<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Qualificare una situazione di genocidio è possibile soltanto se tutti i criteri richiesti sono adempiuti e provati. A tal fine il 18 settembre 2004 il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha incaricato il Segretario generale dell'ONU, con la risoluzione 1564, di istituire una commissione internazionale d'inchiesta incaricata di indagare sulle violazioni del diritto internazionale umanitario e degli strumenti relativi ai diritti dell'uomo e di determinare parimenti se vi sono stati atti di genocidio. La commissione deve inoltre identificare gli autori di queste violazioni al fine di garantire che i responsabili rispondano dei loro atti. Il 7 ottobre 2004 il Segretario generale dell'ONU ha nominato i cinque membri della commissione, che hanno tre mesi per compiere la loro missione e per fare rapporto. Il loro rapporto costituirà una base importante per valutare la situazione nel Darfur.</p><p>2. Il Consiglio di sicurezza si occupa attualmente della situazione nel Darfur e la segue con la massima attenzione. Il Segretario generale deve informarlo ogni mese dei progressi compiuti nella realizzazione delle esigenze formulate nelle sue risoluzioni e delle difficoltà incontrate. Il Consiglio di sicurezza è in seno all'ONU il solo organo abilitato a imporre sanzioni. Per quanto concerne il Sudan, nel luglio scorso ha decretato un embargo sulle armi nei confronti delle milizie Janjawid minacciando di prendere altre sanzioni nel caso in cui il Governo sudanese non rispetti gli obblighi impostigli dalle sue risoluzioni. Siccome non è membro del Consiglio di sicurezza, la Svizzera non può influenzarne le decisioni.</p><p>Il Consiglio federale si rallegra del fatto che l'Unione africana partecipi attivamente alla composizione del conflitto nel Darfur. Questo impegno completa gli sforzi profusi dalla comunità internazionale.</p><p>3. La possibilità di sanzioni non è stata finora evocata al di fuori del Consiglio di sicurezza. La Svizzera ha invece manifestato più volte le sue inquietudini riguardo alla crisi del Darfur a personalità del Governo sudanese, in particolare in occasione della visita di lavoro compiuta da Micheline Calmy-Rey nel Darfur e a Khartum nel giugno scorso. Il capo del Dipartimento degli affari esteri evoca del resto regolarmente la questione in occasione degli incontri con i suoi omologhi. Il Consiglio federale è persuaso del fatto che è indispensabile mantenere una pressione internazionale sul Governo sudanese; l'impegno della Svizzera, a parer suo, si iscrive negli sforzi della comunità internazionale.</p><p>4. Gli scambi commerciali tra la Svizzera e il Sudan restano a un livello modesto e fluttuano notevolmente da un anno all'altro. Dopo aver conosciuto una tendenza al ribasso dal 1999, le esportazioni e le importazioni sono notevolmente aumentate nel 2003. Le esportazioni svizzere verso il Sudan sono aumentate di circa il 12% rispetto al 2002, raggiungendo 30,3 milioni di franchi. Nel corso dello stesso periodo le importazioni dal Sudan sono aumentate del 44%, fissandosi a 0,7 milioni di franchi. Malgrado questo aumento, il volume totale degli scambi rimane al di sotto del livello del 1999.</p><p>La tendenza al rialzo è stata confermata nei primi otto mesi di quest'anno. Alla fine di agosto 2004 le esportazioni svizzere verso il Sudan hanno raggiunto i 23 milioni di franchi, il che corrisponde a un aumento del 63,5% rispetto al medesimo periodo del 2003. Al contrario, le importazioni dal Sudan hanno registrato nello stesso periodo una notevole diminuzione dell'8,7%, fissandosi a 0,2 milioni di franchi.</p><p>Attualmente al Sudan non è accordata alcuna GRE. Generalmente il Governo svizzero non interviene negli scambi tra le imprese private svizzere e gli altri Paesi. Conformemente alle disposizioni della legge sul materiale di guerra, da molti anni non è più rilasciata alcuna autorizzazione di esportazione di materiale di guerra verso il Sudan. Sono autorizzate unicamente le forniture di armi da fuoco portatili destinate alla protezione individuale o per uso sportivo. Le informazioni pubblicate quest'estate secondo le quali la Svizzera avrebbe fornito al Sudan armamenti per oltre 4 milioni di dollari nel 2003 si sono rivelate infondate.</p><p>Il Consiglio federale segue da vicino l'evoluzione della situazione politica e economica in Sudan. Fintanto che il Consiglio di sicurezza dell'ONU non decreterà delle sanzioni, verso questo Paese non s'impone alcun provvedimento economico particolare.</p><p>5. Quest'anno la Svizzera destinerà oltre 10 milioni di franchi all'aiuto alle vittime della crisi umanitaria nel Darfur. Da un lato, la DSC/Aiuto umanitario sostiene in Ciad due organizzazioni multilaterali (l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e il Programma alimentare mondiale) nella costruzione di accampamenti e nell'approvvigionamento dei rifugiati. Dall'altro, porta il suo aiuto alle popolazioni sfollate nel Darfur per il tramite della sua rete di partner (CICR, PAM, Medair, Medici senza frontiere/Svizzera e Terre des hommes Losanna).</p><p>La DSC proseguirà anche l'anno prossimo il suo aiuto umanitario alle vittime. L'ampiezza di questo aiuto dipenderà dalle sue possibilità finanziarie e dai bisogni rilevati in altre regioni dell'Africa.</p><p>6. Il Governo sudanese e la sezione dei monti Nuba del SPLA hanno firmato l'accordo di cessate il fuoco per la regione dei monti Nuba al termine dei negoziati presieduti dalla Svizzera nel 2002 al Bürgenstock. Il processo di pace Nord-Sud, invece, è presieduto da un'organizzazione regionale, l'IGAD (Intergovernmental Authority on Development); esso comprende tutto il Sud e tre regioni (i monti Nuba, il Southern Blue Nile e l'Abyei) e va ben oltre a un accordo tradizionale di cessate il fuoco. Gli avvenimenti di questi ultimi mesi hanno mostrato che il conflitto del Darfur rallenta il processo di pace Nord-Sud, sospeso dal 28 luglio al 7 ottobre 2004. Tutti riconoscono inoltre che il conflitto del Darfur non potrà essere risolto fintanto che non sarà stato firmato l'ampio accordo Nord-Sud. In questo senso si è espresso anche il Segretario generale dell'ONU Kofi Annan nel suo ultimo rapporto destinato al Consiglio di sicurezza. Di conseguenza la comunità internazionale segue molto attentamente i colloqui condotti attualmente in Kenya sotto l'egida dell'IGAD tra il Governo sudanese e il SPLA. La Svizzera sostiene questo processo fornendo all'équipe di mediazione dell'IGAD uno specialista di diritto costituzionale e di federalismo.</p>  Risposta del Consiglio federale.