<h2>SubmittedText<h2><p>In occasione della giornata commemorativa dell'Olocausto il 27 gennaio 2018, la piattaforma informativa finanziata con il canone swissinfo.ch, unità imprenditoriale della SSR per l'informazione destinata in particolare agli svizzeri all'estero, ha diffuso in dieci lingue la seguente informazione sotto il titolo "La Svizzera di fronte all'Olocausto":</p><p>"Dopo la Seconda guerra mondiale, la Svizzera si era rifiutata di fornire informazioni sui conti detenuti dalle vittime dell'Olocausto. Questo atteggiamento aveva suscitato già allora pesanti critiche a livello internazionale, riemerse con virulenza negli anni Novanta.</p><p>Per far fronte agli attacchi giunti dall'estero, in particolare dagli Stati Uniti, il Governo svizzero ha quindi istituito una commissione di esperti indipendenti, presieduta dallo storico Jean-François Bergier, incaricata di indagare sul comportamento della Svizzera durante la guerra."</p><p>Questa è una tipica "fake news" in quanto vengono taciuti i seguenti fatti: </p><p>- il Decreto federale del 20 dicembre 1962 concernente gli averi in Svizzera di stranieri o di apolidi perseguitati per cause razziali, religiose o politiche (il cosidd. decreto di dichiarazione, d'obbligo anche per le banche e altri gestori patrimoniali e che prevaleva esplicitamente sul segreto bancario e professionale);</p><p>- il Decreto federale del 3 marzo 1975 concernente l'impiego degli averi in Svizzera di stranieri o di apolidi perseguitati per cause razziali, religiose o politiche. </p><p>Pertanto invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande: </p><p>1. Il Consiglio federale accetta che swissinfo.ch, unità imprenditoriale della SSR finanziata con il canone, tratti fatti di politica statale in modo arbitrario e che denigri lo Stato svizzero di fronte agli svizzeri all'estero e agli stranieri interessati alla Svizzera?</p><p>2. Cosa intraprende affinché tali distorsioni storiche finanziate con i fondi pubblici ad opera di swissinfo.ch non facciano più scuola, soprattutto perché nel presente caso non si tratta affatto di un caso isolato? </p><p>3. Può immaginarsi di indire in futuro una gara pubblica per il servizio d'informazione destinato agli svizzeri all'estero e di assegnarlo a quell'operatore che dà la massima garanzia in termini di oggettività e imparzialità?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2. Swissinfo.ch è parte integrante dell'offerta editoriale destinata all'estero, concordata dal Consiglio federale con la SSR (art. 28 cpv. 1 della legge del 24 marzo 2006 sulla radiotelevisione LRTV; RS 784.40). Secondo l'articolo 12 capoverso 2 dell'attuale concessione SSR, per l'offerta destinata all'estero si applicano i principi di cui agli articoli 4 a 6 LRTV. Tale offerta deve, tra l'altro, rispettare la dignità umana e non può contribuire all'odio raziale né ledere la morale pubblica. Inoltre, per i contributi redazionali con contenuti informativi si applica il principio dell'oggettività. Come per i programmi radiotelevisivi, anche per l'offerta destinata all'estero vale l'autonomia nella concezione dei programmi sancita nella Costituzione.</p><p>La valutazione del rispetto di questi principi applicabili ai programmi non è di competenza del Consiglio federale. Quest'ultimo, pertanto, non può né esprimersi sul piano dei contenuti di swissinfo né adottare misure nei suoi confronti. La verifica dei summenzionati principi spetta piuttosto all'Autorità indipendente di ricorso in materia radiotelevisiva (AIRR), che interviene su ricorso. Sono oggetto di una procedura di ricorso i contributi pubblicati. Nemmeno la LRTV prevede un intervento preliminare in questa procedura.</p><p>3. Nel quadro della nuova legge sui media elettronici viene riesaminata anche l'offerta destinata all'estero. L'avvio di una consultazione pubblica concernente la nuova legge è previsto per giugno 2018. Il Consiglio federale considera prematuro definire già ora disposizioni vincolanti in merito al contenuto della futura legge.</p>  Risposta del Consiglio federale.