<h2>SubmittedText<h2><p>Al fine di favorire un commercio internazionale equo, il Consiglio federale è incaricato di attuare una strategia globale in materia di label sociali ed ecologici che integri in particolare:</p><p>- l'organizzazione e il sostegno di un sistema di auditing e di certificazione sociale ed ecologica dei prodotti che consente di promuovere la produzione e il management conforme ai principi dello sviluppo sostenibile e del commercio equo;</p><p>- la proposta di una base legale sulle esigenze minime in materia di label sociali ed ecologici;</p><p>- la standardizzazione dei label sociali ed ecologici esistenti in un partenariato pubblico-privato.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale condivide l'obiettivo della sostenibilità alla base della mozione, anche per quanto riguarda il commercio internazionale. Per questo motivo esso ha incluso nella sua strategia di sviluppo sostenibile "il riconoscimento e la promozione dei label". Nel rapporto sui label redatto dal gruppo di lavoro interdipartimentale Rio del 2000 sono stati fissati i principi e le linee guida: i label sono strumenti facoltativi di un'economia di mercato e il ruolo della Confederazione in questo settore dovrebbe essere unicamente sussidiario. </p><p>Negli ultimi anni la Confederazione ha attuato questa politica in modo coerente. La Segreteria di Stato dell'economia (SECO) ha promosso in maniera selettiva, nell'ambito della cooperazione economica allo sviluppo, i sistemi di label e la loro attuazione nei Paesi partner. Essa ha sostenuto in modo mirato il commercio equo, accordando tra l'altro un finanziamento iniziale a Max Havelaar. Sostiene inoltre l'introduzione di standard internazionali di sostenibilità per il commercio di importanti prodotti di massa come i legni tropicali, la soia, il caffè, il cotone e, di recente, anche i biocarburanti. In ambito sociale, la SECO promuove nei Paesi partner un programma dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) per il rispetto delle norme fondamentali del lavoro a livello d'impresa.</p><p>I label sono in primo luogo degli strumenti dell'economia privata, per cui non spetta alla Confederazione introdurre un sistema di auditing. Dato che i label vengono utilizzati dalle imprese come strumento di marketing, è inevitabile che vi sia una certa diversità. La Confederazione riconosce il bisogno per i consumatori di avere una garanzia della qualità, una compatibilità tra label simili e maggiore trasparenza. Per incrementare la trasparenza sul mercato, l'Ufficio del consumo ha pubblicato un opuscolo sui label; l'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) sostiene invece il centro d'informazione per i label ecologici e sociali (cfr. www.labelinfo.ch), un organismo privato. Il Servizio d'accreditamento svizzero costituisce infine uno strumento statale efficace in materia di riconoscimento e di sorveglianza degli enti di certificazione.</p><p>Molti label sono seri e sono diffusi a livello internazionale. Finora il mercato si è rivelato un ottimo strumento di controllo. Se la Svizzera fosse l'unico Paese a stabilire per legge esigenze minime in materia sociale ed ecologica si verrebbero a creare dei nuovi ostacoli al commercio e l'obiettivo non verrebbe raggiunto. Infatti, l'introduzione di esigenze minime per i label privati valide unicamente per la Svizzera non sarebbe conciliabile con l'accordo dell'OMC e la legge federale sugli ostacoli tecnici al commercio. Inoltre, con l'aumento delle fasi di trasformazione, l'esame dei criteri sociali e ambientali risulta sempre più complesso (le componenti di un prodotto non sono sempre tutte rintracciabili) e comporterebbe maggiori oneri amministrativi. Pertanto, spesso i label esistenti si concentrano su determinate categorie di prodotti e su problemi sociali e ambientali precisi.</p><p>Negli ultimi anni la Confederazione ha riconosciuto e promosso gli sforzi di armonizzazione intrapresi a livello internazionale e la relativa standardizzazione dei label, come avvenuto in particolare per la serie delle norme ISO 14020. Contemporaneamente si può osservare che i label ecologici prendono sempre più in considerazione anche gli aspetti sociali e viceversa. La "Business Social Compliance Iniziative", un'iniziativa privata di grandi distributori europei e svizzeri, è un buon esempio di armonizzazione degli standard sociali: i fornitori di tessili e di derrate alimentari sono sottoposti a un esame uniforme riguardo al rispetto delle norme fondamentali del lavoro dell'OIL e le lacune constatate vengono colmate progressivamente. In questo modo si evita di moltiplicare le spese di certificazione, fondamentale per le PMI e i Paesi in via di sviluppo. La Confederazione è altresì interessata all'introduzione di criteri ambientali minimi uniformi in materia di appalti pubblici internazionali. Nell'ambito della politica integrata dei prodotti vengono sviluppati, per gli appalti pubblici, criteri di sviluppo sostenibile fissati a livello internazionale che tengano conto degli impegni internazionali (compatibilità con le norme dell'OMC). Inoltre, la Confederazione esamina la possibilità per la Svizzera di aderire all'ecolabel UE. Per limitare il numero di label in concorrenza tra di loro e favorire la loro armonizzazione su base volontaria, l'UFAM prevede di organizzare con il settore privato una tavola rotonda sul tema.</p><p>Il Consiglio federale ritiene che sviluppando e rafforzando gli strumenti descritti in precedenza si risponda meglio all'obiettivo dell'istituzione di un'economia mondiale ecologicamente e socialmente accettabile che non con le misure proposte nella mozione.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.