<h2>SubmittedText<h2><p>La concorrenza internazionale tra piazze economiche diventa sempre più agguerrita. Negli scorsi anni la piazza economico-industriale svizzera ha dovuto far fronte a un'aspra concorrenza. La piazza finanziaria in particolare è stata attraversata da cambiamenti radicali. Le condizioni imposte dalla burocrazia e i costi in continua ascesa caratterizzano le condizioni quadro. Ne risentono la libertà economica e la protezione dei dati (ad es. il segreto bancario), che vengono sempre più sminuite. A medio termine questa situazione potrebbe ripercuotersi non solo sull'attrattiva della piazza svizzera e quindi sugli introiti fiscali, ma anche sulla competitività delle imprese svizzere.</p><p>Recentemente sembra che si stiano moltiplicando gli sforzi per raggiungere un'armonizzazione fiscale sul piano internazionale, ad opera per esempio dell'OCSE o del G20. In quest'ottica sarebbe interessante sapere quali misure ha già intrapreso e intende intraprendere il Consiglio federale per rafforzare la piazza economico-industriale del nostro Paese, per preservare la sovranità nazionale e difendere così il fondamento della competitività delle imprese svizzere.</p><p>Alla luce di queste considerazioni chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. È vero che l'OCSE e il G20 si stanno adoperando per armonizzare la fiscalità a livello internazionale e, in tal modo, per eliminare la concorrenza? Come giudica il Consiglio federale tale dinamica?</p><p>2. In che modo tali misure potrebbero incidere sul bilancio della Confederazione?</p><p>3. In che modo tali misure potrebbero incidere sulla concorrenza fiscale intercantonale?</p><p>4. In che modo tali misure potrebbero incidere sull'autonomia dei Comuni?</p><p>5. Il Consiglio federale sta adottando misure per contrastare la situazione?</p><p>6. Il Consiglio federale non ritiene che la determinazione dell'assetto del sistema fiscale e dell'ammontare delle tasse debba essere un diritto di ogni Stato sovrano?</p><p>7. Il Consiglio federale non ritiene che la sovranità fiscale esercitata dai Cantoni debba essere esclusa da qualsiasi negoziazione?</p><p>8. Secondo il Consiglio federale non sussiste il rischio, a seguito degli sforzi in atto a livello internazionale, di pregiudicare il meccanismo federalista della Costituzione federale e di sottrarre de facto ai Cantoni la competenza generale sussidiaria di cui all'articolo 3 della Costituzione federale? Come valuta questo rischio?</p><p>9. Cosa fa il Consiglio federale per garantire che i Cantoni e l'elettorato possano esprimersi sull'evoluzione in atto?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. l'OCSE sta approntando un programma di lavoro sull'imposizione dell'economia digitale allo scopo di adeguare i principi tuttora vigenti nell'imposizione delle imprese multinazionali. Le proposte del programma si articolano in due pilastri: la ripartizione dell'imposta sull'utile tra lo Stato in cui ha sede l'impresa e lo Stato in cui si trovano i suoi clienti e opera (Stato di commercializzazione) deve essere modificata a vantaggio di quest'ultimo (primo pilastro); è necessario stabilire una regola per l'imposizione minima globale al fine di garantire un'imposizione equa degli utili (secondo pilastro). Il programma non ambisce a raggiungere un'armonizzazione fiscale internazionale di vasta portata. In quanto entità sovrane, lo Stato, i Cantoni e i Comuni possono continuare a fissare le rispettive aliquote dell'imposta sull'utile.</p><p>Una modifica delle norme fiscali internazionali a favore degli Stati di commercializzazione è invocata già da molto tempo da tali Paesi nonché trattata in seno all'OCSE dal 2013. Questa organizzazione ha avviato la fase tecnica dei lavori su entrambi i pilastri a inizio 2019; il rapporto finale è previsto entro la fine del 2020. Alla luce di quanto precede, formulare un giudizio sul risultato definitivo è dunque prematuro. Tuttavia, considerando la forte pressione politica soprattutto da parte del G7 e del G20, la modifica delle norme fiscali internazionali si ritiene probabile.</p><p>2./3. Gli indicatori riguardanti entrambi i pilastri sono ancora troppo imprecisi per potere quantificare le conseguenze finanziarie derivanti. Sotto il profilo qualitativo emerge che i Paesi caratterizzati dall'innovazione, dalla vocazione all'esportazione e da un mercato interno di piccole dimensioni dovrebbero prevedere una diminuzione delle loro entrate dall'imposta sull'utile dovuta agli effetti generati dalle misure del primo pilastro. Secondo una visione statica, le misure del secondo pilastro non dovrebbero incidere sulle entrate fiscali della Svizzera. Secondo una visione dinamica, i due pilastri potrebbero tendenzialmente indebolire l'attrattiva della piazza svizzera. Le minori entrate previste potrebbero ripercuotersi sia sulla Confederazione che sui Cantoni e Comuni.</p><p>4./8. Il Consiglio federale non ravvisa alcun elemento tale da mettere in dubbio la ripartizione delle competenze nello Stato federale sancita dalla Costituzione.</p><p>5.-7./9. Il Consiglio federale e il Dipartimento federale delle finanze (DFF) in particolare si occupano in modo assiduo delle possibili conseguenze legate a nuove norme fiscali internazionali. Il DFF svolge un ruolo attivo nei dibattiti all'interno dell'OCSE e si concerta con le competenti autorità degli Stati che condividono le stesse posizioni della Svizzera affinché sia possibile individuare una soluzione valida per il nostro Paese. Inoltre, il DFF (nel concreto la Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali) lavora a stretto contatto con le amministrazioni cantonali e il mondo economico e tiene al corrente il Consiglio federale, le Commissioni parlamentari pertinenti e i settori interessati in merito agli sviluppi rilevanti.</p><p>La determinazione dell'assetto del sistema fiscale e dell'ammontare delle tasse è un diritto di ogni Stato sovrano (cfr. risposta alla domanda 1). Se la Svizzera decidesse di applicare i risultati del programma di lavoro sull'imposizione dell'economia digitale dell'OCSE, si imporrebbe un adeguamento delle convenzioni per evitare le doppie imposizioni e della legislazione nazionale. Tali adeguamenti sottostanno all'iter vigente nel nostro sistema democratico (ossia procedura di consultazione, messaggio, dibattito parlamentare e referendum facoltativo). Questo consente anche ai Cantoni, ai Comuni, ai partiti politici e ad altre cerchie interessate di potersi esprimere al riguardo.</p>  Risposta del Consiglio federale.