<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Successivamente alla caduta del muro di Berlino, l'architettura della sicurezza europea si è evoluta in due sensi. Da un lato, considerato l'aumento dei conflitti che si svolgono all'interno delle frontiere di uno Stato, le questioni di sicurezza tendono ad andare oltre i confini prettamente militari per sfociare sempre di più nelle dimensioni umane, economiche e ambientali. Dall'altro, stiamo assistendo a una tendenza generale all'allargamento delle istituzioni multilaterali verso i Paesi dell'Europa centrale e orientale, nonché verso l'ex area sovietica. Eppure la NATO non è l'unica organizzazione ad aumentare il numero dei suoi membri. L'UE, l'OSCE e il Consiglio d'Europa hanno seguito o stanno seguendo ancora la stessa tendenza. Tutte queste istituzioni tendono a raggruppare Stati che condividono valori comuni quali la democrazia, il rispetto dei diritti umani e lo Stato di diritto. È il caso della NATO, la quale, benché conservi vocazione di organizzazione di difesa collettiva di tutti i suoi membri ai sensi dell'articolo 5 del Trattato dell'Atlantico del Nord, svolge un ruolo crescente nella gestione delle crisi e nella cooperazione con i Paesi non-membri nell'ambito del Partenariato per la Pace (PPP).</p><p></p><p>L'appello all'allargamento è partito dagli stessi Paesi candidati. Essi sottostanno a un iter rigoroso (Membership Action Plan - MAP) per poter soddisfare le condizioni di democratizzazione e di riforma delle forze armate imposte dalla NATO. Le condizioni relative alla democrazia, nel rispetto dello Stato di diritto, ai fini del controllo democratico delle forze armate, nonché delle relazioni di buon vicinato imposte dalla NATO ai candidati all'adesione sono volte a rafforzare la stabilità dell'Europa. Tuttavia, questo obiettivo sarà conseguito unicamente se si riuscirà a evitare un nuovo antagonismo. A questo proposito, la posizione della Russia resta fondamentale. Dopo un periodo di tensioni nelle relazioni tra la Russia e la NATO durante il conflitto del Kosovo, è stato ripreso il dialogo e il clima si è migliorato.</p><p></p><p>1. Il Consiglio federale ha già trattato la questione nel 1997 (Interpellanza 97.3091) e la sua posizione generale in merito rimane invariata. Esso non si è espresso in un senso o nell'altro nel dibattito sull'allargamento della NATO. D'altra parte, occorre tenere conto delle seguenti considerazioni:</p><p>- il diritto internazionalmente riconosciuto all'autodifesa autorizza qualsiasi Stato ad allearsi a tal fine con altri Paesi.</p><p>- Il diritto di qualsiasi Stato di concludere liberamente accordi di sicurezza o di adattarli con il passare del tempo è stato espressamente confermato dall'OSCE in occasione dei vertici di Budapest (1994), di Lisbona (1996) e di Istanbul (1999) - nel caso di quest'ultimo già in seguito al primo allargamento della NATO alla Polonia, alla Repubblica ceca e all'Ungheria. Tutti i 55 Stati partecipanti, tra cui la Svizzera e la Russia, hanno condiviso il principio menzionato nel Documento di Istanbul secondo il quale "Ogni partecipante ha pari diritto alla sicurezza. Riaffermiamo il diritto naturale di ogni partecipante di scegliere o di modificare liberamente i suoi accordi di sicurezza nonché i trattati di alleanza in funzione della loro evoluzione".</p><p></p><p>Tuttavia, come sottolineato dal Consiglio federale nel suo rapporto sulla politica di sicurezza della Svizzera (RAPOLSIC 2000), "è nell'interesse della stabilità e della pace di tutta l'Europa che l'allargamento della NATO, così come quello dell'Unione europea, non crei nuove linee di separazione sul continente, che ha eliminato la cortina di ferro da appena un decennio".</p><p></p><p>Il PPP è un'iniziativa politica che intende consolidare la pace, la libertà, la democrazia e la sicurezza in Europa. Il Partenariato tenta di promuovere lo sviluppo di un insieme di valori comuni e la reciproca fiducia attraverso la cooperazione attiva e di potenziare la capacità delle forze armate degli Stati partecipanti di prendere parte ad azioni umanitarie e di promozione della pace, nonché a operazioni di soccorso in caso di catastrofe - senza pertanto limitare la libertà di decisione sovrana di ogni Stato di partecipare o meno all'azione concreta (principio à-la-carte). Occorre sottolineare che il PPP non costituisce una prima fase nella prospettiva di un'adesione alla NATO, ma può certamente essere fine a se stesso per alcuni Paesi. Anche nel caso di un allargamento del Trattato dell'Atlantico del Nord, il PPP rimarrà uno strumento di politica di sicurezza indispensabile per alcuni Paesi dell'Europa occidentale che svolgono un ruolo attivo sulla scena internazionale (Svezia, Finlandia, Austria, Irlanda), così come un elemento di stabilità per le regioni dei Balcani, del Caucaso e dell'Asia centrale.</p><p></p><p>Infine, in un ambito più ampio, l'allargamento della NATO non interessa direttamente l'OSCE, dato che questa organizzazione si distingue dalla NATO da un lato per la concezione globale della sicurezza e dall'altro per la sua estensione geografica. In effetti, l'OSCE resta, con l'EAPC (Consiglio di Partenariato Euro-Atlantico), l'unica struttura al contempo transatlantica e eurasiatica.</p><p></p><p>2. La volontà di aderire alla NATO è degli stessi Stati baltici (come nel caso degli altri Paesi candidati), ognuno per motivi propri. I Paesi baltici hanno scelto la via d'integrazione all'Europa occidentale. Un'eventuale adesione alla NATO è solo un aspetto di questa politica. In effetti, come abbiamo già rilevato, sta prendendo forma un movimento generale verso l'integrazione dei Paesi dell'Europa centrale e orientale. Questo movimento non coinvolge unicamente la NATO, ma anche l'Unione europea e in passato ha coinvolto anche il Consiglio d'Europa.</p><p></p><p>Le relazioni economiche e sociali tra gli Stati baltici e la Russia perdurano. Alcune minoranze di lingua russa si sono insediate nei Paesi baltici, principalmente in Estonia, e la Russia rappresenta tuttora uno dei partner commerciali più importanti di questa regione. Questi due motivi, alle quali si aggiunge il fatto che i Paesi baltici insieme rappresentano una zona strategica per Mosca (apertura all'Europa occidentale e al mare baltico), spiegano in parte l'atteggiamento difensivo della Russia nei confronti dell'allargamento della NATO a questi Paesi. Stando così le cose, occorre attendersi che la Russia mantenga le proprie riserve a un allargamento della Nato in questa regione. Spetta alla NATO e ai Paesi candidati infirmare queste paure.</p><p></p><p>3. Le offerte della Svizzera nell'ambito del PPP rispecchiano i settori nei quali essa può contribuire con le sue esperienze e conoscenze. Si tratta della formazione in materia di politica di sicurezza, del controllo democratico delle forze armate, del libero accesso alle informazioni di politica di sicurezza, del diritto internazionale umanitario, della cooperazione civile e militare, dell'aiuto in caso di catastrofe, nonché del disarmo e del controllo degli armamenti (ad es. mine e armi leggere). Inoltre, la Svizzera, con la Swisscoy, fornisce un contributo militare apprezzato a favore dell'impegno di stabilizzazione intrapreso nel Kosovo dalla NATO e dagli Stati partner su mandato del Consiglio di sicurezza dell'ONU.</p><p>Come esposto precedentemente, la Svizzera non prende posizione in merito alle candidature, il che non le impedisce di seguire attentamente l'evoluzione della NATO, il suo contributo alla stabilità del continente e la sua apertura ai Paesi non membri interessati a cooperare con essa. La Svizzera trae grande vantaggio dalla possibilità che le è offerta nell'ambito del PPP/EAPC di condividere i suoi punti di vista in merito durante i contatti con i suoi interlocutori della NATO a Bruxelles o con gli Stati membri di quest'ultima.</p><p></p><p>Come fatto notare a buon diritto dall'autore dell'interpellanza, la partecipazione al PPP non influisce sulla neutralità. Nel documento di presentazione del 6 dicembre 1996 che costituisce le basi del contributo della Svizzera al PPP, il Consiglio federale ha ribadito che "Switzerland is committed to permanent and armed neutrality and does not desire to become member of the North Atlantic Treaty Organization". Da allora, questa posizione è stata sottolineata più volte dal Consiglio federale ed è stata riconosciuta e accettata dalla NATO e dai nostri partner. Essa è stata nuovamente ribadita durante la campagna per le votazioni del 10 giugno scorso. La Svizzera sceglie liberamente le attività nell'ambito del PPP alle quali desidera partecipare. Infine, essa può recedere dalla sua partecipazione al PPP in qualsiasi momento se il partenariato procede in una direzione incompatibile con la neutralità. In questo modo, pur partecipando al PPP, la Svizzera persegue una politica di sicurezza autonoma a carattere distinto e ben delimitato nei confronti della NATO.</p>  Risposta del Consiglio federale.