<h2>SubmittedText<h2><p>Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Il Consiglio federale ha già ricevuto da parte di aziende o investitori stranieri minacce, esplicite o implicite, di far comparire la Confederazione davanti a un tribunale arbitrale di "protezione degli investitori" (Investor-State Dispute Settlement ISDS), in virtù del trattato sulla "Carta dell'energia", di un accordo di libero scambio o di protezione degli investimenti qualora venisse adottata una modifica di legge?</p><p>2. In caso affermativo, da parte di chi e quali erano il progetto o i progetti di modifica in discussione? Qual era l'entità dei risarcimenti richiesti? Come ha reagito il Consiglio federale? Sono stati apportati cambiamenti a progetti di modifiche di legge? Il Parlamento ne è stato informato?</p><p>3. In caso negativo, come reagirebbe il Consiglio federale a simili minacce? Ne informerebbe il Parlamento?</p><p>4. Quali misure ha adottato o intende adottare il Consiglio federale affinché il nostro Paese possa legiferare in piena sovranità senza ottemperare a simili minacce? </p><p>5. Quali misure adotterà il Consiglio per evitare o sanzionare denunce abusive fondate su meccanismi del tipo ISDS?</p><p>Nel 2017 la Francia ha dovuto adeguare un progetto di legge sugli idrocarburi ("legge Hulot") dopo la minaccia dell'azienda petrolifera canadese Vermillion che avrebbe chiesto un risarcimento tramite la procedura di arbitrato fondata sulla "Carta dell'energia". Questo trattato, ratificato dalla Svizzera (RS 0.730.0), viene spesso fatto valere da aziende private che vogliono impedire agli Stati di legiferare in piena sovranità puntando in una direzione che tali aziende ritengono lesiva dei loro interessi. Questo esempio è la dimostrazione del fatto che, davanti alla minaccia di dover pagare somme colossali, gli Stati rinunciano a legiferare o adeguano i loro progetti di legge ai desideri delle aziende che li minacciano. Si tratta di una minaccia alla loro sovranità, aggravata inoltre dal fatto che non si avvalga dei tribunali ordinari.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Ad oggi la Svizzera ha ricevuto tre domande di consultazione fondate su accordi di protezione degli investimenti (API), ma nessuna di esse è sfociata in una procedura arbitrale tra investitore e Stato (Investor-State Dispute Settlement, ISDS). Le tre domande non riguardano né progetti legislativi né modifiche di legge. Finora la Svizzera non ha mai ricevuto domande di consultazione in virtù di un accordo di libero scambio o del trattato sulla "Carta dell'energia".</p><p>2./3. Nel 2014 è stata indirizzata alla Svizzera una domanda di consultazione. La domanda, poco dettagliata, accusava la Svizzera di aver disposto illegalmente di conti bancari sul suo territorio nell'ambito di un caso di assistenza giudiziaria internazionale. Una seconda domanda di consultazione è stata presentata nel 2018: i richiedenti sostenevano che la trasmissione di informazioni bancarie alle autorità di un altro Stato nell'ambito di un caso di assistenza giudiziaria internazionale viola i doveri della Svizzera per quanto riguarda gli API. Nel novembre 2019, una terza domanda di consultazione è stata rivolta alla Svizzera. Il richiedente accusava la Svizzera di aver fissato un termine di sospensione per la vendita di terreni non agricoli nel 1989, con conseguente svalutazione di beni immobiliari. A tutt'oggi nessuna di queste domande è sfociata in una procedura arbitrale contro la Svizzera. Se contro il nostro Paese venisse avviata una procedura di questo tipo, il Consiglio federale ne informerebbe le commissioni parlamentari competenti.</p><p>4. Gli API non inficiano il diritto di uno Stato di regolamentare. Gli Stati contraenti sono liberi di legiferare nel pubblico interesse a condizione che vengano rispettati alcuni principi di validità generale, previsti anche dal diritto costituzionale e amministrativo della Svizzera, ad esempio il principio di proporzionalità o di non discriminazione. La Svizzera sviluppa continuamente le sue disposizioni in materia di protezione degli investimenti. In particolare, ha elaborato una disposizione che fa riferimento al suddetto diritto di regolamentare e si adopera per introdurla nei negoziati riguardanti nuovi API, la revisione di API esistenti oppure la revisione della Carta dell'energia. Il nostro Paese si impegna anche a livello multilaterale in favore di riforme strutturali del meccanismo ISDS, in particolare nel quadro di un gruppo di lavoro della Commissione delle Nazioni Unite per il diritto commerciale internazionale (CNUDCI).</p><p>5. È opportuno sottolineare che la maggior parte delle controversie tra investitori e Stati in materia di investimenti vengono risolte in via amichevole o sottoposte ai tribunali nazionali. Ciò vale soprattutto per Paesi come la Svizzera che vantano un sistema giudiziario ritenuto affidabile e imparziale. I regolamenti arbitrali prevedono talvolta disposizioni sui ricorsi abusivi, come l'obiezione - prevista dal regolamento d'arbitrato del Centro internazionale per la risoluzione delle controversie relative agli investimenti (ICSID) - motivata dall'infondatezza palese del ricorso. Da diversi anni la Svizzera propone anche nei suoi negoziati API una disposizione relativa all'esclusione, a uno stadio preliminare, dei ricorsi infondati. È prevista anche una disposizione sulla ripartizione dei costi procedurali, secondo la quale i costi d'arbitrato e altri costi plausibili, come le spese di consulenza giuridica, sono a carico della parte soccombente, salvo circostanze straordinarie.</p>  Risposta del Consiglio federale.