<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Dal cessate il fuoco del 6 settembre 1991 tra Fronte Polisario e Marocco l'ONU si adopera per organizzare e osservare un referendum nel Sahara occidentale, in applicazione delle sue risoluzioni e di quelle dell'OUA. Tale sforzo si iscrive nell'ambito della Missione delle Nazioni Unite per l'Organizzazione di un Referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO). La realizzazione pratica di questo scrutinio, fallito finora a causa della complessità politica del conflitto, ha conosciuto uno sviluppo positivo al termine dei negoziati diretti di Houston (14 - 16 settembre 1997) organizzati sotto l'egida di James Baker, l'inviato personale del Segretario generale delle Nazioni Unite per il Sahara occidentale.</p><p>Il Consiglio federale ha preso atto con soddisfazione dei recenti sviluppi intervenuti in un dossier rimasto a lungo bloccato. Esso ricorda il proprio sostegno al piano di pace dell'ONU e l'importanza accordata in passato alla questione del Sahara occidentale (invio di un'unità sanitaria dal settembre del 1991 all'agosto del 1994 nel quadro della MINURSO; aiuti a carattere umanitario; messa a disposizione dell'Ambasciatore J. Manz dal secondo semestre del 1990 alla fine del 1991, quale rappresentante speciale del Segretario generale dell'ONU per il Sahara occidentale). Di conseguenza, il Consiglio federale spera che i disaccordi esistenti tra le parti possano essere risolti rapidamente e che il referendum sia organizzato in un prossimo futuro.</p><p></p><p>2. Allo scopo di migliorare l'efficacia della politica di pace della Svizzera e   cercando di coniugare le direttive obbligatorie con la flessibilità indispensabile per questo settore d'attività, il 4 dicembre 1995 il Consiglio federale ha adottato il programma d'orientamento politico e finanziario denominato "Azioni della Svizzera nell'ambito della promozione della pace per il periodo 1996 - 1999". Tenendo conto degli insegnamenti e delle esperienze degli anni precedenti e volendo aumentare l'impatto dell'azione svizzera concentrando i mezzi a disposizione, il testo definisce le modalità d'azione da privilegiare, suddivide le competenze di bilancio e designa  zone geografiche prioritarie. Alla zona Medio Oriente e Africa subsahariana è così destinato il 30 per cento dei fondi gestiti da DFAE e DMF, mentre il 50 per cento del totale è impiegato a favore della zona OSCE.</p><p></p><p>Dall'inizio di quest'anno, abbiamo optato per un forte impegno in Medio Oriente, dove la Svizzera svolge un ruolo attivo in seno alla TIPH, Temporary International Presence in the City of Hebron, missione di presenza internazionale il cui mandato sarà probabilmente rinnovato nel 1998. Ulteriori partecipazioni ad azioni di promozione della pace e finanziamento di operazioni dell'ONU completano l'azione promossa dalla Svizzera nella zona in questione.</p><p></p><p>Mezzi più importanti sono destinati a iniziative in ex-Iugoslavia, in particolare in Bosnia e in Croazia, dove il DMF spiega l'unità logistica dei berretti gialli a sostegno delle missioni dell'OSCE. Per mantenere la coerenza della nostra politica e l'efficacia delle nostre azioni, è quindi improbabile che possiamo impegnarci nuovamente nel Sahara occidentale in un'azione di ampiezza paragonabile a quella svolta dal 1991 al 1994. Tuttavia, il Consiglio federale non esclude di partecipare a una breve azione civile di sostegno al momento del referendum.</p><p></p><p>3. Si potrà contemplare la partecipazione della Svizzera a una missione d'osservazione elettorale alle seguenti condizioni: l'ONU dovrà essere il solo coordinatore dell'operazione; dovrà garantire che verrà sottoposto un unico rapporto di valutazione; una domanda ufficiale andrà sottoposta alla Svizzera. Un contingente di osservatori svizzeri, reclutati tra il pool di esperti istituito per rispondere a domande di questo genere, sarà allora messo a disposizione dell'ONU. Le sue dimensioni e la sua composizione saranno oggetto di un'ulteriore decisione e dipenderanno dall'entità dell'operazione e dalle necessità di personale su cui l'ONU dovrà informarci nella sua domanda ufficiale.</p><p></p><p>4. Dallo scoppio delle ostilità nel dicembre del 1975 la regione di Tindouf, nel sud-ovest algerino, ha conosciuto un importante afflusso di rifugiati dal Sahara occidentale; gran parte di essi è confinata da oltre 18 anni in una regione desertica dal clima estremamente rigido e la loro sopravvivenza dipende soprattutto dall'aiuto internazionale, in particolare dall'aiuto alimentare. Questa popolazione (180'000 persone) attualmente è ripartita in quattro campi a ridosso delle frontiere internazionali.</p><p></p><p>La Svizzera sostiene le attività dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), e in occasione del ritorno dei rifugiati sarà disposta a studiare le modalità della loro reintegrazione. Nel 1991 essa ha inoltre finanziato per un importo di 4 milioni di franchi le attività della Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO). Dal 1987 la Svizzera appoggia le attività del Comitato svizzero di sostegno al popolo del Sahara occidentale (SUKS) con un importo annuo di 700'000 franchi. Queste ultime consistono in laboratori di produzione - confezione, pelletteria - nonché in programmi alimentari specializzati a favore dei gruppi più vulnerabili (coppia madre - figlio) messi in atto dalla Mezzaluna rossa del Sahara occidentale.</p><p></p><p>In futuro, la Divisione aiuto umanitario e ASC proseguirà il proprio sostegno a favore dei rifugiati del Sahara occidentale, che si concentrerà sulle attività dei programmi dell'UNHCR e del PAM, e su quelle appoggiate dal Comitato svizzero di sostegno al popolo del Sahara occidentale, soprattutto quando permettono d'accrescere il suo livello di autosufficienza (artigianato, orticoltura ecc.).</p><p></p><p>5. Il Consiglio federale precisa che nessun accordo politico è in fase di preparazione o sul punto di essere firmato con il Regno del Marocco. Sul piano economico e commerciale, un accordo di libero scambio è stato firmato il 19 giugno 1997 tra i Paesi dell'AELS e il Marocco. Affinché sia ratificato, sarà presentato alle Camere federali nel quadro del prossimo rapporto sulla politica economica esterna. L'accordo ha lo scopo di permettere al Marocco di continuare il suo processo di sviluppo verso un'economia di mercato e di evitare un'eventuale discriminazione dei Paesi dell'AELS rispetto all'UE, con la quale il Marocco ha già concluso un accordo d'associazione. Perseguendo il rafforzamento dei suoi legami con i Paesi mediterranei, nel quadro della dichiarazione comune firmata il 15 maggio 1997 dal ministro Driss Jettou e dal consigliere federale Jean-Pascal Delamuraz la Svizzera ha manifestato l'intenzione di rafforzare la sua cooperazione con il Marocco in materia di promozione degli investimenti, degli scambi commerciali e del trasferimento di tecnologie rispettose dell'ambiente. Gli accordi che permetteranno di rendere operativa la collaborazione in questi tre settori sono in fase di preparazione e di negoziazione e saranno verosimilmente firmati nel corso dei prossimi mesi. Il Consiglio federale ritiene che attualmente non sia opportuno sospendere questi negoziati, e così facendo sanzionare le autorità marocchine, mentre negli ultimi mesi esse hanno dato prova di una nuova volontà di dialogo che fa ben sperare in un prossimo accordo sul piano di pace proposto dall'ONU.</p>  Risposta del Consiglio federale.