<h2>SubmittedText<h2><p>Invito il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Qual è la sua analisi degli eventi sopravvenuti dopo il 2012, data in cui il Parlamento ha ritenuto l'articolo 115 del Codice penale e le direttive dell'Accademia svizzera delle scienze mediche (ASSM) sufficienti a evitare le derive in materia di assistenza al suicidio?</p><p>2. In seguito alla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) del 14 maggio 2013, il Consiglio federale ha preso disposizioni per migliorare il quadro normativo oppure continua a ritenerlo sufficiente?</p><p>3. Non occorrerebbe prevedere un quadro normativo che consideri in maniera differenziata le domande di assistenza al suicidio presentate da:</p><p>a. persone affette dalle conseguenze di un infortunio o da una malattia gravi, incurabili e in stadio terminale;</p><p>b. persone affette da patologie multiple non in stadio terminale;</p><p>c. persone in buona salute?</p><p>4. Che ne pensa dell'assistenza al suicidio di minorenni?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nel 2011 e nel 2012 Consiglio federale e Parlamento hanno deciso di rinunciare a disciplinare in maniera esplicita l'assistenza organizzata al suicidio. Sono giunti alla conclusione che gli attuali strumenti legali consentono di combattere gli abusi. Nel contempo è stato deciso di promuovere la prevenzione del suicidio e le cure palliative contribuendo in tal modo a consolidare il diritto all'autodeterminazione.</p><p>La sentenza del 14 maggio 2013 in cui la Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) ha ritenuto poco chiara la situazione in Svizzera in materia di assistenza al suicidio è stata annullata dalla sezione allargata della CEDU il 30 settembre 2014. Il ricorso interposto dalla ricorrente è stato dichiarato irricevibile. Pertanto la sentenza non è più determinante per la Svizzera.</p><p>Dal 2012 si registra un aumento dei casi di assistenza organizzata al suicidio, che il Consiglio federale aveva tuttavia già previsto nel rapporto del 2011 come conseguenza dello sviluppo demografico. A suo parere, occorre pertanto promuovere la diagnosi precoce e il trattamento delle depressioni nonché le cure palliative. Dal dicembre 2011 il programma d'azione per il riconoscimento precoce e il trattamento delle depressioni "Alleanza contro la depressione AcD" è integrato nella rete Salute psichica, sostenuta dalla Confederazione, dalla Conferenza svizzera delle direttrici e dei direttori cantonali della sanità e dalla Fondazione Promozione Salute Svizzera. L'Ufficio federale della sanità pubblica ha acquistato in Germania i diritti d'utilizzo del programma dell'AcD e del relativo materiale, che mette gratuitamente a disposizione dei partner cantonali e regionali interessati. Dodici partner e il Principato del Liechtenstein hanno ripreso e attuano il programma. La strategia nazionale in materia di cure palliative è stata inoltre prolungata di tre anni fino al 2015. Lo scopo di tale progetto è ottimizzare l'integrazione delle cure palliative nelle strutture esistenti del sistema sanitario e formativo affinché i malati gravi e terminali abbiano accesso, ovunque in Svizzera, a cure palliative adeguate alle loro necessità.</p><p>Non è una novità che l'assistenza al suicidio venga fornita anche in casi di polipatologia. Nello studio effettuato nell'ambito del programma nazionale di ricerca "Fine della vita" (PNR 67) il professor Matthias Egger osserva infatti che in una parte dei casi di assistenza organizzata al suicidio l'atto di morte non indica una malattia incurabile. Tale affermazione non consente di farsi un'idea sull'esistenza di un abuso in questi casi. Le autorità inquirenti e sanitarie possono tuttavia perseguire e sanzionare eventuali abusi applicando in maniera coerente la normativa vigente.</p><p>Il Consiglio federale non ritiene che gli attuali sviluppi gli impongano di riconsiderare la sua decisione. Non è pertanto necessario un nuovo disciplinamento legale nell'ambito dell'assistenza al suicidio.</p><p>L'assistenza al suicidio è un tema ancor più delicato quando concerne i minorenni, per i quali la Svizzera non prevede alcuna normativa speciale. Come per gli adulti, devono essere adempiute tre condizioni: la persona che desidera morire deve essere capace di discernimento e deve compiere personalmente l'atto che porta al decesso; inoltre la persona che accetta di assisterla non deve essere spinta da motivi egoistici. Il bambino o l'adolescente in questione deve essere in grado di valutare in maniera corretta ed esaustiva la sua situazione e il suo desiderio di morire. In Svizzera l'impunità per l'assistenza al suicidio di minorenni è pertanto concepibile soltanto in situazioni estreme. Peraltro, attualmente sono disponibili poche informazioni sull'ultima fase di vita dei bambini in Svizzera. La Confederazione sostiene dunque, nell'ambito della strategia sulle cure palliative, il progetto di ricerca Pelican, volto a colmare tale lacuna.</p>  Risposta del Consiglio federale.