<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Alla domanda n. 1</p><p>Il 6 aprile 2001 il Consiglio federale, per voce del Presidente della Confederazione, ha </p><p>inviato una missiva concernente la tematica qui illustrata al Presidente degli Stati Uniti </p><p>d'America, G. W. Bush. Il 9 aprile 2001 la missiva è stata consegnata personalmente </p><p>dal Consigliere federale J. Deiss a C. Powell, Segretario di Stato degli Stati Uniti </p><p>d'America.</p><p></p><p>Nella missiva, il Consigliere federale Moritz Leuenberger si dice preoccupato dalla </p><p>svolta annunciata dagli Stati Uniti in materia di politica climatica. Infatti, gli Stati Uniti </p><p>hanno l'intenzione di negare ogni sostegno al Protocollo di Kyoto sulla riduzione dei gas </p><p>a effetto serra Tuttavia, il Presidente della Confederazione sottolinea che il terzo </p><p>rapporto del Gruppo intergovernativo sull'evoluzione climatica ha mostrato con molta </p><p>chiarezza, che il riscaldamento climatico mondiale espone il pianeta e la sua </p><p>popolazione a un rischio notevole. La Svizzera è convinta che gli sforzi consentiti dalla </p><p>comunità internazionale nel quadro del Protocollo di Kyoto costituiscano l'unica </p><p>soluzione possibile per affrontare, a livello planetario, la minaccia del riscaldamento </p><p>climatico. Questa posizione è importante nella misura in cui costituisce un primo passo </p><p>in vista di una risposta efficace alla minaccia rappresentata da tale fenomeno. </p><p></p><p>Nella sua missiva, il Presidente della Confederazione ha inoltre fatto notare che la </p><p>Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, nella quale è incluso </p><p>anche il Protocollo di Kyoto, tiene debitamente conto dell'ampia gamma d'interessi della </p><p>comunità internazionale, fra cui anche quelli economici, così come tiene conto anche </p><p>del potenziale offerto dal progresso tecnologico in materia di riduzione di emissioni di </p><p>CO2 . Il messaggio sottolinea inoltre che la Svizzera ha fatto suoi gli obiettivi previsti da </p><p>detto Protocollo ed esorta il Presidente Bush a rivedere la sua posizione, affinché gli </p><p>Stati Uniti continuino a collaborare nel processo innescato dal Protocollo di Kyoto. </p><p></p><p>Alla domanda 2</p><p>Alla delegazione del nostro Paese il Consiglio federale aveva dato istruzioni e un </p><p>mandato preciso per la prima parte della sesta Conferenza delle parti, svoltasi all'Aia </p><p>nel novembre scorso. La Svizzera continuerà a pronunciarsi per un'attuazione credibile </p><p>e integrale del Protocollo di Kyoto.</p><p></p><p>Attualmente, la delegazione svizzera è impegnata, con i suoi partner, a dialogare con le </p><p>altri Parti aderenti alla Convenzione sul clima, al fine di trovare punti comuni per un </p><p>accordo politico che contribuisca a un successo in occasione del prossimo incontro a </p><p>Bonn. Parte della delegazione svizzera si è quindi recata recentemente a Stoccolma, </p><p>dove ha incontrato la Presidenza della Comunità europea per discutere di tale </p><p>appuntamento. Il 21 aprile 2001, la nostra delegazione è stata invitata a Nuova York per </p><p>un incontro informale di alto livello, al quale hanno partecipato altri quaranta Paesi, che </p><p>rappresentavano i diversi blocchi cristallizzatisi nel corso dei negoziati. Tutti i Paesi, con </p><p>l'eccezione degli Stati Uniti d'America, hanno reiterato il loro sostegno al Protocollo di </p><p>Kyoto. Tali Paesi, compreso il nostro, hanno vivamente insistito affinché gli Stati Uniti </p><p>d'America continuino a negoziare e ratifichino il Protocollo. </p><p></p><p>Oltre che ai numerosi contatti bilaterali e scambi di opinioni con altri partner, sia di altri </p><p>Paesi industrializzati che di Paesi in via di sviluppo, la Svizzera si mantiene in contatto </p><p>permanente con il Presidente olandese della sesta Conferenza delle Parti, a cui ha </p><p>sottoposto il proprio punto di vista sui contenuti del "pacchetto" politico da adottare a </p><p>Bonn il prossimo luglio. </p><p></p><p>Alla domanda n. 3</p><p>Il Consiglio federale ritiene che vi sia una probabilità molto alta affinché, in seguito alla </p><p>sesta Conferenza delle Parti, si adottino delle regole per l'attuazione del Protocollo di </p><p>Kyoto. Infatti, anche se gli Stati Uniti decidessero di persistere nel rifiutare ogni seguito </p><p>ai negoziati del Protocollo, gli altri Paesi continueranno a lavorare per cogliere tale </p><p>obiettivo. </p><p></p><p>La questione se adottare, insieme ad altri Paesi, delle misure di ritorsione economica </p><p>contro gli Stati Uniti non si pone in questo contesto. Dal punto di vista politico, va tenuto </p><p>conto che gli Stati Uniti d'America svolgono un ruolo importante nei forum in cui tali </p><p>sanzioni verrebbero adottate. Per questa ragioni, l'adozione di eventuali sanzioni </p><p>internazionali contro gli Stati Uniti d'America, che la Svizzera potrebbe fare sue, non </p><p>sembra una proposta improntata al realismo. Inoltre, va tenuto conto, dal profilo legale, </p><p>che, in base a diversi accordi commerciali bilaterali e multilaterali con gli Stati Uniti, il </p><p>margine di manovra di cui dispone la Svizzera per adottare da sola delle sanzioni è </p><p>considerevolmente limitato. Vi sono accordi che prevedono la segnalazione per ragioni </p><p>specifiche di prodotti provenienti da un Paese; ma in casi come questo ragioni politiche </p><p>impediscono che tali accordi prevedano delle misure di ritorsione contro il Paese </p><p>interessato. Tali misure non sono, infine, raccomandabili nemmeno dal profilo </p><p>economico. </p><p></p><p>In merito alle iniziative adottate dalle organizzazioni non governative per fare pressione </p><p>sugli Stati Uniti, il Consiglio federale ritiene che queste avvengano sotto la sola </p><p>responsabilità di tali organizzazioni.</p>  Risposta del Consiglio federale.