<h2>SubmittedText<h2><p>Esploso nel 2003, il conflitto nel Darfur avrebbe provocato secondo l'ONU oltre 200 000 vittime e oltre 2 milioni di sfollati. Solo nelle ultime settimane si conterebbero centinaia di vittime e oltre 80 000 sfollati. Di recente il conflitto si è inoltre esteso al Ciad e alla Repubblica Centrafricana.</p><p>Alla luce di questi fatti, chiedo al Consiglio federale:</p><p>1. Come valuta la situazione nella regione interessata dalla crisi? Si può parlare di genocidio?</p><p>2. Come valuta l'efficacia delle sanzioni decretate dall'ONU nei confronti del Sudan (risoluzioni 1556 e 1591) e applicate anche dalla Svizzera?</p><p>3. Ritiene sarà possibile applicare la risoluzione 1706 dell'ONU, che prevede di estendere al Darfur il mandato della missione dell'ONU nel Sudan meridionale (UNMIS)?</p><p>4. Come si dovrà reagire se il governo sudanese continuerà a opporsi al dispiegamento di una forza dell'ONU nella regione?</p><p>5. Come giudica la proposta di Kofi Annan, segretario generale uscente delle Nazioni Unite, di inviare nella regione una forza di pace mista ONU-Unione africana?</p><p>6. Quali iniziative diplomatiche ha sinora promosso la Svizzera per cercare di porre fine al conflitto e quali misure di aiuto umanitario ha sinora adottato il nostro Paese per lenire le sofferenze delle popolazioni colpite?</p><p>7. Quali iniziative diplomatiche o di altra natura prevede di avviare il Consiglio federale (sul piano multilaterale e bilaterale)?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale è molto preoccupato per la situazione attuale del Darfur, dove si commettono quotidianamente violazioni dei diritti dell'uomo e del diritto internazionale umanitario. La Commissione internazionale di inchiesta sul Darfur, istituita dal Consiglio di sicurezza dell'ONU e incaricata di esaminare le informazioni circa le violazioni del diritto internazionale umanitario, è giunta alla conclusione che il governo sudanese non ha condotto una politica di genocidio nel Darfur. La commissione vi ha tuttavia constatato violazioni assimilabili a crimini contro l'umanità e a crimini di guerra. Adottando la risoluzione 1593 del 31 marzo 2005, il Consiglio di sicurezza ha seguito la raccomandazione della Commissione internazionale di inchiesta e ha deciso di deferire al procuratore della Corte penale internazionale la questione della situazione verificatasi nel Darfur dopo il 1° luglio 2002. Il 27 febbraio 2007 il procuratore ha fornito ai giudici gli elementi di prova che indicano che Ahmed Haroun, segretario di Stato agli Affari umanitari, e Ali Kosheib, uno dei capi delle milizie Janjawid, hanno commesso crimini contro la popolazione civile del Darfur (51 capi d'accusa). Avendo concluso che vi erano motivi ragionevoli per credere che queste due persone abbiano commesso crimini contro la popolazione civile e che non si presenterebbero volontariamente davanti alla Corte, il 27 aprile 2007 la camera preliminare I della CPI ha spiccato dei mandati d'arresto nei loro confronti. La Svizzera spera che il governo sudanese adempia i suoi obblighi internazionali e collabori con la CPI.</p><p>2. Le sanzioni possono essere uno strumento utile per mantenere e ristabilire la pace e la sicurezza a livello internazionale. L'efficacia delle sanzioni dell'ONU dipende in larga misura dall'applicazione che ne fanno gli Stati membri. Nel suo ultimo rapporto del 31 ottobre 2006, il gruppo di esperti onusiano che segue l'applicazione delle sanzioni nei confronti del Sudan ha constatato che tutte le parti che intervenivano nel Darfur continuavano a violare manifestamente l'embargo sulle armi. Inoltre, secondo il gruppo, il governo sudanese si era volontariamente astenuto dall'applicare le sanzioni finanziarie mirate previste dalle risoluzioni 1591 (2005) e 1672 (2006).</p><p>3.-5. La lunghezza e la complessità delle discussioni relative all'estensione del mandato dell'UNMIS (United Nations Mission in Sudan) al Darfur hanno mostrato a che punto i membri del Consiglio di sicurezza dell'ONU siano divisi su questo argomento. Le condizioni per un'operazione di imposizione della pace non sono date. Il 31 agosto 2006 i membri del Consiglio sono tuttavia giunti a un accordo adottando la risoluzione 1706, la quale prevede la trasformazione dell'AMIS (operazione di mantenimento della pace dell'Unione africana) in una missione dell'ONU. Il governo sudanese resta fermamente contrario all'attuazione di questa risoluzione. Esso ha nondimeno dato il suo accordo per le due prime fasi del piano di sostegno all'AMIS, suggerito dall'ex segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan e volto a sfociare nello spiegamento di una forza congiunta ONU-Unione africana nel Darfur, forte di 20 000 uomini. La prima fase, già avallata, consiste nell'invio nel Darfur di consiglieri onusiani in materia di polizia, di personale civile e di materiale. La recentissima accettazione sudanese della seconda fase dovrebbe permettere lo spiegamento di 3000 militari, agenti di polizia e esperti civili onusiani sostenuti da elicotteri da combattimento, i quali verranno a rinforzare i 7000 uomini dell'AMIS. Il Sudan attende una decisione del CS per quanto concerne il finanziamento di tale fase, segnatamente a proposito dell'appello che sarà lanciato ai Paesi africani per ottenerne delle truppe. A più riprese il governo di unità nazionale sudanese ha espresso le proprie reticenze quanto alla dimensione e alla struttura di comando previste per la futura operazione di pace congiunta ONU-Unione africana.</p><p>Il piano di potenziamento dell'AMIS permetterà in linea di principio di migliorare le capacità operative della missione africana e quindi di accrescere la sicurezza del personale umanitario che opera sul terreno.</p><p>La Svizzera valuta l'opportunità e la possibilità di un sostegno specifico alla missione di mantenimento della pace africana.</p><p>6. La Svizzera si impegna a livello bilaterale e multilaterale a favore della protezione della popolazione civile. L'ultimo intervento della Svizzera in quest'ambito risale al mese di settembre del 2006, quando la nostra ambasciata a Kartum ha fatto pervenire ai maggiori responsabili di tutte le parti al conflitto, come pure a personalità influenti del Darfur, una missiva che li invitava a rispettare e a far rispettare il diritto internazionale umanitario, rammentando loro i principi fondamentali della protezione delle popolazioni civili. La nostra rappresentanza ha d'altro canto sostenuto la creazione di reti di avvocati nel Darfur nel quadro di azioni più puntuali di difesa dei diritti dell'uomo, e attraverso tale canale ha fornito un'assistenza giuridica alle vittime di gravi violazioni. Infine, l'aiuto umanitario appoggia finanziariamente e mediante il proprio know-how le agenzie incaricate della protezione delle popolazioni civili, in particolare il CICR e l'ACNUR per i rifugiati nel vicino Ciad.</p><p>Nel settore della politica di pace, la Svizzera ha sostenuto i negoziati di Abuja (Nigeria) mettendo a disposizione un esperto in materia di mediazione, come pure materiale cartografico. Tali negoziati si sono conclusi il 5 maggio 2006 con la firma di un accordo di pace sul Darfur.</p><p>Dal 2003, anno in cui è scoppiato, la Svizzera segue molto da vicino il conflitto armato nel Darfur. L'aiuto umanitario della Confederazione, mediante i suoi partner tradizionali e gli esperti del corpo svizzero d'aiuto umanitario presso l'ONU, fornisce assistenza alle vittime del conflitto nel Darfur e nel Ciad in condizioni difficili. Dal 2004 i crediti stanziati ammontano a 10 milioni di franchi all'anno. Con tali mezzi è possibile fornire acqua, alimenti, servizi medici e un alloggio a circa 3,5 milioni di persone. Le forniture dell'aiuto umanitario rimangono fortemente ostacolate dalle parti al conflitto. In risposta al grave deterioramento della sicurezza e all'accesso sempre più limitato dell'aiuto umanitario ai civili dal giugno 2006, la Svizzera ha rafforzato il coordinamento dei suoi sforzi umanitari e sostiene i trasporti aerei del personale umanitario mediante contributi a favore dell'ufficio di coordinamento degli affari umanitari e del programma alimentare mondiale.</p><p>La Svizzera continua a intervenire attivamente allo scopo di promuovere il rispetto del diritto internazionale umanitario, dei diritti dell'uomo e dei diritti dei rifugiati presso le autorità di Kartum, davanti al Consiglio dei diritti dell'uomo e all'Assemblea generale, come pure in seno ad altri organi dell'ONU. Recentemente essa ha cofirmato la proposta di convocazione di una sessione straordinaria del Consiglio dei diritti dell'uomo sulla situazione dei diritti umani nel Darfur. Tale seduta, svoltasi  il 12 e 13 dicembre 2006, è sfociata in una risoluzione consensuale concernente l'invio nel Darfur di una missione di esperti per valutare la situazione in materia di diritti dell'uomo. È pure stato lanciato un appello affinché sia facilitata un'azione umanitaria neutrale e indipendente. La Svizzera ha svolto un ruolo attivo proponendo, fra le altre cose, una definizione chiara e concreta del mandato della futura missione, la quale non ha tuttavia potuto svolgersi come previsto perché il governo sudanese ha rifiutato il visto  a uno dei membri della missione. In occasione della quarta sessione ordinaria dal 12 al 30 marzo 2007, dopo lunghi negoziati il Consiglio dei diritti dell'uomo ha adottato per consenso una nuova risoluzione, la quale tiene conto del rapporto della missione lamentando il fatto che la stessa non abbia potuto recarsi nel Sudan. Il Consiglio ha inoltre deciso di istituire un gruppo di sette relatori speciali - tra cui lo svizzero Walter Kälin nella sua qualità di inviato speciale del segretario generale dell'ONU per i diritti degli sfollati interni -, incaricato di verificare l'attuazione delle risoluzioni del Consiglio e di altri organi onusiani sulla situazione dei diritti umani nel Darfur. La Svizzera si è dichiarata disposta, nei confronti dell'Alto Commissariato per i diritti dell'uomo, a sostenere le misure di verifica di tale nuova risoluzione, come pure il lavoro dei sette relatori speciali.</p><p>7. La Svizzera continuerà a impiegare mezzi importanti per quanto riguarda il conflitto nel Darfur. Un consulente in politica di pace sarà inviato alla nostra ambasciata a Kartum. Fra gli altri compiti, egli dovrà partecipare alle discussioni su possibili misure che la Svizzera dovrà adottare nel contesto della crisi del Darfur.</p>  Risposta del Consiglio federale.