<h2>SubmittedText<h2><p>Da inizio anno oltre 23 000 migranti sono giunti in Italia attraverso il Mediterraneo, un numero tre volte superiore a quello registrato nello stesso periodo del 2013. Si stima che in Libia tra 400 000 e 600 000 persone siano in attesa della traversata verso l'Italia.</p><p>L'Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione europea (Frontex), cui anche la Svizzera aderisce tramite l'Accordo di Schengen, deve attenersi a nuove regole per quanto riguarda gli interventi Frontex alle frontiere esterne marittime dell'UE. Queste regole vietano in particolare le operazioni "push back", ossia i respingimenti dei barconi di clandestini verso l'Africa. I poliziotti di frontiera degli Stati UE e i collaboratori di Frontex sono inoltre tenuti, all'occorrenza, a permettere agli occupanti dei barconi di accedere all'assistenza medica, ai servizi di traduzione e alla consulenza legale. In una tale situazione diventerà praticamente impossibile fermare alle frontiere marittime il flusso di migranti provenienti dall'Africa. </p><p>Il Consiglio federale è pertanto disposto a potenziare i controlli di confine nel canton Ticino, impiegando eventualmente unità dell'esercito?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'elevato numero di migranti che arriva in Italia rappresenta una sfida per tutta l'Europa. È dunque necessario cercare soluzioni comuni a livello europeo. Gli accordi di Schengen e Dublino offrono in questo ambito le condizioni adeguate.</p><p>Il regolamento europeo, menzionato dall'autore dell'interpellanza, recante norme per la sorveglianza delle frontiere marittime esterne nel contesto della cooperazione operativa coordinata da Frontex è stato notificato alla Svizzera il 26 maggio 2014 come sviluppo dell'acquis di Schengen. Questo regolamento non contiene tuttavia nuovi obblighi per gli Stati Schengen, dato che sostituisce unicamente per motivi procedurali una decisione del Consiglio europeo emanata quattro anni fa e adottata nell'intero spazio Schengen su ordine della Corte di giustizia europea. Inoltre, le regole contenute nel regolamento e relative alle missioni coordinate da Frontex concretizzano, in linea di massima, le norme di diritto internazionale già vigenti per i salvataggi e i recuperi marittimi. Gli accordi internazionali e le prescrizioni per i salvataggi e i recuperi di questo tipo mantengono la propria validità.</p><p>Nel quadro dell'operazione "Mare Nostrum", avviata nell'autunno 2013, la Marina italiana sorveglia costantemente il territorio marittimo tra Libia e Italia, facilitando così gli attraversamenti. Di conseguenza, nell'inverno 2013/14 gli sbarchi non hanno subito l'abituale interruzione. Da aprile 2014 si è registrato un nuovo aumento di arrivi: fino al 19 giugno in Sud Italia sono sbarcate oltre 53 000 persone. Nei periodi di bel tempo, le navi partecipanti all'operazione "Mare Nostrum" sono spesso confrontate con l'arrivo di alcune migliaia di migranti in poche ore. Dal punto di vista logistico la situazione è insostenibile. Considerando i potenziali i migranti presenti in Libia, per i prossimi mesi si prevede un numero di sbarchi simile a quello registrato finora. La maggior parte di questi migranti non rimane in Italia, ma continua il proprio viaggio verso l'Europa centrale e settentrionale. Al momento la Svizzera non rientra tra le principali destinazioni.</p><p>Il corpo delle guardie di confine (Cgcf) e le autorità cantonali adottano già ora tutte le misure legali possibili al fine di garantire la protezione del confine meridionale svizzero.</p><p>Il Cgcf valuta costantemente la situazione ed è pronto ad affrontare eventuali cambiamenti al confine meridionale impiegando personale di rinforzo nel quadro di operazioni supplementari. Inoltre si sta adoperando per individuare i passatori che agiscono in modo professionale e sono organizzati in bande nonché il loro modus operandi; in questo senso sono state avviate operazioni specifiche. Oltre a queste operazioni di rafforzamento del personale, il Cgcf ha adottato altre misure che vanno da maggiori e migliori analisi della videosorveglianza fino a una collaborazione ancora più intensa con le autorità cantonali e federali.</p><p>Da molti anni il Cgcf collabora strettamente con l'esercito, in particolare nei settori della sorveglianza aerea (con elicotteri muniti di sistema a infrarossi FLIR e ricognitori telecomandati), del trasporto aereo nonché del supporto logistico. Per contro, vista la formazione carente in materia di migrazione e di polizia di confine, un impiego delle unità dell'esercito per controlli di confine civili è considerato inadeguato.</p><p>La lotta contro la migrazione illegale, la tratta di esseri umani e la criminalità transfrontaliera è anche il principale obiettivo della strategia integrata globale di gestione delle frontiere a livello svizzero (IBM). Questa strategia garantisce una collaborazione ancora più stretta tra le autorità federali coinvolte e i cantoni. La sua attuazione avverrà sulla base di un piano d'azione approvato dal Consiglio federale il 2 luglio 2014.</p><p>La cooperazione di polizia con l'Italia sarà perfezionata con l'entrata in vigore del nuovo accordo del 14 ottobre 2013 tra il Consiglio federale svizzero e il governo della Repubblica italiana.</p>  Risposta del Consiglio federale.