<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La preoccupazione dell'autore dell'interpellanza secondo cui il progetto dell'AMI venga portato avanti nel prossimo ciclo dell'OMC, è infondata. Né la Svizzera né alcun altro membro dell'OCSE ha mai preso in considerazione un simile trasferimento. Qualora durante il prossimo ciclo negoziale dell'OMC venissero affrontate anche questioni relative all'investimento, si tratterebbe di negoziati completamente nuovi. Sia gli obiettivi di questi negoziati che i metodi di lavoro da seguire dovrebbero figurare nel programma dei negoziati, che deve essere approvato da tutte le 135 parti contraenti dell'OMC.</p><p>2. Come asserito nella risposta alla prima domanda, i negoziati relativi all'AMI non verranno proseguiti nell'OMC. Il Consiglio federale inoltre non condivide l'opinione dell'autore dell'interpellanza secondo cui l'AMI seguiva un orientamento fondamentalmente sbagliato. Il principale obiettivo dell'AMI consisteva nel raggruppare e nel rinforzare giuridicamente gli strumenti dell'OCSE già esistenti in materia d'investimenti, che avevano sostanzialmente dimostrato la loro efficacia, integrandoli con obblighi inerenti all'ambiente e alle norme sociali (tra l'altro disposizioni contro il dumping sociale e ambientale).</p><p>3. Probabilmente le parti contraenti dell'OMC decideranno in dicembre a Seattle il programma del nuovo ciclo di negoziati. Il Consiglio federale è favorevole a un ampio ventaglio di temi per i negoziati che prenderanno verosimilmente il via all'inizio del 2000, dando in questo modo la possibilità agli Stati partecipanti di far valere la globalità dei loro interessi. Dopo la conferenza ministeriale di Seattle, il Consiglio federale fisserà il mandato di negoziazione e designerà la delegazione svizzera.</p><p>4. L'origine delle dure critiche dell'autore dell'interpellanza non è tanto da ricercasi nell'AMI in sé, ma piuttosto nelle paure, largamente diffuse, nei confronti della globalizzazione. Uno dei principali obiettivi dell'AMI era proprio quello di contribuire ad arginare gli effetti perversi della globalizzazione, come il dumping sociale e ambientale. Senza l'interruzione prematura delle trattative una serie di questioni ancora parzialmente aperte nei settori, per esempio, della cultura, dell'ambiente, dei diritti sociali, dello sviluppo e della risoluzione delle controversie avrebbero potuto trovare una soluzione comune.</p><p>5. I negoziati e la loro preparazione saranno regolarmente al centro di consultazioni con le cerchie interessate (parti sociali, organizzazioni non governative, ecc.). Prima dell'inizio ufficiale dei negoziati, anche le commissioni competenti delle due Camere saranno informate sullo stato dei lavori preparatori. Gli accordi negoziati verranno sottoposti al Parlamento per approvazione e saranno soggetti eventualmente al referendum facoltativo. Anche la maggioranza delle parti contraenti richiede l'approvazione dei trattati da parte del Parlamento.</p><p>6. Se l'autore dell'interpellanza fa qui allusione ai negoziati dell'AMI presso l'OCSE, il Consiglio federale rammenta ancora una volta che rappresentanti di organizzazioni non governative erano stati coinvolti sin dall'inizio nelle trattative (cfr. Interpellanza Bühlmann del 23 gennaio 1998 concernente l'Accordo multilaterale sugli investimenti - 98.3045). Per quanto riguarda il prossimo ciclo di negoziati dell'OMC, la citata procedura di consultazione permetterà di esprimere, a partire dalla fase preparatoria dei negoziati, i principali punti di vista.</p><p>7. Oltre alle procedure di consultazione e d'informazione menzionate nella risposta alla domanda cinque nonché alle conferenze stampa che l'OMC stesso organizzerà, la delegazione svizzera fornirà regolarmente ampie informazioni sui progressi dei negoziati.</p><p>8. Attualmente si ritiene che il nuovo ciclo di negoziati dell'OMC possa durare tre anni. Per l'Uruguay-Round erano stati previsti inizialmente quattro anni e ne sono occorsi otto. Per il Consiglio federale conta soprattutto la qualità dei risultati delle trattative e non la durata di queste ultime.</p>  Risposta del Consiglio federale.