<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di concedere prestazioni d'aiuto allo sviluppo alla cooperazione dei rispettivi Stati al momento di riammettere i richiedenti d'asilo respinti e gli stranieri soggiornanti illegalmente nel nostro Paese. È invitato a creare le basi legali per poter bloccare il versamento di contributi pubblici (segnatamente aiuto allo sviluppo, eccezion fatta per l'aiuto in caso di catastrofi) e il condono dei debiti ai Paesi che non si dimostrano cooperatavi nella riammissione dei richiedenti d'asilo respinti e degli stranieri soggiornanti illegalmente in Svizzera.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale concorda con gli autori della mozione, secondo cui un aiuto allo sviluppo mirato e incisivo sia ovviamente anche nell'interesse della Svizzera, come d'altronde precisato nel messaggio sulla continuazione della cooperazione tecnica e dell'aiuto finanziario a favore dei Paesi in sviluppo del 14 marzo 2008. È però importante evitare di inserire la domanda sollevata dagli autori della mozione unicamente nel contesto della politica d'asilo, bensì considerare l'insieme dei flussi migratori provenienti dai Paesi poveri nell'ambito della cooperazione allo sviluppo. Il fenomeno delle migrazioni mette in luce l'importanza della politica di migrazione internazionale e pone la politica estera e di sviluppo di fronte a nuove sfide.</p><p>La Svizzera vuole rimediare alle conseguenze negative della migrazione e promuoverne invece le opportunità.</p><p>L'impegno svizzero nel quadro della "protection in the region" è teso a offrire al più presto ai rifugiati una protezione efficace nella loro regione d'origine e a consentire agli Stati di prima accoglienza di garantire la necessaria sicurezza. Nello Yemen, ad esempio, la Svizzera contribuisce a migliorare le condizioni di vita e di protezione dei rifugiati provenienti dal Corno d'Africa sostenendo le autorità nazionali nella messa a punto di una procedura d'asilo equa ed efficace e finanziando progetti di approvvigionamento in campo medico. Favorisce inoltre attivamente il rimpatrio volontario dei richiedenti d'asilo.</p><p>La Svizzera vuole altresì promuovere la collaborazione bilaterale in materia di migrazione impegnandosi in tal senso a livello internazionale. Va infatti sottolineato che la percezione del nostro Paese negli Stati d'origine delle persone migranti e la volontà di tali Stati di collaborare per risolvere i problemi di migrazione illegale dipende anche dall'impegno dimostrato dalla Svizzera in seno alle rispettive organizzazioni dell'ONU e ad altri enti internazionali come il Forum globale per l'emigrazione e lo sviluppo.</p><p>I partenariati in materia di migrazione conclusi con i Paesi di origine e di transito costituiscono un ulteriore importante strumento della politica estera svizzera in materia di migrazioni. Questi partenariati, che nel gennaio 2008 sono stati inclusi dalla legge federale sugli stranieri (art. 100 cpv. 1), mirano a tutelare maggiormente gli interessi di tutti i partner coinvolti e a considerare la migrazione in ottica globale. Ciò significa considerare non solo le sfide e le opportunità della migrazione ma anche le relazioni tra migrazione e sviluppo. Un partenariato in materia di migrazione punta a favorire la promozione di progetti comuni in settori diversi: migrazione e sviluppo, coinvolgimento della diaspora, lotta alla tratta di esseri umani, prevenzione della migrazione illegale, riammissione e reintegrazione, rafforzamento delle autorità competenti in materia. La politica migratoria trova applicazione grazie alla stretta collaborazione tra il DFGP e il DFAE come pure di altri uffici federali competenti. A titolo di esempio citiamo l'auspicato partenariato con la Nigeria, volto a sostenere progetti di prevenzione della migrazione irregolare in Svizzera come pure di formazione professionale in favore dei migranti nigeriani.</p><p>La questione della riammissione sollevata dagli autori della mozione è un elemento essenziale di questi partenariati e della politica in materia di migrazione adottata dalla Svizzera, che sinora ha concluso 44 accordi di riammissione. Inoltre, sono in corso negoziati formali con diversi Paesi. Va precisato che le trattative e la messa in atto di tali accordi presuppongono l'apertura di un dialogo e la presa in considerazione degli interessi degli Stati partner.</p><p>Il Consiglio federale è convinto che l'imposizione legale di una stretta condizionalità tra la prosecuzione dell'aiuto allo sviluppo e la cooperazione in materia di riammissione risulterebbe controproducente e poco ragionevole. In questo contesto, il Consiglio federale fa riferimento al suo rapporto del 25 agosto 2010, presentato in risposta al postulato Leuthard 02.3591, nel quale illustra nel dettaglio le esperienze fatte fino ad oggi nell'ambito dell'applicazione della condizionalità. Inoltre, questo strumento non sarebbe applicabile agli Stati che non beneficiano, o che ne beneficiano in misura assai ridotta, dell'aiuto svizzero allo sviluppo, ma per i quali la riammissione potrebbe rappresentare un problema. Il Consiglio federale è convinto che la cooperazione in materia di riammissione debba essere innanzitutto favorita dalle misure di incoraggiamento menzionate. È però anche dell'opinione che esistano situazioni nelle quali è ragionevole - come ultima opzione - interrompere o ridurre l'aiuto allo sviluppo entro i termini giuridicamente possibili. Essendo tuttavia il Consiglio federale abilitato, nel quadro delle competenze che gli sono assegnate, a prendere tale decisione caso per caso, non si impone per il momento alcuna modifica della legge.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.