<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Considerato che le domande dell'interpellante sono strettamente collegate tra di loro, le risposte sono qui di seguito formulate in forma integrata. </p><p></p><p>Il Consiglio federale ha già espresso a più riprese il proprio parere in merito al caso del prigioniero tibetano per motivi di coscienza Tanak Jigme Sangpo (ora delle domande del 16 marzo 1992, domanda 97, Loeb François; interrogazione ordinaria Loeb François del 20 settembre 1993, domanda Meier Hans, 19 giugno 1995). In queste prese di posizione il Consiglio federale ha descritto il caso in maniera approfondita, esponendo quanto era stato intrapreso fino al 1995 a favore di Tanak Jigme Sangpo. Dal 1995 il Dipartimento federale degli affari esteri ha continuato a impegnarsi molto intensamente a favore della liberazione di Tanak Jigme Sangpo, tramite l'Ambasciata svizzera a Pechino e l'Ambasciata cinese a Berna, nel corso di visite ad alto livello politico e ogni qual volta se ne presentasse l'occasione. Le autorità cinesi hanno sempre risposto che, considerata l'età avanzata, le sue condizioni di salute erano buone e che era esonerato dall'obbligo del lavoro. Affinché Tanak Jigme Sangpo possa usufruire di una liberazione anticipata, in virtù del diritto cinese dovrebbe adempiere le seguenti condizioni: a livello soggettivo deve dimostrare pentimento e un comportamento esemplare e meritorio, mentre a livello oggettivo deve aver scontato oltre la metà della pena. Dal punto di vista delle autorità cinesi, visto il suo stato di salute soddisfacente una liberazione per motivi medici non entra linea di conto. Il DFAE, come altri dipartimenti, continuerà ad adoperarsi in ogni occasione a favore della liberazione di Tanak Jigme Sangpo, ma anche di altri prigionieri per motivi di coscienza tibetani e cinesi per i quali la Svizzera si impegna da anni. La prossima occasione sarà data dalla visita del presidente cinese Jiang Zemin in Svizzera, nella primavera 1999. </p><p></p><p>All'inizio di maggio del 1998 una delegazione della Troika dell'UE ha visitato il Tibet. Poco prima di tale visita si erano verificati disordini nella prigione Drapchi a Lhasa, dove è detenuto Tanak Jigme Sangpo. Almeno dieci prigionieri tibetani avrebbero trovato la morte. In tale contesto, dopo le proteste Tanak Jigme Sangpo è stato posto in isolamento, interrogato e percosso. L'opinione pubblica mondiale è venuta a conoscenza dei fatti solo nell'agosto 1998. La stessa Troika dell'UE non aveva notato nulla durante la sua visita. L'Ambasciata svizzera a Pechino ha ricevuto subito l'istruzione di protestare contro questi avvenimenti e, in particolare, di informarsi circa la sorte di Tanak Jigme Sangpo. Stando alla risposta fornita dalle autorità cinesi, le sue condizioni di salute sarebbero sempre buone. Secondo le informazioni di cui dispone il DFAE, Tanak Jigme Sangpo è invece semicieco e soffre di ipertensione. Purtroppo finora non è stato possibile farlo visitare da un medico. </p><p></p><p>Dal 1991 a questa parte, la Svizzera intrattiene con la Cina un dialogo istituzionalizzato sui diritti dell'uomo. Tale dialogo consiste da un lato in uno scambio di delegazioni di esperti. I colloqui si svolgono in un clima improntato all'apertura e all'autocritica. Nell'ambito della legislazione sono state approvate diverse leggi moderne, nel complesso compatibili con il diritto internazionale (per es. procedura penale, Codice penale, legge sugli avvocati, legge sulla responsabilità e legge sulle carceri). Le autorità cinesi ammettono che queste leggi non vengono ancora applicate sempre e ovunque. Secondo le loro stime, ci vorrà ancora parecchio tempo prima che i milioni di agenti di giustizia e polizia abbiano ricevuto un'istruzione sufficiente. Negli ultimi venti anni si sono potute osservare in Cina evoluzioni tutto sommato positive nel settore sociale ed economico. La Cina ha avuto in particolare il merito di assicurare l'approvvigionamento alimentare dei suoi 1,2 miliardi di abitanti. Ciò non toglie che indubbiamente vi sono tuttora grossi problemi nel settore dei diritti dell'uomo. Il Consiglio federale ha seguito con seria preoccupazione i recenti processi contro persone che avevano fatto uso del loro diritto democratico di fondare un partito politico e alle quali sono state inflitte pesanti pene detentive. All'inizio di gennaio del 1999 l'Ambasciata svizzera a Pechino ha protestato contro tale pratica. </p><p></p><p>Allo scopo di sostenere il dialogo con misure concrete, dal 1996 esiste un programma di borse di studio destinato a giuristi cinesi che frequentano in Svizzera cicli di perfezionamento. Nell'ottobre 1998 la Svizzera ha organizzato e finanziato a Pechino, tramite l'Istituto per il federalismo di Friburgo, un simposio sulle questioni dello Stato di diritto e del rapporto del cittadino con lo Stato. In questi settori sono previsti altri progetti. È ovvio che i problemi legati ai diritti dell'uomo in Cina non possono essere risolti di punto in bianco. Pertanto i dialoghi sui diritti dell'uomo costituiscono strumenti impostati a lungo termine. La Svizzera sostiene pure le organizzazioni non governative che si impegnano a favore delle vittime della violazione dei diritti dell'uomo in Cina e soprattutto nel Tibet. </p><p></p><p>Firmando il Patto dell'ONU sui diritti sociali, economici e culturali e il Patto sui diritti civili e politici, la Cina ha lanciato un segnale positivo. L'anno scorso è stato concesso per la prima volta il libero accesso a diversi penitenziari allo "United Nations Working Group on Arbitrary Detention", il quale ha persino potuto intrattenere colloqui privati con i detenuti. Anche l'Alto Commissario dell'ONU per i diritti dell'uomo è stato accolto e ha potuto avviare la cooperazione con la Cina in materia di diritti dell'uomo mediante un "Memorandum of Understanding". La Svizzera appoggia la signora Robinson sul piano politico, finanziario e personale. Nel giugno 1998, per esempio, all'Alto Commissariato per i diritto dell'uomo è stato consegnato il Palais Wilson a Ginevra. Nel periodo 1997-1999 vengono versati annualmente 300'000 franchi a favore del Fondo volontario per la cooperazione tecnica. La Svizzera ha pure cofinanziato in misura cospicua alcune missioni sul terreno dell'Alto Commissario. È inoltre previsto che gli osservatori svizzeri in materia di diritti dell'uomo, che si stanno attualmente reclutando e formando, sosterranno l'ONU nel settore dei diritti dell'uomo. Del resto, prima che la signora Robinson partisse per la sua visita in Cina nel settembre 1998, il presidente della Confederazione Flavio Cotti l'ha pregata di impegnarsi anche a favore di Tanak Jigme Sangpo.</p>  Risposta del Consiglio federale.