<h2>SubmittedText<h2><p>Nell'accordo fiscale con l'Italia, sottoscritto lo scorso 23 febbraio, le parti riguardanti la fiscalità dei frontalieri risultano oltremodo insoddisfacenti.</p><p>In effetti, sebbene la situazione sia ancora in divenire, emergono alcune pretese della controparte italiana che non possono essere accettate. Come la clausola ghigliottina a seguito dell'applicazione del voto del 9 febbraio, che farebbe decadere il nuovo accordo riportando in vigore la convenzione precedente. È pure inaccettabile la prospettiva di un annullamento della decisione del Parlamento ticinese di portare al 100 per cento il moltiplicatore per il calcolo dell'imposta alla fonte dei frontalieri, aumento che comporta un beneficio fiscale di circa 4,3 milioni di franchi per il cantone e di circa 8 milioni per i comuni.</p><p>Va pure considerato che il prezzo dell'attuale convenzione con l'Italia da quarant'anni grava (pressoché) unicamente sul Ticino, mentre i benefici sono per tutta la Svizzera. Al proposito si imporrebbe un risarcimento della Confederazione al Ticino.</p><p>L'accordo in divenire con l'Italia sulla fiscalità dei frontalieri al momento attuale, contrariamente a quanto promesso, non risulta vantaggioso per il Ticino, che potrebbe addirittura incassare meno di quanto incassa ora. Ciò sarebbe in palese contrasto con l'indicazione politica data dal Consiglio nazionale con l'accoglimento del postulato 12.4048 che proponeva di tassare i frontalieri in base ad aliquote italiane, facendo beneficiare il Ticino della totalità dell'attuale imposta alla fonte (quindi anche della parte che oggi viene ristornata all'Italia); questo anche in funzione antidumping.</p><p>Chiedo pertanto al Consiglio federale:</p><p>1. È disposto ad elaborare una base legale che garantisca in futuro al Ticino delle entrate fiscali tramite imposta alla fonte dei frontalieri equivalenti alla somma di quelle attuali aggiungendovi quanto viene oggi ristornato all'Italia: la differenza tra tale cifra e quanto effettivamente incassato col "nuovo regime" sarà a carico della Confederazione?</p><p>2. È disposto ad almeno compensare la perdita di introiti fiscali che deriverebbe al cantone ed ai comuni ticinesi dall'eventuale annullamento della decisione del Gran Consiglio ticinese che ha portato al 100 per cento il moltiplicatore dei frontalieri?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il piano d'azione firmato il 23 febbraio 2015 da Svizzera e Italia, che dovrà essere finalizzato entro la metà del 2015, prevede un miglioramento dell'accordo sui frontalieri. I vantaggi del futuro sistema d'imposizione sono in particolare: grazie all'imposizione in entrambi gli Stati, la relativa sovranità fiscale non è pregiudicata (si evita la doppia imposizione nello Stato di residenza) e risulta un aumento progressivo dell'aggravio fiscale complessivo dei frontalieri (cfr. postulato 12.4048); introduzione della reciprocità; definizione chiara del concetto di frontaliere (facilitazione dei controlli) e aumento della quota dello Stato in cui è esercitata l'attività lavorativa.</p><p>1. Come illustrato nel rapporto del Consiglio federale del 15 novembre 2013 in adempimento del postulato Robbiani 11.3607, tra la Svizzera e i cinque Stati limitrofi sono state stabilite sei diverse normative riguardanti l'imposizione dei frontalieri. Paragonare queste soluzioni al fine di valutare quali cantoni ne risultano eventualmente svantaggiati sarebbe alquanto difficile. Ogni soluzione prevede che lo Stato del luogo di lavoro rinunci a una parte delle entrate che gli spetterebbero. Per questi motivi il Consiglio federale non ha intenzione di creare una base legale specifica a favore di uno o più cantoni.</p><p>2. Per sua natura, qualsiasi dispositivo contro la doppia imposizione limita le competenze degli Stati contraenti in ambito tributario. In questo contesto non è nemmeno auspicabile introdurre sistemi di compensazione. Ciò presupporrebbe infatti che tutte le convenzioni per evitare le doppie imposizioni e tutte le regolamentazioni analoghe concluse dalla Svizzera debbano essere sottoposte a un'analisi complessiva.</p>  Risposta del Consiglio federale.