<h2>SubmittedText<h2><p>Le persone ricoverate in Svizzera per covid sono in larghissima parte non vaccinate. E' diventato di pubblico dominio che quasi la metà di esse si è infettata durante le vacanze all'estero; e che una parte rilevante di queste persone si è contagiata durante le ferie estive in Paesi balcanici, poiché originaria di queste regioni.</p><p>Nel frattempo le cure intense si stanno riempiendo, in particolare in alcuni Cantoni. I rinvii di operazioni - anche in ambito cardiaco ed oncologico - sono tornati ad essere una triste realtà.</p><p>Interpellato nei mesi scorsi, il Consiglio federale non ha voluto indicare la nazionalità degli ospedalizzati per covid, sostenendo che un rilevamento non sarebbe possibile.</p><p>Chiedo al Consiglio federale:</p><p>- Non ritiene il Consiglio federale che, se avesse mantenuto/istituito dei controlli sanitari d'entrata ai confini, segnatamente in vista dei rientri dalle vacanze estive, la situazione negli ospedali elvetici sul fronte dei ricoveri covid sarebbe oggi più favorevole?</p><p>- Come risponde il Consiglio federale alla considerazione, apparsa a più riprese sulla stampa, che "in nessun altro paese si entra così facilmente come in Svizzera"?</p><p>- Non reputa il Consiglio federale gravemente tardiva la proposta di controlli ai confini mandata in consultazione la scorsa settimana?</p><p>- Perché si insiste nell'escludere i frontalieri dalle misure di cui al punto precedente? Perché non chiedere anche a loro di esibire il covid pass all'entrata in Svizzera?</p><p>- E' intenzione del Consiglio federale rendere pubbliche le statistiche degli ospedalizzati per covid, compresi i ricoverati in cure intense, suddivise per nazionalità?</p><p>- Come spiega il Consiglio federale l'alta presenza negli ospedali di pazienti balcanici, il che lascia presumere una scarsa adesione di queste comunità alla campagna vaccinale? Sono disponibili dati a tal proposito? Esiste forse un problema di mancanza d'integrazione da parte di persone residenti in Svizzera originarie di questi Paesi?</p><p>- E' normale che il Consiglio federale Berset abbia rivolto agli albanesi un invito a vaccinarsi in lingua albanese? Dagli stranieri residenti in Svizzera non si può forse più pretendere che comprendano la lingua del luogo in cui vivono?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. I provvedimenti sanitari di confine fanno parte integrante di un pacchetto di misure per il superamento della pandemia e non sono gli unici fattori determinanti per la situazione negli ospedali. Dall'inizio della pandemia di COVID-19 il Consiglio federale prende le sue decisioni sulla base di diverse considerazioni e tenendo conto di fattori sanitari, sociali ed economici. Il suo obiettivo è sempre quello di contenere la pandemia ricorrendo al minor numero possibile di restrizioni alla vita pubblica e privata. La situazione epidemiologica a maggio 2021 ha permesso di allentare i provvedimenti sanitari di confine. Le raccomandazioni di vaccinazione e di comportamento sono state mantenute e la loro comunicazione rafforzata. Inoltre, durante le vacanze estive è stata promossa in punti nevralgici, quali gli aeroporti, una campagna preventiva con la raccomandazione di sottoporsi al test al rientro in Svizzera.</p><p>2. e 3. L'entrata in Svizzera da Paesi e regioni a rischio secondo l'allegato 1 dell'ordinanza 3 COVID-19 resta fortemente limitata per i cittadini di Stati terzi non vaccinati. Quelli vaccinati possono entrare in Svizzera soltanto se possono comprovare di essere stati vaccinati completamente con un vaccino omologato dalla Svizzera o approvato dall'Agenzia europea per i medicinali o riportato nella Lista per l'uso di emergenza dell'OMS. La Svizzera segue così le raccomandazioni dell'UE e contribuisce a una procedura uniforme e coordinata ai confini esterni dell'area Schengen. I provvedimenti sanitari di confine nonché tutti gli altri mezzi impiegati per far fronte alla pandemia possono peraltro variare da un Paese all'altro. Nel complesso la Svizzera ha adottato provvedimenti sanitari di confine relativamente blandi se paragonati al contesto internazionale. Il Consiglio federale si impegna costantemente a contrastare la pandemia con un pacchetto di misure efficace, adeguato e accettato dalla popolazione. Al contempo, nella scelta degli strumenti tiene conto anche di fattori economici. Per la Svizzera in quanto Paese senza sbocchi sul mare è importante che il traffico transfrontaliero di merci e passeggeri non sia soggetto a restrizioni eccessive.</p><p>Secondo il modello a tre fasi del Consiglio federale, le misure nella fase di normalizzazione sono volte a evitare il sovraccarico del sistema sanitario. A tal proposito il Consiglio federale applica il principio secondo cui le misure scelte devono essere proporzionate e pertanto non più restrittive del necessario. Alla luce di tali premesse e in vista delle vacanze autunnali, a partire dal 20 settembre 2021 i provvedimenti sanitari di confine sono stati inaspriti.</p><p>4. I lavoratori frontalieri costituiscono una componente significativa della forza lavoro svizzera, segnatamente nel settore della sanità, nel commercio al dettaglio e nel settore dei servizi. Di conseguenza, i lavoratori frontalieri contribuiscono in maniera significativa alla prosperità economica e all'approvvigionamento delle regioni di confine. L'introduzione di provvedimenti sanitari di confine per i lavoratori frontalieri comporterebbe soprattutto per i settori summenzionati forti ripercussioni negative che il Consiglio federale intende evitare. Questa disposizione derogatoria permette inoltre di tenere in considerazione gli spazi comuni economici nelle regioni di confine. Per tali ragioni il Consiglio federale prevede una deroga ai provvedimenti sanitari di confine per i lavoratori frontalieri.</p><p>5. Il decorso di un'ospedalizzazione e un eventuale ricovero in un reparto di cure intense non vengono registrati mediante il sistema obbligatorio di dichiarazione. Il sistema di sorveglianza degli ospedali (CH-SUR) raccoglie dati clinici relativi ai pazienti nei reparti di cure intense senza indicazione della nazionalità. Pertanto l'Ufficio federale della sanità pubblica non dispone di informazioni in merito alla nazionalità dei pazienti che sono stati sottoposti a cure intense a causa di un'infezione da COVID-19.</p><p>6. Il numero superiore alla media di pazienti originari dei Balcani negli ospedali può essere dovuto a diversi fattori. Alcuni Paesi dei Balcani, in particolare, presentano un'elevata incidenza. Un alto tasso di incidenza comporta un maggior rischio di infezione per le persone non vaccinate che si recano nel loro Paese di origine. Non sono disponibili cifre esatte sulla percentuale della popolazione straniera tra i vaccinati. In generale prima delle vacanze estive non è stato facile, a seconda del Cantone, ottenere un appuntamento per la vaccinazione. Nel frattempo, grazie all'avanzare della campagna di vaccinazione molte più persone hanno potuto farsi vaccinare.</p><p>La popolazione migrante si confronta in linea di principio con le stesse questioni della popolazione media. Tuttavia, per le classi sociali svantaggiate con un basso livello d'istruzione e scarse conoscenze delle lingue nazionali può risultare più difficile informarsi e valutare in modo appropriato l'affidabilità delle fonti. Le recenti iniziative di diverse comunità che mostrano in modo esplicito gli sforzi intrapresi dai gruppi della popolazione di lingua straniera assumono perciò un ruolo ancora più importante. A titolo di esempio può essere citata la campagna "Vaccinati e salva vite" della comunità albanese. Anche atlete e atleti famosi con un passato migratorio hanno nel frattempo comunicato sui social media di essersi vaccinati dando così il loro contributo.</p><p>7. Le misure di informazione relative alla vaccinazione anti-COVID-19 dovrebbero raggiungere tutti i gruppi della popolazione in Svizzera. Tra questi vi sono anche gruppi che per diversi motivi non parlano una delle lingue nazionali o lo fanno solo in maniera rudimentale. Per raggiungere anche queste persone alcune informazioni vengono divulgate in diverse lingue della popolazione migrante, ad esempio attraverso media in lingua straniera o canali della Croce Rossa Svizzera (CRS). Su incarico della Confederazione, la CRS coordina la divulgazione delle informazioni in diversi media in lingua straniera. Parallelamente vengono attuate misure di comunicazione adeguate al pubblico in collaborazione con moltiplicatori con l'obiettivo di raggiungere il gruppo destinatario.</p>  Risposta del Consiglio federale.