<h2>SubmittedText<h2><p>Nel quadro dell'attuazione della risoluzione 1325 delle Nazioni Unite mirante ad eliminare qualsiasi forma di discriminazione nei confronti delle donne, il Consiglio federale è incaricato di sottoporre al Parlamento un progetto di servizio civile volontario che consente alle donne che lo desiderano di impegnarsi nelle missioni di promozione e di mantenimento della pace in Svizzera e all'estero.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il servizio civile è stato creato per coloro che considerano il servizio militare contrario alla loro coscienza. Di conseguenza, possono svolgere il servizio civile solamente le persone soggette all'obbligo di prestare servizio militare e le persone abili al servizio militare, indipendentemente dal sesso. Chi è ammesso al servizio civile, uomo o donna, svolge un impiego in base alle medesime regole. Effettivamente dal 1996 sono state ammesse al servizio civile solamente sette donne, ma questo numero esiguo non significa tuttavia che le donne sono discriminate. I fatti dimostrano che le donne non prestano servizio civile per un obbligo statale, ma perché si sono dichiarate pronte a farlo volontariamente. Il diritto in materia di servizio civile non discrimina in alcun modo le donne.</p><p>L'autrice della mozione propone la creazione del servizio civile volontario. Il Consiglio federale respinge questa richiesta. Una simile proposta era stata fermamente respinta dal popolo e dai cantoni pochi anni fa (iniziativa popolare del 10 dicembre 1999 "La solidarietà crea sicurezza. Per un servizio civile volontario per la pace (SCP)", respinta dalla votazione popolare del 2 dicembre 2001). Da allora le condizioni quadro sono rimaste invariate e non è dunque necessario riesaminare la questione. In seguito alla presentazione della suddetta iniziativa popolare, il Consiglio federale ha anzi rafforzato notevolmente il suo impegno di politica pacifica all'estero. Da un lato ha creato il pool svizzero di esperti per la promozione civile della pace (PSEP). Dall'altro ha elaborato una legge federale sulle misure di promozione civile della pace e di rafforzamento dei diritti dell'uomo che le Camere federali hanno approvato e che è entrata in vigore il 1° maggio 2004. Nell'applicazione della suddetta legge, il 17 dicembre 2003 le Camere federali avevano già approvato un primo credito quadro per le misure di gestione civile dei conflitti e di promovimento dei diritti dell'uomo per il periodo 2004-2007. Con il messaggio del 15 giugno 2007 è stato proposto per il quadriennio 2008-2011 un secondo credito quadro per le misure di promozione della pace e di rafforzamento dei diritti umani. Nell'allegato di questo messaggio vi è un rapporto dettagliato dei provvedimenti adottati tra il 2004 e il 2007.</p><p>Nel gennaio 2007 il Consiglio federale ha preso atto del piano d'azione nazionale svizzero per l'attuazione della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza dell'ONU su donne, pace e sicurezza, che tiene conto tra l'altro della richiesta della risoluzione di far partecipare le donne alla promozione militare e civile della pace con pari diritti. Il piano d'azione mira ad un aumento del 40 per cento della percentuale di donne nel PSEP e ad un incremento corrispondente nei distaccamenti. Sono inoltre previsti distaccamenti mirati di esperti in studi di genere nelle organizzazioni, nelle missioni di pace e nei programmi dell'ONU e in altre organizzazioni internazionali.</p><p>Sulla base di queste considerazioni il Consiglio federale respinge non solo la creazione di un servizio civile volontario per tutte le categorie di persone interessate, ma anche la richiesta dell'autrice della mozione di creare un servizio civile volontario solamente per le donne.</p><p>Ad eccezione dei compiti di politica sociale e di sicurezza, in Svizzera la promozione e il mantenimento della pace spettano in primo luogo ai cantoni e ai comuni, che sono sempre molto attivi in tal senso. Vi è inoltre un numero elevato di istituzioni e di progetti privati che si occupano di prevenzione della violenza e di gestione dei conflitti in Svizzera e all'estero. Chi vuole svolgere attività pacifiche ha dunque diverse valide alternative.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.