<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Ad 1 (confronto del tasso di natalità in Francia e in Svizzera)</p><p>Dal 1970 il tasso di fertilità (numero di nascite per donna) è in costante calo in tutti gli Stati dell'Europa occidentale, anche se alcuni Paesi hanno nuovamente registrato un lieve aumento negli ultimi 2-3 anni. Questa tendenza generale è riscontrabile anche in Francia: benché sia lievemente aumentato nel 2000 e nel 2001, il numero medio di figli per donna (1,90) è chiaramente più basso rispetto al 1970 (2,47). L'evoluzione del tasso di fertilità in Svizzera è paragonabile a quella dei Paesi limitrofi anche se si situa ad un livello diverso. La Svizzera si colloca a metà classifica (1,50 nel 2000) con Germania e Austria; la Francia si trova ad un livello più alto e l'Italia ad uno nettamente più basso (1,23).</p><p>L'incremento delle nascite in Francia negli ultimi 4 anni non deve essere interpretato come un'inversione generale di tendenza, dato che il periodo di riferimento è ancora molto breve. Oltre all'incremento del numero di donne che partoriscono a 30 anni o più tardi (fenomeno osservabile anche in Svizzera), in Francia - al contrario di quando succede in Svizzera - è aumentato lievemente anche quello delle partorienti sotto i 25 anni. Questo dato va probabilmente messo in relazione con la percentuale elevata di parti di donne non sposate (43 % contro l'11 % circa in Svizzera). Rispetto alla Svizzera, in Francia il numero di donne senza figli è inferiore. Inoltre sono più numerose le madri con 3 e più bambini.</p><p>Le differenze non dipendono quindi in primis da una struttura demografica sostanzialmente diversa (anche in Francia la percentuale di donne tra i 15 e i 49 anni cala continuamente), ma piuttosto dalla politica familiare e sociale perseguita e dal contesto economico.</p><p>La Francia è infatti uno dei pochissimi Paesi europei con una lunga tradizione nella formulazione esplicita di obiettivi in materia di nascite. Sul piano politico e sociale vi è generale consenso sul fatto che la definizione e la realizzazione di tali obiettivi siano importanti compiti dello Stato. In Svizzera si riscontra invece una chiara avversione per ogni forma di politica statale in materia di nascite.</p><p>Ad 2 (ruolo dei provvedimenti di politica familiare)</p><p>La politica familiare della Francia si contraddistingue per un ampio e variegato ventaglio di provvedimenti che abbracciano ambiti molti diversi quali il diritto fiscale, gli assegni familiari (oltre agli assegni per i figli propriamente detti esistono indennità per l'educazione, sussidi per figli in età prescolare, sussidi per la custodia dei figli, prestazioni per famiglie monoparentali, prestazioni per l'inizio dell'anno scolastico, indennità di alloggio ecc.), la protezione della maternità e la custodia dei bambini in strutture esterne alla famiglia.</p><p>Mentre la percentuale di donne in età fertile attive professionalmente è più o meno la stessa nei due Paesi (78,9 % in Francia, 79,3 % in Svizzera), il numero di donne che lavorano a tempo parziale in Svizzera (60 %) è praticamente doppio rispetto a quello della Francia (30,4 %).</p><p>Per quando concerne la custodia dei bambini si può constatare che in Francia quasi il 100 % dei bambini di tre anni va all'asilo, mentre in Svizzera ci va solo il 78 % dei bambini di cinque anni. Sulla base di statistiche si può inoltre concludere che l'offerta di strutture di custodia diurne per bambini è notevolmente maggiore in Francia che non in Svizzera. In linea generale si può quindi dire che in Francia, grazie all'elevata disponibilità di posti di custodia per bambini, è più facile conciliare gli impegni familiari con quelli professionali.</p><p>Ad 3 (politica familiare della Confederazione)</p><p>Fondamentalmente il Consiglio federale sostiene i miglioramenti in materia di politica familiare attualmente dibattuti in Parlamento, quali la creazione di una legge quadro sugli assegni familiari, l'introduzione di un'assicurazione maternità e il programma d'impulso per la creazione di nuove strutture di custodia per bambini complementari alla famiglia. Il Consiglio federale si è però sempre opposto ad una politica d'incentivazione delle nascite. L'ultima volta che si è espresso al riguardo è stato nella risposta all'interrogazione ordinaria Jeanneret del 7 ottobre 1987 in cui aveva sottolineato la sua volontà di promuovere e sostenere un clima favorevole alle famiglie con figli mediante misure soprattutto in ambito sociale e fiscale, precisando però di ritenere inconcepibili provvedimenti di politica della popolazione. Il Consiglio federale non ha cambiato la sua posizione in merito.</p><p>Ad 4 (posizione della donna)</p><p>Il Consiglio federale è consapevole che il tema della conciliazione degli obblighi familiari e professionali rivesta in Svizzera un'importanza primaria e sostiene quindi i miglioramenti menzionati alla domanda 3. Inoltre, gli aiuti previsti dalla legge sulla parità dei sessi consentono di finanziare programmi per promuovere l'uguaglianza tra donna e uomo nella vita professionale. In tutta una serie di questi progetti si persegue in particolare l'obiettivo di migliorare le condizioni di conciliabilità di compiti familiari e professionali. </p><p>Ad 5 (riduzione dell'orario di lavoro)</p><p>Il Consiglio federale resta dell'avviso che la riduzione dell'orario di lavoro sia una questione che deve essere regolamentata tra i partner sociali, come ha recentemente ribadito nel suo messaggio concernente l'iniziativa popolare "per una durata ridotta del lavoro".</p>  Risposta del Consiglio federale.