<h2>SubmittedText<h2><p>Poco più di un anno fa la rappresentanza svizzera a Damasco è stata chiusa. L'ambasciata di Svizzera in Siria si occupava anche delle questioni riguardanti l'Iraq.</p><p>In questo contesto, chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Dopo la chiusura dell'ambasciata a Damasco, in quale forma la Svizzera è presente in Siria e in Iraq? Da allora, in che modo e da chi sono rappresentati gli interessi della Svizzera?</p><p>2. Oltre alla Svizzera, quali altri Paesi europei hanno chiuso le proprie rappresentanze?</p><p>3. Quali sono state le reazioni della comunità internazionale e delle organizzazioni multilaterali al ritiro della Svizzera dalla regione?</p><p>4. Nell'ottica attuale, la decisione di chiudere la rappresentanza svizzera a Damasco ha piuttosto rafforzato oppure indebolito la posizione della Svizzera che è stata tra gli ultimi mediatori tra le parti in conflitto?</p><p>5. Da quando l'ambasciata a Damasco è stata chiusa, la Svizzera come assume la sua responsabilità umanitaria nei confronti delle vittime della guerra civile?</p><p>6. In che modo ha influito il ritiro della Svizzera ufficiale dalla Siria sul lavoro svolto dalle organizzazioni umanitarie, e in particolare dal comitato internazionale della Croce Rossa, nei due Paesi dilaniati da guerre e da tensioni etniche?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La Svizzera è estremamente preoccupata per le continue violenze in Siria. A titolo di premessa occorre precisare che essa cerca di far fronte alle enormi sfide umanitarie e politiche che l'attuale conflitto siriano pone alla comunità internazionale con un triplice approccio, consistente nel fornire aiuto umanitario, sostenere una soluzione politica e lottare contro l'impunità.</p><p>1. L'ambasciata di Svizzera a Damasco e il consolato ad Aleppo sono stati chiusi per motivi di sicurezza rispettivamente nel febbraio e nell'agosto 2012. Oggi come oggi una prossima riapertura di queste rappresentanze appare improbabile vista la situazione della sicurezza, che non ha smesso di aggravarsi. È tuttavia doveroso precisare che de iure la chiusura dell'ambasciata non costituisce una rottura delle relazioni diplomatiche tra la Svizzera e la Siria e che il canale diplomatico e quindi la tutela degli interessi reciproci sono garantiti direttamente dai due Ministeri degli esteri. I cittadini svizzeri rimasti in Siria che hanno bisogno di assistenza amministrativa possono rivolgersi all'ambasciata di Svizzera a Beirut. Quest'ultima, tuttavia, non è accreditata in Siria e quindi non può svolgere funzioni consolari ufficiali in Siria. La rappresentanza ufficiale della Svizzera in Iraq è invece assicurata dall'ambasciatore svizzero ad Amman, accreditato ufficialmente anche in Iraq.</p><p>2. Quasi tutti i Paesi europei (tra cui ad es. il Belgio, la Germania, la Francia, la Gran Bretagna, l'Italia, i Paesi Bassi, la Norvegia e la Polonia) hanno chiuso le loro rappresentanze a Damasco o richiamato i loro ambasciatori dalla Siria. Tra le poche eccezioni figurano la nunziatura apostolica e la Repubblica ceca.</p><p>3. Visto che numerosi Paesi hanno chiuso le loro rappresentanze in Siria, la chiusura della rappresentanza svizzera a Damasco non ha suscitato alcuna reazione.</p><p>4. Sin dall'inizio della crisi la Svizzera è convinta che solo una soluzione politica negoziata che coinvolga tutti gli attori e tenga quindi conto degli interessi legittimi dei siriani possa portare a una risoluzione del conflitto. Come menzionato in apertura, il sostegno a una soluzione politica è una delle tre priorità dell'impegno svizzero in Siria. In primo piano figura il sostegno all'inviato speciale delle Nazioni Unite e della Lega araba, Lakhdar Brahimi. Anche il suo predecessore, Kofi Annan, era stato sostenuto dalla Svizzera, ad esempio in occasione dell'organizzazione di un incontro con attori chiave regionali e internazionali, che il 30 giugno 2012 a Ginevra aveva raggiunto un'intesa, in un documento, su linee guida per un processo di transizione comune.</p><p>5. In seguito alla chiusura dell'ambasciata di Svizzera a Damasco, l'ufficio di programma della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), che faceva capo all'ambasciata, è stato trasferito ad Amman. Ad Amman è operativo un ufficio di cooperazione regionale della DSC, responsabile del coordinamento generale dell'aiuto umanitario in Iraq, Siria, Libano e Giordania. Dall'inizio della crisi nel marzo 2011, la Svizzera ha destinato all'aiuto umanitario in Siria e ai rifugiati siriani nei Paesi limitrofi (Iraq, Giordania, Libano, Turchia) complessivamente 30 milioni di franchi svizzeri. La Svizzera concentra il suo intervento su contributi in denaro e in natura destinati a organizzazioni umanitarie (CICR, agenzie delle Nazioni Unite, ONG internazionali e agenzie di aiuto locali), attività bilaterali dirette nonché l'invio di esperti tecnici del corpo svizzero di aiuto umanitario (CSA) a organizzazioni partner delle Nazioni Unite. La Svizzera si adopera inoltre per il rispetto dei principi umanitari e la protezione del personale umanitario e partecipa al dialogo politico umanitario, ad esempio nell'ambito del Forum umanitario sulla Siria (SHF), che mira a mobilitare l'aiuto umanitario e ad assicurare un miglior coordinamento tra tutti gli attori e i Paesi donatori. L'ultimo SHF si è tenuto il 19 febbraio 2013 a Ginevra e per la prima volta è stato ospitato dalla Svizzera.</p><p>6. Prima dello scoppio della crisi, il CICR non era presente in Siria con funzioni operative. È pertanto possibile che, soprattutto nella fase iniziale, il CICR abbia potuto beneficiare della presenza della Svizzera in Siria per costituire una rete di contatti. Bisogna tuttavia rilevare che il CICR opera in modo neutrale e indipendente. Dall'inizio della crisi siriana la Svizzera, che come il CICR ha fatto propri i principi umanitari dell'imparzialità, dell'indipendenza e della neutralità e li difende a livello internazionale attraverso il dialogo umanitario bilaterale e multilaterale, ha sostenuto finanziariamente il CICR come segue: attività del CICR in Siria, 3,75 milioni di franchi svizzeri; in Libano, 1,5 milioni; in Giordania, 0,5 milioni; in Turchia, 0,4 milioni (attraverso la Federazione internazionale delle Società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa). Per quanto riguarda le attività del CICR in Iraq, dall'inizio dell'anno la Svizzera le ha sostenute con 4 milioni di franchi svizzeri. Per concludere occorre segnalare che sono pochissime le organizzazioni di aiuto internazionali (tra cui non figura nessuna organizzazione svizzera) autorizzate ufficialmente dal governo siriano a fornire prestazioni di sostegno in Siria. La chiusura della rappresentanza svizzera non ha avuto alcun influsso su di esse.</p>  Risposta del Consiglio federale.