<h2>InitialSituation<h2><h2 class="Titel_d"><strong>Comunicato stampa del Consiglio federale del 22.11.2023</strong></h2><p class="Standard_d"><strong>Il Consiglio federale licenzia il messaggio concernente l’Accordo aggiuntivo alla CDI con la Francia</strong></p><p class="Standard_d"><strong>Nella seduta del 22 novembre 2023 il Consiglio federale ha licenziato il messaggio concernente l’approvazione e l’attuazione di un Accordo aggiuntivo alla Convenzione per evitare le doppie imposizioni (CDI) con la Francia. L’Accordo aggiuntivo disciplina in particolare l’imposizione del telelavoro transfrontaliero svolto fino al 40 per cento del tempo di lavoro annuale e tiene così conto dell’evoluzione in questo ambito.</strong></p><p class="Standard_d">L’Accordo aggiuntivo con la Francia, firmato il 27 giugno 2023, disciplina l’imposizione del telelavoro transfrontaliero svolto fino al 40 per cento del tempo di lavoro annuale. Entro questo limite l’Accordo aggiuntivo prevede che le rimunerazioni connesse alle attività esercitate in telelavoro siano imponibili nello Stato contraente in cui è situato il datore di lavoro. Inoltre, statuisce che lo Stato del datore di lavoro versi allo Stato di residenza del lavoratore il 40 per cento delle imposte prelevate dal primo sulle rimunerazioni afferenti al telelavoro. Per garantire l’applicazione delle nuove disposizioni, è previsto uno scambio automatico di informazioni relative ai dati salariali.</p><p class="Standard_d">L’Accordo aggiuntivo aggiorna, peraltro, altre disposizioni della CDI tra la Svizzera e la Francia. In particolare, allinea la CDI ai risultati scaturiti dai lavori dell’OCSE volti a contrastare l’erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili («Base Erosion and Profit Shifting»).</p><p class="Standard_d">Il messaggio del Consiglio federale stima inoltre a circa 50 milioni di franchi all’anno la partecipazione della Confederazione alle compensazioni che il Cantone di Ginevra in futuro verserà annualmente a due Dipartimenti francesi. Questo permetterà di garantire una certa parità di trattamento con altri Cantoni che applicano norme federali in materia di imposizione dei lavoratori frontalieri.</p><p class="Standard_d">I Cantoni e gli ambienti economici interessati hanno accolto favorevolmente la conclusione dell’Accordo aggiuntivo. La sua entrata in vigore presuppone l’approvazione degli organi legislativi di entrambi i Paesi.</p><h2>Proceedings<h2><h4 class="SDA_Meldung_d"><span style="color:black;">Notizia&nbsp;ATS</span></h4><h3 class="Debatte_sda_linksbündig_d"><span style="color:#221E1F;"><strong>Dibattito al Consiglio nazionale, 13.03.2024</strong></span></h3><p class="Standard_d"><strong>Frontalieri francesi, ok base legale imposizione telelavoro</strong><br><strong>I frontalieri francesi potranno lavorare da casa (massimo 40%) venendo totalmente tassati in Svizzera. Quest'ultima verserà però a Parigi il 40% delle tasse riscosse sulle retribuzioni. È quanto prevede un progetto di legge del Consiglio federale approvato oggi dal Consiglio nazionale. Il dossier va agli Stati.</strong></p><p class="Standard_d">Come noto, in seguito della pandemia in Svizzera è aumentato fortemente il ricorso al telelavoro, una tendenza che per il governo lascerà un segno duraturo sul mondo del lavoro. Ciò vale anche per i frontalieri, il cui lavoro a domicilio va però a cozzare contro il diritto fiscale, ha spiegato in aula la "ministra" delle finanze Karin Keller-Sutter.</p><p class="Standard_d">Per garantire che il telelavoro dei frontalieri francesi possa continuare ad essere tassato in Svizzera - senza quindi perdere substrato fiscale, ha fatto notare la consigliera federale sangallese - occorre modificare la legislazione. Le convenzioni per evitare le doppie imposizioni (CDI), ha spiegato, prevedono infatti che l'attività lavorativa dipendente venga tassata nello Stato in cui si è svolta fisicamente. Con il telelavoro sarebbe dunque competente il Paese di residenza dell'impiegato e non quello dove ha sede il datore di lavoro.</p><p class="Standard_d">Per risolvere il problema, la Svizzera ha negoziato un accordo con la Francia - accordo aggiuntivo alla Convenzione tra la Svizzera e la Francia per evitare le doppie imposizioni (CDI) - simile a quello con l'Italia. L'intesa, che deve venir approvata dai parlamenti delle parti contraenti - suggella una prassi già in atto dallo scoppio della pandemia di coronavirus.</p><p class="Standard_d">L'intesa prevede che le retribuzioni connesse al lavoro in home office siano tassate nello Stato del datore di lavoro. La nuova soluzione dispone, inoltre, che lo Stato del datore di lavoro trasferisca a quello di domicilio del lavoratore il 40% - con l'Italia è il 25% - delle tasse riscosse sulle retribuzioni che il collaboratore ha percepito lavorando da casa. Al fine di garantire l'applicazione delle nuove disposizioni è previsto uno scambio automatico di informazioni relative ai dati salariali.</p><p class="Standard_d">&nbsp;</p><h2 class="Titel_d"><strong>Informazioni</strong></h2><p class="Auskünfte_d">Katrin Marti, segretaria della commissione,&nbsp;</p><p class="Auskünfte_d">058 322 94 72,</p><p class="Auskünfte_d"><a href="mailto:wak.cer@parl.admin.ch">wak.cer@parl.admin.ch</a></p><p class="Auskünfte_d"><a href="https://www.parlament.ch/it/organe/commissioni/commissioni-tematiche/commissioni-cet">Commissione dell’economia e dei tributi (CET)</a></p>