<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di elaborare un progetto di legge che esenta dall'imposta sul valore aggiunto tutte le imposte sul consumo, le tasse e i tributi riscossi dalla Confederazione.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Al pari dell'autore della mozione, il Consiglio federale ritiene che le condizioni quadro per la piazza di produzione svizzera debbano essere migliorate affinché la Svizzera possa continuare a essere competitiva a livello globale. Al riguardo, la via proposta dall'autore della mozione non è tuttavia però adatta.</p><p>L'imposta sul valore aggiunto è un'imposta generale sul consumo secondo il principio del Paese di destinazione. Le esportazioni sono esentate dall'imposta svizzera sul valore aggiunto e le importazioni sono colpite dalla nostra imposta sul valore aggiunto. In questo modo solo il consumo di beni e prestazioni di servizi sul territorio nazionale è gravato dall'imposta svizzera sul valore aggiunto. La riscossione dell'imposta sulla controprestazione complessiva compresi le imposte al consumo, i tributi e le tasse non ha di principio alcuna ripercussione sulla competitività internazionale dell'economia svizzera e di conseguenza sulla nostra piazza di produzione. Solamente le prestazioni eseguite all'estero, che sono escluse dall'imposta sul valore aggiunto (ad es. servizi bancari e servizi assicurativi), non sono interamente sgravate dall'IVA in quanto vi grava una tassa occulta. Con riferimento alla neutralità dell'IVA per il commercio estero, il Consiglio federale si è già espresso nel parere alla mozione Parmelin 08.3617.</p><p>Dato che il consumo in Svizzera deve essere tassato, l'imposta sul valore aggiunto viene riscossa su tutta la controprestazione (art. 24 cpv. 1 della legge sull'IVA) pagata dal cliente. Ciò corrisponde alla sistematica generale dell'IVA. Se il cliente ha diritto alla deduzione dell'imposta precedente questo onere di imposta sul valore aggiunto viene completamente neutralizzato nel senso che le prestazioni anticipate vengono sgravate dall'imposta. L'imposta sul valore aggiunto sull'imposta al consumo, sui tributi e sulle tasse della Confederazione non rincara pertanto la produzione di altri beni e servizi.</p><p>Qualora la mozione venisse attuata, i contribuenti dovrebbero sempre verificare se le loro prestazioni contengono imposte al consumo, tributi e tasse della Confederazione che devono essere esclusi dalla base di calcolo dell'imposta sul valore aggiunto. Un tale scostamento dal principio di base dell'imposta sul valore aggiunto (riscossione dell'IVA sulla controprestazione) aumenterebbe sensibilmente in taluni casi l'onere amministrativo delle imprese e si correrebbe il grosso rischio che un importo errato di IVA venga fatturato e/o dedotto come imposta precedente.</p><p>L'attuazione della mozione comporterebbe minori entrate a titolo di imposta sul valore aggiunto di circa 600 milioni di franchi all'anno. Se questo potere d'acquisto supplementare venisse impiegato esclusivamente per l'acquisto di prestazioni tassate all'aliquota normale dell'8 per cento risulterebbero proventi dell'imposta sul valore aggiunto di circa 45 milioni di franchi. È però da presumere che una parte di questo denaro sia risparmiato oppure utilizzato per prestazioni escluse dall'IVA o speso all'estero. Le perdite di entrate della Confederazione verrebbero compensate solo in minima parte dal consumo supplementare. Per le finanze federali una perdita di gettito di questa portata non sarebbe sopportabile.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.