<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Su richiesta della Direzione aziendale, il 21 ottobre 2001 il Consiglio di amministrazione di Swisscom decise all'unanimità di partecipare con 100 milioni di franchi al capitale azionario della Crossair, divenuta in seguito la compagnia aerea nazionale Swiss. La decisione deve essere valutata alla luce della situazione di allora. Il modello aziendale poneva opportunità e rischi in un rapporto accettabile. Nel contempo, numerosi scenari mettevano in evidenza gli svantaggi che la mancata ripresa delle attività di Swissair da parte di un'altra compagnia aerea avrebbe comportato per l'economia. Con la sua decisione di investire, concordata con l'azionista di maggioranza, Swisscom ha seguito l'esempio di numerose altre imprese svizzere. Questa partecipazione è stata considerata un impegno puramente finanziario e non strategico, e aveva l'obiettivo di contrastare un indebolimento della piazza economica svizzera. </p><p>Swisscom è un'impresa svizzera, il cui fatturato è generato per il 70% sul mercato interno, e che è quotata alle borse di Zurigo e New York. Di conseguenza, l'immagine della Svizzera gioca un ruolo importante anche per come viene percepita Swisscom. Partecipando all'azione di salvataggio, Swisscom poteva attendersi un ritorno di immagine sia diretto che indiretto, grazie al suo più netto posizionamento come marchio nazionale. Sotto questo aspetto, quindi, l'investimento rispondeva ad un interesse non solo di economia nazionale, ma anche di economia aziendale. L'importo di 100 milioni di franchi, allora investito, corrispondeva all'1 per cento del fatturato conseguito da Swisscom in Svizzera, e non ha mai messo in pericolo le attività della società, né ha provocato reazioni da parte degli azionisti di minoranza.</p>  Risposta del Consiglio federale.