<h2>SubmittedText<h2><p>I problemi economici sono in aumento - al punto che già si parla di recessione. Il franco forte mette a dura prova diversi comparti dell'export, del turismo e della ristorazione nonché del commercio al dettaglio.</p><p>Basti pensare all'industria MEM: il fatturato realizzato nel 2015 è calato del 7 per cento, le ordinazioni sono in caduta libera e un terzo delle imprese è in deficit. È in corso una vera e propria deindustrializzazione strisciante, trend a cui noi Verdi ci opponiamo con decisione.</p><p>La soppressione di posti di lavoro, in particolare nell'industria e tra i suoi fornitori, sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti: tra 5000 e 6000 posti di lavoro persi nel solo settore MEM. E non è finita! La quota dei disoccupati tende al rialzo e ha già parzialmente superato quella di altri Paesi. La salvaguardia dei posti di lavoro deve rivestire un ruolo prioritario nell'agenda di politica economica della Confederazione. Vogliamo creare lavoro per tutti, non soltanto per banchieri e informatici.</p><p>Le imprese interessate reagiscono in parte con tagli salariali e orari di lavoro più lunghi. Questi sviluppi non devono diventare la norma. Purtroppo, però, c'è già chi mette in discussione a viva voce certe disposizioni del diritto del lavoro, come ad esempio quella sugli orari lavorativi. Noi Verdi non vogliamo certamente che sul mercato del lavoro regni il "Far West". Chiediamo invece che venga adottata una politica d'investimento anticiclica.</p><p>Sollecitiamo pertanto il Consiglio federale a varare, insieme alla Banca nazionale svizzera, una serie di misure efficaci contro il franco forte. Tali misure esistono già. Ne parla il rapporto sui provvedimenti per l'attuale situazione valutaria. Invitiamo il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Come giudica il Consiglio federale gli imminenti sviluppi sul mercato del lavoro?</p><p>2. Intende sostenere la BNS nei suoi tentativi di stabilire una parità di potere d'acquisto nei confronti di altre valute, tra cui l'euro? È disposto, finalmente, a pubblicare il rapporto sui provvedimenti per l'attuale situazione valutaria?</p><p>3. Intende sostenere la domanda interna attraverso una politica anticiclica (p. es. rimandando il programma di stabilizzazione)?</p><p>4. È disposto a investire maggiormente nelle energie rinnovabili e nel risanamento degli edifici per arrestare sia il deflusso di capitali sia l'erosione di posti di lavoro ("L'argent reste ici - Les emplois restent ici")?</p><p>5. È intenzionato a frenare la deindustrializzazione? Come intende contrastare il trasferimento di posti di lavoro all'estero?</p><p>6. Cosa ne pensa dell'ipotesi di istituire un fondo statale anticrisi?</p><p>7. Ritiene che sia possibile promuovere il potenziale di digitalizzazione dell'industria (industria 4.0), oltre a farlo per i servizi on line delle autorità?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Dalla primavera del 2015 il rallentamento congiunturale si sta traducendo in un lento aumento della disoccupazione. Alla fine del 2016 risultavano ufficialmente disoccupate 163 644 persone, il che rappresenta un aumento di 12 698 unità rispetto allo stesso mese dell'anno precedente.</p><p>In base alle più recenti previsioni, la disoccupazione dovrebbe aumentare anche quest'anno. I fattori determinanti sono la prevista ripresa congiunturale soltanto tentennante e le ripercussioni del franco forte. Stando ad alcuni sondaggi, soprattutto i settori particolarmente sensibili ai corsi di cambio - tra cui l'industria e il turismo - ritengono che i loro effettivi di personale siano ancora eccessivi e vogliono tagliare ulteriori posti. Secondo una stima effettuata a dicembre 2015 dal gruppo d'esperti della Confederazione, la disoccupazione in Svizzera passerà dal 3,3 per cento del 2015 al 3,6 per cento nel 2016, per poi registrare un leggero calo, ma soltanto nel 2017, scendendo al 3,4 per cento in media annua. Ciò significa che nel prossimo futuro la situazione sul mercato del lavoro rimarrà tesa, ma che non si può parlare di un netto peggioramento.</p><p>2. Il Consiglio federale condivide l'opinione secondo cui la forza del franco si ripercuote negativamente sullo sviluppo economico ed è anch'esso preoccupato delle forti instabilità valutarie di questo decennio, soprattutto per quanto riguarda l'euro. La politica dei corsi di cambio fa tuttavia parte della politica monetaria e, in quanto tale, compete alla Banca nazionale svizzera (BNS). Quest'ultima è indipendente ed è il solo organismo abilitato a gestire la politica monetaria del nostro Paese (art. 99 Cost. e art. 6 LBN). Essere indipendente significa, in questo contesto, che non può ricevere istruzioni né dal Consiglio federale né dal Parlamento né tanto meno da terzi. Per quanto concerne la questione della parità di potere d'acquisto, la BNS può già oggi perseguire una politica dei tassi di cambio attiva nell'ambito del suo mandato corrente. La BNS si sta adoperando per indebolire il franco svizzero con l'introduzione dei tassi d'interesse negativi e con interventi mirati sul mercato valutario. L'adozione di altre misure, come ad esempio la reintroduzione di un corso di cambio minimo rispetto all'euro o a un paniere valutario, è di sola competenza della BNS. Il rapporto redatto in adempimento del postulato Leutenegger Oberholzer 11.4173 sarà pubblicato nei prossimi mesi.</p><p>3. Nonostante la difficile situazione congiunturale e il leggero aumento della disoccupazione, non si sta delineando una grave crisi economica di ampio raggio. Il Consiglio federale ritiene pertanto che non sia opportuno adottare misure di politica congiunturale. L'esperienza insegna che i programmi congiunturali con incidenza sulla domanda possono alimentare soprattutto la domanda interna. All'industria dell'esportazione e al turismo, settori che più risentono del franco forte, non danno molto sostegno. Lo scorso 17 febbraio 2016, comunque, il Consiglio federale ha già varato un pacchetto di misure CTI supplementari dell'ordine di 61 milioni di franchi per sostenere in primo luogo le PMI esportatrici. A maggior ragione il collegio ritiene importante offrire alle imprese svizzere le condizioni quadro più ottimali possibili, perfezionandole di continuo. In questo modo le imprese potranno incrementare la loro competitività e assicurare posti di lavoro sul lungo periodo. Per quanto riguarda la posticipazione del programma di stabilizzazione 2017-2019 il Consiglio federale rimanda alla sua risposta in adempimento delle mozioni 15.4267 e 15.4268. Il programma è necessario per rispettare le prescrizioni del freno all'indebitamento e non pregiudica la politica anticiclica del Consiglio federale. Gli stabilizzatori automatici nel bilancio della Confederazione non ne risentono. Il programma di stabilizzazione non eliminerà il deficit congiunturale ammesso dal freno all'indebitamento.</p><p>4. Il Consiglio federale promuove gli investimenti nella produzione di elettricità mediante energie rinnovabili nell'ambito del sistema di rimunerazione a copertura dei costi e della retribuzione unica (art. 7a e 7abis della legge sull'energia). In collaborazione con i cantoni, inoltre, accorda aiuti finanziari per il risanamento energetico degli edifici attraverso il programma nazionale Edifici (art. 34 della legge sul CO2). Dal 1° gennaio 2012 le risorse finanziarie di questi due programmi sono state incrementate a seguito dell'aumento del supplemento sulla rete ad alta tensione e della tassa CO2 sui combustibili. Il Consiglio federale intende potenziare entrambi i sistemi di promozione nell'ambito della strategia energetica 2050 e innescare nuovi investimenti in questi settori. La strategia energetica 2050 viene attualmente discussa in Parlamento. Negli ultimi anni il collegio ha aumentato i fondi da investire nella ricerca energetica e nel programma d'informazione e consulenza di Svizzera Energia. Questi fondi serviranno tra l'altro a finanziare un centro di competenza interuniversitario sulla ricerca, che dovrà studiare come ridurre il fabbisogno energetico del parco immobiliare svizzero, nonché diversi progetti di formazione, formazione continua e informazione di Svizzera Energia. Entrambi i progetti saranno realizzati in stretta collaborazione con gli ambienti dell'economia.</p><p>5. Nel raffronto internazionale l'industria svizzera è tuttora ben posizionata sotto i profili dell'occupazione, del valore aggiunto creato e dei prodotti esportati. È anche vero, però, che la pressione sulle imprese è fortemente aumentata a causa sia del franco forte sia del contesto economico mondiale poco favorevole. Il Consiglio federale intende dare la priorità all'ulteriore miglioramento delle condizioni quadro per le imprese. Le priorità in agenda sono, tra l'altro, la riduzione del carico amministrativo, il potenziamento della concorrenza sul mercato interno, la riforma III dell'imposizione delle imprese e l'apertura di nuovi mercati.</p><p>6. Attingere nuove risorse da un fondo statale anticrisi gioverebbe in primo luogo ai settori economici orientati al mercato nazionale, il che sarebbe poco ragionevole alla luce della congiuntura interna tuttora stabile. In casi del genere, inoltre, la Confederazione dispone di mezzi sostanzialmente più idonei: nell'eventualità di una grave recessione potrebbe infatti chiedere lo stanziamento di fondi a titolo di fabbisogno finanziario straordinario per effettuare investimenti mirati nell'ambito del limite di spesa, come previsto dal freno all'indebitamento. L'istituzione di un fondo statale potrebbe inoltre sollevare, a seconda della sua impostazione, questioni di diritto finanziario e di politica monetaria e valutaria che renderebbero necessaria una modifica costituzionale e che, di conseguenza, richiederebbero molto tempo a livello di attuazione. Nelle discussioni avute finora, infine, questi fondi statali erano stati proposti soprattutto come strumenti per perseguire obiettivi strategici a lungo termine. Nel suo rapporto stilato in adempimento dei postulati Graber Konrad 15.3017 e del gruppo del Partito borghese democratico 15.3581, il Consiglio federale presenterà nel dettaglio i pro e i contro di questi fondi statali.</p><p>7. Il Consiglio federale è convinto che il miglior modo per permettere alle imprese di sfruttare le opportunità della digitalizzazione è di offrire loro ottime condizioni quadro. Il mantenimento e il miglioramento di queste condizioni quadro rimane pertanto un aspetto assolutamente prioritario. Quanto alla digitalizzazione, le condizioni quadro riguardano innanzitutto le infrastrutture di informazione e comunicazione, la protezione dei dati nonché la formazione e la ricerca. Proprio nel campo della formazione, della ricerca e dell'innovazione la Confederazione si impegna già in modo particolarmente intenso (p. es. attraverso i politecnici federali o la Commissione per la tecnologia e l'innovazione).</p>  Risposta del Consiglio federale.