<h2>SubmittedText<h2><p>Da anni ormai la Svizzera adotta una politica climatica nazionale difensiva, che finora è stata giustificata con l'inattività degli altri. Difatti, negli scorsi anni le emissioni globali sono fortemente aumentate, la concentrazione di CO2 nell'atmosfera raggiunge ogni anno nuovi picchi, su scala planetaria il 2014 è stato l'anno più caldo dall'inizio delle misurazioni e quasi tutti i Paesi lamentano effetti sempre più gravi dovuti ai cambiamenti climatici. In questo contesto, chiedo al Consiglio federale di illustrare come intende adeguare la propria posizione a fronte dei seguenti sviluppi registrati nel 2014:</p><p>1. la decisione dell'Unione europea di ridurre entro il 2030 sul proprio territorio le emissioni di gas serra almeno del 40 per cento rispetto al 1990;</p><p>2. la recente decisione del governo tedesco di mantenere la linea adottata in precedenza, ovvero di ridurre sul proprio territorio le emissioni di gas serra del 40 per cento entro il 2020 e del 55 per cento entro il 2030 (rispetto al 1990);</p><p>3. la dichiarazione congiunta dei due più grandi emettitori al mondo - Stati Uniti e Cina - nella quale si impegnano a cogliere obiettivi climatici rispettivamente entro il 2025 ed entro il 2030, spianando in tal modo la via a un nuovo accordo globale sul clima in occasione della Conferenza di Parigi prevista per fine 2015;</p><p>4. il fatto che nell'attuale classifica per Paesi relativa alla politica climatica la Svizzera sta iniziando a perdere posizioni, mentre i leader in materia di protezione del clima - Danimarca e Svezia - aumentano il loro vantaggio e mettono l'accento in particolare sulle opportunità offerte da una politica climatica attiva;</p><p>5. il fatto che da un lato i Paesi che hanno fatto dichiarazioni in materia di protezione del clima per il dopo 2020 (Unione europea, Stati Uniti e Cina) si siano limitati a fissare obiettivi interni e, dall'altro, fino alla Conferenza di Parigi sul clima non verrà stabilita praticamente nessuna regola per un mercato internazionale del CO2 per il periodo successivo al 2020; la qualità e il prezzo di tali riduzioni delle emissioni di gas serra restano di conseguenza sconosciuti all'estero;</p><p>6. il fatto che, dopo Stati Uniti, Gran Bretagna e altri Paesi nordici, anche la Francia si sia espressa chiaramente contro un finanziamento multinazionale e bilaterale delle centrali e delle infrastrutture a carbone, mentre nelle commissioni rilevanti la Svizzera continui a mostrarsi esitante, per non dire favorevole, a investimenti nel settore del carbone, invece di contribuire ad attuare la svolta.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. L'impegno della Svizzera a favore della riduzione delle emissioni per il periodo successivo al 2020 sarà comunicato secondo lo scadenziario internazionale alla fine del primo trimestre 2015. La politica climatica internazionale, in particolare quella dell'UE, e le conoscenze scientifiche più recenti continueranno a influenzare in modo notevole l'orientamento della politica climatica svizzera.</p><p>A causa di presupposti strutturali differenti, gli sforzi compiuti dall'UE possono essere confrontati soltanto in una certa misura con quelli attuati in Svizzera. Segnatamente, nell'UE le emissioni pro capite e il potenziale di riduzione sono più elevati.</p><p>2. Dopo la riunificazione, la Germania è riuscita a ridurre in modo notevole le sue emissioni. Da un lato, ciò potrebbe essere ricondotto alla chiusura di aziende e all'introduzione nei nuovi Länder tedeschi di tecnologie più rispettose dell'ambiente. Dall'altro lato, la Germania ha anche puntato sulla sostituzione delle centrali a carbone mediante la promozione delle energie rinnovabili. È rassicurante il fatto che la Germania mantenga la linea adottata in precedenza in relazione agli obiettivi di riduzione ambiziosi definiti a livello nazionale fino al 2030.</p><p>3. La collaborazione e la dichiarazione tempestiva in relazione agli obiettivi di riduzione per il periodo successivo al 2020 da parte dei due maggiori emettitori Cina e Stati Uniti vanno accolte con favore, in quanto costituiscono un segnale importante e positivo non solo per investimenti che rispettino l'ambiente, bensì anche per la stipulazione di un accordo globale sul clima entro fine 2015.</p><p>4. L'indice sulla protezione del clima viene calcolato in base a 15 indicatori che valutano, fra l'altro, le emissioni pro capite, l'impiego di energie rinnovabili e la politica climatica. Nel caso della Svizzera, nel 2015 l'indicatore "Politica climatica internazionale" ha ricevuto una valutazione decisamente peggiore rispetto al 2013. Questo scenario potrebbe derivare dal fatto che la Svizzera non ha aumentato gli obiettivi internazionali in materia di clima prefissati per il 2020. Ciò nonostante, la politica climatica e il giudizio globale hanno ottenuto la valutazione "buono" (la categoria "ottimo" non è in uso). I cambiamenti delle posizioni nella graduatoria non sono un fatto eccezionale in questo sistema di valutazione. Nel 2011, per esempio, la Svizzera occupava il 19° posto, mentre l'anno successivo è salita all'8° posto.</p><p>5. Nonostante la mancanza di regole internazionali e le incertezze vigenti nel mercato del CO2, si può partire dal presupposto che la possibile domanda di certificati di riduzione delle emissioni da parte della Svizzera fino al 2030 potrà continuare a essere coperta come finora grazie al ben consolidato Clean Development Mechanism (CDM).</p><p>L'obiettivo annunciato dall'UE di ridurre entro il 2030 le emissioni almeno del 40 per cento rispetto al 1990 deve essere raggiunto mediante misure interne all'UE stessa. Al contempo, tuttavia, è stata lasciata la possibilità di aumentare l'obiettivo di riduzione conteggiando le prestazioni di riduzione conseguite all'estero. Attualmente gli Stati Uniti, al contrario dei suoi Stati membri quali per esempio la California, non dispongono di una base legale valida a livello nazionale per l'acquisizione di riduzioni di emissioni estere.</p><p>6. Nell'ambito delle sue collaborazioni internazionali, in generale la Svizzera si impegna a favore di un approvvigionamento energetico sostenibile nei Paesi in via di sviluppo e in transizione, inoltre sostiene a titolo prioritario progetti di promozione dell'efficienza energetica e delle energie rinnovabili. Questo principio vale per l'impegno della Svizzera sia su scala bilaterale sia nel quadro delle cooperazioni che intrattiene a livello multilaterale. La Confederazione non finanzia più nuovi progetti e programmi svolti all'estero che si basano su vettori energetici fossili nonché sul carbone. In qualità di membro della Banca mondiale e delle banche regionali di sviluppo, tuttavia, la Svizzera partecipa indirettamente al finanziamento di progetti basati sul carbone. Nell'ambito delle banche multilaterali di sviluppo, la Svizzera si impegna a favore di una prassi restrittiva per il finanziamento di progetti svolti nei Paesi in via di sviluppo e in transizione e basati sulle centrali a carbone, mentre nel caso di tutti gli altri Paesi si mette d'accordo con i rispettivi gruppi di voto. La Svizzera accetta progetti basati sul carbone, in particolare la costruzione di nuove centrali a carbone, soltanto in casi eccezionali e previa verifica accurata del progetto in questione.</p>  Risposta del Consiglio federale.