B u n d e s v e rw a l t u n g s g e r i ch t T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i f f éd é r a l T r i b u n a l e am m i n i s t r a t i vo f e d e r a l e T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i v fe d e r a l Corte IV D-7271/2013 S e n t e n z a d e l 9 g e n n a i o 2 0 1 4 Composizione Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, con l'approvazione del giudice Martin Zoller; cancelliere Gilles Fasola. Parti A._______, nato il (...), Algeria, ricorrente, contro Ufficio federale della migrazione (UFM), Quellenweg 6, 3003 Berna, autorità inferiore. Oggetto Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (Dublino); decisione dell'UFM del 11 dicembre 2013 / N (...). D-7271/2013 Pagina 2 Visto: la domanda di asilo che il richiedente ha presentato in Svizzera in data 23 novembre 2013; la decisione dell'UFM dell'11 dicembre 2013 (notificata al richiedente il 20 dicembre 2013), mediante la quale detto Ufficio non è entrato nel meri- to della domanda d'asilo ai sensi dell'art. 34 cpv. 2 lett. d della legge del 26 giugno 1998 sull'asilo (LAsi, RS 142.31) ed ha pronunciato il trasfer i- mento dell'interessato verso la Croazia; il ricorso del 27 dicembre 2013 (cfr. risultanze processuali) inoltrato al Tri- bunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) contro la menzi o- nata decisione dell'UFM con il quale il ricorrente ha implicitamente con- cluso all'annullamento della decisione impugnata; la sospensione in via supercautelare dell'esecuzione dell'allontanamento in data 30 dicembre 2013; la ricezione dell'incarto originale dell'UFM da parte del Tribunale in data 31 dicembre 2013; ulteriori fatti ed argomenti adotti dalle parti verranno ripresi nei consid e- randi che seguono qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza; e considerato: che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una dec i- sione in materia d'asilo dell'UFM (ar t. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 della legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 [LTAF, RS 173.32]), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e 52 della legge federale sulla procedura ammini- strativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021); che nella fattispecie tali condizioni sono soddisfatte e occorre pertanto entrare nel merito del ricorso; che in caso di ricorso contro una decisione di non entrata nel merito in cui l'UFM rifiuta di esaminare la fondatezza della domanda d'asilo (art. 32 – 35a LAsi), l'autorità di ricorso si limita a esaminare se l'autorità inferiore D-7271/2013 Pagina 3 ha rifiutato a giusto titolo di entrare nel merito della domanda d'asilo (cfr. DTAF 2011/30 consid. 3); che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata solta n- to sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi); che, ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti; che vi è luogo di determinare se l'UFM poteva applicare la disposizione di cui all'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi, secondo la quale non entra in materia di una domanda d'asilo allorquando il richiedente può rendersi in uno Stato terzo competente a condurre la procedura d'asilo e di rinvio in virtù di un accordo internazionale; che in applicazione dell'Accordo del 26 ottobre 2004 tra la Confederazi o- ne svizzera e la Comunità europea relativo ai criteri e ai meccanismi che permettono di determinare lo Stato competente per l'esame di una d o- manda d'asilo introdotta in uno degli Stati membri o in Svizzera (ADD, RS 0.142.392.68), l'UFM esamina la competenza relativa al trattamento di una domanda d'asilo secondo i criteri previsti nel Regolamento (CE) n. 343/2003 del Consiglio 18 febbraio 2003 che stabilisce i criteri e i me c- canismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda d'asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo (GU L 50/1 del 25 febbraio 2003; di seguito: Regol a- mento Dublino II) (cfr. art. 1 e 29a cpv. 1 dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa a q uestioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; MA- THIAS HERMANN, Das Dublin System, Eine Analyse der europäischen R e- gelungen über die Zuständigkeit der Staaten zur Prüfung von Asylantr ä- gen unter besonderer Berücksichtigung der Assoziation de r Schweiz, Zu- rigo, Basilea e Ginevra 2008, pagg. 193 e segg.); che l'esame della domanda d'asilo non deve essere confuso con la pr o- cedura di determinazione dello Stato responsabile, quest'ultima dovendo essere fatta sulla base della situazione esistente al momento in cui il r i- chiedente ha presentato la sua domanda d'asilo per la prima volta presso uno Stato membro o in Svizzera (cfr. art. 5 cpv. 2 Regolamento Dublino II; CHRISTIAN FILZWIESER / ANDREA SPRUNG, Dublin II-Verordnung, Das E u- ropäische Asylzuständigkeitssystem, 3 ª ed., Vienna 2010, n. 4 pagg. 86 seg.); D-7271/2013 Pagina 4 che, ai sensi dell'art. 3 cpv. 1 Regolamento Dublino II, una domanda d'asilo è esaminata da un solo Stato membro, che è quello individuato come Stato competente in base ai criteri enunciati al capo III; che lo Stato competente è quello dove è autorizzato a soggiornare in qualità di rifugiato un membro della famiglia del richiedente, successiv a- mente, quello che ha rilasciato al richiedente un titolo di soggiorno o un visto, quello tramite il quale il richiedente è entrato, regolarmente o meno, sul territorio di uno o dell'altro degli Stati membri e quello presso il quale la domanda d'asilo è stata presentata la prima volta (cfr. art. 5 in relazione con gli art. 6 a 13 Regolamento Dublino II); che lo Stato membro nel quale è stata presentata una domanda d'asilo e che ritiene che un altro Stato membro sia competente per l'esame della stessa, può, entro tre mesi dalla presentazione della domanda d'asilo, i n- terpellare tale Stato membro affinché si prenda a c arico il richiedente (cfr. art. 17 cpv. 1 Regolamento Dublino II); che lo Stato membro richiesto è tenuto a decidere sulla richiesta di presa a carico entro due mesi a decorrere dal momento di detta richiesta (cfr. art. 18 cpv. 1 Regolamento Dublino II); che, tuttavia, in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro può esaminare una domanda d'asilo presentata da un ci t- tadino di un paese terzo (cfr. clausola di sovranità stabilita all'art. 3 cpv. 2 Regolamento Dublino II e la clau sola umanitaria prevista all'art. 15 del ci- tato Regolamento; cfr. ugualmente l'art. 29a cpv. 3 OAsi 1); che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dall'UFM hanno rivel a- to, dopo consultazione dell'unità centrale del sistema europeo "EUR O- DAC", che il ricorrente ha depositato una domanda d'asilo a Kutina (Croazia) il (...) 2013 (cfr. atti A 4/1 e A5/1); che, sulla base di quanto sopra, il (...) 2013 l'UFM ha presentato alle a u- torità croate una richiesta fondata sull'art. 16 cpv. 1 lett. c del Regolamen- to Dublino II volta a riprendere in carico il richiedente (cfr. atti A 13/5 e A 14/2); che il (...) 2013 la Croazia ha esplicitamente riconosciuto la sua comp e- tenza giusta l'art. 16 cpv. 1 lett. c del Regolamento Dublino II (cfr. atto A 16/2); D-7271/2013 Pagina 5 che, oltretutto, lo stesso ricorrente ha ammesso di essere stato registrato quale richiedente l'asilo in Croazia (cfr. verbale d'audizione del 27 novembre 2013, pag. 5 [atto A8/12]); che nel ricorso l'insorgente sostiene che le autor ità croate non lo aiuterebbero, bensì lo avrebbero messo in carcere per mesi senza motivo; che, pertanto, egli non vorrebbe tornare in Croazia ma andare in un altro paese; che dal 1° luglio 2013, la Croazia è divenuta membro dell'Unione Europea e, pertanto, l'accordo Dublino II trova applicazione al caso di specie; che certo appartiene alle autorità svizzere di vegliare a che l'interessato non sia esposto, in caso di trasferimento verso la Croazia, ad un tratta- mento contrario al diritto internazionale, in particolare all'art. 3 CEDU; che tuttavia questo Stato è segnatario della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30), così come della CEDU e della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti cru deli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105); che non incombe quindi alla Svizzera determinare se il ricorrente sarà assistito, dopo il trasferimento, in condizioni soddisfacenti; che spetta all'insorgente provare che la propria situazione potrebbe co n- travvenire alle esigenze dell'art. 3 CEDU; che, infatti, vista la presunzione del rispetto del diritto internazionale pubblico da parte dello Stato di dest i- nazione, appartiene a l ricorrente inficiarla, adducendo dei seri indizi che permetterebbero di ammettere che nel suo caso particolare, le autorità di questo Stato non rispetterebbero questa garanzia e non gli accordereb- bero la protezione necessaria o lo priverebbero di condizioni di vita degne (cfr. sentenza della Corte europea dei Diritti dell'Uomo [Corte EDU] M. S. S. c. Belgio e Grecia [richiesta n. 30696/09] del 21 gennaio 2011, pag. 84-85 e 250; cfr. ugualmente sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea [CGUE], cause co ngiunte C-411/10 e C -493/10 del 21 dicembre 2011); che nel caso concreto il ricorrente non è stato in grado di provare che lo Stato di destinazione sarebbe sprovvisto di istituzioni pubbliche tali da rispondere, se richiesto, ai suoi bisogni; che, segnatamente, se da un lato ha contestato le modalità di presa a ca- rico dei richiedenti l'asilo da parte della Croazia, dall'altro non ha fornito D-7271/2013 Pagina 6 indizi seri suscettibili di comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da contravvenire alla CEDU in caso di esecuzione del suo trasferimento; che, in particolare, egli non ha stabilito che lo Stato di destinazione viol e- rebbe le norme della direttiva 2003/9/CE del Consi glio del 27 gennaio 2003 recante norme minime relative all'accoglienza dei r i- chiedenti l'asilo negli Stati membri (GU L 31/18 del 6 febbraio 2003; di seguito: direttiva accoglienza); che, pertanto, in mancanza di tali prove, la presunzione secondo la qual e lo Stato di destinazione rispetta i suoi obblighi non è inficiata (cfr. sente n- za della Corte europea dei diritti dell'uomo M. S. S. c. Belgio e Grecia [r i- chiesta n. 30696/09] del 21 gennaio 2011, par. 69, 342 -343 e riferimenti citati); che, visto quanto precede, non si è in presenza di un rischio personale, serio e concreto che il trasferimento del ricorrente verso lo Stato di dest i- nazione sarebbe contrario all'art. 3 CEDU o a un altro obbligo derivante dal diritto internazionale pubblico al quale la Svizzera è vincolata; che a queste condizioni non esistono nella fattispecie né ostacoli tali da rendere inammissibile l'esecuzione del trasferimento né delle ragioni umanitarie ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1; che pertanto non vi è ragione di applicare la clausola di sovranità dell'art. 3 cpv. 2 1a frase Regolamento Dublino II; che, di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norm a da parte della Svizzera, la Croazia è competente dell'esame della domanda d'asilo del ricorrente ai sensi del Rego lamento Dublino II ed è tenuta a riprenderlo in carico; che è quindi a giusto titolo che l'UFM non è entrato in materia della d o- manda d'asilo dell'insorgente in applicazione dell'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi e ha pronunciato il suo trasferimento verso la Croazia conformemente all'art. 44 cpv. 1 LAsi, posto che non possiede un'autorizzazione di so g- giorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1); che in siffatte circostanze non vi è più luogo di esaminare in maniera d i- stinta le questioni relative all'esiste nza di un impedimento all'esecuzione del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 della legge f e- derale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20), dal momen-D-7271/2013 Pagina 7 to che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata n el merito nel quadro di una procedura di Dublino (cfr. DTAF 2010/45 consid. 10 pag. 645); che, in virtù di quanto sopra enunciato , la conclusione ricorsuale implicita volta all'annullamento della decisione impugnata va respinta; che, visto quanto precede , il ricorso deve essere r espinto e la decisione dell'UFM che rifiuta l'entrata in materia della domanda d'asilo e pronuncia il trasferimento dalla Svizzera verso la Croazia, è confermata; che la misura supercautelare concessa in data 30 dicembre 2013 cessa di avere effetto con la pronuncia della presente sentenza; che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600. – che seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento s ulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo fed e- rale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]); che la presente decisione non concerne persone contro le quali è pe n- dente una domanda di estradizione presentata dall o Stato che hanno a b- bandonato in cerca di protezione (art. 83 lett. d cifra 1 della legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale [LTF, RS 173.110]); che la decisione non può essere impugnata con ricorso in materia di diri t- to pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d LTF); che la pronuncia è quindi definitiva; (dispositivo alla pagina seguente) D-7271/2013 Pagina 8 il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 1. Il ricorso è respinto. 2. Le spese processuali, di CHF 600. –, sono poste a carico del ricorrente. Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra- tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sentenza. 3. Questa sentenza è comunicata al ricorrente, all'UFM e all'autorità cant o- nale competente. Il giudice unico: Il cancelliere: Daniele Cattaneo Gilles Fasola Data di spedizione: