<h2>SubmittedText<h2><p>Invito il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Qual è lo scadenzario previsto per l'accoglienza dei restanti 500 rifugiati del conflitto siriano che nel marzo 2015 la Svizzera si è impegnata a prendere in carico?</p><p>2. Come intende la Svizzera onorare l'impegno preso nell'ambito del primo programma europeo di ricollocazione e quindi accogliere le restanti 1257 persone nei prossimi dieci mesi?</p><p>3. Analogamente alla Francia, la Svizzera prevede di accogliere, nell'ambito del programma di ricollocazione, persone vulnerabili, in particolare i minorenni non accompagnati di Como?</p><p>4. Il Consiglio federale non vede una contraddizione tra gli impegni della Svizzera per la ricollocazione di richiedenti l'asilo, provenienti in particolare dall'Italia, e il suo statuto di campione dei rinvii Dublino, in gran parte verso questo Paese?</p><p>5. Quando la Confederazione rivelerà il numero di persone interessate e lo scadenzario del secondo programma di ricollocazione europeo?</p><p>6. Il Consiglio federale può confermare che non dedurrà da un altro contingente, come ha fatto in passato, i 2000 rifugiati del conflitto siriano che il 9 dicembre si è impegnato ad accogliere?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Conformemente a quanto deciso dal Consiglio federale in marzo e settembre 2015 si prevede di accogliere in Svizzera complessivamente 1500 persone tramite reinsediamento e rilascio di visti umanitari. Fino a fine gennaio 2017 sono entrate in Svizzera 994 persone nel quadro del programma di reinsediamento e sono stati rilasciati 376 visti umanitari. I restanti circa 120 visti umanitari saranno rilasciati nel corso dei prossimi mesi.</p><p>2. Il Consiglio federale prevede di onorare il suo impegno a partecipare al primo programma di ricollocazione dell'UE e accogliere le 1500 persone previste in tale contesto. Fino a fine gennaio 2017 sono entrate in Svizzera 418 persone. La Segreteria di Stato della migrazione, competente in materia, prevede di attuare completamente la partecipazione svizzera a tale programma europeo entro settembre 2017.</p><p>3. La Svizzera è disposta ad accogliere anche persone particolarmente vulnerabili (inclusi minorenni non accompagnati) nell'ambito del primo programma di ricollocazione dell'UE e ha informato esplicitamente i servizi competenti. La scelta effettiva di queste persone spetta tuttavia alle autorità italiane e greche. Per quanto riguarda la procedura applicata nei programmi di ricollocazione si rinvia alla risposta del Consiglio federale all'interrogazione Stamm 15.1084.</p><p>4. Il diritto vigente, in particolare i regolamenti Eurodac e Dublino III, devono essere applicati da tutti gli Stati Dublino. Il Consiglio federale è tuttavia consapevole che un'applicazione rigorosa di questi regolamenti implica che ad esempio l'Italia e la Grecia debbano farsi carico di un numero sproporzionato di richiedenti l'asilo. Esso si adopera pertanto in favore di una ripartizione equa e solidale dei richiedenti l'asilo nello spazio Dublino e partecipa volontariamente al primo programma di ricollocazione dell'UE.</p><p>Inoltre, in casi particolari la Svizzera applica anche la clausola di sovranità prevista dal regolamento di Dublino. In questi casi la Segreteria di Stato della migrazione entra nel merito di una domanda d'asilo anche se la competenza spetterebbe a un altro Stato Dublino.</p><p>5. Il 18 settembre 2015 il Consiglio federale ha autorizzato il Dipartimento federale di giustizia e polizia ad assicurare all'UE, d'intesa con i Cantoni, la partecipazione al secondo programma. Dato che l'attuazione del primo programma di ricollocazione si protrae, la decisione di partecipare a un eventuale secondo programma non è stata finora concretizzata. Attualmente non è pertanto possibile fornire indicazioni concrete in merito alla portata e allo scadenzario della partecipazione svizzera al secondo programma di ricollocazione dell'UE.</p><p>6. Il Consiglio federale intende attuare il nuovo programma di reinsediamento come deciso il 9 dicembre 2016.</p>  Risposta del Consiglio federale.