<h2>SubmittedText<h2><p>La Svizzera è molto attiva negli aiuti umanitari alle frontiere dell'Ucraina in guerra. Gode del rispetto e della fiducia di tutti i protagonisti del conflitto e, nell'oblast del Donbass, svolge un ruolo importante nella distribuzione di acqua potabile a circa quattro milioni di abitanti su entrambi i lati del fronte. Per la distribuzione dell'acqua la popolazione locale dipende totalmente dall'impresa Vodadonbasa, che gestisce un enorme sistema di approvvigionamento di acqua non depurata e 18 impianti di trattamento delle acque. Tuttavia, l'impresa ucraina dipende a sua volta dagli aiuti internazionali per la fornitura di prodotti chimici. Dal 2015 la Svizzera fornisce a Vodadonbasa aiuti pari a 1,5 milioni di franchi all'anno. Si tratta di un aiuto essenziale, perché se l'unica fonte di acqua potabile in questa regione molto secca dovesse scomparire, milioni di persone sarebbero costrette ad andarsene. Inoltre, questo sistema di approvvigionamento ha un valore simbolico molto importante, perché è la sola infrastruttura che persiste tra i due campi avversari, e ha anche evitato la trasmissione di malattie infettive attraverso l'acqua potabile tra la popolazione locale.</p><p>Il nostro aiuto umanitario, che deve proseguire, ha compreso dieci invii di trasporti umanitari, ovvero più di 600 camion che hanno potuto attraversare la linea del fronte, e 12 000 tonnellate di prodotti chimici e di medicinali. Il ricorrente bombardamento delle strutture di Vodadonbasa e le difficoltà causate dalla situazione bellica nella gestione di un'azienda con oltre 10 000 dipendenti su entrambi i lati della "linea di contatto" fanno aumentare il rischio che l'approvvigionamento idrico collassi lasciando scoperti quattro milioni di persone.</p><p>Il Consiglio federale condivide l'opinione secondo cui, oltre all'aiuto umanitario per l'impresa idrica di Donetsk, sono necessarie anche misure politiche per garantire alla popolazione l'approvvigionamento di acqua potabile?</p><p>In caso affermativo, quali opzioni potrebbe prendere in considerazione il Consiglio federale per contribuire a preservare l'approvvigionamento idrico?</p><p>E in caso negativo, se il Consiglio federale ritiene che sia possibile sostenere le attività umanitarie per la rete di approvvigionamento idrico di Donetsk con altre misure, è disposto ad adoperarsi per la loro attuazione?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1.-3. Come ricordato nel testo dell'interpellanza, dal 2015 l'Aiuto umanitario della DSC ha inviato a più riprese medicinali e prodotti chimici per il trattamento delle acque nell'Ucraina orientale. L'Aiuto umanitario è sempre pronto a effettuare forniture di beni di prima necessità se la situazione di bisogno persiste e se le condizioni lo permettono.</p><p>La Svizzera sostiene i negoziati del Gruppo di contatto trilaterale a Minsk, nel quale siedono rappresentanti dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), della Federazione russa e dell'Ucraina. Nel quadro di quest'organo, quattro gruppi di lavoro permettono di affrontare le questioni umanitarie, economiche, politiche e di sicurezza e si concentrano anche su sfide concrete nell'ambito dell'approvvigionamento idrico. Il gruppo di lavoro sulle questioni umanitarie è diretto dalla Svizzera.</p><p>Il nostro Paese si esprime periodicamente sulla situazione umanitaria nell'Ucraina orientale. S'impegna tanto a livello bilaterale quanto nel contesto multilaterale come, per esempio, in seno al Consiglio permanente dell'OSCE, in cui invita le parti a rispettare pienamente il diritto internazionale umanitario e a proteggere le infrastrutture civili più importanti, tra cui gli impianti di filtraggio e di depurazione.</p><p>La Svizzera continuerà a battersi per una soluzione pacifica del conflitto nell'Ucraina orientale e ad adoperarsi affinché le questioni umanitarie vengano affrontate al massimo livello politico. Per la ricerca di una soluzione politica e pacifica al conflitto rimangono indispensabili anche le discussioni dirette con tutti i partner coinvolti.</p>  Risposta del Consiglio federale.