<h2>SubmittedText<h2><p>Il 31 luglio 2006 la responsabilità militare per quanto concerne l'Afghanistan del sud è stata trasferita dalle truppe statunitensi alla NATO. Nella prefazione a un rapporto concernente tale decisione militare, pubblicato nell'"Allied Rapid Reaction Corps Journal" (estate 2006), il tenente generale David Richards, comandante delle truppe partenti, ha affermato che la NATO avrebbe così assunto per la prima volta il comando di "aggressive counter-insurgency operations". </p><p>Tra le illustrazioni del rapporto in questione vi è una fotografia in cui appare un soldato in uniforme che mostra la bandiera svizzera accanto ai portabandiera delle truppe britanniche e statunitensi. Il capo del DDPS ha risposto alla mia domanda al riguardo, posta il 3 ottobre 2006 nel quadro dei dibattiti parlamentari, che in quella regione sono attivi in seno a uno Stato Maggiore da due a quattro ufficiali, i quali acquisiscono in tale sede un know how utile anche per la nostra attività di perfezionamento.</p><p>In questo contesto, caratterizzato da attività belliche aggressive, ufficiali del nostro esercito operano in Stati Maggiori di una delle parti. Tale fatto va persino oltre le più elastiche interpretazioni della neutralità.</p><p>Prima delle votazioni popolari concernenti gli impieghi all'estero è stato solennemente promesso che i nostri soldati non avrebbero in nessun caso partecipato a impieghi di guerra.</p><p>1. Il Consiglio federale concorda nel ritenere che la collaborazione in seno a Stati Maggiori preposti alla condotta di combattimenti costituisce una violazione della neutralità? </p><p>2. Quando sarà posta fine a tale violazione della neutralità? </p><p>3. Come intende agire il Consiglio federale per contrastare l'impressione, diffusa da immagini di questo tipo, che la Svizzera stia conducendo una guerra in Afghanistan a fianco di Inghilterra e Stati Uniti? </p><p>4. Esistono prescrizioni per quanto concerne l'uso della bandiera svizzera all'estero da parte di truppe?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La fotografia a cui si riferisce l'autore dell'interpellanza non è un'illustrazione della menzionata prefazione, avente per tema l'ampliato settore di responsabilità della NATO, bensì di un rapporto concernente il passaggio delle consegne dall'Italia alla Gran Bretagna in seno all'"International Security Assistance Force" (ISAF), avvenuto il 4 maggio 2006 a Kabul ("Allied Rapid Reaction Corps Journal", pagine 24-26).</p><p>È usuale, in occasione dei passaggi di consegne, che siano rappresentati tutti gli Stati che inviano truppe per l'ISAF. In tale occasione essi sono solitamente allineati in ordine alfabetico, motivo per cui la Svizzera ("Switzerland") si trova vicino a "Sweden", "Turkey", "United Kingdom" e "United States of America".</p><p>Nel quadro dell'ISAF sono attualmente impiegati tre militari, e precisamente due in seno alla squadra di ricostruzione provinciale di Kunduz guidata dalla Germania e uno in seno al quartiere generale dell'ISAF a Kabul. Le Camere federali hanno approvato il 10 giugno 2003 un impiego di al massimo quattro ufficiali superiori simultaneamente.</p><p>Il Consiglio federale risponde alle domande come segue:</p><p>1. No. Il diritto della neutralità proibisce il sostegno militare a una delle parti in conflitto nell'ambito di un conflitto tra Stati. Questa circostanza non è presente nel caso dell'ISAF, dal momento che essa è attiva sulla base di un mandato del Consiglio di sicurezza dell'ONU. Conformemente a questo mandato, l'ISAF aiuta le autorità afghane a realizzare condizioni quadro sicure per la ricostruzione sociale, economica e statale dell'Afghanistan. L'ISAF impiega in tale ambito sia mezzi militari che mezzi civili. La truppa di pace è attiva in Afghanistan su invito e richiesta di un governo democraticamente eletto. La legge militare stabilisce, all'articolo 66a capoverso 2: "È vietata la partecipazione ad azioni di combattimento di imposizione della pace." Il fatto che certe truppe facenti parte delI'ISAF siano state costrette a fare uso della forza per garantire la loro sicurezza o la sicurezza delle operazioni di ricostruzione non modifica la natura dell'operazione, che resta un'operazione di mantenimento della pace conformemente al mandato dell'ONU, alla quale i militari svizzeri possono partecipare come stabilito dalla legge sull'esercito e l'amministrazione militare.</p><p>2. Dal momento che non si tratta di una violazione della neutralità, non sussiste alcun motivo di richiamare gli ufficiali svizzeri dal quartiere generale dell'ISAF.</p><p>3. Dal momento che la Svizzera non conduce in alcun modo una guerra in Afghanistan a fianco di Stati Uniti e Gran Bretagna, secondo il Consiglio federale non sussiste alcuna necessità d'intervento.</p><p>4. L'ordinanza del 10 settembre 2003 concernente le bandiere, gli stendardi e le insegne dell'esercito prescrive, all'articolo 1 capoverso 1 lettera f, che una bandiera equiparata a un vessillo è assegnata alle truppe per impieghi di promovimento della pace all'estero. Nel caso della bandiera svizzera raffigurata nella fotografia non si tratta tuttavia del vessillo ufficiale (formato rettangolare invece che quadrato e senza cravatta), motivo per cui la sua utilizzazione in occasione di passaggi di consegne non sottostà a nessuna regolamentazione.</p>  Risposta del Consiglio federale.