<h2>SubmittedText<h2><p>Nell'ottobre 2014 Sheila B. Keetharuth, nominata dall'ONU nell'ottobre 2012 prima relatrice speciale per la situazione dei diritti dell'uomo in Eritrea, ha presentato il suo secondo rapporto sulla situazione estremamente preoccupante in questo Paese. Il rischio è una completa disgregazione dello Stato e della società con tutte le conseguenze negative che ne derivano per la pace e la sicurezza nella regione. </p><p>1. Quali conclusioni trae il Consiglio federale dai due rapporti della relatrice speciale dell'ONU sulla situazione dei diritti dell'uomo in Eritrea?</p><p>2. Quali possibilità vede di sostenere finanziariamente e politicamente la relatrice speciale e la commissione d'inchiesta per l'Eritrea istituita dal Consiglio dei diritti umani nel giugno 2014 e di contribuire a una pubblicazione e a una discussione per quanto possibile ampia dei risultati e delle raccomandazioni contenuti nei rapporti?</p><p>3. In che modo è possibile promuovere e rendere più semplici le visite ai detenuti eritrei da parte di delegati del CICR? Che cosa può fare ancora il CICR per contribuire a migliorare la situazione umanitaria in Eritrea?</p><p>4. Quale ruolo può svolgere la comunità internazionale nella risoluzione dei conflitti al confine tra Eritrea, Etiopia e Gibuti?</p><p>5. Dal 1993 l'Eritrea è membro dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) e nel 2000 ha sottoscritto la Convenzione numero 105 concernente la soppressione del lavoro forzato. Come giudica l'attuazione della Convenzione 105 da parte dell'Eritrea? Di quali strumenti dispone l'OIL per richiamare l'Eritrea al rispetto dei suoi obblighi? In che modo il Consiglio federale sostiene l'OIL in questo contesto?</p><p>6. Quanti rifugiati eritrei ci sono nella regione (Sudan orientale, Nord dell'Etiopia ecc.)? Che cosa intende fare la Svizzera per soccorrerli sul posto e rendere possibile la formazione scolastica e professionale?</p><p>7. Qual è l'età media dei rifugiati eritrei in Svizzera? Quali sono le loro esperienze? Come può essere migliorata la loro formazione scolastica e professionale?</p><p>8. Che cosa fa il Consiglio federale per proteggere i rifugiati eritrei in Svizzera dalle violenze commesse dal governo eritreo? Che cosa pensa delle tasse che il governo eritreo impone alle sue cittadine e ai suoi cittadini all'estero? Che cosa fa per evitare che le traduttrici e i traduttori utilizzati nelle procedure di richiesta di asilo siano spie del governo eritreo? Intende interrompere la collaborazione con il SUKE, il comitato svizzero per il sostegno all'Eritrea di Toni Locher, che è stato ormai totalmente discreditato a livello politico?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale attribuisce grande importanza al rispetto dei diritti dell'uomo in Eritrea: la preoccupante situazione umanitaria in questo Paese è una delle cause principali alla base dei forti spostamenti migratori all'interno e in uscita dal Corno d'Africa. Alla luce di questa inquietante situazione e dell'alto numero di profughi eritrei nel nostro Paese, la Svizzera cerca di identificare i fattori di disagio e di contribuire alla risoluzione del problema in cooperazione con la comunità internazionale.</p><p>1. I rapporti presentati dalla relatrice speciale dell'ONU dipingono un quadro drammatico. La Svizzera coglie ogni occasione per parlare ai delegati eritrei delle violazioni dei diritti dell'uomo messe in evidenza. Più di una volta la Svizzera ha invitato l'Eritrea a collaborare con la relatrice speciale e a concederle accesso al Paese.</p><p>2. Nel 2014, nell'ambito della seconda revisione universale periodica (UPR) dei diritti dell'uomo in Eritrea, la Svizzera ha formulato raccomandazioni chiare per migliorare la tutela dei diritti dell'uomo. A marzo 2014 la relatrice speciale ha inoltre visitato il nostro Paese per ottenere informazioni dalla diaspora eritrea sulla situazione umanitaria in Eritrea. È in fase di chiarimento la possibilità che la Svizzera sostenga con fondi o personale queste attività. Il Consiglio federale appoggia il lavoro della commissione d'inchiesta, accolta a fine 2014 in seno all'amministrazione federale, stimolando la collaborazione tra i Paesi confinanti dell'Eritrea e la commissione per garantire a quest'ultima la possibilità di interagire con la diaspora eritrea insediatasi nell'area.</p><p>3. La Svizzera chiede periodicamente all'Eritrea di collaborare con il CICR e di accordare ai suoi delegati accesso alle carceri.</p><p>4. L'ONU, l'Unione africana e l'IGAD, organizzazione a forte impronta regionale, hanno tutto l'interesse a una stabilizzazione pacifica della situazione nel Corno d'Africa. Dopo la guerra tra Etiopia ed Eritrea (1998-2000), entrambe le parti si sono impegnate ad approvare una mappa dei confini disegnata da una corte di arbitrato. Il verdetto della corte ha assegnato la città contesa di Badme all'Eritrea, ma l'Etiopia si rifiuta di riconoscere i confini tracciati. Da allora si verificano periodicamente scaramucce lungo il confine. Per quanto riguarda il conflitto frontaliero tra Eritrea e Gibuti, il Consiglio di sicurezza dell'ONU sta lavorando dal 2008 per arrivare a una soluzione e al rilascio dei prigionieri.</p><p>5. L'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) valuta e verifica il rispetto della Convenzione numero 105 OIL da parte dell'Eritrea, e dispone di un sistema di controllo che le consente di esigere modifiche alla legislazione. Se le infrazioni alla convenzione sono classificate come gravi, il caso può essere discusso alla conferenza internazionale annuale sul lavoro. Il rapporto dell'OIL non è ancora disponibile, ma se alla conferenza annuale si terrà una discussione sull'Eritrea la Svizzera potrebbe prendere in considerazione l'opportunità di intervenire per ricordare quanto sia importante osservare questa fondamentale convenzione concernente la soppressione del lavoro forzato.</p><p>6. Non esistono statistiche affidabili sul numero di profughi eritrei nella regione. Secondo le stime ci sarebbero circa 107 000 persone in Etiopia e circa 110 000 nel Sudan orientale. La Svizzera interviene nel Corno d'Africa con progetti e programmi di protezione. Concretamente sostiene organizzazioni partner, soprattutto l'ACNUR, l'OIM e ONG specializzate, in progetti a beneficio delle persone particolarmente vulnerabili. La Svizzera sostiene, tra l'altro, un progetto dell'ACNUR per migliorare la protezione e prevenire che i minorenni eritrei nei campi di Shire (Etiopia settentrionale) decidano di proseguire un viaggio molto rischioso nonché un progetto del Consiglio norvegese per i rifugiati (NRC) che dovrebbe consentire ai profughi eritrei di assicurarsi un'esistenza autonoma al di fuori dei campi profughi in Etiopia. La Svizzera è inoltre Stato partner dell'Iniziativa contro la tratta di esseri umani e il traffico di migranti dell'Unione africana e dei Paesi del Corno d'Africa nonché Stato osservatore del Processo di Khartoum, incentrato sulla lotta al traffico di esseri umani.</p><p>7. L'età media dei rifugiati eritrei in Svizzera è 25 anni. Le cause della fuga sono diverse: molti si sono rifiutati di prestare il servizio nazionale obbligatorio, spesso di durata indeterminata, oppure lo hanno disertato, per lo più a causa delle violazioni dei diritti dell'uomo, delle pessime condizioni di vita e della mancanza di prospettive per il futuro. Conformemente alla Costituzione federale i cantoni garantiscono l'istruzione scolastica di base nel quadro dell'obbligo scolastico generale. La Confederazione promuove l'integrazione dei rifugiati attraverso appositi programmi cantonali ai quali vengono destinati ogni anno circa 110 milioni di franchi. I rifugiati hanno in genere la possibilità di chiedere borse di studio. I loro figli sono, dal punto di vista giuridico, sostanzialmente equiparati ai bambini svizzeri e possono svolgere un apprendistato professionale o studiare in un'istituzione accademica.</p><p>La Confederazione può concedere finanziamenti di partenza, connessi a progetti specifici, per iniziative innovative nel passaggio dalla scuola dell'obbligo alla formazione professionale. Parimenti possono essere concessi contributi per misure volte all'integrazione di giovani svantaggiati dal punto di vista scolastico, sociale e linguistico.</p><p>8. La Polizia giudiziaria federale è a conoscenza delle riscossioni di denaro imposte. Finora le indagini preliminari della polizia non hanno potuto convalidare le voci riferite dai media sulle riscossioni fiscali forzate: durante gli accertamenti del caso la Polizia giudiziaria federale si è scontrata con un muro di silenzio. Senza prove o indizi significativi le autorità di perseguimento penale non possono aprire un'indagine penale. Gli interpreti non possono avere carichi pendenti nel casellario giudiziale svizzero e alle audizioni devono comportarsi secondo la deontologia professionale. I candidati che si propongono per un ruolo di interprete sono sottoposti a un esauriente interrogatorio durante il colloquio di assunzione. È fuori dalla portata della SEM smascherare le spie tra i traduttori. Se spuntano elementi di sospetto, la persona coinvolta è sottoposta a verifica e, in caso di passi falsi, il contratto può essere risolto. I richiedenti l'asilo possono avanzare reclami in ogni momento della procedura di richiesta e hanno anche la possibilità di portare all'audizione un interprete di loro fiducia. Inoltre, in Svizzera partecipano alle audizioni rappresentanti di organizzazioni umanitarie per comprovarne il regolare svolgimento. Non è in atto alcuna cooperazione tra la Svizzera e il comitato di sostegno SUKE.</p>  Risposta del Consiglio federale.