<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale viene invitato ad esaminare la sospensione dell'acquisto e della vendita di armi e materiale bellico da/a Paesi del Vicino Oriente e la cooperazione tecnico-militare con essi, in quanto sono coinvolti nel conflitto tra Israele e il popolo palestinese, oppure hanno una connessione militare con questo conflitto, in quanto e fin tanto che questi Stati non adempiono ai loro obblighi sanciti dalle risoluzioni n° 242 e n° 338 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, dalle Convenzioni di Ginevra e dall'accordo internazionale sui diritti dell'uomo, che anch'essi hanno ratificato.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Una sospensione generale del commercio di beni militari e della collaborazione tecnico-militare con i Paesi del Vicino Oriente comporterebbe notevoli conseguenze per la Svizzera a livello economico e militare. Ciò limiterebbe inoltre il margine di manovra del Consiglio federale nel contenimento delle tasse.</p><p>Attualmente le esportazioni di materiale bellico sono valutate singolarmente e in molti casi vengono anche respinte, in particolare per quanto concerne Paesi come Iran, Iraq, Siria o Israele. Sebbene non sussista un divieto totale, possono essere respinte per violazioni delle risoluzioni ONU, delle disposizioni della Convenzione di Ginevra o delle regolamentazioni internazionali sui diritti umani o per altre ragioni.</p><p>Nell'applicazione delle disposizioni legislative sul materiale bellico, in particolare dell'articolo 5 OMB (Criteri per l'autorizzazione di affari con l'estero), il Consiglio federale intende perseguire una prassi coerente, che tenga conto di tutti gli interessi in gioco. L'esame individuale delle domande presentate consente di trovare una soluzione tempestiva, a breve termine e adeguata alle circostanze, nonché di prendere in considerazione anche altri aspetti relativi a ogni singolo territorio, quali il tipo di materiale bellico, il significato economico della transazione, la situazione nazionale dei diritti umani. La sospensione globale di tutte le forniture di armi e di materiale bellico e l'interruzione di ogni forma di collaborazione tecnico-militare con un grande territorio di questo genere risulta troppo rigida e corrisponderebbe poco ai principi della politica estera svizzera, tanto quanto un'apertura illimitata a questi medesimi Paesi delle esportazioni di armi e di materiale bellico. Inoltre, secondo quanto risulta al Consiglio federale, nessun altro Stato che partecipa insieme alla Svizzera al regime di controllo delle esportazioni ha adottato una regolamentazione altrettanto restrittiva.</p><p>Per quanto concerne la collaborazione tecnico-militare con i Paesi del Vicino Oriente, in particolare con Israele, e l'importazione di materiale bellico da questi paesi, il Consiglio federale mantiene il riserbo. A causa delle esigenze specifiche dell'esercito e dell'offerta internazionale permane tuttavia la necessità di forniture militari puntuali.</p><p>L'autorità di rilascio delle autorizzazioni del Seco ritiene sbagliata l'osservazione sollevata nella motivazione del postulato, secondo cui la Svizzera sviluppa armi insieme a Israele, che quest'ultimo utilizza per esecuzioni extragiudiziali proibite dal diritto internazionale. Inoltre, per quanto riguarda le armi leggere esportate in Israele, si è trattato di armi singole per privati, acquistate a fini di autodifesa, collezionismo o sport (recentemente nel 2002 un'arma del valore di 6 000 franchi è stata venduta a un collezionista; informazioni più dettagliate sono contenute nella risposta del Consiglio federale del 24 settembre 2004 all'interpellanza Dupraz del 17 giugno 2004 [04.3363]).</p><p>La sospensione del commercio di armi e di materiale bellico con tutto il territorio del Vicino Oriente comporterebbe non soltanto una violazione della procedura d'autorizzazione seguita finora in questo ambito, ma anche una grave perdita della reputazione della Confederazione quale partner commerciale affidabile. Anche il rifiuto di singole domande comporta questo rischio, ma in misura molto più limitata.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.