<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>* In linea generale, la creazione di una zona di libero scambio ha come effetto di migliorare la situazione concorrenziale degli operatori economici all'interno di detta zona verso l'esterno.</p><p>Se il progetto di zona di libero scambio delle Americhe (ZLSA) si concretizzasse, ciò comporterebbe la soppressione di barriere che ostacolano l'accesso al mercato interregionale, segnatamente di dazi e di contingenti per i prodotti industriali e agricoli, come anche l'eliminazione di restrizioni per le prestazioni di servizio transfrontaliere, gli investimenti e gli acquisti pubblici. D'altra parte, un tale sistema potrebbe comprendere disposizioni relative alla protezione dei diritti della proprietà intellettuale e alle discipline commerciali che potrebbero andare oltre le norme stabilite su scala mondiale, in particolare nell'ambito dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Ciò avrebbe come conseguenza di favorire l'accesso al mercato della nuova zona panamericana per gli operatori economici dall'Alaska alla Terra del Fuoco, a scapito di quelli dei Paesi terzi quali l'Unione europea (UE) e la Svizzera.</p><p>* Allo scopo di evitare un'erosione della sua piazza economica, la Svizzera ha cominciato, a partire dall'inizio degli anni '90, a intrattenere, nell'ambito dell'Associazione europea di libero scambio (AELS), relazioni di libero scambio con Paesi dell'Europa centrale e orientale nonché del bacino del Mediterraneo. Gli accordi risultanti corrispondono spesso agli accordi di associazione che l'UE ha concluso con questi Paesi. L'estensione di questa rete di accordi di libero scambio AELS (attualmente 17 accordi) è tuttora in corso. </p><p>Inoltre, in linea con l'attuale tendenza su scala mondiale alla proliferazione degli accordi di libero scambio, i Paesi dell'AELS hanno avviato - o già concluso - negoziati di libero scambio con altri partner al di fuori dell'Europa e del bacino del Mediterraneo, ossia Canada, Messico, Cile e Singapore; in un prossimo futuro sono previste trattative anche con l'Africa del Sud. A medio termine, altri Paesi asiatici e americani quali la Corea del Sud, il Giappone, i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, con i quali gli Stati dell'AELS hanno firmato lo scorso anno una dichiarazione di cooperazione), nonché, al momento opportuno, persino gli Stati Uniti, potrebbero rivelarsi partner interessanti di libero scambio. </p><p>Se i Paesi dell'AELS potessero concludere con alcuni Stati del Continente americano, prima o simultaneamente all'istituzione della ZLSA - come hanno fatto di recente con il Messico o come si apprestano a fare con il Cile - accordi che prevedono un livello di liberalizzazione perlomeno equivalente a quello applicato nella ZLSA, i nostri operatori economici non subirebbero effetti discriminatori su questi mercati. Gli accordi già conclusi potrebbero inoltre essere in qualsiasi momento adeguati, di reciproca intesa, in modo tale da conformarsi alle prescrizioni applicate nella ZLSA. Per contro, la nostra economia sarebbe svantaggiata sui mercati di quei Paesi membri della ZLSA con i quali non avesse concluso accordi di libero scambio. Essa verrebbe trattata in base alla clausola della nazione più favorita conformemente al livello di liberalizzazione raggiunto nei pertinenti accordi dell'OMC (in particolare GATT e GATS) e sarebbe pertanto discriminata rispetto ai concorrenti dei Paesi membri della ZLSA che, tramite i rispettivi accordi, beneficiano di un trattamento preferenziale: tutto questo nell'ipotesi che non venisse raggiunto un pari livello di liberalizzazione in un prossimo ciclo negoziale dell'OMC. </p><p>Il Consiglio federale seguirà attentamente l'evolversi della situazione. In funzione degli interessi in gioco, punterà a instaurare relazioni di libero scambio prioritariamente con i Paesi più importanti della ZLSA. In tal modo, e nonostante le evidenti difficoltà, il Consiglio federale cercherà di conseguire con i diversi partner di libero scambio una cumulazione nel campo delle regole d'origine. Un semplice accostamento di diversi accordi di libero scambio AELS, senza cumulazione, non consentirebbe di realizzare la libera circolazione delle merci (contenenti, per esempio, componenti di origine europea) all'interno di tutta la ZLSA, come invece avverrebbe tra i Paesi firmatari dell'accordo che istituisce detta zona. Si tratterà inoltre di valutare i benefici che tali accordi comportano per l'industria e i servizi come pure i costi derivanti dall'accesso al mercato svizzero di prodotti agricoli supplementari. Infatti ci si deve attendere che la partecipazione a un'area di libero scambio così importante come la ZLSA sarà accompagnata da importanti rivendicazioni di concessioni in questo settore. </p><p>Il regionalismo e il multilateralismo, nel modo in cui sono attuati oggigiorno, si completano reciprocamente. Il pericolo di un regionalismo che porterebbe alla formazione di blocchi liberali all'interno, ma protezionisti verso l'esterno, esiste effettivamente. Oggi, tuttavia, l'evoluzione non va in questa direzione, anche se non si deve comunque abbassare la guardia. Il mezzo migliore per evitare la formazione di qualsiasi blocco protezionista sarebbe quello di avviare un ciclo di negoziati multilaterali presso l'OMC inteso a liberalizzare progressivamente il commercio di beni e servizi, a migliorare le regole del sistema e a garantire la compatibilità del sistema multilaterale con le altre politiche, in particolare in materia di sviluppo e ambiente.</p><p>In un certo senso, il regionalismo di oggi può essere considerato come l'espressione del successo del multilateralismo. Gli accordi dell'OMC hanno definito un sistema commerciale multilaterale di alto livello. Come dimostra il dibattito in seno all'OMC sulla difficoltà dell'attuazione delle disposizioni dell'OMC in alcuni Paesi in sviluppo, queste disposizioni implicano spesso riforme interne sostanziali. La partecipazione a un regime preferenziale può aiutare a garantire l'effettiva attuazione di tali riforme. Il regionalismo inciterebbe così taluni Paesi a meglio integrarsi nel sistema commerciale multilaterale e rafforzerebbe in tal modo il multilateralismo.</p><p>È prematuro valutare oggi le conseguenze specifiche di un'eventuale ZLSA sui negoziati nell'ambito dell'OMC. Le trattative concernenti questo accordo regionale sono infatti appena iniziate e il loro risultato è lungi dall'essere noto. Qualora la ZLSA venisse realizzata, la compatibilità di una tale zona di libero scambio con le norme dell'OMC dovrebbe essere garantita, ciò che del resto corrisponde esplicitamente alla volontà espressa dai ministri dei Paesi membri della futura ZLSA in occasione del vertice tenutosi in aprile di quest'anno in Quebec. Fintanto che la ZLSA sarà un sistema aperto e procederà a un'ulteriore liberalizzazione, mantenendo però la compatibilità con le disposizioni dell'OMC, essa potrà dare impulsi positivi a una liberalizzazione progressiva nell'ambito del sistema multilaterale. La compatibilità dei diversi accordi preferenziali è esaminata presso l'OMC. Dopo l'entrata in vigore dell'OMC, è chiaro che un tale accordo può anche essere oggetto di una procedura di risoluzione delle controversie, come dimostrato da un caso che opponeva l'India alla Turchia in merito alle quote per prodotti tessili. Esistono quindi vari meccanismi per garantire che una futura ZLSA tenga in considerazione gli interessi non solo delle sue parti contraenti, ma anche degli altri membri dell'OMC. In queste condizioni, la ZLSA potrebbe contribuire positivamente ai negoziati multilaterali nell'ambito dell'OMC.</p><p>* La questione di un rafforzamento dell'influenza di imprese multinazionali aventi la loro sede negli Stati Uniti può effettivamente porsi. È un dato di fatto, ad esempio, che molte di esse realizzano cifre d'affari talvolta molto superiori al prodotto interno lordo (PIL) di alcuni piccoli Paesi dell'America latina e dei Caraibi. È altrettanto vero che, nelle Americhe, il PIL degli Stati Uniti è circa tre volte superiore alla somma dei PIL degli altri trentatré Paesi, senza un possibile contrappeso. Nella misura in cui la ZLSA intende offrire maggiori possibilità di commercio e di investimento non ancora sfruttate per le aziende, le industrie o i settori che operano all'interno della zona, tutti gli operatori economici possono aumentare la loro importanza, incluse le imprese multinazionali. Ma la disparità di ricchezze e di sviluppo tra l'America del Nord e l'America latina e i Caraibi è anche una lama a doppio taglio. Una tale asimmetria potrebbe infatti creare ricchezze per l'insieme delle economie del Continente in un clima commerciale retto da regole meno armonizzate. Il libero scambio offre quindi nuove opportunità anche agli altri partner del Continente. Per quanto concerne i Paesi terzi, la risposta a questo interrogativo dipende in gran parte dalla propensione all'apertura o alla chiusura del sistema, il che sottolinea ancora una volta l'importanza dell'OMC. </p><p>* Così come l'Accordo di libero scambio nordamericano (NAFTA) comportava già alcune "barriere" sociali e ambientali, anche la ZLSA potrebbe contenere clausole simili. Ciò dipenderà dalla volontà degli Stati membri e qualsiasi affermazione in proposito sarebbe prematura. D'altronde, gli eventuali effetti sociali ed ecologici della ZLSA risulteranno essenzialmente dall'esistenza e dall'applicazione o meno delle corrispondenti regolamentazioni nazionali in ogni Paese della zona. Inoltre, le disposizioni di diversi accordi internazionali, segnatamente in campo ambientale, sono applicabili nella misura in cui gli Stati della ZLSA li hanno sottoscritti.</p>  Risposta del Consiglio federale.