<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di garantire, in virtù dell'articolo 3 paragrafo 1 della Convenzione sui diritti del fanciullo (RS 0.107), che nel valutare l'esigibilità dell'allontanamento di richiedenti l'asilo minorenni non accompagnati si tenga contro in primo luogo dell'interesse del minore.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>A titolo introduttivo, il Consiglio federale coglie l'occasione per rammentare l'importanza del principio dell'interesse superiore del minore nella procedura d'asilo, conformemente alle esigenze convenzionali e legali, espresse in particolare all'articolo 3 della Convenzione sui diritti del fanciullo. La prassi dell'Ufficio federale della migrazione in tale ambito è stata confermata a più riprese dal Tribunale amministrativo federale. Le poche critiche formulate dall'autorità di ricorso sono state prese in considerazione, per esempio in vista di migliorare il rispetto del diritto di essere sentiti.</p><p>Come indicato dal Consiglio federale nella sua risposta al postulato Ory 07.3422, in occasione dell'esame del suo eventuale allontanamento sono presi in considerazione diversi elementi propri alla personalità del richiedente minorenne: l'età, il grado di dipendenza, la formazione scolastica rispettivamente preprofessionale, la presenza di una rete sociale in loco o di un altro tipo di assistenza appropriata, il grado d'integrazione in Svizzera, nonché le opportunità e i rischi legati a un reinserimento nel Paese d'origine o di provenienza. Inoltre, le prestazioni di aiuto al ritorno comprendono sia la preparazione del ritorno e la pertinente consulenza che l'assistenza finanziaria e materiale. Prima della partenza dalla Svizzera, le questioni pratiche relative alla formazione o alla scolarizzazione dei figli possono ad esempio essere chiarite nel Paese d'origine.</p><p>Quanto al caso del minore allontanato verso l'Italia a cui si riferisce l'autrice della mozione, non è stata constatata alcuna violazione degli impegni internazionali della Svizzera e nulla permette di concludere che le condizioni di soggiorno in Italia costituiscano una minaccia reale per i richiedenti l'asilo. Nella sua risposta all'interpellanza Aubert 09.4018, il Consiglio federale ha già avuto modo di precisarlo, tenendo presente che le capacità d'accoglienza in Italia possono essere temporaneamente ristrette, anche per i gruppi vulnerabili, a causa del numero talvolta elevato di richiedenti l'asilo.</p><p>Inoltre, la privazione della libertà di un minore costituisce una misura di ultima istanza e, anche in detenzione, il minore deve essere trattato con umanità e in maniera da tener conto delle esigenze delle persone della sua età (art. 37 della Convenzione sui diritti del fanciullo). Per questo motivo, occorre garantire condizioni detentive appropriate e prevedere un'assistenza in loco. Inoltre, come menzionato nel suo rapporto del 15 dicembre 2009 sulla conformità delle misure coercitive ai diritti del fanciullo, il Consiglio federale ritiene che gli strumenti necessari al coordinamento e alla cooperazione nell'ambito delle misure coercitive nei confronti dei minori esistano già e che i principi della Convenzione sui diritti del fanciullo siano presi in considerazione. Infine, la direttiva europea sul ritorno, che costituisce uno sviluppo di Schengen che la Svizzera è tenuta a recepire, precisa tra l'altro anche gli obblighi degli Stati Schengen in materia di carcerazione di minori.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.