<h2>SubmittedText<h2><p>La Confederazione pubblica regolarmente la statistica delle differenze salariali tra i sessi, che sono poi proposte come oggetto di discussione principale sui media. Dalle differenze accertate nasce l'impressione che l'economia discrimini sistematicamente le donne in termini di salario, non da ultimo perché le differenze definite inspiegabili non sono analizzate a fondo. Questa impressione è assai problematica e va esaminata in modo mirato.</p><p>L'analisi della parità salariale mette a nudo una contraddizione mai spiegata, perché se favorissero l'assunzione di donne, le aziende ricaverebbero un vantaggio concorrenziale dovuto ai costi più bassi. Studi recenti, come quello pubblicato sul periodico economico Wirtschaftsmonitoring del Cantone di Zurigo nel dicembre del 2022 (pag. 17), evidenziano differenze salariali tra i sessi soltanto nelle coppie sposate, ma non tra le persone nubili o celibi, a prescindere dalla fascia di età.</p><p>Da queste analisi si deduce che le differenze salariali sono generate in primis dal fatto che dopo il parto le madri riducono fortemente il proprio grado di occupazione o per un po' di tempo restano completamente fuori dal mercato del lavoro.</p><p>È importante che i motivi di queste differenze salariali siano studiati in modo approfondito, neutrale e scientifico, tenendo conto dell'esperienza professionale, della durata dell'interruzione dell'attività professionale e della durata degli impieghi a tempo parziale. I dati utilizzati dall'Ufficio federale di statistica per l'analisi salariale forniscono indicazioni insufficienti in materia o non ne forniscono affatto.</p><p>Il Consiglio federale è invitato a commissionare uno studio scientifico che studi in dettaglio la parte inspiegabile delle differenze salariali tra i sessi, utilizzando i più recenti metodi scientifici e vagliandone in funzione delle fasce di età le possibili ragioni, ad esempio maternità, interruzioni dell'attività professionale, stato civile ed esperienza professionale.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Ogni due anni l'Ufficio federale di statistica fornisce indicatori di riferimento sulle differenze salariali tra donne e uomini. I fattori presi in considerazione nello studio speciale dedicato al calcolo della parte spiegabile e di quella inspiegabile delle differenze salariali tra i sessi corrispondono da un lato a requisiti teorici riconosciuti e validati a livello internazionale (ILO, OCSE, EUROSTAT), dall'altro a dati direttamente disponibili nelle contabilità aziendali. L'analisi basata sulla rilevazione svizzera della struttura dei salari include già statistiche suddivise per stato civile e fascia di età.</p><p>Il postulato Dobler riprende in gran parte il postulato Noser 14.3388, che nel 2015 è stato oggetto di un rapporto dettagliato del Consiglio federale fondato su uno studio commissionato all'Università di San Gallo (Felfe, Ch.; Trageser, J.; Iten, R. 2015: Studie zu den statistischen Analysen der Eidgenossenschaft betreffend die Lohngleichheit von Frau und Mann. rapporto finale, disponibile soltanto in tedesco).</p><p>I dati secondari esaminati nel tentativo di completare, ove necessario, il catalogo delle variabili (registro AVS, registro delle persone disoccupate, statistiche demografiche) non consentono di rilevare in modo sistematico ed esaustivo tutte le assenze effettive (interruzioni dovute alla custodia dei figli, alla disoccupazione, ad assenze di lunga durata per malattia ecc.) delle persone sul mercato del lavoro. Per farlo sarebbe necessario seguire la biografia professionale di ogni singolo individuo. Questi dati biografici non sono disponibili nelle contabilità aziendali e la loro raccolta richiederebbe un onere di lavoro supplementare non indifferente per le imprese. Per di più, non esiste un modello unico e scientificamente riconosciuto per valutare secondo criteri finanziari i percorsi individuali privati e professionali.</p><p>Inoltre, bisogna considerare che alcune variabili possono offrire un valore aggiunto informativo per la descrizione delle differenze salariali, ma non devono essere utilizzate a loro giustificazione. Infatti, ai sensi della legge sulla parità dei sessi (RS 151.1), è vietata ogni forma di discriminazione, quindi anche quella salariale, tra donne e uomini sulla base dello stato civile o della situazione familiare.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.