<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>In Svizzera la protezione della sfera privata gode dell'importanza che le spetta. Il segreto </p><p>bancario, che serve ai fini della confidenzialità della relazione tra una banca e i suoi clienti, </p><p>rientra in questa protezione. È innegabile che, per le operazioni che non meritano una tale </p><p>protezione, questa confidenzialità può essere abusata. Per questo motivo il segreto bancario </p><p>non è neppure impenetrabile. L'ordinamento giuridico svizzero contiene numerose </p><p>disposizioni che impediscono l'abuso del segreto bancario e aprono l'accesso delle </p><p>informazioni bancarie alle autorità svizzere in caso di reati, come la corruzione, il riciclaggio </p><p>di denaro o la frode fiscale. Tali informazioni possono pure essere trasmesse ad autorità </p><p>straniere nell'ambito delle rogatorie. L'autore della mozione riconosce certo che la Svizzera, </p><p>in particolare in materia di lotta contro il riciclaggio, dispone di tali rimedi giuridici, ma dubita </p><p>sulla loro efficacia. Il Consiglio federale non condivide questa opinione e neppure </p><p>l'affermazione che "la maggioranza" dei fondi investiti nelle banche svizzere sono stati </p><p>acquisiti con mezzi illeciti. Neppure l'affermazione dell'autore della mozione, secondo cui il </p><p>segreto bancario svizzero dispieghi la sua piena portata soltanto se i fondi depositati sono </p><p>stati acquisiti illegalmente, non è vera, in quanto la legge federale sull'assistenza </p><p>internazionale in materia penale (AIMP) rende possibile l'assistenza penale e quindi </p><p>l'abolizione del segreto bancario anche quando in un primo tempo i fondi sono stati </p><p>guadagnati legalmente e in seguito è stata commessa una truffa in materia fiscale. </p><p></p><p>Ogni Stato ha il compito di configurare le proprie leggi tributarie in modo che possano trovare </p><p>applicazione presso i contribuenti. Un sistema fiscale con aliquote moderate, con </p><p>un'imposizione alla fonte sufficientemente alta e che preveda una lotta severa agli abusi offre </p><p>le migliori condizioni. La Svizzera ad esempio, riscuote un'imposta preventiva del 35 per </p><p>cento sugli interessi degli averi depositati presso le banche svizzere, sugli interessi delle </p><p>obbligazioni pagate da debitori residenti in Svizzera e sui dividendi derivanti da azioni </p><p>svizzere. Questa imposta è un mezzo efficace per aumentare l'onestà dei contribuenti </p><p>svizzeri, rappresenta un incentivo a dichiarare i redditi nella dichiarazione d'imposta e a </p><p>ottenere in questo modo il loro rimborso o il computo nelle imposte dovute, che nella maggior </p><p>parte dei casi si situano al di sotto del 35 per cento.</p><p>L'imposta preventiva è tuttavia riscossa anche sugli interessi e sui dividendi svizzeri pagati </p><p>alle persone residenti all'estero. Nella misura in cui il beneficiario risiede in uno Stato con cui </p><p>la Svizzera ha stipulato una convenzione di doppia imposizione, che esclude o limita il diritto </p><p>d'imposizione dello Stato della fonte, egli può chiedere il rimborso completo o parziale di </p><p>questa imposta preventiva molto elevata nel confronto internazionale. Le autorità fiscali </p><p>straniere devono confermare l'istanza di rimborso e conservare una copia per i propri atti. </p><p>Questa procedura garantisce che queste possano tassare in modo ordinario i redditi di </p><p>capitali mobili provenienti dalla Svizzera, per i quali il contribuente residente nel suo territorio </p><p>richiede uno sgravio dall'imposta preventiva. In tal modo la Svizzera contribuisce a garantire </p><p>l'imposizione corretta dei redditi di capitali svizzeri in questi Stati.</p><p></p><p>Con riferimento ai rimproveri mossi alla Svizzera dall'UE nelle ultime settimane prima della </p><p>presentazione della mozione l'autore della stessa si rifà chiaramente alla problematica della </p><p>cosiddetta lotta alla frode nell'UE, che è stata discussa in pubblico soprattutto in relazione al </p><p>contrabbando professionale. Tuttavia il problema non risiede nel segreto bancario, perché </p><p>nel caso di una frode fiscale la Svizzera concede l'assistenza secondo l'AIMP. In questi casi </p><p>il giudice svizzero di assistenza ha pure accesso alle informazioni bancarie e trasmette le </p><p>relative informazioni e documenti anche ai giudici penali stranieri. Ad ogni modo è </p><p>insoddifacente il fatto che persone, che organizzano dalla Svizzera tali operazioni di truffa e </p><p>di contrabbando, vengano condannate all'estero in base a informazioni ricevute dalla </p><p>Svizzera; tuttavia queste pene non possono essere eseguite in Svizzera, perché l'Assistenza </p><p>in materia penale (AIMP) in caso di truffa in campo tributario può concedere soltanto una </p><p>cosiddetta assistenza piccola o accessoria giusta il capitolo 3 dell'AIMP.</p><p>Il Consiglio federale è pure disposto a cercare con l'UE una migliore soluzione per la </p><p>problematica della truffa professionale di imposte indirette e delle sovvenzioni in relazione al </p><p>traffico delle merci.</p><p></p><p>La proposta elaborata dall'UE per una direttiva che garantisca un minimo di imposizione </p><p>effettiva dei redditi da interessi all'interno della Comunità si riferisce, come recita il titolo, in </p><p>primo luogo ai pagamenti degli interessi, che una persona residente in uno Stato dell'UE </p><p>riscuote da un altro Stato dell'UE. È quindi diretta in primo luogo contro la sottrazione di </p><p>redditi di capitali tollerata per decenni in diversi Paesi membri dell'UE, che risultava </p><p>dall'investimento di fondi di contribuenti residenti in uno Stato membro dell'UE. Il modello di </p><p>coesistenza originariamente previsto consisteva in un diritto di scelta dei singoli Stati membri </p><p>tra un sistema di notifica e un'imposta alla fonte secondo il principio dell'agente pagatore. </p><p>Nel frattempo gli Stati dell'UE si sono accordati su un sistema di notifica, per cui Belgio, </p><p>Lussemburgo e Austria, durante i primi sette anni successivi all'entrata in vigore della </p><p>direttiva prevista per il 2003, possono riscuotere un'imposta basata sul luogo di pagamento </p><p>invece del sistema di notifica, il cui reddito è da dividere con gli Stati dell'UE in cui resiedono </p><p>i beneficiari. Visto che l'agente pagatore può essere spostato in modo relativamente </p><p>semplice al di fuori dell'UE e che quindi gli obiettivi dell'UE possono essere elusi, gli Stati </p><p>membri che hanno territori associati non soggetti alla legislazione dell'UE, devono fare in </p><p>modo che questi siano completamente inseriti nel modello dell'UE. Inoltre, la commissione </p><p>dell'UE vuole avviare colloqui sull'introduzione di misure equivalenti con i singoli Stati terzi, </p><p>tra cui la Svizzera. Il Consiglio federale ha ripetutamente dichiarato che la Svizzera non </p><p>avrebbe alcun interesse ad attirare transazioni intese a eludere gli sforzi dell'UE per </p><p>armonizzare l'imposizione degli interessi. Per questo motivo, nel senso di una collaborazione </p><p>costruttiva con l'UE - e nei limiti del proprio ordinamento giuridico, salvaguardando il segreto </p><p>bancario - la Svizzera è pronta a cercare soluzioni che rendano il meno attrattiva possibile </p><p>una simile elusione del sistema dell'UE a favore della Svizzera.</p><p></p><p>Il segreto bancario fiscale, di cui si tratta in fin dei conti in questa sede, è parte della politica </p><p>svizzera di assistenza amministrativa garantita da una convenzione internazionale. Una </p><p>modifica unilaterale non è né economicamente sensata né politicamente opportuna. </p><p>Eventuali problemi devono essere affrontati bilateralmente con gli Stati contraenti per mezzo </p><p>delle convenzioni di doppia imposizione.</p><p></p><p>Per questi motivi il Consiglio federale non vede la necessità di agire nel senso voluto </p><p>dall'autore della mozione.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.