<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di impedire la vendita di Ruag Ammotec.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Negli ultimi anni la produzione industriale di beni si è trasformata. Si è internazionalizzata e si basa sulla divisione del lavoro. Ciò concerne anche la produzione di armamenti. L'autarchia nel campo della tecnica militare è irraggiungibile per quasi tutti i Paesi. Oggi in Svizzera si producono perlopiù munizioni di piccolo calibro; il 70 per cento della produzione di Thun viene esportato. Persino per la produzione di munizioni di piccolo calibro è necessario acquistare dall'estero componenti importanti come gli inneschi e la polvere da sparo. L'acquisto di munizioni di medio e grosso calibro per l'esercito avviene quasi senza eccezioni all'estero. Una delle ragioni del trasferimento della produzione all'estero è la riduzione dell'effettivo dell'esercito e la conseguente diminuzione del fabbisogno di munizioni.</p><p></p><p>Ma anche senza mirare all'autarchia, un'industria d'armamento nazionale rafforza la sicurezza del Paese. In primo luogo, maggiore è l'autoapprovvigionamento, minore sarà il grado di dipendenza della Svizzera da Stati e aziende estere in caso in crisi. In secondo luogo, un'industria nazionale nel campo della tecnica miliare rafforza la libertà d'azione della Svizzera sostituendo una dipendenza unilaterale con un'interdipendenza. Ciò che è più importante è che il know-how e una certa capacità produttiva siano presenti in Svizzera. Tale principio è stabilito, ad esempio, nell'articolo 1 della legge federale sul materiale bellico (RS 514.51). Le aziende non devono tuttavia essere necessariamente di proprietà della Confederazione. </p><p></p><p>Attualmente RUAG Ammotec impiega oltre 2200 collaboratori, di cui 380 a Thun. Grazie all'internazionalizzazione e all'espansione nel mercato civile, dal 2006 RUAG Ammotec è riuscita a incrementare in modo significativo il proprio fatturato. Per la Confederazione, azionista unica, sono tuttavia aumentati considerevolmente i rischi a livello politico e finanziario. La Confederazione non è quindi il proprietario adatto per sviluppare ulteriormente con successo RUAG Ammotec. Ad esempio, espansioni geografiche opportune da un punto di vista puramente imprenditoriale non sono necessariamente nell'interesse della Svizzera. In considerazione del ridotto fabbisogno di munizioni da parte dell'esercito, l'attuale sfruttamento delle capacità produttive della sede di Thun diminuirebbe drasticamente, con la conseguente perdita di posti di lavoro. Il Consiglio federale ha quindi optato, ovvero la vendita di RUAG Ammotec vincolata a condizioni. Una di queste condizioni è il mantenimento della sede di Thun. Ciò potrebbe diminuire il ricavo della vendita, ma aumenterebbe la probabilità di salvaguardare i posti di lavoro così come il know-how e le capacità industriali. La qualità dell'impianto di produzione di Thun dovrebbe permettere di trovare un acquirente disposto ad accettare questa condizione. Attualmente è infatti uno degli impianti più moderni in Europa per la produzione di munizioni di piccolo calibro.</p><p></p><p>Le condizioni volte a mantenere la sede di Thun fanno sì che la vendita di RUAG Ammotec non comporti ulteriori dipendenze dall'estero. In occasione di acquisti le aziende svizzere vengono incluse, per quanto possibile, nel processo di valutazione. Tuttavia, in considerazione delle attuali dimensioni dell'Esercito svizzero, il mercato nazionale è troppo limitato per garantire lo sfruttamento delle capacità produttive di un'azienda. Un esempio è stato l'acquisto di 450 000 fucili d'assalto 90 per l'Esercito 61. Poco dopo la fornitura dell'ultimo fucile d'assalto 90 la produzione è stata sospesa a causa della mancanza di commesse. Grazie all'elevato numero di fucili d'assalto 90 acquistati e alla loro buona qualità, il fabbisogno ordinario di armi potrà essere coperto ancora a lungo, anche perché una parte dei militari, dopo aver adempiuto l'obbligo di prestare servizio, restituisce la propria arma, la quale, previa revisione, può essere riutilizzata. </p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.