<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>ad punto 1 </p><p></p><p>Il Consiglio federale è cosciente che le condizioni di vita per bosniaci traumatizzati dalla </p><p>guerra che fanno ritorno nel loro Paese siano particolarmente difficili. Tali condizioni non </p><p>possono tuttavia venir valutate in modo globale bensì soltanto esaminando il singolo caso </p><p>concreto. </p><p></p><p>In linea di principio è possibile far capo a trattamenti psicoterapeutici nei reparti di </p><p>neuropsichiatria degli ospedali di una certa importanza situati a Sarajevo o Tuzla. Occorre </p><p>tuttavia tener conto della circostanza che in Bosnia Erzegovina la psicoterapia non può </p><p>contare su solide tradizioni e, in considerazione delle ristrettezze finanziarie che regnano nel </p><p>settore sanitario ancor oggi, non le viene neppure attribuita particolare priorità. Diverse </p><p>organizzazioni non governative offrono, con il sostegno estero, assistenza psicologica alle </p><p>persone traumatizzate. Esse organizzano terapie individuali e di gruppo, assistono i fanciulli </p><p>traumatizzati e sostengono le persone che fanno ritorno per quanto concerne l'aspetto </p><p>psicosociale. La Svizzera sostiene da anni siffatte organizzazioni, come per esempio "Vive </p><p>Zene" a Tuzla. </p><p></p><p>ad punto 2 </p><p></p><p>Il sistema AUPER (sistema automatizzato di registrazione delle persone), sul quale si </p><p>fondano i dati statistici dell'UFR, è stato ideato per coadiuvare la gestione delle pratiche </p><p>nell'ambito della procedura d'asilo. Dal 1985 vengono registrati in questo sistema i dati </p><p>relativi alle persone e alle pratiche. Codici numerici e indicazioni in merito alle date </p><p>permettono di seguire e di valutare le varie fasi del disbrigo degli incarti. Ulteriori indicazioni </p><p>in merito ai motivi di fuga o a problematiche legate allo stato di salute dei richiedenti l'asilo </p><p>non sono disponibili nel sistema, motivo per il quale non è possibile fornire i pertinenti dati </p><p>statistici.</p><p></p><p>ad punto 3 </p><p></p><p>La Conferenza dei ministri degli interni tedeschi del 23 novembre 2000 ha </p><p>effettivamente reso possibile l'ulteriore soggiorno in Germania di persone provenenti </p><p>dalla Bosnia Erzegovina che, a causa della guerra civile, soffrono di gravi disturbi in </p><p>seguito ai traumi subiti. Per la proroga del soggiorno devono tuttavia essere riunite le </p><p>condizioni seguenti: le persone interessate devono essere giunte in Germania quali </p><p>rifugiati in seguito alla guerra civile prima del 15 dicembre 1995, esse devono trovarsi </p><p>da diverso tempo in cura da uno specialista o da uno psicoterapeuta e devono per lo </p><p>meno aver subito un grave trauma. Per questo tipo di problema il Consiglio federale </p><p>predilige una prassi d'asilo e di allontanamento orientata secondo i singoli casi </p><p>piuttosto che un disciplinamento di gruppo, vincolato da piú condizioni. </p><p></p><p>In sintonia con la giurisprudenza della Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo, </p><p>l'UFR accorda per principio l'asilo ai richiedenti provenienti dalla Bosnia Erzegovina, che </p><p>hanno subito persecuzioni particolarmente dolorose e intense come quelle perpetrate sugli </p><p>abitanti di Sebrenica nel luglio del 1995 e conseguentemente soffrono di un trauma profondo </p><p>e durevole, purché siano espatriati fino al 14 dicembre 1995 (Accordo quadro di Dayton) o </p><p>eccezionalmente al più tardi entro il 12 dicembre 1996, data della risoluzione ONU n. 1088, </p><p>(GICRA 2000/2, decisione di principio). Nel caso di siffatti richiedenti l'asilo, che hanno </p><p>vissuto eventi particolarmente violenti, si presume che sussistano motivi gravi fondati ai </p><p>sensi dell'articolo 1 C numero 5 capoverso 2 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati, che </p><p>rende impossibile un ritorno in Patria per motivi psichici malgrado non sussista più al </p><p>momento attuale pericolo di persecuzione (GICRA 1997/14, decisione di principio). </p><p></p><p>Nel caso di persone traumatizzate che non adempiono i requisiti per accordare loro la qualità </p><p>di rifugiato, l'esigibilità dell'esecuzione dell'allontanamento viene attentamente esaminata </p><p>dall'UFR tenendo conto di tutte le circostanze rilevanti. Nel corso di questa valutazione </p><p>individuale vengono segnatamente presi in considerazione fattori come la gravità del trauma </p><p>subito, lo stato generale di salute e la possibilità concreta di continuare sul posto un </p><p>eventuale trattamento medico indispensabile. Se del caso è inoltre possibile concedere a tali </p><p>persone un aiuto al ritorno in ambito medico. Se l'esecuzione dell'allontanamento non è </p><p>ragionevolmente esigibile per la presenza di pericoli fondati, in sua vece l'UFR dispone </p><p>l'ammissione provvisoria. A tal riguardo il Consiglio federale rinvia alle risposte alla mozione </p><p>Bühlmann (98.3200 Gruppi speciali di rifugiati bosniaci) e all'interpellanza Bäumlin (98.3079 </p><p>Donne bosniache obbligate a lasciare la Svizzera. Casi di rigore).</p><p></p><p>In questo contesto il Consiglio federale non ritiene di dover derogare alla sua prassi, </p><p>differenziata e che tiene conto dei singoli casi, finora attuata in materia d'asilo e di </p><p>allontanamento. L'"Associazione dei sopravvissuti provenienti dalla valle della Drina-</p><p>Srebrenica" è già stata informata in merito dalle autorità competenti.</p><p></p><p>ad punto 4 </p><p></p><p>Cinque anni dopo la firma dell'Accordo di Dayton i partiti nazionalisti sono sempre al potere. I </p><p>loro ampi successi, anche in occasione delle ultime elezioni generali dell'11 novembre 2000, </p><p>evidenziano che tra i vari gruppi etnici di popolazione regna ancora molta diffidenza e che la </p><p>riconciliazione è un processo difficile e laborioso. In considerazione di quanto precede le </p><p>condizioni quadro, necessarie per attuare un processo di riconciliazione e di </p><p>democratizzazione nonché una ripresa economica del Paese, possono venir create soltanto </p><p>gradualmente.</p><p></p><p>Il Consiglio federale condivide il parere formulato nell'interrogazione ordinaria secondo cui un </p><p>ritorno delle persone interessate nella Republika Srpska e in particolare nella regione di </p><p>Srebrenica sia difficilmente esigibile. Per tale motivo l'esecuzione del rinvio di richiedenti </p><p>l'asilo di etnia non serba, la cui domanda è stata respinta, non avviene verso la Republika </p><p>Srpska. Tuttavia il Consiglio federale, fondandosi sulla prassi costante delle autorità preposte </p><p>all'asilo in merito alle alternative di fuga interne, ritiene esigibile che tali persone scelgano un </p><p>domicilio alternativo nel Paese d'origine che non corrisponde al luogo di domicilio originario. </p><p>Il Consiglio federale rinvia a tal proposito alle risposte riguardanti la mozione Bühlmann </p><p>98.3200, l'interpellanza Bäumlin 98.3079, il postulato Vermot (98.3163 Rinvio globale di </p><p>profughi di guerra bosniaci) nonché all'interrogazione ordinaria urgente Suter (98.1149 </p><p>Blocco dei rinvii verso la Bosnia Erzegovina, segnatamente nella Republika Srpska).</p><p></p><p>ad punti 5 e 6:</p><p></p><p>Data la differenziata prassi sopraesposta in materia di asilo e di respingimento, il Consiglio </p><p>federale è del parere che per ogni richiedente l'asilo proveniente dalla Bosnia e </p><p>dall'Erzegovina, il quale deve lasciare la Svizzera, le condizioni per un ritorno in sicurezza e </p><p>con dignità esistono. E' fuori dubbio che miglioramenti futuri nell'ambito dello sviluppo della </p><p>società civile, segnatamente progressi che interessano le strutture democratiche, possano </p><p>andare a beneficio anche dei rientranti e contribuiscano a migliorare la possibilità di </p><p>reintegrazione. </p><p></p><p>Conseguentemente il Consiglio federale attribuisce notevole importanza alle misure </p><p>volte a perseguire in sede giudiziaria i crimini di guerra perpetrati durante il conflitto </p><p>nella Bosnia Erzegovina. Da un lato esso considera tali sforzi quale contributo al </p><p>rispetto dei diritti umani e al promovimento della democrazia; d'altro canto esso </p><p>ritiene essenziali siffatti sforzi affinché il passato recente possa venir elaborato </p><p>collettivamente. A tali sforzi va dunque attribuita un'importante funzione preventiva </p><p>contro i conflitti e dunque di promovimento della pace. </p><p></p><p>Nel corso del 2000 il Consiglio federale ha approvato cospicui contributi a sostegno delle </p><p>misure del Tribunale internazionale dell'Aia per il perseguimento dei crimini di guerra nell'ex-</p><p>Jugoslavia nonché di altri organi che contribuiscono a esumare e identificare le vittime di </p><p>crimini di guerra, a mettere al sicuro gli indizi e a tradurre in giustizia i criminali di guerra. </p><p>Alcune di siffatte misure erano proprio destinate alle vittime di Srebrenica, come per esempio </p><p>le prestazioni svizzere a sostegno del CICR oppure dell'International Commission on Missing </p><p>Persons (ICMP); altre ancora erano destinate a tutto il territorio della Bosnia Erzegovina. Gli </p><p>sforzi intrapresi dall'Office of the High Representative (OHR) per la Bosnia Erzegovina </p><p>ricadono segnatamente sotto l'ultima categoria precedentemente menzionata. </p><p>Conformemente al proprio mandato, l'OHR si occupa in modo specifico del ritorno e della </p><p>reintegrazione dei rifugiati; d'altro canto l'OHR compie notevoli sforzi affinché in Bosnia </p><p>Erzegovina vengano incoraggiate in senso più ampio protezione dei diritti dell'uomo e </p><p>strutture democratiche. La Svizzera ha sostenuto il lavoro dell'OHR nel corso del 2000 </p><p>mediante un contributo sostanziale. </p><p></p><p>Il Consiglio federale intende proseguire le sue molteplici attività a livello bilaterale e </p><p>multilaterale per promuovere i diritti dell'uomo nonché la democrazia e per garantire </p><p>anche in futuro una pace duratura in Bosnia Erzegovina. Il Consiglio federale </p><p>esaminerà come sinora con spirito di comprensione domande intese a ottenere aiuti </p><p>per portare avanti siffatti sforzi.</p>  Risposta del Consiglio federale.