<h2>SubmittedText<h2><p>Da vari anni, a causa dei conflitti armati, in particolare in Siria, Iraq e Palestina, di regimi dittatoriali, ad esempio in Eritrea, e della situazione economica catastrofica per intere fasce della popolazione dell'Africa sub-sahariana, il flusso dei migranti verso l'Europa è in continua crescita. Nel 2014 sono state più di 200 000 le persone che hanno attraversato il Mediterraneo per approdare sul nostro continente; la sola Italia ne ha viste giungere 170 000. Nel 2015, le sue stime parlano di 200 000 migranti in arrivo sul territorio del Paese. Date le condizioni precarie della traversata, controllata da persone senza scrupoli, il Mediterraneo si è trasformato in una gigantesca fossa comune! Negli ultimi dieci anni si conterebbero più di 20 000 morti.</p><p>L'operazione Mare Nostrum messa in atto dall'Italia ha permesso di salvare migliaia di vite umane. La nuova operazione europea Frontex, nota come "Triton", che l'ha sostituita, per quanto ampia, non permette di far fronte a tutte le situazioni di emergenza. MOAS (Migrant Offshore Aid Station), una ONG con sede a Malta e finanziata essenzialmente da contributi privati, si è impegnata molto, investendo mezzi finanziari e materiali importanti (tra cui un'imbarcazione, elicotteri e droni) e mettendo a disposizione numerosi volontari per salvare delle vite. Oggi, questa ONG ha al suo attivo il salvataggio di migliaia di persone. Solo il 7 giugno scorso sono stati tratti in salvo 297 migranti.</p><p>MOAS collabora con ONG riconosciute a livello internazionale, soprattutto Medici senza frontiere per quanto riguarda i controlli sanitari. E quando le risorse navali dell'operazione Triton risultano insufficienti si fa appello a MOAS. Così, all'inizio del mese di maggio 2015, il Maritime Rescue Coordination Centre (MRCC) di Roma ha diretto la squadra di MOAS verso un barcone in pericolo. L'azione della ONG non ha mai rappresentato un ostacolo per le operazioni di Frontex. </p><p>In questo contesto, il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande: </p><p>1. Conosce l'ONG MOAS e la sua attività? </p><p>2. Come giudica questa ONG e il lavoro che svolge nell'ambito dell'azione umanitaria di salvataggio di vite umane? </p><p>3. Vista l'azione umanitaria di questa ONG, è pronto a prendere in considerazione la possibilità di sostenerla nel quadro della sua politica di aiuto umanitario? Se la risposta è affermativa, entro quali tempi? In caso contrario, perché?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2. Il Consiglio federale conosce l'organizzazione non governativa (ONG) MOAS, fondata nel 2013, e le sue attività. Grazie alla sua presenza sui principali assi migratori nel Mediterraneo, da maggio a ottobre 2015 MOAS è in grado di intervenire rapidamente e di ridurre di conseguenza il numero delle vittime. Il contributo umanitario di MOAS al salvataggio di migranti in situazioni di emergenza va accolto con favore.</p><p>3. La questione dell'opportunità per la Svizzera di sostenere questa organizzazione è già stata vagliata nell'ambito del gruppo di lavoro strategico della Confederazione per il Mediterraneo (SAM). Questo gruppo interdipartimentale coordina le attività della Svizzera nel quadro della crisi migratoria nel bacino mediterraneo. Sulla base della valutazione del SEM, il Consiglio federale giunge alla conclusione che tale sostegno non rientra direttamente nelle sue priorità. Il Consiglio federale mira a un approccio coordinato a livello europeo.</p><p>Il Consiglio federale ritiene che la Svizzera possa agire con maggiore efficacia nell'ambito di uno sforzo duraturo e coordinato di tutti gli Stati europei. Ed è proprio con questo spirito che la Svizzera partecipa con una somma di circa quattro milioni di franchi annui in favore dell'agenzia Frontex e invia guardie di frontiera, ad esempio nell'Italia meridionale nel quadro dell'operazione Triton (circa 1200 giorni di servizio). Questa operazione fornisce un contributo importante agli sforzi di salvataggio in mare e la recente decisione del Consiglio europeo di triplicare il suo budget va quindi accolta favorevolmente.</p><p>D'altro canto è opportuno intervenire alla radice fornendo assistenza sanitaria sul posto, prima che le persone mettano a rischio la propria vita attraversando il Mediterraneo. Gran parte dei migranti che attraversano il Mediterraneo fuggono dal conflitto siriano e da altre regioni in crisi, come il Corno d'Africa. Per la Siria, dal 2011 la Svizzera ha stanziato 178 milioni di franchi in favore dell'aiuto alle vittime del conflitto sfollate in Siria o rifugiate nei Paesi vicini. Accanto al sostegno finanziario, la Svizzera mette regolarmente a disposizione delle Nazioni Unite esperti del corpo svizzero di aiuto umanitario e attiva i suoi programmi (sistemi di distribuzione di acqua nei campi palestinesi in Giordania, invio di varie tonnellate di tende per l'inverno nell'Iraq settentrionale, ecc.).</p><p>La Svizzera, nel quadro del programma "Protection in the region", si concentra sulle zone di transito migratorio nel bacino mediterraneo. Con il suo impegno sul posto non si limita a coordinare e a proteggere i migranti, ma mira anche a sostenere una gestione statale sostenibile dei movimenti migratori e a favorire il rientro volontario nei Paesi d'origine. I progetti condotti dalla cooperazione internazionale della Svizzera nei Paesi di provenienza dei migranti - principalmente nei Paesi dell'Africa sub-sahariana - sono orientati alla prevenzione di catastrofi e conflitti nonché al miglioramento delle condizioni di vita a lungo termine.</p><p>Alla luce delle attuali priorità e dei relativi costi, il Consiglio federale ritiene che i mezzi limitati a disposizione debbano essere stanziati in favore di obiettivi chiaramente definiti e che la concessione di aiuti a ONG come MOAS non costituisca pertanto una priorità.</p>  Risposta del Consiglio federale.