<h2>SubmittedText<h2><p>Dalla vicina Italia proseguono le violazioni della reciprocità e degli accordi internazionali, quegli stessi accordi che invece la Svizzera applica con puntiglio autolesionista, danneggiando la propria economia, e specialmente il mercato del lavoro delle regioni di confine.</p><p>Risulta ad esempio che le licenze professionali svizzere degli autisti che guidano camion sopra le 3,5 tonnellate non siano più riconosciute dall'Italia, ciò in barba agli accordi con l'UE sottoscritti su questo tema.</p><p>Più in generale, appare evidente che l'Italia, pur approfittando grandemente della vicinanza della Svizzera e del fatto che quest'ultima accetti di "aprirsi" a danno dei propri lavoratori, artigiani ed imprese, contemporaneamente non perda un'occasione per sabotare a proprio vantaggio l'economia svizzera - il che di solito significa quella ticinese.</p><p>Al recente aumento degli sconti sulla benzina nei distributori della fascia di confine italiana deciso dalla Regione Lombardia con l'obiettivo di annullare il pendolarismo del pieno di cui godeva il Mendrisiotto, ha fatto seguito una nuova offensiva lombarda mirata ad evitare la delocalizzazione delle aziende italiane verso il Ticino.</p><p>Chiedo al Consiglio federale:</p><p>1. Risulta che le licenze di autisti di camion di cui sopra non vengano più riconosciute dall'Italia?</p><p>2. Se sì, come si spiega questa situazione che pare configurare un'ulteriore violazione del principio di reciprocità da parte della vicina Penisola?</p><p>3. Sono in corso delle trattative per rimediare a tale situazione? Se sì, a che punto sono?</p><p>4. In generale, come valuta l'applicazione degli accordi internazionali da parte dell'Italia? Non ritiene che, confrontata con un simile vicino, sia necessario che anche la Svizzera applichi gli accordi internazionali secondo parametri italiani, onde evitare gravi danni al Ticino?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2. L'accordo fra la Confederazione Svizzera e la Comunità europea sul trasporto di merci e di passeggeri su strada e per ferrovia (qui di seguito accordo bilaterale sui trasporti terrestri) garantisce, obbligando le parti contraenti ad applicare nelle loro relazioni recioproche diritti e obblighi equivalenti a quelli contenuti nella direttiva 2003/59/CE (che figurano nell'allegato 1 dell'accordo), il riconoscimento reciproco dei certificati d'idoneità di conducenti di autocarri di peso superiore a 3,5 tonnellate nello Stato membro in cui essi risiedono. La stessa direttiva prevede inoltre, per i conducenti interessati, la possibilità di frequentare corsi di perfezionamento nello Stato membro in cui lavorano.</p><p>Le disposizioni dell'accordo bilaterale sui trasporti terrestri tra la Svizzera e l'Unione europea si applicano anche alle relazioni bilaterali tra la Svizzera e l'Italia.</p><p>3. Le autorità italiane competenti sono state informate in merito ai presunti casi di mancato riconoscimento. Il tema è stato inoltre discusso con la Commissione europea durante l'ultima riunione del comitato misto sui trasporti terrestri nel giugno 2013. In una lettera inviata nel luglio 2013 al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti italiano, l'Ufficio federale delle strade ha ricordato come il riconoscimento dei certificati d'idoneità svizzeri da parte dell'Italia sia previsto dall'accordo bilaterale sui trasporti terrestri. Anche la consigliera federale Doris Leuthard ha affrontato l'argomento con il ministro italiano dei trasporti Lupi in occasione della sua visita a Roma il 5 e 6 settembre 2013. L'ambasciata svizzera a Roma intrattiene inoltre contatti regolari con il ministero italiano. Dall'ultimo intervento di Doris Leuthard a Roma, l'amministrazione federale non ha più ricevuto segnalazioni di problemi in tale ambito.</p><p>4. Gli Stati, tra cui la Svizzera e l'Italia, sono in generale obbligati a rispettare gli accordi internazionali che hanno sottoscritto. Le buone relazioni esistenti con l'Italia e gli scambi regolari che la Svizzera intrattiene con questo Paese in tutti i settori consentono di fornire una risposta efficiente alle eventuali questioni sollevate. Se necessario, la Svizzera può chiedere alla Commissione europea di intervenire nei confronti dell'Italia affinché quest'ultima applichi correttamente gli accordi Svizzera-UE. Qualora il nuovo accordo istituzionale venisse concluso conformemente alle posizioni della Svizzera, il nostro Paese potrebbe chiedere alla Corte di giustizia dell'Unione europea di interpretare le disposizioni dell'acquis dell'UE affinché il comitato misto possa pronunciarsi in merito all'applicazione delle disposizioni dell'accordo da parte dell'Italia.</p>  Risposta del Consiglio federale.