<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Ad domande 1, 2 e 3</p><p></p><p>Le riserve d'oro intese come una sorta di "ultima riserva" vanno depositate per precauzione in diversi luoghi. Per questo la Banca nazionale conserva all'estero una parte delle sue riserve d'oro. Alla fine del 1997 quasi metà delle riserve d'oro della Banca nazionale era depositata all'estero. La Banca nazionale non può comunicare pubblicamente i luoghi esatti di deposito, in quanto ciò sarebbe contrario all'obbligo del segreto suglio affari economici della BNS (art. 58 LBN).</p><p></p><p>Spetta alla Banca nazionale decidere quale percentuale delle riserve d'oro debba essere custodita in Svizzera e quale all'estero. Nella scelta dei luoghi di deposito costituisce un criterio importante la valutazione della sicurezza politica della situazione. Come luoghi di deposito entrano in considerazione soltanto quei Paesi che vantano un'elevata stabilità politica ed economica. Inoltre il deposito è concentrato nei Paesi in cui esiste un vasto mercato dell'oro, affinché si possa ricorrere a queste riserve senza subire grosse perdite di valore. Questo aspetto ha acquistato importanza con l'assunzione nel mese di novembre 1997 di operazioni goldlendig da parte della Banca nazionale. Infine, la scelta dei Paesi in cui custodire l'oro dipende dalle garanzie che questi Paesi offrono in materia di immunità sui beni patrimoniali delle Banche centrali nei procedimenti di cognizione e d'esecuzione.</p><p></p><p>La BNS segue costantemente l'evoluzione di questi fattori inerenti i luoghi di deposito per garantire in ogni momento la possibilità di accedere alle riserve d'oro conservate all'estero.</p><p></p><p>Ad domande 4 e 5</p><p></p><p>Le riserve monetarie della Banca nazionale sono investite in modo prioritario nelle valute guida internazionali. Al riguardo prevalgono i criteri di investimento della sicurezza e della liquidità. Questi criteri sono adempiti particolarmente bene dal mercato delle carte valori statali americane.</p><p></p><p>Alla fine del 1997 le riserve monetarie ammontavano a circa 53 miliardi di franchi. 42 miliardi di franchi sono detenuti in dollari americani (di cui 12,5 miliardi coperti contro i rischi di cambio), circa 9 milliardi in marchi tedeschi e circa 2 miliardi in yen. La maggior parte di questi importi è investita in carte valori statali dei rispettivi Paesi. Una suddivisione dettagliata delle riserve monetarie della Banca nazionale secondo le valute o le categorie di debitori è contenuta nella relazione sulla gestione della Banca nazionale pubblicata ogni anno a marzo.</p><p></p><p>Alla luce dell'ultima revisione dellla LBN, alla Banca nazionale è concesso un maggior margine di manovra negli investimenti di riserve valutarie. Dal mese di novembre 1997 le riserve monetarie possono anche essere detenute in obbligazioni con termini di scadenza di oltre un anno. Questi mercati sono in alcune valute più solvibili dei corrispondenti mercati monetari. In tal modo la Banca nazionale può diversificare le sue riserve monetarie in modo più ampio attraverso scadenze e valute. La nuova suddivisione degli investimenti di valute resa così possibile è in corso.</p><p></p><p>Ad domanda 6</p><p></p><p>Secondo l'intenzione del Fondo monetario internazionale (FMI) i diritti speciali di prelievo (DSP) sono una risorsa di riserva da equiparare alle altre riserve monetarie.</p><p>Il valore dei DSP come riserva monetaria si basa sulla promessa degli Stati membri di accettare i DSP e di detenerli. A questo proposito è importante lo scambio in reciproco accordo di DSP contro divise. Se un Paese intende comprare o vendere DSP, incarica il FMI di cercare un venditore o un compratore. Per facilitare questa operazione il FMI ha concluso con diversi Stati i cosiddetti "two-way-arrangements". In essi il Paese membro fissa un limite massimo fino al quale è disposto a scambiare DSP contro divise. La Banca nazionale si impegna nel suo contratto con il FMI a comprare DSP fino ad un ammontare di 200 milioni. Nel quadro di questi "two-way-arrangements" alla fine del 1997 la Banca nazionale deteneva DSP acquistati per un ammontare di 178,4 milioni (350,5 mio di franchi). Poiché la Svizzera ha aderito al FMI soltanto dopo l'ultima assegnazione di DSP del 1981 non le sono ancora stati assegnati DSP. Nell'ambito della nuova assegnazione di DSP decisa nell'autunno scorso, la Svizzera riceverà dal FMI DSP supplementari per un ammontare di circa 1,5 miliardi di franchi.</p><p></p><p>Il valore di un DSP è determinato in base ad un paniere monetario la cui composizione viene riveduta ogni cinque anni. Dopo l'ultima revisione del 1995, al dollaro americano è attribuita la maggiore importanza con una quota parte del 39 per cento. Le altre valute del paniere sono il marco tedesco, lo yen giapponese, il franco francese, e la lira sterlina. La media ponderata dei tassi d'interesse di mercato a breve termine di questi cinque Paesi costituisce inoltre il tasso d'interesse che fruttano gli averi dei DPS. Il rischio valutario dei DSP dipende dai rischi del cambio delle valute contenute nel paniere monetario. Il rischio di credito degli averi in DSP è infine determinato dalla solvibilità dei Paesi che hanno impegni in DSP.</p><p></p><p>Ad domanda 7</p><p></p><p>Nel quadro del prestito in oro da poco tempo esercitato, la Banca nazionale mette a disposizione di altri partecipanti del mercato una piccola parte delle sue riserve d'oro per un periodo di tempo limitato. In cambio riceve un interesse dipendente dall'offerta e dalla domanda sul mercato dei prestiti in oro. Ciò consente alla Banca nazionale di realizzare un reddito sulle sue riserve d'oro, senza però intaccarle nella loro sostanza. A causa della ristrettezza del mercato e dell'entrata della Banca nazionale nelle operazioni dei prestiti in oro non si può del tutto escludere una leggera flessione dei tassi di prestito. Se ciò avvenisse, l'assunzione di "short position" diverrebbe tendenzialmente più favorevole per parti terze.</p><p></p><p>Non è obbligatorio dedurre che la sola esistenza di operazioni di vendita allo scoperto abbia un effetto significativo sull'evoluzione della tendenza del prezzo dell'oro. La possibilità di detenere "short position" esiste in numerosi altri mercati finanziari senza che per questo i prezzi diminuiscano tendenzialmente. La riduzione del prezzo dell'oro non è perciò in diretta connessione con le operazioni di prestito in oro della Banca nazionale. Hanno per contro un effetto negativo sul prezzo dell'oro le vendite d'oro di Banche centrali estere e l'aspettativa che la Banca nazionale dovrebbe prima o poi vendere una parte delle sue riserve d'oro.</p><p></p><p>Del resto la maggior parte delle operazioni goldlending serve alle banche per garantire i loro affari con le miniere. Le miniere vendono spesso a termine la loro produzione per assicurarsi contro i ribassi del prezzo dell'oro.</p><p></p><p>Ad domanda 8</p><p></p><p>Il compito principale della Banca nazionale è quello di svolgere una politica di credito e una politica monetaria utili agli interessi della Svizzera. La massimizzazione dell'utile è un obiettivo soltanto se è in sintonia con il compito principale. Ciò si intuisce anche dal fatto che il legislatore prescrive alla Banca nazionale quali investimenti debba effettuare. Le relative prescrizioni sono state adeguate l'ultima volta nel 1997 per consentire alla Banca nazionale di investire in modo più redditizio le sue riserve valutarie.</p><p></p><p>La politica monetaria e la massimizzazione dell'utile possono essere in contraddizione. Ci si può immaginare che ciò che è giusto dal punto di vista della politica monetaria sia contrario al conseguimento di un reddito massimale d'investimento. Se ad esempio la Banca nazionale irrigidisce la politica monetaria per impedire il riacutizzarsi dell'inflazione, ne deriva di regola una rivalutazione del franco sui mercati delle divise. Una valutazione superiore del franco provoca deprezzamenti sulle riserve monetarie. Sarebbe naturalmente errato se la Banca nazionale per riguardo al suo utile d'investimento rifugisse un passo necessario alla stabilità politica.</p><p></p><p>L'investimento delle riserve monetarie deve inoltre tener conto del fatto che la Banca nazionale dev'essere in grado, se necessario, di intervenire con grosse somme sul mercato delle divise. E' quindi auspicabile che una parte sostanziale dell'investimento avvenga nelle principali valute guida e sia mantenuta relativamente liquida. Anche per questo motivo sono posti limiti al conseguimento di un utile massimale. Gli investimenti con lunghi termini di scadenza e in valute minori potrebbero lasciar sperare a lungo andare in un utile leggermente maggiore.</p>  Risposta del Consiglio federale.