<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di creare trasparenza per i contribuenti nel finanziamento della produzione di latte per le esportazioni di formaggio, ma anche nella fabbricazione di altri prodotti. Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande.</p><p>1. A quanto ammonta la somma totale di pagamenti diretti, promozioni dello smercio e altre misure di sostegno della produzione che confluiscono nella produzione e nello smercio del formaggio destinato all'esportazione?</p><p>2. A quanto ammonta la superficie utile necessaria in Svizzera per le esportazioni di formaggio? Quante superfici all'estero vi si aggiungono se si considerano gli alimenti per animali concentrati importati per le vacche da latte che producono latte per il formaggio destinato all'esportazione?</p><p>3. A quanto ammontano i costi ambientali quali emissioni di ammoniaca, inquinamento da azoto, impiego di antibiotici, perdita di biodiversità, eccetera, che possono essere attribuiti alla produzione di latte per le esportazioni di formaggio? Se questi costi ambientali non sono noti, perché non lo sono ed entro quando l'Ufficio federale dell'agricoltura UFAG potrà presentarli?</p><p>4. È vero che a causa delle esportazioni di formaggio fortemente aumentate deve essere importato più burro poiché manca il quantitativo di latte necessario per produrre burro a base di latte svizzero? Se sì, cosa dice il Consiglio federale in merito?</p><p>5. A quanto ammontano le misure per la promozione dell'esportazione e i finanziamenti iniziali della Confederazione per altri prodotti svizzeri di qualità quali pasta con uova svizzere da allevamento all'aperto, erbe di montagna, frutta e altri prodotti elvetici?</p><p>6. Queste sovvenzioni sono compatibili con l'OMC?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La Confederazione versa un contributo di 5 centesimi per ogni chilogrammo di latte commerciale venduto. Eroga altresì un supplemento di 10 centesimi il chilogrammo per il latte trasformato in formaggio teso a compensare la differenza di prezzo della materia prima venutasi a creare tra la Svizzera e l'UE dopo la liberalizzazione del commercio caseario con l'UE. Se il latte è ottenuto senza somministrare insilati agli animali e trasformato in formaggio a base di latte crudo viene versato anche un supplemento di 3 centesimi il chilogrammo per il foraggiamento senza insilati. Questi supplementi non sono vincolati alle esportazioni. Nel 2021 la Confederazione ha versato supplementi per il latte trasformato in formaggio per un importo complessivo di 318,7 milioni di franchi.</p><p>Lo stesso anno in Svizzera sono stati commercializzati circa 3,4 milioni di tonnellate di latte, di cui quasi il 47 per cento trasformato in 207 155 tonnellate di formaggio.</p><p>Di queste, 77 779 tonnellate, ovvero il 38 per cento della produzione totale di formaggio, sono state esportate. Sulla base della statistica sulle esportazioni, ipotizzando una resa del 10 per cento nella produzione di formaggio e considerando la quota di formaggio a base di latte crudo, si stima che circa 134 milioni di franchi di supplementi siano stati destinati al formaggio esportato. Nel 2021 la Svizzera ha anche importato 75 788 tonnellate di formaggio. I crescenti volumi d'importazione hanno consentito di coprire gran parte del maggior consumo di formaggio registrato in Svizzera negli ultimi anni.</p><p>Nel 2021 per le attività di marketing a favore del formaggio svizzero realizzate collettivamente all'estero sono stati versati 22,9 milioni di franchi nel quadro della promozione dello smercio (incl. iniziative legate all'esportazione).</p><p>Con la Politica agricola 2014-2017 i cosiddetti contributi riferiti agli animali sono stati in gran parte traslati sui contributi per la sicurezza dell'approvvigionamento poiché si erano tradotti in un incentivo a intensivare l'allevamento di animali. Eccezion fatta per i contributi per il benessere degli animali, da allora i pagamenti diretti vengono erogati in funzione della superficie. Pertanto, le aziende con vacche da latte riceverebbero dei pagamenti diretti per le loro superfici, qualora abbandonassero la produzione lattiera.</p><p>L'Ufficio federale dell'agricoltura (UFAG) ha analizzato i dati relativi ai pagamenti diretti delle aziende con vacche da latte, riscontrando che i pagamenti diretti ottenuti da queste aziende per le superfici inerbite e messe a mais erano stati riallocati alle vacche da latte e agli altri animali che consumano foraggio grezzo da esse detenuti. Quindi, approssimativamente, nel 2021 in Svizzera alle aziende con vacche da latte sono stati corrisposti circa 900 milioni di franchi di pagamenti diretti (incl. contributi d'estivazione e di alpeggio). Tuttavia, l'importo dei pagamenti diretti versati per le vacche da latte con produzione di latte commerciale è sovrastimato, poiché non tutte le aziende con vacche da latte forniscono anche latte commerciale. Mancano dati attendibili per stabilire a quanto ammonta la quota di pagamenti diretti attribuibile ai quantitativi di formaggio esportati. A causa della propagazione dell'errore, non sarebbe possibile interpretare in maniera opportuna la stima ottenuta.</p><p>2. Dall'analisi dell'UFAG emerge che nel 2021 le aziende con vacche da latte hanno gestito una superficie inerbita di circa 520 000 ettari e hanno coltivato circa 30 000 ettari di mais. Come per la risposta 1, anche qui si parte dal presupposto che quanto raccolto su queste superfici venga utilizzato principalmente per il foraggiamento delle vacche da latte detenute in azienda.In Svizzera, il consumo totale di foraggio concentrato ammonta a circa 1,6 milioni di tonnellate di sostanza secca all'anno; quasi il 60 per cento è d'importazione. Circa 0,45 milioni di tonnellate vengono somministrati a bovini. Ipotizzando una quota del 70 per cento di cereali e del 30 per cento di prodotti ricchi di proteine, come ad esempio il tritello di soia (sottoprodotto dell'estrazione dell'olio di soia), emerge un fabbisogno in cereali di circa 315 000 tonnellate e in fave di soia di quasi 170 000 tonnellate. Considerando rese medie di 7 tonnellate di cereali da foraggio e di 3 tonnellate di fave di soia l'ettaro, la superficie coltivata all'estero per foraggiare i bovini svizzeri ammonta a 45 000 ettari per i cereali e a 57 000 ettari per le fave di soia. Si stima che il 75 per cento del foraggio concentrato importato per il foraggiamento dei bovini venga destinato alle vacche da latte. Mancano dati attendibili per stabilire a quanto ammonta la quota di foraggi attribuibile ai quantitativi di formaggio esportati.</p><p>3. Nella sua risposta all'interpellanza Weibel 16.3512, il Consiglio federale ha stimato che i costi delle emissioni di azoto per la salute e l'ambiente, sulla base delle emissioni del 2014, variano tra 860 e 4300 milioni di franchi all'anno. Le emissioni di azoto dell'agricoltura rilevanti per l'ambiente, pari a circa 80 000 tonnellate di azoto all'anno, contribuiscono nella misura del 60 per cento circa a tali costi esterni; di queste, circa 50 000 tonnellate di azoto sono riconducibili alle emissioni di ammoniaca e nitrati correlate all'allevamento di bovini (incl. produzione di foraggio). È necessario tenere conto anche dei costi correlati alla coltivazione, all'estero, del foraggio importato. Manca una chiave attendibile e scientificamente fondata per stabilire a quanto ammonta la quota di costi esterni attribuibile ai latticini e alla carne provenienti dall'allevamento di bovini in Svizzera o ai quantitativi di formaggio esportati. Non esistono studi sui costi ambientali correlati all'impiego di antibiotici.</p><p>4. Negli scorsi anni è stato registrato un aumento costante del volume di produzione di formaggio. Considerato che la produzione di latte è tendenzialmente in calo, vi è quindi meno materia prima da destinare alla produzione di burro. A causa del minore quantitativo di burro prodotto all'interno del Paese e della maggiore domanda interna (dovuta in particolare alle misure legate alla pandemia), già nel 2020 e nel 2021 si era verificata una situazione di penuria alla quale si era sopperito ricorrendo alle importazioni. Nel 2020 e nel 2021 le importazioni di burro sono state pari rispettivamente al 14 e al 6 per cento dei quantitativi di burro prodotti in Svizzera.Soltanto da maggio 2022, quando inizierà la nuova stagione del foraggio verde, è prevista una lieve ripresa nella produzione di latte. Parallelamente, la categoria si aspetta un ulteriore incremento dei quantitativi di latte trasformati in formaggio, segnatamente dell'1,5 per cento rispetto al 2021. Di conseguenza, al momento viene destinato meno latte alla produzione di burro rispetto agli anni passati e, senza importazioni, verso la fine dell'anno si ripresenterebbe una situazione di penuria. Il latte trasformato in formaggio genera un valore aggiunto per chilogrammo maggiore rispetto quello trasformato in burro o in latte in polvere. Da questo punto di vista la crescente produzione di formaggio può quindi essere considerata un'evoluzione positiva.</p><p>5. Nel quadro delle iniziative d'esportazione vengono sostenuti vari progetti con misure di marketing e di comunicazione. Nel 2020, in via suppletiva ai progetti concernenti l'esportazione di formaggio, circa 0,24 milioni di franchi sono stati destinati al settore della genetica bovina, al marketing per la Cina basato su un rumore di fondo mediatico e alla piattaforma per le esportazioni agricole. Nel 2021 sono stati sostenuti progetti per 0,8 milioni di franchi nei comparti della carne, della genetica bovina e a favore della piattaforma per le esportazioni.</p><p>6. I vari supplementi per il latte nonché la promozione dello smercio di formaggio sono compatibili con l'accordo dell'OMC sull'agricoltura. I primi restano al di sotto dell'importo annuo massimo giuridicamente vincolante della Svizzera, mentre gli altri non sono limitati grazie alla loro natura non distorsiva del commercio. Inoltre, i versamenti non violano il divieto di sovvenzioni all'esportazione (in particolare nell'accordo dell'OMC sulle sovvenzioni e sulle misure di compensazione), poiché non dipendono da una prestazione d'esportazione. Sostanzialmente un partner commerciale ha la possibilità di contestare queste misure di sostegno interne della Svizzera ed eventualmente ricevere dazi compensativi, se è in grado di dimostrare che questi versamenti nuocciono alla sua filiera produttiva. Di recente, in seno al Comitato agricolo dell'OMC alla Svizzera sono state poste domande sulla conformità di questi pagamenti alla normativa OMC.</p>  Risposta del Consiglio federale.