<h2>SubmittedText<h2><p>Dall'inizio degli anni 2000, nonostante la "liberalizzazione" della prassi d'investimento, si osserva che i rendimenti del fondo AVS sono relativamente modesti rispetto al passato. Dato che si tratta della gestione del fondo AVS, chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Come valuta il livello globale del rendimento del fondo AVS degli scorsi dieci anni, in particolare se paragonato a quello dei capitali delle altre assicurazioni sociali, ad esempio la previdenza professionale o l'assicurazione contro gli infortuni? La performance è inferiore? Se sì, quali misure possono essere prese in considerazione per ovviare a questo deficit?</p><p>2. Vi è un legame tra i rendimenti ottenuti e i mezzi impiegati, segnatamente in termini di personale, per la gestione del fondo?</p><p>3. I crediti concessi dal fondo AVS all'assicurazione invalidità sono conformi alle condizioni di mercato, cioè non peggiorano i risultati dell'AVS a vantaggio dell'AI?</p><p>4. Per ottimizzare la gestione dei fondi delle assicurazioni sociali, non sarebbe opportuno considerare altri modelli, ad esempio l'introduzione di una cassa nazionale delle assicurazioni sociali che raggruppi intorno al nucleo composto da AVS-AI-IPG l'assicurazione contro la disoccupazione e gli assegni familiari?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Negli scorsi dieci anni (2002-2011) il fondo di compensazione, responsabile della gestione finanziaria e patrimoniale dell'assicurazione per la vecchiaia e i superstiti (AVS), dell'assicurazione per l'invalidità (AI) e delle indennità di perdita di guadagno (IPG), ha conseguito un rendimento medio del 2,2 per cento. Dal confronto delle performance delle casse pensioni dell'Associazione svizzera delle istituzioni di previdenza emergono valori medi tra lo 0,8 per cento (valori minimi) e il 3,1 per cento (valori massimi) e un valore mediano del 2,4 per cento. Nello stesso periodo, la SUVA ha registrato una performance analoga a quella dei migliori istituti di previdenza. Considerando queste cifre va tenuto presente che il fondo di compensazione ha seguito una strategia più prudente della media delle casse pensioni; nel raffronto il rapporto tra rendimento e rischio del fondo è quindi risultato buono.</p><p>Il confronto trasversale degli ultimi tre anni (2009-2011) rivela un rendimento medio del 5,6 per cento per il fondo di compensazione e un valore mediano del 4,9 per cento per le casse pensioni. La decisione del consiglio d'amministrazione del fondo di compensazione di limitare la volatilità anche nei mercati finanziari suscettibili di oscillazioni e di introdurre un budget di rischio per una gestione globale del rischio d'investimento più consona ai mercati si è rivelata decisamente fruttuosa nel periodo in questione.</p><p>Confrontando i risultati del fondo di compensazione con quelli di altri investitori istituzionali occorre sempre considerare che l'orizzonte d'investimento del fondo è nettamente più corto e il suo afflusso di capitali è soggetto a forti oscillazioni stagionali. Ne consegue un maggiore fabbisogno di liquidità, che limita il potenziale rendimento soprattutto in periodi caratterizzati da bassi tassi d'interesse sui mercati monetari.</p><p>2. Le spese di gestione patrimoniale (inclusa la tassa di bollo) del fondo di compensazione ammontano allo 0,22 per cento del patrimonio investito e sono quindi nettamente al di sotto della media delle maggiori casse pensioni, che, secondo uno studio commissionato dall'Ufficio federale delle assicurazioni sociali, registrano spese di gestione pari allo 0,41 per cento del patrimonio investito. Questo è tra l'altro sicuramente riconducibile al fatto che il fondo di compensazione rinuncia a investire in prodotti tendenzialmente più cari, come gli "hedge fund" e i fondi di "private equity".</p><p>La strategia di puntare maggiormente sulla gestione interna degli investimenti ha certamente comportato costi interni più elevati, ma i costi complessivi sono diminuiti di circa un terzo. Non è possibile determinare se vi sia un nesso causale tra personale impiegato e rendimenti ottenuti. Si può tuttavia costatare che gli anni in cui la gestione interna è stata ampliata coincidono con quelli in cui sono state registrate le migliori performance (cfr. risposta alla prima domanda).</p><p>3. Nella sua risposta all'interpellanza Schenker Silvia 11.3440, "Debito AI. Interessi passivi", del 10 giugno 2011 il Consiglio federale aveva già spiegato che la conformità alle condizioni di mercato si riferisce al tasso d'interesse che l'AI avrebbe dovuto pagare se avesse dovuto contrarre un prestito sul libero mercato dei capitali. Il tasso d'interesse è stato pertanto fissato per l'intero periodo al 2 per cento all'anno, corrispondente alla media arrotondata del tasso swap settennale tra il 1° dicembre 2008 e il 30 novembre 2010. Nel frattempo, com'è noto, il livello dei tassi d'interesse è sceso ulteriormente; alla luce di quest'evoluzione il tasso fisso del 2 per cento è da considerarsi vantaggioso per l'AVS.</p><p>4. Teoricamente tramite la gestione centralizzata dei fondi di riserva di diverse assicurazioni sociali sarebbe possibile realizzare economie di scala, abbattendo così i costi legati alla gestione patrimoniale. Ma la centralizzazione in questo senso comporterebbe lo svantaggio di una perdita di autonomia dei singoli rami assicurativi e di un accumulo del rischio. Per gli assegni familiari, inoltre, la gestione centralizzata sarebbe addirittura impossibile, perché il capitale è di proprietà delle casse di compensazione per assegni familiari, organizzate nella maggior parte dei casi secondo il diritto privato.</p><p>L'assicurazione contro la disoccupazione (AD) si trova in una situazione particolare, in quanto il suo finanziamento, resistente alle oscillazioni congiunturali, è modellato sulle sue esigenze specifiche. Dalla revisione di legge del 2011, l'AD poggia di nuovo su un fondamento solido senza disavanzi strutturali. Alla fine del 2011 i debiti precedentemente accumulati ammontavano tuttavia ancora a 6 miliardi di franchi. Una gestione patrimoniale centralizzata non porterebbe alcun vantaggio all'AD, perché l'orizzonte temporale per la gestione di un eventuale patrimonio sarebbe molto più breve e comunque diverso rispetto a quello del fondo di compensazione e perché la gestione è già di competenza della Confederazione (AFF). Il raggruppamento della gestione patrimoniale avrebbe, al contrario, ripercussioni negative, dato che il fondo dell'AD non sarebbe più in grado di reagire ai cambiamenti in modo autonomo, rapido e adeguato.</p>  Risposta del Consiglio federale.