<h2>SubmittedText<h2><p>La scelta della migrazione d'élite operata nel 2005 con l'adozione della legge federale sugli stranieri (art. 23) pone il problema della fuga di cervelli dei lavoratori qualificati provenienti da Paesi in via di sviluppo. Il programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo rileva in particolare che in Africa l'elemento che più colpisce è l'esodo dei medici.</p><p>La scelta del criterio dell'alta qualificazione per il reclutamento di lavoratori extra-europei provenienti dal secondo cerchio può rallentare in misura significativa lo sviluppo economico dei Paesi terzi interessati. Consapevole di tale problematica, da qualche anno l'UE prevede di ridurre la fuga di cervelli favorendo il principio della migrazione circolare e limitando il reclutamento dei lavoratori extra-europei quando determinati settori economici si trovano in una situazione critica (COM, 2007, 248). Sarebbe inoltre ipotizzabile un reclutamento etico per i settori particolarmente vulnerabili alla fuga di cervelli. È nota la crisi mondiale delle risorse umane nel settore della sanità, in particolare la grave penuria di personale sanitario cui devono far fronte determinati Paesi africani e che non fa che aggravare la fuga di cervelli. </p><p>Sotto questo punto di vista pono al Consiglio federale le seguenti domande:</p><p>1. Il Consiglio federale prevede o ha previsto di attuare una politica volta a limitare il rischio di fuga di cervelli dai Paesi d'origine? È previsto un approccio coerente di reclutamento etico?</p><p>2. Sono ipotizzabili incentivi tesi a incoraggiare la circolarità dei lavoratori qualificati (aiuto alla ricerca di un impiego o alla creazione di un'impresa per agevolare il reinserimento dei migranti di ritorno nel loro Paese d'origine, istituzione di criteri per monitorare i programmi di migrazione circolare, impegno a non reclutare cittadini di Paesi terzi nei settori che un Paese ha indicato come sotto pressione, accordi bilaterali conclusi con i Paesi interessati contenenti disposizioni che accordano borse destinate agli studenti "circolari", ecc.)?</p><p>3. In tale ambito è ipotizzabile un trattamento preferenziale per i Paesi terzi che collaborano in tal modo nell'ambito di un partenariato di mobilità?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Oggigiorno la fuga di cervelli, per anni caratterizzata da flussi unilaterali dai Paesi del Sud verso il Nord, si è trasformata in un fenomeno complesso e multilaterale. La grande maggioranza dei lavoratori qualificati stranieri ammessi in Svizzera proviene da Paesi industrializzati quali gli Stati membri dell'UE, gli Stati Uniti o il Canada. Le rigide condizioni di ammissione e l'orientamento della politica svizzera in materia di ammissione di lavoratori provenienti da Stati terzi sono in generale sufficienti per limitare la fuga di cervelli dai Paesi in via di sviluppo.</p><p>1. Il Consiglio federale è da tempo consapevole delle conseguenze nefaste della fuga di cervelli, in particolare dei medici e degli altri professionisti del settore della sanità provenienti dall'Africa, continente che conosce già una forte penuria di personale. Anche se il reclutamento del personale sanitario dai Paesi in via di sviluppo resta molto limitato in Svizzera e la stragrande maggioranza del personale straniero proviene dai Paesi limitrofi, il reclutamento in questi e in altri Paesi dell'OCSE contribuisce indirettamente ad aggravare la penuria di personale nei Paesi più poveri. Il Consiglio federale ha pertanto adottato provvedimenti specifici in tale ambito. Nel 2006 si è infatti posto l'obiettivo, nel quadro della sua politica estera in materia sanitaria, di regolare espressamente la migrazione del personale sanitario in modo da soddisfare le esigenze del mercato del lavoro nei Paesi industrializzati o emergenti, senza tuttavia privare i Paesi in via di sviluppo del personale necessario. Nel marzo 2012 ha precisato la propria posizione impegnandosi a lottare contro la penuria mondiale del personale sanitario e la sua ripartizione disuguale in particolare attuando il codice di condotta mondiale dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per il reclutamento internazionale di personale sanitario, adottato dall'assemblea mondiale dell'OMS nel 2010. Anche se il codice non rappresenta uno strumento giuridicamente vincolante, la Svizzera, analogamente agli altri Stati membri dell'OMS, ha sottoscritto tali principi generali impegnandosi a metterli in pratica secondo le proprie modalità, in quanto offrono un approccio coerente di reclutamento etico. Il rapporto di attività della Svizzera consegnato all'OMS il 15 giugno 2012 riassume le misure già adottate, che mirano sostanzialmente a ridurre la dipendenza del nostro Paese dal personale sanitario formato all'estero, in particolare aumentando il numero di diplomati nel settore sanitario (p. es. con il masterplan "Formazioni professionali sanitarie") e migliorando, attraverso il rafforzamento dei sistemi sanitari in generale, le condizioni di lavoro dei professionisti sanitari nei Paesi colpiti da penurie acute. Sono stati inoltre adottati provvedimenti tesi a sensibilizzare i principali attori interessati dal codice dell'OMS e ad associarli ai lavori in corso. La Svizzera segue da vicino questi sviluppi.</p><p>2. Attualmente il Consiglio federale privilegia la via del coordinamento internazionale, la sensibilizzazione degli ambienti interessati e la riduzione della dipendenza svizzera nei confronti dei professionisti sanitari stranieri tramite l'attuazione delle misure summenzionate. Cittadini di Stati terzi sono regolarmente ammessi in Svizzera a scopo di formazione o perfezionamento professionale di breve durata, nel settore della sanità e in altri settori importanti per i Paesi in via di sviluppo. Tali soggiorni si iscrivono nell'ambito di accordi internazionali e sono retti dalle disposizioni della legislazione in materia di stranieri concernenti i soggiorni nel quadro di progetti di aiuto e di sviluppo, di scambi internazionali o di accordi bilaterali sullo scambio di stagisti. Tale possibilità è peraltro prevista dal codice dell'OMS. Per il momento non sono previsti altri provvedimenti incentivanti.</p><p>3. Al di fuori delle disposizioni summenzionate non è per il momento previsto alcun partenariato di mobilità per ovviare al fenomeno della fuga di cervelli.</p>  Risposta del Consiglio federale.