<h2>SubmittedText<h2><p>La decisione, presa a larga maggioranza domenica scorsa dalla popolazione di Obvaldo, di tassare i redditi elevati secondo un sistema degressivo, contraria a qualsiasi giustizia fiscale, continua a sollevare discussioni in Svizzera e all'estero.</p><p>"Condanno categoricamente quanto succede ad Obvaldo. Questo atteggiamento rende precari gli equilibri confederali", ha dichiarato il signor Pascal Broulis, consigliere di Stato, davanti al Gran Consiglio vodese martedì 13 dicembre 2005 ("Agefi", "La Liberté", 15 dicembre 2005), citando come esempio la perequazione finanziaria. Inoltre, sempre secondo il signor Pascal Broulis ("La Liberté", 15 dicembre 2005): "La Svizzera rischia di essere additata a Bruxelles .... Sussiste il pericolo di entrare in una spirale dalla quale sarà difficile uscire .... Guardate cosa sta succedendo in materia di riciclaggio di denaro."</p><p>Il Consiglio federale condivide l'opinione del capo delle finanze del cantone Vaud e presidente della Conferenza latina dei capi dei dipartimenti delle finanze? In tal caso, quali sono le misure che intende adottare per evitare che i rilanci in ambito fiscale minaccino gli equilibri in Svizzera e complichino le nostre relazioni con l'estero?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Lo spunto per l'interrogazione è dato dall'imposizione decrescente approvata, nel quadro della nuova legislazione tributaria cantonale, dall'elettorato del cantone di Obvaldo in occasione della votazione popolare dell'11 dicembre 2005 con l'86 per cento di voti favorevoli. La nuova normativa prevede tra l'altro che per i redditi superiori a 300 000 franchi la progressione sia ridotta gradualmente fino a un reddito imponibile di 550 000 franchi. Nel messaggio relativo alla revisione parziale della citata legge tributaria si afferma che gli adeguamenti tariffali hanno lo scopo di impedire che contribuenti facoltosi si trasferiscano altrove unicamente per ragioni fiscali nonché di creare le condizioni quadro necessarie per acquisire un nuovo substrato di imposte sul reddito. Le previste entrate supplementari saranno impiegate in futuro per operare un'ulteriore riduzione dell'onere fiscale che grava i redditi della fascia inferiore e media come pure le famiglie. </p><p>2. La Costituzione federale contiene i principi per armonizzare le imposte dirette federali, cantonali e comunali (art. 129 Cost.). L'armonizzazione si estende agli aspetti formali dell'imposizione. Rimangono espressamente escluse dall'armonizzazione in particolare le tariffe e aliquote fiscali e gli importi esenti da imposta (art. 129 cpv. 2 Cost.). Pertanto, nell'ambito dell'armonizzazione materiale, la Confederazione non ha alcuna competenza normativa. Lasciando ai cantoni il compito di emanare disposizioni sulle aliquote d'imposizione nei loro ambiti di competenza originari, il legislatore acconsente di fatto alla concorrenza fiscale tra i cantoni. Siffatta concorrenza è trasparente e democraticamente legittimata.</p><p>3. Sebbene le tariffe e aliquote fiscali e gli importi esenti da imposta siano esclusi dall'armonizzazione, i cantoni non godono comunque di libertà assoluta in questo contesto. La Costituzione federale concretizza l'uguaglianza giuridica nel quadro dell'imposizione fiscale attraverso i principi della generalità e dell'uniformità dell'imposizione, come pure il principio dell'imposizione secondo la capacità economica (art. 127 cpv. 2 Cost.). In merito alla questione se una legge cantonale tenga conto in misura adeguata della capacità economica dei contribuenti, si può in generale affermare che il Tribunale federale riconosce al legislatore un ampio margine di libertà. (cfr. il parere del Consiglio federale relativo alla mozione del gruppo socialista 05.3791).</p><p>4. Una concorrenza fiscale trasparente e democraticamente legittimata nell'ambito dei principi costituzionali è uno strumento atto a creare uno Stato forte e snello. Una siffatta concorrenza fiscale costringe politica e amministrazioni pubbliche "in concorrenza" a offrire una combinazione vantaggiosa di servizi pubblici e oneri fiscali per quanto possibile contenuti. Le imposte basse non sono fini a se stesse, in quanto determinati servizi statali non possono e non devono essere erogati sottocosto. Anche la nuova perequazione finanziaria fornisce un contributo in questo senso, creando i presupposti per la concorrenza fiscale nei centri e nelle aree periferiche. Pertanto, non si può affermare che la concorrenza fiscale intercantonale pregiudichi l'equilibrio nel nostro Paese o delle nostre relazioni estere.</p><p>Per i suddetti motivi, il Consiglio federale non ritiene necessario contenere la concorrenza fiscale tra i cantoni.</p>  Risposta del Consiglio federale.