<h2>SubmittedText<h2><p>Nel 2012 l'Unione europea e il Marocco hanno stipulato un accordo che prevede misure di liberalizzazione reciproche per i prodotti agricoli, i prodotti agricoli trasformati, i pesci e i prodotti della pesca ("accordo di liberalizzazione"). Nella sua decisione del 21 dicembre 2016, la Corte di giustizia dell'Unione europea ha concluso che l'accordo di liberalizzazione non è applicabile al territorio del Sahara occidentale (sentenza nella causa C-104/16P). Non è quindi più possibile esportare prodotti dai territori occupati del Sahara occidentale etichettandoli come originari del Marocco ai fini dell'importazione. Si tratta di un notevole successo per la causa del Sahara occidentale, che corona gli sforzi compiuti dall'ONU in quest'ambito. L'Associazione europea di libero scambio (AELS) nel 1997 ha firmato con il Marocco un accordo di libero scambio concernente i prodotti agricoli e industriali.</p><p>Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. L'esclusione del Sahara occidentale dal campo d'applicazione dell'accordo di libero scambio sottoscritto da AELS e Marocco viene garantita?</p><p>2. In caso affermativo, grazie a quali misure?</p><p>3. Sono previsti un monitoraggio e un reporting costanti?</p><p>4. Nella situazione attuale, in che modo il Consiglio federale contribuisce agli sforzi tesi a trovare una soluzione equa e duratura al conflitto del Sahara occidentale?</p><p>5. La recente nomina del nuovo inviato speciale della segreteria generale dell'ONU per il Sahara occidentale - l'ex presidente tedesco Horst Köhler - potrebbe favorire la ripresa delle attività della Svizzera per la soluzione di questo conflitto, a causa del quale le condizioni dei rifugiati sahrawi e degli abitanti sahrawi del Sahara occidentale occupato diventano sempre più precarie?</p><p>6. Qual è l'obiettivo della visita ai campi profughi sahrawi svolta in settembre dai rappresentanti della DSC?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale risponde alle domande come segue:</p><p>1.-3. La Svizzera si attiene alla prassi internazionale, secondo cui il Sahara occidentale è un territorio non autonomo ai sensi dell'articolo 73 dello Statuto delle Nazioni Unite. Pertanto la Svizzera non riconosce il Sahara occidentale né come parte del territorio nazionale marocchino, né come Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (proclamata nel 1976 dal Fronte Polisario).</p><p>Per gli Stati dell'AELS l'Accordo di libero scambio (ALS) con il Marocco è sempre stato applicabile unicamente al territorio nazionale marocchino, non al territorio del Sahara occidentale. Per questa ragione, i prodotti ottenuti nel Sahara occidentale non possono beneficare del trattamento preferenziale previsto dall'ALS.</p><p>La concessione delle preferenze tariffali dipende obbligatoriamente anche dalla presentazione di una prova d'origine valida rilasciata dal partner di libero scambio. In virtù dell'ALS l'Amministrazione federale delle dogane può chiedere controlli a posteriori alle autorità doganali marocchine: uno strumento che la Svizzera ha utilizzato in più occasioni.</p><p>4./5. La Svizzera valuta positivamente la nomina di Horst Köhler alla carica di inviato speciale del segretario generale dell'ONU per il Sahara occidentale, e ribadisce il suo appoggio al processo di negoziazione dell'ONU, rimanendo dell'opinione che soltanto la via negoziale permetterà di giungere a una soluzione equa, duratura e condivisa. A questo scopo la Svizzera continua a sostenere gli sforzi delle Nazioni Unite e dell'inviato speciale: attualmente, nel quadro della missione delle Nazioni Unite per l'organizzazione di un referendum nel Sahara occidentale (Minurso), il nostro Paese collabora con due osservatori militari e due esperti di sminamento.</p><p>6. La missione tecnica che l'Aiuto umanitario svizzero ha svolto nel mese di ottobre presso i campi di Tindouf rientra tra le misure del DFAE finalizzate a garantire un monitoraggio attento dei progetti finanziati e il rispetto degli standard in materia di aiuto umanitario e di cooperazione allo sviluppo. La missione operativa verteva principalmente sulle attività del Programma alimentare mondiale (PAM), a cui da anni partecipa l'Aiuto umanitario per migliorare la situazione alimentare nei campi di Tindouf.</p>  Risposta del Consiglio federale.