<h2>SubmittedText<h2><p>Il presidente iraniano ha sorpassato per la seconda volta i limiti quando ha paragonato Israele a un "tumore" dopo averne invocato la distruzione in una precedente occasione.</p><p>Il nostro Paese non può rimanere passivo di fronte a tali insulti e minacce, tanto più che rappresenta anche gli interessi di Stati che hanno interrotto le relazioni diplomatiche con l'Iran. Sulla scorta di tale constatazione sottopongo al Consiglio federale le seguenti domande:</p><p>1. Di fronte a tali minacce e insulti, il nostro Paese può astenersi dal reagire concretamente, dopo che si è impegnato intensamente a diversi titoli in qualità di "facilitatore" nel conflitto medio-orientale?</p><p>2. Se vuole continuare ad essere credibile, il nostro Paese non deve forse mostrare, mediante un segnale forte, che vi è un minimo di regole cui devono sottostare gli Stati che pretendono di appartenere alla comunità delle nazioni?</p><p>3. Il nostro Paese, in quanto membro dell'ONU e sensibile ai temi della pace e del rispetto dei diritti umani, non deve forse prendere l'iniziativa di denunciare il comportamento di uno Stato teppista, potenziale fonte di un grave rischio di conflitto internazionale?</p><p>4. Il nostro Paese può ancora rappresentare, senza perdere di credibilità, gli interessi di Stati che hanno interrotto le loro relazioni diplomatiche con uno Stato che ha manifestamente minacciato la sicurezza internazionale e la pace mondiale?</p><p>5. Sempre di fronte alla gravità di tali provocazioni, il Consiglio federale può dirci sino a che punto la neutralità del nostro Paese possa giustificare l'assenza di reazione concreta constatata sino ad oggi?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1.-3. La Svizzera ha protestato immediatamente e vivacemente per le dichiarazioni del presidente iraniano Ahmadinejad a proposito di Israele e dell'Olocausto e ha reso nota la propria posizione con i comunicati diffusi dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) il 27 e 29 ottobre e il 9 dicembre 2005. Il 26 ottobre e, nuovamente, il 12 dicembre 2005, l'ambasciatore iraniano è stato convocato presso il DFAE, dove la posizione Svizzera gli è stata esplicitata inequivocabilmente dal direttore della Divisione per le relazioni bilaterali con l'Iran. Il fatto che uno Stato membro dell'ONU abbia un atteggiamento dal quale si può dedurre che mette in dubbio il diritto di esistere di un altro Stato membro è contrario alla Carta delle Nazioni Unite e non deve essere tollerato. La Svizzera considera inaccettabile qualsiasi relativizzazzione dei crimini dell'Olocausto.</p><p>4. Dal 1980, la Svizzera rappresenta gli interessi degli Stati Uniti d'America in Iran. Tale mandato comprende il disbrigo di tutti gli affari consolari degli USA, ovvero l'assistenza da parte svizzera ai cittadini americani in Iran. In questo ambito, la Svizzera agisce unicamente su incarico del mandante. Il mandato riposa sulla fiducia di entrambi i Paesi nella Svizzera e costituisce quindi una prova della nostra credibilità.</p><p>5. Secondo il principio dell'universalità delle relazioni esterne, la Svizzera mantiene tradizionalmente le relazioni con tutti gli Stati; anche di fronte a divergenze d'opinione preferisce il dialogo al silenzio. Tale dialogo è condotto in maniera aperta e, se le circostanze lo richiedono, esplicitamente critica, come appunto nel presente caso.</p>  Risposta del Consiglio federale.