<h2>SubmittedText<h2><p>Il 25 febbraio 2010, la Corte di giustizia dell'Unione europea ha pubblicato la sentenza in merito alla società Brita-Soda-Club, asserendo che i prodotti israeliani fabbricati nei territori occupati non beneficiano della franchigia doganale, anche se Israele rivendica che le merci in questione provengono da un'area soggetta alla sua giurisdizione doganale (sentenza della Corte relativa alla causa C-386/08). Anche in Svizzera vengono importati e offerti prodotti notoriamente fabbricati negli insediamenti israeliani situati nei territori palestinesi occupati.</p><p>1. Nella sua risposta all'interpellanza Vischer 09.4216, "Israele, insediamenti e Soda Club", il Consiglio federale ha affermato che l'importazione di apparecchi Soda Club per la preparazione di acqua frizzante, prodotti nella zona industriale di Mishor Adumin in Cisgiordania, non sottostanno in Svizzera al regime preferenziale ai sensi dell'Accordo di libero scambio tra l'AELS e Israele. A quanto ammontano le entrate doganali annuali generate dall'importazione di questi apparecchi?</p><p>2. Cos'è previsto per il vino dal Golan o per i prodotti agricoli israeliani, in parte anch'essi coltivati negli insediamenti israeliani? Vengono parimenti sdoganati all'atto dell'importazione in Svizzera?</p><p>3. È risaputo che il luogo di fabbricazione dei prodotti Soda Club, situato al di fuori di Israele, è illegale secondo il diritto internazionale. Malgrado ciò, i grandi distributori svizzeri dichiarano tali prodotti come se fossero fabbricati in Israele. Per il Consiglio federale, questo fatto non costituisce una violazione della legge federale sulla concorrenza sleale?</p><p>4. In caso affermativo: il Consiglio federale è disposto ad adottare provvedimenti che impediscano la circolazione di dati fuorvianti e non veritieri sui prodotti provenienti dagli insediamenti?</p><p>5. La Svizzera è lo Stato depositario delle Convenzioni di Ginevra. Esse stabiliscono, tra l'altro, che impianti industriali come quello di Mishor Adumin sono contrari al diritto internazionale. Il Consiglio federale è disposto a manifestare il suo dissenso al governo israeliano riguardo ai luoghi di produzione negli insediamenti?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Come menzionato dal Consiglio federale al punto 4 del suo parere del 17 febbraio 2010 in merito all'interpellanza 09.4216, "Israele, insediamenti e Soda Club", il vero Paese di origine non viene registrato all'atto dell'importazione. In mancanza di questi dati non è quindi possibile rispondere alla domanda relativa alle entrate doganali sulle merci prodotte nei territori palestinesi occupati. Inoltre, il genere di merce è registrato mediante una codificazione basata su un sistema internazionale (voci di tariffa). La voce di tariffa pertinente a tali apparecchi (8422.3030) include anche altre merci. Il relativo testo recita così: "Macchine o apparecchi per riempire, chiudere, tappare o etichettare le bottiglie, scatole o altri contenitori; macchine ed apparecchi per incapsulare le bottiglie, i boccali, i tubi e gli analoghi contenitori; macchine per gassare le bevande, di peso unitario non eccedente 500 chilogrammi." Pertanto, la statistica non rileva quanti apparecchi per la preparazione di acqua frizzante (o simili) sono stati importati. Nel 2009, da Israele sono state importate merci classificate alla voce di tariffa summenzionata per un valore complessivo di 1 300 000 franchi. Le imposizioni non hanno beneficiato del regime preferenziale. L'aliquota di dazio ammonta a 17 franchi per 100 chilogrammi lordi; le entrate risultanti ammontano a 18 796 franchi.</p><p>2. All'importazione in Svizzera tutte le merci devono essere sdoganate. In questo contesto è determinante sapere se alle merci provenienti dalle alture del Golan o dagli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati viene concessa un'imposizione all'aliquota preferenziale nel quadro dell'Accordo di libero scambio tra l'AELS e Israele o nel quadro dell'Accordo agricolo bilaterale tra la Svizzera e Israele. In base alle prove preferenziali allestite nell'ambito dei suddetti accordi, sulle merci provenienti da questi territori non si applicano aliquote preferenziali. Come menzionato dal Consiglio federale al punto 1 del suo parere in merito all'interpellanza 09.4216, "Israele, insediamenti e Soda Club", tali preferenze tariffali sono concesse solo su presentazione di una prova preferenziale valida. Inoltre, le prove preferenziali provenienti da Israele devono essere munite di un'indicazione che certifichi il luogo. Ciò permette agli uffici doganali di rifiutare l'imposizione all'aliquota preferenziale qualora la località indicata comprovi che la merce è originaria dei territori palestinesi occupati.</p><p>In base all'accordo con Israele e a quello con l'Autorità palestinese, i vini (ad eccezione di vini spumanti, vini dolci e mistelle) non beneficiano in nessun caso del regime preferenziale. Di conseguenza, sia il vino proveniente da Israele sia quello prodotto nei territori palestinesi occupati soggiace sempre all'aliquota normale.</p><p>3. Per quanto concerne l'indicazione di provenienza dei prodotti, ogni Stato, dunque anche Israele, fissa i criteri e le condizioni che i produttori devono soddisfare per dichiarare che la loro merce è di produzione nazionale (al proposito si rimanda al progetto Swissness, attualmente in fase di consultazione in Parlamento). Tuttavia, una designazione di provenienza ritenuta corretta secondo il diritto estero può essere recepita come fuorviante e quindi sleale nello Stato importatore. Non compete però al Consiglio federale giudicare. L'unica istanza che ha facoltà di decidere riguardo a un'eventuale slealtà è il tribunale cui le persone o le associazioni legittimate ad agire si sono appellate. È fatto salvo l'esame del rischio di inganno per i consumatori in merito a designazioni di provenienza non pertinenti.</p><p>4. --</p><p>5. Il Consiglio federale ha condannato a più riprese la politica degli insediamenti di Israele nei territori palestinesi occupati. Anche la costruzione di impianti industriali viola il diritto internazionale umanitario. Da parte sua, la Svizzera ha già segnalato questo fatto in varie occasioni, sia in ambito multilaterale sia bilaterale.</p>  Risposta del Consiglio federale.