<!DOCTYPE html> <html lang="it"><head><meta charset="utf-8"/></head><body><div class="WordSection1"> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td colspan="2" valign="top"> <p class="R2"> </p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><img alt="" height="38" src="http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&amp;WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&amp;WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&amp;OmnisLibrary=JURISWEB&amp;OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&amp;OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&amp;Parametername=WWWTI&amp;Schema=TI_WEB&amp;Source=&amp;Aufruf=getImage&amp;nF38_KEY=320658" width="37"/></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><img alt="" height="25" src="http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&amp;WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&amp;WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&amp;OmnisLibrary=JURISWEB&amp;OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&amp;OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&amp;Parametername=WWWTI&amp;Schema=TI_WEB&amp;Source=&amp;Aufruf=getImage&amp;nF38_KEY=320659" width="21"/></p> </td> <td valign="top"><a id="X_NOT_ACTUALIZE"></a> <p class="MsoNormal"> </p> </td> <td><p class="MsoNormal"> </p></td> </tr> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Incarto n.<br/> </span>52.2013.163</p> <p class="MsoNormal"> </p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Lugano</span></p> <p class="MsoNormal"><a id="IN_DATA_DECISIONE">5 dicembre 2014</a></p> <p class="MsoNormal"> </p> </td> <td colspan="3" valign="top"> <p class="MsoNormal">In nome<br/> della Repubblica e Cantone<br/> Ticino</p> </td> <td><p class="MsoNormal"> </p></td> </tr> <tr> <td colspan="6" valign="top"> <p class="MsoNormal"><b><span>Il Tribunale cantonale amministrativo</span></b></p> </td> </tr> <tr> <td colspan="6" valign="top"> <p class="MsoNormal"> </p> </td> </tr> <tr> <td colspan="6" valign="top"><a id="INIZIO_TESTO"></a> <p class="MsoNormal"> </p> </td> </tr> <tr> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"> </p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>composto dei giudici:</span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Raffaello Balerna, presidente,</span></p> <p class="MsoNormal"><span>Giovan Maria Tattarletti, Lorenzo Anastasi, supplente</span></p> </td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>segretaria:</span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Sarah Socchi, vicecancelliera</span></p> </td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>statuendo sul ricorso 16 aprile 2013 di</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><b><span> </span></b></p> </td> <td colspan="2" valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> <b> RI 1</b> </span></p> <p class="MsoNormal"><b><span> RI 2</span></b><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><b><span> RI 3</span></b><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><b><span> RI 4</span></b><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><b><span> RI 5</span></b><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><b><span> RI 6</span></b><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><b><span> RI 7</span></b><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><b><span> RI 8</span></b><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><b><span> RI 9</span></b><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><b><span> RI 10</span></b><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><b><span> RI 11</span></b><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><b><span> RI 12</span></b><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><b><span> RI 13</span></b><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><b><span> RI 14</span></b><span> </span></p> <p class="MsoFooter"><span>patrocinati da: PA 1 </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> </tr> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>contro</span></p> </td> <td><p class="MsoNormal"> </p></td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable" width="0"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>la decisione 12 marzo 2013 del Consiglio di Stato (n. 1332) che respinge il ricorso presentato dagli insorgenti avverso la decisione 16 settembre 2009 con cui il municipio di Minusio ha rilasciato alla T__________ SA la licenza edilizia per la posa di un impianto per la telefonia mobile al mapp. 14__________ di quel comune;</span></p> </td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R2">ritenuto, <b>in fatto</b></p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> A. a. Il 30 giugno/6 luglio 2006 la T__________ SA ha chiesto al municipio di Minusio il permesso di installare un impianto per la telefonia mobile sull'area (part. 14__________) della ferrovia in località Rivapiana, laddove transita sotto la chiesa di __________. L'impianto, volto soprattutto a migliorare la copertura dell'abitato di Minusio situato ad est della chiesa in questione, è costituito dagli usuali contenitori delle componenti elettriche e da un supporto metallico, alto 2 m, che verrebbe applicato alla sommità di uno dei montanti della rete di alimentazione della ferrovia per sorreggere tre antenne GSM/UMTS.</p> <p class="normale0">Alla domanda, pubblicata dal 6 al 20 ottobre 2006, si sono opposti numerosi vicini, fra cui i qui ricorrenti, che hanno contestato l'intervento sotto vari profili.</p> <p class="normale0"> </p> <p class="normale0">b. In data 9/11 luglio 2007, l'istante in licenza ha presentato una variante, che, al fine di ridurre l'impatto visivo, prevede di interrare le apparecchiature tecniche.</p> <p class="normale0">La variante, pubblicata dal 20 luglio al 3 agosto 2007, ha suscitato di nuovo l'opposizione, tra l'altro, dei qui insorgenti. </p> <p class="normale0">Raccolto l'avviso favorevole dei Servizi generali del Dipartimento del territorio, il 1° ottobre 2007 il municipio ha rilasciato la licenza richiesta in variante, respingendo con risoluzione del 4 ottobre seguente le opposizioni sollevate.</p> <p class="normale0"> </p> <p class="normale0">c. Con giudizio 23 gennaio 2008 (n. 304), il Consiglio di Stato ha annullato il provvedimento municipale, accogliendo parzialmente l'impugnativa contro di esso inoltrata dagli opponenti e rinviando gli atti al municipio per l'<i>eventuale</i> adozione di una decisione di blocco edilizio ai sensi dell'art. 66 dell'allora vigente legge cantonale di applicazione della legge federale sulla pianificazione del territorio del 23 maggio 1990 (LALPT; BU 1990, 365).</p> <p class="normale0">Dopo aver escluso l'applicabilità della legislazione ferroviaria, il Governo ha anzitutto respinto le censure sollevate dagli insorgenti con riferimento alla conformità di zona dell'impianto, ritenendolo compatibile con la funzione della zona in esame, indipendentemente dalle sue caratteristiche specifiche. Disattese le ulteriori contestazioni riguardanti l'ordinanza <span>sulla protezione dalle radiazioni non ionizzanti del 23 dicembre 1999 (ORNI; RS 814.710) ed il relativo regolamento cantonale d'applicazione del 26 giugno 2001 (RORNI; RL 9.2.1.1.5), l'Esecutivo cantonale ha in seguito ritenuto che l'impianto non disattendesse nemmeno la distanza minima dal bosco (m 10), prescritta dall'art. 6 cpv. 2 della legge cantonale sulla foreste del 21 aprile 1998 (LCFo; RL 8.4.1.1). </span>In conclusione, il Consiglio di Stato ha tuttavia ritenuto che l'antenna si ponesse in contrasto con l'art. 55 delle norme di attuazione del piano regolatore (NAPR) approvato e pubblicato, che nell'area ferroviaria ammette solo edifici e impianti inerenti l'attività della ferrovia. Da qui il rinvio degli atti al municipio.</p> <p class="normale0"> </p> <p class="normale0">d. Con sentenza 25 febbraio 2009 (inc. 52.2008.62), il Tribunale cantonale amministrativo ha accolto il gravame interposto dalla CO 1 (di seguito: __________), subentrata nelle more del procedimento alla T__________ SA, annullando il giudizio governativo impugnato assieme alla licenza edilizia e rinviando gli atti al municipio affinché, previa richiesta da parte dell'istante in licenza per il rilascio di una deroga alla distanza di 10 m dal bosco, raccogliesse un nuovo e completo avviso del Dipartimento del territorio e statuisse nuovamente sulla domanda di costruzione.</p> <p class="normale0">La Corte cantonale ha anzitutto ritenuto che il rinvio disposto dal Governo affinché l'esecutivo comunale si esprimesse in merito ad un eventuale blocco edilizio fosse infondato, in quanto l'impianto progettato non è in contrasto con la funzione assegnata all'area ferroviaria dall'art. 55 NAPR. Rilevato tuttavia come l'impianto verrebbe installato a circa 8-9 m dal limite del bosco e non rispetta dunque la distanza minima di 10 m prescritta dall'art. 6 cpv. 2 LCFo, il Tribunale ha reputato che l'annullamento del per-messo ed il rinvio degli atti al municipio si giustificasse comunque, stante la necessità di statuire, previa richiesta da parte dell'interessata, sull'eventuale concessione di una deroga alla distanza di 10 m dal bosco. Dato che nel frattempo il controverso impianto di telefonia mobile era stato incluso nel perimetro di rispetto della chiesa di __________ e della vicina, omonima villa, il Tribunale ha altresì stabilito che il nuovo avviso dei Servizi generali, che il municipio era tenuto a raccogliere, avrebbe dovuto comprendere anche quello dell'Ufficio dei beni culturali (UBC). Infine, il Tribunale ha considerato che gli accertamenti fossero carenti per quanto concerne il rispetto dei valori prescritti dall'ORNI per rapporto alle part. __________02 e __________80 (recte: __________0 e 4102), non essendo stata acquisita agli atti la relativa scheda. Anche a questo riguardo ha pertanto esatto la completazione degli atti. Per contro, ha disatteso le ulteriori censure concernenti il cumulo delle radiazioni non ionizzanti (RNI) dell'impianto in oggetto con quelle di altri impianti, rispettivamente l'applicazione dell'art. 5 cpv. 2 RORNI.</p> <p class="normale0"> </p> <p class="normale0">e. Il 29 maggio/3 giugno 2009, l'istante in licenza ha ripresentato la domanda di costruzione (nella versione della variante), postulando la concessione di una deroga alla distanza dal bosco.</p> <p class="normale0">La domanda è stata pubblicata dal 25 giugno al 9 luglio 2009 ed ha suscitato di nuovo l'opposizione dei qui ricorrenti.</p> <p class="normale0">Il 13 agosto 2009, tenuto segnatamente conto dei pareri positivi rilasciati dalla Sezione forestale, dalla Sezione della protezione dell'aria, dell'acqua e del suolo (SPAAS) e dell'Ufficio dei beni culturali (UBC), i Servizi generali hanno emesso un nuovo avviso cantonale (n. 55413), che annulla e sostituisce quello precedente del 24 agosto 2007, preavvisando favorevolmente l'intervento. Preso atto di quest'ultimo, in data 16 settembre 2009 il municipio ha rilasciato il permesso postulato, respingendo con separato scritto l'opposizione interposta.</p> <p class="normale0"> </p> <p class="normale0"> </p> <p class="R1"> B. Con giudizio 12 marzo 2013, il Consiglio di Stato ha respinto l'im-pugnativa presentata dai vicini opponenti avverso il nuovo provvedimento municipale, confermando dunque la licenza edilizia.</p> <p class="normale0">Il Governo ha anzitutto ribadito la conformità del controverso impianto con la funzione assegnata dall'art. 55 NAPR alla zona ferroviaria in cui verrebbe a trovarsi. Ha poi disatteso le contestazioni riguardanti l'<span>ORNI, rilevando in particolare come dalle verifiche effettuate, controllate dall'autorità dipartimentale, fosse risultato che i valori limite d'immissione (VLI) sono rispettati. Sotto il profilo della protezione dei beni culturali, richiamato il parere favorevole dell'UBC e della Commissione dei beni culturali (CBC), ha reputato che l'impianto non pregiudicasse l'intergrità ed il valore dei beni protetti presenti in loco, viste le sue ridotte dimensioni ed il fatto che verrebbe montato su un palo già esistente. Quanto alla distanza dal bosco, evidenziato come l'impianto verrebbe installato a circa 8-9.00 m dal bosco che ricopre la sottostante riva del lago, l'Esecutivo cantonale ha condiviso le valutazioni della Sezione forestale favorevoli alla concessione di una deroga, non ravvisando nella sua messa in opera un elemento suscettibile di comprometterne la conservazione, la cura e l'utilizzazione. Da ultimo, il Consiglio di Stato ha considerato che l'art. 8 NAPR relativo alle distanze dalle strade fosse inapplicabile al manufatto in discussione.</span></p> <p class="normale0"><span> </span></p> <p class="normale0"> </p> <p class="R1"> C. Contro il predetto giudizio governativo, gli opponenti soccombenti si aggravano davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo che sia annullato assieme alla licenza edilizia. </p> <p class="normale0">I ricorrenti ribadiscono e sviluppano le censure sollevate in precedenza, aggiungendo, per quanto concerne l'ORNI, che nel frattempo il mapp. __________0 è stato edificato e che un'altra antenna per la telefonia mobile è stata posata su un palo ferroviario ubicato ad est di quello sul quale verrebbe collocato l'impianto contestato, ciò che imporrebbe di procedere a nuove misurazioni. Lamentano inoltre la violazione del diritto di essere sentiti, che sarebbe stato leso sia perché il Governo, dopo aver averli informati che gli incarti comunale e cantonale relativi alla domanda in esame erano andati persi, non avrebbe comunicato loro più nulla, malgrado lo scritto con cui chiedevano di consultare l'incarto ricostruito, sia perché non sono stati coinvolti nel sopralluogo che il Servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato avrebbe esperito e che, se effettuato in contraddittorio, avrebbe permesso di prendere conoscenza dell'avvenuta edificazione al mapp. __________0, rispettivamente dell'avvenuta posa di un'altra antenna per la telefonia mobile.</p> <p class="normale0"> </p> <p class="normale0"> </p> <p class="R1"> D. All'accoglimento del ricorso si oppone il Consiglio di Stato, che osserva di non essere stato informato dalle parti in merito ad interventi edificatori che sarebbero avvenuti sui fondi limitrofi, di non aver esperito alcun sopralluogo, che sarebbe invece stato effettuato dall'UBC preliminarmente all'emanazione del nuovo avviso cantonale, e di avere per finire ricevuto dall'autorità comunale l'incarto originale, ciò che, essendo venuta meno l'esigenza di ricostruirlo, avrebbe fatto decadere la richiesta dei ricorrenti di prenderne visione.</p> <p class="normale0">Ad identica conclusione perviene la CO 1, qui resistente, contestando in dettaglio le tesi degli insorgenti con argomenti che, per quanto necessario, verranno ripresi in appresso.</p> <p class="normale0">Dal canto loro, il municipio e l'Ufficio delle domande di costruzione (UDC) sono rimasti silenti.</p> <p class="normale0"> </p> <p class="normale0"> </p> <p class="normale0">E. <span>Della documentazione (piano) acquisito dall'Ufficio del demanio </span>e delle osservazioni formulate dalle parti si dirà, per quanto occorre, nel seguito.</p> <p class="normale0"> </p> <p class="R2"> </p> <p class="R2">Considerato, <b>in diritto</b></p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> 1. 1.1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 21 cpv. 1 della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991 (LE; RL 7.1.2.1). La legittimazione attiva degli insorgenti, già opponenti e proprietari di fondi situati nel raggio dell'antenna, è certa (art. 21 cpv. 2 LE). Il ricorso, tempestivo [art. 46 cpv. 1 legge di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966 (LPamm; BU 1966, 181)], è dunque ricevibile in ordine.</p> <p class="normale0"> </p> <p class="normale0">1.2. L'impugnativa può essere evasa sulla base degli atti, integrati dalla documenzione trasmessa dall'Ufficio del demanio e dalle osservazioni delle parti di cui si è detto in narrativa (art. 18 cpv. 1 LPamm). La situazione dei luoghi emerge chiaramente dai piani ed è sufficientemente nota a questo Tribunale. Le prove sollecitate dagli insorgenti (sopralluogo, perizia sulla distanza dal bosco e dalla strada e sui valori ORNI) non sono atte ad apportare alla Corte la conoscenza di <span>ulteriori fatti rilevanti per il giudizio. </span></p> <p class="normale0">Per queste stesse ragioni è immune da critiche la decisione del Governo di non assumere le prove (analoghe) richieste (cfr. DTF 130 II 425 consid. 2.1).</p> <p class="R1"> 2. Preliminarmente, vista la sua natura dirimente, va disattesa la censura concernente la violazione del diritto di essere sentiti. </p> <p class="R1"> Nella misura in cui gli insorgenti ravvisano la censurata lesione nel fatto che il Governo, dopo aver averli informati che gli incarti comunale e cantonale relativi alla domanda in esame erano andati persi, non avrebbe comunicato loro più nulla, malgrado lo scritto con cui chiedevano di consultare l'incarto, occorre constatare che la richiesta di visionare gli atti formulata dai ricorrenti il 13 dicembre 2011, riguardava, semmai, l'incarto ricostruito. Posto che quest'ultimo non ha necessitato di ricostruzione, essendo stato ritrovato, è a giusta ragione che il Governo ha ritenuto che alla richiesta non dovesse più essere dato particolare esito. Va poi osservato che i ricorrenti hanno potuto esprimersi regolarmente nel contesto della procedura. In particolare, hanno potuto opporsi alla domanda ed impugnare la licenza edilizia, di cui hanno perfettamente recepito la portata, riproponendo e presentando, sia davanti all'Esecutivo cantonale che in questa sede, tutte le opportune contestazioni. Non è dunque ravvisabile alcuna violazione del loro diritto di essere sentiti. Dal canto suo, il Governo ha preso posizione sulle censure sollevate, motivando partitamente la loro reiezione. Se il suo giudizio regga, non attiene al diritto di essere sentito, ma è questione di merito.</p> <p class="R1"> Quanto al sopralluogo, il rimprovero mosso al Consiglio di Stato scaturisce da una lettura affrettata del giudizio impugnato. La verifica in loco è stata in effetti esperita dall'UBC nel contesto del rilascio del suo parere, come emerge peraltro dall'avviso cantonale 13 agosto 2009 (pag. 5). Se il giudizio espresso dall'autorità dipartimentale, avallato dal Governo, possa essere seguito, è questione che verrà affrontata in appresso.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> 3. Conformità di zona</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> I ricorrenti contestano la conformità della controversa antenna con la funzione che l'art. 55 NAPR assegna alla zona di situazione. Sennonché, a questo riguardo, questo Tribunale si è già espresso nella precedente sentenza del 25 febbraio 2009, che il giudizio impugnato richiama esplicitamente.</p> <p class="R1"> In quel giudizio, questa Corte ha avuto modo di affermare che l'impianto in discussione, in quanto posto al servizio sia degli utenti della ferrovia, sia degli abitanti della limitrofa zona residenziale, è conforme alla funzione assegnata all'area ferroviaria dall'art. 55 NAPR, a quel momento ancora in via di approvazione, dato che, riservando il comparto agli edifici ed agli impianti inerenti l'attività della ferrovia, tale norma intende soltanto escludere le opere estranee in quanto prive di qualsiasi connessione con l'esercizio ferroviario. Opere, queste, fra le quali non rientrano le infrastrutture (tecniche) di servizio, quali devono appunto essere considerate, secondo la giurisprudenza costante di questa Corte e dei tribunali di altri cantoni (cfr. URP 2001, 163 consid. 5; BVR 2002, 409 seg., consid. 4; ZGGVP 2000, 230), le antenne per la telefonia mobile. In effetti, non esistendo zone riservate a questo specifico genere d'impianti, una diversa conclusione, che accreditasse la tesi dei ricorrenti, porterebbe inevitabilmente ad escluderli da qualsiasi altra zona, siccome non direttamente connessi alla funzione assegnata, in quanto non destinati all'abitazione, al commercio, all'industria, al turismo o ad insediamenti d'interesse pubblico (cfr. BVR 2002, 409 consid. 4).</p> <p class="R1"> La validità di queste considerazioni non è seriamente messa in dubbio dai ricorrenti, che si limitano essenzialmente a presentare il loro contrario punto di vista. Meritano dunque di essere riconfermate. Posto che l'impianto va considerato conforme alla zona di situazione, viene a cadere anche l'argomento sollevato sussidiariamente dagli insorgenti con riferimento all'art. 24 della legge federale sulla pianificazione del territorio del 22 giugno 1979 (LPT, RS 700). Norma, quest'ultima, inapplicabile al caso di specie, dato che il sedime in questione va appunto considerato come parte integrante del comparto edificabile, siccome costruibile [ivi incluse le cosiddette costruzioni accessorie non destinate totalmente o prevalentemente all'esercizio ferroviario; cfr. art. 18<i>m</i> della legge federale sull'esercizio delle ferrovie del 20 dicembre 1957 (Lferr; RS 742.101)] e concretamente già edificato per l'uso ferroviario, nonché rientrante ne<span>lla zona vastamente edificata di Minusio </span>(cfr. STF 1A.140/ 2003 del 18 marzo 2004 consid. 2.5, pubblicata in: ZBl 107/2006, pag. 193 segg.; STA 52.2006.406 del 3 gennaio 2008 consid. 3; BVR 2007 pag. 354). In tal senso, contrariamente a quanto assumono gli insorgenti, l'intervento progettato non necessita dunque di un'<span>autorizzazione eccezionale fondata sull'art. 24 LPT.</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> 4. </span>Protezione dei beni culturali</p> <p class="R1"> </p> <p class="normale0">Nell'ambito del precedente giudizio del 25 febbraio 2009, questa Corte, constatato come il controverso impianto verrebbe a trovarsi nel perimetro di rispetto nel frattempo istituito (cfr. art. 27 NAPR) della chiesa di __________, dichiarata bene culturale d'interesse cantonale (art. 25 lett. a cpv. 1 n. 2 NAPR), e della vicina omonima villa (art. 25 lett. b cpv. 3 n. 3 NAPR), dichiarata a sua volta bene culturale d'interesse comunale, ha ritenuto necessario raccogliere il parere dell'UBC (cfr. art. 27 cpv. 3 NAPR).</p> <p class="R1">Quest'ultimo, esperito un sopralluogo di verifica e sentito il parere della CBC, ha confermato l'avviso precedentemente espresso, ritenendo che <i>l'impianto in contestazione, per le sue caratteristiche, non comprometta o modifichi l'integrità ed il valore dei beni protetti</i>.</p> <p class="R1">Il parere dell'autorità dipartimentale è stato condiviso dal Governo, il quale, tenuto conto delle <span>ridotte dimensioni dell'impianto e del fatto che l'antenna verrebbe montata su un traliccio già esistente </span>della rete di alimentazione della ferrovia<span>, aumentandone l'altezza in modo trascurabile, ha reputato che non fosse suscettibile di pregiudicare l'integrità ed il valore dei beni protetti, rispettivamente di ostacolarne la vista o di deturparli.</span></p> <p class="R1"><span>La tesi merita tutela. </span>Come accennato sopra, il luogo prescelto si colloca all'interno dell'area ferroviaria, contrassegnata dalla presenza di un'importante infrastruttura. Rispetto a<span>i tralicci esistenti per l'erogazione della corrente elettrica, l'ingombro aggiuntivo (2.00 m) rappresentato dalla progettata antenna appare invero di scarso rilievo e l'impatto esercitato sui beni tutelati </span>più che modesto. Dal canto loro, con la variante approvata, i cassoni (armadi) per le apparecchiature tecniche sono stati interrati, proprio per ulteriormente attenuare l'impatto visivo del nuovo impianto sul comparto. Il loro ingombro viene dunque totalmente meno.</p> <p class="R1">Contrariamente a quanto sostenuto dagli insorgenti, la conclusione alla quale l'autorità inferiore è pervenuta appare dunque del tutto sostenibile. Scaturisce da un esercizio corretto della latitudine di giudizio che l'art. 22 della legge sulla protezione dei beni culturali del 23 maggio 1997 (LBC; RL 9.3.2.1) le riserva in ordine all'ammissibilità degli interventi. Non è messa in dubbio dall'art. 16 NAPR, norma abrogata dal Consiglio di Stato in sede di approvazione della revisione del piano regolatore (cfr. risoluzione n. 3687 del <span>9 luglio 2008, pag. 110 seg.). Non porta ad altro risultato neppure il documento di base 23 luglio 2002 (versione riveduta del 12 marzo 2008) della Commissione federale dei monumenti storici, dal titolo <i>Antenne per la telefonia mobile sui monumenti storici</i>, che non ha carattere vincolante e riserva espressamente la valutazione - nella fattispecie, favorevole - delle competenti autorità cantonali e/o comunali.</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> 5. Distanza dal bosco</span></p> <p class="normale0"> </p> <p class="normale0">5.1. L'art. 17 cpv. 1 della legge federale sulle foreste del 4 ottobre 1991 (LFO; RS 921.0), stabilisce il principio per cui le costruzioni e gli impianti in vicinanza della foresta sono ammissibili soltanto se non ne pregiudicano la conservazione, la cura e l'utilizzazione. I Cantoni, soggiunge il cpv. 2, prescrivono per costruzioni ed impianti un'adeguata distanza minima dalla foresta, in funzione della situazione di quest'ultima e dell'altezza prevedibile dei suoi alberi. Secondo l'art. 6 LCFo, il piano regolatore fissa la distanza degli edifici e degli impianti dal bosco (cpv. 1). Edifici ed impianti, soggiunge l'art. 6 cpv. 2 LCFo, devono rispettare una distanza di almeno 10.00 m dal bosco. <br/> Le disposizioni sulle distanze dal bosco perseguono scopi molteplici. Come norme di polizia edilizia mirano a proteggere le costruzioni e gli impianti dal pericolo di caduta degli alberi, dagli incendi, dall'umidità e dall'ombra; come norme di polizia forestale tendono invece a preservare il bosco dalle immissioni dannose provocate dagli edifici, segnatamente proteggendolo dal fuoco e salvaguardandone il valore ecologico (cfr. FF 1988 III 162; RDAT I-2002, n. 29 consid. 2.2; STA 52.2007.331 del 28 novembre 2007 consid. <span>3 con rinvii).</span> <br/> <br/> 5.2. L'art. 6 cpv. 3 LCFo stabilisce che, in casi eccezionali e con il consenso dell'autorità cantonale, il municipio può concedere deroghe sino a 6.00 m dal limite del bosco (art. 6 cpv. 3 LCFo).<br/> La deroga di cui all'art. 6 cpv. 3 LCFo deve essere concessa in maniera restrittiva e solo quando sia data una situazione eccezionale (cfr. al riguardo: messaggio del Consiglio di Stato n. 5014 del 21 giugno 2000 concernente la modifica della legge cantonale sulle foreste del 21 aprile 1998, pubbl. in RVGC anno parlamentare 2000/2001, vol. 3, seduta XXV del 4 dicembre 2000, pag. 2717, 2718 e 2720). L'art. 13 del regolamento della legge cantonale sulle foreste del 22 ottobre 2002 (RLCFo; RL 8.4.1.1.1), che concretizza l'art. 6 cpv. 3 LCFo, precisa che, appurata la necessità della deroga, la Sezione forestale formula il preavviso vincolante tenendo conto in particolare del valore ecologico del bosco, del pericolo d'incendio, delle possibilità di taglio e d'esbosco e della sua accessibilità. <br/> Le eccezioni alla distanza legale minima dal bosco vanno valutate alla luce delle funzioni forestali protette giusta l'art. 17 LFo. Determinante è la questione di sapere se, a causa della stretta vicinanza di una costruzione al bosco, una di queste funzioni sia seriamente messa in pericolo (cfr. <span>Alois Keel/Willi Zimmermann</span>, Bundesgerichtliche Rechtsprechung zur Waldgesetzgebung 2000-2008, in URP 2009, pag. 277 con rinvii). <br/> <br/> 5<span>.3. Nel caso concreto, c</span>onstatato come l'impianto litigioso verrebbe installato a circa 8-9 m dal limite del bosco che ricopre la sottostante riva del lago (cfr. piano di situazione 1:500), ad una distanza inferiore rispetto a quella minima di 10 m prescritta dall'art. 6 cpv. 2 LCFo, con il precedente giudizio del 25 febbraio 2009 questo Tribunale ha rinviato gli atti al municipio affinché, previa richiesta da parte dell'istante in licenza e con il consenso dell'autorità cantonale, concedesse se del caso una deroga alla distanza di 10 m dal bosco.</p> <p class="normale0">Preso atto della richiesta di deroga formulata il 3 giugno 2009, la Sezione forestale ha preavvisato favorevolmente il progetto (cfr. avviso cantonale, pag. 5), <i>in quanto l'opera si colloca sul prolungamento di un traliccio della rete di alimentazione ferroviaria già esistente, ed inoltre la messa in opera dell'impianto non pregiudica in alcun modo la conservazione, la cura e l'utilizzazione del bosco</i>. <span>Motivazione,<i> </i>questa, che il municipio ha (implicitamente) avallato, concedendo la licenza edilizia, e che il Governo ha considerato più che sostenibile, siccome <i>derivante da una corretta valutazione e ponderazione degli interessi in gioco</i>.</span></p> <p class="normale0"><span>Il ricorrente contesta questa conclusione. A suo avviso la distanza sarebbe di 5.90 m anziché di 9.00 m, per cui sarebbe comunque esclusa la concessione di una deroga. Il municipio non si sarebbe inoltre pronuciato sulla deroga, che potrebbe del resto essere concessa soltanto in casi eccezionali.<br/> Le censure sono sprovviste di fondamento. </span></p> <p class="normale0"><span>Intanto, per quanto concerne la distanza, già nel precedente giudizio questa Corte aveva constatato, facendo capo al piano di situazione in scala </span>1:500 agli atti, che le previste antenne si situano a circa 8-9.00 m dal limite accertato del bosco sottostante. Tale distanza (ca. 9.00 m) è stata confermata dalla Sezione forestale in sede di nuovo avviso cantonale (cfr. pag. 5). In questa sede, non <span>vi è motivo di discostarsi da questo duplice accertamento, a maggior ragione che i ricorrenti non spiegano perché la distanza sarebbe invece di soli 5.90 m, né rendono verosimile in alcun modo la loro tesi. In tali circostanze, è superflua la richiesta di effettuare un sopralluogo, rispettivamente di allestire una perizia.</span></p> <p class="normale0"><span>Ferme queste premesse, immune da critiche è la decisione di concedere eccezionalmente una deroga alla distanza minima di 10.00 dal bosco, tenuto conto della particolare situazione del caso concreto. In effetti, oggetto della deroga, peraltro limitata nella sua estensione (ca. 1.00 m), è un impianto di </span><span>ridotte dimensioni, che verrebbe montato su un traliccio già esistente </span>della rete di alimentazione della ferrovia. Dal profilo della distanza dal bosco, l'intervento è quindi sostanzialmente irrilevante. Non crea alcun ulteriore pregiudizio. Rispetto all'infrastruttura esistente non com-porta nemmeno una particolare compromissione delle funzioni protette del bosco. Tenuto conto degli scopi pubblici perseguiti dalla legge federale sulle telecomunicazioni del 30 aprile 1997 (LTC; RS 784.19), che tende a garantire a tutte le cerchie della popolazione in tutte le parti del Paese un servizio universale di telecomunicazione affidabile e a prezzi accessibili nonché a rendere possibile una concorrenza efficace nella fornitura dei servizi di telecomunicazione (art. 1 <span>LTC; cfr. DTF 133 II 353 consid. </span><span>4.2 con rinvii; 133 II 321 consid. 4.3.4; STA 52.2009.182 del 9 marzo 2010 consid. 3.3</span><span>), una diversa decisione sarebbe invero eccessivamente rigorosa, in quanto non giustificata dal profilo degli interessi (pure pubblici) tutelati.</span></p> <p class="normale0">Contrariamente a quanto pretendono gli insorgenti, non porta ad altro risultato nemmeno la circostanza che la licenza edilizia censurata non prevede esplicitamente la concessione di una deroga. Nella misura in cui il permesso in questione autorizza il progetto di cui alla domanda di costruzione (variante), che contempla pure la richiesta di deroga, e richiama le particolari condizioni previste dall'avviso cantonale, che comprendono anche l'accordo della competente autorità dipartimentale al rilascio della deroga, la concessione di quest'ultima è implicita. In tal senso non sussiste alcun difetto suscettibile di portare all'annullamento della licenza.</p> <p class="normale0"> </p> <p class="normale0"> </p> <p class="normale0">6.<span> </span>Distanze </p> <p class="normale0"> </p> <p class="normale0">6.1. Distanza dalla strada</p> <p class="normale0"> </p> <p class="normale0">6.1.1. Giusta l'art. 8 cpv. 1 NAPR, <i>d</i><i><span>ove non viene indicata una linea di arretramento o di allineamento e al di fuori della zona del</span></i></p> <p class="R1"><i><span> nucleo, dalle strade nazionali, cantonali e comunali le costruzioni devono rispettare le seguenti distanze:</span></i></p> <p class="R1"><i><span> a) 25,0 metri dall'asse delle autostrade (art. 6 - Ordinanza sulle strade nazionali);</span></i></p> <p class="R1"><i><span> b) 4,0 metri dal ciglio o dal filo esterno del marciapiede, delle strade di collegamento principali esistenti o di progetto;</span></i></p> <p class="R1"><i><span> c) 3,0 metri dal ciglio o dal filo esterno del marciapiede, delle strade di raccolta e di servizio esistenti o di progetto;</span></i></p> <p class="R1"><i><span> d) 2,0 metri dai percorsi pedonali, piste ciclabili e sentieri, riservate le distanze minime tra edifici</span></i><span>.</span></p> <p class="R1"><span> <i>Il Municipio</i>, prosegue la norma (cpv. 2), <i>può concedere deroghe in casi eccezionali. Sono riservate le competenze dell'Autorità cantonale relativamente alle distanze dalle strade cantonali</i>.</span></p> <p class="normale0">L'art. 8 cpv. 1 NAPR fissa delle distanze minime dalle strada in base alla loro gerarchia. Distanze, queste, il cui scopo principale è quello di tutelare la sicurezza delle circolazione, di assicurare la possibilità di future correzioni stradali e di dare all'ambiente circostante un aspetto decoroso ed ordinato (cfr. RtiD II-2009 n. 21 consid. 3.1.; RDAT II-2003 n. 21 consid. 5.3; STA 52.1996. 177 del 24 settembre 1996 consid. 2.1.; <span>Adelio Scolari</span>, Commentario, II. ed., Cadenazzo 1996, ad art. 25 LE n. 1029).<br/> L'art. 8 cpv. 2 NAPR prevede tuttavia la possibilità di concedere deroghe in casi eccezionali, ovvero quando una rigida applicazione del regime ordinario si riveli eccessivamente gravosa per il singolo senza che l'interesse pubblico o quello dei vicini lo giustifichi (cfr. RDAT I-1999 n. 21 consid. 3d; I-1998 n. 8 consid. 3.2; II-1994 n. 50 consid. 3.1; <span>Adelio Scolari</span>, Diritto amministrativo - Parte generale, Cadenazzo 2002, n. 791 segg.; <span>Scolari</span>, Commentario, ad art. 2 LE n. 693 segg.). Di principio, la prescrizione presuppone dunque l'esistenza di una situazione eccezionale e implica che vengano reciprocamente soppesati gli interessi pubblici e privati coinvolti.<br/> <br/> 6.1.2. Il Consiglio di Stato ha ritenuto che <i>le previste antenne, da posarsi su di un palo esistente, non possono essere configurate alla stregua di "costruzioni"</i>. Pertanto, non sarebbero soggette all'art. 8 NAPR. Trattandosi di un impianto, non soggiacerebbero ai limiti ivi previsti.</p> <p class="normale0">La questione può essere lasciata indecisa. Quand'anche si volesse ammettere che l'impianto in esame soggiaccia alle norme concernenti le distanze dalle strade sancite dal piano regolatore di Minusio, i ricorrenti non ne trarrebbero comunque alcun giovamento, poiché l'impianto risulterebbe conforme alla distanza minima di m 2.00 imposta dall'art. 8 cpv. 1 lett. d NAPR verso i percorsi pedonali, quale va considerata via alla Riva secondo il vigente piano del traffico.</p> <p class="normale0">In questa sede, gli insorgenti sostengono inoltre che anche gli armadi tecnici previsti a monte della ferrovia non rispetterebbero la distanza minima di 3.00 dai vicini mapp. __________02 e __________84. Sennonché, essi fondano la loro censura sul progetto originale anziché su quello (di variante) approvato, che prevede l'interramento dei controversi manufatti (cfr. pure piani annessi alla nuova scheda dei dati sul sito del 28 maggio 2013, allegata quale doc. 3 alla risposta 29 maggio 2013), i quali, siccome sotterranei e privi di influssi significativi sui fondi contigui, possono sorgere (fin) sul confine (art. 11 cpv. 3 NAPR). Pure questa censura va pertanto disattesa.</p> <p class="normale0"> </p> <p class="normale0">6.2. Distanza dal lago</p> <p class="normale0"> </p> <p class="normale0">6.2.1. Richiamando l'art. 7 NAPR, gli insorgenti sostengono per la prima volta in questa sede che l'impianto non rispetterebbe la distanza di 15.00 m dal lago. Invero, l'art. 7 cpv. 2 NAPR non prevede tale distanza. Difatti, sancisce che <i>l</i><i><span>a distanza dalla riva del lago è quella riportata sul piano delle zone e sul piano del paesaggio oppure è stabilita una distanza minima di 5,00 metri dalla quota del limite del massimo spostamento delle acque pari a 194,50 m/slm</span></i><span>. Nella misura in cui prescrive una distanza minima di 5.00 m, tale norma </span>non è tuttavia (più) conforme al diritto federale in vigore al momento della decisione del Governo, che prevede, di regola, una distanza minima maggiore. Si tratta dunque di esaminare se l'intervento può essere autorizzato alla luce della normativa federale, direttamente applicabile, cui si dovrà conformare la futura regolamentazione cantonale/comunale. </p> <p class="R1"> </p> <p class="normale0">6.2.2.</p> <p class="normale0">6.2.2.1. Secondo l'art. 36<i>a </i>cpv. 1 della legge federale sulla <span>protezione delle acque del 24 gennaio 1991 (LPAc; RS 814.20), nella</span> versione in vigore dal 1° gennaio 2011, <i>previa consultazione degli ambienti interessati, i Cantoni determinano lo spazio necessario alle acque superficiali affinché siano garantite le funzioni naturali delle acque</i> (lett. a), <i>la protezione contro le piene</i> (lett. b) e <i>l'utilizza­zio­ne delle acque</i> (lett. c). <i>Il Consiglio federale</i>, prosegue la norma (cpv. 2), <i>disciplina i dettagli</i>. Inoltre, <i>i Cantoni provvedono</i> <i>affinché lo spazio riservato alle acque sia preso in considerazione nei piani direttori e di utilizzazione e sia sistemato e sfruttato in modo estensivo</i> (cpv. 3).</p> <p class="R1">Il mandato ai cantoni contenuto nell'art. 36<i>a</i> cpv. 1 LPAc ha carattere generale. Spetta al diritto cantonale stabilire se il compito di <span>determinare lo spazio riservato alle acque incombe al cantone stesso o ai comuni oppure, ancora, se si tratti di un lavoro da espletare congiuntamente (cfr. <span>Hans W. Stutz</span>, Raumbedarf der Gewässer - die bundesrechtlichen Vorgaben für das Planungs- und Baurecht, in: PBG 2011/4 pag. 9 e 16).</span> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1">6.2.2.2. Il Consiglio federale ha fatto uso della propria competenza, promulgando <span>con effetto dal 1° giugno 2011 </span>gli art. 41<i>a</i> (<i>s</i><i><span>pazio riservato ai corsi d'acqua</span></i><span>),<i> 41b </i></span>(<i><span>spazio riservato alle acque stagnanti</span></i><span>)</span><span> e 41<i>c</i> (<i>sistemazione e</i></span><i><span> sfruttamento estensivi dello spazio riservato alle </span></i><i><span>acque</span></i><span>) </span>dell'ordinanza <span>sulla protezione delle acque del 28 ottobre 1998 (OPAc; RS 814.201)</span><span>.</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> <span> Secondo l'art. 41<i>b</i> OPAc, lo spazio riservato alle acque stagnanti (laghi), deve essere largo almeno 15.00 m, misurati a partire dalla riva, ovvero dalla linea di sponda (cpv. 1). Quest'ultima è la linea che delimita l'estensione delle acque e corrisponde al limite di </span></span>massimo spostamento delle acque alle piene ordinarie <span>(cfr. UFAM, Erläuternder Bericht zur parlamentarischen Initiative Schutz und Nutzung der Gewässer (07.492) - Änderung der Gewässerschutz-, Wasserbau-, Energie und Fischereiverordnung, pag. 13), che, sul lago Verbano, è fissato alla quota di 194.50 m/slm [cfr. art. 4 cpv. 2 legge sul demanio pubblico del 18 marzo 1986 (LDP; RL 9.4.1.1) e art. 2 cpv. 1 regolamento sul demanio pubblico del 30 agosto 1994 RDP; RL 9.4.1.1.1)]. Questa larghezza deve essere aumentata <i>qualora ciò fosse necessario per garantire a) la protezione contro le piene, b) lo spazio necessario per una rivitalizzazione, c) interessi preponderanti della protezione della natura e del paesaggio e d) l'utilizzazione delle acque</i> (cpv. 2). Per contro, analogamente a quanto avviene per i corsi d'acqua, <i>nelle zone densamente edificate, la larghezza dello spazio riservato alle acque può essere adeguata alla situazione di edificazione, purché sia garantita la protezione contro le piene</i> (cpv. 3). </span><span>In tali zone (ad esempio, città o centri di villaggi), difatti, la determinazione dello spazio riservato alle acque giusta l'art. 41<i>b</i> OPAc non è sensata o lo è soltanto tenendo conto delle situazioni esistenti (</span><span>cfr. UFAM, op. cit., pag. 13). Infine, se non vi si oppongono interessi preponderanti, è addirittura <i>possibile rinunciare a fissare lo spazio riservato alle acque se queste a) si trovano in foreste o in zone che nel catasto della produzione agricola non sono classificate come regioni di montagna o di pianura conformemente alla legislazione in materia di agricoltura, b) hanno una superificie inferiore a 0.5 ettari o c) sono artificiali</i>.</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> </span><span>Dal canto suo, l'art. 41<i>c</i> cpv. 1 prima proposizione OPAc prevede che, di principio, <i>nello spazio riservato alle acque è consentito realizzare esclusivamente impianti ad </i></span><i><span>ubicazione vincolata e d'interesse pubblico, come percorsi pedonali e sentieri, centrali idroelettriche ad acqua fluente o ponti. </span></i><span>La situazione locale può tuttavia consentire la costruzione anche d'impianti che non sono ad ubicazione vincolata, ad esempio quando la presenza di dirupi o falesie riduce lo spazio disponibile di modo che l'impianto in questione (condotte, ecc.) non può che passare o essere collocato all'interno dello spazio riservato alle acque <span>(</span></span><span>cfr. UFAM, op. cit., pag. 14). Inoltre </span><span>(cfr. </span><span>cpv. 1 seconda proposizione), </span><i><span>nelle zone densamente edificate, l'autorità può</span></i><span> <i>autorizzare deroghe per impianti conformi alla destinazione della zona, purché non vi si oppongano interessi preponderanti. </i>Come accennato, sono segnatamente considerate zone densamente edificate le città ed i centri dei villaggi (</span>cfr. <span>UFAM, op. cit., pag. 15). </span><span>Costituisce un indizio circa <span>la sussistenza di una tale zona il fatto che nei dintorni vi siano</span> <span>fondi ampiamente sfruttati dal profilo edilizio, o che le costruzioni confinanti occupino anch'esse lo spazio riservato alle acque, oppure, ancora, che il fondo dedotto in edificazione costituisca uno degli ultimi spazi vuoti tra le costruzioni del comprensorio (cosiddetta <i>Baulücke</i>; cfr. <span>Christoph Fritzsche/</span></span><span>Peter Bösch/Thomas Wipf</span><span>, Zürcher Planung- und Baurecht, Band 2, 5 ed., Zurigo</span> 2011, pag. 791). Interessi contrari preponderanti sono invece considerati quelli concernenti la protezione contro le piene e la protezione della natura e del paesaggio (</span>cfr. <span>UFAM, op. cit., pag. 15).</span></p> <p class="R1"><span> La norma stabilisce anche (cpv. 2) che <i>gli impianti realizzati in conformità con le vigenti disposizioni e utilizzabili conformemente alla loro destinazione situati entro lo spazio riservato alle <span>acque sono per principio protetti nella propria situazione di fatto</span></i><span>. La manutenzione di tali opere è dunque permessa. In che misura possa essere autorizzata anche una loro modifica o un cambia-mento della loro destinazione, va determinato secondo gli art. 24</span> segg. della </span>legge federale sulla pianificazione del territorio, del 22 giugno 1979 (LPT; RS 700) e l'art. 37<i>a</i> della relativa ordinanza del 28 giugno 2000 (OPT; RS 700.1) per le costruzioni situate fuori della zona edificabile, rispettivamente in base alla specifica normativa cantonale (cfr. art. 23 LPT) per quelle ubicate <span>all'interno di tale zona [in Ticino: art. </span><span>66 </span><span>della legge sullo sviluppo territoriale del 21 giugno 2011 (Lst; RL 7.1.1.1) ed art. 86 del relativo regolamento del 20 dicembre 2011 (RLst; RL 7.1.1.1.1); cfr.</span> <span>UFAM, op. cit., pag. 15</span>].</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"><span> 6.2.</span><span>2.3. Spetta ai </span>cantoni determinare entro il 31 dicembre 2018 lo spazio riservato alle acque conformemente agli art. 41<i>a</i> e 41<i>b</i> OPAc (cfr. OPAc, cpv. 1 delle disposizioni transitorie della modifica del 4 maggio 2011, in vigore dal 1° giugno 2011). Concretamente, ciò significa che va approntato un piano dello spazio riservato alle acque, che dovrà poi essere considerato nel piano direttore e nei piani regolatori (cfr. <span>UFAM, op. cit., pag. 13)</span>. Finché ciò non avverrà, la norma transitoria stabilisce inoltre (cpv. 2) che <i>le prescrizioni per gli impianti di cui all'art. 41c cpv. 1 e 2 si applicano ad ogni lato lungo le acque in una fascia larga (a) 8 <span>metri</span><span> in aggiunta </span></i><i><span>alla larghezza del fondo dell'alveo esistente,</span></i><i><span> per i corsi d'acqua il cui fondo dell'alveo non supera i 12 metri di <span>larghezza, (b) 20 metri, per i corsi d'acqua con un fondo dell'alveo di larghezza superiore ai 12 metri e (c) 20 metri, per le acque</span> stagnanti con una superficie superiore a 0,5 ettari</span></i><span>. La norma transitoria fissa dunque la larghezza dello spazio all'interno del quale trovano applicazione i disposti di cui all'art. 41<i>c</i> cpv. 1 e 2 nel periodo <span>intercorrente tra l'entrata in vigore della novella legislativa ed il mo</span>mento in cui verrà determinato lo spazio riservato alle acque conformemente agli art. 41<i>a</i> e 41<i>b</i> OPAc.</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><span> 6.2.3. </span>In concreto, non risulta che il cantone e/o il comune di Minusio abbiano già proceduto a delimitare lo spazio riservato alle <span>acque del lago Verbano conformemente all'art. 41<i>b</i> OPAc. Ne discende</span> che attualmente fa stato la norma transitoria della modifica dell'OPAc del 4 maggio 2011. Giusta quest'ultima, la fascia riservata in cui si applicano le prescrizioni per gli impianti di cui all'art. <span>41<i>c</i> cpv. 1 e 2 è larga 20.00 m. Dagli accertamenti esperiti risulta che l'area ferroviaria (mapp. __________62) dista 20.00 dal</span>la linea di sponda del lago, ossia dal limite di massimo spostamento delle acque alle piene ordinarie, pari a 194.50 m/slm. Ne discende che, essendo le antenne collocate su un montante dell'alimentazione della ferrovia posto all'interno dell'area ferroviaria, l'impianto in esame non invade <span>lo spazio riservato alle acque. Anche da questo profilo nulla osta dunque al rilascio del permesso</span>. Non è quindi necessario verificare se l'intervento potrebbe comunque essere autorizzato in virtù dell'art. 41<i><span>c</span></i><span> cpv. 1 prima proposizione OPAc</span> o dell'art. 41<i>c</i> cpv. 2 OPAc, <span>oppure se potrebbe beneficiare di una </span>dero<span>ga giusta l'art. 41<i>c</i> cpv. 1 seconda proposizione OPAc</span><span>.</span></p> <p class="R1"> Non portano ad altra conclusione le considerazioni sviluppate dagli insorgenti nello scritto 9 ottobre 2014 circa il fatto che il controverso impianto sarebbe ubicato in zona di pericolo di esondazione del lago Verbano. Dal piano P. 4.12 prodotto si evince in effetti che la zona ferroviaria (mapp. __________62) si situa al di fuori della zona di pericolo. Lo è a maggior ragione il controverso impianto, montato sulla sommità di un t<span>raliccio esistente </span>della rete di alimentazione della ferrovia. Del resto, l'inserimento nella citata zona di pericolo non esclude affatto qualsiasi intervento edilizio (cfr. art. 22 NAPR). Ora, se è possibile costruirvi edifici abitativi, come è il caso di numerose costruzioni presenti nel comparto, non si vede perché dovrebbe essere esclusa la posa dell'antenna litigiosa.</p> <p class="normale0"> </p> <p class="normale0"> </p> <p class="normale0"><span>7.<span> </span></span><span>Altezza</span></p> <p class="R1"> </p> <p class="R1">7.1. Il limite d'altezza delle costruzioni definisce gli ingombri verticali delle costruzioni, in modo da assicurare, in concorso con le norme sulle distanze, la salubrità degli insediamenti, dal profilo dell'illuminazione e dell'aerazione naturali. Indirettamente, esso determina inoltre la morfologia degli insediamenti, contenendone l'impatto sul quadro del paesaggio. <br/> <span>Secondo l'art. 40 cpv. 1 LE, l'altezza di un edificio si misura a partire dal terreno sistemato al punto più alto del filo superiore</span> del cornicione di gronda o del parapetto. <span>Salvo diversa, esplicita disposizione,</span> sfuggono al computo dell'altezza i corpi tecnici, ovvero quegli <span>elementi costruttivi, di ridotte dimensioni, quali torrette degli ascensori</span>, comignoli ed antenne, che sporgono oltre il tetto e servono alla funzionalità degli edifici. L'esenzione è giustificata dal fatto <span>che queste installazioni non determinano, di regola, ingombri</span> apprezzabili dal profilo delle finalità perseguite dalle norme sull'altezza (RtiD I-2004, n. 37, consid. 2.2.; RDAT I-2000, n. 60; RDAT I-1991 n. 85 consid. 2; <span>Scolari</span>, Commentario, ad art. 40 LE n. 1235). Al comune resta comunque riservata la facoltà di assoggettare, mediante esplicita norma di legge, anche i corpi tecnici od altri impianti installati sul tetto degli edifici a specifici limiti d'altezza e di sviluppo <span>orizzontale. </span>La loro altezza, in questo caso, è in linea di massima determinata a partire dal livello del tetto ed indipendente da quella dell'edificio sottostante. <br/> A prescindere da ciò, il fatto che l'art. 40 LE si riferisca agli edifici non significa che, in difetto di una specifica regolamentazione, le altre costruzioni, quali impianti ed installazioni, non soggiacciano a limiti d'altezza e che il criterio di misurazione sancito da questa norma non sia applicabile per analogia ad altre opere di sovrastruttura. Determinante, ai fini dell'applicazione dei limiti d'altezza ad altre costruzioni, rimane comunque la presenza di un ingombro effettivo, suscettibile di ingenerare sui fondi circostanti e sul quadro del paesaggio ripercussioni analoghe a quelle prodotte da un edificio. In quest'ordine di idee, la giurisprudenza delle autorità e dei tribunali cantonali ha ripetutamente ritenuto che le prescrizioni sull'altezza non si applicassero a pali della luce ed alle antenne a sé stanti (STA <span>52.2008.144 </span>del 7 gennaio 2009 consid. <span>2.2.; </span><span> 52.2003.182 del 29 settembre 2003 consid. 2.; URP 2001, pag. 163 consid. 5; BR 2006, 131 n. 329 e 330; BJM 2006, pag. 254 seg.; <span>Benjamin Witter, </span>Die Bewilligung von Mobilfunkanlagen, Diss. </span><span>Zurigo, 2006, pag. 91; <span>Scolari</span>, Commentario, ad art. 40 LE n. 1243). </span></p> <p class="R1"> </p> <p class="R1">7<span>.2. S</span>econdo la recente giurisprudenza del Tribunale federale, non è possibile applicare alle antenne <span>di telefonia mobile restrizioni generali sulle altezze di edifici e impianti, rispettivamente dei corpi sporgenti dai tetti, con la </span><span>conseguenza che le stesse non possano più in larga misura essere autorizzate. Per motivi tecnici-funzionali, affinché possano </span><span>adempiere il loro scopo, le antenne devono infatti generalmente sopravanzare</span><span> i tetti degli edifici su cui insistono rispettivamente delle costruzioni circostanti</span><span> </span><span>(cfr. al riguardo: DTF 133 II 353 consid. 4.2; STF 1C.229/2011 dell'8 novembre 2011 consid. 2.4; 1C.329/2011 </span><span>del 30 novembre 2011 consid. 3.5; 1C.248/2009 del 13 aprile 2010 consid. 3.1 e 3.3.1; 1C.378/2008 del 27 gennaio 2009 consid. 4.2; 1C.328/2007 del 18 dicembre 2007 consid. 3.2. e</span> 3.3.).</p> <p class="R1"><span>Per contro, </span>nell'ambito delle loro competenze i comuni possono emanare <span>disposizioni edilizie o pianificatorie riferite alla costruzione di siffatte antenne</span> <span>volte a preservare le caratteristiche e la</span><span> qualità di un determinato comparto di territorio. C</span>iò deve avvenire in modo esplicito, nel rispetto dei limiti posti dal diritto federale, segnatamente dal diritto sulla protezione dell'ambiente e sulle teleco<span>municazioni. Queste disposizioni devono in particolare tener</span> conto degli interessi pubblici perseguiti dalla LTC (cfr. DTF 133 II 353 consid. <span>4.2 con rinvii; 133 II 321 consid. 4.3.4; STA 52.2009.182 del 9 marzo 2010 consid. 3.3<span>). In tal senso, i</span> comuni possono per esempio adottare norme che escludono le antenne di telefonia mobile da determinate aree soggette a particolare protezione (pianificazione negativa). Anche l'applicazione della clausola generale di estetica non è esclusa. Ipotizzabili sono inoltre pianificazioni positive che assegnino questi impianti a determinati comparti. Di regola, queste regolamentazioni non devono tuttavia limitarsi a valutazioni riferite a <span>singole parti di territorio, ma devono essere elaborate in un contesto più ampio, che tenga conto di una visione globale di tutti i</span> problemi rilevanti (cfr. DTF 138 II 173 consid. 6; 133 II 353 cons. 4.2.; 133 II 321, consid. 4.3.4; 133 II 64 consid. 6.4; STA </span>52.2009.182 del 9 marzo 2010 consid. 3.3). </p> <p class="normale0"> </p> <p class="normale0">7.3. Nel caso concreto, la resistente prevede di installare il controverso impianto <span>su un traliccio già esistente </span>della rete di alimentazione della ferrovia, alto m 10.00, applicando sulla sommità di quest'ultimo un supporto metallico alto 2.00 m, al quale verrebbero agganciate tre antenne.</p> <p class="R1">Contrariamente a quanto pretendono gli insorgenti, dal profilo dell'altezza, l'intervento non presta il fianco a critiche.</p> <p class="R1">Intanto, il manufatto raggiunge l'altezza complessiva di 12.00 m e non di 13.00 m come a torto assumono i ricorrenti (cfr. piano <i>Vista "A"</i>). Tale altezza non è in contrasto con alcun limite. Difatti, le NAPR di Minusio non contengono alcuna <span>restrizione, in particolare d'altezza, per le antenne di telefonia</span> mobile. Neppure l'art. 55 NAPR, relativo all'area ferroviaria, prevede un limite d'altezza. Inapplicabili sono d'altronde le prescrizioni sull'altezza massima delle costruzioni della zona R2 limitrofa (art. 33 NAPR), che gli insorgenti richiamano per sopperire all'assenza di qualsiasi restrizione in tal senso a carico dell'area ferroviaria ed alle quali l'impianto in contestazione sfuggirebbe comunque per le sue caratteristiche intrinseche. L'impianto in esame non si pone nemmeno in contrasto con il limite d'altezza (m 2.50) fissato per i corpi tecnici dall'art. 12 cpv. 2 NAPR, norma di per sé insuscettibile di ostare a sviluppi verticali maggiori giustificati da <span>motivi tecnici-funzionali.</span></p> <p class="R1">Non trattandosi di un edificio, ossia di una costruzione che serve a riparare persone e cose dalle intemperie, ma di un impianto destinato alla trasmissione di segnali della telefonia mobile, l'installazione controversa potrebbe tutt'al più soggiacere, per analogia, a limiti d'altezza validi per gli edifici qualora il suo ingombro, tenuto conto delle finalità perseguite da questo parametro edilizio, fosse assimilabile a quello di un edificio. Sennonché, in concreto, è da escludere che l'installazione in oggetto possa essere assimilata ad un edificio in considerazione dell'impatto che determina sui fondi circostanti e sul quadro del paesaggio. In effetti, né l'aumento dell'altezza del traliccio da 10.00 a 12.00 m, né il maggiore ingombro rappresentato dalle antenne rispetto al diametro del palo sulla cui sommità queste ultime sono applicate, sono tali da arrecare un qualsivoglia pregiudizio ai fondi vicini dal profilo dell'aerazione e dell'insolazione naturali, rispettivamente da pregiudicare il quadro del paesaggio indirettamente tutelato dalle limitazioni dell'altezza massima degli edifici. Sotto quest'ultimo aspetto, occorre segnatamente considerare che le dimensioni dell'impianto in discussione sono invero assai modeste e non modificano sensibilmente la situazione esistente. Neppure i ricorrenti, del resto, pretendono il contrario.</p> <p class="R1"> </p> <p class="normale0"> </p> <p class="R1"> 8. Radiazioni non ionizzanti (RNI) </p> <p class="normale0"> </p> <p class="normale0">8.1. L'ORNI ha per scopo la protezione dell'uomo dalle RNI dannose e moleste (art. 1 ORNI). L'ordinanza regola in particolare la limitazione delle emissioni provenienti da campi elettrici e magnetici con frequenze (radiazioni) da 0 Hz a 300 GHz prodotte durante l'esercizio di impianti fissi (art. 2 cpv. 1 lett. a), esclusi quindi i telefoni cellulari (cfr. art. 2 cpv. 2 lett. d ORNI). <br/> Al riguardo essa prevede, all'art. 4, una limitazione preventiva delle emissioni e, all'art. 5, una loro limitazione completiva più severa quando sia accertato o probabile che uno o più valori limite <span>di immissione siano superati. Gli art. 13 segg. disciplinano la</span> validità dei valori limite d'immissione, il rilevamento nonché la <span>valutazione delle immissioni. Le limitazioni preventive delle emissioni</span> sono dettagliatamente precisate nell'allegato 1 dell'ordinanza, i valori limite d'immissione nell'allegato 2.<br/> Secondo l'art. 1 cpv. 2 della legge federale sulla protezione dell'ambiente del 7 ottobre 1983 (LPAmb; RS 814.01), a scopo di prevenzione, gli effetti che potrebbero divenire dannosi o molesti devono essere limitati tempestivamente. L'art. 11 LPAmb stabilisce a sua volta che gli inquinamenti atmosferici, il rumore, le vibrazioni e le radiazioni siano limitati alla fonte (cpv. 1) e che, indipendentemente dal carico inquinante esistente, le emissioni, nell'ambito della prevenzione, vengano limitate nella misura massima consentita dal progresso tecnico, dalle condizioni d'esercizio e dalle possibilità economiche (cpv. 2). Nell'ambito delle RNI gli impianti devono essere costruiti e fatti funzionare in modo da rispettare le limitazioni preventive delle emissioni definite nell'allegato 1 (art. 4 cpv. 1 ORNI).</p> <p class="normale0">Per gli impianti di trasmissione per la telefonia mobile e per i collegamenti telefonici senza fili (cfr. in particolare, n. 61), l'allegato 1 prevede, al n. 65, che nei luoghi a utilizzazione sensibile (LAUS) i nuovi e vecchi impianti nello stato di esercizio determinante debbano rispettare il valore limite dell'impianto. Secondo il n. 64 dell'allegato 1, questo valore è di 4.0 V/m per gli impianti che <span>trasmettono sulla frequenza di 900 MHz (lett. a), di 6.0 V/m per</span> quelli <span>che trasmettono - come quello in oggetto - nell'intervallo di frequenza di 1800 MHz o superiore (lett. b), e di 5,0 V/m per impianti</span> che trasmettono in entrambi gli intervalli di frequenza degli impianti di cui alle lett. a e b (lett. c). Il valore limite d'immissione stabilito dall'ORNI per la frequenza di 1800 Mhz è invece di 58 V/m in termini di intensità del campo elettrico (vedi allegato 2 ORNI cifra 11); tale valore, di gran lunga superiore (dieci volte circa) al valore limite dell'impianto, va osservato ovunque possano trattenersi delle persone (art. 13 cpv. 1 ORNI).<br/> A norma dell'art. 3 cpv. 3 ORNI sono considerati LAUS: i locali situati in edifici destinati regolarmente al soggiorno prolungato di persone (lett. a), i terreni da gioco per bambini, pubblici o privati, definiti come tali nella legislazione sulla pianificazione del territorio (lett. b), e le superfici di parcelle non occupate da costruzioni, per le quali sono ammesse le utilizzazioni giusta le lettere a e b. <br/> Per fondi edificati solo parzialmente, che presentano delle riserve edilizie, fa di principio stato l'utilizzazione esistente al momento del rilascio della licenza edilizia per l'impianto di telefonia mobile (cfr. STF 1C.469/2009 del 25 maggio 2010 con rinvii). Onde tener conto di eventuali, successive modifiche dell'assetto edilizio circostante è sufficiente subordinare la licenza ad una riserva di adattamento, rispettivamente di soppressione dell'impianto qualora non fosse possibile ridurre le immissioni riscontrabili nei nuovi edifici al di sotto dei limiti fissati dall'ORNI (cfr. STF 1A. 108/2001 - 1.P.402/2001 del 2 settembre 2002 consid. 4; STA 52.2008.11 del 26 marzo 2008 consid. 2.2.2.).</p> <p class="normale0"> </p> <p class="normale0">8.2. In concreto, l'impianto in contestazione è costituito da tre antenne GSM 1800 Kathrein, che trasmettono nell'intervallo di frequenza di 1800 MHz. Soggiace dunque ad un valore limite dell'impianto (VLImp) di 6.0 V/m (allegato 1 ORNI cifra 64 lett. b).</p> <p class="normale0">8.2.1. Nell'ambito del precedente giudizio, tenuto conto della scheda dei dati sul sito dell'8 novembre 2005 allegata alla domanda originale, questo Tribunale ha anzitutto ritenuto che il VLImp fosse rispettato per i LAUS delle part. __________77, __________78, __________79, __________81,__________82, __________87 e __________90, edificate in tutto o in parte. Ha inoltre considerato che la condizione di adeguamento o di rimozione dell'impianto, apposta nella licenza attraverso l'avviso cantonale, nel caso in cui l'assetto edilizio di questi fondi si fosse modificato in futuro, rispondesse compiutamente alle esigenze poste dall'ORNI e precisate dalla giurisprudenza summenzionata. La Corte ha altresì reputato che l'uso del giardino annesso alla casa dei ricorrenti RI 1 e RI 2 RI 1 (mapp. __________87) da parte di bambini non permettesse di ravvisarvi un LAUS ai sensi dell'art. 3 cpv. 3 lett. c ORNI, posto che il terreno in questione non è definito come terreno da gioco privato dalla legislazione sulla pianificazione del territorio. Ha poi ritenuto che, non essendo destinata<span> regolarmente al soggiorno prolungato di persone, </span>la chiesa di __________ (mapp. __________84) non fosse a ragione stata considerata un LAUS, configurando tutt'al più un luogo di soggiorno di breve durata (LSBD), per il quale valgono valori 10 volte superiori a quelli previsti per i LAUS<span>. </span>Infine, il Tribunale ha reputato che i valori prescritti dall'ORNI fossero ossequiati anche per rapporto alla riva del lago (part. __________89), sulla quale esisterebbe un parco giochi per bambini non censito come tale dalla pianificazione vigente e pertanto non configurabile come LAUS, dato che nel punto 1a, situato ai piedi dell'antenna e considerato come LSBD, è stato calcolato un valore di 5.85 V/m, nettamente inferiore al valore limite d'immissione.</p> <p class="normale0">Malgrado ciò, il Tribunale ha considerato che, anche dal profilo delle RNI, s'imponesse di completare gli accertamenti, in quanto la scheda dei dati sul sito 8 novembre 2005 annessa agli atti non forniva indicazione sui valori previsti per le part. __________02 e __________80 (recte: __________80 e __________02, quest'ultima derivante dal frazionamento della part. __________81), mentre che la scheda dei dati sul sito 31 ottobre 2006, che, prodotta in un secondo tempo da CO 1, risultava valutare le RNI anche per questi fondi (cfr. avviso cantonale 24 agosto 2007, pag. 4), non figurava nell'incarto.</p> <p class="normale0"> </p> <p class="normale0">8.2.2. Le considerazioni sviluppate nel consid. 5.2. della precedente sentenza di questa Corte meritano di essere confermate. A maggior ragione che sia la scheda 31 ottobre 2006, nel frattempo acquisita agli atti, sia la nuova scheda 28 maggio 2013, allegata quale doc. 3 alla risposta 29 maggio 2013 della resistente, confermano il rispetto del VLImp prescritto per tutti i LAUS situati sui fondi limitrofi, inclusi i mapp. __________80 e __________02.</p> <p class="normale0">Non portano ad altra conclusione le censure sollevate dai ricorrenti. Irricevibile è anzitutto l'affermazione secondo cui i calcoli (previsioni matematiche) presentati dall'istante in licenza sarebbero errati, tendenziosi e unilaterali. Le critiche non sono in effetti minimamente sostanziate. Non permettono in particolare di dubitare della correttezza dei calcoli effettuati dall'istante in licenza e verificati dalla SPAAS (cfr. avviso cantonale). Superflua anche qui, dunque, <span>la richiesta di allestire una perizia. </span>Priva di fondamento è poi l'asserzione, secondo cui per Villa __________ (mapp. __________84) il limite ammesso sarebbe di certo superato. In effetti, a prescindere dal fatto che anche questo edificio andrebbe verosimilmente considerato un LSBD piuttosto che un LAUS, nella misura in cui non sembra destinato regolarmente al soggiorno prolungato di persone, sia la scheda 31 ottobre 2006, sia la scheda 28 maggio 2013, dimostrano il contrario (cfr. pag. 4, LAUS n. 2). Il valore limite dell'impianto risulta rispettato anche in corrispondenza del mapp. __________80 (cfr. scheda 31 ottobre 2006, pag. 4, LAUS n. 8), rispettivamente dell'abitazione nel frattempo edificata sullo stesso (cfr. 28 maggio 2013, pag. 16, LAUS n. 8). Stesso discorso vale per il mapp. __________02, tuttora inedificato (cfr. schede citate, pag. 4, LAUS n. 9). Da respingere sono pure le censure concernenti il parco giochi a lago ed il giardino al mapp. __________87, che non tengono conto dei requisiti di legge e delle motivazioni addotte al riguardo nel precedente giudizio. Non vi è comunque motivo di ritenere che in tali luoghi il valore limite dell'impianto non sia ossequiato, posto che lo è ad una distanza inferiore (cfr. schede citate, pag. 4, LSBD n. 01a; avviso cantonale 13 agosto 2009, pag. 5).</p> <p class="normale0"> </p> <p class="normale0">8.3. Anche in questa sede devono essere disattese le contestazioni dei ricorrenti riguardanti il cumulo delle RNI dell'impianto in oggetto con quelle di altri non meglio precisati impianti.</p> <p class="normale0">Nella misura in cui si riferissero alle RNI della linea di alimentazione della ferrovia, qualsiasi cumulo con quelle prodotte dall'antenna è escluso. Come indicato nel consid. 5.3. del precedente giudizio, provenendo da impianti appartenenti a due diverse categorie di frequenza, le RNI della linea elettrica della ferrovia non vanno difatti sommate a quelle dell'antenna per la telefonia mobile (STA 52.2008.10 del 22 febbraio 2008 consid. 4).</p> <p class="R1"> In quanto concernessero invece eventuali altre antenne, occorre considerare che le RNI di altri impianti vanno prese in considerazione soltanto se si tratta di <span>antenne di trasmissione che a) sono impiegate per reti a struttura cellulare destinate alla telefonia mobile </span><span>(attualmente le reti GSM, GSM-Rail, UMTS, Tetrapol e TETRA) e per collegamenti telefonici senza filo (cfr. </span><span>allegato 1 n. 61 dell'ORNI)</span><span>, ad esclusione in particolare delle antenne destinate agli altri servizi radio (quali ad es. radiodiffusione, Telepage, radiocomunicazione a scopo professionale, radio amatoriale), che costituiscono una categoria d'impianto a sé stante (cfr. allegato 1 n. 7 dell'ORNI), e delle antenne di trasmissione per ponte radio (cfr. </span><span>allegato 1 n. 61 lett. a dell'ORNI), e b) </span><span>sono montate sullo stesso traliccio o tetto (cfr. allegato 1 n. 62 cpv. 1 dell'ORNI), oppure sono situate in uno spazio ristretto rispetto all'impianto in questione, ovvero all'interno del perimetro </span>calcolato in funzione della potenza delle nuove antenne <span>(cfr. allegato 1 n. 62 cpv. 2 dell'ORNI; cfr. pure UFAFP, Stazioni di base di telefonia mobile e WLL, </span>Raccomandazioni sull'esecuzione dell'ORNI, Berna 2002, pag. 12 segg.<span>). Ora, in concreto, né dalla scheda </span>31 ottobre 2006, né da quella datata 28 maggio 2013, emerge che all'interno del perimetro dell'impianto in discussione (r = 106 m; cfr scheda 28 maggio 2013, pag. 7) vi sia un'antenna ai sensi del n. <span>61 dell'allegato 1 dell'ORNI. Non porta ad altra conclusione la fotografia prodotta in questa sede dagli insorgenti, la quale non dimostra l'esistenza di un'altra antenna </span>ai sensi del n. <span>61 dell'allegato 1 dell'ORNI, peraltro non rilevabile dal catasto delle antenne di telefonia mobile consultabile sul sito www.oasi.ti.ch/web/catasti/rni, né che la stessa si trovi all'interno del perimetro dell'impianto contestato. N</span>on sussistono dunque i presupposti per imporre una valutazione combinata.</p> <p class="R1"> </p> <p class="normale0">8.4. Da respingere è infine pure la censura riferita all'art. 5 cpv. 2 RORNI<span>, peraltro già disattesa nel precedente giudizio (consid. 5.4.) di questa Corte, secondo cui la posa degli impianti sarebbe per quanto possibile da evitare in zone a carattere prevalentemente residenziale</span> o in prossimità di luoghi ove soggiornano persone particolarmente sensibili e sarebbe soggetta ad un obbligo di coordinamento e di condivisione con gli altri operatori. La norma ha infatti valore di semplice raccomandazione. Non esplica effetti vincolanti. Non <span>fonda obblighi specifici. </span>Lo escludono il principio della prevalenza del diritto federale su quello cantonale (art. 49 Cost. fed.) ed il carattere esaustivo della legislazione federale in materia di protezione dalle RNI<span> (cfr. STF 1P.562/2001 del 13 giugno 2002</span> pubbl. in RDAT II-2002 n. 56 consid. 6.6 e 6.7; STA 52.2009.182-197 del 9 marzo 2010, consid. 4.1 con rinvii).<br/> <br/> </p> <p class="normale0">8.5. In questa sede la resistente ha prodotto una nuova scheda dei dati sul sito datata 28 maggio 2013. Rispetto a quelle precedenti dell'8 novembre 2005 e del 31 ottobre 2006 è diminuita la potenza di emissione del settore 1, rispettivamente la potenza di emissione cumulata in un settore (cfr. pag. 7). In applicazione del principio di prevenzione si giustifica dunque, come peraltro richiesto dalla stessa resistente, di subordinare la licenza edilizia alla condizione che l'impianto in questione venga esercitato conformemente alla nuova scheda (cfr. risposta 29 maggio 2013, pag. 12 pto. 25).</p> <p class="normale0"> </p> <p class="normale0"> </p> <p class="R1"> 9. 9.1. In esito alle considerazioni che precedono, il ricorso va dunque parzialmente accolto. La licenza edilizia è confermata all'ulteriore condizione che l'impianto in questione venga esercitato conformemente alla scheda dei dati sul sito datata 28 maggio 2013.</p> <p class="normale0"> </p> <p class="normale0">9.2. La tassa di giustizia è posta a carico dei ricorrenti, in solido, data la loro prepondernate soccombenza (art. 28 LPamm). Essi rifonderanno inoltre alla resistente, assistita da un patrocinatore legale, adeguate ripetibili per questa sede (art. 31 LPamm). </p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>Per questi motivi,</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R2"><b>dichiara e pronuncia:</b></p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> 1. Il ricorso è parzialmente accolto.</p> <p class="a">§. Di conseguenza, il dispositivo n. 1 della decisione 12 marzo 2013 del Consiglio di Stato (n. 1332) è riformato nel senso che la licenza edilizia 16 settembre 2009 è confermata all'ulteriore condizione che l'impianto in questione venga esercitato conformemente alla scheda dei dati sul sito datata 28 maggio 2013.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> 2. La tassa di giustizia di fr. 3'500.- è posta a carico dei ricorrenti, in solido. Questi ultimi verseranno inoltre complessivi fr. 1'750.- alla resistente a titolo di ripetibili di questa sede.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> 3. Contro la presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 segg. legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS 173.110).</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable" width="0"> <tr> <td valign="top"> <p class="R1"> 4. Intimazione a:</p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> </tr> </table> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="MsoNormal"><span>Per il Tribunale cantonale amministrativo</span></p> <p class="MsoNormal"><span>Il presidente La segretaria</span></p> </div></body></html>