<h2>SubmittedText<h2><p>Il mercato delle proteine di origine vegetale è in forte espansione, soprattutto grazie ai consumatori che cercano alternative alla carne. Le denominazioni di queste alternative vegetariane o vegane sono a volte molto simili o addirittura identiche a quelle comunemente utilizzate per descrivere le derrate alimentari di origine animale (ad es. «bistecca», «scaloppina» o «filetto»), il che solleva la questione del potenziale inganno dei consumatori.</p><p>&nbsp;</p><p>Nella sua lettera informativa del 30&nbsp;settembre 2021 l’USAV riconosce che «non è sempre facile stabilire se tali denominazioni siano conformi al diritto alimentare o se possano indurre il consumatore in errore rispettivamente siano da considerarsi ingannevoli». Il testo indica alcuni criteri per meglio interpretare la legislazione in materia. Mentre la denominazione «bistecca di manzo vegana» è vietata, l’USAV consente l’espressione «bistecca vegana», a patto che non sia menzionata la specie animale.</p><p>&nbsp;</p><p>Per proteggere i consumatori dagli inganni, nel febbraio del 2024 il governo francese ha pubblicato un decreto (n.&nbsp;2024ꟷ144) che vieta l’uso di 21&nbsp;termini per designare le derrate alimentari a base di proteine vegetali, pena una multa. Altri termini sono consentiti, a condizione che la percentuale di proteine vegetali contenute negli alimenti in questione non superi una determinata soglia.</p><p>&nbsp;</p><p>Tenuto conto dell’evoluzione del mercato delle alternative vegetariane e vegane ai prodotti di origine animale:</p><p>1. Il Consiglio federale ritiene che l’attuale legislazione sulle derrate alimentari sia sufficiente a distinguere quali denominazioni sono ingannevoli e quali no? È disposto a chiarire le disposizioni di legge per proteggere meglio i consumatori?</p><p>2. È disposto a vietare alcune denominazioni utilizzate per designare le derrate alimentari a base di proteine vegetali, come ha fatto di recente la Francia con un decreto?</p>