<h2>SubmittedText<h2><p>Da diversi anni, in Kosovo, il contingente svizzero della KFOR conduce una missione efficace e apprezzata per promuovere la pace in questa regione della ex Jugoslavia la cui popolazione è divisa dalla fine del secolo scorso.</p><p>Oggi la situazione è più tranquilla, benché i ricordi del passato separino ancora la comunità kosovara e quella serba, che si limitano tutt'al più a coesistere.</p><p>Il mandato della missione svizzera sul posto viene rinnovato regolarmente, ma sembra comunque opportuno iniziare a discutere su un ritiro progressivo a medio termine dei nostri soldati.</p><p>Sorge spontaneo l'interrogativo: che cosa avverrà dopo?</p><p>L'andamento della situazione economica e il miglioramento delle buone prassi nei settori della gestione pubblica e dei diritti democratici avranno un ruolo determinante nell'auspicabile stabilizzazione a lungo termine del Kosovo. Già oggi il nostro Paese sostiene il Kosovo nell'ambito dell'aiuto allo sviluppo. Bisogna tuttavia considerare che l'economia locale fa fatica a mettersi in moto e che la disoccupazione si mantiene su livelli molto alti, due elementi che non contribuiscono affatto a stabilizzare il Paese. L'inaffidabilità di alcune strutture statali frena inoltre gli investimenti. Il Kosovo dipende ancora ampiamente dal denaro inviato dalla sua diaspora, ben presente in Svizzera e in Germania. Si tratta di denaro destinato soprattutto al consumo immediato e a investimenti immobiliari e utilizzato raramente per fare investimenti industriali, gli unici che potrebbero creare effettivamente posti di lavoro stabili sul lungo periodo.</p><p>Negli indirizzi strategici elaborati per la cooperazione internazionale allo sviluppo 2017-2020 il Kosovo non figura tra i Paesi prioritari: la Svizzera intende concentrare i suoi sforzi nel settore Est su cinque Paesi anziché su nove.</p><p>Alla luce del contesto poc'anzi illustrato, come motiva il Consiglio federale tale scelta?</p><p>Quale ritiene che sia il modo migliore per preparare un eventuale ritiro della KFOR?</p><p>In alternativa, visti i grandi sforzi compiuti finora per il Kosovo, il Consiglio federale è pronto a rafforzare i mezzi investiti per favorire il decollo economico del Paese e una migliore transizione verso lo Stato di diritto, con l'obiettivo ultimo di raggiungere un buon funzionamento democratico e la convivenza pacifica delle diverse comunità di questo giovane Stato?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Kosovo è un Paese prioritario del programma di aiuto alla transizione condotto dalla Svizzera e, secondo il messaggio del Consiglio federale del 17 febbraio 2016 concernente la cooperazione internazionale (FF 2016 2005), dovrebbe rimanere tale anche nel periodo 2017-2020. In Kosovo il programma è attuato in maniera coordinata e coerente dalla DSC, dalla SECO e dalla Divisione sicurezza umana della Direzione politica del DFAE, che offrono al Paese un sostegno nel processo di transizione verso un'economia sociale di mercato nonché verso la creazione di strutture politiche democratiche in grado di offrire i servizi di base e verso un'integrazione su scala regionale ed europea.</p><p>Le priorità dell'impegno della Svizzera in Kosovo sono la governance democratica e il decentramento, l'economia e l'occupazione, l'acqua, la sanità, la migrazione, la promozione della pace attraverso il dialogo politico, il rafforzamento delle istituzioni democratiche e l'elaborazione del passato.</p><p>Per il periodo 2017-2020 la SECO prevede di concentrare il proprio aiuto alla transizione su un gruppo di cinque Paesi prioritari (Albania, Serbia, Kirghizistan, Tagikistan, Ucraina), contro i nove inclusi nel credito quadro 2013-2016, tra cui non figura il Kosovo, ma porterà comunque avanti il suo impegno nel Paese con misure complementari nell'ambito della prossima strategia di cooperazione della Svizzera. Per misure complementari si intendono interventi bilaterali attuati a complemento delle misure adottate dagli altri uffici federali (in particolare dalla DSC) in Paesi che la SECO non considera prioritari. Per quanto riguarda il Kosovo, le misure della SECO dovrebbero comprendere attività nell'ambito del finanziamento delle infrastrutture e della promozione del settore privato.</p><p>Va inoltre ricordato che la Svizzera opera in Kosovo anche nel quadro dell'attuazione del partenariato in materia di migrazione concluso con questo Paese nel 2010. In tal modo la SEM, insieme ai suoi partner interdipartimentali, sostiene numerosi progetti soprattutto nell'ambito della gestione delle migrazioni, della promozione della diaspora e del sostegno alle minoranze.</p><p>Secondo le informazioni di cui disponiamo attualmente, nulla fa presagire una possibile cessazione dell'impegno della KFOR in loco, anche se, circostanze permettendo, sono previste ulteriori riduzioni delle truppe. Entro la fine dell'anno il Consiglio federale si pronuncerà sulla Swisscoy, il contingente svizzero della KFOR.</p><p>Il Kosovo continuerà quindi a essere annoverato tra i Paesi prioritari del programma svizzero di aiuto alla transizione e la Svizzera contribuirà anche in futuro agli sforzi internazionali volti a promuovere uno sviluppo stabile e democratico di questo Paese geograficamente così vicino.</p>  Risposta del Consiglio federale.