<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il 6 novembre 2003 ha avuto luogo un colloquio tra l'autorità di vigilanza sugli uffici di collocamento in vista di adozione (sita nell'Ufficio federale di giustizia; qui di seguito denominata autorità di vigilanza) e due rappresentanti dell'ufficio di collocamento RomAdopt. In tale occasione le rappresentanti hanno segnalato che RomAdopt vorrebbe terminare la trattazione dei casi pendenti per poi cessare l'attività di ufficio di collocamento in vista di adozione. In occasione di tale incontro è stato tra l'altro concordato che RomAdopt non avrebbe più accettato nuovi dossier fino al termine della trattazione dei casi di cui era ancora responsabile. All'autorità di vigilanza è sembrato importante chiudere con successo i casi pendenti e impedire altre procedure d'adozione bloccate con la Romania. L'autorità di vigilanza ha quindi tra l'altro deciso di stralciare immediatamente RomAdopt dalla lista degli uffici di collocamento ufficiali, nonostante l'autorizzazione ancora valida fino al 31 dicembre 2003, pur permettendole di continuare a fornire assistenza e consulenza per i dossier ancora di sua competenza.</p><p>Nel tentativo di chiudere i casi pendenti, il 15 dicembre 2003 il Consiglio federale ha presentato al presidente rumeno, in occasione della sua visita di Stato in Svizzera, una lista di tutti i dossier pendenti (non solo quelli di RomAdopt) chiedendogli, per il bene dei bambini, di cercare di concludere le procedure il più presto possibile. Con lettera del 24 dicembre 2003, l'autorità di vigilanza ha informato le coppie interessate in merito all'incontro del Consiglio federale con il presidente rumeno. Purtroppo gli sforzi allora profusi dal Consiglio federale sono rimasti infruttuosi. Il blocco totale delle adozioni decretato dal governo rumeno il 5 febbraio 2004 ha fatto sfumare le speranze di una chiusura dei dossier pendenti. Con nota del 23 febbraio 2004, l'autorità nazionale rumena preposta alle adozioni (comitato delle adozioni) ha comunicato all'ambasciata svizzera a Bucarest la sospensione completa di tutte le procedure. Dal canto suo, con lettera del 22 marzo 2004 l'ambasciata svizzera ha comunicato tale informazione alle coppie interessate. Con lettera del 19 aprile 2004, l'ambasciata svizzera a Bucarest ha informato ancora una volta tutte le coppie interessate in merito alla situazione attuale relativa alle adozioni internazionali in Romania.</p><p>1. Nel gennaio 2004 non era necessario informare i coniugi che avevano stipulato un contratto di collocamento in vista di adozione con RomAdopt, poiché quest'ultimo poteva continuare a seguire i dossier finora trattati.</p><p>La comminatoria penale è stata posta poiché vi erano indizi che RomAdopt non si attenesse al sopraccitato accordo del 6 novembre 2003.</p><p>2. Per quanto concerne la coppia menzionata, l'informazione fornita era corretta, anche se senza dubbio imprecisa, nella misura in cui RomAdopt poteva continuare a trattare il dossier pendente.</p><p>3. Oggi tale questione è di natura puramente ipotetica poiché le pertinenti disposizioni di legge rumene non permettono più nessuna adozione internazionale (eccezion fatta per i nonni di bambini rumeni residenti all'estero; legge n. 273/2004).</p><p>Se contrariamente alle previsioni attuali le adozioni con la Romania dovessero essere nuovamente possibili, l'autorità di vigilanza dovrebbe esaminare se affidare ancora a RomAdopt i dossier pendenti. Nella misura in cui a RomAdopt è stato ritirato il mandato, le coppie interessate sono responsabili del loro dossier.</p><p>4. L'autorità di vigilanza esamina se le condizioni dell'ordinanza sul collocamento in vista d'adozione sono adempiute e adotta sanzioni se constata violazioni. A ciò non è legata un'ulteriore garanzia, in particolare per un esito positivo della procedura d'adozione.</p><p>5. Il decreto governativo urgente concernente la moratoria relativa alle adozioni è stato emanato l'8 ottobre 2001 (121/2001), confermando così di fatto la decisione del 21 giugno 2001 del comitato rumeno delle adozioni concernente il blocco delle adozioni, anche se il decreto governativo 121/2001 non fa riferimento alla decisione del comitato delle adozioni e non menziona la data di riferimento del 14 dicembre 2000. Il decreto governativo urgente dell'8 ottobre 2001 è stato infine approvato e completato mediante la legge n. 347/2002, approvata dal Parlamento rumeno (ed entrata in vigore il 18 giugno 2002). Il numero 1 della legge n. 347 oggi abrogata stabiliva che le domande presentate prima dell'entrata in vigore del decreto governativo urgente 121/2001 erano evase conformemente al diritto vigente a partire da quel momento. Il numero 2 della legge n. 347/2002 menzionava esplicitamente le eccezioni: fino al 5 febbraio 2004 esisteva la possibilità, nell'interesse superiore del bambino, di procedere ad adozioni derogando alla moratoria di norma esistente. L'ambasciata svizzera a Bucarest non ha accettato né respinto alcun dossier. Il suo compito consisteva nell'esame dei documenti contenuti nei dossier e nell'attestarne l'autenticità nei confronti dello Stato rumeno. L'applicazione delle disposizioni derogatorie della legge 347/2002 spettava alle autorità rumene.</p><p>6. Il 15 marzo 2004 l'ambasciata svizzera a Bucarest e l'autorità di vigilanza sono venute a conoscenza della richiesta di versamenti supplementari di denaro per il presunto rinnovo di documenti. Il giorno stesso l'autorità di vigilanza ha preteso da RomAdopt un'informazione aperta e trasparente e le ha proibito di suscitare false speranze in merito a un esito positivo della procedura d'adozione. Il 18 marzo 2004 RomAdopt ha fornito per e-mail le relative informazioni alle coppie interessate. Inoltre, con lettera del 22 marzo 2004, l'ambasciata svizzera a Bucarest ha raccomandato ai coniugi interessati di non effettuare versamenti per il rinnovo di documenti, poiché prima dell'entrata in vigore della nuova legge, all'inizio del 2005, non sarebbe comunque stato trattato nessun dossier. Il fatto che ciononostante siano stati richiesti importi di denaro ha comportato, tra l'altro, la decisione di vietare esplicitamente a RomAdopt di prendere altre iniziative in relazione ai dossier pendenti senza l'autorizzazione dell'autorità di vigilanza. Ciò ha mandato su tutte le furie le coppie che volevano continuare a collaborare con RomAdopt ed è stato da esse interpretato come mancanza di sostegno da parte dell'autorità di vigilanza per la conclusione delle procedure pendenti.</p><p>7. La risposta alla lettera è stata data il 23 dicembre 2004.</p><p>8. L'esame volto a determinare se i bambini destinati all'adozione soddisfacessero i requisiti legali spettava e spetta tuttora alle autorità rumene. La data di riferimento del 14 dicembre 2000 menzionata dal comitato delle adozioni nella sua decisione del 21 giugno 2001 non è rilevante, poiché non è stata ripresa né dal decreto governativo 121/2001 né dalla legge 347/2002.</p><p>9. Sì, la lista non era corretta per quanto concerne i bambini non attribuiti a queste 14 coppie. Alla fine del 2003 non vi era motivo di dubitare del contenuto della lista. La lista è stata allestita sulla base delle informazioni a disposizione degli uffici di collocamento e dell'ambasciata svizzera. In seguito a un colloquio avuto il 4 novembre 2004 con una rappresentante dell'ambasciata nonché con lettera dell'8 novembre 2004 e del 17 gennaio 2005, l'autorità di vigilanza ha chiesto all'ambasciata rumena a Berna una lista aggiornata. Con lettera del 21 gennaio 2005 l'ambasciata rumena ha comunicato che attualmente in Romania non vi è una persona di contatto per le adozioni internazionali.</p><p>10. Sì. Con lettera del 27 febbraio 2003, il cantone di Argovia ha trasmesso gli atti di RomAdopt all'autorità di vigilanza della Confederazione. A quel momento l'autorizzazione rilasciata dal cantone di Argovia senza condizioni era ancora valida fino al 31 dicembre 2003. Dal 1° gennaio 2003 spetta all'autorità di vigilanza della Confederazione chiarire le notifiche di pratiche discutibili.</p>  Risposta del Consiglio federale.