<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale ritiene che uno dei suoi compiti principali consista nel garantire condizioni quadro che permettano uno sviluppo socioeconomico equilibrato. A tale scopo esso si basa sulla Costituzione, la quale prevede che si debba promuovere in modo sostenibile la comune prosperità, la coesione interna e la pluralità culturale del Paese.</p><p>1. In passato, l'immigrazione di numerosi cittadini stranieri ha consentito alla Svizzera di realizzare notevoli guadagni in termini di prosperità, per cui il Consiglio federale ritiene che l'immigrazione sia in linea di massima positiva. Tuttavia esso è del parere che non sia sufficiente limitarsi a incoraggiare l'immigrazione per risolvere i problemi legati al probabile sviluppo demografico. Esso preferisce un approccio differenziato, di tipo sociale ed economico, che consentirebbe di raccogliere le sfide sociopolitiche inerenti allo sviluppo demografico.</p><p></p><p>I più recenti scenari relativi all'evoluzione demografica, prospettati dall'Ufficio federale di statistica, mostrano che occorre attendersi un netto invecchiamento della popolazione tra il 2005 e il 2035, dovuto in parte a un calo della natalità e in parte a un aumento della speranza di vita. Inoltre, a partire dal 2015, anche la popolazione attiva diminuirà. Lo scenario "dinamica positiva", che differisce dallo "scenario tendenziale" nel senso che fa assegnamento su un tasso di natalità più elevato, su un aumento della speranza di vita alla nascita e su una maggiore immigrazione (97'000 persone all'anno a partire dal 2015), prevede un aumento della popolazione sull'intero periodo di osservazione. Basandosi su queste ipotesi più favorevoli, la percentuale di persone di età superiore ai 65 anni in rapporto alle persone tra i 20 e i 64 anni continuerebbe tuttavia ad aumentare fino al 2060. Inoltre il numero delle persone di più di 65 anni, su 100 persone che esercitano un'attività lucrativa, supererebbe 60 unità, mentre attualmente ammonta a 36 unità.</p><p>In futuro l'immigrazione continuerà a svolgere un ruolo importante. Occorre comunque guardarsi da un'eccessiva euforia, considerato che anche gli immigrati invecchiano. Affinché l'immigrazione possa esercitare a lungo termine effetti positivi sulla piramide delle età, essa dovrebbe aumentare continuamente. Alcuni studi mostrano inoltre che il tasso di natalità, in particolare presso le straniere provenienti da Paesi al di fuori dell'UE e dell'AELS tende rapidamente a diminuire e a raggiungere il livello delle indigene. Oltre a un'immigrazione equilibrata, si tratterà soprattutto di liberare tutto il potenziale rappresentato dalla forza di lavoro della popolazione permanente, mirando segnatamente alle donne che non svolgono alcuna attività o che esercitano un'attività a tempo parziale e ai lavoratori più anziani. Grazie a opportuni investimenti nel capitale umano, occorrerà provvedere affinché la produttività della popolazione attiva aumenti. In tal modo sarà possibile compensare, almeno parzialmente, la prevedibile diminuzione delle persone che esercitano un'attività lucrativa, che provocherà un calo del reddito per abitante.</p><p>È praticamente impossibile conciliare un aumento della produttività inteso ad elevare il livello della prosperità generale con l'immigrazione di manodopera non qualificata. Come si è potuto constatare nel corso degli anni '80, la semplice estensione dell'offerta di manodopera favorisce una crescita in larghezza senza una crescita rilevante della produttività. A lungo termine, quindi, una tale strategia di crescita non è sostenibile. Occorre invece dare la priorità all'immigrazione di manodopera molto qualificata. Ciò è importante anche sotto il profilo delle assicurazioni sociali e del loro finanziamento. I lavoratori qualificati, che percepiscono salari più elevati, contribuiscono in misura maggiore alla previdenza professionale, finanziata con contributi prelevati sui loro salari, della manodopera non qualificata i cui salari sono inferiori. Occorre inoltre aggiungere che i lavoratori che dispongono di una buona formazione sono molto meno minacciati dalla disoccupazione in caso di mutamenti congiunturali o strutturali del mercato del lavoro.</p><p>La questione dell'immigrazione deve essere considerata anche in relazione alla libera circolazione delle persone prevista dagli accordi bilaterali con l'UE. D'ora in poi, le imprese svizzere disporranno di una base di reclutamento di manodopera di oltre 150 milioni di persone.</p><p>Il Consiglio federale è perfettamente cosciente dell'importanza assunta dall'integrazione nell'ambito di una politica d'immigrazione che intende essere valida e coronata da successo. Essa presuppone, quale misura di solidarietà, una disponibilità d'integrazione sia da parte degli stranieri che da parte della popolazione svizzera. Questa disponibilità può essere promossa mediante provvedimenti adeguati.</p><p>Fondandosi sull'articolo 25a LDDS, il Consiglio federale ha avuto a disposizione, per la prima volta quest'anno, fondi per promuovere l'integrazione sociale degli stranieri, a complemento delle prestazioni fornite dai Cantoni, dai Comuni e dai privati.</p><p></p><p>La Commissione federale degli stranieri (CFS) ha pubblicato il 9 luglio 2001 un rapporto sulle esperienze fatte direttamente. A suo parere, il grande numero di domande relative a progetti motivati mostra chiaramente la necessità di un programma federale di promozione dell'integrazione. La Commissione si rallegra delle numerose attività offerte dai Servizi pubblici, dalle organizzazioni di stranieri, dai sindacati, dalle organizzazioni economiche, dagli enti assistenziali e dai privati: tutti quanti si propongono infatti di facilitare l'integrazione della popolazione straniera. Essa spera che il programma d'integrazione della Confederazione consentirà di mobilitare nuove forze al servizio dell'integrazione. Secondo la Commissione, occorrerà mettere a disposizione ulteriori mezzi finanziari per garantire la prosecuzione dei progetti nei prossimi anni e per lanciarne altri, altrettanto necessari. Siccome l'ordine delle priorità della Confederazione è già stabilito per gli anni 2001 a 2003, la CFS rispetterà in linea di massima la prassi attuale, approvata dall'Ufficio federale degli stranieri. </p><p>2. Alcuni studi apparsi di recente mostrano che gli stranieri attivi in Svizzera sono colpiti in misura superiore alla media da una povertà relativa, da condizioni di lavoro precarie o dalla disoccupazione. Uno dei principali motivi di tale situazione è costituito dal fatto che questi stranieri, rispetto agli Svizzeri, hanno una minore formazione generale. Il Consiglio federale intende pertanto promuovere la loro integrazione tramite strutture già esistenti (orientamento professionale, scuole professionali). Si tratta soprattutto di fare ricorso ai servizi di orientamento professionale dei Cantoni, alle possibilità di ricupero scolastico mediante corsi adeguati e misure intese a favorire l'integrazione dei giovani e degli adulti recentemente immigrati (corsi di lingue, orientamento professionale, introduzione ai diritti fondamentali e agli obblighi in vigore in Svizzera).</p><p>Il Consiglio federale ritiene tuttavia che non sia opportuno intervenire direttamente sul mercato del lavoro in favore dei lavoratori stranieri, per esempio fissando salari minimi o norme più restrittive in materia di durata del lavoro.</p><p>3. Il Consiglio federale è del parere che un'integrazione degli stranieri incentrata sui principi menzionati presenti determinati vantaggi, sia dal punto di vista della politica sociale che da quello della politica economica. La crescita economica è una condizione indispensabile della sicurezza del finanziamento delle assicurazioni sociali. Per essere durevole, essa deve tuttavia risultare da guadagni di produttività. Occorre quindi evitare qualsiasi crescita che non sia accompagnata da incrementi di produttività e che produca in ultima analisi soltanto rivalutazioni non durature. Una crescita basata su un aumento della produttività e del valore aggiunto avrà nel contempo ripercussioni positive sull'evoluzione dei salari e quindi anche sul finanziamento delle assicurazioni sociali. Con il suo sistema dei tre pilastri, istituito allo scopo di finanziare la previdenza per la vecchiaia, la Svizzera si trova inoltre in una posizione relativamente favorevole per continuare a tenere sotto controllo anche in futuro l'evoluzione demografica prevista.</p>  Risposta del Consiglio federale.