<h2>SubmittedText<h2><p>Lo scorso agosto l'UFM ha deciso di trattare in via prioritaria le domande infondate presentate da richiedenti l'asilo provenienti da Paesi europei considerati "sicuri", in particolare dai Balcani. All'origine del provvedimento vi è l'aumento delle domande registrato in seguito all'abrogazione dell'obbligo del visto per i cittadini della Macedonia, della Serbia e della Bosnia e Erzegovina. All'atto pratico la maggior parte dei richiedenti sono rom, essenzialmente donne e bambini, talvolta vittime di aggressioni ed evizioni forzate nel loro Paese. L'UFM assicura che tutte le garanzie procedurali, in particolare la possibilità di interporre ricorso presso il Tribunale amministrativo federale, sono garantite nonostante tale accelerazione. </p><p>L'UFM tratta i loro dossier entro 48 ore se l'audizione degli interessati non richiede più ampi chiarimenti. Uno dei problemi constatati dagli osservatori del diritto d'asilo consiste nel fatto che nella maggior parte dei casi il rifiuto della domanda d'asilo è corredato da un divieto d'entrata, che aggrava la situazione di tali persone. </p><p>Tenuto conto della situazione, poniamo al Consiglio federale le domande seguenti: </p><p>1. Quale bilancio stila il Consiglio federale da questa procedura di massima priorità?</p><p>2. In che modo l'UFM tiene conto della vulnerabilità di donne e bambini rom, sottoposti a tale procedura, dovuta in particolare al disinteresse dei poteri pubblici nei loro confronti?</p><p>3. È veramente indispensabile abbinare il rifiuto dell'asilo a un divieto d'entrata che può contribuire ad aggravare la loro situazione e criminalizzarli ulteriormente?</p><p>4. Europol constata che il lavoro forzato è in aumento in Europa, e tale fenomeno non concerne soltanto i rumeni, bensì anche polacchi, lituani, bulgari e portoghesi. Il Consiglio federale intende sensibilizzare gli auditori dell'UFM in merito a tale problema affinché lo affrontino durante le audizioni con cittadini europei sottoposti a tale procedura iperaccelerata?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Negli ultimi mesi l'Ufficio federale della migrazione (UFM) ha registrato un aumento dei richiedenti l'asilo che possono giungere in Svizzera senza visto dai loro Paesi d'origine europei. Per far fronte a tale afflusso, dal 20 agosto 2012 l'UFM ha introdotto una procedura accelerata (la cosiddetta procedura di 48 ore). Tale procedura non si applica solo ai cittadini dell'UE, ma in particolare anche ai cittadini della Serbia, della Macedonia e della Bosnia e Erzegovina. Queste misure di accelerazione si fondano sulle disposizioni legali vigenti. La maggior parte dei richiedenti l'asilo dei Paesi menzionati appartiene alla minoranza etnica rom. Il Consiglio federale è consapevole delle difficoltà economiche e delle condizioni di vita sociali cui sono confrontati i membri di tale comunità. Ritiene tuttavia che presentare domanda d'asilo in Svizzera non sia il modo giusto per migliorare tale situazione. Nei Paesi menzionati, la Direzione della cooperazione e dello sviluppo ha previsto lo stanziamento di circa 22 milioni di franchi nel 2012 per sostenere vari progetti soprattutto a favore dei rom. Si tratta sostanzialmente di progetti nell'ambito della partecipazione ai processi democratici, della formazione e della sanità. Parallelamente, le autorità statali sono aiutate ad assumere i loro obblighi in materia di protezione e rispetto dei diritti delle minoranze.</p><p>1. Nelle sei settimane precedenti l'introduzione della procedura accelerata, il 20 agosto 2012, sono state presentate 889 domande d'asilo di persone provenienti dai Paesi summenzionati. Nelle sei settimane seguenti, le domande d'asilo di questa categoria sono scese a 282, il che corrisponde a una diminuzione del 70 per cento. Circa il 30 per cento delle procedure sone state evase con il ritiro della domanda d'asilo. Inoltre, dal 20 agosto alla fine di settembre sono partite volontariamente 633 persone.</p><p>2. L'UFM esamina ogni domanda d'asilo individualmente, valutando le circostanze del singolo caso specifico, il che include anche la situazione particolare delle donne e dei bambini. Come indicato, la maggior parte delle persone la cui domanda è trattata in una procedura di 48 ore sono rom, che viaggiano generalmente in famiglia. I rom non sono considerati di per sé persone vulnerabili, anche se possono essere colpiti in misura particolare dalle difficili condizioni di vita nel loro Paese d'origine. Le domande d'asilo che richiedono ulteriori accertamenti e nel caso delle quali l'esecuzione dell'allontanamento non risulta chiaramente esigibile non sono trattate nell'ambito della procedura di 48 ore.</p><p>3. Una decisione negativa non comporta automaticamente un divieto d'entrata. Quest'ultimo è disposto soltanto nel caso di domande d'asilo respinte presentate da persone provenienti da Paesi europei esenti da visto e che lasciano scadere il termine impartito per la partenza. Lo stesso vale per le persone che hanno cagionato spese d'aiuto sociale (secondo l'art. 67 cpv. 2 lett. b LStr). Tuttavia, finora sono stati emanati pochissimi divieti d'entrata.</p><p>4. Le domande d'asilo presentate da persone provenienti dalla Romania, dalla Polonia, dalla Lituania, dalla Bulgaria e dal Portogallo sono molto rare. L'UFM è tuttavia a conoscenza del problema sollevato dall'autore dell'interpellanza. I collaboratori dell'UFM che trattano tali domande d'asilo sono pertanto aggiornati e sensibilizzati costantemente a tale proposito.</p>  Risposta del Consiglio federale.