<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Ad domanda 1</p><p></p><p>È fuori dubbio che si debba penalmente perseguire le persone che commettono infrazioni. </p><p>Se le infrazioni sono commesse nel nostro paese le regole del Codice penale svizzero sono </p><p>applicabili. Se un reato è commesso all'estero è possibile, a seconda delle circostanze, che </p><p>non abbia nulla a che vedere con la Svizzera. In tal caso le regole giuridiche dell'assistenza </p><p>giudiziaria internazionale si applicano affinché le persone siano giudicate per gli atti di cui </p><p>sono accusate. Queste regole definiscono in modo dettagliato i casi in cui una persona può </p><p>essere estradata e quelli in cui un perseguimento penale può essere avviato per delega in </p><p>Svizzera. Può però capitare che determinate circostanze si oppongano all'estradizione di una </p><p>persona. È per esempio il caso quando qualcuno corre il rischio di essere condannato a </p><p>morte nel suo paese di origine. In casi simili la legge sull'assistenza penale internazionale </p><p>autorizza l'estradizione solo se lo Stato richiedente offre la garanzia che la persona </p><p>perseguita non sarà condannata a morte o, se simile condanna verrà pronunciata, che non </p><p>sarà eseguita. Inoltre altri limiti all'estradizione sono fissati dal diritto internazionale pubblico. </p><p>Ratificando il protocollo n. 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU) e il </p><p>secondo protocollo facoltativo del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, la </p><p>Svizzera si è impegnata a rispettare il divieto della pena di morte. Questo impegno vale </p><p>anche nell'ambito di una procedura di estradizione, e s'impone pure per il divieto della tortura </p><p>e di qualsiasi trattamento inumano o degradante (art. 3 CEDU). Di conseguenza, in assenza </p><p>di una richiesta di perseguimento penale per delega o di incarico di esecuzione della pena, </p><p>una persona può essere penalmente perseguita nel nostro paese solo in base al diritto </p><p>penale svizzero. </p><p></p><p>Consapevole di questa lacuna il Consiglio federale ha proposto, nell'ambito della revisione </p><p>totale delle disposizioni generali del codice penale (art. 7 cpv. 2 del progetto), che il principio </p><p>della competenza delegata si applichi nel caso in cui la Svizzera rifiuti una estradizione e che </p><p>un'eccezione sia acconsentita a questo principio soltanto se la domanda di estradizione </p><p>fosse rifiutata a causa della natura stessa dell'infrazione. Tuttavia questa revisione non </p><p>cambierà nulla al fatto che un perseguimento penale non potrebbe in pratica essere avviato </p><p>se non in presenza di prove sufficienti e che, se tali prove sono assumibili grazie </p><p>all'assistenza giudiziaria, la collaborazione degli Stati interessati si rivela indispensabile. </p><p></p><p>Ad domanda 2</p><p></p><p>Il Consiglio federale ha sottolineato a piú riprese (parere del Consiglio federale dato alle </p><p>mozioni Rudolf Keller, 98.3455; Willy Loretan, 99.3289; Jakob Freund, 99.3338) che la </p><p>privazione della libertà con l'internamento era stata abrogata dopo l'entrata in vigore della </p><p>legge federale sulle misure coercitive in materia di diritto degli stranieri. In sostituzione </p><p>dell'internamento sono state decise altre misure quali la carcerazione preliminare o quella in </p><p>vista di sfratto (art. 13a e 13b LDDS) nonché l'imposizione di un territorio o il divieto </p><p>d'accesso a un territorio, la cui inosservanza è punita con la carcerazione o gli arresti (art. </p><p>13e e 23a LDDS). È perché il disciplinamento precedente era incompatibile con la </p><p>Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU) che l'internamento è stato abolito. Una </p><p>misura privativa di libertà è legale, ai sensi dell'articolo 5 numero 1 lettera f CEDU, solo se lo </p><p>straniero è implicato in una procedura di allontanamento o di espulsione; è dunque </p><p>necessario che l'esecuzione dell'allontanamento o dell'espulsione risulti da una decisione </p><p>formale e che essa sia materialmente possibile entro brevi termini. Se questa condizione non </p><p>è soddisfatta non si può prendere in esame una misura privativa della libertà, fondata </p><p>sull'articolo 5 numero 1 lettera f CEDU. </p><p></p><p>Per quanto concerne il caso a cui si riferisce l'interrogazione ordinaria, la persona potrebbe </p><p>essere trasferita in uno Stato terzo a condizione che i diritti garantitile dalla CEDU non siano </p><p>violati. L'espulsione dal territorio svizzero sarebbe ammissibile se si trova uno Stato pronto </p><p>ad accogliere questa persona sul proprio territorio e a non estradarla nel suo paese d'origine. </p><p>Nella presente fattispecie il Consiglio federale è del parere che la sicurezza e l'ordine </p><p>pubblico della Svizzera non sono compromessi al punto da ricercare uno Stato terzo </p><p>disposto ad accoglierla. È scontato poi che l'autorità competente esaminerà se occorre porre </p><p>un termine all'accoglienza provvisoria di questa persona sul nostro territorio non appena ci </p><p>saranno le necessarie garanzie che la condanna a morte non verrà eseguita. </p><p></p><p>Ad domanda 3</p><p></p><p>La CRA è un tribunale indipendente. In virtú del principio della separazione dei poteri che </p><p>caratterizza lo Stato di diritto, il Consiglio federale deve rispettare un certo riserbo nei </p><p>confronti della giurisprudenza della CRA. È evidente che la CRA, nella sua attività </p><p>giudicante, deve rispettare la legge. Di conseguenza, se essa giunge alla conclusione che </p><p>una persona non può essere respinta perché si oppongono motivi di ordine giuridico, un </p><p>qualsiasi commento sarebbe fuori luogo.</p>  Risposta del Consiglio federale.