<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato a presentare un rapporto che illustri il possibile effetto a livello di politica climatica di una riduzione del tempo di lavoro medio con piena compensazione del salario.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Negli ultimi anni il tempo di lavoro settimanale effettivo è diminuito. Stando alla statistica del volume di lavoro dell'Ufficio federale di statistica, l'orario lavorativo medio delle persone occupate a tempo pieno è passato dalle 43,2 ore del 1991 alle 41,3 ore del 2017. Considerando inoltre l'aumento di persone occupate a tempo parziale, il tempo lavorativo settimanale medio di tutti gli occupati è passato dalle 35,3 ore del 1991 alle 32,1 ore del 2017. Inoltre in questo periodo, grazie all'aumento della produttività, i salari anziché calare sono costantemente aumentati. </p><p>Negli ultimi anni la Svizzera è riuscita a separare il consumo energetico e l'emissione di gas serra dalla crescita economica (v. il rapporto del Consiglio federale "Ambiente Svizzera 2018", Rapporto ambientale 2018). Rispetto al passato, l'economia svizzera sfrutta oggi meno risorse per garantire lo stesso livello di benessere. </p><p>Una riduzione del tempo di lavoro imposta dallo Stato si tradurrebbe molto probabilmente in una perdita a livello di produzione nazionale. Se si verificasse tale scenario, le imprese non sarebbero più in grado di mantenere la stessa forza d'acquisto (piena compensazione del salario). </p><p>Sorgono quindi domande di fondo sull'attuabilità e la possibilità di finanziare una riduzione del tempo di lavoro con piena compensazione del salario. </p><p>L'effetto di una riduzione del tempo di lavoro sul clima dipende da molteplici fattori. Se la forza d'acquisto rimane invariata, in un primo tempo non si avrà un calo di beni e consumi. Se invece la riduzione del tempo di lavoro porta a un calo della produzione interna e la domanda rimane uguale, aumenterà la dipendenza dalle importazioni. In tal caso non si avrebbe una riduzione delle emissioni, bensì un loro trasferimento all'estero. </p><p>Occorre inoltre tener presente che anche le attività del tempo libero hanno un notevole influsso sulle emissioni di gas serra. Stando al "Microcensimento mobilità e trasporti 2015" (UST, 2017), attualmente il tempo libero assorbe metà delle distanze percorse dal traffico viaggiatori. Il Rapporto ambientale 2018 mostra inoltre che le attività del tempo libero inquinano, e non poco. Non pare realistico che una riduzione dell'attività lavorativa - con mantenimento della forza d'acquisto - possa portare al cambiamento comportamentale auspicato. </p><p>In Svizzera è possibile beneficiare di un orario di lavoro flessibile, con conseguente adeguamento della retribuzione, e di condizioni quadro vantaggiose per la creazione di posti di lavoro. Il Consiglio federale è del parere che, nel rispetto di tali condizioni, ogni cittadino debba poter scegliere liberamente quanto tempo dedicare al lavoro e quanto al tempo libero, e non ritiene quindi opportuno analizzare le conseguenze di una riduzione del tempo lavorativo per raggiungere così gli obiettivi dell'Accordo di Parigi.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.