<h2>SubmittedText<h2><div><p style="margin-top:0pt; margin-bottom:0pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; font-size:11pt"><span style="font-family:Arial">Il Consiglio federale è incaricato di attuare le misure seguenti:</span></p><p style="margin-top:0pt; margin-bottom:0pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; font-size:11pt"><span style="font-family:Arial">1. controllare sistematicamente le persone che valicano la frontiera per entrare in Svizzera;</span></p><p style="margin-top:0pt; margin-bottom:0pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; font-size:11pt"><span style="font-family:Arial">2. rifiutare l’entrata alle persone che non dispongono di un titolo di soggiorno valido o di un’altra autorizzazione d’entrata.</span></p></div><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Come ha già indicato nella sua risposta del 15&nbsp;dicembre 2023 all’interpellanza urgente Amaudruz 23.4352 «Chiusura delle frontiere: occorre chiarire immediatamente la situazione», il Consiglio federale continua a ritenere che le condizioni per l’introduzione di controlli alle frontiere interne in virtù dell’articolo&nbsp;25 del codice frontiere Schengen non siano adempiute per la Svizzera. Infatti, né l'ordine pubblico né la sicurezza interna sono al momento seriamente minacciati.</p><p>A prescindere da ciò, l'Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini è presente nella zona di frontiera nel quadro dei suoi controlli doganali ed esegue controlli in funzione del rischio. Le persone che entrano illegalmente in Svizzera e non presentano una domanda d’asilo sono oggetto di una decisione di allontanamento in virtù della legislazione sugli stranieri. Il potenziamento dei controlli e l'introduzione di controlli alle frontiere interne, soprattutto se sistematici e completi, avrebbero importanti ripercussioni per le regioni di confine, in quanto ogni giorno centinaia di migliaia di persone valicano la frontiera.</p><p>Il Consiglio federale è convinto che i controlli alle frontiere interne influiscano poco o per nulla sulla migrazione secondaria irregolare. È quanto si è potuto constatare negli ultimi anni a molte frontiere europee. Anche se i controlli alle frontiere interne fossero ripristinati, i cittadini di Stati terzi che non adempiono le condizioni d’entrata potrebbero essere espulsi soltanto nel rispetto delle prescrizioni della direttiva rimpatrio, come confermato dalla recente sentenza C-143/22 della Corte di Giustizia dell’Unione europea, e potrebbero essere allontanati in un Paese limitrofo alla Svizzera soltanto nel quadro di un accordo di riammissione. Inoltre, la reintroduzione di controlli alle frontiere interne non impedirebbe loro di presentare una domanda d’asilo al momento dell’entrata in Svizzera.</p><p>Il Consiglio federale concorda tuttavia con l’autore della mozione sulla necessità di contrastare la migrazione secondaria illegale. La soluzione risiede tuttavia nella collaborazione internazionale, non nei controlli alle frontiere. La Svizzera sostiene dunque iniziative comuni a livello europeo in materia di politica migratoria e ha elaborato con la Germania, l’Austria e la Francia piani d’azioni per prevenire la migrazione secondaria.</p><p><br>Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.</p>