<h2>SubmittedText<h2><p>La lettura del rapporto di P. Wanner e A. Gabadinho sulla situazione economica delle persone attive e dei pensionati in Svizzera, mi induce a porre le seguenti domande:</p><p>1. Che politica "sociale" intende perseguire in futuro il Consiglio federale, vista l'analisi non proprio imparziale contenuta nella premessa del rapporto, redatta dall'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS)?</p><p>2. Come può l'UFAS parlare di "pensionati benestanti", quando è provato che i pensionati e la popolazione attiva presentano le stesse percentuali di persone a reddito modesto e molto modesto?</p><p>3. Questo rapporto ha l'obiettivo politico di preparare il terreno per la prossima riforma dell'AVS? A quale "nuova" solidarietà intergenerazionale mira il Consiglio federale?</p><p>4. Il rapporto mette in evidenza l'esistenza di diverse categorie di persone in stato di precarietà: le famiglie con tre e più figli, le donne sole con figli, le lavoratrici sole, i beneficiari di una rendita AI di età inferiore ai 40 anni, i pensionati soli di più di 80 anni. Il rafforzamento della solidarietà tra gruppi privilegiati e precari, indipendentemente dalla questione generazionale, è un'opzione che il Consiglio federale intende vagliare?</p><p>Tra i pensionati e tra gli attivi vi è praticamente la stessa percentuale di persone a basso reddito (rispettivamente il 15,4 e il 15,5 per cento). Nel caso delle persone a bassissimo reddito, le percentuali sono rispettivamente dell'11,3 e dell'11,2 per cento. Il 15 per cento dei beneficiari di rendita non dispone di altre risorse oltre all'AVS. La premessa dell'UFAS precisa che "il reddito dei pensionati è in media inferiore di un terzo a quello delle persone attive ..."</p><p>Il rapporto individua i gruppi vulnerabili indipendentemente dall'appartenenza generazionale, sottolineando che "tanto tra i giovani quanto tra le persone anziane continuano a sussistere sacche di precarietà". Anche la percentuale di persone con ampie risorse (reddito superiore a 1,8 volte il reddito medio) è la stessa tra i pensionati (16 per cento) e tra gli attivi (17,4 per cento). Queste analisi individuano le categorie della popolazione più esposte alla precarietà, il che è importante per approntare i meccanismi di solidarietà e gli aiuti sociali necessari. La premessa dell'UFAS, invece, cerca di far passare in secondo piano le conclusioni utili del rapporto e di focalizzare l'attenzione su un potenziale conflitto intergenerazionale attraverso il roboante sottotitolo "pensionati benestanti".</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>In Svizzera, il sistema di sicurezza sociale è basato sul trasferimento di prestazioni finanziarie. Per il Consiglio federale è importante poter verificare l'efficacia di tali prestazioni. Lo studio di P. Wanner e A. Gabadinho sulla situazione economica delle persone attive e dei pensionati in Svizzera ("Die wirtschaftliche Situation von Erwerbstätigen und Personen im Ruhestand", d/f) offre per la prima volta l'opportunità di rilevare in modo globale i dati sul reddito e la sostanza dei contribuenti e delle loro economie domestiche. A questo scopo sono stati analizzati i dati individuali tratti da registri fiscali e dal primo pilastro di oltre un milione di persone di età compresa tra i 25 e i 99 anni.</p><p>Il Consiglio federale constata che il sistema dei tre pilastri della previdenza per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità adempie correttamente il suo compito e che non è dunque necessario riesaminare in modo sostanziale i meccanismi di solidarietà su cui esso poggia. I risultati dello studio mostrano che solo una piccola percentuale di pensionati deve vivere con un reddito modesto o molto modesto. In particolare, la maggior parte delle persone tra i 55 e i 75 anni gode di una buona situazione finanziaria. Ad essere ora esposti al rischio di povertà sono piuttosto categorie di persone più giovani o gli ultraottantenni, che hanno una previdenza professionale esigua o inesistente o hanno utilizzato gran parte dei loro risparmi. Grazie al presente studio, nelle future riforme del sistema di sicurezza sociale il Consiglio federale potrà tener conto in modo mirato dei cambiamenti avvenuti nella situazione economica di diverse categorie di persone.</p><p>1. Lo studio offre numerosi spunti di riflessione per le riforme in materia di politica sociale, che non si limitano in alcun modo alla previdenza per la vecchiaia. Ne è scaturita un'importante constatazione: alcune categorie di persone, soprattutto le più giovani, non sono in grado di garantire il proprio sostentamento con il loro lavoro. Tra queste vi sono soprattutto le famiglie monoparentali, le donne sole, ma anche i beneficiari di rendite AI in giovane età e le famiglie con almeno tre figli. In occasione delle prossime riforme bisognerà tener conto in particolare di queste persone. Si dovrà esaminare con i cantoni quali misure permetteranno d'ottenere miglioramenti mirati anche nei settori della politica familiare, fiscale o della formazione.</p><p>2. La maggior parte dei pensionati gode, in effetti, di una sicurezza materiale relativamente elevata. Da un punto di vista storico, la situazione economica dei (giovani) pensionati è notevolmente migliorata in particolare dopo l'introduzione del secondo pilastro. La situazione economica dei lavoratori più anziani si avvicina lentamente a quella dei giovani pensionati. Non da ultimo, ciò è confermato dal fatto che la quota di persone con un reddito modesto presso gli attivi (15,4 per cento) corrisponde praticamente a quella registrata tra i pensionati (15,5 per cento). Lo studio mostra inoltre che la quota di contribuenti con un reddito molto modesto presso i pensionati (6,6 per cento) è persino nettamente inferiore a quella registrata presso le persone attive (10,3 per cento). Ciò può essere considerato come una prova vera e propria del buon funzionamento del sistema dei tre pilastri della previdenza per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità.</p><p>3./4. Considerata l'evoluzione demografica, per garantire il finanziamento dell'AVS sarà indispensabile mettere in atto riforme efficaci. Il Consiglio federale ritiene sia importante condurre studi approfonditi che forniscano basi decisionali appropriate per tali riforme. Grazie a questi studi, gli strumenti di controllo utilizzati nella politica sociale potranno essere riaggiustati e adeguati maggiormente alle circostanze attuali. L'obiettivo del Consiglio federale è di garantire il finanziamento durevole dell'AVS, tenendo conto dei problemi specifici di determinate categorie di persone.</p>  Risposta del Consiglio federale.