<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di definire e di adottare un pacchetto di misure di ritorsione appropriate e immediatamente applicabili alla frontiera svizzera in caso di trattamento discriminatorio da parte dei Paesi limitrofi nei confronti dei trasporti terrestri nazionali. Il pacchetto deve contemplare, in particolare, il contingentamento dei movimenti del traffico, un'interpretazione restrittiva degli eventuali orari di servizio, l'inasprimento dei controlli dei veicoli e delle persone e il trasferimento delle zone di attesa in colonna nel Paese limitrofo interessato.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Gli ingorghi del traffico derivanti dai controlli alla frontiera, come pure i lunghi tempi di attesa e i perturbamenti della circolazione ad essi collegati, hanno suscitato il malumore della popolazione svizzera. È vero che la Germania, senza informare preventivamente la Svizzera, ha introdotto controlli rafforzati alla frontiera. Il Consiglio federale deplora le misure prese dalle autorità tedesche di protezione della frontiera, che ostacolano gli scambi transfrontalieri. Questa situazione ha particolarmente colpito le persone domiciliate nella zona frontaliera svizzera con la Germania, come pure la popolazione tedesca della zona prossima al confine. Per questo motivo, il Consiglio federale è intervenuto a livello ministeriale presso i ministeri dell'interno e degli esteri a Berlino; da parte tedesca si è espresso dispiacimento per il problema di comunicazione insorto nell'ambito del rafforzamento dei controlli di frontiera. La Germania non si sarebbe resa conto dell'importanza della scorrevolezza del traffico in uno spazio frontaliero dall'interdipendenza così marcata; inoltre è tenuta ad osservare le disposizioni di Schengen circa i controlli alla frontiera esterna. Tali controlli potranno essere sospesi solo quando la Svizzera non sarà a sua volta una frontiera esterna dello spazio di Schengen. Il Consiglio federale ha tuttavia ottenuto dalla Germania la conferma che in futuro i controlli saranno svolti con la massima efficienza e cortesia possibili.</p><p>Gli autori della mozione argomentano una violazione dell'Accordo bilaterale sui trasporti terrestri, in particolare del principio della non discriminazione.</p><p>L'Accordo bilaterale sui trasporti terrestri disciplina la progressiva apertura del mercato dei trasporti su strada su rotaia di persone e di merci tra la Svizzera e l'Unione europea e prevede il coordinamento della politica dei trasporti tra la Svizzera e l'UE. Il campo d'applicazione dell'accordo si estende ai servizi forniti da imprese di trasporto stradale o ferroviario, ovvero ai trasporti commerciali. I controlli delle persone e/o lo svolgimento di questi controlli alla frontiera tra la Svizzera e i Paesi limitrofi membri dell'UE non sottostanno al suddetto accordo e, in generale, non fanno parte degli Accordi bilaterali I. Di conseguenza, il rafforzamento dei controlli delle persone ai valichi di frontiera tra Germania e Svizzera non costituisce violazione dell'Accordo bilaterale sui trasporti terrestri.</p><p>Né, tanto mento, costituisce violazione dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC), che disciplina l'accesso al mercato del lavoro in Svizzera e nei Paesi membri dell'UE. Il passaggio della frontiera non è retto dall'ALC. L'accordo non vieta quindi l'esecuzione di controlli ai valichi di frontiera. È vero che l'articolo 1 Allegato I contiene un riferimento al passaggio della frontiera ma solo per disporre che le parti contraenti devono ammettere nel rispettivo territorio i cittadini dell'altra parte contraente dietro semplice presentazione di una carta d'identità o di un passaporto validi.</p><p>Va notato infine che, nella fattispecie, non c'è neppure violazione del principio della non discriminazione, perché i controlli alla frontiera non sono limitati esclusivamente ai cittadini svizzeri o a persone domiciliate in Svizzera. Come noto, i controlli hanno causato gravi disagi soprattutto nella regione frontaliera tedesca.</p><p>Il Consiglio federale si oppone a misure di ritorsione contro la Germania. Come già esplicitato, l'inasprimento dei controlli da parte delle autorità tedesche non costituisce infrazione dell'Accordo sui trasporti terrestri né di quello sulla libera circolazione delle persone. E anche qualora ci fosse effettivamente violazione di un accordo, nell'accordo stesso è prevista una speciale procedura per la risoluzione delle controversie; la Svizzera ricorrerebbe dunque in primo luogo a questo meccanismo, avendo in tal caso la possibilità di rivolgersi a un'apposita commissione mista.</p><p>In ogni caso, le misure di ritorsione sarebbero da considerare solo come ultima risorsa, dopo aver accertato che non siano controproducenti per la Svizzera stessa. A tal fine occorrerebbe quindi procedere a un'approfondita ponderazione degli interessi e si dovrebbe tenere conto anche della probabilità di eventuali contromisure.</p><p>I controlli delle persone e dei veicoli ai valichi di frontiera tra la Svizzera e gli Stati limitrofi membri dell'UE devono essere esaminati nell'ottica dell'Accordo di Schengen. La convenzione per l'applicazione dell'accordo di Schengen disciplina, tra l'altro, l'abbandono dei controlli alle frontiere interne dello spazio di Schengen e istituisce standard unitari di controllo alle frontiere esterne, fra cui quelle con la Svizzera. Con la firma dell'accordo di Schengen, i nostri vicini dell'UE hanno assunto l'impegno di applicarne le disposizioni alla protezione delle rispettive frontiere esterne. Essendo direttamente confinante con lo spazio di Schengen, la Svizzera è anche direttamente toccata da queste misure.</p><p>Tutto questo non fa che sottolineare ulteriormente l'importanza delle trattative tra la Svizzera e l'UE sulla partecipazione del nostro Paese all'Accordo di Schengen. Su richiesta svizzera, la necessaria collaborazione a livello politico e giudiziario è ormai oggetto dei negoziati bilaterali II. L'adesione eliminerebbe i controlli delle persone del tipo di quelli effettuati attualmente dalle autorità tedesche alla frontiera svizzera. Tuttavia, non si deve dimenticare che anche l'Accordo di Schengen prevede, in determinate circostanze, la possibilità di controlli alla frontiera.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.