<h2>SubmittedText<h2><p>Uno studio dell'Università di San Gallo giunge alla conclusione che gli Stati dell'UE e l'UE stessa hanno preso misure che danneggiano l'economia svizzera. Il nostro Paese è un partner economico aperto, onesto, che si impegna a rispettare scrupolosamente tutte le direttive dell'UE, anche a costo di nuocere alla propria economia.</p><p>Come si evince dallo studio, i nostri partner nell'UE violano le disposizioni vigenti. Sfruttano la loro posizione a scapito della Svizzera; nel nostro Paese il settore delle esportazioni, molte PMI e l'artigianato sono fortemente penalizzati dall'indebolimento dell'euro. </p><p>Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. È vero che l'economia svizzera subisce danni per 17 miliardi di franchi all'anno, cioè per un quarto del bilancio della Confederazione? Perché finora il Consiglio federale e la SECO non hanno rilevato questo fenomeno?</p><p>2. Il Consiglio federale come affronta questi gravi danni causati soprattutto dai tre Paesi europei nostri concorrenti, ovvero Germania, Francia e Italia, che oltretutto traggono vantaggio dall'apprezzamento del franco svizzero?</p><p>3. Il Consiglio federale sottoporrà lo studio in questione all'UE e ai competenti organi di vigilanza sul commercio? Intende discutere le questioni in sospeso, esigerà al più presto correttivi e riferirà in Parlamento sull'esito delle discussioni? Se sì, entro quando?</p><p>4. I danni alla nostra economia negli ultimi tempi si sono aggravati più velocemente. Perché? L'UE non si era forse impegnata in diversi accordi a eliminare gli ostacoli al commercio?</p><p>5. È evidente che tutto questo ha portato enormi disagi in Svizzera. Il Consiglio federale prevede dunque di interrompere il versamento di ulteriori fondi di coesione all'UE?</p><p>6. Le sovvenzioni e i contributi a favore delle aziende straniere in deficit citati nello studio provengono anche dai fondi di coesione versati in passato dalla Svizzera?</p><p>7. Finora il Consiglio federale non ha ritenuto necessario che i contributi e le sovvenzioni spettassero in primo luogo alle nostre aziende. Lo studio in questione gli farà cambiare idea?</p><p>8. Il Consiglio federale si aspetta che i Paesi dell'UE adegueranno in tempi brevi la loro politica rendendola conforme alle leggi?</p><p>9. Quali interessi svizzeri il Consiglio federale riuscirà a imporre a lungo termine nei confronti dell'UE?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>In generale il Consiglio federale si impegna nella lotta contro le discriminazioni nel commercio internazionale e si difende nelle sedi opportune e secondo le procedure previste - per esempio nell'ambito dei comitati misti degli accordi bilaterali tra la Svizzera e l'UE o degli accordi di libero scambio conclusi con Stati terzi nonché all'interno degli organi OMC preposti - quando le misure di politica economica di uno Stato violano i trattati con la Svizzera. Per quanto riguarda le misure analizzate nello studio citato, esse non concernono in modo specifico il nostro Paese e, inoltre, non violano necessariamente gli obblighi internazionali dell'UE. Lo studio analizza le misure di politica economica che potrebbero ripercuotersi sui partner commerciali.</p><p>1. Lo studio si limita a constatare che le esportazioni svizzere (per un valore di 17 miliardi di franchi) sono avvenute in settori potenzialmente colpiti dalle misure di politica economica in questione, senza entrare nel merito delle loro effettive ripercussioni.</p><p>2./3./8. Il Consiglio federale non è a conoscenza di misure di politica economica con incidenza sui trattati della Svizzera che non siano già discusse dal nostro Paese e dall'UE presso gli organi competenti. Lo studio non si pronuncia sulla compatibilità delle misure analizzate con gli obblighi internazionali dell'UE e dei suoi Paesi membri.</p><p>4. La riduzione dei costi commerciali per le esportazioni dalla Svizzera all'UE a cui si è assistito negli ultimi anni si deve in modo particolare agli accordi bilaterali tra il nostro Paese e l'UE. Per i settori compresi nel loro campo d'applicazione essi rappresentano inoltre un ottimo punto di riferimento per discutere le misure distorsive del mercato e trovare le soluzioni necessarie. Tuttavia la grande maggioranza delle misure citate nello studio riguarda settori non disciplinati dagli accordi con l'UE.</p><p>5./6. La Svizzera partecipa all'attenuazione delle disparità economiche e sociali nell'UE allargata con un contributo di 1,302 miliardi di franchi destinati al finanziamento di 300 progetti concreti nei 13 Paesi entrati nell'UE a partire dal 2004. Si tratta di progetti di interesse pubblico che soddisfano criteri concordati. Per le forniture, le opere edili e i servizi sostenuti dalla Svizzera vengono banditi appalti pubblici nei Paesi partner. Il Consiglio federale deciderà sul possibile rinnovo del contributo autonomo della Svizzera in base agli sviluppi nelle relazioni con l'UE.</p><p>7. È nell'interesse della Svizzera che vengano rispettati gli obblighi internazionali relativi all'assegnazione dei mandati e alle sovvenzioni a favore delle aziende.</p><p>Per esempio l'assegnazione di mandati pubblici, sia nel nostro Paese sia nell'UE, è soggetta alle disposizioni dell'accordo bilaterale tra la Svizzera e l'UE su alcuni aspetti relativi agli appalti pubblici (RS 0.172.052.68). Questo accordo assicura alle aziende svizzere parità di condizioni nell'accesso alle gare d'appalto pubbliche nella zona UE.</p><p>9. Nel 2015 e nel 2016 l'UE ha imposto dazi antidumping sulle importazioni di diversi edulcoranti provenienti dalla Cina. Il regolamento UE nella sua versione originaria avrebbe penalizzato le aziende svizzere che usano questi edulcoranti nella produzione di miscele o preparazioni (p. es. caramelle o pastiglie per uso medico) da esportare nell'UE.</p><p>Richiamando l'accordo di libero scambio tra la Svizzera e l'UE, il nostro Paese è riuscito a ottenere che miscele e preparazioni venissero esclusi dalle misure in questione. In generale, si verificano raramente controversie sull'ambito di applicazione degli accordi bilaterali, a dimostrazione del fatto che di solito questi ultimi vengono attuati correttamente e adempiono alla loro funzione.</p>  Risposta del Consiglio federale.