<h2>InitialSituation<h2><h2 class="Titel_d"><strong>Comunicato stampa del Consiglio federale del 09.12.2022</strong></h2><p class="Standard_d"><strong>Il Consiglio federale vuole ridurre l'onere amministrativo a carico delle imprese</strong></p><p class="Standard_d"><strong>Il Consiglio federale vuole ridurre l'onere normativo a carico delle imprese. Allo stesso tempo, desidera promuovere ed espandere ulteriormente la digitalizzazione dei servizi delle autorità. Il 9 dicembre 2022 ha adottato il messaggio relativo a una legge sullo sgravio delle imprese. Inoltre l'Esecutivo, pur respingendo l'idea di un un freno alla regolamentazione, ha ugualmente adottato il messaggio sulla sua introduzione. Con ciò il Consiglio federale adempie a un mandato del Parlamento.</strong></p><p class="Standard_d">Una normativa efficiente e misurata è fondamentale per garantire l'attrattiva delle condizioni quadro della piazza economica. Con la legge sullo sgravio delle imprese (LSgrI), che mira in particolare a promuovere la digitalizzazione dei servizi delle autorità a disposizione delle imprese sulla piattaforma elettronica centrale "Easygov", il Consiglio federale propone una serie di misure specifiche volte allo sgravio amministrativo. Con il messaggio relativo alla LSgrI, il Consiglio federale adempie al mandato parlamentare espresso con la mozione 16.3388 Sollberger.</p><p class="Standard_d">Anche l'introduzione di un freno alla regolamentazione ha l'obiettivo di contenere l'onere normativo a carico delle imprese. Stando al mandato parlamentare, in futuro una normativa che implica costi notevoli per le imprese dovrà ottenere una maggioranza qualificata in Parlamento, aspetto che rende necessaria una modifica costituzionale. Fin dall'inizio, il Consiglio federale ha guardato con occhio critico questo strumento, che è stato oggetto di controversie anche in fase di consultazione. Tuttavia, il 4 marzo 2022 ha deciso di redigere un messaggio e di adempiere al mandato parlamentare (mozione 16.3360 PLR-Gruppo liberale radicale), rinunciando a chiedere l'approvazione del disegno di legge.</p><p class="Standard_d">&nbsp;</p><p class="Standard_d">Il Consiglio federale propone una legge sullo sgravio delle imprese</p><p class="Standard_d">L'ancoraggio giuridico di principi e di obblighi di verifica intende contribuire a garantire che la nuova normativa venga concepita in modo efficiente e snello, soprattutto per le piccole e medie imprese. Sarà inoltre garantita una maggiore trasparenza in termini di costi normativi a carico delle imprese, che potranno quindi essere inclusi nelle basi decisionali del Consiglio federale e del Parlamento. La normativa già in vigore dovrà essere verificata, andando a indagare in modo mirato il suo potenziale di sgravio attraverso studi settoriali. Nel complesso, l'Amministrazione federale dovrà identificare e sfruttare in modo più coerente le possibilità di sgravio previste dalla normativa esistente e da quella nuova.</p><p class="Standard_d">Anche processi elettronici efficienti che permettono la comunicazione tra imprese e autorità rientrano tra le possibilità di sgravio diretto delle aziende. Le disposizioni relative a una piattaforma elettronica centralizzata per servizi delle autorità destinati alle imprese consentono di offrire uno sportello unico (one stop shop) a livello nazionale. Le autorità saranno obbligate a rendere accessibili alle imprese attraverso la piattaforma elettronica centralizzata i servizi legati all'esecuzione del diritto federale. Le imprese potranno gestire tutti i servizi delle autorità attraverso un unico account. Tutti i processi diventeranno così più rapidi, efficienti e intuitivi.</p><p class="Standard_d">Il disegno di legge nel suo complesso e le singole misure hanno ricevuto un ampio consenso in fase di consultazione. La stragrande maggioranza dei partecipanti vede la necessità di intervenire per intensificare l'impegno volto allo sgravio delle imprese.</p><p class="Standard_d">&nbsp;</p><p class="Standard_d">Consiglio federale: freno alla regolamentazione poco adeguato</p><p class="Standard_d">Secondo il messaggio sul freno alla regolamentazione, per ridurre l'aumento dei costi normativi a carico delle imprese gli atti legislativi che comportano un onere considerevole dovranno ottenere una maggioranza qualificata in Parlamento. Vengono proposti due valori soglia, ossia più di 10 000 aziende interessate dall'aumento dei costi normativi o un aumento complessivo di più di 100 milioni di franchi di tali costi per tutte le aziende su un periodo di dieci anni. Questo secondo valore soglia implica che anche gli atti legislativi che riguardano meno di 10 000 imprese, ma che sono comunque associati a costi normativi complessivamente elevati, sono soggetti al freno alla regolamentazione.</p><p class="Standard_d">Durante la consultazione, i sostenitori hanno sottolineato il fatto che questo strumento potrebbe attirare la necessaria attenzione da parte dell'Amministrazione federale e del Parlamento sull'onere a carico delle imprese. Gli oppositori hanno invece criticato in particolare il trattamento preferenziale degli interessi delle imprese associato a questo strumento nel processo legislativo, mettendo in luce le possibili difficoltà di applicazione. Anche per il Consiglio federale gli aspetti critici sono preponderanti. La mancata approvazione della legge si deve in particolare agli effetti collaterali di politica nazionale che ne derivano, non giustificati da un effettivo sgravio delle imprese.</p><p class="Standard_d">Un simile effetto di sgravio può infatti essere ottenuto anche grazie alla LSgrI e quindi senza restrizioni da parte del Parlamento.</p><h2>Proceedings<h2><h4 class="SDA_Meldung_d">Notizia ATS</h4><h3 class="Debatte_sda_linksbündig_d"><strong>Dibattito al Consiglio degli Stati, 07.06.2023</strong></h3><p class="Standard_d"><strong>No a freno regolamentazione</strong></p><p class="Standard_d">In seguito, i "senatori" si sono occupati di un progetto dai contenuti simili, pensato per far sì che, analogamente al freno alle spese, gli atti legislativi con notevoli ricadute per le imprese debbano essere approvati dalla maggioranza dei membri di ciascuna Camera, aspetto che rende necessaria una modifica costituzionale. Il plenum ha però deciso, per 24 a 18, di non entrare in materia. A favore si sono espressi i rappresentanti dell'UDC e parte del PLR.</p><p class="Standard_d">Già il governo, adempiendo a un mandato parlamentare, aveva redatto e adottato il messaggio controvoglia, dicendosi critico nei riguardi di questo strumento e respingendo l'idea di un freno alla regolamentazione. Aveva fissato due valori soglia per la sua applicazione: più di 10'000 aziende interessate dall'aumento dei costi normativi o un incremento complessivo di oltre 100 milioni di franchi di tali oneri per tutte le imprese su un periodo di dieci anni.</p><p class="Standard_d">Nella pratica, ha affermato a nome della commissione preparatoria Hans Stöckli (PS/BE), questo strumento sarebbe di difficile applicazione, oltre che poco democratico. L'efficacia è dubbia e potrebbero sorgere incertezze giuridiche, ha aggiunto Parmelin.</p><p>&nbsp;</p><h4 class="SDA_Meldung_d"><span style="color:black;">Notizia&nbsp;ATS</span></h4><h3 class="Debatte_sda_linksbündig_d"><span style="color:black;"><strong>Dibattito al Consiglio nazionale,&nbsp;</strong></span><strong>13.09.2023</strong></h3><p class="Standard_d"><strong>Burocrazia, affossata idea di freno alla regolamentazione</strong><br><strong>Non convince l'idea di introdurre un freno alla regolamentazione per ridurre l'onere amministrativo a carico delle imprese. Dopo il Consiglio degli Stati, stamane anche il Nazionale ha deciso con 96 voti a 89 di non entrare in materia in un progetto in tal senso, elaborato peraltro controvoglia dal Consiglio federale su mandato del Parlamento. L'oggetto è pertanto liquidato.</strong></p><p class="Standard_d">Prevedeva un meccanismo simile a quello applicato al freno alla spesa: gli atti legislativi che comportano oneri significativi per le imprese avrebbero dovuto essere adottati da una maggioranza qualificata (101 voti al Nazionale e 24 voti agli Stati) anziché dalla maggioranza dei votanti.</p><p class="Standard_d">In aula il ministro dell'economia, Guy Parmelin, ha rilevato che il Consiglio federale riconosce la necessità di agire sull'onere amministrativo delle aziende, ma ritiene che questo freno alla regolamentazione non sia lo strumento adeguato. La commissione preparatoria era peraltro giunta alla conclusione che una simile normativa sarebbe stata insostenibile in termini di politica statale.</p><p class="Standard_d">La bozza prevedeva valori soglia per il ricorso a questo nuovo strumento: più di 10'000 aziende interessate dall'aumento dei costi normativi o un incremento complessivo di oltre 100 milioni di franchi di tali oneri per tutte le imprese su un periodo di dieci anni.</p><p class="Standard_d">È inaccettabile che gli atti del Parlamento siano soggetti a requisiti di maggioranza diversi a seconda del loro contenuto, ha sostenuto Marco Romano (Centro/TI), a nome della commissione preparatoria. Da un punto di vista democratico, il messaggio è indifendibile, ha proseguito, paventato oltretutto incertezza nel diritto e maggiori costi, il contrario di quanto auspicato.</p><p class="Standard_d">Per Tiana Moser (PVL/ZH) il progetto avrebbe aumentato i blocchi politici. Natalie Imboden (Verdi/BE) ha aggiunto che la proposta darebbe priorità agli interessi delle imprese rispetto ad altri interessi sociali che potrebbero essere altrettanto legittimi. "Questo crea un sistema a due livelli", ha sostenuto Parmelin.</p><p class="Standard_d">Secondo Piero Marchesi (UDC/TI) il tema è di attualità in particolare per le piccole medie imprese, che hanno meno risorse. Egli ha poi sottolineato la necessità di porre un freno alla regolamentazione per rendere le società elvetiche più competitive anche a livello internazionale. Anche Damien Cottier (PLR/NE) ha sottolineato invano l'onere che grava sulle imprese.</p>