<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di sottoporre al parlamento un progetto di legge per la creazione di centri asilanti in paesi extraeuropei, sul modello di quello appena votato dal legislativo danese.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>In passato sia Paesi europei sia l'Unione europea hanno sviluppato progetti per il trattamento delle domande d'asilo al di fuori dell'Europa, che all'atto pratico si sono rivelati inattuabili, soprattutto per due motivi. Da un lato, si pongono complesse questioni di diritto internazionale, dall'altro, nessun Paese extraeuropeo ha finora sostenuto concretamente questo tipo di iniziativa.</p><p>Il Consiglio federale ha valutato i vantaggi e gli svantaggi della creazione di centri d'asilo al di fuori dello spazio Dublino nel suo rapporto "Ridefinizione di Schengen-Dublino, coordinamento europeo e ripartizione degli oneri", pubblicato a maggio 2017 in adempimento del postulato Pfister 15.3242 del 19 marzo 2015. È giunto alla conclusione che una delocalizzazione delle procedure d'asilo porrebbe questioni giuridiche complesse e considerevoli sfide sul piano politico e operativo. La realizzazione di progetti di questo tipo richiederebbe infatti la volontà politica degli Stati terzi ad accogliere centri di procedura. Questi Paesi dovrebbero poter fornire garanzie sufficienti in materia di diritto procedurale e di rispetto dei diritti umani. Il Consiglio federale non ritiene, per il momento, realistici accordi di questo tipo. Inoltre, tali centri non risolverebbero necessariamente il problema delle entrate illegali nello spazio Schengen e della migrazione economica. Infine, la delocalizzazione rischierebbe di sfociare in un sistema a doppio binario con, da un lato, una struttura sul territorio nazionale permettente di emanare decisioni di trasferimento in un Paese terzo o all'interno dello spazio Dublino e, dall'altro, il sostegno operativo e finanziario nel Paese ospitante. Non è quindi certo che un tale sistema risulterebbe più efficiente in termini di risorse.</p><p>Il piano danese di delocalizzazione delle procedure non è ancora stato attuato e nulla lascia supporre che lo sarà in un prossimo futuro. La sua efficacia non può dunque essere valutata. Il Consiglio federale seguirà tuttavia con interesse l'evolversi della situazione. Analogamente alla sua risposta all'interpellanza Hess 21.3387 del 19 marzo 2021 "La visione danese "zero richiedenti l'asilo". Un'opzione anche per la Svizzera?", il Consiglio federale sottolinea la pertinenza della riforma del sistema d'asilo svizzero, attuata dal marzo 2019, per rispondere alle sfide in questo ambito. Gli sforzi profusi congiuntamente dal legislatore e dalle competenti autorità svizzere hanno infatti permesso innovazioni pragmatiche, che hanno portato a una chiara diminuzione delle domande d'asilo manifestamente infondate. Il Consiglio federale evidenzia parimenti l'importanza della cooperazione europea al fine di potenziare la protezione delle frontiere esterne dello spazio Schengen, permettere il trattamento delle domande d'asilo infondate alle frontiere esterne e impedire la migrazione secondaria all'interno dello spazio Dublino. In questo senso sostiene le grandi linee del pacchetto di riforme sulla migrazione e l'asilo che la Commissione europea ha presentato nel settembre 2020. Il Consiglio federale è convinto dell'opportunità per la Svizzera di proseguire questi sforzi sia a livello nazionale sia sul piano europeo.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.