<h2>SubmittedText<h2><p>Nella notte del lunedì di Pasqua, l'Esecutivo della Turchia, Paese membro della NATO, ha lanciato nella regione del Kurdistan iracheno un'offensiva aerea di vasta portata, praticamente sottaciuta da tutti i governi e i media europei. Gli attacchi sono diretti contro il PKK, il partito dei lavoratori del Kurdistan, come ha dichiarato il ministro della difesa turco. La zona di confine turco-irachena è stata pesantemente bombardata da aerei da combattimento e droni. Gli attacchi hanno interessato anche la regione di Kobane, nel Nord della Siria. Sono finiti nel mirino sia impianti di approvvigionamento sia la popolazione civile. Si contano numerose vittime. È evidente che questa offensiva militare contravviene al diritto internazionale. Il popolo curdo ha il diritto di vivere in pace e di scegliere le proprie autorità. A differenza di quanto avviene per il conflitto in Ucraina, che è a sua volta una grave guerra di aggressione da parte del Governo russo, il silenzio del Consiglio federale su questa offensiva dell'Esecutivo turco è a dir poco sconcertante. I civili, le donne, i bambini e l'intera popolazione curda meritano nella stessa misura il nostro sostegno e la nostra solidarietà.</p><p>- Il Consiglio federale non dovrebbe condannare con la massima fermezza l'aggressione dell'esercito turco contro la popolazione curda?</p><p>- Il Consiglio federale non dovrebbe rivedere la sua politica, che può essere considerata come molto indulgente nei confronti del presidente Erdogan? </p><p>- Il Consiglio federale prevede di adottare sanzioni diplomatiche o economiche nei confronti del Governo turco?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale segue con preoccupazione i recenti sviluppi nel Nord della Siria e dell'Iraq. La Svizzera invita tutte le parti a rinunciare alle ostilità e ad adempiere gli obblighi derivanti dal diritto internazionale, soprattutto nel campo del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani. Solo un processo di pace sotto l'egida dell'ONU può portare a una soluzione duratura del conflitto in Siria.</p><p>2. La Svizzera intrattiene con la Turchia (considerata un Paese prioritario) un intenso dialogo nell'ambito di consultazioni politiche regolari e incontri di lavoro a livello ministeriale. In tali occasioni si discute apertamente di temi importanti, come la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti umani. La Svizzera invita sistematicamente la Turchia a ottemperare ai suoi obblighi derivanti dal diritto internazionale e lo fa anche in contesti multilaterali, per esempio nel Consiglio d'Europa. Il Consiglio federale continua a considerare questa strada come la più promettente per la Svizzera.</p><p>3. Secondo la legge sugli embarghi (RS 946.231), la Confederazione può disporre misure coercitive per applicare le sanzioni adottate dall'ONU, dall'OSCE o dai principali partner commerciali della Svizzera. La legge sugli embarghi non prevede tuttavia la possibilità di disporre sanzioni in modo autonomo. Le decisioni in materia di sanzioni adottate dal Consiglio di sicurezza dell'ONU sono vincolanti per la Svizzera in virtù del diritto internazionale. Il Consiglio federale decide invece di volta in volta, dopo aver ponderato tutti gli interessi (giuridici, di politica estera e di politica economica esterna), se allinearsi o meno alle sanzioni disposte dall'UE. Al momento né Consiglio di sicurezza dell'ONU né l'UE hanno preso decisioni direttamente correlate alla situazione nel Nord dell'Iraq e della Siria.</p>  Risposta del Consiglio federale.