<h2>SubmittedText<h2><p>Secondo l'ACNUR, in tutto il mondo sono circa 60 milioni le persone in fuga: dal 1945 non si era mai registrato un tale numero di profughi. </p><p>Ogni giorno, i flussi di profughi verso l'Europa ci mostrano quanto siano disperate queste persone e necessitino di aiuto. I Paesi confinanti con la Siria hanno già accolto 4 milioni di profughi. Mentre non si hanno più informazioni riguardo ad altre regioni di conflitto, come il Darfur/Sudan o lo Yemen. Secondo l'ACNUR, nel Darfur i flussi di persone in fuga continuano ad aumentare in maniera significativa. Nel solo Sudan 6,9 milioni di persone hanno urgente bisogno di aiuto umanitario. Per non parlare dello Yemen, dove nel frattempo, secondo il CICR, 2 milioni di persone dipendono completamente dall'aiuto umanitario esterno. In una situazione così precaria, nel preventivo 2016 il Consiglio federale propone tagli significativi rispetto al 2015 (tra il 4 e il 7 per cento) nel settore dell'aiuto umanitario, della cooperazione allo sviluppo e della promozione della pace e del rafforzamento dei diritti umani. </p><p>Tutti gli ambienti politici sono però concordi che è essenziale combattere maggiormente le cause e fornire più aiuti umanitari sul posto, in particolare nel conflitto siriano. Nel caso di una riduzione delle risorse, ciò può avvenire solo a scapito di altre regioni o altri settori della cooperazione internazionale ed è controproducente: è infatti dimostrato che la cooperazione allo sviluppo e la promozione della pace sono tra le misure più importanti per lottare contro le cause della migrazione. </p><p>1. Considerata la drammatica situazione umanitaria in numerose regioni del mondo, come giustifica il Consiglio federale tagli di tale entità dell'aiuto umanitario e della cooperazione internazionale? </p><p>2. Non esiste il reale pericolo che all'interno dell'Aiuto umanitario si verifichino lotte per la ripartizione delle risorse tra le varie regioni del mondo in cui la Svizzera presta aiuto? </p><p>3. Come valuta le ripercussioni dei tagli preventivati sui progetti della cooperazione allo sviluppo o della promozione della pace e del buongoverno? Non sarebbe controproducente chiudere progetti che potrebbero ridurre le cause che spingono le persone alla fuga?</p><p>4. In occasione della conferenza di Addis Abeba il Consiglio federale ha confermato di voler aumentare la quota dei contributi allo sviluppo portandola allo 0,7 per cento del reddito nazionale (PNL).</p><p>- Entro quando intende raggiungere questa quota? </p><p>- Data la situazione attuale, è disposto a raggiungere rapidamente questo obiettivo?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La portata attuale delle crisi umanitarie e dei flussi di profughi provocati da queste crisi esigono la solidarietà e l'impegno della comunità internazionale, inclusa la Svizzera. Mediante la cooperazione internazionale la Svizzera intende continuare a dare un contributo significativo alla lotta contro la povertà e alla promozione della pace e della sicurezza umana, anche in una situazione finanziaria divenuta più difficile. A causa dell'andamento negativo delle entrate della Confederazione il Consiglio federale ha deciso di adeguare il preventivo 2016 e di introdurre, attraverso il programma di stabilizzazione 2017-2019, alcune misure di risparmio necessarie per il rispetto del freno all'indebitamento. Queste misure interessano anche i crediti chiesti con i messaggi concernenti la cooperazione internazionale 2013-2016 (FF 2012 2139) e 2017-2020. Nel 2016 tali crediti dovranno ridursi del 4,4 per cento rispetto al 2015, per riprendere a crescere rispetto all'anno precedente in media di circa il 2,7 per cento dal 2017.</p><p>Il Consiglio federale ha reagito alle ampie ripercussioni della attuale crisi dei profughi, che vanno al di là di una singola regione, e al finanziamento insufficiente degli aiuti in loco per quanto riguarda le crisi in Siria, Iraq e Corno d'Africa. Il 18 settembre 2015 ha annunciato lo stanziamento di ulteriori 70 milioni di franchi per il sostegno fornito dalla Svizzera, 40 dei quali saranno finanziati con misure di compensazione all'interno del DFAE.</p><p>I costi per i richiedenti l'asilo nel primo anno di soggiorno sono calcolati conformemente alle linee guida dell'OCSE per l'Aiuto pubblico allo sviluppo (APS). Nel quadro del preventivo 2016 il Consiglio federale ha perciò tenuto conto, nel determinare l'ammontare dei crediti per la cooperazione internazionale, dell'aumento notevole del numero di richieste di asilo e pertanto dei mezzi necessari.</p><p>2. Considerate le crisi attuali, l'Aiuto umanitario della DSC si focalizzerà nei prossimi anni soprattutto sull'aiuto di emergenza. Questo tipo di aiuto comprende la protezione e il sostegno (approvvigionamento idrico, derrate alimentari, alloggi temporanei e materiale sanitario) alle popolazioni più colpite e in particolare alle donne e ai bambini, ai profughi e agli sfollati interni. La prevenzione, la ricostruzione e l'aiuto di emergenza nelle regioni meno colpite continueranno a essere garantite nel quadro delle attività possibili e delle priorità definite.</p><p>3. È fuori discussione che i tagli dei mezzi originariamente previsti avranno delle ripercussioni negative sui programmi. Le unità amministrative competenti si sforzeranno comunque di ridurle il più possibile sfruttando ulteriormente le sinergie e sviluppando partenariati efficaci. C'è una stretta connessione tra sviluppo sociale, economico ed ecologico sostenibile, pace e diritti umani. Oltre all'aiuto umanitario di emergenza, alla protezione della popolazione civile e alla mediazione nell'ambito dei conflitti bisogna garantire l'impegno a medio e lungo termine nella cooperazione allo sviluppo e nella promozione della pace. Solo così la Svizzera può contribuire a ridurre il rischio di crisi e conflitti futuri e dunque anche le cause che spingono le persone a fuggire; si tratta di agire attraverso la rielaborazione del passato, il rafforzamento del buongoverno a livello locale, la creazione di opportunità di lavoro e di reddito, la protezione dei diritti umani e la limitazione dei rischi globali. Le strategie di cooperazione attuate dall'intera amministrazione, per esempio nel Corno d'Africa, sono espressione di una rafforzata collaborazione e permettono un impiego combinato degli strumenti a disposizione.</p><p>4. La Svizzera ha ribadito al Vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile del 2012 e alle conferenze dell'ONU sul finanziamento dello sviluppo (Monterrey 2002, Doha 2008 e Addis Abeba luglio 2015) la propria volontà di raggiungere l'obiettivo dello 0,7 per cento. Questa presa di posizione non è tuttavia giuridicamente vincolante. Nel febbraio del 2011 il Parlamento ha fissato un obiettivo concreto per l'aiuto pubblico allo sviluppo: l'aumento della quota allo 0,5 per cento del reddito nazionale lordo entro il 2015. Questo obiettivo è stato già raggiunto nel 2014 (0,51 per cento) e sarà rispettato anche nel 2015. Nei prossimi anni si prevede che la percentuale si assesti presumibilmente intorno allo 0,48 per cento circa a causa del programma di stabilizzazione 2017-2019. Si deve tuttavia tenere conto del fatto che la quota APS risente di più fattori non sempre modificabili (evoluzione del RNL, numero delle richieste di asilo ecc.) che possono variare molto da un anno all'altro. Non è stata ancora fissata una data per il raggiungimento dell'obiettivo dello 0,7 per cento. A fronte dello stato del bilancio della Confederazione il raggiungimento di una quota APS dello 0,7 per cento nei prossimi anni non è realistico.</p>  Risposta del Consiglio federale.