<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di esporre in un rapporto, possibilmente entro la sessione primaverile 2019, la situazione riguardante la qualità delle quote di emissioni (Clean Development Mechanism e Joint Implementation) che la Svizzera ha acquistato all'estero e utilizzato fin qui per raggiungere entro il 2020 gli obiettivi sul clima fissati nel Protocollo di Kyoto. In detto rapporto andranno verificati il criterio di addizionalità e il calcolo corretto delle riduzioni delle emissioni per i tipi di progetto impiegati più di frequente dalla Svizzera. Inoltre, occorre analizzare in che misura sono stati eseguiti doppi conteggi rispetto agli obiettivi riguardanti l'UNFCCC (Cancun Pledges) nonché come escludere eventuali casi analoghi in futuro.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Protocollo di Kyoto obbliga in primo luogo i Paesi industrializzati a ridurre le loro emissioni di gas serra e consente il computo di quote di emissioni acquistate all'estero. Per l'acquisto di tali quote la Confederazione ha concluso un accordo con la Fondazione Centesimo per il Clima, che redige regolarmente un rapporto dettagliato sulle sue attività. Tutti i progetti devono rispettare i criteri di qualità esplicitati nell'allegato 2 dell'ordinanza sulla riduzione delle emissioni di CO2 (ordinanza sul CO2; RS 641.711) e vanno sottoposti a un processo di verifica a più livelli conformemente alle regole internazionali. Un certificato è assegnato in caso di riduzione di una tonnellata di CO2 equivalente (CO2eq) e nel Registro svizzero dello scambio di quote di emissioni è identificabile mediante un numero di serie univoco. Tale Registro è correlato con il giornale di bordo elettronico (International Transaction Log, ITL) della Convenzione dell'ONU sul clima e ciò consente di prevenire doppi conteggi dei certificati di emissione conformemente al Protocollo di Kyoto. Per questo motivo, il Consiglio federale è critico verso il valore aggiunto dello studio richiesto, in particolare perché quest'ultimo non fornisce una valutazione significativa della fase che inizierà con l'attuazione dell'Accordo di Parigi dopo il 2020 e che coinvolgerà i Paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo. Le regole dettagliate per i meccanismi di mercato futuri, come pure l'addizionalità e la prevenzione di doppi conteggi, saranno ridefinite per il regime climatico previsto per il periodo successivo al 2020 e approvate dalla comunità degli Stati a fine 2018 nel "Paris Rule Book". Nel caso in cui le decisioni internazionali non garantiscano una qualità sufficiente, il Consiglio federale ha segnalato nel suo messaggio sulla revisione totale della legge sul CO2 dopo il 2020 che limiterà la computabilità, ma soltanto a condizione che il Parlamento gli conferisca le competenze corrispondenti nella revisione della legge sul CO2.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.