<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di adottare una modifica della legge sulla parità tra i sessi prevedendovi un meccanismo di controllo dei salari analogo a quello istituito in altre leggi che trattano il tema del lavoro (legge sul lavoro, legge sul lavoro nero, legge sui lavoratori distaccati, ecc.).</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale attribuisce grande importanza alla parità salariale tra uomo e donna. E consapevole che tale obiettivo non è stato ancora conseguito nonostante l'articolo costituzionale e la legge federale sulla parità dei sessi. L'idea di introdurre organi di controllo non è nuova. Il 15 febbraio 2006, in occasione della valutazione dell'efficacia della legge sulla parità dei sessi, il Consiglio federale aveva già deciso di analizzare più in dettaglio i vantaggi e gli svantaggi di vari modelli di autorità estere dotate di competenze inquirenti ed esecutive. In occasione di un'audizione organizzata in novembre 2007 dall'Ufficio federale di giustizia, riguardante gli strumenti a disposizione delle autorità per imporre la parità salariale, durante la quale vari esperti stranieri hanno riferito in merito alle esperienze maturate nei loro Paesi (Canada, Gran Bretagna, Austria), i partner sociali svizzeri hanno deciso di cercare soluzioni tese a incentivare in maniera pragmatica l'eliminazione delle disparità salariali. Nel marzo 2009, assieme all'amministrazione federale (Ufficio federale di giustizia, Ufficio federale per l'uguaglianza fra donna e uomo, Segreteria di Stato dell'economia), le quattro organizzazioni mantello dei partner sociali (Unione svizzera degli imprenditori, Unione svizzera delle arti e mestieri, Unione sindacale svizzera e Travail.Suisse) hanno lanciato il cosiddetto Dialogo sulla parità salariale (www.lohngleichheitsdialog.ch). Tale progetto intende motivare il maggior numero di imprese in Svizzera a verificare volontariamente i salari versati e ad eliminare eventuali discriminazioni. Il Consiglio federale sostiene tale iniziativa dei partner sociali e ha deciso di dare una possibilità a questo progetto, che si concluderà nella primavera 2014. Segue con grande interesse gli sviluppi in tale ambito e ha altresì preso atto che finora soltanto sette imprese, tra cui l'amministrazione federale, partecipano al Dialogo sulla parità salariale. Un bilancio intermedio, previsto per l'estate 2011, indicherà se l'indirizzo è quello giusto e se sarà eventualmente necessario apportare adeguamenti o adottare ulteriori misure. Se ora il Consiglio federale proponesse di accogliere la mozione, lascerebbe intendere di non dare alcuna speranza di successo alle misure volontarie dei partner sociali. Metterebbe di principio in discussione il progetto del Dialogo sulla parità salariale. Se la cooperazione volontaria dei partner sociali non dovesse dare i risultati sperati, il Consiglio federale valuterà se ricorrere a ulteriori strumenti statali per realizzare la parità salariale.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.