<h2>SubmittedText<h2><p>Il Codice penale svizzero (CP) e il Codice penale militare (CPM) vanno modificati come segue: gli articoli 261bis CP e 171c CPM sono abrogati.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La richiesta di abrogare l'articolo 261bis del Codice penale (CP) e dell'analogo articolo 171c del Codice penale militare (CPM) sulla discriminazione razziale non è nuova. È stata già avanzata nel 1999 con la mozione Scherrer Jürg 99.3169, "Abrograzione della legge sul razzismo", nel 2004 con la mozione Hess Bernhard 04.3607, "Abrogazione della norma penale antirazzismo", e nel 2005 con la mozione del gruppo dell'Unione democratica di centro 05.3013, "Stralcio dell'articolo sul razzismo". Ogni volta il Consiglio federale si è pronunciato contro tali mozioni e il 23 febbraio 2005 ha proposto di respingere la mozione Germann 04.3812, "Completamento dell'articolo sul razzismo", che con una motivazione praticamente identica chiedeva non l'abrogazione, bensì la semplice modifica dell'articolo menzionato. Il Consiglio degli Stati si è allineato con il Consiglio federale e il 17 marzo 2005 ha respinto la mozione Germann con una chiara maggioranza (cfr. Boll. Uff. 2005 CS 386).</p><p>In merito alla presente mozione, che riprende praticamente alla lettera la mozione 05.3013 del gruppo dell'Unione democratica di centro, il Consiglio federale ribadisce quanto segue:</p><p>Il Consiglio federale considera importante la lotta contro la discriminazione razziale e intende garantire che il diritto penale preveda sanzioni in caso di abusi. Concludendo accordi internazionali la Svizzera si è impegnata ad adottare norme di diritto penale contro la discriminazione razziale. Anche per questo motivo il Consiglio federale esclude uno stralcio degli articoli 261bis CP e 171c CPM. Come in altre disposizioni legali, le diverse nozioni giuridiche indeterminate rendono necessario un processo interpretativo. Tuttavia, come dimostra la prassi giuridica maturata con gli articoli 261bisCP e 171c CPM, in vigore dal 1995, i giudici ponderano scrupolosamente, in ogni singolo caso, i beni giuridici della libertà d'espressione e del divieto della discriminazione. La decisione del Tribunale federale (DTF 130 IV 111, come pure DTF 133 IV 312) che precisa la nozione di carattere pubblico non muta la situazione.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.