<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'obiettivo della politica del Consiglio federale in materia di commercio elettronico è sempre stato quello di creare le condizioni quadro necessarie per garantire la sicurezza delle transazioni e la fiducia tra i partecipanti. Conformemente alla volontà degli ambienti interessati, la Confederazione non ha finora dovuto sostituirsi all'economia privata e istituire un'infrastruttura a chiave pubblica su vasta scala. È in quest'ottica che il Consiglio federale ha emanato l'ordinanza del 12 aprile 2000 sui servizi di certificazione elettronica (OSCert; RS 784.103) e licenziato il messaggio relativo alla legge federale sui servizi di certificazione nel campo della firma elettronica (SCFel; cfr. FF 2001 ...).</p><p>La decisione di Swisskey di ritirarsi dal mercato non cambia fondamentalmente la situazione. Tuttavia pone la questione, peraltro giustificata, di sapere se l'economia privata è in grado e vuole assumere il ruolo che pretende di avere nella certificazione dell'identità dei partecipanti al commercio elettronico. Occorre, come prima cosa, esaminare la questione e analizzare le possibili soluzioni alternative, senza precipitare le cose. Varie imprese hanno già annunciato di voler riprendere l'attività abbandonata dalla Swisskey. Altre sembrano interessate a un accreditamento quale futuri prestatori di servizi di certificazione. Non è pertanto detto che il settore privato non garantisca la ripresa o la continuazione delle attività di Swisskey a breve termine.</p><p>Il gruppo d'interesse IG TOP ("Interessengemeinschaft Trägerschaft öffentliche PKI"), creatosi spontaneamente dopo il ritiro di Swisskey, si è posto l'obiettivo di elaborare una pianificazione commerciale ("business plan") per la fornitura in Svizzera di servizi di certificazione al vasto pubblico. Secondo il Consiglio federale, occorre attendere i risultati di quest'esame prima di decidere di un eventuale intervento da parte dello Stato. Secondo il progetto di legge sulla firma elettronica, al Consiglio federale verrebbe data facoltà d'incaricare un'unità amministrativa della Confederazione di rilasciare certificati qualificati al vasto pubblico e di partecipare al capitale sociale di un prestatore privato di servizi di certificazione.</p><p>Nel frattempo, il settore privato può continuare a ricorrere a soluzioni proprie all'interno di gruppi d'utenti chiusi. Si è ancora ben lontani dal "tutto elettronico" e non bisogna sopravvalutare i bisogni in materia nel commercio elettronico tra imprese e privati. Tuttavia, il Consiglio federale ritiene che l'adozione della legge sui servizi di certificazione nel campo della firma elettronica e di quella sul commercio elettronico contribuirà a far sì che le nuove forme di commercio s'impongano nella vita quotidiana. </p><p>Nel settore dell'e-governement, occorrerà garantire che i progetti della Confederazione (guichet virtuel, voto elettronico, comunicazione elettronica con le autorità giudiziarie e amministrative della Confederazione) possano essere interamente realizzati nei tempi previsti. Se necessario, è possibile prendere in considerazione in funzione delle circostanze la creazione, sotto l'egida della Confederazione, di un'infrastruttura a chiave pubblica specifica per i bisogni delle applicazioni dell'e-government. Nell'ambito della creazione di una messaggeria elettronica sicura in seno all'Amministrazione federale (progetto Secure Messaging), si sta attualmente realizzando un'infrastruttura a chiave pubblica che sarà utilizzata dall'Ufficio federale dell'informatica e della telecomunicazione (OFIT). I certificati creati in quest'ambito permetteranno d'autenticare l'origine dei documenti scambiati e garantiranno la loro integrità e riservatezza. Il "know-how" e l'esperienza acquisiti permetteranno di chiarire gli aspetti operativi, organizzativi ed economici di un'infrastruttura a chiave pubblica. Quest'infrastruttura potrà servire ad altre applicazioni dell'Amministrazione federale, per bisogni interni o per bisogni tra la Confederazione e i Cantoni o i Comuni. Inoltre, il rapporto che il DFGP deve sottoporre prossimamente al Consiglio federale sull'eventuale attribuzione di un'"identità digitale" a ogni cittadino, o addirittura ad ogni abitante, sotto forma di paia di chiavi certificate su una carta ID o su un altro supporto, dovrebbe fornire elementi di riflessione supplementari.</p>  Il Consiglio federale propone di trasformare la mozione in postulato.