<h2>SubmittedText<h2><p>In virtù dell'articolo 54 capoverso 1 della legge federale sugli stranieri (LStr), i cantoni hanno la possibilità di subordinare il rilascio di un permesso di dimora o di un permesso di soggiorno di breve durata ai cittadini di Paesi terzi alla condizione che seguano un corso di lingua o di integrazione. Questo obbligo può essere sancito in un accordo di integrazione teso a pianificare e stabilire gli obiettivi e i progressi in materia di integrazione.</p><p>In tale contesto il Consiglio federale è invitato a rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Quali cantoni hanno applicato accordi di integrazione nel 2014 e nel 2015? Quanto spesso sono stati utilizzati (in cifre assolute e relative)?</p><p>2. Tali accordi di integrazione sono stati impiegati anche in caso di proroga del permesso di dimora? In caso affermativo, quanto spesso (in cifre assolute e relative)?</p><p>3. Quanto spesso sono stati utilizzati in caso di ricongiungimento familiare (in cifre assolute e relative)?</p><p>4. Come verificano i cantoni il rispetto dell'accordo?</p><p>5. In quanti casi il mancato rispetto dell'accordo di integrazione ha comportato conseguenze sul piano del diritto in materia di stranieri (in cifre assolute e relative)?</p><p>6. Il Consiglio federale ritiene ipotizzabile un'eventuale soppressione della formulazione potestativa di cui all'articolo 54 capoverso 1 LStr in favore di un'applicazione generalizzata?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1.-3./5. Le ultime cifre disponibili sull'utilizzo di accordi d'integrazione nei cantoni risalgono al 2013. In quell'anno, dieci cantoni hanno impiegato questo strumento (Argovia, Basilea Campagna, Basilea Città, Glarona, Grigioni, Lucerna, San Gallo, Sciaffusa, Soletta e Turgovia) per cittadini di Paesi terzi (sia nuovi immigrati sia persone giunte nell'ambito del ricongiungimento familiare). Alcuni cantoni li hanno utilizzati anche per le persone ammesse provvisoriamente. Nel 2013 sono stati conclusi 1364 accordi d'integrazione, il che corrisponde a circa il tre per cento delle persone immigrate nel 2013 da Paesi terzi (40 920). I dati del 2013 non permettono di trarre direttamente conclusioni quantitative sull'impiego degli accordi d'integrazione per gruppi target specifici o sulle conseguenze di un mancato rispetto. Gli accordi d'integrazione possono essere conclusi anche nell'ambito della proroga del permesso di dimora.</p><p>4. Nella prassi lo strumento dell'accordo d'integrazione è impiegato in vari modi, soprattutto in caso di lacune linguistiche. Di norma l'autorità competente verifica le conoscenze linguistiche chiedendo una valutazione linguistica (risultati del test) o un attestato di partecipazione a un corso. Anche la dipendenza dall'aiuto sociale e il mancato rispetto dell'ordinamento giuridico costituiscono motivi che giustificano la conclusione di un accordo d'integrazione.</p><p>6. Nel quadro della consultazione sulla revisione parziale delle disposizioni in materia d'integrazione nella legge sugli stranieri (Integrazione; 13.030), il Consiglio federale ha proposto di introdurre un'applicazione generalizzata degli accordi di integrazione. Dai risultati della consultazione è emerso che un impiego sistematico sarebbe sproporzionato, in quanto la conclusione di un tale accordo non è necessaria in ogni caso. Inoltre, i cantoni non sarebbero in grado di sostenere l'onere amministrativo correlato a un utilizzo generalizzato.</p><p>Nel messaggio (FF 2013 2045) il Consiglio federale ha pertanto proposto che le autorità competenti concludano accordi d'integrazione mirati nel caso di difficoltà d'integrazione. Affinché le autorità possano eseguire tale compito occorre estendere gli obblighi di comunicazione previsti nella legge sugli stranieri. Intende pure introdurre esplicitamente il mancato rispetto di un accordo d'integrazione senza motivi validi come motivo di revoca di permessi e altre decisioni.</p>  Risposta del Consiglio federale.