<h2>SubmittedText<h2><p>Al momento non abbiamo nessuna soluzione per lo smaltimento a lungo termine delle scorie radioattive e sono molte le domande ancora aperte in merito al loro stoccaggio in depositi in strati geologici profondi.</p><p>Il Consiglio federale è quindi pregato di rispondere alle seguenti domande.</p><p>1. In che modo è possibile garantire la sicurezza a lungo termine di queste scorie altamente tossiche e al contempo la loro recuperabilità?</p><p>2. In che modo è possibile gestire gli effetti geomeccanici delle rocce sui fusti contenenti le scorie?</p><p>3. Quali norme di sorveglianza e quali standard saranno applicati agli esperimenti e al deposito definitivo delle scorie radioattive?</p><p>4. Quali materiali sono adatti a contenere, per decine di migliaia di anni, scorie altamente radioattive immagazzinate in profondità?</p><p>5. In che modo è possibile garantire il necessario trasferimento delle conoscenze anche dopo la fase di osservazione prevista?</p><p>6. Le scorie radioattive vengono sempre vetrificate?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La legge del 21 marzo 2003 sull'energia nucleare (LENu; RS 732.1) prescrive lo smaltimento delle scorie radioattive in un deposito in strati geologici profondi (art. 31), ovvero un impianto situato nel sottosuolo che può essere chiuso se è assicurata la protezione duratura dell'uomo e dell'ambiente per mezzo di barriere passive. La direttiva dell'Ispettorato federale della sicurezza nucleare (IFSN-G03) sancisce che un deposito in strati geologici profondi non può liberare radiazioni per un valore superiore a 0,1 millisievert all'anno (criterio di protezione), una frazione della dose media annuale che l'uomo e l'ambiente assorbono in Svizzera per esposizione alla sola radioattività naturale.</p><p>Tuttavia ci vorranno probabilmente ancora più di trent'anni prima che in Svizzera vengano messi in esercizio depositi in strati geologici profondi e in questo lasso di tempo ci sarà modo di approfondire le conoscenze attuali. Ne consegue che per il momento non è né possibile, né indispensabile, dare una risposta dettagliata a tutte le domande ancora in sospeso. La procedura per la selezione del sito più sicuro, così come i prossimi passi da intraprendere, sono accompagnati da progetti di ricerca nazionali e internazionali, nell'ambito dei quali sono analizzate molte delle questioni tecnicoscientifiche ancora irrisolte. Il Consiglio federale riconosce la necessità di portare avanti la ricerca di base e la ricerca settoriale e ne sostiene i progetti, che consentiranno di acquisire nuove conoscenze in materia di smaltimento sicuro delle scorie radioattive.</p><p>1. La legge sull'energia nucleare prevede che i depositi in strati geologici profondi vengano chiusi dopo una fase di osservazione. La sicurezza a lungo termine è garantita per mezzo di un sistema a barriere multiple (barriere tecniche e naturali). La barriera principale è costituita dalle rocce ospitanti, le cui caratteristiche permettono di evitare, o perlomeno contenere, la dispersione di scorie radioattive e perciò di non superare la dose di radiazione consentita. Conformemente alla LENu, fino alla chiusura del deposito le scorie radioattive immagazzinate devono poter essere recuperate senza grosse difficoltà. A tal fine i gestori dei depositi sono tenuti a sviluppare delle tecniche di recupero e a dimostrarne l'efficienza prima di poter cominciare a stoccare scorie radioattive. Dopo la chiusura del deposito è ancora possibile recuperare le scorie ma, data l'onerosità dell'operazione, ciò non è previsto.</p><p>2. Il modello di deposito della Società cooperativa nazionale per l'immagazzinamento di scorie radioattive (Nagra) prevede che le scorie altamente radioattive vengano immagazzinate in spessi contenitori d'acciaio in grado di resistere alla pressione geostatica e di garantire il totale isolamento dei radionuclidi per migliaia di anni. Inoltre, il riempimento dei cunicoli circostanti con granulato di bentonite, un materiale plastico, permette di assorbire eventuali deformazioni della roccia limitrofa, per esempio attraverso un processo di riattivazione. Prima dello stoccaggio, i fusti contenenti scorie a bassa e media radioattività sono immessi in blocchi di cemento e impilati in caverne. Dopodiché queste ultime sono riempite di malta. Anche i blocchi di cemento e il riempimento delle caverne, infatti, contribuiscono a contrastare gli effetti geomeccanici.</p><p>3. I futuri depositi in strati geologici profondi (inclusivi di impianti di superficie) saranno considerati impianti nucleari e pertanto soggetti sia alle leggi e alle ordinanze che disciplinano gli impianti nucleari, che a quelle specifiche per i depositi in strati geologici profondi. Inoltre andranno osservate anche le disposizioni delle direttive IFSN, fissate in accordo con le prescrizioni internazionali. Un deposito in strati geologici profondi è composto da due elementi importanti: la zona adibita agli esperimenti (art. 65 OENu) e il deposito pilota (art. 66 OENu) che permettono l'approfondimento in loco, nel sottosuolo, delle conoscenze specifiche al sito, nonché lo sviluppo (ulteriore) e la verifica delle tecniche di misurazione e di controllo. Al momento, nell'ambito degli attuali progetti di ricerca e dei programmi internazionali di ricerca, sono in corso lavori preparatori e studi, alcuni dei quali godono della partecipazione della Confederazione.</p><p>4. Per le scorie altamente radioattive, la Nagra prevede di utilizzare contenitori di acciaio, seppur stia testando anche delle alternative quali contenitori in rame o in ceramica, o ancora rivestimenti metallici. Il modello di deposito con contenitori in acciaio è stato verificato dalle autorità di sorveglianza durante uno studio di fattibilità sullo stoccaggio finale delle scorie altamente radioattive, dal quale è emerso che questa soluzione è conforme alle disposizioni legislative in materia di sicurezza a lungo termine.</p><p>5. Un deposito in strati geologici profondi deve garantire una sicurezza passiva a lungo termine, senza la necessità di interventi da parte della società. Al fine di preservare l'integrità del sottosuolo geologico e le conoscenze in materia, ogni proprietario di un deposito in strati geologici profondi deve preparare una documentazione da consegnare alla Confederazione dopo la chiusura del deposito. È prevista anche una demarcazione del deposito. La trasmissione delle informazioni è invece di competenza della Confederazione. Al momento vi sono ancora questioni aperte in merito alla documentazione, al trasferimento delle conoscenze e alla demarcazione, alle quali, almeno in parte, sarà necessario rispondere soltanto tra qualche decennio. Le autorità federali partecipano già ora a progetti internazionali concernenti questi aspetti.</p><p>6. Le scorie altamente radioattive vetrificate sono quelle provenienti dal ritrattamento di elementi di combustibile esausti di centrali nucleari svizzere che sono state esportate in Francia o nel Regno Unito prima dell'entrata in vigore della moratoria sul ritrattamento il 1° giugno 2006. Tutte le altre scorie radioattive delle centrali nucleari svizzere sono trattate in Svizzera e, quando non lo sono già, solidificate.</p>  Risposta del Consiglio federale.