<h2>SubmittedText<h2><p>Il 19 maggio 2017 due quotidiani italiani riportavano la notizia secondo cui la Svizzera stesse finanziando l'invasione dell'Italia con rifugiati provenienti dalle coste libiche a mezzo di versamenti al MOAS (Migrant Offshore Aid Station), una ONG con sede a Malta fondata da un ricca coppia italo-americana, Chris e Regina Catrambone (<a href="http://www.ilgiornale.it/news/cronache/se-pure-svizzera-ora-finanzia-linvasione-ditalia-1399007.html?mobile_detect">http://www.ilgiornale.it/news/cronache/se-pure-svizzera-ora-finanzia-linvasione-ditalia-1399007.html?mobile_detect</a>= e <a href="http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/12389448/svizzera-finanzia-ong-moas-navi-portano-immigrati-italia-europa.html">http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/12389448)</a>. MOAS è la più attiva e la più discussa tra le organizzazioni non governative della cosiddetta flotta solidale. Un gruppo di navi che, com'è ormai assodato secondo "il Giornale", va incontro ai barconi dei migranti a ridosso delle coste, li carica a bordo e li trasporta nei porti italiani. Questa è pure la tesi della procura di Catania. Lo scorso maggio, in un'audizione al Parlamento italiano, i vertici della MOAS hanno fatto sapere che la ONG aveva ricevuto "230 000 euro da una istituzione europea". La ONG aveva però detto di non essere in grado di specificare quale. In seguito il MOAS, nell'occhio del ciclone, aderendo spontaneamente a una richiesta di trasparenza, ha fornito a "il Giornale" l'elenco dei suoi dieci principali finanziatori. Tra di essi figura pure, come unica istituzione, evidentemente non europea, un ufficio del Dipartimento degli affari esteri elvetico. Nella risposta all'interpellanza Sommaruga Carlo 15.3585, "Sostegno all'operazione umanitaria di salvataggio dei migranti del MOAS nel Mediterraneo", il Consiglio federale ha declinato l'invito a finanziare questa ONG. Pur confermando di conoscerla e tessendo le sue lodi, il Consiglio federale ha affermato che la questione dell'opportunità per la Svizzera di versare dei contributi era già stata vagliata nell'ambito del gruppo di lavoro strategico della Confederazione per il Mediterraneo ma che valutate le attuali priorità e i relativi costi, si riteneva che i mezzi limitati a disposizione dovessero essere stanziati in favore di obiettivi chiaramente definiti e che dunque la concessione di aiuti a ONG come MOAS non costituisse una priorità. Alla luce delle versioni contrastanti e della eco mediatica che sta assumendo la vicenda, il Consiglio federale è pregato di chiarire la sua posizione rispetto la ONG MOAS e di altre ONG che prestano il loro servizio nel mar Mediterraneo e di smentire il versamento di finanziamenti elvetici.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nell'autunno 2016 la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) del DFAE ha stanziato un aiuto d'emergenza di 250 000 franchi a favore dell'organizzazione Migrant Offshore Aid Station (MOAS) per le tragedie umane sempre più frequenti nel Mediterraneo, dove, tra gennaio e agosto 2016, avevano già perso la vita più di 3100 profughi e migranti.</p><p>MOAS è un'organizzazione non governativa (ONG) fondata nel 2014 che soccorre i migranti in mare e coordina sistematicamente le sue attività con il Centro Nazionale di Coordinamento del Soccorso Marittimo della Guardia Costiera italiana a Roma (Maritime Rescue Coordination Center, MRCC). MOAS opera su mandato del MRCC, soprattutto sulla base della valutazione dei rischi sui potenziali morti che quest'ultimo effettua. Così per esempio, grazie a un intervento dell'ONG MOAS su mandato del MRCC, a fine maggio 2017 sono state salvate diverse centinaia di persone la cui barca si era già rovesciata e che stavano lottando per sopravvivere. Purtroppo i soccorsi sono arrivati troppo tardi per una trentina di persone, tra cui una decina di bambini. </p><p>Già nel 2015 il Consiglio federale aveva valutato un possibile sostegno alle operazioni di soccorso nel Mediterraneo. Nel suo parere relativo all'interpellanza Sommaruga Carlo 15.3585, affermava che a causa dei mezzi limitati "la concessione di aiuti a ONG come MOAS non ... costituisce ... una priorità". Tuttavia, quando nel corso del 2016 le tragedie umane sulle tratte migratorie si sono fatte più frequenti, l'Aiuto umanitario della DSC - conformemente al suo mandato di salvare vite e alleviare sofferenze - ha prestato un aiuto umanitario d'emergenza supplementare e mirato, necessario soprattutto nell'autunno 2016 nel Mediterraneo, dove molte persone sono affogate e dove si prevedeva un aumento dei morti con l'imminente inizio dell'inverno. All'epoca si scelse MOAS perché poteva prestare soccorso d'emergenza, ma anche perché coordinava i suoi interventi a stretto contatto con il MRCC, rispettando così la posizione espressa dal Consiglio federale nella sua risposta originaria, secondo cui le attività di salvataggio devono essere coordinate con le autorità competenti.</p><p>A eccezione di quanto riportato dai media, che senza disporre di prove pertinenti prendono semplicemente di mira, nel loro insieme, le ONG impegnate in salvataggi in mare, il Consiglio federale non è a conoscenza di alcun indizio di collaborazione collusiva tra MOAS e le reti di trafficanti. Inoltre non è stata avviata alcuna inchiesta contro l'ONG MOAS in virtù di presunte collusioni con i trafficanti. La lotta contro il traffico di esseri umani non è compito delle organizzazioni che praticano salvataggi in mare, ma dei poteri pubblici. L'ONG MOAS coopera pienamente con le autorità competenti e coordina sistematicamente le sue attività con il Soccorso Marittimo MRCC. Il 31 luglio 2017 l'organizzazione ha sottoscritto il codice di condotta del ministero dell'interno italiano finalizzato a regolare le attività di ricerca e soccorso delle ONG nel Mediterraneo.</p><p>Nel Mediterraneo, tra gennaio e luglio 2017 hanno già perso la vita più di 2370 profughi e migranti. Il Consiglio federale mantiene il convincimento che a fronte di questa tragedia occorrano sia misure coordinate per salvare chi è in pericolo in mare (come consigliato da Frontex) sia una lotta efficace alla tratta di esseri umani, in particolare da parte di agenzie come Frontex e Europol. Per garantire un miglior controllo della costa libica, la Svizzera appoggia anche la formazione della guardia costiera libica.</p>  Risposta del Consiglio federale.