<h2>SubmittedText<h2><p>Sulla base dell'ordinanza sulla riduzione delle emissioni di CO2, a inizio luglio 2015 il Consiglio federale ha annunciato un rincaro del 40 per cento della tassa sul CO2 a partire dal 1° gennaio 2016. Motivo di questo forte aumento da 60 a 84 franchi a tonnellata di CO2 è il mancato raggiungimento dell'obiettivo fissato di appena lo 0,5 per cento: nel 2014 è stata ottenuta una riduzione del 78,5 per cento rispetto allo stato del 1990. Se il calo avesse toccato il 78 per cento l'aumento della tassa sarebbe stato soltanto della metà, da 60 a 72 franchi per tonnellata di CO2.</p><p>Il rincaro annunciato porterà a maggiori spese di riscaldamento per l'economia, i proprietari di immobili e dunque alla fine anche per i locatari - in circa la metà degli edifici in Svizzera si continuerà comunque a utilizzare olio da riscaldamento. Fatte queste premesse, invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Data la situazione congiunturale tesa e considerato anche il problema della svalutazione dell'euro, non sarebbe stato possibile e opportuno rinunciare temporaneamente a ulteriori aumenti della tassa sul CO2?</p><p>2. Data la situazione talvolta precaria nel mercato dell'alloggio, in particolare nei principali agglomerati urbani, non sarebbe stato possibile e opportuno rinunciare temporaneamente a ulteriori aumenti della tassa sul CO2?</p><p>3. Presso il Tribunale amministrativo federale è tuttora pendente un ricorso contro l'aumento della tassa sul CO2 dal 1° gennaio 2014, anche a causa del metodo di calcolo utilizzato per le emissioni di CO2, che a detta del settore petrolifero sarebbe lacunoso. Non sarebbe stato opportuno rinunciare a ulteriori aumenti della tassa sul CO2, almeno finché questa controversia non sarà risolta?</p><p>4. Il Consiglio federale continua a considerare adeguati gli obiettivi di riduzione sanciti nella legge e nell'ordinanza sul CO2 (meno 20 per cento rispetto al 1990), nonostante il massiccio aumento della popolazione (parola chiave: libera circolazione delle persone), il benessere in continua crescita e la conseguente maggiore mobilità?</p><p>5. Che cosa pensa il Consiglio federale della proposta di definire un margine di tolleranza (p. es. più o meno 0,5 per cento) per i valori di emissione utilizzati per quantificare la tassa sul CO2? Il calcolo dell'emissione di CO2 è pur sempre una stima e non una misura esatta.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2. Considerato il fatto che i proventi della tassa sul CO2 rimangono nell'economia nazionale, il Consiglio federale non intravede alcun motivo per abbandonare il meccanismo di aumento a causa della congiuntura o del mercato dell'alloggio. La tassa sul CO2 è una tassa di incentivazione la cui aliquota è in rapporto con l'entità della prestazione di riduzione delle emissioni necessaria. Non persegue alcun scopo fiscale; al contrario, i due terzi circa vengono ridistribuiti: all'economia in misura proporzionale alla massa salariale AVS, e alla popolazione in parti uguali pro capite. Il meccanismo di ridistribuzione premia chi consuma meno rispetto alla media. L'aumento della tassa coincide quindi con un aumento dei proventi e, di conseguenza, dell'importo ridistribuito. Un terzo dei proventi è vincolato al programma Edifici, che promuove il risanamento energetico, le energie rinnovabili, l'utilizzazione del calore residuo e l'impiantistica. La conseguente attività edilizia genera nuove commesse al settore artigianale e favorisce la congiuntura nazionale. Al contempo, riduce la destinazione vincolata allo scopo e l'importo da ridistribuire e dunque i fondi messi a disposizione delle aziende e della popolazione per investimenti e consumi.</p><p>3./4. Nella sessione autunnale 2015, il Consiglio nazionale ha respinto una mozione della CAPTE-N (15.3382) che intendeva derogare all'obiettivo di riduzione nazionale del 20 per cento entro il 2020 rispetto al 1990 sancito dalla legge sul CO2 (RS 641.71). Il Consiglio federale ha orientato su questo obiettivo di riduzione, ormai confermato, le misure in materia di politica climatica. La tassa sul CO2 e il relativo aumento in funzione delle riduzioni delle emissioni di CO2 ottenute è l'elemento centrale di adempimento del mandato legale. Il meccanismo e le condizioni che portano a un aumento della tassa sono predefiniti nell'ordinanza sul CO2 (RS 641.711). Nella sua sentenza del 21 ottobre 2015, il Tribunale amministrativo federale ha confermato che l'aumento della tassa sul CO2 a decorrere dal 1° gennaio 2014 è legittimo. Una protezione efficace del clima implica il disaccoppiamento delle emissioni di gas serra dallo sviluppo economico e demografico. Una tendenza, questa, che si osserva già in Svizzera, ma che deve essere ulteriormente rafforzata. Tra il 1990 e il 2013 all'aumento del 21 per cento della popolazione e del 42 per cento del PIL si è contrapposta una riduzione dell'1,4 per cento delle emissioni. Dal 2008, anche le emissioni di CO2 dei carburanti sono in leggera diminuzione grazie alla migliore efficienza degli autoveicoli nonostante prestazioni di trasporto in continuo aumento.</p><p>5. La statistica sul CO2, determinante per il rispetto dell'obiettivo intermedio per i combustibili e quindi per la fissazione dell'aliquota della tassa sul CO2, è un estratto dell'inventario sui gas serra. Quest'ultimo è allestito tenendo conto delle direttive internazionali del Protocollo di Kyoto e verificato periodicamente in modo approfondito da esperti dell'ONU. L'incertezza statistica per la valutazione del raggiungimento dell'obiettivo non è considerata né per difetto né per eccesso. Determinante è il valore medio calcolato, che, ai sensi della buona prassi, non può essere sottovalutato oppure sopravvalutato in modo sistematico. Il Consiglio federale intende continuare ad applicare il metodo della migliore stima, riconosciuto a livello internazionale, dato che la fissazione di una soglia di tolleranza sarebbe di fatto piuttosto arbitraria.</p>  Risposta del Consiglio federale.