<h2>SubmittedText<h2><p>Come illustrato dal Consiglio federale nella sua risposta all'interpellanza 19.4480, al fine di ridurne le emissioni nell'ambiente la Svizzera regola il bilancio di azoto in diverse disposizioni della legislazione in materia di protezione dell'ambiente, di protezione delle acque e di agricoltura.</p><p>Nel quadro di diversi accordi internazionali la Svizzera si è impegnata ad adottare misure per ridurre le eccedenze di azoto: è il caso ad esempio della Convenzione di Ginevra (CLRTAP), del Protocollo di Göteborg, del Protocollo di Kyoto, della Convenzione OSPAR o delle Conferenze internazionali sulla protezione del Mare del Nord (INK).</p><p>La Svizzera è parte della Convenzione OSPAR già dal 1994. L'obiettivo convenuto era una riduzione del 50 per cento delle immissioni di azoto nelle acque rispetto ai valori del 1985 per quel che concerne gli insediamenti e l'agricoltura. I dati degli ultimi anni mostrano che gli inquinanti atmosferici contenenti azoto provenienti dai trasporti, dall'industria e dal commercio hanno potuto essere ridotti in modo efficace, così come le immissioni di azoto provenienti dagli insediamenti (ad es. grazie agli impianti di depurazione). L'agricoltura non è invece riuscita ad affrontare la problematica dell'azoto con la stessa efficacia: gli obiettivi di riduzione formulati nelle politiche agricole non vengono raggiunti anno dopo anno. Se in passato  i maggiori  emettitori di azoto erano i trasporti e l'industria, oggi  tale ruolo è svolto dall'agricoltura. Dopo aver sottolineato nella sua risposta alla mia interpellanza 19.4480 il carattere giuridicamente vincolante degli obiettivi di riduzione delle immissioni di azoto, il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande.</p><p>1. Oltre agli ambiti dei trasporti, dell'industria, del commercio, degli insediamenti e dell'agricoltura, vi sono altri settori importanti responsabili di significative emissioni di azoto?</p><p>2. Se in alcuni di questi ambiti le emissioni di azoto sono state ridotte in modo significativo, in altri settori non ve ne sono praticamente stati negli ultimi 20 anni (vedi le risposte alle domande 19.5603 e 19.5667 e alle interpellanze 19.4480 e 19.4602). Esistono importanti limitazioni soltanto in alcuni settori, ma non in altri? </p><p>3. Se la risposta è no, perché?</p><p>4. Se la risposta è sì: come si giustifica una simile disparità di trattamento tra settori economici negli ambiti menzionati? </p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1)</p><p>No, i settori trasporti, industria e artigianato, smaltimento delle acque di scarico e agricoltura sono i principali emettitori di azoto.</p><p>2), 3) e 4)</p><p>Potenziando tecnicamente gli impianti di depurazione delle acque di scarico con una fase di denitrificazione (ossia la conversione da azoto reattivo ad azoto non reattivo), l'apporto nelle acque causato da insediamenti, industria e artigianato è stato finora ridotto di circa la metà.</p><p>Negli ultimi 30 anni, le emissioni provenienti dai trasporti, dall'industria, dall'artigianato e dalle economie domestiche sono state ridotte di circa il 60 per cento grazie sia alle misure tecniche disponibili, come la denitrificazione dei gas combusti e a motori e catalizzatori migliori, sia alle più severe normative sui gas di scarico.</p><p>Queste soluzioni tecniche comportavano costi che dovevano essere sostenuti dalla collettività (depurazione delle acque di scarico), dai consumatori (p. es. catalizzatori) o dall'industria (p. es. denitrificazione dei gas combusti). Tuttavia, non hanno comportato restrizioni economiche rilevanti nei settori interessati rispetto alla situazione senza dette misure. Le misure di protezione dell'aria (riguardanti il traffico, gli impianti a combustione e l'industria) erano indispensabili non soltanto per motivi di protezione generale dell'ambiente, bensì anche per la tutela della salute della popolazione svizzera.</p><p>Nel secolo scorso l'uso di concimi minerali azotati ha portato a un'intensificazione dell'agricoltura, accompagnata da un aumento della produzione di alimenti e mangimi come pure del numero di animali da reddito. I mangimi importati costituiscono un elemento aggiuntivo al ciclo nazionale dell'azoto: consentono di aumentare il numero di animali da reddito e, quindi, incrementano le perdite di azoto. In agricoltura queste ultime sono generalmente dovute a processi naturali nella produzione vegetale e nell'allevamento. Soluzioni tecniche (p. es. misure per ridurre le emissioni di ammoniaca nelle stalle e nelle attività di stoccaggio del colaticcio, foraggiamento e spargimento di concimi o una maggiore efficienza nella concimazione azotata) consentono solo in parte di evitare dette perdite. Qualsiasi ulteriore riduzione richiede una revisione (e, se del caso, un adeguamento) dell'attuale intensità di produzione, compreso l'impiego di mezzi di produzione azotati importati, come mangimi e fertilizzanti.</p><p>Con la politica agricola 22+, che prevede un percorso di riduzione vincolante per l'azoto, il Consiglio federale intende ridurre le perdite di azoto del 10 per cento entro il 2025 e del 20 per cento entro il 2030. Per avviare questo percorso di riduzione, il Messaggio 20.022 concernente l'evoluzione della politica agricola a partire dal 2022 (PA22+) (pag. 3641-3642) prevede complessivamente 16 misure.</p>  Risposta del Consiglio federale.