<h2>SubmittedText<h2><p>Dal nuovo rapporto del gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite emerge in modo impressionante come occorrano ulteriori misure di protezione per evitare un pericoloso riscaldamento climatico e mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei due gradi. Purtroppo il Consiglio federale si avvale solo in misura insufficiente delle possibilità di protezione del clima offerte dai suoi ambiti di competenza. Finora non ha considerato il possibile aumento dell'obiettivo di riduzione attraverso misure all'estero. La tassa di compensazione sui carburanti non è sfruttata e l'obiettivo è fissato soltanto al 20 per cento invece del possibile 40 per cento. Come espressione di questa politica climatica carente si continuano ancora a sostituire gli impianti di riscaldamento con sistemi a petrolio, invece che prediligere le opzioni disponibili a emissioni zero di CO2. In questo modo si aumenta l'impatto sul clima per venti a trent'anni. Al contempo l'assegnazione di progetti di compensazione è talmente restrittiva che non beneficiano di alcun sostegno né le misure per promuovere il passaggio a impianti con combustibili non fossili né le campagne d'informazione mirate sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.</p><p>A tal riguardo emergono i seguenti quesiti:</p><p>1. Rapporto sul clima dell'ONU: il Consiglio federale riconosce che per cogliere l'obiettivo dei due gradi non basta una mera riduzione delle emissioni del 20 per cento fino al 2020 da parte dei Paesi industrializzati?</p><p>2. Obiettivo di riduzione: il Consiglio federale è disposto ad aumentare al 40 per cento l'obiettivo di riduzione, come richiesto anche da eminenti attori economici?</p><p>3. Tassa sui carburanti:</p><p>3.1. A quanto ammontano, al momento e per il 2020, i costi in centesimi al litro per la compensazione dei gas a effetto serra (stima per il 2020)?</p><p>3.2. Se in Svizzera aumentano i costi della compensazione e la tassa al litro è limitata, l'obiettivo di compensazione non dovrebbe essere inizialmente alto per essere adattato successivamente? Come mai i progetti del Consiglio federale prevedono il contrario?</p><p>4. Installazioni a petrolio: quanti dei nuovi impianti di riscaldamento installati utilizzano ancora combustibili fossili? Che cosa fa il Consiglio federale al riguardo?</p><p>5. Progetti di compensazione: come mai i progetti di compensazione dei combustibili non sono utilizzati per ridurre il numero di nuovi impianti a petrolio che ancora viene installato?</p><p>6. Emissioni grigie: in California e in Europa sono adottate misure per impedire l'aumento delle emissioni grigie di carburanti. Come si profila il futuro dei combustibili svizzeri e come interviene il Consiglio federale per impedire un aumento delle emissioni grigie, per esempio mediante i combustibili fossili estratti dalle sabbie bituminose?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Secondo scienziati eminenti occorre che al fine di cogliere l'obiettivo dei due gradi i Paesi industrializzati riducano entro il 2020 le emissioni di CO2 del 25 a 40 per cento rispetto al 1990. Con la sua proposta di riduzione del 20 a 30 per cento, la Svizzera, come anche l'Europa, si situa nel margine inferiore di questa fascia d'obiettivo. Secondo le informazioni e i dati disponibili, gli sforzi della Svizzera superano tuttavia la media di Stati comparabili. Il conseguimento dell'obiettivo dei due gradi dipende comunque anche dagli ulteriori sforzi che saranno compiuti dopo il 2020 e dal coinvolgimento di tutti i grandi emettitori (Paesi industrializzati e Paesi in via di sviluppo) in un regime climatico globale. Quanto più si rinvia la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, tanto più drastico dovrà essere il calo delle stesse in una fase successiva. Per questo motivo occorrerà inasprire anche le relative misure.</p><p>2. Conformemente alla legge sul CO2 (RS 641.71) il Consiglio federale può alzare di sua iniziativa l'obiettivo di riduzione al 40 per cento purché la relativa decisione sia compatibile con le convenzioni internazionali. La Svizzera ha pertanto ventilato l'ipotesi a livello internazionale di alzare l'obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra se altri Stati si impegnano a favore di una riduzione paragonabile. Al momento, tuttavia, non si prevede che altri Paesi industrializzati alzino gli obiettivi di riduzione concordati a livello internazionale e che grandi Paesi in via di sviluppo si impegnino a limitare le emissioni di gas serra. Pertanto, per il momento il Consiglio federale ritiene che non sussistano i requisiti per un aumento dell'obiettivo di riduzione.</p><p>3. Secondo la legge sul CO2 i costi per la compensazione del CO2 possono ammontare al massimo a 5 centesimi al litro. Per centrare la quota da compensare entro il 2020 secondo l'ordinanza sul CO2 (RS 641.711), ovvero il 10 per cento delle emissioni di CO2 generate dal traffico, l'industria petrolifera prevede al momento un costo di 1,5 centesimi al litro. Secondo le stime attuali, la compensazione del 10 per cento delle emissioni di CO2 generate dal traffico corrisponde a 1,5 milioni di tonnellate di CO2. Siccome i relativi progetti di protezione del clima richiedono un certo raggio temporale e molte misure esplicano tutti i loro effetti soltanto nel tempo e su base cumulativa, l'obbligo di compensazione sarà inasprito in quattro fasi (2 per cento per il 2014 e il 2015; 5 per cento per il 2016 e il 2017; 8 per cento per il 2018 e il 2019; 10 per cento per il 2020). Il procedimento opposto non sarebbe conforme alla logica della legge sul CO2, secondo cui entro il 2020 le emissioni di gas serra devono essere ridotte del 20 per cento rispetto al 1990.</p><p>4. Conformemente all'Immo-Monitoring di Wüest e Partner, per gli impianti di riscaldamento degli edifici costruiti nel 2013, il 12 per cento circa degli investimenti complessivi è ancora stato effettuato per impianti a gas o a petrolio. Per il settore edifici, il Consiglio federale ha fissato un obiettivo di riduzione di CO2 pari al 40 per cento rispetto al 1990. Questo calo sarà garantito dalla tassa sul CO2 sui combustibili fossili, dal programma sugli edifici e, a medio termine, da un crescente ricorso a provvedimenti tecnici. La Confederazione sostiene l'armonizzazione delle misure cantonali e la revisione in corso dei modelli di prescrizione dei cantoni, che inasprirà gli standard per la costruzione di edifici e imporrà nell'ambito della sostituzione dei riscaldamenti a gas o a petrolio una quota di energie rinnovabili per coprire il fabbisogno di energia termica. La Confederazione finanzia inoltre determinati progetti (p. es. Minergie ed Energo) e promuove l'informazione e la consulenza nonché la formazione e il perfezionamento in collaborazione con i cantoni. Secondo la volontà di Confederazione e cantoni, a lungo termine il parco immobiliare non dovrà generare emissioni di CO2. Dal 2020 i nuovi edifici saranno per quanto possibile autosufficienti tutto l'anno in termini di energia termica da fonti rinnovabili e parzialmente di energia elettrica autoprodotta, inoltre per quanto possibile le caldaie a combustibili fossili saranno sostituite con altre alimentate con energie rinnovabili.</p><p>5. Gli importatori di combustibili sono liberi di optare per i progetti di compensazione che preferiscono purché soddisfino le esigenze legali. La sostituzione, in edifici esistenti, di una caldaia a gasolio con un impianto a energie rinnovabili è una misura di compensazione che si può adottare se si è certi di un'ulteriore riduzione delle emissioni rispetto all'evoluzione di riferimento. La rinuncia a sistemi di riscaldamento a petrolio nei nuovi edifici è conforme allo standard attuale, pertanto non è computabile quale prestazione di compensazione interna.</p><p>6. Il petrolio importato in Svizzera proviene in particolare dall'Europa e dagli Stati dell'Africa del nord, dunque non da zone in cui i combustibili fossili sono estratti da sabbie bituminose. Secondo il ramo petroliero, non vi è al momento alcuna intenzione di mettere in circolazione in Svizzera petrolio estratto da sabbie bituminose. Per questi motivi il Consiglio federale ritiene non occorra intervenire.</p>  Risposta del Consiglio federale.