<h2>SubmittedText<h2><p>La NATO ha dichiarato il cyberspazio un ambito operativo a sé stante. I ministri della difesa degli Stati NATO hanno deciso di trattare gli attacchi a reti di dati alla pari di attacchi compiuti da forze armate di terra, di mare o dell'aria. Ciò avrebbe come conseguenza che gli attacchi informatici potrebbero provocare un "casus foederis", ovvero un caso di alleanza, secondo l'articolo 5 dell'trattato dell'Atlantico del Nord.</p><p>Poiché la Svizzera, e in particolare la sua piazza economica, industriale, finanziaria, scientifica e di ricerca, è da tempo vittima di attacchi informatici internazionali - così come lo è stata di recente la RUAG - è indispensabile adottare misure di difesa coerenti e incisive.</p><p>In qualità di Stato neutrale con un elevata attrattiva per attacchi internazionali, la Svizzera deve anch'essa prendere atto del fatto che la cyber defense costituisce un aspetto attuale e potenzialmente pericoloso per i nostri interessi in materia di politica di sicurezza; necessita quindi di particolare attenzione e misure mirate. </p><p>In considerazione della dichiarazione della NATO e dell'attuale situazione di pericolo nel cyberspazio, invito il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti: </p><p>1. Come garantisce il Consiglio federale che, sulla base di tali sviluppi, sarà attribuita la necessaria priorità alla cyber defense?</p><p>2. In considerazione degli interessi in materia di sicurezza della Svizzera, come giudica il Consiglio federale la dichiarazione della NATO che rende il cyberspazio un ambito operativo a sé stante - e che quindi in caso di attacco a quest'ultimo richiede una reazione pari a quella in caso di attacchi da parte di forze armate di terra, di mare o dell'aria? </p><p>3. Quali sono le possibili ripercussioni di tale dichiarazione della NATO sugli interessi della Svizzera in materia di politica estera e di politica di sicurezza?</p><p>4. In che modo il Consiglio federale intende integrare questi sviluppi nella discussione politica?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nel nuovo rapporto sulla politica di sicurezza il Consiglio federale ha effettuato un'analisi dettagliata delle minacce e dei pericoli attuali. Nel rapporto giunge alla conclusione che negli ultimi anni la situazione di minaccia è in parte cambiata radicalmente; ciò vale in particolare per la portata delle attività illegali e per gli attacchi nel cyberspazio. Il Consiglio federale risponde come segue alle singole domande:</p><p>1. Il Consiglio federale è consapevole dell'importanza del cyberspazio in materia di politica di sicurezza e negli ultimi anni ha già attuato diverse misure per migliorare la protezione della Svizzera dalle cyberminacce. Dal 2012 esiste la Strategia nazionale per la protezione della Svizzera contro i cyber-rischi (SNPC), la cui efficacia sarà verificata nel corso di quest'anno. In tale ambito è stata rafforzata anche la collaborazione con i cantoni e terzi, in particolare con i gestori di infrastrutture critiche (ad esempio nel quadro della Rete integrata Svizzera per la sicurezza). Secondo la nuova legge sul servizio informazioni, nel settore dell'intelligence saranno sviluppate e ampliate le capacità in ambito cyber. Anche l'esercito sta migliorando le proprie capacità in materia di protezione dagli attacchi informatici. Vista la natura prettamente transfrontaliera del cyberspazio, il Consiglio federale ritiene che la cooperazione internazionale per minimizzare i cyber-rischi sia importante e intende rafforzarla. Un obiettivo in materia di politica estera e di sicurezza è la creazione di una normativa internazionale per l'utilizzo del cyberspazio allo scopo di limitare l'occorrenza di conflitti a causa di un cyberattacco. Tale normativa si fonda sul diritto internazionale e su norme comportamentali a livello politico come, ad esempio, misure volte a rafforzare la fiducia.</p><p>2. Il Consiglio federale non commenta le dichiarazioni e le azioni della NATO. È comprensibile che anche all'interno della NATO l'ambito cyber acquisti un'importanza sempre maggiore. Ciò corrisponde alla politica e al modo di procedere attuali di numerosi Stati, in seno e al di fuori della NATO.</p><p>3. Non vi sono ripercussioni dirette sulla politica estera e di sicurezza della Svizzera. Tuttavia, il cyberspazio fa parte di quei temi per cui la Svizzera è interessata allo scambio di informazioni con la NATO e i suoi Stati membri nonché con altre organizzazioni e Stati. La Svizzera intrattiene, tra l'altro, uno scambio con il centro di ricerca e di competenza a Tallin (Nato Cooperative Cyber Defense Centre of Excellence) e partecipa all'elaborazione di un manuale per l'applicazione del diritto internazionale nel cyberspazio.</p><p>4. Con la pubblicazione del nuovo rapporto sulla sicurezza le considerazioni del Consiglio federale sui conflitti e la difesa confluiranno nella discussione politica. È innegabile che i cyberattacchi giochino un ruolo importante in tale ambito. La Svizzera segue inoltre gli sviluppi nell'ambito cyber a livello diplomatico e promuove lo scambio politico nel quadro di processi multilaterali, conferenze internazionali, consultazioni in materia di politica di sicurezza e altre iniziative diplomatiche.</p>  Risposta del Consiglio federale.