<h2>SubmittedText<h2><p>In passato, i governi di Gran Bretagna, Francia e di alcuni altri Paesi hanno sondato a più riprese l'idea di introdurre un sistema di quote di energia negoziabile (inglese: Tradable Energy Quotas).</p><p>Tale sistema consentirebbe di ripartire in modo equo e di ridurre il consumo di energia, in particolare a partire da fonti non rinnovabili. Sulla scorta di un principio simile a quello delle quote di emissioni di CO2 delle imprese, i cittadini si vedrebbero attribuire la stessa quota di energia, la cui parte non utilizzata potrebbe però essere rivenduta nel caso di coloro che consumano meno. Ciò permetterebbe allo Stato di gestire adeguatamente il consumo totale di energia della popolazione, anche se i consumi individuali continuerebbero ad essere regolati dal mercato.</p><p>Qual è l'opinione del Consiglio federale a riguardo? Sono già stati svolti studi di dettaglio in relazione a questo tema?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'idea di introdurre Tradable Energy Quotas (TEQ), che ha le sue origini in Gran Bretagna, persegue due obiettivi: primo ridurre le emissioni di gas a effetto serra e secondo razionare i vettori energetici fossili in tempi di penuria acuta.</p><p>Il sistema prevede che ogni cittadino adulto si veda attribuire, a titolo gratuito, un certo numero di "accrediti energetici" o diritti di emissione (TEQ), che deve riscattare al momento di acquistare prodotti energetici. Le transazioni avvengono per via elettronica, tramite carte di credito, e simultaneamente al pagamento della fattura energetica. Quanto più elevate sono le emissioni di CO2 di un vettore energetico, tanto maggiore è il numero di TEQ atte a compensarle. Ad esempio, un chilowattora di energia elettrica prodotto da impianti eolici o fotovoltaici richiede meno diritti rispetto alla stessa quantità di energia elettrica prodotta da una centrale a gas o a carbone. I TEQ non utilizzati possono essere venduti attraverso una piattaforma commerciale elettronica; per contro, i diritti di emissione insufficienti devono essere acquistati. I TEQ vengono rilasciati a titolo gratuito solo alla popolazione; le imprese e lo Stato devono acquistare i propri diritti energetici nel quadro di aste che si svolgono a intervalli regolari. Poiché, nel corso del tempo, il regolatore riduce il numero di diritti di emissione rilasciati o venduti all'asta, gli obiettivi climatici a lungo termine vengono raggiunti. In situazioni di grave penuria di vettori energetici fossili, il sistema del razionamento serve a mantenere le quantità di energia disponibili. In simili fasi, i TEQ vengono trasformati a breve termine da diritti di emissione in diritti di acquisto di energia che consentono ad ogni individuo di acquistare una quantità corrispondente di prodotti energetici. I "tradable carbon unit" si trasformerebbero così in "tradable oil unit" oppure in "tradable gas unit". In questo caso anche le imprese e lo Stato ottengono un certo numero di diritti di emissione; la quota rimanente viene messa all'asta.</p><p>I sostenitori dei TEQ fanno presente che il sistema potrebbe contribuire ad affrontare simultaneamente due sfide impellenti, ossia i cambiamenti climatici e la gestione di situazioni di grave penuria energetica, attraverso un approccio unitario, e in maniera efficace. A loro giudizio, vi è inoltre la garanzia che gli obiettivi di riduzione delle emissioni vengano raggiunti. Diversamente da altri strumenti politici, questo approccio dà sufficienti incentivi al singolo individuo a ridurre il proprio consumo energetico; in situazioni di emergenza, tutta la popolazione potrebbe inoltre accedere in modo equo all'energia. Le voci critiche sottolineano soprattutto la difficile attuazione del sistema dei TEQ. Uno studio condotto dal governo britannico nel 2008 è giunto alla conclusione che l'idea dei TEQ è prematura e che i costi di attuazione del sistema sono elevati. Alla luce di queste considerazioni le autorità britanniche hanno dichiarato ufficialmente di non voler portare avanti la proposta.</p><p>Il Consiglio federale continuerà a seguire le discussioni sui TEQ, ma è dell'opinione che, in ragione della sua complessità, il sistema attualmente non è realizzabile. Se applicato ai vettori energetici, il sistema dei TEQ corrisponde a una restrizione del consumo energetico. Se concepito male, un simile razionamento può provocare grossi danni economici. Dal 2008, con la tassa sul CO2 applicata ai combustibili fossili si raggiunge un obiettivo analogo a quello dei TEQ; nel quadro della Strategia energetica 2050 vengono vagliate diverse misure di promozione dell'efficienza energetica. Anche la riforma fiscale ecologica, attualmente allo studio dell'Amministrazione federale delle contribuzioni, presenterebbe degli incentivi per la riduzione del consumo energetico. All'introduzione dei TEQ si oppone anche il fatto che sarebbe in concorrenza con il sistema svizzero dello scambio di emissioni giusta la riveduta legge sul CO2 o con l'auspicata integrazione del nostro Paese nel sistema europeo di scambio di quote di emissione (EU-ETS). Infine, la posizione geografica della Svizzera renderebbe più difficoltosa l'attuazione del sistema; si pensi ad esempio alla problematica del "turismo della benzina".</p>  Risposta del Consiglio federale.