B u n d e s v e rw a l t u n g s g e r i ch t T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i f f éd é r a l T r i b u n a l e am m i n i s t r a t i vo f e d e r a l e T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i v fe d e r a l Corte IV D-5039/2012 S e n t e n z a d e l 1° o t t o b r e 2 0 1 2 Composizione Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, con l'approvazione della giudice Nina Spälti Giannakitsas; cancelliera Zoe Cometti. Parti A._______, nato il (…), Nigeria, rappresentato dal signor Rosario Mastrosimone, ricorrente, contro Ufficio federale della migrazione (UFM), Quellenweg 6, 3003 Berna, autorità inferiore. Oggetto Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (Dublino); decisione dell'UFM del 23 agosto 2012 / N […]. D-5039/2012 Pagina 2 Visto: la domanda d'asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera il 6 agosto 2012; il verbale del 14 agosto 2012 (di seguito: verbale) con il quale, tra le altre cose, è stato concesso il diritto di essere sentito circa un'eventuale ev a- sione della sua domanda d'asilo tramite una decisione di non entrata nel merito ai sensi dell'art. 34 cpv. 2 lett. d della legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) con il relativo trasferimento verso l'I ta- lia; la decisione dell'UFM del 23 agosto 2012 (notificata all'interessato in data 18 settembre 2012) di non entrata nel merito della domanda d'asilo ai sensi dell'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi, con contestuale pronuncia dell'allo n- tanamento dell'interessato verso l'Italia, ordinando l'esecuzione al più ta r- di il giorno seguente la scadenza del termine di ricorso ed indicando che un eventuale ricorso non avrebbe avuto effetto sospensivo in applicazi o- ne dell'art. 107a LAsi; la medesima decisione nella quale l'UFM ha considerato il trasferimento dell'interessato verso l'Italia come lecita, ragionevolmente esigibile e po s- sibile, posto che, da un lato, l'Italia rispetterebbe il principio del divieto di respingimento ai sensi dell'art. 5 cpv. 1 LAsi e, dall'altr o lato, non suss i- sterebbero indizi fondati di violazione in detto Stato dei diritti garantiti da l- la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fo n- damentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101) e segnatamente del relativo art. 3; il ricorso del 25 settembre 2012 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'entrata: 26 settembre 2012) – con allegati la decisione impugnata, l'a v- viso di notifica e di ricevuta, nonché la lettera di trasmissione con la quale l'autorità cantonale ha trasmesso copia della decisione impugnata al ra p- presentante del ricorrente – con il quale il ricorrente ha concluso all'annul- lamento della decisione impugnata, alla restituzione degli atti all'autorità inferiore per completamento dell'istruttoria ed, in su bordine, alla conce s- sione dell'ammissione provvisoria; le ulteriori conclusioni ricorsuali te n- denti, d'un lato, alla concessione di misure supercautelari e, dall'altro lato, all'esenzione dal versamento di un anticipo a copertura delle presunte spese processuali con protestate spese e ripetibili; D-5039/2012 Pagina 3 l'incarto originale dell'UFM pervenuto al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) il 27 settembre 2012; ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti che verranno r i- presi nei considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza; e considerato: che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla legge sul Tribunale ammin istrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi); che fatta eccezione delle decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF; che l'UFM rientra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi); che l'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA; che il ricorrente è toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che è legittimato ad aggravarsi contro di essa; che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 2 LAsi), alla forma ed al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono pure soddisfatti; che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso; che, in caso di ricorso contro una decisione d i non entrata nel merito in cui l'UFM rifiuta di esaminare la fondatezza della domanda di asilo (art. 32-35a LAsi), l'autorità di ricorso si limita, secondo la prassi, a es a- minare se l'autorità inferiore ha rifiutato a giusto titolo di entrare nel merito della domanda di asilo (cfr. DTAF 2011/30 consid. 3); che giusta l'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi è esaminato il trasferimento del richiedente l'asilo verso uno Stato membro e non l'esecuzione dell'allontanamento verso tale pae- se giusta l'art. 44 cpv. 2 LAsi (cfr. DTAF 2010/45 consid. 10.2); D-5039/2012 Pagina 4 che, di conseguenza, la conclusione ricorsuale tendente alla concessione dell'ammissione provvisoria è inammissibile; che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, sono decisi dal giudice in quali tà di giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata solta n- to sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi); che, in applicazione dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio di scritti; che vi è luogo di determinare se l'UFM poteva applicare la disposizione di cui all'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi, secondo la quale non entra in materia su una domanda di asilo, allorquando il richiedente può rendersi in uno Stato terzo competente a condurre la procedura di asilo e di rinvio, in virtù di un accordo internazionale; che, in applicazione dell'Accordo del 26 ottobre 2004 tra la Confederazio- ne svizzera e la Comunità europea relativo ai cri teri e ai meccanismi che permettono di determinare lo Stato competente per l'esame di una d o- manda di asilo introdotta in uno degli Stati membri o in Svizzera (ADD, RS 0.142.392.68), l'UFM esamina la competenza relativa al trattamento di una domanda di asil o secondo i criteri previsti nel Regolamento (CE) n. 343/2003 del Consiglio del 18 febbraio 2003 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l' e- same di una domanda d'asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo ( GU L 50/1 del 25 febbraio 2003; di seguito: Regolamento Dublino II) (cfr. art. 1 e 29a cpv. 1 dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; MATHIAS HERMANN, Das Du blin System, Eine Analyse der europäischen Regelungen über die Zuständigkeit der Staaten zur Prüfung von Asyla n- trägen unter besonderer Berücksichtigung der Assoziation der Schweiz, Zurigo, Basilea e Ginevra 2008, pagg. 193 e segg.); che l'esame della doman da d'asilo non deve essere confuso con la pr o- cedura di determinazione dello Stato responsabile, quest'ultima dovendo essere fatta sulla base della situazione esistente al momento in cui il r i- chiedente ha presentato la sua domanda d'asilo per la prima volta presso uno Stato membro o in Svizzera (cfr. art. 5 cpv. 2 Regolamento Dublino II; CHRISTIAN FILZWIESER / ANDREA SPRUNG, Dublin II-Verordnung, Das E u- ropäische Asylzuständigkeitssystem, 3 ª ed., Vienna 2010, n. 4 pagg. 86 seg.); D-5039/2012 Pagina 5 che, ai sensi dell'art. 3 cpv. 1 Regolamento Dublino II, una domanda di asilo è esaminata da un solo Stato membro, che è quello individuato c o- me Stato competente in base ai criteri enunciati al capo III; che lo Stato competente è quello dove è autorizzato a soggiornare in qualità di rifugiato un membro della famiglia del richiedente, successiv a- mente, quello che ha rilasciato al richiedente un titolo di soggiorno o un visto, quello tramite il quale il richiedente è entrato, regolarmente o meno, sul territorio di uno o dell'altro degl i Stati membri e quello, presso il quale la domanda di asilo è stata presentata la prima volta (cfr. art. 5 in relazio- ne con gli art. 6 a 13 Regolamento Dublino II); che lo Stato membro sul territorio del quale il richiedente ha soggiornato per un periodo continuato di almeno cinque mesi prima dell'inoltro della sua domanda è tenuto a prendere in carico, nelle condizioni previste agli art. 17 a 19 Regolamento Dublino II, il richiedente l'asilo che ha inoltrato una domanda in un altro Stato membro (cfr. art. 10 cpv. 2 e 16 cpv. 1 lett. a Regolamento Dublino II); che tale obbligo cessa se il cittadino di un Paese terzo si è allontanato dal territorio degli Stati membri per almeno tre mesi, sempre che detto citt a- dino di un Paese terzo non sia titolare di un tit olo di soggiorno in corso di validità rilasciato dallo Stato membro competente (cfr. art. 16 cpv. 3 Rego- lamento Dublino II); che, tuttavia, in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro può esaminare una domanda d'asilo presentat a da un ci t- tadino di un Paese terzo (cfr. clausola di sovranità stabilita all'art. 3 cpv. 2 Regolamento Dublino II e la clausola umanitaria prevista all'art. 15 del ci- tato Regolamento; cfr. ugualmente l'art. 29a cpv. 3 OAsi 1); che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dall'UFM hanno rivela- to, dopo consultazione dell'unità centrale del sistema europeo "EUR O- DAC", che il ricorrente aveva depositato una domanda di asilo in Italia, il 3 settembre 2011 ed al momento del deposito della domanda d'asilo in Svizzera era in possesso di un permesso di soggiorno per stranieri rila- sciato dalla questura di B._______ in corso di validità; che l'8 agosto 2012, l'UFM ha presentato alle autorità italiane competenti una richiesta, fondata sull'art. 16 cpv. 1 lett. c Regolamento Dublino II, volta a riprendere in carico il richiedente l'asilo; D-5039/2012 Pagina 6 che l'Italia ha tacitamente riconosciuto la sua competenza, in quanto le sue autorità non hanno risposto entro il termine di due settimane previsto all'art. 20 cpv. 1 lett. b Regolamento Dublino II (art. 20 cpv. 1 lett. c Rego- lamento Dublino II); che l'interessato non ha contestato la competenza dell'Italia per trattare la sua domanda d'asilo (cfr. verbale, pag. 6); che, di conseguenza, la competenza dell'Italia è data; che l'insorgente fa in sostanza valere di temere il rientro in Italia a causa dell'inadeguatezza delle condizioni di accoglienza e , di conseguenza, di ritrovarsi a vivere per strada senza alcuna prospettiva di legalità (ricor so, pag. 3); che, in altri termini, un trasferimento in questo Stato lo esporrebbe al r i- schio di essere privato del sostentamento minimo e di subire delle cond i- zioni di vita indegna; che certo appartiene alle autorità svizzere di vegliare a che l'interessato non sia esposto, in caso di trasferimento verso l'Italia, ad un trattamento contrario al diritto internazionale, in particolare all'art. 3 CEDU; che, tuttavia, questo Stato è segnatario della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30), così come della CEDU e della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105); che non incombe quindi alla Svizzera di determinare se il ricorrente sarà assistito, dopo il suo trasferimento, in condizioni soddisfacenti; che spetta all'insorgente di provare che la sua situazione potrebbe co n- travvenire alle esigenze dell'art. 3 CEDU; che, in effetti, vista la presunzione del rispetto del diritto internazionale pubblico da parte dello Stato di destinazione, appartiene al ricorrente di inficiarla, adducendo dei seri indizi che permetterebbero di ammettere che, nel suo caso particolare, le autorità di questo Stato non rispettere b- bero questa garanzia e non gli accorderebbero la protezione necessaria o lo priverebbero di condizioni di vita degne (cfr. sentenza della Corte euro- pea dei Diritti dell'Uomo [Corte EDU] M. S. S. c. Belgio e Grecia [richiesta n. 30696/09] del 21 gennaio 2011, par. 84-85 e 250; cfr. ugualmente se n-D-5039/2012 Pagina 7 tenza della Corte di giustizia dell'Unione europea [CGUE], cause congiun- te C-411/10 e C-493/10 del 21 dicembre 2011); che il ricorrente non è stato in misura di stabilire che lo Stato di destin a- zione sarebbe sprovvisto di istituzioni pubbliche tali da rispondere, su r i- chiesta dei richiedenti l'asilo, ai loro bisogni; che, segnatamente, se da un lato l'insorgente ha contestato la qualità del- la presa in carico dei richiedenti l'asilo in Italia, dall'altro lato, egli non ha fornito indizi seri suscettibili di comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da contravvenire alla CEDU in caso di esecuzione del suo trasferimento; che, in particolare, egli non ha stabilito che lo Stato di destinazione viol e- rebbe le norme della direttiva 2003/9/CE del Consiglio del 27 gennaio 2003 recante norme minime relative all'accoglienza dei r i- chiedenti asilo negli Stati membri (GU L 31/18 del 6 febbraio 2003); che incomberà quindi al ricorrente di far valere la sua situazione specifica e le sue diff icoltà, in rapporto al suo statuto, nonché di prevalersene d i- nanzi alle autorità italiane competenti, utilizzando le vie di diritto adegu a- te; che, pertanto, in mancanza di tali prove, la presunzione secondo la quale lo Stato di destinazione rispetta i suoi obblighi non è inficiata (cfr. sente n- za della Corte EDU M. S. S. c. Belgio e Grecia [richiesta n. 30696/09] del 21 gennaio 2011, par. 69, 342-343 e riferimenti citati; DTAF 2011/35); che, visto quanto precede, il ricorrente non ha stabilito l'esistenza di un ri- schio personale, serio e concreto che il suo trasferimento verso lo Stato di destinazione sarebbe contrario all'art. 3 CEDU o ad un altro obbligo de- rivante dal diritto internazionale pubblico al quale la Svizzera è vincolata; che, in queste condizioni, non esistono nella fattispecie né ostacoli tali da rendere inammissibile l'esecuzione del trasferimento dell'interessato, né delle ragioni umanitarie ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1; che, p ertanto, non v'è ragione di applicare la clausola di sovranità dell'art. 3 cpv. 2 1a frase Regolamento Dublino II; che, di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da pa r- te della Svizzera, l'Italia è competente dell'esame della domanda di a silo del ricorrente ai sensi del Regolamento Dublino II ed è tenuta a D-5039/2012 Pagina 8 riprenderlo in carico giusta le condizioni previste all'art. 20 Regolamento Dublino II; che, quindi, è a giusto titolo che l'UFM non è entrato in materia della d o- manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l'Italia conformemente all'art. 44 cpv. 1 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un'autorizza- zione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1); che in siffatte circostanze non vi è più luogo di esaminare in maniera d i- stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 della legge f e- derale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20), giacché detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel merito n el quadro di una procedura di Dublino (cfr. DTAF 2010/45 consid. 10.2); che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione dell'UFM, che rifiuta l'entrata in materia della domanda di asilo e pronu n- cia il trasferimento dalla Svizzera verso l'Italia, è confermata; che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali è divenuta senza oggetto; che, la domanda della concessione dell'effetto sospensivo diviene senza oggetto con la presente sentenza; che visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600. – che seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spe- se ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]); che la presente decisione non concerne persone contro le quali è pe n- dente una domanda d'estradizione presen tata dallo Stato che hanno a b- bandonato in cerca di protezione (art. 83 lett. d cifra 1 LTF); che la decisione non può essere impugnata con ricorso in materia di diri t- to pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d LTF); che la pronuncia è quindi definitiva. D-5039/2012 Pagina 9 il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 1. Nella misura in cui ammissibile, il ricorso è respinto. 2. Le spese processuali, di CHF 600. –, sono poste a carico del ricorrente. Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra- tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sentenza. 3. Questa sentenza è comunicata al ricorrente, all'UFM e all'autorità cant o- nale competente. Il giudice unico: La cancelliera: Daniele Cattaneo Zoe Cometti Data di spedizione: