<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La Convenzione n. 169 è stata adottata in occasione della 76a sessione della Conferenza </p><p>generale dell'OIL (1989) ed è entrata in vigore il 5 settembre 1991. La Convenzione n. 169 </p><p>chiede ai governi di sviluppare, con la partecipazione delle popolazioni interessate, un'azione </p><p>coordinata e sistematica al fine di proteggere i diritti dei popoli indigeni e tribali nonché di </p><p>garantire il rispetto della loro integrità. Occorre prendere provvedimenti speciali per tutelare le </p><p>loro persone, le loro istituzioni, i loro beni, il loro lavoro, la loro cultura e il loro ambiente. Finora </p><p>questa Convenzione è stata ratificata da 14 Stati.</p><p>Già nel 1991, il Consiglio federale aveva avuto l'occasione di analizzare questo strumento (FF </p><p>1991 689) e aveva rinunciato a ratificare immediatamente tale Convenzione, ribadendo il </p><p>proprio sostegno agli obiettivi generali di detto strumento. Il Consiglio federale ha preferito dare </p><p>la priorità alla ratifica di altri trattati internazionali concernenti la protezione dei diritti umani. A </p><p>tale proposito occorre precisare che, da allora, il nostro Paese ha ratificato la Convenzione-</p><p>quadro del Consiglio d'Europa per la protezione delle minoranze nazionali (FF 1998 903), </p><p>entrata in vigore per la Svizzera il 1° febbraio 1999. Sebbene la Convenzione n. 169 e la </p><p>Convenzione-quadro del Consiglio d'Europa si fondino sugli stessi principi generali, la </p><p>Convenzione n. 169 contiene obblighi più precisi e più vincolanti nei settori summenzionati a </p><p>carico di ogni Stato contraente.</p><p>Nella sua risposta del 24 novembre 1999 alla mozione Gysin (99.3433 - Mozione Gysin Remo. </p><p>Convenzione 169 dell'OIL concernente i popoli indigeni e tribali), il Consiglio federale ha inoltre </p><p>avuto l'occasione di prendere posizione, di recente, sulla possibilità di ratificare la Convenzione </p><p>n. 169. In tale occasione, esso era giunto alla conclusione che si imponeva una certa </p><p>circospezione riguardo all'opportunità di ratificare questo strumento, reiterando e ribadendo il </p><p>proprio sostegno agli obiettivi generali della Convenzione. Infatti, il Consiglio federale ha deciso </p><p>di integrare i principi di questa Convenzione nella sua politica estera e nella sua politica di aiuto </p><p>allo sviluppo, di ispirarsi ad essa a livello federale e di invitare i Cantoni a seguirlo su questa </p><p>via. Il Parlamento aveva quindi seguito il Consiglio federale e accettato di trasformare la </p><p>mozione in postulato.</p><p>La presa di posizione del Consiglio federale si basava sul rapporto dell'amministrazione </p><p>federale sulle conseguenze relative alla ratifica della Convenzione n. 169. Tale rapporto, stilato </p><p>all'attenzione della Commissione della politica estera CN, è stato approvato dal Consiglio </p><p>federale il 24 novembre 1999.</p><p>Secondo questo rapporto, in Svizzera, come in altri Paesi europei, non è possibile definire con </p><p>certezza la questione del campo di applicazione ratione personae della Convenzione n. 169. In </p><p>particolare occorre chiarire se i nomadi potrebbero essere coperti da questa Convenzione in </p><p>quanto popolo "tribale" (secondo la definizione data all'articolo 1 lett. a della Convenzione).</p><p>Il rapporto esamina le possibili conseguenze nel caso in cui i nomadi dovessero essere coperti </p><p>da questa Convenzione, tenuto conto della nostra politica di ratificazione. Esso presenta </p><p>succintamente le modifiche legislative e pratiche che dovrebbero essere effettuate al fine di </p><p>adeguarsi agli obblighi previsti dalla Convenzione n. 169, in particolare nei settori della </p><p>pianificazione del territorio, della formazione e delle condizioni di lavoro (lavoro minorile). Inoltre </p><p>il rapporto rammenta che la loro attuazione potrebbe avere ripercussioni finanziarie a carico </p><p>della Confederazione, dei Cantoni e dei Comuni.</p><p>Il rapporto specifica ancora che l'adozione dei provvedimenti prescritti dalla Convenzione n. 169 </p><p>potrebbe aver luogo nell'ambito di una legislazione speciale in favore dei nomadi: ciò potrebbe </p><p>indurre la Confederazione a intervenire in settori e in pratiche che rientrano abitualmente nella </p><p>sfera di competenza dei Cantoni e dei Comuni oppure a intensificare la sua cooperazione con </p><p>le autorità cantonali e comunali. A prescindere dalla soluzione scelta, tale legislazione speciale </p><p>potrebbe accordare ai nomadi, nei campi summenzionati, diritti specifici che vanno oltre a quelli </p><p>garantiti generalmente alle altre categorie della popolazione. Il nostro Paese ha già adottato un </p><p>certo numero di misure che prendono in considerazione i bisogni specifici della propria </p><p>popolazione nomade, come mostra segnatamente l'istituzione della Fondazione "Un futuro per i </p><p>nomadi svizzeri", i sussidi attribuiti alle organizzazioni che rappresentano i nomadi o le iniziative </p><p>dei diversi Cantoni che mirano a migliorare le loro condizioni di vita.</p><p>Il Consiglio federale ritiene che la questione del campo di applicazione continui a restare aperta </p><p>e che non sia possibile conoscere precisamente gli obblighi e le implicazioni di un'eventuale </p><p>ratifica della Convenzione n. 169, in particolare a livello finanziario e della ripartizione delle </p><p>competenze tra la Confederazione, i Cantoni e i Comuni. Una ratifica senza chiarimento del </p><p>campo di applicazione personale della Convezione costituirebbe una rinuncia significativa alla </p><p>politica di ratifica della Svizzera in materia di trattati internazionali, ciò che il Consiglio federale </p><p>rifiuta.</p><p>Di conseguenza, il Consiglio federale ribadisce le conclusioni della sua presa di posizione del </p><p>24 novembre 1999 sulla mozione Gysin. Esso intende rammentare ancora una volta il proprio </p><p>sostegno agli obiettivi generali della Convenzione n. 169, come aveva già dichiarato nel </p><p>messaggio del 1991, nella presa di posizione del 24 novembre 1999 e nella decisione di </p><p>integrare i principi di questa Convenzione nella sua politica estera e nella sua politica di aiuto </p><p>allo sviluppo, di ispirarsi a essa nella sua politica interna e di invitare i Cantoni a seguirlo su </p><p>questa via. Inoltre, condividendo la preoccupazione espressa al primo paragrafo della mozione, </p><p>il Consiglio federale intende proseguire la propria azione in favore dei popoli autoctoni in diversi </p><p>settori, quali una partecipazione attiva all'elaborazione di una Dichiarazione dell'ONU sui diritti </p><p>dei popoli autoctoni, un sostegno alla prossima istituzione di un Forum permanente </p><p>concernente le questioni autoctone (dipendente dal Consiglio economico e sociale delle Nazioni </p><p>Unite e che probabilmente avrà sede a Ginevra), l'accoglienza dei delegati autoctoni in </p><p>occasione delle conferenze internazionali a Ginevra e progetti sul terreno.</p><p>Inoltre, il Consiglio federale è deciso ad adottare le misure necessarie per chiarire la questione </p><p>del campo di applicazione della Convenzione n. 169. Dopo aver chiesto all'UIL diversi pareri, ai </p><p>quali quest'ultimo ha risposto in modo ufficiale, anche se informale (risposta non pubblicata), </p><p>come prevede la prassi dell'OIL in tali casi, il DFE ha inviato all'UIL una domanda intesa a </p><p>ottenere un parere giuridico ufficiale e formale. Questa domanda ha riattivato una procedura </p><p>che non veniva più applicata dal 1988. È previsto che l'UIL sottoponga la sua analisi, per </p><p>informazione, nell'abituale rapporto del Direttore generale al Consiglio d'amministrazione del </p><p>mese di marzo 2001, intitolato "progressi nella legislazione internazionale del lavoro", e lo </p><p>pubblichi quindi nel suo bollettino ufficiale.</p><p>Il Consiglio federale spera che il parere ufficiale dell'UIL, che potrà essere discusso nell'ambito </p><p>del Consiglio d'amministrazione, sia sufficientemente chiaro per poter prendere una decisione. </p><p>Se ciò non dovesse essere il caso, la discussione in seno al Consiglio d'amministrazione </p><p>dovrebbe vertere anche sulla scelta in materia di procedure da seguire per ottenere il </p><p>chiarimento necessario. Tali procedure eccezionali offrono due opzioni:</p><p>1. l'OIL stessa, incaricata dal Consiglio d'amministrazione dell'UIL, si rivolge alla Corte </p><p>internazionale di giustizia per ottenere un parere giuridico conformemente all'articolo 96 </p><p>della Carta delle Nazioni Unite e all'articolo 65 dello Statuto della Corte;</p><p>2. la Conferenza internazionale del lavoro, su proposta del Consiglio d'amministrazione </p><p>dell'UIL, istituisce un Tribunale interno all'OIL per chiarire le questioni d'interpretazione </p><p>della Convenzione, in applicazione dell'articolo 37 capoverso 2 della Costituzione dell'OIL.</p><p>In questo procedimento, la Svizzera sosterrà tutti gli sforzi intrapresi dal Consiglio </p><p>d'amministrazione intesi a chiarire il campo di applicazione della Convenzione e coordinerà la </p><p>propria azione con i partner sociali e gli altri Stati interessati che si trovano in una situazione </p><p>analoga.</p><p>Il Consiglio federale auspica così di contribuire in modo conseguente e coerente </p><p>all'interpretazione nonché all'applicazione corretta del diritto internazionale.</p>  Il Consiglio federale propone di trasformare la mozione in postulato.