<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è consapevole del problema della violenza praticata da organizzazioni private. Ritiene sia tuttavia necessario valutare con cura le cause e gli effetti. Il declino dell'autorità dello Stato e delle sue istituzioni non è soltanto il risultato della violenza esercitata da organismi privati. Sovente esso è anzi una delle cause di tale violenza. Nella sua politica estera e nella sua politica di sicurezza il Consiglio federale attribuisce pertanto particolare importanza alla promozione delle istituzioni peculiari dello Stato di diritto. Cerca inoltre di affrontare in modo radicale i problemi che minacciano lo Stato di diritto. A tal fine si impegna tra l'altro a favore dei diritti dell'uomo (con interventi e colloqui bilaterali sui diritti umani) nonché per ridurre la povertà e promuovere la formazione.</p><p></p><p>1. Verso la fine degli anni Novanta diversi eventi hanno dimostrato quanto sia importante riconoscere con maggiore tempestività le potenziali minacce che incombono sulla Svizzera. In diversi interventi parlamentari si è inoltre chiesta la creazione di un organo di condotta preposto ai servizi d'informazione. Con le "Istruzioni sull'organizzazione della condotta in materia di politica di sicurezza" del 3 novembre 1999, il Consiglio federale ha introdotto nuovi strumenti di condotta.</p><p>La Giunta del Consiglio federale in materia di sicurezza (GSi) prepara tempestivamente le deliberazioni e le decisioni del Consiglio federale concernenti le questioni di politica di sicurezza. Si compone dei capi del DFAE, del DFGP e del DDPS. L'Organo direttivo in materia di sicurezza (ODSi), organo di stato maggiore incaricato di compiti preparatori e subordinato alla GSi, segue costantemente la situazione e i possibili sviluppi in tutti gli ambiti rilevanti in materia di sicurezza, sia in Svizzera sia all'estero, fondandosi sulle informazioni e le valutazioni fornite dai singoli dipartimenti e dall'Ufficio per l'analisi della situazione e l'individuazione tempestiva. Elabora inoltre scenari, strategie e opzioni a destinazione della GSi e definisce il fabbisogno permanente di informazioni del Consiglio federale. Il coordinatore dei servizi d'informazione dirige l'Ufficio per l'analisi della situazione e l'individuazione tempestiva ed è membro dell'ODSi. Indica ai fornitori d'informazioni della Confederazione le priorità politiche del Consiglio federale e le informazioni di cui quest'ultimo necessita. I rapporti regolarmente presentati alla GSi dal coordinatore dei servizi d'informazione garantiscono che i risultati dell'individuazione tempestiva siano direttamente utilizzati per la prevenzione in materia di sicurezza e la definizione della politica del Consiglio federale.</p><p>È difficile prevedere quando una situazione preoccupante sotto il profilo umanitario o politico possa sfociare nella violenza. Questo vale a maggior ragione per quanto concerne le potenziali ripercussioni sulla Svizzera, dato che tali ripercussioni possono manifestarsi sia in modo latente, per esempio nella situazione economica, sia concretamente, ad esempio nelle migrazioni. Gli uffici interessati a Berna e le rappresentanze svizzere all'estero elaborano, in stretta collaborazione e nell'ambito di regolari resoconti, diversi scenari relativi agli effetti delle crisi sulla Svizzera. A tal proposito va segnatamente segnalata l'esistenza di un sistema che consente di monitorare in tutti i Paesi prioritari della DSC i mutamenti in grado di influire sullo sviluppo ("Monitoring Entwicklungsrelevanter Veränderungen", MERV) e del sistema di preallarme FAST ("Frühanalyse von Spannungen und Tatsachenermittlung"), elaborato per la DSC dall'organizzazione </p><p>Swisspeace (e accessibile al pubblico tramite Internet).</p><p></p><p>2. Nel settore della sicurezza interna, in particolare nei compiti di polizia, nella protezione dello Stato e nella politica in materia di stranieri e migrazioni, si attribuisce grande importanza alla prevenzione. La dimensione internazionale della sicurezza interna vi assume un'importanza crescente. La Confederazione elabora insieme con i Cantoni corrispondenti programmi di prevenzione; inoltre, nell'ambito del progetto USIS (Esame del sistema di sicurezza interna della Svizzera), la ripartizione dei compiti tra Confederazione (DFGP, DFF e DDPS) e Cantoni è verificata tenendo conto dei problemi attuali e (soprattutto) futuri.</p><p>Nella politica estera e di sicurezza si attribuisce alta priorità alla promozione e allo sviluppo della pace (quindi anche alla prevenzione delle crisi). Il Consiglio federale si è espresso diffusamente in proposito nel Rapporto sulla politica di sicurezza 2000, nel Rapporto sulla politica estera 2000 e in diversi messaggi. Per essere efficace, la prevenzione delle crisi deve essere affrontata a medio e a lungo termine. Soprattutto quando v'è da attendersi effetti immediati per la Svizzera o sono coinvolti interessi svizzeri, il Consiglio federale cerca tuttavia di adottare rapidamente misure appropriate o di adeguare la sua politica. In tale ambito, deve vigilare affinché lo scoppio di nuove crisi non induca a trascurare impegni a lungo termine assunti in precedenza, poiché questo potrebbe mettere in forse successi già ottenuti.</p><p></p><p>Il Consiglio federale assicura lo scambio di informazioni tra i servizi interessati dell'amministrazione federale. Nel 2001 la GSi ha proceduto a una prima valutazione della nuova organizzazione della condotta in materia di politica di sicurezza. Il 20 febbraio 2002 il Consiglio federale ha preso atto del relativo rapporto di valutazione della GSi. Ritiene che le nuove strutture e i nuovi strumenti introdotti in materia di politica di sicurezza abbiano nel complesso comportato progressi sostanziali rispetto al sistema precedente. Il Consiglio federale ha constatato che le istruzioni del 1999 consentono di continuare a sviluppare in modo adeguato e controllato gli strumenti della politica di sicurezza.</p><p>Il 13 novembre 2002 il Consiglio federale ha inoltre accolto un postulato della Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale (postulato 02.3395 del 10 settembre 2002) concernente il coordinamento del servizio d'informazione; secondo tale postulato occorrerebbe tra l'altro esaminare l'efficienza e la continuità dell'individuazione tempestiva nell'ambito della gestione delle crisi.</p><p></p><p>3. Il fatto che in molte zone di conflitto il monopolio della violenza non sia più esercitato dallo Stato, bensì da privati, può avere conseguenze catastrofiche per le persone direttamente interessate. Sinora non si è riusciti a sviluppare strumenti giuridici che consentano di proteggere efficacemente i gruppi di persone particolarmente minacciati (quali per esempio i profughi, le donne o i bambini). Una delle sfide più importanti consiste quindi nel creare nuove norme o nell'adeguare le norme vigenti al fine di vincolare gli attori non statali a sistemi giuridici e di renderli corresponsabili. In questo contesto le norme e i principi della protezione internazionale dei diritti dell'uomo e del diritto internazionale umanitario rivestono un'importanza fondamentale. Da qualche tempo diversi organismi multilaterali stanno compiendo sforzi in tal senso. In tale ambito l'ONU svolge un ruolo centrale. Le questioni inerenti alla violenza esercitata da terzi, all'erosione del diritto e al declino delle strutture statali assumono un'importanza considerevole anche nel quadro della politica svizzera in seno all'ONU.</p><p></p><p>La problematica è già stata discussa in diverse istituzioni dell'ONU, segnatamente in relazione alla prevenzione e alla composizione dei conflitti, alla lotta contro il terrorismo, alla promozione dello Stato di diritto o alla cooperazione allo sviluppo. La Svizzera partecipa attivamente a tale dibattito e sostiene l'azione dell'ONU in questo settore. Si interessa segnatamente a tale problematica dal profilo del diritto internazionale umanitario. Il rispetto del diritto umanitario comporta infatti problemi complessi ed è sovente compromesso dal declino delle strutture statali, dal coinvolgimento nei conflitti di attori non statuali e dal fatto che l'economia di guerra entra in collisione con fini criminosi. La Svizzera mette a disposizione dell'ONU anche membri delle forze di polizia e periti civili che assolvono diversi compiti inerenti alla ricostruzione delle strutture statali e alla promozione della democrazia e dello Stato di diritto. Il nostro Paese ha inoltre contribuito attivamente all'elaborazione di un sistema di certificazione dei diamanti grezzi. Questo sistema di certificazione - adottato in occasione di una conferenza ministeriale svoltasi a Interlaken nel mese di novembre del 2002 - era stato elaborato, sotto la direzione del Sudafrica, dai principali Paesi attivi nella produzione e nella commercializzazione di diamanti grezzi ed era stato espressamente sostenuto dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Dovrebbe consentire di arginare il commercio di diamanti estratti illegalmente, chiamati anche "diamanti dei conflitti", che ha permesso di finanziare guerre civili in diversi Stati africani.</p><p></p><p>4./5. Per la cooperazione svizzera allo sviluppo questo tema è prioritario poiché tale cooperazione è uno degli attori principali dell'attuazione dell'obiettivo di politica estera "Promozione della coesistenza pacifica dei popoli". Già nel Rapporto sulla politica estera 2000 si attribuiva alla cooperazione allo sviluppo un ruolo fondamentale nella lotta contro il fenomeno della violenza esercitata da organismi privati.</p><p></p><p>Questa politica poggia su un'idea globale di sicurezza che non presuppone soltanto l'assenza di violenza e di oppressione bensì anche una vita dignitosa, senza povertà e in sintonia con le esigenze delle generazioni future (concetto della sicurezza umana globale). Il Consiglio federale è persuaso che tale approccio sia quello più adeguato per fronteggiare con successo le cause della violenza esercitata da organismi privati, vieppiù associata alle forme e agli attori attuali del terrorismo internazionale. Già un anno or sono - a seguito degli eventi dell'11 settembre 2001 - il Consiglio federale aveva sottolineato nei suoi Obiettivi 2002 che la lotta contro il terrorismo e la violenza richiede una strategia a lungo termine volta a promuovere lo sviluppo sostenibile, al fine di contrastare efficacemente la povertà, l'esclusione sociale e la disperazione.</p><p></p><p>Il Consiglio federale attribuisce grande importanza ai problemi dell'erosione del monopolio statale della violenza e della violenza esercitata da organismi privati, non soltanto sotto il profilo della politica dello sviluppo bensì anche dal punto di vista della politica della pace e dei diritti umani. Nel messaggio concernente un credito quadro per misure di gestione civile dei conflitti e di promovimento dei diritti dell'uomo ha illustrato i nessi esistenti tra i problemi sopraccitati e le sue strategie in materia di gestione dei conflitti e promozione dei diritti umani.</p><p></p><p>Partendo da questa prospettiva, la prevenzione e la gestione dei conflitti e il buongoverno assumono un ruolo centrale nella politica svizzera dello sviluppo. Numerosi progetti concernenti la promozione dello Stato di diritto o l'instaurazione di istituzioni stabili mirano a creare o a migliorare le condizioni necessarie affinché sia mantenuto il monopolio statale della violenza. Nell'ambito della prassi vigente in materia di esportazione di materiale bellico, il Consiglio federale e l'amministrazione garantiscono inoltre che non si esportino armi verso Paesi o gruppi che potrebbero consegnarle a destinatari non autorizzati. Questa politica deve tra l'altro contribuire a creare un contesto favorevole per lo sviluppo economico e l'investimento di capitali locali ed esteri, compresi quelli provenienti dalla Svizzera. La sicurezza necessaria per gli investimenti all'estero può essere rafforzata non soltanto sostenendo la creazione di un quadro giuridico stabile nei Paesi interessati, bensì anche mediante misure mirate di promozione della pace. Le esperienze degli ultimi anni mostrano che, oltre agli attori statali, anche le imprese private possono fornire impulsi importanti in tal senso. Attraverso una prassi imprenditoriale responsabile, gli attori privati possono contribuire in modo sostanziale a impedire o a neutralizzare i conflitti. Nell'ambito delle sue strategie in materia di gestione civile dei conflitti, il Consiglio federale attribuisce un'importanza crescente a questo aspetto associando maggiormente l'economia privata all'elaborazione della politica e all'attuazione dei programmi. Non subordina tuttavia espressamente la prosecuzione dei programmi di sviluppo all'esistenza della certezza del diritto necessaria per gli investimenti svizzeri. Vigila affinché sia preservata la coerenza complessiva della sua politica estera e, per quanto concerne la cooperazione allo sviluppo, la continuità dei programmi da esso sostenuti nei Paesi partner.</p><p></p><p>In tal senso, nella sua politica dello sviluppo il Consiglio federale attribuisce grande importanza al tema in questione, in sintonia del resto con numerosi altri Paesi donatori. Nonostante i limiti imposti dall'attuale politica di bilancio, si prevede di aumentare la quota del prodotto nazionale lordo destinata alla cooperazione svizzera allo sviluppo affinché raggiunga lo 0,4 per cento entro il 2010. Non si tratta soltanto di un gesto di solidarietà nei confronti dei poveri, dei più poveri e degli altri Paesi donatori; questa scelta è infatti dettata anche (e non da ultimo) da considerazioni inerenti alla politica di sicurezza. Il Consiglio federale esporrà in dettaglio tali considerazioni nell'ambito dei messaggi concernenti i provvedimenti di politica economica e commerciale della cooperazione allo sviluppo e la continuazione della cooperazione tecnica e dell'aiuto finanziario a favore dei Paesi in sviluppo, che saranno esaminati dal Parlamento durante l'estate del 2003 e nel 2004.</p>  Risposta del Consiglio federale.