B u n d e s v e rw a l t u n g s g e r i ch t T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i f f éd é r a l T r i b u n a l e am m i n i s t r a t i vo f e d e r a l e T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i v fe d e r a l Corte IV D-5579/2017 S e n t e n z a d e l 1 7 s e t t e m b r e 2 0 1 8 Composizione Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio), Muriel Beck Kadima, Daniela Brüschweiler, cancelliere Lorenzo Rapelli. Parti A._______, nata il (…), Cina (repubblica popolare), patrocinata dall’avv. Immacolata Iglio Rezzonico, Studio Legale Iglio Rezzonico, ricorrente, contro Segreteria di Stato della migrazione (SEM), Quellenweg 6, 3003 Berna, autorità inferiore. Oggetto Asilo ed allontanamento; decisione della SEM del 31 agosto 2017 / N (…). D-5579/2017 Pagina 2 Visto: la domanda d’asilo che l’interessata ha presentato in Svizzera il 18 agosto 2015, i verbali d ’audizione del 2 settembre 2015 (di seguito: verbale 1) e del 5 luglio 2017 (di seguito: verbale 2), la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) del 31 agosto 2017, notificata all’interessata il 2 settembre 2017 (cfr. avviso di ricevimento ), con cui tale autorità ha respinto la succitata domanda d’asilo e pronunciato l’allontanamento della richiedente dalla Svizzera non- ché l’esecuzione dello stesso in quanto ammissibile, esigibile e possibile, il ricorso del 2 ottobre 2017 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d’en- trata: 3 ottobre 2017), con cui la ricorrente h a postulato l ’annullamento della decisione impugnata e la concessione dell’asilo in Svizzera; in subor- dine la trasmissione degli atti all ’autorità di prima istanza per un nuovo esame delle allegazioni; in via ancor più subordinata la concessione dell’ammissione provvisoria; contestualmente di essere ammessa al bene- ficio dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio, il tutto con protesta di spese e ripetibili, la decisione incidentale del Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) del 19 giugno 2018, che respingeva la domanda di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio ed invitava nel contempo la ricorrente a versare un anticipo di CHF 750.– a copertura delle presunte spese proces- suali, richiedendo contestualmente alla rappresentante di giustificarsi alle- gando una procura in originale, il tempestivo versamento della somma richiesta, lo scritto della ricorrente del 20 giugno 2018, per il cui tramite, la patrocina- trice, dopo aver prodotto la procura, chiedeva lumi circa la prassi del Tribu- nale in merito alle esigenze di forma applicabili ai conferimenti dei poteri di rappresentanza, lo scritto del Tribunale del 27 giugno 2018, che prendeva posizione a pro- posito della richiesta di chiarimento della patrocinatrice, i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi che seguono, D-5579/2017 Pagina 3 e considerato: che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi [RS 142.31]) contro una decisione in materia d ’asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 LTAF), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e 52 PA, che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti, che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l ’inadeguatezza ai sensi dell ’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5), che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo- mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), che la richiedente asilo, cittadina cinese con ultimo domicilio a B._______, in provincia di C._______, è giunta legalmente in Svizzera il (…) agosto 2015 con un volo di linea (cfr. verbale 1, pag. 2 e seg.), che a sostegno della sua domanda ella ha dichiarato aver aderito nel 2013 alla chiesa domestica Yin Xin Cheng Yi a seguito di una grave malattia che avrebbe colpito suo figlio ; che il (…) aprile del 2015 , mentre si stava re- cando a un incontro segreto a casa di una sua correligionaria, la richie- dente asilo avrebbe visto la polizia che prelevava due fedeli ; che il (…) aprile 2015, il suo datore di lavoro l’avrebbe informata che il giorno prima la polizia era passata a cercarla in fabbrica; che temendo di essere arre- stata, ella avrebbe quindi immediatamente rassegnato le dimissioni; che nel giugno dello stesso anno, l’interessata avrebbe chiesto e ottenuto le- galmente un passaporto, pensando di averne bisogno in caso di deteriora- mento della sua situazione personale; che iI (…) luglio 2015 un’amica della richiedente asilo, a sua volta attiva nella comunità reli giosa e che cono- sceva la sua vera identità sarebbe stata arrestata dalla polizia; che in con- seguenza di ciò, l’interessata, si sarebbe trasferita in un appartamento or- ganizzato da una conoscente vivendo in incognito sino al suo espatrio (cfr. verbale 2, pag. 2 e segg.), D-5579/2017 Pagina 4 che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi- zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che esso include il diritto di risiedere in Svizzera, che giusta l ’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un dete rminato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es- sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi), che a tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifu giato; che la qualità di rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi), che è pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente siano sufficien- temente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro (art. 7 cpv. 3 LAsi); che in questo senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpre- tazioni, contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non possono essere con- siderate verosimili ai sensi dell ’art. 7 LAsi; che è altresì necessario che il richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta; che questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera fal- sata, in corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce tardivament e di nuove, dimostra scarso inte- resse nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione; che in- fine, non è indispensabile che le allegazioni del richiedente l ’asilo siano sostenute da prove rigorose; che al contrario, è sufficiente che l ’autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale versione dei fatti sia in prepon- deranza veritiera; che il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ri- dursi a una mera verifica della p lausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; che decisivo sarà dunque determi- nare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata), D-5579/2017 Pagina 5 che nella querelata decisione, l’autorità di prime cure ha messo in dubbio la verosimiglianza delle allegazioni dell ’insorgente a proposito del fatto ch’ella sarebbe stata ricercata dalle autorità del suo paese in ragione della sua appartenenza religiosa; che invero, le dichiarazioni circa la visita della polizia nella fabbrica ed i fatti immediatamente successivi sarebbero con- fuse e per nulla convincenti; che inoltre, una volta chiamata a chiarire il suo comportamento successivo alla visita della polizia alla fabbrica, la ricor- rente avrebbe dapprima affermato di aver rotto ogni contatto con il gruppo religioso, salvo poi contraddirsi in seguito asserendo che dopo quell’evento e fino al (…) luglio 2015 avrebbe partecipato ad ancora quattro o cinque riunioni; che le dichiarazioni secondo le quali la richiedente sarebbe stata ricercata a casa sue per due volte nel luglio del 2017 [recte: 2015] presen- terebbero le stesse caratteristiche; che per di più, le sue allegazioni circa le modalità con cui le autorità avrebbero scoperto la sua identità così come quelle attinenti al motivo per cui esse si sarebbero presentate a casa sua si limiterebbero a generiche e mere affermazioni di parte non corroborate dal benché minimo elemento concreto; che da ultimo, le circostanze del suo espatrio, per di più da un posto controllato come l ’aeroporto di D._______, non gioverebbero alle sue affermazioni circa il su ssistere di una situazione di persecuzione, che proseguendo nella propria analisi, l’autorità di prima istanza ha ritenuto irrilevante la sola appartenenza ad una chiesa domestica, in quanto tale circostanza che non giustificherebbe alcun timore fondato di persecuzione in caso di ritorno in Cina ; che dal momento che i fatti antecedenti a l suo espatrio sarebbero inverosimili, sarebbe lecito ammettere che l’insorgente non sia stata identificata come membro di Yin Xin Cheng Yi; che del resto, la ricorrente non rischierebbe nemmeno di subire delle sanzioni spropor- zionate in ragione del suo soggiorno all’estero oltre validità del visto Schen- gen ottenuto, dal momento che non avrebbe lasciato clandestinamente il paese e non si troverebbe pertanto nel collimatore delle autorità, che con ricorso, l ’interessata avversa la valutazione dell ’autorità di prime cure; che a suo dire occorrerebbe precisare che la ricorrente viveva a B._______ ma lavorava a E._______, ove si recava anche alle funzioni, in segreto presso la casa della (…) F._______; che i due paesi disterebbero circa 50 km, ma in bus la distanza in termini di tempo sarebbe di circa tre ore; che B._______ sarebbe inoltre un paese di campagna, abbastanza arretrato e le amministrazioni sarebbero differenti, di modo che le comuni- cazioni tra autorità risulterebbero molto lente; che per queste stesse ragioni la ricorrente si sarebbe dimessa dopo aver saputo che la polizia era andata in fabbrica, attendendo ed organizzandosi poi per la fuga; che c ome D-5579/2017 Pagina 6 avrebbe esplicitato nel corso dell’audizione sui motivi, le persone che fre- quentavano la chiesa non si sarebbero conosciute, avrebbero usato pseu- donimi e non avrebbero detto da dove venivano; che non sarebbe pertanto strano che la ricorrente sia rimasta a casa sua fino a luglio 2015 né tanto- meno che le sia stato rilasciato il passaporto; che invero, a quel tempo la polizia non sarebbe stata a conoscenza del suo recapito; che inoltre, dagli allegati prodotti risulterebbe che negli ultimi due anni in G._______ si sa- rebbero presentati casi di donne cinesi che chiedono asilo a causa delle persecuzioni subite nel loro paese d’origine per il loro credo religioso; che i racconti in questione sarebbero coerenti con quelli dell’attuale ricorrente; che si evincerebbe inoltre che alcune donne, che sarebbero state incarce- rate ed avrebbero subito torture, sarebbero riuscite ad espatriare munite di passaporto e regolare visto turistico rilasciato posteriormente; che queste stesse persone avrebbero palesato un atteggiamento di paura e diffidenza rispetto ai connazionali (difficoltà a trovare interpreti di cui si fidassero ), perché convinte che potessero essere spie del loro paese; che ciò coinci- derebbe con la situazione della ricorrente, laddove le contraddizioni sareb- bero da imputare al fatto che nella prima audizione l’interprete non sarebbe stato di origine asiatica, mentre nella seconda s ì, cosa che avrebbe com- portato un blocco e dei timori nella ricorrente; che questa non si sarebbe invero espressa con semplicità, scioltezza e completezza, poiché avrebbe avuto paura che ciò che affermava avrebbe potuto essere riferito alle au- torità cinesi; che alla rilettura ella sarebbe stata molto affaticata senza di- sporre della forza fisica e psicologica per contrastare quello che veniva tra- dotto; che la carenza di concretezza nelle affermazioni rispetto all ’arrivo della polizia presso la sua abitazione, sarebbe dovut a proprio alla paura che la famiglia potesse essere coinvolta e perseguitata; che la fuga, infatti, non sarebbe stata comunicata ai famigliari; che l’insorgente, da allora, non avrebbe nemmeno più preso contatto con la sua famiglia, per evitare riper- cussioni; che alla luce di questa documentazione e nuove affermazioni della ricorrente ben si potrebbe affermare che la stessa abbia reso allega- zioni verosimili, che la ricorrente non condivide nemmeno l’apprezzamento della SEM a proposito dell’inesistenza di un rischio di essere esposta a persecuzioni in caso di ritorno nel proprio paese o a gravi pregiudizi dovuti alla sua appar- tenenza religiosa; che l ’insorgente in questi due anni di permanenza in Svizzera avrebbe continuato a frequentare la chiesa evangelica “(…)”, come da dichiarazione del Pastore; che nella dichiarazione del Pastore, questo riterrebbe altamente verosimile la possibilità che la richiedente asilo sia oggetto di persecuzione nel paese d’origine, persecuzioni delle quali il religioso si sarebbe detto cosciente grazie alle informazioni ricevute dalla D-5579/2017 Pagina 7 “(…)”; che nella rivista n. ¾ -2017 sarebbe riportato un articolo che descrive il pugno di ferro adottato dal governo cinese nei confronti dei cristiani; che pertanto, i riferimenti dell’autorità di prime cure circa la tolleranza della Cina nei confronti delle religioni, non corrisponderebbero alla realtà; che la ricor- rente fa quindi riferimento agli ulteriori mezzi di prova prodotti, i quali atte- sterebbero arresti e le torture a danno degli esponenti delle chiese dome- stiche, la politica del premier cinese Li Keqiang nei confronti dei cristiani ed una lista di prigionieri, detenuti a causa della loro appartenenza religiosa, dalla quale si evincerebbe il triste primato della provincia di C._______, che la tesi ricorsuale non può essere seguita, che in primo luogo, occorre rammentare che per giurisprudenza costante, non vi è modo di riconoscere l’esistenza di una persecuzione collettiva dei cristiani nella Repubblica Popolare Cinese né tantomeno di indizi concreti quanto al fatto che gli adepti della chiesa domestica Yin Xin Cheng Yi siano sistematicamente esposti ad atti pregiudizievoli (cfr. sentenze del Tribunale D-5122/2017 del 29 novembre 2017 consid. 5.3, E-5152/2016 del 30 set- tembre 2016 consid. 6.4, D -3879/2016 del 30 giugno 2016, E -2151/2016 del 9 giugno 2016, consid. 5), che quo al caso specifico, va altresì denotato che le dichiarazioni dell’inte- ressata a proposito delle ricerche di cui avrebbe fatto oggetto nel paese d’origine, paiono d’acchito sprovviste di logica interna e contrarie all’espe- rienza generale di vita; che è infatti piuttosto inconcepibile che la richie- dente, dopo essere stata (a suo dire) identificata, non abbia subito alcuna visita al domicilio da parte delle autorità nel periodo susseguente (cfr. ver- bale 2, pag. 5, 9 e 12), che la lettura alternativa proposta in sede ricorsuale e secondo la quale ciò sarebbe dovuto alla differente giurisdizione tra il luogo di lavoro ed il domi- cilio non risulta convincente; che invero, in Cina, le forze di polizia agiscono sotto il diretto controllo del Ministero di pubblica sicurezza e sono struttu- rate in dipartimenti provinciali (PSB), che a loro volta sono suddivisi in Pre- fetture (cfr. Immigration and Refugee Board of Canada, China: Structure of the public security police; whether witness protection programs exist for those fearing organized crime groups (2014), 10 October 2014, CHN104967.E, consultata su: < http://www.refworld.org/docid/54648cbd 4.html > il 20 luglio 2018); che in specie, i luoghi citati risultano ubicati non soltanto nella medesima provincia ma anche nella stessa prefettura e di- stano di soli 40 chilometri; che non è dunque concepibile che il mancato rintracciamento della ricorrente sia imputabile a barriere giurisdizionali e/o D-5579/2017 Pagina 8 di distanza; che nello stesso senso mal si capisce il riferimento dell’insor- gente a proposito della presunta arretratezza della regione, che del resto, quanto asserito dall’insorgente a proposito del suo compor- tamento successivamente a tali eventi risulta contraddittorio; che nell’arco della medesima audizione, la richiedente asilo ha infatti dichiarato sia di aver rotto ogni contatt o con la comunità religios a dopo le ricerche delle forze di sicurezza presso il suo luogo di lavoro (cfr. verbale 2, pag. 9) sia di aver preso parte a quattro o cinque incontri con altri fedeli tra il (…) aprile ed il (…) luglio 2015 (cfr. verbale 2, pag. 10); che ella ha inoltre addotto di essersi rifugiata in un appartamento organizzato da una sua amica dove avrebbe vissuto in incognito dal (…) luglio 2015 e sino al suo espatrio, evi- tando così di essere rintracciata dalle autorità, salvo poi dichiarare ch e la polizia si sarebbe presentata al suo domicilio a distanza di sette/otto giorni dall’arresto dell’amica, avvenuto il (…) luglio 2015, ovvero in un periodo nel quale ella si sarebbe dovuta ancora trovare al domicilio (cfr. verbale 1, pag. 4 e verbale 2, pag. 3 e 9), che a tal proposito, le giustificazioni proposte in sede ricorsuale al fine di relativizzare la portata delle contraddizioni, e meglio, il fatto che la ricor- rente avrebbe manifestato un blocco psicologico nei confronti dell’inter- prete, paiono qualificabili come sussunzioni di parte non confermate da al- cun elemento all’inserto, che ad ogni modo, come l’ha correttamente sottolineato l’autorità di prima istanza, il fatto che la richiedente asilo abbia potuto farsi rilasciare un pas- saporto espatriando legalmente fa sorgere ulteriori dubbi quanto al fatto ch’ella potesse realmente essere stata identificata quale membro della chiesa domestica Yin Xin Cheng Yi; che in una logica di rilevanza, una tale maniera di procedere risulta del resto anche difficilmente conciliabile con un fondato timore soggettivo di essere esposta a seri pregiudizi (cfr. situa- zione analoga nella sentenza del Tribunale E-5001/2017 del 19 dicembre 2017 consid. 5.2; nello stesso senso sentenza del Tribunale D-1909/2016 del 2 maggio 2016), che anche a tal riguardo, l ’assunto dell’insorgente, che, sulla scorta dei mezzi di prova prodotti, adduce vi sarebbero stati casi documentati nei quali degli appartenenti alla comunità cristiana , dopo aver subito atti pre- giudizievoli ad opera delle autorità cinesi, sarebbero riusciti ad espatriare legalmente, risulta a sua volta poco persuasivo; che invero, mal si capisce in che modo il fatto che in degli articoli siano stati riportati casi di espatri legali di persone che asseriscono aver subito persecuzioni in Cina a causa D-5579/2017 Pagina 9 del credo religioso possa contribuire a rendere credibili le allegazioni dell’interessata circa le ricerche di cui avrebbe fatto l’oggetto, che negli stessi termini, anche gli ulteriori mezzi di prova prodotti, che in parte possono essere qualificati come allegazioni di parte, non giustificano una diversa valutazione della fattispecie, che in definitiva, si può dunque partire dall ’assunto che la ricorrente non fosse ricercata dalle autorità cinesi al momento dell’espatrio, che per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo la decisione impugnata va pertanto confermata, che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronun- cia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; che tiene però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi), che l ’insorgente non adempie le cond izioni in virtù delle quali la SEM avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull ’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1), che codesto Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’al- lontanamento, che l ’esecuzione dell ’allontanamento è regolamentata, per rinvio dell’art. 44 LAsi, dall ’art. 83 della legge federale sugli stranieri (LStr, RS 142.20), giusta il quale l ’esecuzione dell ’allontanamento dev ’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e ragione- volmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr), che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto l’esecuzione dell’allon- tanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile, che nel proprio gravame, l ’insorgente ritiene che anche tale conclusione debba essere disattesa, che tuttavia, anche agli occhi del Tribunale, non vi so no in casu elementi ostativi all’esecuzione dell’allontanamento della ricorrente verso la Cina, che anzitutto la ricorrente non può, per i motivi già enucleati, prevalersi del principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi) né di un rischio D-5579/2017 Pagina 10 personale, concreto e serio di essere espost a ad un trattamento proibito, in relazione all’art. 3 CEDU o all’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicem- bre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105), che inoltre, il soggiorno all ’estero oltre la durata di validità del visto non pare un motivo valido per ritenere che vi sia il rischio, per l ’interessata, di subire sanzioni sproporzionate in caso di rimpatrio (cfr. sentenza del Tribu- nale E-1909/2016 del 2 maggio 2016), che quanto all’esigibilità, occorre rilevare che il paese d’origine della ricor- rente non si trova attualmente in una situazione di guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica (cfr. tra le tante sentenza del Tribunale D-5001/2017 consid. 7.4), che inoltre nemmeno la situazione personale della ricorrente permette di giungere alla conclusione ch’ella rischi di essere esposta a pericolo ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStr in caso di rientro nel paese d ’origine (cfr. decisione impugnata III.2), che, infine, non risultano impedimenti neppure sotto il profilo della possibi- lità dell’esecuzione dell’allontanamento, che di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell ’allontanamento la decisione dell’autorità inferiore va confermata, che pertanto, con la decisione impugnata la SEM non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha ac- certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi), altr esì, per quanto censurabile, la decisione non è inadeguata (art. 49 PA), che visto l’esito della procedura le spese processuali di CHF 750.– che se- guono la soccombenza sono poste a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb- braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]) e prelevate sull’anticipo spese versato il 3 luglio 2018, che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF), D-5579/2017 Pagina 11 il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 1. Il ricorso è respinto. 2. Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico della ricorrente e prelevate sull’anticipo spese versato il 3 luglio 2018. 3. Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all’autorità can- tonale competente. Il presidente del collegio: Il cancelliere: Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli Data di spedizione: