<h2>SubmittedText<h2><p>Si moltiplicano sui media le notizie di cittadini svizzeri, o comunque residenti, sfrattati dalle loro abitazioni per fare spazio a richiedenti l'asilo. Quelli che sembravano dei casi isolati risultano non essere tali.</p><p>La situazione è inaccettabile. A maggior ragione quando il proprietario dell'immobile è un ente pubblico.</p><p>Le persone sfrattate sono non di rado di condizione economica modesta. Per loro non è facile trovare una nuova sistemazione. </p><p>Oltretutto, questi sfratti generano tensioni sia all'interno della società che tra i vari livelli istituzionali: in particolare tra Comuni e Cantoni (vedi quanto accaduto a Windisch nel Canton Argovia, dove gli sfratti finalizzati al collocamento di asilanti sembrano essere avvenuti contro la volontà del Comune).</p><p>Si chiede pertanto al Consiglio federale di intervenire subito presso tutti gli attori coinvolti affinché questi scandalosi sfratti non abbiano più luogo. </p><p>Se in Svizzera non ci sono alloggi sufficienti per i richiedenti l'asilo senza lasciare i residenti senza un tetto, semplicemente bisogna smettere di accogliere asilanti causa esaurimento della capacità ricettiva.</p><p>Chiedo al Consiglio federale:</p><p>1. Il Consiglio federale condivide gli sfratti di cittadini svizzeri per fare spazio a dei profughi?</p><p>2. E' intenzione del Consiglio federale intervenire subito presso le parti coinvolte (OSAR, Cantoni, Comuni, ...) affinché simili situazioni non abbiano più a verificarsi?</p><p>3. Quanti sfratti di residenti risultano essere stati effettuati per fare spazio a richiedenti l'asilo?</p><p>4. Da dove provengono i richiedenti l'asilo collocati con simili modalità?</p><p>5. Lo sfratto di cittadini svizzeri per alloggiare profughi non costituisce forse una di quelle discriminazioni, questa volta a danno dei residenti, che l'Ente pubblico si impegna combattere con esagerata profusione di risorse finanziarie ed umane (Commissioni contro il razzismo, delegati, centri di competenza, eccetera)?</p><p>6. Il Consiglio federale ritiene che simili operazioni giovino all'accettazione dei migranti tra la popolazione residente?</p><p>7. E' intenzione del Consiglio federale continuare ad accogliere migranti malgrado manchino gli alloggi necessari allo scopo?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1.-4. All'inizio della procedura d'asilo i richiedenti l'asilo sono collocati in un centro della Confederazione. Successivamente sono ripartiti tra i Cantoni, ai quali passa la competenza per l'alloggio. Spetta a loro mettere a disposizione strutture adeguate. Il Consiglio federale non intende interferire in questa ripartizione dei compiti stabilita dalla legge sull'asilo (LAsi; RS 142.31). La Confederazione non dispone di statistiche sulle strutture cantonali di alloggio o la loro occupazione, in quanto non rientrano nella sua competenza. Spetta esclusivamente ai Cantoni decidere quali soluzioni di alloggio prevedere per le persone del settore dell'asilo durante il soggiorno sul loro territorio.</p><p>5. Il Consiglio federale non è a conoscenza di casi di cittadini svizzeri il cui contratto di locazione sarebbe stato disdetto con intenti discriminatori per alloggiare rifugiati e/o richiedenti l'asilo.</p><p>6.e 7. In virtù della Convenzione sullo statuto dei rifugiati (RS 0.142.30) e della LAsi, la Svizzera è obbligata a esaminare, nel quadro di una procedura d'asilo, se le persone che chiedono asilo nel nostro Paese adempiono la qualità di rifugiato. Conformemente alla LAsi, la Svizzera accorda una protezione provvisoria alle persone che soddisfano le pertinenti condizioni. Questi obblighi presuppongono di garantire a queste persone un alloggio in Svizzera. A causa dell'elevato numero di domande d'asilo, la messa a disposizione di alloggi adeguati costituisce una grossa sfida per Confederazione, Cantoni e Comuni. Il Consiglio federale rileva inoltre che le domande poste non riflettono esattamente la realtà osservata. Come la Confederazione, anche i Cantoni e i Comuni cercano soluzioni adeguate per tutte le persone in questione.</p>  Risposta del Consiglio federale.