<h2>SubmittedText<h2><p>Le centrali nucleari erano state originariamente progettate per un periodo d'esercizio di quarant'anni. Ciò significa che in realtà gli investimenti dovrebbero oggi essere ammortizzati completamente (Beznau I nel 2009 e Beznau II nel 2011) o in larga misura (Gösgen nel 2019, Leibstadt nel 2025 - fatti salvi gli investimenti in riequipaggiamenti allo scopo di prolungare il periodo d'esercizio oltre i quanrant'anni, in particolare per Beznau). Ci si chiede quindi se gli esercenti delle centrali nucleari, negli anni delle "vacche grasse", abbiano lavorato seriamente dal punto di vista della gestione economica. </p><p>Per la Confederazione, il fondo di disattivazione e il fondo di smaltimento rappresentano un rischio finanziario. Per questi fondi, anche a causa di errori della politica del Consiglio federale, è stato ipotizzato un periodo di cinquanta anni per la completa alimentazione. Nel 2011, nel suo parere in merito alla mozione 11.3479, il Consiglio federale scriveva: "Nel caso in cui una centrale nucleare venisse messa fuori esercizio per motivi tecnici di sicurezza o ragioni politiche, i costi di disattivazione e di smaltimento dovranno essere ricalcolati. I contributi mancanti dovranno poi essere versati in entrambi i fondi entro il termine stabilito dal Consiglio federale". Oggi è più che mai evidente che questo comporta gravi rischi finanziari per la Confederazione, che sarebbe chiamata in ultima istanza a sostenere i costi in caso di insolvenza degli esercenti delle centrali nucleari.</p><p>In questo contesto, si invita il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. È corretto affermare che in caso di fallimento degli esercenti delle centrali nucleari la copertura dei costi di disattivazione e di smaltimento andrebbe interamente a ricadere sulle casse della Confederazione, perché non sarebbe più possibile far valere la responsabilità solidale degli esercenti insolventi?</p><p>2. Alcuni grandi gruppi energetici stanno attualmente valutando l'ipotesi di vendere le loro centrali idroelettriche per compensare gli elevati deficit. Vendendo "l'argenteria di famiglia", questi gruppi rischiano, fra qualche anno, di non disporre più delle risorse finanziarie necessarie per la disattivazione e lo smaltimento delle loro centrali nucleari. Quale responsabile di ultima istanza, la Confederazione non sostiene così un rischio ancora più grande? Come intende assicurarsi contro questo rischio?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>I diritti e i doveri determinanti in materia di copertura dei costi di disattivazione e smaltimento degli impianti nucleari sono stabiliti dalla legge del 21 marzo 2003 sull'energia nucleare (LENu; RS 732.1), nonché dall'ordinanza del 7 dicembre 2007 sul fondo di disattivazione e sul fondo di smaltimento per gli impianti nucleari (OFDS; RS 732.17). Secondo l'articolo 31 capoverso 1 LENu, chi produce scorie radioattive (gli esercenti degli impianti nucleari) è tenuto a smaltirle a proprie spese e in modo sicuro. I costi di smaltimento che insorgono durante l'esercizio delle centrali nucleari devono essere coperti dagli esercenti in modo continuativo. Invece, i costi per la disattivazione delle centrali nucleari, nonché quelli dello smaltimento delle scorie radioattive che insorgono dopo la loro disattivazione, sono coperti da due fondi indipendenti: il fondo di disattivazione e il fondo di smaltimento per gli impianti nucleari. Entrambi sono alimentati con contributi versati dagli esercenti.</p><p>1. Come rilevato all'inizio, si applica il principio di causalità. Per i costi di disattivazione e di smaltimento non coperti, la LENu prevede norme particolari. La regolamentazione a cascata della responsabilità civile definita negli articoli 79 e 80 della LENu prevede che gli esercenti debbano sostenere per intero i propri costi; inoltre sussiste un obbligo di effettuare versamenti supplementari, analogo a un obbligo di solidarietà, in relazione ai costi a carico degli altri esercenti. Se questa assunzione di oneri non è sostenibile sotto il profilo economico, l'Assemblea federale decide se e in che misura la Confederazione partecipa ai costi non coperti.</p><p>2. In ossequio al principio della libertà economica sancito dalla Costituzione federale, i gruppi energetici sono liberi di vendere le loro centrali idroelettriche. La LENu e l'OFDS contengono già diverse norme atte a garantire il finanziamento dei costi di disattivazione e di smaltimento degli impianti nucleari. Inoltre, con l'entrata in vigore, il 1° gennaio 2015, della revisione dell'OFDS, che prevede in particolare un adeguamento del calcolo dei contributi, sono state create le premesse per alimentare più rapidamente i fondi.</p>  Risposta del Consiglio federale.