<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. In cosa consiste il piano svizzero d'attuazione della Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti e che fondi si prevedono per la sua realizzazione?</p><p>2. Le disposizioni prese sul piano internazionale sono sufficienti per limitare, in tempi ragionevoli, il rischio derivante da questi inquinanti? Non conviene forse potenziare sostanzialmente i mezzi a disposizione per individuare e combattere le cause e gli effetti relativi a suddetti prodotti?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La Svizzera ha ratificato la Convenzione di Stoccolma il 30 luglio 2003 e, nell'aprile del 2006, ha inoltrato il relativo piano di attuazione al segretariato della convenzione. Il piano mostra che il nostro Paese ha già adempiuto ai severi obblighi sanciti dalla Convenzione POP. La messa in commercio e l'impiego dei dieci POP riportati negli allegati A e B della convenzione sono ad esempio da tempo vietati in Svizzera. Inoltre, la messa fuori servizio e lo smaltimento appropriato dei trasformatori e dei grandi condensatori contenenti PCB, che secondo la Convenzione POP devono essere garantiti entro il 2025, sono già completati (per i trasformatori) o comunque a buon punto (per i condensatori).</p><p>Il piano mostra inoltre che la Svizzera ha già compiuto, e continua a compiere, notevoli sforzi anche per quanto riguarda l'esecuzione delle disposizioni che lasciano un ampio margine di manovra a livello di attuazione. In tale contesto, intende ad esempio mantenere a livelli elevati lo stato della tecnica, al fine di prevenire la formazione involontaria di diossine policlorurate durante i diversi processi di combustione. Andranno inoltre portati avanti, con le risorse finanziarie iscritte nel preventivo, anche i programmi internazionali di collaborazione e di aiuto allo sviluppo, con i quali la Svizzera contribuisce alla limitazione delle emissioni di POP a livello mondiale.</p><p>Per l'attuazione della Convenzione POP in Svizzera, il Consiglio federale non ha finora messo a disposizione né risorse finanziarie speciali né personale aggiuntivo. Tuttavia, i costi annuali per il sostegno al segretariato della convenzione, con sede a Ginevra, e il pagamento del contributo obbligatorio per tutte le Parti contraenti ammontano a circa 2,3 milioni di franchi. Per l'aiuto tecnico ai Paesi in via di sviluppo e il rafforzamento delle relative capacità è determinante il messaggio del Consiglio federale concernente un credito quadro per l'ambiente globale (ricapitalizzazione del Fondo globale per l'ambiente) e una modifica della legge federale sulla protezione dell'ambiente.</p><p>2. Sebbene la produzione e l'impiego dei dieci POP oggetto della Convenzione di Stoccolma siano da tempo vietati in Svizzera, nel nostro ambiente si trovano ancora tracce di queste sostanze. L'introduzione di un divieto a livello mondiale favorirà anche nel nostro Paese, sul lungo termine, una riduzione dell'inquinamento di fondo ancora presente. Tale questione sarà esaminata concretamente nell'ambito della valutazione dell'efficacia, uno degli obblighi sanciti dalla Convenzione di Stoccolma. Affinché la convenzione possa essere attuata con successo, sarà indispensabile che, nel settore dei POP, i Paesi in via di sviluppo o in fase di transizione che partecipano alla convenzione adottino le stesse misure per la protezione dell'uomo e dell'ambiente già avviate da tempo dalla maggior parte degli Stati industrializzati. Ciò presuppone tuttavia la disponibilità a sostenere attivamente questi Paesi nei loro sforzi per l'attuazione della convenzione. </p><p>Esistono numerose sostanze che non sono considerate POP ai sensi della Convenzione di Stoccolma e che oggi sono presenti in tracce nel nostro ambiente sotto forma di cosiddetti microinquinamenti. Per molte di queste sostanze non si dispone di informazioni sufficienti per poterne stimare in modo affidabile le possibili ripercussioni sull'uomo e sull'ambiente. Tale circostanza va ricondotta, non da ultimo, alle risorse limitate che possono essere impiegate per riconoscere le sostanze problematiche.</p><p>Secondo le stime, sono centomila le sostanze messe in commercio in un periodo in cui i requisiti per il loro controllo e la loro valutazione non esistevano o erano ancora insufficienti. L'OCSE e l'UE stanno portando avanti dei programmi volti a esaminare queste sostanze già esistenti, ma i lavori procedono lentamente. Per accelerare l'esame di tali prodotti è stata avviata una revisione del diritto europeo in materia di prodotti chimici, tuttora in corso. Il nuovo regolamento, denominato REACH, dovrebbe entrare in vigore nel 2007. Per motivi di ripartizione del lavoro e di accesso alle informazioni, la Svizzera è particolarmente interessata a una collaborazione con l'UE nel settore dei prodotti chimici. Ciò presupporrebbe tuttavia la conclusione di un accordo bilaterale. Inoltre, la Svizzera dovrebbe recepire nella sua legislazione in materia i nuovi e severi requisiti fissati nel regolamento REACH per le sostanze esistenti.</p>  Risposta del Consiglio federale.