<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato, nel quadro della cooperazione internazionale, di adoperarsi per una definizione e una regolamentazione dei sistemi d'arma autonomi. Sulla base degli elementi a disposizione, si chiede all'Esecutivo di pronunciarsi a favore di un protocollo addizionale giuridicamente vincolante alla convenzione sul divieto o la limitazione dell'impiego di talune armi classiche grazie al quale sarebbe possibile effettuare controlli o sanzionare le violazioni.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nel parere sulle mozioni Galladé 17.3214 e Flach 17.3195 il Consiglio federale si è espresso sulle sfide legate al possibile sviluppo di sistemi d'arma autonomi e in particolare ha illustrato l'impegno profuso dalla Svizzera nei colloqui di esperti che si svolgono a Ginevra nell'ambito della Convenzione dell'ONU su alcune armi convenzionali (CCW; RS 0.515.091)<b>.</b></p><p>Per l'Esecutivo, un punto fermo è garantire il rispetto del diritto internazionale pubblico vigente, ribadendo che qualsivoglia impiego di armi - compresi i sistemi d'arma autonomi - deve attenersi al diritto internazionale pubblico e in particolare al diritto internazionale umanitario. Su questa base, la Svizzera si adopera per l'adozione di misure di accompagnamento in grado di garantire la conformità di sistemi con una sempre maggiore autonomia al diritto vigente. Questo approccio non esclude che determinati sistemi autonomi debbano essere sottoposti a regolamentazioni specifiche o vadano vietati. Il Consiglio federale è inoltre consapevole del fatto che le armi che dispongono di una maggiore autonomia e sono meno soggette al controllo umano sollevano importanti questioni di natura etica e destano forti preoccupazioni. Occorre verificare fino a che punto e a quali condizioni l'uomo può delegare ai sistemi d'arma autonomi la facoltà di decidere sulla vita e la morte.</p><p>Come evidenzia la mozione, il presupposto fondamentale per definire una regolamentazione internazionale è il raggiungimento di un'intesa tra gli Stati. Le parti contraenti della CCW sono tuttavia ancora distanti dal trovare una definizione comune di sistemi d'arma autonomi. Per portare avanti in modo mirato i lavori all'interno della CCW, la Svizzera si impegna a favore dell'elaborazione di una definizione operativa di tali sistemi senza però complicare i colloqui nell'ambito della Convenzione.</p><p>Per quanto riguarda il tentativo di stabilire una regolamentazione internazionale, dal punto di vista del Consiglio federale è anzitutto opportuno discutere delle esigenze concrete in fatto di disciplinamento e della relativa forma e realizzazione. Nell quadro della CCW si riscontrano notevoli divergenze al riguardo. Fintanto che non ci sarà un'intesa su dove tracciare il confine tra autonomia auspicabile, accettabile e non accettabile dei sistemi d'arma, la possibilità di stabilire una regolamentazione internazionale nel quadro della CCW resta remota.</p><p>In considerazione di quanto esposto, il Consiglio federale condivide alcuni punti importanti della mozione, ma al momento non persegue l'obiettivo primario di impegnarsi a fondo per elaborare un protocollo vincolante della CCW poiché punta piuttosto a fare progressi materiali nei colloqui che si basino sui principi fondamentali individuati finora, come l'applicazione del diritto internazionale pubblico e la garanzia della responsabilità e del controllo umani. La Svizzera si impegna pertanto, insieme a Francia e Germania, a favore dell'elaborazione di una dichiarazione politica contenente i principi e le posizioni comuni, che consentirebbe di avviare lavori concreti e di fungere da apripista per una regolamentazione internazionale.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.