<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. L'auspicata ripresa non si è finora verificata: al contrario si diffondono tendenze recessive. Malgrado questa situazione negativa diversi fatti militano a favore di un miglioramento. Va menzionato un livello dei prezzi praticamente stabile e tassi d'interesse nominali relativamente bassi. Inoltre, la congiuntura mondiale, così importante per un'economia fortemente orientata verso lo esportazioni come quella svizzera, conferma una tendenza al rialzo; specialmente in Germania - che rappresenta il principale acquirente per le nostre esportazioni - si delinea una ripresa congiunturale. D'altra parte, il corso del franco, dopo che la Banca nazionale svizzera ha messo a disposizione dell'economia denaro supplementare, ha avuto di recente un leggero calo, ciò che stimola parimenti la congiuntura. La BNS ha confermato recentemente la sua politica riducendo il tasso di sconto. Questo mostra chiaramente che i tassi rimarranno bassi, o addirittura diminuiranno ancora. Attualmente regna tuttavia una grande incertezza circa il momento e il modo in cui tali influssi favorevoli sfoceranno in una ripresa congiunturale.</p><p></p><p>Nel corso degli ultimati anni, la crescita in Svizzera è rimasta a un livello nettamente inferiore rispetto a quella dei Paesi dell'UE. Oltre che dalla rivalutazione del franco svizzero tra il 1993 e il 1995, tale tendenza è stata determinata anche da motivi strutturali. A tale proposito vanno rammentati in particolare i problemi nell'edilizia e nel settore immobiliare nonché i disavanzi dei bilanci pubblici, la cui origine risale agli anni dell'alta congiuntura e a cui oggi occorre porre rimedio in condizioni economiche difficili. Inoltre, le imprese svizzere ristrutturano in modo più rapido e più deciso dei loro concorrenti esteri. Si spera per conto che, grazie a queste ristrutturazioni, la nostra economia potrà approfittare più durevolmente dell'attesa ripresa dei nostri partner europei.</p><p></p><p>2. L'OCSE non si è pronunciata sui rapporti fra la politica monetaria e il numero di posti di lavoro. La sua constatazione si limita unicamente al nesso esistente tra il corso dei cambi e la crescita economica. Essa non ha espresso un parere in merito alla questione volta a sapere se una crescita economica più pronunciata avrebbe determinato un aumento dell'occupazione nelle medesime proporzioni, come insinuato dall'interpellante.</p><p></p><p>Se la crescita economica fosse aumentata di un solo punto percentuale, le finanze della Confederazione avrebbero registrato entrate supplementari di 500 milioni di franchi.</p><p></p><p>Il rapporto tra la crescita economica e la disoccupazione non è un semplice meccanismo. Non è pertanto possibile esprimere in cifre quale sarebbe l'effetto di una crescita economica più elevata sul numero dei disoccupazione di un punto percentuale determinerebbe una riduzione delle spese dell'assicurazione contro la disoccupazione di circa 1,3 miliardi di franchi. Una disoccupazione mano elevata avrebbe pure come conseguenza una riduzione delle anticipazioni attualmente versate dell'ente pubblico all'assicurazione contro la disoccupazione. Da parte su il fondo dell'assicurazione contro la disoccupazione sarebbe in grado di rimborsare più rapidamente i mutui che gli sono stati concessi.</p><p></p><p>3. La politica monetaria esplica i suoi effetti attraverso diversi canali. Attualmente uno di questi sembra - perlomeno parzialmente - ostruito. Di conseguenza, tassi d'interesse a lungo termine più bassi non generano necessariamente maggiori prestiti, fintantoché la situazione economica sfavorevole e in particolare le aspettative circa i prezzi sul mercato edilizio, che continuano ad essere orientate verso il basso, costringeranno le banche a costituire maggiori riserve. Nella misura in cui tassi d'interesse più bassi indeboliscono il corso del franco, l'economia di esportazione ne viene favorita. Per quanto attiene al corso dei cambi va comunque rilevato che esso non dipende esclusivamente dalla politica monetaria nazionale. Oltre alla differenza dei tassi d'interesse rispetto all'estero, le incertezze derivanti dall'Unione monetaria e dal dollaro svolgono un ruolo considerevole. Malgrado tali riserve, il Consiglio federale ritiene che la politica monetaria, nella situazione attuale, non sia condannata all'impotenza.</p><p></p><p>Il ricorso alla politica finanziaria per incentivare la domanda si urta ai disavanzi degli enti pubblici e alla volontà del Consiglio federale, sostenuta da ampie cerchie, di risanare le finanze federali. Attualmente non è possibile fare le due cose contemporaneamente. Rinviare continuamente il risanamento delle finanze non costituisce una soluzione. Tre anni dopo il livello più basso della recessione è giunto il momento di ridurre i deficit strutturali accumulati durante il periodo di alta congiuntura.</p><p></p><p>La politica congiunturale si trova raramente nella situazione propizia per poter influenzare contemporaneamente, mediante determinati provvedimenti, tutti gli obiettivi nel senso e nella misura desiderati. Tipiche sono le situazioni in cui deve essere data la priorità a certi obiettivi, come per esempio alla lotta contro il rincaro e ai suoi effetti negativi sulla crescita e sull'occupazione all'inizio degli anni Novanta. Attualmente si tratta di promuovere la crescita e l'occupazione senza mettere a repentaglio l'equilibrio delle finanze pubbliche. Questi conflitti di obiettivi e le ridotte possibilità dello Stato d'intervenire nella vita economica costituiscono limiti della politica congiunturale.</p><p></p><p>4. Il Consiglio federale ha rinunciato ad effettuare ulteriori tagli investimenti nell'edilizia nell'ambito del preventivo 1997. Inoltre, esso propone alle Camere federali di conferirgli la competenza di sbloccare crediti che gli permetterebbe, se le tendenze recessive dovessero persistere, di deviare, nel corso del 1997, dall'obiettivo globale di un congelamento delle spese. Quale provvedimento supplementare è ancora in fase di discussione la priorità degli investimenti infrastrutturali. A tale proposito, le due questioni principali che si pongono riguardano le conseguenze sugli obiettivi di risanamento del Consiglio federale e la possibilità di realizzare rapidamente tali investimenti. Secondo i primi studi risulta che il volume delle ordinazioni assegnabili a breve termine - considerando in particolare i lunghi periodi di pianificazione e di preparazione dei grandi progetti - non sarà sufficiente a generare una ripresa duratura.</p><p></p><p>Infine il DFEP libererà le riserve di crisi che beneficiano di sgravi fiscali. Ne approfitteranno circa 900 imprese che hanno costituito riserve per un importo totale di circa 300 milioni di franchi. La liberazione di tali riserve la autorizza a utilizzare questi mezzi finanziari per scopi d'investimento propri.</p><p></p><p>Tra il 1990 e il 1994, le spese delle assicurazioni sociali (AVS, AI, AM, AINF, AD) sono aumentate mediamente di oltre il 10% all'anno. Tra il 1990 e il 1997 (budget) la Confederazione ha registrato un aumento medio delle uscite del 4,8% all'anno. Le sue spese nel settore della sicurezza sociale sono progredite annualmente del 7,7%. A titolo di paragone, il prodotto interno lordo nominale à aumentato del 2,4% all'anno. Non è pertanto possibile tracciare un parellelismo con gli anni trenta e ravvisare nella politica fiscale degli ultimi anni la causa dell'insoddisfacente situazione economica. E' d'altra parte innegabile che i problemi di finanziamento delle assicurazioni sociali e i disavanzi delle finanze pubbliche richiedono misure le sui conseguenze sono negative a breve termine.</p><p></p><p>Per il Consiglio federale, une degli obiettivi della legislatura corrente è costituito dall'eliminazione del deficit strutturale. Tale obiettivo limita il suo margine di manovra in materia di politica congiunturale. Con le misure adottate a titolo preventivo nell'ambito del budget, il Consiglio federale propone una soluzione intermedia tra le esigenze di politica congiunturale e la necessità di risanare a medio termine le finanze delle Confederazione.</p><p></p><p>5. La Banca nazionale non è libera nella sua politica d'investimento. All'inizio di giugno 1996, il DFF e la Banca nazionale hanno costituito un gruppo di lavoro incaricato di esaminare le basi della politica d'investimento, le possibilità di un versamento regolare degli utili e una gestione più redditizia delle riserve monetarie. Il gruppo di lavoro prenderà parimenti posizione in merito alla questione di un'eventuale revisione della legge sulla Banca nazionale. Esso presenterà il suo rapporto alla fine dell'anno.</p>