<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale ha già definito qualche anno fa la sua strategia in materia di politica europea e la sta applicando in modo coerente e trasparente. Essa figura nel Rapporto del 15 novembre 2000 sulla politica estera ed è stata precisata dopo il rifiuto dell'iniziativa popolare "Sì all'Europa!" in occasione della votazione del 4 marzo 2001: </p><p>- l'applicazione degli accordi bilaterali I del 1999 costituisce la priorità a breve termine;</p><p>- la conclusione degli accordi bilaterali II è la priorità a medio termine;</p><p>- l'adesione all'Unione europea costituisce l'obiettivo a lungo termine.</p><p></p><p>Il Consiglio federale è convinto che a lungo termine la Svizzera possa difendere meglio i suoi interessi in quanto membro dell'UE. L'obiettivo di aderire all'UE non figura attualmente all'ordine del giorno, dal momento che le condizioni definite dal Consiglio federale per l'apertura di negoziati di adesione non sono soddisfatte. I problemi concreti che si pongono tra la Svizzera e l'UE possono essere risolti a breve e a medio termine per via bilaterale. Come ha già esposto nella sua risposta all'interpellanza del 4 giugno 2002 del gruppo dell'Unione democratica di centro "Bilaterali II. Trampolino verso l'UE?" (02.3228), il Consiglio federale parte dall'idea che esista attualmente un vasto consenso in Svizzera sulla necessità di regolare le nostre relazioni con l'UE, a breve e a medio termine, mediante accordi bilaterali. </p><p></p><p>Il Consiglio federale prende posizione come segue sulle singole domande:</p><p></p><p>1. In occasione della conferenza stampa per i suoi primi 100 giorni a capo del DFAE, la consigliera federale Calmy-Rey ha ricordato la politica europea del Consiglio federale e ha sottolineato che la conclusione di accordi bilaterali con l'UE consente di risolvere problemi concreti consente di risolvere problemi concreti nelle nostre relazioni con l'Unione europea e di migliorare le condizioni quadro della cooperazione con quest'ultima, che è di gran lunga il nostro partner principale.</p><p></p><p>Il miglioramento delle condizioni quadro comporta evidentemente anche un avvicinamento all'UE che a tempo debito potrebbe facilitare l'adesione della Svizzera all'Unione. Quest'ultima non costituisce tuttavia l'obiettivo della politica del Consiglio federale ma potrebbe esserne un effetto collaterale. Il Consiglio federale non negozia accordi bilaterali per preparare l'adesione all'UE, ma per risolvere le questioni e i problemi esistenti attualmente. Il miglioramento delle condizioni quadro della nostra cooperazione non pregiudica l'adesione all'UE. Sia i favorevoli sia i contrari all'adesione all'UE possono quindi sostenere la politica del Consiglio federale.</p><p></p><p>2. Il Consiglio federale ritiene che l'estensione della libera circolazione delle persone ai nuovi Stati membri dell'UE costituisca un passo importante per la Svizzera. L'allargamento dell'UE comporta un'apertura significativa dei mercati, che comprenderanno 450 milioni di persone, e costituisce un'opportunità per l'economia svizzera. L'adeguamento dell'accordo sulla libera circolazione delle persone contribuisce in misura significativa al reclutamento di manodopera qualificata e di lavoratori ausiliari.</p><p></p><p>Il 2 luglio 2003, il Consiglio federale ha approvato il mandato di estendere l'accordo sulla libera circolazione delle persone ai dieci Paesi candidati, dopo aver consultato le Commissioni della politica estera delle Camere federali e i Cantoni. I negoziati con l'UE riguarderanno un regime transitorio adeguato. Mediante termini e contingenti si intende regolare e, a determinate condizioni, limitare l'immigrazione come prevede già l'accordo in vigore con gli attuali Stati membri dell'UE. L'accesso al mercato del lavoro dovrà essere aperto solo progressivamente ai cittadini dei nuovi Stati membri. </p><p></p><p>Le Camere federali dovranno pronunciarsi sul risultato dei negoziati con l'UE mediante un decreto federale che sarà sottoposto al referendum facoltativo. Il protocollo aggiuntivo entrerà in vigore al più presto nel 2005. L'estensione dell'accordo sulla libera circolazione delle persone non modifica il fatto che l'Assemblea federale deciderà al più tardi nel 2009 - ovvero sette anni dopo l'entrata in vigore dell'accordo - se sarà opportuno prorogarlo. Anche questo decreto sarà sottoposto al referendum facoltativo.</p><p></p><p>Se l'estensione dell'accordo sulla libera circolazione delle persone ai dieci Paesi candidati dovesse fallire, l'UE denuncerà presumibilmente l'accordo sulla libera circolazione delle persone perché non potrà tollerare un trattamento diverso dei cittadini dei suoi Stati membri. Una denuncia di questo accordo comporterebbe tuttavia - a causa della cosiddetta clausola "della ghigliottina" - una denuncia automatica di tutti gli altri accordi settoriali del 1999 (bilaterali I). Questa situazione era già nota al momento del dibattito parlamentare relativo all'approvazione degli accordi. L'allora capo del DFE, il consigliere federale Pascal Couchepin, aveva messo in evidenza, in occasione del dibattito di entrata in materia al Consiglio nazionale del 30 agosto 1999, il fatto che il popolo avrebbe potuto pronunciarsi in merito all'estensione dell'accordo sulla libera circolazione delle persone ai nuovi Stati membri dell'UE, nel caso in cui fosse stato lanciato un referendum. Un rifiuto da parte del popolo di questa estensione comporterebbe, molto probabilmente, la denuncia degli altri accordi settoriali (Boll. Uff. AF N 1999, p. 1483 segg.). </p><p></p><p>3. In occasione della conferenza stampa per i suoi primi 100 giorni a capo del DFAE, la consigliera federale Calmy-Rey non ha affermato che occorre avviare rapidamente la procedura di adesione all'UE. La consigliera federale Calmy-Rey ha rimandato esplicitamente al programma stabilito dal Consiglio federale. Il Consiglio federale ha annunciato nel rapporto sulla politica estera 2000 e in seguito al rifiuto, il 4 marzo 2001, dell'iniziativa popolare "Sì all'Europa!" da parte del popolo e dei Cantoni che avrebbe deciso nel corso della prossima legislatura sull'opportunità di aprire negoziati di adesione con l'UE. Parallelamente, ha formulato condizioni chiare che dovranno essere soddisfatte prima di affrontare questo passo (valutazione delle esperienze fatte con gli accordi bilaterali I del 1999; esame delle conseguenze di un'adesione all'UE su aspetti centrali dello Stato svizzero; esistenza di un vasto sostegno per un'adesione all'UE). Il Consiglio federale ha confermato questo calendario nella sua risposta al postulato del 12 dicembre 2002 del consigliere nazionale Rennwald "Rilancio dell'adesione della Svizzera all'UE" (02.3730). </p><p></p><p>Nella sua risposta all'interpellanza del 4 giugno 2002 del gruppo UDC "Bilaterali II. Trampolino verso l'UE?" (02.3228), il Consiglio federale ha esposto il motivo per il quale rifiuta di ritirare la domanda di adesione all'UE. Anche senza un ritiro della domanda, la decisione da prendere nel corso della prossima legislatura non è già programmata. I negoziati di adesione saranno aperti solo se saranno soddisfatte le condizioni menzionate. </p><p></p><p>4. In occasione di ognuna delle tre ultime votazioni in materia di politica europea (1997: iniziativa popolare "Negoziati d'adesione all'UE: decida il popolo!"; 2000: accordi bilaterali I; 2001: iniziativa popolare "Sì all'Europa!"), il popolo svizzero ha sostenuto il Consiglio federale e ha seguito le sue raccomandazioni di voto. Con il rifiuto dell'iniziativa "Sì all'Europa!", si è pronunciato contro l'apertura immediata di negoziati di adesione con l'UE.</p>  Risposta del Consiglio federale.