<h2>SubmittedText<h2><p>Dopo la pubblicazione dello studio del Politecnico federale sulle microplastiche nelle acque svizzere, l'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) ha comunicato quanto segue: "La Confederazione, i cantoni, le città e i comuni, insieme ai rappresentanti del commercio al dettaglio e dell'industria delle materie plastiche, partecipano a una tavola rotonda volta a individuare soluzioni atte a migliorare il riciclaggio di altre materie plastiche oltre al PET e al PE ... Accanto a queste occorrerà però anche perseguire misure come la riduzione o la rinuncia all'uso di materie plastiche in determinate applicazioni e il miglioramento della qualità."</p><p>1. Tra queste misure, rientra anche l'elaborazione di quelle contro le microplastiche nelle acque?</p><p>2. In caso affermativo, quale scopo perseguono tali misure?</p><p>3. A chi si rivolgono tali misure?</p><p>4. Quali risultati vincolanti sono attesi? Entro quando?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Le microplastiche sono materie plastiche di dimensione compresa tra 1 micrometro e 5 millimetri. Si fa una distinzione tra microplastiche primarie, ovvero fabbricate e utilizzate in queste dimensioni (ad es. nei prodotti cosmetici o d'igiene personale), e microplastiche secondarie, che si formano nell'ambiente a seguito della frammentazione di particelle di plastica più grandi. Quasi certamente molte micro particelle di plastica di tipo secondario pervengono nelle acque a causa dell'invecchiamento o dell'abrasione delle materie plastiche impiegate oggigiorno in svariati ambiti: edilizia (telai per finestre, intonaci, rivestimenti per tetti, fogli, ecc.), settore dei veicoli (paraurti, pneumatici, ecc.), agricoltura (fogli), industria dell'abbigliamento e delle calzature. In Svizzera il consumo di plastica è pari a circa un milione di tonnellate all'anno. Nello studio del Politecnico federale del 2014, cui fa riferimento l'autore dell'interrogazione, è stato invece stimato che circa 5 tonnellate di microplastiche all'anno finiscono in Francia attraverso il Rodano.</p><p>Se i danni causati dai microinquinanti e dai prodotti fitosanitari sono stati ampiamente studiati e sono noti, solo da poco tempo si analizzano gli effetti delle microplastiche. Finora, i dati sulle concentrazioni nell'ambiente non hanno fornito evidenze di effetti tossicologici.</p><p>Ciononostante, l'immissione di plastiche e microplastiche è una forma di inquinamento delle acque e viola pertanto il vigente divieto di inquinamento delle acque (legge federale sulla protezione delle acque; RS 814.20).</p><p>1. Per evitare la diffusione di microplastiche secondarie nelle acque occorrono misure alla fonte. La "tavola rotonda sulle materie plastiche" menzionata nell'interrogazione si occupa principalmente di promuovere la valorizzazione ecologica dei rifiuti di plastica (riciclaggio, valorizzazione termica nei cementifici o negli impianti di incenerimento). Uno dei suoi gruppi di lavoro ha commissionato uno studio articolato in più parti, allo scopo di determinare i benefici ecologici, i costi e la fattibilità della valorizzazione materiale di determinate frazioni specifiche di plastica come pure i vantaggi e gli svantaggi del riciclaggio rispetto all'utilizzazione termica. La prima parte dello studio è stata pubblicata nel 2011, mentre la seconda uscirà tra breve. Sia il riciclaggio che l'incenerimento sono misure volte a prevenire il riversamento dei rifiuti di plastica nelle acque.</p><p>L'attuale infrastruttura di smaltimento (impianti di incenerimento, cementifici, impianti di riciclaggio, impianti di depurazione) e le misure anti-littering (servizi di pulizia a livello comunale nonché le iniziative per contrastare il fenomeno) consentono di prevenire che quantità considerevoli di materie plastiche giungano nelle acque attraverso la gestione dei rifiuti. Purtroppo, si deve partire dal presupposto che attraverso la fermentazione e il compostaggio dei rifiuti biogeni quantità cospicue di particelle di plastica finiscano al giorno d'oggi nel ciclo dell'agricoltura. Perciò, il Consiglio federale ha emanato prescrizioni più severe in materia di corpi estranei nel compost e nel digestato (ordinanza sulla riduzione dei rischi inerenti ai prodotti chimici, ORRPChim; RS 814.81). Prime stime indicano che è possibile ridurre queste emissioni di circa l'80 per cento. Per ora non sono previste ulteriori misure di riduzione delle microplastiche nelle acque svizzere. È stato commissionato, però, uno altro studio allo scopo di valutare la rilevanza delle fonti e dei canali d'immissione di numerosi tipi di materie plastiche nell'ambiente in Svizzera. Soltanto quando i risultati di questo studio permetteranno di conoscere le principali fonti di inquinamento, si potranno elaborare, se del caso, misure efficaci volte a ridurre le immissioni di materie plastiche.</p><p>2. Le misure al punto 1, come detto, intervengono soprattutto alle fonti per prevenire l'immissione di sostanze plastiche nell'ambiente e, quindi, la formazione di microplastiche secondarie. Certi fenomeni, ad esempio l'abrasione dei pneumatici o la disgregazione di prodotti durevoli, sono però inevitabili.</p><p>3. Le misure al punto 1 riguardano i diversi soggetti interessati, dai consumatori fino ai gestori degli impianti di smaltimento.</p><p>4. Le conclusioni che scaturiscono dalla "tavola rotonda sulle materie plastiche" non hanno di per sé carattere vincolante. Indicano numerose opzioni d'intervento per la raccolta e la valorizzazione delle materie plastiche. Se necessario e opportuno, si procederà agli adeguamenti legislativi in una fase successiva. Le citate prescrizioni della ORRPChim concernenti la qualità del compost e del digestato sono invece giuridicamente vincolanti.</p>  Risposta del Consiglio federale.