<!DOCTYPE html> <html lang="it"><head><meta charset="utf-8"/></head><body><div class="content"> <div class="para"> </div> <div class="para">Bundesgericht </div> <div class="para">Tribunal fédéral </div> <div class="para">Tribunale federale </div> <div class="para">Tribunal federal </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <img height="74" src="https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/clir/http/displayimage.php?id=2023-05-03-2C_967-2020.1&amp;type=gif" width="95"/> </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>2C_967/2020</b> </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>Sentenza del 3 maggio 2023</b> </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>II Corte di diritto pubblico</b> </div> <div class="para"> </div> <div class="para">Composizione </div> <div class="para">Giudici federali Aubry Girardin, Presidente, </div> <div class="para">Donzallaz, Hänni, Hartmann, Ryter. </div> <div class="para">Cancelliere Savoldelli. </div> <div class="para"> </div> <div class="para">Partecipanti al procedimento </div> <div class="para">1. A.________, </div> <div class="para">Partecipanti al procedimento </div> <div class="para">2. B.________ SA, </div> <div class="para">3. C.________ SA, </div> <div class="para">4. D.________ SA, </div> <div class="para">5. E.________ SA, </div> <div class="para">6. F.________ SA, </div> <div class="para">7. G.________ SA, </div> <div class="para">8. H.________ SA, </div> <div class="para">9. I.________ SA, </div> <div class="para">10. J.________ SA, </div> <div class="para">11. K.________ SA, </div> <div class="para">12. L.________ SA, </div> <div class="para">13. M.________ SA, </div> <div class="para">14. N.________ AG, </div> <div class="para"> </div> <div class="para">tutte patrocinate dall'avv. Ivo Wuthier, </div> <div class="para">ricorrenti, </div> <div class="para"> </div> <div class="para">contro </div> <div class="para"> </div> <div class="para">Consiglio di Stato del Cantone Ticino, </div> <div class="para">Residenza governativa, 6500 Bellinzona. </div> <div class="para"> </div> <div class="para">1. Sindacato Unia Ticino e Moesa, </div> <div class="para">viale Stazione 33, casella postale 2599, 6501 Bellinzona, </div> <div class="para">2. Organizzazione Cristiano-Sociale Ticinese (OCST), via G. Lanz 25, 6850 Mendrisio, </div> <div class="para">3. Associazione Studi d'ingegneria e di architettura Ticinesi (ASIAT), </div> <div class="para">via Lugano 23, 6500 Bellinzona, </div> <div class="para">opponenti, </div> <div class="para"> </div> <div class="para">Segreteria di Stato dell'economia (SECO), Holzikofenweg 36, 3003 Berna. </div> <div class="para"> </div> <div class="para">Oggetto </div> <div class="para">Conferimento dell'obbligatorietà generale a livello cantonale ad alcune disposizioni del contratto collettivo di lavoro per gli ingegneri, gli architetti e le professioni affini (valevole per il Cantone Ticino fino al 30 giugno 2023), </div> <div class="para"> </div> <div class="para">ricorso in materia di diritto pubblico contro i decreti n. 5417 e n. 5419 emanati il 21 ottobre 2020 dal Consiglio di Stato del Cantone Ticino. </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>Fatti:</b> </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>A.</b> </div> <div class="para">Il 20 settembre 2019, l'Associazione Studi d'Ingegneria e Architettura ticinesi, l'Organizzazione Cristiano-Sociale e il Sindacato UNIA, hanno chiesto al Consiglio di Stato ticinese di conferire obbligatorietà generale a livello cantonale, fino al 30 giugno 2023, ad alcune disposizioni del contratto collettivo di lavoro per gli ingegneri, gli architetti e le professioni affini, in base alla legge federale del 28 settembre 1956 concernente il conferimento del carattere obbligatorio generale al contratto collettivo di lavoro (LOCCL; RS 221.215.311). </div> <div class="para">Contro questa domanda si sono tra l'altro opposti davanti al Consiglio di Stato ticinese A.________, B.________ SA, C.________ SA, D.________ SA, E.________ SA, F.________ SA, G.________ SA, H.________ SA, I.________ SA, J.________ SA, K.________ SA, L.________ SA, M.________ SA, N.________ AG. </div> <div class="para">Il 21 ottobre 2020, il Governo cantonale ha accolto la richiesta di conferimento dell'obbligatorietà generale a parte del contratto, respingendo le opposizioni (decreti n. 5417 e n. 5419). Ottenuta l'approvazione del Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (24 novembre 2020), l'esecutivo ticinese ha quindi pubblicato il decreto n. 5417 nel bollettino ufficiale delle leggi del Cantone Ticino 58/2020 del 4 dicembre 2020, con entrata in vigore stabilita per il 1° gennaio 2021 (decreto citato, p.to 7). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>B.</b> </div> <div class="para">Con ricorso in materia di diritto pubblico del 20 novembre 2020, gli opponenti indicati al p.to A hanno impugnato i decreti n. 5417 e n. 5419 davanti al Tribunale federale chiedendo: a) che sia accertato il loro contrasto con il diritto federale e internazionale; b) che siano abrogati. </div> <div class="para">In parallelo, i ricorrenti sono insorti al Tribunale amministrativo ticinese, come previsto dai rimedi di diritto indicati dall'art. 25 della legge ticinese del 14 marzo 2011 sull'Ufficio cantonale di conciliazione e sul conferimento del carattere obbligatorio generale al contratto collettivo di lavoro (LA-LOCCL/TI; RL/TI 842.100). </div> <div class="para">Con sentenza del 25 novembre 2020, che non è stata impugnata, il Tribunale amministrativo si è dichiarato incompetente a trattare il ricorso davanti ad esso interposto e lo ha dichiarato inammissibile. </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>C.</b> </div> <div class="para">Ricevuto il ricorso del 20 novembre 2020 e considerato che lo stesso era prematuro, il 1° dicembre 2020 il Tribunale federale ha sospeso la procedura, in attesa della pubblicazione del decreto n. 5417 nel bollettino ufficiale delle leggi del Cantone Ticino. Constatato che la pubblicazione era avvenuta nel bollettino n. 58/2020 del 4 dicembre 2020, l'8 dicembre successivo il Tribunale federale ha riattivato la causa e il 18 gennaio 2021 ha respinto la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo, siccome i pregiudizi irreparabili sostenuti dai ricorrenti non erano stati sostanziati. </div> <div class="para">Chiamati ad esprimersi, il Consiglio di Stato e la SECO hanno chiesto il rigetto del gravame. Da parte loro, l'Organizzazione Cristiano-Sociale, il Sindacato UNIA e l'Associazione Studi d'ingegneria e di architettura Ticinesi hanno domandato: in via principale, che il ricorso sia dichiarato inammissibile; in via subordinata, che esso sia respinto. Le parti hanno ribadito le proprie richieste in replica e duplica. </div> <div class="para">Con lettere del 15 marzo e del 23 marzo 2021 le ricorrenti hanno comunicato al Tribunale federale le dimissioni dall'Associazione Studi d'ingegneria e di architettura Ticinesi da parte della O.________ SA, con effetto al più tardi dalla fine del 2021, e dell'ing. P.________, risalenti al 14 maggio 2019, ma di cui le insorgenti sarebbero venute a conoscenza solo il 23 marzo 2021. In relazione alle stesse hanno fatto quindi valere una diminuzione del quorum dei datori di lavoro di due unità e una diminuzione dei lavoratori di almeno 123 unità. </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>Diritto:</b> </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>1.</b> </div> <div class="para">Il Tribunale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione l'ammissibilità dei rimedi giuridici sottopostigli (<a class="bgeref_id" href="https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/aza/http/index.php?lang=de&amp;type=highlight_simple_query&amp;page=29&amp;from_date=01.05.2023&amp;to_date=20.05.2023&amp;sort=relevance&amp;insertion_date=&amp;top_subcollection_aza=all&amp;query_words=&amp;rank=0&amp;azaclir=aza&amp;highlight_docid=atf%3A%2F%2F143-III-140%3Ade&amp;number_of_ranks=0#page140">DTF 143 III 140</a> consid. 1). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>1.1.</b> Con ricorso in materia di diritto pubblico del 20 novembre 2020 sono impugnati due atti formalmente distinti, ma che hanno entrambi per oggetto il conferimento dell'obbligatorietà generale a livello cantonale, fino al 30 giugno 2023, ad alcune disposizioni contenute nel contratto collettivo di lavoro per gli ingegneri, gli architetti e le professioni affini. </div> <div class="para">Nel decreto n. 5417, pubblicato anche nel bollettino ufficiale 58/2020, il Consiglio di Stato ticinese accoglie infatti la domanda formulata in tal senso il 20 settembre 2019. Nel decreto n. 5419, il Consiglio di Stato respinge dapprima le opposizioni formulate contro la domanda di conferimento del 20 settembre 2019, ribadendo in seguito che essa è accolta, conformemente al decreto n. 5417, che allega in copia. </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>1.2.</b> Per giurisprudenza, il provvedimento con il quale è conferita l'obbligatorietà generale a talune norme di un contratto collettivo di lavoro è parificato a un atto normativo cantonale (<a class="bgeref_id" href="https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/aza/http/index.php?lang=de&amp;type=highlight_simple_query&amp;page=29&amp;from_date=01.05.2023&amp;to_date=20.05.2023&amp;sort=relevance&amp;insertion_date=&amp;top_subcollection_aza=all&amp;query_words=&amp;rank=0&amp;azaclir=aza&amp;highlight_docid=atf%3A%2F%2F128-II-13%3Ade&amp;number_of_ranks=0#page13">DTF 128 II 13</a> consid. 1; sentenze 2C_965/2019 del 6 ottobre 2020 consid. 1.1; 2C_850/2016 del 13 novembre 2017 consid. 2.1); quando non è possibile avvalersi di un rimedio giuridico cantonale, esso è direttamente impugnabile davanti al Tribunale federale (<span class="artref">art. 87 cpv. 1 LTF</span>). </div> <div class="para">Ora, l'art. 25 della legge ticinese sull'Ufficio cantonale di conciliazione e sul conferimento del carattere obbligatorio generale al contratto collettivo di lavoro prevede che contro le decisioni rese in questa materia dal Consiglio di Stato sia possibile il ricorso davanti al Tribunale amministrativo ticinese. Siccome la Corte cantonale ha negato l'applicabilità di questa norma - benché ciò sorprenda, perché l'art. 25 LA-LOCCL/TI appare invero piuttosto chiaro - per motivi di economia procedurale va tuttavia considerato che le condizioni per una rinuncia all'esaurimento delle eventuali vie di ricorso cantonali sono date anche <i>in casu</i>, ed ammesso il ricorso diretto al Tribunale federale (<a class="bgeref_id" href="https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/aza/http/index.php?lang=de&amp;type=highlight_simple_query&amp;page=29&amp;from_date=01.05.2023&amp;to_date=20.05.2023&amp;sort=relevance&amp;insertion_date=&amp;top_subcollection_aza=all&amp;query_words=&amp;rank=0&amp;azaclir=aza&amp;highlight_docid=atf%3A%2F%2F125-I-412%3Ade&amp;number_of_ranks=0#page412">DTF 125 I 412</a> consid. 1c; sentenza 2C_29/2018 del 13 maggio 2019 consid. 1.2). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>1.3.</b> La pubblicazione del decreto n. 5417 nel bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi del Cantone Ticino, che costituisce l'azione determinante da cui comincia a decorrere il termine di 30 giorni stabilito dall'<span class="artref">art. 101 LTF</span> (sentenza 2C_661/2019 del 17 marzo 2021 consid. 1.3), ha avuto luogo il 4 dicembre 2020. </div> <div class="para">Interposto addirittura prima di tale data, cioè il 20 novembre 2020, il gravame, oggetto di un decreto di sospensione della causa da parte del Tribunale federale fino alla pubblicazione sul bollettino ufficiale dell'atto impugnato (precedente consid. C), è quindi anche tempestivo. </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>1.4.</b> Le conclusioni con le quali i ricorrenti domandano di fare accertare che i decreti impugnati sono in contrasto con il diritto federale e internazionale, in aggiunta a quelle con le quali ne chiedono l'annullamento (precedente consid. C), sono tuttavia inammissibili. </div> <div class="para">Domande che mirano ad un accertamento davanti al Tribunale federale hanno infatti carattere sussidiario e possono essere formulate solo se non è possibile presentare una conclusione condannatoria o formatrice, ciò che non è qui il caso (<a class="bgeref_id" href="https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/aza/http/index.php?lang=de&amp;type=highlight_simple_query&amp;page=29&amp;from_date=01.05.2023&amp;to_date=20.05.2023&amp;sort=relevance&amp;insertion_date=&amp;top_subcollection_aza=all&amp;query_words=&amp;rank=0&amp;azaclir=aza&amp;highlight_docid=atf%3A%2F%2F141-II-113%3Ade&amp;number_of_ranks=0#page113">DTF 141 II 113</a> consid. 1.7). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>2.</b> </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>2.1.</b> In materia di controllo astratto può insorgere in forza dell'<span class="artref">art. 89 cpv. 1 LTF</span> chi è toccato nei propri interessi dalla norma impugnata oppure potrà esserlo in futuro. In questo contesto, un interesse virtuale e di fatto è normalmente sufficiente; basta cioè che vi sia un minimo di verosimiglianza che chi ricorre possa prima o poi sottostare alle disposizioni contestate (<a class="bgeref_id" href="https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/aza/http/index.php?lang=de&amp;type=highlight_simple_query&amp;page=29&amp;from_date=01.05.2023&amp;to_date=20.05.2023&amp;sort=relevance&amp;insertion_date=&amp;top_subcollection_aza=all&amp;query_words=&amp;rank=0&amp;azaclir=aza&amp;highlight_docid=atf%3A%2F%2F138-I-435%3Ade&amp;number_of_ranks=0#page435">DTF 138 I 435</a> consid. 1.6; <a class="bgeref_id" href="https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/aza/http/index.php?lang=de&amp;type=highlight_simple_query&amp;page=29&amp;from_date=01.05.2023&amp;to_date=20.05.2023&amp;sort=relevance&amp;insertion_date=&amp;top_subcollection_aza=all&amp;query_words=&amp;rank=0&amp;azaclir=aza&amp;highlight_docid=atf%3A%2F%2F136-I-49%3Ade&amp;number_of_ranks=0#page49">136 I 49</a> consid. 2.1; <a class="bgeref_id" href="https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/aza/http/index.php?lang=de&amp;type=highlight_simple_query&amp;page=29&amp;from_date=01.05.2023&amp;to_date=20.05.2023&amp;sort=relevance&amp;insertion_date=&amp;top_subcollection_aza=all&amp;query_words=&amp;rank=0&amp;azaclir=aza&amp;highlight_docid=atf%3A%2F%2F135-II-243%3Ade&amp;number_of_ranks=0#page243">135 II 243</a> consid. 1.2; sentenza 2C_29/2018 del 13 maggio 2019 consid. 2.1). D'altra parte, l'interesse degno di protezione non dev'essere giuridico, ma può essere anche di fatto (<a class="bgeref_id" href="https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/aza/http/index.php?lang=de&amp;type=highlight_simple_query&amp;page=29&amp;from_date=01.05.2023&amp;to_date=20.05.2023&amp;sort=relevance&amp;insertion_date=&amp;top_subcollection_aza=all&amp;query_words=&amp;rank=0&amp;azaclir=aza&amp;highlight_docid=atf%3A%2F%2F141-I-78%3Ade&amp;number_of_ranks=0#page78">DTF 141 I 78</a> consid. 3.1). </div> <div class="para">Un semplice interesse ad un'applicazione corretta del diritto non basta però (<a class="bgeref_id" href="https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/aza/http/index.php?lang=de&amp;type=highlight_simple_query&amp;page=29&amp;from_date=01.05.2023&amp;to_date=20.05.2023&amp;sort=relevance&amp;insertion_date=&amp;top_subcollection_aza=all&amp;query_words=&amp;rank=0&amp;azaclir=aza&amp;highlight_docid=atf%3A%2F%2F136-I-49%3Ade&amp;number_of_ranks=0#page49">DTF 136 I 49</a> consid. 2.1); pure in relazione all'applicazione di atti normativi occorre infatti che siano minacciati interessi propri e degni di protezione del ricorrente medesimo, il quale dev'essere di conseguenza toccato dall'atto in questione in maniera maggiore di ogni altra persona (sentenza 2C_29/2018 del 13 maggio 2019 consid. 2.1, relativa al conferimento del carattere obbligatorio generale a un contratto collettivo di lavoro, quindi a un caso analogo a quello in esame). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>2.2.</b> Una persona giuridica ha diritto di insorgere sia quando è toccata nei propri interessi come una persona fisica, sia quando interviene a salvaguardia degli interessi dei suoi membri. </div> <div class="para">In questo secondo caso, occorre che la tutela degli interessi dei membri figuri tra gli obiettivi statutari, che tali interessi siano comuni alla maggioranza o almeno a un gran numero di associati e che ognuno di loro sarebbe legittimato a prevalersene a titolo personale (<a class="bgeref_id" href="https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/aza/http/index.php?lang=de&amp;type=highlight_simple_query&amp;page=29&amp;from_date=01.05.2023&amp;to_date=20.05.2023&amp;sort=relevance&amp;insertion_date=&amp;top_subcollection_aza=all&amp;query_words=&amp;rank=0&amp;azaclir=aza&amp;highlight_docid=atf%3A%2F%2F146-I-62%3Ade&amp;number_of_ranks=0#page62">DTF 146 I 62</a> consid. 2.3; <a class="bgeref_id" href="https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/aza/http/index.php?lang=de&amp;type=highlight_simple_query&amp;page=29&amp;from_date=01.05.2023&amp;to_date=20.05.2023&amp;sort=relevance&amp;insertion_date=&amp;top_subcollection_aza=all&amp;query_words=&amp;rank=0&amp;azaclir=aza&amp;highlight_docid=atf%3A%2F%2F137-II-40%3Ade&amp;number_of_ranks=0#page40">137 II 40</a> consid. 2.6.4; sentenze 2C_661/2019 del 17 marzo 2021 consid. 1.4; 2C_428/2016 dell'11 luglio 2017 consid. 1.2). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>2.3.</b> Ora, per quanto riguarda le ricorrenti 2-14 la legittimazione a ricorrere dev'essere ammessa. In effetti, si tratta di persone giuridiche la cui attività nei campi che sono indicati nel p.to 4A del decreto n. 5417 (studi, aziende o parti di aziende attivi nel settore dell'architettura, dell'ingegneria civile, dell'ingegneria edile e territoriale [urbanistica, trasporti e mobilità]) è incontestata ed altri motivi contrari all'ammissione della legittimazione a ricorrere non ne risultano. </div> <div class="para">Stessa conclusione va però tratta per la ricorrente 1. Essa è infatti un'associazione affiliata a A1.________ ed ha tra l'altro quale scopo quello di difendere gli interessi padronali delle sue aziende associate (art. 3 degli statuti agli atti). Inoltre, trattandosi di un'associazione che riunisce i datori di lavoro del settore, si può partire anche dal principio che un gran numero di associati potrebbe insorgere personalmente, prevalendosi di un interesse virtuale proprio all'annullamento dei decreti in esame. </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>3.</b> </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>3.1.</b> Con ricorso in materia di diritto pubblico si possono lamentare violazioni del diritto svizzero ai sensi dell'<span class="artref">art. 95 LTF</span>. Le esigenze in materia di motivazione previste dall'<span class="artref">art. 42 cpv. 2 LTF</span> e quelle - accresciute - prescritte dall'<span class="artref">art. 106 cpv. 2 LTF</span> per la denuncia di lesioni dei diritti costituzionali, valgono anche per i ricorsi contro degli atti normativi cantonali. Questa Corte non è pertanto tenuta a vagliare tutte le questioni giuridiche che si pongono, se queste non sono presentate nella sede federale, ed esamina le censure relative alla violazione di diritti fondamentali solo se sono state motivate in modo chiaro e preciso (<span class="artref">art. 106 cpv. 2 LTF</span>; <a class="bgeref_id" href="https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/aza/http/index.php?lang=de&amp;type=highlight_simple_query&amp;page=29&amp;from_date=01.05.2023&amp;to_date=20.05.2023&amp;sort=relevance&amp;insertion_date=&amp;top_subcollection_aza=all&amp;query_words=&amp;rank=0&amp;azaclir=aza&amp;highlight_docid=atf%3A%2F%2F144-II-313%3Ade&amp;number_of_ranks=0#page313">DTF 144 II 313</a> consid. 5.1). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>3.2.</b> Quando deve esprimersi in prima istanza contro un atto normativo e si rendono necessari degli accertamenti di fatto, la procedura è retta dall'art. 55 seg. LTF e dai disposti della legge del 4 dicembre 1947 di procedura civile federale (PC; RS 273; <a class="bgeref_id" href="https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/aza/http/index.php?lang=de&amp;type=highlight_simple_query&amp;page=29&amp;from_date=01.05.2023&amp;to_date=20.05.2023&amp;sort=relevance&amp;insertion_date=&amp;top_subcollection_aza=all&amp;query_words=&amp;rank=0&amp;azaclir=aza&amp;highlight_docid=atf%3A%2F%2F143-I-137%3Ade&amp;number_of_ranks=0#page137">DTF 143 I 137</a> consid. 2.3). Di principio, un obbligo di accertamento da parte del Tribunale federale non è tuttavia dato; spetta in primo luogo a chi partecipa alla procedura addurre i fatti e le prove che considera rilevanti, che saranno poi oggetto di un libero apprezzamento del Tribunale federale medesimo (<span class="artref">art. 55 LTF</span> in relazione con l'art. 37 e con l'<span class="artref">art. 40 PC</span>; sentenze 2C_605/2021 del 4 agosto 2022 consid. 2.3; 2C_302/2020 dell'11 novembre 2021 consid. 3.3; 2C_142/2019 del 18 maggio 2021 consid. 7.3; 2C_843/2017 dell'8 ottobre 2018 consid. 1.5). La procedura probatoria riguarda i fatti pertinenti e contestati (<span class="artref">art. 36 cpv. 1 PC</span>; sentenza 2C_183/2021 del 23 novembre 2021 consid. 6.1, non pubblicato in <a class="bgeref_id" href="https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/aza/http/index.php?lang=de&amp;type=highlight_simple_query&amp;page=29&amp;from_date=01.05.2023&amp;to_date=20.05.2023&amp;sort=relevance&amp;insertion_date=&amp;top_subcollection_aza=all&amp;query_words=&amp;rank=0&amp;azaclir=aza&amp;highlight_docid=atf%3A%2F%2F148-I-89%3Ade&amp;number_of_ranks=0#page89">DTF 148 I 89</a>); in questo ambito, il Tribunale federale si fonda segnatamente sui mezzi di prova offerti dalle parti e su comunicazioni ufficiali, tenendo nel contempo conto dei fatti notori (<span class="artref">art. 40 PC</span>; sentenze 2C_302/2020 dell'11 novembre 2021 consid. 3.3; 2C_843/2017 dell'8 ottobre 2018 consid. 1.5; 2C_1092/2017 del 28 agosto 2018 consid. 2; 2C_519/2016 del 4 settembre 2017 consid. 1.5.5). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>4.</b> </div> <div class="para">Come rammentato nei considerandi di fatto, la procedura ha origine nei decreti n. 5417 e n. 5419, con i quali il Consiglio di Stato ticinese ha respinto le opposizioni contro la domanda presentata in tal senso il 20 settembre 2019 e conferito obbligatorietà generale a livello cantonale, fino al 30 giugno 2023, ad alcune disposizioni del contratto collettivo di lavoro per gli ingegneri, gli architetti e le professioni affini. </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>4.1.</b> Giusta l'<span class="artref">art. 1 cpv. 1 LOCCL</span>, a domanda di tutte le parti contraenti, l'autorità competente può estendere il campo di applicazione di un contratto collettivo, concluso fra associazioni, ai datori di lavoro e ai lavoratori, del ramo o della professione, che non sono vincolati da tale contratto. Se l'estensione del campo d'applicazione tocca solo un Cantone o parte di esso il conferimento del carattere obbligatorio generale è di competenza dell'autorità designata dal Cantone medesimo (<span class="artref">art. 7 cpv. 2 LOCCL</span>). Nel Cantone Ticino, questa competenza rientra tra i compiti del Consiglio di Stato (art. 23 LCLOCCL/TI). </div> <div class="para">Il conferimento del carattere obbligatorio generale di un contratto collettivo di lavoro mira a stabilire condizioni di lavoro minime uniformi per tutte le imprese attive sul medesimo mercato, impedendo che un'impresa che offre condizioni di lavoro peggiori risulti più concorrenziale a causa del suo comportamento sleale (<a class="bgeref_id" href="https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/aza/http/index.php?lang=de&amp;type=highlight_simple_query&amp;page=29&amp;from_date=01.05.2023&amp;to_date=20.05.2023&amp;sort=relevance&amp;insertion_date=&amp;top_subcollection_aza=all&amp;query_words=&amp;rank=0&amp;azaclir=aza&amp;highlight_docid=atf%3A%2F%2F146-II-335%3Ade&amp;number_of_ranks=0#page335">DTF 146 II 335</a> consid. 3.1; <a class="bgeref_id" href="https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/aza/http/index.php?lang=de&amp;type=highlight_simple_query&amp;page=29&amp;from_date=01.05.2023&amp;to_date=20.05.2023&amp;sort=relevance&amp;insertion_date=&amp;top_subcollection_aza=all&amp;query_words=&amp;rank=0&amp;azaclir=aza&amp;highlight_docid=atf%3A%2F%2F141-V-657%3Ade&amp;number_of_ranks=0#page657">141 V 657</a> consid. 4.5.2.2; <a class="bgeref_id" href="https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/aza/http/index.php?lang=de&amp;type=highlight_simple_query&amp;page=29&amp;from_date=01.05.2023&amp;to_date=20.05.2023&amp;sort=relevance&amp;insertion_date=&amp;top_subcollection_aza=all&amp;query_words=&amp;rank=0&amp;azaclir=aza&amp;highlight_docid=atf%3A%2F%2F139-III-165%3Ade&amp;number_of_ranks=0#page165">139 III 165</a> consid. 4.3.3.2). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>4.2.</b> Il conferimento del carattere obbligatorio generale ad un contratto collettivo di lavoro è subordinato al rispetto di un certo numero di presupposti, e segnatamente (<span class="artref">art. 2 LOCCL</span>) : </div> <div class="para">esso dev'essere necessario, nel senso che se non fosse attuato i datori di lavoro e i lavoratori vincolati dal contratto collettivo sarebbero esposti a grave pregiudizio (art. 2 cifra 1 LOCCL); </div> <div class="para">esso non deve contrastare l'interesse generale e non deve ledere gli interessi legittimi di altri rami economici o di altri circoli della popolazione; entro i rami economici direttamente toccati deve inoltre tenere adeguato conto degli interessi di minoranza che risultano dalle diverse condizioni regionali e aziendali (art. 2 cifra 2 LOCCL); </div> <div class="para">i datori di lavoro e i lavoratori già vincolati dal contratto collettivo devono poter formare la maggioranza dei datori di lavoro e dei lavoratori che sarebbero vincolati dal contratto quando allo stesso fosse conferita l'obbligatorietà generale; i datori di lavoro vincolati devono inoltre impiegare la maggioranza di tutti i lavoratori; se circostanze particolari lo giustificano, si può eccezionalmente derogare all'esigenza che i lavoratori già vincolati abbiano a formare la maggioranza (art. 2 cifra 3 LOCCL); </div> <div class="para">il contratto collettivo non deve violare l'eguaglianza davanti alla legge né essere contrario alle disposizioni imperative del diritto federale o cantonale, riservato l'articolo 323quater del codice delle obbligazioni (art. 2 cifra 4 LOCCL); </div> <div class="para">il contratto collettivo non deve ledere la libertà d'associazione e in particolare il diritto di affiliarsi o no a un'associazione (art. 2 cifra 5 LOCCL). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>4.3.</b> Sul piano procedurale, la legge federale prevede tra l'altro che chiunque dimostri di avervi interesse può fare opposizione alla domanda di conferimento del carattere obbligatorio generale mediante un atto scritto motivato, presentato all'autorità competente (<span class="artref">art. 10 LOCCL</span>). </div> <div class="para">L'autorità competente domanda, prima di decidere, il parere di periti indipendenti, eccetto che ciò appaia senz'altro superfluo (<span class="artref">art. 11 LOCCL</span>; riguardo a tale aspetto, cfr. nel dettaglio quanto ancora indicato nel successivo consid. 9.5). Essa può istituire una commissione permanente di periti, in particolare, per accertare se le condizioni previste nell'articolo 2 numeri 1 e 2 sono adempiute (<span class="artref">art. 11 LOCCL</span>). </div> <div class="para">L'autorità esamina se le condizioni per il conferimento del carattere obbligatorio generale sono adempiute e statuisce sulla domanda; quando conferisce l'obbligatorietà generale ne determina il campo di applicazione territoriale, professionale e aziendale, l'inizio e la durata di validità; la risoluzione, debitamente motivata, dev'essere notificata per iscritto alle parti e, per quanto le riguardi, alle persone che hanno fatto opposizione (<span class="artref">art. 12 LOCCL</span>). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>5.</b> </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>5.1.</b> In primo luogo, le insorgenti sostengono che il Consiglio di Stato ticinese avrebbe leso gli <span class="artref">art. 29 Cost.</span> e 6 CEDU perché non ha permesso alla ricorrente 1 l'accesso agli atti relativi alla procedura, in particolar modo alla documentazione prodotta dalle parti durante la procedura cantonale in relazione ai quorum previsti dall'art. 2 cifra 3 LOCCL (ricorso, p.to 2). Chiedono quindi che i decreti impugnati siano annullati o, in subordine, che l'accesso agli atti sia concesso in questa sede. </div> <div class="para">Nell'impugnativa si legge infatti che, benché il diritto di essere sentiti è generalmente impraticabile nell'ambito della procedura legislativa, esso è stato concesso alle associazioni parte del contratto collettivo di lavoro, che hanno potuto presentare all'autorità competente dati e documenti a sostegno della richiesta di conferimento dell'obbligatorietà generale e, pena una violazione del diritto alla parità di trattamento - che le insorgenti ritengono garantito sia dall'art. 8 che dall'<span class="artref">art. 28 Cost.</span> - andrebbe quindi riconosciuto anche alla ricorrente 1, che in quanto associazione patronale ha diritto di aderire in ogni tempo come parte al contratto collettivo di lavoro in esame (art. 2 cifra 6 LOCCL). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>5.2.</b> Come indicato al p.to 2 della replica, l'incarto cantonale è però stato prodotto con la risposta del Consiglio di Stato e le ricorrenti, che hanno avuto piena facoltà di esprimersi su tutti i fatti sottoposti al libero apprezzamento di questo Tribunale (precedente consid. 3.2), non fanno nemmeno valere ulteriori interessi all'esame della loro critica, di modo che la stessa può essere considerata superata. </div> <div class="para">Ottenuto l'accesso ai documenti richiesti, esse non insistono infatti più sul diniego all'accesso agli atti in sede cantonale, concentrandosi sul merito e quindi sulla contestazione dei contenuti dei documenti prodotti con la risposta dal Governo ticinese (al riguardo, cfr. il p.to 5 della replica, relativo alla contestazione dei quorum richiesti dall'art. 2 cifra 3 LOLCC per il conferimento dell'obbligatorietà generale). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>6.</b> </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>6.1.</b> In secondo luogo, le insorgenti denunciano l'inesistenza di un valido contratto collettivo di lavoro, presupposto necessario per il conferimento allo stesso del carattere obbligatorio generale. </div> <div class="para">Ritengono infatti che il contratto collettivo di lavoro del 24 aprile 2020 sulla base del quale è stato pronunciato il decreto n. 5417 che ne dichiara l'obbligatorietà generale non sia valido, perché non è stato approvato dall'assemblea dei membri dell'Associazione Studi d'ingegneria e di architettura Ticinesi, come richiesto dai suoi statuti, che non conferirebbero al comitato la competenza di concludere dei contratti collettivi di lavoro. In questo contesto, lamentano quindi sia una lesione dell'<span class="artref">art. 55 cpv. 2 del</span> codice civile svizzero (CC; RS 210) che del divieto d'arbitrio (<span class="artref">art. 9 Cost.</span>; ricorso, p.to 3). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>6.2.</b> Anche in questo caso, la critica è però infondata e va respinta. In effetti, in base all'<span class="artref">art. 55 cpv. 2 CC</span>, gli organi (esecutivi) della persona giuridica la obbligano sia nella conclusione dei negozi giuridici che per effetto di altri atti od omissioni (sentenze 2C_257/2018 dell'11 novembre 2019 consid. 4.2; 2C_245/2018 del 21 novembre 2018 consid. 6.1). Fatta eccezione per i casi in cui la controparte è in malafede, ciò che non viene qui né sostenuto né provato, questa conclusione va inoltre tratta anche quando il comitato non avesse avuto (internamente) il diritto di procedere all'atto in discussione (CHRISTOPH REITZE, in BSK ZGB, 7a ed. 2022, n. 23 ad art. 54/55 CC; URS SCHERRER, in OSK/ZGB Kommentar, 4a ed. 2021, n. 5 ad <span class="artref">art. 55 CC</span>). </div> <div class="para">Una diversa conclusione non si impone nemmeno alla luce dell'<span class="artref">art. 69 CC</span>, che completa l'<span class="artref">art. 55 CC</span>, prevedendo norme specifiche per le associazioni. In base all'<span class="artref">art. 69 CC</span>, l'organo dirigente è infatti la direzione ( <i>in casu</i> : il comitato), ed è proprio ad esso che spetta il diritto rispettivamente l'obbligo di rappresentare l'associazione verso terzi, secondo le facoltà concesse dagli statuti e in relazione a tutte le attività che possono rientrare nel perseguimento dello scopo sociale (sentenza 8C_102/2018 del 21 marzo 2018 consid. 7.1; URS SCHERRER/RAFAEL BRÄGGER, in BSK ZGB, op. cit., n. 17 e 32 ad <span class="artref">art. 69 CC</span>). Ora, e come osservato anche in risposta, tra i compiti del comitato dell'Associazione Studi d'ingegneria e di architettura Ticinesi risulta proprio anche quello di rappresentare l'associazione in ogni circostanza (art. 8 f degli statuti), attraverso la firma individuale del presidente o attraverso la firma collettiva a due degli altri membri del comitato (art. 9 degli statuti). Inoltre, la sottoscrizione di un contratto collettivo di lavoro non può essere nemmeno considerato in contrasto evidente con l'ampio scopo dell'associazione, che è quello di trattare tutte le questioni inerenti all'attività dei suoi membri nell'ambito dell'esercizio della loro professione (art. 1, p.to 2 degli statuti). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>6.3.</b> Sempre in relazione al conferimento del carattere obbligatorio a disposizioni del contratto collettivo di lavoro del 24 aprile 2020, ad altro esito non può infine condurre il richiamo al divieto d'arbitrio. </div> <div class="para">In effetti, la critica è solo abbozzata e non rispetta quindi l'<span class="artref">art. 106 cpv. 2 LTF</span> (precedente consid. 3.1). Per quanto indicato nel considerando 6.2, cioè per il fatto che il contratto collettivo è stato validamente concluso anche da parte dell'Associazione Studi d'ingegneria e di architettura Ticinesi, l'arbitrio non è ad ogni modo ravvisabile. </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>7.</b> </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>7.1.</b> In terzo luogo, le insorgenti sostengono che la condizione della "vincolatività" del contratto collettivo di lavoro non sarebbe data. </div> <div class="para">Riferendosi all'<span class="artref">art. 36 del</span> contratto collettivo di lavoro, rilevano infatti che il conferimento dell'obbligatorietà generale a un contratto collettivo di lavoro presuppone che esso sia già in vigore, ciò che non sarebbe qui il caso, con conseguente lesione dell'art. 2 cifre 1 e 3 LOCCL e necessità di annullare entrambi i decreti impugnati (ricorso, p.to 4). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>7.2.</b> L'<span class="artref">art. 36 del</span> contratto collettivo di lavoro in discussione, che porta il titolo "entrata in vigore, durata e disdetta", prevede quanto segue: </div> <div class="para"> </div> <div class="para">36.1 Il presente contratto entra in vigore con il conferimento del decreto d'obbligatorietà generale emanato dal Consiglio di Stato e cresciuto in giudicato. </div> <div class="para">36.2 Esso resterà in vigore per 3 anni dal momento del riconoscimento del carattere obbligatorio giungendo a termine con la fine dell'anno civile. </div> <div class="para">36.3 Il contratto sarà ritenuto tacitamente rinnovato per un altro anno se non verrà disdetto, con lettera raccomandata, almeno 3 mesi prima della scadenza, e così di seguito. </div> <div class="para">36.4 La parte che dà la disdetta si impegna a presentare contemporaneamente le proposte di modifica del contratto. </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>7.3.</b> Disposizioni come l'<span class="artref">art. 36 del</span> contratto collettivo di lavoro in questione, che non rientrano tra le clausole normative, volte a regolare direttamente i rapporti tra impiegato e lavoratore, vanno lette secondo i principi validi per l'interpretazione dei contratti (141 V 657 consid. 3.5.2; <a class="bgeref_id" href="https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/aza/http/index.php?lang=de&amp;type=highlight_simple_query&amp;page=29&amp;from_date=01.05.2023&amp;to_date=20.05.2023&amp;sort=relevance&amp;insertion_date=&amp;top_subcollection_aza=all&amp;query_words=&amp;rank=0&amp;azaclir=aza&amp;highlight_docid=atf%3A%2F%2F140-III-391%3Ade&amp;number_of_ranks=0#page391">140 III 391</a> consid. 2.3; <a class="bgeref_id" href="https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/aza/http/index.php?lang=de&amp;type=highlight_simple_query&amp;page=29&amp;from_date=01.05.2023&amp;to_date=20.05.2023&amp;sort=relevance&amp;insertion_date=&amp;top_subcollection_aza=all&amp;query_words=&amp;rank=0&amp;azaclir=aza&amp;highlight_docid=atf%3A%2F%2F136-III-283%3Ade&amp;number_of_ranks=0#page283">136 III 283</a> consid. 127 III 318 consid. 2a; sentenza 4C.76/2003 del 2 giugno 2003 consid. 3). </div> <div class="para">I contenuti di un contratto si determinano secondo la vera e concorde volontà delle parti (<span class="artref">art. 18 cpv. 1 CO</span>; cosiddetta interpretazione soggettiva). Se questa non può essere stabilita, vale invece il principio dell'affidamento, e occorre determinare il senso che, secondo le regole della buona fede, ognuna delle parti poteva ragionevolmente dare alle dichiarazioni di volontà dell'altra, nonché all'insieme delle circostanze (<a class="bgeref_id" href="https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/aza/http/index.php?lang=de&amp;type=highlight_simple_query&amp;page=29&amp;from_date=01.05.2023&amp;to_date=20.05.2023&amp;sort=relevance&amp;insertion_date=&amp;top_subcollection_aza=all&amp;query_words=&amp;rank=0&amp;azaclir=aza&amp;highlight_docid=atf%3A%2F%2F145-III-365%3Ade&amp;number_of_ranks=0#page365">DTF 145 III 365</a> consid. 3.2.1; <a class="bgeref_id" href="https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/aza/http/index.php?lang=de&amp;type=highlight_simple_query&amp;page=29&amp;from_date=01.05.2023&amp;to_date=20.05.2023&amp;sort=relevance&amp;insertion_date=&amp;top_subcollection_aza=all&amp;query_words=&amp;rank=0&amp;azaclir=aza&amp;highlight_docid=atf%3A%2F%2F144-III-43%3Ade&amp;number_of_ranks=0#page43">144 III 43</a> consid. 3.3; <a class="bgeref_id" href="https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/aza/http/index.php?lang=de&amp;type=highlight_simple_query&amp;page=29&amp;from_date=01.05.2023&amp;to_date=20.05.2023&amp;sort=relevance&amp;insertion_date=&amp;top_subcollection_aza=all&amp;query_words=&amp;rank=0&amp;azaclir=aza&amp;highlight_docid=atf%3A%2F%2F142-III-239%3Ade&amp;number_of_ranks=0#page239">142 III 239</a> consid. 5.2.1; cosiddetta interpretazione oggettiva). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>7.4.</b> Ora, è vero che l'<span class="artref">art. 36 cpv. 1 del</span> contratto collettivo si richiama <i>expressis verbis</i> alla crescita in giudicato del decreto d'obbligatorietà generale, che subentra di principio solo con la pronuncia della sentenza del Tribunale federale (<a class="bgeref_id" href="https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/aza/http/index.php?lang=de&amp;type=highlight_simple_query&amp;page=29&amp;from_date=01.05.2023&amp;to_date=20.05.2023&amp;sort=relevance&amp;insertion_date=&amp;top_subcollection_aza=all&amp;query_words=&amp;rank=0&amp;azaclir=aza&amp;highlight_docid=atf%3A%2F%2F138-II-169%3Ade&amp;number_of_ranks=0#page169">DTF 138 II 169</a> consid. 3.3, in cui viene indicato che la crescita in giudicato non è di regola influenzata neppure da una decisione relativa all'effetto sospensivo). Da una lettura del testo dell'art. 36 nel suo complesso e, in particolare, da quella dell'art. 36 cpv. 2, appare però chiaro che ciò a cui miravano le parti non era legare l'entrata in vigore del contratto collettivo di lavoro alla crescita in giudicato formale del decreto sulla sua obbligatorietà generale, che in caso di impugnazione sarebbe intervenuta solo dopo una pronuncia da parte del Tribunale federale, bensì all'entrata in vigore del decreto stesso, quale atto legislativo pubblicato come tale anche nel bollettino ufficiale delle leggi del Cantone Ticino (precedente consid. A). </div> <div class="para">Del resto, in questo modo il citato art. 36 lo hanno in sostanza compreso anche le ricorrenti. Preso atto del fatto che il Consiglio di Stato aveva deciso l'entrata in vigore del decreto n. 5417 il 1° gennaio 2021 e la sua scadenza il 30 giugno 2023 (p.to 7 del decreto) esse hanno infatti chiesto al Tribunale federale che concedesse l'effetto sospensivo al ricorso e motivato la loro domanda con la necessità di evitare che i datori di lavoro ticinesi subissero "un'importante limitazione della libertà economica": ciò che ha senso solo se chi scrive ritiene determinante l'entrata in vigore del decreto, il 1° gennaio 2021, secondo quanto previsto per gli atti legislativi e ai quali esso è parificato (precedente consid. 1.2; <a class="bgeref_id" href="https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/aza/http/index.php?lang=de&amp;type=highlight_simple_query&amp;page=29&amp;from_date=01.05.2023&amp;to_date=20.05.2023&amp;sort=relevance&amp;insertion_date=&amp;top_subcollection_aza=all&amp;query_words=&amp;rank=0&amp;azaclir=aza&amp;highlight_docid=atf%3A%2F%2F128-II-13%3Ade&amp;number_of_ranks=0#page13">DTF 128 II 13</a> consid. 1; sentenze 2C_965/2019 del 6 ottobre 2020 consid. 1.1; 2C_850/2016 del 13 novembre 2017 consid. 2.1). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>7.5.</b> Contrariamente a quanto sostenuto nell'impugnativa, ad un'entrata in vigore simultanea del contratto collettivo e della dichiarazione di obbligatorietà generale di alcune sue parti non si oppone d'altro canto nemmeno la legge federale concernente il conferimento del carattere obbligatorio generale al contratto collettivo di lavoro e, in particolare, l'art. 2 cifra 1 e 3 LOCCL, che nella versione italiana contiene i termini "vincolati" (cifra 1) o "già vincolati" (cifra 3). </div> <div class="para">In effetti, come indicato anche dal Tribunale federale proprio con riferimento all'art. 2 cifra 1 e ai materiali legislativi, il conferimento del carattere obbligatorio a disposizioni di un contratto collettivo di lavoro è ritenuto necessario quando, nel caso in cui non fosse pronunciato, il contratto collettivo di lavoro sarebbe totalmente o parzialmente inattuabile o si rivelerebbe economicamente insostenibile per i datori di lavoro e i lavoratori che vi sono sottoposti (sentenza 2C_965/2019 del 6 ottobre 2020 consid. 6.1.1; REMY WYLER/ BORIS HEINZER, Droit du travail, 4a ed. 2019, pag. 1079 seg.). Simili impedimenti non devono però per forza subentrare in un secondo tempo, ma possono sussistere già al momento della conclusione del contratto stesso, e possono quindi condurre le parti a prospettarne anche l'entrata in vigore contemporaneamente a un'eventuale dichiarazione di obbligatorietà generale di alcune sue disposizioni (in senso conforme, cfr. GIACOMO RONCORONI, Les <span class="artref">art. 1 à 21</span> LECCT, in Droit collectif du travail, 2010, n. 219 pag. 397; JEAN-FRITZ STÖCKLI, BK Obligationenrecht, 1999, n. 59 ad <span class="artref">art. 356b CO</span>). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>8.</b> </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>8.1.</b> Nel merito, le ricorrenti si lamentano dell'assenza dei quorum per il conferimento dell'obbligatorietà generale (art. 2 cifra 3 LOCCL). </div> <div class="para"> </div> <div class="para">In questo contesto, le critiche formulate al p.to 5 della replica, dopo avere avuto accesso all'incarto del Consiglio di Stato ticinese (precedente consid. 5.2), concernono i dati nel loro complesso, che sarebbero inattendibili, la maggioranza dei datori di lavoro, la maggioranza dei lavoratori impiegati dai datori di lavoro, la maggioranza dei lavoratori rappresentati dalle associazioni sindacali. </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>8.2.</b> L'art. 2 cifra 3 LOCCL prevede che il conferimento del carattere obbligatorio generale è possibile solo se sono rispettati tre quorum distinti. In effetti, sull'insieme del territorio in discussione: </div> <div class="para">(a) i datori di lavoro già vincolati dal contratto collettivo devono poter formare la maggioranza dei datori di lavoro che sarebbero vincolati dal contratto quando allo stesso fosse conferita l'obbligatorietà generale; </div> <div class="para">(b) i lavoratori già vincolati dal contratto collettivo devono poter formare la maggioranza dei lavoratori che sarebbero vincolati dal contratto quando allo stesso fosse conferita l'obbligatorietà generale; </div> <div class="para">(c) i datori di lavoro vincolati devono inoltre impiegare la maggioranza di tutti i lavoratori che sarebbero sottoposti al contratto collettivo quando allo stesso fosse conferita l'obbligatorietà generale. Se circostanze particolari lo giustificano, si può eccezionalmente derogare all'esigenza che i lavoratori già vincolati abbiano a formare la maggioranza. </div> <div class="para">Giusta l'<span class="artref">art. 8 cpv. 2 LOCCL</span>, la dimostrazione del raggiungimento dei quorum spetta alle parti contraenti, che devono fornire le indicazioni necessarie in merito al numero di imprese e di lavoratori, affiliati e non, che esercitano sul territorio in questione (sentenza 2C_965/2019 del 6 ottobre 2020 consid. 6.3.1). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>8.3.</b> Dal decreto n. 5419 (p.to 5) risulta che i datori di lavoro già vincolati dal contratto collettivo di lavoro costituiscono il 50,57% dei datori di lavoro (223 su 441) e che questi impiegano il 55,78% del personale attivo nel settore (1'361 lavoratori su 2'440). Su tali basi, il Consiglio di Stato ha ammesso il rispetto sia del primo che del terzo quorum richiesto dal diritto federale (art. 2 cifra 3 LOCCL). </div> <div class="para">Detto ciò esso ha constatato che la percentuale dei lavoratori che aderiscono a un'associazione sindacale firmataria del contratto collettivo è pari soltanto al 6.84% (167 persone), ma ha ammesso una deroga al quorum dei lavoratori rilevando testualmente: </div> <div class="para"> </div> <div class="para">"Le parti hanno chiesto una deroga al quorum dei lavoratori, sostenendo che l'affiliazione sindacale dei lavoratori impiegati nel settore qui in argomento è materialmente difficile: la presenza costante dei datori di lavoro complica la comunicazione e risulta problematico esporre le ragioni a favore dell'adesione ad un'organizzazione sindacale. Inoltre le dimensioni ridotte della maggioranza delle aziende porta all'instaurarsi di una relazione di vicinanza tra datore di lavoro e dipendente, tanto da far temere al dipendente che i rapporti personali potrebbero incrinarsi in caso di adesione ad un sindacato. Molti lavoratori non risiedono in Ticino (frontalieri) e non hanno nemmeno interesse ad affiliarsi ad un sindacato, per loro straniero, specialmente se temono di essere sostituiti con personale non affiliato". </div> <div class="para">Nel suo decreto, il Consiglio di Stato ha infine aggiunto che le verifiche sul rispetto dei quorum sono state eseguite più volte, e che l'autorità ha ritenuto plausibili i dati forniti dalle parti, tenendo conto anche della fluttuazione del numero dei soci e delle adesioni individuali. </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>8.4.</b> Preso atto dei documenti prodotti dal Governo ticinese in risposta, che le insorgenti denunciavano nel ricorso di non avere mai potuto consultare, queste ultime lamentano rispettivamente continuano a lamentare: (a) l'inattendibilità dei dati; (b) il mancato rispetto del quorum dei datori di lavoro e dei lavoratori impiegati dai datori di lavoro previsto dall'art. 2 cifra 3 LOCCL; (c) l'assenza delle condizioni per la deroga sempre prevista dall'art. 2 cifra 3 LOCCL (replica, p.ti 5.1-5.3). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>8.5.</b> Ora, per quanto riguarda quest'ultimo aspetto (deroga al quorum dei lavoratori) la critica è infondata. </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>8.5.1.</b> L'art. 2 cifra 3 LOCCL prevede la possibilità di derogare al quorum relativo alla maggioranza dei lavoratori già vincolati "se circostanze particolari lo giustificano". Non stabilisce però una percentuale minima al di sotto della quale non si potrebbe giustificare una deroga. </div> <div class="para">Se le associazioni contraenti desiderano che l'autorità competente per il conferimento del carattere obbligatorio a un contratto collettivo di lavoro deroghi al quorum dei lavoratori, così come previsto dall'art. 2 cifra 3 LOCCL, esse devono giustificare la loro domanda. </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>8.5.2.</b> In base alla dottrina in materia, per ammettere la deroga si deve potere ritenere probabile che la grande maggioranza dei lavoratori non vincolati dal contratto collettivo di lavoro sia disposta ad approvare il conferimento dell'obbligatorietà generale (RONCORONI, op. cit., n. 110-112 pag. 424 seg.; STÖCKLI, op. cit., n. 59 ad <span class="artref">art. 356b CO</span>). </div> <div class="para"> </div> <div class="para">Come indicato anche dalla SECO in risposta, questa condizione è però di regola soddisfatta in quanto i lavoratori hanno di principio interesse all'applicazione di un contratto collettivo di lavoro, dal quale ricavano vantaggi, perché migliora le condizioni di lavoro e garantisce loro dei diritti minimi (nel medesimo senso, cfr. il messaggio del Consiglio federale del 23 giugno 1999 concernente l'approvazione degli accordi settoriali tra la Svizzera e la CE, FF 1999 5092, 5350). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>8.5.3.</b> D'altra parte, il parere della SECO deve essere condiviso anche nella misura in cui indica che le giustificazioni fornite permettevano al Consiglio di Stato ticinese di accordare la deroga, senza con ciò ledere il potere di apprezzamento che gli competeva. </div> <div class="para">Come risulta dal messaggio del Consiglio federale del 29 gennaio 1954, l'eccezione in discussione era stata infatti prevista per casi nei quali circostanze specifiche portano i lavoratori ad astenersi dall'entrare in un'associazione di categoria e il Governo federale indicava in quella sede l'esempio delle professioni in cui la maggior parte dei lavoratori esercitano la propria attività in maniera intermittente (FF 1954 I 125, pag. 172). A giustificazione dell'astensione dall'affiliazione ad un'associazione di categoria, nella letteratura si trovano inoltre gli esempi dei lavoratori temporanei o a tempo parziale, che cambiano spesso impiego o che sono attivi in luoghi discosti (RONCORONI, op. cit., n. 110 pag. 424; REMIGIUS FENT, Begriff, Gegenstand, allgemeine Voraussetzungen und Wirkungen der AVE nach dem Bundesgesetz über die Allgemeinverbindlicherklärung von Gesamtarbeitsverträgen [AVEG], 1999, pag. 84 seg.; EDWIN SCHWEINGRUBER/FRIEDRICH WALTER BIGLER, Kommentar zum Gesamtarbeitsvertrag, 3a ed. 1985, pag. 107). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>8.5.4.</b> Proprio perché la ratio legis è quella di tenere conto di circostanze specifiche, che portano i lavoratori ad astenersi dall'entrare in un'associazione di categoria, tutt'altro che "fantasiosa" - come a torto la definiscono le ricorrenti - è però anche l'argomentazione secondo cui una deroga possa essere ammessa pure nella fattispecie: da un lato, in considerazione del sempre maggior numero di lavoratori frontalieri impiegati, che non hanno interesse ad affiliarsi ad un sindacato straniero; d'altro lato, in considerazione del difficile accesso ai singoli luoghi di lavoro da parte delle associazioni contraenti. </div> <div class="para">In accordo con quanto indicato dalla SECO, settore libera circolazione delle persone e relazioni di lavoro, nella sua risposta, si tratta infatti - nell'uno e nell'altro caso - di argomenti che rientrano nel campo di applicazione dell'art. 2 cifra 3 LOCCL e che il Consiglio di Stato ticinese poteva quindi anche validamente richiamare a giustificazione della concessione dell'eccezione prevista da questa norma. </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>8.6.</b> Oltre che per quanto attiene alla concessione della deroga prevista dall'art. 2 cifra 3 LOCCL, l'impugnativa è tuttavia infondata anche per quanto riguarda gli altri due quorum, che il Consiglio di Stato ha considerato rispettati e che sono stati in seguito verificati, con esito positivo, pure dalle autorità federali (<span class="artref">art. 13 cpv. 2 LOCCL</span>). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>8.6.1.</b> Come detto, preso atto dei contenuti dell'incarto cantonale, le ricorrenti considerano che i dati sui quali si è basato il Consiglio di Stato siano inattendibili (replica, p.to 5.1). Le manchevolezze sarebbero molteplici (assenza della chiara indicazione della fonte dei dati, omissione di un loro aggiornamento con contestuale accertamento manifestamente inesatto della fattispecie, mancato accompagnamento dei dati con ulteriori documenti, omissione dell'esame separato del rispetto dei quorum per le varie categorie professionali, ecc.). </div> <div class="para">Formulando le riserve di cui si è appena detto, non lamentano tuttavia nessuna specifica lesione della LOCCL ed essa non appare nemmeno immediatamente evidente. In effetti, l'<span class="artref">art. 8 cpv. 2 LOCCL</span> prevede certo che la domanda di conferimento del carattere obbligatorio di un contratto collettivo di lavoro fornisca "le indicazioni necessarie circa le condizioni di cui agli articoli 2 e 3", riguardo ad ulteriori dettagli però non si esprime, riconoscendo in sostanza alle autorità amministrative adite un ampio potere di apprezzamento di ogni singola fattispecie sulla quale sono chiamate a pronunciarsi. </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>8.6.2.</b> Per quanto riguarda i due quorum come tali, le critiche di replica si concentrano invece sulla tabella del 20 agosto 2019, prodotta con la risposta al ricorso (doc. 8). Esse si riferiscono quindi a molteplici dimissioni dall'Associazione Studi d'ingegneria e di architettura Ticinesi, così come a cambiamenti nel numero di impiegati di vari Studi, che sarebbero intervenuti nel corso del 2019, nel 2020 e successivamente (in proposito, cfr. anche il precedente consid. C in fine). </div> <div class="para">Tuttavia, tutte queste critiche fanno a torto astrazione da più aspetti. In primo luogo, non considerano infatti che dal decreto n. 5419 (p.to 5) risulta che il Consiglio di Stato ha rigettato le contestazioni relative al rispetto dei quorum dopo avere proceduto non ad una bensì a più verifiche, approvate in sede federale (<span class="artref">art. 13 cpv. 2 LOCCL</span>), e che l'esecuzione delle stesse è stata ulteriormente confermata dalla SECO in risposta. In secondo luogo, nemmeno tengono in debito conto di quanto a ragione sottolineato sempre dalla SECO nella sua risposta, ovvero che la prova relativa ai quorum è spesso difficile da fornire e che - in assenza di censimenti aziendali o altre statistiche, nonché alla luce del fatto che la situazione da esaminare è soggetta a continue fluttuazioni - l'autorità amministrativa dispone in materia di una libertà di apprezzamento che, pure secondo la dottrina maggioritaria, le permette di fare eventualmente capo a delle stime (RONCORONI, op. cit., n. 107 pag. 422; FENT, op. cit., pag. 86; STÖCKLI, op. cit., n. 58 ad <span class="artref">art. 356b CO</span>; SCHWEINGRUBER/BIGLER, op. cit., pag. 108). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>8.6.3.</b> D'altra parte, e come giustamente indicato in duplica, le insorgenti non possono essere seguite nemmeno nella misura in cui chiedono al Tribunale federale di tenere conto dei cambiamenti di fatto intervenuti dopo l'emanazione dei decreti n. 5417 e n. 5419. </div> <div class="para">In questo caso, non considerano infatti che la procedura che ci occupa, che segue la logica dell'impugnazione di un atto normativo cantonale (controllo astratto delle norme; precedenti consid. 1 e 2), è limitata alla verifica della liceità degli atti impugnati - sulla base della situazione di fatto vigente al momento in cui essi sono stati adottati - e non può quindi estendersi all'esame di eventuali cambiamenti intervenuti in seguito. Di principio, i fatti verificatisi posteriormente al momento in cui è stata resa la decisione impugnata possono in effetti essere presi in considerazione per determinare la ricevibilità di un ricorso o per pronunciarsi su altri aspetti procedurali, non però per definirne l'esito nel merito (<a class="bgeref_id" href="https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/aza/http/index.php?lang=de&amp;type=highlight_simple_query&amp;page=29&amp;from_date=01.05.2023&amp;to_date=20.05.2023&amp;sort=relevance&amp;insertion_date=&amp;top_subcollection_aza=all&amp;query_words=&amp;rank=0&amp;azaclir=aza&amp;highlight_docid=atf%3A%2F%2F136-II-497%3Ade&amp;number_of_ranks=0#page497">DTF 136 II 497</a> consid. 3.3; <a class="bgeref_id" href="https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/aza/http/index.php?lang=de&amp;type=highlight_simple_query&amp;page=29&amp;from_date=01.05.2023&amp;to_date=20.05.2023&amp;sort=relevance&amp;insertion_date=&amp;top_subcollection_aza=all&amp;query_words=&amp;rank=0&amp;azaclir=aza&amp;highlight_docid=atf%3A%2F%2F136-II-120%3Ade&amp;number_of_ranks=0#page123">136 II 123</a> consid. 4.4.3; GREGORY BOVEY, in: Commentaire de la LTF, 3a ed. 2022, n. 22 segg. ad art. 99). Di conseguenza, il luogo deputato per far valere eventuali modifiche della situazione sarà semmai quello della procedura di proroga della misura che, secondo quanto indicato dalle autorità cantonali con lettera del 2 maggio 2023, è per altro in corso (<span class="artref">art. 16 LOCCL</span>). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>8.7.</b> Per quanto precede, anche le critiche con le quali viene lamentata la lesione dell'art. 2 cifra 3 LOCCL, devono essere respinte. </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>9.</b> </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>9.1.</b> Sempre nel merito, le insorgenti ritengono che l'estensione decisa leda sia l'art. 2 cifra 1 LOCCL che l'art. 2 cifra 2 LOCCL. </div> <div class="para">Da un lato, considerano infatti che il conferimento dell'obbligatorietà generale al contratto collettivo di lavoro non sia necessario (art. 2 cifra 1 LOCCL). D'altro lato, sostengono che esso contrasti con l'interesse generale e con gli altri interessi tutelati dalla legge (art. 2 cifra 2 LOCCL). In questo contesto, lamentano quindi sia la mancata consultazione di periti indipendenti (<span class="artref">art. 11 LOCCL</span>) che il contrasto dei decreti impugnati con la legge federale del 6 ottobre 1995 sul mercato interno ([LMI; RS 943.02]; ricorso, p.to 6; replica, p.to 6). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>9.2.</b> Giusta l'<span class="artref">art. 2 LOCCL</span>, il conferimento del carattere obbligatorio generale a disposizioni contenute in un contratto collettivo di lavoro è subordinato anche al fatto che esso sia necessario, nel senso che se non fosse attuato i datori di lavoro e i lavoratori vincolati dal contratto collettivo sarebbero esposti a grave pregiudizio (cifra 1). </div> <div class="para">Il conferimento del carattere obbligatorio generale a un contratto collettivo di lavoro non deve inoltre contrastare con l'interesse generale e non deve ledere gli interessi legittimi di altri rami economici o di altri circoli della popolazione; entro i rami economici direttamente toccati deve tenere adeguato conto degli interessi di minoranza che risultano dalle diverse condizioni regionali e aziendali (cifra 2). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>9.3.</b> La necessità prevista dall'art. 2 cifra 1 LOCCL mira a un bisogno oggettivo, nel senso che il conferimento deve essere ritenuto necessario quando, nel caso in cui non fosse pronunciato, il contratto collettivo di lavoro sarebbe del tutto o in parte inattuabile o si rivelerebbe economicamente insostenibile per i datori di lavoro e per i lavoratori che vincola (sentenza 2C_965/2019 del 6 ottobre 2020 consid. 6.1.1; FF 1956 I 125 pag. 171; RONCORONI, op. cit., n. 78 pag. 415; FRANK VISCHER/ANDREAS C. ALBRECHT, in ZK Obligationenrecht, 4a ed. 2006, n. 111 ad <span class="artref">art. 356b CO</span>; SCHWEINGRUBER/BIGLER, op. cit., pag. 103). </div> <div class="para">L'assenza del conferimento del carattere obbligatorio dovrebbe condurre all'impossibilità di attuare il contratto collettivo, o a condannare gli impiegati a subire la pressione della concorrenza insopportabile dei dissidenti (sentenza 2C_965/2019 del 6 ottobre 2020 consid. 6.1.1; RONCORONI, op. cit., n. 78 pag. 415). L'interesse perseguito è quello del ramo, che deve essere valutato dal punto di vista dei datori di lavoro e dei lavoratori vincolati dal contratto (sentenza 2C_965/2019 del 6 ottobre 2020 consid. 6.1.1 RONCORONI, op. cit., n. 79 pag. 415 seg.; SCHWEINGRUBER/BIGLER, op. cit., pag. 103 seg.). </div> <div class="para">Per determinare il bisogno e la necessità previsti dall'art. 2 cifra 1 LCCCL l'autorità che pronuncia il conferimento dispone di un ampio potere di apprezzamento (sentenza 2C_965/2019 del 6 ottobre 2020 consid. 6.1.1; FENT, op. cit., pag. 76). </div> <div class="para">Si ammette che l'attuabilità di un contratto collettivo di lavoro non è in pericolo, se esso mira a stabilire un ordine che il ramo economico può instaurare anche senza l'aiuto dell'autorità, i datori di lavoro dissidenti sono rari e il loro impatto economico limitato (sentenza 2C_965/2019 del 6 ottobre 2020 consid. 6.1.1; RONCORONI, op. cit., n. 80 pag. 416; SCHWEINGRUBER/BIGLER, op. cit., pag. 103). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>9.4.</b> Giusta l'art. 2 cifra 2 LOCCL, il conferimento del carattere obbligatorio può essere pronunciato solo se non è contrario all'interesse generale. Tuttavia non è richiesto che esso concordi con tale interesse perché, se così fosse, lo Stato potrebbe difficilmente lasciare l'iniziativa riguardo all'opzione di conferire o meno il carattere obbligatorio a disposizioni di un contratto collettivo di lavoro a delle associazioni e dovrebbe emanare motu proprio, come in ambito legislativo, la regolamentazione necessaria (sentenza 2C_965/2019 del 6 ottobre 2020 consid. 6.2.1, con riferimento al messaggio del Consiglio federale del 29 gennaio 1954). Nel messaggio, disponibile in tedesco e in francese, il Governo ha nel contempo osservato che "l'extension de clauses sur les salaires déroge en principe à la libre formation des salaires, elle constitue un risque particulièrement grand de troubler la formation des salaires et des prix et, partant, de porter atteinte à l'intérêt général. En outre, les clauses destinées à être étendues doivent rester dans les limites de la pratique observée en matière de conventions collectives et ne pas trop anticiper sur l'évolution" (FF 1954 I 125, pag. 171 seg.). </div> <div class="para">Il conferimento del carattere obbligatorio a disposizioni di un contratto collettivo non deve ledere nemmeno gli interessi legittimi di altri ambiti economici o di altri gruppi della popolazione (sentenza 2C_965/2019 del 6 ottobre 2020 consid. 6.2.1; WYLER/HEINZER, op. cit. pag. 1082). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>9.5.</b> In base al messaggio del Consiglio federale, la consultazione di periti ai sensi dell'<span class="artref">art. 11 LOCCL</span> serve innanzitutto a esaminare se le condizioni economiche della decisione di conferimento del carattere obbligatorio sono adempiute. A questo proposito, il Governo si riferisce espressamente all'art. 2 cifra 1 e 2 LOCCL, secondo cui il conferimento del carattere obbligatorio generale a disposizioni contenute in un contratto collettivo di lavoro è subordinato al fatto che esso sia necessario (cifra 1), non deve contrastare con l'interesse generale e non deve ledere gli interessi legittimi di altri rami economici o di altri circoli della popolazione (cifra 2). Per contro, il messaggio indica che le altre condizioni previste dall'<span class="artref">art. 2 LOCCL</span> necessitano dell'intervento di periti solo di rado (sentenza 2C_850/2016 del 13 novembre 2017 consid. 5.1; FF 1954 I 125, pag. 177 seg.; RONCORONI, op. cit., pag. 465). </div> <div class="para">Secondo la dottrina, il ricorso a una perizia indipendente serve a esaminare le condizioni che l'autorità non è in grado di valutare d'ufficio. La consultazione di periti può risultare necessaria al momento di una prima decisione, ma superflua al momento di una decisione di rinnovo, sempre che la situazione non sia cambiata in modo sostanziale. La consultazione di periti è superflua anche se la domanda di conferimento del carattere obbligatorio è manifestamente infondata (2C_850/2016 del 13 novembre 2017 consid. 5.1; RONCORONI, op. cit., pag. 464 seg.; SCHWEINGRUBER/ BIGLER, op. cit., pag.128). Quando la mancata consultazione di esperti da parte dell'autorità va ricondotta a un abuso del potere di apprezzamento di quest'ultima la dichiarazione di estensione va annullata e l'incarto va rinviato all'istanza precedente, per lo svolgimento di una perizia indipendente (sentenza 2C_850/2016 del 13 novembre 2017 consid. 5.4 e 6; WYLER/HEINZER, op. cit. pag. 1084 in fine). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>10.</b> </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>10.1.</b> Ora, dal p.to 7 del decreto n. 5419 risulta che la denuncia della violazione dell'art. 2 cifre 1 e 2 LOCCL è stata respinta osservando: </div> <div class="para"> </div> <div class="para">"Tale censura non può però essere accolta in quanto del tutto generica oltre che non comprovata. La necessità di introdurre un CCL valevole sia per gli architetti, sia per gli ingegneri risulta invece concreta al fine di far fronte alle preoccupanti e notorie derive al ribasso dei salari vigenti non solo nel settore dell'architettura, ma anche in quello dell'ingegneria, dovute alla forte presenza di manodopera proveniente dall'Unione Europea disposta a lavorare in cambio di salari che alle nostre latitudini non risulterebbero appropriati. Occorre tra l'altro rilevare che le clausole salariali di un CCL con forza obbligatoria che si situano all'interno dei limiti usuali di un determinato ramo economico non sono contrarie all'interesse generale (Roncoroni Giacomo, op. cit., § Q, N. 85 e riferimenti citati). In questo senso, posto che gli opponenti che sostengono, genericamente, di essere attivi anche su scala intercantonale e internazionale, e che non sarebbero toccati dalla problematica del dumping salariale, non si vede come possa il CCL in questione, che prevede dei salari minimi contenuti, essere contrario all'interesse generale". </div> <div class="para">In merito alla necessità richiesta dall'art. 2 cifra 1 LOCCL, nella risposta al ricorso il Governo ticinese ha quindi aggiunto che il rischio che il contratto collettivo di lavoro non possa essere applicato è concretizzato dall'<span class="artref">art. 36 cpv. 1 del</span> contratto medesimo e che l'intervento dell'autorità si è rivelato imprescindibile a causa del constante afflusso di impiegati frontalieri assunti a basso costo da datori di lavoro noncuranti degli effetti nefasti che un tale agire produce e "restii ad ogni tentativo di autoregolamentazione". Lo stesso tipo di riflessioni è d'altra parte contenuto nella risposta e nella duplica degli opponenti 1-3, che fanno al riguardo rinvio anche ad alcuni documenti da essi prodotti. </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>10.2.</b> Con una prima critica riferita al requisito della necessità (art. 2 cifra 1 LOCCL), le ricorrenti tornano sull'<span class="artref">art. 36 del</span> contratto collettivo di lavoro (precedente consid. 7). In effetti, considerano che già il fatto che l'entrata in vigore del contratto sia stata subordinata all'estensione della sua obbligatorietà generale permetta di escludere che i suoi firmatari possano essere sottoposti a qualsivoglia pregiudizio, che giustifichi un intervento dello Stato (ricorso, p.to 6.2; replica, p.to 6.1). Se lo ritenevano così importante per la categoria - osservano in sostanza le insorgenti - non si capisce infatti perché non lo abbiano posto in vigore subito, per lo meno per le parti che lo hanno voluto e concluso. </div> <div class="para">Già perché fa confusione tra la necessità della conclusione di un contratto collettivo e quella della sua estensione, la censura è tuttavia infondata. Come osservato nei precedenti considerandi 7.5 e 9.3, con riferimenti a giurisprudenza e dottrina, il conferimento del carattere obbligatorio ai sensi della LOCCL è pensato per quelle fattispecie nelle quali, senza tale passo, il contratto collettivo risulti inattuabile, e ciò può essere il caso fin dalla sottoscrizione del contratto medesimo. </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>10.3.</b> Con una seconda critica relativa all'assenza del requisito della necessità ma anche a quello della presa in considerazione degli interessi di minoranza che risultano dalle diverse condizioni regionali e aziendali, le insorgenti sostengono che nel settore, che comprende più categorie di attività differenti tra loro, non vi è dumping salariale, che il mercato del lavoro è equilibrato e che il rapporto tra domanda e offerta non pone problemi. Sempre in questo contesto, lamentano la mancata consultazione di periti indipendenti (ricorso, p.ti 6.2 e 6.7; replica, p.to 6.1, con specifico riferimento alla relazione del Presidente dell'Associazione Studi d'ingegneria e di architettura Ticinesi del 23 agosto 2013, da cui non risulterebbe "alcun degrado del mercato del lavoro"). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>10.3.1.</b> Come indicato nel decreto n. 5419 - rispondendo a censure analoghe e facendo a ragione riferimento anche al vasto potere di apprezzamento di cui dispone l'autorità (sentenza 2C_965/2019 del 6 ottobre 2020 consid. 6.1.1) - simili osservazioni sono tuttavia solo di carattere generale e come tali non attestano nemmeno un contrasto con la giurisprudenza in materia (precedente consid. 9.3). In effetti, vero è che essa ammette che l'attuabilità di un contratto collettivo di lavoro non è in pericolo, quando mira a stabilire un ordine che il ramo economico in questione può instaurare anche senza aiuto dell'autorità (sentenza 2C_965/2019 del 6 ottobre 2020 consid. 6.1.1; RONCORONI, op. cit., n. 80 pag. 416; SCHWEINGRUBER/BIGLER, op. cit., pag. 103). Altrettanto vero è però che ciò è qui solo affermato, a fronte delle indicazioni opposte su cui si sono basate sia l'autorità cantonale sia l'autorità federale, che ha approvato il decreto n. 5419 (<span class="artref">art. 13 cpv. 2 LOCCL</span>). </div> <div class="para">Nel contempo, nemmeno risulta che i datori di lavoro dissidenti siano rari e che il loro impatto economico sia limitato, quindi non di ostacolo per l'attuabilità del contratto collettivo senza un intervento da parte del Consiglio di Stato (precedente consid. 9.3; sentenza 2C_965/2019 del 6 ottobre 2020 consid. 6.1.1; RONCORONI, op. cit., n. 78 pag. 415). Al contrario, le stesse ricorrenti sostengono infatti che i dissidenti sarebbero molti, e ciò viene confermato anche dai dati sui quali si è basato il Governo ticinese (precedente consid. 8.3). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>10.3.2.</b> Nella misura in cui le autorità cantonali giustificano la necessità dell'estensione del contratto collettivo facendo riferimento alla tendenza al ribasso dei salari "dovuta alla forte presenza di manodopera proveniente dall'Unione europea" mentre le ricorrenti sostengono un'assenza di dumping salariale, va d'altra parte rilevato: </div> <div class="para">(a) che la dimostrazione di ripetuti abusi in ambito salariale (dumping) non era indispensabile perché, come indicato anche dalla SECO in risposta, per simili situazioni è prevista piuttosto la procedura agevolata di cui all'<span class="artref">art. 1a LOCCL</span> (messaggio del Consiglio federale del 23 giugno 1999 concernente l'approvazione degli accordi settoriali tra la Svizzera e la CE, FF 1999 5092, 5349 segg.; RONCORONI, op. cit., n. 53 segg. pag. 407 segg.), che non è stata qui però applicata perché la domanda di conferimento del carattere obbligatorio non è stata presentata dalla Commissione tripartita (come previsto dall'<span class="artref">art. 1a LOCCL</span>), bensì dagli opponenti 1-3, ed ha quindi seguito l'iter usuale; </div> <div class="para">(b) che il riferimento a dati più concreti da parte dello stesso Consiglio di Stato ticinese sarebbe stata certo auspicabile, ma che il forte afflusso di lavoratori frontalieri nel Cantone Ticino e le problematiche salariali che esso genera, cui rinviano le autorità nella loro decisione, sono in definitiva degli aspetti notori, riguardo ai quali sono per altro reperibili dati ufficiali anche in rete (in merito, cfr. in particolare i siti dell'Ufficio federale rispettivamente dell'Ufficio cantonale di statistica) e che non occorreva quindi provare ulteriormente, né attraverso la consultazione di periti, come richiesto dalle ricorrenti, né in altro modo (<span class="artref">art. 11 LOCCL</span>; <a class="bgeref_id" href="https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/aza/http/index.php?lang=de&amp;type=highlight_simple_query&amp;page=29&amp;from_date=01.05.2023&amp;to_date=20.05.2023&amp;sort=relevance&amp;insertion_date=&amp;top_subcollection_aza=all&amp;query_words=&amp;rank=0&amp;azaclir=aza&amp;highlight_docid=atf%3A%2F%2F143-IV-380%3Ade&amp;number_of_ranks=0#page380">DTF 143 IV 380</a> consid. 1.2; <a class="bgeref_id" href="https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/aza/http/index.php?lang=de&amp;type=highlight_simple_query&amp;page=29&amp;from_date=01.05.2023&amp;to_date=20.05.2023&amp;sort=relevance&amp;insertion_date=&amp;top_subcollection_aza=all&amp;query_words=&amp;rank=0&amp;azaclir=aza&amp;highlight_docid=atf%3A%2F%2F135-III-88%3Ade&amp;number_of_ranks=0#page88">135 III 88</a> consid. 4.1; <a class="bgeref_id" href="https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/aza/http/index.php?lang=de&amp;type=highlight_simple_query&amp;page=29&amp;from_date=01.05.2023&amp;to_date=20.05.2023&amp;sort=relevance&amp;insertion_date=&amp;top_subcollection_aza=all&amp;query_words=&amp;rank=0&amp;azaclir=aza&amp;highlight_docid=atf%3A%2F%2F134-III-224%3Ade&amp;number_of_ranks=0#page224">134 III 224</a> consid. 5.2; sentenza 2C_714/2021 dell'8 giugno 2022 consid. 6.2); </div> <div class="para">(c) che puntuali prove in merito alla situazione specifica, che poteva portare il Governo cantonale ad ammettere una necessità di intervento ai sensi dell'art. 2 cifra 1 LOCCL, emergono in ogni caso anche da alcuni documenti prodotti davanti al Tribunale federale con la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo al ricorso e, più in particolare: dal doc. 3, che dà conto di salari estremamente bassi offerti sul mercato del lavoro ticinese ad architetti "con esperienza", nonché dal doc. 4, indirizzato da un ingegnere civile attivo nel Cantone Ticino al Dipartimento ticinese dell'economia e nel quale - il 3 giugno 2020, quindi in tempi molto più recenti di quelli cui si riferisce la relazione del 23 agosto 2013 citata dalle ricorrenti (precedente consid. 10.3) - è indicato: </div> <div class="para"> </div> <div class="para">"il mercato del lavoro nel settore dell'ingegneria civile, architettura e professioni affini ha subito in Ticino un forte degrado e subisce tuttora una forte pressione sui salari. Queste professioni che erano ritenute fino a pochi anni fa esenti da dumping e casi di sostituzione sono ora toccati da questi fenomeni. La corsa al ribasso degli onorari ha dato il via ad una spirale negativa di ribassi e sotto costi sia nell'ambito privato, che negli appalti pubblici. In alcune realtà, complice anche la possibilità di reclutare all'estero personale, si è arrivati a pagare architetti e ingegneri con salari di 1'500-2'000.-/mensili. Se questa situazione forse può essere interessante o accettabile per il personale frontaliere, visto che rispecchia i salari oltre confine, è palesemente insostenibile per la popolazione residente. Tuttavia, questa situazione ha generato l'abbassamento dei salari dei residenti e per poter garantire la competitività sul mercato degli onorari alcuni studi preferiscono cercare personale oltre confine. La pressione sui salari di diplomati residenti e/o attivi oltralpe ha inoltre ridotto fortemente l'attrattiva del Ticino quale luogo di lavoro per i giovani diplomati partiti oltralpe a studiare". </div> <div class="para">Nemmeno la seconda serie di critiche che si riferisce alle condizioni previste dall'art. 2 cifre 1 e 2 LOCCL può essere quindi condivisa. </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>10.4.</b> Nel contempo, infondata è pure una terza critica, con la quale le insorgenti lamentano una lesione degli <span class="artref"><artref id="CH/101/9" type="start"></artref>art. 9 e 36 Cost.</span><artref id="CH/101/36" type="end"></artref> </div> <div class="para">La violazione di queste due norme sarebbe data perché il Governo ticinese indicherebbe che, malgrado non vi sia una particolare necessità di estensione del contratto collettivo, la stessa va ammessa in quanto non ha nemmeno dei particolari effetti negativi (ricorso, p.to 6.6; replica, p.to 6.3). Contrariamente a quanto presuppone la censura, al p.to 6 del decreto n. 5419 il Consiglio di Stato non dice tuttavia di ritenere che non vi sia la necessità di dichiarare obbligatoria una parte del contratto collettivo, poiché altrimenti non avrebbe respinto le opposizioni. Piuttosto, formula un'ipotesi, rilevando che quand'anche fosse vero quanto sostengono gli opponenti alla domanda di estensione, e cioè che le condizioni salariali vigenti in tutti gli studi d'ingegneria ticinesi sono buone, non sarà il salario minimo fissato dal contratto collettivo di lavoro a compromettere la loro competitività. </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>10.5.</b> Con una quarta critica, le ricorrenti denunciano una violazione della legge federale del 6 ottobre 1995 sul mercato interno (LMI; RS 943.02). Richiamandosi in particolare agli <span class="artref"><artref id="CH/943.02/2" type="start"></artref>art. 2-3 LMI</span><artref id="CH/943.02/3" type="end"></artref>, considerano infatti che gli obblighi che risultano dal p.to 6 del decreto n. 5417 - che indica che parte delle disposizioni dichiarate di obbligatorietà generale sono applicabili anche a imprese con sede in Svizzera, ma non nel Cantone Ticino, come pure ai loro lavoratori - limitino illecitamente l'accesso al mercato ticinese alle ditte svizzere che svolgono attività nel Cantone Ticino "allorché, come visto, l'imposizione del rispetto delle disposizioni del CCL non è indispensabile per preservare interessi pubblici preponderanti e non è neppure conforme al principio della proporzionalità (<span class="artref">art. 3 cpv. 1 LMI</span>) " (ricorso, p.to 6.6; replica p.to 6.3). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>10.5.1.</b> La legge federale sul mercato interno garantisce a ogni persona con domicilio o sede in Svizzera l'accesso libero e non discriminato al mercato al fine di esercitare su tutto il territorio della Confederazione un'attività lucrativa (<span class="artref">art. 1 cpv. 1 LMI</span>). In questo contesto, a ognuno è riconosciuto il diritto di offrire merci, servizi e prestazioni di lavoro su tutto il territorio della Confederazione, se l'esercizio dell'attività lucrativa in questione è autorizzato nel suo Cantone o Comune di domicilio o di sede (<span class="artref">art. 2 cpv. 1 LMI</span>); l'offerta di merci, servizi e prestazioni di lavoro è retta dalle prescrizioni del Cantone o del Comune di domicilio o di sede dell'offerente (<span class="artref">art. 2 cpv. 3 LMI</span>); chi esercita legittimamente un'attività lucrativa ha il diritto di stabilirsi in qualsiasi parte del territorio della Confederazione per l'esercizio di tale attività e, fatto salvo l'articolo 3, di esercitare la stessa secondo le prescrizioni del luogo del primo domicilio (<span class="artref">art. 2 cpv. 4 LMI</span>). Agli offerenti esterni non può essere negato il libero accesso al mercato; le restrizioni devono rivestire la forma di oneri o condizioni e sono ammissibili soltanto se: (a) si applicano nella stessa misura agli offerenti locali; (b) sono indispensabili per preservare interessi pubblici preponderanti; (c) sono conformi al principio di proporzionalità (<span class="artref">art. 3 cpv. 1 LMI</span>). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>10.5.2.</b> Sennonché, le ricorrenti non vanno di nuovo seguite. Pure questa critica parte infatti da un errato assunto, ovvero che il conferimento dell'obbligatorietà generale a talune disposizioni del contratto collettivo di lavoro non sia necessario, mentre le autorità cantonali e federali sono giunte a conclusioni opposte, qui confermate. </div> <div class="para">Sia come sia, va rilevato che il conferimento del carattere obbligatorio generale a un contratto collettivo di lavoro non è di per sé contrario alla legge federale sul mercato interno (<a class="bgeref_id" href="https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/aza/http/index.php?lang=de&amp;type=highlight_simple_query&amp;page=29&amp;from_date=01.05.2023&amp;to_date=20.05.2023&amp;sort=relevance&amp;insertion_date=&amp;top_subcollection_aza=all&amp;query_words=&amp;rank=0&amp;azaclir=aza&amp;highlight_docid=atf%3A%2F%2F128-II-13%3Ade&amp;number_of_ranks=0#page13">DTF 128 II 13</a> consid. 5 b bb). D'altro lato, va osservato che eventuali contrasti con la legge sul mercato interno, che dovessero presentarsi in fattispecie concrete, potranno essere oggetto di procedure ad hoc (sentenza 2C_302/2020 dell'11 novembre 2021 consid. 11.1, con altri riferimenti). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>10.6.</b> Con un'ulteriore critica, presentata a due riprese nella loro impugnativa, le insorgenti mettono infine in evidenza il fatto che "il CCL non si limita a stabilire salari minimi, ma regolamenta in modo estremamente rigido tutta una serie di aspetti, come la durata del lavoro, incompatibili con una professione intellettuale e creativa, il cui prodotto è per lo più immateriale" (ricorso, p.ti 6.5 e 6.6; replica, p.ti 6.2 e 6.3). </div> <div class="para">Già solo per il suo carattere estremamente generale, anch'essa non risulta però adatta né a mettere in discussione il requisito della necessità ai sensi dell'art. 2 cifra 1 LOCCL (precedente consid. 9.3) né a dimostrare la mancata presa in considerazione di interessi rilevanti giusta l'art. 2 cifra 2 LOCCL (precedenti consid. 9.4). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>10.7.</b> Anche l'ultima serie di censure formulata dalle ricorrenti, volta a denunciare una violazione sia dell'art. 2 cifra 1 LOCCL che dell'art. 2 cifra 2 LOCCL, deve essere quindi respinta perché infondata. </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>11.</b> </div> <div class="para">Per quanto precede, nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto. Le spese giudiziarie di fr. 5'000.-- sono poste a carico delle ricorrenti, in solido (<span class="artref"><artref id="CH/173.110/66/5" type="start"></artref><artref id="CH/173.110/66/1" type="start"></artref>art. 66 cpv. 1 e 5 LTF</span><artref id="CH/173.110/66/5" type="end"></artref><artref id="CH/173.110/5" type="end"></artref>). L'autorità cantonale non ha diritto a ripetibili (<span class="artref">art. 68 cpv. 3 LTF</span>) e lo stesso vale per le altre parti, intervenute senza far capo a un patrocinatore (<span class="artref"><artref id="CH/173.110/68/2" type="start"></artref><artref id="CH/173.110/68/1" type="start"></artref>art. 68 cpv. 1 e 2 LTF</span><artref id="CH/173.110/68/2" type="end"></artref><artref id="CH/173.110/2" type="end"></artref>). </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b> Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:</b> </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>1.</b> </div> <div class="para">Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto. </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>2.</b> </div> <div class="para">Le spese giudiziarie di fr. 5'000.-- sono poste a carico delle ricorrenti, in solido. </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> <b>3.</b> </div> <div class="para">Comunicazione al patrocinatore delle ricorrenti, al Sindacato Unia Ticino e Moesa, all'Organizzazione Cristiano-Sociale Ticinese, all'Associazione Studi d'ingegneria e di architettura Ticinesi, alla Segreteria di Stato dell'economia, al Consiglio di Stato e al Tribunale amministrativo del Cantone Ticino. </div> <div class="para"> </div> <div class="para"> </div> <div class="para">Losanna, 3 maggio 2023 </div> <div class="para"> </div> <div class="para">In nome della II Corte di diritto pubblico </div> <div class="para">del Tribunale federale svizzero </div> <div class="para"> </div> <div class="para">La Presidente: F. Aubry Girardin </div> <div class="para"> </div> <div class="para">Il Cancelliere: Savoldelli </div> </div></body></html>