<h2>SubmittedText<h2><p>Come concepisce il Consiglio federale le priorità in materia di aiuto alle vittime della guerra? I loro bisogni sono molti e vanno spesso al di là delle attività tradizionali dell'ambito umanitario. All'aiuto d'emergenza (tende, cibo, medicine ecc.) si aggiungono compiti con un orizzonte temporale più lungo, più onerosi e che richiedono sovente la presenza di competenze tecniche. Un esempio: la ricostruzione di un sistema di fornitura di acqua potabile e di raccolta delle acque reflue a Mossul. In molti casi, questo tipo di progetto richiede mezzi di cui le autorità locali non dispongono. Finché mancherà l'acqua, la popolazione non farà ritorno e continuerà a incrementare il flusso di profughi, con le conseguenze che conosciamo.</p><p>Occorre dunque consentire che le organizzazioni di aiuto umanitario escano dal loro ruolo tradizionale per riuscire ad aiutare un maggior numero di vittime? Ciò potrebbe implicare una parziale "diluizione" della loro essenza e la conclusione di partenariati. Questi ultimi (ad es. tra il CICR e la Banca Mondiale) potrebbero richiedere alle parti di scendere a compromessi per raggiungere un'intesa. Permetterebbero però di mettere a disposizione molti più mezzi - e competenze - per favorire un ritorno alla normalità. Ciò porterebbe anche al rafforzamento del legame tra l'aiuto umanitario e l'aiuto allo sviluppo a lungo termine.</p><p>Una nuova configurazione dell'aiuto fornito si rende necessaria alla luce dell'evoluzione delle crisi: le ostilità si protraggono per mesi o anni, indebolendo gli Stati - spesso di per sé instabili - sotto il peso della minaccia costante di un ritorno a un conflitto violento. Questi contesti privi di prospettive di rappacificazione impediscono alle agenzie per lo sviluppo di stabilirsi nei Paesi colpiti per avviare la ricostruzione in quanto non sono soddisfatte le condizioni di sicurezza necessarie. Da qui sorge l'idea di rivolgersi agli attori del settore umanitario che, invece, sono già presenti in loco.</p><p>Qual è l'opinione del Consiglio federale in materia? Fino a che punto è opportuno ampliare il mandato degli attori del settore umanitario a progetti di ricostruzione delle infrastrutture fondamentali o di sviluppo socio economico a lungo termine (abitazioni, sanità, scuole, risorse idriche, energia ecc.)? È possibile che questo ampliamento implichi una collaborazione con il settore privato? E quando la situazione sarà quasi tornata alla normalità, a che punto si dovrà trasferire la competenza di questi progetti alle agenzie per lo sviluppo specializzate?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nel fornire aiuto nelle zone di guerra, la priorità per il Consiglio federale è salvare vite umane e soddisfare i bisogni più urgenti. In molte regioni di crisi, però, l'aiuto d'emergenza si è trasformato in una necessità duratura: le crisi si protraggono per lungo tempo e diventano sempre più complesse. In situazioni di conflitto come quella in Siria, l'aiuto d'emergenza va oggi inteso come un sostegno pluriennale. Oltre agli aiuti immediati e di sopravvivenza (fornitura di base di acqua potabile, servizi sanitari, generi alimentari, alloggi temporanei, assistenza medica di urgenza, misure di protezione e offerta formativa per bambini e giovani vulnerabili ecc.), l'attenzione si concentra anche sul rafforzamento della resilienza della popolazione locale e sulla gestione sostenibile delle risorse naturali.</p><p>Questo lavoro deve essere avviato il prima possibile. L'aiuto d'emergenza si trova quindi ben presto ad affrontare anche questioni strutturali ed è necessario mettere in piedi in parallelo istituzioni, strategie e politiche. Pertanto, nel contesto di grandi crisi che perdurano nel tempo, sono richiesti sia l'aiuto umanitario sia la cooperazione allo sviluppo. In situazioni di questo tipo la cooperazione allo sviluppo concorre a fare in modo che gli sfollati dipendano in misura minore dall'aiuto d'emergenza, ad esempio seguendo una formazione professionale o iniziando a svolgere un'attività lavorativa. La Svizzera si adopera inoltre affinché gli attori che lavorano per lo sviluppo a livello multilaterale, come la Banca Mondiale, intervengano maggiormente nelle regioni di conflitto.</p><p>Il nostro Paese cerca dunque già di impiegare i propri strumenti di cooperazione internazionale (CI) in modo complementare al fine di massimizzarne gli effetti. Una valutazione indipendente ha esaminato l'impiego integrativo degli strumenti dell'aiuto umanitario e della cooperazione allo sviluppo (il cosiddetto nesso) da parte della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) nel periodo compreso tra il 2013 e il 2017. Da questa analisi è emerso che il lavoro della DSC tiene conto della realtà locale e si concentra sulle esigenze concrete. Il personale che impiega i vari strumenti della CI sul posto collabora in modo efficiente. Tuttavia, la valutazione propone modifiche strutturali che dovranno essere attuate in maniera mirata mediante il messaggio concernente la cooperazione internazionale 2021-2024 e raccomanda alla DSC di dare una definizione istituzionale al nesso tra aiuto umanitario e cooperazione allo sviluppo. I risultati della valutazione saranno pubblicati a marzo del 2019 (www.dsc.admin.ch &gt; Risultati ed effetti &gt; Risultati &gt; Rapporti di valutazione).</p><p>Il 30 novembre 2018 il Consiglio federale ha definito i punti chiave strategici del messaggio concernente la cooperazione internazionale 2021-2024 e ha stabilito che in caso di crisi di lunga durata gli strumenti della cooperazione allo sviluppo e dell'aiuto umanitario dovranno essere coordinati utilizzando un approccio flessibile. Inoltre, in futuro l'Esecutivo intende ricorrere maggiormente alle capacità innovative, alle conoscenze specialistiche e alle possibilità di investimento del settore privato.</p>  Risposta del Consiglio federale.