<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>I negoziati GATS 2000 attualmente in corso si basano sull'articolo XIX dell'Accordo generale sullo scambio di servizi (GATS), che prevedeva di lanciare negoziati GATS cinque anni dopo l'entrata in vigore dell'Accordo di Marrakech. L'accordo, ivi compresa la partecipazione a negoziati secondo l'articolo XIX, è stato approvato dal Parlamento. Il Consiglio federale agisce quindi con l'accordo del Parlamento. Inoltre, il mandato della delegazione svizzera è stato sottoposto in consultazione alle Commissioni della politica estera delle due Camere.</p><p>Il Consiglio federale ritiene in sostanza che una sospensione della partecipazione a questi negoziati nuocerebbe agli interessi della Svizzera. I negoziati si confanno perfettamente alla Svizzera sia per quanto riguarda il quadro negoziale che i settori contemplati. Per un Paese di dimensioni modeste, il quadro istituzionale del GATS è di gran lunga l'opzione migliore rispetto ad altri mezzi di organizzazione delle relazioni interstatali. Esso pone tutti i Paesi allo stesso livello e, grazie all'estrema flessibilità con cui è stato redatto, ci permette di far valere i nostri interessi commerciali e non commerciali preservando anche il nostro diritto di legiferare. Il settore dei servizi contribuisce per l'80% alla creazione di nuovi posti di lavoro in Svizzera e produce un'eccedenza commerciale di oltre 20 miliardi di franchi (nel 2000). Il mantenimento e il promovimento di un sistema commerciale aperto nel settore dei servizi - e la conclusione dei negoziati GATS 2000 - riveste quindi un'importanza vitale per la Svizzera. I risultati della consultazione dimostrano che per molte cerchie interessate è opportuno proseguire i negoziati. </p><p>Il GATS non si prefigge del resto di privatizzare i servizi pubblici o di intervenire nella gestione delle risorse. Il suo obiettivo centrale è di garantire a fornitori di servizi stranieri un accesso al mercato su base non discriminatoria, preservando allo stesso tempo la facoltà degli Stati membri di disciplinare i settori interessati o di introdurre nuove regolamentazioni. Nell'ambito dei negoziati, la delegazione svizzera tiene debitamente conto delle diverse sensibilità interne. Per quanto riguarda i tre settori citati nella mozione, il Consiglio federale tiene a precisare quanto segue: </p><p>L'approvvigionamento idrico non è incluso nel GATS e la Svizzera si sta adoperando, soprattutto attraverso la sua proposta di negoziazione del maggio 2001, per mantenere lo status quo. A tutt'oggi, nessun Paese ha assunto impegni in materia di approvvigionamento idrico. Le prese di posizione svizzere sottolineano che l'educazione è un compito spettante allo Stato, e la Svizzera ribadisce il diritto di ogni Paese di regolamentare in materia, conformemente alle disposizioni contenute nel preambolo dell'accordo. La questione della relazione tra l'educazione e il GATS è già stata affrontata nella risposta all'interpellanza Bruderer del 20 giugno 2002 (02.3298). Per quanto riguarda la sanità, nessuno Stato membro del GATS ha avanzato proposte di negoziazione in questo settore e, di conseguenza, esso è in ampia misura tralasciato dalla negoziazione in corso. </p><p>Il Consiglio federale sottolinea che in materia di servizio pubblico la Svizzera segue già una linea relativamente difensiva, segnatamente rispetto agli altri Paesi industrializzati. Tutti gli impegni assunti dalla Svizzera nell'ambito del GATS tengono conto delle disposizioni svizzere in materia di servizio pubblico. Come indicato nella risposta all'interpellanza Vollmer del 20 marzo 2002 (02.3095), ogni Paese contrae i propri impegni nell'ambito del GATS secondo i propri usi normativi, sulla base di un consenso sovrano, e in funzione dei propri interessi e della propria situazione individuale. Per tali motivi, uno strumento giuridico come il GATS, che lascia ai suoi Membri un ampio margine di manovra, corrisponde alle esigenze della Svizzera. Occorre inoltre aggiungere che il GATS è in vigore da sette anni e che non sono stati rilevate incidenze negative per la Svizzera e il suo servizio pubblico. Ne deduciamo che l'accordo è soddisfacente anche da questo punto di vista.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.