<h2>SubmittedText<h2><p>Il progetto Dazit, avviato il 1° gennaio 2018, intende digitalizzare l'AFD, semplificando in particolare i processi di riscossione dei dazi e dei tributi, oltre che migliorare la sicurezza della popolazione, dell'economia e dello Stato per quanto attiene alla criminalità transfrontaliera e migrazione irregolare. Nel raggio di azione del progetto si inserisce anche una riforma delle dogane mirante a un'unica struttura che riunisca tutte le competenze (controllo di persone, merci, veicoli e sicurezza dei confini; fatta eccezione per il servizio antifrode) per ragioni di razionalizzazione e maggiore efficienza del servizio. Questa organizzazione sembra però comportare alcuni cambiamenti anche a livello di requisiti del personale. In un bando di concorso dell'AFD appena pubblicato si cerca uno specialista doganale (controllo all'entrata del Paese di merci vietate e confisca di quelle pericolose) il quale non deve necessariamente essere svizzero, bastando un permesso di domicilio C per stranieri. A tal proposito va rilevato che il Corpo delle guardie di confine soggiace alla giustizia militare; sinora erano assumibili soltanto cittadini svizzeri, sui quali vengono per altro eseguiti periodicamente controlli di sicurezza da parte dei servizi di informazione dell'esercito. Inoltre ad ogni cittadino svizzero è espressamente vietato di prestare servizio armato per uno Stato estero. Finché vale tale fondato divieto, dovrebbe valere anche il contrario. Circa le riforme in corso è stato riportato dai media che il nuovo orientamento mira ad un profilo professionale uniforme che sostituirà quelli attuali di guardia di confine (controllo persone) e di specialista doganale (controllo merci). Tutti i collaboratori verranno formati per eseguire controlli globali di merci, persone e mezzi di trasporto e si specializzeranno in uno di questi tre ambiti. E sempre secondo i media essi "indosseranno la stessa uniforme e, in funzione dei compiti, saranno armati, anche se l'arma non sarà necessariamente da fuoco".</p><p>Per questi motivi chiedo al Consiglio federale:</p><p>1. In futuro il servizio di sicurezza ai confini potrà essere affidato a collaboratori senza cittadinanza svizzera? Se sì, sono previste eccezioni a dipendenza delle mansioni? </p><p>2. I titolari di permessi C potranno essere assunti dall'AFD per mansioni con arma?</p><p>3. Vi è carenza di personale di nazionalità svizzera dal punto della formazione?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Per quanto riguarda la cittadinanza, conformemente alle attuali prescrizioni relative al reclutamento dell'Amministrazione federale delle dogane (AFD), il personale doganale e quello del Corpo delle guardie di confine (CGCF) devono soddisfare requisiti diversi.</p><p>Al personale del CGCF, armato e in uniforme, è richiesta la cittadinanza svizzera. Il personale doganale deve essere in possesso della cittadinanza svizzera o del Principato del Liechtenstein oppure di nazionalità straniera e titolare del permesso di domicilio C.</p><p>L'AFD conta attualmente 4741 collaboratori, 70 dei quali non sono cittadini svizzeri. Questa cifra comprende anche i servizi di supporto.</p><p>Nel quadro dell'ulteriore sviluppo dell'AFD, il Consiglio federale esaminerà per quali funzioni sarà necessario in futuro disporre della cittadinanza svizzera. </p><p>2. Il personale che ai sensi dell'articolo 228 dell'ordinanza sulle dogane (RS 631.01) può impiegare mezzi di autodifesa e coattivi non è tenuto a possedere la cittadinanza svizzera. </p><p>3. Fatta eccezione per alcune funzioni tecniche o di specialista, al momento non sussiste carenza di personale qualificato di nazionalità svizzera.</p>  Risposta del Consiglio federale.