<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di provvedere affinché l'Algeria si decida a firmare il protocollo di applicazione all'accordo di riammissione, in vigore sin dal 2007, e acconsenta ai rimpatri. Se ciò non dovesse essere possibile entro un anno, occorre adottare contromisure.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale fa notare che attualmente soggiornano illegalmente sul territorio svizzero 707 cittadini algerini, non migliaia come sostenuto nella mozione (stato aggiornato a settembre 2011). Inoltre i ritorni verso l'Algeria non sono totalmente bloccati, in alcuni casi sono addirittura possibili allontanamenti non volontari. Tuttavia, anche il Consiglio federale non ritiene soddisfacente la situazione in materia di ritorno con l'Algeria. È vero che l'accordo di riammissione tra la Svizzera e l'Algeria è entrato in vigore nel novembre 2007. Tuttavia, il relativo protocollo di applicazione, parafato nel gennaio 2009, non ha ancora potuto essere firmato per ragioni indipendenti dalla volontà svizzera. Tutti i servizi federali fanno il possibile affinché il protocollo possa essere firmato al più presto in Svizzera o per il tramite della nostra rappresentanza ad Algeri. Quest'anno sia il segretario di Stato del Dipartimento degli affari esteri sia il direttore dell'Ufficio federale della migrazione hanno incontrato a tale proposito vari rappresentanti delle autorità algerine. A metà ottobre 2011, il capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia ha richiamato l'attenzione del segretario generale del Dipartimento di giustizia algerino sulla questione pendente. L'obiettivo del Consiglio federale resta l'applicazione tempestiva dell'accordo.</p><p>Gli autori della mozione chiedono di adottare provvedimenti nel caso in cui il protocollo di applicazione non fosse firmato entro un anno. Il Consiglio federale non esclude che in singoli casi possa essere opportuno adottare contromisure, ma ritiene sbagliato accogliere tale richiesta come regola generale. In tale contesto rinvia al suo rapporto del 25 agosto 2010 sull'attuazione della condizionalità nella politica estera, nel quale giunge alla conclusione che la condizionalità è sì un elemento fondamentale della politica estera svizzera, ma che non può essere applicata in modo uniforme e sistematico.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.