<!DOCTYPE html> <html lang="it"><head><meta charset="utf-8"/></head><body><div class="Section1"> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td colspan="2" valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span><img alt="" height="38" src="http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&amp;WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&amp;WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&amp;OmnisLibrary=JURISWEB&amp;OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&amp;OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&amp;Parametername=WWWTI&amp;Schema=TI_WEB&amp;Source=&amp;Aufruf=getImage&amp;nF38_KEY=56784" width="37"/></span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span><img alt="" height="25" src="http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&amp;WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&amp;WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&amp;OmnisLibrary=JURISWEB&amp;OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&amp;OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&amp;Parametername=WWWTI&amp;Schema=TI_WEB&amp;Source=&amp;Aufruf=getImage&amp;nF38_KEY=56785" width="21"/></span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td><p class="MsoNormal"> </p></td> </tr> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Incarto n.<br/> </span><a id="IN_NUMERO"><span>90.1999.00023</span></a></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><a id="ID_LUOGO"><span>Lugano</span></a></p> <p class="MsoNormal"><a id="IN_DATA_DECISIONE"><span>12 dicembre 2000</span></a></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td colspan="3" valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>In nome<br/> della Repubblica e Cantone<br/> del Ticino</span></p> </td> <td><p class="MsoNormal"> </p></td> </tr> <tr> <td colspan="6" valign="top"> <p class="MsoNormal"><a id="IN_ISTANZA_SPEC"><b><span>Il Tribunale della pianificazione del territorio</span></b></a></p> </td> </tr> <tr> <td colspan="6" valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> </tr> <tr> <td colspan="6" valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> </tr> <tr> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>composto dai giudici:</span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Efrem Beretta, presidente, <br/> Giovanna Roggero-Will, Alessandro Soldini (in sostituzione di Michele Rusca, astenutosi)</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Il segretario</span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Fiorenzo Gianinazzi</span></p> </td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>statuendo sul ricorso del <b>26 aprile 1999</b> di</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><b><span> </span></b></p> </td> <td colspan="2" valign="top"> <p class="MsoNormal"><b><span>1.</span></b><span> __________<b> __________, __________</b>, </span></p> <p class="MsoNormal"><b><span>2.</span></b><span> __________<b> __________, __________</b>, </span></p> <p class="MsoNormal"><b><span>3.</span></b><span> __________<b> __________, __________</b>, </span></p> <p class="MsoNormal"><b><span>4.</span></b><span> __________<b> __________ -__________, __________</b>, </span></p> <p class="MsoNormal"><b><span>5.</span></b><span> __________<b> __________, __________</b> __________, </span></p> <p class="MsoNormal"><b><span>6.</span></b><span> __________<b> __________ __________, __________</b> __________, </span></p> <p class="MsoNormal"><span>rappr. da avv. __________. __________, __________ __________, </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> </tr> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>contro</span></p> </td> <td><p class="MsoNormal"> </p></td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>la decisione 2 dicembre 1997 del Consiglio di Stato che ha approvato il PR del Comune di __________ e respinto il ricorso dei qui insorgenti; </span></p> <p class="MsoNormal"></p> </td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>visto le osservazioni 7 maggio 1999 del Comune di __________ e la risposta 28 giugno 1999 del Consiglio di Stato;</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>letti ed esaminati gli atti;</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>esperiti i necessari accertamenti;</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>ritenuto,</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><b><span> </span></b></p> <p class="MsoNormal"><b><span> </span></b></p> <p class="MsoNormal"><b><span> in fatto</span></b></p> <p class="MsoNormal"><b><span> </span></b></p> <p class="R1"><span> a. I ricorrenti sono comproprietari nel comune di __________<span> </span>dei part. n<b>. __________,</b> di mq 4104<b>,</b> in località __________, e n.<b> __________</b>, di mq 3108, in località __________; gravati entrambi, nel PR ’76, di un vincolo AP che ne destinava l’area a scopi ricreativi e di svago.</span></p> <p class="R1"><span> Con la revisione del PR, adottata dal Consiglio comunale il 15 maggio 1995, il part. __________è stato attribuito alla zona agricola, mentre sul part. __________è stato mantenuto il vincolo AP, ridefinito in “<i>Campi da gioco, giardino pubblico</i>”.</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><span> b. Vistisi respinti dalla risoluzione governativa del 2.12.97 i ricorsi interposti contro questi provvedimenti, i comproprietari tornano alla carica in questa sede chiedendo che la risoluzione venga annullata e i loro fondi inseriti in zona edificabile. </span></p> <p class="R1"><b><span> Part. __________</span></b><span>Da un lato il terreno, completamente urbanizzato e sito a ridosso di una zona edificabile già largamente edificata, risponde in tutto e per tutto ai requisiti dell’art. 15 LPT e peraltro questa sua attitudine edificatoria trova conferma nel prelievo dei contributi di miglioria operato dal Comune. Dall’altro lato l’area non è particolarmente idonea a fini agricoli: è nulla più di un normalissimo prato che “<i>non ha mai avuto in passato una particolare vocazione agricola</i>” e che “<i>nulla ha a che vedere con l’ampia zona agricola sita oltre il bosco.</i>”</span></p> <p class="R1"><i><span> A mente dei ricorrenti: “L’imperativo di contenimento delle zone edificabili non può trovare, nel caso di specie, un’applicazione assoluta, non trattandosi di aprire, artificialmente, una nuova zona, ma di riconoscere anche a livello normativo quella che è già una realtà, anche dal profilo della continuità e coerenza con la configurazione naturale del sito; del resto lo stesso art. 15 LPT non impone di far riferimento ai futuri fabbisogni del Comune, allorquando si tratta, come in concreto, di zone già edificate in larga misura.”</span></i><span> La decisione non tiene conto nella ponderazione degli interessi di questi fattori che consentono una sola ed unica conclusione: “l’inserimento della particella __________in zona edificabile”. </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><b><span> Part. __________</span></b><span>I ricorrenti negano l’interesse pubblico predominante. Il vincolo, in essere da ben 23 anni, non ha trovato in tutto questo tempo una qualunque concretizzazione che dimostri il reale interesse del comune a utilizzare l’area per gli scopi pubblici proclamati.</span></p> <p class="R1"><span> Né peraltro il rapporto di pianificazione prevede il costo delle relative attrezzature, limitandosi a calcolare il costo espropriativo dei terreni. La conseguenza è che “<i>ogni seria e attendibile valutazione sulla realizzabilità finanziaria dell’opera è in concreto impossibile e preclusa.</i>”</span></p> <p class="R1"><i><span> La conclusione ricorsuale è che </span></i><span>“gli atti pubblicati sono del tutto generici e vaghi, e quindi assolutamente insufficienti onde adempiere ai presupposti di legge.” </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><span> c. Nelle sue osservazioni il Comune giustifica la destinazione agricola del part. __________in base a “considerazioni di fatto (posizionamento ed idoneità dei fondi) e di opportunità (il fondo costituisce un’unità territoriale con la zona agricola di __________ del _________ ________)”, negando pertinenza all’obiezione che i due comparti sarebbero divisi da una valletta. “Dal punto di vista morfologico e territoriale questi comparti costituiscono un’unità se appena si considera che sono posti ai margini degli insediamenti con zone ripide di contatto con la parte inferiore dov’è ubicato l’impianto di depurazione di Via __________.” A mente del comune “si può ragionevolmente parlare di un’unica unità territoriale agricola costituita dai comprensori __________ del __________ e __________ suddivisa da un riale con aree boscate. Sotto il profilo pianificatorio l’ubicazione della zona agricola “non può che essere esterna ai margini dell’insediamento ritenuto che all’interno di zone insediative possono essere designate le zone agricole solo a titolo eccezionale e solo se ricorrono determinate situazioni di fatto (condivisibilità dei vincoli da parte dei diretti interessati).” Ora “in tutto il territorio comunale la designazione delle zone agricole è stata individuata ai margini dell’insediamento (__________, __________, __________ ”). </span></p> <p class="R1"><span> Quanto ai contributi di miglioria il comune osserva che essi avrebbero dovuto essere annullati a prescindere dall’attribuzione del fondo alla zona agricola, posto che il vincolo AP gravante il fondo impediva al proprietario di disporne.</span></p> <p class="R1"><span> Circa il part. __________il Comune fa valere che si tratta dell’unico terreno riservato di una certa dimensione e configurazione (andamento pianeggiante) nella parte alta del Comune. Da 15 anni a questa parte lo sviluppo insediativo della parte alta dimostra l’esigenza della dotazione di attrezzature per il tempo libero a favore dei residenti in questa zona. Residenti che possono e devono trovare un’offerta di punti di aggregazione e relazioni sociali e personali anche attraverso luoghi di ricreazione e di svago. Il parcheggio pubblico realizzato nelle vicinanze è un ulteriore elemento di sostegno all’attuazione di un campo da gioco di un’area destinata a parco in quanto lo stesso può ritenersi anche al servizio di detta infrastruttura comunale. </span></p> <p class="MsoNormal"><span> E’ chiesta la reiezione del ricorso. </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><span> d. Il 28 giugno 1999 la Divisione della pianificazione del territorio risponde proponendo il rigetto del ricorso. A proposito del <b>part. __________</b>essa respinge in primo luogo l’affermazione di aver riconosciuto “<i>la completa e perfetta urbanizzazione del fondo</i>.” Ricorda anzi di aver ritenuto, nel respingere il ricorso di prima istanza, che “<i>il comparto in questione presentasse una situazione insediativa, territoriale ed infrastrutturale tale da giustificarne l’attribuzione alla zona agricola anziché a quella edificabile.” </i>L’idoneità agricola del fondo è messa in evidenza dal <i>Catasto delle idoneità agricole, </i>allestito dal Dipartimento dell’economia pubblica, che addirittura lo classifica tra i “terreni molto idonei alla campicoltura (sott. nel testo)”. </span></p> <p class="R1"><span> Nessuna valenza pianificatoria va invece riconosciuta al prelievo di contributi di miglioria o al pagamento di indennità espropriative, retti da proprie, specifiche leggi. </span></p> <p class="R1"><span> A proposto poi della discrepanza tra il censurato azzonamento e gli elaborati grafici del PD che non includono il fondo litigioso nella zona agricola, il Consiglio di Stato rileva che “<i>la rappresentazione delle aree di insediamento nel PD (zona edificabile residenziale, commerciale e mista) è … fondata sulla situazione pianificatoria del Comune vigente al momento della stesura del PD stesso (PR 76). Riguardo alle superfici di insediamento le rappresentazioni grafiche del PD non hanno quindi una valenza propositiva, ma illustrano semplicemente la situazione sulla base dei PR entrati in vigore precedentemente.” </i> Perciò nell’ambito della revisione del PR 76 il Comune “<i>deve riconsiderare i limiti delle aree di insediamento indicate nel PD precedente prendendo in considerazioni gli obiettivi e la politica in materia di insediamenti definiti nel Rapporto esplicativo del PD (A 10) che sanciscono, tra gli altri, la delimitazione di zone edificabili commisurate alle necessità di sviluppo e la riduzione di quelle sovradimensionate</i>.” </span></p> <p class="R1"><span> Con riferimento al fondo __________il Consiglio di Stato ribadisce la pubblica utilità del contestato vincolo, “<i>data la necessità di dotare la parte alta del Comune di infrastrutture per lo svago e la ricreazione.</i>” L’interesse pubblico non deve necessariamente essere attuale ma può anche risiedere in bisogni futuri della collettività. Il fatto che il Comune non abbia ancora “<i>intrapreso alcunché onde realizzare l’opera non è determinante.” </i>Tra i fattori atti a spiegare questa lunga inazione il Consiglio di Stato cita “<i>lo scarso grado di attuazione delle zone edificabili della parte alta del comune</i>” e il mancato avvio della procedura espropriativa ad opera dei proprietari interessati.</span></p> <p class="R1"><span> Determinante, in ultima analisi, è che la volontà del Comune di realizzare il “Campo da gioco- giardino pubblico” abbia trovato conferma nel nuovo PR e che il Programma di realizzazione ne preveda l’attuazione negli <b>investimenti di tipo 1 </b>(opere da realizzarsi orientativamente entro 5 anni dall’approvazione del PR). V’è quindi una certa verosimiglianza che il vincolo abbia ad avverarsi. </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><span> e. Il 30 luglio 1999 i ricorrenti replicano sottolineando, a proposito del <b>part. __________</b>, che la decantata ponderazione degli interessi si è in realtà limitata, nella decisione del 2.12.97, ad affermare in modo lapidario che l’attribuzione del fondo alla zona agricola “<i>risulta una scelta obbligata, in quanto deve essere escluso a priori ogni ampliamento della zona edificabile”.</i> </span></p> <p class="R1"><span> I ricorrenti si chiedono quale valenza abbia il Catasto agricolo e soprattutto come si spieghi che la conclamata vocazione agricola del controverso fondo non abbia trovato espressione nel PR 76, dove, a dispetto di tale vocazione, è posto in zona AP.</span></p> <p class="R1"><span> E’ infine ribadito che in discussione non è l’apertura di una nuova zona edificabile, a scapito del territorio agricolo, ma “la sorte di una superficie che non solo è (già attualmente), per infrastrutture e caratteristiche, decisamente adatta e pronta per essere edificata, ma addirittura anche dal profilo naturale, non è che la logica appendice di una zona già largamente edificata. Il principio cardine in materia di pianificazione, secondi cui prevalente è un uso parsimonioso e coerente del territorio, impone un’attribuzione del sedime alla vicina zona edificabile, ed è già largamente edificata, di cui la particella è sotto ogni profilo parte integrante.”</span></p> <p class="R1"><span> A proposito del <b>part. __________</b>i ricorrenti fanno valere come sia del tutto ininfluente il mancato avvio di procedure espropriative da parte dei proprietari interessati, adotto dal Consiglio di Stato quale giustificazione dell’inerzia durante 23 anni da parte del Comune. </span></p> <p class="R1"><span> Prendono inoltre atto che i principi giurisprudenziali e dottrinali esposti in sede di ricorso non sono messi in discussione e che non lo è neppure la loro tesi secondo cui la mancata attuazione del vincolo durante 23 anni pone un onere di allegazione di prova accresciuto a carico del Comune, </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><span> f. Nel sopralluogo tenutosi il 18 maggio 2000 sul part. __________si costata la presenza di un vasto appezzamento di terreno pianeggiante costeggiato da un strada di servizio e attorniato completamente da abitazioni. Il Municipio conferma che non v’è allo stato attuale un progetto concreto e che sono in corso trattative bonali per l’acquisto della proprietà __________ (contigua al part. __________ e come questa vincolata, senza tuttavia che i proprietari abbiano ricorso contro il vincolo). </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><span> g. Con scritto 8 giugno 2000 l’Avv. __________ fa presente che da informazioni avute dall’avv. __________, legale dei proprietari del fondo adiacente al part. __________, le trattative col comune per l’acquisto di questo fondo sono cadute per l’inaccettabilità delle proposte comunali. </span></p> <p class="R1"><span> Il comune risponde il 20 giugno 2000 negando il fallimento delle trattative e riferendo di attendere sempre una risposta precisa dell’avv. __________ “circa la proposta formulata dall’Esecutivo con scritto del 02.02.2000.”</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>considerato </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> <b>in diritto</b></span></p> <p class="MsoNormal"><b><span> </span></b></p> <p class="R1"><b><span> 1. competenza, legittimazione</span></b></p> <p class="R1"><span> A norma dell’art. 38 LALPT contro le decisioni del Consiglio di Stato è dato ricorso al TPT entro 30 giorni dalla notificazione.</span></p> <p class="R1"><span> L’art. 38 </span><span>LALPT legittima a ricorrere il comune (cpv. 4 lett. a), i già ricorrenti, per gli stessi motivi (cpv. 4 lett. b), e ogni altra persona o ente che dimostri un interesse degno di protezione a dipendenza delle modifiche decise dal Consiglio di Stato (lett. c). </span></p> <p class="R1"><span> La legittimazione attiva dell'insorgente, già ricorrente in prima istanza per gli stessi motivi qui dedotti in giudizio, è data ai sensi dell'art. </span><span>38 cpv. 4 lett. b) LALPT.</span></p> <p class="R1"><span> Presentato nei termini di legge, e quindi tempestivo, il ricorsi è ricevibile in ordine. </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><b><span> 2. Principi pianificatori fondamentali</span></b></p> <p class="R1"><span> La pianificazione del territorio trova la sua base costituzionale nell'art. 22 quater Cost., adottato da popolo e cantoni il 14 settembre 1969, il cui contenuto è stato ripreso dalla nuova costituzione (art. 75 Cost.). I Cantoni dovranno, nell'ambito delle norme generali che la Confederazione stabilirà in via legislativa, allestire piani di azzonamento "<b><i>per assicurare una funzionale utilizzazione del suolo e una razionale abitabilità del territorio</i></b>" (cpv. 1).</span></p> <p class="R1"><span> La Confederazione ha fatto uso delle competenze conferitegli dall'art. 22 quater Cost emanando la LPT entrata in vigore il 1.1.1980. <i>"<b>Confederazione, Cantoni e Comuni, </b></i>enuncia l'art. 1<b><i>, provvedono affinché il suolo sia utilizzato con misura. Essi coordinano le loro attività d'incidenza territoriale e ordinano l'insediamento in vista di uno sviluppo armonioso del Paese. Essi tengono conto delle condizioni naturali, come pure dei bisogni della popolazione e dell'economia.</i></b></span></p> <p class="R1"><span> Questi obiettivi sono meglio esemplificati al capoverso secondo che traccia le linee direttrici dell'attività pianificatoria deferita agli enti surriferiti, imponendo loro di emanare misure pianificatorie di natura conservativa (protezione delle basi naturali della vita), promozionale (dare impulso alla vita sociale, economica e culturale), organizzativa (decentralizzazione dell'insediamento, dell'economia e della cultura), provvidenziale (assicurare una sufficiente base alimentare per il Paese) e infine militare (garantire la difesa nazionale). </span></p> <p class="R1"><span> A sua volta l'art. 3 enuncia i principi pianificatori, menzionando in primo luogo il rispetto del paesaggio ed esigendo a questo fine il mantenimento di sufficienti superfici coltive per l'agricoltura (cpv. 2 lett. a).</span></p> <p class="R1"><span> Al capoverso 3 è invece espresso il principio, già contenuto in nuce nell'art. 1, che gli insediamenti devono essere strutturati secondo i bisogni della popolazione. </span></p> <p class="R1"><span> Qui è inserita la precisazione essenziale, costituente una delle linee di forza della nuova strategia pianificatoria, che gli insediamenti devono essere "limitati nella loro estensione". E' il principio della concentrazione delle aree edificabili - e, implicitamente -, della densificazione edificatoria; la condanna dell'edificazione sparsa (Streubauweise).</span></p> <p class="R1"><span> Questi principi trovano espressione come meglio diremo in seguito all’art. 15 LPT.</span></p> <p class="MsoHeader"><b><span> </span></b></p> <p class="R1"><b><span> 3. Azzonamento</span></b></p> <p class="R1"><span> La pianificazione del territorio avviene segnatamente attraverso il piano di utilizzazione comunale (Piano regolatore, PR) cui spetta, giusta l'art. 14 LPT, disciplinare l'uso ammissibile del suolo, delimitando in particolare le zone edificabili, agricole e protette.</span></p> <p class="R1"><span> Secondo l'art. 15 le zone edificabili comprendono i terreni idonei all'edificazione che sono "già edificati in larga misura" (lett. a) o che saranno "prevedibilmente necessari all'edificazione e urbanizzati entro quindici anni" (lett. b).</span></p> <p class="R1"><span> Quanto alle zone agricole comprendono, giusta l'art. 16 LPT: a) i terreni idonei all'utilizzazione agricola e all'orticoltura; b) i terreni che nell'interesse generale devono essere utilizzati dall'agricoltura; con l'avvertenza che nella misura del possibile devono essere delimitate ampie superfici contigue.</span></p> <p class="R1"><span> Infine l'art. 17 indica i valori, naturalistici o storico-culturali da proteggere con l'istituzione di apposite zone.</span></p> <p class="R1"><span> Queste le zone prescritte dal diritto federale. I Cantoni possono prevederne altre (art. 18 LPT). Nel Canton Ticino l'art. 28 cpv. 2 lett. a LALPT dà facoltà al comune di "precisare la destinazione delle zone edificabili destinate all'abitazione e al lavoro prevedendo segnatamente zone per residenze esclusivamente o parzialmente primarie o secondarie, zone industriali o artigianali con adeguati servizi. All'interno delle zone possono essere previsti ulteriori vincoli o agevolazioni per particolari forme di utilizzazione quali quelle destinate al turismo o allo svago".</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><b><span> 4. Ponderazione degli interessi</span></b></p> <p class="R1"><span> In forza dei principi pianificatori sopra evocati, postulanti un uso parsimonioso e razionale del territorio per uno sviluppo armonioso del paese, è giocoforza comporre i conflitti tra i diversi tipi di utilizzazione possibili in base alle rispettive definizioni procedendo ad un'attenta ponderazione degli interessi in gioco. Non basterà che un terreno risulti idoneo all'edificazione, rispettivamente all'agricoltura per attribuirlo senz'altro alla relativa zona, ma si dovrà tener conto di tutti i fattori da cui dipende una realizzazione del piano conforme agli obiettivi, mediando le contrastanti esigenze (in questo senso, DTF 115 Ia 339, consid. 5). Né ci si fermerà unicamente ai fattori che interessano direttamente la pianificazione, ma si considereranno le esigenze che pone di volta in volta la protezione dell'ambiente, della natura, delle acque, del bosco, ecc., in applicazione delle relative disposizioni legali (DTF 113 Ia 461, consid. 5a). </span></p> <p class="R1"><span> Il piano dovrà inoltre rispettare le altre norme cantonali interessanti direttamente o indirettamente la pianificazione del territorio. Tra queste assume un indubbio rilievo la legge sulla conservazione del territorio agricolo del 19 dicembre 1989 (LTagr).</span></p> <p class="R1"><span> In altre parole, la pianificazione del territorio deve fare i conti con esigenze spesse volte contrastanti, con una realtà troppo complessa per poter essere gestita con formule riduttivamente rigide e schematiche.</span></p> <p class="R1"><span> Solo un’attenta, oculata ponderazione dei molteplici e contrastanti interessi in giuoco consente di comporre in modo ottimale i conflitti tra le diverse utilizzazioni del territorio, al fine di consentire un insediamento equilibrato, dallo sviluppo armonioso, che rispetti la natura e più specificamente l’ambiente, rispondendo in modo diversificato ai bisogni e alle aspirazioni della popolazione (cfr. DTF 117 Ia 432 consid. 4b, 115 Ia 339 consid. 5, 113 Ia 461 consid. 5a). </span></p> <p class="R1"><span> E' quanto l'art. 3 cpv. 1 OLPT prescrive alle autorità che "<i>dispongono di margine d'azione nell'adempimento e coordinamento dei compiti d'incidenza territoriale</i>". Esse devono 1. verificare quali sono gli interessi in causa, 2. valutare se sono compatibili - e semmai con quali implicazioni - con lo sviluppo territoriale auspicato, 3. tener conto nel miglior modo possibile degli interessi così enucleati.</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><b><span> 5. A. Part. __________</span></b></p> <p class="R1"><span> Esaminiamo dapprima la vertenza concernente il particellare n. __________.</span></p> <p class="R1"><span> In concreto il ricorrente chiede che il mapp. __________venga tolto dalla zona agricola, dove a suo avviso è stato arbitrariamente inserito dal PR, e venga invece attribuito alla zona edificabile, di cui è a ridosso e, a suo dire, naturale integrazione.</span></p> <p class="R1"><span> La situazione del fondo può essere così sinteticamente descritta. </span></p> <p class="R1"><span> Il part. __________è un appezzamento prativo di 4100 mq, a SSW di __________, all’estremità SSO del terrazzo di origine glaciale di “__________ ”, nel punto in cui questo si affaccia a strapiombo sopra la __________ di __________ __________.</span></p> <p class="R1"><span> Ai suoi piedi si snoda la strada cantonale per __________ e, parallelo ad essa, scorre il fiume __________. </span></p> <p class="R1"><span> A nord del terreno, separatone da una strada di servizio a fondo cieco, si dispiega un vasto comprensorio in larga parte costruito, ancorché senza grande ordine e ancor meno omogeneità.</span></p> <p class="R1"><span> Dal lato opposto si apre invece un’ampia zona agricola dalla quale il fondo è diviso da un profondo valloncello, scavato da un torrente che si getta poc’oltre nella __________; lo stacco è sottolineato dal boschetto che popola il ripido avvallamento e forma lungo il confine del fondo una cortina arborea che scherma il comparto alla vista di cui si trovi sul part. __________.</span></p> <p class="R1"><span> In sintesi: a nord e a ovest del terreno si estende un vasto comprensorio largamente costruito, a sud un’ampia area agricola. </span></p> <p class="R1"><span> Il quesito è se il part. __________appartiene all’uno a all’altro comparto.</span></p> <p class="R1"><span> Il comune, spalleggiato dal Consiglio di Stato, sostiene che il fondo sia parte integrante della zona agricola, partendo dal presupposto che il valloncello e il relativo boschetto non ne costituiscano il confine, ma una semplice separazione interna. </span></p> <p class="R1"><span> Di opposta opinione il ricorrente che vede nel proprio terreno una lacuna del tessuto urbano, una Baulücke da doversi colmare attribuendo il fondo alla zona edificabile.</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><span> La chiave del problema va cercata nei principi e criteri che soprassiedono alla delimitazione delle zone in contrapposizione: edificabile e agricola. </span></p> <p class="R1"><span> Incominciamo dalla prima. Con riferimento all’art. 15 LPT. </span></p> <h1><span> </span></h1> <p class="R1"><b><span> 6. Art. 15 LPT <i>Idoneità</i></span></b></p> <p class="R1"><span> 6.1 Presupposto numero uno perché l’inserimento di un terreno in zona edificabile possa entrare in linea di conto è la sua idoneità all’edificazione. Il comparto deve prestarsi per le sue caratteristiche naturali (morfologiche, topografiche, geologiche, climatiche, ecc.) all'edificazione e più in particolare al tipo di utilizzazione prevista (residenziale, industriale, artigianale, ecc.). L'edificazione vi dev'essere tecnicamente possibile. Ma il comparto dev'essere pure idoneo sotto il profilo giuridico. La sua attribuzione alla zona edificabile dev'essere per prima cosa in consonanza con gli scopi e i principi della pianificazione territoriale (art. 1 e 3 LPT) e, in caso di conflitto, prevalere sui contrapposti interessi. Menzioniamo tra questi per la loro importanza il rispetto del paesaggio, il mantenimento di sufficienti superfici coltive per l'agricoltura, la conservazione dei siti naturali e degli spazi ricreativi, la creazione di insediamenti accoglienti, la loro integrazione nel paesaggio e preservazione da immissioni nocive o moleste (inquinamento dell’aria, rumore, radiazioni, ecc.), valori tutti che è compito della pianificazione tutelare e che solo per motivi preminenti possono essere sacrificati all’edificazione. </span></p> <p class="R1"><span> L'azzonamento dev'essere inoltre compatibile con le disposizioni delle legislazioni speciali aventi diretta o indiretta attinenza col territorio (LPamb e rel. ordinanze, LPN, LTagr, ecc.), né essere precluso da vincoli di natura privata. </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><span> 6.2 Nel caso concreto l’idoneità del part. __________non è contestata e visto l'esito del ricorso per i motivi che verranno sviluppati in appresso non mette conto approfondire il tema.</span></p> <p class="MsoNormal"><b><span> </span></b></p> <p class="R1"><b><span> 7. Art. 15 lett. a) preesistente ampia edificazione </span></b></p> <p class="R1"><span> 7.1 Nel distribuire la funzione edificatoria sul proprio territorio il Comune deve riservarla per cominciare a quei terreni (purché naturalmente ne siano idonei) che già si trovano in un comprensorio ampiamente edificato; è solo se questi non bastano che è lecito estendere la zona esistente o crearne di nuove: così vuole il principio costituzionale dell’uso parsimonioso e razionale del suolo ripreso in sintesi dall’art. 15 LPT (cfr. DTF 113 Ia 444 consid. d/dc pag. 442).</span></p> <p class="R1"><span> E infatti il disposto, nell’enunciare alla lettera a) che alla zona edificabile appartengono i terreni già edificati in larga misura e alla lettera b) che ne fanno pure parte i terreni prevedibilmente necessari all’edificazione e urbanizzati entro 15 anni, postula implicitamente quest’ordine di precedenza: prima si faccia capo alle zone già costruite e se queste non bastano, e solo allora, si cerchino altrove i terreni occorrenti. </span></p> <p class="R1"><span> Abbiamo usato a ragion veduta il termine di comprensorio. Il termine italiano di “terreni già edificati in larga misura” non deve trarre in inganno: il requisito dell’edificazione e della sua concentrazione e densità non si misura per rapporto a singoli terreni ma bensì in termini comprensoriali. Bene esprime il concetto il termine tedesco di Gebiet che ritroviamo frequentemente nella giurisprudenza e dottrina di lingua tedesca a proposito dell’art. 15 let. a LPT. </span></p> <p class="R1"><span> Comprensorio già edificato in larga misura è la porzione del territorio caratterizzata dalla presenza di un insieme di costruzioni, raggruppate in modo da formare un’entità conclusa, chiaramente demarcata nel territorio, con una struttura e organizzazione interna propri, tali da dar vita ad un nucleo vitale, ad un’organica unità insediativa, in cui la sostanza edilizia sia effettivamente usata conformemente alla destinazione della zona edificabile di inserimento. </span></p> <p class="R1"><span> Comprensorio già ampiamente edificato è la porzione del territorio dominata da questa presenza. </span></p> <p class="R1"><span> Dipenderà dalla tradizione insediativa locale la densità edificatoria minima. In certe zone potrà essere ammessa una certa dispersione, in altre solo la contiguità sarà significativa.</span></p> <p class="R1"><span> Di norma avranno rilevanza solo le costruzioni compatibili col tipo di insediamento (residenziale, industriale, per il tempo libero, ecc.) la cui attribuzione alla zona edificabile è in predicato.</span></p> <p class="R1"><span> La valenza insediativa è espressa molto bene dal termine di Siedlung, ricorrente come un lietmotif nella giurisprudenza e dottrina, sempre di lingua tedesca, e declinato in tutta una serie di combinazioni proprie a quell’idioma. E così vediamo porsi l'esigenza che il comparto edificato abbia un Siedlungszusammenhang, riveli Siedlungqualität o Charakter, possegga un Siedlungskern, configuri un Siedlungsgebiet o Siedlungsbereich e così via.</span></p> <p class="R1"><span> Mentre “Gebiet” significa comprensorio e indica lo spazio costruito, “Siedlung” indica la natura, la <i>qualità </i>insediativa di quello spazio. </span></p> <p class="R1"><span> Luogo di aggregazione, dunque, e non mero aggregato. </span></p> <p class="R1"><span> (Per la definizione del concetto, cfr. per tutti DTF 116 Ia 197 consid. </span><span>2b pag. 201 ss ...Eine „weitgehende Überbauung“ ist eine effektiv bewohnte und benutzte Häusergruppe, die zudem von derartiger Qualität ist, dass sie sinnvollerweise nur der Bauzone zugeteilt werden kann. Nur die in die Bauzonen gehörenden Bauten, d.h. diejenigen des <b>allgemeinen Siedlungsbaus</b>, sind bei der Beurteilung, ob bereits eine weitgehende Überbauung besteht, zu berücksichtigen.) </span></p> <p class="MsoBodyText2"><span> </span></p> <p class="R1"><span> 7.2 Definito il concetto di comprensorio già ampiamente costruito, occorre stabilire i criteri per fissarne i limiti nel territorio, l’estensione spaziale.</span></p> <p class="R1"><span> Sono ipotizzabili almeno due tipi di situazioni: una in cui il comparto costruito forma un insieme concluso, racchiuso ad es. tra un quadrilatero di strade e attorniato da una zona inedificata e inedificabile (zona agricola, di protezione, ecc.) dove il problema del perimetro non si pone, è evidente. Tutt'al più possono esserci dei vuoti insignificanti al suo interno o slabbrature perimetrali che si tratta semplicemente di correggere. Pura operazione di rammendo del tessuto edilizio. </span></p> <p class="R1"><span> Altra situazione, con tutte le possibili varianti, è quella in cui il comparto edificato occupa la parte largamente predominante ma non l’intera superficie di un comprensorio topograficamente distinto, chiaramente definito (leggibile) nel territorio. Qui ci si può chiedere se per terreni già costruiti in larga misura si debba intendere solo la parte costruita di quella porzione del territorio o se per attrazione non debba esservi inclusa la rimanente frazione, rimasta inedificata. </span></p> <p class="R1"><span> In altri termini, questa frazione va intesa come facente parte del territorio già ampiamente costruito - e va dunque conglobata nella zona edificabile ex art. 15 cpv. a) LPT - oppure trattasi di un’area destinata ad esservi inserita solo se ricorrono gli estremi della lettera b), ossia unicamente se è prevedibile che bisognerà farvi capo per l’edificazione nei prossimi 15 anni? </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><span> 7.3 Vediamo, alla luce di alcuni casi significativi, quali risposte vi apporta la giurisprudenza. </span></p> <p class="R1"><span> In ZBl 94 (1993) pag. 251 ss. al consid. 6b è espresso il principio che le Baulücken debbano essere colmate se ciò è compatibile con gli altri principi e scopi della pianificazione, fatta la debita ponderazione degli interessi in gioco. E’ poi precisato che il concetto di “weitgehend überbautes Gebietes bzw. Landes” (terreni già costruiti in larga misura) può riferirsi solo a superfici strettamente delimitate e a veri e propri vuoti costruttivi (pag. 261). Lì la superficie era veramente troppo grande (13,5 ha) per pretendere che l’unica sua destinazione potesse essere l’attribuzione alla zona edificabile. Erano invece concepibili altre soluzioni che andavano definite nelle vie della pianificazione. </span></p> <p class="R1"><span> In ZBl 95 (1994) pag. 133, consid. 4a pag. 135, è ribadito che il comprensorio largamente edificato può pure comprendere dei vuoti costruttivi. Qui non si distingue tra vuoti all’interno del tessuto costruito e superfici inedificate adiacenti: è solo precisato che “Baulücken” sono singole parcelle inedificate confinanti direttamente col comparto costruito, di regola urbanizzate e di dimensioni ridotte. Il comparto inedificato dev’essere partecipe della qualità insediativa caratterizzante il comparto circostante. Ciò sarà tanto meno il caso quanto più grande sarà la parte non costruita, rileva il TF, ricordando di avere negato il carattere di Baulücke a superfici di __________, __________e ____________________. Avverte tuttavia che il quesito non si risolve in termini meramente quantitativi. Nel caso in discorso i quartieri confinanti con il terreno non costruito, di ben __________ __________, erano essenzialmente costituiti di villette monofamigliari assai spaziate, sicché non potevano esercitare sul terreno inedificato un effetto dominante né influenzarne in modo decisivo il destino pianificatorio.</span></p> <p class="R1"><span> In un altro caso (DFT 124 II 391 consid. 3 pag. 394 ss.) il TF ha invece ammesso l’appartenenza al comprensorio già largamente costruito di un terreno di 5.500 mq, circondato da una zona definita agricola dal PR, ma in realtà coperta da fabbricati di cui solo alcuni agricoli, per cui la sua attribuzione alla zona edificabile non avrebbe reso edificabile un comparto (Umfeld) ancora inedificato, non ponendosi quindi in urto col principio della separazione tra territorio costruito e no. Malgrado quella che nel PR appariva come isola non costruita (Bauzoneninsel), la connessione con l’unità insediativa (Siedlungszusammenhang) non era interrotta; ciò risultava parimenti dai rilievi fotografici. Non si trattava alla fin fine della creazione di una minuscola zona edificabile ma dell'assorbimento nel comprensorio costruito di una modesta area contigua che lo ampliava in misura insignificante. A proposito di questo caso piuttosto singolare non è forse inutile notare la nuova destinazione del terreno: vi si doveva costruire un maneggio e non edifici residenziali. </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><span> 7.4 Risulta da questi esempi che per "i terreni già costruiti in larga misura" la giurisprudenza non intende unicamente l'area effettivamente già coperta da costruzioni (contenuta entro il perimetro esterno dell’edificazione), ma vi ammette pure delle aree interne o adiacenti ad essa, nella misura in cui la realtà spaziale, l’esigenza di dare un assetto razionale al territorio non ammette ragionevolmente altra soluzione. </span></p> <p class="R1"><span> Tra i criteri cui deve ispirarsi l’attribuzione al comparto edificato bisogna considerare l’ampiezza dello spazio inedificato da includervi (il TF insiste per la sua limitatezza) nonché il rapporto intercorrente tra parte costruita e no. Se quest'ultima è di poco momento rispetto alla totalità e se da sola non ha un significato pianificatorio di qualche rilievo, l'assegnazione alla zona edificabile può difficilmente negarsi.</span></p> <p class="R1"><span> Occorre tuttavia che la porzione inedificata di quel comprensorio, insignificante se relazionata ad esso, non possa invece configurarsi con sufficienti ragioni come parte di un'altra zona, ad esempio di una zona agricola dalla quale essa sia solo separata accidentalmente, senza che ciò escluda l’appartenenza alla medesima. </span></p> <p class="R1"><span> Nel dubbio si ricorre alla ponderazione degli interessi in presenza. </span></p> <p class="R1"><span> Tra questi riveste fondamentale importanza l’esigenza di contenere lo spazio destinato all’edificazione nei limiti del presumibile bisogno (calcolato per i prossimi 15 anni ai sensi della lett. b) dell’art. 15 LPT). Più la contenibilità della zona edificabile complessiva supera questo bisogno e meno si giustifica di aggregare nuovi spazi edificabili al comparto già edificato. L’art. 15 let. a) LPT non dev’essere strumentalizzato per gonfiare la zona edificabile raggirando il disposto dell’art. 15 lett. b. L’esigenza di conferire al territorio un ordinamento pianificatorio razionale confligge in ipotesi con quella di fare un uso parsimonioso del suolo e il conflitto va risolto in via di ponderazione. </span></p> <p class="R1"><span> Nessun serio dubbio pongono in questo contesto quegli spazi di modesta entità, privi di autonomo significato, che si trovano all'interno del comprensorio o nelle immediate adiacenze e che con ogni evidenza formano un tutt'uno funzionale con esso e dunque devono esservi conglobati e condividerne la destinazione edificatoria. </span></p> <p class="R1"><span> Sono le cosiddette eigentliche Baulücken o gli spazi residui al margine del comprensorio costruito che in questa misura sono comunemente accettati dalla giurisprudenza come facentine parte o comunque propri ad integrarlo. </span></p> <p class="MsoNormal"><b><i><span> </span></i></b></p> <p class="R1"><b><span> 7.5 In concreto</span></b></p> <p class="R1"><span> Come si è visto dalla descrizione del fondo il part. __________ può essere considerato l’estrema propaggine a sud di un comprensorio già in larga parte edificato. Visto più davvicino è l’ultimo tassello di una fascia, in parte già costruita, che si allunga a NO del fondo, delimitata a NO dalla strada di servizio e a SO dal boschetto che corona il ciglio dell’avvallamento. Sulla particella contigua all’__________ sorge un caseggiato di 5 piani mentre quella successiva è libera da costruzioni. </span></p> <p class="R1"><span> Ma il fondo può anche essere visto come naturale completamento dell’ampia zona agricola che a sud abbraccia su un fronte di ca. 300 mtl. la parte terminale del pianoro, fino alla frangia boschiva che gli fa da cornice. </span></p> <p class="R1"><span> Dalla parte principale il part. __________è separato dalla cesura del valloncello e del boschetto. </span></p> <p class="R1"><span> Ora è vero che il filare di alberi fa da barriera alla vista e può facilmente essere percepito come confine naturale della zona da chi si ponga sul terreno o lungo la strada. Visto però in una prospettiva più ampia (sui piani o sulla fotografia agli atti) il terreno appare altrettanto bene appartenere alla zona agricola che a quella edificabile: può integrare in modo confacente, senza forzature, e per così dire indifferentemente, sia l’una che l’altra zona.</span></p> <p class="R1"><span> Per la sua dimensione non può tuttavia essere sussunto nella categoria dei semplici scampoli scampati all’edificazione in un comprensorio già ampiamente edificato di cui debba necessariamente condividere il destino pianificatorio, esclusa ogni assennata alternativa (Baulücken).</span></p> <p class="R1"><span> Solo la ponderazione degli interessi in gioco può dirimere la questione. </span></p> <p class="R1"><span> Qui va esaminato in primo luogo il problema della contenibilità della zona edificabile. </span></p> <p class="MsoHeader"><span> </span></p> <p class="R1"><b><span> 8. Art. 15 lett. b LPT requisito del fabbisogno </span></b></p> <p class="R1"><span> 8.1 E' il problema della corretta dimensione della zona edificabile, altrimenti detto della sua contenibilità o ricettività.</span></p> <p class="R1"><span> Per determinarla si ricorre di regola a proiezioni: un metodo consiste nell'accertare il consumo di terreno edificabile verificatosi negli ultimi anni per quindi prevedere in base al trend evidenziato il fabbisogno dei prossimi quindici (DTF 116 Ia 230). Un altro metodo fonda la prognosi sul rapporto tra le superfici costruite e quelle rimaste libere all’interno della zona edificabile. Dal raffronto annuale si evince il tasso di utilizzo delle riserve di aree edificabili negli ultimi anni e se ne calcola il fabbisogno per i prossimi 15 (DTF 114 Ia 369, 116 Ia 231). In certi casi, i più liquidi, basta porre a base della proiezione l'evoluzione demografica degli ultimi anni. </span></p> <p class="R1"><span> Il risultato va quindi aggiustato per tener conto di fattori particolari propri a modificare il quadro prospettico. </span></p> <p class="R1"><span> Infine si confronta il risultato del calcolo con la ricettività del PR, ossia con le unità insediative che le zone edificabili previste dal PR possono accogliere. </span></p> <p class="R1"><span> Si vedrà così se la contenibilità è commisurata al fabbisogno calcolato come sopra o se è invece esorbitante.</span></p> <p class="R1"><span> E' quanto risulta per gran parte dei comuni ticinesi: se nel Canton Ticino si dovesse costruire interamente quanto consentirebbero i singoli PR si potrebbe accogliere poco meno di 900.000 unità insediative (di cui 650.000 UI di tipo residenziale). Occorre quindi far prova di rigore e ammettere l'annessione di nuove aree solo per impellenti, comprovate necessità. </span></p> <p class="R1"><span> Tenuto presente, come avverte il TF, che l’art. 15 LPT non ha carattere di assolutezza, non è da solo determinante. Il TF ha così convalidato la scelta di un comune confinante con l'agglomerato che ha ridotto la ricettività della sua zona edificabile rispetto al calcolo proiettivo del fabbisogno al fine di evitare un salto di scala che avrebbero compromesso la sua identità. </span></p> <p class="R1"><span> L’azzonamento deve tendere, come tutta la pianificazione, a realizzare un insediamento equilibrato, commisurato allo sviluppo che si vuole ragionevolmente imprimere al paese, in forza di una scelta le cui forti valenze politiche non la esimono dal passare al vaglio della ponderazione generale di tutti gli interessi in gioco (DTF 116 Ia 232, 114 Ia 369, 113 Ib 230 ss consid. 2c). </span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> 8.2 Nel comune di __________ la situazione si presenta nei seguenti termini. Il Rapporto di pianificazione del PR ‘95 indica una contenibilità teorica di <b>10.000 </b>unità insediative, suddivise in <b>8000 </b>abitanti, <b>1400</b> posti lavoro e <b>600</b> posti turismo, a fronte di soli <b>2.810 </b>abitanti, <b>440 </b>posti lavoro e <b>180 </b>posti turismo registrati a fine 1990. Cinque anni dopo (fine 1995) la popolazione residente era sostanzialmente invariata (<b>2’802</b>). </span></p> <p class="R1"><span> Il PR all’esame presentava quindi una riserva teorica di ben <b>6’570</b> unità insediative, di cui <b>5’190</b> riferite ai soli abitanti. Ciò corrisponde a un incremento del <b>184%</b> rispetto alla situazione attuale. L’evoluzione demografica degli ultimi anni rende tuttavia altamente inverosimile l’esigenza di una così elevata ricettività. La popolazione di __________ è infatti aumentata dell’<b>11%</b> nel decennio 1980-1990 e da allora si è addirittura stabilizzata. Il divario tra ricettività e dinamica demografica è così macroscopico da rendere superfluo ogni altro calcolo proiettivo. </span></p> <p class="R1"><span> Commentando questi dati il Consiglio di Stato osserva che “come già evidenziato dal Dipartimento nell’ambito dell’esame preliminare il problema del sovradimensionamento della zona edificabile non potrà essere sanato a tutti gli effetti, siccome gran parte del territorio comunale si presenta già largamente edificato e urbanizzato, ed in quanto tale non potrà essere oggetto di importanti dezonamenti”, ma che “nel caso di __________, caratterizzato da un considerevole sovradimensionamento, ai fini di poter giustificare l’opportuna politica di densificazione degli insediamenti promossa dal Comune con l’approvando PR è però indispensabile verificare in modo rigoroso l’estensione delle ZE con l’obbiettivo di ridurle nella maggior misura possibile” e conclude più oltre rilevando che “l’incongruenza del Piano delle zone con i principi sanciti dalla LPT e dalla LALPT relativamente al dimensionamento del Piano, impone l’attuazione di ulteriori dezonamenti in particolare nel comprensorio situato tra la località Roggiana e il valico di __________, come già chiesto in sede di esame preliminare”. </span></p> <p class="R1"><span> Sono considerazioni che il TPT condivide pienamente; la contenibilità teorica del nuovo PR di __________ (ereditata, lo si riconosce, dal precedente PR del 1976, concepito in un’epoca di piena “euforia” edilizia) è tale da proscrivere ogni ulteriore espansione della zona insediativa ed anzi da esigerne la riduzione.</span></p> <p class="R1"><span> La non inclusione del part. __________nella zona edificabile rientra in questa strategia e il Consiglio di Stato non poteva che approvare il PR su questo punto. Decidere diversamente avrebbe comportato una chiara violazione dell’autonomia comunale. </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><b><span> 9. Art. 16 LPT zona agricola</span></b></p> <p class="R1"><span> 9.1 Giusta l'art. 16 LPT le zone agricole comprendono i terreni idonei all’utilizzazione agricola o all’orticoltura e i terreni che devono essere utilizzati dall’agricoltura nell’interesse generale, con l’avvertenza che, per quanto possibile, devono essere delimitate ampie superfici contigue.</span></p> <p class="R1"><span> La drastica riduzione subita dai terreni agricoli negli anni addietro rende particolarmente importante ed attuale la salvaguardia di quelli superstiti e ciò per tutta una serie di motivi, che vanno dalle necessità dell’agricoltura stessa, all’esigenza di assicurare l’approvvigionamento alimentare del paese in caso di grave crisi, alla riserva di aree impregiudicate per le prossime generazioni e infine e non ultimo alla protezione del paesaggio. </span></p> <p class="R1"><span> Come rileva il Tribunale federale, le finalità della zona agricola sono molteplici: travalicano l’ambito meramente agricolo per invadere la politica dell’alloggio, del mercato immobiliare, della protezione dell’ambiente, ecc. In questa funzione deve mantenere libere anche aree mediocremente idonee all’agricoltura ma meritevoli per altre considerazioni di essere conservate. </span></p> <p class="R1"><span> La zona agricola è l’antagonista per eccellenza della zona edificabile di cui è chiamata a contrastare l’invadenza, particolarmente accentuata nel comune di __________, come abbiamo potuto dedurre dai dati presentati nei considerandi precedenti.</span></p> <p class="MsoNormal"><b><span> </span></b></p> <p class="R1"><span> 9.2 In concreto non può essere negato che il controverso terreno si presti all’agricoltura. La sua dimensione di poco inferiore a 5000 mq, la sua conformazione in larga misura pianeggiante, la forma regolare bastano per un’attività agricola se non altro di complemento, che integri quella svolta da un’azienda agricola su altri terreni. Ad es. quelli della grande area agricola al di là del valloncello. Ad ogni modo la Sezione Agricoltura ha inserito il terreno nel catasto delle idoneità agricole classificandolo come “molto idoneo alla campicoltura” e non v’è motivo per dubitare della fondatezza della valutazione. </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><span> Bene ha fatto quindi il Comune ad attribuire il fondo litigioso in zona agricola e il Consiglio di Stato ad approvare questa scelta.</span></p> <p class="R1"><span> Le censure ricorsuali non possono trovare adesione.</span></p> <p class="R1"><span> Un’attenta ponderazione degli interessi in gioco non può portare ad altro risultato, essendo pacifico che l’interesse del proprietario a edificare il proprio fondo deve cedere il passo nelle circostanze del caso di specie all’interesse pubblico ad una pianificazione rispettosa degli scopi e principi fondamentali sanciti dalla legge e già enunciati in nuce dalla costituzione. </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><b><span> 10. Part. __________</span></b><span>località __________</span></p> <p class="R1"><span> Il ricorrente contesta il vincolo AP-EP negando segnatamente l’esistenza di un prevalente interesse pubblico.</span></p> <p class="R1"><span> Vediamo qui in appresso i motivi per i quali la censura merita accoglimento.</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><span> <b>11.</b> L'imposizione di un vincolo AP-EP comporta una restrizione di diritto pubblico della proprietà privata la cui compatibilità con la garanzia della proprietà sancita precedentemente dall'art. 22 ter Cost, e ora dall’art. 26 nCost., richiede l’esistenza di una base legale, un interesse pubblico predominante, il rispetto del principio della proporzionalità e infine un totale indennizzo se la restrizione corrisponde a esproprio (DTF 114 Ia 337/338).</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><b><span> 12. base legale</span></b></p> <p class="R1"><span> Rettamente non è stata posta in discussione la base legale, rintracciabile nei principi pianificatori fondamentali del diritto federale, enunciati dagli art. 1 e 3 LPT e recepiti nel diritto cantonale dagli art. 25 e 28 cpv. 1 e cpv. 2 lett. d LALPT. </span></p> <p class="MsoNormal"><b><span> </span></b></p> <p class="R1"><b><span> 13. interesse pubblico</span></b></p> <p class="R1"><span> 13.1 Si tratta di un concetto dinamico, che evolve in una con la società riflettendone esigenze e aspirazioni (in questo senso DFT in ZBl 1976 pag. 362, cit. in Rhinow/Krähenmann Schweizerische Verwaltungrechtsprechung Nr. 57). </span></p> <p class="R1"><span> In linea generale è pubblico l'interesse che coinvolge la generalità dei cittadini o una sua parte significativa e che compete al potere pubblico promuovere. Si può dire che v'è interesse pubblico ad un provvedimento di pianificazione del territorio quando la sua adozione corrisponde ad un bisogno importante, chiaramente recepito dalla collettività o meritevole di esserlo (cfr. G. Müller, Commentaire de la Const. féd. No. 34).</span></p> <p class="R1"><span> Non occorre che il bisogno sia immediato. Come la giurisprudenza federale ha ripetutamente precisato, l’interesse pubblico può anche risiedere in bisogni futuri della collettività. Occorre però che la pianificazione “<i>indichi con la massima esattezza possibile il fine perseguito e che la previsione formulata abbia una certa verosimiglianza di avverarsi” </i>(DTF 113 Ia 464; cfr. pure 114 Ia 339 seg. consid. 2d).</span></p> <p class="R1"><span> In materia di AP-EP dev’essere specificato con sufficiente chiarezza quale opera d’uso comune dev’essere realizzata sul fondo vincolato; deve quindi essere reso plausibile che la realizzazione di quell’opera su quel fondo risponda a un bisogno della collettività prevalente sull’interesse del privato a liberamente disporre della sua proprietà.</span></p> <p class="R1"><span> Non è ammesso invocare un generico interesse pubblico al fine di dar corso ad un indiscriminato accaparramento di terreni, per non meglio specificate e ancor meno dimostrate esigenze future, ma in realtà per riservare al comune il più ampio spazio di manovra. </span></p> <p class="R1"><span> Anche se a questo riguardo non ci si possa esimere dal rilevare, in via generale e senza alcun riferimento al caso concreto, come di per sé l’acquisizione di terreni da parte dell’ente pubblico quale riserva strategica per non ancora definite né definibili operazioni pianificatorie future non sia necessariamente da addebitare a incontrollato appetito fondiario ma potrebbe anzi essere ascritto a lodevole lungimiranza. E infatti se i comuni avessero perseguito questa politica prima di aver creato loro stessi, coi loro PR, le condizioni per uno sfrenato aumento del prezzo dei terreni, non si troverebbero oggi a dover rinunciare, non potendone sostenere l’eccessivo carico finanziario, ad opere pubbliche di sicuro interesse per la collettività né a conferire una assetto pianificatorio più congruo al loro territorio, non condizionato dall'ipoteca espropriativa. Ben altrimenti intelligente la politica di città olandesi, Amsterdam in testa, che prima si sono procacciati i terreni (quando il loro prezzo era ancora quello agricolo) e poi hanno programmato l’estensione della città facendo capo a quegli stessi terreni ed hanno così potuto dettare in modo incomparabilmente più libero e creativo termini e modalità della crescita urbana. </span></p> <p class="R1"><span> In quest’ordine di idee si muove, fatte le debite proporzioni, la raccomandazione che il Consiglio di Stato fa al comune al capitolo “Piano delle attrezzature e costruzioni d’interesse pubblico” della contestata risoluzione nell’invitarlo “<i>a voler approfittare, in futuro, delle occasioni che si presenteranno per assumere nuove superfici da destinare a scopi pubblici, laddove vi sono delle carenze che devono essere sanate”. </i></span></p> <p class="MsoHeader"><span> </span></p> <p class="R1"><span> 13.2 Si innesta qui il discorso della pianificazione finanziaria delle opere danti luogo a vincolo AP-EP.</span></p> <p class="R1"><span> A norma dell'art. 24 cpv. 2 LALPT il PR organizza e disciplina le attività di incidenza territoriale in funzione dei bisogni di sviluppo per i prossimi quindici anni. Esso dev'essere commisurato alle capacità finanziarie del Comune.</span></p> <p class="R1"><span> Secondo l'art. 26 LALPT il PR si compone di un rapporto di pianificazione, di rappresentazioni grafiche, di norme d'attuazione e di un programma di realizzazione.</span></p> <p class="R1"><span> Quest'ultimo indica i costi delle opere e il modo in cui sono coperti, come pure l'ordine progressivo degli interventi pubblici e il coordinamento delle fasi di attuazione. Così prescrive <b>l'art. 30 LALPT</b>, con la precisazione che la modifica del ‘95 ha reso unicamente indicativo questo strumento.</span></p> <p class="R1"><span> Traspare comunque da queste disposizioni la preoccupazione del legislatore che i PR non siano fondati su propositi velleitari ma su una seria ponderazione dei bisogni e dei mezzi per soddisfarli. La pianificazione del territorio non può essere fatta senza una pianificazione economico-finanziaria. Il discorso assume una particolare valenza in materia di vincoli AP-EP. Affinché la restrizione della proprietà privata che ne deriva possa ritenersi legittima occorre, a mente della giurisprudenza, rendere sufficientemente verosimile che l'opera per cui il vincolo è apposto verrà effettivamente realizzata; la sua fattibilità dev’essere plausibile. A questo fine deve potersi desumere da calcoli e proiezioni attendibili che le finanze del comune possono sopportare tanto l'investimento quanto la gestione (118 Ia 404 c. 4c, 118 Ia 394 Seeuferweg, 114 Ia 337). </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><span> 13.3 Il ricorrente nega che il vincolo sia sorretto da una pianificazione seria e attendibile e ad ogni modo che rispecchi una precisa volontà realizzativa. Il lunghissimo tempo trascorso dalla prima istituzione del vincolo starebbe a dimostrare che il Comune vuole sì tenere a sua disposizione il fondo gravato ma senza una chiara idea di cosa farne, senza la ferma volontà di realizzarla e infine senza una ponderata valutazione dell’onere finanziario e della sua sostenibilità. </span></p> <p class="R1"><span> Il Municipio già nella risposta ai ricorsi di 1.a istanza aveva rilevato come la prospettiva di dover avviare a medio termine la procedura espropriativa non fosse motivo per recedere dal vincolo insinuato dai ricorrenti.</span></p> <p class="R1"><span> Avverte che, unito a quello del fondo adiacente,<b> </b>il terreno __________ è l’unico sedime di una certa dimensione e configurazione (andamento pianeggiante) ancora libero da costruzioni nella parte alta del Comune. Motivo questo che il Consiglio di Stato riprende nel ritenere pienamente giustificata sotto il profilo pianificatorio l’AP6 in questione ed esclude in proposito che occorrano “<i>particolari studi di fattibilità per giustificarne la realizzabilità, l’opportunità e la pubblica utilità”. </i></span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><span> Esatto è in proposito che l’addensarsi dell’edificazione in quel comparto ha finito per fare quadrato attorno al terreno, facendone uno spazio interno prezioso per tutta una serie di usi pubblici che possono essere riassunti nel termine di infrastrutture per lo svago e la ricreazione e che il Rapporto di pianificazione definisce “campi da gioco, giardino pubblico”. Non occorre che l'attrezzatura costi granché, si può fare il passo secondo la gamba, procedere a piccoli passi, un po’ per volta. Ma alla base ci vuole la disponibilità del terreno. L’investimento sta essenzialmente nel suo acquisto. Si può quindi soprassedere dal prevedere nei dettagli o anche nelle grandi linee cosa si vuol fare del terreno e aspettare a preventivare i costi del suo arredamento quando gli intenti si saranno precisati. </span></p> <p class="R1"><span> Quanto alla lunghissima attesa del Comune per sbloccare la situazione, ancora oggi non definita nei dettagli, può trovare spiegazione in molte ragioni che il Comune elenca negli allegati trovando eco in quelli del Governo. Non serve dilungarcisi sopra. L’interesse comunale a mettere le mani sul terreno non dipende dalla precisa attrezzatura che vi si vuole installare ma è di per sé contenuto nella definizione della funzione che il fondo dovrà svolgere e che sta tra il giardino pubblico e il campo giochi, senza peraltro escludere una serie di varianti, da definirsi al momento opportuno. </span></p> <p class="R1"><span> Qual’è la destinazione pianificatoria base alla quale il terreno è votato si capisce perfettamente e ciò deve bastare a spiegare che il Comune anziché lasciare in pasto al mattone quest’ultimo importante spazio risparmiatone lo destini a scopi ricreativi a favore della popolazione residente. </span></p> <p class="R1"><span> Che il fondo costituisca o meno una Baulücke, cosa tutt’altro che evidente visto le sue dimensioni configurazione e posizione, non è qui determinante. Potrà esserlo semmai in sede di procedura espropriativa. Fosse anche uno di quegli spazi liberi da costruzioni privi di autonomo significato pianificatorio, accidentale smagliatura del tessuto edificatorio da rammendare consentendone a sua volta l’edificazione (appunto una Baulücke), il terreno non potrebbe necessariamente pretendere di esservi inglobato, visto la sua importanza non solo per la sua utilità materiale di luogo di svago e ricreazione ma anche per la sua funzione ideale di centro di coesione sociale, punto di riferimento, elemento di identificazione del quartiere, tanto più prezioso quanto questo è anonimo e spersonalizzato. </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><span> 13.4 E’ però essenziale che, visto l’estensione della superficie da acquisire, si sia preventivato il costo del terreno e ch’esso risulti sopportabile per le finanze del comune.</span></p> <p class="R1"><span> Il Rapporto di pianificazione nell’indicare i dati quantitativi che interessano il piano delle attrezzature e costruzioni di interesse pubblico (AP-CP) precisa che i mq da espropriare sono 4700. </span></p> <p class="R1"><span> Al capitolo "Valutazione investimenti AP-EP" il Programma di realizzazione calcola in fr. 1.880.000.--, in base a un costo unitario di fr. 400.- - mq. il costo del terreno occorrente per l’AP6. </span></p> <p class="R1"><span> Come avvertono le osservazioni, le opere non sono calcolate per mancanza di un progetto di dettaglio; cosa, abbiamo visto, di per sé di scarso rilievo.</span></p> <p class="R1"><span> L’ordine di grandezza degli investimenti, viene precisato a pag. 4, è certamente parziale e potrà essere completato progressivamente nel tempo. La maggior parte degli investimenti sono previsti nell’ambito del piano del traffico (74%) mentre il resto (26%) sono investimenti per acquisto sedimi AP-EP.</span></p> <p class="R1"><span> Su un investimento totale (Piano del traffico, delle attrezzature pubbliche, dei servizi pubblici) previsto in fr. 18.617.400.-- i costi di urbanizzazione (senza acquedotto e canalizzazioni né AP-EP) risultano di ca. 19 fr/mq “<i>il che dimostra come le zone del Comune sono di fatto urbanizzate e che i nuovi investimenti prevedibili sono sostanzialmente dovuti a opzioni di ristrutturazione qualitativa (v. ed. es. asse centrale con viabilità di contorno) nonché alla completazione e ristrutturazione dell’offerta di strutture di parcheggio o aree pubbliche.</i>”</span></p> <p class="R1"><span> In questo contesto l’AP6 è collocata, al capitolo “Fasi di attuazione”, tra le opere e investimenti della <b>1.a fase</b>, riservata all’acquisizione dei terreni e si prevede di darle attuazione <b>entro 5 anni dalla data di approvazione del PR.</b> </span></p> <p class="R1"><span> L’investimento complessivo di questa fase è di 3.500.000.- fr. mentre per la 2.a fase (entro 10 anni) sono preventivati 4.500.000.- fr. e 10.500.000.- fr. per la terza (oltre 10 anni). Questa suddivisione, afferma il documento a pag. 12, “<i>dimostra una ripartizione sostenibile degli oneri finanziari per investimenti</i>”. </span></p> <p class="R1"><span> Questa asserzione non è dimostrata. Deliberatamente. Se dai dati testé riportati si può sostenere che la prima incombenza prescritta dall’art. 30 LALPT, l’indicazione dei costi delle opere, sia a rigori adempiuta, non così la seconda che vuole indicati i modi in cui i costi sono coperti.</span></p> <p class="R1"><span> Il Programma di realizzazione non lascia dubbi in proposito. Leggiamo infatti a pagina 1 che il programma “<i>non è accompagnato da un’analisi della disponibilità finanziaria (come aveva auspicato l’autorità cantonale)</i>”. Motivo, asseritamene principale e decisivo: “<i>la sede per l’introduzione dell’output per investimenti è il piano finanziario (e non il piano regolatore) che comprende l’assieme delle risorse e degli impegni finanziari del Comune presumibili entro l’orizzonte temporale di 4-5 anni</i>.”</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><span> 13.5 L’assunto non può trovare adesione. </span></p> <p class="R1"><span> E’ esatto che lo strumento finanziario comunale per eccellenza è il piano finanziario. E’ di regola la base per ottenere il credito d’impegno e quindi per poter attuare le opere previste dal PR. </span></p> <p class="R1"><span> Il piano finanziario ha però un orizzonte temporale di 5 anni al massimo (definisce la politica finanziaria del comune a medio termine) e già per questo motivo non è idoneo a determinare la sostenibilità finanziaria di una pianificazione a lungo termine com’è nel suo insieme il PR.</span></p> <p class="R1"><span> Tale sostenibilità dev’essere accertata all’atto dell’adozione (rispettivamente approvazione) del PR anche se necessariamente con un grado minore di attendibilità di quella che può offrire un piano finanziario per la parte degli investimenti da realizzare nei prossimi 5 anni. </span></p> <p class="R1"><span> Certo, la cosa è arcinota, è difficile azzardare previsioni finanziarie (e non solo) oltre il termine di 5 anni; costi, contributi e sussidi si conoscono effettivamente solo nella fase realizzativa delle opere. Ciò non toglie che, pur con largo margine di approssimazione, si possono fare delle previsioni sufficientemente orientative circa il costo dell'investimento, e analogamente della gestione, quanto basti per desumere con un accettabile livello di verosimiglianza la fattibilità o meno dell'operazione.</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><span> Non si dimentichi in questo contesto l’art. 19 LPT nella modificazione del l6 ottobre 1995, entrata in vigore il 1. aprile 1996. La legge fa ordine all’ente pubblico di urbanizzare le zone edificabili “nei termini previsti dal programma di urbanizzazione.” (cpv. 2 primo periodo). “Se l’ente pubblico non urbanizza le zone edificabili nei termini previsti, deve permettere ai proprietari fondiari di provvedere da sé all’urbanizzazione dei fondi secondo i piani approvati dall’ente pubblico oppure di anticipare le spese d’urbanizzazione giusta il diritto cantonale” (cpv. 3). </span></p> <p class="R1"><span> Programma di urbanizzazione, dunque, approvazione dei relativi piani, ecco le incombenze che la legge federale impone all’ente pubblico. Ora è inimmaginabile che un simile programma, che in materia di opere di questa importanza può abbracciare facilmente una decina d’anni e più, possa essere varato senza il supporto di una verifica finanziaria, del tutto indispensabile per approntare una politica delle finanze pubbliche responsabile. </span></p> <p class="R1"><span> E detto questo come si può pensare che gli investimenti AP-EP possano essere lasciati, loro, in un limbo di incertezza e non invece inseriti nella programmazione concernente l’urbanizzazione? Assieme formano la grande famiglia dell’infrastruttura, assieme pongono gravi oneri alla collettività, che deve pianificare anche sotto l’aspetto finanziario questo fondamentale suo impegno. </span></p> <p class="R1"><span> Non è un caso che l’art. 30 LALPT, applicabile anche all’urbanizzazione (se non si vuol sostenere che per questa si adotti un programma distinto), esige che non solo si specifichino le opere previste ma che si indichi anche il modo con cui si intende finanziarle. </span></p> <p class="R1"><span> In effetti, non si può ammettere che un PR preveda tutta una sequela di opere con altrettanti vincoli sulla proprietà privata e il legislativo comunale lo adotti senza gli elementi per giudicare se i costi rientrano nelle possibilità economico-finanziarie del comune. Ha appena approvato il PR e in sede di esame del piano finanziario scopre che non può pagarsi gli investimenti previsti. Rivede il PR? </span></p> <p class="R1"><span> Ci vuole ovviamente uno strumento finanziario che consenta al Consiglio comunale di valutare la sopportabilità finanziaria del PR prima che lo adotti. </span></p> <p class="R1"><span> E, passando all’altro campo, è solo disponendo di una simile base che il proprietario vincolato potrà accertarsi se il presupposto della sostenibilità è rispettato. Non può essere rinviato ad un successivo piano finanziario, neppure se l’orizzonte temporale di questo strumento regolamentare (obbligatorio dal 2001 per i comuni con almeno 500 abitanti) dovesse coincidere con il periodo entro il quale è previsto attuare l’investimento.</span></p> <p class="R1"><span> Piano regolatore e piano finanziario sono due strumenti diversi, con diversa, distinta funzione e portata: questo non sostituisce quello; non può supplire alle sue carenze. </span></p> <p class="R1"><span> In realtà bisogna disporre di un piano finanziario a lungo termine, malgrado tutte le difficoltà previsionali che affliggono simili esercizi proiettivi, lasciando il piano finanziario attuale per il medio termine e il preventivo annuale per il breve. </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><span> 13.6 Ciò premesso la (deliberata) assenza nel PR, disattendendo la prescrizione dell’art. 30 LALPT, di una verifica della sostenibilità finanziaria dell'investimento impedisce al piano di fornire gli elementi di giudizio necessari ad accertare la presenza di un interesse pubblico a dotare il comune dell’attrezzatura prevista. </span></p> <p class="R1"><span> Ciò comporta l'annullamento della decisione governativa, approvante malgrado queste carenze il vincolo AP sul part. __________RFD __________, e gli atti devono essere rinviati al Comune affinché completi l’accertamento nel senso sopra indicato. </span></p> <p class="R1"><span> Nulla esclude d’altronde che le informazioni occorrenti possano essere raccolte nell’ambito del piano finanziario che il Comune si appresta ad approntare. </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><b><span> 14. Ripetibili</span></b></p> <p class="R1"><span> Malgrado l’esito dei ricorsi, uno respinto e l’altro accolto, non vi è luogo a compensazione delle ripetibili, atteso che il Comune, assistito da avvocato solo al termine della procedura (comunicazione __________.__________.__________) non vi ha diritto, mentre è però esentato da tasse di giudizio per essere intervenuto nell’esercizio delle sue funzioni e non a difesa di interessi patrimoniali. </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>Per questi motivi,</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><b><span>dichiara e pronuncia</span></b></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> <b>A. particella n. __________RFD __________</b></span></p> <p class="R1"><span> 1. Il ricorso contro la decisione governativa approvante l'attribuzione della part. __________alla zona agricola è respinto.</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> 2. La tassa di giudizio di fr. 800.-- è a carico dei ricorrenti, in solido.</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> <b>B. particella n. __________RFD __________</b></span></p> <p class="R1"><span> 3. Il ricorso contro la decisione governativa approvante l'attribuzione della part. __________alla zona AP6 è accolto ai sensi dei considerandi. La decisione è conseguentemente annullata e il PR rinviato su questo punto al Comune perché provveda a completare gli atti come indicato nei considerandi.</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><span> 4. Non si prelevano tasse di giudizio. Il Comune verserà fr. 1'200.-- di ripetibili in ragione di fr. 200.-- per ogni ricorrente.</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><span> 5. Intimazione: </span><span>- Avv. __________ __________, __________</span></p> <p class="R1"><span> - Municipio di __________ </span><span><br/> - Consiglio di Stato, ___________<br/> - Sezione pianificazione urbanistica, __________<br/> <br/> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>Tribunale della pianificazione del territorio</span></p> <p class="MsoNormal"><span>Il presidente Il segretario</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </div></body></html>