<h2>SubmittedText<h2><p>All'inizio di maggio il consigliere federale Didier Burkhalter si è recato nel Vicino Oriente. Gli esiti di tale viaggio non sono stati ancora resi noti. Chiedo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande: </p><p>1. Quale bilancio traccia il consigliere federale dal viaggio nel Vicino Oriente? </p><p>2. Quali conclusioni trae dal viaggio per quanto concerne progetti chiave internazionali come l'Iniziativa di Ginevra o la più recente roadmap araba, soprattutto nel contesto dei rivolgimenti politici in atto nel bacino del Mediterraneo nonché in tutto il Vicino e Medio Oriente? </p><p>3. Qual è il suo parere in merito alla soluzione di uno Stato unico, che sta acquisendo sempre più importanza considerata la costante espansione degli insediamenti? Ritiene che la soluzione dei due Stati sia ancora praticabile? Durante la permanenza sul posto, il consigliere federale ha avuto la possibilità di farsi un'opinione personale sul progressivo sviluppo degli insediamenti a Gerusalemme Est e in Cisgiordania? </p><p>4. Il 10 maggio 2013, Catherine Ashton, in qualità di alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell'UE, ha espresso la sua preoccupazione in merito al progressivo sviluppo di tali insediamenti in un comunicato stampa. In che modo il consigliere federale critica gli insediamenti che contravvengono alle norme del diritto internazionale pubblico?</p><p>5. La Svizzera è un importante Paese finanziatore dell'UNWRA e di altri partner nella Striscia di Gaza. Per quale ragione il consigliere federale Burkhalter, contrariamente al ministro degli esteri finlandese, non ha visitato la Striscia di Gaza e quindi questi progetti, nonostante questo territorio sia ora di nuovo accessibile senza grosse difficoltà? </p><p>6. Dove e in quale contesto nel corso del suo viaggio il consigliere federale ha richiamato al rispetto delle convenzioni ONU in vigore, in particolare per quanto concerne la tematica dell'occupazione? </p><p>7. Sempre più rapporti testimoniamo che le svizzere e gli svizzeri residenti in Cisgiordania si vedono vietare da Israele la possibilità di recarsi in tale Paese. Il consigliere federale è al corrente della situazione di queste persone? Ha chiesto spiegazioni a Israele in merito a questa pratica inaccettabile? </p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'impegno della Svizzera nel Vicino Oriente è parte della strategia di politica estera del Consiglio federale per gli anni 2012-2015, in particolare il terzo indirizzo strategico "stabilità nelle regioni limitrofe allargate". Questo impegno si basa su tre pilastri: la promozione della pace, la cooperazione allo sviluppo e l'aiuto umanitario, nonché la promozione e il rispetto del diritto internazionale pubblico.</p><p>1. Gli obiettivi fissati per questa visita sono stati raggiunti. L'intento del Consiglio federale era di intensificare le relazioni bilaterali con Israele e l'Autorità palestinese, riconfermare l'impegno della Svizzera in favore di una soluzione di pace al conflitto israelo-palestinese e di sottolineare l'interesse della Svizzera a operare in favore del rispetto e della promozione del diritto internazionale pubblico, in particolare riguardo alla collaborazione di Israele con il Consiglio dei diritti dell'uomo.</p><p>2. L'impegno svizzero nell'ambito della promozione della pace mira in particolare a rivitalizzare la soluzione a due Stati. La visita del capo del DFAE ha permesso di evidenziare il contributo fornito dalla Svizzera in questo ambito, ossia l'Iniziativa di Ginevra, che, elaborata da membri delle società civili israeliane e palestinesi, resta tutt'oggi la proposta più dettagliata e realistica per una soluzione a due Stati. Inoltre l'Iniziativa di Ginevra è compatibile con l'Iniziativa araba di pace, una dichiarazione d'intesa da parte degli Stati arabi nei confronti di Israele, di cui è complementare. L'Iniziativa araba di pace è pertinente al contesto politico attualmente in corso nel Vicino Oriente e nell'Africa settentrionale, poiché permette di integrare attori regionali di rilievo, la maggior parte dei quali in trasformazione, in un piano di pace regionale, duratura e stabile. D'accordo con i suoi partner regionali e internazionali, la Svizzera si sforza quindi a collegare tra di loro queste due iniziative, o perlomeno alcuni dei loro elementi, nel quadro degli sforzi della comunità internazionale volti a rilanciare il processo di pace.</p><p>3. La crescente espansione delle colonie israeliane in Cisgiordania, Gerusalemme Est compresa, non costituisce soltanto una violazione del diritto internazionale pubblico, bensì anche uno dei principali ostacoli alla pace, come ha potuto constatare il capo del DFAE durante la sua visita sul terreno a Gerusalemme Est, Betlemme, Hebron e nella regione di Nablus. Queste visite hanno consentito inoltre di accertare l'impatto negativo delle colonie sulla popolazione palestinese, in particolare per quanto riguarda la mobilità, lo sviluppo economico, l'accesso ai servizi sanitari e l'accesso alle risorse, come l'acqua. Alla luce di questi sviluppi, una soluzione a due Stati si rivela sempre più difficile da realizzare. Tuttavia la Svizzera ritiene che non sia ancora troppo tardi per una soluzione a due Stati, anche se i tempi stringono, e che questa soluzione rappresenti ancora l'opzione più valida per una pace stabile e duratura. Peraltro tutte le alternative alla soluzione a due Stati sono o inaccettabili per le parti interessate, o a questo punto irrealistiche, come quella della creazione di un solo Stato democratico che riunisca gli israeliani e i palestinesi. La Svizzera continuerà a promuovere attivamente la soluzione a due Stati. La ripresa delle trattative tra le parti in conflitto, sotto la guida degli Stati Uniti, sta d'altronde a dimostrare che una soluzione del genere resta possibile. La Svizzera sostiene gli Stati Uniti nei loro sforzi per trovare una soluzione a questo conflitto.</p><p>4. Come menzionato sopra (cfr. punto 3), il Consiglio federale considera la colonizzazione israeliana in Cisgiordania e a Gerusalemme Est non soltanto contraria al diritto internazionale pubblico, bensì anche un grave ostacolo al processo di pace. La Svizzera condanna regolarmente l'espansione di queste colonie, sia a livello bilaterale presso le autorità israeliane, sia a livello multilaterale. Ed è quanto ha fatto il 18 marzo 2013, in occasione della 22esima sessione del Consiglio dei diritti dell'uomo.</p><p>5. Infatti l'UNRWA è un partner di rilievo per la Svizzera, nei Territori palestinesi occupati (Cisgiordania e Gaza), ma anche in tutta la regione (Siria, Libano, Giordania). Nei Territori palestinesi occupati, Gaza inclusa, il programma di sviluppo e di aiuto umanitario messo in atto dalla Svizzera ammonta a circa 20 milioni di franchi svizzeri all'anno. In occasione della sua visita, il capo del DFAE ha potuto incontrare alcuni partner della Svizzera in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. La durata del viaggio non gli ha consentito di recarsi a Gaza, tanto più che era necessario mantenere un programma equilibrato tra le parti palestinesi e israeliane.</p><p>6. In questa regione, la promozione e il rispetto del diritto internazionale pubblico costituisce uno dei pilastri dell'impegno della Svizzera, tematica che è stata abbordata in relazione al rilancio del processo di pace con gli interlocutori incontrati durante la visita del capo del DFAE, in Israele e nei Territori palestinesi occupati. Durante i suoi colloqui con il presidente Shimon Peres, il primo ministro Benjamin Netanyahu, la ministra della giustizia Tzipi Livni e il viceministro degli affari esteri Ze'ev Elkin, il capo del DFAE ha in particolare ribadito la necessità da parte di Israele di ritornare sulla sua decisione di sospendere la collaborazione con il Consiglio dei diritti dell'uomo. Secondo la Svizzera la non cooperazione di Israele, in particolare per quanto riguarda l'esame periodico universale del Consiglio dei diritti dell'uomo, comprometterebbe la credibilità di questo meccanismo. La visita del capo del DFAE ha quindi permesso di portare questo messaggio alle autorità israeliane, le quali in seguito hanno espresso il loro interesse a collaborare con il Consiglio. In qualità di vicepresidente del Consiglio dei diritti dell'uomo, la Svizzera ha pure contribuito alla creazione di una dinamica positiva che consente al Consiglio di fissare una nuova data per l'esame periodico universale di Israele.</p><p>7. La Svizzera e Israele godono di un accordo sull'esenzione dall'obbligo di visto sin dal 1967. In base a tale accordo i cittadini svizzeri possono recarsi in Israele senza un visto. Il DFAE è a conoscenza di alcuni casi di cittadini svizzeri ai quali nel 2010 è stato rifiutato l'accesso al territorio israeliano. Il DFAE ha comunicato alle autorità israeliane le sue preoccupazioni in merito. Il Ministero israeliano degli affari esteri si è allora dichiarato disposto a cooperare su questi casi specifici e a rispettare l'accordo di esenzione dall'obbligo di visto.</p><p>Inoltre al DFAE sono noti alcuni casi individuali di cittadini svizzeri (di sola nazionalità svizzera o binazionali non palestinesi ma con legami familiari palestinesi) che risiedono da lungo tempo in Cisgiordania e ai quali viene rifiutato l'accesso al territorio israeliano. </p><p>Sono noti casi simili che riguardano anche cittadini di altri Stati Schengen. In questa fase si sta esaminando la questione di principio nel contesto della coordinazione locale Schengen con la quale la Svizzera collabora, vista la sua associazione al trattato.</p>  Risposta del Consiglio federale.