<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. L'obiettivo del Consiglio federale è di distinguere la politica di accoglienza nei confronti degli stranieri venuti nel nostro Paese per lavorare e al beneficio di un contratto di lavoro dalla politica di accoglienza nei confronti dei rifugiati. La legislazione svizzera poggia infatti su due pilastri distinti, applicabili in funzione dello scopo del soggiorno dell'immigrato. Il Consiglio federale ha peraltro rifiutato di elaborare una legge quadro che racchiuda la legge federale concernente la dimora e il domicilio degli stranieri (LDDS) e la legge sull'asilo (LAsi). Ciò proprio a motivo dei diversi obiettivi perseguiti da ambo i testi legislativi. Così, il 1° ottobre 1999 è entrata in vigore una nuova LAsi, mentre nel 2000 il Consiglio federale ha posto in consultazione un disegno di revisione totale della LDDS. Il capitolo secondo di tale disegno contiene una visione d'insieme dei principi generali della politica svizzera in materia di migrazione e distingue chiaramente la politica in materia di stranieri dalla politica d'asilo. Attualmente si prevede di rivedere il disegno di legge sugli stranieri alla luce dei risultati della procedura di consultazione e di redigere un messaggio destinato al Parlamento entro la fine del 2001. </p><p></p><p>2. Il Consiglio federale reputa che, nell'interesse superiore del Paese, la politica in materia di stranieri debba poggiare su principi uniformi. Onde ottenere un consenso, il Consiglio federale deve definire una politica in materia di stranieri atta a suscitare l'approvazione del popolo. Ciò è possibile unicamente se tale politica è concepita e applicata in maniera coerente sull'insieme del territorio. Per quel che concerne l'ammissione della manodopera straniera, l'attuale disciplinamento - come pure quello figurante nel disegno di legge - lascia ai Cantoni ampie competenze per quel che concerne l'esecuzione, naturalmente entro i limiti delle disposizioni legali vigenti (contingenti, priorità dei lavoratori indigeni, priorità nel reclutamento, parità di trattamento per quel che concerne le condizioni salariali e lavorative). </p><p></p><p>3. Il Consiglio federale è conscio delle difficoltà incontrate attualmente in vari settori per quel che concerne il reclutamento del personale. Esso ha una certa comprensione per tale situazione, ma vuole evitare di ripetere gli errori commessi in passato, allorquando si è talvolta ricorso a manodopera straniera poco integrata, in taluni casi addirittura precarizzata e poco remunerata, ciò che non favorisce sempre i necessari adeguamenti concorrenziali e strutturali e rende difficoltosi gli sforzi d'integrazione. </p><p></p><p>In previsione di una politica economica duratura e considerati gli obiettivi politici superiori, il Consiglio federale si riferisce ai principi seguenti per quel che concerne la politica in materia di stranieri:</p><p></p><p>- Da un lato, l'introduzione della libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l'UE consentirà ai datori di lavoro in Svizzera di avere accesso - senza complicazioni burocratiche - a un potenziale di oltre 150 milioni di lavoratori europei, qualificati e non qualificati. </p><p></p><p>- D'altro lato, l'ammissione di stranieri provenienti da Stati non membri dell'UE sarà limitata ai lavoratori qualificati indispensabili per l'economia del Paese.</p><p></p><p>Scopo della politica perseguita dal Consiglio federale è di limitare l'ammissione di lavoratori in provenienza dai cosiddetti Stati terzi unicamente a quelle persone che sono in grado di integrarsi piú facilmente nella nostra economia e società e che contribuiscono a un duraturo equilibrio del mercato del lavoro. L'ammissione di cittadini di Stati non membri dell'UE è quindi auspicabile solo se risponde a interessi economici generali e se obiettivi politici superiori lo giustificano.</p>  Risposta del Consiglio federale.