<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Tranne per quanto concerne gli incontri a livello presidenziale o ministeriale (gli ultimi con l'Indonesia hanno avuto luogo a Berna nel gennaio e nell'aprile del 2000), i contatti tra il Consiglio federale e le autorità indonesiane avvengono tra il DFAE e l'Ambasciata indonesiana a Berna, o tra la nostra Ambasciata a Giacarta e il Ministero indonesiano degli affari esteri. Di regola, il DFAE non rende pubblici i dettagli relativi alle procedure e ai colloqui bilaterali. In un caso come quello delle persecuzioni dei cristiani in Indonesia, il quale è stato affrontato con le autorità indonesiane, il DFAE non è del resto in contatto soltanto con interlocutori ufficiali; nel limite del possibile le procedure della Svizzera sono preparate mediante consultazione dei rappresentanti degli interessati, di organizzazioni che difendono i loro diritti o di Stati che condividono le preoccupazioni della Svizzera. Tali consultazioni avvengono anche in Svizzera: ad esempio il tema della situazione dei cristiani in Indonesia è stato affrontato lo scorso mese di ottobre nel corso di un incontro del capo del DFAE con la Federazione delle Chiese protestanti in Svizzera.</p><p></p><p>2. Per scegliere gli strumenti più efficaci in caso di gravi violazioni dei diritti di una minoranza occorre avere una visione d'insieme e ponderare gli interessi. Il ricorso a sanzioni o a pressioni può ritorcersi contro la minoranza che si vuole proteggere, poiché "interventi intempestivi di Paesi occidentali possono aumentare la posizione di diffidenza del governo o della società nei confronti di comunità talvolta screditate in quanto "importate", specie in un contesto coloniale, e non facenti legittimamente parte della comunità nazionale" (cfr. risposta del CF all'Interpellanza Studer 00.3115, domanda 8). Per ottenere l'effetto auspicato, eventuali sanzioni o pressioni nei confronti dell'Indonesia dovrebbero essere ben mirate e costituire l'oggetto di un'azione congiunta di un gruppo importante di Stati. Per il momento la Svizzera privilegia la via diplomatica e, parallelamente, sta valutando il ricorso a provvedimenti positivi per favorire sul posto il ristabilimento della pace confessionale.</p><p>3. Per quanto riguarda Timor Est, la Svizzera ha versato 1,5 milioni di franchi a organizzazioni umanitarie internazionali (CICR, ACNUR, Programma alimentare mondiale); ha inoltre sostenuto finanziariamente la forza di pace internazionale (INTERFET) con un importo di 500'000 franchi. Una somma di 200'000 franchi è stata accordata all'UNTAET, l'amministrazione di transizione dell'ONU per Timor Est.</p><p>Per quanto attiene al territorio indonesiano e in particolare a Timor Ovest, Caritas ha ricevuto un importo di 300'000 franchi per un progetto umanitario di ricostruzione a Oecussi/Ambeno, enclave abitata da Est-Timoresi. Fra i progetti e le attività sostenuti rileviamo inoltre il caso di Celebes (Sulawesi centrale), teatro di gravi violenze interconfessionali di cui ha particolarmente sofferto la minoranza cristiana. Laggiù la Svizzera ha fornito assistenza ai profughi (acquisto di viveri e medicinali per un dispensario gestito dalla comunità cristiana). Altre misure di assistenza, segnatamente nelle Molucche, sono attualmente allo studio. Fra i problemi umanitari che riguardano l'Indonesia, vi è anche il sisma dello scorso giugno a Sumatra, dove la Svizzera ha pure fornito degli aiuti.</p>  Risposta del Consiglio federale.