<!DOCTYPE html> <html lang="it"><head><meta charset="utf-8"/></head><body><div class="WordSection1"> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td colspan="2" valign="top"> <p class="MsoNormal"> </p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><img alt="" height="47" src="http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&amp;WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&amp;WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&amp;OmnisLibrary=JURISWEB&amp;OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&amp;OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&amp;Parametername=WWWTI&amp;Schema=TI_WEB&amp;Source=&amp;Aufruf=getImage&amp;nF38_KEY=251052" width="46"/></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><img alt="" height="31" src="http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&amp;WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&amp;WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&amp;OmnisLibrary=JURISWEB&amp;OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&amp;OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&amp;Parametername=WWWTI&amp;Schema=TI_WEB&amp;Source=&amp;Aufruf=getImage&amp;nF38_KEY=251053" width="26"/></p> </td> <td valign="top"><a id="X_NOT_ACTUALIZE"></a> <p class="MsoNormal"> </p> </td> <td><p class="MsoNormal"> </p></td> </tr> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Incarto n.<br/> </span>11.2014.14</p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Lugano,</span></p> <p class="MsoNormal"><a id="IN_DATA_DECISIONE">25 luglio 2016</a>/rn</p> </td> <td colspan="3" valign="top"> <p class="MsoNormal">In nome<br/> della Repubblica e Cantone<br/> Ticino</p> </td> <td><p class="MsoNormal"> </p></td> </tr> <tr> <td colspan="6" valign="top"> <p class="MsoNormal"><b><span>La prima Camera civile del Tribunale d'appello</span></b></p> </td> </tr> <tr> <td colspan="6" valign="top"> <p class="MsoNormal"> </p> </td> </tr> <tr> <td colspan="6" valign="top"> <p class="MsoNormal"> </p> </td> </tr> <tr> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>composta dei giudici:</span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>G. A. Bernasconi, presidente,</span></p> <p class="MsoNormal"><span>Giani e Grisanti</span></p> </td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>vicecancelliera:</span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Chietti Soldati </span></p> </td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>sedente per statuire nella causa </span><span>CA.2013.351 (protezione della personalità: provvedimenti cautelari)</span><span> della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1, promossa con </span><span>istanza del 7 ottobre 2013</span><span> dal</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"><a id="INIZIO_TESTO"></a> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><b><span>AO 1</span></b><b><span> </span></b></p> <p class="MsoFooter"><span>(patrocinato dall'avv. PA 2)</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> </tr> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>contro</span></p> </td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable" width="822"> <tr> <td colspan="2" valign="top"> <p class="MsoNormal"><b><span> </span></b></p> </td> <td colspan="2" valign="top"> <p class="MsoNormal"><b><span> AP 2 </span></b></p> <p class="MsoNormal"><b><span> AP 3</span></b><span>, e</span></p> <p class="MsoNormal"><b><span> AP 1 </span></b></p> <p class="MsoNormal"><b><span> </span></b><span>(</span><span>patrocinati dall'avv. PA 1),</span></p> </td> </tr> <tr> <td valign="top"> <p class="R1"><span> </span></p> </td> <td colspan="2" valign="top"> <p class="R1"><span> </span></p> </td> <td><p class="MsoNormal"> </p></td> </tr> <tr> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> </tr> </table> <p class="R1"> </p> <p class="R1">giudicando sull'appello del 24 febbraio 2014 presentato da AP 2, dalla AP 3 e da AP 1 contro il decreto cautelare emesso dal Pretore il 13 febbraio 2014;</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1">Ritenuto </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"><b>in fatto:</b> <b>A.</b> <span>Il settimanale __________ ha pubblicato, tra il 1° mag</span>­gio 2005 e il 1° settembre 2013, 19 articoli sul __________ di __________, di cui AO 1 è direttore. Sentitosi leso nella sua personalità dal contenuto di talune affermazioni, il 7 settembre 2013 AO 1 si è rivolto al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 1, perché ordinasse in via cautelare a AP 2, direttore responsabile del settimanale, alla AP 3, editrice del medesimo, e a AP 1, direttore del sito __________, di rimuovere dal sito appena citato e dall'archivio del __________ l'articolo __________, apparso il 1° set­tembre 2013, come pure la frase __________ figurante in una rubrica di spigolature (“Agu­dezas”) del 22 settembre successivo, pubblicazioni reperibili al­l'indirizzo __________</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> L'istante ha chiesto inoltre al Pretore che fosse vietato a AP 2 e alla AP 3 sempre in via cautelare, “di scrivere e/o far divulgare mediante il settimanale __________, così come attraverso altre pubblicazioni e media correlati al giornale e/o da loro controllati, in specie tramite il sito __________ in forma cartacea o elettronica, articoli, notizie, commenti, contributi, fotografie, disegni, immagini e simili, veritiere o alterate, e simili in qualsivoglia modo lesivi della [sua] personalità”. Infine egli ha chiesto di munire tutti i divieti cautelari della comminatoria prevista dall'art. 292 CP per disobbedienza a decisioni dell'autorità, oltre che di una multa disciplinare di fr. 5000.– per ogni violazione, e di far pubblicare il dispositivo del decreto sul __________ a spese dei convenuti.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>B.</b> All'udienza dell'8 novembre 2013, indetta per il contraddittorio, i convenuti hanno proposto di respingere l'istanza cautelare. AO 1 ha replicato e i convenuti hanno duplicato, ognuno ribadendo il proprio punto di vista. L'istruttoria è consistita nel richiamo di un fascicolo processuale della medesima Pretura e si è chiusa il 26 novembre 2013, quando il Pretore ha fissato alle parti un termine per formulare conclusioni scritte. L'istante non ha reagito, mentre i convenuti hanno presentato un memoriale del 4 dicembre 2013 in cui hanno proposto una volta ancora di respingere l'istanza. </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>C.</b> Statuendo il 13 febbraio 2014, il Pretore ha parzialmente accolto l'istanza cautelare, nel senso che: </p> <p class="R1"> – ha vietato a AP 2 e alla AP 3 di usare nei confronti dell'istante le espressioni “clientelare direttore” o “a vantaggio dei suoi intrallazzi”, rispettivamente una forma linguisticamente comparabile nei contenuti, come pure di scrivere o far divulgare mediante __________<i> </i>o attraverso altre pubblicazioni e media correlati al giornale o da loro controllati, in specie tramite il sito __________ in for­ma cartacea o elettronica, articoli, notizie, commenti, contributi, contenenti le menzionate espressioni (dispositivo n. 1); </p> <p class="R1"> – ha ordinato a tutti e tre i convenuti di rimuovere tali espressioni dal sito __________ e dall'archivio del settimanale nella misura in cui fossero ancora reperibili all'indirizzo __________ e __________ (dispositivo n. 2);</p> <p class="R1"> – ha comminato per ogni violazione dei suoi ordini l'applicazione dell'art. 292 CP e una multa disciplinare di fr. 5000.– (dispositivo n. 3);</p> <p class="R1"> – ha ordinato ai tre convenuti di pubblicare a loro spese il dispositivo del decreto cautelare, ad avvenuto passaggio in giudicato, sul<i> __________</i> e sul sito __________ (dispositivo n. 4) e</p> <p class="R1"> – ha fissato all'istante un termine di 30 giorni per promuovere l'azione di merito con l'avvertenza che, decorso infruttuoso il termine, il decreto cautelare sarebbe decaduto (dispositivo n. 5).</p> <p class="R1"> Le spese processuali di fr. 500.– sono state poste per metà a carico dell'istate e per l'altra metà a carico dei convenuti, compensate le ripetibili (dispositivo n. 6).</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"><b> D. </b>Contro la decisione appena citata AP 2, la AP 3 e AP 1 sono insorti a questa Camera con un appello del 24 febbraio 2014 nel quale chiedono che il decreto cautelare sia riformato respingendo l'istanza di AO 1. Nelle sue osservazioni del 7 aprile 2014 questi propone di respingere l'appello.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1">Considerando </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"><b>in diritto:</b> <b>1.</b> La decisione impugnata è un decreto cautelare emesso prima che l'istante promuovesse causa (art. 263 CPC). Ora, le decisioni in materia di provvedimenti cautelari sono impugnabili con appello, trattandosi di procedura sommaria (art. 248 lett. d CPC), entro 10 giorni dalla notificazione (art. 314 cpv. 1 CPC). Se esse vertono su questioni meramente patrimoniali, tuttavia, l'appello </p> <p class="R1"><b> </b>è ammissibile soltanto se il valore litigioso raggiunge almeno fr. 10<span> </span>000.– “secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione” impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC). In concreto tale esigenza non si pone, un'azione volta alla protezione della personalità <span>non avendo </span>– salvo casi estranei alla fattispecie –<span> natura patrimoniale (RtiD II-2015 pag. 785 consid. 1 con rinvii). Q</span>uanto alla tempestività del rimedio giuridico, la decisione impugnata è stata notificata ai convenuti il 17 febbraio 2014 (timbro postale sulla busta d'intimazione). Introdotto il 24 febbraio 2014, l'appello è in esame è pertanto ricevibile. </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>2. </b>Nel decreto cautelare il Pretore ha ritenuto che le pubblicazioni censurate dall'istante adottano “un vocabolario espressivo e colorito”, ma nel loro insieme non appaiono lesive della personalità. Nella misura del resto in cui era stato qualificato come “sedicente professore”, l'istante aveva già ottenuto protezione grazie al­l'esercizio di un diritto di risposta e dopo di allora i convenuti non avevano più usato quella locuzione. Il __________ poi – ha continuato il Pretore – è un istituto della Città di __________, di modo che sussiste un interesse del contribuente (e del pubblico in genere) a conoscere qual è lo stipendio del direttore, qual è la tipologia del museo, qual è la funzione della struttura nel tessuto cittadino e qual è il ruolo dell'istante. Posto ciò, il Pretore ha reputato nondimeno che l'uso dell'epiteto “clientelare direttore” non fosse tollerabile, poiché evoca pratiche disoneste, favoritismi e scambi di impieghi, come inaccettabile è l'espressione “a vantag­gio dei suoi intrallazzi” oltre confine, che richiama l'idea di traffici illeciti, affari illegali e attività equivoche. Pur riconoscendo che “le lesioni di cui trattasi sono ormai datate nel tempo”, egli ha ravvisato una presunzione di reiterazione nel “corso ordinario delle cose” e nelle notorie difficoltà finanziarie in cui versa la Città di __________, che mettono “sotto pressione l'offerta culturale della stessa”. Onde il divieto a AP 2 e alla AP 3 di usare nuovamente quei termini nei confronti dell'istante e l'ordine a tutti i convenuti di rimuovere tali espressioni dai due siti internet, con obbligo di pubblicare il dispositivo del decreto cautelare sul __________ e sul sito __________</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>3.</b> Gli appellanti sostengono anzitutto che chi accetta di svolgere una pubblica funzione, soprattutto se ben retribuita, deve tollerare anche “maggiori ingerenze nella sua personalità”. Essere “clientelare” – essi affermano – significa unicamente “concedere vantaggi a chi può offrire un contraccambio”. Non è un complimento, ma non è nemmeno una lesione della personalità. Quanto agli “intrallazzi” <span>oltre confine, i convenuti ricordano di avere rimproverato all'istante</span> di avere acquistato a caro prezzo una mostra “considerata fallimentare sul __________ dalla Città di __________, del cui sindaco l'appellato sarebbe stato consulente”. Essi definiscono quindi la loro critica “incisiva”, ma compatibile con la libertà di espressione e la libertà di stampa. A prescindere da ciò, essi contestano che il decreto cautelare si giustificasse sotto il profilo dell'urgenza, l'istante avendo “temporeggiato parecchi mesi a partire da quando ha saputo del pregiudizio o del rischio di pregiudizio” prima di adire il giudice. Il termine “clientelare direttore” è stato usato infatti – essi adducono – sul __________ il 10 aprile 2011, mentre quello di “intrallazzi fallitalici” il 18 novembre e il 2 dicembre 2012, senza che l'istante reagisse. A distanza di anni – essi soggiungono – non sussiste più alcun rischio di reiterazione. Il decreto impugnato va quindi riformato nel senso di respingere interamente l'istanza cautelare di </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>4.</b> Nel decreto cautelare il Pretore ha fissato all'istante un termine di 30 giorni per promuovere l'azione di merito, con l'avvertenza che in caso contrario i provvedimenti cautelari sarebbero decaduti (dispositivo n. 5). AO 1 ha tempestivamente intentato causa il 14 marzo 2014 (inc. SE.2014.116 della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1), ma solo contro AP 2 e la AP 1 non è stato convenuto in giudizio. Le ingiunzioni cautelari nei confronti di lui sono quindi venute a cadere e per quanto lo concerne l'appello è diventato senza oggetto. AO 1 inoltre non ha (più) chiesto di rimuovere le espressioni litigiose dal sito __________ né dall'archivio del __________ (dispositivo n. 2). I relativi ordini sono decaduti così anche nei confronti di AP 2 e della AP 3, il cui appello è divenuto al proposito senza oggetto. L'appello di AP 2 e della AP 3 conserva invece la sua attualità per quanto riguarda il divieto loro impartito di “scrivere e/o far divulgare” – ossia di reiterare facendo capo a mass media periodici – le espressioni “clientelare direttore” e “a vantaggio dei suoi intrallazzi” nei confronti dell'istante (dispositivo n. 1), compresa la comminatoria di sanzioni in caso di inosservanza (dispositivo n. 3) e l'ingiunzione di pubblicare il dispositivo del decreto cautelare, ad avvenuto passaggio in giudicato, sul<i> __________</i><span> e sul sito __________</span><span> (dispositivo n. 4).</span></p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>5.</b> Secondo l'art. 266 CPC il giudice può ordinare provvedimenti cautelari nei confronti dei “mass media periodici” soltanto se l'incombente lesione dei diritti è tale da poter causare dell'istante un pregiudizio particolarmente grave (lett. a), se manifestamente non vi è alcun motivo che giustifichi la lesione (lett. b) e se il provvedimento non appare sproporzionato (lett. c). Le tre condizioni sono cumulative. La norma riprende la disciplina dell'abrogato art. 28<i>c</i> CC e ha lo scopo di evitare che misure provvisionali, tra cui divieti di pubblicazione e ordini intesi alla rimozione di articoli, si traducano in provvedimenti censori, incompatibili con la libertà di stampa (<span>Huber</span> in: Sutter-Somm/Hasen­böhler/Leuen­­ber­ger [curatori], Kommentar zur Schweizerischen ZPO, 3ª edi­zio­ne, n. 1 ad art. 266 con riferimenti; nel vecchio diritto: RtiD </p> <p class="R1"><b> </b>II-2009 pag. 640 consid. 2). Provvedimenti cautelari nei confronti di mass media periodici vanno emanati perciò con grande riserbo (SJ 108/1986 pag. 223 in fondo; <span>Steinauer/Fountou­lakis</span>, Droit des personnes physiques et de la protection de l'adulte, Berna 2014, pag. 254 n. 634).</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>6.</b> Ciò premesso, perché il divieto impartito a AP 2 e alla AP 3 di “scrivere e/o far divulgare” (ossia di reiterare facendo capo al __________ o ad altre pubblicazioni e media correlati al giornale o da loro controllati, in specie tramite il sito __________) le espressioni “clientelare direttore” e “a vantaggio dei suo intrallazzi” nei confronti del­l'istante si giustificasse occorreva – in primo luogo – che a un esame di verosimiglianza (come quello che presiede all'emanazione di provvedimenti cautelari: <span>Bohnet</span> in: CPC commenté, Basilea 2011, n. 4 e 5 ad art. 261 CPC) la reiterazione di quei termini apparisse incombente e suscettiva di causare alla personalità al­l'istante un pregiudizio particolarmente grave (art. 266 lett. a CPC). La reiterazione doveva denotare in altri termini un'offesa qualificata, più incisiva di una lesione che giustificasse l'adozione di provvedimenti cautelari in casi ordinari (RtiD II-2009 pag. 640 consid. 4; <span>Bohnet</span>, op. cit., n. 14 ad art. 266 CPC). Accertato ciò, occorreva verificare che manifestamente non vi fosse alcun valido motivo a sostegno della lesione (art. 266 lett. b CPC) e che il divieto giudiziale non apparisse sproporzionato (art. 266 lett. c CPC).</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>7.</b> Nella fattispecie il primo requisito da verificare è pertanto, dopo quanto si è spiegato, quello di accertare se la lesione alla personalità di AO 1 apparisse “incombente” (<i>imminente</i>, <i>drohend</i>). Tale è il caso in particolare, secondo giurisprudenza, quando il convenuto ha già commesso lesioni della personalità e sta per ripeterle o quando si ravvisano indizi concreti di un'imminente lesione. A tal fine non basta che sul­l'argo­mento siano già stati pubblicati articoli cui abbia fatto seguito un diritto di risposta dell'interessato. Occorre che il convenuto appaia in procinto di rinnovare la lesione originaria (<span>Steinauer/ Fountoulakis</span>, op. cit., pag. 254 n. 634a con richiamo a SJ 108/ 1986 pag. 223 nel mezzo; <span>Bohnet</span>, op. cit., n. 13 ad art. 266), o perché ponga in atto preparativi in vista di ripetere la pubblicazione lesiva o perché contesti l'illiceità della precedente lesione (sentenze del Tribunale federale 5A_92/2010 del 16 ottobre 2010, consid. 6.1 e 5A_228/2009 dell'8 luglio 2009, consid. 4.1, in sic! 12/2009 pag. 888 con rinvii a DTF 124 III 74 consid. 2a e DTF 97 II 97 consid. 5b).</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>a)</b> Il Pretore è partito dall'idea, nel decreto cautelare, che qualora un convenuto abbia già offeso una volta la personalità del­l'istante il rischio di reiterazione si presume, sicché tocca poi al convenuto smentirlo (pag. 4 in fondo). V'è da domandarsi se un automatismo del genere sia condivisibile, in particolare ove la lesione risalga a molto tempo addietro. Sta di fatto che prima di risolvere l'interrogativo occorre esaminare, nel caso spe­cifico, se il rischio di lesione per la personalità del­l'istante apparisse “incombente”, poiché solo a tale condizione è lecita l'emanazione di provvedimenti cautelari a tutela della personalità nei confronti di mass media periodici. Un pericolo di reiterazione che non incombe non basta per sorreggere misure d'urgenza in virtù dell'art. 266 CPC. A maggior ragione ove si consideri che persino nel merito l'art. 28<i>a</i> cpv. 1 n. 1 CC assoggetta un'azione inibitoria al presupposto di una lesione “imminente”.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>b)</b> Invano si cercherebbe nel decreto impugnato un accenno al carattere imminente della lesione. Il Pretore si è limitato a presumere il rischio di reiterazione dell'offesa, corroborata a suo parere dalle notorie difficoltà finanziarie in cui versa il Comune di __________, le quali aumentano la pressione critica sull'offerta culturale cittadina. Nell'istanza AO 1 motivava l'urgenza cautelare, da parte sua, con l'argomento che la campagna stampa nei suoi confronti era “divenuta virulenta riguardo alla futura destinazione di __________, oggetto di un articolo pubblicato dal __________ il 1° settembre 2013 (doc. V<sub><span>1</span></sub>), ragione per cui la denigrazione nei suoi confronti sarebbe continuata “anche a causa del­l'attualità di questo tema politico” (istanza del 7 ottobre 2013, pag. 15, punto 37). Che il __________ intendesse continuare l'invettiva contro “l'inutile museo delle carabattole africane”, il quale “costa al contribuente luganese 1.2 milioni di franchi” annui (doc. F), è senz'altro verosimile. Che così facendo il settimanale intendesse reiterare anche l'uso dei termini “clientelare direttore” e “a vantag­gio dei suoi intrallazzi” nei riguardi del­l'istante è già meno verosimile, tali espressioni essendo state usate dal periodico </p> <p class="R1"><b> </b>una sola volta, rispettivamente il 10 aprile 2011 (doc. F) e il 18 novembre 2012 (doc. R). Che poi la reiterazione apparisse “incombente” non risulta da indizi concreti. Certo, la campagna stampa contro il museo del “ciarpame extraeuropeo” e contro il “direttore italiano strapagato” (doc. V<sub><span>1</span></sub>) proseguiva, ma che la destinazione di __________ facesse apparire <i>imminente</i>, al momento in cui ha statuito il Pretore (febbraio del 2014), la ripetizione di epiteti risalenti a quasi tre anni addietro (il primo) e a oltre un anno (il secondo) non poteva dirsi per ciò solo verosimile.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>c)</b> Tanto meno il decreto impugnato può trovare conferma ove si rammenti che – come detto (consid. 5) – provvedimenti cautelari nei confronti di mass media periodici vanno emanati con grande riserbo, non dovendo costituire una forma di cen­sura preventiva. L'esistenza di una lesione “incombente” (e non solo possibile o fors'anche probabile), che giustificasse misure d'urgenza, andava vagliata perciò con debito rigore e non solo presunta in astratto. Nel caso precipuo mancavano indizi sufficienti che sostanziassero l'imminenza delle reiterazione in concreto. Ciò rende superfluo esaminare se, a un giudizio di verosimiglianza, la paventata lesione fosse suscettibile di causare alla personalità al­l'istante un pregiudizio particolarmente grave, se manifestamente non vi fosse alcun valido motivo a sostegno della lesione e se il divieto giudiziale non apparisse sproporzionato. La reiezione dell'istanza cautelare rende senza oggetto anche la comminatoria di sanzioni in caso di inosservanza e l'ingiunzione di pubblicare il dispositivo del decreto cautelare sul<i> __________</i><span> e sul sito __________</span><span>.</span></p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>8. </b>Le spese del giudizio odierno seguono il principio della soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC), tanto in prima quanto in seconda sede. Gli appellanti postulano per il primo grado di giurisdizione un'indennità di fr. 1500.– a titolo di ripetibili, somma che appare sicuramente congrua all'entità delle prestazioni svolte dal patrocinatore nel caso in rassegna.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>9. </b>Quanto ai rimedi giuridici esperibili contro la presente sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), un eventuale ricorso in materia civile è ammissibile senza riguardo a questioni di valore (sopra, consid. 1).</p> <p class="R1"><b> </b></p> <p class="R1">Per questi motivi,</p> <p class="R1"><b> </b></p> <p class="R1"><b><span>decide:</span></b><span> I. Nella misura in cui non è divenuto privo d'oggetto, l'appello è accolto e il decreto cautelare impugnato è così riformato:</span></p> <p class="R1"><span> </span><span>1. L'istanza cautelare è respinta.</span></p> <p class="R1"><span> 2. Le spese processuali di fr. 500.– complessivi sono poste a carico del­l'istante, che</span><span> rifonderà ai con</span><span>venuti fr. 1500.– complessivi per ripetibili. </span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> II. Le spese di appello, di fr. 1000.– complessivi, da anticipare dagli appellanti, sono poste a carico dell'istante, che</span> rifonderà ai convenuti fr. 1500.– complessivi per ripetibili. </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> III. Notificazione:</p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"> <p class="R1"> </p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>–;</span></p> <p class="MsoNormal"><span>–.</span></p> </td> </tr> </table> <p class="R1"> Comunicazione alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="MsoNormal"><b><span>Per la prima Camera civile del Tribunale d</span></b><b><span>'</span></b><b><span>appello</span></b></p> <p class="MsoNormal"><span>Il presidente La vicecancelliera</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><b><span>Rimedi giuridici</span></b></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali, pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario il ricorso in materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad almeno 30</span><span> </span><span>000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per </span></p> <p class="MsoNormal"><span>i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali (art. 46 cpv. 2 LTF).</span></p> </div></body></html>