<h2>SubmittedText<h2><p>Sin dagli anni '80, quando è entrata in vigore la legge sulla pianificazione del territorio che ha sancito una differenziazione tra le zone edificabili e non edificabili, è nato un problema in particolare con i rustici nelle varie valli e zone discoste del Cantone. Queste tipiche costruzioni fungevano da indispensabile riparo per le attività agricole per i molti cittadini che vivevano, o forse sarebbe meglio affermare sopravvivevano, grazie alle attività legate all'agricoltura e alla pastorizia montana.</p><p>Con il passare degli anni e con la forte riduzione di queste attività, le moltissime edificazioni sono state trasformate in rustici con lo scopo di abitazioni secondarie. La maggior parte di essi si tratta di costruzioni che permettono un soggiorno con poche comodità, ma anche di offrire vacanze e momenti di svago di assoluto valore.</p><p>Nel 2010 l'Ufficio federale di sviluppo territoriale (ARE) ha inoltrato un ricorso al Tribunale cantonale amministrativo (TRAM) contro il Piano di utilizzazione cantonale dei paesaggi con edifici e impianti protetti (PUC-PEIP), che aveva l'obiettivo di definire le regole per il recupero, la ristrutturazione e l'utilizzazione dei molti rustici presenti nel Cantone. </p><p>Le prime sentenze del TRAM sono giunte solamente 10 anni dopo l'inoltro del ricorso e questo ha di fatto congelato tutte le attività di ristrutturazione dei rustici oramai in disuso, generando un impoverimento e una noncuranza del territorio.</p><p>Le prime sentenze del TRAM stanno purtroppo dando ragione all'ARE, peggiorando di fatto la prospettiva legata ai rustici. Si ricorda che attorno alle ristrutturazioni dei rustici ruota un'economia locale molto importante composta da artigiani locali, indipendenti e lavoratori locali. I rustici sono inoltre occasione per la formazione di nuovi giovani in professioni manuali e artigianali preziosissime.</p><p>Chiedo al Consiglio federale:</p><p>1. Conviene che il tema rustici vada risolto evitando di protrarre ulteriormente l'attuale situazione di stallo?</p><p>2. Riservate le decisioni dei Tribunali e la procedura attuale in corso, ritiene vi sia il margine di manovra per aprire un nuovo cantiere tra Canton Ticino e Confederazione per risolvere la tematica rustici?</p><p>3. Ritiene di voler attivare il margine di apprezzamento politico dando chiare indicazioni ai vari uffici federali affinché collaborino per trovare una soluzione condivisa?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'autore dell'interrogazione fa riferimento al ricorso dell'Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE) del 2010 presso il Tribunale amministrativo del Cantone Ticino contro il piano di utilizzazione cantonale PUC-PEIP. Con questo piano di utilizzazione, un buon 23 per cento del territorio del Cantone Ticino è stato posto sotto stretta protezione. Ciò significa che, a determinate condizioni, in virtù dell'articolo 39 capoverso 2 dell'ordinanza del 28 giugno 2000 sulla pianificazione del territorio (OPT; RS 700.1) in questi comprensori i rustici possono essere trasformati in abitazioni secondarie.</p><p>Nel 2013 l'ARE ha ritirato parzialmente il suo ricorso. Di conseguenza, il piano di utilizzazione cantonale è entrato in vigore per più del 20 per cento del territorio cantonale. In questo modo, potenzialmente potrebbero essere trasformati circa 10 000 tra stalle e fienili non abitati. Di conseguenza, non si può quindi certo parlare di situazione di stallo nella trasformazione di rustici ormai inutilizzati. Dal 2013, nel solo Canton Ticino è stato rilasciato un numero di autorizzazioni per il cambiamento di destinazione di vecchi edifici di economia rurale agricola (al di fuori delle zone edificabili) in spazi abitativi nettamente superiore a tutto il resto della Svizzera.</p><p>Nel 2014 e nel 2015, per la parte restante del ricorso dell'ARE, il Tribunale amministrativo cantonale ha ordinato sopralluoghi praticamente per tutti i comparti oggetto del contenzioso. Questi accertamenti hanno rivelato in quale misura la sostanza edilizia tradizionale è stata irrimediabilmente distrutta da interventi edilizi.</p><p>Il comprensorio non edificabile non è una zona edificabile per edifici (abitativi), la cui architettura è basata sull'architettura rurale tradizionale. La chiarezza con cui il Tribunale amministrativo cantonale ha confermato il parere dell'ARE in merito alla maggior parte dei comparti contestati dall'Ufficio federale non lascia margini interpretativi di sorta.</p><p>Fatte queste premesse, si risponde nel seguente modo alle domande poste:</p><p>1./2. Il Consiglio federale ritiene che non vi sia nessuna situazione di stallo in questo settore. Ciononostante è disposto a far verificare se sussiste ancora uno spazio di manovra, senza pregiudicare il principio della separazione tra comprensori edificabili e comprensori non edificabili. In tal senso, già nel suo messaggio del 31 ottobre 2018 concernente la seconda fase della revisione parziale della legge sulla pianificazione del territorio, il Consiglio federale aveva proposto per determinate situazioni utilizzazioni più estese, a condizione che fosse garantita la necessaria compensazione. Il 21 maggio 2021, anche la CAPTE-S ha ripreso le proposte nel suo progetto preliminare posto in consultazione.</p><p>3. Nel quadro del diritto vigente, il Consiglio federale non vede nessun margine di apprezzamento politico in relazione a una prassi più permissiva, come sembra voler intendere l'autore dell'interrogazione. Di conseguenza diventa superfluo considerare la questione riguardante le condizioni alle quali il Consiglio federale potrebbe o dovrebbe emanare prescrizioni vincolanti sul modo in cui un Ufficio federale possa esercitare il diritto di ricorso che gli compete.</p>  Risposta del Consiglio federale.