<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Le centrali nucleari svizzere, dotate di impianti ed equipaggiamenti sempre rivisti e perfezionati, rispondono ampiamente allo stato attuale della tecnica. Al momento non è possibile fornire indicazioni attendibili sulla necessità e sui costi di operazioni future di mantenimento e aggiornamento degli impianti. Inoltre, questo dipenderà dai risultati delle ispezioni degli impianti, dai guasti rilevati in Svizzera e all'estero e dallo sviluppo di nuove tecnologie e tecniche di sorveglianza.</p><p>2. La legislazione sull'energia nucleare fa una distinzione tra i costi per lo spegnimento e lo smantellamento delle centrali nucleari disattivate e per l'eliminazione delle scorie risultanti (costi di spegnimento) e i costi per lo smaltimento delle scorie e degli elementi di combustibile esauriti risultanti da centrali in esercizio (costi di smaltimento). Secondo uno studio realizzato nel 1980, e aggiornato poi ogni tre anni, i costi per lo spegnimento delle centrali nucleari svizzere si aggirano intorno a 1,5 miliardi di franchi. I costi di smaltimento richiedono invece un fabbisogno finanziario di 13,1 miliardi. È quanto risulta da un controllo, effettuato nel 1998, di una stima sui costi realizzata dagli esercenti nel 1994. L'indicazione dei costi per kilowatt di potenza fornisce risultati meno significativi, per questo motivo si preferiscono dati espressi in kilowattora. Nell'ipotesi di una produzione netta di energia di 40 anni e di una probabile evoluzione dei tassi d'interesse, i costi di spegnimento variano da 0,16 a 0,17 centesimi per KWh e i costi di smantellamento da 1,4 a 1,5 centesimi per kWh.</p><p>Conformemente all'ordinanza sul fondo per lo spegnimento, la Confederazione impone agli esercenti delle centrali nucleari di pagare dei contributi annui per coprire i costi di smaltimento. Alla fine del 1998 il fondo per lo spegnimento ammontava a 778 milioni di franchi. Per finanziare tali costi gli esercenti delle centrali nucleari costituiscono delle riserve che, alla fine del 1998, erano pari a 7,24 miliardi di franchi (inclusi 2,9 miliardi di franchi già utilizzati per lavori di smaltimento). Un'ordinanza dovrebbe prossimamente regolare la copertura dei costi di smaltimento. Un progetto è in consultazione fino al 15 settembre 1999.</p><p>3. In caso di disattivazione delle centrali nucleari, i costi che ne deriverebbero e le loro conseguenze per l'economia nazionale dipendono essenzialmente dalle ipotesi e dalle circostanze dell'operazione. Essi variano in particolare a seconda del momento della disattivazione, ossia a seconda della durata d'esercizio restante, e a seconda della provenienza dell'energia di sostituzione (importazione, produzione elettrica termico-fossile, risparmi supplementari di corrente elettrica). In caso di disattivazione anticipata di una centrale nucleare, si evitano i costi variabili, mentre i costi fissi devono essere ammortizzati, in un calcolo che tiene conto dei costi complessivi, nell'arco di tutta la durata di vita dell'impianto. Allo stato attuale, ad esempio, i costi di smaltimento diminuirebbero in caso di disattivazione anticipata dal 10 al 20% rispetto alle cifre indicate al punto 2. I costi per lo spegnimento rimarrebbero praticamente invariati, poiché gli investimenti necessari per i depositi intermedi e finali, come pure per gli impianti per lo smaltimento dei rifiuti non dipendono affatto dal volume dei materiali. Inoltre, in caso di disattivazione anticipata, verrebbe a mancare il finanziamento per lo smaltimento dei rifiuti, in quanto sarebbe necessario attingere dalle riserve accumulate durante un periodo di esercizio di 40 anni. Queste osservazioni dimostrano che una disattivazione anticipata delle centrali nucleari non sarebbe economicamente vantaggiosa. </p><p>A causa della sovracapacità che interessa attualmente tutta l'Europa, soprattutto nella produzione di energia su banda, le centrali nucleari e gli impianti tradizionali per la produzione di energia termica devono fare fronte a prezzi concorrenziali, in un mercato dell'elettricità liberalizzato. Poiché la quota dei costi variabili paragonata ai costi totali di produzione è minore nelle centrali nucleari rispetto alle più vecchie centrali a carbone o in quelle idrauliche a vapore, in caso di sovracapacità o ristrutturazione, saranno piuttosto queste ultime ad essere disattivate. Il Consiglio federale non è stato informato di alcuna intenzione da parte dell'industria elettrica svizzera di disattivare le centrali nucleari, in seguito alla modifica delle condizioni quadro generali. Previsioni a livello mondiale, come quelle fornite dal "World Energy Outlook del 1998" dell'Agenzia internazionale dell'energia (AIE), annunciano per i prossimi dieci anni una produzione costante di energia nucleare.</p>  Risposta del Consiglio federale.