<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Con la mozione si chiede, per l'intero flusso d'informazioni tra le PMI e le autorità esecutive federali e cantonali in materia di protezione dell'ambiente, la creazione di un sistema elettronico che preveda un modulo unico con tutti i dati rilevanti per l'ambiente e la designazione di un unico organo di riferimento all'interno dell'UFAFP.</p><p>Il Consiglio federale attribuisce una grande importanza all'obiettivo fondamentale della nozione, ovvero la creazione di condizioni quadro vantaggiose per le PMI. Gli sgravi amministrativi concernenti il flusso d'informazioni tra le PMI e le autorità costituiscono infatti un'efficace misura per il raggiungimento di tale obiettivo. Nel rapporto del 16 giugno 2003, intitolato "Provvedimenti della Confederazione per lo sgravio amministrativo delle imprese", il Governo ha inoltre ricordato le iniziative sinora lanciate dalla Confederazione per sgravare le PMI dagli oneri amministrativi. </p><p>La presente mozione mira esclusivamente ad eliminare gli oneri amministrativi legati alla protezione dell'ambiente, sebbene essi rappresentino solo una piccola percentuale del carico amministrativo derivante dalle prescrizioni statali. Secondo un'indagine condotta per conto del seco dall'Istituto di economia industriale (IWG) dell'Università di San Gallo, infatti, il 75 per cento del carico amministrativo generato nelle PMI dalle prescrizioni statali riguarda le assicurazioni sociali, il fisco e le condizioni relative al diritto commerciale, mentre solo il 4 per cento è riconducibile alla protezione dell'ambiente. Nonostante tale percentuale risulti relativamente esigua, è comunque opportuno fare il possibile affinché gli oneri amministrativi sostenuti dalle PMI in questo settore vengano ridotti.</p><p>Tuttavia, la soluzione proposta dalla mozione non solo non consentirebbe di raggiungere l'obiettivo dello sgravio amministrativo, ma non sarebbe neanche conveniente per le PMI, e ciò per tre motivi:</p><p>- innanzitutto, le singole aziende sono interessate in maniera molto diversa, a seconda del loro settore di attività, dai requisiti posti dal diritto ambientale. Solo una minoranza di esse, ad esempio, è soggetta alle disposizioni sui composti organici volatili (COV). Lo stesso dicasi per le aziende che utilizzano liquidi nocivi per le acque, prodotti refrigeranti e conservanti del legno nonché per le aziende che devono smaltire solventi che impoveriscono lo strato di ozono e per quelle che gestiscono impianti per il trattamento dei rifiuti. L'introduzione di un modulo unico avrebbe esattamente l'effetto contrario di quello auspicato dalla mozione, in quanto tutte le PMI sarebbero in tal modo obbligate a confrontarsi con tutte le prescrizioni che, in linea di principio, non le riguardano. Se ad esempio le aziende tenute ad inoltrare una notifica ai sensi dell'ordinanza concernente la restituzione, la ripresa e lo smaltimento degli apparecchi elettrici ed elettronici (ORSAE) sono appena 300, è assolutamente inutile, dal punto di vista dell'efficienza, porre le stesse domande alle 330'000 aziende non soggette a tale obbligo; </p><p>- inoltre, nella maggior parte dei casi, il flusso d'informazioni in un'azienda è legato ad una precisa attività, come ad esempio un progetto edilizio, la produzione o la vendita di determinati prodotti, il trattamento o l'esportazione di certi rifiuti o ancora l'utilizzazione di liquidi nocivi per le acque. Tale attività richiede normalmente un'autorizzazione o soggiace all'obbligo di notifica, ed è in tal modo che si crea il flusso d'informazioni. Non avrebbe pertanto senso obbligare un'impresa soggetta a determinati requisiti posti dal diritto ambientale in relazione ad una sua particolare attività, legata ad esempio alla procedura per la concessione di una licenza edilizia nell'ambito della protezione contro l'inquinamento fonico e delle acque, ad attenersi ad un modulo che si riferisce contemporaneamente anche a tutti gli altri aspetti delle PMI potenzialmente rilevanti per il diritto ambientale ma senza alcun nesso con l'attività in questione;</p><p>- infine, l'esecuzione del diritto ambientale spetta in gran parte ai Cantoni e la soluzione proposta dalla mozione non tiene conto di questo. Nella maggior parte dei casi, infatti, gli obblighi di notifica menzionati nella motivazione di detta mozione non vanno adempiuti nei confronti dell'UFAFP, bensì nei confronti delle autorità esecutive cantonali. La Confederazione non può, per principio, interferire nell'autonomia organizzativa riconosciuta ai Cantoni dal diritto costituzionale. È ammessa un'eccezione esclusivamente nel caso in cui ciò sia inevitabile ai fini della corretta esecuzione del diritto ambientale federale. Nella fattispecie, tuttavia, tale presupposto non sussiste. Inoltre, poiché la maggior parte dei compiti esecutivi nel settore delle PMI è di competenza dei Cantoni, risulterebbe di scarsa utilità per il raggiungimento dell'obiettivo perseguito centralizzare in un solo organo interno all'UFAFP tutti i flussi d'informazione relativi al diritto ambientale, come invece proposto dalla mozione. Ciò sarebbe infatti contrario alla semplificazione delle procedure auspicata dal Consiglio federale. </p><p>Se si vuole veramente semplificare il flusso d'informazioni tra le PMI e le autorità nel settore della protezione dell'ambiente è invece necessario elaborare soluzioni "su misura" per ogni situazione:</p><p>- viste le differenze esistenti tra i vari settori dell'economia, si impone l'adozione di una procedura specifica per ognuno di essi. Nel rapporto summenzionato il Consiglio federale ha incaricato l'UFAFP di elaborare, nel quadro di un progetto pilota con un determinato settore, una guida pratica per le PMI operanti nell'ambito della protezione dell'ambiente. Quest'ultima indicherà a dette PMI quali prescrizioni ambientali sono tenute a rispettare, focalizzando l'attenzione in particolare sul settore dell'edilizia e su quello dell'industria tessile. I primi risultati sono previsti per il 2004. L'UFAFP intrattiene inoltre da molto tempo contatti regolari con i diversi settori coinvolti, in modo da garantire che vengano prese in considerazione le esigenze di tutti gli interessati (ad esempio la Società svizzera delle industrie chimiche [SSIC], la Società Svizzera degli Impresari Costruttori, l'Unione svizzera dei fabbricanti di vernici e pitture [USVP], l'Associazione svizzera imprenditori pittori e gessatori [ASIPG, l'Associazione svizzera della tecnica del freddo [SVK], l'Associazione svizzera dei dirigenti e gestori degli impianti di trattamento dei rifiuti [ASIR], la fondazione S.EN.S, che si occupa dello smaltimento dei rifiuti in Svizzera, Swiss Recycling, Cemsuisse, l'Associazione svizzera dei professionisti della protezione delle acque [VSA] e molti altri ancora). La collaborazione con i diversi settori coinvolti è particolarmente intensa nel periodo che precede eventuali modifiche del diritto ambientale e durante la fase di introduzione di nuove prescrizioni. Si possono citare numerosi esempi al riguardo. Ricordiamo innanzitutto che, nel quadro del pacchetto di misure contro i cambiamenti climatici generati dai gas serra sintetici, il Consiglio federale ha introdotto un obbligo di autorizzazione per gli impianti di refrigerazione che superano determinate dimensioni. In tale contesto, con un gruppo di lavoro composto da rappresentanti dei Cantoni, di diversi Uffici federali e del settore della refrigerazione, della climatizzazione e delle pompe di calore, l'UFAFP sta definendo le basi per la stesura di un adeguato aiuto all'esecuzione. L'Associazione svizzera della tecnica del freddo organizza inoltre, ai sensi di un'ordinanza dipartimentale, corsi ed esami per gli operatori del settore. È poi importante sottolineare che, durante l'elaborazione dell'ordinanza sul traffico dei rifiuti, l'UFAFP ha tenuto conto delle raccomandazioni del seco, basate su un'analisi condotta sulle PMI. Infine, con l'ordinanza dipartimentale sulle schede di dati di sicurezza per veleni e sostanze pericolose per l'ambiente sono state regolamentate in modo globale le esigenze di tre diversi settori, ovvero la protezione della salute, la tutela dei lavoratori e la salvaguardia dell'ambiente. Tutto ciò consente alle imprese di ottenere una significativa riduzione del carico amministrativo;</p><p>- le soluzioni per migliorare la situazione delle PMI devono essere elaborate anche tenendo conto di determinate attività: a livello di Confederazione, infatti, l'esecuzione di gran parte del diritto ambientale non è di competenza dell'UFAFP, bensì di altre autorità federali, in particolare per quanto riguarda le vigenti procedure di approvazione dei piani. Tali procedure sono state definite sulla base di un modello unitario ai sensi della legge federale del 18 giugno 1999 sul coordinamento e la semplificazione delle procedure di approvazione dei piani, il quale prevede in particolare l'accentramento delle competenze decisionali in un'unica autorità, considerata come organo centrale di riferimento. Risulterebbe pertanto controproducente appesantire questa procedura già semplificata e standardizzata aggiungendo un nuovo organo di riferimento in seno all'UFAFP e collegando il flusso di dati con altre informazioni. Un altro possibile strumento per rendere più efficienti le procedure all'interno delle PMI è l'organo di notifica previsto dalla nuova legge sui prodotti chimici, il quale fungerà da organo centrale di riferimento dell'Amministrazione federale e riceverà le notifiche relative a tali prodotti. La consultazione sulle relative ordinanze sarà avviata entro breve termine;</p><p>- è importante migliorare ulteriormente la situazione delle PMI operanti nel settore della protezione dell'ambiente, in particolare per quanto riguarda l'accessibilità delle relative informazioni. L'UFAFP ha preso atto della necessità di semplificare le procedure in tale ambito ed ha avviato diversi progetti volti a rendere più efficiente la gestione dei dati. Occorre inoltre valutare in maniera più approfondita le possibilità offerte dalla tecnologia dell'informazione, anche, eventualmente, in relazione al progetto eGovernment. </p><p>La presente mozione non può essere accolta in quanto tale, poiché in alcune parti fondamentali essa interferisce, in modo inammissibile, con la sovranità organizzativa riconosciuta ai Cantoni dal diritto costituzionale. Il Consiglio federale è tuttavia disposto ad accogliere l'intervento parlamentare come postulato.</p>  Il Consiglio federale propone di trasformare la mozione in postulato.