<h2>SubmittedText<h2><p>Sembra che l'UE, nei negoziati con la Svizzera, adotti una strategia tesa a tutelare anzitutto i propri interessi. Durante i negoziati, a volte persino prima, impone un numero massimo di requisiti per trarre il massimo dall'esito dei negoziati. Non appena il partner negoziale fa una concessione o dà segni di debolezza, l'UE impone nuovi requisiti, riuscendo a massimizzare il suo impatto negoziale. È così che si spiegano, ad esempio, l'improvviso rifiuto dell'adeguamento dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone, il blocco dei negoziati e il legame tra i dossier in sospeso nonché i requisiti, di amplissima portata, imposti nell'ambito dell'integrazione istituzionale. </p><p>Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. È vero che l'UE, ogni volta che la Svizzera fa una concessione, inasprisce sempre di più la sua posizione negoziale e non è disposta a scendere a compromessi concreti?</p><p>2. Come giudica la strategia negoziale dell'UE - non soltanto nei confronti della Svizzera - che consiste nel voler imporre la propria posizione attraverso requisiti massimi e una prassi negoziale inflessibile?</p><p>3. Quando riterrà giunto il momento di abbandonare la strategia di adattamento utilizzata finora nei confronti dell'UE e di passare, sulla base del modello del Regno Unito, a una strategia che difenda gli interessi del nostro Paese, dando così prova di fermezza? Sempre mantenendo relazioni amichevoli, ma in modo risoluto nei fatti. La Svizzera sa mostrarsi decisa in politica estera, soprattutto nelle questioni di politica economica e di ricerca e innovazione. Nonostante le interdipendenze, la Svizzera ha anche notevoli punti di forza, in particolare grazie alla sua rete di contatti globale, alla sua autonomia e agli elevati contributi versati a favore dell'UE in molti dossier, come quello sull'aiuto ai Paesi dell'Europa dell'Est.</p><p>4. Come giudica l'attuale posizione della Svizzera, che anziché avanzare richieste nei confronti dell'UE sembra aspettare con calma l'evolversi della situazione?</p><p>5. Perché il Consiglio federale punta a un accordo quadro istituzionale nonostante, secondo la sua risposta all'intervento 13.3676, non lo ritenga necessario e nonostante la popolazione rifiuti un tale accordo? Secondo uno studio del Politecnico federale di Zurigo, un avvicinamento politico all'UE sarebbe sostenuto soltanto dal 35 per cento dei cittadini, mentre solo il 16 per cento sarebbe favorevole a un'adesione. Queste percentuali sono ai minimi storici.</p><p>6. Qual è la tabella di marcia dei negoziati?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1.-3. La Svizzera e l'UE intavolano negoziati quando hanno una volontà comune per farlo, al fine di trovare un'intesa su soluzioni congiunte che soddisfino gli interessi delle due parti. In questo quadro il Consiglio federale difende gli interessi della Svizzera e l'Unione europea i propri: pertanto le trattative vengono concluse solo quando entrambe le parti ne conseguono vantaggi. In quest'ottica se l'UE, durante i negoziati, adottasse la strategia di imporre le proprie posizioni, la Svizzera non firmerebbe l'accordo proposto e in questo modo le discussioni subirebbero uno stallo.</p><p>A oggi la Svizzera e l'Unione europea hanno concluso numerosi accordi bilaterali perché hanno ritenuto che ciò fosse nel loro comune interesse e che il risultato dei negoziati avrebbe portato benefici a entrambe. La via bilaterale ha indubbiamente avuto un impatto positivo sulla prosperità della Svizzera, poiché le ha permesso di beneficiare di un accesso settoriale ampliato al mercato dell'UE e di cooperare intensamente con quest'ultima in campi d'interesse comuni. Gli scambi tra la Svizzera e l'UE ammontano attualmente a circa un miliardo di franchi per giorno lavorativo. Ma anche l'Europa trae profitto da questa collaborazione: la Svizzera, infatti, è il suo terzo partner commerciale e ne favorisce la prosperità e la sicurezza, fornendo il proprio contributo anche in altri ambiti quali l'ambiente, l'energia, la ricerca, i trasporti, la libera circolazione delle persone e la cultura.</p><p>Questo successo mostra che la Svizzera ha saputo fare valere le proprie competenze e che le due parti hanno saputo costruire un partenariato "win-win" in numerosi settori. Anche in futuro questi rapporti dovrebbero rimanere inalterati.</p><p>5. Alla luce di questi stretti legami, la Svizzera e l'UE hanno ogni interesse a consolidare e ampliare la collaborazione. Nel caso dell'accesso al mercato, per esempio, le due parti stanno portando avanti negoziati sulle questioni istituzionali da maggio 2014.</p><p>Un accordo istituzionale che rafforzi e ampli l'accesso al mercato reciproco permetterebbe infatti di consolidare la prevedibilità e la sicurezza giuridica per le imprese svizzere ed europee. Con l'aggiornamento degli accordi già in vigore, tale accordo garantirebbe inoltre agli operatori e ai cittadini svizzeri di poter continuare ad accedere in modo non discriminatorio al mercato dell'UE e permetterebbe di creare nuovi accordi di accesso al mercato. Grazie a un accordo istituzionale, la Svizzera avrebbe inoltre a disposizione uno strumento supplementare per la composizione delle controversie qualora dovesse contestare una misura adottata da uno Stato membro dell'UE che non rispetti gli accordi bilaterali.</p><p>In questi come in altri negoziati, il Consiglio federale difende gli interessi della Svizzera sulla base del mandato adottato dopo aver consultato le Commissioni della politica estera e i Cantoni. Nel quadro delle sue relazioni con l'estero, il Consiglio federale difende l'indipendenza, la sicurezza e la prosperità del Paese, conformemente al mandato conferitogli dalla Costituzione federale.</p><p>4./6. Per quanto concerne il mandato negoziale, il Consiglio federale non è legato a vincoli di tempo e quindi si può concentrare tranquillamente sulla qualità dell'accordo da negoziare. Inoltre il Consiglio federale conclude un accordo istituzionale solamente se ritiene che i risultati dei negoziati siano conformi al mandato e difendano gli interessi della Svizzera. Se del caso, attraverso le Commissioni della politica estera può trasmettere un messaggio pertinente alle Camere federali, regolarmente informate sullo stato di avanzamento dei negoziati.</p>  Risposta del Consiglio federale.