<h2>SubmittedText<h2><p>Nonostante siano già state svolte molte ricerche al riguardo, in Svizzera pochi sanno che anche personalità del nostro Paese hanno avuto un legame con la schiavitù. Ora vi sono leggi statunitensi che obbligano le imprese che lavorano per autorità municipali o Stati federali a rendere noto il loro passato coinvolgimento con la schiavitù - in caso contrario rischiano l'annullamento dei contratti. </p><p>Per lo storico Zeuske la particolarità dell'Europa consiste nel fatto che la schiavitù e la tratta degli schiavi hanno dato origine a istituti bancari, cosa che in parte è avvenuta anche in Svizzera: nel 1856 il sangallese Jakob Laurenz Gsell fondò la Deutsch-Schweizerische Kreditbank e lo zurighese Alfred Escher la SKA (Schweizerische Kreditanstalt). Nel 1866 Johann Ulrich Zellweger di Trogen fondò la Bank für Appenzell Esterno e nel 1894 Adolf Guyer fondò la Guyerzeller Bank. È stato dimostrato che tutti hanno avuto un legame con la schiavitù. La SKA è poi diventata Credit Suisse, che nel 1990 ha rilevato la Bank Leu (anch'essa in passato coinvolta nello schiavismo), la Deutsch-Schweizerische Kreditbank e la Bank für Appenzell Esterno sono diventate parte di UBS. </p><p>Invito il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti: </p><p>1. Nel 1815 al Congresso di Vienna le potenze europee dichiararono che la tratta degli schiavi "era considerata da tutti gli uomini giusti e illuminati di tutte le età ripugnante e contraria ai principi di umanità e alla morale universale". Come valuta il Consiglio federale dal punto di vista storico, morale e giuridico (dei diritti umani), che durante tutto il XIX° secolo Svizzeri "rispettabili" abbiano ripetutamente minimizzato e giustificato la schiavitù, la tratta degli schiavi e il razzismo nei confronti dei neri e che ne abbiano tratto profitto? </p><p>2. Nel 1864 il Consiglio federale giustificava la detenzione di schiavi da parte di Svizzeri in Brasile: la tratta degli schiavi "non è un crimine", affermazione alla quale il consigliere nazionale Joos (SH) rispose definendo invece l'acquisto e la vendita di schiavi un "crimine contro l'umanità". Che cosa si deve pensare della posizione del Consiglio federale del 1864 dal punto di vista storico, morale e giuridico (dei diritti umani)? </p><p>3. Il Consiglio federale ha preso atto del fatto che, dopo la dichiarazione giurata del 2006 sull'emissione di prestiti per l'aeroporto di O'Hare, UBS potrebbe oggi andare incontro a nuove difficoltà per non aver divulgato i rapporti che J.U. Zellweger aveva avuto con la schiavitù a Cuba?</p><p>4. Dato che legami con la schiavitù non ancora identificati potrebbero comportare un rischio sistemico per le banche e le compagnie di assicurazione svizzere, non riterrebbe utile un lavoro storico sistematico in questo ambito?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Nel corso del XIX° secolo alcuni cittadini svizzeri hanno tratto profitto dalla schiavitù. Mentre queste persone private sfruttavano gli schiavi, dalla fine del XVIII° secolo altri cittadini svizzeri si prodigavano, in Svizzera e all'estero, in movimenti contro la tratta degli schiavi e la schiavitù. Dopo la prima Guerra mondiale la Svizzera ha firmato due trattati internazionali contro la schiavitù. Nel 1926 ha ratificato la Convenzione concernente la schiavitù della Società delle Nazioni (RS 0.311.37). Nel 1956, nel 1974 e anche più tardi ha rafforzato il suo impegno internazionale in tal senso. Già nel 2003, nel 2006 e nel 2014 nelle sue risposte agli interventi 03.3014, 06.3070 e 14.3315, il Consiglio federale ha dichiarato che, in base alla prospettiva odierna, deplora profondamente che in passato aziende, organizzazioni e cittadini svizzeri fossero coinvolti nella schiavitù. Si ricorda, inoltre, che la Svizzera si impegna attivamente contro il lavoro forzato e la tratta degli esseri umani, due moderne forme di schiavitù la cui proibizione è oggi un elemento essenziale del diritto consuetudinario internazionale e fa parte dei principi vincolanti del diritto (ius cogens).</p><p>2. Nel 1863 e nel 1864 gli interventi del consigliere nazionale Wilhelm Joos hanno incontrato resistenza presso il Consiglio federale e la maggioranza del Parlamento. Il Consiglio nazionale ha respinto la sua mozione del 10 dicembre 1864 con 56 voti contro 21. La reazione delle autorità federali era caratterizzata dalle norme che vigevano negli anni 1860. I criteri sono nel frattempo cambiati e la società di oggi condivide altri valori.</p><p>3. Il Consiglio federale ha preso atto dei lavori di ricerca in corso e dei relativi rapporti apparsi sulla stampa, in particolare sul "Tages-Anzeiger" dell'8 luglio 2017 e sulla "Wochenzeitung" del 13 luglio 2017. Parte dal presupposto che l'UBS dia la necessaria importanza alla questione.</p><p>4. Il Consiglio federale constata che da 15 anni vengono svolte maggiori ricerche su questo tema. È possibile leggere un riassunto nell'articolo "Schiavitù" del Dizionario storico della Svizzera. Nel 2017, oltre agli articoli menzionati al no 3, è stato pubblicato anche il libro "Des Suisses au coeur de la traite négrière" dello storico Olivier Pavillon, che contiene nuove informazioni sulle implicazioni commerciali e finanziarie di aziende e cittadini svizzeri. I ricercatori possono inoltrare una richiesta di aiuti finanziari nell'ambito della promozione del progetto al Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica.</p>  Risposta del Consiglio federale.