<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di valutare la possibilità di vietare il gruppo Hamas o di classificarlo come organizzazione terroristica.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>In relazione al conflitto in Medio Oriente la Svizzera conduce una politica di pace indipendente e imparziale volta a raggiungere una pace patteggiata, giusta e duratura sulla base di una soluzione a due Stati. Ciò comprende anche contatti con Hamas, che, come quelli con le altre parti direttamente interessate, mirano concretamente a migliorare la governance attraverso la creazione di un governo di unità nazionale palestinese in base al programma dell'OLP (conformemente al rapporto di luglio 2016 del Quartetto per il Medio Oriente). La riconciliazione palestinese è una condizione fondamentale per realizzare la soluzione a due Stati. Con questi contatti ci si prefigge anche di allentare la tensione a Gaza e di migliorare la catastrofica situazione socioeconomica e umanitaria in loco. In tal modo l'impegno svizzero mira anche a prevenire l'estremismo violento.</p><p>In un nuovo documento di posizione del 1º maggio 2017 Hamas si mostra più pragmatico in alcuni ambiti, accettando per esempio i confini del 1967 come "formula di un consenso nazionale". Inoltre il documento ricorda che il conflitto con Israele non è di carattere religioso, ma mira a contrastare l'occupazione militare israeliana. Nel contempo, tuttavia, Hamas continua anche a contestare il diritto di esistenza di Israele e difende il conflitto armato come mezzo legittimo di resistenza. La Svizzera condanna con fermezza tali affermazioni e, attraverso i suoi contatti, lavora affinché Hamas abbandoni anche questa posizione, inaccettabile per il Consiglio federale. Inoltre la Svizzera interviene sistematicamente contro la pena di morte e si serve dei suoi contatti con le autorità de facto di Hamas a Gaza per esortare queste ultime a rispettare il diritto internazionale umanitario, a garantire i diritti umani e a osservare i principi dello Stato di diritto e della democrazia.</p><p>I contatti della Svizzera con Hamas consistono in un dialogo critico e strettamente coordinato con altri attori come l'Autorità nazionale palestinese a Ramallah, l'Egitto e l'ONU e non costituiscono in alcun modo una "cooperazione". La Svizzera informa regolarmente Israele sui suoi contatti con Hamas. Ai diplomatici Svizzeri viene per esempio chiesto, come nel giugno del 2017 dal presidente Mahmud Abbas, di trasmettere specifici messaggi politici alle autorità de facto a Gaza. Grazie ai suoi buoni uffici la Svizzera è considerata un attore pragmatico, discreto e imparziale sia dall'Autorità nazionale palestinese sia dalla comunità internazionale.</p><p>Hamas non è sottoposta alle sanzioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU, che invece la Svizzera appoggia per gruppi come "Al-Qaïda" e "Stato Islamico", e non è inclusa nella legge federale del 12 dicembre 2014 che vieta i gruppi Al-Qaïda e "Stato islamico" nonché le organizzazioni associate (RS 122). Conformemente all'articolo 74 della legge federale del 25 settembre 2015 sulle attività informative (RS 121), un divieto dovrebbe fondarsi su una decisione delle Nazioni Unite o dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Tuttavia la Svizzera, indipendentemente da qualsiasi elenco, persegue e condanna come grave reato il terrorismo di qualsiasi provenienza e forma, incluse le attività di preparazione e di sostegno.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.