<h2>SubmittedText<h2><p>Dall'articolo I dello Statuto del Fondo monetario internazionale (FMI) risulta chiaramente che gli scopi di questa istituzione sono principalmente promuovere la cooperazione monetaria internazionale, facilitare l'espansione equilibrata del commercio internazionale, promuovere la stabilità dei cambi e il buon funzionamento del sistema multilaterale di pagamenti relativi alle transazioni correnti. Per conseguire questi obiettivi, il FMI mette temporaneamente a disposizione di Stati, che ne hanno bisogno e che ne fanno richiesta, le sue risorse generali fornendo loro in tal modo la possibilità di correggere squilibri nelle loro bilance dei pagamenti.</p><p>Nelle sue pratiche e nei suoi interventi il FMI ha rispettato per molto tempo il tenore dell'articolo I del proprio statuto. Tuttavia, dalla crisi finanziaria che ha colpito il mondo nel 2008, esso ha esteso e ridefinito la sua politica, in particolare accordando prestiti a Paesi per aiutarli a finanziare i loro disavanzi pubblici o a rifinanziare i prestiti legati ai loro debiti pubblici. Nel 2010, la Grecia ha pertanto ottenuto dal FMI un prestito di 30 miliardi di euro sull'arco di tre anni. Il FMI si accinge a concedere un prestito di oltre 20 miliardi di euro all'Irlanda.</p><p>In questo contesto invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Ritiene opportuna la nuova politica del FMI che consiste nel venire in soccorso dei Paesi membri non più unicamente allo scopo di riequilibrare le loro bilance dei pagamenti, ma anche per finanziare i loro deficit pubblici e rifinanziare i loro prestiti pubblici?</p><p>2. Quali sono, a suo avviso, i rischi assunti dalle banche centrali e dai Paesi - tra cui la Svizzera - che forniscono al FMI le risorse da esso utilizzate per accordare prestiti ad alcuni Paesi le cui finanze pubbliche sono in situazioni deleterie, tenendo presente che, a detta di economisti rinomati, non è certo che questi prestiti siano un giorno interamente restituiti?</p><p>3. Non ritiene che l'Unione europea - una costruzione animata da alcuni grandi Paesi ricchi e che raggruppa altri Paesi ricchi - dovrebbe finanziare i debiti e i deficit pubblici dei suoi Paesi membri senza ricorrere alla tesoreria del FMI?</p><p>4. Intende far uso della sua influenza presso il FMI per ricordargli che il suo impegno prioritario è aiutare i Paesi - in particolare quelli più poveri - che sono in difficoltà con le loro bilance dei pagamenti e non colmare debiti e deficit pubblici?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Come stabilito all'articolo I (v) del suo Statuto, il Fondo monetario internazionale (FMI) ha il compito in particolare di assistere gli Stati membri nell'ambito di misure destinate alla correzione ordinaria di squilibri nelle loro bilance dei pagamenti. In virtù dell'articolo V dello stesso Statuto, l'utilizzazione di risorse del FMI da parte di uno Stato membro è autorizzata in particolare per movimenti valutari. I movimenti valutari si creano ad esempio a causa del servizio del debito estero o della ricapitalizzazione del settore bancario. Benché si tratti in definitiva di scopi fiscali, questi movimenti possono essere allo stesso tempo strettamente legati alla stabilità della posizione esterna di un Paese - come d'altronde le riserve valutarie possono essere utilizzate per stabilizzare la valuta sulla base dello scopo (fiscale) di ottenere un debito esterno stabile. Se sostiene uno dei suoi membri per il finanziamento del disavanzo pubblico e per il rifinanziamento del debito pubblico, il FMI agisce quindi compatibilmente con la propria missione. Del resto questa forma di sostegno da parte del FMI non è nuova, dal momento che è stata praticata in passato, ad esempio nell'ambito dei pacchetti di aiuti finanziari concessi all'Argentina, alla Turchia e alla Russia. </p><p>2. I crediti concessi dal FMI sono per loro natura legati a determinati rischi. Il Consiglio federale ritiene tuttavia che siano garantiti in modo appropriato grazie al ruolo e alla funzione del FMI. </p><p>In passato il FMI ha sempre ossequiato i suoi impegni nei confronti degli Stati membri. Secondo la politica dei prestiti del FMI, gli Stati membri sono creditori - versando la quota, concedendo crediti bilaterali o risorse mediante i Nuovi accordi di credito (NAC) - nei confronti del FMI e non del Paese che beneficia del programma. Il rischio di inadempienza rimane esiguo, poiché una serie di strumenti del FMI contribuisce a minimizzarlo:</p><p>In primo luogo il FMI gode de facto di uno statuto di creditore privilegiato. I Paesi debitori adempiono i loro impegni sempre dapprima nei confronti del FMI, un dato di fatto che viene recepito anche dagli altri creditori privati e pubblici. In secondo luogo il FMI limita il volume dei suoi crediti e ha definito dei criteri per stabilire quali crediti possono superare questi limiti. In terzo luogo i programmi convenuti con i Paesi contengono condizioni severe che di regola vengono verificate trimestralmente. Il FMI può sostanzialmente ridurre o negare l'aiuto previsto in caso di mancato adempimento delle condizioni del programma. In quarto luogo il FMI si assicura che le sue risorse vengano utilizzate correttamente dalle banche centrali dei Paesi beneficiari. Infine, il FMI costituisce accantonamenti che possono essere impiegati in caso di inadempimento. Tali accantonamenti ammontano attualmente a circa 7,3 miliardi di DSP (circa 11 miliardi di franchi) e saranno aumentati a circa 15 miliardi di DSP (circa 23 miliardi di franchi) entro il 2016. </p><p>3. La partecipazione del FMI alle misure destinate al finanziamento del deficit e al rifinanziamento del debito pubblico di Grecia e Irlanda è, come già esposto, compatibile con il mandato del FMI. I due pacchetti di aiuti vengono finanziati in ragione di due terzi con risorse dei Paesi UE e dei Paesi dell'Eurozona. Favorendo un adeguamento politico-economico ordinato nei Paesi in questione il FMI contribuisce in modo determinante a ridurre al minimo i costi per il sistema monetario e finanziario internazionale. </p><p>4. Il Consiglio federale ritiene che sia la massima priorità del FMI prevenire la crisi per mezzo di un'incisiva sorveglianza della politica monetaria, della politica di bilancio, della politica strutturale e della politica del settore finanziario praticate dagli Stati membri. Di conseguenza la Svizzera ha chiaramente sostenuto le misure adottate a seguito della crisi finanziaria per rafforzare la cosiddetta surveillance, tra cui l'introduzione di un sistema di allerta precoce o l'intensificazione della sorveglianza delle economie d'importanza sistemica. Nel contempo, la Svizzera incoraggia gli altri Paesi a mettere in atto una politica continuativa in ambito economico e finanziario. In situazioni di crisi eccezionale di natura sistemica è inoltre importante che il FMI possa, in caso di necessità, accordare crediti straordinari per evitare una destabilizzazione del sistema monetario e finanziario globale. Infine, per il Consiglio federale il sostegno di una politica economica durevole nei Paesi più poveri costituisce un pilastro centrale dell'impegno della Svizzera nel FMI. Nel mese di marzo del 2011 le Camere federali hanno pertanto approvato un credito d'impegno di 950 milioni di franchi per la garanzia di un prestito della Banca nazionale svizzera al Fondo fiduciario del FMI per la lotta alla povertà e la crescita (Poverty Reduction and Growth Trust, PRGT).</p>  Risposta del Consiglio federale.