<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di sottoporre al Parlamento una modifica dell'articolo 64 del Codice penale che impedisca di concedere permessi di libera uscita ai condannati all'internamento.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'internamento è una misura che si propone principalmente di garantire la sicurezza dei terzi. Gli interessi individuali dell'internato e l'intento riabilitativo rivestono un'importanza secondaria. Quale mera misura di sicurezza, l'internamento rappresenta l'ultima ratio. Sono internati unicamente i rei refrattari alla terapia; si tratta di autori affetti da turbe psichiche incurabili oppure che non presentano alcuna anomalia mentale, ma per i quali, viste le caratteristiche della loro personalità, le circostanze in cui è stato commesso il reato e la loro situazione personale complessiva, vi è seriamente da attendersi che commettano di nuovo reati gravi.</p><p>La necessità di disporre una tale misura dipende in primo luogo dal criterio della pericolosità e dalle possibili cure. Un internamento è giustificato fintantoché è molto probabile che l'autore commetta altri reati gravi e che non esistano terapie atte a ridurne la pericolosità. Siccome l'internamento entra in linea di conto soltanto come ultima ratio, occorre verificare costantemente se l'autore è sempre incurabile e socialmente pericoloso. Gli autori socialmente pericolosi ma curabili devono essere sottoposti a una misura stazionaria conformemente agli articoli 59 segg. CP.</p><p>Per la valutazione, l'autorità competente si fonda quindi, oltre che sull'audizione dell'interessato e su un rapporto del responsabile del penitenziario, sulla perizia di un esperto indipendente e sulla raccomandazione della commissione peritale. L'obbligo di coinvolgere diverse autorità in sede decisionale aumenta la probabilità di una prognosi corretta quanto alla pericolosità pubblica e alla curabilità di un soggetto, nell'interesse della sicurezza pubblica.</p><p>Per fornire una prognosi esaustiva, le autorità e gli esperti devono potersi basare anche sulle esperienze maturate con i regimi aperti. Un tale tipo di regime non è tuttavia concesso con leggerezza, bensì sottoposto a una verifica approfondita. Prima di autorizzare un regime aperto, l'autorità competente deve aver richiesto la perizia di un esperto indipendente e aver sentito il parere della commissione peritale. Inoltre, i regimi aperti sono accordati soltanto se prevedono un elevato dispositivo di sicurezza. Dalla pratica risulta tuttavia che i regimi aperti per i condannati all'internamento sono autorizzati molto raramente.</p><p>Nel caso delle persone internate a vita secondo l'articolo 64 capoverso 1bis CP non è permesso alcun regime aperto, il che si giustifica alla luce della loro eccezionale pericolosità pubblica. Nel caso di internati "normali", invece, si presuppone in linea di massima che potranno prima o poi essere rimessi in libertà. È pertanto indispensabile verificare regolarmente le condizioni ed effettuare una prognosi esaustiva, il che tuttavia si rivela spesso un compito complesso e non privo di errori. I metodi di previsione mutano con il passare del tempo in seguito a nuove scoperte scientifiche o al mutamento delle convinzioni sociali. Inoltre, non è sempre possibile prevedere con sufficiente probabilità il comportamento sociale umano. È pertanto ancor più importante che le autorità e i periti possano fondarsi anche su esperienze maturate - con le più rigide misure di sicurezza - con regimi aperti.</p><p>L'importanza dei regimi aperti per valutare la pericolosità pubblica di un reo e gli elevati limiti di sicurezza che la legge esige per l'autorizzazione inducono il Consiglio federale a raccomandare di respingere la mozione.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.