<h2>SubmittedText<h2><p>Invito pertanto il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Gli adeguamenti legati alla revisione della direttiva avranno ripercussioni sulla legislazione svizzera in materia di armi da fuoco? In caso affermativo, quali?</p><p>2. La revisione della direttiva europea sulle armi da fuoco farà anch'essa parte dell'acquis di Schengen? In caso affermativo, quali sarebbero le conseguenze per la Svizzera?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il 18 novembre 2015 la Commissione europea ha presentato la proposta di modifica della direttiva 91/477/CEE del Consiglio relativa al controllo dell'acquisizione e della detenzione di armi. Tale proposta sarà discussa dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell'Unione europea nel quadro della procedura legislativa ordinaria (precedentemente denominata procedura di codecisione). Alla fine di novembre 2015, in seno al Consiglio sono state avviate le pertinenti discussioni a livello di esperti (gruppo di lavoro Genval). Queste ultime sono pertanto ancora in uno stadio iniziale, motivo per cui non è possibile attualmente prevedere se e quali norme saranno alla fine approvate dal Consiglio dei ministri e dal Parlamento europeo. </p><p>2. La proposta di direttiva della Commissione menzionata in precedenza costituisce indubitabilmente uno sviluppo dell'acquis di Schengen ai sensi dell'Accordo di associazione a Schengen (AAS). Pertanto, la Svizzera è per principio tenuta a recepire la direttiva e, se necessario, a trasporla nel diritto nazionale. In compenso, può contribuire alla definizione del suo contenuto nel quadro del processo legislativo dell'UE. I rappresentanti della Svizzera partecipano quindi alle discussioni in seno al Consiglio, pur non disponendo di un diritto di voto formale.</p><p>Come illustrato dettagliatamente dal Consiglio federale nel suo rapporto in adempimento del postulato Fehr Hans 10.3857, "Conseguenze dell'obbligo di conformarsi a Schengen" (FF 2013 5465), il recepimento si fonda su uno scambio di note, che dal punto di vista svizzero costituisce un trattato internazionale. Conformemente alla ripartizione costituzionale delle competenze (art. 166 cpv. 2 Cost.), tale trattato è concluso dal Consiglio federale e deve essere eventualmente approvato dal Parlamento, nel qual caso, in presenza di determinate circostanze, esso sottostà al referendum facoltativo in materia di trattati internazionali (art. 141 cpv. 1 lett. d Cost.). Qualora, alla luce del testo definitivo della direttiva in questione, l'Assemblea federale dovesse essere competente per l'approvazione dello scambio di note o se la sua trasposizione dovesse richiedere adeguamenti legislativi, la Svizzera disporrà a tal fine di un termine massimo di due anni.</p><p>Un eventuale mancato recepimento di uno sviluppo può comportare, nel caso estremo, la fine della cooperazione di Schengen e, dunque, automaticamente anche di Dublino.</p>  Risposta del Consiglio federale.