<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>È vero che il Consiglio federale ha presentato, nelle sue linee direttrive nord-sud del 7 marzo 1994, importanti riflessioni concettuali in materia di politica della pace nell'ambito dei Paesi in sviluppo. In tale rapporto esso afferma che i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto sono premesse indispensabili per la stabilità politica nei Paesi in sviluppo e che riducono le probabilità di conflitti violenti sia all'interno di tali Paesi sia verso l'esterno. Esso rileva inoltre che il mantenimento della sicurezza e della pace non riguarda solo misure di cooperazione allo sviluppo in senso stretto, bensì anche l'insieme delle nostre relazioni politiche, economiche e sociali con i Paesi del Sud. </p><p></p><p>Nonostante sia nato in rapporto ai Paesi del Sud, questo modo di vedere vale anche per le relazioni con i Paesi in transizione dell'Europa dell'Est e della CSI.</p><p></p><p>In questo senso la Svizzera ha preso parte anche alle discussioni concettuali dell'OCSE sui temi dello sviluppo e della pace e nel maggio 1997 ha aderito ai principi elaborati congiuntamente con altri 17 Paesi. Inoltre, la Svizzera partecipa attivamente ai lavori concettuali del Comitato per l'aiuto allo sviluppo dell'OCSE. Attualmente si è concordi nel definire quale compito principale della cooperazione allo sviluppo e della cooperazione con i Paesi dell'Est la trasformazione pacifica e ordinata dei Paesi in sviluppo e di quelli in transizione. Nello stesso tempo, tuttavia, i progetti di cooperazione devono fare i conti con le diverse realtà nei Paesi partner e quindi anche con le divergenti aspirazioni sociali che, in alcuni casi, possono degenerare in conflitti aperti. È questo il motivo per cui recentemente, in seno all'Amministrazione federale, sono stati svolti diversi lavori di fondo al fine di meglio comprendere le cause profonde delle situazioni di crisi e di guerra nonché di sviluppare degli strumenti che rilevino tempestivamente le crisi.</p><p></p><p>Per quanto riguarda l'effettivo orientamento dell'impegno politico in favore della pace nei Paesi in sviluppo e nei Paesi dell'Europa dell'Est e della CSI, svolge un ruolo fondamentale la discussione sullo sviluppo sostenibile. Nel quadro degli sforzi internazionali compiuti per attuare le decisioni prese alla Conferenza sull'ambiente e sullo sviluppo di Rio nel 1992, è divenuto sempre più evidente che la gestione pacifica dei conflitti è indispensabile ai fini di uno sviluppo sostenibile, ma che lo sviluppo sostenibile è a sua volta il presupposto principale per una convivenza non violenta, sia all'interno di uno Stato sovrano sia tra uno Stato e l'altro. In questo senso il Consiglio federale, nell'ambito della sua Strategia per uno sviluppo sostenibile in Svizzera del 9 aprile 1997, ha deciso di analizzare più in dettaglio il rapporto tra lo sviluppo sostenibile e la politica di sicurezza e, con un margine di tempo di dieci anni per la loro attuazione, di presentare proposte finalizzate a un impiego ancora migliore delle sinergie esistenti tra le politiche economiche, sociali, ambientali e di sicurezza.</p><p></p><p>Su questa base, l'ufficio competente ha avviato lavori preparatori allo scopo di integrare il contributo della cooperazione allo sviluppo e della cooperazione con i Paesi dell'Est in una politica svizzera globale per la pace. In queste riflessioni rientrano da un lato gli sforzi compiuti per lottare contro le cause strutturali e a lunga scadenza dei conflitti (prevenzione dei conflitti), ma anche, dall'altro, l'ampio lavoro di ricostruzione fisica, sociale e istituzionale volto alla gestione dei conflitti ("ricostruzione" e "riabilitazione"). Inoltre, le possibilità nell'ambito dell'aiuto umanitario in materia di politica della pace dovranno essere rivedute e ridefinite alla luce delle sfide costituite dalle nuove forme assunte dai conflitti negli anni Novanta. I lavori svolti in funzione del contributo della cooperazione allo sviluppo e della cooperazione con i Paesi dell'Est dovranno infine permettere di affrontare la problematica del rapporto con altri ambiti delle relazioni estere della Svizzera - vedi ad esempio la politica economica estera o la politica di sicurezza in senso stretto - e di rilevare eventuali problemi di coerenza.</p><p></p><p>Per rendere conto degli sforzi compiuti in questa direzione, rimandiamo al rapporto sulla sicurezza e lo sviluppo sostenibile. Tale rapporto, che dovrà essere sottoposto per approvazione al Parlamento nel corso del 2000, darà l'opportunità di approfondire la questione in modo appropriato.</p>  Risposta del Consiglio federale.