<h2>SubmittedText<h2><p>In considerazione del fatto che nel 2021 la popolazione si pronuncerà su due iniziative volte a vietare i pesticidi di sintesi e che le Camere stanno dibattendo sull'iniziativa parlamentare 19.475 che mira a ridurre i rischi legati al loro impiego, ci si chiede se sia opportuno tener conto di tre concetti ben noti agli ecotossicologi per comprendere i rischi reali a cui sono esposti gli organismi, compreso l'essere umano: perturbatori endocrini, effetto cocktail ed esposizione cronica.</p><p>Il Consiglio federale è pertanto invitato a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Riconosce che la gravità dell'impatto dei perturbatori endocrini dipende più dalle circostanze dell'esposizione (età, gravidanza ecc.) a una sostanza con queste proprietà piuttosto che dal suo dosaggio in un determinato momento? Come intende integrare queste proprietà nell'attuale sistema di omologazione? Gli effetti perturbatori di ogni pesticida di sintesi omologato in Svizzera sul sistema endocrino sono stati studiati ed esclusi?</p><p>2. Su quali valutazioni e studi si basa per affermare che il rischio per la salute rappresentato dalla combinazione di sostanze (noto anche come effetto cocktail) è basso (in risposta all'oggetto 19.3791)? E qual è il rischio che ne deriva per la biodiversità?</p><p>3. Le acque sotterranee rappresentano l'80 per cento delle nostre risorse di acqua potabile. Secondo un recente rapporto dell'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM), alcune analisi hanno dimostrato la presenza simultanea di un gran numero di pesticidi di sintesi o dei loro metaboliti e nitrati nelle acque sotterranee. Come intende utilizzare questi risultati?</p><p>4. Dato che queste sostanze si caratterizzano per la loro capacità di bioaccumularsi negli organismi, la loro tossicità dovrebbe essere esaminata sul lungo termine. Può specificare quali animali sono stati sottoposti a un tale esame e per quale periodo di tempo? Gli impatti osservati nei roditori possono essere trasferiti all'essere umano nonostante le aspettative di vita differenti?</p><p>5. Tenendo conto delle caratteristiche dei perturbatori endocrini, dell'esposizione cronica e dell'effetto cocktail, non si dovrebbe mettere in discussione un processo di valutazione basato principalmente sulla nozione "è la dose che fa il veleno"? Può proporre una procedura di omologazione che tenga conto di questi tre concetti scientifici?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./5. La procedura di omologazione dei prodotti fitosanitari in Svizzera è sostanzialmente in linea con quella dell'UE, che disciplina anche i perturbatori endocrini basandosi sulle conoscenze scientifiche internazionali e tenendo conto del periodo di esposizione (ad es. durante la gravidanza) e del dosaggio, che gioca anch'esso un ruolo importante nell'interferenza endocrina. In Svizzera e in Europa le sostanze attive che presentano caratteristiche di perturbatori endocrini non sono più autorizzate o lo sono con forti limitazioni. A livello internazionale sono sviluppati nuovi metodi di prova e di valutazione senza soluzione di continuità e la Svizzera partecipa attivamente ai lavori. Le normative d'omologazione dell'UE e della Svizzera, se necessario, vengono adattate rapidamente.</p><p>2. Le autorità competenti si basano in particolare sulle conoscenze scientifiche delle agenzie internazionali e sulle loro verifiche. Ad esempio, nel 2018 l'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria ha incaricato il Centro svizzero di tossicologia umana applicata di effettuare un'analisi dell'effetto cocktail dei residui di pesticidi nelle derrate alimentari (<a href="http://www.usav.admin.ch">www.usav.admin.ch</a> &gt; Alimenti e nutrizione &gt; Sicurezza alimentare &gt; Sostanze in primo piano &gt; Prodotti fitosanitari &gt; Effetti combinati ("effetti cocktail") dei residui di pesticidi negli alimenti). Il rapporto conclude, tra l'altro, che i rischi per la salute dei consumatori derivanti dalle miscele di pesticidi (cocktail) nelle derrate alimentari e nell'acqua potabile rimangono bassi, purché ogni componente delle miscele sia disciplinato in modo adeguato. Questo è proprio il caso della Svizzera e le concentrazioni presenti nelle derrate alimentari sono nettamente più basse dei valori legali.</p><p>Per quanto riguarda gli effetti dei prodotti fitosanitari sulla biodiversità, gli studi sul monitoraggio delle acque superficiali in Svizzera, ad esempio, hanno dimostrato che gli effetti combinati negativi sono dovuti principalmente ad alcuni principi attivi, che spesso danneggiano anche da soli gli organismi acquatici.</p><p>3. Il Consiglio federale ritiene che la protezione preventiva delle acque sotterranee debba essere rafforzata (v. ad es. il suo parere sull'iniziativa parlamentare 19.475 "Ridurre il rischio associato all'uso di pesticidi"). A tal fine, i Cantoni dovrebbero delimitare ulteriori settori di alimentazione nelle captazioni di acqua potabile (finora sono stati delimitati 60 settori di alimentazione) e adattare la loro gestione in modo che i metaboliti dei prodotti fitosanitari o i nitrati rispettino le prescrizioni in materia.</p><p>Inoltre, nel quadro della politica agricola PA22+, il Consiglio federale propone nel suo messaggio di limitare l'impiego di prodotti fitosanitari che presentano un rischio troppo elevato di concentrazioni di metaboliti nelle acque sotterranee. Pertanto, nell'ambito della trattazione dell'iniziativa parlamentare citata, il 14 settembre 2020 il Consiglio degli Stati ha adottato il divieto di utilizzare prodotti fitosanitari il cui impiego produce concentrazioni di metaboliti superiori a 0,1 microgrammi/l nelle acque sotterranee.</p><p>4. Il bioaccumulo è un fattore sistematicamente testato nella valutazione del rischio dei prodotti fitosanitari. Studi tossicologici specifici a breve termine vengono effettuati su ratti, topi, conigli e cani. Studi di esposizione a lungo termine (simulazioni di esposizione cronica) sono condotti su ratti e topi esposti alla sostanza per tutta la loro vita (circa 2 anni). Sulla base di questi esperimenti si possono ricavare, applicando fattori di sicurezza, durate di esposizione sicure per l'essere umano.</p>  Risposta del Consiglio federale.