<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato a elencare gli svantaggi per la Svizzera e i suoi cittadini in caso di un'eventuale denuncia dell'accordo di Schengen. Se la denuncia riguarda anche il dossier Dublino, è pregato di stimare anche i corrispondenti svantaggi.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Per ragioni giuridiche un'eventuale denuncia dell'accordo di associazione alla normativa di Schengen comporterebbe automaticamente anche la fine della cooperazione Dublino. Il Consiglio federale ritiene che la fine di questi due accordi di associazione avrebbe per la Svizzera conseguenze negative sotto vari punti di vista. Le ripercussioni di una denuncia sono tuttavia varie e complesse e pertanto non possono essere affrontate in maniera esaustiva e dettagliata in questa sede.</p><p>In caso di denuncia, i confini nazionali svizzeri (anche quelli con il Principato del Liechtenstein) diventerebbero immediatamente una frontiera esterna dello Spazio Schengen e andrebbero controllati rigorosamente dagli Stati Schengen, con conseguenze negative sulla mobilità, la fluidità del traffico ai valichi e l'economia svizzera. Gli svizzeri diventerebbero cittadini di Paesi terzi e potrebbero essere segnalati nel SIS da uno Stato Schengen ai fini della non ammissione, il che impedirebbe all'interessato di recarsi anche in altri Paesi dello Spazio Schengen.</p><p>Alle frontiere svizzere potrebbero per contro essere ripristinati i controlli delle persone indipendentemente da un sospetto. È tuttavia irrealistico pensare che in tal modo si possano effettuare controlli a tappeto delle persone alle frontiere. Una sorveglianza in questo senso "ermetica" delle frontiere nazionali non esisteva infatti nemmeno prima di Schengen (appena il 3 per cento circa delle 700 000 persone che varcavano quotidianamente il confine veniva sottoposto a controlli approfonditi) e a parere del Consiglio federale non sarebbe né fattibile né auspicabile in futuro. Alla luce dell'entità del traffico transfrontaliero, il traffico merci e professionale sarebbero gravemente ostacolati - per non parlare dei considerevoli costi supplementari per le risorse indispensabili sul piano operativo e del personale nonché per il necessario ripristino dell'infrastruttura frontaliera precedente a Schengen (in particolare agli aeroporti e nelle rappresentanze all'estero).</p><p>In materia di visti la Svizzera potrebbe di nuovo impostare la sua politica (relativa ai soggiorni di breve durata) in maniera ampiamente autonoma, ma dovrebbe reintrodurre, con oneri e costi notevoli, un nuovo visto svizzero e mettere a disposizione un sistema d'informazione visti meramente nazionale; l'accesso alle informazioni registrate nel VIS (p. es. relative a precedenti richieste di visto respinte) non sarebbe più possibile e la rete degli accordi di rappresentanza in materia di visti verrebbe a cadere. La Svizzera perderebbe inoltre l'accesso alle informazioni scambiate nell'ambito della collaborazione consolare in loco. Diventerebbe così più difficile riconoscere tempestivamente le tendenze e adottare provvedimenti nella lotta contro la migrazione illegale, i passatori e la falsificazione di documenti. Con la soppressione del visto Schengen, anche il settore del turismo rischierebbe di subire svantaggi competitivi, in quanto i turisti che si recano in Europa necessiterebbero di un visto supplementare per visitare la Svizzera. In tal modo aumenterebbe il numero di visti che la Svizzera dovrebbe rilasciare.</p><p>Anche in materia di polizia verrebbero a cadere importanti basi legali multilaterali per gli aiuti informativi di polizia e la restante cooperazione transfrontaliera di polizia (osservazioni transfrontaliere, inseguimenti, consegne sorvegliate). È vero che la lacuna potrebbe in linea di massima essere compensata, perlomeno in parte, rinegoziando accordi bilaterali esistenti o concludendone nuovi. In questo modo l'accesso al SIS resterebbe tuttavia precluso, cosicché la Svizzera perderebbe irrimediabilmente i vantaggi del sistema nell'ambito della ricerca di persone, veicoli e oggetti.</p><p>Infine, l'esclusione della Svizzera dal sistema Dublino/Eurodac si ripercuoterebbe negativamente sul nostro sistema nel settore dell'asilo. La Svizzera non potrebbe in alcun modo evitare le procedure multiple e i trasferimenti in altri Stati UE sarebbero possibili soltanto sulla base di accordi bilaterali di riammissione. Un sistema comparabile alla cooperazione Dublino non è realizzabile in questa maniera. Il numero di richiedenti l'asilo respinti in Europa che tenterebbero di ottenere una seconda possibilità in Svizzera aumenterebbe quindi sensibilmente. Le domande d'asilo da vagliare ulteriormente e l'allungamento delle procedure farebbero così lievitare anche i costi del settore dell'asilo. In tale contesto va rammentato che nell'ambito di Dublino la Svizzera trasferisce in altri Paesi europei molti più richiedenti di quelli che si trova a riprendere: tra il 1° gennaio 2009 e il 31 dicembre 2013 la Svizzera ha trasferito 17 049 persone in altri Paesi europei, mentre ne ha riprese soltanto 2483. Senza Dublino avrebbe dovuto esaminare le domande d'asilo delle 17 049 persone trasferite e garantire l'oneroso ottenimento, nel Paese d'origine, dei documenti sostitutivi per l'esecuzione dell'allontanamento.</p>  Risposta del Consiglio federale.