<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di presentare rapidamente una modifica di legge tesa a inasprire il diritto penale minorile e incentrata sui punti seguenti:</p><p>1. in caso di crimini gravi vanno generalmente inflitte pene senza la condizionale;</p><p>2. se è disposta una misura (collocamento in un istituto) e il giovane reo non collabora, deve essere possibile eseguire la pena detentiva anche in un penitenziario;</p><p>3. la privazione massima della libertà, attualmente pari a quattro anni, va aumentata considerevolmente;</p><p>4. in caso di reati particolarmente gravi i giovani devono poter essere giudicati secondo il diritto penale degli adulti.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'inasprimento del diritto penale minorile è già stato discusso in svariati interventi parlamentari, tra cui anche nella mozione praticamente identica 10.3131, "Inasprimento del diritto penale minorile", presentata dall'autore della presente mozione. Da allora il Consiglio federale non ha cambiato opinione.</p><p>Il diritto penale minorile non è incentrato sulla ritorsione, bensì sulla prevenzione speciale. Le pene senza la condizionale sono pertanto irrogate soltanto se necessarie per trattenere il minore dal commettere nuovi crimini o delitti (art. 35 del diritto penale minorile, DPMin; RS 311.1). Non sono tanto determinanti la gravità del reato o la colpa, bensì aspetti educativi e terapeutici. Pur condividendo la preoccupazione per l'energia criminale di certi giovani rei, il Consiglio federale ritiene che l'obbligo generale di infliggere pene senza la condizionale in caso di crimini gravi sarebbe contrario ai principi del diritto penale minorile.</p><p>Se il collocamento ai sensi del DPMin deve essere interrotto perché lo scopo non è stato o non ha potuto essere raggiunto, è possibile ordinare già oggi una privazione della libertà (art. 32 DPMin). Le disposizioni nazionali e internazionali esigono tuttavia una rigida separazione tra minori e adulti nell'esecuzione delle pene. La legislazione non consente pertanto di eseguire in un carcere per adulti una privazione della libertà ordinata in virtù del diritto penale minorile, e ciò non sarebbe opportuno neanche dal punto di vista educativo. Il DPMin impone tuttavia ai cantoni di dotarsi entro il 2017 degli istituti necessari per l'esecuzione della privazione della libertà (art. 48 DPMin). Alcuni istituti sono già in servizio o lo saranno prossimamente. Il Consiglio federale ha peraltro proposto, nell'ambito della revisione del diritto sanzionatorio, di aumentare da 22 a 25 anni l'età massima per la soppressione delle misure.</p><p>In linea di massima, il Consiglio federale comprende la richiesta dell'autore della mozione di inasprire le pene. La privazione massima della libertà attualmente prevista, pari a quattro anni, rappresenta tuttavia già un inasprimento considerevole rispetto al precedente diritto penale minorile, che prevedeva soltanto pene detentive fino a un anno. Il confronto con il diritto penale minorile dei Paesi limitrofi è interessante soltanto se si considerano anche la prassi effettiva e le esperienze acquisite. Infatti, anche in Germania si è giunti alla conclusione, sulla scorta di raffronti tra diverse prassi sanzionatorie, che le pene più severe non sono più efficaci nel prevenire le recidive. Tale constatazione ha indotto la giustizia tedesca a orientarsi piuttosto ai principi del sistema svizzero, che permette provvedimenti meno incisivi (cfr. la citata mozione Fehr Hans 10.3131). Alla luce di questa situazione, attualmente il Consiglio federale non ritiene necessario aumentare la privazione massima della libertà di quattro anni.</p><p>Il Consiglio federale ha già espresso a più riprese il suo scetticismo nei confronti dell'applicazione delle sanzioni del diritto penale degli adulti agli autori minorenni (in maniera dettagliata p. es. nella mozione Schlüer 09.3314, "Diritto penale minorile. Abbassare l'età minima"). Oggigiorno è riconosciuto che soprattutto le pene detentive sono controproducenti e non sono atte ad impedire ai giovani autori di commettere nuovi reati. Per contro, le misure educative e terapeutiche risultano spesso di gran lunga più efficaci in vista del reinserimento sociale dei giovani e per impedire la recidività. Per questo motivo, il diritto penale minorile è concepito come diritto di misure. Il Consiglio federale non considera pertanto opportuno sottoporre i minorenni al regime del diritto penale degli adulti.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.