B u n d e s v e rw a l t u n g s g e r i ch t T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i f f éd é r a l T r i b u n a l e am m i n i s t r a t i vo f e d e r a l e T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i v fe d e r a l Corte IV D-6090/2019 S e n t e n z a d e l 5 m a g g i o 2 0 2 0 Composizione Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, con l’approvazione del giudice William Waeber, cancelliere Manuel Piazza. Parti A._______, nato il (…), B._______, nata il (…), Iran, entrambi patrocinati da Massimiliano Minì, SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e Svizzera centrale - Caritas Svizzera, ricorrenti, contro Segreteria di Stato della migrazione (SEM), Quellenweg 6, 3003 Berna, autorità inferiore. Oggetto Asilo ed allontanamento (termine del ricorso accorciato); de- cisione della SEM del 7 novembre 2019 / N (…). D-6090/2019 Pagina 2 Fatti: A. Gli interessati, cittadini iraniani, sono espatriati il 7 settembre 2019 e sono entrati in Svizzera il giorno seguente, dove il 23 settembre 2019 hanno depositato una domanda d’asilo (cfr. verbali del rilevamento dati personali del 30 settembre 2019 di A._______ [atto 20/7], pag. 5 e di B._______ [atto 21/7], pag. 6). B. B.a Sentito sui motivi d’asilo, A._______ ha riferito di aver subito pressioni da parte di Vezarat-e Ettela’at va Amniat-e Keshvar (VEVAK; di seguito: Ettela’at), il servizio segreto iraniano, intenzionato a estrapolargli informa- zioni su presunti oppositori al regime. Egli, già nel 2003 o nel 2004 sarebbe stato invitato presso Ettela’at poiché avrebbe cercato di contattare telefo- nicamente canali televisivi dell ’opposizione, salvo poi venir rilasciato con l’indicazione di fornire da quel momento in poi informazioni sulle persone che prendevano parte alle proteste. Nel 2016 e nel 2018 egli sarebbe stato nuovamente convocato dopo aver fatto ritorno da due viaggi in Europa con la moglie. Nel primo caso il fermo si sarebbe concluso con il suo rilascio dopo che gli sarebbe stato richiesto di fornire informazioni su oppositori al regime e iraniani convertiti al Cristianesimo eventualmente inc ontrati du- rante i viaggi. La seconda volta sarebbe invece stato trattenuto per circa due giorni, il primo dei quali l’avrebbe trascorso bendato e avrebbe ricevuto un unico pasto molto salato ma non il permesso di andare in bagno . Nel luglio del 2019 gli sarebbe inoltre stata sequestrata l ’automobile per tre settimane e comminata una multa, perché sua moglie non avrebbe rispet- tato le regole dell’Hijab alla guida. Egli ha però asserito che in quel periodo la sua automobile sarebbe stata in riparazione. Sempre nel luglio del 2019, sarebbe infine stato invitato un’ultima volta presso Ettela’at e rilasciato die- tro ulteriore richiesta di fornire le informazioni raccolte durante il viaggi o che si apprestava a compiere, dal quale non avrebbe tuttavia più fatto ri- torno. Il padre di A._______ avrebbe inoltre un passato da Mojahedin, per il che sarebbe a sua volta stato sospettato di essere un oppositore del re- gime (cfr. verbale d ’audizione del 28 ottobre 2019 di A._______ [atto 35/25]). B.b B._______, dal canto suo, ha sostanzialmente confermato la versione resa dal marito . Ha inoltre riferito di un episodio nel corso del quale le avrebbero sequestrato il cane (cfr. verbale d’audizione del 29 ottobre 2019 di B._______ [atto 34/13]). D-6090/2019 Pagina 3 C. Con decisione del 7 novembre 2019 (atto 40/10), notificata ai richiedenti il medesimo giorno (cfr. atto 42/1), la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha respinto la succitata domanda d ’asilo e pronunciato l’allontana- mento dei richiedenti dalla Svizzera. Nel contempo ha ritenuto ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile l’esecuzione dell’allontanamento. D. In data 18 novembre 2019 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d ’en- trata: 19 novembre 2019) i ricorrenti sono insorti contro la summenzionata decisione con ricorso dinanzi a l Tribunale amministrativo federale (di se- guito: il Tribunale), chiedendo in via principale l’annullamento della deci- sione impugnata nonché la concessione dell’asilo; in subordine la restitu- zione degli atti alla SEM onde procedere con dei complementi istruttori ed emettere una nuova decisione; in via ancor più sussidiaria la concessione dell’ammissione provvisoria. Hanno altresì presentato una domanda di di- spensa dal pagamento delle spese processuali e del relativo anticipo. E. Il 20 gennaio 2020, i ricorrenti hanno trasmesso al Tribunale dei mezzi di prova attestanti lo stato di salute di B._______. F. Il 7 febbraio 2020, i ricorrenti hanno trasmesso al Tribunale tre ulteriori do- cumenti riguardanti lo stato di salute di B._______. Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. Diritto: 1. Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale in virtù dell’art. 31 LTAF giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell ’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all ’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA. D-6090/2019 Pagina 4 I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata e vantano un inte- resse degno di protezione all ’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto sono legittimati ad aggravarsi contro di essa. I requisiti relativi ai termini di ricorso (vart. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 2. Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile- vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l ’ina- deguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribu- nale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle con- siderazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). Può modificare una decisione er- rata a favore di una parte (art. 62 cpv. 1 PA) anche se nel gravame no n viene formulata una richiesta in tal senso. L’autorità di ricorso non è però tenuta ad effettuare un riesame completo della fattispecie né a ricercare tutti i possibili errori di diritto che non ap- paiono evidenti o che si deduc ono facilmente dalla contes tazione o dagli atti di causa (cfr. DTF 119 V 349 consid. 1a; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed., 2013, n. m. 1.55). 3. I ricorsi manifestamente infondati sono decisi dal giudice in qualità di giu- dice unico, con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi si rinuncia allo scambio degli scritti. 4. 4.1 Nella decisione impugnata, la SEM ha considerato che i ricorrenti non possano avvalersi di un timore fondato di essere sottoposti in futuro a mi- sure persecutorie. Essi sarebbero infatti espatriati legalmente senza alcun inghippo a più riprese senza adottar e particolari precauzioni. Pur cono- scendo i metodi di Ettela’at, i ricorrenti avrebbero inoltre deciso di ignorarne le richieste e compiere i predetti viaggi senza avvisare tale servizio, dando D-6090/2019 Pagina 5 maggior peso alle esigenze di viaggio aziendali che ai loro timori. Del resto lo stesso Ettela’at non avrebbe adottato alcuna misure per impedire il loro espatrio. Da un punto di vista oggettivo i ricorrenti non presenterebbero un profilo a rischio. Infatti non sarebbero degli oppositori, non avrebbero op- positori in famiglia e non avrebbero manifestato dissenso nei confronti dell’Islam. Il padre di A._______ avrebbe sì un passato da Mojahedin, ma dal 1982 Ettela’at si limiterebbe a interrogarlo a scadenze regolari. La SEM ha inoltre ri tenuto che i ricorrenti non sareb bero esposti a un pregiudizio sufficientemente serio ai fini del diritto d’asilo. A._______ sarebbe infatti già stato convocato due volte presso Ettela’at, senza che ciò gli abbia causato problemi maggiori. Unicamente durante il secondo interrogatorio sarebbe stato maltrattato, non sarebbe stato fatto però uso spropositato di violenza ed egli avrebbe ripreso la sua vita come prima. Del resto egli non risulte- rebbe avere contenziosi aperti con le autorità. 4.2 Nel ricorso, i ricorrenti avanzano di avere un timore sufficientemente fondato ai fini del diritto d’asilo. Da un punto di vista soggettivo essi teme- rebbero ripercussioni da parte di Ettela’at al loro ritorno in Iran perché, non essendo disposti a collaborare, non potrebbero riferire le informazioni ri- chieste da tale servizio. Non si spiegherebbe inoltre perché avrebbero do- vuto abbandonare la loro ottima posizione sociale, se non a causa di un fondato timore . Temerebbero infine una reazione sproporzionata di Et- tela’at dal momento che si sarebbero liberati dei passaporti omettendo di fare ritorno in patria alla scadenza del visto. Da un punto di vista oggettivo, essi presenterebbero un profilo a rischio. Le attività giovanili di pro testa svolte da A._______ e il passato da Mojahedin di suo padre potrebbero infatti attirare le attenzioni del regime iraniano. A._______ inoltre, in quanto per lavoro viaggerebbe regolarmente fuori dall ’Iran, sarebbe stato indivi- duato da Ettela’at come utile collaboratore. I ricorrenti temerebbero infine che il predetto servizio possa utilizzare contro di loro il fatto che all’estero avrebbero frequentato esuli iraniani. I ricorrenti ritengono inoltre di essere esposti a un pregiudizio sufficientemente ser io ai fini del diritto d ’asilo. Quanto successo a A._______ durante il secondo interrogatorio configure- rebbe infatti gli estremi di una tortura. 5. 5.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi- zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L ’asilo comprende la protezione e lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. D-6090/2019 Pagina 6 5.2 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona- lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d ’essere esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l ’esposizione a p ericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Inoltre, occorre tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 in fine LAsi). La definizione dello statuto di rifugiato, così come stabilita all’art. 3 cpv. 1 LAsi, è esaustiva, nel senso che esclude tutti gli altri motivi, su- scettibili di condurre una persona a lasciare il proprio paese di origine. 5.3 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all ’art. 3 LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi riconosciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d’essere esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul piano soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato, segnatamente dell’esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua appartenenza ad una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo espongono maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni. Infatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timo- re (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l’oggetto per la prima volta (DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). Sul pia- no oggettivo, tale timore deve essere fondato su indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell ’art. 3 LAsi. Non sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di per secuzioni ipotetiche che potreb- bero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). 5.4 Nel caso in cui un atto pregiudizievole rilevante in materia d'asilo si sia già prodotto al momento della fuga, si può partire dalla presunzione che un fondato timore di esposizione a seri pregiudizi ulteriori sia dato (cfr. WALTER KÄLIN, Grundriss des Asylverfahrens, 1990, pag. 127; OSAR [ed.], Manuel de la procédure d'asile e de renvoi, 2 a ed., 2016, pag. 194 e riferimenti citati). Perché sia pertinente nella nozione di rifugiato, è tuttavia necessario che la situazione di persecuzione sia ancora attuale. L'attualità e la con- cretezza delle minacce implica altresì la persistenza di un legame di cau- salità materiale entro queste ultime ed il bisogno di protezione. Lo stesso D-6090/2019 Pagina 7 si ritiene interrotto se, al momento dell'espatrio, il fondato timore di essere perseguitato sia originato da cause che non siano riconducibili alle perse- cuzioni subite sino ad allora (cfr. WALTER KÄLIN, op. cit., pag. 129 e, a titolo esemplificativo, sentenza del Tribunale D-2243/2015 del 15 dicembre 2017 consid. 8.4.1). 6. 6.1 Ora, nel caso in esame la verosimiglianza dei fatti raccontati dai ricor- renti non è stata rimessa in discussione dall ’autorità resistente. Si pone quindi la questione di sapere se il timore dei ricorrenti di subire persecu- zioni future determinanti in materia d ’asilo da parte delle autorità iraniane sia fondato. 6.2 Ebbene, è innanzitutto opportuno constatare come vi siano in casu forti dubbi quanto al fatto che l’espatrio sia effettivamente da ricondurre ad una situazione persecutoria. I ricorrenti hanno infatti riferito di reg olari viaggi turistici in Europa, cui pare potersi apparentare – quantomeno inizialmente – anche quello alla base della presente richiesta di protezione (cfr. segnatamente atto 35/25, pag. 11). A._______ ha del resto affermato che al momento di lasciare l’Iran, avrebbe quantificato le probabilità di farvi ritorno attorno al 50 per cento, non essendogli oltremodo chiara la volontà in tal senso della congiunta, cosa che rafforza la tesi circa l’assenza di ne- cessità di sottrarsi a circostanze a tal punto gravi da esporre gli interessati a pericoli per la vita o altri beni giuridici superiori (cfr. atto 35/25, pag. 18). Inoltre, il fatto che nonostante fossero espressamente stati invitati a farlo, essi non abbiano avvisato Ettela’at della loro intenzione di recarsi all’estero, non plaude certo al millantato timore di subire atti pregiudizievoli da parte di tale servizio. Si rilevi d ’altro canto come la sola esistenza di pregressi, in assenza di attualità della persecuzione, non risulta sufficiente alla concessione dell’asilo (cfr. supra). D’altro canto, il Tribunale non rav- visa alcun elemento di rischio nel profilo dei ricorrenti. Anche ammettendo che lo stesso possa risultare utile agli scopi di Ettela’at, nessun indizio porta a concludere che i ricorrenti saranno esposti a seri pregiudizi in caso di mancata collaborazione con le autorità iraniane. Essi infatti in Svizzera hanno reso visita a un ex oppositore al regime, ma non lo sono essi stessi. Inoltre, non hanno manifestato dissenso nei confronti dell’Islam né addotto propositi volti a sovvertire l’ordine sociale in essere nel loro paese d’origine, nel quale le rispettive famiglie paiono del resto ben integrate, quantomeno a livello economico. 6.3 In definitiva, non si ravvisano in specie indizi concreti che lascino pre- sagire che per i ricorrenti vi sia il rischio, in caso di rientro nel loro Paese, D-6090/2019 Pagina 8 di subire una qualsivoglia persecuzione rilevante ad opera delle autorità iraniane, sia a causa del loro espatrio, che per le loro frequentazioni o le loro opinioni, a maggior titolo che il resto della popolazione. 7. In virtù di quanto sopra esposto la SEM ha a giusto titolo negato la qualità di rifugiato ai ricorrenti, per il che il ricorso in materia di riconoscimento della qualità di rifugiato e di concessione dell ’asilo, destituito di fonda- mento, non merita tutela e la decisione impugnata va confermata. 8. Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, di norma, l ’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l ’esecuzione; tiene però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi). I ricorrenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l ’allontanamento dalla Svizzera (art. 14 cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; DTAF 2013/37 consid. 4.4). Pertanto, anche la pronuncia dell’allontanamento va confermata. 9. 9.1 Per quanto concerne l ’esecuzione dell ’allontanamento, per rinvio dell’art. 44 LAsi, l’art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia am- missibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adem- pimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammissione provvi- soria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI). 9.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa la valutazione degli osta- coli all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricor- rente deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un osta- colo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2). Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione dell ’allonta- namento è quello che esiste al momento in cui si statuisce (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.4). D-6090/2019 Pagina 9 10. 10.1 Nella propria decisione la SEM ha considerato l’esecuzione dell’allon- tanamento dei richiedenti ammissibile, ragionevolmente esigibile e possi- bile. Per quanto riguarda l’esigibilità, la SEM ha fatto presente che i ricor- renti sarebbero giovani, laureati, in buona salute e proprietari di una casa. La loro situazione economica sarebbe inoltre buona. Potrebbero infine ri- prendere l’attività professionale interrotta a causa dell ’espatrio e contare sull’appoggio dei genitori. B._______ avrebbe sì un problema di salute, ma per il quale già in Iran avrebbe ricevuto cure adeguate. 10.2 Con ricorso, gli insorgenti avversano anche tale assunto. Ritengono infatti che l’esecuzione dell’allontanamento non sarebbe né lecita né ragio- nevolmente esigibile. 11. 11.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi all ’esecu- zione del rimpatrio in particolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti dell’uomo (CorteEDU) ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire dei maltrattamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di vio- lenza generalizzata nel Paese di destinazione non è sufficiente per ritenere una violazione dell’art. 3 CEDU. Spetta infatti all’interessato provare o ren- dere verosimile l’esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli correrà un reale rischio («real risk») di essere sottoposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti). 11.2 Nel caso in esame, visto che gli insorgenti non sono riusciti a dimo- strare un fondato timore di essere esposti a seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, il principio del divieto di respingimento non trova applicazione ed il loro rinvio verso l’Iran è dunque ammissibile sotto l ’aspetto dell’art. 5 cpv. 1 LAsi e dell’art. 33 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1952 (Conv. rifugiati, RS 0.142.30). 11.3 Inoltre il Tribunale ha già avuto modo di stabilire che , per quanto ri- guarda il rispetto dei diritti umani, attualmente l’esecuzione dell’allontana- mento in Iran non risulta essere generalmente inammissibile (cfr. sentenza D-6090/2019 Pagina 10 del Tribunale E -5026/2019 del 25 novembre 2019 consid. 8.3). Non v’è inoltre motivo di considerare l’esistenza di un rischio personale, concreto e serio per gli insorgenti di essere esposti, nel loro Paese d ’origine ad un trattamento proibito ai sensi dell’art. 3 CEDU o dell’art. 3 Conv. tortura. Per quanto attiene ai menzionati fattori di rischio nella fattispecie, nell’ambito di una valutazione d’insieme, secondo il Tribunale non vi è da ritenere, nono- stante i ricorrenti abbiano chiesto asilo all’estero, che la soglia per ammet- tere un «real risk» sia raggiunta. A tal proposito va rilevato che il timore che le autorità iraniane espongano i ricorrenti a seri pregiudizi è stato ritenuto infondato (cfr. consid. 7.2). Pertanto, come rettamente ritenuto nella decisione litigiosa, l’esecuzione dell’allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto pubblico internazionale nonché della LAsi. 12. 12.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI l ’esecuzione non può essere ragionevol- mente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica. 12.2 La disposizione citata si applica principalmente ai «réfugiés de la vio- lence», ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale anche nei confronti delle persone per le quali l ’allontanamento comporte- rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, a una degradazione grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino alla morte. Tuttavia, le difficoltà socio-economiche che costituiscono l’ordinaria quotidianità di una regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale esposi- zione al pericolo. L’autorità alla quale incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo caso, confrontare se gli aspetti umanitari legati alla situa- zione nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese siano tali da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26 con- sid. 7.6-7.7 e relativi riferimenti). 12.3 Si tratta dunque di esaminare, con riferimento ai criteri suesposti, se gli insorgenti concludono a giusta ragione o meno al carattere inesigibile D-6090/2019 Pagina 11 dell’esecuzione dell’allontanamento, tenuto conto della situazione generale vigente attualmente in Iran, da un lato, e della loro situazione personale, dall’altro. 12.4 Nella fattispecie, in Iran attualmente vi sono delle proteste di pia zza contro il regime al governo ma non vige una situazione di guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l ’insieme della popolazione nella totalità del territorio nazionale (cfr. sentenza del Tribunale D - 5473/2019 del 25 novembre 2019 consid. 5.2.1). 12.5 Quanto alla situazione personale dei ricorrenti, essi sono giovani ([…] anni B._______, […] il marito) e laureati (in architettura lei, in industria tes- sile e in ingegneria industriale lui). B._______ prima dell’espatrio lavorava come architetta, nell’agenzia pubblicitaria della madre e insegnava archi- tettura. Il marito invece era attivo nella fabbrica di tessuti di famiglia. Perlo- meno nelle ditte dei genitori i ricorrenti potranno quindi ricominciare a lavo- rare, una volta tornati in patria. I famigliari (genitori, fratelli, zii) si trovano in Iran e con loro i ricorrenti sono in costante contatto e in buoni rapporti. In Iran possiedono una casa e un ’automobile. La situazione pers onale dei ricorrenti, conseguentemente, permette di concludere al carattere esigibile dell’esecuzione dell’allontanamento. Infine, i ricorrenti non hanno preteso nel gravame di soffrire di gravi pro- blemi di salute tali da giustificare un’ammissione provvisoria, senza che da un esame d’ufficio degli atti di causa emerga la necessità di una loro per- manenza in Svizzera per motivi medici (cfr. DTAF 2009/2 consid. 9.3.2 e relativi riferimenti; DTAF 2011/50 consid. 8.1 -8.3). A._______ gode di buona salute. B._______, che soffre di alcune problematiche ginecologi- che minori, era già adeguatamente seguita prima dell ’espatrio. Come emerge dalla documentazione medica trasmessa dai ricorrenti, in Svizzera la cura è proseguita e non ci sono stati peggioramenti. In considerazione di quanto precede, l ’esecuzione dell’allontanamento è ragionevolmente esigibile nella fattispecie (art. 83 cpv. 4 LStrI). 13. In ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possi- bilità dell ’esecuzione dell ’allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 2 LStrI). I ricorrenti dispongono infatti delle loro carte d ’identità originali, emesse dal loro Paese d’origine e tutt’ora valide. Usando della necessaria diligenza, potranno procurarsi ogni ulteriore documento indispensabi le al rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi e DTAF 2008/34 consid. 12). D-6090/2019 Pagina 12 L’esecuzione dell’allontanamento è dunque pure possibile. 14. Di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento la de- cisione dell’autorità inferiore va confermata. 15. Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha ac- certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì la decisione n on è inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto. 16. Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali è divenuta senza oggetto. 17. Ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favore- vole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal pagamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA). 18. Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se- guono la soccombenza, sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febb raio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 19. La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando- nato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. (dispositivo alla pagina seguente) D-6090/2019 Pagina 13 Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun- cia: 1. Il ricorso è respinto. 2. La domanda d’assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa - mento delle spese processuali, è respinta. 3. Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico dei ricorrenti. Tale ammontare dev'essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo fe- derale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della presente sentenza. 4. Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all’autorità canto- nale competente. Il giudice unico: Il cancelliere: Daniele Cattaneo Manuel Piazza Data di spedizione: