<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di sottoporre all'Assemblea federale un disegno che renda le molestie sessuali verbali nei confronti di minorenni un reato perseguibile d'ufficio e chiarisca che per molestie sessuali verbali non s'intende soltanto il contatto diretto o telefonico, bensì ad esempio anche il contatto diretto tramite chat.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il 4 luglio 2012 il Consiglio federale ha adottato il messaggio concernente l'attuazione della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla protezione dei minori contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali (Convenzione di Lanzarote), in cui ha analizzato approfonditamente se il diritto penale protegga a sufficienza dagli abusi sessuali i minori che chattano su Internet, rispondendo in maniera affermativa a tale questione.</p><p>Il diritto penale vigente prevede un'ampia gamma di sanzioni in caso di comportamenti penalmente rilevanti adottati in Internet:</p><p>- Se un adulto cerca di adescare un minore su Internet a fini sessuali e tale proposito è seguito da fatti tesi a concretizzare l'incontro, secondo il diritto penale vigente si è in presenza di un tentativo punibile di compiere atti sessuali con minori o di produrre pedopornografia (grooming in senso stretto).</p><p>- Se intrattiene con il minore su Internet un dialogo (chat) di natura sessuale senza cercare di concretizzare un incontro (grooming in senso lato), si rende in particolare punibile se</p><p>- lo confronta con testi o immagini pornografiche (anche proprie),</p><p>- lo induce a compiere atti sessuali su di sé guardandolo, per esempio attraverso una "livecam" oppure</p><p>- compie atti sessuali dinanzi al minore.</p><p>In tutti questi casi l'autore è perseguito d'ufficio.</p><p>Se un dialogo su Internet sfocia in molestie sessuali meramente verbali senza alcuno degli atti menzionati in precedenza, è applicabile l'articolo 198 CP, il cui comma 2 sanziona in particolare le molestie sessuali impudenti mediante parole. All'epoca dell'istituzione di questa norma penale, Internet non era ancora un mezzo di comunicazione usuale. Il suo tenore non impedisce tuttavia di applicarlo ai dialoghi su Internet. Nella dottrina si sostiene infatti anche l'opinione secondo cui è determinante che la molestia avvenga in un contatto diretto e immediato, il che si verifica anche in caso di utilizzo del telefono. Vista la similarità tra la comunicazione per telefono e quella in una chat, è molto probabile che la fattispecie sia adempiuta anche in quest'ultimo caso. La giurisprudenza del Tribunale federale, pur non essendosi ancora espressa esplicitamente in materia, può essere interpretata in tale direzione (cfr. DTF 134 IV 266 segg., consid. 4.7.1). Alla luce della situazione non appare opportuno modificare preventivamente il Codice penale.</p><p>Una molestia meramente verbale costituisce una violazione lieve dell'integrità sessuale e del diritto all'autodeterminazione sessuale. Di norma non sussiste il rischio di una lesione psichica grave degli interessati. La fattispecie è pertanto concepita quale contravvenzione ed è perseguita soltanto a querela di parte. Gli adulti e i minori sono tutelati in ugual misura.</p><p>Il principio secondo cui determinati reati di poco conto non devono essere perseguiti a prescindere dalla volontà della persona lesa depone contro la proposta di rendere l'articolo 198 CP un reato perseguibile d'ufficio. Oltre alle molestie sessuali secondo l'articolo 198 CP ciò si verifica, ad esempio, anche nel caso dei delitti contro l'onore. Anche in tale caso è previsto il requisito della querela di parte, senza distinzioni tra adulti e minorenni. Inoltre sarebbe praticamente impossibile eseguire tali procedimenti penali d'ufficio e sistematicamente. Su Internet vi sono infatti innumerevoli di dialoghi a sfondo sessuale non correlati ad altri atti. Per chiarire se in tali chat verbali un adulto stia molestando un minorenne sarebbero necessarie misure processuali molto invasive quali la sorveglianza di Internet, perquisizioni o inchieste mascherate, che sono ammesse soltanto per far luce su reati molto gravi.</p><p>Il Consiglio federale condivide l'opinione dell'autrice della mozione secondo cui gli abusi sessuali dei minori in chat room vanno combattuti in maniera risoluta. Tuttavia, per quanto concerne l'utilizzo di Internet da parte di minorenni ci si può chiedere, a ragione, fino a dove deve spingersi lo Stato. È in primo luogo compito dei genitori e degli educatori illustrare ai minori i potenziali pericoli su Internet e controllare il loro rapporto con le tecnologie moderne dell'informazione.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.