<!DOCTYPE html> <html lang="it"><head><meta charset="utf-8"/></head><body><div class="Section1"> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td colspan="2" valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span><img alt="" height="38" src="http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&amp;WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&amp;WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&amp;OmnisLibrary=JURISWEB&amp;OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&amp;OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&amp;Parametername=WWWTI&amp;Schema=TI_WEB&amp;Source=&amp;Aufruf=getImage&amp;nF38_KEY=113158" width="37"/></span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span><img alt="" height="25" src="http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&amp;WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&amp;WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&amp;OmnisLibrary=JURISWEB&amp;OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&amp;OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&amp;Parametername=WWWTI&amp;Schema=TI_WEB&amp;Source=&amp;Aufruf=getImage&amp;nF38_KEY=113159" width="21"/></span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td><p class="MsoNormal"> </p></td> </tr> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Incarto n.<br/> </span><a id="IN_NUMERO"><span>52.2001.00148</span></a></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><a id="ID_LUOGO"><span>Lugano</span></a></p> <p class="MsoNormal"><a id="IN_DATA_DECISIONE"><span>24 agosto 2001</span></a></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td colspan="3" valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>In nome<br/> della Repubblica e Cantone<br/> del Ticino</span></p> </td> <td><p class="MsoNormal"> </p></td> </tr> <tr> <td colspan="6" valign="top"> <p class="MsoNormal"><b><span>Il Tribunale cantonale amministrativo</span></b></p> </td> </tr> <tr> <td colspan="6" valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> </tr> <tr> <td colspan="6" valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> </tr> <tr> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>composto dei giudici:</span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Lorenzo Anastasi, presidente, <br/> Raffaello Balerna e Stefano Bernasconi</span></p> </td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>segretario:</span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Thierry Romanzini, vicecancelliere</span></p> </td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>statuendo sul ricorso 7 maggio 2001 di</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><b><span> </span></b></p> </td> <td colspan="2" valign="top"> <p class="MsoNormal"><b><span>__________</span></b><span> rappr. da __________ </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> </tr> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>contro</span></p> </td> <td><p class="MsoNormal"> </p></td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>la risoluzione 10 aprile 2001 (n. 1692) del Consiglio di Stato, che ha respinto l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la decisione 5 marzo 2001 del Dipartimento delle istituzioni, Sezione dei permessi e dell'immigrazione, in materia di autorizzazione d'entrata e di rilascio di un permesso di dimora in favore di suo marito __________;</span></p> </td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>viste le risposte:</span></p> <p class="MsoNormal"><span>- 22 maggio 2001 del Consiglio di Stato,</span></p> <p class="MsoNormal"><span>- 25 maggio 2001 del Dipartimento delle istituzioni;</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>letti ed esaminati gli atti;</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R2"><span>ritenuto, <b>in fatto</b></span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> A. a) __________ (1962), cittadino __________, è entrato in Svizzera nel 1986 per lavorare come stagionale. Nel 1989, ha ottenuto un permesso di dimora, in seguito rinnovato, l'ultima volta con scadenza il 30 maggio 1996. Il 31 dicembre 1986, egli si è sposato nel suo Paese d'origine con la qui ricorrente __________ (1967), originaria della __________. Dalla loro unione non sono nati figli. Giunta la prima volta nel nostro Paese nel 1987 come stagionale, nel 1989 l'insorgente ha ottenuto un permesso di dimora per vivere insieme al marito.</span></p> <p class="normale0"><span> </span></p> <p class="normale0"><span>b) Con decreto d'accusa 2 novembre 1994, il Procuratore pubblico ha condannato __________ a 5 giorni di detenzione, sospesi condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni, per furto di una bicicletta. Il 27 marzo 1996, il __________ di __________ ha condannato - tra gli altri - __________ a 10 settimane di detenzione e all'espulsione dal territorio elvetico per 3 anni, entrambe sospese condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni, nonché al pagamento di una multa di fr. 300.–, per aver aiutato 4 connazionali ad entrare e soggiornare illegalmente in Svizzera (art. 23 cpv. 2 LDDS). Nel medesimo giudizio, è stata revocata la sospensione condizionale della pena del 2 novembre 1994.</span></p> <p class="normale0"><span> </span></p> <p class="normale0"><span>c) Il 7 ottobre 1996, la Sezione degli stranieri (ora: permessi e immigrazione) del Dipartimento delle istituzioni ha respinto la domanda di __________ volta al rinnovo del suo permesso di dimora, in quanto aveva interessato le autorità di polizia e giudiziarie penali. L'autorità ha pure rilevato che egli non lavorava dal 1993 ed era carico dell'assistenza pubblica. La decisione è stata confermata il 18 dicembre 1996 dal Consiglio di Stato. Egli ha infine lasciato il territorio elvetico il 15 marzo 1997.</span></p> <p class="normale0"><span> </span></p> <p class="normale0"><span>d) In seguito, durante un certo periodo e nonostante fosse privo di un visto d'entrata, __________ ha ancora soggiornato nel nostro Paese.</span></p> <p class="normale0"><span> </span></p> <p class="normale0"><span>e) Il 28 febbraio 2000 __________ è stata posta al beneficio di un permesso di domicilio.</span></p> <p class="normale0"><span> </span></p> <p class="normale0"><span> </span></p> <p class="R1"><span> B. a) Il 23 gennaio 2001 __________ ha chiesto al Dipartimento delle istituzioni, per il tramite dell'ambasciata di Svizzera a __________, l'autorizzazione a rientrare nel canton Ticino al fine di ricongiungersi con sua moglie __________.</span></p> <p class="normale0"><span> </span></p> <p class="normale0"><span>b) Con decisione 5 marzo 2001 l'autorità cantonale ha respinto la domanda per motivi di ordine pubblico, ribadendo che __________ aveva interessato in due occasioni le autorità di polizia e giudiziarie penali ed era stato a carico dello Stato (fr. 11'048.–). La risoluzione è stata resa in virtù degli art. 4, 12, 16, 17 LDDS, 8 e 10 ODDS.</span></p> <p class="normale0"><span> </span></p> <p class="normale0"><span> </span></p> <p class="R1"><span> C. Con giudizio 10 aprile 2001, il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione dipartimentale, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da __________. L'Esecutivo cantonale ha ricordato i precedenti penali di __________ ed ha rilevato come egli fosse rimasto a lungo disoccupato ed avesse a suo carico diversi debiti e un attestato di carenza beni per fr. 5'650.40. Ha pure sottolineato che il marito della ricorrente era entrato in Svizzera senza autorizzazione, ciò che dimostrava una volta di più la sua incapacità ad adattarsi all'ordinamento elvetico, facendo di lui una persona indesiderata nel nostro Paese. Secondo il Governo, vi era pure il rischio che __________ cadesse nuovamente a carico dell'assistenza pubblica, considerato che sua moglie guadagnava giusto per vivere. Ha infine ritenuto esigibile il trasferimento della ricorrente in __________, qualora avesse voluto riprendere a vivere insieme a suo marito.</span></p> <p class="normale0"><span> </span></p> <p class="normale0"><span> </span></p> <p class="R1"><span> D. Contro la predetta pronunzia, __________ si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando il rilascio di un permesso di dimora in favore di suo marito __________. Allega una violazione degli art. 17 cpv. 2 LDDS e 8 CEDU. Critica il Consiglio di Stato per non aver tenuto conto che i precedenti penali di suo marito sono lontani nel tempo e che, da allora, egli non ha più commesso reati. Produce, a tale scopo, l'estratto del casellario giudiziale di __________ rilasciato dalle autorità di __________. Minimizza la gravità dell'entrata in Svizzera di suo marito senza il necessario visto, sostenendo che era finalizzata a renderle visita. Ritiene che suo marito non corra il rischio di cadere a carico dell'assistenza pubblica, dato che quest'ultimo ha nel frattempo sottoscritto un contratto di lavoro per svolgere l'attività di operaio con un salario lordo di fr. 3'600.– mensili, che gli permetterà di rimborsare il debito non appena avrà ottenuto il permesso di soggiorno. Sostiene infine di non poter vivere con suo marito nella __________, dal momento che essa lavora e risiede da lungo tempo in Svizzera.</span></p> <p class="normale0"><span> </span></p> <p class="normale0"><span> </span></p> <p class="R1"><span> E. All'accoglimento del ricorso si oppongono sia il dipartimento sia il Consiglio di Stato con argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R2"><span>Considerato, <b>in diritto</b></span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> 1. 1.1. In materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime possono essere impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (cfr. art. 10 lett. a LALPS).</span></p> <p class="normale0"><span> </span></p> <p class="normale0"><span>1.2. In materia di polizia degli stranieri, il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale non è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di permessi al cui ottenimento la legislazione federale non conferisce un diritto. L'art. 4 LDDS sancisce che l'autorità competente decide liberamente, nei limiti delle disposizioni della legge e dei trattati con l'estero, in merito alla concessione del permesso di dimora o di domicilio. Lo straniero ha quindi un diritto all'ottenimento di un simile permesso solo laddove tale pretesa si fonda su di una disposizione particolare del diritto federale o di un trattato internazionale (DTF 122 II 3 consid. 1a, 388 consid. 1a con rinvii).</span></p> <p class="normale0"><span> </span></p> <p class="normale0"><span>1.3. Non esiste tra la Confederazione Svizzera e la Repubblica di Bosnia-Erzegovina o l'ex Repubblica federativa socialista di Jugoslavia alcun trattato che regoli in modo specifico il soggiorno in Svizzera dei cittadini bosniaci o ex jugoslavi, accordo dal quale potrebbe scaturire un diritto al rilascio di un permesso di dimora.</span></p> <p class="normale0"><span> </span></p> <p class="normale0"><span>1.4. Giusta l'art. 17 cpv. 2 prima frase LDDS, lo straniero sposato con una persona in possesso del permesso di domicilio ha diritto al rilascio e alla proroga del permesso di dimora, fintanto che i coniugi vivono insieme. In linea di principio, __________ ha diritto al permesso postulato. Difatti egli è sposato con __________, titolare di un permesso di domicilio. E' vero che i coniugi non vivono attualmente in comunione domestica, ma è pur vero che il marito della ricorrente si trova attualmente all'estero a seguito della decisione negativa emanata il 7 ottobre 1996 dal dipartimento: trattasi quindi di una situazione dettata da esigenze estranee alla loro volontà. Assodato che per le ragioni dianzi esposte la fattispecie potrebbe essere dedotta in giudizio innanzi al Tribunale federale mediante un ricorso di diritto amministrativo, la competenza di questo Tribunale è quindi data.</span></p> <p class="normale0"><span> </span></p> <p class="normale0"><span>1.5. Lo straniero che ha uno stretto legame di parentela con una persona che possiede un permesso di domicilio in Svizzera può invocare a protezione della propria vita familiare l'art. 8 CEDU. In tal caso, se il legame di parentela è intatto ed effettivamente vissuto, la libertà delle autorità cantonali di rifiutare un permesso di soggiorno è limitata e contro una decisione di rifiuto è ammissibile il ricorso di diritto amministrativo dinanzi al Tribunale federale in applicazione dell'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG (DTF 122 II 5 consid. 1e, 292 consid. 1e, 389 consid. 1b, 93 consid. 1c) e, di riflesso, nella presente sede attraverso il rinvio di cui all'art. 10 lett. a LALPS. Ci si può invero chiedere se la ricorrente abbia mantenuto con il marito __________ un legame intenso e vivo, dal momento che essa ha già avuto modo di affermare che esistono difficoltà sentimentali con quest'ultimo (v. verbale d'interrogatorio 25 marzo 1999 di __________ da parte della Polizia cantonale, pag. 2). Per la soluzione della vertenza non è ad ogni buon conto necessario esaminare più a fondo l'intensità del vincolo familiare che lega l'insorgente al coniuge. In effetti, per le ragioni che seguono, nella misura in cui la censura di violazione dell'art. 8 CEDU fosse ammissibile, essa andrebbe comunque respinta nel merito.</span></p> <p class="normale0"><span> </span></p> <p class="normale0"><span> </span></p> <p class="normale0"><span>1.6. Il gravame, tempestivo (art. 46 cpv. 1 PAmm) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm).</span></p> <p class="normale0"><span> </span></p> <p class="normale0"><span> </span></p> <p class="R1"><span> 2. 2.1. Giusta l'art. 17 cpv. 2 ultimo periodo LDDS, il diritto dello straniero al rilascio del permesso si estingue se questi viola l'ordine pubblico. Detto rifiuto deve rispettare il principio della proporzionalità. I motivi di estinzione di questo diritto sono tuttavia meno severi di quanto richiesto dall'art. 7 cpv. 1 in fine LDDS, il quale stabilisce che deve sussistere un motivo di espulsione per negare al coniuge straniero di un cittadino svizzero il rilascio o la proroga del permesso sollecitato. Difatti, una violazione dell'ordine pubblico può risultare dalla commissione di un'infrazione oppure, in una maniera più generale, da un comportamento reprensibile (Wurzburger, La jurisprudence récente du Tribunal fédéral en matière de police des étrangers, in: RDAF 53/1997 320). Considerato che una violazione minore dell'ordine pubblico è una ragione sufficiente per rifiutare la concessione del permesso, l'interesse privato dello straniero e della sua famiglia a rimanere in Svizzera ha, nell'ambito della ponderazione degli interessi pubblici e privati in presenza, meno importanza che se si fosse trattato di un'espulsione (DTF 120 Ib 130 consid. 4a).</span></p> <p class="normale0"><span> </span></p> <p class="normale0"><span>2.2. Il diritto al rispetto della vita privata e famigliare di cui all'art. 8 CEDU non è assoluto. Un'ingerenza nell'esercizio di tale diritto è ammissibile giusta l'art. 8 n. 2 CEDU "in quanto tale ingerenza sia prevista dalla legge e in quanto costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale, l'ordine pubblico, il benessere economico del paese, la prevenzione dei reati, la protezione della salute o della morale, o la protezione dei diritti e delle libertà altrui". In questo contesto, va effettuata una ponderazione di tutti gli interessi pubblici e privati in gioco. In particolare, va esaminato se si può esigere dai familiari aventi il diritto di risiedere in Svizzera che lascino il nostro paese per seguire lo straniero al quale è stato rifiutato un permesso di dimora. La facoltà di esigere la partenza della famiglia di uno straniero dev'essere ammessa tanto più facilmente che la presenza in Svizzera di costui, a causa del suo comportamento, risulta indesiderabile. Va nondimeno precisato che il solo fatto che non si possa pretendere dai membri della famiglia che lascino la Svizzera non costituisce, di per sé, un motivo sufficiente per accogliere il ricorso (DTF 122 II 5 consid. 2; 120 Ib 130 consid. 4a). La protezione dell'art. 8 cpv. 1 CEDU non può in ogni caso essere invocata, se si può esigere dal coniuge avente il diritto di risiedere in Svizzera che si trasferisca nel Paese d'origine del consorte (DTF 111 Ib 5 consid. 2b con rinvii).</span></p> <p class="normale0"><span> </span></p> <p class="normale0"><span> </span></p> <p class="R1"><span> 3. 3.1. Nell'evenienza concreta, con decreto d'accusa 2 novembre 1994, il Procuratore pubblico ha condannato __________ a 5 giorni di detenzione, sospesi condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni, per furto di una bicicletta. Il 27 marzo 1996, il __________ di __________ ha condannato - tra gli altri - il marito della ricorrente a 10 settimane di detenzione e all'espulsione dal territorio elvetico per 3 anni, entrambe sospese condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni, nonché al pagamento di una multa di fr. 300.–, per aver aiutato 4 connazionali ad entrare e soggiornare illegalmente in Svizzera (art. 23 cpv. 2 LDDS). Nel medesimo giudizio, è stata revocata la sospensione condizionale della pena del 2 novembre 1994. Attraverso il comportamento assunto durante il suo precedente soggiorno in Svizzera, __________ ha quindi dimostrato senza ombra di dubbio una scarsa considerazione per l'ordine giuridico del Paese che lo aveva ospitato. In particolare, il reato per cui egli è stato condannato dal __________ di __________ è grave non solo nell'ottica dell'applicazione della LDDS, ma anche perché è stato commesso durante il periodo di prova di cui __________ aveva beneficiato nell'ambito della precedente condanna per furto. Non va poi nemmeno dimenticato che l'interessato, durante il suo precedente soggiorno in Svizzera, non ha lavorato per diverso tempo, ha contratto diversi debiti ed è stato a carico dell'assistenza pubblica nel 1995 e 1996 per un importo complessivo di fr. 11'048.–.</span></p> <p class="normale0"><span> </span></p> <p class="normale0"><span>3.2. La ricorrente non contesta che, al momento del provvedimento dipartimentale del 7 ottobre 1996, suo marito __________ aveva violato l'ordine pubblico. Essa ritiene che, attualmente, tali premesse non siano più adempiute. A sostegno della sua tesi, versa agli atti l'estratto originale, privo di traduzione, del casellario giudiziale di suo marito rilasciato dalle autorità croate. Sennonché, l'atto prodotto dall'insorgente non è di decisivo rilievo. E' sufficiente rilevare che, oltre ad essere già stato condannato in precedenza per furto e aver favorito l'entrata e il soggiorno illegale di cittadini stranieri, __________ ha soggiornato nel nostro Paese dal Natale 1998 al marzo 1999 privo del necessario visto (v. verbale 25 marzo 1999 della Polizia cantonale d'interrogatorio di __________, pag. 2). Che ciò fosse dovuto - a suo dire - per rendere visita all'insorgente non permette di sottovalutare il comportamento assunto da __________, il quale ha vanificato ancora una volta l'esecuzione di disposizioni importanti volte, tra l'altro, ad assicurare il rispetto delle norme in materia di entrata e di dimora degli stranieri. Ma vi è di più. L'insorgente produce un contratto che suo marito ha già sottoscritto con la ditta __________ per svolgere l'attività di operaio con un salario lordo mensile di fr. 3'600.–. La ricorrente sostiene che, con queste entrate, egli non correrà il rischio di cadere nuovamente a carico dell'assistenza pubblica. Sennonché, a prescindere </span></p> <p class="normale0"><span>dal fatto che la conclusione di un contratto di lavoro non può pregiudicare la libertà di decisione dell'autorità (art. 8 cpv. 2 ODDS), __________ non ha ancora estinto i suoi precedenti debiti che aveva contratto con lo Stato e con diversi privati. In simili circostanze, non è dunque dato da vedere come si possa autorizzare l'entrata nel nostro Cantone del marito dell'insorgente. Il fatto che, dinnanzi al Consiglio di Stato (ad 7, pag. 5), __________ e __________ abbiano dichiarato di essere disposti a restituire ratealmente il debito assistenziale nella misura di fr. 1'000.– mensili, soltanto però a condizione che venga concesso un permesso di soggiorno all'interessato, dimostra ancora una volta la mancanza di considerazione, da parte di quest'ultimo, per l'ordine giuridico del Paese che dovrebbe nuovamente ospitarlo.</span></p> <p class="normale0"><span> </span></p> <p class="normale0"><span> </span></p> <p class="R1"><span> 4. Occorre ora verificare se il rifiuto di rilasciare un permesso di dimora a __________ rispetta il principio della proporzionalità (art. 11 cpv. 3 LDDS e 16 cpv. 3 ODDS). __________ risiede stabilmente in Svizzera dal 1989, dove lavora e si sente ben integrata. D'altro canto, la ricorrente è al beneficio di un permesso di domicilio soltanto dal 2000, mentre suo marito, a parte l'insorgente, non ha altri legami con la Svizzera. Entrambi i coniugi sono inoltre cittadini della __________. Un eventuale rientro della ricorrente in __________, dove si è sposata, è quindi tutto sommato esigibile. Tanto più che essa non ha incontrato difficoltà a recarvisi, quando rendeva visita a suo marito (v. verbale d'interrogatorio della ricorrente citato, pag. 2). Infine, queste considerazioni valgono anche qualora essa fosse legittimata ad invocare l'art. 8 CEDU (cfr. DTF 119 Ib 90 consid. 4b; 118 Ib 161 consid. d).</span></p> <p class="normale0"><span> </span></p> <p class="normale0"><span> </span></p> <p class="R1"><span> 5. Tutto ben ponderato, rifiutando di rilasciare il permesso di dimora al marito della ricorrente, la Sezione dei permessi e dell'immigrazione non ha pertanto disatteso le disposizioni legali invocate. Difatti, la decisione censurata non procede da un esercizio abusivo del potere di apprezzamento che la legge riserva all'autorità di polizia degli stranieri in ordine alla valutazione dell'adeguatezza della misura intrapresa.</span></p> <p class="normale0"><span> </span></p> <p class="normale0"><span> </span></p> <p class="R1"><span> 6. Sulla scorta di quanto precede, il ricorso dev'essere respinto. La tassa di giustizia e le spese seguono la soccombenza (art. 28 PAmm).</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>Per questi motivi,</span></p> <p class="MsoNormal"><span>visti gli art. 1, 4, 11, 17 LDDS; 8, 16 ODDS; 8 CEDU; 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG; 10 LALPS; 3, 18, 28, 43, 46, 60, 61 PAmm;</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R2"><b><span>dichiara e pronuncia:</span></b></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="1"><span> 1. Il ricorso è respinto.</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="1"><span> 2. Tassa e spese di giustizia, per complessivi fr. 800.–, sono a carico della ricorrente.</span></p> <p class="1"><span> </span></p> <p class="1"><span> </span></p> <p class="1"><span> 3. Contro la presente decisione è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale a Losanna nel termine di 30 giorni dall'intimazione.</span></p> <p class="1"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"> <p class="intimazione"><span> </span></p> <p class="intimazione"><span> 4. Intimazione a:</span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td><p class="MsoNormal"> </p></td> </tr> <tr> <td valign="top"> <p class="normale0"><span> </span></p> </td> <td colspan="2" valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>Per il Tribunale cantonale amministrativo</span></p> <p class="MsoNormal"><span>Il presidente Il segretario</span></p> </div></body></html>