Sentenza del 26 settembre 2014 Corte dei reclami penali Composizione Giudici penali federali Andreas J. Keller, giudice presi- dente, Tito Ponti e Roy Garré, Cancelliere Giampiero Vacalli Parti A. SA, rappresentata dall'avv. Filippo Ferrari, Ricorrente contro AMMINISTRAZIONE FEDERALE DELLE DOGANE, Controparte Oggetto Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) Sequestro (art. 33a OAIMP) B u n d e s s t r a f g e r i c h t T r i b u n a l p é n a l f é d é r a l T r i b u n a l e p e n a l e f e d e r a l e T r i b u n a l p e n a l f e d e r a l Numero dell’incarto: RR.2014.200 - 2 - Fatti: A. Il 19 marzo 2013 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Arezzo (Italia) ha presentato alla Svizzera una domanda d’assistenza giudiziaria, completata il 3 ottobre 2013, nell’ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di B. ed altri per i reati di associazione per delinquere (art. 416 CP italiano), riciclaggio (art. 648-bis CP italiano), impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 648-ter CP italiano) e dichiarazione infede- le (art. 4 Decreto legislativo 74/2000), il tutto in relazione ad un contra b- bando internazionale di oro (art. 4 Legge 16 marzo 2006 n. 146; art. 1 e 4 Legge 7/2000). Secondo l'attività investigativa svolta in Italia B., cittadino svizzero, per il tramite di una fitta rete di rapporti con soggetti italiani e di al- tri Paesi europei, sarebbe riuscito ad introdurre sul territorio elvetico ingenti quantitativi di oro utilizzando autovetture dotate di doppi fondi, e regolando le transazioni previo pagamento in contanti con banconote da EUR 500 in assenza di qualsivoglia documentazione. L'inchiesta ha portato a svariati sequestri di oro e di denaro, in particolare al sequestro (avvenuto ad Are z- zo il 10 ottobre 2012) di un milione e mezzo di euro confezionati sotto vuoto e avvolti in un giornale edito nel Cantone Ticino e di 30 kg di oro a carico di C. (che sarebbe uno dei corrieri di B.) e di D. (che sarebbe il referente are- tino dell'associazione). L'autorità inquirente italiana afferma che vi sarebbe- ro fondati motivi per ritenere che l'oro trafficato sia, almeno in parte, di pro- venienza furtiva, truffaldina o comunque delittuosa, sia per il fatto che alla base della filiera verrebbe acquistato a prezzo molto basso, sia per il fatto che in alcuni casi si sarebbe accertato che alcuni oggetti provenivano da furti, sia perché, in alcune conversazioni intercettate, gli stessi indagati a- vrebbero fatto riferimento al fatto che, dentro all'oro fuso in verghe "ci sta dentro il lecito e l'illecito, provento di rapine". In Svizzera l'oro, che arriv e- rebbe sotto forma di puro in lamine, dovrebbe poi essere trasformato in oro da investimento e qui sarebbe pure allestita la falsa documentazione att e- stante la legittima provenienza (v. act. 7.1 pag. 9). Con la domanda di ass i- stenza, l'autorità rogante ha postulato in sostanza l'audizione di B., la pe r- quisizione dei locali a sua disposizione nonché quelli della E. SA, l'acquisi- zione di tutta la documentazione contabile inerente l'attività del predetto e della E. SA, lo svolgimento d'indagini destinate ad individuare beni da so t- toporre a sequestro preventivo nonché l'esecuzione di un provvedimento di sequestro preventivo disposto dal giudice italiano (v. act. 7.1 pag. 20 e segg.). B. Mediante decisione di entrata in materia e incidentale del 16 ottobre 2013 l'Amministrazione federale delle dogane (in seguito: AFD), autorità alla qua- le l'Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) ha delegato l'esecuzione della rogatoria, è entrata in materia sulla domanda presentata dall'autorità - 3 - italiana, ordinando i provvedimenti richiesti ( v. act. 7.5). Tra i vari provvedi- menti adottati, in data 6 novembre 2013 essa ha effettuato la perquisizione dei locali della A. SA, società fiduciaria che deteneva documentazione con- tabile di E. SA – entrambe le società sono tra l'altro domiciliate a Chiasso –, sequestrando svariata documentazione ritenuta utile per le indagini estere (v. act. 1.1). C. Il 16 giugno 2014 l'AFD ha emanato una decisione di chiusura, mediante la quale ha ordinato la trasmissione all'autorità richiedente di svariata doc u- mentazione sequestrata presso la A. SA (v. act. 1.1). D. Il 3 luglio 2014 A. SA ha interposto ric orso contro la decisione del 16 giugno 2014 dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale chiedendo, in via principale, l'annullamento del la stessa e la rev o- ca di tutti i sequestri. In via subordinata, essa chiede che la decisione i m- pugnata sia modificata "nella misura in cui i documenti riguardano terze persone – F., G. LLC, H. SA – la documentazione ad esse relativa viene estromessa e oscurata qualsiasi informazione a loro riconducibile" (v. act. 1 pag. 22). A conclusione delle loro osservazioni del 6 e 7 agosto 2014 l'AFD risp. l'UFG hanno postulato la reiezione del ricorso, nel la misura della sua a m- missibilità (v. act. 7 e 8). E. Con replica del 2 6 agosto 2014 la ricorrente ha ribadito le conclusioni e- spresse in sede di ricorso (v. act. 11). Diritto: 1. 1.1 In virtù degli art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale sull'organi zzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), la Corte dei reclami penali giudica i gravami in materia di assistenza giudiziaria intern a- zionale. 1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Itali a- na e la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione eu- ropea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigore il 12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera - 4 - (CEAG; RS 0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che completa e agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato in vigore mediante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-svizzero), nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzett a ufficiale dell’Unione europea, L 327/15 -17, del 5 dicembre 2008) , dagli art. 48 e segg. della Convenzione di applicazione de ll'Accordo di Schengen de l 14 giugno 1985 (C AS; testo non pubblicato nella RS ma consultabile nel fascicolo "Assistenza e estradizione" edito dalla Cancelleria federale, Berna 2014). Di rilievo nella fattispecie è anche la Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, conclusa a Str a- sburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settembre 1993 per la Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS. 0.311.53). Alle qu e- stioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto nazi o- nale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto principio di favore), si applicano la legge federale sull'assistenza intern a- zionale in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 Accordo italo-svizzero; DTF 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2). Il pri n- cipio di favore vale anche nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto internazionale (v. art. 48 n. 2 CAS, 39 n. 3 CRic e art. I n. 2 Accordo italo - svizzero). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali ( DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c). 1.3 Interposto tempestivamente contro l a sopraccitata decisione di chiusura dell’autorità federale d’esecuzione, il ricorso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP. Direttamente sottoposta a una misu- ra coercitiva (perquisizione), la legittimazione ricorsuale della ricorrente è pacifica (v. DTF 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211 consid. 2.3; 127 II 198 consid. 2d; 126 II 258 consid. 2d; 124 II 180 consid. 1b; TPF 2007 79 co n- sid. 1.6 pag. 82). 2. La società ricorrente contesta in nanzitutto la competenza dell'AFD nell' e- manare la decisione impugnata. A suo dire, nella fattispecie non vi sarebbe alcuna ipotesi di reato doganale o di truffa fiscale. Non si capirebbe del r e- sto quale sia il reato perseguito a monte del riciclaggio di denaro, infrazione che avrebbe dovuto semmai condurre alla delega in favore dell'autorità p e- nale. Essa contesta altresì il potere di firma del funzionario che ha firmato la decisione impugnata. 2.1 L'art. 17 cpv. 4 AIMP prevede che l'Ufficio federale può de legare l'attuazio- ne totale o parziale del procedimento all'autorità federale che sarebbe stata - 5 - competente a reprimere se il reato fosse stato commesso in Svizzera (v. anche ROBERT ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 3a e diz., Berna 2009, n. 262 pag. 250). Secondo l'art. 79 AIMP, se il disbrigo della domanda esige indagini in più Cantoni o se essa concerne anche un'autorità federale, l'Ufficio federale può affidarne l'es e- cuzione a un'unica autorità. Gli articoli 44, 47, 52 e 53 CPP sono applicabili per analogia (cpv. 1). L'Ufficio federale può deferire l'esecuzione parziale o totale della domanda all'autorità federale che sarebbe competente a repr i- mere se il reato fosse stato commesso in Svizzera (cpv. 2). L'Ufficio federa- le può deferire all'autorità incaricata anche l'esecuzione di domande co m- plementari (cpv. 3). La designazione dell'autorità cantonale o federale a cui è stata affidata la direzione della procedura non può essere contestata (cpv. 4; cfr. ZIMMERMANN, op. cit. , n. 253 pag. 245). In questo senso essa non è contemplata fra le decisioni antecedenti alla decisione di chiusura impugnabili congiuntamente con quest'ultima giusta l'art. 80 e cpv. 1 AIMP (v. TPF 2010 148 consid. 3). La censura su questo punto è dunque in am- missibile. Si rileva comunque, a titolo abbondanziale, che in questo ambito l'UFG dispone di un ampio margine d'apprezzamento (v. sentenza del Tr i- bunale federale 1°.103/1992 del 1° settembre 1993), il quale non è stato in concreto trasceso, vista la natu ra doganale dei reati ipotizzati in It alia (v. art. 128 cpv. 2 della legge sulle dogane, LD; RS 631.0) nonché le speci- fiche competenze dell'AFD in ambito di controllo dei metalli preziosi (v. leg- ge sul controllo dei metalli preziosi, LCMP; RS 941.31). 2.2 Per quanto attiene al potere di firma del funzionario che ha sottoscritto la decisione impugnata, ferma restando la facoltà dell'AFD di disciplinare con relativa autonomia la concreta gestione degli affari di sua competenza e dei rispettivi poteri di fir ma (sul quadro normativo generale v. MARTIN KOCHER/DIEGO CLAVADETSCHER, Zollgesetz, Berna 2009, pag. 570; PIERRE MOOR/ALEXANDER FLÜCKIGER/VINCENT MARTENET, Droit administratif, vol. I, 3a ediz., Berna 2012, pag. 552 e seg.), esso ha prodotto, in sede di ri spo- sta, un documento intitolato "Geschäftsordnung Oberzolldirektion (GO OZD)" dove vengono elencate le competenze della divisione principale "D i- ritto e tributi" ("Hauptabteilung Recht und Abgabe") (v. act. 7.7). Fra queste, sotto il capitolo "Strafsachen" figura la "Stellungnahme zu Rechts - und Amtshilfegesuchen in Strafsachen und deren Vollzug" (v. ibidem pag. 20). Detta divisione è altresì competente per la "Behandlung von Beschwerden gegen Untersuchungshandlungen, Stellungnahmen zu Beschwerden g e- gen Zwangsmassnahmen zu Handen des Bundesstrafgerichts" (v. ibidem). Nella misura in cui la decisione impugnata è stata firmata in concreto dalla signora I., vicedirettrice dell'AFD, nonché capo della divisione principale "Diritto e tributi", la censura in questione è da respingere. - 6 - 3. L'insorgente afferma che, nonostante la sua opposizione alla presenza di funzionari esteri, l'autorità d'esecuzione avrebbe concesso all'autorità r o- gante illimitato accesso a tutti gli atti sequestrati, senza notificare alc unché alle parti, in violazione del loro diritto di essere sentite e di ricorso, ciò che implicherebbe la nullità della decisione impugnata. 3.1 L'art. 80e cpv. 2 AIMP prevede che le decisioni incidentali anteriori alla d e- cisione di chiusura possono esser e impugnate separatamente se causano un pregiudizio immediato e irreparabile mediante il sequestro di beni e v a- lori (lett. a) o la presenza di persone che partecipano al processo all'estero (lett. b). 3.2 In concreto, occorre rilevare che l'AFD, con decis ione di entrata in materia e incidentale del 16 ottobre 2013, ha statuito sulla presenza dei funzionari dell'autorità richiedente ammettendola. Essa ha tuttavia condizionato tale presenza alla firma, da parte dei predetti, di una dichiarazione tesa ad i m- pedire un utilizzo prematuro - ossia antecedente ad una decisione di chi u- sura - di informazioni ottenute durante l'esecuzione della rogatoria o in s e- guito ad una consultazione di dati o documenti (v. act. 7.5 pag. 4 e seg.), dichiarazione che è stata effettivamente sottoscritta dagli inquirenti italiani il 5 novembre 2013 (v. act. 7.6). Orbene, se è vero che il patrocinatore della ricorrente, avv. Filippo Ferrari, si è opposto il 6 novembre 2013 alla presen- za di funzionari esteri in occasione della perquisizione dei locali della E. SA (v. act. 7.4), e quindi tardivamente, dall'altra è d'uopo rilevare che nessun gravame è stato interposto contro la predetta decisione del 16 ottobre 2013. L'operazione destinata a designare la documentazione utile per l'i n- chiesta estera è in realtà avvenuta nel rispetto della giurisprudenza in vig o- re (v. sentenza del Tribunale penale federale RR.2014.48 del 7 maggio 2014). Tale censura va quindi respinta. Anche se non contestato in questa sede, va rilevato che a torto il funzionar io J. ha ritenuto il suggellamento di documenti, in definitiva poi avvenuto, privo di base legale, visto che tale possibilità è prevista dall'art. 50 cpv. 3 DPA (v. anche DTF 138 IV 40 co n- sid. 2.2.2). 4. La ricorrente censura la violazione del principio della doppia punibilità. E s- sa contesta in particolare la conclusione alla quale è giunta l'AFD, secondo la quale i fatti contestatigli in Italia costituirebbero in Svizzera una truffa in materia fiscale ex art. 14 DPA. A suo dire, e appoggiandosi su un par ere giuridico di K., professore di diritto tributario presso l'Università degli Studi di Milano, nessun reato oggetto delle indagini italiane avrebbe elementi in comune con il reato di truffa qualificata in materia fiscale. Avendo gli ind a- gati, secondo i fatti descritti in rogatoria, omesso di presentare document a- zione fiscale, ma non consegnato atti falsi, essi sarebbero semmai pers e-- 7 - guibili per evasione fiscale, infrazione che non permetterebbe l'assistenza giudiziaria. Quest'ultima non sarebbe nemmeno pos sibile sulla base dell'art. 50 della Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen (CAS). 4.1 Aderendo alla CEAG, la Svizzera ha posto il principio della doppia punibilità quale condizione all’esecuzione di ogni commissione rogatoria esigente l’applicazione di una qualsiasi misura coercitiva (v. art. 5 n. 1 lett. 1 CEAG e la riserva formulata mediante l'art. 3 del decreto federale del 27 sette m- bre 1966 che approva la Convenzione del Consiglio d'Europa, RU 1967 p. 893 e segg.). L'art. X n. 1 dell'Acc ordo italo-svizzero prevede a sua volta che l'assistenza giudiziaria consistente in una misura coercitiva è concessa solo se il fatto che ha dato luogo alla commissione rogatoria è punibile s e- condo il diritto dei due Stati. Nel diritto interno, tale princi pio è espresso all'art. 64 cpv. 1 AIMP. Il giudice dell'assistenza e prima di esso le autorità d'esecuzione non devono pro cedere a un esame dei reati e delle norm e penali menzionati nella domanda di assistenza, ma devono semplicemente vagliare, limitandosi a un esame " prima facie ", se i fatti addotti nella d o- manda estera - effettuata la dovuta trasposizione - sarebbero punibili anche secondo il diritto svizzero, ricorda to che la punibilità secondo il diritto svi z- zero va d eterminata senza tener conto delle particolari forme di colpa e condizioni di punibilità da questo previste (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc pag. 188; 118 Ib 543 consid. 3b/aa pag. 546; 116 Ib 89 consid. 3b/bb; 112 Ib 576 consid. 11b/bb pag. 594). I fatti incriminati non devono forzatamente essere caratterizzati, nelle due le gislazioni toccate, dalla medesima qualif i- cazione giuridica (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc pag. 188). 4.2 L'art. 2 lett. a CEAG permette di rifiutare l'assistenza giudiziaria allorquando la domanda si riferisce a reati considerati dalla Parte richiesta come reati fi- scali. Ciò è ribadito all'art. IV n. 2 Accordo italo -svizzero. Secondo l'art. 3 cpv. 3 AIMP, la domanda è irricevibile se il procedimento verte su un reato che sembra volto a un a decurtazione di tributi fiscali o viola disposizioni in materia di provvedimenti di politica monetaria, commerciale o economica. Tuttavia, si può dar seguito a una domanda in ambito di "altra assistenza" se il procedimento verte su una truffa in materia fiscale. Quest'ultima deve essere interpretata sulla base dell'art. 14 c pv. 2 DPA, disposizione applica- bile in virtù del rinvio previsto all'art. 24 cpv. 1 OAIMP. Una truffa fiscale è realizzata se l’autore, mediante inganno astuto, fa sì che l’ente pubbli co si trovi defraudato di una tassa, un contributo o un’altra prestazione o venga a essere altrimenti pregiudicato nei suoi interessi patrimoniali (DTF 125 II 250 consid. 3a). La nozione d'inganno astuto corrisponde sostanzialmente a quella applicata in ambito di truffa ai sensi dell'art. 146 CP (DTF 126 IV 165 consid. 2a; TPF 2008 128 consid. 5.4). Quando la domanda è presentata per il perseguimento di una truffa fiscale, la S vizzera, in qualità di Stato r i-- 8 - chiesto, deroga alla regola secondo la quale l'aut orità d'esecuzione non deve determinarsi sulla realtà dei fatti (DTF 118 Ib 111 consid. 5b). Pur senza dover fornire prove indiscutibili sulla colpevolezza della persona pe r- seguita, lo Stato richiedente deve sostanziare l'esistenza di sufficienti s o- spetti circa la commissione di una truffa fiscale (DTF 125 II 250 consid. 5b; 118 Ib 111 consid. 5b). Tali particolari esigenze hanno come scopo quello di evitare che le norme ostative all'assistenza in materia economica e fisca- le vengano raggirate (TPF 2007 150 consid. 3.2.4). Lo Stato richiedente non deve necessariamente allegare alla domanda i mezzi di prova. È suff i- ciente ch'esso li indichi e ne renda verosimile l'esistenza (v. sentenza del Tribunale federale 1A.183/1995 del 13 ottobre 1995, consid. 2d, citata da ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 3a ediz., Berna 2009, pag. 599 n. 644 nota 689). Questo vale però solo in am - bito di fiscalità diretta, visto che in base all'art. 50 n. 1 CAS in materia di imposte indirette la di stinzione fra evasione e frode fiscale non costituisce più una discriminante di rilievo in materia di assistenza giudiziaria intern a- zionale (v. R UDOLF WYSS, Neuerungen im Bereich der justiziellen Zusam - menarbeit in Strafsachen im Rahmen von Schengen, in S. Breitenmoser/S. Gless/O. Lagodny [ed.], Schengen in der Praxis, Erfahrungen und Ausbli - cke, Zurigo/San Gallo 2009, pag. 338; LAURENT MOREILLON, La coopération judiciaire pénale dans l'Espace Schengen, in Laurent Moreillon [ed.], A - spects pénaux des Accord s bilatéraux Suisse/Union européenne, Basilea 2008, pag. 438 e 470 e seg.; A NDREA PEDROLI, Lo scambio di informazioni fiscali (assistenza amministrativa e giudiziaria) negli Accordi bilaterali II, in Accordi bilaterali Svizzera – Unione europea, Atti della giornata di studio del 4 giugno 2007, Commissione ticinese per la formazione permanente dei giuristi [CFPG], Collana rossa vol. 23, Basilea 2009, pag. 76-77). 4.3 Nel suo gravame la ricorrente si è lungamente soffermata sulla questione a sapere se i fatt i contestati in Italia agli indagati potessero essere costitutivi di frode fiscale, ciò che lei contesta, omettendo tuttavia di considerare che la procedura italiana non è unicamente motivata dal perseguimento di reati fiscali. La complessa inchiesta ester a, i cui capi di accusa risultano chiar a- mente elencati nella rogatoria e nel suo complemento (v. act. 7.1), portano su diverse ipotesi di reato, già evidenziate in precedenza (v. lett. A supra), tra le quali vi è anche il riciclaggio (art. 648 -bis CP italiano) e l'impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 648-ter CP italiano). L'auto- rità richiedente sostiene in effetti che parte dell'oro oggetto dei presunti traf- fici illeciti sia il frutto di furti e rapine, ciò che sarebbe attestato da alcune in- tercettazioni telefoniche riguardanti gli indagati D. e L. riportate nell'informa- tiva della Guardia di Finanza del 5 giugno 2012 (v. act. 7.1 pag. 9 e 20). Ora, il riutilizzo di oro frutto di furti e/o rapine può essere sussunto in Svi z- zera ai r eati di ricettazione o riciclaggio ai sensi degli art. 160 risp. 305 bis CP. Infatti, secondo la prima disposizione, chiunque acquista, riceve in d o-- 9 - no o in pegno, occulta o aiuta ad alienare una cosa che sa o deve pres u- mere ottenuta da un terzo mediante un reato contro il patrimonio, è punito con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena pecuniaria (art. 160 n. 1 cpv. 1 CP). Inoltre, il colpevole è punito con una pena detentiva s i- no a dieci anni o con una pena pecuniaria non inferiore a 90 aliquot e gior- naliere se fa mestiere della ricettazione (art. 160 n. 2 CP). L'art. 305 bis CP, dal canto suo, prevede che chiunque compie un atto suscettibile di vanifica- re l'accertamento dell'origine, il ritrovamento o la confisca di valori patrim o- niali sapendo o dovendo presumere che provengono da un crimine, è puni- to con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria (n. 1). Nei casi gravi, la pena è una pena detentiva sino a cinque anni o una pena pecuniaria. Con la pena detentiva è cumulata una pe na pecuniaria sino a 500 aliquote giornaliere (n. 2). Vi è caso grave segnatamente se l'autore: agisce come membro di un'organizzazione criminale (lett. a), agisce come membro di una banda costituitasi per esercitare sistematicamente il ric i- claggio (lett. b) o realizza una grossa cifra d'affari o un guadagno consid e- revole facendo mestiere del riciclaggio (lett. c). L'autore è punibile anche se l'atto principale è stato commesso all'estero, purché costituisca reato anche nel luogo in cui è stato compiuto (n. 3). Orbene, quanto precede è di per se sufficiente a realizzare la condizione della doppia punibilità, precisato che nel campo della cosiddetta piccola as- sistenza (a differenza dell'estradizione) le misure di cooperazione sono già ammesse se la doppia punibilità è ossequiata alla luce di una singola fatti- specie (sentenza del Tri bunale federale 1C_ 138/2007 del 17 luglio 2007, consid. 2.3 e rinvii). Nulla può d'altronde essere dedotto dal decreto di a b- bandono del 6 marzo 2013 emanato dal Procuratore genera le del Cantone Ticino, decisione anteriore alla rogatoria ed al suo complemento, che non menziona minimamente il nome della reclamante (v. act. 1.1 1), per cui non si vede come potrebbe costituire un ostacolo all'inchiesta estera (v. anche TPF 2010 91) . La ricorrente stessa, giustamente, non tenta nemmeno di sostenere che vi sarebbe un problema di ne bis in idem giusta l'art. 54 CAS o l'art. 5 cpv. 1 lett. a n. 1 AIMP, ma si limita a citare senza particolari a p- profondimenti il decreto in questione, senza chiarire l'esatta portata in casu. La censura in questo ambito va dunque respinta. 5. L'insorgente sostiene che la decisione impugnata sia lesiva del principio della proporzionalità. 5.1 La questione di sapere se le informazioni richieste nell'ambito di u na do- manda di assistenza siano necessarie o utili per il procedimento estero de- ve essere lasciata, di massima, all'apprezzamento delle autorità richiedenti. Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull'oppo r-- 10 - tunità di assumere determinate prove e non può sostituirsi in questo compi- to all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il principio della proporzionalità sia manifestamente d isatteso ( DTF 120 Ib 251 consid. 5c; sentenze del Tribunale penale federale RR.2008.154 -157 dell’11 settembre 2008, consid. 3.1; RR.2007.18 del 21 maggio 2007, con- sid. 6.3) o se la domanda appaia abusiva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le indagini ( DTF 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a). In base alla giurisprudenza l'esame va quindi limit a- to alla cosiddetta utilità potenziale , motivo per cui la consegna giusta l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi di prova certamente privi di rilevanza per il procedimento penale all'estero (DTF 126 II 258 consid. 9c; 122 II 367 consid. 2c ; 12 1 II 241 consid. 3a e b) . D a consolidata prassi, quando le autorità estere chiedono informazioni su conti bancari nell'ambito di procedimenti per reati patrimoniali come quelli qui in esame, esse ne- cessitano di regola di tutti i documenti ivi relativi, perché debbono poter i n- dividuare il titolare giuridico ed economico de i conti eventualmente fora g- giati con proventi illeciti, per sapere a quali persone o entità giuridiche pos- sano essere ricollegati (DTF 129 II 462 consid. 5.5; 124 II 180 consid. 3c inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; sentenze del Tribunale federale 1A.177/2006 del 10 dicembre 2007, consid. 5.5; 1A.227/2006 del 22 fe b- braio 2007, consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; sull'utili- tà dei documenti d'apertura di un conto v. sentenza del Tribunale federale 1A.182/2006 del 9 agosto 2007, consid. 3.2; cfr. anche DTF 130 II 14 con- sid. 4.1). La trasmissione dell'intera documentazione potrà evitare altresì l'inoltro di eventuali domande complementari (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 121 II 241 consid. 3; sentenza del Tribuna le federale 1C_486/2008 dell'11 novembre 2008, consid. 2.4). Si tratta di una maniera di procedere necessaria, se del caso, ad accertare anche l'estr aneità delle persone inte- ressate (DTF 129 II 462 consid. 5.5; sentenze del Tribunale federale 1A.182/2006 del 9 agosto 2007, consid. 2.3 e 3.2; 1A.52/2007 del 20 luglio 2007, consid. 2.1.3; 1A.227/2006 del 22 febbraio 2007, consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; 1A.79/2005 del 27 aprile 2005, consid. 4.1). 5.2 In concreto, l'autorità rogante considera B. il " deus ex machina " di tutti i presunti traffici illeciti di oro, conclusione che motiva riproponendo sopra t- tutto stralci di intercettaz ioni telefoniche concernenti gli indagati. Essa riti e- ne "estremamente sintomatica la circostanza che, al verificarsi di un evento "traumatico" per l'organizzazione, B. convochi degli incontri con i propri più stretti sodali, ai quali partecipa personalment e, impartendo le nuove linee operative, quali il contingentamento dei quantitativi e la definizione di più pesanti quotazioni, come accertato nei due episodi documentati. Quanto emerso dalle indagini, depone fermamente circa la presenza di un'unica - 11 - regia da parte di B. a monte dei traffici orditi dai diversi indagati" (v. act. 7.1 pag. 19). Essa aggiunge che "si rende quindi indispensabile accertare a t- traverso quali meccanismi l'indagato riesca a trasformare l'oro e dotarlo di documentazione attestante legittima provenienza. Risulta dagli atti di ind a- gine che l'indagato dovrebbe avere la disponibilità di un banco metalli e d i- sponibilità di denaro contante per svariati milioni di euro a settimana, per i quali sarebbe necessario accertare la provenienza. Il co indagato D. ha di- chiarato che l'oro destinato a B. , dopo avere passato la dogana su auto dotate di doppio fondo, veniva portato (in quantitativi aggirantisi in circa 200 kg a settimana per il solo ramo dell'organizzazione facente a lui riferimento) presso la società E. SA di Chiasso che provvedeva al pagamento in co n- tanti del metallo, che poi avrebbe rivenduto in forma ufficiale a grandi fo n- derie dotate del Good delivery" (v. ibidem). Orbene, ritenuto il ruolo conte- stato a B. nonché il fatto che la E. SA è sospettata di aver acquistato l'oro oggetto dei presunti traffici illeciti per poi rivenderlo , l'utilità potenziale della documentazione rinvenuta presso la A. SA, riguardante sia B. che la E. SA, è evidente. Da respingere è parimenti la richiesta subordi nata di estromet- tere o oscurare qualsiasi informazione riconducibile a terze persone, in par- ticolare quelle relative a F., G. LLC e H. SA. Oltre a non essere tale richi e- sta sufficientemente motivata – la ricorrente si limita ad affermare, in m a- niera generale, che i predetti sarebbero terze persone totalmente estranee alle vicende oggetto del procedimento italiano, senza spiegarne minim a- mente le ragioni –, è d'uopo rilevare che l'amministratore unico di E. SA, M., è indagato all'estero, ragione per cui l'autorità rogante deve avere la possibilità di analizzare tutta la documentazione sequestrata, anche quella legata alle persone di cui sopra, questo per potere verificare l'esistenza o meno di un loro eventuale coinvolgimento , ma anche di altre persone, nei fatti indagati in Italia. Quanto precede permette di confermare la sufficiente relazione tra la mis u- ra d'assistenza richiesta e l'oggetto del procedimento penale estero, spe t- tando comunque al giudice estero del merito valutare se dalla document a- zione sequestrata emerge in concreto una connessione penalmente ril e- vante tra la stessa ed i fatti perseguiti in Italia. Vi è quindi da concludere che la domanda di assistenza estera non viola il principio della proporzi o- nalità. 6. Non avvedendosi altre ragio ni per rifiutare l'assistenza sollecitata, la deci- sione impugnata va integralmente confermata ed il gravame respinto, sia in via principale che subordinata, nella misura della sua ammissibilità. - 12 - 7. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 della legge federale sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 [PA; RS 172.021] ri- chiamato l’art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP). La tassa di giustizia è calcolata giu- sta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis lett. b PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 lett. b del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162) , ed è fissata nella fattispecie a fr. 5'000.--; essa è coperta dall’anticipo delle spese già versato. - 13 - Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 1. Nella misura della sua ammissibilità, il ricorso è respinto. 2. La tassa di giustizia di fr. 5'000. -- è posta a carico della ricorrente. Essa è coperta dall'anticipo delle spese già versato. Bellinzona, 30 settembre 2014 In nome della Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale Il Giudice Presidente: Il Cancelliere: Comunicazione a: - Avv. Filippo Ferrari - Amministrazione federale delle dogane - Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria Informazione sui rimedi giuridici Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria interna zionale in materia penale deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un sequ estro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari principi procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).