<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di:</p><p>1. adottare le misure necessarie, in collaborazione con i politecnici federali e i cantoni che ospitano le altre scuole universitarie, affinché i rifugiati sul suolo svizzero possano continuare gli studi che hanno interrotto nei lori Paesi a causa della guerra;</p><p>2. adottare le misure necessarie affinché i rifugiati in possesso di un titolo di studio equipollente a un attestato di maturità svizzera possano intraprendere una formazione nel nostro Paese. A tale proposito, potrebbero essere organizzati dei corsi di preparazione all'università (ad es. corsi di preparazione all'esame complementare delle università svizzere "ECUS") e dei corsi appositi per il livello di conoscenze linguistiche richieste dalle università oppure introdotte delle misure che permettano ai rifugiati di spostarsi con maggiore facilità nei vari cantoni per motivi di studio.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2. Il Consiglio federale concorda con l'autore della mozione sull'importanza dell'integrazione sociale ed economica dei rifugiati riconosciuti e delle persone ammesse provvisoriamente. Negli ultimi anni, infatti, ha varato una serie di misure per favorire l'integrazione di queste persone nel mercato del lavoro. Anche i programmi cantonali d'integrazione, lanciati nel 2014 in collaborazione con i cantoni, e il programma pilota per gli anni 2018-2021, deciso il 18 dicembre 2015 dal Consiglio federale, attribuiscono grande importanza alla questione. Nella sua dichiarazione del 23 giugno 2016, la Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE) ha adottato, d'intesa con la Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l'innovazione e la Segreteria di Stato della migrazione, una serie di principi che intendono promuovere una solida integrazione nel mercato del lavoro e nella società degli adolescenti e dei giovani adulti arrivati in Svizzera in un'età in cui normalmente si segue una formazione post-obbligatoria. In questo senso, è bene fare leva sul sistema svizzero della formazione post-obbligatoria che, grazie alla sua flessibilità e permeabilità e agli ottimi partenariati con le associazioni attive nel campo della formazione professionale, dispone di ottimi presupposti.</p><p>A loro volta, anche le scuole universitarie devono promuovere l'integrazione dei rifugiati nella società e nell'economia. In Svizzera, la competenza in materia di ammissione spetta fondamentalmente alle scuole universitarie stesse, autonome, e alle collettività cui fanno capo. In un comunicato stampa del 15 settembre 2015, tutte le scuole universitarie svizzere hanno dichiarato, tramite la Conferenza svizzera dei rettori delle scuole universitarie (Swissuniversities), la loro volontà di accogliere tutti rifugiati che sono in grado di svolgere una formazione. Molte sono già in cerca di soluzioni che permettano a questa categoria specifica di rifugiati di accedere a un ciclo di studi universitario e hanno deciso di riesaminare - ciascuna individualmente ma con il sostegno di Swissuniversities - la procedura di valutazione delle competenze non certificate e delle conoscenze linguistiche richieste. Inoltre, i rifugiati che non sono in grado di presentare tutta la documentazione comprovante le loro qualifiche potranno richiedere una descrizione del loro diploma a Swissuniversities. Nel documento viene descritta la formazione universitaria conseguita dal richiedente e precisato il livello a cui lo Swiss ENIC avrebbe posizionato il diploma qualora questo fosse stato disponibile. Tutte informazioni, queste, che si rivelano assai utili per poter svolgere una formazione continua oppure cercare un posto di lavoro.</p><p>Per quanto riguarda la promozione di percorsi formativi individuali, la dichiarazione della CDPE cui si fa riferimento sopra precisa che è necessario intervenire il prima possibile e impegnarsi affinché ogni studente sia indirizzato verso un'offerta formativa adatta al suo caso (analisi della situazione personale/classificazione) e sia seguito in maniera opportuna (accompagnamento/coaching). Attualmente, Confederazione e cantoni si impegnano per l'applicazione di questi principi e sono alla ricerca di soluzioni in grado di migliorare la mobilità - ad oggi limitata - dei rifugiati che vorrebbero studiare in Svizzera. Si sta inoltre valutando l'introduzione di corsi di lingua specifici e di corsi di preparazione all'esame complementare delle università svizzere ECUS.</p><p>Per questi motivi, il Consiglio federale ritiene che siano già state varate delle misure per facilitare l'accesso dei rifugiati alle scuole universitarie.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.