<h2>SubmittedText<h2><p>La legge militare è modificata in maniera tale che l'arma d'ordinanza non può essere custodita dai militari presso il domicilio privato, né durante il periodo di servizio, né al termine dell'obbligo di prestare servizio.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Per il Consiglio federale è particolarmente importante che si possano impedire gli abusi di armi in ambito civile e militare. Conformemente all'attuale regolamentazione (art. 7 dell'ordinanza del 5 dicembre 2003 sull'equipaggiamento personale dei militari, OEPM), l'arma personale può essere ritirata in via cautelativa a un militare, se vi sono segni o indizi concreti che egli possa mettere in pericolo se stesso o terzi con l'arma oppure se vi sono altri segni o indizi di un incombente abuso dell'arma personale.</p><p>La banca dati centrale sulla consegna e il ritiro di armi dell'esercito - che dovrà essere costituita in seno all'Ufficio federale di polizia, nell'ambito della revisione attualmente in corso della legge sulle armi - e le ulteriori previste disposizioni volte a facilitare lo scambio di informazioni tra autorità civili e militari in merito agli abusi in materia di armi potrebbero fornire più elementi di giudizio. Nel caso dell'attacco al Parlamento cantonale di Zugo, citato dall'autore della mozione, non è stata utilizzata alcuna arma di servizio, e l'autore della strage non era un ex militare.</p><p>La custodia al domicilio dell'equipaggiamento personale costituisce un obbligo fuori dal servizio sancito dalla legge militare (art. 25 e 112). Il Consiglio federale è consapevole del fatto che, considerato l'attuale contesto in materia di politica di sicurezza, è possibile un nuovo dibattito in merito all'utilità della custodia al domicilio dell'arma dell'esercito. Il Consiglio federale ritiene tuttavia che - in seno al nostro esercito di milizia - sussista ancora la necessità militare di custodire l'equipaggiamento personale al domicilio. Non da ultimo, l'assolvimento degli esercizi di tiro obbligatorio fuori dal servizio sarebbe difficilmente ancora realizzabile se le persone obbligate al tiro non potessero più custodire la loro arma al domicilio. Un'istruzione al tiro completa dei militari, della quale fa parte anche il tiro di precisione che viene esercitato nel quadro del tiro obbligatorio fuori dal servizio, resta un pilastro importante della prontezza di base di un esercito credibile.</p><p>In occasione del proscioglimento dagli obblighi militari, i militari ricevono in proprietà l'arma personale soltanto se soddisfano precise condizioni. Conformemente agli articoli 11 e 12 OEPM, essi devono, per ricevere un fucile d'assalto, assolvere determinati esercizi di tiro, dimostrando in tal modo il loro interesse per il tiro fuori dal servizio. Inoltre, non devono sussistere motivi di impedimento, come previsto dalla legge sulle armi per quanto concerne l'acquisto di un'arma. Al fine di unificare tra i cantoni la procedura di verifica degli eventuali motivi di impedimento alla consegna in proprietà dell'arma personale ai militari prosciolti dagli obblighi militari, il DDPS sottoporrà al Consiglio federale durante l'autunno 2006 una pertinente modifica dell'OEPM.</p><p>Il Consiglio federale ha già preso posizione in tal senso il 2 dicembre 2005, nel quadro della mozione Hollenstein 05.3492, "Consegna di armi dell'esercito" (le questioni sollevate da tale mozione sono state nel frattempo riprese dall'autore della presente mozione); il Consiglio federale giudica per il momento sufficienti le regolamentazioni attualmente in vigore e quelle previste volte a prevenire l'impiego abusivo di armi. La modifica della legge militare richiesta dall'autore della mozione non sarebbe opportuna, tra l'altro, alla luce del nostro sistema di milizia. Ai militari, e quindi alle cittadine e ai cittadini del nostro Paese, può e deve essere ancora accordata fiducia a questo proposito.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.