<h2>SubmittedText<h2><p>Il capodivisione in seno allo Stato Maggiore di pianificazione dell'esercito Tiziano Sudaro, oltre che con gli atti di millanteria per i quali è noto nell'intero Paese, si è creato una dubbia reputazione anche a causa del suo stile di conduzione del personale, sul quale gravano sospetti di mobbing/bossing. I rimproveri mossigli concernono: critica continua del lavoro di singoli collaboratori, rifiuto dei contatti e ostentata indifferenza nei confronti dei collaboratori, minacce, diffusione di dicerie ridicolizzanti, atteggiamenti di scherno, imposizione di attività senza costrutto, assegnazione di compiti lavorativi insensati. Circolano addirittura voci su approcci a sfondo sessuale, profferte sessuali e altro ancora. Le accuse, presentate dall'ombudsman dell'esercito al diretto superiore di Sudaro, il divisionario Jakob Baumann (capo dello Stato Maggiore di pianificazione dell'esercito, capo SMPEs), non hanno potuto indurre quest'ultimo a rimuovere dal suo campo d'attività o a licenziare - in virtù, ad esempio, delle linee direttive in materia di politica del personale in seno all'amministrazione generale della Confederazione - il colonnello Sudaro, la cui persona sembrerebbe assumere vieppiù la veste di "protetto" del superiore diretto.</p><p>Nel corso di colloqui individuali, le vittime di mobbing che si sono lamentate sono state inequivocabilmente invitate dal capo SMPEs a considerare la possibilità di cercare un nuovo posto di lavoro. Al fine di renderli più efficaci, tali inauditi inviti sono stati accompagnati da una nuova valutazione dei rispettivi posti di lavoro, in conseguenza della quale gli attuali titolari sono risultati inidonei al posto occupato. In tal modo tutti coloro che avevano "sporto denuncia" sono stati costretti a cercare un nuovo posto di lavoro (soltanto il signor Sudaro è rimasto ingiustamente al suo posto, con tutti gli onori, sotto il manto protettore del capo SMPEs).</p><p>Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Con quali sanzioni intende punire la grave ingiustizia sopraesposta?</p><p>2. Quali conseguenze risulteranno per il capo SMPEs, in qualità di diretto superiore, dal suo comportamento manifestamente errato?</p><p>3. Possono essere corrisposti risarcimenti alle vittime del mobbing descritto sopra?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Corrisponde al vero che gli ex collaboratori hanno formulato così i rimproveri. Corrisponde pure al vero che nella divisione diretta dal signor Sudaro si sono presentati problemi di conduzione, da ricondurre - tra l'altro - a misure di ristrutturazione nell'ambito del personale. È però la prima volta che vengono messe in campo accuse di approcci e profferte sessuali. Accuse in tal senso non sono state sinora presentate né al capo dell'ex SMPEs, né al responsabile del personale dell'ex SMPEs né all'organo di mediazione. Non si può pertanto parlare di una "grave ingiustizia" che debba ancora essere sanzionata. </p><p>2. Dopo aver avuto conoscenza dei problemi, il capo dell'ex SMPEs ha avviato relative misure: ad esempio ha condotto colloqui individuali con i collaboratori interessati. Dai colloqui è emerso che il clima negativo nel team non era da ricondursi unicamente al comportamento del signor Sudaro, bensì anche alle misure di ristrutturazione nell'ambito del personale, misure risultate necessarie a livello aziendale e fonte di corrispondenti ripercussioni sui collaboratori. Il capo dell'ex SMPEs ha inoltre ordinato la realizzazione di un programma di promovimento del team nella divisione del signor Sudaro. </p><p>3. Il Consiglio federale si rammarica per quanto accaduto. Tuttavia, nell'ordinanza sul personale federale non sussiste alcun fondamento giuridico per un risarcimento.</p>  Risposta del Consiglio federale.