<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La citata sopravvalutazione del franco del 40 per cento nei confronti dell'euro nelle osservazioni introduttive dell'intervento è poco credibile. Questa cifra risulta da un confronto tra parità del potere d'acquisto del franco e dell'euro che poggia su basi discutibili. Tale confronto è problematico soprattutto alla luce dei vari panieri nei diversi Paesi, delle differenze di qualità e del fatto che una determinata parte di beni e servizi non è negoziabile a livello internazionale. Inoltre, le differenze di livello dei prezzi tra regioni con un diverso grado di sviluppo possono essere spiegate come segue: in generale i prezzi svizzeri delle merci negoziabili sono paragonabili a quelli europei. Le industrie svizzere esposte alla concorrenza internazionale sono contraddistinte da un'alta produttività e, a confronto internazionale, sono quindi in grado di versare salari relativamente elevati. L'alto livello salariale nelle imprese svizzere attive internazionalmente fa sì che anche i produttori di beni e servizi non negoziabili versino ai propri dipendenti salari competitivi, malgrado la produttività in questo settore sia spesso inferiore. Di conseguenza i prezzi di tali beni e servizi sono relativamente elevati. Il livello relativamente alto dei prezzi e dei salari riflette perciò l'elevato grado di sviluppo del nostro Paese e la produttività in parte carente del settore domestico al riparo dalla concorrenza. Esso non può essere spiegato unicamente in termini di sopravvalutazione del franco. Dal 1° gennaio 1999, data della sua introduzione, l'euro ha subito una perdita di valore dell'8,5 per cento circa. Se si considerano però le differenze di rincaro tra la Svizzera e i paesi della zona euro, si nota che la svalutazione reale dell'euro è in media dell'1,5 per cento circa all'anno, un'evoluzione non straordinaria nel confronto storico.</p><p>1. Il Consiglio federale e la Banca nazionale seguono l'evoluzione sia dei tassi di cambio sia del resto della situazione economica. In effetti, quest'anno l'evoluzione economica è rimasta nettamente inferiore alle aspettative. Tuttavia il Consiglio federale è dell'opinione che la situazione sia diversa da quella dell'inizio degli anni Novanta e che, quindi, sulla Svizzera non incomba più una fase di stagnazione economica mentre l'estero vanta forti crescite. Negli anni Novanta la Svizzera dovette affrontare difficoltà specifiche. A causa dell'inflazione, negli anni Ottanta la politica monetaria si fece restrittiva e gli interessi salirono. Inoltre si assisté a una forte rivalutazione del franco. Questi impulsi di inibizione della crescita furono ulteriormente potenziati da una politica finanziaria restrittiva. Inoltre, le banche perseguirono una politica dei crediti restrittiva a causa delle importanti perdite sui crediti. Attualmente la Svizzera soffre, come altri Paesi, di una diminuzione degli investimenti e delle conseguenze della flessione dei mercati finanziari; stavolta problemi specificatamente svizzeri sono a malapena percettibili e la BNS persegue chiaramente una politica finanziaria espansiva. Dal marzo 2001 essa ha abbassato la fascia di fluttuazione del tasso d'interesse del 2,75 per cento in totale.</p><p>La Banca nazionale e il Consiglio federale condividono però l'opinione dell'autore dell'interpellanza, secondo cui una forte sopravvalutazione del franco non è attualmente auspicabile. La BNS ha più volte annunciato che reagirà con determinazione se eventi straordinari di natura politica o militare causeranno un'ulteriore spinta al rialzo del franco. Grazie alle aspettative che indicano una bassa inflazione, al riguardo, esiste il necessario margine di manovra.</p><p>2. Il mantenimento e il miglioramento della competitività dell'economia svizzera è di vitale importanza per una crescita economica durevole. Sono inoltre necessari un ordinamento giuridico funzionante e stabilità politica, un'adeguata politica monetaria - settore di competenza della BNS - finanze pubbliche sane, un sistema fiscale che promuova la crescita, una regolamentazione del sistema finanziario orientata alla stabilità, la garanzia di un sistema di assicurazioni sociali sostenibile e il rafforzamento dell'economia nazionale attraverso il proseguimento delle riforme strutturali. </p><p>3. La politica monetaria è condotta dalla Banca nazionale svizzera. Sulla base dell'articolo 99 capoverso 2 della Costituzione federale, la Banca centrale prende le proprie decisioni indipendentemente dal Consiglio federale e dal Parlamento. Nonostante ciò il Consiglio federale e la Banca nazionale si incontrano con regolarità per discutere della situazione economica e per informarsi reciprocamente su decisioni importanti.</p><p>La Banca nazionale fa fronte alla tendenza al rialzo del franco con una diminuzione dei tassi d'interesse. Tuttavia l'evoluzione dei tassi di cambio dipende dai più svariati fattori e non si può manovrare esattamente né modificando i tassi d'interesse né intervenendo sui mercati di divise. L'indice reale del tasso di cambio è ulteriormente aumentato, seppure in modo moderato, malgrado le diminuzioni dei tassi d'interesse della Banca nazionale dal marzo 2001. Contemporaneamente è però aumentata la differenza dei tassi d'interesse rispetto alla zona dell'euro, cosa che potrebbe compensare almeno in parte il peggioramento della concorrenzialità dell'economia svizzera delle esportazioni determinato dal tasso di cambio.</p><p>4. Normalmente, le misure di politica monetaria hanno effetti immediati sul corso del cambio. Gli effetti sulla crescita economica e il rincaro seguono con un ritardo valutabile dai sei mesi ai tre anni ("lags" nel meccanismo di trasmissione).</p>  Risposta del Consiglio federale.