<h2>SubmittedText<h2><p>Negli ultimi mesi sono venute alla luce diverse storie di minori collocati in istituti educativi in virtù di una decisione amministrativa. Senza procedura giudiziaria, le autorità tutorie hanno collocato questi giovani in penitenziari in cui si sono ritrovati a contatto con detenuti condannati. Quella che era definita una misura educativa era in realtà una pura e semplice carcerazione. Invece che andare a scuola e seguire una formazione, questi giovani sono stati sottoposti a un duro lavoro, umiliazioni e a rigide misure correttive. Erano persone che esulavano dal quadro sociale "tradizionale", per esempio perché si trattava di una minorenne che aveva avuto contatti con uomini più anziani oppure di giovani i cui genitori non si sentivano all'altezza dei loro compiti educativi. Spesso, la ribellione manifestata da questi giovani era la conseguenza di diverse forme di violenza domestica, di abusi o di negligenza.</p><p>Alla luce di tale situazione invito il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. A suo avviso, quali sarebbero le possibilità di accordare una riparazione morale a questi giovani? Ritiene possibile modificare la denominazione degli istituti in cui queste persone sono state detenute per motivi educativi?</p><p>2. Quali sono le possibilità di sottoporre ad analisi questa parte di storia sociale svizzera e di renderla accessibile a un ampio pubblico?</p><p>3. Quali misure andrebbero adottate affinché questi casi non si ripetano più? Su quale altro piano occorrerebbe inoltre intervenire?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale comprende la preoccupazione espressa dall'autrice dell'interpellanza e riconosce di dover prendere conoscenza, insieme al legislatore, di quello che è successo in passato per quanto riguarda i minori collocati in istituti educativi in virtù di una decisione amministrativa e le sofferenze patite dagli interessati a causa di tale misura. Solo chi affronta il passato può migliorare in futuro. Il Consiglio federale e il legislatore non sono però né giudici né storici. Non spetta quindi a loro raccogliere fatti storici ed emettere un giudizio in merito alla legislazione adottata in passato e alla sua applicazione.</p><p>Per quanto riguarda le singole domande poste dall'autrice dell'interpellanza, il Consiglio federale risponde come segue:</p><p>1. Il 1° gennaio 1981 le disposizioni sulla privazione della libertà a scopo di assistenza sono state introdotte nel Codice civile (art. 397a segg.; RS 210) in base alla legge federale del 6 ottobre 1978 sulla privazione della libertà a scopo di assistenza. Da allora non è più possibile applicare la privazione della libertà a scopo di assistenza secondo il diritto cantonale. Oltre al CC, l'articolo 37 della Convenzione dell'ONU sui diritti del fanciullo (RS 0.107), entrata in vigore per la Svizzera nel 1997, prevede garanzie procedurali specifiche, ossia il divieto di una privazione della libertà illegale o arbitraria (art. 37 lett. b), il diritto a un trattamento dignitoso (art. 37 lett. c), nonché il diritto di impugnazione e il diritto a una decisione rapida (art. 37 lett. d). L'assistenza in istituti stabilita dal diritto cantonale viene definita "assistenza amministrativa" perché di regola era di competenza delle autorità amministrative. La Svizzera è una Confederazione: ogni ente pubblico deve assumersi la responsabilità nel proprio ambito di competenza. Un'eventuale riparazione morale o la modifica della denominazione degli istituti spetta ai cantoni.</p><p>2. Rivedere questo capitolo della storia sociale svizzera, per esempio nell'ambito di progetti di tesi di dottorato, potrebbe essere un compito gratificante per i ricercatori di storia nelle università e nelle scuole universitarie. Stando all'esperienza, i media prendono attentamente in considerazione i risultati di ricerche simili per renderli accessibili al grande pubblico. Anche il Consiglio federale sarebbe estremamente interessato a conoscere gli esiti di un tale lavoro scientifico, per poi decidere come procedere.</p><p>3. Spesso le autorità tutorie commettono errori nell'ambito della protezione dei minori e degli adulti a causa dell'eccessivo carico di lavoro. La modifica del 19 dicembre 2008 del Codice civile svizzero (diritto di protezione degli adulti, diritto delle persone e diritto dei minori) avrà come conseguenza una maggiore professionalità delle autorità, poiché i cantoni sono tenuti a garantire che le autorità di protezione dei minori e degli adulti siano specializzate. Né adesso né in futuro ci saranno nuovi casi di minori collocati in istituti educativi in virtù di una decisione amministrativa. Il Consiglio federale non vede pertanto alcuna necessità di intervenire immediatamente.</p>  Risposta del Consiglio federale.