<h2>SubmittedText<h2><p>Dopo l'esito della votazione popolare del 24 settembre scorso, urge un nuovo progetto di riforma della previdenza per la vecchiaia. Se riproporrà l'allineamento dell'età di pensionamento delle donne a quella degli uomini, per avere qualche probabilità di ottenere il suffragio delle donne questa modifica dovrà essere quantomeno compensata da misure che favoriscano la parità dei sessi sul piano delle rendite di vecchiaia.</p><p>Attualmente, infatti, l'importo complessivo delle rendite delle donne (nei tre pilastri) è in media del 37 per cento inferiore a quello degli uomini. Nell'AVS questa differenza è solo del 2,7 per cento, ma balza al 63 per cento nella previdenza professionale. Nel secondo pilastro lo scarto raggiunge addirittura il 75 per cento nel caso delle donne sposate. Le donne divorziate presentano un divario meno marcato, poiché in caso di divorzio la previdenza professionale è ripartita tra i coniugi. Altri fattori penalizzanti sono la maternità e, per tutte le categorie di donne, le disparità salariali.</p><p>In attesa che la parità salariale sia realizzata e che l'accesso delle donne (e in particolare delle madri) al mercato del lavoro sia agevolato, occorre compensare, nell'ambito delle rendite di vecchiaia, il lavoro non remunerato di cui si fanno carico principalmente le donne. Questo potrebbe avvenire mediante un aumento delle rendite AVS, per le quali è previsto lo splitting e il computo di accrediti per compiti educativi; tuttavia, un aumento di questo genere è stato recentemente respinto a due riprese in sede di votazione popolare.</p><p>Un'altra possibilità sarebbe quella di ripartire anche tra i coniugi sposati e non soltanto tra quelli divorziati il capitale di previdenza professionale costituito durante il matrimonio. Questa soluzione sarebbe generalmente favorevole alle donne, migliorerebbe la parità delle rendite e non causerebbe alcun aumento degli oneri sociali.</p><p>Visto quanto precede, chiedo al Consiglio federale di rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Che ne pensa della possibilità di generalizzare l'applicazione dello splitting nella LPP, come già avviene nell'AVS?</p><p>2. È disposto a proporre questa misura nel quadro di un prossimo progetto di riforma della previdenza per la vecchiaia?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nella sua seduta del 20 dicembre 2017 il Consiglio federale ha stabilito l'indirizzo generale della nuova riforma della previdenza per la vecchiaia e deciso che andranno elaborati due progetti separati per l'AVS e per la previdenza professionale. La riforma del secondo pilastro dovrà basarsi su principi da concordare con le parti sociali. È pertanto prematuro fornire indicazioni concrete sul contenuto del futuro progetto.</p><p>Quello che è certo è che la regolamentazione dello splitting del primo pilastro non può essere trasposta automaticamente nel 2° pilastro. Tra i due pilastri vi sono infatti differenze sostanziali, che renderebbero molto difficoltosa l'introduzione di uno splitting nel secondo pilastro. Nell'AVS, per esempio, entrambi i coniugi sono assicurati presso la stessa istituzione e secondo le stesse regole. Nel secondo pilastro, invece, i due coniugi sono perlopiù assicurati presso istituti diversi con regolamenti diversi e spesso cambiano più volte cassa pensioni nel corso della loro vita professionale. La costituzione della previdenza professionale durante il matrimonio è molto eterogenea a causa della molteplicità dei piani previdenziali degli istituti e della possibilità di operare riscatti ed effettuare prelievi anticipati (p. es. per finanziare l'acquisto di un'abitazione ad uso proprio). L'introduzione dello splitting renderebbe ancora più complessa l'attuazione del secondo pilastro, ridurrebbe la trasparenza del sistema per gli assicurati e farebbe oltretutto aumentare le spese d'amministrazione.</p>  Risposta del Consiglio federale.