<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di esaminare se la Svizzera attua una politica industriale e, in caso affermativo, di indicare in che cosa essa consiste; inoltre esso è invitato a precisare quali alternative ritiene possibili per mantenere la piazza industriale svizzera, in particolare nell'ambito dell'industria di produzione (settore secondario):</p><p>1. Quale politica industriale pratica la Svizzera attualmente?</p><p>2. Quale politica industriale (implicita o ufficiale) viene praticata da altri Stati industrializzati?</p><p>3. Le imprese industriali svizzere sono svantaggiate per questo motivo?</p><p>4. Quali provvedimenti prevede il Consiglio federale affinché la Svizzera possa rimanere uno Stato industriale?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'opinione secondo cui gli Stati dovrebbero attuare una politica industriale ha acquisito una certa importanza, in particolare da quando alcuni Stati dell'Estremo Oriente fanno registrare tassi di crescita invidiabili. Tuttavia la valutazione scientifica delle esperienze osservate in Estremo Oriente rimane controversa: infatti non mancano gli esempi di industrie e di tecnologie che, pur beneficiando di aiuti, non hanno ottenuto il successo auspicato. Inoltre occorre precisare che, in un processo di recupero economico, è più semplice conferire un orientamento politico alla crescita economica futura. Fattori che hanno radici più profonde - come ad esempio un livello di formazione crescente della popolazione, l'apertura internazionale o il passaggio a un modello di economia di mercato - possono da soli garantire il successo a un Paese, senza che la promozione economica di settori particolari da parte dello Stato abbia un impatto decisivo.</p><p>Nei Paesi economicamente e tecnicamente molto sviluppati la selezione di imprese promettenti deve avvenire mediante un processo in cui alcune aziende, tra numerosi attori in competizione riguardo a un'idea commerciale un po' diversa, riescono infine a imporsi sul mercato. Se uno Stato decide di designare i futuri vincitori ("picking the winners"), ciò rischia di provocare soprattutto distorsioni della concorrenza e di irrigidire le strutture esistenti. Quest'ultimo caso è spiegato dal fatto che gli attori economici già consolidati dispongono di opportunità migliori per convincere gli ambienti politici dell'importanza di promuovere le loro attività.</p><p>1. È quindi opportuno, nell'ambito della politica economica, mettere l'accento su un miglioramento dei fattori fondamentali che sia utile allo sviluppo di tutti i settori economici. In particolare occorre menzionare l'apertura internazionale, la promozione del capitale umano (iniziativa sul personale qualificato) e l'istituzione di un quadro normativo statale che favorisca l'iniziativa imprenditoriale.</p><p>2. Per quanto riguarda la questione di sapere qual è la politica industriale implicita o ufficiale praticata dagli altri Stati industrializzati, occorre precisare che nell'Unione europea, e quindi anche nello Spazio economico europeo, esiste un sistema elaborato concernente gli aiuti pubblici degli Stati membri (obblighi di notifica, obblighi di rimborso per le singole imprese in caso di ottenimento di aiuti pubblici non compatibili con il diritto europeo). Il rapporto seguente mette in evidenza l'entità degli aiuti pubblici da parte degli Stati membri dell'Unione europea: Commissione UE: Quadro di valutazione degli aiuti di Stato - Aggiornamento autunno 2010 - {SEC(2010) 1462 definitivo}. L'Autorità di sorveglianza dell'AELS ha precisato in quale ambito le differenti forme di aiuti statali sono ancora conformi al mercato interno (cfr. <a href="http://www.eftasurv.int/state-aid/legal-framework/state-aid-guidelines/">http://www.eftasurv.int/state-aid/legal-framework/state-aid-guidelines/</a>). </p><p>Le discipline previste dall'OMC (Trade Policy Review Mechanism e Accordo sulle sovvenzioni) non sono sviluppate in una misura comparabile a quella dell'Unione europea: di conseguenza, nel settore degli aiuti statali, il margine di manovra è leggermente maggiore per gli Stati Uniti, i Paesi dell'Estremo Oriente, ma anche per l'Unione europea in quanto tale o per la Svizzera.</p><p>3. Malgrado queste limitazioni degli aiuti statali previste dai trattati internazionali è possibile, a seconda dei casi, che ne risultino alcuni svantaggi per singole imprese svizzere. La Svizzera è disposta, nel quadro dell'attuazione dell'Accordo dell'OMC sulle sovvenzioni e di altri accordi, a intervenire contro gli Stati che dovessero causare importanti svantaggi concorrenziali alle imprese del nostro Paese.</p><p>4. Occorre precisare che il termine "politica industriale" non significa la promozione unilaterale del settore industriale, ma la promozione mirata di determinati rami economici (all'occorrenza anche del settore dei servizi), dai quali gli ambienti politici si attendono un contributo particolare al valore aggiunto e all'occupazione. Di conseguenza, anche se esiste un programma di politica industriale, i rami del settore industriale non beneficiano di uno statuto particolare. Tuttavia è importante che soprattutto i rami economici orientati all'esportazione possano svilupparsi adeguatamente, in particolare nell'attuale situazione monetaria. Anche se gli articoli economici della Costituzione federale (specialmente art. 94 101 e 103 della Costituzione) impongono limiti stretti alla politica di sostegno attivo di certi rami o di determinate forme economiche, il fatto che i provvedimenti dei poteri pubblici debbano puntare soprattutto sul rafforzamento dei fattori fondamentali (cfr. punto 1) è previsto dalla Costituzione.</p><p>Alla luce di questa situazione, il Consiglio federale preferisce rinunciare a elaborare una politica industriale svizzera.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.