<h2>SubmittedText<h2><p>Dopo Nuova Zelanda, Canada e USA, anche la Gran Bretagna ha vietato a partire da luglio 2018 la vendita cosmetici contenenti microplastiche. </p><p>Anche l'Unione europea sta elaborando una normativa simile. Tenuto conto dei numerosi studi che hanno riconosciuto il serio problema posto dalle microplastiche, gli sforzi internazionali vanno accolti con favore. Queste piccole palline di plastica inquinano le acque, agglutinano le sostanze inquinanti e contaminano la catena alimentare. Tuttavia, le loro conseguenze sulla salute umana non sono ancora sufficientemente studiate. </p><p>A questo proposito, chiedo quindi al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande: </p><p>1. Che misure intende adottare per prevenire l'inquinamento ambientale ed eventuali danni per la salute causati dalle microplastiche in Svizzera?</p><p>2. Come valuta i rischi delle microplastiche per la salute umana? È disposto ad avviare studi globali sulle loro conseguenze?</p><p>3. Nella sua risposta alla mozione 16.3586, il Consiglio federale ha dichiarato che "a livello internazionale (ad es. OCSE e UE) vengono effettuati svariati tentativi di ridurre l'inquinamento delle acque provocato da macro e microplastiche" e che li stava monitorando. Tenuto conto dell'evoluzione sul piano internazionale, è ora disposto ad agire?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Al fine di eliminare, per quanto possibile, l'utilizzazione di microplastiche in prodotti che causano immissioni nell'ambiente, il Consiglio federale continua per ora a fare perno su misure la cui responsabilità incombe all'industria. Studi sulla presenza di microplastiche nelle acque svizzere indicano che quelle prodotte a livello industriale, utilizzate in prodotti di consumo, rappresentano soltanto una quota minima delle microplastiche presenti nelle acque svizzere. Sempre secondo questi studi, nella maggior parte dei casi si tratta di emissioni di microplastiche secondarie, ossia ottenute dalla frammentazione di pezzi di plastica più grandi. Per queste microplastiche, che finiscono diffusamente nell'ambiente, non si conoscono ancora misure di prevenzione efficaci. Oltre che nelle acque, si trovano residui di plastiche anche nel suolo. Uno studio recente ha trovato microplastiche nel 90 per cento dei suoli delle zone golenali, in parte molto distanti da ogni fonte di inquinamento, ciò che fa pensare a un apporto via aria.</p><p>2. Le microplastiche nell'ambiente differiscono notevolmente per materiale, forma e origine. Per quanto riguarda l'origine occorre distinguere in particolare tra le microplastiche primarie, ossia ad esempio le particelle di plastica deliberatamente aggiunte in prodotti per la cura del corpo, e le microplastiche secondarie, quali quelle prodotte dall'abrasione di pneumatici, scarpe e tessuti o, nell'ambiente, da agenti atmosferici che agiscono su macroplastiche. L'esposizione dell'uomo alle microplastiche può avvenire mediante l'ingestione di alimenti o l'inalazione di piccolissime particelle presenti nell'aria. Sono state rinvenute microplastiche in alcuni alimenti come l'acqua minerale, cozze, pesce o sale marino come pure nell'aria. Tuttavia, il tenore di particelle di microplastiche negli alimenti è molto basso. Nell'acqua potabile proveniente dalla Svizzera non sono state misurate microplastiche.</p><p>La plastica è generalmente considerata biologicamente inattiva e quindi innocua per la salute umana. Le piccole quantità di microplastica ingerite con il cibo vengono eliminate attraverso il tratto gastrointestinale. Gli additivi o monomeri residui presenti nelle microplastiche secondarie possono essere più problematici delle stesse particelle di microplastica, perché possono staccarsi dalla plastica e avere ripercussioni sull'uomo. Tuttavia, poiché solo quantità minime di particelle di microplastiche e, di conseguenza, anche delle sostanze in esse contenute sono assorbite attraverso gli alimenti, un rischio per la salute è improbabile. Le particelle di plastica più piccole, nella gamma di dimensioni dei micrometri, possono finire nel tessuto polmonare. Questo può causare reazioni infiammatorie croniche in persone altamente esposte a microfibre di plastica sul posto di lavoro. Allo stato attuale delle conoscenze, in Svizzera l'esposizione della popolazione alle microplastiche o a sostanze estranee in esse contenute non costituisce un rischio per la salute. Per questo motivo il Consiglio federale non ritiene al momento necessario effettuare una valutazione completa dei rischi.</p><p>3. A livello internazionale, la dimensione globale della problematica e possibili misure sono valutate nel quadro del Programma dell'ONU per l'ambiente (UNEP) e della Convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti oltre frontiera di rifiuti pericolosi e sulla loro eliminazione (RS 0.814.05). Questi lavori dovrebbero offrire una base per le misure di lotta contro l'inquinamento ambientale da microplastiche. In tale contesto è anche esaminata la possibilità di creare un accordo internazionale vincolante. Su mandato dell'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM), il Laboratorio federale di prova dei materiali e di ricerca (EMPA) sta attualmente valutando la rilevanza di fonti e vie d'immissione nell'ambiente di diversi tipi di plastiche. A seconda dei risultati di questi lavori, del dialogo in corso con l'industria come pure dello sviluppo nell'UE per quanto concerne una limitazione per l'utilizzazione di plastiche e particelle di microplastiche oxo-degradabili in determinati prodotti di consumo, il Consiglio federale deciderà quali misure proseguire.</p>  Risposta del Consiglio federale.