<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>In generale:</p><p></p><p>Il progetto idroelettrico di Bujagali in Uganda prevede una diga di 30 metri di altezza con una potenza installata di 4x 50 MW (compresa un'opzione per l'installazione successiva di una quinta unità di 50 MW), 100 km di linee di trasporto di energia e le corrispondenti stazioni intermedie. L'impianto di Bujagali apparterrà ad una società privata di gestione appositamente costituita (AES Nile Power Limited, AESNP), la quale sarà incaricata della costruzione della diga nonché della sua gestione per un periodo di 30 anni. I costi totali ammontano a 582 milioni di dollari americani e saranno finanziati per il 20 % dal capitale azionario e per il 40% da fonti multilaterali rispettivamente da crediti bancari con copertura GRE di vari Paesi. Il finanziamento multilaterale proviene dal Gruppo della Banca mondiale (garanzia IDA, 115 mio di US$; credito IFC, 60 mio di US$) nonché dalla Banca Africana per lo Sviluppo (prestito di 55 mio di US$). Per le forniture elettromeccaniche della Svizzera è stata concessa una garanzia dei rischi delle esportazioni per un importo di circa 52 milioni di US$ (più gli interessi), a condizione però che il finanziamento complessivo del progetto sia garantito e che tutti i contratti pertinenti siano entrati in vigore. La parte GRE all'ammontare totale dei costi corrisponde a circa il 9%.</p><p>La Banca mondiale ha sottoposto il progetto nel suo complesso, e in particolare l'onere finanziario che questo implica per l'Uganda, ad un esame approfondito. Il Consiglio d'amministrazione della Banca mondiale ritiene che esso costituisca un investimento chiave per la riduzione della povertà in Uganda, dove meno del 3% della popolazione ha attualmente accesso alla rete elettrica nazionale. Parallelamente, la costruzione della diga contribuirà a riformare e a sviluppare il settore energetico del Paese. La distribuzione di elettricità verrà privatizzata. Bujagali inciderà positivamente sulla crescita economica e consentirà alla popolazione nonché alle industrie locali di accedere all'energia, presupposto necessario per migliorare il reddito e quindi la qualità di vita. Il progetto crea condizioni propizie per una produzione di corrente efficace ed economica. Inoltre ridurrà il bisogno d'investimento del governo ugandese nel settore energetico caratterizzato da un'alta intensità di capitale, rendendo disponibili mezzi per il finanziamento di altri compiti pubblici.</p><p>Il contratto d'acquisto di elettricità prevede pagamenti di capacità mensili fissi da parte dell'utilizzatore, l'Uganda Electricity Transmission Company Limited, alla società di gestione privata AES Nile Power Limited per la fornitura di una determinata quantità di elettricità. Se la società di gestione non è in grado, per propria colpa, di fornire la quantità di elettricità concordata, dovrà pagare una penale. Quantità superiori sono compensate da versamenti supplementari proporzionali.</p><p>Il Nilo verrà sbarrato su una distanza di sette chilometri, ciò che richiederà lo spostamento di 714 persone (101 famiglie). Per la popolazione residente nella regione interessata sono previste misure d'accompagnamento a livello di occupazione. Sull'arco di più anni sono state svolte numerose consultazioni con i gruppi di interlocutori locali e internazionali (ONG).</p><p>La GRE ha preso la propria decisione basandosi essenzialmente sulle indagini e sulle considerazioni dettagliate della Banca mondiale nonché sul rapporto delle banche commerciali relativo alla fattibilità finanziaria del progetto. Inoltre ha incaricato un esperto svizzero indipendente di sottoporre questi ed altri documenti relativi al progetto a un'analisi di plausibilità nonché dei punti forti e deboli. Quest'ultimo ha confermato le conclusioni dei vari rapporti e ha presentato un bilancio positivo.</p><p>I dati e le informazioni specifiche inerenti ai progetti esaminati dalla Banca mondiale sono consultabili all'indirizzo www.worldbank.org, nel rapporto relativo al progetto (Report n. 22963-UG):</p><p></p><p>Concretamente rispondiamo come segue alle otto domande poste:</p><p></p><p>Ad 1 Commissione mondiale delle dighe</p><p>La fase di progettazione della diga di Bujagali è coincisa con l'elaborazione del rapporto della Commissione mondiale delle dighe (WCD). Anche se le raccomandazioni finali della commissione in merito alla progettazione e alla valutazione delle dighe sono state rese note soltanto successivamente, ossia in occasione della pubblicazione del rapporto nel novembre 2000, la Banca mondiale ritiene che il progetto di Bujagali sia un buon esempio di processo decisionale progressivo. In effetti, sebbene le raccomandazioni del rapporto non siano vincolanti, alcuni collaboratori della Banca mondiale hanno intrattenuto scambi regolari con i rappresentanti della commissione già durante l'elaborazione del rapporto, comunicando all'AESNP i dati della WCD sotto forma di direttive. Inoltre, sulla base dei criteri restrittivi della Banca mondiale, sono state effettuate vaste analisi sociali, tecniche e d'impatto ambientale. Durante l'intero processo di progettazione si è provveduto a coinvolgere le cerchie interessate e segnatamente la popolazione locale. La valutazione di un dato numero di tipi e luoghi di produzione alternativi ha confermato Bujagali quale opzione più economica. D'intesa con le persone coinvolte sono stati elaborati due piani, ossia un piano di dislocamento e di sviluppo per la popolazione direttamente colpita dalla costruzione della diga nonché un piano di dislocamento per le famiglie che vivono nella zona in cui verrà costruita la rete per il trasporto di energia.</p><p>L'Uganda ha informato i nove Stati rivieraschi del Nilo circa la sua intenzione di costruire la diga di Bujagali e li ha invitati ad esprimersi in merito. Nel quadro di questa consultazione, l'Egitto ha espressamente affermato di non avere obiezioni contro Bujagali; gli altri non si sono espressi esplicitamente al riguardo. In seguito all'analisi degli aspetti internazionali relativi alla diga di Bujagali, la Banca mondiale è giunta alla conclusione che il progetto non reca particolare pregiudizio agli Stati rivieraschi e che l'eventuale consumo d'acqua da parte di questi ultimi non comprometterà considerevolmente il progetto.</p><p>Un'analisi comparativa realizzata nel novembre 2001 dall'International Union for the Conservation of Nature (IUCN) conferma che il progetto di Bujagali così come ideato apre nuove vie e si attiene il più fedelmente possibile alle raccomandazioni della CIGB.</p><p></p><p>Ad 2 Condono del debito</p><p>Tra il 1991 e il 2000 la Svizzera ha concesso prestiti all'Uganda per un ammontare pari a 25 milioni di franchi quale aiuto alla bilancia dei pagamenti e al budget, nonché 20,8 milioni di franchi a titolo di sdebitamento. Lo scopo del programma svizzero di sdebitamento consisteva nell'ammortamento dei debiti pubblici e commerciali di vari Paesi fortemente indebitati con la Svizzera. Il nostro Paese ha peraltro fornito un aiuto tecnico volto a migliorare la gestione del debito. Il condono del debito è uno strumento necessario ma non sufficiente per lo sviluppo sostenibile dei Paesi in questione. Come emerge dalla Conferenza internazionale sul finanziamento dello sviluppo, tenutasi recentemente a Monterrey, questi Paesi hanno altresì bisogno di programmi di sviluppo innovativi dotati di corrispondenti mezzi finanziari. Nel caso in cui ciò risulti opportuno, il settore privato è invitato a fornire contributi. Anche nei Paesi in sviluppo la tendenza attuale è quella di privatizzare la produzione e la distribuzione di elettricità, finanziandole a lungo termine attraverso il mercato. Per quanto riguarda l'Uganda e il progetto di Bujagali, la Banca mondiale ha esaminato la capacità della popolazione locale di pagare il consumo di corrente elettrica e quella del Paese di sostenere il servizio del debito estero. Essa è giunta ad una conclusione positiva.</p><p>La GRE ritiene sia suo dovere, tra l'altro, aiutare l'economia privata a partecipare a tali progetti nei Paesi in sviluppo, sempreché questi siano conformi ai principi e alle condizioni della GRE, che derivano parimenti dalla politica estera della Svizzera.</p><p></p><p>Ad 3 Onere del debito per l'Uganda</p><p>La Banca mondiale conferma che Bujagali costituisce un investimento considerevole in un Paese in via di sviluppo con un basso tasso di esportazione e ancora ampiamente dipendente dall'aiuto estero, concesso a condizioni preferenziali. A suo parere, il progetto di Bujagali è finanziariamente ed economicamente vitale e comporta costi accessibili. Un differimento del progetto, e quindi la mancata produzione supplementare di corrente necessaria a coprire il crescente consumo legato allo sviluppo, andrebbe a svantaggio del Paese. I costi economici che bisognerebbe sostenere per realizzare forme di produzione alternative al fine di rispondere all'aumento della domanda sarebbero molto più elevati. Grazie soprattutto ad una distribuzione efficace su base privata, il progetto contribuirà notevolmente alla crescita economica e alla riduzione della povertà in Uganda. Per ridurre al minimo i rischi, la Banca mondiale prevede una stretta collaborazione per quanto riguarda la privatizzazione del settore della distribuzione di corrente nonché il disciplinamento del settore energetico; il coordinamento con il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale verrà intensificato.</p><p>I pagamenti di capacità annuali per Bujagali cominceranno nel 2006, al termine del progetto, con un importo di 81 milioni di US$. Nel 2011 raggiungeranno il livello massimo, 111 milioni di US$; in seguito diminuiranno progressivamente fino ad arrivare a 38 milioni di US$ nel 2020 e a cessare a partire dal 2036. Commisurate alle entrate annuali di valute previste in Uganda, questi pagamenti saranno leggermente inferiori al 3% fino al 2001. A partire da questa data diminuiranno drasticamente. L'incidenza del servizio del debito dell'Uganda, espressa quale quota delle spese per il servizio del debito estero (ammortamenti e interessi sui crediti contratti con l'estero) rispetto ai proventi delle esportazioni è sopportabile, tenuto conto della prevista conversione del debito e delle spese per Bujagali. </p><p></p><p>Ad 4 Bando di concorso internazionale</p><p>Come la maggior parte dei Paesi in sviluppo, l'Uganda non è membro dell'Accordo OMC sui mercati pubblici e non è quindi vincolato dalle disposizioni di tale contratto. Questa deroga è stata concessa ai Paesi in sviluppo a causa della loro situazione e dei loro problemi specifici.</p><p>Il costo di una centrale idroelettrica dipende essenzialmente dalla sua ubicazione e dalle condizioni geologiche. Ogni progetto idroelettrico va pianificato in base alle condizioni specifiche del luogo. Al fine di poter calcolare un prezzo plausibile della corrente, il gestore deve dapprima far effettuare a sue spese costosi studi esplorativi. Per tutti questi motivi, un progetto come quello di Bujagali non si presta ad un bando di concorso internazionale, il quale è basato sul prezzo di vendita della corrente elettrica. In generale, il gestore rivendica un diritto esclusivo su un determinato sito prima di investire somme più elevate per lo sviluppo del progetto. Prima di concedergli questo diritto, il governo esamina se egli è in grado di realizzare, sviluppare e gestire il progetto. Anche se nel caso in questione il gestore non ha ottenuto il progetto mediante un bando di concorso internazionale, i costi del progetto e, di conseguenza, le tariffe di vendita dell'elettricità riflettono comunque i prezzi del mercato. Il gestore ha infatti indetto un bando di concorso internazionale per i lavori di costruzione, per le installazioni elettromeccaniche e per il finanziamento.</p><p>Le critiche di corruzione provenienti da più fonti sono state esaminate attentamente dall' "Unità Integrità" della Banca mondiale, la quale non ha trovato prove relative al versamento di bustarelle direttamente collegate al progetto di Bujagali.</p><p>Nella domanda di garanzia alla GRE l'esportatore ha assicurato per scritto che il contratto d'esecuzione è stato concluso senza violare le disposizioni del codice penale sulla corruzione di funzionari stranieri (RS 311.0).</p><p></p><p>Ad 5 Altri istituti GRE</p><p>Oltre alla GRE svizzera, anche le agenzie GRE della Svezia, della Finlandia e della Norvegia avrebbero dovuto partecipare al progetto. Finora queste agenzie hanno mostrato un certo riserbo.. La MIGA, quale agenzia multilaterale di garanzia degli investimenti della Banca mondiale - che è molto interessata al progetto - sta pertanto esaminando se si potrà facilitare la partecipazione delle agenzie GRE mediante la concessione di garanzie per i rischi politici legati all'Uganda. Allo stato attuale delle cose, ciò dovrebbe incoraggiare i Paesi summenzionati a partecipare al progetto.</p><p></p><p>Ad 6 Politica svizzera di aiuto allo sviluppo</p><p>Conformemente all'articolo 1 capoverso 2 della legge federale concernente la garanzia dei rischi delle esportazioni (RS 946.11), se si tratta della concessione di una garanzia per le esportazioni a destinazione dei Paesi in sviluppo più poveri - come è il caso per l'Uganda - la Confederazione tiene conto dei principi fondamentali della politica svizzera di aiuto allo sviluppo. La Commissione GRE si è quindi accertata che il progetto Bujagali fosse compatibile con tali principi. Bujagali contribuisce notevolmente alla crescita economica e alla riduzione della povertà; si tratta inoltre di un progetto finanziariamente e economicamente vitale e sopportabile per il debito estero dell'Uganda. Nulla fa supporre che esso entri in conflitto con altri progetti di sviluppo. Il governo potrà far uso dei proventi generati dal progetto per lottare contro la povertà.</p><p></p><p>Ad 7 Obiezioni delle ONG</p><p>Dal 1997 a questa parte sono state organizzate audizioni e consultazioni pubbliche conformemente ai regolamenti della Banca mondiale e dell'Uganda. Esse vengono pubblicate nel rapporto ambientale relativo al progetto. La società di gestione AESNP ha effettuato 240 consultazioni coinvolgendo più di 7000 abitanti locali. Dal canto suo, la Banca mondiale ha discusso il progetto con varie ONG nel giugno 2000 a Washington. Altre audizioni pubbliche hanno avuto luogo nel mese di giugno dell'anno successivo in Uganda, e di nuovo a Washington nel mese di luglio 2001. Inoltre, si sono svolti colloqui informali con la CIGB. La Commissione GRE ha dato l'opportunità alle ONG svizzere di esporre i propri pareri in due occasioni, ossia nel mese di agosto 2001, durante la fase di esame del progetto, e in febbraio 2002, prima dell'entrata in vigore della decisione di concessione della garanzia. In ottobre 2001, la Dichiarazione di Berna ha inoltrato per scritto alla Commissione GRE le proprie obiezioni, esponendo il proprio parere critico sulla natura e l'adeguatezza del progetto, sul modo in cui è stato avviato, sulla fattibilità finanziaria del progetto per l'Uganda nonché sulla compatibilità della garanzia dei rischi delle esportazioni per Bujagali con le linee direttive della politica svizzera di aiuto allo sviluppo. Nonostante le conclusioni positive che la Banca mondiale ha tratto dalle sue analisi approfondite, il bilancio ottimistico dello studio di plausibilità realizzato da un esperto svizzero indipendente nonché l'esito positivo della valutazione degli interessi da parte della Commissione GRE, le ONG continuano a muovere critiche nei confronti del progetto. </p><p></p><p>Ad 8 Riesame della decisione di concessione della GRE</p><p>Il 5 febbraio 2002 il Dipartimento federale dell'economia ha deciso, d'intesa con il Dipartimento federale delle finanze, di concedere una garanzia dei rischi delle esportazioni a favore dell'esportatore svizzero, a condizione che il finanziamento complessivo del progetto sia garantito e che tutti i contratti siano entrati in vigore. La Banca mondiale ha subordinato il proprio sostegno alle stesse condizioni. Prima di presentare la sua proposta alle autorità decisionali, la Commissione GRE ha sottoposto ad un'analisi approfondita i rischi legati al progetto e al Paese, ritenendoli adeguati. Inoltre ha appurato che il progetto fosse compatibile con le linee direttive della politica svizzera di aiuto allo sviluppo. Pertanto, non vi è alcun motivo di ritornare sulla decisione relativa alla concessione di una garanzia dei rischi delle esportazioni per il progetto di Bujagali.</p>  Risposta del Consiglio federale.