<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Aumento delle tariffe per le lettere e riduzione delle tariffe per gli invii senza indirizzo</p><p></p><p>L'evoluzione della tariffa delle lettere non può essere oggetto di un paragone proporzionale fra i periodi antecedenti e successivi all'introduzione della posta A e B nel 1991. In effetti, fino al 1990, il servizio della posta-lettere era strutturato, trattato e fatturato secondo criteri completamente diversi da quelli attuali; oltretutto nel periodo dal 1984 al 1990 le tasse per le lettere non avevano subito cambiamenti. Non si può quindi paragonare il prezzo per una lettera della posta A attuale con quello di una lettera normale del 1990. E' invece realistico farlo a partire dal 1991. Si constata così che da allora il costo per la prima categoria di tassa è aumentato del 2,5% per la posta A. L'evoluzione della tariffa delle lettere è legata al miglioramento della qualità del servizio offerto alla clientela e all'aumento delle spese che questo prodotto comporta per la Posta. Quest'ultima, va ricordato, deve riuscire a coprire le proprie spese, pur continuando ad offrire un servizio a un prezzo uguale e equo sull'insieme del territorio, comprese le regioni più periferiche.</p><p></p><p>Per quel che concerne gli invii senza indirizzo, si deve precisare che, contrariamente alle lettere, si tratta di un servizio cosiddetto libero, ossia completamente aperto alla concorrenza, e di conseguenza soggetto alle fluttuazioni della domanda e dell'offerta. Ci permettiamo di ricordare in questa sede che la Posta ha contribuito in modo non irrilevante a ravvivare la concorrenza in questo settore, dopo che nel 1992 ha disdetto i contratti stipulati con la ASVO (Comitato di lavoro delle organizzazioni di trasporto svizzere). Questi contratti avevano lo scopo di strutturare il mercato nel settore degli "invii senza indirizzo" in modo praticamente simile al cartello. Alla Posta, causa la sua organizzazione della distribuzione (prestazione mista) e l'obbligo di servire tutto il territorio (comprese le zone fuori mano), l'invio senza indirizzo costa più caro che ad altri operatori. In questi ultimi anni la Posta ha così registrato una diminuzione del traffico nel settore degli invii senza indirizzo i quali, pur garantendo la copertura delle spese dirette, contribuivano sempre meno a quella delle spese generali. Per migliorare la situazione, si è cercato di riacquistare una parte del mercato tramite una politica di vendita che rispondesse meglio alle esigenze dei clienti, in particolare introducendo una tariffa in relazione con la quantità di invii depositati. Questa soluzione si è dimostrata quella giusta, dato che ad un incremento delle quote di mercato ha fatto riscontro anche un aumento della redditività del prodotto. E' stato quindi su questa scia che sono state concepite le tariffe per gli invii senza indirizzo del 1996, con il preciso scopo cioè di recuperare nelle città un mercato dove la presenza della Posta è particolarmente debole.</p><p></p><p>La tariffa postale 1996 per gli invii senza indirizzo comporta quattro prezzi differenti a seconda delle località, invece che uno solo come finora. La Posta ha cambiato la sua struttura tariffaria sul modello dei suoi concorrenti, che già da lungo tempo hanno adattato i prezzi concernenti la distribuzione alla densità dei nuclei familiari nelle zone servite, in quanto le zone urbane presentano in questo settore costi di distribuzione più ridotti che le zone rurali. Le città hanno così una tariffa di distribuzione più favorevole delle piccole località dove non si è verificato un cambiamento. In tal modo il prodotto è offerto a prezzi che ricalcano quelli del mercato, ma restano tuttavia - va sottolineato - sempre superiori a quelli dei suoi concorrenti.</p><p></p><p>Il prezzo degli Invii senza indirizzo calcolato in base ad una diffusione su tutto il territorio, è diminuito quindi in media dal 15 al 25%, secondo la categoria di peso, a partire dal 1992. Se si prendono come riferimento i valori estremi, ciò corrisponde ad una diminuzione dal 36 al 43% . nel caso delle località del tipo A (25% di tutte le economie domestiche) e dallo 0 al 14% nel caso della località del tipo D (55% di tutte le economie domestiche). Questa evoluzione è stata tuttavia controbilanciata dalle seguenti compensazioni: soppressione della tariffa preferenziale agli enti di utilità pubblica e ai partiti politici, soppressione dello sconto a seconda della cifra d'affari, riduzione di metà dello sconto per depositi regolari.</p><p></p><p></p><p>2. Prezzo degli invii senza indirizzo in Germania e in Svizzera</p><p></p><p>La Posta tedesca fa distinzione fra due livelli di qualità. Il più economico costa 0.08 DEM (0.068 CHF), quello più caro 0.23 DEM (0.195 CHF). La Posta francese riscuote, a seconda della zona di distribuzione, 0.206 FRF (0.05 CHF) o 0.359 FRF (0.09 CHF). Per ragioni attinenti al mercato nazionale degli invii senza indirizzo, la Posta tedesca può fissare prezzi più elevati e la Posta francese prezzi più bassi della Posta svizzera. Non rientra nei compiti del Consiglio federale giudicare le tariffe praticate da questi operatori all'estero.</p><p></p><p></p><p>3. Politica dei prezzi della posta-pacchi</p><p></p><p>Nonostante sostanziali risparmi dei costi dell'ordine di circa 70 milioni di franchi negli ultimi due anni, il settore della posta-pacchi non riesce ancora di gran lunga a coprire i suoi costi. Nel 1995 il deficit nell'ambito del trattamento di base della posta-pacchi ammontava a 258 milioni di franchi: il disavanzo è da ricondurre a un indebolimento dei ricavi, causato a sua volta dalla struttura del traffico e dai prezzi che non coprono i costi nei settori di peso inferiori: i due terzi del traffico dei pacchi sono costituiti da pacchi molto leggeri (fino a 2 kg). In questa classe di peso i prezzi sono molto inferiori ai costi medi risultanti dall'invio di un pacco. Senza adeguamenti in questo settore sarebbero risultati del deficit fra i 2.09 e gli 0.39 franchi per pacco, dato che il prezzo per un pacco si aggira attorno ai fr. 2.40 e 4.1 0 e determina un costo medio di 4.49 franchi. La Posta è stata perciò costretta ad aumentare i prezzi e ad adeguare i costi medi in questo settore. Aumenti più elevati effettuati in un'unica volta non potevano essere proposti ai clienti.</p><p></p><p>Anche nelle categorie di peso fino a 3 e 4 Kg, dove la quota di traffico è del 17%, è stato necessario ritoccare i prezzi, onde poter compensare, almeno parzialmente, la copertura dei costi insufficiente nelle due categorie di peso inferiori.</p><p></p><p>Per i pacchi di oltre 5 kg (settore in concorrenza) le riduzioni dei prezzi corrispondono alle esigenze del mercato. Negli anni passati la Posta ha registrato una diminuzione di oltre il 10% nel traffico del pacchi. Tale riduzione è da ricondurre alla situazione congiunturale, all'ottimizzazione del costi delle ditte e alla presenza sul mercato dei concorrenti privati. Mentre i prezzi per gli invii della classe di peso inferiore, quella cioè fino a 5 kg, erano competitivi se paragonati a quelle della concorrenza, quelli del segmento più lucrativo, vale a dire dei pacchi pesanti, non consentivano alla Posta di reggere il passo e hanno dovuto perciò essere ridotti onde consentire all'azienda di mantenere intatta la propria competitività.</p><p></p><p>Visti i motivi esposti, la Posta, con i cambiamenti adottati il 1. aprile 1996, ha agito in modo consapevole tenendo conto dei costi e delle esigenze del mercato. L'adattamento dei prezzi del 1996 è stato inoltre accettato all'univoco sia dal gruppo di contatto posta-lettere e posta-pacchi, nel quale sono rappresentati i più importanti settori del clienti della Posta, sia, in modo molto chiaro, dalla conferenza consultiva delle PTT.</p><p></p><p>In occasione della revisione del primo aprile 1996 delle tariffe della posta-pacchi, la Posta non aveva intenzione di sfruttare, con l'aumento di prezzo nel settore dei pacchi fino a 5 kg di peso, la privativa postale applicata a questa categoria d'invii. I nuovi prezzi sono stati anzi stabiliti in base alla redditività e all'attuale situazione nel mercato dei trasporti delle piccole merci.</p><p></p><p></p><p>4. Grado di copertura dei costi</p><p></p><p>Per le ragioni commerciali evocate dall'autore dell'interpellanza, la Posta non rende più noti i dati concernenti il grado di copertura del costi dei prodotti che sottostanno alla concorrenza. Come menzionato alla cifra 1, grazie a una politica più consona alle esigenze dei clienti nei settori delle tariffe e della vendita è stato possibile incrementare sia il volume del traffico che il grado di copertura delle spese. L'introduzione della tariffa 1996 degli invii senza indirizzo di cui alla cifra 1 ha proprio lo scopo di migliorare ulteriormente questa situazione.</p><p></p><p></p><p>5. Consegna della proposta-tariffaria degli invii senza indirizzo al Consiglio federale</p><p></p><p>La direzione generale delle PTT ha sottoposto tutta la riforma delle tariffe postali per il 1996 - e quindi anche quella degli invii senza indirizzo - alla consultazione degli uffici federali dal 6 al 23 ottobre 1995. Successivamente il Consiglio federale l'ha approvata e ha deciso nella sua seduta del 29 novembre 1995 l'entrata in vigore di tutto il pacchetto tariffario.</p><p></p><p></p><p>6. Calcolo dei costi complessivi</p><p></p><p>Le prestazioni della Posta " invii senza indirizzo " e della posta-pacchi sono state conteggiate finora in base al loro costi complessivi. Dato il continuo adeguamento della contabilità alle condizioni esistenti nel settore operativo, dal 1996 anche gli invii espresso hanno finito con il rappresentare un portatore di costi autonomo. Nella posta-pacchi una suddivisione del costi complessivi in base al settore di monopolio e a quello soggetto alla concorrenza non è ancora possibile. Il futuro conteggio secondo i portatori di costi sarà però adeguato, in vista della prevista liberalizzazione del mercato dei pacchi, con nuovi, più stretti margini della privativa alle esigenze di maggiore trasparenza e strutturato tendenzialmente come un calcolo del costi basato sui procedimenti.</p>  Risposta del Consiglio federale.