<h2>SubmittedText<h2><p>1. Il Consiglio federale condivide la preoccupazione secondo cui negli Oceani numerose riserve ittiche sono in pericolo a causa di una pesca troppo aggressiva?</p><p>2. In quali riserve e quali mari occorre soprattutto intervenire?</p><p>3. Cosa fa la Svizzera nella pratica e in materia di politica estera per lottare contro lo sfruttamento eccessivo della pesca negli Oceani?</p><p>4. In che modo la Svizzera sostiene gli sforzi della FAO e dell'OCSE tesi a lottare contro l'eccessivo sfruttamento degli Oceani e a conservare durevolmente le risorse biologiche dei mari? </p><p>5. a Svizzera coordina le sue attività con gli sforzi analoghi degli Stati che condividono lo stesso punto di vista?</p><p>6. Quali prodotti della pesca e in quali quantità sono importati in Svizzera?</p><p>7. Con quali misure garantisce che in Svizzera vengano importati e commercializzati solo prodotti della pesca sostenibile?</p><p>8. Come impedisce l'importazione e la commercializzazione in Svizzera dei prodotti provenienti dalla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (pesca INN)?</p><p>9. Aiuti eccessivi alla pesca da parte dello Stato acuiscono il problema. Come si potrebbe combatterlo?</p><p>10. La Svizzera firmerà e ratificherà l'Accordo del 4 agosto 1995 ai fini dell'applicazione delle disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare relative alla conservazione e alla gestione degli stock ittici transzonali e degli stock ittici altamente migratori come hanno appena fatto, aggiungendosi agli Stati costieri, anche Stati senza sbocco sul mare quali l'Austria e l'Ungheria?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale è cosciente del problema dovuto al fatto che molte specie di pesci sono minacciate dall'eccessivo sfruttamento della pesca e dall'inquinamento del mare. La Svizzera, pur non avendo una flotta di pesca marittima, in qualità di consumatore di prodotti a base di pesce, è tenuta a lottare contro l'eccessivo sfruttamento della pesca nei mari nella misura delle sue possibilità.</p><p>2. Un buon quarto delle specie di pesci sono considerati eccessivamente sfruttati, il che significa che la loro capacità di riproduzione è ridotta (circa 20 per cento) o che i loro stock mostrano già segni di esaurimento (circa 10 per cento). Tra le specie eccessivamente sfruttate figurano il tonno rosso dell'Atlantico e il tonno rosso del Sud, il legine australe, il sebaste oceanico e diversi pesci della famiglia dei merluzzi. Le zone geografiche ritenute più a rischio sono l'Atlantico Nordorientale e Sudorientale, il Pacifico Sudorientale e le zone dei tonni dell'Atlantico e dell'Oceano indiano. Il tonno rosso dell'Atlantico è stato spinto ai limiti dell'estinzione soprattutto a causa della pesca INN nel Mediterraneo. In occasione della prossima conferenza degli Stati parte alla CITES, che si terrà nel Qatar dal 13 al 25 marzo 2010, verrà proposto di iscrivere il tonno rosso sulla lista della Convenzione. Se la proposta viene accettata, il commercio internazionale di questa specie sarebbe vietato.</p><p>3. La Svizzera è situata al centro del continente e di conseguenza dispone di mezzi limitati per lottare contro l'eccessivo sfruttamento della pesca nei mari. Circa l'85 per cento della pesca ha luogo nelle acque territoriali (zona economica esclusiva) degli Stati costieri, anche se questi ultimi devono provvedere a una gestione sostenibile delle risorse marine viventi conformemente alla Convenzione dell'ONU sul diritto del mare. Dal momento che la Convenzione non fissa obiettivi quantitativi, la sua interpretazione è lasciata su questo punto all'apprezzamento degli Stati costieri. Il problema della pesca INN si pone in modo particolare nei Paesi in sviluppo che non hanno le capacità necessarie per esercitare un controllo efficace sulle loro coste e per sorvegliare le attività dei Paesi terzi. In questo contesto la Svizzera può svolgere un ruolo (cfr. risposta alla mozione 09.3694 Rechtsteiner-Basel intitolata "Cooperazione allo sviluppo e label MSC. Sostegno ai pescatori locali"). Inoltre, la Convenzione di Washington sulla conservazione delle specie consente di limitare il commercio delle specie fortemente minacciate. La Svizzera ha aderito a questa convenzione e applica le disposizioni della CITES sul commercio di diverse specie marine (tra l'altro, l'anguilla e diversi tipi di storioni e di squali). Nell'ambito della sua cooperazione con il Gruppo consultivo sulla ricerca agricola internazionale (GCRAI), la Svizzera sostiene inoltre il Centro mondiale del pesce (World Fish Centre) che ha sede a Penang (Malesia). Questo istituto di ricerca intende ridurre la fame e la malnutrizione con un aumento della produttività e una migliore alimentazione e contribuire in tal modo alla realizzazione degli Obiettivi di sviluppo del Millennio. A questo scopo è essenziale migliorare la gestione delle risorse naturali per garantirne lo sfruttamento sostenibile. La presidenza del consiglio di amministrazione del Centro mondiale del pesce è attualmente esercitata da uno Svizzero.</p><p>4. La Svizzera è membro del Comitato per la pesca dell'OCSE. Non è tuttavia membro del Comitato per la pesca della FAO (COFI). L'orientamento strategico della FAO in materia di pesca intende in particolare promuovere la pesca sostenibile. Concretamente, la FAO inserirà nel suo programma di lavoro 2010-2011 l'applicazione del Codice di condotta per una pesca responsabile (CCPR). La Svizzera ha fornito il suo sostegno a questo orientamento e partecipa all'attuazione del Codice di condotta con i suoi contributi ordinari.</p><p>5. Sinora, gli sforzi di lotta contro la pesca illegale venivano messi in atto a livello di Stati e in modo puntuale. Gli sforzi comuni sono solo agli inizi. A titolo di esempio si può menzionare il nuovo regolamento europeo sulla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN). Entrerà probabilmente in vigore nel 2010; la questione della sua attuazione rimane tuttavia aperta (cfr. la risposta alla mozione Sommaruga Carlo 09.3614).</p><p>6. Con una produzione interna di circa 3000 tonnellate di pesce l'anno e un volume importato di prodotti di pesce che supera le 50 000 tonnellate, la Svizzera è un Paese fortemente importatore. Ultimamente, diverse catene di vendita di pesce si impegnano sempre più a proporre pesce proveniente da stock non minacciati. In questo ordine di idee, il label del Marine Steward Council, (MSC), che costituisce il riferimento in materia, sta vivendo anche in Svizzera un vero e proprio boom da alcuni anni, ciò che consente ai consumatori di scegliere un prodotto contrassegnato da un marchio. La produzione di pesce d'allevamento, che tende ad aumentare, riduce la pressione esercitata sugli stock di pesce selvatico ma comporta spesso un degrado ambientale. Anche in questo settore, la produzione sostenibile ed ecologicamente responsabile di pesce d'allevamento è promossa da un sistema di marchi.</p><p>7. La Svizzera sostiene gli sforzi di promozione della pesca sostenibile, in particolare nell'ambito del Programma svizzero di promozione delle importazioni (Swiss Import Promotion Program, SIPPO). Sostiene inoltre la diffusione del label ecologico MSC, il quale garantisce che il pesce proviene dalla pesca sostenibile. In tutto il mondo ci sono prodotti della pesca certificati MSC. Per quanto concerne i prodotti della pesca trasformati, possono essere effettuati controlli efficaci, mentre è più difficile per il pesce fresco. Per ragioni economiche, ma anche pratiche, la Svizzera non può fornire attualmente nessuna garanzia che i prodotti di pesce importati sono tutti certificati MSC.</p><p>8. Come menzionato nel numero 7, il Consiglio federale non è attualmente in grado di impedire tutte le importazioni di prodotti della pesca INN in Svizzera, a meno che non blocchi praticamente tutte le importazioni di prodotti della pesca. Sarebbe tuttavia irrealistico imporre attualmente un'esigenza di questo tipo. L'idea di uno stile di vita sano, che viene diffusa anche dalla politica, favorisce in Svizzera il consumo di prodotti della pesca e si ripercuote inevitabilmente sulla pesca mondiale.</p><p>9. A livello internazionale, la Svizzera si impegna a favore dell'abolizione dei sussidi che portano a distorsioni della concorrenza. La situazione è tuttavia complessa nel settore della pesca marittima, dal momento che molti Paesi in sviluppo vivono ampiamente delle esportazioni di pesce. Un mezzo efficace sarebbe quello di ridurre la domanda nei Paesi consumatori, ma la tendenza va in senso opposto.</p><p>10. L'accordo di applicazione delle disposizioni della Convenzioni delle Nazioni Unite sul diritto del mare relative alla conservazione e alla gestione degli stock ittici transzonali e degli stock ittici altamente migratori contiene esclusivamente disposizioni che interessano gli Stati costieri e gli Stati che praticano la pesca marittima. Il Consiglio federale evita dal firmare e ratificare strumenti internazionali che non interessano direttamente la Svizzera e ai quali la Svizzera non può fornire il suo contributo attivo. Inoltre, il Consiglio federale ritiene che vi siano misure più efficaci che il nostro Paese può prendere per lottare contro la pesca illegale.</p>  Risposta del Consiglio federale.