<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di sottoporre al Parlamento un progetto di modifica della legge federale sull'Assemblea federale (RS 171.10) e della legge federale sulle finanze della Confederazione (RS 611.0) al fine di estendere il referendum facoltativo ai decreti federali sui crediti d'impegno e sui limiti di spesa che comportano nuove spese uniche o ricorrenti a partire da un determinato importo.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Le Camere federali hanno affrontato ripetutamente la questione riguardante il rafforzamento dei diritti popolari a livello federale per mezzo di un referendum finanziario. Un'iniziativa parlamentare di simile tenore (03.401), depositata dal Gruppo dell'Unione democratica di Centro, è stata tolta dal ruolo nel 2008, dopo che l'introduzione di un referendum finanziario era stata respinta a maggioranza nell'ambito della consultazione.</p><p>L'introduzione di un referendum finanziario a livello federale rafforzerebbe il diritto popolare di esprimersi su questioni di politica finanziaria. Una partecipazione democratica diretta più ampia avrebbe però conseguenze negative sulla gestione delle spese. È probabile, ad esempio, che si verifichino ritardi nell'approvazione dei decreti in materia di spese. Sia il Parlamento che il Consiglio federale perderebbero dunque la propria flessibilità politico-finanziaria.</p><p>Nell'ottica della politica finanziaria è importante che l'adempimento dei compiti della Confederazione, disciplinato per legge, non venga compromesso dall'introduzione di un referendum finanziario. Per questo motivo il Consiglio federale respinge l'applicazione del referendum finanziario ai decreti federali concernenti i limiti di spesa. Contrariamente ai crediti d'impegno, che riguardano perlopiù spese uniche o spese legate a un progetto e che quindi possono essere bloccati in caso di rifiuto, i limiti di spesa vengono utilizzati anche per gestire spese ricorrenti. Queste comprendono sia i sussidi (ad es. i pagamenti diretti all'agricoltura) sia le spese a carattere gestionale (ad es. nei settori dell'esercito o dell'educazione e ricerca). In quest'ultimo caso un referendum potrebbe impedire o ritardare l'adempimento dei compiti legittimati per legge. Tuttavia, se il referendum fosse introdotto soltanto per i crediti d'impegno, i suoi effetti sarebbero troppo limitati e comprometterebbero anche l'impegno e la reputazione della Svizzera in settori importanti (ad es. le relazioni con l'estero e la cooperazione internazionale).</p><p>Le uscite e i debiti pubblici possono essere limitati efficacemente con altri provvedimenti istituzionali. Negli ultimi 15 anni, soprattutto il freno all'indebitamento si è rivelato uno strumento molto valido per garantire una politica finanziaria sostenibile.</p><p>Riguardo alla questione dell'introduzione del referendum finanziario (come richiesto nella presente mozione) esclusivamente tramite modifiche di legge occorre ricordare che, nell'ambito dell'iniziativa parlamentare 03.401, è stata svolta una consultazione su questo tema. Soltanto tre Cantoni e un partito si sono dichiarati a favore dell'introduzione del referendum finanziario unicamente a livello di legge. Per contro, 18 Cantoni e tre partiti auspicavano di introdurre (eventualmente) il referendum finanziario tramite una revisione della Costituzione. Anche esperti in ambito scientifico ritenevano che una modifica talmente importante del sistema dei diritti popolari avrebbe dovuto essere sottoposta al giudizio del Popolo e dei Cantoni. Per questa ragione non bisognerebbe escludere a priori la possibilità di una revisione costituzionale.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.