<h2>SubmittedText<h2><p>In questi ultimi mesi si è assistito a un'intensificazione, sul piano tecnico, dei negoziati dell'OMC. Se nei settori dei beni industriali e dei servizi le ambizioni hanno dovuto essere ridimensionate, quelle in relazione al fascicolo agricolo sono cresciute ulteriormente. Per quanto riguarda l'accesso al mercato, la proposta attuale di ridurre i dazi nella misura di almeno il 54 per cento supera di gran lunga quanto previsto nel mandato del Consiglio federale. Una simile riduzione dei dazi avrebbe gravi ripercussioni sull'agricoltura svizzera. È poco probabile che si giunga a un accordo al riguardo nel quadro dei negoziati dell'OMC in corso e non sono state fissate scadenze per quanto concerne l'ulteriore procedura.</p><p>Alla luce di questa situazione, invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Fino a che punto il Consiglio federale è disposto ad accettare le richieste per il miglioramento dell'accesso al mercato e ad adeguare in modo corrispondente il mandato negoziale?</p><p>2. La riduzione della protezione alla frontiera nella misura di quanto proposto attualmente dall'OMC avrebbe conseguenze notevoli per l'agricoltura svizzera. Perché il Consiglio federale ignora le disposizioni dell'articolo 104 della Costituzione federale secondo cui la nostra agricoltura deve contribuire efficacemente a garantire l'approvvigionamento della popolazione, a salvaguardare le basi vitali naturali e il paesaggio rurale e a garantire un'occupazione decentrata del territorio?</p><p>3. Quali misure collaterali sarebbe disposto a proporre il Consiglio federale onde attutire gli effetti negativi di un accordo di libero scambio dell'OMC per l'agricoltura? Perché non sono ancora state proposte misure in tal senso? Perché il Consiglio federale indugia a fornire chiare informazioni in merito al contenuto e alla portata di queste misure indispensabili per mitigare gli effetti negativi di un tale accordo?</p><p>4. Perché il Consiglio federale non ha il coraggio di informare apertamente, schiettamente e chiaramente gli agricoturi svizzeri e le loro famiglie, la cui esistenza è messa a repentaglio, in merito alle prospettive future per il mondo contadino?</p><p>5. Perché il Consiglio federale ha emesso proprio in questo momento un mandato negoziale concernente il libero scambio con l'UE in ambito agricolo? Perché il Consiglio federale ha deciso proprio ora d'intavolare negoziati con l'UE, nonostante per l'OMC non vi sia alcuna necessità e urgenza per quanto riguarda il settore agricolo?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La Svizzera, caratterizzata da una piccola economia orientata al mercato d'esportazione, necessita di un sistema commerciale mondiale liberale e con chiare regole. L'OMC è il caposaldo della nostra politica economica estera. Dall'inizio del ciclo di negoziati di Doha, le trattative hanno subito una notevole accelerazione. Pertanto, il Consiglio federale sta valutando l'opportunità di adeguare il nuovo mandato negoziale al fine di giungere alla conclusione dei negoziati. Prima che venga sottoscritto, un eventuale accordo dovrà essere vagliato nella sua completezza, onde individuare e valutare i pro e i contro per l'economia svizzera, agricoltura compresa.</p><p>2. La Svizzera, in collaborazione con gli Stati del G-10, s'impegna fermamente per un'agricoltura multifunzionale. I frutti di questo lavoro sono evidenti: tutte le proposte notoriamente formulate in relazione alla riforma della "Green Box" (provvedimenti disaccoppiati dalla produzione, comprendente il sistema svizzero dei pagamenti diretti) permettono alla Svizzera di continuare a praticare la sua politica agricola conformemente ai principi sanciti dall'articolo 104 della Costituzione federale. Il contributo dell'agricoltura alla garanzia dell'approvvigionamento, alla salvaguardia delle basi vitali naturali e del paesaggio rurale e alla garanzia di un'occupazione decentrata del territorio non è stato messo in discussione dal ciclo di negoziati di Doha.</p><p>3. È difficile prevedere quando termineranno i negoziati del ciclo di Doha. Fintanto che non sarà noto l'esito definitivo per il settore agricolo, qualsiasi valutazione sulle conseguenze per l'agricoltura svizzera ha carattere puramente provvisorio. Se l'accordo finale dovesse rivelarsi interessante per l'intera economia svizzera, nonostante difficoltà temporanee per l'agricoltura, il Consiglio federale vaglierebbe l'applicazione di misure collaterali di durata limitata e di adeguate opzioni di finanziamento (cfr. pure la risposta all'interpellanza 07.3400 Walter Hansjörg). Per implementare i risultati del ciclo di negoziati di Doha sono previsti, per il momento, cinque anni onde poter impostare con sufficiente anticipo le rispettive misure.</p><p>4. L'estate scorsa il Parlamento ha licenziato, apportando soltanto lievi modifiche, il messaggio del Consiglio federale sulla PA 2011, che prepara l'agricoltura svizzera alle sfide internazionali. Consapevole dell'inevitabile apertura dei mercati, lo scorso mese di marzo il Consiglio federale ha deciso di intavolare negoziati con l'UE in merito a un accordo di libero scambio nel settore agroalimentare, creando una prospettiva a lungo termine per la produzione agricola in Svizzera.</p><p>5. A prescindere da altri parametri, la Svizzera può esercitare soltanto un influsso minimo sulla data della conclusione del ciclo di negoziati di Doha. Indipendentemente da ciò, nell'intento di offrire una prospettiva a lungo termine agli agricoltori e all'intera catena di creazione di valore del settore agroalimentare il Consiglio federale mira a siglare un accordo di libero scambio con l'UE nel settore agroalimentare. L'eliminazione degli ostacoli al commercio di natura tariffaria e non garantirebbe all'agricoltura nonché ai settori a monte e a valle un accesso senza discriminazioni al mercato dell'UE che consta di 490 milioni di consumatori. Ne risulterebbero opportunità d'esportazione e potenziali di riduzione dei costi. La migliore competitività che ne scaturirebbe rafforzerebbe notevolmente la posizione dell'agricoltura e dell'industria alimentare svizzere sul piano mondiale.</p>  Risposta del Consiglio federale.