<h2>SubmittedText<h2><p>La Svizzera ha appoggiato le dichiarazioni dell'OCSE a favore dello scambio automatico d'informazioni in materia fiscale firmata a Parigi in occasione della riunione dei ministri dell'OCSE.</p><p>La notizia - per quanto non sorprenda vista la deplorevole politica del cedimento che il Consiglio federale ha adottato negli ultimi anni nei confronti di Paesi stranieri ed organizzazioni sovranazionali in materia di segreto bancario e non solo - suscita comunque perplessità. Gli Stati Uniti hanno ad esempio già indicato di non volersi adeguare, fondati dubbi sussistono anche sulle intenzioni britanniche. C'è quindi il rischio che, ancora una volta, la Svizzera si ritrovi a fare la "prima della classe", a proprio danno economico e politico.</p><p>Interrogativi inquietanti nascono inoltre sulla volontà, da parte del Consiglio federale, di mantenere il segreto bancario interno.</p><p>Chiedo al Consiglio federale:</p><p>1. Non ritiene di aver commesso l'ennesimo passo affrettato sulla via dello smantellamento di una specificità elvetica quale, appunto, il segreto bancario, in considerazione della dubbia volontà di Stati quale Stati Uniti e Gran Bretagna di conformarsi agli standard troppo tempestivamente accettati dal Consiglio federale?</p><p>2. Mira all'abolizione anche del segreto bancario interno?</p><p>3. A seguito del nuovo passo compiuto, è sua intenzione continuare a tollerare senza contromisure - quali ad esempio il blocco dei ristorni dei frontalieri - l'iscrizione della Svizzera su "black list" italiane illegali, iscrizione avvenuta proprio a seguito del segreto bancario?</p><p>4. Come valuta le conseguenze occupazionali di questo nuovo passo sulla piazza finanziaria svizzera in generale e ticinese in particolare?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il 14 giugno 2013 il Consiglio federale aveva dichiarato di essere disposto a partecipare attivamente, in seno all'OCSE, allo sviluppo di uno standard globale per lo scambio automatico di informazioni. Questo standard dovrebbe soddisfare gli elevati requisiti relativi al rispetto del principio di specialità e della normativa in materia di protezione dei dati, assicurare la reciprocità e comprendere norme affidabili per l'accertamento dell'avente economicamente diritto di tutte le forme giuridiche, compresi i trust e le società di sede. Poiché lo standard sviluppato dall'OCSE soddisfa, in linea di massima, questi criteri, la Svizzera condivide la dichiarazione del 6 e 7 maggio 2014 del Consiglio dei ministri dell'OCSE sullo scambio automatico di informazioni. La dichiarazione ha avuto il sostegno di 47 Stati, tra cui quello degli Stati Uniti e del Regno Unito. Tutti questi Stati si impegnano ad attuare rapidamente lo standard dell'OCSE sull'assistenza amministrativa in materia fiscale. L'ampio sostegno di cui gode lo scambio automatico di informazioni crea le premesse necessarie per la parità di condizioni ("level playing field") fra le piazze finanziarie. La Svizzera si impegnerà a garantire tale parità nel quadro dell'attuazione dello scambio automatico di informazioni a livello internazionale. L'attuazione sarà inoltre verificata dal Global Forum sulla trasparenza e sullo scambio di informazioni a fini fiscali.</p><p>2. Lo standard dell'OCSE riguarda l'assistenza amministrativa in materia fiscale nelle relazioni transfrontaliere. Il segreto bancario interno non viene toccato.</p><p>3. L'Italia ricorre a liste nere in materia di fiscalità diretta che si basano su criteri come la mancanza di uno scambio d'informazioni efficace (secondo lo standard internazionale) o un'aliquota d'imposta considerata troppo bassa (su queste liste figurano soltanto le società svizzere che beneficiano di privilegi fiscali a livello cantonale e comunale come le società holding, le società ausiliarie e le società di domicilio). Le negoziazioni in corso con l'Italia dovrebbero permettere di elaborare soluzioni per il problema delle liste nere.</p><p>4. Da tempo gli istituti finanziari svizzeri chiedono sistematicamente ai propri clienti stranieri di regolarizzare la loro situazione fiscale; a livello internazionale si registra da alcuni anni la tendenza verso una maggiore trasparenza in campo fiscale. Contestualmente negli ultimi anni si è constatato un aumento del volume dei valori patrimoniali esteri gestiti in Svizzera. La crisi del debito in Europa e la stabilità del franco svizzero hanno probabilmente favorito questi sviluppi, ma pare ovvio che, nel complesso, la persistente regolarizzazione della situazione fiscale da parte dei clienti bancari esteri e la tendenza verso una maggiore trasparenza fiscale non abbiano finora avuto pressoché nessun influsso negativo sul volume dei valori patrimoniali gestiti in Svizzera. Per quanto gli sviluppi osservati finora permettano di trarre conclusioni per il futuro, è probabile che l'attuazione dello standard dell'OCSE sullo scambio automatico di informazioni non avrà conseguenze problematiche per la piazza finanziaria. A queste condizioni, anche gli effetti sul mercato dell'impiego in Svizzera dovrebbero essere contenuti. Le ripercussioni a breve termine possono essere più o meno incisive a dipendenza dello stato di avanzamento della regolarizzazione dei valori patrimoniali nei grandi Stati limitrofi durante la fase di introduzione dello scambio automatico di informazioni. Inoltre, l'attuazione risoluta dello standard dell'OCSE rafforza in modo durevole la competitività degli istituti finanziari svizzeri poiché sottolinea l'integrità, la certezza del diritto e la reputazione della piazza finanziaria nel suo insieme. Poiché è presumibile che anche altre importanti piazze finanziarie introdurranno lo scambio automatico di informazioni, in termini relativi la Svizzera non subirà nessuno svantaggio concorrenziale.</p>  Risposta del Consiglio federale.