<h2>SubmittedText<h2><p>Nel mese di aprile 2010 alcuni parlamentari svizzeri hanno visitato Israele e i territori sotto autorità palestinese. Detto gruppo ha avuto l'impressione che la rappresentanza svizzera avesse una visione molto unilaterale e parziale della sua missione, e si è interrogato per sapere se il Consiglio federale dava il proprio avallo o subiva una simile situazione.</p><p>Le spiegazioni rilasciate dal rappresentante svizzero circa le attività del personale del DFAE nei territori sono inoltre apparse assai lacunose agli occhi dei parlamentari desiderosi di informarsi sul campo. In aggiunta, dalle esternazioni dei funzionari, spesso reticenti o incapaci di rispondere alle domande poste, trapelava in maniera sorprendente l'impressione di partito preso anti israeliano.</p><p>Ringrazio pertanto il Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. L'atteggiamento scontroso del rappresentante svizzero nei confronti del gruppo Svizzera-Israele è una manifestazione di biasimo dettata dalla linea politica della responsabile del dipartimento?</p><p>2. Come sono ripartiti, spesi e controllati dalla Svizzera i fondi attribuiti (22 milioni di franchi) al popolo palestinese attraverso l'Autorità di Ramallah?</p><p>3. Che certezza ha il Consiglio federale che i fondi destinati dalla Svizzera al popolo palestinese non vengano utilizzati per attività politiche, economiche o borsistiche diverse dal sostegno preconizzato?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il programma della Direzione dello sviluppo e della cooperazione del Dipartimento federale degli affari esteri (DSC) nel Territorio palestinese occupato (TPO) prevede 22 milioni di franchi svizzeri all'anno. Metà di tale stanziamento è destinata a programmi umanitari, l'altra metà a progetti di sviluppo. La cooperazione svizzera non contribuisce direttamente al budget dell'autorità palestinese, bensì sostiene determinate istituzioni parastatali impegnate essenzialmente nella costituzione e nel funzionamento di uno Stato democratico, come l'Ufficio palestinese di statistica e la Commissione indipendente dei diritti umani. Gli altri partner della DSC sono le Nazioni Unite (UNRWA, PAM, OCHA, OMS), alcune organizzazioni della società civile e il settore privato. La scelta dei partner della DSC viene operata sulla base di severi criteri. Prima di avviare una nuova partnership la DSC procede ad un'analisi istituzionale approfondita: lo statuto dell'organizzazione, obiettivi e principi devono collimare con i valori difesi dalla Svizzera, segnatamente il rifiuto della violenza, il rispetto dei diritti umani e del pluralismo, la non discriminazione e la trasparenza (in particolare per quanto riguarda la gestione e la contabilità). La DSC intrattiene contatti regolari con i suoi partner per verificare la corretta realizzazione dei progetti. I partner sono sottoposti a verifiche e valutazioni regolari da parte di esperti indipendenti.</p><p>I fondi sono distribuiti in ragione delle priorità strategiche della DSC, che incentra il suo operato su due settori: il consolidamento dello stato di diritto e del regime di protezione delle popolazioni più vulnerabili e lo sviluppo economico. L'ufficio di cooperazione della DSC per il TPO, con sede a Gerusalemme Est, è incaricato di controllare lo svolgimento dei progetti e il dialogo con i partner.</p><p>Tutti i partner della DSC devono presentare regolarmente un rapporto relativo alla realizzazione degli obiettivi fissati come pure all'impiego dei fondi. Tutti i partner sono oggetto di verifiche da parte di esperti indipendenti che ne valutano la gestione amministrativa e finanziaria. L'ufficio di cooperazione con sede a Gerusalemme Est segue da vicino la realizzazione dei progetti da parte dei partner ed assicura il proficuo investimento dei fondi. D'altro canto il programma della DSC nel TPO, compreso l'ufficio di cooperazione, è regolarmente sottoposto a verifica da parte del Dipartimento federale degli affari esteri.</p>  Risposta del Consiglio federale.