<h2>SubmittedText<h2><p>Diverse organizzazioni offrono in Svizzera assistenza al suicidio, in particolare anche a pazienti che si recano nel nostro Paese espressamente per questo atto finale. La questione dell'assistenza al suicidio di persone straniere è particolarmente delicata dato che permette di eludere scientemente le leggi di altri Paesi.</p><p>Secondo uno studio, tra il 2008 e il 2012 il turismo del suicidio è aumentato. 611 stranieri provenienti da 31 Paesi si sono tolti la vita in Svizzera. Quasi due terzi di essi provenivano dalla Germania (268) e dalla Gran Bretagna (126), gli altri dalla Francia (66), dall'Italia (44), dagli USA (21), dall'Austria (14), dal Canada (12), dalla Spagna (8) e da Israele (8).</p><p>Va sottolineato che la Germania, la Francia, l'Italia e l'Austria sono Paesi limitrofi della Svizzera.</p><p>Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle domande seguenti.</p><p>1. La statistica relativa all'assistenza al suicidio in Svizzera risale al 2012. Il Consiglio federale prevede di allestire una statistica più attuale?</p><p>2. Quanti suicidi assistiti di persone straniere sono stati effettuati in Svizzera nell'ultimo quinquennio?</p><p>3. In che misura il Consiglio federale ritiene necessario intervenire in collaborazione con i medici per contenere il turismo del suicidio e impedire gli abusi?</p><p>4. A fine novembre 2015, il Parlamento tedesco ha vietato per legge l'aiuto specialistico al suicidio, con ripercussioni anche sulla Svizzera. Attualmente, per quanto riguarda l'aiuto al suicidio i medici svizzeri si muovono per lo più in una zona grigia (consulenze telefoniche a cittadini stranieri, ecc.), tanto più che gli esami sono giocoforza eseguiti da medici che conoscono appena i pazienti e le sofferenze che hanno patito. In che misura il Consiglio federale ritiene necessario intervenire?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. L'attuale statistica della Confederazione sul suicidio assistito a seconda del sesso e dell'età (Suicide assisté selon le sexe et l'age, non disponibile in italiano) rileva il numero di suicidi assistiti nel periodo 2003 a 2013. Al pari delle altre statistiche della Confederazione, anche questa viene costantemente aggiornata. I nuovi dati sono pubblicati immediatamente dopo essere stati rilevati e verificati. Per ragioni di risorse i dati sono valutati in dettaglio soltanto ogni cinque anni. La prossima pubblicazione sul suicidio e sul suicidio assistito è prevista per fine 2016.</p><p>2. Tutte le statistiche della Confederazione sulle cause di morte si riferiscono alle persone domiciliate in Svizzera, ossia alla popolazione residente permanente, indipendentemente dalla nazionalità e dal luogo del decesso. Lo stesso vale anche per la statistica sul suicidio assistito a seconda del sesso e dell'età. La Confederazione non allestisce per contro una statistica ufficiale dei suicidi assistiti effettuati in Svizzera da persone domiciliate all'estero. La maggior parte delle organizzazioni di aiuto al suicidio attive in Svizzera pubblicano però autonomamente le loro cifre, da cui emerge che ad esempio dal 2011 al 2015 Dignitas ha fornito aiuto al suicidio a 947 persone domiciliate all'estero. Secondo i loro statuti, le organizzazioni EXIT Deutsche Schweiz ed EXIT A.D.M.D. Suisse romande non prestano aiuto al suicidio a stranieri senza domicilio in Svizzera.</p><p>3. Negli ultimi anni si è constatato un aumento dei casi di assistenza al suicidio, sia di persone domiciliate in Svizzera che all'estero. Il Consiglio federale segue dunque con grande interesse il programma nazionale di ricerca 67 "Fine della vita", che durerà fino a fine 2018, e i lavori di revisione delle direttive medico-etiche "Assistenza delle pazienti e dei pazienti terminali" avviati dall'Accademia svizzera delle scienze mediche (ASSM).</p><p>Rispetto ai Paesi limitrofi, la Svizzera prevede una legislazione liberale in materia di assistenza al suicidio, il che spiega pure perché stranieri si rechino a tal fine nel nostro Paese. Esistono tuttavia chiari limiti legali, quali in particolare il divieto assoluto di uccidere (art. 111 seg., 114 CP) e la punibilità dell'aiuto al suicidio in presenza di motivi egoistici, ossia soprattutto finanziari (art. 115 CP). Nell'ambito dell'esame dei pazienti intenzionati a morire e della prescrizione medica della sostanza letale pentobarbital sodico devono inoltre essere osservate le disposizioni della legge sugli stupefacenti e di quella sugli agenti terapeutici, come pure le direttive deontologiche del corpo medico. Il Consiglio federale continua a ritenere tali possibilità legali, se applicate in maniera corretta e sistematica, sufficienti a prevenire e denunciare gli abusi, anche nel caso di persone domiciliate all'estero. Attualmente non ritiene pertanto necessario legiferare.</p><p>4. In Germania il legislatore ha recentemente reso punibile l'assistenza professionale al suicidio, per cui è perseguibile chiunque, al fine di promuovere il suicidio di un altro, gli procura a titolo professionale l'occasione di farlo. La prassi e la giurisprudenza mostreranno come questa nuova fattispecie verrà interpretata in Germania. Al momento attuale sussistono ancora numerose incertezze. Alla luce di quanto precede, per il momento il Consiglio federale non ritiene necessario intervenire, ma osserverà con attenzione gli sviluppi e le possibili ripercussioni sulla Svizzera.</p>  Risposta del Consiglio federale.