<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p></p><p></p><p>Come affermato nell'interpellanza, la Svizzera ha ratificato nel 1987 il protocollo n. 6 alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali relativo all'abolizione della pena di morte. Dal 1993, il nostro Paese ha pure aderito al Secondo Protocollo facoltativo al Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, volto ad abolire la pena di morte. L'adozione da parte nostra di questi due strumenti rafforza il gruppo di Stati che si impegnano a favore dell'abolizione della pena di morte a livello europeo e universale. Nel contempo contribuisce pure a promuovere il diritto alla vita e la dignità umana. Queste premesse ci permettono di rispondere come segue alle domande posteci dall'interpellanza.</p><p></p><p>-Il promovimento dei diritti dell'uomo, della democrazia e dello Stato di diritto è uno dei cinque obiettivi principali della politica estera svizzera (cfr. Rapporto del 29.11.1993 sulla politica estera della Svizzera negli anni Novanta, n. 412). In questo ambito, l'abolizione universale della pena capitale è uno degli obiettivi prioritari della nostra politica dei diritti dell'uomo, in particolare a partire dall'abolizione della pena di morte in Svizzera nel 1992.</p><p></p><p>-Conformemente a una circolare del capo del DFAE del 1° marzo 1994 (Istruzione 680 relativa alla politica svizzera dei diritti dell'uomo a livello internazionale), le ambasciate svizzere riferiscono regolarmente sulla situazione generale dei diritti dell'uomo nel Paese in cui ci rappresentano, e in particolare sulla questione dell'applicazione della pena di morte. Inoltre la Divisione politica IV (Politica dei diritti dell'uomo e politica umanitaria), collabora spesso nell'ambito delle nostre azioni a livello bilaterale e multilaterale con le ONG specializzate che raccolgono numerose informazioni sull'applicazione della pena capitale. Sulla base di queste informazioni, le autorità federali intervengono in numerosi Paesi del mondo a favore dei condannati a morte. Esigono per esempio il rispetto delle garanzie, delle condizioni e delle restrizioni prescritte dal diritto internazionale (in particolare quelle dell'articolo 6 del Patto relativo ai diritti civili e politici) e/o la commutazione della pena di morte in una pena detentiva. La Svizzera interviene pure presso gli Stati membri del Consiglio d'Europa che non rispettano gli impegni politici contratti con la loro adesione al Consiglio, segnatamente l'introduzione di moratorie sulle esecuzioni e l'abolizione della pena di morte entro il termine prescritto.</p><p></p><p>-Nell'ambito della dimensione umana dell'OSCE, la Svizzera si è impegnata con risolutezza a favore di un'estensione degli impegni politici sottoscritti in materia di lotta contro la pena di morte (cfr. a questo proposito i documenti di Copenaghen 1990, Mosca 1991 e Helsinki 1992). La Delegazione svizzera ha ribadito questa posizione anche negli ultimi due incontri dell'OSCE a Varsavia concernenti l'attuazione della dimensione umana (1995 e 1997) e ha criticato numerosi Stati membri dell'OSCE per il loro atteggiamento nei confronti della pena di morte. Nell'ambito della riunione della Commissione dei diritti dell'uomo dell'ONU a Ginevra, la Svizzera ha partecipato sin dall'inizio, nel 1997 e quest'anno, all'elaborazione di una risoluzione contro la pena capitale che ha sottoscritto come coautrice. Nel corso dell'ultima sessione della Commissione (16.3-24.4.98) la Delegazione svizzera si è pure espressa pubblicamente due volte su questo argomento e in questa occasione ha fatto il nome di diversi Paesi che non rispettano i loro obblighi di diritto internazionale o i loro obblighi politici in tale ambito.</p>  Risposta del Consiglio federale.