<h2>SubmittedText<h2><p>Da uno studio di Greenpeace emerge che numerosi capi d'abbigliamento ed equipaggiamenti sportivi contengono sostanze chimiche pericolose, i PFC (fluorocarburi o perfluorocarburi), impiegati peraltro anche in altri tipi di prodotti. Queste sostanze tossiche si diffondono poi nell'ambiente. Greenpeace ha dimostrato la presenza di PFC in campioni prelevati in diverse aree montane di tre continenti. Anche un campione prelevato nel Parco nazionale svizzero è risultato positivo.</p><p>I PFC nuocciono innanzitutto e principalmente alla salute e all'ambiente nei Paesi in cui vengono prodotti, ma si disperdono in seguito nell'ambiente su larga scala. Li si ritrova nelle acque, nell'aria, nel corpo umano e in quello degli animali. Alcuni PFC possono causare seri danni al sistema riproduttivo, favorire la crescita di cellule tumorali e influire sul sistema ormonale.</p><p>È quindi necessario risolvere il problema alla radice e limitare l'uso di queste sostanze tossiche. Del resto, le alternative ci sono: si pensi, ad esempio, ai tessili in poliestere o poliuretano, oggi già impiegati da diverse marche, anche in Svizzera.</p><p>In seguito alla campagna di Greenpeace, Gore Fabrics, produttore di Gore-Tex (marchio registrato), si è posto l'obiettivo di eliminare i PFC entro il 2023. Si tratta di un primo passo positivo, ma il problema è lungi dall'essere risolto.</p><p>1. In Svizzera, sono a disposizione altri dati oltre a quelli di Greenpeace sulla presenza dei PFC negli articoli outdoor o in altri prodotti e, soprattutto, nell'ambiente (acqua, aria, corpo umano o in quello degli animali)?</p><p>2. I consumatori non possono scegliere prodotti senza PFC, perché questi non devono essere dichiarati. Il Consiglio federale ritiene che questa situazione rispetti i diritti dei consumatori? Sarebbe disposto a esaminare la possibilità di introdurre un obbligo di dichiarazione di queste sostanze tossiche nei prodotti interessati?</p><p>3. Quali altre misure o disciplinamenti potrebbe adottare per ridurre la nostra esposizione a questi prodotti tossici e la loro dispersione nell'ambiente? Non sarebbe ad esempio opportuno stipulare accordi sugli obiettivi con le filiere interessate?</p><p>4. È possibile eliminare queste sostanze, o perlomeno ridurne l'impatto, una volta disperse nell'ambiente? Se sì, come?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>In base al diritto sulle derrate alimentari e gli oggetti d'uso, i capi d'abbigliamento e gli articoli sportivi sono oggetti d'uso e quindi durante il loro uso possono cedere sostanze soltanto in quantità tali da essere innocue per la salute. Secondo il diritto sull'ambiente e sui prodotti chimici inoltre, è vietato mettere in commercio sostanze per impieghi nei quali queste sostanze, i loro derivati o i loro rifiuti possono mettere in pericolo l'ambiente o indirettamente l'essere umano anche se utilizzati conformemente alle prescrizioni o alle disposizioni. Fabbricanti e importatori sono obbligati in tal senso al controllo autonomo.</p><p>1. Tra il 2005 e il 2012, la Confederazione e i Cantoni hanno condotto diversi studi su fluorocarburi e perfluorocarburi (PFC). Dalle analisi dei campioni di siero effettuate nei centri di donazione del sangue è risultato che la concentrazione di PFC negli esseri umani in Svizzera è paragonabile a quella di altri Paesi europei e, in base allo stato attuale delle conoscenze, non è dannosa per la salute. Secondo le analisi svolte su derrate alimentari e acque sotterranee, le quantità di PFC assunte sono più di 200 volte inferiori alla dose giornaliera ammessa calcolata dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare.</p><p>2./3. Non vi è alcun obbligo di dichiarazione dei PFC nei tessili, né in Svizzera né nell'Unione europea. Nel settore dell'abbigliamento si sta tuttavia assistendo a un cambiamento nell'impiego di queste sostanze e molte multinazionali vi rinunciano già. Altre imprese sono leggermente in ritardo nell'attuazione degli impegni presi a seguito della menzionata campagna di Greenpeace, ma informano volontariamente i consumatori sull'impiego di PFC. È dunque già possibile acquistare indumenti privi di queste sostanze. In merito all'utilizzo dei PFC vi sono tra l'altro anche le seguenti prescrizioni: una serie di PFC è registrata nell'elenco delle sostanze estremamente problematiche (elenco delle sostanze candidate) dell'Agenzia europea per le sostanze chimiche e nell'ordinanza sui prodotti chimici (RS 813.11). Chi fornisce a titolo commerciale un oggetto che contiene una di queste sostanze è soggetto a un obbligo di informazione e deve quindi, fra le altre cose, fornire il nome della sostanza interessata, spontaneamente agli utilizzatori professionali e ai commercianti e su domanda agli utilizzatori privati. In futuro le sostanze dell'elenco delle sostanze candidate potranno inoltre essere sottoposte a un divieto di utilizzo. La Svizzera è infine parte alla Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti (RS 0.814.03), che limita ampiamente la produzione, la commercializzazione e l'uso di determinati PFC. Nello specifico, per i tessili e per altri materiali rivestiti vi è una concentrazione massima ammessa di determinati PFC.</p><p>Sulla base di questa constatazione e al fine di evitare ostacoli unilaterali al commercio da parte della Svizzera, il Consiglio federale non ritiene attualmente necessario introdurre un obbligo legale di dichiarazione. Questo non esclude tuttavia che la filiera possa puntare a un accordo sugli obiettivi.</p><p>4. In base allo stato attuale delle conoscenze vi è la certezza che i PFC persistono a lungo nell'ambiente, perché non vengono decomposti né da microorganismi, né dall'effetto dell'acqua, di sostanze reattive o della luce. Vi è invece ancora incertezza riguardo ai loro effetti sugli organismi presenti nell'ambiente.</p>  Risposta del Consiglio federale.