B u n d e s v e rw a l t u n g s g e r i ch t T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i f f éd é r a l T r i b u n a l e am m i n i s t r a t i vo f e d e r a l e T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i v fe d e r a l Corte IV D-3840/2013 S e n t e n z a d e l 1 2 l u g l i o 2 0 1 3 Composizione Giudici Daniele Cattaneo, giudice unico, con l'approvazione del giudice Martin Zoller, cancelliera Camilla Fumagalli. Parti A._______, nato il (...), Marocco, ricorrente, contro Ufficio federale della migrazione (UFM), Quellenweg 6, 3003 Berna, autorità inferiore. Oggetto Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (Dublino); decisione dell'UFM del 27 giugno 2013 / N (...). D-3840/2013 Pagina 2 Visto: la domanda di asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera il 14 maggio 2013; la decisione dell'UFM del 27 giugno 2013 (erroneamente datata 27 gennaio 2013; notificata al richiedente il 2 luglio 2013, cfr. Atto A25/1), mediante la quale detto Ufficio non è entrato nel merito della domanda d'asilo ai sensi del l'art. 34 cpv. 2 lett. d della L egge del 26 giugno 1998 sull'asilo (LAsi, RS 142.31) ed ha pronunciato il trasferimento dell'interessato verso l'Italia; il ricorso del 5 luglio 2013 (cfr. timbro del plico raccomandato) inoltrato di- nanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) contro la menzionata decisione dell'UFM tramite il quale il ricorrente ha chiesto la concessione dell'effetto sospensivo, la congiunzione delle cause con quella della compagna B._______, l'annullamento della decisione imp u- gnata e la concessione dell'asilo rispettivamente dell'ammissione provv i- soria, nonché la dispensa dal versam ento dell'anticipo relativo alle pr e- sumibili spese processuali; la ricezione via fax dell'incarto dell'UFM da parte del Tribunale in data 8 luglio 2013; i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei consid e- randi che seguono; e considerato: che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una dec i- sione in materia di asilo dell'UFM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 della Leg- ge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 [LTAF, RS 173.32]), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e 52 della Legge federale sulla procedura amministrat i- va del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021); che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, D-3840/2013 Pagina 3 con l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la dec i- sione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi); che, in caso di ricorso contro una decisione di non entrata nel merito in cui l'UFM rifiuta di esaminare la fondatezza della domanda di asilo (art. 32–35a LAsi), l'autorità di ricorso si limita, secondo la prassi, a esa- minare se l'autorità inferiore ha rifiutato a giusto titolo di entrare nel merito della domanda di asilo (cfr. DTAF 2011/30 consid. 3); che, contro una decisione di non entrata nel merito in materia di asilo, l'oggetto suscettibile di essere impugnato n on può essere esteso alla questione della concessione dell'asilo che presuppone un esame materia- le della domanda stessa; che, di conseguenza, la conclusione tendente alla concessione dell'asilo è inammissibile; che, preliminarmente, è respinta la conclusione ricorsuale tendente alla congiunzione della presente procedura con quella relativa alla presunta compagna (N [...]; cfr. Sentenza del Tribunale D -3836/2013), per i motivi di cui si dirà meglio in seguito; che, inoltre, i ricorsi inoltrati dai ricorrenti in atti separati e le due decisioni avversate, non concernono fatti di uguale o simile natura e non pongono gli stessi o simili termini di diritto, di modo che non si giustifica la congiunzione delle cause e la pronuncia di una so- la sentenza per un motivo di economia processuale (cfr. A NDRÉ MO- SER/MICHAEL BEUSCH/LORENZ KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bu n- desverwaltungsgericht, Basilea 2008, pp. 115 e ss., n. 3.17); che, giusta l'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi, di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della procedura di asilo e allontanamento; che, in virtù dell'Accordo del 26 otto bre 2004 tra la Confederazione Svi z- zera e la Comunità europea relativo ai criteri e ai meccanismi che permet- tono di determinare lo Stato competente per l'esame di una domanda di asilo introdotta in uno degli Stati membri o in Svizzera (ADD, RS 0.142.392.68) – al quale la Svizzera ha aderito il 12 dicembre 2008 – l'UFM esamina la competenza per il trattamento di una domanda di asilo giusta il Regolamento (CE) n. 343/2003 del 18 febbraio 2003 (GU L 50 del 25 febbraio 2003, di seguito: Regolamento Dublino II) capo III (cfr. dall'art. 5 all'art. 14), che stabilisce i criteri e i meccanismi che pe r-D-3840/2013 Pagina 4 mettono di determinare lo Stato competente per l'esame di una domanda di asilo introdotta in uno degli Stati membri da un cittadino di un Paese terzo (cfr. gli artt. 1 e 29a cpv. 1 dell'Ordinanza 1 dell'11 agosto 1999 sull'asilo relativa a questioni procedurali [OAsi 1, RS 142.311]; MATHIAS HERMANN, Das Dublin System, Eine Analyse der europäische Regelu n- gen über die Zuständigkeit der Staaten zur Prüfung von Asylanträge n un- ter besonderer Berücksichtigung der Assoziation der Schweiz, Zurigo, Basilea e Ginevra 2008, pp. 193 e ss.); che, ai sensi dell'art. 3 cpv. 1 Regolamento Dublino II, una domanda di asilo è esaminata da un solo Stato membro, che è quello individuato c o- me Stato competente in base ai criteri enunciati al capo III; che lo Stato competente è quello dove è autorizzato a soggiornare in qualità di rifugiato un membro della famiglia del richiedente, successiv a- mente, quello che ha rilasciato al richiedente un tit olo di soggiorno o un visto, quello tramite il quale il richiedente è entrato, regolarmente o meno, sul territorio di uno o dell'altro degli Stati membri e quello, presso il quale la domanda di asilo è stata presentata la prima volta (cfr. art. 5 in relazi o- ne con gli artt. 6 e 13 Regolamento Dublino II); che, tuttavia, in deroga ai criteri di competenza, ciascuno Stato membro può esaminare una domanda di asilo presentata da un cittadino di un Paese terzo, anche se tale domanda non gli compete in base ai cr iteri stabiliti (cfr. clausola di sovranità stabilita al cpv. 2 dell'art. 3 Regolamento Dublino II e la clausola umanitaria prevista all'art. 15 del citato regolamen- to, nonché l'art. 29a cpv. 3 OAsi 1); che, nel caso di specie, dalle dichiarazioni dell'in teressato è emerso che egli ha soggiornato in Italia prima di recarsi in Svizzera; che il (...) 2013 l'UFM ha presentato alle autorità italiane competenti una richiesta, fondata sull'art. 10 cpv. 2 Regolamento Dublino II, volta a pre n- dere in carico il richiedente l'asilo; che il (...) 2013 dette autorità hanno espressamente accettato il trasfer i- mento del ricorrente verso l'Italia, in applicazione della stessa disposizio- ne (cfr. Atto A 22/1); che, di conseguenza, la competenza dell'Italia è accertata; D-3840/2013 Pagina 5 che l'interessato fa valere che le condizioni di vita in Italia sarebbero in contrasto con il diritto umanitario , in quanto si sarebbe ritrovato senza permesso e senza alcuna prospettiva di legalità; che, tuttavia, l'Italia è segnataria della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), così come della Convenzione del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU, RS 0.101) e della Conve n- zione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105); che, vista la presunzione del rispetto del diritto internazionale pubblico da parte dello Stato di destinazione, appartiene al ricorrente di inficiarla, a d- ducendo seri indizi che permetterebbero di ammettere che, nel suo caso particolare, le autorità italiane non rispetterebbero questa garanzia o non accorderebbero la protezione necessaria o la priverebbero di condizioni di vita degne (cfr. sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo [Corte EDU] M.S.S. c. Belgio e Grecia [richiesta n. 3069 6/09] del 21 gennaio 2011, par. 84-85 e 250; cfr. ug ualmente sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea [CGUE], cause congiunte C -411/10 e C-493/10 del 21 dicembre 2011); che il ricorrente non ha fornito indizi seri suscettibili di comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione per sonale sarebbero tali da con- travvenire alla CEDU in caso di esecuzione dell'allontanamento; che, in particolare, non vi sono ragioni serie per ritenere che lo Stato di destinazione violerebbe le norme della direttiva 2003/9/CE del Consiglio del 27 gennaio 2003 recante norme minime relative all'accoglienza dei richiedenti l'asilo negli Stati membri (GU L 31/18 del 6 febbraio 2003; di seguito: direttiva sull'accoglienza); che, peraltro, in Italia, oltre a strutture statali che garantiscono un alloggio ai richiedenti l'asilo, vi sono altresì organizzazioni caritative che si occ u- pano dei richiedenti l'asilo e dei rifugiati (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.6.3); che anche se il sistema di accoglienza e assistenza sociale soffre di alcu- ne carenze e che i richiedent i l'asilo non possono sempre contare sulla presa a carico da parte delle autorità o delle organizzazioni caritative pr i- vate, il Tribunale non ritiene che in Italia vi siano violazioni sistematiche della direttiva sull'accoglienza (cfr. sentenza del Tribuna le D -5631/2012 del 24 gennaio 2013); D-3840/2013 Pagina 6 che, ad ogni buon conto, va sottolineato che pure secondo la giurispr u- denza della CGUE (cfr. sentenza, cause congiunte C -411/10 e C-493/10 del 21 dicembre 2011, par. 84 ss.) delle violazioni minori alle norme delle direttive di accoglienza e procedura non sono sufficienti ad impedire il tra- sferimento di un richiedente l'asilo verso lo Stato membro competente; che, pertanto, la presunzione secondo la quale lo Stato di destinazione ri- spetta i suoi obblighi non è inficiata (cfr. sentenza della Corte EDU M.S.S. c. Belgio e Grecia [richiesta n. 30696/09] del 21 gennaio 2011, par. 69, pp. 342-343 e riferimenti citati); che, in ultima analisi, il respingimento forzato di persone che soffrono di problemi medici non è suscettibil e di costituire una violazione dell'art. 3 CEDU, a meno che la malattia dell'interessato non si trovi ad uno stadio avanzato e terminale, al punto che la sua morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della Corte EDU N. c. Regno Uni- to [richiesta n. 26565/05] del 27 maggio 2008); che all'occorrenza tale non è il caso del ricorrente; che, alla luce di tutto quanto sopra, l'insorgente può quindi essere trasferi- to in Italia; che, viste le considerazioni esposte, non sussiste un rischio personale serio e concreto secondo cui il trasferimento dell'insorgente verso lo stato di destinazione sarebbe contrario ad un obbligo derivante dal diritto inte r- nazionale pubblico al quale la Svizzera è vincolata; che, a queste condizioni, non esistono nella fattis pecie né ostacoli tali da rendere inammissibile l'esecuzione del trasferimento, né delle ragioni umanitarie ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1; che, in riferimento all'evocata violazione del principio dell'unità della fam i- glia in caso di esecuzione di tr asferimento verso l'Italia, va rilevato che dell'asserita intenzione del ricorrente di contrarre matrimonio con la co m- pagna B._______, agli atti non figura la benché minima prova; che, per- tanto, non è provato alcun legame prossimo vero e vissuto, rispettiv a- mente l'esistenza di una relazione stabile; che, di conseguenza, l'esecuzione dell'allontanamento dell'insorgente verso l'Italia non viola tale principio; che, tuttavia, ritenuta la suesposta presunzione del rispetto del diritto i n- ternazionale pubblico da parte dello Stato di destinazione, non vi è motivo D-3840/2013 Pagina 7 di temere che l'Italia non rispetti il principio dell'unità della famiglia se e f- fettivamente applicabile al caso di specie; che perciò incomberà al rico r- rente far valere semmai i propri diritti di fronte alle autorità italiane in rela- zione alla propria situazione personale utilizzando le adeguate vie di dirit- to (cfr. Sentenza D-3836/2013, pp. 5 ss.); che, pertanto, non vi è ragione di applicare la clausola di sovranità dell'art. 3 cpv. 2 1a frase Regolamento Dublino II; che, di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da pa r- te della Svizzera, l'Italia è competente dell'esame della domanda di asilo del ricorrente ai sensi del Regolamento Dublino II; che, quindi, è a giusto titolo che l'UFM non è entrato in materia della d o- manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l'Italia conformemente all'art. 44 cpv. 1 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un'autorizza- zione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1); che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera d i- stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 della Legge fe- derale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20), dal momen- to che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel merito nel quadro di una procedura di Dublino (cfr. DTAF 2010/45 consid. 10 p. 645); che, in virtù di quanto sopra enunciato, la conclusione ricorsuale volta all'annullamento della decisione impugnata va respinta; che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione dell'UFM, che rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronu n- cia il trasferimento dalla Svizzera verso l'Italia, confermata; che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande di concessione dell'effetto sospensivo e di esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese processuali sono divenute pr i- ve di oggetto; che, visto l'esito de lla procedura, le spese processuali, di CHF 600. –, che seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 2 cpv. 2 e art. 3 lett. a del Regol a-D-3840/2013 Pagina 8 mento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi a l Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]); che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 della Legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federa- le [LTF, RS 173.110]). (dispositivo alla pagina seguente) D-3840/2013 Pagina 9 il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 1. Nella misura in cui ammissibile, il ricorso è respinto. 2. Le spese processuali, di CHF 600. –, sono poste a carico del ricorrente. Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra- tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sentenza. 3. Questa sentenza è comunicata al ricorrente, all'UFM e all'autorità cant o- nale. Il giudice unico: La cancelliera: Daniele Cattaneo Camilla Fumagalli Data di spedizione: