<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di presentare al Parlamento un disegno di normativa che permetta di introdurre nel Codice penale misure atte a punire la ricettazione di dati acquisiti illegalmente, in particolare di dati medici.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'estensione della fattispecie della ricettazione alla ricezione e alla trasmissione di dati è già stata oggetto della mozione 12.3123 Amherd ("Adeguare la fattispecie della ricettazione nel Codice penale"), presentata nel 2012. All'epoca Consiglio federale e Parlamento avevano concluso che l'applicazione della fattispecie della ricettazione secondo l'articolo 160 del Codice penale (CP; RS 311.0) è limitata alla ricettazione di cose e che questa disposizione tutela la pretesa al ripristino del possesso legittimo. Il ricettatore è punito poiché protrae una situazione illecita ostacolando o complicando il recupero di una cosa. L'acquisizione illecita di dati (art. 143 CP), detta anche furto di dati, è tuttavia generalmente commessa copiando dati e non implica necessariamente che all'avente diritto venga tolta la possibilità di disporre dei dati. A causa della loro immaterialità, i dati e le informazioni in essi contenute si distinguono in modo sostanziale dalle cose, per quanto riguarda la loro proprietà e il loro possesso. Pertanto, le esigenze della protezione delle cose non sono le stesse di quelle dei dati e delle informazioni. La ricettazione di dati sottratti non è dunque compatibile con l'articolo 160 CP, che verte sui diritti reali.</p><p>Ciò non significa tuttavia che il comportamento descritto nella motivazione della mozione resta impunito. L'hacker è punito secondo l'articolo 143bis CP (accesso indebito a un sistema per l'elaborazione di dati) con una pena detentiva fino a tre anni o una pena pecuniaria, a prescindere che metta online i dati sottratti oppure no. Se intende procurare a sé o ad altri un indebito profitto, può essere sanzionato con una pena detentiva fino a cinque anni in applicazione dell'articolo 143 CP. La diffusione o pubblicazione dei dati costituisce una colpa grave e comporta una pena più severa. Se l'autore è aiutato da intermediari, entrano in considerazione anche l'istigazione, la complicità o la correità. A seconda delle circostanze del caso concreto o del successivo utilizzo dei dati, è inoltre possibile applicare, sia per l'autore principale del reato sia per terzi, le disposizioni sull'estorsione (art. 156 CP), il danneggiamento di dati (art. 144bis CP) e altri reati patrimoniali.</p><p>Anche se il legislatore ha finora volutamente rinunciato a estendere in maniera generale la nozione di ricettazione ai dati rubati, importanti categorie specifiche di dati sono oggi già tutelate dalla legge. Ogni trattamento di dati personali è infatti disciplinato dalla legge (art. 2 della legge federale sulla protezione dei dati, LPD; RS 235.1). È inoltre sanzionata dal diritto penale anche la sottrazione di dati personali (art. 179novies CP). La protezione penale include tutti i dati personali degni di particolare protezione, quindi anche i dati sanitari menzionati nella mozione (art. 3 lett. c n. 2 LPD). Nel quadro della revisione della LPD è stato inoltre di recente adottato un nuovo articolo del Codice penale che punisce l'usurpazione e il furto di identità (art. 179decies CP, entrata in vigore fissata al 1° settembre 2023) e comprende l'ulteriore utilizzo dei dati a fini delittuosi.</p><p>Va infine fatto notare che attualmente a livello internazionale non esistono obblighi o raccomandazioni (p. es. nel quadro della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla cibercriminalità, ratificata dalla Svizzera; RS 0.311.43, o delle trattative in corso alle Nazioni Unite) di sancire la ricettazione di dati nelle legislazioni penali nazionali né discussioni in tal merito.</p><p>Il Consiglio federale non ritiene dunque necessario intervenire nel senso della mozione.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.