Document ID: 21993A1213(01)

Reference:
EUR-Lex - 21993A1213(01) - IT
Avis juridique important
|
21993A1213(01)
Convenzione sulla diversità biologica - Dichiarazioni
Gazzetta ufficiale n. L 309 del 13/12/1993 pag. 0003 - 0020 edizione speciale finlandese: capitolo 11 tomo 23 pag. 0177  edizione speciale svedese/ capitolo 11 tomo 23 pag. 0177
ALLEGATO ACONVENZIONE SULLA DIVERSITÀ BIOLOGICA  PREAMBOLOLE PARTI CONTRAENTI, CONSAPEVOLI del valore intrinseco della diversità biologica e dei valori ecologici, genetici,  sociali, economici, scientifici, educativi, culturali, ricreativi ed estetici della diversità  biologica e delle sue componenti, CONSAPEVOLI anche dell'importanza della diversità biologica per l'evoluzione e la conservazione dei  sistemi vitali della biosfera, AFFERMANDO che la conservazione della diversità biologica è un problema comune dell'umanità, RIAFFERMANDO che gli Stati hanno diritti sovrani sulle proprie risorse biologiche, RIAFFERMANDO anche che gli Stati sono responsabili della conservazione della diversità biologica e  dell'utilizzazione durevole delle risorse biologiche sul loro territorio, PREOCCUPATE per il fatto che la diversità biologica sta diminuendo notevolmente a causa di  determinate attività dell'uomo, CONSAPEVOLI della generale mancanza di informazioni e di cognizioni relative alla diversità  biologica e della necessità urgente di sviluppare capacità scientifiche, tecniche ed istituzionali  per ottenere le conoscenze basilari grazie alle quali programmare ed attuare opportuni  provvedimenti, OSSERVANDO quanto sia di vitale importanza anticipare, prevenire ed attaccare alla fonte le cause  di significativa riduzione o perdita di diversità biologica, OSSERVANDO INOLTRE che, laddove ci sia una minaccia di riduzione rilevante o di perdita della  diversità biologica, non si deve addurre la mancanza di una completa sicurezza scientifica come  motivo per differire le misure che permetterebbero di evitare o di ridurre al minimo questa  minaccia, OSSERVANDO INOLTRE che la conservazione della diversità biologica esige necessariamente la  conservazione in situ degli ecosistemi e degli habitat naturali, oltre alla conservazione e al  recupero di popolazioni vitali di specie nel loro ambiente naturale, OSSERVANDO INOLTRE che anche delle misure ex situ, di preferenza nei paesi d'origine, rivestono una  grande importanza, RICONOSCENDO che un gran numero di comunità locali di popolazioni autoctone, che impersonano modi  di vita tradizionali, dipendono strettamente e tradizionalmente dalle risorse biologiche, e che è  auspicabile garantire una suddivisione equa dei vantaggi derivanti dall'utilizzazione di  conoscenze, innovazioni e pratiche tradizionali, relative alla conservazione della diversità  biologica e all'utilizzazione durevole dei suoi elementi, RICONOSCENDO ANCHE il ruolo vitale che rivestono le donne nella conservazione e nell'utilizzazione  durevole della diversità biologica, e affermando la necessità di una piena partecipazione della  donna a tutti i livelli del processo di formulazione e di attuazione delle politiche relative alla  conservazione della diversità biologica, SOTTOLINEANDO l'importanza e la necessità di promuovere la cooperazione internazionale, regionale e  mondiale tra gli Stati e le organizzazioni intergovernative e non governative per la conservazione  della diversità biologica e l'utilizzazione durevole dei suoi elementi, RICONOSCENDO che la concessione di ulteriori risorse finanziarie e un adeguato accesso alle  tecnologie pertinenti possono probabilmente modificare in modo considerevole la capacità mondiale  di far fronte alla perdita della diversità biologica, RICONOSCENDO INOLTRE che sono necessari aiuti speciali per far fronte alle necessità dei paesi in  via di sviluppo, ivi comprese ulteriori risorse finanziarie e un adeguato accesso alle tecnologie  pertinenti, OSSERVANDO a questo riguardo le condizioni speciali dei paesi meno sviluppati e dei piccoli Stati  insulari, RICONOSCENDO che sono necessari investimenti importanti per la conservazione della diversità  biologica e che ci si può aspettare da questi investimenti una vasta serie di vantaggi ambientali,  economici e sociali, RICONOSCENDO che lo sviluppo economico e sociale e lo sradicamento della povertà sono priorità  basilari e fondamentali dei paesi in via di sviluppo, CONSAPEVOLI del fatto che la conservazione e l'utilizzazione durevole della diversità biologica  rivestono un'importanza critica per soddisfare i bisogni alimentari, sanitari ed altri della  crescente popolazione del pianeta, e che a tal fine sono essenziali l'accesso alle risorse  genetiche e alle tecnologie e la loro ripartizione, NOTANDO che, in definitiva, la conservazione e l'utilizzazione durevole della diversità biologica  rinforzeranno le relazioni amichevoli tra gli Stati e contribuiranno alla pace dell'umanità, DESIDEROSE di migliorare e completare gli accordi internazionali esistenti relativi alla  conservazione della diversità biologica e all'utilizzazione durevole dei suoi elementi, DECISE a conservare e ad utilizzare in modo durevole la diversità biologica a profitto delle  generazioni presenti e future, CONVENGONO QUANTO SEGUE: Articolo 1ObiettiviGli obiettivi della presente Convenzione, che devono essere perseguiti in  conformità delle sue disposizioni pertinenti, sono la conservazione della diversità biologica,  l'utilizzazione durevole dei suoi elementi e la ripartizione giusta ed equa dei vantaggi derivanti  dallo sfruttamento delle risorse genetiche, mediante, tra l'altro, un accesso adeguato alle risorse  genetiche e un trasferimento opportuno delle tecnologie pertinenti, tenendo conto di tutti i  diritti su tali risorse e tecnologie, e mediante finanziamenti adeguati. Articolo 2DefinizioniAi fini della presente Convenzione si intende per: «diversità biologica»: la variabilità degli organismi viventi di qualsiasi fonte, inclusi, tra  l'altro, gli ecosistemi terrestri, marini e gli altri ecosistemi acquatici e i complessi ecologici  dei quali fanno parte; essa comprende la diversità all'interno di ogni specie, tra le specie e  degli ecosistemi; «risorse biologiche»: le risorse genetiche, gli organismi o parti di essi, le popolazioni, o  qualsiasi altra componente biotica degli ecosistemi che abbia un'utilizzazione effettiva o  potenziale oppure presenti un valore per l'umanità; «biotecnologia»: tutte le applicazioni tecnologiche che utilizzano sistemi biologici, organismi  viventi o loro derivati, per realizzare o modificare prodotti o procedimenti ad uso specifico; «paese d'origine delle risorse genetiche»: il paese che possiede tali risorse genetiche nelle  condizioni in situ; «paese fornitore di risorse genetiche»: qualsiasi paese che fornisce le risorse genetiche raccolte  da fonti in situ, comprese le popolazioni di specie selvatiche o addomesticate, o prelevate da  fonti ex situ, che siano originarie o no di tale paese; «specie domestiche o coltivate»: ogni specie il cui processo di evoluzione è stato influenzato  dall'uomo per soddisfare ai suoi bisogni; «ecosistema»: il complesso dinamico formato da comunità di piante, di animali e di microorganismi e  dal loro ambiente non vivente che, mediante la loro interazione, formano un'unità funzionale; «conservazione ex situ»: la conservazione di elementi costitutivi della diversità biologica al di  fuori dei loro habitat naturali; «materiale genetico»: il materiale di origine vegetale, animale, microbica o di altra origine,  contenente unità funzionali dell'eredità; «risorse genetiche»: il materiale genetico che abbia un valore effettivo o potenziale; «habitat»: il sito o il tipo di sito dove un organismo o una popolazione esiste allo stato  naturale; «condizioni in situ»: condizioni nelle quali si trovano le risorse genetiche all'interno di  ecosistemi e di habitat naturali e, nel caso di specie domestiche o coltivate, all'interno delle  zone in cui hanno sviluppato le proprie caratteristiche distintive; «conservazione in situ»: la conservazione degli ecosistemi e degli habitat naturali e il  mantenimento e la ricostituzione di popolazioni vitali di specie nelle loro zone naturali e, nel  caso di specie domestiche e coltivate, nelle zone in cui hanno sviluppato le loro caratteristiche  distintive; «zona protetta»: qualsiasi zona geograficamente delimitata che è designata o regolamentata e  amministrata per il raggiungimento di obiettivi specifici di conservazione; «organizzazione regionale di integrazione economica»: qualsiasi organizzazione costituita dagli  Stati sovrani di una data regione, alla quale tali Stati membri hanno trasferito competenze  relative alle questioni contemplate dalla presente Convenzione e che è stata regolarmente  autorizzata, conformemente alle sue procedure interne, a firmare, ratificare, accettare, approvare  la detta Convenzione o ad aderirvi; «utilizzazione durevole»: l'utilizzazione delle componenti della diversità biologica in un modo e  con un ritmo tale che non provochino il declino a lungo termine di detta diversità biologica,  salvaguardando così il suo potenziale al fine di soddisfare i bisogni e le aspirazioni delle  generazioni presenti e future; «tecnologia»: tutte le tecnologie compresa la biotecnologia. Articolo 3PrincipioConformemente alla Carta delle Nazioni Unite e ai principi del diritto  internazionale, gli Stati hanno il diritto sovrano di sfruttare le loro proprie risorse applicando  la propria politica ambientale ed hanno il dovere di fare in modo che le attività esercitate sotto  la loro giurisdizione o il loro controllo non pregiudichino l'ambiente di altri Stati o di regioni  che si trovino al di fuori della giurisdizione nazionale. Articolo 4Campo d'applicazioneFatti salvi i diritti degli altri Stati e a meno che la presente  Convenzione disponga espressamente in modo diverso, le disposizioni della Convenzione si applicano,  per quanto riguarda ciascuna delle parti contraenti: a)  nel caso di componenti della diversità biologica, nel territorio soggetto alla sua  giurisdizione nazionale, eb) nel caso di processi ed attività realizzati sotto la sua  giurisdizione o il suo controllo, indipendentemente da dove si manifestino i loro effetti, nel  territorio soggetto alla sua giurisdizione o al di fuori di esso. Articolo 5CooperazioneOgni parte contraente, coopera, per quanto possibile e opportuno, con altre  parti contraenti, direttamente o, se del caso, tramite organizzazioni internazionali competenti,  nelle regioni non sottoposte alla giurisdizione nazionale e in altri settori di interesse  reciproco, per la conservazione e l'utilizzazione durevole della diversità biologica. Articolo 6Provvedimenti generali per la conservazione el'utilizzazione durevoleConformemente  alle sue condizioni e capacità particolari, ogni parte contraente: a)  elabora strategie, piani o programmi nazionali volti a garantire la conservazione e  l'utilizzazione durevole della diversità biologica oppure adatta a questo fine le strategie, i  piani o i programmi esistenti che devono riflettere, tra l'altro, le misure enunciate nella  presente Convenzione che concernono la parte contraente; b) integra, per quanto possibile e opportuno, la conservazione e l'utilizzazione durevole della  diversità biologica nei suoi piani, programmi e politiche settoriali o plurisettoriali pertinenti. Articolo 7Identificazione e controlloPer quanto possibile e opportuno e in particolare ai fini  degli articoli 8, 9 e 10, ogni parte contraente: a)  identifica gli elementi importanti della diversità biologica ai fini della conservazione e di  una utilizzazione durevole, tenendo presente l'elenco indicativo di categorie di cui all'allegato  I; b) controlla, mediante campionamento ed altre tecniche, gli elementi costitutivi della diversità  biologica identificati in applicazione della lettera a), prestando particolare attenzione a quegli  elementi che richiedono urgenti misure di conservazione e a quelli che offrono maggiori possibilità  di utilizzazione durevole; c) identifica i processi e le categorie di attività che hanno o rischiano di avere gravi impatti  negativi sulla conservazione e l'utilizzazione durevole della diversità biologica, e sorveglia i  loro effetti prelevando campioni ed utilizzando altre tecniche; d) conserva e gestisce, con qualsiasi mezzo, i dati derivati dalle attività di identificazione e di  controllo, di cui alle lettere a), b) e c) del presente articolo. Articolo 8Conservazione in situPer quanto possibile e opportuno, ogni parte contraente: a)  stabilisce un sistema di zone protette o zone in cui si devono adottare misure speciali per  conservare la diversità biologica; b) qualora necessario, elabora direttive per la selezione, la creazione e la gestione di zone  protette o di zone in cui si devono adottare misure speciali per conservare la diversità  biologica; c) regolamenta o amministra le risorse biologiche importanti per la conservazione della diversità  biologica, sia all'interno che all'esterno delle zone protette, per garantirne la conservazione ed  un'utilizzazione durevole; d) promuove la protezione di ecosistemi e habitat naturali ed il mantenimento di popolazioni vitali  di specie nel loro ambiente naturale; e) promuove uno sviluppo ecologicamente innocuo e durevole nelle zone adiacenti alle zone protette,  con l'obiettivo di rafforzare la protezione di queste ultime; f) riabilita e ripristina gli ecosistemi degradati e promuove il recupero di specie minacciate,  mediante, tra l'altro, l'elaborazione e l'applicazione di programmi o altre strategie di gestione; g) stabilisce o mantiene i mezzi per regolare, amministrare o controllare i rischi connessi con  l'utilizzazione o l'emissione di organismi viventi modificati dalla biotecnologia, che rischiano di  avere impatti sfavorevoli sull'ambiente e quindi di influire sulla conservazione e l'utilizzazione  durevole della diversità biologica, tenuto conto anche dei rischi per la salute umana; h) vieta di introdurre specie esotiche oppure le controlla o le elimina, se minacciano gli  ecosistemi, gli habitat o le specie; i) si sforza di instaurare le condizioni necessarie per garantire la compatibilità tra le  utilizzazioni attuali e la conservazione della diversità biologica e l'utilizzazione durevole dei  suoi elementi costitutivi; j) tenendo conto delle disposizioni della propria legislazione nazionale, rispetta, preserva e  mantiene le conoscenze, le innovazioni e le pratiche delle comunità autoctone e locali che  impersonano modi di vita tradizionali, importanti per la conservazione e l'utilizzazione durevole  della diversità biologica, e ne promuove una più vasta applicazione con l'accordo e la  partecipazione dei detentori di tali conoscenze, innovazioni e pratiche, e incoraggia la  ripartizione equa dei benefici derivanti dall'utilizzazione di tali conoscenze, innovazioni e  pratiche; k) adotta o mantiene in vigore le disposizioni legislative e le altre disposizioni regolamentari  necessarie per proteggere le specie e le popolazioni minacciate; l) qualora sia stato accertato, in applicazione dell'articolo 7, un rilevante effetto negativo per  la diversità biologica, regolamenta o gestisce i processi e le categorie di attività pertinenti; m) coopera fornendo un sostegno finanziario o di altro tipo per la conservazione in situ, quale  delineata nelle precedenti lettere da a) a l), in particolare ai paesi in via di sviluppo. Articolo 9Conservazione ex situPer quanto possibile e opportuno e soprattutto al fine di  completare le misure di conservazione in situ, ogni parte contraente: a)  adotta misure per conservare ex situ elementi costitutivi della diversità biologica,  preferibilmente nei paesi d'origine dei suddetti elementi; b) mette in opera e mantiene impianti per la conservazione ex situ e la ricerca su piante, animali  e microorganismi, di preferenza nei paesi d'origine delle risorse genetiche; c) adotta misure per il ricupero e la ricostituzione delle specie minacciate e per la  reintroduzione di dette specie nei loro habitat naturali in buone condizioni; d) regolamenta e controlla la raccolta di risorse biologiche negli habitat naturali ai fini della  conservazione ex situ, in modo da evitare che gli ecosistemi e le popolazioni di specie in situ  vengano minacciate, salvo i casi in cui speciali misure ex situ risultino temporaneamente  necessarie ai sensi della precedente lettera c); e) coopera fornendo un sostegno finanziario o di altro tipo per la conservazione ex situ, quale  delineata nelle precedenti lettere da a) a d), e provvedendo all'installazione e al funzionamento  di impianti di conservazione ex situ nei paesi in via di sviluppo. Articolo 10Utilizzazione durevole degli elementi costitutivi della diversità biologicaPer quanto  possibile e opportuno, ogni parte contraente: a)  integra le considerazioni relative alla conservazione e all'utilizzazione durevole delle  risorse biologiche nel processo decisionale nazionale; b) adotta misure relative all'utilizzazione di risorse biologiche per evitare o attenuare gli  impatti negativi sulla diversità biologica; c) protegge e favorisce l'uso consuetudinario delle risorse biologiche conformemente alle pratiche  culturali tradizionali, compatibili con le esigenze di conservazione o di utilizzazione durevole; d) aiuta le popolazioni locali ad elaborare ed ad applicare azioni correttive nelle zone degradate  dove la diversità biologica si è ridotta; e) incoraggia la cooperazione tra l'autorità amministrativa e il settore privato per mettere a  punto metodi che favoriscano l'utilizzazione durevole delle risorse biologiche. Articolo 11IncentiviOgni parte contraente adotta, per quanto possibile e opportuno, misure  economicamente e socialmente positive, che siano di stimolo alla conservazione e all'utilizzazione  durevole degli elementi costitutivi della diversità biologica. Articolo 12Ricerca e formazioneTenendo conto delle necessità particolari dei paesi in via di  sviluppo, le parti contraenti: a)  preparano e svolgono programmi di istruzione scientifica e tecnica e di formazione nelle misure  volte all'identificazione, alla conservazione e all'utilizzazione durevole della diversità  biologica e dei suoi elementi costitutivi, e forniscono aiuti per tale istruzione e formazione  adattate alle esigenze specifiche dei paesi in via di sviluppo; b) promuovono e favoriscono la ricerca che contribuisce alla conservazione e all'utilizzazione  durevole della diversità biologica, in particolare nei paesi in via di sviluppo, conformandosi tra  l'altro alle decisioni della Conferenza delle parti adottate in seguito alle raccomandazioni  dell'organo sussidiario per la consulenza scientifica, tecnica e tecnologica; c) conformemente alle disposizioni degli articoli 16, 18 e 20, sviluppano in collaborazione lo  sfruttamento dei progressi della ricerca scientifica sulla diversità biologica, mettendo a punto  metodi di conservazione e di sfruttamento durevole della diversità biologica. Articolo 13Istruzione e sensibilizzazione del pubblicoLe parti contraenti: a)  promuovono e favoriscono la presa di coscienza dell'importanza della conservazione della  diversità biologica e delle misure necessarie a tal fine e provvedono a diffondere tale  consapevolezza mediante i mezzi di comunicazione e l'inclusione di questi argomenti nei programmi  di insegnamento; b) cooperano, qualora sia opportuno, con altri Stati ed organizzazioni internazionali per mettere a  punto programmi di insegnamento e sensibilizzazione del pubblico relativi alla conservazione e  all'utilizzazione durevole della diversità biologica. Articolo 14Valutazione di impatto e riduzione degli effetti nocivi1.  Per quanto possibile ed  opportuno, ogni parte contraente: a)  adotta procedure adeguate che prescrivano la valutazione dell'impatto sull'ambiente per i  progetti proposti, che potrebbero avere effetti molto negativi sulla diversità biologica, al fine  di evitare o ridurre al minimo tali effetti e, se del caso, permettere al pubblico di partecipare a  tali procedure; b) adotta opportune disposizioni per garantire che siano debitamente prese in considerazione le  conseguenze ambientali dei suoi programmi e delle sue politiche, che potrebbero avere un impatto  molto negativo sulla diversità biologica; c) favorisce, su una base di reciprocità, la comunicazione, lo scambio di informazioni e le  consultazioni sulle attività svolte sotto la sua giurisdizione o sotto il suo controllo che  potrebbero avere effetti molto negativi sulla diversità biologica di altri Stati o di zone situate  al di fuori dei limiti della giurisdizione nazionale, incoraggiando la conclusione di accordi  bilaterali, regionali oppure multilateriali a seconda del caso; d) nel caso di un pericolo o di un danno imminente o grave che ha origine nel territorio sottoposto  alla sua giurisdizione o al suo controllo e che minaccia la diversità biologica in un territorio  soggetto alla giurisdizione di un altro Stato o in zone situate al di fuori dei limiti della  giurisdizione nazionale, ne informa immediatamente gli Stati che possono essere colpiti da tale  pericolo o danno e prende le misure necessarie per prevenire o ridurre al minimo tale pericolo o  danno; e) adotta disposizioni nazionali per interventi di emergenza nel caso in cui determinate attività o  avvenimenti, di origine naturale o altra, presentino un pericolo grave o imminente per la diversità  biologica e incoraggia la cooperazione internazionale al fine di intensificare detti sforzi  nazionali e di decidere piani comuni di intervento nei casi opportuni, stabiliti di comune accordo  con altri Stati od organizzazioni regionali di integrazione economica. 2.  La Conferenza delle parti esamina, sulla base degli studi che verranno intrapresi, la questione  della responsabilità e dell'indennizzo, ivi compresi il ristabilimento e la compensazione per i  danni causati alla diversità biologica, salvo il caso in cui detta responsabilità sia un fatto  puramente interno. Articolo 15Accesso alle risorse genetiche1.  Dato che gli Stati hanno il diritto di sovranità  sulle loro risorse naturali, il potere di determinare l'accesso alle risorse genetiche appartiene  ai governi ed è regolato dalla legislazione nazionale. 2.  Ogni parte contraente si sforza di creare le condizioni adatte per facilitare l'accesso di  altre parti contraenti alle risorse genetiche ai fini di un'utilizzazione innocua per l'ambiente e  per non imporre restrizioni contrarie agli obiettivi della presente Convenzione. 3.  Ai fini della presente Convenzione, per risorse genetiche fornite da una parte contraente, di  cui si fa menzione in questo articolo e negli articoli 16 e 19, si intendono esclusivamente le  risorse fornite dalle parti contraenti che sono paesi d'origine di tali risorse o fornite dalle  parti che le hanno acquisite conformemente alla presente Convenzione. 4.  L'accesso, qualora concesso, ha luogo alle condizioni stabilite di comune accordo ed è soggetto  alle disposizioni del presente articolo. 5.  L'accesso alle risorse genetiche è soggetto all'autorizzazione preventiva rilasciata sulla base  delle informazioni ricevute dalla parte contraente che mette a disposizione dette risorse, salvo  decisione contraria di quest'ultima. 6.  Ogni parte contraente si sforza di sviluppare ed effettuare ricerche scientifiche fondate sulle  risorse genetiche fornite da altre parti contraenti con la piena partecipazione di queste parti e,  nella misura del possibile, sul loro territorio. 7.  Ogni parte contraente adotta opportune misure legislative, amministrative o politiche,  conformemente agli articoli 16 e 19 e, se del caso, per mezzo del meccanismo finanziario creato in  virtù degli articoli 20 e 21, al fine di ripartire in modo giusto ed equo, tra essa stessa e la  parte contraente che fornisce le risorse, i risultati della ricerca e dello sviluppo, nonché i  benefici che risultano dall'utilizzazione commerciale e di altro tipo di dette risorse genetiche.  Tale ripartizione si effettua secondo modalità convenute di comune accordo. Articolo 16Accesso alla tecnologia e trasferimento di tecnologia1.  Ogni parte contraente,  riconoscendo che la tecnologia comprende la biotecnologia e che l'accesso alla tecnologia ed il  trasferimento di tecnologia tra le parti contraenti sono elementi essenziali per la realizzazione  degli obiettivi della presente Convenzione, si impegna, conformemente alle disposizioni del  presente articolo, a permettere e/o a facilitare ad altre parti contraenti l'accesso alle  tecnologie o il trasferimento delle tecnologie che riguardano la conservazione e l'utilizzazione  durevole della diversità biologica o utilizzano le risorse genetiche senza provocare danni  sensibili all'ambiente. 2.  L'accesso alla tecnologia e il trasferimento di tecnologia, di cui al precedente paragrafo 1,  sono garantiti e/o facilitati ai paesi in via di sviluppo applicando condizioni eque e il più  possibile favorevoli, ivi comprese condizioni di concessione e preferenziali, qualora convenute di  comune accordo, e, se necessario, conformemente al meccanismo finanziario stabilito dagli articoli  20 e 21. Qualora una tecnologia costituisca oggetto di brevetti e altri diritti di proprietà  intellettuale, l'accesso ad essa ed il trasferimento di essa sono assicurati secondo modalità che  riconoscano i diritti di proprietà intellettuale e siano compatibili con una loro protezione  adeguata ed efficace. Il presente paragrafo è applicato conformemente alle disposizioni dei  successivi paragrafi 3, 4 e 5. 3.  Ogni parte contraente adotta le opportune misure legislative, amministrative o politiche volte  a garantire alle parti contraenti che forniscono risorse genetiche, in particolare a quelle che  sono paesi in via di sviluppo, l'accesso alla tecnologia che utilizza tali risorse ed il  trasferimento di essa, secondo modalità convenute di comune accordo, ivi compresa la tecnologia  protetta da brevetti e da altri diritti di proprietà intellettuale, qualora necessario per mezzo  delle disposizioni di cui agli articoli 20 e 21, in conformità del diritto internazionale e  coerentemente con i successivi paragrafi 4 e 5. 4.  Ogni parte contraente adotta le opportune misure legislative, amministrative o politiche, volte  a far sì che il settore privato faciliti l'accesso alla tecnologia di cui al precedente paragrafo  1, nonché lo sviluppo in comune e il trasferimento di essa a beneficio sia di organismi governativi  che del settore privato dei paesi in via di sviluppo e, a tale riguardo, si attiene agli obblighi  enunciati nei precedenti paragrafi 1, 2 e 3. 5.  Le parti contraenti, riconoscendo che i brevetti ed altri diritti di proprietà intellettuale  possono avere un influsso sull'applicazione della Convenzione, cooperano sotto questo aspetto,  nell'osservanza delle legislazioni nazionali e del diritto internazionale, affinché tali diritti  costituiscano un aiuto e non un ostacolo alla realizzazione degli obiettivi della Convenzione. Articolo 17Scambio di informazioni1.  Le parti contraenti facilitano lo scambio di informazioni,  che si possono ottenere da fonti pubbliche e che concernono la conservazione e l'utilizzazione  durevole della diversità biologica, tenendo conto delle necessità particolari dei paesi in via di  sviluppo. 2.  Tale scambio comprende la comunicazione di informazioni sui risultati delle ricerche tecniche,  scientifiche e socioeconomiche e inoltre sui programmi di formazione e di studi, di nozioni  specialistiche e delle conoscenze autoctone e tradizionali in quanto tali o associate alle  tecnologie di cui al paragrafo 1 dell'articolo 16. Tale scambio comprende anche, qualora possibile,  la comunicazione delle informazioni ottenute con la ricerca sulle risorse genetiche messa a  disposizione da un'altra parte. Articolo 18Cooperazione tecnica e scientifica1.  Le parti contraenti incoraggiano la cooperazione  tecnica e scientifica internazionale nel settore della conservazione e dell'utilizzazione durevole  della diversità biologica, se necessario per mezzo delle istituzioni nazionali e internazionali  competenti. 2.  Ogni parte contraente promuove la cooperazione scientifica e tecnica con altre parti  contraenti, in particolare con i paesi in via di sviluppo, per attuare la presente Convenzione, tra  l'altro mediante l'elaborazione e l'applicazione di politiche nazionali. Nell'incoraggiare tale  cooperazione, bisogna dedicare un'attenzione particolare allo sviluppo e al rafforzamento delle  capacità nazionali mediante lo sviluppo delle risorse umane e la creazione di una struttura  amministrativa o la razionalizzazione di quella esistente. 3.  La Conferenza delle parti, nella sua prima riunione, determina come creare un centro di scambi  per incoraggiare e facilitare la cooperazione tecnica e scientifica. 4.  Conformemente alla legislazione e alle politiche nazionali, le parti contraenti promuovono e  mettono a punto, nel perseguire gli obiettivi della presente Convenzione, metodi di cooperazione  per l'elaborazione e l'utilizzazione di tecnologie, ivi comprese le tecnologie autoctone e  tradizionali. A questo scopo, le parti contraenti incoraggiano la cooperazione anche per la  formazione del personale e lo scambio di esperti. 5.  Le parti contraenti sostengono, sulla base di un mutuo accordo, la creazione di programmi  comuni di ricerca e di società miste per lo sviluppo di tecnologie concernenti gli obiettivi della  presente Convenzione. Articolo 19Gestione della biotecnologia e ripartizione dei vantaggi1.  Ogni parte contraente  adotta le opportune misure legislative, amministrative o politiche per garantire la partecipazione  effettiva alle attività di ricerca biotecnologica delle parti contraenti, in particolare se si  tratta di paesi in via di sviluppo, le quali forniscono le risorse genetiche per tali attività di  ricerca, da svolgere, se possibile, nel territorio di tali parti contraenti. 2.  Ogni parte contraente adotta tutti i provvedimenti possibili per incoraggiare e favorire  l'accesso prioritario, su una base giusta ed equa, ai risultati e ai vantaggi ottenuti dalle  biotecnologie alle parti contraenti, in particolare se si tratta di paesi in via di sviluppo, le  quali hanno fornito le risorse genetiche per lo sviluppo di dette biotecnologie. L'accesso ha luogo  alle condizioni stabilite di comune accordo. 3.  Le parti devono valutare la necessità di un protocollo e le relative modalità con cui istituire  opportune procedure tra cui, in particolare, l'autorizzazione preventiva rilasciata sulla base  delle informazioni ricevute concernenti il trasferimento, la manipolazione e l'utilizzazione  secondo criteri di sicurezza di qualsiasi organismo vivente modificato, ottenuto con la  biotecnologia, il quale potrebbe avere effetti negativi sulla conservazione e l'utilizzazione  durevole della diversità biologica. 4.  Ogni parte contraente comunica, direttamente o imponendo tale obbligo a qualsiasi persona  fisica o giuridica soggetta alla sua giurisdizione che fornisce gli organismi a cui si fa  riferimento nel paragrafo 3, tutte le informazioni disponibili relative all'utilizzazione di tali  organismi e le disposizioni di sicurezza che essa ha adottato riguardo alla loro manipolazione,  nonché tutte le informazioni disponibili sui possibili effetti negativi degli organismi specifici  in causa, alla parte contraente sul cui territorio tali organismi devono essere introdotti. Articolo 20Risorse finanziarie1.  Ogni parte contraente si impegna a fornire, secondo le sue  possibilità, un sostegno e incentivi finanziari per quanto riguarda le attività nazionali volte  alla realizzazione degli obiettivi della presente Convenzione, conformemente ai suoi progetti,  priorità e programmi nazionali. 2.  Le parti che sono paesi industrializzati forniscono nuove e addizionali risorse finanziarie per  permettere alle parti che sono paesi in via di sviluppo di far fronte a tutti i costi aggiuntivi  convenuti che devono sostenere per attuare i provvedimenti di adempimento degli obblighi contratti  in virtù della presente Convenzione, e di beneficiare delle disposizioni della stessa. Questi costi  sono concordati tra la parte contraente che è un paese in via di sviluppo e la struttura  istituzionale di cui all'articolo 21, conformemente alla politica, alla strategia, alle priorità  programmatiche, ai criteri di assegnazione e ad un elenco indicativo dei costi aggiuntivi,  stabiliti dalla Conferenza delle parti. Altre parti, ivi compresi i paesi che si trovano in una  fase di transizione verso una economia di mercato, possono assumere volontariamente gli obblighi  delle parti che sono dei paesi industrializzati. Ai fini del presente articolo, la Conferenza delle  parti adotta, alla sua prima riunione, un elenco delle parti che sono paesi industrializzati, e  delle altre parti che assumono volontariamente gli obblighi delle parti che sono paesi  industrializzati. La Conferenza delle parti riesamina periodicamente detto elenco e lo modifica  qualora necessario. Si deve incoraggiare anche la concessione volontaria di contributi da parte di  altri paesi e fonti. Per realizzare tali impegni, si deve tener conto della necessità che i  finanziamenti siano adeguati, prevedibili e tempestivi, e dell'importanza di ripartire gli oneri  tra le parti contribuenti iscritte nell'elenco. 3.  Le parti che sono paesi industrializzati possono anche fornire, alle parti che sono paesi in  via di sviluppo, risorse finanziarie per l'applicazione della presente Convenzione tramite canali  bilaterali, regionali e multilaterali. 4.  La misura in cui le parti, che sono paesi in via di sviluppo, manterrano effettivamente gli  impegni loro imposti dalla presente Convenzione, dipende dall'effettiva attuazione, da parte dei  paesi industrializzati che sono parti dalla Convenzione, degli impegni che la Convenzione impone  loro riguardo alle risorse finanziarie e al trasferimento di tecnologia, ed è fondamentalmente  determinata dal fatto che lo sviluppo economico e sociale e l'eliminazione della povertà sono le  principali ed essenziali priorità delle parti che sono paesi in via di sviluppo. 5.  Nelle loro azioni relative a finanziamenti e al trasferimento di tecnologia, le parti tengono  pienamente conto dei bisogni specifici e della situazione particolare dei paesi meno sviluppati. 6.  Le parti contraenti prendono in considerazione anche le condizioni speciali risultanti dalla  dipendenza dalla diversità biologica e dalla sua distribuzione e localizzazione sul territorio  delle parti che sono paesi in via di sviluppo, in particolare i piccoli Stati insulari. 7.  Si deve prendere in considerazione anche la situazione particolare dei paesi in via di  sviluppo, ivi compresi quelli che sono più vulnerabili quanto ad ambiente, per esempio quelli che  hanno zone aride e semiaride, zone costiere e montagnose. Articolo 21Meccanismo di finanziamento1.  Si deve creare un meccanismo di finanziamento, i cui  elementi essenziali sono descritti nel presente articolo, per fornire ai fini della presente  Convenzione, risorse finanziarie alle parti che sono paesi in via di sviluppo, sotto forma di doni  o a condizioni di favore. Ai fini della presente Convenzione, la Conferenza delle parti esercita la  sua autorità sul meccanismo di finanziamento, ne stabilisce le linee direttrici e ne controlla il  funzionamento. Le operazioni del meccanismo sono svolte da una struttura istituzionale, sulla quale  la Conferenza delle parti può prendere una decisione alla sua prima riunione. Ai fini della  presente Convenzione, la Conferenza delle parti determina la politica, la strategia, le priorità  programmatiche ed i criteri di assegnazione per quanto riguarda l'accesso a tali risorse e la loro  utilizzazione. I contributi devono essere tali da permettere di tener conto della necessità che i  finanziamenti, di cui all'articolo 20, siano prevedibili, adeguati e tempestivi, in conformità  dell'importo delle risorse necessarie, che viene deciso periodicamente dalla Conferenza delle  parti, e dell'importanza di ripartire gli oneri tra le parti contribuenti iscritte nell'elenco di  cui al paragrafo 2 dell'articolo 20. Possono versare contributi volontari anche le parti che sono  paesi sviluppati, altri paesi e altre fonti. Il meccanismo deve operare secondo un sistema  democratico e trasparente di gestione. 2.  Per raggiungere gli obiettivi della presente Convenzione, la Conferenza delle parti determina,  alla sua prima riunione, la politica generale, la strategia e le priorità programmatiche, nonché i  criteri e linee direttrici dettagliate per attribuire la facoltà di accedere alle risorse  finanziarie e di utilizzarle, ivi compreso un controllo e una valutazione regolari di tale  utilizzazione. La Conferenza delle parti decide le disposizioni necessarie per dare effetto al  precedente paragrafo 1, previa consultazione con la struttura istituzionale incaricata della  gestione del meccanismo finanziario. 3.  La Conferenza delle parti riesamina l'efficienza del meccanismo di finanziamento creato in base  al presente articolo, ivi compresi i criteri e le linee direttrici di cui al precedente paragrafo  2, non meno di due anni dopo l'entrata in vigore della presente Convenzione e, in seguito, a  scadenze regolari. Sulla base di tale riesame, essa adotta misure adeguate per rendere il  meccanismo più efficiente, se necessario. 4.  Le parti contraenti prendono in considerazione l'opportunità di rafforzare le istituzioni  finanziarie esistenti per concedere le risorse finanziarie per la conservazione e l'utilizzazione  durevole della diversità biologica. Articolo 22Relazioni con altre convenzioni internazionali1.  Le disposizioni della presente  Convenzione non modificano i diritti e gli obblighi che una parte contraente ha precedentemente  assunto aderendo ad un accordo internazionale, a meno che l'esercizio di questi diritti o  l'adempimento di questi obblighi possa causare gravi danni alla diversità biologica o possa porla  in pericolo. 2.  Per quanto riguarda l'ambiente marino, le parti contraenti applicano la presente Convenzione  conformemente ai diritti e agli obblighi degli Stati stabiliti dal diritto dei mari. Articolo 23La Conferenza delle parti1.  È istituita una Conferenza delle parti. Il direttore  esecutivo del programma delle Nazioni Unite per l'ambiente convoca la prima riunione della  Conferenza delle parti entro un anno a decorrere dall'entrata in vigore della presente Convenzione.  In seguito le riunioni ordinarie della Conferenza delle parti hanno luogo ad intervalli regolari,  stabiliti dalla Conferenza alla sua prima riunione. 2.  Le riunioni straordinarie della Conferenza delle parti hanno luogo ogniqualvolta la Conferenza  lo ritenga necessario o qualora una delle parti lo richieda per iscritto, purché tale richiesta  venga approvata da almeno un terzo delle parti entro i sei mesi dalla data in cui detta richiesta è  stata comunicata alle parti dal segretariato. 3.  La Conferenza delle parti approva e adotta all'unanimità il proprio regolamento di procedura e  quello di qualsiasi organismo sussidiario che essa dovesse creare, nonché il regolamento  finanziario concernente il finanziamento del segretariato. In ogni riunione ordinaria, la  Conferenza delle parti adotta un bilancio per l'esercizio finanziario che scade alla data della  successiva riunione ordinaria. 4.  La Conferenza delle parti segue l'applicazione della presente Convenzione e a tale scopo: a)  stabilisce la forma e la frequenza per la comunicazione delle informazioni da inviare in  conformità dell'articolo 26, ed esamina tali informazioni, nonché le relazioni presentate da  qualsiasi organismo sussidiario; b) esamina i pareri tecnici, tecnologici e scientifici sulla diversità biologica, forniti in  conformità dell'articolo 25; c) esamina ed adotta, se opportuno, i protocolli in conformità dell'articolo 28; d) esamina ed adotta, se opportuno, gli emendamenti alla presente Convenzione e ai suoi allegati,  in conformità degli articoli 29 e 30; e) esamina gli emendamenti a qualsiasi protocollo, nonché ai suoi allegati e ne raccomanda, se così  viene deciso, l'adozione alle parti al protocollo in questione; f) esamina ed adotta, se opportuno, in conformità dell'articolo 30, gli allegati supplementari alla  presente Convenzione; g) istituisce gli organismi sussidiari considerati necessari per l'applicazione della presente  Convenzione, in particolare con compiti di consulenza scientifica e tecnica; h) tramite il segretariato stabilisce contatti con gli organismi esecutivi delle convenzioni che  disciplinano materie soggette alla presente Convenzione al fine di fissare opportune modalità di  cooperazione; i) esamina e adotta tutti gli altri provvedimenti necessari al raggiungimento degli obiettivi della  presente Convenzione alla luce dell'esperienza acquisita nella gestione della Convenzione. 5.  L'organizzazione delle Nazioni Unite, le sue agenzie specializzate e l'Agenzia internazionale  dell'energia atomica, inoltre tutti gli Stati che non sono parti alla presente Convenzione, possono  partecipare alle riunioni della Conferenza delle parti in qualità di osservatori. Qualsiasi  organismo o agenzia, governativo o meno, qualificato nei settori relativi alla conservazione e  all'utilizzazione durevole della diversità biologica che abbia informato il segretariato del suo  desiderio di partecipare ad una riunione della Conferenza delle parti in qualità di osservatore può  essere ammesso a partecipare, a meno che vi si opponga un terzo delle parti. L'ammissione e la  partecipazione degli osservatori sono disciplinate dal regolamento di procedura adottato dalla  Conferenza delle parti. Articolo 24Il segretariato1.  È istituito un segretariato. Le sue funzioni sono le seguenti: a)  organizzare le riunioni della Conferenza delle parti, di cui all'articolo 23, e assicurarne il  servizio; b) espletare le funzioni ad esso attribuite dai protocolli; c) preparare relazioni relative all'esercizio delle sue funzioni nell'ambito della presente  Convenzione e presentarle alla Conferenza delle parti; d) assicurare il coordinamento con altri organismi internazionali competenti e in particolare  concludere gli accordi amministrativi e contrattuali eventualmente necessari per espletare  efficacemente le sue funzioni; e) espletare qualsiasi altra funzione che la Conferenza delle parti dovesse assegnargli. 2.  Nella sua prima riunione ordinaria, la Conferenza delle parti designa, tra le organizzazioni  internazionali competenti che hanno manifestato la loro disponibilità a svolgere le funzioni del  segretariato nell'ambito della presente Convenzione, quella a cui affidare tali funzioni. Articolo 25Organismo sussidiario di consulenza scientifica, tecnica e tecnologica1.  È istituito  un organismo sussidiario con il compito di prestare alla Conferenza delle parti e, se opportuno, ai  suoi altri organismi sussidiari, tempestiva consulenza scientifica, tecnologica e tecnica riguardo  all'applicazione della presente Convenzione. Tale organismo è aperto alla partecipazione di tutte  le parti ed è multidisciplinare. È composto di rappresentanti di governi che devono essere esperti  nel campo di loro competenza. Esso presenterà regolarmente relazioni alla Conferenza delle parti su  tutti gli aspetti del suo lavoro. 2.  Sotto l'autorità della Conferenza delle parti, conformemente alle linee direttrici da essa  stabilite e su sua richiesta, tale organo: a)  prepara le valutazioni scientifiche e tecniche sulla situazione nel settore della diversità  biologica; b) effettua valutazioni scientifiche e tecniche sugli effetti dei tipi di provvedimenti adottati  conformemente alle disposizioni della presente Convenzione; c) identifica le tecnologie e le conoscenze tecniche innovative, efficienti e avanzate concernenti  la conservazione e l'utilizzazione durevole della diversità biologica e consiglia i modi e i mezzi  per promuovere lo sviluppo e/o il trasferimento di tali tecnologie; d) formula pareri sui programmi scientifici e sulla cooperazione internazionale per la ricerca e lo  sviluppo che riguardano la conservazione e l'utilizzazione durevole della diversità biologica; e) risponde alle questioni di ordine scientifico, tecnico, tecnologico e metodologico che la  Conferenza delle parti ed i suoi organismi sussidiari sottopongono al suo esame. 3.  Le funzioni, il mandato, l'organizzazione ed il funzionamento di tale organismo possono essere  ulteriormente elaborati dalla Conferenza delle parti. Articolo 26RelazioniOgni parte contraente presenta alla Conferenza delle parti, secondo scadenze  determinate da quest'ultima, relazioni sui provvedimenti adottati per applicare le disposizioni  della presente Convenzione e sulla loro efficacia per la realizzazione degli obiettivi della  presente Convenzione. Articolo 27Composizione delle controversie1.  Nel caso in cui sorga una controversia tra parti  contraenti in merito all'interpretazione o all'applicazione della presente Convenzione, le parti in  questione cercano di arrivare ad una soluzione tramite trattative. 2.  Qualora le parti in questione non riescano a trovare un accordo tramite trattative, possono  ricorrere congiuntamente ai buoni uffici o alla mediazione di una terza parte. 3.  Al momento di ratificare, accettare, approvare la presente Convenzione o di aderirvi, oppure in  qualsiasi momento successivo, uno Stato o un'organizzazione regionale di integrazione economica può  dichiarare per iscritto al depositario che, nel caso di una controversia non risolta in conformità  del precedente paragrafo 1 oppure paragrafo 2 del presente articolo, accetta come obbligatorie  l'una o l'altra delle seguenti procedure di composizione della controversia oppure entrambe: a)  l'arbitrato, conformemente alla procedura stabilita nella parte 1 dell'allegato II; b) la presentazione della controversia alla Corte internazionale di giustizia. 4.  Qualora le parti alla controversia non abbiano accettato, in conformità del precedente  paragrafo 3, la stessa procedura o entrambe, la controversia viene sottoposta a conciliazione  conformemente alla parte 2 dell'allegato II, a meno che le parti convengano diversamente. 5.  Le disposizioni del presente articolo si applicano a qualsiasi protocollo, salvo se  quest'ultimo disponga diversamente. Articolo 28Adozione dei protocolli1.  Le parti contraenti cooperano per l'elaborazione e  l'adozione dei protocolli alla presente Convenzione. 2.  I protocolli sono adottati in una riunione della Conferenza delle parti. 3.  Il testo di qualsiasi protocollo proposto è comunicato alle parti contraenti dal segretariato  almeno sei mesi prima della suddetta riunione. Articolo 29Emendamenti alla Convenzione o ai protocolli1.  Qualsiasi parte contraente può  proporre emendamenti alla presente Convenzione. Qualsiasi parte ad un protocollo può proporre  emendamenti a detto protocollo. 2.  Gli emendamenti alla presente Convenzione sono adottati in una riunione della Conferenza delle  parti. Gli emendamenti ad un protocollo sono adottati durante una riunione delle parti al  protocollo in questione. Il testo di qualsiasi proposta di emendamento alla presente Convenzione o  ad un protocollo, salvo disposizione contraria del protocollo in questione, è comunicato alle parti  allo strumento in questione dal segretariato almeno sei mesi prima della riunione alla quale verrà  presentato per adozione. Il segretariato comunica gli emendamenti proposti ai firmatari della  presente Convenzione anche per informazione. 3.  Le parti si impegnano in ogni modo possibile a raggiungere un accordo unanime su qualsiasi  proposta di emendamento alla presente Convenzione o ad un protocollo. Se nonostante il ricorso a  tutti i modi di concertazione non viene raggiunto un accordo unanime, l'emendamento è adottato in  ultima istanza alla maggioranza di due terzi delle parti allo strumento in questione, che sono  presenti alla riunione e partecipano alla votazione; l'emendamento è poi presentato dal depositario  a tutte le parti per ratifica, accettazione o approvazione. 4.  La ratifica, l'accettazione o l'approvazione degli emendamenti è notificata per iscritto al  depositario. Gli emendamenti adottati conformemente al precedente paragrafo 3 entrano in vigore per  le parti che li hanno approvati il novantesimo giorno successivo alla data in cui gli strumenti di  ratifica, accettazione o approvazione sono stati depositati da almeno due terzi delle parti  contraenti della presente Convenzione o delle parti del protocollo in questione, salvo disposizione  contraria di tale protocollo. In seguito, gli emendamenti entrano in vigore per qualsiasi altra  parte dopo novanta giorni a decorrere dalla data in cui tale parte ha depositato il suo strumento  di ratifica, di accettazione o di approvazione degli emendamenti. 5.  Al fine del presente articolo, l'espressione «parti che sono presenti alla riunione e  partecipano alla votazione» indica le parti presenti alla riunione che esprimono un voto  affermativo o negativo. Articolo 30Adozione ed emendamento degli allegati1.  Gli allegati alla presente Convenzione o a  qualsiasi protocollo formano parte integrante della Convenzione o di detto protocollo, a seconda  dei casi, e, a meno che sia diversamente disposto, un riferimento alla presente Convenzione o ai  suoi protocolli costituisce nello stesso tempo un riferimento ai relativi allegati. Gli allegati  contengono esclusivamente disposizioni o dati su questioni procedurali, scientifiche, tecniche ed  amministrative. 2.  A meno che sia diversamente disposto in un protocollo riguardo ai relativi allegati, per  proporre, adottare e mettere in vigore successivi allegati alla presente Convenzione o allegati ad  un protocollo si applica la seguente procedura: a)  gli allegati alla presente Convenzione o ad un protocollo sono proposti ed adottati secondo la  procedura prescritta all'articolo 29; b) ogni parte che non può approvare un allegato supplementare alla presente Convenzione o un  allegato ad un protocollo al quale sia parte, notifica ciò per iscritto al depositario entro un  anno a decorrere dalla data di comunicazione dell'adozione da parte del depositario. Il depositario  comunica senza indugio a tutte le parti la notifica ricevuta. Una parte può ritirare in qualsiasi  momento una precedente dichiarazione di obiezione e pertanto gli allegati entrano in vigore, per  detta parte, fatto salvo quanto disposto alla successiva lettera c); c) un anno dopo la comunicazione da parte del depositario dell'adozione, l'allegato entra in vigore  per tutte le parti alla presente Convenzione o al protocollo in questione che non hanno presentato  notifica scritta conformemente alle disposizioni della precedente lettera b).3.  La proposta, l'adozione e l'entrata in vigore degli emendamenti agli allegati della presente  Convenzione o di un protocollo sono soggette alla stessa procedura prevista per la proposta,  l'adozione e l'entrata in vigore degli allegati alla Convenzione o ad un protocollo. 4.  Se un allegato supplementare o un emendamento ad un allegato fa riferimento ad un emendamento  alla Convenzione o ad un protocollo, tale allegato supplementare o emendamento non entra in vigore  finché non entra in vigore l'emendamento alla Convenzione o al protocollo in questione. Articolo 31Diritto di voto1.  Fatto salvo il disposto del successivo paragrafo 2, ogni parte  contraente alla presente Convenzione o ad un protocollo dispone di un voto. 2.  Le organizzazioni regionali di integrazione economica esercitano il diritto di voto di loro  competenza, esprimendo un numero di voti pari al numero di Stati membri che sono parti alla  presente Convenzione o al protocollo in questione. Dette organizzazioni non esercitano il diritto  di voto se lo esercitano gli Stati membri e viceversa. Articolo 32Relazione tra la presente Convenzione ed i suoi protocolli1.  Uno Stato o una  organizzazione regionale d'integrazione economica non può divenire parte ad un protocollo senza  essere o divenire simultaneamente parte alla presente Convenzione. 2.  Le decisioni relative ad un protocollo sono adottate solo dalle parti a detto protocollo. Una  parte contraente che non ha ratificato, accettato o approvato un protocollo può partecipare, in  qualità di osservatore, a tutte le riunioni delle parti a detto protocollo. Articolo 33FirmaLa presente Convenzione è aperta alla firma per tutti gli Stati e le  organizzazioni regionali di integrazione economica a Rio de Janeiro dal 5 al 14 giugno 1992 e nella  sede delle Nazioni Unite, a New York, dal 15 giugno 1992 al 4 giugno 1993. Articolo 34Ratifica, accettazione, approvazione1.  La presente Convenzione e i suoi protocolli  sono sottoposti alla ratifica, all'accettazione o all'approvazione degli Stati e delle  organizzazioni regionali di integrazione economica. Gli strumenti di ratifica, di accettazione e di  approvazione sono depositati presso il depositario. 2.  Qualsiasi organizzazione di cui al precedente paragrafo 1, che diventa parte alla presente  Convenzione o ad un protocollo senza che alcuno dei suoi Stati membri sia parte contraente, è  sottoposta a tutti gli obblighi derivanti dalla Convenzione o dal protocollo in questione, a  seconda dei casi. Qualora uno o più Stati membri di una di tali organizzazioni sia parte contraente  alla Convenzione o ad un relativo protocollo, l'organizzazione e i suoi Stati membri decidono sulle  rispettive responsabilità per quanto riguarda l'esecuzione degli obblighi derivanti dalla  Convenzione o dal protocollo, a seconda dei casi. In tali casi, l'organizzazione ed i suoi Stati  membri non hanno la facoltà di esercitare simultaneamente i diritti derivanti dalla Convenzione o  da un relativo protocollo. 3.  Negli strumenti di ratifica, di accettazione o di approvazione, le organizzazioni di cui al  paragrafo 1 precedente indicano l'estensione delle loro competenze nei settori disciplinati dalla  Convenzione o dal protocollo in questione. Esse informano il depositario anche di qualsiasi  modifica pertinente all'estensione di dette competenze. Articolo 35Adesione1.  La presente Convenzione e i suoi protocolli sono aperti all'adesione degli  Stati e delle organizzazioni regionali di integrazione economica a partire dalla data in cui la  Convenzione o il protocollo in questione non sono più aperti alla firma. Gli strumenti di adesione  sono depositati presso il depositario. 2.  Negli strumenti di adesione le organizzazioni di cui al precedente paragrafo 1 indicano  l'estensione delle loro competenze nei settori disciplinati dalla Convenzione o dal protocollo in  questione. Esse informano il depositario anche di qualsiasi modifica pertinente all'estensione di  dette competenze. 3.  Le disposizioni dell'articolo 34, paragrafo 2, si applicano alle organizzazioni regionali di  integrazione economica che aderiscono alla presente Convenzione o ad uno dei suoi protocolli. Articolo 36Entrata in vigore1.  La presente Convenzione entra in vigore il novantesimo giorno  successivo alla data di deposito del trentesimo strumento di ratifica, di accettazione, di  approvazione o di adesione. 2.  Un protocollo entra in vigore il novantesimo giorno successivo alla data in cui è stato  depositato il numero di strumenti di ratifica, di accettazione, di approvazione o di adesione  specificato in detto protocollo. 3.  Per ogni parte contraente che ratifica, accetta o approva la presente Convenzione o accede ad  essa dopo il deposito del trentesimo strumento di ratifica, accettazione, approvazione o adesione,  essa entra in vigore il novantesimo giorno successivo alla data di deposito dello strumento di  ratifica, accettazione, approvazione o adesione da parte di detta parte contraente. 4.  A meno che sia diversamente disposto in un protocollo, esso entra in vigore per una parte  contraente che lo ratifica, accetta, approva o aderisce ad esso dopo la sua entrata in vigore  conformemente al precedente paragrafo 2, il novantesimo giorno successivo alla data in cui detta  parte contraente deposita lo strumento di ratifica, accettazione, approvazione o adesione, oppure,  se posteriore, alla data in cui la presente Convenzione entra in vigore per detta parte  contraente. 5.  Ai fini dei precedenti paragrafi 1 e 2, uno strumento depositato da un'organizzazione regionale  di integrazione economica non è conteggiato in più agli strumenti depositati dagli Stati membri  della detta organizzazione. Articolo 37RiserveNon si possono fare riserve alla presente Convenzione. Articolo 38Denuncia1.  Dopo due anni a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente  Convenzione per una parte contraente, questa parte contraente può, in qualsiasi momento, denunciare  la Convenzione con notifica scritta al depositario. 2.  Qualsiasi denuncia prende effetto allo scadere di un anno a decorrere dalla data della sua  ricezione da parte del depositario o in qualsiasi data posteriore che sia specificata nella  notifica della denuncia. 3.  Se una parte contraente denuncia la presente Convenzione, si considera che abbia denunciato  anche i protocolli ai quali essa è parte. Articolo 39Accordi finanziari interinaliA condizione che sia stato integralmente ristrutturato,  conformemente alle disposizioni di cui all'articolo 21, il Fondo mondiale per l'ambiente del  programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, del programma delle Nazioni Unite per l'ambiente e  della Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo è, a titolo interinale, la struttura  istituzionale di cui all'articolo 21 per il periodo che va dall'entrata in vigore della presente  Convenzione fino alla prima riunione della Conferenza delle parti o fino alla data in cui la  Conferenza delle parti decide quale struttura istituzionale designare conformemente all'articolo  21. Articolo 40Accordi interinali per il segretariatoIl segretariato che è messo a disposizione dal  direttore esecutivo del programma delle Nazioni Unite per l'ambiente è, a titolo provvisorio, il  segretariato di cui all'articolo 24, paragrafo 2, per il periodo che va dall'entrata in vigore  della presente Convenzione alla prima riunione della Conferenza delle parti. Articolo 41DepositarioIl segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite assume le  funzioni di depositario della presente Convenzione e dei suoi protocolli. Articolo 42Testi autenticiL'originale della presente Convenzione, i cui testi nelle lingue araba,  cinese, inglese, francese, russa e spagnola sono parimenti autentici, sarà depositato presso il  segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite. In fede di che, i sottoscritti, debitamente autorizzati a tal fine, hanno firmato la presente  Convenzione. Fatto a Rio de Janeiro, il cinque giugno millenovecentonovantadue. ALLEGATO IIDENTIFICAZIONE E CONTROLLO1.  Ecosistemi e habitat: che contengano una grande  diversità, un elevato numero di specie endemiche o minacciate, specie selvatiche; necessari per le  specie migratrici; aventi un'importanza sociale, economica, culturale o scientifica; che siano  rappresentativi, unici o associati a processi chiave evolutivi o ad altri processi biologici. 2. Specie e comunità che siano minacciate; specie selvatiche imparentate a specie domestiche o  coltivate; che abbiano un valore medicinale, agricolo o economico; d'importanza sociale,  scientifica o culturale; importanti per la ricerca sulla conservazione e l'utilizzazione durevole  della diversità biologica, come le specie indicative. 3. Genomi e geni descritti d'importanza sociale, scientifica od economica. ALLEGATO IIPARTE 1ArbitratoArticolo 1La parte ricorrente notifica al segretariato il fatto che  le parti sottopongono una controversia ad arbitrato in conformità dell'articolo 27. La notifica  indica l'oggetto dell'arbitrato e in particolare gli articoli della Convenzione o del protocollo la  cui interpretazione o applicazione è controversa. Se le parti non si mettono d'accordo sull'oggetto  della controversia prima che venga designato il presidente del tribunale arbitrale, quest'ultimo  dirime la questione. Il segretariato comunica le informazioni così ricevute a tutte le parti  contraenti della presente Convenzione o del protocollo in questione. Articolo 21.  In caso di controversie tra due parti, il tribunale arbitrale è composto di tre  membri. Ciascuna delle parti alla controversia nomina un arbitro e i due arbitri così nominati  designano di comune accordo il terzo arbitro che sarà il presidente del tribunale. Quest'ultimo non  deve avere la nazionalità di una delle parti alla controversia né avere il luogo di residenza  abituale nel territorio di una delle due parti, né essere funzionario di una di esse, né essersi  occupato della controversia sotto altro titolo. 2.  In caso di controversia tra più di due parti, le parti aventi lo stesso interesse nominano un  arbitro di comune accordo. 3.  Qualora si debba sostituire un arbitro, si applica la procedura prevista per la nomina  iniziale. Articolo 31.  Qualora il presidente del tribunale arbitrale non sia designato entro due mesi dalla  nomina del secondo arbitro, il segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite procede,  su richiesta di una parte, alla designazione del presidente entro un nuovo termine di due mesi. 2.  Qualora una delle parti alla controversia non nomini un arbitro entro due mesi dalla ricezione  della richiesta, l'altra parte potrà informarne il segretario generale, che procede alla  designazione entro un nuovo termine di due mesi. Articolo 4Il tribunale arbitrale pronuncia le sue decisioni conformemente alle disposizioni della  presente Convenzione, e dei protocolli in questione, e al diritto internazionale. Articolo 5A meno che le parti alla controversia convengano diversamente, il tribunale arbitrale  stabilisce il proprio regolamento di procedura. Articolo 6Su richiesta di una delle parti, il tribunale arbitrale può raccomandare misure  provvisorie indispensabili di protezione. Articolo 7Le parti alla controversia facilitano i lavori del tribunale arbitrale e, in  particolare, utilizzando tutti i mezzi a loro disposizione, devono: a)  fornire al tribunale tutti i documenti, le informazioni e gli strumenti pertinenti eb) qualora  sia necessario, mettere il tribunale in grado di citare testimoni o esperti e di ricevere le loro  disposizioni. Articolo 8Le parti e gli arbitri hanno l'obbligo di salvaguardare il carattere riservato di ogni  informazione ottenuta in via confidenziale nel corso delle udienze. Articolo 9A meno che il tribunale arbitrale decida diversamente a causa delle particolari  circostanze del caso i costi del tribunale sono suddivisi in parti uguali tra le parti alla  controversia. Il tribunale deve tenere un registro di tutte le spese e fornire un estratto finale  alle parti. Articolo 10Ogni parte contraente che abbia un interesse di ordine giuridico riguardo all'oggetto  della controversia, interesse che può essere influenzato dalla decisione, può intervenire nella  procedura con il consenso del tribunale. Articolo 11Il tribunale può ascoltare e decidere controdeduzioni collegate direttamente  all'oggetto della controversia. Articolo 12Le decisioni di procedura e di merito del tribunale arbitrale vengono prese a  maggioranza dei membri. Articolo 13Qualora una delle parti alla controversia non si presenti davanti al tribunale  arbitrale o non difenda la sua causa, l'altra parte può chiedere al tribunale di continuare il  procedimento e di pronunciare la sua decisione. L'assenza di una delle parti o la sua astensione  dal difendere la propria causa non costituisce ostacolo al procedimento. Prima di pronunciare la  decisione definitiva, il tribunale arbitrale deve assicurarsi che la domanda sia ben fondata in  fatto e in diritto. Articolo 14Il tribunale pronuncia la decisione definitiva entro cinque mesi a decorrere dalla data  in cui era costituito da tutti i membri, a meno che ritenga necessario prolungare tale termine per  un periodo che non deve superare altri cinque mesi. Articolo 15La decisione finale del tribunale arbitrale deve essere limitata all'oggetto della  controversia e deve comprendere le motivazioni su cui è basata. Essa deve riportare i nomi dei  membri che hanno partecipato e la data della decisione finale. Ogni membro del tribunale può  aggiungere un parere separato e diverso dalla decisione finale. Articolo 16La decisione è vincolante per le parti alla controversia. Essa è inappellabile, a meno  che le parti alla controversia abbiano preventivamente convenuto una procedura d'appello. Articolo 17Ogni divergenza che possa sorgere tra le parti alla controversia riguardo  all'interpretazione o al modo di esecuzione della decisione finale, può essere sottoposta per  decisione da una delle parti al tribunale arbitrale che ha emesso detta decisione finale. PARTE 2ConciliazioneArticolo 1Su richiesta di una delle parti alla controversia viene costituita  una commissione di conciliazione. A meno che le parti convengano diversamente, la commissione è  composta di cinque membri, due dei quali sono designati da ciascuna parte in questione, mentre il  presidente è scelto di comune accordo dai suddetti membri. Articolo 2Nel caso di controversia tra più di due parti, le parti aventi lo stesso interesse  nominano i propri membri della commissione di comune accordo. Qualora due o più parti abbiano  interessi divergenti o siano in disaccordo sul fatto che abbiano lo stesso interesse, esse nominano  i loro membri separatemente. Articolo 3Se alcune parti non nominano i propri membri entro due mesi dalla data della richiesta  di costituire la commissione di conciliazione, il segretario generale dell'Organizzazione delle  Nazioni Unite procede, su domanda della parte che ha presentato la suddetta richiesta, alle nomine  entro un nuovo termine di due mesi. Articolo 4Se il presidente della commissione di conciliazione non viene scelto entro due mesi  dall'ultima nomina di un membro della commissione, il segretario generale dell'Organizzazione delle  Nazioni Unite procede, su richiesta di una parte, alla nomina del presidente entro un nuovo termine  di due mesi. Articolo 5La commissione di conciliazione decide alla maggioranza dei membri. A meno che le parti  alla controversia convengano diversamente, essa stabilisce il suo regolamento di procedura. Essa  esprime una proposta di risoluzione della controversia, che le parti devono prendere in  considerazione in buona fede. Articolo 6Nel caso di disaccordo sulla competenza della commissione di conciliazione, quest'ultima  decide se essa è competente o meno. ALLEGATO B DICHIARAZIONE DELLA COMUNITÀ ECONOMICA EUROPEA SECONDO QUANTO PREVISTO DAL  PARAGRAFO 3 DELL'ARTICOLO 34 DELLA CONVENZIONE SULLA DIVERSITÀ BIOLOGICA Conformemente alle  pertinenti disposizioni del trattato CEE, la Comunità, unitamente ai suoi Stati membri, è  competente per intraprendere azioni volte alla protezione dell'ambiente. Per quanto riguarda le questioni oggetto della Convenzione, la Comunità ha adottato numerosi  strumenti giuridici, sia come parte della sua politica ambientale che nell'ambito di altre  politiche settoriali, i più pertinenti dei quali sono elencati in appresso: -  Decisione 82/72/CEE del Consiglio, del 3 dicembre 1981, concernente la conclusione della  convenzione relativa alla conservazione della vita selvatica e dell'ambiente naturale in Europa (GU  n. L 38 del 10. 2. 1982, pag. 3). - Decisione 82/461/CEE del Consiglio, del 24 giugno 1982, relativa alla conclusione della  convenzione sulla conservazione delle specie migratrici della fauna selvatica (GU n. L 210 del 19.  7. 1982, pag. 10). - Regolamento (CEE) n. 3626/82 del Consiglio, del 3 dicembre 1982, relativo all'applicazione nella  Comunità della convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e di fauna selvatiche  minacciate di estinzione (GU n. L 384 del 31. 12. 1982, pag. 1). - Direttiva 79/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile 1979, concernente la conservazione degli uccelli  selvatici (GU n. L 103 del 25. 4. 1979, pag. 1). - Direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat  naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (GU n. L 206 del 22. 7. 1992, pag.  7). - Direttiva 85/337/CEE del Consiglio, del 27 giugno 1985, concernente la valutazione dell'impatto  ambientale di determinati progetti pubblici e privati (GU n. L 175 del 5. 7. 1985, pag. 40). - Regolamento (CEE) n. 2078/92 del Consiglio, del 30 giugno 1992, relativo a metodi di produzione  agricola compatibili con le esigenze di protezione dell'ambiente e con la cura dello spazio  naturale (GU n. L 215 del 30. 7. 1992, pag. 85). - Decisione 89/625/CEE del Consiglio, del 20 novembre 1989, relativa a due programmi specifici di  ricerca e di sviluppo tecnologico nel settore dell'ambiente STEP e EPOCH (GU n. L 359 dell'8. 12.  1989, pag. 9). - Regolamento (CEE) n. 3760/92 del Consiglio, del 20 dicembre 1992, che istituisce un regime  comunitario della pesca e dell'acquacoltura (GU n. L 389 del 31. 12. 1992, pag. 1). - Direttiva 90/219/CEE del Consiglio, del 23 aprile 1990, sull'impiego confinato di microrganismi  geneticamente modificati (GU n. L 117 dell'8. 5. 1990, pag. 1). - Direttiva 90/220/CEE del Consiglio, del 23 aprile 1990, sull'emissione deliberata nell'ambiente  di organismi geneticamente modificati (GU n. L 117 dell'8. 5. 1990, pag. 15). - Regolamento (CEE) n. 1973/92 del Consiglio, del 21 maggio 1992, che istituisce uno strumento  finanziario per l'ambiente (LIFE) (GU n. L 206 del 22. 7. 1992, pag. 1). ALLEGATO C DICHIARAZIONE IN OCCASIONE DELLA RATIFICA DELLA CONVENZIONE SULLA  BIODIVERSITÀ Nell'ambito delle loro rispettive competenze, la Comunità europea e i suoi Stati  membri desiderano riaffermare l'importanza che attribuiscono al trasferimento di tecnologie e alla  biotecnologia al fine di garantire la conservazione e l'utilizzazione durevole della diversità  biologica: la conformità ai diritti di proprietà intellettuale costituisce un elemento essenziale  per l'attuazione delle politiche di trasferimento di tecnologie e di investimenti comuni. Per la Comunità europea e i suoi Stati membri, i trasferimenti di tecnologia e l'accesso alla  biotecnologia, quali definiti nel testo della Convenzione sulla diversità biologica, possono essere  assicurati solo in conformità dell'articolo 16 di detta Convenzione e in applicazione dei principi  e delle norme di protezione della proprietà intellettuale, in particolare gli accordi multilaterali  e bilaterali fimati o negoziati dalle parti della presente Convenzione. La Comunità europea e i suoi Stati membri incoraggeranno l'utilizzazione del meccanismo finanziario  stabilito dalla Convenzione per facilitare il trasferimento dei diritti di proprietà intellettuale  detenuti dagli operatori europei, in particolare per quanto concerne la concessione di licenze,  garantendo nello stesso tempo una protezione adeguata ed efficace dei suddetti diritti di  proprietà.

Summary:
Convenzione sulla diversità biologica
Convenzione sulla diversità biologica
 
SINTESI DI:
Decisione 93/626/CEE del Consiglio relativa alla conclusione della convenzione sulla diversità biologica
Convenzione sulla diversità biologica
QUAL È LO SCOPO DELLA DECISIONE E DELLA CONVENZIONE?
La decisione 93/626/CEE segna l’approvazione, da parte della Comunità europea (oggi UE) della Convenzione ONU sulla diversità biologica firmata a Rio de Janeiro nel giugno 1992. La decisione conferma l’impegno dei paesi dell’UE nell’attuazione degli articoli della convenzione.
La convenzione si pone tre obiettivi:la conservazione della diversità biologica (vale a dire la varietà degli esseri viventi presenti sulla Terra); l’uso sostenibile delle componenti della diversità biologica; la ripartizione giusta ed equa dei vantaggi derivanti dallo sfruttamento delle risorse genetiche.La diversità biologica produce importanti vantaggi ecologici, genetici, sociali, economici, scientifici, educativi, culturali, ricreativi ed estetici.
PUNTI CHIAVE
La convenzione prevede che ogni governo firmatario dovrà:cooperare con le altre parti contraenti (governi e organizzazioni internazionali), per garantire la conservazione e l’uso sostenibile della diversità biologica; sviluppare strategie appropriate e integrare la tutela della biodiversità nel processo decisionale nazionale, nei piani trasversali, nei programmi e nelle politiche; identificare e controllare la biodiversità e i fattori che la influenzano; conservare la biodiversità:stabilendo e gestendo adeguatamente le aree protette e tutelando gli ecosistemi e gli habitat naturali;promuovendo lo sviluppo sostenibile ed ecocompatibile nelle zone adiacenti alle aree protette;ripristinando gli ecosistemi degradati e sostenendo il recupero delle specie minacciate;regolando, gestendo o controllando i rischi connessi con l’utilizzo e l’emissione di organismi viventi modificati dalla biotecnologia (ovvero gli organismi geneticamente modificati);prevenendo l’introduzione, controllando o sradicando le specie esotiche invasive;proteggendo e incoraggiando l’uso tradizionale delle risorse biologiche;adottando misure di conservazione complementari.La convenzione prevede inoltre che i firmatari debbano:integrare le considerazioni relative alla biodiversità nei processi decisionali nazionali; evitare o ridurre al minimo l’impatto negativo derivato dall’utilizzo delle risorse biologiche (ad esempio per mezzo di valutazioni di impatto ambientale); incoraggiare la cooperazione in materia di conservazione della biodiversità tra le autorità e il settore privato e mettere in atto gli incentivi; aiutare i paesi in via di sviluppo a identificare, conservare e fare un uso sostenibile della propria diversità biologica, fornendo strumenti per la ricerca, l’istruzione scientifica e tecnica e una formazione adeguata; promuovere la consapevolezza tra il pubblico sull’importanza della diversità biologica; valutare l’impatto che le decisioni potrebbero avere sulla biodiversità o sui loro vicini.I governi nazionali dovranno facilitare l’accesso alle loro risorse genetiche per usi compatibili con l’ambiente secondo le condizioni stabilite di comune accordo, e previo consenso informato.
Le parti assicurano una ripartizione equa dei benefici monetari e non monetari derivanti dall’uso (ricerca e sviluppo) di tali risorse genetiche.
I governi nazionali si impegnano a:condividere la tecnologia, specialmente con i paesi in via di sviluppo; scambiare informazioni a disposizione del pubblico sulla conservazione e l’uso sostenibile della diversità biologica; promuovere la cooperazione internazionale e scientifica; condividere i risultati e i benefici delle biotecnologie provenienti da risorse genetiche.Il Fondo mondiale per l’ambiente fornisce le risorse finanziarie affinché i paesi in via di sviluppo possano attuare la convenzione. Il suo bilancio centrale proviene dai governi nazionali con significativi contributi volontari aggiuntivi.
DATA DI ENTRATA IN VIGORELa convenzione è entrata in vigore il 29 dicembre 1993.
CONTESTO
Due protocolli sono stati concordati nell’ambito della convenzione. Il protocollo di Cartagena sulla biosicurezza disciplina i movimenti di organismi viventi modificati dalla biotecnologia moderna da un paese all’altro. Il secondo è il protocollo di Nagoya relativo all’accesso e alla condivisione dei benefici. L’UE è parte contraente in entrambi.
Nell’ottobre 2010 a Nagoya, in Giappone, le parti della convenzione hanno concordato un piano strategico decennale per contrastare la perdita della biodiversità e hanno definito 20 obiettivi, noti come gli obiettivi di Aichi, per raggiungere questo risultato. Questi impegni si riflettono nella strategia dell’UE sulla biodiversità fino al 2020.
Per ulteriori informazioni, si veda:Natura e biodiversità (Commissione europea)
DOCUMENTI PRINCIPALI
Decisione 93/626/CEE del Consiglio, del 25 ottobre 1993, relativa alla conclusione della Convenzione sulla diversità biologica (GU L 309 del 13.12.1993, pag. 1).
Convenzione sulla diversità biologica (GU L 309 del 13.12.1993, pag. 3).
DOCUMENTI CORRELATI
Protocollo di Cartagena sulla biosicurezza della convenzione sulla diversità biologica (GU L 201 del 31.7.2002, pag. 50).
Protocollo di Nagoya alla Convenzione sulla diversità biologica relativa all’accesso alle risorse genetiche e alla giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dalla loro utilizzazione (GU L 150 del 20.5.2014, pag. 234).
Regolamento (UE) n. 1143/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, recante disposizioni volte a prevenire e gestire l’introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive (GU L 317 del 4.11.2014, pag. 35).
Le successive modifiche al regolamento (UE) n. 1143/2014 sono state integrate nel testo originale. La versione consolidata ha esclusivamente valore documentale.
Ultimo aggiornamento: 10.07.2020