<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è chiamato a verificare e illustrare in un rapporto se le attuali disposizioni giuridiche necessitino di adeguamenti per garantire che l'abbandono del nucleare avvenga in maniera sicura e sia finanziato secondo il principio di causalità. In concreto è necessario:</p><p>1. garantire la tutela della popolazione tenendo conto dell'invecchiamento progressivo degli impianti; </p><p>2. assicurare il finanziamento dei costi di disattivazione e smaltimento da parte dei produttori e dei consumatori di energia nucleare.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Con la votazione popolare del 21 maggio 2017 il Popolo svizzero ha accettato la revisione della legge sull'energia e, contestualmente, alcune modifiche della legge del 21 marzo 2003 sull'energia nucleare (LENu; RS 732.1). Tra le novità rientra anche il divieto di costruzione di nuove centrali nucleari. Nell'ambito del precedente dibattito sulla Strategia energetica 2050 sia il Consiglio nazionale sia il Consiglio degli Stati avevano rifiutato l'introduzione nella LENu dell'obbligo per i gestori delle centrali nucleari di presentare un piano di esercizio a lungo termine degli impianti; ciò significa che secondo il Parlamento l'attuale normativa garantisce già una sufficiente sicurezza per l'esercizio a lungo termine delle centrali. Ai fini di una maggiore precisazione dell'attuale base giuridica il Consiglio federale ha adottato una revisione parziale dell'ordinanza del 10 dicembre 2004 sull'energia nucleare (OENu; RS 732.11), in vigore dal 1° giugno 2017, che fissa i requisiti per la prova della sicurezza per l'esercizio a lungo termine, che i gestori delle centrali nucleari sono tenuti a presentare. </p><p>Il titolare di una licenza d'esercizio deve sempre dare la precedenza alla sicurezza nucleare durante l'esercizio di un impianto, la quale deve essere garantita anche nel caso di una situazione economica difficile; l'Ispettorato federale della sicurezza nucleare (IFSN) è l'organo preposto alla vigilanza in tale ambito. </p><p>Già oggi il finanziamento dei costi di disattivazione e smaltimento si basa sul principio di causalità. Gli esercenti degli impianti nucleari sono cioè tenuti a smaltire le scorie radioattive a proprie spese e in modo sicuro, e hanno l'obbligo di sostenere tutti i costi di smaltimento che insorgono durante l'esercizio degli impianti; per i costi della fase post operativa sono invece obbligati ad accantonare delle riserve. La copertura di tali costi (disattivazione della centrale nucleare e successivo smaltimento delle scorie radioattive) è garantita da due fondi indipendenti: il Fondo di disattivazione e il Fondo di smaltimento per gli impianti nucleari. Entrambi sono alimentati con contributi versati dagli esercenti degli impianti. </p><p>Per i costi di disattivazione e smaltimento rimasti scoperti la LENu prevede una regolamentazione speciale, la "regolamentazione a cascata della responsabilità civile" (art. 79 e 80), secondo cui gli esercenti devono sostenere per intero i propri costi e hanno inoltre l'obbligo, analogo a un obbligo di solidarietà, di effettuare versamenti supplementari per i costi a carico degli altri esercenti. Se per ragioni economiche i soggetti tenuti al versamento supplementare non possono coprire la differenza, l'Assemblea federale decide se e in che misura far partecipare la Confederazione ai costi non coperti. </p><p>Tale regolamentazione a cascata della responsabilità civile sancita dalla LENu si applicherebbe anche in caso di fallimento di un esercente di una centrale nucleare. </p><p>In conclusione, il Consiglio federale non ritiene ci siano questioni nuove o ancora aperte non disciplinate dall'attuale normativa. </p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.