<h2>InitialSituation<h2><p><b>Il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati hanno prorogato sino alla fine di giugno 2024 la validità di determinate disposizioni della legge COVID-19, limitata al 31 dicembre 2022, allo scopo di proteggere la salute pubblica, dato che non si può escludere una nuova ondata pandemica. Le Camere hanno discusso a lungo soprattutto la questione dei costi dei test anti-COVID-19 - in particolare per quanto tempo andranno coperti e chi dovrebbe farsene carico - decidendo da ultimo che il regime attuale si sarebbe concluso alla fine del 2022, che dal 2023 saranno finanziati solo i test necessari dal punto di vista medico e che i costi saranno sostenuti dall'assicurazione malattie.</b></p><p><b></b></p><p>Dal 1° aprile 2022 i Cantoni si sono nuovamente assunti la responsabilità principale di gestire la pandemia. La Confederazione dovrà tuttavia continuare a disporre di determinati strumenti collaudati per proteggere la salute pubblica. Il Consiglio federale desidera quindi prorogare, sino al più tardi alla fine di giugno 2024, alcune disposizioni della legge COVID-19. </p><p>Tra queste figurano le disposizioni sui costi dei test di depistaggio. Secondo la strategia definita, tali costi continuano a essere coperti dalla Confederazione sino alla fine del 2022, dopodiché saranno i Cantoni a farsene carico. Il Governo prevede inoltre di prorogare sino al 30 giugno 2024 le disposizioni relative al certificato COVID-19, in modo da garantire sia la compatibilità internazionale dei certificati sia la libertà di circolazione. Propone di fare altrettanto per le disposizioni che gli attribuiscono la competenza di promuovere lo sviluppo di medicamenti COVID-19, per quelle a tutela dei lavoratori vulnerabili (p. es. consentendo loro di lavorare da casa), per le misure relative al settore degli stranieri e dell'asilo, e per quelle sui frontalieri. </p><p>Grazie a una modifica della legge sulle epidemie sarà inoltre mantenuta la base legale dell'applicazione SwissCovid che, disattivata dal 1° aprile 2022, potrà così essere riattivata, se necessario, nei mesi invernali del 2023/2024.</p><p>La modifica della legge COVID-19 sottostà a referendum, ma è stata dichiarata urgente perché la legge aveva effetto soltanto sino alla fine del 2022.</p><p>Contro la proroga delle disposizioni della legge COVID-19 è stato chiesto il referendum.</p><p>(Fonte: messaggio del Consiglio federale e comunicato stampa del 3.6.2022)</p><h2>Proceedings<h2><p>In <b>Consiglio nazionale</b>, Lorenz Hess (M-E, BE), relatore della Commissione, ha evocato la possibilità di una nuova ondata pandemica e sostenuto dunque l'opportunità di prorogare la base legale di determinati strumenti che hanno dato prova di efficacia nella lotta contro il coronavirus. Secondo Andreas Glarner (V, AG), il disegno non è invece stato concepito bene e accorda troppe competenze al Consiglio federale, motivo per cui il suo partito (Gruppo UDC) propone di non entrare in materia. Con 130 voti contro 43, il Consiglio nazionale ha tuttavia deciso di seguire la propria Commissione e di entrare quindi in materia. </p><p>La maggioranza della Commissione si è trovata in disaccordo con il Consiglio federale per quanto riguarda l'aspetto dei costi dei test di depistaggio. Da più parti è emerso il timore che, trasferendo i costi ai Cantoni, si sarebbe creata disomogeneità a livello di fornitura, svolgimento e regolamentazione dei test. Contrariamente alla proposta di una minoranza commissionale, rappresentata da Thomas Aeschi (V, ZG), e in accordo invece con la maggioranza, il Consiglio nazionale ha deciso con 136 voti contro 55 che la Confederazione dovrà sostenere i costi e assumersi la responsabilità dei test fino alla metà del 2024. </p><p>Per quanto riguarda il numero dei posti letto disponibili negli ospedali, il Consiglio nazionale ha chiesto che i Cantoni si responsabilizzassero di più provvedendo a garantire riserve sufficienti per i picchi di occupazione legati alla pandemia e stipulando tra loro accordi di finanziamento per il ricovero di pazienti provenienti da altri Cantoni. I gruppi UDC e del Centro si sono opposti a questa proposta, senza tuttavia riuscire a imporsi (112 voti a favore e 78 contrari). Ruth Humbel (M-E, AG) ha sottolineato che se la Confederazione dovesse imporre degli obblighi ai Cantoni, dovrà attendersi che questi chiedano un sostegno finanziario. Su proposta della sua Commissione, il Consiglio nazionale ha inoltre appoggiato la proroga di alcuni strumenti atti a combattere la pandemia. Si è però discusso sulla durata di tale proroga. Al riguardo ha prevalso la maggioranza della Commissione che, in linea con quanto proposto dal Consiglio federale, ha previsto di estendere la validità dei vari strumenti fino alla metà del 2024, per evitare di dover intervenire urgentemente qualora la situazione dovesse cambiare, come ha spiegato Lorenz Hess (M-E, BE), relatore della Commissione. Le proposte del PLR e dell'UDC di prorogare le disposizioni rispettivamente solo sino alla fine dell'estate 2023 - invece che estenderne la validità in anticipo e per due interi inverni - e alla fine di marzo 2023 sono state respinte, al pari di un'altra proposta dell'UDC, che avrebbe voluto stralciare la clausola d'urgenza. Nella votazione sul complesso, il Consiglio nazionale ha approvato il disegno del Consiglio federale con 140 voti contro 47.</p><p></p><p>Il <b>Consiglio degli Stati</b> si è allineato con la posizione del Consiglio federale e con le decisioni del Consiglio nazionale in merito alla proroga delle disposizioni in oggetto, dissentendo da quest'ultimo riguardo alle capacità ospedaliere. Come menzionato, la Camera del Popolo aveva chiesto che i Cantoni provvedessero a garantire riserve sufficienti per i picchi di occupazione legati alla pandemia e stipulassero accordi di finanziamento reciproco per il ricovero di pazienti provenienti da altri Cantoni. Questa richiesta è stata bocciata senza discussioni su proposta della Commissione, che non la riteneva né necessaria né opportuna. I membri del Consiglio degli Stati si sono trovati in disaccordo sulla questione dei test di depistaggio. Contrariamente al disegno del Consiglio federale e alla decisione del Consiglio nazionale, la maggioranza della Commissione auspicava che la Confederazione continuasse a occuparsi sia dell'organizzazione sia del pagamento dei test sino alla fine di marzo 2023. Josef Dittli (RL, UR), relatore della Commissione, ha calcolato che la proroga prevista dal Consiglio nazionale sarebbe costata alla Confederazione circa 640 milioni di franchi. Riguardo alle scadenze e all'assunzione dei costi, sono state presentate varie proposte di minoranza. Alla fine ha prevalso quella di Peter Heggli (M-E, ZG), secondo cui la Confederazione dovrà pagare i test solo in presenza di una situazione particolare secondo l'articolo 6 della legge sulle epidemie. Peter Heggli ha ricordato che, dal 1° aprile 2022, si è tornati a una situazione normale e non sono state adottate nuove misure, motivo per cui i test hanno perso la loro ragion d'essere e costituiscono unicamente uno spreco di denaro. Nella votazione sul complesso, il Consiglio degli Stati ha approvato il progetto con 43 voti contro 0. </p><p></p><p>Nella procedura di appianamento delle divergenze, il <b>Consiglio nazionale</b> ha stralciato la sua proposta concernente le capacità ospedaliere e si è quindi allineato al Consiglio degli Stati. La questione relativa al regime dei test, all'assunzione dei costi e alle scadenze ha dato adito a varie proposte: una prima minoranza, rappresentata da Manuela Weichelt (G, ZG), voleva attenersi alla decisione originale, secondo cui la Confederazione avrebbe dovuto farsi carico dei costi dei test sino alla metà del 2024. Una seconda minoranza, rappresentata da Marcel Dobler (RL, SG), concordava invece con il Consiglio degli Stati, chiedendo cioè che il finanziamento si concludesse alla fine del 2022. Ha prevalso infine la soluzione di compromesso della maggioranza, in base alla quale il finanziamento federale continuerà sino alla fine di marzo 2023.</p><p></p><p>Nel prosieguo della procedura di appianamento, la Commissione del <b>Consiglio degli Stati</b> ha presentato una nuova proposta che Josef Dittli (RL, UR), relatore della Commissione, ha definito una soluzione pragmatica: invece di essere protratto fino al 31 marzo 2023 od oltre, l'attuale regime relativo ai test si concluderà il 31 dicembre 2022 e sarà sostituito dal regime ordinario a partire dal 1° gennaio 2023. Ciò significa che, da tale data, se i test sono necessari per motivi medici, i costi saranno coperti dall'assicurazione malattie. Una minoranza, rappresentata da Hans Stöckli (S, BE), ha chiesto di aderire alla decisione del Consiglio nazionale per quanto riguarda le scadenze e la copertura dei costi. Con 27 voti contro 14 il Consiglio degli Stati ha optato a favore della proposta della maggioranza.</p><p></p><p>Il <b>Consiglio nazionale</b> ha quindi esaminato nuovamente quest'ultima divergenza. La maggioranza della Commissione ha proposto di confermare quanto deciso in precedenza, ovvero che la Confederazione si faccia carico dei costi dei test sino alla fine di marzo 2023, in modo da consentire una conclusione graduale del regime in corso. Una minoranza, rappresentata da Thomas de Courten (V, BL), ha raccomandato invece di allinearsi al Consiglio degli Stati, ossia di adottare un regime normale a partire dal 1° gennaio 2023 e di addossare i costi all'assicurazione malattie oppure alle persone interessate (qualora, p. es., eseguissero il test per poter fare un viaggio). La minoranza della Commissione - e quindi la posizione del Consiglio degli Stati - hanno infine prevalso con 93 voti favorevoli e 91 contrari.</p><p></p><p>Per quanto riguarda la clausola d'urgenza, il Consiglio nazionale l'ha approvata con 129 voti favorevoli, 45 contrari e 6 astensioni e il Consiglio degli Stati con 36 voti contro 0 e 2 astensioni.</p><p><b></b></p><p><b>Nella votazione finale la modifica della legge COVID-19 è stata approvata dal Consiglio nazionale con 140 voti contro 50 (48 dei quali del gruppo UDC e 2 del gruppo di Centro) e 6 astensioni e dal Consiglio degli Stati con 39 voti contro 1 e 4 astensioni.</b></p><p></p><p><b>Il 18 giugno 2023 il progetto è stato accolto in votazione popolare dal 61,9 % dei votanti.</b></p>