<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è a conoscenza tanto della situazione dei diritti umani in Tunisia quanto del caso descritto. Tuttavia un intervento solitario della Svizzera non è giustificato nel caso del giudice Mokhtar Yahyaoui e verrebbe interpretato dalla Tunisia come una nuova intromissione da parte nostra negli affari interni del Paese. Mokhtar Yahyaoui è stato invitato dal relatore speciale dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e non dalla Svizzera. Spetta perciò alle Nazioni Unite reagire in modo appropriato.</p><p>La Svizzera si impegna ad intervalli regolari nelle cause dei difensori tunisini dei diritti umani e delle relative organizzazioni locali intervenendo in questo senso presso le autorità del Paese. Un membro dell'ambasciata svizzera a Tunis è presente ad ogni processo contro cittadini tunisini che si impegnano a favore di un maggiore rispetto dei diritti umani e sono condannati, per questa ragione, a detenzioni smisurate.</p><p>L'esempio più recente: la nostra ambasciata a Tunis ha seguito il processo contro i tre maggiori rappresentanti del "Parti communiste des ouvriers tunisiens" (PCOT), Hamma Hammami, Abdeljabbar Madouri, Samir Taamallah, durante il quale sono state osservate delle irregolarità procedurali denunciate alle autorità tunisine. Tra l'altro la Svizzera ha sottolineato che nel processo in questione non si è tenuto conto dei diritti umani ai sensi del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici al quale la Tunisia ha preso parte.</p><p>Il Consiglio federale intende continuare a seguire attentamente gli sviluppi della situazione in Tunisia intervenendo quando necessario presso le autorità tunisine al fine di far rispettare in modo più corretto i diritti fondamentali del singolo individuo.</p>  Risposta del Consiglio federale.