<h2>SubmittedText<h2><p>Al più tardi dagli attentati terroristici dell'11 settembre 2001 negli Stati Uniti, la situazione della minaccia in materia di politica di sicurezza è mutata. Anche l'Europa è diventata un obiettivo del terrorismo, come mostrano gli attentati in Spagna e in Gran Bretagna. I disordini verificatisi in Francia hanno inoltre evidenziato quanto sia elevato il potenziale per conflitti analoghi a guerre civili. Le dimostrazioni svoltesi in diversi Paesi islamici - connesse con l'intenzione dell'Iran di dotarsi di armi atomiche, l'incombente guerra civile in Iraq e le caricature di Maometto pubblicate recentemente in Danimarca - rendono reale la minaccia di attentati tanto in Europa quanto al di fuori del nostro continente. Anche in Svizzera, dove il dibattito sulle caricature è persino culminato in una manifestazione sulla Piazza federale e dove risiede un numero sempre maggiore di gruppi etnici provenienti da aree di crisi, gli avvenimenti recenti devono essere integrati nel quadro attuale della minaccia, sulla base del quale dovrà essere definita la dottrina per l'esercito. La situazione attuale mostra inoltre chiaramente che garantire protezione e sicurezza alla popolazione è un compito centrale dell'esercito.</p><p>Alla luce di queste considerazioni, invitiamo il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Come valuta l'attuale situazione della minaccia? Condivide l'opinione secondo cui l'Europa, e quindi anche la Svizzera, potrebbe diventare in qualunque momento teatro di scontri armati? Vi sono indizi in tal senso?</p><p>2. Condivide l'opinione secondo cui nel crescente numero di minoranze etniche e religiose è insito il potenziale per provocare contemporaneamente - in maniera improvvisa o con poco preavviso - conflitti armati in diverse località del Paese, e che è necessario tenerne conto nella valutazione dei rischi?</p><p>3. Esiste una concezione strategica concreta relativa alle modalità per proteggere il territorio svizzero e la popolazione dagli attuali pericoli? Il nostro esercito è sufficientemente preparato per far fronte a un eventuale attacco terroristico al nostro Paese? L'esercito è addestrato e armato in misura sufficiente? Dispone di effettivi sufficienti?</p><p>4. Il coordinamento e la collaborazione tra la Confederazione e i cantoni, cui incombe in primo luogo la competenza per la sicurezza interna, funzionano? Vi è chiarezza in merito all'impiego dei mezzi, alle strutture di condotta e alle competenze per la gestione delle situazioni particolari e straordinarie?</p><p>5. Il Consiglio federale condivide l'opinione secondo cui, a causa dell'attuale situazione multipolare (Stati Uniti, Cina, India, Russia, Iran ecc.), diversa da quella dell'inizio degli anni Novanta del secolo scorso, la neutralità del nostro Paese ha un'importanza centrale? Il Consiglio federale può garantire che dal punto di vista politico saranno intrapresi tutti gli sforzi possibili per salvaguardare la neutralità?</p><p>6. Nell'ottica della lotta al terrorismo, vi sono misure particolari da adottare alle frontiere? Sono previsti provvedimenti speciali nell'ambito dell'applicazione del trattato di Schengen?</p><p>7. Con quali mezzi il Consiglio federale assicura la protezione delle aziende svizzere all'estero?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La situazione internazionale in materia di sicurezza si è acuita durante gli ultimi anni, soprattutto nel contesto internazionale della minaccia terroristica. Nel corso dei prossimi anni, l'Europa dovrebbe continuare a essere uno dei possibili bersagli di ulteriori attacchi terroristici da parte di gruppi politici estremisti e di militanti islamici, nonché un terreno d'operazione logistico per tali gruppi. Per contro - in base alla valutazione attuale - non è probabile a medio termine alcun attacco militare globale convenzionale a Stati dell'Unione europea o alla Svizzera. Anche una minaccia immediata per la Svizzera o gli Stati confinanti risultante dai programmi missilistici e nucleari nel Vicino e Medio Oriente appare poco verosimile per i prossimi anni. Non può tuttavia essere esclusa l'eventualità di una composizione armata di conflitti in un'area circoscritta alla periferia dell'Europa, con ripercussioni indirette anche per la Svizzera (dimostrazioni, attentati, migrazioni).</p><p>2. La maggior parte delle minoranze etniche e religiose residenti in Svizzera percepiscono positivamente lo Stato di diritto elvetico e il suo sistema politico-amministrativo, e non sono interessate a dar vita a scontri violenti. Sono tuttavia saltuariamente attivi in Svizzera (per es. mediante raccolte di fondi o azioni di propaganda) gruppi estremisti stranieri che potrebbero essere propensi a fomentare conflitti violenti. Le relative ripercussioni sulla sicurezza interna sono nondimeno limitate. Pertanto, nel rapporto sull'estremismo del 25 agosto 2004 il Consiglio federale ha constatato che al momento della pubblicazione dello stesso la sicurezza interna della Svizzera non era seriamente minacciata da gruppi estremisti; tale valutazione è tuttora valida.</p><p>3. Conformemente alla propria missione, l'esercito coadiuva sussidiariamente le autorità civili, quando i mezzi di quest'ultime non sono più sufficienti, nella lotta contro gravi minacce alla sicurezza interna (art. 1 cpv. 3 lett. a della legge militare) e, quale parte della difesa nazionale, nel caso di un aumento importante del pericolo, mediante operazioni di sicurezza preventiva del territorio (per es. garanzia della sicurezza di importanti settori di confine, di settori chiave, di trasversali o di installazioni dell'infrastruttura di grandi dimensioni). Dopo la concretizzazione, in seguito all'aumento del numero di battaglioni di fanteria attivi, dell'ulteriore sviluppo dell'esercito nel periodo 2008-2011, sarà raggiunta la durabilità richiesta nel profilo delle prestazioni dell'esercito. Per impieghi di sicurezza sussistono, da un lato, basi di pianificazione - sotto forma di un catalogo degli oggetti - atte a garantire i bisogni esistenziali, e, dall'altro, un concetto operativo allestito sulla base delle possibilità d'evenienza finalizzato al sostegno alle autorità civili in caso di attacco concreto. In caso di un improvviso mutamento della situazione della minaccia originato da attacchi concreti - e quindi di un aumentato bisogno di mezzi dell'esercito a sostegno delle autorità civili - sarebbe tuttavia necessario un adeguamento del piano dei servizi o, in alternativa, la mobilitazione al di fuori del piano dei servizi ordinario.</p><p>4. Nel settore della sicurezza interna, l'Ufficio federale di polizia costituisce l'interlocutore centrale per la collaborazione tra Confederazione e cantoni. In caso di eventi di grande rilievo e in situazioni particolari, il Servizio di analisi e prevenzione (SAP) svolge un ruolo di primo piano nella rete informativa integrata estesa all'insieme del territorio svizzero per quanto concerne l'acquisizione, l'elaborazione e la diffusione di informazioni. A tal fine, il SAP ricorre anche all'appoggio degli organi di polizia cantonali. Nel quadro dell'accresciuta collaborazione - a partire dal vertice del G8 a Evian nel 2003 - tra organi della Confederazione e organi di polizia cantonali, sono stati istituiti a livello operativo e politico appositi organi di coordinamento. I cantoni sono ora rappresentati anche in seno all'organo direttivo in materia di sicurezza.</p><p>5. Il Consiglio federale è del parere che la neutralità resta uno strumento che contribuisce alla sicurezza della Svizzera. Il Consiglio federale intraprende tutto quanto necessario e possibile per garantire la neutralità.</p><p>6. Con l'adesione della Svizzera agli accordi di Schengen/Dublino, le frontiere svizzere non rappresenteranno più una frontiera esterna di Schengen, con un conseguente venir meno dei controlli sistematici delle persone alle nostre frontiere. Poiché tuttavia la Svizzera non fa parte dell'Unione doganale dell'UE, i controlli delle merci saranno eseguiti anche in futuro. Nel quadro di tali controlli può essere controllata l'identità delle persone che trasportano le merci oggetto di verifica. Tutti i controlli nel settore del traffico delle persone e delle merci si basano su una costante analisi dei rischi nella quale confluiscono le informazioni di diversi servizi, tra cui figurano anche la Direzione generale delle dogane e il SAP. Gli accordi di Schengen/Dublino prevedono la possibilità di reintrodurre a tempo determinato i controlli sistematici delle persone in particolari situazioni di rischio. Gli accordi di Schengen/Dublino condurranno inoltre a un rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne di Schengen, ciò che è anche nell'interesse del nostro Paese.</p><p>7. Per principio, le aziende svizzere all'estero sono responsabili dell'adozione di misure di sicurezza appropriate. Il DFAE pubblica in Internet indicazioni regolarmente aggiornate in merito ai pericoli attuali in diverse regioni del mondo. Gli impiegati di nazionalità svizzera attivi presso aziende elvetiche hanno inoltre diritto alla protezione consolare da parte delle rappresentanze svizzere all'estero.</p>  Risposta del Consiglio federale.