<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Anche il Consiglio federale spera che le bombe a grappolo non detonate disseminate sul territorio iracheno potranno essere distrutte nel più breve tempo possibile, per evitare che continuino a ferire o uccidere altri bambini. Tuttavia desidera rammentare che la Svizzera non si è impegnata in nessuna azione specifica contro le bombe a grappolo, come già più volte ha avuto modo di confermare il delegato all'Aiuto umanitario. Gli sforzi impiegati in questo ambito fanno parte di un programma d'intervento molto più vasto (vedi anche la risposta del Consiglio federale all'interpellanza Wiederkehr del 16 giugno 2003, 03.3291) "Pianificazione finanziaria e attività di sminamento".</p><p>1. Dopo la guerra del Cosovo, la Svizzera ha prestato molta attenzione ai rischi in cui incorre la popolazione civile a causa delle munizioni non detonate e delle ogive con uranio impoverito, reiterando il proprio impegno nella primavera dell'anno in corso in occasione della recente guerra in Iraq. Nel quadro dell'incontro umanitario sull'Iraq, organizzato dalla DSC prima dell'inizio delle ostilità, la Svizzera è stato il primo Paese a esprimere chiaramente l'intenzione di impegnarsi a fianco del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (PNUA) e di altri partner attivi nel settore. Lungi dal limitarsi alla questione delle bombe a grappolo e delle sottomunizioni non detonate di cui parla l'interrogazione, il contributo si estende all'analisi dei danni ecologici causati dai vari conflitti scoppiati in Iraq e ad una collaborazione destinata a eliminare i pericoli immediati contro i quali deve lottare la popolazione a causa della presenza, in particolare, di mine non esplose, di bombe a grappolo e di munizioni che contengono uranio impoverito. La Svizzera, rappresentata dalla Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), ha finanziato uno studio ed una serie di proposte formulate dal PNUA, nonché i preparativi necessari all'operazione su vasta scala affidata ad una ventina di esperti che presumibilmente partiranno per la loro destinazione a settembre. Anche in questo caso la Svizzera è stato il primo Paese ad annunciare formalmente l'intenzione di appoggiare i lavori del PNUA a fianco di altri Stati ed a promettere l'invio di esperti svizzeri ed il versamento di un contributo finanziario.</p><p>Bisogna inoltre notare che il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (PAM) è anch'esso attivo in Iraq dove ha attuato un piano di azione speciale contro le mine e le munizioni non esplose. Il PAM ha affidato l'incarico alla Federazione svizzera di sminamento (FSD) che svolge la missione avvalendosi dell'aiuto di sedici esperti stranieri (tra cui uno svizzero) e di un centinaio di collaboratori locali. Svariati uffici federali mantengono contatti regolari con la FSD. Quanto al PAM, si tratta di uno dei principali partner dell'Aiuto umanitario della Confederazione.</p><p>2. Come indicato al punto 1, i gruppi di esperti hanno già avviato le rispettive attività in Iraq. Benché ci si aspettino risultati immediati da ambo le parti, alcuni fattori ostacolano e ritardano notevolmente le misure attuate in questo settore così complesso e decisivo per la stabilità e lo sviluppo del Paese: la presenza di truppe straniere, i problemi di sicurezza sempre più acuti, l'assenza di strutture pubbliche e la mancanza di capacità locali. La Svizzera continuerà a sostenere questa operazione e a promuovere la collaborazione tra i vari operatori. In quest'ottica non può che approvare la decisione di aprire prossimamente un ufficio del Programma antimine delle Nazioni Unite (UNMAS) a Bagdad.</p><p>3. Come già confermato nella risposta all'interpellanza Fehr "Munizioni a frammentazione" del 5 ottobre 2001 (01.3625), il Consiglio federale considera che le munizioni a grappolo non sono vietate nel diritto internazionale umanitario. Una limitazione all'uso si evince tuttavia dagli articoli 51 e 57 del primo Protocollo aggiuntivo del 1977 alle Convenzioni di Ginevra del 1949, le cui disposizioni si applicano a tutti i tipi di arma. Ai sensi di questo articolo, ogni attacco indiscriminato è vietato al fine di proteggere la popolazione civile e chi attacca è tenuto a prendere ogni misura praticamente possibile per quel che riguarda la scelta dei mezzi e dei metodi d'attacco al fine di evitare vittime tra la popolazione civile e danni a beni di carattere civile e, in ogni caso, di ridurli al minimo. Le fatali conseguenze delle bombe a grappolo per la popolazione civile, il personale delle organizzazioni umanitarie e le persone impegnate nelle operazioni di mantenimento della pace sono conosciute da tempo. Gli Stati parte alla Convenzione di Ginevra del 1980 sul divieto e le restrizioni all'uso di certi tipi di armi convenzionali che possono essere considerate eccessivamente dannose o possono avere effetti indiscriminati (CCAC) dibattono l'adozione di un regolamento sui residui esplosivi lasciati dalla guerra (ivi comprese le bombe a grappolo) che potrebbe prevedere, in particolare, l'obbligo di sminare e quello di informare, come anche un catalogo di misure di prevenzione del tipo "best practices". La Svizzera è attiva a questo scopo per elaborare uno strumento giuridico vincolante. Nel dicembre 2000 ha presentato agli Stati firmatari della CCAC una proposta sulle bombe a grappolo intesa a limitare al massimo la produzione di munizioni non esplose grazie a strumenti quali il perfezionamento della precisione della spoletta e un meccanismo di disattivazione automatica e di autodistruzione. Questa proposta è stata messa in consultazione nel quadro della CCAC.</p><p>Nella risposta all'interpellanza Garbani "Afghanistan. Impiego di munizioni con uranio impoverito" del 21 giungo 2002 (02.3368), il Consiglio federale si è già pronunciato in maniera esauriente sulla legalità di armi che contengono uranio impoverito. La situazione può essere riassunta come segue: le nozioni raccolte fino ad oggi sull'impatto di armi che contengono uranio impoverito non hanno portato a nessun divieto generale del loro uso. Tuttavia, se nuovi studi provassero rischi smisurati per la popolazione o l'ambiente, il Consiglio federale sarebbe disposto ad esaminare nuovamente la questione della compatibilità tra queste armi e il diritto internazionale umanitario.</p>  Risposta del Consiglio federale.