<h2>SubmittedText<h2><p>Occorre garantire per legge che le carte di identità biometriche vengano prodotte esclusivamente dallo Stato, oppure da imprese svizzere concessionarie, se è garantito che non possano disporre liberamente dei dati biometrici.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Per l'allestimento dei documenti d'identità è da sempre necessario fornire ai produttori dati personali degni di particolare protezione. I produttori devono inoltre poterne disporre in formato elettronico almeno per la durata dell'allestimento del documento. Rientra in questa categoria di dati anche la fotografia da stampare sul documento d'identità. È irrilevante se la fotografia e gli altri dati personali sono registrati elettronicamente su un microchip per le "carte d'identità biometriche", poiché, ad eccezione delle impronte digitali, i dati registrati elettronicamente e quelli stampati sul documento sono identici. Se si dovesse giungere alla conclusione che, in futuro, per motivi di protezione dei dati, i documenti d'identità debbano essere prodotti esclusivamente dallo Stato, per evitare una disparità giuridica, lo Stato sarebbe tenuto a produrre anche tutti gli altri documenti. Si tratterebbe ad esempio di licenze di condurre, tessere del personale federale, tessere di polizia, permessi di soggiorno e non da ultimo di tessere parlamentari.</p><p>Il Consiglio federale è convinto che la sicurezza dei dati possa essere garantita anche nell'economia privata. Infatti, l'attuale carta d'identità viene prodotta dal 1995 da una ditta privata senza che vi siano mai state irregolarità in materia di protezione dei dati. L'articolo 6a della legge sui documenti d'identità (LDI) statuisce inoltre che i servizi preposti all'allestimento dei documenti d'identità devono godere di una buona reputazione e che i rapporti di proprietà all'interno di tali servizi devono essere chiari. Il Consiglio federale ha anche stabilito che nella gara d'appalto per la carta d'identità, le sedi per la personalizzazione, ovvero l'iscrizione dei dati personali sul documento d'identità vergine, devono essere ubicate in Svizzera e che i dati non devono lasciare il nostro Paese.</p><p>Oltre a implicare elevati costi d'investimento, la nazionalizzazione della produzione dei documenti d'identità limiterebbe l'attività dell'economia privata. Una tale limitazione sarebbe giuridicamente lecita, ma se si considerano la politica economica e la mancanza di motivi impellenti per la nazionalizzazione, è opportuno che la Confederazione agisca con moderazione. Il settore privato svizzero, attualmente chiamato a lottare contro il franco forte, perderebbe inoltre importanti appalti e posti di lavoro e la nazionalizzazione si ripercuoterebbe negativamente sull'innovatività e sulla ricerca scientifica nel settore dei documenti di sicurezza in Svizzera. Finora la collaborazione con ditte private ha dato buoni risultati. Per rafforzare la propria competitività nell'ambito tecnologico, le ditte private devono infatti tenersi costantemente aggiornate. Anche la Confederazione in veste di mandante ne trae vantaggio.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.