<h2>SubmittedText<h2><p>Alla fine di novembre 2012, il relatore speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie ha ancora una volta analizzato la situazione in Turchia e denunciato omicidi e minacce di morte emesse contro civili. Se, da un lato, ha potuto constatare gli sforzi profusi per mettere in atto garanzie di non ripetizione e per far sì che gli autori di simili crimini siano tradotti dinanzi alla giustizia, dall'altro ha ricordato che il rafforzamento della tutela del diritto alla vita in Turchia è principalmente ostacolato dall'impunità di cui godono gli individui riconosciuti colpevoli delle violazioni di questo diritto. </p><p>Negli ultimi mesi (a partire da gennaio 2013), alcune organizzazioni non governative (ONG) e numerose organizzazioni di giuristi indipendenti internazionali per la democrazia e i diritti umani hanno indagato sulle nuove ondate di arresti di avvocati per i diritti umani e di sindacalisti che si sono verificate in numerose città del Paese. Secondo stimati analisti, questi fatti segnano probabilmente l'inizio di una nuova repressione. Numerosi governi di diversi Paesi europei, organizzazioni di tutela dei diritti umani e altri organismi hanno espresso il loro profondo sgomento di fronte a questa situazione, manifestando serie preoccupazioni per l'arresto di questi avvocati. Ritengono che ciò che viene contestato a questi avvocati rientri unicamente nel loro legittimo lavoro di assistenza legale ai detenuti. Attualmente, numerosi avvocati sarebbero perseguiti in Turchia soltanto perché rappresentano persone accusate di appartenere a un'organizzazione terrorista. Eppure, Stati come la Turchia sono vincolati agli impegni assunti in seno all'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) e agli obblighi derivanti dal loro ruolo di membri del Consiglio d'Europa. Sono tenuti a un dovere particolare concernente il rispetto delle libertà della persona e dei diritti di difesa.</p><p>Pertanto, chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Il Consiglio federale è al corrente di questa situazione?</p><p>2. In caso affermativo, qual è la sua opinione in merito?</p><p>3. Il Consiglio federale, e più precisamente il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), è disposto a impartire istruzioni all'ambasciata di Svizzera in Turchia affinché essa intraprenda azioni di protesta presso le autorità turche per le violazioni della libertà alla vita, della libertà d'espressione e di riunione ed esiga la liberazione di queste persone?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale è al corrente della serie di arresti di avvocati eseguiti a metà gennaio 2013. Gli arresti sarebbero avvenuti nel contesto di un'operazione del governo turco contro un gruppo di estrema sinistra dichiarato illegale in Turchia (Fronte rivoluzionario per la liberazione del popolo, DHKP-C). Nei confronti degli avvocati arrestati è stato promosso un procedimento giudiziario.</p><p>2. Il Consiglio federale seguirà questa vicenda con attenzione. Ritiene infatti che il diritto di difesa sia di principio importantissimo, e che rappresenti un pilastro essenziale di qualsiasi Stato di diritto. A ogni accusato è riconosciuto il diritto di avere un difensore. Gli avvocati sono organi della giustizia e non sono responsabili dei reati commessi dai loro assistiti. Equiparare la posizione dell'avvocato a quella dei propri clienti è inammissibile e contrario a principi di rango internazionale. Deve invece valere la norma opposta: in uno Stato di diritto, gli avvocati devono poter esercitare la loro professione senza subire condizionamenti esterni. Non possono essere arrestati per ragioni legate alla loro attività professionale.</p><p>3. Per principio, la Svizzera non si immischia nei procedimenti in corso in altri Stati. Tuttavia, il Dipartimento federale degli affari esteri segue la situazione, in particolare per il tramite dell'ambasciata ad Ankara. Inoltre, la Svizzera si impegna a livello mondiale per promuovere l'equità nei procedimenti, ad esempio in seno al Consiglio d'Europa e dell'OSCE. Allo stato attuale il Consiglio federale non intende dare istruzioni all'ambasciata di Svizzera di intraprendere passi diplomatici nei confronti del governo turco. Continuerà però a seguire la situazione e si riserva eventualmente di reagire in futuro.</p>  Risposta del Consiglio federale.