<h2>SubmittedText<h2><p>La direttrice generale dell'OMC e il direttore generale dell'OMS si sono rallegrati della proposta, annunciata dal presidente degli Stati Uniti, di sospendere provvisoriamente la proprietà intellettuale per i vaccini contro il coronavirus. Il direttore generale dell'OMS l'ha addirittura definita storica. Questa proposta è stata accolta molto favorevolmente dalla grande maggioranza dei Paesi e degli organismi internazionali. In definitiva, resta dunque quasi solo la Svizzera che rifiuta di entrare in materia. Il nostro rappresentante presso l'OMC ha infatti ribadito la posizione del Consiglio federale di "evitare di dissuadere l'innovazione delle imprese farmaceutiche". Il medesimo ambasciatore si è persino permesso un commento sprezzante sul know-how degli indiani, mentre questi producono da anni farmaci anti-AIDS efficaci e a buon mercato per i Paesi poveri.</p><p>Quanto constatato finora è davvero "edificante": la stragrande maggioranza dei vaccini è stata inoculata nei Paesi ricchi, mentre appena lo 0,3 per cento è stato somministrato nei Paesi in via di sviluppo.</p><p>- Il Consiglio federale può spiegarci in che modo il dar prova di generosità e solidarietà in periodo di pandemia potrebbe costituire un freno all'innovazione?</p><p>- Pensa davvero che la sua ostinazione sia il miglior modo di dare una buona immagine del nostro Paese?</p><p>- Visto che la posizione e gli argomenti del Consiglio federale coincidono perfettamente con quelli dell'industria farmaceutica, dobbiamo concluderne che è suddito di questa industria?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale accorda la massima priorità alla lotta contro la pandemia di COVID-19. Soltanto quando la protezione della salute della popolazione svizzera e mondiale sarà garantita si potrà tornare alla normalità. La Svizzera si adopera pertanto per un accesso equo, a prezzi abbordabili e possibilmente rapido ai vaccini e ad altro materiale medico importante.</p><p>Un ruolo importante è svolto dalla protezione della proprietà intellettuale. Senza di essa non sarebbe stato possibile sviluppare molti vaccini innovativi e altro materiale medico di cui necessita il mondo nella lotta congiunta contro la pandemia. La sfida consiste ora nell'aumentare le capacità di produzione dei vaccini contro il COVID-19 in modo da garantire l'approvvigionamento globale. Questo obiettivo non può tuttavia essere conseguito sospendendo i brevetti sui vaccini, come chiesto da determinati Paesi in seno all'Organizzazione mondiale del commercio (OMC).</p><p>Le invenzioni esposte nei fascicoli di brevetti non bastano da sole ad aumentare rapidamente la produzione dei vaccini; occorrono know-how specifico e una tecnologia adeguata, in particolare nel caso dei nuovi vaccini mRNA. È quindi importante che le imprese di ricerca e produzione di prodotti farmaceutici collaborino per produrre in maniera rapida, efficace e sicura vaccini destinati alla popolazione mondiale. Gli accordi di licenza basati su brevetti costituiscono il quadro legale per tali partenariati. Affinché questi ultimi siano instaurati o portati avanti è essenziale che i diritti di proprietà intellettuale siano protetti in maniera stabile e prevedibile. Le imprese in Paesi a basso reddito, come mostra l'esempio dell'India, si appoggiano in ampia misura su questi partenariati e forniscono pertanto un contribuito importante alla produzione di vaccini. Derogare al quadro giuridico comprometterebbe il fondamento di questa collaborazione, il che nuocerebbe non soltanto alla produzione in corso, ma ostacolerebbe anche le innovazioni future e quindi la nostra capacità di fronteggiare in maniera efficace la prossima crisi sanitaria.</p><p>L'accesso ai vaccini dipende da molti fattori: gli ostacoli al commercio e le restrizioni d'esportazione, ad esempio, possono compromettere l'accesso alle tecnologie sanitarie o alle materie prime necessarie per i vaccini. Occorre pertanto un approccio globale che promuova la cooperazione tra i diversi attori al fine di aumentare le capacità produttive.</p><p>La Svizzera persegue pertanto, in seno all'OMC, un modo di procedere mirato, basato su fatti e volto a trovare rapidamente soluzioni pratiche a problemi concreti. Nel quadro del suo approccio globale, la Svizzera è disposta a discutere, in tale sede, l'utilizzo di margini di manovra, come ad esempio le licenze obbligatorie.</p><p>Dall'inizio della pandemia la Svizzera si è inoltre adoperata sul piano multilaterale a favore di una reazione efficace volta in particolare a garantire un accesso equo a livello mondiale alle tecnologie sanitarie anti-COVID-19, compresi i vaccini. Per fornire un contributo immediato e adeguato, nell'aprile 2020 il Consiglio federale ha stanziato un importo di 400 milioni di franchi per rispondere agli appelli lanciati dalle organizzazioni internazionali che necessitavano di fondi supplementari nella lotta contro la pandemia e per apportare un sostegno bilaterale nei Paesi in via di sviluppo e in contesti umanitari. Oltre a programmi bilaterali e umanitari nei Paesi prioritari della cooperazione internazionale della Svizzera, il nostro Paese finanzia anche iniziative quali l'"Access to Covid-19 Tools Accelerator" (ACT-A).</p><p>Nell'aprile 2021 il Consiglio federale ha stanziato ulteriori 300 milioni di franchi in favore di questa iniziativa. In questo contesto, la Svizzera sostiene l'iniziativa Covax-AMC (Covax Advance Market Commitment) con 145 milioni di franchi, il che permette a 92 Paesi a basso reddito di accedere ai vaccini. Il 30 giugno 2021 il Consiglio federale ha inoltre deciso di consegnare a Covax quattro milioni di dosi di cui non ha bisogno. Il Collegio governativo si attende che anche l'industria farmaceutica contribuisca a un accesso equo ai vaccini, ad esempio accordando, ove possibile, licenze volontarie ad altri produttori.</p>  Risposta del Consiglio federale.