<h2>SubmittedText<h2><p>Ispirandosi alla clausola relativa ai diritti umani e alla democrazia proposta dal Parlamento europeo nel gennaio 2006, il Consiglio federale esaminerà se sia il caso di inserire in tutti gli accordi della Svizzera una clausola che favorisce il dialogo permanente e la cooperazione fra gli Stati su questi elementi essenziali, nonché lo scambio di informazioni e le modalità di azione in caso di violazione dei diritti umani, segnatamente dei diritti economici, sociali e culturali (Patto I dell'ONU e le otto convenzioni fondamentali dell'OIL) e delle norme fondamentali di democrazia.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il rispetto dei diritti umani è uno dei cinque obiettivi della politica estera svizzera definiti dall'articolo 54 capoverso 2 della Costituzione federale. Come si sa, i diritti umani non rappresentano soltanto dei diritti soggettivi che le persone possono far valere nei confronti dello Stato, ma servono altresì a salvaguardare interessi fondamentali della comunità internazionale e influiscono pertanto in modo determinante sulle relazioni fra gli Stati.</p><p>Come rileva il Consiglio federale nel rapporto sulla politica estera svizzera dei diritti dell'uomo 2003-2007 (FF 2006 5623, n. 4.2.6), i diritti economici, sociali e culturali fanno parte dei diritti umani più soggetti a evolvere. Le opportunità offerte dalla mondializzazione potranno concretizzarsi soltanto se i diritti dell'uomo vengono posti al centro del dibattito internazionale. Il Consiglio federale è risoluto nel sostenere il potenziale di sviluppo di tali diritti, sia nel quadro dei programmi bilaterali di lotta contro la povertà, di democratizzazione, di rispetto dei principi dello Stato di diritto o di promozione della pace, sia nel quadro delle sue politiche multilaterali. In questa logica, nella decisione del 9 aprile 2003 ha segnato il passaggio da una condizionalità rigida a una concezione dinamica, che pone in primo luogo il dialogo volto ad ottenere il rispetto e la protezione dei diritti umani, nonché i programmi mirati che sostengono attivamente la loro realizzazione. Questo orientamento è stato ribadito con la decisione di continuare a rinviare ai principali accordi in materia di diritti umani, rinunciando tuttavia a una clausola sospensiva nell'interesse della coerenza e della credibilità della nostra politica estera. Inoltre, i servizi federali competenti dedicano maggior attenzione all'esame della conformità degli accordi bilaterali con i diritti fondamentali e i diritti umani.</p><p>A differenza della Svizzera, l'Unione europea - e più in particolare la Comunità europea - conclude accordi di associazione o di partenariato con altri Paesi o gruppi di Paesi nei quali le relazioni internazionali sono disciplinate in modo assai esaustivo. Appare pertanto sensato che accordi di tale natura comportino una clausola sui diritti umani e la democrazia, che prevede altresì il dialogo permanente e la cooperazione nell'ambito dei diritti umani. Tali organi conducono inoltre all'istituzione di consigli di associazione o di comitati misti che esaminano le violazioni dei trattati e i provvedimenti adottati di conseguenza, al fine di ridurre al minimo gli effetti negativi sul funzionamento dell'accordo. In casi particolarmente urgenti, una Parte contraente può sospendere in parte o del tutto l'accordo in questione o addirittura denunciarlo. Ciononostante, nella maggior parte dei casi la Svizzera non conclude accordi globali di partenariato, ma piuttosto accordi che disciplinano settori precisi, quali la protezione degli investimenti, la doppia imposizione, la cooperazione allo sviluppo o la riammissione di richiedenti l'asilo respinti. Ci si chiede quale possa essere l'utilità di una clausola sui diritti umani e la democrazia ad esempio in un accordo di doppia imposizione. Avrebbe inoltre poco senso sospendere un accordo di questo tipo in caso di violazione dei diritti umani, poiché gli effetti negativi ricadrebbero sui singoli individui.</p><p>Già la formulazione stessa di una clausola di questo tipo sarebbe problematica, come dimostrano gli sforzi attualmente profusi dall'UE in questo intento. Un ulteriore problema sarebbe rappresentato dall'applicazione, e più precisamente dal meccanismo di attuazione di tali clausole. Se una clausola specifica ha il solo scopo di promuovere il dialogo e la cooperazione, occorre chiedersi quale sia il suo apporto reale, tenuto conto che la Svizzera si è da sempre preoccupata di integrare nella sua politica estera considerazioni in materia di diritti umani.</p><p>Il Consiglio federale ritiene pertanto che i meccanismi internazionali di sorveglianza esistono già attualmente, riferendosi in particolare al nuovo Consiglio dei diritti dell'uomo e al sistema delle convenzioni dell'ONU relative ai diritti umani. Questi due strumenti consentono di fatto di meglio valutare e sanzionare le violazioni dei diritti umani rispetto a una clausola dall'efficacia incerta che rischierebbe di non apportare alcun valore aggiunto. L'introduzione di una clausola sospensiva restringe invece inutilmente il margine di manovra politico dei negoziati.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.