<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Ad 1</p><p></p><p>Benché non sia uno Stato membro dell'ONU, nella definizione della sua politica estera la Svizzera attribuisce particolare importanza alle decisioni prese dalla comunità internazionale nel suo insieme. Come rilevato nel rapporto sulla neutralità del 1993: "Che sia o non sia membro dell'ONU, la Svizzera deve ottemperare all'imperativo di solidarietà internazionale ed appoggiare l'ONU qualora quest'ultima adotti misure previste nel suo Statuto contro un trasgressore del diritto", poiché al nostro Paese "preme ... l'istituzione di un ordinamento di pace all'interno del quale i piccoli non subiscano le aspirazioni di potere dei grandi" (cfr. FF 1994 I 204). Queste considerazioni del rapporto sulla neutralità costituivano già la base della decisione presa dal Consiglio federale il 7 agosto 1990. a seguito dell'invasione e dell'annessione del Kuwait da parte dell'Iraq (nel mese di agosto del 1990), secondo la quale la Svizzera ha istituito autonomamente le misure economiche (ordinanza del CF del 7 agosto 1990) che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite aveva deciso di adottare nei confronti dell'Iraq. Nel 1996 il nostro Paese ha adeguato tali sanzioni in funzione del "memorandum oil for food" (risoluzione 986 del Consiglio di sicurezza del 14 aprile 1995), che autorizza l'Iraq a esportare quantità limitate di petrolio al fine di acquistare derrate alimentari, medicamenti e altri beni destinati a scopi umanitari (modifica del 26 giugno 1996 dell'ordinanza sopraccitata).</p><p></p><p>Con la risoluzione 1284 del 17 dicembre 1999, il Consiglio di sicurezza ha soppresso la limitazione secondo cui le vendite di petrolio iracheno non potevano superare un importo pari a 5,26 miliardi di dollari ogni 180 giorni (risoluzione 1153 del 20 febbraio 1998). Adottando la risoluzione 1284, i membri del Consiglio di sicurezza hanno deciso di sospendere l'applicazione delle sanzioni economiche a patto che l'Iraq accetti sul suo territorio un nuovo gruppo di ispettori dell'ONU incaricati di verificare le operazioni di disarmo (UNMOVIC) e cooperi "pienamente". L'Iraq ha sinora rifiutato di ottemperare a tali richieste. L'8 giugno scorso il programma "oil for food" è stato prolungato di sei mesi (risoluzione 1302 del Consiglio di sicurezza).</p><p></p><p>Più di nove anni di sanzioni non hanno consentito di ottenere alcun mutamento per quanto concerne il regime al potere a Baghdad, se non forse un suo ulteriore rafforzamento. A causa delle sanzioni, il popolo iracheno, già duramente provato dalla guerra Iran-Iraq, è vittima di una crisi umanitaria le cui conseguenze a medio e a lungo termine sono difficilmente valutabili. Consapevole delle lacune strutturali del programma "oil for food", la Svizzera ritiene che soltanto la soppressione delle sanzioni - accompagnata da un sistema di controllo e di verifica continui dell'armamento iracheno - permetterà di arrestare il degrado della situazione umanitaria. È inoltre dell'avviso che la situazione economica e sociale in cui versa attualmente l'Iraq costituisca un pericolo potenziale per la stabilità dell'intera regione.</p><p></p><p>Non è tuttavia pensabile che la Svizzera sospenda autonomamente l'applicazione delle sanzioni economiche contro l'Iraq. Una siffatta decisione sarebbe infatti contraria agli interessi generali del nostro Paese e risulterebbe pregiudizievole per le relazioni tra la Svizzera e la comunità internazionale. Il nostro Paese segue pertanto attentamente l'evoluzione dei negoziati che si svolgono in seno all'ONU in merito alle sanzioni inflitte all'Iraq al fine di poter se del caso adeguare rapidamente la sua politica nei confronti di tale Repubblica.</p><p></p><p>Ad 2</p><p></p><p>Il Consiglio federale ha deciso di riprendere la rappresentanza della Svizzera a Baghdad a livello di un Ufficio di collegamento. Questo Ufficio comprenderà due collaboratori responsabili rispettivamente per gli affari umanitari e per gli affari economici. Questa riattivazione consentirebbe di assicurare l'assistenza operativa a livello politico dei programmi di aiuto umanitario che la Svizzera finanzia in Iraq, di sviluppare le relazioni commerciali nell'ambito del memorandum "oil for food" e di informare il Consiglio federale circa l'evoluzione della situazione nella Repubblica irachena.</p><p></p><p>Nella misura in cui spetta al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite decidere se abrogare o no le misure adottate contro l'Iraq, le discussioni relative a un'evoluzione delle relazioni tra la comunità internazionale e la Repubblica irachena si svolgono in tale ambito. La riattivazione dell'Ambasciata di Svizzera a Baghdad non costituirebbe una condizione imprescindibile affinché, nella misura delle sue possibilità, la Svizzera possa contribuire attivamente a risolvere le divergenze tra l'Iraq e la comunità internazionale. Pur intrattenendo contatti con le parti direttamente interessate, la Svizzera non ha ricevuto richieste in tal senso e, non essendo membro dell'ONU, disporrebbe di mezzi limitati per influire sulle decisioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.</p><p></p><p>Ad 3</p><p></p><p>In virtù della legge, l'aiuto umanitario fornito dalla Confederazione deve contribuire, mediante misure preventive e di soccorso, a preservare la vita umana in pericolo e ad alleviare le sofferenze ed è destinato in particolare alle popolazioni vittime di una catastrofe naturale o di un conflitto armato. Conformemente al mandato del legislatore, l'aiuto umanitario deve pertanto essere in primo luogo concentrato sui fanciulli iracheni che soffrono di malnutrizione; la mortalità infantile è infatti elevata e sono i bambini le principali vittime dell'embargo attuato dopo la guerra del Golfo.</p><p></p><p>Dal 1993, l'Aiuto umanitario ha fornito assistenza alla popolazione irachena per un importo di circa venti milioni di franchi. Gli organismi sostenuti sono il CICR, il PAM e talune organizzazioni non governative (ONG). Giacché lo scenario inizialmente previsto presupponeva un embargo di durata relativamente breve, si trattava, soprattutto nella prima fase, di un aiuto alimentare transitorio volto ad assicurare la sopravvivenza dei gruppi marginali maggiormente toccati. La società irakena e l'infrastruttura del Paese sono tuttavia state colpite a tal punto che la crisi umanitaria dovrebbe protrarsi per anni anche dopo la levata dell'embargo. Di conseguenza, alla fine del 1999 si è deciso di modificare l'obiettivo dell'aiuto umanitario. Quest'ultimo contribuisce ora ad adeguare l'assistenza medica - segnatamente quella prestata ai fanciulli affetti da carenze alimentari - alla nuova situazione creata dall'embargo.</p><p></p><p>La morte per malnutrizione di circa cinquantamila bambini l'anno è in gran parte dovuta a malattie infettive non curate.</p><p>Il sistema sanitario iracheno non è infatti in grado di fronteggiare la nuova situazione poiché il suo funzionamento è stato gravemente perturbato dall'embargo. La medicina irachena era altamente tecnologizzata, orientata al trattamento terapeutico e concentrata in grandi strutture ospedaliere. L'embargo non consente più - data la mancanza di denaro - di assicurare la manutenzione di tali ospedali (che stanno crollando nel vero senso del termine). Inoltre, le malattie attualmente diffuse tra la popolazione sono completamente diverse da quelle che si registravano in precedenza. Gli impianti per il trattamento delle acque non funzionano infatti più e la popolazione è costretta a bere acqua contaminata.</p><p>Le organizzazioni sostenute dall'Aiuto umanitario sono pertanto state invitate a orientare i loro programmi verso la salute delle madri e dei fanciulli. I progetti finanziari si concentrano ora sulla prevenzione, sul trattamento delle diarree e sull'alimentazione specifica delle donne incinte o delle madri che allattano e dei loro figli.</p><p></p><p>Non appena l'Ambasciata di Svizzera a Baghdad sarà nuovamente operativa, l'Aiuto umanitario avvierà il dialogo con il Governo iracheno al fine di riorientare la politica della salute del Paese verso le cure sanitarie di base.</p>  Il Consiglio federale propone di trasformare la mozione in postulato.