<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p></p><p></p><p>Negli ultimi mesi, il Consiglio federale si è pronunciato a più riprese sulle questioni della "buona gestione degli affari pubblici" in relazione alla cooperazione internazionale. Questo tema è stato ampiamente trattato nella risposta al postulato Zapfl 96.3405 del 17 settembre 1996 (rapporto sulla cooperazione internazionale della Svizzera con i Paesi del Sud e dell'Est 1986-1995). È stato inoltre affrontato nel messaggio concernente i provvedimenti di rafforzamento della cooperazione con l'Europa dell'Est e gli Stati della CSI. Sarà discusso in modo particolareggiato anche nel messaggio concernente il proseguimento della cooperazione tecnica e dell'aiuto finanziario a favore dei Paesi in sviluppo che sarà sottoposto prossimamente al Parlamento.</p><p></p><p></p><p></p><p>Inoltre, l'autore del postulato è membro della Commissione consultiva per lo sviluppo e la cooperazione internazionale. Si tratta di una commissione extraparlamentare che ha il compito di consigliare il Consiglio federale, e quindi l'amministrazione, in </p><p></p><p>merito alla cooperazione allo sviluppo (cfr. Ordinanza sulla cooperazione allo sviluppo e l'aiuto umanitario internazionali, articolo 25; RS 974.01). La Commissione si è occupata più volte della problematica della buonagestione degli affari pubblici. Infatti, in occasione di un seminario che si è svolto recentemente su questo tema, la Commissione ha pure elaborato un certo numero di raccomandazioni a questo proposito. Il Consiglio federale non considera perciò necessario presentare un rapporto </p><p></p><p>specifico su tema.</p><p></p><p></p><p></p><p>Per tali motivi, il Consiglio federale si limiterà a rispondere brevemente alle domande sollevate, ritenendo in tal modo di aver dato seguito alla richiesta legittima dell'autore del postulato di ottenere una presentazione dell'applicazione del concetto di "buona gestione degli affari pubblici" nell'ambito della cooperazione internazionale.</p><p></p><p></p><p></p><p>1.Il promovimento della "buona gestione degli affari pubblici" è una delle principali preoccupazioni della Svizzera nelle sue relazioni con i Paesi del Sud e dell'Est. il Consiglio federale ha definito questi principi già nel 1994 nell'ambito delle linee direttrici Nord-Sud (rapporto del Consiglio federale sulle relazioni Nord-Sud della Svizzera negli anni Novanta). Queste si basano sulle raccomandazioni dell'OCSE, alla cui elaborazione la Svizzera ha partecipato attivamente. La "buona gestione degli affari pubblici" riguarda essenzialmente nozioni come lo Stato di diritto, l'efficacia della gestione dello Stato, la lotta alla corruzione, la diminuzione delle spese militari eccessive, gli sforzi di democratizzazione e il rispetto dei diritti umani.</p><p></p><p></p><p></p><p>L'applicazione dei principi di "buona gestione degli affari pubblici" nel dialogo politico come pure il lavoro effettuato nell'ambito dei programmi implicano che si osservi attentamente l'evoluzione nei Paesi partner. Con un controllo sistematico a livello di politica di sviluppo, la Svizzera considera le tendenze sociali, economiche e politiche dei Paesi destinatari con i quali collabora sul piano internazionale. A tal fine, diversi elementi sono regolarmente oggetto di una valutazione:</p><p></p><p></p><p></p><p>- le condizioni quadro politiche e macroeconomiche; </p><p></p><p>- l'affidabilità e il buon funzionamento delle istituzioni pubbliche;</p><p></p><p>- la ripartizione geografica e settoriale delle spese pubbliche, che comprende anche la valutazione delle spese militari;</p><p></p><p>- la certezza del diritto come condizione di base per lo sviluppo economico;</p><p></p><p>- il rispetto dei diritti umani;</p><p></p><p>- lo sviluppo nel settore della sicurezza interna ed esterna.</p><p></p><p></p><p></p><p>2.Il Consiglio federale sostiene un'applicazione differenziata della condizionalità politica. È cosciente del fatto che l'esistenza nei Paesi partner di condizioni quadro favorevoli a livello politico svolge un ruolo essenziale riguardo al successo o al fallimento di progetti e programmi di cooperazione internazionale. Se queste condizioni quadro non sono garantite o non lo sono a sufficienza, bisogna esaminare o applicare provvedimenti a seconda dei casi. Occorre sempre tener presente il principio secondo il quale i nostri provvedimenti devono avere un effetto ben preciso sulla situazione politica dello Stato partner. Gli eventuali sforzi intesi a migliorare queste condizioni quadro a livello politico rimangono prioritari; i provvedimenti positivi adottati in questo senso, così come il dialogo politico, mantengono un ruolo di primo piano.</p><p></p><p>Se questi sforzi non ottengono il risultato sperato, si possono considerare sia l'interruzione di progetti o di programmi particolari sia la cessazione totale della cooperazione. Simili decisioni sono a volte inevitabili per consentire la realizzazione di obiettivi superiori in materia di politica di sviluppo e di politica estera. È inoltre opportuno interrompere alcuni progetti o programmi quando questo provvedimento può esercitare una pressione effettiva sul governo responsabile, spingendolo a porre rimedio alla situazione, e/o quando la cooperazione non raggiunge i gruppi ai quali è destinata.</p><p></p><p></p><p></p><p>Le situazioni seguenti possono in particolare indurre a prendere provvedimenti radicali: una violazione grave e sistematica dei diritti dell'uomo, un'interruzione del processo di democratizzazione o l'assenza totale di sforzi intesi a migliorare la gestione del governo. La valutazione della situazione politica deve basarsi principalmente sulla tendenza allo sviluppo e meno su norme assolute. In ogni modo, il principio della condizionalità è applicato solamente in casi estremi e in ultima istanza ("ultima ratio").</p><p></p><p></p><p></p><p>3.Le spese militari dei Paesi in sviluppo sono pubblicate annualmente nel rapporto sullo sviluppo umano pubblicato dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo. Il margine degli indicatori riferiti al PIL è considerevole. Questo è dovuto tra l'altro alla diversità dei dati statistici forniti dai Paesi. Per tale motivo, il Consiglio federale considera limitata l'affidabilità dei dati annuali se questi sono presi isolatamente. È più importante l'evoluzione della tendenza su diversi anni.</p><p></p><p></p><p></p><p>Le spese militari, o la parte che esse rappresentano nel bilancio pubblico, sono esaminate sistematicamente in relazione ad altri settori nell'ambito del controllo in materia di politica di sviluppo menzionato in precedenza. Nei casi in cui sono giudicate eccessive, esse sono discusse con i Paesi partner nel dialogo politico in ambito bilaterale e soprattutto multilaterale. Nelle Istituzioni di Bretton Woods i nostri rappresentanti intervengono affinché il livello delle spese militari sia preso in considerazione soprattutto al momento dell'esame dei programmi destinati ai Paesi. Inoltre, si possono sostenere provvedimenti concreti per ridurle, come ad esempio le smobilitazioni. L'entità relativa delle spese militari è altresì confrontata con la stima delle domande d'esportazione di materiale bellico.</p>  Il Consiglio federale propone di togliere il postulato di ruolo.