<h2>SubmittedText<h2><p>A quanto si dice i negoziati relativi ad un accordo di libero scambio (ALS) con la Russia non sono sospesi bensì, in considerazione della situazione in Ucraina, soltanto rinviati. Anche la Bielorussia e il Kazakistan parteciperebbero all'ALS con la Russia, poiché i tre Stati formano un'unione doganale. Dunque alla difficile situazione in Russia in relazione al rispetto dei diritti umani, e alle violazioni del diritto internazionale in Crimea, si aggiunge il fatto che la Bielorussia è considerata l'ultima dittatura in Europa ed è spesso oggetto di aspre critiche da parte delle organizzazioni che si occupano di tutela dei diritti umani. Alla luce di quanto precede pongo al Consiglio federale le domande seguenti:</p><p>1. Il Consiglio federale come può garantire che nei negoziati sull'ALS con l'unione doganale le tematiche relative ai diritti umani saranno affrontate e trattate in modo sistematico?</p><p>2. In passato riguardo all'ALS il Consiglio federale ha sottolineato che sui diritti umani si sarebbe instaurato un dialogo proficuo. Può fornire indicazioni precise al riguardo? Ad esempio, il Consiglio federale rileva i miglioramenti ottenuti grazie al dialogo suddetto? Sarebbe disposto a introdurre delle corrispondenti attività di monitoraggio nel quadro dell'ALS?</p><p>3. Come giustifica il Consiglio federale la strategia seguita finora nei confronti della Bielorussia - che dal 2006 è oggetto di sanzioni economiche - se nel contempo questo Paese viene riconosciuto come partner di un ALS?</p><p>4. Secondo il modello del capitolo relativo alla sostenibilità elaborato dalla Svizzera d'intesa con l'AELS, democrazia, Stato di diritto, diritti umani e libertà fondamentali sono i presupposti dell'ALS. Il Consiglio federale come intende garantire che questi principi vengano rispettati?</p><p>5. Come valuta il Consiglio federale le possibilità che la Bielorussia nei prossimi anni si democratizzi, affinché i presupposti di cui al punto 4 possano essere realizzati?</p><p>6. L'incaricato speciale dell'ONU John Ruggie ha elaborato una strategia finalizzata a migliorare la tutela dei diritti umani in rapporto alle attività economiche. Nel quadro di questo ALS, il Consiglio federale come intende recepire ed attuare la strategia Ruggie "Protect, Respect, Remedy"?</p><p>7. Per la Svizzera e secondo il diritto internazionale la Crimea fa ancora parte del territorio nazionale ucraino. Il Consiglio federale intende insistere affinché ciò venga sancito dal testo dell'ALS? In caso diverso non si darebbe un segnale di politica estera disastroso?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2./4. Il Consiglio federale ha più volte espresso la sua posizione, ossia che anche gli accordi di libero scambio (ALS), come gli altri strumenti di politica economica estera, poggiano innanzitutto su criteri economici, pur non trascurando aspetti quali il rispetto delle norme sociali, ambientali e dei diritti umani in generale. In tal modo il Consiglio federale provvede a concretizzare in modo coerente e su piani operativi diversi la sua politica economica, sociale, ambientale e in materia di diritti umani.</p><p>Nell'ambito dei negoziati di libero scambio con la Russia, la Bielorussia e il Kazakistan, la Svizzera si adopera per far confluire nell'accordo disposizioni specifiche sugli standard del lavoro e sulla protezione dell'ambiente (in particolare l'attuazione effettiva e il rispetto delle convenzioni OIL ratificate dalle parti e di accordi multilaterali sull'ambiente). La Svizzera punta inoltre a integrarvi riferimenti agli strumenti più rilevanti in materia di diritti umani e rinvii ai principi della responsabilità sociale d'impresa (Corporate social responsibility). Una clausola degli ALS svizzeri prevede esplicitamente che l'accordo non pregiudichi o metta in discussione gli impegni internazionali delle Parti, tra cui figura per l'appunto anche il rispetto dei diritti umani.</p><p>La sorveglianza degli ALS è delegata ad appositi meccanismi di controllo, in particolare al comitato misto. Questi si riuniscono regolarmente, vale a dire almeno ogni due anni o prima, se necessario, per discutere dell'attuazione dell'accoro e di altri aspetti quali lo sviluppo sostenibile e i diritti umani. In collaborazione con altri enti federali, la SECO coinvolge le cerchie interessate dell'economia e della società civile. Queste ultime possono farsi sentire in particolare nella Commissione per la politica economica nonché nel Forum pubblico del gruppo d'accompagnamento OMC/ALS. Anche la Commissione tripartita OIL viene consultata regolarmente.</p><p>I negoziati di libero scambio rappresentano soltanto un aspetto delle relazioni della Svizzera con questi Stati. Parallelamente agli sforzi profusi nell'ambito di tali negoziati, la questione dei diritti umani viene discussa anche in altri organismi bilaterali come ad esempio nelle consultazioni politiche che si occupano anche di diritti umani o nei dialoghi sui diritti umani con singoli Paesi, tra cui la Russia, nei quali anche l'argomento "economia e diritti umani" figura all'ordine del giorno.</p><p>Nell'ambito delle sue relazioni bilaterali, la Svizzera punta dunque su una combinazione di strumenti per far valere standard internazionali riconosciuti. Con diversi Stati che assumono una posizione costruttiva nei confronti dei diritti umani, la Svizzera svolge dialoghi e progetti concreti. L'obiettivo del nostro Paese è di convincere i suoi interlocutori e di promuovere così l'esecuzione del diritto internazionale.</p><p>Nel campo dei diritti umani gli sforzi profusi della Svizzera sono tesi a conseguire un miglioramento durevole delle condizioni sociali: l'istituzione di relazioni commerciali responsabili può ripercuotersi positivamente sulla situazione dei diritti umani. Gli accordi di libero scambio rafforzano le relazioni tra vari attori e favoriscono gli scambi di opinioni, fatto che può anch'esso contribuire a promuovere la democrazia e il rispetto dei diritti umani.</p><p>3. Inizialmente l'intenzione degli Stati dell'AELS era quella di concludere un accordo di libero scambio con la Russia. Nel 2009, tuttavia, Russia, Bielorussia e Kazakistan hanno deciso di instaurare gradualmente un'unione doganale a partire dal 1° gennaio 2010, pregiudicando così il suddetto progetto di stipulare un ALS con la sola Russia. Con il venir meno dei controlli doganali tra la frontiere nazionali dell'unione doganale non sarebbe stato possibile verificare le regole d'origine, come previsto dall'ALS. Anche la tariffa esterna comune dell'unione doganale avrebbe ostacolato un tale progetto. Alla luce dell'importanza della Russia come partner economico degli Stati dell'AELS e per non compromettere un potenziale ALS con questo Stato, il mandato di negoziazione è stato esteso a tutti i membri dell'unione doganale. Tale mandato è stato sottoposto alle Commissioni della politica estera di entrambe le Camere federali, che lo hanno approvato.</p><p>Dato che in Bielorussia sono stati violati diversi principi democratici e dello Stato di diritto in occasione delle presidenziali del 2006, il Consiglio federale aveva disposto lo stesso anno, sulla base della legge sugli embarghi, l'adozione di misure coercitive contro il presidente e diverse persone e imprese bielorusse a lui vicine. L'ordinanza emanata allora, che si rifaceva alle sanzioni dell'UE contro la Bielorussia, prevede blocchi finanziari e limitazioni di viaggio ed è stata nel frattempo più volte adeguata alle sanzioni imposte dall'UE. In via di principio il Consiglio federale ritiene che le relazioni commerciali con imprese che non figurano nell'elenco delle sanzioni possano essere mantenute. Le sanzioni e gli accordi di libero scambio non devono per forza escludersi a vicenda.</p><p>5. Nei contatti che intrattiene con la Bielorussia, la Svizzera si adopera per promuovere i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto. A tal fine il nostro Paese collabora con diverse organizzazioni della società civile bielorussa. In occasione delle consultazioni politiche ricorrenti con la Bielorussia vengono ogni volta discussi temi quali l'abolizione della pena di morte, la liberazione dei prigionieri politici e la libertà d'espressione. Nelle organizzazioni internazionali (ONU, OSCE), inoltre, la Svizzera si adopera intensamente affinché la Bielorussia cooperi in modo costruttivo con gli strumenti internazionali in materia di diritti umani. Questo discorso vale soprattutto per la collaborazione con l'incaricato speciale dell'ONU per la Bielorussia, il cui impiego è stato vivamente sostenuto dalla Svizzera, che ha anche chiesto il prolungamento e l'attuazione operativa del suo mandato.</p><p>6. Pur non costituendo nuovi impegni di diritto internazionale, i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, approvati dal consiglio dei diritti umani dell'ONU nel 2011, mostrano come uno Stato possa attuare gli impegni per la difesa dei diritti umani esistenti in relazione alle persone fisiche e come le imprese possono esercitare la loro responsabilità verso il rispetto di tali diritti. Questi principi postulano che uno Stato, al momento di stipulare accordi (p. es. ALS) con altri Stati o imprese, debba ottenere un margine di manovra sufficiente da poter adempiere i suoi impegni in materia di diritti umani (principio 9). Come a tutti gli altri partner economici, la Svizzera ha proposto anche a Russia, Bielorussia e Kazakistan una serie di disposizioni che sono in linea con questo principio (cfr. risposte 1, 2 e 4).</p><p>In adempimento del postulato 12.3503 il Consiglio federale sta attualmente elaborando una strategia per attuare in Svizzera le linee guida di cui sopra. A tal proposito si occuperà anche della loro integrazione negli accordi economici.</p><p>7. Il 26 marzo 2014 la Svizzera ha condannato l'annessione della Crimea da parte della Russia come atto di violazione del diritto internazionale. Il 1° aprile 2014 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha sollecitato tutti gli Stati, tramite la risoluzione A/RES/68/262, a non riconoscere alcun cambiamento dello status della Repubblica autonoma di Crimea e della città di Sewastopol e a non compiere atti o affari che potrebbero essere interpretati come riconoscimento di un nuovo status. Nell'ottica della Svizzera e del diritto internazionale, la Crimea continua pertanto ad appartenere all'Ucraina. Le disposizioni sul campo d'applicazione territoriale degli ALS fanno regolarmente riferimento ai territori internazionalmente riconosciuti delle Parti.</p>  Risposta del Consiglio federale.