<h2>SubmittedText<h2><p>Dal 29 novembre al 2 dicembre 2008 si terrà a Doha una conferenza di verifica dell'ONU, in occasione della quale si discuterà della messa in pratica del consenso di Monterrey relativo al finanziamento dello sviluppo. Uno dei sei temi principali della conferenza sarà la messa a disposizione da parte degli Stati di risorse finanziarie da destinare all'aiuto allo sviluppo. È generalmente riconosciuta la necessità per i Paesi in via di sviluppo di aumentare i loro introiti fiscali al fine di disporre di maggiori mezzi per raggiungere gli obiettivi di sviluppo fissati dall'ONU. L'imposizione fiscale effettiva di imprese e persone facoltose è tuttavia ostacolata da svariati meccanismi.</p><p>- In base a calcoli effettuati nel 2003 dal Boston Consulting Group, la metà dei patrimoni appartenenti a persone facoltose provenienti dall'America latina sono gestiti in conti offshore.</p><p>- Lo specialista di finanza Raymond Baker stima che i mancati introiti fiscali su transazioni commerciali accusati dai Paesi in via di sviluppo o in una fase di transizione ammontino a 350 miliardi di franchi all'anno.</p><p>- Nel 2006 il Ghana ha stimato che le perdite dovute alle pratiche di agevolazione fiscale accordata a imprese transnazionali corrispondevano alla metà del suo bilancio statale.</p><p>Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Come valuta la capacità dei Paesi in via di sviluppo di tassare efficacemente le persone e le imprese che svolgono attività transnazionali?</p><p>2. Le banche svizzere amministrano circa un terzo dei patrimoni privati investiti a livello internazionale. Una parte rilevante di questi patrimoni appartiene a persone facoltose provenienti da Paesi poveri nei quali tali beni non sono stati tassati. Come intende il Consiglio federale porre fine a simili pratiche?</p><p>3. Più della metà degli scambi commerciali internazionali avvengono all'interno di gruppi di società. Spesso non esistono prezzi di mercato che possano fungere da riferimento. Le manipolazioni sui prezzi permettono di contabilizzare utili e perdite nel luogo desiderato. Come intende il Consiglio federale impedire che l'abuso di tali pratiche sottragga introiti fiscali ai Paesi in via di sviluppo?</p><p>4. Cosa intende intraprendere la Svizzera al fine di mettere efficacemente in atto il consenso di Monterrey?</p><p>5. In vista della conferenza di Doha è in corso di elaborazione un codice di condotta ONU sulla cooperazione nella lotta contro la fuga di capitali. Il Consiglio federale è disposto a impegnarsi affinché questo codice si concretizzi e venga adottato?</p><p>6. A differenza del modello di convenzione elaborato dall'OCSE, il modello di Convenzione dell'ONU sulla doppia imposizione attribuisce maggior importanza ai bisogni dei Paesi in via di sviluppo. Il Consiglio federale è disposto:</p><p>- ad adeguare al modello dell'ONU le convenzioni sulla doppia imposizione concluse dalla Svizzera con Paesi in via di sviluppo?</p><p>- a impegnarsi presso l'OSCE affinché adegui il suo modello a quello dell'ONU?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Secondo il rapporto della Conferenza internazionale sul finanziamento dello sviluppo (consenso di Monterrey), è primordiale che ogni Paese si assicuri che le condizioni interne siano necessarie alla mobilitazione del risparmio pubblico e privato per finanziare lo sviluppo. In particolare è essenziale che sia il sistema fiscale sia l'amministrazione fiscale siano equi ed efficaci. A tale scopo ogni Stato deve garantire preliminarmente la stabilità macro-economica, compresa la sostenibilità della sua politica fiscale e provvedere al buon governo.</p><p>Il Consiglio federale condivide questo parere. Esso ritiene inoltre che la sovranità fiscale di ogni Paese debba essere riconosciuta. Il Consiglio federale considera nondimeno che taluni Paesi in sviluppo non siano in grado di tassare in maniera effettiva le imprese e le persone, nozione che ingloba le imprese e le persone transfrontaliere. Queste difficoltà sono principalmente dovute alla complessità del sistema fiscale nazionale, alla debolezza delle capacità amministrative, all'instabilità macro-economica, all'incertezza del diritto e alla corruzione.</p><p>Per migliorare la capacità dei Paesi in sviluppo di tassare effettivamente le imprese e le persone transfrontaliere occorre anzitutto che i pertinenti Paesi adottino misure per correggere le difficoltà più sopra menzionate.</p><p>Infine anche l'aiuto pubblico allo sviluppo può contribuirvi. La Svizzera sostiene gli sforzi dei Paesi in sviluppo intesi a riformare il proprio sistema fiscale, ad esempio mediante la decentralizzazione, e ad ammodernare la loro amministrazione fiscale. Essa partecipa anche finanziariamente, in maniera diretta o per il tramite di istituzioni multilaterali, a programmi di assistenza tecnica per rafforzare i sistemi fiscali di numerosi Paesi in sviluppo.</p><p>2. I flussi di capitale in direzione della Svizzera e di altri centri finanziari internazionali e in provenienza dai Paesi in sviluppo sono soprattutto riconducibili alle lacune menzionate nel punto 1. La lotta contro la fuga di capitali deve pertanto essere intrapresa anzitutto in loco. Un contributo può parimenti essere fornito nel quadro della cooperazione internazionale allo sviluppo. La Svizzera sostiene sia a livello bilaterale, sia nell'ambito di organizzazioni multilaterali e di banche di sviluppo, riforme che rendano possibile una migliore integrazione dei Paesi partner nell'economia mondiale, che attuino con maggior vigore i principi della "buona gestione governativa" e contribuiscano allo sviluppo del settore bancario e finanziario locale. La Svizzera ha inoltre adottato diverse misure per lottare efficacemente contro il trasferimento nel nostro Paese di fondi di provenienza illegale. Il primo piano in questo contesto è occupato dalla lotta contro i fondi dei potentati e contro il riciclaggio di denaro. La legislazione già molto severa contro gli abusi in questo settore è costantemente adeguata alle nuove sfide, come pure agli standard convenuti a livello internazionale.</p><p>3. Conformemente alla circolare del 4 marzo 1997 dell'Amministrazione federale delle contribuzioni, nella sua prassi la Svizzera si attiene ai "principi dell'OCSE in materia di prezzi di compensazione per le imprese multinazionali e le amministrazioni fiscali" del 1995. In questo contesto è di importanza centrale il confronto con i terzi. Secondo tale prassi il prezzo computato per una prestazione interna al gruppo deve corrispondere a quello fatturato a un terzo indipendente per la medesima prestazione e alle medesime condizioni. I principi dell'OCSE in materia di prezzi di compensazione costituiscono principi riconosciuti a livello internazionale, vincolanti non soltanto per gli Stati membri dell'OCSE, ma riconosciuti anche da quelli che non ne sono membri.</p><p>In caso di applicazione abusiva dei prezzi di compensazione all'interno del gruppo transfrontaliero a carico di un Paese in sviluppo, l'autorità fiscale di detto Paese può conteggiare l'utile realizzato abusivamente alla società residente e tassarlo in maniera corrispondente. Questi provvedimenti bastano per combattere gli abusi in ambito di transferpricing.</p><p>4. Il consenso di Monterrey (MC) è un'iniziativa unica per istituire partenariati di sviluppo equilibrati ed efficaci. La Svizzera partecipa all'intero processo di Monterrey (dalla fase preparatoria alla conferenza internazionale), contribuisce alla sua attuazione e si prepara attivamente per la Conferenza di Doha. Nei sei settori del MC - risorse finanziarie nazionali, risorse internazionali, commercio, cooperazione finanziaria e tecnica, debito estero, problemi sistemici - sono stati realizzati dei progressi.</p><p>Anche la Svizzera contribuisce ai progressi in questi sei settori. A titolo di esempio essa si impegna nei programmi per migliorare l'amministrazione fiscale e le riforme fiscali, per sviluppare il settore finanziario, per migliorare la gestione delle risorse naturali, il contesto economico e la governance, per facilitare le relazioni tra lo Stato e il settore privato come anche per migliorare la competitività esterna. La Svizzera è favorevole a una conclusione positiva del ciclo di Doha sul commercio. Il nostro Paese intende raggiungere il proprio obiettivo dello 0,4 per cento del PIL consacrato all'aiuto pubblico allo sviluppo. Esso attribuisce altresì grande importanza al rispetto della Dichiarazione di Parigi sull'efficacia dell'aiuto. Per quanto riguarda lo sdebitamento la Svizzera ha partecipato finanziariamente alle iniziative multilaterali - iniziativa per i Paesi poveri fortemente indebitati e iniziativa multilaterale di sgravio del debito - in complemento alle proprie misure bilaterali. La Svizzera conferma infine il proprio impegno costruttivo in seno alle pertinenti organizzazioni internazionali.</p><p>5. La domanda riprende sostanzialmente il contenuto della mozione del gruppo socialista 08.3119 del 19 marzo 2008, alla quale il Consiglio federale ha risposto il 14 maggio 2008, proponendone la reiezione. Da allora la posizione del Consiglio federale non è mutata.</p><p>Per quanto riguarda il settore fiscale, la Svizzera fornisce la propria collaborazione al lavoro attuato a livello internazionale. Essa occupa un posto di spicco nella lotta contro la criminalità, il riciclaggio di denaro, il terrorismo e i delitti transfrontalieri. In questo senso uno Ssvizzero, il signor Robert Waldburger, fa parte del comitato di esperti della cooperazione internazionale in materia fiscale.</p><p>6. Per gli Stati membri dell'OCSE come pure per la Svizzera solo il modello dell'OCSE costituisce un valore "standard". Le raccomandazioni che presiedono all'adozione del modello e dei suoi commenti sono prese a livello politico dagli Stati membri, secondo una norma di consenso. È a questo titolo che sono formulate se del caso riserve e osservazioni da parte degli Stati membri. L'obiettivo dell'OCSE è segnatamente quello di adoperarsi a favore della coordinazione delle politiche nazionali e internazionali. La Svizzera è pertanto vincolata a difendere nella maggior misura del possibile le soluzioni che ha approvato nel campo della doppia imposizione internazionale. Soprattutto per quanto riguarda la Svizzera il modello dell'ONU non ha un'autorevolezza pari a quella del modello dell'OCSE, perché gli Stati membri dell'ONU possono scostarsi liberamente dal modello dell'ONU, senza particolare giustificazione (ad es. riserva od osservazione).</p><p>In queste condizioni e sull'esempio di altri Stati membri dell'OCSE, la Svizzera prende in considerazione la posizione economica specifica degli Stati meno sviluppati, accettando di concludere convenzioni che comportano soluzioni più favorevoli allo Stato di origine.</p>  Risposta del Consiglio federale.