<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Ad 1</p><p>Le relazioni bilaterali tra la Svizzera e la Repubblica federale di Germania sono strette ed eccellenti. Poggiano segnatamente su intensi scambi transfrontalieri in ambito politico, economico, sociale, scientifico e culturale.</p><p>Negli ultimi anni è stato possibile chiarire in perfetto accordo numerose questioni concernenti le relazioni bilaterali e di vicinato.</p><p>Sinora non si è tuttavia trovata alcuna soluzione soddisfacente per quanto concerne il problema dei corridoi di avvicinamento e di decollo dell'aeroporto di Zurigo.</p><p>Le misure unilaterali adottate dalla Germania hanno comportato gravi ripercussioni economiche per la compagnia aerea Swiss e l'aeroporto di Zurigo. Il 10 giugno 2003 il Consiglio federale ha pertanto chiesto alla Commissione europea di esaminare la compatibilità di queste restrizioni con l'Accordo sul traffico aereo, segnatamente sotto il profilo della proporzionalità.</p><p>La decisione pronunciata dalla Commissione su tale reclamo permetterà di chiarire la situazione giuridica. Il Consiglio federale ritiene che un siffatto chiarimento sia necessario per consentire di trovare, in collaborazione con la Germania, una soluzione adeguata alla questione dei voli di avvicinamento all'aeroporto di Kloten.</p><p>La Svizzera e la Germania concordano sul fatto che debba prevalere lo spirito di buon vicinato affinché il problema possa essere risolto in modo ottimale. Il Consiglio federale è persuaso che occorra continuare il dialogo con la Germania. In un colloquio svoltosi a Berlino il 26 giugno 2003 il consigliere federale Moritz Leuenberger e il ministro dei trasporti tedesco Manfred Stolpe hanno deciso di comune accordo che la Germania avrebbe differito l'applicazione di ulteriori restrizioni annunciate per il 10 luglio 2003 e concernenti i voli di avvicinamento all'aeroporto di Zurigo attraverso la Germania meridionale e scaglionato l'introduzione di tali limitazioni in modo da lasciare alla Svizzera un lasso di tempo sufficiente per compensarle con altre procedure di avvicinamento.</p><p>Ad 2/3</p><p>I principi strategici applicati dalla Svizzera nei confronti della Germania sono esposti nel Rapporto sulla politica estera 2000, in cui si precisa che va attribuita "un'importanza fondamentale" all'insieme delle nostre relazioni con i Paesi vicini.</p><p>Attuazione / strumenti</p><p>In sintonia con questa linea strategica, il Consiglio federale si è dato il compito di tener conto dell'importanza straordinaria della Germania migliorando continuamente i fondamenti contrattuali delle relazioni tra i due Paesi, rafforzando la presenza istituzionale della Svizzera in Germania e consolidando e promuovendo i contatti formali e informali a tutti i livelli:</p><p>- Una rete di oltre 200 accordi bilaterali costituisce la base delle nostre relazioni regolari e molto intense con la Germania. Entrati in vigore nel mese di giugno del 2002, i sette accordi settoriali tra la Svizzera e l'UE hanno effetti particolarmente benefici sulle relazioni germano-svizzere. Il Consiglio federale confida nel fatto che i negoziati bilaterali II con l'UE si concludano prossimamente. La disponibilità della Svizzera a cooperare con l'UE per quanto concerne la questione dell'imposizione del risparmio e del segreto bancario è stata apprezzata dall'Unione europea, e segnatamente dalla Germania.</p><p>I Bilaterali I e II rappresentano uno strumento per consolidare e sviluppare ulteriormente i forti legami che uniscono la Svizzera alla Germania e tutelare i nostri interessi in materia di economia esterna. La Germania è tradizionalmente il nostro primo partner commerciale nel mondo. La Svizzera è inoltre il sesto investitore straniero in Germania. Dal punto di vista geografico, gli investimenti diretti della Svizzera sono concentrati nella Germania meridionale, ma il nostro Paese occupa un posto importante anche tra gli investitori esteri attivi nei nuovi Länder. Le imprese elvetiche impiegano circa 212'500 persone in Germania.</p><p>- La nostra presenza diplomatica e consolare in Germania rappresenta il quadro istituzionale delle relazioni bilaterali. L'Ambasciata di Berlino e i sei consolati generali, oltre ad assolvere i loro compiti specifici, lavorano in stretto coordinamento per migliorare la tutela dei nostri interessi economici e presentare un'immagine coerente della Svizzera in Germania. In tale ambito sono coadiuvati da Presenza Svizzera; la Germania è infatti uno dei Paesi su cui tale organizzazione concentra prioritariamente le sue attività. Lo "Swiss Business Hub Germany", aperto a Stoccarda nel 2002, permette inoltre di tener conto delle esigenze particolari delle PMI svizzere in Germania. Oltre alla presenza istituzionale della Svizzera in tale Paese, va infine menzionata l'esistenza di numerosi partenariati tra istituzioni private, segnatamente nei settori della formazione e della cultura, e tra Comuni tedeschi e svizzeri.</p><p>- I contatti sono intrattenuti anche attraverso regolari visite di membri del Parlamento, del Governo e dell'Amministrazione. Per esempio, nel mese di aprile del 2003 il presidente della Confederazione Pascal Couchepin si è recato in visita ufficiale a Berlino, dove ha avuto colloqui con il presidente Johannes Rau e il cancelliere Gerhard Schröder. Oltre ai meccanismi di consultazione esistenti, quali l'incontro ministeriale trilaterale tra la Svizzera, la Germania e l'Austria nel settore economico e finanziario o "l'incontro a sette" nel settore della sicurezza interna, a Berna e Berlino si svolgono annualmente colloqui tra i ministri degli affari esteri e i segretari di Stato. Simili colloqui hanno luogo anche a margine di riunioni multilaterali. Il Consiglio federale è consapevole dell'importanza crescente di questi contatti. A causa del ruolo assunto dalla Germania riunificata in Europa e nel mondo e della conseguente maggiore sollecitazione di questo Paese sulla scena internazionale, la Svizzera occupa oggi un posto un po' meno importante nell'ordine delle priorità politiche della Germania. Il Consiglio federale accoglie quindi favorevolmente la creazione di gruppi di amicizia interparlamentari, che rappresentano un mezzo importante per rafforzare le relazioni bilaterali.</p><p>Prospettive</p><p>Il Consiglio federale continua a considerare l'approfondimento delle relazioni germano-svizzere, a tutti i livelli e in tutti i settori, una delle componenti prioritarie della nostra politica estera.</p><p>Questo vale sia per la cooperazione bilaterale sia per la cooperazione con la Germania in organizzazioni internazionali quali l'ONU, l'OSCE o il Consiglio d'Europa. Il nostro Paese cerca di intensificare ulteriormente la cooperazione a livello multilaterale anche con la Germania, in particolare nei settori della promozione della pace, del diritto internazionale umanitario e della promozione dei diritti dell'uomo, indicati nel Rapporto sulla politica estera 2000 quali obiettivi della politica estera svizzera. Su iniziativa della Svizzera, i due Paesi hanno deciso di svolgere un dialogo sull'ONU al fine di migliorare il coordinamento e l'integrazione della politica svizzera in seno alle Nazioni Unite.</p><p>Ad 4</p><p>Dalla reiezione in votazione popolare dell'Accordo sullo SEE, e nell'ambito della globalizzazione, la Svizzera accorda un interesse crescente alla cooperazione transfrontaliera, considerata una componente della nostra politica di integrazione. Dall'inizio degli anni Novanta la base contrattuale della cooperazione interregionale è quindi stata ampliata e approfondita, il numero delle commissioni transfrontaliere è aumentato e l'attività delle stesse si è professionalizzata.</p><p>La cooperazione transfrontaliera - la "piccola politica estera" - poggia interamente sulle iniziative dei Cantoni. Spetta a questi ultimi valutare e realizzare i progetti che ritengono utili ai fini della cooperazione regionale transfrontaliera. La Confederazione può soltanto creare condizioni quadro appropriate, per esempio accordando il proprio sostegno finanziario a "INTERREG III" dell'Unione europea. La terza fase (2000-2006) dell'iniziativa INTERREG, avviata nel 1989, promuove non soltanto la cooperazione transfrontaliera diretta bensì anche progetti di cooperazione di più Paesi in regioni contigue; oggi tutti i Cantoni svizzeri possono quindi approfittare di questo strumento.</p><p>Quando lo ritiene utile e necessario, il Consiglio federale pratica una politica volta a sviluppare i fondamenti giuridici atti a rafforzare le condizioni quadro della cooperazione transfrontaliera dei Cantoni (cfr. il Rapporto del Consiglio federale del 7 marzo 1994 sulla cooperazione transfrontaliera e la partecipazione dei Cantoni alla politica estera, FF 1994 II 548).</p><p>Per esempio, nel 1998 la Svizzera ha ratificato, nell'ambito del Consiglio d'Europa, il Protocollo aggiuntivo alla Convenzione-quadro europea del 1980 sulla cooperazione transfrontaliera delle collettività o autorità territoriali (Convenzione di Madrid). Le disposizioni più importanti del Protocollo concernono il diritto delle collettività territoriali di concludere accordi di cooperazione transfrontaliera, gli effetti giuridici delle decisioni prese nell'ambito di siffatti accordi e la personalità giuridica degli organismi incaricati di tale cooperazione. Il 27 maggio 2003 è inoltre entrato in vigore per la Svizzera il Protocollo n. 2 alla Convenzione di Madrid, che estende il campo di applicazione di tale Convenzione alla cooperazione tra regioni di due o più Stati contraenti che non hanno frontiere comuni (cooperazione interterritoriale). L'Accordo di Karlsruhe, entrato in vigore già nel 1997, prevede disposizioni dettagliate sulla cooperazione a livello dei Comuni. Nel 2002 il campo di applicazione di questo Accordo, concluso dal Consiglio federale - a nome dei Cantoni di Soletta, Basilea Città, Basilea Campagna, Argovia e Giura - con la Germania, la Francia e il Granducato del Lussemburgo, è stato esteso al Cantone di Sciaffusa. Il 20 settembre 2002, il Governo svizzero e quello tedesco hanno inoltre firmato una dichiarazione comune concernente zone industriali comuni, in particolare al fine di sostenere il progetto relativo alla creazione di un parco industriale situato nella zona transfrontaliera tra il Comune di Jestetten (Germania) e Neuhausen (Cantone di Sciaffusa). Infine, nel 2000 i Governi svizzero, tedesco e francese hanno concluso l'Accordo di Basilea sulla cooperazione transfrontaliera nella regione del Reno superiore, che ha sostituito l'Accordo di Bonn del 1975 e creato basi moderne per la cooperazione.</p><p>Ad 5</p><p>Negli ultimi anni la rapida crescita del traffico, la necessità accresciuta di sviluppare e collegare tra loro le vie di comunicazione terrestri e la politica svizzera di trasferimento del traffico dalla strada alla ferrovia hanno reso più necessario che mai il coordinamento internazionale della politica dei trasporti. Nell'Accordo sui trasporti terrestri concluso tra la Svizzera e l'UE si è tenuto conto di quest'esigenza. Il "Memorandum of Understanding" firmato di recente a Locarno dai ministri dei trasporti di Svizzera, Germania, Paesi Bassi e Italia esprime in modo esemplare la volontà politica comune di ottimizzare e snellire il traffico, segnatamente nel corridoio ferroviario nord-sud, che svolge un ruolo chiave per la nostra politica di trasferimento del traffico dalla strada alla rotaia.</p><p>Va inoltre menzionato l'Accordo tra il Capo del DATEC e il Ministro dei trasporti della Repubblica federale di Germania sulla garanzia della capacità delle linee d'accesso nord alla nuova ferrovia transalpina (NFTA), entrato in vigore mediante scambio di note il 2 giugno 1998. Per conseguire gli obiettivi di tale Accordo è stato istituito un comitato direttivo.</p><p>Esistono infine diversi organismi di coordinamento a livello bilaterale. Sul piano regionale, il dialogo sulla politica dei trasporti si svolge nell'ambito di diverse istanze quali la Conferenza del Reno superiore, la Commissione dell'Alto Reno o la Conferenza internazionale del Lago di Costanza. Tali organizzazioni esercitano funzioni di impulso, di coordinamento e di attuazione; a livello locale si occupano inoltre dell'individuazione precoce dei problemi connessi con la politica dei trasporti e delle misure atte a prevenire l'acuirsi di simili problemi.</p>  Risposta del Consiglio federale.