<h2>SubmittedText<h2><p>Le operazioni transfrontaliere costituiscono un pilastro importante per le banche svizzere. Nel quadro della revisione della direttiva europea relativa ai mercati degli strumenti finanziari "Mifid II" i Paesi terzi, come la Svizzera, vengono discriminati enormemente dall'UE. Al contrario, la recente convenzione tra la Svizzera e la Germania ad esempio ha migliorato l'accesso reciproco al mercato per gli istituti finanziari. </p><p>Il comportamento dell'UE al riguardo è in evidente contraddizione con gli obiettivi dell'OMC, ovvero l'eliminazione degli ostacoli al commercio e la liberalizzazione del commercio internazionale. Pertanto invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande.</p><p>1. Quali misure prevede il Consiglio federale per consentire e migliorare l'accesso al mercato per le banche svizzere?</p><p>2. Il Consiglio federale è disposto a intervenire a tale proposito presso l'OMC?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. A livello mondiale la Svizzera continua chiaramente a occupare il primo posto in materia di gestione patrimoniale transfrontaliera. Anche se di recente i mercati dell'Asia e del Medio Oriente hanno guadagnato d'importanza per i fornitori svizzeri di servizi finanziari, per questi offerenti l'accesso al corrispondente mercato europeo resta una priorità. Dato che quasi la metà dei valori patrimoniali esteri gestiti nel nostro Paese proviene dall'Europa occidentale, la Svizzera auspica fortemente che le condizioni quadro regolatorie nell'UE non ostacolino o addirittura impediscano queste attività transfrontaliere. La revisione della direttiva Mifid citata dall'autore dell'interpellanza e l'applicazione del regolamento di esecuzione Mifid (insieme Mifid II) lasciano presupporre un'eventuale restrizione dell'accesso al mercato europeo per i fornitori svizzeri di servizi finanziari. Questa direttiva ha lo scopo di migliorare la tutela dei clienti e armonizzare le regolamentazioni nazionali esistenti in materia di accesso al mercato. Considerata la sua eccellente posizione in ambito di gestione patrimoniale transfrontaliera, la Svizzera sarebbe particolarmente colpita sul piano economico dalle disposizioni protezioniste del regolamento MiFID nei confronti dei Paesi terzi.</p><p>La Svizzera ritiene che la direttiva Mifid non migliori l'accesso al mercato europeo e ne teme un'ulteriore chiusura. Dalla fine del 2011, d'intesa con l'industria finanziaria, il Dipartimento federale delle finanze (DFF) e altri servizi federali si impegnano attivamente presso le autorità europee, i singoli Paesi membri e il Parlamento europeo contro le restrizioni dell'attività commerciale operata dalla Svizzera. Anche nella fase finale delle trattative in seno all'UE (cosiddetto trilogo), il Consiglio federale e le autorità federali competenti si sono impegnate a ottenere la migliore soluzione possibile per i Paesi terzi. Il 9 ottobre 2013 il Consiglio federale ha inoltre deciso che un adeguamento dell'accordo sulla fiscalità del risparmio potrà essere convenuto unicamente se nel quadro della Mifid si troverà una soluzione soddisfacente nell'imposizione del regime dei Paesi terzi per la fornitura di prestazioni di servizi finanziari transfrontaliere.</p><p>Il mantenimento o il miglioramento dell'accesso ai mercati esteri per i fornitori svizzeri di servizi finanziari è uno degli obiettivi principali della politica dei mercati finanziari della Confederazione. Il gruppo di esperti istituito dal Consiglio federale per l'ulteriore sviluppo della strategia in materia di mercati finanziari si occuperà tra l'altro di esaminare il futuro posizionamento della Svizzera nei confronti dell'UE in ambito finanziario.</p><p>2. Nel quadro dell'Accordo generale sugli scambi di servizi nell'ambito di servizi finanziari ("General Agreement on Trade in Services", GATS) l'UE ha assunto, tra l'altro nell'ambito dei servizi finanziari, impegni specifici di portata individuale per i singoli Stati membri riguardanti l'accesso al mercato. In occasione dell'elaborazione delle disposizioni Mifid II riguardanti i Paesi terzi, la Commissione europea ha tenuto conto dei suoi impegni contrattuali multilaterali. Partendo da questo presupposto, un intervento della Svizzera nei confronti dell'UE nel quadro dell'OMC non costituisce una garanzia di successo e non permette quindi di raggiungere gli obiettivi.</p>  Risposta del Consiglio federale.