<h2>SubmittedText<h2><p>Anche con l'introduzione a livello internazionale dell'imposizione minima dell'OCSE (pilastro 2 del progetto BEPS 2.0), la cui attuazione sarà sottoposta al voto del popolo il 18 giugno 2023, i gruppi multinazionali continueranno a trasferire i loro utili dai Paesi di produzione situati in Africa, Asia e America Latina, generalmente svantaggiati dal punto di vista economico e politico, verso l'Europa o il Nord America, dove hanno la loro sede. In un futuro prossimo i Paesi del Sud globale continueranno a essere strutturalmente svantaggiati nel sistema fiscale mondiale e registreranno una perdita massiccia della base imponibile. Contrariamente alle promesse dell'OCSE, il suo quadro normativo in materia fiscale non si è rivelato inclusivo come sperato: i risultati ottenuti finora dai negoziati sull'imposizione dell'economia digitale (BEPS 2.0) riflettono ancora una volta la supremazia dei ricchi Paesi occidentali membri dell'OCSE. Inoltre, il progetto OCSE concernente una nuova ripartizione dei diritti di imposizione tra gli Stati di sede e quelli di commercializzazione (pilastro 1 del progetto BEPS 2.0) potrebbe ancora fallire durante i negoziati finali previsti quest'estate. Su iniziativa del gruppo dei Paesi in via di sviluppo (G77), l'Assemblea generale dell'ONU ha reagito a questi risultati insufficienti dell'OCSE adottando, nel mese di novembre, una risoluzione per la creazione di una convenzione fiscale dell'ONU, il cui progetto è ora in fase di elaborazione. In tale contesto, invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande.</p><p>1. In generale, come valuta il Consiglio federale gli sviluppi di politica fiscale dell'ONU? </p><p>2. La Svizzera, in qualità di importante Stato di sede di gruppi multinazionali e Stato membro dell'ONU, sosterrà attivamente questi lavori? </p><p>3. Quali misure concrete prevede il Consiglio federale al riguardo? </p><p>4. Alla luce di questi sviluppi, come valuta il Consiglio federale il ruolo politico-fiscale dell'OCSE dopo la conclusione del progetto BEPS 2.0?</p><p>5. Oltre all'elaborazione di una convenzione fiscale dell'ONU, secondo il Consiglio federale quali altre misure sono ipotizzabili per rafforzare la posizione dei Paesi in via di sviluppo nella definizione delle norme fiscali internazionali? Qual è il contributo fornito dalla Svizzera?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La risoluzione dell'Assemblea generale dell'ONU del 30 dicembre 2022 (A/RES/77/244) "Promotion of inclusive and effective international tax cooperation" (A/RES/77/244) è stata promossa dai Paesi in sviluppo (G77) che detengono la maggioranza dei voti in seno all'ONU. La risoluzione impone un'analisi del quadro istituzionale della cooperazione internazionale in materia fiscale e lo svolgimento di dibattiti intergovernativi sulla possibilità di migliorare l'efficacia e l'inclusività. Come possibile misura menziona la creazione di strumenti giuridici internazionali o di strutture intergovernative, che propone di esaminare nel quadro di mandati di verifica. L'elaborazione di una convenzione, ancora obbligatoria nel progetto iniziale della risoluzione, non è ancora stata decisa. La risoluzione nel suo insieme è stata adottata per consenso a seguito di negoziati ai quali ha partecipato attivamente anche la Svizzera. Tuttavia, la Svizzera e i Paesi con posizioni affini (ad es. UE, Stati Uniti, Regno Unito, Corea del Sud, Giappone, Canada) si sono opposti alla creazione di nuove strutture.</p><p>Questo modo di procedere riflette la politica consensuale della Svizzera quale Stato membro impegnato dell'ONU e corrisponde anche al modo di procedere concordato con gli Stati partner affini.</p><p>Tuttavia, in linea di massima il Consiglio federale valuta criticamente questa evoluzione. Innanzitutto non condivide la valutazione della risoluzione secondo cui l'attuale cooperazione internazionale in materia fiscale non sarebbe inclusiva. Ad esempio, l'Inclusive Framework on Base Erosion and Profit Shifting (BEPS) dell'OCSE e del G20, responsabile dei lavori in corso riguardanti la modifica delle regolamentazioni di imposizione per le grandi imprese multinazionali (BEPS 2.0, pilastri 1 e 2), conta attualmente 142 Stati membri, con una maggioranza di Paesi emergenti e in sviluppo. Il Forum globale sulla trasparenza e sullo scambio di informazioni a fini fiscali è composto da 166 Stati membri. Tutti gli Stati possono collaborare in modo paritario alla definizione di standard in materia fiscale all'interno di queste importanti organizzazioni.</p><p>Il Consiglio federale ritiene, inoltre, che vada evitato un tale ampliamento dei lavori dell'ONU in materia fiscale da dar luogo a doppioni. La creazione di ulteriori organismi o strumenti in materia fiscale proposta dalla risoluzione solleciterebbe ulteriormente le già scarse risorse di molti Stati, soprattutto quelle dei Paesi in sviluppo, in contrasto con l'obiettivo di aumentare l'efficacia e l'inclusività auspicato dalla risoluzione.</p><p>2./3. La Svizzera sostiene da diverso tempo il Comitato di esperti dell'ONU sulla cooperazione internazionale in materia fiscale menzionato più volte nella risoluzione. Il nostro Paese parteciperà attivamente anche ai dibattiti intergovernativi disposti dalla risoluzione. Si adopererà per raggiungere soluzioni sostenibili a livello internazionale che tengano conto del mandato della risoluzione.</p><p>4. L'OCSE funge da centro di competenza tecnico per il progetto BEPS. Il Consiglio federale reputa le basi normative elaborate dall'OCSE tecnicamente di elevata qualità. Con i suoi 142 Stati membri, l'Inclusive Framework on BEPS ha conferito ai lavori svolti in questo ambito una legittimità politica globale così come un ampio sostegno da parte di Stati che non aderiscono all'OCSE o al G20. Il Consiglio federale ritiene che quest'architettura dei processi sia trasparente, bilanciata e inclusiva e si presti di conseguenza anche a lavori futuri in ambito di diritto internazionale delle imprese.</p><p>5. La Svizzera fa parte dei principali Stati donatori di lunga data che sostengono i Paesi in sviluppo in ambito fiscale. Il Consiglio federale valuta pertanto positivamente il fatto che venga riconosciuta la centralità del settore fiscale per lo sviluppo sostenibile globale. La Svizzera sostiene i Paesi in sviluppo nell'elaborazione di norme fiscali internazionali soprattutto fornendo loro aiuto nell'acquisizione delle conoscenze specialistiche necessarie e nell'istituzione di organizzazioni volte a coordinare la cooperazione internazionale in questo ambito. Oltre alla Banca mondiale e al Fondo monetario internazionale (FMI), rivestono un ruolo centrale in tale contesto soprattutto le organizzazioni partner operanti a livello regionale, come l'Inter-American Center of Tax Administrations (CIAT) per i Paesi dell'America del Sud e dell'America centrale nonché l'African Tax Administration Forum (ATAF) per i Paesi africani, dal momento che difendono spesso gli interessi dei loro Paesi membri nei forum internazionali. La Svizzera sostiene inoltre direttamente anche progetti di Paesi selezionati intesi a rafforzare le loro amministrazioni fiscali. In questo modo aiuta i Paesi a trovare soluzioni alle questioni, spesso molte complesse, concernenti le regole fiscali internazionali. Questi progetti vengono svolti bilateralmente o in collaborazione con partner di comprovata esperienza, in particolare la Banca mondiale e il FMI. Va inoltre rilevato che la Svizzera sostiene l'OCSE nello sviluppo delle competenze nei Paesi in sviluppo specificamente per le questioni fiscali internazionali. Infine, il Consiglio federale non si oppone a una collaborazione dei Paesi in sviluppo negli organismi collegati all'OCSE. Per contro, ritiene discutibile l'utilità di una convenzione fiscale dell'ONU per difendere la posizione dei Paesi in sviluppo.</p>  Risposta del Consiglio federale.