<h2>SubmittedText<h2><p>Da anni il governo dell'Iran, Stato membro dell'ONU, viola in modo grave i diritti dell'uomo: i suoi cittadini vengono arrestati, torturati o uccisi a causa del loro credo politico o religioso. L'azione del regime dei mullah è particolarmente brutale nei confronti delle donne. Molte delle atrocità compiute dal governo iraniano sono documentate. Il presidente iraniano Ahmadinejad ha a varie riprese incitato pubblicamente all'eliminazione dello Stato di Israele, senza essere richiamato né dal governo né dal Parlamento. Nel dicembre del 2006 ha avuto luogo a Teheran una conferenza sull'olocausto alla quale hanno partecipato noti personaggi che negano l'olocausto. Durante la conferenza il governo iraniano ha tollerato che venissero citate dichiarazioni in cui Khomeini negava il diritto di esistenza dello Stato di Israele. In questo contesto chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Che cosa ha intrapreso finora il Consiglio federale, direttamente con l'Iran o attraverso l'ONU, contro le evidenti violazioni dei diritti dell'uomo da parte del governo iraniano?</p><p>2. Che cosa ha intrapreso finora il Consiglio federale presso il governo iraniano o in seno all'ONU contro le affermazioni contrarie al diritto internazionale rivolte contro Israele e l'incitazione all'eliminazione dello Stato di Israele?</p><p>3. Il Consiglio federale è disposto, per quanto concerne il rispetto dei diritti dell'uomo e del diritto internazionale, a intraprendere qualcosa nei confronti del governo iraniano e parallelamente in seno all'ONU e, se necessario, a vagliare la possibilità di interrompere le relazioni diplomatiche con l'Iran qualora la situazione dei diritti dell'uomo non migliori o non cessino le incitazioni alla distruzione dello Stato di Israele?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale ha preso atto, seppur con incomprensione, della Conferenza "Study of the Holocaust: A Global Perspective" organizzata a Teheran dall'Istituto di studi politici e internazionali del Ministero degli esteri iraniano e ha comunicato pubblicamente e in maniera esplicita la sua posizione alle autorità iraniane. La Shoah è un fatto storico e la sua negazione non solo è inaccettabile ma in Svizzera è anche punibile. Non a caso il nostro Paese dal 29 novembre 1994, data della sua adesione alla Convenzione internazionale del 1965 sull'eliminazione di qualsiasi forma di discriminazione razziale, ha continuato a ribadire che i comportamenti razzisti o lesivi della dignità umana non sono tollerati sul suo territorio.</p><p>1. Dal 2003 la Svizzera e l'Iran hanno avviato un dialogo sui diritti dell'uomo. L'ultima fase si è svolta a Berna nel giugno 2005 in un'atmosfera aperta e costruttiva. I temi trattati dalla delegazione svizzera concernevano la pena di morte, la tortura e le pene corporali, il diritto alla libertà di espressione, le violenze domestiche e le riforme dei meccanismi dell'ONU per la protezione dei diritti dell'uomo. La prossima tappa si terrà probabilmente a Teheran nel febbraio 2007. Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) sostiene inoltre, attraverso l'ambasciata di Svizzera a Teheran, diversi progetti incentrati in particolare sui diritti delle donne. L'ambasciata interviene anche presso le autorità iraniane ogni volta che sono violati in maniera grave i diritti umani, come nel caso dell'applicazione della pena di morte a minori. In ambito multilaterale, la Svizzera ha sempre sostenuto la risoluzione dell'Assemblea generale dell'ONU sulla situazione dei diritti dell'uomo in Iran e ha partecipato finanziariamente a un progetto dell'UNODC contro la tratta di esseri umani.</p><p>2. Il DFAE ha protestato immediatamente e con vigore contro le dichiarazioni del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad riguardo a Israele e all'olocausto e ha espresso altresì la sua riprovazione nei comunicati stampa pubblicati il 27 e il 29 ottobre e il 9 dicembre 2005. L'8 dicembre 2006, la Svizzera ha appoggiato la protesta della Task Force for International Cooperation on Holocaust Education, Remembrance and Research, di cui è membro. Nel corso degli ultimi due anni, il DFAE ha convocato più volte l'ambasciatore dell'Iran a Berna e gli ha esposto chiaramente la posizione del Consiglio federale, secondo la quale nessuno Stato membro dell'ONU può adottare posizioni che lasciano presupporre che il diritto all'esistenza di un altro Stato membro sia messo in dubbio. Il Consiglio federale ritiene inaccettabile minimizzare i crimini dell'olocausto, come è avvenuto nuovamente in occasione di tale conferenza. Durante un incontro svoltosi il 21 dicembre 2006 a Berna con il viceministro degli esteri iraniano Saeed Salili, il DFAE ha disapprovato fermamente l'organizzazione della conferenza. Nell'ambito dei suoi contatti con le autorità del Paese, anche l'ambasciatore di Svizzera in Iran ha più volte criticato le dichiarazioni del presidente iraniano riguardo a Israele.</p><p>3. Si rinvia anche al numero 1. Il promovimento dei diritti dell'uomo è un obiettivo della politica estera della Svizzera (art. 54 cpv. 2 Cost.). Questo fondamento poggia sulla tradizione umanitaria del nostro Paese e sulla convinzione che la tutela dei diritti dell'uomo contribuisca a mantenere la pace e la stabilità a livello internazionale. Per tale motivo, il Consiglio federale segue la situazione dei diritti dell'uomo in tutti gli Stati e si adopera, nel dialogo con le autorità locali, affinché siano rispettati ogniqualvolta si constatano violazioni, come in Iran. Anche in futuro, la Svizzera continuerà a impegnarsi sul piano bilaterale e multilaterale a favore del rispetto dei diritti umani. Il Consiglio federale ritiene importante curare il dialogo e le relazioni diplomatiche per salvaguardare gli interessi di politica estera anziché per esprimere la concordanza politica con altri Stati. Reputa infatti che non vi siano motivi validi per distanziarsi da questa linea politica che si è rivelata efficace.</p>  Risposta del Consiglio federale.