<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di presentare le modifiche legislative necessarie a vietare le cosiddette clausole di parità tariffaria nei rapporti contrattuali tra le piattaforme di prenotazione on line e gli alberghi.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Le piattaforme di prenotazione on line, una delle innovazioni digitali degli ultimi anni, hanno permesso agli alberghi svizzeri di aumentare notevolmente la propria visibilità in Rete. D'altro canto, la possibilità di confrontare prezzi e qualità delle prestazioni in modo rapido, dettagliato e trasparente rappresenta anche per i consumatori un vantaggio significativo. Si può facilmente immaginare come a un crescente numero di clienti e fornitori su tali piattaforme corrisponda un crescente beneficio per entrambi. Va tuttavia osservato che, in Svizzera, continuano a prevalere le prenotazioni fatte direttamente presso gli alberghi.</p><p>La concentrazione del mercato sulle piattaforme di prenotazione on line, alle quali sono associate condizioni contrattuali specifiche, solleva però anche alcune questioni legate al diritto in materia di concorrenza. Accettando la cosiddetta clausola di parità tariffaria ampia un albergatore si impegna a non offrire, praticamente tramite nessun altro canale di vendita, le proprie camere a prezzi o condizioni più favorevoli di quelle proposte nella piattaforma, il che limita la concorrenza. In primo luogo, simili clausole precludono la possibilità di offrire prezzi diversi tramite diversi canali, on line od off line. Nell'ottica del gestore del portale queste clausole fanno in modo che i gli utenti non vi si connettano solo per confrontare la qualità degli alberghi, per poi prenotare a tariffe più convenienti attraverso un altro canale. In secondo luogo, queste clausole limitano la concorrenza tra le piattaforme, dato che viene praticamente a mancare la competizione a livello di commissioni. La concorrenza tra alberghi, invece, rimane pressoché invariata. È pertanto necessario considerare questi fattori dal punto di vista del diritto in materia di concorrenza.</p><p>Nella decisione del 19 ottobre 2015 concernente le piattaforme di prenotazione on line (DPC 2016/1, pag. 67 segg.), la Commissione della concorrenza (COMCO) ha analizzato a fondo le conseguenze delle clausole di parità tariffaria ampia classificandole infine come accordi illeciti dal punto di vista della legislazione sui cartelli.</p><p>La Commissione ha invece lasciato aperta la questione delle clausole di parità tariffaria ristretta, ossia delle clausole con le quali un albergatore si impegna a non offrire sul proprio sito internet tariffe più basse di quelle offerte sulla piattaforma on line. Gli albergatori non sono tuttavia costretti a proporre le stesse tariffe in tutti i portali e possono quindi fare differenze tra l'uno e l'altro. Inoltre, allo stato attuale, gli albergatori sono autorizzati a proporre prezzi più convenienti tramite un canale di vendita off line, per esempio nel caso di prenotazioni telefoniche, ma anche sul proprio sito se l'offerta rientra in una formula ben definita, per esempio in un programma di fidelizzazione.</p><p>È quindi discutibile fino a che punto l'applicazione di clausole di parità tariffaria ristretta ostacoli in modo significativo e ingiustificato una concorrenza efficace. Se, sulla base di ulteriori accertamenti, dovesse risultare che tali clausole pregiudicano illecitamente la concorrenza, la COMCO potrà intervenire in virtù della legge sui cartelli, possibilità che si è tra l'altro riservata lei stessa nella decisione summenzionata. In questo senso, le autorità garanti della concorrenza continueranno a monitorare gli sviluppi del mercato. Il Consiglio federale ritiene quindi che, al momento, non si giustifichi l'introduzione di un nuovo divieto e che la legge sui cartelli offra già una protezione sufficiente in materia di concorrenza.</p><p>Facendo astrazione dal caso concreto in esame, in generale le misure legislative finalizzate a regolarizzare un dato settore vanno prese in considerazione con moderazione. Viste le peculiarità dei modelli digitali di commercio - diverse a seconda del mercato e del prodotto -, nel caso di sviluppi indesiderati del mercato conviene innanzitutto che intervengano la COMCO e il sorvegliante dei prezzi sfruttando i margini di manovra offerti dalle leggi in vigore. La tendenza a una posizione dominante su un mercato, infatti, varia a seconda del prodotto ed è per definizione effimera, in ragione del dinamismo dei mercati, dell'entrata in gioco di nuovi concorrenti e della facilità con cui i consumatori cambiano fornitori.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.