<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di fare trasparenza e migliorare la regolamentazione in merito all'esportazione di assemblaggi di materiale bellico. È infatti importante che il Consiglio federale possa prendere le proprie decisioni essendo a conoscenza dell'identità del consumatore finale in modo da escludere la possibilità che del materiale bellico possa essere esportato nuovamente verso destinatari stranieri indesiderati.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'industria bellica svizzera, come altri settori industriali, è profondamente interconnessa a livello internazionale e dipende sempre più dalla collaborazione con partner stranieri. La cosiddetta regola degli assemblaggi dell'articolo 18 capoverso 2 della legge sul materiale bellico (LMB; RS 514.51) consente l'integrazione dell'industria svizzera in questa filiera internazionalizzata permettendo di rinunciare a richiedere una dichiarazione di non riesportazione per le esportazioni di componenti e assemblaggi, qualora sia appurato che all'estero saranno integrati in un prodotto e non saranno riesportati senza modifiche. La dichiarazione di non riesportazione è quindi necessaria se i componenti e gli assemblaggi esportati dalla Svizzera vengono trasmessi senza alcuna modifica a Paesi terzi.</p><p>Nel suo parere alla mozione Galladé 13.3123, "Esportazione di assemblaggi di materiale bellico. Chi sono i destinatari finali?", che solleva le stesse questioni, il Consiglio federale ha spiegato esaustivamente la prassi delle autorità federali. Il Consiglio nazionale ha discusso la mozione nel marzo 2015, respingendola.</p><p>La regola degli assemblaggi non deve però poter essere utilizzata per consentire esportazioni che la Svizzera non approverebbe. L'esportazione deve perciò essere legata a una plausibile catena di creazione del valore internazionale e rispettare i parametri indicati nel parere del Consiglio federale in merito alla mozione Galladé. È dunque richiesta una dichiarazione dell'acquirente estero che confermi che i componenti esportati dalla Svizzera sono destinati ai propri processi di produzione e che non saranno riesportati senza modifiche. È inoltre necessaria un'autorizzazione d'importazione da parte del Paese destinatario per garantire che i componenti importati siano sotto il controllo di quest'ultimo.</p><p>Le esportazioni di assemblaggi dovrebbero essere consentite in primo luogo verso i Paesi elencati nell'allegato 2 dell'ordinanza sul materiale bellico (OMB; RS 514.511). In questi casi, secondo la prassi stabilita dal Consiglio federale, in linea di principio non è richiesta una dichiarazione di non riesportazione, poiché i Paesi in questione, come la Svizzera, sono membri di tutti i quattro regimi internazionali di controllo delle esportazioni per i prodotti strategicamente sensibili. Il Consiglio federale ritiene che tali Paesi offrano sufficienti garanzie sull'affidabilità dei controlli delle esportazioni e sul rispetto degli embarghi internazionali. Ciononostante, ad esempio a causa di diversi interessi o considerazioni in materia di politica estera, il risultato non è sempre lo stesso che si avrebbe se fosse la Svizzera a valutare una domanda di esportazione nello stesso Paese destinatario. Il Consiglio federale ha comunque la facoltà di tenere conto in singoli casi di tali differenti interessi e considerazioni. Gli affari di portata politica vengono pertanto valutati dal Consiglio federale.</p><p>Ogni anno il Consiglio federale rende conto delle proprie decisioni alle Commissioni della gestione (CdG). </p><p>Nella motivazione della mozione l'autore fa riferimento a un affare menzionato nel rapporto del CDF pervenuto alla SECO e ai servizi competenti del DFAE sotto forma di richiesta preliminare informale. Vista la portata sul piano della politica estera e di sicurezza, la SECO e il DFAE hanno stabilito che fosse opportuno sottoporlo al Consiglio federale e che l'azienda dovesse presentare una richiesta formale. Ad oggi tale richiesta non è ancora pervenuta e il Consiglio federale non ha avuto modo di occuparsene. Ciò però dimostra che il sistema di controllo avrebbe funzionato.</p><p>Le esportazioni di assemblaggi e componenti - e l'esenzione dalla dichiarazione di non riesportazione - non vengono approvate a occhi chiusi, bensì esaminate approfonditamente e, se necessario, sottoposte al Consiglio federale.</p><p>L'abrogazione della clausola derogatoria renderebbe le imprese svizzere meno competitive, le escluderebbe dai progetti d'armamento internazionali ed equivarrebbe a inasprire la prassi svizzera in materia di autorizzazioni per le esportazioni di materiale bellico. </p>  L'Ufficio propone di respingere la mozione.