<h2>SubmittedText<h2><p>Non più tardi della settimana scorsa, il consigliere federale Didier Burkhalter, quale presidente di turno dell'OSCE, ha dichiarato che il referendum votato in Crimea per annettere la regione alla Russia è da considerarsi illegale in quanto contrario al diritto internazionale.</p><p>Pochi giorni dopo, lo stesso Didier Burkhalter, in qualità di presidente della Confederazione ha affermato che la Svizzera non è né l'UE, né gli Stati Uniti e che il suo compito principale è quello di essere utile quale Paese mediatore, agendo in maniera imparziale e rafforzando così la sua credibilità. In questo modo ha giustificato la decisione svizzera di non aderire alle sanzioni contro la Russia.</p><p>Ricordiamo che i buoni uffici della Svizzera nel campo della mediazione in caso di conflitti sono riconosciuti a livello internazionale da vari decenni, quale esempio si pensi al fatto che il nostro Paese rappresenta gli interessi statunitensi in Iran.</p><p>La posizione presa dall'OSCE sulla crisi in Crimea è diametralmente opposta a quella intrapresa dalla Svizzera e ciò dimostra l'estrema difficoltà del "mantenere il piede in due scarpe". Se da un lato è comprensibile che si voglia assumere la prestigiosa presidenza dell'OSCE, dall'altro la Svizzera deve principalmente badare a difendere i propri interessi e la propria immagine.</p><p>Alla luce di quanto esposto, chiedo quindi al Consiglio federale:</p><p>1. Non si rischia in questo modo di perdere credibilità a livello internazionale?</p><p>2. Non si rischia di violare il nostro status di Paese neutrale?</p><p>3. Non si rischia di appannare la nostra credibilità di negoziatori imparziali?</p><p>4. Non ritiene che sarebbe il caso in futuro di astenersi dall'assumere cariche internazionali che possono entrare in conflitto con la credibilità negoziale svizzera, riconosciuta internazionalmente?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Le dichiarazioni pubbliche del consigliere federale Burkhalter in merito al referendum tenutosi in Crimea e all'annessione di questa regione nonché all'importanza della mediazione imparziale e indipendente della Svizzera e della presidenza svizzera dell'OSCE sono l'espressione di una politica estera coerente. Se la prima dichiarazione si basa sul diritto internazionale, la seconda è la premessa dell'impegno della Svizzera a favore di una politica di pace. </p><p>Anche nella sostanza, in questa occasione la posizione ufficiale della Svizzera e quella della presidenza svizzera dell'OSCE non divergono. Il rispetto delle norme del diritto internazionale pubblico e la promozione della coesistenza pacifica tra i popoli sono due pilastri della politica estera svizzera. La presidenza OSCE deve fare in modo che gli Stati membri onorino gli obblighi che si sono assunti e promuovere contemporaneamente la sicurezza e la stabilità nella regione dell'OSCE assicurando altresì una mediazione imparziale tra gli Stati partecipanti. </p><p>1. Il referendum del 16 marzo 2014 in Crimea ha rappresentato una violazione della Costituzione ucraina ed è di conseguenza illegale. L'annessione della Crimea alla Russia viola il diritto internazionale pubblico e in particolare il principio dell'integrità territoriale degli Stati. La Russia inoltre non ha rispettato i propri obblighi internazionali derivanti da diversi trattati bilaterali e multilaterali. Questo modo di agire è contrario anche all'Atto finale di Helsinki. Poiché il rispetto del diritto internazionale pubblico è uno dei fondamenti della politica estera della Confederazione, la Svizzera deve chiaramente denunciare queste gravi violazioni se vuole essere credibile. </p><p>2. Il rispetto delle norme del diritto internazionale pubblico è anche importante in relazione al rispetto internazionale della neutralità. E la neutralità in definitiva è una componente del diritto internazionale. </p><p>L'OSCE è storicamente sempre stata un'organizzazione finalizzata soprattutto a proteggere e promuovere gli interessi degli Stati neutrali. Il capitolo 1 dell'Atto finale della Conferenza di Helsinki sulla sicurezza e la cooperazione in Europa (CSCE) menziona esplicitamente il diritto alla neutralità. </p><p>3. In quanto presidente in carica dell'OSCE, la più grande organizzazione regionale per la sicurezza a livello mondiale, la Svizzera quest'anno deve rispondere alle attese dei 57 Stati partecipanti e difendere la pace e la stabilità in Europa. Questo impegno assume tutto il suo senso proprio di fronte all'attuale crisi ucraina. </p><p>In questo contesto è importante osservare che i 57 Stati OSCE hanno tutti gli stessi diritti, che tutte le decisioni vengono prese secondo il principio del consenso e che l'OSCE punta a riunire tutti gli attori coinvolti intorno a un tavolo. Né il funzionamento dell'organizzazione né le sue attività possono dunque essere considerate unilaterali o parziali.</p><p>La buona reputazione della Svizzera, che tutti gli interlocutori considerano un'intermediaria imparziale, è un elemento che non deve essere sottovalutato nell'esercizio della presidenza. </p><p>4. La presidenza dell'OSCE e la neutralità svizzera non sono solo compatibili bensì si rafforzano l'una con l'altra. Il Consiglio federale è dunque convinto che continuare ad assumere anche in futuro cariche internazionali e dare così un contributo in quanto membro attivo della comunità internazionale sia nell'interesse della Svizzera e in pieno accordo con le priorità strategiche della sua politica esteras.</p>  Risposta del Consiglio federale.