<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di ridurre l'IVA dell'1 per cento con effetto al 1° gennaio 2010.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>A seguito del rapido peggioramento delle previsioni congiunturali, il 12 novembre 2008, il Consiglio federale ha deciso di prendere misure per sostenere l'ambito dei mandati e la situazione occupazionale. Per tener conto dell'incertezza dell'ulteriore sviluppo economico è stato deciso di procedere in modo graduale ed è stata avviata la prima fase. Nel frattempo le previsioni economiche sono ancora peggiorate, per cui nel mese di febbraio del 2009 è stata avviata la seconda fase. Le misure tengono conto delle critiche al programma congiunturale degli anni Novanta nel senso che si concentrano su progetti attuabili in tempi rapidi e congiunturalmente efficaci. In questo modo si vuole soprattutto evitare l'effetto prociclico constatato nel passato.</p><p>Nel contesto di questa situazione congiunturale difficile, gli autori della mozione propongono una riduzione dell'imposta sul valore aggiunto per rafforzare il potere d'acquisto dei consumatori.</p><p>Per diversi motivi questa misura non è però opportuna. In primo luogo i commercianti al dettaglio contano in un prossimo futuro su cifre d'affari perlopiù invariate o in aumento. Di conseguenza nella situazione attuale non è opportuno sostenere il consumo privato con la riduzione dell'imposta sul valore aggiunto. In secondo luogo sorgono dubbi sull'efficacia di una riduzione dell'imposta sul valore aggiunto, poiché non è certo che una riduzione dell'imposta sul valore aggiunto si ripercuota completamente sui consumatori (e questa ripercussione non si produrrebbe necessariamente subito). Anche se l'attuale situazione congiunturale porterebbe le imprese a fare ricadere i benefici sui consumatori, non è sicuro che il lieve calo dei prezzi, provocato dalla riduzione dell'imposta sul valore aggiunto, influisca sul consumo in un contesto in cui le persone cercano di risparmiare per essere meno vulnerabili di fronte alla crisi. In effetti, un aumento del potere d'acquisto non provoca automaticamente un corrispondente aumento del consumo, poiché il risparmio conseguito grazie alla riduzione dell'imposta, rischia di essere messo da parte piuttosto che speso. Quanto detto vale in particolare nel caso in cui il risparmio è conseguito da consumatori benestanti, che hanno un'elevata propensione marginale al risparmio. Sarebbe più efficiente scegliere misure mirate. È ancora troppo presto per fare affermazioni su misure concrete. Il 5 dicembre 2008 il Consiglio federale ha proposto di accogliere il postulato della CET-N 08.3764, "La situazione economica svizzera e le misure di stabilizzazione", e si è impegnato a presentare entro la sessione estiva un rapporto sulla situazione economica e sull'ulteriore modo di procedere.</p><p>In terzo luogo, una riduzione dell'1 per cento dell'imposta sul valore aggiunto causa una minore entrata di circa 2, 5 miliardi di franchi. Ai sensi del freno all'indebitamento questo minor gettito dovrebbe essere compensato con tagli delle uscite, ciò che non sarebbe realizzabile con riduzioni budgetarie a breve termine. Inoltre, questi tagli avrebbero ripercussioni negative sulla congiuntura.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.