<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di proporre una modifica dell'articolo 140 della Costituzione federale che preveda che i singoli aiuti all'estero sottostiano al referendum obbligatorio.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Le Camere federali hanno trattato a più riprese la richiesta di integrare, sul piano federale, i diritti popolari con un referendum finanziario. Nel 2008 l'iniziativa parlamentare del gruppo UDC 03.401 è stata tolta dal ruolo. Tale intervento è stato riproposto con l'iniziativa parlamentare 12.459, anch'essa non in grado di raccogliere consensi. L'autore della mozione chiede di istituire un referendum finanziario obbligatorio limitato alle spese nel settore della politica estera.</p><p>Nel suo rapporto sull'iniziativa parlamentare 03.401, la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale ha illustrato le possibili conseguenze di un referendum finanziario nel settore della politica estera: un veto del popolo a spese derivanti da obblighi internazionali potrebbe nuocere alla credibilità e alla capacità operativa della Svizzera; il rifiuto di alcuni crediti potrebbe rendere la cooperazione allo sviluppo incoerente e compromettere così l'immagine della Svizzera come partner affidabile (FF 2007 7565, 7581). L'efficacia e il buon funzionamento della cooperazione allo sviluppo e dell'aiuto umanitario approvati dal Parlamento con il messaggio concernente la cooperazione internazionale (FF 2012 2139) sarebbero seriamente compromessi. Non potrebbe essere adempiuto in maniera sufficiente nemmeno il mandato conferito dalla Costituzione federale (art. 54 cpv. 2 della Costituzione; RS 101), dalla legge federale sulla cooperazione allo sviluppo e l'aiuto umanitario internazionali (RS 974.0) e dalla legge federale sulla cooperazione con gli Stati dell'Europa dell'Est (RS 974.1).</p><p>Le spese della Confederazione sono peraltro già sotto controllo grazie al freno all'indebitamento (art. 126 cpv. 2 della Costituzione e art. 13 segg. LFC; RS 611.0) e al freno alle spese (art. 159 cpv. 3 lett. b della Costituzione). Dato che sono in gran parte approvate per via legislativa, il popolo dispone del referendum legislativo per esprimere il suo parere, mezzo efficace che peraltro non esita a utilizzare (FF 2007 7565, 7579). Infine, un referendum finanziario ritarderebbe i processi decisionali e comporterebbe incertezze, poiché non sarebbero chiari i motivi alla base del rifiuto di un credito (FF 2007 7565, 7578).</p><p>Il Consiglio federale considera la mozione praticamente inattuabile: finora raccoglieva ampio consenso la prassi di sottoporre al referendum finanziario facoltativo decisioni finanziarie pluriennali (crediti d'impegno ed eventualmente limiti di spesa), ma non singoli crediti a preventivo o addirittura la decisione sul bilancio. Se gran parte dei crediti a preventivo fosse sottoposta al referendum obbligatorio, i processi decisionali diventerebbero più complessi o sarebbero addirittura bloccati. Inoltre, il Parlamento dovrebbe decidere le parti del preventivo da sottoporre a referendum già nella sessione primaverile precedente l'anno in questione, il che gli impedirebbe di deliberare sul bilancio in un'ottica complessiva.</p><p>È infine lecito chiedersi come popolo e cantoni potrebbero decidere, anno per anno, in maniera ragionata su tutti i diversi crediti interessati dalla mozione, quali ad esempio i fondi per la cooperazione allo sviluppo, i contributi per le spese di partecipazione a organizzazioni internazionali, i contributi ai programmi UE in materia di ricerca, formazione e media, il sostegno alle scuole svizzere all'estero, la cooperazione transfrontaliera nella protezione contro le piene o i sussidi versati per la promozione della piazza economica all'estero. Per i soli contributi a organizzazioni internazionali, il popolo dovrebbe esprimersi su circa 70 crediti diversi. Una votazione su tali oggetti comporterebbe per i cittadini un onere praticamente insormontabile.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.