<h2>SubmittedText<h2><p>Considerato che dopo le elezioni tutti i parlamentari disporranno di nuovi strumenti informatici e apparecchi di comunicazione e che l'amministrazione federale rinnova regolarmente il proprio materiale, chiediamo al Consiglio federale di informarci delle misure adottate o che intende adottare affinché sia acquistato materiale proveniente da Paesi e imprese rispettosi dei principi del commercio equo.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>A compiere i primi passi volti a rispettare i principi del commercio equo sono state singole imprese private. La libertà contrattuale, da sempre un valore fondamentale nella legislazione svizzera, consente alle imprese private di concordare con le parti contraenti condizioni per la fornitura di prestazioni che soddisfino elevate esigenze di carattere sociale. Spetta quindi alle singole parti contraenti stabilire il significato di "commercio equo", dato che tale concetto non è stato tuttora definito in modo uniforme né a livello internazionale né a livello nazionale.</p><p>Diversamente dal commercio privato, il commercio statale, i cui limiti sono stabiliti nel diritto vigente (in materia di acquisti pubblici) e negli obblighi internazionali, non è ancora in grado di influenzare in modo significativo le condizioni di produzione all'estero. Il Consiglio federale tiene conto dei principi del commercio equo nell'ambito della politica degli acquisti, nella misura in cui ciò sia possibile senza definire una base giuridica.</p><p>Nel quadro della strategia per uno sviluppo sostenibile 2002, il Consiglio federale aveva già sostenuto la domanda statale di beni, servizi e prestazioni edili rispondenti a elevati standard economici, ecologici e sociali nel corso di tutto il loro ciclo di vita.</p><p>La revisione in corso del diritto in materia di acquisti pubblici deve quindi tenere conto dei requisiti sociali. Occorre, tra l'altro, esigere che gli offerenti che fabbricano i propri prodotti all'estero rispettino le condizioni di lavoro e le disposizioni in materia di protezione del lavoro nazionali e internazionali applicabili in modo vincolante nel Paese produttore. Per poter garantire uno standard minimo indipendente dalle regolamentazioni specifiche di ogni Paese, occorre altresì chiedere esplicitamente che almeno otto convenzioni principali dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) sulla protezione delle norme fondamentali del lavoro ratificate dalla Svizzera siano rispettate dagli offerenti (Convenzioni OIL n. 29, 87, 98, 100, 105, 111, 138 e 182, rispettivamente pubblicate sotto RS 0.822.713.9; 0.822.719.7; 0.822.719.9; 0.822.720.0; 0.822.750.5; 0.822.721.1; 0.822.723.8 e 0.822.728.2).</p>  Risposta del Consiglio federale.