<h2>SubmittedText<h2><p>Sempre più imprese ticinesi si lamentano per le difficoltà di accesso al mercato italiano. Al proposito la Camera di commercio del cantone Ticino ha recentemente reso noto i risultati di un sondaggio al quale hanno partecipato 247 aziende commerciali, industriali, artigianali e dei servizi ticinesi. Da questo sondaggio si evince che il 64 per cento delle ditte interpellate ammette di avere grosse difficoltà a lavorare con i partner italiani.</p><p>Chiedo quindi al lodevole Consiglio federale:</p><p>1. Come valuta questi dati relativi alle difficoltà di accesso al mercato italiano delle ditte ticinesi?</p><p>2. Ritiene necessario intraprendere azioni particolari nei confronti delle autorità italiane o adottare altre misure a livello legislativo e in caso affermativo quali?</p><p>3. Com'è la situazione per quanto riguarda l'acceso al mercato estero per il complesso delle ditte svizzere?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La Segreteria di Stato dell'economia (SECO) è stata informata del sondaggio pubblicato il 21 marzo 2011 dalla Camera di commercio del cantone Ticino, con la quale è in stretto contatto. Il sondaggio indica, secondo le ditte che hanno risposto, che vi è una crescita della burocrazia e dei costi amministrativi nelle relazioni commerciali con l'Italia dovuta alle liste nere. La SECO ha invitato la Camera di commercio a fornirle informazioni più precise, in particolare per quanto riguarda i casi di imprese ticinesi che hanno incontrato tali difficoltà, allo scopo di poter utilizzare i risultati di questo sondaggio negli interventi attualmente in corso presso le autorità italiane. Questa documentazione è tanto più necessaria in quanto le esportazioni svizzere verso l'Italia sono in continua crescita: infatti è stato registrato un aumento del 5,2 per cento per il periodo tra gennaio e maggio 2011, vale a dire il doppio rispetto alle esportazioni verso la Francia (più 2,7 per cento).</p><p>2. Il Consiglio federale non ha atteso il risultato di questo sondaggio per rivolgersi alle autorità italiane e alla Commissione dell'Unione europea a Bruxelles per quanto riguarda i nuovi ostacoli al commercio dei beni e dei servizi che sono apparsi tra i due Paesi nel 2010, come il "decreto incentivi" introdotto dall'Italia il 25 marzo 2010.</p><p>L'ambasciata della Svizzera a Roma è intervenuta diverse volte presso il Ministero dell'economia e delle finanze nonché presso il Ministero degli affari esteri. Inoltre il consigliere federale Schneider-Ammann è intervenuto presso il suo omologo italiano Paolo Romani, ministro dello sviluppo economico, in occasione dell'incontro che si è svolto a Roma il 18 novembre 2010.</p><p>La Svizzera ritiene anche che il "decreto incentivi" sia contrario agli obblighi previsti dall'accordo di libero scambio tra la Svizzera e l'Unione europea del 1972 e l'ha ribadito il 6 dicembre 2010 in seno al Comitato misto Svizzera-Unione europea. In occasione dei suoi incontri con il ministro italiano degli affari esteri Franco Frattini, il 13 gennaio 2011 a Berna, e con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il 1° giugno 2011 a Roma, la presidente della Confederazione ha inoltre discusso le questioni in sospeso in materia di fiscalità. Il Consiglio federale non allenta la pressione al riguardo, come testimonia il recente incontro tra la segretaria di Stato Marie-Gabrielle Ineichen e la sua omologa Catia Polidori che si è svolto a Roma il 29 giugno 2011.</p><p>3. Grazie agli accordi bilaterali conclusi con l'Unione europea, la Svizzera beneficia di un accesso privilegiato al mercato europeo, che costituisce il principale sbocco economico per le imprese svizzere. Se si verificano discriminazioni, il Consiglio federale si impegna con fermezza per eliminarle. Ciò è stato il caso recentemente con l'Italia. Il Consiglio federale ricorda che a tale proposito ha riportato un successo nel settore delle aggiudicazioni pubbliche. Grazie agli interventi presso l'Unione europea e il governo italiano esso ha ottenuto, all'inizio di aprile del 2011, che le misure discriminatorie adottate dall'Italia durante l'estate del 2010 venissero annullate. Tali misure prevedevano che gli operatori economici di certi Paesi che figurano sulle liste nere italiane, tra cui la Svizzera, dovessero chiedere un'autorizzazione preventiva al Ministero delle finanze italiano per poter partecipare a un bando di concorso pubblico in Italia. Per quanto riguarda le altre regioni del mondo, il Consiglio federale si impegna a sviluppare ulteriormente la rete degli accordi di libero scambio al di là degli accordi dell'OMC, permettendo in tal modo di estendere i mercati di sbocco per le imprese svizzere e di eliminare le discriminazioni.</p>  Risposta del Consiglio federale.