<h2>SubmittedText<h2><p>Il 18 marzo 2002, l'Assemblea generale dell'ONU ha approvato il protocollo facoltativo alla Convenzione dell'ONU contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti. La Svizzera ha iniziato a partecipare all'elaborazione di tale protocollo quando ancora non era membro dell'ONU, e ha in seguito contribuito in modo determinante allo sviluppo del testo. Il protocollo facoltativo entrerà in vigore una volta che sarà stato ratificato da venti Stati.</p><p>Alla luce di tali circostanze ci si sarebbe dovuti aspettare che il Consiglio federale adottasse rapidamente anche i provvedimenti di politica interna per preparare la ratifica, dopo la firma al protocollo apposta a New York il 25 giugno 2004. Soprattutto perché nel 2003, nell'ambito di una consultazione informale, 24 cantoni si erano espressi a favore di una ratifica del protocollo facoltativo (risposta del Consiglio federale del 1° giugno 2004 all'interrogazione Müller-Hemmi 04.1063).</p><p>Nel dicembre 2004 il gruppo di lavoro interdipartimentale, al quale i cantoni hanno partecipato, ha formulato le sue proposte di attuazione all'attenzione del capo del DFGP. Il Consiglio federale ha tuttavia aperto la procedura di consultazione soltanto un anno più tardi, all'inizio di ottobre 2005, con termine fissato alla fine di dicembre 2005. Quello che disturba in tutto ciò non è soltanto il ritardo nella trattazione da parte del ministro di giustizia, ma anche la soluzione minimalista presentata in fase di consultazione, secondo cui si prevede di istituire la commissione nazionale senza i sufficienti mezzi finanziari e di personale.</p><p>A causa di questi ritardi nell'attuazione, la Svizzera non potrà più far parte dei primi venti Stati ratificanti e quindi determinanti per l'esecuzione del protocollo. Con la sua proposta di attuazione, inoltre, il Consiglio federale si distanzia, dal profilo della politica estera e interna, da una politica coerente in materia di diritti umani.</p><p>Pongo le seguenti domande al Consiglio federale:</p><p>1. Quanti e quali Stati hanno finora ratificato il protocollo facoltativo alla Convenzione dell'ONU contro la tortura, e quanti Stati stanno per ratificarlo? Quali sarebbero i vantaggi se la Svizzera facesse parte del gruppo dei primi venti Stati?</p><p>2. Il Consiglio federale o il competente DFGP si erano prefissi di far sì che la Svizzera fosse tra i primi venti Stati a ratificare il protocollo? In caso affermativo, perché al Parlamento non è stata presentata prima una decisione di ratifica, considerando i pareri sostanzialmente favorevoli dei cantoni? Perché è trascorso quasi un anno tra la conclusione dei lavori del gruppo di lavoro interdipartimentale e l'apertura della procedura di consultazione?</p><p>3. Il Consiglio federale era cosciente del fatto che la struttura finanziaria e personale della costituenda commissione, così come proposto dal capo del DFGP, non rispetta l'articolo 18 capoverso 3 del protocollo aggiuntivo, secondo cui occorre predisporre i mezzi necessari al funzionamento dei meccanismi di prevenzione? Il Consiglio federale correggerà la situazione o lascerà al Parlamento il compito di concretizzare in modo credibile la politica svizzera in materia di diritti umani?</p><p>4. Il Consiglio federale si impegnerà affinché il progetto di attuazione da parte della Svizzera del protocollo facoltativo alla Convenzione dell'ONU contro la tortura venga trasmesso al Parlamento in occasione della sessione di primavera 2006, ossia quattro anni dopo essere stato emanato dall'ONU? Il Consiglio federale ritiene che vi siano ancora reali possibilità che la Svizzera possa essere uno dei primi venti Stati a ratificare il protocollo? Sarebbe ancora possibile raggiungere l'obiettivo, separando eventualmente la procedura di ratifica dal dibattito relativo al disegno di legge? Il Consiglio federale avanzerà una proposta in tal senso al Parlamento?</p><p>5. Come giudica il Consiglio federale le conseguenze dal profilo della politica estera, qualora la Svizzera non raggiungesse l'obiettivo inizialmente perseguito, ossia quello di far parte dei primi venti Stati a ratificare il protocollo?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Finora il protocollo facoltativo del 18 dicembre 2002 alla Convenzione dell'ONU contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti è stato ratificato dai 16 Stati seguenti (stato al 13 dicembre 2005): Albania, Argentina, Costa Rica, Croazia, Danimarca, Georgia, Liberia, Mali, Malta, Mauritius, Messico, Paraguay, Polonia, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, Svezia e Uruguay. Oltre alla Svizzera, è stato firmato da altri 37 Stati, in particolare: Austria, Belgio, Cipro, Islanda, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Moldova, Norvegia, Olanda, Repubblica ceca, Romania, Serbia e Montenegro, Spagna, Turchia e Ucraina. Il Consiglio federale non è a conoscenza dello stato della procedura di ratifica in questi o altri Stati. Il protocollo facoltativo entrerà in vigore non appena venti Stati lo avranno ratificato o vi avranno aderito. Al più tardi sei mesi dall'entrata in vigore del protocollo facoltativo, gli Stati parte eleggeranno i dieci membri del nuovo sottocomitato di prevenzione. Se figurasse tra i primi venti Stati a ratificare il protocollo facoltativo, la Svizzera disporrebbe con certezza del diritto di eleggere i membri di tale sottocomitato e potrebbe proporre propri candidati.</p><p>2. Nel suo rapporto sul programma di legislatura 2003-2007, il Consiglio federale ha previsto l'adozione del messaggio sulla ratifica del protocollo facoltativo della Convenzione dell'UNO contro la tortura (FF 2004 1020). Riafferma di voler ratificare e attuare sul piano interno tale strumento il più presto possibile. Siccome tale attuazione solleva numerose questioni importanti, il Consiglio federale non ritiene opportuno separare la procedura parlamentare di adozione del protocollo dall'elaborazione della legislazione di applicazione. I lavori del gruppo di lavoro interdipartimentale incaricato di esaminare l'attuazione del protocollo facoltativo sul piano nazionale hanno costituito una base importante per l'elaborazione del progetto posto in consultazione. Tuttavia, vista la precaria situazione finanziaria della Confederazione, non è stato possibile riprendere tali e quali le proposte del gruppo di lavoro.</p><p>3. Il protocollo facoltativo lascia agli Stati parte un ampio margine di manovra nella concezione e nella creazione del loro meccanismo nazionale di prevenzione. Occorre garantire l'indipendenza di tale meccanismo e dotarlo dei mezzi necessari al suo funzionamento. Il progetto che il Consiglio federale ha posto in consultazione rispetta tali esigenze ed è conforme all'articolo 18 del protocollo facoltativo.</p><p>4. Il licenziamento del messaggio all'attenzione dell'Assemblea federale è previsto per quest'anno. Continuando a ritenerla un importante segnale di politica estera, il Consiglio federale attribuisce alla ratifica del protocollo facoltativo la priorità che essa merita. Allo stato attuale delle cose, non è escluso che la Svizzera figuri tra i primi venti Stati a ratificare il protocollo facoltativo. Tuttavia, non si prevede di separare la procedura la procedura di ratifica dal dibattito relativo al disegno di legge.</p><p>5. Ratificando rapidamente il protocollo, la Svizzera potrebbe dare un segnale forte. La credibilità del nostro Paese sarebbe tuttavia intaccata se la Svizzera ratificasse il protocollo facoltativo senza avere la certezza di poterlo attuare entro il termine ivi stabilito o se dichiarasse, in occasione della ratifica, che si avvarrà della possibilità di rinviare l'applicazione di tale strumento sul piano nazionale.</p>  Risposta del Consiglio federale.