<h2>SubmittedText<h2><p>La poca trasparenza dei finanziamenti di associazioni islamiche e di moschee è recentemente tornata alla ribalta nei media. Secondo diversi articoli, tra i finanziatori vi sono Stati esteri.</p><p>Il Consiglio federale è pertanto invitato a rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. È a conoscenza di contributi esteri ad associazioni islamiche o moschee?</p><p>2. Come è possibile rendere più trasparente il finanziamento di associazioni islamiche e moschee?</p><p>3. Come è possibile garantire che i finanziamenti stranieri di associazioni islamiche o moschee non possano eludere l'ordinamento giuridico svizzero?</p><p>4. Come garantisce il Consiglio federale, nel quadro dell'autorizzazione di imam stranieri, che questi ultimi rispettino senza riserve i nostri principi dello Stato di diritto e le consuetudini sociali?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La Confederazione non rileva né è autorizzata a rilevare dati sul finanziamento delle associazioni musulmane e delle moschee, tranne in singoli casi rilevanti per la sicurezza. Spetta ai cantoni regolamentare i rapporti tra le comunità religiose e lo Stato (art. 72 cpv. 1 della Costituzione). Le comunità musulmane sono spesso organizzate come associazioni di diritto privato e pertanto non sono obbligate a comunicare alle autorità le loro fonti di finanziamento. L'articolo 5 della legge federale sul servizio informazioni civile (LSIC; RS 121) permette di ottenere informazioni e trattare dati all'insaputa degli interessati, a condizione che i limiti definiti dalla legge federale sulle misure per la salvaguardia della sicurezza interna (RS 120) siano rispettati (p. es. in caso di pericolo di attività terroristiche o di estremismo violento). La Confederazione può pure ottenere informazioni dalle fonti pubbliche.</p><p>2. Finora non esistono, né a livello federale né a livello cantonale, disposizioni generali che impongano la trasparenza finanziaria alle associazioni musulmane o alle moschee. Le moschee organizzate come fondazione costituiscono un caso particolare. Esse devono comunicare la loro situazione finanziaria all'autorità di vigilanza (Confederazione o cantone), soprattutto nell'ambito del rapporto annuale. Modificare il disciplinamento delle associazioni significherebbe limitare la libertà di associazione e necessiterebbe quindi di una base legale formale. Una tale restrizione dovrebbe essere giustificata da un interesse pubblico ed essere proporzionata allo scopo perseguito. Dovrebbe rispettare la parità di trattamento e non essere limitata alle associazioni musulmane. I cantoni che prevedono un riconoscimento pubblico o di diritto pubblico delle comunità religiose e ne disciplinano le condizioni esigono quasi sempre la trasparenza finanziaria. Finora non è tuttavia ancora stata riconosciuta alcuna comunità musulmana.</p><p>3. Sarebbe molto difficile impedire che un eventuale disciplinamento sul finanziamento dall'estero delle comunità religiose venga eluso. Ciò richiederebbe controlli laboriosi. L'esempio in cui un privato domiciliato all'estero versa fondi a un privato domiciliato in Svizzera a favore di una comunità religiosa mostra la complessità di tale progetto. A tale proposito vanno rammentate le possibilità di ottenere informazioni in virtù dell'articolo 5 LSIC menzionate al punto 1.</p><p>4. Il rilascio ai cittadini di Paesi terzi di un permesso di soggiorno di breve durata o di dimora per l'esercizio di un'attività lucrativa è coordinato tra la Confederazione e i cantoni. Prima del rilascio, le autorità verificano se le condizioni di entrata e di soggiorno sono adempiute. Oltre al consulente religioso, è controllato anche il datore di lavoro. Gli stranieri che vogliono entrare in Svizzera non devono costituire una minaccia per la sicurezza e l'ordine pubblici (art. 5 cpv. 1 lett. c della legge federale sugli stranieri, LStr; RS 142.20). Se elementi indicano che una persona potrebbe costituire una tale minaccia, la domanda è oggetto di un controllo di sicurezza approfondito in cui sono coinvolte altre autorità.</p><p>Infine, se il consulente religioso proviene da un Paese terzo, i cantoni e la Confederazione verificano anche se le condizioni di integrazione di cui all'articolo 7 dell'ordinanza sull'integrazione degli stranieri (OIntS; RS 142.205) sono adempiute. In caso negativo, il permesso è rilasciato a condizione di frequentare un corso di lingua o integrazione (art. 54 cpv. 1 LStr in combinato disposto con l'art. 7 cpv. 1 lett. c OIntS). In questo caso il permesso può essere prorogato soltanto se la condizione è adempiuta. La conclusione di un accordo di integrazione e il controllo del suo rispetto sono di competenza dei cantoni.</p>  Risposta del Consiglio federale.