<h2>SubmittedText<h2><p>La politica climatica richiede notevoli investimenti. Deve facilitare l'accesso, per le imprese e i privati, a tecnologie e comportamenti compatibili con gli obiettivi dell'Accordo di Parigi. Tra gli esempi vi sono lo sviluppo di un'infrastruttura di ricarica per i veicoli elettrici, il sostegno al risanamento energetico degli edifici, la messa a disposizione di un'offerta allettante di treni notturni o l'innovazione sostenibile nel settore dell'aviazione. Investimenti sono necessari anche nell'ambito dell'adattamento, per proteggerci da ondate di calore, frane e inondazioni. </p><p>La legge sul CO2 proponeva un finanziamento basato sul principio del "chi inquina paga", ma è stata respinta dal Popolo. Dobbiamo quindi trovare nuove modalità di finanziamento, tenendo conto che il debito associato alle misure COVID costituisce una difficoltà supplementare. Il Consiglio federale ha annunciato un nuovo progetto di revisione della legge sul CO2, ma senza fornire dettagli su come sarà finanziato. Questa situazione senza precedenti dovrebbe indurci a riconsiderare le opportunità e i rischi per la Svizzera di alcuni strumenti di finanziamento già utilizzati con successo nel nostro Paese o altrove. Ad esempio, le obbligazioni verdi (green bond), che il Cantone di Ginevra ha sperimentato, le banche d'investimento pubbliche, come quella creata dalla Scozia, o i fondi sovrani, come quello della Norvegia. </p><p>- Il Consiglio federale intende rivalutare tali strumenti alla luce della situazione in cui ci troviamo o sta esplorando altre strade? </p><p>- Ritiene che questo tipo di strumenti possa contribuire a colmare le lacune di finanziamento delle politiche climatiche che ci troviamo ad affrontare attualmente? </p><p>- Potrebbe considerare di avere un ruolo nella messa a disposizione di nuovi veicoli di finanziamento per promuovere gli investimenti necessari per raggiungere i nostri obiettivi climatici? </p><p>- La Commissione europea sta discutendo la possibilità di togliere gli investimenti legati alla politica climatica dai consueti criteri di bilancio sul debito e i deficit. Che cosa ne pensa il Consiglio federale?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il 17 settembre 2021, in vista di una nuova revisione della legge sul CO2, il Consiglio federale ha sottolineato che il progetto non dovrà prevedere nuove tasse. I fondi dei vari strumenti di politica climatica dovranno in linea di principio andare a beneficio dei settori da cui provengono. Per esempio, il DATEC sta esaminando l'opportunità di adeguare temporaneamente la destinazione vincolata della tassa sul CO2 nel caso in cui siano necessari fondi aggiuntivi nel settore degli edifici.</p><p>Inoltre, nel suo parere in merito al postulato Ryser (21.3904) "Banca per il clima e agenzia per il clima. Ridurre gli ostacoli agli investimenti per i risanamenti energetici", il Consiglio federale ha già dichiarato la sua volontà di esaminare ulteriori strumenti di finanziamento nel quadro dei lavori in corso e di elaborarli in sintonia con tutte le misure. Con l'accoglimento del postulato Storni (21.4130) "Risanamento energetico edifici, la situazione è problematica dobbiamo trovare nuove soluzioni di finanziamento. Troppi edifici non verranno risanati per carenza di mezzi dei proprietari", il Consiglio federale ha inoltre previsto di condurre un'analisi degli incentivi che potrebbero incoraggiare diversi gruppi di proprietari a ristrutturare i propri edifici. In tale contesto, il Consiglio federale prenderà in considerazione anche gli strumenti menzionati dall'autrice dell'interpellanza.</p><p>Per quel che concerne i Green Bonds, il 17 novembre 2021 il Consiglio federale ha deciso di emettere questo tipo di obbligazioni in futuro. Tuttavia, non sono destinate a finanziare ulteriori progetti rilevanti per il clima, come proposto dall'autrice dell'interpellanza. In questo modo, tuttavia, il Consiglio federale può contribuire a incoraggiare gli attori del settore privato a emettere obbligazioni verdi.</p>  Risposta del Consiglio federale.