<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale segue l'evoluzione della situazione nel Caucaso settentrionale con viva preoccupazione. Esso condanna gli eventi bellici, che colpiscono duramente le popolazioni civili della Cecenia e della regione circostante e sono all'origine di tante sofferenze. Il Consiglio federale fa appello al governo russo affinché la lotta contro il terrorismo non coinvolga persone innocenti, recando loro gravi danni. </p><p></p><p>Il Consiglio federale considera tuttavia che la sospensione della cooperazione nell'ambito dell'Aiuto all'Est richiesta dalla mozione non sia attualmente il mezzo più adatto per far ascoltare tale appello. Il Consiglio federale continuerà per altro a seguire gli sviluppi nel Caucaso settentrionale, a valutare in permanenza la situazione e ad adeguare le sue misure di politica estera. Il Consiglio federale intende inoltre determinare il proprio operato di concerto con gli altri paesi che partecipano all'Aiuto all'Est, poiché da un'iniziativa comune ci si può attendere maggiore efficacia.</p><p></p><p>La posizione del Consiglio federale si fonda sulle seguenti considerazioni:</p><p></p><p>1. Principi di base della cooperazione, condizionalità</p><p></p><p>La cooperazione con la Russia fa parte della cooperazione con l'Europa orientale, disposta dal Decreto federale del 24 marzo 1995 concernente la cooperazione con gli Stati dell'Europa orientale. L'attuale cooperazione tra la Svizzera e la Russia s'inscrive nell'ambito del Messaggio del 19 agosto 1998 sul proseguimento della cooperazione rafforzata con l'Europa orientale e gli Stati della CSI (terzo credito quadro).</p><p></p><p>L'articolo 4 del Decreto federale del 24 marzo 1995 dispone che in caso di gravi violazioni dei diritti dell'uomo e di discriminazioni di minoranze, il Consiglio federale ha facoltà di cessare o sospendere, in tutto od in parte, la cooperazione. Non a caso tale articolo è stato incluso nel Decreto federale in seguito alla prima guerra in Cecenia; eppure, anche allora, la cooperazione non è stata sospesa. Nel messaggio del 19 agosto 1998, al numero 343 (condizionalità e dialogo politico) vengono enunciati criteri complementari di condizionalità, e segnatamente che l'aiuto non è accordato ai paesi in guerra. Contemporaneamente, tuttavia, si dispone anche che i criteri della condizionalità dell'aiuto possono non essere applicati se interessi in materia di politica estera, di politica economica esterna o di politica di sicurezza a favore del sostegno di un determinato Paese prevalgono sulle esigenze della condizionalità. Nel caso della Russia, il Consiglio federale ritiene che questa eccezione è giustificata. </p><p></p><p>2. Posizione della Russia nell'ambito della cooperazione con gli Stati dell'Europa orientale</p><p></p><p>Secondo l'articolo 2 del Decreto federale del 24 marzo 1995 concernente la cooperazione con gli Stati dell'Europa orientale, gli scopi della cooperazione sono "la promozione e il rafforzamento dello Stato di diritto e dei diritti dell'uomo come pure l'attuazione o il consolidamento del sistema democratico, segnatamente lo sviluppo di istituzioni politiche stabili" e " il promovimento di un'evoluzione economica e sociale durevole e conforme ai principi dell'economia di mercato, che favorisca la stabilità economica, lo sviluppo culturale, l'aumento dei redditi ed il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni, contribuendo ad incoraggiare il rispetto dell'ambiente nonché l'utilizzazione razionale delle risorse naturali".</p><p></p><p>La Russia occupa una posizione particolare nell'ambito della cooperazione con l'Europa orientale in ragione della sua importanza quale potenza regionale e nucleare, della sua estensione territoriale tra Europa e Asia, della sua storia, del suo potenziale economico, nonché per via dell'enorme minaccia e del rischio ecologico che rappresentano i suoi siti contaminati. La crisi economica dell'anno scorso ha dimostrato in maniera palese che gli sviluppi in Russia influenzano ancora non solo numerosi paesi dell'ex Unione Sovietica, ma anche altri Stati dell'Europa orientale. Come negli altri Stati della CSI, anche in Russia le riforme politiche, economiche e sociali si trascinano penosamente, e grandi strati della popolazione sopravvivono al limite del minimo di sussistenza, o al di sotto.</p><p></p><p>Dall'inizio della cooperazione, nel 1992, fino alla fine del 1998, l'impegno della Confederazione nei confronti della Russia è stato di 115 milioni di franchi svizzeri. Su tale ammontare, 89 milioni sono stati accordati a titolo di sostegno a progetti bilaterali di cooperazione fra la Svizzera e organizzazioni russe, mentre 26 milioni sono stati erogati nell'ambito di cofinanziamenti svizzeri a progetti di organizzazioni internazionali in Russia. I principali partner della Svizzera per questi cofinanziamenti in Russia sono le banche internazionali per lo sviluppo (Banca mondiale e Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, BERD), nonché diversi organismi delle Nazioni Unite. Le organizzazioni e gli istituti internazionali di finanziamento, oltre ai progetti che cofinanziano, realizzano in Russia anche i propri progetti, finanziati con le loro risorse ordinarie. La Svizzera vi partecipa indirettamente, mediante i suoi apporti di capitale e i suoi contributi ordinari. Dal 1994 al 1999, oltre all'aiuto tecnico e finanziario, sono state accordate garanzie di credito alle esportazioni svizzere in Russia per un totale di 72 milioni di franchi. Per quanto riguarda l'anno in corso, si prevede di consacrare circa 8 milioni di franchi alla cooperazione tecnica e 15 milioni alla cooperazione finanziaria con la Russia.</p><p></p><p>In vista di utilizzare in maniera efficiente questi fondi e di creare sinergie fra i differenti progetti, la DSC e il SECO hanno stabilito determinate priorità geografiche e settoriali, nell'ambito del programma per paese di cooperazione con la Russia. </p><p>In materia di cooperazione tecnica, la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) concentra i propri sforzi sugli obbiettivi seguenti:</p><p>* promozione delle piccole e medie imprese:</p><p>* promozione del processo di trasformazione politica mediane progetti nei settori dei diritti dell'uomo e della riforma del sistema giudiziario;</p><p>* creazione di istituzioni nel settore dell'ambiente e della sicurezza nucleare.</p><p>In materia di cooperazione finanziaria, i lavori del Segretariato di Stato dell'economia (SECO) riguardano principalmente:</p><p>* beni d'equipaggiamento nei settori dell'ambiente, del catasto e della sanità (nell'ambito della nuova ripartizione delle competenze, il settore della sanità passerà dal SECO alla DSC all'inizio dell'anno 2000);</p><p>* garanzie di credito alle esportazioni svizzere;</p><p>* promozione del commercio e degli investimenti.</p><p></p><p>3. Ripercussioni negative di una sospensione della cooperazione</p><p></p><p>La sicurezza dell'Europa intera, e dunque anche della Svizzera, è legata all'evoluzione della situazione in Russia. Di conseguenza, siamo interessati alla continuità della nostra cooperazione con la Russia. Una sua sospensione potrebbe compromettere numerose riforme e progetti in ambiti come la democrazia e lo Stato di diritto, i diritti dell'uomo e la sicurezza nucleare. Una tale misura colpirebbe l'obbiettivo sbagliato: le cerchie che si adoperano in Russia per il miglioramento della situazione, e in particolare anche la popolazione civile. Per giunta, una sospensione unilaterale della cooperazione da parte svizzera avrebbe scarso effetto, perché il volume modesto dell'aiuto non consente di esercitare una vera pressione economica. Al contrario, grazie alla cooperazione, la Svizzera si vede aprire porte che le permettono di mettere in discussione questioni importanti. Bisogna inoltre tener presente che la cooperazione tra la Svizzera e un Paese come la Russia non può essere sospesa, poi rilanciata da un giorno all'altro. Una cooperazione efficace non è frutto di improvvisazioni, ma presuppone pianificazione e partenariati su tempi lunghi.</p><p></p><p>4. Misure per evitare l'impiego abusivo dell'Aiuto all'Est</p><p></p><p>Nell'ambito della cooperazione con la Russia - così come in quello della cooperazione con gli Stati dell'Europa orientale in generale - la Confederazione applica misure volte a evitare la distrazione dei fondi a fini diversi da quelli per cui sono stati stanziati. Si evita così anche l'impiego di tali fondi a fini bellici.</p><p></p><p>* La cooperazione svizzera con la Russia è imperniata, da un lato, sul transfert di know-how da parte di esperti svizzeri (cooperazione tecnica) e dall'altro sulla fornitura alla Russia di beni svizzeri d'equipaggiamento (cooperazione finanziaria).</p><p>* Per quanto riguarda gli aiuti finanziari non rimborsabili, i fondi erogati rimangono in Svizzera, poiché tali aiuti sono assortiti a prestazioni d'origine svizzera. Ogni pagamento effettuato corrisponde a una prestazione di consulenza o a una consegna di materiale. Grazie a queste precauzioni, i fondi non vengono mai versati direttamente alle autorità russe. Il SECO ha concentrato i suoi programmi in tre regioni principali ed è riuscito a stabilire con i partner locali legami di lunga durata. Nell'ambito dell'assistenza tecnica, solo una piccola parte dei mezzi a disposizione è effettivamente versata in Russia, e anche questi contributi sono chiaramente legati alla fornitura di determinate prestazioni. I partner russi della cooperazione tecnica provengono per la maggior parte da organizzazioni non governative e da fondazioni private. La DSC attribuisce una grande importanza alla scelta oculata di partner competenti e ogni accordo di cooperazione è stipulato contrattualmente.</p><p>* Tutti i progetti intrapresi nell'ambito della cooperazione tecnica e finanziaria sono seguiti da vicino dal coordinatore svizzero a Mosca e dai suoi collaboratori, nonché da consulenti.</p><p>* La cooperazione della DSC e del SECO con la Russia è costantemente controllata sia dall'interno (Ispettorati interni, Controllo federale delle finanze) che dall'esterno (verifiche). </p><p>* In materia di garanzie di credito, il SECO ha incaricato un consulente esterno di verificare minuziosamente ogni progetto sottoposto. Inoltre sono accordate unicamente garanzie di credito alle esportazioni svizzere in Russia; nessuna somma di denaro viene versata direttamente alle autorità russe. </p><p>* Per quanto concerne il flusso finanziario e i progetti delle organizzazioni e degli istituti internazionali di finanziamento di cui la Svizzera è membro, la Confederazione esercita un controllo grazie ai suoi rappresentanti nei Consigli d'amministrazione (per esempio i direttori esecutivi). Inoltre, gli istituti dispongono ovviamente dei loro propri organi di sorveglianza e di verifica.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.