<h2>SubmittedText<h2><p>Analizzando le risposte date dal Consiglio federale nelle ultime due ore delle domande si capisce che gli attuali provvedimenti anti-COVID sono finalizzati a salvaguardare le capacità ospedaliere. Dall'inizio del 2020 il Consiglio federale ha esortato i Cantoni e le istituzioni sanitarie a più riprese e con urgenza a potenziare le capacità delle unità di terapia intensiva e in termini di personale di cura. Purtroppo questi richiami sono rimasti inascoltati. Inoltre, a livello cantonale e nel servizio sanitario coordinato mancano importanti indicatori sulle capacità ospedaliere prima dell'emergenza pandemica. Da un'analisi, scientificamente fondata, che abbiamo svolto negli ultimi tre mesi in 23 ospedali è emerso che il 63,5 per cento dei posti in terapia intensiva era occupato da pazienti affetti da COVID-19. Di questi, il 69,7 per cento era vaccinato, il 14,4 per cento non vaccinato e nel 15,9 per cento dei casi non si è riusciti a stabilirlo in quanto non era disponibile o non era stato rilevato alcun dato al riguardo.</p><p>Questa situazione solleva le seguenti domande:</p><p>1. Per quanto tempo ancora il Consiglio federale intende aspettare prima di informare l'opinione pubblica sul fatto che molti Cantoni e istituzioni sanitarie non hanno messo in pratica le raccomandazioni emerse dall'esercitazione della Rete integrata Svizzera per la sicurezza 2014 "Pandemia di influenza e penuria di elettricità" e non si sono preparati adeguatamente a una possibile pandemia?</p><p>2. Per quanto tempo ancora il Consiglio federale intende tollerare che i Cantoni e le istituzioni sanitarie diffondano paura e angoscia nella popolazione sul numero di vaccinati e non vaccinati nei reparti di terapia intensiva senza disporre di dati rilevati in modo scientifico?</p><p>3. Per quanto tempo ancora il Consiglio federale permetterà ai Cantoni e alle istituzioni sanitarie di non intraprendere nulla per incrementare le capacità ospedaliere?</p><p>4. Per quanto tempo ancora il Consiglio federale intende "vessare" una parte della popolazione e delle PMI adottando provvedimenti sproporzionati, difendendo però i Cantoni?</p><p>Colgo l'occasione per ringraziare di cuore tutti coloro che hanno preso parte all'analisi scientifica. Voi sì che godete di una protezione assoluta e completa.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Fin dall'inizio, la Confederazione e i Cantoni si sono impegnati a gestire al meglio la crisi di COVID-19 e hanno avviato le misure necessarie per affrontarla. Secondo la decisione del Consiglio federale dell'11 maggio 2021, la gestione delle crisi segue il cosiddetto "modello a tre fasi".</p><p>1. L'esercitazione della Rete integrata Svizzera per la sicurezza 2014 (ERSS 14) ha analizzato lo scenario dell'interruzione e dell'assenza prolungata di energia elettrica in compresenza di una pandemia di influenza. La somma di questi tre eventi rappresentava una situazione d'emergenza complessa. A livello federale è stata intensificata la collaborazione tra i diversi attori in seno allo Stato maggiore federale Protezione della popolazione (allora SMF NBCN) in caso di pandemia e sono stati elaborati importanti strumenti di base, come la strategia iniziale contro la pandemia. Di conseguenza, nella pandemia da COVID-19 il ruolo di coordinamento operativo della Confederazione è stato assunto fin dall'inizio dallo Stato maggiore federale Protezione della popolazione.</p><p>Nel modulo Pandemia dell'ERSS 14, inoltre, si è svolta una verifica dei piani pandemici cantonali. Le schede di valutazione cantonali sono state analizzate e sono state valutate le possibilità di ottimizzazione e le misure necessarie. Le misure di ottimizzazione sono state attuate nell'ambito della regolare e continua collaborazione tra l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) e i medici cantonali.</p><p>Per una revisione dettagliata del piano di gestione della pandemia, non si è ritenuto opportuno integrare l'esercitazione dei piani pandemici nell'ERSS 14. Nel rapporto finale si raccomandava quindi di svolgere esclusivamente l'esercitazione dei piani pandemici e, in particolare, di concentrarsi sulla collaborazione tra la Confederazione e i Cantoni.</p><p>2. Nell'attuale "fase di normalizzazione", le misure sono tese a garantire il funzionamento del sistema sanitario e a evitare il sovraccarico degli ospedali. Il Consiglio federale valuterà continuamente la situazione negli ospedali e i rischi epidemici e, su questa base, prenderà decisioni riguardo all'introduzione o alla revoca di misure.</p><p>Un aumento dell'attuale tasso di copertura vaccinale, basso in confronto ad altri Paesi, avrà un'influenza decisiva in questo senso. Il vaccino anti-COVID è l'unico modo rapido per uscire dalla crisi, come dimostrano anche le condizioni negli ospedali e nelle unità di terapia intensiva: da quando è stato introdotto l'obbligo di notifica dello stato di vaccinazione dei ricoverati a fine gennaio 2021, è risultato che circa il 53 per cento dei ricoverati non era vaccinato, mentre circa l'8 per cento era completamente vaccinato e il 2 per cento parzialmente vaccinato. In circa il 37 per cento dei pazienti, lo stato di vaccinazione non era noto. Questi dati possono essere consultati anche sul Covid-19 Dashboard dell'UFSP. I dati sui pazienti in terapia intensiva sono registrati nella COVID-19 Hospital Based Surveillance (CH-SUR), a cui partecipano volontariamente 21 ospedali, prevalentemente universitari e cantonali. Nel periodo da fine dicembre 2020, inizio della campagna di vaccinazione in Svizzera, a fine ottobre 2021 il 93 per cento circa dei pazienti ricoverati in terapia intensiva non era né guarito né vaccinato, mentre il 3 per cento era completamente immunizzato. Da inizio luglio a inizio ottobre 2021, l'89 per cento di tutti i pazienti ricoverati in terapia intensiva non era né guarito, né vaccinato, mentre il 7 per cento era completamente immunizzato.</p><p>3. Nel corso della pandemia da COVID-19, uno dei punti focali è stata, in particolare, la disponibilità di capacità di cure intensive, mentre l'alta qualità dell'assistenza in altri settori non è mai stata messa in discussione, secondo il Consiglio federale. Ulteriori capacità di trattamento nelle unità di terapia intensiva non possono essere fornite rapidamente ad hoc e su larga scala. Ciò non si deve a ragioni infrastrutturali della capacità di posti letto, ma alla disponibilità di personale infermieristico altamente specializzato. La formazione supplementare richiesta per la terapia intensiva dura due anni. Inoltre, a causa della continua situazione di stress dovuta al COVID-19, negli ultimi mesi si è registrato un numero considerevole di defezioni nel settore della terapia intensiva. La situazione del mercato del lavoro in Europa, con una carenza di personale infermieristico altamente specializzato, è paragonabile a quella in Svizzera, per cui non risulta facile o possibile reclutare personale supplementare all'estero.</p><p>4. Per evitare un sovraccarico del sistema sanitario, il Consiglio federale sta calibrando le misure da prendere in base all'evoluzione dell'epidemia. Se anche fosse possibile aumentare le capacità delle terapie intensive, non lo si potrebbe fare a tempo indeterminato. Sarebbe necessario monitorare la diffusione del virus fintanto che le coperture vaccinali non saranno sufficienti a garantire il mantenimento delle capacità ospedaliere.</p><p>Il Consiglio federale valuta costantemente l'evolversi della situazione ed esaminerà a intervalli regolari la possibilità di allentare le misure ancora in vigore, in particolare l'obbligo del certificato. Allo stesso tempo, con la sua decisione del 3 novembre 2021, il Consiglio federale ha semplificato l'accesso al certificato per alcuni gruppi di persone, in considerazione dello stato attuale della ricerca.</p>  Risposta del Consiglio federale.