<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'allargamento dell'Unione europea (UE) a dieci Stati, otto dei quali appartenevano all'ex "blocco sovietico", costituisce un passo importante per assicurare la pace, la stabilità e il benessere di tutto il continente, da cui traggono vantaggio tutti gli abitanti dell'Europa.</p><p>Oltre all'indiscusso vantaggio politico apportato dall'allargamento dell'UE, a questa ulteriore integrazione si legano anche benefici economici. Da questo punto di vista l'estensione della libera circolazione delle persone è importante soprattutto per i nuovi Stati membri. Il Consiglio federale ha quindi incluso questo passo nel proprio pacchetto di misure di promovimento della crescita economica.</p><p>Non si può parlare di un'estensione forzata della libera circolazione delle persone ai nuovi Stati membri. Nei negoziati con l'UE si è ottenuto un lungo termine transitorio prima di giungere alla totale libera circolazione delle persone. Fino al 2011 si può limitare l'accesso al mercato del lavoro svizzero da parte dei cittadini dei nuovi Stati membri. Anche in seguito a questa data, fino al 2014, in caso di immigrazione eccessiva la Svizzera potrebbe emanare altre restrizioni.</p><p>Non c'é da aspettarsi che l'estensione della libera circolazione delle persone ai nuovi Stati membri provochi come conseguenza un trasferimento dei posti di lavoro nell'Europa centro-orientale, né immigrazioni massicce da questa regione. E' altrettanto improbabile che in Svizzera si verifichi un aumento della pressione salariale e della disoccupazione. Anche per quanto riguarda le spese sociali, non si devono aspettare costi supplementari degni di nota. La rinuncia all'estensione della libera circolazione delle persone porterebbe quasi inevitabilmente alla disdetta del relativo Accordo da parte dell'UE e quindi, automaticamente, anche all'abrogazione degli accordi bilaterali I. I danni economici e politici che ne risulterebbero sarebbero difficili da sopportare. </p><p>L'Accordo sulla libera circolazione delle persone costituisce infatti l'elemento più importante di tali accordi.Dal punto di vista economico il mercato del lavoro relativamente aperto e flessibile rappresenta uno dei maggiori punti di forza della Svizzera nella concorrenza tra le piazze economiche internazionali. La Svizzera deve preservare questo vantaggio se intende far decollare il proprio ritmo di crescita. L'economia nazionale necessita soprattutto di manodopera ben qualificata, che può contribuire ad aumentare la crescita della produttività. A questo proposito l'estensione della libera circolazione delle persone ai nuovi membri dell'UE apre prospettive molto promettenti. In particolare le PMI svizzere e gli istituti di cura e assistenza sanitaria, che in passato avevano difficoltà nel reclutamento di personale qualificato, vedono con favore la semplificazione delle assunzioni di collaboratori provenienti dall'UE allargata. D'altro canto anche le grandi imprese attive in ambito internazionale traggono vantaggio dalla notevole riduzione degli oneri che questo Accordo ha consentito riguardo al trasferimento di personale svizzero negli altri Paesi europei. Queste agevolazioni negli scambi commerciali con l'Europa allargata rafforzano la piazza economica svizzera e contribuiscono alla creazione di nuovi posti di lavoro nel nostro Paese. Il mondo economico si schiera a favore dell'estensione degli accordi bilaterali ai nuovi membri dell'UE. </p><p>Il Consiglio federale ha presentato una descrizione dettagliata degli scenari e un'analisi approfondita delle conseguenze dell'allargamento dell'UE sull'economia svizzera nel rapporto del 30 giugno 2004 in esecuzione del postulato Loepfe 02.3190 "Economia sociale di mercato ed estensione dell'UE all'Est". Le affermazioni più importanti di questo rapporto, che possono fornire una risposta alla presente interrogazione, sono riassumibili come segue.</p><p>1. * I dieci nuovi membri presentano una popolazione di 75 milioni di abitanti, cioè</p><p> il 20% dei "vecchi" Paesi UE.</p><p>- A parità di potere d'acquisito, il PIL pro capite nei Paesi di recente adesione rappresenta il 46% della media dei vecchi 15 membri (Svizzera: 118%).</p><p>- Nei nuovi Paesi UE la disoccupazione è in media più elevata rispetto ai vecchi membri, ma anche in questo caso ci sono forti divari.</p><p>- Nei nuovi paesi UE la popolazione possiede un livello di formazione più elevato rispetto alla media internazionale. </p><p>- La piramide delle età della popolazione dei nuovi stati dell'UE è molto simile a quella dei vecchi paesi UE e della Svizzera.</p><p>- La popolazione dei nuovi membri UE presenta comparativamente una modesta tendenza alla mobilità già all'interno dei propri confini nazionali. </p><p>- Le esperienze dell'UE con gli allargamenti precedenti hanno dimostrato che i movimenti migratori oltre i confini statali e culturali avvengono in misura molto limitata, pure in caso di notevoli disparità di reddito. Anche in Svizzera l'introduzione dell'accordo con l'UE sulla libera circolazione delle persone non ha causato immigrazioni di massa.</p><p>- L'esperienza dimostra che un'elevata percentuale delle immigrazioni in Svizzera è dovuta al ricongiungimento familiare. Per quanto riguarda i nuovi Stati membri dell'UE, l'entità prevista di questa "migrazione a catena" è molto scarsa, poiché nel 2002 vivevano in Svizzera soltanto circa 18 000 cittadini provenienti da questi Stati. A titolo comparativo ricordiamo che nel nostro Paese si erano stabiliti 813 000 cittadini provenienti dai "vecchi" Paesi UE.</p><p>- Dal momento che per la manodopera proveniente dagli stati UE di recente adesione la libera circolazione è vincolata a un valido contratto di lavoro, le capacità professionali degli immigrati si orientano alla domanda di lavoro della Svizzera. È modesta la richiesta di personale straniero scarsamente qualificato, mentre nei segmenti di alto livello sorgono difficoltà nel reclutamento. Si deve quindi prevedere che saranno soprattutto i giovani con un elevato livello di formazione a emigrare dai nuovi membri UE in Svizzera, soprattutto perché costituiscono la categoria di persone a maggiore mobilità.</p><p>Sulla valutazione delle conseguenze dell'estensione della libera circolazione delle persone influisce in maniera determinante l'immigrazione effettiva dai nuovi Stati UE. Questa viene limitata mediante i contingenti che sono fissati nel protocollo aggiuntivo dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone. In base a quest'ultimo, nel primo anno successivo all'entrata in vigore del protocollo (presumibilmente nel 2005) esiste un contingente di 900 dimoranti permanenti dei nuovi Paesi dell'UE, che nei sette anni successivi viene aumentato costantemente fino a raggiungere le 3000 unità all'anno (2011).</p><p>2. * L'introduzione della libera circolazione delle persone con i vecchi Paesi UE non ha prodotto alcun aggravio sensibile sulle spese sociali. Il Consiglio federale non si aspetta costi supplementari degni di nota anche in seguito all'allargamento dell'accordo ai nuovi Stati UE.</p><p>- Per l'AVS si riscontrano effettivi positivi nel breve e medio termine, poiché migliora il rapporto tra contribuenti e beneficiari di pensioni. Ciò vale a maggior ragione in quanto l'introduzione della libera circolazione completa (dal 2011) cadrà in una fase in cui lo sviluppo demografico porterà a un aggravio accentuato dell'AVS.</p><p>- Il rischio di oneri supplemtari per l'assicurazione contro la disoccupazione è modesto, poiché la manodopera proveniente dai nuovi Paesi UE dovrebbe presentare tendenzialmente un rischio di disoccupazione minore rispetto agli immigrati precedenti. </p><p>- In mancanza di ulteriori elementi si deve ritenere che non ci sarà alcuna ripercussione sostanziale sulla struttura dei rischi, vale a dire sugli oneri dell'AI. </p><p>- Il settore della previdenza professionale (II pilastro) non sarò colpito da costi aggiuntivi, perché le pensioni vengono stabilite in corrispondenza dei contributi versati in Svizzera.</p><p>- Per quanto riguarda l'assicurazione contro le malattie e gli infortuni, agli immigrati dell'UE si applicano le stesse condizioni di tutti gli altri assicurati. Non ci sono motivi per supporre che le persone dei nuovi membri dell'UE presentino una struttura dei rischi peggiore di quella del resto della popolazione. Per quanto riguarda l'assicurazione contro le malattie, in linea di massima non sussiste la possibilità di scelta per i familiari rimasti nel paese d'origine. Sono possibili costi supplementari per la riduzione dei premi; dovrebbero però risultare contenuti, in quanto non si prevede l'immigrazione massiccia di personale della fascia di reddito più bassa. L'esperienza avuta con la libera circolazione delle persone con i vecchi Stati UE dimostra che la richiesta di riduzione di premi da parte degli immigrati dall'UE costituisce solo una piccola frazione dei costi preventivati. L'immigrazione di medici liberi professionisti potrebbe provocare alcune ripercussioni finanziarie, nel caso in cui l'obbligo di contrarre attualmente esistente tra le assicurazioni contro le malattie e i medici non potrà essere mitigato come previsto.</p><p>- Il rischio che gli oneri per l'assistenza sociale aumentino in seguito all'allargamento dell'UE appare scarso. Da un lato i beneficiari dell'assistenza sociale non godono della libera circolazione in Europa, dall'altro è relativamente bassa la probabilità che immigrino molte persone mediamente a rischio di risultare a carico dell'assistenza sociale.</p><p>3. * La stima dell'effetto di crescita dell'allargamento dell'UE sull'economia svizzera si basa, in mancanza di inchieste proprie, sui risultati degli studi svolti per altri Paesi UE, che sono stati applicati alla situazione in Svizzera.</p><p>- La Commissione europea prevede per i vecchi membri un unico effetto finanziario, pari allo 0.5 -0.7% del PIL. A lungo termine la crescita dinamica dei nuovi membri avrà l'effetto di stimolare il mercato interno. </p><p>- Le economie nazionali aperte e di medie dimensioni dell'Europa centro-occidentale, che presentano analogie con la Svizzera per quanto riguarda la struttura economica, la posizione geografica e l'intensità degli scambi commerciali con i nuovi Stati membri, possono aspettarsi presumibilmente effetti finanziari modesti, ma positivi. Secondo uno studio attuale, il profitto economico netto prodotto dall'allargamento dell'UE ammonterà allo 0,15% del PIL per il Belgio, allo 0,3% per il Lussemburgo, allo 0,35% per i Paesi Bassi e allo 0,45% per la Danimarca. </p><p>- La Svizzera risentirà di questo profitto in misura minore, perché gli accordi bilaterali non consentono una partecipazione completa al mercato interno europeo. D'altro canto, tuttavia, la Svizzera deve spendere meno per la sua partecipazione al mercato interno europeo allargato.</p><p>Sulla base di questi elementi il Consiglio federale è giunto alla conclusione che l'utile prodotto dall'allargamento dell'UE per l'economia svizzera dovrebbe oscillare, secondo stime prudenti,tra lo 0,2 e lo 0,3% del PIL. In questo calcolo non si tiene conto delle conseguenze della libera circolazione delle persone. In dati assoluti, ciò significa un aumento delle prestazioni economiche di 1-2 miliardi di franchi.</p>  Risposta del Consiglio federale.