<h2>SubmittedText<h2><p>Uno studio commissionato dall'Ufficio federale delle assicurazioni sociali UFAS sulla situazione delle persone provenienti dalla Turchia e dagli Stati dell'ex Iugoslavia nell'assicurazione invalidità mostra che le percentuali di beneficiari di rendita di questi gruppi della popolazione, più elevate rispetto a quella dei cittadini svizzeri, sono dovute in gran parte alla peggiore percezione che queste persone hanno del proprio stato di salute (cfr. CHSS 1/2010, p. 37, d/f). </p><p>Quali conclusioni trae il Consiglio federale da questo studio?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>I problemi che portano alla concessione di una rendita vanno cercati di regola nelle situazioni e nei sistemi a monte dell'assicurazione invalidità (AI), quali la formazione, la sanità, il mercato del lavoro e l'integrazione sociale, e affrontati innanzitutto in questi ambiti. Alcuni di questi sistemi sono prevalentemente di competenza dei cantoni o dei comuni, che promuovono in modo mirato l'integrazione degli stranieri, per esempio con misure nel settore della scuola pubblica. Come affermato nel rapporto del 5 marzo 2010 concernente lo sviluppo della politica integrativa della Confederazione, il Consiglio federale intende continuare in modo coerente nella direzione seguita finora, applicando il principio secondo cui l'integrazione, oltre a essere promossa, va anche pretesa. Se da un lato si chiede ai migranti di agire in modo responsabile, dall'altro la Confederazione offre loro misure di promozione specifiche nei settori della formazione, del lavoro e della sanità tese a individuare e a interrompere per tempo le dinamiche che portano frequentemente all'invalidità. Inoltre l'Ufficio federale della sanità pubblica, in collaborazione con l'Ufficio federale della migrazione, sta rinnovando il monitoraggio della salute della popolazione migrante in Svizzera, svolto per la prima volta nel 2004, adeguandolo alla situazione attuale. Il rapporto finale è atteso per l'estate del 2011.</p><p>Riguardo alla necessità d'intervenire nell'AI, va detto che per principio le origini dell'interessato non sono prese in considerazione durante la procedura di accertamento successiva alla richiesta di rendita. I migranti provenienti dalla Turchia e dagli Stati dell'ex Iugoslavia rappresentano categorie a rischio che necessitano di un'attenzione particolare. Eventuali problemi linguistici che potrebbero complicare gli accertamenti devono essere affrontati sin dall'inizio. Nell'ambito del rilevamento e dell'intervento tempestivo vanno rafforzati i provvedimenti tesi a preservare la salute sul posto di lavoro di queste persone. Lo stesso vale per i provvedimenti d'integrazione. Le misure adottate nel quadro della 5a revisione AI hanno facilitato l'accesso ai provvedimenti professionali. Il numero di provvedimenti professionali concessi alle persone provenienti dai Paesi citati dovrebbe pertanto aumentare in misura considerevole, riducendo di conseguenza quello delle rendite.</p><p>A medio termine, il promovimento dell'integrazione dovrebbe portare i suoi frutti anche nell'AI. Per il momento rimane da chiarire se sia meglio rafforzare le basi legali dell'integrazione nelle singole leggi mediante apposite disposizioni oppure creare una legge quadro specifica. Perciò, nelle imminenti revisioni della LAI (revisione 6a e 6b), non sono previste misure specifiche per i migranti. Applicando coerentemente gli strumenti introdotti con la 5a revisione AI (rilevamento e intervento tempestivo e provvedimenti di reinserimento) e prestando maggiore attenzione alle barriere linguistiche e alle differenze culturali in merito alla nozione di malattia, l'assicurazione invalidità può però cercare d'intervenire per correggere determinate tendenze.</p>  Risposta del Consiglio federale.