<h2>SubmittedText<h2><p>Nella regione di Darfur nel Sudan meridionale è in corso la più grande catastrofe umanitaria degli ultimi anni con massicce violazioni dei diritti dell'uomo. Sino ad oggi da 200 000 a 400 000 persone sono decedute a causa di atti di violenza o sono morte di fame o per sfinimento. 2 milioni di donne, uomini e bambini hanno perso la loro dimora e quasi 4 milioni di persone non sono in grado di provvedere alla propria alimentazione. L'accordo di pace concluso nel maggio 2006 tra il governo e i ribelli non viene rispettato dalle parti. Al contrario, quest'estate il governo sudanese ha avviato una nuova offensiva militare e continua a collaborare con le milizie Janjawid che assalgono e saccheggiano in modo sistematico villaggi, uccidono e mettono in fuga i civili e violentano sistematicamente le donne.</p><p>Gli abitanti del Darfur hanno bisogno di un rafforzamento notevole della forza di protezione. Le truppe dell'Unione africana, il cui mandato scade alla fine del 2006, non sono sinora state in grado di proteggere la popolazione civile. Per questo motivo il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha emanato alla fine di agosto 2006 la direttiva 1706 che prevede lo stazionamento di 22 000 soldati dell'ONU nel Darfur; questa direttiva è stata però rifiutata dal governo sudanese, che invece ha rafforzato la propria offensiva militare. Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Il Consiglio federale è disposto ad intervenire in seno all'ONU per indurre la comunità internazionale a reagire come in caso di genocidio? Secondo il Consiglio federale, quali sono le possibilità di aumentare la pressione sul governo sudanese? Il Consiglio federale si associa all'appello urgente del segretario generale dell'ONU di appoggiare l'invio di una forza di protezione? La Svizzera parteciperà alle misure dell'UE di sostegno personale e logistico come pure di formazione e di consulenza in ambito di polizia e militare? Secondo il Consiglio federale, quali sono le possibilità di migliorare la sicurezza del personale delle organizzazioni di aiuto umanitario attive nel Darfur in favore della popolazione civile?</p><p>2. Il 13 dicembre 2006 il Consiglio dei diritti umani dell'ONU ha deciso di inviare nel Darfur un'ulteriore delegazione d'inchiesta composta da alti funzionari, ma non si è pronunciato in merito alla punizione degli autori delle violazioni dei diritti umani. Questo silenzio è di ostacolo alle indagini svolte parallelamente dalla Corte penale internazionale?</p><p>3. La tragedia nel Darfur e nei territori confinanti nel Ciad si svolge praticamente all'insaputa dell'opinione pubblica mondiale. Secondo il Consiglio federale quali possibilità vi sono per sostenere il lavoro degli osservatori indipendenti e dare una voce alle vittime delle atrocità?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La Commissione internazionale di inchiesta sul Darfur, istituita dal Consiglio di sicurezza dell'ONU e incaricata di esaminare le informazioni circa le violazioni del diritto internazionale umanitario, è giunta alla conclusione che il governo sudanese non ha condotto una politica di genocidio nel Darfur. La commissione vi ha tuttavia constatato violazioni assimilabili a crimini contro l'umanità e a crimini di guerra. Adottando la risoluzione 1593 del 31 marzo 2005, il Consiglio di sicurezza ha seguito la raccomandazione della Commissione internazionale di inchiesta e ha deciso di deferire al procuratore della Corte penale internazionale (CPI) la questione della situazione verificatasi nel Darfur dopo il 1° luglio 2002. Il 27 febbraio 2007 il procuratore ha fornito ai giudici gli elementi di prova che indicano che Ahmed Haroun, segretario di Stato agli affari umanitari, e Ali Kosheib, uno dei capi delle milizie Janjawid, hanno commesso crimini contro la popolazione civile del Darfur (51 capi d'accusa). Avendo concluso che vi erano motivi ragionevoli per credere che queste due persone abbiano commesso crimini contro la popolazione civile e che non si presenterebbero volontariamente davanti alla Corte, il 27 aprile 2007 la camera preliminare I della CPI ha spiccato dei mandati d'arresto nei loro confronti. La Svizzera spera che il governo sudanese adempia i suoi obblighi internazionali e collabori con la CPI.</p><p>La lunghezza e la complessità delle discussioni relative all'estensione del mandato dell'UNMIS (United Nations Mission in Sudan) al Darfur hanno mostrato a che punto i membri del Consiglio di sicurezza dell'ONU siano divisi su questo argomento. Le condizioni per un'operazione di imposizione della pace non sono date. Il 31 agosto 2006 i membri del Consiglio sono tuttavia giunti a un accordo adottando la risoluzione 1706, la quale prevede la trasformazione dell'AMIS (operazione di mantenimento della pace dell'Unione africana) in una missione dell'ONU. Il governo sudanese resta fermamente contrario all'attuazione di questa risoluzione. Esso ha nondimeno dato il suo accordo per le due prime fasi del piano di sostegno all'AMIS, suggerito dall'ex segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan e volto a sfociare nello spiegamento di una forza congiunta ONU-Unione africana nel Darfur, forte di 20 000 uomini. La prima fase, già avallata, consiste nell'invio nel Darfur di consiglieri onusiani in materia di polizia, di personale civile e di materiale. La recentissima accettazione sudanese della seconda fase dovrebbe permettere lo spiegamento di 3000 militari, agenti di polizia e esperti civili onusiani sostenuti da elicotteri da combattimento, i quali verranno a rinforzare i 7000 uomini dell'AMIS. Il Sudan attende una decisione del Consiglio di sicurezza dell'ONU per quanto concerne il finanziamento di tale fase, segnatamente a proposito dell'appello che sarà lanciato ai Paesi africani per ottenerne delle truppe. A più riprese il governo di unità nazionale sudanese ha espresso le proprie reticenze quanto alla dimensione e alla struttura di comando previste per la futura operazione di pace congiunta ONU-Unione africana. Il piano di potenziamento dell'AMIS permetterà in linea di principio di migliorare le capacità operative della missione africana e quindi di accrescere la sicurezza del personale umanitario che opera sul terreno.</p><p>La Svizzera valuta l'opportunità e la possibilità di un sostegno specifico alla missione di mantenimento della pace africana e di un appoggio diretto alla squadra di mediatori dell'ONU e dell'Unione africana guidata dagli inviati speciali Jan Eliasson e Salim Ahmed. Inoltre la Svizzera studia la possibilità di concludere un accordo di cooperazione con l'Ufficio di coordinamento degli affari umanitari per rafforzare la capacità delle autorità sudanesi incaricate degli affari umanitari, con l'obiettivo di migliorare l'accesso umanitario alle vittime e promuovere la protezione e l'assistenza alle popolazioni.</p><p>2. Come detto, il procuratore pubblico della CPI ha presentato il 27 febbraio 2007 le sue conclusioni sulla situazione nel Darfur.</p><p>La decisione di inviare una missione di valutazione nel Darfur, presa dal Consiglio dei diritti dell'uomo in occasione della quarta sessione straordinaria, è da considerare indipendente dall'inchiesta del procuratore della CPI. La Svizzera aveva cofirmato la proposta di convocazione di tale quarta sessione straordinaria e ha svolto un ruolo attivo proponendo, fra le altre cose, una definizione chiara e completa del mandato della missione di valutazione. In occasione della quarta sessione ordinaria dal 12 al 30 marzo 2007, dopo lunghi negoziati il Consiglio dei diritti dell'uomo ha adottato per consenso una nuova risoluzione, la quale tiene conto del rapporto della missione lamentando il fatto che la stessa non abbia potuto recarsi nel Sudan. Il Consiglio ha inoltre deciso di istituire un gruppo di sette relatori speciali - tra cui lo svizzero Walter Kälin nella sua qualità di inviato speciale del segretario generale dell'ONU per i diritti degli sfollati interni -, incaricato di verificare l'attuazione delle risoluzioni del Consiglio e di altri organi onusiani sulla situazione dei diritti umani nel Darfur. La Svizzera si è dichiarata disposta, nei confronti dell'Alto commissariato per i diritti dell'uomo, a sostenere le misure di verifica di tale nuova risoluzione, come pure il lavoro dei sette relatori speciali.</p><p>3. Le discussioni concernenti lo spiegamento di una missione internazionale nella parte orientale del Ciad e in quella nord-occidentale della Repubblica Centrafricana sono portate avanti. Il principale ostacolo alla creazione di una simile missione è costituito dalla sua composizione. Escludendo lo spiegamento di contingenti militari pesantemente armati, in occasione del suo incontro con la presidente della Confederazione a Berna, il 28 marzo 2007, il ministro degli affari esteri del Ciad ha ritenuto che la presenza di agenti di polizia alla frontiera con il Sudan sarebbe sufficiente per rendere sicura la regione in questione. Il 3 maggio 2007 il Sudan e il Ciad hanno firmato a Riad un nuovo accordo di riconciliazione che prevede, fra le altre cose, una cooperazione con l'ONU nei suoi sforzi di stabilizzare il Darfur e la parte orientale del Ciad.</p><p>La Svizzera sostiene il finanziamento della stazione radio dell'UNMIS gestita dalla fondazione Hirondelle, che agevola il lavoro degli osservatori indipendenti. La fondazione è in attesa del permesso del governo sudanese di trasmettere nel Darfur.</p>  Risposta del Consiglio federale.