<h2>SubmittedText<h2><p>Dopo il progetto BEPS ("Base Erosion and Profit Shifting") e il progetto relativo allo scambio automatico di informazioni, l'UE sta seriamente valutando un'altra importante misura per combattere l'evasione fiscale. Sotto l'egida di Francia e Germania, a fine settembre 2017 dieci Paesi dell'UE hanno chiesto alla Commissione europea di elaborare proposte su come tassare i colossi del web in base alla cifra d'affari e non, come di consueto, in base agli utili.</p><p>Infatti queste società minimizzano gli utili ottenuti dal commercio on line in Europa o li trasferiscono in Paesi con aliquote d'imposta basse. Ne consegue che il fisco rimane a mani vuote. Si tratta di utili enormi, derivanti non soltanto dalla vendita di merci, ma anche dalla vendita di servizi. Un esempio su tutti: gli utili di Facebook e Google ottenuti grazie alla pubblicità on line, la fonte principale delle loro entrate. Secondo quanto riportato dai media, solo l'Irlanda critica apertamente la proposta dell'UE.</p><p>Per questo motivo chiedo al Consiglio federale:</p><p>1. Come valuta la possibilità che l'UE consideri un simile cambiamento del sistema fiscale nel futuro immediato?</p><p>2. In una prospettiva odierna, quali sarebbero le possibili conseguenze per la Svizzera?</p><p>3. Il Consiglio federale è pronto a sostenere tale modello all'interno dell'OCSE?</p><p>4. Il Consiglio federale è disposto ad avviare le misure necessarie per fare in modo che la Svizzera introduca eventualmente per prima un modello analogo o altre misure adeguate per ostacolare il trasferimento degli utili dei colossi del web attraverso transazioni on line verso i paradisi fiscali e porre così fine all'evasione fiscale?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il 5 dicembre 2017 i ministri dell'economia e delle finanze degli Stati membri dell'UE hanno adottato conclusioni generali sull'imposizione dell'economia digitale che non contemplano ancora proposte concrete per nuove norme fiscali. Il documento sottolinea però la necessità di intervenire in materia e annuncia che la Commissione europea avanzerà delle proposte a inizio 2018 che prendano in considerazione anche gli sviluppi nell'OCSE.</p><p>2.-4. Nel quadro della misura 1 "Soluzione dei problemi di tassazione legati all'economia digitale" del piano d'azione per contrastare l'erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili (Base Erosion and Profit Shifting, BEPS), dal 2013 l'OCSE lavora a soluzioni per l'imposizione dell'economia digitale. Il rapporto concernente la misura 1, pubblicato nel 2015, conclude che non è necessaria alcuna norma speciale sull'imposizione dell'economia digitale e che, nell'immediato, occorre chiarire se le altre misure BEPS siano utili anche in questo ambito. Nel rapporto sono state prese in considerazione altre tre opzioni per l'imposizione dell'economia digitale, tuttavia non si raccomanda l'applicazione di nessuna di esse. Nel gennaio 2017 il mandato dell'apposito gruppo di lavoro (OECD's Task Force on the Digital Economy) è stato prolungato fino al 2020. Nel marzo 2017 i ministri delle finanze del G20 hanno incaricato l'OCSE di presentare, nella primavera del 2018, un rapporto intermedio che preveda anche delle opzioni per l'imposizione del digitale.</p><p>La Svizzera fa parte della task force dell'OCSE e partecipa attivamente ai lavori; si adopera per garantire condizioni eque nel contesto della concorrenza fiscale internazionale nonché auspica di ottenere una procedura armonizzata a livello internazionale in seno all'OCSE anche in riferimento all'imposizione dell'economia digitale. Un gruppo di lavoro diretto dal Dipartimento federale delle finanze (DFF) sta analizzando gli sviluppi internazionali nell'ambito dell'imposizione del digitale e le relative ripercussioni per la Svizzera. Il suddetto gruppo di lavoro preparerà anche la posizione del nostro Paese in vista dei lavori in seno all'OCSE. Il DFF informerà regolarmente le Commissioni parlamentari competenti sugli sviluppi al riguardo.</p>  Risposta del Consiglio federale.