<h2>SubmittedText<h2><p>I pesticidi sono testati in laboratorio in condizioni che nella pratica spesso non si verificano. Durante la loro applicazione si combinano diversi principi attivi naturali e sintetici: una mela prodotta in maniera convenzionale, a seconda delle fonti, viene trattata fino a trenta volte con pesticidi differenti. Questi si mescolano, a bordo campo, se i diversi agricoltori spargono principi attivi indipendentemente l'uno dall'altro. Inoltre, con il vento la sostanza nebulizzata può arrivare in altri campi o nelle zone di insediamento vicine. Anche la pioggia può far defluire i principi attivi nei corsi d'acqua dove, singolarmente o spesso come cocktail, esercitano un'azione inaccettabile sugli organismi acquatici.</p><p>Come ha constatato il Consiglio federale, "nell'ambito dell'omologazione, attualmente non si tiene conto in modo sistematico degli effetti cocktail" (19.3296). Eppure si sa che determinati principi attivi, se vengono mescolati o interagiscono, sono molto più tossici rispetto a quando vengono utilizzati singolarmente: "Nel caso in cui per dei PF specifici vengano rilevati effetti di questo tipo, essi vengono considerati nell'ambito dell'omologazione."</p><p>Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Gli effetti cocktail non vengono esaminati sistematicamente nell'omologazione. Ciò vuol dire che attualmente se ne tiene prevalentemente conto nel processo di omologazione soltanto se dopo molti anni di impiego nella pratica è stato riconosciuto che hanno effetti inaccettabili sull'uomo e sull'ambiente?</p><p>2. Se si tiene conto degli effetti cocktail nel sistema di omologazione principalmente in maniera reattiva non equivale a dire che questa procedura viola o infrange il principio della precauzionalità sancito nella Costituzione federale nonché l'articolo 8 della legge sulla protezione dell'ambiente?</p><p>3. Si deve presupporre che possibili reazioni tra principi attivi omologati in altre procedure non vengano verificate?</p><p>4. Il Consiglio federale intende anche qui temporeggiare fin quando l'UE farà il primo passo?</p><p>5. L'enorme numero di possibili interazioni tra i circa 300 principi attivi omologati per la protezione fitosanitaria è il motivo per cui queste non vengono sistematicamente esaminate nell'omologazione?</p><p>6. Attualmente si applicano valori soglia per ogni singolo pesticida. Per i cocktail di pesticidi non ce ne sono. In futuro si prevede di tener conto della tossicità combinata secondo il principio di precauzionalità?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./5. Nel processo di omologazione dei prodotti fitosanitari la valutazione dei rischi si basa in gran parte sui test condotti sui principi attivi. Altri test vengono svolti sui prodotti pronti all'uso onde verificare gli effetti combinati delle differenti sostanze che li compongono. I risultati di questi test sono considerati nel processo decisionale. Per esaminare tutte le combinazioni possibili di sostanze che si possono trovare nell'ambiente si dovrebbe ripetere un numero infinito di test su organismi viventi e questo è impensabile. Queste combinazioni non riguardano soltanto i circa 300 principi attivi dei prodotti fitosanitari, ma anche un gran numero di altre sostanze. Dalle valutazioni effettuate finora emerge che il rischio per la salute correlato a effetti cocktail è ritenuto basso. Ciononostante, nel quadro del Piano d'azione nazionale sui prodotti fitosanitari la valutazione degli effetti combinati è oggetto di un'analisi più approfondita. Nell'UE si stanno sviluppando vasti modelli probabilistici. I monitoraggi dei corsi d'acqua mostrano che gli effetti combinati sarebbero collegati soprattutto alla presenza di alcune sostanze a tossicità più elevata. Si tende dunque a privilegiare un approccio mirato per ridurre queste sostanze anziché ripetere alla cieca test su organismi viventi. </p><p>2. Il sistema di omologazione dei prodotti fitosanitari adempie intrinsecamente il principio della precauzionalità, siccome tutti i prodotti fitosanitari, prima di poter essere immessi sul mercato e utilizzati, devono essere oggetto di un accurato esame sulla base di procedure accettate sul piano internazionale. </p><p>3. In genere non si procede all'analisi delle possibili reazioni tra principi attivi di prodotti sottoposti a sistemi di omologazione diversi come, per esempio, quelli di farmaci, biocidi e prodotti chimici. </p><p>4. La procedura di omologazione dei prodotti fitosanitari in Svizzera è ampiamente armonizzata con quella dell'UE. Nell'ambito dei negoziati concernenti il settore della sicurezza alimentare, la Svizzera e l'UE mirano al riconoscimento reciproco delle rispettive procedure d'omologazione. Gli sviluppi in atto a livello internazionale nella messa a punto di nuovi metodi di analisi e di valutazione vengono seguiti attivamente e le nuove conoscenze sono integrate e applicate tempestivamente adeguando le esigenze normative del sistema di omologazione svizzero. Indipendentemente dai test richiesti nel quadro della procedura di omologazione, nell'ambito della Politica agricola 22 più sono previste misure tese a limitare l'impiego di sostanze che presentano un rischio più elevato. </p><p>6. Nel quadro dell'omologazione, sulla base di test di tossicità vengono fissate concentrazioni regolatorie accettabili che non hanno effetti collaterali inaccettabili sugli esseri umani e sull'ambiente. Pertanto, l'omologazione è finalizzata principalmente a garantire che queste concentrazioni non vengano superate. Attualmente si sta lavorando a diversi progetti nei quali i principi attivi con gli stessi effetti tossici vengono raggruppati e considerati in modo cumulativo nella valutazione del rischio onde poter tener conto meglio della tossicità mista.</p>  Risposta del Consiglio federale.