<h2>SubmittedText<h2><p>Fondandomi sull'articolo 160 capoverso 1 della Costituzione federale e sull'articolo 107 della legge sul Parlamento, presento la seguente iniziativa:</p><p>Gli articoli 8 e seguenti della legge sull'asilo (LAsi; RS 142.31) vanno modificati in modo tale che gli obblighi di collaborazione dei richiedenti l'asilo o i poteri di perquisizione e sequestro delle autorità competenti includano anche il diritto di controllare i telefoni cellulari e i computer del richiedente o l'obbligo di consegnare tali apparecchi nel caso in cui non sia possibile accertare altrimenti l'identità dell'interessato.</p><h2>InitialSituation<h2><p><b>Comunicato stampa della commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale del 26.10.2020</b></p><p>Il progetto preliminare per il controllo dei supporti elettronici di dati ai fini dell'accertamento dell'identità ha trovato il sostegno della maggioranza dei partecipanti alla consultazione. La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale (CIP-N) sottopone ora alla propria Camera la pertinente modifica della legge sull'asilo. </p><p>In adempimento dell'iniziativa parlamentare <a href="https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20170423">17.423</a> n (Iv. Pa. Rutz Gregor. Obbligo di collaborare dei richiedenti l'asilo e possibilità di controllare i loro cellulari), con 13 voti contro 8 e 2 astensioni la CIP-N ha adottato un progetto di modifica della legge sull'asilo che conferisce alla Segreteria di Stato della migrazione (SEM) maggiori competenze per controllare i supporti mobili di dati ai fini dell'accertamento dell'identità. L'obbligo di collaborare fatto ai richiedenti l'asilo viene dunque esteso a questo settore. La maggioranza della Commissione ritiene che la valutazione dei supporti mobili di dati, come cellulari o tablet sia un metodo efficace per ricavare informazioni sull'identità di una persona. Una minoranza della Commissione chiede invece di non entrare in materia sul progetto, ritenendo che l'ingerenza nei diritti fondamentali della persona interessata sia sproporzionata. Inoltre, a suo parere, il progetto non soddisfa sufficientemente i requisiti legali in materia di protezione dei dati e le misure sono troppo onerose.</p><p>La maggioranza dei partecipanti alla consultazione, svoltasi dal 20 febbraio al 4 giugno 2020, condivide il progetto preliminare. 24 Cantoni lo sostengono di principio mentre il Cantone di Neuchâtel lo ha respinto. I partiti favorevoli al progetto preliminare sono l'UDC, il PLR e il PPD, i contrari sono viceversa il PS e i Verdi. La stragrande maggioranza delle altre cerchie interessate ha invece respinto il progetto preliminare. La Commissione ha ora ripreso nel suo progetto le raccomandazioni scaturite dalla consultazione, in particolare per quanto riguarda la protezione dei dati.</p><p>Sul progetto dovrà ora esprimersi il Consiglio federale prima della trattazione da parte della Camera presumibilmente durante la sessione primaverile.</p><p>Sono stati pubblicati oggi il <a href="https://www.parlament.ch/it/organe/commissioni/commissioni-tematiche/commissioni-cip/rapporti-consultazioni-cip/consultazione-cip-17-423">rapporto sui risultati della consultazione</a> e il <a href="https://www.parlament.ch/centers/documents/_layouts/15/DocIdRedir.aspx?ID=DOCID-773489785-7736">progetto definitivo</a> della Commissione.</p><p></p><p><b>Parere del Consiglio federale del 20.01.2021</b></p><p>Durante la seduta del 20 gennaio 2021 il Consiglio federale ha preso posizione sull'iniziativa parlamentare 17.423 "Obbligo di collaborare dei richiedenti l'asilo e possibilità di controllare i loro cellulari". Sostiene in via di principio la richiesta di revisione legislativa e approva le regole proposte per rispettare il principio della proporzionalità.</p><h2>Proceedings<h2><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio nazionale, 04.05.2021</b></p><p><b>Identità "asilanti", agevolare accesso a cellulari e tablet </b></p><p><b>Determinare l'identità di un richiedente asilo, senza documenti o che non coopera, giustifica un'intrusione, sebbene regolata e quale "ultima ratio", nella sua sfera privata.</b></p><p>In casi specifici, insomma, dev'essere possibile accedere al suo cellulare, computer o tablet, come prevede una revisione di legge approvata oggi per 123 voti a 65 dal Consiglio nazionale, da cui si è dissociata una minoranza rosso-verde che giudica invece sproporzionata, costosa e poco efficace una simile possibilità concessa alla Segreteria di Stato della migrazione (SEM)</p><p>La ricerca di dati nei cellulari o altri supporti deve avvenire col benestare del diretto interessato. Dovrebbe consentire di determinare l'identità della persona in questione, il paese di provenienza e l'itinerario seguito per raggiungere la Svizzera.</p><p>Mantenere proporzionalità</p><p>La revisione della Legge sull'asilo adottata oggi, e che dovrà passare al vaglio degli Stati, realizza un'iniziativa parlamentare del consigliere nazionale Gregor Rutz (UDC/ZH), ispiratosi a una prassi in uso in Germania.</p><p>La proposta, sostenuta anche dal Consiglio federale, è stata combattuta da una minoranza rosso-verde che ha tentato anche la carta della non entrata nel merito, venendo però agevolmente superata (122 voti a 65 i contrari) da un emiciclo convinto della giustezza della revisione.</p><p></p><p>Ok intrusione, ma senza esagerazioni</p><p>Tuttavia, se la sinistra non è riuscita a far desistere la maggioranza di centro-destra dai suoi propositi, nemmeno la destra "conservatrice", tradizionalmente favorevole a maggiore severità nei confronti dei richiedenti asilo, è riuscita a far breccia con le sue proposte di ulteriori inasprimenti.</p><p>Sì quindi all'analisi di cellulari e altri supporti, ma solo col consenso del diretto interessato, ha stabilito il plenum bocciando una proposta dello stesso Rutz che avrebbe dare la possibilità alle autorità di ordinare il sequestro di telefonini e quant'altro. Ciò vale anche quando un richiedente asilo ha ottenuto una risposta negativa e deve venir allontanato dal Paese.</p><p>La maggioranza desidera anche che le autorità considerino ogni caso individualmente, tenendo conto del principio di necessità e proporzionalità, prima di far capo a questa procedura. Un aggiunta combattuta, invano, dai democentristi. Oltre a ciò, la persona interessata va informata della procedura che l'attende: Gregor Rutz avrebbe voluto stralciare questa parte dalla legge, ma è stato sconfessato.</p><p></p><p>Anche dati di terzi</p><p>Il campo rosso-verde non è nemmeno riuscito ad impedire che le autorità preposte all'esame delle domande di asilo, possano controllare i dati personali di terzi qualora l'esame delle informazioni nel cellulare del diretto interessato abbiano dato esito negativo.</p><p>La sinistra teme che in questo modo si possa, per esempio, violare il segreto professionale del legale del richiedente, per non parlare delle sfera privata dei famigliari. I sostenitori di questo provvedimento pensano invece che, in questo modo, sia possibile, ricavare informazioni utili dalle persone che hanno accompagnato il richiedente nel suo viaggio, o su eventuali passatori.</p><p>I dati raccolti potranno inoltre essere conservati per un anno, come deciso dalla maggioranza. La sinistra avrebbe voluto ridurre questo termine a sei mesi, ma ha dovuto inchinarsi.</p><p></p><p>Revisione inutile</p><p>Prima dell'esame dettagliato del dossier, la minoranza ha fustigato una revisione che s'intromette pesantemente nei diritti fondamentali delle persone e che non rispetterebbe sufficientemente i requisiti legali in materia di protezione dei dati. Anche l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ha criticato il progetto di legge bollandolo come una grave violazione della sfera privata, protetta dai diritti umani, ha ricordato Balthasar Glättli (Verdi/ZH).</p><p>Secondo lo zurighese, che ha sovente menzionato il caso tedesco, le ricerche di questo tipo hanno dato esito tutto sommato modesto, a fronte di mezzi importanti messi in campo. Anche nel corso del progetto pilota condotto dalla SEM, solo nel 15% dei casi è stato possibile ottenere informazioni utili. Insomma, la riforma è troppo onerosa a fronte degli sforzi profusi.</p><p>Il deputato ecologista ha espresso inoltre un certo sgomento per la possibilità di accedere a dati di terzi, che potenzialmente riguardano i famigliari, ma anche avvocati e giornalisti. A suo dire, per un'intrusione così profonda nella sfera privata di una persona sarebbe perlomeno necessario il benestare di un giudice.</p><p></p><p>Preservare credibilità politica di asilo</p><p>La maggioranza di centro destra, invece, ha rammentato che i richiedenti asilo, come dice la legge attuale, hanno l'obbligo di cooperare con le autorità per determinare le ragioni della loro domanda e fare luce su chi sono e da dove vengono.</p><p>Solo così è possibile decidere con cognizione di causa se la persona in questione sia degna o meno di ottenere protezione. In caso contrario rischia di venir meno anche l'accettazione nella popolazione del diritto di asilo.</p><p>A nome della commissione, Marco Romano (Centro/TI) ha affermato che la possibilità di accedere a cellulari e altri supporti rappresenta un tassello importante per accertare rapidamente l'identità di una persona e agevolare l'esame rapido e equo della domanda di asilo.</p><p>Oggi l'80% dei richiedenti non dichiara la propria identità oppure non dispone di documenti, ha spiegato Romano. Il progetto pilota della SEM ha permesso di ottenere elementi concreti in alcuni casi per far avanzare la procedura. Vi è insomma un interesse pubblico che giustifica tale revisione di legge, a parere del deputato di Mendrisio. È pacifico, ha spiegato ancora il ticinese, che i funzionari terranno conto nella loro decisione finale anche del grado di collaborazione della persona interessata.</p><p>Ad ogni modo, Romano ha rammentato che la decisione di far capo a strumenti simili va considerata quale "ultima ratio", ossia dopo che tutti i tentativi di ottenere informazioni sono risultati inutili.</p><p></p><p>Notizia ATS</p><p><b>Dibattito al Consiglio degli Stati, 15.09.2021</b></p><p><b>CSt: identità "asilanti", agevolare accesso a cellulari e tablet</b></p><p><b>Determinare l'identità di un richiedente asilo, senza documenti o che non coopera, giustifica un'intrusione, sebbene regolata e quale "ultima ratio", nella sua sfera privata.</b></p><p>In casi specifici, insomma, dev'essere possibile accedere al suo cellulare, computer o tablet, come prevede una revisione di legge approvata oggi anche dal Consiglio degli Stati, al termine di un esame velocissimo del dossier, per 30 voti a 12. Il dossier è pronto per le votazioni finali.</p><p>La ricerca di dati nei cellulari o altri supporti deve avvenire col benestare del diretto interessato. Dovrebbe consentire di determinare l'identità della persona in questione, il Paese di provenienza e l'itinerario seguito per raggiungere la Svizzera.</p><p>Una minoranza di sinistra si è dissociata da una revisione che giudica sproporzionata e costosa. Ritiene anche poco efficace una simile possibilità concessa alla Segreteria di Stato della migrazione (SEM).</p><p>La revisione della Legge sull'asilo adottata realizza un'iniziativa parlamentare del consigliere nazionale Gregor Rutz (UDC/ZH), ispiratosi a una prassi in uso in Germania, ha ricordato a nome della commissione Marco Chiesa (UDC/TI).</p><p>La proposta, sostenuta anche dal Consiglio federale, è stata combattuta da una minoranza di sinistra che ha tentato anche la carta della non entrata nel merito, venendo però agevolmente superata da un emiciclo convinto della giustezza della revisione.</p><p>Come ricordato, l'analisi di cellulari e altri supporti può solo avvenire col consenso del diretto interessato. Ciò vale anche quando un richiedente asilo ha ottenuto una risposta negativa e deve venir allontanato dal Paese. Il plenum desidera anche che le autorità considerino ogni caso individualmente, tenendo conto del principio di necessità e proporzionalità, prima di far capo a questa procedura.</p><p>Le revisione di legge consente anche di controllare i dati personali di terzi qualora l'esame delle informazioni nel cellulare del diretto interessato abbiano dato esito negativo. Per le camere, in questo modo dovrebbe essere possibile, ricavare informazioni utili dalle persone che hanno accompagnato il richiedente nel suo viaggio, o su eventuali passatori. I dati raccolti potranno essere conservati per un anno.</p><p>Prima dell'esame particolareggiato della revisione, Hans Stöckli (PS/BE) ha criticato una revisione che s'intromette pesantemente nei diritti fondamentali delle persone e che non rispetterebbe sufficientemente i requisiti legali in materia di protezione dei dati.</p><p>Per la maggioranza, invece, i richiedenti asilo, come dice la legge attuale, hanno l'obbligo di cooperare con le autorità per determinare le ragioni della loro domanda e fare luce su chi sono e da dove vengono.</p><p>Solo così è possibile decidere con cognizione di causa se la persona in questione sia degna o meno di ottenere protezione. In caso contrario rischia di venir meno anche l'accettazione nella popolazione del diritto di asilo. Oggi l'80% dei richiedenti non dichiara la propria identità oppure non dispone di documenti.</p>