<h2>SubmittedText<h2><p>Nel quadro del progetto riguardante l'imposizione dell'economia digitale, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) prevede adeguamenti di ampia portata del diritto fiscale internazionale. Non è previsto soltanto un orientamento dell'imposizione verso i mercati di sbocco, ma anche prescrizioni in materia di imposizione minima. Questi piani non interessano soltanto i gruppi attivi nel campo digitale, ma tutte le principali società che operano a livello internazionale nel settore industriale e dei servizi. Inoltre, i piani avranno ripercussioni sull'intera economia. Gli elementi chiave del progetto dovrebbero essere resi pubblici già all'inizio del 2020. Il Partito liberale-radicale (PLR) ritiene che per rimanere competitivi occorre mantenere basse le imposte svizzere sull'utile. Anche uno studio più recente dell'UE conferma che imposte sull'utile basse sono la migliore garanzia per preservare posti di lavoro. Il PLR aveva pertanto chiesto al Consiglio federale una strategia fiscale a lungo termine nell'interesse della Svizzera già nel 2018 (postulato 18.3088). Inoltre, nel mese di agosto del 2019 ha presentato la propria strategia per il futuro, che espone anche le richieste per mantenere interessante la piazza fiscale Svizzera.</p><p>Alla luce di quanto precede, invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. La Svizzera in che modo si adopera nel processo dell'OCSE affinché nelle nuove direttive in materia di fiscalità venga tenuto conto anche degli interessi del nostro Paese?</p><p>2. Quali perdite d'imposta mette in conto il Consiglio federale in caso di attuazione del progetto dell'OCSE in Svizzera? La stima di 1-5 miliardi di franchi, già menzionata dal Consigliere federale Ueli Maurer nella sessione estiva del 2019, è ancora attuale in base agli sviluppi più recenti?</p><p>3. A lungo termine il Consiglio federale come intende mantenere l'attrattiva della piazza fiscale Svizzera, per assicurare posti di lavoro e sostrato fiscale e quindi un gettito fiscale abbastanza elevato da mantenere un buon livello di prestazioni statali? In questo contesto come si pone in merito alle richieste di cui già si discute riguardanti la riforma dell'imposta preventiva, l'abolizione delle tasse di bollo e il computo di imposte alla fonte estere, indipendentemente da CDI concluse bilateralmente?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale e il Dipartimento federale delle finanze in particolare partecipano alacremente ai lavori dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico e consultano le autorità competenti di altri Stati, al fine di trovare una soluzione valida per il nostro Paese. Nel processo decisionale deve essere incluso il maggior numero possibile di Stati. La Svizzera si applica affinché l'imposizione continui di principio a essere effettuata nel luogo della creazione di valore relativo alla prestazione e che la parte di utile attribuibile a fini impositivi agli Stati di commercializzazione rimanga moderata. Per quanto riguarda le regole di imposizione minima, la Svizzera si impegna a mantenere la concorrenza tra piazze economiche e mette in guardia da oneri supplementari a carico delle imprese. Il nuovo sistema comporta il rischio di effetti di ridistribuzione e impatti che frenano la crescita.</p><p>- Allo stato attuale della discussione, gli elementi chiave delle future regole sono ancora troppo vaghi per quantificare le ripercussioni finanziarie in modo più attendibile rispetto ad alcuni mesi fa. Sul piano qualitativo emerge che i Paesi caratterizzati dall'innovazione, dalla vocazione all'esportazione e da un mercato interno di piccole dimensioni dovrebbero prevedere una diminuzione delle loro entrate dall'imposta sull'utile.</p><p>- Una delle linee direttive del Consiglio federale è garantire a lungo termine il benessere economico della Svizzera. A tal fine intende creare le migliori condizioni quadro economiche a livello nazionale, sostenendo così la competitività del nostro Paese. Nell'ambito della politica fiscale, il Consiglio federale ha lanciato nel giugno 2019 una riforma dell'imposta preventiva. L'obiettivo è rafforzare il mercato dei capitali svizzero e stimolare la crescita economica. Nel quadro di tale riforma, il Consiglio federale proporrà anche l'abolizione della tassa di negoziazione sui prestiti svizzeri. Esso si esprime in merito a un'eventuale estensione del computo di imposte alla fonte estere nel suo parere sulla mozione Noser 19.4118.</p>  Risposta del Consiglio federale.