<h2>SubmittedText<h2><p>In questi tempi di crisi acuta del debito nei Paesi dell'UE, vari comuni svizzeri constatano un'esplosione delle domande di aiuto sociale da parte di cittadini di Paesi dell'UE fortemente colpiti dalle difficoltà economiche. Si tratta indubbiamente di un effetto collaterale dell'ALC e del ricongiungimento famigliare favorito da tale accordo. L'applicazione di tale accordo da parte dei cantoni solleva inoltre alcuni interrogativi. Il Consiglio federale e la sua amministrazione hanno sempre evidenziato i vantaggi economici dell'ALC per il nostro Paese, in particolare per le nostre assicurazioni sociali. I comuni, dal canto loro, stanno apparentemente sperimentando il lato nascosto di questo "miracolo economico".</p><p>Pertanto poniamo le domande seguenti al Consiglio federale:</p><p>1. Il Consiglio federale è a conoscenza di questa deriva dell'ALC, che fa esplodere le domande di aiuto sociale dei cittadini UE presso i comuni?</p><p>2. Siccome il ricongiungimento famigliare costituisce una delle cause che amplificano tale fenomeno, il Consiglio federale è disposto, d'intesa con i cantoni, a operare controlli più severi in materia per evitare determinati abusi?</p><p>3. Quali misure accompagnatorie la Confederazione è disposta ad adottare per correggere questa deriva inquietante?</p><p>4. Il Consiglio federale è certo che le regole dell'ALC sono applicate correttamente da tutti i cantoni? In caso negativo, quali misure intende adottare per far rispettare le regole?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale segue attentamente gli eventuali effetti dell'immigrazione sull'aiuto sociale. È tuttavia difficile analizzare con precisione la situazione, in quanto tale ambito compete ai cantoni e manca un sistema armonizzato di rapporti in materia. Dai dati disponibili per il 2011 risulta che il tasso di aiuto sociale dei cittadini dell'UE-27/AELS è soltanto poco più elevato (2,9 per cento) di quello dei cittadini svizzeri (2,1 per cento) rispetto al tasso constatato per i cittadini di Paesi terzi (11,2 per cento). Queste cifre sono stabili e non si registra un aumento rispetto all'anno precedente. Il fatto che i cittadini dell'UE/AELS necessitino in misura relativamente contenuta dell'aiuto sociale ne dimostra la buona integrazione sul mercato svizzero del lavoro in particolare grazie al livello generalmente elevato delle loro qualifiche.</p><p>2/3. L'accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) dà diritto al ricongiungimento famigliare ai cittadini dell'UE che dispongono di un alloggio adeguato che soddisfa i criteri svizzeri. Se le condizioni per il ricongiungimento famigliare non sono adempiute, le autorità cantonali competenti in materia di migrazione sono tenute a respingere la domanda di ricongiungimento famigliare. Lo stesso vale se la famiglia si trova già nel nostro Paese. Il permesso può essere revocato. Spetta alle autorità cantonali o comunali competenti esaminare la situazione in ogni singolo caso per decidere in merito alla concessione o meno dell'aiuto sociale in funzione della legislazione cantonale applicabile. L'ALC limita il diritto all'aiuto sociale ai cittadini UE che esercitano effettivamente un'attività lucrativa retribuita. Secondo il Consiglio federale, l'esigenza di un alloggio adeguato implica l'esistenza di risorse finanziarie sufficienti.</p><p>4. Le autorità cantonali competenti sono tenute ad applicare le regole dell'ALC. A tal fine, dispongono di un certo margine di apprezzamento. Per evitare il verificarsi di situazioni abusive - in particolare la percezione indebita di prestazioni sociali e la pretesa infondata al diritto al soggiorno - sono stati o stanno per essere adottati provvedimenti nell'ambito dell'attuazione delle misure presentate dal Consiglio federale nel 2010 (p. es. la creazione di una base legale che garantisca lo scambio di dati in materia di assicurazione contro la disoccupazione). In seguito alle raccomandazioni formulate dal Consiglio federale nel rapporto sulla libera circolazione delle persone del 4 luglio 2012, l'Ufficio federale della migrazione sta esaminando la possibilità di introdurre, in collaborazione con i cantoni, un monitoraggio in materia di abusi.</p>  Risposta del Consiglio federale.