<h2>SubmittedText<h2><p>La Svizzera dispone di un eccellente know-how in materia di sviluppo infrastrutturale, ad esempio per quanto riguarda l'energia e i trasporti. Oggi l'Africa ha fortemente bisogno di infrastrutture durevoli in grado di garantire la crescita economica necessaria per l'occupazione della gioventù africana e per lo sviluppo sociale del continente.</p><p>Molti Paesi africani dispongono di un potenziale di energie rinnovabili immenso.</p><p>In Camerun, per esempio, viene sfruttato solo il 5 per cento del potenziale idroelettrico, per non parlare dell'energia solare, delle biomasse, ecc.</p><p>Vista la situazione economica attuale, l'industria elvetica e in particolare l'ingegneria hanno bisogno di raggiungere nuovi mercati per garantire i posti di lavoro in Svizzera. Alcune opportunità si trovano in Africa, ma i nostri operatori sono spesso svantaggiati per due ragioni: innanzitutto per la problematica del franco forte e in secondo luogo per il fatto che i nostri concorrenti europei e cinesi dispongono di strumenti finanziari statali a sostegno dell'export del settore privato. D'altro canto però molti Paesi africani desiderano diversificare i propri partner internazionali per disporre di un'alternativa alla Cina o alla Francia e beneficiare della neutralità svizzera.</p><p>La sfida principale legata allo sviluppo infrastrutturale in Africa è il finanziamento degli studi necessario per finanziare i progetti. Una volta superata questa fase gli operatori finanziari tradizionali si interessano al progetto. Tuttavia, per dimostrarne la reddittività occorre finanziare gli studi a monte. Tali studi sono una specialità svizzera.</p><p>In linea con l'interpellanza 15.3864 e per mettere a frutto il know-how elvetico a favore di uno sviluppo sostenibile dell'Africa, pongo al Consiglio federale le seguenti domande:</p><p>1. Di quali strumenti finanziari dispone la Confederazione per sostenere i progetti di esportazione dell'ingegneria e dell'industria svizzera nel settore delle infrastrutture in Africa?</p><p>2. In che modo potrebbe essere ampliato il mandato della SERV-ASRE per coprire anche i rischi di sviluppo nella fase di studio dei progetti infrastrutturali?</p><p>3. La Confederazione potrebbe forse istituire, insieme al settore finanziario svizzero, un fondo d'investimento per le infrastrutture in Africa che permetta di finanziare gli studi di progetti infrastrutturali avviati da operatori svizzeri?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il bisogno di infrastrutture e di know-how ingegneristico in Africa è un fatto risaputo. Altrettanto nota, nello sviluppo infrastrutturale di questo continente, è la problematica relativa al finanziamento degli studi necessari per rendere i progetti interessanti agli occhi degli operatori finanziari tradizionali. Per questo motivo la Confederazione, insieme ad altri partner internazionali e multilaterali, sostiene diversi programmi che riguardano i problemi e le soluzioni nel settore infrastrutturale in Africa. A titolo di esempio si possono citare: ESMAP (Energy Sector Management Assistance Program), un programma di assistenza tecnica in ambito energetico per i partner della Banca mondiale, HSAP (Hydropower Sustainability Assessment Protocol), un programma per sviluppare in maniera sistematica valutazioni di sostenibilità degli impianti idroelettrici e PIDG-Infraco Africa (Private Infrastructure Development Group, <a href="http://www.pidg.org">www.pidg.org</a>), un programma per facilitare le transazioni PPP nel settore delle infrastrutture, in particolare riducendo i rischi per la parte privata. Le imprese svizzere possono partecipare alle gare d'appalto internazionali per la realizzazione di questi programmi.</p><p>La Confederazione sostiene inoltre la piattaforma REPIC (Renewable Energy &amp; Energy Efficiency Promotion in International Cooperation, <a href="http://www.repic.ch">www.repic.ch</a>) che permette di finanziare parzialmente progetti pilota nel settore delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica realizzati da attori svizzeri in associazione con operatori dei Paesi partner della cooperazione svizzera allo sviluppo, in particolare in Africa.</p><p>È opportuno ricordare che la cooperazione e l'aiuto allo sviluppo economico non sono sostegni finanziari legati, vale a dire riservati, nemmeno in parte, a partner svizzeri. Inoltre, il mandato svizzero dell'aiuto pubblico allo sviluppo non include il sostegno economico all'esportazione.</p><p>2. L'Assicurazione svizzera contro i rischi all'esportazione (SERV) copre i rischi politici e del credere (rischio commerciale) legati all'esportazione di beni e prestazioni di servizi. L'assicurazione contro i rischi di sviluppo durante la fase di studio di progetti infrastrutturali o il finanziamento di tali studi non fanno parte del mandato della SERV.</p><p>Nel settore delle energie rinnovabili, della protezione del clima e dei progetti di gestione delle acque, la SERV sostiene gli esportatori svizzeri in base alle convenzioni dell'OCSE offrendo condizioni speciali quali i finanziamenti a lungo termine. Come gran parte delle agenzie di credito all'esportazione dei Paesi membri dell'OCSE, non è previsto che la SERV sostenga finanziariamente la realizzazione di studi di fattibilità di progetti infrastrutturali o che copra i rischi di sviluppo durante la fase di studio di tali progetti.</p><p>La procedura di consultazione realizzata da DEFR/SECO per la revisione parziale della legge sulla SERV nel 2014 non ha rilevato alcuna volontà di estendere la gamma dei prodotti della SERV al di fuori del suo core business e nei settori in cui non dispone di un vantaggio comparativo. Quest'ultima è un'organizzazione che si autofinanzia con i premi riscossi e il loro importo deve essere conforme al rischio. Inoltre, non dispone attualmente né del know-how, né del personale necessario né di una base legale per garantire studi di fattibilità.</p><p>3. Esistono diversi fondi internazionali per la preparazione di progetti infrastrutturali. L'istituzione di un fondo del genere per la Svizzera non sarebbe sensata in questo contesto, a maggior ragione perché sarebbe difficile raggiungere la massa critica necessaria per diventare un attore significativo sul mercato. La cooperazione allo sviluppo è inoltre incentrata, come voluto dal Parlamento, su un numero limitato di Paesi, il che riduce anche il campo d'intervento e la probabilità di raggiungere una massa operativa credibile per un fondo del genere senza creare distorsioni del mercato. Il finanziamento di infrastrutture all'interno della cooperazione economica allo sviluppo si concentra dunque, nell'ambito dei finanziamenti bilaterali, sull'attuazione dei progetti infrastrutturali. In questo contesto, se sono necessari studi (p. es. di fattibilità), sono quasi esclusivamente legati a progetti che sono sempre oggetto di appalti pubblici.</p>  Risposta del Consiglio federale.