<h2>SubmittedText<h2><p>1. L'interpellante chiede all'autorità federale competente di specificare, al più presto, le ragioni che hanno ispirato ed ispirano, in nome del risanamento delle finanze federali, una diminuzione progressiva del personale federale, soprattutto nei settori delle FFS, delle PTT e del DMF, colpendo, in particolare, senza compensazione, le economie delle regioni di montagna svizzere, come è il caso per il Canton Ticino.</p><p>2. Se le informazioni-stampa sono corrette, l'interpellante chiede perché il Consiglio federale non prevede di aiutare più concretamente le regioni di montagna e di frontiera, attraverso compensi di trasferimento di servizi federali, come è stato il caso a Neuchâtel, laddove le strutture ricettive lo permettono (vedi interpellanza del 31 maggio 1994 sulla decentralizzazione).</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Le cifre concernenti la progressiva riduzione degli effettivi del personale federale nelle regioni di montagna e in Ticino, menzionate dall'interpellante, sono esatte. Tuttavia, la diminuzione dei posti di lavoro in queste regioni è da attribuire al risanamento delle finanze federali solo in misura limitata. Nel Canton Ticino le FFS, le PTT e l'amministrazione generale della Confederazione hanno soppresso, tra il 1991 e il 1992, solamente 292 posti. La statistica dell'Ufiaml concernente il numero di posti federali in rapporto all'insieme delle persone occupate in Svizzera, citata dall'interpellante a sostegno del suo intervento, colloca il Ticino, nel 1991, al terzo posto e non all'ultimo. La suddetta soppressione di posti non costituisce che il 3 per mille dell'insieme dei posti federali. Secondo l'inchiesta sul personale federale pubblicata dall'Ufficio federale del personale, il Canton Ticino beneficiava, all'inizio del 1994, del 5,1 per cento del totale dei posti federali, vale a dire più dei Cantoni di Lucerna, San Gallo o Ginevra presi separatamente. Di conseguenza, le diverse misure adottate dall'insieme delle unità amministrative federali durante il periodo in questione, specialmente in Ticino, sono soprattutto di natura organizzativa e rientrano nella logica della gestione del personale in rapporto alle situazioni economiche del momento.</p><p>2. Il Consiglio federale non è restato insensibile alla situazione del Canton Ticino. Infatti, una parte dei servizi di traduzione in lingua italiana della Cancelleria federale, vale a dire più di 10 persone, è stata trasferita a Bellinzona. Inoltre, il Centro Svizzero di Calcolo Scientifico di Manno, creato nel 1991, occupa attualmente una cinquantina di persone. Infine, la ristrutturazione di tutte le Direzioni di circondario operata dall'Amministrazione federale delle dogane non ha avuto ripercussioni sul personale di Lugano.</p><p>In occasione della decisione presa nel 1985 riguardo alla decentralizzazione di talune unità amministrative, il Consiglio federale ha chiaramente definito le condizioni indispensabili per questi trasferimenti, segnatamente per quanto concerne i bandi di gara per nuovi luoghi di servizio. Questi criteri sono stati nuovamente enumerati nella risposta del Consiglio federale all'interpellanza Pini del 31 maggio 1994.</p><p>3. Con riferimento alle ripercussioni della riforma dell'esercito sul personale, il DMF ha cercato soluzioni regionali tollerabili, come mostra la decisione concernente l'ubicazione delle sedi del potenziale industriale. La riduzione di personale dell'8 per cento operata in Ticino è stata coscientemente tenuta al disotto della media nazionale che si aggira attorno al 23 per cento. Presso l'aerodromo di Lodrino, che continuerà la sua attività, sarà centralizzata la manutenzione dei velivoli ad elica. In ogni modo le conseguenze di un esercito più piccolo, vale a dire minori spese militari, riduzione del consumo di munizioni e relativo adeguamento delle strutture, non potranno essere interamente compensate nelle regioni interessate.</p>  Risposta del Consiglio federale.