<h2>SubmittedText<h2><p>"Caracas: sinceramente mi aspettavo un maggiore appoggio dall'ambasciata svizzera." Così si esprime il giornalista ticinese Filippo Rossi sulle colonne del "Corriere del Ticino" di venerdì 13 ottobre 2017. Rossi ha voluto raccontare in questa lunga intervista i momenti più drammatici della sua esperienza nel carcere più assurdo e violento del Venezuela, quello di Torocon nello Stato di Aragua. Al di là dell'inferno che ha dovuto suo malgrado affrontare tra ratti, zanzare e cattivi odori, ciò che colpisce è il sentimento di abbandono e di poca considerazione da parte dell'ambasciata svizzera a Caracas che il ticinese ha sentito sulla sua pelle. A fronte di risposte poco convincenti da parte della console svizzera e di alcuni aspetti deludenti della nostra diplomazia, pongo le seguenti domande:</p><p>1. Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) può confermare che la presa di contatto con l'Helpline del Dipartimento è sempre garantita e che nel caso specifico non ci sono state inefficienze?</p><p>2. È normale che li giornalista abbia dovuto avvalersi dell'avvocato di un suo collega italiano in quanto la nostra rappresentante non è stata in grado di fornirgli una valida alternativa?</p><p>3. Per quale motivo il corpo consolare italiano si è preso la briga di visitare i detenuti, mentre da parte svizzera nessuno ha ritenuto opportuno presentarsi di persona al carcere di Torocon? Il nostro corpo diplomatico e consolare in Venezuela ha mai incontrato di persona il Signor Filippo Rossi?</p><p>4. Alla domanda del giornalista: "Cosa farebbe lei nei miei panni?", la risposta da parte della console è stata: "Je ne peux pas répondre à cette question." Per un cittadino svizzero ingiustamente trattenuto presso uno dei più pericolosi carceri del mondo non si tratta di una risposta fin troppo deludente? È questo il grado di assistenza che un cittadino svizzero può attendere dal nostro DFAE?</p><p>5. La nostra diplomazia ha avuto degli ulteriori contatti con il giornalista dopo il rilascio? Si è assicurata che il giornalista sia ritornato incolume nel nostro Paese?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Sì, la Helpline del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) è raggiungibile 24 ore su 24 per 365 giorni all'anno. Nel caso in questione, la prima chiamata è arrivata nella notte tra venerdì 6 ottobre e sabato 7 ottobre 2017. Non appena il chiamante ha comunicato l'identità del detenuto, la Helpline ha informato dell'arresto l'ambasciata di Svizzera a Caracas, che si è occupata del caso. L'ambasciata ha subito concesso la protezione consolare al signor Rossi e ha avuto vari contatti telefonici con lui fino alla sua liberazione, avvenuta due giorni più tardi.</p><p>2. In caso di arresto di cittadine e cittadini svizzeri all'estero, il DFAE può raccomandare loro una consulenza giuridica sul posto, ma, conformemente all'ordinanza sugli Svizzeri all'estero, non può farsi carico delle spese per l'assistenza legale. In generale le rappresentanze svizzere all'estero dispongono di consulenti legali che possono occuparsi direttamente dei casi, su mandato delle persone interessate, oppure consigliare altri studi legali. Nel fine settimana in questione il consulente legale non era reperibile, motivo per cui l'ambasciata ha proposto, vista l'urgenza, di rivolgersi all'avvocato che rappresentava il detenuto italiano.</p><p>3. In genere le rappresentanze svizzere fanno visita alle persone detenute, ma non immediatamente, bensì una volta assodato che non si tratta soltanto di carcerazione preventiva. Stando alle informazioni fornite dal signor Rossi, il DFAE ha ritenuto che non sussistesse un imminente pericolo per la sua vita o la sua integrità fisica, fattore che avrebbe imposto una deroga alla prassi consueta. Inoltre, vista la situazione della sicurezza in Venezuela, è molto rischioso circolare di notte nel Paese. Il ministero degli esteri italiano ha chiesto all'ambasciata d'Italia di effettuare immediatamente il viaggio da Caracas a Maracay. La console italiana ha informato l'ambasciata di Svizzera solo a visita conclusa, ossia il 7 ottobre 2017 alle 23.30, comunicandole che i due detenuti stavano bene.</p><p>4. Il signor Rossi è stato liberato in meno di 48 ore. È sempre stato in stretto contatto telefonico con l'ambasciata di Svizzera, con diverse autorità venezuelane e con l'ambasciata d'Italia. Va d'altronde ricordato che il giornalista ha deciso di propria iniziativa di visitare la prigione di Tocorón. Con questo viaggio si è esposto a gravi rischi senza prendere le necessarie precauzioni per eventuali emergenze, come predisporre un'assistenza legale o comunicare previamente le proprie intenzioni all'ambasciata.</p><p>5. Il signor Rossi ha contattato di nuovo l'ambasciata il mattino dopo la sua liberazione e ha chiesto, per ragioni di sicurezza, di essere accompagnato all'aeroporto. Viste le particolari circostanze, è stato trasportato all'aeroporto su un veicolo blindato, accompagnato da un collaboratore dell'ambasciata. Il signor Rossi si è mostrato sollevato e riconoscente per l'aiuto ricevuto. Una volta atterrato in Spagna ha infine confermato all'ambasciata di essere arrivato senza problemi e le ha ribadito la sua riconoscenza per il sostegno fornitogli.</p>  Risposta del Consiglio federale.