<h2>SubmittedText<h2><p>Nel suo scritto dello scorso 27 febbraio 2018, la Direzione generale per la mobilità e i trasporti dell'UE ha reso note le pesanti conseguenze della Brexit sul traffico ferroviario. In futuro la Gran Bretagna sarà trattata come Stato terzo e ciò comporterà, ad esempio, che le autorizzazioni per i veicoli su rotaia, i macchinisti eccetera perderanno la propria validità nello spazio UE e dovranno essere di nuovo rilasciate appositamente da uno Stato membro dell'UE. Significa inoltre che anche i certificati sulla sicurezza emessi in Gran Bretagna non saranno più validi nello spazio UE. E queste sono solo alcune delle conseguenze. Bisogna partire dal presupposto che anche per altri settori l'UE abbia divulgato o divulgherà a breve pubblicazioni di questo tipo con decisioni riguardanti misure. Misure che, nel complesso, causano elevati costi aggiuntivi e nuovi ostacoli alla concorrenza per tutte le parti coinvolte, ovvero tutti gli attori del traffico merci e viaggiatori su rotaia. Si pongono quindi le seguenti domande:</p><p>1. Il Consiglio federale ritiene che se la via bilaterale fallisse la Svizzera riceverebbe lo stesso trattamento, se non peggiore, con conseguenze gravissime proprio per il settore dei trasporti?</p><p>2. Considerati gli accordi bilaterali e le rispettive trattative in corso non sarebbe opportuno fornire alle Camere federali un'informazione completa circa le decisioni della Commissione europea nel contesto della Brexit?</p><p>3. Non sarebbe il caso di calcolare conseguenze e costi di un eventuale fallimento degli accordi bilaterali, prendendo a esempio la Brexit e, a tempo debito, anche renderli accessibili al pubblico?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. L'Accordo sui trasporti terrestri (ATT) garantisce alle imprese svizzere di trasporto su strada e su rotaia l'accesso al mercato europeo, consentendo loro di partecipare liberamente al mercato interno dell'Unione europea. Si tratta di un presupposto importante per trasportare merci da e verso la Svizzera, senza incorrere in ostacoli di natura amministrativa.</p><p>L'armonizzazione delle direttive tecniche, quali il recepimento della direttiva UE relativa all'interoperabilità del sistema ferroviario comunitario e di quella sulla sicurezza delle ferrovie, ha reso possibile la conclusione di convenzioni "cross acceptance", in particolare con gli Stati limitrofi. Tali accordi hanno agevolato le procedure d'omologazione dei veicoli su rotaia mediante il riconoscimento reciproco di autorizzazioni e certificazioni, semplificando l'omologazione del materiale rotabile prodotto in Svizzera sul mercato europeo.</p><p>Con l'ATT, inoltre, si garantisce il reciproco riconoscimento di qualificazioni professionali e la parificazione delle prescrizioni in materia sociale, allo scopo di ottenere condizioni comparabili.</p><p>Nel quadro del trasporto ferroviario, una risoluzione dell'ATT comporterebbe una rinegoziazione dei diritti di accesso al mercato e del reciproco riconoscimento delle dichiarazioni di verifica del materiale rotabile. Con ogni probabilità il trattamento riservato alla Svizzera sarebbe peggiore di quello di cui gode attualmente grazie all'ATT. Senza quest'ultimo, inoltre, si rimetterebbe in discussione la possibile partecipazione del nostro Paese all'Agenzia ferroviaria europea (ERA) e quindi l'opportunità di usufruire dei minori costi d'omologazione, che dovrebbero risultare dall'istituzione di uno sportello unico per il rilascio di certificati di sicurezza e di approvazioni per il materiale rotabile.</p><p>2. Le commissioni di politica estera del Parlamento, al punto dell'ordine del giorno "attualità di politica europea" vengono costantemente aggiornate sui colloqui in corso tra la Svizzera e il Regno Unito (UK), volti a difendere al meglio i diritti e i doveri attualmente in vigore nei due Paesi. Se possibile, in tali occasioni si discute altresì degli sviluppi nell'UE e nel UK, nonché di quelli delle relazioni tra questi ultimi.</p><p>Le posizioni di partenza di Svizzera e UK in quanto a rapporti con l'UE sono differenti. La portata delle relazioni che si instaureranno tra UK e UE dopo la Brexit al momento non è nota ed è pertanto impossibile valutare la situazione futura del UK rispetto a quella attuale di Stato membro dell'UE. La Svizzera, grazie agli accordi bilaterali, dispone di un quadro normativo che regola le sue strette relazioni con l'UE in ambito politico ed economico. Non è pertanto opportuno effettuare, oggi, un confronto delle due situazioni.</p><p>3. Già nel 2015 il Consiglio federale ha pubblicato due studi concernenti le conseguenze macroeconomiche di un fallimento dei bilaterali I, dai quali emerge che senza tali accordi le condizioni quadro macroeconomiche cambierebbero notevolmente. Entro il 2035 il prodotto interno lordo (PIL) scenderebbe del 4,9-7,1 per cento (rispett. Ecoplan e Bakbasel) rispetto al suo valore con i Bilaterali I, ovvero sarebbe inferiore rispettivamente di 460 e 630 miliardi di franchi. In meno di 20 anni, pertanto, un fallimento dei Bilaterali I costerebbe all'economia svizzera circa un "reddito annuale", a cui bisogna aggiungere ulteriori perdite causate dalla riduzione di attrattiva e dalle incertezze in merito ai futuri rapporti con importanti partner commerciali.</p><p>Nel suo rapporto in adempimento del postulato 15.3896, all'inizio del 2018, il Consiglio federale ha inoltre presentato gli effetti economici e finanziari dell'associazione della Svizzera a Schengen-Dublino. Secondo tale rapporto, l'esclusione dagli accordi di associazione Schengen-Dublino avrebbe chiare ripercussioni negative sull'economia del Paese: nel 2030 si registrerebbe un calo di redditi annuo pari a 4,7-10,7 miliardi di franchi, ovvero una riduzione del PIL dell'1,6-3,7 per cento. Inoltre, per poter garantire un adeguato livello di sicurezza interna anche senza Schengen, si dovrebbero adottare ulteriori misure nel settore, con conseguenti costi per i poteri pubblici.</p><p>Considerate queste premesse, il Consiglio federale intende garantire la via bilaterale tra la Svizzera e l'UE a lungo termine mediante la conclusione di un accordo istituzionale, che rafforzi la certezza del diritto quanto all'accesso settoriale al mercato interno dell'UE e che crei condizioni quadro stabili per l'economia svizzera.</p>  Risposta del Consiglio federale.