<h2>SubmittedText<h2><p>Da qualche tempo in Svizzera si chiede che gli scambi diplomatici con l'Eritrea vengano rafforzati, nella speranza di trovare un modo per risolvere la questione dei numerosi richiedenti l'asilo eritrei. Ma il cuore del problema riguarda la necessità di risolvere il conflitto tra l'Eritrea e l'Etiopia, che sistematicamente è addotto per giustificare il "servizio di leva nazionale" di durata illimitata. Un accordo di pace eliminerebbe la ragione invocata per mantenere questo servizio di leva obbligatorio e quindi, di riflesso, anche il motivo di fuga o di richiesta d'asilo di numerosi Eritrei che giungono in Svizzera.</p><p>Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Che cosa sta facendo la comunità internazionale per risolvere il conflitto tra l'Eritrea e l'Etiopia?</p><p>2. E che cosa sta facendo la Svizzera per risolvere il conflitto tra l'Eritrea e l'Etiopia?</p><p>3. Quali misure supplementari potrebbe adottare la Svizzera per risolvere il conflitto tra Eritrea ed Etiopia?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Come si legge nel rapporto del Consiglio federale in adempimento del postulato Pfister Gerhard 15.3954, la ragione formale del rapporto perennemente teso tra Eritrea ed Etiopia è da ricercare nelle dispute irrisolte per i confini, in particolare intorno alla città di Badme.</p><p>1. Nel corso degli ultimi anni, vari Stati e organizzazioni internazionali hanno cercato di dirimere il conflitto tra Eritrea ed Etiopia. Alcuni Paesi si sono proposti come mediatori sia nei confronti dell'Eritrea sia nei confronti dell'Etiopia. Ciononostante, l'Eritrea sostiene che esiste una decisione giuridicamente vincolante presa da un tribunale arbitrale internazionale e che pertanto non sono necessari altri colloqui. L'Etiopia deve solamente accettare la decisione e attuarla. Parimenti, l'Eritrea rifiuta gentilmente anche tutte le proposte di mediazione tra i due Paesi.</p><p>2. La Svizzera ha utilizzato i canali e le possibilità a sua disposizione per affrontare con le due parti il tema del conflitto e incoraggiarle a elaborare una soluzione consensuale e pacifica nell'interesse di entrambi gli Stati. La Svizzera intrattiene un vivace scambio diplomatico con l'Eritrea dal 2014. Il problema dei confini è stato affrontato a più riprese e si è cercato di trovare possibili approcci risolutivi. Anche nell'ambito dei colloqui che la Svizzera - insieme a Germania, Norvegia e Svezia - porta avanti con il governo eritreo, la questione irrisolta è stata discussa e sono state avanzate proposte di mediazione. Tuttavia, per i motivi elencati, l'Eritrea non concede margine d'azione né dà prova di flessibilità, insistendo invece sull'attuazione della citata sentenza da parte dell'Etiopia.</p><p>Le dispute per i confini e l'occupazione della città di Badme sono state discusse anche nell'ambito delle consultazioni politiche bilaterali con l'Etiopia, che si tengono a cadenza annuale. In quel contesto è risultato evidente che l'Etiopia non è intenzionata a riconoscere e attuare la sentenza; d'altro canto, i rappresentanti etiopi si sono detti disposti a una discussione diretta con l'Eritrea.</p><p>3. La Svizzera punta a un dialogo tra Eritrea ed Etiopia volto alla ricerca di una soluzione consensuale e pacifica alle dispute sui confini. A tal fine la Svizzera ha cercato anche possibilità che esulassero dalle relazioni bilaterali tra Eritrea ed Etiopia, considerando ad esempio una mediazione da parte dell'Autorità intergovernativa per lo sviluppo nel Corno d'Africa IGAD (Intergovernmental Authority on Development). Tuttavia, dal momento che nel 2007 l'Eritrea ha sospeso la propria associazione all'IGAD e che l'Etiopia dal 2008 ne esercita la presidenza, anche questa opzione va esclusa. La Svizzera continuerà a cogliere ogni occasione per fare in modo che si giunga a una risoluzione delle controversie. Le parti in conflitto non hanno però conferito alla Svizzera alcun mandato specifico per risolvere le dispute.</p>  Risposta del Consiglio federale.