<h2>SubmittedText<h2><p>Il forte apprezzamento del franco svizzero, in particolare nei confronti dell'euro e del dollaro statunitense, non conosce tregua. Grazie all'introduzione del tasso minimo di cambio con l'euro a fr. 1.20, da inizio agosto la situazione è lievemente migliorata, pur rimanendo drammatica per la piazza produttiva. La crisi valutaria del franco e l'indebolimento della congiuntura mondiale mettono a rischio molti posti di lavoro in Svizzera e potrebbero comportare un aumento della disoccupazione.</p><p>Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Quale scenario economico prevede per l'economia svizzera, in particolare per il mercato del lavoro, nei prossimi dodici mesi? Qual è la situazione delle regioni di frontiera? Vi è il rischio di ulteriori delocalizzazioni all'estero? Come evolveranno le principali componenti del PIL?</p><p>2. Quali sono le sue valutazioni sull'andamento a medio termine del corso del franco? Condivide l'opinione secondo cui solo un tasso di cambio che rispecchi la parità di potere d'acquisto con il principale partner commerciale della Svizzera sarebbe sostenibile per la nostra piazza produttiva e che il tasso minimo di cambio a fr. 1.20 sia troppo basso? Come si può raggiungere tale obiettivo?</p><p>3. Quali sono le misure allo studio del Consiglio federale per ridurre il rischio di continue speculazioni nei confronti della politica della BNS e del tasso minimo di cambio?</p><p>4. Quale ruolo hanno svolto e svolgono tuttora le banche svizzere e gli operatori dei mercati finanziari svizzeri nell'alimentare le speculazioni riguardo a un ulteriore apprezzamento del franco? Quali sarebbero, secondo il Consiglio federale, gli effetti di misure contro la speculazione quali gli accordi con le banche come quelli degli anni Settanta (gentlemen's agreement), l'introduzione di norme di regolamentazione ad hoc o di restrizioni sul mercato dei capitali? Come valuta l'esperienza di intervento diretto dello Stato nella regolamentazione dei mercati di capitali attuato da Paesi come Singapore o Brasile?</p><p>5. Come valuta il Consiglio federale le recenti proposte della Commissione UE di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie a livello europeo e quali sarebbero le conseguenze economiche, politiche e finanziarie di una simile iniziativa per la Svizzera? A quanto ammonterebbero, a suo avviso, le entrate potenziali per il nostro Paese?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Stando alle previsioni attuali, nei prossimi trimestri l'economia subirà un notevole rallentamento a causa delle condizioni quadro sfavorevoli dell'economia esterna, in particolare la debolezza della congiuntura mondiale e l'apprezzamento del franco. Al momento si presume che ne risentirà soprattutto l'industria d'esportazione, mentre i settori economici orientati al mercato interno continueranno a sostenere la congiuntura, contribuendo a mitigarne il rallentamento. Le incertezze e i rischi di un peggioramento congiunturale sono tuttavia elevati. Il forte rischio di tendenze recessive più pronunciate si presenterebbe anche in Svizzera, soprattutto in caso di un ulteriore inasprimento della crisi nella zona euro. </p><p>Il Consiglio federale è consapevole anche della difficile situazione in cui si trovano le regioni di confine. Finora tuttavia non vi sono molti elementi che indichino differenze significative con il resto del Paese. La fissazione di un limite minimo per il cambio con l'euro da parte della Banca nazionale svizzera (BNS) ha dato alle imprese una certa sicurezza per la pianificazione delle loro attività. Il Consiglio federale non conosce il numero di ditte che prendono comunque in considerazione la possibilità di trasferire all'estero i propri stabilimenti di produzione. </p><p>2./3. Il Consiglio federale non fa previsioni sui tassi di cambio né partecipa alle speculazioni sul cosiddetto cambio giusto, ritiene tuttavia che il franco sia al momento sopravvalutato. La parità del potere d'acquisto resta comunque un rapporto da considerare nel lungo termine. Il fatto che si verifichino per anni divergenze dell'andamento effettivo dei tassi di cambio rispetto alla parità del potere d'acquisto non è raro, tanto più che quest'ultima non può essere definita in modo preciso. </p><p>La BNS ha fissato una soglia minima di cambio per l'euro pari a fr. 1.20. Al momento il tasso attuale si trova di nuovo al di sopra di questa soglia minima. Imporre un tasso di cambio troppo alto comporterebbe un maggior rischio di speculazioni contro questa soglia. La BNS attua la sua politica con successo e, all'occorrenza, potrebbe adottare autonomamente altre misure. </p><p>4. Dall'inizio della crisi nel 2007/08 l'aumento della domanda del franco svizzero appare ben consolidato, la tendenza al rialzo non può quindi essere ricondotta esclusivamente agli acquisti speculativi. L'esperienza degli anni Settanta ha dimostrato che gli accordi informali (gentlemen's agreements) non sono sufficienti. La BNS dovette fissare alla fine una soglia minima per il tasso di cambio con il marco tedesco. Oggi gli investimenti finanziari vengono effettuati sempre più sui mercati internazionali, per cui le possibilità di aggirare le misure sono ancora maggiori rispetto agli anni Settanta. Inoltre le esperienze attuali di Stati come Singapore e il Brasile dimostrano la scarsa efficacia di tali misure. </p><p>5. Per poter essere efficace, la tassa sulle transazioni finanziarie proposta dalla Commissione europea dovrebbe essere introdotta in tutto il mondo. Altrimenti si prevede che gran parte delle transazioni verrebbe trasferita all'estero, riducendo dunque la base fiscale. Inoltre il rincaro delle transazioni ridurrebbe la liquidità sui mercati corrispondenti, pertanto le entrate supplementari sarebbero tutt'altro che sicure.</p>  Risposta del Consiglio federale.