<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Le informazioni secondo cui la Corte suprema della Nigeria avrebbe confermato la condanna a morte per lapidazione di Amina Lawal e fissato l'esecuzione della sentenza per il 3 giugno 2003 non corrispondono al vero. Allarmati da tali informazioni, i servizi competenti dell'amministrazione avevano immediatamente chiesto ragguagli ai collaboratori dell'Ambasciata di Svizzera ad Abuja, che intrattengono contatti regolari con il legale della signora Lawal. Dopo aver constatato che la notizia - diffusa da principio dalla sezione spagnola di Amnesty International - era priva di fondamento, la Divisione politica IV ha segnalato il problema alla Segreteria internazionale di Amnesty a Londra. Quest'ultima ha rettificato le false informazioni con un comunicato apparso il 6 maggio 2003 sul sito www.amnesty.org.</p><p>Il caso di Amina Lawal è attualmente pendente dinanzi alla Corte d'appello islamica dello Stato di Katsina. L'esame del ricorso interposto dalla giovane, inizialmente fissato per il 25 marzo 2003 e rinviato al 3 giugno 2003, è stato nuovamente differito a causa dell'assenza di due giudici della Corte. L'udienza è ora fissata per il 27 agosto 2003.</p><p>È opportuno precisare che se la Corte d'appello islamica dello Stato di Katsina confermerà la sentenza, Amina Lawal potrà ancora impugnare tale decisione davanti ad altre autorità giudiziarie, segnatamente dinanzi alla Corte suprema federale ad Abuja. Va pure ricordato che il Governo centrale nigeriano ha sempre espresso il proprio dissenso nei confronti di questo genere di pene inumane e degradanti fondate su un'interpretazione molto rigida della legge islamica in vigore nel nord della Nigeria. In un caso analogo - quello di Safiya Husseini Tungar-Tudu, la cui condanna a morte era stata annullata in appello - il Governo aveva dichiarato incostituzionale l'applicazione della legge islamica ritenendola discriminatoria nei riguardi dei musulmani nigeriani.</p><p>Il Consiglio federale si è già impegnato a più riprese in favore di Amina Lawal. Di recente il caso è stato discusso in occasione di un colloquio svoltosi a margine del G8 tra il Presidente della Confederazione e il Presidente della Nigeria Olusegun Obasanjo. In precedenza il Capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia, l'ex Capo del Dipartimento federale degli affari esteri e la nostra Ambasciata ad Abuja avevano espresso alle autorità nigeriane la costernazione della Svizzera per la condanna inflitta ad Amina Lawal.</p><p>Con questi interventi la Svizzera ha ribadito il suo fermo dissenso nei confronti della pena capitale e ricordato che in virtù dell'articolo 6 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, di cui la Svizzera e la Nigeria sono Stati parte, nei Paesi dove la pena di morte non è stata abolita una sentenza capitale può essere pronunciata soltanto per i crimini più gravi. La Svizzera ha inoltre sottolineato il fatto che la lapidazione costituisce una pena inumana e degradante ed è pertanto vietata dall'articolo 7 del Patto sopraccitato. Ha infine ricordato che l'articolo 2 della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura obbliga la Nigeria a prendere provvedimenti legislativi, amministrativi, giudiziari ed altri provvedimenti efficaci per impedire che simili atti siano compiuti in un territorio sotto la sua giurisdizione.</p><p>Il Consiglio federale continuerà a seguire con attenzione gli ulteriori sviluppi di questa vicenda. Se del caso, interverrà nuovamente presso il Governo nigeriano affinché i diritti fondamentali di Amina Lawal siano rispettati.</p>  Risposta del Consiglio federale.