<h2>SubmittedText<h2><p>A seguito della decisione degli Stati Uniti di uscire dall'accordo di Parigi e alle diverse reazioni della comunità internazionale, sembrerebbe delinearsi un consenso su un acceleramento per l'attuazione dell'accordo, al fine di compensare l'assenza parziale e momentanea della parte americana. Anche la Svizzera è interessata da questi sviluppi. Fatte queste premesse chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. È disposto a presentare al Parlamento un rapporto sull'adeguamento della strategia energetica 2050 che tenga conto dei cambiamenti avvenuti dal 2011 e in considerazione del fatto che l'opzione centrali a gas in Svizzera, o acquistate in Germania, diventa sempre più irrealistica dopo il 2030?</p><p>2. Un maggiore impiego dell'energia solare diventa l'opzione più probabile, se si accelerano i progressi nello stoccaggio dell'elettricità. Tenuto conto di alcune decine di chilometri quadrati supplementari di superfici solari necessarie, che difficilmente potranno essere ricavate sui tetti degli edifici viste le reticenze di molti proprietari, il Consiglio federale ritiene che le nuove soluzioni, come quelle proposte dall'EPFL, di ricavare superfici solari sulle facciate siano sufficienti?</p><p>3. In Danimarca, Paese molto più a nord della Svizzera, i progetti solari più recenti hanno costi di produzione pari a quasi 5 centesimi al chilowattora, ma necessitano di grandi superfici. In Svizzera, una direttiva emanata alcuni anni fa da tre uffici federali concernente i parchi solari consente l'utilizzo del suolo di un terreno non edificabile solo se ne viene declassato un altro. Il rigore della direttiva potrebbe essere mitigato nel caso degli spazi verdi lungo il bordo delle autostrade, dei terreni erbosi in discesa non utilizzabili per l'agricoltura o l'allevamento, delle zone rocciose in discesa ad alte quote che beneficiano di una migliore esposizione al sole oppure in tutt'altro modo da precisare?</p><p>4. In Norvegia, a partire dal 2025, i nuovi veicoli immatricolati dovranno essere elettrici o ibridi. Altri Paesi stanno riflettendo su una regolamentazione analoga per il 2030 o il 2050. Il Consiglio federale è anch'esso disposto a fare una riflessione in questo senso per accelerare la transizione, considerando che un veicolo elettrico ha un rendimento del 90 per cento contro il 15 per cento di un motore a scoppio e che i veicoli a motore rappresentano quasi la metà delle emissioni di gas a effetto serra nel nostro Paese?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Nel gennaio 2017 il Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni (DATEC) ha pubblicato in forma abbreviata il rapporto "Auslegeordnung Strommarkt nach 2020" (disponibile in tedesco e francese) che illustra diversi scenari atti a garantire la sicurezza di approvvigionamento. L'Ufficio federale dell'energia (UFE) ha inoltre pubblicato una versione integrale del documento. Basandosi su questo studio, il DATEC sta attualmente vagliando diverse varianti per la futura configurazione del mercato elettrico svizzero, la quale dovrebbe essere compatibile con gli obiettivi climatici del nostro Paese. Al centro della politica climatica vi è la revisione della legge sul CO2, che disciplina l'attuazione, a livello nazionale, dell'accordo internazionale di Parigi. Presumibilmente alla fine del 2017, il Consiglio federale sottoporrà al Parlamento il relativo messaggio. Inoltre, con la nuova legge sull'energia a partire dal 2018 prenderà avvio il processo di monitoraggio della strategia energetica 2050. Sono previste la pubblicazione annuale di un rapporto di monitoraggio dell'UFE e, a ritmo quinquennale, la trasmissione di un rendiconto da parte del Consiglio federale al Parlamento. Questi rapporti completeranno altri dati approntati o aggiornati a intervalli regolari dall'UFE e da altri uffici federali. Nell'ottica attuale il Consiglio federale non ritiene necessario stilare ulteriori rapporti.</p><p>2. La scorsa primavera, su incarico della Confederazione, la ditta Meteotest ha proceduto a una nuova valutazione del potenziale di energia solare presente in Svizzera servendosi del catasto solare nazionale allestito dall'UFE (<a href="http://www.tettosolare.ch">www.tettosolare.ch</a>). Dall'indagine è emerso che il potenziale sostenibile di tetti e facciate in Svizzera è pari a poco meno di 30 terawattora (TWh) all'anno; questo valore corrisponde al 50 per cento circa del consumo nazionale di energia elettrica. Gli impianti fotovoltaici installati in Svizzera alla fine del 2016 presentavano invece una produzione annua di soli 1,3 terawattora. Attualmente, più del 95 per cento del potenziale di tetti e facciate è quindi disponibile per la realizzazione di impianti fotovoltaici. Gli impianti installati sulle facciate rappresentano poco meno del 20 per cento di questo potenziale. Il potenziamento degli impianti sulle facciate è un elemento centrale della strategia energetica 2050, che continuerà a essere promosso attraverso le tariffe più elevate della rimunerazione unica, a condizione che si tratti di impianti integrati. Oggigiorno si dispone già della necessaria tecnologia, come dimostrano numerosi esempi di simili impianti.</p><p>3. Le osservazioni formulate nel documento "Positionspapier freistehende Fotovoltaikanlagen" (disponibile in tedesco e francese), pubblicato il 3 luglio 2012 dal'Ufficio federale dello sviluppo territoriale, dal'Ufficio federale dell'ambiente, dal'Ufficio federale dell'energia e dal'Ufficio federale dell'agricoltura, sono rimaste immutate nel corso degli anni. Il documento richiama l'attenzione soprattutto sul notevole potenziale per l'energia solare presente su tetti e facciate che occorrerà sfruttare in primo luogo. Grazie ai dati più precisi disponibili oggi, tale potenziale è addirittura cresciuto del fattore 2 dalla pubblicazione del documento succitato (v. risposta a domanda 2). Inoltre, nello stesso documento si sottolinea che gli impianti fotovoltaici isolati, visti i loro effetti sul territorio e l'ambiente e la loro indipendenza da un'ubicazione precisa, andrebbero ammessi solo in casi eccezionali al di fuori delle zone edificabili. Tale questione dovrebbe essere trattata nel quadro dei piani direttori cantonali. Anche sulla base dell'accettazione della nuova legge sull'energia nella votazione popolare del 21 maggio 2017 non si ravvisa alcuna necessità immediata di mitigare i principi enunciati nel documento.</p><p>4. Il Consiglio federale segue con interesse gli sviluppi in atto all'estero, quali ad esempio il possibile divieto di vendita di nuovi veicoli con motore a scoppio discusso attualmente in Norvegia e in alcuni altri Paesi. Per principio, il Collegio persegue tuttavia una strategia dell'efficienza energetica neutrale sotto il profilo tecnologico, puntando piuttosto su incentivi anziché su divieti per ridurre il consumo energetico e le emissioni di CO2. Nell'ottica delle nuove immatricolazioni di veicoli elettrici, questa strategia finora si è rivelata positiva. Tali immatricolazioni in Svizzera si sono attestate al 2 per cento circa nel 2016. Nel contesto europeo la Svizzera si trova così tra i cinque Paesi con il numero più elevato di veicoli elettrici di nuova immatricolazione.</p>  Risposta del Consiglio federale.