<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Ad 1:</p><p>Circa il 44% degli uomini e il 13% delle donne va anticipatamente in pensione (situazione precedente l'innalzamento dell'età pensionabile AVS). Fanno uso di questa possibilità il 30% degli uomini che conseguono un reddito annuo lordo fino a 25'600 franchi e il 59% di quelli con un reddito annuo lordo superiore a 104'000 franchi. Per le donne le percentuali ammontano rispettivamente all'8 e al 33%. Per ulteriori informazioni si rimanda al programma di ricerca di recente pubblicazione (Balthasar, A. et al. 2003. Der Übergang in den Ruhestand - Wege, Einflussfaktoren und Konsequenzen. Bericht im Rahmen des Forschungsprogramms zur längerfristigen Zukunft der Alterssicherung (IDA ForAlt), Rapporto di ricerca n. 2/03 UFAS, in particolare p. 50segg.). E' difficile valutare le conseguenze di un innalzamento dell'età pensionabile sui nessi tra pensionamento anticipato e fasce di reddito, in quanto dipendono interamente dalle ipotesi concernenti il comportamento di vari gruppi della popolazione. </p><p>Ad 2:</p><p>La relazione tra stato di salute e pensionamento anticipato non è chiara. Nel rapporto di sintesi del programma di ricerca sul futuro a lungo termine della previdenza per la vecchiaia si osserva quanto segue: "Anche lo stato di salute sembra avere la sua importanza quando si tratta di decidere quando andare in pensione. Per prima cosa va ricordato che in Svizzera la probabilità di beneficiare di una rendita d'invalidità cresce nettamente a partire dai 55 anni attestandosi, per gli uomini, al 20% poco prima del raggiungimento dell'età pensionabile. Tuttavia, i risultati del programma di ricerca concernente il ruolo giocato dallo stato di salute nella decisione del momento di andare in pensione sono divergenti. Nello studio di Balthasar et al. (2003) le persone in buone condizioni di salute e quelle in cattive condizioni di salute affermano con la stessa frequenza di essere andate in pensione in anticipo. D'altra parte, secondo un'altra valutazione le persone in cattive condizioni di salute vanno in pensione molto prima. I problemi di salute (infortunio, malattia, invalidità) sono la ragione citata più spesso dagli interessati a spiegazione del pensionamento anticipato, sia esso volontario (23%) o imposto (37%)." (p. 11). Risulta quindi difficile valutare quali sarebbero le conseguenze di un innalzamento dell'età pensionabile.</p><p>Ad 3:</p><p>Le ripercussioni di un innalzamento dell'età di pensionamento sul mercato del lavoro sono legate alle ipotesi prese in considerazione. Per prima cosa va osservato che, stando allo scenario demografico principale, il numero di persone esercitanti un'attività lucrativa diminuirà a partire dal 2015 (- 40'000 fino al 2020, - 250'0000 fino al 2030 e - 365'000 fino al 2040). Bisogna prevedere che a partire dal 2015 migliaia di persone mancheranno sul mercato del lavoro e il numero di pensionati continuerà ad aumentare. Mentre, nel 1960, si contavano in media 4,8 persone attive per un beneficiario di una rendita di vecchiaia, fino al 2040 questa percentuale scenderà fino a 2,2. Ciò significa che le spese dell'AVS, che tendono ad aumentare, dovranno essere assunte da un numero sempre più basso di persone attive. Aumenti dell'età pensionabile potranno compensare solo in parte questo calo. In caso di innalzamento di un anno dell'età pensionabile, il numero delle persone attive aumenterebbe, a seconda della classe d'età, di 70'000 - 100'000 unità, a condizione che i lavoratori rimangano un anno in più sul mercato del lavoro. Con due innalzamenti dell'età pensionabile, ciascuno di un anno, il calo della popolazione attiva dovuta al fattore demografico potrebbe essere differito di circa 18 anni. Le aziende e le economie domestiche reagiscono all'evoluzione demografica e alle modifiche delle prestazioni AVS, influenzando così i diversi fattori economici. A lungo termine sono prevedibili incentivi alla crescita generati da un aumento dell'offerta di lavoro, cosa che inciderà positivamente anche sul finanziamento dell'AVS e dell'AI.</p><p>Complessivamente bisogna prevedere che fino al 2040 il fabbisogno finanziario dell'AVS subirà un aumento notevole. Un innalzamento di due anni dell'età pensionabile AVS potrebbe ridurlo di circa un terzo. Qualora si rinunciasse ad aumentare l'età di pensionamento, si dovrebbe, in ultima analisi, fare maggiormente uso dell'imposta sul valore aggiunto quale fonte di finanziamento. Questo avrebbe da parte sua conseguenze negative sull'evoluzione economica.</p><p>Ad 4:</p><p>Tutti riconoscono l'esistenza di un nesso tra la struttura dell'età pensionabile flessibile e la quota di persone anziane professionalmente attive. Quanto minore è la riduzione che le persone che decidono di anticipare la riscossione della rendita devono accettare, tanto minore è l'incentivo a proseguire l'attività lucrativa fino al raggiungimento dell'età di pensionamento ordinaria (vedi al riguardo anche il rapporto di recente pubblicazione dell'OCSE sulla Svizzera "Vieillissement et politique de l'emploi/Ageing and Employment Policies"). Gli Stati membri dell'UE si sono anche impegnati a contenere il numero di prepensionamenti (vedi Relazione congiunta del marzo 2003 della Commissione e del Consiglio dell'UE in materia di pensioni adeguate e sostenibili) e verificano attualmente le loro normative concernenti la riscossione anticipata delle rendite. Le deroghe al principio della riduzione attuariale delle rendite in caso di riscossione anticipata della rendita AVS devono quindi rimanere molto limitate. Nella previdenza professionale l'anticipazione della rendita nell'ambito della previdenza minima legale cagiona sempre una riduzione attuariale. </p><p>Una condizione importante per far sì che le persone anziane restino il più a lungo possibile sul mercato del lavoro risiede anche nella limitazione dei costi legati ai loro posti di lavoro. L'innalzamento dell'età pensionabile potrebbe impedire che nella previdenza professionale si debba procedere ad un'ulteriore riduzione del tasso di conversione o perlomeno ridurre l'ammontare della correzione necessaria. Pertanto, contrariamente a quanto previsto nell'ambito della 1 revisione della LPP, dopo un innalzamento dell'età pensionabile non dovrebbero più essere necessarie misure di accompagnamento volte a correggere il tasso di conversione con l'aumento dei costi legati ai posti di lavoro che ne consegue.</p><p>Ad 5:</p><p>Il Consiglio federale resta del parere che il sistema svizzero dei tre pilastri - di cui fa parte, con il terzo pilastro, anche la previdenza individuale vincolata - si sia dimostrato valido. Nell'ambito della previdenza individuale il pilastro 3a svolge importanti funzioni. Per i lavoratori indipendenti esso rappresenta una valida alternativa al 2° pilastro. Permette anche di completare la previdenza per chi è già assicurato in un istituto di previdenza del 2° pilastro (ad es. per finanziare la rendita transitoria AVS in caso di pensionamento anticipato). Il Consiglio federale ritiene che questa possibilità debba essere mantenuta e che anche in futuro vi debbano essere vantaggi fiscali per i relativi contributi, come avviene per quelli del 1° e del 2° pilastro. </p><p>Anche il risparmio individuale tramite banche (libretto/conto di risparmio) e assicurazioni sulla vita nell'ambito della previdenza libera (pilastro 3b) rientra nel mandato costituzionale. Stando al diritto vigente, per determinati premi assicurativi e interessi sul risparmio la legge federale sull'imposta federale diretta e le normative fiscali cantonali prevedono per principio una deduzione dal reddito imponibile. Questa "deduzione assicurativa" generale ha un importo limitato e di regola viene già esaurita con i premi delle casse malati, di modo che una deduzione per il risparmio tramite banche o assicurazioni sulla vita nella previdenza libera è difficilmente applicabile. Nel pacchetto fiscale 2001, che entrerà in vigore al più presto il 1° gennaio 2004, si prevede di sopprimere la deduzione fiscale concessa per i versamenti alle assicurazioni sulla vita e per gli interessi sul risparmio. L'attuale deduzione combinata per premi assicurativi e interessi sul risparmio dovrà quindi essere sostituita con una deduzione per i premi dell'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie. </p><p>Ad 6:</p><p>Un innalzamento di due anni dell'età pensionabile permetterebbe di risolvere circa un terzo dei problemi di finanziamento dell'AVS. Grazie ad esso nel 2025 si potrebbero conseguire risparmi per un ammontare di oltre 4 miliardi di franchi.</p><p>Nel quadro del programma di ricerca sul futuro a lungo termine della previdenza per la vecchiaia si sono valutati gli effetti di una tassa sull'energia, come fonte di finanziamento complementare, pari a un volume di 2,5 miliardi di franchi annui. Rispetto ad un finanziamento mediante l'IVA bisognerebbe fare i conti con un tasso di crescita del PIL leggermente inferiore, soprattutto perché la tassa colpirebbe in modo distorto. Non è comunque chiaro quali sarebbero gli effetti di una tassa sull'energia che dovrebbe compensare i risparmi ottenuti nell'AVS con un innalzamento globale di due anni dell'età di pensionamento. È probabile che gli effetti di distorsione appena evocati sarebbero più marcati e di conseguenza lo sarebbero anche le conseguenze economiche negative. Inoltre deve essere sottolineato che in coordinamento con il 1° pilastro sarebbe necessariamente innalzata l'età di pensionamento anche nel 2° pilastro. Da ultimo occorre ricordare che nella votazione del 24 settembre del 2000 il popolo ha respinto l'introduzione di una tassa moderata e generale sull'energia. </p><p>Ad 7:</p><p>L'aumento dell'età di pensionamento per una persona che a 60 anni rimane disoccupata e non trova più impiego non comporta spese supplementari per l'assicurazione contro la disoccupazione, in quanto il numero massimo d'indennità sarà stato esaurito prima del raggiungimento dell'età ordinaria di pensionamento. Al contrario possono essere cagionati dei costi supplementari per i Cantoni nella misura in cui questa persona non usufruisce di una rendita AVS anticipata o di prestazioni della previdenza professionale.</p><p>Ad 8:</p><p>In base alle esperienze odierne è possibile ritenere che, senza misure volte ad attenuare i risvolti sociali di un innalzamento dell'età di pensionamento, il 15% del risparmio ottenuto dall'AVS ricadrebbe come costi supplementari sull'AI. Gli effetti sull'assicurazione contro la disoccupazione e sull'assistenza sociale dipendono dal numero di lavoratori anziani disoccupati che rimarranno disoccupati o che non avranno più diritto alle indennità di disoccupazione. In primo luogo occorre ricordare che oggigiorno la percentuale di disoccupazione nelle fasce d'età più avanzate non è superiore a quella della popolazione complessiva. Tuttavia, dopo che dal 2015 la popolazione attiva diminuirà per ragioni di ordine demografico, si potrà contare su una maggiore richiesta di lavoratori. Questo depone a favore del fatto che il tasso di disoccupazione tenderà piuttosto a scendere che a salire. Non si possono quantificare le conseguenze per l'assicurazione malattie e non è dato sapere se le persone con attività lucrativa, a parità di condizioni, ricorrano maggiormente a prestazioni mediche rispetto alle persone senza attività lucrativa. Tuttavia con l'innalzamento dell'età di pensionamento anche il diritto alle prestazioni complementari subentrerebbe più tardi. Dato che il rimborso delle spese di malattia e d'invalidità è legato alle prestazioni complementari, i risparmi nelle stesse si ripercuoterebbero onerosamente sull'assicurazione malattie.</p>  Risposta del Consiglio federale.