<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato a negoziare accordi di riammissione con i Paesi d'origine dei richiedenti l'asilo più interessati facendo leva sull'aiuto allo sviluppo.</p><p>La Svizzera deve sostenere economicamente i Paesi in via di sviluppo che si attengono alle regole e che firmano e rispettano concretamente gli accordi di riammissione.</p><p>In caso contrario, il governo svizzero deve sanzionare il rifiuto a collaborare riducendo sensibilmente l'aiuto allo sviluppo.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'autore della mozione riprende in forma leggermente modificata una delle rivendicazioni della mozione 10.3558, "Aiuto allo sviluppo solo se connesso a un comportamento cooperativo nell'ambito dell'asilo e degli stranieri", già respinta in precedenza. In base al suo rapporto del 25 agosto 2010 in risposta al postulato Leuthard 02.3591, il Consiglio federale ha sottolineato come il fatto di subordinare rigorosamente l'aiuto allo sviluppo alla conclusione di accordi di riammissione risulti non soltanto inefficace, ma addirittura controproducente. Anche il Parlamento ha optato per un'analisi più differenziata respingendo la mozione 10.3558 nel marzo del 2012 e accogliendo invece la mozione 11.3510, "Collegare il necessario aiuto al Nordafrica alla politica dei rifugiati", che favorisce un approccio più flessibile come quello già applicato dal Consiglio federale.</p><p>Le popolazioni più povere dei Paesi interessati sarebbero le prime a risentire di una condizionalità rigorosa in questo campo. Un simile approccio non potrebbe essere applicato agli Stati che non beneficiano, o beneficiano soltanto in misura molto ridotta, dell'aiuto svizzero allo sviluppo ma per i quali la riammissione può risultare problematica. Inoltre, poiché l'aiuto pubblico allo sviluppo rappresenta soltanto una piccola parte del reddito nazionale lordo dei Paesi interessati, un'eventuale soppressione o riduzione di tale aiuto influirebbe certamente in misura molto limitata sulla cooperazione in materia di riammissione.</p><p>Invece di una condizionalità rigorosa e al di là della cooperazione allo sviluppo, il Consiglio federale promuove per quanto possibile lo sviluppo di sinergie tra la politica migratoria, compresa la riammissione, e altri settori della politica estera della Svizzera. A tal fine è stato creato un meccanismo di consultazione regolare in seno alla struttura interdipartimentale per la cooperazione in materia di migrazione internazionale (struttura IMZ). La Svizzera promuove un approccio globale alla migrazione fondandosi sui principali strumenti disponibili, ovvero primo il dialogo internazionale in materia, secondo i partenariati migratori, terzio i programmi di protezione nella regione di provenienza nonché quattro i programmi di aiuto al ritorno e di aiuto strutturale. Tale approccio richiede una politica migratoria coerente, il che permette di tutelare al meglio gli interessi della Svizzera nell'ambito del ritorno al Paese d'origine e di migliorare concretamente la cooperazione in materia di riammissione. Questa necessità è stata presa in considerazione sia nel messaggio del Consiglio federale concernente la cooperazione internazionale 2013-2016 sia nel suo rapporto 2011/12 sulle attività della politica migratoria esterna della Svizzera.</p><p>Per quanto riguarda la migrazione, il Consiglio federale ritiene che una ponderazione equilibrata degli interessi di tutti i partner sia il modo più efficace per sbloccare o migliorare la cooperazione in tale ambito, compresa la riammissione. A questo proposito, i partenariati migratori costituiscono uno strumento particolarmente appropriato. Negli ultimi quattro anni la Svizzera ha concluso partenariati migratori con la Nigeria, la Bosnia e Erzegovina, la Serbia, il Kosovo e, più recentemente, con la Tunisia. Il partenariato con la Nigeria ha ad esempio aperto la strada a una cooperazione che si estende anche alle questioni legate alla migrazione irregolare e alla riammissione, come pure alla partecipazione della diaspora nigeriana alla formazione professionale nel Paese.</p><p>In Tunisia, la cooperazione nell'ambito della transizione democratica e dello sviluppo economico ha contribuito a creare un contesto favorevole per il potenziamento della cooperazione nell'ambito della migrazione. Ciò ha portato, in particolare, alla conclusione di un partenariato migratorio. Dal 1° gennaio 2011 al 30 giugno 2013 sono rientrate in Tunisia 1583 persone, di cui 691 con il sostegno del programma di aiuto al ritorno volontario e al reinserimento socioprofessionale avviato a metà luglio 2012. La Svizzera proseguirà il dialogo con l'Algeria e il Marocco al fine di migliorare la collaborazione in materia di ritorno nel quadro di un approccio globale. Nell'ambito del ritorno e del reinserimento la Svizzera ha ottenuto risultati concreti anche nel 2013 con la firma degli accordi con la Repubblica democratica del Congo e l'Angola.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.