21. März 1984 N 341 Motion Carobbio Bundesrat Purgier: Der Bundesrat ist bereit, das Postulat entgegenzunehmen. Ich meine aber, dass die Befürchtung von Herrn Allenspach hier durchaus aufgegriffen und besei- tigt werden kann. Ich darf ganz kurz folgendes festhalten: Der Bund und die Sozialpartner haben die Notwendigkeit einer intensiveren Arbeitsmarktforschung erkannt. Sie selbst haben im neuen Arbeitslosenversicherungsgesetz in Artikel 73 festgehalten, dass die Arbeitslosenversicherung im Hinblick auf die Schaffung eines ausgeglichenen Arbeits- marktes die angewandte Arbeitsmarktforschung durch Bei- träge fördern kann. Auch im Rahmen der nationalen For- schungsprogramme - und dort vor allem unter dem Pro- gramm «Wirtschaftsentwicklung und Regionalprobleme« - werden arbeitsmarktliche Probleme erforscht. Unter ande- rem wurden die Grundlagen für die jetzt von beiden Herren angesprochenen Fragen zur Arbeitskräftegesamtrechnung dort erarbeitet. Im weiteren wird es mit der kürzlich realisierten Neukonzep- tion der Beschäftigungsstatistik in naher Zukunft möglich sein, vierteljährlich die Beschäftigungsentwicklung auch regional für die Kantone und die Grossstädte zu verfolgen. Als offene Stellen werden die den Arbeitsämtern gemelde- ten Stellen - ich betone: die den Arbeitsämtern gemeldeten - statistisch erfasst und angeboten. Bei diesen Stellenange- boten handelt es sich vor allem um jene, von denen der Arbeitgeber annimmt, dass sie dank den Vermittlungsbemü- hungen der Arbeitsämter besetzt werden können. Eine Meldepflicht kennen fünf Kantone: Uri, Graubünden, Wallis, Neuenburg und Genf. Die freiwillige Meldung an die Arbeitsämter hängt also in erster Linie davon ab, ob der Arbeitgeber an einen Vermittlungserfolg glaubt oder nicht. Je attraktiver die öffentliche Arbeitsvermittlung, desto eher und zahlreicher werden den Arbeitsämtern die offenen Stel- len gemeldet. Das dürfte im Interesse der Arbeitgeber und der Arbeitnehmer und deren Organisationen liegen. Diese Überlegungen, die ich soeben erwähnt habe, führten uns dazu, mit der Idee einer EDV-unterstützten Arbeitsver- mittlung und Arbeitsmarktstatistik ernst zu machen, nicht in dem Sinne, hier etwas gegen den Willen der Beteiligten zu erzwingen, sondern im Sinne einer Dienstleistung. Daher die Idee, dieses Projekt als Versuchsbetrieb in fünf Pilotkanto- nen zu lancieren. Wir werden Sie über deren Ergebnisse informieren, und Sie werden gestützt auf den Versuchsbe- trieb, den wir AVAM nennen, überprüfen und je nach Ergeb- nissen Arbeitgebern und Arbeitnehmern sagen, wie man sich hier noch besser finden könnte. Mit anderen Worten: In der Postulatsform scheint uns der Gedanke, den Herr Bircher hier vorgetragen hat, auch für die Arbeitgeber interessant, aber ich wiederhole: ohne eine Meldepflicht, die Herr Allenspach hier bekämpft hat. Ich betone also: keine Meldepflicht. Le président: Le Conseil fédéral est prêt à accepter le postulat. M. Bremi avait proposé de le rejeter. C'est M. Al- lenspach qui s'exprime à ce sujet. Allenspach: Herr Furgler hat soeben erklärt, das Postulat sei nicht so zu interpretieren, dass aufgrund dieses Postulates nun eine gesetzliche Meldepflicht vorgesehen werde. Es sollen die Erfahrungen des Projektes AVAM abgewartet werden, das nicht von einer gesetzlichen Meldepflicht aus- geht, sondern auf einer freiwilligen Meldung der offenen Stellen an die Arbeitsämter beruht. Ich bin überzeugt, dass die Zusicherungen von Herrn Bundesrat Furgler vom Gesamtbundesrat eingehalten werden. Jedenfalls ist im Entwurf zum neuen Arbeitsvermittlungsgesetz keine Melde- pflicht für offene Stellen von Bundes wegen vorgesehen. Ich habe dieses Postulat bekämpft, weil ich vermeiden wollte, dass aufgrund dieses Postulates die Meldepflicht für offene Stellen in diesem Gesetz verankert wird. Aufgrund der Zusi- cherung des Bundesrates und dieser Interpretation möchte ich der Überweisung dieses Postulates nicht mehr oppo- nieren. Überwiesen - Transmis #ST# 82.574 Motion Carobbio Arbeitsmarktkontrolle Marché du travail. Mesures de contrôle Mercato del lavoro. Misure di controllo Wortlaut der Motion vom 7. Oktober 1982 Die zahlreichen Entlassungen und die immer weitergehende Einführung der Kurzarbeit in zahlreichen Betrieben werfen die konkrete Frage der Überwachung des Arbeitsmarktes auf. Der Bundesrat wird gebeten: a. zu untersuchen, ob nicht Gesetzesbestimmungen einge- führt werden könnten, die den Grundsatz festlegen, dass Entlassungsmassnahmen oder die Einführung von Kurzar- beit im voraus mit Begründung den zuständigen kantonalen oder eidgenössischen Behörden und den Arbeitnehmerver- tretern zu unterbreiten sind; b. zu prüfen, ob für die Betriebe nicht die Pflicht eingeführt werden könnte, die freien Stellen zu melden. Texte de la motion du 7 octobre 1982 Les nombreux licenciements et l'introduction sur une échelle toujours plus grande de l'horaire réduit dans beau- coup d'entreprises posent le problème concret de la surveil- lance du marché du travail. Le Conseil fédéral est prié: a. D'étudier la possibilité de créer des dispositions légales établissant le principe selon lequel les mesures de licencie- ment ou celles visant à introduire un horaire réduit doivent être soumises préalablement, ainsi que les motifs qui les justifient, aux autorités compétentes, cantonales ou fédé- rales, et aux représentants des travailleurs; b. D'étudier la possibilité de rendre obligatoire l'annonce des postes vacants. Testo della mozione del 7 ottobre 1982 I numerosi licenziamenti, nonché l'introduzione sempre più larga dell'orario ridotto in numerose aziende, pone il pro- blema concreto della sorveglianza del mercato del lavoro. II Consiglio federale è pregato: a. Di studiare la possibilità di introdurre disposizioni legali che stabiliscono il principio secondo il quale misure di licenziamento o di introduzione dell'orario parziale devono essere preventivamente sottoposte, con le motivazioni che le giustificano, alle autorità competenti, cantonali o federali, e ai rappresentanti dei lavoratori; b. Di studiare la possibilità di introdurre l'obbligo di annun- ciare i posti vacanti. Mitunterzeichner- Cosignataires - Cofirmatari: (Crevoisier), Dafflon, Herczog, (Magnin), Mascarin (5) Schriftliche Begründung - Développement par écrit Motivazione scritta I licenziamenti sempre più frequenti, l'introduzione sempre più larga dell'orario ridotto in numerose aziende di parec- chie regioni del paese e di diversi settori dell'economia sollevano il problema di una più efficace sorveglianza del mercato del lavoro. E ciò per le spiacevoli consequenze che tali misure hanno per i lavoratori colpiti e per intere regioni del paese, nonché più in generale per l'economia del paese. In ogni caso, proprio per i problemi che i licenziamenti pongono, non possono più essere lasciati alla libera scelta di una parte sola, quella padronale. In particolare quando si tratta di misure di licenziamento o di introduzione dell'orario ridotto per motivi economici o come consequenza di ristrutturazioni è importante che tutte leMotion Carobbio 342 N 21 mars 1984 parti sociali e l'autorità politica possano prenderne cono- scenza per tempo, per valutar; la giustificazione delle stesse e possibili soluzioni. In questo senso sembra opportuno studiare la possibilità di introdurre disposizioni legai che stabiliscano il principio secondo il quale misure di licenziamento o di introduzione dell'orario ridotto debbano essere preventivamente, in un lasso di tempo ragionevole, sottoposte, accompagnate dalle motivazioni che le giustificano, alle autorità competenti, cantonali o federali, e ai rappresentanti dei lavoratori, com- missioni di fabbrica o sindacati. D'altro lato è pure importante studiare la possibilità di intro- durre le basi legali per obbligare le aziende a annunciare i posti vacanti. Sarà così possibile stabilire statistiche più precise relative al mercato del lavoro e soprattutto studiare misure concrete per lottare contro la disoccupazione. » Schriftliche Stellungnahme des Bundesrates Rapport écrit du Conseil fédéral Risposta scritta del Consiglio federale 1. L'obbligo semplice di notificare l'introduzione dell'orario di lavoro ridotto e i licenziamenti risale essenzialmente ai decreti federali del 1975, di durata limitata, intesi a combat- tere le diminuzioni dell'impiego e dei redditi. Stando al vigente disciplinamento, i datori di lavoro hanno l'obbligo di notificare all'autorità competente per il mercato del lavoro, entro il 5 di ogni mese, il numero di lavoratori colpiti da disoccupazione parziale du rente il mese precedente, i licen- ziamenti avvenuti per motivi economici, nonché i licenzia- menti pronunciati per una da-,a ulteriore. Lo scopo di questo obbligo consiste Dell'orienta-e tempestivamente le autorità al fine di migliorare le prospettive di collocamento e di porre in atto eventuali provvedimenti intesi a promuovere l'occu- pazione (per es. corsi di rieducazione e di perfezionamento professionali, programmi d'impiego). Ciò si è rivelato oppor- tuno. Per quanto riguarda in particolare la disoccupazione parziale, la nuova legge sull'assicurazione contro la disoc- cupazione prevede che il datore di lavoro deve notificarla per iscritto all'autorità cantonale, di regola almeno dieci giorni prima della sua introd jzione, motivandone la neces- sità. La soluzione proposta va pertò oltre a questo disciplina- mento, in quanto la decisioni; circa i licenziamenti o l'intro- duzione dell'orario ridotto ne n dovrebbe più essere lasciata soltanto al datore di lavoro. Come emerge dalla motivazione, il presentatore della mozione! vorrebbe che tanto alle auto- rità quanto ai rappresentanti dei datori di lavoro venisse conferito un certo diritto di essere consultati nel caso di siffatte decisioni aziendali. Un tale provvedimento ridur- rebbe però la flessibilità dell'impresa e diminuirebbe la sua capacità produttiva. In tal modo, senza migliorare la prote- zione dei lavoratori, anche se lo a breve termine, si potrebbe però pregiudicare, a lungo termine, la situazione dell'occu- pazione. Un obbligo di notificazione in questa forma sarebbe in pratica, segnatamente in caso di licenziamenti, pressoché inattuabile e rimarrebbe perciò privo d'effetto. Siccome poi ci si dovrebbe attendere un accresciuto impe- gno amministrativo con un rispettivo aumento dell'onere per l'amministrazione pubblica, il Consiglio federale non ritiene opportuno di esaminare, al momento attuale, delle misure più incisive. 2. Anche la seconda richiesta di chi presenta la mozione, tendente ad introdurre un obbligo generale di notificazione dei posti vacanti da parte dei datori di lavoro, non costitui- sce un appropriato strumento per evitare o per combattere la disoccupazione. La rioccupazione di un posto di lavoro, rispettivamente la creazione di uno nuovo, dipende in larga misura dall'evoluzione economica, come pure dalle aspetta- tive e dalle valutazioni dell'impresa e soggiace in parte a fluttuazioni a breve termine. Questa realtà non potrebbe essere mutata nemmeno da jn obbligo di notificazione dei posti vacanti da parte del datore di lavoro. A prescindere da questo, un tale obbligo condurrebbe ad uno sproporzionato dispendio amministrativo e potrebbe in pratica difficilmente essere controllato. Ciò è confermato dalle esperienze fatte all'estero e in quei cantoni dove tale obbligo di notificazione già esiste. L'attuale regolamentazione secondo cui il datore di lavoro può notificare liberamente i posti vacanti alle autorità prepo- ste al mercato del lavoro, si è affermato. In pratica vengono notificati quei posti vacanti che il datore di lavoro spera, grazie allo sforzo di collocamento degli uffici del lavoro, di poter occupare. Quanto più si migliorerà il collocamento, tanto più facilmente verranno notificati i posti vacanti. Que- sta considerazione ha fatto maturare l'idea di migliorare l'efficienza del collocamento pubblico e di perfezionare la statistica del mercato del lavoro. A questo scopo verrà effettuato prossimamente, in collaborazione con cinque cantoni pilota, un esperimento di durata limitata, con il quale si intende provare le possibilità di ricorrere all'elabora- zione elettronica dei dati in questo campo. Un obbligo di notificazione dei posti vacanti non è però previsto. Schriftliche Erklärung des Bundesrates Déclaration écrite du Conseil fédéral Dichiarazione scritta del Consiglio federale II Consiglio federale raccomanda di respingere la mozione. M. Carobbio: II est vrai qu'après l'intervention de M. Allens- pach et les déclarations de M. Furgler, conseiller fédéral, à propos du postulat de M. Bircher, c'est avec beaucoup de courage que je monte à la tribune pour vous inviter à approuver ma motion contre la proposition du Conseil fédé- ral visant à la rejeter purement et simplement. Ma motion du 7 octobre 1982 demandait au Conseil fédéral d'étudier la possibilité d'introduire l'obligation d'annoncer les places vacantes ainsi que les dispositions légales en vue d'établir le principe selon lequel des mesures de licencie- ment et d'introduction de l'horaire partiel doivent être préa- lablement soumises, accompagnées des motifs justificatifs, aux autorités compétentes cantonales ou fédérales et aux représentants des travailleurs. En l'occurrence, ces deux propositions tendaient à permettre d'une part que les pou- voirs publics puissent exercer un contrôle plus régulier sur le marché du travail - cela afin de pouvoir, en accord avec les partenaires sociaux, intervenir à temps pour éviter les conséquences négatives des licenciements qui touchent les travailleurs et parfois aussi des régions entières - et d'autre part à augmenter les possibilités pour les travailleurs de connaître à l'avance leur situation face à des difficultés économiques et donc de pouvoir en discuter avec les parte- naires sociaux. Loin de moi l'idée de proposer des mesures qui donneraient un pouvoir excessif à l'Etat, dans le domaine de l'économie. Je suis assez conscient du fait que dans une économie de libre-marché telle qu'elle existe en Suisse, son rôle doit seulement se limiter à celui de la coordination. Le Conseil fédéral, dans sa réponse à la première question, précise à propos de l'horaire réduit, qu'il existe déjà une disposition obligeant les patrons à annoncer leur intention de mettre des travailleurs en chômage partiel. Cependant, le Conseil fédéral est aussi d'avis que la proposition contenue dans ma motion va trop loin car elle tend à introduire un certain pouvoir de «veto» en ce qui concerne les organisa- tions de travailleurs, face au développement de la situation économique. Je puis à nouveau affirmer ici que cette idée-là ne m'a pas effleuré. Ma proposition visait simplement à faire en sorte que les divers partenaires sociaux, c'est-à-dire patrons, travailleurs et leurs syndicats et l'Etat puissent discuter ensemble des diverses situations qui souvent tou- chent à des intérêts qui vont beaucoup plus loin que ceux de la simple entreprise. Je pourrais citer à M. Furgler un cas au Tessin - qui fait l'objet d'une interpellation que l'on devrait discuter encore aujourd'hui si possible - qui concerne la Monteforno de Bodio. Dans ce cas précis, la direction de l'entreprise avait pris la décision de licencier plus de 150 travailleurs. Toute- fois, la réaction des travailleurs d'un côté et l'intervention du21. März 1984 N 343 Postulat Deneys canton du Tessin de l'autre, ont abouti à l'ouverture d'une discussion qui a permis de trouver une solution plus favora- ble aux travailleurs que le licenciement, à savoir celle d'in- troduire le chômage partiel par groupes, chaque mois. Cette décision, il est vrai, a été prise sans qu'il existait aucune disposition légale. En l'occurrence, ma proposition tend simplement à légaliser une procédure semblable. Or, je ne pense pas qu'en agissant ainsi, l'on cherche à donner aux différents partenaires sociaux et à l'Etat un pouvoir excessif dans la vie économique. Pour ces motifs-là, je suis d'avis qu'il est justifié de mainte- nir, concernant le premier point de ma motion, cette der- nière comme telle: Je serai très bref à propos du deuxième point. Là aussi, il s'agit par l'introduction de l'obligation d'annoncer les postes vacants, de donner aux pouvoirs publics les instruments nécessaires pour mieux connaître la situation du marché, afin que dans les discussions avec les partenaires sociaux, l'on puisse trouver des solutions allant dans le sens de l'intérêt des entreprises et des travailleurs mais aussi de celui des régions concernées et du pays tout entier. C'est pourquoi j'insisterai pour que ma motion soit maintenue comme telle et je vous invite à l'approuver. Bundesrat Furgler: Herr Carobbio zielt mit seinem Vorstoss auf die Prüfung von Gesetzesbestimmungen ab, wonach Kurzarbeit und Entlassungen im voraus und mit Begrün- dung den Behörden und den Arbeitnehmervertretern zur Begutachtung zu unterbreiten sind. Gleichzeitig soll eine Meldepflicht für offene Stellen geprüft werden. Ich darf daren erinnern, dass wir als geltende Regelung eine einfache Meldung bei Kurzarbeit und Entlassungen kennen. Diese Regelung hat sich als zweckmässig erwiesen. Ich verweise auf die Lösung im neuen Arbeitslosenversiche- rungsgesetz, über die wir heute indirekt gesprochen haben. Persönlich halte ich dafür, dass eine weitergehende Mass- nahme im Sinne einer Verpflichtung behördlicher Mitwir- kung, aber auch im Sinne einer Verpflichtung der Mitwir- kung der einzelnen Sozialpartner und deren Organisatio- nen, über all das hinausgeht, was wir in unserer freien sozialen Marktwirtschaft den Unternehmen zumuten kön- nen und zumuten wollen. Wenn Sie diese Art Sachzwänge neu schaffen, dann kom- men Sie nicht zu dem von Ihnen erhofften Erfolg, sondern zu einer unerhörten Verkomplizierung der einzelnen Sozialpartnergespräche in den Unternehmen; Sie zerstören letzten Endes die unternehmerische Freiheit. Wie wollen Sie in der heutigen Zeit die Technologiepro- bleme bewältigen, wenn Sie den Zeitverlust in Kauf zu nehmen hätten, der bei jeder Umwandlung einzelner Betriebsabteilungen - um ein Beispiel zu nennen - entstünde? Die von Ihnen erwähnte Monteforno-Situation ist mir sehr gut bekannt. Sie zeigt Ihnen, dass beim gelten- den Recht aufgrund bestehender partnerschaftlicher Bezie- hungen zwischen Arbeitgebern und Arbeitnehmern, aber auch aufgrund des selbstverständlichen Interesses, das eine kantonale Regierung und der Bundesrat für diese Unterneh- men haben, Lösungen gefunden werden können, ohne dass eine neue gesetzliche Verpflichtung geschaffen werden muss. Solche weitergehenden gesetzlichen Normen würden also den Schutz der Arbeitnehmer nicht verbessern, wohl aber die Flexibilität der Unternehmen verringern. Sie wären damit auch für die Arbeitnehmer kontraproduktiv. Mit Bezug auf die Meldepflicht möchte ich nicht wiederho- len, was ich vor wenigen Minuten Herrn Bircher sagte. Sie haben verspürt, dass wir mit diesen neuen Versuchen, die Arbeitsmarktstatistik zu verbessern, gute Instrumente bereit- stellen. Eine Verpflichtung aber, mit den entsprechenden Durchsetzungsschwierigkeiten, erachten, wir nicht als zweckmässig. Das ist der Grund, weshalb wir am bisherigen Arbeitslosenversicherungsgesetz festhalten und diese Motion ablehnen. Abstimmung - Vote Für Überweisung der Motion Dagegen 18 Stimmen 68 Stimmen #ST# 82.508 Postulat Deneys Büroautomation. Arbeitsbedingungen Bureautique. Conditions de travail Siehe Jahrgang 1982, Seite 1797 Voir année 1982, page 1797 Diskussion - Discussion Villiger: Ich hoffe, dass Sie anstelle von Herrn Ammann-Bern mit mir vorliebnehmen. Es geht hier um die Bildschirm- arbeit. Neue Technologien - das weiss man seit längerem - führen immer zu einer gewissen Irritation bei der Einfüh- rung, und anfänglich hat man durchaus Verständnis auch für eine kritische Betrachtungsweise. Gerade die Bild- schirmarbeit hat ja in den letzten Jahren explosiv zugenom- men; es ist gewiss richtig, dass sich die Sozialpartner um diese Frage kümmern. Allerdings wird diese Problematik oft recht emotional diskutiert, und eine nüchterne Betrach- tungsweise führt dann nicht zu spektakulären Erkennt- nissen. Meines Erachtens ist der Weg zur Lösung durchaus mögli- cher Probleme über arbeitsrechtliche Vorschriften falsch. Wir setzen den Gesetzgeber bei einem Problem in Trab, wo es nicht nötig ist. Ich halte es für eine Unterstellung, dass die Bildschirmarbeit mit gesundheitlichen Risiken verbunden sei. Meines Wissens ist der Nachweis dafür nicht erbracht. Es steht fest, dass Mitarbeiter an Bildschirmgeräten dann keinen besonderen Belastungen und keinen besonderen Beanspruchungen ausgesetzt sind, wenn bei der Auswahl der Geräte und bei der Gestaltung des Arbeitsplatzes dem heutigen Wissensstand Rechnung getragen wird. Über ergonomisch richtige Arbeitsplatzgestaltung gibt es schon eine ziemlich grosse Literatur. Ich darf beispielsweise auf die Empfehlungen von Prof. Grandjean von der ETH hinweisen oder auf Empfehlungen des ärztlichen Dienstes der SBB und der PTT. Ich darf aus diesen letzteren Empfeh- lungen zitieren: «Einwandfreies Sehvermögen ist in allen Lebensbereichen zum ermüdungsfreien Erkennen optischer Reize erforderlich. Der Gebrauch von Datensichtgeräten bringt in diesem Zusammenhang nichts Neues mit sich. Die Negativdarstellung von Zeichen ist zwar für einzelne Mitar- beiter ungewohnt, aber in den meisten Fällen besser lesbar als der grösste Teil herkömmlicher Belege. Bildschirmarbeit stellt normalerweise keine besonderen Ansprüche an das Sehorgan, wenn der Arbeitsplatz richtig gestaltet ist.» Sie sehen also, dass die Fachärzte hier nicht von Arbeitspau- sen reden, sondern von Sehpausen. Die Bildschirmarbeit ist fast nie mit einem dauernden Sehkontakt verbunden, wie das beispielsweise beim Fernsehen der Fall ist, wenn Sie während einer oder anderthalb Stunden den «Derrick» oder den «Tatort» betrachten; und meines Wissens enthält das Postulat ja keine Forderung nach dem Schutz der Bevölke- rung vor dem Fernsehapparat. Der Arbeitsablauf am Bildschirmapparat ist erfahrungsge- mäss so abwechslungsreich, dass genügend Sehpausen zur Erholung der Muskulatur auftreten. Die Erhebung einer Grossbank zeigt, dass von etwas über 8000 Mitarbeitern, die an rund 2500 Bildschirmplätzen arbeiten, nur etwa 290 den Bildschirm intensiv benützen, und intensiv heisst hier, dass es etwas über 300 Transaktionen oder Eintippungen pro Tag sind. Die Zahlen zeigen also, dass ein Bedürfnis nach einer generellen Regelung nicht besteht. Wenn es Probleme gibt, dann deswegen, weil die Geräte nicht genügen oder weil die Arbeitsplätze falsch ausgestaltet sind. Technische Mängel muss man aber nicht mit dem Arbeitsgesetz bekämpfen, sondern mit technischen Massnahmen. Der richtige Weg wäre also der, dass man auch hier technische Normen erlässt, wie sie auch für andere Arbeitsgeräte gelten, undSchweizerisches Bundesarchiv, Digitale Amtsdruckschriften Archives fédérales suisses, Publications officielles numérisées Archivio federale svizzero, Pubblicazioni ufficiali digitali Motion Carobbio Arbeitsmarktkontrolle Motion Carobbio Marché du travail. Mesures de contrôle Mercato del lavoro. Misure di controllo In Amtliches Bulletin der Bundesversammlung Dans Bulletin officiel de l'Assemblée fédérale In Bollettino ufficiale dell'Assemblea federale Jahr 1984 Année Anno Band I Volume Volume Session Frühjahrssession Session Session de printemps Sessione Sessione primaverile Rat Nationalrat Conseil Conseil national Consiglio Consiglio nazionale Sitzung 13 Séance Seduta Geschäftsnummer 82.574 Numéro d'objet Numero dell'oggetto Datum 21.03.1984 - 15:00 Date Data Seite 341-343 Page Pagina Ref. No 20 012 282 Dieses Dokument wurde digitalisiert durch den Dienst für das Amtliche Bulletin der Bundesversammlung. Ce document a été numérisé par le Service du Bulletin officiel de l'Assemblée fédérale. Questo documento è stato digitalizzato dal Servizio del Bollettino ufficiale dell'Assemblea federale.