<h2>SubmittedText<h2><p>Dal 2005 esistono tre opere che permettono di stendere un primo bilancio sui rapporti della Svizzera con la schiavitù transatlantica: Stettler et al., Baumwolle, Sklaven und Kredite: die Basler Welthandelsfirma Christoph Burckhardt &amp; Cie. in revolutionärer Zeit (1789-1815); David et al., La Suisse et l'esclavage des noirs, nonché Fässler, Reise in Schwarz-Weiss: Schweizer Osttermine mit der Sklaverei. Tali pubblicazioni evidenziano chiaramente che il coinvolgimento della Svizzera è stato maggiore di quanto creduto. Per questo motivo pongo al Consiglio federale le domande seguenti:</p><p>1. È disposto, di fronte alle proporzioni dell'implicazione svizzera nella schiavitù, a trarre conclusioni in termini di rielaborazione e riparazione che vadano oltre la risposta all'interpellanza Hollenstein del 16 giugno 2003?</p><p>2. In che modo la Svizzera ha svolto finora, in seno alla Commissione per i diritti dell'uomo dell'UNO, il suo ruolo di intermediario tra gli Stati africani e le potenze coloniali di un tempo?</p><p>3. La Svizzera è disposta, in seno al Consiglio per i diritti umani dell'ONU, nei suoi gruppi di lavoro o in un altro organismo dell'ONU appropriato, ad adoperarsi attivamente per rielaborare il passato coloniale e di schiavitù dell'Europa, collaborando con i discendenti delle vittime?</p><p>4. La Svizzera è disposta a impegnarsi nei confronti della Francia affinché prendano avvio i negoziati sulla richiesta legittima di Haiti di restituzione dei 90 milioni di franchi d'oro estorti alla colonia di schiavi dopo la sua indipendenza nel 1825?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Nella sua risposta all'interpellanza Hollenstein del 16 giugno 2003 riguardante la questione della partecipazione della Svizzera ad attività connesse con la schiavitù e al commercio transatlantico di schiavi, il Consiglio federale ha espresso la sua posizione di principio rispetto a questa tematica.</p><p>Il Consiglio federale si rammarica profondamente del coinvolgimento di cittadini, imprese e organizzazioni svizzeri nella tratta di schiavi. Ritiene che la questione della schiavitù e del commercio di schiavi debba essere trattata a livello sia politico che scientifico; per la rielaborazione scientifica mette a disposizione gli strumenti necessari nel quadro della promozione della ricerca scientifica.</p><p>2. La Svizzera ha partecipato all'elaborazione della dichiarazione e del programma d'azione della Conferenza mondiale contro il razzismo di Durban in cui si ribadisce la necessità di confrontarsi criticamente con le ingiustizie commesse durante l'epoca del colonialismo e della schiavitù. Come in passato la Svizzera è sempre disposta a svolgere il ruolo di intermediario tra gli Stati africani e le potenze coloniali di un tempo.</p><p>La Svizzera ha partecipato a due gruppi di lavoro istituiti dalla Commissione dei diritti dell'uomo dell'ONU per adempiere agli impegni politici assunti in occasione della Conferenza mondiale contro il razzismo di Durban. Le attività di questi gruppi di lavoro hanno tuttavia mostrato che la questione della schiavitù non costituisce una priorità per gli Stati del terzo mondo. La loro attenzione è infatti focalizzata sulla lotta alle discriminazioni attuali.</p><p>3. Nel quadro del Consiglio dei diritti umani dell'ONU e dei gruppi di lavoro e degli organi che il consiglio istituirà, la Svizzera continuerà a lavorare nello stesso spirito che l'ha guidata in occasione delle ultime sessioni della Commissione dei diritti dell'uomo dell'ONU: cercherà infatti di evitare i confronti e di incoraggiare i dialogo. Questo approccio potrebbe essere favorito dal fatto che l'istituzione del Consiglio dei diritti umani segna un nuovo avvio. La Svizzera si adopererà affinché tale approccio prevalga anche quando verranno trattate questioni concernenti la schiavitù.</p><p>4. La Svizzera intrattiene relazioni bilaterali buone sia con la Francia sia con Haiti. La questione della restituzione dei 90 milioni di franchi d'oro che Haiti reclama alla Francia costituisce un affare bilaterale tra questi due Paesi.</p>  Risposta del Consiglio federale.