<h2>SubmittedText<h2><p>L'attuale sistema dell'obbligo di prestare servizio abbinato all'indennità per perdita di guadagno (IPG) favorisce in particolare le famiglie con una ripartizione tradizionale dei ruoli (il padre lavora a tempo pieno e la madre si occupa dei figli) rispetto alle famiglie con una ripartizione diversa. Le persone che prestano servizio civile sono impiegate a tempo pieno.</p><p>Tale sistema va aggiornato poiché anche i civilisti lavorano a tempo parziale per dedicarsi, nel tempo rimanente, agli impegni familiari o al volontariato.</p><p>Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Il Consiglio federale intende aggiornare il sistema dell'obbligo di prestare servizio in modo che non continui a sfavorire i padri attivi?</p><p>2. IPG: per quale motivo gli impegni professionali vengono indennizzati e non quelli legati alla famiglia? Esiste la possibilità di modificare la normativa sull'indennità per perdita di guadagno affinché venga concessa in egual misura anche ai padri che si occupano della famiglia e non solo a quelli che lavorano a tempo pieno?</p><p>3. Assistenza: in che modo i padri che si occupano della famiglia potrebbero provvedere all'assistenza dei figli nonostante prestino servizio civile?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il 9 aprile 2014, il Consiglio federale ha incaricato il DDPS di istituire il gruppo di studio "Obbligo di prestare servizio" e ne ha definito il mandato: procedere a una riflessione globale sul futuro del sistema dell'obbligo di prestare servizio, vagliando le diverse possibilità a disposizione per svilupparlo, e proporre quindi modelli e proposte di miglioramento concrete. Questo ampio mandato tiene conto anche dei cambiamenti sociali. Tra i vari compiti del gruppo di studio non figura però la questione degli impieghi a tempo parziale. Neppure gli interventi parlamentari finora presentati, le cui risposte dipendono dai risultati del gruppo di studio, affrontano la questione dell'impiego a tempo parziale. Il Consiglio federale prenderà atto del rapporto del gruppo di studio e deciderà i prossimi passi da intraprendere.</p><p>2. Conformemente alla Costituzione federale, la Confederazione fornisce un'adeguata compensazione alle persone che prestano servizio militare, civile o protezione civile. La legge federale sull'indennità per perdita di guadagno per chi presta servizio e in caso di maternità (LIPG; RS 834.1) concretizza questo mandato costituzionale: l'indennità per perdita di guadagno deve compensare in maniera adeguata la perdita di salario o di guadagno causata dal servizio e non è quindi intesa come remunerazione del servizio stesso né come indennizzo per l'attività svolta durante il servizio o per la funzione esercitata. Se si volesse indennizzare i civilisti che lavorano a tempo parziale alla stregua di quelli che lavorano a tempo pieno, si dovrebbe modificare la LIPG. Nel caso dei padri che si occupano della famiglia, il legislatore ha tuttavia già introdotto la possibilità di percepire un assegno per coprire le spese di custodia. Ricevono questo assegno le persone che prestano servizio civile per almeno due giorni consecutivi e che convivono con figli di età inferiore ai 16 anni. Queste persone devono presentare i giustificativi dei costi supplementari sostenuti. Gli assegni corrisposti coprono fino a un massimo di 67 franchi per ogni giorno di servizio. Nel 2014 86 persone che prestavano servizio (53 militare, 10 civile e 23 protezione civile) hanno usufruito di tali assegni, ovvero lo 0,03 per cento di tutti coloro che prestavano servizio. Viste le poche richieste di assegni per le spese di custodia, non si ritiene perciò necessario aumentare le indennità per perdita di guadagno per i padri con obblighi familiari che lavorano a tempo parziale.</p><p>3. I padri possono assolvere i propri obblighi familiari solamente al di fuori del servizio civile prestato a tempo pieno.</p><p>L'obbligo di servizio, o perché a tempo pieno o per altri motivi, può generare inconciliabilità tra la vita privata e lavorativa. A farne le spese sono in particolare i padri che lavorano a tempo parziale o i liberi professionisti che nel tempo libero si occupano della famiglia o fanno volontariato. Può essere molto difficile per chi presta servizio riuscire a trovare qualcuno che faccia le loro veci in famiglia o al lavoro. Sebbene sia possibile prorogarne l'entrata, in alcuni casi l'obbligo di servizio può comunque causare grosse perdite finanziarie, per l'impossibilità di coprire le maggiori spese o per il mancato guadagno. Ciononostante, nel complesso questo problema interessa solo una minoranza delle persone che prestano servizio civile.</p><p>Attualmente, in determinati ambiti di impiego esiste una discreta offerta di posti a tempo parziale, che probabilmente continuerà a crescere anche in futuro. Si tratta in particolare di impieghi legati alla custodia di bambini e all'assistenza in strutture ambulatoriali o private; questi impieghi sono attualmente resi impraticabili dall'obbligo di prestare servizio a tempo pieno. La mancanza di risorse in questo ambito potrebbe essere colmata introducendo impieghi a tempo parziale, che potrebbero favorire in particolare una maggiore conciliabilità tra lavoro e famiglia e perciò anche il buon esito dell'iniziativa sul personale qualificato.</p><p>Il Consiglio federale attende il rapporto del gruppo di studio, in base ai cui risultati il DEFR esaminerà la possibilità di introdurre un servizio civile a tempo parziale.</p>  Risposta del Consiglio federale.