<h2>SubmittedText<h2><p>La Svizzera conta circa 38&nbsp;000 siti inquinati (discariche, aree industriali o luoghi in cui sono avvenuti incidenti). Di questi, quasi 4000 sono stati classificati come «contaminati» e, di conseguenza, devono essere risanati. Ad oggi è stato portato a termine il risanamento di 1700 di questi siti. Negli ultimi anni, tuttavia, si è constatato che la pericolosità di diverse famiglie di prodotti chimici è stata sottovalutata nel tempo e che il rilascio di queste sostanze nell’ambiente ha numerose conseguenze negative, sia per la salute umana sia per la biodiversità. Ad esempio, la frequente presenza di metaboliti del clorotalonil nelle acque sotterranee sta costringendo alcune autorità comunali a mettere fuori servizio captazioni di acqua potabile o a far fronte a ingenti spese per trattare l’acqua captata. Ci si interroga anche sulle diossine, le PFAS – delle «sostanze chimiche perenni» presenti ovunque in Svizzera – o sulla benzidina, che si ritrova in diversi siti contaminati. Il sito dell’ex discarica industriale di Bonfol (JU), il cui risanamento iniziale è stato completato nel 2016, è stato successivamente oggetto di indagini complementari dalle quali è emerso che diverse zone necessitano di un ulteriore risanamento per evitare che le acque contaminate possano raggiungere le acque di superficie. Oltre alle sostanze già repertoriate, le analisi hanno rivelato la presenza di benzidina, un agente altamente tossico, la cui cancerogenicità per l’essere umano è provata. Alla luce di questi nuovi elementi, il progetto di risanamento finale è in corso di riesame. Si può dunque legittimamente supporre che se il risanamento del sito fosse stato portato a termine qualche anno fa, la decontaminazione sarebbe rimasta incompleta. La stessa domanda sorge ora per i siti che sono stati dichiarati decontaminati o che sono in procinto di esserlo. Inoltre, è probabile che la rivalutazione in corso di diverse migliaia di sostanze chimiche condurrà all’identificazione di nuovi problemi.</p><p>Diversi interventi parlamentari hanno espresso preoccupazione per la presenza di numerose sostanze inquinanti di vario tipo, presenza di cui ci si sta gradualmente accorgendo sui siti interessati, che si tratti di PFAS (Mo. Maret 22.3929), benzidina (Ip. Brenzikofer 23.3358), diossine o clorotalonil. Vorremmo quindi chiedere al Consiglio federale:</p><p>1. Qual è la strategia prevista per garantire che i futuri risanamenti di siti contaminati tengano conto dei rischi associati alla presenza di sostanze inquinanti non identificate o la cui pericolosità è attualmente sottovalutata?</p><p>2. Come saranno gestiti i casi, già emersi o che emergeranno, di siti classificati come «decontaminati», ma per i quali nuove analisi implicano o implicheranno la necessità di un risanamento complementare?</p><p>3. Le società coinvolte saranno nuovamente tenute a finanziare i risanamenti, oppure questi interventi supplementari saranno pagati dalla Confederazione in considerazione del fatto che i requisiti iniziali di risanamento, pur se successivamente rivelatisi insufficienti, erano stati soddisfatti?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1) Il Consiglio federale è consapevole della problematica degli inquinanti emergenti (<i>emerging pollutants</i>). Già nel 2021 è stata commissionata un'indagine approfondita sugli inquinanti potenzialmente sconosciuti. Il rapporto, disponibile in francese, è consultabile sul sito dell'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) (bafu.admin.ch &gt; Temi &gt; Tema Siti contaminati &gt; Pubblicazioni e studi &gt; Studi &gt; Polluants émergents et sites pollués en Suisse - Etat des lieux et recommandations).&nbsp;</p><p>La pericolosità delle sostanze viene determinata in modo continuo dalla scienza in base a dati tossicologici ed ecotossicologici. L'Amministrazione federale si tiene informata costantemente sulle nuove sostanze e sui valori limite ed è regolarmente in contatto con esperti provenienti dalla Svizzera e dall'estero. Per le sostanze non disciplinate nell'allegato dell'ordinanza sui siti contaminati (OSiti; RS&nbsp;814.680), già oggi, secondo gli allegati dell'OSiti, devono essere fissati, previa approvazione dell'UFAM, dei valori limite per il singolo caso (v. risposta Ip&nbsp;23.3358 Benzikofer "Benzidina. Garantire la qualità e l'armonizzazione dell'esecuzione in materia di siti contaminati").</p><p>2) A causa degli inquinamenti residui, la maggior parte dei siti risanati rimane registrata nei catasti dei siti inquinati cantonali e viene sottoposta, se necessario, a una fase di controllo successiva della durata di diversi anni. In caso di nuove conoscenze scientifiche riguardo agli inquinanti presenti nel sito, queste vengono inserite nel programma di monitoraggio. Qualora i valori limite corrispondenti venissero superati, l'OSiti prevede già oggi un ulteriore risanamento e l'adozione di misure da parte del proprietario del sito.</p><p>3) In linea di massima il principio di causalità si applica anche per i siti già risanati che necessitano di un ulteriore risanamento. I costi aggiuntivi di indagine e di risanamento sono a carico di coloro che hanno causato l'inquinamento, se noti. Se non dovessero essere individuati, secondo la legge sulla protezione dell'ambiente (LPAmb;&nbsp;RS&nbsp;814.01), i Cantoni e il fondo OTaRSi devono assumersi i costi scoperti (art. 32<i>d</i> f. LPAmb).</p>