<h2>SubmittedText<h2><p>Nelle interpellanze Wehrli 10.4058, "Per quale motivo un dipartimento del PFZ compromette la politica energetica della Confederazione?", Jans 10.4076, "Cambio di paradigma o vanteria economicamente dannosa?" e Malama 10.4129, "Perché il dipartimento di architettura del PFZ si oppone al settore tecnologico più innovativo della Svizzera?", il Consiglio federale è stato invitato a esprimersi sui diversi aspetti della posizione del Politecnico federale di Zurigo (PFZ) circa l'obiettivo costituzionale del risparmio energetico. Segnatamente gli è stato chiesto un parere sul fatto che i principali edifici del PFZ non corrispondono allo stato della tecnica, come richiesto dalla legge, poiché consumano da otto a dieci volte più energia di edifici costruiti secondo gli attuali standard Minergie-P/PEB (dal tedesco "Plus-Energie-Bauten", edifici a energia positiva). Le risposte fornite dal Consiglio federale sono insufficienti, perché non entrano nel merito, per esempio, dei seguenti aspetti:</p><p>- la questione della costituzionalità (10.4058) delle attività del PFZ (in modo sommario e senza fornirne i motivi, si afferma che i requisiti giuridici sono soddisfatti; la risposta è focalizzata sulla questione delle emissioni di CO2, che peraltro non era l'argomento centrale dell'interpellanza);</p><p>- la questione dell'indipendenza dall'estero (10.4076) dell'approvvigionamento energetico svizzero;</p><p>- la questione dell'impiego di mezzi per questo cambio di paradigma propugnato dal PFZ (10.4129).</p><p>Invito perciò il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Avrebbe la cortesia di rispondere alle domande sull'efficienza energetica e le energie rinnovabili poste nelle interpellanze succitate?</p><p>2. Il PFZ ha partecipato alla preparazione delle risposte? In caso affermativo, il Consiglio federale è disposto a pubblicare i pertinenti pareri del PFZ?</p><p>3. Per quale motivo ha risposto in modo identico a tre domande diverse (nella fattispecie, la domanda 1 di ciascuna interpellanza)?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nelle sue risposte alle tre interpellanze menzionate, il Consiglio federale ha sistematicamente precisato, nell'introduzione, l'obiettivo perseguito dai ricercatori del dipartimento di architettura del Politecnico federale di Zurigo (PFZ) con il loro piano per un'architettura a emissioni zero ("Towards Zero-Emissions Architecture"). Queste informazioni di fondo servono a comprendere meglio le risposte.</p><p>1. Sui tre punti ai quali, secondo l'autore dell'interpellanza, non sarebbe stata data una risposta soddisfacente, il Consiglio federale fornisce le precisazioni che seguono:</p><p>L'articolo 89 della Costituzione federale fissa i principi della politica energetica di cui la Confederazione e i Cantoni tengono conto nell'attività legislativa e nell'applicazione del diritto nel settore del consumo e dell'approvvigionamento di energia. Tali principi sono concretizzati nelle relative leggi e direttive federali e cantonali. I progetti edilizi del settore dei politecnici federali seguono il consueto iter di approvazione e devono soddisfare i requisiti legali.</p><p>Il progetto pilota HPZ realizzato sul campus dell'Hönggerberg è un progetto di ricerca del PFZ che non tocca direttamente la politica energetica della Confederazione e dei cantoni. Il Consiglio federale non ritiene pertanto che l'articolo 89 della Costituzione trovi applicazione in questo caso: piuttosto vi ravvisa un nesso con l'articolo 20 della Costituzione, che garantisce la libertà della scienza e della ricerca. Nella sua risposta il collegio ha inoltre precisato che gli edifici del settore dei politecnici federali rispettano, o addirittura superano in positivo, i valori previsti dallo standard Minergie. Questo vale sia per quelli nuovi sia, dove possibile sul piano edile, tecnico ed economico, per quelli oggetto di trasformazione o risanamento integrale. Il forte consumo energetico registrato per metro quadrato è da ricondurre alle infrastrutture di ricerca che sono grandi divoratrici di energia e non a un isolamento termico che non rispetta le norme Minergie.</p><p>La dipendenza energetica della Svizzera dai Paesi esportatori di petrolio, cui fa riferimento in particolare l'autore dell'interpellanza, non subirebbe un peggioramento diretto se in Svizzera si costruisse di più secondo i principi del piano "Towards Zero-Emissions Architecture". Tali principi prevedono che d'estate il calore residuo dell'edificio venga stoccato nel suolo, invece che ceduto all'aria ambiente come sinora. D'inverno questo calore residuo accumulato può essere utilizzato per scaldare l'edificio, ciò che contribuisce in modo significativo a ridurre sia il consumo di olio da riscaldamento sia le emissioni di CO2. Occorre comunque osservare che anche il recupero dell'energia è fattibile soltanto con un "input supplementare" sotto forma di elettricità. In Svizzera, la disponibilità e le capacità di stoccaggio dell'energia elettrica sono attualmente garantite solo in parte e dovrebbero essere compensate, almeno parzialmente, con importazioni di elettricità dall'estero. L'efficienza energetica rimane quindi un imperativo fondamentale anche se si punta sull'impiego di energie rinnovabili.</p><p>Il citato progetto di ricerca del PFZ è un progetto pilota, per cui al momento non è possibile fare previsioni attendibili sugli effetti globali di una (ipotetica) attuazione a livello nazionale del nuovo piano del PFZ, a cui potrebbero aggiungersi ulteriori progressi tecnologici. Nella sua risposta alle prime due domande dell'interpellanza Malama 10.4129, il Consiglio federale ha dichiarato che verosimilmente il citato progetto HPZ non riuscirà a soddisfare i requisiti degli standard Minergie-P e PEB (dal tedesco "Plus-Energie-Bauten", ossia edifici a energia positiva) e ha precisato che una (ipotetica) attuazione a livello nazionale del nuovo piano del PFZ (che prevede lo stoccaggio del calore residuo) comporterebbe un aumento del consumo di energia, ma anche una significativa riduzione delle emissioni di CO2. La questione dei costi non è stata posta in modo esplicito. Secondo i responsabili del PFZ, la soluzione scelta dovrebbe risultare più economica rispetto a un risanamento di tipo classico. Ma anche su questo punto è prematuro fare previsioni attendibili in caso di una (ipotetica) attuazione a livello nazionale del nuovo piano del PFZ. Il consiglio dei politecnici federali e il PFZ provvederanno a fornire un adeguato resoconto sul progetto HPZ non appena disporranno dei risultati della ricerca.</p><p>2. Di norma il consiglio dei politecnici federali viene coinvolto, o perlomeno consultato, nei lavori che vertono su affari di pertinenza del settore dei politecnici federali. Le risposte alle interpellanze succitate sono state redatte in collaborazione con il consiglio dei politecnici federali, il quale si è basato sulle informazioni fornitegli dal PFZ. Un vero e proprio parere non è disponibile.</p><p>3. Il fatto che sia stata data la stessa risposta alla prima domanda delle tre interpellanze è dovuto da un lato all'orientamento simile dei tre interventi parlamentari e dall'altro alla necessità di spiegare la posizione dei ricercatori sull'argomento.</p>  Risposta del Consiglio federale.