<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La difficile situazione economica, con le conseguenze che tutti conosciamo, grava indubbiamente sul clima sociale del nostro Paese. Si osserva una netta polarizzazione delle posizioni dei partner sociali. Gli sforzi profusi per una revisione della legge sul lavoro mostrano, per esempio, che oggi è estremamente difficile trovare un consenso nelle questioni di politica sociale. </p><p>Nel campo delle relazioni fra le parti sociali, il Consiglio federale ha potuto constatare con soddisfazione, fino a poco tempo fa, che le trattative sulla conclusione e il rinnovo dei contratti collettivi di lavoro - sebbene siano state condotte in condizioni molto sfavorevoli e si siano rivelate difficili - sono sfociate nella maggior parte dei casi in risultati soddisfacenti. </p><p>Tuttavia, alcuni casi concreti (p.es. industria alberghiera e ristorazione, edilizia e genio civile, industria metalmeccanica) indicano purtroppo che, anche nel campo dei contratti collettivi di lavoro, diventa sempre più arduo per i partner sociali trovare di comune accordo un equilibrio fra i loro interessi, vale a dire fra l'obiettivo di una sana crescita economica e quello di un progresso sul piano sociale. </p><p>Il Consiglio federale è preoccupato di questa evoluzione, in quanto è convinto che il buon funzionamento dei rapporti rivesta un'importanza fondamentale proprio nei periodi difficili dal profilo economico. Per migliorare la capacità concorrenziale e di conseguenza per creare e salvaguardare posti di lavoro, occorre che i partner sociali siano forti e decisi a definire e ad applicare una strategia comune. </p><p>Il Consiglio federale si rivolge pertanto ancora una volta ai partner sociali, invitandoli a prendere coscienza delle loro responsabilità, sia nei rapporti reciproci che di fronte alla collettività, affinché le fondamenta stesse del partenariato non siano messe in discussione.</p><p>2. Il "modello Polder" è una formula completa che si riferisce all'insieme della politica economica dei Paesi Bassi. L'innovazione della politica economica olandese risiede principalmente nel fatto che il risanamento delle finanze pubbliche, una politica monetaria incentrata sulla stabilità del tasso dei cambi e la liberalizzazione dell'economia e del mercato del lavoro sono stati operati con il consenso delle parti sociali e dei partiti politici. Quest'ultimo punto distingue il modello olandese da quello della maggior parte dei Paesi anglosassoni, che non sono basati sul consenso sociale.</p><p>Il Consiglio federale è ovviamente del parere che la lunga tradizione di partenariato sociale dei Paesi bassi sia esemplare in quanto tale. Per contro esso ritiene, come numerosi esperti, che i risultati economici olandesi degli ultimi anni, in materia di occupazione, tendano a essere sovrastimati. Infatti, il forte aumento del numero di persone attive occupate (un milione di posti creati fra il 1983 e il 1996) è relativizzato da un aumento meno spettacolare del volume di lavoro. Quest'ultimo ha sì superato del 10% la media europea, ma corrisponde ai valori registrati dalla Svizzera; la crescita dell'occupazione può essere attribuita in parte allo sviluppo del lavoro a tempo parziale. Inoltre, il tasso di attività degli olandesi è poco elevato; l'esempio più probante è quello del tasso di attività delle persone fra i 55 e i 64 anni, che, grazie a un sistema di prepensionamento e a un'assicurazione per l'invalidità generosa, è sceso del 30% nel 1995, ciò che costituisce un record nel raffronto internazionale.</p><p>3. Il partenariato sociale olandese poggia su due istituzioni chiave: in primo luogo, la "Fondazione per il lavoro", creata nel 1945, che è un organo di consulenza e di collaborazione fra le organizzazioni padronali e sindacali e che ha partecipato all'organizzazione delle relazioni fra i partner sociali e allo sviluppo delle rispettive organizzazioni; in secondo luogo, il "Consiglio sociale e economico", fondato nel 1950, che si presenta come la più importante commissione di consulenza del governo (ad esso incombono anche altri compiti, quali la sorveglianza del codice di assunzione delle aziende e di rispetto delle norme di consulenza delle aziende) ed è composto da rappresentanti del padronato, dei sindacati e di esperti del governo. Il partenerariato sociale dei Paesi Bassi è caratterizzato da una combinazione pragmatica di centralizzazione e di decentralizzazione: le organizzazioni centrali definiscono le linee direttive e gli accordi che vengono poi effettivamente attuati a livello settoriale. I negoziati salariali, per esempio, sono attualmente condotti a questo ultimo livello.</p><p>Il Consiglio federale ritiene che la Svizzera, con la sua tradizione di partenariato sociale e con le rispettive istituzioni sociali, detenga tutti gli strumenti sviluppati dai Paesi Bassi nell'ambito del modello "Polder". Se il partenariato sociale in Svizzera non funziona più così bene come in passato, tale situazione non è affatto attribuibile all'assenza di istituzioni in grado di stimolare un'"economia del consenso" attiva. Questa risulta in primo luogo dalla mancanza di disponibilità al dialogo nonché dal deterioramento della tradizione del dialogo tra i partner sociali.</p><p>4. Il Consiglio federale rammenta che la creazione di posti di lavoro spetta anzitutto all'iniziativa dell'economia privata. Esso resta tuttavia del parere che le condizioni quadro favorevoli alla crescita economica costituiscano una base necessaria a tale scopo e intende quindi perseguire la realizzazione degli obiettivi decisi in materia di rivitalizzazione dell'economia svizzera (ammodernamento della legge sui cartelli, nuova legge sul mercato interno, soppressione degli ostacoli tecnici al commercio, riforma dell'imposizione delle aziende, nuova legge sulle SUP), in materia di politica congiunturale (programma d'investimento) nonché sul piano della politica regionale e del promovimento economico. La politica monetaria condotta dalla BNS svolge parimenti un ruolo non indifferente. Inoltre, in questo contesto, il Consiglio federale ci tiene a segnalare che mantiene il suo obiettivo di apertura verso l'Europa.</p><p>Il Consiglio federale rammenta parimenti la recente revisione dell'assicurazione contro la disoccupazione, caratterizzata dal concetto di attivazione e dagli uffici regionali di collocamento, spesso citati come esempio dall'OCSE, che permette di incoraggiare maggiormente i disoccupati e di aiutarli a ritrovare un lavoro, in particolare collaborando al miglioramento delle loro qualifiche professionali.</p><p>Il Consiglio federale ribadisce inoltre la sua ferma intenzione di promuovere ulteriormente il dialogo fra le parti sociali.</p><p>Per quanto attiene alla questione dell'orario di lavoro, il Consiglio federale non intende intervenire sul piano legale nel senso di una riduzione generalizzata dell'orario di lavoro, ma vuole lasciare il campo libero al dialogo fra le parti sociali e alle soluzioni individuali; per contro esso intende favorire il lavoro a tempo parziale contribuendo, anche in questo caso, alla creazione di condizioni quadro favorevoli, vale a dire riducendo gli ostacoli allo sviluppo del lavoro a tempo parziale.</p>  Risposta del Consiglio federale.