<h2>SubmittedText<h2><p>A quanto pare, il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis ha inviato una lettera ad un eurodeputato tedesco in cui comunica che, a causa di progressi insufficienti (?) nelle trattative tra Svizzera ed UE, l'equivalenza borsistica svizzera non verrà riconosciuta oltre dicembre 2018.</p><p>Ancora una volta, dunque, la Confederazione viene discriminata da Bruxelles.</p><p>Chiedo al Consiglio federale:</p><p>1. Corrisponde al vero che l'UE non riconoscerà alla Svizzera l'equivalenza borsistica dopo il dicembre 2018?</p><p>2. Come valuta il Consiglio federale la decisione dell'UE di discriminare la Svizzera sull'equivalenza borsistica, malgrado il Consiglio federale abbia deciso di versare all'UE un contributo di coesione da 1,3 miliardi di franchi, e questo senza avere alcun obbligo in tal senso né trarne alcun vantaggio concreto, ma con il solo scopo di "ammorbidire" Bruxelles?</p><p>3. È intenzione del Consiglio federale ritirare immediatamente il Messaggio per il versamento del contributo di coesione, essendo appurato che esso non addolcisce in nulla le posizioni di Bruxelles nei nostri confronti, e quindi l'enorme "tangente" non sortisce alcun effetto?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Dall'inizio del 2018 gli intermediari europei di valori mobiliari possono negoziare in Stati terzi le azioni trattate all'interno dell'UE soltanto se tali Stati sono considerati equivalenti. Il 21 dicembre 2017 la Commissione europea ha riconosciuto l'equivalenza della regolamentazione borsistica svizzera ("equivalenza borsistica") per un anno, subordinando la proroga di tale riconoscimento ai progressi dei negoziati per la conclusione di un accordo istituzionale. Il 20 dicembre 2018 la Commissione europea ha deciso di rinnovare l'equivalenza borsistica sino a fine giugno 2019.</p><p>2. Il Consiglio federale ritiene inadeguato e ingiustificato il fatto di subordinare l'equivalenza borsistica ai negoziati per un accordo istituzionale. A suo avviso, la Svizzera soddisfa le condizioni necessarie per un riconoscimento illimitato dell'equivalenza borsistica, che è la soluzione migliore per gli attori del mercato interessati e rimane l'obiettivo del Consiglio federale.</p><p>In occasione della sua seduta del 28 settembre 2018, al termine di una procedura di consultazione che ha raccolto un'ampia maggioranza di pareri favorevoli, il Consiglio federale ha adottato il messaggio concernente il secondo contributo svizzero ad alcuni Stati membri dell'Unione europea per la riduzione delle disparità economiche e sociali nell'UE allargata nonché a sostegno di provvedimenti in ambito migratorio (FF 2018 5617). Tale contributo rappresenta un investimento a favore della sicurezza, della stabilità e della prosperità in Europa e risponde dunque agli interessi del nostro Paese. Il Consiglio federale ha anche sottolineato a più riprese non solo l'importanza di una buona collaborazione con l'UE, ma anche la sua volontà di consolidare le relazioni bilaterali. In questo contesto, ha deciso di procedere presentando il relativo messaggio al Parlamento nonostante vi fossero ancora questioni in sospeso in merito alle relazioni generali tra la Svizzera e l'UE, in particolare per quanto riguarda il riconoscimento dell'equivalenza borsistica. Pur non essendo direttamente collegato ad altri dossier, il contributo è parte integrante delle relazioni bilaterali Svizzera-UE. Gli sviluppi delle relazioni tra la Svizzera e l'UE possono essere presi in considerazione durante i dibattiti parlamentari.</p><p>3. Una volta depositato, un oggetto non può più essere ritirato, come contemplato dall'articolo 73 capoverso 3 della legge sul Parlamento (LParl; RS 171.10). Inoltre, il Consiglio federale non ha cambiato idea in merito al secondo contributo della Svizzera.</p>  Risposta del Consiglio federale.