…) maggio 2017 il richiedente sarebbe infine partito in direzione dell’Europa, questa volta con un passaporto falsificato (cfr. verbale 1, p.to 5.02, pag. 6 e p.to 7.01, pag. 7 seg.; verbale 2, D10 segg., pag. 2 segg.; verbale 3, D23 segg., pag. 4 segg.). Dopo la sua partenza avrebbe appreso dal cugino (…)., al quale era stata affidata la custodia del ristorante e della sua casa familiare, il quale avrebbe inoltre nel frattempo riaperto il locale del richiedente, che degli agenti del CID (Criminal Investigation Departement) si sarebbero recati diverse volte presso il ristorante per intimidire il cugino e chiedergli dove si trovasse l’in- teressato. Il medesimo cugino, nel corso di una telefonata, gli avrebbe pure riferito che il giorno seguente la visita del CID, cinque persone sarebbero comparse presso il ristorante, distruggendolo. Quest’ultimo avrebbe per- tanto chiuso definitivamente il locale pubblico. Data la concatenazione de- gli eventi, il richiedente ritiene che le cinque persone che lo avrebbero mi- nacciato e che avrebbero distrutto il suo locale a C._______ sarebbero membri del CID (cfr. verbale 2, D10 segg ., pag. 2 segg.; verbale 3, D12 segg., pag. 3 segg.). In caso di ritorno nel suo Paese d’origine, egli teme di essere arrestato da questi ultimi e per la sua vita (cfr. verbale 3, D64 seg., pag. 7). A supporto delle sue allegazioni, A._______ ha prodotto quali mezzi di prova (cfr. atto A17): la sua carta d’identità originale, l’autorizzazione per l’attività commerciale del (…) (di seguito: doc. 1); il certificato di morte del padre (…), rilasciato il (…) (di seguito: doc. 2); il certificato di morte della madre (…) (di seguito: doc. 3); una ricevuta della M._______ del (…) per (…) ([…], […]; di seguito: doc. 4); una ricevuta della N._______ (O._______) del (…) per un importo di (…) (di seguito: doc. 5); la conferma di apertura del conto (…), no. (…), del (…) (di seguito: doc. 6); la ricevuta di deposito di (…) della P ._______ del (…), no. (…) (di seguito: doc. 7); la ricevuta di deposito di (…) ([…]) d ella M._______ del (…) (di seguito: doc. 8); l’atto di proprietà del terreno in (…), C._______, datato (…) (di se- guito: doc. 9). D-4962/2017 Pagina 4 C. Con decisione dell’8 agosto 2017, notificata in medesima data all’interes- sato (cfr. atto A23/1), la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM), non ha riconosciuto la qualità di rifugiato al richiedente ed ha re- spinto la sua domanda d’asilo in ragione dell’inverosimiglianza e dell’irrile- vanza dei motivi d’asilo invocati, altresì pronunciando il suo allontanamento dalla Svizzera ed ordinando l’esecuzione dello stesso allontanamento. D. L’interessato ha impugnato la decisione precitata con ricorso del 4 settem- bre 2017 (cfr. risultanze processuali; data d’entrata: 5 settembre 2017) al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), postulando l’an- nullamento della decisione avversata, il riconoscimento della sua qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo in Svizzera; in alternativa ha chiesto che venga riconosciuta l’inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento e la concessione dell’ammissione provvisoria; contestualmente ha presen- tato una domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esonero dal pa- gamento delle spese processuali e del relativo anticipo, con protesta di spese e ripetibili. Con il ricorso l’insorgente ha prodotto quali ulteriori mezzi di prova 5 fotografie a colori (cfr. atto A17; di seguito: doc. 10), che atteste- rebbero della distruzione del ristorante del ricorrente. E. Con decisione incidentale del 18 maggio 2018, il Tribunale ha deciso che il presente procedimento si svolgesse in lingua italiana, ha autorizzato il ricorrente a soggiornare in Svizzera sino alla conclusione della procedura, ed ha accolto la sua istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria, a condizione che la sua indigenza fosse dimostrata con la relativa attesta- zione entro il 4 giugno 2018, o alternativamente ed entro lo stesso termine, lo ha invitato a versare un anticipo di CHF 750.– a copertura delle presunte spese processuali. L’insorgente ha dato seguito alla richiesta del Tribunale con scritto del 29 maggio 2018, producendo l’attestazione d’indigenza. F. Invitata a determinarsi sul gravame, con risposta del 7 giugno 2018, la SEM ha proposto di respingere il ricorso. L’autorità inferiore, riferendosi agli elementi d’inverosimiglianza già rilevati nella decisione querelata, ha riba- dito che i mezzi prodotti dal ricorrente in fase di procedura, come pure le fotografie prodotte con il ricorso, non proverebbero le allegazioni vaghe ed inverosimili rilasciate dal medesimo. D-4962/2017 Pagina 5 G. Il 26 giugno 2018 il ricorrente ha presentato la sua replica, riconfermandosi nelle motivazioni e conclusioni già presentate con il ricorso, nonché addu- cendo che egli avrebbe portato delle prove indirette della verosimiglianza delle sue dichiarazioni inerenti i motivi d’asilo esposti, le prove dirette delle persecuzioni da lui subite, auspicate dalla SEM, essendo invero impossibili da fornire. H. Con duplica del 13 luglio 2018 – inviata dal Tribunale per conoscenza all’in- sorgente per il tramite dell’ordinanza del 19 luglio 2018 – l’autorità inferiore si è essenzialmente riconfermata nelle sue allegazioni e conclusioni espo- ste negli scritti precedenti. Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti, verranno ripresi nei considerandi seguenti, qualora risultino decisivi per l’esito della ver- tenza. Diritto: 1. Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rien- tra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA. Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de- gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a – c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. D-4962/2017 Pagina 6 2. Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio- lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 3. Il Tribunale, adito con un ricorso contro una decisione della SEM resa in materia d’asilo, prende in considerazione lo stato di fatto e di diritto esi- stente al momento in cui statuisce (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5.1 e riferi- mento citato). Il Tribunale si baserà in particolare sulla situazione vigente nello Stato o nella regione in oggetto al momento della sentenza, per de- terminare se al richiedente vada riconosciuta la qualità di rifugiato o meno (cfr. DTAF 2009/29 consid. 5.1; DTAF 2008/12 consid. 5.2; DTAF 2008/4 consid. 5.4 e riferimenti citati). 4. Nella propria decisione dell’8 agosto 2017 la SEM ha anzitutto constatato come l’interessato non sarebbe riuscito a spiegare la sfera d’attività degli agenti del CID e come mai questi ultimi lo avrebbero minacciato, per otte- nere i soldi depositati sul suo conto, o ancora lo sarebbero venuti a cercare dopo il suo espatrio ed avrebbero distrutto il suo ristorante. Inoltre, egli non avrebbe intrapreso alcunché per assumere informazioni in merito al CID ed agli eventi a lui successi, malgrado le sue allegazioni siano fondate sol- tanto su delle ipotesi non suffragate da alcun elemento fondato e concreto. Proseguendo nella propria analisi, l’autorità di prime cure ha rilevato come non sarebbe credibile che egli, se fosse stato realmente oggetto di perse- cuzioni nel suo Paese d’origine, abbia discusso con il cugino della distru- zione del ristorante soltanto durante la terza telefonata intercorsa con lui, senza più sollevare l’argomento nelle telefonate successive, e mostrandosi pertanto disinteressato a quanto gli sare bbe accaduto. Inoltre, a mente della SEM, il richiedente non avrebbe fornito una spiegazione logica e cir- costanziata delle modalità con cui le persone che lo avrebbero minacciato sarebbero venute a conoscenza del suo saldo bancario, come pure non avrebbe spiegato le ragioni del movente di queste ultime e dell’impossibilità di rivolgersi alle autorità srilankesi per richiedere protezione contro tali atti. Inoltre, egli non sarebbe riuscito a chiarire come il cugino avrebbe rilevato l’attività del ristorante. Per quanto concerne i mezzi di prova presentati D-4962/2017 Pagina 7 dall’insorgente, gli stessi non avrebbero alcun legame con i motivi d’asilo da lui invocati ed al contrario confermerebbero l’assenza di allegazioni cir- costanziate nel suo racconto. Alla luce degli elementi evidenziati, l’autorità di prima istanza sostiene che gli eventi addotti dall’insorgente non sareb- bero stati vissuti da lui personalmente e che le sue dichiarazioni non sod- disferebbero le condizioni di verosimiglianza previste dall’art. 7 LAsi. Circa il sostegno che il ricorrente avrebbe prestato alle LTTE dal (…) al (…), la SEM rimarca che sia per il tempo trascorso da tali avvenimenti che la man- canza di qualsiasi problematica con le autorità srilankesi o con terze per- sone, non vi sarebbe uno stretto nesso di causalità temporale ed oggettivo tra le persecuzioni addotte dall’insorgente ed il suo espatrio. La SEM con- clude sostenendo che, posta l’assenza di verosimiglianza di persecuzioni rilevanti ai sensi dell’asilo, non emergerebbe inoltre dagli atti nessun ele- mento di rischio per l’insorgente di subire un pregiudizio pertinente ex art. 3 LAsi in caso di un suo ritorno in Sri Lanka. 5. Il ricorrente nel proprio gravame, dopo aver ricordato e precisato alcuni fatti, contesta le tesi della SEM. Egli avrebbe infa tti descritto sufficiente- mente la funzione degli agenti del CID e per quali motivi essi lo avrebbero minacciato e richiesto un versamento in danaro, invero che egli era relati- vamente abbiente e che gli stessi avrebbero scoperto il suo saldo impor- tante sul conto bancario. Non sarebbe inoltre assolutamente sorprendente che tali agenti, grazie ai loro mezzi di informazione ed alla loro posizione di potere, abbiano avuto accesso alle informazioni riguardanti il suo conto. Proseguendo nell’analisi, il ricorrente ritiene che, visto l’evolversi degli eventi narrati, in particolare essendosi gli agenti del CID identificati come tali presso il cugino del ricorrente dopo la sua partenza ed essendoci una caserma degli stessi nei pressi del ristorante dell’insorgente, il sospetto che questi ultimi siano all’origine delle minacce ricevute e della distruzione del suo locale, sarebbe fondato. A mente dell’ interessato, non sarebbe dipoi comprensibile perché , secondo la SEM , egli avrebbe dovuto discutere della distruzione del ristorante anche successivamente alla terza telefonata con il cugino, essendo l’attività conclusa. La devastazione del suo locale sarebbe inoltre provata dalle fotografie prodotte con il gravame. A diffe- renza di quanto sostenuto dall’autorità inferiore, sarebbe pertanto giustifi- cabile che il ricorrente, per timore delle conseguenze, sia fuggito dallo Sri Lanka invece di rivolgersi alle autorità di tale Paese. Le medesime non lo avrebbero invero aiutato, anzi egli avrebbe corso il rischio di aggravare la sua situazione, tenuto conto anche della posizione di potere che deter- rebbe il CID. Il ricorrente evidenzia infine come, in caso di ritorno nel suo Paese d’origine, egli avrebbe un timore fondato di subire delle persecuzioni D-4962/2017 Pagina 8 rilevanti ai sensi dell’asilo, in quanto avrebbe un profilo ritenuto a rischio. Quali fattori di rischio di subire una persecuzione pertinente ai fini dell’asilo, vi sarebbe infatti il suo pregresso sostegno alle LTTE, le problematiche avute con il CID, l’età del ricorrente come pure il fatto che il fratello dell’in- sorgente, con il quale egli mantiene degli stretti contatti, è stato ricono- sciuto quale rifugiato in Svizzera. Alla luce di tali elementi, gli dovrebbe pertanto essere riconosciuto la qualità di rifugiato e concesso l’asilo. 6. Il Tribunale ritiene giudizioso analizzare preliminarmente il tenore delle al- legazioni rilasciate dall’interessato nell’ambito della procedura d’asilo sfo- ciata nella decisione avversata. 6.1 A questo proposito occorre rammentare che, la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es- sere esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposi- zione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le mi- sure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi; cfr. anche DTAF 2007/31 consid. 5.2 – 5.6). 6.2 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3 LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Pertanto, è riconosciuto come rifugiato solo colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) di essere espo- sto, in tutta probabilità e in un futuro prossimo, a una persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e DTAF 2010/57 consid. 2.5). Sul piano sogget- tivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato, segnata- mente dell’esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua ap parte- nenza a una razza, a un gruppo religioso, sociale o politico, che lo espon- gono maggiormente a un fondato timore di future persecuzioni. Colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore (soggettivo) di nuove pers ecuzioni più fondato di colui che ne è l’oggetto per la prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 con giurisprudenza ivi ci- tata). Sul piano oggettivo, tale timore dev’essere fondato su indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un’alta D-4962/2017 Pagina 9 probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non sono quindi sufficienti indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 2011/50 consid. 3.1.1 con riferimenti citati; DTAF 2010/57 consid. 2.5 con rinvii). 6.3 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di rifugiato è resa verosimile se l’autorit à la ritiene data con una probabilità preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle- gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mez zi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). Le allegazioni saranno pertanto verosimili se, sui punti essenziali, esse sono sufficientemente fondate (o consistenti), concludenti (o costanti e coerenti) e plausibili e che il ricorrente sia personal mente credibile (cfr. tra le altre: sentenza del Tribunale E - 350/2017 del 3 ottobre 2018 consid. 2.3). 6.3.1 Quand’anche la verosimiglianza autorizzi l’obiezione ed il dubbio, tut- tavia questi ultimi dovranno apparire, da un punto di vista oggettivo meno importanti che gli elementi a favore della probabilità delle allegazioni. Al momento dell’esame della verosimiglianza delle dichiarazioni fattuali di un richiedente l’asilo, l’autorità dovrà procedere alla ponderazione degli ele- menti d’inverosimiglianza, generando un’impressione d’insieme e determi- nando, tra gli elementi militanti a favore o a sfavore di tale verosimiglianza, quelli che prevalgono (cfr. DTAF 2012/5 consid. 2.2; DTAF 2010/57 con- sid. 2.3). 6.3.2 Venendo al caso che ci occupa, occorre anzitutto constatare come, per quanto concerne le minacce che il ricorrente riferisce avere avuto da cinque persone facenti parte del CID e la loro richiesta di denaro, l’interes- sato, nell’ambito della prima audizione federale, ha asserito dapprima che tali persone si sarebbero presentate soltanto una volta presso il suo domi- cilio (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 7). Ciò risulta però incompatibile con quanto da lui dichiarato in seguito nella stessa audizione sulle generalità, ovvero che le medesime persone si sarebbero nuovamente presentate due volte nel novembre 2016 (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 7). Sempre a tal riguardo, nel corso dell’audizione sui motivi d’asilo, egli ha per di più fornito una terza versione, asserendo che sarebbero venuti a minacciarlo ogni giorno, e non solo avrebbero minacciato lui e richiesto i soldi sul suo conto, ma avrebbero minacciato ed esatto lo stesso dal padre (cfr. verbale 2, D12, pag. 3). Del resto anche le sue affermazioni circa quanto sarebbe accaduto D-4962/2017 Pagina 10 successivamente la chiusura definitiva del ristorante risultano contradditto- rie. Nell’ambito della prima audizione, egli ha infatti allegato che subito dopo la chiusura del locale, egli si sarebbe recato al domicilio di una (…) e nel (…) 2017 a G._______ (cfr. verbale 1, p.to 5.02 e p.to 7.01 , pag. 7). Chiamato ad esprimersi al riguardo anche durante l’audizione complemen- tare, l’interessato ha invece asserito di essere rimasto a casa della (…) unicamente un giorno nel novembre 2016 e due giorni nell’aprile del 2017, e di aver trascorso il resto del tempo, ovvero dal (…) novembre 2016 sino al suo espatrio nell’aprile 2017, nascosto in una stanza a G._______ (cfr. verbale 3, D23 segg., pag. 4). 6.3.3 Sia quel che sia, quanto risulta forse più eclatante nelle dichiarazioni dell’interessato è la pressoché totale inconsistenza delle sue allegazioni a proposito delle pressioni e minacce di cui avrebbe fatto oggetto. Per quanto concerne le visite al suo domicilio, le dichiarazioni risultano confuse e prive di sostanza tanto che non si riesce a comprendere chi realmente si sarebbe presentato per minacciarlo e per chiedergli dei soldi, dato che le sue sup- posizioni in merito risultano divergenti. Invero, se dapprima egli ha affer- mato si trattasse di cinque persone sconosciute (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 7; verbale 2, D22 segg., pag. 4), nel corso della seconda audizione ha poi modificato la sua versione sostenendo si trattasse del CID (cfr. ver- bale 2, D65, pag. 7 e D72 segg., pag. 8) o alternativamente delle persone inviate da parte di quest’ ultimo (cfr. verbale 2, D43, pag. 5, D65, pag. 7 seg.). Chiamato a giusta ragione a specificare per quale motivo pensasse che le cinque persone che l’avrebbero minacciato per ottenere dei soldi fossero membri del CID e fossero pure le stesse che si sarebbero ripre- sentate a seguito della sua partenza per distruggere il ristorante, egli ha dichiarato: “Dopo due settimane sono ricomparsi i CID e hanno chiesto dove fosse Q._______ […]. In una sola giornata, sono passati ben dieci volte a chiedere dove fossi e il giorno dopo, sono ricomparse cinque per- sone per distruggere il ristorante. Vicino a casa abbiamo un campo dove ci sono i CID, questo è anche quello che credevo fossero stati loro ad aver inviato le cinque persone” (cfr. verbale 2, D43, pag. 5) e più avanti: “Perché dopo le domande del CID, queste persone si sono fatte vedere al risto- rante, non hanno fatto nessuna domanda, sono entrati e hanno rotto tutto” (cfr. verbale 2, D73, pag. 8). Non di meno, anche riguardo alle modalità utilizzate dai presunti autori delle minacce per conoscere il suo conto, l’in- sorgente ha proseguito con allegazioni inconcludenti. In merito ha invero asserito che le cinque persone gli avrebbero riferito di avere utilizzato il numero della sua carta d’identità per vedere il suo saldo ed in più, dal loro tenore di vita e dagli aiuti che prodigavano ai meno abbienti, sapevano che la sua famiglia stesse economicamente bene (cfr. verbale 2, D56 segg., D-4962/2017 Pagina 11 pag. 7). Anche riguardo al motivo alla base delle ricerche del CID dopo la sua partenza, il ricorrente non si è dimostrato maggiormente chiarificatore, riferendo dapprima che non ne conoscerebbe la ragione, per poi tuttavia asserire potesse dipendere dall’aiuto da lui prestato alle LTTE (cfr. verbale 2, D70, pag. 9), ed ancora che il cugino non avrebbe voluto questionare le persone che lo cercavano per timore e per evitare delle conseguenze (cfr. verbale 2, D78, pag. 78). Infine, interrogato in merito ai motivi per cui egli non avrebbe denunciato tali fatti alle autor ità del suo paese d’origine, le sue allegazioni in merito risultano contraddittorie. Egli ha invero in un primo momento asserito che altrimenti avrebbe rischiato maggiori problematiche e che comunque poteva vivere anche senza denunciare gli stessi, in quanto economicamente lui e la sua famiglia stavano bene (cfr. verbale 1, p.to 7.01). Ciò che risulta parzialmente in antitesi con quanto affermato in seguito, asserendo che sarebbe stato il padre a temere di denunciare i fatti successi alla polizia poiché tem eva ulteriori conseguenze (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 7) ed in contraddizione con quanto riferito in una terza ver- sione, ovvero che gli autori delle minacce lo avrebbero dissuaso dal denu- ciarli in polizia (cfr. verbale 2, D79, pag. 9 e D31, pag. 4). 6.3.4 Del resto, la veridicità della versione dell’insorgente può essere for- temente messa in dubbio anche sulla base di valutazioni di plausibilità. Ri- sulta invero per lo meno irragionevole il comportamento che egli avrebbe tenuto la seconda volta che gli autori delle minacce si sarebbero presentati al ristorante. Egli invero allega che al sopraggiungere della polizia, la quale stava venendo a bere il caffè presso il suo locale, non solo i suoi assalitori ma anche lui si sarebbe dato alla fuga chiudendo immantinente il ristorante (cfr. verbale 2, D35 seg., pag. 5). Tale procedere risulta incredibile, in quanto è lecito che una persona vittima di minacce continue come quelle del ricorrente, nel vedere la polizia sarebbe rimasta sul posto per spiegare l’accaduto e denunciare eventualmente i fatti accadutole, e non di avere la lucidità di chiudere subito il locale – tra l’altro dove lavoravano anche altri (…) dipendenti (cfr. verbale 2, D18, pag. 3) e dove non vi è da escludere vi fossero pure degli avventori – e darsi alla fuga come i suoi assalitori. Ri- sulta inoltre inconcepibile che se le autorità del suo Paese d’origine lo stes- sero realmente cercando, sia per farsi consegnare del denaro, che per mo- tivi legati al suo aiuto pregresso alle LTTE, abbiano atteso sino all a sua partenza dallo Sri Lanka per andare alla sua ricerca. Invero, esse avreb- bero avuto sia il modo che il tempo di trovarlo, fermo considerato in parti- colare il fatto che egli abbia potuto recarsi tranquillamente in banca vicino al suo domicilio per chiudere i suoi conti bancari una volta nel mese di no- vembre 2016 ed una seconda volta nell’aprile 2017 e rimanere presso una (…) (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 7; verbale 2, D23 segg., pag. 4), nonché D-4962/2017 Pagina 12 sarebbe espatriato legalmente con il suo passaporto dall ’aeroporto di G._______ senza essere sottoposto a dei controlli particolari (cfr. verbale 1, p.to 5.02, pag. 6). 6.3.5 In definitiva, ed alla luce di quanto esposto, appare in specie chiaro che la versione dei fatti resa dall’interessato non possa essere ritenuta, da un punto di vista oggettivo, come in preponderanza veritiera (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti). I mezzi di prova prodotti dall’insorgente sia nel corso di procedura della prima istanza (cfr. doc. 1 – doc. 9) che con il ricorso (cfr. doc. 10), in quanto non sono atti né a provare né a rendere verosimili le sue allegazioni in merito alle persecuzioni in cui sarebbe incorso in patria, non sono atti a modificare il giudizio precitato del Tribunale. 6.4 A titolo abbandanziale, il Tribunale ritiene che quandanche le dichiara- zioni del ricorrente circa le minacce ricevute da persone sconosciute per- ché egli versasse loro la somma di denaro depositata sul suo conto ban- cario, nonché che le stesse persone si sarebbero in seguito alla sua par- tenza presentate nuovamente per distruggere il locale, fossero ritenute ve- ritiere, tali atti sarebbero con verosimiglianza preponderante da classificare quale motivo criminale e non come persecuzioni rilevanti ai sensi dell’asilo (cfr. in merito anche: sentenza del Tribunale D-5754/2018 del 29 novem- bre 2018 consid. 6.4.2). In tale contesto, non risulta inoltre credibile che egli abbia preferito correre il rischio di un espatrio dal suo Paese d’origine, con inoltre l’organizzazione che lo stesso ha comportato nei mesi prece- denti (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 7; verbale 2, D52 segg., pag. 6; verbale 3, D15 segg., pag. 3 segg.), soltanto per le ripercussioni che poteva avere dalle persone che lo minacciavano (cfr. verbale 2, D79, pag. 9), invece che denunciare i fatti alle autorità preposte. Con queste ultime non aveva difatti mai riscontrato alcuna problematica (cfr. verbale 3, D53 seg., pag. 6) ed inoltre non sospettava ancora avessero qualsivoglia relazione con i l CID (cfr. verbale 2, D65, pag. 7). 6.5 Per quanto concerne il sostegno che l’insorgente avrebbe prestato alle LTTE dal (…) al (…) (cfr. verbale 1, p.to 1.17.05, pag. 4 e p.to 7.01, pag. 7 seg.; verbale 3, D39 segg., pag. 5 segg.), malgrado egli affermi di essersi nascosto dal (…) al (…) presso una (…) per timore di essere arrestato ed ucciso a causa di questa sua relazione con le LTTE (cfr. verbale 1, p.to 1.17.05, pag. 4 e p.to 7.01, pag. 7; verbale 3, D50 segg., pag. 6 seg.), a ragione la SEM nella decisione impugnata ritiene che non vi sia più un nesso causale temporale e materiale tra il sostegno prestato alle LTTE e l’espatrio dell’insorgente. Quest’ultimo invero, non svolgeva alcun ruolo di D-4962/2017 Pagina 13 primo piano per le LTTE, principalmente partecipando alle loro riunioni ed all’affissione di manifesti per le com memorazioni importanti delle stesse (cfr. verbale 3, D39 segg., pag. 5 seg.). Egli non ha inoltre mai avuto alcun contatto o problematica con le autorità srilankesi (cfr. verbale 3, D53 seg., pag. 6), avendo tra l’altro potuto aprire un locale ed esercitare un’attività lavorativa dal (…) sino al suo espatrio, senza alcun evento significativo (cfr. verbale 3, D52 segg., pag. 6 seg.), essendo ricordato che quanto successo con il CID prima e dopo l’espatrio è stato ritenuto inverosimile ed irrilevante (cfr. supra consid. 6.3 e 6.4). Non è quindi in alcun caso stabilito che egli sia sospettato dalle autorità srilankesi di aver e avuto dei legami con le LTTE. Il nesso causale materiale tra g li eventi narrati e la fuga dell’insor- gente, risulta pertanto interrotto, posto anche come il suo timore di essere perseguitato al momento dell’espatrio non fosse da ricondurre al suo so- stegno alle LTTE bensì alle presunte minacce ricevute dagli agenti del CID, ritenute inverosimili (cfr. in merito anche: DTAF 2011/50 consid. 3.1.2.2 e riferimenti citati e, a titolo esemplificativo, sentenza del Tribunale D - 1877/2014 del 15 ottobre 2015 consid. 4.1). Il lungo periodo trascorso dall’insorgente in patria dopo il suo sostegno alle LTTE, risulta infine uscire chiaramente dai termini temporali ritenuti dalla giurisprudenza in merito per riconoscergli la qualità di rifugiato (cfr. DTAF 2011/50 consid. 3.1.2.1; DTAF 2009/51 consid. 4.2.5), essendo intervenuto ben o ltre i dodici mesi anche da quando l’insorgente ha aperto il locale. 6.6 Tenuto conto di tutto quanto precede, il ricorrente non ha reso verosi- mile né prima della sua partenza dallo Sri Lanka, né al suo ritorno, di es- sere esposto a dei pregiudizi pertinenti in materia d’asilo. Pertanto il ricorso in materia di concessione dell’asilo non merita tutela e la decisione impu- gnata va confermata. 7. 7.1 Rimane tuttavia da esaminare se l’interessato può vedersi riconoscere la qualità di rifugiato, all’esclusione della concessione dell’asilo, per dei mo- tivi soggettivi insorti dopo la fuga (cfr. art. 54 LAsi), in ragione della sua partenza dal paese d’origine (“Republikflucht”), tenuto conto dei fattori di rischio che esistevano già prima del suo espatrio (cfr. sentenza di rif eri- mento del Tribunale E-1866/2015 del 15 luglio 2016 consid. 8.5.6). 7.2 Il richiedente che invoca un rischio di persecuzione nel suo paese d’ori- gine o di provenienza, provocato unicamente dalla sua partenza da tale paese oppure in ragione del suo comportamento dopo la partenza, si pre- vale di motivi soggettivi insorti dopo la fuga, ai sensi dell’art. 54 LAsi. Sono in particolare considerati come dei motivi soggettivi insorti dopo la fuga ai D-4962/2017 Pagina 14 sensi della predetta norma, le attività politiche indesiderate intrapr ese du- rante l’esilio, la partenza illegale dal paese (“Republikflucht”), la presenta- zione di una domanda d’asilo all’estero, allorché fondano un rischio di per- secuzione futura dell’interessato (cfr. DTAF 2009/29 consid. 5.1 e riferi- menti citati). Gli stess i sono da distinguere dai motivi oggettivi posteriori alla fuga che non derivano dal comportamento del ricorrente. L’esecuzione dell’allontanamento di un richiedente, che si è visto riconoscere la qualità di rifugiato sulla base di motivi soggettivi insorti dopo la fuga, risulta essere inammissibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20, nuovo testo in vigore dal 1° gennaio 2019; cfr. DTAF 2009/28 consid. 7.1 e Giurispru- denza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 2006 n. 1 consid. 6.1). 7.3 Nella sua sentenza di riferimento E -1866/2015 succitata (cfr. con- sid. 7.1), il Tribunale ha proceduto ad un’analisi attualizzata della situa- zione dei cittadini srilankesi al loro ritorno in patria (cfr. ibidem, consid. 8). Ha in particolare considerato che non esisteva un rischio serio e generaliz- zato di arresto e di tortura per le persone di etnia tamil rinviate in Sri Lanka in partenza dall’Eur opa, rispettivamente dalla Svizzera (cfr. ibidem, con- sid. 8.3). Proseguendo nell’analisi, il Tribunale, alfine di valutare i rischi di seri pregiudizi – sotto forma di arresto e di tortura – incorsi dai richiedenti srilankesi che rientrano nel loro paese d’origine, ha definito diversi fattori di rischio, suddividendoli in due categorie distinte. 7.3.1 D’un canto il Tribunale ha definito dei fattori di rischio detti forti, che sono in generale sufficienti, presi a sé stanti, per fondare un timore di per- secuzione f utura determinante in materia d’asilo. In tale categoria sono classificati i seguenti fattori: - l’iscrizione nella “Stop List”, utilizzata dalle autorità srilankesi all’aeroporto di Colombo, o sulla “Watch List” (cfr. ibidem, consid. 8.4.3 e 8.5.2; cfr. an- che: sentenza del Tribunale E-350/2017 del 3 ottobre 2018 consid. 4.3.1); - l’esistenza di legami presunti o effettivi con le LTTE, attuali o passati, pur- ché la persona sia sospettata, dal punto di vista delle autorità srilankesi, di voler riaccendere il conflitto etnico nel paese (cfr. ibidem, consid. 8.4.1 e 8.5.3; sentenza E-350/2017 consid. 4.3.1); - un impegno politico particolare contro il regime durante l’esilio, con lo scopo di voler rianimare il movimento separatista tamil (cfr. ibidem, con- sid. 8.4.2 e 8.5.4; sentenza E-350/2017 consid. 4.3.1). D-4962/2017 Pagina 15 7.3.2 D’altro canto, il Tribunale ha definito dei fattori di rischio detti deboli, ovvero che da soli e presi separatamente, non risultano sufficienti per fon- dare un timore di persecuzione futura determinante in materia d’asilo. Tut- tavia i medesimi, combinati co n dei fattori di rischio forti, sono atti ad au- mentare il rischio che possono incorrere i richiedenti di essere interrogati e controllati al loro ritorno in Sri Lanka. Inoltre, secondo le fattispecie, i fattori di rischio deboli possono essere pure combinati tra di loro e pertanto risul- tare determinanti per fondare un timore di persecuzione (cfr. ibidem, con- sid. 8.5.5). Rientrano in tale categoria i seguenti fattori: - il ritorno in Sri Lanka senza documenti d’identità valevoli (cfr. ibidem, con- sid. 8.4.4); - il rinvio forzato od il rimpatrio con l’intermediazione dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM, cfr. ibidem, consid. 8.4.4); - la presenza di cicatrici ben visibili sul corpo (cfr. ibidem, consid. 8.4.5; cfr. anche: sentenza E-350/2017 consid. 4.3.2). 7.3.3 Risulta inoltre necessario rilevare che non è possibile definire un gruppo di persone a rischio in base alla loro età anagrafica, in quanto delle persone che sono state arrestate e torturate in Sri Lanka avevano un’età che spaziava dai 19 ai 51 anni, ciò che costituisce una forchetta troppo ampia. Si constata tuttavia che una persona vicina alla trentina incorre sta- tisticamente un rischio un po’ più elevato che le altre persone, di subire dei seri pregiudizi in caso di un suo ritorno nel p aese (cfr. ibidem, con- sid. 9.2.4). 7.4 Nella presente disamina, il ricorrente allega nel ricorso quali fattori rile- vanti in materia d’asilo: la sua attività precedente con le LTTE, le minacce ricevute prima e dopo l’espatrio da parte del CID, la sua età anagrafica, nonché il fatto che egli abbia degli stretti contatti con il fratello, che sarebbe stato riconosciuto quale rifugiato in Svizzera. Il Tribunale constata che il ricorrente, seppure di etnia tamil e con dei pregressi contatti con le LTTE – già ritenuti irrilevanti (cfr. supra consid. 6.5) – non ha mai preso personal- mente parte ad attività politiche in esilio e non ha mai riscontrato alcuna problematica con le autorità srilankesi, fermo considerato che quanto gli sarebbe successo in relazione con il CID e con terze persone è stato rite- nuto inverosimile ed irrilevante (cfr. supra consid. 6.3 e 6.4 ). La sua sola relazione con il fratello riconosciuto in Svizzera quale rifugiato, non può essere assunto quale fattore determinante. Non risulta pertanto da ammet- tere che l’interessato, in caso di un suo ritorno nel paese d’origine, possa D-4962/2017 Pagina 16 entrare nel mirino delle autorità srilankesi. Alla luce di quanto sopra eviden- ziato, l’insorgente in definitiva non appare possa essere sospettato dalle autorità del suo pa ese di voler ravvivare il movimento separatista tamil e sia identificato quale rappresentante un pericolo per l’unità e la coesione nazionali (cfr. in merito anche: sentenza E-350/2017 consid. 4.4). 7.5 Proseguendo nell’analisi, il fatto che egli sia di etnia tamil, abbia (…) anni (cfr. sentenza di riferimento E -1866/2015 consid. 9.2.4) ed originario della provincia del Nord come pure la durata del suo soggiorno in Svizzera ed il suo ritorno senza il possesso di un passaporto , non costituiscono da soli, dei fattori di rischio determina nti suscettibili di fondare un timore og- gettivo di subire delle persecuzioni rilevanti in materia d’asilo, ma confer- mano tutt’al più che egli possa attirare su di lui l’attenzione delle autorità al suo ritorno ed essere interrogato (cfr. sentenza di riferimento E-1866/2015 consid. 8.4.4, 9.2.4 e 9.2.5; sentenze del Tribunale E -4703/2017 e E - 4705/2017 del 25 ottobre 2017 consid. 4.4 e 4.5 [sentenza in parte pubbli- cata in DTAF 2017 VI/6]). Il ritorno del ricorrente in Sri Lanka senza il pos- sesso di un passaporto, potrebbe inoltre esporlo a dover versare una multa da 50'000 a 100'000 rupie, sanzione che non può però essere considerata come un serio pregiudizio ai sensi dell’art. 3 cpv. 2 LAsi (cfr. sentenza di riferimento E-1866/2015 consid. 8.4.4). Pertanto, in assenza di fattori di ri- schio elevati, con i quali tali fattori di rischio deboli potrebbero essere com- binati, così come in assenza di fattori di rischio deboli determinanti, il ricor- rente non può prevalersi, nelle circostanze particolari del caso di specie, di un timore fondato di persecuzione futura, in un prossimo avvenire e se- condo un’alta probabilità, per dei motivi posteriori alla sua fuga (cfr. sen- tenza di riferimento E -1866/2015 consid. 8.4.5 e 8.5.5; sentenza E - 350/2017 consid. 4.5). 7.6 Di conseguenza, in virtù di quanto sopra esposto, il timore del ricorrente di dover subire dei seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi per dei motivi po- steriori alla sua fuga, in caso di un ritorno nel suo paese d’origine, non è oggettivamente fondato. Il suo ricorso, in quanto contesta il rifiuto del rico- noscimento della sua qualità di rifugiato, va pertanto pure respinto e la de- cisione avversata confermata anche in merito a tale punto in questione. 8. 8.1 Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronun- cia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi). D-4962/2017 Pagina 17 8.2 L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14 cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi, come pure art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4 e 2011/24 consid. 10.1). 8.3 Pertanto, anche in merito alla questione della pronuncia dell’allontana- mento, il ricorso non merita tutela e la decisione impugnata va confermata. 9. Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontaname nto, l’art. 83 LStrI pre- vede che la stessa sia ammissibile (cpv. 3), ragionevolmente esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adempimento d’una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammissione provvisoria (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 1 e 7 LStrI). Secondo prassi costante del Tribunale, circa la valuta- zione degli ostacoli all’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricor- rente deve provare o per lo meno render e verosimile l’esistenza di un im- pedimento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2 e relativo riferimento). 10. 10.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto internazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto interna- zionale possono essere ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in particolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tor- tura, RS 0.105). L’applicazione di tali disposizioni presuppone, peraltro, l’esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere che lo straniero possa essere esposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a dei trattamenti contrari a detti articoli; serie e concrete ragioni la cui esistenza deve essere resa plausibile dall’interessato (cfr. DTAF 2008/34 consid. 10; GICRA 2005 n. 4 consid. 6.2 e GICRA 1996 n. 18 consid. 14b lett. ee). 10.2 Nel caso in esame, il Tribunale rileva che il ricorrente non ha stabilito di avere un profilo di una persona che possa interessare le autorità srilan- kesi in modo particolare al suo ritorno, né l’esistenza di motivi seri ed av- verati di fondare un rischio reale di essere sottoposto ad un trattamento vietato dalle disposizioni succitate al suo ritorno nel paese d’origine. D-4962/2017 Pagina 18 10.3 L’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente è pertanto ammissi- bile. 11. 11.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non è ra- gionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, lo straniero venisse a tr ovarsi concretamente in pericolo in seguito a situa- zioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza me- dica. 11.2 Tale disposizione si applica principalmente ai “réfugiés de la violence”, ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità di rifu- giato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da si- tuazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento comporte- rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, ad una degradazione grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino alla morte. Per contro, le difficoltà socio -economiche che costituiscono l’ordinaria quotidianità d’una regione, in p articolare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale esposizione al pericolo. L’autorità alla quale incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo caso, stabilire se gli a spetti umanitari legati alla situazione nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese siano tali da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26 con- sid. 7.6-7.7 con rinvii). 11.3 E’ notorio che, dopo la cessazione delle ostilità tra i separatisti tamil ed il governo di G._______ nel maggio 2009, in Sri Lanka non viga attual- mente una situazione di guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l’insieme della popolazione nella totalità del territorio nazionale (cfr. sentenza E-1866/2015 consid. 13.1), e questo anche malgrado la crisi politica recentemente instauratasi nel paese. Inoltre il Tribunale, nella sua sentenza di riferimento E-1866/2015 precitata (consid. 13.2 – 13.4) ha pro- ceduto ad un’attualizzazione della giuris prudenza pubblicata nella DTAF 2011/24. Nella stessa ha segnatamente confermato che l’esecu- zione di un allontanamento è in principio ragionevolmente esigibile nelle province del Nord (consid. 13.3) e dell’Est dello Sri Lanka (consid. 13.4) – all’eccezione della regione del Vanni (cfr. per la delimitazione geografica DTAF 2011/24 consid. 13.2.2.1; situazione nel frattempo attualizzata nella D-4962/2017 Pagina 19 sentenza di riferimento del Tribunale D -3619/2016 del 16 ottobre 2017) – così come nelle altre regioni del paese (cfr. ultimo par. del consid. 13.1.2; DTAF 2011/24 consid. 13.3). 11.4 Nel caso specifico, il ricorrente è originario della provincia del Nord dello Sri Lanka, con ultimo domicilio a C._______, situato nel distretto di D._______ (cfr. verbale 1, p.to 1.07 pag. 3 e p.to 2.01 seg., pag. 4). Per- tanto, secondo la giurisprudenza succitata, il ritorno dell’interessato in tale regione d’origine risulta ragionevolmente esigibile. Inoltre, a differenza di quanto sostiene il ricorrente nel gravame (cfr. p.to 4, pag. 8; cfr. anche in merito: verbale 1, p.to 3.01, pag. 5 e p.to 7.01, pag. 7; verbale 3, D56 segg., pag. 6), egli non sarebbe esposto all’isolamento sociale ed alla po- vertà. Malgrado non disponga in patria più dei genitori ed il fratello sarebbe in Svizzera (cfr. verbale 1, p.to 3.01 e p.to 3.02, pag. 5), egli può invero contare in patria su una rete parentale, formata da zii, zie e cugini abba- stanza estesa, anche nella sua regione d’origine, che l’hanno anche già aiutato in passato (cfr. verbale 1, p.to 3.01, pag. 5 e p.to 7.01, pag. 7; ver- bale 2, D43 segg., pag. 5 segg.; verbale 3, D12 segg., pag. 3 segg.). Ol- tracciò egli è giovane e gode di buona salute, non parendo peraltro gli errori di (…) nella (…) ([…]) allegati sia nel gravame che nell’audizione sulle ge- neralità (cfr. verbale 1, p.to 1.17.03, pag. 3), sufficientemente importanti, dato che i medesimi non gli hanno segnatamente impedito di intraprendere un’attività lucrativa senza alcuna difficoltà apparente dal (…) sino alla fine del 2016. Egli dispone inoltre di una formazione di base (cfr. verbale 1, p.to 1.17.04, pag. 4), di un’esperienza pratica di più anni quale (…) e (…) di un ristorante, nonché di una buona disponibilità economica nel suo paese, vi- ste le dichiarazioni dell’insorgente e gli estratti dei conti e di deposito pro- dotti dal medesimo (cfr. verbale 3, D5 segg., pag. 2 seg. e D23 segg., pag. 4; atto A17). Il ricorrente risulta quindi in grado di lavorare, con una buona disponibilità finanziaria con una rete familiare e sociale nella sua regione d’origine, che gli permetterà di reinstallar visi senza incontrare ec- cessive difficoltà. 11.5 Il rientro dell’interessato in Sri Lanka è pertanto da considerarsi pure ragionevolmente esigibile. 12. Infine, il ricorrente possiede una carta d’identità srilankese (cfr. anche ver- bale 3, D5, pag. 2) ed è in misura d’intraprendere ogni passo necessario presso la compet ente rappresentanza del suo paese d’origine in vista dell’ottenimento dei documenti necessari al rimpatrio. L’esecuzione del rin- vio risulta pertanto pure possibile (cfr. DTAF 2008/34 consid. 12). D-4962/2017 Pagina 20 13. Ne consegue che il ricorso, anche per quanto contesta la de cisione di al- lontanamento e di esecuzione dello stesso, deve essere pure respinto. 14. Alla luce di tutto quanto sopra, n e discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere d’ap- prezzamento ed inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto cen- surabile, la decisione non è inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto e la decisione impugnata confermata. 15. Visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la soccom- benza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale a mministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, avendo il Tribunale accolto la domanda di assistenza giudiziaria con decisione incidentale del 18 maggio 2018, non sono riscosse spese. 16. La presente decisione non concerne p ersone contro le quali è pendente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando- nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri- corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. (dispositivo alla pagina seguente) D-4962/2017 Pagina 21 Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun- cia: 1. Il ricorso è respinto. 2. Non si prelevano spese processuali. 3. Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto- nale competente. Il presidente del collegio: La cancelliera: Daniele Cattaneo Alissa Vallenari Data di spedizione: