<h2>SubmittedText<h2><p>Secondo il rapporto IPCC, il clima si sta riscaldando più rapidamente del previsto. Lo scorso autunno, l'ex capo economista della Banca mondiale Nicholas Stern aveva calcolato che, per il lancio di vaste azioni contro il riscaldamento climatico, sarebbe necessario stanziare soltanto l'1 per cento del prodotto sociale lordo mondiale. Se invece l'umanità continuerà a non fare nulla, dovrà un giorno pagare un prezzo molto più alto per la sua inattività.</p><p>Il Consiglio federale è pertanto invitato a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Il governo condivide le stime riportate nel rapporto IPCC, secondo cui l'attuale inquinamento causato dai gas serra di origine antropica dovrà essere ridotto di oltre un terzo per poter riportare le emissioni di tali gas a livelli non dannosi per il clima?</p><p>2. I calcoli effettuati da Nicholas Stern sono applicabili anche alla Svizzera? Il Consiglio federale può fornire dati sui costi generati dai cambiamenti climatici in Svizzera? E quanto costerebbe invece lo sviluppo di una strategia di prevenzione dei danni?</p><p>3. Quali sono, secondo il Consiglio federale, i probabili danni causati dai cambiamenti climatici in Svizzera? E in quali settori dell'economia si concentrano (previsioni fino al 2020 e al 2050)?</p><p>4. Quali sono le conseguenze dei cambiamenti climatici sull'agricoltura (quali sono le conseguenze sul reddito agricolo? Si prevedono perdite di raccolto? Se sì, in che misura? Quali sono le aziende agricole e le regioni più colpite? E a quale altitudine si prevedono le conseguenze maggiori)?</p><p>5. Quali sono le conseguenze dei cambiamenti climatici sul turismo (come influiscono sull'occupazione e sulla creazione di valore aggiunto? Quali sono i settori colpiti? In quali regioni e a che altitudine si prevedono le conseguenze maggiori)?</p><p>6. Il Consiglio federale può fornire dati sugli effetti che inverni caldi come quello che sta per finire esercitano sul turismo invernale e, di conseguenza, anche sull'occupazione?</p><p>7. Quante persone in Svizzera vivono in regioni particolarmente minacciate dagli effetti dei cambiamenti climatici? Esiste un catasto dei pericoli a tale riguardo? Il Consiglio federale elabora dei piani per l'eventuale trasferimento di queste persone in zone più sicure?</p><p>8. Il Consiglio federale è disposto a impegnarsi, in seno alla Banca mondiale, a favore di un fondo per il clima che fornisca un supporto ai Paesi più poveri per la protezione del clima?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale ritiene che il Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) istituito nel 1988 dall'Organizzazione meteorologica mondiale e dal programma delle Nazioni Unite per l'ambiente sia un organo scientifico affidabile. L'IPCC, che la Svizzera sostiene e al quale partecipano anche esperti svizzeri, è il riferimento internazionale per la valutazione delle nuove conoscenze sui cambiamenti climatici. Il suo nuovo rapporto conferma e amplia le conclusioni di quello precedente, pubblicato nel 2001. Il comitato è del parere che, probabilmente, il riscaldamento constatato a partire dalla metà del XX° secolo sia per lo più dovuto all'aumento delle concentrazioni di gas serra nell'atmosfera, il quale è a sua volta imputabile alle attività umane.</p><p>2.-6. I calcoli riportati nel rapporto Stern sono riferiti alla situazione globale e non possono pertanto essere direttamente applicati alla Svizzera. Le ripercussioni monetarie dei cambiamenti climatici sull'economia svizzera sono state finora poco analizzate. La prima e ultima stima (Ruedi Meier, 1998, Sozioökonomische Aspekte von Klimaänderungen und Naturkatastrophen in der Schweiz, Schlussbericht NFP 31), effettuata nel 1998 nell'ambito del PNR 31 (programma nazionale di ricerca), ipotizza danni per un importo oscillante tra 2,3 e 3,2 miliardi di franchi (livello dei prezzi relativo al 1995). Ciò corrisponde approssimativamente all'1 per cento del prodotto sociale lordo del 1995. La perdita più cospicua di valore aggiunto si registra, secondo il PNR 31, nel settore del turismo invernale.</p><p>I fattori climatici svolgono un ruolo importante per numerosi settori quali il turismo, l'agricoltura e l'economia forestale, l'economia delle acque e l'economia energetica nonché le assicurazioni. È quindi possibile che il futuro sviluppo di questi settori venga influenzato in maniera determinante dai cambiamenti climatici.</p><p>Secondo lo studio più recente dell'organo consultivo sui cambiamenti climatici, OcCC (2007, Klimaänderung und die Schweiz 2050: Erwartete Auswirkungen auf Umwelt, Gesellschaft und Wirtschaft), grazie a provvedimenti di adattamento appropriati l'agricoltura svizzera sarà in grado di adeguarsi a un aumento moderato della temperatura media compreso tra 2 e 3 gradi Celsius entro il 2050. Si annuncia invece problematico l'aumento dei periodi di canicola e di siccità come pure delle precipitazioni intense. Un eventuale aumento della temperatura di 2 o 3 gradi Celsius avrebbe conseguenze negative soprattutto sull'agricoltura.</p><p>Sempre in base al suddetto studio, il turismo estivo nelle Alpi potrebbe trarre beneficio dal surriscaldamento del clima se nelle regioni dell'altipiano e di altre mete turistiche i periodi di canicola dovessero diventare più frequenti. D'altra parte, però, le destinazioni turistiche alpine perdono il loro fascino a causa della massiccia riduzione dei ghiacciai. Inoltre, i pericoli legati agli eventi climatici estremi che minacciano le vie di comunicazione nelle Alpi rendono ardua l'accessibilità delle mete turistiche, e lo scioglimento del permafrost richiede investimenti molto onerosi. Anche la netta diminuzione della sicurezza d'innevamento avrà dure ripercussioni sul turismo invernale e, in particolare, a lungo termine la gestione delle regioni sciistiche nelle Prealpi non sarà più redditizia a causa del progressivo innalzamento del limite delle nevicate. Neanche l'aumento dell'afflusso turistico durante l'estate potrà compensare i mancati guadagni delle ferrovie di montagna e del settore alberghiero.</p><p>Uno studio pubblicato di recente dall'Istituto di ricerca per il tempo libero e il turismo dell'Università di Berna ha analizzato gli effetti dei cambiamenti climatici sul turismo nell'Oberland bernese. In particolare, mostra come siano da prevedere delle forti diminuzioni della cifra d'affari (meno 22 per cento) anche dopo l'adozione dei provvedimenti di adattamento soprattutto nel settore del turismo invernale. A tale riguardo va rilevato che, grazie alla presenza di alcune regioni sciistiche di alta quota, l'Oberland bernese può trarre più benefici dai processi di concentrazione rispetto ad altre zone. Per quanto riguarda il turismo estivo, si prevede invece un aumento della cifra d'affari di circa il 7 per cento, dovuto ai cambiamenti climatici.</p><p>In uno studio commissionato dall'UFAM e fondato sulle nuove conoscenze in materia di ricerca sul clima, sono stati analizzati in maniera approfondita gli effetti dei cambiamenti climatici sull'economia svizzera e si è proceduto a un aggiornamento puntuale delle stime effettuate a suo tempo nel quadro del PNR 31. L'obiettivo di tale studio è quello di elaborare anche una prima previsione sui possibili costi di adattamento. I primi risultati sono attesi per la metà del 2007.</p><p>7. Una prima panoramica delle regioni svizzere minacciate da pericoli naturali è disponibile, ma manca ancora un catasto completo delle regioni particolarmente a rischio. Per questo motivo non è ancora possibile stimare il numero delle persone particolarmente esposte a tali pericoli. Le carte dei pericoli dettagliate per tutto il territorio svizzero saranno pronte entro il 2011.</p><p>I cambiamenti climatici modificano anche le situazioni di pericolo, e questo è un motivo in più per verificare periodicamente le minacce esistenti e procedere al relativo aggiornamento delle carte dei pericoli. Secondo lo stato attuale della scienza, gli esperti non prevedono trasferimenti su vasta scala e, di conseguenza, il Consiglio federale non vede la necessità di pianificare trasferimenti in tal senso. Per contro, nel territorio alpino, e in particolare nelle aree d'influenza di torrenti, valanghe e pendii instabili, la decisione riguardo all'abbandono della regione in questione va valutata caso per caso.</p><p>8. La Svizzera ha ratificato due trattati internazionali finalizzati alla cooperazione con gli altri Paesi nella lotta contro i cambiamenti climatici: la convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e il Protocollo di Kyoto. Questi due trattati pevedono l'assistenza tecnica e finanziaria ai Paesi in via di sviluppo per l'adempimento degli obblighi in essi fissati.</p><p>Il Fondo globale per l'ambiente (Global Environment Facility) costituisce il meccanismo di finanziamento per il Protocollo di Kyoto. Recentemente sono inoltre stati istituiti altri due fondi: il Fondo speciale per i cambiamenti climatici (Special Climate Change Fund) e il Fondo per i Paesi meno sviluppati (Least Developed Countries Fund). La Svizzera si è impegnata in ampia misura per la messa in opera di questi fondi e contribuisce alla loro alimentazione.</p><p>Nel quadro della cooperazione economica allo sviluppo, nel 1997 la Segreteria di Stato dell'economia (SECO) ha già istituito, insieme alla Banca mondiale, un fondo fiduciario (Trust Fund) per l'elaborazione di strategie nazionali di protezione del clima in Paesi in via di sviluppo e in transizione. Questo programma, poi sostenuto anche da altri donatori, è infine diventato il più grande programma di assistenza tecnica nel settore del clima a livello mondiale. Dal 2005, pertanto, la SECO appoggia anche il successivo programma Carbon Finance Assist Trust Fonds, lanciato dalla Banca mondiale per aiutare i Paesi in via di sviluppo e in transizione a utilizzare i meccanismi previsti dal Protocollo di Kyoto fornendo loro un'apposita consulenza tecnica e adeguate informazioni. Nel 2006 la partecipazione della Svizzera a questo fondo è stata aumentata di 1,8 milioni di dollari americani.</p>  Risposta del Consiglio federale.