<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'idea di assoggettare le transazioni di divise a una tassa di negoziazione è stata sollevata alla fine degli anni Settanta dall'economista americano James Tobin. L'imposta sarebbe prelevata proporzionalmente al volume, ma indipendentemente dal termine delle transazioni, cosicché le operazioni speculative a breve tempo rincarerebbero, mentre le transazioni a lungo termine non sarebbero toccate. L'idea di una tale imposta, estesa al mercato dei titoli, ha ricevuto nuovo impulso sullo sfondo delle recenti crisi finanziarie internazionali.</p><p></p><p>I sostenitori della tassa Tobin si aspettano da questa un contenimento delle speculazioni sulle divise e conseguente riduzione delle oscillazioni dei corsi dei cambi. L'aumento dei costi di transazione nell'ambito del trasferimento di capitali a breve termine dovrebbe inoltre ridurre la volatilità dei flussi internazionali di capitali. Visto che le differenze tra i tassi d'interesse nazionali non potrebbero più essere compensate con la stessa efficienza, si creerebbe maggior spazio per la politica economica e monetaria nazionale. Inoltre, potrebbe essere concesso un contributo al finanziamento dell'aiuto allo sviluppo destinando le entrate dell'imposta a un'organizzazione internazionale.</p><p></p><p>Contro questi argomenti è sollevata una serie d'obiezioni. In tal modo si dimostra che oscillazioni monetarie possono manifestarsi contemporaneamente a serie crisi del sistema finanziario internazionale. Tuttavia, le loro cause non risiedono nelle transazioni delle divise stesse. Nella maggior parte dei casi vanno invece ricercate nella lacunosa politica economica dei Paesi interessati e, ciò che è apparso particolarmente evidente nella crisi asiatica, nelle debolezze istituzionali dei loro sistemi finanziari. Ci si chiede pure se una tassa Tobin possa impedire le sostanziali ristrutturazioni di portafoglio effettuate dagli investitori internazionali in occasione di crisi finanziarie. Esiste inoltre la possibilità che la liquidità dei mercati finanziari internazionali diminuisca a causa dei più elevati costi delle transazioni, con la conseguenza che la volatilità non diminuirebbe, ma aumenterebbe. Oltre a queste obiezioni teoriche è pure necessario tener conto delle difficoltà pratiche legate all'introduzione della tassa Tobin.</p><p></p><p>Per essere efficace una tale tassa dovrebbe essere introdotta a livello mondiale. Non appena alcune piazze finanziarie off-shore dovessero rinunciare a questo tipo d'imposizione, le operazioni in questione potrebbero facilmente aggirare la tassa. Alla luce inoltre del grande numero di strumenti del mercato finanziario, in parte molto complessi, non è per niente chiaro quali sarebbero in definitiva le transazioni da tassare. In considerazione della spinta innovativa degli operatori del mercato finanziario si può in ogni caso presumere che verrebbero sviluppati e offerti strumenti sempre nuovi, con i quali la tassa potrebbe essere elusa. Occorre aggiungere che la distribuzione delle entrate - certamente ipotetiche - derivanti dalla tassa comporterebbe problemi politici. L'incremento dei fondi delle organizzazioni internazionali, che utilizzerebbero le entrate dell'imposta per finanziare i programmi di sviluppo, non incontrerebbe presumibilmente il consenso di tutti i Paesi. </p><p></p><p>Alla luce di queste considerazioni il Consiglio federale non ritiene l'introduzione di una tassa Tobin né economicamente auspicabile, né tecnicamente e politicamente fattibile. Indipendentemente da ciò parteciperà tuttavia pure in futuro a livello internazionale alla ricerca di strumenti innovativi per migliorare la stabilità del mercato finanziario internazionale. Sostiene inoltre attivamente i corrispondenti sforzi compiuti nell'ambito delle Istituzioni di Bretton Wood e in seno ai consessi della Banca per i Regolamenti Internazionali (BRI) e del Gruppo dei Dieci. In tal modo ha approvato, ogni volta facendo presente la necessaria condizionalità, la creazione della facilità di riserva supplementare (Supplementary Reserve Facility, SRF) e della linea di credito preventiva (Contingent Credit Line, CCL) del FMI. Queste nuove forme di credito servono a coprire un enorme e transitorio fabbisogno di finanziamento, risp. a evitare problemi di bilancia dei pagamenti condizionati da questo fabbisogno; esse sono concesse a interessi elevati e a condizioni severe. Il Consiglio federale si adopera pure per un più ampio coinvolgimento del settore privato nella soluzione delle crisi finanziarie e propugna politiche economiche e finanziarie solide nei Paesi in questione nonché una struttura adeguata del loro debito estero. È inoltre dell'opinione che la maggior trasparenza dell'attività di vigilanza del FMI richiesta tra l'altro dalla Svizzera contribuirà ad una più grande stabilità del sistema finanziario internazionale.</p><p></p><p>Per quanto riguarda la mozione presentata alla Camera bassa del Parlamento canadese, bisogna evidenziare che questa non ha affatto un carattere vincolante per il Governo. Secondo informazioni dell'ambasciatore svizzero a Ottawa, dall'autunno dell'anno scorso la tassa Tobin è stata oggetto in tutto di tre dibattiti in Parlamento. In definitiva la mozione (M-239) del 23 marzo 1999 presentata dal parlamentare Lorne Nystrom è redatta in un testo meno impegnativo di quello della versione citata dal Consigliere nazionale Gysin e al Governo canadese non chiede nemmeno di svolgere un ruolo di precursore a livello internazionale. Dice soltanto che "secondo l'opinione del Parlamento, il Governo dovrebbe (scrittura corsiva aggiunta) 1 introdurre un'imposta sulle transazioni finanziarie in collaborazione con la comunità internazionale". Il Governo canadese non ha dovuto rispondere formalmente alla mozione e non si è successivamente impegnato come promotore di una tassa Tobin neppure nei consessi degli istituti finanziari internazionali.</p>  Risposta del Consiglio federale.