<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Come il Consiglio federale ha già avuto l'occasione di menzionare a più riprese, la questione dell'accesso ai medicamenti nei Paesi in sviluppo, e in particolare nei Paesi meno progrediti, è molto importante. Per questo motivo il Consiglio federale ha accolto con favore il fatto che la Dichiarazione di Doha sugli accordi ADPIC e sulla sanità pubblica (in seguito: "la Dichiarazione") sia stata adottata, in quanto essa precisa la flessibilità contenuta in tale accordo che è a disposizione dei Paesi in sviluppo per facilitare loro l'accesso ai medicamenti.</p><p>Come indica l'autrice dell'interrogazione, tuttavia, un punto rimane effettivamente aperto. Non si tratta della questione delle importazioni parallele, a cui la Dichiarazione risponde (cfr. il parere del Consiglio federale relativo alla mozione 01.3580 Menétrey-Savary: Protezione della proprietà intellettuale e accesso ai medicamenti), bensì di quella riguardo al come i Paesi che non dispongono della capacità di produrre medicamenti, possono approfittare della possibilità di rilasciare licenze obbligatorie a partire dalla fine del periodo di transizione, al termine del quale i prodotti farmaceutici dovranno poter essere brevettati in tutti i Paesi in sviluppo (1° gennaio 2005, ad eccezione dei Paesi meno progrediti, a cui viene accordato un termine fino al 2016). Per alcuni di essi la questione può essere considerata dal punto di vista dell'articolo 31f dell'accordo ADPIC. Tuttavia, contrariamente a quanto risulta dall'interrogazione 02.1022, l'articolo 31f ADPIC non prevede che i prodotti fabbricati sotto licenza obbligatoria in uno Stato Membro dell'OMC possano essere distribuiti soltanto nel Paese che accorda tale licenza. Esso prevede piuttosto che una licenza obbligatoria venga rilasciata principalmente per approvvigionare il mercato interno di detto Stato; questo fatto non impedisce quindi l'esportazione.</p><p>I negoziati sulla questione del § 6 della Dichiarazione relativa ai Membri dell'OMC che dispongono di capacità di fabbricazione insufficienti o che non ne dispongono affatto nel settore farmaceutico sono iniziati nel mese di marzo di quest'anno. La Svizzera, come del resto tutti gli altri Paesi membri dell'OMC, si mostra aperta e vi partecipa in modo costruttivo. Essa difende la posizione secondo cui occorre trovare una soluzione in grado di soddisfare proprio le aspettative dei Paesi in questione. Gli interessi di tutte le parti devono essere presi in considerazione, compresi quelli dei titolari di brevetti. Attualmente sono al vaglio varie soluzioni. È ovvio che tale soluzione dovrà essere accettabile per tutti i Membri dell'OMC. Per quanto concerne l'abrogazione dell'articolo 31f dell'accordo ADPIC, il Consiglio federale ha già avuto l'occasione di affermare che essa non costituisce una soluzione (cfr. il parere del Consiglio federale alla mozione 01.3580 Menétrey-Savary: Protezione della proprietà intellettuale e accesso ai medicamenti). Per questo motivo la Svizzera non ha l'intenzione di proporla. Considerato il termine molto breve previsto per questo negoziato, la Svizzera esaminerà le proposte sul tappeto e reagirà all'occorrenza secondo le proprie convinzioni; si tratta infatti di non complicare il processo negoziale con un numero eccessivo di testi.</p><p>L'articolo 31f, e in particolare il termine "principalmente", mira ad autorizzare anche l'esportazione di una parte della fabbricazione prodotta sotto licenza obbligatoria se il mercato interno è troppo limitato per una produzione redditizia (Messaggio 1 GATT, FF 1994 IV 259). Il suo scopo non consiste nel venire in aiuto agli Stati terzi, ma al Membro che produce sotto licenza obbligatoria. L'abrogazione di questo articolo svuoterebbe della sostanza la protezione accordata da un brevetto, in quanto un produttore che dispone di una licenza obbligatoria ottenuta per soddisfare il mercato nazionale potrebbe in tal caso invadere il mondo con i suoi prodotti e - nel caso estremo - rinunciare alla distribuzione del prodotto sul mercato nazionale per il quale ha ottenuto la licenza obbligatoria. L'equilibrio tra gli interessi dei consumatori e quelli dei titolari di brevetti non sarebbe più garantito, con il rischio che la ricerca e lo sviluppo di determinati prodotti (nella fattispecie i prodotti farmaceutici o i vaccini) non verrebbero più effettuati. Inoltre, uno stralcio puro e semplice dell'articolo 31f non risolverebbe concretamente il problema, poiché occorrerebbe in ogni caso tenere conto del principio di territorialità dei brevetti (la validità di un brevetto si limita infatti al territorio nazionale). Di conseguenza si deve trovare un'altra soluzione per i Membri dell'OMC che dispongono di una capacità produttiva insufficiente o che non ne hanno alcuna nel settore farmaceutico. </p><p>Al Consiglio dell'ADPIC vi sono attualmente diverse proposte sul tappeto: l'autorizzazione di esportare determinati prodotti fabbricati sotto licenza obbligatoria in Paesi membri dell'OMC che dispongono di capacità produttive insufficienti o che non ne dispongono affatto nel settore farmaceutico, modificando l'articolo 31f dell'accordo ADPIC; la possibilità di considerare tali esportazioni come un'eccezione generale alla protezione dei brevetti; la decisione di adottare una moratoria che impedirebbe a un Paese membro dell'OMC di avviare una procedura di conciliazione in caso di controversie contro un altro Stato Membro, il quale fornirebbe prodotti farmaceutici a Paesi membri dell'OMC che dispongono di capacità produttive insufficienti o che ne sono sprovvisti nel settore farmaceutico.</p><p>L'accettabilità di queste proposte dipende in gran parte dalle clausole di salvaguardia che le accompagnano.</p><p>Il Consiglio federale ritiene che dovrebbe essere possibile trovare una soluzione che tenga conto degli interessi di tutti i Membri dell'OMC grazie alla flessibilità dell'accordo ADPIC..</p>  Risposta del Consiglio federale.