<h2>SubmittedText<h2><p>La fibromialgia è una malattia invalidante riconosciuta dall'OMS.</p><p>Al momento si dispongono soltanto di stime sull'incidenza di questa patologia. Stando agli ospedali universitari di Ginevra (HUG), la fibromialgia colpisce tra il 2 e il 4 per cento della popolazione (casi diagnosticati pari all'1 per cento); l'85 dei casi sono donne!</p><p>Secondo la risposta del Consiglio federale all'interpellanza Meyer 03.3093 non vi sono dati sulla frequenza di questa affezione in Svizzera e non si può dunque affermare che i casi siano in aumento o in diminuzione.</p><p>In particolare, la classificazione delle infermità e dei difetti funzionali invalidanti fatta dall'UFAS non prevede una rubrica specifica dedicata alla fibromialgia.</p><p>La fibromialgia è vieppiù integrata nei programmi di formazione medica e il 22 gennaio 2003 il Consiglio federale ha lanciato il programma nazionale di ricerca "Salute muscoloscheletrica - dolore cronico", che esamina i fattori di rischio, le strategie di prevenzione e le misure terapeutiche per queste malattie.</p><p>Per avere diritto alle prestazioni AI, i pazienti devono cumulativamente essere affetti da fibromialgia, soffrire di depressione, presentare un'incapacità totale al lavoro e aver seguito senza successo tutti i trattamenti del caso. In una sentenza pronunciata nel 2004 su un ricorso dell'AI, il TFA ha stabilito una distinzione tra "malattia" e "disturbo somatoforme doloroso" e inserito la fibromialgia nella seconda categoria, il che permette di rifiutare la concessione di prestazioni.</p><p>Le mie domande sono dunque le seguenti:</p><p>1. L'UFAS ha previsto di elaborare una classificazione più precisa e secondo il Consiglio federale pertinente dal punto di vista epidemiologo?</p><p>2. Le ricerche condotte nel quadro del programma citato hanno permesso di saperne di più sulla fibromialgia e in particolare di dimostrarne la dimensione fisica (lesioni del sistema nervoso che provocano una percezione anomala del dolore)?</p><p>3. Quando l'UFAS e l'AI intendono prendere atto del fatto che l'OMS, nel gennaio del 2007, ha riconosciuto la fibromialgia quale malattia e cessare così di negarne le conseguenze invalidanti?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. L'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) è del parere che l'attuale suddivisione, relativamente sommaria, delle condizioni mediche per il riconoscimento dell'invalidità in gruppi d'infermità e perdite funzionali sia sufficiente e che una classificazione più dettagliata dal punto di vista diagnostico, per esempio secondo l'ICD-10 (cfr. 10a revisione dell'International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems), non sia opportuna. Questa valutazione, sulla quale si era già basata nel 2003 la risposta alla suddetta interpellanza Meyer Thérèse 03.3093, è tuttora attuale. Il fatto è che, anche se dal punto di vista epidemiologico un rilevamento più dettagliato delle cause d'invalidità sarebbe senz'altro sensato, l'onere necessario alla rielaborazione del sistema di rilevamento e di codificazione delle diagnosi all'origine di un'invalidità, secondo l'ICD-10 o un altro sistema di classificazione riconosciuto a livello internazionale, supererebbe di gran lunga l'utilità che ne trarrebbe l'assicurazione invalidità.</p><p>2. Nel quadro del programma nazionale di ricerca PNR 53 "Salute muscoloscheletrica - dolore cronico" è in corso un progetto di ricerca interamente dedicato alla fibromialgia. Stando alle loro indicazioni, i ricercatori dell'Università di Ginevra responsabili del progetto stanno attualmente analizzando i dati raccolti e prevedono di pubblicare i primi risultati fra qualche mese nella rivista "Swiss Medical Forum".</p><p>3. Già nel 1992, la sindrome fibromialgica (o fibromialgia) è stata classificata quale reumatismo non meglio definito dall'Organizzazione mondiale della sanità. Nell'attuale versione dell'ICD-10, modificata nel 2008, la fibromialgia figura sotto il codice M79.7 tra le patologie muscoloscheletriche e connettivali.</p><p>Nell'ottica dell'obbligo di prestazione secondo la LAI, la classificazione della malattia non è però un elemento determinante. Decisivo è piuttosto il fatto che l'assicurato sia invalido ai sensi della legge per quanto riguarda la prestazione in questione (provvedimenti d'integrazione, rendita ecc.). Secondo gli articoli 28 segg. LAI, per stabilire se le condizioni di diritto a una rendita d'invalidità siano adempiute, occorre dunque valutare se l'assicurato soffra di un danno alla salute con conseguente riduzione della capacità al lavoro e se quest'ultima implichi a sua volta un'incapacità al guadagno, totale o parziale, presumibilmente permanente o di lunga durata.</p><p>Nel 2004 (DTF 130 V 352), il Tribunale federale delle assicurazioni ha stabilito che, di regola, un disturbo somatoforme doloroso persistente non basta da solo a provocare una riduzione della capacità al lavoro di lunga durata sfociante in un'invalidità e che, salvo eccezioni, si può dunque esigere dalle persone colpite uno sforzo per superare il dolore e reintegrarsi nel processo lavorativo. Nel 2006 (DTF 132 V 65), la Corte suprema ha deciso che dal punto di vista giuridico, stando alle conoscenze attuali, è giustificato applicare per analogia i principi sviluppati per i disturbi somatoformi dolorosi quando si tratta di valutare il carattere invalidante di una fibromialgia.</p>  Risposta del Consiglio federale.