<h2>SubmittedText<h2><p>La Fondazione "Un futuro per i nomadi svizzeri" (di seguito: Fondazione), creata dalla Confederazione nel 1997 e legata all'Ufficio federale della cultura, a dispetto del nome, da qualche tempo si occupa sempre più della promozione dei nomadi stranieri.</p><p>Lo spostamento del "focus" dell'attività della Fondazione sui diritti dei nomadi stranieri avviene a detrimento di quelli delle comunità gitane elvetiche.</p><p>La Fondazione esercita inoltre pressioni sui Cantoni affinché mettano a disposizione delle aree di sosta miste per nomadi svizzeri e stranieri. Ciò avviene contro la volontà dei nomadi svizzeri, i quali sono contrari a questa coabitazione.</p><p>In una sentenza del 12 febbraio 2019 (1C 188/2018) su un ricorso contro la Legge sullo stazionamento delle comunità nomadi del Canton Neuchâtel, il Tribunale federale ha stabilito che Cantoni e Comuni non hanno alcun obbligo di mettere a disposizione delle aree di sosta per i nomadi stranieri, e che differenziare tra le comunità nomadi svizzere e quelle estere non costituisce una discriminazione.</p><p>Chiedo al lodevole Consiglio federale:</p><p>1. Per quale motivo la Fondazione, creata e finanziata dalla Confederazione, da qualche tempo si occupa sempre più dei nomadi stranieri, a dispetto del nome ed a detrimento delle comunità nomadi elvetiche?</p><p>2. È intenzione del Consiglio federale intervenire affinché la Fondazione torni, come in passato, ad occuparsi dei nomadi svizzeri, invece di continuare a promuovere i nomadi stranieri, e questo sotto il "capello" e con i finanziamenti della Confederazione?</p><p>3. Dopo la sentenza sulla legge del Canton Neuchâtel in cui il Tribunale federale stabilisce che non sussiste alcun obbligo di mettere a disposizione aree di sosta per nomadi stranieri, e che differenziare tra comunità straniere e svizzere è legittimo: è intenzione del Consiglio federale far cessare le pressioni sui Cantoni volte ad ottenere la messa a disposizione di aree di transito per i nomadi stranieri?</p><p>4. Poiché i bambini delle comunità rom straniere che utilizzano le aree di transito nel nostro Paese non seguono alcuna scolarizzazione (a differenza dei nomadi svizzeri) e vivono in condizioni igieniche a dir poco precarie: non ritiene il Consiglio federale che simili situazioni siano lesive dei diritti dei bambini universalmente riconosciuti? È intenzione del Consiglio federale intervenire al proposito? </p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Con il piano d'azione per Jenisch, Sinti e Rom il Consiglio federale ha concretizzato la sua volontà di rafforzare la protezione di queste minoranze. A tale scopo sono state elaborate e attuate diverse misure.</p><p>Spetta a Cantoni e Comuni mettere a disposizione aree di sosta per le minoranze nomadi. Parallelamente, la Fondazione "Un futuro per i nomadi svizzeri" ha il compito di contribuire al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione nomade e, a tale scopo, valuta regolarmente la situazione riguardo alle aree e promuove la collaborazione tra i diversi livelli dello Stato. Si impegna inoltre a prevenire e combattere la discriminazione nei confronti delle persone che conducono una vita itinerante e sostiene progetti culturali di Jenisch e Sinti. La Fondazione si è affermata come centro di competenza e svolge un importante lavoro di base e di consulenza.</p><p>1. Le minoranze nomadi svizzere e straniere hanno le stesse esigenze per quanto riguarda lo spazio di vita. La mancanza di aree di sosta può generare tensioni tra le minoranze nomadi e la popolazione stanziale, di cui soffrono in particolare gli Jenisch e i Sinti svizzeri. Nella pratica la Fondazione è quindi confrontata anche con le sfide legate alla presenza di Rom in transito e partecipa alla ricerca di soluzioni.</p><p>2. L'attività della Fondazione si concentra sulla creazione di aree di sosta e sulla promozione della cultura e della lingua degli Jenisch e dei Sinti svizzeri. Per i motivi citati, le sue competenze sono richieste dalle autorità anche in relazione alle comunità rom straniere e alla creazione di aree di transito. Il Consiglio federale sostiene questo approccio globale.</p><p>3. Sono stati i Cantoni a prendere l'iniziativa di disciplinare la questione delle aree di transito (Conferenza svizzera dei direttori delle pubbliche costruzioni, della pianificazione del territorio e della protezione dell'ambiente) e la Confederazione li sosterrà nell'adempimento di questo compito nei limiti dei mezzi a sua disposizione. Le basi della collaborazione vanno definite congiuntamente in un progetto di pianificazione del territorio relativo alle aree di transito. Un'offerta sufficiente di aree per tutti i gruppi contribuirà notevolmente a distendere la situazione in modo duraturo.</p><p>4. I bambini delle comunità rom straniere sono registrati e scolarizzati nel loro Paese di origine. Spetta alle autorità scolastiche del luogo d'origine garantire l'istruzione obbligatoria e mantenere i contatti con questi bambini durante i mesi estivi.</p>  Risposta del Consiglio federale.