B u n d e s v e rw a l t u n g s g e r i ch t T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i f f éd é r a l T r i b u n a l e am m i n i s t r a t i vo f e d e r a l e T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i v fe d e r a l Corte IV D-1821/2012 S e n t e n z a d e l 1 0 a p r i l e 2 0 1 2 Composizione Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, con l'approvazione del giudice Martin Zoller, cancelliere Gilles Fasola. Parti A._______, nato il (…), Ghana, B._______, nata il (…),alias C._______, nata il (…), alias D._______, nata il (…), Nigeria, E._______, nato il (…), Ghana, ricorrenti, contro Ufficio federale della migrazione (UFM), Quellenweg 6, 3003 Berna, autorità inferiore. Oggetto Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (Dublino); decisione dell'UFM del 10 febbraio 2012 / N […]. D-1821/2012 Pagina 2 Visto le domande di asilo che gli interessati hanno presentato in Svizzera in data (…), i verbali di audizione dell'11 novembre 2011 del richiedente (di seguito: verbale 1) e della richiedente (di seguito: verbale 2), la decisione dell'UFM del 10 febbraio 2012 di non entrata nel merito ai sensi dell'art. 34 cpv. 2 lett. d della Legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31), notificata agli interessati in data 27 marzo 2012, nella quale l'autorità inferiore ha pronunciato l'allontanamento e l'esecuzione dell'allontanamento dei richiedenti verso l'Italia ed ha constatato che un eventuale ricorso non avrebbe avuto effetto sospensivo in applicazione dell'art. 107a LAsi, il ricors o del 3 aprile 2012 (cfr. timbro del plico raccomandato) inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) co n- tro la menzionata decisione dell'UFM con il quale i ricorrenti hanno co n- cluso all'annullamento della decisione impugnata, al rinvio degli atti all'au- torità inferiore per una nuova decisione, alla concessione dell'effetto s o- spensivo, nonché hanno presentato una domanda di assistenza giudizi a- ria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese giudiziarie e del relativo anticipo, la ricezione dell'incarto originale dell'UFM da parte del Tribunale in data 4 aprile 2012, le misure supercautelari del 5 aprile 2012 con cui il Tribu nale ha ordinato la sospensione dell'esecuzione del trasferimento dei ricorrenti giusta l'art. 56 della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura ammi- nistrativa (PA, RS 172.021), e considerato: che, in virtù dell'art. 31 della legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale a m- ministrativo federale (LTAF, RS 173.32), il Tribunale giudica i ricorsi contro le decisione ai sensi dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF, D-1821/2012 Pagina 3 che, in particolare, le decisioni rese dall'UFM concernenti l'asilo possono essere contestate per rimando dell'art. 105 LAsi, davanti al Tribunale, il quale statuisce definitivamente, salvo se è stata depositata una domanda di estradizione da parte dello Stato abbandonato dal richiedente l'asilo in cerca di protezione (art. 83 lett. d cifra 1 della legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale [LTF, RS 173.110]), che gli insorgenti hanno il diritto di ricor rere (cfr. art. 48 cpv. 1 PA) ed il loro ricorso, inoltrato nella forma (cfr. art. 52 PA) e nei termini (cfr. art. 108 cpv. 2 LAsi) prescritti dalla legge, è ricevibile, che vi è luogo di determinare se l'UFM poteva applicare la disposizione di cui all'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi, secondo la quale non entra nel merito di una domanda di asilo, allorquando il richiedente può rendersi in uno Stato terzo competente o condurre la procedura di asilo e di rinvio, in virtù di un accordo internazionale, che, in applicazione dell'Accordo del 26 ottobre 2004 tra la Confederazi o- ne svizzera e la Comunità europea relativo ai criteri e ai meccanismi che permettono di determinare lo Stato competente per l'esame di una d o- manda di asilo introdotta in uno degli Stati membri o in Svizzera (ADD, RS 0.142.392.68), l'UFM esamina la competenza relativa al tra t- tamento di una domanda di asilo secondo il Regolamento (CE) n. 343/2003 del Consiglio de l 18 febbraio 2003 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l' e- same di una domanda di asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un Paese terzo (GU L 50/1 del 25 febbraio 2003; [di seguito: Regolamento Dublino II]; art. 1 e 29a cpv. 1 dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; MATHIAS HERMANN, Das Dublin System, Eine Analyse der europäischen Regelungen über die Zuständigkeit der Staaten zur Prüfung von Asyla n- trägen unter besonderer Berücksichtigung der Assoziation der Schweiz, Zurigo, Basilea e Ginevra 2008, pagg. 193 e segg.), che, ai sensi dell'art. 3 cpv. 1 Regolamento Dublino II, una domanda di asilo è esaminata da un solo St ato membro, che è quello individuato c o- me Stato competente in base ai criteri enunciati al capo III, che lo Stato competente è quello dove è autorizzato a soggiornare in qualità di rifugiato un membro della famiglia del richiedente, successiv a- mente, quello che ha rilasciato al richiedente un titolo di soggiorno o un visto, quello tramite il quale il richiedente è entrato, regolarmente o meno, D-1821/2012 Pagina 4 sul territorio di uno o dell'altro degli Stati membri e quello, presso il quale la domanda di asilo è stata presenta ta la prima volta (cfr. art. 5 in relazi o- ne con gli artt. 6 a 13 Regolamento Dublino II), che tale obbligo cessa se il cittadino di un paese terzo si è allontanato dal territorio degli Stati membri per almeno tre mesi, sempre che detto citt a- dino di un Paese terzo non sia titolare di un titolo di soggiorno in corso di validità rilasciato dallo Stato membro competente (cfr. art. 16 cpv. 3 Regolamento Dublino II), che, tuttavia, in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro può esaminare una domanda di asilo presentata da un ci t- tadino di un paese terzo (cfr. clausola di sovranità stabilità all'art. 3 cpv. 2 Regolamento Dublino II e la clausola umanitaria prevista all'art. 15 del citato Regolamento; cfr. ugualmente l'art. 29a cpv. 3 OAsi 1), che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dall'UFM hanno rivel a- to, dopo consultazione dell'unità centrale del sistema europeo "EURODAC", che il ricorrente aveva depositato una domanda di asilo a F._______ (Italia) il (…) e la ricorren te era entrata illegalmente a G._______ (Italia) il (…) (cfr. Atti A5/2, A6/2, A7/1, A8/1, A9/2 e A10/2), che il 5 dicembre 2011 l'UFM ha presentato alle autorità italiane compe- tenti le rispettive richieste, fondate sull'art. 16 cpv. 1 lett. e Regolamento Dublino II per il ricorrente e art. 10 cpv. 1 Regolamento Dublino II per la ricorrente, volte a riprendere in carico i richiedenti l'asilo (cfr. Atti A28/2, A29/1, A35/1), che queste autorità, non avendo risposto entro il termine di due settimane a decorre re dalla data della richiesta delle autorità svizzere giusta l'art. 20 cpv. 1 lett. c Regolamento Dublino II per il richiedente, ed entro il termine di due mesi a decorrere dalla data di richiesta delle autorità svi z- zere giusta l'art. 18 cpv. 7 Regolament o Dublino II per la richiedente, hanno tacitamente riconosciuto la propria competenza, che il ricorrente non ha contestato né di avere depositato una domanda di asilo in Italia, né che questo Stato sia competente per trattare la sua d o- manda (cfr. verbale 1, pag. 4 e 7); che la ricorrente ha ammesso di esse- re entrata in Italia illegalmente e non ha contestato la competenza di que- sto Stato per trattare la sua domanda di asilo (cfr. verbale 2, pag. 5 e 7), che, di conseguenza, la competenza dell'Italia è accertata, D-1821/2012 Pagina 5 che i ricorrenti ritengono comunque che, con la nascita del loro figlio, la situazione relativa all'allontanamento verso l'Italia si sia modificata; che, sostanzialmente, in Italia non sarebbero garantite, per i richiedenti l'asilo, le condizioni di esistenza degna per un essere umano , in quanto tale Pa- ese non sarebbe più in grado di gestire correttamente i flussi di richiedenti l'asilo, che, in altri termini, un trasferimento in questo Stato li esporrebbe al r i- schio di essere privati del sostentamento minimo e di subire delle cond i- zioni di vita indegna, ciò che costituirebbe una violazione dell'art. 3 della convenzione del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU, RS 0.101), che, tuttavia, questo Stato è segnatario della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv., RS 0.142.30) , così come della CEDU e della convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti ( Conv. tortura, RS 0.105), che non incombe quindi alla Svizzera determinare se gli interessati s a- ranno assistiti, dopo il loro trasferimento, in condizioni soddisfacenti, che spetta ai ricorrenti di provare che la loro situazione potrebbe contra v- venire alle esigenze dell'art. 3 CEDU, che, in effetti, vista la presunzione del rispetto del diritto internazionale pubblico da parte dello Stato di destinazione, appartiene ai ricorrenti di in- ficiarla, adducendo dei seri indizi che permetterebbero di ammettere che, nel lor o caso particolare, le autorità italiane non rispetterebbero questa garanzia e non accorderebbero loro la protezione necessaria o li priv e- rebbero di condizioni di vita degne (cfr. sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo M.S.S. c. Belgio e Grecia [richiesta n. 30696/09] del 21 gennaio 2011 , paragr. 84 -85 e 250; cfr. ugualmente sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea [CGUE], cause congiunte C -411/10 e C-493/10 del 21 dicembre 2011), che i ricorrenti non hanno potuto stabilire che lo Stato di destinazione s a- rebbe sprovvisto di i stituzioni pubbliche tali da rispondere, su loro richie- sta, ai loro bisogni, che, segnatamente, se da un lato i ricorrenti hanno contestato la qualità della presa in carico dei richiedenti l'asilo in Italia, dall'altro lato, e ssi non D-1821/2012 Pagina 6 hanno fornito indizi seri suscettibili di comprovare che le loro condizioni di vita o la loro situazione personale sarebbero tali da contravvenire alla CEDU in caso di esecuzione del loro trasferimento, che, in particolare, essi non hanno stabilito che lo Stato di destinazione violerebbe le norme della direttiva 2003/9/CE del Consiglio del 27 gennaio 2003 recante norme minime relative all'accoglienza dei r i- chiedenti l'asilo negli Stati membri (GU L 31/18 del 6 febbraio 2003; di seguito: direttiva accoglienza), che, d'altronde, la ricorrente medesima ha dichiarato di avere beneficiato in Italia di cure ospedaliere (cfr. verbale 2, pag. 6), che incomberà quindi ai ricorrenti di fare valere la loro situazione specif i- ca e le loro difficoltà, in rapporto al loro stat uto, nonché di prevaler sene dinanzi alle autorità italiane competenti, utilizzando vie di diritto adeguate, che, pertanto, in mancanza di tali prove, la presunzione secondo la quale lo Stato di destinazione rispetta i suoi obblighi non è inficiata (cfr. sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo M.S.S. c. Belgio e Grecia [richiesta n. 30696/09] del 21 gennaio 2011, par. 69, 342 -343 e riferimenti citati), che, visto quanto precede, i ricorrenti non hanno stabilito l'esistenza di un rischio personale, serio e concreto secondo cui il loro tra sferimento vero lo Stato di destinazione sarebbe contrario all'art. 3 CEDU o ad un altro obbligo derivante dal diritto internazionale pubblico al quale la Svizzera è vincolata, che, quindi, è a giusto ti tolo che l'UFM non è entrato nel merito della do- manda di asilo dei ricorrenti, in applicazione dell'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi ed ha pronunciato il loro trasferimento verso l'Italia (cfr. art. 44 cpv. 1 LAsi e art. 32 lett. a OAsi 1), che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera d i- stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 della Legge fe- derale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20), dal momen- to che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel merito nel quadro di una procedura di Dublino (cfr. DTAF 2010/45 consid. 10, pag. 645), D-1821/2012 Pagina 7 che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione dell'UFM, che rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronu n- cia il trasferimento dalla Svizzera verso l'Italia, è confermata, che, essendo le conclusioni del ricorso prive di probabilità di successo in virtù di quanto precedentemente indicato, la do manda di assistenza gi u- diziaria deve essere respinta (art. 65 cpv. 1 PA), che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda della concessione dell'effetto sospensivo è divenuta priva di oggetto, che il ricorso, manifestamente infondato, è deciso in procedura semplif i- cata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l'approvazione di un secondo giudice (art. 11 lett. e LAsi), che, visto l'esito della p rocedura, le spese processuali, di CHF 600.-, che seguono la soccombenza, sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 PA nonché art. 2 e 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo fed e- rale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), (dispositivo alla pagina seguente) D-1821/2012 Pagina 8 il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 1. Il ricorso è respinto. 2. La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal ve r- samento delle spese processuali, è respinta. 3. Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico dei ricorrenti. Ta- le ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrat i- vo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sentenza. 4. Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, all'UFM e all'autorità cant o- nale competente. Il giudice unico: Il cancelliere: Pietro Angeli-Busi Gilles Fasola Data di spedizione: