<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1.- James Tobin lanciò per la prima volta negli anni Settanta l'idea di riscuotere su transazioni di divise una tassa di negoziazione internazionale ed unitaria. Scopo principale dell'imposta sarebbe di contenere le speculazioni a breve termine sulle divise e conseguente riduzione delle oscillazioni dei corsi dei cambi. Come già avvenne in seguito alla crisi del sistema monetario europeo nel 1992 e dopo la crisi del Messico del 1994-95, la proposta di James Tobin è stata nuovamente oggetto di discussioni anche dopo la crisi asiatica. Inoltre, in occasione della ricerca di nuove fonti per il finanziamento dello sviluppo (aiuti per Paesi estremamente poveri), è stato scoperto il potenziale di entrate della tassa Tobin. </p><p></p><p>L'aumento dei costi delle transazioni causato da questa tassa è auspicabile per Tobin, poiché in tal modo i negozi speculativi a breve termine non sarebbero più interessanti. A causa delle ripercussioni delle oscillazioni dei cambi, la citata tassa deve però, secondo Tobin, essere introdotta su scala mondiale.</p><p></p><p>2.- Con riferimento all'auspicabilità della tassa Tobin occorre in primo luogo distinguere tra causa ed effetti. Il passato ci insegna che le radici di crisi monetarie non risiedono quasi mai in negozi di divise speculativi. Nella stragrande maggioranza dei casi la loro causa è da ricercare in discutibili politiche economiche e nell'inadeguatezza istituzionale dei Paesi in questione. Chi intende imporre le transazioni di divise, combatte più i sintomi che le cause. La tassa Tobin avrebbe anche un effetto distorcente. Poiché i mercati finanziari sono caratterizzati da margini molto esigui, anche un'imposta relativamente bassa intaccherebbe in modo gravoso le strutture che rendono attrattivo il mercato e quindi avrebbe effetti imprevedibili.</p><p></p><p>3.- La critica principale mossa contro la tassa Tobin consiste nel fatto che essa non toccherebbe soltanto i negozi a breve termine (speculativi), bensì anche il commercio e il traffico di capitali a lungo termine. Di riflesso, con l'aumento dei costi delle transazioni potrebbero essere ostacolati sia il commercio con l'estero sia gli investimenti diretti. Inoltre, l'ipotesi secondo cui i negozi a breve termine rafforzerebbero le oscillazioni dei cambi, mentre i negozi a lungo termine le attenuerebbero, è controversa. Un'ulteriore e importante critica alla tassa Tobin riguarda la sua applicabilità a livello universale. In effetti sembra molto improbabile che la tassa Tobin possa essere attuata su scala mondiale. Non appena una piazza finanziaria off-shore dovesse rinunciare a questo tipo di imposizione, i negozi verrebbero di conseguenza trasferiti e il fisco verrebbe quindi aggirato. D'altra parte questa imposta causerebbe considerevoli lavori amministrativi imputabili alla capacità innovativa dei mercati finanziari e al continuo aumento degli strumenti del mercato finanziario. Alla luce di queste considerazioni il Consiglio federale non ritiene che l'introduzione di una tassa Tobin sia economicamente auspicabile e nemmeno tecnicamente e politicamente fattibile.</p><p></p><p>La strategia preventiva perseguita su scala internazionale appare pertanto più promettente e adeguata. Il suo scopo consiste principalmente nel creare più trasparenza, una migliore sorveglianza e un coinvolgimento del settore privato. Il Consiglio federale aderirà anche in futuro a questa strategia preventiva e parteciperà alla ricerca di strumenti innovativi per migliorare la stabilità del mercato finanziario internazionale.</p>  Risposta del Consiglio federale.