<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Domanda 1</p><p>Il Consiglio federale ritiene che l'impiego di talune mine antiveicolo ponga un problema umanitario al quale occorre trovare rapidamente, in ambito multilaterale, una soluzione suscettibile di raccogliere consensi. Alle riunioni degli Stati Parte alla Convenzione del 10 ottobre 1980 sul divieto o la limitazione dell'impiego di talune armi classiche (RS 0.515.091) si discute su un'eventuale regolamentazione più specifica concernente le mine antiveicolo. Insieme ad altri Stati Parte che ne condividono il parere, la Svizzera si impegna per un mandato di negoziazione che consenta di rispettare sia la problematica umanitaria sia gli interessi militari. Il Consiglio federale ritiene che la regolamentazione auspicata dovrebbe imporre la rintracciabilità delle mine antiveicolo e l'installazione di dispositivi di autodistruzione e di autodisattivazione programmati per entrare in funzione dopo un periodo determinato.</p><p>Domanda 2</p><p>Sul piano politico e a livello multilaterale, il Consiglio federale si impegna - come già detto nella risposta alla domanda 1 - per trovare una soluzione per quanto concerne le mine antiveicolo suscettibile di raccogliere consensi nell'ambito della Convenzione sul divieto o la limitazione dell'impiego di talune armi classiche. Esso s'impegna inoltre per l'universalizzazione e l'attuazione del Protocollo II riveduto sul divieto o la limitazione dell'impiego di mine, trappole e altri dispositivi del 1996 (FF 1997 IV 1), il quale prevede alcune disposizioni fondamentali applicabili a tutti i tipi di mine terrestri. Il Consiglio federale ritiene che sono proprio gli Stati che lamentano perdite umane a causa delle mine - ai quali fa allusione l'autore dell'interpellanza - che dovrebbero essere incitati a ratificare e ad attuare il Protocollo.</p><p>Il DFAE finanzia e assiste numerosi progetti umanitari di sminamento, in particolare nei Balcani (Kosovo, Bosnia, Croazia, Albania) e in Africa (Angola, Eritrea, Mozambico, Sudan, Ciad), ma anche nello Sri Lanka. Nell'ambito di tali progetti vengono eliminate sia le mine antipersonali che quelle antiveicolo. Il DFAE tenta inoltre - mediante misure preventive in Colombia e nel Libano - di rendere attente le popolazioni minacciate ai rischi relativi alle mine e ai residuati bellici esplosivi. Il DDPS ha istituito un pool di specialisti dello sminamento; esso mette inoltre a disposizione il materiale necessario alla distruzione in tutta sicurezza di munizioni e mine inesplose, così come il know-how per la neutralizzazione degli stock di mine. La Confederazione fornisce inoltre un contributo importante al Centro internazionale di sminamento umanitario di Ginevra (GICHD) che, fra l'altro, mette gratuitamente a disposizione delle squadre di sminamento un software di gestione dell'informazione sullo sminamento IMSMA (sviluppato dal SPF di Zurigo) e fornisce consulenza nell'ambito dello sminamento umanitario. Nel 2002 la Confederazione ha speso circa 13,5 milioni di franchi per campagne riguardanti le mine. Essa prevede di spenderne 15,75 per l'anno in corso (DFAE: circa 3,75 mio. per progetti in materia di mine; DDPS: circa 2 mio. per il pool di esperti e il materiale; Confederazione: circa 10 mio. per il GICHD).</p><p>Domanda 3</p><p>Talune mine terrestri destinate prioritariamente a distruggere i veicoli possono essere munite di dispositivi atti a renderle pericolose anche per le persone, ossia meccanismi antimanipolazione, meccanismi di innesco della mina in caso di spostamento, spolette estremamente sensibili che reagiscono al contatto e alla prossimità di persone (spolette per la cui attivazione è sufficiente una debole pressione, spoletta a urto, a filo metallico o filo sensore, spoletta magnetica/sensore magnetico, mine antiveicolo innescate mediante sensore). La Convenzione del 1997 sul divieto dell'impiego, del deposito, della fabbricazione e del trasferimento delle mine antiuomo e sulla loro distruzione (Convenzione di Ottawa, CdO; FF 1998 491) precisa esplicitamente che le mine antiveicolo munite di dispositivo antimanipolazione non sono considerate mine antipersonali; gli Stati firmatari possono pertanto continuare ad impiegarle. Lo statuto giuridico delle mine antiveicolo con spoletta di prossimità è tuttavia controverso. Il Consiglio federale ritiene che siffatte mine antiveicolo - concepite per esplodere in seguito al contatto o alla vicinanza di una persona - rientrano nella definizione di mine antiuomo della CdO e pertanto sono vietate. Ne consegue che esse sono vietate anche per quanto concerne l'articolo 8 della legge federale sul materiale bellico (LMB; RS 514.51), che concreta il divieto delle mine antiuomo nella legislazione nazionale. Il Consiglio federale è tuttavia cosciente che lo statuto giuridico delle mine antiveicolo a spoletta di prossimità lascia un margine d'apprezzamento non indifferente che per motivi umanitari occorrerebbe ridurre o eliminare adottando criteri chiari e determinati.</p><p>La Svizzera sostiene pertanto gli sforzi intrapresi lo scorso anno nell'ambito della CdO per la ricerca di una soluzione ai problemi delle mine antiveicolo a spoletta di prossimità. Essa considera di grande importanza le deliberazioni nel quadro della CdO, anche perché vi partecipano numerosi Stati che possiedono grossi stock di mine antiveicolo e che non sono Stati Parte a detta Convenzione. È incontestabile che una soluzione elaborata nell'ambito della CdO migliorerebbe in modo sensibile la situazione umanitaria nelle zone di conflitto.</p><p>Domanda 4 </p><p>Anche applicando misure tecniche e procedurali, è impossibile garantire in assoluto che in caso di guerra il concorso di circostanze sfortunate e di errori umani non occasionerà mai l'esplosione in ambito non militare di una mina anticarro 88.</p><p>La mina anticarro 88 è munita di un dispositivo antimanipolazione volto a rendere più difficile il prelievo, durante le operazioni militari, da parte di macchine e apparecchi detonatori dell'avversario. Essa è invece concepita per non esplodere al semplice contatto o in seguito alla vicinanza di una persona. Il rischio d'esplosione sussiste soltanto se la mina viene spostata.</p><p>Secondo la sua dottrina d'impiego, l'esercito svizzero ha l'obbligo di segnalare o sorvegliare i campi di mine anticarro. Da un lato, tale misura è volta a garantire che le mine antiveicolo siano collocate in modo da rispettare gli obiettivi militari e, dall'altro, a evitare che i civili e le truppe svizzere subiscano danni. Quale ulteriore misura di sicurezza, le mine presentano inoltre un sistema di disattivazione che entra in funzione dopo un determinato periodo.</p>  Risposta del Consiglio federale.