<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La stessa questione è stata sottoposta dalla consigliera nazionale Jeanprêtre alla responsabile del Dipartimento federale dell'interno (DFI) in occasione dell'ora delle domande del 10 giugno 1996.</p><p></p><p>L'amministrazione federale non è stata informata, prima della sua applicazione, della nuova politica adottata dall'INSAI riguardo la sua denominazione. Nel frattempo, l'istituto in questione è stato invitato a prendere posizione in proposito. Dalla sua risposta e dal recente rapporto annuo pubblicato risulta, fra l'altro, che il nome dell'istituto scritto a caratteri minuscoli "Suva" abbia assunto la connotazione di nome proprio d'impresa. Pertanto, "Suva" non sarebbe né un'abbreviazione tedesca né francese né italiana né retoromancia. L'utilizzazione della nozione "Suva" sarebbe connessa anche con la strategia delle marche e volta a rafforzare l'immagine dell'unico pacchetto di prestazioni offerto dall'istituto. La decisione sulla nuova denominazione è connessa con la nuova strategia d'impresa "Suva 95 plus" il cui obiettivo è quello di rafforzare la competitività dell'INSAI nel quadro delle assicurazioni sociali svizzere.</p><p></p><p></p><p>Riguardo la 1a domanda</p><p></p><p>Le argomentazioni fornite dall'INSAI riguardo la decisione di rinunciare all'abbreviazione italiana e a quella francese non sono convincenti. Non è comprensibile il motivo per cui l'INSA è abbia preso una tale decisione senza tener conto delle minoranze linguistiche e senza consultare prima l'autorità federale competente. L'INSAI è un istituto di diritto pubblico della Confederazione, pertanto la sua base giuridica si trova nella legge sull'assicurazione contro gli infortuni. Esso non è quindi libero di modificare autonomamente la propria denominazione, ma al contrario è tenuto a rispettare le abbreviazioni previste dalla legge.</p><p></p><p></p><p>Riguardo la 2a domanda</p><p></p><p>Il Consiglio federale chiederà all'istituto di continuare ad utilizzare le sigle francese e italiana parallelamente alla sigla tedesca e di rinunciare quindi a qualsiasi modificazione della denominazione.</p>  Risposta del Consiglio federale.