<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di sottoporre al Parlamento un progetto legislativo che tuteli le vittime della criminalità commessa da bande, risse, ecc., ad esempio estendendo i reati perseguibili d'ufficio nel Codice penale alle lesioni personali semplici.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale condivide la richiesta avanzata dall'autrice della mozione, tesa a tutelare meglio le vittime della violenza di gruppo. Nel parere relativo alla mozione Darbellay 05.3442, "Perseguimento d'ufficio di atti violenti commessi in banda", il cui tenore è molto simile a quello della presente mozione, il Consiglio federale aveva già sostenuto l'importanza di agire in modo risoluto ed efficace contro la violenza fisica di gruppo.</p><p>Il Codice penale svizzero (CP; RS 311.0) permette già di perseguire d'ufficio la violenza di gruppo anche se gli atti commessi non sono di natura grave. L'articolo 134 CP punisce con una pena detentiva fino a cinque anni o una pena pecuniaria chiunque partecipa ad un'aggressione ai danni di una o più persone, se tale violenza comporta perlomeno una lesione personale semplice. Il perseguimento d'ufficio riguarda tutti coloro che hanno partecipato all'aggressione, anche se non sono stati gli autori diretti delle lesioni. Non è necessario provare la loro volontà di causare lesioni alla vittima: occorre dimostrare unicamente la loro intenzione di partecipare all'atto. Se può essere dimostrato che uno degli autori ha partecipato all'aggressione con l'intenzione di infliggere o sapendo di poter causare una lesione personale grave, egli è punito anche - a seconda della situazione - per tentate lesioni gravi. Anche tale reato è perseguito d'ufficio.</p><p>Per soddisfare completamente la richiesta avanzata nella mozione, occorrerebbe pertanto rendere perseguibile d'ufficio unicamente il fatto di commettere in gruppo le vie di fatto di cui all'articolo 126 CP. Il Consiglio federale non ritiene tuttavia opportuna una tale soluzione, per i motivi esposti qui di seguito.</p><p>- È innegabile che molte vittime di violenze di gruppo non sporgono denuncia per timore di rappresaglie da parte degli autori, impedendo quindi alla polizia di intervenire. Tuttavia, la situazione non muterebbe automaticamente se tutte le vie di fatto fossero perseguite d'ufficio, perché in genere la polizia non ne viene a conoscenza in prima persona: anche il procedimento d'ufficio non può essere avviato se la vittima o terzi a conoscenza dei reati commessi non si rivolgono alle autorità di perseguimento penale e non mettono a verbale l'accaduto.</p><p>- L'introduzione del perseguimento d'ufficio per la violenza domestica non permette di dedurre che tale approccio sarebbe opportuno anche per le vie di fatto commesse in gruppo. Il principale motivo addotto per la rinuncia all'esigenza della denuncia in caso di violenza domestica non è tanto il timore di subire eventuali rappresaglie da parte dell'autore del reato, quanto piuttosto gli scrupoli morali o la dipendenza economica ed emotiva delle vittime.</p><p>La necessità della modifica di legge non può essere giustificata neppure con l'argomento secondo cui le vittime non sporgono denuncia perché spesso vengono minacciate. Una tale coazione (art. 181 CP) è infatti un reato perseguito d'ufficio. Gli autori di un'aggressione di gruppo possono essere perseguiti d'ufficio, anche se l'atto comportasse unicamente una via di fatto.</p><p>Il diritto vigente sostiene già in diversi modi le persone la cui integrità fisica, psichica o sessuale è stata direttamente lesa a causa di un reato. Esse, infatti, hanno diritto all'aiuto conformemente alla legge federale concernente l'aiuto alle vittime di reati (art. 1 cpv. 1; RS 312.5). Ciò significa, tra l'altro, che possono rivolgersi ad un consultorio per l'aiuto alle vittime per informarsi e chiedere consiglio circa un'eventuale denuncia penale. I consultori forniscono anche gratuitamente un aiuto immediato sotto forma di prima consulenza da parte di un avvocato. Inoltre, il Codice di procedura penale svizzero (RS 312.0) prevede, negli articoli 149 segg., varie misure volte a tutelare le vittime nei procedimenti penali e quindi a incoraggiarle indirettamente ad avviare un tale procedimento. In attuazione del postulato Fehr Jacqueline 09.3878, "Più denunce, maggior effetto deterrente", il Consiglio federale sta attualmente analizzando i motivi per cui molte vittime rinunciano a sporgere denuncia, ed è alla ricerca di contromisure. Il corrispondente rapporto dovrebbe essere presentato a metà 2012.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.