<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'interpellanza si riferisce allo stato dei negoziati in corso all'OMC e alle posizioni della Svizzera. Nella sua risposta, il Consiglio federale presenta la situazione attuale. Le informazioni di base come pure le posizioni attuali possono essere consultate nei siti internet dell'OMC (www.wto.org) e del seco (www.seco-admin.ch; home page WTO). Le basi della politica del Consiglio federale sono sviluppate in particolare nei rapporti del Consiglio federale sulla politica economica esterna 1999 e 2000, che tracciano anche un quadro della politica economica esterna 1999 e 2000 della Svizzera.</p><p>Domanda 1:</p><p>Conformemente all'articolo 20 dell'Accordo dell'OMC sull'agricoltura, i negoziati sulla prosecuzione del processo di riforma agricola sono stati avviati un anno prima della fine del periodo di attuazione dei risultati dell'Uruguay Round, ovvero a partire dal gennaio 2000. In occasione della riunione del 26 - 28 marzo 2001 si è conclusa la prima fase dei negoziati con un inventario dei risultati finora conseguiti, che deve consentire di definire il programma di lavoro per la seconda fase dei negoziati. Anche quest'ultima durerà un anno e prevede la discussione approfondita di tutti gli oggetti di negoziazione indicati nei 48 documenti sottoposti dai 125 Membri dell'OMC. Si intende in tal modo tradurre nei fatti gli obiettivi astratti del negoziato e trovare gli strumenti adeguati per la loro attuazione. </p><p>I negoziati sull'agricoltura saranno ancora imperniati sui tre grandi pilastri dell'Uruguay Round (accesso al mercato, sostegno interno, sovvenzioni all'esportazione). Nel mese di dicembre 2000, la Svizzera ha depositato una proposta di negoziazione completa, nella quale si dichiarava disposta a proseguire sulla via della liberalizzazione avviata durante l'Uruguay Round nel rispetto degli impegni assunti ai sensi dell'articolo 20 dell'Accordo dell'OMC sull'agricoltura. La Svizzera accetta il principio di una graduale apertura dei mercati agricoli, il che implica un'ulteriore riduzione moderata dei dazi doganali, del sostegno ai prodotti indigeni e delle sovvenzioni all'esportazione. La Svizzera si adopera affinché, parallelamente alla nuova tappa di liberalizzazione, si tenga debitamente conto a lungo termine anche degli aspetti non commerciali dell'agricoltura (multifunzionalità). 42 Membri dell'OMC hanno difeso lo stesso punto di vista in occasione della seconda "conferenza sulla multifunzionalità" tenutasi alle Mauritius dal 28 al 31 maggio. Secondo il mandato di negoziazione della Svizzera, le indicazioni geografiche, le prescrizioni di etichettatura e le questioni ambientali sono temi da trattare con priorità. Il Consiglio federale è tuttavia del parere che sarebbe più facile condurre i negoziati agricoli nell'ambito di un ciclo generale, che permetterebbe di equilibrare più ampiamente gli interessi. </p><p>Domanda 2:</p><p>Uno degli obiettivi dei negoziati in corso sulla revisione dell'Accordo sugli appalti pubblici (AAP) è di renderlo più accessibile e più attrattivo per i Paesi non-Membri. Finora, i negoziati si sono concentrati sulla semplificazione e sul miglioramento dell'AAP. I Membri hanno presentato numerose proposte; esse riguardano vari aspetti, quali le procedure di aggiudicazione, il trattamento dei Paesi in sviluppo e il loro accesso all'AAP, le specificazioni tecniche, le statistiche e la procedura di ricorso. I Membri dell'AMP dovrebbero inoltre presentare nel corso dei prossimi mesi proposte concernenti l'ampliamento della copertura dell'AAP e l'eliminazione di misure discriminatorie. </p><p>La fase attuale di analisi delle proposte di negoziazione dovrebbe proseguire ancora nei prossimi mesi e i negoziati veri e propri iniziare nel corso del 2002. La Svizzera partecipa attivamente a questi negoziati al fine di contribuire al proseguimento della liberalizzazione degli appalti pubblici a livello internazionale aumentando in particolare l'attrattiva dell'AAP per i Paesi non-Membri. </p><p>Domanda 3:</p><p>Sulla base del programma integrato approvato alla fine dell'Uruguay Round, nel 1994, a Marrakech, i negoziati sui servizi sono formalmente ripresi a Ginevra nel febbraio 2000. Il Consiglio per gli scambi di servizi (CSS) ha iniziato a entrare in materia sulle circa 80 proposte di negoziazione dei Paesi Membri all'inizio del mese di maggio 2001. La Svizzera persegue due obiettivi: da un lato, approfondire ed estendere gli impegni già presi e, dall'altro, garantire un accesso effettivo ai mercati mediante norme e comportamenti adeguati. Ciò significa che si dovrà negoziare sulle norme e che impegni nazionali in materia di accesso al mercato e di trattamento nazionale potranno essere negoziati solo dopo l'elaborazione di regole soddisfacenti (in particolare in materia di mantenimento e di sviluppo della diversità culturale, di service public, di sussidi, di concorrenza, ecc.). Al fine di contribuire attivamente alla realizzazione di tali obiettivi, la Svizzera ha sottoposto, all'inizio di maggio 2001, proposte di negoziazione nei seguenti campi d'attività: servizi professionali, servizi di telecomunicazioni, servizi postali e di corriere, servizi audiovisivi, servizi di distribuzione, servizi dell'ambiente, servizi finanziari, servizi turistici, servizi ausiliari per tutti i tipi di trasporti.</p><p>Queste proposte d'ordine tecnico sono contributi alla discussione. Solo in una fase successiva dei negoziati si potrà asserire se negoziati effettivi saranno possibili oppure no. Gli Stati Uniti, ad esempio, si oppongono già oggi a negoziati nel settore dei trasporti marittimi.</p><p>Domanda 4: vedasi risposte alle domande 1-3 </p><p></p><p>Domanda 5:</p><p>L'esame dell'Intesa sulle norme e sulle procedure che disciplinano la risoluzione delle controversie (DSU) ha preso avvio nel giugno 1998. Le proposte di modifica in grado di raccogliere un consenso sono state raggruppate in una sola proposta, che avrebbe dovuto essere approvata dalla conferenza ministeriale di Seattle quale parte integrante di un insieme. Tale proposta doveva garantire in particolare che la procedura mantenesse un carattere multilaterale e non consentisse di adottare misure unilaterali. In seguito al fallimento della conferenza di Seattle, non si è potuta prendere nessuna decisione in merito. </p><p>Alla conferenza ministeriale di Doha (Qatar), i Membri dell'OMC dovranno decidere sul prosieguo delle operazioni ed eventualmente su un nuovo mandato di negoziazione. Siccome vari Membri auspicano di includere nuovi elementi nel processo di riforma, anche questo tema dovrebbe rientrare nell'ambito di un nuovo ciclo negoziale. La Svizzera farà il possibile affinché il processo di riforma della composizione delle controversie porti a un potenziamento di tale sistema. </p><p>Domanda 6:</p><p>Il Consiglio per gli scambi di merci (CSM) ha proceduto nel 2000 al riesame delle esenzioni alla clausola della nazione più favorita. Esso ha preso atto delle spiegazioni fornite dai Membri sulle condizioni che, secondo loro, rendono necessarie simili esenzioni. È stato inoltre deciso che il prossimo riesame delle esenzioni avrà luogo al più tardi nel giugno 2004. </p><p>Domanda 7:</p><p>Il CSM ha iniziato nel 2000 a riesaminare l'evoluzione della situazione nel settore dei trasporti aerei e l'efficacia delle disposizioni esistenti nella prospettiva di una più ampia applicazione dell'Accordo generale sugli scambi di servizi (AGSS). Dato che l'esame è tuttora in corso, non è possibile anticiparne i risultati finali. I dibattiti hanno finora dimostrato che è alquanto difficile estendere la copertura dell'AGSS ai diritti di traffico. Non è invece escluso che l'esame del CSM possa portare all'inclusione nella copertura dell'AGSS di determinati servizi indispensabili all'esercizio dei diritti di traffico, quali vari servizi di assistenza a terra o alcuni servizi di gestione di aeroporti. Tale questione dovrebbe parimenti rientrare nei temi trattati in un più ampio ciclo negoziale.</p><p>Domanda 8:</p><p>La procedura di attuazione secondo l'articolo 71.1 dell'Accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio (ADPIC) non è, a tutt'oggi, molto avanzata, in quanto i Membri dell'OMC hanno finora presentato soltanto un numero esiguo di proposte. La Svizzera intende partecipare ai relativi lavori in modo costruttivo e con spirito di cooperazione.</p><p>Domanda 9:</p><p>L'esame dell'Accordo sulle misure d'investimento legate al commercio (AMIC) non è ancora iniziato. Alcune delegazioni ritengono infatti necessario attendere la fine dei lavori dei gruppi di lavoro sulla concorrenza e gli investimenti e la realizzazione di uno studio congiunto OMC/UNCTAD che mette in rilievo l'utilizzazione, da parte dei governi, delle misure d'investimento legate al commercio (MIC) quali strumenti di politica industriale, nonché i loro effetti, segnatamente sul commercio internazionale, sui flussi d'investimento, sulla crescita economica e sullo sviluppo. </p><p>La Svizzera ha proposto che l'esame si concentri in particolare sulla trasparenza e sull'eliminazione delle MIC. La Svizzera è inoltre favorevole alla proroga dei periodi transitori scaduti per diversi Paesi in sviluppo: la proroga dovrebbe tuttavia basarsi sul singolo caso ed essere corredata di un termine preciso per l'eliminazione delle MIC. </p><p></p><p>Domanda 10:</p><p>L'organo di controllo dei tessili dell'OMC ha avviato i lavori relativi all'elaborazione del Rapporto generale concernente l'attuazione dell'Accordo sui tessili e sull'abbigliamento durante la seconda tappa del processo d'integrazione. Tale rapporto tratterà segnatamente il processo d'integrazione e i relativi problemi, l'applicazione del meccanismo di salvaguardia transitoria e le questioni inerenti agli impegni del GATT del 1994. Sulla base di tale rapporto, il Consiglio per gli scambi di merci prenderà consensualmente tutte le decisioni che riterrà necessarie per garantire l'equilibrio dei diritti e degli obblighi dei Membri. La Svizzera - che non ha mai introdotto restrizioni quantitative nel settore dei tessili - provvederà in particolare affiché gli interessi dei Paesi in sviluppo siano debitamente rispettati e l'abolizione dei contingenti non sia accompagnata da nuove misure di protezione ingiustificate.</p><p>Domanda 11: vedasi risposte alle precedenti domande 5-10.</p><p>Domanda 12:</p><p>L'esame della politica commerciale della Svizzera da parte dell'OMC (2 e 4 dicembre 2000)1 ha messo in rilievo elementi molto positivi, come ad esempio il fatto che la liberalizzazione del commercio nell'ambito dell'OMC ha contribuito a diminuire i dazi protettivi al 2,3% per i manufatti. Inoltre, se si eccettua una misura di protezione applicata all'importazione di carne di maiale (maggio-dicembre 1999), la Svizzera non ha applicato altre misure specifiche di protezione quali misure antidumping, misure compensative o contingenti per i tessili e l'abbigliamento.</p><p>Con una nota più critica, il Segretariato rileva che il livello dei costi in Svizzera è elevato. Ciò è dovuto soprattutto ai prezzi dei prodotti provenienti dai settori fortemente protetti quali l'agricoltura, le costruzioni e l'energia. Per quanto concerne l'agricoltura, il Segretariato e vari Membri dell'OMC hanno sottolineato che essa continua ad essere molto protetta nonostante le riforme attuate in questi ultimi anni. Le riforme avviate nel 1993 hanno consentito di ridurre l'intervento dello Stato senza che ciò comportasse una riduzione sensibile del sostegno statale, che rappresenta ancora quasi i tre quarti delle entrate agricole lorde. Inoltre, secondo il Segretariato, l'incidenza delle riforme sui prezzi è stata limitata dall'assenza di concorrenza in determinati rami d'attività, dai programmi di sostegno dei prezzi e dalla sostituzione degli uffici di commercializzazione con istituzioni incaricate dallo Stato. Con il sistema delle licenze di importazione, i contingenti doganali, le prescrizioni in materia di etichettatura e gli incentivi all'industria agroalimentare, la politica agricola rimane complessa. Molti Membri hanno invitato la Svizzera ad aprire maggiormente il suo mercato.</p><p>Di fronte a queste critiche nell'ambito dell'agricoltura, il Consiglio federale è disposto a proseguire l'apertura progressiva dei mercati, la riduzione del sostegno interno e quella delle sovvenzioni all'esportazione, tenendo conto degli interessi non commerciali e del carattere multifunzionale dell'attività agricola. Il Consiglio federale è inoltre convinto dell'importanza dell'OMC quale piattaforma di negoziazione per promuovere gli interessi economici della Svizzera ed è disposto a fare in modo che la Svizzera continui a svolgere un ruolo importante presso l'OMC.</p><p>Domanda 13:</p><p>Non è ancora certo che un nuovo ciclo negoziale possa essere avviato a Doha; tuttavia, i Membri dell'OMC hanno iniziato i lavori in tal senso all'inizio di maggio. A Ginevra sono in corso consultazioni su un insieme di punti che potrebbero essere inclusi nella Dichiarazione dei Ministri fra cui, in particolare, l'attuazione degli obblighi degli accordi dell'OMC, i negoziati in corso (agricoltura, servizi), i nuovi temi (concorrenza, investimenti), la coerenza economica a livello mondiale e altri temi possibili (legami commercio-ambiente e commercio-norme del lavoro). A livello delle capitali, hanno luogo stretti contatti anche fra i responsabili per far avanzare i dossier.</p><p>L'avvio di un nuovo ciclo negoziale dipende, in primo luogo, dal livello delle esigenze del gruppo dei Paesi esportatori di prodotti agricoli (gruppo CAIRNS). In secondo luogo, un certo numero di Paesi in sviluppo non sono affatto convinti dei vantaggi di un nuovo ciclo e pretendono di regolare in modo soddisfacente i numerosi problemi di attuazione degli accordi dell'Uruguay Round con la concessione di periodi transitori supplementari e con la modifica di accordi esistenti. In terzo luogo, gli Stati Uniti non potranno formulare una posizione dettagliata prima del conferimento da parte del Congresso della competenza negoziale (Trade Promotion Authority), che dovrebbe intervenire poco prima o dopo la conferenza ministeriale di Doha.</p><p>Domanda 14:</p><p>Nel suo rapporto sulla politica economica esterna del 12 gennaio 2000, il Consiglio federale precisa che il risultato della riunione ministeriale di Seattle è dovuto soprattutto alla congiunzione di diversi fattori politico-economici, all'insufficienza della fase di preparazione a Ginevra e all'atteggiamento rigido assunto da alcuni Paesi o gruppi di Paesi. Esso aggiunge inoltre che l'opposizione manifestata nelle strade di Seattle non è certamente la causa del fallimento della conferenza ministeriale.</p>  Risposta del Consiglio federale.