<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di studiare una modifica della legge federale sulla previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità che permetta di depoliticizzare l'aliquota minima di conversione e il saggio minimo d'interesse.</p><p>Una minoranza (Steiert, Carobbio Guscetti, Feri Yvonne, Graf Maya, Gysi, Heim, Schenker Silvia) propone di respingere la mozione.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La questione della depoliticizzazione dei parametri tecnici della legge federale sulla previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità (LPP; RS 831.40) è già stata sollevata in diversi interventi parlamentari, in particolare nell'iniziativa parlamentare Bortoluzzi 12.414, "Scorporo dei parametri tecnici dalla LPP", e nelle mozioni del gruppo liberale-radicale 11.3778, "Previdenza professionale. Depoliticizziamo il tasso d'interesse minimo", e del gruppo liberale-radicale 11.3779, "Previdenza professionale. Depoliticizziamo l'aliquota minima di conversione". Il primo non è ancora stato trattato dal Consiglio nazionale, mentre gli altri due sono stati respinti nel settembre del 2015.</p><p>Sia l'aliquota minima di conversione che il tasso d'interesse minimo hanno un impatto determinante sull'ammontare della rendita LPP. Si tratta dunque di parametri importanti, che non possono essere depoliticizzati.</p><p>Il Consiglio federale ha già respinto questa proposta, adducendo argomenti materiali, sia nei pareri relativi alle summenzionate mozioni 11.3778 e 11.3779 che nel suo messaggio sulla riforma della previdenza per la vecchiaia 2020 (FF 2015 1). Questi argomenti, tuttora validi, sono esposti nuovamente qui di seguito. Innanzitutto, l'introduzione nella LPP di una formula che sostituisca i tassi in questione sarebbe inappropriata, in particolare perché non esistono basi scientifiche incontestate per fissarne i parametri e perché nessuna formula sarebbe in grado di fornire risultati sempre adeguati. Questa considerazione vale sia per il tasso d'interesse minimo che per l'aliquota minima di conversione. Per il secondo parametro sarebbe ancora molto più difficile stabilire una formula, dato che questa dovrebbe tenere conto non soltanto di una componente economica (il rendimento previsto a medio-lungo termine, ossia il tasso d'interesse tecnico) ma anche di una componente biometrica (la mortalità). Già solo il gran numero di metodi utilizzati per calcolare queste due componenti basta a dimostrare che l'obiettivo di depoliticizzare la fissazione dell'aliquota minima di conversione è una soluzione impraticabile. Inoltre, il ricorso a una formula potrebbe produrre effetti finanziari spiacevoli per gli istituti di previdenza e rendere praticamente impossibile la pianificazione del pensionamento da parte degli assicurati.</p><p>Del resto, il ricorso a una formula per determinare il tasso d'interesse minimo e l'aliquota minima di conversione presenterebbe alcuni seri inconvenienti, quali il fatto di rimettere in discussione le garanzie in materia di prestazioni, la perdita di fiducia degli assicurati e la riapertura del dibattito sulla libera scelta dell'istituto di previdenza. Questi grossi inconvenienti si presenterebbero anche se si delegasse la fissazione dei parametri tecnici a un organo politicamente indipendente o se li si stralciasse del tutto dalla LPP. Soprattutto nel caso dell'aliquota minima di conversione, il mantenimento nella LPP appare inoltre sensato per due motivi: da un lato, si tratta di un parametro fondamentale per il calcolo delle prestazioni minime della previdenza professionale, che ha quindi un importante ruolo di garante; dall'altro, è opportuno che essa sia regolamentata allo stesso livello legislativo delle misure compensative che verrebbero prese nel caso di un suo adeguamento.</p><p>Il Consiglio federale riconosce tuttavia la necessità di modificare l'aliquota di conversione, oggi troppo elevata. La riforma "Previdenza per la vecchiaia 2020", attualmente dibattuta in Parlamento, pone l'accento sulla tutela degli interessi degli assicurati. Essa prevede pertanto un abbassamento progressivo dell'aliquota di 0,2 punti percentuali all'anno sull'arco di quattro anni, per portarla al 6 per cento, e una riduzione dell'intervallo previsto per il suo riesame, che passerà da dieci a cinque anni. La depoliticizzazione dell'aliquota minima di conversione e del tasso d'interesse minimo andrebbe nella direzione opposta rispetto alle proposte concrete formulate dal Consiglio federale nel quadro della riforma "Previdenza per la vecchiaia 2020". Con quest'ultima, il collegio governativo ha deciso di procedere a una riforma globale del primo e del secondo pilastro in un unico progetto, badando a trovare soluzioni adeguate e socialmente accettabili per i problemi della previdenza per la vecchiaia. L'accoglimento della mozione metterebbe in discussione l'approccio adottato.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.