<h2>SubmittedText<h2><p>L'accettazione degli accordi bilaterali apre ulteriori prospettive per l'economia del nostro paese. Le ripercussioni più profonde si produrranno però nelle regioni di frontiera. Esse vanno incontro ad una fase di adattamento strutturale, tanto più intenso quanto maggiore è il divario tra le realtà socio-economiche esistenti al di qua e al di là della frontiera.</p><p>La Confederazione ha interesse a sostenere queste regioni non solo in un'ottica di politica regionale, ma anche perché esse costituiscono un primario anello di congiunzione (vantaggioso per l'intera nazione) con i paesi ed i mercati dell'Unione europea (UE). </p><p>Chiedo perciò al Consiglio federale:</p><p>a. di volere completare il decreto federale in favore delle zone di rilancio economico con provvedimenti specifici (e con un corrispondente aumento dei crediti);</p><p>- di sostegno all'economia delle regioni di frontiera, nella fase di adattamento strutturale che il contesto degli accordi bilaterali comporterà;</p><p>- di sovvenzionamento degli organismi regionali destinati all'attuazione degli accordi bilaterali e alla verifica delle misure di accompagnamento;</p><p>- di incentivazione della cooperazione e delle iniziative transfrontaliere, che esercitano una positiva ricaduta sull'economia e/o sull'occupazione;</p><p>- di stimolo a decentramenti, verso le zone di frontiera, di attività e servizi (con particolare riferimento all'amministrazione federale ed alle aziende controllate dalla Confederazione), che rafforzino le possibilità di espansione verso i mercati dei paesi limitrofi;</p><p>- di impulso alla ricerca ed all'innovazione tecnologica, laddove la distanza dai principali centri del paese e le difficoltà derivanti dalla prossimità alla frontiera tendono ad ostacolare o rallentare i processi innovativi.</p><p>b. di provvedere ad elaborare un apposito decreto, qualora quello sulle zone di rilancio economico non si presti ad integrare specifiche misure a sostegno delle regioni di frontiera.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è cosciente dell'importanza delle regioni di frontiera e riconosce il loro ruolo nell'ambito di un sistema basato sullo sviluppo equilibrato e sostenibile di tutte le regioni e parti di regioni svizzere. Esso riconosce, in particolare, l'importanza del ruolo che le regioni di frontiera svolgono nel processo di apertura e di integrazione economica e sociale in Europa.</p><p>Negli ultimi tempi, il Consiglio federale ha trattato a più riprese interventi parlamentari aventi per oggetto gli accordi bilaterali e le loro conseguenze sulle regioni di frontiera (postulati Hofmann e Ratti del 7 ottobre 1999, mozioni Lachat e Cavadini Adriano dell'8 ottobre 1999 nonché, in un contesto più ampio, il postulato Robbiani del 13 marzo 2000 e l'interpellanza Maissen del 23 marzo 2000). Anche le due interpellanze Pelli (00.3299) e Lombardi (00.3300) del 19 giugno 2000, presentate quasi contemporaneamente a questa mozione, riguardano gli effetti degli accordi bilaterali su un cantone di frontiera (Ticino).</p><p>Nei propri pareri sugli interventi parlamentari già trattati, il Consiglio federale ha sottolineato che gli accordi bilaterali comportano aspetti estremamente positivi, generando parimenti una concorrenza più accentuata. Un'evoluzione che richiede senza dubbio alcuni adeguamenti strutturali che possono riguardare sia la Svizzera nel suo insieme, sia le regioni di frontiera in particolare. Il Consiglio federale ha però anche asserito che le misure di accompagnamento previste sono in grado di far fronte alle principali conseguenze negative dirette e che, allo stato attuale, non ritiene opportuno prevedere ulteriori collaterali.</p><p>Nel suo parere sulla mozione Lachat, il Consiglio federale ha inoltre rammentato che la Confederazione dispone già oggi di strumenti che tengono conto della particolare situazione delle regioni di confine e che le consentono di sostenere, a titolo sussidiario, tali regioni nell'ambito degli adattamenti strutturali. Di questi strumenti, il Consiglio federale ha esplicitamente menzionato il decreto federale in favore delle zone di rilancio economico. </p><p>a. Il vigente decreto in favore delle zone di rilancio economico mira a sostenere le regioni particolarmente colpite dai mutamenti strutturali e incapaci di fare fronte soltanto con le proprie forze ai problemi di adeguamento. Già oggi sono molte le regioni di frontiera che rientrano nel campo di applicazione territoriale del decreto, ovvero i Cantoni Sciaffusa, Vallese, Neuchâtel e Giura nonché le aree vicine al confine nei Cantoni di Berna, Soletta, San Gallo, Grigioni, Turgovia, Ticino e Vaud. Ad esse si aggiungono regioni dei Cantoni Uri, Lucerna, Glarona e Friburgo.</p><p>Il decreto in vigore ha una durata limitata a cinque anni e scadrà a metà del 2001. Considerate le molteplici sfide alle quali le regioni svizzere saranno confrontate anche in futuro, il Consiglio federale ha messo in consultazione, il 5 giugno 2000, una proposta di proroga e di modifica del decreto. La proposta prevede: (1) di prorogare di cinque anni la durata del decreto; (2) di concentrare i provvedimenti a favore delle singole imprese sulle agevolazioni fiscali e sulle fideiussioni, che si sono rivelate strumenti particolarmente efficaci; (3) di introdurre un nuovo strumento di sostegno sovraziendale affinché la Confederazione possa sostenere segnatamente le istituzioni e i progetti intesi a promuovere il potenziale imprenditoriale, l'innovazione e gli investimenti nelle regioni di rilancio economico. La procedura è terminata il 10 agosto 2000. È previsto che il Consiglio federale adotti il relativo messaggio all'attenzione delle Camere federali nel corso dell'autunno di quest'anno.</p><p>La proroga del decreto federale in favore delle zone di rilancio economico consentirà anche in futuro di sostenere efficacemente nella fase di adattamento strutturale (domanda a., primo trattino della mozione) le regioni di frontiera e le altre regioni che rientrano nel campo di applicazione del decreto. La durata proposta della proroga (metà 2001 fino a metà 2006) copre il periodo durante il quale gli accordi bilaterali inizieranno verosimilmente a produrre i loro effetti. Anche la richiesta di completare il decreto con provvedimenti specifici in grado di liberare impulsi innovativi nelle regioni interessate (domanda a., quinto trattino) è, per quanto possibile, soddisfatta mediante la proroga e la modifica del decreto. Il decreto mira infatti, in primo luogo, a promuovere progetti di investimento innovativi in grado di generare un impulso dinamico di crescita nella regione. Il proposto strumento di promozione sovraziendale agirà anch'esso nella direzione voluta dalla mozione attraverso il sostegno ai centri di trasferimento di tecnologia e di consulenza nel settore dell'innovazione.</p><p>Il decreto federale non è invece uno strumento appropriato per adempiere le altre tre richieste della mozione, le quali possono essere meglio soddisfatte da altri strumenti. Per quanto riguarda, per esempio, i servizi regionali di osservazione e di sorveglianza, il Consiglio federale ha già spiegato, nella mozione Cavadini Adriano, che questo ruolo è svolto dalle commissioni tripartite. Per quanto concerne il sostegno a progetti di collaborazione transfrontaliera, il Parlamento ha deciso lo scorso anno, contemporaneamente all'approvazione degli accordi bilaterali, di partecipare all'iniziativa comunitaria Interreg III con un contributo di 39 milioni di franchi. La maggior parte di questo contributo tornerà, negli anni 2000-2006, a profitto della collaborazione transfrontaliera regionale. Per quanto attiene al trasferimento di unità amministrative occorre infine sottolineare che il decreto federale in favore delle zone di rilancio economico mira a promuovere progetti di investimento privati. Indipendentemente dal fatto che il trasferimento di unità amministrative della Confederazione nelle regioni di frontiera sia auspicabile o realizzabile, questo provvedimento non può considerarsi uno strumento adeguato.</p><p>b. Per quanto riguarda questo punto della mozione, il Consiglio federale rammenta nuovamente che le regioni di frontiera beneficiano già oggi di vari strumenti di politica regionale volti a rafforzare la competitività regionale e a sostenere il processo di adattamento strutturale. In questo contesto vanno segnalati in particolare i programmi Interreg. Il programma Interreg II (1994-1999) ha dimostrato chiaramente che la collaborazione transfrontaliera nell'ambito dei progetti comunitari è uno strumento efficace per ridurre i timori su entrambi i versanti dei confini e per avviare rapporti fruttuosi e produttivi. La valutazione positiva di Interreg II ha avuto un peso determinante nella decisione di proseguire il programma sotto forma di Interreg III. </p><p>Non si possono inoltre dimenticare anche altri strumenti come l'aiuto agli investimenti nelle regioni montane (LIM), il decreto federale a sostegno di cambiamenti strutturali nelle aree rurali ("Regio plus") e la legge federale sulla concessione di fideiussioni e di contributi sui costi di interesse nelle regioni montane. Tutte queste misure hanno in comune la caratteristica di coprire le regioni di frontiera dell'arco alpino e del Giura.</p><p>Occorre infine ricordare che, già nella sua risposta ai postulati Ratti e Hofmann, il Consiglio federale ha assicurato che gli effetti degli accordi bilaterali sulle regioni di frontiera sarebbero stati costantemente osservati e analizzati. Un primo rapporto intermedio all'attenzione delle Camere federali è previsto per l'autunno di quest'anno e sarà seguito da un rapporto più dettagliato nel maggio 2002.</p>  Il Consiglio federale propone di trasformare la mozione in postulato.