<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. I borsisti di cui si tratta sono cittadini rwandesi e del Burundi che sono stati autorizzati a venire a studiare in Svizzera dopo il genocidio del 1994. Nell'autunno 1995, un gruppo di studenti del Ruanda e del Burundi è stato invitato dall'IUED (Institut Universitaire d'Etudes du Développement) a Ginevra per seguirvi un perfezionamento. Si trattava di giornalisti, di rappresentanti di organizzazioni non governative, nonché di futuri collaboratori delle amministrazioni pubbliche dei due Paesi. I soggiorni di studio sono stati finanziati dalla DSC. Alla fine degli studi, tre studenti del Rwanda e tre studenti del Burundi hanno domandato l'asilo politico alla Svizzera (comunicazione dell'Ufficio federale dei rifugiati [UFR] alla Divisione politica IV/DFAE del 14 novembre 1996). Per non correre il rischio di domande d'asilo supplementari, la DSC ha deciso di non più offrire momentaneamente borse di studio a studenti provenienti dal Rwanda e dal Burundi. Questa decisione sarà mantenuta. La validita di questa decisione darà luogo a una rivalutatione periodica.</p><p></p><p>2. Cooperazione con il Rwanda: non vi è alcuna moratoria di fatto della cooperazione allo sviluppo con il Rwanda. Durante i primi tre anni dopo il genocidio, la Svizzera ha apportato un importante aiuto umanitario al Rwanda. Dal 1998, la DSC attua - oltre all'aiuto umanitario - un programma per il buon Governo, tra l'altro con progetti di sostegno del sistema giudiziario, della sanità, nonché con progetti di riabilitazione nelle regioni rurali. Questo programma continuerà ancora fino alla fine del 2000. Il DFAE studia attualmente la possibilità di un impegno svizzero in Rwanda oltre il 2000. Questa decisione è attesa ancora per quest'anno.</p><p></p><p>3. Osservazione generale per quanto concerne l'attribuzione di borse di studio a candidati provenienti da zone di tensione: un soggiorno di studio in Europa costituisce sempre anche una possibilità di sfuggire alla povertà e alla mancanza di prospettive nel proprio Paese. Le autorità svizzere sono del parere che sia più sensato collaborare attivamente alla ricerca di soluzioni politiche nel Paese stesso piuttosto che far venire in Svizzera a scopo di studio cittadini provenienti da zone instabili.</p>  Risposta del Consiglio federale.