<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale condivide il parere del consigliere nazionale Dunant, secondo cui il consumo di rappresentazioni di violenza brutale, che si tratti di immagini reali, di riprese cinematografiche o di videogiochi, influisce sul comportamento dei giovani in un modo nocivo per loro e per la società. Simili rappresentazioni di violenza, inoltre, incoraggiano in generale l'emulazione e assuefanno in ogni caso le persone agli atti violenti. Sulla base di queste considerazioni, il 1° gennaio 1990 è stata introdotta nell'ordine giuridico svizzero la cosiddetta "norma sulla brutalità", l'articolo 135 CP (rappresentazione di atti di cruda violenza). Da allora è punibile in Svizzera chiunque fabbrica, importa, tiene in deposito, mette in circolazione, propaganda, espone, offre, mostra, lascia o rende accessibili registrazioni sonore o visive, immagini o altri oggetti o rappresentazioni che, senza avere alcun valore culturale o scientifico degno di protezione, mostrano con insistenza atti di cruda violenza verso esseri umani o animali e pertanto offendono gravemente la dignità umana (articolo 135 capoverso 1 CP). Nel campo d'applicazione dell'articolo 135 CP rientrano tutte le rappresentazioni di violenza su supporti video o audio, tra cui, secondo la volontà del legislatore, andrebbero espressamente compresi soprattutto i videogiochi brutali (cfr. Boll. Uff. 1989 N 722 seg.).</p><p>Dal 1° aprile 2002 è inoltre punibili anche chi acquista, si procura per via elettronica o in altro modo o possiede simili rappresentazioni (art. 135 cpv. 1bis CP). Lo stesso vale anche per le rappresentazioni a carattere sessuale che contengono atti di violenza. Questa categoria di rappresentazioni rientra nel campo della cosiddetta pornografia dura (cfr. art. 197 n. 3 e 3bis CP). Nel messaggio concernente queste modifiche del Codice penale, il Consiglio federale ha ritenuto che fosse opportuno punire il possesso di rappresentazioni virtuali di pornografia infantile e di pornografia violenta alla stessa stregua del possesso di rappresentazioni di eventi reali (cfr. FF 2000 pag. 2650).</p><p>Spetta ai Cantoni far rispettare gli articoli 135 e 197 CP, che prevedono entrambi reati perseguibili d'ufficio. Le autorità di perseguimento penale cantonali devono quindi attivarsi d'ufficio quando vengono a conoscenza della fabbricazione, offerta o diffusione di giochi di carattere brutale. Secondo l'articolo 36 capoverso 4 della legge sulle dogane (RS 631.0), simili prodotti scoperti nel corso delle pratiche doganali vanno sequestrati provvisoriamente alla frontiera e trasmessi al Ministero pubblico competente. Dall'inizio del 2003, il Servizio di coordinamento per la lotta alla criminalità su Internet (SCOCI) sostiene la Confederazione e i Cantoni nella lotta ai crimini commessi con l'ausilio di Internet, che comprende anche l'offerta e la diffusione di videogiochi brutali.</p><p>Per tutti questi motivi il Consiglio federale è convinto che la Confederazione disponga di mezzi sufficienti per procedere contro la diffusione di videogiochi brutali. I Cantoni e i Comuni sono sempre liberi di procedere contro simili prodotti impiegando anche mezzi diversi da quelli messi a disposizione dal diritto penale. Si pensi ad esempio a misure di polizia commerciale o campagne informatiche negli ambiti della scuola e della famiglia.</p>  Risposta del Consiglio federale.