B u n d e s v e rw a l t u n g s g e r i ch t T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i f f éd é r a l T r i b u n a l e am m i n i s t r a t i vo f e d e r a l e T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i v fe d e r a l Corte IV D-740/2013 S e n t e n z a d e l 14 o t t o b r e 2 0 1 4 Composizione Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio), Thomas Wespi, Gérald Bovier, cancelliera Sebastiana Stähli. Parti A._______, nata il (…), ed i figli B._______, nato il (…), C._______, nato il (…), D._______, nato il (…), Eritrea, tutti rappresentati dal lic. iur. Mario Amato, ricorrenti, contro Ufficio federale della migrazione (UFM), Quellenweg 6, 3003 Berna, autorità inferiore. Oggetto Asilo ed allontanamento; decisione dell'UFM dell'11 gennaio 2013 / N (…). D-740/2013 Pagina 2 Fatti: A. Il 13 settembre 2009, la richiedente – A._______ nata ad Addis Abeba (Etiopia) – unitamente al figlio B.________ ha presentato una domanda d'asilo in Svizzera. Ella ha dichiarato, in sostanza e per quanto è qui di rilievo , di essere espatriata per essersi ritrovata nell'impossibilità di mandare il figlio a scuola e riceve re i gettoni per la spesa, la qual circostanza sarebbe imputabile al precedente espatrio illegale di suo marito dall'Eritrea (cfr. verbale di audizione del 29 settembre 2009 [di seguito: verbale 1], pagg. 6 segg. e verbale di audizione del 14 ottobre 2010 [di seguito: verbale 2], Q83-103, pag. 8 seg.). B. In data 17 settembre 2011 rispettivamente 10 settembre 2013 l'interessa- ta ha dato alla luce il suo secondo e terzo figlio , i quali sono stati quindi inclusi nella succitata domanda d'asilo. C. Con decisione dell'11 gennaio 2013, notificata al rappresentante dei r i- chiedenti in data 14 gennaio 2013 (cfr. avviso di ricevimento agli atti), l'Uf- ficio federale della migrazione (di seguito: UFM) ha respinto la domanda d'asilo, pronunciando l'allontanamento dei medesimi dalla Svizzera e l'esecuzione dell'allontanamento verso l'Etiopia siccome ammissibile, es i- gibile e possibile. D. Il 13 febbraio 2013, i ricorrenti hanno inoltrato ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) contro la menzionata de- cisione dell'UFM, chiedendo, in via principale, l'annullamento della dec i- sione impugnata, nonché la concessione dell'asilo, in via subordinata la demanda degli atti all'autorità inferiore per un nuovo esame delle alleg a- zioni nonché la concessione dell'ammissione provvisoria. Essi hanno a l- tresì presentato una domanda di esenzione dal pagamento anticipato del- le presunte spese processuali. E. Con ordinanza del 6 novembre 2013, il Tribunale ha invitato l'UFM a pr e- sentare una risposta al ricorso , e nello specifico a prendere posizione in D-740/2013 Pagina 3 merito al passaporto eri treo prodotto dal marito nel contesto della proce- dura volta all'ottenimento di un permesso di dimora. F. L'UFM, con scritto del 10 dicembre 2013 trasmesso ai ricorrenti con po s- sibilità di esprimersi in merito, ha confermato i considerandi della decisi o- ne impugnata e proposto la reiezione del gravame. G. Con replica del 23 dicembre 2013 i ricorrenti hanno presentato le loro o s- servazioni in merito alla risposta al ricorso dell'UFM confermando le con- clusioni presentate in sede ricorsuale e chiedendo l'accoglimento del r i- corso. Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei consid e- randi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza. Diritto: 1. Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. L'UFM rientra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi). I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi l'autorità inferiore, sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata e vantano un inte- resse degno di protezione all'annulla mento o alla modificazione della stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto sono legittimati ad aggravarsi contro di essa. I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al contenuto degli atti di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. D-740/2013 Pagina 4 2. Preliminarmente, il Tribunale rammenta che il 1° febbraio 2014 è entrata in vigore la modifica del 14 dicembre 2012 decretata dall'Assemblea fede- rale della Confederazione Svizzera (RU 2013 4375) della legge sull'asilo. Giusta il cpv. 1 delle disposizioni transitorie della modifica del 14 dicembre 2012 della LAsi, le procedure pendenti al momento dell'e n- trata in vigore della modifica del 14 dicembre 2012 della LAsi sono rette dal nuovo diritto, fatti salvi i cpv. 2-4 di tali disposizioni transitorie. In casu, non essendo applicabili alla fattispecie i cpv. 2-4 delle disposizio- ni transitorie e la presente procedura d'asilo trovandosi pendente al m o- mento dell'entrata in vigore della modifica de lla LAsi, codesto Tri bunale applica il nuovo diritto. 3. Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente r i- levanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi a d- dotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2009/57 co n- sid. 1.2; PIERRE MOOR, Droit administratif, vol. II, 3ª ed. 2011, n. 2.2.6.5, pagg. 300 seg.). 4. La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizio- ni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto a c- cordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. E s- so include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d'origine o d'ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni poli- tiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pregiudizi. S o- no pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita, dell'i n- tegrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pre s- sione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). 5. 5.1 Nella decisione impugnata l'UFM ha considerato che le dichiarazioni della richiedente non soddisferebbero le condizioni di verosimiglianza previste all'art. 7 LAsi, giacché incompatibili con l'esperienza generale di vita, divergenti rispetto alle informazioni in possesso dell'Ufficio e contr a- rie alla logica dell'agire. In particolare, l'autorità inferiore ha avantutto rile-D-740/2013 Pagina 5 vato che, visto l'espatrio del marito avvenuto ad inizio 2001 , sarebbe al- quanto inverosimile che le autorità eritree, notoriamente severe in mat e- ria, avrebbero atteso sino al 2003 per creare problemi all'interessata. Inol- tre, la medesima ha dichiarato che il marito sarebbe stato espuls o dall'E- tiopia verso l'Eritrea nel (…) del 1998, ma che sino al 2001 non sarebbe stato convocato al servizio militare, eventualità che, secondo l'autorità in- feriore, sorprende tenuto conto del fatto che all'epoca im perversava una guerra. D'altra parte l'Ufficio rileva come sul certificato di nascita del figlio, rilasciato il (…) 1999, figurerebbe invece che il marito , contrariamente a quanto dichiarato, avrebbe vissuto ad Addis Abeba. E poi: la richiedente avrebbe inizialmente dichiarato di aver dovuto attendere sino al 2009 per espatriare in quanto in attesa del trasferimento del fratello in Sudan, per poi affermare in un secondo tempo che il fratello nel 2001 si sarebbe già trovato in tale P aese ed avrebbe provveduto finanziariamente al suo so- stentamento. A parte queste incongruenze, a mente dell'autorità inferiore, i motivi d'asilo fatti valere dalla richiedente sarebbe ro comunque stretta- mente legati a quelli de l marito, se non fosse che anche i suoi di lui sono stati giudicati inverosimili e le procedure da lui intraprese sfociate in deci- sioni negative. Stando così le cose, l'autorità inferiore ha significato alla richiedente la possibilità di chiedere la protezione all'Etiopia, Stato in cui sarebbe a beneficio di un diritto di soggiorno. In sostanza, non mettendo in discussione il matr imonio della qui ricorrente con E._______, ritenuta l'inverosimiglianza della nazionalità eritrea del coniuge, rinviando peraltro alla sentenza che lo concerneva, ed essendo, in altre parole, la ricorrente sposata con un cittadino etiope, o comunque con una per sona in diritto di chiedere la cittadinanza etiope, ella avrebbe la possibilità di ottenere la carta d'identità blu per eritrei come pure la cittadinanza etiope. Considera- to il diritto di stabilirsi in Etiopia, l'autorità inferiore ha analizzato , e nella fattispecie negato, l'esistenza di un rischio di su bire persecuzioni in tale Paese. Avendo la possibilità di rifugio in Etiopia , l'interessata non potreb- be ottenere la protezione della Svizzera e la sua domanda d'asilo a n- drebbe respinta. In sostanza, per quanto riguarda l'esecuzione dell'allon- tanamento, l'Ufficio ha ritenuto che in Etiopia, avendovi là tra l'altro fr e- quentato le scuole dell'obbligo e avendovi legami famigliari, sarebbe am- missibile, esigibile e possibile. 5.2 Nel gravame la ricorrente sottol inea che, relativamente all'anno in cui le autorità eritree avrebbero iniziato a crearle problemi, l'UFM sarebbe i n- corso in un malinteso: la menzione dell'anno 2003 sarebbe infatti da attri- buire unicamente al momento in cui sarebbe stato introdotto il razi ona- mento alimentare. Inoltre, essendosi la richiedente trasferita dalla zia d o- po la partenza del marito, sarebbe altresì possibile che i militari non l'a b-D-740/2013 Pagina 6 biano trovata al suo indirizzo precedente durante quel periodo. Sarebbe poi verosimile il fatto che il marito della ricorrente non sia stato chiamato alle armi immediatamente dopo il suo rientro in Eritrea. In effetti, non s a- rebbe emerso con quale modalità e tempistiche egli si sarebbe annuncia- to agli organi statali al suo rientro nel Paese. Nondimeno, sul la vicenda legata alla data e all'indirizzo menzionati sul certificato di nascita del figlio, la ricorrente specifica che non saprebbe per quale motivo il certificato i n- dicherebbe erroneamente quale residenza del padre Addis Abeba. Tale circostanza potrebbe essere imputabile ad un errore di trascrizione dov u- to ad una sua menzione del precedente domicilio. Oltre a questo, ella non avrebbe mai riferito in che periodo il fratello si sarebbe recato in Sudan, bensì che all'epoca in cui il marito sarebbe espatria to avrebbe ricevuto aiuto dal fratello in Sudan come pure da altri parenti. In conclusione, a n- drebbe constatato che le dichiarazioni rese sono da considerarsi veros i- mili, poiché prive di contraddizioni e compatibili con l'esperienza generale. La ricorrente sostiene poi che non sarebbe così semplice ottenere o rio t- tenere la cittadinanza etiope, così come sarebbe tutt'altro che scontato per gli stranieri ottenere un permesso di soggiorno o accedere al mercato del lavoro. Le autorità etiopi non rilascerebbero più autorizzazioni di i n- gresso o soggiorno agli eritrei che hanno chiesto asilo all'estero e ad ogni modo non verrebbe più riconosciuta o restituita loro la nazionalità etiope. Essendo anche il marito assente dall'Etiopia da oltre dieci anni tali poss i- bilità sarebbero ulteriormente ridotte. Non da ultimo, ella fa osservare che il marito, pendente causa volta all'ottenimento di un permesso di dimora , avrebbe presentato un passa porto eritreo autentico che dimostrerebbe che non sarebbe cittadino etiope. Un rinvio in Etiopia sarebbe quindi, a suo dire, inattuabile; in Eritrea invece rischierebbe di essere sottoposta in futuro a misure persecutorie per aver lascia to questo P aese nel 2009, in età di prestare servizio militare obbligatorio. Le autorità eritree lo interpre- terebbero come un atteggiamento ostile al governo e in caso di ritorno in Eritrea rischierebbe di essere punita severamente e con brutalità. Pertan- to, le andrebbe riconosciuta la qualità di rifugiato e concesso asilo e, in via sussidiaria, l'esecuzione dell'allontanamento verso l'Eritrea o l'Etiopia andrebbe considerata non ragionevolmente esigibile. 5.3 L'UFM con risposta al ricorso del 10 dicembre 2013, ha d'un canto osservato che il passaporto è stato analizzato e si tratterebbe di un d o- cumento autentico. D'altro canto, l 'autorità inferiore, richiamando le co n- siderazioni espresse nella sentenza relativa alla procedura di asilo del marito (sotto il numero di ruolo: D-2024/2009), ha poi ribadito che allo sta- to attuale l'Etiopia non allontana i cittadini eritrei in Eritrea (cfr. con sid. 7.1 di detta sentenza). Nel caso giudicato, fa osservare l'autorità inferiore, le D-740/2013 Pagina 7 persone che, come avrebbe dichiarato il marito, non hanno partecipato al referendum del 1993, sulla base della legge sull'acquisizione della nazi o- nalità etiope continuerebbero ad essere ri tenute di nazionalità etiope. Il marito potrebbe pertanto chiedere di riottenere la cittadinanza etiope (cfr. ibidem consid. 9). L'UFM ha inoltre ribadi to che, conformemente alla d i- rettiva del gennaio 2004 emanata dalle autorità etiopi, gli eritrei che ha n- no vissuto in Etiopia e che non hanno partecipato al referendum del 1993, potrebbero ottenere un permesso di domicilio in Etiopia. Tale sarebbe dunque il caso per quanto concerne il marito della ricorrente, che adempi- rebbe pure i requisiti necessari all'ottenimento di un permesso di domicilio in Etiopia. L'autorità inferiore ha così confermato i consi derandi della de- cisione dell'11 gennaio 2013 in merito alla ricorrente ed ai figli. 5.4 Con replica del 23 dicembre 2013, i ricorrenti si sono riconfermati nel- le loro conclusioni postulando l'accoglimento del ricorso. Essi h anno in particolare rilevato che le osservazioni dell'UFM del 10 dicembre 2013 ri- guarderebbero esclusivamente la questione dell'eventuale esecuzione dell'allontanamento del marito – e di conseguenza dei ricorrenti – senza pronunciarsi sugli elementi indicati in sede di ricorso che dovrebbero re n- dere verosimili e rilevanti in materia d'asilo le allegazioni degli insorgenti. 6. 6.1 Si tratta ora di esaminare se le conclusioni a cui è giunta l'autorità i n- feriore si basano s u di un accertamento di fatti esatto e completo. A qu e- sto proposito, si è di fronte un accertamento inesatto dei fatti quando la decisione si fonda su fatti incorretti e non conformi agli atti, e dall'altro l a- to, v'è un accertamento incompleto dei fatti qu ando non è tenuto conto di tutte le circostanze di fatto giuridicamente rilevanti (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5.1; KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungsverfahren und Verwa l- tungsrechtspflege des Bundes, 3 a ed. 2013, n. 1043, pagg. 369 seg.) . Giusta l'art. 12 PA, l'autorità accerta d'ufficio i fatti, fermo restando che il principio inquisitorio è limitato dall'obbligo di collaborare delle parti (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. CHRISTOPH AUER, in: Auer/Müller/Schindler [ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über das Verw altungsverfahren VwVG, 2008, ad art. 12 PA, n. 8, pagg. 192 seg.). Ciò premesso, giusta l'art. 61 cpv. 1 PA, l'autorità decide la causa o ecce- zionalmente la rinvia, con istruzioni vincolanti, all'autorità inferiore, segna- tamente quando la cassazione o un rinvio all'autorità inferiore , s'impon- gono per procedere all'accertamento di ulteriori circostanze di fatto o e f- fettuare una dettagliata amministrazione delle prove (cfr. KÖLZ/HÄNER/ BERTSCHI, op. cit., n. 1155, pagg. 403 seg.). Per motivi di economia pr o-D-740/2013 Pagina 8 cessuale, l'autorità di ricorso può, ma non deve, sanare tali lacune in s e- de ricorsuale (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5 e relativi riferimenti). In casu, il Tribunale ritiene conveniente e necessario, per i motivi che s e- guono, rinviare la presente causa all'UFM per l'emanazione di una nuova decisione. 7. 7.1 Nella sentenza D-2024/2009, a cui l'UFM fa riferimento nella querela- ta decisione, il marito della ricorrente è stato ritenuto come cittadino etio- pe, vista anche l'inverosimiglianza del racconto circa i motivi d' asilo e considerato il fatto che egli non ha partecipato al referen dum del 1993 (cfr. consid. 9). Nel ricorso in disamina i ricorrenti fanno tuttavia osservare che nella pro- cedura relativa al marito tendente all'ottenimento di un permesso di so g- giorno giusta l'art. 14 cpv. 2 LAsi, egli ha prodotto un passaporto eritreo ri- lasciato il (…) 2012 e valido fino al (…) 2017. Su questo fatto, l'autorità in- feriore, invitata ad esprimersi in merito, con scrit to del 10 dicembre 2013, ha rilevato che il passaporto è stato analizzato e si tratta di un documento autentico. Sempre nell'ambito della procedura tendente all'ottenimento di un pe r- messo di soggiorno , l'UFM, c on decisione del 17 gennaio 2013, sembre- rebbe considerare il marito come cittadino eritreo, rinviando per il resto, in assenza di elementi nuovi determinanti, all'analisi dell'esecuzione dell'al- lontanamento effettuata nell'ambito della procedura di asilo e nella quale il ricorrente veniva, come detto, allontanato verso l'Etiopia. In altre parole, contrariamente a quanto ritenuto nella procedura relativa al marito per l'ottenimento del permesso di soggiorno, la stessa autorità, ha nuovamen- te osservato che il marito potrebbe chiedere di riottenere la cit tadinanza etiope, ribadendo così quanto ritenuto nella decisio ne dell'11 gennaio 2013 e nella sentenza D-2024/2009. L'UFM ha poi aggiunto che confo r- memente alla direttiva del gennaio 2004 emanata dalle autorità etiopi egli adempirebbe i requisiti necessari all'ottenimento di un permesso di dom i- cilio in Etiopia. 7.2 A questo proposito, d a informazioni attuali di questo Tribunale, quo alla possibilità di acquisire la nazionalità etiope, le condizioni per il marito per riottenere la cittadinanza etiope non risultano senz'altro soddisfatte ed evidenti. Difatti , giusta l'art. 5 dell' Ethiopian Nationality Proclamation No. 378/2003 una delle condizioni per acquisire la nazionalità etiope D-740/2013 Pagina 9 sembrerebbe essere quella di risiedere con domicilio in Etiopia (cfr. art. 5 § 2 dell' Ethiopian Nationality Proclamation No. 378/2003). Per quanto riguarda la possibilità di domiciliarsi in Etiopia, la Directive Issued to Determine the Residence Status of Eritrean Nationals Residing in Ethiopia del gennaio 2004 non appare applicabile. Quest'ultima direttiva stabilisce che è applicabile unicamente ai cittadini eritrei che erano residenti in Etiopia nel momento in cui l'Eritrea è divent ata uno Stato indipendente ed hanno continuato a risiedervi fino al rilasci o della direttiva. Di conseguenza, sembrerebbe che il marito , non potrà ottenere un permesso di domicilio in Etiopia sulla base della direttiva 2004, ciò che comporterebbe quindi l'impossibilità di acquisire la nazionalità etiope. Sia come sia, viste le nazionalità ritenute per il marito e padre degli insor- genti nelle due procedure - etiope nella sua procedura di asilo e nella presente procedura ed eritreo nella procedura volta ad ottenere un per- messo di dimora giusta l'art. 14 cpv. 2 LAsi – e viste le condizioni per (ri)ottenere la cittadinanza etiope e la possibilità di ottenere il permesso di domicilio, sarà avantutto necessario stabilire in modo inequivocabile il Paese d'origine del mari to, per poi tenerne conto , data l'interdipendenza delle decisioni dei membri di questa famiglia, in una nuova analisi dei mo- tivi d'asilo degli insorgenti, compresi eventuali motivi d'asilo insorti dopo la fuga, nonché nell'analisi dell'eventuale allontanamento dei ricorrenti. Altresì, p er quanto riguarda i figli, n ella nuova anali si della fattispecie, l'UFM non dovrà mancare di tener conto della Convenzione sui diritti del fanciullo (RS 0.107) e del principio dell'unità della famiglia. In questo ordine di idee, può sicuramente essere raccomandabile che la causa degli insorgenti venga di nuovo analizzata congiuntamente o in pa- rallelo alla causa del marito. Tale modo di procedere era peraltro già stato suggerito nella sentenza D-2024/2009 consid. 9.5. A questo stadio quindi la base fattuale non risulta accertata o risulta a c- certata in modo incompleto, per il che la causa viene rinviata a ll'UFM per procedere, in termini ragionevoli (art. 29 cpv. 1 Cost.) agli accertamenti necessari dei fatti giuridicamente rilevanti e pronunci una nuova decisione rispettosa dei considerandi della presente sentenza. 8. Pertanto, il ricorso è accolto e la decisione impugnata è annullata. Gli atti di causa sono trasmessi all'UFM (art. 61 cpv. 1 PA), il quale si pronuncerà nuovamente sulla domanda d'asilo dopo aver determinato il Paese d'or i-D-740/2013 Pagina 10 gine del marito e padre degli insorgenti e dopo averne tenuto conto per un eventuale allontanamento degli stessi. L'UFM non mancherà neppure di analizzare la situazione dei figli, in Svizzera ormai da diversi anni, t e- nendo conto della Convenzione sui diritti del fanciullo. 9. 9.1 Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali è divenuta senza oggetto. 9.2 Visto l'esito della procedura non si prelevano spese proce ssuali (art. 63 cpv. 1 seg. PA). 9.3 Giusta l'art. 64 PA, l'autorità di ricorso se ammette il ricorso in tutto o in parte, può d'ufficio o a domanda, assegnare al ricorrente un'i ndennità per le spese indispensabili e relativamente elevate che ha sopportato. La parte vincente ha diritto alle ripetibili per le spese necessarie derivanti dalla causa (art. 7 cpv. 1 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripet i- bili nelle cause dinan zi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Nonostante i ricorrenti rappre- sentati abbiano protestato le ripetibili nelle conclusioni ricorsuali, non hanno presentato al Tribunale una nota particolareggiata delle sp ese (art. 14 cpv. 1 TS-TAF). Di conseguenza, l'indennità per spese ripetibili è fissata d'ufficio dal Tribunale sulla base degli atti di causa in CHF 1'000.– (art. 14 cpv. 2 TS-TAF). 10. La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente una domanda d'estradizione presentata dallo Stato che hanno abband o- nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con r i- corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. (dispositivo alla pagina seguente) D-740/2013 Pagina 11 Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronu n- cia: 1. Il ricorso è accolto. La decisione dell'UFM dell'11 gennaio 2013 è annulla- ta e gli atti di causa sono trasmessi all'UFM per la pronuncia di una nuova decisione ai sensi dei considerandi. 2. Non si prelevano spese processuali. 3. L'UFM rifonderà ai ricorrenti CHF 1'000.– a titolo di spese ripetibili. 4. Questa sentenza è comunicata al ricorrente, all'UFM e all'autorità cant o- nale competente. Il presidente del collegio: La cancelliera: Daniele Cattaneo Sebastiana Stähli Data di spedizione: