<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di impiegare per gli sfollati di guerra sul posto, attraverso una ridistribuzione dell'aiuto diretto, almeno il 20 per cento dei fondi già approvati per l'aiuto allo sviluppo e di quelli da approvare in futuro. Tali mezzi dovranno essere utilizzati in modo appropriato ed efficace nei Paesi al confine con la Siria.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è consapevole della difficile situazione in cui versano gli sfollati in Siria e nei Paesi limitrofi. La Svizzera contribuisce, mediante un'ampia gamma di misure di politica estera e di migrazione interna ed esterna, a limitare gli spostamenti forzati da questa regione verso l'Europa e ad affrontarne le cause. Oltre a fornire aiuto umanitario per alleviare le sofferenze sul posto e nei Paesi di transito, s'impegna a proteggere i migranti nei Paesi di prima accoglienza, sostenendo al contempo i Paesi d'accoglienza e le società nella gestione delle enormi sfide legate a questa situazione. Inoltre la Svizzera aiuta i profughi a ricostruirsi un'esistenza (scuole, istruzione, lavoro) nelle regioni d'origine affinché non debbano più dipendere dall'aiuto di emergenza. Attraverso gli strumenti della politica di pace, la Svizzera interviene attivamente nella prevenzione delle crisi e nella gestione dei conflitti, e appoggia la soluzione politica per la crisi in Siria. Il Consiglio federale è del parere che gli strumenti della cooperazione internazionale (CI) debbano essere impiegati in maniera coordinata per risolvere in modo duraturo la questione delle migrazioni forzate.</p><p>È in quest'ottica che, dall'inizio della crisi nel 2011, la Svizzera ha intensificato il proprio impegno in Siria e nella regione, stanziando complessivamente 250 milioni di franchi, di cui 50 milioni nel solo 2016. Di questi mezzi, con i quali la Svizzera sostiene segnatamente il CICR, le organizzazioni dell'ONU e altre organizzazioni umanitarie, una metà è destinata all'aiuto in Siria, l'altra agli Stati limitrofi come la Giordania, il Libano e la Turchia. A ciò si aggiunge l'aiuto diretto sul lungo periodo in Giordania e Libano, che ha permesso di ripristinare 82 strutture scolastiche e ha dato a circa 28 000 bambini di profughi e di famiglie locali la possibilità di seguire una formazione scolastica. Entro la metà del 2018 si intende incrementare a 120 il numero di edifici scolastici ristrutturati. Inoltre la Svizzera sta attualmente mettendo a disposizione di vari organismi dell'ONU 20 esperti ed esperte del corpo svizzero di aiuto umanitario.</p><p>Secondo le stime dell'ONU, per gestire l'emergenza umanitaria in Siria e nelle regioni limitrofe nel 2016 saranno necessari circa 7,7 miliardi di dollari. Gli autori della presente mozione chiedono che il 20 per cento dei mezzi dell'aiuto allo sviluppo sia destinato alla crisi siriana. Se si parte dal presupposto che con "aiuto allo sviluppo" s'intendono tutte le spese della Svizzera computabili come APS, la somma ammonterebbe a 680 milioni di franchi all'anno e la Svizzera coprirebbe così, da sola, quasi il 10 per cento dell'importo invocato dall'ONU per la crisi in Siria. Un tale impegno da parte del nostro Paese risulterebbe sproporzionato.</p><p>Il Consiglio federale è anche dell'avviso che, data la crisi globale di profughi, occorra rafforzare ulteriormente l'aiuto sul posto. Pertanto propone, nel messaggio concernente la cooperazione internazionale 2017-2020, di incrementare complessivamente di 120 milioni di franchi i mezzi destinati all'aiuto umanitario. Così facendo, questi mezzi raggiungerebbero il 19 per cento dei mezzi richiesti.</p><p>Un impegno del 20 per cento destinato esclusivamente alla crisi in Siria comporterebbe la cancellazione di altri impegni. Quella siriana è solo una delle varie crisi umanitarie; altri gravi focolai si registrano in Iraq, Sudan del Sud e Yemen. Da un punto di vista umanitario, non è giustificabile dare la priorità a un problema piuttosto che a tutti gli altri e impiegare i mezzi in maniera non proporzionale in una sola regione.</p><p>Con un impegno del 20 per cento destinato esclusivamente alla Siria, verrebbero ridotti drasticamente i mezzi in ambiti come la cooperazione bilaterale (in particolare quella in contesti fragili), gli sforzi per la gestione di sfide a livello globale (per es. il cambiamento climatico) e la promozione civile per la pace. La cooperazione internazionale della Svizzera dev'essere però mantenuta a lungo termine per contribuire a ridurre le cause dei conflitti quali la segregazione sociale e politica, possibilità finanziarie insufficienti o la mancanza di uno Stato di diritto, e per offrire prospettive alla popolazione colpita. In questo modo si previene anche la nascita di futuri flussi migratori.</p><p>L'aiuto umanitario non sostituisce la soluzione politica, estremamente necessaria per la Siria e sostenuta attivamente dal nostro Paese. Per risolvere la crisi siriana, urge trovare una soluzione politica e porre fine al conflitto: solo allora i profughi potranno rientrare in patria.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.