<h2>SubmittedText<h2><p>Nel 2009 le Camere federali hanno deciso che la Svizzera avrebbe partecipato al progetto ITER. Il progetto è retto da un accordo multilaterale tra Euratom, Federazione russa, Repubblica popolare di Cina, Giappone, Repubblica di Corea, India e Stati Uniti d'America. La Svizzera vi partecipa in qualità di partner di Euratom. Il progetto ITER costituisce l'ultima tappa nello sviluppo tecnologico che permetterà di passare dalla fusione nucleare sperimentale alla produzione commerciale di energia da fusione. In base alle indicazioni fornite in occasione dei dibattiti parlamentari svoltisi nel 2009, fino al 2013 i costi ammonteranno a circa 8 milioni di franchi.</p><p>Chiedo pertanto al Consiglio federale:</p><p>1. Il progetto ITER non rientra anche nella tecnologia nucleare? Quale importanza riveste questo progetto per la Svizzera nell'ottica dell'uscita dal nucleare?</p><p>2. In quale forma la Svizzera coopera con Euratom (tenuto conto che anche la Germania, altro Paese membro di Euratom, ha annunciato di voler abbandonare il nucleare)?</p><p>3. Qual è l'utilità del progetto ITER per la ricerca e l'economia svizzere?</p><p>4. A quanto ammontano i costi effettivi (costi già registrati e costi futuri) della cooperazione svizzera?</p><p>5. In che modo il Consiglio federale può garantire che gli insegnamenti tratti dal progetto ITER e, eventualmente, la tecnologia sviluppata grazie a questo progetto saranno applicabili in Svizzera nonostante la strategia energetica 2050?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. In campo energetico, le tecnologie nucleari sono essenzialmente due: la fissione e la fusione. Mentre la fissione è usata da più di quaranta anni per produrre energia su scala industriale, la ricerca in materia punta oggi a dimostrare che anche la fusione può essere impiegata con successo allo stesso scopo. La fusione nucleare potrebbe costituire una fonte d'energia pressoché inesauribile oltreché sostenibile. La strada verso l'applicazione industriale è tuttavia ancora lunga. Il progetto ITER ne rappresenta una tappa: il reattore sperimentale da cui prende il nome, infatti, impiegherà e testerà tutte le principali tecnologie necessarie a tal fine. Presumibilmente, però, la fusione nucleare non potrà essere utilizzata per la produzione di energia elettrica prima del 2050 e non potrà quindi contribuire alla realizzazione della strategia energetica 2050. Quanto alla fissione nucleare, l'esercizio e il progressivo smantellamento delle centrali attualmente in funzione e lo stoccaggio delle scorie radioattive richiedono un'assidua attività di ricerca in vista dell'abbandono dell'energia nucleare.</p><p>2. Dagli anni 1970 al 2003 la Svizzera ha cooperato con Euratom allo sviluppo dell'energia di fusione. Divenuta Stato associato ai programmi quadro di ricerca dell'UE nel 2004, ha quindi partecipato al 6° (2002-2006) e al 7° (2007-2011) programma quadro di Euratom, che contemplavano entrambi sia la ricerca sulla fusione che quella sulla fissione. Da allora, i membri di Euratom e gli Stati associati (tra cui la Svizzera) partecipano ai programmi con pari diritti e discutono sulla strategia, le misure e le risorse necessarie per realizzare ITER. Tutti gli Stati membri di Euratom (inclusi quelli che avanzano riserve sulla fissione) sostengono il progetto ITER e la ricerca sulla fusione. In confronto alla fissione, la fusione presenta indubbi vantaggi dal punto di vista dell'ambiente, della sostenibilità, della sicurezza operativa e della sicurezza dell'approvvigionamento dei materiali combustibili.</p><p>3. In Svizzera la ricerca e l'industria del ramo della fusione nucleare si sono specializzate in attività di nicchia nelle quali sono competitive a livello europeo e mondiale. Mentre la ricerca si concentra su determinati aspetti chiave della costruzione e del funzionamento di un reattore del tipo ITER (geometria, simulazione, riscaldamento del plasma e materiali), l'industria privata ha raggiunto standard di livello mondiale nella produzione di determinati sistemi elettromeccanici, apparecchi e altre componenti necessarie alla sua realizzazione. Inoltre, in quanto membro associato e quindi partner a tutti gli effetti di Euratom, la Svizzera ha diritto d'accesso ai brevetti depositati durante la realizzazione del progetto allo stesso titolo delle altre parti contraenti di ITER (UE, Cina, Corea, Giappone, India, Russia, Stati Uniti).</p><p>4. Dal 1978 al 2011, la Svizzera ha contribuito al finanziamento dei programmi europei di ricerca nucleare con un importo variante dai 4 ai 26 milioni di franchi l'anno. Per il settimo programma quadro di Euratom (2007-2011) il contributo svizzero è ammontato complessivamente a 120 milioni di franchi circa. Su mandato del Consiglio federale, il nostro Paese sta negoziando una sua partecipazione per il 2012. In seguito al considerevole aumento dei costi di ITER, Euratom stima il contributo svizzero per gli anni 2012 e 2013 a un totale di circa 125 milioni di franchi (cioè a una media di circa 62 milioni di franchi l'anno). Dal 2014, il programma proposto per Euratom dalla Commissione europea nel contesto del prossimo programma quadro di ricerca dell'UE, Horizon 2020, prevede un budget totale di circa 4,4 miliardi di euro. Per gli anni 2014-2018, un'eventuale cooperazione tra la Svizzera e Euratom potrebbe dunque costare al nostro Paese un totale di circa 205 milioni di franchi (cioè circa 41 milioni di franchi l'anno in media). Su queste ultime cifre pesano tuttavia non poche incognite, per esempio l'andamento del corso di cambio euro/franco e l'evoluzione del rapporto tra il PIL dell'Unione europea e quello della Svizzera, che è la base su cui è calcolato il contributo svizzero. Inoltre, il budget di Euratom non è ancora stato confermato dal Consiglio d'Europa e dal Parlamento europeo.</p><p>5. La partecipazione alla ricerca sulla fusione nucleare ha permesso alla Svizzera di sviluppare competenze scientifiche di livello mondiale, contribuito non poco alla formazione di studenti, ingegneri e professori di fisica e reso possibile all'industria svizzera lo sfruttamento di nicchie promettenti. Nel quadro del messaggio sulla partecipazione a Horizon 2020, il prossimo programma quadro di ricerca dell'UE, il Consiglio federale sottoporrà al Parlamento una valutazione della situazione e una strategia per il futuro.</p>  Risposta del Consiglio federale.