<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. È attualmente in fase di elaborazione, sotto la direzione del DFAE, una strategia nazionale per l'attuazione della risoluzione 1325 dell'ONU. Nella sua risposta scritta, il Consiglio federale proporrà ai promotori di questa raccolta di firme di discutere tale strategia con i dipartimenti interessati. La tavola rotonda sul tema della specificità di genere organizzata ogni due mesi dal Centro di competenza per la promozione della pace KOFF della fondazione svizzera per la pace swisspeace potrebbe fornire il quadro adeguato per questa discussione.</p><p>2. In materia delle esportazioni di materiale militare, la Svizzera tiene conto della situazione del Paese destinatario anche dal punto di vista dei diritti dell'uomo, conformemente alla legge e all'ordinanza federali sul materiale bellico. Di norma, nei casi di violazioni gravi e sistematiche dei diritti umani, che comprendono, ovviamente, anche i diritti delle donne e dei fanciulli, le esportazioni di armi non sono autorizzate. Il rispetto dei diritti umani è uno dei cinque criteri di decisione che condizionano il rilascio di un'autorizzazione di esportazione. </p><p>3. Il Consiglio federale ritiene che la prospettiva della specificità di genere deve essere presa maggiormente in considerazione nella politica di pace e di sicurezza come in altri ambiti. Il "gender mainstreaming" è una strategia di promozione della parità donna - uomo accettata globalmente. Questa strategia deve consentire di tenere conto delle diverse ripercussioni che i conflitti e le violazioni dei diritti umani hanno sulle donne e sugli uomini in tutte le fasi di un programma, dall'analisi iniziale all'attuazione delle misure. Il Consiglio federale sostiene inoltre programmi di prevenzione della violenza contro le donne e di incoraggiamento della partecipazione delle donne ai processi di pace all'estero. Il Consiglio federale è convinto della necessità di meglio sfruttare il potenziale costituito dalle donne, che possono esercitare un influsso positivo, sul piano sociale e politico, in tutte le fasi di un conflitto. Al tempo stesso occorre vegliare a lavorare direttamente con le parti in conflitto, che sono, in genere, uomini o organizzazioni dirette da uomini. L'azione per la pace mira, se non direttamente almeno indirettamente, alla protezione delle donne che, insieme ai bambini, sono le principali vittime delle violenze durante e dopo i conflitti armati. È pertanto impossibile determinare chi beneficia di quale parte del budget attribuito all'insieme di queste attività.</p>  Risposta del Consiglio federale.