<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di applicare immediatamente la cosiddetta "clausola di salvaguardia" pattuita con l'UE nel quadro dell'accordo bilaterale sulla libera circolazione delle persone.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il 13 maggio 2009 il Consiglio federale ha tenuto un colloquio sulla possibilità di ricorrere alla clausola di salvaguardia. Il 20 maggio ha deciso definitivamente di non ricorrervi il 1° luglio 2009 e non prevede di riesaminare tale decisione. La clausola di salvaguardia potrà tuttavia essere applicata al più presto fra un anno, ossia il 1° giugno 2010. Essa rappresenta uno strumento di controllo, ma non comporta alcun automatismo. Secondo il Consiglio federale, va applicata soltanto se si prevede che la reintroduzione dei contingenti sarà effettivamente vantaggiosa per la Svizzera. Il Consiglio federale ritiene tuttavia che nella situazione attuale prevalgano complessivamente gli svantaggi e quest'anno ha pertanto rinunciato a ricorrere a tale clausola. </p><p>Al momento di decidere, il Consiglio federale ha soppesato scrupolosamente i possibili vantaggi e svantaggi del ricorso alla clausola di salvaguardia e ha deciso di rinunciarvi. Innanzitutto, l'effetto frenante del contingente di 44 000 permessi di dimora (B-CE/AELS) per i lavoratori immigrati dai Paesi UE-17 previsto dall'Accordo di libera circolazione sarebbe stato estremamente limitato. Inoltre, considerato l'indebolimento della congiuntura, il Consiglio federale prevede un'ulteriore diminuzione dell'immigrazione, che dipende infatti dalla richiesta di forza lavoro. Questa previsione viene avvalorata dal confronto tra i permessi rilasciati nei primi sei mesi del 2009 e quelli rilasciati nei corrispondenti mesi dell'anno precedente. Da gennaio a giugno 2009, ai cittadini degli Stati UE-17 sono stati rilasciati in totale 26 649 permessi B e 28 774 permessi L, il che equivale a una riduzione del 39 per cento per i primi e del 12 per cento per i secondi. Se, nonostante la congiuntura debole e il calo dell'offerta di posti di lavoro, non si fosse registrata una diminuzione dell'immigrazione, il Consiglio federale avrebbe avuto motivi validi per decidere diversamente.</p><p>Finora i cittadini provenienti dai Paesi UE-17 non hanno soppiantato i lavoratori svizzeri, dato che l'immigrazione riguarda principalmente settori con una forte richiesta di lavoratori qualificati e un tasso di disoccupazione inferiore alla media. Inoltre, con il ricorso alla clausola di salvaguardia si creerebbero ostacoli burocratici soprattutto per le imprese svizzere. La reintroduzione dei contingenti comporterebbe controlli supplementari da parte degli uffici cantonali della migrazione nell'ambito della ripartizione dei contingenti - con conseguenti tempi di attesa più lunghi -, incertezze delle aziende per quanto riguarda le disposizioni da impartire e numerose richieste di chiarimenti (come nel caso dei contingenti precedenti). Tali ostacoli sarebbero contrari agli interessi di una politica favorevole alle PMI e quindi dell'economia svizzera. Peraltro, la rinuncia alla clausola di salvaguardia da parte del Consiglio federale è condivisa anche dalla maggioranza dei cantoni e dei partner sociali.</p><p>Il Consiglio federale continua a osservare con attenzione l'andamento della congiuntura, dell'immigrazione e dell'emigrazione e in autunno 2009 discuterà nuovamente dell'evoluzione dell'immigrazione dall'UE. Le condizioni fissate nell'Accordo consentirebbero di reintrodurre temporaneamente contingenti per i cittadini dell'UE-17 fino al 2014. È invece corretta la constatazione dell'autore della mozione, secondo cui l'effetto frenante in caso di ricorso alla clausola nei prossimi anni continuerà a diminuire in seguito al probabile innalzamento della soglia di riferimento.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.