<h2>SubmittedText<h2><p>Negli ultimi mesi il numero delle domande d'asilo depositate in Svizzera è diminuito sensibilmente rispetto all'anno precedente. A marzo è stato tuttavia registrato un lieve aumento. Inoltre, secondo quanto dichiarato dal segretario di Stato Mario Gattiker nei media della Svizzera francese, in Italia, il numero delle domande d'asilo presentate nel primo trimestre del 2017 è aumentato del 60 per cento rispetto all'anno precedente. È pertanto prevedibile che anche in Svizzera, presto o tardi, si registrerà un nuovo aumento.</p><p>Il Consiglio federale è quindi invitato a rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. È preparato a un nuovo aumento delle domande d'asilo in Svizzera?</p><p>2. La Confederazione necessita di risorse supplementari, per esempio mezzi finanziari, per le procedure d'asilo e gli alloggi dei migranti?</p><p>3. L'anno scorso si è registrato un sensibile aumento del numero di migranti entrati illegalmente che però non hanno chiesto asilo in Svizzera. Come affronta il Consiglio federale questa evoluzione?</p><p>4. Per far fronte alla situazione descritta al punto 3 la collaborazione con l'Italia è fondamentale:</p><p>a. Come valuta il Consiglio federale l'attuale collaborazione con l'Italia nel settore della migrazione?</p><p>b. Dove sono necessari miglioramenti?</p><p>c. Come funziona la collaborazione con gli altri Paesi limitrofi?</p><p>5. Con l'aumento degli arrivi, i controlli alla frontiera e la registrazione di tutti i nuovi migranti costituiscono un elemento essenziale del sistema. Gli attuali effettivi del Corpo delle guardie di confine, soprattutto della regione IV, sono sufficienti? Sono previsti potenziamenti?</p><p>6. L'attuale frequenza dei controlli nei treni in arrivo a Chiasso e a Briga è sufficiente?</p><p>7. Se gli effettivi del Corpo delle guardie di confine non fossero sufficienti, sarebbero mobilitate forze di sicurezza supplementari? Come sarebbe finanziato questo onere supplementare?</p><p>8. Una maggiore pressione migratoria costituisce una grande sfida per tutti i Cantoni di frontiera e le loro forze di sicurezza (p. es. polizie cantonali). Che cosa intraprende il Consiglio federale per sostenere i Cantoni in questione e attivare la solidarietà intercantonale?</p><p>9. Come possono essere ripartiti opportunamente i mezzi dell'aiuto allo sviluppo per combattere in maniera più efficiente le cause della migrazione per motivi economici?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Dall'inizio del 2017 il numero delle domande d'asilo presentate in Svizzera si situa a un livello relativamente basso. Dall'avvio dell'anno il numero di fermi da parte del Corpo delle guardie di confine (Cgcf) alla frontiera meridionale resta elevato, ma finora non si è verificato il marcato aumento solitamente osservato a partire da metà maggio.</p><p>1./2. La struttura ordinaria della Segreteria di Stato della migrazione (SEM) è in linea di massima preparata a notevoli fluttuazioni delle domande d'asilo. Definendo i valori di riferimento della pianificazione d'emergenza nel settore dell'asilo il 14 aprile 2016, anche la Confederazione, i Cantoni, le città e i Comuni si sono preparati a un aumento eccezionalmente importante e rapido delle domande d'asilo.</p><p>Questa pianificazione d'emergenza mira in particolare a garantire che tutti i richiedenti l'asilo siano registrati, sottoposti a un controllo di sicurezza, alloggiati e assistiti anche in caso di numerosi arrivi. All'occorrenza, la SEM apre centri di accoglienza dotati di oltre 1000 posti e mette a disposizione strutture del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport in grado di ospitare altre 3000 persone. Inoltre, in vista di un'eventuale emergenza nel settore dell'asilo, un pool di pronto intervento è stato allestito in seno alla SEM e sono state predisposte le formalità necessarie affinché l'esercito possa all'occorrenza sostenere le autorità civili, in particolare il Cgcf, mettendo a disposizione fino a 2000 militi. Questi provvedimenti permettono di far fronte a un aumento repentino delle domande d'asilo (fino a 10 000). Se le misure previste non fossero sufficienti per far fronte alla situazione, sarebbe eventualmente necessario richiedere risorse supplementari.</p><p>3. I cittadini di Paesi terzi che non depositano una domanda d'asilo in Svizzera e non adempiono le condizioni d'entrata si vedono sistematicamente negare l'ingresso e sono trasferiti nei Paesi limitrofi in base ai rispettivi accordi bilaterali di riammissione. Nell'ottobre 2016 la Svizzera e la Germania hanno pure deciso, nel quadro di un piano d'azione, misure mirate tese ad arginare i movimenti migratori irregolari. Il Consiglio federale si adopera inoltre in favore di una riforma sostanziale del sistema Dublino che consenta di gestire meglio il settore dell'asilo.</p><p>4a./4b. Da alcuni anni la collaborazione con le autorità italiane nel settore della migrazione è migliorata considerevolmente e funziona molto bene sia nell'ambito dell'accordo di associazione a Dublino sia in quello dell'accordo bilaterale di riammissione. I due Paesi intrattengono contatti bilaterali regolari a tutti i livelli. La consigliera federale Sommaruga ha incontrato il ministro italiano dell'interno per l'ultima volta nel giugno 2017 nel quadro di una visita di lavoro in Svizzera.</p><p>La Svizzera partecipa volontariamente al programma di ricollocazione dell'UE ed entro la fine del 2017 accoglierà 900 richiedenti l'asilo provenienti dall'Italia. Il nostro Paese sostiene inoltre l'Italia distaccando esperti della SEM e del Cgcf in seno a Frontex e all'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo.</p><p>4c. La collaborazione nel settore della migrazione è buona anche con gli altri Stati limitrofi. Su iniziativa della Svizzera, a dicembre 2016 è stato organizzato un incontro trilaterale con la Germania e l'Italia. A inizio maggio 2017 ha avuto luogo un altro incontro, cui ha partecipato anche l'Austria. Il nostro Paese intrattiene pure contatti regolari con la Francia. Grazie a questi incontri regolari la Svizzera dispone di buone relazioni dirette con i Paesi limitrofi.</p><p>5. Il Cgcf è preparato all'aumento delle entrate illegali e all'arrivo di richiedenti l'asilo nei mesi estivi. Da maggio a ottobre il personale della regione guardie di confine Ticino è potenziato tramite trasferimenti interni. L'anno scorso le guardie di confine di altre regioni hanno sostenuto la regione Ticino effettuando oltre 8200 giorni di servizio.</p><p>6. Il Cgcf effettua controlli in funzione della situazione e svolge operazioni e controlli mirati. L'intensità dei controlli nei treni è fissata in modo da permettere il maggior numero di fermi con le risorse disponibili.</p><p>7. L'Amministrazione federale delle dogane ha allestito un piano in fasi applicabile a vari livelli di gravità, che permette di mobilitare forze supplementari. Il finanziamento sottostà alle regole generali di finanziamento per servizi di appoggio o a quelle per gli impieghi in base all'Accordo sugli interventi intercantonali di polizia (Ikapol).</p><p>8. I corpi di polizia si sostengono reciprocamente nell'ambito del rispettivo concordato se le forze di sicurezza di un Cantone non sono in grado di far fronte, da sole, alla situazione e il rinforzo da parte delle forze di polizia di altri Cantoni (limitrofi) non è sufficiente. Se sono necessari agenti supplementari, si applicano le disposizioni di Ikapol, che disciplina le competenze, l'organizzazione e l'indennizzo. La Conferenza dei comandanti delle polizie cantonali della Svizzera e la Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia stanno pianificando un'operazione intercantonale di polizia (operazione "Migranti 17"), che prevede di sostenere le regioni di frontiera con agenti di altri corpi di polizia cantonali, se necessario in ragione di un aumento delle entrate illegali in Svizzera.</p><p>9. L'Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile evidenzia che la migrazione è un fattore importante per la crescita economica e quindi deve essere ripresa nei piani di sviluppo dei Paesi in via di sviluppo. È incontestato che una minoranza dei migranti internazionali lascia il proprio Paese perché vuole sfuggire alla povertà, e soprattutto all'assenza di prospettive. I programmi di cooperazione allo sviluppo possono contribuire a migliorare la situazione nei Paesi di origine. In seguito ai dibattiti relativi al messaggio del 17 febbraio 2016 concernente la cooperazione internazionale 2017-2020, il Parlamento ha precisato espressamente che la cooperazione internazionale e la politica migratoria devono essere vincolate sul piano strategico, laddove nell'interesse della Svizzera. I dipartimenti competenti stanno elaborando i criteri determinanti e le linee guida per attuare questo mandato.</p>  Risposta del Consiglio federale.