Sentenza del 13 maggio 2024 Corte dei reclami penali Composizione Giudici penali federali Patrick Robert-Nicoud, Vicepresidente, Miriam Forni e Nathalie Zufferey, Cancelliere Lorenzo Rapelli Parti A. SA, rappresentata dall'avv. Pascal Delprete Ricorrente contro UFFICIO FEDERALE DELLA DOGANA E DELLA SICUREZZA DEI CONFINI, Controparte Oggetto Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale alla Procura europea Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) B u n d e s s t r a f g e r i c h t T r i b u n a l p é n a l f é d é r a l T r i b u n a l e p e n a l e f e d e r a l e T r i b u n a l p e n a l f e d e r a l Numero dell’incarto: RR.2024.18 - 2 - Fatti: A. Il 17 marzo 2023, la Procura europea (European Public Prosecutor’s Office; in seguito: EPPO), Ufficio di Milano, ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria, completata il 2 0 e il 27 marzo nonché il 4 aprile 2023, nell’ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di svariate persone per associazione a delinquere finalizzata a commettere reati in materia fiscale con aggravante speciale della transnazionalità, dichiarazione fraudolenta me- diante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti ed emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. In sostanza, le indagini svolte dall’autorità rogante avrebbero rivelato l’esistenza, nel biennio 2021 -2022, di una rilevante frode carosello concernente l’imposta sul valore aggiunto (IVA) nel settore dei materiali informati ci. Questa avrebbe coinvolto diverse società italiane ed estere perlopiù controllate dalle persone indagate, permettendo loro di ottenere un illecito profitto costituito dall’imposta sul valore aggiunto fraudo- lentemente sottratta alle casse degli Stati interessati (v. act. 1.6, pag. 2 e segg.). Con la sua domanda di assistenza l’autorità rogante ha chiesto alle autorità el- vetiche, tra l'altro, di acquisire presso A. SA tutta la documentazione connessa con gli indagati e le altre persone fisiche e giuridiche implicate nei fatti oggetto d’indagine (v. ibidem, pag. 14). B. Mediante decisione del 5 aprile 2023, l’Ufficio federale della dogana e della si- curezza dei confini (in seguito: UDSC), al quale l’Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) ha delegato l’esecuzione della rogatoria, è entrato nel merito della domanda presentata dall’autorità europea, dando l’incarico alla Sezione Antifrode doganale Sud di Lugano (in seguito: Antifrode doganale) di eseguire le misure di assistenza richieste (v. act. 1.12 e 1.3). C. In data 12 aprile 2023, l’Antifrode doganale ha proceduto alla perquisizione dei locali di A. SA a Ruvigliana (v. act. 1.4), la quale ha permesso di trovare docu- mentazione cartacea e informatica concernente B. AG, C. GmbH, D. AG, E. SA, F. SA e G., la quale, su richiesta di H., amministratore unico di A. SA, è stata posta sotto sigilli (v. act. 1.13). D. Con sentenza del 30 agosto 2023, questa Corte ha accolto la domanda di levata dei sigilli di cui sopra presentata dall’UDSC (v. sentenza del Tribunale penale federale RR.2023.55). - 3 - E. Con decisione di chiusura del 30 gennaio 2024, l’UDSC ha ordinato la trasmis- sione allo Stato richiedente di svariata documentazione cartacea e informatica sequestrata presso A. SA (v. act. 1.1). F. Il 1° marzo 2024, A. SA ha interposto ricorso avverso la decisione in questione dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribun ale penale federale, chiedendo in sostanza che la stessa venga annullata, la domanda di assistenza respinta e la documentazione cartacea e informatica non trasmessa all’autorità rogante (v. act. 1, pag. 20 e seg.). G. Con risposta del 19 marzo 2024, l’UDSC ha chiesto di respingere il ricorso, nella misura della sua ammissibilità (v. act. 7). Con osservazioni del 20 marzo 2024, l’UFG ha proposto la reiezione del gravame (v. act. 8). H. Con replica del 18 aprile 2024, trasmessa all’UDSC e all’UFG per conoscenza (v. act. 12), la ricorrente si è riconfermata nelle proprie conclusioni ricorsuali fornendo alcune precisazioni (v. act. 11). Le argomentazioni delle parti saranno riprese, per quanto necessario, nei con- siderandi di diritto. Diritto: 1. 1.1 La Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale giudica i ricorsi contro le decisioni di prima istanza delle autorità cantonali o federali in materia di assi- stenza giudiziaria internazionale, salvo che la legge disponga altrimenti (art. 25 cpv. 1 legge federale sull’assistenza internazionale in materia penale [AIMP; RS 351.1] del 20 marzo 1981, unitamente ad art. 37 cpv. 2 lett. a legge federale sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione [LOAP; RS 173.71] del 19 marzo 2010). 1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Procura europea e la Confederazione Svizzera sono retti dall’AIMP, unitamente alla relativa ordi- nanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 Ordinanza sulla cooperazione con la Pro- cura europea [RS 351.13], richiamato l’art. 1 cpv. 3ter AIMP). - 4 - 1.3 Salvo diversa disposizione dell’AIMP, la procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021; v. art. 39 cpv. 2 le tt. b LOAP e 12 cpv. 1 AIMP; DANGUBIC/KESHELAVA, Com- mentario basilese, Int ernationales Strafrecht, 2015, n. 1 e segg. ad art. 12 AIMP); per gli atti procedurali, vige il diritto procedurale determinante in materia penale, segnatamente il CPP (v. art. 12 cpv. 1 seconda frase AIMP e ar t. 54 CPP). 1.4 Le decisioni dell’autorità cantonale o federale d’esecuzione relative alla chiu- sura della procedura d’assistenza giudiziaria (cosiddette decisioni di chiusura) possono essere impugnate congiuntamente alle decisioni incidentali anteriori, con termine di ricorso di trenta giorni (v. art. 80e cpv. 1 e 80k AIMP). 1.5 Interposto tempestivamente contro l a sopraccitata decisione di chiusura, i l ricorso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP. 1.6 1.6.1 La ricevibilità del gravame presuppone tuttavia anche la legittimazione a ricor- rere dell’insorgente giusta l’art. 80h AIMP. In base a quest’ultima disposizione, oltre all’UFG (lett. a), ha diritto di ricorrere chiunque è toccato personalmente e direttamente da una misura d’assistenza giudiziaria e ha un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modifica della stessa (lett. b; v. anche l’art. 21 cpv. 3 AIMP per quanto concerne le persone contro cui è diretto il procedimento penale all’estero). Il concetto di persona toccata ai sensi dei predetti articoli di legge trova concretizzazione sia nella giurisprudenza che all'art. 9a OAIMP. Per essere considerato personalmente e direttamente toccato da una misura di as- sistenza giudiziaria internazionale, il ricorrente deve avere un legame sufficien- temente stretto con la decisione litigiosa (DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 123 II 161 consid. 1 d/aa). Più concretamente, nel caso di una richiesta d’informazioni su un conto bancario è considerato personalmente e di rettamente toccato il ti- tolare del conto (v. art. 9a lett. a OAIMP; DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1 e 6.1, con rinvii, e 118 Ib 547 consid. 1d), così come nelle perquisizioni domiciliari questa qualità spetta al proprietario o al locatario (v. art. 9a lett. b OAIMP; DTF 137 IV 134 consid. 6.2, con rinvii). In via giurisprudenziale è stato altresì precisato che la legittimazione a ricorrere compete alla persona direttamente sottoposta a una misura coercitiva (perquisizione, sequestro o interrogatorio; DTF 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211 consid. 2.3; 127 II 198 consid. 2d; 126 II 258 consid. 2d; 124 II 180 consid. 1b; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82), mentre gli interessati toccati solo in maniera indiretta, come ad esempio il mero avente diritto economico di un conto bancario, non possono impugnare tali provvedi- menti (DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1 e 122 II 130 consid. 2b e rinvii). 1.6.2 In concreto, nella misura in cui la ricorrente contesta la trasmissione della do- cumentazione cartacea e informatica sequest rata nei suoi locali , la - 5 - legittimazione ricorsuale è pacifica. Essa non è per contro data per quanto ri- guarda il verbale d’interrogatorio di H. del 26 aprile 2023 oggetto della decisione impugnata. In questi termini, occorre quindi entrare nel merito del gravame. 2. L'insorgente ritiene violato il suo diritto di essere sentito in quanto l’UDSC, nel provvedimento impugnato, non si sarebbe espresso in merito ad uno degli ar- gomenti sollevati nel corso della procedura di prima istanza, ossia il fatto che alcuni documenti e file informatici litigiosi si collocherebbero “temporalmente fuori dal periodo rilevante” (act. 1, pag. 18). 2.1 L'obbligo di motivazione, derivante dal diritto di essere sentiti (art. 29 cpv. 2 Cost.), prevede che l'autorità debba menzionare, almeno brevemente, i motivi che l'hanno indotta a decidere in un senso piuttosto che nell'altro e di porre pertanto l'interessato nelle condizioni di rendersi conto della portata del provve- dimento e delle eventuali possibilità di impug nazione presso un'istanza supe- riore, che deve poter esercitare il controllo sullo stesso (v. DTF 136 I 229 consid. 5.5; 121 I 54 consid. 2; 117 Ib 481 consid. 6b/bb, nonché più ampiamente ALBERTINI, Der verfassungsmässige Anspruch auf rechtliches Gehör im Verwal- tungsverfahren des modernen Staates, 2000, pag. 400 e segg., con altri rinvii giurisprudenziali). L'autorità di esecuzione non è tenuta a discutere in maniera dettagliata tutti gli argomenti sollevati dalle parti, né a statuire s eparatamente su ogni conclusione che le viene presentata. Essa può limitarsi all'esame delle questioni decisive per l'esito del litigio (v. DTF 141 IV 249 consid. 1.3.1; 139 IV 179 consid. 2.2; 134 I 83 consid. 4.1; 130 II 530 consid. 4.3; 126 I 97 consid. 2b; sentenza del Tribunale federale 1B_380/2010 del 14 marzo 2011 consid. 3.2.1). 2.2 In concreto, l’UDSC ha illustrato la giurisprudenza applicabile in materia di pro- porzionalità e utilità potenziale (v. act. 1.6, pag. 6), affermando, tra l’altro, che “il ruolo dell’assistenza giudiziaria serve a favorire la scoperta di fatti, di infor- mazioni e di mezzi di prova, compresi anche quelli che l’autorità richiedente ignorava. Non si tratta unicamente di aiutare lo Stato richiedente a provare i fatti rivelati dall’inchiesta che conduce, ma anche di scoprirne altri. Ne deriva per l’autorità richiedente un dovere di esaustività che giustifica la comunicazione di tutti gli elementi riuniti, propri a servire l’inchiesta estera” (ibidem). Sulla base di quanto precede, esso è giunto alla conclusione che “ in questo caso, della do- cumentazione riconducibile ai soggetti oggetto di indagine all’estero quali il sig. G., le ditte: E. SA, D. AG, F. SA, I. Srl, J. Ltd e B. AG è stata rinvenuta presso la A. SA e/o sul computer in possesso del sig. H. Il legame tra la CRI e la docu- mentazione sequestrata è pacificamente dato. In ossequio di quanto precede e della giurisprudenza precitata, per l’UDSC, tutta la documentazione sequestrata tranne quella che verrà restituita (…) va trasmessa all’autorità richiedente” (ibi- dem, pag. 7). Quanto precede ha senz’altro permesso alla ricorrente di - 6 - comprendere le ragioni alla base della decisione di chiusura, segnatamente dell’invio di tutta la documentazione litigiosa, e di impugnarla con cognizione di causa, per cui la censura va disattesa. 3. Nel merito A. SA censura la violazione del "principio dell’utilità potenziale e della proporzionalità, nonché il divieto della fishing-expedition, nella misura in cui, la documentazione cartacea ed informatica raccolta esula dal periodo di interesse (2021-2022), oppure non concerne i fatti oggetto di indagine in Italia, in quanto non rilevanti per la presunta frode carosello dell’ IVA” (act. 1, pag. 9). Avendo poi l’UDSC già escluso nel corso della procedura rogatoriale la trasmissione della documentazione cartacea e informatica relativa a F. SA / I. Srl raccolta nell’ambito della perquisizione della sede di A. SA, affermare susseguente- mente nella decisione impugnata che questa risulterebbe invece utile per l’au- torità rogante sarebbe contraddittorio e in urto con il principio della buona fede. 3.1 3.1.1 Il principio della proporzionalità esige che vi sia una connessione fra la docu- mentazione richiesta e il procedimento estero (DTF 139 II 404 consid. 7.2.2; 136 IV 82 consid. 4.1/4.4; 130 II 193 consid. 4.3; 129 II 462 consid. 5.3; 122 II 367 consid. 2c; TPF 2017 66 consid. 4.3.1), tuttavia la questione di sapere se le informazioni richieste nell'ambito di una domanda di assistenza siano neces- sarie o utili per il procedimento estero deve essere lasciata, di massima, all'apprezzamento delle autorità richiedenti (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; sen- tenza del Tribunale penale federale RR.2019.257 del 12 febbraio 2020 con- sid. 2.1). Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull'opportunità di assumere determinate prove e non può sostituirsi in questo compito all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il principio della proporzionalità è manifestamente disatteso (DTF 139 II 404 consid. 7.2.2 pag. 424; 120 Ib 251 consid. 5c; sentenza del Tribunale pe nale federale RR.2017.21 dell'8 maggio 2017 consid. 3.1 e rinvii) o se la domanda appare abusiva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le indagini (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a; sentenza del Tribunale penale federale RR.201 7.21 dell'8 maggio 2017 con- sid. 3.1 e rinvii). 3.1.2 Da consolidata prassi, quando le autorità estere chiedono informazioni per rico- struire flussi patrimoniali di natura criminale si ritiene che necessitino di regola dell'integralità della relativa documentazione, in modo tale da identificare tutte le persone o entità giuridiche coinvolte e chiarire con sufficiente ampiezza dia- cronica l'origine e la destinazione dei flussi monetari sospetti (v. DTF 129 II 462 consid. 5.5; 124 II 180 consid . 3c inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; sentenze del Tribunale federale 1A.177/2006 del 10 dicembre 2007 consid. 5.5; - 7 - 1A.227/2006 del 22 febbraio 2007 consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; sentenza del Tribunale penale federale RR.2019.2 57 del 12 feb- braio 2020 consid. 2.1 ). Lo Stato richiedente dovrebbe in linea di principio essere informato di tutte le transazioni effettuate attraverso i conti utilizzati dalle soggettività in questione e che possano far parte del meccanismo delittuoso messo in atto (v. sentenza del Tribunale penale federale RR.2014.4 del 30 lu- glio 2014 consid. 2.2.2). L'autorità d'esecuzione deve interpretare la richiesta secondo il senso che le può essere ragionevolmente attribuito. A tale proposito, nulla si oppone ad u n'interpretazione estesa della richiesta, a condizione che tutti i requisiti per l'accoglimento della domanda siano adempiuti. Naturalmente è anche possibile che i conti in questione non siano stati utilizzati per ricevere proventi di reati o per effettuare trasferimenti illeciti, ma l’autorità richiedente ha comunque interesse a poterlo verificare essa stessa, sulla base di una docu- mentazione completa, tenendo presente che l’assistenza reciproca è finalizzata non solo alla raccolta di prove incriminanti ma anche a discarico (sentenza del Tribunale federale 1A.88/2006 del 22 giugno 2006 consid. 5.3; sentenza del Tribunale penale federale RR.2007.29 del 30 maggio 2007 consid. 4.2 ). La trasmissione dell'intera documentazione potrà evitare altresì che le autori tà debbano inoltrare eventuali domande complementari (DTF 136 IV 82 con- sid. 4.1; 121 II 241 consid. 3; sentenza del Tribunale federale 1C_486/2008 dell'11 novembre 2008 consid. 2.4; sentenza del Tribunale penale federale RR.2011.113 del 28 luglio 2011 cons id. 4.2), con evidente intralcio alle esigenze di celerità (v. anche art. 17a cpv. 1 AIMP). 3.1.3 In base alla giurisprudenza, l'esame da parte delle autorità di esecuzione e del giudice dell'assistenza va orientato alla cosiddetta utilità potenziale, secondo cui la consegna giusta l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi di prova certamente privi di rilevanza per il proc edimento penale all'estero (DTF 134 II 318 consid. 6.4; 126 II 258 consid. 9c; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b; TPF 2010 73 consid. 7.1 ). Il principio dell’utilità potenziale ha un ruolo cruciale nell'ambito dell'assistenza in materia penale. Lo scopo di tale coopera- zione è proprio quello di favorire la scoperta di fatti, informazioni e mezzi di prova, compresi quelli di cui l'autorità estera non sospetta neppure l'esistenza. Non si tratta soltanto di aiutare lo Stato richiedente a provare i fatti già emersi, ma di svelarne altri, se ne esistono. Ne deriva, per l'autorità d'esecuzione, un dovere di esaustività che giustifica la comunicazione di tutti gli elementi da essa raccolti e potenzialmente idonei alle indagini, al fine di chiarire in tutti i suoi aspetti i meccanismi delittuosi sotto la lente degli inquirenti esteri (sentenze del Tribunale penale federale RR.2010.173 del 13 ottobre 2010 consid. 4.2.4/a e RR.2009.320 del 2 febbraio 2010 consid. 4.1). Vietata in particolare è la cosid- detta fishing expedition, la quale è definita dalla giurisprudenza una ricerca ge- nerale ed indeterminata di mezzi di prova vol ta a fondare un sospetto senza che esistano pregressi elementi concreti a sostegno dello stesso (DTF 125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73 e rinvii). Questo modo di procedere non è consentito - 8 - in ambito di assistenza internazionale sia alla luce del principio della specialità che di quello della proporzionalità. Tale divieto si fonda semplicemente sul fatto che è inammissibile procedere a casaccio nella raccolta delle prove (DTF 113 Ib 257 consid. 5c). 3.2 3.2.1 Nella fattispecie, l’autorità rogante ha chiaramente illustrato nella sua domanda di assistenza il collegamento tra l’inchiesta estera ed A. SA. Essa afferma che “nel corso delle indagini è emerso che G. e la sua compagna K. hanno certa- mente la disponibilità di un appartamento a Lugano e che G. si avvale delle prestazioni della società fiduciaria ticinese A. SA. Inoltre, una delle società uti- lizzate per realizzare la frode all’IVA è la società elvetica D. A.G., operante nel mercato UE con rappresentanze fiscali in Olanda e Repubblica Ceca. Quanto emerso dalle indagini è stato confermato in sede d’interrogatorio dal sig. G.” (act. 1.6, pag. 12). Ricordato come quest’ultimo sembra avere rivestito il ruolo di promotore, capo e organizzatore del sodalizio criminale oggetto delle indagini estere (v. act. 1.6, pag. 9), l’autorità rogante, per quanto concerne le prestazioni rese da A. SA, riporta le seguenti dichiarazioni dello stesso G.: “il sig. L. fa bu- siness nel settore informatico con la società E. SA che ha sede in Lussemburgo; acquisto anche da questa società; faccio alla società E. SA una fattura di con- sulenza mensile di 8 mila euro tramite la società elvetica C. AG; non figuro come beneficiano economico di questa società; la società C. AG mi bonifìca circa 5 mila franchi al mese su conto a me intestato presso la banca M. di Lugano; io figuro quale dipendente della C. AG; C. AG svolge servizi di marketing per la E. SA; ho detto una cosa errata, io vengo pagato in realtà non dalla C. AG ma da altra società fiduciaria, la A. AG della quale figuro dipendente; la società è dello stesso commercialista svizzero, il dr. H. Confermo che H. ha lo studio in Lugano viottolo U. H. prima lavorava per l’ufficio delle imposte Era un tassatore capo. Lui ha ufficio sia a Lugano, sia a Zug. La C. AG è costituita presso il cantone di Zug. Io sono amministratore anche di altra società elvetica, la B. AG, sempre domiciliata in Zug. La società controlla l’omonima società italiana che possiede delle proprietà immobiliari in Sicilia che sono affittate. Il vero proprietario è L. e io sono amministratore su sua richiesta, per fargli un favore. Socio e benefìciario economico è L. Amministratore della società B. Italiana è tale N. Io ero già cliente del dr. H. e ho detto io a K. di venire lì” (ibidem, pag. 13). L’autorità rogante ha aggiunto che l’indagato K., associato a delinquere con G., è un altro cliente di A. SA (v. ibidem). 3.2.2 Quanto precede permette di concludere che tutta la documentazione cartacea e informatica ricondu cibile alle persone fisiche e giuridiche coinvolte nei fatti oggetto d’indagine, e non solo quella relativa agli anni 2021 e 2022 (v. supra consid. 2.2.1), presenta senz’altro un’utilità potenziale per il procedimento estero. Inoltre, avendo la Procura eur opea, nel complemento rogatoriale del 4 aprile 2023, indicato F. SA quale entità direttamente coinvolta nella vicenda - 9 - in esame – nella società sarebbero confluiti proventi della frode carosello all’IVA (v. act. 1.11) –, l’agire dell’UDSC non presta il fianco a critiche, ciò indipenden- temente dal fatto ch’esso possa aver escluso in un primo momento o in parte la trasmissione di documentazione relativa a tale società. Spetterà infine al giudice estero del merito valutare se dalla documentazione inoltrata emerge in concreto una connessione penalmente rilevante fra i fatti oggetto della procedura penale in Italia e detta docum entazione. Alla luce della domanda di assistenza risulta che tutta la documentazione litigiosa è potenzialmente utile per l'inchiesta, mo- tivo per cui la sua trasmissione rispetta il principio della proporzionalità. 4. Per la ricorrente, la consegna dei file informatici e di eventuale documentazione cartacea riconducibili a F. SA (e F. Srl) costituirebbe per lei un pregiudizio, rite- nuto come verrebbero trasmesse informazioni riguardanti attività soggett e all’obbligo di discrezione ed al segreto commerciale (act. 1, pag. 11). Inoltre, la documentazione litigiosa conterrebbe atti coperti dal segreto fiscale e dal se- greto professionale dell'avvocato e del notaio (act. 1, pag. 1 5-16; act. 11 pag. 3-6). 4.1 Nell'esecuzione della domanda, la protez ione della sfera segreta è retta dalle disposizioni sul diritto di non deporre (art. 9 AIMP). La facoltà di non deporre è regolata dagli art. 168 e segg. CPP. Di principio, s olo i segreti professionali qualificati ai sensi dell'art. 321 n. 1 CP, di cui fa parte anche il segreto profes- sionale degli avvocati, rientrano in tale campo d'applicazione (sentenza del Tri- bunale penale federale RR.2022.36 del 5 maggio 2022 consid. 4.2). Dal canto suo, la rivelazione di segreti commerciali non costituisce un impedimento asso- luto all'esecuzione di misure rogatoriali e alla concessione di assistenza giudi- ziaria (v. art. 248 cpv. 1 CPP in relazione con art. 9 AIMP; sentenza del Tribu- nale penale federale RR.2022.137 del 10 novembre 2022 consid. 3.4.1; KELLER, Commentario zurighese, 3a ediz. 2020, n. 23 e seg. ad art. 248 CPP; v. anche GSTÖHL, Geheimnisschutz im Verfahren der internationalen Rechts- hilfe in Strafsachen, 2008, pag. 318). In caso di obbligo di testimoniare e di edizione, prevale di regola l'obbligo d'informare, dato che il segreto commer- ciale non costituisce un motivo per non deporre o per opporsi ad un ordine di edizione. Per opporsi validamente ad una richiesta estera è necessario in tal senso rendere verosimile il motivo per cui il segreto in questione dovrebbe pre- valere sulle esigenze del procedimento penale (sentenza del Tribunale penale federale RR.2021.139 dell'11 novembre 2021 consid. 2.2.1; GLUTZ, Commen- tario basilese, 2015, n. 8 ad art. 9 AIMP; GSTÖHL, op. cit., pag. 80). 4.2 In concreto, va osservato c ome l'autorità di esecuzione abbia dissequestrato "tutte le tassazioni fiscali, l'appunto manoscritto dal Sig. H. e la documentazione riconducibile ad avvocati e notai (faldoni 3, 4 e 10) nonché i dati informatici no. 3231, 3385 e 3226" (v. act. 1.1, pag. 6). Poiché tale documentazione non verrà - 10 - trasmessa all'autorità rogante, la censura, su tale punto di questione, risulta priva di oggetto. Circa quanto sollevato in sede di replica a soggetto del diverso trattamento riservato ai file riferit i alla "consulenza fiscale effettuata dal signor H. al signor G.", va rilevato che, sebbene i documenti in parola figurino effetti- vamente ancora nella documentazione litigiosa, essi non contengono alcuna informazione sensibile e non sono coperti da alcun segreto fiscale, essendo lo stesso proprio alle sole autorità di tassazione. Per il resto, nel ricorso non ven- gono sufficientemente spiegate e sostanziate le ragioni per cui, nel caso con- creto, la protezione degli interessi commerciali della ricorrente o di terzi prevar- rebbe su quella degli interessi istruttori delle autorità di perseguimento penale estere, i quali sono di regola preponderanti; ragioni che neppure gli atti dell'in- carto permettono del resto di evidenziare. Le affermazioni della ricorrente in tale ambito, prive di qualsiasi riferimento a situazioni specifiche, puntuali e concrete, non permettono dunque di rifiutare l'assistenza a causa dell'invocata tutela del segreto commerciale. Sarà l’autorità rogante ad adottare eventuali misure sup- plementari in tal senso, qualora nel procedimento all'estero dovessero essere presentate richieste simili, e non vi è nessuna ragione per ritenere che esse non verrebbero dovutamente prese in esame a salvaguardia dei legittimi interessi delle parti. Esigenze di discrezione delle persone toccate dalle misure rogato- riali non possono peraltro prevalere, nelle descritte circostanze, sulle necessità di indagine e sull'obbligo della Svizzera di accordare l'assistenza più ampia pos- sibile (v. sentenza del Tribunale federale 1A.182/2006 del 9 agosto 2007 con- sid. 3.3; sentenze del Tribunale penale federale RR.2023.48 dell’8 agosto 2023 consid. 2.2; RR.2017.4 del 5 maggio 2017 consid. 3.4). In altri termini, poiché il diritto alla riservatezza della ricorrente non prevale manifestamente sugli inte- ressi del procedimento penale, il principio della proporzionalità non è stato di- satteso neppure da questo punto di vista. 5. In conclusione, il ricorso va respinto nella misura della sua ammissibilità e la decisione impugnata confermata. 6. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4 bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fis- sata nella fattispecie a fr. 4'000.–, a carico del ricorrente; essa è coperta dall'an- ticipo delle spese del medesimo importo già versato. - 11 - Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 1. Nella misura della sua ammissibilità, il ricorso è respinto. 2. La tassa di giustizia è fissata a fr. 4'000. – a carico del la ricorrente. Essa è coperta dall’anticipo delle spese già versato. Bellinzona, 15 maggio 2024 In nome della Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale Il Vicepresidente: Il Cancelliere: Comunicazione a: - Avv. Pascal Delprete - Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini - Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria Informazione sui rimedi giuridici Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Gli atti scritti devono essere consegnati al Tribunale federale oppure, all’indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una rappresentanza diplomatica o consolare svizzera al più tardi l’ultimo giorno del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). In caso di trasmissione per via elettronica, per il rispetto di un termine è determinante il momento in cui è rilasciata la ricevuta attestante che la parte ha eseguito tutte le operazioni necessarie per la trasmissione (art. 48 cpv. 2 LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari principi procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).