<h2>SubmittedText<h2><p>Nelle prospettive energetiche 2035 dell'Ufficio federale dell'energia (UFE), l'importazione di elettricità è equiparata alla "penuria di energia elettrica".</p><p>1. Se "importazione di elettricità" è sinonimo di "penuria di energia elettrica", che dire allora della penuria di gas, carbone, uranio o petrolio? Di quali proporzioni sarebbero?</p><p>2. Rientra nelle intenzioni del Consiglio federale equiparare l'importazione di elettricità alla penuria di energia elettrica, in modo tale da impedire l'utilizzazione su larga scala, in Europa, delle energie rinnovabili per la produzione di corrente?</p><p>3. Come giudica il fatto che i fornitori esteri siano decisi a coprire in modo continuo il fabbisogno elettrico della Svizzera? Intende impedirlo? Su quale base giuridica? L'autarchia ottenuta con le importazioni di gas e uranio è un obiettivo perseguibile?</p><p>4. Perché nelle prospettive energetiche 2035 si omette sistematicamente di menzionare che il numero degli impianti eolici in Europa raddoppia ogni tre a quattro anni e che i costi di produzione scendono costantemente (diminuzione reale di 3 a 4 per cento l'anno)?</p><p>5. Il Consiglio federale condivide l'opinione secondo cui, nel mercato europeo liberalizzato, è necessario acquistare energia elettrica dove costa meno? Ritiene che sia un problema se l'elettricità è prodotta all'estero da fonti energetiche rinnovabili? In caso affermativo, quale sarebbe questo problema che spinge l'UFE a ripetere pedissequamente il ritornello allarmistico della lobby nucleare e del gas e di Economiesuisse?</p><p>6. Perché nelle prospettive energetiche 2035 le centrali a gas e nucleari sono presentate come uniche alternative possibili? Come si concilia la scelta di queste due tecniche di produzione con l'obiettivo costituzionale di un approvvigionamento energetico sicuro e rispettoso dell'ambiente?</p><p>7. Quali conseguenze ha per la Svizzera e i produttori indigeni di elettricità lo sviluppo esponenziale dell'energia eolica a costi sempre più bassi, fra dieci, venti et trent'anni, se la tendenza in atto continua anche in futuro?</p><p>8. In quale ottica le importazioni di elettricità prodotta da fonti rinnovabili sono più rischiose rispetto, per esempio, alle importazioni di gas?</p><p>9. Il Consiglio federale condivide l'opinione secondo cui, a determinare la qualità dell'approvvigionamento, non è tanto il luogo di produzione dell'elettricità, bensì elementi quali le fonti primarie, i diritti di proprietà, i diritti di trasmissione e le capacità di trasmissione? Quali conclusioni trae in relazione alla definizione di una "penuria di energia elettrica"?</p><p>10. Come valuta la concentrazione dei rischi in materia di energia nucleare, nel caso in cui dovesse verificarsi un altro "massimo incidente ipotizzabile"?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il concetto di "penuria di energia elettrica" definisce le capacità di produzione elettrica mancanti in Svizzera, dovute da un lato alla domanda in costante aumento e, dall'altro, allo spegnimento delle centrali nucleari di Mühleberg e Beznau 1 e 2. Nelle prospettive energetiche della Confederazione, a dipendenza dello scenario politico, sono state elaborate da quattro a sette alternative per risolvere il problema dell'ipotetica lacuna nell'approvvigionamento elettrico. Una delle varianti prevede di colmare la lacuna aumentando le importazioni. Gas e uranio sono vettori di energia primaria e vengono importati al 100 per cento. La strategia per eliminare l'ipotetica lacuna nonché i diversi approcci possibili si riferiscono ai vettori di energia finale; la strategia potrebbe essere applicata, ad esempio, al mercato del calore. Il problema della sicurezza dell'approvvigionamento energetico a medio e lungo termine nell'ambito dei diversi vettori energetici primari è tuttavia un argomento importante.</p><p>2./4./7. Le prospettive energetiche della Confederazione illustrano con quattro scenari e sette alternative riguardo all'offerta di elettricità come potrebbe essere colmata l'ipotetica lacuna. L'importazione di elettricità, indipendentemente dal fatto che si tratti di energia rinnovabile o meno, rappresenta soltanto una delle varianti. Come soddisfare la domanda di elettricità in Svizzera rimane tuttavia una decisione che spetta al settore dell'energia. Sembra tuttavia realistico colmare la lacuna con un mix di energie rinnovabili, inclusa la forza idrica, impianti di grandi dimensioni e importazioni. Per quanto concerne la variante dell'importazione di elettricità, è stata stilata un'ulteriore perizia, la quale esamina se e come potrebbe essere attuata l'importazione di energia rinnovabile in Svizzera. La variante dell'importazione risulta tuttavia realistica soltanto se l'infrastruttura della rete è potenziata in tutta Europa e non soltanto in Svizzera. L'esperienza dimostra però che soprattutto la costruzione di nuove reti di trasmissione suscita forti resistenze a livello politico. Il fatto che l'elettricità eolica in Europa abbia un gran successo e registri una forte crescita costituisce un fenomeno indipendente. In Svizzera gli incentivi per le energie rinnovabili sono stati sanciti nell'ambito della modifica della LEne in merito alle rimunerazioni per l'immissione di energia a copertura dei costi.</p><p>3./5./8. Il collegio condivide l'opinione secondo cui, in un mercato europeo liberalizzato, in linea di massima l'elettricità debba essere comperata laddove è offerta al prezzo migliore. Le prospettive energetiche illustrano tuttavia che l'importazione di elettricità non può essere considerata sempre una prestazione garantita. Nel caso di un'ondata di freddo, ad esempio, si prevedono in tutta Europa problemi di capacità. Se non si dispone di capacità sufficienti all'interno del Paese, è possibile che si verifichino dei blackout. Contrariamente all'elettricità, l'uranio può essere immagazzinato e utilizzato nei periodi di difficoltà per garantire l'approvvigionamento. Visto che la Svizzera dispone di possibilità di immagazzinamento di gas assai limitate, essa può ricorrere alle possibilità d'immagazzinamento offerte in Francia e in Germania. In ultima analisi, va osservato che nessun tipo di importazione può mai essere garantito e che non è possibile evitare il rischio di notevoli fluttuazioni di prezzo.</p><p>6. Nelle prospettive energetiche dell'UFE, gli scenari I e II prevedono un aumento della domanda di elettricità del 29,1 per cento, rispettivamente del 22,5 per cento. Questo aumento presuppone che dopo avere sfruttato il potenziale indigeno di energia rinnovabile, la restante lacuna venga colmata grazie ad impianti elettrici di grandi dimensioni. Negli scenari III e IV a lungo termine e con misure adeguate è possibile colmare la lacuna anche con la produzione di energia rinnovabile.</p><p>9. A lungo termine, in un mercato dell'elettricità europeo ben sviluppato, al quale partecipa anche la Svizzera, sono determinanti soprattutto i costi di produzione nonché i diritti e le possibilità di trasmissione. Le condizioni per un mercato europeo integrato, in cui la domanda dipende sempre soltanto dal prezzo, sono una rete strategica ben sviluppata in tutta Europa e la disponibilità di tutti gli Stati europei di accettare sempre il meccanismo del prezzo, senza eccezioni. Queste condizioni sono indipendenti dall'entità dell'ipotetica lacuna.</p><p>10. Nel caso di un incidente grave in Svizzera o all'estero, sussiste il pericolo che le centrali nucleari attive debbano essere spente immediatamente o che impianti pianificati, nonostante le autorizzazioni già rilasciate, non possano essere costruiti. In questo caso, la penuria di energia elettrica si manifesterebbe prima del previsto e la sicurezza dell'approvvigionamento nel nostro Paese non potrebbe probabilmente più essere garantita a causa delle insufficienti capacità sul mercato europeo.</p>  Risposta del Consiglio federale.