<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato a ridefinire la portata e le condizioni per l'assistenza tra parenti e a innalzare sensibilmente la soglia d'intervento (art. 328 cpv. 1 CC) affinché:</p><p>1. sia possibile aumentare i limiti finanziari; </p><p>occorre inoltre esaminare i punti seguenti: </p><p>2. istituzione di direttive vincolanti per i cantoni;</p><p>3. nuova regolamentazione dei valori patrimoniali vincolati (p. es. problematica del pegno immobiliare).</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>In considerazione delle mutate condizioni sociali il Parlamento ha limitato fortemente l'obbligo di assistenza tra parenti (art. 328/329 CP): dal 1° gennaio 2000 solo i parenti in linea ascendente e discendente sono tenuti all'assistenza tra parenti e soltanto se vivono "in condizioni agiate" (art. 328 cpv. 1 CC). </p><p>I contributi dei parenti non possono essere richiesti con decisione delle autorità di assistenza sociale. Spetta invece ai tribunali interpretare il concetto di "condizioni agiate" e determinare i contributi dovuti in caso di controversia. Come stabilito dal Tribunale federale (DTF 132 III 107 consid. 3.3), nella valutazione delle condizioni agiate non sono presi in considerazione unicamente il reddito e il patrimonio, bensì anche la sicurezza economica dell'obbligato nella vecchiaia. La persona obbligata all'assistenza ha quindi diritto a un reddito duraturo, costante e garantito ad un livello elevato fino al termine della sua vita (Basler Kommentar-Koller, 3 ed. 2006, art. 328/329 CC n. marg. 15b). Conformemente a tale considerazione, il Tribunale federale si è rifiutato di obbligare un 55enne che viveva perlopiù del suo patrimonio a gravare di un'ulteriore ipoteca un suo immobile (del valore di 3,5 milioni di franchi e gravato di un'ipoteca da un milione di franchi) ai fini dell'assistenza tra parenti, poiché ciò avrebbe messo a repentaglio la sua sicurezza economica nella vecchiaia.</p><p>La dottrina e la giurisprudenza tengono pertanto già conto delle richieste, giustificate, dell'autrice della mozione. Un'ulteriore limitazione dell'obbligo di assistenza tra parenti non è opportuna. Sarebbe sconcertante se parenti prossimi benestanti potessero sottrarsi alla loro responsabilità nei confronti di familiari in stato di bisogno gravando così l'assistenza sociale. </p><p>Le direttive della Conferenza svizzera delle istituzioni dell'azione sociale (CSIAS) sono semplici raccomandazioni all'attenzione degli organi federali, cantonali e comunali preposti all'assistenza sociale. Esse stabiliscono le soglie a partire dalle quali occorre esaminare nel singolo caso la capacità contributiva dei parenti. Le direttive non sono vincolanti per i tribunali. Anche in relazione all'assistenza sociale pubblica i cantoni e i comuni stessi decidono se vogliono riprendere o no le direttive CSIAS. Il Consiglio federale considera adeguata la normativa attuale. Sarebbe praticamente impossibile concretizzare in modo esaustivo nella legge o in un'ordinanza il concetto di "condizioni agiate", dato che in fin dei conti si tratta di una valutazione complessiva delle circostanze del singolo caso, che non può prescindere da termini giuridici indeterminati e da rimandi all'obbligo di apprezzamento da parte del giudice (art. 4 CC).</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.