<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di adottare le misure necessarie affinché i richiedenti l'asilo provenienti dall'Eritrea possano in linea di massima rimanere in Svizzera soltanto in veste di persone "bisognose di protezione" o "ammesse provvisoriamente" e possano essere riconosciuti come rifugiati unicamente in casi eccezionali motivati e fondati strettamente sulla definizione di rifugiato secondo la relativa convenzione.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La protezione concessa in Svizzera a un richiedente l'asilo non è una questione politica, bensì giuridica. Come già indicato in risposta alla mozione Fehr Hans 15.3566 del 16 giugno 2015, la Convenzione di Ginevra sullo statuto dei rifugiati impone di esaminare individualmente ogni domanda d'asilo. Tale obbligo è messo in pratica in maniera sistematica. Introdurre una regola generale che preveda di non riconoscere come rifugiati i richiedenti l'asilo provenienti da determinati Paesi sarebbe contrario a questo principio. Una tale regola violerebbe inoltre le garanzie costituzionali dell'uguaglianza giuridica e del divieto di discriminazione nonché altre garanzie previste dal diritto costituzionale e da quello internazionale.</p><p>La legge sull'asilo (LAsi) impone inoltre di esaminare, durante la procedura d'asilo, se una persona adempie i requisiti per il riconoscimento della qualità di rifugiato (cfr. la risposta all'interpellanza del gruppo liberale-radicale 15.3094 dell'11 marzo 2015).</p><p>Se adempiono i requisiti legali per la qualità di rifugiato, i richiedenti l'asilo eritrei sono riconosciuti come rifugiati e in linea di massima ottengono l'asilo. Per contro, conformemente all'articolo 54 della legge sull'asilo (LAsi), non è concesso l'asilo alle persone che sono diventate rifugiati soltanto dopo la partenza illegale dall'Eritrea. Visto che il loro allontanamento dalla Svizzera sarebbe inammissibile, sono nondimeno ammesse provvisoriamente. Circa il 40 per cento dei richiedenti eritrei che hanno presentato una domanda d'asilo dal 2014 sono stati ammessi soltanto provvisoriamente.</p><p>La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) segue attentamente la situazione in Eritrea. A maggio 2015 la SEM ha pubblicato un rapporto dettagliato sullo stato attuale delle conoscenze in materia all'attenzione dell'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo. In Europa tale rapporto costituisce attualmente la base per valutare la situazione attuale in Eritrea.</p><p>La possibilità di concedere una protezione provvisoria (statuto S, finora mai applicato) è stata introdotta nel 1998 nel contesto delle guerre nei Balcani per permettere di sgravare a breve termine il sistema dell'asilo in caso di afflusso di massa. Attualmente il numero di domande d'asilo è più elevato rispetto agli anni precedenti, ma le strutture ordinarie sono tuttora in grado di gestire la situazione.</p><p>A lungo termine, l'introduzione dello statuto S può comportare un notevole onere supplementare. Se sussiste un'esposizione manifesta a una persecuzione ai sensi dell'articolo 3 LAsi, occorre comunque concedere l'asilo (cfr. art. 69 cpv. 2 LAsi). Inoltre, le domande d'asilo di persone cui è stata concessa una protezione provvisoria sono soltanto congelate; dopo cinque anni gli interessati possono chiedere che siano nuovamente trattate. Per di più, le persone beneficianti dello statuto S hanno diritto al ricongiungimento familiare, analogamente ai rifugiati riconosciuti. Sono pertanto in una posizione migliore rispetto alle persone ammesse provvisoriamente, che possono farsi raggiungere dai familiari al più presto dopo tre anni.</p><p>Il postulato della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale del 14 febbraio 2014 14.3008, "Riesame dello statuto degli stranieri ammessi a titolo provvisorio e delle persone bisognose di protezione", ha incaricato il Consiglio federale di esaminare più a fondo lo scopo e l'opportunità dello statuto della protezione provvisoria. L'esecutivo adotterà il corrispondente rapporto ancora nel corso di quest'anno. Rinviamo inoltre alle considerazioni in risposta all'interpellanza Moret 15.3294 del 19 marzo 2015.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.