<h2>SubmittedText<h2><p>Recentemente, con l'entrata in vigore della nuova legislazione postale, la Posta ha modificato la compilazione dei propri conti. Stando al giornale "Le Matin Dimanche" del 25 agosto 2013, ciò avrebbe permesso di modificare il deficit dell'unità Rete postale e vendita, in particolare grazie a un nuovo indennizzo delle prestazioni fornite ad altre unità del gruppo. Va precisato che sono proprio i deficit ricorrenti dell'unità Rete postale e vendita ad aver giustificato la chiusura di numerosi uffici postali. Se queste affermazioni risultassero vere, la popolazione, in particolare nei piccoli comuni, avrebbe quindi visto peggiorare il servizio pubblico, in base a motivi economici senza fondamento o addirittura erronei e in ogni caso frutto di una contabilità "fantasiosa".</p><p>Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Il Consiglio federale può garantire che i deficit degli ultimi anni dell'unità Rete postale e vendita sono stati contabilizzati in maniera corretta?</p><p>2. Può garantire che tutte le prestazioni fornite da quest'unità ad altre unità del gruppo sono state fatturate secondo il loro giusto valore?</p><p>3. In caso contrario, come intende intervenire?</p><p>4. Può garantire che i motivi contabili addotti dalla Posta per chiudere alcuni uffici postali negli ultimi anni erano fondati?</p><p>5. In caso negativo, può indicare in quali comuni gli uffici postali non avrebbero dovuto essere chiusi per i motivi contabili addotti dall'azienda e quanti impieghi sono stati sacrificati in tali operazioni?</p><p>6. Quali spiegazioni dà alla popolazione e agli impiegati interessati?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. I risultati dell'unità Rete postale e vendita sono stati presentati nel rapporto di gestione e nel rapporto finanziario della Posta. Tali rapporti sono stati esaminati dalla società di revisione KPMG nel quadro della verifica del conto annuale e valutati positivamente dall'autorità di regolazione postale PostReg nel suo rapporto d'attività.</p><p>2./3. La vecchia legge sulle poste definiva come "contributo per l'infrastruttura" della rete di uffici postali i costi del servizio universale, che erano sostenuti dal monopolio. Si trattava dei costi che superavano quelli di una rete postale ottimale, cioè necessaria per l'esercizio. Date queste condizioni, il risultato d'esercizio dell'unità aziendale Rete postale e vendita ammontava nel 2010 a meno 108 milioni di franchi, nel 2011 a meno 151 milioni e nel 2012 a meno 120 milioni di franchi. Con l'entrata in vigore della nuova legislazione il 1° ottobre 2012, l'onere del servizio universale è definito come "costi netti" e il finanziamento dell'azienda è soggetto a un nuovo disciplinamento. I costi netti sono il risultato del confronto tra il risultato che la Posta e le società del suo gruppo conseguono adempiendo l'obbligo del servizio universale e il risultato che conseguirebbero se non fossero tenute a farlo. In considerazione delle nuove condizioni, l'azienda attende per il 2013 un risultato d'esercizio dell'unità Rete postale e vendita pari a meno 105 milioni di franchi. Tale risultato non cambia molto rispetto a prima, malgrado l'adeguamento delle disposizioni regolatorie in base alla nuova legislazione postale.</p><p>4.-6. Con la revisione della legge sulle poste del 2003 la Posta ha ricevuto per legge il mandato di gestire una rete capillare di uffici postali. Nello stesso anno, con la revisione dell'ordinanza sulle poste, l'azienda è stata incaricata di provvedere, nell'ambito delle sue possibilità economiche, a uno sviluppo della rete di uffici postali orientato alla clientela. Nell'adempiere questo mandato, la Posta ha dovuto soddisfare la condizione fissata dal Consiglio federale, secondo la quale il 90 per cento della popolazione deve poter accedere a un ufficio postale a piedi o con un mezzo pubblico in un arco di tempo di venti minuti. </p><p>A causa del netto calo del volume di lettere, pacchi e versamenti registrato presso gli uffici postali, negli ultimi anni la Posta ha deciso di esaminare le ubicazioni degli uffici postali e di trasformare alcuni di questi in agenzie oppure di istituire servizi a domicilio. Prima di chiudere o trasferire un ufficio postale, l'azienda ha consultato le autorità del comune interessato e ha cercato di trovare una soluzione di comune accordo. Se non era d'accordo con la decisione della Posta, il comune aveva la possibilità di adire la Commissione federale delle poste (Postcom), che è un organo indipendente. La PostCom ha valutato l'accesso della popolazione interessata al servizio universale, tenendo conto delle specificità regionali, e ha infine emanato una raccomandazione. Nel corso della sua attività tra il 2004 e il 2012, la Postcom ha rilasciato 7 raccomandazioni contrarie alle decisioni della Posta su un totale di 57 casi esaminati. La Posta ha sempre dato seguito alle raccomandazioni della Postcom.</p>  Risposta del Consiglio federale.