<h2>SubmittedText<h2><p>Nell'Unione europea la crisi debitoria, valutaria e bancaria si sta rapidamente aggravando. La Grecia si trova in una situazione critica e in misura sempre crescente anche la Spagna, il Portogallo e l'Italia. Ormai non si può escludere che la crisi bancaria si estenda all'intera Europa e segni la perdita di fiducia dei clienti nei confronti degli istituti di credito con possibili ingenti prelievi di denaro. In condizioni simili anche la Svizzera verrebbe coinvolta. Nell'ambito di quest'ipotesi il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Il Consiglio federale come valuta la situazione e quali sono i possibili scenari?</p><p>2. Quali conseguenze comportano questi scenari per la Svizzera?</p><p>3. Quali sono i provvedimenti previsti dal Consiglio federale in caso si avverasse la peggiore delle ipotesi inerente alla grave crisi bancaria europea?</p><p>4. Quali sono le misure concrete previste dal Consiglio federale per ridurre al minimo le conseguenze negative per la Svizzera?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale segue attentamente l'evoluzione dell'Eurozona e si preoccupa in particolare dei rischi per la Svizzera. In linea di massima esistono tre scenari di evoluzione della crisi, fermo restando che i confini tra questi scenari sono fluidi. Il primo scenario prevede una stabilizzazione e una ripresa graduale nell'Eurozona. Nel caso del secondo scenario i Paesi periferici dell'Eurozona rimangono ancora per lungo tempo e in parte viepiù sotto pressione, mentre la situazione economica in Europa permane tesa, ma non si assiste a una escalation in direzione di una crisi bancaria ed economica profonda. Il terzo scenario, il peggiore degli scenari, prevede un inasprimento massiccio della situazione, una crisi bancaria a livello europeo e un crollo della crescita economica in Europa se non addirittura nel mondo intero.</p><p>2. Le supposizioni riguardanti le probabilità dei singoli scenari come pure la quantificazione di ripercussioni concrete sono estremamente difficili da valutare. È naturale che i rischi per la Svizzera in quanto Paese europeo siano grandi e che le conseguenze saranno tanto più gravi quanto più tesa sarà la situazione nell'Eurozona. La Svizzera si trova tuttavia in una posizione di partenza relativamente buona, come attestato dal suo indebitamento pubblico moderato e dai dati più recenti sulla crescita economica nel primo trimestre del 2012.</p><p>Nel caso del primo scenario la situazione della Svizzera e in particolare le prospettive per gli esportatori e il turismo migliorerebbero rispetto allo stato attuale, con ripercussioni positive sulla crescita economica. Diminuirebbero inoltre i rischi di perdita per il settore finanziario.</p><p>Nel caso del secondo scenario la recessione nell'Eurozona e il contesto sfavorevole del corso del cambio euro-franco, pur con un limite inferiore di fr. 1.20, graverebbero ulteriormente la domanda di esportazioni svizzere e il settore del turismo. Per quanto riguarda il settore finanziario sussisterebbero rischi di perdita dovuti alle posizioni dirette di rischio nei Paesi periferici colpiti dell'Eurozona. Gli istituti finanziari svizzeri sono nondimeno esposti in maniera comparativamente moderata in proporzione alla totalità dei loro crediti nei confronti dell'estero.</p><p>Il terzo scenario comporterebbe palesemente gravi oneri per la Svizzera. Un crollo massiccio della domanda proveniente dall'estero colpirebbe sensibilmente gli esportatori svizzeri e il turismo. Per il settore finanziario le ripercussioni di una crisi bancaria a livello europeo sarebbero naturalmente gravi. In questo contesto soprattutto i rischi indiretti di perdita - come ad esempio quelli dovuti all'interdipendenza finanziaria internazionale delle banche - si ripercuoterebbero in maniera difficilmente valutabile e metterebbero in pericolo la stabilità finanziaria.</p><p>3./4. Per ridurre al massimo le ripercussioni negative della crisi del debito nell'Eurozona per la Svizzera occorre intervenire su due punti: da un canto bisogna possibilmente impedire l'acuirsi della crisi, in modo tale che i rischi non subentrino affatto. D'altro canto bisogna attenuarne nella misura del possibile le conseguenze negative al loro insorgere.</p><p>Per quanto riguarda l'impedimento di un'escalation la Svizzera opera naturalmente in unione con la comunità degli Stati. Alla luce dell'inasprimento della crisi del debito nell'Eurozona e delle sue ripercussioni sul sistema finanziario internazionale, il comitato ministeriale del Fondo monetario internazionale (CFMI) ha deciso nel quadro della sua sessione primaverile dell'aprile 2012 un aumento straordinario e limitato nel tempo delle risorse del FMI di oltre 430 miliardi di USD. Fondandosi sulla legge federale del 2004 sull'aiuto monetario internazionale la Svizzera ha stanziato un contributo di 10 miliardi di dollari statunitensi (USD), fatta salva l'approvazione da parte delle Camere federali. Il Consiglio federale presenterà un messaggio corrispondente al Parlamento, presumibilmente a fine giugno.</p><p>Nel settembre del 2011, per attenuare le conseguenze negative già in atto sulla Svizzera, la BNS ha stabilito un limite inferiore di fr. 1.20 per il corso del cambio franco-euro. Lo scorso autunno il Consiglio federale e il Parlamento hanno inoltre adottato misure puntuali e temporanee per attenuare la forza del franco e migliorare la competitività. Infine il recente innalzamento delle esigenze normative rivolte alle banche nel quadro di "Basilea III" e del progetto "too big to fail" costituisce un importante contributo all'incremento della stabilità finanziaria in Svizzera. Una sufficiente capitalizzazione e liquidità delle banche sono essenziali per un miglioramento generale della resistenza alle crisi del settore finanziario svizzero.</p><p>Il Consiglio federale si prepara in genere a diversi scenari. Dato che le ripercussioni di una possibile escalation sono in definitiva imprevedibili, per la situazione d'emergenza occorre preparare soprattutto una gestione effettiva della crisi. Organismi di crisi, costituti da rappresentanti del DFF, della BNS e della FINMA valutano pertanto costantemente le ripercussioni della crisi del debito sulla stabilità del settore finanziario svizzero e si occupano della preparazione delle relative contromisure. Il Consiglio federale ha peraltro istituito una task force composta da rappresentanti della BNS, del DFF e del DFE per esaminare ulteriori possibili misure che esigono una collaborazione tra Confederazione e BNS.</p>  Risposta del Consiglio federale.