<h2>SubmittedText<h2><p>I popoli del Nordafrica che chiedono con mezzi pacifici libertà, democrazia e opportunità di sviluppo sociale hanno bisogno della nostra solidarietà. Il processo di democratizzazione in corso avrà successo solo se la popolazione potrà contare su una reale prospettiva politica e sociale nel suo stesso Paese. In questo contesto la Svizzera può e deve dare il suo contributo solidale e compiere una riconsiderazione radicale della propria politica nei confronti dei regimi autocratici. Il gruppo PSS pone al Consiglio federale le seguenti domande:</p><p>1. Come considera il Consiglio federale l'attuale situazione umanitaria in Libia, Tunisia, Egitto e negli altri Stati arabi toccati dai movimenti di protesta? Il Consiglio federale fornirà tempestivamente in loco un aiuto d'emergenza efficace coordinato a livello internazionale e richiederà al Parlamento un credito aggiuntivo?</p><p>2. Cosa intende fare affinché la popolazione in Nordafrica possa contare su una prospettiva politica e sociale nel proprio Paese? Quali richieste di sostegno e quali offerte sono state presentate? È previsto un vertice con UE e ONU per avviare in Nordafrica un "piano Marshall" a favore dello sviluppo democratico ed economico?</p><p>3. La Svizzera concluderà con Tunisia, Egitto e con la società civile in altri Stati partenariati di trasformazione volti a sostenere lo sviluppo partecipativo di una democrazia libera e pluralistica? Cosa propone la Svizzera nel campo del diritto costituzionale e in vista del consolidamento delle libertà fondamentali come la libertà di culto, di opinione, di parola e di riunione?</p><p>4. Il Consiglio federale svilupperà una nuova politica estera ed economica esterna nei confronti degli Stati con governi autoritari, affinché in futuro la Svizzera non tratti più le dittature violente allo stesso modo degli Stati democratici?</p><p>5. Con quali contenuti e mezzi il Consiglio federale contribuisce a far sì che la comunità internazionale si faccia carico degli attuali flussi migratori in Nordafrica? Il Consiglio federale offre per esempio alla Tunisia la possibilità di migrazioni circolari e altre forme di partenariati in materia di migrazione?</p><p>6. Come si può potenziare la cooperazione europea in materia di migrazione nei confronti del Nordafrica? Quali opportunità offre alla Svizzera la partecipazione a Schengen e Dublino? In quale modo il Consiglio federale migliora la tutela dei diritti fondamentali degli interessati?</p><p>7. Come sostiene il Consiglio federale in Nordafrica la raccolta degli elementi di prova a favore del Tribunale penale internazionale?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale segue e valuta con attenzione la situazione vigente in Nordafrica. Sono già state adottate varie misure e il coordinamento delle riflessioni e azioni è assicurato fra i dipartimenti interessati. La DSC e l'Ufficio federale della migrazione del DFGP vigilano affinché i passi intrapresi siano concertati nell'intento di garantire coerenza d'intenti e un impiego adeguato delle risorse disponibili. In particolare tre squadre d'intervento rapido dell'Aiuto umanitario della Confederazione e del corpo svizzero di aiuto umanitario (CSA) sono in missione in Egitto e in Tunisia, mentre le ambasciate al Cairo e a Tunisi sono state affiancate da uno specialista. Queste unità coordinano gli aiuti d'emergenza in stretta collaborazione con le agenzie governative e partner locali. La Svizzera ha deciso di sostenere le attività del CICR stanziando un importo di 500 000 franchi nell'ambito del servizio di assistenza medica urgente nella regione. L'Aiuto umanitario della Confederazione a sua volta ha assegnato 500 000 franchi alla Croce Rossa Svizzera affinché possa coadiuvare la Mezzaluna Rossa tunisina nell'accoglienza dei rifugiati. La Svizzera sostiene anche le iniziative promosse dall'Organizzazione internazionale per la migrazione (OIM) mettendo a disposizione un esperto del CSA e sbloccando la somma di un milione di franchi. Gli interventi dell'OIM sono intesi a fornire assistenza ai lavoratori stranieri e alle loro famiglie in fuga dalla Libia e che vogliono rientrare nel loro paese via terra, aerea o mare. In quest'ottica non è escluso che le autorità svizzere appoggino, in un prossimo futuro, altri interventi nella regione, in particolare in ordine al rimpatrio dei cittadini di Stati terzi nel loro paese d'origine. </p><p>2./3. Il processo di transizione deve essere credibile, aperto e trasparente, e deve rispondere alle legittime richieste espresse dalle popolazioni della regione. Forte dei suoi atout in materia di promozione della pace, la Svizzera si impegna a sostenere questo processo fornendo un appoggio mirato e tecnico agli attori interessati. Un esperto è stato inviato in Tunisia su richiesta della commissione di riforma politica, mentre in Egitto la Svizzera collabora da qualche tempo con organizzazioni e rappresentanti della società civile, specialmente in ambiti come la lotta alla tortura, i diritti delle donne, il lavoro minorile e la promozione del dialogo interreligioso. I recenti avvenimenti evidenziano la necessità di proseguire questo impegno e, se necessario e auspicato, di estendere queste collaborazioni ad altri Paesi della regione. La Svizzera, grazie alla sua lunga esperienza nella creazione di spazi di mediazione neutrali sul piano confessionale e religioso, vigilerà affinché tutti gli attori politici interessati e pronti al dialogo siano coinvolti. Inoltre potrà rispondere a eventuali domande legate a inchieste su gravi violazioni dei diritti umani. Infine, se sarà chiamata a farlo, inserirà propri rappresentanti nelle delegazioni di osservatori delle elezioni. In queste iniziative la Svizzera collabora strettamente con le Nazioni Unite e l'Unione europea. Il 23 febbraio 2011 ha partecipato a un incontro ad alto livello dedicato agli sviluppi in Egitto e Tunisia, organizzato dal servizio europeo per l'azione esterna. </p><p>4. L'articolo 54 capoverso 2 della Costituzione federale definisce gli obiettivi di politica estera della Confederazione. Gli obiettivi, in particolare la lotta contro la povertà, la promozione del rispetto dei diritti umani, della democrazia e della convivenza pacifica dei popoli, assumono il loro pieno significato negli eventi che hanno per teatro il Nordafrica. Nei confronti dei regimi che violano apertamente i diritti fondamentali delle popolazioni civili, la Svizzera dispone di strumenti efficaci come il dialogo sui diritti umani, i regimi sanzionatori adottati dalle Nazioni Unite, ma anche il congelamento dei beni degli esponenti di queste dittature e dei loro familiari.</p><p>5. Come anticipato al punto 1, la Svizzera sostiene con un milione di franchi le attività dell'Organizzazioni Internazionale per la migrazione (OIM). In Marocco, la DSC finanzia un programma per i migranti, rifugiati e richiedenti l'asilo inteso principalmente ad assicurare la protezione delle persone vulnerabili e l'accesso ai servizi di base. La Direzione dello sviluppo e della cooperazione finanzia altresì, in collaborazione con l'UFM, un programma dell'OIM per il rimpatrio volontario di persone provenienti dall'Africa subsahariana. La migrazione rimarrà a medio termine un tema di rilievo in Nordafrica. I temi caldi sono complessi ed eterogenei (segnatamente protezione dei migranti bisognosi, pressione migratoria dei loro propri cittadini). La Svizzera prevede un impegno nel medio periodo valorizzando i vari strumenti disponibili (programmi di protezione nella regione, partenariati in materia di migrazione) in conformità alle esigenze e alle possibilità.</p><p>6. L'ambito Schengen/Dublino consente alla Svizzera di accordarsi con i partner europei e di adoperarsi insieme per farsi carico dei flussi migratori. Concretamente, la Svizzera contribuisce, in media in ragione di circa 15 milioni di franchi all'anno, al fondo per le frontiere esterne, un fondo di solidarietà che sostiene gli Stati Schengen chiamati, come l'Italia, a sostenere costi elevati per il controllo delle frontiere esterne dello spazio di Schengen. La Confederazione contribuisce inoltre con 3,8 milioni di franchi all'anno al budget dell'agenzia Frontex, senza trascurare che ha messo tre specialisti a disposizione dell'operazione congiunta Hermes di Frontex. Due di loro sono stati inviati il 28 febbraio in Italia e sono impegnati in compiti di seconda linea di controllo lungo le coste del Sud Italia, a Caltanissetta e Bari. L'ultimo esperto è a disposizione su richiesta. Il rispetto dei diritti fondamentali è di cruciale importanza nelle operazioni svolte dall'agenzia Frontex. In particolare, queste ultime devono essere attuate in osservanza degli obblighi in materia di protezione internazionale e di non-respingimento degli Stati partecipanti. Inoltre, l'adesione della Svizzera all'accordo di Dublino permette del pari alle autorità di rinviare verso l'Italia la maggior parte delle persone che hanno depositato una domanda d'asilo su questo territorio.</p><p>7. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso di riferire la situazione in Libia dal 15 febbraio al procuratore della Corte penale internazionale. La collaborazione fra la Svizzera e la Corte penale internazionale è disciplinata nel quadro della legge federale sulla cooperazione con la Corte penale internazionale del 22 giugno (RS 351.6).</p>  Risposta del Consiglio federale.