<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale condivide in parte le preoccupazioni espresse nel testo della mozione, senza tuttavia giungere alle stesse conclusioni. È vero che l'ambiente del credito alle imprese è assai cambiato nel corso degli ultimi mesi. Da una parte, il valore delle garanzie immobiliari è diminuito in seguito alle difficoltà e al calo dei prezzi registrato sul mercato immobiliare. D'altra parte le grandi banche - in particolare - hanno deciso di non compensare più le perdite subite sul mercato svizzero nel settore del credito concesso alle piccole e medie imprese ricorrendo agli utili realizzati negli altri settori di attività. I nuovi meccanismi di credito attuati di recente si basano sempre di più su procedure standardizzate e pongono ulteriormente l'accento sui rischi in cui si incorre. Di conseguenza numerose imprese devono versare importi d'interessi più elevati, mentre altre possono approfittare di condizioni più vantaggiose.</p><p>Anche se hanno sottolineato a più riprese che continueranno a sostenere e a finanziare il settore delle PMI in Svizzera, le grandi banche non hanno nondimeno modificato il loro atteggiamento. In particolare esse si sono rifiutate, di fatto, di partecipare al nuovo sistema di fideiussioni delle arti e mestieri, che è stato approntato in base alla valutazione effettuata nel corso degli ultimi mesi. In tale contesto, la Confederazione è favorevole alla messa a punto di strutture più adatte, in collaborazione con le banche cantonali e regionali nonché con le cerchie interessate. In ogni caso è evidente che le cospicue perdite subite da parecchie cooperative regionali non permettono di affidare loro in futuro rischi supplementari, come suggerisce la mozione.</p><p>L'idea che la Confederazione intervenga direttamente nel finanziamento delle imprese tramite una banca federale è contraria ai principi della nostra politica economica ed è nettamente respinta dal Consiglio federale. I gravi problemi incontrati negli ultimi anni da numerosi istituti bancari cantonali costituiscono un'ulteriore dimostrazione che la gestione di tali dossier di credito comporta rischi molto elevati e non viene risolta in modo migliore da istituti legati al settore pubblico. È altresì illusorio pensare che un tale istituto non costerebbe nulla alla Confederazione. Occorre innanzitutto tenere conto dei costi annuali supplementari che risulterebbero dai debiti contratti dalla Confederazione allo scopo di costituire il capitale di dotazione della banca. In secondo luogo, bisogna temere che ben presto i redditi del capitale in dotazione non siano più sufficienti a coprire le perdite e i costi di funzionamento della banca. Occorrerebbe quindi prevedere una specie di garanzia per le perdite straordinarie o una ricapitalizzazione automatica di questa istituzione, a meno di procacciarsi in partenza un capitale di dimensioni sproporzionate.</p><p>L'evoluzione attuale dimostra che non è l'assenza di capitali a provocare problemi, ma piuttosto gli aspetti combinati dei rischi corsi e dei redditi che possono essere conseguiti. La questione che si pone a tale proposito è di sapere se un maggiore impegno da parte della Confederazione, che esula dagli attuali strumenti della fideiussioni delle arti e mestieri e del credito alberghiero, sarebbe giustificato dal profilo degli effetti positivi sul mercato del lavoro e quindi del suo bilancio sociale globale. Il Consiglio federale ritiene che occorra trovare una soluzione diversa da quella di una banca federale. Gli strumenti adeguati dovrebbero essere sviluppati dagli ambienti bancari, rispettando i principi dell'economia di mercato.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.