<h2>SubmittedText<h2><p>Insieme all'Istituto internazionale di agricoltura tropicale il Politecnico federale di Zurigo (PFZ) sta testando una varietà di manioca geneticamente modificata tramite un esperimento in pieno campo in Nigeria. La manioca è un alimento di base importante. L'obiettivo è quello di rallentare, tramite l'ingegneria genetica, la scomposizione dell'amido contenuto nelle radici di questa pianta. Si tratta di un procedimento particolarmente interessante per l'industria, che utilizza l'amido di manioca come additivo alimentare.</p><p>La domanda approvata dalle autorità nigeriane nel settembre del 2017 è stata respinta dalla Svizzera in quanto lacunosa. Mancano infatti informazioni sulla sicurezza ambientale e sanitaria e sugli antibiotici impiegati. In Nigeria vengono applicati standard meno restrittivi rispetto alla Svizzera e il PFZ approfitta di questa situazione.</p><p>In Nigeria l'esperimento ha sollevato forti critiche. Oltre ottanta organizzazioni hanno partecipato alla consultazione pubblica sul tema ma le loro obiezioni non sono state prese sul serio. Infatti, solo due giorni dopo avere confermato la ricezione dei pareri contrari, le autorità nigeriane hanno autorizzato l'esperimento.</p><p>Benché siano state rispettate le disposizioni del Protocollo di Cartagena, sottoscritto da entrambi i Paesi, desta preoccupazione il fatto che la Nigeria non abbia ancora ratificato il Protocollo addizionale di Nagoya-Kuala Lumpur, che disciplina responsabilità e risarcimenti in caso di danni alla biodiversità. </p><p>Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Quali obiettivi intende ottenere il PFZ con la ricerca ad alto rischio che sta conducendo in Nigeria? A cosa servirà la manioca geneticamente modificata?</p><p>2. Ritiene legittimo che il PFZ utilizzi standard diversi per gli esperimenti autorizzati in Svizzera e per quelli autorizzati all'estero? Cosa ne pensa del fatto che con l'esperimento in pieno campo il PFZ sta sottovalutando i rischi di questo tipo di ricerca?</p><p>3. Come valuta la responsabilità del PFZ per quanto riguarda il coinvolgimento della popolazione nigeriana e l'assenza di norme in materia di responsabilità e risarcimenti così come previste dal Protocollo addizionale di Nagoya-Kuala Lumpur?</p><p>4. Non dovrebbe forse nominare una commissione indipendente che valuti e monitori i progetti portati avanti da istituzioni pubbliche svizzere nei Paesi in via di sviluppo?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. L'obiettivo dei ricercatori che si avvalgono di esperimenti limitati in pieno campo è ottenere conoscenze biologiche fondamentali sulla manioca, un ortaggio a radice che costituisce l'alimento principale di circa un miliardo di persone. L'esperimento del PFZ fa parte di un progetto che si occupa del problema, tuttora irrisolto, della decomposizione delle radici e della diminuzione del contenuto di amido dopo la raccolta della pianta. Evitare la decomposizione della radice consentirebbe di migliorare la sicurezza e la qualità alimentare e di aumentare il valore economico della manioca, a tutto vantaggio dei coltivatori e dei consumatori. L'esperimento in pieno campo di cui si parla è di portata ridotta e orientato esclusivamente alla ricerca. Comprende 70 piante geneticamente modificate e 52 piante non modificate all'interno di un'area di 132 metri quadri sorvegliata giorno e notte. Come specificato più avanti, i rischi ambientali sono stati ridotti al minimo tramite misure adeguate e l'esperimento è stato impostato in modo tale da poter fronteggiare i rischi imprevisti, conformemente al principio di precauzione. Nell'esperimento viene utilizzata una varietà di manioca che non si trova in commercio. È positivo che gli istituti di ricerca si occupino anche di colture che hanno un impatto economico trascurabile a livello mondiale ma un valore importante a livello locale. I risultati saranno interessanti per i produttori agricoli tradizionali e per gli esperti di biotecnologie.</p><p>2. Poiché la manioca è una pianta tropicale, l'esperimento non può essere effettuato in Europa per evidenti ragioni climatiche. In Nigeria le norme relative ai test ambientali e all'emissione nell'ambiente di piante geneticamente modificate sono stabilite dalla Nigerian National Biosafety Management Agency (NBMA). Il PFZ e l'Istituto internazionale di agricoltura tropicale (IITA), un partner professionale e con una lunga esperienza alle spalle, soddisfano questi standard, che si ispirano al principio di precauzione contro gli effetti imprevisti sull'ambiente, analogamente alle norme applicate in Svizzera. La metodologia dell'esperimento condotto in Nigeria riduce i rischi derivanti dagli effetti imprevisti sull'ambiente vietando in particolare il trasferimento genico in altre piante di manioca. Non vengono utilizzati antibiotici. Le piante geneticamente modificate contengono un gene resistente agli antibiotici (hpt II) necessario per la selezione preliminare in laboratorio, durante la quale gli antibiotici vengono impiegati in maniera standardizzata per garantire il processo di produzione.</p><p>3. Conformemente alle direttive dell'NBMA, che corrispondono a quelle del Protocollo di Cartagena, il PFZ e l'IITA hanno pubblicato l'annuncio relativo alle domande di esperimenti in pieno campo in tre giornali nazionali della Nigeria, nonché sul sito internet del Protocollo di Cartagena (National Biosafety Clearing House). </p><p>Al PFZ risulta che vi sia stata un'unica obiezione da parte della Health of Mother Earth Foundation, contraria a qualsiasi tipo di esperimento in pieno campo con piante geneticamente modificate.</p><p>Il PFZ parte dal presupposto che l'NBMA abbia esaminato l'obiezione secondo le norme pertinenti, poiché una volta scaduto il termine di ricorso il PFZ e l'NBMA sono stati invitati a un'audizione sul tema. La Svizzera ha ratificato sia il Protocollo di Cartagena (RS 0.451.431) sia il Protocollo addizionale di Nagoya-Kuala Lumpur (RS 0.451.431.1), mentre la Nigeria ha ratificato solo il primo e non il secondo, che disciplina responsabilità e risarcimenti in caso di danni alla biodiversità. Il PFZ si basa sugli standard internazionali più rigidi approvati dalla Svizzera. In base ad alcune valutazioni dei rischi, nell'area in cui si svolge l'esperimento non vi sono organismi o biotopi che necessitano di protezione.</p><p>4. Considerate le prescrizioni vigenti in Svizzera e a livello internazionale sull'impiego degli organismi geneticamente modificati, una commissione indipendente avrebbe competenze e margini di manovra piuttosto limitati. Inoltre, la Svizzera non può disporre lo svolgimento di controlli all'estero. Alla luce di tutto ciò, il Consiglio federale non ritiene necessario istituire una tale commissione.</p>  Risposta del Consiglio federale.