<h2>SubmittedText<h2><p>Una cooperazione transfrontaliera efficace tra la Svizzera e l'UE - in particolare nei settori della sanità pubblica, dei trasporti, della protezione doganale, del mercato interno e del commercio - è imprescindibile per il superamento di crisi come quella di COVID-19. </p><p>Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Come viene garantito che il mercato interno europeo riesca ad assicurare l'adeguata fornitura di dispositivi di protezione e medicinali? </p><p>2. Nonostante le istruzioni di Bruxelles, Francia e Germania hanno trattenuto le mascherine protettive destinate alla Svizzera. Come si possono evitare in futuro queste limitazioni alle esportazioni decise unilateralmente? Come si può garantire il rispetto degli accordi bilaterali anche in caso di crisi? </p><p>3. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie lavora sulle questioni chiave relative alle pandemie. La Svizzera è esclusa dal sistema europeo della gestione delle crisi in ambito sanitario e, di conseguenza, non può accedere rapidamente a dati importanti. Come si può fare in modo che in futuro la Svizzera ne faccia parte? </p><p>4. A causa della COVID-19, i controlli alle frontiere in Europa sono tornati a essere la normalità. Lo spazio Schengen, che consente ai cittadini di viaggiare liberamente, è in parte sospeso. L'UE intende ripristinare gradualmente la completa libera circolazione delle persone. Come viene coinvolta la Svizzera in questo coordinamento? </p><p>5. La Svizzera si avvale di più di 300 000 frontalieri provenienti dagli Stati limitrofi. Soprattutto in ambito sanitario la loro presenza è particolarmente necessaria. Come si può garantire che rimanga attiva la libera circolazione dei lavoratori frontalieri anche in caso di crisi?</p><p>6. La votazione sull'iniziativa popolare federale "Per un'immigrazione moderata" ha dovuto essere posticipata. Ciononostante, l'UE ha rinviato di un anno l'applicazione del nuovo regolamento sui dispositivi medici. Come giudica il Consiglio federale le relazioni con l'UE e la futura collaborazione alla luce della crisi attuale? </p><p>7. A quanto sembra, l'UE organizza 17 progetti di ricerca europei che lavorano sulle questioni più diverse inerenti al coronavirus. Gruppi di ricercatori svizzeri collaborano a sei di questi progetti. In che misura la Svizzera partecipa ai relativi costi?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il mercato interno dell'UE si è dimostrato un fattore decisivo per la gestione delle crisi in Europa, anche e soprattutto per quanto riguarda la fornitura di dispositivi di protezione e di medicinali. Dopo che alcuni Stati membri dell'UE all'inizio della pandemia hanno imposto il divieto di esportare alcuni dispositivi medici di protezione, la Commissione europea ha introdotto norme d'esportazione valide a livello europeo. In seguito anche all'intervento della Svizzera, la Commissione europea ha deciso di esentare le esportazioni verso gli Stati dell'AELS dal nuovo obbligo di autorizzazione delle esportazioni per i dispositivi medici di protezione. L'accesso al mercato interno e la stretta cooperazione con l'UE e gli Stati membri dell'UE si sono quindi rivelati di fondamentale importanza per la Svizzera.</p><p>2. Restrizioni temporanee all'esportazione sono possibili sulla base dell'Accordo generale sulle tariffe doganali e il commercio dell'OMC (GATT) e dell'accordo di libero scambio tra la Svizzera e l'UE, se sono necessarie per tutelare la salute pubblica. Analogamente all'UE, anche la Svizzera ha introdotto, in relazione alla pandemia, l'obbligo di autorizzazione delle esportazioni per determinati prodotti. A livello mondiale vari Stati hanno imposto restrizioni all'esportazione che non erano specificamente dirette contro il nostro Paese. La Svizzera è intervenuta immediatamente per ottenere lo sblocco di forniture trattenute. In questo modo ha potuto ovviare ai problemi d'importazione dai Paesi dell'UE e da altri Paesi. Queste esperienze hanno dimostrato che un sistema commerciale internazionale ben funzionante è importante per mantenere le catene di produzione e di fornitura internazionali e che buoni contatti bilaterali sono fondamentali in caso di crisi.</p><p>3. Dopo lo scoppio della pandemia di coronavirus, l'UE ha concesso rapidamente alla Svizzera, su richiesta, un accesso parziale al dispositivo dell'UE di lotta contro le minacce sanitarie. Questa partecipazione ad hoc comprende solo gli strumenti rilevanti nel contesto della COVID ed è limitata alla durata della crisi. Una cooperazione istituzionale, per esempio con il Centro europeo per la prevenzione ed il controllo delle malattie (CEPCM), fa parte del previsto accordo sulla salute pubblica tra la Svizzera e l'UE (ASP), in fase di elaborazione dal 2018. L'accordo non è ancora stato concluso, poiché l'UE associa la firma dell'ASP all'Accordo istituzionale.</p><p>4. Il ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne nello spazio Schengen è avvenuto in conformità con le disposizioni del codice frontiere Schengen. Le "regole di Schengen" continuano quindi a essere applicate e offrono il necessario margine di manovra per misure di protezione nazionali. La Svizzera partecipa attivamente alla gestione congiunta delle crisi nel quadro del dispositivo dell'UE. Per esempio, più volte alla settimana prende parte agli incontri virtuali di ministri ed esperti sul tema dei controlli alle frontiere e delle norme d'ingresso, in cui si scambiano informazioni sulle misure nazionali di allentamento e si discutono le misure di coordinamento e le linee guida della Commissione europea. Inoltre è in stretto contatto con i Paesi limitrofi per quanto riguarda le questioni della revoca graduale e coordinata delle restrizioni di ingresso.</p><p>5. Per contenere la diffusione del coronavirus il Consiglio federale ha emanato tempestivamente misure per ridurre allo stretto necessario i viaggi transfrontalieri. L'accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) permette di adottare misure per limitare i diritti alla libera circolazione, giustificate da motivi di ordine, sicurezza e salute pubblici, come per esempio la reintroduzione di restrizioni di ingresso. Nonostante queste misure l'ALC ha contribuito a garantire la disponibilità del personale necessario, soprattutto nel settore sanitario. Grazie all'intensificazione dei contatti, in particolare anche ad alto livello, tra la Svizzera e l'UE e singoli Stati dell'UE e soprattutto i Paesi limitrofi, è stato possibile garantire il coordinamento e assicurare l'impiego di persone di importanti gruppi professionali.</p><p>6. La crisi dovuta al coronavirus ha portato al rinvio di diversi affari di politica europea, tra cui anche la votazione popolare "Per un'immigrazione moderata", di cui l'UE ha preso atto. La decisione dell'UE di rinviare l'applicazione del regolamento sui dispositivi medici di un anno fino a maggio 2021 è stata presa per dare priorità alla lotta contro la pandemia. È ancora troppo presto per valutare gli effetti concreti di questa crisi sulle relazioni tra la Svizzera e l'UE. Tuttavia, gli ultimi mesi hanno dimostrato quanto il mercato interno dell'UE sia importante per far fronte alla crisi in Europa. È probabile che in futuro diventi ancora più fondamentale quale motore della ripresa economica. L'interesse della Svizzera a un accesso garantito e istituzionalizzato al mercato rimane quindi elevato. Per quanto riguarda l'Accordo istituzionale, la definizione delle priorità nella gestione della crisi ha temporaneamente ridotto la pressione dell'UE per giungere a una rapida conclusione. Tuttavia, la sua posizione rimane immutata. Si aspetta che la Svizzera proponga soluzioni per i tre punti ancora da chiarire.</p><p>7. I progetti di ricerca menzionati sono promossi nell'ambito del programma quadro dell'UE Orizzonte 2020. La Svizzera contribuisce finanziariamente al budget di Orizzonte 2020 in base a una chiave di partecipazione basata sul rapporto del PIL tra la Svizzera e gli Stati membri dell'UE. Le misure contro la pandemia di COVID-19 non hanno portato a un aumento del budget globale di Orizzonte 2020 e quindi non vi saranno costi supplementari nel caso di una partecipazione di ricercatori svizzeri a tali misure. In questo modo i ricercatori in Svizzera possono partecipare a progetti di ricerca europei nella lotta contro il coronavirus nell'ambito di Orizzonte 2020.</p>