<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato a esigere un certificato d'origine palestinese per l'importazione di tutti i beni provenienti da insediamenti israeliani.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Fondandosi sulla legge federale sull'applicazione di sanzioni internazionali (LEmb; RS 946.231), il Consiglio federale ha emanato provvedimenti per impedire l'aggiramento delle sanzioni internazionali in relazione alla situazione in Ucraina (RS 946.231.176.72). Conformemente all'articolo 1 capoverso 1 LEmb, la Confederazione può disporre misure coercitive per applicare le sanzioni volte a far rispettare il diritto internazionale pubblico adottate dall'ONU, dall'OSCE o dai principali partner commerciali della Svizzera, ovvero l'UE. Secondo la LEmb, il Consiglio federale può applicare solo le sanzioni che sono già state adottate a livello internazionale. Ai sensi dell'articolo 1 capoverso 1 LEmb, il Consiglio federale ha dunque deciso di vietare l'importazione di beni originari della Crimea e di Sebastopoli sprovvisti di un certificato d'origine rilasciato dalle autorità ucraine. Un'autorizzazione al commercio di beni dalla Crimea e da Sebastopoli attraverso la Russia poteva essere interpretata come un riconoscimento indiretto dell'annessione. Le misure emanate dal Consiglio federale che vietano il commercio di beni da e verso la Crimea e Sebastopoli mirano dunque a impedire l'aggiramento delle sanzioni dell'UE in Svizzera. Diversamente dalla situazione attuale in Ucraina e dall'istituzione da parte dell'UE di provvedimenti di politica economica verso la Russia, nei confronti di Israele e della Palestina non sono state inflitte sanzioni internazionali. La LEmb non è quindi stata applicata e, di conseguenza, nemmeno i provvedimenti da essa previsti.</p><p>Per quanto concerne la politica d'importazione svizzera, non si può paragonare l'annessione russa della Crimea alla situazione di occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele. La Svizzera, insieme agli altri Stati dell'AELS, ha firmato accordi di libero scambio (ALS) con Israele e con l'OLP. I beni originari della Cisgiordania, compresa Gerusalemme-Est o la striscia di Gaza, rientrano fondamentalmente nell'ALS tra gli Stati dell'AELS e l'OLP ma sono esclusi dal campo d'applicazione territoriale dell'accordo di libero scambio con Israele. Inoltre, secondo l'ALS tra l'AELS e Israele, in base a un accordo amministrativo tra gli Stati dell'AELS e Israele del 15 giugno 2005, le prove preferenziali devono anche essere munite di un'indicazione sulla località d'origine. Ciò permette agli uffici doganali di rifiutare il dazio preferenziale se la località indicata comprova che la merce è originaria del territorio palestinese occupato. Di conseguenza, trattandosi del territorio palestinese occupato, la Svizzera dichiara già, attraverso le disposizioni di entrambi gli ALS, di non riconoscere il territorio come israeliano, senza dover anche imporre un divieto sulle importazioni come nel caso della Crimea.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.