<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di studiare le seguenti misure e presentare rapporto al Parlamento:</p><p>1. introduzione in tutta la Svizzera, a partire dalla scuola elementare, di un insegnamento obbligatorio e uniforme dei diritti umani e dei diritti fondamentali basato sulla Costituzione svizzera e sulla Convenzione europea sui diritti dell'uomo;</p><p>2. frequenza obbligatoria di corsi sui diritti umani per l'ottenimento del permesso di soggiorno o dimora;</p><p>3. elaborazione di una carta etica di tutte le religioni presenti in Svizzera allo scopo di combattere la glorificazione della violenza e di favorire il rispetto delle persone, in particolare delle donne e dei minori;</p><p>4. lancio di una campagna federale per il rispetto della dignità umana e dei diritti dell'infanzia e contro la violenza (segnatamente quella sessuale) e coordinamento delle attività già organizzate o previste.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è pienamente cosciente dell'importanza del rispetto dei diritti umani nella nostra società e riconosce la necessità di sensibilizzare meglio i giovani alla comprensione e al rispetto dei diritti fondamentali.</p><p>1. Che le istituzioni scolastiche di ogni livello possano e debbano contribuire a rendere bambini e giovani maggiormente consci dei diritti fondamentali e dei diritti umani è cosa ovvia. Allo scopo possono essere usati diversi metodi. La Confederazione sostiene già oggi progetti di organizzazioni specializzate che preparano attività e materiale per la trattazione dei diritti fondamentali e dei diritti umani nelle scuole. La formazione di bambini e giovani in questo settore è molto importante. L'introduzione dell'insegnamento obbligatorio dei diritti fondamentali e dei diritti umani su tutto il territorio nazionale sarebbe tuttavia esagerata ed inadeguata allo scopo. La pubblica educazione è in primo luogo di competenza dei cantoni: l'attuazione dei programmi offerti è dunque lasciata alla loro discrezione. Va inoltre osservato che i programmi scolastici a carattere linguistico-regionale attualmente in fase di studio prevedono l'introduzione della materia "Educazione alla cittadinanza", nella quale i diritti fondamentali e i diritti umani avranno un ruolo centrale.</p><p>2. L'introduzione della frequenza di corsi sui diritti umani quale condicio sine qua non per il rilascio del permesso di domicilio o di dimora è un provvedimento esagerato. Secondo la nuova legge sugli stranieri (LStr), la cui entrata in vigore è prevista per il 1° gennaio 2008, i competenti uffici cantonali della migrazione hanno la facoltà di subordinare il rilascio del permesso di dimora o di soggiorno di breve durata a cittadini di Stati terzi alla frequenza di corsi di lingua o d'integrazione. Va da sé che la Costituzione federale, i diritti umani e i diritti fondamentali saranno tra i temi trattati. I particolari possono essere disciplinati in un accordo d'integrazione (LStr art. 54 cpv. 1), sul cui contenuto la Confederazione emana raccomandazioni in accordo con i competenti organi cantonali nel quadro delle sue istruzioni.</p><p>La maggioranza degli stranieri che immigrano in Svizzera provengono tuttavia dagli Stati membri dell'UE o dell'AELS. Gli stranieri appartenenti a questa categoria non possono essere vincolati all'osservanza di un accordo d'integrazione: un simile obbligo, infatti, oltre ad essere sproporzionato violerebbe il principio della libera circolazione delle persone e non è pertanto attuabile.</p><p>3. Le questioni religiose sono di competenza dei cantoni. La Confederazione ha soltanto competenze sussidiarie. Finora la delega ai cantoni del disciplinamento delle relazioni con le chiese e le comunità religiose ha dato buoni risultati. A livello nazionale le comunità religiose possono discutere e se del caso fissare in una carta i valori etici comuni. Simili attività, per altro già in corso, sono le benvenute.</p><p>4. La Confederazione sostiene già oggi diversi progetti e campagne per la protezione e i diritti dell'infanzia destinati a scolari, giovani e genitori.</p><p>La Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (CCDPG), responsabile della Prevenzione svizzera della criminalità (PSC), ha in cantiere per il 2008 una (nuova) campagna di prevenzione nazionale sul fenomeno della violenza giovanile. La violenza giovanile è già stata oggetto di altre campagne di prevenzione - questa, però, approfondirà per la prima volta il tema della violenza sessuale. Poiché la PSC è specializzata nella prevenzione di polizia e lavora in stretta collaborazione con le polizie svizzere, la combinazione delle diverse campagne di prevenzione della violenza giovanile già realizzate dai corpi di polizia cantonali sarà al centro della pianificazione della campagna nazionale. Per sfruttare al massimo le possibili sinergie con provvedimenti contro la violenza giovanile già in atto o previsti vi è inoltre una stretta collaborazione tecnica con le autorità federali e con altre autorità cantonali (p. es. scuole e giustizia).</p><p>Alla luce di quanto precede il Consiglio federale ritiene superfluo lo studio di ulteriori provvedimenti e l'elaborazione di un rapporto.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.