<h2>SubmittedText<h2><p>La Svizzera è un Paese attrattivo per il commercio senza scrupoli di cuccioli. Quasi la metà dei circa 50 000 cani registrati ogni anno provengono dall'estero e hanno un'origine incerta. Molti sono allevati e detenuti nelle peggiori condizioni. Questi animali vengono separati troppo presto dalle madri e dai fratelli e sono quindi poco socializzati, spesso malati e deboli. Nell'anno del coronavirus, il numero di casi ha ripreso a risalire. Particolarmente lucrativo è il commercio con cuccioli di 5-10 settimane. I commercianti sfruttano le scappatoie legali nel traffico transfrontaliero con la Svizzera: una semplice autodichiarazione del proprietario permette di aggirare l'obbligo di vaccinazione integrale contro la rabbia e anche il corrispondente vincolo dell'età minima di 15 settimane previsto per l'importazione. Ecco perché sempre più cuccioli di età inferiore alle 12 settimane arrivano in Svizzera. Con la regola delle 15 settimane, la maggior parte dei Paesi dell'UE ha posto con successo un freno al crudele commercio e reso più attrattivo l'allevamento autoctono. Insieme all'Austria, che però sta già discutendo di adeguamenti, la Svizzera tiene aperta con questa scappatoia legale una delle più importanti vie d'importazione per il commercio senza scrupoli di cuccioli dall'Europa dell'Est.</p><p>Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Quanti cani di età inferiore alle 12 settimane vengono importati ogni anno grazie a un'autodichiarazione?</p><p>2. Quanti cani importati illegalmente sono stati intercettati alla frontiera dall'Amministrazione federale delle dogane negli ultimi anni? Qual è la tendenza? Ci sono stime del numero di casi non denunciati?</p><p>3. Quante autorizzazioni per l'importazione commerciale di cani sono state rilasciate? Quante nuove autorizzazioni sono state emesse annualmente negli ultimi cinque anni? Quante ai commercianti di cani che operano dall'estero? Qual è il numero medio e massimo di cani importati per autorizzazione?</p><p>4. Quanti dei nuovi cani registrati sono stati sdoganati correttamente? Il numero di nuovi cani registrati da AMICUS corrisponde al numero di cani sdoganati?</p><p>5. Perché la Svizzera non applica la regola delle 15 settimane all'importazione di cani, gatti e furetti, sebbene sia considerata una misura efficace e semplice contro il commercio senza scrupoli di cuccioli e la maggior parte dei Paesi dell'UE la applichi? Quali misure permetterebbero di attuare questa regola il più rapidamente possibile?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale sostiene gli sforzi volti a lottare contro il commercio illegale di cuccioli. L'ordinanza sulla protezione degli animali (OPAn; RS 455.1) vieta l'importazione o il transito di cuccioli di età inferiore ai 56 giorni se non sono accompagnati dalla rispettiva madre o da una nutrice (art. 22 cpv. 1 lett. bbis OPAn) e stabilisce che i cuccioli possono essere separati dalla madre o dalla nutrice non prima di aver raggiunto un'età di 56 giorni (art. 70 cpv. 4 OPAn). Le disposizioni in materia di importazione di cani mirano innanzitutto a impedire l'introduzione della rabbia e servono quindi a proteggere la salute degli esseri umani e degli animali. Chi mette in vendita un cane importato a titolo professionale deve indicare nell'inserzione il suo indirizzo completo e il Paese di provenienza e di allevamento dell'animale. A oggi, tuttavia, non vi sono disposizioni di importazione in merito all'allevamento e alla detenzione di cani all'estero.</p><p>La campagna di informazione "Desideri un cane? Occhio all'acquisto!", (<a href="http://www.acquisto-cane.ch">www.acquisto-cane.ch</a>) promossa nel 2016 insieme alla Protezione svizzera degli animali contribuisce a dissuadere parte degli interessati dall'acquisto di un cucciolo a buon mercato di provenienza sconosciuta. Ciononostante, nell'ambito dell'importazione a titolo professionale di cuccioli i servizi veterinari cantonali constatano regolarmente infrazioni alle disposizioni in materia di protezione degli animali. L'esecuzione in questo settore è molto onerosa e rappresenta, soprattutto per i Cantoni di frontiera, una grossa sfida.</p><p>1. Dati sul numero minimo di cani importati figurano nella banca dati AMICUS, in cui devono essere registrati tutti i cani presenti in Svizzera (art. 30 della legge sulle epizoozie [LFE]; RS 916.40). Nel 2020, su un totale di 63 186 nuovi cani registrati in AMICUS, 28 399 risultavano importati. Non vengono registrati dati sul numero di cani di meno di 12 settimane importati ogni anno mediante autodichiarazione.</p><p>2. Secondo l'allegato 11 dell'Accordo tra la Confederazione Svizzera e la Comunità europea sul commercio di prodotti agricoli (RS 0.916.026.81), la Svizzera e l'Unione europea formano un unico "spazio veterinario", per cui i controlli alle frontiere sono reciprocamente riconosciuti. Per questo motivo, l'Amministrazione federale delle dogane effettua soltanto controlli a campione delle importazioni di cani nel traffico stradale. In caso di violazioni informa il Servizio veterinario cantonale, il quale prende le misure necessarie per la protezione della salute degli esseri umani e degli animali (p. es. respingimento o sequestro).</p><p>3. La legislazione sulla protezione degli animali non prevede un obbligo di autorizzazione specifico per l'importazione di cani, ma per il commercio di animali in generale. Le autorizzazioni sono rilasciate dai Cantoni. Dai dati in loro possesso non si può evincere quante organizzazioni legittimate al commercio di animali in Svizzera importano cani. I Cantoni si stanno prodigando per migliorare la disponibilità di questi dati.</p><p>Attualmente, chi vuole importare a titolo professionale cani in Svizzera, ma non ha domicilio o sede in Svizzera non necessita di un'autorizzazione, ma deve attenersi alle disposizioni del Paese di provenienza. In questi casi, per l'importazione di cani occorre un certificato sanitario del sistema informatico veterinario per il commercio internazionale in Europa TRACES ("Trade Control and Expert System").</p><p>Con le vendite online, il commercio di cani si è internazionalizzato. Si prevede pertanto di esaminare e, all'occorrenza, di adeguare le disposizioni sul commercio di cani nel quadro della prossima revisione della legislazione sulla protezione degli animali.</p><p>4. Visto che la maggior parte delle importazioni di cani avviene nell'ambito del traffico turistico, in cui vengono effettuati soltanto controlli a campione, non sono disponibili dati sul numero di cani registrati ex novo e sdoganati correttamente.</p><p>5. In linea di principio, il Consiglio federale è favorevole a un divieto dell'importazione a titolo professionale di cuccioli non completamente vaccinati. Tuttavia occorre anche tenere conto della domanda di cuccioli più giovani, consentendo anche in futuro l'importazione di cuccioli di meno di 15 settimane da allevamenti esteri seri.</p><p>Infine, un gruppo di lavoro formato dai servizi veterinari cantonali e dall'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV) sta valutando possibili misure per arginare il commercio illegale di cani e presenterà un rapporto in materia all'USAV entro la fine del 2021.</p>  Risposta del Consiglio federale.