<h2>SubmittedText<h2><p>Nell'assicurazione malattie obbligatoria tutti gli assicurati hanno il diritto alle stesse prestazioni. In considerazione di ciò chiedo al Consiglio federale:</p><p>1. Può essere dimostrato che i diversi prezzi (premi) per le stesse prestazioni siano riconducibili a criteri plausibili?</p><p>2. Quali effetti si otterrebbero se si obbligassero tutte le casse malati a introdurre nelle singole regioni di premi gli stessi premi per gli stessi modelli assicurativi?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. I premi dell'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie (AOMS) servono a rimborsare le prestazioni fornite agli assicurati e a coprire i costi amministrativi degli assicuratori. Le eccedenze alimentano le riserve. Le perdite invece, nella misura in cui non sono compensate da redditi di capitale, le erodono.</p><p>Nonostante l'AOMS rimborsi le stesse prestazioni a tutti gli assicurati, gli assicuratori praticano premi diversi. Questo è dovuto al fatto che non devono sostenere tutti gli stessi costi. I costi variano secondo la composizione degli effettivi di assicurati e le conseguenti differenze nel ricorso alle prestazioni e nei costi amministrativi. La diversità delle strutture di rischio dei singoli assicuratori è riconducibile a più fattori, le cui cause risalgono spesso all'epoca precedente l'introduzione della libera scelta dell'assicuratore. Le "casse malati aziendali" tradizionali, per esempio, non avevano pressoché malati cronici e presentavano quindi strutture di rischio favorevoli. Da allora le strutture di rischio sono rimaste pressoché invariate. Le differenze dovute all'età e al sesso sono ammortizzate dalla compensazione dei rischi, ma anche tra uomini della stessa età e tra donne della stessa età esistono grosse differenze, riconducibili in parte allo stato di salute individuale, in parte a preferenze personali nella scelta delle prestazioni mediche, come l'impiego di generici, il ricorso a specialisti invece che a medici di base, il ricorso al pronto soccorso degli ospedali, la preferenza per i metodi non invasivi, ecc. Dal 2012, grazie al computo delle degenze in ospedale dell'anno precedente, nella compensazione dei rischi si tiene sì maggiormente conto di queste differenze, ma anche questo criterio, da solo, non può ammortizzarle che in minima parte. Per ammortizzare meglio tutte le differenze, la compensazione dei rischi va ulteriormente affinata.</p><p>Oltre alla struttura dei rischi, anche altri fattori possono concorrere a spiegare le differenze tra i costi sostenuti dagli assicuratori di una stessa regione di premi e quindi anche le differenze tra i premi: l'efficacia del controlling degli assicuratori, il livello dei costi amministrativi, i costi di certe prestazioni particolari (per es. l'offerta di consulenze mediche telefoniche) e le differenze tariffali. Per questi fattori, la concorrenza tra gli assicuratori avrà effetti di contenimento dei costi.</p><p>Poiché però i premi sono fissati in anticipo sulla base di stime, può sempre succedere di constatare a posteriori incongruenze tra costi e premi. Per garantire che i premi non si discostino eccessivamente dai costi, è necessario definire per legge a quali condizioni possono essere approvati dalla vigilanza, così come previsto nel disegno di legge sulla vigilanza sull'assicurazione malattie (LVAMal), sottoposto al Parlamento. Anche la possibilità prevista dalla LVAMal di correggere a posteriori premi nel frattempo rivelatisi troppo alti in rapporto ai costi è uno strumento importante per garantire la plausibilità delle differenze tra i singoli assicuratori.</p><p>2. Se si introducesse un unico premio per tutti gli assicuratori di ogni singola regione, gli assicuratori i cui assicurati generano in una determinata regione costi maggiori delle entrate consentite dal premio unitario sarebbero costretti a elaborare provvedimenti per evitare il fallimento o ad abbandonare l'attività in quella regione. Gli assicuratori con costi leggermente superiori al premio unitario potrebbero tentare di coprire i deficit sovvenzionandoli con le eccedenze realizzate in altre regioni. Eventualmente potrebbero essere tentati di evitare i "cattivi rischi". Un premio unitario per tutti gli assicurati potrebbe quindi acuire il fenomeno della selezione dei rischi. Viceversa, gli assicuratori i cui assicurati generano costi inferiori alle entrate potrebbero realizzare considerevoli utili, che potrebbero utilizzare per esempio per coprire i deficit accusati in altre regioni, intensificare l'attività di marketing o alimentare riserve.</p>  Risposta del Consiglio federale.