B u n d e s v e rw a l t u n g s g e r i ch t T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i f f éd é r a l T r i b u n a l e am m i n i s t r a t i vo f e d e r a l e T r i b u n a l ad m i n i s t r a t i v fe d e r a l Corte IV D-6802/2018 S e n t e n z a d e l 18 m a g g i o 2 0 2 0 Composizione Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio), Simon Thurnheer, Claudia Cotting-Schalch, cancelliera Sebastiana Bosshardt. Parti A._______, nato il (…), alias B._______, nato il (…), Afghanistan, ricorrente, contro Segreteria di Stato della migrazione (SEM), Quellenweg 6, 3003 Berna, autorità inferiore. Oggetto Asilo (senza esecuzione dell'allontanamento); decisione della SEM del 29 ottobre 2018 / N (…). D-6802/2018 Pagina 2 Fatti: A. L'interessato, cittadino afghano di etnia tagica, proveniente da C._______, Distretto di K han Abad, Provincia di Kunduz, è cresciuto – dopo essere rimasto orfano – con uno zio il quale l'avrebbe venduto ad un signore di nome D._______. Questo l'avrebbe a sua volta rivenduto all'età di otto anni ad un signore influente che si faceva chiamare il "Comandante". Nel 2016 egli è espatriato ed il 4 novembre 2017 ha depositato una domanda d'asilo in Svizzera (cfr. verbale d'audizione sulle generalità del 20 novembre 2017, atto A6/10, di seguito: verbale 1). B. Sentito approfonditamente sui suoi motivi d'asilo il 17 settembre 2018, il richiedente ha allegato che dopo essere stato venduto al Comandante co- stui avrebbe abusato sessualmente di lui e l'avrebbe costretto a travestirsi da donna ed a ballare per altri uomini. Verso l'età di quattordici anni sa- rebbe riuscito a fuggire a Kabul dove avrebbe lavorato presso un sarto per due anni. A Kabul sarebbe stato ritrovato dal "Comandante", sequestrato e trattenuto in una cella per parecchi mesi. Dopodiché sarebbe riuscito a scappare insieme ad altri ragazzi (cfr. verbale d'audizione sui motivi d'asilo del 17 settembre 2018, atto A21/24, di seguito: verbale 2, Q49 segg., Q90 segg.). A sostengo della sua domanda d'asilo egli ha fornito: – la copia della sua Taskera; – un rapporto medico del Centromedico di E._______ del 10 settem- bre 2018, – un referto del Centro di radiologia di E._______ del 25 aprile 2018 ine- rente un'ecotomografia della caviglia destra ed un RM cerebrale, – un referto medico del Centromedico di E._______, servizio di Neurolo- gia del 27 aprile 2018 inerente ad un elettroencefalogramma. C. Con decisione del 29 ottobre 2018, notificata il 31 ottobre 2018 (cfr. atto 25/1), la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) ha re-D-6802/2018 Pagina 3 spinto la domanda d'asilo del richiedente, pronunciato il suo allontana- mento dalla Svizzera ammettendolo tuttavia provvisoriamente per inesigi- bilità dell'esecuzione dell'allontanamento. D. Il 30 novembre 2018 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'entrata: 3 dicembre 2018) l'interessato è insorto contro la summenzionata deci- sione con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), chiedendo in via prin cipale l'annullamento della decisione im- pugnata, il riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo, ed in via subordinata, la restituzione degli atti alla SEM per una nuova decisione. Altresì, egli ha presentato una domanda di assist enza giudiziaria nel senso dell'esenzione dal versamento delle spese proces- suali e del relativo anticipo con protestate spese e ripetibili. E. Con decisione incidentale del 14 dicembre 2018, notificata il 17 dicem- bre 2018 (cfr. risultanze processuali), il Tribunale ha invitato il ricorrente a sottoscrivere in originale l'atto ricorsuale entro un termine di sette giorni dalla notificazione della decisione incidentale con comminatoria d'irricevi- bilità in caso di decorso infruttuoso del termine. Il 19 dicembre 2108 egli ha tempestivamente regolarizzato il gravame. F. Il Tribunale, con decisione incidentale del 30 gennaio 2019, ha esentato il ricorrente dal versamento di un anticipo a copertura delle presunte spese processuali, riservandosi di decidere in merito alla domanda di assistenza giudiziaria in prosieguo di procedura, ed ha invitato la SEM ad inoltrare una risposta al ricorso. G. Con osservazioni del 7 febbraio 2019 la SEM ha rinviato ai considerandi della decisione impugnata confermandoli pienamente ed ha co nsiderato che il ricorso non contiene elementi nuovi suscettibili di indurre una diversa valutazione. Lo scritto è stato trasmesso per informazione al ricorrente. Diritto: 1. Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, D-6802/2018 Pagina 4 in qu anto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. cpv. 1 Disposizioni transitorie della modifica del 25 settembre 2015). Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA. Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de- gno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. I requisiti relativi ai termini di ricorso (vecchio art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 2. Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile- vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi, cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 3. 3.1 Nella decisione impugnata la SEM ha innanzitutto ritenuto inverosimili i motivi d'asilo dell'interessato inerenti alle due fughe dal Comandante. Le allegazioni non sarebbero infatti sufficientemente motivate, il racconto della prima fuga sarebbe inconsistente e superficiale. Egli non s arebbe poi riu- scito a fornire delle dichiarazioni precise e dettagliate circa le intenzioni del Comandante dopo il sequestro a Kabul. Anche le circostanze della se- conda fuga non sarebbero convincenti data la facilità con cui egli sarebbe riuscito ad evader e. Infine, sarebbero emerse delle importanti incon- gruenze temporali della storia fornita nel corso di procedura. Per quanto riguarda invece la parte del racconto dell'interessato antecedente la fuga a Kabul – ed in particolare gli abusi, i maltrattamenti e l'obbligo a cui egli era D-6802/2018 Pagina 5 sottoposto di travestirsi da donna e ballare per degli uomini – la SEM ha considerato che seppur verosimili le allegazioni non sarebbero rilevanti in materia d'asilo. L'autorità inferiore ha in particolare rilevato che il timore del richiedente di essere nuovamente costretto a ballare per altri uomini qua- lora dovesse far ritorno in Afghanistan non sarebbe fondato. Questa pratica (chiamata anche di "Bacha bazi") concernerebbe di regola soltanto dei gio- vani adolescenti. Dal momento che egli avrebbe nel frattempo raggiunto la maggiore età non avrebbe di principio da temere di subire nuovamente una tale sorte. Di conseguenza, sul piano oggettivo il suo timore non sarebbe fondato dal momento che non riposerebbe su nessun elemento concret o che lascerebbe presupporre che delle misure determinanti ai sensi dell'art. 3 LAsi potrebbero verificarsi con elevata probabilità e in un futuro prossimo. 3.2 Con ricorso l'insorgente contesta le valutazioni dell'autorità inferiore. Da un lato, egli ritiene in particolare che per quanto riguarda la prima fuga dal Comandate gli eventi si sarebbero svolti proprio come li avrebbe rac- contati ed egli non avrebbe avuto ulteriori spiegazioni da fornire. Andrebbe poi tenuto conto della sua giovane età ai momenti dei fatti. Dall'altro lato, l'insorgente ritiene la motivazione della SEM in merito all'assenza di un ti- more fondato di subire persecuzioni future poiché sarebbe divenuto mag- giorenne contraddittoria. Sembrerebbe che da una parte l'autorità inferiore avrebbe ritenuto inverosimili i maltrattamenti subiti da parte del Coman- dante mentre dall'altra avrebbe ritenuto che non vi sarebbero persecuzioni future data la sua maggiore età. 3.3 La SEM, con risposta al ricorso, ha rilevato che contrariamente a quanto sostenuto i n sede ricorsuale, non si ravvedrebbe una contraddi- zione nell'argomentazione della decisione impugnata. Infatti sarebbe stata ritenuta inverosimile soltanto la parte di storia inerente le due fughe dal Comandante. Pertanto, l'analisi sulla presenza di timori fondati in caso di ritorno in Afghanistan sarebbe stata fatta solamente in relazione alla pratica di Bacha bazi subita dal ricorrente in età adolescenziale. 4. Preliminarmente, essendo stato posto il ricorrente al beneficio dell'ammis- sione provvisoria per inesigibilità dell'esecuzione dell'allontanamento con decisione del 29 ottobre 2018 e non avendo censurato la pronuncia dell'al- lontanamento, oggetto del litigio in questa sede risulta pertanto essere esclusivamente la decisione riguardante il rifiuto della sua domanda d'asilo. D-6802/2018 Pagina 6 5. La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto accor- dati a persone in Svizzera in ragion e della loro qualità di rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 5.1 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d'origine o d'ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona- lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure ch e comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). 5.2 A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di rifugiato è resa verosimile se l'aut orità la ritiene data con una probabilità preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle- gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l'asilo siano suffi- cientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso di- chiarazioni vaghe, quindi suscettibili di mo lteplici interpretazioni, contrad- dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti o all'esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi- mili ai sensi dell'art. 7 LAsi. È altresì necessario che il richiede nte stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Que- sta qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ri- tratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le alle- gazioni del richiedente l'asilo siano sostenute da prove rigorose; al contra- rio, è sufficiente che l'autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale ver- sione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimi- glianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev'essere il frutto di una pon- derazione tra gli elementi ess enziali a favore e contrari ad essa; decisivo D-6802/2018 Pagina 7 sarà dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e re- lativi riferimenti). 6. È innanzitutto d'uopo determinare se le allegazioni del ricorrente circa le due fughe dalla prigionia del Comandante adempiano le condizioni di ve- rosimiglianza ai sensi dell'art. 7 LAsi. 6.1 Come a giusto titolo fatto dalla SEM nella decisione impugnata, tali di- chiarazioni non sono sufficientemente dettagliate. In primo luogo, la descri- zione dell'insorgente del cosiddetto "Comandante" si distingue per la sua pochezza di particolari e di informazioni (cfr. verbale 2, Q90, Q97-Q98). L'insussistenza della descrizione appare quanto più sorprendente tenuto conto dei diversi anni trascorsi dal ricorrente presso costui nonché il ruolo importante che questi ha avuto nella vita dell'interessato. In secondo luogo, risulta altresì sorprendente la facilità con cui egli sia riuscito ad evadere dalla prigionia del Comandante e l'impulsività di tali decisioni. In entrambi i casi egli non sembra infatti né essersi preparato in alcun modo alla fuga e non sembra neppure aver incontrato alcuna difficolta. Segnatamente, per quanto riguarda la prima evasione, alla richiesta di descriverla in modo pre- ciso l'insorgente ha risposto in modo vago e stereotipato. Egli non è infatti stato in grado di riferire che cosa l'avesse spinto a scappare proprio quel giorno, così come non è riuscito a fornire una spiegazione plausibile in me- rito al fatto che si fosse trovato completamente solo (cfr. verbale 2, Q53- Q54, Q90, Q134-Q138). Parimenti poco dettagliate risultano le sue dichia- razioni in merito al ritrovamento da parte del Comandante a Kabul – una città di più di 3 milioni di abitanti – ed il seguente periodo di prigionia. L'in- sorgente ha laconicamente affermato di essere stato ritrovato – senza tut- tavia spiegare come – e di essere stato impri gionato in un luogo scono- sciuto (cfr. verbale 2, Q68-Q73, Q90). La descrizione del tempo passato in cella risulta parimenti stereotipata. Egli si è infatti limitato ad affermare di essere stato rinchiuso e di non aver fatto nulla, di ricevere del pane e dell'acqua e di venire regolarmente picchiato (cfr. verbale 2, Q90, Q145 segg.). Tuttavia, il ricorrente non ha saputo circostanziare ulteriormente gli episodi di maltrattamento. Infine, anche l'affermazione secondo cui il Co- mandante avrebbe voluto farlo lavorare come contrabbandiere e per que- sto motivo l'avrebbe imprigionato non è sufficientem ente dettagliata. Egli infatti, si è limitato a dire di essere stato imprigionato per questo motivo, ma di non aver ricevuto nessun tipo di formazione al riguardo e di essersi semplicemente rifiutato di farlo (cfr. verbale 2, Q149-Q152). D-6802/2018 Pagina 8 6.2 In seguito, le dichiarazioni del ricorrente presentato diverse contraddi- zioni, in particolare per quel che riguarda questi ultimi mesi di imprigiona- mento. Da una parte egli ha asserito di essere fuggito con molta difficoltà in tre o quattro (cfr. verbale 2, Q90), salvo poi affermare nel corso della medesima audizione di essere stati cinque fuggitivi e di essere riusciti ad uscire semplicemente dalla finestra della cella la quale non era né chiusa né custodita (cfr. verbale 2, Q153 segg.). Per finire, delle importanti incon- gruenze – che l'interessato non è stato in grado di giustificare – risultano anche circa gli elementi temporali (cfr. verbale 2, Q175-Q184). 6.3 Alla luce delle suesposte considerazioni dunque il racconto dell'insor- gente in merito alle due fughe non può essere considerato in preponde- ranza verosimile. 7. Occorre ora determinare se le ulteriori allegazioni del ricorrente siano rile- vanti ai sensi dell'art. 3 LAsi. In particolare, verranno analizzati i maltratta- menti, gli abusi sessuali subiti dall'interessato tra gli otto ed i quattordici anni circa da parte del Comandante, così come l'obbligo di doversi trave- stire da donna e ballare per altri uomini ed il rischio di essere nuovamente vittima ti tali sevizie. 7.1 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all'art. 3 LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi riconosciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d'essere esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul piano soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell'interessato, segnatamente dell'esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua appartenenza ad una razza, ad un gruppo religioso, soci ale o politico, che lo espongono maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni. Infatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l' oggetto per la prima volta (DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). Sul piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su indizi concreti e suffi- cienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un'alta pro- babilità, l'avvento di seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi. Non sono suffi- cienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). D-6802/2018 Pagina 9 7.2 Va innanzitutto rilevato che il Tribunale, al pari della SEM, riconosce la verosimiglianza degli avvenimenti descritti dal ricorrente. I fatti invocati dall'insorgente rientrano invero nel contesto delle pratiche di abuso ses- suale commesse nei confronti di giovani ragazzi e note come "Bacha Bazi". Sebbene proibita dalla legge afghana, questa forma di sfruttamento ses- suale dei ragazzi è ancora relativamente diffusa e tollerata dalla popola- zione e dalle autorità. Questi abusi coinvolgono di solito giovani adole- scenti, generalmente di età compresa tra gli 11 e i 15 anni, per lo più pro- venienti da ambienti svantaggiati. Gli abusatori godono ancora di una certa impunità. Queste pratiche possono avere conseguenze fisiologiche, psico- logiche e sociali significative per le vittime (cfr. sentenza del Tribunale E-7611/2016 del 13 febbraio 2018 consid. 3.3.3 e relativi riferimenti non- ché consid. 4.3; confermata dalla più recente sentenza E -7216/2018 del 29 aprile 2020 consid. 3.4; così come nel caso in disamina, la documenta- zione medica fornita dall'interessato). 7.3 Ciò detto, il Tribunale rammenta in secondo luogo che secondo giuri- sprudenza costante l'asilo non viene concesso come risarcimento per dei pregiudizi subiti, ma bensì qualora la necessità di ottenere protezione risulti tuttora comprovata. In altre parole, il riconoscimento dello statuto di rifu- giato ai sensi dell'art. 3 LAsi e, se del caso, la concessione dell'asilo di- pende dall'attuale necessità di protezione, in relazione alla situazione esi- stente al momento della decisione. 7.3.1 Nella fattispecie il Tribunale considera che, pur non volendo in alcun modo minimizzare gli eventi traumatici vissuti dal ricorrente prima di la- sciare il suo Paese d'origine, il suo bisogno di protezione non sia pi ù at- tuale. Per quanto riguarda infatti il rischio che il richiedente possa nuova- mente cadere nelle mani del suo aggressore, come rilevato precedente- mente (cfr. supra consid. 7.2 e relativi riferimenti), la pratica di Bacha Bazi riguarda in genere giovani ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 15 anni. Nel caso in disamina tuttavia, il richiedente è nel frattempo diventato mag- giorenne. Pertanto, in considerazione della sua età e soprattutto del sua attuale aspetto fisico, egli in linea di principio non è più suscettibile di es- sere sottoposto a t ali pratiche. Di consegu enza, sul piano oggettivo , il ti- more dell'insorgente di subire delle persecuzioni non è più fondato, poiché non è basato su indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un'alta probabilità, l'avvento di seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi. Vista l'inverosimiglianza (cfr. supra consid. 6) delle allegazioni concernenti la prima fuga ed il seguente imprigionamento da parte del cosiddetto Comandante, non vi sono indizi che permettano di ri- tenere che il ricorrente rischierebbe di essere ritrovato dal suo aggressore D-6802/2018 Pagina 10 in caso di rientro in Afghanistan e di essere nuovamente sottoposto alla pratica di Bacha Bazi. 7.3.2 In conclusione, quand'anche sul piano soggettivo l'insorgente, in con- siderazione del suo passato, possa temere di essere nuovamente perse- guitato, il timore di una futura persecuzione deve basarsi essenzialmente su un elemento oggettivo. Il solo elemento soggettivo non è infatti suffi- ciente per concludere, nella fattispecie, che tale timore sia fondato ai sensi dell'art. 3 LAsi (cfr. per ulteriori esempi E-7216/2018 consid. 3.6 e sentenza del Tribunale E-4640/2017 del 27 dicembre 2017 consid. 3.2.3). 7.4 Alla luce delle suesposte considerazioni, i motivi d'asilo dell'insorgente non adempiono dunque le condizioni di rilevanza ai sensi dell'art. 3 LAsi. 8. Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha ac- certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi), per il che il ricorso va respinto. 9. Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccom- benza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le conclusioni ricor- suali al momento dell'inoltro del gravame sprovviste di possibilità di esito favorevole e potendo partire dal presupposto che l'insorgente sia indigente, v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 PA). 10. La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando- nato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d ci- fra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. (dispositivo alla pagina seguente) D-6802/2018 Pagina 11 Per questi motivi, il Tribunale amministrativo feder ale pronun- cia: 1. Il ricorso è respinto. 2. La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa- mento delle spese processuali, è accolta. 3. Non si prelevano spese processuali. 4. Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto- nale competente. Il presidente del collegio: La cancelliera: Daniele Cattaneo Sebastiana Bosshardt Data di spedizione: