<h2>SubmittedText<h2><p>La Svizzera aveva condotto trattative di indennità con l'ex Unione sovietica. Esse riguardavano l'indennizzo di agricoltori, ingrassatori di maiali e casari svizzeri insediatisi nella Prussia orientale, ma che a causa dell'invasione sovietica avevano perso tutti i loro averi. Il 1° dicembre 1990 la Svizzera e l'Unione sovietica avevano firmato un accordo di indennità. Tale accordo, a causa della successiva dissoluzione dell'Unione sovietica, non ha più potuto però essere ratificato, di modo che la questione dell'indennità è rimasta irrisolta.</p><p>In una lettera inviata il 26 febbraio 1997 a Kurt Streit, a suo tempo fuggito dalla Prussia orientale, il DFAE scriveva che in quel momento non vi era alcuna speranza che le trattative giungessero a buon fine, poiché la Russia era confrontata con una profonda crisi economica, finanziaria e politica. Oggi, a dieci anni di distanza, ciò non è più il caso.</p><p>Chiedo pertanto al Consiglio federale se non ritiene che sia giunto il momento di riprendere le trattative di indennità.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale può confermare che il 1° dicembre 1990 fu firmato un accordo di indennità fra la Svizzera e l'Unione sovietica: attraverso di esso avrebbero dovuto essere indennizzati i danni al patrimonio svizzero nei territori che erano divenuti sovietici a seguito della seconda guerra mondiale e che, in alcuni casi, appartenevano alla Prussia orientale. L'accordo prevedeva un'indennità globale di 5,75 milioni di franchi, importo che corrisponde a circa il 10 per cento delle richieste inizialmente avanzate dalla Svizzera. L'accordo, dopo la dissoluzione dell'Unione sovietica, non è mai stato ratificato né rinegoziato. L'indipendenza di Estonia, Lettonia e Lituania, i tre Stati baltici in cui si trovava la parte più cospicua - per numero e per valore - dei beni svizzeri interessati dalle nazionalizzazioni dell'era comunista, è una delle ragioni principali di questa evoluzione. Questi tre Stati hanno infatti emanato leggi di riprivatizzazione che prevedono la restituzione e la concessione di indennità agli ex proprietari stranieri. Per quel che riguarda le perdite patrimoniali nei territori della Prussia orientale, all'epoca dei negoziati con la Svizzera l'Unione sovietica aveva indicato che praticamente tutte queste perdite erano da considerarsi danni di guerra e per questa ragione aveva riconosciuto solo un'indennità insignificante.</p><p>Nel corso del 2007 il Consiglio federale, nell'ambito del suo esame delle relazioni con la Russia, si è occupato anche della questione riguardante le indennità. Il paragone con altri Stati che si trovano confrontati con analoghi casi di indennità non lascia intravedere sbocchi favorevoli verso una soluzione sostanziale della questione. Il fatto che le richieste d'indennità si basino su avvenimenti ormai molto lontani nel tempo costituisce un fattore supplementare che rende difficile il negoziato e l'attuazione di un accordo. Inoltre, l'interesse per la questione legata all'indennità si è notevolmente ridotto fra le persone coinvolte. Negli scorsi anni, solo poche di loro hanno chiesto informazioni in merito. Considerati tutti questi fattori, sembrano assai esigue le possibilità di giungere a un accordo che risulti soddisfacente, che offra cioè a chi ne ha diritto un'indennità che non sia solo simbolica ma significativa dal punto di vista finanziario. Nell'ambito di una valutazione globale delle relazioni fra Svizzera e Russia, il Consiglio federale ha deciso di rinunciare a compiere ulteriori sforzi in tal senso. All'inizio del 2008, per ragioni di trasparenza, il DFAE ha informato per scritto le persone che negli ultimi cinque anni si sono rivolte all'amministrazione federale in relazione al dossier riguardante l'indennità nella Prussia orientale, informandole sulla ponderazione degli interessi in gioco effettuata dal Consiglio federale.</p>  Risposta del Consiglio federale.