<h2>SubmittedText<h2><p>Sulla base di studi pluriennali, la Banca mondiale ha recentemente pubblicato un rapporto sui flussi finanziari illeciti dai Paesi in via di sviluppo ("Draining development?: Controlling flows of illicit funds from developing countries"). Nell'introduzione, il ministro dell'ambiente e dello sviluppo norvegese Erik Solheim e il vicepresidente della Banca mondiale Otaviano Canuto affermano che i flussi finanziari illeciti dai Paesi in via di sviluppo sono di gran lunga superiori alla totalità dell'aiuto pubblico allo sviluppo. Per Solheim e Canuto è chiaro che gli obiettivi di sviluppo del millennio non possono essere finanziati senza un contenimento di questi flussi finanziari dai Paesi in via di sviluppo. Chiedo al Consiglio federale:</p><p>1. Secondo il Consiglio federale a quanto ammontano i flussi finanziari illeciti dai Paesi in via di sviluppo?</p><p>2. Per il Consiglio federale quali sono i tipi di flussi finanziari illeciti più importanti?</p><p>3. Qual è l'entità di questi fondi neri in Svizzera?</p><p>4. Gli obiettivi di sviluppo del millennio possono essere finanziati senza un sensibile contenimento dei flussi finanziari illeciti dai Paesi in via di sviluppo?</p><p>5. Secondo il Consiglio federale quali sono le principali misure a tal fine?</p><p>6. Oltre al governo norvegese, anche quello tedesco ha contribuito in maniera determinante all'elaborazione del rapporto della Banca mondiale. Perché la Svizzera è rimasta in disparte?</p><p>7. Importanti contributi sono stati forniti anche dalla task force sull'integrità finanziaria e lo sviluppo economico. Questa task force lotta contro le disparità nel sistema finanziario globale e si impegna per una maggiore trasparenza come pure per l'introduzione di un obbligo di rendiconto, poiché la mancanza di trasparenza e la complessità del nostro sistema finanziario svolgono un ruolo fondamentale nell'attuale crisi finanziaria e ostacolano lo sviluppo. Oltre a organizzazioni non governative, la task force comprende circa 60 Stati, tra cui però non figura la Svizzera. Perché? Il Consiglio federale è disposto a valutare un'eventuale adesione?</p><p>8. Secondo il rapporto, i flussi finanziari illeciti contribuiscono in modo determinante a destabilizzare il sistema finanziario internazionale. Anche il Consiglio federale ritiene che esista un nesso tra i fondi illeciti provenienti da corruzione, traffico di droga, traffici illegali di armi, fughe di capitali, manipolazioni dei prezzi da parte di multinazionali, ecc. e gli attacchi speculativi contro l'euro come pure contro singoli Stati, che vengono sferrati da piazze finanziarie offshore e da altre giurisdizioni poco trasparenti e con una regolamentazione insufficiente?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La Svizzera ha un evidente interesse a impedire sistematicamente che flussi finanziari di provenienza illecita o dubbia ("illicit financial flows") affluiscano verso il nostro Paese. Tale interesse si esprime ad esempio nel sostegno che la Svizzera accorda a una serie di iniziative e strumenti internazionali sviluppati in particolare dall'OCSE, sia nelle misure adottate nell'ambito della cooperazione svizzera allo sviluppo. Il nostro Paese dimostra in tal modo di condividere il consenso raggiunto sugli obiettivi di sviluppo internazionali nell'ambito del vertice del millennio delle Nazioni Unite</p><p>1. Il Consiglio federale non dispone di stime ufficiali interne riguardanti i flussi finanziari illeciti e di dubbia provenienza ("illicit financial flows", nel testo dell'interpellanza denominati anche "fondi neri"). Si conoscono invece stime pubblicate da fonti estere. L'OCSE, ad esempio, quantifica i flussi finanziari illeciti provenienti dai Paesi in via di sviluppo in un volume annuo compreso tra gli 850 e i 1000 miliardi di dollari. A cifre analoghe giungono anche una commissione istituita dal governo norvegese (Commission on Capital Flight from Developing Countries), l'organizzazione non governativa Global Financial Integrity e il programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP). Tutti sono d'accordo sul fatto che i mezzi dirottati dai Paesi in via di sviluppo corrispondano a un multiplo dei mezzi destinati all'aiuto pubblico allo sviluppo. Tuttavia, a causa di lacune nei dati disponibili e di difficoltà di ordine metodologico, occorre usare prudenza nel valutare l'attendibilità di queste cifre in termini assoluti.</p><p>2./5. Il dibattito internazionale svoltosi negli ultimi anni ha consentito di meglio comprendere la questione e di raggiungere un consenso sulla necessità di intervenire e sulle possibili contromisure. Il Consiglio federale si premura di intervenire con un vasto arsenale di strumenti: provvedimenti (a) di lotta contro il riciclaggio di denaro, (b) di lotta contro l'evasione e l'elusione fiscale, (c) di lotta alla corruzione e (d) per la restituzione ai Paesi d'origine degli averi di provenienza illecita sottratti da persone politicamente esposte ("asset recovery": negli ultimi 15 anni la Svizzera ha restituito 1,7 miliardi di franchi, svolgendo in quest'ambito un ruolo esemplare; la restituzione di questi averi costituisce del resto un'esplicita priorità per il Consiglio federale), (e) misure destinate a rafforzare i poteri della società civile e le strutture statali nei Paesi in via di sviluppo. Data la forte interdipendenza della sua piazza industriale e finanziaria, la Svizzera si sforza di perseguire la corretta imposizione degli utili realizzati dalle società operanti a livello internazionale e di applicare lo standard internazionale dell'OCSE in materia di assistenza amministrativa, contribuendo in tal modo alla corretta imposizione delle persone fisiche e giuridiche.</p><p>3. Il Consiglio federale non è in possesso di dati precisi circa l'entità degli averi di provenienza illecita depositati in Svizzera; le stime disponibili devono essere considerate con prudenza.</p><p>4. I legami esistenti tra sviluppo sostenibile nei Paesi in via di sviluppo e nei Paesi emergenti, la mobilitazione di risorse proprie e il ruolo giocato dai flussi finanziari internazionali sono complessi. Sul piano internazionale, si è comunque concordi nel riconoscere che i flussi finanziari illeciti e di dubbia provenienza pregiudicano gravemente le opportunità di sviluppo. Secondo il rapporto 2012 sulle prospettive economiche dell'Africa ("African Economic Outlook 2012"), se le risorse trasferite all'estero fossero state impiegate in Africa, l'Africa subsahariana avrebbe potuto raggiungere l'obiettivo di sviluppo del millennio che detta di "dimezzare il livello di povertà rispetto al 1990". Questa conclusione del citato rapporto mette in luce l'importanza del contenimento dei flussi finanziari illeciti e di dubbia provenienza per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio definiti dall'ONU.</p><p>6. La Banca mondiale finanza la maggior parte degli studi che conduce per mezzo del proprio budget ordinario. Talvolta accade che l'uno o l'altro Stato membro della Banca mondiale sia chiamato a fornire un contributo supplementare, oppure chieda che nell'ambito di uno studio venga analizzato approfonditamente un determinato argomento. Per quanto riguarda l'elaborazione del rapporto intitolato "Draining Development", la Svizzera non è stata interpellata. Tuttavia, il nostro Paese intrattiene contatti regolari con la Banca mondiale sulla questione del rimpatrio degli averi acquisiti illecitamente da persone politicamente esposte (i cosiddetti "fondi dei potentati") e accorda il proprio sostegno all'iniziativa denominata "Stolen Assets Recovery" (StAR). Nel 2011 ha partecipato all'elaborazione del rapporto della Banca mondiale intitolato "Barriers to Assets recovery - An Analysis of the Key Barriers and Recommandations for Action".</p><p>7. La task force sull'integrità finanziaria e lo sviluppo economico è costituita da cinque organizzazioni non governative e dal segretariato del Gruppo pilota sui finanziamenti innovativi per lo sviluppo. La Svizzera non fa parte né della task force né del gruppo pilota, al quale partecipano 63 Stati membri. Nondimeno, il nostro Paese segue i lavori della task force, ne riconosce pienamente l'interesse e l'importanza e ha già partecipato a due riprese alle sue sedute in veste di osservatore. Invece, lo statuto di membro della task force non è considerato una priorità.</p><p>8. Il Consiglio federale non dispone di analisi proprie a sostegno della complessa tesi che afferma l'esistenza di un legame tra le varie forme di fondi di origine criminale e le manovre speculative ai danni dell'euro e delle valute di taluni Stati. Dal canto suo, il rapporto "Draining Development" della Banca mondiale non formula alcuna ipotesi in questo senso.</p>  Risposta del Consiglio federale.