<h2>SubmittedText<h2><p><span style="color:black;">Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle domande seguenti:</span><br><span style="color:black;">1. Il Consiglio federale è informato del fatto che l’ambasciata eritrea subordina il rilascio di documenti d’identità agli Eritrei a) alla firma della «lettera di pentimento» e b) al pagamento della «tassa della diaspora»?</span><br><span style="color:black;">2. Il Consiglio federale è dell’idea che l’obbligo imposto dall’ambasciata (firma della «lettera di pentimento» e pagamento della «tassa della diaspora») sia conforme al diritto internazionale e al diritto svizzero, in particolare alla decisione del 5&nbsp;dicembre 2011 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite?</span><br><span style="color:black;">3. Il Consiglio federale reputa conforme all’articolo&nbsp;271 del Codice penale (CP) a) la firma della «lettera di pentimento» e b) il pagamento della «tassa della diaspora»?</span><br><span style="color:black;">4. Il Consiglio federale ritiene che la prassi della Segreteria di Stato della migrazione (SEM) in materia sia conforme agli obblighi internazionali della Svizzera derivanti dalla decisione del 5&nbsp;dicembre 2011 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che ordina agli Stati membri di vietare questa pratica e di perseguire i suoi responsabili sul loro territorio?</span><br><span style="color:black;">5. Il Consiglio federale ritiene conforme all’articolo&nbsp;271 CP che la SEM, di fatto, obblighi gli Eritrei a firmare la «lettera di pentimento» e a pagare la «tassa della diaspora» affinché tratti la loro domanda di permesso di dimora o di ricongiungimento familiare?</span><br><span style="color:black;">6. Il Consiglio federale prevede di adottare misure a tale proposito, in particolare di ordinare alla SEM di rinunciare a esigere documenti d’identità per gli Eritrei?</span><br><span style="color:black;">7. Prevede di denunciare queste pratiche al Ministero pubblico della Confederazione per violazione dell’articolo&nbsp;271 CP?</span></p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><div><p style="margin-top:0pt; margin-bottom:0pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; font-size:11pt"><span style="font-family:Arial">1. Il Consiglio federale è informato che le rappresentanze d’Eritrea all’estero esigono dai loro cittadini la firma di una dichiarazione di pentimento («letter of regret») e il pagamento di una tassa del 2</span><span style="font-family:Arial">&#xa0;</span><span style="font-family:Arial">per cento sul loro reddito («diaspora tax») per tutti i tipi di prestazioni consolari, in particolare il rilascio di un documento di viaggio nazionale. </span></p><p style="margin-top:0pt; margin-bottom:0pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; font-size:11pt"><span style="font-family:Arial">2. e 4. Secondo il diritto internazionale, uno Stato può vincolare la fornitura di prestazioni delle sue rappresentanze all’estero al pagamento di una tassa. Può anche prevedere nella sua legislazione nazionale che i suoi cittadini siano soggetti a un’imposta, anche se domiciliati in un altro Paese. Le relative modalità di riscossione sottostanno tuttavia al rispetto del diritto internazionale e del diritto nazionale dello Stato di residenza delle persone in questione (cfr. la risposta del Consiglio federale alla mozione 15.3820 del Gruppo liberale radicale «Provvedimenti contro il consolato generale di Eritrea a Ginevra»). Nella sua risoluzione 2023 (2011) del 5</span><span style="font-family:Arial">&#xa0;</span><span style="font-family:Arial">dicembre 2011, numero 11, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso che l’Eritrea doveva smettere di ricorrere al di fuori dell’Eritrea all’estorsione, alla violenza, a prassi fraudolente e ad altri modi illeciti di riscuotere imposte presso i suoi cittadini o altre persone di origine eritrea e che gli Stati dovevano adottare provvedimenti adeguati. Il Consiglio di sicurezza condanna il ricorso alla tassa della diaspora (n. 10 della risoluzione) ma non si esprime in merito alla lettera di pentimento. </span></p><p style="margin-top:0pt; margin-bottom:0pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; font-size:11pt"><span style="font-family:Arial">3. - 5 e 7. Non spetta al Consiglio federale bensì alle autorità di perseguimento penale giudicare in che misura la firma della lettera di pentimento o il pagamento di una tassa della diaspora costituisca un reato ai sensi dell’articolo</span><span style="font-family:Arial">&#xa0;</span><span style="font-family:Arial">271 del Codice penale (CP; RS</span><span style="font-family:Arial">&#xa0;</span><span style="font-family:Arial">311.0). La fattispecie di cui all’articolo</span><span style="font-family:Arial">&#xa0;</span><span style="font-family:Arial">271 CP costituisce un reato perseguito d’ufficio e mira a impedire che il monopolio svizzero del potere sul proprio territorio sia violato mediante attività ufficiali di un altro Stato. L’obbligo di pagare una tassa alle autorità eritree per ottenere prestazioni consolari è stato oggetto di un’indagine della Polizia giudiziaria federale nel 2015 presso il consolato generale d’Eritrea a Ginevra. Fondandosi sulla sua istruzione, il Ministero pubblico della Confederazione ha constatato la mancanza di elementi sufficienti per dare seguito alla denuncia, concludendo che non vi era alcun indizio concreto secondo cui il consolato avrebbe preteso questa imposta dalla diaspora eritrea né secondo cui autorità eritree sarebbero ricorse alla coercizione per il pagamento dell’imposta. </span></p><p style="margin-top:0pt; margin-bottom:0pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; font-size:11pt"><span style="font-family:Arial">6. L’esperienza mostra che i cittadini eritrei possono ricorrere alle prestazioni consolari delle rappresentanze del loro Paese, in Svizzera e all’estero, e richiedere un passaporto. L’obbligo di presentare un documento di legittimazione valido è applicabile alle persone sottoposte esclusivamente alla legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (art.</span><span style="font-family:Arial">&#xa0;</span><span style="font-family:Arial">13 cpv.</span><span style="font-family:Arial">&#xa0;</span><span style="font-family:Arial">1 LStrI; RS</span><span style="font-family:Arial">&#xa0;</span><span style="font-family:Arial">142.20). I rifugiati, i rifugiati ammessi provvisoriamente e i richiedenti l’asilo non sono obbligati a contattare una rappresentanza eritrea. Secondo la giurisprudenza del Tribunale amministrativo federale (TAF), la firma di un modulo di pentimento non costituisce un ostacolo tecnico all’allontanamento di un richiedente l’asilo respinto. L’esecuzione dell’allontanamento è quindi ragionevolmente esigibile (cfr. DTAF E-245/2018 del 17 gennaio 2019 consid. 7.4). Inoltre, il prelievo di una tassa e di eventuali emolumenti per il rilascio di documenti di viaggio e d’identità rientra nella competenza del Paese d’origine, che dispone di un ampio margine di apprezzamento nell’esercizio della sua sovranità (cfr. DTAF C-3044/2007 del 23 gennaio 2009 consid. 3.3 e F-6281/2016 del 17 maggio 2018 consid. 4.2).</span></p></div>