<h2>SubmittedText<h2><p>La riforma fiscale degli Stati Uniti è in dirittura d'arrivo e probabilmente entrerà in vigore prima del PF17. Tale riforma avrà ripercussioni dirette sulle imprese svizzere e sui gruppi imprenditoriali statunitensi operanti in Svizzera.</p><p>Considerato quanto precede, invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. In Svizzera, quante imprese e quanti posti di lavoro potrebbero essere toccati dalla riforma fiscale degli Stati Uniti?</p><p>2. Il Consiglio federale ritiene che l'attuale progetto posto in consultazione relativo al PF17 sia sufficiente a contrastare le eventuali ripercussioni negative della riforma fiscale degli Stati Uniti sulla piazza economica svizzera?</p><p>3. Quali altri elementi, oltre alle misure proposte nel progetto attuale, ritiene appropriati al fine di mantenere l'attrattiva fiscale della Svizzera?</p><p>4. Considerati gli sviluppi nell'UE (lista grigia) e negli Stati Uniti e l'urgenza maggiore che ne deriva, il Consiglio federale intravede la possibilità di proporre misure al di fuori del PF17?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il 20 dicembre 2017 il Parlamento statunitense ha approvato la riforma fiscale ("Tax Cuts and Jobs Act"), che è poi entrata in vigore il 1° gennaio 2018. In Svizzera sono attive circa 1500 imprese statunitensi con decine di migliaia di posti di lavoro. I dati forniti dalla Banca nazionale svizzera mostrano che nel 2016, se si considera il volume dei capitali e l'investitore ultimo beneficiario, circa il 43 per cento degli investimenti diretti esteri in Svizzera proveniva dagli Stati Uniti.</p><p>2.-4. Il Dipartimento federale delle finanze sta attualmente analizzando le ripercussioni della riforma fiscale degli Stati Uniti sulla piazza finanziaria svizzera. Le analisi sono ancora in corso anche perché alcuni elementi importanti della riforma devono ancora essere chiariti tramite le disposizioni d'esecuzione.</p><p>La riforma fiscale degli Stati Uniti prevede anche il passaggio al principio di territorialità, in base al quale gli utili provenienti dalle filiali estere e poi distribuiti alla società madre non vengono più tassati negli Stati Uniti. Durante il periodo transitorio, per gli utili che le filiali hanno trattenuto in passato è prevista un'aliquota speciale. Con il passaggio al principio di territorialità, a breve termine bisogna attendersi un afflusso massiccio verso gli Stati Uniti degli utili trattenuti dalle società statunitensi. Questo fenomeno non toccherà soltanto la Svizzera ma anche altri Stati europei. Il volume di questo afflusso è potenzialmente importante, le cui stime sarebbero però in questo momento puramente ipotetiche. Per il futuro bisognerà chiedersi se, in vista dell'imposta alla fonte del 5 per cento sui dividendi alle società madri statunitensi stabilita nella Convenzione per evitare le doppie imposizioni con gli Stati Uniti, la Svizzera debba adottare dei provvedimenti e, in caso di risposta affermativa, quali in particolare.</p><p>La riduzione dell'imposta sull'utile negli Stati Uniti relativizza l'attuale vantaggio concorrenziale della Svizzera, dal momento che anche gli Stati europei sono attualmente impegnati a ridurre la loro imposta sull'utile. Per questo motivo sussiste una maggiore necessità di intervento nel campo dell'imposizione delle imprese. Il Consiglio federale è ancora del parere che il PF17 e segnatamente anche le relative riduzioni dell'imposta cantonale sull'utile siano misure adatte a rafforzare la competitività della Svizzera. Ciò che conta ora è attuare il PF17 rapidamente e tenendo conto dei motivi che hanno causato il fallimento alle urne della Riforma III dell'imposizione delle imprese.</p><p>Il Consiglio federale continuerà a seguire con attenzione gli sviluppi internazionali e, se del caso, adotterà ulteriori provvedimenti.</p>  Risposta del Consiglio federale.