<h2>SubmittedText<h2><p>Le due ultime revisioni del trattato sull'Unione europea (Amsterdam e Nizza) hanno rafforzato la collaborazione tra gli Stati membri dell'UE. L'Unione ha contemporaneamente creato le condizioni per l'integrazione dei nuovi Stati membri. Essa ha così raccolto le sfide storiche sorte alla fine della guerra fredda. È in gran parte merito dell'Unione se negli ultimi cinquanta anni non sono scoppiate guerre tra gli Stati membri. Malgrado l'allargamento ai nuovi membri, essa continuerà a garantire che le controversie siano risolte pacificamente. Questa efficacia sotto il profilo della politica di pace è completata dal ruolo determinante svolto dall'UE su scala planetaria per quanto concerne la lotta per i diritti dell'uomo e per l'ambiente.</p><p>L'integrazione europea consente la ricerca di soluzioni comuni nei settori importanti. Si tratta di un complemento necessario alle procedure politiche nazionali, specialmente per gli Stati con una struttura federalista.</p><p>In questo contesto, preghiamo il Consiglio federale di rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Cosa pensa del ruolo svolto dall'UE in materia di politica di pace nei Balcani, nello spazio mediterraneo, in Turchia, in Bielorussia, in Ucraina e in Moldavia, a) in generale, b) rispetto ai risultati rispettivamente alle ricadute per la Svizzera?</p><p>2. Come può partecipare la Svizzera allo strumento di aiuto preadesione, allo strumento europeo di vicinato e di partenariato, come pure al nuovo strumento di stabilizzazione?</p><p>3. Come si posiziona la Svizzera rispetto alla politica europea comune in materia di pace e di diritti dell'uomo? Il Consiglio federale come intende sostenere gli sforzi intrapresi dall'UE su scala planetaria a favore della democrazia e della promozione della pace e dei diritti dell'uomo?</p><p>4. Cosa pensa della necessità di una politica europea comune in materia di pace e di diritti dell'uomo, considerate le tensioni esistenti tra l'Europa, gli USA, la Russia e l'Asia?</p><p>5. Anche il Consiglio federale ritiene che l'adesione all'UE renderebbe più efficace la politica estera, internazionalmente riconosciuta, seguita dalla Svizzera in materia di diritti dell'uomo?</p><p>6. Vi sono soluzioni alternative alla prospettiva di adesione all'UE, considerato che quest'ultima - come anche mostrato dall'esperienza vissuta sinora - ha contribuito in modo decisivo alla stabilizzazione e alla democratizzazione in particolare delle regioni ad essa limitrofe?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale condivide il parere espresso nell'interpellanza e ritiene che l'Unione europea (UE) abbia dimostrato in passato il suo peso in materia di politica di pace. Anche il processo di integrazione europea ha contribuito in maniera determinante a evitare i grandi conflitti armati fra gli Stati sull'attuale territorio dell'UE dalla fine della seconda guerra mondiale. Il bilancio positivo dell'UE in termini di politica di pace è di prioritaria importanza per tutti gli Stati europei, membri o non membri dell'Unione.</p><p>Il Consiglio federale risponde alle singole domande nel modo seguente:</p><p>1. Il ruolo dell'UE in materia di politica di pace non è esercitato soltanto sul territorio dei suoi Stati membri ma anche nelle regioni e nei Paesi limitrofi. Nella misura in cui propone forme di cooperazione adeguate allo stato di sviluppo delle regioni e dei Paesi menzionati nell'interpellanza, l'UE stimola questi ultimi a intraprendere riforme a favore della democrazia, dello Stato di diritto e dell'economia di mercato e ad avvicinarsi agli standard europei. L'UE fornisce in tal modo un contributo prezioso alla promozione della stabilità e della prosperità di queste regioni. Anche la Svizzera, che contribuisce con mezzi propri al perseguimento di questi obiettivi nel quadro del proprio aiuto ai Paesi dell'Est, ne beneficia.</p><p>2. Quelli citati costituiscono tre dei sei nuovi strumenti mediante i quali l'UE intende ristrutturare, semplificare e rendere più efficace il finanziamento del suo aiuto esterno dall'entrata in vigore del nuovo quadro finanziario per il periodo 2007-2013. I Paesi terzi, di cui fa parte anche la Svizzera, non possono partecipare a questi strumenti interni dell'UE. Il nostro Paese sostiene tuttavia il processo di democratizzazione e di trasformazione economica degli Stati e delle regioni in questione mediante mezzi e programmi propri, presentati nel rapporto sulle prestazioni della Svizzera in favore dell'Europa (http://www.europa.admin.ch/europapol/off/parl/i/bericht_051019.pdf).</p><p>3. I diritti dei cittadini, i diritti politici, sociali e culturali sono al centro della politica condotta dall'UE in materia di diritti umani. La promozione dei diritti della donna e dei bambini, nonché delle minoranze e degli sfollati rientra fra i suoi obiettivi. Un'altra priorità è la lotta contro il terrorismo. Anche se la Svizzera, non essendo membro dell'UE, non può partecipare alle iniziative e ai programmi dell'UE nel settore dei diritti dell'uomo, può tuttavia seguirne da vicino lo sviluppo. I principi della politica svizzera in materia di diritti umani sono analoghi a quelli dell'UE. Il nostro Paese sostiene gli stessi settori e coopera inoltre con l'UE e i diversi Paesi membri nel quadro del Consiglio dei diritti dell'uomo dell'ONU. Per quanto concerne la politica di pace, la Svizzera collabora puntualmente con l'UE sulla base di accordi ad hoc. Basti citare la partecipazione della Svizzera a missioni dell'UE di osservazione delle elezioni e a operazioni civili e militari di sostegno della pace nel quadro della politica europea di sicurezza e di difesa (PESD). Non essendo membro dell'UE, essa ha il vantaggio di poter prendere iniziative autonome in materia di politica di pace e dispone, in una certa misura, d'un margine di manovra più grande rispetto ai Paesi membri dell'UE. Essa si impegna con mezzi e programmi propri a favore della prevenzione dei conflitti armati, contribuendo alla loro risoluzione e al consolidamento della pace.</p><p>4. La politica comune in materia di pace e di diritti umani permette ai Paesi membri dell'UE di affrontare gli attuali conflitti con determinazione e di promuovere il diritto dei cittadini alla pace e i diritti umani. Insieme, i Paesi membri dell'UE possono esercitare una pressione a favore della protezione internazionale dei diritti umani e della pace molto più forte che non singolarmente. L'esperienza dimostra che la politica europea in materia di pace e di diritti dell'uomo ha contribuito a disinnescare focolai di tensione in diversi Paesi e regioni (per esempio nei Balcani e in Indonesia). La Svizzera beneficia anche di questa evoluzione.</p><p>5. Grazie al suo peso politico ed economico, l'UE può condurre una politica dei diritti umani in modo efficace. In quanto membro dell'UE, la Svizzera avrebbe la possibilità di partecipare attivamente alla definizione di questa politica e di influire su di essa. Tuttavia, già attualmente dispone di una politica estera dei diritti dell'uomo riconosciuta a livello internazionale. La Svizzera riveste un ruolo attivo in seno a gremi internazionali come l'ONU, il Consiglio d'Europa, l'Unesco, l'OSCE, nei quali utilizza in modo ottimale i margini di manovra esistenti. Essa coglie anche le occasioni che si presentano in questo ambito per cooperare con l'UE e i suoi Paesi membri.</p><p>6. Tutte le forme di sostegno e di approfondita cooperazione contribuiscono considerevolmente a stabilizzare e a democratizzare le regioni vicine dell'UE, a livello bilaterale e transnazionale. Dal momento che per molti di questi Paesi l'adesione allUE resta una prospettiva lontana, non si potrà rinunciare a queste forme di cooperazione.</p>  Risposta del Consiglio federale.