<h2>SubmittedText<h2><p>Un recente articolo del "Los Angeles Times", pubblicato in traduzione nel "Courrier international" (n. 815, p. 29), riportava che il Pentagono - il Ministero della difesa americano - aveva rifiutato di includere nel manuale d'uso dei soldati americani contenente le tecniche d'interrogatorio autorizzate ("Army Field Manual") il divieto di ricorrere a trattamenti inumani e degradanti sancito nell'articolo 3 comune alle Convenzioni di Ginevra. Questa disposizione ha carattere universale e si applica sia ai conflitti convenzionali sia a quelli non internazionali.</p><p>In quanto depositaria delle Convenzioni di Ginevra, la Svizzera è intervenuta a questo riguardo presso le autorità politiche americane?</p><p>Se sì, in che modo e con che risultati? In caso contrario, perché no?</p><p>Considerato questo atteggiamento, gli Stati Uniti si possono considerare come uno Stato affidabile in materia di diritto internazionale (a livello multilaterale e bilaterale) per questioni delicate come la protezione dei dati, il rispetto dei diritti fondamentali della persona, ecc.?</p><p>Se sì, su che considerazioni e fatti si basa il Consiglio federale?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Poco dopo il deposito dell'interrogazione, il 30 giugno 2006, la Corte suprema degli Stati Uniti ha stabilito nel caso Hamdan che l'articolo 3 comune alle Convenzioni di Ginevra era applicabile al conflitto con attori non statali quali Al-Quaïda. In seguito a questa importante decisione, il 5 settembre 2006 il Dipartimento della difesa americana ha pubblicato nuove direttive sul suo programma di detenzione (DOD Directive 2310.01E on DOD's Detainee Program) e il nuovo manuale militare (Army Field Manual on Human Intelligence Collector Operations 222.3) tenendo conto del divieto di trattamenti disumani e degradanti previsto dall'articolo 3 comune. Si tratta di un passo importante e benvenuto che ricorda il fatto che tutte le persone detenute dalle forze armate americane nel quadro di un conflitto armato beneficiano delle garanzie minime di cui all'articolo 3 comune alle Convenzioni di Ginevra.</p><p>La Svizzera attribuisce grande importanza al rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario, perfino nella lotta al terrorismo. Ha difeso varie volte questa posizione in sedi multilaterali e anche nei confronti degli Stati Uniti. Nel giugno del 2005 la consigliera federale Micheline Calmy-Rey ha così rimesso alla sua omologa americana Condoleezza Rice un memorandum sulla questione. In occasione della riunione dell'OSCE sulla messa in atto della dimensione umana nell'ottobre del 2006, la Svizzera ha fatto una dichiarazione sulla lotta antiterrorista e il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario. Inoltre, il 27 novembre 2006, su proposta della Svizzera, il Consiglio dei diritti dell'uomo dell'ONU ha adottato una decisione inerente ai diritti umani delle persone private di libertà nel quadro di misure antiterroriste che ingiungeva agli Stati di rispettare in particolare il diritto dei detenuti a non essere sottoposti a tortura o a trattamenti crudeli, disumani o degradanti.</p>  Risposta del Consiglio federale.