Sentenza del 5 maggio 2017 Corte dei reclami penali Composizione Giudici penali federali Stephan Blättler, presidente, Andreas J. Keller e Tito Ponti, Cancelliere Giampiero Vacalli Parti A., rappresentato dall'avv. Goran Mazzucchelli, Ricorrente contro MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE, Controparte Oggetto Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all’Italia Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) B u n d e s s t r a f g e r i c h t T r i b u n a l p é n a l f é d é r a l T r i b u n a l e p e n a l e f e d e r a l e T r i b u n a l p e n a l f e d e r a l Numero dell’incarto: RR.2017.4 - 2 - Fatti: A. Il 24 febbraio 2016 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano ha presentato alla Svizzera una d omanda d’assistenza giudiziaria, completata il 15 giugno 2016, nell’ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di B. S.p.A., C. S.p.A. e altri per il reato di corruzione di pubblici ufficiali stranieri. In sostanza, le società indagate avrebbero ottenuto degli appalti da parte della società semistatale brasiliana D. attraverso il versamento di tangenti a dirigenti di quest’ultima. Con la sua domanda, l’autorità rogante ha chiesto, tra l’altro, l’acquisizione della documentazione riguardante il conto n. 1 e altre relazioni bancarie presso la banca E., succursale di Lugano, di cui F. NV, G. SA, H., I., J., K. o L. risultano intestatari o benefi ciari economici (v. rubrica 1 e 18 atti MPC). B. Con decisione del 24 giugno 2016, il Ministero pubblico della Confederazione (in seguito: MPC), cui l'Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) ha deferito l'esecuzione della domanda (v. rubrica 2 incarto MPC), è entrato nel merito della stessa (v. rubrica 4 incarto MPC). C. Con decisioni incidentali dell’11 agosto 2016, il MPC ha acquisito la documen- tazione bancaria riguardante le relazioni n. 1 e n. 2 presso la banca E., succur- sale di Lugano, entrambe intestate a I. e già oggetto di edizione nell’ambito di un parallelo procedimento penale nazionale, ai fini della rogatoria di cui sopra. In data 7 settembre 2016 è stata ordinata un’edizione complementare tesa ad ottenere ulteriore documentazione concernente l e summ enzionate relazioni presso la banca E. (v. rubrica 16 atti MPC). D. Con decisioni di chiusura del 12 dicembre 2016, il MPC ha ordinato la trasmis- sione alle autorità italiane di svariata documentazione concernente le due rela- zioni di cui sopra (v. rubrica 16 atti MPC). E. Il 12 gennaio 2017 I. ha interposto ricorso avverso le suddette decisioni di chiu- sura dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, chie- dendo, in via principale, l’annullamento delle stesse. In via subordinata, essa chiede che la decisione concernente la relazione n. 2 sia annullata e che quella relativa alla relazione n. 1 sia riformata, nel senso che solo la documentazione di apertura e quella riguardante i movimenti indicati a pag. 7 della decisione siano trasmessi all’estero (v. act. 1). - 3 - F. Con scritto del 21 febbraio 2016 l'UFG ha postulato la conferma delle decisioni impugnate (v. act. 9). A conclusione del suo memoriale di risposta del 24 feb- braio 2017, il MPC ha chiesto di respingere integralmente, in via princ ipale e subordinata, il ricorso (v. act. 10). G. Con replica del 24 marzo 2017, trasmessa per conoscenza al MPC e all'UFG (v. act. 14), la ricorrente si è in sostanza riconfermata nelle proprie argomenta- zioni (v. act. 13). Le ulteriori argomentazioni verranno riprese, nella misura del necessario, nei successivi considerandi in diritto. Diritto: 1. 1.1 In virtù dell'art. 37 cpv. 2 lett . a della legge federale del 19 marzo 2010 sull'or- ganizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale giudica i gravami in ma- teria di assistenza giudiziaria internazionale. 1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana e la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigore il 12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG; RS 0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che completa e age- vola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato in vigore mediante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-svizzero), nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta u fficiale dell’Unione europea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS; testo non pub- blicato nella RS ma ora consultabile nel fascicolo "Assistenza e estradizione" edito dalla Cancelleria federale, Berna 2014). Di rilievo nella fattispecie è anche la Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, conclusa a Strasburgo l’8 novembre 19 90, entrata in vigore il 1° set- tembre 1993 per la Svizzera ed il 1° mag gio 1994 per l’Italia (CRic; RS 0.311.53). Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto nazionale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto principio di favore), si applicano la legge federale sull'assistenza internazionale in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa - 4 - ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 Accordo italo - svizzero; DTF 142 IV 250 consid. 3; 140 IV 123 consid. 2; 137 IV 33 consi d. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1). Il principio di favore vale anche nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto internazionale (v. art. 48 n. 2 CAS, 39 n. 3 CRic e art. I n. 2 Accordo italo-svizzero). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c). 1.3 La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra- tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e 12 cpv. 1 AIMP; v. DANGUBIC/KESHELAVA, Commentario basilese, Internationa- les Strafrecht, Basilea 2015, n. 1 e segg. ad art. 12 AIMP), di cui al precedente considerando. 1.4 Interposto tempestivamente contro l e sopraccitate decisioni di chiusura, il ri- corso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80 e cpv. 1 e 80k AIMP. La ricorrente è titolare delle relazioni bancarie oggetto delle decisioni impugnate ed è di conseguenza legittimata a ricorrere (v. art. 80h lett. b AIMP e art. 9a lett. a OAIMP nonché DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211 consid. 2.3; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82). 2. Contestando che ai dirigenti di D. possa essere riconosciuta la qualità di funzio- nario ai sensi dell’art. 322septies CP, la ricorrente ritiene non adempiuto il requisito della doppia punibilità. A suo dire, D. sarebbe una società di diritto privato, quo- tata in borsa, partecipata dal governo brasiliano soltanto nella misura di circa il 28%. Essa aggiunge che, anche da una prospettiva funzionale, si tratterebbe di un’impresa che svolge compiti privati-commerciali, in concorrenza con altre im- prese, e non pubblici. 2.1 Aderendo alla CEAG, la Svizzera ha posto i l principio della doppia punibilità quale condizione all'esecuzione di ogni commissione rogatoria esigente l'appli- cazione di una qualsiasi misura coercitiva (v. art. 5 n. 1 lett. 1 CEAG e la riserva formulata mediante l'art. 3 del decreto federale del 27 s ettembre 1966 che ap- prova la Convenzione del Consiglio d'Europa, RU 1967 p. 893 e segg.). L'art. X n. 1 dell'Accordo italo-svizzero prevede a sua volta che l'assistenza giudiziaria consistente in una misura coercitiva è concessa solo se il fatto che ha dat o luogo alla commissione rogatoria è punibile secondo il diritto dei due Stati. Nel diritto interno, tale principio è espresso all'art. 64 cpv. 1 AIMP. Il giudice dell'as- sistenza e prima di esso le autorità d'esecuzione non devono procedere a un esame dei reati e delle norme penali menzionati nella domanda di assistenza, ma devono semplicemente vagliare, limitandosi a un esame prima facie, se i fatti addotti nella domanda estera – effettuata la dovuta trasposizione – sareb- bero punibili anche secondo il diritto svizzero, ricordato che la punibilità secondo - 5 - il diritto svizzero va determinata senza tener conto delle particolari forme di colpa e condizioni di punibilità da questo previste (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc pag. 188; 118 Ib 543 consid. 3b/aa pag. 546; 116 Ib 89 consid. 3b/bb; 112 Ib 576 consid. 11b/bb pag. 594). I fatti incriminati non devono forzatamente essere caratterizzati, nelle due legislazioni toccate, dalla medesima qualificazione giu- ridica (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc pag. 188). 2.2 In concreto, nella sua rogatoria del 24 febbraio 2016 l’autorità italiana afferma di aver avviato in data 26 maggio 2015 un procedimento penale nel proprio Paese su segnalazione del Ministero della Giustizia italiano in ordine a possibili fatti di corruzione internazionale commessi in relazione a contratti assegnati ad imprese italiane in Brasile da parte della società statale D. La segnalazione in questione si basava su un’informazione spontanea del Ministero pubblico fede- rale brasiliano, Procura della Repubblica dello Stato del Paranà, del 30 giugno 2015, che avrebbe riferito che due società italiane, B. S.p.A. e C. S.p.A. sareb- bero state coinvolte in fatti di corruzione di dirigenti della società statale D., da cui avrebbero ottenuto appalti a fronte del pagamento di tangenti. Il procedi- mento è stato inizialmente iscritto contro le società di cui sopra, entrambe con sede a Milano, per il reato di corruzione di pubblici ufficiali stranieri ai sensi dell’art. 322 bis CP/italiano. Successivamente, l’inchiesta è stata estesa a di- verse persone fisiche legate alle due società in questione, in particolare, per i fatti relativi al grupp o C. S.p.A., a I., H., K. e J. Nell’informazione spontanea brasiliana si menzionano fatti di rilevanza penale che sarebbero stati p osti in essere da persone che avrebbero agito nell’ambito di contratti intercorsi tra D. e un cartello di società di cui avrebbe fatto parte anche C. S.p.A. Almeno sei persone che hanno deciso di collaborare con l’autorità giudiziaria brasiliana avrebbero fatto riferimento nelle loro dichiarazioni alla società C. S.p.A., la quale avrebbe fatto parte del cartello in questione che avrebbero pagato tangenti ai dirigenti della società statale D. ottenendo, quale contropartita, appalti (v. roga- toria pag. 2, rubr ica 1 atti MPC). Ora, l’ultimo rapporto di gestione disponibile (2015) nonché il sito Internet (stato al dicembre 2016) relativo alla società D. (Z.) evidenziano un capitale sociale di 205'431'960'490.52 R$ (real brasiliani), rappresentato da 13'044'496'930 azioni, le quali sono suddivise in 7'442'454'142 azioni comuni (Common Shares; 57.1%) e 5'602'042'788 azioni preferenziali (Preferred Shares; 42.9%). Nel rapporto di gestione 2015 la soci- età afferma che “preferred shares have priority on returns of capital, do not grant any voting rights and are non -convertible into common shares” (v. pag. 76). Detenendo il governo federale il 50.26% delle azioni comuni (Y.) – le uniche a cui è associato il diritto di voto – occorre concludere che D. è una società para- statale, controllata dall’amministrazione pubblica federale. Secondo la dottrina, il concetto di pubblico ufficiale comprende sia il funzionario istituzionale che quello funzionale così come il rappresentante di un’impresa statale o parasta- tale (v. PIETH, Commentario basilese, 3a ediz., Basilea 2013, n. 11 e segg. (in - 6 - part. n. 14) ad art. 322septies CP; TRECHSEL/PIETH, Schweizerisches Strafgesetz- buch, Praxiskommentar, 2a ediz., Zurigo/San Gallo 2013, n. 1 ad art. 322 septies CP). Questo permette di concludere che il presunto versamento di tangenti da parte di società riconducibili al gruppo C. S.p.A. a dirigenti di D. al fine di otte- nere appalti in ambito petrolifero sarebbe sussumibile, se i medesimi fatti fos- sero trasposti nel diritto svizzero, al reato di corruzione di pubblici ufficiali stra- nieri ai sensi dell’art. 322 septies CP. Precisato che non sta al giudice dell’assi- stenza approfondire ulteriormente i fatti presentati dall’autorità rogante, dai quali non vi è ragione di sco starsi, quanto precede è sufficiente per ritenere adem- piuto il requisito della doppia punibilità. Non si fosse potuti giungere ad una tale conclusione sulla base della suddetta disposizione, si rileva, a titolo abbondanziale, che i fatti in questione avrebbero comunque potuto essere sussunti al reato di corruzione passiva giusta l’art. 322novies CP concernente la corruzione privata, disposizione entrata certo in vi- gore solo il 1° luglio 2016, ma qui senz’altro pertinente, dato che la condizione della doppia punibilità deve essere esaminata secondo il diritto in vigore nello Stato richiesto nel momento in cui la decisione sulla cooperazione è presa, e non secondo il diritto in vigore al momento della conclusione di un trattato, della commissione di un'eventuale infrazione o della presentazione della domanda di assistenza (v. sentenza del Tribunale penale federale RR.2007.36 del 7 maggio 2007, consid. 1 con rinvii; cfr. anche sentenza del Tribunale federale 1A.205/2006 del 7 dicembre 2006, consid. 3.2). La censura in questo ambito va dunque disattesa. 3. Il ricorrente sostiene che l’analisi dei movimenti intervenut i sulla relazione n. 2 consentirebbe di constatare l’assenza di qualsiasi flusso in entrata o in uscita con controparti menzionate nei fatti della commissione rogatoria, ciò che ren- derebbe priva di qualsiasi utilità la documentazione litigiosa. Il fatto di voler ac- quisire la documentazione di tutti i conti di cui egli sarebbe beneficiario econo- mico costituirebbe una fishing expedition. Per quanto concerne la relazione n. 1, vi sarebbero alcuni flussi in entrata e uscita legati a soggetti menzionati in ro- gatoria, ma i pagamenti in questione sarebbero totalmente estranei a qualsiasi ipotesi di reato in ambito di corruzione. Infine, in un contesto di sistematica vio- lazione, attraverso stampa e televisione, del segreto istruttorio, tali limitazioni sarebbero auspicabili anche a prote zione della privacy delle persone toccate. In sede di replica, la ricorrente ha chiesto l’acquisizione agli atti della documen- tazione bancaria litigiosa (v. act. 13 pag. 3 e seg.). 3.1 Per quanto concerne la pertinenza della documentazione in oggetto per le in- dagini estere, occorre rilevare che la questione di sapere se le informazioni ri- chieste nell'ambito di una domanda di assistenza siano necessarie o utili per il - 7 - procedimento estero deve essere lasciata, di massima, all'apprezzamento delle autorità richiedenti. Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronun- ciarsi sull'opportunità di assumere determinate prove e non può sostituirsi in questo compito all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 con- sid. 2.1 e rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il principio della proporzionalità sia manifestamente disatteso (DTF 120 Ib 251 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2007.18 del 21 maggio 2007, consid. 6.3 non pubblicato in TPF 2007 57) o se la domanda appaia abu- siva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le in- dagini (DTF 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a). Inoltre, da consolidata prassi, quando le autorità estere chiedono informazioni su conti bancari nell'am- bito di procedimenti come quello qui in esame, esse necessitano di regola di tutti i documenti, perché debbono poter individuare il titolare giuridico ed eco- nomico dei conti eventualmente foraggiati con proventi illeciti, per sapere a quali persone o entità giuridiche possano essere rico llegati (DTF 129 II 462 con- sid. 5.5; 124 II 180 consid. 3c inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; sentenze del Tribunale federale 1A.177/2006 del 10 dicembre 2007, consid. 5.5; 1A.227/2006 del 22 febbraio 2007, consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; sull'utilità dei documenti d'apertura di un conto v. sentenza del Tri- bunale federale 1A.182/2006 del 9 agosto 2007, consid. 3.2; cfr. anche DTF 130 II 14 consid. 4.1). La tr asmissione dell'intera documentazione potrà evitare altresì l'inoltro di eventuali domande complementari (DTF 136 IV 82 con- sid. 4.1; 121 II 241 consid. 3; sentenza del Tribunale federale 1C_486/2008 dell'11 novembre 2008, consid. 2.4). Si tratta di una man iera di procedere ne- cessaria, se del caso, ad accertare anche l'estraneità delle persone interessate (DTF 129 II 462 consid. 5.5; sentenze del Tribu nale federale 1A.182/2006 del 9 agosto 2007, consid. 2.3 e 3.2; 1A.52/2007 del 20 luglio 2007, consid. 2.1.3 ; 1A.227/2006 del 22 febbraio 2007, consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; 1A.79/2005 del 27 aprile 2005, consid. 4.1). In base alla giurispru- denza l'esame va quindi limitato alla cosiddetta utilità potenziale, secondo cui la consegna gius ta l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi di prova certamente privi di rilevanza per il procedimento penale all'estero (DTF 126 II 258 consid. 9c pag. 264; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b). Vie- tata in particolare è la cosiddetta fishing expedition, la quale è definita dalla giurisprudenza una ricerca generale ed indeterminata di mezzi di prova volta a fondare un sospetto senza che esistano pregressi elementi concreti a sostegno dello stesso (DTF 125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73 e r invii). Questo modo di procedere non è consentito in ambito di assistenza internazionale sia alla luce del principio della specialità che di quello della proporzionalità. Tale divieto si fonda semplicemente sul fatto che è inammissibile procedere a casacci o nella raccolta delle prove (DTF 113 Ib 257 consid. 5c). - 8 - 3.2 Nel complemento rogatoriale del 15 giugno 2016, l’autorità rogante, dopo aver elencato i conti che sarebbero collegabili a fatti corruttivi commessi da espo- nenti del gruppo italo-argentino C. S.p.A. per ottenere appalti dalla società pub- blica brasiliana D., ha precisato di essere interessata alla documentazione ban- caria relativa al periodo che va dal 1° gennaio 2010 ad oggi. In ottobre 2010, infatti, è stato aperto il conto di M. (con avente diritto economico F. NV) presso la banca N. di Lugano, da cui sarebbero partiti i pagamenti corruttivi, tra cui viene in particolare individuato il pagamento per complessivi fr. 539'000.-- ese- guito nel febbraio 2012 a favore di un conto il cui avente diritto economico è O. (pubblico ufficiale brasiliano). Con riferimento alla richiesta di documentazione bancaria relativa alla società F. NV, H., I., J., K. e L., l’autorità rogante ha pre- cisato di non essere in possesso dei dati relativi ai conti correnti o alle banche in cui gli stessi sono detenuti, ma che la società F. NV (riconducibile a H., I., J. e K.) è la società intestataria del conto M. da cui proverrebbero i fondi utilizzati per i pagamenti corruttivi. L. sarebbe invece il soggetto che avrebbe ammesso di aver percepito pagamenti corruttivi per conti di P., dirigente della società D. (v. rubrica 18 atti MPC). 3.3 In concreto, vi sono elementi sufficienti per ritenere potenzialmente utile la do- cumentazione riguardante le due relazioni oggetto delle decisioni impugnate, la quale è stata prodotta (su supporto elettronico) dal MPC in sede di risposta. 3.3.1 La relazione n. 1 intestata a I. è stata aperta il 15 giugno 1976 (doc. MPC1_20160919_004_0004_F). Avente diritto economico è il titolare stesso della relazione (doc. MPC1_20160919_004_0025_F). Beneficiaria di una procura di visione risulta essere G. SA, Lugano (doc. MPC1_20160919_004_0006_F). Una nota del profilo cliente redatta dalla banca evidenzia che il titolare della relazione è il “Presidente del Gruppo Q./G. SA” (doc. MPC1_20160919_004_0053_F). Dalla documentazione bancaria concernente il profilo cliente emerge che la famiglia di I., per il tramite della società R. SA, risulta essere la controllante di F. NV, società che a sua volta possiede e controlla il gruppo imprenditoriale C. S.p.A. (doc. MPC1_20160919_004_0054_F e MPC1_20160919_004_0055_F). Più ope- razioni sono collegate con soggetti menzionati in rogatoria. La relazione in esame è stata alimentata con accrediti di complessivi USD 1'646'795.-- prove- nienti da una relazione bancaria intestata a M presso la banca N. (doc. MPC1_20160919_004_0797_F, MPC1_20160919_004_0800_F, MPC1_20160919_004_0805_F, MPC1_20160919_004_0807_F, MPC1_20160919_004_0810_F, MPC1_20160919_004_0817_F, MPC1_20160919_004_0854_F, MPC1_20160919_004_0860_F). Essa è stata altresì oggetto di ulteriori accrediti per comple ssivi USD 1'129'970.-- provenienti da una relazione bancaria intestata a S. SA (doc. MPC1_20160919_004_0773_F,MPC1_20160919_004_0776_F, MPC1_20160919_004_0779_F, MPC1_20160919_004_0785_F, - 9 - MPC1_20160919_004_0812_F, MPC1_20160919_004_0819_F) e di complessivi USD 199'940.-- da una relazione bancaria intestata a T. Inc. (MPC1_20160919_004_0793_F, MPC1_20160919_004_0794_F), entrambe presso la banca N. Come rettamente rilevato dall’autorità d’esecuzione, la documentazione banca- ria presenta un interesse certo per l‘autorità estera, in quanto nel periodo in cui sarebbero stati commessi i reati di corruzione identificati nel procedimento ita- liano, ovvero a partire dal 2010, la relazione in esame è stata oggetto di opera- zioni effettuate con le relazioni bancarie intestate a M. e S. SA, società menzio- nate nella commissione rogatoria, in quanto verosimilmente coinvolte nel mec- canismo corruttivo messo in atto allo scopo di versare tangenti ai dirigenti di allora di D. 3.3.2 La relazione n. 2 intestata a I. è stata aperta il 23 se ttembre 2003 (doc. MPC1_20160919_003_0002_F). Avente diritto economico è lo stesso I. (doc. MPC1_20160919_003_0003_F). Beneficiaria di una procura di visione risulta essere la società G. SA, Lugano (doc. MPC1_20160919_003_0020_F). Ora, pur non essendo stat e evidenziate operazioni con persone espressamente menzionate in rogatoria, quanto sottolineato in precedenza a proposito del ruolo della famiglia di I., della società F. NV e del gruppo C. S.p.A., oltre al fatto che l’intestatario del conto è indaga to nel procedimento estero fa sì che la docu- mentazione concernente la relazione n. 2 è da considerarsi potenzialmente utile per le autorità estere, anche perché potrebbe contenere nuove informazioni re- lative ad altri soggetti implicati e a flussi di cui gli inqu irenti esteri non hanno ancora conoscenza. 3.4 In conclusione, sospettando l’autorità estera l’utilizzo da parte degli indagati dei conti di cui sopra a fini corruttivi, la documentazione oggetto delle decisioni di chiusura impugnate può senz’altro risultare utile per l’inchiesta estera. Vista la natura dei reati perseguiti all’estero, tutta la documentazione relativa alle rela- zioni coinvolte è necessaria per ricostruire con la massima precisione i flussi di denaro intervenuti. L'interesse alla "privacy" delle persone toccate dalle misure chiaramente non può prevalere, nelle descritte circostanze, sulle necessità di indagine e sull'obbligo della Svizzera di accordare l'assistenza più ampia pos- sibile (art. 1 cpv. 1 CEAG ; sentenza del Tribunale federale 1A.1 82/2006 del 9 agosto 2007, consid. 3.3), per cui la richiesta di circoscrivere la trasmissione alla documentazione di apertura e quella riguardante i movimenti indicati a pag. 7 della decisione concernente la relazione n. 1 non può essere accolta. Il diritto alla riservatezza del cliente non prevale manifestamente sugli interessi degli inquirenti italiani, per cui il principio della proporzionalità non è stato disatteso neppure da questo punto di vista. - 10 - Spetterà comunque al giudice estero del merito valut are se dalla documenta- zione richiesta emerge in concreto una connessione penalmente rilevante fra i fatti perseguiti in Italia e detta documentazione. Alla luce della domanda roga- toriale e del relativo complemento, che ben specificano la fattispecie oggetto di indagine, risulta che tutta la documentazione litigiosa è potenzialmente utile per l’inchiesta, motivo per cui la sua trasmissione rispetta il principio della propor- zionalità e non costituisce un'inammissibile fishing expedition. 4. In definitiva, l e decisioni impugnate vanno integralmente confermate e il gra- vame respinto. 5. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4 bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fis- sata nella fattispecie a fr. 5’000.--; essa è coperta dall’anticipo delle spese già versato. - 11 - Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 1. Il ricorso è respinto. 2. La tassa di giustizia di fr. 5'000.- è posta a carico del ricorrente. Essa è coperta dall'anticipo delle spese già versato. Bellinzona, 9 maggio 2017 In nome della Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale Il Presidente: Il Cancelliere: Comunicazione a: - Avv. Goran Mazzucchelli - Ministero pubblico della Confederazione - Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria Informazione sui rimedi giuridici Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere c he sono stati violati elementari principi procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).