B u n d e s v e rw a l t u n g s g e r i ch t T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i f f éd é r a l T r i b u n a l e am m i n i s t r a t i vo f e d e r a l e T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i v fe d e r a l Corte IV D-2275/2021 S e n t e n z a d e l 2 5 m a g g i o 2 0 2 1 Composizione Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, con l'approvazione della giudice Jenny de Coulon Scuntaro; cancelliere Jesse Joseph Erard. Parti A._______, nato il (…), Algeria, (…), ricorrente, contro Segreteria di Stato della migrazione (SEM), Quellenweg 6, 3003 Berna, autorità inferiore. Oggetto Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta- namento; decisione della SEM dell’11 maggio 2021 / N (…). D-2275/2021 Pagina 2 Visto la domanda di asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il (…) 2021, i verbali relativi al rilevamento delle generalità del 26 aprile 2021 (cfr. atto SEM […] -13/9) ed al colloquio personale Dublino, tenutosi il 29 aprile 2021 (cfr. atto 16/3), la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) dell’11 maggio 2021, notificata il 12 maggio 2021 (cfr. atto 30/1), mediante la quale l’autorità inferiore non è entrata nel m erito della domanda d’asilo ai sensi dell ’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha pronunciato il trasferimento dell’interessato verso la Germania, il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) il 14 maggio 2021 (cfr. timbro del plico raccomandato) , per mezzo del quale l’insorgente ha postulato in limine la concessione dell’ef- fetto sospensivo al gravame; nel merito l’annullamento della decisione im- pugnata e la trattazione na zionale della sua domanda d ’asilo; contestual- mente egli ha chiesto di essere ammesso al beneficio dell ’assistenza giu- diziaria, i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi che seguono, e considerato che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci- sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒ c e art. 52 PA, che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, che il ricorso è stato inoltrato in tedesco e in francese allorché la decisione impugnata è stata redatta in italiano; che non essendovi ragioni per sco- starsi dalla regola sancita all ’art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando D-2275/2021 Pagina 3 dell’art. 6 LAsi e dell ’art. 37 LTAF, il procedimento segue la lingua della decisione impugnata, che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi de ll'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5), che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo- mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), che i r icorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l’approvazione di una seconda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti, che nel proprio gravame, il ricorrente fonda la sua contrarietà ad un trasfe- rimento verso la Germania sulla base del fa tto che quest’ultima vorrebbe espellerlo verso l’Algeria, dove, a suo dire, la comunità LGBT non potrebbe sopravvivere; che in Svizzera egli non avrebbe inoltre avuto l’occasione di raccontare la propria storia e le motivazioni che lo avrebbero spinto a fug- gire dal suo Paese d’origine, che, giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della procedura di asilo e allontanamento, che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com- petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri previsti dal regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de- terminazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit- tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione ) (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III), D-2275/2021 Pagina 4 che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon- sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2), che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro- tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola- mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri), che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato domanda di protezione internazi onale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III), che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina- zione dello stato membro competente secondo il capo III (c fr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), che giusta l ’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che su ssi- stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri- ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente, che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te- nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – un cittadino di un paese terzo o un apolide del quale è stata D-2275/2021 Pagina 5 respinta la domanda e che ha presentato domanda in un altro Stato mem- bro oppure si trova in altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III), che, giusta l ’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra- nità»), in derog a ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio- nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale esame non gli compete, che le investigazioni eff ettuate dalla SEM hanno rivelato, dopo consulta- zione dell’unità centrale del sistema europeo « EURODAC», che l’interes- sato ha depositato nove domande d’asilo pregresse in numerosi Paesi eu- ropei; che le più recenti sono state presentate in Germania rispettivamente il (…) 2018, il (…) 2019 e il (…) 2020 (cfr. 14/2) che nel corso del colloquio Dublino il ricorrente ha confermato tale riscon- tro, precisando di aver ricevuto una decisione negativa dalle autorità tede- sche in merito alla prima domanda d’asilo ivi depositata; ch’egli ha altresì aggiunto di non aver continuato la procedura relativa alla seconda do- manda; che infine, pronosticandone l ’esito negativo, egli ha dichiarato di aver lasciato il territorio tedesco prima di ricevere un riscontro circa la terza domanda d’asilo, che in tale contesto egli ha affermato di non volere tornare in Germania, avendovi ricevuto due decisioni negative e una di espulsione con rinvio in Algeria; ch’egli ha vieppiù lamentato carenze nello svolgim ento della pro- cedura nel Paese in parola; che in tal senso, il procedimento sarebbe stato svolto rapidamente senza peraltro che gli fosse attribuito un rappresen- tante legale, che il 30 aprile 2021 la SEM ha presentato alle autorità tedesche compe- tenti, nei termini fissati all’art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III una richie- sta di ripresa in carico fondata sull ’art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Du- blino III (cfr. atto 18/6), che presa conoscenza del rifiuto delle autorità tedesche (cfr. atto 22/2), l’autorità inferiore ha indirizzato alle medesime una domanda di riesame ex art. 5 par. 2 del regolamento (CE) n. 1560/2003 della Commissione delle comunità europee del 2 settembre 2003 recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 343/2003 del Consiglio che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per D-2275/2021 Pagina 6 l’esame di una domanda d’asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo ([GU] L 222/3 del 05.09.2003; modificato par- zialmente dal regolamento di esecuzione [UE] n. 118/2014 della Commis- sione del 30 gennaio 2014 [GU L 39/1 del 08.02.2014]; di seguito: Regola- mento CE), a seguito della quale la Germania ha espressamente accettato di riprendere in carico il ricorrente in applicazione dell ’art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III (cfr. atto 26/3), che di conseguenza, la competenza della Germania risulta di principio es- sere data, che la Germania è legata alla CartaUE e firmataria, della CEDU, della Con- venzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni, che pertanto il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura giusta ed equa ed una protezione conforme al diri tto internazionale ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme re- lative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: direttiva accoglienza]), che tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in pre- senza di violazioni sistemiche delle garanzie minime previste dall ’Unione europea o dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belg io e Grecia del 21 gennaio 2011, 30696/09) oppure in presenza di indizi seri che, nel caso concreto, le au- torità di tale Stato non rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5), che all’occorrenza non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano ca- renze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degra- dante ai sensi dell ’art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase Regola- mento Dublino III), D-2275/2021 Pagina 7 che, conseguentemente, l ’applicazione dell’art. 3 par. 2 2 a frase Regola- mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie, che ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di- ritto interno svizzero la clausola di sovranità, se "motivi umanitari" lo giusti- ficano la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il tratta- mento della domanda, che la SEM, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, qua- lora invece il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione con- travvenga all’art. 4 Carta UE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura, l’au- torità inferiore è invece obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), che nel caso in disamina, il ricorrente non ha dimostrato che lo Stato di destinazione non sia intenzionato a riprenderlo in carico ed a portare a ter- mine la procedura relativa alla sua domanda di protezione in violazione della direttiva procedura, che, il ricorrente non ha neppure apportato qualsivoglia indizio serio e con- creto suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispette- rebbe il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno nell’ossequio dei suoi obblighi internazionali, riviandolo in un paese dove la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto in un tale paese, che in tale contesto, anche un ’eventuale decisione definitiva assortita da un rinvio nel paese d’origine non costituisce di per sé una violazione del principio del non respingimento (cfr. fra le tante, sentenza del Tri bunale E-1983/2019 consid. 5.5 e rif. citati), che del resto, nonostante le generiche allegazioni addotte del corso del colloquio Dublino (cfr. supra), nulla permette di concludere che la domanda sia stata trattata in modo lacunoso e che con la pronuncia del rinvio lo Stato di destinazione non abbia rispettato il principio del divieto di respingimento, che agli atti non figurano elementi tali da indurre a concludere che un tra- sferimento nello Stato in questione esporrebbe il ricorrente al rischio di es- sere privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni d i vita indegna in violazione della direttiva accoglienza, D-2275/2021 Pagina 8 che d’altro canto con la sua impugnativa l’insorgente nemmeno eccepisce tale aspetto, che, in altre parole, egli non ha fornito indizi seri suscettibili di comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tor- tura in caso di esecuzione del trasferimento in Germania, che ad ogni modo, essendo la Germania uno Stato di diritto, appartiene al ricorrente sollevare l’eventuale violazione dei suoi diritti fondamentali, uti- lizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle autorità di tale Stato, che infine, nella f attispecie, dagli atti non appaiono neppure elementi per ritenere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.), che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola disc rezionale di cui all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III, che, di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tale norma da parte della Svizzera, la Germania è competente dell ’esame della domanda di asilo del ricorrente ai sensi Regolamento Dublino III ed è tenuto a ri pren- derlo in carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25, 29 Re- golamento Dublino III, che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do- manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Germania conformemente all’art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un’autorizzazione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), che, visto quanto precede, ne discende che la SEM con il provvedimento impugnato non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere d’ap- prezzamento ed inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi), che pertanto, il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM, che rifiuta l ’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasferi- mento dalla Svizzera verso la Germania, confermata, che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con- cessione dell’effetto sospensivo risulta senza oggetto, D-2275/2021 Pagina 9 che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria è respinta, che, visto l ’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe- tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministr ativo federale del 21 feb- braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF). (dispositivo alla pagina seguente) D-2275/2021 Pagina 10 il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 1. Il ricorso è respinto. 2. La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 3. Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra- tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sentenza. 4. Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto- nale competente. Il giudice unico: Il cancelliere: Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard Data di spedizione: