<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. In che modo è possibile armonizzare meglio l'applicazione delle prescrizioni nazionali nelle regioni di confine in collaborazione con i cantoni interessati?</p><p>2. Il Consiglio federale è disposto a rivedere ed eventualmente a ottimizzare il meccanismo dell'obbligo di notifica per i frontalieri, i prestatori di servizi indipendenti e i lavoratori distaccati?</p><p>3. Il Consiglio federale ritiene che sia possibile verificare in modo più accurato il rispetto dell'obbligo di notifica al confine, ad esempio aumentando il numero degli ispettori?</p><p>4. In che modo è possibile intensificare i controlli sui salari dei prestatori di servizi stranieri?</p><p>5. Come è possibile garantire il rispetto delle prescrizioni svizzere relative alla legge sul lavoro (per es. sicurezza e salute sul posto di lavoro)?</p><p>6. Il Consiglio federale è a conoscenza di casi di corruzione nelle regioni di confine riguardanti prestatori di servizi stranieri? Se sì, è disposto a intervenire a livello governativo?</p><p>7. Il Consiglio federale ritiene fattibile organizzare insieme alla SECO una campagna di sensibilizzazione per le imprese svizzere delle zone di confine al fine di superare le difficoltà dovute alla diversa concezione del lavoro?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. L'attuazione delle misure collaterali compete alle commissioni tripartite cantonali (CT) e alle commissioni paritetiche (CP). Il legislatore ha scelto questo sistema attuativo - duale e decentrato - perché le autorità esecutive hanno una conoscenza più approfondita della situazione relativa al mercato del lavoro nei loro cantoni rispettivamente nei loro rami d'attività. Si tratta di una struttura attuativa che comporta specificità operative cantonali e settoriali e richiede interventi di armonizzazione. Per questa ragione, il Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) e la Segreteria di Stato dell'economia (SECO), in collaborazione con i cantoni e le parti sociali, nel 2012 hanno avviato un progetto su scala nazionale diretto a migliorare le modalità di lavoro delle CP e ottimizzare la collaborazione tra autorità esecutive cantonali e organi paritetici. Le misure in questione (ad es.: audit, corsi di formazione, prescrizioni relative ad aspetti formali e materiali) sono in corso d'attuazione.</p><p>2. In collaborazione con i cantoni e gli organi preposti all'attuazione delle misure collaterali, la Confederazione opera costantemente per migliorare sotto il profilo tecnico e materiale la procedura elettronica di notifica.</p><p>3. L'obbligo di notifica consente agli ispettori di svolgere controlli sul luogo di lavoro. Si tratta di un aspetto importante per il rilevamento delle infrazioni delle disposizioni in materia di salari minimi o delle offerte abusive di salari inferiori a quelli usuali. Il rispetto dell'obbligo di notifica viene in primo luogo verificato dagli ispettori cantonali incaricati dei controlli inerenti alle misure di accompagnamento. Il numero di ispettori per cantone è stabilito nell'accordo di prestazioni sottoscritto dagli organi preposti all'attuazione e dalla SECO, che si assume il 50 per cento dei costi relativi ai salari degli ispettori. Nel contempo anche gli ispettori che si occupano della lotta al lavoro nero possono verificare la regolarità della notifica e trasmettere alle autorità cantonali preposte all'immigrazione le informazioni relative ad eventuali infrazioni dell'obbligo di notifica affinché vengano sanzionate. Anche il corpo delle guardie di confine ha accesso al sistema d'informazione centrale sulla migrazione (SIMIC), e può così verificare l'avvenuta notifica.</p><p>Nel quadro dell'accordo di prestazioni relativo alle misure collaterali si tiene conto della particolare situazione in cui si trovano i cantoni di confine. Inoltre la SECO se necessario può prendere in esame un'intensificazione dei controlli nelle regioni di confine. Ad esempio, nel 2012 per Ginevra e Ticino sono stati prescritti 500 rispettivamente 250 controlli in più. Controlli di persone effettuati su vasta scala in relazione all'obbligo di notifica non sono previsti né dalle disposizioni dell'Accordo di Schengen né nel quadro dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone Svizzera-UE.</p><p>4. Attualmente viene già controllata all'incirca la metà dei prestatori di servizi notificati. Gli organi di controllo sono tenuti a non controllare più volte nel corso del medesimo anno le aziende che hanno già dimostrato di rispettare le condizioni salariali e lavorative in uso in Svizzera. Devono invece concentrare i loro sforzi sui prestatori di servizi che sono attivi per la prima volta in Svizzera o che in passato si sono messi in luce negativamente. Le autorità esecutive e gli organi paritetici cantonali possono inoltre definire altre priorità in relazione ai controlli e intensificare i controlli dei prestatori di servizi esteri. Perciò se necessario è possibile rafforzare in modo mirato le attività di controllo. Anche la SECO nel quadro degli accordi di prestazione può stabilire un aumento dei controlli. Ciò è avvenuto, ad esempio, nel 2013 per i settori ausiliari dell'edilizia della Svizzera occidentale e per il settore della metalcostruzione.</p><p>5. Se gli ispettori preposti alle misure collaterali rilevano infrazioni della legge sul lavoro (LL) e della legge sull'assicurazione contro gli infortuni (LAINF) le notificano agli ispettori cantonali del lavoro rispettivamente agli ispettori della SUVA. Questi svolgono ulteriori controlli e provvedono a sanzionare le infrazioni accertate.</p><p>6. Il Consiglio federale non è a conoscenza di simili casi di corruzione. Dal rapporto sulle misure collaterali pubblicato dalla SECO il 26 aprile 2013 emerge che i casi di offerte abusive di salari inferiori a quelli in uso sono scoperti e sanzionati. La scarsa recidività, il numero elevato di multe pagate e la quota importante di procedure amichevoli con esito positivo mostrano che buona parte dei prestatori di servizi esteri è intenzionata a rispettare le condizioni salariali e lavorative in uso in Svizzera.</p><p>In seno a comitati, gruppi di lavoro e altri organi di contatto l'Unione europea, gli Stati confinanti con la Svizzera e anche i rappresentanti delle camere di commercio estere vengono regolarmente informati sulle condizioni salariali e lavorative vigenti nel nostro Paese. </p><p>7. Già prima dell'entrata in vigore dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone le regioni di confine svizzere erano interessate da questo fenomeno, e pertanto ne conoscono gli aspetti problematici. Il Consiglio federale ritiene perciò che una campagna di sensibilizzazione destinata alle imprese non sarebbe opportuna.</p><p>Il 9 febbraio 2014 popolo e cantoni hanno accettato l'iniziativa "No all'immigrazione di massa". Il Consiglio federale esaminerà entro il prossimo mese di giugno 2014 le possibili modalità di mantenere le misure collaterali in un sistema di contingentamento.</p>  Risposta del Consiglio federale.