<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale deve garantire che l'Accordo di Dublino sia applicato conformemente ai termini stabiliti. Si entrerà pertanto nel merito soltanto delle domande d'asilo presentate da persone che fanno valere in maniera credibile di non essere passate da un Paese limitrofo, visto che tutti gli Stati limitrofi alla Svizzera sono considerati Paesi sicuri. In materia di asilo, la Svizzera deve finalmente ritornare allo Stato di diritto, ristabilendo condizioni in sintonia anche con il diritto internazionale.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Già oggi non si entra nel merito di una domanda d'asilo se un altro Stato Dublino è competente per il suo trattamento (art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull'asilo, LAsi; RS 142.31). Se possibile in virtù dell'Accordo di Dublino (RS 0.142.392.68), la Svizzera chiede sistematicamente al competente Stato Dublino di prendere in carico il richiedente in questione. Questo non soltanto se la persona è già stata registrata in un altro Stato Dublino (p. es. con le sue impronte digitali nella banca dati Eurodac), ma anche se sussistono altri indizi concreti della competenza di questo Stato Dublino (p. es. legami famigliari, documenti o dichiarazioni del richiedente l'asilo). Il semplice transito attraverso uno Stato Dublino non comporta invece automaticamente la sua competenza.</p><p>Le persone la cui domanda d'asilo è oggetto di una decisione di non entrata nel merito passata in giudicato nel quadro di una procedura Dublino ricevono soltanto il soccorso d'emergenza (art. 82 cpv. 1 LAsi). Il soccorso d'emergenza è versato per quanto possibile sotto forma di prestazioni in natura nei luoghi designati dai Cantoni o dalla Confederazione. La sua entità è inferiore all'aiuto sociale (art. 82 cpv. 4 LAsi). Pertanto, gli incentivi a restare in Svizzera sono già oggi minimi per le persone respinte obbligate a lasciare il Paese (cfr. parere del Consiglio federale relativo alla mozione 22.4398 Glarner del 15 febbraio 2023 "Ripristino dei controlli di frontiera e non entrata nel merito delle domande presentate da persone che provengono da Paesi che hanno ratificato l'Accordo di Dublino").</p><p>Da anni la Svizzera intrattiene con tutti i Paesi limitrofi, e quindi anche con l'Italia e l'Austria, strette relazioni bilaterali e dialoga regolarmente con le rispettive autorità. L'11 aprile 2023 l'Italia ha decretato lo stato d'emergenza su tutto il territorio nazionale a causa dell'elevato numero di migranti giunti tramite la rotta del Mediterraneo centrale. Secondo le dichiarazioni del Governo, lo stato d'emergenza durerà probabilmente sei mesi e permetterà di adottare misure speciali per gestire la migrazione, ad esempio l'ampliamento delle strutture destinate al rimpatrio delle persone che non hanno diritto a uno statuto di protezione in Italia (i cosiddetti centri di permanenza per i rimpatri, CPR) o la velocizzazione delle procedure di accoglienza e alloggio. Lo stato di emergenza è sostenuto con cinque milioni di euro.</p><p>Da quando l'Italia ha comunicato la sospensione dei trasferimenti nel quadro di Dublino, la Svizzera ha sollevato la questione sia in sede bilaterale con le competenti autorità italiane sia a livello multilaterale, affinché i trasferimenti possano riprendere.</p><p>Il Capo del Dipartimento federale degli affari esteri ha infatti discusso la questione con il suo omologo italiano in occasione della sua recente visita a Roma e il Capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) farà lo stesso in occasione di una visita prevista in Italia prima della pausa estiva. Insieme ad altri Stati Dublino (in particolare la Germania, l'Austria, la Francia, i Paesi Bassi, il Belgio e la Danimarca), la Svizzera è intervenuta a vari livelli presso la Commissione europea. Inoltre, il Capo del DFGP ha sollevato la questione anche a livello ministeriale nel quadro del Consiglio dei ministri di giustizia e dell'interno a Bruxelles.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.