<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di adottare misure affinché lo Swiss Investment Fund for Emerging Markets (SIFEM) partecipi maggiormente alla cooperazione economica allo sviluppo nei Paesi meno sviluppati, principalmente mediante un finanziamento misto (blending) concessionale. A tal fine occorre anche esaminare in che misura gli investitori privati possano sgravare finanziariamente la cooperazione allo sviluppo tradizionale.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La SIFEM sta già investendo sia nei Paesi emergenti che in quelli in via di sviluppo per rafforzare il settore privato in loco contribuendo così a creare posti di lavoro e a promuovere mercati funzionanti. Con il Messaggio sulla strategia della cooperazione internazionale 2021-2024, e in particolare con gli Obiettivi strategici 2021-2024 per la SIFEM, il Consiglio federale ha adottato misure per ampliare ulteriormente la cooperazione economica che vanno nella direzione auspicata dalla mozione.</p><p>Grazie all'utilizzo di ammortizzatori di rischio supplementari, la SIFEM dovrebbe aumentare i suoi investimenti nei Paesi meno sviluppati (least developed countries, LDC). A tal fine, a partire dal 2021 la SIFEM potrà effettuare nuovi investimenti negli LDC, che potranno essere garantiti fino a un massimo del 50 per cento nell'ambito di un apposito programma di garanzia parziale della DSC. Sono allo studio ulteriori forme di cooperazione tra la DSC e la SIFEM per rafforzare gli investimenti di quest'ultima nei Paesi meno sviluppati.</p><p>Inoltre, la SECO e la DSC promuovono un maggiore coinvolgimento del settore privato sotto varie forme, ad esempio mediante crediti a impatto sociale, nonché la possibilità di ricevere assistenza tecnica in caso di prestiti verdi.</p><p>Tuttavia, per ottenere risultati duraturi negli LDC sono necessarie anche aspettative realistiche. In questi Paesi, infatti, si riscontrano talvolta notevoli carenze per quanto riguarda lo Stato di diritto e l'applicazione del diritto contrattuale. L'esperienza della SIFEM, ma anche quella delle banche multilaterali di sviluppo, dimostra che le opportunità di investimento sono limitate e possono comportare rischi politici e di mercato elevati.</p><p>Ciò significa, da un lato, che l'ampliamento dell'impegno della SIFEM nei Paesi meno sviluppati deve avvenire gradualmente e basarsi sul portafoglio esistente, badando alla qualità piuttosto che alla quantità in modo tale da riservare un'attenzione particolare ai risultati, alla sostenibilità e all'efficacia. D'altro canto, se si vogliono aumentare gli investimenti privati in contesti difficili, il settore pubblico deve contribuire a ridurre i forti rischi e gli alti costi di transazione ed eliminare gli ostacoli agli investimenti. Consulenza, trasferimento di conoscenze e assistenza tecnica, ma anche partenariati e meccanismi di condivisione dei rischi: sono questi i compiti della cooperazione allo sviluppo tradizionale e lo saranno anche in futuro.</p><p>Se per il Consiglio federale è chiaro che gli investimenti privati non possono sostituire la cooperazione allo sviluppo nella sua concezione classica, è vero anche il contrario: il settore privato interverrà in contesti difficili solo se preparato e/o accompagnato dall'intervento della cooperazione allo sviluppo. Per promuovere lo sviluppo in maniera inclusiva, in particolare nei Paesi meno sviluppati, è quindi necessario che gli investitori privati e la cooperazione allo sviluppo tradizionale lavorino fianco a fianco. Tagliare i finanziamenti alla cooperazione internazionale della Svizzera invierebbe un segnale scoraggiante e sbagliato agli attori del settore privato. Ciò è tanto più vero in quanto l'OCSE prevede un deficit di finanziamento di 4000 miliardi di dollari per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'ONU.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.