<h2>SubmittedText<h2><p>1. Richiamati i tre criteri indicati nel comunicato stampa del 12 febbraio 2014, il Consiglio federale può indicare nel dettaglio quali valutazioni hanno portato alla decisione di revocare il divieto di possedere armi in Svizzera per i cittadini croati e montenegrini?</p><p>2. Non ritiene il Consiglio federale che questa decisione sia contraddittoria per rapporto alla politica sempre più restrittiva a cui vengono sottoposti i cittadini svizzeri in materia di possesso di armi?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il 12 febbraio 2014 il Consiglio federale ha deciso di abrogare a partire dal 15 marzo 2014 il divieto di possedere un'arma nei confronti dei cittadini croati e montenegrini. È giunto a questa decisione dopo un'attenta valutazione dei criteri finora applicati a tale divieto. Per inserire uno Stato nel cosiddetto elenco dei Paesi devono essere adempiuti tre criteri principali. Un numero elevato di persone provenienti dalle zone di guerra e di conflitto in questione deve risiedere in Svizzera. Inoltre, nel nostro Paese devono già essersi verificati, o rischiare seriamente di verificarsi, scontri di matrice etnica o politica tra cittadini delle parti in conflitto. Infine, in tali zone devono essere giunte illegalmente armi in provenienza dalla Svizzera. Questi presupposti e criteri applicati per l'inserimento di uno Stato nell'elenco dei Paesi sono tuttora adeguati e fondati. Servono infatti a contrastare le minacce gravi alla sicurezza interna e a tenere conto degli interessi di politica estera, senza però condurre a eccessive limitazioni e a ingiustificate disparità di trattamento.</p><p>Per la Croazia, ormai nessuno dei criteri sopracitati risulta più fondato. La Croazia, nel frattempo divenuta membro dell'UE, non è più una zona di crisi o di conflitto e nulla indica che proseguano scontri violenti. Non sussiste neppure un serio potenziale di conflitti interetnici o di altra natura che potrebbero comportare in Svizzera atti di violenza implicante l'uso delle armi o che potrebbero essere sostenuti dal nostro Paese. Nemmeno il Montenegro può più essere considerato una zona di crisi o di conflitto. La sua situazione politica può essere definita relativamente stabile e anche le relazioni con i Paesi limitrofi sono migliorate. Sebbene la società montenegrina presenti una marcata eterogeneità etnica, negli ultimi anni non vi sono praticamente stati conflitti di natura etnica. Attualmente non sussiste pertanto un serio potenziale di conflitto etnico o di altra natura che potrebbero comportare in Svizzera atti di violenza implicante l'uso delle armi o che potrebbero essere sostenuti a partire dal nostro Paese. Gli scontri verificatisi a Podgorica il 15 febbraio 2014 non modificano questa valutazione, in quanto non sono scaturiti da tensioni o conflitti di natura etnica.</p><p>2. Il Consiglio federale prende molto sul serio la lotta contro l'utilizzo abusivo di armi. Nel definire l'elenco dei Paesi, il collegio governativo deve attenersi al margine di manovra sancito dalla legge. In conformità all'articolo 7 capoverso 1 della legge sulle armi (LArm; RS 514.54) il Consiglio federale può pronunciare un divieto di possedere un'arma nei confronti di cittadini di determinati Stati soltanto se sussiste un pericolo rilevante di utilizzazione abusiva o allo scopo di tener conto delle decisioni della comunità internazionale o dei principi della politica estera svizzera. Il Consiglio federale valuta la rilevanza del pericolo di abuso sulla base dei criteri summenzionati. Poiché la Croazia e il Montenegro non adempiono più tali criteri, è stato necessario adeguare di conseguenza l'elenco dei Paesi.</p>  Risposta del Consiglio federale.