<!DOCTYPE html> <html lang="it"><head><meta charset="utf-8"/></head><body><div class="Section1"> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td colspan="2" valign="top"> <p class="MsoNormal"> </p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><img alt="" height="5" src="http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&amp;WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&amp;WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&amp;OmnisLibrary=JURISWEB&amp;OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&amp;OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&amp;Parametername=WWWTI&amp;Schema=TI_WEB&amp;Source=&amp;Aufruf=getImage&amp;nF38_KEY=2453" width="3"/></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><img alt="" height="24" src="http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&amp;WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&amp;WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&amp;OmnisLibrary=JURISWEB&amp;OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&amp;OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&amp;Parametername=WWWTI&amp;Schema=TI_WEB&amp;Source=&amp;Aufruf=getImage&amp;nF38_KEY=2454" width="21"/></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"> </p> </td> <td><p class="MsoNormal"> </p></td> </tr> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Incarto n.<br/> </span><a id="IN_NUMERO">12.97.00048</a></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><a id="ID_LUOGO"><span>Lugano</span></a></p> <p class="MsoNormal"><a id="IN_DATA_DECISIONE">4 luglio 1997</a>/fb</p> <p class="MsoNormal"> </p> <p class="MsoNormal"> </p> </td> <td colspan="3" valign="top"> <p class="MsoNormal">In nome<br/> della Repubblica e Cantone<br/> del Ticino</p> </td> <td><p class="MsoNormal"> </p></td> </tr> <tr> <td colspan="6" valign="top"> <p class="MsoNormal"><a id="IN_ISTANZA_SPEC"><b><span>La seconda Camera civile del Tribunale d'appello</span></b></a></p> </td> </tr> <tr> <td colspan="6" valign="top"> <p class="MsoNormal"> </p> </td> </tr> <tr> <td colspan="6" valign="top"> <p class="MsoNormal"> </p> </td> </tr> <tr> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>composta dei giudici:</span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Cocchi, presidente <br/> Chiesa e Zali</span></p> </td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>segretario:</span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Petrini</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>sedente per statuire nella causa -</span><span>inc. no. OA.94.01280 (già 340/1987)</span><span> della Pretura del distretto di Lugano, Sezione 3- promossa con petizione 23 marzo 1987 da</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><b><span>__________</span></b></p> <p class="MsoNormal"><span>rappr. dall’avv. __________</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> </tr> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>contro</span></p> </td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><b><span> </span></b></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><b><span>ing. __________</span></b></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> </tr> </table> <p class="R1"> </p> <p class="MsoNormal"><span>con cui l’attrice ha chiesto la condanna del convenuto al pagamento di fr. 938’816.40 oltre interessi, somma ridotta in sede conclusionale a fr. 806’980.95;</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>domanda avversata dal convenuto che ha postulato la reiezione della petizione e in via riconvenzionale ha a sua volta chiesto la condanna di controparte a rifondergli la somma di fr. 1’202’263.- oltre interessi;</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>domanda riconvenzionale cui l’attrice si è opposta;</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>sulle quali il Pretore si è pronunciato con sentenza 5 febbraio 1997, con cui ha accolto la petizione limitatamente a fr. 646’908.95 oltre interessi e respinto l’azione riconvenzionale;</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>appellante la parte convenuta con atto di appello 26 febbraio 1997, con cui chiede la riforma del querelato giudizio nel senso che la petizione venga respinta e la riconvenzionale integralmente accolta;</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>mentre la parte attrice con osservazioni 16 maggio 1997 ha postulato la reiezione del gravame sia in ordine che nel merito, protestando spese e ripetibili;</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>letti ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>ritenuto</span></p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"><b>in fatto</b></p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>A.</b> Con contratto 19 febbraio 1981 (doc. A), integrato da tutta una serie di atti aggiuntivi (doc. B-E), l’ing. __________ incaricò la __________ in qualità di impresa generale dell’edificazione del complesso denominato __________ sulle part. __________ e __________ RFD di __________: la mercede a favore dell’impresa generale venne fissata forfettariamente in fr. 4’770’000.-.</p> <p class="R1"> Nel marzo 1983, quando ormai buona parte delle opere erano state terminate, all’impresa venne intimato di interrompere i lavori. Di qui la presente causa.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>B.</b> Con petizione 23 marzo 1987 __________, ritenendo che controparte avesse rescisso ingiustificatamente il contratto impedendole di terminare i lavori, ha chiesto la condanna dell’ing. __________ al pagamento di fr. 938’816.40 oltre interessi, somma che risulta sommando alla mercede contrattualmente pattuita (fr. 4’770’000.-) gli importi per opere supplementari (fr. 842’636.80), il risarcimento per la rescissione del contratto (fr. 25’000.-) nonché le spese avute (fr. 70’000.-), e deducendo il costo di una strada d’accesso non eseguita (fr. 105’000.-), quello di altre opere parzialmente non eseguite, in particolare inerenti il nuovo accesso e la parte lago (fr. 99’040.40), i pagamenti effettuati da vari condomini per liberarsi dalle ipoteche legali (fr. 146’780.-) e gli acconti versati sino ad allora (fr. 4’418’000.-).</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> Con risposta e domanda riconvenzionale 6 luglio 1987 il convenuto si è opposto alla petizione ed ha a sua volta chiesto la condanna di controparte al pagamento di fr. 1’202’263.-: quanto all’azione principale, egli contesta di aver ordinato lavori supplementari ed in particolare nella misura indicata dalla controparte, mentre ritiene del tutto giustificata la rescissione del contratto per i ritardi e per l’inadempienza dell’attrice; quanto alla riconvenzione, afferma come il credito a suo favore risulti dai pagamenti dei condomini alla controparte (fr. 146’780.-), dalla mancata esecuzione di una strada (fr. 105’000.-), posizioni a cui vanno sommati una pena convenzionale per il ritardo nella conclusione dei lavori (fr. 100’000.-), un risarcimento per il rimpicciolimento del garage (fr. 299’449.-) nonché ulteriori somme per lavori mancanti (fr. 450’000.-) e per difetti (fr. 500’000.-), deducendo tuttavia il saldo dovuto alla controparte (fr. 352’000.-) ed i lavori supplementari (ammessi limitatamente a fr. 46’966.-).</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> In sede conclusionale l’attrice ha ridotto le sue richieste a fr. 806’908.95.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>C.</b> Con sentenza 5 febbraio 1997 il Pretore ha accolto la petizione limitatamente a fr. 646’908.95 oltre interessi e respinto l’azione riconvenzionale.</p> <p class="R1"> Il giudice di prime cure ha innanzitutto appurato che tutte le opere supplementari erano state ordinate o ratificate dal convenuto personalmente o comunque dalla direzione lavori, la quale agiva in sua rappresentanza; la rescissione del contratto era ascrivibile al solo convenuto, non essendo stata riscontrata alcuna inadempienza a carico dell’attrice. Ciò posto, tenuto conto delle risultanze della perizia giudiziaria, ha riconosciuto all’attrice lavori supplementari per fr. 464’909.95 (fr. 247’972.70 per maggior volumetria, fr. 4’570.- per supplementi parte lago, fr. 70’243.90 per nuovo accesso, fr. 118’788.45 per modifiche appartamenti e parti comuni, fr. 8’538.90 per sistemazione terreno __________, fr. 8’580.- per predisposizione contatori calore, fr. 6’216.- per ventilazione garage); ammesso inoltre il carattere ingiustificato della rescissione del contratto, il giudice ha riconosciuto all’attrice le pretese di risarcimento danno e per le spese; egli ha infine preso atto che i lavori in garanzia, da dedursi, ammontavano a fr. 13’221.-: in conclusione, il credito a favore dell’attrice risultava perciò dalla mercede pattuita (fr. 4’770’000.-), a cui andavano sommati il costo per opere supplementari (fr. 464’909.95) nonché il risarcimento per la rescissione del contratto (fr. 25’000.-) e le spese (fr. 70’000.-), deducendo il costo di una strada non eseguita (fr. 105’000.-), quello dei lavori in garanzia (fr. 13’221.-), i pagamenti di vari condomini (fr. 146’780.-) e gli acconti versati (fr. 4’418’000.-).</p> <p class="R1"> La domanda riconvenzionale è stata infine respinta, già in mancanza di un sufficiente riscontro probatorio: la penale di fr. 100’000.-, in quanto risultava che le parti, di comune accordo, avevano pattuito il differimento del termine di consegna al novembre 1982 e, non da ultimo, per i problemi occorsi a seguito del mancato pagamento degli acconti a favore dell’attrice; quanto ai difetti, la perizia aveva escluso la loro presenza, segnatamente nella misura indicata dal convenuto; la pretesa per rimpicciolimento del garage era pure infondata, tanto è vero che dagli atti risultava addirittura un suo aumento di volume; neppure è stato infine rinvenuto un qualsivoglia supporto atto a comprovare l’esistenza di opere non eseguite in misura di fr. 450’000.-.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>D.</b> Dell’appello 26 febbraio 1997 del convenuto, con cui si chiede la riforma del querelato giudizio nel senso che la petizione venga respinta e la riconvenzionale integralmente accolta, e delle osservazioni 16 maggio 1997 con cui la parte attrice ha per contro postulato la reiezione del gravame sia in ordine che nel merito, protestando spese e ripetibili, si dirà, se necessario, nei successivi considerandi.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1">Considerando</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"><b>in diritto</b></p> <p class="R1"> <b>1.</b> Giusta l’art. 309 cpv. 2 lett. f CPC l’atto di appello deve contenere, pena la nullità (art. 309 cpv. 5 CPC), i motivi di fatto e di diritto sui quali si fonda. </p> <p class="R1"> La giurisprudenza ha già avuto modo di precisare che scopo della normativa è quello di permettere alla controparte di prendere posizione sullo stesso ed all’autorità di ricorso di esaminarlo (<b>Cocchi/Trezzini</b>, CPC, ad art. 309 n. 3; <b>IICCA</b> 16 maggio 1995 in re C./N.); ciò presuppone, evidentemente, che in quella sede l’appellante esponga e chiarisca, almeno in maniera approssimativa, i motivi per i quali il giudizio di prime cure sarebbe errato (<b>Rep. </b>1980 p. 259; <b>IICCA</b> 28 settembre 1995 in re A./M.-R., 29 febbraio 1996 in re O.Z. SA/F.), ritenuto inoltre che non spetta ai giudici di seconda istanza effettuare approfondite ricerche nel copioso incarto onde sopperire alle carenze del ricorrente, il quale non si è dato la briga di indicare da quali atti di causa prodotti in primo grado risulterebbero le circostanze di fatto da lui allegate (<b>Cocchi/Trezzini</b>, op. cit., ad art. 90 n. 10 e ad art. 181 n. 14).</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> Ciò premesso, è evidente come buona parte delle censure sollevate dall’appellante nel suo gravame debbano essere considerate irricevibili per mancanza di sufficiente motivazione in fatto e in diritto.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>2.</b> Con riferimento alle singole censure sollevate dall’appellante, si osserva quanto segue:</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>2.1</b> L’appellante afferma innanzitutto (ad. 1) che il Pretore nel suo giudizio non avrebbe esaminato la fondatezza della domanda riconvenzionale, commettendo con ciò arbitrio e violando il suo diritto di essere sentito.</p> <p class="R1"> La censura è palesemente infondata, tanto è vero che la domanda riconvenzionale è stata regolarmente esaminata dal giudice di prime cure: le motivazioni in merito alla stessa sono in effetti riportate a p. 9 della sentenza pretorile, mentre a p. 10 vi è il relativo dispositivo.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>2.2</b> L’appellante contesta (ad. 2) il fatto che il Pretore abbia riconosciuto all’attrice, tra le opere supplementari, un importo di circa fr. 248’000.- a titolo di maggior volumetria.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> Il fatto che l’appellante non riconosca tale importo (ad. 2 lett. a) è irrilevante.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> È vero che a suo tempo in sede penale era stato appurato che il convenuto avesse provocato alla controparte un danno di circa fr. 78’000.- (recte: fr. 80’093.71, cfr. doc. O e P) con riferimento ad una questione di volumetria (ad. 2 lett. b): proprio per quel motivo, segnatamente per aver sottaciuto alla controparte al momento di sottoscrivere i piani che gli stessi erano stati da lui modificati nel senso di un aumento della volumetria da eseguirsi dall’impresa attrice -rimanendo di contro invariata la mercede d’appalto- il convenuto era stato condannato per tentata truffa. Nel caso di specie la circostanza è tuttavia irrilevante: in effetti è pacifico che la maggior volumetria eseguita dall’attrice e riconosciuta dal Pretore (581.365 mc, cfr. perizia p. 15) non era soltanto quella conseguente al tentativo di truffa (che era di soli 188 mc, cfr. doc. O p. 6 e 8), ma con tutta evidenza corrispondeva ad ulteriori interventi supplementari che il convenuto stesso o la direzione lavori avevano ordinato (doc. Z p. 7; teste __________ e __________ verbale 30/11/1987 p. 2 e 9).</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> È per contro falso che il contratto d’appalto non si basasse su una determinata volumetria (ad. 2 lett. c) e meglio su quella definita nel capitolato d’offerta: tale circostanza risulta palesemente dai documenti di causa (doc. 63, doc. Z p. 7 e AA p. 3, mentre nel doc. E p. C pt. 6.2 è indicato chiaramente che solo le “modifiche che sono comunicate tempestivamente all’impresa e non comportano un cambiamento di cubatura SIA avvengono senza supplemento di prezzo”), dalle testimonianze (teste __________ verbale 11/7/1989 p. 1) e del resto è già stata abbondantemente confermata in sede penale (doc. O p. 10 e 12, doc. P p. 10-13). Parimenti infondato è il successivo argomento -che per altro è in palese contraddizione con quello appena esaminato- secondo cui l’attrice avrebbe riconosciuto questa nuova volumetria, sottoscrivendo prima dell’inizio dei lavori il contratto ed i piani: al proposito, è sufficiente far riferimento alla procedura penale di cui si è detto più sopra, dove è risultato come al momento della sottoscrizione dei piani il convenuto aveva tentato di truffare la controparte proprio per quanto atteneva alla volumetria.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> Il riferimento dottrinale indicato dall’appellante (ad. 2 lett. d) -senza peraltro che si menzioni di che opera si tratti, che pagina debba essere visionata e tanto meno con quali finalità- costituisce un’argomentazione irricevibile, in quanto non sufficientemente motivata.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> Il fatto che la richiesta di una maggior volumetria non risulti da uno scritto raccomandato del convenuto (ad. 2 lett. e) è a sua volta irrilevante: gli atti di causa hanno chiaramente provato -come accertato dal giudice di prime cure a p. 5, con riferimento alle testimonianze __________ e __________ ed in particolare ai doc. Z p. 8 e AA p. 2- che tutte le modifiche e le opere supplementari sono state realizzate dall’attrice con l’esplicita autorizzazione scritta (solo raramente verbale) da parte del convenuto o comunque dello studio d’architettura che curava la direzione lavori; l’istruttoria ha del resto provato che il convenuto stesso era d’accordo con tale modo d’agire, seppure lo stesso non fosse rispettoso del contratto (teste __________ verbale 11/7/1989 p. 4; teste __________ verbale 12/7/1989 p. 4).</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> La richiesta di circa fr. 300’000.- per un presunto rimpicciolimento del garage per raffronto al progetto originario (ad. 2 lett. f) -ciò che sarebbe stato concordato e confermato dalla controparte- è parimenti infondata: la perizia giudiziaria, invece che un rimpicciolimento dello stesso, ha in effetti potuto accertare un suo aumento di volumetria (perizia p. 14).</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>2.3</b> L’appellante (ad. 3) pretende inoltre che anche le altre opere supplementari, con i loro rispettivi costi, debbano andare a carico dell’attrice.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> Nella misura in cui l’appellante sembra voler qui contestare che in caso di pattuizione di un prezzo forfetario le opere supplementari ordinate dal committente debbano in ogni caso andare a carico di quest’ultimo, la questione può essere tranquillamente risolta facendo riferimento al capitolato d’appalto (doc. E p. D pt. 6.6), ad una dichiarazione scritta dello stesso convenuto (doc. 8b) ed alla dottrina dominante (<b>Gauch</b>, Der Werkvertrag, 4. ed., Zurigo 1996, n. 904 e 905 con rif.).</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> Il fatto che per tali opere non vi sarebbe un preventivo accordo, per raccomandata, da parte del convenuto, né le necessarie offerte da parte dell’impresa generale, è già stato evaso in precedenza con riferimento alla questione della maggior volumetria: si rinvia pertanto alle argomentazioni già esposte in quella sede.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> Contrariamente a quanto ritenuto dall’appellante, non è assolutamente vero che le opere supplementari riconosciute dal Pretore fossero già comprese nel prezzo forfetario: il perito ha innanzitutto accertato che la pretesa per i contatori (ad. 3 lett. a), seppur parzialmente fuori contratto, ma ratificata dalla direzione lavori (teste __________ verbale 30/11/1987 p. 4), era sicuramente a carico della committenza, che tra l’altro li aveva approvati ed aveva altresì confermato di assumersi tale spesa (doc. F17.2; perizia p. 229; teste __________ verbale 30/11/1987 p. 8, verbale 12/7/1989 p. 14); la realizzazione della ventilazione del garage (ad. 3 lett. b) si è per contro rivelata indispensabile, in quanto il garage stesso non poté essere costruito come da progetto, cioè con le finestre ad arco (doc. F18.1; teste __________ e __________ verbale 30/11/1987 p. 4 e 8, teste __________ verbale 12/7/1989 p. 14); la sistemazione del terreno __________ (ad. 3 lett. c) è stata invece espressamente richiesta dal convenuto (doc. F16.2; teste __________ e __________ verbale 30/11/1987 p. 4 e 8; teste __________ verbale 12/7/1989 p. 12; perizia p. 228); quanto alle opere nei singoli appartamenti (ad. 3 lett. d) -per altro ordinate dal convenuto stesso (doc. Z p. 9)- la direzione lavori ha confermato che le relative spese andavano ripartite tra il convenuto ed i singoli condomini a dipendenza di chi aveva chiesto le relative modifiche (teste __________ verbale 30/11/1987 p. 10 e verbale 12/7/1989 p. 3; teste __________a verbale 11/7/1989 p. 2 e 3 e verbale 11/7/1989 p. 6; perizia p. 207 con rif.); la formazione di un nuovo accesso (ad. 3 lett. e), addirittura evidente (teste __________ verbale 30/11/1987 p. 3; doc. Z p. 8; perizia p. 29), è stata necessaria, in quanto l’accesso originariamente previsto era irrealizzabile (teste __________ verbale 30/11/1987 p. 6 e verbale 11/7/1989 p. 5); l’edificazione del terreno verso il lago (ad. 3 lett. f) venne realizzata a seguito di una modifica decisa dall’architetto (teste __________ verbale 30/11/1987 p. 2 e verbale 27/9/1989 p. 3; teste __________ verbale 12/7/1989 p. 2), su richiesta esplicita del convenuto (doc. Z p. 8), fermo restando che solo un determinato importo venne effettivamente fatturato dall’attrice (perizia p. 202-205).</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>2.4</b> La contestazione in merito al risarcimento danni (ad. 3 lett. g), non motivata in maniera sufficiente -non potendo evidentemente bastare la circostanza che lo stesso non sia riconosciuto dal convenuto- è irricevibile.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>2.5</b> L’appellante chiede nuovamente che a suo favore venga riconosciuta a titolo di pena convenzionale la somma di fr. 110’000.-, rilevando come al momento della rescissione del contratto i lavori fossero in ritardo di 11 mesi (ad. 4 lett. a). </p> <p class="R1"> Non avendo tuttavia minimamente indicato per quale motivo la sentenza pretorile che negava tale pretesa -segnatamente per il fatto che le parti, di comune accordo, avevano pattuito il differimento del termine di consegna al novembre 1982 (doc. AA p. 2) nonché per i problemi occorsi a seguito del mancato pagamento degli acconti a favore dell’attrice (cfr. doc. H), ma anche, va qui aggiunto, per le importanti opere supplementari eseguite (cfr. doc. 3)- sarebbe errata, la pretesa deve senz’altro essere respinta siccome irricevibile.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>2.6</b> La richiesta di risarcimento di fr. 800’000.- per le presunte opere di completazione da parte di terze ditte (ad. 4 lett. b) e quella di fr. 300’000.- per i presunti costi e danni a seguito delle ipoteche legali (ad. 4 lett. c) sono irricevibili per carente motivazione, quest’ultima anche per il fatto che si tratta di una pretesa sollevata per la prima volta e quindi irritualmente in sede di appello (art. 321 cpv. 1 lett. b CPC); la prima censura è in ogni caso infondata anche nel merito: già in prima sede il convenuto -come appurato dal Pretore e non seriamente contestato nel gravame- non è stato in effetti in grado di provare da quale atto di causa risultasse effettivamente un importo di fr. 450’000.- a questo titolo, per cui a maggior ragione nemmeno è pensabile che egli possa ora pretendere un importo analogo o addirittura superiore.</p> <p class="R1"> <b>2.7</b> Quanto alla pretesa per difetti dell’opera e per lavori di garanzia (ad. 5), la stessa è, ancora una volta, irricevibile, in quanto con l’appello non si contestano i motivi con cui il Pretore aveva a suo tempo -parzialmente- respinto la richiesta a questo titolo (ovvero in quanto dagli atti non risultavano difetti particolarmente gravi, e sicuramente non in misura di fr. 500’000.-): ciò premesso, non si vede proprio che importanza pratica possa avere il fatto che i difetti siano stati tempestivamente eccepiti o ancora che una perizia (ma sicuramente non quella giudiziaria) abbia potuto quantificarli in fr. 1.85 mio. Ad ogni modo, va osservato che per i lavori in garanzia il Pretore ha comunque dedotto fr. 13’221.-.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>3.</b> Da quanto precede risulta inequivocabilmente che l’appello, nella misura in cui è ricevibile, deve essere respinto.</p> <p class="R1"> La tassa di giustizia, le spese e le ripetibili seguono la soccombenza, ritenuto che l’estrema stringatezza delle osservazioni all’appello giustifica di commisurare le ripetibili d’appello scendendo al di sotto dei limiti inferiori stabiliti dalla TOA (<b>Rep</b>. 1985 p. 129; <b>IICCA</b> 21 novembre 1994 F./G., 31 maggio 1995 in re U./H.).</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="MsoNormal"><span>Per i quali motivi,</span></p> <p class="MsoNormal"><span>richiamati gli art. 148 CPC e la TG</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><b><span>dichiara e pronuncia</span></b></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1"><b> I. </b>L’appello 26 febbraio 1997 dell’ing. __________ nella misura in cui è ammissibile è respinto.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"><b> II. </b>Le spese della procedura d’appello consistenti in</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> a) tassa di giustizia fr. 8’450.-</p> <p class="R1"> b) spese fr. 50.-</p> <p class="R1"> Totale fr. 8’500.-</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> da anticiparsi dall’appellante, restano a suo carico con l’obbligo di rifondere a controparte fr. 5’000.- a titolo di ripetibili di appello.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"><b> III. </b>Intimazione a: - __________</p> <p class="R1"> Comunicazione alla Pretura del distretto di Lugano, Sezione 3</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="MsoNormal"><b><span>Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello</span></b></p> <p class="MsoNormal"><span>Il presidente Il segretario</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </div></body></html>