<h2>SubmittedText<h2><p>In Svizzera, numerosi attori dell'ambito politico e sindacale affermano che stiamo assistendo a una riduzione delle imposte, uno smantellamento della sicurezza sociale e allo sviluppo di un ultraliberismo deleterio. Aggiungono che nel confronto internazionale la nostra aliquota fiscale è bassa. Un'attenta analisi dei grandi aggregati macro-economici del nostro Paese rivela che ciò non corrisponde al vero. Gli indicatori dell'OCSE mostrano invero che la Svizzera si situa tra i Paesi membri con gli oneri fiscali più bassi. Occorre però sapere che nelle sue statistiche relative al nostro Paese l'OCSE non include i contributi obbligatori versati privatamente che in quasi tutti gli altri Paesi vengono prelevati passando dallo Stato. Per avere un'immagine realistica dei nostri contributi obbligatori, invitiamo il Consiglio federale a fornirci le seguenti informazioni per il periodo dal 2000 al 2014:</p><p>1. In Svizzera a quanto sarebbero ammontati questi contributi se, oltre alle imposte, alle tasse e ai contributi versati a Confederazione, cantoni e comuni, come pure alle assicurazioni sociali, si fosse tenuto conto di tutti gli importi obbligatori versati a istituzioni di diritto privato per la previdenza professionale, l'assicurazione malattia per le cure di base o per gli assegni familiari?</p><p>2. Di quanto sarebbero aumentati annualmente i contributi obbligatori in senso lato come definiti alla domanda 1?</p><p>3. Quale sarebbe stata l'evoluzione annua del reddito disponibile delle economie domestiche, sempre secondo gli stessi criteri?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. L'aliquota fiscale è pari alla percentuale, in termini nominali, del prodotto interno lordo (PIL) generato dal gettito fiscale effettivo (imposte e contributi alle assicurazioni sociali pubbliche). Comprende il totale delle imposte incamerate da Confederazione, cantoni e comuni nonché i contributi versati alle assicurazioni sociali (AVS, AI, IPG, AD), gli assegni familiari nell'agricoltura e l'assicurazione maternità del cantone di Ginevra. Nonostante siano obbligatori, i contributi alle casse malati, alle assicurazioni contro gli infortuni e alle casse pensioni non vengono conteggiati poiché, conformemente ai principi del sistema europeo dei conti nazionali e regionali (SEC), in Svizzera dette istituzioni sono considerate quali imprese pubbliche o private e non rientrano dunque nel settore delle amministrazioni pubbliche. Per determinare l'aliquota fiscale, l'Amministrazione federale delle finanze si fonda sui dati della statistica finanziaria, calcolati in base alle direttive internazionali. I dati corrispondono alle entrate fiscali pubblicate dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE). In questo modo viene garantita la comparabilità con le aliquote fiscali degli altri Paesi membri dell'OCSE.</p><p>L'aliquota fiscale corrisponde alla parte del PIL che le amministrazioni pubbliche riscuotono attraverso imposte e contributi alle assicurazioni sociali per l'adempimento dei compiti statali. Dato che, in virtù dei principi di settorizzazione del SEC applicabili in maniera uniforme nell'UE e in Svizzera, i diversi settori pubblici comprendono compiti differenti, l'aliquota fiscale non può essere interpretata quale quota dei contributi obbligatori a carico dei cittadini di uno Stato. Nelle "Revenue Statistics" dell'OCSE, le tabelle sui "Financing social benefits" comprendono non solo i contributi alle assicurazioni sociali pubbliche, ma anche i contributi obbligatori prelevati in questo campo a favore del settore privato per tutti i Paesi: <a href="http://www.oecd-ilibrary.org/fr/taxation/revenue-statistics_19963726">http://www.oecd-ilibrary.org/fr/taxation/revenue-statistics_19963726</a>. L'OCSE inoltre dal 2010 calcola un indicatore comparativo dei contributi obbligatori. Questi dati permettono un raffronto internazionale migliore e una stima più precisa dell'aliquota dei contributi obbligatori rispetto alla mera aliquota fiscale: <a href="http://www.oecd.org/fr/fiscalite/politiques-fiscales/tax-database.htm">http://www.oecd.org/fr/fiscalite/politiques-fiscales/tax-database.htm#NTCP</a>).</p><p>La tabella 1 presenta l'aliquota fiscale e una stima dell'aliquota dei contributi strettamente obbligatori e quasi obbligatori per gli anni tra il 2000 e il 2014. I dati attualmente disponibili non consentono di distinguere tra i contributi obbligatori e sovraobbligatori versati dai lavoratori salariati e dai datori di lavoro per la previdenza professionale (secondo pilastro). Secondo il rapporto IDA FISO (1996), nell'aliquota dei contributi strettamente obbligatori, circa il 40 per cento dei contributi alla previdenza professionale sono considerati obbligatori. Nell'aliquota dei contributi quasi obbligatori si considerano tutti i contributi della previdenza professionale, poiché gli assicurati non possono sottrarsi al versamento della parte sovraobbligatoria. Nel periodo considerato, le cifre risultanti dalle due nuove aliquote presentano rispetto all'aliquota fiscale un divario che oscilla tra 6 e 8 punti percentuali per i contributi obbligatori e tra 10 e 12 punti percentuali per i contributi quasi obbligatori.</p><p>Per permettere confronti internazionali, le statistiche degli altri Stati membri dell'OCSE andrebbero modificati in modo analogo. Nel 2013, le due nuove aliquote stimate secondo la definizione proposta nell'interpellanza sono superiori alla media dell'aliquota fiscale dei Paesi dell'OCSE (tabelle 2).</p><p>2. Secondo la definizione proposta nell'interpellanza, nel periodo compreso tra il 2000 e il 2014 i contributi obbligatori hanno registrato un tasso di crescita medio annuo del 2,6 per cento, i contributi quasi obbligatori del 2,8 per cento (tabelle 3). Il tasso di crescita di tali contributi in termini nominali risulta quindi superiore a quello del PIL (più 2,4 per cento all'anno). I contributi obbligatori non compresi nella definizione dell'aliquota fiscale (più 4 per cento all'anno) e i contributi sovraobbligatori della previdenza professionale (più 3,8 per cento all'anno) sono aumentati maggiormente rispetto al gettito fiscale (più 2,3 per cento all'anno). Per quanto riguarda i contributi strettamente obbligatori, questa crescita dinamica si spiega principalmente con l'aumento dei premi netti dell'assicurazione malattia e dei contributi alla previdenza professionale.</p><p>3. Il reddito disponibile delle economie domestiche (tabelle 4) esprime la quota del reddito primario (reddito del lavoro e della sostanza delle economie domestiche) globale che rimane a disposizione di un'economia domestica dopo il computo dei trasferimenti ricevuti e la deduzione dei contributi obbligatori versati. L'evoluzione nel periodo compreso tra il 2000 e il 2013 mostra una crescita della quota di reddito disponibile sul reddito primario totale, quota che è passata dall'81 all'82,4 per cento. Nello stesso periodo, la quota del reddito primario destinata alle imposte non ha praticamente subito modifiche (da 14 a 14,2 per cento), mentre gli oneri sociali sono passati dal 28,2 al 30,2 per cento. Tale effetto negativo sul reddito disponibile è tuttavia largamente compensato dall'aumento delle prestazioni sociali a favore delle economie domestiche, passate dal 23,1 al 26,7 per cento. Nel periodo dal 2000 al 2013 il reddito netto disponibile è aumentato in media del 2,4 per cento ogni anno.</p><p>Gli interventi che contengono grafici o tabelle possono essere scaricati da: Attività parlamentare / Curia Vista / Interventi che contengono grafici o tabelle.</p>  Risposta del Consiglio federale.