<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Negli anni 1998/1999 il Cgcf fermò, ogni anno e in tutta la Svizzera, circa 10'000 - 12'000 richiedenti l'asilo e persone in cerca di lavoro entrati illegalmente. Tali cifre elevate poterono essere ricondotte agli avvenimenti in Kosovo. Negli anni 2000/2001 la situazione si calmò (circa 5'000 fermi all'anno). Nel 2002 si constatò nuovamente un aumento degli immigrati illegali: il numero di persone fermate ascendeva infatti a 7'400. La stessa tendenza si delinea anche per l'anno in corso. Sino alla fine di settembre 2003 il Cgcf ha fermato 6'343 persone entrate illegalmente. Circa il 22% di esse proviene dall'Africa. Nel presente caso la maggior parte degli accertamenti non è tuttavia avvenuta al confine meridionale, ma a quello occidentale, nella regione di Ginevra. Il Consiglio federale è consapevole di tale evoluzione. </p><p>Mediante un'analisi della situazione e un'attenzione mirata ai punti più importanti nell'ambito delle sue possibilità di controllo, il Cgcf si sforza di tener conto dell'aumento di entrate illegali di richiedenti l'asilo e persone in cerca di lavoro. Nei mesi di agosto e settembre 2003 si è tra l'altro svolta con successo un'operazione puntualizzata a livello nazionale nell'ambito del contrabbando di stupefacenti nel traffico ferroviario transfrontaliero, che ha avuto come conseguenza anche il respingimento di 60 persone e la consegna di altre otto alla polizia.</p><p>Il maggiore fabbisogno di personale da parte del Cgcf è stato presentato nel rapporto III del gruppo di progetto USIS (esame del sistema di sicurezza interno della Svizzera) del 24 settembre 2002. Poiché per motivi di politica finanziaria non è possibile aumentare l'effettivo del Cgcf, il 6 novembre 2002 il Consiglio federale ha deciso che esso verrà sostenuto durevolmente dal DDPS, affinché quest'ultimo possa compensare la carenza di personale e assumersi il compito di controllare le persone nei treni internazionali.</p><p>Concretamente l'impiego di 100 (=150 posti) membri della Sicurezza militare (ex guardie delle fortificazioni) stabilito già dal 1998 è stato gradualmente aumentato a 200 (= 290 posti) da aprile 2003.</p><p>Il Cgcf ha inoltre cercato di ottimizzare costantemente il proprio impiego, la formazione e i mezzi ausiliari tecnici.</p><p>In tal modo il 16 settembre 2002 è stato possibile rendere operativo il nuovo SWISS AFIS (sistema automatico d'identificazione delle impronte digitali). Entro la fine dell'anno 54 valichi di confine saranno muniti di tale sistema. L'AFIS permette al Cgcf e alle rappresentanze svizzere all'estero che ne sono dotate di rilevare, verificare e se necessario registrare le impronte digitali della persona e dunque di identificarla direttamente sul posto. Negli ultimi mesi la stretta collaborazione tra il Cgcf, l'UFR e gli AFIS Services del fedpol ha fatto registrare importanti successi. In tal modo è stato possibile evitare sempre più le domande d'asilo abusive e accelerare l'allontanamento delle persone verso paesi terzi sicuri o verso i paesi d'origine.</p><p>Benché l'AFIS sia stato principalmente ideato quale mezzo ausiliario per l'esame delle condizioni d'entrata nel campo della polizia degli stranieri, il suo impiego è risultato molto utile anche nella lotta contro la criminalità. Sulla base dell'identità accertata è anche possibile controllare se tale persona è ricercata.</p><p>Numerosi stranieri entrati illegalmente dispongono di documenti di legittimazione validi. L'esperienza ha dimostrato che gran parte delle persone fermate al passaggio del confine e consegnate allo Stato limitrofo non si lasciano dissuadere dal raggiungere il loro obiettivo, ossia la Svizzera. Una registrazione delle impronte digitali nell'AFIS, attualmente possibile solo per le persone la cui identità è sconosciuta, permetterebbe di effettuare molte identificazioni e di evitare delle domande d'asilo abusive. In tal senso è stata riconosciuta la necessità di agire concernente l'ampliamento dell'impiego dell'AFIS. Al momento mancano tuttavia le basi legali. Del resto, la Svizzera si impegna anche a migliorare la collaborazione internazionale. L'auspicata sottoscrizione dell'accordo di Schengen/Dublino permetterà di disporre di ulteriori informazioni concernenti l'analisi della situazione nonché le persone e i beni ricercati nello spazio dell'UE.</p><p>In generale, sarebbe senza dubbio illusorio credere che il confine svizzero possa essere chiuso ermeticamente. Ciò sarebbe quasi impossibile anche mediante un massiccio rafforzamento del personale e non sarebbe auspicabile per un paese aperto e democratico come la Svizzera. Occorre inoltre prestare attenzione al fatto che spesso gli stranieri entrano legalmente in Svizzera, ma che essi non rispettano la durata di soggiorno accordata e continuano poi a soggiornarvi illegalmente.</p><p>È noto che non è facile proteggere la frontiera marittima nell'Europa meridionale. L'Italia e gli altri paesi mediterranei dell'UE investono già oggi molti mezzi, sia a livello di personale sia a livello tecnico, al fine di proteggere meglio il confine. A livello dell'UE è stato da poco deciso di esaminare l'istituzione di un'agenzia di confine europea per coordinare meglio la copertura del confine esterno. Nel Mediterraneo hanno luogo anche diverse operazioni comuni dei paesi membri dell'UE, al fine di combattere l'immigrazione illegale. Si stanno dunque facendo molti sforzi per migliorare la collaborazione tra gli Stati che hanno aderito all'accordo di Schengen e soprattutto per rafforzare il confine esterno del suo spazio. La Svizzera ha grande interesse, nei riguardi della propria protezione, a partecipare a tale collaborazione.</p>  Il Consiglio federale propone di trasformare la mozione in postulato.