<h2>SubmittedText<h2><p>Per evitare scorte di vino troppo consistenti  e alleggerire il mercato dei vini svizzeri, per la vendemmia 2012-2013 si chiede al Consiglio federale di emanare un'ordinanza volta a concedere contributi per la destinazione di una parte del raccolto di uva all'elaborazione di prodotti non alcolici o poco alcolici. Potrebbe altresì essere accordato un contributo ai produttori di succo d'uva, vino-mosto, vino-mosto pastorizzato, nonché succo e mosto d'uva pastorizzati in fase di fermentazione. Un'ordinanza analoga era già stata emanata nel 2002 e nel 2003 visto il ristagno del mercato in seguito alla globalizzazione dei contingenti d'importazione.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Le campagne del succo d'uva del 2002-2003 facevano parte di un pacchetto di misure transitorie, tra le quali vi era l'anticipazione di un anno, da parte del Consiglio federale, dell'applicazione del provvedimento di ristrutturazione del vigneto svizzero, con l'obiettivo di riconvertire da 500 a 1000 ettari di vitigni Chasselas e Müller-Thurgau. Tale misura era prevista nel quadro della Politica agricola 2007 per gli anni 2004-2011.</p><p>L'obiettivo di tali misure transitorie era attutire gli effetti iniziali della globalizzazione dei contingenti d'importazione entrata in vigore nel 2001, eliminare le scorte eccedenti di vino bianco accumulate in seguito all'attuazione, dal luglio 1995 degli accordi dell'Uruguay Round, e favorire la rapida riconversione del vigneto adattandolo alla nuova situazione di mercato. </p><p>Gli obiettivi fissati sono stati raggiunti: circa 6 milioni di litri di succo d'uva sono stati tolti dal mercato dei vini e hanno contribuito all'assorbimento delle eccedenze; 623 ettari di vigna sono stati riconvertiti, consentendo rapidamente l'adattamento e la diversificazione dell'offerta di vini svizzeri. In queste due campagne la Confederazione ha investito 26,7 milioni di franchi. L'intesa comune sviluppata con i rappresentanti di categoria prevedeva che all'aiuto temporaneo della Confederazione dovevano seguire adeguamenti continui dovuti, da un lato, a decisioni imprenditoriali degli attori coinvolti e, dall'altro, a misure collettive, sotto la responsabilità della categoria, di posizionamento e promozione dei vini svizzeri oltre che di gestione dei quantitativi nell'ambito delle denominazioni. </p><p>Che la qualità e l'immagine dei vini svizzeri abbiano conosciuto un forte progresso negli ultimi anni è innegabile; tuttavia, probabilmente non si è tenuto abbastanza conto dell'evoluzione strutturale del mercato. L'articolo 63 della legge sull'agricoltura (LAgr) conferisce ai cantoni la responsabilità gestionale dei quantitativi di vini a denominazione d'origine controllata che costituiscono, al momento, il 95 per cento circa della produzione. Alcuni cantoni gestiscono tale incarico direttamente, mentre altri lo hanno delegato alla rispettiva interprofessione. Il Consiglio federale constata che, nel 2011, nonostante fossero previsti un raccolto abbondante, superiore alle necessità del mercato, e un minore consumo, i cantoni o le interprofessioni non hanno preso tutte le misure precauzionali necessarie. Il raccolto 2011 è stato di oltre 112 milioni di litri, ovvero superiore di 9 milioni rispetto a quello del 2010 e di 11 milioni rispetto all'effettivo consumo. </p><p>Il Consiglio federale ritiene, pertanto, che gli attori e i cantoni dispongano degli strumenti necessari a garantire un migliore adeguamento dell'offerta all'evoluzione del mercato e che l'introduzione di nuove misure temporanee, come il sovvenzionamento della valorizzazione analcolica della vendemmia, non farebbe altro che posporre i necessari adeguamenti.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.