<h2>SubmittedText<h2><p>In diversi Paesi dell'Unione europea (UE), le tariffe nei musei pubblici che dipendono dallo Stato centrale non sono le stesse per i cittadini dell'UE e per i cittadini svizzeri. L'accordo culturale settoriale recentemente concluso con l'Italia permette d'instaurare il principio di reciprocità per quanto riguarda le condizioni e le tariffe d'entrata delle istituzioni culturali pubbliche statali. Ci felicitiamo con il Consiglio federale per il successo di questa iniziativa e gli chiediamo in che misura sarebbe disposto a negoziare altri accordi dello stesso tenore con ulteriori Paesi europei.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nello spazio comunitario europeo capita talvolta che i musei e le istituzioni culturali pubbliche applichino le tariffe ridotte solo ai cittadini del proprio Paese o degli altri Paesi dell'UE escludendo i cittadini svizzeri.</p><p>Questa pratica non è in sintonia con l'accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l'UE. Esso stabilisce tra l'altro che la discriminazione fondata sulla nazionalità non è lecita (art. 2, non discriminazione). L'accordo si riferisce in primo luogo all'accesso reciproco al mercato del lavoro. Tra esperti si è discusso se il principio della non discriminazione sia applicabile anche al problema in questione, senza tuttavia giungere finora a una risposta condivisa. </p><p>Le autorità federali hanno preso atto del problema a seguito di lamentele di cittadini svizzeri concernenti soprattutto la situazione in Italia. Nell'agosto del 2007 si è riusciti a trovare una soluzione bilaterale con questo Paese al di fuori dell'accordo di libera circolazione delle persone che assicura parità di trattamento.</p><p>Situazione italiana a parte, l'amministrazione federale è venuta a conoscenza solo di sporadici casi analoghi verificatisi in altri Paesi europei e sta cercando di risolverli nel quadro dei canali diplomatici ordinari tramite le rappresentanze svizzere. In linea di principio il Consiglio federale è disposto a intervenire a livello politico se la discriminazione di cittadini svizzeri in determinati Paesi dovesse diventare più frequente. Al momento non sussiste tuttavia alcuna necessità di farlo.</p>  Risposta del Consiglio federale.