<h2>SubmittedText<h2><p>Secondo i media, sarebbero sorti dubbi circa la svolta energetica decisa dal popolo nel maggio 2017 con più del 58 per cento di voti a favore. Sorprendentemente, quasi sempre si considerano solo il lato produttivo e il potenziale di espansione dell'energia idroelettrica, della biomassa, dell'eolico e della geotermia. Nei rapporti sulla Strategia energetica 2050 e sulla revisione della legge federale sull'energia (LEene), nel 2012 e 2013 il Consiglio federale affermava che l'efficienza energetica, e in particolare gli edifici, giocano un ruolo chiave nella svolta energetica.</p><p>In questo contesto si pongono le seguenti domande:</p><p>1. Secondo il Consiglio federale, il solo risanamento del parco immobiliare esistente secondo lo standard Minergie-P potrebbe ridurre il fabbisogno di riscaldamento di circa 90 terawattora per anno (Ip. Wehrli Reto, 10.3873). Poiché molti locatori, PMI e, soprattutto, centinaia di migliaia di locatari devono finanziare queste elevate perdite energetiche, non è comprensibile perché in relazione alla svolta energetica, il Consiglio federale non si concentri maggiormente sull'efficienza energetica degli edifici. La potenziale riduzione della spesa per i locatari è meno importante per il Consiglio federale?</p><p>2. Alla fine di settembre 2018, l'Ufficio federale dell'energia (UFE) ha richiamato l'attenzione sull'enorme potenziale di energia solare presente sui tetti delle case svizzere, pari a circa 50 terawattora per anno. Oltre a numerosi locatori e PMI, ne potrebbero beneficiare, in particolare, anche i locatari delle cooperative edilizie e immobiliari. Perché in relazione alla svolta energetica, il Consiglio federale non mette maggiormente in luce questo enorme potenziale energetico, che supera del 35 per cento circa il potenziale idroelettrico totale della Svizzera (circa 36 terawattora per anno)?</p><p>3. A quanto ammonterebbero secondo il Consiglio federale il risparmio di energia nucleare e fossile e la riduzione delle emissioni di CO2, se tutti sfruttassero al massimo questo potenziale energetico di 50 terawattora?</p><p>a. in quanto proprietari di edifici convenzionali?</p><p>b. in quanto proprietari di edifici Minergie-P efficienti (o di norme costruttive comparabili)?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Oggi quasi il 50 per cento del consumo di energia primaria in Svizzera avviene negli immobili: il 30 per cento per il riscaldamento, la climatizzazione e l'acqua calda, il 14 per cento per l'elettricità e circa il 6 per cento per la costruzione e la manutenzione. A livello economico, lo sfruttamento del grande potenziale di risparmio che tuttora permane nel settore degli edifici risulta molto interessante. Tale settore è anche in ampia misura responsabile dell'uso di risorse fossili, della produzione di rifiuti e dell'impatto ambientale da parte della società. Nell'ottica dei proprietari, le misure di risanamento a livello energetico sono sempre più redditizie, anche se i contributi sono già presi in considerazione nel quadro del programma edifici e delle deduzioni fiscali. In tale contesto va però tenuto conto anche del fatto che gli interventi di risanamento energetico possono portare ad aumenti delle pigioni che risultano spesso superiori ai risparmi sui costi derivanti dalle misure di risanamento adottate. Nel contempo aumenta però anche la qualità abitativa.</p><p>Secondo l'articolo 89 capoverso 4 della Costituzione federale (Cost.; RS 101), le misure concernenti il consumo di energia negli edifici competono in primo luogo ai Cantoni.</p><p>Nell'ambito delle sue competenze il Consiglio federale ha già adottato numerose misure per sfruttare il potenziale del settore edilizio (in particolare il programma edifici teso a incentivare misure efficaci in materia di CO2).</p><p>2. Il Consiglio federale è del tutto consapevole del potenziale dell'energia solare e lo ha ribadito in più occasioni - l'ultima volta in un comunicato stampa dell'UFE del 15 aprile 2019 in merito alle applicazioni interattive sonnendach.ch und sonnenfassade.ch. Il Consiglio federale e gli uffici specializzati competenti continueranno a informare in modo proattivo circa il potenziale dell'energia solare e delle relative misure.</p><p>3. Per stimare i risparmi in materia di energie fossili e la riduzione delle emissioni di CO2 degli edifici, è importante considerare sia l'efficienza che la produzione di energie rinnovabili (incl. l'elettricità per la mobilità elettrica).</p><p>In linea di principio, gli edifici possono coprire il proprio fabbisogno energetico senza generare alcuna emissione di CO2. Inoltre, il fabbisogno energetico per il riscaldamento e l'acqua calda negli edifici già esistenti può essere ridotto del 50 per cento circa con un risanamento energetico, e del 75 per cento circa con un risanamento in base allo standard Minergie-P. Gli edifici vengono sempre più sfruttati anche per la produzione di energie rinnovabili, ciò che consente di immettere energia nella rete pubblica.</p><p>Il Consiglio federale condivide il parere della Conferenza dei direttori cantonali dell'energia (CdEN) che, nel suo mandato per lo sviluppo a lungo termine della politica edilizia intercantonale, si è posta l'obiettivo di ridurre, entro il 2050, le emissioni di CO2 degli edifici al di sotto del 20 per cento delle emissioni del 1990. Per raggiungere questo traguardo, a partire dal 2030 le caldaie a combustibile fossile potranno essere utilizzate solo come caldaie di punta in edifici ben isolati (edifici convenzionali e edifici Minergie-P), e in casi eccezionali (motivi tecnici, finanziari e relativi alla tutela del patrimonio edilizio storico).</p><p>Nel 2050, secondo il mandato dei Cantoni, solo il 10-15 per cento del calore per i sistemi di riscaldamento dovrà provenire da fonti fossili; la maggior parte del calore sarà generata mediante gas naturale, caratterizzato da minori emissioni di CO2. I riscaldamenti ad olio potranno essere impiegati soltanto in casi eccezionali. Per gli edifici già esistenti, le emissioni di CO2 potranno essere ridotte mediante soluzioni che consentano un guadagno di efficienza, come ad esempio interventi sull'involucro degli edifici e la sostituzione delle fonti fossili per la produzione di calore con lo sfruttamento del calore ambientale (pompe di calore), del calore residuo (ad es. attraverso impianti di incenerimento dei rifiuti) e del calore proveniente dallo sfruttamento energetico della biomassa (ad es. attraverso riscaldamenti a legna).</p>  Risposta del Consiglio federale.