<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il 29 novembre 1993 il Consiglio federale ha adottato il rapporto sulla politica estera della Svizzera negli anni Novanta (abbreviato qui di seguito con RPES). Nel corso dei quasi quattro anni trascorsi dall'adozione di detto rapporto la politica estera della Svizzera si è orientata a questo programma concepito in termini di problemi da risolvere e obiettivi da raggiungere; essa ha impiegato i mezzi a sua disposizione per concretare i cinque obiettivi centrali del rapporto, ossia:</p><p>il mantenimento e il promovimento della sicurezza e della pace;</p><p>l'impegno in favore dei diritti dell'uomo, della democrazia e dei principi dello Stato di diritto;</p><p>l'accrescimento della prosperità comune;</p><p>la promozione della coesione sociale;</p><p>la tutela delle basi vitali naturali.</p><p></p><p>Presentando il suo rapporto il Consiglio federale era cosciente del fatto che nell'ultimo decennio del ventesimo secolo la politica estera non richiede soltanto che vengano fissati obiettivi e priorità bensì essa deve possedere anche "l'alto grado di flessibilità richiesto in un contesto in rapido mutamento" (RPES, n. 2). La concezione è dunque formulata in modo aperto, e vuole inoltre "essere utile anche in caso di sviluppi imprevedibili" (RPES, n. 1).</p><p></p><p>Il dibattito sul ruolo del nostro Paese durante e immediatamente dopo la Seconda guerra mondiale può senza dubbio e in primo luogo essere considerato uno sviluppo completamente imprevedibile all'epoca. Tra le conseguenze di questo dibattito per la politica estera citiamo le seguenti:</p><p>l'immagine della Svizzera ha sofferto in numerosi Paesi. Le discussioni critiche sul suo comportamento durante la Seconda guerra mondiale hanno per conseguenza che anche le attuali relazioni estere della Svizzera sono rimesse in questione sul piano della corresponsabilità e della solidarietà;</p><p>le discussioni sul passato della Svizzera in corso attualmente soprattutto negli Stati Uniti fanno apparire ancora più chiaramente - con la loro unilateralità e il loro tono soggiacente, talvolta minaccioso - gli svantaggi di un'integrazione insufficiente nelle strutture internazionali importanti;</p><p>dalla Svizzera, Paese prospero e tutto sommato favorito, ci si attende particolarmente che essa concepisca la sua politica estera secondo principi morali e la orienti principalmente verso la solidarietà internazionale.</p><p></p><p>Questa diagnosi, anche se risulta da sviluppi totalmente imprevedibili, non è né nuova né sorprendente, fatta eccezione per le relazioni tra la Svizzera e gli Stati Uniti. Essa conferma in gran parte l'analisi fatta nel rapporto sulla politica estera.</p><p></p><p>Il rapporto constata le lacune della politica estera svizzera per quanto concerne le possibilità di partecipare alle decisioni. Riconosce che "l'indipendenza esige, in quest'ultimo scorcio di secolo, una stretta collaborazione internazionale e una vasta partecipazione alle organizzazioni internazionali e sopranazionali. L'indipendenza non viene più garantita tenendosi alla larga dal contesto internazionale, bensì cooperando nel miglior modo possibile alla definizione di questo contesto" (RPES, n. 2). Di conseguenza identifica come compiti prioritari "la partecipazione al processo di integrazione europea con l'obiettivo di aderire all'Unione europea" (RPES, n. 413) nonché alle Nazioni Unite.</p><p></p><p>Nel  rapporto si dice inoltre che a causa dei bisogni che si fanno sempre più grandi aumentano "le aspettative di solidarietà internazionale nei confronti di un Paese benestante come il nostro" (RPES, n. 411). Due dei cinque obiettivi del rapporto sulla politica estera - la promozione della coesione sociale e l'impegno in favore dei diritti dell'uomo, della democrazia e dei principi dello Stato di diritto - sottolineano in modo particolare la dimensione solidale della nostra politica estera. Il rapporto prevede infatti di "mettere a disposizione, come è il caso per gli altri Stati industrializzati, mezzi finanziari a favore dei Paesi in sviluppo nonché dei Paesi dell'Europa centrale ed orientale" (RPES, n. 5). Le misure proposte nei settori della promozione della pace, della prevenzione dei conflitti e della sicurezza collettiva nonché le attività in favore del rispetto del diritto umanitario tendono anch'esse verso una politica estera della Svizzera più solidale. Sulla base del RPES sono inoltre state elaborate le Linee direttive Nord-Sud del Consiglio federale che, nel senso di una politica dello sviluppo coerente e di una cooperazione allo sviluppo dotata di mezzi adeguati, costituiscono il fondamento riconosciuto a livello internazionale delle relazioni Nord-Sud della Svizzera.</p><p></p><p>Le principali constatazioni con le quali l'autore del postulato giustifica una ridefinizione della politica estera svizzera costituiscono già la base del rapporto del 29 novembre 1993. Di conseguenza il Consiglio federale non condivide il parere dell'autore del postulato secondo il quale il riesame del ruolo della Svizzera durante e immediatamente dopo la Seconda guerra mondiale esige di rivedere e ridefinire il programma di politica estera adottato nel 1993. L'attuale dibattito sul passato della Svizzera esige piuttosto di continuare nel perseguimento degli obiettivi prefissati. Il rapporto sulla politica estera tende ad un ampio riorientamento della politica estera svizzera che permetta al Paese di profittare dell'allargamento del campo d'azione della politica estera e di sicurezza conseguente alla fine della guerra fredda. La concessione del diritto di transito attraverso la Svizzera all'IFOR, l'esercizio della presidenza dell'OSCE nel 1996 e la partecipazione al Partenariato per la pace sono esempi di questo riorientamento. Vanno nella direzione richiesta dall'autore del postulato. Il Consiglio federale non vede pertanto la necessità di ridefinire il quadro concettuale della politica estera svizzera. Gli obiettivi centrali contenuti nell'attuale rapporto hanno conservato il loro pieno significato e tutto sembra indicare che questo sarà il caso anche all'inizio del prossimo secolo. La loro realizzazione richiederà ancora molti sforzi, tempo e dialogo. La realizzazione effettiva dei singoli obiettivi - come ci ricordano le votazioni degli scorsi anni in materia di politica estera - dipende in larga misura dalla situazione politica interna. Determinante rimane pertanto creare all'interno del Paese il necessario consenso per gli obiettivi di politica estera.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.