<h2>SubmittedText<h2><p>Secondo il rapporto "Human rights in the Middle East and North Africa" di Amnesty International, milizie armate sostenute dalla Turchia hanno commesso violazioni dei diritti umani su vasta scala a danno della popolazione curda in Siria, in particolare nella regione di Afrin: si parla di vittime civili, sfollamenti forzati, saccheggi, confische, torture e abusi.</p><p>Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle domande che seguono.</p><p>1. Dove e in quali condizioni vivono oggi le persone fuggite dalla regione di Afrin?</p><p>2. In che modo la Svizzera fornisce sostegno alle persone cacciate dalle milizie appoggiate dalla Turchia?</p><p>3. Che cosa fa la Svizzera contro queste violazioni dei diritti umani?</p><p>4. Il Consiglio federale è interessato al ritorno di queste persone nella loro regione di origine e alla loro sicurezza?</p><p>5. In caso affermativo, quali misure concrete adotta la Svizzera per aiutarle a tornare nella loro regione e a riottenere i loro averi?</p><p>6. Cosa fa il Consiglio federale per impedire che la Turchia occupi altre zone della Siria, come la regione di Manbij, dove alcune truppe turche sono già presenti e pronte a intervenire?</p><p>7. Il Consiglio federale è disposto a impegnarsi all'interno degli organi dell'ONU per lanciare una missione di mantenimento della pace in Siria?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. In Siria 12 milioni di persone si trovano in una situazione di grave emergenza e dipendono dall'aiuto umanitario; tra queste vi sono 6 milioni di sfollati. A seguito dell'offensiva turca ad Afrin (Siria) all'inizio del 2018, secondo le stime dell'ONU oltre 150 000 persone sono state costrette a fuggire dalla zona. La maggioranza di loro non vive in campi ufficiali ma in villaggi come Tel Refaat, Fafin, Ziyara, Deir Jmal, Ahras, Kafar Naya, Telqraq, Nubul e Zahra, che si trovano in zone controllate in parte da gruppi armati curdi e in parte dalle forze armate siriane. Circa 10 000 sfollati di Afrin vivono in campi ufficiali. Nei mesi invernali le condizioni nei campi sono precarie poiché le persone che li abitano ricevono solo saltuariamente generi alimentari e assistenza medica basilare. Per chi non vive al loro interno l'accesso a strutture sanitarie e istituti di formazione è particolarmente difficile. Un altro aspetto problematico è la limitazione della libertà di movimento dovuta alle condizioni di sicurezza; in molti casi non è possibile tornare ad Afrin né proseguire per Aleppo. </p><p>2. La Svizzera presta aiuto umanitario e si adopera per la protezione della popolazione colpita dalla guerra. Collabora con vari partner, tra cui l'ONU, il Comitato internazionale della Croce Rossa e organizzazioni non governative. Questo sostegno include anche l'aiuto agli sfollati, che spesso fanno parte delle fasce più vulnerabili della popolazione. L'aiuto fornito dalla Svizzera si fonda su principi umanitari. Il sostegno è imparziale e viene offerto solo in base alle necessità. L'aiuto umanitario deve raggiungere le persone in difficoltà in tutte le zone, a prescindere da chi le controlla. Questo approccio comprende anche l'aiuto transnazionale nel Nord della Siria reso possibile dalla risoluzione 2449 del Consiglio di sicurezza dell'ONU.</p><p>3-6. L'impegno della Svizzera nel contesto del conflitto siriano si basa su tre pilastri: l'aiuto umanitario, il sostegno al processo di pace dell'ONU e la promozione del diritto internazionale pubblico, a cui si aggiunge la lotta contro l'impunità. Come esposto dal Consiglio federale nelle risposte alle domande Guhl <a href="https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20185680">18.5680 e 18.5679</a> e all'interpellanza Guhl <a href="https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20183366">18.3366</a>, sin dall'inizio del conflitto la Svizzera ha esortato le parti, inclusa la Turchia, a rispettare il diritto internazionale umanitario e i diritti umani esprimendosi sia a livello bilaterale sia nel quadro di vertici multilaterali.</p><p>7. L'invio di una missione di mantenimento della pace in Siria richiede una decisione del Consiglio di sicurezza dell'ONU. Secondo la prassi abituale, questo avviene solo d'intesa con lo Stato interessato, in questo caso la Siria. Poiché la Svizzera non è membro del Consiglio di sicurezza le sue possibilità d'influenza in merito al lancio di una missione di pace dell'ONU sono limitate.</p>  Risposta del Consiglio federale.