<h2>SubmittedText<h2><p>In Afghanistan un 41enne convertitosi alla fede cristiana rischia la pena di morte. Lo ha dichiarato il giudice Maulawisada della Corte suprema afghana. Egli può sottrarsi alla pena di morte soltanto riabbracciando la fede musulmana. Con la sua conversione Abdul Rahman ha offeso l'Islam e commesso un reato secondo i principi della sharia.</p><p>Nel nostro Paese e in tutto il mondo la libertà di culto è uno dei diritti fondamentali dell'uomo che vanno rispettati. Il processo in corso potrebbe metterne in moto altri simili. In che modo il Consiglio federale esprime prontamente e inequivocabilmente la sua protesta nei confronti dell'Afghanistan e dell'opinione pubblica?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è a conoscenza del caso del cristiano Abdul Rahman accusato di apostasia in Afghanistan. Le nostre rappresentanze a Islamabad e Kabul hanno coordinato gli interventi con l'Unione europea e gli altri Stati. Grazie alla grande pressione della comunità internazionale, il 28 marzo 2006 Abdul Rahman è stato assolto e scarcerato. Attualmente si trova in Italia dove gli è stato concesso l'asilo.</p><p>La libertà di culto è parte integrante della politica svizzera dei diritti dell'uomo. Le discriminazioni verso le minoranze religiose o la violazione dei loro diritti non sono tollerabili. Per proteggere e promuovere la libertà di culto, ma anche per prevenire ogni forma di intolleranza religiosa la Svizzera partecipa attivamente all'operato delle commissioni competenti di organizzazioni internazionali come l'ONU e l'OSCE.</p><p>L'impegno comune della Svizzera e dell'UE ha dimostrato che gli interventi multilaterali possono essere fruttuosi. Naturalmente la Svizzera continuerà ad adoperarsi per il rispetto del diritto internazionale pubblico e i diritti fondamentali tra cui la libertà di culto.</p>  Risposta del Consiglio federale.