<h2>SubmittedText<h2><p>La Svizzera partecipa al programma MEDIA dell'UE, che si conclude alla fine del 2013. Successivamente i programmi Cultura e MEDIA saranno riuniti in un unico programma denominato "Europa creativa". Si pongono pertanto le seguenti domande:</p><p>1. La Svizzera parteciperà al programma "Europa creativa"?</p><p>2. Se no, quali saranno le conseguenze per l'industria cinematografica svizzera, nel cui interesse il nostro Paese partecipa al programma MEDIA?</p><p>3. Se sì, in che forma avverrà tale partecipazione?</p><p>4. Che conseguenze avrà per la televisione la fine del programma MEDIA? Come contropartita per la sua partecipazione, la Svizzera aveva dovuto recepire la direttiva europea sulla televisione che permette l'esportazione di fondi pubblicitari verso emittenti TV private estere, senza che queste siano tenute a mandare in onda programmi svizzeri. La fine del programma MEDIA implica anche la fine dell'assoggettamento alla direttiva europea?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>"Europa creativa" è il nuovo programma quadro dell'UE per le industrie culturali e creative per il periodo 2014 a 2020. Gli attuali programmi Cultura, MEDIA e MEDIA Mundus confluiranno nel nuovo programma, di cui saranno parte integrante. Inoltre sarà creato un nuovo campo di azione orizzontale per facilitare l'accesso ai finanziamenti alle PMI culturali e creative.</p><p>La proposta della Commissione europea pubblicata nel novembre 2011 prevede per "Europa creativa" un bilancio globale di 1,8 miliardi di euro così ripartiti: il 55 per cento al sottoprogramma MEDIA, il 30 per cento al sottoprogramma Cultura e il 15 per cento alla nuova garanzia finanziaria per i settori culturali e creativi. Il quadro finanziario definitivo e l'attribuzione dei fondi saranno decisi dal Consiglio e dal Parlamento europeo non prima della metà del 2013.</p><p>Alle singole domande il Consiglio federale risponde come segue:</p><p>1. La partecipazione a "Europa creativa" può avvenire anche limitatamente a singoli sottoprogrammi. Bisognerà quindi ponderare attentamente l'interesse rivestito da ciascuno di essi per il nostro Paese. I presupposti infatti differiscono da un programma all'altro. È dal 2006 che la Svizzera sta facendo ottime esperienze con MEDIA e pertanto, nell'ottica della politica culturale, è da considerare auspicabile portare avanti questa partecipazione. Tuttavia, una valutazione globale conclusiva non è ancora stata effettuata. Anche l'interesse a partecipare al sottoprogramma Cultura è attualmente al vaglio (v. in merito il parere del Consiglio federale in risposta alla mozione Prelicz-Huber 09.4092). Una partecipazione alla nuova garanzia finanziaria non è invece oggetto di discussione.</p><p>2. La partecipazione a MEDIA ha contribuito a rafforzare e professionalizzare l'industria cinematografica svizzera. Il settore beneficia di riflussi finanziari diretti (distribuzione, sale cinematografiche, produzione, programmi di formazione continua e festival) nonché della cooperazione con partner europei (distribuzione di film svizzeri in Europa, accesso alla formazione continua europea, migliore integrazione nella rete internazionale e valore aggiunto per le coproduzioni). Uscire da MEDIA a fine 2013 significherebbe la fine del cofinanziamento dell'UE (da 4,5 a 7,4 milioni di franchi all'anno nel periodo 2007 a 2010, corrispondenti a riflussi finanziari diretti pari al 55 a 80 per cento dei contributi annui di 7,1 a 9,2 milioni di franchi), l'accesso al mercato europeo dell'audiovisivo ne risulterebbe ostacolato e certe coproduzioni non sarebbero più realizzabili.</p><p>3. Un'eventuale partecipazione a uno o più sottoprogrammi di "Europa creativa" presuppone la sottoscrizione di un accordo bilaterale tra la Svizzera e l'UE. Per preparare i rispettivi mandati di negoziazione verrebbero consultate le commissioni parlamentari competenti nonché i cantoni, nella misura in cui l'oggetto riguarda direttamente il loro ambito di competenza (legge sul Parlamento, RS 171.10; legge federale concernente la partecipazione dei cantoni alla politica estera della Confederazione, RS 138.1).</p><p>4. Uscendo da MEDIA, la Svizzera non sarebbe più vincolata a determinate prescrizioni della direttiva dell'UE (direttiva sui servizi di media audiovisivi 2010/13/UE), a condizione che non figurino nella Convenzione europea sulla televisione transfrontaliera (CETT; RS 0.784.405), che la Svizzera ha ratificato nel 1991. In particolare, per la ricezione di trasmissioni pubblicitarie transfrontaliere non dovrebbero più essere rispettate le prescrizioni del Paese di origine bensì quelle del Paese di ricezione (Svizzera). La Svizzera guadagnerebbe spazio di manovra nella politica audiovisiva, in quanto potrebbe imporre proprie norme più severe per la pubblicità in finestre pubblicitarie estere. Tuttavia, uscire da MEDIA non significa poter limitare o vietare le finestre pubblicitarie in quanto tali. Le finestre pubblicitarie, infatti, che possono effettivamente causare un deflusso di fondi pubblicitari verso l'estero e mettere sotto pressione il settore audiovisivo svizzero con prezzi pubblicitari bassi, sono state rese possibili già dalla CETT. Il Consiglio federale ha illustrato esaurientemente questa situazione giuridica nella sua risposta del 23 novembre 2011 all'interpellanza Berberat 11.3936.</p>  Risposta del Consiglio federale.