<h2>SubmittedText<h2><p>Gli sportivi professionisti finiscono di regola la loro carriera agonistica tra il 32° e il 40° anno di vita. L'esperienza insegna che, terminata la carriera, faticano a reinserirsi nel mondo del lavoro. I motivi sono:</p><p>- la frequente mancanza di un titolo di formazione professionale,</p><p>- una profonda sensazione di vuoto dopo le glorie del passato,</p><p>- la difficoltà nel riorientarsi,</p><p>- problemi finanziari (passaggio da salari molto elevati a una pressoché totale assenza di reddito),</p><p>- il fatto che il reddito è garantito da piani previdenziali per la vecchiaia, ma non per la fase tra la fine della carriera sportiva e il pensionamento.</p><p>Per questa ragione due ex sportivi professionisti hanno elaborato un modello di sicurezza sociale per la seconda fase della carriera professionale incentrato sulla trasformazione avvenuta nel mondo del lavoro degli sportivi. In passato, infatti, questi professionisti erano impiegati unicamente per fornire prestazioni sul ghiaccio, ma in seguito alla commercializzazione dello sport la situazione è cambiata. Oggi i giocatori sono anche uomini immagine e strumento di marketing dei club, ragion per cui le loro remunerazioni sono molto più elevate rispetto a 20 anni fa. Una ripartizione del salario in una remunerazione per le prestazioni sportive del giocatore e in una per le attività di marketing versata a una sua società appare pertanto una soluzione al passo con i tempi. Essa ridurrebbe il carico fiscale nella prima fase della vita professionale del giocatore, che potrebbe così utilizzare questi fondi per costituire un capitale in vista della seconda fase.</p><p>Sul piano del diritto commerciale, il modello proposto potrebbe essere attuato mediante la costituzione di una società e sarebbe autorizzato anche in ambito fiscale, come dimostra l'accordo di principio firmato dall'amministrazione fiscale del Cantone di Berna. Tuttavia, l'UFAS e le casse di compensazione intendono considerare come reddito AVS la remunerazione per le attività di marketing versata alla società del giocatore. Questo è materialmente sbagliato, poiché il conteggio di contributi AVS è ammissibile soltanto in caso di versamento di un salario da parte della società.</p><p>Chiedo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. La posizione dell'UFAS e delle casse di compensazione è conforme:</p><p>a. all'articolo 1a LAVS, in virtù del quale solo le persone fisiche sono assicurate secondo la legislazione AVS;</p><p>b. alla prassi del Tribunale federale e in particolare alla DTF 133 V 498, consid. 5.1 pagina 502 (... in quanto ne risulterebbe un'inammissibile doppia imposizione);</p><p>c. alla logica e al principio di fondo dell'AVS (se la società del giocatore versa un salario a un terzo per il suo lavoro, il fatto che i contributi AVS siano già stati conteggiati al giocatore è materialmente scorretto);</p><p>d. al principio secondo cui l'AVS si allinea al diritto fiscale?</p><p>2. Come si potrebbe adeguare il modello proposto affinché risponda meglio alle esigenze degli sportivi e delle assicurazioni sociali basate sul principio di solidarietà?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nel modello descritto il club versa un salario allo sportivo professionista (denominato in seguito "professionista") e un'indennità per le attività di marketing alla società del giocatore.</p><p>Secondo la giurisprudenza costante del Tribunale federale, è per principio considerata quale reddito di un'attività dipendente soggetto all'AVS (salario determinante) qualsiasi remunerazione o elargizione proveniente dal rapporto di lavoro o sufficientemente fondata su quest'ultimo sul piano economico (art. 5 cpv. 2 primo periodo della legge federale sull'assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti, LAVS; RS 831.10; DTF 139 V 50 consid. 2.1 pagina 51 seg., 137 V 321 consid. 2.1 pagina 326 con rinvii), salvo se la legge ne prevede esplicitamente l'esclusione dal reddito determinante.</p><p>Sia il salario che l'indennità per le attività di marketing versati al professionista sono palesemente connessi sul piano economico al suo rapporto di lavoro con il club sportivo, ragion per cui rientrano nel salario determinante. Il fatto che una parte delle indennità venga versata non direttamente al professionista bensì a una persona giuridica sotto il suo controllo è irrilevante. In caso contrario, si aprirebbe la strada all'elusione dell'obbligo contributivo. La situazione specifica presupposta nella DTF 133 V 498 considerando 5.1 pagina 501 seg., tipica per i consiglieri d'amministrazione, non corrisponde a quella del modello qui proposto, dato che il professionista non svolge la sua attività per il club sportivo quale salariato di un terzo.</p><p>1. a-d La posizione dell'UFAS e delle casse di compensazione è conforme alla legge e alla prassi del Tribunale federale. Non sussiste alcuna doppia imposizione se la società del giocatore utilizza le indennità ricevute per remunerare una terza persona per il suo lavoro, dato che si è in presenza di due rapporti di lavoro distinti, segnatamente quello tra il professionista e il club sportivo e quello tra la società del giocatore e la terza persona. Non vi è alcun principio generale secondo cui l'AVS deve allinearsi al diritto fiscale. Il diritto fiscale e quello delle assicurazioni sociali sono infatti due ambiti indipendenti dell'ordinamento giuridico svizzero. Dato che l'AVS prevede l'affiliazione soltanto per le persone fisiche, l'assicurazione può riscuotere i contributi solo dalle persone fisiche e dai loro datori di lavoro, ma non dalle persone giuridiche, contrariamente a quanto avviene nel diritto fiscale.</p><p>2. Il modello proposto persegue finalità simili a quelle di altri strumenti di finanziamento alimentati mediante deduzioni salariali (p. es. fondi paritetici disciplinati dai contratti collettivi di lavoro). Come questi ultimi, potrebbe funzionare benissimo anche senza esenzione dal pagamento dei contributi.</p>  Risposta del Consiglio federale.