<h2>SubmittedText<h2><p>In un recente articolo di fondo, la Neue Zürcher Zeitung ha rimproverato alla cooperazione svizzera allo sviluppo di mancare di profilo (NZZ del 31 luglio e del 1° agosto 2004), il che ha suscitato qualche levata di scudi (cfr. NZZ del 16 settembre 2004). Questo episodio ha offerto l'occasione propizia per avviare una discussione, peraltro indispensabile in un periodo di restrizioni budgetarie; nell'ambito dell'esame critico dell'operato dello Stato non devono infatti esservi argomenti tabù. Anche l'OCSE ritiene che la cooperazione svizzera allo sviluppo si disperda fra troppe priorità limitando quindi l'efficacia delle proprie prestazioni. Basta consultare rapidamente l'Annuario federale (edizione 2004, pag. 133-148) per constatare che il blocco degli effettivi non è manifestamente stato applicato in seno alla DSC; solo la Divisione media e comunicazione occupa otto collaboratori. Inoltre, secondo quanto riferito dai media romandi la partecipazione della DSC al Comptoir Suisse di Losanna è costata 0,7 milioni di franchi.</p><p>Considerato quanto precede, prego il Consiglio federale di rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Condivide l'obiettivo della DSC e del Seco di aumentare da 17 a 20 il numero dei Paesi prioritari? Non occorrerebbe piuttosto ridurre il numero di tali Paesi al fine di garantire una migliore concentrazione delle attività? È sensato continuare a sostenere Paesi economicamente avanzati quali l'India e il Pakistan, che sono persino potenze nucleari?</p><p>2. È vero che il progetto menzionato nella NZZ del 16 settembre 2004 e concernente lo sviluppo di una produzione di patate da semente in Corea del Nord ha dato adito a veri e propri abusi alimentari a favore della nomenklatura? Quali conseguenze trae il Consiglio federale da questo progetto?</p><p>3. Di quali strumenti dispone il Consiglio federale per verificare l'efficacia e l'efficienza degli investimenti di denaro pubblico nella cooperazione allo sviluppo e per dimostrare che l'aiuto accordato è veramente impiegato per i gruppi cui è destinato? Di quali mezzi d'influenza dispone il Parlamento a tal proposito?</p><p>4. Il Consiglio federale è disposto a riesaminare in modo critico la collaborazione tra la DSC e il Seco nel settore della cooperazione allo sviluppo e a individuare gli eventuali doppioni?</p><p>5. È disposto a concentrare la cooperazione allo sviluppo sui Paesi che soddisfano i criteri della "buona governanza" al fine di garantire che gli aiuti erogati siano veramente impiegati per la popolazione e non scompaiano nel nulla?</p><p>6. In taluni Paesi prioritari le ambasciate sono state accorpate con gli uffici di coordinamento. Questa soluzione va accolta favorevolmente, non da ultimo per motivi di economicità e nell'interesse di una politica coerente. Il Consiglio federale è disposto a procedere progressivamente a siffatti accorpamenti in tutti i Paesi prioritari?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La Direzione dello sviluppo e della cooperazione del DFAE (DSC) e il Segretariato di Stato dell'economia del DFE (Seco) non sfuggono alle misure di risparmio della Confederazione. I preventivi e i piani finanziari di entrambi gli Uffici sono stati considerevolmente ridotti. In simili condizioni, è improbabile che la Svizzera possa adempiere a quanto previsto nel Consenso di Monterrey (portare l'APS allo 0,4% del RNL entro il 2010). L'obiettivo di raggiungere lo 0,4 per cento del reddito nazionale lordo non è tuttavia abbandonato. In occasione del Vertice speciale dell'ONU sull'attuazione degli Obiettivi del Millennio per lo sviluppo, che si svolgerà nel mese di settembre del 2005, la Svizzera dovrà presentare un rapporto concernente gli sforzi profusi in merito. Nell'articolo IV (Consultazioni) del suo rapporto, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) rileva inoltre che la Svizzera deve compiere sforzi supplementari.</p><p></p><p>Il Consiglio federale risponde come segue alle singole domande:</p><p></p><p>1. Nel 2002 e nel 2003 il Parlamento ha approvato il messaggio concernente la continuazione dei provvedimenti di politica economica e commerciale nell'ambito della cooperazione allo sviluppo e il messaggio sulla continuazione della cooperazione tecnica e dell'aiuto finanziario a favore dei Paesi in sviluppo. Tali messaggi espongono gli indirizzi della cooperazione previsti per la durata dei corrispondenti crediti quadro. In materia di cooperazione allo sviluppo, gli interventi bilaterali della DSC si concentrano su 17 Paesi prioritari e 6 programmi speciali. Non si prevede di aggiungere ulteriori Paesi prioritari a quelli menzionati nel messaggio del 2003. Il Seco ha ridotto il numero dei suoi Paesi prioritari del Sud a 15 Stati, di cui 8 corrispondono ai Paesi prioritari della DSC. Per quanto concerne l'India e il Pakistan, va rilevato che nel 1999 il Consiglio federale ha chiesto di concentrare ulteriormente i programmi sulla riduzione della povertà. L'enorme povertà, (in India 340 milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà con meno di 365 dollari l'anno), tassi di analfabetismo e di mortalità infantile elevati e una speranza di vita limitata giustificano pienamente gli sforzi profusi in Pakistan e in India dalla cooperazione svizzera allo sviluppo. In questi Paesi la DSC svolge inoltre un lavoro efficace e mirato grazie alla sua esperienza pluriennale e a partenariati instaurati da lunga data, segnatamente con organizzazioni della società civile. Va peraltro sottolineato che il programma attuato in India riveste anche un'importanza non irrilevante per la tutela degli interessi economici e la promozione del turismo della Svizzera.</p><p>2. Dal 1996, anno in cui la Corea del Nord è stata colpita da una terribile carestia, le attività della DSC in tale Paese sono prioritariamente volte a garantire una migliore sicurezza alimentare. Valutazioni recenti dimostrano che la produzione di patate, mais e grano ha registrato netti progressi in diverse parti del Paese. I controlli effettuati in loco dal Programma Alimentare Mondiale (PAM) non confermano in alcun modo le asserzioni dell'autore dell'articolo pubblicato nella NZZ.</p><p>3. Anche la DSC e il Seco considerano l'efficienza e l'efficacia della cooperazione elementi fondamentali della gestione operativa dei programmi e dei progetti. Sottopongono quindi il loro operato a regolari valutazioni interne ed esterne. Inoltre, il Controllo federale delle finanze, i collaboratori della DSC e del Seco incaricati della revisione interna e servizi specializzati esterni svolgono audit. Infine, il Comitato di aiuto allo sviluppo dell'OCSE esamina regolarmente (ogni quattro anni) l'attività degli Stati membri al fine di verificare non soltanto l'entità bensì anche la qualità, l'efficacia e l'efficienza della cooperazione allo sviluppo.</p><p>4. Per quanto concerne l'aiuto finanziario multilaterale, la ripartizione dei compiti tra il DFE e il DFAE è stata definita nella riforma dell'amministrazione Nove Due (1997) e precisata nella risposta del Consiglio federale al rapporto della Commissione della gestione del Consiglio degli Stati del 14 ottobre 2003. La ripartizione dei compiti nell'ambito della cooperazione con gli Stati dell'Europa dell'Est è disciplinata nell'ordinanza del 6 maggio 1992, la cui ultima revisione risale al 1999. I Comitati della politica d'intervento ("Comités de pilotage") istituiti al fine di garantire la gestione operativa e il coordinamento tra i due Uffici si sono rivelati uno strumento efficace. Le decisioni strategiche fondamentali e i programmi pluriennali comuni sono adottati congiuntamente dai direttori dei due Uffici. La questione di un eventuale riorientamento dell'organizzazione della cooperazione allo sviluppo potrà essere esaminata nell'ambito della futura riforma dell'amministrazione.</p><p>5. La "buona governanza" svolge un ruolo determinante nella cooperazione allo sviluppo ed è quindi oggetto di esami regolari e di discussioni ricorrenti. Gli effetti perseguiti nei programmi della cooperazione allo sviluppo sono stabiliti congiuntamente negli accordi sugli obiettivi. In caso di inosservanza parziale o totale di questi accordi sono previste diverse misure correttive, tra cui la cessazione della cooperazione. Misure di controllo adeguate devono comunque consentire di accertare dove, come e con quali risultati sono impiegati i mezzi destinati alla cooperazione allo sviluppo.</p><p>6. L'accorpamento delle funzioni direttive delle ambasciate e degli uffici di coordinamento è già stato operato in Mozambico, Macedonia e Madagascar. Si prevede inoltre di procedervi in due o tre ulteriori Paesi. La valutazione di questa esperienza mostrerà in che misura l'accorpamento delle funzioni direttive sia appropriato e quali risparmi consente di realizzare. Va tuttavia considerato che le ambasciate non assumono gli stessi compiti degli specialisti della cooperazione allo sviluppo per quanto concerne la tutela degli interessi della Svizzera. Inoltre, la cooperazione allo sviluppo è fornita anche in diversi Paesi nei quali la Svizzera non ha ambasciate.</p>  Risposta del Consiglio federale.