<h2>SubmittedText<h2><p>Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Perché solo circa il 10 per cento dei contributi che la Svizzera versa al Programma alimentare mondiale (PAM) è rappresentato da contributi multilaterali/a destinazione non vincolata?</p><p>2. Condivide l'opinione secondo cui una quota maggiore di contributi multilaterali/a destinazione non vincolata permetterebbe di garantire sia un impiego dei fondi efficace ed efficiente sia la trasparenza nei confronti del Parlamento e dell'opinione pubblica?</p><p>3. Ritiene anch'esso che i Paesi donatori che hanno aumentato la quota di contributi multilaterali/a destinazione non vincolata, come dimostra l'esempio della Svezia, possono continuare a esercitare un'influenza sufficiente all'interno del PAM? </p><p>4. Condivide l'opinione che dal punto di vista dell'efficienza, della flessibilità, della continuità (per evitare un'interruzione degli aiuti) e della reattività sarebbe in generale auspicabile aumentare i contributi multilaterali/a destinazione non vincolata a favore del PAM? Se sì, intende impegnarsi in questo senso? Se no, per quale ragione?</p><p>5. È disposto ad aumentare in modo significativo la quota di contributi multilaterali/a destinazione non vincolata della Svizzera, come aveva dichiarato in merito al suo impegno a rispettare i principi dell'iniziativa Good Humanitarian Donorship (GHD)? Si veda in particolare il principio 5: "... strive to ensure flexible and timely funding..." ("... impegnarsi per assicurare finanziamenti flessibili e tempestivi...").</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2. La parte dei contributi a destinazione non vincolata e parzialmente vincolata versata dalla Svizzera al Programma alimentare mondiale (PAM) ammonta complessivamente al 74 per cento: il 64 per cento è distribuito a Paesi specifici, di solito su richiesta esplicita del PAM. Il 10 per cento è a destinazione non vincolata ed è erogato al Fondo di risposta alle emergenze del PAM (Immediate Response Account, IRA). I mezzi di questo fondo possono essere utilizzati a favore della popolazione colpita entro 24 ore dallo scoppio di una crisi. La Svizzera è il donatore più importante dell'IRA.</p><p>Per svolgere la sua attività il PAM ha bisogno non solo di flessibilità finanziaria, ma anche di poter pianificare a lungo termine. Per questo motivo la Svizzera sta elaborando un accordo in questo senso. Tutte le organizzazioni partner multilaterali della Svizzera sono del resto tenute a rendere conto al donatore dei mezzi impiegati. La trasparenza nei confronti del Parlamento e dell'opinione pubblica è quindi garantita.</p><p>3. Per poter influenzare l'orientamento strategico di un'organizzazione, non è tanto la forma dei contributi finanziari a essere determinante quanto l'impegno complessivo di un Paese donatore. La Svizzera è riconosciuta per le competenze specialistiche che mette a disposizione del PAM attraverso le esperte e gli esperti del Corpo svizzero di aiuto umanitario (CSA). Solo nel 2017 erano ben 23 i membri del CSA attivi per il PAM in tutto il mondo. Dal punto di vista finanziario la Svizzera è un donatore relativamente piccolo del PAM, ma è uno dei suoi partner più importanti per quanto riguarda la messa a disposizione di capacità specialistiche e il suo sostegno al Fondo di risposta alle emergenze (IRA). Per questo motivo gli viene conferita maggiore importanza nel consiglio esecutivo del PAM, di cui è membro.</p><p>4./5. Il Consiglio federale auspica che le organizzazioni partner umanitarie della Svizzera dispongano della flessibilità finanziaria e della sicurezza nella pianificazione necessarie per poter reagire in modo adeguato in caso di crisi e catastrofi. Questi criteri corrispondono anche allo standard internazionale riconosciuto per l'aiuto umanitario (Good Humanitarian Donorship). La Svizzera ha compiuto sforzi considerevoli per modernizzare il finanziamento del PAM. Oltre all'aumento dei mezzi a destinazione non vincolata per il Fondo di risposta alle emergenze (IRA), il DFAE ha orientato il contributo svizzero in modo graduale ed efficace a un impiego maggiore di mezzi in contanti invece di prestazioni in natura. In questo modo l'organizzazione può reagire in modo ottimale ai bisogni della popolazione interessata. Allo stesso tempo la Svizzera si impegna affinché altri donatori mettano a disposizione del PAM in modo non vincolante una parte dei loro mezzi. La Svizzera soddisfa nei confronti del PAM gli obblighi presi al Vertice umanitario mondiale di Istanbul nel 2016: si è dichiarata disposta ad assegnare in modo non vincolante o parzialmente vincolante entro il 2020 almeno il 30 per cento del finanziamento a organizzazioni partner umanitarie. Con complessivamente il 74 per cento la Svizzera supera già oggi questo obiettivo nei confronti del PAM.</p>  Risposta del Consiglio federale.