<h2>SubmittedText<h2><p>La Banca europea per gli investimenti (BEI) ha dichiarato che dal 2021 non finanzierà più progetti di centrali a petrolio, gas e carbone. Inoltre la BEI intende stanziare più fondi a favore dell'efficienza energetica. La banca sostiene gli obiettivi dell'Accordo di Parigi sul clima e vuole operare investimenti massicci nelle energie rinnovabili.</p><p>Ora che la BEI sta elaborando un nuovo standard, anche le altre banche multilaterali di sviluppo dovranno stare al passo.</p><p>Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. La Svizzera riconosce l'emergenza di investire fondi pubblici per potenziare i sistemi a base di energie rinnovabili allo scopo di contenere il riscaldamento climatico al di sotto della soglia di 1,5 gradi centigradi? </p><p>2. La Svizzera si impegna nel Consiglio esecutivo delle banche di sviluppo multilaterali contro il finanziamento delle centrali a petrolio e a gas, in analogia a quanto fatto dalla BEI?</p><p>3. Come farà la Svizzera per garantire che altre banche di sviluppo seguano l'esempio della BEI e che i miliardi destinati alle centrali a petrolio e gas siano spesi diversamente?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nel novembre del 2019 la Banca europea per gli investimenti (BEI), i cui azionisti sono i Paesi membri dell'UE, ha deciso di non finanziare più, per principio, i progetti di centrali a petrolio, gas e carbone dal 2022, ad eccezione di centrali a gas particolarmente efficienti. La maggior parte degli investimenti della BEI si concentra sui Paesi UE e su quelli candidati all'adesione, nei quali l'approvvigionamento energetico è ampiamente garantito.</p><p>1: Nel 2015 la Svizzera, insieme alla comunità degli Stati dell'Accordo di Parigi sul clima, ha reso noto l'obiettivo di mantenere l'aumento della temperatura media globale al di sotto di 2 gradi centigradi. La Svizzera riconosce l'urgenza di potenziare in tutto il mondo i sistemi delle energie rinnovabili. Le banche di sviluppo multilaterale, nelle quali la Svizzera è azionista, svolgono in tal senso un ruolo pionieristico, perché improntano le loro attività agli obiettivi dell'Accordo di Parigi e nel 2018 hanno stanziato 43 miliardi di dollari USA per investimenti a favore del clima, il che rappresenta un aumento del 72 % rispetto al 2015. La Svizzera sostiene questo orientamento e proprio nel 2019, durante i negoziati per la ricapitalizzazione del fondo della Banca mondiale per i Paesi più poveri (IDA) e del fondo di sviluppo della Banca di sviluppo africana, è riuscita, in collaborazione con una serie di altri Paesi donatori, a definire obiettivi ambiziosi.</p><p>2 e 3: Come già menzionato nella risposta del Consiglio federale alla mozione 19.3897 Friedl Claudia "Attuare gli obiettivi dell'Accordo di Parigi sul clima anche tramite gli investimenti delle banche multilaterali di sviluppo", le centrali a gas moderne continuano invece a rappresentare un'opzione da prendere in considerazione in molti Paesi in via di sviluppo, dove scarseggia l'accesso all'elettricità e le interruzioni di corrente sono frequenti. Da un lato, come tecnologia di transizione, le centrali a gas possono sostituire la produzione di energia derivante dal carbone qualora non vi siano sufficienti energie rinnovabili e potenziale di risparmio energetico, il che significa in termini netti una notevole riduzione delle emissioni di CO2. Dall'altro possono fungere da riserva di capacità per bilanciare le oscillazioni della produzione di energia eolica, solare e idrica e aumentare la sicurezza dell'approvvigionamento.</p><p>Il Consiglio federale ritiene pertanto che nelle banche multilaterali di sviluppo si debba continuare a valutare caso per caso - alla luce di severi criteri ecologici, sociali ed economici - questi progetti, senza escluderli a priori. È opportuno che le banche di sviluppo non sostengano nuovi progetti di centrali a carbone, favorendo invece su larga scala i sistemi delle energie rinnovabili e l'efficienza energetica.</p>  Risposta del Consiglio federale.