<!DOCTYPE html> <html lang="it"><head><meta charset="utf-8"/></head><body><div class="WordSection1"> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td colspan="2" valign="top"> <p class="MsoNormal"> </p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><img alt="" height="38" id="Immagine 5" src="http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&amp;WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&amp;WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&amp;OmnisLibrary=JURISWEB&amp;OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&amp;OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&amp;Parametername=WWWTI&amp;Schema=TI_WEB&amp;Source=&amp;Aufruf=getImage&amp;nF38_KEY=305223" width="37"/></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><img alt="" height="25" id="Immagine 6" src="http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&amp;WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&amp;WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&amp;OmnisLibrary=JURISWEB&amp;OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&amp;OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&amp;Parametername=WWWTI&amp;Schema=TI_WEB&amp;Source=&amp;Aufruf=getImage&amp;nF38_KEY=305224" width="21"/></p> </td> <td valign="top"><a id="X_NOT_ACTUALIZE"></a> <p class="MsoNormal"> </p> </td> <td><p class="MsoNormal"> </p></td> </tr> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Incarto n.<br/> </span>11.2021.164</p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Lugano</span></p> <p class="MsoNormal"><a id="IN_DATA_DECISIONE">22 marzo 2022</a>/jh </p> <p class="MsoNormal"> </p> <p class="MsoNormal"> </p> </td> <td colspan="3" valign="top"> <p class="MsoNormal">In nome<br/> della Repubblica e Cantone<br/> Ticino</p> </td> <td><p class="MsoNormal"> </p></td> </tr> <tr> <td colspan="6" valign="top"> <p class="MsoNormal"><b><span>La prima Camera civile del Tribunale d'appello</span></b></p> </td> </tr> <tr> <td colspan="6" valign="top"> <p class="MsoNormal"> </p> </td> </tr> <tr> <td colspan="6" valign="top"> <p class="MsoNormal"> </p> </td> </tr> <tr> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>composta dei giudici:</span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>G. A. Bernasconi, presidente,</span></p> <p class="MsoNormal"><span>Giani e Grisanti</span></p> </td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>vicecancelliera:</span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Fiscalini</span></p> </td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>sedente per statuire nella causa </span><span>CA.2021.329</span><span> (divorzio su azione di un coniuge: provvedimenti cautelari) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6, promossa con istanza del </span><span>6 ottobre 2021</span><span> da</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"><a id="INIZIO_TESTO"></a> <p class="MsoNormal"><b><span> </span></b></p> </td> <td colspan="2" valign="top"> <p class="MsoNormal"><b><span> AP 1 </span></b><span> </span></p> <p class="MsoFooter"><span>(patrocinato dall'avv. PA 1 )</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> </tr> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>contro</span></p> </td> <td><p class="MsoNormal"> </p></td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable" width="0"> <tr> <td colspan="2" valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td colspan="2" valign="top"> <p class="MsoNormal"><b><span> AO 1 </span></b><span> </span></p> <p class="MsoFooter"><span>(patrocinata dall'avv. PA 2 ),</span></p> </td> </tr> <tr> <td valign="top"> <p class="R1"><span> </span></p> </td> <td colspan="2" valign="top"> <p class="R1"><span> </span></p> </td> <td><p class="MsoNormal"> </p></td> </tr> <tr> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>giudicando sull'appello del 26 novembre 2021 presentato da AP 1 contro il decreto cautelare emesso dal Pretore il 16 novembre 2021</span><span>; </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>Ritenuto</span></p> <p class="R1"><b> </b></p> <p class="R1"><b>in fatto:</b> <b>A.</b> AP 1 (1971) e AO 1 (1969), cittadini italiani, si sono sposati a __________ (N__________) il 1° agosto 2004. Dal matrimonio è nato L__________, il 18 febbraio 2006. Il marito, economista, ha lavorato con ruoli dirigenziali per la __________ a __________ fino al licenziamento, intervenuto il 31 marzo 2021. Il 15 maggio 2021 egli è stato assunto come condirettore generale dalla __________ di __________. La moglie, architetto,<span> durante la vita in comune si è dedicata principalmente al </span>governo <span>della casa</span><span> e alla cura della famiglia.</span> I coniugi vivono separati dall'8 maggio 2018, quando il marito ha lasciato l'abitazione coniugale di __________ <span>(proprietà per piani n. __________7 e __________8 a lui intestate, </span><span>pari a </span><sup><span>252</span></sup><span>/</span><sub><span>1000</span></sub><span> e a </span><sup><span>318</span></sup><span>/</span><sub><span>1000</span></sub><span> della particella n</span>. 4 RFD di __________, oltre alla quota di comproprietà di ⅜ sulla particella n. 149 RFD di __________) per trasferirsi in un appartamento a __________. </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>B.</b> In esito a una procedura a protezione dell'unione coniugale avviata da AO 1 il 28 giugno 2018 (inc. SO.2018.3110), con sentenza del 25 novembre 2020 il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, ha autorizzato i coniugi a vivere separati, ha attribuito l'abitazione coniugale in uso alla moglie, ha affidato il figlio alla stessa (riservato il diritto di visita paterno) e ha condannato AP 1 a versare dal 1° giugno 2018 un contributo alimentare di fr. 5365.– mensili per la moglie, come pure uno di fr. 2530.– mensili per il figlio (oltre all'assegno familiare e a ogni spesa scolastica), autorizzandolo a compensare fr. 47<span> </span>479.75 per contributi cautelari erogati in eccesso pendente causa alla moglie e fr. 1117.20 erogati in eccesso pendente causa per il figlio. Il Pretore ha obbligato infine il marito a corrispondere alla moglie una provvigione <i>ad litem</i> di fr. 20<span> </span>000.–. Un appello presentato il 4 dicembre 2020 da AP 1 contro tale senten­za è stato parzialmente accolto il 17 febbraio 2022 da questa Camera, che ha ridotto il contributo alimentare per la moglie a fr. 4475.– mensili dal 1° giugno 2018 al 10 settembre 2020, a fr. 4610.– mensili dall'11 settembre 2020 al 17 febbraio 2022 e a fr. 5270.– mensili dal 18 febbraio 2022 in poi, respingendo altresì la richiesta di provvigione <i>ad litem</i> dell'istante (inc. 11.2020.172). Contestualmente questa Camera ha respinto un appello presentato il 7 dicembre da AO 1 (inc. 11.2020.174).</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>C.</b> Nel frattempo, <span>l'11 maggio 2020, il marito ha promosso azione di divorzio davanti al medesimo Pretore (inc. DM.2020.117). Nel­l'ambito di tale causa AP 1 ha presentato il 6 ottobre 2021 un'istanza volta a ottenere il consenso giudiziario alla vendita dei fondi che costituiscono l'abitazione coniugale. All'udienza del 9 novembre 2021, destinata al contraddittorio cautelare e al <span>dibattimento di merito, la convenuta ha proposto il rigetto dell'istan</span>­­za e ha notificato prove. Le parti hanno replicato e duplicato seduta stante, mantenendo il loro punto di vista. In coda all'udienza il Pretore ha respinto l'assunzione di prove, salvo i documenti prodotti, e ha prospettato l'emanazione della decisione.</span></p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>D.</b> Statuendo con decreto cautelare del 16 novembre 2021, il Pretore ha respinto l'istanza e ha posto le spese processuali di fr. 1500.– a carico dell'istante, tenuto a rifondere alla controparte fr. 2400.– per ripetibili.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>E. </b>Contro il decreto cautelare appena citato AP 1 è insorto a questa Camera con un appello del 26 novembre 2021 per ottenere la riforma del giudizio impugnato nel senso di vedere accol­ta la sua istanza. Con osservazioni del 12 gennaio 2022 AO 1 propone di respingere l'appello.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1">Considerando</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"><b>in diritto:</b> <b>1.</b> La decisione impugnata è un decreto cautelare emanato nel contesto di una causa di divorzio (art. 276 cpv. 1 CPC). Adottati con la procedura sommaria (art. 248 lett. d CPC), simili decreti sono <span>appellabili entro dieci giorni dalla loro emanazione (art. 308 cpv. 1</span> e 314 cpv. 1 CPC), sempre che non siano stati emessi senza contraddittorio (DTF 137 III 419 consid. 1.3 con richiami, confermato in DTF 139 III 88 consid. 1.1.1). Se riguardano controversie meramente patrimoniali, inoltre, il valore litigioso doveva raggiungere almeno fr. 10<span> </span>000.– secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC). In concreto tale presupposto è dato, ove appena si pensi al corrispettivo che l'istante ha offerto in prima sede per ottenere l'uscita della moglie e del figlio dall'abitazione coniugale in vista della vendita (fr. 1800.– mensili per tempo indeterminato). L'adozione del decreto cautelare è stata preceduta inoltre dall'udienza del 9 novembre 2021. Quanto alla tempestività del rimedio giuridico, il decreto in questione è giunto al patrocinatore dell'istante il 17 novembre 2021 (traccia dell'invio n. __________, agli atti). Inoltrato il 26 novembre 2021 (timbro postale sulla busta d'invio), l'appello in esame è pertanto ricevibile. </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>2.</b> Nel decreto impugnato il Pretore ha rilevato che per accertare se un coniuge resista legittimamente all'alienazione dell'abitazione familiare (art. 169 CC) occorre ponderare gli interessi in gioco: quelli personali dei coniugi, come pure quelli della famiglia nel suo complesso. Trattandosi degli interessi dell'istante, il primo giudice ha constatato che l'interessato non ha addotto motivi particolari a sostegno della vendita, ma si è limitato a far valere di essere il solo proprietario dei fondi e di non dover dunque recare altre giustificazioni. Da parte sua – ha soggiunto il Pretore – la convenuta invoca il fatto che l'abitazione coniugale le è stata assegnata in uso nella procedura a protezione dell'unione coniugale, fa valere un diritto prevalente suo e del figlio a rimanere nell'ambiente domestico che rappresenta il loro centro degli interessi e delle consuetudini, e afferma che la vendita dell'abitazio­ne familiare potrebbe pregiudicare i di lei diritti in liquidazione del regime dei beni. Posto ciò, il Pretore ha ritenuto che <span>“alla luce delle motivazioni addotte dalle parti e delle considerazioni in diritto che precedono, gli interessi della convenuta sono verosimilmente preponderanti rispetto a quelli dell'istante”. Onde il rigetto dell'istanza. </span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> <b>3.</b> AP 1 si duole anzitutto che il Pretore, richiamandosi a un precedente di questa Camera in materia di scioglimento della comproprietà (RtiD I-2014 pag. 761 consid. 4), abbia erroneamente fondato la propria decisione su una ponderazione dei contrapposti interessi delle parti quantunque la giurisprudenza e la dottrina relative all'art. 169 cpv. 2 CC non prevedano simile mo­do di procedere. A parte ciò – lamenta l'appellante – il Pretore neppure si è confrontato con gli argomenti addotti nell'istanza e in particolare con l'offerta di versare alla moglie un corrispettivo di fr. 1800</span>.– mensili, in aggiunta ai contributi alimentari, qualora essa avesse consentito a liberare gli spazi entro tre mesi. Al riguardo egli sottolinea che l'importo offerto corrisponde a quanto la moglie medesima gli ha proposto nella causa di divorzio per ottenere un diritto di abitazione. L'istante censura pertanto una violazione del diritto per non avere il Pretore esaminato l'offerta di una soluzione abitativa alternativa ch'egli ribadisce essere stata confacente. Senza contare – egli epiloga – che la decisione si fonda <span>“senza alcuna sussunzione”</span> su una motivazione a dir poco laconica e insufficiente per legittimare l'opposizione della moglie alla vendita. </p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> <b>4.</b> Nella misura in cui contesta il ragionamento adottato dal Pretore, l'appellante disconosce che per valutare se un coniuge resista legittimamente all'alienazione dell'abitazione familiare (nel senso dell'art. 169 cpv. 2 CC) il giudice procede effettivamente a una ponderazione d'interessi (<span>Schwander</span> in: Basler Kommentar, ZGB I, 6ª edizione, n. 21 ad art. 169; <span>Deschenaux/Steinauer/ Baddeley</span>, Les effets du mariage, 3ª edizione, pag. 195 n. 233; <span>Hasenböhler</span> in: Zürcher Kommentar, edizione 1998, n. 76 ad art. 169 CC). Egli apprezza quelli personali dell'istante, quelli personali dell'altro coniuge e quelli della famiglia nel suo insie­me, come si è spiegato in RtiD I-2014 pag. 761 consid. 4 con rinvii. Che in quest'ultimo precedente – citato dallo stesso Pretore – l'abitazione familiare fosse in comproprietà dei coniugi nulla muta all'applicabilità del metodo. Men che meno ove si consideri che in caso di comproprietà fra coniugi altre norme proteggono già il coniuge opponente in maniera adeguata da atti di disposizione unilaterali dell'altro coniuge (si pensi all'art. 648 cpv. 2 CC o al­l'art. 201 cpv. 2 nel regime della partecipazione agli acquisti: da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2016.64 del 9 aprile 2018 consid. 7). Al proposito non giova dunque diffondersi. </span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> <b>5.</b> Per quel che è dell'asserita carenza di motivazione del decreto impugnato, invece, è vero che s</span>econdo l'art. 239 cpv. 2 CPC ogni decisione dev'essere motivata. Le esigenze al proposito sono nondimeno quelle che discendono dall'art. 29 cpv. 2 Cost. Il giudice non è tenuto quindi a determinarsi su ogni singola allegazione di parte. La motivazione può anche essere breve e concisa. Essenziale è che permetta di capire perché egli ha statuito in un modo piuttosto che in un altro, sicché l'interessato possa valutare con cognizione di causa se deferire il litigio all'autorità superiore, la quale deve – a sua volta – poter esercitare adeguatamente il proprio controllo giurisdizionale (DTF 143 III 70 consid. 5.2 con rinvii). Tale condizione minima vale per tutti gli argomenti di rilievo che concorrono a formare una decisione. Se non permette di capire perché il giudice ha statuito in un modo piuttosto che in un altro su questioni determinanti, una motivazione è insufficiente. Requisiti formali identici valgono, in linea di principio, anche per i decreti cautelari (RtiD II-2018 pag. 807 n. 35c; più recentemente: <span>I CCA, sentenza inc. 11.2020.81 del 20 luglio 2020, consid. 2a).</span></p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>a)</b> <span>L'appellante fa valere di avere offerto alla controparte, come detto, fr. 1800</span>.– mensili per ottenere la liberazione dell'alloggio coniugale entro tre mesi e la vendita. E in effetti dagli atti si evince che già il 21 settembre 2021 egli aveva formulato una simile proposta alla moglie, adducendo che la som­ma offerta equivaleva alla pigione per un'abitazione consona ai bisogni attuali della famiglia e a quanto offriva la convenu­ta medesima nella duplica di merito in cambio di un diritto di abitazione (doc. T). AO 1 ha rifiutato la proposta il 5 ottobre 2021 (doc. U), come pure al contraddittorio del 9 novembre 2021, obiettando – fra l'altro – che il corrispettivo <span>proposto era nettamente inferiore al valore di mercato dell'abi</span>tazione coniugale (<span>“un grande appartamento di oltre 200 m² con tre garages”</span>), valore che andava accertato dal perito giudiziario (<span>memoriale accluso al verbale del 9 novembre 2021, pag. 4)</span>.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> Sta di fatto che la questione, su cui il Pretore non si è pronunciato poiché ha reputato – a torto – che l'istante <span>“si è limitato a sostenere di essere il proprietario dei fondi in questio­ne e, dunque di non dover fornire ulteriori motivazioni”,</span> riguarda un punto essenziale del litigio, suscettibile di determinare l'esito dell'istanza. Un coniuge non resiste infatti legittimamente all'alienazione dell'abitazione familiare se l'altro gli offre una possibilità logistica che garantisca vantaggi corrispondenti alle esigenze attuali della famiglia (<span>Deschenaux/ Steinauer/Baddeley</span><span>, op. cit., pag. 196 n. 235<i>a</i>; <span>Schwander</span>, loc. cit.; <span>Hasenböhler</span>, loc. cit.; <span>Zeiter/Schlumpf</span> in: </span>Handkommentar zum Schweizer<span> Privatrecht, 3ª edizione, n. 12 ad art. 169 CC). In concreto però tutto si ignora sui bisogni attuali della famiglia, che il Pretore non ha accertato. Né può dirsi oggi se l'offerta del marito, quantificabile a mente della convenuta nei costi correnti dell'appartamento da lei occupato senza l'ammortamento ipotecario (memoriale accluso al verbale del 9 novembre 2021, pag. 4), sia, almeno verosimilmente, un'alternativa adeguata. Il decreto impugnato non permette di risolvere simili interrogativi.</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> <b>b)</b> Ne segue che questa Camera non è in grado di sindacare le critiche dell'appellante. Dovesse sostituirsi al giudice naturale, accertando essa medesima – a un esame di apparenza – i bisogni abitativi attuali della famiglia e vagliare se l'offerta del marito sia sufficiente, ciò precluderebbe alle parti un secondo grado di giurisdizione con pieno potere cognitivo. Non motivato a sufficienza perché la giurisdizione di appello pos­sa esercitare adeguatamente il proprio controllo giurisdizionale, il decreto cautelare deve così essere annullato. L'annullamento del decreto non significa che l'istanza vada accolta. Semplicemente il Pretore, cui non sono impartite indicazioni vincolanti, dovrà dare ragione del suo giudizio. Ciò soltanto consentirà, dandosi poi il caso, di vagliare le conclusioni di merito formulate dall'appellante.</span></p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>6.</b> Le spese del giudizio odierno seguono la reciproca soccomben­za (art. 106 cpv. 2 CPC).<span> </span>L'appellante ottiene l'annullamento del decreto impugnato, ma non l'accoglimento dell'istanza. La convenuta, dal canto suo, ha proposto il rigetto dell'appello. Si giustifica così di suddividere gli oneri processuali a metà fra le parti e di compensare le<span> ripetibili, non potendosi pronosticare quale sarà l'esito della nuova decisione che emanerà il Pretore (DTF 139 III 351 consid. 6). L</span>a tassa di giustizia<span> va in ogni modo adeguatamente ridotta, poiché l'attuale procedura non termina con una sentenza di merito (art. 21 LTG). </span><span>Sulle spese processuali di primo grado il Pretore giudicherà al momento in cui emanerà la nuova decisione.</span></p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>7.</b> Circa i rimedi giuridici esperibili contro la presente sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso raggiunge verosimilmente anche la soglia di <span>fr. 30</span><span> </span><span>000.– </span><span>ai fini del­l'art. 74 cpv. 1 let<span>t. b LTF. </span></span>Trattandosi in concreto di un decreto cautelare, nondimeno, un ricorrente può far valere davanti al</p> <p class="R1"><b> </b>Tribunale federale soltanto la violazione di diritti costituzionali (art. 98 LTF).</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1">Per questi motivi,</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"><b>decide:</b> 1. L'appello è parzialmente accolto, nel senso che il decreto cautelare impugnato è annullato e gli atti sono rinviati al Pretore perché emani un giudizio motivato.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> 2. Le spese processuali, ridotte a fr. 750<span>.–, sono poste a carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili</span>.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> 3. Notificazione a:</p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"> <p class="R1"> </p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>– ;</span></p> <p class="MsoNormal"><span>– .</span></p> </td> </tr> </table> <p class="R1"> Comunicazione alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="MsoNormal"><b><span>Per la prima Camera civile del Tribunale d</span></b><b><span>'</span></b><b><span>appello</span></b></p> <p class="MsoNormal"><span>Il presidente La vicecancelliera</span></p> <p class="MsoNormal"><b><span> </span></b></p> <p class="MsoNormal"><b><span> </span></b></p> <p class="MsoNormal"><b><span> </span></b></p> <p class="MsoNormal"><b><span> </span></b></p> <p class="MsoNormal"><b><span> </span></b></p> <p class="MsoNormal"><b><span> </span></b></p> <p class="MsoNormal"><b><span> </span></b></p> <p class="MsoNormal"><b><span> </span></b></p> <p class="MsoNormal"><b><span> </span></b></p> <p class="MsoNormal"><b><span> </span></b></p> <p class="MsoNormal"><b><span> </span></b></p> <p class="MsoNormal"><b>Rimedi giuridici</b></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali, pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario invece il ricorso in materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad almeno 30</span><span> </span><span>000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso <span>termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art. 116</span> LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali (art. 46 cpv. 2 LTF).</span></p> </div></body></html>