<h2>SubmittedText<h2><p>In base al cosiddetto Piano Prawer (Law for the Regulation of the Settlement of the Bedouins in the Negev, 2012) nel Sud di Israele (Negev) circa 70 000 beduini che vivono in cosiddetti "unrecognised villages" saranno trasferiti forzatamente in nuovi centri semi-urbani. Proprietà terriere e insediamenti saranno confiscati per parchi industriali, zone di esercitazioni militari e nuovi insediamenti per coloni provenienti da altre regioni israeliane. Il governo israeliano non solo non riconosce i diritti di proprietà dei beduini sui territori in cui abitano e coltivano da secoli, ma, dove confermato da tribunali israeliani, applica addirittura una politica di espropriazione. Tra l'altro distrugge immobili e infrastrutture violando i diritti dell'uomo, rifiuta di fornire servizi statali di base (acqua, energia, scuole, assistenza sanitaria, ecc.) e non rispetta i diritti dei beduini in quanto cittadini israeliani.</p><p>A questo proposito chiedo al Consiglio federale: </p><p>1. È del parere che il piano Prawer è conforme al Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (in particolare all'art. 12.1 sulla libertà di movimento e di scelta della residenza e all'art. 26 sulla parità di trattamento), al Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali (in particolare all'art. 11.1 sul diritto a un alloggio adeguato) e ai principi guida dell'ONU sugli sfollati interni (in particolare ai principi guida 6.1 e 7)?</p><p>2. La Svizzera s'impegna a livello diplomatico affinché i diritti dell'uomo e i diritti delle minoranze dei beduini in quanto cittadini israeliani siano riconosciuti, affinché si smetta di demolire le case e affinché il numero maggiore possibile di villaggi non riconosciuti venga riconosciuto (conformemente alle raccomandazioni del rapporto della commissione Goldberg)? </p><p>3. La Svizzera è disposta a tematizzare le violazioni dei diritti dell'uomo dovute all'implementazione del piano Prawer presso il Consiglio dei diritti dell'uomo dell'ONU?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale segue attentamente l'evoluzione della situazione dei beduini nel Negev. Le discussioni degli ultimi mesi sull'applicazione del piano Prawer-Begin sono state determinanti. Il progetto di legge relativo alla regolarizzazione delle abitazioni dei beduini (Law for the Regulation of Bedouin Settlement in the Negev - 2013) che, se adottato, avrebbe serie ripercussioni sulle loro condizioni di vita, non ha incassato che una scarsa maggioranza in prima lettura in seno alla Knesset e deve essere rielaborato d'intesa con il Ministero dell'agricoltura, cui il dossier è stato nel frattempo affidato.</p><p>1. Il Consiglio federale difende innanzitutto l'approccio secondo cui tutti i cittadini di un Paese possono fare appello all'integralità dei diritti dell'uomo applicabili nel Paese interessato. Nel caso di persone obbligate a lasciare il domicilio contro la propria volontà e impossibilitate a farvi ritorno, alcune garanzie hanno la priorità a causa delle esigenze specifiche di tali persone. Nella presente situazione possono essere invocate a questo titolo sia le garanzie di diritto internazionale vincolanti menzionate nell'interpellanza sia le linee guida per la tutela dei diritti dell'uomo degli sfollati (Guiding Principles on Internal Displacement), che rappresentano una cosiddetta soft law non vincolante sotto il profilo giuridico. Conformemente al punto 6 di tale documento ogni essere umano ha diritto a essere protetto da un trasferimento arbitrario dal proprio domicilio o luogo di residenza abituale. Il piano Prawer-Begin suscita inoltre dubbi in merito al diritto alla garanzia di un livello di vita adeguato e al divieto di discriminazione a esso legato, come sottolinea la relatrice speciale nel rapporto di missione del 24 dicembre 2012 concernente il diritto a un alloggio conveniente.</p><p>2. La Svizzera ha ripetutamente affrontato la situazione dei beduini del Negev nel quadro dei suoi contatti bilaterali con Israele e sostiene inoltre il centro "Adalah" e il Negev Coexistence Fund", due organizzazioni non governative che operano sul posto a favore dei diritti dei beduini tramite campagne di sensibilizzazione e sul piano legale. L'ambasciata di Svizzera in Israele ha intrapreso, insieme con alcune organizzazioni che si battono per la difesa dei diritti dell'uomo, varie iniziative volte a sensibilizzare le rappresentanze diplomatiche e partecipa inoltre regolarmente a visite sul campo nel Negev.</p><p>3. Il 29 ottobre 2013, davanti al Consiglio dei diritti umani dell'ONU, la Svizzera ha esplicitamente raccomandato a Israele, in occasione della partecipazione dello Stato ebraico all'esame periodico universale, di rispettare maggiormente i diritti fondiari e le abitudini di vita tradizionali dei beduini del Negev.</p>  Risposta del Consiglio federale.