<h2>SubmittedText<h2><p>Chiedo al Consiglio federale di stilare un rapporto sulle cause di rigetto delle domande di naturalizzazione in tutta la Svizzera, al fine di eliminare le discriminazioni che potrebbero ancora sussistere.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nel settore della cittadinanza si distingue tra procedura di naturalizzazione ordinaria e agevolata. Nel primo caso i Cantoni e i Comuni disciplinano la procedura e prendono le decisioni, nel secondo è la Confederazione a definire la procedura ed esaminare il singolo caso e il Cantone ha soltanto un diritto di essere sentito e di ricorso. Nella procedura ordinaria il legislatore federale ha optato per un modello che permette ai Cantoni, o a seconda del diritto cantonale ai Comuni, di imporre ai candidati il rispetto di ulteriori requisiti, oltre a quelli minimi previsti dal diritto federale.</p><p>La revisione della legge sulla cittadinanza del 21 dicembre 2007, in vigore dal 1° gennaio 2009, ha introdotto nella legge una disposizione che tiene conto della giurisprudenza del Tribunale federale secondo cui le decisioni di naturalizzazione negative devono essere motivate. La medesima revisione ha obbligato i Cantoni a istituire autorità giudiziarie per decidere in ultima istanza cantonale sui ricorsi contro le decisioni di rifiuto. La necessità di un rimedio giuridico cantonale era risultata dalla garanzia della via giudiziaria sancita nella Costituzione federale. Una decisione di rifiuto del Cantone o del Comune può pertanto essere riesaminata in una procedura di ricorso, in cui è verificato un eventuale arbitrio. In tal modo è garantita un'effettiva tutela giurisdizionale.</p><p>Considerata la scarsa uniformità dei dati disponibili, lo studio richiesto sui motivi di rifiuto nelle procedure di naturalizzazione cantonali e comunali potrebbe essere effettuato soltanto sostenendo un onere eccezionalmente elevato per rilevare in modo ampio e sistematico le domande di naturalizzazione respinte a tutti i livelli comunali e cantonali. Alla luce delle differenze cantonali e comunali, l'utilità e l'attendibilità dello studio resterebbe discutibile, nonostante i dispendiosi lavori di ricerca. Il legislatore federale non potrebbe infatti uniformare la prassi cantonale nel settore della naturalizzazione ordinaria senza oltrepassare il quadro della competenza legislativa prevista nella Costituzione federale. Considerato quanto precede, il Consiglio federale non ritiene proporzionato il rapporto costi-benefici dello studio.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.