<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'espulsione di persone che si oppongono al loro rimpatrio causa crescenti problemi non solo alle autorità elvetiche ma anche estere. Nella fattispecie si tratta in massima parte di stranieri entrati in Svizzera per via terrestre che, per ragioni pratiche, devono essere rimpatriati per via aerea. </p><p></p><p>Nei casi di rimpatrio forzato, spesso la necessità di un'esecuzione rapida si oppone agli interessi della sicurezza di volo. Per ovvie ragioni, sul piano legale la priorità assoluta è data alla sicurezza dei passeggeri e dell'equipaggio. Il comandante di bordo ha pertanto il diritto di disporre tutte le misure che si impongono a garanzia di un volo sicuro e può, per esempio, rifiutarsi di prendere a bordo un passeggero ritenuto pericoloso. Stando a una statistica della polizia aeroportuale di Zurigo-Kloten, nel corso del 1998 sono stati effettuati 11'162 rimpatri per via aerea, contro 6'449 nei primi sei mesi del 1999. Di questi, 6'383 casi hanno potuto essere svolti senza l'applicazione di misure coercitive.</p><p></p><p>Per diversi motivi, la costruzione di celle di sicurezza sugli aerei si presenta meno semplice che sui convogli ferroviari. I primi sono infatti soggetti ad altre disposizioni rispetto ai secondi, in particolare riguardo al rendimento economico e alla certificazione tecnica. Tutte le modifiche tecniche apportate a un aeromobile, comprese quelle che interessano la cabina, devono essere sottoposte a una lunga quanto costosa procedura di certificazione. Le compagnie aeree non possono inoltre essere costrette dalle autorità a costruire sui propri velivoli delle celle di sicurezza in quanto mancano le relative basi legali.</p><p></p><p>Oltre alle difficoltà citate, la messa a punto di celle sui velivoli sarebbe problematica anche dal punto di vista dell'esercizio, e ancora non darebbe tutte le garanzie di sicurezza richieste.</p><p>Poiché gli aeroplani volano praticamente nel mondo intero 24 ore su 24, si dovrebbe trasformare gran parte della flotta per poter disporre in tempo utile di un velivolo munito di celle di sicurezza. La possibilità di installare celle amovibili per principio non è esclusa; quest'ultime sarebbero tuttavia molto più costose rispetto a una struttura fissa. Secondo le prime stime, i costi ammonterebbero a circa 5 - 6 milioni di franchi. Per ragioni di sicurezza, durante le fasi di decollo e di atterraggio, tutti i passeggeri devono poter accedere per via diretta alle uscite di emergenza del velivolo. Le celle dovrebbero pertanto essere montate all'interno della cabina stessa e le sue porte non potrebbero essere chiuse a chiave durante queste due fasi.</p><p></p><p>Il montaggio di una cella di sicurezza occuperebbe all'incirca lo spazio di sei sedili della classe economica, implicando al contempo un carico supplementare di 300 - 400 kg. La cella non sarebbe facilmente smontabile e, oltre tutto, nemmeno utilizzabile altrimenti. Nel caso degli aerei, gli spazi non occupati e i carichi inutili sono assai più costosi rispetto alla ferrovia. Se la Confederazione obbligasse le compagnie aeree a installare delle celle di sicurezza, dovrebbe indennizzare quest'ultime per ogni volo indipendentemente dal fatto che un rimpatrio abbia luogo o meno.</p><p></p><p>Il montaggio di celle o di altri dispositivi tecnici all'interno di una cabina non risolverebbe tutti i problemi legati alla sicurezza. Non sarebbe infatti possibile dissimulare nei confronti degli altri passeggeri un rimpatrio forzato o reprimere le grida di una persona che vi si oppone. E' un dato di fatto che spesso gli altri passeggeri o il personale di terra nei Paesi di transito o di destinazione, per motivi diversi, solidarizzano con i rimpatriati. Esercitando pressioni verbali o fisiche nei confronti degli agenti di sicurezza, dei membri dell'equipaggio e degli altri passeggeri, essi mettono in pericolo la sicurezza del volo. </p><p>Le autorità federali, ritenendo poco utile e del tutto sproporzionato montare costose celle di sicurezza a bordo degli aerei, non intendono dar seguito a questa proposta. Come detto in apertura, gran parte dei rimpatri vengono eseguiti senza dover applicare alcuna misura coercitiva. Per far fronte al problema delle persone renitenti, a livello nazionale e internazionale, e in stretta collaborazione con l'industria aeronautica, sono attualmente allo studio nuove possibilità di trasporto. Con la partecipazione dei Cantoni, vi è inoltre la possibilità di rimpatriare persone renitenti su voli speciali.</p>  Risposta del Consiglio federale.