<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Per quanto riguarda gli indumenti che soggiacciono a dazi diversi a dipendenza del sesso, l'aggravio doganale in termini di valore ammontava in media, nel 1998, al 3,7 %: 4,0 % per gli indumenti da donna e 3,3% per quelli da uomo. La Svizzera si è impegnata nell'ambito dell'OMC a ridurre progressivamente i dazi percepiti sugli indumenti di circa il 3,5 % all'anno. La prima riduzione è stata attuata il 1° luglio 1995, l'ultima è prevista per il 1° gennaio 2004. Ciò significa che l'aggravio doganale medio di questi indumenti sarà, nel 2004, del 2,8%: 3,0% per quelli femminili e 2,5% per quelli maschili. In termini di valore, rimane pertanto un aggravio maggiore degli indumenti femminili che ammonta mediamente allo 0,5%. La sola conversione da dazio in base al peso in dazio ad valorem non eliminerebbe comunque questa differenza. Un'armonizzazione dell'aggravio doganale per gli indumenti femminili e maschili è tuttavia possibile sia per quanto riguarda il dazio secondo il peso che per quello ad valorem; l'attuale differenza dell'aggravio doganale fra gli indumenti maschili e femminili potrebbe essere eliminata anche senza cambiare il sistema. </p><p>La questione intesa a sapere se occorre prendere in considerazione, quale base di calcolo, il valore o il peso va comunque valutata generalmente nell'ambito del settore industriale. Visti i molteplici effetti in termini di gestione e di sdoganamento, questa scelta riveste un significato fondamentale per tutti i settori.</p><p>Negli ultimi dieci anni, l'opportunità di passare dal dazio fondato sul peso al dazio ad valorem è stata esaminata più volte dettagliatamente. Il messaggio del 20 marzo 1959 (FF 1959 I 625) sulla revisione della tariffa doganale e i relativi accordi internazionali [tra l'altro l'adesione provvisoria della Svizzera all'accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio internazionale (GATT)], affrontava già nel preambolo la questione se scegliere, quale base di calcolo, il valore o la quantità delle merci importate. Sono stati, in particolare, motivi legati alla gestione e alla semplificazione della procedura di sdoganamento a determinare il mantenimento del sistema del dazio in funzione del peso. </p><p>Anche diversi interventi parlamentari presentati tra il 1974 e il 1977 hanno proposto di sostituire i dazi secondo il peso con i dazi ad valorem, soprattutto per considerazioni di politica finanziaria. L'Assemblea federale è rimasta tuttavia fedele al dazio basato sul peso.</p><p>Nel 1982 un gruppo di lavoro interparlamentare ha riesaminato la questione, segnatamente l'opportunità di introdurre un dazio in base al valore. Le sue proposte di rinunciare parzialmente o integralmente all'introduzione di un dazio di questo genere sono state accolte, nel 1983, a grande maggioranza dalla Delegazione permanente dell'economia e dalla commissione di periti doganali.</p><p>Nel 1983 il Consiglio federale ha incaricato il gruppo di lavoro interparlamentare di sottoporre ad un esame supplementare gli effetti in termini di politica finanziaria di un eventuale passaggio dai dazi secondo il peso ai dazi ad valorem e dell'indicizzazione in base al rincaro delle aliquote di dazio fondate sul peso. Nel 1995 il gruppo di lavoro è giunto tra l'altro alla seguente conclusione:</p><p>- il sistema di dazio ad valorem complicherebbe notevolmente lo sdoganamento all'entrata delle merci e farebbe quindi aumentare i costi. Mentre il peso è facile da stabilire, la determinazione del valore effettivo quale base di calcolo non è invece affatto semplice;</p><p>- i dazi ad valorem si ripercuoterebbero innanzitutto sui beni di consumo; essi avrebbero un effetto prociclico e rafforzerebbero l'inflazione importata;</p><p>- le entrate doganali rimangono invariate anche se i prezzi delle merci tendono al ribasso;</p><p>- una cambiamento del sistema potrebbe avere anche effetti politici di carattere strutturale e congiunturale sulla nostra economia;</p><p>- il passaggio a un dazio basato sul valore potrebbe, nel settore dell'abbigliamento, favorire le importazioni provenienti da Paesi con manodopera a basso costo e penalizzare ulteriormente l'industria indigena dell'abbigliamento.</p><p>In generale va precisato che l'importanza dei dazi è notevolmente diminuita in seguito alla loro riduzione nell'ambito dell'OMC, dei diversi accordi di libero scambio e del Sistema generale di preferenze a favore dei Paesi. Nel 1998, l'aggravio doganale dell'insieme delle importazioni - incluse le importazioni esenti da dazio - è stato solo dello 0,9 %, una cifra inferiore alla soglia dell'1% fornita da uno studio dell'UE sui costi amministrativi legati alla procedura di sdoganamento.</p><p>A questo proposito occorre inoltre sottolineare che i lavori preliminari per il prossimo ciclo di negoziati dell'OMC in vista di un'ulteriore liberalizzazione del commercio mondiale sono già in corso. Questo ciclo porterà sicuramente anche un'ulteriore liberalizzazione del commercio con prodotti industriali e quindi anche con i tessili. Per considerazioni tattiche legate alle trattative non sarebbe assennato ridurre autonomamente i dazi alla vigilia di un ciclo negoziale così ampio. In particolare verrebbe limitata la possibilità di chiedere concessioni ai nostri partner commerciali in compenso di quelle accordate dalla Svizzera. Il Consiglio federale è tuttavia disposto ad adeguare il più possibile, nell'ambito del prossimo ciclo negoziale dell'OMC, l'aggravio doganale ad valorem degli indumenti femminili a quello degli indumenti maschili.</p><p>Riassumendo occorre segnalare che nella scelta del sistema doganale è necessario valutare quale sistema apporta globalmente i maggiori benefici. Visto quanto precede, il Consiglio federale rimane dell'avviso, che il sistema di dazio basato sul peso è attualmente il più appropriato.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.