<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Le violenti alluvioni dell'estate 2002 nei Paesi confinanti hanno causato svariate decine di vittime e danni per cifre record. Secondo le prime stime, i danni in Germania ammontano a 30 - 35 miliardi di franchi, in Austria a 4 - 5 miliardi di franchi e nella Repubblica Ceca a 2 - 3 miliardi di franchi. A titolo comparativo: il danno in Austria in relazione a quest'unico evento corrisponde circa alla somma di tutti i danni causati in Svizzera negli ultimi 15 anni.</p><p>Le prime valutazioni dei meteorologi confermano che eventi di simile entità potrebbero colpire anche la Svizzera. Se il fronte temporalesco si fosse sviluppato un po' più a sud, anche nel nostro Paese ci sarebbero stati ingenti danni.</p><p>Ad domanda 1</p><p>Le condizioni climatiche attuali e in misura ancora maggiore quelle future non consentono di fare previsioni affidabili sulla probabilità di occorrenza di un grave evento. Tuttavia, sia in Svizzera (1987, 1993, 1999, 2000) che in tutta Europa (1993 e 1995 esondazione del Reno; 1997 dell'Oder e 2002 dell'Elba) si osserva una maggiore frequenza delle gravi alluvioni. Dal punto di vista scientifico nulla lascia ritenere che la Svizzera possa, in futuro, essere risparmiata da alluvioni di entità superiore a quella già conosciuta.</p><p>Ad domanda 2</p><p>All'inizio degli anni Novanta, con l'entrata in vigore delle nuove leggi sulle foreste e sulla sistemazione dei corsi d'acqua, è stato compiuto un importante passo in direzione dell'analisi globale della problematica e della prevenzione. Le concezioni sono state verificate e strutturate secondo i principi dello sviluppo sostenibile.</p><p>a)Per quanto riguarda la sistemazione dei corsi d'acqua si è tratto insegnamento dalle alluvioni del 1987 e del 1993. È opportuno lasciare sufficiente spazio ai corsi d'acqua, per garantire, da un lato, l'assorbimento delle grandi piene e, dall'altro, le funzioni ecologiche dei corsi d'acqua. Alla pianificazione dell'emergenza deve essere accordata una particolare attenzione, soprattutto per quanto concerne il preallarme e l'allarme. Le direttive 2001 concernenti la protezione contro le piene dei corsi d'acqua contengono una sintesi dei principi basilari.</p><p>L'efficacia di questa politica è stata confermata in occasione delle alluvioni che nel mese di ottobre 2000 hanno colpito il Vallese. Anche se nel 2000 le intemperie sono state di entità maggiore che nel 1993, l'ammontare dei danni è stato decisamente inferiore.</p><p>L'attuazione della nuova concezione ha interessato soltanto i progetti più recenti. È un compito impellente dei Cantoni, verificare tutti i piani di protezione già esistenti, colmare le lacune e, se del caso, adeguare e completare le opere di protezione in base ai nuovi principi. In materia di analisi e di valutazione di eventi gravi si impongono maggiori sforzi da parte della Confederazione.</p><p>b)Quanto alle valanghe, da diverso tempo ormai si persegue una simile strategia di protezione fondata sull'identificazione dei pericoli (carte dei pericoli), sulle opere di protezione e sui boschi di protezione, sulla loro cura e conservazione come pure su misure di emergenza quali il preallarme, la chiusura di strade e l'evacuazione. Nell'inverno del 1999, caratterizzato da un elevato numero di valanghe, questa strategia ha dato i suoi frutti. Sia il numero dei decessi che quello degli edifici danneggiati è stato inferiore alle cifre registrate nel 1951, anno in cui la frequenza delle valanghe è stata simile. L'entità comunque molto elevata dei danni dipende dalla crescita economica e dalla densità della popolazione in costante aumento. </p><p>Concezioni dello stesso tenore dovranno essere elaborate a livello federale anche per altri tipi di calamità naturali quali i movimenti di massa, le tempeste e i sismi. Così, la Piattaforma nazionale Pericoli Naturali (PLANAT), su mandato del Consiglio federale e in attuazione delle richieste della mozione Danioth/Inderkum (99.3483), sta elaborando una strategia globale svizzera "Sicurezza contro i pericoli naturali". Attualmente, mancano le basi costituzionali necessarie per garantire su scala nazionale la protezione contro i pericoli naturali. La Commissione dell'ambiente, della pianificazione del territorio e dell'energia del Consiglio nazionale ha elaborato una proposta per un articolo costituzionale sui pericoli naturali, attualmente in consultazione.</p><p>Ad domanda 3:</p><p>Ai Cantoni incombe il compito di verificare le opere di protezione esistenti e di valutare le situazioni di pericolo. La Confederazione concentrerà il suo sostegno sui grandi progetti previsti nei prossimi 20 anni che riguardano, p. e., il Rodano, la Linth, l'Alpenrhein, il Thur, l'Inn/Flaz, la Reuss. Dalla Confederazione ci si attende un miglioramento delle condizioni di base, un adeguato sostegno ai Cantoni, un maggiore coordinamento dei complessi progetti integrali di protezione come pure un'adeguata partecipazione finanziaria. Con l'attuale effettivo di personale, non sarà possibile soddisfare, come auspicato, tutte le nuove richieste. Le reali esigenze finanziarie e in termini di personale dovranno essere definite, da un lato, in funzione delle possibilità di cofinanziamento dei Cantoni e dell'avanzamento dei progetti, dall'altro, in funzione delle disponibilità di bilancio della Confederazione.</p><p>Ad domanda 4:</p><p>La legge sulle foreste e la legge sulla sistemazione dei corsi d'acqua impongono ai Cantoni di elaborare carte dei pericoli di cui dovranno tenere conto nell'allestimento dei piani direttori e dei piani di utilizzazione.</p><p>a)In tutti i Cantoni è attualmente in corso la preparazione della cartografia dei pericoli; lo stato dei lavori varia da un Cantone all'altro e secondo il tipo di pericolo naturale.</p><p>Avanzamento dei lavori riguardanti i rischi legati all'acqua:</p><p>Elaborazione della concezione: SZ, ZG, BS, SH, AR, AI, TG, VD, NE.</p><p>Concezione già elaborata: ZH, LU, UR, SO, BL, AG, GE, JU.</p><p>Registrazione sistematica e attuazioni sotto il profilo della pianificazione del territorio: BE, OW, NW, FR, GR, GL, SG, TI, VS.</p><p>b)Le basi necessarie per la gestione dei pericoli sono sovvenzionate per un massimo del 70 percento dalla Confederazione, il che genera nuovi impulsi. Inoltre, la Confederazione ha definito e reso noto le necessarie condizioni quadro tecniche. La responsabilità per l'esecuzione incombe comunque ai Cantoni.</p><p>È legittimo pensare che tra 5 - 10 anni saranno disponibili 2/3 di tutti i documenti necessari per la gestione dei pericoli e che, nei 10 anni successivi, sarà coperta l'intera Svizzera.</p><p>Nel raffronto internazionale, la Svizzera detiene una buona posizione sia per quanto riguarda l'avanzamento dei lavori che la loro qualità; a sostegno di ciò vi è anche l'interesse che i Paesi esteri mostrano nei confronti del nostro Paese.</p><p>Ad domanda 5:</p><p>L'art. 6 cpv. 2 lett. c LPT obbliga i Cantoni a elaborare le basi indicanti le aree particolarmente esposte alla minaccia delle forze naturali. Nella misura in cui i Cantoni abbiano previsto le zone di pericoli nelle proprie legislazioni, la loro delimitazione avviene nella pianificazione dell'utilizzazione; il piano direttore fornisce i principi basilari e contiene le direttive da rispettare nei piani di utilizzazione.</p><p>Per ogni pericolo naturale vengono analizzati e considerati nella sistemazione del territorio gli eventi con frequenza massima di occorrenza di 300 anni. Le misure tecniche si riferiscono in generale a eventi con frequenza d'occorrenza compresa tra 100 e 300. In questo modo viene già garantita una sicurezza di base congrua e finanziabile.</p><p>Quanto alle alluvioni, si esamina inoltre un evento rarissimo per identificare i rischi residui.</p><p>All'inizio degli anni Novanta, i primi Cantoni hanno iniziato a rielaborare dei piani direttori della prima generazione. Ad oggi, il Consiglio federale ha approvato 8 piani direttori della seconda generazione, 4 si trovano allo stadio della verifica, i restanti sono in elaborazione o in programmazione. Diversamente da quanto avveniva per i piani direttori della prima generazione, quelli della seconda tematizzano i pericoli naturali. All'esame dei piani direttori partecipano gli Uffici federali nella cui sfera di competenza rientrano i singoli pericoli naturali.</p><p>Le carte dei pericoli che si basano sui piani direttori e di utilizzazione devono essere verificate periodicamente e, se del caso, adeguate alle nuove circostanze. Nonostante i recenti eventi che hanno colpito i Paesi confinanti, non è necessario sottoporre a nuova verifica le carte dei pericoli già elaborate.</p><p>Ad domanda 6:</p><p>Il 17 maggio 2000, il Consiglio federale ha accettato il postulato Föhn "Avvisi coordinati di fenomeni meteorologici pericolosi". In questo contesto vengono esaminate le richieste riguardanti le previsioni, il preallarme e l'allerta. Da allora, MeteoSvizzera ha notevolmente migliorato le sue prestazioni e ha previsto numerosi progetti concernenti l'osservazione e la misurazione, le previsioni numeriche come pure i metodi di allarme, al fine di compiere ulteriori progressi nelle previsioni a breve, medio e lungo termine (cfr. anche la risposta del Consiglio federale alla mozione Wyss 02.3544). Infine, è in progettazione un portale elettronico comune volto a presentare gli eventi connessi con l'idrologia, le valanghe e le intemperie e a diffondere gli avvisi di allerta mediante un unico organo. Le disposizioni relative all'allerta della popolazione finora contenute in diversi atti giuridici saranno in futuro contemplati nell'ordinanza concernente l'allarme alla popolazione e la diffusione delle istruzioni di comportamento (Ordinanza sull'allarme).</p><p>Il sistema di previsione e di allerta concernente i deflussi, di competenza del Servizio idrologico nazionale, è stato anch'esso notevolmente migliorato negli ultimi anni. L'automatizzazione delle stazioni di misurazione e l'impiego della tecnologia Internet consentono di informare tempestivamente la popolazione e i servizi cantonali competenti per le misure di emergenza.</p><p>Il piano direttore del 17 ottobre 2001 sulla protezione della popolazione e la legge federale sulla protezione della popolazione e sulla protezione civile (approvata il 4 ottobre 2002, entrerà in vigore presumibilmente il 1° gennaio 2004) tengono in particolar modo conto delle catastrofi e delle situazioni di emergenza. Le competenze e le strutture, in parte nuove, previste dalla legge implicano un adeguamento dei piani di emergenza. Già oggi, i Cantoni stanno lavorando all'adeguamento dei piani d'intervento.</p><p>Ad domanda 7:</p><p>Attualmente, la Svizzera è ancora insufficientemente preparata al raro, ma grave pericolo rappresentato dai sismi poiché la prevenzione tende a concentrarsi soprattutto sugli eventi che accadono frequentemente o molto frequentemente. Studi sul rischio mostrano, però, che la sicurezza della società è in prima linea minacciata da eventi rari, molto rari o rarissimi. In quanto servizio di coordinamento nel settore della prevenzione, PLANAT verifica i principi della ripartizione dei compiti e delle competenze per tutti i pericoli naturali.</p><p>Su iniziativa di PLANAT, il Consiglio federale ha creato all'interno dell'Ufficio federale delle acque e della geologia una Centrale per la coordinazione della mitigazione dei sismi e ha deciso, per il periodo 2001-2004, un programma di misure incentrato prevalentemente sulla prevenzione dei sismi. Recentemente, sono stati pubblicati all'attenzione degli specialisti dei principi per la progettazione e la costruzione di edifici secondo le norme antisismiche. Per misure più incisive mancano al momento le basi costituzionali (cfr. punto 2).</p>  Risposta del Consiglio federale.