<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di riconoscere gli Stati dell'ex Jugoslavia nonché l'Albania e gli Stati membri dell'UE quali Paesi d'origine sicuri e di</p><p>1. non entrare più nel merito delle domande d'asilo presentate da cittadini di questi Stati;</p><p>2. revocare lo statuto d'asilo delle persone provenienti da questi Paesi.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale può designare come Stati d'origine o di provenienza sicuri (safe countries) gli Stati in cui, secondo i suoi accertamenti, non vi è pericolo di persecuzioni (art. 6a cpv. 2 lett. a della legge sull'asilo, LAsi; RS 142.31). Dal 2003 tutti gli Stati UE/AELS sono considerati Stati d'origine o di provenienza sicuri, la Bulgaria e la Romania già dal 1991 e la Lituania dal 1998. I Paesi dei Balcani sono stati dichiarati Stati di provenienza sicuri come segue: l'Albania nel 1993, la Bosnia e Erzegovina nonché la Macedonia del Nord nel 2003, la Croazia e il Montenegro nel 2007 nonché il Kosovo e la Serbia nel 2009. </p><p>Troppo complesso e opaco, il vecchio sistema legale della non entrata nel merito è stato semplificato e ridotto ad alcuni motivi nel quadro della revisione della legge sull'asilo entrata in vigore il 1° febbraio 2014 (abrogazione dei vecchi art. 32-35 LAsi ed emanazione dell'art. 31a LAsi). In tale occasione la disposizione di legge che permetteva di emanare una decisione di non entrata nel merito per le domande d'asilo presentate da richiedenti provenienti da Paesi sicuri è stata soppressa (vecchio art. 34 cpv. 1 LAsi). I fascicoli dei richiedenti provenienti dai Paesi dell'ex Jugoslavia, dall'Albania e dagli Stati membri dell'UE sono quindi in genere oggetto di una decisione materiale negativa corredata di allontanamento. Se non è necessaria alcuna misura d'istruzione, il termine di ricorso ammonta a 5 giorni feriali (art. 108 cpv. 3 LAsi). Infine, nel contesto della nuova procedura d'asilo introdotta il 1° marzo 2019, i fascicoli dei richiedenti provenienti dai Paesi dell'ex Jugoslavia, dall'Albania e dagli Stati membri dell'UE sono generalmente trattati in procedura accelerata. </p><p>Se giunge alla conclusione che la situazione politica in un Paese è mutata e si è stabilizzata in maniera duratura, la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) vaglia la revoca della qualità di rifugiato. Se le circostanze in base alle quali è stata riconosciuta la qualità di rifugiato sono venute a cadere e la persona interessata non può più rifiutarsi di fare capo alla protezione del Paese di origine, la SEM revoca la qualità di rifugiato e l'asilo (cfr. art. 63 cpv. 1 lett. b LAsi). </p><p>La SEM ha esaminato la possibilità di disconoscere la qualità di rifugiato e di revocare l'asilo in ragione di una situazione politica durevolmente mutata e stabilizzata nel Paese d'origine per i rifugiati riconosciuti che hanno ottenuto l'asilo provenienti da Kosovo, Croazia, Macedonia, Montenegro e Slovenia. Successivamente, 1523 persone si sono viste disconoscere la qualità di rifugiato e revocare l'asilo. Tra i Paesi dell'ex Jugoslavia, l'Albania e gli Stati membri dell'UE, attualmente soltanto la Bosnia e Erzegovina registra un numero proporzionalmente importante di rifugiati riconosciuti che hanno ottenuto l'asilo (1399 persone al 30 giugno 2019). Tuttavia, una revoca dello statuto d'asilo non tangerebbe il loro diritto di soggiorno, in quanto queste persone sono titolari di un permesso di domicilio C. </p><p>Per questi motivi il Consiglio federale ritiene che la richiesta avanzata nella mozione sia soddisfatta. </p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.