<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'ambasciata svizzera a Harare rappresenta gli interessi svizzeri nello Zimbabwe, d'intesa con la centrale. In questo modo viene applicata sul territorio la politica del Consiglio federale. Per quanto concerne le espropriazioni senza indennizzo pronunciate dal governo Mugabe, la nostra rappresentanza si è distinta per il suo impegno eccezionale a favore dei tredici gestori agricoli svizzeri interessati. Il 15 marzo 2002 ha inoltre emanato sanzioni finanziari e in materia di viaggio contro i rappresentanti del governo, sanzioni che sono state ulteriormente inasprite il 7 agosto 2002. Queste sanzioni colpiscono in modo mirato i rappresentanti del governo e non la popolazione dello Zimbabwe. Con queste misure, il Consiglio federale ha espresso la sua disapprovazione della politica del governo Mugabe.</p><p></p><p>Il Consiglio federale risponde come segue alle diverse domande dell'autore dell'iniziativa:</p><p></p><p>1.La Svizzera riconosce la necessità di una riforma agraria nello Zimbabwe. Ciò nonostante ha sempre sottolineato che tale riforma deve aver luogo nel rispetto dei principi dello Stato di diritto. Le misure eventualmente necessarie devono essere prese nell'interesse pubblico e non devono avere alcun carattere discriminatorio. In particolare, un indennizzo del valore corrispondente e realizzabile deve essere la condizione preliminare di qualsiasi espropriazione. Dal 9 febbraio 2001 è in vigore un accordo di protezione degli investimenti (API) tra la Svizzera e lo Zimbabwe nel quale questi principi sono sanciti espressamente.</p><p></p><p>Il Consiglio federale deplora il fatto che non siano state colte le occasioni che si sono presentate in passato per giungere a un accordo amichevole, vale a dire a un'equa conciliazione degli interessi tra i proprietari terrieri bianchi e il governo dello Zimbabwe.</p><p></p><p>2.Dalla fine del 2000, la nostra ambasciata si è impegnata con numerosi provvedimenti e interventi a favore degli interessi e dei diritti dei gestori agricoli svizzeri. È riuscita a far stralciare dagli elenchi la maggior parte dei terreni previsti per l'espropriazione. Il 22 marzo 2002, il governo ha tuttavia reinserito negli elenchi delle espropriazioni i terreni precedentemente radiati. </p><p></p><p>Il Consiglio federale ritiene che le occupazioni di terre, le espropriazioni arbitrarie, le espulsioni e le altre misure prese contro i gestori agricoli svizzeri siano contrarie al diritto. In particolare, questi atti e misure violano il diritto internazionale pubblico e, in particolare, le disposizioni dell'API concluso tra la Svizzera e lo Zimbabwe.</p><p></p><p>Fondandosi sull'API, la Svizzera precisa che le espropriazioni di terre possono aver luogo solo se le condizioni indispensabili precedentemente menzionate sono soddisfatte. L'API prevede, per le espropriazioni o le occupazioni ed espulsioni contrarie al diritto, che i gestori agricoli e gli investitori interessati, oltre che appellarsi a un tribunale nazionale, possano sottoporre la loro causa davanti a un tribunale arbitrale internazionale. In questo contesto, la Svizzera fornisce il suo sostegno alle persone interessate nell'ambito della protezione consolare, per quanto sia auspicato. In questo senso, alla fine di luglio del 2002, l'ambasciata ha ad esempio organizzato un incontro tra i gestori agricoli e un avvocato specializzato per informarli delle possibilità giuridiche di cui dispongono. Nel frattempo, l'ambasciata è intervenuta regolarmente con insistenza presso il governo per fare in modo che gli Svizzeri siano trattati dagli organi dello Stato in modo conforme al diritto nazionale e internazionale. </p><p></p><p>3.Sinora un gestore agricolo svizzero è stato arrestato per un breve periodo. È stato rimesso in libertà dopo tre ore di detenzione. Come per qualsiasi detenzione di un cittadino svizzero, gli Svizzeri detenuti nello Zimbabwe possono contare sulla protezione consolare esercitata dall'ambasciata. A titolo preventivo, l'ambasciata di Harare ha peraltro consegnato circa 200 lettere di protezione a cittadini svizzeri; ha inoltre allestito un dispositivo di crisi e sta preparando piani di evacuazione.</p><p></p><p>4.Nel 1994, il Segretariato di Stato dell'economia (Seco) ha accordato allo Zimbabwe un aiuto alla bilancia dei pagamenti pari a 15 milioni di franchi svizzeri. A partire dal 1995, il Seco ha cofinanziato due fondi di capitale di rischio per il finanziamento di piccole e medie imprese. Gli obiettivi perseguiti da questi fondi sono stati raggiunti, almeno parzialmente. Il contributo della Svizzera è risultato di 3,4 milioni di franchi per il primo fondo (nel frattempo liquidato) e di 1,4 milioni di franchi svizzeri per il secondo fondo, per il quale sono in corso negoziati in vista della sua liquidazione.</p><p></p><p>5.Attualmente non è in corso alcun pagamento della Confederazione allo Zimbabwe e non ne sono previsti. La Svizzera fornisce invece il suo aiuto alle popolazioni bisognose a seguito dell'attuale crisi alimentare e a causa della siccità e delle inondazioni che hanno colpito l'Africa australe negli ultimi dieci anni. Questo aiuto umanitario non è sottoposto al principio della condizionalità. Dall'inizio di quest'anno, la Svizzera ha impiegato a tal fine quasi 5 milioni di franchi. Questi fondi sono messi a disposizione di opere svizzere di soccorso e del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (WFP) per la distribuzione di derrate alimentari. Quattro esperti del Corpo svizzero di aiuto umanitario (CSA) sono impegnati nelle attività del WFP a livello mondiale. È inoltre fornito un sostegno all'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR).</p><p></p><p>6.Solo la Nestlé e una piccola impresa che produce case prefabbricate hanno stabilimenti di produzione nello Zimbabwe. Qualche altra impresa svizzera vi è rappresentata da filiali di vendita. Attualmente non vi sono indicazioni che il governo dello Zimbabwe intenda espropriare imprese svizzere. </p><p></p><p>L'accesso della popolazione nera al potere economico costituisce un problema al quale sono confrontati tutti i Paesi dell'Africa australe dalla loro indipendenza. In generale, la riforma agraria costituisce il primo passo nella giusta direzione. Questa riforma deve tuttavia aver luogo in un quadro giuridicamente corretto. Il ricorso alla violenza e l'ulteriore impoverimento della società dello Zimbabwe che ne risulta (perdita di 300 000 posti di lavoro a causa della "riforma agraria") dovrebbero avere un effetto dissuasivo sui Paesi vicini. Anche se recentemente sono state fatte dichiarazioni di minaccia da parte del presidente della Namibia Sam Nujoma, la situazione in questo Paese è molto diversa da quella dello Zimbabwe. Per il momento non si prevede quindi che la Namibia o altri Stati vicini seguano evoluzioni simili a quella dello Zimbabwe. Il Consiglio federale è tuttavia preoccupato che le espropriazioni possano minare gli sforzi internazionali intesi a rafforzare lo sviluppo economico in Africa e la fiducia degli investitori internazionali nella regione.</p>  Risposta del Consiglio federale.