<h2>SubmittedText<h2><p>Con la Dichiarazione di Parigi del marzo 2005 il problema dell'"efficacia della cooperazione allo sviluppo" è stato posto al centro della cooperazione allo sviluppo internazionale. A Parigi i Paesi dell'OCSE hanno concordato 12 indicatori di progresso e 21 obiettivi. La prima importante tappa intermedia nell'applicazione della Dichiarazione di Parigi è stato l'High Level Forum tenutosi ad Accra all'inizio del mese di settembre e durante il quale i Paesi donatori e quelli beneficiari hanno stilato un primo bilancio. Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Quali sono state le conclusioni della Conferenza di Accra per quanto riguarda gli indicatori e gli obiettivi stabiliti dalla Dichiarazione di Parigi?</p><p>2. Quali sono le conseguenze per le attività di sviluppo e cooperazione della Svizzera?</p><p>3. Le ONG non erano d'accordo con il ruolo riservato loro nella Dichiarazione di Parigi e hanno chiesto delle modifiche, soprattutto per quanto riguarda il concetto chiave di responsabilità ("ownership"). In che modo si è tenuto conto di queste richieste alla conferenza di Accra?</p><p>4. I Paesi in sviluppo preferirebbero che la discussione internazionale sullo sviluppo e sulla cooperazione avvenisse in seno all'ONU e non all'OCSE. La Svizzera è pronta a sostenere questa proposta in vista della prossima Conferenza di Pechino del 2011?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il terzo Forum di alto livello sull'efficacia della cooperazione allo sviluppo, che si è svolto ad Accra (Ghana) dal 2 al 4 settembre 2008, aveva lo scopo di fare il punto sui progressi realizzati dall'adozione della Dichiarazione di Parigi. Il Forum constata che "molti Paesi in sviluppo hanno migliorato la gestione dei fondi pubblici. I donatori, dal canto loro, continuano a migliorare il coordinamento a livello dei Paesi. Il ritmo di progressione è tuttavia troppo lento. In mancanza di nuove riforme e di azioni più rapide, noi (firmatari della Dichiarazione di Parigi) non riusciremo a onorare entro il 2010 gli impegni che abbiamo preso né a raggiungere gli obiettivi che ci siano prefissati riguardo al miglioramento della qualità dell'aiuto allo sviluppo". </p><p>La difficoltà di misurare l'efficacia della cooperazione allo sviluppo è stata ribadita durante il Forum di Accra. La Svizzera si è impegnata a ricercare con altre parti interessate i mezzi per misurare meglio il grado di autoresponsabilità ("ownership"), vale a dire la partecipazione dei parlamenti,  dei governi locali e delle organizzazioni della società civile nel processo nazionale di decisione e di gestione degli affari pubblici.</p><p>2. La Svizzera persegue l'attuazione della Dichiarazione di Parigi, nella quale si è impegnata sin dall'inizio. Nel 2009 sarà formulato un nuovo piano d'azione della cooperazione svizzera allo sviluppo (DSC/SECO) per rafforzare l'attuazione dei nostri impegni in settori chiave come per esempio il miglioramento della prevedibilità dell'aiuto, l'impiego dei sistemi Paese quando esistono sufficienti garanzie riguardo alla buona utilizzazione dei fondi o l'informazione del pubblico sull'efficacia dell'aiuto. La Svizzera proseguirà inoltre il suo impegno nei settori in cui ottiene già buoni risultati, come quelli dell'aiuto non vincolato (beni e servizi possono essere acquistati sul mercato internazionale) o delle molte missioni congiunte.</p><p>Con l'approvazione dei messaggi della DSC e della SECO e la formulazione della strategia unica nell'ambito della politica della Confederazione in materia di sviluppo, il Consiglio federale porta avanti la concentrazione tematica e geografica conformemente ai principi della Dichiarazione di Parigi. Prevede inoltre l'attuazione sistematica dei principi della Dichiarazione di Parigi per tutte le operazioni del nostro Paese, grazie per esempio al rafforzamento della presenza svizzera sul terreno.</p><p>3. C'è una chiaro progresso tra la Dichiarazione di Parigi e il programma d'azione di Accra per quanto concerne la società civile. Ad Accra gli sforzi e il ruolo centrale delle organizzazioni della società civile sono stati riconosciuti e questo si riflette esplicitamente nel piano d'azione.</p><p>Per quanto riguarda il principio dell'autoresponsabilità, il piano d'azione prevede che le autorità nazionali dei Paesi in sviluppo rafforzino la loro collaborazione con i parlamenti e i governi locali e con le organizzazioni della società civile nell'elaborazione, nell'attuazione e nel seguito delle politiche e dei piani nazionali di sviluppo.</p><p>La Svizzera intende lanciare programmi pilota di sostegno all'autoresponsabilità in collaborazione con le ONG svizzere. Occorre inoltre ricordare che la Svizzera, nei suoi programmi di sviluppo, applica già da tempo un approccio che include i diversi attori e promuove esplicitamente l'inclusione di tutti gli attori nei processi di pianificazione, attuazione e seguito delle politiche nazionali. Interviene spesso come facilitatore tra i  diversi livelli statali e la società civile a favore di un approccio più integrato.</p><p>4. All'interno dell'ONU, il consenso di Monterrey pone l'accento sulla complementarietà delle diverse fonti di finanziamento dello sviluppo, vale a dire tra le risorse nazionali, gli investimenti stranieri diretti, il commercio, l'aiuto pubblico allo sviluppo, eccetera. Il consenso di Monterrey sottolinea inoltre l'importanza cruciale della buona gestione degli affari pubblici (governance) da parte dei beneficiari e della qualità dell'aiuto da parte dei donatori. La Dichiarazione di Parigi, istituita nell'ambito dell'OCSE con la partecipazione di Paesi in sviluppo sempre più numerosi, si concentra sull'aumento dell'efficacia dell'aiuto. Le due iniziative sono complementari. </p><p>Alcuni Paesi in sviluppo hanno inizialmente contestato la validità delle discussioni svolte nell'ambito dell'OCSE o delle istituzioni di Bretton Woods per il fatto che i Paesi in sviluppo non fossero parificati ai donatori. La Svizzera ha tuttavia constatato recentemente che questa opposizione è quasi scomparsa dopo la conferenza di Accra, alla quale hanno partecipato oltre cento Paesi beneficiari. Questa massiccia partecipazione indica molto chiaramente l'accettazione pressoché universale di questo processo ben oltre i limiti dell'OCSE.</p>  Risposta del Consiglio federale.