<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di modificare la legislazione sull'assicurazione malattie in modo tale che gli aborti (compresa la "pillola del giorno dopo", sempre più alla moda) non siano più rimborsati dall'assicurazione di base obbligatoria. È fatto salvo il rimborso delle spese in caso di violenza carnale e nei casi in cui la vita della madre sia in grave pericolo.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie rimborsa i costi delle interruzioni di gravidanza non punibili ai sensi delle vigenti disposizioni del Codice penale. In Svizzera, nel 2008 sono state effettuate circa 10 800 interruzioni di gravidanza. Dal 2000 il loro numero è in costante calo. Su 1000 donne in età fertile si registrano 69 interruzioni. Si tratta di un tasso contenuto rispetto alla media internazionale: in Francia e in Italia, ad esempio, si registra un tasso 2,5 e 1,5 volte più elevato. Il 60 per cento circa delle interruzioni è stato effettuato per via medicamentosa e quasi il 40 per cento con il metodo chirurgico. Dall'introduzione della RU 486 (Mifegyne), nel novembre 1999, la quota delle interruzioni chirurgiche è calata continuamente. I costi a carico dell'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie per tutte le forme di interruzione sono stimati a 15 a 20 milioni di franchi all'anno. </p><p>L'assunzione dei costi per le interruzioni di gravidanza è già impostata in modo restrittivo e, così com'è regolata, è oggettivamente giustificata. L'attuazione delle ulteriori restrizioni chieste dalla mozione non sarebbe praticabile. L'esclusione di queste prestazioni dal catalogo delle prestazioni indurrebbe inoltre molti medici a interpretare generosamente il concetto di "pericolo per la madre" (come succedeva prima dell'impunità dell'interruzione di gravidanza) per consentire l'interruzione di gravidanza alle interessate. Un'altra conseguenza indiretta consisterebbe nel rischio di riemersione degli aborti illegali - senza l'obbligo di consulenza e, soprattutto, con il rischio di mettere in pericolo la salute della donna. I costi indiretti di questa prassi illecita andrebbero nuovamente a carico dell'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.