<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Anche il Consiglio federale è del parere che la sicurezza dell'approvvigionamento elettrico sia di centrale importanza per il buon sviluppo dell'economia svizzera. Per principio, spetta al settore dell'elettricità garantire un approvvigionamento adeguato. Nel caso si dovesse produrre una penuria di elettricità e l'economia non riuscisse a rimediare al problema, in virtù della legge sull'approvvigionamento del Paese, il Consiglio federale potrebbe ordinare le misure necessarie, come ad esempio la limitazione delle esportazioni di elettricità. Occorre tuttavia osservare che la sicurezza dell'approvvigionamento va considerata in relazione al mercato europeo dell'elettricità aperto. Sono molto più indicate ed efficienti misure adottate in collaborazione con i nostri partner e con i Paesi limitrofi rispetto a limitazioni e divieti, decisi soltanto dalla Svizzera. </p><p>2. Negli ultimi tempi il Consiglio federale si è espresso a varie riprese in merito ai vantaggi e ai rischi legati alle partecipazioni estere a imprese di elettricità svizzere (cfr. Interpellanza Ledergerber "Svendita di energia idraulica in Svizzera" 11.12.96; Interpellanza Inderkum "Sviluppi sul mercato svizzero dell'elettricità", 13.12.96; Interpellanza urgente Gruppo socialista "Gruppo Alusuisse-Lonza e il processo di distruzione industriale", 1.12.98). Esso ha affermato che, nell'era della liberalizzazione del mercato dell'elettricità e della crescente globalizzazione dell'economia, non può e non vuole opporsi all'esigenza, sempre più accentuata, di cooperazione, anche a livello internazionale. Al contempo, devono essere naturalmente rispettati anche i principi della politica energetica, sanciti nella legge sull'energia, quali la sicurezza dell'approvvigionamento, il promovimento dell'utilizzazione razionale dell'energia e l'impiego di nuove energie rinnovabili. Inoltre, il Consiglio federale fa appello ai responsabili dell'economia elvetica, sollecitandoli ad assumersi le proprie responsabilità e a considerare gli interessi dell'approvvigionamento del Paese. La nuova legge sul mercato dell'elettricità (LME) regolerà l'approvvigionamento di base (servizio pubblico). </p><p>3. Diversi suggerimenti, avanzati dall'autore del presente intervento ai punti 3.1 - 3.3 in merito all'apertura del mercato dell'elettricità, sono considerati nel quadro dei lavori relativi alla LME. Attualmente, il relativo messaggio è in fase di preparazione. Inoltre, si sta valutando l'opportunità di promuovere la forza idrica attraverso una tassa sull'energia. Per di più, non vi sono e non sono nemmeno previsti provvedimenti legali volti a impedire eventuali partecipazioni maggioritarie o riprese di società svizzere da parte di imprese estere, come richiesto al punto 3.4. Secondo il Consiglio federale un intervento di questo tipo non solo sarebbe discutibile dal punto di vista della politica ordinativa, ma rischierebbe anche di violare in parte le disposizioni del Trattato sulla Carta dell'energia. Soltanto nell'ambito dell'energia nucleare il Collegio dispone di limitati strumenti legali per intervenire in questo senso (composizione del consiglio d'amministrazione delle centrali nucleari, rilascio dell'autorizzazione di massima per nuovi impianti). </p><p>4.1 In Svizzera i canoni per i diritti d'acqua ammontano complessivamente a circa 400 milioni di franchi. I Cantoni di montagna sono i primi ad opporsi all'eliminazione del canone d'acqua, indennizzando la perdita di guadagni dei Comuni e dei Cantoni attraverso una tassa sull'energia, visto che viola la loro sovranità sulle acque e sulla riscossione di tasse. L'abrogazione del canone per i diritti d'acqua richiederebbe in effetti una modifica della Costituzione federale. Sopprimendo il canone d'acqua gli organi responsabili del rilascio di concessioni perderebbero inoltre un importante strumento per le trattative con l'industria elettrica, visto che, attualmente, la collettività mette a disposizione l'acqua, ricevendo, come contropartita, i canoni per i diritti d'acqua. </p><p>4.2 L'abrogazione del canone per i diritti d'acqua e l'indennizzo delle perdite di guadagno attraverso una tassa sull'energia, diminuirebbero il potere di autofinanziamento delle collettività nelle regioni di montagna in questione, accentuando la loro dipendenza dai trasferimenti della Confederazione. Tale provvedimento andrebbe contro i principi della "Nuova perequazione finanziaria tra la Confederazione e i Cantoni", che mira a consolidare la capacità di autofinanziamento. Poiché l'indennizzo delle perdite di guadagno sarebbe limitato alla durata di riscossione della tassa sull'energia, probabilmente in seguito dovrebbero essere reintrodotti i canoni per i diritti d'acqua, cosa che renderebbe necessaria una nuova revisione della Costituzione federale. </p><p>4.3 Finora è stato possibile investire a lungo termine nelle centrali elettriche, partendo dal principio che i relativi costi di produzione potevano essere riversati sui prezzi. Gli investimenti erano ampiamente garantiti attraverso contratti di fornitura e di acquisto a lungo termine. Con l'apertura del mercato dell'elettricità, la sovrapproduzione che caratterizzerà anche i prossimi anni impedirà alle centrali più care di continuare a riversare i propri costi di produzione sui prezzi nella stessa misura di prima. Ciò minaccia la competitività degli impianti con elevati costi di produzione. Anche la soppressione del canone per i diritti d'acqua, affiancata da eventuali altre misure di promovimento, non sarebbe tuttavia sufficiente per ridurre i costi di produzione di determinate centrali elettriche, in modo da renderle competitive a livello internazionale. Inoltre, questo provvedimento comporterebbe vantaggi soprattutto per le centrali totalmente o parzialmente ammortizzate, che non hanno bisogno di aiuto.</p>  Risposta del Consiglio federale.