<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. L'ampliamento della NATO e l'allargamento dell'Unione europea sono propizi alla sicurezza e alla stabilità in Europa. Inoltre, l'intensificazione delle relazioni in materia di politica di sicurezza tra la NATO e la Federazione Russa o l'Ucraina è un ulteriore passo per affrontare congiuntamente le sfide dell'area euro-atlantica. Contemporaneamente, pure l'UE e la Federazione Russa desiderano intensificare le loro relazioni bilaterali a livello economico e di politica di sicurezza. L'insieme di questi sviluppi rafforza anche la sicurezza della Svizzera ed è pertanto nell'interesse del nostro Paese.</p><p>2. Per la cooperazione militare bilaterale, segnatamente in materia d'istruzione, armamento, sostegno alla pace e, in determinati casi, pure nell'ambito del servizio d'appoggio a favore delle autorità civili, gli Stati vicini permangono i partner principali. Per l'istruzione e l'acquisto di armamenti entrano in linea di conto altri Stati, tra i quali: Svezia, Finlandia, Gran Bretagna, Spagna, Paesi Bassi, Belgio, Norvegia e USA. Per la cooperazione multilaterale in materia di politica di sicurezza, il Partenariato per la pace e il Consiglio di Partenariato Euro-Atlantico permangono gli ambiti più importanti.</p><p>3. In seguito allo sviluppo della Politica europea di sicurezza e di difesa (PESD), l'UE diventerà un attore sempre più importante nell'ambito delle operazioni di sostegno alla pace. La Svizzera può, a seconda dei casi, partecipare a impieghi di sostegno alla pace dell'UE se ciò è nell'interesse di entrambe le parti e se l'impiego corrisponde alle disposizioni della legge militare (segnatamente esso deve aver luogo su mandato del Consiglio di Sicurezza dell'ONU o dell'OSCE ed è esclusa la partecipazione ad azioni di combattimento per l'imposizione della pace). Nel Rapporto sulla politica estera 2000 e nel Concetto direttivo Esercito XXI è stata menzionata esplicitamente la possibilità di una partecipazione della Svizzera a impieghi di sostegno alla pace condotte dall'UE. Il </p><p>26 maggio 2004, il Consiglio federale ha approvato un messaggio destinato alle Camere federali affinché autorizzino una partecipazione svizzera di 20 militari al massimo alla EUFOR, che in Bosnia e Erzegovina sostituirà, probabilmente alla fine del 2004, la SFOR condotta sin qui dalla NATO. </p><p>Le possibilità di intensificare la collaborazione con l'UE nell'ambito del mantenimento militare della pace è limitata dal fatto che la Svizzera non figura nel gruppo di Paesi che l'UE integra istituzionalmente nella sua politica in materia di sicurezza e di difesa (membri dell'UE; Stati candidati all'UE; membri della NATO che non appartengono all'UE; Federazione Russa, Ucraina).</p><p>Il Consiglio federale valuta altrimenti le possibilità di collaborazione nell'ambito del promovimento civile della pace. La direzione delineata dai concetti e dalle strategie dell'UE in questo settore è analoga a quella perseguita dal Consiglio federale. Tuttavia, l'UE non è vicina alla Svizzera soltanto a livello programmatico; essa è anche un partner a livello di cooperazione operativa. I contributi della Svizzera alle missioni di pace dell'UE si sono rivelati proficui per entrambe le parti. L'invio di poliziotti civili svizzeri nell'ambito della missione di polizia dell'UE in Bosnia e Erzegovina (EUPM) e della "Operation Proxima" in Macedonia o la partecipazione svizzera all'osservazione di elezioni sotto la supervisione dell'UE sono contributi efficaci al promovimento della pace che possono essere ulteriormente sviluppati in un partenariato pragmatico tra la Svizzera e l'Unione europea.</p><p>4. Nel Concetto direttivo Esercito XXI del 24 ottobre 2001 il Consiglio federale ha dichiarato quanto segue: "A medio termine, l'esercito sarà in grado di partecipare a un'operazione di sostegno alla pace con al massimo una formazione della forza di un battaglione oppure, in alternativa, di partecipare contemporaneamente con due unità rinforzate." Nel quadro delle possibilità finanziarie, tale obiettivo continua a essere valevole.</p><p>5. Il Consiglio federale condivide il parere secondo il quale la comunità internazionale deve impegnarsi a lungo termine, ricorrendo anche a mezzi militari, nella stabilizzazione del Kosovo. Tale necessità è stata confermata dagli eventi che hanno avuto luogo in Kosovo nel mese di marzo. In considerazione dell'interesse della Svizzera a un rappacificamento, viene data un'elevata priorità alla partecipazione svizzera nell'ambito della missione internazionale di mantenimento della pace in Kosovo. Il Consiglio federale continuerà a seguire con attenzione l'evoluzione della situazione in Kosovo e proporrà eventualmente alle Camere federali, verso la metà del 2005, di approvare una proroga dell'impiego della Swisscoy, limitato per il momento fino alla fine del 2005. Va tuttavia precisato che i mezzi finanziari necessari per un simile impegno non sono attualmente contemplati nel piano finanziario 2006-2008.</p>  Risposta del Consiglio federale.