<h2>SubmittedText<h2><p>L'Africa è regolarmente colpita da crisi e catastrofi umanitarie provocate da insicurezza alimentare, conflitti armati, oscillazioni climatiche, siccità o dissesto politico. A febbraio dello scorso anno il segretario generale dell'ONU António Guterres ha riferito sulle carestie che imperversavano in quattro Paesi in stato di crisi: Nigeria, Sudan del Sud, Somalia e Yemen. A essere particolarmente colpiti nel 2017 sono stati il Sudan del Sud, con cinque milioni di persone che rischiano la vita per fame, e la Nigeria, dove cinque milioni di persone sono esposte a insicurezza alimentare e malnutrizione. Oltre il 50 per cento della popolazione in Somalia dipendeva da aiuti alimentari e il 65 per cento delle economie domestiche in Yemen era considerato a rischio dal punto di vista della sicurezza alimentare. </p><p>Secondo l'ONU, nel 2017 sono stati necessari 5,6 miliardi di dollari statunitensi. Per combattere la carestia, le Nazioni Unite hanno utilizzato i mezzi del Fondo centrale per l'aiuto d'emergenza dell'ONU (Central Emergency Response Fund, CERF). Il contributo della Svizzera nel 2017 è stato pari a 65 milioni di franchi, che sono stati impiegati dalla DSC per aiuti umanitari. Il contributo al CERF è stato di cinque milioni di franchi. La Svizzera negli ultimi anni ha regolarmente incrementato il suo impegno.</p><p>Chiediamo pertanto che il Consiglio federale risponda alle domande seguenti:</p><p>1. Come giudica il Consiglio federale l'attuale situazione umanitaria nei Paesi colpiti e nel Corno d'Africa in generale? L'impegno della Svizzera ha ottenuto il risultato desiderato?</p><p>2. Come si configura quest'anno l'impegno della Svizzera nei Paesi colpiti e a quanto ammonta la somma totale dell'aiuto prestato? </p><p>3. A quali conferenze dei Paesi donatori partecipa attualmente la Svizzera?</p><p>4. Ci sono Paesi prioritari su cui la Svizzera si concentra? Come vengono suddivisi i mezzi finanziari per Paese? </p><p>5. Esiste una strategia di cooperazione sul lungo periodo? Come è strutturata?</p><p>6. Crisi di questo tipo richiedono, oltre all'aiuto allo sviluppo, anche misure a favore della pace e una collaborazione serrata, ad esempio per contenere i flussi migratori nel lungo periodo. Quali misure ha adottato la Svizzera per garantire effetti durevoli? Con quali organizzazioni e partner sta collaborando? </p><p>7. La Svizzera è pronta a concentrare con maggiore incisività i mezzi a disposizione nella regione colpita?</p><p>8. A quanto ammonta la partecipazione di altri Stati rispetto alla Svizzera?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale continua a considerare preoccupante la situazione umanitaria nel Corno d'Africa, in particolare nello Yemen, in Somalia, nel Sudan del Sud e in Nigeria. Nel 2017 l'impegno della Svizzera ha contribuito in modo significativo a coordinare in modo rapido e mirato l'aiuto internazionale, pervenuto così anche ai più bisognosi. Ad esempio, in risposta alla crisi alimentare incombente in Somalia e in Etiopia, 3,3 milioni di persone hanno ricevuto cibo e sostegno economico e un milione di persone ha avuto accesso all'acqua potabile. L'aiuto svizzero ha inoltre permesso agli allevatori e ai pastori di vaccinare i loro animali e di mantenerli in vita con mangimi e medicamenti d'emergenza. Tuttavia, alcune esigenze umanitarie sono rimaste a lungo inascoltate. Nel 2017, i programmi di aiuto dell'ONU in questi quattro Paesi non hanno ottenuto finanziamenti sufficienti: in Somalia hanno raggiunto solo il 59 per cento, nel Sudan del Sud il 70 per cento, in Nigeria il 74 per cento e nello Yemen il 57 per cento. A livello mondiale, secondo l'ONU si è potuto fornire solo il 52 per cento delle risorse economiche necessarie per gli aiuti umanitari d'emergenza, la metà del fabbisogno è rimasta insoddisfatta.</p><p>2. Nel 2018 la Svizzera prevede di finanziare i Paesi colpiti come segue: a Somalia e Nigeria sono destinati 11 milioni di franchi ciascuno, a Sudan del Sud e Yemen 13 milioni di franchi ciascuno.</p><p>3 La Svizzera è invitata a tutte le conferenze dei donatori di aiuti umanitari in quanto è uno dei principali sostenitori al mondo. Nei mesi di marzo e aprile 2018 ha partecipato a Ginevra alle conferenze per i Rohingya, per lo Yemen e per la Repubblica democratica del Congo e a Bruxelles per la Siria. Insieme alla Svezia e all'ONU, la Svizzera ha assunto nuovamente il ruolo di Paese ospitante in occasione della Conferenza sullo Yemen del 3 aprile 2018.</p><p>4. Il mandato dell'Aiuto umanitario della Svizzera è globale e si concentra soprattutto sulle esigenze umanitarie attuali. Il Consiglio federale e il Parlamento hanno invece definito 21 Paesi prioritari per la cooperazione allo sviluppo, con particolare attenzione alle regioni dell'Africa sub-sahariana, dell'Africa del Nord e del Vicino Oriente.</p><p>5. Gli interventi della cooperazione internazionale della Svizzera in Somalia si basano sulla strategia di cooperazione 2018-2021 per il Corno d'Africa, e nel Sudan del Sud e nello Yemen sulle relative strategie di cooperazione 2017-2020. In Nigeria la Svizzera si è impegnata a favore di un intervento umanitario straordinario.</p><p>6. Il collegamento strategico tra la cooperazione internazionale e la politica in materia di migrazione riguarda anche le cause dei conflitti e della migrazione forzata. La migrazione è una priorità nella strategia di cooperazione nel Corno d'Africa; il DFAE e la SEM collaborano per sviluppare approcci e soluzioni. Oltre all'aiuto d'emergenza, il Consiglio federale si concentra sulla protezione della popolazione - nei Paesi di provenienza e nei Paesi terzi - nonché sullo sviluppo economico. La Svizzera aiuta inoltre i Paesi di prima accoglienza a sviluppare e attuare una politica migratoria sostenibile, basata sui diritti umani, e promuove l'integrazione delle vittime delle migrazioni forzate nel Corno d'Africa. Nella sua strategia di cooperazione per il Sudan del Sud, la Svizzera punta a sedare il conflitto a lungo termine. La creazione di spazi di dialogo permette di affrontarne le cause, mentre l'aiuto umanitario allevia l'emergenza conseguente al conflitto. La cooperazione internazionale intende fornire un contributo sostenibile alla risoluzione dei conflitti. La Svizzera collabora con organizzazioni locali e partner internazionali affermati come l'ONU e il CICR.</p><p>7. Il Corno d'Africa è già oggi una delle regioni prioritarie della cooperazione internazionale della Svizzera. Alla luce delle limitate risorse disponibili per la cooperazione internazionale, il Consiglio federale non è disposto a concentrarsi maggiormente su questi quattro Paesi, soprattutto perché anche altri hanno assolutamente bisogno di aiuti umanitari e non sono sufficientemente coperti (p. es., la crisi siriana e i rifugiati Rohingya in Bangladesh).</p><p>8. Gli Stati Uniti sono i maggiori donatori di aiuti umanitari in questi quattro Paesi. I contributi dei vari donatori possono essere raffrontati grazie alla banca dati pubblica dell'Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA; https://fts.unocha.org/).</p>  Risposta del Consiglio federale.