<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p></p><p></p><p>I tre cittadini svizzeri Andreas e Nicolas Hänggi e Silvio Giovanoli sono seguiti da vicino dal DFAE dalla loro incarcerazione in Guatemala nell'agosto 1997, sia tramite l'ambasciata svizzera in Guatemala sia da parte dei competenti collaboratori della Centrale a Berna. Finora a favore dei tre prigionieri sono stati effettuati numerosi interventi e passi diplomatici - fra l'altro al più alto livello - presso le autorità guatemalteche. Questi interventi si sono svolti nell'ambito della protezione consolare e si riferivano all'esame delle condizioni di detenzione e allo svolgimento del processo.</p><p></p><p></p><p></p><p>Il nostro ambasciatore in Guatemala, dopo aver preso conoscenza della sentenza scritta di prima istanza, è intervenuto immediatamente presso il Ministro degli esteri guatemalteco, facendo riferimento ai vizi di procedura. In questa occasione, il Guatemala è stato anche informato della decisione svizzera di rinviare fino a nuovo ordine il viaggio previsto per metà ottobre dell'ambasciatore Nicolas Imboden, dell'Ufficio federale dell'economia esterna, che aveva lo scopo di firmare un nuovo credito misto di 10 milioni di franchi svizzeri. </p><p></p><p></p><p></p><p>Il 16 ottobre 1998 il DFAE ha preso conoscenza con soddisfazione del fatto che i punti sollevati dalla Svizzera sono stati trasmessi dal Ministero degli esteri del Guatemala per scritto alla suprema autorità giudiziaria del Paese con l'indicazione che Berna attende una correzione dei vizi che erano stati constatati nel processo in appello.</p><p></p><p></p><p></p><p>Sia Andreas e Nicolas Hänggi, sia Silvio Giovanoli hanno interposto appello contro la sentenza di prima istanza entro i termini stabiliti. L'inizio del processo in seconda istanza è atteso per l'inizio del 1999.</p><p></p><p></p><p></p><p>L'obiettivo perseguito dal DFAE è di ottenere per i tre cittadini svizzeri incarcerati condizioni di detenzione accettabili durante l'inchiesta in corso e uno svolgimento del processo che rispetti le norme nazionali e internazionali in materia.</p>  Risposta del Consiglio federale.