<h2>SubmittedText<h2><p>Sull’applicazione mobile di Swisscom gli utenti possono vedere ogni giorno, soprattutto a tarda ora, messaggi pubblicitari o segnalazioni di siti di incontri con scatti molto lascivi di giovani donne nude.&nbsp;</p><p>Il problema non sono i siti di incontri in sé, ma le foto e le pubblicità accattivanti che mostrano donne molto giovani e nude per attirare l'attenzione degli uomini in cerca di partner.&nbsp;</p><p>Nel Cantone di Vaud è in vigore una legge sulla pubblicità, il cui articolo 5b stabilisce che la pubblicità sessista è vietata sul suolo pubblico e su quello privato visibile dal suolo pubblico.</p><p>Una pubblicità è considerata sessista se a uomini o donne vengono attribuiti stereotipi sessisti che mettono in discussione l'uguaglianza di genere, se il tema della pubblicità presenta una forma di sottomissione o sfruttamento o se suggerisce che la violenza o il dominio sono tollerabili. Ciò vale anche nel caso in cui non sussista un nesso naturale tra il modo in cui la persona è ritratta e il prodotto pubblicizzato, ossia se la persona nella pubblicità funge da richiamo visivo in una funzione puramente «decorativa».&nbsp;</p><p>Purtroppo questo divieto non si applica alla pubblicità online.&nbsp;</p><p>Swisscom, che appartiene per il 51 per cento alla Confederazione, non è soggetta alla legge vodese sulla pubblicità perché la sede della società è a Ittigen, nel Cantone di Berna.</p><p>È tuttavia sorprendente e scioccante che un’ex impresa statale, che oggi è un’impresa nazionale il cui azionista di maggioranza è la Confederazione e che coltiva la propria immagine di qualità in pubblico, consenta la diffusione di simili annunci. Swisscom, che ritiene di essere una delle imprese più sostenibili e innovative della Svizzera, dovrebbe quindi essere in grado di decidere in completa autonomia quale pubblicità e, soprattutto, quali immagini tollerare sul proprio sito web.</p><p>Vista da una prospettiva femminile, questa forma di molestia perpetrata tramite pubblicità sessista è inaccettabile.&nbsp;</p><p>Chiedo quindi al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:&nbsp;</p><p>- Il Collegio è al corrente di questa pubblicità sessista diffusa da Swisscom?&nbsp;</p><p>- In qualità di azionista di maggioranza di Swisscom, la Confederazione può esigere che l'azienda si astenga dal farlo?&nbsp;</p><p>- Il Consiglio federale valuta la possibilità di emanare norme per vietare globalmente la diffusione di messaggi pubblicitari sessisti?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale non è a conoscenza di queste pubblicità per siti di incontri.</p><p>2. A tutela degli interessi di azionista della Confederazione, il Consiglio federale fissa ogni quattro anni gli obiettivi strategici della Swisscom SA. Nel farlo, tiene conto dell'autonomia imprenditoriale della società, che comprende anche la commercializzazione di messaggi pubblicitari nell'offerta online di Swisscom. Swisscom ha definito dei principi di comunicazione e, nel quadro delle proprie attività comunicative, garantisce il rispetto dei «Fondamenti della lealtà nella comunicazione commerciale».</p><p>3. La vigilanza sulla pubblicità sleale è assicurata in Svizzera, come in molti altri Paesi, da un organo di autoregolazione. La Commissione svizzera per il commercio equo ha formulato dei principi per la valutazione della pubblicità tenendo conto delle linee guida della Camera di commercio Internazionale. Chiunque intenda contestare una pubblicità ritenuta sessista, stereotipata e discriminatoria può sottoporre gratuitamente un reclamo alla Commissione svizzera per la lealtà. Se la Commissione ritiene che una pubblicità sia scorretta, raccomanda all'azienda di rinunciare alla diffusione. Come già affermato nella risposta all'interpellanza Feri 19.3118 «Contro la pubblicità sessista, stereotipata e discriminatoria», il Consiglio federale è del parere che questa autoregolazione funzioni bene. Il Collegio ritiene pertanto che non via sia alcun motivo di adottare ulteriori misure.</p>