<h2>SubmittedText<h2><p>Suscitano sempre nuovo scalpore le dichiarazioni di alcuni imam attivi in Svizzera e continua a sorprendere come imam controversi possano predicare nelle moschee. A mio avviso la situazione è pregiudizievole a una convivenza pacifica nel nostro Paese. È possibile intervenire nei confronti di imam controversi a tre livelli: primo, tutelando la pace religiosa e l'ordine pubblico, il che è primariamente compito dei cantoni. Secondo, perseguendo penalmente chiunque incita alla violenza e al razzismo, ad esempio sotto forma di cosiddette prediche dell'odio. Terzo, intervenendo in virtù delle disposizioni legali in materia di entrata e soggiorno. </p><p>In tale contesto poniamo al Consiglio federale le domande seguenti:</p><p>1. Ritiene che i mezzi a disposizione negli ambiti giuridici rilevanti siano sufficienti per intervenire contro i predicatori dell'odio e altre attività illegali nel contesto dei gruppi religiosi?</p><p>2. Quali ulteriori misure giuridiche o esecutive andrebbero adottate per poter combattere più efficacemente i problemi citati?</p><p>3. Ritiene necessario intervenire nel settore della migrazione per combattere più efficacemente le attività illegali?</p><p>4. Di quali misure per lottare contro le attività illegali nel contesto religioso dispongono gli Stati limitrofi alla Svizzera?</p><p>5. Quali vantaggi e svantaggi vede nell'introdurre in Svizzera una formazione per gli imam e nel conferire un riconoscimento statale all'islam?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2. I mezzi coercitivi previsti dal diritto in materia di stranieri e dal diritto penale descritti ai numeri 1 e 2 nonché i mezzi di cui dispongono le autorità preposte alla sicurezza per sorvegliare i predicatori dell'odio sono in linea di principio sufficienti. In particolare, tali mezzi garantiscono, anche sotto il profilo della prevenzione, che le persone che minacciano in maniera evidente l'ordine e la sicurezza pubblici o la sicurezza interna o esterna della Svizzera non possano entrare in Svizzera oppure siano allontanate o espulse dal Paese e oggetto di un divieto d'entrata.</p><p>3. Analogamente a quanto avviene in Svizzera, l'istigazione pubblica a commettere reati e le campagne diffamatorie nei confronti di parti della popolazione, in particolare contro gruppi religiosi, sono perseguibili penalmente anche nei Paesi limitrofi (Germania, Austria, Francia e Italia).</p><p>4. Alla luce del ruolo svolto dagli imam e da altri responsabili nella guida religiosa e nell'integrazione di stranieri, il Consiglio federale reputa importante offrire loro possibilità di perfezionamento.</p><p>5. A questa conclusione è pure giunto il programma nazionale di ricerca 58, "Comunità religiose, Stato e società". Il Consiglio federale ritiene pertanto opportuna la creazione di programmi di perfezionamento istituzionalizzati rivolti alle guide spirituali islamiche. Per tale ragione, accoglie positivamente e sostiene la realizzazione di un centro svizzero per l'islam e la società (cfr. risposta del Consiglio federale all'interpellanza Marra 14.3783).</p><p>Il disciplinamento dei rapporti tra Chiesa e Stato compete ai Cantoni (art. 72 cpv. 1 della Costituzione).</p>  Risposta del Consiglio federale.