<h2>SubmittedText<h2><p>L'associazione per la pianificazione del territorio "Espace Suisse" e la fondazione "Un futuro per i nomadi svizzeri" chiedono con insistenza a Comuni, Cantoni e Confederazione un aumento delle aree di sosta per i nomadi. </p><p>Secondo le associazioni citate, mancherebbero 40 posti di passaggio per soggiorni di breve durata, 25 posti invernali e "una manciata di posti" (?) di maggiori dimensioni (?) per i nomadi stranieri.</p><p>I richiedenti ritengono che sia addirittura prioritaria la messa a disposizione di aree per soste spontanee, anche su sedimi privati, dove i nomadi possano soggiornare anche per un mese senza necessità di autorizzazione. Si ricorda che il normale cittadino elvetico, per un qualsiasi utilizzo accresciuto dell'area pubblica, anche della durata di poche ore, necessita di un'autorizzazione comunale e deve pagare la relativa tassa d'occupazione.</p><p>Va pure rilevato che di principio le aree di sosta dovrebbero situarsi dove ci sono i transiti, ed il Ticino si trova sull'asse di transito Nord-Sud. Chi scrive è assolutamente contrario alla creazione di ulteriori aree di sosta per nomadi in Ticino.</p><p>Chiedo al Consiglio federale:</p><p>1. Il Consiglio federale ritiene che sia necessaria la creazione di ulteriori aree di sosta per i nomadi? Per quali motivi?</p><p>2. Se sì, in quali Cantoni andrebbero create queste aree?</p><p>3. Il Consiglio federale è consapevole dello stato disastroso in cui spesso vengono lasciate, dopo la partenza delle carovane nomadi, le aree messe a disposizione, e dei disagi che la presenza di carovane causa alla popolazione locale durante la permanenza?</p><p>4. Il Consiglio federale è favorevole alla generalizzazione della richiesta di una cauzione alle carovane, a copertura dei costi di pulizia e di ripristino delle aree occupate che l'ente pubblico deve in seguito accollarsi?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Con la ratifica della Convenzione-quadro del 1° febbraio 1995 per la protezione delle minoranze nazionali (RS 0.441.1) la Svizzera ha riconosciuto gli Jenisch e i Sinti svizzeri come minoranza nazionale, impegnandosi così a promuovere le condizioni necessarie affinché possano conservare la loro cultura. Il nomadismo è parte dell'identità culturale di queste minoranze e, conformemente alla decisione del Tribunale federale del 28 marzo 2003 (DTF129 II 321), le loro esigenze devono essere tenute in considerazione nella pianificazione del territorio.</p><p>1. Come mostrano le rilevazioni condotte regolarmente dalla fondazione "Un futuro per i nomadi svizzeri" (da ultimo nel 2016), in Svizzera vi è una carenza comprovata di aree di sosta per le minoranze nomadi. Nei quattro rapporti periodici sull'attuazione della Convenzione-quadro, il Consiglio federale ha più volte richiamato l'attenzione su questo aspetto (da ultimo nel 2018). È quindi dell'avviso che il numero di aree di sosta per le minoranze nomadi svizzere ed estere debba essere aumentato.</p><p>2. La messa a disposizione di aree di sosta compete ai Cantoni. La creazione di aree di transito per gruppi più grandi provenienti dall'estero richiede tuttavia soluzioni sovraregionali. La Confederazione sta pertanto elaborando con i Cantoni una concezione di pianificazione del territorio (ai sensi dell'art. 13 della legge sulla pianificazione del territorio, LPT; RS 700) nella quale rientra anche la questione dell'ubicazione geografica delle aree di transito.</p><p>3. Le attuali aree di sosta non sono sufficienti per i numerosi gruppi che attraversano la Svizzera durante i mesi estivi. Talvolta quindi i nomadi provenienti dall'estero si fermano su terreni privati con il consenso dei proprietari, a cui versano un compenso. Nella maggioranza dei casi questi accordi non creano problemi. Si sono però verificate anche occupazioni non autorizzate di terreni non destinati a tale scopo, ma si tratta di eccezioni dovute all'insufficienza di aree di sosta ufficiali.</p><p>Diversi Cantoni hanno istituito appositi servizi proprio per evitare tensioni e sensibilizzare la popolazione. La Confederazione partecipa a un progetto di mediazione per sostenere i Cantoni e i Comuni in caso di conflitti.</p><p>4. La riscossione di una cauzione per l'utilizzo delle aree di sosta sia pubbliche che private è già oggi prassi comune. Secondo il Consiglio federale non è necessario uniformare la prassi.</p>  Risposta del Consiglio federale.