<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è cosciente che nell'anno in corso il numero delle domande d'asilo inoltrate è di nuovo aumentato. Questo fatto è connesso principalmente con la forte crescita di domande provenienti dall'Albania (da gennaio sino alla fine di novembre sono state inoltrate 2'878 domande). Anche se quest'anno sono previste all'incirca 23'000 domande d'asilo, siamo ancora ben lontani dalla cifra record di 42'000 domande d'asilo circa raggiunta nel 1991. Il Consiglio federale non ha quindi mai affermato di avere sotto controllo la questione dell'asilo. Per contro, il consigliere federale Koller ha specificato, a giusto titolo, prima della votazione sull'iniziativa popolare contro l'immigrazione illegale dell'UDC che la Confederazione ha sotto controllo la procedura d'asilo, pur avendo tuttavia notevoli problemi a livello d'esecuzione, i quali però non sarebbero stati risolvibili nemmeno con l'iniziativa UDC. Recentemente però si è potuto compiere progressi decisivi appunto nel campo dell'esecuzione. Il ritorno delle persone provenienti dalla Bosnia Erzegovina, accolte all'epoca perché bisognose di protezione, si svolge, come previsto, in base alla concezione del ritorno decisa dal Consiglio federale. Secondo questo programma, finora circa 5'200 persone sono già ritornate e, in totale, circa 6'800 si sono annunciate. D'ora in poi il ritorno di persone provenienti dalla Repubblica federale di Jugoslavia nella loro patria può essere eseguito in base a un accordo bilaterale sulla riaccettazione. In base alle esperienze precedenti in merito all'applicazione di tale accordo non sussiste alcun motivo per dubitare delle volontà delle autorità jugoslave. L'esecuzione. che si esternderà sull'arco di un lungo periodo, è iniziata come previsto. In considerazione di queste circostanze il Consiglio federale ritiene fuori luogo parlare di "intollerabile situazione nel settore dell'asilo". </p><p>Come già ricordato in occasione delle risposte all'interpellanza Fehr (97.3099 - Crisi esecutiva e situazione precaria nel settore dell'asilo) e al postulato Freund (97.3362 - Legislazione in materia di stranieri e d'asilo. Esecuzione), per risolvere il problema dell'esecuzione, il Consiglio federale ha adottato diverse misure che hanno portato un alleviamento della situazione e primi risultati positivi. </p><p></p><p>In merito alle singole misure proposte:</p><p></p><p>-L'istituto dell'internamento privativo della libertà è stato abrogato con l'entrata in vigore il 1° febbraio 1995 della legge federale concernente misure coercitive in materia di diritto degli stranieri. Motivo dell'abrogazione fu l'incompatibilità dell'allora vigente internamento con la Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU). L'internamento è stato sostituito con la carcerazione preliminare e la carcerazione in vista di sfratto nonché con la possibilità dell'imposizione di non abbandonare o di non accedere a un dato territorio, nel qual caso è prevista la carcerazione come sanzione in caso di non osservanza. L'inchiesta condotta dal DFGP presso i Cantoni riguardante il periodo dal 1° febbraio 1995 alla fine del luglio 1996 ha mostrato che, grazie all'impiego delle misure coercitive, l'esecuzione degli sfratti e degli allontanamenti ha potuto essere migliorata. Per più dei quattro quinti delle circa 7370 persone che durante tale periodo sottostavano alla carcerazione in vista di sfratto, lo sfratto o l'allontanamento ha potuto essere eseguito. Il Consiglio federale è convinto che le misure previste dalla legge concernente misure coercitive in materia di diritto degli stranieri, se applicate con coerenza, offrano alle competenti autorità un aiuto sufficiente per intervenire contro gli abusi e per controllare la maggior parte dei problemi. D'altra parte occorre ribadire che nessuna legge e nessun provvedimento riusciranno mai ad impedire che singole persone riescano a passare attraverso le maglie del sistema. Pertanto il Consiglio federale respinge la reintroduzione dell'internamento, sia perché la possibilità di ricorrere alle misure coercitive rende una tale reintroduzione superflua, sia perché l'internamento ai sensi di una carcerazione preventiva di durata indeterminata, come proposto dal postulante, non è compatibile con la CEDU.</p><p></p><p>-La prima fase delle trattative con l'Italia concernente la stipulazione di un accordo di riaccettazione ha avuto luogo di recente. Il Consiglio federale spera portare a termine le trattative al più presto.</p><p>-Nella risposta all'interpellanza, del 3 marzo 1997, del Gruppo dell'Unione democratica di Centro, il Consiglio federale ha già ribadito che l'impiego dell'esercito alla frontiera entra il linea di conto soltanto come "ultima ratio", vale a dire quando tutte le altre possibilità della politica d'asilo sono state prese oppure se ai confini nazionali vengono accertati forti flussi migratori. Per contro il Consiglio federale è disposto ad esaminare, nel senso di una definizione delle priorità, l'adeguamento degli effettivi nel Corpo delle guardie di frontiera. A titolo di misura urgente, ha inoltre autorizzato il rafforzamento temporaneo del Corpo delle guardie di frontiera in Ticino con 20 funzionari del Corpo delle guardie delle fortificazioni.</p><p></p><p>-Come il Consiglio federale ha già spiegato nell'accogliere il postulato Baumann (96.3520), nei colloqui con i Governi esteri, i quali si rifiutano di riaccettare i propri cittadini, viene sistematicamente ricordato l'obbligo di riaccettarli. Inoltre, in occasione della firma di un accordo bilaterale, viene sempre valutata l'opportunità o la necessità di concludere contemporaneamente un accordo di riaccettazione. Nel caso di Stati che non intendono cooperare, si esamina anche la possibilità di congelare eventuali aiuti finanziari accordati nel quadro dello sviluppo e della collaborazione multilaterale e bilaterale. Il Consiglio federale impiega tutti i mezzi di cui dispone per spingere i Paesi di provenienza a riaccettare i loro cittadini.</p><p></p><p>-In occasione della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia , del 7 novembre 1997, si è deciso di allestire un gruppo di lavoro paritetico con il mandato di sottoporre proposte per un ulteriore miglioramento della collaborazione tra Confederazione e Cantoni nel campo dell'esecuzione delle misure d'allontanamento, in particolare per quanto riguarda l'acquisizione di documenti.</p><p></p><p>-Con il decreto federale urgente del giugno 1990 sulla procedura d'asilo e con le modifiche delle ordinanze sull'asilo si è già riusciti a diminuire gli incentivi per le persone che entrano in Svizzera soprattutto per motivi economici e di conseguenza a lottare in modo efficace contro gli abusi in materia di diritto d'asilo. I richiedenti l'asilo che non riescono da soli a sopperire al loro sostentamento sono aiutati dalle autorità cantonali di assistenza. La Confederazione indennizza in modo forfettario i Cantoni per l'assistenza da loro fornita ai richiedenti l'asilo. In proposito va ricordato che le prestazioni assistenziali previste per i richiedenti l'asilo sono di circa il 20 per cento inferiori a quelle previste per i cittadini svizzeri. </p><p></p><p>Di fronte alle misure adottate e a quelle previste, il Consiglio federale respinge in modo determinato il rimprovero di praticare una "politica troppo permissiva".</p><p>Il Consiglio federale intende continuare ad impegnarsi a livello legislativo e a livello di prassi per impedire abusi in materia di diritto d'asilo e diritto degli stranieri.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.