<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Ad 1:</p><p>Il 14 dicembre 2000, l'OCSE ha pubblicato il proprio rapporto sulla situazione economica in </p><p>Svizzera nel 2000. In tale occasione, il Dipartimento federale dell'economia ha distribuito un </p><p>comunicato stampa, accompagnato da una documentazione per la stampa sotto forma di un </p><p>breve riassunto del rapporto. La frase citata dall'autore dell'interpellanza - che costituisce anche </p><p>il motivo dell'intervento - non è contenuta nel rapporto dell'OCSE, bensì nel riassunto elaborato </p><p>dall'amministrazione federale. La formulazione si presta a malintesi, per cui nel frattempo è </p><p>stata corretta depennando la parola "eventuale".</p><p>L'introduzione della libera circolazione delle persone si prefigge, da un lato, di agevolare ai </p><p>cittadini svizzeri la possibilità di offrire i propri servizi negli Stati dell'Unione Europea e di </p><p>stabilirvi il proprio domicilio e, dall'altro, di garantire ai cittadini di quegli Stati di poter fare </p><p>altrettanto in Svizzera. Questa liberalizzazione della circolazione delle persone in seno </p><p>all'Europa si tradurrà in una maggiore flessibilità in particolare sul mercato del lavoro.</p><p>Dall'inizio dei negoziati bilaterali, il Consiglio federale ha espresso la sua preoccupazione per le </p><p>paure diffuse nella popolazione riguardo ai potenziali rischi legati alla libera circolazione delle </p><p>persone. Per questa ragione, esso ha incaricato l'amministrazione di elaborare, a partire dal </p><p>1996, un pacchetto di cosiddette misure d'accompagnamento, che sono state approvate dal </p><p>Parlamento l'8 ottobre 1999, contemporaneamente agli Accordi bilaterali. È sempre stato chiaro </p><p>che queste misure devono impedire che certe persone, a seguito dell'introduzione della libera </p><p>circolazione, cerchino con comportamenti abusivi di trarre indebitamente profitto dalla nuova </p><p>situazione e che il livello - elevato - dei salari in Svizzera possa subire una drastica diminuzione.</p><p>La posizione del Consiglio federale non è per nulla cambiata. La frase incriminata, nella quale si </p><p>parlava di un'eventuale applicazione delle misure d'accompagnamento intendeva </p><p>semplicemente sottolineare che l'attuazione delle decisioni prese dal Parlamento federale non </p><p>condurrebbero automaticamente all'adozione di misure da parte del Consiglio federale o dei </p><p>Cantoni. In effetti, le nuove disposizioni legali stabiliscono che l'adozione delle misure è </p><p>possibile solo a determinate condizioni fra le quali figura l'esistenza di un dumping salariale </p><p>abusivo e ripetuto, l'assenza nei contratti collettivi di lavoro di disposizioni salariali che possono </p><p>essere dichiarate di obbligatorietà generale, ecc. L'eventualità dell'applicazione non si riferiva </p><p>pertanto all'applicazione delle misure d'accompagnamento bensì alla decisione nei casi </p><p>concreti.</p><p>Ad 2:</p><p>Il Consiglio federale è fermamente deciso a mettere in atto le misure d'accompagnamento così </p><p>come era stato previsto. Un gruppo di lavoro composto di rappresentanti delle cerchie </p><p>interessate (parti sociali, Cantoni, amministrazione federale) sta attualmente elaborando </p><p>l'ordinanza d'esecuzione, che sarà posta in consultazione ancora questa primavera.</p><p>Ad 3:</p><p>L'OCSE stila regolarmente rapporti sulla situazione economica nei Paesi membri </p><p>dell'organizzazione (rapporti per Paese). Tali analisi costituiscono una specie di perizia </p><p>internazionale. Il Consiglio federale non è pertanto tenuto ad intervenire presso l'OCSE in </p><p>merito alle raccomandazioni formulate nell'ambito dell'esame della situazione svizzera. Esso si </p><p>limita a prenderne atto ed è successivamente libero di tenerne conto o meno nella definizione </p><p>della sua politica.</p>  Risposta del Consiglio federale.