<h2>SubmittedText<h2><p>Nei prossimi anni l'esercito proseguirà il suo sviluppo e occorre quindi aggiornare la strategia da applicare. Attualmente tre gruppi si affrontano: il gruppo di coloro che mettono in discussione l'obbligo di prestare servizio e l'esistenza dell'esercito, il gruppo dei conservatori che vuole confinare l'istruzione all'interno delle nostre frontiere e si basa su un esercito esclusivamente di milizia e di difesa, nonché un terzo gruppo di modernisti che tiene conto degli effetti positivi della cooperazione internazionale e del supporto di professionisti all'esercito di milizia. All'indomani dell'applicazione degli accordi di Schengen, allorché il nostro Paese moltiplica gli accordi di cooperazione con l'Europa e siamo coscienti delle nostre responsabilità nei confronti delle regioni in conflitto, è sorprendente che, in una società dal libero scambio, si manifestino delle concezioni a tal punto divergenti senza considerare il mutamento dei rischi con i quali siamo confrontati. Il nostro esercito ha saputo adattarsi alla fine del XX° secolo, ma deve accelerare la sua trasformazione e riesaminare costantemente i suoi obiettivi in materia di sicurezza. La minaccia si trasforma e non si riduce più a uno scontro diretto e focalizzato unicamente sul nostro Paese. Oggi la minaccia è più complessa e si presenta sotto le forme più diverse: batteriologica, economica, energetica, alimentare, migratoria e sociale, sia sul piano interno che esterno. La sicurezza interna di un Paese incombe allo Stato, ma non si ferma ai nostri confini. Infatti, nel contesto di interdipendenza in cui ci muoviamo le nostre preoccupazioni sono spesso condivise dai Paesi limitrofi e amici. Il Consiglio federale ha indicato che la pertinente riflessione è stata avviata e che all'inizio del 2009 avrebbe presentato nuove proposte in un rapporto sulla sicurezza.</p><p>1. Si tratta di riflessioni strutturali, finanziarie o strategiche?</p><p>2. Il Consiglio federale conferma l'obbligo di servire previsto dalla Costituzione?</p><p>3. Mette in discussione il sistema di milizia?</p><p>4. Il Consiglio federale prevede una riflessione globale e non settoriale sulla minaccia?</p><p>5. Il Consiglio federale conferma che tali riflessioni saranno presentate al Parlamento all'inizio del 2009?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La questione della strategia dell'esercito dev'essere completamente integrata nel quadro della politica di sicurezza svizzera. In tale contesto, il 2 luglio 2008 il Consiglio federale ha deciso la rielaborazione del rapporto sulla politica di sicurezza. Così facendo, esso accoglie anche le richieste formulate in vari interventi parlamentari.</p><p>Il Consiglio federale risponde alle singole domande come segue:</p><p>1. Conformemente alla sua natura, il nuovo rapporto sulla politica di sicurezza tratterà in primo luogo di questioni strategiche. Per illustrare in modo comprensibile e credibile i presupposti e le condizioni quadro della strategia svizzera, il rapporto affronterà anche aspetti strutturali e finanziari.</p><p>2./3. Per il Consiglio federale non v'è alcun motivo di rinunciare all'obbligo generale di prestare servizio militare e al sistema di milizia.</p><p>4. Il Consiglio federale non opterà per un approccio puramente "settoriale" della politica di sicurezza, ma neppure per un approccio "globale". Esso è consapevole che la stretta interrelazione tra diversi ambiti della politica e l'elevata importanza che la sicurezza (dalla sicurezza sociale alla sicurezza del traffico) riveste in molti di questi ambiti, inducono a una concezione per quanto possibile ampia della politica di sicurezza. La necessità di suddividere la politica globale in settori strutturati richiede, al contrario, un approccio più limitato. Il Consiglio federale opterà per una via mediana che, pur non coprendo tutti gli aspetti della sicurezza, terrà nondimeno conto - laddove sussistono punti di contatto con la sicurezza della Svizzera - di fenomeni globali come i cambiamenti climatici, le pandemie o le migrazioni.</p><p>5. Secondo la pianificazione attuale, il Consiglio federale presenterà al Parlamento il nuovo rapporto sulla politica di sicurezza nel dicembre 2009.</p>  Risposta del Consiglio federale.