<h2>SubmittedText<h2><p>Intervistato da media ticinesi sull'indagine italiana antimafia "Stige" sulla 'ndrangheta calabrese di alcune settimane fa con 169 arresti e ramificazioni al Nord che toccherebbero pure il nostro Paese, il Capo della Procura di Catanzaro ha affermato che anche in Paesi come la Svizzera la mafia è presente: "...la gente pensa che non c'è perché non ci sono morti, spari sulle serrande o auto bruciate. Così l'opinione pubblica non si accorge di nulla e la politica non è costretta a intervenire." Già nel 2010 inquirenti federali in prima linea riferivano di un fenomeno pericoloso poiché "invisibile e che non si manifesta con atti criminali plateali". Nell'indagine, dove figurano politici e imprenditori, sono stati sequestrati beni per oltre 50 millioni di euro. Anche nel nostro Paese, si ritiene che vieppiù il riciclaggio passi attraverso l'economia reale: esercizi pubblici, negozi e imprese edili. Le norme penali, l'osservazione sul territorio dei "reati spia" e la confisca dei patrimoni illeciti sono risposte determinanti per impedire il degrado del nostro tessuto economico e derive criminali. Le 37 inchieste italiane per mafia che dal 2010 hanno toccato anche la Svizzera, di cui ha dato conto un articolato reportage del TG della RSI, sono un richiamo forte e chiaro a un atteggiamento proattivo in un ambito che merita la massima attenzione anche da parte delle autorità di perseguimento penale della Confederazione. Tuttavia, le risposte date da quelle autorità nel reportage (non coinvolgimento in "Stige"; mera prestazione di assistenza giudiziaria passiva), la scarsità di tangibili risultati investigativi e giudiziari e gli effetti di loro recenti riorganizzazioni (eliminazione dei dirigenti operativi nelle Sedi distaccate per quest'ambito) mostrano l'oggettivo venire meno, rispetto al recente passato, di tale attenzione e un preoccupante disimpegno su questo fronte. Alla luce di ciò pongo le seguenti domande:</p><p>1. L'attuale attività di Fedpol nel quadro del contrasto alle organizzazioni criminali di origine italiana è frutto di una strategia? Se sì, di quale?</p><p>2. Quella del Ministero pubblico della Confederazione - MPC? Se sì, di quale?</p><p>3. Quando, come e in considerazione di quali fattori sono state eventualmente elaborate e implementate tali strategie?</p><p>4. Altri fenomeni condizionano attualmente, in termini quantitativi, l'impegno di fedpol e dell'MPC su questo fronte?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1.-3. Il Consiglio federale è consapevole che le organizzazioni criminali rappresentano una minaccia attuale per la Svizzera. Per tale motivo, la lotta alle organizzazioni criminali di stampo mafioso, quindi anche alla mafia italiana, costituisce una priorità dichiarata sia per il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) sia per l'Ufficio federale di polizia (fedpol). La lotta alle organizzazioni criminali costituisce un elemento centrale della strategia 2016-2019 del MPC e delle priorità strategiche del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP); le misure da adottare sono stabilite in questi documenti. Per contrastare le organizzazioni mafiose italiane, le autorità federali collaborano strettamente con le autorità cantonali e i partner esteri. Sin dal 2003 fedpol ha distaccato un addetto di polizia a Roma al fine di garantire una cooperazione ottimale tra i due Paesi. Per lottare contro queste organizzazioni mafiose, il 4 marzo 2011 è stato inoltre istituito un gruppo di lavoro congiunto Italia/Svizzera (protocollo operativo). Il 1° novembre 2016 è pure entrato in vigore il nuovo accordo bilaterale di polizia stipulato tra la Svizzera e l'Italia (RS 0.360.454.1). A ciò si aggiunge la collaborazione attiva tra l'Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (MROS), aggregato a fedpol, e il suo omologo italiano (Unità di informazione finanziaria per l'Italia, UIF Italia). Tutti gli strumenti sopra elencati garantiscono quindi uno scambio di informazioni costante ed efficiente, il quale costituisce il presupposto per combattere con efficacia le organizzazioni criminali come la mafia italiana.</p><p>Un esempio di collaborazione con le autorità italiane è quello del procedimento penale "Rinnovamento". Le inchieste della direzione locale antimafia di Milano hanno portato all'arresto, nel 2014, di una sessantina di persone. L'operazione era volta a impedire che il potente clan della 'ndrangheta di Reggio Calabria dei Libri - De Stefano - Tegano si stabilisse nella regione milanese. Nelle inchieste erano implicate anche due persone residenti in Ticino e una terza persona con un permesso di dimora svizzero. In questi casi il MPC ha condotto i procedimenti penali mentre le indagini sono state affidate a fedpol. Il processo dinanzi al Tribunale penale federale si è concluso nel 2017 e gli imputati sono stati condannati per riciclaggio di denaro, partecipazione a un'organizzazione criminale e altri reati.</p><p>4. La lotta alle organizzazioni criminali è, come indicato sopra, un elemento centrale delle priorità strategiche del DFGP per il 2016-2019. Oltre allo svolgimento di indagini su incarico del MPC, fedpol ha il compito di allestire rapporti sulla situazione e sui rischi nell'ambito della criminalità organizzata. Inoltre, segue attentamente gli sviluppi in Svizzera e all'estero. Questo monitoraggio costante produce indizi che consentono di avviare inchieste presso il MPC o nei Cantoni. Rispetto ad altre forme di criminalità organizzata, fedpol investe già da svariati anni risorse considerevoli nella lotta contro le organizzazioni criminali provenienti dall'Italia. Di conseguenza, le conoscenze di fedpol sulla presenza in Svizzera di organizzazioni criminali provenienti dall'Italia sono migliorate significativamente. Va pure menzionato che in ragione della speciale situazione di minaccia degli ultimi anni, anche il settore del terrorismo ha richiesto risorse considerevoli.</p>  Risposta del Consiglio federale.