<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato a esaminare l'opportunità di lanciare una campagna di sensibilizzazione sui problemi che il ricorso alla maternità surrogata all'estero pone per la protezione del figlio e il suo diritto a conoscere le proprie origini nonché la dignità delle madri surrogate.</p><p>Una minoranza (Nidegger, Fehr Hans, Huber, Markwalder, Merlini, Reimann Lukas, Rickli Natalie, Schwander, Stamm, Wasserfallen) propone di respingere il postulato.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nel rapporto sulla maternità surrogata del 29 novembre 2013, il Consiglio federale aveva evocato la possibilità di lanciare una campagna nazionale di sensibilizzazione per reagire al fenomeno della maternità surrogata e del commercio internazionale da essa generato. Riteneva che una campagna informativa sui rischi psichici, fisici e sociali corsi dalla madre surrogata e sulle difficoltà giuridiche e identitarie con cui sono confrontati i figli dissuaderebbe i genitori intenzionali in Svizzera a ricorrere a tale procedura.</p><p>Dalla pubblicazione del rapporto, vari elementi hanno relativizzato questo ragionamento.</p><p>Da un lato, da circa due anni i media riportano regolarmente casi concreti. Nel 2014, per esempio, il caso di una coppia australiana che, secondo gli articoli apparsi sulla stampa, ha rifiutato il figlio affetto da trisomia 21 della madre surrogata thailandese cui aveva fatto ricorso ha scosso l'opinione pubblica. Anche la decisione del Tribunale federale del 21 maggio 2015 su un caso di maternità surrogata nel cantone di San Gallo ha avuto una grande copertura mediatica. Al di là dei casi concreti, la maternità surrogata è ampiamente dibattuta, cosicché esiste già una vasta informazione in materia.</p><p>Dall'altro, attualmente il Consiglio federale non è certo che una campagna di sensibilizzazione produrrebbe gli effetti sperati. Potrebbe infatti incitare alcuni genitori intenzionali a ricorrere alla procedura illegale della maternità surrogata. Uno studio sociologico pubblicato poco dopo il rapporto del Consiglio federale presenta inoltre i genitori intenzionali come persone che riflettono a lungo sui vari aspetti della maternità surrogata, ma per i quali il desiderio di avere un figlio è prioritario rispetto alle considerazioni giuridiche o etiche, se non addirittura rispetto ai rischi per la salute della madre surrogata (Nora Bertschi, Leihmutterschaft, Berna 2014). Da questo punto di vista, il gruppo target sarebbe poco o per nulla ricettivo a questo tipo di campagna.</p><p>Per i motivi summenzionati, il Consiglio federale non ritiene più opportuno realizzare una campagna di sensibilizzazione. Continuerà tuttavia a osservare con attenzione l'evoluzione del fenomeno.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.