Kantonsgericht von GraubündenTribunale cantonale dei GrigioniDretgira chantunala dal Grischun___________________________________________________________________________________________________ Rif.: Coira, 13 settembre 2006 Comunicata per iscritto il: VB 06 9 Sentenza Commissione del Tribunale cantonale Presidenza Vicepresidente Bochsler Giudici Rehli e Hubert Attuario Crameri —————— Visto l’appello penale amministrativo di A., appellante, rappresentato dall’avv. lic. iur. Roberto A. Keller, Piazza de la Grida, 6535 Roveredo, contro la decisione penale del Dipartimento di giustizia, polizia e sanità dei Grigioni del 7 agosto 2006, comunicata l’8 agosto 2006, in re contro l’appellante, concernente violazione di norme della circolazione stradale, è risultato:2 A. Il pomeriggio del 25 aprile 2005 A., agente della Polizia cantonale, ha fermato B., che circolando colla sua autovettura con targhe italiane nell’abitato di C., ha superato la velocità massima prescritta di 50 km/h. Impossibilitato di prestare il deposito richiestogli di fr. 500.--, l’imputato è stato portato in banca dall’agente col veicolo di polizia, targata GR 65628, ove non è riuscito ad ottenere denaro. In seguito l’indiziato ha incontrato D., che apparentemente conosceva, e gli ha chiesto di prestargli la somma da depositare, ciò che quello ha rifiutato. Irritato dal diniego, B. inveiva contro il D.. A stento A. è riuscito a calmarlo ed a farlo risalire in vettura per riportarlo al posto di blocco. Dopo aver percorso poche centinaia di metri, l’imputato ha ricominciato ad inveire contro tutto e tutti, segnatamente verso la polizia, accusandola di truffa e furto legali. Per l’irritazione l’agente di polizia, pur non temendo di essere aggredito, si sentiva a disagio che l’indiziato potesse fare qualche sciocchezza, impedendogli di guidare l’automobile, per cui, a suo dire, onde scongiurare il latente pericolo per la sua sicurezza e quella di altri utenti della strada ha deciso di raggiungere il posto di controllo il più presto possibile. Nel suo intento ivi ha superato di 22 km/h - dopo la deduzione del margine di sicurezza di 5 km/h - la velocità massima prescritta. B. Per questi fatti, il 26 agosto 2005, con mandato penale, l’Ufficio della circolazione del Cantone dei Grigioni, ha ritenuto A. colpevole di violazione dell’art. 4a cpv. 1a ONC in unione all’art. 90 cifra 1 LCS e l’ha punito con una multa di fr. 670.--. L’autorità amministrativa ha negato l'esistenza dei presupposti della scriminante del dovere d’ufficio (art. 32 CP). Nei viaggi di servizio urgenti il conducente di un veicolo di polizia non è punibile per avere violato le norme e le misure concernenti la circolazione stradale unicamente se ha usato gli speciali segnalatori prescritti (luce blu e avvisatore a suoni alternati) e la prudenza imposta dalle particolari circostanze (art. 100 cifra 4 LCS), ciò che nel concreto caso l’agente non aveva fatto. C. Adito dall’interessato con opposizione, il Dipartimento di giustizia, polizia e sanità dei Grigioni, con decisione penale del 7 agosto 2006, comunicata l’8 agosto 2006, ha pronunciato lo stesso verdetto di colpevolezza e la stessa condanna come la prima istanza. D. In data 29 agosto 2006 A. è insorto con appello penale amministrativo dinanzi alla Commissione del Tribunale cantonale dei Grigioni ed ha chiesto: “A. In via principale3 1. L’impugnata decisione è cassata. Gli atti sono ritornati al Diparti- mento di giustizia, polizia e sanità dei Grigioni per completazione dell’istruttoria con l’audizione dei testi B. e D. e emanazione di una nuova decisione. 2. Con protesta di tutte le spese, tasse e ripetibili. B. In via eventuale 1. La procedura d’appello è sospesa. 2. Previa completazione dell’istruttoria da parte del Dipartimento di giustizia, polizia e sanità dei Grigioni con l’audizione dei testi B. e D., l’impugnata decisione è cassata e A. prosciolto da ogni accusa di violazione alla LCS. 3. Con protesta di tutte le spese, tasse e ripetibili. C. In via ancor più eventuale 1. L’impugnata decisione è cassata e A. è prosciolto da ogni accusa di violazione della LCS. 2. Con protesta di tutte le spese, tasse e ripetibili.” Il Dipartimento cantonale di giustizia, polizia e sanità ha proposto la reiezione dell’appello. La Commissione del Tribunale cantonale considera : 1. Contro decisioni su opposizioni del Dipartimento di giustizia, polizia e sanità dei Grigioni in materia di diritto penale l’interessato può inoltrare appello ai sensi dell’art. 141 segg. LGP alla Commissione del Tribunale cantonale (art. 180 cpv. 1 LGP). L'appello è da proporre entro 20 giorni dalla ricezione scritta della de- cisione. Esso dev'essere motivato con indicazione dei vizi di merito e/o d'ordine e se la decisione è impugnata totalmente o parzialmente (art. 142 cpv. 1 LGP). Il pre- sente appello adempie queste premesse, sicchè è ricevibile in ordine. 2. a) L’appellante censura anzitutto che non sono stati interrogati come testi B. e D.. b) L’art. 75 cpv. 1 LGP dispone che devono essere rilevati tutti i mezzi di prova essenziali e fatti tutti gli accertamenti, che concernono tanto la colpa quanto l’innocenza dell’imputato. Il diritto all’assunzione di prove si limita però a quei mezzi di prova, che sono rilevanti e necessari per documentare la colpa o l’innocenza (art. 75 cpv. 2 e 3 LGP). Reputa il giudice o l’autorità amministrativa, in anticipata valutazione delle prove, i mezzi di prova invocati inidonei a modificare la fattispecie 4 già accertata, può respingere la richiesta di completamento dell’istrut-toria senza violare il diritto d’esser sentito. Questo è il senso dell’obbligo di rilevare tutte le prove essenziali (art. 75 cpv. 1 LGP), ma di condurre l’istruttoria solo fino al punto che possa esser emesso l’atto d’accusa oppure sospeso il procedimento. c) È da chiedersi se una violazione del diritto d’essere sentito è sufficientemente censurata. L’appellante fa valere che lo stato d’animo di B. era molto più dell’essere semplicemente innervosito, sicchè la fattispecie doveva essere chiarita a fondo (appello pag. 6). Tuttavia sotto il punto di vista dell’anzidetta violazione la censura non è a sufficienza motivata; infatti una tale violazione nemmeno è esplicitamente pretesa. d) Resta quindi da vagliare se la censurata mancata profonda indagine va reputata un rifiuto del diritto d’essere sentito in una misura, che giustificherebbe l’annullamento dell’impugnata decisione. L’appellante ha deposto che l’imputato era irritato e che pur non temendo di essere aggredito, si sentiva a disagio che l’indiziato potesse fare qualche sciocchezza, impedendogli di guidare l’automobile (atto 14, pag. 3). Fondandosi su questa deposizione l’istanza precedente ha inferito che la fattispecie era sufficientemente accertata. Ciò altro non significa che anche se avesse interrogato l’imputato e D. non sarebbe giunta ad un altro risultato. Questa deduzione è ammissibile, potendo l’autorità amministrativa chiudere il procedimento d’assunzione delle prove, se essa in base alle prove già assunte ha la ferma convinzione e può ammettere, in anticipata valutazione delle stesse, che questo suo convincimento non verrebbe modificato da ulteriori assunzioni di prove. In che senso questa conclusione stia in contrasto con l’art. 75 cpv. 2 e 3 LGP non è esposto. 3. a) Correttamente l’appellante in questa sede non invoca più le scriminanti degli art. 100 cifra 4 LCS (viaggio urgente), 33 cpv. 1 CP (legittima difesa) e 34 CP (stato di necessità). Egli fa unicamente valere d’aver agito per dovere d’ufficio ed invoca l’art. 32 CP. Afferma in particolare che quale agente di polizia, dirimpetto alla grave situazione di latente pericolo causata dall’irritato comportamento dell’indiziato nel veicolo di polizia, poteva e doveva agire con la massima rapidità per evitare dei danni, forse irreparabili, alla sua persona, a quella dell’imputato e ad altri utenti della strada. Inoltre adduce che l’atto imposto dal dovere d’ufficio dev’essere proporzionato al suo scopo, ciò che nell’evenienza concreta era il caso.5 b) L’istanza precedente ha considerato che l’atto imposto dal dovere d’ufficio deve fondarsi su un motivo giustificatorio di diritto penale. Il viaggio urgente è motivo giustificatorio; esso richiede però l’uso della luce blu e dell’avvisatore a suoni alternati (art. 16 cpv. 3 ONC). Nel suo viaggio l’opponente non aveva usato questi speciali segnalatori prescritti. Non essendo quindi adempito il presupposto della scriminante dell’art. 100 cifra 4 LCS, egli doveva rispondere dell’infrazione. c) L’appellante rileva a ragione che l’atto imposto da un dovere d’ufficio dev’essere proporzionato al suo scopo. Tale condizione è esplicitamente espressa dalla cifra 3 dell’Ordine di servizio della Polizia cantonale (atto 8): “Als dringlich gelten Fahrten, wo es auf den raschmöglichsten Einsatz der Feuerwehr, Sanität oder Polizei ankommt, um Menschenleben zu retten, eine Gefahr für die öffentliche Sicherheit oder Ordnung abzuwenden, um be- deutende Sachwerte zu erhalten oder um flüchtige Personen zu verfolgen. Dabei ist der Dringlichkeitsbegriff eng auszulegen. Entscheidend ist, dass Rechtsgüter gefährdet sind, bei denen selbst kleine Zeitverluste eine erheb- liche Vergrösserung der Schäden bewirken können. Nicht dringlich sind Rückfahrten nach abgeschlossenen Einsätzen und blosse Einsatzübungen sowie der Transport von leicht verletzten Personen (Beinbrüche bei Skiunfällen) zum Arzt oder in ein Spital.“ Da questa disposizione si deduce con chiarezza la necessità della proporzionalità. Tuttavia questa norma forzatamente non deve essere invocata, poiché l’esigenza della proporzionalità risulta direttamente dall’art. 32 CP (Seelmann, Basler Kommentar, Strafgesetzbuch I, 2003, art. 32 n. 24; DTF 120 IV 213, 117 IV 170). Ora per rispettare la proporzionalità occorre ponderare i valori che entrano in considerazione: da un lato, il fine perseguito dall’agente, dall’altro il mezzo da lui utilizzato per realizzarlo. Nella fattispecie lo scopo che voleva raggiungere l’appel-lante era quello d’escludere un impedimento nella guida da parte dell’irritato indiziato e di conseguenza un latente pericolo per la loro sicurezza e quella d’altri utenti della strada. Per l’agente di polizia la necessità di scongiurare tale pericolo era quindi dettata dalla necessità di raggiungere il più presto possibile il posto di controllo. A suo dire era perciò necessario un eccesso di velocità. Sennonché proprio questo mezzo utilizzato per raggiungere il fine comportava un rischio maggiore per l’integrità fisica dell’appellante, del suo passeggero e di altri utenti della strada. Il valore che l’agente voleva proteggere era quindi maggiormente messo a repentaglio. V’era quindi una sproporzione manifesta tra lo scopo perseguito ed il mezzo utilizzato. Il mezzo impiegato dall’appellante, l’eccesso di velocità, non era atto a raggiungere il fine, cioè ad escludere il pericolo. 6 Per decidere della proporzionalità tra l’atto commesso e lo scopo perseguito va inoltre tenuto conto del tempo di cui l’agente disponeva. Certo, l’appellante era addetto al blocco degli automobilisti fallibili ed il fatto che dopo aver lasciato il posto di controllo non fosse rientrato immediatamente avrebbe complicato il compito della polizia. Tuttavia ciò era chiaramente meno grave di un intervento suscettibile di causare un pericolo ledendo l’integrità fisica di persone. Inoltre non si può fare a meno di rilevare che durante il viaggio, prima di raggiungere il posto di blocco, dopo avergli proposto di consegnare il deposito il giorno dopo al posto di polizia, l’imputato s’è calmato ed ha stretto la mano all’appellante (atto 14, pag. 3). Il fine perseguito dall’agente di polizia è quindi stato attuato in altro modo. Stando così le cose la sproporzione tra il mezzo utilizzato e lo scopo perseguito era sufficientemente evidente per essere riconoscibile per l’appellante. Proporzionato sarebbe stato il tentativo di calmare l’indiziato prima di rientrare al posto di controllo, non durante il viaggio. L’appellante aveva sufficiente tempo per prendere questo provvedimento corretto. Egli non avrebbe dovuto ritornare il più in fretta possibile, violando la velocità massima prescritta. È vero, come fa valere l’appellante, che la giustificazione dell’atto commesso e la sua adeguatezza rispetto al fine perseguito vanno valutati secondo la situazione che gli appariva al momento in cui ha agito. Ma precisamente nella situazione apparsa all’appellante, in cui gli risultava che si trovava di fronte ad un conflitto, ove doveva decidere di scongiurare il pericolo, egli, al posto di cercare subito di calmare l’imputato, ciò che non implicava un pericolo per l’integrità fisica di alcuno, ha preso un provvedimento inadeguato a stornare tale pericolo. Che l’appel-lante non era conscio dell’inadeguatezza del provvedimento, manifestamente dev’essere escluso. Infatti la sproporzione tra il fine perseguito (evitare d’essere impedito nella guida) e il mezzo impiegato (eccesso di velocità) era così manifesta da far apparire all’appellante il mezzo utilizzato come inammissibile. Per escludere il pericolo avrebbe dovuto prendere già all’inizio il provvedimento, che ha poi preso. 4. L’appellante invoca altresì l’errore sui fatti (art. 19 CP), poiché a suo dire alla luce delle concrete circostanze credeva che il suo atto fosse lecito. Ha l’agente sufficienti ragioni per credere che l’atto sia lecito, ossia riconosce egli correttamente le circostanze di fatto ed in base ad esse ammette a torto la liceità del suo agire, si ha un errore di diritto (art. 20 CP). Per contro agisce il reo per effetto di una supposizione erronea delle circostanze, vale a dire ritiene egli che le circostanze giustificano l’atto, ma tali circostanze in realtà non esistono, si ha un 7 errore sui fatti (art. 19 CP). Nel concreto caso l’appellante non pretende d’essersi sbagliato e non s’è sbagliato nelle circostanze di fatto, sicchè non può invocare l’errore sui fatti. La questione concerne invece l’errore di diritto. Intanto la vocazione dello stesso non gli è d’aiuto, poiché come a ragione ha esposto l’istanza precedente, egli non può invocare a propria scusa l’ignoranza della legge penale. Proprio l’appellante, agente di polizia, doveva o avrebbe dovuto sapere che la scriminante dell’art. 100 cifra 4 LCS presuppone - fra l’altro - l’uso degli speciali segnalatori, ciò che egli nel suo viaggio, da lui presunto urgente, non ha utilizzato. 5. S’è l’appellante reso colpevole di violazione dell’art. 4a cpv. 1a ONC in unione all’art. 90 cifra 1 LCS, la pena pronunciata dall’autorità amministrativa - fr. 670.-- di multa - è, tenuto conto del movente, della vita anteriore e delle condizioni personali (art. 48 CP) di lui, adeguata alla sua non lieve colpa, sicchè non occorre ricommisurarla. L’appellante censura che non sono state considerate tutte le circostanze attenuanti, ma non spende una parola per indicare esattamente, e non è ravvisabile, di che motivi di diminuzione della pena (art. 64 CP) l’istanza precedente avrebbe dovuto tener conto. 6. L’appello si rivela pertanto infondato e va respinto. I costi di questa procedura sono posti a carico dell’appellante soccombente (art. 160 cpv. 1 LGP). 8 La Commissione del Tribunale cantonale giudica: 1. L’appello è respinto. 2. I costi della procedura d’appello di fr. 700.-- vanno a carico dell’appellante. 3. Avverso questa sentenza, se vien fatta valere la violazione del diritto fede- rale, può esser interposto ricorso per cassazione alla Corte di cassazione del Tribunale federale. Questo è da inoltrare al Tribunale federale entro 30 giorni della ricezione della sentenza completa nel modo prescritto dall'art. 273 della Legge federale sulla procedura penale (PP). Per la legittimazione al ricorso e gli ulteriori presupposti del ricorso per cassazione fanno stato gli art. 268 segg. PP. 4. Comunicazione a: __________ Per la Commissione del Tribunale cantonale dei Grigioni Il Vicepresidente L'Attuario