<h2>SubmittedText<h2><text><p>Il Consiglio federale è incaricato di elaborare le modifiche legislative necessarie per vietare la raccolta di firme retribuita a favore di iniziative popolari e di referendum. Ispirandosi al modello ginevrino, il Consiglio federale prevede una certa flessibilità per i partiti, i sindacati e le associazioni che si impegnano nella raccolta di firme.</p></text><h2>FederalCouncilResponseText<h2><text><p>Il Consiglio federale condanna i comportamenti volutamente ingannevoli messi in atto durante le raccolte di firme per i referendum e le iniziative popolari, come quelli che hanno recentemente dato adito all'interpellanza 19.3520 Reynard "Possibilità di ritirare la propria firma durante la raccolta di firme per un'iniziativa popolare o un referendum" e alla mozione 19.4431 Hurni "Reprimere la raccolta fraudolenta di firme per tutelare la democrazia diretta". La richiesta di vietare la retribuzione della raccolta di firme è già stata sollevata a più riprese nel corso degli anni. L'ultima volta è stato in occasione del parere del Consiglio federale del 23 maggio 2012 in merito all'interpellanza 12.3146 Wermuth "Raccolta di firme a titolo professionale" e ancor prima nel rapporto del Consiglio federale del 21 aprile 2004 sull'opportunità di reprimere penalmente la rimunerazione delle persone incaricate di raccogliere firme (in adempimento del postulato 01.3210 "Divieto di rimunerazione per la raccolta delle firme" della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati).</p><p>Gli argomenti contro un divieto di questo tipo sono tuttora validi e sono essenzialmente tre.</p><p>Anzitutto occorre accertare che vi sia un rapporto di causalità fra retribuzione e comportamento sleale nella raccolta delle firme. A partire da singoli casi non è possibile concludere che le raccolte di firme retribuite implichino sempre metodi sleali.</p><p>Determinati attori potrebbero inoltre vedersi limitato l'accesso ai diritti popolari. Per i comitati della società civile che dispongono di scarse capacità finanziarie e che non possono quindi avvalersi di strutture e canali di distribuzione rodati, il fatto di retribuire in modo mirato la raccolta di firme può essere più conveniente che, ad esempio, ricorrere al ben più dispersivo invio di liste in massa. Un divieto potrebbe quindi comportare che soltanto i gruppi con una certa solidità, anche finanziaria, riescano a raccogliere il numero di firme necessarie.</p><p>Da ultimo il divieto proposto potrebbe sollevare problemi di delimitazione, segnatamente nei casi in cui le organizzazioni coinvolte impiegano il proprio personale per la raccolta delle firme. Al riguardo l'autore propone normative speciali per determinati attori. Questa soluzione è però difficilmente praticabile e non può essere giustificata dal profilo dei diritti politici, dal momento che rischierebbe di penalizzare i comitati che dispongono di scarsi mezzi finanziari.</p><p>Il Consiglio federale considera pertanto che un divieto di retribuzione della raccolta di firme sia sproporzionato e inopportuno. Spetta ai comitati garantire che le firme a sostegno di referendum o iniziative popolari siano raccolte con metodi leali, indipendentemente dal fatto che sia prevista o meno una retribuzione.</p></text>