<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di allestire un rapporto che risponda alle seguenti domande:</p><p>- In quale misura la nostra politica commerciale tiene conto della protezione climatica?</p><p>- In che modo la Confederazione potrebbe tener conto, nell'ambito di un accordo commerciale, del potenziale impatto di emissioni di CO2?</p><p>- In che modo potrebbe inserire la problematica delle emissioni dovute ai trasporti di merci nella sua politica commerciale?</p><p>- Come potrebbe ottimizzare gli scambi commerciali così da incoraggiare la diffusione di beni e servizi vantaggiosi per la protezione del clima?</p><p>- Come potrebbe favorire l'accesso dei Paesi in via di sviluppo alle tecnologie ambientali necessarie per la lotta al cambiamento climatico e per l'adeguamento ai suoi effetti?</p><p>- Qual è il suo margine di manovra in materia di discriminazione di certi prodotti in funzione del loro impatto climatico?</p><p>- Quali sono le misure che il Consiglio federale sarebbe disposto ad attuare?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Chiedendo in che modo può essere ottimizzata la politica commerciale della Svizzera affinché sia rispettosa del clima, l'autrice del postulato solleva indirettamente la questione della coerenza. Per coerenza il Consiglio federale intende l'impiego di strumenti specifici per raggiungere in modo ottimale, da un punto di vista globale, gli obiettivi in tutti i principali ambiti politici, ma questo risulta impraticabile se si cerca di realizzare un numero massimo di obiettivi in ogni ambito politico. Pertanto, un anno fa il Consiglio federale ha analizzato la politica economica esterna della Svizzera dal punto di vista della sostenibilità e ha definito delle priorità (capitolo introduttivo, rapporto sulla politica economica esterna 2009). Inoltre, i ministri dell'AELS hanno adottato, il 16 giugno 2010, un capitolo modello per gli accordi di libero scambio riguardante il commercio e lo sviluppo sostenibile.</p><p>La politica commerciale e la politica climatica presentano vari punti in comune. Il commercio internazionale può garantire una distribuzione ottimale dei beni e dei servizi anche da un punto di vista climatico, ad esempio fissando un prezzo per le emissioni di CO2 a livello internazionale. La liberalizzazione del commercio di beni e servizi con effetti positivi sul clima (ad es. tecnologie per l'energia eolica e solare) è un altro esempio di come la politica commerciale e la politica climatica possono sostenersi a vicenda. Simili sinergie sono possibili anche perché la maggior parte delle emissioni di CO2 vengono prodotte al momento della produzione e del consumo mentre le emissioni derivanti dal trasporto legato al commercio sono proporzionalmente basse. Ma la politica commerciale e la politica climatica o ambientale in generale sono a volte anche poco conciliabili in quanto quest'ultima si concentra sulla produzione e sul consumo e copre quindi tutto il ciclo di vita di un prodotto o di un servizio, mentre la prima si concentra sulle caratteristiche del prodotto finale e attualmente non permette, in generale, di discriminare dei prodotti in funzione del loro tipo di fabbricazione, ossia dei processi e dei metodi produttivi (PMP) utilizzati.</p><p>Affinché i PMP siano maggiormente presi in considerazione nella politica commerciale dovrebbero esservi degli standard riconosciuti a livello internazionale. Il nostro Paese opera già in tal senso, ad esempio sostenendo la "Roundtable on Responsible Soy" o il "Common Code for the Coffee Community". La Svizzera si impegna sia nell'ambito del ciclo di Doha dell'OMC sia mediante accordi di libero scambio a favore della liberalizzazione dei beni e dei servizi ambientali con un influsso positivo sul clima e/o sull'ambiente in generale. Essa sostiene inoltre progetti di protezione del clima nei Paesi in via di sviluppo nel quadro del rafforzamento delle capacità per il commercio dei diritti di emissioni di CO2 (Clean Development Mechanism) e promuove le modalità di produzione ecologiche e il trasferimento di tecnologie pulite attraverso i cosiddetti Cleaner Production Center.</p><p>Il Consiglio federale condivide l'esigenza di coerenza formulata nel postulato. Esso esamina costantemente l'attuazione dei suoi obiettivi e riferisce regolarmente al Parlamento in merito. In particolare informa il Parlamento in merito alla propria politica commerciale, alla promozione delle tecnologie ambientali nei Paesi in via di sviluppo e alla politica climatica internazionale tramite, rispettivamente, il rapporto annuale sulla politica economica esterna, il rapporto annuale della cooperazione internazionale e il rapporto sulla politica estera. Va inoltre menzionato che gli uffici federali interessati esamineranno attentamente la questione della coerenza tra la politica commerciale, climatica, ambientale e di sviluppo in vista della prossima Conferenza dell'ONU sullo sviluppo sostenibile 2012 in Brasile (Rio+20), che verterà tra l'altro sul tema dell'economia verde. Infine, già nel 2008 il Consiglio federale ha definito, nel settore dell'energia, ossia nel settore più importante per la politica climatica, una strategia dettagliata sulla politica energetica esterna della Svizzera. Per questi motivi il Consiglio federale non ritiene necessario redigere un ulteriore rapporto.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.