<h2>SubmittedText<h2><p></p><p>Come si poteva prevedere, le conclusioni a cui sono giunti nel dicembre 2010 i ministri degli esteri dei 27 Stati membri dell'UE circa le relazioni tra l'UE e l'AELS risultano particolarmente drastiche per la Svizzera. In particolare, l'UE esige dalla Svizzera un "adeguamento dinamico degli accordi bilaterali al futuro diritto europeo". Esprime inoltre grande preoccupazione in merito a taluni regimi fiscali cantonali che favoriscono le holding, che secondo l'UE comportano "un'inaccettabile distorsione della concorrenza". I ministri europei criticano anche le misure collaterali alla libera circolazione delle persone.</p><p>Date queste premesse, il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Non considera opportuno riconsiderare immediatamente il futuro europeo della Svizzera?</p><p>2. Non è del parere che un'adesione della Svizzera all'UE sarebbe a lungo termine il miglior modo di garantire il rispetto della sovranità del nostro Paese?</p><p>3. Il Consiglio federale non pensa che sia il momento di abolire regimi fiscali che riducono la sostanza fiscale di alcuni Stati europei?</p><p>4. Quali provvedimenti pensa di adottare per tutelare le misure collaterali alla libera circolazione delle persone nel quadro degli accordi bilaterali o in caso di adesione all'UE?</p><p>5. Non pensa che con l'adesione all'UE la Svizzera dimostrerebbe, o dimostrerebbe meglio, che le misure collaterali non sono d'intralcio alla libera circolazione delle persone ma consentono piuttosto di lottare contro il dumping sociale e salariale e quindi dovrebbero essere estese a tutta l'Europa?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale ha già indicato in diverse occasioni, da ultimo nel proprio rapporto del settembre 2010 sulla valutazione della politica europea, che gli strumenti della politica europea sono sottoposti a una verifica permanente, al fine di poterli adeguare in caso di bisogno. Peraltro, nell'agosto 2010 è stato costituito un gruppo di lavoro congiunto Svizzera-UE, incaricato di studiare possibili soluzioni per questioni istituzionali.</p><p>2. Come illustrato dal Consiglio federale nel citato rapporto, l'adesione all'UE consentirebbe certo alla Svizzera di partecipare con pari diritti all'elaborazione delle nuove norme giuridiche dell'Unione europea, ma al tempo stesso comporterebbe una serie di conseguenze che andrebbero considerate, in particolare per quanto riguarda l'autonomia monetaria della Svizzera e la fiscalità (p. es. riguardo all'imposta sul valore aggiunto). L'adesione all'UE potrebbe inoltre avere per la Svizzera determinate ripercussioni a livello istituzionale (democrazia diretta, federalismo). Soppesati i diversi interessi in gioco, il Consiglio federale è giunto alla conclusione che la via degli accordi bilaterali sia tuttora lo strumento più adeguato per salvaguardare gli interessi svizzeri in Europa. </p><p>3. Il Consiglio federale respinge in quanto ingiustificata l'interpretazione dell'Unione europea secondo cui i regimi fiscali di certi cantoni si configurerebbero come aiuti pubblici contrari all'Accordo di libero scambio concluso nel 1972 tra la Confederazione svizzera e la Comunità economica europea. In seguito alla relativa decisione adottata unilateralmente dalla Commissione europea nel 2007, il Consiglio federale si è rifiutato di intavolare negoziati ma si è comunque dichiarato pronto a dialogare con l'Unione europea al fine di chiarire le reciproche posizioni. Nel 2009 ha preso corpo un compromesso. La Svizzera sarebbe stata disposta a tener conto di taluni aspetti della critica formulata dall'UE e in contropartita la Commissione europea si era dichiarata disposta a concedere una temporanea tregua nella controversia fiscale. Tuttavia, alcuni Stati dell'UE si sono rifiutati di appoggiare una dichiarazione congiunta in tal senso. </p><p>L'8 giugno 2010 il Consiglio dei ministri dell'economia e delle finanze degli Stati europei (Ecofin) ha invitato la Commissione europea ad avviare un dialogo con la Svizzera in vista della definizione di un codice di condotta per la tassazione delle imprese. Poco tempo dopo la Commissione europea ha chiesto alla Svizzera se fosse disposta a discutere sui principi di un simile codice di condotta, e sul recepimento di tali principi nel nostro Paese. Questo invito al dialogo va inteso sotto certi aspetti come una continuazione del dialogo sui regimi fiscali cantonali, in atto sin dal 2007 tra la Svizzera e l'UE. Il Consiglio federale ha deciso di intraprendere colloqui esplorativi con gli organi competenti della Commissione europea al fine di esaminare condizioni e premesse di un eventuale dialogo. Questi colloqui sono attualmente in corso. Il Consiglio federale aspira a un sistema fiscale competitivo ma al tempo stesso accettato sul piano internazionale. </p><p>4./5. A giudizio del Consiglio federale, le misure collaterali alla libera circolazione delle persone rispettano gli impegni assunti dal nostro Paese nel quadro degli accordi bilaterali. Rappresentano un dispositivo necessario e adeguato per proteggere i lavoratori da un eventuale dumping sociale e salariale. Il Consiglio federale provvede alla corretta applicazione di tali misure. Diversi Stati membri dell'UE applicano anch'essi misure collaterali alla libera circolazione delle persone. Questo dimostra che esiste un problema comune, a prescindere dall'eventuale adesione della Svizzera all'UE.</p>  Risposta del Consiglio federale.