<h2>SubmittedText<h2><p>Nel suo parere sull'interpellanza 21.3632, il Consiglio federale mostra chiaramente il doppio gioco di Hamas: il fatto di "riaffermare" la visione di uno Stato palestinese entro i confini del 1967 e nello stesso tempo negare il diritto all'esistenza di Israele è antisemitismo allo stato puro.</p><p>Alla luce di quanto esposto chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Secondo la definizione operativa dell'IHRA sostenuta dal Consiglio federale, le dichiarazioni di Hamas sono inequivocabilmente antisemite. Ciò non dovrebbe comportare la cessazione immediata di tutte le attività tra le organizzazioni ufficiali svizzere e Hamas  (sul piano politico e militare)?</p><p>2. Come pensa di risolvere il Consiglio federale la contraddizione secondo cui, da un lato, la Svizzera "condanna" le posizioni antisemite di Hamas "con la massima fermezza" e, dall'altro, perora i "buoni uffici" con l'aggressore?</p><p>3. Secondo il parere del Consiglio federale sull'interpellanza 21.3632, gli "attori internazionali chiave" come gli Stati Uniti e l'UE apprezzano i "buoni uffici" della Svizzera. Perché il Consiglio federale pone questo apprezzamento al di sopra del principio secondo cui l'antisemitismo non è negoziabile?</p><p>4. Il Consiglio federale non dovrebbe limitare i "buoni uffici" all'Autorità nazionale palestinese (ANP), e quindi alla rappresentanza ufficiale presso l'ONU con statuto di osservatore, per non entrare in conflitto con posizioni controverse dell'ANP e di Hamas?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1-4. In linea con la Strategia MENA 2021-2024, la Svizzera offre i propri buoni uffici per il dialogo israelo-palestinese e tra Palestinesi. L'istituzione di un sistema di governo unitario nel Territorio palestinese occupato è una premessa indispensabile per attuare la soluzione dei due Stati e stabilizzare la situazione economica, umanitaria e di sicurezza nel territorio in questione, soprattutto nella Striscia di Gaza, controllata da Hamas. C'è quindi bisogno di una politica di contatto inclusiva, imparziale, discreta e pragmatica, coerente con la tradizione svizzera dei buoni uffici offerti a tutte le parti in conflitto, anche alle autorità de facto a Gaza. Come anche in altri contesti, la Svizzera, facendo leva sulla sua tradizione umanitaria, la sua neutralità e la sua credibilità nella difesa del diritto internazionale, può fornire un valore aggiunto.</p><p>Mantenere il dialogo non significa approvare la linea di una o dell'altra parte. La politica di contatto della Svizzera consiste nel facilitare l'elaborazione di soluzioni politiche negoziate e nel sollecitare le parti interessate a rinunciare alla violenza e alle violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani. Nei confronti di tutte le parti, la Svizzera assume una posizione coerente: condanna qualsiasi violazione dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario.</p><p>Il Consiglio federale si oppone chiaramente a ogni forma di incitamento alla violenza, all'odio e al razzismo - inclusi l'antisemitismo e l'islamofobia - e condanna fermamente tutte le posizioni che contestano il diritto all'esistenza di Israele. Nell'ambito della sua politica di contatto, la Svizzera si impegna affinché Hamas ribadisca pubblicamente la sua disponibilità, espressa nel 2017, ad accettare uno Stato palestinese basato sui confini del 1967.</p>  Risposta del Consiglio federale.