B u n d e s v e rw a l t u n g s g e r i ch t T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i f f éd é r a l T r i b u n a l e am m i n i s t r a t i vo f e d e r a l e T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i v fe d e r a l Corte IV D-6986/2016 S e n t e n z a d e l 23 n o v e m b r e 2 0 1 6 Composizione Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, con l'approvazione del giudice Blaise Vuille; cancelliera Sebastiana Stähli. Parti A._______, nata il (…), alias B._______, nata il (…), alias C._______, nata il (…), con i figli D._______, nato il (…), E._______, nato il (…), Eritrea, ricorrenti, contro Segreteria di Stato della migrazione (SEM), Quellenweg 6, 3003 Berna, autorità inferiore. Oggetto Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta- namento; decisione della SEM dell'11 ottobre 2016 / N (…). D-6986/2016 Pagina 2 Visto: la domanda di asilo che A._______, unitamente al figlio E._______, ha pre- sentato in Svizzera il 15 giugno 2016, l’audizione sulle generalità del 27 giugno 2016 (di seguito: verbale) nella quale all’interessata è stato inoltre concesso il diritto di essere sentito circa un’eventuale evasione della domanda d’asilo tramite una decisione di non entrata nel merito ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed il relativo trasferimento verso l’Italia, la nascita del figlio D._______ il (…), la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (d i seguito: SEM ) dell’11 ottobre 2016, notificata il 4 novembre 2016 (cfr. risultanze proces- suali), mediante la quale la SEM non entrata nel merito della domanda d'a- silo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronunciato il trasferi- mento degli interessati verso l‘Italia, il ricorso dell'11 novembre 2016 (cfr. timbro del plico raccomandato ; data d’entrata: 14 novembre 2016) inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) contro la menzionata decisione della SEM con il quale i ricorrenti hanno concluso innanzitutto alla trasmissione degli atti di causa ed alla concessione di un termine di grazia per completare il ricorso, all’annullamento della decisione impugnata e d all’esame in S viz- zera della domanda d’asilo; in subordine all’inesigibilità dell’allontanamento verso l’Italia; hanno altresì presentato una domanda di assistenza giudizia- ria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese di giudizio e d el relativo anticipo, con protestate spese e ripetibili, il provvedimento del 14 novembre 2016 con il quale il Tribunale ha sospeso provvisoriamente l’esecuzione dell’allontanamento degli insorgenti, la ricezione dell'incarto originale della SEM da parte del Tribunale in data 16 novembre 2016, i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi che seguono, D-6986/2016 Pagina 3 e considerato: che presentato tempestivamente ( art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una deci- sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒ c e art. 52 PA, che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), che innanzitutto, per quanto attiene all a censura ricorsuale tendente alla trasmissione degli atti di causa ed alla concessione di un termine di grazia per completare il ricorso, il Tribunale rileva che, contrariamente da quanto affermato dalla ricorrente, al momento della notificazio ne della decisione impugnata, avvenuta in presenza di un interprete di lingua tigrigna, all’inte- ressata sono stati trasmessi gli atti liberi in consultazione con copia dell’in- dice di paginazione dell’incarto (cfr. avviso di notifica e ricevuta del 4 no- vembre 2016), che a seguito della ricezione di suddetti documenti, l’interessata ha firmato l’avviso di notifica e ricevuta (cfr. ibidem), che di conseguenza, non vi è luogo di dar seguito alla richiesta formulata in sede ricorsuale, che giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della procedura di asilo e allontanamento, che prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com- petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri previsti dal regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de- terminazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit- tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III), D-6986/2016 Pagina 4 che se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon- sabile per l'esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico del richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione, che ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro- tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 par. 1 Regolamento Dublino III , quello precedente previsto dal Re gola- mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri), che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III; DTAF 2012/4 consid. 3.2; FILZWIESER/SPRUNG, Dublin III-Verordnung, Vienna 2014, n. 4 ad art. 7), che contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina- zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2012/4 consid. 3.2.1 e giurisprudenza ivi citata), che giusta l' art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi- stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro competente prosegue l'esame dei criteri di cui al capo III per veri- ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente, che lo Stato membro competente in forza del presente re golamento è te- nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui domanda è in corso d'esame e che ha presentato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio D-6986/2016 Pagina 5 di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III), che giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovranità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale pre- sentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale esame non gli compete, che nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rive- lato, dopo consultazione dell'uni tà centrale del sistema europeo «EURO- DAC», che l’interessata ha depositato domanda d’asilo in Italia il 9 giu- gno 2016, che la SEM ha presentato alle autorità italiane competenti, nei termini fis- sati all'art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III una richiesta di ripresa in ca- rico fondata sull'art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III, che queste autorità, non avendo risposto alla domanda di ripresa in carico entro il termine previsto all'art. 25 par. 1 Regolamento di Dublino III, hanno tacitamente riconos ciuto la loro competenza nella trattazione della do- manda di asilo in questione (art. 25 par. 2 Regolamento Dublino III), che gli insorgenti non hanno contestato né di aver depositato una domanda di asilo in Italia, né che questo Stato sia competente per trattare la loro domanda (cfr. verbale, pag. 8, ricorso, pag. 2), che di conseguenza, la competenza dell’Italia è nella fattispecie data, che non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze sistemi- che nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della CartaUE (art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III), che invero, la CorteEDU, con sentenza Tarakhel contro Svizzera del 4 no- vembre 2014, 29217/12, §114, ha peraltro espressamente indicato che la situazione attuale dell’Italia non è comparabile alla situazione della Grecia constatata nella sentenza M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gen- naio 2011, 30696/09, che peraltro, il paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario della CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), D-6986/2016 Pagina 6 della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifu- giati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gen- naio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni, che di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in par- ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce- dura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazio- nale [di seguito: direttiva accoglienza]), che conseguentemente, l'applicazione dell 'art. 3 par. 2 2 a frase Regola - mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie, che i ricorrenti contestano esclusivamente la questione delle garanzie, a loro dire insufficienti, ottenute dalla SEM in vista del loro trasferimento verso l’Italia giacché appartenenti a un gruppo vulnerabile, che le stesse sarebbero infatti generiche e prive di concretezza, che in Italia sarebbero lasciati senza assistenza, diritti, alloggio, cure me- diche e sostegno, che censurando la mancanza dell’ottenimento dall’Italia di garanzie indivi- duali, così come le condizioni di alloggio, i ricorrenti si riferiscono implicita- mente alla clausola di sovranità di cui all' art. 17 par. 1 Regolamento Du- blino III, rispettivamente all'art. 29a cpv. 3 dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), disposi- zione che concretizza in diritto interno svizzero la clausola di sovranità, che ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 se «motivi umanitari» lo giustificano la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il Re- golamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda (cfr. DTAF 2015/9), che se il richiedente l’asilo invoca motivi umanitari per opporsi al trasferi- mento, il Tribunale si limita ad esaminare se la SEM ha esercitato il suo potere discrezionale in modo conforme alla legge, D-6986/2016 Pagina 7 che l’applicazione della clausola di sovranità è obbligatoria qualora il tra- sferimento violi la CEDU o altre norme di diritto internazionale alle quali la Svizzera è legata (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8), che sulla questione delle garanzie in vista del trasferimento di famiglie in Italia questo Tribunale si è pronunciato con sentenza di principio (DTAF 2015/4) riprendendo quanto stabilito dalla CorteEDU n ella soprac- citata sentenza Tarakhel contro Svizzera, §122, secondo cui la Svizzera non può procedere al trasferimento di famiglie qualora non ottenga garan- zie individuali dall’Italia circa la presa in carico adeguata e conforme all’età dei fanciulli ed alla preservazione dell’unità della famiglia; che in assenza di tali garanzie individuali da parte dell’Italia vi sarebbe un rischio di viola- zione dell’art. 3 CEDU, che nella sentenza D -6358/2015 del 7 aprile 2016 (pubblicata come sen- tenza di riferimento e prevista per la pubblicazione), il Tribunale ha consta- tato che le garanzie fornite dalle autorità italiane nelle quali i richiedenti l’asilo vengono indicati con nome, età e come comunità familiare («nucleo familiare») e viene fatto riferimento (anche implicito) alle garanzie generali rilasciate dall’Italia riguardo a una sistemazione conforme alle esigenze della famiglia – in particolare alle circolari del 2 febbraio 2015, dell’8 giu- gno 2015 e del 15 febbraio 2016 – sono da considerarsi delle garanzie suf- ficientemente individuali e concrete e ciò malgrado sia indicato unicamente l’aeroporto di destinazione e non l’alloggio concreto (cfr. sentenza D-6358/2015 consid. 5), che nella fattispecie, il Tribunale constata che i ricorrenti sono stati ricono- sciuti dalle autorità italiane, seppur unicamente in seguito all’accettazione tacita, come «nucleo familiare» (cfr. atto A32/1); che inoltre, nella comuni- cazione di riammissione del 10 ottobre 2016 sono state riportate le gene- ralità precise degli interessati come pure il grado di parentela e le loro date di nascita (cfr. ibidem); che tale comunicazione menziona pure esplicita- mente che la famiglia sarà alloggiata conformemente alla circolare dell’8 giugno 2015 e che i ricorrenti dovranno recarsi all’aeroporto di F._______ e presentarsi all’«Ufficio di Polizia di Frontiera» (cfr. ibidem), che per quanto attiene alla censura ricorsuale secondo cui le circolari ita- liane a cui fa riferimento la SEM sarebbero ormai datate, così come non sarebbero attuali le informazioni inerenti alla concreta disponibilità di posti, va ugualmente deserta in quanto, contrariamente, dall’aggiornamento pe- riodico delle liste dei progetti SPRAR riservati alle famiglie si può dedurre che l’Italia è continuativamente impegnata a provvedere alloggi consoni D-6986/2016 Pagina 8 alle famiglie (cfr. tra le altre, sentenza del TAF E -1324/2016 d el 9 ago- sto 2016 consid. 7.2.1), che invero, ciò è pure confermato dalla nuova circolare del 12 ottobre 2016 del Ministero dell’Interno Italiano, la quale aggiorna nuovamente la lista dei progetti SPRAR presenti nelle diverse regioni, che ciò posto, il Tribunale ritiene che l’Italia abbia fornito sufficienti garanzie concrete ed individuali così da poter escludere una violazione dell’art. 3 CEDU, dell'art. 4 della CartaUE, dell'art. 3 CEDU, dell'art. 3 Conv. tortura o della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989 (RS 0.107) in caso di esecuzione del trasferimento, che inoltre, i ricorrenti non hanno né dimostrato che lo Stato di destinazione non sia intenzionato a riprenderli in carico ed a portare a termine la proce- dura relativa alla loro domanda di protezione in viola zione della direttiva procedura, né hanno apportato qualsivoglia indizio serio e concreto suscet- tibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno nell'ossequio dei suoi obblighi internazionali, riviandoli in un paese dove la loro vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove rischierebbero di essere respinti in un tale paese, che ad ogni modo, appartiene ai ricorrenti sollevare l'eventuale violazione dei loro diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle autorità dello Stato in questione, che la SEM, nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che la modifica dell'art. 106 cpv. 1 LAsi ha ristretto il potere d'esame del Tribunale; che per- tanto il Tribunale può e deve unicamente controllare che l'autorità inferiore abbia esercitato il suo potere d'apprezzamento ovvero se la SEM ha fatto uso di tale potere d'apprezzamento e se l'ha fatto secondo criteri oggettivi e trasparenti; che in questi casi il Tribunale non può sostituire il suo apprez- zamento a quello della SEM, che nella fattispecie, dagli atti non appaiono elementi per ritenere che l'au- torità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria tale potere di apprez- zamento, che pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui all'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III (clausola di sovranità), D-6986/2016 Pagina 9 che di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte della Svizzera, l'Italia è competente dell'esame della domanda di asilo dei ricorrenti ai sensi Regolamento Dublino III ed è tenuto a riprenderli in carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25, 29 Regolamento Du- blino III, che quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do- manda di asilo dei ricorrenti, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronunciato il loro trasferimento verso l’Italia conformemente all'art. 44 LAsi, posto che i ricorrenti non possiedono un'autorizzazione di soggiorno in Svizzera (art. 32 lett. a OAsi 1), che in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di- stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 LStr (RS 142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 con- sid. 5.2), che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM, che rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronun- cia il trasferimento dalla Svizzera verso l'Italia, confermata, che con la presente sentenza le misure supercautelari pronunciate il 14 no- vembre 2016 sono revocate, che in virtù di quanto precedentemente enunciato, le conclusioni ricorsuali tendenti all'annullamento della decisione impugnata ed alla trasmissione degli atti all'autorità inferiore per nuova decisione vanno respinte, che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen- zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese pro- cessuali è divenuta senza oggetto, che infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese processuali, è respinta, che visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.– che seguono la soccombenza sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe- tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb- braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), D-6986/2016 Pagina 10 che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con ricorso in materia di diritto pubblico dina nzi al Tribunale federale ( art. 83 lett. d cifra 1 LTF). (dispositivo alla pagina seguente) D-6986/2016 Pagina 11 Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 1. La domanda di trasmissione degli atti di causa e di concessione di un ter- mine per il completamento del ricorso è respinta. 2. Il ricorso è respinto. 3. Le misure supercautelari pronunciate il 14 novembre 2016 sono revocate. 4. La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa- mento delle spese processuali, è respinta. 5. Le spese processuali di CHF 600.– sono poste a carico dei ricorrenti. Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen- tenza. 6. Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all'autorità canto- nale. Il giudice unico: La cancelliera: Daniele Cattaneo Sebastiana Stähli Data di spedizione: