<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato, ai sensi di una legislazione coerente in materia di "sans papiers", di proporre misure e adeguamenti legislativi nei seguenti settori:</p><p>- limitare il diritto ad affiliarsi alle assicurazioni sociali e a percepire le relative prestazioni (segnatamente AVS e assicurazione malattie) alle persone con uno statuto di soggiorno regolarizzato; sono fatte salve le convenzioni di sicurezza sociale;</p><p>- garantire le cure agli stranieri privi di documenti in caso di malattia mediante un consultorio finanziato dallo Stato;</p><p>- inasprire le norme penali per i datori di lavoro che impiegano stranieri privi di documenti, per le agenzie di collocamento che trovano loro lavoro e per i locatori di abitazioni a tali persone;</p><p>- agevolare lo scambio di dati tra i servizi statali per quanto riguarda le persone senza statuto di soggiorno regolarizzato (p. es. in merito alle scuole frequentate e alla promozione individuale);</p><p>- concretizzare i criteri relativi ai casi di rigore secondo la legge federale sugli stranieri (LStr) per gli stranieri privi di documenti che soggiornano da molto tempo nel nostro Paese e sono "integrati" (ossia che lavorano, non necessitano dell'assistenza sociale e non delinquono), in particolare per le famiglie con figli in formazione.</p><p>Una minoranza (Feri Yvonne, Carobbio Guscetti, Gysi, Häsler, Heim, Ruiz Rebecca, Schenker Silvia, Schmid-Federer) propone di respingere la mozione.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Le persone senza permesso di soggiorno che esercitano un'attività lucrativa sono una realtà in tutte le economie nazionali. Gli studi dimostrano che, nel confronto europeo, il numero di "sans-papiers" in Svizzera è basso.</p><p>Se gli stranieri privi di documenti ("sans-papiers") non possono affiliarsi all'assicurazione malattie sociale, la Confederazione e i Cantoni sono tenuti a provvedere, a complemento della responsabilità individuale e dell'iniziativa privata, affinché i "sans-papiers" beneficino delle cure necessarie alla loro salute (art. 41 cpv. 1 lett. b e 117a cpv. 1 Cost.; RS 101). Come illustrato nel suo parere relativo al postulato de Courten (17.3483, "Misure per contenere i premi dell'assicurazione malattie obbligatoria. Costi sanitari per rifugiati e richiedenti l'asilo a carico della Confederazione"), il Consiglio federale non è favorevole all'istituzione di un sistema apposito, al di fuori dell'assicurazione malattia, per una determinata categoria di persone. Una struttura di questo tipo costituirebbe un nuovo onere per i contribuenti allorquando attualmente i "sans-papiers" assicurati versano di tasca propria i premi e la partecipazione ai costi.</p><p>È peraltro noto che gli stranieri privi di documenti evitano per quanto possibile il contatto con le autorità. La loro reticenza nei confronti di un servizio finanziato dallo Stato, come quello chiesto nella mozione, li indurrebbe a rimandare la consultazione di un medico. L'istituzione di un tale servizio sarebbe quindi in contraddizione con l'obiettivo del Consiglio federale di facilitare l'ammissione dei "sans-papiers" al sistema sanitario (Rapporto del Consiglio federale del 23 maggio 2012 intitolato "Assurance-maladie et accès aux soins des sans-papiers", disponibile in tedesco e francese all'indirizzo www.ofsp.admin.ch &gt; Services &gt; Publications &gt; Rapports du Conseil fédéral) .</p><p>L'obbligo di assicurazione secondo la legge federale sull'assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (LAVS, RS 831.10) vale, a prescindere dallo statuto previsto dal diritto in materia di stranieri, per tutte le persone residenti o esercitanti un'attività lucrativa in Svizzera, inclusi i "sans-papiers" (art. 112 cpv. 2 Cost. e art. 1a cpv. 1 lett. a e b LAVS). Di norma gli stranieri privi di documenti non ottemperano all'obbligo di pagare i contributi: da un lato, è raro che i loro datori di lavoro li notifichino alla cassa di compensazione AVS e, dall'altro, le persone che non esercitano un'attività lucrativa non si annunciano spontaneamente. Per contro, i "sans-papiers" che versano i contributi hanno diritto alle prestazioni se hanno il loro domicilio e dimora abituale in Svizzera (art. 18 cpv. 2 LAVS).</p><p>Nella prassi, di norma i "sans-papiers" non percepiscono le prestazioni, in quanto evitano in generale il contatto con le autorità e spesso i dati personali necessari per le prestazioni dell'AVS non sono certi. Una deroga all'obbligo di assicurazione aumenterebbe l'attrattiva del lavoro illegale, dato che i datori di lavoro non dovrebbero versare i contributi delle assicurazioni sociali e quindi non dovrebbero temere alcuna riscossione con effetto retroattivo nel caso di un controllo (senza contare gli interessi di mora e i supplementi penali). Inoltre, sarebbe la collettività (Confederazione, Cantoni e Comuni) a dover eventualmente sostenere i costi non assicurati.</p><p>Le disposizioni penali del diritto in materia di stranieri sono state notevolmente inasprite con la legge sugli stranieri (LStr; RS 142.20) entrata in vigore il 1° gennaio 2008. Questo vale anche per le persone che offrono un lavoro o un'abitazione ai "sans-papiers" o che li mettono in contatto con un datore di lavoro (art. 116 e 117 LStr). La legge contro il lavoro nero (LLN; RS 822.41) obbliga le autorità coinvolte a informare l'organo cantonale di controllo in merito a indizi di lavoro nero (art. 11). La cerchia di queste autorità è stata ampliata nel quadro di una revisione della LLN (in vigore dal 1° gennaio 2018), il che permette un migliore controllo.</p><p>Secondo il diritto vigente, gli stranieri privi di documenti devono affiliarsi alle assicurazioni sociali obbligatorie. Secondo la LLN, uno scambio di dati con le autorità di migrazione avviene soltanto in caso di mancato rispetto dell'obbligo di notifica alle assicurazioni sociali (art. 12 cpv. 2 LLN). Anche l'istruzione scolastica di base, disciplinata a livello cantonale, è obbligatoria per i "sans-papiers" (art. 62 cpv. 2 Cost.); nell'interesse dei bambini non è effettuata alcuna notifica alle autorità di migrazione. In tal modo è garantito l'adempimento di questi obblighi.</p><p>Il rilascio di permessi per casi di rigore ai "sans-papiers" è già oggi disciplinato nella LStr e nelle pertinenti disposizioni esecutive (art. 30 cpv. 1 lett. b LStr nonché art. 30a e 31 OASA; RS 142.201). L'accento è posto soprattutto sull'integrazione, il rispetto dell'ordinamento giuridico, le possibilità di reinserimento nel Paese di provenienza, la situazione familiare, la durata del soggiorno in Svizzera nonché la situazione finanziaria. Questi criteri hanno dato buone prove, in particolare nel caso delle famiglie con bambini.</p><p>Il Consiglio federale ritiene pertanto che non occorra alcun intervento ai sensi della mozione. Si riserva il diritto, se la mozione dovesse essere accolta dalla Camera prioritaria, di proporre alla seconda Camera di trasformarla in un mandato d'esame. Le modifiche fondamentali chieste dagli autori della mozione, in particolare l'esclusione dei "sans-papiers" dalle prestazioni dell'assicurazione malattia e dall'obbligo di assicurarsi secondo la LAVS, avrebbero ripercussioni di ampia portata, che andrebbero innanzitutto chiarite in maniera approfondita in collaborazione con i Cantoni e i Comuni interessati.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.