<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nell'ambito degli obiettivi strategici per il periodo 2002 - 2005, il Consiglio federale esige che la Posta persegua una strategia aziendale incentrata su valori etici, vale a dire che, oltre alle norme legali, l'azienda è tenuta a rispettare anche determinati principi morali. In considerazione di questo obiettivo, la Posta ha garantito alla Confederazione che in futuro questo tipo di invio sarà distribuito soltanto in busta chiusa. Secondo il Consiglio federale non sono dunque necessari ulteriori provvedimenti, anche perché la situazione giuridica è inequivocabile in questi casi, come emerge qui di seguito.</p><p>Per principio, il tipo di problema sollevato nel presente intervento può verificarsi soltanto nell'ambito della cosiddetta "PromoPost". Si tratta di invii pubblicitari senza indirizzo che la Posta si impegna a distribuire in tutte le cassette delle lettere non provviste di adesivo "STOP" nell'area definita dal mittente.</p><p>Considerando che l'offerta del servizio "PromoPost"rientra nella gamma di servizi liberi, la Posta è sottoposta alle stesse norme valide per le imprese di diritto privato. In questo senso, il Tribunale federale (TF) ha stabilito nella sua decisione del 7 maggio 2002 (DTF 129 III 35; la Posta Svizzera contro l'Associazione contro le fabbriche di animali) che, nell'ambito dei servizi liberi, la Posta Svizzera sottostà alle stesse condizioni fissate per la concorrenza privata. Ciò significa che in questo settore la Posta è per principio libera di accettare o rifiutare simili incarichi. Sempre nella stessa decisione, il Tribunale federale ha tuttavia limitato questo principio, stabilendo che la Posta sottostà all'obbligo di trasporto ogni qual volta sussiste un obbligo a contrarre secondo il diritto privato.</p><p>Secondo il Tribunale federale ciò è il caso quando (1.) la Posta offre in generale e pubblicamente una prestazione di trasporto, (2.) l'offerta postale si riferisce a merci da considerare di normale esigenza, (3.) mancano alternative valide in seguito alla posizione di mercato della Posta e (4.) quando la Posta non può addurre motivi obiettivi validi per rifiutare la stipula del contratto. Nella controversia di cui sopra, il Tribunale federale è giunto alla conclusione che la Posta aveva rifiutato a torto di effettuare gli invii PromoPost in questione.</p><p>Sulla base di questa decisione del TF, la Posta Svizzera sta esaminando in particolare la rilevanza sul piano del diritto penale degli invii PromoPost aperti. Nel presente caso la Posta è giunta alla conclusione che gli invii in questione non avevano alcuna rilevanza sul piano del diritto penale. Per questo motivo, ha trasportato e distribuito detta pubblicità. Inoltre, va sottolineato che nel caso specifico la Posta ha consigliato al mittente di distribuire gli invii in una busta chiusa. La società ha tuttavia rifiutato, insistendo su una distribuzione aperta.</p><p>Considerando che si tratta di una prestazione che rientra nei servizi sottoposti a concorrenza, il proposto adeguamento della legge sulle poste dovrebbe essere esteso anche alle imprese di spedizione private. Il Consiglio federale è dell'avviso che anche sotto il profilo della libertà economica non è opportuno soddisfare la richiesta dell'autore della mozione e applicare norme speciali per invii pubblicitari non indirizzati. Regolamentazioni analoghe dovrebbero infatti in seguito essere applicate anche al settore dei media elettronici (TV e Internet) e la relativa fattibilità nella prassi risulterebbe assai dubbia. Secondo il Consiglio federale le disposizioni vigenti in materia di diritto penale sono sufficienti.</p><p>Come già annunciato, in futuro la Posta non accetterà più questo tipo di incarico e insisterà sul principio dell'invio in busta chiusa. Secondo il Consiglio federale in questo modo sono adeguatamente soddisfatte le esigenze dell'autore della mozione e non si impongono ulteriori provvedimenti legali.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.