<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Negli ultimi decenni la Svizzera ha visto erodersi quel suo distacco in termini di benessere che tanto impressionava. Come risulta dal rapporto del DFE sulla crescita, questa tendenza si è accentuata in particolare negli anni '90, quando il Paese ha registrato i tassi di crescita più bassi dell'OCSE.</p><p>Questo basso ritmo di crescita perdura ad oggi e riguarda tutte le regioni della Svizzera. Sempre secondo il rapporto sulla crescita, la creazione di migliori condizioni di libera concorrenza sul mercato interno, i provvedimenti mirati di liberalizzazione e l'apertura sul piano internazionale sono approcci importanti per contrastare il rallentamento della crescita economica.</p><p>Alla luce di quanto precede, è legittimo prevedere che il cambiamento strutturale si protrarrà anche in futuro, impegnando gli operatori economici di tutte le regioni. Questo mutamento potrà riguardare i vari settori e le varie regioni in misura e maniera diversa. Va tuttavia relativizzata l'idea, peraltro diffusa, di una sistematica differenza dell'impatto sui cantoni urbani e su quelli rurali. Ecco infatti l'immagine che emerge dai dati disponibili.</p><p>* Tra il 1990 e il 2000 la popolazione nei cantoni urbani (ZH, ZG, BS, BL, AG, GE) ha marcato un aumento proporzionalmente uguale a quello registrato negli altri cantoni. Il fatto che i Cantoni di Svitto, Friburgo e Vaud abbiano ricevuto tutti un seggio in più al Consiglio nazionale in seguito al censimento del 2000 (con un seggio in meno per BS, BE e AR) dimostra che lo sviluppo demografico regionale non è uniforme. Anche sul lungo periodo, dal 1970 al 2000, non esistono elementi per affermare che l'andamento demografico sia stato penalizzante per i cantoni rurali e semirurali. La popolazione della Svizzera è aumentata in questi 30 anni del 16,2%, con una crescita inferiore alla media (+15,1%) nei sei cantoni urbani e superiore alla media (+16,9%) in quelli semirurali e rurali. In periodi molto brevi come dal 1997, per esempio, si constatano tendenze indici di uno sviluppo superiore alla media negli agglomerati.</p><p>* Tra il 1991 e il 2001 l'occupazione ha avuto un andamento negativo in tutta la Svizzera, con i cantoni rurali e semirurali colpiti in misura superiore alla media. L'andamento congiunturale degli ultimi mesi fa ritenere che anche i centri risentano del calo d'occupazione. Il numero di disoccupati nei sei cantoni urbani suddetti è aumentato dall'ottobre 2001 al novembre 2002 del 19,6% (negli altri cantoni +4,3%). Questi cantoni rappresentano effettivamente solo il 37,8% della popolazione, hanno però il 45,7% dei disoccupati.</p><p>* I dati relativi a dipendenti e posti di lavoro delle tre ex regie federali Swisscom, FFS e Posta hanno mostrato un andamento negativo negli ultimi dieci anni. Tra il 1991 e il 1998 il numero dei dipendenti di queste tre aziende è passato da circa 101'000 a 93'500. Nei sei cantoni urbani sono stati aboliti 3'000 posti di lavoro, nei cantoni rurali e semirurali nello stesso periodo ne sono stati soppressi 4'500. Per il periodo dal 1998 al 2001 sono disponibili i dati calcolati come impieghi a tempo pieno. Le tre aziende hanno eliminato in questo periodo altri 1'000 posti, 3/5 nei cantoni urbani, 2/5 in quelli rurali e semirurali.</p><p>Il Consiglio federale è consapevole delle sfide che devono fronteggiare le regioni montane e periferiche. La situazione sopra descritta dimostra tuttavia che il mutamento strutturale riguarda tutti i cantoni e tutte le regioni del Paese. Far fronte a questa situazione è ormai un compito fisso della Confederazione, nonché dei cantoni e delle regioni.</p><p></p><p>Alle singole domande il Consiglio federale risponde come segue.</p><p>1. Il cambiamento strutturale si protrarrà in tutti i cantoni e regioni. Le regioni montane e periferiche devono già fronteggiare una particolare difficoltà in quanto, spesso per varie cause, non è facile creare possibilità d'impiego alternative. A ciò si aggiungono svantaggi naturali dati dalla topografia e, data la scarsa densità demografica, la mancanza di una "massa critica". In queste regioni, però, si riscontrano anche gli stessi problemi che negli ultimi anni hanno portato in Svizzera ad un calo di produttività e ad un generale rallentamento della crescita. </p><p>Da vari elementi emerge che gli attuali strumenti della politica regionale sono insufficienti per le esigenze odierne. Al fine di riprendere in esame detti strumenti il Consiglio federale si è dichiarato tra l'altro disposto nel 2002 ad accogliere i postulati della CET-N (01.3003) e della CET-S (01.3017) che, nella motivazione, rilevavano i problemi della scarsa efficienza e trasparenza delle misure di politica regionale attuate finora.</p><p>Nella "Strategia per uno sviluppo sostenibile 2002" il Consiglio federale ha confermato la necessità di riformare gli attuali strumenti di politica regionale, prospettando un riorientamento di quest'ultima.</p><p>2. Agricoltura, silvicoltura e turismo, fortemente radicati nelle regioni montane e nelle zone rurali, sono soggetti ad un profondo cambiamento strutturale. L'andamento mondiale di questi settori economici induce a prevedere che anche in futuro si manterrà la pressione sulle aziende del settore, costringendole ad un adeguamento strutturale.</p><p>Per questo le misure di politica settoriale e regionale sono state maggiormente improntate negli ultimi anni all'incoraggiamento delle innovazioni e della cooperazione tra imprese. Molti progetti sviluppati nel quadro di Regio Plus, INTERREG o InnoTour dimostrano che le iniziative locali e regionali sono in grado di scoprire potenziali che possono essere trasformati in prodotti e servizi con uno sbocco sul mercato e capaci di generare valore aggiunto.</p><p>La politica agricola 2007 e il messaggio concernente il miglioramento delle strutture e della qualità dell'offerta nel turismo svizzero esprimono la convinzione che in queste branche vi sia un potenziale che una forte imprenditorialità e nuovi incentivi saprebbero mettere a frutto. Lo stesso assunto si ritrova nel Programma forestale svizzero che l'UFAFP sta elaborando.</p><p>Il Consiglio federale ritiene che anche nelle regioni montane e periferiche esista un ampio potenziale di sviluppo economico. Quest'epoca d'apertura dei mercati e delle economie nazionali fa però sì che i cantoni e le regioni non siano più in grado, operando isolatamente, di valorizzare dette potenzialità: per sfruttarle appieno servono sempre di più forme di cooperazione orizzontale tra la periferia e i centri.</p><p>3. Il DFE, come dipartimento responsabile, ha incaricato una commissione di esperti nel giugno del 2001 di elaborare delle proposte di obiettivi e strategie per una nuova politica regionale. Il rapporto è stato presentato al DFE all'inizio di febbraio del 2003. Il Consiglio federale discuterà le conclusioni cui è giunta la commissione di esperti presumibilmente nel primo semestre 2003 .</p><p>4. Nel 1995 era stato presentato al Consiglio federale un rapporto dell'Organo parlamentare di controllo dell'amministrazione concernente una valutazione del coordinamento delle politiche settoriali nell'ambito della politica regionale. Il Consiglio federale aveva reagito emanando nel 1997 un'ordinanza concernente il coordinamento dei compiti della Confederazione nell'ambito della politica d'assetto del territorio (709.17), basata sulla legge sull'organizzazione del Governo e dell'Amministrazione (LOGA). Fu istituita così anche una Conferenza della Confederazione sull'assetto del territorio (CAT).</p><p>Da allora, nell'ambito della CAT nonché del coordinamento bilaterale degli uffici competenti per la politica d'assetto del territorio e per le politiche settoriali, sono state lanciate diverse iniziative volte ad un coordinamento degli interessi inerenti alla politica regionale e d'assetto del territorio con le funzioni della politica settoriale. Un esempio d'attualità è il messaggio sul promovimento della formazione, della ricerca e della tecnologia negli anni 2004-2007 che, nei capitoli dedicati alle scuole universitarie professionali e al tema innovazione e valorizzazione delle conoscenze, sottolinea le sfide poste dallo sviluppo regionale. Inoltre, è in fase di creazione una "Rete delle regioni rurali" che ha tra l'altro lo scopo di meglio armonizzare tra loro gli interventi federali nelle zone rurali e di raggruppare i diversi strumenti in una politica sempre più mirata ed efficiente</p><p>Con questi sforzi volti al coordinamento il Consiglio federale dimostra che anche la politica settoriale è in grado di contribuire alla soluzione di determinati problemi regionali. Bisogna però tenere presente che questi compiti settoriali vanno comunque portati a compimento con efficienza e che le sfide regionali che si ritrovano oggi nelle regioni montane e periferiche, negli agglomerati e nelle regioni di confine riguardano tutto il Paese.</p><p>5. Il Consiglio federale non reputa opportuno riunire in una unica le diverse unità amministrative che si occupano di sostegno alle regioni periferiche e montane. Un provvedimento del genere all'interno dell'amministrazione federale non farebbe che sostituire gli attuali centri di contatto con altri, lasciando però invariati i problemi di coordinamento. Molto più promettente è l'approccio scelto dal Consiglio federale con l'ordinanza sul coordinamento, ovvero quello di instaurare un migliore clima di comprensione e collaborazione tra la politica d'assetto del territorio e le politiche settoriali. In questo conteso devono ricevere la dovuta considerazione anche gli interessi delle regioni montane e periferiche.</p><p>6. Nella politica regionale sono state prese finora diverse decisione rapide. Non in ultimo per questo motivo le valutazioni compiute sono giunte alla conclusione che i provvedimenti a livello cantonale e regionale concepiti esclusivamente in forma di offerta non possono più raggiungere un effetto percepibile e durevole in termini di sviluppo. </p><p>Anche nella prassi si riscontrano le stesse esperienze problematiche a seguito dell'offerta del Consiglio federale del 2000 di aumentare gli stanziamenti per ammortizzare le ripercussioni a livello regionale delle liberalizzazioni.</p><p>Dalle analisi risulta che gli strumenti di politica regionale non possono essere migliorati sostanzialmente con modifiche circoscritte della legislazione vigente. Potrebbe invece essere un passo nella giusta direzione la variante proposta dalla CET-S, che prevede l'adozione di una legge quadro integrata da programmi pluriennali.</p><p>Il Consiglio federale esaminerà le proposte della commissione di esperti DFE nel primo semestre 2003 e traccerà poi la linea da seguire.</p>  Risposta del Consiglio federale.