Document ID: 31998Y0202(01)

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31998Y0202(01)
Risoluzione del Consiglio Europeo del 13 dicembre 1997 sul coordinamento delle politiche economiche nella terza fase dell'UEM e sugli articoli 109 e 109 B del trattato CE
Gazzetta ufficiale n. C 035 del 02/02/1998 pag. 0001 - 0004
RISOLUZIONE DEL CONSIGLIO EUROPEO del 13 dicembre 1997 sul coordinamento delle politiche economiche nella terza fase dell'UEM e sugli articoli 109 e 109 B del trattato CE (98/C 35/01)IL CONSIGLIO EUROPEO, riunito a Lussemburgo il 13 dicembre 1997,visto il trattato che istituisce la Comunità europea,ricordando le conclusioni del Consiglio europeo di Amsterdam, in particolare sul miglioramento delle procedure di coordinamento economico e su modalità efficaci di attuazione degli articoli 109 e 109 B del trattato,ricordando la risoluzione del Consiglio europeo di Amsterdam sul patto di stabilità e crescita,ricordando la risoluzione del Consiglio europeo di Amsterdam su crescita ed occupazione,prendendo nota della relazione del Consiglio del 1° dicembre 1997,HA STABILITO QUANTO SEGUE:I. Coordinamento delle politiche economiche nella terza fase dell'Unione economica e monetaria (UEM) 1) L'Unione economica e monetaria creerà un legame più stretto tra le economie degli Stati membri che partecipano all'area dell'euro. Essi condivideranno una politica monetaria unica e un tasso di cambio unico. È probabile che vi sia una maggiore convergenza degli andamenti ciclici. Fatte salve le disposizioni dell'articolo 104 C del trattato e del patto di stabilità e crescita, le politiche economiche e la determinazione dei salari restano tuttavia una responsabilità nazionale. Fintantoché l'evoluzione economica nazionale avrà un impatto sulle prospettive di inflazione nell'area dell'euro, essa influirà sulle condizioni monetarie di quell'area. Per questa ragione fondamentale il passaggio a una moneta unica richiederà un rafforzamento della sorveglianza comunitaria e del coordinamento delle politiche economiche tra gli Stati membri che partecipano all'area dell'euro.2) Anche l'interdipendenza economica e monetaria con gli Stati membri non aderenti all'area dell'euro sarà forte in quanto tutti partecipano al mercato unico. La necessità di garantire maggiore convergenza e un corretto funzionamento del mercato unico esige pertanto che tutti gli Stati membri partecipino al coordinamento delle politiche economiche. L'interdipendenza sarà inoltre particolarmente forte se gli Stati membri non aderenti all'area dell'euro parteciperanno al nuovo meccanismo di cambio, come ci si aspetta dai paesi con deroga.3) Un migliore coordinamento delle politiche economiche dovrebbe prestare la massima attenzione agli sviluppi economici e alle politiche nazionali capaci di influenzare la situazione monetaria e finanziaria nell'area dell'euro o incidere sul corretto funzionamento del mercato interno. Ciò comporta:- sorveglianza rigorosa degli sviluppi macroeconomici negli Stati membri per assicurare una convergenza duratura, nonché dell'evoluzione dei tassi di cambio dell'euro;- sorveglianza delle posizioni e politiche di bilancio in base al trattato e al patto di stabilità e crescita;- sorveglianza delle politiche strutturali degli Stati membri nei mercati del lavoro, dei beni e dei servizi, nonché delle tendenze dei costi e dei prezzi, soprattutto laddove influiscono sulle possibilità di conseguire una crescita sostenibile e non inflazionistica e la creazione di posti di lavoro;- promozione di riforme fiscali in grado di potenziare l'efficienza e di misure dissuasive nei confronti di una concorrenza fiscale pregiudizievole.Un migliore coordinamento delle politiche economiche deve essere conforme al principio di sussidiarietà stabilito nel trattato, rispettare le prerogative dei governi nazionali nella determinazione delle loro politiche strutturali e di bilancio, fatte salve le disposizioni del trattato e del patto di stabilità e crescita, rispettare l'indipendenza del sistema europeo delle banche centrali (SEBC) nel perseguire l'obiettivo prioritario della stabilità dei prezzi e il ruolo del Consiglio Ecofin quale organo decisionale centrale per il coordinamento economico, nonché rispettare le tradizioni nazionali e le competenze e responsabilità delle parti sociali nel processo di formazione dei salari.4) Per garantire il corretto funzionamento dell'UEM, il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri sono tenuti ad applicare in pieno ed efficacemente gli strumenti previsti dal trattato per il coordinamento delle politiche economiche.A tal fine gli indirizzi di massima per le politiche economiche, adottati a norma dell'articolo 103, paragrafo 2, del trattato, dovrebbero essere sviluppati in vista di costituire uno strumento efficace che garantisca una convergenza duratura degli Stati membri. Essi dovrebbero fornire orientamenti più concreti e più mirati per paese e concentrarsi maggiormente sulle misure dirette a migliorare il potenziale di crescita degli Stati membri, aumentando così l'occupazione. Pertanto, nell'ambito di tali indirizzi dovrebbe essere rivolta una maggiore attenzione al miglioramento della competitività, dell'efficienza dei mercati del lavoro, dei beni e dei servizi, dell'istruzione e della formazione, nonché a rendere più favorevoli all'occupazione i sistemi tributari e di previdenza sociale.Un migliore coordinamento dovrebbe consentire di controllare la coerenza delle politiche economiche nazionali e della loro realizzazione con gli indirizzi di massima per le politiche economiche ed il corretto funzionamento dell'UEM. Le politiche e gli sviluppi economici di ciascuno Stato membro e della Comunità dovrebbero essere attentamente seguiti nel quadro della sorveglianza multilaterale, a norma dell'articolo 103, paragrafo 3, del trattato. In particolare, dovrebbero essere segnalate tempestivamente non solo situazioni di bilancio rischiose, secondo il patto di stabilità e crescita, ma anche altri sviluppi che, qualora perdurassero, rischierebbero di mettere in questione la stabilità, la competitività e il futuro della creazione di posti di lavoro. A tal fine il Consiglio potrebbe essere maggiormente indotto ad adottare le necessarie raccomandazioni, a norma dell'articolo 103, paragrafo 4, del trattato, ad uno Stato membro le cui politiche economiche non fossero coerenti con gli indirizzi di massima per le politiche economiche. D'altro canto, lo Stato membro interessato dovrebbe impegnarsi ad adottare le misure tempestive ed efficaci che reputa necessarie per adeguarsi alle raccomandazioni del Consiglio. Inoltre, gli Stati membri dovrebbero impegnarsi a scambiarsi tempestivamente e in modo esauriente informazioni sugli sviluppi economici e le intenzioni di politica economica che potrebbero avere ripercussioni oltrefrontiera.5) La sorveglianza della situazione economica e i dibattiti orientativi dovrebbero diventare un punto ricorrente nell'ordine del giorno delle sessioni informali del Consiglio Ecofin. Per stimolare un dibattito franco e aperto, il Consiglio Ecofin dovrebbe riunirsi saltuariamente in ambito ristretto (ministro più una persona), soprattutto nell'esercizio della sorveglianza multilaterale.6) In base al trattato, il Consiglio Ecofin (1) è il centro di coordinamento delle politiche economiche degli Stati membri ed è autorizzato ad agire nei pertinenti settori. In particolare, il Consiglio Ecofin è l'unico organo autorizzato a formulare e adottare gli indirizzi di massima per le politiche economiche, che costituiscono il principale strumento di coordinamento economico.Tale ruolo determinante del Consiglio Ecofin al centro del processo decisionale e di coordinamento in materia economica sancisce l'unità e la coesione della Comunità.I ministri degli Stati aderenti all'area dell'euro possono riunirsi in modo informale per discutere questioni connesse alle responsabilità specifiche che condividono in materia di moneta unica. La Commissione e, ove opportuno, la Banca centrale europea (BCE) saranno invitate a partecipare alle riunioni.Ogni volta che si affrontano questioni d'interesse comune, esse saranno discusse dai ministri di tutti gli Stati membri.In tutti i casi in cui occorra prendere una decisione, essa viene adottata dal Consiglio Ecofin secondo le procedure stabilite dal trattato.II. Attuazione delle disposizioni del trattato sulla politica dei tassi di cambio e sulla posizione esterna e la rappresentanza della Comunità (articolo 109 del trattato) 7) Il Consiglio europeo riconosce la responsabilità che incomberà alla Comunità con l'introduzione dell'euro, una delle valute più importanti nel sistema monetario mondiale. Il contributo della Comunità attraverso il SEBC, nel rigoroso rispetto delle procedure e della ripartizione dei poteri stabilite dal trattato, sarà quello di creare un centro di stabilità dei prezzi. Da parte sua il Consiglio europeo è determinato a svolgere pienamente il suo ruolo contribuendo a costruire le fondamenta di un'economia prospera ed efficiente nella Comunità, secondo il principio di un'economia aperta e in libera concorrenza, che agevoli un'efficiente distribuzione delle risorse, nel rispetto dei principi di cui all'articolo 3 A del trattato. Il Consiglio europeo è convinto che ciò costituirà la base di una moneta forte e rispettata.8) Il Consiglio sorveglierà l'evoluzione del tasso di cambio dell'euro alla luce di un'ampia gamma di dati economici; la Commissione dovrebbe presentare analisi al Consiglio e il Comitato economico e finanziario preparare i lavori del Consiglio. È importante fare pienamente ricorso alle disposizioni del trattato per assicurare lo scambio di informazioni e opinioni tra il Consiglio e la BCE sul tasso di cambio dell'euro. Pur considerando, in generale, i tassi di cambio come il risultato di tutte le altre politiche economiche, il Consiglio, in situazioni eccezionali, per esempio in caso di disallineamento evidente, può nondimeno formulare orientamenti generali di politica dei tassi di cambio in merito a valute non comunitarie, a norma dell'articolo 109, paragrafo 2, del trattato. Detti orientamenti generali dovrebbero sempre rispettare l'indipendenza del SEBC ed essere coerenti con il suo obiettivo prioritario di mantenere la stabilità dei prezzi.9) Il Consiglio dovrebbe decidere in merito alla posizione della Comunità a livello internazionale per quanto riguarda questioni di particolare importanza per l'unione economica e monetaria, a norma dell'articolo 109, paragrafo 4, del trattato. Tali decisioni riguarderanno le posizioni sia nelle relazioni bilaterali tra l'Unione europea con i paesi terzi sia nelle assise che si svolgono nell'ambito di organizzazioni internazionali o di gruppi informali degli Stati. La portata di questa disposizione è necessariamente limitata, in quanto solo gli Stati membri partecipanti all'area dell'euro hanno diritto di voto a norma dell'articolo 109.10) Il Consiglio e la Banca centrale europea svolgeranno il proprio compito nell'ambito della rappresentanza della Comunità a livello internazionale in modo efficiente e nel rispetto della ripartizione dei poteri prevista dal trattato. Per quanto riguarda le politiche economiche diverse da quella monetaria e dei tassi di cambio, gli Stati membri dovrebbero continuare a presentare le proprie politiche al di fuori del quadro comunitario, tenendo nel contempo pienamente conto dell'interesse della Comunità. La Commissione sarà associata alla rappresentanza esterna nella misura necessaria per svolgere il ruolo assegnatole dal trattato.La rappresentanza nelle organizzazioni internazionali dovrebbe tenere conto delle regole di queste. Per quanto riguarda, in particolare, le relazioni della Comunità con il Fondo monetario internazionale (FMI), esse dovrebbero basarsi sulla disposizione dello statuto del Fondo per la quale solo gli Stati possono essere membri di tale istituzione. Gli Stati membri, in quanto membri del FMI, dovrebbero contribuire a definire intese pragmatiche al fine di agevolare lo svolgimento della sorveglianza del FMI e la presentazione delle posizioni della Comunità, incluse le opinioni del SEBC, negli organi del Fondo.III. Dialogo tra il Consiglio e la BCE 11) Tenendo presente la ripartizione dei poteri prevista dal trattato, lo sviluppo economico armonioso della Comunità nella terza fase dell'UEM esigerà un continuo e proficuo dialogo tra il Consiglio e la BCE, che coinvolga la Commissione e rispetti, sotto ogni profilo, l'indipendenza del SEBC.12) Il Consiglio dovrebbe pertanto svolgere in pieno il proprio ruolo avvalendosi dei canali di comunicazione previsti dal trattato. Il presidente del Consiglio, sulla base di quanto disposto a suo riguardo dall'articolo 109 B del trattato, dovrebbe riferire al consiglio direttivo della BCE in merito alla valutazione della situazione economica dell'Unione effettuata dal Consiglio e alle politiche economiche degli Stati membri; egli potrebbe inoltre discutere con la BCE le opinioni del Consiglio sugli sviluppi e sulle prospettive per quanto riguarda i tassi di cambio. Il trattato prevede altresì che il presidente della BCE partecipi alle sessioni del Consiglio, ogniqualvolta siano discussi argomenti relativi agli obiettivi e ai compiti del SEBC, per esempio al momento dell'elaborazione degli indirizzi di massima per le politiche economiche. Rivestono altresì grande importanza le relazioni annuali che la BCE presenterà al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Commissione, nonché al Consiglio europeo.Il Comitato economico e finanziario, che sarà composto di Alti funzionari delle banche centrali e della BCE nonché dei ministeri delle finanze nazionali, costituirà il quadro in cui il dialogo può essere preparato e sviluppato a livello di Alti funzionari.(1) La dichiarazione n. 3 del trattato sull'Unione europea afferma che, ai fini dell'applicazione delle disposizioni di cui al titolo VI, «Politica economica e monetaria», del trattato che istituisce la Comunità europea, continua a seguirsi la prassi consueta, che prevede la riunione del Consiglio nella sua composizione dei ministri dell'Economia e delle Finanze, fatte salve le disposizioni di cui all'articolo 109 J, paragrafi da 2 a 4, e all'articolo 109 K, paragrafo 2, del trattato.

Summary:
Risoluzione del Consiglio europeo sul coordinamento delle politiche economiche
Risoluzione del Consiglio europeo sul coordinamento delle politiche economiche
SINTESI DI:
Risoluzione del Consiglio europeo sul coordinamento delle politiche economiche nell'UEM
QUAL È LO SCOPO DELLA RISOLUZIONE?
Dimostra l'impegno solenne del Consiglio europeo a rispettare le disposizioni del Trattato in termini di controllo e di coordinamento delle politiche economiche.
Consolida sul piano pratico il coordinamento sia fra i paesi aderenti alla moneta unica (fra l'altro, grazie all'istituzione di un Eurogruppo informale) sia fra questi ultimi e i paesi non partecipanti
PUNTI CHIAVE
I paesi della zona euro adotteranno una politica monetaria unica e un tasso di cambio unico mentre gli altri capitoli della politica economica permarranno di competenza delle istanze nazionali. Nella misura in cui l'evoluzione economica sul piano nazionale influirà sulla situazione monetaria nella zona euro, si renderà indispensabile un rafforzamento del controllo e del coordinamento delle politiche economiche dei paesi di tale zona.
Tutti i paesi dell'UE, compresi quelli esclusi dalla zona euro (Danimarca, Svezia e Regno Unito (1)), devono essere integrati nel coordinamento delle politiche economiche, conseguentemente alla loro partecipazione al mercato unico e, eventualmente, al meccanismo di cambio.
Il controllo e il coordinamento rafforzati dovranno esercitarsi nei seguenti settori:
evoluzione macroeconomica nei paesi dell'UE, nonché evoluzione del tasso di cambio dell'euro;
situazioni e politiche di bilancio;
politiche strutturali sui mercati del lavoro, dei prodotti e dei servizi, nonché tendenze in materia di costi e di prezzi.
Tale coordinamento deve effettuarsi in adempimento al principio di sussidiarietà .
Per garantire il corretto funzionamento dell'Unione economica e monetaria (UEM), i grandi orientamenti delle politiche economiche dovranno presentare linee direttive più concrete, commisurate a ciascun paese e prevalentemente mirate al miglioramento del potenziale di crescita e alla creazione di posti di lavoro.
I paesi dell'UE dovrebbero impegnarsi nella realizzazione di uno scambio completo e rapido d'informazioni sull'evoluzione economica e sulle intenzioni politiche in grado di avere un impatto aldilà delle frontiere nazionali, anche in assenza di una minaccia di peggioramento della situazione di bilancio. Da parte sua il Consiglio potrebbe rivelarsi più favorevole alla necessità di indirizzare le raccomandazioni ad un paese le cui politiche economiche non siano conformi ai grandi orientamenti.
Il Consiglio Affari economici e finanziari (Consiglio Ecofin) occupa una posizione determinante nell'ambito del processo di coordinamento e d'assunzione di decisioni in materia economica. Ogniqualvolta sono esaminati problemi d'interesse comune, vanno anche discussi dai ministri di tutti i paesi dell'UE. Tuttavia i ministri dei paesi aderenti alla zona euro possono riunirsi scambievolmente sul piano informale per discutere problemi connessi alle responsabilità specifiche comuni in materia di moneta unica (questa formazione si riunisce di norma la vigilia di una riunione del Consiglio ECOFIN).
Dal momento che il Consiglio ha il compito di controllare l'evoluzione del tasso di cambio dell'euro, è importante che sia in grado di procedere a scambi di pareri e d'informazioni con la Banca centrale europea (BCE). In casi eccezionali può formulare orientamenti generali di politica di cambio per rispetto alle monete extracomunitarie, nel rispetto dell'indipendenza del sistema europeo delle banche centrali (SEBC) e del suo obiettivo principale, vale a dire la stabilità dei prezzi.
Sia nell'ambito dei rapporti bilaterali con i paesi extra UE che nel quadro di attività delle istanze internazionali o dei consorzi informali statali, il Consiglio adotta la posizione dell'UE per quanto riguarda i problemi che rivestono un interesse particolare per l'UEM. Possono partecipare alle votazioni soltanto i paesi aderenti alla zona euro.
Il Consiglio e la Banca centrale europea rappresentano l'UE sul piano internazionale nel rispetto della ripartizione delle competenze prevista nel Trattato. In merito agli elementi di politica economica diversi dalla politica monetaria e dal tasso di cambio, i paesi dell'UE continuano a presentare le loro politiche al di là del quadro comunitario nel rispetto degli interessi dell'UE.
La rappresentanza nelle organizzazioni internazionali dovrà essere conforme ai regolamenti applicati da questi ultimi: pertanto ad esempio soltanto paesi possono essere membri del Fondo monetario internazionale.
Considerata la ripartizione delle competenze previste dal Trattato, affinché l'UE possa fruire di un'evoluzione economica armoniosa, sarà indispensabile che la stessa instauri fra il Consiglio e la BCE un dialogo permanente in grado di far intervenire la Commissione europea e che rispetti, senza eccezioni, l'indipendenza del SEBC.
Il Comitato economico e finanziario costituirà il quadro nel quale tale dialogo potrà essere elaborato e portato avanti a livello degli alti funzionari.
DOCUMENTO PRINCIPALE
Risoluzione del Consiglio europeo del 13 dicembre 1997 sul coordinamento delle politiche economiche nella terza fase dell'UEM e sugli articoli 109 e 109 B del trattato CE (GU C 35 del 2.2.1998, pag. 1–4)
Ultimo aggiornamento: 21.02.2017(1) Il Regno Unito esce dall’Unione europea e diventa un paese terzo (un paese extra UE) a partire dal 1° febbraio 2020.