<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di presentare al Parlamento un progetto di modifica della legge federale del 19 marzo 1976 sulla cooperazione allo sviluppo e l'Aiuto umanitario internazionali, al fine di indirizzare maggiormente le priorità dell'aiuto allo sviluppo verso i Paesi che presentano un elevato numero di profughi che cercano rifugio in Svizzera. Incentivando la conclusione di accordi o di partenariati in materia di migrazione, la strategia prefissata dovrebbe mirare a raggiungere soluzioni vantaggiose.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La legge federale sulla cooperazione allo sviluppo e l'aiuto umanitario internazionali (RS 974.0) fissa i principi e gli obiettivi della cooperazione internazionale. Il mandato legislativo è ampio, permette di tenere conto delle nuove problematiche che si dovessero presentare, come quella della migrazione forzata, e afferma che si deve cercare di assicurare alle persone più povere un futuro dignitoso nel Paese d'origine. Sulla base di questa legge e del mandato costituzionale (art. 54) il Consiglio federale ha tenuto debitamente conto della questione migratoria nel messaggio concernente la cooperazione internazionale 2017-2020 (FF 2016 2005) trasmesso alle Camere il 17 febbraio 2016. Non ritiene perciò necessaria una modifica della legge.</p><p>La cooperazione internazionale (CI) affronta direttamente la questione della migrazione cercando di far sì che profughi e sfollati ottengano aiuto e protezione in loco. Attualmente i mezzi finanziari impiegati per questo tipo di intervento ammontano a circa il 5 per cento dei mezzi stanziati per il periodo 2017-2020. Questa percentuale può essere aumentata in caso di necessità.</p><p>La Svizzera si impegna però anche indirettamente, attraverso attività a lungo termine, nella lotta contro le cause degli spostamenti forzati: conflitti, povertà, mancanza di prospettive, soprattutto di tipo economico, ma anche arbitrio e violazioni dei diritti umani nonché le conseguenze dei cambiamenti climatici. Il 14 per cento circa dei crediti previsti per la cooperazione internazionale (CI) nel periodo 2017-2020 viene utilizzato in contesti fragili.</p><p>La CI dà in questo modo un importante contributo alla riduzione della migrazione forzata e alla lotta contro le sue cause. La maggior parte dei richiedenti l'asilo proviene attualmente da Afghanistan, Siria, Iraq, Eritrea e Sri Lanka. La Svizzera cerca, nella misura del possibile e del ragionevole, di prestare aiuto sul campo e portare avanti la cooperazione regionale anche nell'ottica degli interessi della propria politica in ambito migratorio. La piattaforma interdipartimentale per la cooperazione internazionale in materia di migrazione offre possibilità concrete di cooperazione in questo settore e assicura la coerenza della politica svizzera. Di recente per esempio è stato possibile definire con lo Sri Lanka una cooperazione più stretta nel campo della migrazione che potrebbe condurre alla firma di un accordo specifico. Anche per quanto riguarda l'Eritrea si sta lavorando in questa direzione insieme ad altri Paesi europei. La Svizzera è di conseguenza già attiva nelle regioni da cui provengono oggi, nella maggior parte dei casi, i migranti che arrivano sul suo territorio.</p><p>Gli strumenti che ha a disposizione le consentono di dare un risposta concreta e duratura alla questione migratoria nei Paesi d'origine, alleviando le sofferenze sul posto, promuovendo la pace e creando prospettive di sviluppo sostenibile.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.