<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di proporre una revisione della legge federale sul credito al consumo che vieti o almeno limiti drasticamente la pubblicità per piccoli crediti e offerte di pagamento rateale.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale ritiene necessario lottare contro gli abusi nella pubblicità per i piccoli crediti e fissare dei limiti. Sono già state prese misure in tal senso: le lettere k-m dell'articolo 3 della legge federale contro la concorrenza sleale (LCSl; RS 241), introdotte in occasione della revisione adottata il 19 dicembre 1986, esigono infatti indicazioni obbligatorie nelle pubblicità. Il tasso annuale effettivo globale è così richiesto per i crediti al consumo legati o meno all'acquisto di un bene o servizio (art. 3 lett. k e l LCSl). La nuova legge federale del 23 marzo 2001 sul credito al consumo (LCC; RS 221.214.1) ha introdotto un nuovo articolo 3 lettera n LCSl che impone di indicare che il credito è vietato in caso di eccessivo indebitamento del consumatore. Il rispetto di tali obblighi può essere richiesto sia dai concorrenti (art. 9 LCSl) sia dai consumatori, dalle associazioni professionali o economiche e dalle organizzazioni di protezione dei consumatori (art. 10 cpv. 1 e 2 LCSl). Sono inoltre applicabili le sanzioni penali severe di cui all'articolo 23 LCSl. Infine, l'articolo 13 capoverso 1 dell'ordinanza dell'11 dicembre 1978 sull'indicazione dei prezzi (OIP; RS 942.11) prescrive l'indicazione del prezzo effettivo nelle pubblicità che ne fanno menzione; nei crediti al consumo l'interesse è considerato un prezzo.</p><p>Il Consiglio federale ritiene dunque che la legislazione vigente disponga di sufficienti strumenti per limitare la pubblicità per i piccoli crediti. Le misure proposte dall'autore della mozione al fine di limitare la pubblicità fanno già parte del diritto in vigore. Del resto, un divieto sarebbe totalmente sproporzionato nei confronti delle campagne pubblicitarie che rispettano le esigenze legali. </p><p>Anche il Consiglio nazionale non vede la necessità di legiferare in materia di credito al consumo. Per questo motivo, il 26 settembre 2007 non ha dato seguito all'iniziativa parlamentare Rossini 06.417, "Indebitamento, piccolo credito e carte di credito". Le inchieste e i sondaggi effettuati dall'Università di Zurigo e dall'Alta scuola specializzata della Svizzera nord-occidentale lo confermano nella sua posizione. È vero che anche i giovani adulti hanno debiti, ma perlopiù presso parenti o conoscenti. I crediti al consumo in senso proprio portano soltanto di rado all'indebitamento.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.