<h2>SubmittedText<h2><p>Nella risposta alla mozione 21.4209 "Obbligatorietà dell'assicurazione perdita di guadagno in caso di malattia" il Consiglio federale afferma che "a gran parte dei lavoratori è garantita una sufficiente protezione assicurativa attraverso un'assicurazione facoltativa" e che "non è a conoscenza di fonti attestanti una diminuzione del numero di assicurazioni contro la perdita di guadagno".</p><p>Alla luce dell'importanza della tematica e degli effetti - talvolta molto gravosi - su persone non assicurate che cadono in malattie di lunga durata, risulta essenziale poter consolidare a livello statistico le affermazioni di cui sopra, anche per sviluppare il dibattito politico nei prossimi anni di fronte a un mercato del lavoro in costante mutamento.</p><p>1. Il Consiglio federale è disposto a promuovere un'indagine statistica volta a verificare lo stato attuale e la tendenza nel mercato del lavoro in relazione all'assicurazione perdita di guadagno in caso di malattia? Nel caso affermativo occorrerebbe focalizzare soprattutto sui settori economici in cui il partenariato sociale è assente (ed. es. terziario) e dove la mancanza di contratti collettivi genera un maggiore rischio sia per le lavoratrici e i lavoratori sia per i datori di lavoro.</p><p>2. Il Consiglio federale non reputa che una verifica sia nell'interesse anche delle Parti sociali e di conseguenza debba essere promossa un'indagine statistica in comune accordo?</p><p>3. L'Ufficio federale di Statistica o altri Uffici federali dispongono già oggi di dati utili a verificare la situazione?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. e 2. Il Consiglio federale ritiene irrealistico pensare che una rilevazione statistica condotta presso le persone interessate possa fornire dati di qualità sufficiente. Poiché spesso non sanno a che tipo di assicurazione sono affiliate, le persone occupate non sono in grado di fornire informazioni adeguate. Né sarebbe più appropriata una rilevazione presso le assicurazioni, dal momento che le assicurazioni collettive assicurano la massa salariale e non il numero di persone. La rilevazione di dati presso le imprese sarebbe complessa e richiederebbe molte risorse, con il rischio di raccogliere dati di qualità insufficiente. Le stesse difficoltà si incontrerebbero stringendo un partenariato con le parti sociali allo scopo di introdurre rilevazioni.</p><p>3. L'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) e l'Autorità di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) dispongono di dati e pubblicano regolarmente risultati sui premi degli assicuratori di indennità giornaliere. Da queste cifre si evince una tendenza costante al rialzo dei premi e delle prestazioni complessivi degli assicuratori di indennità giornaliere. Il totale dei premi, infatti, è salito da 3,1 miliardi di franchi nel 2010 a 4,7 miliardi di franchi nel 2020, con un aumento del 51 per cento. Nello stesso periodo, i pagamenti versati sono saliti del 58 per cento, passando da 2,4 a 3,9 miliardi di franchi (per la statistica dell'assicurazione malattie obbligatoria dell'UFSP e i rapporti assicurativi della FINMA v. https://www.bag.admin.ch/bag/it/home/zahlen-und-statistiken/statistiken-zur-krankenversicherung/statistik-der-obligatorischen-krankenversicherung.html).</p><p>Tra il 2010 e il 2020 questo aumento è superiore alla somma degli aumenti percentuali del numero di impieghi in equivalenti a tempo pieno (+11 % secondo la statistica dell'impiego dell'UST), dei salari nominali (+7 % secondo l'indice dei salari dell'UST) e delle assenze per motivi di salute misurate (+25 % secondo la statistica del volume di lavoro dell'UST). Si può quindi supporre che negli ultimi dieci anni non ci sia stato alcun calo della quota di persone occupate assicurate.</p><p>Importanti informazioni complementari possono essere tratte dalla rilevazione sulle forze di lavoro in Svizzera (RIFOS) dell'UST, che registra quante persone occupate ogni anno cessano l'attività lavorativa a causa di malattia, infortunio o invalidità. Dal 2013 al 2021 la loro quota è rimasta stabilmente molto bassa (annualmente lo 0,3 % delle persone occupate).</p>  Risposta del Consiglio federale.