<h2>SubmittedText<h2><p>L'incremento dei prezzi pagati dai consumatori non si giustifica necessariamente con quello dei costi di produzione di beni e servizi. Alcuni fornitori approfittano dell'inflazione per aumentare i propri margini di guadagno (greedflation).</p><p>Questo profitto ingiustificato influisce sull'Indice dei prezzi di consumo (IPC), criterio di aumento degli affitti in particolare per le pigioni indicizzate. Ne risulta quindi che la greedflation provoca aumenti degli affitti che a loro volta intensificano l'IPC.</p><p>Per quanto riguarda gli immobili già esistenti questo rincaro è motivato solo dall'effetto della rendita fondiaria (diritto di proprietà e di locazione) e non è giustificabile da nessun aumento dei costi di fornitura di abitazioni e locali commerciali.</p><p>1. Il Consiglio federale può valutare l'impatto della greedflation a livello degli affitti?</p><p>2. Come considera il rischio di un aumento generale accelerato degli affitti a seguito delle pigioni indicizzate?</p><p>3. Cosa intende fare il Consiglio federale per evitare una spirale ascendente degli affitti dovuta all'inflazione?</p><p>4. Che misure prevede il Consiglio federale per evitare che i locatori abusino della crisi per aumentare illecitamente i propri guadagni?</p><p>5. Cosa intende fare il Consiglio federale per evitare che gli aumenti degli affitti portino a delle perdite di abitazioni per coloro che non possono permettersele vista la stagnazione dei salari o il loro aumento a un tasso inferiore a quello dell'inflazione?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. È difficile stabilire che influenza sugli affitti abbia l’inflazione dovuta a un aumento temporaneo dei margini di guadagno delle aziende, e questo per diversi motivi. In primo luogo, non esiste una base di dati che permetta di valutare la situazione dei margini delle aziende in modo tempestivo e definitivo. È noto, tuttavia, che il loro aumento sia un fenomeno temporaneo (cfr. parere del Consiglio federale relativo al postulato 23.3570 Bendahan). Le indagini qualitative sulle imprese condotte dalla Banca nazionale svizzera (BNS), ad esempio, indicano che attualmente la situazione in tal senso si sta normalizzando.&nbsp;</p><p>In secondo luogo, nell’attuale contesto normativo, l’inflazione può avere un impatto sugli affitti sia diretto (il 40&nbsp;% dell’inflazione può ricadere sugli affitti, ma non si conosce effettivamente la portata delle ripercussioni) sia indiretto: se la BNS aumenta i tassi guida a causa dell’inflazione, dopo un certo tempo anche il tasso di interesse di riferimento salirà, legittimando così i proprietari ad aumentare gli affitti. Di conseguenza, se l’inflazione cresce a causa dell’incremento dei margini di guadagno, un aumento degli affitti è un’ipotesi plausibile ma è difficile quantificarne l’entità.&nbsp;</p><p>2. È altresì difficile valutare in che misura le pigioni indicizzate porteranno a una crescita più accentuata degli affitti. Il Consiglio federale non è a conoscenza del numero delle pigioni indicizzate sul totale dei contratti di locazione, ma nel settore della locazione abitativa la quota è piuttosto ridotta. L’entità dell’indicizzazione delle pigioni in base all’indice nazionale dei prezzi al consumo (IPC) è stabilita nei singoli contratti, considerato che la progressione dell’indice può ripercuotersi fino al 100&nbsp;per cento. Inoltre, come già spiegato, anche gli affitti basati sul tasso di interesse di riferimento aumentano con l’inflazione, e in caso di aumento dei tassi ipotecari possono subire un rialzo decisamente maggiore rispetto alle pigioni indicizzate. Nel complesso, quindi, non è chiaro quale sia la differenza nell’andamento delle pigioni tra i diversi tipi di locazione e in quali situazioni, e non è neanche possibile determinare quanto le pigioni indicizzate contribuiscano all’aumento generale degli affitti.</p><p>3. L’incremento degli affitti accresce l’inflazione, che a sua volta fa aumentare gli affitti (come spiegato sopra). È quindi inevitabile che si assista a una certa controreazione, nonostante l’effetto diretto di ritorno non sia particolarmente pronunciato. Nell’anno in corso gli affitti delle abitazioni rappresentano una quota del 18,625&nbsp;per cento nel paniere dell’IPC. Se le pigioni medie (e quindi l’indice degli affitti) aumentano dell’1&nbsp;per cento, l’indice nazionale dei prezzi al consumo aumenta di poco meno dello 0,19&nbsp;per cento. Poiché il 40&nbsp;per cento dell’inflazione può essere trasferito sugli affitti, questi ultimi potrebbero aumentare di un ulteriore 0,07&nbsp;per cento. Il Consiglio federale non intende modificare il contesto normativo esistente, in particolare il diritto di locazione, anche perché gli ultimi tentativi di revisione dello stesso sono stati respinti in Parlamento o dal Popolo, pur comprendendo sia modelli di indicizzazione che altri modelli di affitti. Spetta alla BNS il compito di assicurare la stabilità dei prezzi sulla base del suo mandato di politica monetaria.</p><p>4. L’attuale definizione di rendimento massimo ammissibile rimane in vigore, ma poiché dipende dal livello del tasso di interesse di riferimento, con la progressione del tasso aumenta anche il rendimento consentito. Gli inquilini possono appellarsi all’organo di conciliazione per qualsiasi aumento dell’affitto.&nbsp;</p><p>5. Il Consiglio federale presta la massima attenzione all’evoluzione della situazione. Per le famiglie con un reddito particolarmente basso, a partire dal 1°&nbsp;gennaio 2023 ha adeguato i contributi massimi per le pigioni nel quadro delle prestazioni complementari e delle rendite AVS/AI in base all’indice misto. Inoltre, la Confederazione sostiene i committenti della costruzione di utilità pubblica attraverso due crediti quadro, uno per l’ulteriore aumento del Fondo di rotazione, l’altro per gli impegni eventuali nella promozione dell’alloggio.</p>