<h2>SubmittedText<h2><p>Si ripete continuamente che occorre risanare l'AVS a causa dell'evoluzione demografica. Le ripercussioni finanziarie dell'immigrazione su questa assicurazione sono però sottaciute, se non mostrate come vantaggiose, senza presentare dati.</p><p>In che misura pesa realmente sull'AVS l'ultima ondata d'immigrazione (dal 2007 a oggi sono entrate in Svizzera oltre 800 000 persone)? Una cosa è certa: al più tardi tra 15-20 anni la maggior parte delle persone recentemente entrate nel nostro Paese sarà già in pensione. Rispondere a questa domanda è di fondamentale importanza per risolvere i problemi finanziari dell'AVS, poiché la popolazione attiva deve in ultima analisi sostenere solidalmente questa situazione. Altrimenti le future votazioni popolari in materia sono destinate a fallire. Chiedo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Quante delle persone entrate nel nostro Paese tra il 2007 e il 2016 (incluso quelle provenienti da Paesi firmatari dell'ALC o da Paesi terzi e i richiedenti l'asilo) sono state effettivamente assorbite nel mercato del lavoro e hanno versato contributi AVS per almeno due anni?</p><p>2. Quante delle persone entrate nel nostro Paese tra il 2007 e il 2016 (incluso quelle provenienti da Paesi firmatari dell'ALC o da Paesi terzi e i richiedenti l'asilo) non hanno mai versato contributi AVS o lo hanno fatto soltanto per breve tempo (complessivamente per meno di due anni)?</p><p>3. Per quanti anni contributivi dovranno ancora lavorare mediamente in base alla loro età le persone entrate nel nostro Paese tra il 2007 e il 2016 (incluso quelle provenienti da Paesi firmatari dell'ALC o da Paesi terzi e i richiedenti l'asilo) fino al pensionamento, cioè per quanti anni avranno ancora la possibilità di versare contributi AVS?</p><p>4. Il Consiglio federale è in grado di fare una stima della differenza tra le entrate e le uscite AVS prevedibili tenendo conto di tutte le persone entrate nel nostro Paese tra il 2007 e il 2016 (incluso quelle provenienti da Paesi firmatari dell'ALC o da Paesi terzi e i richiedenti l'asilo)? A quanto ammonterà presumibilmente questa differenza?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2. Tra i cittadini di Stati membri dell'UE/AELS (ovvero quasi il 70 per cento delle persone entrate nel nostro Paese tra il 2007 e il 2016) la quota di partecipazione al mercato del lavoro delle persone tra i 25 e i 64 anni è superiore a quella dei cittadini svizzeri (90,2 per cento contro 87,8 per cento). Tra i cittadini di Stati terzi questa quota risulta inferiore a quella dei cittadini svizzeri (72,0 per cento contro 87,8 per cento).</p><p>L'obbligo contributivo AVS non si limita solo alle persone assorbite nel mercato del lavoro. Oltre ai lavoratori a partire dai 18 anni, infatti, anche le persone senza attività lucrativa domiciliate in Svizzera sono tenute a versare contributi, a partire dai 20 anni d'età. Le uniche ad essere esentate sono dunque le persone immigrate che non hanno ancora raggiunto il limite di età a partire dal quale si applica l'obbligo contributivo e quelle che hanno raggiunto l'età legale di pensionamento. L'obbligo contributivo è inoltre sospeso nei confronti dei richiedenti l'asilo e delle persone ammesse provvisoriamente senza attività lucrativa, fintantoché non ottengono un permesso di soggiorno o non sono riconosciuti come rifugiati. Da quanto esposto risulta che oltre l'80 per cento delle persone immigrate tra il 2007 e il 2016 (circa 1,2 milioni di persone) è soggetto all'obbligo contributivo dal momento dell'entrata in Svizzera. Attualmente non si dispone di dati statistici sul numero di persone entrate nel nostro Paese tra il 2007 e il 2016 che hanno versato contributi AVS per meno di due anni.</p><p>3. Attualmente non si dispone di un modello di calcolo per prevedere la permanenza nel mercato del lavoro necessaria per poter poi beneficiare di una rendita AVS. Per quanto concerne i cittadini di Stati membri dell'UE/AELS entrati nel nostro Paese, dal rapporto annuale dell'Osservatorio sugli effetti della libera circolazione delle persone sul mercato del lavoro svizzero emerge che l'andamento economico nello spazio UE/AELS si ripercuote in modo determinante sui flussi migratori di queste persone e pertanto non è possibile formulare ipotesi a lungo termine sulla loro permanenza e dunque nemmeno fornire indicazioni attendibili sui futuri diritti a una rendita AVS.</p><p>4. Sul fronte delle entrate si osserva che le persone immigrate tra il 2007 e il 2016 presentano un elevato grado d'integrazione nel mercato del lavoro, di partecipazione allo stesso e di formazione. Queste persone contribuiscono in modo determinante a finanziare le uscite dell'AVS, ovvero le rendite correnti. A questo proposito va fatto notare che senza l'immigrazione proveniente dagli Stati membri dell'UE/AELS il risultato di ripartizione dell'AVS sarebbe stato negativo già nel 2009 e, a parità di circostanze, da allora le sue uscite sarebbero risultate sempre superiori alle entrate. Nel 2015 il deficit registrato dal risultato di ripartizione avrebbe superato i 3 miliardi di franchi, mentre quello effettivo è stato di 579 milioni di franchi. A lungo termine, il saldo migratorio comporta tuttavia anche futuri beneficiari di rendita.</p><p>Le rendite concesse dall'AVS dipendono prevalentemente dalla durata di contribuzione di una persona. Il fatto che, sull'intero arco della vita, un determinato gruppo di persone (p. es. un gruppo di immigrati) percepisca più prestazioni AVS di quanto abbia versato all'assicurazione o viceversa dipende soprattutto dal relativo livello del reddito. Da questo punto di vista, il bilancio più favorevole a vantaggio dell'AVS risulta dall'immigrazione di lavoratori provenienti dallo spazio UE/AELS e da quella contingentata di lavoratori di Stati terzi, considerato che molte di queste persone presentano livelli di qualifiche e di salari elevati. Meno vantaggioso, o addirittura probabilmente negativo, è il bilancio risultante dall'immigrazione tramite procedura d'asilo. Non è tuttavia possibile fare una stima esatta della differenza tra le entrate e le uscite AVS, dato che questa dipende da svariati fattori incerti, come l'evoluzione dei salari o la permanenza delle persone immigrate. L'elevato tasso di natalità registrato tra la popolazione straniera potrebbe inoltre contribuire ad attutire il processo d'invecchiamento della popolazione e con esso l'aumento del rapporto di dipendenza (quota di pensionati in rapporto alla popolazione in età lavorativa), che è determinante per l'equilibrio finanziario a lungo termine dell'AVS.</p><p>Sul fronte delle uscite va tenuto conto che, nel periodo durante il quale viene versata la rendita, le prestazioni dipendono fortemente anche dall'evoluzione dei salari reali. Nel caso delle persone in esame, un aumento dei salari reali può ripercuotersi negativamente sulle finanze dell'AVS, poiché esse non verserebbero più contributi ma percepirebbero prestazioni più elevate a causa della dipendenza delle rendite dall'evoluzione dei salari, andando così a gravare sulle uscite dell'AVS. Una stima della differenza come quella richiesta risulterebbe molto volatile e poco attendibile, dato che l'AVS si basa sul principio di ripartizione.</p>  Risposta del Consiglio federale.