<h2>SubmittedText<h2><p>Sotto la presidenza della Svizzera all'OCSE, nell'aprile del 2014 è stata organizzata una conferenza internazionale sulla lotta contro il terrorismo. Oltre a temi quali i sequestri con richiesta di riscatto, la legalità della lotta contro il terrorismo, la trasparenza e la responsabilità in questo ambito, si è discusso anche dei combattenti stranieri, in particolare dei jihadisti.</p><p>Invito il Consiglio federale a informarci sui risultati di questi dibattiti e sugli eventuali progressi nei singoli dossier, in particolare in merito ai combattenti stranieri e alle misure da adottare al loro rimpatrio, un tema di attualità vista la situazione in Siria e il recente attentato di Bruxelles.</p><p>Secondo il Consiglio federale, qual è l'entità del pericolo legato al rimpatrio dei combattenti stranieri e, in particolare, dei jihadisti?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il 28 e 29 aprile 2014, la presidenza svizzera dell'OSCE ha organizzato a Interlaken una conferenza internazionale sulla lotta contro il terrorismo. Oltre ai temi del finanziamento del terrorismo, in particolare dei sequestri con richiesta di riscatto, e dei diritti dell'uomo nella lotta contro il terrorismo, è stato affrontato anche il problema molto attuale dei combattenti stranieri (foreign fighters).</p><p>A conclusione della conferenza la presidenza svizzera ha presentato diverse raccomandazioni (le raccomandazioni possono essere scaricate all'indirizzo: <a href="http://www.osce.org/cio/118156">http://www.osce.org/cio/118156</a>; testo disponibile solo in inglese). Sul tema dei combattenti stranieri, la presidenza svizzera ha sottolineato le crescenti sfide che dovranno essere affrontate dall'OSCE e dai suoi Stati partecipanti, ricordando la necessità di uno scambio di informazioni e di una maggiore cooperazione internazionale, anche a livello operativo. Per contrastare più efficacemente questo fenomeno, la presidenza svizzera ha consigliato in particolare di analizzare le motivazioni che spingono i combattenti stranieri e i meccanismi del loro reclutamento. Inoltre la presidenza ha raccomandato agli Stati di integrare il problema dei combattenti stranieri nelle loro strategie in materia di politica di sicurezza, nei loro piani di azione e nelle rispettive legislazioni nazionali, nel rispetto dei diritti dell'uomo e del diritto internazionale umanitario.</p><p>La presidenza svizzera sta attualmente conducendo consultazioni presso gli Stati partecipanti dell'OSCE con l'obiettivo di presentare un documento (decisione o dichiarazione) sul tema dei combattenti stranieri che potrebbe essere approvato in occasione del Consiglio dei ministri dell'OSCE a Basilea a dicembre 2014. Nelle prossime settimane e mesi si capirà se sarà possibile raggiungere un consenso tra i 57 Stati partecipanti.</p><p>La zona di conflitto in Siria è da qualche tempo la destinazione principale dei jihadisti occidentali, cioè persone che mosse da motivazioni di stampo jihadista si recano in Siria e in Iraq per spalleggiare organizzazioni come il "Fronte al-Nusra" o lo "Stato islamico" (precedentemente "Stato islamico dell'Iraq e della Siria" o ISIS) partecipando a combattimenti e attività terroristiche. Anche la Svizzera è toccata da questo fenomeno, anche se ancora in minor misura rispetto ad altri Paesi europei. Il Consiglio federale osserva tuttavia un costante aumento di viaggiatori aventi legami con la Svizzera che dal nostro Paese raggiungono le zone della Jihad, anche se le loro motivazioni non sono sempre chiare (oltre a motivazioni jihadiste, sono possibili anche motivi umanitari). Oltre alla Siria e all'Iraq, recentemente anche la Somalia è diventata meta di persone che dalla Svizzera raggiungono gruppi jihadisti.</p><p>In linea di principio non si può escludere la possibilità che jihadisti aventi legami con la Svizzera possano essere implicati nella preparazione e nell'esecuzione di attentati anche al di fuori delle zone di conflitto. Al loro rientro questi jihadisti rappresentano una potenziale minaccia anche per la Svizzera. Anche se non attualmente nel mirino dei jihadisti in Europa, la Svizzera rientra comunque nella cerchia dei Paesi occidentali che agli occhi dei combattenti sono considerati obiettivi legittimi. Per sua natura, il fenomeno è internazionale e transnazionale e può essere combattuto solo attraverso una cooperazione tra gli Stati. Lo dimostra la storia del jihadista di cittadinanza francese rientrato dalla Siria e fortemente sospettato di essere l'autore dell'attentato del 24 maggio 2014 al Museo ebraico del Belgio, a Bruxelles: rientrato nello Spazio Schengen attraverso la Germania, ha colpito il Belgio. Né il rientro né l'attentato hanno interessato il suo paese d'origine, la Francia. Attentati commessi da singoli individui possono colpire in qualsiasi momento anche la Svizzera.</p><p>Il Consiglio federale ha riconosciuto il problema dei viaggiatori jihadisti e, oltre al suo impegno nel quadro dell'OSCE, ha adottato ulteriori misure per contrastare in maniera sistematica questo fenomeno. In tale ottica e vista la forte dimensione internazionale del problema, la Svizzera prende parte a diversi forum internazionali dedicati al tema, in particolare nel quadro del Global Counterterrorism Forum e dell'ONU. A livello operativo la Svizzera sfrutta attivamente i forum adeguati per lo scambio di informazioni tra i servizi di sicurezza e di polizia (criminale).</p>  Risposta del Consiglio federale.