<h2>InitialSituation<h2><p><b>Comunicato stampa del Consiglio federale del 01.12.2017</b></p><p><b>Il Consiglio federale definisce la prossima tappa della politica climatica svizzera </b></p><p><b>Nella sua seduta del 1° dicembre 2017, il Consiglio federale ha adottato sia il messaggio concernente la revisione totale della legge sul CO2 per il periodo 2021-2030 che il messaggio concernente l'approvazione e la trasposizione dell'accordo tra la Svizzera e l'Unione europea sul collegamento dei sistemi di scambio di quote di emissioni (SSQE). Entrambi riguardano la prossima tappa della politica climatica della Svizzera. </b></p><p>Ratificando l'Accordo di Parigi sul clima nell'ottobre 2017, la Svizzera ha assunto l'impegno di ridurre le proprie emissioni del 50 per cento rispetto al 1990 (cfr. riquadro). Nel suo messaggio del 1° dicembre 2017 concernente la revisione totale della legge sul CO2, il Consiglio federale espone come verrà attuato tale impegno a livello nazionale. Il Collegio intende portare avanti il passaggio a un'economia a basso tenore di gas serra, puntando sugli strumenti consolidati. Mantenendo e inasprendoli in certi punti gli strumenti adottati nei settori dei trasporti, degli edifici e dell'industria, le emissioni di gas serra in Svizzera dovranno essere ridotte entro il 2030 di almeno il 30 per cento rispetto al 1990. Un massimo del 20 per cento di tali riduzioni potrà essere realizzato adottando misure all'estero. La Svizzera rafforza così il suo impegno a limitare l'aumento del riscaldamento climatico globale a meno di 2 gradi o addirittura a un massimo di 1,5 gradi centigradi.</p><p></p><p>Le misure settore per settore </p><p>Il settore dei <b>trasporti</b>, responsabile della maggior parte delle emissioni di gas serra, ridurrà le proprie emissioni aumentando la quota di carburanti da fonti rinnovabili. Inoltre, è previsto di inasprire progressivamente le prescrizioni in materia di emissioni di CO2 applicabili ai veicoli nuovi, in accordo con quelle dell'Unione europea. La quota di emissioni provenienti da carburanti dovrà essere compensata dagli importatori di carburanti e potrà aumentare fino al 90 per cento, fermo restando che le emissioni di CO2 dovute al traffico devono essere compensate con riduzioni in Svizzera pari almeno al 15 per cento. Nel computo rientra anche l'impiego di carburanti ottenuti da materie prime rinnovabili. </p><p>Nel settore degli<b> edifici</b>, secondo settore per quantità di emissioni prodotte, verrà mantenuta la tassa sul CO2 applicata ai combustibili. L'aliquota potrà essere aumentata a un massimo di 210 franchi per tonnellata di CO2. Il Programma Edifici, finanziato con una destinazione parzialmente vincolata della tassa sul CO2, terminerà nel 2025. Se entro il 2026 e 2027 le emissioni di CO2 prodotte dal settore non dovessero diminuire di almeno il 50 per cento, a partire dal 2029 saranno introdotti a livello nazionale valori limite uniformi per gli edifici. </p><p>Nel settore dell'<b>industria,</b> che ha già notevolmente ridotto il volume di emissioni di gas serra, sono previste numerose misure flessibili. Il collegamento dei sistemi di scambio di quote di emissioni della Svizzera e dell'UE potrebbe essere realizzato ancora nel corso dell'attuale periodo di adempimento (2013-2020). Nel sistema di scambio di quote di emissioni, comprendente grandi imprese a forte intensità di emissioni, verranno integrati il traffico aereo e le centrali termiche a combustibili fossili. Le piccole imprese potranno ancora assumere un impegno di riduzione delle emissioni e, in contropartita, di beneficiare dell'esenzione dalla tassa sul CO2. </p><p>La politica climatica della Svizzera verrà estesa anche al settore dell'<b>agricoltura</b>. Le misure necessarie verranno definite dalla legislazione in materia di agricoltura.</p><p>Infine, il disegno contiene disposizioni sull'<b>adattamento ai cambiamenti climatici</b>. Confederazione e Cantoni rafforzeranno la collaborazione in materia di prevenzione dei rischi, gestione degli eventi e determinazione del fabbisogno finanziario. Il 1° dicembre 2017 il Consiglio federale ha approvato anche il rapporto di controlling sull'attuazione della strategia di adattamento ai cambiamenti climatici in Svizzera.</p><p></p><p>Accordo tra la Svizzera e l'UE sul collegamento dei sistemi di scambio di quote di emissioni</p><p>Il 1° dicembre 2017, il Consiglio federale ha adottato inoltre il messaggio concernente l'approvazione e la trasposizione dell'accordo tra la Svizzera e l'Unione europea sul collegamento dei sistemi di scambio di quote di emissioni (SSQE). L'accordo è stato firmato il 23 novembre 2017 in presenza della presidente della Confederazione Doris Leuthard e del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e dovrà essere ratificato dai parlamenti delle due Parti. Il SSQE consente di ridurre le emissioni nei settori a forte intensità di emissioni (cfr. scheda). Attraverso il collegamento del SSQE svizzero con quello dell'UE, le imprese svizzere potranno accedere a un mercato più vasto e beneficiare delle stesse condizioni concorrenziali di cui usufruiscono le imprese dell'area UE. Al contempo, il Consiglio federale sottopone le modifiche dell'attuale legge sul CO2, necessarie per l'attuazione dell'accordo. Il Consiglio federale auspica che il collegamento dei sistemi di scambio di quote di emissioni possa essere realizzato prima del 2020.</p><p></p><p>Dimezzare le emissioni</p><p>Nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici vengono rilevate le emissioni di gas serra nel territorio dei singoli Stati. Sulla base di questo inventario, gli Stati fissano gli obiettivi di riduzione e misurano i progressi compiuti. Secondo l'Accordo di Parigi sul clima, gli Stati possono realizzare una parte di tali riduzioni in Paesi terzi. Nel 1990, anno di riferimento per la Svizzera, le emissioni di gas serra ammontavano a livello nazionale a 53,7 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti (emissioni di CO2 e di metano, gas sintetici e protossido di azoto, trasformati in CO2 eq). A livello internazionale, la Svizzera si è impegnata a ridurre del 50 per cento le proprie emissioni entro il 2030 rispetto ai valori del 1990, pari a una riduzione delle emissioni di gas serra di 26,9 milioni di tonnellate entro il 2030. Le emissioni all'interno del Paese devono essere ridotte rispetto al 1990 di almeno il 30 per cento, ovvero di circa 18,5 milioni di tonnellate. Considerate le riduzioni già attuate e quelle previste (obiettivo 2020: meno 20%) nonché il progresso tecnologico, tra il 2021 e il 2030 la Svizzera dovrà ridurre le proprie emissioni sul territorio nazionale di circa 6,6 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti. All'estero si renderanno necessarie riduzioni di 8,5 milioni di tonnellate. </p><h2>Proceedings<h2><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 03.12.2018</b></p><p><b>CN: emissioni CO2, sistema svizzero va collegato a UE </b></p><p><b>La Svizzera non deve procedere da sola, ma collegare il suo sistema di scambio di emissioni di CO2 con quello dell'UE. Lo ha deciso oggi il Consiglio nazionale per 116 voti a 68, seguendo così il parere della sua commissione preparatoria. Il dossier va agli Stati.</b></p><p>Con il collegamento dei due sistemi le imprese svizzere ottengono l'accesso a un mercato molto più grande, ha dichiarato in aula a nome della commissione Benoît Genecand (PLR/GE).</p><p>In Svizzera, 54 imprese attive nel settore del cemento, della chimica, dei prodotti farmaceutici, delle raffinerie, della carta, del riscaldamento o dell'acciaio sono legate al sistema indigeno. Molti di loro chiedono di essere collegati all'UE per essere competitivi sul mercato internazionale, ha spiegato Genecand.</p><p>Questo sistema, sviluppato dopo il Protocollo di Kyoto, dà a queste aziende il diritto di emettere CO2 nell'atmosfera fino ad un certo limite. I diritti di emissione sono distribuiti gratuitamente alle imprese. Chi riduce le proprie emissioni di CO2 e non usa tutti i diritti di emissione può venderle ad altri che ne hanno bisogno.</p><p>L'accordo è trattato in parallelo con la revisione completa della legge sul CO2, poiché richiede modifiche alla legge. L'entrata in vigore è prevista per il 2020, mentre la legge sul CO2 potrebbe essere applicata solo a partire dal 2021.</p><p>La Camera del popolo ha voluto garantire che nella navigazione aerea non vi siano doppi oneri, premunendosi nel caso che l'Organizzazione dell'aviazione civile internazionale dovesse adottare nuove misure, ad esempio un obbligo di compensazione applicabile ai voli internazionali.</p><p>Tale obbligo si aggiungerebbe a quanto già previsto dall'accordo con l'UE per i voli all'interno della Svizzera e dello spazio europeo. Se dovesse risultare che alcuni voli sono doppiamente soggetti a oneri analoghi, il Consiglio federale dovrebbe presentare un progetto per riesaminare la situazione.</p><p>Il Consiglio nazionale ha inoltre inasprito le norme per le centrali termoelettriche a combustibili fossili. Con 92 voti a 91 ha adottato una misura per impedire la promozione di tali centrali elettriche in Svizzera. L'obiettivo è impedire che i prezzi bassi del sistema di scambio di emissioni favoriscano la costruzione di questi impianti.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 07.03.2019</b></p><p><b>Emissioni CO2, sistema scambio di quote va collegato a UE </b></p><p><b>Dopo il Consiglio nazionale in dicembre, oggi anche gli Stati hanno approvato, senza opposizioni, l'Accordo tra Svizzera e UE sul collegamento dei rispettivi sistemi di scambio di quote di emissioni di gas a effetto serra e la relativa modifica della Legge sul CO2. Il dossier è pronto per le votazioni finali.</b></p><p>Il sistema di scambio di quote di emissioni (SSQE) è un importante strumento di politica climatica. Ha lo scopo di ridurre le emissioni di gas serra generate dai maggiori emettitori, ha spiegato Roland Eberle (UDC/TG) a nome della commissione.</p><p>In Svizzera, raggruppa attualmente 54 imprese che generano molte emissioni di CO2 appartenenti all'industria del cemento, chimica e farmaceutica come pure ai settori delle raffinerie, della fabbricazione di carta, del teleriscaldamento o dell'acciaio.</p><p>Con l'entrata in vigore dell'accordo, verosimilmente nel gennaio 2020, nel sistema svizzero saranno incluse peraltro anche le emissioni generate dal traffico aereo, al pari di quanto avviene nel sistema europeo. In analogia alla normativa prevista nell'UE, questa modifica interesserà probabilmente soltanto i voli dalla Svizzera verso un Paese dello Spazio economico europeo (SEE) e i voli nazionali.</p><p>Da notare che rispetto al progetto del Consiglio federale, il Parlamento ha deciso di inasprire le norme per le centrali termoelettriche a combustibili fossili allo scopo di evitare la promozione di tali centrali elettriche in Svizzera. L'obiettivo è impedire che i prezzi bassi del sistema di scambio di emissioni favoriscano la costruzione di questi impianti.</p><p>Come funziona il SSQE?</p><p>Nel SSQE la quantità massima disponibile di diritti di emissione è limitata. Questa soglia, che nel 2013 ammontava a 5,63 milioni di tonnellate di CO2, viene ridotta ogni anno dell'1,74% rispetto al 2010. Nel 2020 sarà di 4,91 milioni di tonnellate, ciò che corrisponde a una diminuzione del 13% rispetto al 2013, si precisa nella nota.</p><p>I diritti di emissione necessari per un esercizio efficiente dal profilo ambientale sono attribuiti ogni anno alle imprese che aderiscono al SSQE. Quelle che generano meno emissioni del previsto possono rivendere i diritti non utilizzati, mentre quelle che necessitano di un numero maggiore di diritti di emissione possono acquistarli. Le imprese registrate nel SSQE sono esentate dalla tassa sul CO2.</p>