<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di presentare un rapporto sul lavoro con i colpevoli di violenza domestica in Svizzera che risponda in particolare alle seguenti domande: in che cosa consiste il lavoro con i colpevoli di violenza domestica? Come sono utilizzate le offerte esistenti? I colpevoli possono essere obbligati a sottoporsi a sedute di consulenza o a partecipare a programmi educativi delle autorità? Dove sussistono lacune e come possono essere colmate? </p><p>Nell'ultimo decennio, le condizioni quadro per la lotta alla violenza domestica e per la tutela delle vittime sono notevolmente migliorate grazie a varie modifiche di legge sia a livello federale sia a livello cantonale. Tuttavia la violenza domestica rappresenta uno dei più grandi problemi sociali del nostro tempo: secondo la statistica criminale di polizia, nel 2013 si sono verificati 24 omicidi familiari, il che significa che la violenza domestica ha causato in media un morto ogni due settimane. Un recente studio europeo dimostra che almeno una donna su cinque in Europa ha già subito violenze da parte del partner almeno una volta (cfr. fra.europa.eu). Secondo lo studio pubblicato dall'Ufficio federale per l'uguaglianza fra donna e uomo UFU la società svizzera investe ogni anno dai 164 ai 287 milioni di franchi per le conseguenze della violenza domestica. </p><p>Il mondo scientifico e le persone attive sul terreno concordano sul fatto che, per ottenere risultati ancor più decisivi nell'ambito della violenza domestica, è necessario aumentare gli sforzi nel lavoro con i colpevoli. Per porre fine in modo duraturo alla violenza domestica è indispensabile che i colpevoli si rendano davvero conto di essere tali e si assumano pienamente la responsabilità delle loro azioni. I risultati del progetto del PNR60 di Gloor e Meier, infatti, dimostrano che il fenomeno non cessa quando una determinata vittima non subisce più violenza, poiché spesso il colpevole continua ad avere un comportamento violento nelle nuove relazioni.</p><p>Anche la Convenzione di Istanbul, sottoscritta dalla Svizzera nel 2013, riconosce il ruolo centrale del lavoro con i colpevoli per porre fine alla violenza domestica (cfr. interpellanza 14.3257): l'articolo 16 obbliga gli Stati contraenti a introdurre misure legislative o di altro tipo che mirano a insegnare alle persone violente a risolvere i contrasti senza ricorrere alla violenza. Una discussione approfondita con i e le colpevoli di violenza domestica è dunque di grande importanza anche in vista dell'attuazione di questa convenzione. </p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'Ufficio federale per l'uguaglianza fra donna e uomo UFU ha pubblicato nel 2008 un rapporto che traccia un quadro del lavoro svolto in Svizzera con gli autori di atti di violenza. Per questo rapporto è stata condotta una vasta inchiesta tra le istituzioni che all'epoca offrivano consulenze specifiche e programmi educativi per adulti. Sul sito Internet è disponibile un elenco non esaustivo di 33 istituzioni.</p><p>Come emerge dal rapporto, queste istituzioni si differenziano per vari aspetti (struttura organizzativa, modalità di finanziamento, approcci, offerte e metodi di lavoro), ma tutte perseguono le stesse finalità nell'attività di consulenza: liberare gli autori dalle loro pulsioni violente, porli di fronte alle proprie responsabilità, migliorare la percezione che hanno di se stessi, accrescere il loro autocontrollo, la loro competenza sociale e la capacità di relazionarsi. Come evidenziato inoltre dal rapporto, nella Svizzera italiana e nelle regioni rurali manca un'offerta specializzata e le offerte specifiche per donne violente sono meno diffuse di quelle per gli uomini. Nel frattempo le cose sono però cambiate: nel cantone Ticino è stato istituito un consultorio per autori di atti di violenza e diversi consultori hanno esteso la propria offerta alle donne. Le istituzioni interpellate intravedono tuttavia ancora una necessità d'intervento, in particolare per quanto riguarda lo sviluppo metodologico e la promozione dell'accessibilità delle offerte di consulenza, la garanzia della qualità e la valutazione delle prestazioni fornite, come pure il finanziamento delle offerte che rientrano nella sfera di competenza dei cantoni.</p><p>Dal 2004 l'UFU organizza annualmente un incontro di coordinamento e di sviluppo di una rete di contatti destinato ai consultori per persone violente e sostiene progetti per lo sviluppo di standard qualitativi e di una statistica unitaria. Nel 2010 è stata fondata l'Associazione professionale svizzera dei consultori contro la violenza APSCV, che ha ripreso dall'UFU l'organizzazione degli incontri annuali e che tratta temi di interesse generale (statistica, garanzia della qualità, ecc.).</p><p>Nel 2012 l'UFU ha pubblicato una perizia giuridica sull'obbligo di sottoporsi a una consulenza e seguire programmi educativi nel quadro di sanzioni penali, in particolare a titolo di regole di condotta. Nella perizia sono analizzate le possibilità vigenti e illustrate altre opzioni per imporre programmi educativi e consulenze. Sarebbe in particolare da esaminare se e in che misura possono essere adeguate le norme cantonali di polizia per la protezione dalla violenza. Un'altra opzione sarebbe la revisione dell'articolo 55a del Codice penale (CP): la sospensione della procedura nei casi di violenza commessa dal coniuge o dal partner registrato potrebbe essere vincolata a una consulenza o alla partecipazione a un programma educativo.</p><p>Nel suo parere in risposta alla mozione Heim 09.3059, "Arginare la violenza domestica", il Consiglio federale si è dichiarato disposto ad analizzare la prassi relativa all'articolo 55a CP e, a seconda dei risultati, ad esaminare l'opportunità di disciplinare i programmi educativi. Se del caso, sarebbe possibile apportare le eventuali modifiche nel quadro dell'adempimento della mozione Keller-Sutter 12.4025, "Proteggere meglio le vittime di violenza domestica".</p><p>Secondo il Consiglio federale i provvedimenti citati soddisfano già le richieste avanzate nel presente postulato.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.