<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di esaminare l'introduzione limitata nel tempo di un regime di cambio duale che garantisca alle imprese svizzere un tasso di cambio fisso rispetto all'euro e al dollaro per l'esportazione e l'importazione di prodotti e prestazioni di servizi. Le imprese dovranno effettuare le relative operazioni a questi tassi di cambio fissi.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Le oscillazioni dei corsi di cambio vengono accettate in quanto diretta conseguenza dell'attuale regime di cambio flessibile in vigore nella maggior parte dei grandi Paesi sviluppati. Queste fluttuazioni riflettono anche la difficoltà di fissare nuovamente un tasso di cambio adeguato. In un regime di cambio duale, la determinazione di un corso di cambio applicabile alle transazioni commerciali sarebbe molto problematica.</p><p>I corsi di cambio flessibili non possono tuttavia escludere la necessità di interventi sporadici, come si evince dall'attuale situazione sui mercati delle divise. Gli strumenti più efficaci per contrastare le eccessive oscillazioni dei tassi di cambio rientrano nella sfera della politica valutaria e monetaria, la cui competenza spetta soprattutto alla Banca nazionale svizzera. Quest'ultima ha di recente utilizzato detti strumenti a più riprese.</p><p>Una scissione fra transazioni della bilancia commerciale e transazioni finanziarie in senso stretto all'interno di un regime di cambio duale porterebbe a notevoli controlli sulle divise, oltre al fatto che una completa scissione non sarebbe affatto attuabile con una spesa ragionevole. La ragione principale sta nelle numerose possibilità di aggirare le restrizioni. Ne sono un esempio la denominazione in franchi svizzeri dei contratti di fornitura e l'acquisto di euro o dollari a prezzo più conveniente sui mercati finanziari per far fronte alle importazioni diventate più care, o l'aumento generalizzato di attività illegali. I regimi di cambio duali non inducono solo a eludere i divieti ma anche a compiere operazioni di arbitraggio, in cui si cerca di guadagnare sfruttando la differenza tra i due tassi di cambio.</p><p>L'attuazione di simili misure sarebbe in ogni caso molto onerosa; per di più, sarebbe necessario sottoporre imprese e privati a controlli rigorosi che potrebbero ad esempio rivelarsi incompatibili con gli accordi di Schengen. A riguardo si pone la questione di sapere se i partner commerciali della Svizzera accetterebbero facilmente un regime di cambio duale. Per via delle possibili elusioni e delle operazioni di arbitraggio, i costi derivanti dalle sovvenzioni all'industria di esportazione sarebbero compensati solo in parte da un aumento dell'onere a carico degli importatori.</p><p>Il regime di cambio duale è inoltre problematico poiché, sovvenzionando le esportazioni, garantisce il sostegno a un singolo settore. In linea di massima, però, una politica industriale che interferisce con la struttura economica deve essere scartata. Il sostegno finanziario diretto al settore delle esportazioni è stato respinto dal Parlamento anche lo scorso settembre. D'altro canto, altri settori potrebbero essere coinvolti e tra questi soprattutto il settore finanziario, la cui competitività internazionale sarebbe limitata dall'onere amministrativo.</p><p>All'estero i regimi di cambio duali sono talvolta adottati, ma con condizioni quadro diverse da quelle della Svizzera. Di solito si tratta di Paesi in via di sviluppo o emergenti con un settore finanziario poco sviluppato e livelli di esportazione delle materie prime elevati. In passato anche alcuni Paesi sviluppati hanno introdotto temporaneamente regimi di cambio duali per ammortizzare il passaggio da corsi di cambio fissi a corsi completamente flessibili.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.