<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Ad 1:</p><p>Il Consiglio federale ritiene che l'insuccesso di Seattle non minacci le strutture e le funzioni fondamentali dell'OMC. La Conferenza dei Ministri ha tuttavia dimostrato, così come i lavori preparatori che l'hanno preceduta, che i metodi di lavoro dell'OMC vanno verificati. I problemi trattati in seno all'OMC divengono sempre più numerosi e complessi e non di rado i soggetti evocati si rivelano delicati dal profilo della politica interna di alcuni o addirittura di molti Stati membri. A ciò si aggiunge che il numero dei membri attivi dell'organizzazione è in continuo aumento. Questa tendenza è auspicabile ma esige strutture negoziali appropriate affinché gli Stati di piccole e medie dimensioni, in particolare i Paesi in sviluppo, siano meglio integrati nel processo decisionale. Non è dunque opportuno introdurre una struttura direttiva che, nell'intento di garantire una maggiore efficienza, favorisca esclusivamente gli Stati più grandi, in quanto la maggior parte dei membri dell'OMC sono Paesi di piccole e medie dimensioni. Nei prossimi mesi, i membri dell'OMC avranno quindi l'importante compito di migliorare le modalità di negoziazione al fine di garantire una maggiore trasparenza senza tuttavia appesantire il processo negoziale al punto tale da non consentire più l'adozione di decisioni. La Svizzera nutre un notevole interesse per questi lavori e vi parteciperà attivamente. Un migliore coinvolgimento di tutti i membri dell'OMC nel processo negoziale è la condizione fondamentale per l'accettazione e la condivisione dei risultati di tali negoziati.</p><p>Ad 2:</p><p>L'OMC è un'organizzazione intergovernativa che attraverso i suoi accordi riconosce diritti e impone obblighi ai suoi Stati membri. In altri termini, esso è un forum negoziale in cui si procede alla delibera di siffatti diritti e doveri. I negoziati si svolgono in seno a gruppi composti da un limitato numero di membri nei quali, analogamente alle commissioni parlamentari, vi sono rappresentate le varie tendenze dei membri dell'OMC. Il rimprovero mosso all'OMC di una mancanza di trasparenza è pertanto ingiustificato. Considerata la crescente partecipazione attiva dei membri dell'OMC è importante aumentare la rappresentatività dei partecipanti ai gruppi summenzionati.</p><p>I governi degli Stati membri si impegnano, in qualità di rappresentanti democraticamente legittimati, a favore della salvaguardia degli interessi del proprio Paese in seno all'OMC. La salvaguardia degli interessi presuppone una preparazione a livello nazionale che, oltre alla posizione del Parlamento, prenda in debita considerazione anche le opinioni delle cerchie interessate. È quindi importante che dette cerchie vengano coinvolte, nel contesto nazionale, alla preparazione dei negoziati dell'OMC. Questo è quanto fatto dal Consiglio federale, come dettagliatamente illustrato nella risposta all'interpellanza Brunner (99.3471); le cerchie interessate sono state ascoltate e informate dei lavori preparatori della Conferenza dei Ministri di Seattle prima dell'apertura della stessa. Anche in futuro il Consiglio federale seguirà questa linea di condotta. Alle cerchie interessate appartengono anche i Cantoni il cui concorso alla politica estera è garantito dalla nuova legge federale. Per quanto riguarda la composizione della delegazione svizzera, si rimanda alle direttive del Consiglio federale del 24.11.1999 concernenti l'invio di delegazioni a conferenze internazionali, nonché i relativi lavoratori preparatori e successivi.</p><p></p><p>La stessa OMC si è notevolmente aperta alla società civile nel corso degli ultimi anni, non da ultimo grazie al suo sito Internet. I primi dialoghi con la società civile si sono avuti in occasione dei simposi sul commercio e lo sviluppo e sul commercio e l'ambiente tenutisi nel marzo 1999 nonché in occasione della riunione delle organizzazioni non governative (ONG) a Seattle, il 29 novembre, prima della Conferenza dei Ministri. Anche questi sforzi vanno dunque perseguiti senza tuttavia mettere in discussione il carattere intergovernativo dell'organizzazione.</p><p>Ad 3:</p><p>"Fair trade" è un concetto che descrive l'attività commerciale volontaria in un contesto giuridico stabile. Fintantoché tutti gli interessati al commercio vi partecipano con cognizione di causa, si può presumere che tutti ne traggano beneficio. Regole come quelle definite dall'OMC in ambito internazionale rappresentano un'importante garanzia per un commercio equo senza discriminazioni. Va tuttavia osservato che in altri Paesi il concetto di "fair trade" assume un significato diverso; nella discussione internazionale su questioni di politica economica viene spesso sollevato l'argomento secondo cui il commercio equo non è che un pretesto per reagire con misure protezionistiche alle importazioni considerate "non eque" (ad es. dazi punitivi nei confronti di sovvenzioni statali che distorcono il commercio; il dumping dei prezzi operato dalle imprese e le limitazioni alle importazioni se vi sono sospetti di dumping sociale e ambientale).</p><p>Con l'aumento negli ultimi anni della sensibilità dei consumatori per le questioni ambientali e sociali, il termine "fair trade" riferito al commercio di prodotti muniti di un label spontaneo, ha acquisito una connotazione positiva. Il consumatore ha la possibilità di scegliere un prodotto che è sì più costoso, ma è fabbricato tenendo conto di determinati criteri sociali e ambientali. Il sovrapprezzo torna direttamente a profitto dei consumatori. Per questo tipo di definizione di "fair trade" non sono previste in ambito OMC delle prescrizioni specifiche; comunque, si tratta di iniziative private conformi ai principi dell'organizzazione. Poiché in Svizzera la domanda si orienta sempre più verso prodotti fabbricati in condizioni rispettose dell'ambiente e socialmente sostenibili, essi rivestono una certa importanza nell'ambito della nostra politica di cooperazione allo sviluppo. Lo dimostra il fatto che la Svizzera sostiene nel settore del "fair trade" varie iniziative quali STEP nel settore del commercio dei tappeti o Max Havelaar per le derrate alimentari. La Svizzera sostiene altresì l'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) nei suoi sforzi intesi a svolgere un ruolo più attivo nel promovimento dei label spontanei.</p><p>Considerato il moltiplicarsi dei label che si riferiscono al "fair trade", la Svizzera sostiene gli sforzi di armonizzazione che si stanno facendo in questo settore: un accordo che disciplini i criteri di applicazione del commercio equo appare sempre più necessario. Detti criteri devono essere trasparenti e la loro applicazione deve poter essere verificata da tutti. </p><p>Ad 4:</p><p>I valori menzionati nel presente intervento, ossia la liberalizzazione del commercio, i diritti umani, il sociale, i diritti dei lavoratori, l'informazione dei consumatori sono tutti valori indipendenti gli uni dagli altri che non dovrebbero pertanto essere gerarchizzati. Questi valori toccano l'OMC in misura diversa. L'obiettivo di un ordinamento economico e commerciale multilaterale aperto e il principio della non discriminazione sono pilastri fondamentali non solo dell'OMC, ma anche di altrei. L'OMC è in primo luogo strumento di regolamentazione commerciale. Altri aspetti menzionati nella presente interpellanza sono disciplinati da strumenti diversi dall'OMC, in quanto le misure adottate da quest'ultima vanno al di là del semplice ambito commerciale vista la crescente interconnessione fra l'economia, il sociale e l'ambiente. Il Consiglio federale si impegna perciò affinché nel quadro dell'OMC vengano create le condizioni che favoriscano una gestione responsabile dello strumento del commercio nel senso di uno sviluppo sostenibile. Un altro obiettivo della nostra partecipazione ai vari strumenti è quello di garantirne la reciproca compatibilità e non di stabilire una gerarchia a favore dell'uno o dell'altro strumento. Il Consiglio federale si adopera pertanto per garantire la coerenza fra queste varie esigenze. Malgrado a Seattle non sia stato possibile prendere una decisione in tal senso, il Consiglio federale farà in modo affinché questa strategia venga portata avanti nell'ambito dei futuri lavori dell'OMC. In questo contesto, la Svizzera incoraggia il dialogo e la collaborazione fra l'OMC e le altre organizzazioni internazionali cui spetta la responsabilità principale in altri settori importanti quali i diritti umani, la protezione dell'ambiente, la sicurezza alimentare, ecc.</p><p>Ad 5:</p><p>Nel settore dell'agricoltura la Svizzera mantiene la sua posizione: essa è disposta - come tutti gli altri Stati membri dell'OMC - ad esaminare ulteriori misure di riforma nelle discipline tradizionali (accesso al mercato, sostegno interno, sussidi all'esportazione) conformemente agli impegni presi e nell'ambito dell'articolo 20 dell'Accordo. In questo campo, la Svizzera si adopera a favore di una migliore base giuridica a salvaguardia della multifunzionalità dell'agricoltura che dovrebbe esprimersi, fra l'altro, in una migliore presa in considerazione delle questioni non commerciali ("non trade concerns" - NTC). In altri settori importanti per l'agricoltura, la Svizzera cerca di migliorare la protezione delle denominazioni d'origine controllata (DOC) e di garantire la base giuridica dell'OMC per la dichiarazione dei prodotti agricoli nell'intento di migliorare l'informazione dei consumatori. Nel contesto delle trattative sull'agricoltura, la Svizzera si schiera inoltre anche a favore di altri interessi orizzontali, quale, ad esempio, la protezione dell'ambiente - che essa difenderebbe del resto anche nel quadro di negoziati globali. In questa sede è opportuno rammentare che la Conferenza dei Ministri di Seattle non è inciampata principalmente sul fascicolo agricolo. I lavori in questo settore erano infatti molto più avanzati di quanto lo fossero in altri settori. I negoziati che inizieranno nel mese di marzo non prevedono alcun scadenzario; per il momento non si conosce né la loro portata né la loro durata.</p><p>La sicurezza alimentare mondiale, in particolare dei Paesi poveri, che sono importatori netti di derrate alimentari, resta una questione che alla Svizzera sta particolarmente a cuore. Lo stesso vale per l'accesso facilitato al mercato svizzero di prodotti provenienti dai Paesi poveri. Non bisogna dimenticare che l'agricoltura rappresenta per i Paesi meno sviluppati il più importante settore d'occupazione e la principale fonte di reddito per ampie fasce della popolazione. Un miglioramento del commercio mondiale dei prodotti agricoli rimane pertanto una condizione importante per lo sviluppo di queste popolazioni.</p><p>Per quanto concerne i servizi, un certo consenso su un programma negoziale era già stato raggiunto nella fase preparatoria di Seattle. Esso poggiava precipuamente sull'articolo XIX dell'Accordo generale sugli scambi di servizi che prevede ulteriori cicli negoziali per la liberalizzazione in questo settore. Attualmente, questo articolo rappresenta l'unica base formale dei negoziati sui servizi alla cui preparazione la Svizzera parteciperà attivamente. Per quanto riguarda i singoli settori, va precisato che il Consiglio federale continuerà ad ispirarsi al principio secondo cui nessun settore deve essere escluso a priori se si vuole tener conto degli interessi dei 135 membri dell'OMC e avere un processo negoziale equilibrato. Nei settori della formazione e della salute pubblica il Consiglio federale non si attende grandi cambiamenti rispetto all'attuale livello di impegni assunti. Ciò è riconducibile fra l'altro al fatto che la Svizzera già oggi applica in entrambi i settori un regime relativamente aperto conformemente al GATS. Nel settore della cultura le discussioni riguarderanno verosimilmente la posizione dei prodotti culturali nel commercio internazionale. Si tratterà, in tale contesto, di gettare i necessari ponti tra interessi commerciali e culturali. Tuttavia, confortata dai risultati dell'Uruguay-Round, la Svizzera si sforzerà affinché vengano preservate le specificità della sua politica culturale nonché le diversità linguistiche e culturali del Paese. Il Consiglio federale si attende un dibattito acceso in questo settore ed è intenzionata a parteciparvi in modo costruttivo.</p><p>La possibilità che nella discussione in materia di agricoltura e servizi possano essere fatti dei progressi dipenderà dai negoziati che si svolgeranno parallelamente in altri settori.</p><p>Ad 6:</p><p>Il problema dell'efficace coinvolgimento dei Paesi in sviluppo - e in particolare di quelli più poveri - nel processo decisionale dell'OMC è noto ormai da tempo. Gli sforzi finora profusi al fine di aumentare la trasparenza dei meccanismi di consultazione, di negoziazione e di funzionamento dell'OMC, verranno proseguiti affinché i Paesi in sviluppo possano disporre di una migliore posizione di partenza. La Svizzera, ma anche un certo numero di Paesi industrializzati, promuovono attivamente - sia con mezzi finanziari della cooperazione tecnica che ricorrendo a propri esperti - l'integrazione di questi Paesi nel patrimonio normativo del sistema commerciale mondiale. La Svizzera è inoltre copromotrice di un'azione intesa a iscrivere i contributi finanziari volontari nel bilancio ordinario dell'OMC per rafforzare e in definitiva aumentare i mezzi a disposizione della cooperazione tecnica. Il promovimento finanziario dell'integrazione è un aspetto che riveste importanza anche per i Paesi industrializzati perché in questo modo vengono create anche le condizioni per un migliore funzionamento a lungo termine del patrimonio normativo dell'OMC. La Svizzera fornisce il proprio sostegno ai Paesi in sviluppo e ai Paesi in transizione per esempio:</p><p>- attraverso "l'Agenzia di cooperazione e di informazione per il commercio (ACICI) con sede a Ginevra, finanziata totalmente dalla Svizzera. Lo scopo di questa Agenzia è di sostenere le missioni diplomatiche di Paesi le cui risorse umane da impiegare nel processo di acquisizione delle informazioni presso le organizzazioni commerciali internazionali (OMC, UNCTAD, International Trade Center) sono limitate. L'ACICI sostiene anche i Paesi in transizione; </p><p>- mediante il finanziamento di corsi e di manifestazioni per i negoziatori delle missioni dei Paesi in sviluppo con sede a Ginevra intesi a rafforzarne la capacità negoziale. In questo settore, la Svizzera opera in stretta collaborazione con gli istituti d'insegnamento superiore di Ginevra;</p><p>- mediante il finanziamento e l'organizzazione - in collaborazione con il Segretariato dell'OMC o con l'UNITAR - di stage per i funzionari dei Paesi dell'Europa centrale e orientale e delle Repubbliche della CSI incaricati dei negoziati per l'adesione dei loro Paesi all'OMC;</p><p>- attraverso il cofinanziamento di programmi volti a migliorare le conoscenze di politica commerciale dei rappresentanti dei governi e delle persone interessate della società civile dell'Africa australe e occidentale;</p><p>- mettendo a disposizione dei Paesi meno sviluppati uffici a Ginevra per le rappresentanze presso l'OMC.</p><p>Questi esempi di attività svizzere rappresentano solo una piccola parte dell'ampia offerta a favore dei rappresentanti dei Paesi in sviluppo. Viste le modeste risorse sono comunque ancora una trentina i Paesi che rinunciano ad aprire una rappresentanza a Ginevra, preferendo assicurare la loro presenza in altri Stati che siano sedi di un'organizzazione internazionale o capitale di un partner importante.</p>  Risposta del Consiglio federale.