<h2>SubmittedText<h2><p>Secondo lo studio "Explosive Violence Monitor 2018" finanziato dalla Norvegia, il 90 per cento delle 20 384 persone ferite o uccise nel 2018 da armi esplosive nelle aree abitate è costituito da civili. Nonostante la Convenzione di Ginevra, questi dati sono preoccupanti: se un secolo fa i civili costituivano il 15 per cento delle vittime di conflitti armati, oggi sono le principali vittime, con percentuali che oscillano tra l'85 e il 90 per cento.</p><p>Le armi esplosive causano danni duraturi anche a scuole, ospedali, abitazioni nonché alle reti idriche ed elettriche. Spingono le persone a cercare rifugio all'estero. Inoltre, i proiettili inesplosi ostacolano o impediscono gli aiuti umanitari e il ritorno dei profughi.</p><p>Nel suo rapporto sul XX° anniversario dell'iscrizione della protezione dei civili nell'agenda del Consiglio di sicurezza dell'ONU, il 23 maggio 2019 il segretario generale Guterres ha rivolto un appello alla comunità degli Stati affinché offra un contributo costruttivo all'elaborazione di una dichiarazione politica internazionale riguardante la protezione dei civili contro le armi esplosive nelle aree abitate. Quattro anni orsono, dodici Paesi chiave hanno lanciato questo progetto di dichiarazione: oltre alla Svizzera, fanno parte del gruppo anche organizzazioni delle Nazioni Unite, organizzazioni internazionali tra cui il CICR e la Rete internazionale sulle armi esplosive (International Network on Explosive Weapons, INEW) nonché una coalizione di quaranta organizzazioni non governative.</p><p>Per il'1° e 2 ottobre 2019 l'Austria organizza a Vienna una conferenza di alto livello dedicata a queste tematiche, durante la quale si discuterà, tra le altre cose, il contesto giuridico ed esempi di pratiche militari, come pure l'elaborazione di una dichiarazione politica.</p><p>Invito quindi il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Sinora la Svizzera, forte della sua tradizione umanitaria e depositaria delle Convenzioni di Ginevra, non si è distinta assumendo un ruolo primario per tentare di risolvere questo grave problema umanitario. Il Consiglio federale è ora disposto ad assumere un ruolo attivo? Con quali azioni concrete?</p><p>2. Il Consiglio federale è disposto a contribuire attivamente all'elaborazione di questa dichiarazione politica all'interno del gruppo ristretto dei dodici Paesi? Con quali misure concrete?</p><p>3. Quale ulteriore contributo la Svizzera prevede di fornire per intensificare la prevenzione a livello internazionale e alleviare adeguatamente le sofferenze delle vittime di armi esplosive nei Paesi in guerra o post-conflitto?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Come già sottolineato nella risposta all'interpellanza 18.3957, il Consiglio federale attribuisce una grande importanza agli impegni della Svizzera in quanto Alta Parte contraente delle Convenzioni di Ginevra e dei loro Protocolli aggiuntivi. È importante che il diritto internazionale umanitario (DIU) sia pienamente rispettato e applicato. In questo modo si limitano infatti le ripercussioni sulla popolazione civile. La Svizzera si impegna già in vari modi, sia sul piano politico che a livello operativo, per promuovere il rispetto del DIU. Tale impegno spazia dalle azioni diplomatiche in caso di violazioni del DIU fino alla considerazione di quest'ultimo nella legislazione, nella dottrina e nella prassi interne passando per il supporto al CICR e ad altre organizzazioni del settore. </p><p>In questo contesto, nel quadro delle discussioni internazionali la Svizzera si occupa ormai da dieci anni delle questioni legate all'impiego di munizioni esplosive. In occasione della riunione dello scorso anno della Commissione per il disarmo e la sicurezza internazionale dell'Assemblea generale dell'ONU, la Svizzera ha aderito a una presa di posizione congiunta di 50 Stati in cui, tra le altre cose, si valuta la possibilità di negoziare una dichiarazione politica che consenta di affrontare la questione nella sua globalità dalla prospettiva del DIU. La Svizzera si impegna anche affinché il tema dell'impiego di munizioni esplosive abbia un posto fisso nell'ordine del giorno della Convenzione sul divieto o la limitazione dell'impiego di talune armi classiche che possono essere ritenute capaci di causare effetti traumatici eccessivi o di colpire in modo indiscriminato (CCW; RS 0.515.091). Inoltre, a New York, la Svizzera guida il "Group of Friends of the Protection of Civilians" (gruppo di amici per la protezione della popolazione civile), che affronta regolarmente la questione delle munizioni esplosive come pure tematiche generali legate a mezzi e metodi di guerra conformi al DIU. </p><p>2. La Svizzera si impegna già oggi in seno al gruppo di dodici Stati menzionato dall'autore dell'interpellanza. L'obiettivo è, in particolare, promuovere il rispetto del DIU esistente da parte di tutte le parti belligeranti. La Svizzera si adopera anche affinché tutta la comunità internazionale riconosca la grande sfida rappresentata dai conflitti armati nelle aree abitate. Per il Consiglio federale è inoltre importante che un processo che potrebbe sfociare in una dichiarazione politica sia il più possibile inclusivo e trasparente. La credibilità e i risultati sul campo di un simile processo dipendono, tra le altre cose, dal numero di Stati che lo sostengono, in particolare dal numero di Stati attivi a livello operativo che impiegano munizioni esplosive. La Svizzera parteciperà alla conferenza organizzata dall'Austria il'1° e 2 ottobre 2019. </p><p>3. La Svizzera attribuisce una grande importanza alla prevenzione e appoggia questa priorità del segretario generale dell'ONU. Svolge per esempio un ruolo di primo piano nell'attuazione del divieto delle mine antiuomo e delle munizioni a grappolo, anche portando avanti programmi di sminamento e prestando assistenza alle vittime in situazioni post-conflitto. Un attore rilevante in questo senso è anche il Centro internazionale di sminamento umanitario di Ginevra, al cui finanziamento la Svizzera contribuisce in modo determinante. La Strategia per lo sminamento umanitario elaborata dalla Svizzera rappresenta una base importante in tale contesto.</p>  Risposta del Consiglio federale.