<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è preoccupato per gli sviluppi in atto nello spazio alpino e per le diverse catastrofi naturali che hanno colpito la Svizzera negli scorsi anni e per le quali non può essere escluso un nesso con il riscaldamento del clima. Cosciente delle proprie responsabilità in relazione alla gestione dei potenziali rischi dovuti al clima e agli effetti sul turismo del nostro Paese, esso - dall'adozione della Convenzione sul clima nel 1992 - ha pertanto seguito una politica attiva di riduzione dei rischi, sia sul piano nazionale che su quello internazionale. </p><p></p><p>Il previsto scioglimento del permafrost quale conseguenza di un riscaldamento generale del clima può condurre localmente a seri pericoli. La presenza del permafrost, geograficamente limitata, in regioni d'alta montagna poco abitate comporta tuttavia un potenziale di danno limitato rispetto ad altri pericoli naturali quali ad esempio piene e inondazioni.</p><p></p><p>Le conoscenze sull'estensione e lo sviluppo del permafrost in Svizzera sono attualmente lacunose. Una rete di monitoraggio continuo e coordinato è presente soltanto allo stato embrionale. Il Consiglio federale è pertanto dell'avviso che occorra esaminare, alla luce delle nuove conoscenze sull'evoluzione del sistema climatico, se il bisogno di portare avanti le attività di ricerca in corso sia legittimo. In particolare, occorre sviluppare ulteriormente il monitoraggio dell'evoluzione del permafrost e garantire che questa osservazione perduri nel tempo.</p><p></p><p>Il Consiglio federale risponde come segue alle singole domande poste dagli interpellanti:</p><p></p><p>Alla domanda 1</p><p>Viste le numerose prove disponibili circa l'importanza del permafrost per evitare i pericoli naturali in alta montagna, il Consiglio federale è conscio dei rischi che sussistono. Per poter reagire in maniera mirata alle diverse forme di pericolo naturale, esso ha - fra gli altri provvedimenti - istituito la Piattaforma nazionale "Pericoli naturali" (PLANAT) quale organo consultivo.</p><p></p><p>Lo scioglimento del permafrost, osservato ormai già da un certo tempo, favorisce il verificarsi di colate di detriti, frane, smottamenti, crolli di roccia e cadute di sassi. Il fenomeno, però, rappresenta un pericolo anche per gli edifici e gli impianti situati ad alta quota, che - senza l'adozione di opportune misure - perdono stabilità in quanto viene a mancare loro l'ancoraggio nel sottosuolo.</p><p></p><p>Nel valutare la situazione, il Consiglio federale può basarsi su numerosi lavori di ricerca, quali ad esempio i risultati del Programma nazionale di ricerca 31 sui cambiamenti climatici e le catastrofi naturali (PNR31). L'elaborazione e l'attuazione di strategie di protezione e monitoraggio di regioni particolarmente minacciate nell'ambito d'influenza del permafrost costituivano uno dei temi trattati nel PNR31.</p><p></p><p>Dal 2000, i punti di misurazione del permafrost in Svizzera sono integrati nella rete di osservazione denominata "PERMOS". Sino al 2003, questa viene gestita dall'Accademia svizzera di scienze naturali (ASSN) e sostenuta finanziariamente dall'UFAFP e dall'UFAEG. Il Consiglio federale ritiene importante che il finanziamento di misurazioni sul lungo periodo nonché l'ampliamento della rete di misurazione siano assicurati anche a lungo termine, dal momento che sono fondamentali per valutare l'evolversi dei pericoli. Le misurazioni previste devono essere coordinate con le misurazioni della neve e quelle glaciologiche.</p><p></p><p>Alla domanda 2</p><p>La questione della stabilità delle costruzioni erette sul permafrost si pone ad esempio, secondo quanto ritiene la Confederazione, per le opere di protezione dalle valanghe realizzate su suoli perennemente gelati. In seguito a diversi studi condotti dall'Istituto federale per lo studio della neve e delle valanghe di Davos per conto dell'UFAFP e dei due Cantoni principalmente interessati, Grigioni e Vallese, le direttive della Confederazione sulla costruzione di opere di premunizione antivalangaria nella zona di distacco delle valanghe sono state modificate. L'UFAEG partecipa finanziarimente agli studi sulla stabilità dei suoli nelle regioni d'alta montagna.</p><p></p><p>L'UFAFP e l'organo consultivo del DFI e del DATEC sulle questioni legate ai cambiamenti climatici (OcCC) contribuiscono attivamente alla divulgazione delle nuove conoscenze scientifiche sul cambiamento - d'origine antropica - del clima globale. Un esame dettagliato, dal punto di vista della Svizzera, del terzo rapporto del gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC), di recente pubblicazione, è attualmente in corso. Lo scorso 19 marzo, l'UFAFP ha presentato i risultati più importanti ai media. I dettagli dell'esame confluiranno in una delle prossime campagne informative della Confederazione.</p><p></p><p>Alle domande 3 e 4</p><p>La responsabilità dell'elaborazione e della gestione dei catasti degli eventi nonché dell'allestimento di carte dei pericoli compete ai Cantoni, conformemente alla legislazione forestale e sulla sistemazione dei corsi d'acqua. La Confederazione sostiene i Cantoni nella preparazione delle basi decisionali. Con il progetto "StorMe", l'UFAFP si è impegnato a fornire ai Cantoni una soluzione per l'elaborazione e la gestione del catasto degli eventi basata sul trattamento elettronico dei dati. Questo modo di procedere coordinato permette da un lato un impiego mirato del denaro pubblico, e dall'altro promuove l'armonizzazione a livello nazionale di tale catasto. Attualmente sono i Cantoni delle regioni di montagna ad essere impegnati, in particolare, nell'elaborazione del catasto degli eventi e nell'allestimento di carte dei pericoli, che - ad esempio - contemplano fenomeni come le valanghe, le cadute di sassi o le piene.</p><p></p><p>I bacini imbriferi dei torrenti che si estendono fino alle zone di permafrost e che costituiscono un pericolo per le persone e i beni materiali, vanno rilevati dai Cantoni nell'ambito delle valutazioni dei pericoli. Una procedura analoga è necessaria per le frane, gli smottamenti, le colate di detriti, ecc., per i quali il fattore scatenante può essere lo scioglimento del permafrost.</p><p></p><p>Il Consiglio federale si aspetta che, entro l'anno 2005, l'esecuzione della legislazione forestale e sulla sistemazione dei corsi d'acqua sia portata a compimento per quanto riguarda la valutazione dei pericoli nelle regioni in cui è dimostrata la maggiore necessità d'intervento.</p><p></p><p>In virtù dell'art. 36 della legge forestale (protezione da catastrofi naturali), dell'art. 43 dell'ordinanza sulle foreste (carte dei pericoli, stazioni di misurazione, servizi di preallarme) nonché dell'art. 6 della legge sulla sistemazione dei corsi d'acqua, la Confederazione contribuisce con un'aliquota massima del 70% all'elaborazione di carte dei pericoli.</p><p></p><p>Alle domande 5 e 6</p><p>Le basi giuridiche che permettono di tenere conto dei pericoli naturali nelle regioni d'alta montagna sono disponibili a livello federale (LFo, OFo, LSCA, OSCA). L'esecuzione è di responsabilità dei Cantoni. La Confederazione non tiene un registro centrale delle costruzioni e degli impianti eretti sul permafrost.</p><p></p><p>Nella misura in cui non esiste una carta dei pericoli, occorre provvedere affinché - nell'ambito della procedura cantonale per il rilascio della licenza di costruzione - i progetti di costruzione previsti in zone pericolose siano sottoposti a una valutazione dei rischi fondata e completa. Il monitoraggio degli effetti determinati dai cambiamenti del permafrost sulla stabilità degli edifici e l'adozione delle eventuali misure del caso sono di competenza del proprietario dell'immobile.</p><p></p><p>Alla domanda 7</p><p>Attualmente non vi è nell'Amministrazione federale alcun posto di lavoro a cui, giusta il proprio capitolato d'oneri, è attribuita la specifica competenza di occuparsi esclusivamente della gestione degli effetti del riscaldamento climatico nello spazio alpino. Per contro, le questioni connesse a questo problema confluiscono nel campo d'attività di diversi servizi e organizzazioni della Confederazione (in particolare l'UFAFP, l'UFAEG, l'FNP, MeteoSvizzera e la PLANAT). Anche se l'onere lavorativo che ne scaturisce è difficilmente determinabile, esso può essere stimato attorno al 200-300% in termini di tasso d'occupazione.</p><p></p><p>Alla domanda 8</p><p>È oltre modo difficile quantificare i possibili danni futuri. Questo presupporrebbe, tra l'altro, che gli eventi che si verificano nell'ambito delle naturali variazioni del clima possano essere chiaramente distinti da quelli riconducibili a un cambiamento climatico d'origine antropica. A breve e a medio termine ciò rimarrà però mera utopia.</p><p></p><p>Per eventi come le piene nello spazio alpino, il PNR31 ha individuato un elevato potenziale di pericolo. A titolo comparativo, l'entità dei danni direttamente connessi allo scioglimento del permafrost è tuttavia stata valutata come inferiore.</p><p></p><p>Alla domanda 9</p><p>Per danni in seguito a cadute di sassi, scoscendimenti o inondazioni, in Svizzera si applica il principio giuridico della responsabilità civile, secondo il quale chi ha subito il danno deve, in linea di principio, accollarsi anche le relative spese.</p><p></p><p>Se, in relazione a simili danni, è possibile dimostrare un comportamento colposo o contrario al proprio dovere, coloro i quali hanno provocato il danno devono porsi la questione dell'obbligo del risarcimento. Se invece, in regioni note per essere a rischio di caduta di sassi, vengono rilasciate delle licenze di costruzione e, più tardi, vi si verifica un danno, occorre esaminare la questione della responsabilità dello Stato. Tuttavia, ad esempio, anche le guide di montagna possono essere responsabili di un danno se portano gli alpinisti in zone dove c'è un manifesto pericolo di crolli di roccia.</p><p></p><p>Nella misura in cui i danni agli edifici e ad altri beni sono dovuti a crolli di roccia, caduta di sassi o inondazioni, essi sono coperti - almeno parzialmente - dalle assicurazioni immobiliari e mobiliari. Questa copertura assicurativa non soggiace però al diritto della responsabilità civile.</p>  Risposta del Consiglio federale.