<h2>SubmittedText<h2><p>Le disposizioni di legge devono essere adattate in modo che i proprietari di immobili in affitto</p><p>a. possano fatturare agli inquilini solo i costi di riscaldamento effettivi e al massimo una somma equivalente ai costi di riscaldamento (determinati sulla base di valori empirici) di un immobile che beneficia di un certificato energetico cantonale degli edifici (CECE) di tipo D,</p><p>b. siano obbligati a risanare gli immobili, fino ad almeno il livello D degli standard CECE, entro un termine determinato dopo l'entrata in vigore delle disposizioni corrispondenti,</p><p>c. ricevano una sovvenzione per la parte di risanamento che supera i valori del CECE di tipo D,</p><p>d. possano dedurre dalle tasse la parte dei costi di risanamento energetico che supera i valori del CECE di tipo D.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale accoglie con favore nuove soluzioni per il risanamento energetico del parco immobiliare svizzero, in particolare degli immobili in affitto. Nell'ambito del Programma Edifici, infatti, la Confederazione sostiene già, insieme ai Cantoni, il risanamento energetico degli edifici. Ciò anche alla luce del fatto che circa il 60 per cento della popolazione vive in affitto e che un quarto delle emissioni totali di CO2 in Svizzera è prodotto dal settore immobiliare. Gli incentivi agli investimenti sono un buon strumento per motivare i proprietari di immobili ad avviare i lavori necessari.</p><p>Nell'ambito del suo Programma Svizzera Energia la Confederazione promuove inoltre in diversi ambiti tematici la formazione continua degli specialisti del settore edilizio (architetti, costruttori di facciate, installatori di impianti di riscaldamento, progettisti di tecnica degli edifici) per attuare misure volte ad aumentare l'efficienza energetica e lo sfruttamento delle energie rinnovabili.</p><p>Nella normativa in materia di formazione professionale si cerca inoltre di integrare i diversi temi energetici già nella formazione per le rispettive professioni.</p><p>a. La proposta di modifica del diritto di locazione creerebbe indubbiamente, da una parte, incentivi per gli investimenti nel risanamento energetico degli edifici, ma dall'altra violerebbe il principio della pigione commisurata ai costi sancito nel Codice delle obbligazioni. I proprietari interessati dovrebbero, infatti, sostenere da sé una parte dei costi di riscaldamento invece di poterli addossare interamente ai locatari. In pratica ciò equivarrebbe all'obbligo per i proprietari di richiedere un certificato energetico cantonale degli edifici (CECE) per gli immobili in affitto. Come illustrato nel rapporto dell'Ufficio federale delle abitazioni (UFAB) "Pflicht der Vermietenden, Mietenden einen vorhandenen GEAK vorzulegen" del 13 maggio 2015 (non disponibile in italiano), una simile norma sarebbe anticostituzionale. La sua attuazione, inoltre, comporterebbe un onere notevole.</p><p>b. Ai sensi dell'articolo 89 capoverso 4 della Costituzione federale, le misure concernenti il consumo di energia negli edifici competono in primo luogo ai Cantoni. La Confederazione non può pertanto interferire nella sfera di competenza cantonale istituendo un obbligo di risanamento per gli edifici. Per cambiare questa ripartizione dei compiti sarebbe prima necessaria una modifica costituzionale. La nuova norma comporterebbe inoltre l'obbligo di richiedere il rilascio di una dichiarazione CECE per ogni immobile in affitto, ma anche in questo caso la competenza è dei Cantoni. I controlli che i Cantoni dovrebbero eseguire per verificare se un immobile in affitto dispone del CECE e a quale classe è stato attribuito sarebbero molto onerosi.</p><p>c. La promozione del risanamento degli edifici rientra nelle competenze cantonali. Il modello d'incentivazione armonizzato dei Cantoni del 21 agosto 2015 prevede già la possibilità di incentivi corrispondenti alle diverse classi CECE. Il Consiglio federale sostiene questo impegno dei Cantoni.</p><p>d. Secondo l'attuale diritto vigente le somme investite in misure energetiche rientrano tra i costi di manutenzione deducibili fiscalmente, a prescindere dal fatto che accrescano o semplicemente mantengano il valore dell'edificio interessato. Con l'introduzione di uno standard energetico minimo (valore CECE classe D) gli investimenti per interventi di risanamento energetico migliorativi potrebbero essere dedotti fiscalmente solo soddisfacendo requisiti elevati. Le Camere federali hanno già respinto una simile norma nell'ambito del dibattito sulla Strategia energetica 2050 (affare del Consiglio federale 13.074).</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.