<h2>SubmittedText<h2><p>Secondo un comunicato della "NZZ" del 12 settembre 2006, le autorità cinesi hanno negato il visto a una redattrice del giornale che intendeva fare parte di una delegazione svizzera che doveva recarsi in Cina. Le autorità cinesi decidono insomma chi per la Svizzera può e chi, per l'appunto, non può recarsi nel loro Paese. Purtroppo, la visita della delegazione ha in seguito comunque avuto luogo.</p><p>Chiedo al Consiglio federale:</p><p>1. Quale era il compito esatto della delegazione svizzera?</p><p>2. La Svizzera ha protestato in ogni forma contro il rifiuto di rilasciare il visto?</p><p>3. Quali sono stati i motivi per cui non si è rinunciato alla visita nonostante un simile affronto da parte delle autorità cinesi? Chi è responsabile di questa decisione?</p><p>4. In futuro, le delegazioni svizzere si recheranno in Cina anche qualora le autorità cinesi dovessero nuovamente negare un visto?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale prende posizione come segue sulle singole domande:</p><p>1. L'Istituto di federalismo (prof. Thomas Fleiner) dell'Università di Friborgo (CH) sta attuando per la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) il progetto "Exchange Programme between Chinese and Swiss legal practitioners". Nel quadro del progetto ogni anno ha luogo la visita di una delegazione di esperti svizzera in Cina il cui scopo è consentire loro di dare uno sguardo al sistema giuridico cinese e di portare avanti un dialogo sui rispettivi sistemi giuridici. La delegazione del settembre 2006 si è occupata in particolare del processo legislativo, dei diritti delle minoranze, di mediazione, dell'attività professionale degli avvocati e dello statuto e della funzione del Ministero pubblico. Da anni, l'istituzione partner cinese è il Ministero della giustizia.</p><p>2. La delegazione di esperti si è lamentata del mancato rilascio del visto direttamente presso il Ministero della giustizia a Pechino. Secondo l'informazione fornita da quest'ultimo, si è trattato di un problema burocratico: la procedura di rilascio di un visto per i giornalisti stranieri sarebbe più complicata di quella prevista per gli esperti. Per questa ragione, nonostante gli sforzi sul posto di un rappresentante dell'Università di Friborgo, non è stato possibile rilasciare in tempo il visto per la giornalista della "NZZ". Gli interlocutori in seno al Ministero della giustizia si sono scusati per l'incidente presso la delegazione.</p><p>3. La visita della delegazione in Cina doveva servire allo scambio di esperienze e di approcci nel sistema giudiziario. Il mancato rilascio del visto non va interpretato come un gesto politico, bensì considerato una svista amministrativa. Disdire la visita alla vigilia della partenza avrebbe perciò costituito una reazione sproporzionata. La decisione è stata condivisa dalla DSC e la sua giustezza è stata confermata dallo scambio costruttivo verificatosi tra gli esperti nel corso della visita in Cina.</p><p>4. Quanto accaduto rappresenta un caso isolato. Nondimeno, in futuro i servizi competenti del Dipartimento federale degli affari esteri saranno sistematicamente coinvolti nella preparazione di viaggi di delegazioni di esperti, così da potere intervenire tempestivamente, se del caso, presso le autorità cinesi.</p>  Risposta del Consiglio federale.