<h2>SubmittedText<h2><p>La posizione poco chiara assunta dal Consiglio federale sulla guerra di Israele contro il Libano e sull'attuale, estremamente precaria situazione umanitaria nei territori palestinesi occupati da Israele dà adito a diverse questioni:</p><p>- Dopo l'inizio dell'aggressione israeliana in territorio libanese, la ministra degli esteri Calmy-Rey ha giudicato tra l'altro spropozionata la conduzione bellica israeliana. Durante la seduta straordinaria del 26 luglio 2006, il Consiglio federale non ha voluto esprimere un parere, ritenendo di dover rispettare il principio della neutralità. Quali sono le ragioni che lo hanno spinto ad assumere una posizione diversa da quella della ministra degli esteri?</p><p>- Il Consiglio federale non ritiene che l'impegno per il rispetto del diritto internazionale dovrebbe sempre rappresentare un elemento della politica di neutralità? E quanto detto non vale anche e proprio per la Svizzera, Stato depositario della Convenzione di Ginevra?</p><p>- Il Consiglio federale condivide l'opinione per cui la pace in Medio Oriente può essere raggiunta solo imponendo tutte le risoluzioni ONU, oltre a quella riguardante il Libano meridionale (159) soprattutto la risoluzione 242 che chiede il ritiro di Israele da tutto il territorio di Gaza, dall'intera Cisgiordania e da Gerusalemme Est? Quali misure ha preso la Svizzera per imporre le corrispondenti risoluzioni ONU?</p><p>- Molto evidentemente, Israele ha attaccato il Libano come Stato. Il Consiglio federale non ritiene anch'esso che, ai sensi della legge sul materiale bellico, questo fatto impedisca la prosecuzione della collaborazione militare?</p><p>- Il Consiglio federale condivide l'opinione per cui il diritto internazionale è valido in maniera universale, che tutti i Paesi devono attenervisi senza eccezioni e che nessun Paese può far valere diritti speciali?</p><p>- Per le persone nei territori palestinesi occupati la vita diventa sempre più precaria. Il governo palestinese eletto non è riconosciuto, i ministri vengono rapiti, contro la popolazione viene condotta una guerra. Questa situazione è contraria ai principi del diritto internazionale. Quali misure prende la Svizzera per ripristinare le condizioni precedenti e per lottare contro la catastrofe umanitaria?</p><p>- Qual è la posizione del Consiglio federale sulla partecipazione della Svizzera alle forze di pace ONU?</p><p>Il dibattito è urgente, il conflitto infatti continua e non solo nei territori occupati. È in gioco la credibilità politica all'estero.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Durante la seduta del 26 luglio 2006, il Consiglio federale si è occupato in primo luogo dell'applicabilità del diritto di neutralità e del ruolo della Svizzera nel contesto dell'ultimo conflitto israelo-libanese. Esso è giunto alla conclusione che il diritto di neutralità non era applicabile. Dato che, fin dall'inizio delle ostilità in Libano e nella striscia di Gaza, il DFAE aveva già chiesto il rispetto del diritto internazionale umanitario e condannato le violazioni di tali norme, il Consiglio federale non ha ritenuto necessario esprimersi in merito.</p><p>2. In varie occasioni il Consiglio federale ha già sottolineato che la politica estera della Svizzera si attiene al diritto internazionale, pilastro centrale di un ordinamento internazionale caratterizzato dalla pace e dalla giustizia che la Svizzera si impegna a sostenere in conformità ai propri obiettivi (articolo 2 capoverso 4 Cost.). Nel rapporto sulla prassi svizzera in materia di neutralità durante il conflitto del 2005 con l'Irak il Consiglio federale ha spiegato che la Svizzera si impegna ad applicare la propria neutralità ai sensi del diritto internazionale e del sistema di sicurezza collettiva istituito dall'ONU. In virtù della propria tradizione umanitaria e del proprio ruolo di depositario delle Convenzioni di Ginevra, la Svizzera si impegna in linea di principio per il rispetto del diritto internazionale umanitario, come del resto è tenuta a fare in quanto Paese contraente delle Convenzioni di Ginevra.</p><p>3. Il Consiglio federale ritiene che in Medio Oriente la situazione possa stabilizzarsi solo in virtù di una soluzione sufficientemente ampia del conflitto arabo-palestinese, raggiungibile unicamente utilizzando strumenti politici, rispettando il diritto internazionale e prendendo come base le risoluzioni emanate in questo ambito dal Consiglio di sicurezza dell'ONU. La Svizzera ha assunto il ruolo di "facilitatore" in un processo che, in base al modello di accordo elaborato a Ginevra da rappresentanti pacifisti della società civile israeliana e palestinese, ha condotto alla stesura di un piano per la coesistenza di due Stati. Si tratta di un accordo complementare nei confronti della Road Map elaborata dal quartetto medio orientale e dell'iniziativa di Beirut della Lega araba, ambedue sostenute anche dal nostro Paese. Inoltre, nell'ambito dei colloqui con i rappresentanti di tutte le Parti in causa, la Svizzera si adopera a favore di una soluzione negoziata del conflitto e di un'attuazione integrale delle relative risoluzioni dell'ONU.</p><p>4. Il diritto di neutralità non contempla un divieto generale di collaborare militarmente con le parti in guerra, ma vieta semplicemente agli Stati di fornire un sostegno militare, ad esempio con la messa a disposizione di truppe e armamento, e consente invece, in linea di principio, l'esportazione di materiale di guerra da parte di privati. Lo Stato neutrale può limitare o vietare completamente tali esportazioni ma deve applicare le stesse misure ad ambedue le parti in causa. Dal canto suo, la legge sul materiale di guerra disciplina le modalità di controllo nell'ambito dell'esportazione di materiale di guerra. In conformità alle disposizioni della legge e della relativa ordinanza la Svizzera non esporta materiale di guerra verso Israele. La legge però non disciplina gli acquisti di materiale militare e la collaborazione in ambito militare, che comunque si limita all'organizzazione di visite e allo scambio d'informazioni.</p><p>5. In linea di principio la sovranità di uno Stato è limitata solo dalle norme del diritto internazionale che si impegna a rispettare, in particolare con la conclusione di accordi di diritto internazionale. Il diritto internazionale comprende però anche norme di diritto consuetudinario che si applicano sul piano universale a tutti gli Stati anche in mancanza di un'approvazione esplicita, fra le quali figurano la proibizione della tortura, del genocidio e della schiavitù e gran parte del diritto internazionale umanitario.</p><p>6. Come già detto al punto 1, il DFAE fin dall'inizio degli scontri ha intimato alle parti il rispetto del diritto internazionale umanitario e ha contemporaneamente invitato Israele a rilasciare i rappresentanti del popolo palestinese che ha arrestato, nella misura in cui non sussistano accuse concrete che possano legittimarne un arresto conforme ai principi dello stato di diritto. Nei territori palestinesi occupati il servizio di aiuto umanitario della Confederazione ha messo in atto un programma d'emergenza in collaborazione con il CICR, l'UNRWA, il PAM, l'OCAH, Terre des Hommes Lausanne e infine il ministero della sanità palestinese, sostenuto mediante l'invio di medicamenti. Queste organizzazioni si sforzano di garantire alla popolazione civile la copertura dei bisogni fondamentali (acqua, cibo, medicamenti, alloggio, ecc.). Oltre che per gli aiuti di emergenza e alla sopravvivenza, la Svizzera fornisce il proprio sostegno anche alla protezione delle persone bisognose, in particolare a favore delle donne e dei bambini. Ogni anno la DSC investe circa 21 milioni di franchi per la realizzazione di progetti nell'ambito dell'aiuto umanitario e della cooperazione allo sviluppo. Nel 2006 essa ha aumentato di circa 6,5 milioni di franchi il budget a favore dell'aiuto umanitario proprio a causa dell'attuale situazione di crisi e del peggioramento della situazione umanitaria nei territori palestinesi occupati.</p><p>7. Attualmente una partecipazione di militi svizzeri all'attività delle forze di pace dell'ONU in Libano non entra in linea di conto.</p>  Risposta del Consiglio federale.