<h2>SubmittedText<h2><p>Dal 6 luglio 2020, per le persone di età superiore ai 12 anni vige l'obbligo della mascherina su treni, tram, autobus, impianti a fune e battelli. Da allora quest'obbligo è stato gradualmente esteso ed è nel frattempo praticamente generalizzato, senza che ne siano state tuttavia considerate le conseguenze economiche, ecologiche e sulla salute. Il Consiglio federale è incaricato di presentare un rapporto in cui non siano illustrati soltanto i presunti benefici dell'obbligo della mascherina, ma anche i suoi costi diretti e indiretti e le sue conseguenze sull'economia, l'ambiente e la salute.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'uso delle mascherine, oltre ad altre misure non farmaceutiche, come il distanziamento e l'igiene delle mani, si è dimostrato uno degli strumenti più efficaci per impedire la trasmissione del coronavirus e i conseguenti contagi. Da quest'obbligo saranno dispensate le persone che non possono indossare la mascherina per motivi medici.</p><p>Per quanto riguarda le ripercussioni dell'obbligo della mascherina su economia, ambiente e salute delle persone sono già disponibili studi scientifici o sono in corso varie attività di ricerca a livello nazionale e internazionale.</p><p>Rispetto ad altri provvedimenti di contenimento del virus, l'obbligo della mascherina presume fondamentalmente un buon rapporto costi-benefici del provvedimento, in particolare anche per il fatto che un tale obbligo non limita direttamente la mobilità e quindi l'attività economica (cfr. lo studio "Walking the tightrope: avoiding a lockdown while containing the virus" dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, OCSE) (www.oecd-ilibrary.org &gt; Papers &gt; OECD Economics Department Working Papers &gt; Walking the tightrope: avoiding a lockdown while containing the virus).</p><p>Riguardo alle conseguenze sull'ambiente, lo studio "Cotton and Surgical Masks - What Ecological Factors Are Relevant for Their Sustainability?" del Laboratorio federale di prova dei materiali e di ricerca (Empa) ha analizzato i bilanci ecologici dei diversi tipi di mascherine in due scenari con differenti modalità di utilizzo e lavaggio, concludendo che le ripercussioni ecologiche delle mascherine in tessuto, rispetto a quelle delle mascherine chirurgiche, dipendono fortemente dal loro utilizzo nel quotidiano, per esempio come vengono lavate, e dal loro metodo di fabbricazione. Di conseguenza, a partire da una ventina di lavaggi, le mascherine in cotone comportano un consumo energetico e un bilancio delle emissioni di gas serra inferiori rispetto alle mascherine chirurgiche nonché un minor impatto ambientale globale. Occorre tuttavia tener conto anche del fatto che le mascherine in tessuto testate, usualmente in commercio, sono comprovatamente meno efficaci per impedire la trasmissione del virus rispetto alle mascherine chirurgiche.</p><p>Inoltre, il gruppo nazionale reMask, in regolare contatto con la Science Taskforce e sostenuto dal FNS e da Innosuisse, sta lavorando per prolungare la durabilità delle mascherine chirurgiche e di quelle FFP. Anche diverse imprese hanno iniziato a produrre mascherine alternative con il minor impatto ambientale possibile. Tra queste si annovera HMCARE, impresa distaccata dell'EssentialTech Center del Politecnico federale di Losanna, che ha sviluppato mascherine di protezione costituite per il 99 per cento da biomassa riciclabile.</p><p>Diversi studi internazionali stanno esaminando gli eventuali effetti negativi dell'uso frequente della mascherina sull'organismo e sulla psiche, anche tra i bambini e gli adolescenti.</p><p>Il Consiglio federale sta seguendo con attenzione le attività di ricerca in corso e terrà conto delle conoscenze da esse risultanti nelle sue raccomandazioni di intervento future. Date queste attività già avviate, non vede al momento il vantaggio di redigere un ulteriore rapporto.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.