<h2>SubmittedText<h2><p>Il 21 maggio 2000, il popolo svizzero e quasi tutti i cantoni hanno approvato a larga maggioranza gli accordi bilaterali sottoscritti dal Consiglio federale con l'Unione europea (UE). Nel Cantone Ticino invece questi accordi sono stati respinti dal 57 percento degli elettori, malgrado l'appoggio di tre dei quattro principali partiti e delle organizzazioni padronali e sindacali.</p><p>Questo risultato ha sorpreso il resto della Svizzera, ma si spiega con le concrete preoccupazioni della popolazione di un cantone di frontiera che si trova in una posizione del tutto particolare e diversa dagli altri. Già nell'estate 1999 il Consiglio di Stato ticinese aveva reso attento il Consiglio federale sulla particolare situazione che gli accordi bilaterali avrebbero creato in Ticino, in particolare l'accordo sul traffico terrestre, per ovvi motivi geografici, e quello sulla libera circolazione delle persone a causa della vicinanza con una regione italiana, la Lombardia, estremamente dinamica sul piano economico, ma con salari netti inferiori in parecchi settori almeno del 40 percento a quelli ticinesi, che a loro volta sono già inferiori del 15 a 20 percento alla media svizzera. Una realtà che ci sembra insufficientemente conosciuta a Nord delle Alpi e nella capitale federale, e che potrebbe condurre ad un'ulteriore pressione al ribasso in campo salariale, combinata con nuove difficoltà occupazionali.</p><p>Malgrado l'incontro fra il governo ticinese ed il Consiglio federale, sinora non si è tenuto conto di questi avvertimenti, né si sono prese misure specifiche per il Ticino, anche perché la Confederazione non desidera fare eccezioni regionali alle proprie regole. Tuttavia - secondo la deputazione ticinese - la dimostrazione di grande preoccupazione che il Ticino ha dato il 21 maggio 2000, dovrebbe oggi indurre il Consiglio federale a rivedere il proprio atteggiamento verso le proposte del governo ticinese. Se è vero che vanno di regola evitate misure particolari a favore di una singola regione, è anche vero che la solidarietà confederale deve tener conto di una situazione eccezionale come questa.</p><p>Il Consiglio federale ha dato un primo segnale positivo proponendo il prolungamento per altri cinque anni del decreto Bonny. La deputazione ticinese lo sottolinea, ma non crede che possa essere sufficiente, anche perché i mezzi a disposizione sono estremamente ridotti. Altre misure, proposte dal governo ticinese o da precedenti interventi di parlamentari ticinesi, devono essere prese per ridurre i rischi che il Ticino corre sul piano del traffico pesante e su quello del mercato del lavoro.</p><p>A questo scopo, a nome della deputazione ticinese, chiedo al Consiglio federale se è disposto a:</p><p>1. ripensare e definire in modo globale la politica regionale della Confederazione, tenendo in considerazione i problemi specifici posti dagli accordi bilaterali alle regioni di frontiera;</p><p>2. tener conto adeguatamente, nella nuova perequazione finanziaria federale e nella riorganizzazione delle aziende federali (Swisscom, Posta, FFS), delle necessità delle regioni periferiche e segnatamente del Ticino;</p><p>3. riprendere in esame le proposte avanzate a suo tempo dal Consiglio di Stato ticinese e formulare al Parlamento delle proposte in tale senso, in particolare per la creazione ed il finanziamento di un osservatorio sulla corretta applicazione degli accordi bilaterali da parte degli Stati membri dell'UE, e sui loro effetti per la Svizzera e le regioni transfrontaliere;</p><p>4. contribuire con misure specifiche al sostegno dell'occupazione e all'adattamento strutturale dell'economia delle zone di frontiera: crediti di adattamento strutturale, misure di promovimento economico, crediti per misure attive a favore dell'occupazione, ecc.;</p><p>5. finanziare la creazione di un sistema integrato di gestione dei flussi del traffico pesante alla "Porta Sud" della Svizzera, prevenzione degli ingorghi sugli assi stradali e incentivo a soluzioni alternative per il traffico merci Nord-Sud;</p><p>6. accelerare la progettazione di importanti opere a carattere strutturale, in particolare la galleria ferroviaria del Monte Ceneri e la prosecuzione del tracciato ferroviario verso Sud sulla direttrice Como-Chiasso, garantendo la loro realizzazione entro i tempi già fissati.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale ha illustrato le grandi linee della sua nuova politica regionale nel messaggio del 28 febbraio 1996. Insieme alle regioni di montagna, alle città e alle agglomerazioni, le regioni frontaliere vi sono definite come regioni alle quali va riservata un'attenzione particolare in sede di applicazione e non tanto per eventuali scenari catastrofici, peraltro poco probabili, bensì per le opportunità e le sinergie che esse offrono in materia di cooperazione con i propri vicini. Con Interreg II (1995-1999) e Interreg III (2000-2006), la Confederazione sostiene progetti regionali concreti a carattere transfrontaliero. Ma, a differenza di altre regioni di frontiera che hanno assistito al nascere di progetti promettenti e interessanti su entrambi i lati della frontiera, l'economia ticinese ha sfruttato poco questo strumento. </p><p>La maggior parte delle regioni frontaliere e quindi anche quelle del Cantone Ticino hanno a disposizione gli strumenti di promovimento che la Confederazione offre loro per sostenerle negli sforzi di adattamento strutturale. Si tratta della legge federale sull'aiuto agli investimenti nelle regioni montane, del decreto federale a sostegno di cambiamenti strutturali nelle aree rurali nonché del decreto federale in favore delle zone di rilancio economico.</p><p>In questo contesto, il Consiglio federale non ritiene che sia necessario modificare l'orientamento di base della sua politica regionale o arricchirla di nuovi strumenti.</p><p>2. La perequazione finanziaria federale è uno strumento globale composto da misure diverse che occorre armonizzare tra loro. Se il tutto deve essere non solo funzionante, ma anche trasparente o perlomeno più trasparente rispetto al sistema attuale, non vi è posto per soluzioni particolari. La perequazione finanziaria deve applicare un regime unico a tutti i 26 cantoni, i quali devono accettare che alcune delle peculiarità cantonali più specifiche non possono essere prese in considerazione. Si potrà tuttavia tener contro di queste specificità in modo più mirato nell'ambito delle politiche settoriali.</p><p>Il progetto della nuova perequazione finanziaria coinvolge tutti i cantoni quali partner della Confederazione beneficianti degli stessi diritti. La loro influenza è coordinata in seno alla Conferenza dei governi cantonali la quale, in qualità di corresponsabile dell'elaborazione del progetto, è senza dubbio l'organo in grado di rappresentare meglio gli interessi particolari di alcuni gruppi di cantoni. </p><p>Il bilancio finanziario di tutte le misure della nuova perequazione finanziaria sarà verosimilmente positivo per il Ticino. Proprio questo cantone dovrebbe infatti beneficiare di alcuni miglioramenti che si sono resi necessari in seguito ai risultati della procedura di consultazione. La nuova perequazione finanziaria non peggiorerà pertanto la situazione del Ticino ma probabilmente la migliorerà.</p><p>La Swisscom, la Posta e le FFS devono procedere a delle ristrutturazioni e concentrarsi sui nuovi bisogni del mercato se vogliono restare competitivi. È evidente che, nei limiti di quanto è economicamente possibile, essi devono tenere conto dei bisogni delle regioni periferiche. Tuttavia non è nell'interesse né di queste tre imprese, né delle regioni interessate mantenere artificialmente degli impieghi che non sono necessari dal punto di vista tecnologico e sono superflui sotto l'aspetto dell'economia aziendale. Siccome alcuni cantoni - fra i quali il Cantone Ticino - sono toccati più di altri dalle ristrutturazioni delle FFS, della Posta e della Swisscom, il 23 agosto 2000 il Consiglio federale ha deciso di chiedere alle Camere federali un credito di 80 milioni di franchi per rafforzare le misure di politica regionale. I direttori cantonali dell'economia pubblica sono informati in merito al piano d'azione e assumeranno la responsabilità principale dell'applicazione. </p><p>3. L'obbligo di applicare gli accordi spetta alle parti che li hanno conclusi. Se un operatore economico domiciliato in Ticino si ritiene leso dall'applicazione scorretta degli accordi bilaterali da parte di uno Stato membro dell'UE, egli deve rivolgersi direttamente all'autorità che applica scorrettamente l'accordo. Se una tale azione non dovesse produrre alcun effetto, possono essere contattate le autorità federali affinché intervengano al pertinente livello.</p><p>Per quanto concerne la creazione di un osservatorio del traffico o per quanto riguarda l'istituzione e l'ampliamento di commissioni tripartite nell'ambito delle misure di accompagnamento relative alla libera circolazione di persone, si tratta di provvedimenti intesi non tanto a tradurre nei fatti gli obblighi derivanti dagli accordi quanto piuttosto a misurare i loro effetti sui corrispondenti segmenti di mercato. </p><p>L'informazione sulle possibili conseguenze dell'applicazione degli accordi bilaterali sui mercati del lavoro delle regioni frontaliere (p. es. la modifica della struttura e del livello dei salari nonché il cambiamento strutturale dei settori economici in seguito alla modifica delle strutture delle qualificazioni della manodopera straniera) lascia ancora a desiderare. Attualmente sono allo studio due provvedimenti che devono essere realizzati a livello federale, ossia la creazione di un osservatorio del mercato del lavoro e l'elaborazione di un modello regionale del mercato del lavoro finalizzato al monitoraggio dell'evoluzione dell'impiego e dei salari. Il SECO, dal canto suo, sta mettendo a punto un sistema di valutazione e di sorveglianza dei mercati del lavoro regionali, in base al quale verranno fornite al cantone interessato, in caso di un aumento della disoccupazione repentino o superiore alla media, le indicazioni necessarie per adottare misure adeguate. Appare inoltre opportuno aspettare di conoscere le esperienze che verranno accumulate dalle commissioni tripartite.</p><p>Nell'ambito della revisione della legge sull'assicurazione contro la disoccupazione (LADI), il Consiglio federale ha inoltre concluso un nuovo accordo con i cantoni sull'offerta di prestazioni da parte degli uffici regionali di collocamento e dei servizi cantonali. A questo proposito si prevede di sorvegliare continuamente, a livello regionale, gli effetti dei provvedimenti applicati in materia di mercato del lavoro.</p><p>4. Riguardo al bisogno di adeguamento strutturale delle varie regioni e in particolare delle regioni frontaliere svizzere mancano analisi dettagliate. Gli "International Benchmark Reports" (1998 e 2000) studiano solamente le capacità economiche regionali e l'attrattiva delle grandi regioni.</p><p>La situazione del Cantone Ticino in materia di politica dell'impiego è effettivamente speciale. Un'analisi condotta in sedici bacini d'impiego dimostra che, per quanto attiene alla disoccupazione, la situazione è particolarmente critica, segnatamente nel Sopraceneri, dove soprattutto i lavoratori più anziani potrebbero essere colpiti dalle misure di ristrutturazione. Il pacchetto di misure del Consiglio federale del 23 agosto 2000, menzionato nella risposta alla domanda 2, sosterrà sussidiariamente il Cantone Ticino nell'ambito di progetti intesi a rafforzare le attività ad alto valore aggiunto. Inoltre, la Swisscom, le FFS e la Posta forniscono un contributo importante alla ricerca di soluzioni per i collaboratori colpiti (misure di riconversione e di perfezionamento professionale, sostegno alla creazione di imprese, collocamento interno ed esterno).</p><p>La LADI non promuove direttamente la creazione di impieghi sul mercato del lavoro primario. Tuttavia, essa sostiene gli adeguamenti strutturali attraverso misure di riconversione e di perfezionamento professionale nonché mediante assegni per la formazione a favore di persone in cerca d'impiego (corsi di EED, corsi di lingua, corsi per consentire a persone in cerca d'impiego provenienti dall'industria di accedere al settore terziario, p. es. corsi nel settore sanitario). Spetta dunque al Cantone Ticino attuare in modo mirato le misure previste dalla LADI e, se necessario, intensificarle. </p><p>5. Conformemente all'articolo 6 della legge federale sul trasferimento del traffico, la legge sulla circolazione stradale è completata con l'articolo 53a il quale, per la prima volta, attribuisce al Consiglio federale competenze di gestione del traffico. Detto articolo autorizza il Consiglio federale ad adottare misure di gestione del traffico per gli autoveicoli pesanti adibiti al trasporto di cose, al fine di garantire un traffico di transito scorrevole attraverso le Alpi. Per concretizzare queste misure, il DATEC ha lanciato il progetto Velenk che persegue due obiettivi: creare una centrale di gestione del traffico, da un lato, e stilare una lista delle misure pianificate per far fronte a situazioni ipotizzate, dall'altro. I cantoni sono coinvolti nell'organizzazione del progetto. In una prima fase, saranno trattate soprattutto le situazioni che creano paralisi del traffico (ad es. chiusura della galleria del Gottardo) mentre, in una fase successiva, verranno analizzate altre situazioni di imbottigliamento.</p><p>Per assicurare l'efficacia e l'efficienza delle misure di gestione del traffico, la Svizzera continua a partecipare ai progetti promossi dagli Stati vicini. Attualmente sono in corso discussioni per definire in che misura i sistemi di gestione del traffico realizzati all'estero - o parte di essi - possono essere cofinanziati. L'obiettivo di detti sistemi è una migliore gestione modale del traffico proveniente dall'estero e diretto in Svizzera.</p><p>Il potenziamento della rete ferroviaria e il pacchetto di misure intese a trasferire il traffico merci dalla strada alla ferrovia devono contribuire a risolvere il problema degli ingorghi stradali.</p><p>6. La galleria di base del Monte Ceneri fa parte della seconda fase del progetto NFTA. La sua realizzazione è prevista a partire dal 2006, ed il suo finanziamento è garantito nell'ambito del nuovo credito complessivo dell'8 dicembre 1999. Attualmente, i crediti della seconda fase sono ancora bloccati; il Parlamento li libererà a tempo debito.</p><p>I lavori di pianificazione e di progettazione procedono secondo il calendario previsto, conformemente ai decreti federali in materia. Attualmente, il progetto della galleria di base del Monte Ceneri è allo studio in vista della decisione riguardante il sistema di funzionamento (una galleria a doppio binario, o due gallerie a binario unico). Il Consiglio federale pronuncerà la sua decisione verosimilmente nella primavera del 2001.</p><p>Il Cantone Ticino, il costruttore (Alptransit Gotthard SA) e le FFS SA perseguono l'obiettivo di avvicinare la data della messa in esercizio della galleria di base del Monte Ceneri a quella del Gottardo (2012). A questo scopo, si stanno attualmente analizzando le conseguenze finanziarie e giuridiche che ciò potrebbe avere in relazione con i decreti federali in vigore. Gli studi e le ricerche in corso - che prendono in considerazione anche gli interessi delle regioni - intendono accertare in che misura è possibile anticipare i lavori o accorciare il programma di costruzione.</p><p>Per quanto riguarda il prolungamento della NFTA a sud di Lugano, si sta attualmente elaborando la documentazione tecnica per valutare le quattro possibili varianti del progetto. Per il Consiglio federale è ancora aperta la questione intesa a sapere se il tracciato passerà per Chiasso-Como oppure per Varese, ma, nel limite delle sue possibilità, si adopera affinché la realizzazione tenga conto dei bisogni e dell'evoluzione della domanda. I primi colloqui con il ministro dei trasporti italiano sono previsti nell'autunno prossimo.</p>  Risposta del Consiglio federale.