<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La situazione di sicurezza militare in Europa - a prescindere dall'intervento militare della NATO in Jugoslavia - si è in gran parte allentata, nel contempo tuttavia si è verificato un evidente peggioramento della situazione relativa alla sicurezza interna dei singoli Paesi. La questione curda, per esempio, occupa già da diversi anni i singoli Paesi europei e l'arresto del capo del PKK Ocalan ha cagionato numerose dimostrazioni e minacce anche in Svizzera. L'imminente processo a carico del capo dei curdi e segnatamente la sentenza prevista, potrebbero nuovamente significare un'ondata di violenza anche in città europee.</p><p></p><p>Gli attacchi aerei della NATO contro la Jugoslavia hanno provocato numerose dimostrazioni con in parte incidenti violenti, danneggiamenti, feriti e persino morti in diversi Paesi europei tra cui si annovera anche la Svizzera.</p><p>Fino a qualche anno fa le rappresentanze diplomatiche di Stati esteri e le installazioni di organizzazioni internazionali con sede in Svizzera non erano praticamente esposte a minacce. Dall'inizio degli anni novanta (p. es. fatti avvenuti presso l'ambasciata turca a Berna) la situazione di minaccia si è tuttavia manifestamente aggravata. In particolare gruppi d'opposizione stranieri hanno la tendenza a disputare in misura sempre crescente le loro controversie interne sul territorio svizzero. Al giorno d'oggi, grazie a possibilità d'allarme immediate (canali TV via satellite, Internet, Natel), possono essere attuate simultaneamente azioni coordinate in diversi Stati. Tale circostanza ha sostanzialmente contribuito a modificare il modello di minaccia nei confronti delle rappresentanze diplomatiche di Stati esteri e delle installazioni di organizzazioni internazionali.</p><p>In ragione di numerosi eventi (tra l'altro tre occupazioni con uso di violenza del Palais des Nations a Ginevra) hanno indotto rappresentanti diplomatici delle Nazioni unite e di diversi Paesi europei a chiedere alla Svizzera un immediato rafforzamento delle misure di protezione. A tal riguardo è emerso piuttosto rapidamente che le forze dei corpi di polizia interessati non erano sufficienti per un intervento di protezione di lunga durata. Gli effettivi attuali sono previsti per un esercizio normale con brevi picchi, ma non per un impiego di sorveglianza prolungato nel tempo. Quando si tratta di affrontare grandi eventi concomitanti, i corpi di polizia raggiungono rapidamente il limite delle loro capacità.</p><p>Per prevenire ulteriori atti di violenza, il 1° marzo 1999 il Consiglio federale, su richiesta del Consiglio di Stato ginevrino e nell'eventualità di altre eventuali domande da parte dei Cantoni, ha deciso di sostenere i corpi di polizia cantonali o comunali oberati di lavoro mediante l'impiego di truppe a protezione degli oggetti minacciati posti sotto la responsabilità della Confederazione (ambasciate, consolati e residenze di Paesi stranieri nonché organizzazioni internazionali).</p><p>Il Consiglio federale rileva espressamente che non é l'esercito a essersi fatto avanti per un servizio di sorveglianza bensì che sono le domande del Canton Ginevra nonché delle città di Berna e Zurigo ad aver dato il via a siffatta prestazione d'appoggio della Confederazione.</p><p>L'impiego della truppa avviene essenzialmente per sgravare le forze di polizia da compiti di sorveglianza a protezione degli oggetti posti sotto la responsabilità della Confederazione. Le truppe sono assegnate ai corpi di polizia civili e subordinate ai comandanti delle Divisioni territoriali in questione.</p><p>La missione di sorveglianza delle truppe è paragonabile al servizio di guardia durante il corso di ripetizione (CR) ed è attuato con l'arma. Ogni soldato svizzero durante la scuola reclute (SR) riceve un'istruzione in materia di servizio di guardia. Su tali conoscenze di base si fonda l'istruzione approfondita e finalizzata all'impiego impartita sull'arco di 3 giorni durante il CR. Inoltre i soldati ricevono prima del loro impiego di sorveglianza una breve istruzione negli ambiti della psicologia, della comunicazione, della lotta antincendio e dei primi soccorsi.</p><p></p><p>In caso di situazioni critiche o in casi d'emergenza i militari hanno l'obbligo di allarmare gli appositi gruppi d'intervento della polizia. Le armi possono essere impiegate soltanto per la difesa personale. Interventi (controllo delle persone, fermi e arresti) sono esclusivamente attuate dalle forze di polizia civili. L'esercito non esplica dunque compiti di polizia per i quali non è stato istruito.</p><p></p><p>Visto che l'attuale minaccia riguarda un problema che può estendersi a tutto il territorio e che occorre attendersi altri atti simultanei di violenza da parte di estremisti, un impiego di polizia intercantonale non entra in linea di conto. Un siffatto intervento avrebbe quale conseguenza un indebolimento del dispositivo di sicurezza di quei Cantoni tenuti a fornire le pertinenti forze di polizia. Inoltre quest'ultime non devono essere impiegate in modo preponderante per compiti di sorveglianza poiché a livello svizzero deve sempre sussistere una riserva d'impiego sufficiente per eventuali interventi. Per tali motivi il Consiglio federale ha escluso un impiego di polizia a livello intercantonale.</p><p>Conformemente alle Convenzioni di Vienna sulle relazioni diplomatiche e consolari e giusta le disposizioni degli accordi di sede, gli oggetti tutelati dal diritto internazionale hanno diritto a una speciale protezione. Per principio lo Stato accreditante è responsabile delle misure di sicurezza fuori dall'area delle rappresentanze diplomatiche di Stati esteri e delle installazioni di organizzazioni internazionali. La sicurezza all'interno della recinzione e degli edifici incombe invece ai singoli Stati. Di conseguenza sono in ogni caso quest'ultimi a decidere se agenti di polizia possano penetrare in questi settori e procedere contro eventuali dimostranti. Con la Segreteria generale dell'ONU a Ginevra è stato concordato un adeguato dispositivo di sicurezza. Diverse istanze dell'Amministrazione federale hanno condotto colloqui con l'ONU per potenziare la sicurezza. A oggi sono state attuate diverse misure di sicurezza soprattutto nell'ambito degli edifici.</p><p>Se la Svizzera non si prende piú cura, o soltanto in modo insufficiente, della sicurezza delle rappresentanze estere e delle organizzazioni internazionali, ci si può aspettare conseguenze sul suo ruolo tradizionale di Paese ospite di importanti conferenze internazionali su questioni umanitarie ed economiche.</p><p>Alla missione permanente della Svizzera presso le organizzazioni internazionali a Ginevra il direttore generale dell'ONU ha espresso il suo ringraziamento per la decisione del Consiglio federale di fornire un appoggio militare al Canton Ginevra. I servizi responsabili della sicurezza dell'ONU hanno inoltre a piú riprese manifestato la propria soddisfazione per i dispositivi di sicurezza e per l'ottima collaborazione con la polizia cantonale ginevrina e con l'esercito.</p><p>Conformemente all'articolo 24 LMSI (RS120) l'adempimento degli obblighi di protezione che incombono alla Svizzera in virtù del diritto internazionale pubblico è per principio delegato ai Cantoni. D'altro canto l'articolo 28 capoverso 2 LMSI prevede che la Confederazione accordi una equa indennità ai Cantoni che devono in ampia misura adempiere siffatti compiti di protezione nonché in caso di avvenimenti straordinari.</p><p>Conseguentemente a Ginevra il Cantone è competente per la sicurezza delle rappresentanze diplomatiche di Stati esteri e per le installazioni delle organizzazioni internazionali. Per l'adempimento dei suoi obblighi di protezione esso riceve attualmente un'indennità annuale forfettaria di 5 milioni di franchi. A Ginevra la Confederazione contribuisce pure al finanziamento di uno speciale corpo di sorveglianza integrato nella polizia cantonale e costituito di al massimo 30 persone. Per il momento sono stati occupati soltanto 24 dei 30 posti previsti. Tuttavia anche con gli effettivi al completo questa unità di polizia, preposta alla sorveglianza, non sarebbe in grado di attuare tutti i servizi di sorveglianza attualmente necessari. Per quanto concerne membri supplementari per il corpo di guardia a Ginevra si potrà rispondere non prima di aver raggiunto l'effettivo completo e fatte le relative esperienze.</p>  Risposta del Consiglio federale.