<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di sospendere le disposizioni preferenziali sancite nell'Accordo di libero scambio (ALS) se le raccomandazioni formulate dalla Svizzera nel "Report of the Working Group on the Universal Periodic Review" (A/HRC/40/6) in occasione della 40a sessione del Consiglio dei diritti umani dell'ONU non dovessero essere attuate a tutti gli effetti. Si tratta delle raccomandazioni 28.35 (Close all "re-education centres" in Uighur areas and facilitate the visits by the United Nations High Commissioner for Human Rights and the special procedures in Xinjiang") e 28.176 (Put an end to the practice of "residential surveillance at a designated location", specifically with regard to human rights defenders and lawyers).  </p><p></p><p>Sprecher - Port-parole - Portavoce: Molina</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è seriamente preoccupato per la situazione dei diritti umani nello Xinjiang. La Svizzera ha già varie volte manifestato questa preoccupazione a livello bilaterale e multilaterale. Da ultimo lo ha fatto il consigliere federale Ignazio Cassis nell'ambito del dialogo strategico tra la Svizzera e la Cina del 22 ottobre 2019 con il ministro degli esteri cinese Wang Yi. A livello multilaterale il nostro Paese ha più volte sollevato - autonomamente, ma anche insieme ad altri Stati - la questione degli uiguri nello Xinjiang, chiedendo la chiusura dei campi di internamento. Inoltre, attraverso il rispettivo accordo di cooperazione concluso parallelamente all'accordo di libero scambio Svizzera-Cina, la Svizzera intrattiene con la Cina un dialogo bilaterale di alto rango sul lavoro e l'occupazione. Il nostro Paese prevede pertanto di discutere la questione del lavoro forzato in occasione del prossimo incontro, che si svolgerà presumibilmente l'estate prossima.</p><p>La Svizzera continuerà a sfruttare tutti i canali disponibili per ristabilire il rispetto dei diritti umani nello Xinjiang in generale e migliorare la situazione degli uiguri in particolare.</p><p>Il Consiglio federale ritiene però che non sia opportuno stabilire un nesso diretto tra le raccomandazioni del Consiglio dei diritti umani dell'ONU e le concessioni doganali previste dall'accordo di libero scambio (ALS) con la Cina.</p><p>L'ALS non prevede la possibilità di una sospensione parziale o totale, quale che ne sia il motivo, ma soltanto quella di una denuncia dell'intero accordo. Il Consiglio federale dubita tuttavia che una tale misura possa portare a un miglioramento della situazione degli uiguri. La denuncia dell'ALS non escluderebbe inoltre l'importazione in Svizzera di prodotti eventualmente frutto di lavoro forzato, anche se a tariffe doganali normali.</p><p>Sarebbe più efficace, secondo il Consiglio federale, coinvolgere e sensibilizzare al problema gli importatori privati, sollecitandoli così a prevenire ed escludere il lavoro forzato dalle loro catene globali del valore. Il Consiglio federale si aspetta dalle aziende che risiedono o operano in Svizzera che si assumano le proprie responsabilità conformemente agli standard internazionali, alle linee guida OCSE per imprese multinazionali sulla responsabilità sociale d'impresa e ai principi dell'ONU per l'economia e i diritti umani, e questo per tutte le attività svolte sia nel nostro Paese che all'estero. Per soddisfare queste aspettative gli importatori interessati devono poter accedere alle informazioni disponibili. A tal fine l'Amministrazione federale organizza dal 2018, in cooperazione con camere di commercio e associazioni settoriali, dei workshop sull'attuazione delle procedure di diligenza in materia di diritti umani. A breve la SECO e il DFAE inviteranno le imprese e associazioni di categoria dei settori dell'export a una tavola rotonda sul tema in oggetto.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.