<h2>SubmittedText<h2><p>Il 10 febbraio l'UFAM ha annunciato che, a seguito di un'ispezione effettuata nel 2018, la Lonza aveva scoperto che nel suo sito di Visp emetteva ogni anno circa 2000 tonnellate di protossido di azoto (N2O), detto anche gas esilarante. Tale quantità costituisce l'1 per cento dei gas serra emessi in Svizzera. Il protossido d'azoto provoca un effetto serra 300 volte più potente del CO2 e le emissioni della Lonza rappresentano 600 000 tonnellate di CO2 equivalenti all'anno. Benché improbabile che la Svizzera riesca a rispettare i suoi impegni internazionali (riduzione delle emissioni di gas serra del 20 per cento entro la fine del 2020 rispetto ai livelli del 1990), occorre agire con fermezza e responsabilità per evitare che questo episodio non si riveli essere la parte emersa dell'iceberg... </p><p>In questo contesto, il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Nel caso della Lonza, com'è possibile che il problema non sia stato notato prima del 2018?</p><p>2. Perché le emissioni di N2O non sono regolamentate e controllate meglio? Ci sono altri gas che creano lo stesso problema?</p><p>3. In Svizzera il problema interessa anche altri settori e industrie (incenerimento dei rifiuti, industria farmaceutica, metallurgica, agrochimica ecc.)?</p><p>4. Ci sono altre aziende in Svizzera che, a seguito di un controllo, potrebbero scoprire emissioni di gas serra finora non notificate?</p><p>5. Per garantire la correttezza delle misure comunicate dalle imprese vengono effettuati controlli periodici?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Alla domanda 1)</p><p>I gas serra sono inodori e incolori e si diffondono nell'atmosfera in poco tempo. Inoltre non costituiscono un pericolo immediato per l'ambiente e per questo motivo non sono soggetti a valori limite d'emissione, come i tipici inquinanti atmosferici, e nemmeno a misurazioni di controllo volte a verificare il rispetto dei valori limite. Lonza ha rilevato le emissioni indirettamente nel quadro di misurazioni di controllo periodiche effettuate secondo l'ordinanza contro l'inquinamento atmosferico (OIAt; RS 814.318.142.1): è stato così possibile ricondurre le differenze emerse tra due procedure di misurazione al protossido di azoto. In collaborazione con l'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) la fonte è stata identificata nella produzione di niacina.</p><p>Alla domanda 2)</p><p>Il protossido di azoto è innocuo per la salute. Per questo motivo, a differenza degli inquinanti atmosferici, non si applicano valori limite. I gas serra, che comprendono anche il protossido di azoto, contribuiscono al riscaldamento globale soltanto in concentrazioni più elevate. L'obiettivo di riduzione secondo la legge sul CO2 deve essere raggiunto nella somma di tutti i gas serra disciplinati a livello internazionale (diossido di carbonio, metano, protossido di azoto, gas serra sintetici). Obiettivi di riduzione parziali sono previsti soltanto per i settori dei trasporti, degli edifici e dell'industria considerati come un tutt'uno, ma non per singoli gas serra o singole fonti di gas serra.</p><p>Alle domande 3) e 4)</p><p>Le emissioni di CO2 generate da energie fossili sono stabilite in base alle statistiche sulle importazioni e possono quindi essere rilevate per l'intero territorio nazionale. Le fonti puntuali da impianti industriali, come nel caso delle emissioni di protossido d'azoto della Lonza, sono per contro rilevate dalle aziende interessate. Tali emissioni, che non sono di origine energetica, si verificano soprattutto nella produzione chimica e in quella di cemento e acciaio. In genere si tratta di aziende che aderiscono al sistema di scambio di quote di emissioni e sono soggette ai parametri di riferimento dell'Unione europea in materia di efficienza dei gas serra. Poiché la niacina non viene prodotta in nessun Paese membro dell'Unione europea, non è stato possibile basarsi su esperienze analoghe fatte in impianti di riferimento. In questi casi non si può del tutto escludere che vengano individuate nuove fonti di emissione.</p><p>Alla domanda 5)</p><p>In quanto Parte della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, la Svizzera deve tenere un inventario dei gas serra secondo standard internazionali avere, che gli esperti delle Nazioni Unite esaminano regolarmente in modo approfondito. Le aziende come la Lonza che aderiscono al sistema di scambio di emissioni devono effettuare ogni anno un monitoraggio basato su un apposito piano esaminato da organismi di controllo indipendenti. La Rete nazionale d'osservazione degli inquinanti atmosferici (NABEL) gestisce stazioni di misurazione in diverse località svizzere, alcune delle quali rilevano anche le emissioni di protossido di azoto. Tuttavia, a causa delle condizioni topografiche la stazione dello Jungfraujoch non ha rilevato le emissioni della Lonza.</p>  Risposta del Consiglio federale.