<h2>SubmittedText<h2><p>Il 16 luglio 2015 si è conclusa ad Addis Abeba la terza Conferenza internazionale sul finanziamento dello sviluppo. Con il programma di interventi di Addis Abeba, la comunità degli Stati si è accordata su un nuovo quadro di riferimento per il finanziamento e l'attuazione dello sviluppo sostenibile. Alla cifra 51 di questo programma anche la Svizzera si impegna a impiegare una quota pari allo 0,7 per cento del reddito nazionale lordo (RNL) per il finanziamento pubblico dello sviluppo nei Paesi in via di sviluppo.</p><p>1. Il Consiglio federale può confermare che ad Addis Abeba la Svizzera ha di nuovo dichiarato l'intento di voler raggiungere l'obiettivo di una quota pari allo 0,7 per cento del reddito nazionale lordo a favore del finanziamento pubblico dello sviluppo nei Paesi in via di sviluppo e dello 0,15 a 0,20 per cento negli Stati meno sviluppati (LDC)?</p><p>2. Come può essere interpretato questo impegno politico volontario della Svizzera? Entro quando il Consiglio federale intende raggiungere l'obiettivo dello 0,7 per cento?</p><p>3. Entro quando intende avviare la procedura per aumentare l'obiettivo dello 0,5 per cento deciso dal Parlamento già nel 2008 allo 0,7 per cento?</p><p>4. Quale dovrebbe essere il tasso di crescita annuo del finanziamento pubblico allo sviluppo della Svizzera per raggiungere l'obiettivo dello 0,7 per cento entro dieci anni?</p><p>5. Come prevede di finanziare il raggiungimento dell'obiettivo dello 0,7 per cento? In linea di massima, quali nuove fonti innovative di finanziamento sono a disposizione? Possono essere introdotte senza modificare la Costituzione?</p><p>6. Quali altri Paesi hanno già raggiunto l'obiettivo dello 0,7 per cento? In base al programma di interventi di Addis Abeba anche l'Unione europea si è impegnata volontariamente a raggiungere l'obiettivo dello 0,7 per cento nel quadro dell'Agenda post-2015. Cosa significa concretamente?</p><p>7. Come ha motivato la Conferenza internazionale sul finanziamento dello sviluppo l'obiettivo dello 0,7 per cento? Quali Stati dipendono in particolare dal finanziamento pubblico dello sviluppo perché non hanno a disposizione altre fonti di finanziamento?</p><p>8. Cosa comporta l'obiettivo dello 0,7 per cento sull'impegno volontario riportato alla cifra 23 del programma d'intervento di Addis Abeba di fare tutto il possibile per ridurre considerevolmente i flussi finanziari sleali e corrotti che dai Paesi in via di sviluppo confluiscono verso i Paesi industrializzati e che, a livello di volume, rappresentano un multiplo del finanziamento pubblico dello sviluppo?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Con l'approvazione dell'agenda di Addis Abeba, la Svizzera ha riconosciuto in linea di massima l'obiettivo dello 0,7 per cento, come già fatto in precedenza più volte. Si è inoltre dichiarata a favore dell'introduzione di obiettivi per gli Stati donatori che permettano di destinare almeno lo 0,2 per cento del reddito nazionale lordo (RNL) ai Paesi meno sviluppati.</p><p>2./3./5. La Svizzera ha espresso in varie occasioni la volontà politica di raggiungere l'obiettivo dello 0,7 per cento (p. es. a Monterrey nel 2002, a Doha nel 2008, a Rio nel 2012). Questo fatto non implica alcun vincolo giuridico; si tratta di un obiettivo a lungo termine ed è la Svizzera a definire le modalità con le quali intende raggiungerlo. Attualmente, tenuto conto della situazione finanziaria della Confederazione, l'obiettivo principale è mantenere la quota APS allo 0,5 per cento, come deciso dal Parlamento. A fronte dello stato del bilancio della Confederazione il raggiungimento dello 0,7 per cento nei prossimi anni non è realistico. Nella sua risposta all'interpellanza 14.4144 il Consiglio federale ha elencato i meccanismi innovativi di finanziamento dello sviluppo sostenibile che sono al momento allo studio a livello ONU. Si tratta di meccanismi fiscali (p. es. prelievi sulle transazioni finanziarie, tassa sul CO2 o sui biglietti aerei) e non fiscali tra cui rientrano la fornitura di risorse come contropartita di progetti infrastrutturali o la messa a disposizione di sistemi di pagamento che permettano trasferimenti di fondi da parte dei migranti a sostegno dello sviluppo sostenibile. L'introduzione di meccanismi fiscali richiederebbe un cambiamento della Costituzione.</p><p>4. La quota APS risente di più fattori non sempre modificabili (evoluzione del RNL, numero delle richieste di asilo, ecc.) che possono variare molto da un anno all'altro. Le seguenti previsioni sono pertanto da interpretare con prudenza. A partire dai mezzi finanziari previsti nel piano di legislatura per l'anno 2019, da quel momento in poi e fino al 2025 sarebbe necessario un aumento medio annuo del 9,0 per cento per arrivare a una quota APS dello 0,7 per cento. Nel 2025 dovrebbero essere iscritti a preventivo 5,8 miliardi di franchi; secondo il piano di legislatura, per il 2019 sono previsti 3,4 miliardi di franchi.</p><p>6. Nel 2014 la Danimarca, il Lussemburgo, la Norvegia, il Regno Unito e la Svezia hanno registrato una quota APS superiore allo 0,7 per cento. Davanti alla Svizzera ci sono poi anche i Paesi Bassi e la Finlandia (con lo 0,6 per cento). La Svizzera segue all'8° posto nell'elenco OCSE/CAS. L'UE e tutti i suoi Stati membri si erano già impegnati nel 2005 a raggiungere una quota APS dello 0,7 per cento entro il 2015 (0,33 per cento per i nuovi Paesi membri) - un obiettivo che non è stato raggiunto. Questo impegno è stato rinnovato nel quadro dell'approvazione dell'Agenda 2030.</p><p>7. L'obiettivo dello 0,7 per cento è stato tra l'altro giustificato con la scarsità delle risorse dei Paesi più poveri e vulnerabili. L'agenda di Addis Abeba stabilisce che per il finanziamento delle misure necessarie al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile è necessario ricorrere a tutta una gamma di fonti finanziarie nazionali e internazionali, statali e non statali. Molto importante è la maggiore mobilitazione di risorse private e pubbliche interne dei Paesi in via di sviluppo ed emergenti. Dalla conferenza è emerso anche, tuttavia, che l'aiuto pubblico allo sviluppo dovrà continuare a svolgere un ruolo centrale là dove non sono disponibili altre fonti di finanziamento. Ciò vale soprattutto per i Paesi più poveri e i contesti fragili nonché per il finanziamento e l'accesso ai beni comuni globali (salute, sicurezza, istruzione). Tra i Paesi destinatari che dipendono ampiamente dall'aiuto pubblico allo sviluppo e che secondo la Banca mondiale registrano la più alta percentuale di APS nel loro RNL si contano, nel 2013 (esclusi i piccoli Stati insulari del Pacifico del Sud, Tuvalu, Micronesia, Isole Marshall, che presentano un rapporto APS/RNL tra il 40 e il 50 per cento), Liberia (32,5 per cento), Malawi (30,3 per cento), Afghanistan (25,7 per cento), Burundi (20,1 per cento), Palestina (19 per cento), Mozambico (14,9 per cento), Ruanda (14,6 per cento), Haiti (13,8 per cento), Sudan del Sud (13,4 per cento) e Mali (13 per cento).</p><p>8. L'obiettivo dello 0,7 per cento e la riduzione dei flussi finanziari sleali e corrotti dovrebbero permettere di destinare allo sviluppo mezzi superiori. La Svizzera si è dichiarata più volte pronta ad attuare gli standard internazionali e gli impegni di cui alla cifra 23 del programma di intervento approvato ad Addis Abeba. Il Consiglio federale, oltre a considerazioni di politica dello sviluppo, tiene conto anche dell'esigenza di proteggere la piazza finanziaria svizzera dai flussi indesiderati di denaro, spesso di origine criminale, e punta in questo modo a rafforzare ulteriormente la sua integrità.</p>  Risposta del Consiglio federale.