<h2>SubmittedText<h2><p>Il 19 maggio 2017, il quotidiano italiano "Il Giornale" ha pubblicato un'inchiesta a firma Giuseppe Marino nella quale, sulla base di fonti giornalistiche, si svelano i sostenitori di MOAS (Migrant Offshore Aid Station), un'organizzazione non governativa la cui attività ha sollevato più di qualche perplessità, che si occupa del soccorso in mare dei barconi della speranza che, sovraccarichi di migranti, solcano le acque del Mediterraneo tra le coste libiche e quelle italiane.</p><p>Al di là di una certa faziosità con la quale viene dipinta la Svizzera e la lettura completamente arbitraria dei dati statistici legati al fenomeno della migrazione e all'impegno di Confederazione e Cantoni nel settore dell'accoglienza, l'inchiesta cita una lista di benefattori della MOAS fra i quali il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) attraverso la Divisione dello sviluppo e della cooperazione.</p><p>Dopo tale premessa formulo le seguenti domande all'attenzione del Consiglio federale:</p><p>1. Corrisponde al vero che il DFAE è fra i benefattori della MOAS?</p><p>2. Quali verifiche sulle attività delle ONG sostenute svolge la Divisione dello sviluppo e della cooperazione?</p><p>3. A quanto ammontano gli importi devoluti alla MOAS, quali verifiche sulla destinazione del contributo vengono fatte e quali risultati hanno prodotto tali verifiche?</p><p>4. Il Consiglio federale è a conoscenza dei sospetti che la MOAS sia in un certo modo complice nella tratta di persone dalla Libia all'Italia?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Nell'autunno 2016, la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) del Dipartimento federale degli affari esteri ha versato un contributo d'emergenza di 250 000 franchi a favore dell'organizzazione Migrant Offshore Aid Station (MOAS) in seguito alla recrudescenza delle tragedie umane nel Mediterraneo in quel periodo. Tra gennaio e agosto 2016, oltre 3100 profughi e migranti avevano già perso la vita nel Mediterraneo. La MOAS è un'organizzazione non governativa e dal 2014 è attiva nel salvataggio delle imbarcazioni in difficoltà. Coordina sistematicamente le proprie azioni con il Centro di coordinamento di salvataggio marittimo di Roma (Maritime Rescue Coordination Center, MRCC), gestito dalla Guardia costiera italiana.</p><p>2./3. La MOAS ha presentato un rapporto operativo sulle proprie attività, confermando che tra ottobre e dicembre del 2016 sono state salvate 2031 vite. Questo sforzo umanitario è stato possibile in particolare grazie all'aiuto modesto della DSC, ma anche di altri organismi di finanziamento, per esempio la Federazione Internazionale delle Società Nazionali di Croce Rossa e di Mezzaluna Rossa e la Croce Rossa Svizzera. Quest'ultima ha contribuito con un importo di 600 000 franchi e ha inviato due infermiere sulle navi della MOAS nell'autunno 2016. I conti della MOAS sono sottoposti ad audit esterni annui svolti da una nota società di audit. Il rapporto provvisorio di audit per il 2016, che comprende il contributo svizzero di 250 000 franchi, è stato messo a disposizione della DSC.</p><p>4. Il Consiglio federale non è a conoscenza di sospetti di collusione della MOAS con le reti di passatori, a parte le dichiarazioni nella stampa contro l'insieme delle ONG attive nel salvataggio in mare, che si fondino su elementi comprovati. La MOAS non è nemmeno stata messa sotto inchiesta per collusione con le reti di passatori. La lotta contro la tratta di esseri umani non incombe alle organizzazioni attive nel salvataggio, ma agli enti pubblici. In questo contesto, la MOAS affianca attivamente le autorità competenti e coordina sistematicamente le proprie operazioni con il MRCC. L'organizzazione ha inoltre confermato la volontà di collaborare pienamente durante le audizioni del Parlamento italiano sul tema del salvataggio nel Mediterraneo, a cui sono state invitate tutte le autorità governative e non governative attive in questo campo. Oltre 1530 profughi e migranti hanno già perso la vita nel Mediterraneo tra gennaio e maggio 2017. Il Consiglio federale è convinto che queste tragedie richiedono sia uno sforzo coordinato di salvataggio delle persone in difficoltà (come raccomandato da Frontex) sia una lotta effettiva contro la tratta di esseri umani, in particolare tramite le agenzie Frontex o Europol. Per garantire un migliore controllo della costa libica, la Svizzera investe anche nella formazione delle guardie costiere libiche.</p>  Risposta del Consiglio federale.