<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di preparare entro il 2008 un rapporto sulle possibilità di estendere la tassa sul CO2 anche alle emissioni grigie. Detto rapporto dovrà analizzare anche i vantaggi per l'economia svizzera che derivano dal rincaro dei trasporti su lunga distanza e dei prodotti esteri più dannosi per il clima. Inoltre, dovrà indicare le modalità per evitare errori inopportuni nell'ambito della politica climatica.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Le emissioni grigie sono le emissioni di gas serra che vengono liberate, ad esempio, nell'ambito della fabbricazione di prodotti, della produzione di energia e dello smaltimento di rifiuti al di fuori dei confini nazionali. Lo scambio di prodotti e servizi con altri Paesi implica sia l'importazione che l'esportazione di emissioni grigie. In un'economia aperta e bene integrata nel commercio mondiale come quella svizzera le emissioni grigie assumono un peso notevole. Ciò è confermato da uno studio dell'UFAM sulle emissioni grigie di gas serra aggiornato nel 2007.</p><p>L'estensione della tassa sul CO2 alle emissioni grigie, sollecitata dal postulato, presume che sussista la possibilità di svolgere un calcolo affidabile di tali emissioni. Calcolarle con precisione è tuttavia molto difficile sotto il profilo della metodologia e richiede in impegno notevole. Da un lato, detto calcolo dovrebbe basarsi sui dati forniti dagli ecobilanci degli altri Paesi concernenti la fabbricazione, la lavorazione e il trasporto di prodotti e dall'altro dovrebbe essere aggiornato in continuazione in base allo stato attuale della tecnica e ai cambiamenti delle condizioni di produzione e dei flussi di merci. Inoltre, l'estensione della tassa sul CO2 richiederebbe una valutazione della politica climatica del Paese produttore per prevenire la tassazione multipla delle merci.</p><p>Il prelievo della tassa sul CO2 avverrebbe quindi nel quadro di una contrapposizione fra l'esigenza di un calcolo preciso, che potrebbe causare costi molto alti alle imprese commerciali e all'amministrazione, e l'esigenza di semplificazione che potrebbe compromettere gli effetti ecologici della tassa. Una presa in considerazione differenziata delle emissioni importate, effettuata sulla base di parametri di produzione e di una valutazione della politica ambientale del Paese di produzione, contraddice i principi del diritto internazionale nell'ambito dell'OMC. L'applicazione di tale strumento da parte della Svizzera o di un altro Paese potrebbe essere interpretato come una protezione contro l'importazione di prodotti e rappresenterebbe una nuova fonte di conflitti fra interessi di natura commerciale. Uno scenario simile non sarebbe nell'interesse del Paese e non favorirebbe il superamento complessivo dei problemi causati dal clima, che richiedono una notevole disponibilità di collaborazione a livello internazione.</p><p>Il Consiglio federale è del parere che la riduzione delle emissioni grigie va ottenuta in primo luogo mediante l'adozione, da parte della comunità internazionale, di misure volte a combattere ovunque il riscaldamento globale. Nell'ambito della sua politica climatica internazionale, la Svizzera si impegna a favore di obiettivi di riduzione vincolanti e dell'utilizzazione di strumenti efficaci. La Svizzera ha inoltre la possibilità di esercitare una pressione diretta sulle emissioni di gas serra degli altri Paesi. Il Protocollo di Kyoto prevede infatti incentivi per la realizzazione all'estero di progetti di protezione climatica. L'attuazione di tali progetti in settori da cui vengono esportate emissioni grigie contribuisce alla loro riduzione.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.