<h2>SubmittedText<h2><p>L'Ufficio dell'OSCE per le istituzioni democratiche e i diritti umani (ODIHR) lavora con molta professionalità nel monitorare le procedure elettorali negli Stati membri dell'OSCE. Il lavoro tecnico dell'ODIHR è senza dubbio eccellente. Le metodologie sono state perfezionate nel corso degli anni, elezione dopo elezione, e sostenute dall'introduzione di efficienti strumenti tecnologici (come la penna elettronica), il che ha permesso un rapido consolidamento dei dati rilevati sul campo.</p><p>Inoltre l'ODIHR conosce bene il funzionamento dei Paesi in cui opera. Tuttavia, per quanto il monitoraggio elettorale dell'ODIHR si limiti essenzialmente agli aspetti formali, le osservatrici e gli osservatori incappano talvolta in pratiche e retaggi di memoria sovietica alquanto preoccupanti: acquisto di voti, pressione sugli elettori, intimidazioni. È quanto ho potuto costatare io stesso in Armenia.</p><p>L'ODIHR è al corrente di tali fatti e da anni li segnala alle autorità interessate. La questione, però, è cosa fanno le autorità di queste segnalazioni, in che misura ne tengono conto e quanti e quali sforzi compiono per introdurre miglioramenti. È quindi lecito chiedersi per quanto tempo l'ODIHR dovrà continuare a "osservare", accettando che le sue raccomandazioni non vengano prese in considerazione con la dovuta serietà.</p><p>Il Consiglio federale non potrebbe esortare l'OSCE a far sì che l'ODIHR negozi con i governi dei Paesi interessati una roadmap volta a definire misure di miglioramento, in modo che la transizione di questi Paesi verso un'effettiva democrazia avvenga in tempi più rapidi? L'ODIHR dovrebbe anche potersi avvalere del diritto di ritirarsi da determinati Paesi nel caso in cui non fosse possibile ottenere i progressi concordati. Perché non prevedere un ritiro - perlomeno temporaneo, come fa in casi estremi anche il CICR - se i requisiti minimi non sono rispettati? Non si tratterebbe, beninteso, di abusare di questa misura, ma di applicarla solo quando tutti gli altri strumenti di pressione fossero risultati inefficaci. Ma questo, tramite l'opinione pubblica internazionale, non metterebbe sotto pressione coloro che ancora temporeggiano e non intraprendono nessuna iniziativa per introdurre adeguate riforme sostanziali?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Uno dei principali compiti dell'Ufficio dell'OSCE per le istituzioni democratiche e i diritti umani (ODIHR) è di fornire assistenza nell'organizzazione di procedure elettorali democratiche. A tal fine monitora le elezioni indette in tutta l'area OSCE. Prima di organizzare la missione di osservazione vera e propria, l'ODIHR stabilisce, per mezzo di una missione di valutazione, se sono soddisfatti i criteri minimi che consentono di garantire l'efficacia, la credibilità e la professionalità della missione di osservazione. Dopo la missione di osservazione elettorale l'OSCE pubblica un rapporto finale in cui, sulla base degli standard internazionali e della legislazione locale, valuta la procedura elettorale in questione formulando, laddove necessario, raccomandazioni concrete che consentano di migliorare tali procedure. Le raccomandazioni forniscono informazioni preziose non solo sullo svolgimento delle elezioni, ma anche in merito alla situazione dei diritti umani e della democrazia nel Paese in questione. L'attuazione delle raccomandazioni è responsabilità degli Stati oggetto dell'osservazione.</p><p>Il conferimento di un nuovo mandato all'ODIHR - come la realizzazione di roadmap che definiscano obiettivi di miglioramento in determinati ambiti - necessiterebbe in primo luogo dell'approvazione di tutti gli Stati partecipanti dell'OSCE, conformemente al sistema decisionale per consenso adottato dall'organizzazione. Inoltre, con un nuovo mandato bisognerebbe stanziare risorse aggiuntive oppure rinunciare ad altri compiti. Nel contesto attuale, caratterizzato dalla mancanza di consenso tra gli Stati partecipanti sia sulla questione dell'aumento del budget dell'ODIHR sia sull'ampliamento del mandato e degli strumenti operativi, il Consiglio federale ritiene preferibile concentrarsi sugli strumenti a disposizione.</p><p>La credibilità dell'impegno dell'ODIHR in materia di osservazione elettorale e la legittimità delle raccomandazioni emesse poggiano non solo sull'eccellente metodologia adottata, ma anche sul mandato dell'organizzazione che coinvolge tutti i Paesi partecipanti dell'OSCE. Secondo il Consiglio federale, escludere l'uno o l'altro Paese dalle osservazioni elettorali condotte dall'ODIHR indebolirebbe il meccanismo nel suo insieme. Pur riconoscendo le differenze tra gli Stati partecipanti dell'OSCE circa il rispetto dei principi democratici durante le elezioni - e di questo le missioni di osservazione dell'ODIHR sono testimoni -, il Consiglio federale ritiene che, per consolidare l'attuazione degli impegni presi dagli Stati OSCE in quest'ambito, il dialogo sia uno strumento ben più efficace della minaccia di esclusione.</p><p>In questo contesto la Svizzera intende continuare a sfruttare il quadro di riferimento dato dalle raccomandazioni dell'ODIHR nel suo dialogo politico con gli Stati partecipanti, al fine di promuoverne l'attuazione. Le raccomandazioni dell'ODIHR, soprattutto nei casi più problematici, offrono infatti spunti utili grazie ai quali la Svizzera può discutere, per mezzo della via bilaterale, dei problemi rilevati nei vari Paesi in materia di rispetto dei diritti umani e di principi democratici.</p><p>Il nostro Paese, inoltre, sostiene lo sviluppo della pratica delle segnalazioni volontarie (voluntary reporting), introdotta dalla Svizzera stessa all'OSCE nel 2011 e pensata come forum di discussione sulle esperienze in diversi Paesi e sulle pratiche di questi ultimi nell'attuazione delle raccomandazioni dell'OSCE. Questi rapporti, pubblicati a titolo volontario, sono incentrati sul trattamento delle raccomandazioni emesse al termine di una missione di osservazione elettorale. Tale pratica ha permesso di migliorare il monitoraggio sistematico delle procedure elettorali.</p>  Risposta del Consiglio federale.