<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di modificare la normativa vigente affinché le autorità cantonali esecutive e legislative possano fissare, nel rispetto della legislazione federale, salari minimi cantonali che assicurino una vita dignitosa. I salari, differenziati in tutte le imprese e tutti i settori economici del cantone in base a settore e professione, dovrebbero equivalere a una data percentuale del salario nazionale medio corrispondente. </p><p>Questa misura non includerebbe tuttavia:</p><p>1. i settori economici dove è presente un contratto collettivo di lavoro (CCL) di obbligatorietà generale che prevede un salario minimo;</p><p>2. le imprese che hanno sottoscritto un contratto collettivo di lavoro (CCL) non di obbligatorietà generale ma che prevede un salario minimo.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Le competenze della Confederazione in materia di diritto del lavoro derivano dagli articoli 110 (legislazione di diritto pubblico) e 122 (legislazione di diritto civile) della Costituzione. Basandosi sulle sue competenze costituzionali, la Confederazione ha già ampiamente legiferato in tale ambito. Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, non si può negare ai cantoni la competenza di fissare per legge un minimo salariale fondandosi su ragioni di polizia o di politica sociale; i cantoni invece non hanno alcuna competenza, secondo la Costituzione, nel fissare salari minimi legali che superino un salario vicino alla soglia garantita dall'assistenza sociale. La mozione chiede una modifica delle competenze in materia di fissazione dei salari.</p><p>Il Consiglio federale ritiene che non vi siano presupposti convincenti per farlo. Nel quadro delle misure collaterali della libera circolazione delle persone (LDist) il legislatore ha già delegato alcune competenze ai cantoni, in particolare permettendo loro, in caso di ripetuto dumping salariale e a richiesta della commissione tripartita competente, di fissare salari minimi vincolanti attraverso il conferimento agevolato del carattere obbligatorio generale a un contratto collettivo di lavoro oppure predisponendo contratti normali di lavoro. I cantoni, insomma, dispongono già ora degli strumenti necessari per combattere il dumping salariale e inoltre, dal 2013, la SECO li sostiene nell'esecuzione attraverso degli audit. Nell'ambito dei lavori di attuazione della mozione 13.3668 della CET-S si esamina se le misure collaterali sono sufficienti e se è possibile migliorare l'attuazione. Il Consiglio federale ritiene efficaci gli strumenti attuali, appositamente concepiti per combattere il dumping salariale.</p><p>In generale non si riscontra una pressione sui salari svizzeri, come dimostrano vari studi sull'andamento delle retribuzioni svolti successivamente all'introduzione della libera circolazione delle persone con l'UE e i suoi Paesi membri nonché i rapporti di monitoraggio del mercato del lavoro. Inoltre, dagli studi sulle conseguenze della libera circolazione per l'impiego non emergono né effetti di esclusione né fenomeni di sostituzione fra lavoratori svizzeri e stranieri.</p><p>Stando ai dati aggiornati dell'Ufficio federale di statistica, in generale le persone che vivono in un nucleo famigliare caratterizzato da una forte partecipazione al mercato del lavoro presentano i gradi di povertà più bassi. Il Consiglio federale ritiene inoltre che stabilire salari minimi statali a livello federale o cantonale non sia uno strumento adeguato per ridurre la povertà. Introdurre un minimo salariale per legge non solo non basterebbe a risolvere il problema della povertà, ma potrebbe anzi mettere in pericolo i buoni risultati raggiunti finora sul mercato del lavoro, ossia il tasso elevato di persone con attività lucrativa e la bassa disoccupazione.</p><p>Il Consiglio federale considera efficace la politica salariale del Paese, che lascia alle parti sociali il compito di determinare i salari minimi. Il sistema attuale è il più adatto per tenere conto delle caratteristiche economiche e regionali dei vari settori di attività. Introdurre un salario minimo statale significherebbe rompere con la politica salariale che vige in Svizzera, un'operazione troppo rischiosa per il Consiglio federale alla luce dei buoni risultati del mercato del lavoro svizzero.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.