<h2>SubmittedText<h2><p>Un intervento trasmesso dal Consiglio nazionale (mozione 11.3701, "Concludere un accordo monetario con la Cina e liberare gli esportatori dal vincolo del dollaro statunitense") chiede al Dipartimento federale delle finanze (DFF) di stipulare un accordo monetario con la Cina in modo da ridurre la dipendenza dal dollaro americano e i costi di transazione per gli esportatori svizzeri. Inoltre la Svizzera può acquisire una posizione di forza nella concorrenza a medio termine sulla negoziazione di titoli in yuan con altre piazze finanziarie come Londra. Il Consiglio federale ha finalmente abbandonato la sua posizione contraria a simili accordi e intende avviare trattative?</p><p>Diversi Paesi, compresi la Gran Bretagna, il Giappone e la Corea del Sud, hanno già stipulato accordi monetari con la Cina. Questi accordi sono primi passi verso la liberalizzazione del corso di cambio dello yuan. Nel suo parere alla succitata mozione il Consiglio federale riconosce l'esistenza di vantaggi economici, anche se difficili da quantificare e incerti. All'esecutivo sfuggono gli elementi di politica estera legati alla riduzione della dipendenza dal volatile dollaro americano, ma con ciò si potrebbe lanciare un segnale a una superpotenza sempre imprevedibile. In questo modo il Consiglio federale dimostra nuovamente un'assenza di motivazione a rafforzare la piazza economica svizzera e segnatamente a sgravare gli esportatori con un miglioramento innovativo delle condizioni quadro. Dopo che anche concorrenti importanti della piazza finanziaria e imprenditoriale svizzera, come Londra e Tokyo, hanno stipulato accordi simili è lecito chiedersi se ora anche il DFF si dedicherà finalmente a questa tematica.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La mozione Hutter Markus 11.3701 è stata accolta il 21 dicembre 2011 dal Consiglio nazionale quale Camera prioritaria ed è quindi stata trasmessa al Consiglio degli Stati per deliberazione. Dal momento che il Consiglio degli Stati non ha ancora deliberato sulla mozione 11.3701 il governo non ha ancora ricevuto alcun mandato per avviare negoziati intesi a concludere un accordo monetario con la Cina.</p><p>Con riferimento alla mozione 11.3701, il Consiglio federale mantiene l'opinione espressa nel suo parere del 31 agosto 2011. I seguenti punti hanno indotto il Consiglio federale a mantenere il suo parere negativo sulla mozione: in primo luogo la sottoscrizione di un accordo monetario con la Cina non ridurrebbe i rischi legati al possesso di valuta estera, ma li trasferirebbe semplicemente dal dollaro statunitense alla valuta cinese (renminbi). Secondariamente non è chiaro quale istituzione avrebbe potuto sviluppare a lato pratico un simile accordo monetario. La sottoscrizione di un vero e proprio accordo al fine di sostenere gli esportatori svizzeri non è compatibile con il mandato della Banca nazionale svizzera (BNS), che consiste nella conduzione della politica monetaria. Infatti la BNS conduce la propria politica valutaria e monetaria in modo indipendente e secondo la propria competenza. Nello svolgimento dei suoi compiti la BNS non può accettare né chiedere istruzioni al Consiglio federale.</p><p>Oltretutto, già oggi è di principio possibile conseguire nella prassi quanto richiesto dalla mozione Hutter. Le imprese svizzere dispongono di svariate opportunità per effettuare scambi commerciali con la Cina. In particolare le imprese possono già effettuare scambi commerciali con la Cina sia in dollari sia, ad esempio, in renminbi o in franchi svizzeri. Tuttavia anche un affare in renminbi genera spese di transazione. Queste ultime vengono meno solo in caso di conclusione dell'affare in franchi svizzeri. La determinazione della valuta da usare per gli scambi commerciali è oggetto di negoziazione. In questo senso il commercio con la Cina non si differenzia da quello con altri Paesi. Attualmente, le imprese svizzere che desiderano concludere un affare in renminbi possono richiedere in Svizzera prestazioni bancarie in renminbi per effettuare, ad esempio, pagamenti verso la Cina o ricevere pagamenti in questa valuta.</p><p>Le nuove questioni sollevate nell'interrogazione 12.1043 riguardanti il potenziamento della collaborazione tra la Svizzera e la Cina nel settore della piazza finanziaria devono essere distinte dalle questioni riguardanti il sostegno agli esportatori svizzeri e valutate separatamente. Queste problematiche sono pure al centro delle cooperazioni finanziarie tra Cina e Regno Unito e Cina e Giappone. In questo contesto la Cina e la Svizzera hanno acconsentito al dialogo finanziario. La relativa dichiarazione d'intenti è stata approvata dal Consiglio federale ed è pronta per essere firmata. Il dialogo finanziario auspicato consentirà di affrontare tematiche quali l'autorizzazione di accesso reciproco al mercato dei capitali o la possibilità di negoziare in Svizzera titoli in renminbi.</p>  Risposta del Consiglio federale.