<h2>SubmittedText<h2><p>La viticoltura svizzera è sotto pressione a causa della diminuzione del consumo, della concorrenza talvolta sleale con l'importazione di vini esteri poco cari ottenuti con costi di produzione inferiori (salari più bassi), di legislazioni meno costrittive e/o di un sostegno finanziario pubblico, nonché della crisi sanitaria. La chiusura dei ristoranti e di altri esercizi pubblici, la flessione dei pernottamenti negli alberghi, l'annullamento delle grandi manifestazioni hanno determinato un massiccio calo della cifra d'affari (per alcuni produttori anche dell'80 %).</p><p>In Svizzera nel 2019 sono stati consumati circa 254 milioni di litri di vino, di cui il 63 per cento di provenienza estera e il 37 per cento di produzione svizzera. In questi ultimi anni la quota dei vini esteri sul consumo totale è aumentata. Il mercato svizzero è quindi un mercato aperto, nonostante il contingente doganale di 170 milioni di litri l'anno negoziato con l'OMC.</p><p>Stando alle cifre ufficiali, negli scorsi anni il contingente di 170 milioni di litri per l'importazione di vino non è mai stato esaurito. Queste cifre sono però falsate poiché non comprendono i vini spumanti, i vini dolci e altre specialità e mistelle (p.es. il Porto). Questi altri vini, esclusi dal contingente doganale, rappresentano un volume d'importazione annuo di oltre 20 milioni di litri. Qualora se ne tenesse conto, il contingente totale dei vini importati sarebbe ampiamente superato. </p><p>Non vi è alcun motivo oggettivo per non assoggettare questi prodotti al contingente doganale. Sono infatti vini come tutti gli altri, a base di uva e inltre fanno concorrenza ai vini svizzeri. Pertanto devono rientrare nel contingente.</p><p>In risposte date in passato, il Consiglio federale ha affermato che non intende rinegoziare il contingente doganale. Nel caso specifico non si tratta di modificare il contingente, bensì di inserirvi tutti i vini. L'argomentazione adotta, secondo cui determinati vini non sono mai stati oggetto dei negoziati, non convince. L'adeguamento proposto mira a modificare la prassi integrando, com'è logico che sia, i vini spumanti e le altre specialità nel contingente doganale e non a modificare le condizioni attuali degli accordi OMC. La Commissione federale per il controllo del commercio dei vini esegue già controlli su questi prodotti che non sono compresi nel contingente e ciò è rivelatore. Si tratta quindi di adeguare la prassi e non di rivedere gli accordi.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il contingente doganale per il vino notificato dalla Svizzera all'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) concerne soltanto i vini bianchi e rossi per il consumo diretto. I vini spumanti, i vini industriali, i vini dolci nonché le specialità e le mistelle, come il Por-to, non sono sottoposti a questo contingente doganale di 170 milioni di litri. Confor-memente alle norme scaturite dal ciclo di negoziati dell'Uruguay-Round, il contingente non poteva comprendere le voci di tariffa di questi vini poiché la loro importazione non era limitata prima dell'entrata in vigore, nel 1995, degli obblighi della Svizzera nei con-fronti dell'OMC. Le importazioni di questi vini, d'altronde, non sono mai state contin-gentate in passato.</p><p>La Confederazione non può decidere in maniera unilaterale di conteggiare nel contingente doganale le importazioni di vini che non rientrano nel contingente doganale poiché si tratterebbe di un'elusione ai suoi obblighi in materia di accesso al mercato nei confronti dell'OMC. Per garantire la legalità, in via preliminare dovrebbe modificare i suoi obblighi. Questi includono il volume del contingente del vino, i dazi del e fuori del contingente nonché le voci di tariffa che costituiscono il contingente. Un cambiamento di queste ultime rappresenta una modifica degli obblighi della Svizzera nei confronti dell'OMC. Per esempio, nel 2019 la Svizzera ha importato 20,35 milioni di litri di vini spumanti. Inserirli nel contingente doganale significherebbe ridurre della stessa portata le possibilità d'importazione di vini bianchi e rossi tranquilli. Ai sensi dell'articolo XXVIII dell'Accordo generale su le tariffe doganali e il commercio (RS 0.632.21), tali modifiche sono subordinate a un negoziato e a un accordo con quelle altre Parti contraenti il cui interesse, come principali fornitrici, sia riconosciuto. Si tratta di stabilire le compensa-zioni che devono mantenere le concessioni accordate a un grado non meno favorevole di quello che risultava, prima dei negoziati, dall'accordo in vigore. Possono comporta-re, per esempio, la riduzione dei dazi doganali sui vini, ma anche su altri prodotti agri-coli (latte, frutta, verdura, carne, ecc.). In caso di negoziato sull'inserimento di prodotti finora non contingentati in un contingente doganale, la rivendicazione dei partner dell'OMC consisterebbe nell'aumentare il volume del contingente per garantire almeno l'accesso attuale al mercato per i prodotti in questione o nel richiedere un volume più elevato rispetto all'attuale accesso al mercato in previsione di un'eventuale crescita delle importazioni del prodotto in questione. Il Consiglio federale ritiene che non rientri nell'interesse della viticoltura svizzera né dell'economia elvetica in generale intavolare negoziati con l'OMC allo scopo d'inserire tutti i vini importati nel contingente doganale dei vini bianchi e rossi.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.