<h2>SubmittedText<h2><p>In relazione all'attuale impegno del DFAE e del DDPS in Kosovo, chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Il Consiglio federale riconosce uno Stato straniero se sono soddisfatte le seguenti condizioni: l'unità del popolo, la delimitazione del territorio nazionale e la garanzia della sovranità dello Stato. Perché ritiene soddisfatti questi principi per il riconoscimento del Kosovo se poi, tramite l'invio delle truppe Swisscoy in seno alla KFOR, ammette che in questo Paese la sovranità dello Stato non è garantita?</p><p>2. Oggi anche tra i membri della Swisscoy c'è la sensazione diffusa di stare partecipando a una missione sociopolitica. Secondo il DFAE, quali sono i vantaggi concreti dell'attuale missione Swisscoy dal punto di vista della politica di sicurezza?</p><p>3. Il contingente Swisscoy inviato dalla Svizzera conta al massimo 235 membri soltanto in Kosovo. Come è possibile conciliare un trattamento speciale per un singolo Stato, per il quale è stato persino creato un corpo di truppa straordinario, con i principi di universalità e neutralità della nostra politica estera?</p><p>4. Nonostante 17 anni di presenza militare in Kosovo, nel Paese non si registra praticamente alcun progresso economico. Circa il 60 per cento dei Kosovari sotto i 30 anni è disoccupato, fermo restando che il 26 per cento della popolazione ha meno di 14 anni. Quali sono, concretamente, i benefici a lungo termine degli sforzi intrapresi dal DFAE in Kosovo per garantire a ognuno una solida base sotto il profilo economico?</p><p>5. L'aiuto alla costruzione e allo sviluppo erogato dal DFAE in Kosovo si concentra in primo luogo sulle infrastrutture scolastiche e sulla formazione a livello universitario. Tuttavia, l'80 per cento dei laureati qualificati è disoccupato ed è costretto a svolgere lavori occasionali o a emigrare in Europa occidentale, soprattutto in Svizzera. Non esistono altre possibilità di cooperazione allo sviluppo in Kosovo che producano effetti più duraturi?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Già nel 2008 il Consiglio federale aveva dichiarato nella sua risposta all'interpellanza Vischer Daniel 08.3032 che il criterio della sovranità di Stato era soddisfatto in Kosovo nonostante la presenza civile e militare internazionale, e che il Paese poteva vantare un governo e un parlamento operativi. I criteri sono tuttora soddisfatti. La KFOR sostiene semplicemente il potere dello Stato kosovaro e interviene d'intesa con il governo kosovaro. In alcun modo la KFOR sostituisce la sovranità di Stato del Paese balcanico.</p><p>2. Conformemente alla Costituzione federale, la Confederazione provvede alla sicurezza del Paese e alla protezione della popolazione nel quadro delle sue competenze (art. 57 cpv. 1 della Costituzione) e si adopera per salvaguardare la pace e la sicurezza per quanto concerne le sue competenze di politica estera (art. 54 cpv. 2 della Costituzione). La stabilità in Kosovo e nei Balcani occidentali rientra negli interessi immediati di politica estera e di sicurezza della Svizzera, che con il Kosovo intrattiene stretti rapporti: quasi il 10 per cento di tutti i cittadini kosovari risiede infatti in Svizzera. Il passato ha inoltre mostrato che disordini nel Paese balcanico incrementano la pressione migratoria. Un impegno di politica estera e di sicurezza ad ampio spettro corrisponde al mandato costituzionale.</p><p>Alla KFOR spetta il compito di garantire un ambiente sicuro. L'impiego della KFOR si è adattato alla situazione nel corso degli anni. Creando stabilità, la KFOR ha anche avuto un effetto preventivo per quanto riguarda l'estremismo violento. Nel Nord del Paese, la Forza multinazionale è sempre riuscita a tenere sotto controllo le tensioni ricorrenti, ed è la sola che, in questo momento, ha la possibilità di svolgere questo compito. In Kosovo, lo sviluppo di istituzioni preposte alla sicurezza è avanzato a grandi passi, ma rimangono molti ostacoli da superare. Il Consiglio federale è quindi del parere che anche in un prossimo futuro sarà necessaria una presenza militare internazionale, i cui compiti non saranno però esclusivamente di natura militare (cfr. messaggio del 23 novembre 2016 concernente la proroga della partecipazione della Svizzera alla forza multinazionale per il mantenimento della pace in Kosovo, KFOR). Il Consiglio federale tiene conto di questi sviluppi e sta valutando anche la possibilità di incrementare la promozione civile della pace in Kosovo.</p><p>3. La promozione militare della pace è una delle tre missioni dell'esercito svizzero. Come già menzionato, la sicurezza nei Balcani occidentali e in Kosovo è di grande importanza per la Svizzera. È quindi logico che la Svizzera si impegni in questa regione con un grande contingente. Non si tratta di un trattamento speciale. Nel rapporto sulla politica di sicurezza 2016, il Consiglio federale ha nuovamente posto l'accento sulla promozione militare della pace. Intende inoltre poter continuare a inviare contemporaneamente fino a 500 militari. Conformemente al mandato costituzionale e legale di contribuire alla pace e alla sicurezza, le missioni possono svolgersi ovunque nel mondo. L'impegno della Svizzera in Kosovo resta conciliabile con il principio dell'universalità e della neutralità della sua politica estera.</p><p>4. L'impegno della Svizzera sotto il profilo della politica estera e di sicurezza è ingente: gli sforzi civili e quelli militari si completano a vicenda. Il Consiglio federale è dell'avviso che i progressi economici del Kosovo siano notevoli anche se la situazione rimane precaria. Secondo le statistiche della Banca mondiale, dal 2000 il prodotto interno lordo e il reddito pro capite in Kosovo sono quadruplicati. Inoltre, tra il 2013 e il 2016 il Paese balcanico è salito di 60 posizioni nella classifica "Doing Business", stilata anch'essa dalla Banca mondiale. La Svizzera sostiene il Kosovo cercando di migliorarne l'ambiente economico e di potenziarne il settore privato affinché possa offrire prospettive professionali interessanti. Concretamente, la Svizzera aiuta il Kosovo a semplificare e a rendere più efficienti le procedure amministrative. Questo intervento è andato a vantaggio di circa 10 000 imprese. Grazie al sostegno svizzero il numero di posti di lavoro disponibili sul mercato del lavoro è triplicato, permettendo a quasi 11 000 persone di trovare un impiego tra il 2013 e il 2016.</p><p>5. L'impegno della Svizzera non è finalizzato alla costruzione di scuole e al sostegno della formazione di livello superiore, bensì a un miglioramento durevole delle condizioni di vita nel Paese. Come indicato nella strategia di cooperazione 2017-2020, la Svizzera sostiene il Kosovo nel quadro della promozione del settore privato cercando di migliorarne le condizioni d'investimento, per incoraggiare investimenti privati supplementari e, di riflesso, creare nuovi posti di lavoro. La Svizzera si concentra in particolare sui giovani cercando di facilitare loro l'accesso a una formazione professionale basata sui bisogni del mercato, a un orientamento professionale e a servizi di collocamento validi. La Svizzera, inoltre, si impegna nell'ambito del partenariato migratorio concluso nel 2010 con il Kosovo, realizzando ad esempio progetti nel settore della gestione della migrazione o della prevenzione della migrazione irregolare.</p>  Risposta del Consiglio federale.