<h2>SubmittedText<h2><p>La Svizzera deve avviare trattative con l'UE sui temi riguardanti lo scambio automatico di informazioni e l'apertura dei mercati delle prestazioni di servizi finanziarie.</p><p>Nel reciproco interesse, i quattro punti seguenti dovrebbero essere oggetto delle trattative:</p><p>a. L'introduzione immediata e ordinata dello scambio automatico di informazioni con tutti i Paesi dell'UE con termini transitori chiaramente definiti.</p><p>b. Una soluzione per una liquidazione senza burocrazia del passato, vale a dire per legalizzare patrimoni non in regola sotto il profilo fiscale provenienti da relazioni d'affari esistenti. Al riguardo occorre trovare una via di mezzo tra due ordinamenti giuridici del passato incompatibili. A seconda degli Stati, questa soluzione può differire.</p><p>c. L'attiva partecipazione della Svizzera negli sforzi europei alla lotta globale contro la sottrazione d'imposta.</p><p>d. La garanzia della reciproca apertura del mercato nel settore delle prestazioni di servizi finanziarie.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il 16 dicembre 2009 il Consiglio federale ha approvato il rapporto "Indirizzi strategici della politica svizzera in materia di mercati finanziari" e, il 22 febbraio 2012, il documento interlocutorio sulla strategia per una piazza finanziaria concorrenziale e conforme dal profilo fiscale. In questi documenti il Consiglio federale afferma che la Svizzera non deve accettare averi non tassati provenienti da altri Paesi. L'obiettivo di una piazza finanziaria conforme dal profilo fiscale potrà essere raggiunto mediante la conclusione di convenzioni sull'imposizione alla fonte, corroborati da una regolarizzazione del passato e da un'ampia imposizione dei redditi da capitale, dal miglioramento dell'assistenza amministrativa e giudiziaria secondo standard internazionali e dall'estensione degli obblighi di diligenza degli istituti finanziari. Come già nel quadro del parere alla mozione 12.3160, il Consiglio federale è sempre contrario allo scambio automatico di informazioni in materia fiscale perché tale scambio equivarrebbe a sopprimere la protezione della sfera privata e a scambiare un volume enorme di dati a prezzo di numerose difficoltà di ordine amministrativo. A parere dell'esecutivo, per garantire l'imposizione occorre privilegiare altri mezzi, meno pesanti e più efficaci, come, ad esempio , le convenzioni sull'imposizione alla fonte. Grazie al loro vasto campo di applicazione materiale e personale queste convenzioni garantiscono l'imposizione dei redditi e degli utili da capitale ritratti dai contribuenti di Stati partner.</p><p>Il Consiglio federale segue attentamente l'evoluzione della legislazione nell'UE. Si tratta segnatamente di aggiustamenti normativi, della collaborazione istituzionale (ad es. tra le autorità incaricate della sorveglianza) e di negoziati bilaterali volti a migliorare l'accesso al mercato, nel quadro ad esempio delle convenzioni sull'imposizione alla fonte. Come illustrato nel suo parere alla mozione 12.3160, il Consiglio federale non ritiene opportuno a questo stadio avviare negoziati con l'UE in vista della conclusione di un accordo sui servizi (finanziari). Un accordo di questo genere solleverebbe infatti tutta una serie di questioni di merito delicate, segnatamente per quanto riguarda le garanzie statali per le banche cantonali, il monopolio dell'INSAI e delle assicurazioni di edifici, l'autonomia in materia d'imposizione cantonale delle imprese nonché l'assistenza amministrativa fornita dalla Svizzera in ambito fiscale. L'UE ha inoltre già segnalato a più riprese di non essere affatto interessata alla conclusione di un accordo settoriale sui servizi. Si porrebbero peraltro questioni istituzionali di importanza cruciale, come ad esempio la questione di sapere se e come andrebbe recepito l'acquis dell'UE al di fuori dei settori direttamente toccati dall'accordo (ad es. nella politica in materia di concorrenza o di sussidi).</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.