<!DOCTYPE html> <html lang="it"><head><meta charset="utf-8"/></head><body><div class="WordSection1"> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable" width="0"> <tr> <td colspan="2" valign="top"> <p class="MsoNormal"> </p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><img alt="" height="38" id="Immagine 5" src="http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&amp;WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&amp;WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&amp;OmnisLibrary=JURISWEB&amp;OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&amp;OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&amp;Parametername=WWWTI&amp;Schema=TI_WEB&amp;Source=&amp;Aufruf=getImage&amp;nF38_KEY=313720" width="37"/></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><img alt="" height="25" id="Immagine 6" src="http://www.sentenze.ti.ch/cgi-bin/nph-omniscgi?OmnisPlatform=WINDOWS&amp;WebServerUrl=www.sentenze.ti.ch&amp;WebServerScript=/cgi-bin/nph-omniscgi&amp;OmnisLibrary=JURISWEB&amp;OmnisClass=rtFindinfoWebHtmlService&amp;OmnisServer=JURISWEB,193.246.182.54:6000&amp;Parametername=WWWTI&amp;Schema=TI_WEB&amp;Source=&amp;Aufruf=getImage&amp;nF38_KEY=313721" width="21"/></p> </td> <td valign="top"><a id="X_NOT_ACTUALIZE"></a> <p class="MsoNormal"> </p> </td> <td><p class="MsoNormal"> </p></td> </tr> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Incarto n.<br/> </span>9.2022.51</p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Lugano</span></p> <p class="MsoNormal"><a id="IN_DATA_DECISIONE">28 novembre 2022</a> </p> <p class="MsoNormal"> </p> </td> <td colspan="3" valign="top"> <p class="MsoNormal">In nome<br/> della Repubblica e Cantone<br/> Ticino</p> </td> <td><p class="MsoNormal"> </p></td> </tr> <tr> <td colspan="6" valign="top"> <p class="MsoNormal"><b><span>Il presidente della Camera di protezione del Tribunale d'appello</span></b></p> </td> </tr> <tr> <td colspan="6" valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>Damiano Bozzini</span></p> </td> </tr> <tr> <td colspan="6" valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>giudice unico ai sensi dell’art. 48 lett. f n. 7 LOG</span></p> </td> </tr> <tr> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> <td></td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable" width="0"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>assistito dalla</span></p> <p class="MsoNormal"><span>vicecancelliera</span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>Perucconi-Bernasconi</span></p> </td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span>sedente per statuire nella causa che oppone</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable" width="0"> <tr> <td valign="top"><a id="INIZIO_TESTO"></a> <p class="MsoNormal"><b><span> </span></b></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><b><span>RE 1 </span></b></p> <p class="MsoFooter"><span>patr. da: PR 1 </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable" width="0"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>all’<b>Autorità regionale di protezione __________, </b></span></p> </td> </tr> </table> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable" width="0"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> </tr> </table> <p class="R1"> </p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable" width="0"> <tr> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>per quanto riguarda l’estensione dei compiti del curatore</span></p> </td> </tr> </table> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="MsoNormal"><span>giudicando sul reclamo del 7 aprile 2022 presentato da RE 1 contro la decisione emessa il 25 febbraio 2022 dall'Autorità regionale di protezione __________;</span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="R1">letti ed esaminati gli atti,</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1">ritenuto</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="MsoNormal"><b><span>in fatto</span></b></p> <p class="R1"><b> A. </b>Con decisione 22 maggio 2013 l’Autorità regionale di protezione __________ (di seguito: Autorità di protezione) ha istituito una curatela di rappresentanza con gestione del patrimonio ai sensi degli art. 394 e 395 CC, nominando quale curatore il signor __________. A seguito delle sue dimissioni egli è stato sostituito dalla signora __________ con decisione 10 giugno 2020, anch’essa sostituita il 18 aprile 2021, con la nomina della signora __________. Con ulteriore decisone 30 novembre 2021 a quest’ultima è subentrato CURA 1, dell’Ufficio dell’aiuto e della protezione di __________.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"><b> B. </b>L’Autorità di protezione ha ordinato con risoluzione 7 settembre 2021 l’espletamento di una perizia medica in forma ambulatoriale nei confronti di RE 1 presso il Servizio psico-sociale di __________. Quest’ultimo ha reso una valutazione il 12 gennaio 2022, dalla quale risulta una diagnosi di disturbo post traumatico complesso e un disturbo della personalità emotivamente instabile di tipo borderline e un isolamento sociale. La capacità di discernimento dell’interessata è stata giudicata limitata ed è stata indicata la necessità di un aiuto in ambito amministrativo ma pure nell’”<i>ambito della salute</i>”. RE 1, interpellata, ha negato con scritto 21 gennaio 2022 il bisogno di protezione in relazione alla sua salute, confermando la necessità di mantenere la curatela in ambito amministrativo.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>C.</b> Dopo aver sentito anche il curatore, tramite decisione 25 febbraio/7 marzo 2022 l’Autorità di protezione ha esteso i suoi compiti imponendogli anche di “<i>provvedere alla sua </i>(della curatelata, ndr)<i> salute e a una sufficiente assistenza medica e rappresentarla in tutti i provvedimenti necessari a questo scopo; promuovere il suo benessere sociale e rappresentarla in tutti i provvedimenti necessari a questo scopo</i>” (disp. 1). L’Autorità di prima istanza ha pure autorizzato il curatore ad accedere, se necessario, all’abitazione dell’interessata, ai sensi dell’art. 391 cpv. 3 CC (disp. 2).</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>D.</b> Contro la suddetta decisione è insorta RE 1 con reclamo 7 aprile 2022. Essa chiede preliminarmente nella misura in cui “<i>per qualsiasi motivo il reclamo non dovesse già godere dell’effetto sospensivo</i>” il suo riconoscimento relativamente ai punti 1, 2 e 3 del dispositivo. Nel merito chiede l’annullamento della risoluzione, con protesta di tasse, spese e ripetibili. La reclamante solleva critiche nei confronti di una precedente curatrice, la cui valutazione è oggetto di una procedura precedentemente avviata presso questa Camera (inc. no. 9.2022.32 oggetto di stralcio per desistenza), mentre relativamente al curatore attualmente in funzione chiarisce di aver perso fiducia nelle persone incaricate. Precisando di non aver contestato la nomina del curatore CURA 1, ritiene che la decisione di estensione del suo mandato non sia giustificata. A suo avviso il rapporto del Servizio psico-sociale riporterebbe informazioni fornite da terze persone, non verificate e inveritiere, in particolare relativamente alla sua situazione abitativa. RE 1 sostiene che la curatela amministrativa sia sufficiente per proteggere i suoi interessi, mentre non sarebbe data una modifica delle circostanze tale da spiegare il cambiamento delle le mansioni affidate al curatore, che non rispetterebbero pertanto i principi di sussidiarietà e proporzionalità. Nemmeno sarebbe possibile secondo la reclamante giustificare l’estensione del mandato a CURA 1 in virtù delle sue conoscenze e competenze, non disponendo egli di alcuna formazione medica. In tal senso, la scelta sarebbe quindi inadeguata.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>E.</b> Con osservazioni 6 maggio 2022 CURA 1 ripercorre i primi mesi del suo mandato, nei quali ha sentito più volte l’interessata ed ha avuto diversi contatti con la precedente curatrice. Egli sostiene che l’estensione del mandato a compiti relativi alla salute di RE 1 sarebbe giustificata dalle risultanze della valutazione svolta dal servizio psico-sociale. Precisa di avere proposto più volte all’interessata di incontrarla al suo domicilio, senza successo e di non aver insistito per rispettare la signora e la sua sensibilità. Quanto alle sue competenze, chiarisce che le sue mansioni non sarebbero decisionali, ma esclusivamente di collaborazione con gli specialisti per meglio aiutare e sostenere l’interessata. Medesimo scopo avrebbe l’accesso all’appartamento, necessario per comprendere anche le condizioni di vita di RE 1, “<i>aspetto strettamente legato con il suo benessere</i>”.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>F.</b> L’Autorità di protezione ha presentato le proprie osservazioni il 17 maggio 2022, chiedendo la reiezione del reclamo di RE 1. A sostegno della propria decisione, l’Autorità di primo grado asserisce che le risultanze delle verifiche svolte tramite il Servizio psico-sociale (il cui scopo era quello di chiarire se fosse ancora necessaria la misura istituita nel 2013) dimostrerebbero l’esigenza di sostenere l’interessata anche dal punto di vista personale, in particolare per quanto riguarda la sua salute e il suo benessere sociale. L’Autorità di protezione afferma di aver coinvolto convenientemente RE 1 nel processo decisionale, sentendola e dandole modo di esprimersi ad ogni stadio. Quanto alle competenze del curatore, secondo l’Autorità di prime cure le critiche della reclamante sarebbero infondate, ritenuto che egli è curatore professionista da parecchi anni e disporrebbe quindi di esperienza ed adeguate qualifiche professionali. In concreto l’estensione del suo mandato risponderebbe ad un’esigenza di protezione dell’interessata, verificato e discusso con i servizi ed il curatore stesso. Il sostegno previsto andrebbe quindi inteso come un “<i>supporto e coinvolgimento della vita della persona al di fuori della gestione del patrimonio</i>”, senza alcuna privazione del diritto di RE 1 all’autodeterminazione, non avendo conferito al curatore potere di rappresentanza in ambito medico ai sensi dell’art. 381 CC bensì esclusivamente compiti legati alla cura della persona ai sensi dell’art. 391 cpv. 2 CC.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"><b> G. </b>RE 1 ha replicato alle precitate osservazioni in data 3 giugno 2022. L’interessata ribadisce le argomentazioni espresse nel reclamo, asserendo che la perizia del servizio medico-psicologico non costituirebbe una sufficiente giustificazione per l’estensione del mandato del curatore, specificando di aver avuto episodi di ansia, anche legati alla situazione economica relativamente all’operato di una precedente curatrice, ma di non necessitare di una protezione che vada oltre gli aspetti amministrativi, come avvenuto sinora. Contesta l’interpretazione del dispositivo della decisione impugnata espressa dall’Autorità di protezione nelle proprie osservazioni. Essa ritiene infatti che il potere di rappresentanza del curatore sarebbe molto ampio. Inoltre ribadisce di ritenere violato il proprio diritto di essere sentita, non avendo potuto proporre un eventuale curatore, ritenuto che il nuovo le è stato presentato quando era già stato scelto dall’Autorità di protezione. RE 1 contesta poi di soffrire di isolamento sociale, precisando di non abitare nell’appartamento indicato nella perizia del servizio medico-psicologico, che sarebbe utilizzato quale deposito nel quale sono stati collocati oggetti dopo il suo divorzio. In definitiva ribadisce di ritenere ingiustificata e immotivata l’estensione del mandato al curatore e che la misura di portata amministrativa sarebbe sufficiente.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>H.</b> Con scritto 14 giugno 2022 l’Autorità di protezione ha rinunciato a presentare un allegato di duplica. Nemmeno il curatore ha duplicato e di conseguenza lo scambio di allegati si è concluso.</p> <p class="R1"> In data 17 ottobre 2022 l’Autorità di prime cure ha inoltrato a questa Camera un aggiornamento del 13 ottobre 2022 del curatore.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="MsoNormal"><span>Considerato</span></p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"><b>in diritto</b></p> <p class="R1"><b> 1.</b> Le decisioni delle Autorità regionali di protezione concernenti maggiorenni sono impugnabili mediante reclamo alla Camera di protezione del Tribunale di appello, nella composizione di un giudice unico (art. 450 CC; art. 2 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e dell’adulto [LPMA]; art. 48 lett. f n. 7 LOG). Riguardo alla procedura applicabile, per quanto non già regolato dagli art. 450 segg. CC, occorre riferirsi, in via sussidiaria, alla Legge sulla procedura amministrativa, in particolare alle norme concernenti le azioni connesse con il diritto civile di competenza dell’autorità amministrativa (art. 99 LPAmm; cfr. Messaggio del Consiglio di Stato n. 6611 del 7 marzo 2012 concernente la modifica della LTut, pag. 8) e, in via ancora più sussidiaria, alle disposizioni del diritto processuale civile (CPC; v. art. 450f CC).</p> <p class="R1"><b> 2. </b>Oggetto della decisione impugnata è la modifica del mandato al curatore di RE 1 CURA 1, finora limitato a questioni amministrative e esteso ad aspetti relativi alla salute e all’assistenza medica. Da parte dell’Autorità di protezione tale cambiamento è giustificato da una modifica delle circostanze, in quanto da una perizia svolta dal Servizio medico-psicologico risulterebbe un aumentato bisogno di protezione dell’interessata. Secondo quest’ultima invece la valutazione svolta non sarebbe sufficiente a motivare una misura da lei ritenuta troppo incisiva e non necessaria. RE 1 chiede a questa Camera di annullare la decisione da lei avversata, in quanto a suo avviso il rapporto del Servizio medico-psicologico non sarebbe sufficiente per giustificare l’intervento del curatore anche in ambito medico e personale e non sarebbe data una modifica delle circostanze che motivano la curatela amministrativa, da lei mai contestata.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"><b> 3.</b> L’art. 390 CC elenca i presupposti per l’istituzione di una curatela. In particolare, l’Autorità di protezione degli adulti istituisce una curatela se una persona maggiorenne non è in grado di provvedere ai propri interessi, o lo è solo in parte, a causa di una disabilità mentale, di una turba psichica o di un analogo stato di debolezza inerente alla sua persona (art. 390 cpv. 1 n. 1 CC).</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>3.1. </b>Le cause della curatela, ai sensi dell’art. 390 CC, possono dunque essere tre alternativi stati di debolezza, ovvero una disabilità mentale, una turba psichica o un analogo stato di debolezza; l’elenco è esaustivo (Sentenza CDP del 31 marzo 2017, inc. 9.2017.118 consid. 4.1-4.3; sentenza CDP del 5 ottobre 2017, inc. 9.2016.91 consid. 3.1; <span>Meier</span>, Commentaire du droit de la famille, Protection de l’adulte, Berna 2013, ad art. 390 CC n. 25; <span>Meier</span>, Les nouvelles curatelles; systématique, conditions et effets, in: <span>Guillod/Bohnet</span>, Le nouveau droit de la protection de l’adulte, Neuchâtel 2012, n. 26-27, pag. 106-107).</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"><b> </b>Per quanto riguarda <span>l’ampia nozione di "<i>analogo stato di debolezza</i>”, la dottrina sottolinea come essa vada interpretata restrittivamente</span><span> </span><span>e utilizzata eccezionalmente</span> (CommFam Protection de l’adulte, <span>Meier,</span> ad art. 390 CC n. 17; <span>Meier/Lukic</span>, Introduction au nouveau droit de la protection de l’adulte, Ginevra 2011, n. 386, pag. 184; <span>Meier</span>, Les nouvelles curatelles; systématique, conditions et effets, n. 36, pag. 110-111; <span>Meier</span>, Droit de protection de l’adulte, Losanna 2016, n. 728, pag. 369, con riferimenti). Secondo gli esempi citati dal Messaggio del Consiglio federale, tale nozione consente di proteggere, ad esempio, le persone anziane affette da deficienze analoghe a quelle delle persone afflitte da una disabilità mentale o da una turba psichica; compresi sono anche i casi estremi di inesperienza o di cattiva gestione, nonché rari casi di disabilità fisiche, per esempio i casi di paralisi grave o quelli di persone nel contempo cieche e sorde (Messaggio concernente la modifica del CC, protezione degli adulti, diritto delle persone e diritto della filiazione del 28 giugno 2006, FF 2006 pag. 6391 e segg.; vedi in particolare pag. 6432; v. anche <span>Henkel</span>, Basler Kommentar Erwachsenenschutz, Basilea 2012, ad art. 390 CC n. 13; <span>Schmid</span>, Erwachsenenschutz Kommentar, Zurigo/San Gallo 2010, ad art. 390 CC n. 6; CommFam Protection de l’adulte, <span>Meier</span> ,ad art. 390 CC n. 17). Come emerge chiaramente dal testo legale italiano e tedesco<span>, lo stato </span>di debolezza deve risiedere nella persona interessata (“<i>inerente alla sua persona</i>"; “<i><span>in der Person liegenden Schwächezustands</span></i><span>”) </span>e non essere ancorato a circostanze esterne, tra cui rientrano origine sociale, disagio estremo, difficoltà lavorative, solitudine, ecc. <span>(<span>Schmid</span>, Erwachsenenschutz Kommentar, ad art. 390 CC n. 8; CommFam Protection de l’adulte, </span><span>Meier,</span><span> ad art. 390 CC n. 16; <span>Meier</span>, Les nouvelles curatelles; systématique, conditions et effets, n. 36, pag. 110-111). In effetti, obiettivo della misura è la protezione di persone in uno</span> stato<span> di</span> debolezza<span>, non la lotta contro comportamenti socialmente o moralmente inadeguati (<span>Henkel</span>, Basler Kommentar Erwachsenenschutz, ad art. 390 CC n. 3; COPMA, Droit de la protection de l’adulte, Guide pratique, Zurigo/San Gallo 2012, n. 5.6, pag. 136; CommFam Protection de l’adulte, </span><span>Meier,</span><span> ad art. 390 CC n. 17; <span>Meier</span>, Les nouvelles curatelles; systématique, conditions et effets, n. 36, pag. 110-111). </span>L’istituzione di una misura è esclusa nei casi di semplice disagio finanziario, nella misura in cui spetta all’assistenza sociale intervenire; se tuttavia l'interessato omette di fare i passi necessari per ottenere prestazioni assistenziali a causa di una deficienza caratteriale, l’adozione di una misura protettiva può entrare in considerazione <span>(<span>Schmid</span>, Erwachsenenschutz Kommentar, ad art. 390 CC n. 8; </span><span>Henkel</span>, Basler Kommentar Erwachsenenschutz, Basilea 2012, ad art. 390 CC n. 18; <span>Meier/Lukic</span><span>, Introduction au nouveau droit de la protection de l’adulte, n. 404, pag. 192-193; RtiD II-2014, n. 7c).</span></p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> L’esistenza di uno stato di debolezza non è ancora sufficiente per giustificare l’adozione di una misura: <span>occorre inoltre che l’interessato non sia in grado di provvedere ai propri affari né di designare rappresentanti che possano farlo (Messaggio, pag. 6432). Lo stato di debolezza (causa della curatela) deve dunque avere come conseguenza un bisogno di protezione e di assistenza dell’interessato (presupposto “sociale” della curatela) (<span>Schmid</span>, Erwachsenenschutz Kommentar, ad art. 390 CC n. 1; </span><span>Henkel</span>, Basler Kommentar Erwachsenenschutz, ad art. 390 CC n. 17; <span>Meier/Lukic</span><span>, Introduction au nouveau droit de la protection de l’adulte, n. 405, pag. 193; COPMA, Droit de la protection de l’adulte, Guide pratique, n. 5.10 pag. 138). L’incapacità è una nozione relativa, da interpretare in funzione del genere di affari che l’interessato è chiamato a gestire; la loro importanza non è determinante in sé per l’istituzione di una curatela, ma avrà un ruolo nella scelta del tipo di curatela e nel determinare le sfere di compiti affidate al curatore (<span>Meier</span>, Commentaire du droit de la famille, Protection de l’adulte, ad art. 390 CC n. 20).</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><b> </b> Ai sensi dell'art. 394 CC, se la persona bisognosa di aiuto non può provvedere a determinati affari e deve pertanto essere rappresentata, è istituita una curatela di rappresentanza (cpv. 1); l'Autorità di protezione può limitare di conseguenza l'esercizio dei diritti civili dell'interessato (cpv. 2); anche se non sono posti limiti al suo esercizio dei diritti civili, l'interessato è obbligato dagli atti del curatore (cpv. 3). In virtù dell'art. 395 cpv. 1 CC, se istituisce una curatela di rappresentanza per l'amministrazione dei beni, l'Autorità di protezione designa i beni che devono essere amministrati dal curatore; può porre sotto amministrazione del curatore determinati elementi del reddito o del patrimonio, l'intero reddito o l'intero patrimonio o l'insieme di reddito e patrimonio.</p> <p class="R1"><b> </b> Ai sensi dell’art. 396 CC, è istituita una curatela di cooperazione se occorre che il curatore acconsenta a determinati atti della persona bisognosa d'aiuto, per proteggerla. L'esercizio dei diritti civili è limitato di conseguenza.</p> <p class="R1"> Il consenso può intervenire prima, in concomitanza o posteriormente all'atto e non vi è nessuna forma da rispettare: può essere tacito o espresso. Il suo accordo è una condizione di validità dell'atto.</p> <p class="R1"> I differenti tipi di curatela possono essere combinati (art. 397 CC).</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"><b><span> 3.2.</span></b><span> Conformemente al principio della sussidiarietà, le misure ufficiali vanno ordinate soltanto se l’assistenza alla persona bisognosa d’aiuto non può essere adeguatamente garantita altrimenti (art. 389 cpv. 1 n. 1 CC; Messaggio, pag. 6432; COPMA, Droit de la protection de l’adulte, Guide pratique, n. 5.11 pag. 138). Ogni misura ufficiale deve inoltre essere necessaria e idonea (art. 389 cpv. 2 CC), in ossequio del principio della proporzionalità (art. 5 cpv. 2 Cost.; COPMA, Droit de la protection de l’adulte, Guide pratique, n. 5.11 pag. 138).</span></p> <p class="R1"><span> </span></p> <p class="R1"><b><span> 3.3. </span></b><span>L’art. 446 CC definisce i principi procedurali applicabili nell’ambito della protezione degli adulti. Ai sensi della norma, l’autorità di protezione esamina d’ufficio i fatti (cpv. 1). Essa raccoglie le informazioni occorrenti e assume le prove necessarie; può incaricare degli accertamenti una persona o un servizio idonei e, se necessario, ordina che uno specialista effettui una perizia (cpv. 2). L’autorità di protezione non è vincolata dalle conclusioni delle persone che partecipano al procedimento (cpv. 3) e applica d’ufficio il diritto (cpv. 4). </span></p> <p class="R1"><span> La norma sancisce il principio inquisitorio illimitato, secondo il quale l’autorità è perfettamente libera nell’accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove: secondo consolidata giurisprudenza, in base a tale principio l’autorità può assumere e ricercare delle prove – secondo il suo apprezzamento – anche secondo delle modalità inabituali e procurarsi d’ufficio dei rapporti allestiti da terzi (v. DTF 128 III 413 consid. 3.2.1; v. anche STF del 13 gennaio 2014, 5A_843/2013, consid. 4.1 e 4.2, e Messaggio, pag. 6465-6466).</span></p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>4.</b> Nel caso concreto vanno esaminati i presupposti per la modifica del mandato attribuito al curatore, precedentemente soltanto di tipo amministrativo ed esteso con la decisione impugnata ad un aiuto anche di tipo personale, con particolare riferimento alla salute di RE 1.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>4.1.</b> Si rileva innanzitutto che, contrariamente a quanto sostenuto da RE 1, che ritiene di non aver avuto “<i>possibilità di contraddittorio</i>”, agli atti si trovano le osservazioni alla perizia, redatte dall’interessata il 21 gennaio 2022, con le quali già ne aveva disapprovato il contenuto. Appare quindi evidente che essa è stata coinvolta nel processo decisionale e di conseguenza il suo diritto di essere sentita non appare leso in alcun modo.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>4.2.</b> L’Autorità di protezione adotta le misure idonee a garantire l’assistenza e la protezione della persona bisognosa di aiuto (art. 388 cpv. 1 CC), nel rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità (art. 389 cpv. 2 CC). Gli interessi da proteggere possono essere patrimoniali o personali. Il principio di sussidiarietà implica che l’Autorità di protezione adotti misure di protezione se l’aiuto necessario non può essere fornito all’interessato dalla famiglia, da altre persone vicine o da servizi privati o pubblici. Se l'autorità di protezione ritiene che l'aiuto fornito da questa cerchia di persone non sia sufficiente o che sarà insufficiente, deve ordinare una misura che rispetti il principio di proporzionalità, quindi necessaria e appropriata, che risponda a un obiettivo di protezione rappresentando la misura meno incisiva possibile (art. 389 al. 2 CC; STF 140 III 49 a 4.3.1).</p> <p class="R1"> RE 1 è da anni a beneficio di una curatela di tipo amministrativo. Nei mesi che hanno preceduto la decisione qui impugnata si sono succedute due curatrici e infine l’attuale curatore CURA 1. In particolare quest’ultimo, ma anche la precedente, hanno rilevato delle problematiche che hanno giustificato da parte dell’Autorità di prima istanza delle verifiche volte a modificare la misura o, se del caso, revocarla come richiesto dall’interessata (esclusivamente dinnanzi all’Autorità di protezione ma non confermato nella presente procedura, nella quale essa ammette la necessità di un curatore amministrativo - cfr. reclamo, pag. 11 -).</p> <p class="R1"> La conclusione a cui è giunta l’Autorità di protezione nella decisione contestata è che RE 1 ha un accresciuto bisogno di protezione, non soltanto per le questioni di tipo amministrativo, ma pure per un sostegno “<i>nell’ambito della salute</i>” (cfr. decisione impugnata, pag. 2) e di conseguenza ha esteso il mandato del curatore in tal senso. Dalla <i>perizia medica</i> resa il 12 gennaio 2022 risulta infatti una diagnosi di “<i>Disturbo post traumatico complesso (ICD10:F43.1) e un Disturbo di personalità emotivamente instabile di tipo borderline (ICD10.F60.31)</i>” (cfr. perizia, pag. 1) e un bisogno di protezione sia dal punto di vista personale che gestionale, in particolare con “<i>un’estensione della curatela nell’ambito della salute</i>” (cfr. perizia, pag. 2-3). I periti fanno riferimento pure a “<i>numerose prese a carico psichiatriche precedenti mai portate a termine</i>”, che risultano dalla “<i>raccolta anamnesica</i>”. Le loro conclusioni sono “<i>recisamente contestate</i>” da RE 1, che critica pure le modalità di svolgimento della valutazione peritale e sostiene che le conclusioni dei periti sarebbero il frutto di un esame superficiale, basato su affermazioni di “<i>terze persone</i>” e nemmeno confermato tramite una visita a domicilio. Essa non produce tuttavia nessuna prova di tipo medico, volta a smentire quanto riportato dai periti, mentre questi ultimi fanno riferimento a informazioni raccolte attraverso la documentazione fornita dall’Istituto delle assicurazioni sociali, presso la psicologa __________ (curante dell’interessata), presso l’ex curatrice __________ e presso il fratello di RE 1. Anche il curatore ha comunicato il proprio parere, sia nella procedura di prima istanza sia nella presente, relativo al bisogno di protezione, suscitando la contrarietà della curatelata, che ritiene che egli non avrebbe le competenze mediche per esprimersi e che le sue affermazioni non sarebbero nemmeno il frutto di accertamenti svolti di persona. In particolare lamenta che nessuno avrebbe verificato concretamente le sue condizioni abitative recandosi al suo domicilio. Tale aspetto è stato chiarito da CURA 1 nelle proprie osservazioni al reclamo, precisando di aver proposto incontri più volte rifiutati e di non aver voluto insistere per “<i>andare incontro alla sensibilità della signora</i>”.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> Secondo questo giudice, sulla scorta degli elementi agli atti, la misura emanata in base ai (nuovi) bisogni di RE 1 appare idonea a proteggere i suoi interessi. Tuttavia, in base alle specificazioni espresse nelle osservazioni al reclamo, l’Autorità di protezione non avrebbe avuto l’intenzione di conferire a CURA 1 un mandato volto a rappresentare RE 1 in ambito medico e personale, bensì esclusivamente di attribuirgli compiti relativi “<i>alla cura della persona giusta l’art. 391 cpv. 2 CC</i>”. Occorre rilevare che ai sensi di tale disposizione, l’Autorità di protezione definisce le sfere di compiti della curatela secondo i bisogni dell’interessato, che possono riguardare “<i>la cura della persona, quella degli interessi patrimoniali o le relazioni giuridiche</i>”. La norma esprime quindi uno dei principi fondamentali della protezione dell’adulto, ovvero che l’obiettivo della misura deve essere stabilito concretamente per ogni provvedimento. I compiti assegnati al curatore vengono così definiti per ogni interessato in maniera puntuale in base ai suoi bisogni. Nel caso specifico, sebbene l’Autorità di protezione nella presente procedura abbia puntualizzato di non aver avuto intenzione di conferire al curatore un mandato di rappresentanza, come correttamente evidenziato da RE 1 i compiti a lui assegnati appaiono chiari: “<i>provvedere alla sua salute e a una sufficiente assistenza medica e rappresentarla in tutti i provvedimenti necessari a questo scopo; promuovere il suo benessere sociale e rappresentarla in tutti i provvedimenti necessari a questo scopo</i>” (disp. 1). L’Autorità di prima istanza ha pure autorizzato il curatore ad accedere, se necessario, all’abitazione dell’interessata, ai sensi dell’art. 391 cpv. 3 CC (disp. 2).</p> <p class="R1"> Ora, prescindendo dalla formulazione dell’estensione del mandato, va rilevato che l’interessata non è stata privata dell’esercizio dei suoi diritti, né è stata asserita una sua ridotta capacità di discernimento. Ne consegue che al curatore si è voluto attribuire solamente compiti di aiuto e sostegno, come peraltro chiarito dall’Autorità di protezione e da CURA 1. In un simile contesto la decisione dell’Autorità di protezione resiste alle critiche della reclamante, in quanto risponde adeguatamente al bisogno di protezione attuale e concreto di RE 1, evidenziando peraltro che per sua stessa natura ogni misura di protezione è destinata ad essere modificata in base all’evoluzione, negativa o positiva, del beneficiario. Tuttavia, la formulazione del dispositivo, da un punto di vista terminologico, potrebbe prestarsi a un’errata interpretazione, relativamente al potere di rappresentanza che l’Autorità di protezione non ha inteso attribuire del curatore. Di conseguenza, questo giudice ritiene adeguato modificare la decisione impugnata, sostituendo nel dispositivo 1. “<i>rappresentarla</i>” con “<i>assisterla</i>”, interpretando il tipo di sostegno che l’Autorità di prime cure mirava fornire alla curatelata.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>4.3.</b> Abbondanzialmente si rileva che gli apprezzamenti espressi da RE 1 relativamente a qualità e qualifiche del curatore designato non possono essere oggetto della presente procedura, ritenuto che la decisione di nomina non è stata contestata ed è da tempo cresciuta in giudicato. Si rileva peraltro che si tratta di un curatore professionista, che svolge la professione a tempo pieno da molti anni.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"><b> 5. </b>Alla luce di quanto precede il reclamo è parzialmente accolto ai sensi dei considerandi. La decisione impugnata, garantendo adeguatamente la necessaria tutela a favore degli interessi di RE 1, va di conseguenza confermata nel suo contenuto. Il dispositivo 1 viene tuttavia riformulato al fine di evitarne un’interpretazione diversa da quella che l’Autorità di protezione ha inteso.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>6.</b> Tasse e spese seguono la soccombenza e vanno pertanto poste a carico della reclamante, in forma ridotta tenuto conto del parziale accoglimento dell’impugnazione e della conseguente modifica formale del dispositivo. Non si giustifica invece di assegnare ripetibili, in considerazione della parziale soccombenza dell’Autorità di protezione.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="MsoNormal"><span>Per questi motivi</span></p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"><b>dichiara e pronuncia:</b></p> <p class="R1"><b> </b></p> <p class="R1"> <b>1.</b> Il reclamo è parzialmente accolto.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> Di conseguenza la decisione 25 febbraio/7 marzo 2022 è così modificata:</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"><i>1.<span> </span></i><i>I compiti del curatore, signor CURA 1, Ufficio dell’aiuto e della protezione, __________, Via __________, __________, nell’ambito della curatela di rappresentanza con gestione del reddito e del patrimonio istituita ai sensi degli art. 394 e 395 CC a favore di RE 1 sono estesi a:</i></p> <p class="R1"> </p> <p class="R1">-<span> </span><i>provvedere alla sua salute e a una sufficiente assistenza medica e assisterla in tutti i provvedimenti necessari a questo scopo</i></p> <p class="R1">-<span> </span><i>promuovere il suo benessere sociale e assisterla in tutti i provvedimenti necessari a questo scopo”.</i></p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>2.</b> Gli oneri del reclamo ridotti consistenti in:</p> <p class="R1"><i> a)</i> tassa di giustizia fr. 300.–</p> <p class="R1"> <i>b)</i> spese <u>fr. </u><u>100.–</u></p> <p class="R1"> fr. 400.–</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> sono posti a carico di RE 1. Non si assegnano ripetibili.</p> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> <b>3.</b> Notificazione:</p> <table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" class="MsoNormalTable" width="0"> <tr> <td valign="top"> <p class="R1"> </p> </td> <td valign="top"> <p class="MsoNormal"><span>- </span></p> <p class="R1">- </p> </td> </tr> </table> <p class="R1"> </p> <p class="R1"> Comunicazione:</p> <p class="R1"> - </p> <p class="R1"> </p> <p class="MsoNormal"><b><span>Il presidente</span></b><span> <b>La vicecancelliera</b></span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><span> </span></p> <p class="MsoNormal"><b><span>Rimedi giuridici</span></b></p> <p class="MsoNormal"><span>Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è ammissi</span><span>bile solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30</span><span> </span><span>000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il<span> </span>ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.</span></p> </div></body></html>