<h2>SubmittedText<h2><p>In relazione alla riforma dell'esercito attualmente in corso (ma già durante i suoi preparativi) è sorta l'impressione che il DDPS non vedesse di buon occhio la partecipazione al dibattito pubblico da parte di ufficiali istruttori e di altri collaboratori del DDPS. Sono a conoscenza di numerosi casi d'interviste e di articoli di collaboratori del DDPS che in un secondo momento sono stati ritirati, modificati o che non sono stati pubblicati su richiesta di organi del DDPS. Ad alcuni collaboratori del DDPS è stato anche comunicato in modo molto esplicito che se non si fossero impegnati nella direzione voluta dal DDPS, avrebbero potuto subire degli svantaggi a livello professionale. In passato, per contro, le concezioni dell'esercito erano oggetto di dibattiti e talvolta di duri scontri che avevano luogo in pubblico tra ufficiali dei più alti ranghi, senza tuttavia compromettere la qualità di tali concezioni. A ciò bisogna aggiungere che nel nuovo esercito l'importanza delle dichiarazioni dei professionisti è destinata a crescere ulteriormente, in quanto il ruolo dei militari di milizia a livello di pianificazione e di concretizzazione sarà sicuramente meno determinante rispetto al passato.</p><p>A questo proposito invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Il Consiglio federale non ritiene che sia un vantaggio disporre di istruttori e alti quadri militari che grazie alla loro esperienza sono in grado di esprimere anche pubblicamente la loro opinione personale su questioni che riguardano l'esercito?</p><p>2. Non si corre il rischio di strapazzare il concetto di lealtà, interpretandolo in modo eccessivamente restrittivo, e di limitare invece la libertà d'espressione, che i quadri del DDPS possono invocare anche nella loro veste di liberi cittadini?</p><p>3. Il Consiglio federale è inoltre del parere che in futuro debbano essere accettate dichiarazioni pubbliche, anche critiche, da parte di collaboratori del DDPS, senza che gli interessati abbiano a temere conseguenze a livello professionale?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il dovere di lealtà, conformemente a quanto espresso anche dalle disposizioni della legge sul personale federale, vale per tutti gli impiegati dell'Amministrazione federale, e quindi anche per gli impiegati del DDPS.</p><p>Alla luce di questa considerazione il Consiglio federale risponde alle domande come segue:</p><p>1. Di principio il Consiglio federale condivide l'opinione dell'autore dell'interpellanza, secondo cui anche i quadri superiori dell'esercito possono esprimere, in quanto cittadini, il loro parere personale su questioni che riguardano l'esercito. Tuttavia, come nel caso di altre funzioni il cui titolare si trova in una posizione esposta, nella nostra società, l'opinione espressa a titolo personale come cittadino non è sempre distinguibile in modo chiaro e univoco dall'opinione espressa dal punto di vista professionale. V'è dunque il grosso rischio che un parere diverso sia interpretato dall'opinione pubblica come mancanza di lealtà nei confronti dell'esercito o dell'amministrazione. Di regola ciò non giova né alla causa, né alla persona che esprime la propria opinione.</p><p>Gli ufficiali di professione, i comandanti e i quadri sono di principio tenuti a fornire informazioni. L'opinione personale deve anzitutto riferirsi al proprio ambito di responsabilità o al proprio livello di comando. Nel DDPS, ai livelli superiori, si mira a definire una strategia di comunicazione integrata intesa a garantire una comunicazione coerente, soprattutto per evitare contraddizioni e confusioni.</p><p>2. La lealtà, in effetti, è anche una questione d'interpretazione. Un'opinione critica "privata" espressa pubblicamente da un quadro ha indubbiamente un'importanza maggiore rispetto a un'opinione analoga espressa da collaboratori che non appartengono ai quadri. Il Consiglio federale è del parere che nel DDPS la libertà d'espressione sia pienamente garantita e anche vissuta, in particolare in fase di processo decisionale e nel quadro delle rispettive responsabilità. Anche una volta prese le decisioni, tale libertà d'espressione rimane garantita. A questo stadio, occorre tuttavia potere fare affidamento sul fatto che il personale contribuisca a sostenere la decisione presa. Qui subentra la lealtà nei confronti della causa e del datore di lavoro. Ciò vale in maggior misura per i quadri. Da questo punto di vista, l'Amministrazione federale o l'esercito non si distinguono da un'azienda privata.</p><p>3. È innegabile che ci possa essere un campo di tensione tra la libera espressione della propria opinione critica e l'assunzione dei doveri nei confronti del datore di lavoro o dell'azienda. La libertà di esprimere la propria opinione, anche pubblicamente, rimane di principio garantita, senza che gli interessati debbano temere delle conseguenze a livello professionale. Tuttavia, l'espressione di tale opinione deve muoversi entro i limiti del dovere di fedeltà nei confronti del datore di lavoro. Sia il regolamento di servizio 04, sia la legge sul personale federale si esprimono in merito, obbligando i collaboratori a tutelare gli interessi del datore di lavoro.</p>  Risposta del Consiglio federale.