<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale giustifica il rifiuto di riconoscere i Rom come minoranza nazionale con la mancanza di "elementi oggettivi che dimostrino che ... gruppi di Rom abbiano vissuto in maniera continuativa in Svizzera con la volontà di preservare insieme e in modo efficace la propria cultura e la propria lingua" (18.5341). Non vi sarebbero prove sufficienti che suffraghino la cifra di 30 000 Rom di nazionalità svizzera. La storia dei Rom sarebbe inoltre differente da quella dei Sinti; il modo di vita nomade di questi ultimi, come degli Jenisch, consentirebbe di riconoscerli come minoranza nazionale.</p><p>1. Per centinaia di anni i Rom sono stati espulsi da varie regioni della Svizzera. Tra il 1471 e il 1848 e tra il 1888 e il 1972 un divieto di entrata sul territorio svizzero per gli zingari ha tenuto lontani i Rom dalla Svizzera - anche durante l'Olocausto. Eppure la loro presenza è attestata da secoli. Il Consiglio federale come giustifica la propria argomentazione secondo la quale non si evidenzierebbero legami solidi e durevoli, vista la politica di espulsione strutturale e di lunga data contro questa minoranza?</p><p>2. Su quali elementi (rapporti, studi) si basa il Consiglio federale per affermare che ai Rom svizzeri mancherebbe la volontà di preservare la propria cultura e la propria lingua?</p><p>3. Il Consiglio federale sostiene che non vi siano elementi oggettivi che confermano la presenza effettiva dei 30 000 Rom di nazionalità svizzera stimati. Eppure la cifra proposta, sempre 30 000 persone, indicante gli appartenenti alle minoranze Sinti e Jenisch, è anch'essa frutto di stime fatte dalle organizzazioni che li rappresentano. Quali elementi oggettivi sono stati presentati nei due casi citati, che non sarebbero presenti nella documentazione fornita dalle organizzazioni Rom?</p><p>4. Nel suo primo rapporto sull'attuazione della Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali (2001), il Consiglio federale insiste sul fatto che il riconoscimento degli Jenisch e dei Sinti nomadi in quanto minoranze nazionali implica anche il riconoscimento dei membri sedentari di tali comunità. In risposta all'interrogazione Mazzone 18.5341 il Consiglio federale presenta i Sinti come principalmente nomadi per differenziarli dai Rom. Su cosa si fonda questa ipotesi?</p><p>5. Il Consiglio federale in che modo pensa sia possibile portare avanti un dialogo costruttivo tra le autorità del nostro Paese e i Rom di nazionalità svizzera e come intende proteggere questa minoranza dalle discriminazioni che subisce?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La politica repressiva adottata nei secoli scorsi dalle autorità svizzere nei confronti di diversi gruppi di "zingari" si inquadrava in un contesto più ampio in cui venivano presi di mira ed espulsi dal Paese anche i senzatetto, i mendicanti stranieri e gli emarginati. Solo raramente i Rom stranieri sono riusciti a sottrarsi al divieto di entrata in territorio svizzero, a stabilirsi nel Paese e a ottenere la cittadinanza svizzera. Il Consiglio federale è consapevole di questa politica discriminatoria e se ne rammarica profondamente. Tale circostanza non può tuttavia sostituirsi al mancato adempimento di un criterio necessario ai fini del riconoscimento come minoranza nazionale nel nostro Paese: legami antichi, solidi e duraturi con la Svizzera. Il riconoscimento come minoranza nazionale ai sensi della Convenzione-quadro non ha lo scopo di rimediare alle ingiustizie del passato.</p><p>2. L'acquisizione di conoscenze approfondite su una popolazione oggetto di discriminazioni basate su pregiudizi secolari è una questione delicata. In linea di principio, in Svizzera non vengono rilevati dati specifici sulle etnie. Per questo nel 2014 il Servizio per la lotta al razzismo (SLR) ha sostenuto con un contributo di 35 000 franchi la domanda di ricerca presentata da un'organizzazione rom e finalizzata a ottenere un quadro realistico di questa popolazione in Svizzera attraverso il rilevamento qualitativo di dati propri. I risultati del progetto di ricerca non sono però ancora disponibili. Il Consiglio federale si è quindi basato sugli elementi presentati dalle organizzazioni rom richiedenti e ha constatato che le informazioni fornite sui membri di tali organizzazioni non erano sufficienti. Non è inoltre stata sufficientemente dimostrata la corrispondenza tra la volontà espressa dai rappresentanti delle organizzazioni di essere riconosciuti come minoranza nazionale e la volontà delle persone direttamente coinvolte, ossia gli altri Rom di nazionalità svizzera.</p><p>3. Quando sono state riconosciute come minoranza nazionale, le famiglie di Jenisch e Sinti svizzere erano note alle autorità. Ciò per diversi motivi: la presenza di archivi con dati sulle persecuzioni di cui tali popolazioni sono state oggetto, la loro vita nomade che le ha portate in diverse regioni della Svizzera o anche il loro impegno per far ascoltare la propria voce. Le stime sul numero di Jenisch e Sinti sono quindi state effettuate in base a dati oggettivi. Nel caso dei Rom è invece mancato un punto di vista obiettivo, in quanto le stime presentate dalle loro organizzazioni (secondo cui in Svizzera vivono dagli 80 000 ai 100 000 Rom, di cui 30 000 con cittadinanza svizzera) erano riferite a un'estrapolazione fondata sul numero di persone in Svizzera provenienti da Paesi con un'elevata percentuale di Rom.</p><p>4. Gli Jenisch e i Sinti sono stati riconosciuti come minoranza culturale nazionale. L'obiettivo era quello di preservare il loro stile di vita nomade e la cultura ad esso associata anche per i membri delle loro comunità diventati sedentari, un cambiamento spesso imposto con la forza dall'opera assistenziale "Bambini della strada" ("Kinder der Landstrasse").</p><p>5. Il mancato riconoscimento dei Rom come minoranza nazionale non si ripercuote in alcun modo sull'ormai consolidata collaborazione tra le organizzazioni rom e le autorità. Il dialogo tra la Confederazione e queste organizzazioni viene condotto su più livelli. Il gruppo di lavoro per "migliorare le condizioni di vita e promuovere le culture degli Jenisch, Sinti e Rom in Svizzera" si riunisce a intervalli regolari per rendere conto dei progressi compiuti nell'attuazione del piano d'azione della Confederazione e ricevere riscontri da parte delle minoranze. Va poi ricordato che, oltre a un rappresentante della comunità Jenisch, dal 2016 nella Commissione federale contro il razzismo (CFR) siede anche un rappresentante dei Rom. Inoltre gli organi federali sostengono regolarmente progetti promossi da Rom e volti a contribuire a una migliore conoscenza reciproca. L'Ufficio federale della cultura e il Servizio per la lotta al razzismo sostengono ad esempio un progetto per la mediazione di conflitti in relazione ai Rom europei che si fermano in Svizzera.</p>  Risposta del Consiglio federale.