<h2>SubmittedText<h2><p>Nella sua risposta all’interpellanza 20.4052 il Consiglio federale ha indicato che avrebbe puntato su misure di promozione della formazione per ovviare alla mancanza di personale specializzato nel settore della trasformazione ecologica. La situazione sul mercato del lavoro è diventata ancora più difficile e la crescente domanda di installazione di pannelli solari o di risanamento energetico complica il tutto. La Fédération patronale vaudoise<i> </i>sta suonando il campanello d’allarme: non sarà possibile attuare l’ambiziosa legge sull’energia del Cantone di Vaud senza trovare soluzioni alla carenza di lavoratori qualificati.</p><p>D’altra parte, questa carenza non riguarda unicamente il settore della transizione energetica. A fine luglio 2022 si registravano 91&nbsp;474 disoccupati. Secondo una valutazione della società di reclutamento X28 vi sono invece più di 250&nbsp;000 posti vacanti. La durata media di un posto vacante per un carpentiere è di 76&nbsp;giorni. Employés Suisse<i> </i>ha calcolato che la mancanza di personale potrebbe costare all’economia svizzera quasi 60&nbsp;miliardi di franchi solo nel 2025. Non perdiamo altro tempo e troviamo invece il coraggio di agire.</p><p>È ovvio che non è possibile trovare tutti questi lavoratori nell’area Schengen. Ma ogni persona non qualificata che vuole lavorare in Svizzera non proveniente dall’area Schengen deve rientrare nei contingenti di un Cantone, e i Cantoni tengono i (bassi) contingenti di cui dispongono per posti di lavoro altamente specializzati. Pertanto, un installatore di pannelli solari o un cuoco specializzato nella preparazione di sushi, per citare solo due esempi, non ha alcuna possibilità di venire in Svizzera anche se la nostra economia necessita di questo tipo di lavoratori.</p><p>Bisogna rivedere le condizioni di amminissione dei lavoratori di Paesi non appartenenti all’area Schengen. La Germania l’ha capito e ha già iniziato ad allentare queste condizioni.</p><p>&nbsp;</p><p>Chiedo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><ol><li>È disposto ad allentare le condizioni di ammissione dei lavoratori di Paesi non appartenenti allo spazio Schengen per rispondere ai bisogni della nostra economia?</li><li>In caso contrario, cosa intende fare per ovviare alla mancanza di lavoratori qualificati?</li></ol><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Se confrontata con quella degli anni scorsi, attualmente la Svizzera deve far fronte a una carenza di manodopera e di lavoratori qualificati molto più elevata. Le difficoltà di reclutamento sono in parte legate alla congiuntura, e dovrebbero attenuarsi in molti settori in caso di rallentamento economico. A medio e lungo termine, tuttavia, i cambiamenti demografici e tecnologici porteranno a un incremento della domanda di lavoratori qualificati. Il Consiglio federale è consapevole delle sfide che ciò comporta per le imprese.</p><ol><li>L’ammissione di lavoratori provenienti da Paesi terzi avviene in base alle necessità e in modo complementare al reclutamento nell’area UE/AELS. Il Consiglio federale non vede alcun motivo per discostarsi da questo sistema consolidato. Tuttavia, è determinato nel suo intento di ottimizzare l’ammissione di lavoratori qualificati provenienti da Paesi terzi e di ridurre gli ostacoli amministrativi. Nel rapporto adottato il 4 marzo 2022 in adempimento del postulato Nantermod (19.3651) sono state delineate misure in tal senso, che nel frattempo sono state attuate. Una delle agevolazioni amministrative riguarda la possibilità per i Cantoni di rinunciare nel singolo caso, nei generi professionali interessati da un’elevata carenza strutturale di forza lavoro, alla prova del rispetto del principio relativo alla priorità dei lavoratori indigeni. Inoltre, per attività qualificate caratterizzate da una comprovata carenza di forza lavoro, i lavoratori possono ottenere un permesso di soggiorno senza dover dimostrare il conseguimento di una formazione accademica. In precedenza, questo era possibile solo per le persone con particolari conoscenze professionali. Anche l’ammontare dei contingenti annuali per i Paesi terzi viene valutato costantemente tenendo conto della situazione sul mercato del lavoro, delle considerazioni sociali generali e delle esigenze dei Cantoni e delle parti sociali.</li><li>Sebbene il reclutamento all’estero sia necessario per coprire il nostro fabbisogno di lavoratori, il Consiglio federale intende innanzitutto sfruttare il più possibile il potenziale interno. A tale riguardo punta in particolare sul reinserimento dei disoccupati nell’ambito dei servizi pubblici di collocamento, su incentivi e buone condizioni quadro per un’elevata partecipazione al mercato del lavoro, in particolare dei lavoratori più anziani e delle donne, su misure volte a promuovere l’integrazione nell'ambito della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (RS <i>142.20</i>; LStrI) e sul sistema formativo svizzero. A tal fine, nel maggio 2019 il Consiglio federale ha tra l’altro adottato un pacchetto di misure per promuovere in maniera mirata il potenziale di manodopera indigena. Inoltre, il Consiglio federale ha incaricato il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) di presentare entro il 31 marzo 2024, in collaborazione con il Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) e coinvolgendo i Cantoni e le parti sociali, un rapporto che fornisca una panoramica generale e illustri in che modo le diverse misure già adottate soddisfano gli obiettivi per la promozione del potenziale di manodopera indigena e se sono necessari ulteriori provvedimenti.</li></ol>