<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nell'ambito del dibattito parlamentare sul messaggio del Consiglio federale concernente la Politica agricola 2007, il Consiglio federale è stato incaricato di elaborare, entro il 2006, una proposta relativa alla futura organizzazione del mercato lattiero (art. 187b cpv. 7 LAgr). Le dieci domande contenute nella presente interpellanza vertono sulla stessa tematica. Esse, inoltre, prendono spunto dai possibili effetti sull'economia lattiera del proseguimento della riforma agraria varata dal Parlamento nel giugno 2003 e dall'influenza esterna esercitata da UE e OMC. Il rapporto richiesto tratterà in maniera esaustiva questi aspetti. Pertanto, allo stato attuale le risposte alle domande dell'interpellante non possono essere considerate definitive.</p><p>Domanda 1</p><p>La riforma agraria degli ultimi anni mira, oltre che all'apertura del mercato all'UE, al miglioramento costante della produttività economica dell'agricoltura svizzera e, nel contempo, all'indennizzo mediante pagamenti diretti dei compiti multifunzionali che essa svolge a favore della collettività. Attualmente le condizioni del mercato determinano in maniera più significativa rispetto al passato le decisioni legate alla produzione. La gestione razionale ed economica è importante onde garantire a lungo termine l'esistenza dell'azienda. Dopo anni caratterizzati dall'intervento statale nel settore della produzione e dello smercio, il primario ha dovuto trovare il suo cammino verso una maggiore efficienza economica, assumendosi le proprie responsabilità. Sono stati dunque necessari più vicinanza al mercato e maggior spirito imprenditoriale. Adeguate condizioni quadro da parte dello Stato hanno sostenuto questo processo. A tal proposito, il Consiglio federale si impegna affinché la politica agricola come pure gli impegni bilaterali o multilaterali della Svizzera in materia lascino un margine di manovra abbastanza ampio, anche dal profilo temporale, onde rendere il nuovo orientamento meno ostico per l'agricoltura. Il Consiglio federale è sicuro che grazie a questi sforzi comuni si potrà assicurare anche in futuro l'economicità della produzione svizzera di derrate alimentari. </p><p>Domanda 2</p><p>Con l'apertura dei mercati, il livello del prezzo del latte in Svizzera tenderà ad accostarsi ai valori europei. Il mantenimento di una differenza a vantaggio dei produttori di latte svizzeri dipende dall'ammontare del sostegno al prezzo del latte - specialmente del supplemento per il latte trasformato in formaggio - nonché da un bonus qualità per il latte ed i latticini svizzeri da conseguire eventualmente sui mercati. In uno studio svolto dal PFZ su incarico dell'Ufficio federale dell'agricoltura (Rieder, P.; Rösti, A.; Jörin R.; Evoluzione del mercato lattiero in condizioni quadro mutate, Zurigo 1996) è stato stimato che, con la graduale riduzione del sostegno del mercato da parte dello Stato, il prezzo del latte per il 2004 ammonterà a 70 centesimi. Sulla scorta delle previsioni dell'OCSE e dell'UE secondo cui il prezzo del latte europeo si aggirerà attorno ai 40 centesimi (OCSE per il 2008) e ai 36 centesimi (UE per il 2010) è probabile che vi sia un'ulteriore riduzione del prezzo del latte svizzero a circa 58 centesimi nel 2008 e a circa 55 centesimi al chilo di latte nel 2010. Per quanto concerne il latte biologico, ci si può attendere un prezzo superiore, in media, del 10 per cento. La differenza fra il prezzo indicativo del latte europeo indicato dall'OCSE e dall'UE rispetto alla stima del prezzo del latte svizzero dovrebbe quindi essere motivata dal sostegno del prezzo del latte e dal bonus qualità di cui sopra.</p><p>Domanda 3</p><p>Per la detenzione di vacche lattifere il prezzo del latte è importante, sebbene questo non sia l'unico fattore determinante. Non sarebbe realistico attendersi un calo dei prezzi alla produzione limitato al latte. Nei prossimi anni, quindi, il vantaggio comparativo in termini di costi della produzione lattiera svizzera non sarà messo in questione dalla tendenza generalizzata al ribasso che ci si attende sul fronte dei prezzi agricoli. Inoltre, i prezzi medi sono poco chiarificatori sui singoli segmenti che già adesso possono segnare ricavi notevolmente più elevati grazie a prodotti innovativi, particolari strategie di marketing e denominazioni protette. Tuttavia la sfida economica determinata dalle diminuzioni dei prezzi non è da escludere. Vi saranno maggiori conseguenze strutturali per la detenzione di bestiame lattifero in riferimento alle dimensioni aziendali e alla specializzazione. I Paesi confinanti, con i loro costi parzialmente comparabili e un livello dei prezzi del latte notevolmente più basso di quello svizzero, testimoniano tuttavia che la produzione lattiera resta comunque redditizia. </p><p>Domanda 4</p><p>Un abbassamento del livello del prezzo del latte provoca verosimilmente difficoltà supplementari nelle regioni, le quali già attualmente non riescono a valorizzare il latte prodotto nel loro comprensorio, e devono ricorrere ad acquirenti ubicati ad una certa distanza. È indubbio che i costi di raccolta e di trasporto accrescono in questo caso la pressione economica sui produttori di latte. Se dunque la produzione lattiera di queste regioni diminuisce o viene spostata nelle aree dove sono ubicati gli addetti alla valorizzazione, si può verificare un impatto economico negativo a livello dei produttori restanti nonché della regione interessata. Non è comunque detto che questa evoluzione sia inevitabile. Specialmente nelle regioni montane, vi sono esempi che testimoniano come grazie alle specialità casearie possa essere assicurata con successo l'indipendenza economica. Allo stato attuale dei fatti è difficile esprimersi in merito agli effetti del basso livello del prezzo del latte su determinati tipi di aziende. Anche se le aziende che detengono esclusivamente bestiame lattifero sono spesso considerate svantaggiate alla luce della riduzione annua dei mezzi di sostegno, l'evoluzione dei redditi non si discosta molto da quella degli altri tipi di aziende. Al contrario, va constatato che se si fa un confronto nell'ambito della stessa zona di gestione, il profitto del lavoro nelle aziende che detengono esclusivamente bestiame lattifero si aggira sui livelli delle aziende campicole o che detengono vacche madri. Anche il sostegno per unità di bestiame grosso che consuma foraggio grezzo nelle aziende che detengono lattifere è finora chiaramente superiore di quello delle aziende senza produzione lattiera.</p><p>Domanda 5</p><p>L'interesse in termini economici della produzione lattiera non cambierà di molto rispetto a quello degli altri rami di produzione, in quanto né nel settore della carne né della produzione vegetale sono previste evoluzioni di prezzo sostanzialmente diverse da quelle del settore lattiero. </p><p>Domanda 6</p><p>Il Consiglio federale ritiene che l'evoluzione sarà analoga a quanto descritto al punto 5. </p><p>Domanda 7</p><p>Oggigiorno l'economia lattiera, data l'interconnessione dei mercati da un lato e, dall'altro, alle esigenze politico-sociali del mercato con cui deve confrontarsi la produzione agricola, si trova davanti a sfide che presentano sia rischi che opportunità. I nuovi presupposti impongono, tuttavia, ciò che da tempo l'interventismo statale ha frenato, ovvero: un margine di manovra imprenditoriale in un contesto sicuro dal profilo della politica agricola.</p><p>Soltanto perché in Svizzera come nell'UE il livello del prezzo del latte subisce una tendenza al ribasso, non significa che bisogna mettere in dubbio gli obiettivi cardine della politica agricola. Se i mutamenti strutturali ne sono la conseguenza, nonostante essi possano essere dolorosi per i diretti interessati, non si tratta tuttavia di una novità nell'attuale contesto lavorativo. Per il Consiglio federale l'obiettivo costituzionale della multifunzionalità resta un tema conduttore della politica agricola, anche in un mondo in rapido cambiamento, cui viene attribuita una valenza particolare pure dal profilo della sostenibilità sociale. Modellando e adeguando debitamente i provvedimenti di politica agricola il Consiglio federale tiene conto delle nuove condizioni di mercato e dei valori sociali. La sua politica è sostenuta dal Parlamento, non da ultimo con il varo della Politica agricola 2007. Gli eventuali effetti settoriali indesiderati dovuti all'orientamento dell'agricoltura verso l'economia di mercato devono rientrare nello stesso contesto politico; i processi di adeguamento ostici ma necessari vanno accompagnati, ma non frenati. </p><p>Domanda 8</p><p>La struttura degli attuali strumenti di promozione è il risultato di ampie consultazioni delle cerchie interessate da un lato e, dall'altro, di procedure parlamentari. Dallo strumentario emerge l'importanza della produzione lattiera. Per il sostegno dei prezzi sul mercato lattiero attualmente (2004) sono stanziati 500 milioni di franchi circa e le previsioni per il 2007 parlano di oltre 400 milioni di franchi. Soltanto prendendo spunto dall'evoluzione dei fatti si potrà decidere se attuare altri provvedimenti. In vista degli accordi OMC, una ristrutturazione dei contributi per animali che consumano foraggio grezzo per vacche lattifere è probabilmente utile ed opportuna. Perciò è stata elaborata una relativa base legale. Dal punto di vista attuale è chiaro che le condizioni quadro finanziarie non consentono alcun margine di manovra per un eventuale sviluppo degli strumenti di promozione. Lo stanziamento di mezzi supplementari a favore dell'economia lattiera si può concretizzare solo nel quadro di una ridistribuzione interna all'agricoltura. Il diritto ad una tale ridistribuzione dovrebbe venir chiarito in modo approfondito ed inoltre presuppone un consenso minimo da parte delle cerchie agricole. Con la PA 2002 e la PA 2007, il Consiglio federale ha già tenuto conto dei punti principali elencati nell'interpellanza. Il margine di manovra imprenditoriale delle aziende lattiere non è mai stato così ampio; esso non ha più nulla a che vedere con le rigide strutture esistenti prima dell'introduzione del nuovo disciplinamento del mercato lattiero.</p><p>Domanda 9</p><p>Onde adempiere gli obiettivi costituzionali della politica agricola, è necessario che le aziende agricole siano ben strutturate e sane dal profilo finanziario. A tal fine, con la PA 2002 si sono create condizioni quadro legali, finanziarie ed economiche adeguate. Esse hanno favorito l'attuale diversità strutturale nel nostro Paese e consentito, finora, un adeguamento delle strutture aziendali socialmente sostenibile. Per parte delle aziende, tuttavia, si prospetta un futuro difficile, in cui esse dovranno confrontarsi con una crescente concorrenza. Nell'ambito dell'ulteriore sviluppo della politica agricola, il Consiglio federale è disposto a continuare a tener conto della sostenibilità dal profilo sociale dei mutamenti strutturali. A tal proposito va rammentato che, nelle sue proposte concernenti la PA 2007, il Consiglio federale ha previsto una serie di misure sociali d'accompagnamento, in concreto con aiuti per la conduzione aziendale e aiuti di riqualificazione.</p><p>Domanda 10</p><p>Il Consiglio federale è disposto a dar pienamente seguito a queste e ad eventuali domande in relazione al mandato legale inizialmente citato.</p>  Risposta del Consiglio federale.