<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1.Il Consiglio federale ritiene che allo stato attuale delle ricerche non esista alcun motivo di rimettere in discussione la contabilità allestita dalla Banca nazionale svizzera in merito al commercio di oro con la Reichsbank tedesca e altre banche centrali durante la Seconda Guerra mondiale. Spetta alla Commissione indipendente di esperti Svizzera-Seconda Guerra mondiale, presieduta dal prof. J.-F. Bergier, verificare con esattezza i dati elaborati dalla Banca nazionale, riesaminare le circostanze in cui si sono svolte le transazioni auree sopraccitate e, su tali basi, confrontare eventuali nuove conoscenze con lo stato attuale delle ricerche.</p><p>2.Non è possibile parlare da un lato di oro predato rimborsato mediante l'Accordo di Washington e, dall'altro, di oro rubato non risarcito. In cambio del pagamento di 250 milioni di franchi in oro, gli Alleati - pur essendo consapevoli che le loro richieste originarie nei confronti del Governo elvetico e della Banca nazionale erano di gran lunga più elevate - rinunciarono a far valere qualsiasi ulteriore pretesa connessa con l'oro nazista acquisito dalla Svizzera durante il periodo bellico. Sotto il profilo del diritto internazionale pubblico, l'Accordo di Washington, concluso nel 1946 e eseguito nel 1947 per quanto concerne la questione dell'oro, è valido e regge, anche alla luce di criteri attuali, a un riesame giuridico. Le delegazioni istituite dagli Alleati negoziarono tale Accordo conoscendo tutti gli elementi determinanti.</p><p></p><p>Tanto dal punto di vista del diritto internazionale pubblico quanto sul piano politico, sarebbe incomprensibile che uno degli Stati contraenti voglia modificare detto Accordo, 51 anni dopo la sua conclusione, 50 anni dopo la sua esecuzione e 45 anni dopo la sua sostituzione con un altro Accordo, per soddisfare criteri diversi da quelli validi a quel tempo.</p><p></p><p>3.Il Consiglio federale ha più volte dichiarato di essere in linea di massima disposto a far rappresentare la Svizzera in seno a una conferenza di storici e altri esperti nella quale venga affrontato il problema delle transazioni auree effettuate durante la Seconda Guerra mondiale. Una decisione in merito sarà tuttavia presa soltanto quando saranno noti gli obiettivi e le modalità di una siffatta conferenza. Nella misura in cui detta conferenza perseguirà lo scambio internazionale e l'approfondimento in comune di conoscenze e risultati delle ricerche concernenti il commercio di oro delle banche centrali, della Banca dei regolamenti internazionali e delle banche commerciali con la Germania nazista, la Svizzera ne trarrà dei benefici. Una conferenza internazionale di storici riunirebbe infatti esperti provenienti da tutti i Paesi interessati, Stati neutrali ed ex belligeranti. Inoltre, sarebbe possibile affrontare anche il problema dell'attribuzione da parte della Commissione tripartita dell'oro confiscato in Germania alla fine della Seconda Guerra mondiale nonché quello della destinazione finale delle scorte di oro ancora in possesso di tale Commissione. Ricollocate in un ambito internazionale e storico, le transazioni auree della Svizzera con il Terzo Reich potranno finalmente essere esaminate in un contesto multilaterale, che dovrebbe ristabilire le prospettive e le proporzioni necessarie per un analisi oggettiva, fattuale e spassionata del problema.</p><p>La Commissione indipendente di esperti istituita dal Consiglio federale considera prioritario anche l'esame della complessa questione dei beni confiscati dai nazisti, tematica molto più ampia di quella specifica relativa al commercio di oro. È evidente che anche tale problematica va collocata in un contesto internazionale e riguarda tanto gli ex belligeranti quanto gli Stati neutrali. Considerato che, per taluni aspetti, le ricerche attualmente in corso in Svizzera sono ancora incomplete e viste le difficili questioni politiche e giuridiche sollevate a livello internazionale dal problema dei beni depredati, il Consiglio federale non ritiene opportuno promuovere un'iniziativa nel senso di quanto proposto dal Gruppo socialista, tanto più che non è garantita la collaborazione degli Stati interessati.</p><p></p><p>4.Da tempo, già molto prima delle esperienze degli ultimi mesi, si è coscienti del fatto che per apportare soluzioni valide a problemi che non coinvolgono soltanto il nostro Paese occorra affrontare tali questioni in un contesto internazionale. A tal proposito non esiste alcun bisogno di ridiscutere il ruolo della Svizzera in seno alla Comunità internazionale degli Stati. Da lungo tempo il Consiglio federale ritiene che l'adesione all'ONU costituirebbe un passo importante per eliminare le attuali carenze in materia di collaborazione e avere la possibilità di rappresentare e difendere con uguali diritti gli interessi svizzeri nell'ambito delle relazioni multilaterali. Per quanto concerne questa tematica, il Consiglio federale rinvia al Rapporto sulla politica esterna della Svizzera negli anni Novanta, in cui è stato chiaramente definito l'obiettivo di un'adesione all'ONU.</p>  Risposta del Consiglio federale.