<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di rielaborare la politica di prevenzione dell'AIDS in modo da orientarla maggiormente verso i gruppi a rischio. In virtù delle disposizioni contenute nella LEp, va in particolare esaminata la possibilità di prendere provvedimenti per ridurre i nuovi contagi tra le persone omosessuali, istituire test di depistaggio obbligatori per le prostitute e test di routine in caso di ricovero in ospedale e di gravidanza, nonché dichiarare ufficialmente obbligatoria la ricostruzione della catena di contagio ("contact tracing") nei soggetti sieropositivi.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nella sua recente valutazione dell'attuale programma nazionale HIV/Aids, un comitato internazionale di esperti ha sottolineato che la scelta della Svizzera di combinare l'informazione e la sensibilizzazione dell'intera popolazione (soprattutto mediante la campagna Love-Life-Stop-AIDS) con misure di motivazione e prevenzione destinate a gruppi specifici è la strategia giusta per contrastare un'epidemia concentrata. Gli esperti hanno inoltre confermato che, nel contesto internazionale, la lotta del nostro Paese contro l'AIDS è efficace e l'operato dell'Ufficio federale della sanità pubblica è di buona qualità. Consigliano tuttavia alla Svizzera di rivolgere in modo ancor più mirato le misure specifiche ai gruppi target interessati, in particolare gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini e i migranti di ambo i sessi provenienti dall'Africa subsahariana.</p><p>Le numerose raccomandazioni concrete del comitato internazionale di esperti sono state subito integrate nell'elaborazione del programma nazionale HIV e MTS (altre malattie a trasmissione sessuale) 2011-2015. Gli esperti propongono alla Svizzera di estendere il raggio d'azione del nuovo programma anche alle MTS e di inserire l'HIV e le MTS nel contesto più ampio della salute sessuale. Il comitato è però espressamente contrario ai test obbligatori o di routine e raccomanda vivamente di intensificare la promozione dei test facoltativi per l'HIV e le malattie/infezioni a trasmissione sessuale, nel rispetto dei principi del consenso informato e della confidenzialità.</p><p>Anche il Consiglio federale ritiene che questa sia la strategia più efficace. La richiesta dell'autore della presente mozione riprende in parte quelle della mozione von Siebenthal 09.3699 e della mozione Bortoluzzi 05.3587, quest'ultima respinta dal Consiglio nazionale. Nei suoi pareri dati in risposta ai due interventi parlamentari, il Consiglio federale ha sottolineato che i test obbligatori per le prostitute non sono uno strumento di prevenzione adatto, che in caso di epidemie concentrate l'OMS sconsiglia l'introduzione di test di routine per i pazienti ricoverati in ospedale e che l'obbligatorietà del "contact tracing" ridurrebbe la propensione delle persone a sottoporsi ai test e sarebbe quindi controproducente nell'ottica della prevenzione.</p><p>Queste considerazioni restano valide anche alla luce dei risultati della valutazione esterna: il Consiglio federale non modificherà pertanto gli elementi centrali della sua strategia di lotta contro l'AIDS, poiché è convinto che la combinazione di campagne di sensibilizzazione con misure di prevenzione specifiche per determinati gruppi target sia il metodo più efficace ed economico. Il governo continua a ritenere che le misure coercitive non siano uno strumento adatto per prevenire l'AIDS. Le raccomandazioni degli esperti internazionali saranno prese in considerazione nell'elaborazione del programma nazionale HIV/MTS 2011-2015. Tenuto conto di quanto precede, il Consiglio federale respinge la mozione.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.