<h2>SubmittedText<h2><p>La SSR sopprimerà la televisione digitale terrestre (DVB-T) a partire dal 3 giugno. Questa modalità di trasmissione a mezzo di onde radio sarebbe ormai obsoleta. Secondo la SSR, è ora utilizzata solo dall'1,9 per cento delle economie domestiche, il che ne rende costosa la manutenzione. Infatti, a causa delle montagne, in Svizzera sono necessari 220 trasmettitori (contro i 6 del Belgio). L'arrivo del 5G scombussola anche l'allocazione di bande di frequenza. Se attribuite al DVB-T, non fruttano nulla, mentre affittate agli operatori 5G, che hanno esigenze elevate, consentono di guadagnare 340 milioni in 15 anni. Infine, i diritti pagati dalla SSR per la ridiffusione di eventi sportivi valgono solo per il territorio svizzero, mentre il DVB-T copre anche le zone di confine.</p><p>Tuttavia questa strategia di razionalizzazione solleva interrogativi:</p><p>1. Il DVB-T ha il vantaggio di essere semplice da installare (basta un'antenna rastrello) e poco costoso (non occorre far capo a un operatore). Abbandonarlo significa sopprimere un canale di trasmissione gratuito e obbligare la gente ad abbonarsi presso un operatore o ad optare per un'antenna satellitare. Questo costa tra i 1000 e i 1500 franchi e non è possibile ovunque (domanda di costruzione). È giusto imporre questi costi allo spettatore?</p><p>2. Ci sono regioni periferiche dove la velocità di Internet è mediocre, dove non c'è una rete via cavo, dove il regolamento o l'estetica (vecchio chalet) impediscono l'installazione di un'antenna parabolica. È giusto penalizzare questi cittadini? È giusto privare la SSR di questi spettatori?</p><p>3. Sembra che circa il 10 per cento delle economie domestiche della Riviera vodese facciano capo al DVB-T. È giusto chiedere a tutte queste di cambiare nuovamente sistema, a loro spese, quando solo dodici anni fa la SSR le ha incoraggiate a passare al DVB-T?</p><p>4. I residenti dei Paesi confinanti che vivono lungo le nostre frontiere non potranno più ricevere i canali svizzeri. Non è un peccato ridurre la diffusione della cultura svizzera in questo modo?</p><p>5. Alcuni Paesi vicini come la Francia, offrono quasi trenta canali DVB-T. Ha senso imporre ai residenti svizzeri che captano così tanti canali DVB-T di rinunciare a un sistema soddisfacente?</p><p>6. Alcune emittenti svizzere, come Léman Bleu TV, persistono con il DVB-T, soprattutto perché molto spesso le nuove tecnologie non sostituiscono esattamente quelle vecchie ma le completano.</p><p>Cosa ne pensa il Consiglio federale?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1.-3./6. Il 29 agosto 2018, nel quadro del rilascio della nuova concessione SSR, il Consiglio federale ha anche effettuato una nuova valutazione della diffusione tecnica dell'offerta del servizio pubblico. D'intesa con la SSR ha deciso di porre termine al suo diritto e al dovere di diffondere via DVB-T i programmi televisivi per la fine del 2019 (art. 42 della Concessione SSR del 29 agosto 2018; FF 2018 4659).</p><p>Il Consiglio federale è giunto a questa decisione dopo aver valutato la questione in un'ottica globale nazionale. Da anni la fruizione del DVB-T a livello nazionale è in calo. Nel 2018 soltanto l'1,4 per cento delle economie domestiche utilizzava ancora la televisione digitale terrestre. Per contro, i costi di diffusione ammontavano a più di 10 milioni di franchi all'anno. In base al calcolo dei costi e benefici e considerato il fatto che sono disponibili alternative più efficienti come la diffusione via satellite, via cavo o Internet, lo standard DVB-T non è più sostenibile per la SSR. Occorre anche aggiungere che le abitudini di fruizione dei media sono notevolmente cambiate in virtù della diffusione su domanda via tecnologia IP. </p><p>L'abbandono della tecnica DVB-T avviene anche in un contesto economico e di politica dei media che obbligano la SSR ad adempiere il proprio mandato in modo più efficiente. A partire dal 2019 questa dovrà attuare un piano di risparmio e di reinvestimento di 100 milioni di franchi. Tra le misure di risparmio rientra tra l'altro anche l'abbandono della diffusione DVB-T. </p><p>La SSR prevede un supporto per le economie domestiche che non dispongono di altre modalità di ricezione e dipendono dunque dalla diffusione DVB-T. Le persone interessate possono rivolgersi alla SSR e ricevono un sostegno finanziario e tecnico a condizione che determinati criteri siano soddisfatti. </p><p>L'introduzione della tecnologia di radiocomunicazione mobile 5G in Svizzera non ha avuto alcun impatto sulla decisione del Consiglio federale. Come saranno utilizzate le bande di frequenze al momento occupate dallo standard DVB-T e che saranno poi libere, è una questione che dovrà essere decisa a medio termine innanzitutto a livello internazionale e poi nel quadro del piano nazionale di attribuzione delle frequenze (PNAF). </p><p>4. In linea di principio la SSR non ha i necessari diritti di autore e di licenza per diffondere all'estero produzioni acquistate (trasmissioni sportive, film, serie, documentari, ecc.). La possibilità di captare oggi le offerte della SSR nei Paesi limitrofi è da ricondurre all'effetto "overspill" dei segnali digitali terrestri, tollerato conformemente alla prassi internazionale. </p><p>Per quanto riguarda la televisione, le diverse produzioni proprie della SSR, in particolare le trasmissioni informative e culturali, continuano a poter essere captate tramite i programmi televisivi internazionali e comuni di TV5 Monde per il francese e tramite 3Sat per il tedesco. Grazie al portale on line molte trasmissioni di SRF, RTS, RSI e RTR sono disponibili in tutto il mondo in diretta o su domanda. Per quanto riguarda la radio, inoltre, tutti i programmi della SSR possono essere captati su scala mondiale via satellite o Internet, come anche l'offerta Internet di Swissinfo in dieci lingue e quella di tvsvizzera.it in lingua italiana.</p><p>5. La situazione di partenza dei due Paesi è molto diversa. A differenza di quanto avviene in Svizzera, il DVB-T è la principale modalità di ricezione televisiva in Francia, soprattutto nelle regioni rurali, e il ventaglio di programmi offerto dagli operatori di rete francesi è relativamente ampio. Anche dopo lo spegnimento della rete DVB-T nel nostro Paese le economie domestiche svizzere nelle regioni di confine continueranno a beneficiare di quest'offerta grazie all'effetto "overspill". Offerte svizzere analoghe però non sono riuscite ad affermarsi stabilmente. Operatori di rete privati come Valaiscom nel Cantone del Vallese o TeleRaetia nel Cantone dei Grigioni hanno nel frattempo smesso di trasmettere in DVB-T. </p>  Risposta del Consiglio federale.