<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nell'aprile 2001 il DFE/Seco ha impartito ad una commissione d'esperti il mandato avviando così un progetto per sottoporre al Consiglio federale obiettivi e strategie di una nuova politica regionale da considerare per la pianificazione della legislatura 2003-2007. Il Consiglio federale aveva precedentemente accolto due postulati delle Commissioni dell'economia e dei tributi (01.3003, 01.3017) che lo invitavano a ridefinire le strategie della politica regionale della Confederazione.</p><p>Alle singole domande il Consiglio federale risponde nel modo seguente.</p><p>A) Commissione d'esperti e altre parti interessate</p><p>1. Si tratta di una commissione d'esperti con fondate conoscenze in materia di scienza e di politica regionale nazionale ed internazionale. Dalla sfera scientifica provenivano tra l'altro presidenti di commissioni d'esperti e responsabili di progetto di diversi programmi di ricerca nazionale. In veste di esperti della politica regionale sul campo sono stati invitati dal Seco tre rappresentanti di zone rurali e due di zone urbane.</p><p>2. I cantoni non sono stati invitati a designare rappresentanti in seno alla commissione. Il Seco invece ha esortato i suoi consueti interlocutori di politica regionale ad avviare lavori paralleli, in modo da coinvolgere con sufficiente anticipo sia i cantoni sia le regioni LIM nel processo di formulazione di nuovi obiettivi e strategie. Si ricordano i seguenti provvedimenti:</p><p>* la Conferenza dei direttori cantonali dell'economia pubblica è stata informata due volte in maniera dettagliata nel corso dei lavori della commissione.</p><p>* la Conferenza dei governi dei Cantoni di montagna ha elaborato nel 2002 una propria dichiarazione sulla politica regionale. Il progetto è stato sostenuto dal seco che ha fornito continue informazioni dalla commissione d'esperti e ha contribuito in misura del 50% alle spese.</p><p>* la Conferenza dei segretari delle regioni LIM ha elaborato nel 2001/02 una propria strategia per la politica regionale. Il Seco ha seguito questi lavori e fornito un contributo alle spese in misura del 50%. </p><p>* grazie alla mediazione della Conferenza dei governi cantonali (CdC) ha avuto luogo un'udienza concernente i risultati provvisori della commissione d'esperti, cui era presente una rappresentanza di capi funzionari dei cantoni.</p><p>Questi pareri sono in parte già confluiti nel rapporto della commissione d'esperti. Essi offriranno inoltre un'utile base per le considerazioni politiche della successiva fase di elaborazione del progetto.</p><p></p><p>B) Avanzamento dei lavori</p><p>1. La commissione d'esperti ha concluso i suoi lavori e ha presentato all'inizio di febbraio 2003 i risultati al suo mandante.</p><p>2. Il Consiglio federale esaminerà il rapporto degli esperti durante il secondo trimestre 2003 e deciderà il seguito da darvi. Il seco prevede che nel 2004 verrà steso un rapporto sulla consultazione, il quale servirà di base al messaggio in materia. </p><p>3. Rispettando le scadenze di cui al punto 2, le Camere federali dibatterebbero la questione nel 2005.</p><p></p><p>C) In base al contenuto del rapporto definitivo degli esperti presentato al DFE all'inizio di febbraio 2003, si può rispondere alle domande nel modo seguente.</p><p>1. Non è vero che le proposte della commissione d'esperti si basano sulla Convenzione delle Alpi e relativi protocolli. Esse formulano piuttosto strategie ed obiettivi propri, inquadrati nella strategia per uno sviluppo sostenibile 2002 del Consiglio federale. E, se i protocolli della Convenzione delle Alpi saranno ratificati dalla Svizzera, sosterranno soprattutto gli aspetti socioeconomici dell'applicazione.</p><p>2. Il rapporto tiene conto del fatto che la struttura territoriale della Svizzera, cui corrisponde la collaborazione a livello intercomunale, intercantonale e transfrontaliero, è organizzata in regioni tra loro sovrapposte. Il rapporto sottolinea l'importanza dei centri economici per lo sviluppo ad ogni livello regionale, compresi i centri regionali delle zone periferiche. Un tale approccio strategico delle nuove proposte risponde ancora alle direttive per la promozione delle regioni montane del 1972, che chiedevano esplicitamente un impiego territorialmente concentrato dei fondi federali e la distribuzione dei benefici su un ampio raggio.</p><p>3. La questione delle potenzialità delle regioni economicamente deboli e la ricerca di una consensualità sulle proposte al riguardo hanno richiesto il maggior impegno in termini di tempo in seno alla commissione.</p><p>4. Nel postulato della CET-S (01.3017) si chiedeva una legge quadro sulla politica regionale. Questa variante è stata adottata dalla commissione d'esperti. Non sarebbe opportuno ricercare, in parallelo, un ulteriore sviluppo delle leggi esistenti. I provvedimenti concreti d'incentivazione verrebbero proposti in questo caso sotto forma di programmi pluriennali e le dotazioni del fondo LIM potrebbero essere integrate in questo tipo d'approccio.</p><p>5. La commissione non si è pronunciata nel senso di una rinuncia ad ogni tipo di finanziamento infrastrutturale. Per lo sviluppo regionale attribuisce comunque grande rilevanza alla nuova perequazione economica e alla nuova ripartizione dei compiti della Confederazione e dei cantoni e parte dal presupposto che le infrastrutture cantonali e comunali in futuro saranno finanziate, di norma, attraverso questi canali. La Confederazione contribuisce inoltre alle infrastrutture nelle regioni con i suoi contributi al servizio universale.</p><p>6. Questa supposizione è inesatta. Attualmente le zone potenzialmente povere non sono interi cantoni o intere regioni LIM, ma alcune valli isolate. È vero che la commissione propone di lasciare dapprima decidere ai Cantoni se e con quali strategie e mezzi vogliono sviluppare queste valli. Si raccomanda alla Confederazione di sostenere poi questo impegno cantonale con i propri strumenti politici (non solo di politica regionale), in maniera sussidiaria.</p><p>7. Nel rapporto degli esperti viene usato il concetto di funzione complementare. Complementare significa che le funzioni delle regioni rurali e urbane si integrano in parte, ove non siano in concorrenza tra di loro. Se si pensa alle strutture territoriali della Svizzera e a quelle settoriali, il termine di complementarità non qualifica nessuna regione in senso dispregiativo. L'agricoltura, la silvicoltura e il turismo hanno preponderanza soprattutto in ambiente rurale e la politica del Consiglio federale non mette in dubbio che anche questi settori sono importanti. Neanche la commissione d'esperti ha voluto attribuire alle zone rurali e periferiche una funzione marginale. Le risorse menzionate nella domanda, e cioè paesaggio, acqua, natura e spazi ricreativi e per il tempo libero sono importanti basi per la creazione di valore aggiunto nelle regioni rurali e montane.</p>  Risposta del Consiglio federale.