B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i ch t T ri b u n a l ad m i n i s t r a t i f f éd é r a l T ri b u n a l e am m i n i s t r a t i vo f e d e r a l e T ri b u n a l ad m i n i s t r a t i v fe d e r a l Sentenza annullata con sentenza di revisione del TAF del 30.04.2025 (D- 901/2025) Corte IV D-5870/2019 S e n t e n z a d e l 2 g i u g n o 2 0 2 1 Composizione Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio), Grégory Sauder, Nina Spälti Giannakitsas, cancelliera Alissa Vallenari. Parti A._______, nato il (…), Iran, rappresentato dal MLaw Massimiliano Minì, SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e Svizzera centrale - Caritas Svizzera, ricorrente, contro Segreteria di Stato della migrazione (SEM), Quellenweg 6, 3003 Berna, autorità inferiore. Oggetto Asilo ed allontanamento; decisione della SEM dell’8 ottobre 2019. D-5870/2019 Pagina 2 Fatti: A. L’interessato, cittadino iraniano, ha depositato una domanda d’asilo in Svizzera il (…) marzo 2019, dopo essersi presentato alle autorità di confine elvetiche (cfr. atti della Segreteria di Stato della migrazione [di seguito: SEM] n. [{…}]-1/8 e n. 2/2). B. Il succitato, è stato sentito nell’ambito di un verbale di rilevamento sui dati personali in data (…) aprile 2019 (cfr. atto SEM n. 12/7, di seguito: verbale 1), il (…) aprile 2019 durante un colloquio Dublino (cfr. atto SEM n. 16/1), ed infine riguardo in particolare i suoi motivi d’asilo il (…) luglio 2019 (cfr. atto SEM n. 29/19, di seguito: verbale 2) rispettivamente il (…) agosto 2019 (cfr. atto SEM n. 31/11). Durante il corso di tali audizioni, il richiedente asilo ha dichiarato, in sostanza e per quanto qui di rilievo, di aver abitato a B._______ quale ultimo domicilio nel paese d’origine, condividendo un appartamento con altre (…) persone, nonché lavorando in un (…) dal (…) del (…) sino al suo espatrio, avvenuto il (…), via aerea e legalmente, verso la C._______. Egli sarebbe partito dall’Iran a causa di un litigio insorto il (…) con alcuni famigliari (il padre e due fratelli, D._______ e E._______), che lo avrebbero picchiato nel (…) in cui esercitava, cercando di trascinarlo via, poiché sarebbero venuti a conoscenza della sua omosessualità. Grazie all’intervento di alcune persone, il ricorrente sarebbe riuscito a darsi alla fuga, perdendo il suo cellulare, e rifugiandosi più tardi presso il compagno. Tale evenienza sarebbe successa, poiché un suo conoscente, F._______, che aveva preso parte ad una festa LGBT (o anche detta “LGBTI”, acronimo per comunità lesbica, gay, bisessuale, transgender e intersessuale) il (…) organizzata con il s uo partner (del ricorrente) dove avevano annunciato la loro relazione, dopo aver litigato con il compagno, avrebbe inviato delle fotografie scattate nel corso della festa al fratello E._______ Dopo essere espatriato con il compagno in C._______, avrebbe inoltre appreso dal suo fratello (…) G._______ – l’unico membro famigliare con il quale avrebbe mantenuto dei contatti – che il cellulare nel quale egli avrebbe salvato svariate fotografie che mostravano anche la sua vita con il compagno, sarebbe arrivato nelle mani del fratello E._______, il quale avrebbe visto anche tutte queste fotografie. Il partner, dopo circa (…) di permanenza in C._______, lo avrebbe lasciato, decidendo di andare a vivere nella zona del H._______ presso uno zio. L’interessato, sempre attraverso il fratello (…), sarebbe in seguito stato edotto circa il fatto che gli D-5870/2019 Pagina 3 altri fratelli lo stessero cercando e fossero intenzionati a venirlo a cercare in C._______ per riportarlo in Iran. Temendo per la sua vita a causa delle fotografie scoperte, sia da parte dei famigliari che il rischio di essere sottoposto ad un procedimento penale nel suo paese d’origine, dopo circa (…) o (…) di permanenza in C._______ – ove avrebbe inoltrato una domanda d’asilo presso le I._______ – si sarebbe diretto dapprim a in J._______, per poi proseguire per la Svizzera. A supporto delle sue allegazioni, l’interessato ha presentato copi e di una fotografia del suo passaporto iraniano (cfr. atti SEM n. 18/1, n. 19/1 e n. 20/1), e del suo certificato di nascita iraniano ( “Shenassnameh” cfr. atti SEM n. 22/1, n. 23/5 e n. 25/2 e n. 26/6). C. Per il tramite della decisione del 2 settembre 2019, l’autorità inferiore ha comunicato al rappresentante legale dell’interessato, che la dom anda d’asilo dell’interessato sarebbe stata trattata nel seguito secondo la procedura ampliata ed il suo mandante sarebbe stato assegnato al K._______ (cfr. atti SEM n. 34/2, n. 38/2 e n. 40/1). D. Con decisione dell’8 ottobre 2019, notificata il medesimo gi orno (cfr. atto SEM n. 44/1), la SEM non ha riconosciuto la qualità di rifugiato all’interessato e ha respinto la sua domanda d’asilo. Altresì, ha pronunciato il suo allontanamento dalla Svizzera e l’esecuzione della predetta misura, siccome ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile. E. In data 7 novembre 2019 (cfr. risultanze processuali), il ricorrente è insorto con ricorso avverso la summenzionata decisione dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), chiedendo, in via principale, l’annullamento del provvedimento impugnato, il riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo in Svizzera. In primo subordine, ha postulato la concessione dell’ammissione provvisoria in Svizzera, per inammissibilità ed in esigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento; nonché in secondo subordine, la restituzione degli atti di causa all’autorità inferiore per completamento istruttorio, sia per la determinazione della qualità di rifugiato, sia ai fini della valutazione circa la sussistenza di ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento. Contestualmente, ha presentato un’istanza di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo anticipo. Al ricorso, è stat o allegato, quale nuovo documento, copia dello D-5870/2019 Pagina 4 scritto ricevuto dal rappresentante legale del ricorrente da parte dell’(…) (di seguito: […]) del (…). F. Con scritto del 13 novembre 2019 (cfr. risultanze processuali), il ricorrente ha trasmesso al Tribunale copia di una missiva del (…) inviatagli dall’(…), che attesterebbe della registrazione della sua domanda d’asilo presso lo stesso organismo in C._______ il (…), nonché una scheda dell’(…) relativa un riassunto dei dati personali del richiedente del (…). Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. Diritto: 1. Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA. Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 2 LAsi), alla forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 2. Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati, in materia d’asilo, la violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5), e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi D-5870/2019 Pagina 5 dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 3. Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti. 4. 4.1 Nella propria decisione , l a SEM ha innanzitutto considerato incompatibili con la logica dell’agire le circostanze grazie alle quali i famigliari del ricorrente sarebbero venuti a conoscenza della sua omosessualità. Invero, non risulterebbe credibile né che egli non abbia mai ritenuto necessario conoscere il movente scatenante delle sue problematiche, ovvero il contenuto del litigio tra il suo compagno e la terza persona, né che egli tenesse con sé un telefono con fotografie compromettenti, senza prendere alcuna misura di protezione. Pertanto non sarebbe verosimile né il litigio con protagonista il compagno, come neppure che siano state inviate delle fotografie ai suoi famigliari e la successiva persecuzione di questi ultimi, ed infine nemmeno che i suoi famigliari avrebbero avuto accesso a sue fotografie tramite il suo cellulare. L’autorità inferiore ha inoltre ritenuto la descrizione dell’episodio del pestaggio avvenuto nel negozio come poco credibile, in quanto troppo superficiale , stereotipata, priva di elementi reali e personali convincenti , nonché in relazione alla dinamica dei fatti pure incoerente. La SEM ha così escluso che i suoi famigliari, o al di fuori della comunità omosessuale, siano venuti a conoscenza del suo orientamento sessuale. Proseguendo nell’analisi, l’autorità di prime cure ha ritenuto che, in m ancanza di un’esposizione pubblica, per il ricorrente non si configurerebbe un timore fondato di subire delle persecuzioni nel suo Paese d’origine. La sola omosessualità dell’insorgente, non rappresenterebbe, di per sé sola, un elemento rilevante per la co ncessione della qualità di rifugiato. Per il resto, le continue sollecitazioni ricevute dai famigliari affinché egli contraesse matrimonio con una donna, non lo avrebbero apparentemente condotto all’espatrio e non sarebbero pertanto pertinenti ai sensi dell’art. 3 LAsi. 4.2 Nel suo ricorso, l’insorgente contesta in toto le conclusioni presenti nella decisione impugnata. In primo luogo, egli sostiene che, malgrado effettivamente abbia affermato di non conoscere i motivi del litigio insorto tra il suo ex compagno e F._______, non andrebbe trascurato nella valutazione complessiva della verosimiglianza dei suoi asserti, che lui ha narrato in modo completo ed esaustivo sia i fatti inerenti la festa sia la lite D-5870/2019 Pagina 6 con i famigliari, nonché la descrizione apportata di F._______ Inoltre, tenuto conto del clima di permanente oppressione in cui si ritroverebbero gli omosessuali in Iran, non potrebbe essere atteso da loro che si sentano liberi di investigare senza timore sui retroscena di rancori e litigi. Il clima di paura nel quale vivrebbero gli omosessuali nel Paese d’origine del ricorrente, non apparirebbe essere stato preso in considerazione dall’autorità inferiore nel provvedimento avversato. Per di più, la mancata investigazione dei motivi del litigio scoppiato tra l’ex compagno e F._______, da parte del ricorrente, sembrerebbe pure marginale rispetto alla forte preminenza della sua preoccupazione per la propria incolumità. Se avesse voluto, avrebbe peraltro potuto improvvisare un qualsiasi motivo ma, coerentemente, non l’avrebbe fatto. Tutti gli elementi sopra evidenziati, sarebbero stati, a mente dell’insorgente, assenti nella motivazione della decisione impugnata, non trascurabili però per esprimere un giudizio sulla verosimiglianza del suo racconto. In secondo luogo , sarebbe pure verosimile che il suo cellulare e le fotografie ivi contenute , fossero entrati in possesso dei suoi famigliari. Ciò poiché il ricorrente sarebbe stato legittimato a ritenere una misura di sicurezza sufficiente il te nerli sempre con sé, prima dell’aggressione da parte dei famigliari, non potendo immaginare sino a quel momento che la sua omosessualità fosse trapelata al di fuori della cerchia ristretta della comunità LGBT. In merito, andrebbe pure considerato che egli avrebbe descritto con dovizia di particolari le misure di sicurezza adottate per il suo cellulare e che, al contrario di quanto sostenuto nella decisione avversata, apparirebbe maggiormente credibile che oggigiorno una persona conservi dei ricordi della sua vita privata nel proprio cellulare, piuttosto che il contrario. In terzo luogo , sarebbe verosimile anche la lite avvenuta con i famigliari nel (…), in quanto le puntuali sollecitazioni dell’auditore avrebbero avuto tutte delle risposte esaustive e circostanziate e la contraddizione rilevata dalla SEM parrebbe minore, considerando che il ricorrente non si sarebbe invece contraddetto nelle 22 domande poste durante l ’audizione complementare, a ben 43 giorni di distanza da quella sui motivi. In merito alla contraddizione rilevata dalla SEM, anche se questa effettivamente sussisterebbe, non sarebbe stata rilevata dal funzionario incaricato durante le audizioni sui motiv i d’asilo, negando quindi la possibilità al ricorrente di prendere posizione. Accertata la verosimiglianza delle sue allegazioni, il ricorrente sottolinea dapprima come, a fronte della giurisprudenza del Tribunale (in particolare della sentenza D -891/2013 del 17 gennaio 2014), vista la situazione di repressione nella quale vivrebbero gli omosessuali in Iran, si potrebbe presupporre esservi un rischio considerevole per i medesimi di una possibile persecuzione pertinente ai sensi dell’art. 3 LAsi. Difatti, le D-5870/2019 Pagina 7 persone sospettate di essere omosessuali dalle forze di sicurezza , verrebbero spesso arrest ate nei parchi e nei ristoranti. A questo bisognerebbe aggiungere la sorveglianza su internet e le perquisizioni a domicilio, che sarebbero costitutive di azioni mirate contro le minoranze sessuali in Iran. Infrastrutture di protezione sarebbero, inoltre, assenti. Il ricorrente avrebbe quindi un timore oggettivamente fondato di subire delle persecuzioni future rilevanti ai sensi dell’asilo, nel caso di un suo ritorno nel paese d’origine, e quindi adempirebbe i requisiti per il riconoscimento della qualità di rifugiato. Anche nella denegata ipotesi che le sue allegazioni apparissero parzialmente inverosimili, nascondere la propria omosessualità per tutta la vita potre bbe avere come conseguenza – in analogia con la giurisprudenza resa dal Tribunale in ambito sia di conversione religiosa (sentenza del Tribunale D -4952/2014 del 23 agosto 2017) che inerente un omosessuale iracheno (cfr. sentenza D-6359/2018 del 2 aprile 2019), come pure in relazione alla giurisprudenza sia di altri Paesi membri dell’Unione europea che dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (di seguito Corte EDU) – una pressione psichica insopportabile; la quale avrebbe come risultato la commissione di un’imprudenza, di essere scoperto dalle autorità e condannato a morte. L’autorità inferiore, non avrebbe, a torto, effettuato alcuna analisi in merito al rischio di persecuzioni future connesso con l’orientamento sessuale del ricorrente e circa l’insostenibile pressione psicologica al quale egli sarebbe esposto in caso di rientro in Iran. In tal senso, non andrebbe trascurato neppure come egli abbia richiesto in C._______ protezione all’(…). Al fine di circostanziare i pericoli che il richiedente correrebbe in caso di rientro in Iran, egli delinea infine la situazione drammatica in cui verserebbe la comunità LGBTI, citando quali fonti documenti elaborati da organizzazioni sia governative che non governative, operanti sia localmente che globalmente, specializzate nei diritti della comunità LGBTI o attive per i diritti umani in generale. A fronte di tale situazione, il rischio di una persecuzione futura del ricorrente apparirebbe essere possibile in modo preponderante. Altresì, l’eventualità che egli mantenga seg reto il suo orientamento sessuale , vita natural durante, apparirebbe di difficile attuazione. 5. 5.1 La Svizzera , su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. D-5870/2019 Pagina 8 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi (art. 3 cpv. 1 LAsi). Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). 5.2 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3 LAsi, comprende nella sua definizione un e lemento oggettivo, in rapporto con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà riconosciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) di essere esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo , a una persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul piano soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato, segnatamente dell’esistenza di persecuzioni anteriori, n onché della sua appartenenza a una razza, a un gruppo religioso, sociale o politico, che lo espongono maggiormente a un fondato timore di future persecuzioni. Infatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l’oggett o per la prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 con giurisprudenza ivi citata). Sul piano oggettivo, tale timore dev’essere fondato su indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 con rinvii). 6. 6.1 Chiunque domanda asilo deve provare o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato (art. 7 cpv. 1 LAsi). La qualità di rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabil ità preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 6.2 È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, D-5870/2019 Pagina 9 contraddittorie in punti essenzia li, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ri tratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le allegazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da prove rigorose; al contrario, è sufficiente che l’autorità giudicante, pure nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo sarà dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti). 7. Nel caso in parola, va anzitutto analizzata la verosimiglianza delle dichiarazioni del ricorrente. 7.1 Preliminarmente il Tribunale non intende mettere in dubbio la credibilità dell’omosessualità asserita dal ricorrente, come del resto neppure è il caso dell’autorità inferiore nella decisione avversata, dato che in merito le sue allegazioni – in particolare circa la relazione vissuta con l’ex partner e la vita da lui trascorsa a B._______ – risultano essere sufficientemente concrete, dettagliate e sostanziate (cfr. verbale 2, D48 segg., pag. 6 segg.). 7.2 Invece, a differenza di quanto sostenuto nel gravame dal ricorrente, la circostanza che egli non abbia mai voluto indagare rispetto ai motivi del litigio insorto tra il suo ex compagno e F._______, il quale avrebbe in seguito inviato le fotografie comprovanti la sua omosessualità, non risulta essere “marginale”, bensì particolarmente significativa. D’un canto, infatti, tale litigio sarebbe alla base della sua partenza dal Paese d’origine, nonché della rottura dei legami con i suoi famigliari (a parte con un fratello […]), alcuni dei quali lo avrebbero pure cercato di punire , presso il (…) dove esercitava l’attività lavorativa. D’altro canto, al contrario di quanto allegato nel ricorso dall’insorgent e, non si vede alcun timore né soggettivo né D-5870/2019 Pagina 10 oggettivo per il medesimo di interrogare al riguardo il suo ex compagno – peraltro che ha pure deciso di espatriare con lui – con il quale è rimasto ancora (…) dopo la partenza dal Paese d’origine. Appare quindi poco credibile che egli, nonostante fosse al corrente di alcuni aspetti del litigio, come con chi avrebbe litigato il suo ex compagno e che il tutto sarebbe nato da una discussione (cfr. verbale 2, D49, pag. 7 e D60 segg., pag. 8 seg.), non si sia intratt enuto maggiormente con il suo ex compagno, da ultimo anche in C._______, sul movente del litigio che avrebbe poi scatenato la reazione di F._______, inviando delle loro fotografie al fratello del ricorrente. Anche l’argomentazione sostenuta nel ricorso , che egli avrebbe formulato delle ipotesi sulla personalità di F._______, e sulle motivazioni che avrebbero condotto questi al gesto dell’invio delle fotografie ai suoi famigliari, non soccorre l’insorgente, anzi rendono ancora più inspiegabile il mancato chi arimento con l’ex partner, poiché sarebbe bastato ciò per eventualmente confermare o smentire le sue impressioni. Il fatto poi che l’insorgente avrebbe descritto dettagliatamente la festa ed il litigio avvenuto in seguito con i famigliari, non risulta appo rtare alcuna spiegazione riguardo alla mancanza di tale elemento fondamentale del suo racconto, poiché innescante tutto il suo motivo d’asilo (cfr. verbale 2, D128 segg., pag. 16), nonché pure in seguito lo scioglimento della sua relazione con il partner i n C._______ (cfr. verbale 2, D56 seg., pag. 8). Appare peraltro del tutto assente dalle allegazioni del ricorrente, proposte nel corso delle audizioni, qualsiasi riferimento spontaneo alle spiegazioni da lui fornite all’ex compagno del litigio avvenuto con i suoi famigliari nel (…) e/o a qualsivoglia discussione con il medesimo riguardo tali fatti (cfr. verbale 2, D103, pag. 13), a parte in una circostanza su quesito specifico dell’interrogante (cfr. verbale 2, D56 seg., pag. 8). Tale circostanza, mette ancora maggiormente in dubbio la credibilità degli asserti del ricorrente, circa il presunto litigio tra il suo ex compagno e F._______, alla base dell’invio da parte di quest’ultimo delle fotografie ai parenti dell’insorgente. 7.3 Anche l’evenienza di aver conse rvato all’interno del cellulare alcune fotografie, che lo avrebbero ritratto col suo ex compagno, non è credibile. Se da una parte non si pretende che l’insorgente non potesse possedere alcuna fotografia con quest’ultimo, dall’altra è logico pensare che esse non siano immediatamente accessibili a terzi , come invece sarebbe stato nel caso di specie (cfr. verbale 2, D91 segg., pag. 11). Il ricorrente stesso, infatti, ha asserito di essere pienamente consapevole dei rischi che correrebbe in Iran in quanto omosessuale e della condotta ivi penalmente perseguibile (cfr. verbale 3, D72, pag. 7). Il rischio di una perquisizione, di una confisca del cellulare e di un esame dello stesso, quindi, avrebbe indotto una persona ragionevole a non salvarvi immagini comprom ettenti. D-5870/2019 Pagina 11 Plausibile apparirebbe al contrario che il ricorrente, tra l’altro (…) in un (…) e cognito pure di (…) (cfr. verbale 2, D89, pag. 11), avesse conservato le proprie fotografie in un luogo difficilmente accessibile a terzi e separato dal suo cellulare, che peraltro egli spesso cambiava , vendendolo a terze persone. Anche quest’ultima circostanza, fa maggiormente dubitare degli asserti dell’insorgente in merito, in quanto appare quantomeno illogico che egli si fidasse a vendere svariate volte il suo cellulare, estraendo i suoi dati – quindi anche le fotografie che lo ritraevano con l’ex partner – dalla memoria del telefono, senza temere che vi potessero rimanere delle tracce nello stesso o della documentazione non eliminata. La giustificazione addotta in corso d’audizione (cfr. verbale 2, D93, pag. 12), e ribadita in sede ricorsuale, e cioè che il sistema di sicurezza più efficace, sarebbe stato quello di tenere sempre con sé il cellulare e le fotografie, non può essere seguita. Risulta difatti essere evidente che non è così, essendo sufficiente perdere il cellulare, farsi derubare o subire una perquisizione , perché le fotografie possano cadere in mano a terzi. 7.4 Infine, inverosimili appaiono essere anche il litigio ed il pestaggio del ricorrente da parte di alcuni famigliari. La descrizione fornita dall’insorgente risulta prima di tutto povera di dettagli concreti e priva di elementi che rendano queste ultime circostanze personalmente vissut e. A titolo esemplificativo il ricorrente, chiamato a descrivere l’episodio successo, in prima battuta ha in maniera superficiale e stereotipata riferito che i suoi famigliari sarebbero entrati nel negozio, gli avrebbero rivolto parolacce e dato pugni e schiaffi (cfr. verbale 2, D49, pag. 7 e D70, pag. 9). Solo in un secondo tempo , e ogni volta su sollecitazione dell’interrogante, egli ha fornito via via dei dettagli maggiori in merito, allegando che prima del litigio egli sarebbe stato intento a spostare delle sedie (cfr. verbale 2 , D73 , pag. 10); che un suo fratello, da dietro, gli avrebbe messo una mano sulla spalla (cfr. verbale 2, D75, pag. 10 e D98, pag. 12); che questo fratello gli avrebbe mostrato una fotografia (cfr. verbale 2 , D 76, pag. 10 e D98, pag. 12) e che lui ne sarebbe rimasto scioccato (cfr. verbale 2, D78, pag. 10). Tuttavia, anche questi elementi aggiuntivi, risultano essere piuttosto scarni e privi di quegli indizi concreti ed emozionali, che avrebbe invece fornito una persona che avrebbe vissuto tali momenti concitati, che avrebbero condotto alla rottura irreversibile con alcuni membri famigliari. Tale conclusione, è rafforzata anche dalle contraddizioni rilevabili nella narrazione del ricorrente dello stesso evento, che si contrappongono con quanto sosten uto nel ricorso dall’insorgente circa la coerenza delle dichiarazioni da lui rilasciate in proposito. Se invero nella prima audizione sui motivi, egli ha ricollegato sia il toccamento alla spalla che la visione delle fotografie trasmesse ai famigliari, come pure le domande a lui rivolte, D-5870/2019 Pagina 12 ad uno solo dei fratelli (cfr. verbale 2, D95 segg., pag. 12); nella seconda audizione egli ha ricondotto invece la prima azione al fratello (…) D._______, mentre che le successive all’altro fratello presente E._______ (cfr. verbale 3, D37 segg., pag. 4 seg.). Altresì, anche qu anto avrebbe subito durante la lite , sarebbe discrepante nelle due audizioni. Se in un primo tempo egli ha difatti descritto di aver ricevuto dei pugni e degli schiaffi (cfr. verbale 2, D70, pag. 9); gli schiaffi nella descrizione successiva sono del tutto assenti, ma vi si aggiungono i calci, nonché sarebbe stato preso per i polsi e gli avrebbero girato le mani (cfr. verbale 3, D49, pag. 6). Per di più, dapprima egli ha narrato di un’unica fotografia che gli sarebbe stata mostrata prima di essere picchiato (cfr. verbale 2, D76 seg., pag. 10; D98, pag. 12); quando invece in seconda battuta si sarebbe trattato di più fotografie mostrategli (cfr. verbale 2, D95 seg., pag. 12; verbale 3, D37 segg., pag. 4 segg.). Non da ultimo, il ricorrente si è contraddetto su un punto fondamentale riguardante la dinamica dell’episodio : in un primo momento ha dichiarato che i suoi famigliari sarebbero entrati nel (…) dove lavorava e avrebbero subito cominciato a picchiarlo (cfr. verbale 2, D49, pag. 7 e D70, pag. 9); mentre in un secondo momento ha addotto, in modo incoerente e senza alcuna spiegazione, che prima di picchiarlo gli avrebbero mostrato le fot ografie comprovanti la sua omosessualità (cfr. verbale 2 , D96 seg., pag. 12). Quest’ultima discrepanza è inspiegabile, perché ne va della ragione stessa del pestaggio. I fratelli del ricorrente, infatti, a detta di quest’ultimo , lo avrebbero picchiato proprio a causa di queste fotografie. Il fatto di avergliele mostrate è quindi un aspetto primario nei motivi d’asilo addotti dal ricorrente, non suscettibile di mancare completamente tra una descrizione e l’altra degli stessi. Il fatto poi che tale discrepanza non sia stata rimarcata dal funzionario incaricato già durante l’audizione, non risulta in alcun modo essere lesiva del diritto di essere sentito del ricorrente come sollevato da costui nel gravame, avendo in merito potuto peraltro prendere compiutamente posizione nel suo ricorso. Le dissonanze sopra rimarcate risultano essere nel complesso troppo eclatanti per poter essere minimizzate, e rendono l’intera vicenda del litigio con i famigliari inverosimile. 7.5 Riassumendo, ne discende che il ricorrente non ha quindi reso verosimile che delle fotografie comprovanti la sua omosessualità siano state inviate ai suoi famigliari, che vi sia stato un litigio per questo motivo, né che questi ultimi siano entrati in possesso del suo cellulare contenente altre fotografie simili. Di convesso, neppure le sue asserzioni circa il timore che egli avrebbe avuto che i fratelli lo venissero a cercare in C._______, come pure che della sua situazione di omosessualità, a causa del ritrovamento delle fotografie da p arte dei famigliari, ne sarebbero potute D-5870/2019 Pagina 13 venire a conoscenza le autorità iraniane, mettendo in pericolo la sua vita (cfr. verbale 2, D49, pag. 7; D104 segg., pag. 13), non risultano essere verosimili. Perciò, complessivamente, l’insorgente non ha reso vero simile che la sua omosessualità, sia prima che successivamente il suo espatrio, sia trapelata al di fuori della comunità LGBTI iraniana. Tali conclusioni non sono poste in discussione, neppure dalle asserzioni e dalla documentazione fornita in fase ricorsu ale dall’insorgente inerente la domanda di protezione che avrebbe presentato in C._______, in quanto non contengono alcun elemento concreto atto a suffragare, o a rendere verosimili, le circostanze che lo avrebbero indotto alla partenza dal Paese d’origine così come presentate alle autorità elvetiche. 8. 8.1 Nel suo ricorso, l’insorgente ritiene inoltre che la SEM, a prescindere dalla verosimiglianza degli asserti dell’insorgente circa i motivi che lo avrebbero spinto all’espatrio, visto che non ne ha comunque me sso in dubbio la sua omosessualità, avrebbe dovuto effettuare un’analisi del rischio di persecuzioni future connesso con il suo orientamento sessuale, nonché in relazione alla pressione psicologica insopportabile alla quale egli sarebbe esposto nel caso di un suo ritorno in Iran. Analisi, che non avrebbe, a torto, invece effettuato. Già solo per questo, la decisione della SEM sarebbe passiva di annullamento con il conseguente riconoscimento della qualità di rifugiato all’insorgente o, subordinatamente, con il rinvio degli atti all’autorità inferiore, per nuova valutazione. 8.2 Dapprima v’è in merito da rileva re come, secondo costante giurisprudenza dello scrivente Tribunale, le persone omosessuali non sono sottoposte ad una persecuzione collettiva (cfr. sentenze del Tribunale E-5403/2020 del 2 dicembre 2020 consid. 6.5.1, D -6384/2019 del 9 aprile 2020 consid. 7.4.1 con ulteriori riferimenti ivi citati, D-891/2013 del 17 gennaio 2014 consid. 5 con rinvio alle sentenze della CorteEDU C-199/12, C-200/12 e C-201/12 del 7 novembre 2013). In particolare, nella sentenza D-891/2013 succitata, e menzionata anche nel ricorso, seppure il Tribunale osservi che vista la situazione di forte repressione dell’omosessualità vigente in Iran, vi sia il rischio considerevole di una potenziale minaccia di persecuzione, tuttavia l’analisi se la stessa sia in preponderanza verosimile nel caso di un ritorno del richiedente asilo interessato, occorrerà valutarlo accuratamente in ogni singola fattispecie (cfr. consid. 5.3). 8.3 Stando a rappo rti attuali, l’omosessualità in Iran continua ad essere criminalizzata e le pene previste al riguardo sono elevate e vanno fino alla D-5870/2019 Pagina 14 pena capitale. Le persone omosessuali vengono discriminate ed arrestate dalle forze di sicurezza iraniane e gli atti crimin ali compiuti nei confronti degli omosessuali vengono tollerati ( cfr. U.S. Departement of State, 2019 Country Reports on Human Rights Practices: Iran , 11 marzo 2020 < https://www.state.gov/reports/2019-country-reports-on-human-rights- practices/iran/ >, consultato il 08.03.2021 ; Human Ri ghts Watch, World Report 2021: Iran, 13 gennaio 2021, < https://www.hrw.org/world-report/ 2021/country-chapters/iran# >, consultato da ultimo il 08.03.2021; Amnesty International, Human Rights in Iran: Review of 2019, 18 febbraio 2020, < https://www.ecoi.en/file/local/2024802/MDE1318292020ENGLISH.PDF >, consultato il 08.03.2021; International Federation for Human Rights [FIDH], No one is spared, The widespread use of death penalty in Iran, ottobre 2020, < https://www.fidh.org/IMG/pdf/iranpdm758ang-2.pdf >, consultato il 08.03.2021). Gli ampi stralci di rapporti citati dal ricorrente nel suo ricorso vanno nella medesima direzione. In ogni caso – circostanza che viene invece sottaciut a nel gravame – solo raramente in Iran si procede penalmente per punire atti omosessuali. Ciò non da ultimo, secondo alcune fonti, poiché il diritto processuale penale iraniano porrebbe, per la prova di atti omosessuali , degli ostacoli importanti e punirebb e false accuse al riguardo con pene severe (cfr. Austrian Centre for Country of Origin & Asylum Research and Documentation [ACCORD], Iran: COI Compilation, luglio 2018, < https://www.ecoi.net/en/file/local/1441174/1226_153492579 0_iran-coi-compilation-july-2018-final.pdf >, consultato il 09.03.2021; cfr. anche in merito la sentenza E -5403/2020 consid. 6.5.2 con ulteriori rif. citati). Del resto, anche il Comitato contro la tortura (in inglese: Committee against Torture [CAT]) ha stabilito che il solo fatto che in Iran l’omosessualità sia generalmente vietata, non conduce ancora, per un iraniano omosessuale che rientra in questo paese, ad un rischio concreto e serio di tortura (cfr. decisione H.R.E.S. contro Svizzera del 9 agosto 2018, comunicazione n. 783/2016; cfr. anche le sentenze del Tribunale E-5403/2020 consid. 6.5.3 e D-6384/2019 consid. 7.4.2). In tale decisione il CAT ha anche concluso che in Iran l’omosessualità non è di per sé incriminata, ma sono perseguiti soltanto alcuni atti omosessuali (cfr. §8.7 con rinvio al §5.4 ; cfr. anche in tal senso la sentenza E -5403/2020 consid. 6.5.3). 8.4 Per quanto attiene invece la questione inerente la pressione psichica insopportabile ai sensi dell’art. 3 LAsi nel caso di omosessualità, si può senz’altro rinviare alla sentenza di riferimento del Tribunale D -6539/2018 del 2 aprile 2019, ove si è giudicato in un caso di un richiedente omosessuale iracheno, che l’omosessualità – in determinate circostanze – può comportare una pressione psichica insopportabile ai sensi de ll’art. 3 D-5870/2019 Pagina 15 cpv. 2 LAsi. Tuttavia, per determinare se tale pressione sia rilevante dal profilo soggettivo, andrà esaminato il singolo caso (cfr. consid. 8.3 – 8.6). Nella sentenza E -2109/2019 del 28 agosto 2020 la situazione degli omosessuali in Etiopia è stata ritenuta comparabile a quella presente in Iraq, ma le condizioni per il riconoscimento di una pressione psichica insopportabile sono state negate. In particol are il Tribunale ha ritenuto in tale sentenza come un mero pericolo astratto di essere scoperti e perseguiti non risulta essere sufficiente per il riconoscimento di una pressione psichica insopportabile. Ciò corrisponde alla giurisprudenza sinora resa dal Tribunale, ove è stato ritenuto che alcune limitazioni nelle apparizioni in pubblico e nella vita privata non rappresent ano ancora dei seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 cpv. 2 LAsi ed in particolare non conducono, di per sé, ad una pressione psichica in sopportabile (cfr. sentenza E-2109/2019 consid. 10.2 con rif. ivi citati; cfr. anche la sentenza del Tribunale E-5403/2020 consid. 6.5.4). 8.5 Tornando al caso in narrativa, il ricorrente, salvo l’asserito litigio avvenuto con i famigliari – risultato però inverosimile (cfr. supra consid. 7.4 e 7.5 ), non ha fatto valere di aver subito in Iran delle concrete misure persecutorie basate sul suo orientamento sessuale, che avrebbero potuto condurre al suo espatrio. Dagli atti non si evince nemmeno che ne subirebbe in un futuro prossimo, poiché nelle audizioni egli ha sì addotto che l’omosessualità in Iran è vista e trattata come un crimine (cfr. verbale 3, D72, pag. 7); tuttavia non ha allegato che concretamente penderebbe su di lui l’apertura di un procedimento pena le a causa dei suoi contatti sessuali con uomini e non è nemmeno risultato verosimile che il suo orientamento sessuale sia trapelato al di fuori della comunità LGBTI iraniana (cfr. supra consid. 7.5). Non si giunge ad altra conclusione sulla base del docum ento prodotto dal r icorrente con lo scritto del 13 novembre 2019, che attesta soltanto che questi ha domandato protezione all’(…) in C._______, allegando problematiche riconducibili alla sua omosessualità. Per quanto riguarda l’argomento sollevato in sede ricorsuale, secondo il quale nascondere la propria omosessualità rappresenterebbe una pressione psichica insopportabile, la sentenza stessa citata dall’insorgente indica che maggiore sarà il pericolo per il richiedente di essere scoperto per un gesto od un’esternazione non ponderati, e più severa sarà la sanzione statale o privata nel caso in cui venga scoperto; tanto più vi sarà da ritenere che la persona toccata sia esposta ad una pressione psichica insopportabile. Ciò poiché è obbligata a negare la sua personalità ed a condurre una doppia vita, per evitare di essere scoperta (cfr. sentenza del Tribunale D-6539/2018 del 2 aprile 2019 consid. 8.2). Ebbene questo pericolo, nel caso specifico, è inesistente. Il D-5870/2019 Pagina 16 ricorrente ha infatti vissuto indisturbato in Iran da omosessuale per almeno (…) anni, senza incontrare problemi maggiori. Resosi conto della propria omosessualità tra i (…) ed i (…) anni, tra il (…) e l’inizio del (…) ha svolto il servizio militare a B._______, in occasione del quale ha conosciuto colui che sarebbe diventato in seguito il suo compagno , tramite un’ (…) (cfr. verbale 2, D21 segg., pag. 3 e D49, pag. 6). Dopo (…) a casa dei genitori è ripartito per la medesima città, dove ha trovato lavoro, si è integrato nella comunità LGBTI locale, pass ando la maggior parte del tempo libero dal compagno pur avendo un appartamento proprio e, globalmente, asserendo di trovarvisi bene (cfr. verbale 2, D12 segg., pag. 3; D49, pag. 6 e D122 seg., pag. 15). Inoltre, ha potuto facilmente sottrarsi alla pressione dei suoi famigliari, che lo volevano sposato, perché, a causa della distanza, i contatti con loro erano limitati a audio- e videochiamate (cfr. verbale 2, D49, pag. 17). Infine il ricorrente stesso, su esplicito quesito dell’interrogante al riguardo, ha risposto che non sarebbe espatriato se non fosse avvenuto il litigio con i suoi famigliari per la trasmissione di fotografie compromettenti, con le problematiche conseguenti (cfr. verbale 2, D116, pag. 14); vicende che però si sono rivelate inverosimili (cfr. supra consid. 7). Ciò, a riprova del fatto che la probabilità che la sua omosessualità diventasse di dominio pubblico, era considerata dallo stesso ricorrente come infima. Sulla base degli elementi sopra enucleati, ed in applicazione della giurisprudenza sopra delineata (cfr. supra consid. 8.1 – 8.3), si può quindi concludere che, così come nascondere la propria omosessualità in passato non ha rappresentato per il ricorrente una pressione psichica insopportabile, né lo ha sottoposto ad alcuna misura persecutoria (cfr. supra consid. 7); a maggior ragione non si intravvede alcun elemento concreto all’inserto, che egli, nel caso di un suo ritorno nel paese d’origine, possa essere esposto, con verosimiglianza preponderante ed in un futuro prossimo, a persecuzioni o a dover subire una pressione psichica insopportabile rilevante ai sensi dell’asilo. Da ultimo, a differenza di quanto sostenuto dall’insorgente nell’atto ricorsuale, l’autorità inferiore si è pronunciata in modo chiaro ed esplicito nella decisione avversata circa l’eventuale rilevanza dell’omosessualità del ricorrente r ispetto ad un suo rientro nel Paese d’origine (cfr. decisione impugnata, p.to II/3, pag. 6 seg.). Tale censura, risulta quindi essere infondata. 9. In definitiva, v’è dunque da tutelare la conclusione dell’autorità inferiore circa l’inverosimiglianza e l’irrilevanza dei motivi d’asilo addotti dall’interessato. Per quanto concerne la concessione dell’asilo ed il riconoscimento della qualità di rifugiato, il ricorso non merita pertanto tutela e la decisione impugnata va confermata. D-5870/2019 Pagina 17 10. 10.1 Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione (art. 44 LAsi). 10.2 L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14 cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; DTAF 2011/24 consid. 10.1). Il Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontanamento. 11. 11.1 Per quanto concerne l’esecuzione dell’ allontanamento, per rinvio dell’art. 44 LAsi, l’ art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI, RS 142.20) prevede che la stessa sia ammissibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ ammissione prov visoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI). 11.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’ apprezzamento degli ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento vale lo stesso apprezzamento della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2). Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione dell’allontanamento è quello che esiste al momento in cui si statuisce (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.4). 12. 12.1 Nella propria decisione , la SEM ha considerato l’esecuzione dell’allontanamento del richiedente ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile. Infatti, in primo luogo non sarebbe applicabile il principio di non- respingimento contemplato dall’art. 5 cpv. 1 LAsi e non sussisterebbero indizi per ritenere che il ricorrente rischierebbe di essere esposto concretamente e seriamente a una pena o a un trattamento vietati dall’art. 3 CEDU. In secondo luogo, né la situazione vigente nel Paese d’origine né degli ostacoli individuali in capo al ricorrente, si opporrebbero all’esigibilità del ritorno di quest’ultimo. Infine, l’esecuzione sarebbe possibile sia sul piano tecnico che pratico. D-5870/2019 Pagina 18 12.2 Nel gravame, l’insorgente avversa anche tali assunti , prevalendosi nuovamente di alcune sentenze sia dello scrivente Tribunale che della Corte di Giustizia dell’Unione europea, già succitate. Egli ritiene infatti che, nel caso di un suo rientr o in Iran, quale persona omosessuale sarebbe esposta ad un concreto rischio di persecuzion i da parte del proprio Stato di origine. Il suo allontanamento sarebbe pertanto, sia sotto l’aspetto dell’ammissibilità, che dell’esigibilità, ineseguibile. 13. 13.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si esaurisce nella massima del divieto di respin gimento. Anche altri impegni di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostati vi all’esecuzione del rimpatrio, in particolare l’art. 3 CEDU (RS 0.101) o l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La CorteEDU ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire dei maltrattamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di violenza generalizzata nel paese di destinazione non è sufficiente per ritenere una violazione dell’art. 3 CEDU. Spetta infatti all’interessato provare o rendere verosimile l’ esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli correrà un reale rischio («real risk») di essere sottoposto, nel paese verso il quale sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti arti coli (cfr. DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti). 13.2 Nel caso in esame, visto che l’insorgente non è riuscito a dimostrare l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposto a tali pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, il principio del divieto di respingimento non trova applicazione ed il suo rinvio è dunque ammissibile sotto l’aspetto dell’art. 5 cpv. 1 LAsi e dell’art. 33 della Convenzione sul lo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1952 (Conv. rifugiati, RS 0.142.30). 13.3 Stante le dichiarazioni inverosimili ed irrilevanti del ricorrente, non vi è inoltre motivo di considerare l’esistenza di un rischio personale, concreto e serio per l’ insorgente di essere esposto ad un tra ttamento proibito ai sensi dell’art. 3 CEDU o dell’art. 3 Conv. tortura nel caso di un suo ritorno nel Paese d’origine. Le censure ricorsuali, già trattate sopra (cfr. supra consid. 8), non sono del resto atte a mutare tale conclusione. 13.4 Ne consegue pertanto che l’allontanamento dell’insorgente verso l’Iran, sia da considerarsi ammissibile ai sensi delle norme di diritto D-5870/2019 Pagina 19 pubblico internazionale topiche, nonché dell’art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi. 14. 14.1 Giusta l’ art. 83 cpv. 4 LStr I l’ esecuzione non può essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica. La disposizione citata si applica principalmente ai « réfugiés de la violence», ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, m a che fuggono da situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale anche nei confronti de lle persone per le quali l’ allontanamento comporterebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più ricevere le cur e delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, a una degradazione grav e del loro stato di salute, all’ invalidità o persino alla morte. Tuttavia, le difficoltà socio -economiche che costituiscono l’ordinaria quotidianità di una regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale esposizione al pericolo. L’ autorità alla quale incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo caso, confrontare se gli aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo paese siano tali da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-7.7 e relativi riferimenti). 14.2 Nella fattispecie, attualmente in Iran non vige una situazione di guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l’insieme della popolazione nella totalità del territorio nazionale , che renderebbe un rimpatrio generalmente i nesigibile (cfr. sentenz e del Tribunale E-4001/2020 del 2 marzo 2021 consid. 9.4.1, D -4018/2019 del 17 febbraio 2021, D-6384/2019 consid. 9.4.1). 14.3 Non vi sono del resto altri moti vi individuali che renderebbero inesigibile l’allontanamento del ricorrente. Egli è difatti un giovane uomo; ha ottenuto la (…), nonché può vantare diversi anni d’esperienza quale (…). Egli si è per di più reso economicamente indipendente dalla famiglia, trasferendosi nella (…) di B._______ ed esercitando in un (…), nonché finanziando personalmente il suo viaggio d’espatrio con i suoi risparmi (cfr. D-5870/2019 Pagina 20 verbale 2, D12 segg., pag. 3 seg.; D49, pag. 6 seg.; verbale 3, D21 e D24, pag. 3). Nella nuova località abit ativa, ha saputo crearsi una rete sociale, non limitata alla comunità omosessuale. Del resto egli dispone in patria di un’ampia rete famigliare e dall’espatrio egli ha dichiarato essere rimasto in contatto con il fratello (…) (cfr. verbale 2, D33 segg., pag. 4 seg.). Su tale rete sociale potrà , in caso di necessità, senz’altro contare in futuro, per sopperire ai suoi bisogni essenziali. Infine, il ricorrente non ha preteso nel gravame di soffrire di gravi problemi di salute, tali da giustificare un’ammissione provvisoria, senza che da un esame d’ufficio degli atti di causa (cfr. atto SEM n. 10/1 e verbale 3, D75, pag. 8) emerga la necessità di una sua permanenza in S vizzera per motivi medici (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.1 – 8.3 e 2009/2 consid. 9.3.2 con relativi riferimenti). 14.4 In considerazione di quanto precede, l’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente, è pure da ritenersi ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi). 14.5 In ultima analisi, non risultano neppure impedi menti dal profilo della possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (cfr. art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi), in quanto il ricorrente, che dispone già di una copia del suo passaporto, usando della necessaria diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (cfr. DTAF 2008/34 consid. 12). Inoltre, il contesto attuale legato alla pandemia di coronavirus (detto anche Covid -19) non è di natura tale da rimettere in causa le conclusioni che precedono. Se dovesse momentaneamente posticipare l’esecuzione dell’allontanamento, lo stesso interverrebbe necessariamente più tardi, in tempi appropriati ( cfr. fra le tante le sentenze del Tribunale D-2635/2020 del 1° marzo 2021 consid. 8.5 con ulteriori riferimenti cit ati, D-2151/2019 d el 24 febbraio 2021 consid. 6.2, D-504/2020 del 17 febbraio 2021 consid. 9.5). 15. Di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento, la decisione dell’autorità inferiore va confermata. 16. Ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione non è inadeguata (art. 49 PA). Il ricorso va conseguentemente respinto e la decisione impugnata confermata. D-5870/2019 Pagina 21 17. Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali, è divenuta senza oggetto. 18. Visto l’esito della procedura, le spese process uali, che seguono la soccombenza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le conclusioni ricorsuali d’acchito sprovviste di possibilità di esito favorevole e potendo partire dal presupposto che l’insorgente è indigente, v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa dal versamento delle spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA). 19. La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pendente una domanda di estradizione presentata dallo Stato che ha abbandonato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. (dispositivo alla pagina seguente) D-5870/2019 Pagina 22 Per questi motivi, il Tribunale a mministrativo federale pronuncia: 1. Il ricorso è respinto. 2. La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali, è accolta. 3. Non si prelevano spese processuali. 4. Questa sentenza è comunicata al ricorrent e, alla SEM e all’autorità cantonale competente. Il presidente del collegio: La cancelliera: Daniele Cattaneo Alissa Vallenari Data di spedizione: