<h2>SubmittedText<h2><p>La globalizzazione non altera o minaccia unicamente i posti di lavoro del settore industriale e commerciale, bensì pure quelli del settore terziario. Oggigiorno i servizi informatici e quelli di molti altri settori, compreso quello commerciale, possono essere facilmente trasferiti in altri Paesi e forniti in modo quasi indipendente dalla sede principale. È incontestato che la Svizzera è chiamata a individuare e ad affrontare queste sfide.</p><p>Per migliorare la competitività e l'attrattiva della Svizzera e mantenere i posti di lavoro, negli scorsi anni la Confederazione e molti cantoni hanno realizzato e/o introdotto cambiamenti di sistemi e sgravi tariffari a favore del fattore capitale. Lo stesso però non è avvenuto per il fattore lavoro: benché il futuro della Svizzera quale piazza di lavoro, industriale e del sapere dipenda in modo determinante dalla promozione del capitale capacità e conoscenze, gli sforzi dei lavoratori volti a seguire una formazione o un perfezionamento professionale vengono sempre ostacolati, e non favoriti in termini fiscali.</p><p>Pongo pertanto al Consiglio federale le seguenti domande:</p><p>1. Quale importanza attribuisce il Consiglio federale alla necessità d'intervento in termini temporali e materiali per la promozione fiscale della formazione e del perfezionamento professionali?</p><p>2.Quali ostacoli intravede il Consiglio federale per una trattazione accelerata della richiesta di orientare al più presto le disposizioni fiscali agli scopi prefissati nella legge sulla formazione professionale, in particolare riguardo alla formazione professionale superiore (art. 26 segg. LFPr) e alla formazione professionale continua (art. 30 segg. LFPr)?</p><p>3. Quali possibilità vede il Consiglio federale per sottolineare l'importanza di un'agevolazione fiscale della formazione e del perfezionamento professionali a livello di Confederazione, cantoni e opinione pubblica e per accelerare la sua trattazione?</p><p>4. Secondo il Consiglio federale, ci sono altri modi per promuovere ulteriormente la formazione e il perfezionamento dal punto di vista finanziario?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale condivide il parere dell'autore dell'interpellanza, secondo cui è auspicabile promuovere la formazione e il perfezionamento professionali. Ci si interroga pertanto non sull'opportunità bensì sulle modalità della promozione in tale ambito. </p><p>Gli ostacoli alla promozione fiscale accelerata della formazione e del perfezionamento professionali sono molteplici. Nella CET-N e nella CET-S sono tuttora in sospeso molti interventi parlamentari che presentano diverse proposte riguardo alla promozione della formazione e del perfezionamento professionali. In occasione delle sedute delle commissioni è stato difficile stabilire se e come la formazione e il perfezionamento professionali debbano essere promossi dal punto di vista fiscale. La CET-S ha dunque istituito una sottocommissione presieduta dal consigliere agli Stati Lauri. Essa è incaricata di determinare i futuri lavori e di elaborare proposte. In tale ambito bisogna tenere conto in particolare dei principi della sicurezza giuridica, della giustizia fiscale e della parità di trattamento. Nell'attuale prassi fiscale la deducibilità delle spese di perfezionamento viene applicata in modo molto diverso; infatti, lo stesso corso di formazione può essere riconosciuto come perfezionamento deducibile a un determinato contribuente o come formazione non deducibile a un altro contribuente. Vi sono inoltre notevoli differenze fra i cantoni.</p><p>In generale bisogna constatare che vengono continuamente presentati interventi parlamentari con obiettivi non fiscali. Perseguire questi obiettivi con strumenti propri del diritto fiscale è però problematico; è possibile solo se la Costituzione federale lo prevede esplicitamente. Se non è presente alcuna base costituzionale, le misure proposte devono essere motivate esaustivamente e devono rispettare il principio della proporzionalità. Sostanzialmente ha senso raggiungere gli obiettivi attraverso misure fiscali unicamente se vengono soddisfatte le tre condizioni seguenti: in primo luogo, deve effettivamente sussistere un sostanziale problema di politica economica o sociale (necessità d'intervento). Secondariamente, l'impiego dello strumento di politica fiscale deve servire a risolvere, almeno in parte, questo problema (efficacia). In terzo luogo, lo strumento di politica fiscale deve avere un'efficienza maggiore di quella di altre misure politico-economiche quali, ad esempio, la politica della spesa pubblica o la regolamentazione (efficienza).</p><p>Già all'inizio del 2005 il Consiglio federale ha pubblicato un rapporto sul tema delle possibili deduzioni per spese di formazione (a complemento del postulato David - 03.3565), in cui si presentano diversi modelli. L'11 maggio 2005 il Consiglio federale ha rinunciato a favorirne uno in particolare, dato che vi sono tuttora questioni da chiarire.</p><p>Sulla base di perizie, il DFF intende determinare quale influenza abbia l'ampliamento delle possibilità di deduzione sulle scelte formative dei contribuenti e in che misura varierebbero le possibili minori entrate. In tale ambito, oltre alle eventuali misure fiscali di promozione devono essere esaminate pure quelle non fiscali. Tali esami sono effettuati nella convinzione che bisogna respingere le decisioni prese senza essere a conoscenza dell'entità approssimativa dei minori ricavi attesi e senza essere certi che l'effetto sulla domanda di formazione e perfezionamento sarà oggettivamente positivo.</p><p>A prescindere da quanto previsto dal diritto fiscale, il Consiglio federale stanzia importanti contributi finanziari nel settore della formazione. Tra il 2008 e il 2011 egli investirà annualmente il 6 per cento in più nei settori della formazione, della ricerca e dell'innovazione. In tal modo, in paragone al tasso di crescita del 4,5 per cento, nel corso di questi quattro anni i rispettivi crediti a preventivo subiranno un aumento complessivo di 619 milioni, raggiungendo almeno 21 miliardi di franchi.</p>  Risposta del Consiglio federale.