<h2>SubmittedText<h2><p>Secondo un recente studio dell'Università di La Plata in Argentina, l'85 per cento dei tamponi e degli assorbenti contiene glifosato, un erbicida venduto da Monsanto con il nome di Roundup. Spiegazione: quasi tutto il cotone utilizzato in Argentina è geneticamente modificato. Molto contestato, il glifosato perturba il metabolismo umano ed è classificato come sostanza "potenzialmente cancerogena" dall'OMS.</p><p>Ma non è tutto: a quanto pare i prodotti per l'igiene femminile contengono anche diossina, un inquinante organico persistente, che l'OMS classifica chiaramente come cancerogeno. La diossina può formarsi associando cloro alla viscosa, procedura alla quale sembrano ricorrere i fabbricanti per sbiancare i loro prodotti.</p><p>Problema: i principali produttori si rifiutano di rivelare l'elenco dei componenti di questi prodotti. La paura di essere esposte contro la propria volontà a sostanze tossiche spiega il successo fenomenale che sta avendo la petizione personale di una giovane francese che chiede maggiore trasparenza.</p><p>In Svizzera come altrove in Europa, i tamponi e gli assorbenti igienici sono considerati oggetti d'uso e niente obbliga i fabbricanti a rivelare l'elenco degli ingredienti. Soltanto uno statuto specifico, di cui godono per esempio i medicinali, li obbligherebbe a indicare l'elenco completo dei componenti sull'imballaggio.</p><p>Abbiamo il diritto di sapere che cosa contengono gli oggetti che portiamo a diretto contatto con la pelle o all'interno del nostro corpo. Chiedo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Visto il grande uso che la nostra popolazione fa dei prodotti menzionati, la loro eventuale tossicità non merita una maggiore attenzione da parte dei poteri pubblici? Non ritiene essenziale conoscere la composizione esaustiva dei prodotti per l'igiene femminile e dei pannolini?</p><p>2. In Svizzera, per questo genere di prodotti si applica il principio dell'autocontrollo. I fabbricanti, gli importatori e i distributori devono assicurarsi che gli oggetti che immettono sul mercato siano conformi alle prescrizioni legali. Non è un atteggiamento un po' ingenuo fidarsi ciecamente dei giganti quali Johnson&amp;Johnson o Procter&amp;Gamble che fabbricano questi prodotti?</p><p>3. Un prodotto portato all'interno del proprio corpo, a contatto diretto con mucose per definizione molto assorbenti e per un periodo corrispondente in media a un quinto della vita di una donna, non merita forse uno statuto particolare?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Lo studio dell'Università di La Plata in Argentina rivela la presenza di glifosato in determinati prodotti per l'igiene ma, relativamente ai valori misurati, non prende posizione sui rischi per la salute delle persone che ne fanno uso. Questi valori corrispondono tuttavia a concentrazioni mille volte inferiori al limite fissato per le derrate alimentari, superato il quale il glifosato risulta pericoloso per la salute.</p><p>1. In Svizzera, i pannolini, gli assorbenti e i tamponi igienici sono considerati oggetti d'uso e devono quindi rispettare i requisiti stabiliti dalla legislazione sulle derrate alimentari e gli oggetti d'uso, che non impone al fabbricante di indicare sull'imballaggio la composizione di questi prodotti per l'igiene. Le sostanze chimiche citate nell'interpellanza (glifosato e diossina) non sarebbero comunque soggette a questo obbligo di dichiarazione della composizione, perché non sono considerate componenti ma sostanze inquinanti di uno dei componenti di pannolini, assorbenti o tamponi igienici. La legislazione sulle derrate alimentari e gli oggetti d'uso non impone di dichiarare le sostanze inquinanti dei componenti.</p><p>2. In Svizzera (art. 23 LDerr; RS 817.0), come del resto anche nell'UE (art. 17 del regolamento, CE, n. 178/2002), a questo tipo di prodotti si applica il principio del controllo autonomo. Ciò significa che sono i fabbricanti a dover valutare tutti i potenziali rischi per la salute dei consumatori derivanti dai prodotti per l'igiene, compresi quelli legati alle sostanze inquinanti. Se vengono individuati rischi, essi devono adottare misure adeguate per garantire che il prodotto che desiderano commercializzare sia innocuo. I controlli ufficiali svolti dai laboratori cantonali servono a verificare che le imprese eseguano il controllo autonomo (valutazione dei rischi, adozione di misure e registrazione scritta delle misure adottate); includono inoltre l'esame della documentazione e, se necessario, lo svolgimento di analisi. Non sono ancora stati effettuati controlli riguardanti i residui di glifosato. Qualora si accertasse la pericolosità per la salute dei residui di questa sostanza inquinante - il che non è il caso per i valori misurati in questo studio - il Consiglio federale potrebbe prevedere dei controlli in collaborazione con i laboratori cantonali. Le imprese sono molto sensibili all'immagine del loro marchio e non è nel loro interesse commercializzare prodotti pericolosi per la salute dei consumatori.</p><p>3. Le disposizioni generali della legislazione sulle derrate alimentari e gli oggetti d'uso stabiliscono che, se utilizzati in condizioni normali o prevedibili, gli oggetti possono cedere sostanze soltanto in quantità innocue per la salute. Per assicurarsi che i pannolini, gli assorbenti e i tamponi igienici commercializzati siano conformi ai requisiti legali, i fabbricanti devono quindi tenere conto già oggi dell'uso specifico di questo tipo di prodotti per l'igiene (scopo dell'utilizzazione, contatto con determinate parti sensibili del corpo, durata del contatto ecc.). Di conseguenza, e in linea con l'UE, non sembra al momento necessaria una regolamentazione specifica per questo genere di articoli. Il Consiglio federale è sensibile alla salute dei consumatori, segue la situazione ed è disposto, se necessario, ad adeguare la legislazione in funzione dell'evoluzione delle conoscenze scientifiche.</p>  Risposta del Consiglio federale.