<h2>SubmittedText<h2><p>Chiedo al Consiglio federale:</p><p>1. Condivide l'opinione secondo cui la mancanza di trasparenza e di obbligo di dichiarazione nel finanziamento di campagne referendarie o di iniziative popolari potrebbe lasciare spazio a grossi portatori d'interesse esteri che potrebbero interferire nel nostro processo democratico e cercare di condizionare la formazione delle opinioni della popolazione?</p><p>2. Non si ritiene che questa possibilità possa danneggiare il funzionamento e la credibilità della democrazia diretta svizzera?</p><p>3. Ritiene sia necessario intervenire?</p><p>4. È disposto, se del caso, a promuovere un progetto di legge in tal senso da sottoporre all'Assemblea federale?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. L'ordinamento giuridico svizzero non prevede, sul piano federale, né limiti di finanziamento né normative sulla pubblicità del finanziamento per le campagne referendarie o di iniziativa. Il Consiglio federale è consapevole che a causa di questo quadro normativo non è possibile evitare che persone all'estero sostengano finanziariamente le campagne - all'insaputa del pubblico - e quindi cerchino di condizionare la formazione delle opinioni degli elettori.</p><p>2. Come risulta chiaramente da un'analisi approfondita della relazione tra le risorse finanziarie disponibili e il successo elettorale, eseguita nel 2012 dall'istituto Sotomo su mandato del Dipartimento federale di giustizia e polizia, non bisogna sopravvalutare l'influsso del denaro sulle decisioni politiche. Il Consiglio federale dubita pertanto che le risorse finanziarie nel nostro sistema politico influiscano in maniera preponderante sull'esito di elezioni e votazioni. Il sostegno finanziario dall'estero può anche ritorcersi contro il destinatario, come è probabilmente avvenuto nel caso della votazione sulla legge sui giochi in denaro (cfr. risultati del sondaggio del 12 giugno 2018 effettuato da Tamedia dopo la votazione, secondo cui la maggioranza dei votanti ha espresso un giudizio critico nei confronti dei sostegno dall'estero). Il Consiglio federale non dispone inoltre di alcun indizio secondo cui il finanziamento di campagne da parte di persone all'estero costituirebbe un fenomeno ampiamente diffuso. In questo senso il rischio che il finanziamento estero comprometta il funzionamento della nostra democrazia diretta è a suo parere limitato.</p><p>3./4. Come indicato nel suo parere relativo alla mozione del gruppo dei Verdi 15.3714, il Consiglio federale non intende introdurre una normativa in materia di finanziamento delle campagne elettorali e di votazione. Il 31 gennaio 2018 ha confermato la sua posizione respingendo l'iniziativa popolare sulla trasparenza. Introdurre a livello nazionale un obbligo di rendere pubblici i finanziamenti in favore di campagne di voto è difficilmente compatibile con le peculiarità del sistema politico svizzero, in particolare con la democrazia diretta e il sistema di milizia. Un obbligo di pubblicità esclusivamente per i finanziamenti dall'estero sarebbe inoltre difficilmente attuabile, in quanto sarebbe arduo impedire l'eventuale elusione della normativa. Il Consiglio federale lo ha già spiegato nella risposta all'interpellanza Humbel 16.3274 in relazione al finanziamento di associazioni musulmane e moschee: già la possibilità che un privato domiciliato all'estero versi fondi a un privato domiciliato in Svizzera che poi trasmette il finanziamento al destinatario mostra la complessità di tale soluzione.</p>  Risposta del Consiglio federale.