<h2>SubmittedText<h2><p>Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande: </p><p>Il Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni (DATEC) quando intende avvalersi della sua competenza di cui all'articolo 17 capoverso 4 dell'ordinanza sul CO2 prorogando il termine a partire dal quale i veicoli nuovi importati in Svizzera sono esentati dal calcolo del valore obiettivo di CO2, al fine di evitare l'aumento degli abusi? </p><p>I veicoli nuovi immatricolati all'estero non sono più considerati nuovi dopo sei mesi, anche se non hanno percorso nemmeno un chilometro. Gli importatori possono quindi importarli in Svizzera come veicoli d'occasione. In questo modo, aggirano legalmente i valori di CO2 prescritti dalla legge, dato che questi veicoli non vengono presi in considerazione nel calcolo delle emissioni medie di CO2 da raggiungere. Si tratta di un affare lucrativo per eludere la principale misura della politica climatica svizzera nel settore dei trasporti: è sufficiente immatricolare i veicoli nuovi all'estero e lasciarli là per un po' di tempo prima di importarli in Svizzera. Una volta entrati nel nostro Paese, essi possono poi essere venduti a prezzi più bassi rispetto agli stessi modelli importati direttamente dall'estero senza esservi stati immatricolati. </p><p>D'altronde, un grande importatore raccomanda pubblicamente ai suoi clienti di approffitare di tale lacuna legislativa, come riporta il giornale "Matin Dimanche" del 30 agosto 2020 (pag. 3): in modo sorprendente Dino Graf, portavoce dell'AMAG, ha addirittura spiegato alla stampa come i clienti possono facilmente eludere l'obbligo di pagare la tassa sul CO2, comprando un'automobile di grande cilindrata all'estero e importandola in Svizzera dopo sei mesi. </p><p>Nel suo rapporto "Effetti delle prescrizioni sulle emissioni di CO2 per le automobili nuove 2012 - 2018" del 18 febbraio 2020, il DATEC identifica come abuso la situazione in cui un gran numero di veicoli nuovi vengono immatricolati per la prima volta all'estero e trattenuti lì prima dello sdoganamento in Svizzera per evitare di pagare una sanzione (pag. 56). Sostiene anche che da tale prassi emerge che per i veicoli ad elevate emissioni di CO2 si attende consapevolmente la fine di questo termine [di sei mesi] (pag. 57). </p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La Confederazione monitora costantemente l'attuazione delle prescrizioni sulle emissioni di CO2 per i veicoli nuovi. Verifica anche se le norme vengono aggirate e, se necessario, adotta contromisure. In riferimento al termine di sei mesi stabilito all'articolo 17 capoverso 2bis dell'ordinanza del 30 novembre 2012 sul CO2 (RS 641.711), nel primo semestre del 2020 la Confederazione ha constatato una maggiore tendenza ad aspettare oltre tale scadenza. Ora sta valutando varie opzioni per evitare potenziali elusioni. Secondo l'articolo 17 capoverso 4 dell'ordinanza sul CO2, il termine in questione può essere prorogato al massimo di un anno e può essere fissato un numero minimo indispensabile di chilometri percorsi. Eventuali adeguamenti dell'articolo 17 capoverso 2 saranno esaminati nell'ambito della revisione totale dell'ordinanza sul CO2. </p>  Risposta del Consiglio federale.