<h2>SubmittedText<h2><p>Nel rapporto 2009 sulla politica estera (RPE) il Consiglio federale mostra le debolezze politiche delle relazioni bilaterali tra la Svizzera e l'Unione europea, senza trarre l'unica possibile conclusione: la via bilaterale volge al termine ed è ora il momento di aprire un dibattito approfondito in merito all'adesione all'UE.</p><p>1. Secondo il Consiglio federale la Svizzera recepisce "di norma, il diritto emanato" e "rinuncia esplicitamente, in quanto Stato non membro, al diritto di codecisione" (RPE 3.2.2.1.1). L'UE esige nel frattempo "dalla Svizzera l'impegno incondizionato a recepire gli sviluppi delle normative comunitarie rilevanti per gli accordi bilaterali" (RPE 3.2.2.1.6). Per il Consiglio federale "la via bilaterale non può condurre ad un'appartenenza di fatto all'UE ma senza diritto di voto" (RPE 3.2.2.1.7). Quanto manca ancora alla Svizzera per ritrovarsi in una simile situazione e come può impedire tale deriva? A partire da quando la perdita della sovranità dovuta all'assenza del diritto di voto è così importante da lasciare come unica alternativa l'adesione all'UE?</p><p>2. Il Consiglio federale fa dipendere il successo della via bilaterale da tre condizioni (RPE 3.2.2.1.2) e afferma: "Sebbene non vi sia alcuna garanzia che esse siano soddisfatte anche in futuro ..." (RPE 3.2.2.1.7). In base a quali esperienze concrete il Consiglio federale ha raggiunto tale conclusione?</p><p>3. "Se in futuro ragioni politiche o economiche rendessero necessari nuovi passi verso l'integrazione, occorrerà domandarsi quale fra gli strumenti disponibili - e fra questi figura anche l'adesione - sia quello più adatto" (RPE 3.2.2.1.7). Quali sono dette ragioni politiche e/o economiche? Con quali probabilità si verificheranno?</p><p>4. Secondo il Consiglio federale "nella misura in cui, negli accordi che conclude, la Svizzera si impegna a recepire gli sviluppi del diritto europeo, deve dunque esserle garantita un'adeguata partecipazione all'elaborazione di nuove disposizioni" (RPE 3.2.2.1.7). In che modo il Consiglio federale garantisce detta partecipazione?</p><p>5. Nonostante dal 2002 si stia discutendo di un accordo quadro, che l'UE vedrebbe di buon occhio, volto a inquadrare gli accordi bilaterali "sinora il Consiglio federale non si è ancora espresso sull'opportunità di un accordo quadro" (RPE 3.2.2.1.5). Perché no? L'idea è forse superata poiché non consente di ovviare alla mancanza dei diritti di partecipazione?</p><p>6. La crisi finanziaria mondiale ha cambiato fondamentalmente le condizioni quadro economiche. "Le modifiche apportate a tali regolamentazioni hanno avuto l'effetto, ad esempio, di assottigliare il margine di manovra di cui disponeva la Svizzera per proteggere gli interessi della propria piazza finanziaria." Secondo il Consiglio federale persino nel caso più favorevole la Svizzera si urta ai "limiti della via bilaterale" (RPE 3.2.2.1.7). In cosa consistono esattamente tali limiti?</p><p>7. Il 1° dicembre 2009 entra in vigore il trattato di Lisbona. La politica estera dell'UE sarà potenziata. Vi saranno più decisioni adottate a maggioranza. I trattati con Stati terzi quali la Svizzera saranno da ora sottoposti anche al Parlamento europeo e anche i parlamenti nazionali riceveranno più diritti. Cosa rappresenta tutto questo per la Svizzera?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nella sua risposta al postulato Markwalder Bär 09.3560 depositato il 10 giugno 2009, il Consiglio federale ha sottolineato che sottopone i suoi strumenti di politica europea a un costante riesame, nel senso di una politica lungimirante. Questo postulato incarica il Consiglio federale di valutare vantaggi e svantaggi dei suoi strumenti di politica europea e di presentare un catalogo delle priorità e delle misure concrete per la futura politica europea della Svizzera. Il postulato è stato approvato il 24 novembre 2009 dal Consiglio nazionale e attualmente è in fase di elaborazione un corrispondente rapporto.</p><p>Le domande poste dagli autori della presente interpellanza saranno trattate nel suddetto rapporto. Fino ad allora, il Consiglio federale riafferma che quanto espresso nel rapporto Europa 2006 e nel rapporto sulla politica estera 2009 rimane valido e che il proseguimento della collaborazione bilaterale è lo strumento più adeguato per la salvaguardia degli interessi svizzeri nei confronti dell'UE.</p>  Risposta del Consiglio federale.