B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i ch t T ri b u n a l ad m i n i s t r a t i f f éd é r a l T ri b u n a l e am m i n i s t r a t i vo f e d e r a l e T ri b u n a l ad m i n i s t r a t i v fe d e r a l Corte IV D-5158/2020 S e n t e n z a d e l 2 6 g i u g n o 2 0 2 3 Composizione Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio), Roswitha Petry, Jeannine Scherrer-Bänziger, cancelliere Adriano Alari. Parti 1. A._______, nato il (…), 2. B._______, nata il (…), 3. C._______, nata il (…), 4. D._______, nata il (…), Iran, tutti patrocinati dalla signora Catarina Ferroni, (…), ricorrenti, contro Segreteria di Stato della migrazione (SEM), Quellenweg 6, 3003 Berna, autorità inferiore. Oggetto Asilo ed allontanamento; decisione della SEM del 18 settembre 2020 D-5158/2020 Pagina 2 Fatti: A. L'interessata 2, cittadina iraniana ha presentato domanda d’asilo in Sviz- zera il (…) giugno 2019 (cfr. atto SEM [{…}]-A1/2), mentre gli interessati 1, 3 e 4, sempre di nazionalità iraniana, in data (…) novembre 2019 (cfr. atto SEM n. 47/2; 54/2; 58/2). B. Il (…) agosto 2019 si è tenuta con la richiedente 2 un’audizione sommaria sulla sua persona (cfr. atto SEM 40/16) mentre in data (…) dicembre 2019 un’audizione approfondita sui motivi d’asilo (cfr. atto SEM n. 75/12). Il ri- chiedente 1, invece, è stato sentito in data (…) dicembre 2019 durante un’interrogazione sommaria sulla sua persona (cfr. atto SEM n.77/13) ed il successivo (…) luglio 2020 in un’audizione integrativa (cfr. atto SEM n. 75/12). In data (…) gennaio 2020, i richiedenti sono stati assegnati alla procedura ampliata. Nelle predette audizioni, il richiedente 1, in sunto e per quanto qui di rile- vanza, ha sostenuto di aver registrato un video mentre, in vacanza in E._______ ed in stato di ebrezza, ha bruciato una copia del Corano ed ha inviato tale girato ad un amico fervente religioso in Iran. Al suo ritorno in quest’ultimo Paese, il richiedente è venuto a conoscenza che il filmato in questione è stato inviato all’Imam locale. A seguito di tale fatto un gruppo religioso della città sarebbe entrato nell’abitazione del richiedente per ef- fettuare una perquisizione, mentre egli sarebbe riuscito a fuggire. Il richie- dente si sarebbe quindi rivolto ad un avvocato, firmando una procura ed è espatriato il giorno successivo. L’interessato ha infine sostenuto di essere stato condannato a 7 anni di reclusione e a 74 frustate per il reato di offesa alla Santità islamica, al Profeta e al leader islamico, producendo a soste- gno delle sue allegazioni 3 ordini di comparizione e una sentenza. Il video di cui si tratta è stato caricato da terzi sulla piattaforma “YouTube” in un secondo tempo. In caso di suo ritorno in patria egli teme di venir arrestato e di perdere le proprie figlie, reclamate da suo padre. Per quanto concerne la richiedente 2, la stessa ha indicato di aver frequen- tato in Iran dei corsi “Faradarmani”, diventando insegnante di tale filosofia o scuola di pensiero. In due occasioni, durante le lezioni di tale pratica in un’abitazione, le autorità di polizia ha nno fatto irruzione, trasportando i D-5158/2020 Pagina 3 partecipanti in una centrale di polizia dove sono state prelevate loro le im- pronte dattilografiche ed è stata fatta loro firmare una dichiarazione con la quale garantivano di non prendere più parte a tali raduni. Durante l a per- quisizione relativa ai motivi d’asilo sollevati dal ricorrente 1 , il gruppo reli- gioso ha rivenuto il materiale della richiedente 2 utile all’insegnamento della filosofia “Faradarmani”. Dopo il suo espatrio, l a richiedente si è convertita al cristianesimo. In caso di ritorno in patria ella teme di essere perseguitata a causa delle azioni del richiedente 1 e per la propria appartenenza alla filosofia “Faradarmani”. A supporto delle proprie allegazioni i ricorre nti hanno prodotto una docu- mentazione così composta: - Originale, certificato di matrimonio - Originale, certificato di nascita moglie - Originale, certificato nascita marito - Originale, certificato nascita figlia C._______ - Originale, certificato nascita figlia D._______ - Copia, carta identità Melli moglie - Copia, carta identità moglie - Copia, documentazione greca del marito e della moglie - Marito – MdP1: copia ordine di comparizione - Marito – MdP2: copia ordine di comparizione - Marito – MdP3: copia ordine di comparizione - Marito – MdP4: copia sentenza - Marito – video YouTube, non più visibile in data (…) luglio 2020 - Moglie – MdP1: copia certificato di battesimo - Moglie - MdP2: copia diploma radiazioni della difesa D-5158/2020 Pagina 4 - Moglie – MdP3: copia certificato d’insegnamento - Moglie – MdP4: copia tessera rete della coscienza cosmica - Moglie – MdP5: copia testo radiazioni della difesa - Moglie – MdP6: copia registrazione della signora F._______ nella lista dei detenuti ideologici/religiosi C. Con decisione del (…) settembre 2020, notificata il (…) settembre 2020 (cfr. atto SEM n. 128/1) la Segreteria di Stato della migrazione ha respinto le succitate domande d'asilo e pronunciato l'allontanamento dei richiedenti dalla Svizzera. Al contempo ne ha ritenuto ammissibil e, ragionevolmente esigibile e possibile l'esecuzione. D. In data (…) ottobre 2020 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'entrata: (…) ottobre 2020), i ricorrenti sono insorti contro la summenzionata deci- sione con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), chiedendo, in via principale, l’annullamento della decisione della SEM nonché il riconoscimento della qualità di rifugiati ed in subordine il riconoscimento della protezione temporanea, ancora più in subordine la restituzione della decisione impugnata all’autorità di prime cure per una rivalutazione, oltre che la sospensione del l’esecuzione dell’allontana- mento, la concessione dell’assistenza giudiziaria con costi e spese a carico dell’autorità di prime cure. A sostegno del gravame, i ricorrent i hanno prodotto la decisione impu- gnata, le procure dei richiedenti 1 e 2, una procura sostitutiva, copia di at- testazione di frequenza della prima elementare delle richiedenti 3 e 4 e copia dell’attestato dell’aiuto sociale percepito dai richiedenti. E. In data (…) luglio 2020 i ricorrenti hanno presentato una nota integrativa al loro ricorso, producendo al contempo copia di una traduzione di una con- danna della richiedente 2 a 5 mesi di reclusione oltre che l’affidamento delle figlie minori al padre del ricorrente 1, una copia di tale sentenza in lingua originale, una copia di una procura di nomina dell’avvocato iraniano, una copia di uno scritto dell’avvocato iraniano in lingua originale e relativa tra- duzione e altre 2 procure. D-5158/2020 Pagina 5 Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza. Diritto: 1. Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, in quanto la Legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31), non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. cpv. 1 delle Disposi- zioni transitorie della modifica del 25 settembre 2015 della LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA. I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata e vantano un inte- resse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto sono legittimati ad aggravarsi contro di essa. I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 vLAsi), alla forma e al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 2. Con ricorso al Tribunale, poss ono essere invocati la violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile- vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu- gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 3. 3.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi- zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto D-5158/2020 Pagina 6 accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 3.2 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d'origine o d'ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona- lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pregiudizi (art. 3 cpv. 1 LAsi). Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pe- ricolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Inol- tre, occorre tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione fem- minile (art. 3 cpv. 2 in fine LAsi). 3.3 Vi è pressione psichica insopportabile quando una persona è vittima di misure sistematiche che costituiscono delle violazioni gravi o ripetute delle libertà e dei diritti fondamentali e che da un apprezzamento oggettivo rag- giungono un'intensità e un grado tali da rendere impossibile, o difficile oltre i limiti del sopportabile, condurre un'esistenza degna di un essere umano nello Stato persecutore, di modo che la persona perseguitata può sottrarsi a questa situazione forzata unicamente tramite la fuga all'estero (cfr. DTAF 2010/28 consid. 3.3.1.1 e relativi riferimenti). 3.4 La definizione dello statuto di rifugiato, così come stabilita all'art. 3 cpv. 1 LAsi, è esaustiva, nel senso che esclude tutti gli altri motivi, suscet- tibili di condurre una persona a lasciare il proprio paese di origine o di resi- denza. Inoltre, gli atti pregiudizievoli, per essere pertinenti, devono essere direttamente indirizzati nei confronti della persona del richiedente l'asilo. 3.5 A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle- gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 4. 4.1 Nella decisione impugnata, l’autorità inferiore ha considerato inverosi- mili ex art. 7 LAsi i motivi d’asilo allegati dai ricorrenti. In particolare, la SEM ha considerato come falsi i documenti prodotti dal ricorrente 1 a dimostra- zione della condanna penale a seguito della divulgazione del video che lo ritrae mentre brucia una copia del Corano. L’autorità inferiore ha raggiunto D-5158/2020 Pagina 7 tale conclusione principalmente sulla scorta del rapporto dell’Ambasciata svizzera a Tehran (cfr. atto SEM n.70/9). In tale rapporto, nell’ambito della verifica dell’autenticità dei documenti giudizia ri prodotti dal ricorrente 1, l’Ambasciata svizzera ha evidenziato una serie di incongruenze nella forma, oltre che nel contenuto. L’autorità di prime cure, nella propria deci- sione, constata dipoi che il ricorrente 1 non è stato in grado di giustificare la produzione agli atti dei documenti risultati falsi dal rapporto d’Amba- sciata. Di conseguenza, tutte le allegazioni del ricorrente, compreso il pre- sunto affidamento delle figlie al padre oltre che la condanna per blasfemia, sono state considerate dalla SEM inverosimili. In aggiunta alla valutazione circa l’autenticità dei documenti giudiziari, l’autorità di prime cure ha repu- tato le allegazioni del ricorrente 1 inverosimili, in quanto risulterebbe “al- quanto bizzarro il fatto che lei abbia deciso di registrare un video nel quale brucia alcune pagine del Corano” (cfr. decisione impugnata, pag. 9). La SEM, sotto il profilo della rilevanza, ha osservato che la presenza sulla piattaforma “YouTube” del filmato di cui si tratta non è sufficiente per am- mettere l’esistenza di un timore fondato di future persecuzioni in caso di rientro in patria. Stante l’assenza di procedure giudiziarie nei confronti del ricorrente 1, la SEM ritiene che le autorità iraniane non siano venute a co- noscenza del video. Per quanto concerne la rilevanza dei motivi d’asilo addotti dalla ricorrente 2, l’autorità inferiore ha ritenuto che la conversione al Cristianesimo non è un motivo valido per cui si debbano attendere svantaggi ril evanti ai sensi della LAsi in caso di ritorno in Iran. Invece, per quanto la filosofia “Faradar- mani”, la SEM ritiene che la ricorrente 2 avrebbe tenuto nascosto dal pub- blico la propria appartenenza alla stessa e pertanto la sua appartenenza a tale gruppo non risulterebbe problematica. L’autorità di prime cure ha pertanto concluso ritenendo che i motivi d’asilo addotti dai ricorrenti non soddisfino le condizioni poste dagli artt. 3 e 7 LAsi. La SEM ha infine ritenuto l’esecuzione dell’allontanamento possibi le, am- missibile e ragionevolmente esigibile. 4.2 Con il gravame, i ricorrenti ritengono che per quanto concerne il proce- dimento penale aperto a seguito della diffusione del video menzionato, le dichiarazioni del ricorrente 1 siano state in realtà congrue e ver osimili. Ri- badiscono inoltre di aver ottenuto i documenti giudiziari consegnati alla SEM direttamente dal loro patrocinatore iraniano. Inoltre, l’autorità di prime cure non avrebbe tenuto in debita considerazione il video che ritrae il D-5158/2020 Pagina 8 ricorrente 1 mentre è intento a bruciare alcune pagine del Corano, visiona- bile per un certo lasso di tempo sulla piattaforma “YouTube”. 4.3 Il successivo (…) luglio 2020, i ricorrenti hanno trasmesso una nota integrativa al Tribunale, a cui hanno accluso nuovi documenti, tra cui copia della traduzione in inglese di un verdetto della Corte della provincia di G._______ di condanna della ricorrente 2 e di affidamento delle sue figlie minori al padre del ricorrente 1; la versione in lingua originale di quest’ ul- timo; la procura dell’avvocato iraniano dei ricorrenti, oltre che uno scritto dello stesso con cui conferma l’avvenuta condanna a sette anni di carce- razione e a 74 frustate del ricorrente 1 in lingua originale e relativa tradu- zione. 5. 5.1 In merito alla valutazione della verosimiglianza dei motivi d’asilo addotti dal ricorrente 1 ex art. 7 LAsi e segnatamente all’esistenza di una proce- dura ed una condanna penale in Iran per il reato di blasfemia, correlata alla registrazione video dell’interessato mentre è intento a bruciare alcune pa- gine del Corano, la SEM ha concluso, sulla scorta di un rapporto d’Amba- sciata da lei richiesto (cfr. atto SEM n. 70/9), che i mezzi di prova prodotti dal ricorrente siano falsi o falsificati e pertanto le allegazioni in tal s enso risulterebbero inattendibili. 5.2 Il Tribunale, d’altro canto, ritiene che il rapporto di Ambasciata dell’(…) ottobre 2019 presenti numerose gravi inesattezze e crassi errori sufficienti ad inficiare la credibilità delle sue conclusioni. 5.3 Tra gli altri, un elemento preso in considerazione dall’Ambasciata per addivenire alla propria conclusione circa la falsità o falsificazione degli atti giudiziari iraniani è l’utilizzo erroneo di alcuni articoli del codice penale ira- niano in tali documenti ed in particolare l’art. 131, che tratterebbe, nel vec- chio codice del 1375 il reato di tribadismo, mentre nel nuovo codice del 1392 i reati di tipologia “had”. Gli artt. 262 e 263, invece, tratterebbero nel vecchio codice dell’amministrazione della “qisas” (legge del taglione), men- tre nel nuovo codice reati legati all’ubriachezza. Ora, da un consulto dei codici penali iraniani di accesso pubblico, l’art. 131 del nuovo codice penale iraniano del 1392 recita: د ر جرای م موج ب تعزی ر هرگاه رفتار واحد ، دارا ي عناوی ن مجرمانه متعدد باشد، مرتک ب ب ه مجازات اشد محکوم می شو د la cui traduzione risulta essere: “In the cases of offenses punishable by ta’zir, if a single conduct falls under the title of multiple offenses, the offender shall be sentenced to the most severe punishment ” (cfr. Iran Human Rights Documentation Center (IHRDC), English Translation of Books I & II of the New Islamic Penal Code, D-5158/2020 Pagina 9 04.04.2014, https://iranhrdc.org/english-translation-of-books-i-ii-of-the- new-islamic-penalcode/, consultato il 27 febbraio 2023). Invece, l’art. 262 del nuovo codice penale iraniano recita: "به و است النبیساب كند قذف ی ا دهد دشنام را الهي عظام انب ی اء از هری ك ی ا و وسلم آله و علی ه الل صلي اعظم پ ی امبر كس هر به دشنام ی ا علی ها الل سلام زهرا فاطمه حضرت ی ا و السلام علی هم معصومی ن ائمه از ی ک هر قذف -تبصره .شودمي محكوم اعدام است نبي سب حکم در ای شان la cui traduzione risulta essere: “Anyone who swears at or commits qazf against the Great Prophet [of Islam] (peace be upon him) or any of the Great Prophets, shall be considered a s Sāb ul-nabi [a person who swears at the Prophet], and shall be sentenced to the death penalty.” (cfr. Iran Human Rights Documentation Center (IHRDC), English Translation of Books I & II of the New Islamic Penal Code, 04.04.2014, https://iranhrdc.org/english-translation-of-books-i-ii-of-the-new-islamic- penalcode/, consultato il 27 febbraio 2023). L’art. 263 del nuovo codice penale iraniano recita invece: رگاه متهم به سب ، ادعاء نمای د كه اظهارات وي از روي اکراه ، غفلت ، سهو ی ا در حالت مستي ی ا غضب ی ا سبق لسان ی ا بدون توجه به معاني كلمات و ی ا نقل قول از دی گري بوده است سابالنبي محسوب نمیشود . تبصره - هرگاه سب در حالت مستي ی ا ".غضب ی ا به نقل از دی گري باشد و صدق اهانت كند موجب تعزی ر تا هفتاد و چهار ضربه شلاق است la cui traduzione risulta essere: “ When the accused of a sabb -e nabi (swearing at the Prophet) claims that his/her statements have been under coercion or mistake, or in a state of drunkenness, or anger or slip of the tongue, or without paying attention to the meaning of the words, or quoting someone else, then s/he shall n ot be considered as Sāb ul -nabi [a person who swears at the Prophet]. ” (cfr. Iran Human Rights Documentation Center (IHRDC), English Translation of Books I & II of the New Islamic Penal Code, 04.04.2014, https://iranhrdc.org/english -translation-of-books-i-ii-of-the- new-islamicpenal-code/, ultima visita il 27 febbraio 2023). Inoltre, anche gli altri articoli citati nei documenti giudiziari prodotti dal ricorrente risultano essere attinenti alle allegazioni del ricorrente 1 e ciò contrariamente a quanto riportato nel rapporto d’ambasciata, segnatamente gli artt. 513 e 514 del codice penale iraniano del 1392 recitano nella loro versione tra- dotta: “Anyone who insults the sacred values of Islam or any of the Great Prophets or [twelve] Shi’ite Imams or the Holy Fa tima, if considered as Saab ul-nabi [as having committed actions warranting the hadd punish- ment for insulting the Prophet], shall be executed; otherwise, they shall be sentenced to one to five years’ imprisonment ” e rispettivamente “ Anyone who, by any means, insults Imam Khomeini, the founder of the Islamic Re- public, and/or the Supreme Leader shall be sentenced to six months to two years’ imprisonment.” (cfr. Iran Human Rights Documentation Center [IH- RDC], Islamic Penal Code of the Islamic Republic of Iran – Book Five, 15.07.2013, https://iranhrdc.org/islamic -penal-code-of-the-islamic-repub- lic-of-iran-book-five/, consultato il 27 febbraio 2023). D-5158/2020 Pagina 10 5.4 Sulla scorta di tali estratti, il Tribunale ritiene che le incongruenze sol- levate nel rapporto d’ambasciata circa la natura degli articoli citati nei do- cumenti penali prodotti dal ricorrente non siano in realtà ravvisabili; bensì i riferimenti di legge risultano pertinenti al racconto del ricorrente 1. Infatti, si constata che i riferimenti ai reati, quali la blasfemia e l’attenuante relativa allo stato d’ebrezza corrispondano a quanto allegato dal ricorrente 1, oltre che a quanto visibile nel video, ad og gi non più accessibile, caricato sulla piattaforma “YouTube” (cfr. descrizione del contenuto del video nella deci- sione impugnata, pag. 7). 5.5 Nel rapporto d’Ambasciata, inoltre, è menzionata una problematica re- lativa alla sentenza di condanna, che present erebbe un solo termine per impugnare la decisione, quando la procedura penale iraniana in contuma- cia prevede in tali circostanze un doppio termine. Inoltre, nel rapporto d’Ambasciata viene indicato che in caso di procedura in contumacia la sen- tenza verrebbe pubblicata sui giornali locali e non si spiegherebbe pertanto per quale motivo il ricorrente sia in possesso di una copia della sentenza cartacea. Il Tribunale ritiene che anche tali conclusioni risultino errate, in quanto il ricorrente era patrocinato da un avvocato. Inoltre l’interessato ha più volte indicato che sia stato proprio il suo patrocinatore a fornirgli la do- cumentazione prodotta agli atti (cfr. tra i tanti atto SEM n. 113/19 D74). 5.6 Visto quanto sopra, il Tribunale ritiene che gli er rori presenti nel rap- porto d’Ambasciata siano gravi, in quanto concernono aspetti basilari rela- tivi ad informazioni di semplice accesso, quali il testo degli articoli del co- dice penale iraniano. Per tale motivo ci si esime dall’analizzare gli ulteriori aspetti evidenziati nel rapporto d’Ambasciata. Di conseguenza le conclu- sioni tratte nel rapporto d’Ambasciata circa la falsità dei documenti giudi- ziari prodotti dal ricorrente e l’esclusione dell’esistenza di una condanna penale non possono essere seguite. Alla luce di ciò si impongono nuovi atti istruttori al fine di accertare un elemento centrale quale l’esistenza o meno di procedure penali nei confronti dei ricorrenti, come si dirà dettagliata- mente di seguito. 6. 6.1 Il Tribunale constata che la procedura, allo stato attuale, non è matura per il giudizio e pertanto, sulla scorta dell’art. 61 cpv. 1 PA, rinvia la causa all’autorità inferiore in modo che quest’ultima accerti in modo completo i fatti giuridicamente rilevanti (art. 12 PA) e proceda con una nuova deci- sione. Ciò per i motivi elencati di seguito. D-5158/2020 Pagina 11 6.2 Come analizzato sub consid. 5, il rapporto d’Ambasciata sul quale l’au- torità di prime cure ha basato la propria conclusione circa l’inesistenza di condanne penali a carico del ricorrente 1 in Iran non può essere conside- rato attendibile. Di conseguenza, ulteriori atti istruttori volti alla verifica dell’effettiva esistenza di procedure penali in Ira n risultano necessari. Se- gnatamente, l’autorità di prime cure, se lo riterrà utile, potrà effettuare una nuova domanda d’Ambasciata sulla scorta delle valutazioni ai sensi del consid. 5. Inoltre, la SEM potrà nuovamente sentire gli interessati al fine di ottenere un aggiornamento delle informazioni in loro possesso, altresì sulla scorta dei nuovi documenti prodotti nel corso del la procedura ricorsuale. Con la collaborazione dei ricorrenti, potrà altresì valutare di accedere al portale iraniano “Adliran”, sul quale sono registrati gli atti giudiziari che ri- guardano i cittadini di tale Paese. Sulla scorta di tali nuove risultanze istrut- torie, l’autorità di prime cure dovrà effettuare una nuova analisi della vero- simiglianza del racconto degli insorg enti e la conseguente rilevanza dei motivi allegati ex art. 3 LAsi . Inoltre dovrà eventualmente valutare tali aspetti sotto il profilo dell’esecuzione dell’allontanamento (per rinvio dell'art. 44 LAsi, l'art. 83 LStrI [RS 142.20]), con particolare riferimento alla potenziale sanzione, tra cui le frustate, che attenderebbe il ricorrente 1 in Iran per il reato di blasfemia e la rilevanza che potrebbe assumere ai sensi dell’art. 3 CEDU (RS 0.101) e dell’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). 6.3 Nel caso in cui l’autorità di prime cure dovesse constatare l’effettiva esistenza di una condanna penale per il reato di blasfemia in Iran, sarà altresì necessario effettuare una nuova analisi della rilevanza dell’apparte- nenza della ricorrente 2 alla filosofia “Erfan -E Halgheh” o “Faradarmani”, oltre che la sua conversione al cristianesimo. Infatti, il Tribunale, nella pro- pria sentenza di riferimento D -3357/2006 del 9 luglio 2009 consid. 7.3.5, ha ritenuto che le conversioni al cristianesimo di cittadini iraniani avvenute all’estero non sarebbero rilevanti ai sensi dell’art. 3 LAsi. Un’eccezione può d’altro canto essere rappresentata dal contesto familiare in cui vive la per- sona convertita. Nel caso in cui i familiari stretti siano ferventi religiosi, po- trebbero infatti denunciare tale fatto alle autorità, che a loro volta potreb- bero agire nei confronti del convertito. Nel caso specifico, se l’autorità di prime cure dovesse constatare che la con danna del ricorrente esista, la fattispecie presenterebbe più elementi problematici, da un lato la condanna per blasfemia del ricorrente 1 (che si professa ateo), dall’altro vi sarebbe l’appartenenza della ricorrente 2 alla filosofia “Faradarmani” oltre ch e la sua conversione al cristianesimo. Tutti questi elementi cumulati potrebbero infatti essere suscettibili ad una rilevanza ex art. 3 LAsi ai sensi della D-5158/2020 Pagina 12 giurisprudenza sopra citata. A comprova di tali allegazioni, inoltre, i ricor- renti hanno prodotto in corso di procedura ricorsuale nuovi documenti giu- diziari - di cui la SEM dovrà esaminare l’autenticità – in cui emergerebbe che la ricorrente 2 sarebbe stata condannata a 5 mesi di reclusione ed i figli sarebbero stati dati in custodia al padre del ricorr ente 1 a causa delle sue attività quali “affari medici illegali” e “attività metafisiche”, con un pro- babile riferimento alle sue attività “Faradarmani”. 6.4 In assenza di una fattispecie sufficientemente matura per il giudizio, si giustifica la ritrasmissione degli atti all’autorità di prime cure per il comple- tamento dell’istruttoria e l’emanazione di una nuova decisione (art. 61 cpv. 1 PA). 6.5 La SEM è pertanto invitata ad accertare la fattispecie così come indi- cato. 7. 7.1 Visto l’esito della procedura, non sono riscosse delle spese processuali (art. 63 cpv. 1 PA). 7.2 Agli insorgenti, patrocinati in questa sede, si giustifica l'attribuzione di spese ripetibili, visto l'esito della causa. Tuttavia, in difetto di una nota par- ticolareggiata, l'indennità per spese ripetibili è fissata d'ufficio dal Tribunale sulla base degli atti di causa in CHF 1’300.–; tale importo non comprende l’imposta sul valore aggiunto (art. 14 cpv. 2 TS-TAF, art. 9 cpv. 1 lett. c TS- TAF, art. 7 TS-TAF). (dispositivo alla pagina seguente) D-5158/2020 Pagina 13 Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun- cia: 1. Il ricorso è accolto. La decisione della SEM del 18 settembre 2020 è an- nullata e gli atti di causa sono trasmessi all’autorità di prima istanza per il completamento dell’istruttoria e la pronuncia di una nuova decisione ai sensi dei considerandi. 2. Non si prelevano spese processuali. 3. La SEM rifonderà ai ricorrenti CHF 1’300.– a titolo di spese ripetibili. 4. Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all'au torità canto- nale competente. Il Presidente del collegio: Il cancelliere: Daniele Cattaneo Adriano Alari Data di spedizione: