<h2>SubmittedText<h2><p>Nel 2022 la Commissione europea ha presentato un nuovo piano per rafforzare il contributo degli accordi commerciali dell’UE alla protezione del clima, dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori in tutto il mondo.</p><p>Nel novembre 2023 i 27 Paesi membri hanno ratificato con la Nuova Zelanda il primo accordo di libero scambio contenente questo nuovo approccio.</p><p>Oltre a formulazioni vincolanti e a un capitolo molto dettagliato sulla promozione dello sviluppo sostenibile, è stato inserito un capitolo sui sistemi alimentari sostenibili, un altro sul commercio e l’uguaglianza di genere, nonché una disposizione specifica sul commercio e la riforma delle sovvenzioni per i combustibili fossili.</p><p>Pochi mesi dopo l’AELS ha siglato un cosiddetto accordo «di nuova generazione» con l’India, che si propone di essere ambizioso in termini di sostenibilità.</p><p>Tuttavia, se si confrontano i due accordi (o i due modelli) su questo punto, non si può che rimanere sorpresi dalla mancanza di ambizione da parte dell’AELS.</p><p>Ecco tre esempi che sollevano alcune domande che rivolgo a mia volta al Consiglio federale:</p><ol><li>La trasparenza è al centro dell’accordo di libero scambio dell’UE con la Nuova Zelanda; all’articolo&nbsp;19.15 si specifica infatti che il «comitato per il commercio e lo sviluppo sostenibile» pubblica una relazione dopo ciascuna delle sue riunioni. Nell’accordo di libero scambio con l’India ci si impegna invece a mantenere la riservatezza delle consultazioni presso il Comitato (art.&nbsp;11.13). Perché non giocare la carta della trasparenza come l’UE? Di che cosa ha paura l’AELS?</li><li>L’articolo&nbsp;19.7 3/4 dell’accordo di libero scambio tra l’UE e la Nuova Zelanda stabilisce l’obiettivo di ridurre le sovvenzioni ai combustibili fossili e di collaborare per portare avanti questa riforma presso l’OMC. L’articolo&nbsp;19.11 prevede anche agevolazioni doganali per incoraggiare gli investimenti in beni che contribuiscono a obiettivi sociali e ambientali. Perché l’AELS non ha incluso tali incentivi nell’accordo di libero scambio con l’India?</li><li>L’accordo di libero scambio tra l’UE e la Nuova Zelanda sottopone l’intero capitolo&nbsp;19 sul commercio e lo sviluppo sostenibile alla procedura di risoluzione delle controversie e quindi a possibili sanzioni. Il modello di accordo di libero scambio dell’AELS lo esclude, come specificato nell’articolo&nbsp;11.11 dell’accordo con l’India. Per quale ragione? Di cosa ha paura l’AELS nel momento in cui nega alla società civile la possibilità di far valere i propri diritti?</li></ol>