<h2>SubmittedText<h2><p>Recentemente il governo di Neûchatel ha presentato uno studio sull'effetto della libera circolazione delle persone nella regione trasfrontaliera del cantone Neûchatel e del dipartimento del Doubs. Le conclusioni di tale studio si possono forse applicare alla maggior parte delle regioni frontaliere della Svizzera romanda se non di tutto il Paese. Esse hanno rilevato: un indebolimento dei mercati immobiliari locali, con fenomeni di esclusione; un aumento delle disuguaglianze, soprattutto tra i lavoratori francesi che lavorano nel proprio Paese e quelli che hanno un posto di lavoro in Svizzera; un importante rischio di maggiore concorrenza tra i lavoratori, dovuto al fatto che alcuni frontalieri possono essere spinti a proporre i propri servizi a un costo minore di quello del mercato svizzero o ad accettare con più facilità condizioni di lavoro vincolanti, quali il lavoro a squadre; lo sviluppo di una precarizzazione dovuto all'aumento del lavoro temporaneo e del numero di contratti di meno di 90 giorni.</p><p>Tutti questi fenomeni rappresentano una minaccia per la coesione sociale delle regioni interessate. Gli autori dello studio propongono alcune soluzioni per contrastare tali fenomeni, tra cui, in particolare: misure di politica fiscale (nuova tassazione per il lavoro frontaliero che non leda gli enti pubblici interessati); una migliore regolamentazione del lavoro temporaneo (contributi al secondo pilastro, trasparenza dei contratti interinali); intensificazione dei controlli circa l'applicazione delle convenzioni collettive di lavoro (CCL), in particolare nei settori meno strutturati.</p><p>Partendo da queste considerazioni, chiedo al Consiglio federale:</p><p>1. È a conoscenza di questo studio? Se sì, ne condivide le conclusioni?</p><p>2. Può dirci se i fenomeni osservati nel cantone di Neûchatel e la regione del Doubs si osservano anche in altre regioni frontaliere del Paese?</p><p>3. È disposto, in un modo o nell'altro, e in collaborazione con i cantoni e i partner sociali interessati, ad attuare le misure proposte dagli autori dello studio, in particolare quelle fiscali, riguardanti il lavoro temporaneo e i controlli relativi all'applicazione del CCL?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il 1° giugno 2002 è entrato in vigore l'accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e gli Stati membri dell'Unione europea. Due anni più tardi sono state abrogate le disposizioni concernenti la priorità dei lavoratori nazionali e i controlli preliminari delle condizioni retributive. Contemporaneamente sono entrate in vigore le misure di accompagnamento, che dovrebbero permettere di evitare il dumping salariale e sociale. Con la revisione della legge sui lavoratori distaccati, avvenuta il 1° aprile 2006, sono entrate in vigore diverse disposizioni che rafforzano ulteriormente tali provvedimenti. Finora le misure di accompagnamento hanno dato in linea di massima buoni risultati. Dall'estate del 2006 le commissioni tripartite effettuano in tutti i cantoni della Svizzera controlli adeguati (definiti esattamente nelle rispettive convenzioni sulle prestazioni). L'attività di controllo è stata intensificata in modo notevole grazie all'impiego di ispettori supplementari. Il SECO pubblica una volta all'anno un rapporto che illustra l'attuazione delle misure di accompagnamento nei cantoni e che elenca anche le infrazioni alle condizioni minime in materia di salario e di lavoro. Inoltre un gruppo di lavoro interdipartementale denominato "Osservatorio della libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l'UE" redige ogni anno un rapporto sulle conseguenze della libera circolazione delle persone sul mercato del lavoro svizzero. L'amministrazione e la commissione tripartita osservano costantemente gli sviluppi della situazione in relazione alla libera circolazione delle persone.</p><p>1. Il Consiglio federale è a conoscenza dello studio effettuato nel cantone di Neuchâtel. Esso offre informazioni utili che possono contribuire a fornire un quadro globale della situazione sul mercato del lavoro in Svizzera e sulla situazione particolare delle regioni transfrontaliere.</p><p>2. Dai risultati di questo studio non è possibile trarre conclusioni automatiche valide per altre regioni transfrontaliere. Le condizioni geografiche ed economiche nelle regioni di frontiera sono troppo differenti a tale proposito. Complessivamente i risultati sono troppo poco evidenti e lo studio in questione è eccessivamente orientato alla problematica dei frontalieri per poter costituire la base di provvedimenti adeguati in materia. Inoltre gli autori dello studio sul cantone di Neuchâtel precisano che è difficile trarre conclusioni attendibili a causa del breve periodo trascorso dall'introduzione della libera circolazione delle persone e delle relative misure di accompagnamento. Infine - soltanto per citare due esempi - gli autori ritengono che nel cantone di Neuchâtel non sia possibile dimostrare l'esistenza di un nesso diretto con l'accordo sulla libera circolazione delle persone né per quanto riguarda l'evoluzione delle cifre relative alla disoccupazione né per quanto concerne l'aumento del numero dei frontalieri: si tratta di un risultato che complessivamente coincide con quello constatato a livello svizzero.</p><p>3. Certi fenomeni menzionati in precedenza, come l'aumento del lavoro temporaneo, possono anche essere osservati in altre regioni di frontiera del Paese. Alcune piattaforme di discussione a diversi livelli vengono offerte ai cantoni per permettere di affrontare tali questioni transfrontaliere in modo adeguato (p. es. commissioni miste). Il Consiglio federale ritiene che attualmente non siano necessari provvedimenti supplementari.</p>  Risposta del Consiglio federale.