<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale raccomanda di accettare il punto 1 della mozione.</p><p>Punto 2, prima parte (prolungamento del termine di conservazione)</p><p>La questione relativa al prolungamento a un anno del termine di conservazione dei dati di cui all'articolo 15 capoverso 3 LSCPT è stata esaminata in un contesto più ampio, quindi non soltanto in relazione alla pedopornografia, nell'ambito della trattazione del postulato CPS-S 05.3006, "Lotta più efficace contro il terrorismo e il crimine organizzato", del 21 febbraio 2005. Il Consiglio federale non ha ancora presentato il rapporto in merito, e al momento attuale non intende precorrere il dibattito. Nel messaggio concernente l'unificazione del diritto processuale penale, il governo ha già rilevato che la questione della conservazione dei dati potrà essere risolta in modo definitivo soltanto quando saranno disponibili le conclusioni del citato rapporto (cfr. FF 2006 1155). Per questi motivi il Consiglio federale raccomanda di rifiutare il prolungamento del termine di conservazione ai sensi del punto 2 della mozione.</p><p>2. Seconda parte (disposizione penale applicabile all'inosservanza dell'obbligo di conservazione)</p><p>Il Consiglio federale raccomanda la creazione di una disposizione penale specifica al fine di sanzionare le violazioni dell'obbligo di conservazione ai sensi del punto 2 della mozione.</p><p>3. Non vi è convergenza fra il catalogo di reati perseguibili con la sorveglianza della corrispondenza postale e del traffico delle telecomunicazioni, e il catalogo di reati in relazione ai quali può essere ordinata un'inchiesta mascherata. Di conseguenza, gli agenti infiltrati nelle loro indagini non possono sempre ricorrere alla sorveglianza del traffico delle telecomunicazioni. Nel disegno di diritto processuale penale, i cataloghi di reati in relazione ai quali può essere ordinata la sorveglianza delle telecomunicazioni o un'inchiesta mascherata sono pertanto stati armonizzati (cfr. art. 268 e 285 D-PP e FF 2006 1159). Non è tuttavia opportuno far coincidere completamente le due liste di reati: se per l'accertamento di un determinato reato appare adeguato ordinare la sorveglianza del traffico delle telecomunicazioni, non significa necessariamente che si giustifichi sempre anche un'inchiesta mascherata. La creazione di un catalogo unitario non sarebbe inoltre conforme alla volontà del legislatore, che è quella di ammettere l'inchiesta mascherata soltanto in casi limitati, a causa dei peculiari problemi legati allo Stato di diritto sollevati. Questo si evince anche dal fatto che la sorveglianza del traffico delle telecomunicazioni è autorizzata soltanto se giustificata dalla "gravità del reato" (art. 3 cpv. 1 lett. b LSCPT), mentre l'inchiesta mascherata richiede il sospetto di "reati particolarmente gravi" (art. 4 cpv. 1 lett. a LFIM).</p><p>Il fatto che l'articolo 197 capoverso 3bis CP preveda una pena detentiva soltanto fino a un anno o la multa, e si applichi a reati che, per la loro gravità, non sono paragonabili a quelli contenuti nelle due liste, è un motivo per non inserirlo nel catalogo di reati della LSCPT e della LFIM.</p><p>Per questi motivi il Consiglio federale raccomanda di respingere il punto 3 della mozione.</p><p>4. Obbligando gli offerenti di prestazioni Internet a mettere a disposizione dei clienti software atti a filtrare i contenuti pornografici, come proposto nella mozione, non migliorerebbe la protezione dei minori. Nella prassi tale soluzione potrebbe rivelarsi controproducente: vi sarebbe infatti il rischio di dare ai clienti una falsa sicurezza, mentre i fornitori di accesso potrebbero distribuire prodotti a buon mercato e dalle funzioni protettive molto limitate. È molto più importante migliorare l'informazione, affinché gli utenti siano costantemente tenuti al corrente dei rischi e pericoli esistenti.</p><p>L'altra proposta, tendente a obbligare gli hosting provider a scandire periodicamente i contenuti da loro immagazzinati, è tecnicamente impraticabile. Gli hosting provider più grossi dispongono di enormi quantità di dati (migliaia di gigabytes), costantemente modificati da parte dei content provider (gli autori). A prescindere dal fatto che ripulire in tempo utile da contenuti illegali una tale quantità di dati è tecnicamente impossibile, vi è un altro problema che si frappone a un simile obbligo. A seconda della completezza e dell'accuratezza di tali ricerche, le scansioni genererebbero una quantità variabile di annunci di errore, che andrebbero verificati in poco tempo a uno a uno e che richiederebbero l'investimento di importanti risorse. Un simile onere, anche in considerazione del fatto che Internet rappresenta un medium "in tempo reale", non troverebbe giustificazione. La commissione di esperti sulla criminalità in rete, nel suo rapporto pubblicato nel giugno 2003, ha chiaramente rilevato che un controllo preventivo da parte dei provider non costituisce una misura opportuna (pag. 39).</p><p>Per questi motivi, il Consiglio federale raccomanda di respingere il punto 4 della mozione.</p> Il Consiglio federale propone di accogliere il punto 1 della mozione e di accoglierne parzialmente il punto 2, nella misura in cui tratta della creazione di una norma speciale atta a sanzionare le violazioni dell'obbligo di conservazione. Propone inoltre di respingere i punti 3 e 4 della mozione e di respingerne parzialmente il punto 2, nella misura in cui tratta del prolungamento del termine di conservazione dei dati.