<h2>SubmittedText<h2><p>Nell'interpellanza 08.3975 del 19 dicembre 2008 si chiedeva al Consiglio federale di esaminare provvedimenti atti a disciplinare gli investimenti in centrali a carbone estere. Nella sua risposta del 25 febbraio 2009, il collegio si esprimeva come segue: "ll Consiglio federale non può disciplinare né impedire gli investimenti realizzati all'estero dalle aziende elettriche svizzere. Questi investimenti si basano su decisioni strategiche delle imprese produttrici di energia elettrica, di proprietà (nella maggior parte dei casi) di cantoni, comuni e città. Contrariamente alla Confederazione, questi proprietari dispongono già adesso del margine d'intervento necessario per impedire, se del caso, simili investimenti ... Il Consiglio federale non conosce i contratti che le aziende di approvvigionamento dell'elettricità stipulano con gli investitori e i gestori di centrali a carbone estere, presenti e future."</p><p>Da questa risposta emerge chiaramente che il collegio non vuole interferire nelle attività delle aziende di approvvigionamento elettrico svizzere. Fatta questa premessa, stupisce il fatto che questo principio non sembra valere per la centrale a carbone Saline Ioniche prevista in Calabria. L'azienda elettrica grigionese Repower partecipa in maniera determinante alla realizzazione di questa centrale. Stando a informazioni diffuse dai media e a una presa di posizione del Dipartimento degli affari esteri (DFAE), viene sostenuta dal console onorario di Svizzera, Renato Vitetta. Ora, non solo il consolato onorario svizzero in Calabria, il Consolato generale di Milano e l'ambasciata svizzera a Roma sarebbero in contatto regolare con la Repower, ma l'azienda grigionese verrebbe anche sostenuta nei contatti con le autorità locali e nella ricerca di nuovi partner.</p><p>Alla luce di queste considerazioni, chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Da un lato, per quanto riguarda le centrali a carbone estere, il collegio sostiene di non disporre di alcun margine di intervento in relazione alle attività delle imprese di approvvigionamento elettrico svizzere; d'altro canto, però, le autorità elvetiche offrono il proprio sostegno all'azienda Repower per la realizzazione di una centrale a carbone in Calabria: il Consiglio federale è cosciente di questa contraddizione?</p><p>2. La protezione dell'ambiente e lo sviluppo sostenibile sono due principi basilari della politica estera svizzera. Vista la presa di posizione del DFAE, si potrebbe ritenere che sia nel precipuo interesse della Svizzera sostenere la costruzione di centrali a carbone all'estero? Il Consiglio federale conferma quest'impressione? In caso di risposta affermativa, su quali elementi si basa per giungere a tale conclusione?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Tutelare gli interessi di politica estera del nostro Paese nel quadro del mandato costituzionale rientra nei compiti della Confederazione e di conseguenza delle rappresentanze svizzere all'estero. Se necessario, è possibile rappresentare gli interessi di società svizzere, fornire contatti e favorire l'accesso a cariche ufficiali all'estero. Sono evidentemente escluse attività che non rispettano la normativa internazionale (ad es. condizioni di lavoro che violano le disposizioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro).</p><p>In Italia, i servizi diplomatici accompagnano vari progetti svizzeri per la produzione di energia elettrica. Quest'anno, ad esempio, l'ambasciata svizzera ha dato il proprio sostegno a un progetto per una centrale a gas a ciclo combinato in Abruzzo e ha conferito a un parco eolico in Puglia la visibilità adeguata.</p><p>2. Secondo la strategia energetica 2050 approvata dal Consiglio federale il 18 aprile 2012, la diminuzione di produzione di energia elettrica dovuta all'uscita dal nucleare verrà compensata da un miglioramento dell'efficienza energetica, dalla costruzione di nuove centrali idroelettriche e dallo sviluppo delle nuove energie rinnovabili. Il fabbisogno rimanente verrà coperto grazie a impianti di cogenerazione di energia elettrica e termica, a centrali a gas a ciclo combinato e all'importazione di corrente elettrica. Il fatto che le ambasciate svizzere appoggino la partecipazione di aziende di approvvigionamento elettrico svizzere in centrali a carbone nei Paesi confinanti non è in contraddizione con la strategia energetica. Occorre inoltre considerare che, essendo soggette al mercato europeo dei diritti di emissione, le centrali a carbone italiane sono conformi alla politica ambientale e climatica dell'Unione europea. Quest'ultima intende inoltre garantire che, qualora in futuro la tecnologia "carbon capture" dovesse rivelarsi sostenibile dal punto di vista economico, le nuove centrali a carbone possano venire equipaggiate con detta tecnologia. </p>  Risposta del Consiglio federale.