<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Domanda 1: Il Consiglio federale ha inventariato, o è pronto ad inventariare, i danni inflitti ai progetti da esso sostenuti direttamente o indirettamente, tramite il finanziamento di organizzazioni partner?</p><p></p><p>Risposta: Il Consiglio federale constata con rammarico che la spirale della violenza in Vicino Oriente ha recentemente dato adito a devastazioni talvolta gravi di beni e infrastrutture palestinesi finanziati dalla Comunità internazionale, Svizzera compresa. L'obiettivo di tali finanziamenti era, in origine, il rafforzamento della stabilità e del carattere democratico dell'Autorità palestinese (AP). Tale obiettivo è stato messo in forse dalle devastazioni avvenute.</p><p></p><p>Non è possibile fare l'inventario dei danni materiali inflitti alle attività sostenute dalla Svizzera, perché nell'ambito dei programmi non si finanziano prioritariamente le strutture, bensì la formazione, le consulenze, gli studi, i lavori di ricerca e le prestazioni di servizi. Il programma sostenuto dalla Svizzera ha quindi subito danni materiali inferiori a quelli dei programmi di altri Stati donatori.</p><p></p><p>La situazione attuale, tuttavia, non è priva di ripercussioni finanziarie per tutti gli aspetti della cooperazione, poiché la realizzazione e la direzione dei programmi richiedono più tempo e mezzi più ingenti. Inoltre, sia nel settore della sicurezza sia nel settore umanitario, la crisi ha occasionato nuove spese per la copertura di bisogni supplementari insorti nei territori occupati.</p><p></p><p>Nell'ambito del programma finanziato dalla Svizzera i "danni" possono essere classificati come segue:</p><p></p><p>a) Palestinian Central Bureau of Statistics (PCBS), Ramallah</p><p>L'esercito israeliano è penetrato nell'edificio che ospita gli uffici di questa istituzione dell'Autorità palestinese (AP) agli inizi del mese di dicembre 2001 e ha distrutto o depredato diversi documenti ed elementi informatici (dischi duri ecc.). Anche i locali sono stati danneggiati. L'esercito israeliano ha giustificato la perquisizione con la ricerca di informazioni relative ad attività terroristiche. La Svizzera (come del resto altri Paesi donatori) è intervenuta presso le autorità israeliane, deplorando tali perquisizioni.</p><p>La Svizzera, insieme ad altri donatori, sostiene il lavoro del PCBS da oltre sei anni. Il contributo è finalizzato al rilevamento trimestrale di dati sul mercato del lavoro e dell'impiego; anche il censimento della popolazione (effettuato nel 1999) era stato in gran parte finanziato dalla Svizzera. Questi documenti di lavoro sono intatti. Nonostante abbia registrato un certo ritardo, il PCBS prosegue la sua attività e può utilizzare il materiale in questione.</p><p></p><p>b) Ex-Detainees Rehabilitation Programme, Ministry of ex-detainees and prisoners affairs, Ramallah</p><p>La Svizzera sostiene questo programma dal 1995, in collaborazione con l'UE. A metà gennaio 2002, l'esercito israeliano ha occupato l'edificio in cui il programma affitta i propri locali per trasformarlo in posto di controllo militare. L'edificio si trova a poca distanza dal quartiere generale del presidente dell'Autorità palestinese, zona che non di rado, quindi, è chiusa. Durante l'occupazione militare, il mobilio degli uffici e parte del materiale informatico sono stati distrutti o danneggiati. Il finanziamento svizzero, tuttavia, concerne soprattutto le prestazioni di servizio del programma (formazione professionale, assistenza alle famiglie ecc.), per cui i danni materiali subiti sono di lieve entità.</p><p></p><p>Anche in questo caso il programma continua a funzionare, nonostante qualche ritardo.</p><p></p><p>c) Altre ripercussioni negative per i partner del progetto</p><p>Finora i nostri partner non ci hanno segnalato altri danni; tutti, sia l'Autorità palestinese, sia le ONG, proseguono le loro attività in condizioni estremamente difficili e sanno adattarsi ai cambiamenti della situazione. La principale difficoltà che i nostri partner devono affrontare- e che è anche la causa principale dei ritardi e dell'aumento dei costi di allestimento dei progetti - sono le restrizioni imposte alla libertà di movimento dei Palestinesi all'interno dei territori come pure tra Israele e i territori occupati. I Palestinesi possono varcare numerosi posti di blocco soltanto a piedi, le lunghe code sono all'ordine del giorno e gli orari di passaggio imprevedibili. Tali condizioni inducono importanti ritardi e, naturalmente, costi supplementari.</p><p>Queste circostanze intralciano notevolmente il lavoro dei nostri partner, complicando, se non addirittura rendendo impossibile, l'accesso dei beneficiari alle prestazioni di servizio. Di conseguenza il rapporto costo/utile nei differenti progetti si è deteriorato.</p><p></p><p>Per quanto riguarda i progetti nell'ambito della promozione della pace (rispetto dei diritti dell'uomo nei Territori palestinesi e in Israele, rifugiati, misure volte a ristabilire la fiducia reciproca e il dialogo), i partner conoscono le stesse difficoltà. Le conseguenze della seconda Intifada sono difficilmente quantificabili.</p><p></p><p>d) Ripercussioni per il lavoro del Segretariato di Stato dell'economia (Seco)</p><p>In seguito all'inasprimento delle tensioni politiche dal 2000 in poi, si sono dovute sospendere le attività dell'Iniziativa svizzera per il commercio in Vicino Oriente e in Africa del Nord (STIMENA), lanciata nel 1994 in occasione del vertice di Casablanca e volta ad esaminare i mezzi di potenziamento della cooperazione economica tra i Pesi della regione. Il programma è stato bloccato, senza per altro occasionare danni materiali o licenziamenti.</p><p></p><p>e) Ripercussioni per il lavoro dell'ufficio della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC)</p><p>Benché teoricamente il personale svizzero dell'ufficio della DSC a Gerusalemme goda di libertà di movimento grazie allo statuto diplomatico, la situazione influisce negativamente sull'efficienza del lavoro. Oltre alle perdite di tempo ai posti di blocco, le visite ai progetti e le discussioni sono spesso annullate all'ultimo momento o rinviate per motivi di sicurezza. Inoltre la DSC ha sopportato esborsi supplementari ingenti per rafforzare la sicurezza.</p><p></p><p>Domanda 2: Il Consiglio federale intende esigere un risarcimento dai responsabili di tali danni?</p><p></p><p>Risposta: Le infrastrutture e i beni finanziati dai donatori non appartengono a chi li ha sovvenzionati, bensì ai partner - che si tratti di istituzioni dell'Autorità palestinesi o di organizzazioni private - e devono essere utilizzati conformemente agli obiettivi del progetto. </p><p></p><p>In quanto Paese donatore, la Svizzera non può esigere il risarcimento dei danni subiti dai progetti da essa sostenuti nei Territori palestinesi, poiché non sussiste alcun legame diretto di causalità: la prestazione della Svizzera si è conclusa al momento della consegna delle donazioni alle istituzioni dell'Autorità palestinese e alle organizzazioni partner. Le infrastrutture costruite e i progetti allestiti da queste ultime grazie al finanziamento ottenuto hanno soltanto un legame indiretto con la Svizzera.</p><p></p><p>Domanda 3: Quali misure conta prendere il Consiglio federale per la continuazione dei progetti umanitari e di cooperazione allo sviluppo, date le devastazioni commesse e gli ostacoli posti alla loro realizzazione?</p><p></p><p>Risposta: Il Consiglio federale non constata, per il momento, alcuna necessità di ristrutturazione di fondo del programma svizzero di cooperazione e di aiuto umanitario.</p><p></p><p>La Svizzera non parteciperà alla ricostruzione generale delle infrastrutture distrutte. La DSC continuerà gli investimenti nelle attività di formazione e di consulenza, nella realizzazione di studi e lavori di ricerca e in altre prestazioni di servizi, come pure i contributi ai programmi dell'Ente soccorso e lavori delle Nazioni Unite per i profughi della Palestina nel Vicino Oriente (UNRWA), del CICR e di varie ONG.</p><p></p><p>Nell'ambito dell'impegno della Svizzera per il rispetto del diritto internazionale umanitario, il capo della Direzione politica ha effettuato di recente un viaggio nella regione, durante il quale ha presentato proposte concrete alle diverse parti. La Divisione politica IV intende mantenere le proprie attività di promozione della pace e la partecipazione alla TIPH (Temporary International Presence in Hebron).</p>  Risposta del Consiglio federale.