<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di presentare un rapporto sulle conseguenze economiche del crescente fenomeno degli acquisti oltre confine. Il rapporto dovrà trattare in particolare i punti seguenti:</p><p>1. conseguenze sui posti di lavoro in Svizzera;</p><p>2. influsso dell'importo esente da tasse doganali sulle entrate doganali;</p><p>3. perdita di valore aggiunto dovuta agli acquisti effettuati all'estero da persone residenti in Svizzera;</p><p>4. conseguenze sui prelievi dell'IVA degli acquisti esenti dall'IVA effettuati in Svizzera da persone residenti all'estero (ammontare delle perdite);</p><p>5. ripercussioni per le imprese svizzere in zona di confine;</p><p>6. possibile modifica delle conseguenze mediante l'applicazione di un'aliquota IVA uniforme;</p><p>7. ripercussioni per il settore alimentare svizzero;</p><p>8. impatto ecologico dell'incremento del traffico individuale.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale riconosce che una riduzione del turismo degli acquisti consentirebbe di ridare uno slancio alla creazione di valore e all'occupazione in Svizzera. Ciononostante, preferisce rinunciare, per motivi tecnici e politici, a redigere un rapporto sul turismo degli acquisti.</p><p>Da un punto di vista tecnico, vanno evidenziate le difficoltà che l'elaborazione di un tale rapporto comporterebbe. Le rilevazioni dirette degli istituti di ricerca di mercato sono praticamente le uniche fonti primarie disponibili. L'autore stesso del postulato si riferisce ai risultati di queste rilevazioni per motivare il suo intervento. È alquanto improbabile che le autorità possano pervenire a formulare valutazioni sostanzialmente diverse da quelle degli istituti di ricerca di mercato partendo dagli stessi dati. D'altra parte, non vi sono né la disponibilità, né i mezzi finanziari e le risorse umane necessari per consentire nuove rilevazioni di dati. Un'utilità supplementare di simili accertamenti sarebbe inoltre discutibile visti i dati già ottenuti con la ricerca di mercato.</p><p>Da un punto di vista politico, si constata che il turismo degli acquisti è già stato arginato attraverso la riforma della politica agricola, in seguito alla quale le misure a sostegno dei prezzi sui mercati dei prodotti sono state sostituite dai contributi diretti alle aziende agricole. Ciò ha contribuito a riportare la differenza relativa dei prezzi tra la Svizzera e i Paesi circostanti a poco più del 40 per cento. A livello dei prezzi del produttore, le prime stime si fondano sul presupposto che nel 2009 la differenza tra il valore della produzione, se calcolata ai prezzi dell'UE invece che della Svizzera, ammonterà a 1,8 miliardi di franchi. Negli anni dal 2001 al 2003 questa differenza aveva raggiunto i 2,5 miliardi di franchi. La differenza di prezzo sensibilmente più elevata a livello del consumatore, pari a 12,1 miliardi di franchi, mostra che oltre alle nuove riforme della politica agricola, dovrebbe contribuire a ridurre gli incentivi al turismo degli acquisti soprattutto la pressione sui margini di mercato. Poiché l'acquisto di carne offerta a prezzi convenienti implica anche l'acquisto di altre merci e altri servizi nei Paesi vicini, si dovrebbe intervenire in particolare su questa categoria di beni. Nell'ambito della clausola evolutiva dell'accordo agricolo concluso tra l'UE e la Svizzera, potrà essere realizzata in tempi brevi un'ampia apertura del mercato agricolo con le conseguenze auspicate. Il Consiglio federale sta già esaminando l'opzione di un accordo agricolo esteso con l'UE.</p><p>Il parere del Consiglio federale in merito al postulato David 05.3816, presentato anch'esso nel dicembre 2005, indica gli altri provvedimenti presi, segnatamente quelli che toccano anche il settore dove la protezione doganale dei prodotti agricoli non spiega il prezzo elevato in Svizzera. In questo settore dei prodotti non agricoli, l'uniformizzazione prevista delle aliquote IVA dovrebbe creare problemi solo in modo puntuale rispetto al turismo degli acquisti; si tratta qui perlopiù di beni soggetti in Germania all'aliquota normale, che in Svizzera è molto inferiore.</p><p>L'intervento indica anche altri motivi che favoriscono il turismo degli acquisti. Vengono menzionati l'apertura di nuovi negozi nella zona a sud della Germania e la pubblicità talvolta pressante degli hard discount tedeschi, due fattori a cui si unirebbe una tendenza dei consumatori svizzeri a far dipendere il luogo dei loro acquisti dai prezzi offerti. Tutti e tre questi fattori - apertura di centri commerciali in Germania, pubblicità sulle possibilità di acquistare oltre confine, acquisto in funzione dei prezzi da parte dei consumatori svizzeri - non possono essere influenzati da parte svizzera senza profonde ingerenze nella libertà economica.</p><p>Per quanto concerne una riforma dell'imposta sul valore aggiunto, bisogna considerare che non è provato che i vantaggi concorrenziali delle basse aliquote IVA svizzere siano di beneficio per il commercio. Tali vantaggi potrebbero essere in gran parte riassorbiti dai produttori, molti dei quali risiedono all'estero. Nella misura in cui l'elevato potere d'acquisto della clientela svizzera e una concorrenza insufficiente all'interno del Paese si ripercuotono sui prezzi, con la conseguenza che le basse aliquote IVA favoriscono più i produttori che i consumatori, queste ultime non costituiscono necessariamente un vantaggio economico per la Svizzera.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.