Sentenza del 4 novembre 2004 Corte dei reclami penali Composizione Giudici penali federali Emanuel Hochstrasser, Presi- dente, Tito Ponti e Andreas Keller, Cancelliere Giampiero Vacalli Parti A.______ e B.______, , reclamanti entrambe rappresentate dall’avv. Gian Paolo Grassi, contro Ministero pubblico della Confederazione, , opponente Oggetto Reclamo contro ordine di perquisizione Bundesstrafgericht Tribunal pénal fédéral Tribunale penale federale Tribunal penal federal Numero dell’incarto: BK_B 134/04 - 2 - Fatti: A. Nell’ambito di un’inchiesta preliminare di polizia giudiziaria aperta nei con- fronti di C.______ e compartecipi per titolo di partecipazione o sostegno ad organizzazione criminale (art. 260ter CP) e riciclaggio di denaro (art. 305bis CP), il 25 agosto 2004 il Ministero pubblico della Confederazione (in segui- to MPC) ha ordinato la perquisizione del suo domicilio privato a X.______. Durante la perquisizione, eseguita dalla polizia federale il 31 agosto 2004, sono stati presi in custodia una serie di oggetti e valori patrimoniali rinvenuti nella predetta abitazione, compresi due autoveicoli (v. verbale di perquisi- zione del 31.8.2004, act. 1.3). Il medesimo giorno C.______ veniva arresta- to e posto in detenzione preventiva. B. Con reclamo del 6 settembre 2004 dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, A.______ e B.______ - rispettivamente, moglie e figlia dell’indagato - sono insorte contro l’ordine di perquisizione del 25 agosto 2004, chiedendo la restituzione immediata, ovvero il dissequestro, degli oggetti elencati ai punti 2, da 15 a 33, 37-38, 41, 46, 48 e 62 del ver- bale di perquisizione. Esse asseriscono in sostanza che questi beni sono di loro esclusiva proprietà oppure appartengono a terzi, e che ad ogni modo non hanno nulla a che vedere con le attività criminose che il MPC imputa a C.______; la loro “presa in custodia” da parte delle autorità inquirenti sa- rebbe quindi totalmente ingiustificata. C. Nella sua risposta del 24 settembre 2004, il MPC ha chiesto la reiezione del gravame nella misura in cui non sia divenuto senza oggetto. L’autorità inquirente, in parziale accoglimento delle richieste delle reclamanti, ha pro- messo la restituzione degli oggetti elencati alle posizioni n. 21 a 32, 37 a 38, 41, 46 e 48 del verbale di perquisizione; per i rimanenti beni (posizioni 2, da 15 a 20, 33 e 62) rileva invece che sono ancora in corso degli accer- tamenti sulla loro titolarità e provenienza, motivo per cui non è ancora pos- sibile procedere al loro dissequestro. Per il MPC, vi sarebbero peraltro suf- ficienti elementi per poter affermare che questi beni sono direttamente o in- direttamente riconducibili alle attività criminose di C.______, tali da giustifi- care il (parziale) mantenimento del litigioso provvedimento cautelare. - 3 - D. Nella loro replica del 4 ottobre 2004 A.______ e B.______ ribadiscono le richieste formulate nel reclamo, sottolineando l’infondatezza e la mancata proporzionalità del provvedimento impugnato. Esse rilevano come la loro posizione sia suffragata anche dalle dichiarazioni rilasciate dal diretto inte- ressato davanti al Procuratore federale. Il MPC, da parte sua, con duplica del 18 ottobre 2004, riconferma sostan- zialmente le motivazioni di fatto e di diritto indicate nella risposta. Diritto: 1. 1.1 Giusta l’art. 105bis cpv. 2 PP, nella versione in vigore dal 1° aprile 2004, gli atti e le omissioni del procuratore generale della Confederazione possono essere impugnati con ricorso alla Corte dei reclami penali del Tribunale pe- nale federale, seguendo le prescrizioni procedurali degli art. 214-219 PP. 1.2 Il termine di ricorso entro il quale impugnare un atto o un’omissione del procuratore generale della Confederazione è di cinque giorni a contare dal giorno in cui il ricorrente ne ha avuto conoscenza (art. 217 PP per analo- gia). In concreto, l’ordine di perquisizione impugnato è datato 25 agosto 2004, ed è stato eseguito il 31 agosto successivo presso l’abitazione di A.______, B.______ e C.______ a X.______. È quindi da ritenere che le qui reclamanti hanno preso formale conoscenza del provvedimento, al più tardi, in tale data; il termine per interporre reclamo ai sensi dell’art. 217 PP scadeva domenica 5 settembre 2004, protratto al primo giorno feriale se- guente giusta l’art. 32 cpv. 2 OG. Introdotto lunedì 6 settembre 2004, il ri- medio è pertanto tempestivo. 1.3 Il reclamo è formalmente diretto contro l’ordine di perquisizione del 25 ago- sto 2004; in realtà, più che la perquisizione stessa, le reclamanti intendono contestare la presa in custodia e il successivo sequestro dei beni operata dalle autorità inquirenti. Ad ogni modo, le loro conclusioni tendono alla re- stituzione, rispettivamente al dissequestro, degli oggetti; le censure ricor- suali saranno di conseguenza esaminate alla luce delle disposizioni che reggono il sequestro (art. 65 PP). - 4 - 2. Il sequestro costituisce una misura processuale provvisionale, volta ad as- sicurare i mezzi di prova nel corso dell’inchiesta (DTF 124 IV 313 consid. 4 e riferimenti). Per sua natura, tale provvedimento va preso rapidamente, ri- tenuto che, di regola, spetterà al giudice di merito pronunciare le misure de- finitive e determinare i diritti dei terzi sui beni in questione. Come in tutti gli istituti procedurali che intaccano eccezionalmente i diritti individuali per prevalenza di interesse pubblico, il sequestro è legittimo unicamente in presenza concorrente di sufficienti indizi di reato e di connessione tra que- sto e l’oggetto che così occorre salvaguardare agli incombenti dell’autorità requirente ed inquirente; la misura ordinata deve inoltre essere rispettosa del principio della proporzionalità (G. PIQUEREZ, Procédure pénale suisse, n. 2554 e segg., pag. 549). Nelle fasi iniziali dell’inchiesta penale non ci si do- vrà mostrare troppo esigenti quanto al fondamento del sospetto: è infatti sufficiente che il carattere illecito dei fatti rimproverati appaia verosimile. Adita con un reclamo, la Corte dei reclami penali (come già la Camera d’accusa prima di essa), non può peraltro statuire sul merito del procedi- mento penale, ma deve limitarsi all’esame dell’ammissibilità del sequestro in quanto tale (DTF 119 IV 326 consid. 7c e d). Secondo costante giuri- sprudenza, finché sussiste una possibilità di confisca, l’interesse pubblico impone di mantenere il sequestro penale (DTF 125 IV 222, consid. 2 non pubblicato; 124 IV 313 consid. 3b e 4; SJ 1994 p. 97, 102). Trattandosi di un valore patrimoniale appartenente ad una persona sospet- tata di partecipazione o sostegno ad un’organizzazione criminale, esso può essere sequestrato allorquando il detentore non può provare immediata- mente, senza ulteriori atti ed in maniera chiara, che del bene in questione l’organizzazione criminale non ha, né direttamente né indirettamente, la fa- coltà di disporne (v. decisione del Tribunale penale federale BK-B 082/04 del 25 agosto 2004, consid. 4.2). 2.1. Le reclamanti ritengono ingiustificato il provvedimento adottato dal MPC, rilevando che i rimanenti beni tuttora sotto custodia delle autorità inquirenti sono di loro proprietà o, in alcuni casi, di terze persone e che C.______ non ha alcun potere di disposizione fattuale su tali beni. Tali oggetti non a- vrebbero peraltro relazione alcuna con i fatti imputati al marito, rispettiva- mente padre (contrabbando di sigarette a livello internazionale, apparte- nenza ad organizzazione criminale, riciclaggio di denaro). Di avviso contrario è invece il MPC, per il quale il sequestro cautelare degli averi ritrovati presso il domicilio privato di C.______ è stato adottato in pre- senza di sufficienti indizi di reato e risulta, tenuto anche conto dello stadio preliminare e della complessità dell’inchiesta, del tutto proporzionato; per l’autorità inquirente non vi è, al momento, prova certa che questi beni ap-- 5 - partengano alle qui reclamanti o a terzi, per cui il mantenimento del seque- stro cautelare si imporrebbe. 2.2. La perquisizione effettuata presso il domicilio privato a X.______ si iscrive nel quadro di un’inchiesta preliminare avviata dal MPC volta ad accertare le responsabilità penali di C.______ (e di altri co-indagati) nell’ambito di un vasto traffico internazionale di sigarette di contrabbando; quest’ultimo a- vrebbe in particolare provveduto - per il tramite di alcune società da lui con- trollate - a riciclare in Svizzera parte dei proventi di questo traffico. Riguardo alla presenza di sufficienti indizi di reato - presupposto indispen- sabile del provvedimento di sequestro cautelare ai sensi dell’art. 65 PP (v. HAUSER/SCHWERI, Schweizerisches Strafprozessrecht, 5a. ediz., Basilea 2002, § 69 N 1) -, dalla decisione di convalida dell’arresto del 2 settembre 2004 (act. 5.6), si evince come l’indagato abbia sostanzialmente ammesso di essere al corrente dei meccanismi del contrabbando internazionale di si- garette (in particolare quello, fiorente, tra il Montenegro e l’Italia meridiona- le), e di conoscere - per avere avuto con loro relazioni durature commerciali - alcuni dei presunti autori di questo traffico, tra cui dei soggetti legati ad organizzazioni di tipo mafioso attivamente ricercati - se non addirittura già condannati - in Italia per le loro attività criminali (sull’argomento, v. la sen- tenza del Tribunale federale 1A.201/2003 del 19 novembre 2003, consid. 3 con i riferimenti ad altre sentenze ivi citati) . Ora, la natura dei reati conte- stati a C.______ e il sospetto che gran parte dei proventi del contrabbando di sigarette, controllato da organizzazioni di stampo mafioso dell’Italia meri- dionale quali la camorra napoletana o la “Sacra Corona Unita” pugliese, vengano indirizzati in Svizzera e qui riciclati per il tramite di società di co- modo o uffici di cambio giustificano, in principio, il sequestro cautelativo da parte delle autorità inquirenti di tutti i valori patrimoniali o altri oggetti di va- lore commerciale rinvenuti presso l’abitazione dell’indagato a X.______. L’identificazione e la perquisizione di beni - compreso il denaro contante, i libretti di risparmio o i lingotti d’oro - che si riferiscono direttamente o indi- rettamente ad una persona implicata in un’inchiesta di questo genere non ha nulla di anormale; anzi, è solo attraverso il minuzioso controllo della provenienza di tali beni che sarà possibile stabilire i fatti e raccogliere indizi su eventuali reati di riciclaggio di denaro . Tenuto conto dello stadio prelimi- nare dell’inchiesta nonché della sua complessità, si può ragionevolmente ri- tenere per dato il primo requisito alla base del sequestro cautelare, ossia l’esistenza in concreto di sufficienti indizi di reato riguardanti i titoli di parte- cipazione o sostegno ad organizzazione criminale ai sensi dell’art. 260ter CP e di riciclaggio di denaro ai sensi dell’art. 305bis CP. - 6 - 2.3 Assodata la presenza di sufficienti indizi di reato, occorre poi verificare se tra questi e l’oggetto sequestrato agli incombenti dell’autorità inquirente e- sista una sufficiente connessione. Le ricorrenti lo contestano, sostenendo che i beni di cui reclamano la restituzione sarebbero di loro esclusiva perti- nenza. Per esse, C.______ non avrebbe alcun potere di disposizione fat- tuale su tali beni, per cui il sequestro ai fini di una loro eventuale confisca giusta l’art. 59 n. 3 CP sarebbe già da escludere in partenza. Passiamo quindi all’esame delle singole posizioni. - posizione n. 2 (busta contenente fr. 30'850.-- in contanti) Questo importo riguarderebbe, secondo le reclamanti, l’attività del negozio di cambio e distributore di benzina di Y.______, presso il quale vengono giornalmente effettuale delle operazioni di cambio per i frontalieri italiani. L’indagato ha invece dichiarato che questo denaro appartiene alla D.______ SA, società di cambi di cui è amministratore unico nonché azio- nista di maggioranza (v. suo interrogatorio davanti al Procuratore federale del 22 settembre 2004, act. 5.6, pag. 3 in alto). Ora, posto da un lato il con- trollo completo dell’indagato sulla D.______ SA, e, dall’altro, i sospetti che gravano sull’attività svolta da questa società (v. al proposito la decisione di questo Tribunale nell’incarto BK_B 133/04 del 2 novembre 2004, relativa al sequestro degli averi rinvenuti presso la sede di Z.______ della D.______ SA), non si può a priori escludere che si tratti di valori patrimoniali di cui la persona sospettata di appartenere o comunque sostenere l’organizzazione criminale ha un potere di disposizione fattuale ai sensi dell’art. 59 n. 3 CP. Le reclamanti non hanno d’altronde apportato prova del contrario (v. art. 59 n. 3 seconda frase CP), per cui, relativamente a questa posizione, il seque- stro cautelare ordinato dal MPC deve per il momento essere confermato, in attesa di ulteriori delucidazioni sull’origine di questo denaro. - posizione n. 15 (quattro lingotti d’oro di 1 kg l’uno) Nel reclamo si sostiene che questi lingotti sono di proprietà della figlia dell’indagato B.______, che li avrebbe ricevuti in donazioni dal nonno E.______, deceduto il 3 gennaio 2003. L’indagato ha invece dichiarato che questi lingotti, acquistati negli anni ’90, appartengono alla moglie A.______ (v. interrogatorio del 22 settembre 2004, act. 5.6, pag. 3). Già da queste di- chiarazioni si evince come, al momento, la titolarità di questi beni non è an- cora ben determinata; fino all’apporto della prova certa della proprietà di questi beni da parte della moglie o della figlia, non si può pertanto del tutto escludere che l’indagato (pure lui erede) ne abbia facoltà di disporre ai sensi dell’art. 59 n. 3 CP. Come rilevato dalle stesse reclamanti, la pratica successoria di E.______ è tuttora aperta e l’inventario successorio in fase - 7 - di allestimento (v. la proroga concessa agli eredi fino al 30 novembre 2004 da parte dell’Ufficio imposte successioni e donazioni, act. 7.2); se la pro- prietà di tali beni da parte di una o l’altra delle reclamanti dovesse trovare conferma ufficiale nel prosieguo della pratica ereditaria, vi sarebbero allora le condizioni per revocare il sequestro. Sino a quel momento il litigioso provvedimento deve però essere mantenuto. - posizioni n. 16,17 e 18 (3 libretti di risparmio) Trattasi, secondo le dichiarazioni sostanzialmente concordanti di reclamanti e indagato, di tre libretti di risparmio di pertinenza della massa ereditaria fu E.______ e F.______. Valgono pertanto qui le stesse considerazioni e- spresse al punto precedente, che impongono di mantenere il provvedimen- to di sequestro fino all’accertamento definitivo della trasmissione per via ereditaria di questi beni alle reclamanti. - posizione n. 19 (libretto di risparmio, N.______) Le reclamanti pretendono che questo libretto di risparmio sia di proprietà di G.______, di R.______ (I), il quale l’avrebbe affidato al loro genitore, rispet- tivamente marito, affinché effettuasse delle operazioni finanziarie (incasso e cambio in Euro); a sostegno della loro argomentazione producono una dichiarazione in tal senso dell’interessato. Interrogato al proposito, C.______ ha dichiarato che G.______ è un suo cliente, avendo un contrat- to fiduciario con la D.______ SA, ma ha negato che questi abbia un libretto di risparmio presso di lui o presso la D.______ SA (v. interrogatorio del 22 settembre 2004, act. 5.6, pag. 8). Essendo queste dichiarazioni contrastan- ti, non è possibile al momento stabilire con esattezza la titolarità di questo libretto di risparmio; nel dubbio, non è fuori luogo ritenere che l’indagato ne abbia avuto facoltà di disposizione ai sensi dell’art. 59 n. 3 CP. In attesa di ulteriori accertamenti, il mantenimento del sequestro cautelare è senz’altro ammissibile. - posizione n. 20 (chiave di cassetta di sicurezza presso Banca H.______ di X.______) Le insorgenti asseverano che la cassetta di sicurezza M.______ presso la Banca H.______ di X.______ conterrebbe oggetti di proprietà esclusiva (alcuni pezzetti d’oro) di B.______, sui quali l’indagato non avrebbe alcun potere di disposizione. Come rilevato dal MPC in sede di duplica, tale obie- zione è però sinora rimasta una mera affermazione di parte priva di riscon- tro probatorio; a tale proposito l’autorità inquirente sta effettuando delle in- dagini presso la banca. E’ quindi a giusto titolo che il MPC ha affermato che un’eventuale decisione in merito al dissequestro di questo oggetto potrà - 8 - avvenire solo una volta stabilita senza ombra di dubbio la titolarità dello stesso. - posizione n. 33 (tre chiavi di cassetta di sicurezza contenente documenti bancari) Si tratta di 3 chiavi di cassette di sicurezza che, secondo le reclamanti, con- terrebbero oggetti di esclusiva proprietà di A.______. Nel gravame si fa ri- ferimento ad un non meglio precisato “contratto con la banca”, che però non è stato prodotto tra gli allegati al reclamo, né in quelli allegati alla repli- ca. In simili evenienze, l’autorità inquirente (come pure questo Tribunale) è nell’impossibilità di verificare la veridicità delle dichiarazioni ricorsuali. Il provvedimento di sequestro deve quindi essere confermato anche in que- sto caso, il potere di disposizione su questi valori da parte dell’indagato es- sendo presunto (v. art. 59 n. 3 seconda frase CP). Alle reclamanti è co- munque riservata la possibilità di apportare - direttamente al MPC - la pro- va del contrario tramite una dichiarazione della banca. - posizione n. 62 (automobile AUDI RS 4) Tra gli oggetti presi in custodia dall’autorità inquirente in occasione della perquisizione del domicilio dell’indagato figurano anche due automobili. O- ra, benché non risulti chiaramente dal testo letterale dell’art. 59 n. 3 CP, che si riferisce genericamente a „valori patrimoniali“, il legislatore ha voluto includere tra i valori suscettibili di confisca (e quindi, preventivamente, di sequestro) ai sensi di questa norma tutti gli oggetti dotati di un valore com- merciale determinato o facilmente determinabile (v. N. S CHMID, n. 17-19 in relazione al n. 128, nonché n. 133 e 193 ad art. 59 CP, in: Schmid (Hrsg.), Kommentar Einziehung, organisiertes Verbrechen und Geldwäscherei, Tomo I, Zurigo 1998). Gli autoveicoli, per quanto dotati di un valore com- merciale, fanno quindi parte dei valori patrimoniali soggiacenti a confisca nella misura in cui l’organizzazione criminale (o uno dei suoi membri) ne possa disporre. In concreto l’automobile AUDI RS 4 grigia sequestrata all’occasione della perquisizione domiciliare del 31 agosto scorso risulta intestata alla D.______ SA, come si evince dal protocollo di sequestro veicolo allegato al protocollo di perquisizione (v. act. 5.2). A prescindere dal fatto che le re- clamanti non avrebbero in questo caso la legittimazione attiva ad interporre reclamo per conto della proprietaria del veicolo (la D.______ SA), per le ra- gioni precedentemente esposte in occasione dell’esame della posizione n. 2 (denaro contante appartenente alla menzionata società di cambio) se ne conclude che l’indagato - e quindi l’organizzazione criminale a cui è sospet- tato appartenere - aveva su tale veicolo un potere di disposizione fattuale ai - 9 - sensi dell’art. 59 n. 3 CP (v. sentenza del Tribunale penale federale BK-B 081/04 del 20 settembre 2004, consid. 4.2, con la dottrina e la giurispru- denza citata). La misura di sequestro relativa a questo veicolo risulta quindi giustificata. 3. Discende da quanto precede che il reclamo, nella misura in cui non è dive- nuto privo di oggetto, deve essere respinto. Conformemente al nuovo art. 245 PP, in vigore dal 1° aprile 2004, le spese processuali sono poste a ca- rico della parte soccombente; queste sono calcolate giusta l’art. 3 del Re- golamento sulle tasse di giustizia del Tribunale penale federale (RS 173.711.32) e ammontano nella fattispecie a fr. 1’500.--. Dedotto l’anticipo delle spese di fr. 500.-- già versato, le reclamanti sono invitate a versare, in solido, il saldo di fr. 1’000.--. - 10 - Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 1. Nella misura in cui non è divenuto privo d’oggetto, il reclamo è respinto. 2. La tassa di giustizia di fr. 1’500.-- è posta a carico delle reclamanti in solido. Dedotto l’anticipo delle spese di fr. 500.-- già versato, esse sono invitate a versare il saldo di fr. 1’000.--. Bellinzona, 9 novembre 2004 In nome della Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale Il Presidente: Il Cancelliere: Comunicazione a - Avv. Gian Paolo Grassi - Ministero pubblico della Confederazione Informazione sui rimedi giuridici : Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili mediante ricorso al Tribunale federale entro 30 giorni dalla notifica, per violazione del diritto federale. La pro- cedura è retta dagli art. 214-216, 218 e 219 della legge federale del 15 giugno 1934 sulla procedu- ra penale applicabile per analogia (art. 33 cpv. 3 lett. a LTPF). Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui l’autorità di ricorso o il suo presidente lo ordini.