<h2>SubmittedText<h2><p>Durante una recente riunione della sottocommissione del Controllo federale delle finanze ho posto domande alla direttrice dell'Ufficio federale per l'uguaglianza fra donna e uomo (UFU) sulle attività condotte dal suo ufficio contro i matrimoni forzati di ragazze minorenni.</p><p>La prima parte della sua risposta non mi ha sorpreso perché, come ormai tradizione nell'Amministrazione, ricordava la carenza di mezzi e personale.</p><p>Mi ha invece molto sorpreso il seguito della risposta in cui la direttrice ha affermato che la lotta ai matrimoni forzati di ragazze minorenni rientra in un programma nazionale e che quindi non è una delle priorità dell'UFU.</p><p>Ho insistito e la direttrice mi ha confermato che la prima priorità del suo ufficio è la parità di genere e la seconda la violenza domestica.</p><p>Posso capire che l'UFU, in uno spirito certamente lodevole, consideri sua prima priorità l'eliminazione delle disparità tra donne e uomini, sono però basito nell'apprendere che al secondo posto figura la violenza domestica, mentre i matrimoni forzati delle minorenni figurano eventualmente soltanto al terzo posto.</p><p>Qualsiasi essere umano di normale ragionevolezza avrebbe posto le priorità nell'ordine inverso, per cui mi pongo seriamente delle domande sulla serietà con cui l'UFU fissa le sue.</p><p>Chiedo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. In base a quali criteri l'UFU fissa le sue priorità?</p><p>2. Chi le decide?</p><p>3. La lotta ai matrimoni forzati di ragazze minorenni non dovrebbe essere la prima delle priorità dell'UFU?</p><p>4. Combattere con fermezza la violenza domestica non dovrebbe venire prima della lotta per la parità di genere?</p><p>5. Intende intervenire presso l'UFU affinché le priorità delle sue attività siano dettate da criteri di inequivocabile umanità?</p><p>6. Domanda complementare: visto che l'UFU ha menzionato un programma nazionale per combattere i matrimoni forzati di ragazze minorenni, è dato sapere il numero di casi registrati nel nostro Paese negli ultimi cinque anni?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>I compiti e le competenze dell'Ufficio federale per l'uguaglianza fra donna e uomo (UFU) sono definiti all'articolo 16 della legge federale sulla parità dei sessi (RS 151.1) e all'articolo 5 dell'ordinanza sull'organizzazione del Dipartimento federale dell'interno (RS 172.212.1) e si fondano sull'articolo 8 capoverso 3 della Costituzione federale (RS 101). L'UFU è incaricato di promuovere la parità dei sessi in tutti gli ambiti della vita e adoperarsi per eliminare qualsiasi forma di discriminazione diretta o indiretta. Tra i suoi compiti rientra anche la lotta alla violenza domestica, cui il Consiglio federale attribuisce grande importanza.</p><p>Dall'entrata in vigore in Svizzera, il 1° aprile 2018, della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul; RS 0.311.35), la Confederazione accorda un'attenzione ancora maggiore a questo tema. L'UFU è stato designato dal Consiglio federale organo ufficiale responsabile del coordinamento, del monitoraggio e della valutazione delle politiche e delle altre misure di prevenzione e di lotta contro tutte le forme di violenza contemplate dalla Convenzione di Istanbul.</p><p>Il 13 novembre 2019 il Consiglio federale ha adottato l'ordinanza sulle misure di prevenzione e di lotta alla violenza nei confronti delle donne e alla violenza domestica. Questa nuova ordinanza, che entra in vigore il 1° gennaio 2020, si fonda sull'articolo 386 del Codice penale svizzero (RS 311.0), che conferisce alla Confederazione la facoltà di prendere misure di informazione, educazione o altre misure intese a evitare i reati e a prevenire la criminalità e di sostenere con aiuti finanziari progetti od organizzazioni in quest'ambito.</p><p>Per il numero di matrimoni forzati si rimanda all'ultima inchiesta condotta tra l'inizio del 2015 e il 31 agosto 2017 nel quadro del programma federale di lotta a questo fenomeno, dalla quale emerge che i servizi di consulenza e le autorità cantonali sono stati contattati in 905 casi, un quarto dei quali riguardava ragazze minorenni.</p>  Risposta del Consiglio federale.