<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale sostiene gli sforzi intrapresi nel corrente anno internazionale del </p><p>volontariato per promuovere il lavoro volontario. Al riguardo il diritto fiscale non è comunque </p><p>il mezzo adatto e ciò soprattutto per i seguenti motivi: </p><p></p><p>2. Il compito del sistema fiscale dev'essere quello di generare le entrate necessarie per il </p><p>fabbisogno finanziario, in un modo possibilmente semplice e trasparente. Anche se deve </p><p>essere strutturato in modo sociale (ad es. attraverso tariffe o esenzione fiscale per certe </p><p>prestazioni delle assicurazioni sociali) il sistema fiscale non dovrebbe diventare la </p><p>piattaforma di una politica sociale "indiretta". Se obiettivi extrafiscali venissero trattati </p><p>fiscalmente in modo privilegiato (di regola trattasi dell'introduzione di nuove deduzioni per </p><p>spese che sarebbero chiaramente attribuibili ai costi del sostentamento privato), risulterebbe </p><p>un attacco al principio dell'imposizione secondo la capacità economica e quindi dell'equità </p><p>fiscale. Nell'ambito dell'imposta sul reddito (progressiva) a trarre naturalmente e </p><p>maggiormente vantaggio dalle nuove deduzioni sarebbero i contribuenti con redditi alti. </p><p></p><p>3. La presente proposta parla di deduzioni fiscali per le spese provocate dall'esercizio del </p><p>lavoro di utilità publica. Al riguardo potrebbero configurarsi ad esempio le seguenti </p><p>fattispecie :</p><p>? Un volontario è attivo con il proprio autoveicolo privato per un'organizzazione d'utilità </p><p>pubblica esente dall'imposta; egli regala quindi all'organizzazione chilometri non </p><p>rimborsati, vale a dire sorgono spese per uno scopo riconosciuto di utilità pubblica. Alla </p><p>luce del diritto attuale tali prestazioni non sono deducibili, poiché non sono prestazioni </p><p>pecuniarie. Secondo il postulato invece la deducibilità dev'essere concessa.</p><p>? Un'ulteriore possibile fattispecie potrebbe concernere il caso in cui il volontario aiuti </p><p>direttamente un terzo, ossia non agisca attraverso un'organizzazione esente </p><p>dall'imposta. Conformemente al diritto in vigore ciò non dà diritto a una deduzione; con il </p><p>postulato si vuole invece introdurre la deducibilità qualora per il volontario ne derivino </p><p>oneri finanziari.</p><p></p><p>4. A favore delle persone fisiche il diritto vigente conosce già deduzioni fiscali che, in senso </p><p>largo o stretto, tengono conto della pubblica utilità:</p><p>? prestazioni pecuniarie a "istituzioni" con scopi esclusivamente di utilità pubblica, vale a </p><p>dire a persone giuridiche esenti dall'imposta ai sensi dell'articolo 56 lettera g IFD per la </p><p>loro utilità pubblica, possono essere dedotte fino a un determinato importo dei proventi </p><p>imponibili (art. 33 lett. i IFD; art. 9 cpv. 2 lett. i LAID).</p><p>? Prestazioni pecuniarie per persone totalmente o parzialmente incapaci d'esercitare </p><p>un'attività lucrativa possono parimenti essere dedotte fino a un determinato importo (art. </p><p>213 cpv. 1 lett. b IFD).</p><p></p><p>5. Il legislatore menziona quindi solo prestazioni pecuniarie. In tal modo risulta </p><p>effettivamente una disparità di trattamento fiscale tra le persone che prestano la loro </p><p>attività di pubblica utilità mediante elargizioni finanziarie e le persone che lo fanno </p><p>con il proprio aiuto personale. Questa delimitazione ha però diverse ragioni: da una </p><p>parte si evita lo spinoso problema della determinazione di una prestazione in natura </p><p>o di un servizio. Limitandosi alle prestazioni alle organizzazioni esenti dall'imposta si </p><p>impedisce d'altra parte che ogni contribuente possa definire esso stesso la pubblica </p><p>utilità.</p><p>Una definizione di validità generale, in particolare del lavoro di pubblica utilità prestato nel </p><p>settore privato, complicherebbe ulteriormente la legislazione tributaria. </p><p></p><p>6. Un'estensione della deducibilità fiscale, come richiesto nel postulato, è estremamente </p><p>problematica e ciò non solo in relazione alla definizione giuridica delle prestazioni deducibili. </p><p>Essa non sarebbe strutturabile in modo praticabile e nemmeno controllabile. Nelle </p><p>procedure fiscali, che sono procedure di massa, le autorità di tassazione sarebbero quindi </p><p>troppo impegnate a decidere se concedere o no una corrispondente deduzione. Le </p><p>conseguenze sarebbero numerose azioni giudiziarie ma anche - sulla base delle decisioni </p><p>dei tribunali - ulteriori prescrizioni per la corretta attuazione della prassi giudiziaria. </p><p></p><p>7. Un simile sviluppo contraddirebbe in particolare la semplificazione del sistema fiscale </p><p>auspicata dal Governo ma anche gli scopi della stessa utilità pubblica.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.