<h2>SubmittedText<h2><p>Ancora una volta la giunta militare di Myanmar (già Birmania) ha stroncato nella maniera più brutale e nel più totale disprezzo delle persone l'insurrezione pacifica del movimento democratico capeggiato dai monaci. Poiché la Cina e l'India continuano a sostenere questo ingiusto regime, mediante strette relazioni economiche, presento le domande qui appresso:</p><p>1. Quali sono i provvedimenti presi e/o sostenuti dal Consiglio federale sul piano internazionale, a livello diplomatico ed economico, per indurre la Cina e l'India ad attuare una politica coordinata con i Paesi occidentali e conforme al rispetto dei diritti umani nei confronti del regime militare di Myanmar?</p><p>2. Il Consiglio federale condivide la mia opinione che il sostegno cinese e indiano a questo regime ostacola anche le relazioni bilaterali della Svizzera con la Cina e con l'India? Quali conclusioni ne trae, in particolare per quanto concerne il rafforzamento in atto delle relazioni economiche (libero scambio, promozione degli investimenti, protezione della proprietà intellettuale ecc.)?</p><p>3. In che modo il Consiglio federale assicura che, nell'ambito di questi negoziati, gli interessi economici e dei diritti umani della Svizzera siano trattati e negoziati con equità - conformemente alle convenzioni fondamentali dell'OIL e agli obiettivi del Global Compact dell'ONU?</p><p>4. Il Consiglio federale è disposto a vincolare un eventuale accordo di libero scambio con la Cina e con l'India anche alla disponibilità di questi Paesi all'attuazione di una politica concreta, coordinata con i Paesi occidentali, in favore della democrazia e dello Stato di diritto in Myanmar e a formulare questa esigenza con la necessaria chiarezza nell'ambito negoziale?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Gli sforzi internazionali attuati per promuovere la democrazia e i diritti umani nel Myanmar dovrebbero indurre la Cina, l'India e i Paesi dell'ASEAN ad adottare un atteggiamento unitario nei confronti del Myanmar. Agli occhi della Svizzera sarebbe dunque più indicato ricercare il dialogo con questi Paesi piuttosto che esercitare pressioni.</p><p>A titolo esemplificativo degli sforzi profusi dalla Svizzera, citiamo il Consiglio dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite. Il 3 ottobre scorso il Consiglio ha adottato per consenso una risoluzione nei confronti del Myanmar. La Cina e l'India, che sono membri del Consiglio, non vi si sono opposte. Nel corso dei negoziati, la Svizzera ha cercato il dialogo con la Cina e l'India per ottenere un consenso sovraregionale.</p><p>Nei suoi contatti bilaterali con Cina e India, la Svizzera ha parimenti affrontato il tema del Myanmar e ha invitato i due Paesi a esercitare positivamente la loro influenza. A tale scopo per la Svizzera è particolarmente importante che nel Myanmar il diritto internazionale umanitario sia rispettato e che le organizzazioni umanitarie possano raggiungere le persone bisognose della loro protezione e del loro sostegno.</p><p>Dal 2000 e d'intesa con l'Unione europea, la Svizzera ha adottato nei confronti del Myanmar misure coercitive nel settore economico, ulteriormente intensificate nel 2006. Esse comprendono, fra l'altro, un embargo sulla vendita di armi e un divieto d'entrata in Svizzera per circa 400 rappresentanti del governo, dell'esercito e dell'economia birmani. Tuttavia, fintanto che i principali partner commerciali del Myanmar, in particolare la Cina, l'India, la Thailandia e Singapore, rifiutano di adottare sanzioni, quelle decise dall'UE avranno una portata limitata. Se la situazione dovesse aggravarsi ulteriormente, la comunità internazionale e la Svizzera dovrebbero fare pressione per universalizzare le misure prese nei confronti del Myanmar.</p><p>2. Le nostre relazioni con la Cina e con l'India sono intense e coprono una vasta gamma di temi e settori. Questi contatti sono molto stabili, al punto che è possibile parlare apertamente di temi come il Myanmar. Il Consiglio federale vigila affinché sia garantita una certa coerenza fra i diversi campi di attività e venga mantenuto un certo equilibrio con gli obiettivi fondamentali della politica estera della Svizzera.</p><p>3. La promozione dei diritti umani e la promozione dello sviluppo economico sono due obiettivi fondamentali della politica estera della Svizzera. L'una e l'altra vanno perseguite con mezzi adeguati. La Svizzera esamina le questioni dei diritti umani, in questo caso la situazione dei diritti umani nel Myanmar, principalmente in seno alle istituzioni internazionali competenti in materia e nei suoi contatti bilaterali.</p><p>Il Consiglio federale ritiene che sarebbe opportuno che gli accordi economici facciano riferimento agli strumenti internazionali volti a salvaguardare i diritti umani. Di conseguenza la Svizzera chiede che, nel quadro dei negoziati per gli accordi di libero scambio, il rispetto dei diritti umani o altri valori importanti per la Svizzera vengano esplicitati nel preambolo o in un articolo dell'accordo.</p><p>4. La Svizzera ritiene che le istituzioni internazionali (in particolare gli organismi delle Nazioni Unite) e il dialogo bilaterale offrano il contesto appropriato per trattare di questioni legate agli avvenimenti nel Myanmar e per incoraggiare una linea politica coordinata a livello internazionale (compresi gli attori regionali implicati più direttamente). Gli accordi di libero scambio, conclusi anche nell'interesse della Svizzera, non sono lo strumento prioritario da utilizzare per risolvere una questione come quella del Myanmar; la sua soluzione va piuttosto ricercata in una collaborazione internazionale.</p>  Risposta del Consiglio federale.