<h2>SubmittedText<h2><p>Chiedo al Consiglio federale:</p><p>1. Condivide l'obiettivo di favorire, anche tramite la leva fiscale, la diffusione dell'home office?</p><p>2. In caso di risposta affermativa, è disposto ad adeguare la relativa ordinanza sulle spese professionali (RS 642.118.1), e in particolare l'articolo 7, in modo da rendere più agevole la deduzione quale "spesa professionale" per un locale abitativo adibito ad uso professionale?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2. Durante la crisi del coronavirus il lavoro in home office ha guadagnato forte importanza. Con la progressiva digitalizzazione della società si prevede che questa forma di lavoro assumerà un ruolo predominante. Il suo sviluppo dipenderà in prima linea dalle esigenze aziendali e dagli accordi tra datore di lavoro e dipendenti. Il Consiglio federale è favorevole a questo sviluppo.</p><p align="left">In ambito fiscale il lavoro in home office pone la questione se le spese professionali derivanti da attività lucrativa dipendente possano essere dedotte dal reddito o no. Il Consiglio federale ritiene che il diritto fiscale debba mantenersi neutro su questo punto rispetto alle varie forme di lavoro. La scelta di fornire la prestazione lavorativa interamente o parzialmente in home office non dovrebbe essere influenzata dal diritto fiscale. Il Consiglio federale non condivide pertanto l'obiettivo di incentivare il lavoro in home office sul piano fiscale.</p><p>Ad oggi sono deducibili dall'imposta federale diretta le seguenti spese professionali (art. 26 LIFD):</p><p>-le spese di trasporto necessarie dal domicilio al luogo di lavoro fino a un importo massimo di 3000 franchi (deduzione delle spese di trasporto);</p><p>-le spese supplementari necessarie per pasti fuori domicilio o in caso di lavoro a turni (deduzione delle spese per pasti fuori casa);</p><p>-le altre spese necessarie per l'esercizio della professione (ad es. i costi per il soggiorno settimanale fuori domicilio).</p><p>L'attuale definizione di spese professionali comporterebbe un aumento dell'imposizione dei lavoratori dipendenti, se questi svolgono interamente o parzialmente il lavoro in home office. Le spese di trasporto e per i pasti fuori casa, in particolare, non potrebbero essere portate in deduzione se il lavoratore adempisse le sue mansioni al proprio domicilio. Nel contempo, i costi dell'infrastruttura necessaria a tale scopo verrebbero consumati dal forfait. A fini fiscali può essere tenuto conto delle maggiori spese professionali solo se possono essere dimostrate e se superano i forfait. Ciò può costituire un incentivo negativo a scegliere l'home office come forma di lavoro. E quindi opportuno chiedersi se le deduzioni attualmente vigenti siano ancora adeguate. Oggi, consumare pasti fuori casa non è più necessariamente una spesa aggiuntiva e la deduzione delle spese di trasporto può essere messa in discussione in particolar modo per ragioni ambientali. Infine, va anche osservato che l'attuale prassi delle deduzioni comporta oneri relativamente alti, che il lavoro in home office fa ulteriormente aumentare.</p><p>Per le ragioni esposte il Consiglio federale ritiene che il diritto vigente in materia di spese professionali debba essere rivisto. Una possibile nuova regolamentazione orientata alle deduzioni forfettarie dovrebbe essere quanto più neutra possibile rispetto alle diverse forme di lavoro, puntare a una semplificazione e non incidere sulle entrate. Una nuova regolamentazione delle deduzioni necessiterebbe di un adeguamento delle basi legali, una semplice modifica dell'ordinanza non sarebbe sufficiente.</p>  Risposta del Consiglio federale.