<h2>InitialSituation<h2><p><b>Rapporto della Delegazione parlamentare svizzera presso il Consiglio d'Europa del 31 dicembre 2020 </b></p><p><b>Compendio </b></p><p>Nel 2020 l'attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa (APCE) è stata segnata dalla pandemia di COVID-19. Le sue ripercussioni su un'organizzazione composta da delegazioni provenienti da 47 Stati sono ancora più gravi e vaste di quanto non lo siano già per le istituzioni a livello nazionale. </p><p>I diversi Stati membri sono stati colpiti in modi diversi durante differenti periodi di tempo ed hanno reagito con azioni e disposizioni di ampio respiro che hanno inciso sulla libertà di movimento e sugli scambi internazionali. </p><p>L'Assemblea parlamentare ha dovuto riflettere su quali fossero i suoi compiti e responsabilità più significativi, indispensabili per il funzionamento del Consiglio d'Europa come istituzione, e su come garantire che questi potessero continuare a essere esercitati anche in un contesto in cui per un periodo di tempo indefinito gli incontri fisici delle delegazioni dei 47 Stati non sarebbero stati possibili. </p><p>Per poter continuare il lavoro dell'Assemblea parlamentare e dei suoi organi in queste nuove circostanze è stato necessario trasferire a livello digitale le attività in precedenza effettuate mediante incontri fisici. Si può constatare già sin d'ora che la riorganizzazione dei metodi di lavoro è stata attuata con successo. Per maggiori dettagli rimandiamo al capitolo 3 del presente rapporto. </p><p>Dopo le elezioni federali del mese di ottobre 2019, nel 2020 la Delegazione svizzera ha partecipato alle deliberazioni dell'Assemblea parlamentare con una composizione in gran parte rinnovata. Dei 12 membri della Delegazione, sette hanno partecipato per la prima volta alla prima e unica parte della sessione dell'APCE tenutasi nel gennaio 2020; le altre sono state annullate a causa della pandemia. Queste circostanze hanno reso difficile l'introduzione ai lavori per i nuovi membri. La partecipazione alle riunioni in videoconferenza è risultata poco soddisfacente visto che non può sostituire completamente gli incontri e gli scambi personali a margine delle riunioni. Tuttavia i membri decani della Delegazione, disponendo già di una rete consolidata di contatti, sono stati in grado di meglio affrontare la situazione rispetto ai nuovi membri, confrontati per la prima volta con la complessa organizzazione, i suoi metodi di lavoro e i membri degli altri 46 Paesi. </p><p>L'attualità politica è stata pressoché oscurata dall'onnipresenza della pandemia sebbene nell'anno in rassegna ci siano stati diversi eventi importanti che hanno direttamente interessato il Consiglio d'Europa. </p><p>In questo contesto menzioniamo la ripresa del conflitto nella regione del Nagorno-Karabakh tra due membri del Consiglio d'Europa, l'Armenia e l'Azerbaigian, nonché l'avvelenamento di Alexei Navalny in Russia e la repressione in corso dell'opposizione politica in Turchia. Infine, pur essendo l'ultimo Paese europeo, accanto al Kosovo, non membro del Consiglio d'Europa, la Bielorussia è stata ripetutamente al centro dell'attenzione sia dell'Assemblea parlamentare che di altri organi del Consiglio d'Europa a causa dei continui disordini dopo la poco credibile elezione presidenziale e la dura repressione da parte dell'apparato di sicurezza statale. </p><p>La situazione di crisi dell'anno in rassegna ha anche indotto l'Assemblea parlamentare a riflettere sulla delicata questione di come tutelare i diritti umani, lo Stato di diritto e la separazione dei poteri in una situazione di pandemia, in cui sembra inevitabile conferire poteri speciali agli Esecutivi. </p><h2>Proceedings<h2><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 15.06.2021</b></p><p>Il Consiglio degli Stati ha preso atto del rapporto della Delegazione.</p>