<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Ad domanda 1</p><p>Dopo l'Accordo di pace di Dayton del 1995, nella Bosnia e Erzegovina la situazione economica è precaria, indipendentemente dagli sviluppi politici positivi. Inoltre non sono ancora stati chiariti i diritti di proprietà su case e appartamenti. Continua quindi a sussistere una forte pressione. Conformemente all'United Nations Development Programme (UNDP) la Bosnia e Erzegovina è ormai il secondo Paese più povero d'Europa, dopo l'Albania e prima della Moldavia. Dal termine del conflitto più di 100'000 giovani bosniaci sono emigrati e circa il 60 per cento di tutti i cittadini della Bosnia e Erzegovina tra i 18 e i 28 anni abbandonerebbero, se si presentasse loro l'occasione, il proprio Paese in ragione delle prospettive economiche negative. </p><p>La maggior parte dei richiedenti l'asilo provenienti dalla Bosnia e Erzegovina motivano le domande d'asilo soprattutto con la perdita della loro abitazione nonché con difficoltà economiche o problemi di salute. </p><p>In Serbia e Montenegro la situazione politica rimane difficile, nonostante gli importanti mutamenti intervenuti dopo la fine del conflitto nel Kosovo nel 1999 e la caduta di Milosevic nell'ottobre del 2000, come si evince ad esempio dall'assassinio del primo ministro Djindjic avvenuto il 12 marzo 2003. Un altro fattore di instabilità è costituito dai futuri rapporti tra la Repubblica serba e il Montenegro. Su tale questione si deciderà definitivamente soltanto tra tre anni. Il quesito dello statuto del Kosovo non è ancora stato chiarito. </p><p>Dagli anni Novanta in poi la situazione sociale e politica non ha fatto altro che peggiorare. La disoccupazione è molto elevata, il numero dei poveri è quadruplicato. </p><p>In ragione dei diversi conflitti, sia in Serbia sia nel Montenegro soggiornano diverse centinaia di migliaia di profughi e sfollati. </p><p>Questi vivono per lo più in centri collettivi. Per il momento non sono ancora state realizzate soluzioni abitative. Almeno una parte dei profughi prendono in considerazione un'ulteriore migrazione. In particolare la Serbia meridionale e il Sangiaccato costituiscono tradizionalmente regioni di emigrazione. </p><p>Nel Kosovo l'amministrazione è esercitata dall'ONU. La situazione politica si stabilizza lentamente, mentre quella economica è precaria. Le istituzioni democratiche non funzionano ancora in modo soddisfacente, mentre nella società kosovara il rispetto dei diritti umani e in particolare dei diritti delle minoranze non è sufficientemente radicato. Tra i gruppi etnici sussistono ancora tensioni che provocano la partenza delle persone appartenenti a queste minoranze. </p><p>Le domande d'asilo provenienti dalla Serbia e dal Montenegro sono motivate con varie allegazioni che di regola devono essere esaminate dal profilo materiale. </p><p>Queste circostanze spiegano il numero tuttora relativamente elevato di domande d'asilo. Quando si tratta di scegliere il Paese di destinazione, per i richiedenti l'asilo provenienti da questa regione è determinante la presenza in Svizzera di una grande diaspora di persone provenienti dall'ex Jugoslavia.</p><p>Ad domanda 2 </p><p>Nel caso degli interventi di promovimento della pace si parte dal presupposto che la pace non sia ancora stata ristabilita o lo sia stata soltanto parzialmente, e che un intervento internazionale sotto l'egida dell'ONU o dell'OSCE sia ancora necessario. Grazie all'intervento della SWISSCOY in favore del promovimento della pace, la Svizzera e la comunità internazionale contribuiscono congiuntamente, anche sul piano militare, alla stabilizzazione e alla sicurezza nel Kosovo.</p><p>E' ben vero che la situazione in materia di sicurezza nel Kosovo si è ulteriormente stabilizzata nel corso del 2002 poiché la KFOR (Kosovo Force) e l'UNMIK (missione delle Nazioni Unite per l'amministrazione transitoria del Kosovo) sono in grado di garantire un contesto relativamente sicuro e abbastanza stabile, ma la situazione in materia di sicurezza potrebbe per diversi motivi peggiorare improvvisamente e senza preavviso almeno a livello regionale. Per ristabilire il diritto e l'ordine sono per il momento ancora indispensabili sia la polizia internazionale (UNMIK-CIVPOL), che le truppe. Infine la situazione in materia di sicurezza viene pregiudicata anche dalla questione non ancora chiarita del futuro statuto del Kosovo.</p><p>In considerazione di questa situazione instabile l'impiego delle forze multinazionali della KFOR rimane indispensabile. Un prosieguo della partecipazione del nostro Paese è nel nostro interesse e rispecchia la politica di sicurezza svizzera.</p><p>Ad domande 3 e 4</p><p>Il Consiglio federale può designare gli Stati nei quali secondo i suoi accertamenti vi è sufficiente sicurezza per quanto concerne le persecuzioni; il Consiglio federale esamina periodicamente le decisioni in materia.</p><p>Durante la sua seduta del 25 giugno 2003 il Consiglio federale ha designato i seguenti Stati e gruppi di Stati come Safe Countries: Bosnia e Erzegovina, Macedonia, i Paesi dell'UE, i Paesi candidati all'adesione all'UE Estonia, Lettonia, Malta, Polonia, Repubblica slovacca, Slovenia, Repubblica Ceca, Ungheria e Repubblica di Cipro nonché gli Stati dell'AELS.</p><p>Per la Serbia e il Montenegro attualmente il Consiglio federale è del parere che le condizioni non siano ancora adempite. Per il momento non si delinea una stabilizzazione duratura e favorevole. Il Consiglio federale analizzerà tuttavia attentamente lo sviluppo della situazione segnatamente per quanto riguarda la nuova configurazione della Serbia e del Montenegro, la questione dello statuto del Kosovo nonché la situazione delle persone appartenenti alle minoranze etniche e la loro condizione in materia di diritti umani.</p>  Risposta del Consiglio federale.