<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale viene incaricato di sottoporre all'Assemblea federale un progetto di modifica di legge per fare sì che:</p><p>1. soltanto il 90 per cento del reddito conseguito da un'attività di telelavoro venga tassato;</p><p>2. i costi fissi di persone che svolgono il telelavoro possano essere detratti dalle imposte fino a un massimo di 5000 franchi l'anno.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nelle sue risposte alle interpellanze Schmid-Federer 11.3300, "Promozione delle possibilità di lavoro a tempo parziale", e 11.3663, "Conciliare lavoro e famiglia attraverso il telelavoro", il Consiglio federale considera il miglioramento della conciliabilità tra vita familiare e lavorativa una priorità politica e indica le varie misure dell'amministrazione federale volte a conseguire tale obiettivo. Ritiene che una maggiore promozione del telelavoro rientri nella competenza delle parti sociali.</p><p>In linea di principio la politica fiscale dovrebbe perseguire obiettivi non fiscali solo alle tre condizioni seguenti, che devono peraltro essere adempiute cumulativamente: occorre che ci sia effettivamente un problema sostanziale di politica economica o sociale (necessità di intervento); inoltre, l'impiego dello strumento della politica fiscale deve permettere di risolvere almeno in parte il problema (effettività); infine, la misura di politica fiscale proposta deve essere, a parità di efficacia, più conveniente rispetto ad altri strumenti della politica economica (efficienza). A parere del Consiglio federale le misure proposte dalla mozione non sono efficaci poiché creano incentivi anche per i lavoratori, che non hanno affatto bisogno di simili incentivi. Se si volesse incoraggiare il telelavoro come chiesto nella mozione, le misure dovrebbero essere a favore dei datori di lavoro, in quanto sono loro a decidere se è possibile introdurre questa opzione nell'azienda.</p><p>La misura auspicata dall'autrice della mozione violerebbe inoltre i principi della parità di trattamento e dell'imposizione secondo la capacità economica. Non vi sono motivi oggettivi che giustificano una diversa imposizione secondo l'ubicazione del posto di lavoro. Oltre a ciò, non tutte le attività sono adatte per essere svolte in telelavoro. I lavoratori che, seppur interessati, non possono usufruirne per motivi aziendali sarebbero quindi doppiamente svantaggiati. Generalmente, il telelavoro non è concesso al 100 per cento poiché le relazioni sociali sul luogo di lavoro abituale hanno un ruolo molto importante nell'adempimento dei compiti. Di conseguenza, nella maggior parte dei casi la riduzione della base di calcolo potrebbe essere concessa solo parzialmente. Per l'autorità di tassazione è impossibile controllare se e quanto telelavoro viene fornito. La trasmissione della mozione renderebbe pertanto ancora una volta più complesso il diritto fiscale, a dispetto dei continui interventi parlamentari che ne chiedono la semplificazione.</p><p>Non è necessario introdurre un'ulteriore deduzione concernente i costi fissi a favore delle persone che svolgono il telelavoro perché spese particolari, come quelle per hardware e software, per l'uso di una camera privata per scopi professionali e altre spese simili, sono già deducibili a determinate condizioni in virtù del diritto vigente (art. 26 cpv. 1 lett. c LIFD e 9 cpv. 1 LAID). </p><p>La proposta riduzione del dieci per cento della base di calcolo causerebbe alla Confederazione, ai cantoni e ai comuni minori entrate, il cui ammontare dipende dalla quantità di lavoro svolto da casa e dal reddito dell'attività lucrativa percepito nell'ambito del telelavoro.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.