<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Ad domanda 1</p><p>Con un rincaro annuo dell'uno per cento si può parlare di stabilità dei prezzi. Il Consiglio federale prevede che nel 1996 il rincaro scenderà all'1,0 per cento (1995: 1,8 %) permettendo così di raggiungere l'obiettivo della stabilità dei prezzi. Soprattutto l'assenza di effetti di rincaro dovuto all'introduzione dell'imposta sul valore aggiunto si ripercuote positivamente sul livello dei prezzi, mentre l'indebolimento del corso del franco atteso dalla maggioranza degli osservatori della congiuntura influisce negativamente sul carovita a causa di prezzi all'importazione più elevati. Per il periodo dal 1997 al 2000, come base per l'allestimento del preventivo e la pianificazione finanziaria il Consiglio federale prevede un rincaro annuo del 2,0 per cento. A questo proposito si suppone che la BNS segua una politica monetaria indirizzata alla stabilità dei prezzi. Il rischio di una nuova inflazione è sempre latente poiché con una politica monetaria troppo espansiva si potrebbe creare in qualsiasi momento un potenziale inflazionistico.</p><p></p><p>Ad domande 2 e 3</p><p>D'intesa con il Consiglio federale, la Banca nazionale svizzera conduce in primo luogo una politica monetaria orientata alla stabilità dei prezzi. In tal modo cerca di creare le necessarie condizioni quadro che rendano possibile una duratura crescita economica possibilmente senza inflazione e con un basso tasso di disoccupazione. Pur perseguendo a lungo termine l'obiettivo della stabilità dei prezzi, la BNS tiene conto anche della situazione congiunturale e di quella dei mercati valutari. Così, lo scorso anno, visto il ristagno dell'evoluzione congiunturale essa ha allentato la sua politica restrittiva e sostenuto la riduzione generale dei tassi d'interesse diminuendo per quattro volte di mezzo punto il tasso di sconto fino a raggiungere l'attuale 1,5 per cento. In seguito all'abbassamento dei tassi d'interesse la massa monetaria è nel frattempo cresciuta in misura considerevole. Il Consiglio federale è convinto che la Banca nazionale proseguirà questo allentamento, fintanto che l'economia non si riprenderà come ci si attende.</p><p>Se ci si vincola a lungo termine ad un obiettivo di massa monetaria, il passaggio a breve termine su un obiettivo di corso dei cambi cela grandi rischi. Molto parla a favore del fatto che, se intende influire durevolmente sul corso dei cambi, la BNS deve aumentare considerevolmente la massa monetaria. A breve termine il corso del franco più basso così raggiunto potrà agevolare certi settori economici, mentre a lungo termine costituirà un potenziale inflazionistico difficile da controllare. Se questo diventa virulento l'inflazione dovrà allora essere combattuta aumentando i tassi d'interesse, ciò che si ripercuoterà negativamente sull'intera economia. Negli anni Settanta e Ottanta sono già state fatte cattive esperienze a tal proposito. Collegare il corso del franco svizzero ad un'altra valuta, come ad esempio al marco tedesco, comporterebbe un adeguamento del basso tasso d'interesse svizzero a quelli elevati tedeschi.</p><p>Influenzare il corso del cambio mediante meccanismi di controllo dei capitali, come l'introduzione di tassi d'interesse negativi, non è garanzia di successo poiché tali norme amministrative si possono facilmente eludere. Già negli anni Settanta l'introduzione dei tassi d'interesse negativi non diede effetti positivi anche se nel 1975 le penalità sui conti deposito in franchi svizzeri aperti da stranieri vennero aumentate trimestralmente dall'iniziale 3 al 10 per cento. Al giorno d'oggi, vista la crescente interconnessione dei mercati dei capitali, simili misure amministrative di controllo dei capitali avrebbero un effetto ancora più debole. Ciò vale anche per l'aumento delle spese di transazione nell'ambito del movimento di capitali, ad esempio con l'introduzione di un'imposta come la "Tobin Tax" (imposta sulla cifra d'affari per le operazioni sulle divise). L'efficacia di tali imposte dipende anche dall'applicazione a livello mondiale di questi meccanismi di controllo. Infatti, un'imposta introdotta solo a livello nazionale provoca unicamente un trasferimento delle operazioni che saranno assoggettate su altre piazze economiche estere. Infine, tutti i meccanismi amministrativi di controllo dei capitali portano a distorsioni del franco svizzero sui mercati valutari svizzeri ed esteri e causano elevate spese economiche per l'errata ripartizione e lo spreco di risorse. Essi sono inoltre in contrasto con i tentativi delle autorità intesi a promuovere la deregolamentazione dei mercati finanziari.</p><p></p><p>Ad domanda 4</p><p>Nel contesto dell'Unione monetaria europea, a seconda degli scenari che si presenteranno, saranno possibili turbulenze valutarie e relative ripercussioni sulla realtà economica. E quindi opportuno affrontare preventivamente le probabili conseguenze. Come già annunciato in occasione della mozione Cottier "Unione monetaria. Progetto della Svizzera", il Consiglio federale e la Banca nazionale svizzera valuteranno adeguatamente le ripercussioni dei vari scenari sull'economia svizzera. Alla luce delle numerose incertezze riguardo all'introduzione dell'Unione monetaria europea non è da escludere che la valutazione delle probabilità di realizzazione dei diversi scenari subisca nei prossimi anni aggiornamenti periodici. La reazione dei mercati a queste incertezze sono difficilmente pronosticabili. La politica federale da seguire di volta in volta dovrà pertanto essere fissata tenendo conto delle particolari condizioni del momento. A questo riguardo Governo e Banca nazionale si consulteranno vicendevolmente.</p>  Risposta del Consiglio federale.