<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di intervenire in forma adeguata affinché le scuole universitarie applichino le stesse regole per la sponsorizzazione privata dell'insegnamento e della ricerca. Bisogna in particolare garantire la libertà della ricerca e dell'insegnamento, come previsto dalla Costituzione, e prevenire i conflitti d'interesse derivanti dall'impiego di mezzi finanziari di terzi.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Come l'autore della mozione, anche il Consiglio federale è favorevole alle diverse forme di cooperazione tra il settore privato e le scuole universitarie, tra cui il finanziamento di cattedre d'insegnamento. Questa collaborazione rafforza le interazioni tra scienza ed economia dando importanti impulsi alla ricerca e all'innovazione in Svizzera. Del resto la volontà delle aziende private di cooperare con il mondo universitario è un'ulteriore conferma della competitività e dell'eccellenza della ricerca nel nostro Paese. La Confederazione stessa chiede alle scuole universitarie di cooperare con il settore privato e di acquisire fondi di terzi attraverso diverse misure, in particolare tenendo conto dell'acquisizione di fondi di terzi nel calcolo dei sussidi di base versati alle università cantonali e dei sussidi per le spese d'esercizio (art. 15 della legge sull'aiuto alle università e art. 19 della legge sulle scuole universitarie professionali). Il mandato di prestazioni conferito dal Consiglio federale al settore dei PF per il periodo 2008-2011 prevede esplicitamente l'obbligo di cooperare con l'industria, in conformità allo scopo della legge sui politecnici federali. </p><p>Il finanziamento pubblico è destinato in primo luogo alla ricerca di lungo periodo. Anche l'impegno privato sotto forma di finanziamento di una cattedra d'insegnamento o di partenariati nel settore della ricerca e della tecnologia rappresenta una cooperazione orientata a lungo termine. Per le ricerche con prospettive di ricadute finanziarie a breve o medio termine (ricerca applicata), tuttavia, sono indispensabili apporti privati. Tutte queste cooperazioni, in particolare quelle orientate sul lungo periodo, richiedono un'accurata definizione dei diritti e delle responsabilità, da stabilire nel rispetto degli interessi reciproci. </p><p>Alla luce di quanto richiesto nella mozione si impongono alcune precisazioni per tracciare un quadro completo della situazione attuale. </p><p>Come rilevato dall'autore della mozione, la Costituzione federale garantisce la libertà dell'insegnamento e della ricerca e la considera un diritto fondamentale che lo Stato non può limitare se non per ragioni imperative. Da questo diritto non sono desumibili direttamente obblighi statali, se non quello di creare condizioni quadro adeguate. Sia la legge sulla ricerca (art. 3), sia la legge sui politecnici federali (art. 5) garantiscono la libertà dell'insegnamento e della ricerca. Questa libertà si estende al mandato legale delle scuole universitarie che possono adempierlo soltanto se garantiscono l'indipendenza della ricerca e dell'insegnamento, segnatamente in rapporto ai fondi di terzi. D'altronde la legge sulla ricerca affida alle accademie svizzere delle scienze il compito di rafforzare la consapevolezza della responsabilità etica nell'acquisizione delle conoscenze scientifiche. Dando seguito a questo mandato, le accademie hanno definito principi e procedure in materia di integrità scientifica e istituito una commissione che offre consulenza su questioni fondamentali legate all'integrità scientifica. </p><p>Da parte loro, le scuole universitarie hanno emanato regolamenti (fondandosi in parte sulle raccomandazioni delle Accademie e sulle legislazioni cantonali) in cui disciplinano le collisioni o i conflitti d'interessi, come rileva giustamente l'autore della mozione prendendo ad esempio le direttive del consiglio dei PF sulla sponsorizzazione immobiliare nel settore dei PF. </p><p>In tal modo vi è la garanzia che la comunità scientifica e gli organi universitari competenti definiscano, nel loro interesse, i criteri di buona prassi ed eccellenza nella ricerca. Risultati di ricerca "acquistati" sarebbero non solo in contraddizione con i compiti pubblici delle scuole universitarie, ma verrebbero anche identificati come tali dalla comunità scientifica, con conseguente pregiudizio alla reputazione e alla credibilità delle persone e istituzioni interessate che perderebbero attrattiva nell'ottica di cooperazioni e finanziamenti futuri. In queste condizioni le scuole universitarie non riuscirebbero più ad acquisire i migliori insegnanti, ricercatori e studenti.</p><p>Sono questi gli strumenti di cui si avvalgono gli organi universitari e la comunità scientifica per gestire i potenziali conflitti d'interesse e le minacce alla libertà tematizzate nella mozione.</p><p>Il Consiglio federale è dell'avviso che la situazione attuale risponda già a quanto richiesto nella mozione e non ritiene necessario imporre altri vincoli agli organi universitari, cosa peraltro impossibile a livello di università cantonali.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.